Eremo dei Romiti – Rifugio Padova

Ode al polpaccio e alle sue potenzialità: misconosciuto dalla poesia montanara, dedita solo a picchi e ferrate, lavora rasoterra soffocato dal calzettone e non gode mai del paesaggio come farebbe, che ne so, un avambraccio. Non importa se esile o muscoloso, presta servizio senza esser visto, si allunga silenzioso nell’oscurità, come pompa idraulica che porta acqua alla città. Famoso per gli anta quello di Sebino, oggi fa rima con Paolo Zuccarino.

Il percorso

Dall’Eremo dei Romiti ci dirigiamo verso il bel dondolo alla cui sinistra c’è una strada ben evidente che scende. In breve si arriva in fondo alla discesa e qui troviamo le indicazioni a destra per il Rifugio Cercenà, nostra tappa intermedia e dopo poco un pannello informativo del Troi dell’Orse. Da qui andiamo per il sentiero in leggera salita accanto alla panchina. Con una discesa a zig-zag arriviamo ad una splendida parete di roccia con una scultura di legno raffigurante un orso, molto bello. Ancora in discesa e si arriva ad una fonte e ad un ponte sul torrente. Il sentiero, davvero incantevole, è accompagnato da tabellazioni in legno con indicazioni di piante, animali e mestieri del posto.

Si giunge dunque alla fine del sentiero in una radura con lo stesso pannello dell’inzio e qui si prosegue passando accanto al fienile in legno, per il sentiero numero 345. Con una salita decisamente ripida si arriva ad una pietra trigonometrica, si apre la vista sul Monte Tudaio ed il Cadore e se sbirciamo tra le fronde possiamo vedere il nostro punto di partenza, l’Eremo dei Romiti.

Giunti al Fienile Dalego troviamo un crocifisso accanto a cui parte un sentiero in piano nel bosco e dopo breve le indicazioni a destra per il Cercenà. Arrivati al Cercenà proseguiamo per l’asfaltata che in poche decine di metri vi porta ad un bivio da imboccare ovviamente in salita a sinistra. All’altezza della località Antarigole (1101 s.l.m) consigliamo di prendere il sentiero a destra per il Padova, in quanto più naturale e bello, lasciando quindi l’asfaltata. Il sentiero si mantiene sempre sulla destra idrografica del Torrente Talagona, poi passa dall’altra parte con un ponte e abbiamo una bellissima vista sugli Spalti di Toro. Sempre avanti per questa salita nel bosco e si arriva al Rifugio Padova, sotto la corona delle montagne.

Codissago – Ospitale di Cadore

Le pareti di roccia si stringono sempre più al passaggio, il Piave scende verso le profondità della gola, mentre parallelamente le montagne si alzano verso le nuvole.  Linee immaginarie nella mente di chi cammina, uno spartito su cui si compongono i pensieri più alti.

Il percorso

Da Codissago prendiamo Via XX Settembre verso Castellavazzo, passando davanti al Museo Etnografico degli Zattieri del Piave. Immediatamente dopo il ponte sul Piave, sulla destra, c’è una strada che sale nel bosco che dopo breve vi fa uscire sulla asfaltata. Qui bisogna andare per l’evidente pista ciclabile a destra, sempre ombreggiata. Lasciandoci dietro Castellavazzo senza esserci passati entriamo in un paesaggio stupendo, dentro a gole rocciose e sotto montagne altissime. La strada si riavvicina alla statale all’altezza di un acquedotto e si rinnesta su di una strada utilizzata dalle automobili, seguendo le indicazioni della ciclabile e dell’E1 sempre a destra. Dopo nemmeno 1,5 km arriviamo a Termine di Cadore, piccolo e delizioso paese e qui troviamo anche una buona fontanella, proprio davanti alla scuola elementare. Continuiamo e dopo breve andiamo a sinistra per il cimitero in salita e subito dopo troviamo un passaggio a livello. Oltrepassatolo vediamo che la strada diventa brecciata, nel bosco e siamo sulla Claudia – Augusta. Ad un tratto sulla destra si apre una deviazione che va in piano, lasciando la brecciata fatta fin qui. Siamo sempre sulla Via Claudia – Augusta – Altinate. Questo bel sentiero ad un certo punto scende vertiginosamente verso destra con dei corrimano ferrati da poter usare in tutta sicurezza, giungendo ai piedi del ponte della ferrovia, in un tratto molto suggestivo.

Si prende a sinistra la asfaltata (trafficata) e ad un tratto, poco prima della stazione, si trova sulla sinistra un sentiero ricavato nel terrapieno che ci fa saltare alcune centinaia di metri di asfaltata e vi porta alla stazione stessa. Con delle scalette e una deviazione a sinistra si giunge a Ospitale di Cadore.

