Monte Cerignone – Città di San Marino

Con l’arrivo nella Città di San Marino reputiamo conclusa la prima fase del nostro viaggio. Gli Appennini sono ormai alle spalle. Qui infatti, da ben 713 metri di altitudine che affacciano a picco sul Mar Adriatico, possiamo vedere, verso sud, gran parte del cammino appena fatto: 350 km e 9000 metri di dislivello complessivo in salita. Adesso si entra nella fase due: discesa al mare, lungo costa, Valli di Comacchio, Delta del Po, Chioggia, Venezia e risalita del Piave, ovvero pianura, caldo, uccelli, zanzare e mondi traslucidi. Siamo pronti?

Il percorso

Dal Municipio di Monte Cerignone prendiamo Via Leopardi ad uscire, dopo breve svoltiamo a sinistra per il Santuario Beato Domenico, quindi superiamo il fiume Conca e cominciamo a risalire. Andiamo sempre avanti su strada asfaltata fino a passare accanto alla casa di Umberto Eco e al bivio andiamo a destra per Valle Magnone. Giungiamo così alla località Ca’ Chiarino e seguendo la principale arriviamo a Valle Magnone, piccola frazione, e vediamo che la strada diventa brecciata. All’incrocio a T andiamo a destra in leggera discesa, quando siamo in prossimità di una fattoria. Passiamo dentro a Savignano, piccolissima frazione, dopodiché la strada scende per un po’ e ricomincia a salire al bivio per Val Porco, da prendere a destra.

Giunti al bivio per Fonte Cibiana andiamo a destra (dunque non per Fonte Cibiana). Scavalliamo e andando verso l’agriturismo La Cegna subito si apre la vista su San Marino ed il mare, una veduta da godere e assaporare lentamente. Infatti dopo il rifugio del cacciatore e accanto all’antenna siamo nel punto più alto. Da qui, giriamo a destra costeggiando la rete dell’antenna e passiamo la recinzione di legno (troviamo anche un cartello di proprietà privata e di attenti al cane, ma abbiamo parlato con la proprietaria e i camminatori possono passare. Il cane, che si chiama Sam, è buono e chiamato si ammorbidisce ancora di più. Fate attenzione alle mucche e se avete un cane tenetelo al guinzaglio). Oltre la recinzione continuiamo a seguire il filo spinato e puntiamo con un sentiero la città di San Marino, tra pascoli, sul Monte Grillo, con un panorama davvero a 360 gradi. Scavallando recinzioni ulteriori troveremo un palo della luce con i segni bianco-rossi del Cai. Dopo di esso il sentiero piega verso destra e si arriva ad una strada brecciata, da prendere a sinistra, più agevolmente della parte appena passata. Infatti il sentiero nel pascolo è a volte poco evidente e rischia, se non usato, di chiudersi.

Alla località Taverna si incontra la asfaltata da imboccare a destra e percorsi 1000 metri circa, quando la strada curva a destra, prendiamo una strada a sinistra, brecciata, accanto ad un deposito di materiale edile. Qualche centinaio di metri e siamo dentro al territorio di San Marino. La strada diventa asfaltata (via della Selva) e quando sbuca su di una asfaltata più grande giriamo a sinistra per qualche centinaio di metri, poi a destra per strada privata che in breve diventa strada tra i campi che scende. Giunti al fondo valle prendiamo la strada asfaltata che risale verso Fiorentino. Via Corbelli, Via La Rena e la Scala del Crociale per arrivare alla rotatoria, a cui svoltare a sinistra in salita (attenzione alle automobili). Dopo circa 300 metri svoltiamo a destra per Via Widmer (aviatore dei primi del ‘900). Davanti al cancello di una villa andiamo a destra per sentiero, usciamo su di una parte più aperta e proseguiamo dritti nonostante ci siano sentieri sia a destra che a sinistra. Alla quercia nel centro del sentiero svoltiamo a sinistra fino a che non risbuchiamo su strada asfaltata, da imboccare a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra e superato il benzinaio ci godiamo la vista con uno spiazzo subito a destra, da dove partono anche le attività di parapendio. Dunque usiamo i sentieri che salgono dentro al parco e usciamo alla curva del Voltone. Da qui all’altezza di un pannello informativo dei sentieri ci inoltriamo in salita per il bosco delle torri. Infatti con il sentiero a volte erboso a volte pavimentato arriviamo alla terza torre (del Montale) alla seconda (Cesta) e alla prima (Guaita), con il Passo delle Streghe della Città di San Marino. Da qui godete del paesaggio e della fine della vostra splendida escursione.

Piandimeleto – Monte Cerignone

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Sant’Angelo in Vado – Piandimeleto

Io non credo più a nulla: non credo alla Religione, allo Stato o alle Idee. Non credo in nessuna Utopia, né in un mondo migliore e nemmeno in un’epoca d’oro che fu. Non c’è per me alcun Architetto o demiurgo del Creato, e men che meno uno Spirito che tutto permea e provvede. Eppure credo che oggi, alla fine del sentiero più dolce e bello che ci sia al mondo, tra colline leonardesche e colori da sogno, il temporale abbia ritardato quel tanto che basta e non ci abbia investito con la sua potenza, solo grazie a delle piccole preghiere. Le ho sentite con le mie orecchie durante i vespri di ieri: le voci anziane e delicate delle suore di clausura del Convento Serve di Maria, che ci hanno ospitato per due notti e che hanno pregato per noi.

Il percorso

Si parte da Piazza Garibaldi di Sant’Angelo in Vado e si passa con il ponte il fiume Metauro, dopodiché al bivio si svolta a sinistra per Arezzo per poche decine di metri e si prende la prima a destra per Baciuccaro, poco prima del ponte del 1947. Passiamo davanti ad un’edicola votiva e andiamo avanti per questa via poco frequentata da automobili, almeno per 3 km. Dopo un casale, sulla destra, una strada brecciata da imboccare e subito un bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Dopo breve un secondo bivio, a cui andare sempre a sinistra in discesa. Si arriva al fondo della valle con il ruscello che scorre sotto la strada e si riprende a salire mantenendosi sulla sinistra (se è piovuto nei giorni precedenti sicuramente questa via è fangosa e difficile).

Arriviamo così ad un campo, ne percorriamo pochi metri facendone il bordo e riprendiamo la strada a destra che continua a salire. Quando la strada spiana leggermente c’è un bivio a cui andare ancora in salita a sinistra. Così arriviamo ad una zona usata dai cacciatori per la caccia al colombaccio, probabilmente. Se siete fortunati trovate la strada libera altrimenti troverete la via impedita dal taglio degli alberi e buttati lungo la carreggiata. Questa negligenza da parte dei tagliaboschi è una vera difficoltà aggiuntiva per escursionisti, ma per ciclisti o cavalieri può essere un motivo per tornare indietro.

Arrivati alla provinciale la prendiamo a destra per pochi metri e poi svoltiamo a sinistra per Piandimeleto.

Giriamo a destra su strada brecciata all’altezza della madonnina e dell’insegna per l’agriturismo I Palazzi. In breve si arriva a delle case e fattorie e qui si va in salita verso sinistra, da dove si può osservare la bellezza delle colline circostanti. Al primo bivio ci manteniamo sulla sinistra e dopo il cimitero più piccolo del mondo svoltiamo a destra al bivio, in salita. Si scavalla la collina e si arriva all’agriturismo I Palazzi. Da qui si può vedere il caratteristico Monte Simone e il Monte Carpegna.

Dopo aver fatto una discesa e una salita, dopo un casale e bellissime campagne, arriviamo ad un bivio a cui andare a sinistra in salita. Al bivio a T si svolta a sinistra, dopo un boschetto. Si arriva dunque ad una coppia di casaletti diroccati. Da qui si può osservare in lontananza la cima del paese di Peglio, arroccato sopra ad una collina. Dopo la discesa arriviamo ad un incrocio a cui andare a sinistra (c’è un edicola votiva del 1907).

Arrivati alla zona artigianale imbocchiamo l’asfaltata e andiamo a sinistra per Piandimeleto, su Via Garibaldi. 2 km e siamo al castello del paese.

Apecchio – Sant’Angelo in Vado

Il viandante è fragile: affaticato, provato nell’animo, fiducioso di una fiducia infantile. Per lui il mondo è un luogo grandissimo e difficile, ma che si può attraversare con le proprie gambe e il proprio sguardo. A destinazione gli possono accadere due cose: può essere accolto o essere scacciato con diffidenza. A noi, sia ad Apecchio che a Sant’Angelo in Vado, è accaduto di essere ospitati con rispetto e gentilezza. L’accoglienza è un valore inestimabile, che si capisce nel profondo solo quando si è fragili e fiduciosi, proprio come lo è il viandante.

Il percorso

Partenza da via XX Settembre di Apecchio, davanti a Palazzo Ubaldini, dopo aver visitato la Sinagoga del 1600 e aver visto il vicolo più stretto del mondo, ci si dirige verso le scale ed i camminamenti che portano sulla strada di valle. Dunque cercate la via che vi porta al ponte sul Biscubio. Un ponte a schiena d’asino del secolo XIV, lo attraversate (è davvero incantevole) e svoltate a sinistra. Solo qualche decina di metri, poi all’altezza del cartello di Stop imboccate il sentiero che sale sulla destra, che vi permetterà di saltare alcuni chilometri di strada asfaltata. Ci lasciamo a destra un cancello e iniziamo una salita molto ripida. Dopo aver costeggiato una recinzione prendiamo, sempre in salita, una strada ben evidente, sempre in salita.

Intercettiamo una strada asfaltata ma secondaria e la prendiamo a sinistra, verso la località Chipiruzzi. All’altezza di alcune case prendiamo una strada sterrata sulla destra con la catena e il cartello di proprietà privata, ma a piedi è percorribile e ci fa sbucare sulla provinciale. Qui la attraversiamo e prendiamo il sentiero tra un’apertura del filo spinato, avanti a noi. Quando scavalliamo il colle siamo su di un bel prato, elevato, davanti a noi le pale eoliche. Ci manteniamo a sinistra del filo spinato, puntando, con una traccia erbosa che costeggia il campo, Monte Bono, sempre in cresta. Giunti ai piedi del Monte prendiamo a destra una strada sterrata ben evidente e ci manteniamo sulla destra in discesa. Davanti a noi il Monte Nerone.

Quando intercettiamo una strada brecciata più grande la imbocchiamo a sinistra e subito si apre un nuovo paesaggio agli occhi: calanchi e boschi, una torre di avvistamento. Dopo poco troviamo una strada che viene dal basso a destra e s’immette sulla nostra via, che continuiamo a seguire. Al bivio successivo invece andiamo a destra dove c’è una sbarra, ma possiamo passarci affianco. Dopo circa 500 metri, all’altezza di un evidente tornante, andiamo dritti per un sentiero che ci porta ad un casale abbandonato. Qui troviamo i segni bianco/rossi del Cai, tranquillizzanti. Il sentiero infatti è molto bello, ma quasi chiuso dalla vegetazione. Le ginestre ed i ginepri se ne stanno impadronendo di nuovo.

Dopo essere scesi molto e piacevolmente troviamo un bivio a cui andare a sinistra, dopodiché affronteremo un paio di guadi e arriveremo ad una strada sterrata di fondo valle, all’altezza di alcune case. Ci manteniamo ai bivi successivi a sinistra fino ad arrivare all’Agriturismo La Tavola Marche. Da qui, seguendo una sterrata sulla sinistra si imbocca un sentiero segnato che indica Alpe della Luna che, salendo molto di quota, ci fa osservare la valle dei calanchi in tutto il suo splendore e la sua selvatichezza.

Arriviamo dunque alla strada provinciale, ma la attraversiamo semplicemente perché continuiamo a seguire la strada brecciata di rosa avanti a noi, con le indicazioni per la Pieve Graticcioli. Dopo di essa ci manteniamo sempre sulla strada principale e al bivio a T svoltiamo a destra e al bivio successivo ancora a destra. Questa strada ci porterà a passare, sulla destra, due casali di fila, dopodiché incomincerà a scendere notevolmente. Arriviamo dunque ad un altro bivio a T, a cui andare a destra. Sempre dritti e siamo alla Provinciale, da prendere a sinistra. Dopo 3 km circa (poco frequentati da automobili e dunque sicuri) saremo a Sant’Angelo in Vado.

Pietralunga – Apecchio

La primavera esplode in mille insetti che camminano su foglie e pietre. Ogni foglia è un bosco, ogni pietra una montagna. Tra di loro ce ne sono tre che mi lasciano stupito: uno è bianco e arancio, gli altri due vestiti di tanti colori. Chissà dove vanno, perché, e se sanno che il mondo è molto più grande di loro.

Il percorso

Dalla piazza principale del paese di Pietralunga, con il municipio e la chiesa di Santa Maria, ci infiliamo nei vicoli del borgo usando Corso Matteotti. Si esce da Porta del Cassino, si prendono le scale a sinistra, si gira in discesa sempre a sinistra alla fine delle scale e si arriva alla provinciale da imboccare a sinistra per poche decine di metri, quindi si svolta a destra per Via San Vincenzo con le scalette all’inizio. Appena inizia la salita troviamo le indicazioni per il sentiero 117, ma noi proseguiamo in salita avanti. Arriviamo così ad un grande incrocio con la provinciale. Qui prendiamo il sentiero 117 (nel frattempo reintercettato) verso San Salvatore, una strada brecciata in salita. Dopo circa 300 metri troviamo un bivio a cui andare a destra e arriviamo in località San Salvatore. Qui proseguiamo sempre sul 117 in leggera discesa a sinistra, fino ad arrivare al bivio per la Balucca, dove bisogna andare a destra, in leggera salita, su strada sterrata.

Dopo poche centinaia di metri svoltiamo a sinistra in discesa, al bivio. Giunti al Mulino Maccheroni (510 metri s.l.m.) svoltiamo a sinistra verso il sentiero 118. La strada è asfaltata e ci porta al bivio per Città di Castello, avanti. Dopo breve imbocchiamo a destra per Caimattei sempre su strada asfaltata. Ancora qualche decina di metri e proseguiamo dritti per S.Andrea. Vicino al ruscello ci sono dei casali con rimesse, dopodiché la strada risale. Dopo 700 metri circa lasciamo l’asfaltata andando dritti per strada brecciata, all’altezza di un tornante. Al casale e chiesa di S.Andrea andiamo a destra del forno, puntiamo il casale abbandonato avanti e sopra di noi, lo aggiriamo a destra e ci ritroviamo su di un sentiero che sale. Voltatevi ogni tanto a guardare il panorama splendido dietro di voi e alla vostra destra il Monte Nerone. Giunti nel punto più alto, che è anche quello dove intercettiamo la strada asfaltata da imboccare a sinistra, siamo su Monte delle Trecciole, sito a 813 metri s.l.m.

Arriverete piacevolmente alla Madonna dei 5 Faggi e dopo qualche decina di metri imboccherete alla vostra sinistra una strada sterrata. Siete sul Sentiero Italia. Quasi subito si arriva ad un casale da cui dipartono molte strade: seguite sempre i segni bianco rossi del Sentiero Italia. Giunti alla località i Prati, dopo aver attraversato un paesaggio di argille e boschi tutto attorno, andate davanti fino al grande casale. Qui svoltate a destra su strada brecciata, lasciando il sentiero Italia ed entrando nelle Marche.

Fate molti chilometri di questa strada, con curve e aperture di paesaggi spettacolari, fino ad incontrare una Madonnina dentro un incavo di un legno. Qui lasciate la strada che nel frattempo è diventata asfaltata e imboccate un sentiero laterale a sinistra che sale. Arriva in un posto pieno di stradine laterali, quindi seguite sempre il nord o il gpx, fino a sbucare vicino ad un casale. Percorrete la recinzione svoltando a destra (attenzione ai molti sentieri segnati in questo ultimo tratto), oltrepassate delle capanne di caccia e uscite su di un prato da cui poter vedere Apecchio. Da qui usate il prato e poi puntate due casolari alla cui base c’è una strada che vi porterà, andando a sinistra, alla chiesetta di Apecchio e al filare di tigli che conduce nel borgo vecchio.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Valfabbrica – Gubbio

Questo percorso è un concentrato di tutte le possibili esperienze che il progetto Ammappalitalia propone: esplorazione, nuove mappature, tentativi ed errori, parlare con la gente del luogo, tracciare nuove vie, osservazione del Terzopaesaggio e della bellezza disarmante dell’Italia. Dobbiamo ringraziare Federico Famiani, guida Aigae dell’Umbria, per il supporto che ci ha dato e per esserci stato “accanto” durante la strada, benché lontano fisicamente.

Quello che proponiamo dunque non può essere preso in considerazione per una via da fare, bensì come esempio di perlustrazione e ideazione di nuove vie future. La nostra esigenza non era quella dei pellegrini, che seguono la Via Francigena di San Francesco, ma quella di capire come fare per eliminare i tanti dislivelli che la tappa religiosa propone. Con il cane al seguito e grandi zaino sulle spalle questo era il primo pensiero.

Dopo la bella e piacevole zona della Barcaccia abbiamo imboccato la strada asfaltata. Qualche chilometro e abbiamo provato una nuova alternativa: siamo scesi al cantiere della diga. Qui abbiamo attraversato le grandi colate di cemento della diga, ci siamo infangati i piedi, abbiamo oltrepassato torrenti incanalati e scoperto che le mappature di openstreetmap non sono più valide a causa dei cambiamenti per l’impatto recente delle ruspe. Un’esperienza alienante e forte. Risaliti su Via della Diga e arrivati al cartello di “Strada interrotta” è accaduto qualcosa che spesso accade, sono arrivate le persone giuste al momento giusto: alcuni ciclisti ci hanno suggerito di andare avanti lo stesso, in quanto la strada è interrotta solo per le automobili, non per noi. “In Italia quando le strade si rovinano non si aggiustano, si chiudono” ha sentenziato uno di loro. Siamo dunque entrati in un regno apocalittico, fatto di asfalto crepato e ginestre allungate lungo la carreggiata pronte ad abbracciare la strada in una morsa fatale. Questa strada, nonostante il fondo duro, è bellissima da percorrere e non propone dislivelli. Sembra di viaggiare al di là del tempo, sospesi in un mondo che non c’è mai stato. Il paesaggio circostante, come dice Federico, è forse uno dei più belli che l’Umbria propone.

Scendendo al fiume Chiascio per un sentiero abbozzato s’incontra una strada larga almeno dieci metri, sterrata, utilizzata probabilmente da grandi camion, che costeggia il fiume sulla destra orografica. Qui il caldo di questi giorni e l’ora in cui vi abbiamo camminato, ha reso il tutto un piccolo viaggio nella Mancia Donchisciottesca, fatto di allucinazioni ed incontri rarefatti.

Con l’aiuto della pianificazione a tavolino del giorno prima siamo riusciti a risalire per casali abbandonati e vie boscose, intrecciando vie come abili artigiani, fino a sbucare all’Agriturismo Monte Salce, che ci ha fornito acqua ed indicazioni. Ma proprio all’altezza dell’Agriturismo un fondo chiuso ha reso il nostro cammino ancora incerto e faticoso: una via semplice che ci avrebbe ricondotto sulle orme di San Francesco era sbarrata da una dubbia proprietà privata. Ma confidando in altre alternative siamo andati ancora avanti e superando alberi tagliati lungo sentieri ed entrando questa volta a torto dentro zone abitualmente chiuse, siamo riusciti a sbucare a Ponte D’Assi. Proprio lì abbiamo incontrato un rappresentante del Cai di Gubbio, tale Marcello, che ci ha dato indicazioni sulle vie dei prossimi giorni e ci ha istradato sulla Via Dritta per Gubbio.

Arrivare durante i preparativi della Festa dei Ceri, assaporare l’esaltazione della gente del luogo e sentire la speciale atmosfera, vibrante e tesa, che tutta la città vive, è stato un viaggio nel viaggio, coronamento perfetto della lunga giornata. Una signora, dopo che camminavamo da 12 ore, ci ha fermato dalla finestra e ci ha urlato: “Se siete pellegrini state sbagliando strada, dovete andare a vedere la Vetturina!”. Tutta la romanità che mi ha appartiene, sepolta da anni di lontananza dalla Capitale, è emersa in un istante: “Signò, nun semo pellegrini e comunque stamo a Gubbio due giorni. Nun se preoccupi… la Vetturina l’annamo a vedè… ma adesso annamo solo a riposà”.

Lucca – Pisa

Il sentiero degli acquedotti

L’itinerario parte dalla cattedrale di San Martino a Lucca. Precisamente, è scelta come punto di partenza la fontana in piazza Antelminelli, alimentata in origine dall’acquedotto Nottolini. Attraverso via del Duomo, si arriva alla piazzetta della posta: qui svoltiamo a sinistra, in via dell’arcivescovato. La prima traversa a destra ci conduce in via della Rosa, che prendiamo a destra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria della Rosa. Questa ospita al suo interno un breve tratto della cinta muraria romana della città. Si esce dalle mura attraverso il baluardo di san Colombiano; si prende quindi il sentiero che costeggia le mura sulla destra, fino a trovarci in corrispondenza della stazione ferroviaria. Vi dobbiamo entrare, e oltrepassarla attraverso un sottopassaggio: sull’altro lato della strada, svoltiamo a sinistra, e dopo un breve tratto ci troviamo, sulla destra, il tempietto – cisterna di San Concordio, il primo elemento architettonico appartenente all’acquedotto Nottolini. Lo si aggira sul lato destro, e si inizia a costeggiare l’acquedotto composto da una serie di arcate in mattoni e pietra, lungo la via del tempietto, un percorso sterrato. Si arriva, procedendo sempre dritti, all’autostrada, che è traversabile tramite passaggio sopraelevato: si può così riprendere la strada dell’acquedotto. Questa permette di attraversare due canali e altrettante strade asfaltate, fino ad arrivare nel borgo di San Quirico, in corrispondenza del quale l’acquedotto ad arcate termina in una seconda cisterna. Qui il percorso, fino ad ora pianeggiante, inizia a salire: si tratta di un sentiero contrassegnato come variante della via Francigena. L’acquedotto diviene interrato, ma è comunque evidente il suo tracciato, essendo intervallato da tombini di ispezione. Si deve tenere come riferimento: ci condurrà in corrispondenza delle Parole d’Oro, vale a dire una distesa, con diverse costruzioni, fra le quali spicca un ponte con incise delle parole dorate (da cui il luogo trae il nome). Le costruzioni appartengono al sistema dell’acquedotto, ormai in disuso: fanno da cornice ad un canale artificiale, la Serra Vespaiata, progettata dall’architetto Nottolini per convogliare le acque. Si segue il percorso della Serra Vespaiata a sinistra, anche quando questa perde il suo carattere artificiale. Il sentiero, identificato da segnaletica, continua a salire. Si giunge così ad una strada più grande, che si percorre per pochi metri, prima di svoltare a destra in corrispondenza di un casale. Arrivati in un punto in cui si incrociano quattro sentieri, si sceglie quello a sinistra. Alla nostra destra, una grande antenna, ai cui piedi un punto panoramico ci permette di godere della vallata di Lucca. Subito sotto, un piccolo osservatorio astronomico: l’osservatorio di Cappanori. Da questo punto in poi si inizia a scendere: si arriva ad una strada asfaltata, e subito si imbocca il sentierino che scende sulla sinistra. Alla nostra sinistra, un uliveto, mentre il sentiero è costeggiato da un muro a secco sulla destra. Dopo un breve tratto, in corrispondenza di una abitazione si imbocca la strada asfaltata, scendendo verso sinistra; quindi, confluendo su una strada asfaltata più grande, la si prende verso sinistra, continuando a scendere, e in breve si entra nel paese di Vorno.

Una delle strutture presso cui è possibile alloggiare è il “Rio di Vorno”, ostello e albergo che offre anche ristorazione.

Da Vorno, si riparte, in direzione Asciano / Pisa, seguendo sempre la strada asfalta, fino a quando non si deve lasciare quest’ultima, per imboccare il sentiero CAI 124 alla nostra sinistra, salendo su una rampa di cemento che conduce ad un cancello: lo si aggira sulla sinistra. Ora il sentiero si stringe e sale: prendiamo come riferimento il fosso, che deve rimanere alla nostra destra. Si sale, fino a quando non ci si ritrova su una piana disboscata: il sentiero si fa più largo, pianeggiante e regolare. Lo si prende verso destra, e in breve diventa sassoso. SI arriva al Campo di Croce, che rappresenta il punto più alto del percorso. Si scende ora mediante la strada sterrata principale, fino a quando non si deve prendere il sentiero 117 sulla destra, in direzione Mirteto. Mantenendo sempre la destra in salita, si arriva al rudere della Casa della Guardia: è in questo punto che prendiamo il sentierino che scende a sinistra. Arriviamo alla Scarpa di Orlando, dove si trova la sorgente più alta che alimenta l’acquedotto mediceo: qui ci si può rifornire di acqua. L’itinerario ufficiale prevede di scendere a sinistra, subito prima del muretto, percorrendo le condutture dell’acquedotto, ma si può proseguire il sentiero verso Mirteto, nel caso in cui la prima alternativa non risulti percorribile.

Si arriva al paese fantasma di Mirteto, convento medievale fortificato, di cui rimangono ruderi di abitazioni e le mura esterne della chiesa. Dopo aver visitato il paese, che offre anche una fontana funzionante, scendiamo lungo la vecchia strada lastricata. A breve, si trova un ponte, che si attraversa, di fronte al quale c’è una fontana all’interno di una casupola: si continua la strada lastricata verso destra, scendendo. In sequenza, ci troviamo una grande struttura, nota come “il Purgatorio”, in quanto si tratta di una vasca di depurazione delle acque, e poi “il Cisternone”, che aveva la funzione di raccogliere l’acqua per conservarla. Dove la strada lastricata lascia il posto a quella asfaltata, ci troviamo la casa del “Fontaniere” alla nostra destra. Siamo entrati nell’abitato di Asciano: si svolta a sinistra, per via Garibaldi, scendendo. All’incrocio, si attraversa e si prosegue dritti, per via dei Possenti. Dopo poco si iniziano a intravedere sulla sinistra le arcate dell’acquedotto mediceo. Si traversa via delle Sorgenti, e si prosegue dritti, per via dei Condotti.

Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata, per imboccare la strada sterrata che costeggia le arcate sulla sinistra. Da adesso in poi, seguiremo sempre le arcate dell’acquedotto, anche quando si dovrà attraversare una strada asfaltata. Dopo circa 6 km, arriviamo alla città di Pisa, dove le arcate si interrompono brevemente: dobbiamo attraversare la strada, e troviamo il proseguimento dell’acquedotto, nell’ambito di un parchetto alberato. Una pista ciclo-pedonale ci conduce fino ad un semaforo: qui attraversiamo, e continuiamo a seguire le arcate tramite un sentiero in un parco. Lasciamo momentaneamente il tracciato dell’acquedotto, in corrispondenza di una rotatoria, attraversando un fossato e ritrovandoci in un piccolo parcheggio: a sinistra, ritroviamo le arcate, che seguiamo, fino a Scarpamondo. Traversando la strada e aggirando Scarpamondo sulla destra, ritroviamo le arcate dell’acquedotto. Entriamo in città per la porta che si apre nelle mura; poi, andiamo verso destra, in via Giardino, e proseguendo nella stessa direzione incontriamo la chiesa di Sant’Andrea Forisportam. Svoltiamo a destra, per via Sant’Andrea, fino ad arrivare alla piazza Alessandro d’Ancona, dove si può ammirare una fontana secentesca. Si prende il vicolo dei Ruschi, sulla sinistra. Per via san Lorenzo, arriviamo in piazza dei Cavalieri. Passando sotto l’arco, percorriamo via Dalmazia e prendiamo, verso destra, via della Faggiola, fino ad incrociare via Capponi. Percorsa via Capponi verso sinistra, arriviamo a piazza Arcivescovado, e quindi al punto finale del percorso, vale a dire la Fontana dei Putti, che è alimentata dalle acque provenienti dal monte Pisano.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Bettona – Bastia Umbra

Abituati ai sentieri di montagna ci sorprendono questi passaggi in valle. La mappatura è storta, sbilenca. Difficile intuire a tavolino se una strada sarà trafficata o meno, il reticolo è astratto e impersonale. Assaggiamo, qui nella Valle Umbra tra Passaggio e Bastia, cosa significherà la Pianura Padana.

Il percorso

Partenza da Piazza Cavour di Bettona. Prendiamo Corso Marconi e usciamo da Porta Romana. Imbocchiamo quindi a sinistra Via Roma seguendo le indicazioni per Foligno – Assisi. Facciamo il primo tornante e dopo 100 metri circa prendiamo Via Corta a destra, che scende. La percorriamo tutta fino ad uscire su asfaltata, dopodiché prendiamo Via Traversa a sinistra. Prendiamo dunque la provinciale a destra per un centinaio di metri e poi andiamo per Via Martiri della Resistenza a sinistra. Dunque usciamo su strada asfaltata e andiamo a sinistra fino a passare con un ponte il Fiume Chiascio. Subito dopo svoltiamo a destra (prestare attenzione alle automobili) e facciamo il rettilineo, poi dopo la curva prendiamo la prima a destra sterrata verso il fiume.

Superiamo l’ambulatorio veterinario e il casotto dell’Enal caccia puntiamo il filare di pioppi che ci porta a costeggiare il torrente in una bella passeggiata ombreggiata. Dopo qualche centinaio di metri il sentiero si perde e si deve semplicemente seguire il bordo delle rive, bagnandosi a causa della rugiada sull’erba. Quando incontriamo un cancelletto sulla destra andiamo a sinistra verso la strada asfaltata, mantenendoci tra due campi.

Giunti alla strada asfaltata andiamo a destra e ne percorriamo poche centinaia di metri, quindi andiamo a sinistra alla prima traversa (Via Sant’Anna), passando una cascina, una chiesetta e alcuni casali abbandonati, tra le campagne della Valle Umbra.

All’incrocio con Via delle Monache andiamo a destra, in leggera discesa. Questa strada a zig-zag passa dentro a fattorie e diventa una specie di pista ciclabile, che svoltando a sinistra ci porta ad imboccare la strada per il ponte a destra. Subito dopo il ponte prendiamo la prima a sinistra, verso il Percorso Verde, che praticamente è un sentiero lungo il Fiume Chiascio. Con un ponte pedonale passiamo per l’ennesima volta il Chiascio e proseguiamo sulla sinistra (a destra il sentiero è troppo tenuto male, abbiamo controllato, erba altissima). Questo sentiero ci porta ad una zona residenziale e ci fa naturalmente prendere Via San Lorenzo, da percorrere tutta fino a Via delle Nazioni, da prendere a destra. Oltre il ponte (da usare la parte sinistra con marciapiedi) una rotatoria, a cui andare a sinistra. Fare dunque la massima attenzione al sottopasso che è il punto più pericoloso del percorso. Andando sempre dritti siamo al centro di Bastia Umbra, che è idealmente Piazza Mazzini.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Gualdo Cattaneo – Collemancio

Oggi è il giorno delle denunce. Non è possibile infatti che una strada bella come quella di oggi sia rovinata da:

  1. la possibilità che ci siano polpette avvelenate lungo il sentiero, usate da cacciatori per strane e private guerre. Il cane dunque, benché il posto sia splendido e perfetto per correre, non può essere sciolto perché troppo rischioso.
  2. Il taglio del bosco scellerato che impedisce, con gli alberi abbattuti proprio lungo il sentiero, il passaggio. Per un tratto di cento metri ridotto a questo modo ci possono volere anche trenta minuti, per non parlare della pericolosità. Noi siamo passati, ma altri riuscirebbero?
  3. i sentieri sono pieni di cartucce… plastica e metallo. Non siamo contro la caccia, né ambientalisti integralisti, ma così è davvero troppo.

Il percorso

Dal comune di Gualdo Cattaneo situato a Piazza Umberto I andiamo verso Piazza Beato Ugolino, prendiamo Via Roma costeggiando il buonissimo forno e poi andiamo a sinistra su Viale Arnaldo Balducci, strada panoramica. Giunti alla rotatoria andiamo a sinistra per Via delle Rimembranze e poi subito a destra in salita per Via del Monte. Dopo poche centinaia di metri superate le scuole elementari svoltiamo a sinistra per Via Col Ventoso all’altezza di un crocifisso posto proprio all’angolo.

La strada diventa sterrata all’altezza di un casale (dovrebbe essere panoramica ma quando l’abbiamo fatta noi eravamo completamente avvolti dalle nebbie). La percorriamo fino a ché non intercettiamo di nuovo la strada asfaltata e la imbocchiamo a sinistra. All’altezza del Km 2, appena spiana, poco prima che risalga, ci sono due sentieri sulla sinistra. Noi prendiamo quello che va in piano a destra.

Giunti ad un incrocio andiamo avanti e al bivio a T successivo andiamo a sinistra. Incontriamo uno spiazzo sulla destra molto panoramico e qui andiamo avanti, non a sinistra. Giunti ad un altro bivio con la recinzione di filo spinato al centro noi ci manteniamo a destra e dopo circa 300 metri prestare attenzione alla deviazione sulla sinistra da imboccare, con freccia rossa su palo di legno. Ancora un bivio a cui ci manteniamo a sinistra in piano.

Arriviamo così dopo una salita a Monte Civitelle da cui si gode di una bella vista. Andiamo sempre avanti per circa 1,2 km e andiamo a destra in discesa all’altezza di una radura. Al bivio a T successivo andiamo a destra e dopo qualche centinaio di metri incontriamo un altro incrocio, a cui andiamo a destra in discesa. Si arriva in questo modo ad un cancello di legno con filo spinato per animali. Oltre di esso, oltrepassabile ai lati, andiamo a sinistra lungo il campo e poi ancora lungo il bordo del campo in discesa e poi in salita, fino a giungere ad un angolo estremo, dove troviamo una strada sulla sinistra (fare riferimento al gps per eventuali dubbi. Ci sono sicuramente altre vie più semplici ma il bosco è un labirinto di vie e questa almeno è sicura). Dopo pochi metri siamo ad un bivio a cui andare a destra e costeggiamo una rete elettrosaldata. Poi, mantenendoci sempre a sinistra, arriveremo ad una strada asfaltata all’altezza di alcune case, da prendere a sinistra per molti minuti.

Dove incontriamo una targa commemorativa della resistenza ci sarebbe un sentiero sulla sinistra oltre un cancello per animali. Ma noi oggi preferiamo andare dritti e farne un’altra, certo più lunga ma altrettanto bella e piacevole, una sterrata nel bosco (Via delle Pianate San Sisto).

Quando Via delle Pianate San Sisto arriva ad un incrocio svoltiamo a sinistra in discesa. Si è intanto aperta la vista su Collemancio, nostra destinazione. Dopo una casa sulla destra incontriamo la provinciale ma è davvero piacevole perché sterrata e dunque la prendiamo a destra. Quando scavalliamo si apre la vista sulla valle sottostante e Cannara, Bastia Umbra e adagiata sul lembo sinistro del Monte Subasio… Assisi.

Quando siamo all’altezza del piccolo cimitero di Collemancio svoltiamo a sinistra e giunti alla chiesetta che fa da rotatoria andiamo naturalmente a sinistra per il bellissimo e incantato borgo di Collemancio.

Barattano – Marcellano

Il nostro obiettivo è collegare i piccoli borghi, ma non sempre le antiche strade sono ancora evidenti. Trovarle, oggi, è stato avventuroso e bello. Ma la speranza più grande è che questo tracciato possa ridiventare, un giorno, una via battuta come lo era una volta.

Il percorso

Partenza dal fortilizio di Barattano. Guardando il paese c’è una strada sulla sinistra che lo aggira e arriva ad alcune rimesse. Da qui andiamo in basso a sinistra per un sentiero contornato di pollai e in breve ancora a sinistra per un sentiero poco evidente. Questo sentiero sbuca su di una strada sterrata da prendere a destra in discesa, all’altezza di un casale. Oltre il casale, a destra, andiamo per il campo e lo attraversiamo scendendo seguendo il tracciato gps. In antichità cera una strada ma adesso è quasi scomparsa.

Alla fine del campo arriviamo ad una strada per i trattori che imbocchiamo per pochissimo a destra. Qui, oltre il fosso, puntiamo il ciuffo di alberi avanti a noi e poi andiamo paralleli agli ulivi sempre in salita, tenendoci la casa ben evidente sulla sinistra. E’ ovvio, viste le indicazioni, che per questo tratto è bene seguire il tracciato gps.

Prendiamo una strada tra le querce e grazie ad essa passiamo una rimessa in lamiera e usciamo su di una strada asfaltata secondaria, da prendere a sinistra.

Facciamo circa 300 metri e andiamo a destra con una bella strada sterrata, alla fine della quale, laddove spiana, scendendo, c’è un bivio a T da prendere a sinistra. Siamo sotto Marcellano che intravediamo tra le fronde delle acacie.

Svoltiamo a destra in discesa verso la carcassa di una polo bordeaux. Qui svoltiamo a sinistra e salendo siamo nel bel paese di Marcellano.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Lugnano in Teverina – Parco Energia Rinnovabile

Esistono delle splendide strade sterrate, nei boschi. Ma alcune di esse hanno degli inconvenienti: quando piove molto si riempiono di acqua e la grande pozza a volte sbarra completamente il passaggio. A destra rovi, a sinistra bosco impenetrabile. Dunque il passo rallenta e ognuna di esse diventa una piccola impresa da superare. Vendono cara la pelle. Bisogna stare in equilibrio e passare sul ciglio fangoso. Di solito sono in sequenza. Noi oggi ne abbiamo incontrate quattro, per poi scoprire che la strada era sbagliata e dovevamo tornare indietro. “Le pozze no!” ha detto uno di noi. E invece le pozze sì…

Il percorso

Partenza da Piazza Santa Maria di Lugnano in Teverina. Sulla destra, guardando la chiesa, troviamo delle scale che scendono. Le imbocchiamo (Via Garibaldi) e arriviamo a Via duca degli Abruzzi che prendiamo a sinistra. Usciamo dalla porta e andiamo a destra, dunque subito a sinistra per delle scalette che scendono e ci portano sotto il borgo. Prendiamo a sinistra Via Roma e andiamo sempre dritti per Via Madonna dei Pini, che inizia a salire. Dopo breve, quando già siamo in quota, la strada diventerà sterrata e incomincia a salire decisamente, passando vicino ad un’area attrezzata per il pic-nic. Siamo già dentro al bosco.

Dopo circa 1,5 km sulla destra troviamo una deviazione che imbocchiamo. In breve la strada arriva in piano e giungiamo ad una radura con due strade. Proseguiamo avanti. Dopo 150 metri circa c’è un bivio a cui andare a sinistra (andando avanti raggiungeremmo semplicemente il traliccio i cui cavi ci sovrastano).

Scendiamo in maniera abbastanza ripida a cui svoltare a sinistra in discesa. Si arriva così ad un bivio a Y e imbocchiamo a destra, in piano. Al bivio successivo a T andiamo a sinistra verso Macchie, prendendo una strada ben più ampia di quella da cui proveniamo. Questa strada diventa asfaltata e arriva sotto il piccolo borgo. Svoltiamo a sinistra al bivio e subito a destra per strada sterrata direzione Le Stalle. Si passa così vicino ad una fattoria e ignorando una strada sulla sinistra meno battuta ci manteniamo sulla principale ben evidente, sterrata.

Si arriva al bivio per Le Stalle che seguiamo a sinistra. Superato il suddetto casale (ovvero Le Stalle) ci manteniamo sempre sulla principale senza tenere in considerazione le deviazioni laterale. Facciamo in questo modo per qualche chilometro fino a che ad un bivio a T la nostra strada scende a destra (a sinistra sale verso alcune staccionate di legno ed un’area sosta). Dopo poche decine di metri svoltiamo a sinistra al bivio (a destra c’è una sbarra verde) e incominciamo a salire, costantemente, fino ad arrivare, ad un crocicchio di sentieri, all’altezza di un piccolo edificio adibito alla cottura alla griglia. Qui svoltiamo a destra (davanti il cartello per Santa Restituta). Arriviamo con questa strada abbastanza larga ed evidente ad un secondo crocicchio. Noncuranti andiamo avanti e così per almeno 4 km e dunque un’ora di cammino. Siamo in cresta e possiamo vedere, quando si aprono gli scorci, Terni e il Monte Soratte.

Sulla sinistra ci troviamo il Parco dell’Energia Rinnovabile.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Viterbo – Monte Palanzana

Terzo di tre percorsi realizzati dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Faticoso ma pieno di soddisfazioni, questo percorso permette di arrivare in cima al monte che sovrasta la città di Viterbo e di godere di uno spettacolare panorama che affaccia sul nord della Tuscia e che arriva fino al mare e alla Toscana.

Il percorso (ad anello)

Da Piazza della Repubblica a Viterbo prendiamo Via Roma fino al teatro, per poi proseguire dritti in salita fino al semaforo. Qui attraversiamo e andiamo in un piccolo sottopasso a destra. Usciamo così a Piazza Genova, prendiamo Via Genova e poi Via Belluno. Girati a sinistra alla rotatoria al bivio si prende la strada di sinistra, strada del Cuculo, al bivio successivo a destra su Strada della Palanzana. Siamo fuori dal caos della città.

Seguite la Strada Palanzana (che è anche ben segnalata) per 2 km fino a raggiungere il cancello verde dell’eremo di S.Antonio alla Palanzana. Qui ci infiliamo a sinistra. Inizia la sterrata e dopo qualche centinaio di metri incontriamo, sulla sinistra, un cartello che ci indica La Croce (attenzione ci sono altre deviazioni sulla sinistra da non prendere).

Incominciamo così a salire vertiginosamente per un sentiero ben evidente, fino ad arrivare alla croce. Qui, dopo aver goduto dello spettacolare panorama, si proseguirà per il sentiero ben evidente che entra nel bosco e mantenendo sempre la destra ai bivi si compirà un cerchio attorno alla Palanzana, che scende e ritorna al cancello verde dell’Eremo. Da qui ripercorrere la strada dell’andata e ritornare al centro di Viterbo.

San Martino al Cimino – Viterbo

Questo percorso è stato realizzato dai ragazzi MSNA per il progetto “Il mio itinerario di viaggio” ed è il secondo di tre. Ricalca per una buona parte la Via Francigena, ma in direzione contraria al suo naturale svolgimento. Attraversa campagne ed incontra molti luoghi panoramici.

Il percorso

Si parte da Piazza Buratti di San Martino al Cimino, verso la cattedrale. Arrivati alla cattedrale si va a sinistra verso l’arco e vi si esce. Usciti anche dal secondo arco si gira a sinistra per Via dei Colli. Giunti al primo bivio si gira a sinistra per l’ospedale Bel Colle. Al bivio successivo andiamo a destra, quindi arriviamo ad un incrocio con un cancello, che va scavalcato. Oltre di esso il nostro sentiero.

Si arriva così ad un grande incrocio con un albero al centro. Noi andremo alla prima a destra, rispetto alla direzione da cui proveniamo. Al bivio successivo giriamo a sinistra in discesa. Dopodiché c’è un cancello, ma poco prima un passaggio sulla destra e imboccare subito a sinistra, quasi nella stessa direzione da cui proveniamo.

Si arriva ad una casa con cancello azzurro e si prende la strada asfaltata, in discesa. La si percorre tutta per qualche chilometro fino ad entrare dentro a Viterbo. Quando ci troviamo Via Monteverdi a destra attraversiamo a sinistra e andiamo verso la Torre San Biele. Arriviamo al Ponte della ferrovia, entriamo dentro Porta Romana e facciamo tutta la via a scendere fino a Piazza del Comune.

Dogana Vecchia – Capranica

Dai ruderi della Dogana Vecchia (Lat,Lon: 42.361465,12.160310) si scende verso il lago e in breve si arriva ad un incrocio da imboccare a destra, verso il Monte Fogliano e la Croce di San Martino, che troveremo, andando sempre dritti, dopo circa 2,7 km di sentiero.

Ci si avvia verso l’incrocio con la strada provinciale  Montefogliano dove si vedono i cartelli  che indicano: Viterbo , Roma,  Lago di Vico;  si attraversa  andando  leggermente verso sinistra dove e’ visibile  l’indicazione del sentiero  103 in bianco e rosso  che porta all’Eremo di San Girolamo. Lungo il cammino una miriade di colori e di verde investe l’escursionista. Il particolare microclima ed il terreno vulcanico  ha permesso lo sviluppo misto di tante diverse varieta’ di   alberi  decidui, come  cornioli, faggi, noccioli  e cerri.

A primavera si potrà godere delle splendide fioriture di gerani blu e bianchi, ginestre, violette e narcisi, in inverno di ciclamini, pungitopo, ed ellebori. Il sentiero va leggermente in salita e subito sulla sinistra si può intravedere il Lago di Vico. Dopo pochi minuti si incontra la strada provinciale s. Martino che si attraversa facendo attenzione alle auto, per prendere la strada forestale di Montefogliano, strada bianca,  e  continuare  il sentiero 103.

Al bivio si continua sulla destra in discesa. Ci si trova quasi subito  davanti ad un cancello in ferro  di colore verde, facilmente superabile  di fianco a sinistra.  Incontrando diverse intersecazioni si deve continuare a percorrere  sempre il sentiero principale  che ad un  certo punto  si allarga diventando una carrareccia  dove a tratti si incontra un antico basolato. Arrivando ad un bivio si procede a sinistra in salita seguendo l’indicazione dell’Eremo di San Girolamo. Al bivio seguente si procede diritto  fino a che il bosco si dirada dando spazio sulla destra ad una piattaforma rocciosa, dove si può vedere il panorama da Vetralla fino al mare con le ciminiere di Civitavecchia e Montalto di Castro.

Riprendendo il cammino si incontrano due bivi in successione, in entrambi i casi si continua su quello principale a sinistra in salita. Da qui in poi, sullo stesso sentiero che si snoda tortuoso,  si segue una  doppia segnaletica:  quella bianca e rossa e quella con una doppia striscia blu.

Si arriva ad un bivio attualmente segnato da cartelli in legno artigianali che indicano un sentiero in salita che porta all’Alcetella  ed una carrareccia ampia a destra che porta all’Eremo, che incontreremo dopo pochi minuti.

Da qui si scende con il sentiero a destra che parte alla fine delle scale di legno e si giunge così, dopo qualche centinaio di metri, alla strada Provinciale di Montefogliano, che va imboccata a sinistra in discesa. Si passa così accanto al Convento Sant’Angelo e dopo una visita si prosegue in discesa fino ad arrivare a vedere il passaggio a livello. Qualche centinaio di metri prima, in prossimità del cartello della fine del territorio di Vetralla, svoltiamo a sinistra prendendo la tratta classica della Via Francigena (presso Località Giardino 42.316258,12.091988).

Qui troviamo una fontanella e l’inizio di un bel bosco di querce. Alla prima deviazione ci manteniamo sulla destra, costeggiando i noccioleti. Si arriverà così ad un incrocio di strade. Noi proseguiamo avanti e arrivati ad un cancello di legno lo sorpassiamo mantenendoci i noccioleti sempre sulla destra. Arriviamo ad intercettare, in un dedalo di stradine, Via Verdi, all’altezza di un agglomerato di case. La prendiamo a salire per un tratto e alla rotatoria prendiamo una strada sterrata sulla sinistra che entra nel bosco del Monte Fogliano. Questa strada, molto larga con dei pali al centro, lentamente svolta a destra fino a che non ci troviamo una strada, sempre sulla destra, da imboccare, che scende. Si arriva così ad un incrocio a T, dove andiamo a destra. La strada è di breccia bianca e si allontana dal bosco. Giunti alla Cassia e prestando attenzione la attraversiamo facendo una quindicina di metri verso destra e poi andiamo a sinistra all’altezza di una chiesetta e di un casale antico, oltrepassando un cancello e dunque rientrando nelle campagne.

Inizia un tratto tra noccioleti, fino a quando non sbattiamo ad una vigna, dove c’è un bivio a T. Il percorso ufficiale gps ci dice di girare a sinistra e poi subito a destra, ma i cartelli indicano di andare ancora avanti di 50 metri e poi svoltare sempre a destra. I cartelli dunque ci fanno allungare, anche se di poco, mentre il tracciato ufficiale ci fa andare per campi. In questa descrizione faremo la via poco più lunga.

Si esce quindi su di una strada sterrata imboccando a destra e all’altezza di un cancello chiuso c’è un passaggio a sinistra per pedoni. Facendo alcuni zig-zag tra noccioleti si arriva ad alcune case e ad una villa, mentre poco dopo siamo nei pressi di due torri, una delle quali è la Torre di Orlando, sotto cui ci si può anche riparare dalla pioggia, nel caso.

Dopo le torri, proseguendo nella stessa direzione da cui siamo giunti, sempre tra noccioleti, si esce su strada asfaltata di Vico Matrino e la si imbocca a sinistra. Poco prima della Cassia svoltiamo a destra per Strada Doganale Oriolese, una bella strada sterrata, lunga e costeggiata da castagni, noccioleti e pini. Finito il lungo rettilineo la strada ricomincia a comportarsi in maniera curvilinea e con un ponte si passa la ferrovia. Prestare attenzione perché dopo qualche centinaio di metri dal ponte troviamo una strada cementata sulla sinistra, da imboccare in discesa, sempre verso la ferrovia. Con un delizioso sottopasso, pieno di scritte d’amore e ribellione, ricomincia la strada sterrata.

Ci si immette dunque su di un’altra strada sterrata, proseguendo sulla sinistra. Con un altro sottopasso ci lasciamo alle spalle la vecchia ferrovia abbandonata e siamo già nella parte nuova di Capranica. Allo stop andiamo ancora avanti e tra palazzine a destra e sinistra giungiamo ad un tornante, da prendere in salita a sinistra. Poco dopo ci troviamo sulla destra la possibilità di fare il percorso esterno della Via Francigena, che salterebbe il centro storico, ma noi in questa descrizione preferiamo vedercelo, dunque andiamo avanti e poi a destra sulla Via Cassia, all’altezza del Parco Pubblico Corrado Nicolini. Entriamo nell’arco di Piazza Garibaldi e con poche decine di metri siamo al secondo arco con la chiesa di San Francesco e l’ospedale civile San Sebastiano, dove termina la nostra tappa.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Rogaudienzo – Rofalco

Il nostro percorso parte dall’imbocco del sentiero 3 della Selva del Lamone, ovvero dall’ Ingresso di Rogaudienzo, Sentiero delle Acque. Possiamo parcheggiare l’automobile poco prima, lungo la strada sterrata, precisamente alle coordinate Lat 42.57171737; Lon 11.7004097.

Siamo su di un sentiero nel bosco costellato di sassi muscosi molto belli, ma anche relativamente scomodi e pericolosi, dunque prestare attenzione. Arriviamo, seguendo i segni bianchi e rossi, ad un primo lacione. I lacioni, come si legge sul cartello, sono “degli stagni temporanei che si formano in alcune depressioni a seguito di abbondanti precipitazioni atmosferiche. La durata dell’idroperiodo varia da lacione a lacione, come la loro estensione e la presenza di associazioni vegetali”. Qui siamo in presenza del lacione della Mignattara.

Bisogna dunque continuare facendo riferimento alla vernice bianco e rossa sopra gli alberi, perché il sentiero è praticamente inesistente, comunque difficilissimo da seguire nel dedalo di rocce e alberi.

Quando troviamo una deviazione andiamo a sinistra per Romannone. Per un tratto seguiamo un muretto che ci manteniamo a sinistra, dopodiché sbuchiamo su di una sterrata da imboccare a destra. La strada si insinua tra colline, spazi aperti e casali abbandonati fino a finire davanti ad un cancello. Qui parte una recinzione che percorriamo sulla sinistra, fino a farne due lati, dunque puntiamo verso il bosco e sulla destra prendiamo il sentiero 15, avendo cura di non lasciarlo subito sulla sinistra e oltre al muretto ma di continuare nel bosco. Si segue sempre il sentiero 15 grazie alle verniciature fino ad arrivare al limitare di una forra sulla sinistra. Qui si aprono scorci meravigliosi sulle campagne. La zona è chiamata I Crini. Giungiamo così alla biforcazione per Rosacrepante che necessita assolutamente di una visita, dopodiché andiamo verso Rofalco, che troveremo dopo breve.

Procedendo e mantenendosi sulla sinistra arriviamo alla strada sterrata che si imbocca a destra. Poi intercettiamo un’altra strada e andiamo a destra e così facciamo al bivio successivo. Si arriva così ad un ultimo bivio dove andiamo a destra. Sempre dritti e troveremo il parcheggio delle nostre automobili.

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

Colfosco – Badia

Dal piazzale di fronte alla Chiesa di San Vigilio, ponendosela alle spalle, imboccare in discesa la piccola Strada Sorà di fronte, che stretta fra le abitazioni, sale verso la chiesa e il punto di partenza del percorso.

All’imbocco di essa, subito ben visibile, la palina del sentiero n.10 in direzione di Corvara in Badia, lontana non più di 2 km da questo punto.

Ridiscendere la strada per raggiungere, in poco meno di 100 mt, un incrocio di vie dal quale si continuerà, sempre su Strada Sorà, tenendo la sinistra e passando al di sotto una passerella sulla carreggiata che funge da ingresso ad un’abitazione privata.

Dopo altri 100 mt, al bivio scendere a destra passando di fronte a due abitazioni private in legno di recentissima costruzione, avendo cura di seguire sempre la palinatura del sentiero ciclopedonale che nel frattempo si sarà fatto stretto e sterrato e che sarà, prima Strada Costa, e poi superate un paio di case, Strada Merscia.

Camminare su di esso per circa 500 mt con il paese di Corvara alla propria destra già ben in vista nella valle che si apre per poi affrontare un ripido tornante verso il basso a destra. Dopo circa 50 mt, abbandonare la strada per tagliare in linea retta un prato scosceso che discende verso l’asfalto di un parcheggio, proprio di fronte a due piccoli alberghetti. Giunti di fronte ad essi (dalle rispettive insegne Garni Gabrieli e Garni Edera), seguire l’asfalto alla propria sinistra e andare ad incrociare un breve tratto sulla destra del sentiero n.4A che conduce verso il centro di Corvara dopo aver superato una solida passerella in legno sopra il Rio Gran Ega, corso d’acqua che si incontrerà nuovamente più avanti durante la giornata di cammino.

Raggiungere la SS243/Strada Siëia che discende dal Passo Gardena, per attraversarla sulle strisce pedonali poste di fronte a un bar. Seguire la statale per un brevissimo tratto girando a destra e andare ad infilare l’imbocco della Strada Brujé alla propria sinistra.

In circa 400 mt di cammino, si supereranno il grande palaghiaccio sulla sinistra della carreggiata e poco più avanti sul lato opposto, l’imponente costruzione in cemento, base della Cabinovia Boe, al fianco di una scuola di sci.

Giungere di fronte alla cabinovia per discendere nel mezzo della piccola pineta posta qualche metro più in basso rispetto alla carreggiata, alla propria sinistra. Si tratta di un giardino pubblico, ben riconoscibile grazie alle numerose panchine sotto i pini e a un’area gioco per bambini oltre che ad alcune soste attrezzate per il pic-nic.

Superrare il parchetto seguendo il sentierino che lo taglia in maniera perpendicolare per poi puntare il ponte sul torrente Rio Chiesa costruito con grossi tronchi di abete chiaro. Una volta superato il ponte, si sarà a pochi passi dal centro di Corvara che si raggiungerà continuando dritto fino ad intersecare in poco più di 100 mt, la centrale Strada Col Alt, ampia via affollata di negozi per turisti, alberghi e ristoranti. Risalirla verso monte camminando sul marciapiede puntando la svolta a gomito a destra posta in cima. In coincidenza della curva, un vistoso negozio a due piani di articoli sportivi dalla facciata in legno scuro, al cui fianco corre un breve tratto di via pedonale. Percorrerla in salita sull’acciottolato, per giungere in cima al piccolo promontorio e per trovarsi proprio di fronte alla facciata della trecentesca CHIESA DI SANTA CATERINA.

Dopo la visita alla chiesa (che custodisce uno dei pochi ritratti integri della Santa d’Alessandria), ripercorrere i propri passi andando a imboccare nuovamente la via centrale del paese ma questa volta per percorrerla interamente per almeno 600 mt in discesa, e tornare così al limitare basso dell’abitato, appena dopo aver superato una serie di lussuosi alberghi di montagna posti sul lato destro della carreggiata.

Continuare dritto senza abbandonare Strada Col Alt fino al punto in cui essa non si ricongiunga con la SS244 e lasciandosi quindi alle spalle il bivio per risalire al passo Val Gardena. Superare quindi in pochi passi l’insegna-scultura in metallo, alla propria sinistra, con la scritta “Corvara” che indica l’inizio del paese.

Percorrere interamente i circa 500 mt, che costeggiano la statale camminando sull’apposito percorso ciclopedonale, e affrontando così il percorso ben segnato e palinato, chiamato Tru do l’Ega. Il sentiero è ideato, infatti per essere una piacevole camminata a bordo fiume, lungo il corso del Rio Ega ricco d’acqua e vegetazione fluviale, discendendo verso valle in bicicletta o a piedi.

Al termine del lungo rettilineo, utilizzare il sottopassaggio in cemento per sbucare dalla parte opposta della carreggiata e iniziare il percorso sulla larga stradina dal fondo di ghiaia fine che si allontana dalla statale, passeggiando sulla riva orografica destra del rio.

Proseguire sul sentiero Tru do L’Ega fino a giungere nei pressi della località Funtanacia, del quale si costeggerà il centro abitato, incontrando alla propria sinistra uno specchio d’acqua artificiale dalla forma rettangolare, le cui rive accessibili risultano ideali per una pausa all’ombra seduti sul prato ben curato, oppure su una delle numerose panchine a bordo dell’acqua.

Continuare poi dritto nella direzione precedente per superare un grande centro sportivo con diversi campi sulla sinistra, e tagliare trasversalmente, poco più avanti, la fine di una pista da sci, passando proprio nel mezzo degli altissimi piloni in acciaio dell’illuminazione elettrica.

Continuare a camminare avendo ora il letto del torrente, sempre più largo e quieto, alla propria destra e non più alla sinistra.

Dopo circa 500 mt, superata un’ampia curva sulla sinistra, puntare il piccolo ponte in mattoni e cemento della SP37 e passarvi sotto per continuare a procedere dritto.

Continuare a camminare sempre lungo fiume fra campi coltivati e pascoli, sul percorso largo e ben segnato, fino a raggiungere l’abitato della località di Badia (e la frazione Pedraces) avendo percorso così circa 9 km da Colfosco in poco meno di tre ore di cammino, e dopo aver attraversato ancora una volta il rio su di un ponticello a meno di un chilometro dall’arrivo.

Giungere di fronte ad un pub posto in un edificio a due piani in coincidenza di una curva a gomito a sinistra che fa ricongiungere la sterrata alla SS244, ma avere cura di continuare a seguire il sentiero Tru do l’Ega, qui mal segnalato, sulla piccola e ripida salita che continua dritta alle spalle del locale. In cima alla salita, a circa 100 mt di distanza, puntare la base della seggiovia, le cui belle sedute arancioni e bianche chiuse sul davanti da un pannello scorrevole, corrono in alto verso destra.

Si tratta della nota e frequentata seggiovia Santa Croce che, in una lunga e spettacolare tratta al di sopra di vasti pascoli alpini, risale le pendici dell’imponente massiccio Santa Croce, puntando le Cima Dieci (3.026 mt) e Monte Cavallo (2.907 mt) ai piedi delle quali si trova il SANTUARIO DELLA SANTA CROCE che, appoggiato a paretoni rocciosi in mezzo a prati verdi, domina la valle offrendo ai numerosi turisti e camminatori giunti fino qui, una vista spettacolare a 360° sulle Dolomiti.

Nel caso in cui si voglia sfruttare l’impianto, bisognerà tener presente che, a circa due terzi di esso, è predisposto un cambio di seggiovia lasciando la prima, più comoda moderna e quattro posti, a favore di una seconda (detta “La Crusc”) per un tratto più scomodo di circa dieci minuti sui classici doppi seggiolini in metallo.

Fra le due, sarà possibile sostare in uno dei due masi, il primo vero e proprio rifugio, e l’altro, ristorante-bar dalla bella area attrezzata per i bambini.

Nel caso in cui, invece si voglia concludere la giornata raggiungendo a piedi il Santuario, posto a 2.045 mt di altitudine, bisognerà mettere in conto altre due ore abbandonati di cammino affrontando un dislivello importante, ma camminando sulla traccia ben leggibile del sentiero n.4 che parte in coincidenza al lato corto del piccolo parcheggio, appena superata la stazione della seggiovia nella frazione di Predaces, e attraversando ancora una volta il Rio Ega, prima di incominciare la salita.

San Giacomo a Ortisei – Colfosco

Il percorso per risalire la Val Gardena, in direzione del Passo Gardena, inizia dalla nota località turistica di Ortisei, famosa per la sua vivace vita estiva ed invernale e per le piste da sci, considerate fra le più belle al mondo, circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti cesellate da pareti e guglie di roccia chiara.

Per praticità, l’inizio del sentiero ha luogo nella piccola frazione di San Giacomo a circa 2,5 km di distanza ad una quota più elevata sulle prime pendici a ridosso del centro cittadino, nel settore nord-orientale. Le poche casette alpine della frazione sono facilmente raggiungibili lungo la costante salita della stradina che le unisce ad Ortisei chiamata Streda Secun.

Nel caso in cui si voglia evitare questo avvicinamento di più di mezz’ora, una pratica navetta copre il servizio di collegamento, correndo su è giù per la stradina ogni quaranta minuti circa, partendo dalle panchine della fermata su Piazza San Durich, proprio a pochi passi del centro informazioni cittadino, ben fornito di mappe e materiale turistico, fra la biblioteca e la Chiesetta di San Ulrico.

Raggiunta le poche case della frazione di San Giacomo, e superato il lungo e basso edificio di un alberghetto dalla splendida vista panoramica sulla Cima Sasso Lungo (3.181 mt), porre attenzione alle indicazioni per la CHIESA DI SAN GIACOMO , in alto verso sinistra. L’edificio è nascosto nella quiete di un boschetto di conifere, e si paleserà soltanto alla fine di una salita fra i prati a pascolo, dopo circa 10 minuti di marcia.

La chiesetta di San Giacomo, dalla sottile guglia color grigio scuro, è stretta da una bassa cinta muraria che circonda il tipico cimitero alpino. Vi si può accedere attraverso un portoncino in legno che si utilizzerà anche per uscirne una volta ammirati gli affreschi all’interno della seguendo nuovamente per pochi passi il sentiero che ha condotto fin qui. Al bivio non ridiscendere quindi per il sentiero verso la frazione, ma tenere quello ben segnato alla propria sinistra, che procede a mezza costa in leggerissima salita lungo il pendio della montagna, sempre all’ombra degli abeti. La palinatura rossa e bianca da seguire è quella del sentiero n.32 per il paese di Santa Cristina Val Gardena. Appena sbucati al sole, di nuovo nel mezzo di alcuni piccoli pascoli alpini, sarà già possibile godere tutta la maestosità delle pareti dolomitiche e in particolare il sempre più vicino sperone del Sasso Lungo e oltre, il paretone smussato sulla cima del Sasso Piatto (2.956 mt), sull’altro versante della valle alla propria destra.

