Alì Fiumedinisi

Partendo dal Duomo di Sant’Agata, percorriamo la strada in discesa sulla sinistra della chiesa. Terminato il tratto in mattonelle e pavet di pietra lavica, svoltiamo a U sulla strada asfaltata a destra (foto1). Al primo bivio che incontriamo andiamo a sinistra e al successivo ancora a sinistra, scendendo verso il fiume Alì (foto 2). Oltrepassato il ponticello sul torrente, ci immettiamo su un bel sentiero sterrato che per un tratto segue il corso d’acqua. Dopo circa cinquecento metri, con un deciso tornante a destra, il sentiero si allontana dal fiume e risale il fianco della vallata. Il borgo di Alì ci osserva silenzioso dall’altro lato del fiume. Gli unici suoni che accompagnano il cammino in questa bella giornata di sole sono lo scroscio dell’acqua lungo il torrente, il crepitio della ghiaia sotto i nostri passi e lo scampanellio di un gregge in lontananza. Grazie al notevole apporto di acqua, tutta la vallata presenta una fitta e rigogliosa vegetazione, anche nei mesi

Ammappato il 23 settembre 2015

Ammappato da: Michele Mondello

La bacheca del percorso

Leggenda

In un tempo non troppo lontano, nella zona tra Messina e Fiumedinisi esisteva una fiorente attività manifatturiera di tessuti serici. Di conseguenza molto diffusa era la coltivazione di gelsi per l’allevamento dei bachi da seta. Una antica leggenda vuole spiegare il motivo per cui alcuni alberi di gelso presentino delle foglie rosse, e i bachi che se ne nutrono facciano una seta color rosso cupo che sembra sangue. Si narra che, al tempo in cui i siciliani davano caccia spietata agli invasori angioini, un vecchio mercante francese cieco fuggì dal suo paese insieme alla figlia quindicenne. Camminando su per i monti di questa zona, una notte, il vecchio cadde in un burrone e morì sul colpo. Al mattino seguente un pastore vide la giovane figlia del mercante sul ciglio del burrone, piangente per la morte del padre e decise di aiutarla accogliendola nella sua grotta. Quando le truppe siciliane passarono di lì e chiesero al pastore chi fosse quella giovane, lui rispose che era sua sorella, che era muta dalla nascita e che si stavano recando al santuario vicino per ricevere la grazia dalla Madonna. Scampato il pericolo, la ragazza, in segno di gratitudine, raccolse delle rose per il pastore ma si punse le mani e si asciugò il sangue con delle foglie di gelso, che da allora presentano quelle macchie rosse.

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