Superare un piccolo maso moderno sulla destra affacciato sul sentiero, e puntare al successivo maso storico, sul lato sinistro, distante non più di 250 mt. Passargli al di sotto, proprio di fronte al malandato ingresso in legno della stalla, per continuare sul percorso in direzione dell’alta valle.

Al bivio seguente, proseguire sulla sinistra sul sentiero n.32, che per un breve tratto coinciderà con il sentiero n.4 e che in 350 mt andrà a riunirsi ad una carrareccia in ghiaia bianca larga poco più di due metri. Percorrerla per almeno 100 mt per poi girare a destra al bivio in direzione di Santa Cristina sempre seguendo la palinatura n.4 e 32. Entrare quindi nel fitto del bosco per tenere nuovamente la destra al bivio che si incontrerà dopo circa 700 mt, e riguadagnare la vista aperta sulla valle e sulle cime, camminando al sole, a mezzacosta.

Il sentiero n.32 supera il paese di Santa Cristina senza ridiscendervi. Nel caso in cui si voglia curiosare fra le case, o fare una piccola sosta, la ben segnalata variante n. 32A permetterà di perdere quota in una deviazione non troppo lunga alla propria destra.

Continuando dritto, invece, sarà facile incontrare un’altra palinatura, quella del sentiero turistico dei Masi tradizionali nato per unire a piedi alcune delle tipiche costruzioni agricole alpine della valle ricche di storia, e dove respirare la particolare atmosfera dell’isolata vita di montagna, bevendo latte fresco o comprando del formaggio di malga.

Giungere quindi a un’ampia strada asfaltata, passando sotto a un piccolo edificio moderno a tre piani bianco. Poco più avanti, quattro masi isolati nel verde dei prati. Non raggiungerli, ma ridiscendere lungo l’asfalto girando a destra in discesa su Strada Plesdinaz, e dopo due-tre ampi tornanti fra i prati, giunti al limitare basso dei pascoli, continuare a seguire l’asfalto il leggera salita verso sinistra, puntando il tetto di una costruzione ancora nascosta dietro il piccolo promontorio. Scollinare e passargli di fronte per iniziare la discesa fra le case della prima periferia di Selva di Val Gardena fino a raggiungere, in poco più di 1,5 km, il grande incrocio con Strada Cisles alla fine di un lungo tratto rettilineo in forte discesa su asfalto.

Proseguire dritto passando fra alcuni alberghetti e inoltrandosi nell’abitato seguendo Strada Raiser che dopo 120 mt piegherà a destra in leggera discesa. Incrociare quindi al fondo, girando a sinistra, la strada principale SS242 che conduce verso il centro di Selva, posto in posizione assolata, in alto su di un piccolo promontorio ai piedi del Passo Gardena.

Prima della salita finale attraversare ancora la piccola località di La Pozza camminando sempre sulla stessa principale, qui Strada La Poza, fino ad andare a incrociare, sulla sinistra ben visibile sul bordo della strada, il curato percorso ciclopedonale che si discosta dalla statale per arrivare, con ampie e larghe curve su un fondo sintetico di color rosso mattone, fino al centro cittadino.

Seguire quindi l’affollata via centrale del paese Strada Meisules, superando alcuni negozi, bar e locali per lasciarsi alle spalle un piccolo super mercato dalle insegne rosse e bianche e andare ad imboccare, 50 mt dopo, Via Nives, alla propria sinistra. In circa di 5 minuti la stradina porterà al largo spiazzo che circonda l’edificio moderno della CHIESA SANTA MARIA DI NIVES, addossato a quello più antico dell’abside.

Dalla chiesa di Santa Maria, la meta successiva è la stazione di partenza della modernissima cabinovia Dantercëpies in direzione del passo Gardena. Nel caso in cui si voglia tornare sui propri passi per inoltrarsi nuovamente nel centro cittadino e fare una sosta a Selva, la cabinovia sarà comunque facilmente raggiungibile perché molto nota e ben segnalata dalla palinatura pubblica. In caso contrario, basterà attraversare il quieto cimitero sulla piazza alle spalle dell’abside, e andare ad imboccare la piccola Strada Cir una volta uscitone. Dopo circa 250 mt fra le case, riunirsi, girando a sinistra, alla più ampia ed omonima Strada Dantercëpies che corre ormai fra isolati alberghetti e pezzi di prato fuori paese. La base della cabinovia apparirà dopo meno di un chilometro, ben riconoscibile alla propria destra nei pressi di un parcheggio, caratterizzata da un’importante architettura contemporanea dai grandi volumi su due livelli, e dalla leggera copertura a pensilina ondiforme bianca.

Sia nel caso che si voglia raggiungere il passo a piedi, sia che si voglia accorciare approfittando di una corsa sulla spettacolare cabinovia, il passaggio sotto la stazione è obbligato.

Il largo e comodo tracciato che sale fra i prati sulle pendici del monte, proprio sul lato sinistro di essa, costituisce il sentiero più comodo per raggiungere la quota finale sopra il passo. Si tratta del sentiero n.12A che coincide con quella che è la strada di servizio all’impianto. Con un costante fondo facilmente camminabile in ghiaia bianca, lungo innumerevoli tornanti a zig-zag in continua salita, esso porterà in poco più di due ore di cammino, a raggiungere il piccolo altopiano affacciato sul valico passo, proprio in coincidenza dell’arrivo dell’impianto, a una quota di ben 2.292 mt. Si può godere da qui, una delle viste più emozionanti sull’intero complesso delle Dolomiti, trovandosi proprio a cavallo della Val Badia sul lato orientale, e della Val Gardena su quello occidentale, con il passo stradale della SS243 molto amato dai motociclisti, lontano 150 mt più in basso. E’ possibile, inoltre, fermarsi sul pianoro, per fare una sosta e bere un caffè, nel nuovo bar costruito in prossimità della cabinovia. Dagli arredi moderni in legno e circondato da ampie terrazze, offre una vetrata panoramica ulteriormente rialzata per godere a pieno della vista mozzafiato tutta intorno, e in particolare, sull’imponente Massiccio del Sella posto proprio in faccia la rifugio.

Lasciare quindi l’altopiano seguendo le diverse tracce in discesa nel prato, lungo la direttrice dell’antiquata seggiovia che da Passo Gardena sale al rifugio proprio sul declivio opposto a quello su cui si è scollinato, puntando il fondo valle e l’asfalto grigio della statale che vi corre nel mezzo.

Non sarà difficile raggiungere la CAPPELLA DI SAN MAURIZIO A PASSO GARDENA, posta a guardia del passo in Val Badia, perché già ben distinguibile nel suo luminoso bianco, isolata sul minuscolo piano che la ospita alla propria destra, scendendo a piedi. In circa 20 minuti, si raggiungerà il piccolo edificio sacro e, in altri 5, le poche costruzioni poste lungo la statale proprio in coincidenza del termine dei tornanti che dalla Val Badia, risalgono al passo per ridiscendere in Val Gardena.

Camminare per la valle in discesa lungo la statale per circa 200 mt, avendo poi cura di raggiungere la ricca palinatura dei diversi sentieri che dalla carreggiata ripartono in leggera salita verso destra.

Interseca in questo punto anche il sentiero n.8 che si seguirà per raggiungere la meta finale della giornata a Colfosco.

Si tratta di un sentiero facile, ben segnato e molto frequentato a riprova della sua straordinaria bellezza. Percorrendolo per quasi tutta la sua interezza e senza dover affrontare grandi dislivelli, si attraverseranno impeccabili pascoli alpini adagiati ai piedi delle imponenti pareti e dei denti rocciosi della grande e della piccola cima del Pizes de Cir, entrando così all’interno del Parco Naturale di Puez-Odle.

Sull’altro lato della valle, le cime frastagliate del complesso del Sella ed in particolare la cima Brunecker Turm che svetta fra le altre.

In meno di 2 ore, raggiungere la Baita Forcelles, dalla bella terrazza panoramica per poi superarla e iniziare la ridiscesa verso valle seguendo il tracciato sterrato di servizio o tagliando per i prati di un ripido impianto da sci. Sul fondovalle, adagiato fra ampi pascoli alpini, il Rifugio Edelweiss a quota 1.850 mt, offre ristoro ai gitanti come agli sciatori nella stagione invernale, trovandosi proprio alla confluenza di diverse piste da sci.

Prendere quindi in discesa la larga via di servizio sterrata che collega il rifugio al sottostante centro abitato, per raggiungere così, in poco più di un chilomentro le prime case di Colfosco, proprio nei pressi della CHIESA DI SAN VIGILIO.

La bella parrocchiale è posta a bordo del paese, nei pressi di un piccolo piazzale dalla grande fontana centrale la cui acqua zampilla fuori da una grossa roccia scura.

Riva di Tures – Predoi

Dalla Chiesa di San Volfango ridiscendere la strada asfaltata che conduce verso il fondovalle e l’abitato di Riva Tures.

Dopo nemmeno 10 minuti, raggiungere il primo grande tornante verso destra che si unisce alla SP48 per proseguire invece dritto tenendosi alla destra il letto del torrente e puntando le case di fronte.

Superare le prime abitazioni e alberghi per arrivare nei pressi di un ponticello sul ruscello e girare a sinistra prima di attraversarlo passando di fianco ad una grande casa grigia e puntando il pascolo collinoso a ridosso del paese, iniziando così il percorso lungo il sentiero n.1 in direzione Malga Durra. Dopo 20 minuti di piacevolissimo cammino fra i prati, costeggiando un ruscello dalle acque cristalline, ricongiungersi con una piccola asfaltata andando verso sinistra e raggiungere così un breve tratto dei sentieri 8A e 9.

Tutti e tre i tracciati arrivano as una grande area di parcheggio sterrata proprio all’imbocco di uno degli ingressi del Parco naturale delle Vedrette di Ries-Aurina, la cui ampia carrareccia è da questo punto, interdetta al traffico.

Costeggiato sul lato un pezzo di parcheggio, ignorare le indicazioni per la Malga Knutten che si inoltrano nel parco, ma proseguire alla propria sinistra, sempre sul sentiero n.1 puntando la base delle pareti dello Schwarzespitz (2.863 mt).

Lungo il classico sentiero di montagna ricco di paesaggi e scorci suggestivi sulle cime e sul ghiacciaio di Monte Nevoso (3.358 mt) posto alle proprie spalle lungo la salita, coprire il dislivello che in circa un’ora e venti di cammino porterà a quota 2.095 mt presso la caratteristica ed isolata Malga Durra, dalla quale godere l’incredibile vista sulla valle. La malga, tipica costruzione alpina, offre uno spartano servizio bar e ristornate, risultando essere un buon punto tappa per una sosta seduti ad uno dei diversi grandi tavoli in legno posti al suo esterno.

Proseguire passando ai piedi della malga oppure, nel caso di una sosta, uscendo sul retro del giardino recintato e continuare il tracciato tenendo la propria destra, prendendo a riferimento un gruppo di tre alberi sul piccolo promontorio sporto sulla valle ai piedi del quale, un piccolo acquitrino, funge da abbeveratoio per le bestie al pascolo.

Superato lo specchio d’acqua ignorare le indicazioni del tracciato 1A a mezza costa, ma puntare l’alta valle sempre seguendo il sentiero n.1 in direzione del Passo Bretterscharte (2.517 mt) e guadagnando costantemente quota, raggiungerlo in un’ora e mezzo di cammino di montagna, fra pascoli intonsi, prati e dopo aver toccato superandole alcune pareti brulle di ardesia, a picco sul sentiero alla propria sinistra.

Il passo, ben visibile già da lontano, scavalla la cresta per ridiscendere verso la Valle Aurina in cima alla quale sorge il piccolo centro abitato di Predoi. Porre la massima attenzione in questo passaggio perché esposto a precipizio appena raggiunta la croce in metallo posta sulla cresta e che ne indica la posizione. Soprattutto i primi tre/quattro tornanti richiedono cautela, camminando su di un sentiero stretto percorribile soltanto con buone calzature da trekking ai piedi e non adattissimo a chi soffra di vertigini.

Superato il punto critico, la discesa si rivelerà molto piacevole tagliano a zig-zag la lunga valle che da brulla e rocciosa nel mezzo di una pietraia, ridiventa verde ed erbosa, man mano che si perde quota.

Giungere quindi al restringimento naturale di essa, per ricongiungersi a una lunga carrareccia sterrata dopo aver superato una larga cascatella alla propria sinistra. Superare i due edifici agricoli di recente costruzione affacciati sulla gola sottostante a sinistra, per i quali la carrareccia funge da servizio.

Camminare così per circa 2 km in leggera e costante discesa per poi porre attenzione ad un piccolo sentiero che sale a destra, circa settanta metri prima del primo deciso tornante che la carrareccia affronta scendendo a sinistra.

Il sentiero n.3 (in questo punto mal indicato) con una serie di veloci zig-zag riguadagna una decina di metri al di sopra della carrareccia non ridiscendendo quindi subito in Valle Aurina ma permettendo invece di camminare ancora a mezza costa in alto, godendo ancora per un po’ dei magnifici paesaggi alpini fatti di pascoli incontaminati.

Il primo tratto, per almeno 30 minuti di marcia in repentino saliscendi, è appoggiato alla montagna proprio al di sotto delle cime Huhnerspiel (2.426 mt) e Hofer Klapf (2.170 mt) e in alcuni punti, risulta essere leggermente esposto ma nel complesso assolutamente piacevole e non pericoloso. Nei punti più impegnativi inoltre, è attrezzato con alcune corde e catene inchiodate alla roccia a mò di corrimano per una totale sicurezza.

Dopo un’altra ora circa di cammino, il sentiero passerà letteralmente nel mezzo del giardino di una piccola baita alpina dai colorati stendardi rossi e bianchi, l’Alprechtalm, superata la quale si raggiungerà con altri 40 minuti lungo una strada sterrata di servizio, la ben più grande e vistosa Malga Steger a quota 1.969 mt, affacciata sulla valle ormai a pochi chilometri dalla meta finale.

Superarla continuando senza abbandonare la strada di servizio che piega verso destra in discesa in direzione di Predoi lasciando in questo punto la traccia n.3 in favore del sentiero n.10. Raggiungere il fondovalle con un’altra comoda ora di cammino e superando diversi tornanti in discesa nel bosco alternati a lunghi rettilinei. Con un’ultima ampia curva verso destra, nei pressi di un grande edificio agricolo, affrontare l’ultimo tratto asfaltato in mezzo ai pascoli assolati, che va a congiungersi con la SS621di fondovalle che corre verso Predoi, ormai a pochi chilometri dal confine austriaco.

Il centro abitato, a circa 500 mt di distanza, sarà raggiungibile camminando sul marciapiede della statale puntando l’altura sopra la quale sorge la tardo gotica Chiesa di San Valentino, che si toccherà affrontando un’ultima ripida rampa di scale ad ingresso del bel cimitero.

All’interno dell’edificio sacro, il mirabile altare maggiore e la nota croce in metallo perforata in tre punti, più di due secoli fa, da dei colpi di fucile.

Con ancora 2,5 km, camminando lungo la tranquilla strada principale, si raggiungerà infine la località di Casere dove poter visitare, dopo una lunga giornata di cammino, la CHIESA DELLO SPIRITO SANTO l’edificio religioso più a nord d’Italia.

Campo Tures – Riva di Tures

Da Campo Tures, si abbandona la Val di Tures (che a nord del paese diventa Valle Aurina) per iniziare la salita verso la secondaria Val di Riva in direzione nord-orientale e per raggiungere l’ampia conca naturale aperta ai piedi delle Cime Dura e di Moia (3.135 e 3.010 mt) sul lato nord occidentale del cammino, di Cima dodici, Monte Nevoso e Monte Covoni (2.516 mt; 3.358 mt; 2.465 mt) su quello meridionale e della Cima di Riva (2.737 mt) a est, attraversando quello che è il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il confine con l’Austria, a pochi chilometri dal piccolo borgo montano di Riva di Tures, è invece raggiungibile attraverso il Passo di Gola continuando verso nord-est, a quasi 2.300 mt di quota ai piedi della Punta Nera.

Dall’abitato di Campo Tures, posto proprio all’imbocco della valle, partire quindi dalla Chiesa di San Maurizio e lasciatosi l’ingresso principale alle spalle, girare a destra seguendo il corso del torrente Aurino in leggera discesa verso un ponticello stradale su via San Maurizio.

Continuare dritto per poi salire sullo stretto sentiero n.2A in coincidenza di una secondaria che scende da sinistra e poi percorrerlo alla sinistra della strada principale, rialzati di qualche metro in mezzo alla vegetazione, sempre risalendo la stretta valletta. Dopo poco meno di 1 km si ricongiungerà con la strada asfaltata nei pressi di alcuni edifici della Locanda Cascate ben visibile e segnalata. Percorre altri 700-800 mt in salita per arrivare a un ampio incrocio di strade (a sinistra la salita asfaltata verso la località di Acereto) proprio di fronte ad un curato edificio privato in stile alpino posto di fronte. Alla sua sinistra, a pochi metri da un grande Cristo in croce ligneo a fianco dell’edificio, seguire la prima ripida rampetta del sentiero n.5 che s’inoltra nel bosco alle spalle della casa.

Il sentiero, seppur nel bosco, ha già le caratteristiche di un sentiero di montagna con il fondo sconnesso e diverse ripide curve verso l’alto e in circa 20 minuti permetterà l’accesso all’area protetta del Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina segnalata da un grande cartello.

Diverse scale in legno e passerelle costruite con tronchi di abeti interi a balzo sulla valle sottostante, permetteranno di guadagnare quota in breve tempo fino a raggiungere i 1.517 mt della baita Kofler zwischen den Wänden dove poter sostare dopo la ripida salita. Intorno alla baita, alcuni edifici e stalle con cavalli e capre brade che pascolano nei dintorni. Continuare quindi verso l’alto seguendo la traccia n.5 per superare un basso e largo cancelletto in legno per poi tenere alla propria destra lungo lo steccato.

Con un’altra mezz’ora di cammino, dopo aver piegato verso sinistra verso l’alto, il tracciato andrà ad unirsi ad una più pratica carrareccia che corre a mezza costa lungo la montagna. Si tratta del sentiero n.10 che s’imboccherà verso l’alta valle tenendo costantemente alla propria destra la sottostante gola percorsa dagl stretti tornanti della statale posta ai piedi delle occaforti rocciose di Monte Quadra (2.887mt), Cima delle Otto (2.667mt) e oltre, di Monte Nevoso (3.558 mt) coperte di nevi perenni.

Dopo circa un’ora di cammino, giungere su di un ampio altipiano erboso, costellato qua e là da alcuni piccoli masi isolati fra loro. Incontrato un gruppetto di costruzioni sulla sinistra, ridiscendere al bivio verso l’ampia conca in direzione di Riva di Tures, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10.

Il paese, ormai visibile in lontananza nel mezzo della conca naturale e incorniciato dalle cime a semicerchio, si raggiungerà in poco meno di un’ora di piacevole cammino sul sentiero ben segnato e comodo scollinando leggermente fra prati alpini e pascoli.

Giungere a un paio di centinaia di metri dall’abitato per seguire la traccia fino all’asfalto, tenendosi sulla sinistra un muretto a secco che delimita un campo leggermente rialzato rispetto alla traccia. Il campanile e l’edificio della CHIESA DI SAN VOLFANGO saranno raggiungibili in pochi passi seguendo l’asfalto verso sinistra tenendo, alla propria destra, prima un grosso capanno agricolo in legno scuro e poi il retro di un moderno albergo affacciato sulla sottostante conca dove sono adagiate le poche di case di Riva di Tures.

San Lorenzo di Sebato – Campo di Tures

La CHIESA DI SAN LORENZO DI SEBATO, si affaccia sulla piazza centrale dell’omonimo paese alle porte della cittadina di Brunico, piazza Franz Hellweger.

Guardando la facciata e mettendosi alle spalle il piccolo museo archeologico, ricco di reperti di epoca romana, passare di fronte al municipio tenendo la sinistra su via della Croce.

Raggiungere il sentiero n.2 palinato rosso e bianco per imboccarlo tenendosi le acque del fiume Rienza alla propria sinistra e seguendo le indicazioni per la città distante poco meno di 5 km. Camminare sul ben segnato lungo fiume attraversando tratti di paesaggio agricolo pianeggiante sul fondovalle, costellato da diversi edifici sia privati che commerciali e, dopo circa 3 km, un’isolata chiesetta color rosso mattone sulla propria destra.

Dopo altri 700 mt, passare al di sotto della campata in cemento di uno svincolo stradale per dirigersi verso il centro di Brunico avendo alla propria destra un campo sportivo e alcuni appezzamenti di terreno coltivati a mais. Continuare a seguire il naturale percorso del fiume sull’ombroso percorso ciclopedonale che, dopo un’ampia e lunga curva sulla destra, arriverà a costeggiare un parcheggio fuori le mura della città, qualche metro più in basso a destra.

Scendere sull’asfalto una volta giunti all’altezza di via San Nicolò e del contiguo ponte sul Rienza, per andare ad imboccare la principale via Stegona incontrando così i primi palazzi e i primi negozi. Percorrerla tutta per 600-700 mt fino a incrociare via del Municipio per salire a destra e passare sotto al bell’arco affrescato sotto le mura cittadine dell’antica Porta di San Floriano, oggi pedonale, dopo aver attraversato il semaforo con strisce pedonali della trafficata via Bastioni.

Proseguendo per qualche metro dritto, lungo lo stretto vicolo San Floriano, e superata una piccola nicchia votiva con una statua del Santo in alto sulla parete di sinistra, giungere nel cuore del centro storico di Brunico, intersecando la vivace e interamente pedonale via Centrale. Imboccarla svoltando verso sinistra e passeggiare così comodamente sul lastricato fra i magnifici palazzi storici che ospitano bar e attività commerciali di tutti i tipi, in un’atmosfera di tipico sapore medievale tirolese. Raggiungere al fondo di Via Centrale, un altro antico punto di accesso alla città attraversando il portico di Porta Ragen (o portico di Unterrainer) decorato da affreschi quattrocenteschi a tema sacro di Friedrich Pacher tra i quali spicca un riccamente incorniciato ritratto del Vescovo Bruno di Bullestantten fondatore della città, del pittore Hans Weber.

Superato l’arco, sulla destra, diverse indicazioni invitano alla salita lungo il vicolo verso il Castello di Brunico, edificio del XIII sec. oggi sede museale del circuito Messner Mountain Museum voluto e creato dall’alpinista alto atesino. Proseguire invece dritto su via Ragen di Sopra per raggiungere l’ampia piazza cittadina circondata da edifici storici con al fondo la vasca di una bel fontanile. Lasciarsela alle spalle per proseguire su via Von Sternbach fino a raggiungere la monumentale facciata della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA dai tre portali a tutto sesto su navata unica al di sotto delle due torri campanarie simmetriche in stile neoromanico, ricostruita a metà ‘800 perché distrutta quasi interamente da un incendio.

Per continuare il tragitto e dirigersi verso la Val di Tures a nord di Brunico, abbandonare il centro storico e uscire dalle mura, ripercorrendo a ritroso esattamente lo stesso percorso fatto fin qui e passando nuovamente sotto i tre affreschi della torre di Porta San Floriano.

Riattraversare il semaforo pedonale di via Bastioni e questa volta procedere dritto su via Municipio che si ridiscenderà per circa 70 mt fino a dover girare a destra lungo un breve tratto di via Lampi e andare ad intersecare la più trafficata SS621/Via Duca Sigismondo che si allontana definitivamente dal centro, girando alla propria sinistra.

Superare il ponte stradale in diagonale a destra attraversando il letto del Rienza e al grande incrocio successivo, in concomitanza di una piccola edicola religiosa dall’alto pinnacolo posta alla sinistra del semaforo, attraversare la strada per poi continuare dritto seguendo la statale che porta ad una grossa rotonda, sul fondo a circa 350 mt di distanza.

Superata la rotonda e a non più di cento passi, seguire l’asfalto della stradina secondaria SP68/Via Villa Santa Caterina che a destra si dirige verso l’omnima località.

Camminare per poco più di 1 km sempre in piano, tagliando nel mezzo un grande e assolato pianoro erboso coltivato e raggiungere le prime case della frazione Villa Santa Caterina appena dopo aver superato un’isolata quercia sul lato sinistro della carreggiata. Entrare in paese continuando a seguire la strada che piegherà dopo pochi passi verso destra, ignorando quindi le indicazioni a sinistra per Gais via Toul, e raggiungere un piccolo slargo con un fontanile sulla sinistra a lato del quale parte un’altra stradina in leggera salita, Via Santa Caterina, in direzione Gais.

Non abbandonarla per almeno altri 1,5 Km camminando in costante salita, con campi di mais a sinistra e pareti boscose a destra, per raggiungere uno slargo in cima al promontorio riconoscibile da alcune panchine all’ombra degli alberi sulla destra.

Ridiscendere la stradina per una cinquantina di passi e imboccare la sterrata che passa sul fianco del bel maso antico dalla grande stalla bianca alla base, abbandonando quindi la palinatura del sentiero n.5 pre la frazione di Gais che è già ben visibile al fondo della valle, circa 2 km più in basso.

Camminare per circa 1 km sullo sterrato di un sentierino nel mezzo di un silenzioso bosco fino ad incrociare una piccola strada di servizio che ridiscende verso sinistra. Di fronte, sul muretto, l’indicazione rossa e bianca del sentiero n 2A verso valle. Seguirla per girare, dopo 70-80 passi, a destra all’incrocio con via Parleiter sempre sul percorso numerato 2A in direzione Muhlbach per andare ad attraversare un ponte in legno sopra al letto di un torrente montano, superato il quale sulla sinistra, incontrare un piccolo slargo con una cappella votiva.

Continuare diritto per pochi passi e porre poi attenzione a salire sulla sterrata alla propria destra, sentiero n.2, leggermente nascosta da una centralina elettrica di color marrone a bordo strada.
Il sentiero n.2, in poco più di 1 km, permetterà di affrontare un dislivello di circa 150 mt alternando fondo sterrato e fondo erboso e camminando sempre nel bel mezzo di pascoli alpini. All’inizio della prima rampa, sulla sinistra, superare un grande edificio in pietra grigia, ex centrale elettrica oggi abitazione circondata da tante bizzarre sculture in legno.

Giunti alla fine della salita, sbucando dall’ultimo tratto erboso, congiungersi con l’asfaltata che corre sul lato alto dei pascoli e imboccarla tenendo la sinistra in direzione di Villa Ottone.

Il paese apparirà a fondo valle dopo nemmeno 1 km di piacevole passeggiata fra i prati assolati seguendo la lingua d’asfalto che procede in leggera ma costante salita.

Giungere all’altezza del primo tornante per infilarsi nel boschetto di fronte sempre seguendo la palinatura rossa e bianca e camminare così per circa 20 minuti in piano fino ad affrontare un breve tratto di discesa che si unisce trasversalmente ad una sterrata sul fondo. Imboccarla seguendo la propria destra e puntare l’asfalto della stradina al fondo distante non più di cento passi.

Imboccarla scendendo verso valle ora totalmente al di fuori del boschetto e percorrere la discesa fino a giungere ad un forte tornante verso sinistra superato il quale, in pochi passi e alla propria destra, seguire la palinatura del sentiero n.4A che passa proprio di fronte l’ingresso di un tipico maso dal grande fienile contiguo.

Inoltrarsi nuovamente nel bosco di conifere e, sempre seguendo la traccia, dopo circa 20 minuti, girare a sinistra in discesa fra gli alberi che seguono il naturale corso di un ruscello, fino a raggiungere un ponticello che ne permette l’attraversamento nei pressi di una solitaria panchina ai piedi di un’edicola votiva lignea. Riprendere questa volta in salita lungo l’altra sponda del ruscello (brevissimo tratto di sentiero n.3) e in pochi passi raggiungere la palina in legno ben visibile fra la vegetazione, che porta verso sinistra sul sentiero n.8 in direzione Untergelsbach/Kematen e che non si abbandonerà più fino alla meta finale nei pressi del paese di Campo Tures.

Inizia in questo punto il tratto più impegnativo della giornata che porta ad affrontare, fortunatamente sempre all’ombra, un forte dislivello camminando per almeno un’ora in costante salita nel fitto del bosco. Appena iniziato il sentiero, si passerà proprio al di sotto di alcune grosse conformazioni rocciose che incombono sul sentiero superate le quali, sul fondo sterrato iniziare la salita verso la cima del monte 450 mt più in alto.

Terminata la salita e riguadagnato il sole fra i prati, si godrà una meravigliosa vista aperta sul panorama della Valle Aurina osservando, dall’alto dei pascoli a più di 1500 mt d’altezza, l’infilata di piccoli centri abitati superati durante il cammino sul fondovalle: Villa Ottone, Gais e in lontananza le prime case di Brunico e il suo castello.

Sempre seguendo il sentiero n.8 ridiscendere sulla traccia che punta verso i tetti dell’abitato di Campo Tures, ora ben visibile fra gli alberi, in basso in un’ampia conca naturale.

In circa un’ora di cammino si perderanno nuovamente 500 mt di dislivello fino a giungere ai 1.033 mt della Chiesa di Santa Valburga, isolato e silenziose edificio religioso ai margini del bosco sui primi pendii del monte, dal bel giardinetto panoramico proprio di fronte all’ingresso.

Al suo interno sopra la porta d’ingresso, un particolare affresco raffigurante il Giorno del giudizio.

Superata la chiesa, conn pochi minuti s’incontrerà una minuta canalina gorgogliante d’acqua cristallina seguendo la quale, in discesa, sarà possibile giungere a tre grossi tronchi d’abete posti a formare un arco d’ingresso al di sopra del sentiero con la scritta “St.Waldburg” incisa nel legno e dipinta di rosso acceso.

Raggiunto l’asfalto poco più in basso, girare a destra e continuare dritto fino a raggiungere una larga curva verso sinistra in coincidenza dell’ampio slargo d’ingresso di un’azienda agricola alle cui spalle, un grosso recinto sulla collina, ospita un allevamento di cervi e caprioli in semilibertà. Abbandonare in questo punto l’asfalto avendo cura di continuare a seguire ancora il sentiero n.8, in discesa alla propria destra, fra la vegetazione e in direzione delle prime case del paese di Caminata di Tures. Raggiungere il centro del paese, in non più di 700 mt, lasciandosi un bel fontanile sulla destra appena raggiunto l’asfalto di Via Caminata e puntando il campanile della Chiesa di San Nicolò superata la quale, raggiunto il bivio, girare a sinistra per superare la piazzetta centrale anch’essa con fontanile.

Poco più avanti, già visibile dalla piazza, un ponticello stradale permetterà di attraversare il letto del torrente Aurino, proprio di fronte ad un bar molto frequentato da ciclisti, motociclisti e camminatori praticamente affacciato sull’acqua del torrente.

Superare il ponte per poi seguire il piccolo tratturo che lo risale sulla riva e non abbandonarlo più, per almeno altri 2 km fino all’arrivo nel paese di Campo Tures, camminando costantemente con l’acqua alla propria destra, e superando diverse costruzioni industriali e abitazioni alla propria sinistra

Il piccolo tracciato, addentrandosi sempre più nell’abitato ai bordi del paese, porterà direttamente alla meta della giornata presso la tranquilla Chiesa di San Maurizio riconoscibile dal basso e tozzo campanile ombreggiato dal verde di un bel giardinetto pubblico.

Per il camminatore che voglia ancora affrontare un’altra mezz’ora di passeggiata, seguendo il sentiero che parte dalla fine di Via San Maurizio posta di fronte l’ingresso principale della chiesa, sarà possibile raggiungere le mura del noto Castello di Taufers, altra preziosa meta storico-artistica dal bel museo cittadino che custodisce, oltre agli affreschi di Friedrich Pacher all’interno della cappella, una bella sala delle armi e più di venti ambienti arredati interamente visitabili.

Poggio – Casasco

Un anello sulle colline prospicienti la val Curone, fra Volpedo/ Monleale e Momperone, meno di 9 km, fattibile con un minimo di allenamento, ma solo con terreno asciutto. Possibilità, nel tardo pomeriggio, di avvistare cinghiali e caprioli. Le orme di cinghiale sono ovunque.

Provincia di Alessandria, estremo sud est, quasi al confine con la provincia di Pavia, zona Oltrepò.

Indicazioni del percorso:

Sulla provinciale che costeggia il torrente Curone si trova il bivio per la località Poggio. Si parcheggia proprio sul bivio, in un provvidenziale slargo (44.84236 – 9.01709). Ci si incammina sulla stretta strada, traffico inesistente, in piano che conduce, fiancheggiata dal bosco con tratti di pineta, a Poggio. Si arriva ad una fattoria con recinto per cavalli (2,1 km); al bivio andare diritti per strada sempre asfaltata che in breve diventa in salita. Dopo circa 400 mt dalla fattoria si vede un sentiero sulla destra che trascuriamo (da lì passeremo al ritorno) per continuare con la salita in un agglomerato di pochissime case. Il panorama inizia ad aprirsi: sulla destra, a circa 1 km in linea d’aria, il paese di Casasco. Andiamo sempre a diritto e in breve la strada diventa sentiero sterrato (da fare solo se asciutto). In un km (3,5 dalla partenza) si arriva sulla SP 119 (traffico scarsissimo): si prende a destra in falsopiano. Notevole il panorama sulla destra e sulla sinistra poiché la strada coincide con il crinale. Circa un km dopo (4,3 km) si arriva all’Osservatorio Astronomico di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ). Lì un rubinetto e una panchina possono fare una buona accoglienza. Di fronte all’osservatorio un sentiero, non molto visibile) in discreta discesa porta verso il paese di Casasco. Dopo circa 1,2 km (5,6 km) di arriva alla “periferia” del paese, dove c’è una pesa pubblica. Proprio da lì parte, sulla destra, una strada sterrata in discreta discesa. Prenderla e trascurare il bivio sulla sx che si presenta poco dopo. Tenere la strada in forte discesa per tornare alla frazione Poggio. All’incrocio (6,6 km) abbiamo chiuso l’anello; prendere quindi in discesa e rifare la strada fatta all’inizio fino al parcheggio (circa 8,8 km). In tutto circa tre ore ad una andatura che consenta di fermarsi spesso per ammirare i bellissimi panorami

Trebbiano Nizza – Lumello

Percorso ad anello di meno di 7 km: Trebbiano, Lumello, monte Lumello, Trebbiano Alto, Trebbiano. Quasi tutto sterrato e quindi da evitare con terreno (argilloso) umido. Salvo un breve tratto di salita duretta è tutto fattibile senza problemi per persone con un piccolo allenamento.

Il percorso

Parcheggiare nell’ampio piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87709 – 9.12022) e prendere a sx in discesa fino alla trattoria Marinella, località Prendomino (ottima cucina locale, pizza, cacciagione) esattamente davanti alla quale si apre il sentiero da percorrere, in leggera discesa.  A 1,5 km dal parcheggio prendere deviazione a dx, in discreta salita. Dopo poco si accede ad un pianoro molto panoramico sulla val di Nizza.

Si giunge a Lumello (2,4 km) piccola frazione agricola. Si attraversa e si prende in leggera salita per circa 300 mt. Fino ad arrivare ad un incrocio di sentieri. Davanti il panorama verso la valle Staffora mostra in primo piano il paese di Cecima come una penisola nella campagna. Immediatamente sotto, al di là dei vigneti e di una macchia di bosco, la via Campalbino (si vede l’agriturismo) che conduce alle frazioni di Piumesana e Montegarzano. Siamo a 2,7 km dal parcheggio.

Si prende a dx in salita, prima dolce e poi, per un breve tratto, piuttosto dura quando arriva su sentiero stretto e un poco rovinato dall’acqua e dalle moto. Si costeggia ancora qualche vigneto e poi tutto bosco. Il panorama si apre ancora a sx verso la valle Staffora e a dx verso la val di Nizza.

Stiamo salendo verso la cima del Monte Lumello (579 mt) dal quale il panorama è particolarmente ampio arrivando fino al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, ancora Cecima, Piumesana, San Giovanni e, sereno permettendo, le Alpi.

Si sta camminando sul bordo (fare attenzione, ma assolutamente nessun rischio) sul bordo di una antica e profonda frana/ erosione che amplifica il panorama.

Il sentiero continua, dopo il monte, in falso piano fino ad arrivare, poco visibile sulla dx, ad una biforcazione in discreta discesa: siamo a 4,3 km dal parcheggio. Prendere quindi a dx in discesa che a breve diviene un falsopiano piuttosto variegato, sempre in mezzo al bosco. In circa 1,3 km (5,6 dal parcheggio) si arriva alla micro frazione di Trebbiano Superiore. Ora prendere a dx la strada asfaltata in discesa e percorrerla fino a tornare, sempre in discesa, alla chiesa (visibile durante la discesa) davanti alla quale si è parcheggiato (6,5 km).

Vipiteno – Ridanna

L’imponente edificio religioso della CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PALUDE (Santa Maria in Vibitin) è il più grande dell’Alto Adige. Alta 32 metri, con una navata unica lunga 38 e larga 23, è posta al limitare meridionale del centro cittadino circondata dall’antico cimitero e ben riconoscibile nel suo insieme, nel mezzo del pianoro su cui è adagiata Vipiteno, ai piedi di Monte Cavallo (2.189 Mt).

Lasciandosi la facciata alle spalle superare il cancelletto d’ingresso al luogo sacro per girare a destra lungo via della Commenda (poi via Alta) e seguendo il cartello d’indicazione per il centro sul sentiero n.14, posto proprio di fronte a sè.

Al primo grande bivio girare a destra superando una piccola cappella bianca e percorrere tutta la lunga recinzione della caserma D. Menini tenendosela alla propria sinistra.

Continuare dritto per incominciare a inoltrarsi nelle strette viuzze del centro storico e, dopo circa 300 mt all’incrocio con via Frundsberg, decidere se svoltare a destra per raggiungere e attraversare il centro storico, oppure tagliarlo fuori girando a sinistra e seguendo la strada fino ad arrivare nei pressi della funivia di Monte Cavallo.

Nel caso in cui si scelga di visitare il centro, la via Città Nuova (poi via città Vecchia) si aprirà alla propria sinistra, dopo circa un centinaio di metri. Si tratta di una stretta area pedonale, incastrata fra i magnifici edifici storici del centro e vero cuore della vita cittadina fra negozi, locali commerciali, bar e ristoranti, in quella che è una delle cornici più suggestive e caratteristiche dell’intero Alto Adige.

La torre civica, nota come Torre delle Dodici, segna il confine fra la città vecchia e quella nuova ed è uno degli emblemi più famosi della città insieme alla Chiesa del Santo Spirito che si incontrerà alla propria destra su piazza Città, più o meno a metà dell’area pedonale.

L’edificio religioso custodisce, perfettamente restaurati, gli inestimabili affreschi del maestro Giovanni da Brunico massimo esponente della quattrocentesca scuola di Bressanone, che lavorò in tutta la regione.

Raggiunta la fine dell’area pedonale, continuare dritto su via Città vecchia seguendo le indicazioni per la cabinovia che si raggiungerà dopo aver superato uno stretto e lungo parcheggio per gli autobus e l’ingresso del piccolo campo avventure Skytrek, i cui tracciati fra gli alberi si scorgono dietro una bassa staccionata.

L’uso della funivia permette di raggiungere la meta finale del percorso, camminando qualche ora comodamente in quota, fra magnifici paesaggi alpini, evitando così di percorrere i diversi sentieri che corrono sul fondovalle o a metà costa verso l’imbocco della secondaria Val Ridanna, come ad esempio il sentiero n.4 (da Via Santa Margherita, nel quadrante ovest di Vipiteno, passando per la chiesetta di San Giacomo, poco fuori città).

Nel caso in cui invece si voglia salire verso la cima del Monte Cavallo a piedi, spendendo un paio d’ore in più in costante salita verso quota 2.000 mt, il sentiero n.19 parte proprio alla sinistra dell’impianto della cabinovia e ne segue pressoché l’intero percorso con ampi tornanti a tratti soleggiati e fra magnifici pascoli, coincidendo per una buona parte con il sentiero n.23, che si incontrerà e percorrerà in ogni caso, più avanti.

Raggiunto l’altopiano ai piedi della cima di Monte Cavallo, lasciarsi l’impianto della funivia alle spalle per imboccare (oppure proseguire) sul sentiero n.23 tenendo la propria sinistra verso Ochsenscharte/Telfer/Weissene puntando la cima brulla del monte sotto la quale il sentiero andrà a passare.

In nemmeno 20 minuti di cammino si sarà abbandonato il vociare dei turisti nei pressi degli impianti e del bar/ristorante in quota, per cominciare a camminare nel silenzio più assoluto della bella catena montuosa su di una classica carrareccia di montagna.

Superare così un paio di masi isolati lungo il sentiero, per poi seguire l’andamento del percorso, ancora in salita verso la cima per guadagnare quota 2.100 mt, in un paesaggio che rapidamente muta da pascolo alpino a brulla roccia.

Superato un grosso sbarramento per gli animali, sul quale è stata posta una doppia scaletta a passerella per i viandanti, iniziare la discesa verso Ridanna, avendo camminato per circa un’ora e mezza dalla stazione della cabinovia o tre ore e mezzo da Vipiteno.

Al primo bivio palinato, avere cura di continuare la discesa verso sinistra, abbandonando il sentiero n.23 in favore del sentiero n.7 che, in quasi mezz’ora d’ora di cammino su uno stretto tracciato, andrà a raggiungere una sterrata di servizio. Imboccarla tenendo la propria destra, e al primo tornante verso sinistra, ridiscendere evitando di proseguire dritto. Dopo circa mezz’ora si incontrerà un’altra via di servizio ai masi. Imboccarla tenendo la destra nei pressi di un bell’edificio dall’ampio fienile (Località Rapont) passandovi di fronte per poi andare a superare il robusto cancello in legno aperto per i camminatori.

Dopo aver superato una bella cascatella proprio a ridosso del sentiero, camminare per altri 200 mt e raggiungere due costruzioni, un maso antico affiancato da uno decisamente più moderno.

Passare esattamente al di sotto dei due edifici sempre seguendo la palinatura del sentiero n.7, ma questa volta percorrendo un fondo erboso posto sul limitare alto di un grande pascolo. Da questo punto sarà già visibile di fronte, nel fondovalle, l’abitato di Ridanna e il campanile della parrocchiale a lato del paese, ormai lontano non più di 40 minuti.

Seguendo il tratto erboso entrare in un boschetto e porre attenzione a salire di un metro sulla rampetta a destra che porta a un cancelletto di legno incastrato fra gli alberi in coincidenza di una curva. La segnaletica non è molto leggibile, ma riprova della giustezza del percorso, dopo pochi passi, si dovrà incontrare un avvallamento naturale, con un piccolo guado nel mezzo su di un torrentello il cui gorgogliare si sente già da lontano. Guadare il torrente passando sulle pietre e dopo una breve salita, sempre nel bosco, arrivare ad avvistare il tetto di due masi leggermente più in basso a sinistra (Località Wieslehen). Non sarà quindi difficile intercettare la stradina che gli passa di fronte e che si seguirà in discesa, senza abbandonarla più fino alla meta finale, sempre sul tracciato del sentiero n.7 che nell’ultimo tratto diventerà asfaltato, passando alla sinistra di un isolato alberghetto fra i prati.

Raggiunto il fondo della valle, attraversare il rio Mareta su di una robusta passerella in legno aperta al traffico per puntare l’altura e la chiesa posta proprio di fronte, nel senso di marcia.

Raggiungere un ampio parco giochi per bambini posto ai piedi del promontorio della chiesa per affrontare le ultime due curve, che in rapida salita, portano al cancelletto d’ingresso all’edificio religioso sul lato absidale della CHIESA DI SAN GIUSEPPE.Passando dalla parte della facciata ci si troverà di fronte al portale della navata affacciato nel mezzo del silenzioso cimitero alpino che gode di un panorama mozzafiato su tutta la catena montuosa del confine fra Italia e Austria, appena oltre le cime.

Rio di Pusteria – Mezzaselva

Dall’area pedonale nel centro di Rio di Pusteria, nei pressi del moderno municipio e dall’alto del promontorio della Chiesa di Sant’Elena, ridiscendere le scalette a sinistra, per imboccare Via Katarina Lanz e percorrerla in leggera salita a destra per circa 150 mt.

Svoltare quindi alla prima a sinistra sul ponticello di Via Farber per poi proseguire a destra su Via Valles, dopo pochi passi, fra due case, raggiunto un bivio.

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Guardando la facciata della stazione proseguire sull’asfalto alla propria sinistra andando a toccare alcune alte pensiline in muratura gialla. Passarvi di fianco per poi continuare dritto passando su un percorso pedonale alle spalle di alcune palazzine moderne con affaccio sulla statale che corre parallela qualche metro più in basso, alla propria sinistra.

Al fondo, incrociare la stradina in salita verso destra che supera i binari della ferrovia grazie ad un vecchio e malandato sottopassaggio, lungo una settantina di metri e non molto ben illuminato.

Al fondo di esso seguire ancora in leggera salita verso destra andando ad incontrare la segnaletica del sentiero n.16 in direzione di Mezzaselva distante da questo punto ancora 5 Km.

Camminare quindi su quella che è una vecchia e pacifica via di servizio che corre parallela ai binari che tocca in alcuni punti, dal fondo sterrato e dissestato. Aver cura di non perdere il tracciato mal segnalato quando, poco prima del grande cancello arrugginito che blocca una vasta area ferroviaria dismessa con capannoni crollati, la stradina compie uno zig-zag sinistra-destra, per passarvi sul fianco nascosta da alcuni orti.

Dopo aver camminato per quasi la sua interezza nel verde di boschetti alternati a bassa vegetazione, si raggiungerà il centro del paese di Mezzaselva con un’ultima lunga discesa su asfalto percorrendo Via dei Molini che si continuerà a seguire girando a sinistra, appena esser passati al di sotto dell’unico, grande cavalcavia in cemento armato della statale e dell’autostrada per il Brennero.

La CHIESA DI S.MARTINO DI TOURS sarà già ben visibile da lontano, stretta fra le poche case della tranquilla frazione, dove terminare il percorso della giornata con una visita all’austero edificio religioso.

Il Girasole di Rispescia – Centro Riabilitazione Rapaci dell’Oasi di Castel Spineto

Si parte dalla chiesetta dell’Enaoli, vicino alla grande quercia e all’entrata del Girasole di Rispescia. Avendo la chiesa alle spalle ci dirigiamo per il vialetto pedonale a sinistra, costeggiando la struttura. In breve si arriva alla spiazzo dell’Enaoli e sempre costeggiando le mura ci infiliamo tra alcuni pini e aggiriamo la struttura, in modo da arrivarci esattamente dietro. Qui troviamo dei pannelli informativi sugli uccelli e facciamo caso ad un cartello di legno che ci indica un percorso natura, da imboccare. Facciamo pochi metri dentro a questo percorso (che è anche un percorso con delle indicazioni botaniche) dopodiché ci troveremo un ponticello sulla destra, da prendere. Dopo di esso svoltiamo subito a destra per la strada sterrata. Superato un secondo ponticello di traversine ferroviarie ci troviamo ad un bivio a cui andare avanti, verso il filare di cipressi. Arrivati ad essi svoltiamo a destra. Stiamo percorrendo due lati di un grande campo quadrato, costeggiato da cipressi molto belli e suggestivi. Oltrepassata la linea dei cipressi in fondo ci troviamo ad un bivio a T. Qui svoltiamo a sinistra e dopo un ponticello subito a destra, quindi mantenendo la stessa direzione tenuta fino ad ora ma leggermente spostati sulla sinistra. Proseguiamo dritti per qualche centinaio di metri fino a che alla nostra destra non incontreremo un ponticello da attraversare, ma fondamentalmente fino a che non vedremo una torretta dell’Enel, da raggiungere. Sotto di essa un incrocio: a destra una sbarra bianco-rossa. Noi andiamo a sinistra, su strada brecciata. Dopo poco la strada diventa asfaltata e si arriva ad un incrocio, a cui svoltare a sinistra, in prossimità di alcune abitazioni.

Ci manteniamo su questa via per qualche decina di minuti fino ad incontrare la deviazione a sinistra per l’Agriturismo Poggio degli Ulivi. Qui imbocchiamo la strada brecciata avanti a noi. Arrivati alla villa con il numero civico 250 facciamo un fuori pista poco prima di essa, costeggiandone la recinzione metallica verde e oltrepassando un piccolo fosso a bordo strada. Finita la recinzione verde continuiamo dritti per la stessa direzione fino a raggiungere un fosso più grande alla fine del campo. Sulla sinistra c’è un passaggio che ci conduce al campo adiacente. Questo è da attraversare costeggiandone i confini, verso destra. Abbiamo così il fosso a destra e il campo a sinistra fino a che non troviamo sulla destra un passaggio con guado che ci porta verso delle vigne. Usciti dal guado e guardando verso sinistra intravediamo un basso cancelletto di ferro semi-aperto, da oltrepassare. Dopodiché gireremo a destra e dopo poche decine di metri a sinistra al primo bivio a T. Siamo tra vigne e querce camporili. Finita la vigna troviamo un altro fosso con relativo ponticello. Qui non bisogna andare sul ponticello ma andare a sinistra e giungere alla fine del campo. Troveremo una recinzione che in passato poteva essere oltrepassata con uno scalandrino, ma ora i rovi non permettono il passaggio. Dovremo quindi scavalcare la morbida recinzione, alta un metro e mezzo. Oltre la recinzione proseguiamo nella stessa direzione da cui proveniamo. Intercettiamo dunque un ennesimo ponticello che porterebbe ad una fattoria, ma non lo prendiamo e continuiamo a costeggiare il fosso tenendocelo alla nostra destra. Poche centinaia di metri e troveremo un guado sulla destra, da fare. Poi un incrocio con due grandi querce: a destra la strada sterrata che condurrebbe alla fattoria, mentre davanti a noi un sentiero che si infila nella macchia, da prendere. Siete sulla strada giusta se dopo poco incontrerete un piccolo fosso da oltrepassare.

C’è un primo bivio nella macchia, a cui svoltare a destra e dopo breve un passaggio di pallet vi fa attraversare un fosso. Andando avanti il sentiero diventa un piccolo canale scavato e poi ridiventa sentiero, abbastanza evidente. Al secondo bivio nella macchia andiamo a sinistra. Siamo nella sella di queste colline boscose. Giunti al cartello dell’Area Protetta svoltiamo a destra ad un bivio a T, per poi salire e arrivare ad una recinzione di filo spinato a cui svoltare a sinistra. Eccoci dunque al Centro Riabilitazione Rapaci, una bella casetta privata nel bosco, ma dalla funzione pubblica.

Il Girasole di Rispescia – Poggio Rispescia

PERCORSO AD ANELLO – LEGAMBIENTE – ENAOLI (GR)

Il percorso parte da davanti alla chiesa del piazzale ENAOLI e, con la chiesa alle spalle, si procede verso il viale di pini per svoltare immediatamente a sinistra nel vialetto pedonale che costeggia il piazzale stesso, la struttura ricettiva, fino a giungere al piazzale piastrellato e circondato di pini che rimane sul retro, dopo il quale si prosegue dritti mantenendo il piazzale a sinistra (SX) per poi uscirne e camminare sul terreno sottostante ai pini. Proseguendo si scende dal terrapieno e si svolta a sx costeggiando la struttura tra oleandri (sx) e cipressi (dx).

Si attraversa quindi la piccola pineta che ci troviamo davanti per accedere al PERCORSO NATURA indicato al fianco della cartellonistica sugli uccelli. Il percorso prende verso sx e troviamo panchine, cartelloni illustrativi, frecce indicatrici e cartellini con i nomi degli alberi. Si passa affianco ad alcuni serbatoi con il tappo verde e si attraversa un vialetto che scendendo e risalendo, sempre sull’argine di un fossetto, viene indirizzato da una staccionata in legno per sfociare nel prato di un oliveto, nel quale si tiene la destra seguendo lo spazio tra le file degli olivi che ci troviamo davanti.

Dopo il dodicesimo olivo che contiamo sulla dx, si intercetta una sterrata che scende verso sx, la seguiamo per poi svoltare a dx dopo pochi metri e seguendola per poche decine di metri si giunge su una sterrata carrabile. Imbocchiamo la carrabile in salita verso dx e, quando arriviamo in cima alla via visibile fin dall’imbocco, la strada svolta verso dx e prosegue salendo verso Est. Quando si arriva al casotto Ente Maremma dell’Acquedotto del Fiora, voltandosi, lo sguardo si apre sulla vallata e da sx verso dx si osservano i Colli del Parco dell’Uccellina, la piana di Alberese, Principina e Castiglioni, i colli di Tirli e Vetulonia, con Buriano a mezza costa.

Con una grande curva si gira intorno al casotto e proseguiamo perpendicolarmente alla pendenza del versante (verso SW). Dopo una brevissima discesa, si svolta a sx e si riprende a salire. Dopo aver passato più tornanti, quando siamo di nuovo in direzione Est, voltandoci possiamo vedere nitidamente il mare e poco dopo di giunge sulla vetta di Poggio Rispescia, in cui è presente la cisterna di raccolta delle acque.  Dalla cisterna di raccolta delle acque, si procede verso Nord costeggiandola e tenendosela sulla sx, si prosegue dritti fino ad arrivare ad una rete di recinzione dei campi coltivati. Qui possiamo notare che, dopo l’ultimo cipresso, sulla dx, a bordo campo è presente un passaggio sui macigni fiancheggiati da piante di marruca, ginestra e pero selvatico. Si prosegue verso N, discendendo il crinale e camminando sul tappeto erboso naturale presente a bordo campo, con cisti, asparagi, anemoni, lecci, roverelle, olivelli spinosi, ginestre, marruche, sughere, lentischi e calendule selvatiche: una rappresentazione perfetta della macchia mediterranea di Maremma.

Giunti in fondo a questo versante del campo, si valica un passaggio presente nella recinzione e, svoltando a sx, si continua a costeggiare la macchia mediterranea e a scendere lungo il bordo del campo. In questo tratto, dopo aver preso verso NE, quando il boschetto ci costringe a svoltare verso dx, la pendenza diventa molto maggiore e si cammina sul seminato, anche quando, giunti sul fondo del campo, si riprende a camminare in piano con cisti, ginestre e lecci alla nostra sx.

(IN CASO DI PIOGGE ANTECEDENTI, QUESTO TRATTO RISULTA FANGOSO)

Si prosegue ai piedi del campo, fino ad intravedere sulla sx la strada asfaltata e, nel punto in cui è presente un passaggio degli animali selvatici, si passa il piccolo fosso, la rete di recinzione, l’angolo del campo adiacente e la scarpata a bordo strada.

(L’ultima discesa va affrontata sedendosi a terra per poter scendere in sicurezza sulla strada asfaltata.)

Adesso si prende a camminare verso sx, seguendo la strada e passando vicino ad uno stabile in mattoncini rossi. Questo tratto dura circa un chilometro e scende passando in mezzo a boschetti e campi. A bordo strada sono presenti tutte le piante prima citate. Si oltrepassa l’ingresso del Pod. S. Luigi, si costeggia una casa di fronte ad una fila di mandorli (ora -fine febbraio- in fiore) in direzione della Super Strada.

Poco prima della S.S., sulla sx troviamo un cancello verde con un passaggio pedonale di fronte ad un pino e sotto al sesto cipresso sulla sx. Si percorre la strada forestale sotto a lecci, sughere ed Eucalipti e, dopo circa 100 m, su di una curva, a sx della strada forestale, parte una strada carrabile un poco più stretta. Quando questa strada si apre su di in campo, di fianco ad un vigneto, sulla sx vi è una grande postazione di arnie di api da miele.

Si prosegue verso il vigneto e, giunti all’ottavo filare, si svolta a sx salendo il versante ed entrando nell’oliveto. Si costeggia il fossato appena valicato, parallelamente alla sterrata, si attraversa una macchietta di finocchio selvatico e si prosegue salendo finché, non lontano da un altro palo della luce, si raggiunge il piano. A questo punto si svolta a sx entrando tra due file di olivi anche secolari e, salendo lungo la pendenza massima, dopo il sesto olivo, a dx si ritrova la sterrata percorsa precedentemente e la si riprende scendendo verso dx e tornando a dirigerci verso l’ENAOLI.

Quando, alla fine della dritta, si giunge davanti ad alcuni silos cilindrici, si svolta a sx per rientrare nell’oliveto e dopo il primo bivio a sx, che passiamo, si prosegue per 4 olivi ancora, dopo i quali si svolta a sx per attraversare due file di olivi prima di riprendere verso dx e andare quindi incontro alla struttura dell’ENAOLI. Nei pressi della struttura si svolta a dx, costeggiandola, scendendo le scale, passando sotto ad un porticato per poi giungere nuovamente nel piazzale antistante la chiesetta da cui siamo partiti che ci rimane in fondo a dx.

Canale Monterano – Manziana

LA VIA DEL CINEMA 

CANALE MONTERANO-QUADRONI-BOSCO MACCHIA GRANDE-MANZIANA

INTRODUZIONE 

La via del cinema segue idealmente  il lungo rapporto intercorso tra l’arte cinematografica e i paesi della nostra zona. Canale Monterano, Manziana, Oriolo, Bracciano; tutte le cittadine protagoniste di questa e delle nostre precedenti mappature hanno ospitato set cinematografici. Grandi registi come: Leone, Monicelli, Corbucci, Bolognini, Alessandrini, hanno usato e apprezzato le nostre scenografie naturali. Tanti i titoli: Pinocchio, Il Marchese del Grillo, La signora delle camelie , Waterloo, Brancaleone alle crociate, Altrimenti ci arrabbiamo, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Ben Hur, Il vangelo secondo Matteo, Il tormento e l’estasi, Django e infiniti  altri.

Il percorso  parte da Canale Monterano, attraversa il versante sud di Monte Sassano (Monte Calvario)  per poi  scendere  al borgo di Quadroni  e dopo un lungo  giro  nel bosco di Macchia Grande,  raggiungere Manziana. I due paesi non distano molto tra loro, circa 3km per via direttissima, ma il seducente tema di questa mappatura ci permette di allungare il tragitto per un totale di 13km circa.  Cammin facendo  assaporiamo paesaggi usati come location di film, serie tv, pubblicità. Una natura ricca, dove emergono  tracce archeologiche di una storia antica, ma  anche i resti di vestigia archeologiche industriali- legate a un recente passato – che, in contrasto con il naturale paesaggio circostante, hanno il sapore di una installazione di arte contemporanea. 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il gelo di questa giornata ci fa trovare la fontana di Piazza del Campo a Canale – da dove partiamo per il nostro percorso-  fiabescamente adornata di stalattiti di ghiaccio. La fontana ottagonale originariamente era posta  sulla piazza di fronte la chiesa di S. Bonanventura  a Monterano dove ora la sostituisce una copia. Oggi non temiamo il freddo e partiamo per il nostro itinerario lasciandoci il comune alla nostra sinistra e prendendo Via Filippo Turati di fronte a noi. La cortissima via si percorre in fretta e giriamo a sinistra, su Via dei Monti. La strada è  in salita, non molto lontano vediamo un crocifisso all’altezza del quale teniamo la destra prendendo Via Cesare Battisti. Sempre in salita costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Come spiegato in una precedente mappatura (vedi mappatura Canale-Oriolo), i castelletti qui a Canale sono dei piccoli insediamenti di case nati per ospitare i coloni. Se si entra nell’aia di questo si può vedere il monumento ai caduti nel tragico bombardamento del 44. Andiamo avanti ancora un poco  fino ad arrivare a Piazza della Riccia. Lasciamo la semplice piazzetta continuando dritti per Via del Fico. La strada di fatto attraversa il versante sud di Monte Sassano, è asfaltata ma non molto trafficata ed è piacevolmente  panoramica. Di fronte a noi vediamo in lontananza il lago di Bracciano e dietro le cime innevate dei monti. Passiamo a fianco ad un piccolo lavatoio e qui, ci racconta un componente del nostro gruppo, veniva da ragazzo per approvvigionarsi d’acqua con un asinello. Un immagine evocativa di altri tempi anche se in realtà non sono passati molti anni. Facciamo pochi passi quando sulla sinistra notiamo due alti pilastri di confine-in muratura di pietra -che delimitano il territorio di Canale da quello di Manziana. Ora scendiamo un poco e ci troviamo  su un tratto  pianeggiante della strada dove  ci sono un gruppo di nuove villette aggrappate sulle pendici del monte. Qui ci fermiamo ad ammirare il bel  panorama che si apre sulla nostra destra Lontano vediamo il mare, coperto solo un po’  dai Monti Ceriti, riconosciamo il borgo del Sasso e l’inconfondibile sagoma di Monte santo e della rocca. Peccato che oggi sia tutto virato al grigio, anche il mare. Infatti qualche fiocco di neve inizia a volteggiare timidamente in aria, ma non interrompe il nostro cammino, anzi ci spinge a andare  avanti. Sotto di noi si distendono  ormai le case dei dintorni di  Manziana e arriviamo passo dopo passo alle prime case del   borgo di Quadroni, una frazione di Manziana costruita coi resti del antico borgo fortificato di Santa Pupa,che nel corso dei secoli fu abbandonato.

I CAPANNARI

Terra Etrusca e poi Romana, a fine medioevo in questa zona di boschi erano rimasti pochi abitanti e alcune capanne di boscaioli. Il ripopolamento avvenne intorno alla seconda metà  del’500, per volontà dei proprietari del tempo, l’Ordine del Arcispedale di Santo Spirito. Ai “capannari” se  ne aggiunsero altri provenienti da Marche ,Umbria, Toscana. Così nacquero i nuovi insediamenti :Manziana,Quadroni. E storia similare è quella di Canale , Oriolo, Montevirginio, paesi nati per ospitare coloni umbro -tosco- marchigiani. 

Ora siamo su Via Viterbo e all’altezza di una fontana addossata su un muro giriamo a destra, rasentiamo un lavatoio e andiamo dritti fino ad arrivare  a Piazza Valentini, la piccola piazzetta del borgo  dove si affaccia la chiesa di S. Maria del Carmine. Lasciamo la chiesa sulla nostra sinistra e giriamo a destra su Via Quadroni con  alcuni negozi. La strada si insinua tra le case  e scende  fino ad arrivare ad uno stop, di fatto usciamo dal borgo.

Attraversiamo Via Canale-la strada che porta a Canale e poi a Tolfa – e continuiamo dritti su Via Poggio della Torre. Andiamo avanti su questa  tranquilla strada fiancheggiando prati e case sempre più rade. Il toponimo di questa via deriva dall’antico villaggio che sorgeva in questa zona, il castrum Poggio della torre,che divenuto  possedimento dei prefetti di Vico-XI sec. prese il nome  di “Sancta Pupae”. Proseguendo, la strada scende e vira a destra. Ormai siamo al limitar del bosco, in fondo vediamo un casale  e sulla nostra destra costeggiamo una rupe dove si aprono una serie di ipogei il più grande dei quali-l’ipogeo di S.Pupa- è protetto da una staccionata in legno .

S.PUPA

La lunga grotta artificiale, leggermente  in salita, è Inizialmente  molto vasta  e  il soffitto scavato nella roccia, è volta bottato. Prende  luce dal cosiddetto”occhialone”, un pozzo aperto sul prato sovrastante. La parte finale della grotta – che in totale misura 130m-è un ambiente più raccolto e nelle pareti ai lati sono state scavate una fila di nicchie .L’uso e la datazione dell’ipogeo non sono stati del tutto chiariti; ma qualche appassionato studioso ipotizza che le nicchie in fondo alla grotta fossero utilizzate come sepolture.

Passato l’ipogeo ci dirigiamo verso il casale dell’Università Agraria recentemente restraurato;”la casetta del guardiano “. Vicino c’è il fontanile della porcareccia. Continuiamo sulla strada – ormai sterrata – e arriviamo a un cancello in ferro,a sinistra. È una delle entrate della Macchia grande di Manziana,l’entrata della “Porcareccia”. Il cancello va  rigorosamente richiuso, nel bosco è consentito il pascolo di bovini. Passiamo un ponticello su un fosso e subito troviamo due sentieri divisi da un largo prato. Un cippo in pietra Manziana (una ricercata pietra del posto) ci dice che siamo a “Larga delle canepine”.Qui un tempo veniva coltivata la canapa, e Larga è un termine gergale per indicare un vasto prato all’interno del bosco. Un pannello esplicativo ci racconta  del tema della nostra mappatura e recita:”Macchia grande nella storia del cinema e della televisione”.Leggiamo così tra le tante, che la Macchia  è stata la location perfetta per tanti spaghetti western. E ci sembra quasi che Clint Eastwood possa uscire dal bosco cavalcando da  un momento all’altro.. ma il resto lo lasciamo leggere e scoprire a chi seguirà la nostra mappatura. Il sentiero a sinistra in salita, porta al prato più bello e conosciuto del bosco”Larga Camillo”ma noi prendiamo il sentiero a destra  segnato anche come sentiero del Bologno ” D ” in rosso. Allunghiamo il passo tra gli alberi ormai spogli; le specie predominanti  sono cerri e farnetti, ma troviamo anche aceri campestri,carpini bianchi,agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 h e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che resta di una selva molto più grande ” Selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. Oltre la flora citata troviamo un sottobosco ricco di felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat:volpi, tassi, scoiattoli, istrici, donnole, moscardini, ghiri, martore. Numerosi gli uccelli:beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri. Il cerambice delle querce,il cervo volante,e la cassandra tra gli invertebrati.  Il bosco ricade nella zona a protezione speciale”Comprensorio Tolfetano Cerite Maziate”ed è proprietà dell’Università Agraria che gestisce i diritti di uso civico.

Sui nostri passi incontriamo un’ edicola  campestre dedicata  alla Madonna della grotta del Sempione. Più  avanti ecco un prezioso punto d’acqua, il Fontanile Larghi della mola. Ora dal fontanile lasciamo il sentiero rosso e proseguiamo dritti sul largo sentiero giallo “B” (il sentiero dei fontanili) fino al limitar del bosco. Ci troviamo ora su un’ampia sterrata- Via della mola – all’altezza di una grande curva, ma noi proseguiamo dritti per qualche decina di metri e poco prima di un ponticello – con una griglia di tubi metallici a terra (cattle grid)  – scendiamo a sinistra lungo il prato(“Larga delle fontanelle”). Costeggiando dei recinti in legno per il bestiame, incontriamo poco più giù un tratto ben conservato di un diverticolo  della via Clodia. L’effetto della antica via posata sul prato è veramente suggestivo. Un pannello esplicativo racconta la storia e qualcosa ora raccontiamo anche noi.

VIA CLODIA E PONTE DEL DIAVOLO 

Questa antica via che attraversava i nostri territori era detta anche “Via delle terme” perché toccava varie località termali ed era usata dalle truppe Romane  proprio per usufruire dei bagni termali- in funzione sanitaria – al rientro  dalle campagne militari. Questo diverticolo infatti si dirigeva verso  le terme di Stigliano dopo aver attraversato il vicino ponte del Diavolo. Per visitare il ponte occorre tornare al ponticello su Via della mola, passarlo e fatte poche decine di metri entrare in un cancello nero (il secondo a dx, generalmente chiuso con fil di ferro .Entrati troviamo un’altro pezzo di strada basolata. Si Percorre tutta e poi  si scende verso il fosso della mola. Tenendoci a destra troviamo i primi resti del ponte,proseguendo si può arrivare sui bordi del fosso e ammirare il ponte dal basso, se la vegetazione lo consente. La struttura ,costruita un età repubblicana (fine II sec. a. C prima metà sec. I a. C,)è una delle opere più maestose di quel periodo:alta 11m, lunga 90, larga 6, costruita con una sola arcata, consentiva di superare il fosso e una piccola vallata. Un ponte- viadotto per facilitare il transito mercantile e militare.

Camminiamo sui basoli come antichi viandanti fino a riprendere Via della Mola. Naturalmente andiamo a destra  sull’ampia strada sterrata che rientra nel bosco. Proseguiamo fino   un cartello -vicino a un cancello verde- a che ci racconta dell’archeologia nella Silva Mantiana. Il sentiero “B” continua  a sinistra  fiancheggiando  una recinzione e affiorano qua e là ancora i basoli  dell’antica via. Spinti da un nevischio ora più insistente arriviamo  al cancello di Via di Mezza macchia. Anche qui  ci attendono dei pannelli esplicativi .Uno del progetto Life ci informa  che se usciamo dal cancello, in direzione sud-est, Via di mezza Macchia ci porta verso il casale delle Pietrische, Pian Curiano  ma anche al Monumento naturale della Caldara. Il cartello dell’Università Agraria  ci spiega “L’utilizzo del legname nella tradizione locale”.Ci troviamo a “larga Incotti” e qui il sentiero “B” si unisce al sentiero “A” (verde/sentiero degli alberi monumentali). Prendiamo quindi Via di mezza macchia in direzione nord-ovest, seguendo i due sentieri fino al Fontanile del Bottaccio.I sentieri si dividono, noi continuiamo dritti sul sentiero “B” che seguita su via di mezza macchia, la strada più conosciuta e frequentata del bosco, un vero corso naturale per podisti, camminatori , bikers, sportivi in genere, cani con i loro amici bipedi.

La neve, leggera, ancora ci accompagna quando arriviamo al bel fontanile Testa di Bovo circondato da una mandria di mucche guidate da un placido toro che non si cura né della neve che cade né dei viandanti. Poco più avanti passiamo sui tubi di ferro della cattle grid, per arrivare alla zona pic nic in prossimità dell’ingresso principale del bosco. Facciamo  ora una deviazione per visitare la zona industriale – mineraria dismessa, quindi entriamo nell’area pic nic  alla nostra destra e l’attraversiamo per seguire un sentiero che ci porta brevemente a un cancello di legno chiuso. Un passaggio al lato ci consente di entrare facilmente e il recente recupero dell’area mineraria ci permette – con le dovute attenzioni – di visitare il singolare sito.

La strada ora scende sulla nostra destra e attraverso gli alberi possiamo scorgere la grande conca del laghetto della solfatara. Passiamo davanti a quel che resta di un grande fabbricato industriale e arriviamo sul bordo del laghetto ormai asciutto. Gli alberi del bosco gli fanno da corolla e al suo interno ammiriamo un’intrigante struttura metallica, che persa la sua funzione di macchinario dell’opificio, si è trasformata nel tempo, così ci sembra, in land art, ovvero in una scultura di arte contemporanea in ambiente naturale. Il velo di neve caduto – qui dove può nevicare una o due volte l’anno – rende tutto un po’ surreale e magico.

Torniamo sui nostri passi, costeggiamo il fabbricato, decorato e colorato da writers della zona e ci colpisce piacevolmente questa curiosa, sinergica complicità, tra street art, archeologia industriale e un’ ambiente naturale così prezioso…

Ci dirigiamo  verso la vecchia ciminiera, totem in mattoni che sfida  in altezza gli alberi vicini e un casale restaurato, ora  sede di eventi. A lato dell’edificio c’è un cancello in legno,ma generalmente è aperto solo in occasione di  feste e eventi  organizzati dall’Università Agraria- l’ente che gestisce le terre comuni, compresa quest’area.

LE TERRE COMUNI E GLI USI CIVICI

La gestione collettiva delle terre fa parte della storia antica dell’umanità. Nelle società primordiali la proprietà individuale era una rarità,l’economia era basata su una forma di proprietà collettiva. Un esempio sono le antiche società matriarcali dove esisteva il diritto di usufruire della terra per lavorarla,ma non di possederla. Nell’economia matriarcale l’immagine-guida è la stessa madre terra e la condivisione e il dono dell’abbondanza erano e sono valori assoluti. Con il tempo e l’evoluzione in società più complesse l’utilizzazione dei beni comuni hanno preso la forma di usi civici -su terre di origine feudale – diritti che spettano a ogni residente come membro della comunità, diversificati in usi specifici:diritto di legnatico, fungatico,semina,pascolo e altro. Nel caso specifico gli usi civici già esistenti aumentarono con l’acquisto – nel 1889- della tenuta della Manziana  -fino a quel momento appartenuta all’ Ordine dell’Arcispedale del Santo Spirito-da parte delle originarie famiglie dei “capannari”  organizzatesi in associazione, l’Università agraria. Questo grazie ad una disposizione di legge che permetteva alla popolazione dell’ex Stato Pontificio l’acquisto delle terre.  

Prendiamo il sentiero a sinistra  del cancello,  che però ci accorgiamo  non essere molto usato, quindi non molto agevole, riusciamo comunque, schivando qualche rovo, a ritornare al cancello con il passo (è consigliabile  ripercorrere la stessa strada dell’andata già dal casale). Riprendiamo il sentiero che porta all’area  pic-nic e all’uscita del bosco. Ora ci troviamo sulla trafficata Braccianese -Claudia, andiamo a sinistra- qui diventa Via dei platani-passiamo davanti ad alcune attività- segnaliamo Il panificio di Manziana e Il Bar dei Platani per una sosta ristoratrice dei viandanti – fino ad arrivare al cimitero del paese. Ora attraversiamo la strada per imboccare Via IV novembre, passiamo davanti al cinema Quantestorie e giriamo a sinistra su Via Tito Salvatori. Ormai ci troviamo nella parte centrale di Manziana, qui caratterizzata da villini e case costruite durante il secolo scorso. La via si immette sul Corso principale del paese, Corso Vittorio Emanuele,giriamo a destra per raggiungere poco più avanti Piazza Tittoni, il punto di arrivo della nostra mappatura.

La piazza, dominata dalla facciata della chiesa di S. Giovanni Battista e da quella di palazzo Tittoni si affaccia, con i suoi giardini, su una vallata boscosa che termina sul lago di Bracciano. La vista spazia sulle colline dei monti Sabatini e l’acqua argentea del lago mentre ancora  qualche fiocco di neve turbina nell’aria e si posa sulle pietre della fontana disegnata dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino. E qui su questa piazza, ai tempi d’oro delle grandi produzioni cinematografiche, si assembravano le aspiranti comparse – generalmente cittadini di Manziana e dei paesi vicini – poiché il punto di appoggio/logistico per le troupe era la “Trattoria da Ottavio”, che diventava nei giorni delle riprese, camerino/mensa/ufficio per il personale della produzione,  il regista  e gli attori più importanti, luogo dove venivano scelte e poi pagate giornalmente le comparse.

E alle tante comparse locali  rimane il ricordo di aver vissuto dall’interno, il magico del mondo della celluloide, come in un sogno dentro un’altro sogno.

Voltri – Arenzano

Due i principali motivi che ci conducono lungo questo percorso:

1) l’esigenza pratica di trovare una via in gran parte disconnessa dal traffico motorizzato, alternativa alla “passggiata/marciapiede” a lato mare dell’Aurelia, la cui percorrenza diventa sicuramente poco fruibile nei mesi estivi a causa dell’enorme quantità di traffico (e confusione) generato dall’afflusso verso le spiagge.

2) la lettura “storica” del percorso, ideato seguendo il toponimo “Via Romana” presente sulle carte, sfruttando il più possibile la “mezza costa”, garantendo se non altro qualche bello scorcio sulla parte occidentale del golfo di Genova, con vista fino a Capo Noli. Purtroppo non si può non notare la stonatura derivante dai danni creati al territorio sia dall’urbanizzazione che dall’incuria. La presenza dell’autostrada diventa talora “soffocante”; i più esperti potranno, lungo il percorso, anche soffermarsi sulle differenti tecniche costruttive (e relativo inserimento nel paesaggio) di ponti e viadotti, dal medioevo sino agli anni ‘80 del secolo scorso.

La strada percorsa trattasi comunque di una via medioevale, il cui attuale toponimo deriva quasi sicuramente dal termine “romanico” anzichè “romano”. Difatti le principali arterie viarie da e per “Genua” furono costruite a partire dal 160-148 a.c (Via Postumia; successivamente Via Aemilia Scauri/Julia Augusta 100-13 A.C.). Le comunicazioni tra gli insediamenti rivieraschi avvenivano infatti prevalentemente via mare.

Note: prestare attenzione alle difficoltà intrinseche del percorso (attraversamento di corsi d’acqua, frane, mancanza di parapetti) nonchè all’attraversamento di proprietà private, anche se non delimitate (buona norma rimane chiedere permesso: di solito non viene negato). Il presente percorso viene citato già dal sito www.liguriabike.it (2002) e da un interessante libro “La Via della Carta”, SAGEP Ed. 1991

Descrizione:

da Piazza Sebastiano Gaggero volgi verso il bagnasciuga; dopo aver aggirato l’edificio sede delle Poste Italiane (alla tua destra), imbocchi la bella passeggiata “Roberto Bruzzone”, di recente costruzione, che spicca per la piacevole pavimentazione in legno. Procedi sempre adiacente alla spiaggia sino a risalire in largo Dall’Orto, ove incontri la Via Aurelia all’uscita occidentale del centro abitato. Dopo aver attraversato la strada, proseguendo sempre verso ponente, volgi verso monte all’imbocco della Via Romana di Voltri (progr. 800m). Noterai che una scalinata ti permette di evitare il primo tornante. Salendo, procedi sempre lungo la strada principale, ancora asfaltata, fino ad oltrepassare un caratteristico ponte ad arco ribassato, dalle fattezze molto antiche. Una seconda scalinata ti permette di evitare il successivo gomito. Ignori la rampa che sale alla chiesa di Sant’Eugenio; dopo qualche decina di metri la strada prende il nome di “Via Nuova di Crevari”: alla tua sinistra si stacca in piano una deviazione che continua, con il nome di Via Romana di Voltri, tra alcune abitazioni (progr. 1.75 km, 65 mslm). Successivamente diviene uno stradello in parte asfaltato, in parte invaso da sterpaglie, che prosegue tra le due carreggiate dell’autostrada, fino a terminare sottopassando il viadotto della carreggiata “Nord”, per salire con una ripida scalinata in parte inerbita. Al termine, il sentiero prosegue alla sinistra, in lieve salita fino a sorpassare l’imbocco della galleria autostradale. Ancora procedendo lungo un viottolo a “mezza costa”, tra orti e rada vegetazione, si raggiunge il successivo gruppo di case, ove il sentiero termina con alcuni scalini che, sulla sinistra, scendono per incontrare l’asfalto (Via L. Gainotti). Sali sulla prima rampa asfaltata che incontri sulla destra per guadagnare una strada più ampia, che segui alla sinistra (progr. 2.75km, 100 mslm). Oltrepassi un ponte e dopo una breve ma ripida salita scendi mantenendoti alla sinistra: ove termina l’asfalto incontri un viottolo, che scende a fianco della carreggiata autostradale “Sud”, sottopassandola alla sinistra. Inizia un tratto molto panoramico, quanto potenzialmente pericoloso in quanto a strapiombo (circa 70 metri di altitudine sul mare) sulla sottostante Aurelia, lungo il breve promontorio che precede l’insenatura di Vesima. Scendendo su sentiero, giungi infine a reincontrare l’asfalto, per l’appunto in Via Vesima (progr. 3.8 km), nei pressi dell’antico nucleo abitato, collocato un poco più a monte rispetto alla spiaggia. Procedi in salita fino al punto in cui la strada è interrotta da una sbarra: scendi quindi sulla sinistra fino ad attraversare un rio, nei pressi di un antico quanto interessante “scheletro” di una filanda. Sali salla sinistra, ancora su asfalto, fino a passare accanto alla base di un viadotto autostradale, per procedere lungo un tratto sterrato, che con qualche saliscendi, affianca ancora l’autostrada. Ignorando alcune deviazioni secondarie e generalmente sbarrate, prosegui lungo un sentiero fino a scendere per attraversare il rio (fossa Luea) successivo. Questo passaggio molte volte è stato trovato in pessime condizioni o per l’eccesso di acqua o per la presenza di movimenti franosi: occorre prestare estrema attenzione. Giungendo nuovamente su una strada asfaltata è necessario scendere per qualche metro fino ad un bivio sulla destra in salita (progr. 5.4 km, 45 mslm), ove il percorso è chiuso con alcuni blocchi di cemento ma è ben praticabile a piedi o in bici. Segui una ripida salita costituita da rampe cementate che risalgono, con vista “interessante” sui viadotti autostradali, fino ad un pianoro a quota 100 mslm circa, ove trovi uno sterrato sulla sinistra cha affianca una pista da motocross e prosegue in direzione ponente. Reincontri l’asfalto nei pressi delle prime abitazioni, ove svolti a destra per sovrapassare la galleria autostradale, giungendo in loc. Terrarossa di Arenzano. Un tratto rettilineo inferiore al chilometro ti riporta sopra l’ennesima galleria autostradale . In questo punto (progr. 7 km, 90 mslsm), prima dell’inizio della discesa, svolti a destra lungo uno sterrato in salita, tenendo la sinistra dopo pochi metri, su un tratto pianeggiante ed inerbito. Arrivi nei pressi di uno sbancamento (alcuni edifici in costruzione): in questo punto, prima del cantiere, un cartello in legno indica un sentiero “Via Romana” che inizia a scendere tra la vegetazione (necessario prestare attenzione ai successivi bivi, poco evidenti: tenere dapprima la destra, successivamente la sinistra in discesa in un bosco di pini). Giungi nuovamente su asfalto in corrispondenza di una strada in discesa (progr. 7.72 km) che sottopassa nuovamente l’autostrada. Al termine di un breve rettifilo in discesa l’ennesima indicazione “Via Romana di Levante” indica la direzione (destra) da seguire. Un viottolo in discesa conduce presso il Santuario di N.S delle Olivete. Ancora seguendo “Via Romana di Levante” scendi alla destra della chiesa (rispetto all’uscita) su una larga scalinata fino a giungere su una strada asfaltata (Via Torino) nei pressi dell’attuale ferrovia. Seguendo l’itinerario urbano Via Torino – Piazza Servetto – Via Vittorio Veneto – Via Olivete giungi in pieno centro ad Arenzano , nel punto (Via Verdi) che coincide con la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio.

Carezza – Rifugio Pederiva

Il percorso

Muovendo i primi passi dall’ingresso del noto Grand Hotel Carezza, posto lungo la statale n.241 per Bolzano,  dirigersi lungo la parte alta della  valle in direzione del passo Costa Lunga. Dopo circa 45′ di cammino lungo i diversi tracciati che costeggiano la strada principale,  giungere al passo a 1.745 s.lm. e girare a sinistra appena superato il primo bar “Locanda Rosengarten” incontrato sul lato sinistro della strada. Da questo punto sarà ben visibile la palinatura rossa e bianca del sentiero N. 548 che non si abbandonerà più per circa 1h30′-2h a seconda del passo tenuto.

La Baita Marino Pederiva è situata sulla Sella del Ciampaz a quota 2.275 m. s.l.m. nel mezzo del gruppo del Catinaccio. Si trova ai piedi del magro fascio delle Torri Meridionali del Vaiolet emergenti da un gran groviglio di pietre, sassi e rocce.

Celzi – Borgo Castello di Forino

Il percorso:

Si parte dalla statale 88 e precisamente dalla frazione Celzi del comune di Forino, andando in direzione sud/sud est si sale verso la collina Castello percorrendo l’unica parte asfaltata.  La strada in salita costeggia una piccola pineta con delle piccole aree picnic (foto1). Appena finita la pineta si può intravedere il piccolo Borgo medievale  ormai abitato da poche famiglie (foto2).
Da questo si può fare un piccolo giro tra le stradine del Borgo.

http://www.salutidaforino.it/sdForino_0073.htm

Ove si comincia da qualche anno a rivalutare le proprie strutture (foto 3,4,5), poche famiglie e una forte attività contadina (foto6). Ed ecco, nella parte più alta del Borgo si sente il rumore  dell’acqua, un acquedotto. Quello romano? No acquedotto Forino Contrada molto più recente, (foto7) finanziato dalla cassa del Mezzogiorno nell’anno 1954. Si riprende il percorso è in direzione Nord/ovest verso il comune di Contrada, la strada è un vecchio percorso comunale in pietra che costeggia il versante Sud del monte Bufoni (foto 8,9,10), è in lieve discesa si giunge al pozzo di controllo dell’acquedotto ma nel comune di Contrada. (foto11)

A questo punto si può scegliere di visitare il paese Contrada che si sviluppa sulla Ss88 usufruendo della stessa statale per ritornare al punto di partenza, altrimenti continuare il percorso che si indirizza verso la cima del monte bufoni. Una cima a portata di mano  e una volta giunti al punto massimo si scorge sia la piana di Forino (foto12) e sia il comune di Contrada (foto13) . Conquistata la cima si scende verso il Borgo Castello sito a poche centinaia di metri è riprendendo nuovamente la strada in pietra, dopo un po’ di fuori pista, si ritorna sullo stesso percorso che si abbandona subito attraversando un grosso Castagneto (foto14) che scende fino a valle incontrando di nuovo la strada asfaltata è la statale 88.

Meluno – Vandoies di Sotto

DESCRIZIONE:

Il percorso è diviso, per comodità, in due tappe.

Tappa 01 (20 Km per 5h 30’)

Il piccolo centro di Meluno (Milland) è una frazione che si trova nel settore meridionale della città vescovile di Bressanone. Situato a circa 900 mt di altitudine, offre al camminatore una bellissima vista panoramica sulla città, sul Renon a sud e sulle Alpi dello Zittertal a nord, e risulta essere anche un ottimo punto di partenza per l’itinerario, vista la presenza della bellissima CHIESA S.MARIA AM SAND posta in posizione privilegiata, su di un altura isolata ai bordi della frazione, facilmente raggiungibile anche con l’automobile o il bus, a pochi minuti dal centro di Bressanone. Dopo la visita alla chiesa, iniziare quindi la giornata di marcia, discendendo dalla collina sull’unica asfaltata rettilinea (Salita alla chiesa) in mezzo ad un campo di granturco e a uno di mele, puntando l’antico maso 300 mt più in basso, edificio storico dai grandi volumi e con il tetto spiovente a tegole e baldacchini, risalente al XIII sec. la residenza Karlsburg.

Superare l’edificio tenendoselo alla propria sinistra e raggiungere il bivio per imboccare a destra la piccola Via Milland che si seguirà per circa 600 mt, camminando fra piccoli edifici privati fino a congiungersi, più in basso, con la principale Via Plose. Percorrerla verso destra fino a raggiungere con altri 600-700 mt una grossa rotonda dalla quale imboccare Viale Mozart che in pochi passi, attraverserà il Fiume Rienza su di un largo ponte stradale, oppure, continuare dritto alla rotonda ancora per 500 mt su via Plose, fino a raggiungere e attraversare la passerella pedonale del Ponte Widmann. In questo punto, si supererà anche il piccolo istmo finale di terra, incastrato nella congiunzione fra il fiume Isarco e il suo affluente Rienza, ma in entrambi i casi ci si ritroverà sulla riva del centro storico di Bressanone, a pochi passi dal Duomo e dall’area pedonale. Prendendo in entrambi i casi come riferimento la passerella Widmann, imboccare la piccola stradina che alla fine di essa si snoda sulla destra, Via del Seminario, per raggiungere in non più di 500 mt, camminando al di sotto dei primi begli edifici storici del centro cittadino, all’imponente facciata a tempietto color ocra e rosa antico del complesso del Seminario Maggiore di Bressanone. Accedervi, in maniera libera e gratuita, per visitare la CHIESA DELLA SANTA che occupa tutta la parte posteriore del complesso settecentesco, una volta attraversato l’austero cortile quadrato posto nel mezzo. Terminata la visita, uscendo dal seminario a ritroso sui proprio passi, ci si troverà a poca distanza dal vivace centro cittadino, ricco di negozi e locali circondati dalla bella cornice di facciate in classico stile austiraco. Il duomo di Bressanone intitolato a Santa Maria Assunta e San Cassiano merita una deviazione dal percorso per una visita alle belle navate barocche, al chiostro e agli affreschi del maestro Paul Troger. Il duomo è affacciato, insieme al bel municipio, sulla piazza centrale di Bressanone, da sempre, cuore della vita cittadina. Per proseguire e abbandonare Bressanone, percorrere la stretta via ciclopedonale a ridosso del fiume Isarco, proprio alle spalle del seminario, Via della Ghiaia, per poi attraversarlo dopo circa 200 mt (raggiunto l’albergo Golden Adler alla propria sinistra), percorrendo il Ponte Aquila che porta di fronte ad alcuni edifici storici della parte vecchia della cittadina, ai piedi della prima altura da affrontare. Proprio alla fine del ponte, un’antica casa cantoniera, dipinta di bianco e circondata di aiuole fiorite, offre su una parete una serie di indicazioni per i camminatori, alcuni dei quali antichi e scritti a mano. Superarla andando dritto e seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.1 in direzione Elvas affrontando poi alcuni tornanti in salita sull’asfalto, nel mezzo di un sobborgo fatto da silenziose case private e antichi alberghi in legno. Raggiunto dopo circa 300 mt un forte tornante che sale a sinistra, abbandonare la principale per imboccare, poco prima della curva Via Castel Lago sulla destra, stretta ed asfaltata. Dopo altri 250 mt, porre attenzione all’imbocco del sentiero sterrato che con alcuni scalini si alza fra la vegetazione a sinistra, sempre sulla traccia n.1.

Si inizia così la salita lungo le pendici meridionali del colle Pinatz. Dopo circa 15 minuti, raggiungere un piccolo piazzale panoramico con parcheggio alla propria destra nei pressi di un grande crocefisso ligneo nascosto nella siepe di una villa privata per poi continuare sulla sterrata in direzione Elvas /Naz, ignorando la cartellonistica degli altri sentieri verso sinistra. Seguire quindi il sentiero costeggiando alcuni meleti e un curato muretto a secco, fino ad incontrare parti di lastricato prova tangibile dell’antica storia del tratturo, già noto ed utilizzato dalle popolazioni locali in epoca romana e medievale e, secondo alcuni ritrovamenti archeologici, forse addirittura nell’Età del Ferro. Prima di raggiungere la carrabile sterrata che conduce all’isolato borgo di Elvas, perdere qualche minuto per una deviazione a sinistra indicata dal cartello “Coppelle” lungo una stradina nel bosco che, in circa 5 minuti di cammino, porterà nei pressi di un sito archeologico fra i più misteriosi e affascinanti della valle. Si tratta del fenomeno detto delle Coppelle, gruppi di rocce piatte sulle quali, in epoca preistorica, furono scavati innumerevoli fori semisferici uniti da canalette di congiungimento, il cui utilizzo probabilmente a scopo rituale o astrologico, è a tutt’oggi non ancora del tutto chiarito. Tornare sui propri passi fino al sentiero principale e raggiungere quindi il paese di Elvas per attraversarlo fra casette e cascine, puntando la snella guglia rossa di un campanile.

Seguendo l’asfalto e le indicazioni del sentiero per Laugen/Naz, proseguire tenendo la destra in direzione di un paio di antichi alberghi in legno e continuare poi sull’asfalto della SP31/Via Laugen in salita fino a superare un ultimo albergo, più moderno, proprio alla fine del borgo. Subito appresso, in coincidenza di uno spiazzo ricco di cartellonistica e indicazioni, scendere sulla strada a sinistra per superare un praticello con tavoli e panchine e procedere dritto in direzione di un trivio, raggiunto il quale, girare a destra seguendo per Naz sullo sterrato. Tenere la sinistra ai due successivi bivi che s’incontreranno, il secondo del quale porterà in direzione di un bosco d’abeti dove intersecare in breve il sentiero n.10° da seguire sempre in direzione di Naz tenendo la propria destra. Dopo circa 10 minuti di cammino nel bosco silenzioso, attraversando il fitto labirinto di slanciati fusti, riguadagnare la luce del sole nei pressi di alcuni campi coltivati e dopo altri 10 minuti, costeggiare, tenendoselo a destra, uno specchio d’acqua artificiale rettangolare circondato da sponde alte un paio di metri. Raggiunto l’angolo opposto del laghetto, in leggera discesa dove s’incontrano alcuni sentieri, tagliare in obliquo il prato di fronte fra gli alberi di mele per raggiungere la stradina sottostante, SP31. Ben visibile, alla propria sinistra, un grande centro sportivo intorno a dei campi da calcio e isolato nel pianoro dal quale ci si allontanerà, con circa settanta passi a destra sull’asfalto, per poi  riprendere subito la traccia del sentiero che si dirige a sinistra esattamente in direzione opposta, cioè  verso i campi da calcio stessi.

Passarvi nel mezzo per poi sbucare sull’ampia curva a gomito della SP31 che si dirige verso il paesino di Naz, già visibile al fondo non più lontano di 1,5 km. Camminare così fra i meleti di quello che è noto come l’Altopiano delle Mele di Naz-Sciaves che, durante la stagione primaverile, diventa un vera e propria distesa di fiori bianchi che incorniciano i diversi paesini posti lungo il percorso. Seguire quindi il marciapiede dell’ampia strada per nulla trafficata fino a che non diventi Furstnergrasse per raggiungere il centro del paesino e attraversarne la piazza centrale che ospita il bell’edificio neogotico della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dal campanile costruito in quadri di granito e con la guglia a cupola rossa con lanterna.

Continuare dritto su Vicolo Schlosser lasciandosi la chiesa sulla sinistra e l’edificio del museo cittadino sulla destra per incontrare nuovamente la cartellonistica del sentiero n.1 questa volta in direzione Villa, dopo poco più 100 mt di cammino. Con altri 400 mt  si sarà fuori dal paese, di nuovo in mezzo ai meleti, dopo aver superato una piazzetta sulla sinistra posta di fronte ad un moderno auditorium/sala conferenze in vetro e legno. Abbandonare l’asfalto a favore della sterrata in ghiaia bianca che si innesta alla propria sinistra, dove la principale diventa Via St.Magdalena, anche indicata come Sentiero delle Mele in direzione del Biotopo Sommersurs, che si raggiungerà in circa 10 minuti di cammino. Costeggiare quindi, tenendosela sulla sinistra, la lunga staccionata che delimita l’acquitrino fitto di canne che danno riparo a diverse specie di uccelli lacustri, dell’area naturale protetta. Al bivio sul fondo, continuare sulla ghiaia della strada salendo verso destra sempre seguendo le indicazioni per Villa e raggiungere le poche case della frazione di Fiumes, in nemmeno mezzo chilometro di marcia. Giungere nel mezzo dell’abitato per svoltare sulla stradina a sinistra appena superata una pensilina degli autobus con di fronte, sul muro di un’abitazione, il grande affresco di un San Floriano che con la brocca d’acqua spegne l’incendio. Passare quindi ai piedi della collinetta sulla quale svetta la piccola Chiesa di Santa Maddalena, considerata uno dei luoghi di culto più suggestivi dei dintorni per la sua posizione isolata e che merita una breve sosta per una visita.

In pochi passi, seguendo la sterrata, raggiungere l’inizio di un altro bosco entrando così nell’area di Tutela Paesaggistica di Gola di Rienza, camminando poi per almeno 40 minuti nel silenzio più assoluto in mezzo agli altissimi fusti di abeti rossi inondati dalla luce del sole, godendo dell’atmosfera magica del parco. Porre attenzione a camminare gli ultimi 20 minuti nel bosco, dove il sentiero si butterà in forte discesa verso il fondo della gola perdendo 150 mt di quota in un breve tratto a zig-zag fra gli alberi. Giungere quindi alla fine del bosco, spuntando nei pressi di un grande pascolo sulla destra e andando a toccare una minuscola cappella bianca posta all’incrocio fra il sentiero e l’asfalto. Di fronte, sull’altro lato della valle, isolato sulla sommità di uno sperone roccioso a precipizio sulla gola, il Castello di Rodengo, piccolo e tozzo ma elegante fra le sue mura bianche che custodiscono al suo interno un prezioso ciclo di affreschi duecenteschi, tratti dal ciclo di affreschi forse fra i più antichi d’Europa. Girare a destra in discesa superando diversi capanni agricoli in pieno sole e un edificio bianco alla propria destra per poi, continuando a seguire a palinatura rossa e bianca, ridiscendere sempre più in basso su di una larga traccia erbosa fra i campi, che si dirige verso la gola del fiume Rienza, del quale già si sentono gorgogliare le acque nell’alveo roccioso. Giungere alla pedana di legno coperta per attraversare l’impetuoso corso d’acqua e al fondo, svoltare a sinistra sul sentiero in salita ben indicato come sentiero n.7 direttamente con la vernice sul legno del ponte. Coincidendo per un breve tratto con il sentiero n.1, questo percorso salirà per circa 25-30 minuti nel bosco ai piedi del castello, permettendo di riprendere quota fino a sbucare a 30 mt dall’ingresso ad arco della fortezza, preceduto da un ponte in legno.

Sul lato opposto, a sinistra, si apre invece un largo altipiano assolato, dove il profilo della Chiesa di Santa Maria Assunta si staglia in posizione leggermente elevata sulla strada, poco prima dell’ingresso a Rodengo. Continuando il rettilineo, e passando sotto l’isolata chiesa dal tetto spiovente e le facciate color rosa antico, si raggiungerà in circa 200 mt, il primo abitato del comune, quieto centro abitato e piacevole meta turistica, frequentata soprattutto dai motociclisti che si spingono fin qui. Il comune di Rodengo vanta il singolare primato di essere il secondo comune in Italia con la più bassa percentuale di persone che hanno l’italiano come proprio idioma naturale. Rodengo e la contigua frazione Villa, oltre che per il noto castello e la bella parrocchia, risulta essere un punto tappa ideale dove fermarsi per la notte, offrendo al viandante diverse soluzioni sia per il ristoro che il pernottamento. Dalla piazza centrale, poi, alcune linee di bus pubblici, ricollegano il paese con il resto della Val Pusteria e con il centro di Bressanone nel caso in cui si voglia ritornare a Meluno, punto di partenza della gita.

Tappa 02 (10 Km per 2h 30’)

Per il camminatore che invece voglia concludere la giornata presso la meta finale di Vandoies di Sotto, a pochi chilometri dalla più nota Rio Pusteria, basterà proseguire dritto sull’asfalto della via centrale e tagliare tutta la lunghezza del paese passando, più o meno a metà strada, di fronte ad una vistosa stazione dei vigili del fuoco sulla propria destra. Abbandonare quindi la statale che scende verso valle con un’ampia curva, seguendo su per il bivio in salita verso destra in direzione Nauders kirchsteig, ormai già all’ingresso della contigua frazione di Villa. Proseguire fino al curvone finale a destra, posto di fronte ad alcune basse palazzine residenziali, e superato l’Hotel Tirolerhof, abbandonare l’asfalto camminando sul percorso erboso posto proprio di fronte, in forte salita fra i prati.

Dopo circa un quarto d’ora, sempre più in alto su per i pendii, si raggiungerà un’altra frazione dal sapore decisamente più alpino, San Benedetto, e avendone superato i primi edifici, sbucare perpendicolarmente sull’asfalto della via centrale. Percorrerla girando a destra per circa 150 mt e girare poi lungo la prima via a sinistra riconoscibile grazie ad un piccolo fontanile al suo inizio, posto proprio di fronte alla semplice facciata color ocra della Chiesetta di San Benedetto, sull’altro lato della strada. Seguire quindi la strada in discesa incontrando le prime palinature del sentiero n.8A che si seguiranno anche al bivio posto davanti al bel fienile in legno posto al fondo del naturale avvallamento, girando a destra e puntando la salita su per l’assolato pendio coltivato a grano turco, in direzione Tritschboden/Kasserbrücke. Il sentiero passerà proprio nel mezzo del campo coltivato, in costante salita, facendo guadagnare 80-100 mt di dislivello e permettendo allo sguardo di correre sempre più sul sottostante altopiano con le case di Rodengo in primo piano, e il bel castello sullo sfondo, affacciato a sbalzo sul fiume Rienza.

Dopo un tratto di sentiero selvatico e non molto curato, si entrerà nuovamente in un bosco di abeti, sempre sul sentiero n 8A che non si abbandonerà più, per almeno 40 minuti, camminando tranquillamente nel silenzio, fra gli alberi. Raggiungere una carrareccia sterrata per congiungersi al sentiero n.3  che si seguirà tenendo la sinistra per raggiungere, sempre in leggera e costante salita, una quota di 1.200 mt superata la quale inizierà la discesa finale verso la meta della giornata. Porre attenzione ad abbandonare la carrareccia, seguendo la palinatura rossa e bianca (senza numero, ma sempre sul sentiero n.3) della malvisibile traccia che si butta nel fitto del bosco, in ripida discesa a sinistra. Il bivio è mal segnalato e poco evidente di suo e lo s’incontrerà dopo aver superato di qualche passo una caduta d’acqua dalle rocce sulla strada alla propria destra.

Inizia qui la lunga discesa che porta verso il fondovalle. In circa un’ora di cammino lungo un percorso di rettilinei e tornanti alternati nel bosco, si guadagnerà nuovamente la luce del sole, dopo aver perso 300 mt di quota e sbucando su di una stradina asfaltata, proprio di fronte alla curata facciata di un’isolata villetta tipo maso in legno scuro. Procedere per circa 50 passi sull’asfalto a destra, costeggiando lo steccato della casa, e dove finisce, porre nuovamente attenzione ad un passaggio mal segnalato e poco visibile. Continuare infatti sul prato che costeggia il fondo della recinzione svoltando a 90° a sinistra, in discesa. Si passerà così di fianco allo stagno artificiale all’interno della proprietà, e con quattro-cinque passi a scalino, si sarà nuovamente nello bosco sul retro dell’edificio privato. Affrontare seguendo la palinatura, l’ultima ripida discesa, che perdendo ancora 100 mt porterà sul fondovalle in mezzo a dei campi coltivati, ormai a poche centinaia di metri dall’imbocco del ponte stradale sul fiume Rienza. Attraversarlo per avvicinarsi sempre più all’abitato di Vandoies di sotto, posta poco più in alto sull’altra sponda del fiume e ormai distante non più di mezzo chilometro.

Raggiungere quindi il centro cittadino seguendo le indicazioni  e percorrendo l’asfalto di Via Priel. Superare l’alto sottopassaggio stradale che porta ad attraversare la carreggiata della trafficatissima E66/Via Val Pusteria. Seguire la strada per affrontare il rettilineo di Via J.A. Zoller, in leggera salita sul lato di una profonda canalina d’acqua affluente del Rienza, e giungere alle prime case. Tenere il lato destro  della strada e svoltare nel vicoletto a destra sull’angolo di un albergo. Le facciate della doppia CHIESA DELL’ANNUNCIAZIONE DI MARIA saranno visibili tra le basse palazzine una cinquantina di metri più avanti, e bisognerà salire alcuni scalini per raggiungere le chiese accedendo nel cimitero che le circonda.

Molto particolare risulta essere lo sdoppiamento della stessa parrocchia in due distinti edifici sacri contigui fra loro, con il più antico di base romanica, sopravvissuto per intero alla costruzione ex-novo dell’altro, nel 1750. Entrambe  le chiese, seppur di epoche diverse, custodiscono interessanti affreschi: trecenteschi ed attribuiti ai maestri Hans von Bruneck e Leonhard von Brixen quelli della chiesa vecchia a sinistra, e spiccatamente barocchi quelli dell’edificio a destra, del maestro Josef Anton Zoller.

Mirandola – Nonantola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.
Mirandola – (ciclabile Chico Mendez – via Camurana) – Camurana – (via Bruino) – Medolla – (via San Matteo) – Villafranca – (via Campana – via Roncaglio) – Staggia – (via Gallerana – via Prati Livelli – via Carrate) – Solara: 18,5 km – 4 ore
Mirandola è splendidamente collegata a Medolla con una lunga ciclabile intitolata a Chico Mendez realizzata sul tracciato di una vecchia ferrovia. Dopo aver percorso il suo tratto più bello e suggestivo, è possibile deviare verso est sulla via Camurana, dove l’antica pieve (le cui origini affondano all’VIII, sussidiaria dell’Abbazia di Nonantola) purtroppo è chiusa per il sisma, e da questa proseguire a sud verso Medolla. Se invece si prosegue sulla ciclabile si attraversa una zona artigianale non particolarmente bella, ma agevole. Da medolla si punta verso Villafranca, da cui inizia un tratto di circa 10 km fino a Solara, piuttosto bello paesaggisticamente, sostanzialmente privo di ombra e servizi (escluso l’attraversamento di Staggia), e quindi un po’ più impegnativo durante la stagione estiva. Attorno a Staggia, dove è possibile mangiare un boccone, sono presenti alcune ville signorili molto interessanti.
Solara – (Argine Panaro) – Bomporto – (Argine Panaro – via Zamberlane – via Paglierina – via Selvatica – via Gatti – via Prati) – Nonantola: 15 km – 3,5 ore
A Solara è possibile trovare ristoro, e se l’orario lo consente è particolarmente indicata una sosta al ristorante la Lanterna di Diogene, gestito in modo molto interessante da una cooperativa sociale legata ad un centro riabilitativo della zona.
Da qui in avanti si percorre integralmente l’itinerario della via Romea Strata Nonantolana che, proveniente dal nord Europa, si collega fino alla via Francigena e a Roma.
Il percorso sull’argine del Panaro è assolato e privo di fontane fino a Bomporto, quindi è consigliabile un cappellino e dell’acqua fresca. Al contempo attraversa i giardini di svariate e bellissime ville sei-settecentesche, tanto che qualcuno ha ribattezzato un po’ pomposamente questa zona come la “riviera del Brenta modenese”.
A Bomporto è molto interessante il sistema di porte vinciane che collega il canale Naviglio al fiume Panaro, e che permetteva alla città di Modena di avere una Darsena collegata ai traffici marittimi dell’Adriatico.
L’argine del Panaro dopo il ponte di Bomporto si presenta erboso e piuttosto piacevole da percorrere, anche se lo si lascia quasi subito per percorrere un lungo tratto fra aziende agricole e casali.
L’ingresso a Nonantola si svolge fra campi, zone umide e i resti della ferrovia Modena-Ferrara (la via Gatti era il vecchio tracciato dei binari che collegavano le due città estensi), e si entra con la visuale sulle belle absidi romaniche della Pieve di san Michele Arcangelo.
Da qui si raggiunge in breve l’antica e potente Abbazia, fondata nell’VIII secolo d.c., che nell’alto medio evo fu uno dei principali centri della cultura benedettina in Europa al pari di Canterbury e Cluny.

Ostiglia – Mirandola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.

Ostiglia – Revere – (via Cipolline) – Pieve di Coriano – Pelate – (SS12) – Ghisione – (SP36 – via Arginone – via Vignelle – via Borgo – SP 38) – Poggio Rusco: 16 km – 4 ore

Il cammino parte dalla bella città di Ostiglia, dalla quale appena attraversato il Po si raggiunge Revere, presso cui vale la pena fermarsi presso la Chiesa Parrocchiale e Piazza Castello. In breve si raggiunge la Pieve di Coriano, dove è quasi obbligatorio visitare la chiesa del XII secolo fondata dalla Contessa di Canossa. Da qui si riparte tra campi e canali e si raggiunge a metà mattina (dopo un tratto – purtroppo – sulla statale 12) l’oratorio matildico di Ghisione, con annesso bar-trattoria. A Ghisione si può decidere se continuare sulla statale per raggiungere Villa Poma, oppure deviare su stradine in mezzo ai campi in direzione sud (scelta assolutamente consigliata per la sopravvivenza del camminatore, ma anche per il panorama che spazia dalle alpi alla catena appenninica, nelle giornate terse) e raggiungere all’ora di pranzo Poggio Rusco, bel centro abitato con una piazza molto viva, e un bel viale di primo ‘900 in uscita dal paese.
Poggio Rusco – Stropazzara – (via Affittanza – via Argine nuovo) – Quarantoli – (via Punta – via Bruino) – Mirandola: 13 km – 3 ore
Il tratto fino a Quarantoli non presenta particolari emergenze, salvo due aziende agricole molto ben tenute ed organizzate, a ridosso del canale di Burana. Si presenta però come un tratto molto piacevole, in buona parte su strada sterrata (via Argine nuovo) e lontano dal traffico, che ben rende l’idea dei tradizionali percorsi lungo le vie d’acqua della bassa modenese. A Quarantoli finalmente è possibile trovare ristoro e ammirare la splendida e una volta potente pieve matildica, oggi purtroppo ancora gravemente lesionata dal sisma del 2012, e inagibile.
Dopo un altro tratto in campagna, mano a mano che i danni del terremoto si fanno sempre più visibili, si raggiunge finalmente Mirandola, antica e potente città rinascimentale, oggi purtroppo lacerata dal terremoto nel fisico, ma non nello spirito, a giudicare dalla vita del centro cittadino nonostante la presenza di numerosissimi edifici inagibili.

Masseria Facenna – Jazzo abbandonato

Il mondo della transumanza ha plasmato le tradizioni e paesaggi della Puglia. Anche il Gargano è stato interessato da questo fenomeno millenario che vede protagonista il rapporto simbiotico tra uomo e natura.

L’esperienza proposta consiste in un itinerario dalle mille sfaccettature che interessano tutti i sensi umani.
Si comincia nella Masseria Facenna, nel territorio di Carpino, dove sarà possibile assistere (e provare) alla produzione del caciocavallo podolico e della ricotta di capra garganica, entrambi prodotti a presidio SlowFood. Dopo una breve ma intensa colazione si partirà alla volta del tratturo, ancora oggi attraversato da greggi di capre garganiche e mandrie di vacche podoliche. Attraverso i profumi intensi delle erbe spontanee, alla base dell’alimentazione degli erbivori, ci si inerpica dalla piana di Carpino fino a quota 500mt per immergersi in un paesaggio incontaminato e un tempo fulcro vitale ed economico dei piccoli borghi del Gargano. La visione di terrazzamenti e masserie abbandonate si fonde alla vista panoramica che spazia dal Lago di Varano alle Isole Tremiti (fino alla Croazia nelle giornate più terse) creando un mix suggestivo e struggente al tempo stesso.

Il percorso

Il percorso manca di segnalazioni, non è un sentiero turistico insomma, ma è usato dai pastori per cui non ci sono riferimenti precisi a parte macere e pagliai abbandonati (una sorta di trulli). Si consiglia di usare il gpx per orientarsi.

Il primo tratto si sviluppa all’interno di un antico tratturo segnato, ai lati, dalla presenza di “macere”, agli antichi muretti a secco pugliesi.
Una volta terminato il tratto iniziale bisogna scavalcare il muretto a secco e proseguire verso la cima della collina fino a scavallarla. Si aprirà dinanzi a voi uno scenario incredibile. Proseguite ancora in direzione sud sud-ovest fino a giungere a uno “jazzo” abbandonato (abitazione antica dei pastori) con due segnacoli di pietra (“cranii”) che indicano la cima della collina.
Inizia il percorso del ritorno che, essendo la zona quasi del tutto disboscata a causa degli antichi intensi pascoli, seguendo le vie segnate dagli animali, può discostarsi leggermente dal tracciato dell’andata (che deve essere mantenuto a vista).

Viterbo – Bagnaia

Descrizione del percorso

Da Piazza del Plebiscito a Viterbo imbocchiamo Via Roma: dopo piazza delle Erbe la via prosegue con il nome di Corso Italia. La percorriamo fino a Piazza Verdi. Lasciandoci sulla destra il Teatro dell’Unione proseguiamo su via Fratelli Rosselli. All’incrocio con Viale Raniero Capocci traversiamo e voltiamo a destra in direzione di un piccolo sottopassaggio ferroviario che sbuca su Via Ferrovia.
Attraversiamo la strada e imbocchiamo via Genova in direzione del Parco dell’Arcionello. Giunti all’incrocio con via Belluno la imbocchiamo e proseguiamo in salita. All’inizio della strada, sulla sinistra – all’altezza del cartello “Miss Pizza” – si trova l’ingresso del Parco dell’Arcionello con un pannello informativo.
Purtroppo la via d’accesso a quest’area naturalistica (ricordiamo che trattasi della Riserva Naturale Regionale “Valle dell’Arcionello” – vedi sito: http://www.parchilazio.it/valledellarcionello) risulta inaccessibile per la cittadinanza da anni e quindi – malgrado la presenza di un sentiero all’interno del Parco, siamo costretti a proseguire in salita sul marciapiede di via Belluno.

Alla rotatoria giriamo a sinistra, Strada della Palanzana.
Al bivio successivo imbocchiamo a destra Strada Monte Pizzo che prosegue in salita. La strada asfaltata prosegue in salita poi, dopo un piccolo tratto sterrato, continua di nuovo asfaltata. Sulla sinistra domina la sagoma del Monte Palanzana (circa 782 m.).
Dopo circa 1,5 km ci troviamo ad un bivio. Imbocchiamo la strada a sinistra, passando sotto la sbarra. Lo sterrato costeggia delle ville e poi prosegue in discesa. La strada si trasforma in un sentiero più naturalistico (bosco misto di latifoglie mesofile). Lungo il cammino, a sinistra, incontriamo un cartello sulla fauna del Parco dell’Arcionello. Lo sterrato diventa poi sentiero e, dopo un tratto in discesa si giunge ad un fosso. La strada prosegue in salita e dopo 5 metri facciamo una deviazione: proseguiamo a sinistra, lungo un sentiero che costeggia il fosso (controllare il gpx del percorso per sicurezza).

Questo sentiero va verso i “Bottini di Fosso Luparo“: si tratta di una vera e propria “cittadella delle acque” creata tra il 1903 e il 1916 per imbrigliare le acque della montagna e convogliarle in un sistema di tagliate, canali, tubature e serbatoi dotati di pompe che smistavano le acque di 2 sorgenti della Palanzana verso Viterbo. Peraltro documenti comunali risalenti al 1200 segnalavano la presenza lungo il Fosso Luparo di manufatti per la captazione e l’irregimentazione delle acque ad uso artigianale (mulini, cartiere, opifici).

Dopo questa deviazione riprendiamo il sentiero principale in leggera salita lungo una piccola tagliata nel pavimento. Ad un bivio a T giriamo a destra lungo la strada che sale dolcemente costeggiando la Palanzana. Dopo una piccola radura troviamo un bivio a T di fronte agli impianti di meleti della “Ciminella”. Voltiamo a sinistra. Dopo 50 metri troviamo un altro bivio: proseguiamo a destra (piccola freccia che indica “verso il Calvario”).
La vegetazione si fa più rada e lo sterrato prosegue in discesa. Sulla destra troviamo un sentiero che va in un bosco: proseguiamo, tralasciandolo. Inizia un tratto in pianura: sulla destra alcune grandi querce isolate. Dopo una ventina di metri troviamo una radura con strada a destra: proseguiamo, tralasciandola.
La nostra strada svolta naturalmente a sinistra e prosegue in direzione Nord-Ovest: sulla destra, tra 2 alberi, scende un sentiero scosceso, indicato da alcune rocce dipinte di rosso, che imbocchiamo. Il primo tratto presenta delle rocce sconnesse e scivolose. Il sentiero poi prosegue nel bosco. Dopo un breve tratto il nostro sentiero si immette su una strada privata: proseguiamo dritti/destra. Intercettiamo così la Strada Romana e proseguiamo su questa a destra in salita (camminando sul lato sinistro per avere più visibilità da parte degli automobilisti).
Percorsi circa 300 metri a sinistra imbocchiamo uno stretto sentiero tra 2 recinzioni, segnalato da un paletto metallico siglato “SR”).
Dopo un sentiero stretto la carraeccia si allarga e si offre davanti a noi un largo panorama su Bagnaia, Viterbo, la vallata sottostante e in lontananza il Monte Amiata, Montefiascone, la valle del Tevere e i monti dell’Umbria. In fondo allo sterrato arriviamo ad una strata asfaltata e proseguiamo in discesa a sinistra (Strada Volpara). In fondo alla lunga discesa – con bel panorama di Bagnaia – giungiamo ad un parcheggio (Piazzale Pietro Callisti). Entriamo a Bagnaia, attraversando i binari della ferrovia, percorrendo in salita un breve tratto della Strada Ortana e terminando la nostra escursione nel centro della cittadina (Piazza XX Settembre) alla base della sua caratteristica torre.

Monte Romano – Luni sul Mignone

A pochi chilometri dalla costa Tarquiniese e dall’entroterra Viterbese, lontano dall’inquinamento industriale e dallo stress cittadino, sorge un piccolo borgo dall’aspetto sei- settecentesco che forse per troppo tempo ha nascosto la bellezza della propria terra: memoria di storie importanti e di grandi civiltà, etrusca e romana, custode di importanti testimonianze, medioevali e rinascimentali, il tutto immerso in contesti ambientali che contribuiscono a creare luoghi di grande pregio e bellezza. L’itinerario – escursione che proponiamo si svolge all’interno di questo territorio ed inizia proprio dal centro storico del paese di Monte Romano. Questo paese nel corso della storia si è andato sviluppando intorno ad una strada che è l’attuale Aurelia Bis, e immerso in una valle posta ai piedi della Rotonda (dove all’interno si trova il Poggio della Rotonda, di proprietà dell’Università Agraria di Monte Romano), che è una collina che presenta un aspetto inconfondibile nel paesaggio, per la sua cima formata da querce secolari disposte a corona.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Lasciando alle spalle il centro storico e da Piazza del Plebiscito ci incamminiamo lasciando il palazzetto del comune e il teatro comunale alla nostra sinistra, proseguiamo verso Piazza XXIV Maggio, andiamo a sinistra imboccando Via IV novembre.   Proseguendo in salita, ci troviamo di fronte ad un palazzetto caratteristico con una torre e un campanile, noi prendiamo la strada di destra in salita.   Proseguendo per la via, dopo poco prendiamo Via Marconi, che è una strada in discesa asfaltata e che apre in prospettiva all’improvviso, ad una ampia e gradevole visuale di vegetazione.   Proseguendo per Via Marconi, incontriamo un sentiero non asfaltato (carrareccia), incontriamo un cancello verde e lo attraversiamo continuando.   Dopo un po’ proseguendo sulla strada sterrata incontriamo a destra un gruppetto di 4 alberi con intorno un recinto di legno e sempre in quella direzione abbiamo la visuale dei Monti della Tolfa, la ciminiera della centrale di Civitavecchia e in fondo se non c’è foschia si vede la linea del mare.   Lasciamo la strada principale sterrata, e ne imbocchiamo un ‘altra sulla destra verso un cancello di legno, che si trova subito dopo l’abbeveratoio che si vede a destra.   Poco prima del cancello troviamo sempre sulla destra un altro cancello di ferro, l’oltrepassiamo e proseguiamo sempre sulla strada sterrata in leggera salita, facendo attenzione perché’ ci troviamo in una zona dove pascolano mucche e tori e richiudendo il cancello che si attraversa.

Alla fine di questa strada in discesa, dove troviamo una recinzione con un cancello in legno e filo spinato, dobbiamo prendere il sentiero che va in discesa alla nostra sinistra.  Dopo qualche decina di metri, nei pressi di un bivio a T prendiamo a sinistra.   Dopo aver percorso circa 700-800 metri sempre sulla strada sterrata, si arriva ad un certo punto su una stradina laterale a sinistra. Per indicare quello che vediamo come possibili punti di riferimento, ci troviamo davanti in discesa La Valle del Mignone, sulla destra una collinetta verde, e sulla sinistra il sentiero in discesa che dobbiamo prendere (se si è insicuri di questo bivio fare riferimento al gpx). All’inizio di questo sentiero, un albero sul lato destro e dopo pochi metri una grossa roccia sul lato sinistro.   Proseguendo in discesa sulla strada sterrata si arriva ad un bivio a T, davanti si trova il Fiume Mignone, noi proseguiamo a sinistra in discesa.   Proseguendo diritto, incontriamo ad un bivio, un cartello indicatore di caduta massi, proseguiamo sul sentiero a destra, si arriva così ad un bivio a V, qui si prosegue avanti diritti risalendo la corrente del Fiume Mignone avendolo sul nostro lato destro.   Dopo aver percorso una decina di metri, incontriamo un cancello di legno. Appena superato è visibile un ampio fosso fangoso, reso così per via dell’acqua piovana.   Oltrepassato il fosso e proseguendo la via,  seguiamo in parallelo un affluente del Mignone, incontriamo un bivio, e si prosegue sul lato destro.

Costeggiando l’affluente del Mignone che si trova alla nostra destra, incontriamo un bivio che è formato dal percorso dove in passato vi erano montati i binari della ferrovia, intravvedendo davanti a noi la Vecchia Stazione di Monte Romano, ovviamente oggi in disuso e ridotta in condizioni disastrose. Proseguiamo sulla destra in direzione del Ponte Ferroviario, ed è visibile un grande serbatoio dell’acqua in cemento.

Prima del ponte ferroviario, e subito dopo il grande serbatoio, troviamo a sinistra un sentierino che scende costeggiando un costone. Proseguendo su questo sentierino attraverso le rocce, si percorre risalendo con qualche piccola arrampicata e aiutati anche da una scala di ferro montata apposta per aiutare gli escursionisti che vogliono visitare la residenza monumentale dell’età del bronzo, nella zona archeologica denominata Luni sul Mignone, nostra meta.   Arrivando a questa antica residenza ne possiamo osservare la remota bellezza e la specifica spiegazione che così recita:

“E’ IL PIU’ ANTICO EDIFICIO MONUMENTALE DELL’ITALIA CENTRALE (XII SECOLO a.C.), PROBABILE ABITAZIONE DEL CAPO DEL VILLAGGIO, LA MONUMENTALE CAPANNA CHE MISURA 17×9 metri, VENNE RICAVATO IN PARTE DA UN BANCO TUFACEO, SCAVATO FINO AD UNA PROFONDITA’ DI 6 METRI, MA DOVETTE ESSERE COMPLETATO IN ELEVATO CON BLOCCHI DI TUFO, E COPERTO CON UN TETTO LIGNEO”. 

E’ interessante da visitare, sia per chi ama la storia degli uomini che a chi interessa l’archeologia.

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

Il percorso che segue collega due fattorie Wwoof passando per scenari di campagna, boschi e borghi arroccati, con un occhio sempre al profilo del Monte Soratte, montagna sacra ai romani, dalla sagoma inconfondibile. L’arrivo è il Convento Sant’Andrea, oggi una struttura ricettiva che ospita gruppi, scuole e famiglie per feste e cerimonie, laboratori didattici, corsi di formazione, eventi culturali, ritiri spirituali e vacanze all’insegna della solidarietà (dal sito del convento).

 Il percorso

Avendo alle spalle la casa rossa della fattoria Le Spinose andiamo a destra, prendendo lo spiazzo con le recinzioni per gli animali. Laddove c’è lo steccato di legno lo oltrepassiamo e cominciamo a scendere nel bosco. Giunti in breve al fontanile si prende il sentiero a scendere oltre la staccionata e seguendo la recinzione di rete si arriva ad una apertura, oltre la quale è facile individuare la strada asfaltata verso cui dobbiamo dirigerci. Passiamo così il cancello sempre aperto e imbocchiamo la strada asfaltata a destra per circa 500 metri, fino a svoltare, prima del ponte che supera l’autostrada, per la deviazione a sinistra per Foglia. Saliamo così di quota con alcuni tornanti e poco prima dell’abitato di Foglia svoltiamo a sinistra per la strada sterrata denominata Vocabolo San Sebastiano. La percorriamo tutta senza mai prendere le deviazioni. Alla nostra destra possiamo osservare il Monte Soratte.

Quando giungiamo alla Strada Sabina (asfaltata e abbastanza pericolosa) svoltiamo a destra per 250 metri, dunque arriviamo ad un bar/tabaccaio all’altezza della Casa Cantoniera. C’è anche una chiesetta, a destra della quale possiamo intravedere la strada di erba che dobbiamo imboccare (la strada si imbocca esattamente dietro la fermata dei bus). Quando la strada diventa di nuovo sterrata bisogna prendere a sinistra una strada in leggera salita situata tra un noceto e un noccioleto. Non arrivare all’asfaltata poco più avanti.

Qualche centinaio di metri e siamo nel bosco. Appena inizia quest’ultimo subito ci troviamo sulla destra un sentiero da non prendere. Andiamo dunque dritti e giungiamo ad una piccola radura, dove bisogna tenere la destra. Arriviamo così ad una seconda radura: a destra abbiamo un’apertura in una rete che ci conduce su Via San Prospero. Con questa si giunge facilmente al Convento, nostra meta. Ma in questa escursione noi abbiamo preso la strada a sinistra che scende nuovamente nel bosco. Bisogna tenere in considerazione che se il fango è molto si può appunto prendere Via San Prospero, che è certamente meno bella ma più sicura e semplice. La strada che scende di fatti è pendente e scende rapidamente verso il Fosso Campana.

Si arriva così ad un primo bivio da imboccare a sinistra e ad un secondo da prendere a destra. Questa strada sterrata ci porta a superare con un ponticello il Fosso Campana e ad intercettare la Strada Campana. La prendiamo a destra per 50 metri e all’altezza di una quercia che sovrasta il paesaggio prendiamo una strada per i trattori che sale sulla destra e che passa proprio sotto la bella quercia. Giungiamo ad un casale diroccato e guadagniamo quota. La strada diventa sterrata e lo scenario si apre dietro di noi sempre sul Monte Soratte, a sinistra Otricoli e davanti a noi Calvi dell’Umbria. Quando la strada spiana siamo nei pressi di una fattoria. Dopodiché c’è un bivio a cui girare a sinistra. In cima alla salita troviamo il bivio a sinistra con un fontanile per Cicignano, piccolo e delizioso paesino tutto a visitare.

Ecco dunque che torniamo sui nostri passi e proseguiamo per la strada verso Collevecchio. Dopo aver passato Via San Prospero all’altezza dell’Agriturismo San Giò e avendo proseguito avanti la strada fa una curva a destra e ci immette per la strada per Collevecchio. Al bivio per Tarano/MonteBuono andiamo dritti e dopo poche centinaia di metri troviamo il bivio a sinistra per il Convento Sant’Andrea (subito dopo il cimitero).

Malles Venosta – Curon Venosta

DESCRIZIONE:

L’ABAZIA BENEDETTINA DI MONTE MARIA rappresenta senza dubbio, uno dei punti di riferimento per la vita religiosa di tutta la regione, ma anche oltre i suoi confini, fin dalla sua fondazione. Ben riconoscibile già da lontano, caratterizzata da importanti mura bianche, è adagiata sul pendio del Monte Maria e dista non più di 3 km dal centro del paese di Malles Venosta elevata di poche centinaia di metri dal sottostante paese di Burgusio. Per raggiungerla, partendo dall’esterno della cinta muraria della Chiesa di San Benedettotenere la destra su Via San Benedetto per incrociare, 200 mt più avanti, la larga SS40/Via Nazionale e seguirla a destra verso Burgusio. Raggiungere il paese seguendo questa principale comodamente percorribile lungo il marciapiede o sul bordo dei campi agricoli, oppure, dopo 250 mt, prima di una curva a gomito verso sinistra, tagliare per i prati sulla piccola via di servizio agricola sempre a sinistra, puntando il campanile del paese e il piccolo castello Fürstenburg, all’ingresso di esso.

Salire verso l’Abazia, passando attraverso alcune case ormai in prossimità del centro di Burgusio, continuando sulla strada principale SP22 e dopo aver abbandonato, 500 mt indietro, la statale che continua in direzione dell’alta valle e del passo di Resia. Superata la discesa a sinistra che porta all’ingresso dell’edificio fortificato, continuare dritto puntando l’Abazia visibile in alto anche se a tratti nascosta dalla fitta vegetazione. Camminare per non più di 150 mt per poi abbandonare l’asfalto in favore di un sentierino che dalla carreggiata s’innalza a destra nel bosco, una volta superato di 30 mt il primo grosso tornante della SP22. In circa cinque minuti, incrociare il più ampio sentiero n.2 che si imboccherà, tenendo la sinistra, seguendo la palinatura rossa e bianca in direzione Kloster Marienberg e Plant Aprsch-hütte. Dopo pochi passi, sarà possibile incontrare anche altra segnaletica: la Via di San Giacomo (giallo e blu con la conchiglia), la Via di San Benedetto e Il Sentiero del sole, a testimonianza dell’importante ruolo ricoperto nei secoli dall’Abazia, nell’ambito dei pellegrinaggi religiosi o devozionali.

Raggiungere così, in altri 5 minuti di cammino, il piccolo portoncino d’ingresso incastrato nel muro di cinta dell’Abazia, entrando nell’ampia corte dal lato opposto rispetto a quello principale, più ampio, utilizzato da turisti e visitatori presso il parcheggio delle automobili. Sulla sinistra, la facciata della Chiesa dedicata a Maria al di sotto della quale, previa prenotazione e in gruppo di almeno otto persone, l’incantevole cripta affrescata nel 1170 in toni di azzurro e blu sui quali si stagliano corti di angeli. A destra invece, la biglietteria e l’ingresso del bel museo dedicato alla vita e ai reperti del luogo sacro, ristrutturato al suo interno con un elegante impianto moderno a passerelle sovrapposte, integrate nelle antiche mura dell’edificio. Dopo la visita, proseguire ripercorrendo i propri passi e lasciandosi l’ingresso secondario alle spalle. Seguire il sentiero fino a incontrate la palinatura rossa e bianca del sentiero n.19 di nuovo in direzione Burgusio. Dopo aver superato una bella piazzola panoramica aperta sul paese, sul castello Furstenburg, la valle e con al fondo il paese di Malles Venosta e seguito da quello più lontano di Glorenza, proseguire dritto lasciandosi  alla sinistra una bizzarra scultura in legno dedicata alla leggenda locale dello gnomo di Burgusio. Giungere a un bivio nel bosco per ridiscendere nuovamente per circa 350 mt in forte discesa, sulla via più ampia e a cielo aperto, verso il centro storico di Burgusio, avendo sempre lo slanciato campanile della chiesa parrocchiale alla propria destra. Giungere sulla piazzetta principale proprio nei pressi di una bella fontana ricca d’acqua, sovrastata da una statua di San Michele con la spada sguainata e una bilancia in mano. Salire lungo la via principale acciottolata in porfido e distante pochi passi, tenendo la sinistra e superando un piccolo edificio antico, mirabilmente decorato con motivi floreali, sulla propria destra. Nei pressi del vistoso Caffè Gerda, proseguire sul bivio a sinistra, sempre in salita ma sull’asfalto, prendendo a riferimento la segnaletica marrone per Bergsee, e dopo circa 50 mt, sempre a sinistra, imboccare la ripida salita con segnaletica sentiero n.3 in direzione Plantapatsch-hütte e Watles. La salita, dopo poco meno di 200 mt su di un fondo a sassi sconnessi, termina su di un incrocio di sentieri nuovamente in piano. Girare quindi a destra seguendo il sentiero n.4, e dopo 5 minuti di cammino, giungere ad un cancelletto in legno che sbarra il passo verso ripida discesa che si ricollega alla sottostante statale. Non superarlo ma girare di 180° lungo la traccia alle proprie spalle per salire verso un piccolo boschetto di pini che, in salita per 10 minuti e all’ombra, porterà a sbucare al sole, in mezzo ad un vasto pascolo erboso. Alla propria sinistra, ben riconoscibile a circa 50 mt di distanza, una bella staccionata in legno delimita il laghetto alpino Bergsee, con un’area di sosta attrezzata con panchine e barbecue in muratura, ideale per una sosta o un pic-nic.

Andando in direzione opposta, invece, affrontare un lungo tratto sul fondo erboso, di almeno 2 Km, che in salita fra i pascoli alpini, porterà a guadagnare circa 300 mt di dislivello, permettendo di far correre lo sguardo su tutta la valle alla propria destra. Sul fondovalle, sarà riconoscibile, sempre più in lontananza, la lingua di asfalto grigio della SS40 che sale verso il passo. Al termine degli assolati pascoli, superare un altro cancello in legno, in cima all’ultima ripida rampa, per riguadagnare l’ombra della vegetazione. Camminare quindi per un breve tratto sul sentiero n.3 e, dopo altri 10 minuti ancora in salita, raggiungere un piccolo maso con stalla, nascosto nella fitta vegetazione in basso a destra. Superarlo continuando dritto, sul sentiero che si fa stradina sterrata e raggiungere un gruppo di case sulla destra, strette intorno ad una minuscola chiesetta di montagna, distaccate circa 100 mt dalla carreggiata e appoggiate su di bel un declivio erboso ben esposto al sole. Proseguire ancora dritto e, dopo 200 mt al bivio, discendere a destra, seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.5 in direzione Bruggeralm. Raggiungere così ad un laghetto sul lato destro al quale accedere, volendo prendersi una pausa ristoratrice, passando per un piccola area di sosta erbosa attrezzata proprio sulla riva. Superato il piccolo specchio d’acqua e continuando dritto sulla sterrata, porre attenzione a ridiscendere nel fitto del bosco dopo circa 120 mt lungo la traccia ben palinata sul lato destro della carreggiata. In circa un quarto d’ora, passeggiando fra grandi abeti in costante discesa, si raggiungerà la sponda occidentale del Lago di Muta dopo aver attraversato un’isolata stradina asfaltata  proprio nei pressi della solida passerella di legni sospesa a filo dell’acqua fra la vegetazione lacustre, che ne permette l’attraversamento.

Sull’altra sponda il percorso continua a svilupparsi, rialzato di un metro sull’acqua ancora sull’ampia passerella, in una gradevolissima passeggiata lungo lago fra i giunchi fino a raggiungere, con altri 4 Km, il paese di S. Valentino alla Muta, distinguibile già da lontano nel pianoro ai piedi della grande diga artificiale posta alle sue spalle, ricoperta da manto erboso, e che funge da sbarramento al vasto Lago di Resia 30 mt più alto. Raggiunto il centro del paese, sempre seguendo la passeggiata lungo lago disseminata di panchine dove godere delle cime che si riflettono nelle acqua placide, attraversarlo passando sotto i cavi di un impianto di cabinovia e passando proprio di fronte all’ingresso della stazione di partenza. Tenere la sinistra su Via della Chiesa per andare a ricongiungersi, in circa 400 mt, alla principale Via Veneto. Continuare tenendo la sinistra e imboccare, dopo pochi passi, il lungo rettilineo interdetto al traffico che punta proprio alle pareti della diga. Dopo circa 20 minuti, fra i prati, raggiungerne la base e guadagnarne la sommità continuando sul tracciato, che piegherà prima a destra in leggera salita, e poi a sinistra sulla riva dove lo sbarramento ha inizio.

La diga è camminabile nella sua interezza ed è aperta sia ai pedoni che alle biciclette, in una sorta di insolita passeggiata bordo lago, con panchine e lampioni da dove poter contemplare con calma il paesaggio sul vicino Lago di Muta, scattare fotografie o semplicemente riposarsi. Per raggiungere il fondo del lago, e quindi la meta della giornata, ancora 5 Km totalmente privi di dislivello, con le acque blu costantemente alla propria sinistra. Si tratta di un percorso ciclopedonale molto frequentato da turisti e famiglie che alterna piccoli pezzi di sterrato fra la vegetazione cespugliosa ad alcuni tratti più curati. Il quarto chilometro invece, si sviluppa interamente camminando su di un ingombrante percorso in cemento armato sospeso sulle acque del lago, alla sinistra della statale che corre sotto delle protezioni antifrana in cemento dalle innumerevoli colonne, terminato il quale, il paese di Curon Venosta sarà facilmente raggiungibile continuando dritto e seguendo la traccia del lungo lago. Per avvistare il famoso campanile sommerso, la cui guglia sbuca dalle acque, bisognerà attendere gli ultimi 500 mt piegando nell’ansa del lago in cui esso sprofondato. Proprio di fronte al campanile, sul prato, diverse panchine sull’erba dove sostare e godere dell’insolita vista. Alla propria destra, invece, un grande parcheggio all’inizio di una galleria stradale, ospita i capolinea delle diverse linee di pullman che corrono su e giù per la Val Venosta dove trovare il mezzo adatto per tornare al paese di Malles, punto di partenza della giornata, 20 km più a valle.

Lasa – Malles Venosta

DESCRIZIONE:

Con le spalle rivolte all’abside della chiesa di San Giovanni Battista, iniziare l’itinerario percorrendo un breve tratto della frontale Via della chiesa in direzione del stretto tratturo incastrato fra due case, 30 mt più avanti. Al fondo, giunti di fronte ad un muretto di recinzione, continuare sul sentierino girando a destra e tenendosi il muretto sulla sinistra per circa 40 mt. (di nuovo Via della Chiesa). Al fondo, incrociare il sentiero di ghiaia, Via Felius, girando a sinistra in direzione di San Sisinio e camminando fra due siepi e qualche piccolo melo. Superato un’area residenziale di recente costruzione, fra palazzetti moderni, raggiungere il grande parcheggio della piscina comunale per superarla tenendosela sulla sinistra e tagliando per il praticello che ne costeggia la recinzione e che, dopo poco più di 100 mt, diventerà sentiero in leggera salita. Camminare così costeggiando la strada statale in direzione del passo di Resia, 50 mt più in là nascosta dalla vegetazione alla propria destra, e raggiungere in meno di cinque minuti, l’isolata Chiesetta di S. Sisinio, adagiata in una radura fra il verde e circondata da un muro di cinta in pietra grigia, con due accessi ad arco sul lato della facciata e su quello dell’abside.

Dopo aver girato intorno all’edificio, uscire sul lato opposto, camminando nel mezzo di uno stretto percorso erboso, per ridiscendere in pochi minuti sulla sottostante strada asfaltata, Via Venosta, che si seguirà tenendo la destra. Camminando lungo l’apposito percorso pedonale per circa 200 mt, giungere nei pressi della trafficata SS38/Strada della Val Venosta, e piegare a destra per andare a imboccare il sottopassaggio che ne permette l’attraversamento. Sbucare sull’altro lato e ridiscendere a sinistra per almeno 150 mt (sempre su asfalto) sul piccolo svincolo stradale e, ponendo la massima attenzione, raggiungere una carrareccia che sale a destra poco prima di una brutta discoteca arancione, con tanto di torrette merlate e piramide di cristallo sulla copertura. Seguire quindi la palinatura bianca e rossa del sentiero n.20 che porterà in nemmeno 300 Mt a raggiungere una sbarra verde e bianca, ingresso di quella che è nota come Area del Bosco di Protezione “Helvetia” per il ripopolamento dell’abete nero. Camminare così nella quiete del bosco sempre in leggera salita, e dopo circa 1 Km, al bivio, scegliere il percorso basso, sempre palinato come sentiero n.20, seguendo la direzione per Eyrs. Raggiunta la fine del bosco, dopo aver camminato un po’ più di 2 kme lasciato il folto del bosco, rimboccare l’asfalto della stradina asfaltata Via Tanas posta di fronte, per superare una copiosa cascatella che passa proprio sotto la carreggiata e lasciando così il sentiero n.20 a favore del sentiero n.25 che si percorrerà per un brevissimo tratto. Dopo circa 150 mt in forte discesa, in direzione dell’abitato di Eyrs, non raggiungerlo, ma porre attenzione a girare sul breve tratto (anch’esso Via Tanas) che gira a destra e che, in poche centinaia di passi, porterà al di sotto  della facciata in vetro di un lungo e basso edificio residenziale, posto di faccia ad un meleto. Continuando dritto per meno di 50 mt, camminando sul limitare del meleto che piega leggermente a sinistra, seguire ora le indicazioni del sentiero n.22 che si inoltrerà nuovamente in un boschetto, su un percorso ben tracciato alto a mezza costa sulla valle e la statale, 40 mt più in basso. Non abbandonare il tracciato per circa un’ora di cammino avvicinandosi gradualmente sempre più alla statale che prima dell’arrivo alla località di Spondigna si affiancherà, guardandola dall’alto del sentiero. Dopo aver raggiunto un piccolo cimitero militare dedicato ai caduti austriaci della grande guerra, lasciarselo alla propria destra e inoltrarsi nel fitto della vegetazione continuando dritto a percorrere l’ultimo tratto di 500 mt per Spondigna su un tratturo scomodo e mal segnalato.

Alla fine di esso giungere nei pressi del grande albergo abbandonato ben visibile lungo la statale, appena dopo una rotonda. Alle spalle dell’albergo ben visibile, la stazioncina ferroviaria di Spondigna ma, senza raggiungerla e  non attraversando la statale, iniziare il percorso che inizia in salita con alcuni gradini, proprio all’altezza dell’inizio del piazzale antistante sull’altro lato della strada. Una palinatura riporta la dicitura “Sentiero del Sole” . Nel primo tratto di meno di 1 Km esso porterà ad affrontare la salita più dura della giornata. Camminando in un bosco di abeti, infatti, venticinque ripidi tornanti portano ad affrontare un dislivello di più di un centinaio di metri, innalzandosi sempre più sulle belle acque blu del laghetto artificiale di Spondigna. Alle sue spalle, ben riconoscibile, il Rio Solda e poco più in là, i tetti del paese di Prato allo Stelvio, lungo la strada per l’omonimo passo. Raggiunta la cima del sentiero, continuare a seguirlo in direzione di Sluderno. Dopo poco meno di 4 Km, si raggiungerà una strada asfalta proprio in coincidenza di un ampio tornante che sale verso i pascoli. Ridiscendere quindi lungo la comoda Via Crossfeld, fra gli assolati pascoli e diversi appezzamenti agricoli, per cominciare ad avvistare il profilo dell’imponente CASTELLO DI COIRA che si raggiungerà in circa 20 minuti di piacevole cammino. Dopo la visita al castello, lasciandosi alle spalle l’alto mastio e gli innumerevoli affreschi che ne decorano la corte interna, ridiscendere ancora 150 mt in direzione dei tetti di Sluderno sull’acciottolato del Vicolo Churburg. Al termine del lungo muro di cinta alla propria sinistra, svoltare a gomito seguendo ancora il muro, lungo un piccolo percorso che con qualche scaletta in discesa, conduce verso il centro del paese. Superare il ponticello in muratura per raggiungere l’ampia piazza principale del paese per poi prendere Via parroco Pali per arrivare in pochi passi all’ombra della bella costruzione tardo gotica della Chiesa di Santa Caterina addossata alla più piccola e suggestiva Cappella di San Michele al cimitero, a pochi metri  da essa sul lato nord-orientale.

Con le due facciate alle spalle, prendere Via Andreas Hofer e imboccare la prima traversa a sinistra, Via della Scuola, seguendo le indicazioni per la stazione ferroviaria, che si raggiungerà con qualche minuto dopo aver attraversato l’abitato e la SS40/Via Val Venosta. Seguirne un breve tratto tenendo la destra, e puntando un isolato bar con parcheggio di fronte. Alle spalle di esso, un tunnel circolare dipinto di nero e bianco, funge da sottopassaggio per l’attraversamento dei binari, ricollegandosi alla poco trafficata SP106/Via dei Prati che si percorrerà tenendo la propria sinistra, appena finito il tunnel. In meno di cento passi, un bivio sulla destra permetterà di camminare lungo Via campo d’aviazione, dirigendosi così nel mezzo di pianeggianti prati verdi, sul fondovalle, usati per l’appunto per l’attività di volo turistico. In coincidenza di un’ampia curva a sinistra, abbandonare Via campo d’aviazione in favore del percorso ciclopedonale che s’innesta sulla destra. Sempre in piano, si potrà decidere se camminare lungo la lingua d’asfalto che si srotola nel mezzo del pianoro, oppure sull’erba dei prati appena di fianco alla piccola carreggiata.

Puntando l’alto filare sul fondo nel senso di marcia, raggiungerlo per prendere poi a sinistra sulla più ampia sterrata quando giunti di fronte ad un largo canale artificiale in cemento armato per l’acqua. In circa 300 mt, raggiungere un bacino d’acqua, anch’esso artificiale, e superarlo seguendo la strada per rincontrare il letto del fiume Adige girando poi a destra. In meno di 40 minunti, camminando a lato della Ciclabile Via Claudia Augusta, si raggiungeranno le prime case del piccolo gioiello fortificato di Glorenza, stretta tra le mura e dalle numerose torri perfettamente conservate, già ben visibili da lontano alla propria destra. Raggiunto l’ingresso della città, incrociando la SS41, nei pressi di una grande torre unita alle mura tramite una passerella in legno sospesa, risalire una cinquantina di metri nella direzione opposta al centro, ancora fuori dalle mura cittadine, per andare a visitare l’interno della Chiesa di San Pancrazio dal bel campanile in blocchi di tufo con cuspide a cipolla barocca, e decorato con l’enorme affresco del Giudizio Universale su un lato.

Tornare indietro sui propri passi per entrare quindi in paese, direttamente sulla centrale piazza Stadtplatz, passando al di sotto della passerella in legno fra torrione e mura di cinta. Per raggiungere la meta finale e il centro del paese di Malles Venosta distante ormai 2,5 Km, proseguire dritto sulla SP85/Via Malles. Non c’è alternativa a questo percorso asfaltato che, seppur tutto in leggera salita, non risulta troppo impegnativo essendo comodamente camminabile sul marciapiede di quella che è una provinciale secondaria, non troppo trafficata. Giungere ai piedi del paese per abbandonare la provinciale, girando a destra su di un passaggio che porta verso la stazione ferroviaria e seguendo alcuni binari in disuso rimasti sul terreno. Imboccare quindi il percorso pedonale a sinistra che porta verso il centro e ad attraversare nuovamente la provinciale più a monte, diventando poi Via Pardelles. Continuare dritto e in non più di 10 minuti totali, attraversare sulle strisce pedonali la trafficata SS40/Via Nazionale, per continuare ancora dritto infilandosi nei primi stretti vicoli del paese su Via Conciapelle.

All’incrocio con Via dell’Ospedale, girare a destra e dopo meno di 200 Mt a sinistra sulla centrale Via della Stazione. Superare un parcheggio sulla sinistra per poi girare ancora a sinistra per passare alle spalle di alcuni palazzi su Via S. Benedetto. Proseguire dritto su di essa, e con altri 300 mt, giungere a destinazione, ai piedi dell’isoalta CHIESA DI SAN BENEDETTO antico edificio religioso risalente all’VIII secolo, dalle forme semplici ma che conserva al suo interno preziosi affreschi medievali e stucchi carolingi che la rendono di valore inestimabile nel suo impianto decorativo.

Laces – Lasa

DESCRIZIONE:

L’itinerario inizia muovendo i primi passi dalla centrale Chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo. Rivolgendo le spalle al portale d’ingresso del cimitero, sul lato della navata, percorrere il marciapiede che segue la Via Centrale/SP90 in direzione della funivia per San Martino. In tre, quattro minuti si passerà ai piedi della Chiesa di Santo Spirito all’Ospedale riconoscibile dal bel portale a sesto acuto in marmo bianco. Continuare a seguire la via principale fino a superare, tenendoselo sulla sinistra, il vistoso edificio in cristallo e acciaio verde di un’azienda privata. Puntare poi in direzione della stazione ferroviaria, distante non più di 400 mt in leggera discesa, per andare a prendere la funivia che unisce la frazione montana di San Martino in Monte al comune di Laces.

Il paese di Lasa, meta dell’itinerario, sarebbe, come ovvio, raggiungibile sfruttando anche gli innumerevoli percorsi a mezza costa che risalgono la Val Venosta, l’utilizzo della funivia permetterà però, di coprire agilmente un dislivello di quasi 1.200 mt, consentendo di camminare per il resto della giornata a una quota intorno ai 1.700 mt, godendo per gran parte del cammino di incantevoli paesaggi di tipo alpino, toccando diversi masi oltre che piccoli e caratteristici centri abitati formati da poche case. La funivia per San Martino, inoltre consente una piccola visita altrimenti esclusa dal percorso: il Santuario di San Martino, del XVI sec. che edificato su una piccola grotta, ne conserva al suo interno l’immagine del Santo. A 1.740 mt di altitudine è una delle più suggestive mete di pellegrinaggio dell’intero Alto Adige con la vista che può correre sulle cime Cevedale e Otles e i loro imponenti ghiacciai dall’altra parte della valle.

Uscendo dalla stazione di arrivo della funivia, proprio di fronte alla porta di ingresso, ecco la stretta via panoramica che porta al santuario mentre, girando a sinistra, si passerà di fronte ad un piccolo bar nello stesso edificio. Tenendoselo sulla sinistra, continuare dritto sulla lingua di asfalto della strada di servizio che si snoda in leggera discesa fra i primi prati alpini privi di vegetazione boschiva. In pochi passi s’incontrerà la palinatura bianca e rossa del sentiero n.14 che si seguirà per un bel tratto lungo la giornata in direzione Silandro. Proseguire quindi su di esso per attraversare, circa mezz’ora dopo, un’alta cascata d’acqua che scende alla propria destra e giungere così al maso Egghof avendo cura di non discendere nel mezzo delle poche costruzioni, ma di passargli a monte, continuando sullo sterrato a destra. Raggiunto un secondo gruppo di edifici, fare lo stesso continuando a tenere la destra, camminando sempre con la vista aperta sulla valle sottostante a sinistra, in cima a ripidi pascoli e con i ghiacciai sullo sfondo. Lasciate le abitazioni circa 300 mt dietro alle proprie spalle, porre attenzione nell’imboccare il piccolo sentierino mal segnalato che, nei pressi di un giovane pino, scende verso sinistra, tagliando lungo il fianco della montagna. Camminando sempre più esposti sul fondovalle sottostante, raggiungere in poco più di 20 minuti di leggera discesa, i resti di alcuni masi in località Laagar a 1.570 mt. Proseguendo sul sentiero n.14, sempre in direzione Silandro, esso porterà ad affrontare un breve tratto in forte discesa fra i pini, per poi raggiungere uno ampio slargo dove poter sostare comodamente e godere del paesaggio, seduti fra i resti della località Zubichl a 1.508 mt di altitudine.

Proseguire sul sentiero che porterà in breve ad una breve discesa e risalita per superare un guado su di un piccolo corso d’acqua. Dopo circa 300 mt di piccole curve in salita nel bosco, riguadagnare un breve tratto di piano per andare a incrociare una carrareccia sulla quale si girerà in discesa verso sinistra, e dopo altri 600 mt di cammino, ignorare questa volta la palinatura del sentiero n. 14  che scende fra gli alberi a sinistra, per mantenere il passo sulla carrabile. Ben visibili lungo il percorso, i cartelli del Cammino dell’alta Val Venosta, contraddistinto dal disegno di un’orma di piede stilizzata, in rosso. Camminare quindi sulla sterrata per circa 2 Km accompagnati dal panorama sulla valle che è forse in questo punto il più ampio, completo e spettacolare della giornata, con le cime dell’Otles  e i suo ghiacciai che si avvicinano sempre più ad ogni passo. Giungere a una sbarra che blocca il traffico alle auto, proprio dove la strada si fa asfaltata in coincidenza di un’ampia curva in salita. Proseguire in discesa sull’asfalto percorrendo quindi un breve tratto di quello che è il sentiero n.7, e dopo un paio di tornanti aver cura di continuarlo, questa volta come sentierino sterrato sulla destra interdetto anche alle biciclette da uno stretto cancello in legno, abbandonando quindi la carreggiata. Raggiunta in mezz’ora di forte discesa all’ombra di un boschetto, una seconda asfaltata, sempre seguendo la palinatura sentiero n.7, imboccarla tenendo la destra e puntando delle grosse cataste di legna nei pressi di una curva a gomito, superata la quale in meno di 200 mt, raggiungere le poche case della Località Monte di Silandro, arroccate intorno al  tozzo edificio fortificato del suo castello sulla cima del Montemezzodì, oggi residenza privata dai vistosi restauri moderni fusi alle parti  più antiche dell’edificio.

E’ possibile qui rifocillarsi, trovando acqua presso i masi nei paraggi oppure comprando del latte fresco direttamente da alcune piccole stalle ai piedi dell’ingresso del castello. Guardando l’ingresso, un grosso cancello automatico a sbarre di ferro, imboccare il percorso alla propria destra inidicato in rosso e bianco come sentiero n.5 in direzione Kortsch e Ilzwaal, girando intorno ad un vecchio maso in legno scuro e salendo subito dopo una leggera salita a destra, sul limitare di una proprietà privata. Ridiscendere rapidamente e con stretti tornanti nel bosco fino a incontrare una robusta passerella in legno sulla quale attraversare una cascatella d’acqua. Riparte da questo punto una caratteristica roggia, canalina per l’irrigazione dei campi scavata nella roccia, che accompagnerà il viandante per almeno un altro chilometro e mezzo in un’atmosfera fiabesca fra lecci, acqua cristallina, muschio e macchie di luce nel bosco.

Giungere quindi a un evidente incrocio di sentieri sotto gli alberi. Sulla destra, una grande edicola, con un Cristo dall’importante rosario ligneo al collo. Ignorare la cartellonistica per i sentieri n. 4 e 6 che salgono verso destra, ma continuare dritto nel bosco seguendo il sentiero n. 6 però in direzione Kortsch. Camminando per un altro chilometro o poco più, in piano nel bosco, il sentiero sbucherà proprio alle spalle della Chiesa di Sant’Egidio allo stesso livello della sommità del semplice campanile in calce bianca, che domina la valle e i paesi di Corces e Silandro ai suoi piedi. La chiesa sorge in un luogo di rara suggestione e per raggiungerla, ridiscendere il sentiero aggirando il campanile fino a giungere di fronte all’ingresso ad arco, preceduto da qualche scalino. Dopo una sosta, gustando il panorama seduti sulle panchine appoggiate al muro della navata proprio al di sotto di un affresco con San Cristoforo con il Santo bambino in spalla, riprendere il sentiero continuando a scendere e lasciandosi alle spalle l’arco d’ingresso. Nei pressi di un piccolo slargo, sbucare nei prati di quello che era un impianto di risalita, oggi divenuto  parco giochi per i bambini, riconoscibile da un capanno abbandonato in legno al fondo del prato, in alto a destra, Ridiscendere verso valle camminando sull’erba e tenendo la sinistra per non più di 50 mt per incrociare l’asfaltata al fondo del prato che si seguirà verso destra affrontando un paio di rampe in fortissima salita. Ritornare così a mezza costa fra due ben curati vigneti pienamente esposti al sole.

Riguadagnato il piano ombreggiato del bosco, nuovamente accompagnati dall’acqua cristallina di una roggia,  superare alla propria destra, un mulino in abbandono. Sul muro, ben visibile, la traccia rossa e bianca del sentiero n.6A, con scritta la direzione da seguire per Kortsch e Zaalwaal. Raggiunto il campetto da calcio che sbarra il cammino, girare a sinistra costeggiandolo sul lato corto per scendere, 30 mt più in basso, sulla strada di servizio che si seguirà verso destra fino a raggiungere il sentiero n.15A che inizia dopo aver superato un sgangherato cancello di ferro e rete metallica. E’ questo per l’accesso ad una ampio pascolo in una valletta assolata, ricco di arbusti, ma con pochi alberi, in leggera salita e lungo poco meno di un chilometro, in un graduale mutare di paesaggio. Lasciare il pascolo dopo aver superato un cancello analogo a quello d’ingresso e puntare l’abitato andando dritto su un pezzo di asfalto in salita fino a raggiungere il centro del borghetto montano di Allitz. Seguire la principale girando a sinistra verso valle e continuare in leggera discesa avendo cura di seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.19, ponendo attenzione al bivio in prossimità di una fontana ricca di acqua fresca, ottimo punto per una sosta ristoratrice prima di affrontare l’ultimo tratto, di poco più di un’ora, fino all’arrivo a Lasa.

Sulla sinistra, con qualche centinaio di passi, sarà raggiungibile la pregevole Chiesa della Visitazione, che staglia il suo corto campanile e l’unica navata, sul profilo della valle sottostante. Alla fine della discesa, sempre su asfalto, girare a destra puntando un ponticello stradale nei pressi di una villetta bianca a due piani, in alto sulla destra. Già da sopra il ponte, ben riconoscibile di fronte, la palinatura del sentiero n.19 che indica verso il basso a sinistra. Seguire quindi un pezzo dell’ampia asfaltata, rettilinea e in forte discesa, per almeno 150 mt, per poi continuare a seguire la palinatura rossa e bianca, buttandosi a destra su di uno sterrato in coincidenza dell’accesso ad alcune villette private isolate fra i prati. Continuando a seguire il sentiero n.19 per almeno altri 5 Km, si camminerà piacevolmente, sempre in leggera discesa, superando campi coltivati, alcuni meleti e altre abitazioni private, sotto la costante ombra di una ricca vegetazione ben curata.

Superata una grande abitazione a due piani sulla propria sinistra, con di fronte una panchina incastrata fra i fusti di due maestosi alberi e un edicola religiosa in legno, affrontare l’ultima discesa in direzione del sottopassaggio che consente l’attraversamento della Statale del Brennero, appena superata la quale si incontrerà un’isolata cappelletta alla propria destra. Proseguire quindi dritto su Via F.Tappeiner per almeno altri 350 mt seguendo l’asfalto per addentrarsi nel paese di Lasa, piccolo centro cittadino, famoso in tutta la regione per la sua produzione di marmo pregiato e per le sue cave. Andando a incrociare la principale Via Venosta, cuore della cittadina, ricca di negozietti e bar, girare a destra puntando il massiccio campanile della Chiesa di San Giovanni Battista, punto di arrivo dell’itinerario, circondato dall’ampio, quanto assolato, cimitero cittadino.

Merano – Naturno

DESCRIZIONE:

Il percorso ha inizio dal centro storico della cittadina di Merano, chiuso al traffico ma facilmente raggiungibile e ben servito dai mezzi pubblici. Raggiungere il maestoso DUOMO DI SAN NICOLO’, intitolato al patrono, per una visita prima della partenza, non dimenticandosi di includere, proprio alle spalle dell’edificio religioso, la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, dove una volta sorgeva il cimitero cittadino, ormai totalmente scomparso.

Partire dalla piazza antistante l’ingresso dell’edificio tenendosi sulla sinistra una statua moderna (1997) raffigurante il Santo con la mitra, e proseguire quindi lungo il lato meridionale in direzione del campanile passandovi proprio al di sotto. La torre del duomo, alta 83 mt, poggia su un bel portichetto romanico affrescato in pietra grigia, superato il quale, in non più di cento passi, apparirà, a sinistra nella piazzetta, la bella facciata della cappelletta.

Alla propria sinistra, pochi metri più in là del piccolo slargo incastrato fra l’abside del duomo e la cappella, salire lungo la scala, all’imbocco della quale è ben visibile la segnaletica azzurra della passeggiata Tappeiner. Raggiunta la cima, girare a sinistra sul piccolo sterrato che passa di fronte ad un tipico biergarten in legno. Seguire la cartellonistica in direzione Quarazze  passando così, in meno di n centinaio di passi, sotto una seggiovia, funzionante seppur antiquata.

La passeggiata Tappeiner non si abbandonerà per almeno 45 minuti camminando al fresco delle molte piante ben curate, in una sorta di orto botanico appoggiato sulle pendici del Monte Benedetto che offre ampie viste e splendidi panorami sull’imbocco della Val Venosta. Camminando lungo il sentiero, farà compagnia al viandante, la sagoma ben riconoscibile in alto di Castel Tirolo, davanti a sè nel senso di marcia, a difesa della valle e dell’abitato sottostante. Ritornare sull’asfalto, nei pressi di un largo tornante ricco di cartellonistica turistica, e imboccare quindi in direzione San Pietro, continuando dritto sulla Via Laurin in leggera salita.

Sorpassare, dopo circa 300 mt una moderna passerella di cavi d’acciaio sospesa su una piccola gola con cascatelle posta sulla sinistra, e proseguire dritto sui tornanti d’asfalto sempre in direzione San Pietro. La strada, per quanto non entusiasmante dal punto di vista naturalistico non è molto trafficata ed è la più diretta per affrontare il dislivello che porta ai pendii dove, sullo stesso pianoro, si incontreranno prima la chiesetta di San Pietro e poi, 700 mt dopo, Castel Tirolo. In circa 30 minuti giungere quindi di fronte al grande cancello in legno di Castel Thurstein, oggi ristorante, per poi  imboccare gli scalini sulla destra che portano a tagliare gli ultimi tornanti. In cima al piccolo tratturo, piegare a destra di nuovo sulla principale, puntando il piccolo campanile della CHIESA DI SAN PIETRO.

La silenziosa chiesetta bianca, affrescata all’esterno, poggia sul pendio a sinistra della strada e offre un bellissimo panorama sulla sottostante Merano e su Castel Tirolo, lontano non più di 700 mt sullo sperone di terra alla propria sinistra, guardando la valle. Nel caso in cui si voglia visitare l’interessante  museo storico all’interno di esso,  bisognerà quindi allungare il percorso fin lì, per poi ritornare indietro sui propri passi e ripassando sotto la chiesa di San Pietro.

Per continuare l’itinerario della giornata, tornare sui propri passi uscendo dalla chiesa e girando a destra in piano sull’asfalto. Raggiungere nuovamente il tratturo che ridiscende verso Castel Thurstein, e ignorarlo per continuare (questa volta dritti per circa 300 mt) sempre sull’asfalto, e raggiungere l’imbocco di una strada che va dritto in coincidenza con il forte tornante in discesa verso sinistra, in direzione della torre. Si sta quindi percorrendo parte del cosiddetto Sentiero delle Acque Meranesi, percorso ideato in otto gite da una giornata, che unisce e segue le caratteristiche “roggie” (antiche canaline per l’acqua ancora in uso) che caratterizzano la zona di Merano e dei suoi dintorni.

Seguire quindi la cartellonistica da escursione per Lagundo/Algund  ancora sull’asfalto di una secondaria per circa 400 mt che diventerà sterrata dopo esser passati sotto una pergola d’uva, in concomitanza di un vecchio maso sulla destra. Dopo circa 100 mt in forte discesa su un percorso di sassi sconnessi, girare a sinistra per raggiungere in pochi metri un bivio all’ombra di alcuni alberi in coincidenza di un grosso cartellone di informazioni turistiche. Girare a destra seguendo Algunder Waalweg e continuare altri 100 mt per andare a iniziare un sentierino sterrato che segue il corso di una canalina d’acqua in cemento sulla propria destra, parte ammodernata di un’antica roggia.

Al termine di esso, al bivio, continuare a seguire Algunder Waalweg sempre camminando sullo sterrato in mezzo alle vigne, ben in alto sulla valle, sopra Lagundo. Proseguire dritto senza mai abbandonare il percorso per quasi 2 km nel bosco accompagnati dal gorgogliare dall’acqua della roggia, per giungere proprio di fronte ad un ristorante dalle mura bianche con tre enormi botti di legno di fronte, dopo aver percorso gli ultimi 150 mt di rettilineo sotto una curata e ombrosa pergola di uva.

Dal ristorante, non seguire l’asfalto in discesa, ma porre attenzione al sentierino dritto che passa sotto il ristorante sempre seguendo la roggia. Sulla sinistra un antico maso ben riconoscibile grazie un’alta e snella palma posta di fronte. Dopo 200 mt incrociare l’asfalto per attraversarlo e continuare dritto lungo lo stretto passaggio camminabile incastrato tra un meleto a sinistra, e il muro di cinta di un vistoso hotel in legno, cemento e pietra nera.

Dopo circa venti minuti fra i meleti, senza abbandonare il percorso, giungere nei pressi di un parcheggio camminando l’ultimo tratto pedonale lungo la statale, leggermente in basso alla propria sinistra. L’area di sosta è riconoscibile anche grazie ad un piccolo chiosco di biciclette a nolo. Girando a destra all’inizio del parcheggio, si seguirebbe il ben segnalato percorso delle acque meranesi in direzione di Pierces, ed è qui doveroso, indicare anche la possibile variante sul noto Sentiero Panoramico del Monte Sole. Allungando il chilometraggio totale della giornata e il grado di dislivello da affrontare, esso conduce a sua volta presso la meta di Naturno percorrendo però, il lato versante sinistro della valle ad una quota più elevata. Pur non essendo estremamente impegnativo,  sa regalare magnifici paesaggi a chi abbia tempo, voglia e allenamento per preferirlo al più semplice percorso proposto su fondovalle.

Continuare invece lungo la statale per circa 70 mt, e imboccare la ciclopedonale dell’Adige che si seguirà  fino a giungere nei pressi delle prime case della località di Töll. Qui una grossa chiusa controlla una rapida dell’Adige raccogliendone le acque. Nel caso in cui sia aperta, una nuvola di di schizzi freschi, saranno un’ottima alternativa per una sosta rinfrescante sia per camminatori che per i ciclisti che infatti vi si fermano in gran numero per fare fotografie e riprendere fiato.

Continuare lungo la ciclopedonale per circa 10-15 minuti lungo il fiume per poi  essere costretti ad abbandonarla lasciando il passo alle sole biciclette, attraversando a sinistra un ponte e superato il quale girare  a destra, sempre risalendo l’Adige ma sulla riva opposta alla pista ciclabile. Dopo circa 500 mt di marciapiede su una tranquilla asfaltata, raggiungere la stazione ferroviaria di Töll per lasciarsela alle spalle tenendosela sulla destra proseguendo dritto.

Con pochi passi superare l’ingresso dell’eccentrico museo di cultura tirolese chiamato K.u.K., Museo dei Bagni di Egart. Poco prima dell’ingresso, sulla sinistra, merita comunque perdere qualche minuto, se non nella visita completa del museo, almeno dell’interno della minuscola e variopinta cappella piena dei più strani cimeli di tema religioso. Continuare dritto sull’asfalto fino a che non diventerà uno sterrato che prosegue nel bosco per circa 1 km di dolce sali e scendi. A circa metà del percorso, ben visibile sulla sinistra, il sentiero che, seguendo nuovamente la cartellonistica del Sentiero delle acque meranesi, porterebbe alla località Plaus. La meta finale, sarebbe raggiungibile anche con questa variante tenendo quindi la sponda orografica destra dell’Adige, ma allungando di molto il chilometraggio e il dislivello totale dell’itinerario.

Preferibile, quindi, al termine del bosco seguendo l’asfaltata, ridiscendere verso l’abitato alla propria destra verso le quattro case della località Sarling, percorrendo Via Sarling. Lasciata sulla sinistra la base di partenza della funivia Aschbach, puntare il ponte che attraversa nuovamente l’Adige in direzione della località Rablà, mezzo chilometro al di là di esso. Cambiata riva del fiume, sulla sinistra si troveranno alcune panchine e una bella fontana di acqua potabile intagliata nel legno. Si tratta di una delle molte aree attrezzate per i ciclisti che, sfrecciando lontani dal traffico, salgono e scendono la valle sulla via ciclabile dell’Adige. Anche se destinata alle biciclette, la pista, offre nei suoi quasi 7 Km di distanza da Naturno, comodi tratti percorribili anche a piedi. Si tratta di una lunga lingua di asfalto curata e molto ombreggiata, facile da seguire e camminare tenendosi il fiume sulla sinistra. Dopo meno di due ore di piacevole camminata, totalmente pianeggiante, si arriverà ad uno sdoppiamento su due livelli proprio alle porte dell’abitato di Naturno, già ben distinguibile oltre la vegetazione alla propria destra. Prendere il percorso più basso che termina con una curva a gomito a destra nei pressi di alcuni magazzini.

In circa 600 mt di rettilineo su Via Flora Gustav, superare una rotonda che incrocia la Via Principale e raggiungere così la CHIESA DI SAN PROCOLO ben visibile, semplice ed austera, isolata fra i meleti, con sullo sfondo il castello di Naturno, posto sui primi pendii a ridosso della cittadina.

Sori – Teriasca

DESCRIZIONE

PERCORSO LUNGO AD ANELLO

Partenza da Ponte della Madonnetta. Ponte zona Pedonale.

Tratto stradale: dal ponte si svolta subito a sn. per Via XX Settembre (facendo attenzione alle aiuole), oltrepassando il ponte della ferrovia e proseguendo per via Roma a fianco del fiume. All’altezza del distributore si gira a sn. (355 m.) e si risale per via N. Sauro sino in prossimità della banca Carige (13 m Q.), da dove con una svolta a 180° imbocchiamo Via Solimano, continuando per salita che poi spiana leggermente, sino a giungere ad un tornante (31 m Q.), dove procediamo dritti per Via Teriasca. Si continua a salire leggermente, ma in modo abbastanza costante sino ad arrivare all’altezza del pilone dell’autostrada lungo, (1,6 km, 72 m Q.) da dove prendiamo a sn una rampa cementata (Via Privata Allario).

Tratto Pedonale: Effettuata una curva a sn. proseguiamo per sterrata evidente in lieve salita sino a quando dopo un centinaio di metri troviamo una evidente deviazione sulla dx.

Si continua per ripidi tornanti lungo una stretta sterrata che presto si trasforma in mulattiera che con alcuni tratti scalinati e vari tornanti in mezzo alla macchia mediterranea, oltrepassa in altezza l’autostrada e raggiunge, alcune antenne televisive. Si prosegue ora in forte salita nel bosco per giungere in breve

Poco oltre si gira a sn. per un evidente passo presso un ometto (2,35 km, 216 m Q.). SBARRARE a dx.

Si procede con dolci saliscendi su stretta traccia fino a incrociare una cementata sotto alcune serre che ci porta con breve risalita ad incrociare con svolta a 180 l’asfaltata di via Teriasca Madonnetta del Maggiolo (3,25 km,211 Q.), acqua. Si prosegue per strada asfaltata panoramica sino al cosiddetto “Tornante dei Pini” (3,52 km, 233 m Q. )

Si scende per ripida scalinata cementata per proseguire su evidente mulattiera con alcuni saliscendi sino ad arrivare presso il cartello indicante loc. I Campi (Cartello Corri con Giulia), dove svoltiamo a sn. prima in salita SBARRARE A DESTRA poi in piano per la Vicinale della Piaggia (curve e tratti segnalati) sino ad incrociare la mulattiera comunale per S. Croce presso palo segnaletico del Corri con Giulia.  (4,38 km, 296 m Q+) dove svoltiamo a dx. lungo la strada per S. Croce sull’evidente mulattiera sino ad arrivare presso il cosiddetto cisternone della Costa,(4,48 km, 322 m Q+) superato il quale , poco dopo si svolta leggermente a dx. per continuare lungo l’evidente mulattiera per S. Croce a sn. Si procede dapprima in salita per traccia smossa sul crinale orientale del monte con tratti panoramici sino a giungere in una tratto più ampio ed aperto nonché meno pendente (i cumùn) poco prima di una fitta pineta (pineta nuova). Si oltrepassa la pineta e si giunge superando una vecchia e malandata pineta sotto l’erta finale che con alcuni ripidi tornanti ci porta alla sommità del Monte S. Croce (518 m Q.). Scendiamo facendo attenzione a un piccolo salto roccioso su percorso panoramico fiancheggiato dalle croci della Via Crucis sino ad una selletta dove ilpercorso Fie segnalato due quadrati rossi gira sul lato dx. (5,61 km, 488 m Q+). Dopo poco si giunge ai ruderi di una piccola costruzione (i Cramoiexi)(5,88 km, 460 m Q+). Si continua a dx. Si giunge sino al bivio basso sotto i Cramoiexi (6,1 km, 435 m Q+), sino ad un ingranaggio metallico di una antica teleferica, dove il percorso prosegue dritto in discesa lungo l’evidente percorso della mulattiera comunale S. Bernardo Teriasca, ignorando la mulattiera che a dx. va a Pieve.

Si supera in discesa su mulattiera la Cappella di San Rocco (6,8 km, 3,52 m Q.+), per arrivare poco dopo a una sorgente, acqua, 7,5 km, 334 m Q+). Si procede in discesa con alcuni tratti ripidi su mulattiera IN CASO DI UMIDITA’ UNAPERSONA PER RALLENTARE sino ad incrociare presso Teriasca la mulattiera Pieve Teriasca (7,55 km, 286 m Q+) che va seguita a sn. per una cementata che in salita porta al piazzale selciato della chiesa di S. Lorenzokm 7,7, 295 m Q+, acqua. Si continua prima in lieve salita poi in discesa per cementata e poi mulattiera evidente (comunale vecchia Sori Teriasca) per giungere poi su asfaltata presso un bivio (cappella Madonna della Guardia) (8,7 km, 249 m Q+), rif. Idrico autogestito, da dove a sn. in salita, lungo asfaltata per comunale Teriasca Canepa (Via Cortino) . Si prosegue sino al termine della stretta asfaltata (km. 8,9, 260 d+), da dove bruscamente a sn. per stretto stradello. Si prosegue poi per vicinale per Cortino sino al suo termine presso una casa isolata sino ad un bivio con cartello in legno.(9,2 km, 262 d+). Dapprima a sn. per mulattiera e poi subito dopo a sn. presso cartello indicante Levà- da non seguire! Seguire indicazioni Sori Torriglia. Si prosegue dapprima in salita, poi orizzontalmente, sino a raggiungere e superare un rudere presso il crinale attraversato dal metanodotto (10,7, 515 m Q+). Si prosegue ulteriormente per un buon tratto stretto (single track) lungo il bosco con tratti dove prestare attenzione, superando 2 guadi e oltre con alcuni tratti in discesa accidentati. Passato un rudere/cascinale (grosso masso in mezzo al sentiero), arriviamo ad un bivio, per Passo Croci (12,2 k, 465 m Q+) dove noi teniamo la dx per scendere verso Levà. Si scende per ripida e stretta cementata sino a raggiungere la Chiesa di Levà.

A Levà Chiesa (12,5 km, 384 m Q+), si prosegue ora in salita a sinistra su strada asfaltata Via Alpini d’Italia per circa 600 m, sino ad incrociare sulla sn. la scalinata che dà accesso alla Mulattiera per case Becco (comunale Osteria del Becco)(13,1 km, 421 m Q+). Si risale lungamente per percorso ampiamente panoramico e in dura salita sino a case Becco. (14,6 km, 714 d+), da dove si attraversa la strada e si imbocca il sentiero Colombiano e poi lo storico all’osteria Becco che con andamento pressoché pianeggiante porta al Parcheggio del Pozzuolo (16,7 km, 726 m Q+). Inizia il lungo percorso di discesa che parte dalla sbarra a lato est del parcheggio. Si prende il sentiero contrassegnato inizialmente con due quadrati rossi (comunale di Monte Pozzuolo), che percorre il lato dx. del crinale in discesa sino a a Pussa da Colla (17,7 km, 564 m Q+) e poi in lieve discesa sino a bivio tra sentiero due quadrati rossi a sn. e punto linea a dx. in discesa (18 km, 535 m Q+). Proseguendo per quest’ultimo giungiamo sino ad un ulteriore bivio, dove procediamo dritti (sulla antica mulattiera comunale succitata) evitando il percorso a dx. Giungiamo dopo un buon tratto poco sotto il cosiddetto Riundo di Martinello presso i resti di una teleferica (19,5 km, 380 m Q+) dove il nostro sentiero incrocia una cementata.

Si prende marcatamente a sinistra in lieve discesa, trascurando la cementata principale che porterebbe a San Bernardo, per proseguire su stradello sterrato che fiancheggia una recinzione; dopo poco lo stradello diventa sentiero e poi incrocia alla fine una traccia che con alcuni tornanti porta presso la loc. Migone lungo la mulattiera comunale da Pieve Ligure per S. Bernardo (20,24, 227 m Q+). Si procede a sn. per evidente mulattiera dritti superando il caratteristico crosino tra le case (rif. idrico autogestito) per procedere poi lungo la stretta asfaltata Via S. Bernardo in lieve discesa. Si giunge sino all’incrocio con la scalinata di Via Consiglietto, da dove a sn. in salita (20 km, 190 m Q+).

Si sale per la scalinata e si procede per un breve tratto in salita estremamente panoramico per tagliare poi a destra presso un rivo (Cian de Terrì) ( 220 m Q+) lungo una creuza che attraversa un fossato e diventando asfaltata carrabile scende, via Michele Massone, fino a incrociare, superato il Ristorante La Cucina di Gianpaolo, via Teriasca, che prendiamo a destra per scendere dietro al cimitero (21,4 km, 175 m Q.).

Si scende sino in prossimità dei muri del cimitero e si svolta a sn. su asfaltata e poi poco dopo a sn. presso il magazzino comunale (21,5 km, 170 Q.). Si continua poi nella medesima direzione per la pedonale di via Chiossa che seguiamo per bella e panoramica mattonata con alcuni su e giù sino a individuare sulla dx. la comunale Scialla (21,8 km, 157 m Q) che in discesa su scalinata panoramica, ci porta all’incrocio delle 4 strade ( 22,1 km, 116 m Q) da dove a sn. In discesa per panoramica lastricata (Via Priaruggia). Si scende per  un buon tratto  (22,5 km, 76 m Q) da dove a dx. per breve scalinata sino all’altezza dell’ascensore e poi sempre in piano per mattonata e in fine scalinata giungendo dove via Priaruggia incrocia la stradale Via Solimano all’altezza del termine della pedonale di via S.Gaetano (presidio n. 29, più persone) (22,8 km, 49 m Q). Si continua a dx. e subito dopo lungo l’Aurelia sul lato sn. fiancheggiando il magazzino di materiali edili sino ad attraversare sulle strisce (23 km, 35 m Q) per portarsi sul lato a mare. Si scende sino ad individuare sulla dx. la pedonale che porta all’ ingresso del cimitero (che si evita) (23,1 k, 28 m Q.) proseguendo a sn. in discesa lungo la passeggiata mare molto panoramica girando per giungere in breve sul ponte pedonale.

 

Campo Imperatore – Ruderi di Santa Maria del Monte

Facile e breve percorso molto adatto anche per ciaspolate. Portare sempre con sé il gpx su dispositivi mobili perché la piana di Campo Imperatore è alquanto ingannatrice.

Il percorso

Il punto di partenza è uno dei parcheggi di Campo Imperatore (coordinate ). Da qui prendiamo il sentiero che scende nella piana appena vicino al Pannello Informativo di legno, con tutte lo skyline delle montagne disegnate. Non c’è una vera e propria traccia, ci dirigiamo quindi verso sud-est lasciandoci a sinistra le montagne rocciose. Si prosegue in questa direzione fino ad incontrare una strada bianca più ampia e i segni bianco/rossi del CAI. Questo sentiero è il 117. La vetta che abbiamo davanti a noi è Monte Bolza. Dietro il Gran Sasso e la catena del Gran Sasso a sinistra. A contrassegnare il sentiero ci sono dei pali, ma se dovesse esserci molta neve risulterebbero invisibili (fare riferimento al gpx).

A un tratto il sentiero piega verso sud e oltrepassa delle basse collinette, per poi arrivare ad intersecare una strada asfaltata e proseguire oltre. Seguendo il tracciato gpx si arriva al Rifugio Racollo (1600 metri).

Si aggira dunque il rifugio e si prosegue puntando verso ovest sul sentiero 212. si arriva così ai suggestivi ruderi di Santa Maria del Monte, dopo una breve salita.

Rifugio Tolazzi – Rifugio Lambertenghi – Romanin

Il percorso

Dal Rifugio Tolazzi (1350 metri) si prende la carrareccia per il sentiero 143. Ci si immette a sinistra su un’altra carrareccia per circa 300 metri fino a incontrare sulla destra un sentiero che taglia quest’ultima in vari punti e che sale molto più ripido. Siamo in un bosco di pini mughi, larici e abeti. Dopo qualche centinaio di metri in salita possiamo vedere chiaramente la strada più ampia appena lasciata sotto di noi. Attraversiamo così il R. Landri e dopo breve arriviamo al piazzale terminale della strada (Pausa del Mus).

Da qui saliamo per l’evidente mulattiera e dopo 9 tornanti guadagniamo la quota 1760 (Tre Re). Dopo quattro ampi tornanti arriviamo al bivio per il Sentiero Spinotti, che ci troviamo sulla destra. Andiamo dritti e superato l’acquedotto entriamo in un’ampia conca  fino a raggiungere il Rifugio Lambertenghi – Romanin (1955 metri), dal quale si raggiunge in breve tempo il P.so Volaia (confine Italo-Austriaco) sovrastante l’omonimo lago.

San Felice Circeo – Cima Monte Circeo

Questo percorso permette di raggiungere la vetta del Monte Circeo dal paese di San Felice, facendo una prima parte nel bosco e la maggior parte in cresta. La vista è spettacolare e la presenza di paesaggi marini e antropomorfi rende conto della storia di questi luoghi, strettamente interconnessi con la natura e la storia più mitica d’Italia.

Il percorso

La partenza è ubicata da Piazza Vittorio Veneto di San Felice Circeo. Imbocchiamo l’arco che ci conduce al museo e al municipio, dopodiché usciamo dal paese e dalle mura tramite un secondo arco.  Ci troviamo subito delle indicazioni per il monte Circeo e le mura ciclopiche che vanno prese in salita, tramite strada asfaltata. All’altezza di Via Dandrassi sulla destra ci troviamo a sinistra delle scale con l’indicazione Sentiero delle Ceraselle. Lo prendiamo e poco prima del civico 3 troviamo sulla sinistra un sentiero che parte, cosparso di aghi di pino e rocce. Il sentiero non è sempre ben chiaro ma comunque ben riconoscibile. Mantenetevi sempre in salita. Siamo in un bosco di lecci. Dopo breve incontriamo dei gradini più ampi e sbuchiamo sull’asfaltata di prima, poco trafficata. Andiamo in salita a sinistra.

All’altezza del primo tornante c’è un sentiero da prendere, per saltare la curva asfaltata. Questo sentiero infatti sbuca dopo breve di nuovo sull’asfaltata. Nell’ultima parte bisogna usare le mani. Andiamo a destra.

Al tornante successivo andiamo sempre per il sentiero, laddove ci sono scale e tavolo di legno.  Questo sentiero, che si mantiene sempre sulla stessa parte di monte, sbuca sull’asfaltata di servizio delle antenne poco più in alto e andando a destra si incontra subito la centralina dell’elettricità del Monte Circello. Qui, come si vede anche con il segno per terra rosso (vetta 2 ore), ci sta, sulla destra, l’imbocco del nostro sentiero. Se ci giriamo sulla sinistra invece si apre la vista di Ponza e le isole Pontine. Prendendo il sentiero noteremo che va in piano e poi leggermente in discesa. Troveremo ad un tratto anche un sentiero sulla sinistra ma noi proseguiamo e raggiungiamo la cresta del monte in salita. Quindi vediamo che lentamente la vegetazione cambia e diventa a macchia mediterranea. Arriviamo così al Fortino di Pietra Rossa che è una costruzione di pietre calcaree circolare con un’abside verso le isole pontine. Dopo breve, proseguendo, si aprir la vista sul picco e la pianura pontina, Terracina, il parco nazionale del Circeo, Latina, il Lago di Paola e Terracina.

Diventa difficile rendere conto del sentiero e delle sue sinuosità, ciononostante è molto facile seguirlo perché va sempre in cresta ed è segnato di rosso sulle rocce e sugli alberi. La nostra meta è il picco, che si raggiunge accerchiandolo sulla sinistra e facendo alcuni passaggi esposti ma comunque semplici per un escursionista medio. Giunti al crocicchio di sentieri di nuovo in cresta, prendiamo quello di sinistra che ci porta, in breve, alla cima del Monte Circeo.

Circo Massimo, Roma – Castel Gandolfo

Il cammino inizierà a Roma, su Viale Aventino, di fronte al palazzo bianco in stile razionalista della Fao, a fianco dell’entrata Metro Circo Massimo (direzione Laurentina). Guardando in direzione del Colosseo, con l’entrata della metro alla vostra destra, andate dritti per circa 50 metri, costeggiando il palazzo bianco della Fao. Svoltate a destra su Piazza di Porta Capena e proseguite dritti su Largo delle Terme di Caracalla: camminerete su un viale alberato, costeggiando a destra un piccolo stadio di atletica e poi le Terme di Caracalla. Alla fine del rettilineo attraversate le strisce pedonali e finito l’attraversamento iniziate a camminare verso destra sul marciapiede, sempre su Largo delle Terme di Caracalla, fino a passare sotto le Mura Aureliane (passerete sotto degli archi dove transitano gli autoveicoli). A quel punto svoltate a sinistra su Viale di Porta Ardeatina, camminate fino alla Porta San Sebastiano (grande porta romana) e girate a destra su Via Appia Antica, che inizia proprio lì. Proseguite dritti per 800 metri, fino ad un bivio: a destra inizia Via Ardeatina ma voi continuate a camminare nella strada a sinistra che è sempre Via Appia Antica. Sulla vostra destra vedrete il lungo muro di cinta delle Catacombe di San Callisto. Camminate per circa 1900 metri e vi troverete ad un bivio: a sinistra si va su Via Appia Pignatelli ma voi andrete a destra e proseguirete dritti su Via Appia Antica. Dopo 380 metri, vi troverete sulla destra le Catacombe di San Sebastiano. Proseguite dritti e dopo 260 metri vi troverete sulla sinistra l’entrata del Circo di Massenzio. L’entrata al sito archeologico è gratuita. Ancora dritti per circa 300 metri e sulla sinistra vedrete la Tomba di Cecilia Metella.

Andate sempre dritti su Via Appia Antica: dopo 3400 metri, vedrete sulla sinistra la Villa dei Quintili.  La strada che percorrerete sarà composta da pietre vulcaniche piatte, l’originale pavimentazione romana. In alcuni tratti noterete anche i bordi della carreggiata, delle pietre squadrate che delimitano la strada. Potrete anche camminare al lato della strada romana, dove ci sono dei sentieri in terra battuta.

Dovrete camminare sempre dritti e attraverserete alcune strade asfaltate perpendicolari alla Via Appia Antica (1- Via di Tor Carbone/Via Erode Attico; 2- Via di Torricola/Via del Casale Rotondo; 3- Via di Fioranello/Via dell’Aeroscalo; 4- Via Capanne di Marino; 5- Viale della Repubblica, in Località Santa Maria delle Mole).

Dopo aver camminato sempre dritti e attraversato queste strade, arriverete alla località Frattocchie, costeggiando dei cipressi a destra e a sinistra: la Via Appia Antica si interromperà lì (troverete un segnale che indica la fine dell’XI miglio). Adesso inizierete a camminare in una zona edificata, lasciandovi definitivamente alle spalle la parte storica dell’Appia Antica. Andate dritti per 180 metri e arriverete  a Via Nettunense Nuova (è una strada che inizia proprio lì e prosegue verso al vostra destra): là vedrete alla vostra sinistra uno spartitraffico. Attraversate la strada e attraversate lo spartitraffico. Attraversate le strisce pedonali su Via Appia Nuova e finito l’attraversamento andate a destra per 3 metri e girate immediatamente a sinistra su Via del Sassone. Camminate per 200 metri e girate alla prima a destra, Via Costa Rotonda: è una strada che inizia con una curva che gira verso destra. Camminate e costeggiando sulla vostra destra una villa con un muro con delle finestre ovali. Arriverete ad un bivio e lì girate a destra in Via Castagnole di Sotto. Continuate e vedrete che la strada curverà leggermente verso sinistra; andate dritti e girate a destra su una curva a 90 gradi: immediatamente dopo, girate a sinistra in Via Castagnole. Andate sempre dritti, fino a incrociare Via Spinabella: a quel punto girate a destra  e camminate per poi girare nella seconda strada sulla sinistra, Via dei Glicini.

Andate sempre dritti, attraversate Via Due Santi Pascolaro e proseguite dritti sempre su Via dei Glicini.  Attraversate (sempre andando dritti) la Strada Provinciale 140 Dir continuate sempre su Via dei Glicini, che diventerà per un breve tratto una stradina in salita e non asfaltata.  Alla fine della salita girate a destra su Via Arturo Toscanini. E’ una salita: percorretela fino alla fine e al trivio girate a destra, iniziando a percorrere in discesa Via Confini di Castel Gandolfo. Arriverete a Via Appia Nuova. Questo percorso è leggermente più lungo di altri, ma è più sicuro perché potrete camminare sui marciapiedi, assenti su altre strade. Una volta arrivati davanti all’Appia Nuova, dovrete attraversare la strada con attenzione e proseguire verso sinistra sul marciapiede.  Dopo 500 metri circa, dovrete riattraversare la strada per salire su Via di Santa Caterina. E’ una bella salita, se siete ben coperti scopritevi un poco perché potreste sudare. Alla fine della via, girate a sinistra su Via Ercolano e seguite dritti. Appena la strada inizierà a girare verso sinistra, vedrete sulla destra una scalinata sulla quale dovrete salire. Finita la scalinata, andate a sinistra per poi iniziare a salire a destra sulla strada alberata (Via Massimo D’Azeglio) che vi porterà alla piazza principale di Castel Gandolfo (Piazza della Libertà), che vedrete dopo avere attraversato un arco.

Casetta dei Mochi – Monastero di Fonte Avellana

Una parte del Sentiero Frassati

La parte di descrizione generale che segue è presa dal sito http://www.pesarotrekking.it/, dove potete trovare altri splendidi percorsi delle Marche, ben descritti e corredati di dati tecnici, mappe e gpx:

I Sentieri Frassati sono una serie di percorsi, uno per ogni regione italiana, dedicati alla figura del beato Pier Giorgio Frassati, ed in particolare quello delle Marche si svolge interamente sul massiccio del Monte Catria.

L’itinerario, molto lungo e ben suddividibile in due o tre tappe da svolgersi in più giornate, conduce da Cagli al monastero di Fonte Avellana, attraversando la montagna con un percorso tutto a mezza costa che tocca angoli suggestivi e solitari, tra cui spicca, oltre al punto d’arrivo, anche il meno noto santuario della Madonna dell’Acquanera, situato in una bella e suggestiva valle circondata da alte pareti.

Oggi noi ne descriveremo solo una parte, quella che va dalla casetta dei Mochi e arriva al Monastero di Fonte Avellana. Per una descrizione più ampia di tutto il percorso fare riferimento sempre al sito di Pesaro Trekking, specificatamente a questo link: http://www.pesarotrekking.it/monte-catria/sentiero-frassati.html

Il percorso

Il nostro percorso parte dalla Casetta dei Mochi, ma bisogna assolutamente andare a vedere il paesaggio che si apre alla Fonte Bocca della Valle, poco distante. Dopodiché ritornate qualche centinaio di metri indietro e dirigetevi in discesa sorpassando appunto la casetta dei Mochi, direzione nord-est. Si arriva in breve ad un bivio: a destra ci indica Cantiano e Monte Catria e a sinistra Frontone. Siamo sormontati dal Monte Acuto. Noi andiamo a sinistra. All’altezza del primo tornante lasciamo la strada sterrata e prendiamo un sentiero  a destra in discesa, abbastanza evidente, che passa nella recinzione di filo spinato. Attraversiamo una splendida faggeta. Il sentiero ci porta fino a delle aree per il pic nic e arriva (tralasciando delle strade brecciate sulla sinistra e seguendo l’andamento della piccola valle) al Rifugio Bocca della Valle.

Dal rifugio, guardandolo, a sinistra c’è il cartello per Fonte Avellana (4 ore). Dopo circa tre  quarti d’ora di passo normale e una serie di saliscendi il sentiero è sempre ben evidente e nell’ultimo tratto diventa anche più ampio. Arriva così ad un bivio dove dobbiamo proseguire a sinistra in discesa. Diventa dunque panoramico. Sulla sinistra abbiamo delle rocce che testimoniano l’antichità della via e si apre a sinistra la vista su Cagli e Acqualagna.

Quando rientriamo nel bosco possiamo comunque vedere tra gli alberi radi e così scorgiamo le Gole del Furlo e i monti Paganuccio e Pietralata. Mentre sulla destra il paese di Frontone e il suo castello, in cima alla collina. Ancora qualche centinaio di metri e si apre la vista del Monte Strega a destra. Giungiamo ad una prima deviazione per la Madonna di Montenera (che non prenderemo) a sinistra, 15 minuti. Proseguiamo per la cresta e lì dove c’è il cartello e la nostra indicazione svoltiamo a destra in discesa. Siamo sul Monte Schioppettino a 980 metri di altezza. Da qui possiamo vedere, voltandoci a destra, la vetta del Monte Catria.

Proseguendo incontriamo la deviazione sulla sinistra per la fonte Avellana e la imbocchiamo. Dunque dopo pochi tornanti fatti a scendere ci troviamo sulla sinistra il sentiero bianco e rosso da prendere. Questo sentiero quando esce dal bosco incrocia una strada sterrata brecciata, da prendere a sinistra a scendere. All’altezza del primo tornate troviamo il nostro sentiero sulla destra (attenzione non è segnato e s’infila praticamente sotto la funivia).

Si arriva ad un bivio a T e qui bisogna andare a sinistra in discesa. Nemmeno 50 metri  e troviamo la deviazione da prendere a destra, con il cartello che ci dice che la Fonte Avellana dista 2 ore e 15 minuti. Arrivati in cima alla salita, abbastanza ripida, andiamo a sinistra verso un antico fontanile ormai prosciugato. Dopo breve la via ritorna a salire. Entriamo così dentro ad una bella faggeta. Ad un tratto, all’altezza di un grande albero davanti a noi, c’è una traccia a sinistra da non prendere. Seguiamo quindi le indicazioni sull’albero. S’incrocia una strada più ampia per le mountain bike, ma noi andiamo avanti per il più piccolo sentiero. Al nuovo cartello che indica Cagli 7 ore e 30 minuti prendiamo il sentiero che scende e non quello che sale sulla destra. Si arriva dunque ad un bivio: a destra abbiamo la Fonte Avellana a 5 minuti e a destra una sorta di traccia che porta alla strada asfaltata. Andiamo a destra in discesa.

Si arriva, con vari zig-zag, alla strada asfaltata. Di fronte abbiamo un sentierino che scende al parcheggio del Monastero di fonte Avellana, dunque siete arrivati.

 

 

Borgia – Chiaravalle Centrale

Il percorso

Lasciando la SS384 all’uscita dall’abitato di Borgia si svolta a sx sulla SP57e dopo circa 1.5 KM sulla dx su una strada secondaria che mano a mano si stringe fino a diventare sterrato che si snoda sulla sommità della collina con una splendida vista sul golfo di Squillace. Pochi metri sulla SP89 e si riprende un strada secondaria che porta sulla SS181, svoltando poco dopo a sx sulla SS382  per seguirla un paio di KM. 500 m a sx sulla SP122 e, qui, viene  la parte più bella del tracciato: si svolta a dx tra gli ulivi inizialmente seguendo lo sterrato, poi un sentiero, fino a scomparire del tutto la traccia(qui è stata, per me, indispensabile la rotta GPS). Camminando tra enormi pale eoliche si raggiunge la SP123. Svoltando a dx la si percorre per un centinaio di metri per deviare a sx su una stradina di campagna. Attenzione dopo circa un KM e mezzo la traccia sembra perdersi sulla cima di una collina (panorama spettacolare) ma pochi metri prima svoltando a dx si ritrova al strada (sterrata) che porta alla SP116 e sempre lungo sterrati a vie secondarie alla allaSP120. Attraversata la provinciale si prosegue lungo la via in discesa fino ad incrociare la SP144. Si continua su via Campo (incredibile incontro con un gufo!), via S. Biagio(la mia traccia GPS devia sulla sx, ma la strada si perde dopo poche centinaia di metri) e via Serra Rizza fino ad arrivare alla SS182. Poche centinaia di metri e siete arrivati a Chiaravalle Centrale.

Celzi – Borgo Castello di Forino

“Ad locum cui Forinus nomen est” – sui sentieri della battaglia di Forino del 663 tra Longobardi e Bizantini.

Intro: Nell’anno 568 fecero la loro apparizione sul suolo italiano i Longobardi, che scesero fino al meridione, occupando con le armi alcuni territori del napoletano e fondando nel 570 il Ducato di Benevento. Anche Forino passò sotto la dominazione longobarda. (…) il culto di San Nicola non fu abbandonato, anche se erano stati veramente pochi gli anni intercorsi tra la riconquista bizantina e l’invasione longobarda perché si potesse talmente radicare nel territorio il culto del vescovo di Myra. Anzi, a tal proposito, e conoscendo le tradizioni locali, viene da pensare che due comunità in quei tempi ben distinte, riuscissero a coesistere nella vallata forinese. Magari, anzi, sicuramente con il tempo le comunità si saranno frammiste grazie ai matrimoni, ma se riescono a coesistere due culti così remoti, come quello di San Nicola introdotto dai Bizantini e quello di San Michele Arcangelo, protettore delle genti longobarde, si evince che nonostante tutto le popolazioni non furono tra di loro particolarmente bellicose. A sostegno di queste ipotesi vanno due fatti: il primo lo fornisce la storia del Tornatore, che riporta una notizia 586, circa una contesa sorta, il giudice Amato interrogò “etiam Sacerdotem ac Recorem Ecclesiae S. Nicolai propre Furino”.
Altre info http://www.salutidaforino.it/sdForino_0215.htm

Il percorso

Il percorso ad anello parte dalla piana dove storicamente le truppe di Romualdo hanno sconfissero i Bizantini; alla rotonda che incrocia la statale ss 88 dei Due Principati verso il comune di Forini (sp 239) in prossimità della frazione di Celzi; ci si muove in direzione opposta (sud-sud ovest) verso il borgo San Nicola (la chiesa è già visibile dalla strada sul colmo della collina del monte Bufoni – foto 1) .
Il tragitto si muove su una strada asfaltata per 4 tornanti ombreggiati, fino ad arrivare al borgo medioevale di San Nicola (foto 2.x) . Al borgo è consigliabile una breve esplorazione per il paese, oramai spopolato, per poi riprendere il tragitto attraverso un ciottolato ben segnalato verso il santuario (foto 3) dedicato al culto del Santo Bizantino che viene raggiunto attraverso due tornanti(foto 4). Dalla sommità si gode della vista sulla valle e sul monte Faliese (foto 5) che ospita la chiesa dedicata al culto del Santo sincretico dei Longobardi e che ha visto, secoli fa, una delle vittorie chiave per l’affermazione dei Longobardi in Italia del sud a scapito dei Greci Bizantini. Dal piazzale del vecchio castro che ha permesso la costruzione della chiesa , un breve tragitto su sterrato (10 minuti) porta ad una croce installata negli anni 50 e che permette la vista sul complesso del Monte Salto e da qui fino al mare di Salerno. Il percorso verso il Santuario è costellato da cappellette votive e attrezzato per brevi soste con tavole e panche in legno.
Ridiscendendo verso il Borgo sulla medesima via della salita, alla fine del ciotolato, si prende il primo sterrato sulla destra (foto 6). La strada bianca scende per 800 metri per diversi tornanti attreverso cedui di castagno e piccoli appezzamenti coltivati (foto 7) per poi reinnestarsi sulla ss 88 (foto8) in vista della piana di Montoro. Nell’ultimo pezzo prima della ricongiuzione con la statale lo sterrato e dissestato e inerbito (agosto 2016). Sulla strada asfaltata risalendo verso Celzi, pochi centinaia di metri è possibile continuare verso sinistra su sterrato i sentieri del Monte Salto sulla strada verso il mare (Foto 9).

Continuando verso est sempre sulla statale 88 si incontra la frazione di Celzi fine ideali di questo anello che ha complessità minime ed è percorso turistico adatto a famiglie anche con bambini piccoli, e può essere percorso anche MBK.
L’anello può essere percorso in trekking in max 2 ore ma sul tragitto non vi sono punti di acqua.
Nell’abitato di Celzi vi sono due bar ristoro mentre nel comune di Forino e nel Borgo di San Nicola vi sono alcuni ristoranti dedicati alla cucina regionale .

Pinzano – Nova Ponente

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Tappa 01 (ca 12 Km per 5h 30’)

La partenza del percorso si trova proprio di fronte all’ingresso principale della Chiesa di S. Stefano, sotto gli affreschi, con a lato il piccolo cimitero del paese.

Ridiscendere le scale alla destra per giungere nella contigua Piazzetta S. Stefano. Un bel fontanile permette di rifornirsi di acqua fresca per il cammino. E’ consigliato prevederne una scorta maggiore del solito, visto il forte dislivello che si andrà ad affrontare, con il seguente punto di rifornimento distante, nei pressi del paesino di Aldino.

Dalle scale, attraversando la piccola piazza piegare a destra seguendo la strada e  il cartello di palinatura Rosso e Bianco Sentiero N.1B in direzione Montagna, a nemmeno mezz’ora di cammino da lì.

Seguire la piccola asfaltata ciclabile, ma aperta al traffico locale, fino a raggiungere la bella residenza Hof (1408), ristrutturata in color giallo/arancione.

Una salita di circa 400 mt porterà nel centro del paese di Montagna, dove sulla destra, innalzata rispetto alla piazza, sarà visitabile l’antica Chiesa romanica di San Bartolomeo, di cui ben poco resta dell’ammodernamento tardo gotico, quasi del tutto sparito dopo i rifacimenti del 1875-1881.

Uscire dal paese, in discesa, discendendo per Via Campo Santo fino ad arrivare ad un piccolo sottopassaggio ciclo pedonale che permetterà di attraversare in sicurezza la trafficata e tortuosa SS48.

Superata la statale, lasciandosi il cimitero a destra, continuare sull’asfaltata secondaria in forte discesa fra gli alberi per circa un chilometro fino a imboccare, ben visibile sulla destra della carreggiata, il Sentiero N.3, nel fitto di un bosco.

Inizia qui il tratto più impegnativo dal punto di vista del cammino dell’intero 2° Itinerario Iter Artis, ma forse anche uno dei più suggestivi dal punto di vista naturalistico.

Il sentiero 3, infatti, in circa mezz’ora di cammino, porterà a compiere un fortissimo dislivello. Seguendo le palinature nel bosco, si percorreranno diverse curve strette oltre a lunghe ripide scalinate, fino a giungere al fondo valle, sbucando in uno stretto tracciato stretto fra un muro e la cinzione di una vecchia piscina abbandonata. Al fondo un parco giochi anch’esso abbandonato. Sbucati sullo spiazzo, leggermente a destra, sarà ben riconoscibile una passerella pedonale sopra un rumoroso torrente di montagna. Si tratta delle Gole del Rio Nero, proprio alle porte del paese di Ora, raggiungibile, ove necessario, in pochi minuti seguendo l’unica asfaltata Via della Cascata. A sinistra invece, lungo il corso del torrente, facilmente raggiungibile in svariati modi, alcuni piccoli prati assolati con aree di sosta, dove poter immergersi nella gelida acqua o fare un pic-nic.

Superata la passerella, salire la piccola scalinata e piegare a destra sul cemento seguendo il corrimano da tenere alla propria destra e la palinatura Rossa e Bianca dei Sentieri N.1 e 2 che per buona parte del tracciato coincideranno.

Armandosi, di buone gambe e di tanto fiato, si affrontare la scalinata nella vegetazione che per almeno un’ora si inerpicherà lungo la stretta gola del torrente. Lungo tutto il percorso, a tratti si supereranno grosse condutture dell’acqua interrate, e ogni cinque minuti, su piccole piazzole, sarà possibile sostare per godere del paesaggio mozzafiato, salendo sempre più in alto. Sul lato destro, nel senso di marcia, ponendo la massima attenzione, ci si potrà anche avvicinare allo strapiombo della gola con le sue cascate d’acqua cristallina decine di metri sotto.

Giunti alla cima della scalinata, il sentiero continuerà nel bosco sempre in salita, ma affrontando dislivelli decisamente meno impegnativi, fino a sbucare in una piccola radura riconoscibile da un muro di cinta di una proprietà privata sulla propria destra. Senza continuare dritto sulla via più visibile e carrabile, imboccare il sentierino che costeggia il muro di cinta e che in circa 15 minuti porterà ad un malconcio cancello sulla destra in prossimità di un grosso fienile in legno scuro. Imboccare la strada in salita verso la sinistra continuando a seguire la palinatura che in breve ci porterà sulla silenziosa e isolata asfaltata di Località Eich.

Sempre in salita si giungerà in meno di mezz’ora ad un gruppo di case circondate da orti e campi coltivati, ma senza superarle, girare subito sulla strada a sinistra e dopo pochi passi a destra lungo un prato in salita, in coincidenza della palinatura, per lasciarsi le costruzioni in basso sulla destra.

Dopo appena dieci minuti, percorrendo uno stretto passaggio fra piccoli meli si giungerà ad un cancelletto di legno non più alto di un metro. Delimita un edificio privato, ma è aperto ai viandanti. Ben visibile oltre il cancello, una salvifica fontanella sulla sinistra con acqua potabile dove poter rifocillarsi e rifornirsi per il resto del percorso. Continuando dritto oltre la fontanella, in altri 5/10 minuti di marcia, si sbucherà dalla vegetazione, proprio nei pressi di un largo tornante della SP72. Dall’altra parte il vecchio Hotel Stella, con di fronte due pensiline dei bus per e da Egna e Ora.

Seguire l’asfalto in salita e tagliare diversi tornanti seguendo la palinatura che ormai riporta le indicazioni per il paese di Aldino, distante non più di 40 minuti.

Di nuovo sulla Provinciale, nei pressi del cartello “tornante n.3”, seguire i cartelli al bivio girando a destra sempre sull’asfalto e puntando un’isolata villetta color ocra, superata la quale basterà seguire il Sentiero N.1 per salire tra boschetti, prati e pascoli verso il paese.

Superato l’ultimo di una serie di sbarramenti in legno per gli animali, si ritornerà sull’asfalto ormai ai piedi del paese. Seguire tenendo la destra fino a raggiungere un grande campo da calcio in erba sintetica che si affaccia sulle montagne e la valle, nei pressi di un centro sportivo. Raggiunte le prime case del paese, con di fronte il muro di cinta di alcune villette che obbliga ad una svolta, decidere di salire verso sinistra sempre seguendo il Sentiero N.1. Con un ampia curva, si giungerà in circa 300 mt ad un grosso incrocio di più strade proprio nei pressi di un parco giochi all’ombra di grossi abeti. Costeggiarlo per giungere il centro in non più di 250 mt di salita.

Il paese di Aldino è un buon punto tappa per il visitatore che voglia fermarsi qui e non raggiungere la successiva Nova Ponente. Oltre ad essere ben servito dai mezzi pubblici, con bus per il fondovalle e la stazione ferroviaria di Egna, offre alcuni negozi, un piccolo supermercato, una banca e diverse soluzioni per la notte. Un piccolo infopoint sulla piazza, può fornire tutte le indicazioni necessarie.

Inoltre la Chiesa dei Santi Elena e Giacomo, merita una visita per godere del suo bel coro, della fonte battesimale trecentesca in pietra, e della vecchia pala d’altare ottocentesca con l’incoronazione di Maria e dei Santi del masetro Kaspar Jehle. Il cimitero alle spalle dell’edificio sacro, infine gode di una vista privilegiata sul verde della valle e le montagne sopra Bolzano e Merano.

Tappa 02 (ca 12 Km per 4h 30’)

Per il camminatore che voglia concludere la gita a Nove Ponente, invece, bisognerà tener presente almeno altre quattro ore e mezza di cammino, includendo una breve visita al Santuario di Pietralba, proprio lungo il percorso.

Ridiscendere dall’alto della chiesa, lasciandosela alle spalle, lungo un sentiero asfaltato che punta alla sottostante SP72, raggiunta la quale attraversarla e tenendo la destra, raggiungere in nemmeno 30 Mt la bella stradina asfaltata, Via Thal che si dirige in mezzo al verde di due dolci colline.

Camminando lungo una robusta staccionata in legno si giungerà ad un bivio per girare a destra. La palinatura riporterà la doppia dicitura Sentiero N.10 e Sentiero A Petersberg. Dopo non meno di 15 minuti camminando con campi coltivati a sinistra e un curato boschetto di abeti sulla destra si riguadagnerà l’asfalto proprio nei pressi di un edificio privato a due piani bianco. Attraversare la strada e dirigersi verso sinistra, in direzione di un ampio spiazzo ricco di cartellonistica.

Continuare quindi a seguire il Sentiero N.10 in direzione Weissenstein/Wallfasweghrt, camminando su una piccola asfaltata di servizio che si inoltra all’interno di un’area protetta. Anche se poi diventerà sterrata, non si abbandonerà più questa traccia fin quasi all’arrivo al Santuario trovando indicazioni sempre più precise per Weissenstein/Pietralba-Schmiederalm e ignorando le diverse indicazioni per altri sentieri come il N.6 e 7.

La strada diventerà una carrabile di montagna dopo essere passati nel mezzo di un piccolo gruppo di case in semiabbandono, iniziando a salire decisamente nel bosco e attraversando diversi pascoli alpini.

Circa 500 mt dopo aver superato un ben riconoscibile capanno in legno isolato sul lato destro di marcia, al limitare dei pascoli e tornati all’ombra degli abeti, aver cura di girare a sinistra e poi immediatamente a destra sulla forte discesa che in meno di 15 minuti porterà nei pressi del Santuario della Madonna di Pietralba. L’edificio apparirà nel senso di marcia con la sua imponente facciata bianca a tempietto e quattro torri, fra gli ultimi alberi del parco. Si tratta del primo esempio compiuto di arte rinascimentale altoatesina, oltre ad essere la meta di pellegrinaggio più frequentata nella regione, legato alla leggenda del ritrovamento di una piccola statua della Pietà da parte del contadino Leonhard Weissensteiner che diede origine alla prima cappelleta votiva nel 1553.

Dopo la visita, superato il grande edificio, lasciandoselo sulla sinistra, si attraverserà il parcheggio in prossimità di un negozietto di souvenir per andare ad intercettare il sentiero che si butta in basso verso i pascoli sulla destra, prendendo da guida la palinatura con le indicazioni per Nova Ponente.

A questo punto, si è a circa un’ora e mezza di cammino dal punto di arrivo del percorso, che procederà sempre in dolce discesa o in piano attraversando un bosco di altissimi abeti rossi.

Sbucando nuovamente sull’asfalto, il paese, con il suo campanile sarà già ben riconoscibile da lontano. Continuare quindi a seguire la palinatura fino ad arrivare ad attraversare per l’ultima volta la SP72. Scendere in basso sotto la strada per poi andare a imboccare una ripida scalinata di una cinquantina di metri che porterà in mezzo ai primi edifici del paese, a meno di 400 metri dall’arrivo proprio di fronte all’ingresso della CHIESA PARROCCHIALE DI S. BENEDETTO.

Salorno – Pinzano

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Per iniziare il percorso in direzione di Pinzano, uscire dal paese procedendo lungo Via Loreto che costeggia la chiesa di S.Andrea sul suo lato destro, meridionale.

Dopo 500-600 mt si incontrerà una piccola cappella bianca con un fontanile di fronte, superato il quale, in coincidenza con un allargamento della strada, saranno ben visibili i primi cartelli del Sentiero Dürer sulla destra.

Da questo punto è possibile procedere scegliendo due opzioni diverse.

La prima, seguendo la palinatura del Sentiero Dürer  ci porterà a salire fra gli alberi fino a raggiungere la località di Pochi e da qui, volendo continuare a seguire il sentiero fino ad arrivare in poco più di tre ore praticamente sopra il paese di Egna, essere ad un’ora di distanza dalla destinazione finale di Pinzano. E’ da prendere in considerazione, che sulla lunghezza totale del percorso, questa opzione prevede un dislivello maggiore e un tempo totale più lungo di percorrenza.

La seconda opzione, invece, consente di raggiungere la località Laghetti, per poi andare a intercettare il Sentiero Dürer in un secondo momento, camminando così con un bassissimo dislivello, verso il fondovalle, fra meleti e campi coltivati offrendo anche una maggiore diversificazione di paesaggio e vedute.

Procedere quindi dritto sull’asfalto della SP129 ancora per circa dieci minuti per poi svoltare verso i campi al bivio con Via dei Molini che non si abbandonerà più seguendo le indicazioni per Laghetti  e del Sentiero N.3 palinato Bianco e Rosso, e passando di fronte all’officina di un fabbro.

Dopo circa 2 Km si incontrerà sulla destra la Baita Garba con il suo laghetto artificiale lungo la strada, e con poco meno di 3 Km, si arriverà  attraversando i campi coltivati, alle prime case del villaggio, proprio in coincidenza di un piccolo parco giochi.

Dopo pochi passi, sulla destra, con un breve tratto di strada che gli passa di fronte, un tennis club con un contiguo campo da basket e uno per il gioco delle bocce.

Nel caso in cui il club sia aperto, si saliranno i quattro scalini in legno d’ingresso, per poi tirare dritto costeggiando il campo in terra battuta e infilarsi dietro lo stabile di cemento al fondo, dove si potrà vedere salire un piccolo sentiero sulla sinistra. Il passaggio non è molto evidente. In alternativa, ai piedi del club e dei quattro scalini, salire in leggera salita a destra la strada di fronte per continuare seguire la palinatura del Sentiero N.3 e poi quella del Sentiero Dürer, in direzione Egna.

Il Sentiero Dürer percorre tutta la prima montagna a ridosso della valle in mezza costa, raggiungendo il centro abitato di Egna dall’alto attraverso la località Mazzano.

Si tratta di un percorso molto suggestivo, ben segnato, evidente e palinato. che si sviluppa in continuo sali e scendi nella quiete di un grande bosco. Sbucando a tratti tra gli alberi, sulla sinistra si vedrà la Val d’Adige in direzione di Bolzano, sempre più in basso man mano che si sale.

Il sentiero inoltre passerà proprio fra le grandi gambe di diversi tralicci dell’alta tensione, comodissimi piazzali panoramici.

Ci vorranno un paio d’ore per concludere il sentiero sbucando fuori da quello che è il Parco naturale di Monte Corno attraverso un cancello di ferro e rete marroni. Qualche centinaia di metri prima, degno di nota, sulla sinistra del sentiero, una “caldara” antica fornace scavata nel terreno per tre metri di profondità, dove, fino all’inizio del secolo scorso, si cuoceva la calce per l’edilizia tramite  un antichissimo procedimento.

Lasciato alle spalle il parco si sbucherà alla luce fra lunghe distese di vigneti coltivati. In basso a sinistra ben visibile, il centro urbano di Egna. Si è alle porte della località Mazzano. Per raggiungerla, seguire la strada asfaltata che piega a sinistra verso il basso circondata dai vigneti.

Avvistate al fondo del rettilineo le abitazioni della località, una sosta d’obbligo è presso la solitaria chiesetta di San Michele Angelo, della quale si vede spuntare il profilo con il tozzo campanile in pietra, tra le fronde di vite. La piccola deviazione di meno di un minuto, permetterà di godere anche solo dell’esterno affrescato dell’edificio, dove un grande San Cristoforo ben riconoscibile da lontano, guida e da il benvenuto ai pellegrini da più di sei secoli.

Riprendendo l’asfalto sempre in discesa, in circa 150 mt, ci si troverà di fronte ad un bell’edificio antico, oggi cantina, in perfetto stile montano altoatesino, ristrutturato in color ocra. Sulla parete frontale campeggia la scritta nera “Oberingeramhof” in caratteri germanici.

Passare sotto l’edificio girando a destra sulla stradina asfaltata  tenendoselo sulla sinistra. In meno di dieci passi si incontrerà una palina del Sentiero N.15 riportante la corretta direzione per Pinzano. Seguire per dieci minuti le indicazioni bianche e rosse fino ad entrare in un boschetto superando un altro cancello in ferro e rete metallica marroni. In alto a sinistra, fra la fitta vegetazione, le imponenti rovine del castello di Egna, del quale sono ben conservate le merlature. Continuando il sentiero e passando ad un centinaio di metri a valle del castello, si discenderà nel bosco fino a raggiungere un ponte di assi di legno, superato il quale si continuerà sul tracciato principale svoltando a destra. Dopo nemmeno 50 mt, porre attenzione al sentiero poco visibile sulla sinistra che passa proprio alle spalle di un grosso edificio/magazzino agricolo in plastica telata bianca. La palinatura è mal visibile come il sentiero stesso. Si tratta di un piccolo tratturo che corre rettilineo in ripida salita, stretto fra la rete di recinzione del capanno agricolo e della vegetazione cespugliosa sulla destra. Bisognerà percorrerlo per circa quindici minuti per sbucare in un grande e soleggiato prato, già di tipo “alpino” dopo aver superato un ulteriore cancelletto con un generico cartello di Monumento Naturale, non ben riconducibile a che cosa.

Ai piedi del prato, seguire in leggera salita verso destra tagliandolo in diagonale e puntando la continuazione del sentiero poco visibile fra il fitto di un altro boschetto. All’inizio di esso, si ritroverà la palinatura. Camminando ancora per una decina di minuti si giungerà all’ultimo cancello della giornata, da superare per imboccare la sterrata a destra in salita che in poco più di un chilometro porterà ai piedi del paese di Pinzano, riconoscibile da lontano, per lo svettare del campanile di S. Stefano.

La CHIESA DI SANTO STEFANO, è il centro del piccolo gruppo di case lì intorno. Sulle facciate degli edifici circostanti alcuni affreschi di diverse epoche dai più svariati temi, da quelli sacri a quelli di quotidianità contadina. Sulla facciata come dentro la chiesa, invece, tanti piccoli gioielli dell’arte da contemplare con calma, nel silenzio e nella quiete del paesino montano.

Grande risalto e impatto ha il Manto della Madonna sotto il quale si rifugia il genere umano e i S. Cristoforo, S. Stefano, S. Dorotea e S. Volfango.

All’interno, mirabile il coro del maestro Konrad Von Neumarkt e l’incantevole pala a portelle, tardo quattrocentesca, del maestro Hans Klocker, magnificamente conservata e raffigurante la Madonna con bambino affiancata dai Santi  Stefano e Lorenzo.

Si conclude qui, quindi il quarto e penultimo percorso della guida. Pinzano, come quasi tutti i centri della zona offre diverse soluzioni di tipo turistico per il pernottamento, ma è altresì ben collegato con il fondovalle dai mezzi pubblici oltre ad essere a circa mezz’ora a piedi dal più popolato paese di Montagna di cui è frazione.

Monticolo – Magrè

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Ponendosi proprio di fronte il piccolo ingresso della chiesetta dei Re Magi nel centro del paese, iniziare l’itinerario, seguendo la piccola stradina asfaltata sulla destra. Già dal centro della piazza sarà ben visibile sul muretto di fronte, la palinatura Rossa e Bianca del Sentiero N.5 e una freccia scolorita riportante la dicitura Kalter.

La stretta e silenziosa asfaltata si allontana da Monticolo in leggera discesa, attraversando piccoli campi di meli ben assolati. Dopo nemmeno un chilometro, superata una residenza agricola sulla sinistra, si troverà una sbarra e un cartello a segnare l’inizio della Strada Forestale, che si seguirà andando diritto secondo la palinatura ora diventata del Sentiero N.5A con frecce in direzione Lago di Caldaro/Kaltersee.

Dopo nemmeno cinque minuti, ancora sull’asfalto, la stradina piegherà di 90° a sinistra in forte discesa per diventare sterrata e inoltrarsi ulteriormente nel fitto della vegetazione.

Camminando nella più totale quiete dell’ombreggiato e silenzioso bosco, dopo circa una ventina di minuti, si giungerà ad incrociare perpendicolarmente una piccola asfaltata di servizio all’interno del parco. Seguendo l’asfalto, in salita verso sinistra, il Sentiero N.19, mentre di fronte a noi il Sentiero N. 20  in leggera discesa e sterrato. Anche se entrambe le palinature riportano l’indicazione per il Lago di Caldaro, è suggerito preferire il secondo percorso, decisamente più selvatico e suggestivo, oltre che comodo, discendendo una lunga e ripida scalinata di legni in mezzo al  bosco.

Giunti ad un bivio ben segnato, salire tenendo la sinistra continuando sul Sentiero N.20 e dopo un centinaio di metri scegliere come raggiungere il lago in prossimità di un leggero tracciato che scende a destra. In discesa fra gli alberi si sbucherà su una via bianca assolata in mezzo ai campi di una radura, per giungere al lago seguendo il fondovalle. Entrambi i sentieri sono palinati in Bianco e Rosso, ma senza numero identificativo, trattandosi di due alternative dello stesso Sentiero n. 20. Continuando diritto sull’ampia sterrata invece, si proseguirà per poco più di 2 km nel bosco in maniera più comoda, fino a raggiungere la strada asfaltata Campi al Lago dove godere finalmente la bella vista che si apre sul lago di Caldaro. In questo punto tra l’altro è facile rincontrare il sentiero N.19, che scende alle spalle sul lato sinistro, alternativo al N.20 e che si è lasciato indietro, circa un’ora prima, scegliendo di proseguire andando diritti sul sentiero N.20 stesso.

Raggiunto l’asfalto, piegare a destra in discesa per una cinquantina di metri per giungere ad un ben riconoscibile bivio. Da qui, sulla sinistra partono due strade asfaltate. Scegliere la più piccola (non la Via Serrundung), più in basso, seguendo il Sentiero N.3 in direzione Seewanderweg. Nella stessa direzione si possono notare anche alcuni adesivi blu e gialli indicanti l’antico percorso della Via Romea.

Seguire in fondovalle, il Sentiero N.3, molto ben segnato, comodo e illuminato anche di notte, fino ad arrivare alla riva del lago di fronte ad uno stabilimento con bar, piscina e pedalò in affitto sulla sinistra. (Ingresso 7 euro). Girare a destra e poi subito a sinistra per imboccare, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca, una comoda ciclabile che fra i campi di mele segue la riva del lago ad una cinquantina di metri di distanza più in basso. La ciclabile sbuca sulla strada SP14/Strada del Vino,  proprio in prossimità della bella chiesetta color giallo ocra di San Giuseppe al Lago, riconoscibile anche dal piccolissimo cimitero ai suoi piedi.

Seguire la statale (non molto trafficata e con marciapiede sul lato destro) in direzione di Termeno, le cui prime case sono già visibili guardando verso sinistra oltre lo scollinamento. Dopo due curve lungo la provinciale in circa 700 mt, imboccare il tracciato ben visibile sulla destra proprio di fronte all’ingresso del campeggio S.Josef.

Da questo punto ci troverà a circa quattro km di distanza dal paese di Termeno sulla strada del vino che si può raggiungere in diversi modi, tagliando per i campi e sfruttando le numerose strade di servizio agricole, ma sempre in salita. La via più pratica e diretta è quella che segue Via del Lago di Caldaro in direzione centro. Anche se asfaltata, si tratta di una strada poco trafficata con dislivello costante, che porta al centro del paese diventando Via Hans Feur.  Ben visibile, entrando in paese, sopra il centro, in alto a destra, la sagoma con campanile della romanica e gotica SAN GIACOMO A CASTELLAZ custode di un imperdibile ciclo di affreschi dal sapore misterioso, a tratti magico. Per raggiungerla, proprio di fronte ad un bar gelateria sulla sinistra scendendo verso il centro, imboccare la ripida viuzza sulla destra. Dopo nemmeno dieci minuti di salita, inerpicandosi per una scalinata color porfido, si arriva alla chiesetta, circondata di lavanda dove gustare, oltre ai particolari affreschi, il vasto paesaggio su tutta la valle, sia in direzione sud che nord.

Per raggiungere il successivo paese di Cortaccia sulla Strada del Vino e poi con altri 4 km in sali e scendi fra boschetti e vigne, quello di Magrè sulla Strada del Vino, ridiscendere la scalinata e piegare a destra verso la piazza centrale. Il paese di Termeno è un piccolo centro ben attrezzato, dove poter pensare di fare una sosta per il pranzo. Non mancano le attività commerciali e sulla bella piazza, una banca, un info-point  distante un centinaio di metri e una fontana ombreggiata per rifocillarsi.

Superata la piazza, imboccare Via Schneckenthaler in leggera salita a destra, seguendo le frecce stradali per la Casa di riposo., raggiunta la quale in circa 400 mt, salendo verso sinistra, partirà il sentiero per Cortaccia. Il primo tratto è ben segnato e riconoscibile dai tabernacoli di una Via Crucis nel bosco. Seguire la palinatura per Kurtatsch salendo un dislivello di almeno 200 mt per raggiungere la mezza cresta, sempre nel bosco, su una strada di ghiaia bianca, ampia e comoda. Dopo meno di 4 km, in circa 45/50 minuti di cammino, si troverà una piccola e isolata area pic-nic sulla sinistra da dove inizierà la lenta discesa verso il paese godendo di un vastissimo paesaggio verso la parte meridionale della valle. Raggiunto l’asfalto si arriverà al centro di Cortaccia in meno di 15 minuti nei pressi di un info-point turistico e di una farmacia passando di fronte ad alcuni bar ed a un ristorante. Già dalla piazza, ben visibile ad un centinaio di metri di distanza sul fondo, la facciata e il campanile romanico con tre ordini di finestre ad arco della Chiesa di S. Vigilio, meta di pellegrinaggio a partire dal 1733 d.C.. Al suo interno è infatti custodito il dipinto della Mater Dolorosa, non particolarmente rilevante dal punto di vista artistico, ma venerato per gli eventi miracolosi ad essa legati.

Per il visitatore che voglia continuare questo percorso, e concludere la giornata nel paese successivo di Magrè sulla Strada del Vino, si conti ancora un’ora e mezza di cammino, molto suggestivo.

Seguire l’asfalto della strada principale in discesa lasciandosi la chiesa alle spalle. Proprio sotto di essa, un comodo percorso pedonale al limitare di una vigna, eviterà il breve tratto di marciapiede.

Al termine di esso raggiungere l’imbocco di Via Angela Nikoletti, sulla destra, a pochi passi da lì. Da questo punto si noti, come s’incontreranno lungo il restante il cammino, diversi cartelli detti della “Manona”. La sagoma di una mano con le dita distese indica infatti la strada verso le vigne in direzione di Magrè. Si tratta dell’antico simbolo di ricnoscimento dei “Saltari”, guardiani dei vigneti fino al XIX sec.

Questo percorso, fino alla meta, non è lungo più di 3,5 Km, ma bisogna mettere in conto, soprattutto nella parte iniziale alcune rampe faticose, soprattutto giunti a questo punto della giornata, ma davvero bellissime. Si passerà fra curatissimi vigneti che regaleranno vedute preziose sulla valle sia in direzione di Cortaccia che in quella di Magrè. Si incontrerà una ricca cartellonistica legata al mondo dell’uva e del vino con spiegazioni dettagliate sui diversi vitigni lungo il tracciato, oltre che della flora e fauna locali. Si incontrerà anche, la singolare iniziativa del Percorso degli odori. Termitato il primo tratto di salita, il più impegnativo, superato un ponticello sul Monumento naturalistico Cascata Breitbach, si raggiungerà la cima di un vigneto con un rapido zig zag destra-sinistra, per poi imboccare a sinistra, sul limitare alto del campo, un percorso erboso. Porre attenzione a questo passaggio, perché le paline al bivio sono mal visibili, nascoste dalla vegetazione.

Il sentiero è riconoscibile, perché segnato da pali di legno, ai quali sono appese piccole anfore di terra cotta, contenenti gli aromi dei diversi vitigni. Ogni tipo d’uva è associato ad una scheda esplicativa  illustrata, che ne descrive le caratteristiche e le qualità.

Raggiungere il fitto del bosco per piegare decisamente sulla destra, ignorando il sentiero in discesa a sinistra. Si raggiungerà una scalinata fra gli alberi e un caratteristico passaggio su una passerella di legno, proprio sopra una rumorosa cascatella d’acqua. Grazie ad alcuni scalini verso l’alto, si guadagnerà nuovamente l’asfalto, proprio di fronte la facciata bianca di un’abitazione privata.

Scendere l’asfalto verso sinistra puntando il cartello di Stop alla fine della strada. Incrociata Via Franz Von Fenner, ridiscenderla seguendo per un breve tratto il Sentiero N.7.

Dopo un paio di tornanti e in forte dislivello verso il basso su un rettilineo asfaltato, si giungerà ad un bivio, nei pressi di un’antica abitazione ristrutturata. Ben visibile il cartello indicante la strada a destra per Magrè con palinatura Sentiero N.3A e gli adesivi blu della Via Romea che si andrà a seguire. Nell’altra direzione invece, il segno della Manona che si va ad abbandonare.

Scendendo fra i vigneti in quasi un chilomentro di cammino si raggiungeranno le prime case del paese, fra le quali, ben visibile e segnata, la Via Alberti sulla destra, che in meno di 400 mt e attraversando un piccolo ponticello su un canale, porterà proprio sotto il campanile della CHIESA PARROCCHIALE DI S.GELTRUDE.

L’edificio sacro è ben riconoscibile per la particolare caratteristica di avere il corpo principale a tre navate distaccato dal fusto del campanile romanico posto sul lato occidentale, divisi da una stradina che vi passa in mezzo. La base del campanile, di epoca romanica, è formata da quattro archi in pietra grigia sotto i quali poter passare a mò di portico.

Bolzano – Monticolo

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

Tappa 01 (ca 15 Km per 5h 30’) Bolzano – Castel Firmiano

Dalla centrale Piazza Walther, superare la statua del poeta per dirigersi a Piazza del Grano e in un centinaio di passi raggiungere Via dei Portici. Girare a destra per seguirla in direzione del grande arco fra i palazzi, passargli sotto e prendere Via Piave che continuando dritto, fra negozi e bar diventerà Via Brennero, seguirla anche dopo aver superato una rotonda.

Poco dopo aver superato una trattoria alla propria sinistra, girare a sinistra sulla ripida Via Santa Maddalena di sotto (palinatura Rossa e Bianca – Sentiero N.6), che in un’unica rampa asfaltata e con un forte dislivello, ci porterà su uno spiazzo dove sarà già ben visibile, sulla destra, il campanile in pietra della piccola chiesetta romanica di S. MADDALENA.

Dopo la visita, tornare sui propri passi per una cinquantina di metri, per salire verso destra, sempre sull’asfalto. Appena superata una casa vacanze dal cortile ricco di piante, proseguire costeggiandola piegando a sinistra seguendo le indicazioni per l’Hotel Eberle.

Giunti all’ingresso dell’Hotel, sarà possibile passarvi davanti superando un cancello chiuso per le auto, ma non per i pedoni, per arrivare proprio di fronte al vistoso quanto ampio dehor posto su una meravigliosa terrazza panoramica aperta sulla città di Bolzano. Alla nostra destra in alto le cabine rosse della funivia per il Renon, corrono su e giù per la valle.

Superare l’hotel continuando diritto e imboccare il Sentiero di S. Osvaldo ben curato fra il verde e in leggera salita. Continuandolo porterebbe al passo di Sant’Osvaldo da cui prende il nome e che è segnalato da cartelli e frecce. Dopo circa venti minuti sotto le piante, fra fichi d’india e formazioni rocciose granitiche, in una rilassante passeggiata con costante vista panoramica sopra la città, si giungerà ad un bivio nei pressi di una piccola area di sosta con delle panchine e una  grande croce votiva sulla destra.

Ridiscendere verso la città tenendo la sinistra e seguendo la palinatura del Sentiero N.2

In meno di cinque minuti, dopo aver superato un cancello che delimita il parco, si incontreranno i primi edifici moderni e residenziali della città, appoggiati al pendio della montagna. Al fondo della strada a ciottoli sconnessi, tornati in piano, svoltare subito a sinistra sull’asfalto di Via Sant’Osvaldo, per poi continuare a scendere girando a destra su Via Monte Tondo distante 50 metri, e tornare così nei pressi del centro città.

Dopo circa 150 metri, a destra, ben visibile il Vicolo di San Giovanni, che piegando quasi subito a destra ci porterà in pochi passi alla silenziosa Chiesa di SAN GIOVANNI IN VALLE aperta al pubblico tutti i sabati mattina e con orari speciali d’estate.

Il vicolo forma un anello intorno alla chiesa per potervi girare intorno ammirandola in tutti i suoi dettagli, e proprio davanti all’ingresso, si trovano due panchine all’ombra del campanile, per una piccola pausa prima della visita ai bellissimi affreschi all’interno.

Riprendendo il vicolo, girando intorno alla chiesa, tenere la destra puntando il passaggio pedonale a portico sotto un palazzo per poi sbucare su Via Andreas Hofer.  Seguirla tenendo la propria destra fin quando non diventerà Via Vintler e al primo grosso bivio, dopo aver superato un giardinetto sulla destra, seguire a sinistra su Via dei Francescani, passando in pochi passi davanti all’ imponente edificio del convento. Superare la caratteristica Piazza delle Erbe, con il suo mercatino e la fontana del Nettuno e prendere la prima via a destra, Via del Museo. Non si abbandonerà più questa via (poi Corso della Libertà) fino all’arrivo alla Vecchia Parrocchiale di Gries.

Via Museo permetterà di attraversare il torrente Talvera nei pressi del Monumento della Vittoria, imponente arco bianco di epoca fascista, con ben riconoscibili, i basso rilievi di Adolfo Wildt.

(In alternativa, per attraversare il torrente, sia sulla destra che sulla sinistra, ben visibili, altri ponti più piccoli ciclopedonali all’interno di un parco pubblico, costeggiante il corso d’acqua)

Si sarà arrivati a Gries, sobborgo/quartiere di Bolzano, quando sarà ben visibile sulla destra l’imponente edificio con cupole del Convento Benedettino di Muri Gries. non avendo percorso più di 2,5 km dal ponte sul torrente.

Seguendo sempre Corso della libertà si supererà una rotonda e piegando leggermente a destra si arriverà ad un semaforo, per continuare diritti su Via Martin Knoller e puntare l’alto campanile della chiesa di fronte a noi.

In nemmeno 300 metri si arriverà all’ingresso del piccolo cimitero che circonda la VECCHIA PARROCCHIALE DI GRIES, intitolata alla Vergine. Le mura della grande chiesa dall’aspetto gotico, in pietra chiara, conservano nell’ala destra, la Pala d’altare raffigurante l’angelo San Michele e il martire San Gerolamo del 1478 d.C. firmata  dal maestro Michael Pacher e dagli allievi della sua scuola. Il retro dell’opera è interamente affrescato ed è senza dubbio una delle pale lignee meglio conservate di tutto l’Alto Adige, caratteristica che la rende ancor più preziosa. Il crocefisso ligneo del 1200, invece, è di probabile provenienza estera, ed è a sua volta, opera di straordinaria importanza artistica.

Uscendo dal retro del cimitero, ridiscendere lungo Via Cologna, fino a giungere all’incrocio con Via Vittorio Veneto, percorrerla a destra per una cinquantina di metri per andare ad imboccare la secondaria Via Eisenkeller attraversando la strada, proprio in prossimità di un piccolo supermercato e di un bar sul lato opposto. Via Eisenkeller, si dirige verso i primi meleti e vigneti alle porte di Bolzano, passando fra edifici residenziali moderni dai bei giardini ricchi di fiori e piante. In concomitanza di un’edicola lignea, girare a sinistra per 150 metri su Via della Vigna, fino ad arrivare ad un suo sdoppiamento. Continuare quindi piegando a sinistra sempre fra le villette fino a giungere ad un piccolo sterrato che s’inoltra in un campo, con vigne a destra e meli a sinistra. Giunti alla fine del campo avere cura di superare il canale d’irrigazione per girare a sinistra fra i meleti puntando un grosso muro di cinta in cemento al fondo, che delimita la stazione dei vigili del fuoco, raggiunto il quale, girare a destra per passare, per circa 100 metri, lungo un grande campo coltivato, al termine del quale si ritroverà l’asfalto di Viale Druso sul quale si girerà a sinistra.

Al fondo, bel visibile, si incrocerà una via urbana trafficata sulla quale si girerà a destra (sempre Viale Druso) per arrivare in cinquanta passi al semaforo dove si girerà a sinistra su Via Resia. che in meno di un km ci porterà ad incrociare sulla destra Via Sassari, appena superato un grosso supermercato. Alla fine di essa, trovandosi ad un trivio, continuare diritto sulla via chiusa al traffico di tipo “consorziale”. Continuando a seguire lo sterrato principale, e ignorando alcune biforcazioni secondarie, si arriverà, nei pressi di un passaggio a livello sulla sinistra, che non si dovrà superare lasciandoselo alle spalle per poi, dopo un paio di svolte di nuovo sull’asfalto, raggiungere il  Ponte ciclo pedonale Adige a campata unica in acciaio ai piedi della rocca di Castel Firmiano che svetta proprio di fronte, in alto, controllando  il passaggio sul fiume.

Superato il ponte, percorrendo circa 80 Mt di via ciclabile (Via Piè di Castello), in prossimità di alcune case di tipica fattura agricola altoatesina, si troverà alla propria sinistra il sentiero per il Lago di Monticolo, palinato in rosso e bianco con la dicitura Sentiero N.1.

In prossimità dell’imbocco del tracciato, una fontanella di acqua potabile per i camminatori e i ciclisti, per sostare qualche minuto all’ombra e rinfrescarsi prima della salita.

Percorrendolo, in leggera salita, attraversando la vegetazioni ai piedi del castello, il sentiero porterà all’ingresso del Museo di Castel Firmiano, parte importante del noto circuito “Messner Mountain Museum” voluto e creato dall’alpinista altoatesino.

La rocca di Castel Firmiano è logisticamente un buon punto per il visitatore che voglia interrompere qui il primo percorso della guida per affrontare il giorno seguente o in un secondo momento, la seconda tappa in direzione del paese di Monticolo e dei suoi due laghi.

Dal castello, nel quadrante sud occidentale di Bolzano, è facilmente raggiungibile il centro cittadino ridiscendendo per una ventina di minuti la strada fatta, per poi raggiungere la stazione ferroviaria urbana di Ponte Adige.

Scendendo invece, lungo la strada asfaltata che porta le automobili al castello, e tagliando per i vigneti in discesa a sinistra nei pressi di una fermata d’autobus isolata, è possibile raggiungere il piccolo centro di Frangarto, dove scegliere fra le diverse soluzioni offerte, per il ristoro e il pernottamento.

Tappa 02 (ca 12 Km per 3h30’ ) Castel Firmiano – Monticolo

Il visitatore che voglia concludere il primo percorso in giornata, sull’asfalto, cinquanta metri sotto l’ingresso del museo proprio in prossimità della sbarra, dovrà continuare a seguire la palinatura N.1 per Monticolo, seguendo la strada in salita per poi imboccare, dopo due leggere curve, il piccolo sterrato, ben visibile sulla destra, all’altezza di un tornante che va verso sinistra.

Si entrerà così nel parco che attraversa il Monte di Mezzo, camminando in un dolce sali e scendi, ormai lontani dal traffico cittadino, fra gli abeti rossi e alcuni tratti di faggeta.

Sbucando dal bosco, ci si troverà su uno stretto pianoro ben riconoscibile grazie alle belle tenute agricole sulla nostra destra circondate da campi curati. Sullo sfondo la Val d’Adige e il paese di Terlano sul lato opposto.

Ritrovato l’asfalto, sulla secondaria e per nulla trafficata Strada del Belvedere, si continuerà a seguire la palinatura bianca e rossa (sempre Sentiero N.1) per raggiungere il piccolo centro di Colterenzio sviluppatosi intono alla chiesetta Heilghkreuz.

Superato il paese ci si immergerà  nuovamente nel bosco di abeti rossi, superando una sbarra che blocca il traffico alle automobili,  ed entrando così nel Parco protetto del Lago di Monticolo.. Il più piccolo dei due laghi, quello più a nord, si raggiungerà in nemmeno quaranta minuti, camminando nel silenzio e incrociando soltanto qualche bagnante a piedi o in bicicletta. Entrambi i laghi, praticamente contigui, sono balneabili, ma i lidi accessibili soltanto pagando una piccola quota di ingresso. Sull’erba della riva, alcuni chioschi con ristorantini-bar e attrezzati di ombrelloni e sdraio in affitto per una sosta rilassante e una nuotata.

Per raggiungere il piccolo centro di Monticolo, a fine giornata, salire verso l’altro seguendo le numeroso indicazioni per il parcheggio, dal quale diversi pullman navetta partono per servire l’intera zona. Lo si attraverserà in diagonale puntando gli sbarramenti di legno che delimitano una stradina asfaltata. Seguendola in discesa, si giungerà direttamente nel centro del villaggio sulla piazzetta della Chiesa dei Re Magi concludendo così il primo percorso in poco meno di 30 km totali di strada percorsa.

Mazzocchio Basso – Blera

Percorso che ripercorre, per una buona parte, il tracciato antico della Via Clodia. Passa anche per zone pianeggianti con ampi panorami e per Grotta Porcina, importante zona archeologica, rimessa in luce nel 1965 dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale. Il nome fa chiaro riferimento all’utilizzazione di tombe etrusche come stalle, ma è uno dei più importanti documenti dall’architettura funeraria etrusca, composto da un grande tumulo di 28 metri di diametro, di tipo ceretano, con tre camere in asse, databile alla prima metà del VI sec. a.C.

Il percorso

Partiamo da Mazzocchio Basso, certamente una località di difficile ubicazione. E’ una frazione di Vetralla. Per raggiungerla è necessario arrivare a piazza della Rocca di Vetralla e da lì prendere Via del borgo vecchio che si trasforma in breve in via dei Pilari. Percorrerla tutta per qualche chilometro (la strada si trasforma in Via Paragosto) e al bivio in fondo girare a destra. Si fa una breve salita e si arriva in una piazzetta, dove è possibile parcheggiare. Dopodiché si ritornerà indietro e all’incrocio con Via Paragosto, sulla destra, noteremo un lavatoio abbandonato, ma ancora funzionante. Alla sua sinistra c’è un sentiero che scende e che dobbiamo prendere. Vediamo che questo sentiero scende e poi sale nel bosco. Troviamo un primo bivio a cui andare a sinistra. Dopo qualche centinaio di metri troviamo un bivio a T, a cui andare a destra, in piano. Dopo 500 metri incontriamo una deviazione sulla sinistra che imbocchiamo. Quindi dopo una bella discesa arriviamo ad incontrare una strada che proviene da sinistra, ma noi continuiamo sulla destra. Finisce così il bosco e arriviamo alla strada sterrata, che va presa a destra e che in breve diventa asfaltata. Siamo nella località Dogane, del comune di Vetralla.

Questa strada (Strada delle Mole) arriva ad un fontanile. A sinistra del fontanile c’è una strada che scende e che dobbiamo prendere. La strada diventa sentiero e passa accanto a dei bei casali. Giunge al torrente e oltrepassatolo risale. Dunque costeggiamo un pascolo (potreste trovare rovi e erba alta in stagione primaverile / estiva). A destra si apre un bellissimo paesaggio verso ovest, quasi di maremma. Dopodiché arriveremo ad un bivio, con un cancello per le pecore a sinistra e uno (forse aperto) avanti. Andiamo avanti. Passiamo così sulla destra delle grotte adibite a rimesse e arriviamo ad una fattoria. Qui, dopo l’albicocco e prima del mulino a vento, andiamo a destra per una strada sterrata (non giungiamo fin dentro alla fattoria), che punta verso nord e poi fa una curva a sinistra, fino a incontrare delle grotte e un tratto antico di strada. Dopo di questo la strada finisce in un campo. Se guardiamo a destra vediamo un capannone e ancora a destra Grotta Porcina. Puntate con un fuori pista il capannone fino a scendere al torrente, guadatelo e risalite per il reperto archeologico.

Dopo la vista ci dirigiamo verso la copertura e prendiamo la strada sterrata subito a destra. Giungiamo così, dopo alcuni noccioleti, ad un bivio a cui andare a sinistra e dopo il ponticello risaliamo. Questa strada ci porta di nuovo alla fattoria di prima. La dobbiamo attraversare. Ci sono dei maremmani ma sono innocui (provare per credere). Abbaiano ma non fanno male, d’altronde can che abbaia… Dopo la fattoria prendiamo la prima a destra, anche se troviamo una rete. Serve per le pecore ma non ci sono altri cani. Costeggiamo così la recinzione (è una strada nel pascolo) fino a raggiungere un cancelletto che oltrepassiamo e continuiamo praticamente per la stessa direzione che avevamo prima. Si aprirà così la vista su Blera e la forra del Biedano. Andiamo verso Blera e scendiamo fino a intercettare un sentiero che si ficca nella forra (anche qui troveremo una rete da oltrepassare). E’ l’antica Via Clodia. Il sentiero costeggia il torrente e arriva alla Necropoli di Pian del Vescovo. Dopodiché c’è un antico ponte che oltrepassiamo e che ci conduce ad una tagliata. Qui, per andare a Blera, possiamo sia andare avanti per la Via Cava sia prendere il sentiero che sale a sinistra dopo il ponte (Via Clodia Urbana). Noi siamo andati per di qua e quindi la descrizione prenderà queste mosse. Salendo troviamo un belvedere sulla destra e continuamo seguendo la recinzione. Dopodiché incontriamo l’Azienda Agricola Piantato Gorziglia e ancora più avanti una strada stretta che conduce a Porta Marina di Blera. Dopo di essa si aprono i vicoli del paese.

Abbazia di Farfa – Acquaviva di Nerola

Seconda parte della deviazione della Via di San Francesco.  Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma.

Descrizione percorso:
Attraversata la Strada Provinciale a monte dell’Abbazia, all’altezza di un masso con il segno del tau francescano, si attraversa un cancello e si sale per circa 1 Km lungo un antico sentiero, raggiungendo l’incrocio stradale dei Quattro Venti. Attraversato l’incrocio, si prosegue lungo un altro sentiero attraverso il versante Ovest della collina, in cima alla quale si vede il paese di Fara in Sabina. Superato il paese, si svolta a destra e si continua a scendere lungo Via della Montagna, si attraversa Via Montegrottone e si prosegue per un breve tratto in Via San Cesareo. Si svolta a sinistra in Via Curio Vecchio e si entra a Canneto. Da qui si possono seguire le indicazioni per visitare l’ulivo più grande d’Europa. Si svolta a destra in Via Roma e, all’altezza di Via 25 Aprile, a sinistra e dopo circa 100 m a destra (Via Colle della Noce), si prosegue per 1,5 Km fino a tornare sulla strada asfaltata (Via Roma) che si percorre fino alla frazione di Corese Terra; la strada piega a sinistra, si svolta a destra sulla strada bianca che conduce al piccolo centro abitato di Corese Terra. Uscendo dal paese in direzione Sud, si scavalca la SS 4 “Salaria” e si attraversa la Via Salaria Vecchia, tra Borgo Quinzio e Acquaviva di Nerola. Si prosegue su una stradina che, dopo circa 500 m, termina sulla stradina proveniente da Acquaviva di Nerola, confluendo nel tracciato della tappa “Ponticelli di Scandriglia – Monterotondo“.

Poggio Moiano – Abbazia di Farfa

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. E’ una deviazione che conduce dalle Cave di Poggio Moiano all’Abbazia di Farfa. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina. 

Descrizione percorso:
La strada attraverso “La Piana” termina alle pendici del Monte Calvo, in corrispondenza del Vocabolo Pratolungo. Qui il tracciato si biforca: in direzione Sud si sale verso Santo Paolo Alto, proseguendo il cammino verso Ponticelli; in direzione Nord si va verso Farfa. Dopo circa 1,6 Km di strada brecciosa, si gira a sinistra (verso Ovest) su Via delle Cave fino al termine della strada e si arriva in Località Osteria Nuova. Attraversato il ponte sulla SS4 “Salaria”, si prosegue per circa 400 m sulla Via Mirtense e poi, all’altezza della chiesa e della “Grotta dei Massacci”, monumentale tomba risalente al II sec inglobata in un casale, si svolta a sinistra e si percorre per circa 1,8 Km la stradina sterrata/asfaltata che corre quasi parallela alla statale fino a incrociarla all’altezza di un piccolo gruppo di case. Si prosegue lungo un’altra stradina sul lato Sud che corre anch’essa quasi parallelamente alla statale, fino a un sottopassaggio che ci riporta sul lato Nord, immettendosi poi su Via Archipiglione. La imbocchiamo svoltando a sinistra (verso Ovest) percorrendola per circa 4 Km, con il nome di Strada Comunale Carlo Corso fino alla corrispondenza con la Strada Provinciale Farfense nel borgo medievale di Toffia. Si svolta a destra verso il centro storico e subito prima dell’arco di ingresso dentro le mura, si svolta a destra in Via Giacomo Matteotti. La strada scende ripida verso la Strada Comunale Farfense sulla quale ci si immette girando a sinistra (verso Ovest). Si scende ancora fino al fondo della valletta e si attraversa il ponte, proseguendo sul lato opposto del torrentello, lungo la stradina che segue più o meno il percorso della piccola gola. Si passa poi accanto a un campo di calcio, da lasciare alla propria sinistra. Dopo un breve tratto tra gli alberi, la stradina attraversa un campo aperto dove si impone alla vista la suggestiva Abbazia di Farfa, tra i più importanti santuari benedettini d’Italia e d’Europa e tappa della Via Benedicti (www.viabenedicti.it), su un poggio tra le colline a sinistra. Dopo poco si incontra nuovamente il torrentello, che scorre attraverso la pianura praticamente a livello della stradina: lo si può guadare oppure scavalcare grazie a un piccolo ponte in ferro. Si sale ora per l’ultimo tratto di strada che conduce nel borgo di Farfa.

Monte Sacro, Quartiere di Roma – Basilica di San Pietro, Roma

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO
Si lascia Piazza Sempione dirigendosi verso il centro percorrendo Via Nomentana. Subito dopo il ponte sull’Aniene, si svolta a destra in Via Valsolda e si imbocca la pista ciclo-pedonale che segue il corso del fiume. Attraversata la Via Salaria all’altezza dell’incrocio con Viale Somalia, si prosegue lungo la pista tra la Via Olimpica e Monte Antenne, per raggiungere Via della Moschea e Viale Maresciallo Pilsudski; si passa poi vicino all’Auditorium “Parco della Musica” e al Palazzetto dello Sport, svoltando quindi a destra per Viale Tiziano fino a raggiungere e attraversare Ponte Milvio, uno dei più antichi (IV-III secolo a.C.) e importanti ponti dell’Urbe, presso cui confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. Era inizialmente di legno; poi fu rifatto ex-novo e prese il nome del magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura, tale Molvius, donde Molvio e quindi Milvio. La pista prosegue lungo la riva destra del Tevere. All’altezza di Ponte Sant’Angelo la si lascia e si sale la scala che conduce al livello stradale, di fronte a Via della Conciliazione, in fondo alla quale si staglia in tutta la sua imponenza la Basilica di San Pietro, sotto il cui altare centrale, poco distante dal luogo in cui sorgeva il Circo di Nerone, è stata ritrovata la Tomba di Pietro, l’apostolo a cui Gesù affidò il compito di guidare la Chiesa. Raggiunta la Piazza e l’ufficio dell’Opera Romana Pellegrinaggi possiamo finalmente ritirare il nostro Testimonium.

Via Pisoniano – Via Costanzo Cloro

Fotoleggendo Walk 2016 è un itinerario urbano (o meglio sarebbe dire sub-urbano) che passa per tutti gli spazi espositivi di Fotoleggendo a Roma, intercettando zone residuali, parchi abbandonati, sporche pinete, quartieri periferici; attraversando la Stazione Tiburtina, il cimitero del Verano, il deposito dell’Atac, il Parco della Caffarella; passando per la Via Appia, i quartieri di Garbatella e Piramide. Un grande e impegnativo viaggio nel Terzo Paesaggio. Un manifesto camminante della Città Capitale d’Italia.

Il percorso

La partenza del nostro percorso è situata a Via Pisoniano 9, davanti alla galleria 001. All’angolo tra Viale della Venezia Giulia e Via della Stazione Prenestina c’è un muretto. Qui si diparte un sentiero che entra nella pineta del Parco Pier Paolo Pasolini e che lo attraversa in diagonale (bisogna salire sul muretto). Dunque con il sentiero scendiamo su Via Attilio Hortis, una strada a doppio senso che va verso la Stazione Prenestina. Facciamo giusto 40 metri a sinistra e subito prendiamo sulla destra un sentierino che va per zone degradate e sporche. Questo sentiero con erba alta arriva ad un muro con graffiti, qui giriamo a destra e lo aggiriamo, andando quindi a sinistra per vedere gli orti urbani, gestiti dal condominio che vediamo davanti a noi. Dopodiché scendiamo per la strada verso Villa Gordiani e Via Tolmezzo, che prendiamo a sinistra. In fondo alla via giriamo a destra per Via Montona.

Arrivati  di nuovo a Viale della Venezia Giulia la imbocchiamo a sinistra per 30 metri e giriamo subito alla prima a sinistra. Vediamo delle strane costruzioni al centro della strada, probabilmente degli edifici adibiti a negozi, in passato. Giunti a Largo delle Terme Giordane ci si infila con una strada tra i palazzi e la ringhiera (Via Albona) che costeggia la ferrovia. La percorriamo tutta refrigerati dall’ombra dei platani. Arrivati a Via Rovigno d’Istria entriamo, davanti a noi, nel cancelletto verde che ci fa visitare i cortili dei palazzi, fino ad uscire a Via Lussimpiccolo, dall’altra parte, parallela. La prendiamo a sinistra per pochi metri e poi andiamo a destra verso le scale che portano sul cavalcavia di Via della Serenissima. La prendiamo a sinistra per qualche centinaio di metri, facendo attenzione a due vie che la intersecano e che dobbiamo attraversare, molto trafficate. Si gira dunque a sinistra laddove una ringhiera si apre e ci conduce ad un sentiero, sempre a sinistra, abbastanza battuto, che entra nell’incolto. Costeggiamo in questo modo una strada a destra e un ampio paesaggio a sinistra, fino a quando un cancelletto (da aprire e chiudere) non ci fa uscire sulla strada a destra. Andiamo dritti passando attraverso roulotte e mercati fino ad arrivare a Largo Balsamo Crivelli. Qui attraversiamo la strada e andiamo a sinistra (Via Alberto Bergamini), costeggiando il muretto rosa/azzurro. Arrivati ad un parco urbano lo si attraversa mantenendosi sulla destra e giunti alla Conad si svolta a destra per Via Facchinetti. Al semaforo si svolta a sinistra a Via Giuseppe Donati – Giornalista. In fondo alla strada si svolta a destra su Via di Casal Bruciato e ci si infila in un parchetto al cancello a sinistra. Si attraversa il parco (Parco Casal Bruciato) fino ad uscire a Via dei Cluniacensi, che va imboccata a destra. Si sbuca così sulla Tiburtina che va presa a sinistra fino a Via Dei Durantini, che costeggia il Tiburtina Shopping Center. Ad un tratto, sulla sinistra, dopo 500 metri circa dalla Tiburtina, si apre un sentiero che scende, tra gli alberi. Lo prendiamo e dopo pochi metri, ad un bivio, giriamo a sinistra, entrando così in un quartiere molto caratteristico. Andando sempre dritti si arriva a Officinenove, uno degli spazi espositivi di Fotoleggendo.

Da Officine Nove si prosegue su strada brecciata che ci conduce a Via dei Monti di Pietralata che arriva in una zona transitabile solo a piedi (sbarrata da grandi massi di cemento). Alla nostra sinistra la Stazione Tiburtina.  Si percorre così questa lunga strada costellata da attività artigianali per poi arrivare ad una rotatoria a cui svoltare  a sinistra e poi ancora a sinistra sul marciapiedi. Ci si dirige così verso la Stazione, ci si entra dentro e la si attraversa per intero usando scale mobili e lunghi e ampi corridoi. Uscendo dalla Stazione (laddove ci sono le fermate degli autobus) e passando sotto al cavalcavia della tangenziale si va verso la stazione dei pullman. Fuori dal parcheggio si arriva davanti al Cimitero del Verano, grazie ad un passaggio pedonale sulla Tiburtina. Siamo ad una entrata/uscita secondaria del cimitero e dovremo percorrerlo tutto in direzione sud-ovest fino ad uscire alla Basilica di San Lorenzo Fuori le mura. Il cimitero è stupendo ed è consigliabile perdercisi dentro per una buona oretta.

Dalla Basilica prendiamo la Tiburtina verso la Stazione Termini, orientandoci con la torre piezometrica bianca con le scale a spirale. Al numero 149/151 troviamo la seconda tappa della nostra escursione urbana, ovvero la galleria Matèria. Da qui si torna indietro per poche decine di metri e si prende la prima a destra Via degli Ausoni. Qui troviamo l’ISFCI, terza tappa del nostro cammino. Usciti dall’ISFCI prendiamo Via degli Ausoni, poi piazza dei Sanniti e ancora Via degli Ausoni, dunque si gira a destra per Via dei Sabelli e la percorriamo tutta, il che ci permette di attraversare interamente il quartiere di San Lorenzo, fino a raggiungere le mura. Qui andiamo a sinistra e le costeggiamo. Si arriva a Via Scalo di San Lorenzo, andiamo a destra e passiamo sotto la ferrovia, dopodiché a Piazza di Porta Maggiore giriamo a sinistra e ripassiamo sotto la ferrovia andando per Via Prenestina. Giunti al deposito dell’ATAC (Piazza Cavallini) andiamo per Via del Pigneto. Attraversiamo la strada al semaforo e siamo dentro all’area pedonale del Pigneto. Svoltiamo a Via Campobasso e alla fine della via (che diventa Via Avellino) sulla destra ci troviamo Interzone.

Da qui torniamo indietro e svoltiamo a destra a Via del Pigneto, dopodiché passiamo il ponte sulla ferrovia e andiamo avanti (passando accanto alla stazione della metro). Giriamo a sinistra per Via Brancaleone e poi a destra per Via Gentile da Mogliano. Poi prendiamo Via Ettore Giovenale. Qui si trova lo spazio espositivo Microprisma. Torniamo indietro e andiamo sempre avanti. Si passa così vicino al vicolo dove era la casa di Accattone del film di Pier Paolo Pasolini; al bivio a T si gira a destra e siamo di nuovo a Via del Pigneto. Poi si gira subito a sinistra per Via Baldi per arrivare all’incrocio e girare a Via Ignazio Danti. Ignazio Danti esce sulla Casilina che prendiamo a destra per qualche centinaio di metri, poi sorpassando la ferrovia e andando per delle scalette a sinistra si arriva a Via del Mandrione (passando nuovamente sotto la ferrovia). Prima dell’arco antico si svolta a sinistra sempre per Via del Mandrione. Sulla destra, dopo poco, ci troviamo un’apertura (il passetto) che con delle tegole dipinte a mò di cartello stradale ci indica Via Assisi. Entriamo così in alcuni vicoli stretti e caratteristici  fino ad uscire a Via Assisi con una rampa. Facciamo tutta Via Assisi. Incrociamo la Tuscolana e proseguiamo sempre dritti per Via Veturia. Si arriva a Via Appia Nuova e qui sempre dritti per Via Gino Capponi. Giunti in fondo a Via Colletta si svolta a sinistra e si arriva a Via Latina. Facciamo pochi metri a destra e prendiamo a sinistra Via Ughelli. Da qui prendiamo Via Coppi e ci dirigiamo verso il Parco della Caffarella. Alla fine di Via Coppi infatti troviamo il cancello del parco. Entriamo e prendiamo il sentiero che scende ad un ponticello, dopodiché andiamo verso destra (si apre la vista sui castelli romani). Sorpassiamo con un ponte un ruscello e ci si presenta un trivio a cui andare dritti. Dopo una salitella troviamo un bivio e qui andiamo a destra entrando così in un boschetto. All’incrocio a T andiamo a destra e usciamo dal Parco (Via della Caffarella). La strada diventa asfaltata e anche obbligata. A destra e sinistra case e ville, fino ad uscire sull’Appia, che prendiamo a destra. Facciamo questo pezzo di Appia Antica fino all’Ardeatina e qui svoltiamo a destra. Percorriamo circa 350 metri e giriamo a sinistra per Via della Travicella, fatta di sanpietrini. Andando sempre dritti sbuchiamo su di una strada asfaltata con guardrail, passiamo sotto alla recinzione di ferro e andiamo a destra passando sotto alla Cristoforo Colombo. Questa via si chiama Via Bartolomeo Diaz e arriva a incrociare Via Giovanni da Verrazzano, da prendere a destra verso Eataly, che vediamo. Arrivati a Eataly e Rocco Balocco prendiamo il sottopasso per la metro B e facciamo un buon tratto sotto terra fino ad arrivare a Via delle Cave Ardeatine (davanti all’ACEA). Qui svoltiamo a sinistra verso la Piramide. Alla metro ci manteniamo a sinistra e passata la stazione per il Lido di Ostia andiamo a sinistra per Via Ostiense. Qui la prima a sinistra e ci troviamo al Parco Museo Ferroviario.

Riprendiamo Via Ostiense direzione Basilica di San Paolo e arrivati alla Circonvallazione Ostiense andiamo a sinistra, puntando il ponte nuovo dedicato a Settimia Spizzichino. Ma andiamo leggermente a destra della via che porta al ponte, per poi salire con delle scale al ponte della metro, dove c’è una galleria fotografica all’aperto. Alla metro andiamo a destra e con una salita sempre a destra andiamo in un parcheggio. Alla fine del parcheggio ci sono delle scalette da prendere, che ci portano a Piazza Giancarlo Vallauri. Qui prendiamo a destra per un tunnel “artistico” e fotografico. Con delle scale arriviamo in uno spiazzo e la prima a sinistra è Via Libetta dove c’è Officine Fotografiche.

Da qui continuiamo ancora per Via Libetta e giriamo a sinistra per Via Giulio Rocco, dopodiché ancora a sinistra (in leggera salita). Alla fine troviamo un bivio a T e andiamo a destra per Via Cialdi. Finita questa andiamo a destra per Via delle Sette Chiese e subito a sinistra per Via Leonardo da Vinci. Fatti circa 300 metri si arriva a Via Costanzo Cloro e la si imbocca a sinistra. Poche decine di metri e siamo a WSP Photografy, destinazione finale del nostro itinerario il Fotoleggendo Walk 2016.

Monterotondo – Montesacro

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Ripartendo dal Duomo di Monterotondo si attraversa uno dei più tipici e suggestivi tratti dell’agro romano. Si scende per Via Sant’Angelo per poi risalire e quindi ridiscendere verso Valle Ricca, che segna il limite del Comune di Roma. Si entra nel Parco della Marcigliana per Via di Santa Colomba e si svolta poi a sinistra scendendo lungo la strada sterrata. Nel Parco della Marcigliana fu scoperto il sito di Crustumerium, tra le città più antiche del Lazio protostorico. Virgilio la collocava tra le cinque città che costruivano le armi usate dalle popolazioni dell’Italia centrale per combattere Enea. La città latina di Crustumerium sorgeva su delle alture dominanti la pianura del Tevere, a controllo della via Salaria. Già dalla prima Età del Ferro (X-IX sec a.C.) l’insediamento occupava una superficie di 60 ettari costituita da gruppi di capanne. La sua importanza strategica attirò le mire dei Romani che ne tentarono ripetutamente la conquista. Pare che Romolo, assieme alle Sabine, avesse rapito anche donne di Crustumerium, ma la città cadde definitivamente in mani romane solo nel 499 a.C. La Soprintendenza Archeologica di Roma ha realizzato un itinerario archeologico-naturalistico all’interno di una delle necropoli della città, proprio per consentire al visitatore di prendere direttamente contatto con i resti antichi, in particolare con le sepolture e con le riproduzioni degli oggetti di corredo, collocate nel medesimo modo in cui gli originali sono stati rinvenuti. Uscendo dal parco si continua lungo via Tor San Giovanni poi Via della Bufalotta e Viale Adriatico. Si sale poi una breve scalinata sulla sinistra che conduce a Via di Monte Argentario e poi a destra per Via Titano per raggiungere la Chiesa dei SS. Angeli Custodi in Piazza Sempione che rappresenta, per il quartiere di Monte Sacro, una delle opere più caratteristiche, grazie al suo spettacolare impianto che dà quasi un immaginario benvenuto a chi giunge nel quartiere, concludendo alla perfezione, sul lato est, l’altrettanto scenografica Piazza Sempione.

Ponticelli Sabino – Monterotondo

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Lasciata Piazza Madonna delle Grazie a Ponticelli di Scandriglia, si passa vicino a un lavatoio a monte della strada provinciale e si attraversa un gruppo di case e poi un avvallamento per risalire sul lato opposto lungo una strada bianca. Dopo circa 1 km, attraversata la SP 40, si cammina ancora sulla strada bianca, poi asfaltata, fino a raggiungere la frazione di Poggio Corese. Qui si prosegue per un breve tratto sulla provinciale e, superato il bar trattoria, si imbocca un’altra strada bianca sulla sinistra. Attraversato il ponte sul fondo valle si risale per incrociare la strada per Nerola. Interessante qui da visitare il Castello Orsini situato su un ripido sperone dei Monti Lucretili a circa 50 km da Roma. Si procede ora attraverso gli uliveti fino all’abitato di Acquaviva di Nerola. Si imbocca la strada a sinistra (>> dopo circa 600 m sulla destra l’ultimo tratto della deviazione di Farfa) attraverso la campagna scendendo fino al fondo valle per poi risalire verso Montelibretti nel cui centro medievale si incontra Palazzo Barberini. A questo punto del cammino gli uliveti delle colline dell’alta Sabina lasciano il posto a sterminati frutteti. Si esce dal paese per Via Vignacce scendendo verso Selva Grande per poi svoltare a sinistra in Via Nomentana Antica, che si percorre fino a incrociare la Strada della Neve per proseguire verso il Molino e la Torre della Fiora (è prevista la realizzazione di una variazione all’attuale tracciato su asfalto che interessa i comuni di Moricone e Palombara Sabina, lambendo la stazione termale delle Terme di Cretone). Cambia ancora il paesaggio che acquista il colore dell’oro, per le coltivazioni di frumento e foraggio che tappezzano le colline. Superata una collinetta e un fosso si risale verso Via di Grotta Marrozza e poi Via Castelchiodato. Da qui si riprende la Via Salaria per raggiungere Monterotondo, a ovest del quale, sui colli orientali della valle del Tevere, sorge la rocca Orsini Barberini, risalente all’XI-XII sec.

Poggio San Lorenzo – Ponticelli Sabino

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Dalla piazza di Poggio San Lorenzo, si scende lungo la provinciale a sud del centro abitato, dove è possibile ammirare i reperti delle antiche mura romane. Si gira a sinistra in Via Lemiconi scendendo fino al fondovalle. Qui si svolta ancora a sinistra sul sentiero che attraversa il fosso e risale il versante opposto. Il paesaggio dei boschi di cerro e querce lascia il posto agli uliveti che ricoprono come un manto color argento le colline. Raggiunto un gruppetto di case vicino alla sommità, da cui si ammira a sud l’abitato di Monteleone Sabino, si scende attraversando il bosco e la provinciale per Torricella in Sabina, ci si addentra in un oliveto e più in là una piantagione di noci e un bosco di querce. Si arriva quindi al fosso che scorre in fondo alla valle. Superato un pittoresco ponte e superato un altro piccolo fosso e i ruderi di un’antica mola ad acqua, si risale attraverso il bosco fino al Cimitero di Monteleone Sabino. Qui il paesaggio assume una particolare bellezza grazie alla contemporanea presenza di monumentali alberi di quercia e all’area archeologica di Trebula Mutuesca e alla Chiesa di Santa Vittoria. Si continua a scendere lunga la strada asfaltata attraverso vigneti e uliveti fino al fondo della valle dove si svolta a sinistra per un sentiero attraverso un bosco che conduce alla Chiesa di San Martino, chiesa rurale del X sec, alla periferia di Poggio Moiano. Si prosegue all’interno del paese fino alla piazza con il palazzo baronale, oggi sede comunale, e la chiesa di San Giovanni Battista, si attraversa l’antico quartiere del Torrione e si scende ancora in fondo alla valletta. Si attraversa un antico borgo rurale e si risale sul versante opposto. Si prosegue ora lungo l’altopiano fino alle pendici del Monte Calvo (>> deviazione per Farfa a questo punto) che si aggira da Sud passando per Santo Paolo Alto e Santo Paolo Basso e si raggiunge il paese di Ponticelli di Scandriglia, sede del Castello Orsini (X sec). Girando intorno al Monte Calvo si può ammirare la vallata ricca di uliveti verso Scandriglia e i Monti Lucretili. La tappa termina in prossimità del Castello Orsini con l’annessa chiesa, con la possibilità di raggiungere a qualche chilometro l’antico Santuario Francescano di S. Maria delle Grazie, tra i più importanti della Provincia di Rieti.

Rieti – Poggio San Lorenzo

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

 

DETTAGLIO PERCORSO

La statua bronzea di San Francesco (1927), ai piedi del campanile della Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, in Piazza Mariano Vittori, è il punto di partenza di questa prima tappa. Da qui si scende per via Roma, fino al Ponte Romano sul fiume Velino e a piazza Cavour, dal lato del monumento alla Lira Italiana (2003), proseguendo attraverso il Rione Borgo. Poche centinaia di metri fuori dalla città, c’è il parco delle Terme di Fonte Cottorella. Dopo aver attraversato la passerella pedonale sul fiume Turano si inizia a percorrere il sentiero esclusivo sul tracciato dell’antica Via del Sale che fiancheggia lunghi filari di tigli maestosi fino a Maglianello Basso. Lasciato il viale alberato, il sentiero prosegue lungo l’argine del torrente Ariana fino ad oltrepassare l’abitato di San Giovanni Reatino. Si prosegue poi lungo una stradina fino alla provinciale Turanense che si percorre per poco più di 2 km sempre in direzione Sud (in attesa di realizzazione in banchina di un camminamento fuori dalla sede stradale). Giriamo a destra sulla stradina sterrata che conduce al Ponte Romano del Sambuco, attraversato il quale si risale verso Ornaro Basso (frazione di Torricella in Sabina), dove si gira a sinistra sulla Via Salaria Vecchia (anch’essa oggetto di lavori di messa in sicurezza). Dopo 1 km imbocchiamo la Via Quinzia, che scende in fondo a una valle alle pendici del colle che ospita l’antico e suggestivo borgo di Ornaro Alto, per poi proseguire lungo il sentiero sul tracciato dell’antica via del Sale, attraverso il bosco fino alla strada provinciale. Si continua a salire in direzione di Torricella Sabina fino alla Collina del Sacro Cuore per poi imboccare la stradina bianca sulla destra che ci porta nel centro dell’altro borgo medievale di Poggio San Lorenzo.

Oriolo Romano – Bracciano

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

INTRODUZIONE
Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie,residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti  un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.

Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti  e  strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo  un vecchio acquedotto, il  piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec,  è il filo antropico, da noi scelto, che  idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri,   passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due,via dei Bastioni ( la tabella la troviamo dietro l’angolo).
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa.
Continuiamo lungo la breve via fino alla fine e allo stop andiamo a sinistra. Passiamo la porta delle mura e  sulle strisce pedonali attraversiamo Via Claudia. Sul marciapiede andiamo ancora a sinistra, facciamo pochi metri e prendiamo via della Fontanavecchia.
Alcuni pannelli esplicativi ci ricordano che da qui inizia la Ciclovia dei Boschi, poco meno di 17km tra le faggete di Oriolo e Bassano fino  ai campi sportivi di Trevignano.
La strada scende ripida, costeggia un parcheggio – dietro vediamo S .Giorgio, la chiesa principale del paese – e diventa poco dopo una sterrata.
Scendiamo ancora  fino ad arrivare all’ampio spazio  della Fontanavecchia, recentemente ripulita da un appassionato volontario.
Il fontanile, antecedente alla creazione di Oriolo, probabilmente fu un luogo di sosta su  un diverticolo della via Clodia.
Ora la Ciclovia dei Boschi procede dritta e passa nel tunnel sotto la ferrovia, noi invece  seguendo  la nuova  staccionata che protegge la fontana,  prendiamo la stradina  a destra  che si dipana, sinuosa, in un castagneto. In realtà troviamo una biforcazione con due stradine, ma quella  di destra che va in salita non va presa in considerazione, noi seguiamo quella  più evidente a sinistra e in leggera pendenza. In caso di pioggia può essere, in alcuni punti, fangosa.
Se non si usa la traccia gps, in questo tratto del percorso bisogna fare molta attenzione e seguire bene le nostre indicazioni, ci sono tanti viottoli che si insinuano nella macchia  e possono confondere.
Percorriamo circa 300m quando troviamo la prima biforcazione. Andiamo a destra, dopo qualche decina di metri si biforca nuovamente e andiamo a sinistra. La strada, inizialmente in leggera salita,  adesso scende, quindi  non possiamo sbagliare, le  altre due da evitare sono in salita. Finita la discesa troviamo un breve tratto pianeggiante e un incrocio di stradelli, ignoriamo sia quello a destra-che porta ad un luogo dal toponimo tristemente evocativo”la Croce dell’Impiccato” –  che quello a sinistra- che va ad una vecchia e storica  sorgente,”l’Acquarella”-ci dicono ora non più agibile- e proseguiamo dritti, in salita. A breve ci troviamo a camminare su un tratto pianeggiante,  ma la strada prosegue  con un andamento vario, e di fatto stiamo costeggiando – sulla nostra  sinistra- la ferrovia Roma – Viterbo, che corre ben sotto di noi, nella forra che divide la castagneta di Oriolo da quella della tenuta Odescalchi di Bracciano. A tratti, tra i monti della tenuta, scorci del  lago. Continuiamo sulla strada, ormai senza bivi, ombreggiata d’estate e piacevolmente esposta a sud d’inverno, fino a che scende, esce dal bosco  e sbuca su una strada asfaltata. La prediamo girando a sinistra, in discesa, pochi metri e  troviamo il passaggio a livello della ferrovia Roma- Viterbo. Riusciamo ad attraversare  i binari  prima che le sbarre si chiudano per il passaggio del treno delle 9.30, quindi giriamo sullo stradone a destra -Via Olmata Tre Cancelli. La strada di fronte -Via della Fiora-ci porterebbe invece alla macchia della fiora del principe Odescalchi.
Camminiamo verso sud su questo stradone ancora sterrato che costeggia delle grandi tenute:a destra l’azienda agricola del “Palombaro”,coltivata adolivi, noci, nocciole, castagne gentili; a sinistra ci accompagnano ancora i castagni per la produzione di legname della Tenuta Odescalchi, che ombreggiano piacevolmente il nostro percorso.
Andiamo avanti fino ad arrivare nei pressi di una torretta  dell’enel gialla,sulla nostra sinistra. Qui merita  fare una breve deviazione per visitare le suggestive arcate  di un vecchio acquedotto.
La descrizione su come arrivarci si trova  sulle note in fondo. Per noi oggi niente archi di Boccalupo, quindi passiamo il ponticello sul fosso Renara, superiamo la torretta Enel  e continuiamo sulla strada,  che ora è asfaltata. Buttiamo comunque un’ occhio sulla nostra destra, gli archi s’intravedono. Come  poco prima  si vedevano ,in lontananza,le case della vicina Manziana.
Andiamo avanti sulla strada,sempre  gradevolmente alberata e usata essenzialmente  solo dai residenti delle case di campagna e dai proprietari terrieri  . Ora passiamo davanti ad un piccolo fontanile e continuiamo a scendere  lungo il viale fino ad incontrare a sinistra,  dopo poco più di 6km dalla partenza, in una zona di villini di recente costruzione, una strada con lo  stop .È Via del lavatoio e siamo ormai  giunti nel borgo di Pisciarelli. Un grande muro di contenimento in cemento, abbellito da una cascata di edere, caratterizza l’inizio  della strada che, scende ripidamente ,arriva al fosso, altrettanto ripidamente  risale  e  porta proprio davanti alla facciata barocca della Chiesa  del  paesino, dedicata al padrono della zona ,S. Lorenzo  .Anche la contea di Pisciarelli insieme al ducato di Bracciano fu proprietà degli Orsini e poi ceduta per debiti agli Odescalchi verso la fine del ‘600. Lasciamo la chiesa sulla sinistra e continuiamo, in salita su via Pisciarelli, fino a girare alla prima strada a sinistra, via della Cisterna. Se non bastasse,un crocifisso e l’indicazione dell’agriturismo “La Gismonda” ci indicano la direzione. Via della Cisterna è una tranquilla e non tanto larga, strada  asfaltata in una zona agricola e residenziale. Circondata dal  verde, gli alberi ci deliziano ancora con la loro ombra, scende in direzione sud est verso il lago. La percorriamo  fino in fondo dove giunge   sulla provinciale  che da Bracciano va verso Trevignano, la Settevene Palo. Ora ci fermiamo un momento, sia perché  ci troviamo su un punto pericoloso, dietro  ad una curva – e prima di attraversare bisogna accertarsi che non ci siano macchine in transito – sia per la  bella vista  del lago dall’alto, che improvvisamente ci appare. Sulla sponda opposta vediamo, in lontananza,  Trevignano e  l’inconfondibile sagoma di Monte di Rocca Romana. E tra noi e Trevignano le acque lacustri risplendono riscaldate dal sole di questa  giornata tiepida di primavera.
Ora, con cautela attraversiamo e ci dirigiamo a destra,verso Bracciano. Pochi passi e imbocchiamo la strada che scende – Strada Vicinale della Cisterna. Tra gli alberi intravediamo la mole del castello. Scendendo attraversiamo una tagliata e più avanti, arrivati al cospetto di grande portale con il cancello di una villa, giriamo a destra su via della Catena, una strada sterrata dove sorgono le rovine degli opifici anticamente alimentati dall’acquedotto Orsini – Odescalchi. Il luogo è veramente suggestivo, dietro i ruderi, recentemente ripuliti, il lago e la corolla verde dei boschi che lo circonda fa da sfondo mozzafiato, il Castello di lato aumenta l’aspetto fiabesco del luogo .Qui sorgevano, alimentate dall’energia delle pale ad acqua, una cartiera (una delle più importanti del regno pontificio), sei ferriere e per il popolo del ducato, una mola per il grano e una per l’olio.
I resti della grande cisterna che raccoglieva le acque, giustifica il toponimo della strada, che ora
continuiamo a percorrere, di nuovo ombreggiata da alberi.
Non dista molto un archetto che incornicia la via, affiancato da un antico grande casale restaurato. Passato l’arco – siamo di nuovo sull’asfalto-costeggiamo ora il tratto finale dell’acquedotto e dalla parte opposta ancora una magnifica vista del lago e  degli orti ben curati. Mentre continuiamo a camminare, passa con una vecchia vespa, salutandoci, il proprietario dell’orto,tra le gambe il cesto con il raccolto quotidiano.

Via della Cisterna finisce poco più in là  e s’immette sulla strada che scende al lago. Noi puntiamo il  centro storico, quindi andiamo a destra e in salita prediamo Via delle Ferriere. Dai giardini delle case sporgono rami carichi di ciliege mature e , almeno in foto, ne rubiamo un pò.  Pochi metri e  montiamo sullo stretto marciapiede  della trafficata via, che piú avanti si sposta sul lato sinistro. Affrontiamo decisi la salita, passiamo davanti all’auditorium comunale e poco dopo, al suo termine, ci troviamo nei pressi del cancello di entrata del Castello e dei suoi giardini, di fatto al centro della cittadina. Entriamo nel giardino, il Castello  s’innalza  imponente circondato dalle case del centro storico. Edificato a partire dalla metà del ‘400, simbolo militare e civile della potenza del feudo Orsini,fu poi acquistato nel 1696 dalla famiglia Odescalchi che ne è ancora proprietaria.
Costeggiamo  una bella fila  di tigli – dalla parte opposta c’è la biglietteria, il castello è normalmente aperto alle visite – e salendo, arriviamo ad un  belvedere. Ed ecco ancora un incantevole  panorama sulla caldera  del grande vulcano divenuto lago. Prima di ritornare sui nostri passi, ammiriamo un enorme ippocastano di lato alla terrazza. Usciamo dal cancello e prendiamo via della Praterina che corre parallela all’ingresso. Dopo una breve salita gira a destra,diventa pedonale e ci fa passare sotto un archetto. Arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio  di Palazzo Santacroce – Altieri.
Adesso ci dirigiamo  dalla parte opposta della piazza. La strada a sinistra porta al nucleo storico di Bracciano, noi  invece giriamo a destra su Via Umberto I, passiamo davanti alla Chiesa di S.Maria Novella – nel suo bel chiostro ora c’è il Museo Civico – e arriviamo a Piazza Primo maggio. Non ci rimane che attraversare  la piazza verso  destra e salire le ampie scale che ci portano  al chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto sulla grande piazza del Municipio di Bracciano .Al cospetto della fontana stoppiamo la traccia gps .Ora ci meritiamo una buona tazza di tè e dolcetti, riposando nella bella sala da tè del Caffè Grand’ Italia,  a nostro giudizio  il migliore della zona (proprio dirimpetto al comune).
Perché  è buona abitudine  terminare  un viaggio a piedi, lungo o corto che sia, con  qualcosa di caldo che ristori il viandante, dopo che il cammino  gli ha scaldato il cuore.
(Ma va bene anche una birra, se il cuore si è scaldato troppo! )

San Lorenzo Nuovo – Lago di Bolsena

Questo percorso parte da San Lorenzo Nuovo, che domina il lago dall’alto e, passando per chiese, tombe etrusche, campi di orzo e splendidi casali, arriva alle rive del lago stesso.

Il percorso

Siamo a Piazza Europa, nel centro di San Lorenzo Nuovo. Mettendoci la chiesa alle spalle davanti a noi abbiamo una strada, che imbocchiamo. E’ Via Umberto I. Dopo qualche centinaio i metri giriamo a sinistra a Largo Campo della Fiera. Arrivati alla madonnina svoltiamo a destra su strada asfaltata, prendendo Via Torano. Arrivati ad un incrocio di strade prendiamo la prima a destra, ovvero continuiamo su Via Torano. Giunti ad una fontana andiamo a sinistra e pochi metri dopo andiamo, ad un bivio, avanti. Dopo un lungo percorso e un casale troviamo un bivio: qui andiamo dritti fino alla chiesa, denominata del Torano. Passata la chiesa incomincia la strada sterrata, in discesa. Qualche metro e alla nostra destra troviamo la Tomba della Colonna, del V secolo avanti Cristo.

Dopo la tomba pochi metri e troviamo un bivio a cui andare a destra. In cima alla salita c’è un ulteriore bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Percorsa questa strada ci troviamo sulla destra un cartello che indica una proprietà privata. Davanti a noi un sentiero che va verso un casale, da prendere. Giungeremo ad un cancello ma lo possiamo oltrepassare a destra e riprendere la strada che passerà vicino al casale e andrà avanti. Se capitate di primavera potreste trovare l’erba molto alta, ai lati campi di orzo. Si giunge così ad un secondo cancello, che aggiriamo sulla sinistra e prendiamo successivamente sempre il sentiero.

Dopo 20 metri ad un bivio andiamo a destra, per il sentiero che scende. In fondo al sentiero incontriamo un bivio a T e qui andiamo a sinistra. Passiamo con un ponticello un esile ruscello e andiamo a sinistra al bivio. a T. Arrivati alla strada asfaltata giriamo a destra e dopo 50 metri subito la prima a sinistra. Si arriva così ad un altro bivio a T: giriamo a sinistra. Ennesimo bivio a T: andiamo a destra. Giungiamo alle rive del lago, nostra meta.

Castel San Vincenzo – Scapoli

Percorso Castel San Vincenzo – Rocchetta Alta – Scapoli (seguendo il fiume Volturno), Isernia, Molise.

La piazza del luogo che i paesani chiamano ‘il colle’ è la prima piazza che si incontra venendo su dal lago, il suo bar si chiama Jolly ed è anche un alimentari, intorno alla piazza ci trovano case basse, segni di una ricostruzione recente e lo scheletro di uno stabile/albergo abbandonato  (visibile anche dalla strada del lago) idea di turismo che non ha messo radici. Da lì comincia la nostra camminata. Lasciamo la piazza andando verso il paese per l’unica strada, via il colle, che porta al centro, percorriamo circa 250 metri e arriviamo in Piazza Umberto I.

La piazza si apre subito alla vista dopo il percorso tra le case, è ampia, sulla destra c’è una lunga ringhiera che permette una vista meravigliosa sul lago, il Monte della Rocchetta e la valle dove scorre il fiume Volturno. La nostra camminata è già sotto i nostri occhi. La piazza ha anche una chiesina piccola che notiamo dopo perché entrando la lasciamo alle spalle, solo arrivando alla balconata o ai bar sul lato opposto della piazza ce ne accorgiamo. Non è grande ché comunque è fuori dal paese (a lato dei bar si vede la porta che annuncia il paese vero e proprio) ma ha un aspetto particolare che gli conferisce una certa intimità nel contatto col sacro… Alla fine della ringhiera si apre un passaggio e si scoprono delle scale, è il vecchio passaggio per la piana, lo troviamo semi abbandonato per il poco uso è breve ma a tratti sembra quasi chiuso al passaggio, poi si apre, troviamo qualche campo coltivato e un casa che lasciamo alla nostra sinistra, di lì si vede già la strada che porta al lago.

Arriviamo sulla strada principale per il lago e andiamo a destra dopo averla traversata, andando contromano al senso delle auto. Camminiamo per 100 metri e troviamo subito una strada asfaltata che scende a sinistra. La stradina è poco frequentata ma l’asfalto ci indica che le auto possono transitare facilmente quindi fare attenzione. Arriviamo al primo bivio: a destra il Sentiero Natura ‘scorciatoia’ verso le sorgenti, a sinistra la strada asfaltata.

Prendiamo a sinistra, piantagioni di ulivi ci accompagnano e dopo 100 metri ci troviamo al 2° bivio.

Il bivio è tra una carrareccia e la strada asfaltata, noi continuiamo sull’asfalto  sempre leggermente in discesa. Ci troviamo un ruscello che scorre prima a sinistra e poi passa a destra, forma una sorta di acquitrino e prosegue insieme a noi. La strada si snoda con un po’ curve per 800 metri. Passeremo sotto i cavi dell’alta tensione, ci indicheranno il 4° bivio. Lasceremo la strada asfaltata e prendendo a destra dove si passa sul ruscello su di un manufatto in cemento. Ci troviamo di fronte una strada dal fondo naturale che svolta subito a sinistra; a riprova della corretta direzione si trova dopo pochi metri sulla sinistra, seminascosto dagli arbusti, un cartello per il divieto della pesca che ha un indicazione verde di un ciclo-percorso.

Preso la carrareccia ci muoviamo all’ombra e al fresco, ché il percorso è coperto dagli alberi. Lasciamo un’altra carrareccia sulla destra che serve dei campi e camminiamo tenendo la sinistra. Se abbiamo la curiosità di guardarci dietro possiamo cominciare ad ammirare lo spettacolo di Castel San Vincenzo appollaiato sulla roccia, ci seguirà per tutta la mattinata sorprendendoci sempre un po’ per la bellissima posizione e il panorama tutt’attorno.  Proseguendo troviamo dei residui di calcare di fiume, a sinistra un arco di pietra dello stesso materiale, vestigia di una costruzione antica, a destra su di una roccia possiamo scorgere un vecchio segno CAI, indicazione che il percorso ha visto altri passaggi. Dopo poco possiamo fare il primo incontro col fiume Volturno, che seguire ci offrirà uno slargo per mettere i piedi in acqua. Altri 100 metri e troveremo degli scavi archeologici sanniti/romani/medioevali da poter visitare. Oltre il fiume emerge visibile sopra il tetto degli alberi la punta del campanile della chiesa, sarà la nostra rotta per raggiungerla. Così proseguendo si attraversa il ponte sul Volturno e si va a sinistra sulla strada asfaltata tenendo la sinistra, attraversando poco dopo a destra per accedere ad uno slargo che funge da parcheggio della Abbazia di San Vincenzo Nuovo. Sempre sulla destra troveremo un passaggio sterrato che ci porterà di fronte alla chiesa.

Il tracciato ci porta davanti ad una fila di archi: la struttura del chiostro della vecchia abbazia, come dicono i disegni. Dietro gli archi la chiesa nuova è in bella mostra. A destra, dietro le mura, i ruderi del convento annesso alla vecchia abbazia. Affissi sui muri si possono trovare dei pannelli esplicativi del luogo, c’è anche interessante stele in marmo con un pensiero di don Luigi Giussani. La fontanella sul viale non eroga acqua. Proseguiamo per il viale indicato da due cipressi, davanti agli archi e arriviamo alla strada asfaltata che serve la chiesa. Prendiamo a destra e poi subito a sinistra traversiamo il secondo ponte sul fiume, ci immettiamo su di una carrareccia che costeggia il fiume e ci porterà fino alle Sorgenti del Volturno. Il percorso è tranquillo il fondo regolare, lo sguardo spazia sul prato fino al monticello che sotto il Monte della Rocchetta ci copre il paese da dove siamo partiti. Salici tra noi e il fiume, sonori di vento, ci fanno ombra e compagnia. Sulla destra troviamo segnavia con le indicazioni del ciclo-percorso. Alcune deviazioni a destra mostrano passaggi verso il monticello (Colle della Torre). C’è un momento in cui ci appare davanti Rocchetta Alta, si scorgono le case sul finire del crinale del Monte della Rocchetta. Attraverseremo di nuovo il fiume su di un ponte che non ha parapetti.

Arriviamo su via del Mulino e proseguiamo per via delle sorgenti del Volturno, il calpestio è asfaltato ma la circolazione è quasi inesistente. Ci accompagna sulla destra un muro di cinta e poi una recinzione che mostra tutto l’invaso delle sorgenti. Ci sono uccelli e molte folaghe con la loro fronte bianca. Arrivati allo spiazzo davanti alla centrale dell’Enel troviamo un’area pic-nic, un bel fontanile (l’unica fonte d’acqua trovata nel percorso) e anche il cartello informazioni sul ciclo-percorso del Volturno che qui ha inizio.

Il sentiero si prende andando sulla destra della centrale, passato uno slargo verdeggiante, si prosegue in salendo.  La salita è costante, per un tratto impegnativa, passiamo accanto a piante di ginestra dal giallo vivo. Interamente immerso nel verde il sentiero ci fa procedere lentamente senza poter vedere nulla di quel che abbiamo intorno…

Il sentiero placa la sua salita e ci porta ad una curva stretta in cui non si vede quel che viene dopo… l’angolo della curva è uno sperone di roccia viva che sale in diagonale per diversi metri dal sentiero alla montagna… superato l’angolo abbiamo di fronte… i ruderi di Rocchetta Alta splendida, ci sovrasta dall’alto, sopra di lei solo cielo. La parete di roccia è attrezzata per fare arrampicate. Il sentiero finisce su di una carrareccia che sulla destra sale verso la città abbandonata, mentre a sinistra si va nella direzione che prenderemo dopo la visita al borgo antico per proseguire il percorso. Dopo due tornanti si arriva all’ingresso del paese. Fare attenzione che le case sono soggette a crollo. Per tempo, posizione panoramica e la sensazione che sia il posto dove sedersi un po’ e respirarne l’aria decidiamo che ci fermiamo a mangiare qui.

Ripercorriamo i nostri passi fino ritrovare il sentiero per la Sorgente, di lì proseguiremo sulla carrareccia verso la parte abitata, arriviamo su di una strada asfaltata al centro di una curva che salendo ci porta all’ingresso ‘ufficiale ‘ del paese vecchio. Il transito è vietato per lavori ma è visibile dalla piazzetta un edificio con la scritta Municipio, ‘opera balilla’.

Dalla piazzetta scendiamo a sinistra, arrivando davanti ad una croce, (notiamo la presenza di segni CAI) proseguiamo per la carrareccia che individuiamo a destra della croce e che procede in discesa dopo l’angolo della casa che l’inizia. Il fondo è cementato, sulla destra ci accompagna la vista di Scapoli. Finisce la strada cementata arrivando ad un bivio: a sinistra si va verso il campo sportivo del paese, noi si prosegue a destra sempre in discesa, su carrareccia.

Il tracciato principale, senza deviare nelle varie sterrate che portano a campi coltivati, ci porta prima a destra e poi a sinistra, fino ad arrivare dopo una curva a gomito a un quadrivio.

A destra la strada torna a Rocchetta, davanti si va verso campi coltivati, il nostro percorso prende a sinistra. Poco dopo la strada si fa asfaltata e leggermente in salita, qui troviamo a destra la deviazione su di una carrareccia che ci interessa.

Lasciamo la strada, che si è fatta asfaltata (punto A), prendendo una carrareccia sulla destra che procede in discesa, curviamo un po’ a destra, troviamo una grande quercia sulla sinistra di fronte ad un rudere, il percorso si fa tutto ombreggiato con una bella sensazione di fresco. Lo stupore prende quando l’ombra finisce, e ci appare davanti Scapoli, sembra quasi si possa toccare, è lì davanti a noi. A destra e sinistra ci sono campi di olivi curati ma prima di continuare sulla carrareccia visibile davanti a noi andiamo a sinistra a monte degli ulivi e iniziamo un percorso ‘senza traccia’,  giriamo intorno alla piantagione fino a vedere sulla nostra sinistra delle arnie, le raggiungiamo e, oltre un campo di noci molto giovani, possiamo vedere la strada sterrata che ci riporta alla carrareccia principale. Il percorso in tutto è solo di 200 metri e privo di ostacoli. Arrivati su di una strada a fondo naturale si va a sinistra e poi a destra quando incontreremo una strada asfaltata. Costeggeremo una casa sulla sinistra, scendendo e curvando sulla sinistra verso la strada principale per Scapoli. In alternativa prima della quercia (punto A) possiamo NON lasciare la strada asfaltata e proseguire sulla via principale arrivando a un altro bivio ben marcato, qui andiamo a destra, faremo un’ampia curva sulla destra poi un tornante e un’altra ampia curva a sinistra. Continueremo dritti, lasciando una strada alla nostra sinistra, poi la carrareccia che troveremo a destra è il raccordo con il percorso ‘senza traccia’, di qui dritti in discesa fino alla strada asfaltata per Scapoli.

All’incrocio, a destra, troviamo un cartello informativo della Chiesa madonna delle Groppe, andiamo quindi dritti fino alla prima curva a destra. NOTA: se il guado non permettesse l’attraversamento, è da questo punto che proseguendo sulla strada asfaltata si arriva alla strada principale che ci porta a Scapoli passando sopra un comodo ponte.

Il percorso sterrato ci porta alla chiesa nascosta e allo spiazzo verde davanti. C’è un cartello informativo e alla sinistra in segno del sentiero per il guado e Scapoli.

Il sentiero finisce su di una carrareccia, prendiamo a destra.

Poco dopo troviamo un bivio e visibile a sinistra il guado da passare.

Passato il ruscello, la carrareccia prosegue facendo una curva e cambiano direzione, s’impenna considerevolmente procedendo tra alberi da frutta fino ad arrivare ad un’aia, alla cui destra c’è una casa padronale, andando verso la casa, a sinistra, troviamo un piccolo svincolo in discesa che ci porta sulla strada asfaltata. La seguiamo a destra arrivando a una rotonda intorno ad una casa.

Attraversiamo la strada principale, prendiamo la strada di fronte asfaltata che curva a sinistra e subito a destra troviamo una carrareccia che prendiamo in salita. Arriviamo ancora sulla strada principale, la attraversiamo e prendiamo la strada di fronte, via dell’Annunziata. La percorriamo tutta fino a riprendere la strada principale, la facciamo per pochi metri e ci troviamo un bivio sulla strada principale con Scapoli a sinistra e Castelnuovo a destra, andiamo a sinistra e subito a destra per una salita che ci porterà alla piazza del municipio.

Scapoli è sede l’unico Museo della Zampogna.

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Allumiere – Santa Marinella

Come in un quadro dei Macchiaioli

INTRODUZIONE
Ecco un percorso che ci porta dai monti al mare. I monti sono quelli della Tolfa  con la loro selvaggia bellezza. Partiamo da Allumiere e ci incamminiamo verso il  monte  della Tolfaccia, – la   cima conserva i resti dell’abitato  medievale  di Tulfa Nova – e attraversando i pascoli allumieraschi -patria del bue Maremmano del Cavallo Tolfetano – Maremmano e dell’ Asino allumierasco – arriviamo a Santa Marinella  nota stazione balneare a a nord di Roma.
Sono 21 km di strada in parte asfaltata e in parte sterrata, ma togliendo l’inizio e la fine urbani, la maggior parte del percorso è una tranquilla attraversata in mezzo ad un vasto ambiente naturale  ricco di biodiversità, in perfetta armonia con le attività umane. Incontriamo lungo la via colorati fiori spontanei, placidi  animali al pascolo antichi fontanili e numerose specie di uccelli. E con la sensazione di entrare in un  bucolico quadro di un  maestro macchiaiolo, ci immergiamo in uno dei luoghi più belli della Maremma Laziale.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Il nostro punto di partenza è  Piazza della Repubblica.
Su questa piazza  troviamo gli edifici storici di Allumiere: Palazzo Camerale,  edificato intorno al 1580 come sede della direzione delle miniere di allume, e ora museo archeologico naturalistico,  la chiesa, dedicata a Maria Assunta in cielo e il Municipio. Non possiamo fare a meno di notare  , come una stonatura, un palazzo moderno e con il pensiero che nei secoli non è facile mantenere un’armonia urbanistica, iniziamo il nostro cammino su via Roma, corso principale del paese. Lo prendiamo lasciandoci alle spalle il disarmonico palazzo e  passando a destra del municipio. Poco dopo ci fermiamo davanti al forno storico “Pistola”, entriamo e chiediamo la “pizza brodosa”, dolce tipico fatto con zucchero, cannella, ricotta e uvetta. Dopo la dolce pausa seguitiamo a camminare sulla  la strada principale che  arriva ad una piazzetta alberata e gira a destra. Lungo la via ci attira una indicazione a destra che recita”largo stabilimento allume”. Pochi passi e ci troviamo in una piccola piazzetta con una statua in bronzo di un minatore, simbolo delle comunità che nei secoli hanno lavorato nelle cave di alunite, da cui si ricava l’allume di rocca, minerale importante nella lavorazione delle pelli e dei tessuti. Curiosa è la storia di come furono scoperte le cave. Nel 1460 il commissario pontificio Giovanni di Castro, identificò delle piante di Agrifoglio sui Monti della Tolfa. Questa pianta segnalava sotto le sue radici presenza del minerale. Il ritrovamento di frammenti di alunite dopo piccoli scavi, confermarono la sua tesi appresa in Oriente.
Ora riprendiamo il  nostro cammino in uscita dal paese, seguiamo la strada  obbligata fino ad arrivare ad uno stop.
Qui finisce il marciapiede, ormai siamo fuori dal centro abitato.
Andiamo dritti e camminiamo in fila indiana sul bordo della provinciale  prestando la massima attenzione, questo è il tratto pericoloso del percorso. La direzione è sud ovest, sopra di noi, a sinistra, il Faggeto di Allumiere e a destra sotto di noi, in lontananza, il mare. Anche  se oggi c’è foschia vediamo Civitavecchia e la pianura circostante.
Dopo circa 1,300km dalla partenza incontriamo un bivio. Seguiamo le indicazioni per la Bianca, frazione di Allumiere, a sinistra, a salire.
Camminiamo ancora sulla strada asfaltata, dal bivio altri 300m, e arriviamo ad uno
slargo. A sinistra si va a La Bianca, ma noi andiamo a destra, verso via della Fontanaccia ( utile seguire il cartello “Trattoria la Fontanaccia”). Passiamo davanti un tabernacolo significativamente dedicato a S. Antonio Abate, patrono degli animali, visto che ci stiamo inoltrando in una zona di allevamento di Vacche e Cavalli Maremmani, ma anche di Asini. Allumiere è nota anche per un famoso palio -il palio delle Contrade -tradizionalmente corso da “Sumari”(Asini) la prima domenica dopo ferragosto.
Ora imbocchiamo via della Fontanaccia, asfaltata, ma il traffico che incontriamo è solo quello degli allevatori e dei proprietari terrieri, dunque quasi inesistente e possiamo camminare tranquillamente,  senza stress. Incontriamo anche butteri a cavallo e tanti mountain  bikers. I percorsi di questa zona sono molto popolari tra i ciclisti.  La strada si svolge per qualche chilometro costeggiando colli  e pascoli. Piacevolmente panoramica, a destra a tratti vediamo il mare.
In questo periodo i bordi della strada sono colorati da Malve, Borraggini, Asfodeli,Trifogli  e altre infiorescenze d’Aprile. Percorriamo un paio di chilometri abbondanti e dopo aver attraversato una  griglia di tubi metallici a terra ( cattle grid), che impedisce all’eventuale bestiame brado di passare al di là della strada, ci troviamo ad una biforcazione. A destra c’è una strada, anche  questa porta a Santa Marinella, ma il nostro percorso è un’altro e continuiamo dritti. Ora se volgiamo lo sguardo a sinistra- direzione nord est-  vediamo in  chiaramente Tolfa e la sua rocca, e dietro, lontano,oggi  un  po’  nascosto dalla foschia, Monte Fogliano .Ogni tanto qualche rapace svolazza sulla nostra testa, questo è loro territorio. Strada facendo ci deliziano Anemoni e Ciclamini che  crescono sulle spallette   delle collinette boschive  che ora costeggiamo  e ci nascondono  a singhiozzo la vista del mare.
Abbiamo percorso circa 6.2km dalla partenza quando a sinistra vediamo un cancello. Non lo notiamo subito, bisogna un po’  girarsi indietro. Da lì arriva il sentiero che viene da Tolfa e attraversa la vallata sottostante. Un bel percorso caldamente consigliato.  Ma ora andiamo avanti  fino  ad un bel prato fiorito dove un cartello esplicativo del progetto Life-Monti della Tolfa – ci dice che la strada sterrata  che vediamo a destra è  il “Sentiero di colle di mezzo” , sentiero  che  si ricongiunge con la strada che percorreremo in seguito con la possibilità di fare un’ anello. Ma noi continuiamo sulla strada asfaltata, ormai abbiamo il monte della Tolfaccia davanti. Bastano 700 metri per  arrivare alla “Fontanaccia”il  fontanile  sotto il monte a quota 454m. Ci fermiamo per una pausa tè  e conversiamo amabilmente con dei bikers che  si fermano a riempire le borracce dopo la lunga salita che viene da S.Marinella. Il panorama è notevole:sotto di noi il mare in lontananza brilla intenso. Da qua, prendendo la stradina a sinistra che passa davanti ad un pollaio e  inerpicandosi poi attraverso il folto boschetto,  si può salire sulla cima, una delle più alte dei monti della Tolfa  (579 m).  E qui, oltre al panorama che va dai  Monti Cimini al mare, si trovano i resti dell’antico abitato di Tulfa Nova (XI. Sec .), distrutta dalle truppe pontificie di papa Paolo II (XV sec.) a causa delle feroci dispute per lo sfruttamento della cave di allume. Tra la vegetazione i  ruderi delle mura, della chiesa,della rocca, di un grande forno-mulino e poco altro, è quel che rimane.
Oggi non andiamo in cima ma, dopo aver salutato i ciclisti, ci avviamo sulla strada asfaltata che decisamente scende e passa davanti ai ruderi di una villa romana. La strada diventa poco  dopo  una larga sterrata che scende tra i pascoli recintati dell’università agraria di Allumiere. Per inciso, le università agrarie sono antiche forme associative,esistenti tuttora in varie parti d’Italia, Enti che gestiscono le Terre Collettive.
Ignoriamo una strada che va diritta  davanti a noi (strada che permette un anello intorno alla Tolfaccia e si congiunge al sentiero per Tolfa ) e continuiamo a scendere; a indicarci la via anche un  cartello con scritto “località poggio volpina” e i paletti segnavia arancioni in punta del progetto life.
Lo splendido panorama non ci abbandona e tori e vacche maremmane pascolano placidamente sui bei prati.
La strada risale e poi diventa pianeggiante, a sinistra  in lontananza in riva al mare notiamo una cittadina , con il binocolo riconosciamo il castello, è Santa Severa.
Più avanti  a destra un grande e bel fontanile attira la nostra attenzione. È da  qui,attraversando la macchia, che ci si può ricongiungere al sentiero di Colle di Mezzo, ci dicono altri ciclisti.
Andando avanti, sul lato destro,per un lungo tratto di strada ci accompagna  un bel bosco misto. Prevalgono aceri campestri e cerri declivi verso il fosso, mentre a sinistra numerosi cavalli e asini pascolano sui prati che invece scendono verso il  mare.
Un Airone Guardabuoi passa sopra di noi mentre   lasciamo il bosco alle nostre spalle e scendiamo tra le verdi colline, siamo circa a metà del nostro percorso.
Facciamo qualche altro passo e ci fermiamo per la pausa pranzo su un poggetto sassoso vista mare, tra asfodeli  e pruni selvatici.
Mentre mangiamo un gruppetto di escursionisti esce da un cancello dirimpetto  a noi,ci dicono che vengono dalla strada che da S. Severa va a Tolfa da dove partono alcuni  sentieri  escursionistici.
Ripartiamo ,il mare si avvicina sempre di più,barche a vela lontane  veleggiano placide sull’acqua.
Scendiamo fino ad arrivare ad un grande cancello di ferro bianco che delimita la zona del pascolaro allumierasco. Lo apriamo e facciamo attenzione a richiuderlo per bene, è un attenzione indispensabile nelle zone di pascolo.La strada si restringe subito e mentre  osserviamo le colline circostanti ci colpiscono delle vistose macchie viola. Sono Cercis Siliquastrum, meglio noti come Alberi di Giuda, i cui fiori sbocciano in aprile prima della nascita delle foglie. Una leggenda narra che Giuda s’impiccò proprio a quest’albero, ma in alcuni paesi invece è considerato simbolo di buona sorte. In Spagna tradizione vuole che gli innamorati debbano baciarsi sotto la sua chioma fiorita per propiziare la fortuna.
“Siliquastro, siliqua silvestre, arbor di Giuda, arbor d’Amore” dice Castore (durante medico e botanico umbro del XVIsec.).
Camminando, arriviamo nei pressi di un’ altra griglia (cattle grid), l’attraversiamo e ci dirigiamo verso dei vecchi casali che ci sembrano abbandonati. Abbiamo percorso fino ad ora 15km.C’è un gran  movimento, scopriamo che  di fronte al grande  casale c’è un campo da motocross e i crossisti sono in piena attività.
Passiamo, sovrastati dal rumore delle moto, tra crossodromo e casale (e infatti si chiama  “crossodromo il casale” ) e andiamo avanti sulla strada bianca. Dopo 300m dal casale la strada  diventa asfaltata e attraversa una verde  altura dove dominano le fioriture blu della borraggine. Fiori che sono ottimi in frittata e in insalata  .
Ormai vicini al mare,vediamo sullo sfondo il porticciolo di Santa Marinella  e ancora le tante vele bianche delle barche uscite in questo  sabato pomeriggio.
Dopo più o meno un altro chilometro la strada finisce davanti ad un giardino. Scopriamo che è il giardino  esterno di un  Residenza Sanitaria gestita da suore.
Prendiamo a sinistra la strada che scende, le case sono ancora rare, ma ci stiamo avvicinando al centro abitato. Seguitiamo sempre su  questa via-via suore ancelle della visitazione-fino  arrivare al sottopasso dell’autostrada A12  e poco dopo,costeggiare il muro del cimitero. Ora che siamo arrivati a quota mare sentiamo tutto il caldo di questa giornata primaverile. Questo ci fa pensare che il percorso è meglio sconsigliarlo in giornate molto calde.
Passiamo davanti all’entrata principale del Cimitero, fino ad arrivare ad uno  stop  dove andiamo a  destra, verso il sottopassaggio della linea ferroviaria. Lo passiamo, ancora pochi passi e siamo sull’Aurelia. Ora andiamo ancora a destra , direzione centro, camminando sul marciapiede.
Santa Marinella è una cittadina balneare che nel tempo si è sviluppata lungo la strada consolare partendo dal nucleo storico del porto e del castello Odescalchi.
Per gli etruschi la rada dove sorge il castello era un’ approdo per le merci provenienti da Cartagine; in epoca romana vi fu edificata una grande villa marittima dal politico-giurista Ulpiano.
Nel XII sec. fu eretta la torre normanna (ancora esistente) come difesa dalle scorrerie piratesche. In seguito la torre fu circondata da muri collegati da torrette e prese l’aspetto di un vero e proprio castello. Passato prima  ai Barberini poi all’Arcispedale di santo spirito,nel 1887 fu acquistato dal principe Baldassarre Odescalchi, con l’idea di trasformare il piccolo abitato,all’epoca poche case di braccianti e pescatori, in una delle prime stazioni balneari d’elite ,in virtù dell’ottimale esposizione  con la protezione dei Monti della Tolfa a creare un clima mite in tutte le stagioni.
Ora camminiamo sul marciapiede per 2 km costeggiando case e villini, la vista del mare è praticamente nascosta dagli edifici. Arriviamo al punto dove finisce il marciapiede e attraversando la statale si può prendere la strada per il vicino porto turistico, ma il nostro obiettivo è Piazza Civitavecchia, 300m  più avanti sull’Aurelia. Continuiamo dritti e a destra , dietro una siepe, c’è un viottolo che costeggia la consolare e ci evita di passare sulla trafficata via.
Eccoci arrivati sulla piazza dove c’è un chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto la fermata del bus Cotral  che passando da Civitavecchia ci riporterà ad Allumiere. Qui stoppiamo la nostra traccia,ma  se si attraversa la piazza e si seguono le indicazioni ci si può dirigere verso il  porto  e il Castello. A noi, soddisfatti di aver percorso questa mezza maratona, non resta che aspettare il bus che in 50min ci riporterà al punto di partenza, immersi, dopo la tranquillità dei pascoli, nel caos del sabato del villaggio.

Podere Campo ai Peri – Orti di Mare

Lasciando alle spalle il Podere imbocchiamo la strada in discesa. Dopo pochi metri, in prossimità di una curva, si prende un piccolo sentiero (poco visibile) che sale a destra. Dopo una prima salita piuttosto impegnativa e superata una radura da cui si vedono entrambi i golfi, il sentiero sbocca su una strada più grande che costeggia la pineta. Si continua in salita. Al primo bivio giriamo a sinistra entrando nella pineta e al successivo bivio continuiamo sempre a sinistra lunga la strada che scende. Si percorre il sentiero principale fino in fondo e superata una centralina elettrica, si giunge a una prima casa.

Girare a destra subito dopo la casa (civico 1083). Il sentiero attraversa i campi e a una prima deviazione si gira a destra e immediatamente dopo a sinistra continuando a scendere.

Sbucati su una strada sterrata giriamo a sinistra in discesa e arriviamo fino ad una strada asfaltata. Girare a sinistra e successivamente, incrociata la strada provinciale, girare a destra. Al primo bivio proseguire dritto fino alla rotonda da cui prenderemo la strada a sinistra (di fronte al minimarket). Pochi metri dopo prendere la strada a sinistra seguendo l’indicazione diving center. Proseguendo dritti si arriva fino a una casetta prefabbricata in legno
siete arrivati dalla Pastora di Lacona.
Per il campeggio Orti di mare, prima di arrivare alla casetta, girare a destra per il sentiero e proseguire sempre dritto per un centinaio di metri.

Ostello Sassi Turchini – Podere Campo ai Peri

Percorso che sale in vetta al Monte Mar di Capanne, dal quale si gode di una vista eccezionale dell’Isola d’Elba.

Il percorso

Si esce dall’ostello prendendo la strada sterrata in discesa percorrendola fino a che si ricongiunge con la strada asfaltata. Sulla strada asfaltata (una SP) si gira a destra proseguendo in discesa per un centinaio di metri.
Dopo la curva si gira a destra seguendo l’indicazione per il Santuario della Madonna di Monserrato Proseguendo in salita sulla strada da notare a sinistra Nonno Pino, albero secolare (si dice sia stato piantato dagli spagnoli che hanno eretto il santuario).
Circa 300 metri dopo il pino all’altezza di un divieto di transito e prima che la strada compia una curva a gomito, prendere le scalette a sinistra che conducono lungo un fosso con canneto.
Si scende (vedi gpx) e, oltrepassato il fosso, si prosegue lungo il sentiero che si inerpica sulla collina, superando poco dopo una casetta bianca.
Poco più avanti si incontra la Fonte di Vera sulla sinistra.
Il sentiero si inerpica fino ad arrivare ad un bosco di pini che costeggiamo per una decina di metri fino a un bivio che prendiamo a destra lasciando il sentiero principale.
Seguendo i segni rossi si attraversa il bosco di pini e si gira a destra al seguente bivio.  Usciti dal bosco un nuovo bivio conduce a sinistra alla croce da cui si ammira uno splendido panorama (in 10 min circa).
Per proseguire il percorso girare però a destra lungo il sentiero segnato. Dopo aver superato le rocce si arriva fino al limitare di una seconda vetta e al nuovo bivio si prosegue dritto. Arrivati ad una radura si prosegue dritti fino ad incrociare una strada sterrata che si prende girando a sinistra.  Si continua per un buon tratto sulla strada sterrata  (da notare in lontananza a sinistra una cava di caolino)fino a una curva in corrispondenza della quale prenderemo a sinistra una strada sterrata che scende perpendicolarmete  (all’ingresso della strada due massi e una catena).
Dopo pochi metri la strada compie una curva a sinistra per entrare in una proprietà, ma noi proseguiamo dritti lungo una mulattiera che costeggia alcuni vitigni e giunge fino a una casa più in basso.
Arrivati alla casa giriamo a destra lungo il sentiero che costeggia un fosso e prosegue in pianura.

Arriviamo alle case che si scorgono in fondo alla valle. Superate le case si giunge a una strada asfaltata che prenderemo girando a destra. Girare a sinistra dopo pochi metri all’altezza di una casa rossa imboccando via campo ai peri.
Arrivati all’altezza di una casa rosa e di un campo di ulivi girare a destra e subito dopo a sinistra entrando nel borgo. Al successivo bivio, all’interno del borgo, prendere a destra la strada in salita.

Proseguiamo lungo la strada, divenuta una mulattiera inerpicandoci su una collina alla cui sommità troviamo il PODERE CAMPO AI PERI.

Grillo Brullico – Ostello Sassi Turchini

Dalla valle dell’Ortano alla baia di Porto Azzurro passando per boschi, miniere, resti di archeologia industriale e laghetti dall’acqua luminosa, sempre avendo il mare ben in vista e rassicurante. Si aprono vari paesaggi alla vista e l’Isola d’Elba si manifesta in tutta la sua naturale bellezza, selvaggia e accogliente allo stesso tempo.

Il percorso

Usciti dal cancello del Grillo Brullico, si gira subito a sinistra, costeggiando la recinzione, fino ad arrivare ad un cancello verde che ci sbarra la strada (da giugno in poi dovrebbe essere aperto). Il cancello va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo la pirma casa si svolta a sinistra e alla prima a destra (siamo nella zona residenziale), per poi prendere una strada cementata e piana che porterebbe al mare. Ma noi, al primo slargo/parcheggio delle automobili che si trova dopo un centinaio di metri, andiamo dentro al bosco, in diagonale sulla destra (fare riferimento al tracciato gps) in modo da intercettare un sentiero che sale. Se arrivate al mare siete andati troppo avanti. Questo sentiero, a zig-zag, sale in maniera abbastanza decisa e dopo breve troviamo una recinzione col filo spinato, che va seguita in alto, mantenendola sulla destra. Vediamo poi dal basso sopraggiungere una strada più grande sterrata. La prendiamo facendo la curva a gomito, a sinistra. Lungo questa larga strada (assolata) troviamo una serie di deviazioni, ma noi ci manteniamo sempre in piano, andando avanti. Laddove c’è un cumulo di terra rossa fate una deviazione per vedere una miniera, seguendo il gps. Tornati al punto della deviazione proseguiamo in avanti fino ad arrivare ad una sbarra verde, oltre la quale c’è un bivio a cui andare avanti. Troverete così una seconda miniera e una cava di marmo sulla destra (vedi foto).

Andando sempre dritti si arriva ad una strada asfaltata che prendiamo a destra, in leggera salita. Dopo poche decine di metri troviamo sempre una strada asfaltata sulla sinistra, ma proseguiamo dritti in salita. Si arriva così ad una casetta bianca e verde dove bisogna andare avanti verso il cancello verde dopo del quale svoltare a sinistra per il sentiero che scende. Questo bel sentiero, panoramico, che apre un nuovo versante alla vista, arriva ad un tornante che gira nettamente a destra. Ma a sinistra c’è il nostro sentiero. Davanti a noi il paese di Capolivari e a destra Monte Mar di Capanne con l’inconfondibile croce. Si arriva poi ad un bivio a T, a cui si gira a destra. In questo modo vediamo sotto di noi una baia e un laghetto artificiale. La via è punteggiata di sughere molto grandi e arriva ad un piccolo slargo alla cui sinistra c’è un sentiero che scende (c’è il divieto ma non ce ne curiamo).

Giunti alla lingua di terra che separa il laghetto dal mare andiamo avanti tenendoci il mare a sinistra e arrivando, alla fine della spiaggia, ad alcune scalette. Le saliamo e andiamo subito a destra, passando vicino a dei resti di archeologia industriale. Poi ci infiliamo in una sorta di piccola gola mantenendoci sulla destra. Ai chioschi sulla spiaggia andiamo, alla rotatoria, a destra, in salita (fare attenzione alle automobili in questo tratto). In cima c’è un bivio, con le indicazioni (avanti a sinistra) per l’ostello. Poche decine di metri e sulla destra c’è l’ostello Sassi Turchini.

Rio Marina – Grillo Brullico

Questo facile e bel percorso ci porta dal porto di Rio Marina fino all’azienda Wwoof Grillo Brullico, passando per splendidi boschi di erica e leccio e avendo sempre la vista sul mare, che accompagna il cammino del viandante. L’Isola d’Elba è meravigliosa per la natura selvaggia e mediterranea, ma anche per la speciale geologia che affiora dalla terra. Salire e scendere per i promontori dell’isola è eccezionale: scogliere, isole, ampi paesaggi che sembrano cambiare continuamente.

Il percorso

Usciti dal traghetto di Rio Marina prendiamo la strada asfaltata del molo (Banchina dei Bultoni) e dopo poche decine di metri, all’altezza dell’ancora monumentale sulla nostra sinistra, ci sono delle scale che salgono (se volete fare un giro del paese, molto bello, come abbiamo fatto noi, l’importante è ritornare a questo punto del percorso, per proseguire). In cima alle scale prendete la strada a sinistra che passa sotto la Torre Appiani, ovvero Lungomare Cignoni. Questa strada asfaltata, leggermente in salita e con vista sul mare, presenta sulla destra delle rocce molto belle e caratteristiche, l’Ilvaite. Dopo qualche centinaio di metri vediamo che si arriva ad un bivio, a cui andare a sinistra. Questa strada benché segnata come transitabile per le automobili è poco trafficata e dopo qualche centinaio di metri diventa sterrata. Troviamo una strada sulla destra che sale e che non prendiamo. Si arriva così ad una sbarra e dopo di essa comincia un bel sentiero panoramico. C’è un pannello informativo: a questa altezza è stato trovato un cristallo raro, il Prasio, colorato di verde, che è presente solo sull’Elba. Dopo aver visto l’isolotto di Ortano (ben riconoscibile) troviamo una salita alla fine della quale c’è un sentiero che gira nettamente a destra, ma noi andiamo a sinistra seguendo il cartello “Ortano”.

Questo sentiero passa dentro a dei boschi di erica e leccio e dappertutto sentiamo il profumo del rosmarino colpito dal deciso sole isolano, dopodiché arriva ad Ortano, un luogo turistico e residenziale. Il sentiero svolta verso il basso facendo dei tornanti e, andando a sinistra, giunge alla spiaggia e al mare. Qui davanti a noi, andando parallelamente alla costa, troviamo delle scalette da salire, dopo circa duecento metri di spiaggia. Dopo le scale andiamo a destra e prendiamo una via in piano e cementata. Attraversiamo le strutture fino alle Ville 8. Qui svoltiamo a sinistra fino al limitare delle case residenziali e svoltando a destra ci troviamo davanti ad un cancello, che va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena), se è chiuso (da inizio giugno dovrebbe essere aperto). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo il cancello prendiamo il sentiero nel bosco e dopo poche centinaia di metri, ci troviamo un cancello sulla destra, alla fine della recinzione. E’ il cancello del Grillo Brullico.

Borgo di Cesano – Anguillara Sabazia

Le colline intorno al lago di Bracciano sono tra le più varie e sorprendenti del lazio, ma hanno risentito notevolmente, negli ultimi anni, di una forte antropizzazione del territorio. L’origine vulcanica  di queste zone si intuisce dalla forma rotondeggiante dei due vasti bacini (caldere) che ospitano i laghi di Bracciano e Martignano. A 64 metri sul livello del mare, il lago di Bracciano è il secondo per superficie (dopo il lago di Bolsena) del Lazio. L’unico emissario del bacino è l’Arrone, fin dal tempo dell’imperatore Traiano le acque del lago di Bracciano vennero convogliate verso Roma con L’acquedotto appunto di Traiano. Le sponde del lago sono dolci verso sud in corrispondenza del centro abitato rivierasco di Anguillara, più ripide verso la riva settentrionale tra Trevignano e Oriolo. Salendo da questo lato si culmina con l’appuntito cono vulcanico del monte Rocca Romana (612 mt. ) che a largo raggio è ben visibile, sia dai monti Sabini, ma anche dal Gianicolo a Roma.  Al lago di Bracciano si affiancano ad est il bacino del lago di Martignano mentre a nord est quello  del lago Monterosi. Altra caldera vulcanica, poco conosciuta, situata anch’essa ad est di Martignano, occupata un tempo da altri bacini lacustri, oggi ormai asciutti a causa di bonifiche passate, è quella del Baccano, dove appunto erano il lago del Baccano e quello di Stracciacappe. Degno di nota e di una visita è anche il borgo storico di Cesano che è appunto il nostro punto partenza nonchè quello più imponente di Anguillara che è quello di arrivo.      

Descrizione del percorso

Si parte dal borgo storico di Cesano, da piazza Francesco Caraffa,  una visita, la merita la chiesa dell’XI secolo di San Nicola, che, di fronte al palazzo medioevale forma una curiosa strettoia all’ingresso del borgo. Il centro è di antichissime origini, pare sia stato fondato dagli Etruschi, sono stati infatti ritrovate urne cinerarie risalenti al periodo etrusco. La presenza invece degli antichi romani, successivamente, è dimostrata dai ruderi di alcune ville sparse nei dintorni di Cesano. Si pensa questo, sia il territorio dell’antico Cesarianum appartenuto alla gens Caesia. Da  piazza Francesco Caraffa si piega in via dei Tinelli e la si prosegue fino ad incontrare via Cesanense, che proseguiamo dritti per 300 mt. circa, fino ad un trafficato incrocio da dove prende origine a sinistra via Guido Miotto, noi però proseguiamo a destra  leggermente in salita sempre per via Cesanense. Per altri 300 metri, proseguiamo via Cesanense, questo tratto è molto trafficato, prestare molta attenzione ai veicoli transitanti, disporsi, se si è in gruppo, nella cosiddetta “fila indiana” . Ignoriamo quindi un primo incrocio sulla destra “Vicolo Cesanese” che riporta  indicazioni stradali Bracciano – Anguillara, ma pieghiamo subito dopo ad un secondo incrocio sempre sulla destra per via Monte Pineta, a scongiurare qualsiasi dubbio troviamo anche un grosso cartello indicante l’agriturismo “La Melazza”. Via Monte Pineta, si presenta come una strada asfaltata in cattive condizioni a tratti sterrata, la seguiamo dritti per circa 1,6 km e in corrispondenza di un grosso allevamento bovino sulla destra,  incrociamo la “Strada Valle del Baccano” che prendiamo a sinistra. Questa la percorriamo per circa 30 metri e giriamo quindi a destra per “Stradone Lungo”, detto anche sulle carte, “Strada Lungo”. La seguiamo dritti, superando su di un piccolo ponte, un canale di drenaggio delle acque che un tempo impantanavano la zona. Questi terreni, erano occupati in passato dall’antico Lago del Baccano, prosciugato in tempi passati dalla famiglia Chigi, proprietaria dei luoghi. Dal canale di drenaggio andiamo ancora avanti per circa 30 metri, giriamo quindi a sinistra per una sterrata con indicazioni “Strada degli Orticheti” per circa 700 metri, questa, in breve diventa uno stretto  sentiero a tratti ingombro da vegetazione invadente. Superiamo quindi a destra e a sinistra ampi pascoli pianegginti, fino ad incrociare di nuovo la “Strada Valle del Baccano” già prima incontrata. La prendiamo a sinistra per circa 300 metri fino ad avvistare sulla destra un grosso cancello in ferro di colore verde che scavalchiamo se lo troviamo chiuso. Siamo però, dentro un terreno privato, nessun problema per il sabato e la domenica, negli altri giorni però meglio farsi autorizzare per il transito a piedi. Seguiamo quindi la sterrata in salita fino ad immetterci in curva su di una grossa carrareccia che sempre in forte salita seguiamo a destra. Arrivati in breve sul crinale sommitale che separa il bacino di Martignano con quello del pianoro del Baccano, ci troviamo ormai in vista dell’azzurro lago di Martignano. Siamo a quota  338 metri slm, è il  punto più alto toccato dalla nostra escursione, entriamo così, nella zona tutelata dalla riserva detta di “Martignanello”, un grosso cartello su fondo giallo lo attesta chiaramente. Sempre calcando la nostra carrareccia,  proseguiamo, ormai in discesa, sull’altro versante, in direzione del lago di Martignano che vediamo a tratti tra gli alberi. Andiamo quindi avanti per almeno 400 metri dopo aver notato il cartello prima citato e facendo attenzione,  poco evidente sulla sinistra tra la fitta vegetazione, avvistiamo la traccia di un  sentiero che si inoltra per un breve tratto nel bosco. Se per qualche motivo si supera l’imbocco poco evidente del sentiero, nessun problema, si può, anche girare avanti a sinistra in qualsiasi accenno di traccia di sentiero.  Questo,  servirà  a superare il breve tratto di bosco e ci farà accedere ad un ampio pratone  digradante, in leggera pendenza, verso il lago. Da qui, comunque sia andata,  riguadagniamo il nostro sentiero che è l’unico che percorre in alto il pratone lambendo il bosco sulla sinistra.  Seguiamo senza ombra di dubbio, la traccia  evidente in terra battuta di questo sentiero,  che in breve rientra di nuovo nel bosco avvicinandosi di molto alle rive lago sulla nostra destra. Seguiamo sempre il sentiero che si snoda ad andamento serpentino nella fitta vegetazione,  quando però  diventa  rettilineo, ed iniziamo a percorrere in decisa salita un bosco ad alto fusto, facciamo molta attenzione ad una chiara traccia di sentiero che si stacca in discesa sulla nostra destra. Imbocchiamolo, facendo ancora attenzione, stavolta, dopo eventuali piogge, al terreno in discesa molto scivoloso. Seguiamo in un continuo saliscendi questo nuovo sentiero fino ad incontrare  nascosta tra la vegetazione una curiosa cavità ad altezza umana. Siamo di fronte all’ingresso dell’antico acquedotto Alsietino.  Nel  2  a.C. per volere dell’Imperatore Augusto  ebbe inizio la realizzazione dell’acquedotto Alsietino, una notevole opera idraulica che portava le acque del lago di Martignano, lungo un percorso di 33 km, fino alla città di Roma, all’altezza dell’odierna zona di Trastevere. Le acque del lago, considerate dai romani poco salubri, raramente venivano utilizzate nelle cucine o per berle, venivano impiegate invece in agricoltura  per  l’irrigazione dei numerosi orti presenti in città. Dalla cavità dell’acquedotto, continuiamo sempre a seguire il nostro sentiero nel bosco, che in breve, circa 10 minuti, esce all’aperto nella zona balneale e più turistica  del lago, il sentiero è diventato ormai una carrareccia che scorre tra gli impianti balneali, piccoli ristori e noleggiatori di canoe. Sempre avanti, la carrareccia piega a sinistra e punta decisamente in salita, sulla sommità del crinale, portandoci così fuori, dalla vista del lago di Martignano. Ci troviamo nell’area di un parcheggio auto, ora non più utilizzato, (esiste un servizio di bus-navetta con un parcheggio situato più in basso). Questo  è  un punto molto panoramico nonostante la modesta altitudine di 270 metri slm, la vista spazia a largo raggio e in lontananza avvistiamo chiaramente il centro abitato di Anguillara. Prendiamo quindi  in discesa quello che troviamo  indicato come il “sentiero S.Biagio”,  in breve, circa 10 minuti, ormai in piano, il sentiero stesso diventa una carrareccia sterrata, che confluisce dopo 300 metri in un’altra  carrareccia sterrata provieniete da Anguillara, questa sulle carte è identificata come “Strada Comunale di Cesano”, la  prendiamo a destra.   Proseguiamo per circa 600 metri fino a confluire in “Via della Mola Vecchia”, questa strada, ormai asfaltata è  molto trafficata dai veicoli in transito, fare attenzione, noi  la prendiamo a destra. La seguiamo, disponendoci se siamo in gruppo, in “fila indiana”, fino ad un antico fontanile a lato di un crocevia. Qui, possiamo sederci riposare un poco, dissetarci, e visitare quello descritto come il “giardino sensoriale”, una piacevole raccolta di piante ornamentali e aromatiche, queste, sono dettaglitamente descritte da cartelli completi di belle illustrazioni, che sono posti nei pressi delle piante trattate. Riprendendo il nostro percorso, sempre restando su “Via della Mola”, adiacente al “giardino sensoriale”, superiamo su di un ponte stradale il fiume Arrone, unico emissario del lago di Bracciano. Proseguiamo avanti dritti per circa 500 metri dal ponte,  siamo ormai  in vista dei caseggiati di Anguillara, (sempre tenendoci sul lato sinistro della carreggiata per la nostra sicurezza),  in corrispodenza di un antico fontanile realizzato in mattoni  sulla destra,  e una piacevole chiesetta sulla sinistra  ad angolo, ci immettiamo a destra nella “Via Anguillarese strada provinciale 5/b”, questa,  proviene chilometri indietro, dalla “Strada Braccianese Claudia” località “Casaccia”. Seguiamo la via Anguillarese, su un comodo marciapiede,  superiamo successivamente a destra un  parcheggio in terra battuta,  un distributore di carburanti della IP, e un grosso supermercato (Carrefour). Incontriamo quindi sulla destra la “strada provinciale 12/b” con indicazioni “Trevignano”, la ignoriamo e proseguiamo dritti in leggera discesa, avvistiamo tra gli spigoli delle case, il lago di Bracciano ormai vicinissimo. Sempre avanti, ormai in netta discesa, superiamo sulla destra, in alto, i giardini comunali di Anguillara e in breve arriviamo al livello del lago in piazza del molo. Del lago di Bracciano, possiamo ammirare meglio la sua vastità, se ci rechiamo sul molo di attracco, questo nei mesi estivi, viene utilizzato come imbarcadero dalla motonave Sabazia, che per i turisti propone il giro del lago toccando gli altri centri rivieraschi di Trevignano e Bracciano. Qui possiamo concludere stanchi ma felici la nostra escursione!

Sulmona – Campo di Giove

Partendo dal liceo Scientifico Enrico Fermi, raggiungere in dieci minuti il centro seguendo le indicazioni stradali.
Da Piazza XX Settembre, centro storico della cittadina di Sulmona, svoltare alla propria sinistra, guardando il monumento, e imboccare Corso Ovidio. Dopo 250 Mt sulla nostra sinistra sarà ben visibile l’acquedotto romano che nasconde la vista sulla grande e bella piazza Garibaldi  con al centro una fontana. Lungo Corso Ovidio raggiungere Porta Napoli ben riconoscibile dall’arco sotto cui si può passare a piedi. Continuare su Via Mazzini che piegando leggermente a sinistra ci porterà al bivio con via Alcide De Gasperi, che imboccata la quale, diventerà dopo quasi 1 Km, la secondaria Va Vecchia di Cansano dopo l’incorcio con la Statale dell’appennino Appulo-Sannitico-Abruzzese e poi Via Aroto Lasciandosi Sulmona alle spalle continuare fra campi e orti fino
a raggiungere un bivio ben visibile dopo circa 45 min di cammino. Sulla sinistra si devono lasciare, qualche passo indietro, i resti di una specie di cava con dei piccoli edifici in disuso. Imboccare al bivio a sinistra su una stradina secondaria in leggera salita e non lasciarla per almeno altri 20-30 minuti fino a riaggiungere e incorciare la grossa asfaltata SR487. Si tratta di un buon punto di sosta con alcune panchine alla nostra sinistra dove poter riprendere
fiato. Seguendo poi l’asfaltata (ma poco trafficata) SR 487 tenendo la  propria destra, dopo circa 300 mt sul lato opposto a quello di marcia e in coincidenza di un curvone, imboccare lo stretto sentiero che sale verso i monti a sinistra indicato da alcuni segni colorati. Si tratta di un tratturo di agile percorribilità che comincia a salire verso la cresta. Dopo 15 minuti circa alla nostra sinistra, sarà ben distinguibile il resto di una piccola abitazione cubica in pietra. Non abbandonare mail sentiero, comodo e bene segnato che tra ginestre e macchia, sale non troppo velocemente verso l’alto. Alla nostra destra avremo il fondo valle e dopo un paio di Km e qualche curva apparirà dall’altra parte della valle, ben distinguibile, il paese di Cansano.

Continuando a seguire il sentiero, si raggiungerà una piccola radura dove esso piega a sinistra e poi a destra. Si è a circa un’ora dall’arrivo in Campo di Giove. Il sentiero diventa Strada Comunale da Sulmona a campo di Giove e e ci avvicina alle prime case mezze abbandonate del paese sulla sinistra per poi  portare direttamente sull’asfaltata SP12a Viale Sulmona proprio in coincidenza di una pineta sulla sinistra e dei campi da gioco sulla destra. Continuare dritto sull’asfalto per nemmeno 1 Km per raggiungere direttamente sulla Via San Matteo, il centro del paese e la bella piazzetta alberata con fontana sulla quale si affaccia il palazzo cinquecentesco Casa Nanni.

Formello – Isola Farnese

Questo itinerario si svolge in un ambiente vario e piacevole, quasi interamente su strade sterrate  in gran parte comprese nel territorio del parco di Veio.  Si percorre interamente la penultima tappa dell’antica via Francigena, l’ultima è quella che porterà direttamente a Roma. Entrati nel parco, operando piccole deviazioni dal  tracciato del nostro itinerario, è possibile visitare numerosi siti archeologici etruschi, tra questi spiccano alcune opere funerarie come il colombario e le famose tombe, come quella detta dei Leoni Ruggenti, la Tomba Campana, la Tomba delle Anatre. È altresì possibile visitare e anche percorrere all’interno, muniti di stivali in gomma, il cosiddetto Ponte Sodo. Questo per l’epoca, è una notevole opera idraulica etrusca; una galleria scavata interamente nel tufo lunga oltre 70 metri, realizzata dagli ingegneri etruschi, per migliorare il deflusso, la successiva canalizzazione delle acque, ed evitare soprattutto,l’impaludamento del torrente Cremera. Un’opera simile  la possiamo trovare ad Ansedonia in Toscana, qui in effetti si tratta di una tagliata ma la funzione era simile, principalmente quella di drenare le acque del fiume Cosa  che impaludava la pianura circostante. Quasi al termine della traversata,  si passa accanto a quel che rimane dell’antica e importante città etrusca di Veio, purtroppo ebbe la sventura di porsi in conflitto con la nascente potenza di Roma, quel che resta sono i suoi ruderi sparsi in largo raggio, questi, racchiusi da una vasta recinzione metallica non sono quindi visitabili. Nei pressi dell’antica Veio, ma avanti verso Isola Farnese, un bel colpo d’occhio lo meritano le spettacolari cascate della Mola, il vecchio mulino medioevale e lo stesso borgo storico di Isola Farnese.   

Descrizione del percorso

Si parte dal centro storico di Formello, da “piazza S. Lorenzo” e con alle spalle lo storico Palazzo Chigi (merita una visita), si avvista chiaramente il cartello indicante la via Francigena, si prende quindi in leggera discesa “via Venti Settembre”, e si prosegue fino alle scalette di “via Salita della porta da piedi”, queste, si discendono fino alla strada asfaltata, che prendiamo a destra in discesa fino ad incontrare nei pressi di un parcheggio,  “via Fontana Rutola”. Questa all’inizio è cementata, poi diventa sterrata,  la si percorre costeggiando il fosso Rosciolo e ad un primo bivio si piega a destra ignorando la strada comunale di Meconi, senza dubbio di sorta si seguono sempre le puntuali indicazioni della via Francigena  e si va avanti. Si supera una barriera metallica di colore verde che indica l’ingresso nel territorio del parco di Veio, quindi ad un secondo bivio si piega a sinistra in netta salita;  qui il percorso diventa un sentiero, proseguendo, si supera  un cancello in legno che va richiuso dopo il passaggio. Questo tratto del percorso, è lungamente costeggiato da una staccionata in legno a tratti fatiscente. Proseguendo, il sentiero diventa di nuovo una sterrata, attraversa alcuni pascoli e  ritorna a costeggiare il fosso Rosciolo delimitato da folti canneti. Superiamo quindi un altro  cancello, questa volta però in ferro e poco più avanti in alto a sinistra possiamo notare un ampio costone tufaceo compreso nella proprietà di  una villa signorile. In corrispondenza del simbolo del pellegrino, impresso sulla pavimentazione cementata che contrassegna in più tratti la via Francigena, incontriamo  via dei Pantanicci, strada  asfaltata  che  seguiamo a sinistra in salita, fare attenzione alle auto che transitano numerose.  A fine salita, ad un incrocio più avanti, giriamo a destra per una sterrata in leggera discesa (questa è via della Pietrarella di monte Aguzzo). Questa la seguiamo e ad un incrocio giriamo nuovamente a destra, per via della Pietrara, seguire sempre le indicazioni della via Francigena, si prosegue dritti, ignorando sulla destra la strada che conduce al bed end breakfast “Antica Pietrara” (grosso cartello in metallo sulla destra), giungiamo così attraverso una piccola rampa in salita, costeggiata da una staccionata in legno su via di Santa Cornelia. Facendo attenzione alle auto, poco più avanti la attraversiamo prendendo via della Selvotta. Chiaro ed  evidente il cartello con sfondo marrone indicante che siamo sempre sul tracciato  della via Francigena. Costeggiamo sulla destra i campi sportivi della S.S. Lazio, superiamo la sottostante via Cassia Bis sopra ad un cavalcavia, ed ad un bivio, ormai sterrata,  lasciamo via della Selvotta e pieghiamo a destra per via Monte dell’Ara, anch’essa sterrata, che in breve risulta in salita e molto sconnessa. Più avanti ad un incrocio giriamo a sinistra per via “Monte Michele” e proseguiamo lungamente sulla sterrata seguendo i chiari segnavia  della via Francigena, che poi piegano nettamente a destra in un bosco alla fine di una salita, qui tra l’altro sono presenti anche dei segnavia a fondo azzurro indicanti la via Romea.  Si entra quindi nel bosco, lungo un battuto sentiero sempre costellato dai segnavia bianchi e rossi, intuitivamente, diversi  piccoli sentieri  laterali non segnati, portano a visitare alcune tombe etrusche, tra cui le più importanti sono quelle dei Leoni Ruggenti, la tomba delle Anatre e la Tomba Campana. Si prosegue poi, dopo aver superato un modesto corso d’acqua su un piccolo ponticello di legno, tra ampi pascoli e coltivi. Costeggiando dall’alto il torrente  Cremera e protetti da una lunga staccionata in legno si arriva nei pressi di Ponte Sodo. Individuare questa meraviglia dell’ingegneria antica tra la fitta vegetazione non è facile, ci si può affacciare a tratti  e cercare intuitivamente piccoli tracciati che scendono al torrente. Se fortunati si riesce ad individuare un modesto tracciato che ci conduce in breve ad una piccola scaletta incisa nel terreno e un corrimano che scendono all’uscita della galleria attraverso la quale scorre il torrente. Questa opera idraulica etrusca chiamata impropriamente  “ponte”  consiste essenzialmente in una lunga galleria oltre 70 metri scavata nel tufo,  serviva principalmente a far defluire verso Veio e non fare impaludare il torrente Cremera. Probabilmente si era intuito che le zone paludose erano insalubri, già prima di conoscere la zanzara anofele come portatrice della malaria. Guadagnato di nuovo il tracciato della via Francigena, proseguiamo lungamente tra gli ampi pianori fino ad incrociare una grossa carrareccia, pieghiamo a destra, proseguiamo per un breve tratto, poi in corrispondenza di sbarramento di colore verde  per autoveicoli, giriamo a sinistra aggirandolo. Siamo ormai sopra  l’ampio pianoro di Veio, in parte coltivato, in parte lasciato al pascolo, chiaramente e senza ombra di dubbio in lontananza avvistiamo il borgo storico di Isola Farnese. Senza problemi di orientamento, seguiamo lungamente l’ampia sterrata sempre costellata dai segnavia bianchi e rossi e in circa 20 minuti arriviamo  al cospetto delle rovine dell’antica Veio, purtroppo non visitabili  perchè  recintate. Discendiamo quindi per una scaletta cementata attraverso una suggestiva rupe tufacea, fino a sentire il rumoreggiare della cascata della Mola, che in breve avvistiamo dall’alto di un ponticello di legno, questo, scavalca il torrente  Cremera e ci conduce al vecchio mulino medioevale. Qua e la sono presenti numerose macine in pietra alcune integre, altre spezzate e logore  dal lavoro svolto nei secoli passati. Proseguendo e superando sulla destra, un parcheggio prima e un cimitero poi; salendo per la strada asfaltata arriviamo in breve al borgo storico di Isola Farnese che merita anch’esso una visita accurata, dove si conclude la nostra piacevole escursione.

Seconda descrizione:

Partendo da Palazzo Chigi, sito in Piazza San Lorenzo a Formello, percorriamo via XX settembre fino alla fine e scendiamo giù a sinistra per una scalinata al termine della quale girando a destra ci troviamo difronte ad un bivio, una strada che sale sulla destra (via del Rosciolo) ed una che scende sulla sinistra con indicazione “via Francigena”. Seguendo la strada a sinistra ci inoltriamo sulla via Francigena e proseguiamo su una strada sterrata per circa 500 m finché ci troviamo dinanzi ad un bivio, una strada che sale a sinistra (strada comunale via Meconi) ed una che scende a destra con indicazione “Via Francigena”. Noi ci manteniamo a destra e proseguiamo in direzione sulla francigena per un sentiero sterrato lungo la quale incontriamo un cancello verde sempre aperto; siamo a circa 1Km da Formello e allontanandoci dal paese la vegetazione comincia ad arricchirsi. Arriviamo ad un bivio, una strada sterrata che prosegue sulla destra ed una che sale a sinistra con l’indicazione “via Francigena”, noi proseguiamo salendo a sinistra e dopo circa 100 m la strada sterrata diventa sentiero circondato da una fitta vegetazione ed è possibile notare, subito dopo la curva a destra, dei pali che disegnano un capanno; si tratta di un progetto di Fattoria Didattica interrotto. Proseguendo sul sentiero incontriamo un cancello in legno, sempre aperto, utilizzato per il pascolo, oltre il quale poco dopo costeggiamo sulla destra un canneto e un torrentello finché arriviamo ad un altro cancello in ferro, anche questo sempre aperto e adibito a tenere chiusi gli animali in questa zona. Camminando sulla strada sterrata troviamo alla nostra sinistra una cava di tufo peperino sormontata da una staccionata in legno; la strada sterrata termina con un bivio su strada asfaltata noi giriamo a sinistra seguendo l’indicazione “via Francigena” e camminiamo finché la strada (via dei Pantanicci) incontra altre tre strade (un trivio). Difronte abbiamo un campo di fiori e giriamo a destra sulla strada sterrata (via della Pietrarella di Monte Aguzzo), la percorriamo finché arriviamo ad un incrocio dove giriamo a destra su via del Prataccio, una strada asfaltata che scende e che percorriamo dritto anche superando una strada che si immette sulla destra. Proseguendo sulla strada asfalta ci troviamo ad attraversare un ponte subito dopo il quale troviamo via Casal dei Ceveri che scende a sinistra e noi proseguiamo su Via della Selvotta con indicazione “Via Francigena”. Alla fine del sentiero sterrato siamo difronte ad un bivio e noi giriamo a destra seguendo la freccetta del pellegrino, ci troviamo così a camminare su una strada asfaltata (via Monte dell’Ara) e arrivati ad un incrocio prendiamo la strada a sinistra che è via Monte Michele. Lungo la strada troviamo una deviazione a sinistra e poco dopo uno slargo con una recinzione probabilmente per gli animali, poco prima dello slargo sulla destra c’è un sentiero che si immette nel bosco, è qui che lasciamo la francigena – attenzione affissa su tronchi e piante è possibile trovare la segnaletica bianca e rossa, forse abusiva, che segnala quella come “via francigena”, in realtà è una variante – e ci inoltriamo verso Isola Farnese. Finito il sentiero nel bosco ci troviamo in uno slargo con una staccionata alla nostra sinistra e una cava alla nostra destra costeggiata da un sentiero che sale e che conduce ad una tomba etrusca che vale la pena andare a vedere per poi tornare sul punto in cui si è lasciato il percorso. Camminando sul sentiero arriviamo ad un largo spazio e sulla sinistra scorgiamo un ponte in legno che attraversiamo e al termine del quale giriamo a sinistra facendo come un’inversione a U. Continuiamo su una strada sterrata e costeggiando il Cremera Etrusco, alla nostra sinistra abbiamo una staccionata in legno che si interrompe in corrispondenza dell’inizio del Tunnel, poco più avanti è presente un’altra staccionata sulla destra; tra la fine della staccionata di sinistra e l’inizio della staccionata di destra (o se vogliamo in corrispondenza dell’inizio del tunnel) sulla destra si apre un sentiero in mezzo al campo; seguendolo e inoltrandosi nel bosco a destra si giunge in riva al Cremera e ai piedi di Ponte Sodo. Si tratta di una deviazione che suggeriamo al termine del quale occorre ritornare lì dove abbiamo lasciato il percorso, in corrispondenza dell’inizio del Tunnel e delle staccionate in legno (data l’inaffidabilità dei punti di riferimento dati – vedi staccionate in legno la cui collocazione può essere provvisoria –  in questo caso è utile fare riferimento al GPS). Lungo a strada sterrata che ci troviamo a percorrere incontriamo un bivio a T dove giriamo a destra seguendo l’indicazione “via Francigena sentiero alternativo), proseguendo c’è una prima deviazione a sinistra e ancora oltre una seconda sempre a sinistra con una cancellata verde in ferro e un accesso pedonale e l’indicazione “via francigena sentiero alternativo” che seguiamo. La strada sterrata che percorriamo ad un certo punto si sdoppia in due percorsi paralleli che si ricongiungono alla fine, delle scale che scendono sulla destra, la strada che prosegue diritto; scendiamo giù per le scale e al termine andiamo a destra verso le cascate e il Mulino.

Canale Monterano – Oriolo Romano

LA VIA DEGLI ALTIERI   – IL RITORNO
CANALE MONTERANO – EREMO – MONTEVIRGINIO – ORIOLO ROMANO

INTRODUZIONE

Chiudiamo l’anello della via degli Altieri con  un  tranquillo e, per alcuni versi, mistico percorso,che va da Canale Monterano ad Oriolo Romano. Mistico perché  attraversiamo un monte sacro.
Parliamo dell’antico  Mons Saxanus o Monte Sassano,  o Monte Calvario per le carte IGM (due cime 545m e 541m)  o semplicemente il Monte dell’Eremo per gli abitanti del posto.

Monte “Sacro “-non abitabile-di un’antica divinità femminile, la Bona Dea, fin dall’età augustea e  verosimilmente  di  ascendenza etrusca. Il culto della Dea, ai cui riti potevano accedere solo le donne, è probabilmente riconducibile alla venerazione delle primordiali Dee  Madri, genitrici delle origini,  legate alla terra, ai ritmi della natura. La Sacralità del monte  passa in mano maschile, quando, nel XVII sec.gli Orsini consentirono ai Carmelitani Scalzi di erigere il loro
  ” Sacro Deserto”, convento di carattere eremitico – contemplativo. Eremo che incontriamo sulla nostra strada dopo l’attraversamento della selva della tenuta. Si scende poi verso Montevirginio, borgo che deve il nome a Virginio Orsini -frate Carmelitano -e infine il lungo e piacevole viale delle Olmate ci riporta ad Oriolo. 

DESCRIZIONE   DEL PERCORSO

Iniziamo il nostro cammino dalla piazza del municipio di Canale Monterano, Piazza del campo. Guardando il comune prendiamo Via Filippo Turati sulla nostra destra e poi giriamo subito a sinistra su Via dei  Monti, in salita. Poco dopo, all’altezza di un crocifisso, teniamo la destra, ci troviamo ora su via Cesare  Battisti. La salita continua,costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Qui a Canale sono chiamati  “Castelletti” dei piccoli insediamenti nati per ospitare i coloni, sparsi sulle pendici di monte Sassano. Ora sono dei quartieri del paese. Arriviamo ad una piazzetta, Piazza della Riccia.
Prendiamo a sinistra Via della  Patera, sempre in salita. Le case ora si diradano, la strada si dirige  verso nord-ovest e attraversa una castagneta. Camminiamo fino ad arrivare a Via  Monte della Rosetta, che troviamo sulla nostra destra. La prendiamo, dall’ asfalto passiamo  al cemento. Alla fine della ripida salita, lunga nemmeno 300m, troviamo  a destra un’altro castelletto storico – Monte della Rosetta- e di fronte a noi la sagoma ravvicinata di  Monte Sassano. Prendiamo la strada a sinistra che costeggia un giardinetto recintato con un grande noce. La strada si restringe poco dopo, e diventa un sentiero che si inoltra in un bosco di castagni. Lungo questo sentiero, pianeggiante,
incontriamo un’alta palizzata in legno, una sorte di fortino, sempre immerso nel bosco. Si intravedono all’interno delle capanne sparse. È  il semplice, recente  romitorio dei frati Carmelitani scalzi. Lo passiamo e poco dopo arriviamo in uno spiazzo con le antenne del progresso (telefonia) , come dice  ironicamente qualcuno del gruppo, e   manufatti dell’acquedotto comunale.
Da qui, ignoriamo la strada che scende e prendiamo lo stradello a destra, in leggera salita. C’è anche un cartello, un po’  coperto dalla vegetazione, che indica “bosco di monte alto”. In fondo c’è un cancello nero, da lì la strada sterrata diventa  un sentiero e costeggia delle proprietà .Stiamo sempre salendo nella  castagneta, il sentiero è abbastanza frequentato, quindi basta seguirne la traccia. Tutt’al più, a secondo dei periodi dell’anno, ci si può impigliare in qualche rovo. Ora passiamo accanto ad un’area privata, attrezzata per mangiare all’aperto. Andiamo avanti  sul sentiero, sempre  in salita, più o meno verso est, sempre fra gli alberi. A breve  arriviamo ad una breccia nell’ antico muro che circondava la tenuta dei frati. Il muro è alto un paio di metri, ed è ormai in rovina. Passiamo attraverso la breccia e siamo all’interno della tenuta dei Padri Carmelitani Scalzi. Il transito è tollerato, l’importante è  rispettare il luogo .C’è una strada sterrata dopo il muro, la prediamo in discesa,costeggiando il muro a sinistra e il bosco che sale ripido a destra. Bosco che ha appena subito il taglio di dirado, ma,  tra i castagni superstiti troviamo: agrifogli, pungitopo, qualche abete.

Nella tradizione dei  Deserti era importante che questi luoghi fossero immersi in una macchia boschiva, sia per il suo valore paesaggistico- contemplativo, sia come risorsa economica per la comunità.

Scendiamo lungo questa strada forestale, abbellita in questo periodo da primule e anemoni, fino ad arrivare ad una biforcazione .La strada a sinistra va in discesa, noi invece rimaniamo sulla  destra in leggerissima salita e poco dopo arriviamo ad un piccolo edificio, il Romitorio S.Carlo, uno dei piccoli romitori sparsi nella tenuta. Continuiamo brevemente sulla strada in parte inerbita e arriviamo all’inizio di un viale  di pini. Prima di prenderlo, guardiamo il panorama verso nord -est:sotto di noi c’è il borgo di Montevirginio, a seguire Oriolo, sullo sfondo la faggeta di Monte Raschio e le castagnete della tenuta Odescalchi.  Prendiamo il viale alberato da pini e poi lecci, in discesa. Al termine incrociamo l’asse principale di entrata della tenuta. Difatti,  sulla nostra destra, dietro un magnifico leccio secolare,  c’è il cancello che si affaccia sulla piazzetta del convento dalla parte della chiesa. Se  aperto si può passare da là. Se è chiuso, come può capitare, giriamo invece a sinistra ,come abbiamo fatto noi con questa mappatura. In fondo troviamo una costruzione con una singolare facciata aperta. All’interno c’e la fonte di S. Elia. Una volta visitata – purtroppo l’edificio avrebbe bisogno di un restauro –  torniamo sui nostri passi  e proseguiamo sulla strada  che passa oltre  la fonte e  va verso una croce in ferro.

Mentre andiamo verso la croce guardiamo  il panorama che si apre sulla bandita di Canale e i monti di Vejano. Alla croce la strada curva a U, scende, e va verso un cancello grigio. Noi però  vogliamo tornare sulla piazzetta del Convento,quindi  non arriviamo al cancello, ma ci inerpichiamo sulla spalletta alla nostra destra in mezzo a  dei noci e andiamo verso un leccio. Adesso costeggiamo la bassa recinzione  e ci dirigiamo a destra  verso la piazzetta del convento. Qui  si trova il portone  di accesso e si può  visitare la piccola Chiesa  e il vasto Chiostro all’interno del convento.
Per continuare  il nostro percorso, invece, rimaniamo sulla strada costeggiando a destra il muro dell’Eremo fino ad una Madonnina. Qui possiamo scendere le scale a sinistra  o  girare l’angolo e passare dallo  slargo davanti alla facciata nord del convento, abbellito da una fila di agrifogli formati ad  alberello. Significativa la presenza dell’agrifoglio sia spontaneo, nella macchia, che qua , domato dall’arte topiaria.

Infatti nella simbologia cristiana le foglie dell’agrifoglio ricordano la corona di spine che Gesù fu costretto a portare e le bacche il suo sangue. I fiori bianchi invece la purezza della Madonna. Ma il simbolismo nasce  ai tempi dei Romani, quando  l’agrifoglio era considerato un talismano per allontanare i malefici, e usato durante la festa dei Saturnali del solstizio d’inverno. Festa ora sostituita  dal Natale. Lasciamo lo slargo continuando a scendere verso un bel viale di cipressi, mentre costeggiamo-a destra- un noccioleto ben tenuto. Ora la strada è asfaltata. Finito il viale di cipressi  usciamo definitivamente dalla tenuta del Convento. Sulla strada, che prosegue dritta, ci sono alcune case di campagna con orti e vigneti, pochi metri e giriamo a destra su Via degli Ulivi di Castel Donato. Passiamo davanti ad un borghetto, subito dopo la strada diventa una stretta sterrata , scende tra gli alberi fino a incrociare uno stradone più grande che  arriva alla Cappellina di S . Teresa e alla  Portineria esterna dell’Eremo, ormai in disuso, il tutto  sulla nostra destra, coperto da vegetazione spontanea. Noi procediamo con il  nostro cammino e andiamo a sinistra lungo il viale in discesa. Qualche centinaio di metri per arrivare in fondo,p assare davanti ad una croce in ferro e   arrivare su una strada asfaltata.  Siamo in Via XXV  Aprile, zona residenziale di Montevirginio, di recente costruzione.
Andiamo a destra  e percorsi circa 200m incontriamo la cappella  della Madonna delle Grazie  (XIXsec.). Difronte  via Giacomo Matteotti,che prendiamo. Se invece si ha  passione per l’archeologia, da qui parte una deviazione del percorso,  circa km 2,5 A/R ,che porta al cosiddetto Altarone, un grosso masso squadrato legato al culto della Bona dea. Questa deviazione  la raccontiamo a parte. Noi oggi non andiamo all’Altarone, ma proseguiamo la nostra mappatura su via Matteotti  che ci porta dritti davanti alla chiesa di S. Egidio ( finita nel1679, radicalmente trasformata nel 1900)  nel borgo Montevirginio, nato dal sodalizio tra i frati Carmelitani e la famiglia Orsini .C’è un grazioso antico lavatoio a fianco la chiesa, ma noi senza nemmeno attraversare la strada provinciale ci dirigiamo a destra verso la piazza trapezoidale  del piccolo paese dove si attesta il lungo viale delle Olmate.
Passiamo davanti  “La Tavernetta”, Ristorante Pizzeria che vi  consigliamoe arriviamo in fondo alla graziosa piazzetta. Ora attraversiamo la provinciale. Siamo su piazza delle Olmate. Di fronte a noi la  diritta via, alberata da Bagolari che  hanno sostituito gli Olmi dopo una pandemia . Camminiamo sul bel viale,lungo 1500m, interrotto da  uno slargo sterrato-Piazza Siena- che divide le Olmate di Montevirginio da quelle di Oriolo e fa da confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Andiamo avanti e poco dopo intravediamo  la fine del viale e lo sperone di Palazzo Altieri.   Arrivati sotto lo sperone ci giriamo per vedere il suggestivo  effetto visivo che le Olmate creano, partendo da palazzo Altieri traguardando Montevirginio e orientandosi verso la chiesa dell’Eremo.
Pochi passi e siamo sulla piazza di Oriolo al cospetto della bella facciata di Palazzo Altieri.

E chiudiamo l’anello in bellezza.

Città delle Pieve – Fabro

Partiamo alle 15 e 20 da piazza 19 giugno a Città della Pieve: spalle al palazzo del Municipio e prendiamo via Garibaldi. La percorriamo fino a svoltare sulla destra quando ci troviamo di fronte al Palazzo della Corgna e sulla sinistra la Biblioteca Comunale. Percorriamo ancora alcune piccole viuzze asfaltate dentro il centro storico fino a raggiungere l’ospedale appena fuori la cittadina: svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra; sbuchiamo su via Manni e giriamo a sinistra; la percorriamo fino in fondo e poi giriamo a destra, passiamo sotto l’arco e proseguiamo dritti su via Beato Giacomo Villa. Costeggiamo l’ospedale alla nostra sinistra che dopo una trentina di metri ci lasciamo alle spalle per prendere sulla destra in discesa la Strada del Cavacchione che ci porterà a Ponticelli. Alla nostra destra scorgiamo il monte Cetona e dopo pochi metri, passati sotto un ponte, siamo su strada sterrata poco trafficata e dove riconosciamo il passaggio del PaleoTevere. All’incrocio con località Volpara manteniamo la sinistra. Continuando a scendere sulla sinistra è possibile scorgere Ficulle, mentre sulla destra vediamo Cetona paese e Sarteano e più in lontananza anche Chianciano; non meno ammirevole Città della Pieve così come ce la stiamo lasciando alle spalle. Arriviamo a un bivio, mentre prestiamo sempre attenzione alle macchine di passaggio, e proseguiamo dritti sulla destra e superiamo prima podere Poggio Sirolo  e poi località Volpara sempre alla nostra destra.

All’altezza di una grossa curva incontriamo l’antica e affascinante Chiesa di Santa Maria in mattoncini rossi, che offre lo spazio per una breve e piacevole sosta.  Più avanti riprendendo il cammino in discesa supereremo un’abitazione, un campo da calcetto e un piccolo ippodromo. Di fronte a noi vediamo ora la ferrovia e sulla destra Ponticelli. Giunti al bivio (questo piccolo tratto è asfaltato) proseguiamo dritti passando sotto il ponte  della ferrovia; ci teniamo sulla sinistra e ripassiamo sotto il ponte della ferrovia per continuare dritti sulla strada sterrata che passa in mezzo alla nuova e la vecchia linea ferroviaria. Lungo il bellissimo viale alberato, superiamo un piccolo ponticello, e proseguendo, a un tratto, godiamo della vista di una maestosa quercia sulla nostra destra. Di fronte sulla sinistra scorgiamo già Monteleone d’Orvieto e ci lasciamo sempre sulla sinistra anche la piccola strada che porta ad una cava e per questo percorsa da autotreni; e sempre sulla sinistra su una collina in  prossimità di un bivio è possibile vedere un sito di scavi archeologici, attivo da novembre 2015, in cui sono stati rinvenuti reperti di tombe etrusche. Al bivio per San Giovino proseguiamo dritti: superiamo il ponte, lasciandoci alle spalle il vecchio podere di Poggiovalle, attraversiamo la strada asfaltata provinciale e prendiamo la strada sterrata dritta davanti a noi, circondata da campi coltivati, che ci porta su fino a Salci. Superiamo un primo e un secondo ponte che ci permettono di superare rispettivamente l’autostrada e la linea ferroviaria. Ci troviamo su strada asfaltata sulla quale proseguiamo sempre dritti su questa. Alle nostre spalle in lontananza Monteleone D’Orvieto.  Dopo un po’ siamo nuovamente su strada sterrata pochissimo trafficata e superiamo alla nostra destra una piccola deviazione per il cimitero di Salci; alla nostra sinistra abbiamo sempre la ferroviaria e l’autostrada e già possiamo scorgere il piccolo e oramai disabitato borgo di Salci. Giunti al bivio per l’azienda agricola Poggiovalle, continuiamo a tenerci a sinistra proseguendo sulla strada sterrata e superiamo un ponte sopra un fosso, e poco dopo ha inizio la salita verso Salci. Una volta raggiunto il borgo, proseguiamo dritti su un viale, lasciandoci il castello sulla destra. Scorgiamo città delle pieve alla nostra sinistra. Alla fine del viale ci troviamo di fronte la piccola Chiesa di San Pio e sulla sinistra quella che un tempo era la scuola di Salci: proseguiamo sulla destra. Cominciamo a scendere verso la Colonnetta e già intravediamo sulla sinistra Fabro Paese, la nostra meta. Continuiamo in discesa ora su strada asfaltata: ad un certo punto superiamo un allevamento di bestiame sulla nostra destra e passiamo sotto il ponte della ferrovia e proseguiamo tenendoci sulla destra fino a riprendere la strada sterrata. Oltrepassiamo il ponticello sul fosso dell’Argento proseguendo dritti fino ad un bivio dove andiamo dritti e in cui la strada si rifà asfaltata e stavolta trafficata. Ci teniamo quindi sulla sinistra e dopo circa 300 metri svoltiamo in salita sulla destra per Contrada Salci Capretta per raggiungere Fabro. Salendo scorgiamo alle nostre spalle monte gabbione, Monteleone e Fabro Scalo. Più avanti superiamo sulla destra un gruppetto di case chiamato Catelluccio o le Giambrine. Ad un certo punto, all’altezza di un grosso curvone a destra, anziché proseguire sull’asfalto, imbocchiamo a sinistra una piccola stradina o sentiero nel bosco sempre in salita fino a sboccare sull’asfalto e proseguiamo sulla sinistra in mezzo a un gruppo di case. Superando un’altra grossa curva scorgiamo alla nostra destra Allerona. E un po’ più avanti sempre all’orizzonte sulla destra scorgiamo il monte Cimino e ancora più avanti Ficulle. Proseguiamo sulla strada asfaltata in discesa e siamo ormai arrivati a Fabro. Abbiamo impiegato all’incirca quattro ore.

Quarona – Celio

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

2°- Da Quarona e Cellio per il lago di S.Agostino

Bella tappa centrale (anche se e’ stata pubblicata per ultima) dell’itinerario,  la quale permette di inoltrarsi nel cuore del sistema collinare attraversato per giungere al Lago D’Orta. In alcuni tratti si sovrappone all’itinerario denominato “Valli della Fede” per poter toccare un maggior numero di punti d’interesse. Di quest’ultimo articolato sentiero, che merita senz’altro di essere percorso nella sua intierezza se ne trova un’accurata  descrizione su Wikipedia e risulta ben segnalato sul territorio.

Il percorso

Di Quarona si e’ gia’ parlato all’arrivo della tappa precedente. Lasciamo quindi alla scelta del viandante se fare o meno quattro passi in paese, alla ricerca di angoli suggestivi. Se invece “si parte” , occorre un po’ di attenzione per individuare la giusta direzione: il segnavia “624” non e’ facilmente individuabile. Consigliamo quindi di dirigersi verso nord, fino alla zona del campo sportivo, dopodiche’, intuitivamente, puntare alla stretta valletta che pianeggia alle spalle, percorsa da una stradina asfaltata: fuori dal paese si incontra sicuramente il nostro segnavia, proseguendo senza esitazione fino al termine dell’asfalto. Il viottolo termina con uno spiazzo in prossimita’ di una vecchia cava.

La cava dismessa (1). Evidente “ferita” sul fianco della montagna, una cava dismessa si presta, per chi e’ appassionato, a numerose osservazioni in merito a cio’ che gli esperti chiamano “successione ecologica”. Si tratta del processo naturale attraverso il quale un’area nella quale la “vita” e’ assente (come per esempio una cava), viene lentamente ricolonizzata: e’ un processo che avviene per tappe ben precise, la cui “lentezza” fa riflettere sulle modalita’ con le quali l’uomo “interviene” sugli equilibri naturali…

Un evidente sentiero sale ora nella boscaglia con scalinatura irregolare, costituita da grossi gradoni appena sbozzati ed in ambiente che si fa piu’ severo e selvaggio, costellato di grossi massi che celano delle risorgive: e’ la “Bunda Tuppa”, in un ripiano della quale si trova  il lago di S..Agostino.

la “Bunda Tuppa”, il “Saas d’li Strii”, “L’Ava Corna” e il “Saas d’la Baceja”.  Dunque nell’ordine “Valle Buia”, il “Sasso delle Streghe”, l’acqua “Corna”, acqua che sgorga dagl’Inferi, con riferimento alle corna del Diavolo, ed infine il Sasso  del Bacile, sulla cui sommita’ si trovano alcune coppelle (che da queste parti sono spesso associate a sacrifici “druidici” e al sangue). La severita’ del luogo incute un certo timore, timore che e’ stato ben  espresso dai nomi che si sono tramandati nei secoli…e che ci troviamo a confermare pienamente (soprattutto in presenza della bruma autunnale…)

Il lago di S.Agostino(2) e il castello di Arian.  Neppure la presenza di questo specchio d’acqua spezza il sortilegio della “Bunda Tuppa”: lo aggiriamo con circospezione nella speranza di non fare cattivi incontri…In realta’ il lago e’ di grande importanza naturalistica: infatti il terzo plenilunio dell’anno diventa un sito riproduttivo per alcuni anfibi dell’ordine degli Anuri (quindi rane e rospi) che si radunano a migliaia per poi lasciare cordoni di uova da cui nasceranno i girini, che dopo la metamorfosi si disperderanno nell’ambiente circostante in attesa del prossimo plenilunio…

Infine sul crinale affacciato alla riva occidentale del lago si trovano, invisibili dal nostro punto di osservazione, i pochi ruderi del castello di Arian, la cui incerta origine si spinge fino al IV secolo, anche se studi piu’ plausibili ne collocano l’origine nel Tardo Medioevo: questi sono raggiungibili da un esposto sentiero che parte dalla cappella di S.Agostino, sentiero che non ci sentiamo di consigliare per la presenza di tratti assai pericolosi.

 Oltrepassato lo specchio d’acqua si procede in piano fino ad intercettare la bella mulattiera che proviene da Roccapietra, in prossimita’ di un’area pic-nic e della cappella di Sant’Agostino (3). Si tratta di una delle antiche  vie di comunicazione tra Varallo ed il Cusio: seguendola nella direzione della salita si perviene all’asfalto, dove in pochi minuti, sempre in salita si raggiunge l’abitato di Cavaglia Sterna (4), luogo ideale per la sosta pranzo. La tranquillita’ del luogo invita, panino alla mano, a “dare un’occhiata” in giro, scattando qualche foto.

Ma e’ tempo di rimettersi in marcia: a ritroso si supera la mulattiera proveniente da Sant’Agostino fino a imboccare la sterrata che scende a sinistra, all’altezza del bivio per Morondo di Breia. In breve ci si inoltra su evidente mulattiera, che con alcuni strappi dapprima supera una strada privata e poi guadagna nuovamente l’asfalto: e’ con un po’ di attenzione che si individua il sentiero, qualche metro a sinistra, per proseguire salendo nel bosco.

Per un lungo, bellissimo tratto si cammina tra boschi incantati e silenziosi casolari abbandonati (5), fino a raggiungere la Colla di S.Bernardo (857m slm) (6), che rappresenta la quota maggiore della camminata di oggi e dove, sulla strada asfaltata convergono  un gran numero di piste e stradelli.

I “taragn” (5). Prima di giungere al San Bernardo avremo incontrato i resti di alcuni edifici rurali caratterizzati da tetti in lamiera assai spioventi: sono cio’ che resta dei vecchi “taragn”. La pendenza del tetto e’ dovuta al fatto che la copertura originale (che veniva rinnovata ogni anno) era costituita da fasci di paglia di segale, sapientemente collocata in modo da far scorrere velocemente l’acqua piovana ed impedire alla neve di accumularsi. Gli ultimi taragn abbastanza integri sono ancora osservabili a Sorzano, nel vicino Parco Naturale del Monte Fenera, custoditi fino a qualche anno fa da Enrico Viotti, che vi risiedeva.

Trascuriamo la strada e, piegando a sinistra, prima in piano e poi in discesa raggiungiamo Breia (7), dove e’ possibile ammirare alcuni pregevoli affreschi in esterno e qualche misteriosa scritta murale, in particolare presso la chiesa di San Giovanni Battista.  Uno sguardo alla mappa ci permette di giungere all’ennesima chiesetta (S.Rocco, questa volta…), da cui si stacca il sentiero che, con qualche tratto malagevole, discende a Cellio, dove si conclude la tappa…

…ma naturalmente le chiesette non sono finite : appartato su di un dosso, a pochi metri dal sentiero che stiamo percorrendo si puo’ raggiungere un piccolo edificio…

“S.Jacu Pittu”,  il minuscolo oratorio che custodisce pregevoli affreschi da’ il suo nome al “Maestro di S.Jacu Pittu”, con il quale si identifica un “misterioso pittore” attivo in zona nel XV secolo, e, supponiamo, autore dei succitati affreschi.

Scarica qui il pdf dettagliato della scheda tecnica

Cellio – Madonna del Sasso

I SENTIERI DEL GRANITO

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

3°- Da Cellio a Madonna del Sasso per il passo di Cambocciolo

 Interessante tappa conclusiva dell’itinerario, che prevede lo scollinamento dalla Valsesia al Cusio, con lo spettacolare arrivo alla rupe della Madonna del Sasso, dalla quale si puo’ godere del grandioso panorama sull’intero lago d’Orta, quasi in verticale sulla giustamente famosa isola di S.Giulio con il paese di Orta San Giulio sullo sfondo.

Il percorso

Basta un rapido colpo d’occhio e, a Cellio,  cio’ che non si puo’ far a meno di notare e’ che, a dispetto delle ridotte dimensioni dell’abitato, svetta con indubbia autorita’ il campanile: in effetti e’ uno dei campanili valsesiani di maggiore  altezza. Ma la reale prerogativa di questo manufatto consiste soprattutto nel suono delle sue campane, che si puo’ udire praticamente in tutta la valle e incredibilmente anche su “YouTube”. Tutto cio’, naturalmente, non e’ il frutto di una tendenza alla megalomania  del curato di Cellio, ma risiede in precise ragioni storiche: fin dal XV secolo nella zona si fabbricavano le campane (ora invece i rubinetti, come si puo’ intuire passando da Valduggia), e questa attivita’ per qualche secolo fu una vera e propria specializzazione.

A ribadire la memoria di questa inusuale vocazione, nella zona non sono rari i riferimenti a S.Agata “patrona dei fonditori di campane”.

Le Campane di Cellio. Documentatissima la loro storia, brevemente riassunta sul sito del Comune, che parte dal 1486, anno nel quale fu fuso il “ciuchin” (campanello), il cui suono ancora oggi risuona per la valle. Il “campanone” del 1597, invece si ruppe e venne sostituito, assieme alla “campana vecchia” ed alla “campana nuova” tra il 1747 ed il 1748. Ci furono poi altre sostituzioni e nel 1920 si fece un ultimo rimpiazzo che tuttavia risparmio’ la piu’ antica: il “ciuchin”.

Bene: calzati ora gli scarponcini non resta che partire alla volta della nostra meta. Un breve tratto su asfalto ci porta a raggiungere la minuscola Baltegora, che con i suoi strettissimi vicoletti pare da sempre immerso in un grande silenzio: solo a tratti si puo’ udire qualche voce giungere dalle poche case ancora abitate. Attraversatola rapidamente, ed individuato l’immancabile segnavia ci si inoltra nel bosco attraversando un gradevole tratto di collegamento con la prossima Cadarafagno. Anche qui piccole case non prive di una certa signorilita’ ed un grande silenzio tra i vicoli. Sicuramente a questo punto avremo gia’ potuto udire il suono delle campane di cui tanto si e’ parlato poco fa.

Si entra ora nel bosco (segnavia!) perdendo gradatamente quota e contornando alcune piccole valli con alcuni saliscendi, mentre il bosco, gradatamente vira a faggeta, regalando begli scorci della vallata. Un’ultima discesa, infine, conduce ad un ponticello per scavalcare il rio Strona (sono pero’ numerosi i corsi d’acqua in zona ad avere questo nome).

Il mulino Rosa.  Giungendo al suddetto ponticello risultano ben visibili i ruderi del mulino Rosa: appoggiata ad una parete si puo’ osservare una macina, mentre un occhio attento puo’ identificare altri particolari costruttivi tipici del mulino (tra cui, a monte, la gora di adduzione dell’acqua alla ruota, che a dire il vero non siamo riusciti ad individuare). La presenza  di altri mulini a valle, sullo stesso corso d’acqua (il mulino Benvenuto ed il mulino Medana, entrambi decisamente in condizioni migliori), nonche’ del mulino Venuto nei pressi di Cellio, quest’ultimo dotato di stemma sul portale), fanno intuire l’importanza dell’attivita’ molitoria nell’ambito di un’economia di sussistenza, quale si praticava in queste valli. Un’ultima considerazione sulla durezza della vita quotidiana in altri tempi viene spontanea osservando dove erano costruiti i mulini: spesso al fondo di valli anguste e chiuse, dove il soleggiamento era minimo e l’umidita permanente.

Superato il rio si risale sui resti di una vecchia mulattiera, purtroppo fortemente degradata dagli sconsiderati passaggi di moto da trial, fino ad uscire ai margini di Piana dei Monti. Attraversando la frazione (che amministrativamente appartiene alla provincia di Verbania, con non poco disagio per i residenti), si puo’ facilmente notare sia una certa cura costruttiva dei “palazzotti” che si affacciano sulla via, sia il fatto che il paese non dia una sensazione di abbandono come altri borghi che abbiamo attraversato: e’ anzi attivo un piccolo circolo Arci che funge da trattoria e, in altro periodo, ci e’ capitato di incappare anche in una “fagiolata” carnevalesca…

…purtroppo non possiamo cedere a queste tentazioni: ci aspetta ancora parecchia strada…

Individuato il segnavia (il recente aggiornamento della numerazione della segnaletica, unito al fatto che abbiamo cambiato provincia crea qualche dubbio in proposito) ci portiamo dalla piazzetta ad imboccare un evidente stradino in salita, che passando sotto la chiesa, in breve porta in pieno bosco. Ora basta seguire il percorso principale, trascurando alcune diramazioni secondarie, per raggiungere prima la brutta ed enorme cappella del Turlo (che con la sua presenza ci dice che ci troviamo comunque su di una vecchia via di comunicazione tra Bassa Valsesia e Verbano) e poi, sempre mantenendoci sul percorso principale, al passo di Cambocciolo (m 942), punto piu’ elevato dell’intero itinerario, posto nei pressi dell’omonimo alpeggio abbandonato.

Il toponimo “Cambocciolo”.Sulle carte escursionistiche relative al Verbano al Cusio (la zona del lago d’Orta) ed all’Alto Vergante (tra lago d’Orta e lago Maggiore) non e’ infrequente imbattersi in toponimi che inglobano il termine “bocciolo” (a memoria ci sovviene l’alpe Boccioli). Questo gentile termine ci fa immaginare prati in precoce primavera, siepi fiorite, profumi bucolici: nulla di tutto cio’ (o perlomeno nulla di piu’ che in qualsiasi altro luogo della zona). Infatti “bocciolo” e’ una un po’ arbitraria traslazione, ad uso cartografico, del termine dialettale “bosciul”, mutuato dalla vicina Lombardia, il cui significato e’ essenzialmente “rovo”, “spina”…

Si prosegue seguendo sempre lo stesso segnavia (il passo e’ un autentico crocevia: tra piste e sentieri sono ben sei le vie che vi convergono) e si comincia a scendere abbastanza bruscamente. A dispetto della quota modesta in questo tratto non e’ infrequente incontrare abbondante neve residua, quindi se decideste di intraprendere la traversata ad inizio primavera non dimenticate le ghette.

Si prosegue in discesa tra bei faggi e qualche vecchia cascina in rovina, mentre la pista gradualmente si allarga fino a divenire una sterrata percorribile con automezzi. Giunti al bivio a quota 790m si sceglie la via di sinistra ed in breve si perviene all’asfalto in prossimita’ di una grossa cappelletta, che tra l’altro riporta le indicazioni direzionali per Cellio e Varallo (a conferma della supposizione fatta alla cappella de Turlo). Si raggiunge  in breve un ampio pianoro prativo al cui termine si stacca a destra la carrozzabile per Boleto e per il Santuario della Madonna del Sasso.

Ma prima di concludere l’itinerario, proseguendo in discesa si puo’ raggiungere Arto’, fino al 1928 sede comunale: una breve perlustrazione dell’ordinato borgo e’ senz’altro raccomandabile anche solo per bere alla fontanella del lavatoio, inserita nel progetto “Itinerari letterari del lago d’Orta e Mottarone” che, tramite le citazioni di luoghi da parte alcuni autori piu’ o meno noti, si propone di creare un filo conduttore per una visita in zona.

“Passarono vicino alle fontane; un bell’arco di acqua viva precipitava gorgogliando nel troglo colmo, riboccando e travasando in cascatelle e stillicidi argentei; in terra un guazzo viscido, che fra gli interstizi dei ciottoli lucenti rispecchiava il cielo.
Gaudenzio volle bere una sorsata, ma quel mestolone di ferro arrugginito gli faceva ripunianza, e preferì il metodo più spiccio. Mise la mano sotto la bocchetta dell’acqua, e vi accostò le labbra; ma nell’incurvarsi, la mano si piegò, e giù nella manica un torrente di acqua gelida.”. Dal romanzo “Alpinisti ciabattoni” del vercellese  Achille Giovanni Cagna, edito nel 1888.

Risaliti al bivio si raggiunge in breve Boleto, attuale sede comunale, che merita anch’esso una breve visita, dopodiche’, per via del Santuario si raggiunge la Madonna del Sasso, che dalla sua panoramicissima rupe rocciosa permette di ammirare l’intero lago d’Orta,, con l’sola di S.Giulio in bella evidenza, i paesi sulla riva, il Mottarone e piu’ lontano, i monti del Parco Nazionale della Val Grande, come degna conclusione di questo “I sentieri del granito”.

Anche questo luogo ha radici antiche, che per questa volta lasciamo raccontare al tabellone sul retro della chiesa, da cui ci siamo permessi di riprodurre la cartolina con la vista della rupe per chi fa una visita al Lago d’Orta…ma questa e’ gia’ una nuova storia…

A presto per la seconda tappa (che per varie ragioni verra’ pubblicata per ultima…abbiate pazienza!).

Per consultare il pdf del percorso clicca qui.

Castellazzo Bormida – Santuario Madonna delle Rocche

CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.) – MADONNA DELLE ROCCHE, frazione di MOLARE (230 MT S.L.M)

Introduzione: Percorso di collegamento tra la periferia di Alessandria e l’Appennino Ligure. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi (almeno due giorni) o a cavallo in considerazione del bassissimo tasso di traffico automobilistico; si rileva la presenza di qualche tratto asfaltato, comunque accettabile in considerazione del territorio attraversato, che si presenta molto antropizzato. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango.

Il percorso

Il percorso inizia convenzionalmente dall’inizio dell’argine demaniale nei pressi dell’intersezione tra la SP 183 e la “via Santuario”. L’argine può essere ugualmente raggiunto passando dietro al Cimitero Comunale o dalla strada che collega Castellazzo Bormida a Cantalupo. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Inizi a percorrere l’argine demaniale con l’autostrada A26 alle tue spalle: il fondo è ottimo ed il tracciato in  rilevato ti offre un insolito panorama di Castellazzo Bormida, che aggiri alla tua sinistra. Sullo sfondo l’Appennino Ligure con (nei mesi invernali) le vette innevate, tra cui  ben riconoscibile il Monte Tobbio. Facendo attenzione all’attraversamento della SP 181 (Via Madonnina dei Centauri), continui a procedere sempre intuitivamente lungo l’argine, fino a  3.8 km dalla partenza. Qui è necessario “scendere” sulla destra (strada Raviaro) in direzione del fiume Bormida, a cui ti avvicini procedendo verso sud parallelamente ad esso, sempre sulla strada principale, ignorando un primo ed un secondo bivio a sinistra (dopo rispettivamente 500 ed 850 metri). La sterrata va proseguita in direzione sud fino a quando questa piega “ a gomito” a sinistra per giungere ad un quadrivio (strada Marietta, 6.6 km dalla partenza) nei pressi di una grossa cascina (sulla destra). Procedi dritto, facendo attenzione alla prossime intersezioni: dopo 850 metri in un punto ove incontri l’asfalto svolti a destra oltrepassando un fosso e procedi su una pista più piccola, ma sempre bene evidente, che si dirige verso i campi circostanti. Al termine di un rettilineo pieghi a destra e con una larga curva di avvicini nuovamente al corso del fiume, in un punto in cui è presente peraltro qualche albero da fusto. Ignorando un bivio sulla sinistra che ti porterebbe sulla riva, procedi, spesso su fondo fangoso e dopo un altro rettilineo convergi su una strada che proviene dalla tua sinistra che quasi subito diviene asfaltata. Sei alla periferia di Sezzadio: arrivato di fronte al fosso del Rio Stanavasso svolti a sinistra fino al ponte sulla strada che proviene da Castelspina (10.2 km dalla partenza). Procedi a destra entrando in Sezzadio: merita sicuramente una visita il santuario “della Madonnina” protettrice dei Centauri. Il percorso interno al paese segue alcune strette vie: Via Retta, Via Remota; al termine di quest’ultima svolti a destra e procedi dritto all’incrocio successivo, abbandonando la strada principale che piega a destra a 90°. Costeggiando il fosso (sulla sinistra) fino a via Roncarino, al bivio successivo “ad Y” procedi a destra, abbandonando ben presto l’asfalto, in leggera salita; alla tua sinistra una linea elettrica. Senza possibilità di errore giungi in un punto (12.8 km dalla partenza) ove la tua sterrata termina in un incrocio. A destra ti immetti in un’altra sterrata, dalle caratteristiche particolari: essa procede in rilevato e si sviluppa con un rettilineo  lungo alcuni chilometri; si tratta della strada Romana Via Emilia Scauri che metteva in comunicazione Acqui Terme (Acquae Statiellae) con Tortona (Derthona, precisamente l’Abbazia di Rivalta Scrivia). Questo manufatto, sebbene non sia stato lastricato, è rimasto praticamente inalterato ed in ottime condizioni. Dopo 4.3 km (attenzione nell’attraversare la SP “dei boschi”  Sezzadio-Mantovana) si giunge ad un incrocio nei pressi di una cappelletta (sulla sinistra), a 17.1 km dalla partenza.

Le possibilità sono almeno due: qui viene elencata quella più lunga ma ciclabile; successivamente verrà presa in considerazione un’alternativa più escursionistica e meno ciclabile, che è la più diretta

Dall’edicola prendi la strada inghiaiata sulla tua sinistra, che procede in salita, per circa 670 metri, ove al bivio svolti a destra, sempre in salita piuttosto decisa. La strada prosegue tra i campi e qualche tratto boscoso fino a 1.2 km dall’edicola, ove è necessario svoltare a destra e seguire la traccia erbosa (o fangosa a seconda della stagione), che con andamento un po’ tortuoso costeggia una proprietà privata sulla destra. Dopo un primo gomito a destra ed un successivo sulla sinistra termini, a circa 2 km dall’edicola su una  sterrata proveniente dalla tua sinistra che converge subito in una strada asfaltata (alla tua destra). Prosegui in salita, sempre su asfalto con qualche curva, fino a rimontare sopra al piccolo altipiano alla tua sinistra. Ove finisce la salita, ignori il bivio che si diparte alla tua sinistra (sbarra) e procedi a destra, per circa 220 metri, sino ad arrivare nei pressi di una tenuta (20.4 km dalla partenza). La presenza del segnavia bianco-rosso CAI ti costringe a deviare sulla destra per evitare di passare dentro la tenuta: inizia un altro lungo rettifilo, molto caratteristico per il paesaggio, che converge su una strada più ampia, in parte incementata. All’intersezione svolti a sinistra e procedi per circa 700 metri (ora su asfalto) fino ad un successivo incrocio ove svolti a sinistra (indicazioni cascina Lupa).

Segui l’asfalto che ben presto diventa sterrato in corrispondenza della cascina, che ha l’aspetto di un maniero fortificato, con tanto di campanile. La strada procede in leggera discesa lungo un ampio avvallamento, fino a incontrare nuovamente la strada provinciale “dei boschi”, nei pressi di una lapide (vedi foto); prosegui a destra per 1 km, fino ad incontrare il bivio per Gaggina-Montaldo Bormida; ignori quest’ultimo e prendi il successivo sulla destra (26.7 km dalla partenza) appena dopo il ponticello sul rio Stanavasso. Dopo un breve tratto in piano attraversi nuovamente il rio ed affronti un breve strappo di salita ancora asfaltata, al termine della quale nei pressi di un’abitazione (sulla destra) la strada ridiventa sterrata e prosegue, in falso piano, tra campi, vigne e qualche boschetto di roveri. La strada è piacevole e la segui senza difficoltà, ignorando le diramazioni a destra ed a sinistra; reincontri l’asfalto avvicinandoti ad una zona più urbanizzata, fino a quando (30.5 km dalla partenza) la strada termina in una più grande, nei pressi di un gomito: scendi per circa 1.2 km, fino ad attraversare nuovamente il Rio Stanavasso e svoltare sulla destra in una pista fangosa che, senza significative diramazioni, segue la sponda destra del corso d’acqua fino ad incontrare nuovamente una strada asfaltata, che proviene da Carpeneto, a 34 km dalla partenza (alla tua sinistra). Questo tratto sebbene risulti d’estate invaso dalla vegetazione o nei mesi invernali molto fangoso è abbastanza caratteristico in quanto è sempre stato “snobbato” dalle vie di comunicazione che sono state costruite sui crinali circostanti: all’epoca della progettazione della ferrovia Ovada – Alessandria, uno degli elaborati prevedeva il passaggio della strada ferrata lungo questa valle, per servire il maggior numero possibile dei tanti centri arroccati sulle colline vicine (Mantovana, Trisobbio, Carpeneto, Montaldo Bormida). Svoltando a destra su asfalto, segui 200 metri di rettilineo, attraversando nuovamente il rio, prendendo la prima sterrata sulla sinistra, che continua a seguire l’amena valle, passando accanto ad un maneggio. Senza considerare deviazioni sulla sinistra (in salita) procedi pressoché in piano fino ad arrivare, a 35.7 km dalla partenza, di nuovo su asfalto, nei pressi della Cantina Tre Castelli di Montaldo Bormida. Attraversi la provinciale che, sulla destra sale a Montaldo Bormida, per passare a sinistra dello stabile della cantina, salendo su una stretta asfaltata per giungere ad un colletto dopo 600 metri. Anziché seguire l’asfalto in discesa (sulla rocca alla tua destra puoi ammirare il “lato” migliore di Montaldo Bormida), prosegui in leggera salita su una strada sterrata che segue il crinale con qualche saliscendi e ben presto ritorna asfaltata.  Dopo una breve discesa, evitando di scendere nel fondovalle,  trovi un ultimo strappo, sempre su strada (discutibilmente asfaltata), fino alla chiesetta di San Rocco di Trisobbio, in corrispondenza di un’altra strada che proviene, più bassa, dalla destra. Segue una “passeggiata” in piano fino ad arrivare presso il centro di Trisobbio, forse il più caratteristico dei circostanti, dominato dal castello. Per attraversare il borgo concentrico consiglio di di vagare un poco per le strette viuzze che circondano il castello. Giunto dalla parte opposta del paese (Via Roma), incontri la SP 200 (Ovada-Rivalta Bormida) a  circa 39 km dalla partenza. La segui per 100 metri, svoltando sulla sinistra in direzione del cimitero; passato accanto a questo, scendi a destra su sterrato, svoltando a sinistra al bivio successivo fino a immetterti nella strada Stanavasso, che origina dalle “Piscine”. Prosegui in salita sulla destra per 350 metri, fino ad una evidente diramazione sulla destra, sempre in salita; ancora a sinistra dopo 50 metri, seguendo una strada che diviene sterrata e  più pianeggiante; giungendo ad aggirare sulla destra un’abitazione; oltrepassata quaest’ultima si ignora un sentiero che scende a destra, riprendendo a salire (piuttosto impegnativo, in sella) nel bosco fino ad un colletto, ove si incontra una stradella che, seguita, ben presto si immette su unìaltr, asfaltata (proveniente dalla sinistra, da un fondo privato). Un altro breve strappo ti porta sulla strada “costiera” tra Morsasco e Cremolino (Via Rissa, 41.8 km dalla partenza). Segui sulla sinistra l’asfalto per circa 1 km, fin nei pressi di Cremolino ad un quadrivio ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere al Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle. Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle. Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario.

Fabro Scalo – Fabro

Questa breve escursione permette di collegare la stazione di Fabro con il suo municipio ed è possibile usufruire della descrizione in più lingue (francese e tedesco).

Il percorso

Partenza piazzale della stazione ferroviaria di Fabro Scalo. Dopo aver orientato la mappa, ci lasciamo alle spalle la stazione ferroviaria e il parcheggio di fronte e proseguiamo per trenta quaranta metri sulla sinistra fino a raggiungere il sovrappassaggio ferroviario che attraverseremo. La prima parte del percorso per raggiungere Fabro sarà su strada asfaltata, pochissimo trafficata. Giunti dall’altra parte teniamo la sinistra e vediamo di fronte a noi una segheria. Siamo ad un incrocio e proseguiamo a sinistra, costeggiando così la tratta dei binari fino a raggiungere il civico tre di via Kennedy e svoltare a destra, ancora su strada asfaltata, per via Umbria. Siamo circondati da campi coltivati e ci siamo lasciati alle spalle le poche case. Superiamo un primo e un secondo ponte poco distanti tra loro (il primo è il ponte sul Chiani) e proseguiamo sempre dritti. All’orizzonte, se la giornata lo permette, di fronte a noi possiamo godere della vista di Fabro, nostra meta e del monte Cetona; alla nostra destra scorgiamo Monteleone, a sinistra Ficulle e alle nostre spalle il maestoso maniero di Carnaiola con le sue trecentossesantacinque finestre. Superiamo un altro ponte (il Fossalto) lasciandoci sulla sinistra una strada sterrata e un casolare fino a raggiungere un quarto ponticello che attraverseremo proseguendo ancora dritti su strada asfaltata (alla nostra sinistra il depuratore comunale di Fabro).

Superata sulla destra, quella che sarebbe dovuta essere l’area artigianale di Fabro, giriamo a sinistra su un ponticello di ferro proseguendo su strada sterrata, lasciandoci sulla sinistra un’abitazione. Intorno i campi coltivati e, oltre, parallela alla strada su cui ci troviamo, alla nostra destra,  l’autostrada A1; di fronte dritto davanti a noi osserviamo Ficulle. Prima del ponte giriamo a destra per il “sentiero della bonifica”, sempre su strada sterrata e superiamo più avanti il sottopasso dell’A1. Incontriamo alcune abitazioni e alla nostra destra ammiriamo una vigna e un boschetto da tartufaia creato negli anni ’80. Raggiunto il bivio, non proseguiamo dritti per la salita di fronte a noi (che ci ricollega a un altro itinerario-percorso, quello della Ficulle – Fabro) e raggiungere in fretta Fabro, ma prendiamo a sinistra per raggiungere la “Cicaleta”, passeggiata ripida, argillosa molto bella che ci condurrà lo stesso alla nostra meta (che sconsigliamo in caso di pioggia, pure recente). Superato il ponte sulla strada sterrata giriamo a destra e proseguiamo fino a deviare ancora una volta a destra, anziché proseguire fino al casale rosso di fronte a noi, attraversando un tubo di cemento (vedi foto). Alle nostre spalle il podere del prete, un bellissimo casolare in cima a una collinetta verde a primavera. Attraverseremo un uliveto e costeggeremo una vigna decisamente in pendenza. D’altronde godremo ancora del panorama voltandoci mentre arranchiamo, scorgendo borghi vicini e lontani. Arriviamo a San Basilio e giriamo sulla destra fino a incrociare la strada asfaltata: siamo giunti a Fabro, in quella piazzetta dove un tempo sorgeva una Chiesa in seguito demolita. scendiamo giù sulla destra fino a raggiungere piazza Carlo Alberto, sede del municipio e più avanti da visitare consigliamo il borgo del Castello, da cui scorgiamo dall’alto l’itinerario appena percorso. infine per un buon ristoro c’è la trattaria LA TAVERNA! Abbiamo impiegato con molta calma un’ora e mezza all’incirca.

Traduction en Français

Notre point de départ est Piazzale della Stazione où se trouve la gare de chemin de fer de Fabro Scalo. Après avoir orienté notre plan, nous laissons derrière nous la gare et le parking et parcourons les trente/quarante mètres qui nous séparent de la passerelle de la gare que nous empruntons. La première partie de notre parcours jusqu’à Fabro sera sur une route goudronnée avec très peu de circulation. Une fois de l’autre côté de la gare, nous gardons notre gauche et voyons devant nous une scierie. Nous sommes à un carrefour. Nous continuons sur la gauche de manière à longer les quais de la gare jusqu’au numero 3 de Via Kennedy où nous tournons à droite sur Via Umbria. Il s’agit toujours d’une route goudronnée. Nous sommes maintenant entourés de champs cultivés et avons laissé dernière nous quelques maisons. Nous passons un premier pont puis un deuxième (le premier est le pont sur le fleuve Chiani) puis continuons tout droit. A l’horizon, par temps dégagé, nous pouvons voir en face de nous Fabro, notre destination, ainsi que le mont Cetona; au lointain sur notre droite nous voyons Monteleone, sur notre gauche Ficulle et derrière nous le maestueux manoir de Carnaiola avec ses 365 fenêtres. Nous passons un autre pont (le Fossalto) en laissant sur notre gauche un chemin de terre et un mas. Nous arrivons à un quatrième petit pont que nous traversons avant de continuer toujours tout droit sur la route goudronnée (sur notre gauche, l’épurateur de Fabro).

Après avoir dépassé, sur notre droite, ce qui aurait dû être la zone artisanale de Fabro, nous tournons à gauche sur un petit pont en fer et continuons sur un chemin de terre après avoir laissé une maison sur notre gauche. Nous voyons autour de nous des champs cultivés et au delà, sur notre droite, parallèle au chemin que nous sommes en train de parcourir, l’autoroute A1; en face de nous nous apercevons Ficulle. Avant le prochain pont, nous tournons à droite sur le “sentiero della bonifica”, (également un chemin de terre) et un peu plus loin nous empruntons le tunnel qui passe sous l’autoroute A1. Nous dépassons quelques maisons puis, sur notre droite, un vignoble et un bosquet truffier qui ont été créés dans les années 80. Une fois arrivés au croisement, nous ne continuons pas tout droit vers la montée (comme le prévoit par exemple un autre itinéraire, celui de Ficulle à Fabro) ce qui nous permettrait d’atteindre rapidement Fabro. Nous prenons en revanche à gauche vers la “Cicaleta”, un chemin en pente sur terrain argileux qui nous conduira également à destination (ce chemin est toutefois déconseillé par temps de pluie ou lorsqu’il a plu depuis peu). Une fois que nous avons dépassé le pont sur le chemin de terre, nous tournons à droite jusqu’à dévier à nouveau vers la droite, au lieu de continuer vers le mas rouge. Nous passons ensuite au dessus d’une canalisation en ciment (voir photo). Derrière nous on peut admirer le “podere del prete”, un très beau mas au sommet d’une colline verdoyante au printemps. Nous traversons une oliveraie puis longeons un vignoble sur un terrain particulièrement pentu. Alors que nous progressons lentement sur la pente, nous nous retournons à plusieurs reprises pour admirer le panorama et de petits bourgs près de nous et au loin. Nous arrivons à San Basilio et tournons à droite jusqu’à ce que nous atteignions la route goudronnée. Nous sommes arrivés à Fabro, plus exactement sur la petite place où surgissait dans le temps une église qui par la suite a été détruite. Nous descendons sur notre droite et atteignons Piazza Carlo Alberto où se trouve la Mairie de Fabro. Nous conseillons de visiter un peu plus loin le “borgo del Castello” d’où l’on peut voir d’en haut le parcours que nous avons à peine effectué. Pour une agréable pause déjeuner, nous conseillons la Trattoria “La Taverna”.

En prenant relativement notre temps, il nous a fallu environ une heure et demie pour nous rendre de Fabro Scalo à Fabro.

Uebersetzung in Deutsch

Beginn vor dem Bahnhofsplatz Fabro Scalo.
Wir nehmen die Landkarte, lassen den Bahnhof mit Parkplatz hinter uns, biegen nach 30 bis 40 Meter links ab und ueberqueren die Gleise. Anfangs ist der Weg nach Fabro asfaltiert, jedoch kaum befahren. Wir gehen weiter, halten uns links, bis wir vor uns eine Saegerei sehen. Wir sind an einer Kreuzung, halten uns links entlang der Gleise bis Via Kennedy Nummer 3. Biegen rechts, weiter Asphaltstrasse, in Via Umbria. Um uns Felder, lassen wir die letzten Haeuser hinter uns. Wir ueberqueren 2 Bruecken (die ersten ueberquert den Fluss Chiana) und gehen weiter geradeaus. Bei klarem Wetter sehen wir vor uns unser Ziel Fabro, den Berg von Cetona, links Ficulle, rechts Monteleone und hinter uns das majestaetische Schloss mit seinen 365 Fenstern. Wir ueberqueren eine weitere Bruecke (il Fossalto), vorbei links an einer Sandstrasse und einem Haus, bis wir die 4. Bruecke ueberquert haben. Weiter geradeaus die Asfaltstrasse (links Klaeranlage der Gemeinde Fabro).
Weiter geradeaus (non da traducibile e non da comprendere per stranieri,) links ueber eine kleine Eisenbruecke, weiter die Sandstrasse, links vorbei an einem Haus. Weiter zwischen Feldern. Parallel zur Autobahn A1; vor uns sehen wir Ficulle.
Vor der Bruecke biegen wir rechts ab. “sentiero della bonifica”. Die Strasse weiter, unter der Autobahn durch. Vorbei an ein paar Haeusern sehen wir vor uns einen Weinberg und eine Trueffelproduktion, die seit den 80-ger Jahren existiert. An der naechsten Kreuzung nicht geradeaus den Berg hinauf, der direkte Weg nach Fabro (der uns zur Verbindung Fabro-Ficulle bringen wuerde), sondern gehen links und erreichen “la Cicaeta”. Ein rascher Spazierweg, lehmig und huebsch, der uns auch ans Ziel bringt. Nicht zu empfehlen, bei Regen. Eine Bruecke ueberqueren, rechts halten, weiter, nochmals rechts bis zu einem roten Haus vor uns. Wir ueberqueren ein Zementrohr (siehe Foto). Vor uns Wir das Casa del Prete, ein wunderschoenes Bauernhaus am Huegel, im Fruehling gruen. Wir durchqueren einen Olivenhain und gehen einem Weinberg entlang.
Ein schoenes Panorama mit verschiedenen Orten, waehrend wir weiterwandern. An der Kirche San Basilio rechts abbiegen und eine Asfaltstrasse ueberqueren: wir sind in Fabro, am Platz, wo es einst eine Kirche gab, die aber abgerissen wurde. Weiter Wir rechts hinunter kommen wir zur Piazza Alberto mit Rathaus. Wir empfehlen, die Schlossanlage zu besichtigen. Von dort aus kann man unseren Weg sehen. Die Trattoria LA TAVERNA wird emfohlen!
Wir haben den Weg in 1 ½ Stunden zurueckgelegt, ohne Eile.

Canale Monterano – Tolfa

Canale Monterano – Antica Monterano – Tolfa

Attenzione: questa escursione è solo per esperti ed avventurieri. Ci sono dei punti non segnati, dei passaggi pericolosi e altri in cui è necessario saper seguire un tracciato gps. Inoltre, in più punti, si debbono scavalcare delle recinzioni oltre le quali è possibile trovare vacche maremmane che proteggono i propri vitellini. Se è piovuto da poco risulta molto fangosa e se fatta d’estate è sicuramente molto calda. Infine attenzione alle zecche! Se non vi siete spaventati di tutto ciò e avete deciso di prendervi le vostre responsabilità allora ecco a voi una bella tratta mozzafiato che attraversa campi sterminati e selvaggi, antichi paesi abbandonati, torrenti cristallini e colline ondulate.

Il percorso

Partenza dalla chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo di Canale Monterano. Si va, guardando la chiesa, nella strada a sinistra che scende, ovvero Via Monterano, seguendo i cartelli della Riserva Naturale di Monterano. In breve si arriva a Largo Aldo Moro e qui si prende in discesa seguendo sempre le indicazioni per la Riserva. Arrivati laddove ad un incrocio avanti andremmo a Via Casale di Merenda e a destra a Via Palombara noi andiamo a sinistra, verso la Cascata della Diosilla. Svoltiamo a destra sempre seguendo il cartello della cascata, dopo circa dopo 250 metri. Si arriva al parcheggio della Riserva e prendiamo la naturale strada avanti a noi, dopodiché scendiamo alla cascata con le scalette a sinistra, per visitarla. Da qui, non risalendo per le scalette, ma andando avanti seguiamo il sentiero segnato che ci porterà alla città abbandonata, allo stesso modo di come avrebbe fatto la strada più ampia da poco lasciata.

Questo bel sentiero, da poco risistemato, si snoda tra ponticelli, passaggi sotto a rocce, aree didattiche e ci porterà gradualmente alla solfatara, non senza essere passati per il bosco dedicato alla memoria di Carlo Cassi. Alla solfatara prendiamo a sinistra sulla strada e oltrepassato il torrente con il ponte di legno andiamo subito a destra seguendo le indicazioni per Monterano. Quindi si passa davanti al Cavone, ovvero una via cava, e si continua a salire, fino ad arrivare agli ipogei ovoidali, dove andiamo a sinistra su strada brecciata.

Siamo così sotto la vecchia Monterano. Il cartello dice di andare a sinistra ma noi, esperti conoscitori del luogo, andiamo con il sentiero che si trova sotto l’acquedotto e saliamo fino ai ruderi. Dopo la libera visita a questa parte di città abbandonata, avendo la statua del leone davanti, andiamo a sinistra per la strada che conduce alla chiesa dove fu girata una scena del Marchese del Grillo, nonché il cortometraggio di Marco Bartolomucci “Lacrisi”.

A questo punto, guardando la chiesa, andiamo alla sua destra e vi passiamo dietro. Qui troveremo un sentiero che si allontana e che arriva sul pizzo della rupe. Troviamo il cartello “Sentiero Chiuso”,ma siamo avventurieri e andiamo avanti. Seguire il tracciato per non perdersi. Altrimenti, meno avventurosi, ritorniamo alla solfatara e andiamo a destra fino al ponte sul Mignone.

Scendendo dalla rupe ci troveremo accanto ad una recinzione per il pascolo e qui andremo a sinistra per poi andare  a destra la bivio a T, proprio in concomitanza con il ponte sul Mignone. Dopo il ponte giriamo a sinistra al bivio seguendole indicazioni verde-giallo su paletti. Questa strada vi porta ad un’area pic-nic e qui bisogna girare a sinistra per la Diga. Vi troverete subito un guado da fare. E’ un affluente del Mignone che ci troviamo subito a sinistra e che cominciamo a seguire. In fondo c’è un cancello (ci avverte di animali allo stato brado) oltre il quale sulla sinistra, dopo poche decine di metri, troviamo il passaggio stretto per il ponte di ferro sul fiume. Lo passiamo e andiamo verso sinistra (siamo nella zona della diga). Se il cancello della diga davanti a voi è chiuso potete uscire sulla strada usando un passaggio a sinistra aperto dai camminatori o dai cacciatori nella rete. Da qui si va verso la Mercareccia, avanti. Troverete una serie di bivi, ma bisogna andare sempre dritti, in leggera salita. Si arriva così a costeggiare gli stagni della Mercareccia dove è possibile, con una deviazione di poche decine di metri, arrivare ad un punto panoramico della zona umida dove osservare uccelli e paesaggi. Torniamo sulla nostra strada e proseguiamo dritti fino ad arrivare sulla provinciale (all’altezza delle Terme di Stigliano) da prendere a destra per circa 1100 metri. Quando la strada fa un tornante a destra e davanti a noi vediamo due strade parallele e sterrate, dobbiamo prendere la strada sterrata a sinistra, più nascosta, che prima va in piano e poi scende. Si giunge così ad una recinzione. Prestare attenzione adesso perché entriamo nella zona dei pascoli. Scavalchiamo la recinzione di legno e ci teniamo sulla destra a scendere. Vedrete che si arriva al torrente. Alla sua destra c’è una mulattiera che lo costeggia e che arriva ad una recinzione sul torrente stesso, usata per non far andare oltre il bestiame e che può essere usata per guadare (vedi foto). Oltre il torrente saliamo sulle rive e andiamo a destra, fino a giungere all’ennesima recinzione. Qui la seguite a sinistra fino a intercettare la strada che va presa a destra. Superato un altro cancello ci si trova in prossimità di altri pascoli e di una collina. Noi, seguendo assolutamente il gps, andiamo sulla collina e riprendiamo la strada sterrata che intanto era sparita. Dopo qualche centinaio di metri si arriva ad una rimessa con un capannone. Qui c’è un cancello di legno da scavalcare e poi andare a destra. Seguendo la strada si arriva d un piccolo guado (potrebbe non esserci) e due cancelli. Apriamo e chiudiamo alle nostre spalle quello di sinistra.

Questa strada porta ad un crocicchio: prendiamo la seconda partendo da sinistra, ovvero il Sentiero del Monte Castagno, dopodiché, quando si aprirà la vista di Tolfa, c’è una altro bivio a cui andare a destra. Quasi subito c’è un altro bivio a V: svoltiamo a destra per la principale. Arriverete così, dopo un chilometro circa ad un ruscello da oltrepassare. Dopo breve andiamo avanti all’incrocio (non per il Sentiero del Monte Castagno). Si segue la strada verso sinistra e al bivio andiamo a sinistra oltrepassando il torrente Virginese e proseguiamo avanti.

La nostra strada sale e scollinando vediamo la città di Tolfa con la rocca. Siamo in mezzo a campi bellissimi. Dunque si arriva ad un altro incrocio a cui andare a destra. La strada diventa cementata e rimanendoci sempre, non curanti delle deviazioni, arriviamo a costeggiare la proprietà di un bel casale, che ci manteniamo sulla destra. Passiamo per l’antico lavatoio e andando sempre avanti, su strada asfaltata, siamo praticamente nelle prime case di Tolfa.

Castel Sant’Elia – Nepi

Ambientazione ariostesca, bellezze naturali e storiche, lo scorrere del ruscello che ci accompagna sempre. E una cascata alta e dal getto imponente. Che altro serve per prendere le scarpe da trekking e andare a fare questa escursione?

Il percorso

Dalla porta con l’orologio di Castel Sant’Elia possiamo andare a sinistra e girare la prima a destra verso la Basilica di Castel Sant’Elia, in discesa. Alla Basilica troviamo sulla destra una sbarra rossa e una strada oltre di essa, che scende. La prendiamo, arriviamo ad un primo bivio a cui andare avanti, giungiamo al fontanile e dopo di esso al ponte a schiena d’asino. Oltrepassatolo svoltiamo subito a destra per il sentiero naturalistico.

Questo sentiero costeggia il ruscello in un’atmosfera e un ambiente fantastico. Bisogna seguire sempre il terreno più battuto e andare per la via principale (ci sono delle deviazioni). Quando arriviamo, dopo circa un chilometro, a vedere in alto a destra il Convento di Nepi, troveremo uno spiazzo più ampio con un possibile acquitrino. Subito dopo una deviazione sulla destra in discesa ci porterà in breve ad un altro bivio a cui andare a destra per la Cascata del Picchio.  A sinistra invece si arriva a Nepi e sarà la strada che dovremo prendere dopo, ma non prima di aver visto la splendida cascata.

Deviazione per la cascata:

Subito dopo aver girato a destra troveremo un divertente passaggio con corde e passarelle sul torrente e dopo di questo andremo a sinistra seguendo il sentiero per trovare un secondo passaggio, questa volta su tronco d’albero (potremmo anche andare avanti e passare subito con un ponte di tronchi e poi svoltare a sinistra, ma è più difficile). Dopo il tronco si svolta a sinistra e dopo qualche centinaio di metri si arriva alla bella Cascata del Picchio. Dopodiché torniamo al bivio di cui sopra.

Tornati al bivio andiamo avanti per Nepi. Dopo breve il sentiero svolta bruscamente a sinistra salendo ripidamente e in cima ci troviamo una strada a destra da prendere. Si arriva così ad un altro bivio: a destra delle staccionate, a sinistra una salita. Noi andiamo a destra. Questo bellissimo sentiero costeggia il ruscello, passa accanto alla Sorgente del Tasso (da visitare) e in un’ambientazione ariostesca giunge ad un ponte a cui andare a destra. Si sale e andando sempre dritti si esce su strada asfaltata da prendere a destra. Si supera il largo con la fontanella e si passa sotto l’arco. Si imbocca il secondo arco e si è dentro il borgo di Nepi.

Nepi – Castel Sant’Elia

Uno dei più bei percorsi che è possibile trovare in Tuscia. Cascate, Vie Cave, Sentieri naturalistici, Ponti antichi. Altamente consigliata…

Il percorso

Dalla piazza del Comune di Nepi ci dirigiamo con Via delle Scalette nei vicoli del paese. Arrivati in fondo a Via delle Scalette giriamo a destra al bivio a T (Via Termo Larte). In fondo troviamo un palo che sta al centro della strada e il castello di Nepi. Qui giriamo a sinistra e passiamo sotto l’arco. Usciti svoltiamo a destra passando vicino alla sorgente e dunque ancora sotto per uscire davanti alla cascata che si trovava alla nostra sinistra. Con il sentiero usciamo sulla strada e giriamo a sinistra passando sotto il secondo arco e arrivando a Largo dei Bersaglieri.

Andiamo dritti e giunti a Via del Cardinale svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni dei Sentieri Naturalistici. Poco dopo c’è un bivio a cui andare a destra. Incomincia la discesa che diventa sentiero, arriva al torrente (Rio Falisco) e lo supera con un ponticello. Dopo il ponte invece di proseguire a sinistra andiamo in alto avanti, prendendo la via cava. Subito troviamo un bivio dentro la via cava dove bisogna andare a sinistra (a destra ci sono le indicazioni per la Via Amerina). Dopo la bella tagliata troviamo un altro bivio a cui andare a destra come da cartello e subito dopo a sinistra, quando arriviamo in piano. Si supera un filo spinato e si va costeggiando i campi seguendo un percorso abbastanza evidente. Alla nostra sinistra Nepi e la forra.

Questo sentiero, che costeggia la rupe, arriva ad una spianata con un bivio. Noi giriamo a sinistra, sempre seguendo il bordo della forra. Al bivio successivo, laddove c’è il cartello dei sentieri non lo seguiamo bensì andiamo avanti. Seguendo sempre il sentiero nel bosco si arriva a dover andare leggermente a destra e poi a sinistra per imboccare su di un ampio prato senza sentiero. Qui puntiamo il bel casale abbandonato (il Soratte davanti a noi) con mimose che vediamo e arrivati lì imbocchiamo il sentiero che va a destra con i filari di cipressi. La via gira a sinistra naturalmente e arriva ad un cancello. Oltrepassato il cancello andiamo a sinistra. Sempre dritti e giungiamo al limitare della forra, poi incominciamo a scendere vertiginosamente. Scendiamo a zig zag verso il letto del torrente, incontrando grotte naturali. In fondo si trova il Ponte della Mola, splendido esempio di ponte a schiena d’asino. Lo usiamo per oltrepassare il torrente e riprendiamo il sentiero dall’altra parte, che sale e passa vicino al fontanile. Arrivati alla piazza con la Basilica di Sant’Elia sarebbe bene visitarla perché è davvero bella e dopo la visita riprendere a salire per la strada asfaltata che ci conduce al centro storico di Castel Sant’Elia, che ci troviamo sulla sinistra.

Pietra Montecorvino – Castelnuovo della Daunia

Piacevole e breve escursione che attraversa le campagne e il parco eolico dei paesi. Spettacolare panorama per tutto l’arco della passeggiata.

Il percorso

Spalle al Comune di Pietra Montecorvino prendiamo la strada a destra che, dopo aver superato il Caffè Dylan (prendete un caffè, ne vale la pena), arriva ad una rotatoria. Qui giriamo a sinistra per Via Giuseppe Verdi. Arriviamo così ad un bivio a T, giriamo a destra e dopo pochi metri prendiamo la strada sterrata a sinistra caratterizzata dal cartello “Strada dissestata” (vedi foto). Questa strada, fangosa se è piovuto, si mantiene a mezza costa della collina. Molto bella e panoramica sulla piana, sulla torre di Motta e le pale eoliche che stanno sulle creste.

Giunti ad un bivio Y (attenzione pochi metri prima c’è un’altra strada a sinistra ma è per i campi coltivati) giriamo a destra in discesa. Dunque questa bella strada sterrata vi porta accanto ad un casaletto abbandonato. Andando avanti se la giornata è buona potrete vedere Torremaggiore e San Severo.

Al bivio a T giriamo a destra. Poco dopo ci sarà un altro bivio con una strada più grande, da prendere a sinistra. Teniamo questa strada per qualche chilometro. Vedrete che la strada gira attorno alla collina e comincia a salire, passando dentro al Parco Eolico. Davanti a noi, dopo la salita, vediamo già la nostra meta. Troveremo poi un bivio a cui andare a destra e quando la strada diventerà di asfalto andiamo avanti al bivio successivo. Costeggiamo il cimitero (che ci troveremo sulla destra) e arrivati ad incrociare una strada asfaltata andiamo a sinistra in salita. C’è un marciapiedi che ci conduce dentro alle case di Castelnuovo della Daunia.

Oriolo Romano – Canale Monterano

LA VIA DEGLI ALTIERI
TRAVERSATA ORIOLO – MONTERANO – CANALE MONTERANO

INTRODUZIONE

Questo splendido percorso che si dipana su tranquille strade poco o per nulla trafficate, attraversa due province, quella di Roma e  quella di Viterbo ed ha molteplici motivi d’interesse.
Quello naturalistico-paesaggistico: Il territorio,attraversato dal fiume Mignone ,si trova tra i monti Sabatini e i monti della Tolfa,zona di parchi naturali.
Quello storico-artistico: Terra etrusca, Monterano era  giá feudo fiorente in alto medioevo,  poi  nel 1600, sotto gli  Altieri, migliorò il suo assetto urbanistico per mano del Bernini,ed infine, nel XVIII sec.,  fu abbandonato  in seguito di un attacco delle truppe francesi e dell’aria insalubre, i suoi abitanti si trasferirono a Canale. Rimangono le rovine incantate fuse ad una natura silvestre di rara bellezza.

Canale  fu fondato alla fine del 1500 da coloni umbri e toscani chiamati a disboscare le selve della zona. Deve il suo nome al canale che si formò -da nord a sud- a seguito del disboscamento delle falde di  monte Sassano. Ora il canale è il corso principale del paese. Circondato da boschi,  anche  ad Oriolo  arrivarono boscaioli  umbri-toscani,  chiamati da Giorgio III Santacroce che nel 1562 volle edificare  Oriolo come città ideale e felice, secondo le idee del tempo. 
E ideale e felice è  il nostro cammino, attraverso questa natura che si fa arte.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Il percorso inizia dalla piazza principale di Oriolo, piazza Umberto I,decorata dalla bella fontana delle picche e dominata,a nord, da Palazzo Santacroce-Altieri.
Guardando la facciata del  palazzo, prendiamo la breve discesa a sinistra. Ci troviamo su largo Santacroce . Alla nostra  sinistra c’e il lungo viale alberato delle Olmate (ora Bagolari)  che porta al grazioso borgo di Montevirginio,ma noi ci dirigiamo  a destra e passiamo sotto gli “archetti ” ovvero  il ponte a tre fornici che unisce il palazzo al  suo parco-giardino, circondato da alte mura. Appena passati sotto il ponte troviamo a sinistra il grande cancello dell’entrata di parco (visitabile  il sabato e la domenica ) mentre dirimpetto  domina l’ala lunga del palazzo. Proseguiamo costeggiando il muro del parco, fino ad arrivare all’angolo e continuare a seguire il muro, che ci indica la strada, per il momento ancora asfaltata. Passiamo davanti ad un edificio che ospita il centro di aggregazione giovanile e poco dopo la strada diventa sterrata. Arriviamo in fondo, fino all’altro angolo del muro. Qua, a 500m dalla partenza, lasciamo il muro e giriamo a destra. Fatto qualche passo volgiamo  lo sguardo sul bordo sinistro della stradina; c’e un magnifico esemplare  di agrifoglio secolare da ammirare. Dall’altra parte ,secondo il periodo dell’anno, un ordinato e rigoglioso orto ci persuade ad esprimere parole di sincera lode per i costanti giardinieri/contadini.  Andiamo avanti seguendo questa sterrata in leggera discesa e incassata tra i terreni (in caso di pioggia potrebbe essere un pò  fangosa,ma percorribile). Percorriamola tutta e in fondo , in uscita, troviamo a destra strada  di Serrale, a sinistra  strada della Chiusa. Ignoriamole. Prendiamo, invece piegando leggermente a destra, dritta avanti a noi,la strada della Mola, asfaltata.
E per non sbagliare seguiamo il cartello  che indica il parco della Mola .Ora camminiamo in leggera salita, in una zona di case di campagna,e percorsi 500m, la strada  asfaltata curva decisamente a sinistra. Prima di curvare  guardiamo in lontananza:davanti a noi  si staglia l’inconfondibile sagoma di  Monte Fogliano.
Continuiamo, seguendo sempre le indicazioni per parco della Mola. Dopo circa un’altro  abbondante chilometro   di asfalto ,incontriamo di nuovo lo sterrato, quindi seguiamo lo stradone principale che  ora decisamente sale. Percorsi 300m ,sulla nostra sinistra troviamo una strada con l’indicazione “isola ecologica”. Prendiamola,a meno che non  decidiamo di allungare  il percorso(3.6km/A/R), andare dritti  e visitare  il  suggestivo parco della mola sul Mignone . Oggi preferiamo fare il percorso breve e prendiamo la strada a sinistra, in salita, costeggiata da prati. Poco più in alto  la strada diventa pianeggiante e dopo aver curvato, passiamo davanti all’isola ecologica. Da questo punto la strada diventa meno evidente, perché  meno transitata, ma abbastanza per vedere che gira a sinistra, in leggera salita,fino ad arrivare in cima ad un colle.

Fermiamoci. Qui abbiamo una visuale a 360° . In una giornata splendida come questa possiamo vedere, partendo da sud e girando verso ovest:Monte Sassano (o monte Calvario ) con il suo Eremo dei Carmelitani Scalzi, il territorio di Canale con in lontananza parte dei monti Ceriti e i monti della Tolfa. Ad ovest troviamo  la bandita di Canale con monte Cuoco,  poi una sella- l’Ara del Marmo, passaggio per arrivare a Civitella Cesi, e di seguito  i monti diVejano.

A nord,  parzialmente coperto  da dei vicini abeti, intravediamo in lontananza Monte Fogliano, poi ancora un pò coperto il territorio di Bassano,   e ora senza ostacoli i suoi boschi, ad est troviamo Monte Raschio e la sua Faggeta con il territorio di Oriolo ai suoi piedi,  e  ancora la castagneta della tenuta Odescalchi di Bracciano, fino, più vicino a noi,alle verdi colline tra Oriolo e  Montevirginio  per chiudere il cerchio. Ora riprendiamo il cammino  sulla strada  parzialmente inerbita, che fa una esse,  gira a destra , scende, segue l’andamento delle colline coltivate, fino ad intersecare una stradina. Giriamo a sinistra e proseguiamo dritti. Anche qua  nei periodi di pioggia è possibile trovare fango,in qualche modo bypassabile. Arrivati in fondo al rettilineo, fate attenzione a non andare diritti ma seguite la strada che va a destra. Ora stiamo attraversando una zona parzialmente boschiva .Continuiamo a  fino ad incontrare una casa, i cani  nel recinto al nostro passaggio, spezzano la loro tranquilla noia, abbaiano, e ci lasciano passare. Andiamo avanti ora  sulla bella strada alberata, e scorgiamo una poiana  che volteggia nel cielo, libera di bearsi della tiepida giornata invernale. Camminiamo ancora per un pò fino ad arrivare  a costeggiare,  a destra lungo una discesa,  una vecchia cava. Subito dopo ci troviamo ad un incrocio di strade. NON andiamo a sinistra, torneremo ad Oriolo passando da Montevirginio. NON prendiamo la prima alla nostra destra, in discesa con un cancello di legno – che porta alla mola Ceccarelli  e a ponte antico, un passaggio sul fiume Mignone. Prendiamo  invece quella seguente a questa, con le indicazioni per l’antica città di Monterano e i cartelli dell’ippovia.  La strada è  in salita e attraversa una tagliata in tufo, rigogliosa di vegetazione. Riconosciamo pungitopo, felci, aurum italicum, muschi, agrifogli, ginestre. Ora possiamo proseguire tranquillamente lungo questa piacevole strada apparentemente  sterrata, ma in realtà in cemento.
Cammin facendo se volgiamo lo sguardo a sinistra, si svela, non molto lontano, Canale,disteso sulle pendici di monte Sassano.Notiamo anche , lungo la via,dei resti di tombe etrusche nascoste dalla vegetazione e un vecchio portale,entrata di un’antica tenuta una volta coltivata a vigna. Ma la coltivazione egemone che osserviamo  in questa parte del percorso sono dei magnifici uliveti. Poco dopo il portale se volgiamo il nostro sguardo a destra, lontano davanti a noi, possiamo intravedere Tolfa. Continuiamo fino ad arrivare ad uno slargo, dove incrociano quattro strade. Difronte a noi   due strade biforcano, prendiamo quella a sinistra sempre con le indicazioni per Monterano. Percorsi 600m di questa strada  ancora piacevolmente alberata, troviamo sulla nostra destra il cancello dell’antico Casale Persi e subito dopo lo spiazzo con il parcheggio della Riserva Monterano. Superati i pannelli esplicativi, entriamo dal cancelletto pedonale in legno nell’area del parco. Scendiamo lungo lo stradone, passiamo davanti a degli ipogei ovoidali probabilmente etruschi, e percorsi 800m dal cancello, arriviamo al cospetto delle prime rovine dominate dall’acquedotto. Per accedere all’antica città vi consigliamo di NON prendere lo stradone principale ma il sentiero a destra  che passa sotto l’ultimo  arco a sinistra dell’acquedotto e  si inerpica verso le rovine di Palazzo Altieri. Il sentiero,che passa inizialmente tra le  rocce tufacee, ad un certo punto si divide , non andiamo dritti ,ma  saliamo i  gradoni in legno a sinistra,finiti i gradoni prendiamo  il sentiero a destra leggermente in salita. Aggiriamo le rovine  della chiesa di S.Rocco e ci  troviamo  innanzi alla facciata diroccata del palazzo ducale ,decorata dalla magnifica Fontana del Leone,opera del Bernini .
Pannelli esplicativi vi aiuteranno ad identificare gli altri edifici. Spiccano i resti di un campanile  romanico. Continuiamo oltre lungo la via che leggermente  scende tra i ruderi delle case.
Arriviamo così alla vasta spianata , dominata dalla magnifica  chiesa  di S.Bonaventura e ornata da una fontana ottagonale(copia). Fin qui abbiamo percorso 9km dalla partenza. Alcuni tavoli da pic nic ci inducono a fare una sosta e gioire della brezza che sulla rupe arriva dal  mare, non molto lontano.
Ora, volgendo le spalle alla facciata della chiesa, scendiamo per lo stradone a destra che passa nella parte bassa dell’antica città e torniamo verso l’acquedotto. Poco dopo, in uscita, all’altezza degli ipogei etruschi, prendiamo a destra il sentiero del Bicione (segnavia  rossi)  indicato con il cartello “cascata della Diosilla”. Scendendo ,passiamo davanti al”Cavone”, la Tagliata Etrusca ,ora parzialmente crollata, che era l’antica entrata della città. Arrivati in fondo , due gialle farfalle svolazzano allegre vicino al ponticello in legno su un torrente .Lo attraversiamo e giriamo  sullo stradone a sinistra. Prima di girare  guardiamo verso destra; di fronte a noi noteremo che la parete di roccia disegna  quello che ricorda il profilo di un indiano. Siamo ora nei pressi della solfatara. In fondo a sinistra possiamo vedere la polla solfurea, e vari torrenti  intorno,ma noi lasciamo la strada prima  di arrivare  alla polla e attraversiamo a destra  una zona di   rocce rese biancastre  dalle incrostazioni solfuree. Superiamo  il  ponticello  in legno e ci inerpichiamo lungo l’incantevole  sentiero che prosegue nella forra scavata dal torrente Bicione – affluente del Mignone.
Il Bicione crea cascatelle e giochi d’acqua e i passaggi tra le rocce di tufo e  la vegetazione tipica della forra- tra querce, felci rare,capelvenere, edere, rende il luogo fatato. Superiamo alcuni ponticelli  fino ad arrivare alla cascata di Diosilla. Ci sono versioni più o meno romantiche del perché si chiama così. Ma la versione più accreditata ci dice che, nei primi dell’800 una ragazza del posto (Diesella) ci cadde mentre si scavavano delle gallerie  di drenaggio per le vicine miniere  di zolfo. Dopo aver ammirato la   cascata torniamo un poco indietro e saliamo le ripide scalette, poi   facciamo pochi metri in salita e ci troviamo nei pressi del parcheggio Diosilla. Continuiamo in salita e alla biforcazione ci dirigiamo sulla strada asfaltata a sinistra, seguendo  anche i cartelli dell’ippovia che indicano Canale Monterano. La strada prosegue in salita fino ad intersecare Via Palombara. Ignoriamo i vari cartelli,e giriamo a sinistra. Percorriamo un tratto della via fino ad incrociare  a sinistra via Casali di Merenda, dove c ‘è un agriturismo che produce un ottimo formaggio e a destra  via di Monterano. Prendiamo quest’ultima, in salita.  Ormai siamo nell’abitato di Canale, nel rione Casenove, percorriamo tutta la via fino ad arrivare a Vicolo Sciale .Lo prendiamo e passiamo dietro la chiesa S.Maria dell’Assunta. Subito dopo giriamo a destra e ci troviamo sul corso principale del paese.   Sul corso ci dirigiamo a sinistra e poco dopo incontriamo via Primo Maggio, a destra  La breve salita ci conduce alla  fine del percorso, Piazza del Campo , dove troviamo il municipio di Canale  e l’autentica fontana ottagonale, originariamente posta a Monterano. E anche la scultura originale della Fontana del Leone è custodita all’interno del  palazzo comunale.  La traversata  finisce qui .E da qui potremmo ripartire per la traversata Canale- Oriolo attraversando monte Sassano e la tenuta dell’Eremo. Ma questa è un’altra storia.

Lanca di Motta Visconti – Ponte della Becca

Per info su canoa e precauzioni vedere il tragitto precedente porto di Marano – lanca di Motta ViscontiPercorso completo un giorno e mezzo.

Durata di questo tragitto, mezza giornata in base alla portata del Ticino lunghezza circa 30 km. Per info portata acqua www.laghi.net

Il percorso

Usciti dalla morta della lanca la corrente  vi sveglierà improvvisamente portandovi la punta repentinamente a sud . Dopo un’ ora circa vi troverete al cospetto del ponte di barche di Bereguardo. L’originale struttura è transitabile solo sulle arcate di destra che sono rialzate. Il resto del ponte è sorretto da barche e la luce è poco più di un metro , per cui si rischia di battere il capo e non è possibile vedere se vi sono residui. Se doveste fermarvi in sponda sinistra, ricordatevi di fare il traghetto per rimettervi in sponda destra altrimenti andreste a sbattere portati dalla corrente come è capitato al sottoscritto in una dei primi tragitti.

Il fiume ritorna in un unico braccio e la corrente diminuisce la sua velocità. Siamo ormai in pianura e ci avviciniamo al Po che frena l’entrata dell’acqua. Dopo il ponte dell’autostrada che non presenta difficoltà il fiume fa diverse virate secche con sponde alte che tenta inesorabilmente di erodere. Troveremo anche ampie spiagge di sabbie e ciottoli senza anima viva se non uccelli. In particolare aironi e garzette sono compagni durante il viaggio, ma non mancano cormorani, germani e gabbiani.

Il ponte della statale annuncia Pavia, che attraverseremo al completo passando anche sotto il magnifico ponte coperto.

Se siete fortunati potreste imbattervi anche nelle periodiche gare organizzate dalla canottieri tra “barchin”. Le tipiche imbarcazioni di fiume, che avevano la possibilità anche di risalire con lo spuntone che spinge sul fondo. Nota interessante le gare finiscono con mangiate nella sede sopra il fiume in cui è facile essere invitati come appartenenti al popolo del fiume.

Il Ticino perde la sua parte selvaggia della parte nord, per diventare più amichevole e abitato da persone che lo frequentano più assiduamente parlandone come di un grande amico .

In questa parte di fiume sempre più presenti oltre alle imbarcazioni a motore (purtroppo ) anche le case galleggianti ormeggiate.

Ve ne sono alcune che sono diventate anche posti di ritrovo . Una su sponda sinistra dopo Pavia ad esempio l’abbiamo frequentata per anni. Animata da un’allegra combriccola di vecchietti è un posto che migra a seconda dei capricci del fiume. La prima volta che l’abbiamo scoperta era in mezzo ad un bosco a circa 5 metri sopra di noi adagiati sulla superficie del fiume. Infatti il Ticino in una delle sue piene periodiche l’aveva alzata sopra l’argine e l’aveva depositata in un pioppeto a decine di metri dal suo corso.

Qualche stagione dopo l’avrebbe riportata e cullata con le proprie acque. Questo movimento a pendolo è ovviamente tema di discussione per tutti i vecchietti della “barca nel bosco”.

Se vi capita fermatevi ,che un bicchiere non ve lo negheranno assolutamente assieme a qualche storia di fiume.

Le sponde in quest’ultimo tratto vedono la presenza più di fango che sabbia e in questo il Ticino comincia a contaminarsi con il fratello maggiore Po.

L’ultimo rettilineo che ormai dovete fare a braccia in quanto la corrente vi ha abbandonato vi permette di vedere il ponte della Becca che mette in comunicazione la Lombardia con l’Emilia e di vedere il lontananza il profilo delle colline appenniniche.

Il Ticino a quel punto vira verso est portandosi quasi parallelo al Po e vuol farvi vedere la differenza delle sue acque azzurre con quelle limacciose (e inquinate) del Po. Per diverso tempo rimarranno parallele come un ghiacciolo bicolore per poi infine fondersi in unico che porta al mare.

Per cui avrete già superato la Becca e vi toccherà tornare indietro, sognando  però la prossima volta in cui prenderete coraggio e vi dirigerete verso il mare seguendo il Po, che non è selvaggio come il Ticino ma il suo fascino lo mantiene.

Porto di Marano Ticino – Lanca di Motta Visconti

Itinerario lungo il Ticino in canoa/kayak di una giornata. Il tempo impiegato varia ovviamente in base alla portata del fiume. Il periodo migliore è la tarda primavera quando il fiume è gonfio delle piogge e delle nevi sciolte dell’inverno, evitando comunque le piene eccessive. Da evitare i periodi di magra, altrimenti più che navigare c’è da scarpinare. A questo proposito un discorso a parte andrebbe fatto per il mantenimento del flusso minimo vitale . Infatti il Ticino è regolato tramite le dighe di Porto della Torre e del Panperduto all’uscita dal Lago Maggiore. Essendo che l’acqua è diventata e sempre più lo sarà, un bene prezioso, questa viene contesa, tra i rivieraschi del lago e i risicoltori della bassa. Il risultato è che rischia di rimanere senza acqua la flora e la fauna del fiume.

Il percorso

Il luogo di partenza di questa escursione è situato in riva al Ticino dopo la prima grande ansa in cui il fiume ritorna verso nord come in un tentativo di riimmettersi nel Lago maggiore da dove è da poco uscito. La  località si chiama Porto di Marano Ticino. Il luogo, ricorda nel toponimo la possibilità di approdo e l’antico guado . Alcune fonti riporterebbero addirittura la presenza di un ponte romano. Come testimoniato è luogo di passaggio dell’antica via che portava da Novara a Como , passando per il monastero al di là del fiume di Castelnovate. Più recentemente,  vi era un ponte poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale , dopodiché vi è stato  un imbarcadero collegato con una fune che trasportava a pagamento le genti da una sponda all’altra . Lì vicino in riva al fiume si può ora ammirare l’antica dogana sabauda ora residenza privata.

Il luogo permette il posteggio dell’eventuale auto e il facile accesso al fiume. Il percorso si snoda in un panorama selvaggio. Le zone in cui si intravvede la presenza antropica sono veramente poche e limitate alle immediate vicinanze dei ponti che attraversano il fiume . La navigabilità è abbastanza agevole in genere sono presenti rapide di secondo grado e quindi abbordabili anche da principianti.

Il Ticino, come tutti i fiumi prevede un buona dimestichezza con l’acqua . La possibilità di ribaltarsi è sempre presente, soprattutto per la presenza di rami e tronchi e ostacoli improvvisi. L’importante è mantenere la calma e raggiungere la riva. E’ ovviamente consigliabile non essere da soli e avere con sé l’attrezzatura minima di sicurezza. Per chi fosse abituato al lago o il mare, il fiume è abbastanza diverso, soprattutto perché bisogna anticipare i cambi di direzione, perché la corrente ci porta in un attimo contro l’ostacolo che vedevamo in lontananza. Il nostro apparato percettivo non ci permette di valutare la velocità in quanto percepiamo solo quella relativa all’acqua. In realtà l’acqua si muove ben veloce alle volte anche troppo. Solo osservando la riva ce ne accorgiamo o quando … siamo caduti in acqua !

Posso testimoniare dopo aver fatto questo giro innumerevoli volte in 15 anni , che è sempre diverso. Il fiume ad ogni piena cambia il proprio corso, per cui ogni volta va prestata attenzione e nei punti critici, merita un momento di sosta e verifica dalla riva per valutare il percorso più idoneo, soprattutto in prossimità dei ponti dove si creano rapide , mulinelli e la presenza di massi può creare situazioni spiacevoli.

Tutto è comunque superabile e affascinante. Personalmente ho iniziato a girare per il Ticino senza nessuna preparazione tecnica utilizzando una canoa a due posti gonfiabile. Ma ho visto scendere persone con gli attrezzi più improbabili.

Dopo la doverosa premessa entriamo nei dettagli de viaggio. Lasciato il porto di Marano, si incontrano diverse anse del fiume contornate da fitti boschi dopo un ora circa si arriva al ponte di ferro di Oleggio. Si tiene la destra . Dopo il ponte , lo spuntone alle volte sommerso “La Paladella” ,  permette la partenza del canale industriale , che va ad alimentare il naviglio grande e porta a Milano. Non percorribile.

Sempre sulla destra vi è una spiaggia d’estate molto affollata con la possibilità di un caffè al chiosco lì presente.

Dopo un’altra oretta, si arriva alla filarola che permette l’uscita del canale Langosco sulla destra. Poco prima c’è una spiaggia attrezzata con bar attiguo. Conviene fare sosta e valutare la situazione. Se c’è acqua, in genere non vi sono problemi perché la filarola è sommersa e al limiti si tratta di fare una salto in corrente diritta. Con poca acqua ho provato a vedere una scarpata di 5 mt di dislivello, con un rigagnolo che usciva ai piedi della diga. In queste condizioni, o anche se si vuole fare un giro alternativo , conviene prendere il Langosco. Il largo canale si immerge nella foresta con le liane che spesso toccano il pelo dell’acqua e gli alberi che fanno da soffitto della galleria. L’acqua veloce, ma silente grazie alle sponde diritte, vi porta in poco tempo allo sbarramento della centrale idroelettrica. Sbarcare a sinistra e bisogna portarsi a spalla il mezzo per un centinaio di metri. Ci si immette nel Treccione. Che con buona corrente si riimmette nel Ticino in prossimità del ponte di ferro di Turbigo.

Se non avete preso il Langosco, ne giro di una mezz’ora vi troverete comunque nei pressi del ponte di Turbigo, dopo aver costeggiato qualche isola di ciottoli che il fiume crea ogni anno con forme diverse.

Anche questo ponte in genere non crea problemi è un altro posto molto frequentato in estate. In genere è comunque preferibile tenere le campate di destra. Il Ticino continua in un unico braccio sino ad arrivare ai ponti affiancati di Magenta. Qui conviene prendere il canale che diparte parallelo sulla destra e che formando un by-pass porta dopo un chilometro nell’alveo del fiume. Si possono fare anche le arcate, ma bisogna verificare bene le condizioni.

Dopo un po’ il Ticino inizia a dividersi in braccia di fiume che si intrecciano, si fondono e si dividono ogni volta in modo diverso e in base alla portata d’acqua. E’ divertente cercare di prendere quello più veloce, ma molte volte si scopre che quello che all’apparenza ha più portata poi si riduce a scapito di altri. Soprattutto se si è più imbarcazioni diviene un gioco e una sfida che spesso finisce con gavettoni e gente a mollo.

Purtroppo comincerete a vedere della schiuma sulla superficie ed è dovuto all’entrata dello scolmatore dell’Olona. Il canale dovrebbe portare le acque putride soprattutto in caso di piena, ma di fatto lo fa costantemente portando ad un peggioramento visibile della qualità delle acque.

Al successivo ponte quello di Abbiategrasso in genere conviene tenere la prima campata di destra. Una sosta prima del ponte per un sopralluogo conviene. Spesso le luci delle arcate possono esse ostruite da tronchi e massi.

Mi ricordo ancora la prima volta che ho attraversato il ponte . Un sinistro rumore di cascata aumentava di volume al nostro avvicinarsi ed essendo noi a 50 cm dalla superficie, la visuale era praticamente nulla , per cui mi ricordava molto i cartoni animati con paperino che precipitava in una immensa cascata senza fine. Il desiderio era di pagaiare indietro per allontanarci, ma la corrente inesorabile, ci portava al nostro destino. Per fortuna il salto non era più di un metro e dopo aver imbarcato la nostra dose d’acqua ci siamo fermati a ridere per la nostra impreparazione agli eventi .

Poco dopo in sponda sinistra si trova una lanca (profonda insenatura o braccio morto del fiume) dove è possibile attraccare e bere qualche cosa. Vi è anche una struttura ricettiva in cui si può dormire e mangiare:

Colonia Enrichetta http://milano.corriere.it/milano/sport-benessere/490_scheda.shtml?refresh_ce-cp

Ancora un paio d’ore di navigazione e si arriva nei pressi della lanca di Motta Visconti. Bisogna prestare attenzione, perché l’entrata  non è sempre facilmente visibile sul lato sinistro , nascosta spesso da isolotti di ciottoli. Conviene chiedere ai pescatori che troverete sul tragitto che sapranno indicarvi, essendo il luogo dove tengono la propria imbarcazione .

La lanca molto profonda, presenta acqua quasi ferma e verso il fondo  alcuni locali. In genere ci fermiamo nell’ultimo , dove è possibile ormeggiare e la signora della Trattoria San Rossore, permette di piazzare la tenda nel prato antistante il ristorante. Sappiate che le zanzare sono assicurate . Il menù in qualsiasi stagione è a base di polenta, selvaggina e affini. Prezzo modico e apprezzerete la morbida erbetta sotto la schiena dopo una giornata in cui le spalle hanno lavorato.

Il tragitto è abbastanza lungo circa 60 km per cui si arriva giusto per cena .