Olbicella – Azienda Agricola Carreno

TERZA TAPPA DELL’ITINERARIO “IL CUORE VERDE (MORSASCO) – AZIENDA AGRICOLA CARRENO (GENOVA VESIMA)” 

Descrizione:  Dal ponte sul Torrente Olbicella procedi lungo la strada provinciale 207 in direzione Tiglieto (bassissimo traffico veicolare e bellissimo panorama sul torrente Orba alla tua sinistra), entrando in Liguria e giungendo nella piana della Badia di Tiglieto (Parco Regionale  del Monte Beigua). Dopo 3.2 km, In prossimità di una area di sosta, svolti a destra lungo un sentiero che conduce nei pressi dell’edificio, risalente alla fine del 1100, sede della prima abbazia Cistercense in Italia. Oltre alla necessaria visita, meriterebbe una digressione anche il ponte pedonale sul torrente Orba, risalente al 1600, posto un poco più a nord, parallelo alla SP 41 (Rossiglione –Urbe). Per proseguire, invece, aggiri la Badia sulla sinistra esternamente alla recinzione e, oltrepassata una sbarra, prosegui sul sentero “cerchio barrato giallo” su un’antica mulattiera, che con alcuni tornanti risale fino a reincontrare la strada provinciale 41; procedi in salita (direzione Urbe) per qualche centinaio di metri fino a che, seguendo il segnavia, svolti a sinistra in discesa, nel bosco, fino ad oltrepassare “casa Quizza” e giungere presso una passerella sul T. Orba. (+3.3 km, 6.5 km dall’inizio). Seguendo il sentiero sulla boscosa sponda opposta (loc. Ferriera Inferiore), procedi sulla destra orografica verso valle, incontrando una passerella sul Rio della Gerla e un successivo guado su un ruscello di dimensioni molto modeste. Il sentiero diventa una sterrata che risale il pendio piuttosto decisamente fino a “Casa Reborina” ove incontri il sentiero “triangolo giallo”, che proviene da sinistra (Tiglieto) e va seguito sulla destra, in direzione “Colla Minetti”. Giungi in breve ad un incrocio nei pressi di una cascina in cui  devi procedere a mezza costa, ignorando due deviazioni a destra in discesa ed una a sinistra in salita. Uscito dal bosco, giungi presso un gruppo di case e procedi innanzi per scendere a guadare nuovamente il Rio della Gerla; sulla sponda opposta incontri ancora un gruppetto di case che oltrepassi per risalire ancora, incontrando uno sdoppiamento dell’antica mulattiera (il segnavia segue la destra) e giungendo presso l’asfalto (strada Tiglieto – Acquabianca) a Colla Minetti, quota 550 m circa, (+2.4 km, 8.9 km dall’inizio). Da questo punti segui il sentiero che scende (tra alcune case) rispetto alla strada asfaltata, per giungere alla omonima borgata. Da qui segui l’asfalto (sulla sinistra) fino a reincontrare la strada principale, che segui in direzione Acquabianca, fino al ponte sul T. Carpescio. Svolti a sinistra (prima del ponte) in via Ferriera Bassa, oltrepassi l’ennesimo gruppo di case e procedi lungo l’amena valle fino alla confluenza tra il Rio Rosto ed il Rio Baracca (trovi un bel laghetto), ambedue da guadare (è il guado più impegnativo); sulla sponda opposta la mulattiera risale tra i due corsi d’acqua dirigendosi verso sud. In quasto punto è presente una deviazione (non segnata) che risale la sinistra orografica del R. Baracca fino a giungere ad un splendida cascata (circa 30 min A/R). Seguendo la mulattiera ed il segnavia, risali fino ad un pianoro a quota 680 (ove incontri i resti di una cascina) e successivamente giungi ad un bivio nei pressi Ca’ Batin ove devi svoltare a sinistra, in salita, su una pista sterrata (+3.2 km, 12.1 km dall’inizio). In breve arrivi ai ruderi di case “Gattazze” ove trovi un’interessante chiesa campestre a pianta circolare; ritornato sul sentiero, continui a salire in mezzo alla faggeta fino a quota 750 circa, ove la sterrata procede a mezza costa della Valle del Rio Baracca regalando un bel panorama sul Bric del Dente e sul tuo prossimo punto di valico. Giunto ad un nuovo guado nei pressi di una presa dell’acquedotto, segui la sterrata ancora per circa duecento metri e la abbandoni per seguire sulla destra, in salita, il sentiero “triangolo giallo” (+3.1 km, 15.2 km dall’inizio). In breve giungi ad una prima selletta a quota 850 circa ove svolti a sinistra, sempre in salita; arrivi a quota 910 ove il sentiero si biforca, abbandoni il segnavia sulla sinistra e procedi sulla destra, in falsopiano, sino ad incontrare, dopo un ultimo strappo, la strada Provinciale del Faiallo (+1,3 km, 16.5 km dall’inizio). Procedi sull’asfalto fino ad incontrare il segnavia “Alta Via dei Monti Liguri”, che seguirai fino al valico stradale (quota 1060 mt), ove nei pressi di un’area Pic-Nic svolti a sinistra e raggiungi il Posto Tappa AV “La Nuvola sul Mare” (+ 2.0 km, 18.5 km dalla partenza). Dopo una doverosa sosta, ignori il segnavia AV che scende verso casa Tassara (direzione Passo vaccheria), e risali su prati alla sinistra (sempre segnavia AV, direzione Passo del Turchino) fino ad una selletta ove trovi la partenza di più sentieri; lasciando l’Alta Via alla sinistra, segui alla destra il sentiero “X rosso” con indicazione Passo della Gava, che dopo 80 metri, svolta a sinistra per aggirare il Cian del Toe, guadagnando il versante Ligure e scendendo verso Est in falsopiano (questo è il punto più problematico per l’orientamento!). Dopo aver incrociato il sentiero “Fabbriche – M. Reixa”, segui in discesa seguendo il contrafforte Est del Monte Reixa fino ad incontrare il sentiero proveniente da “Fabbriche”, che abbandoni sulla sinistra per proseguire sulla destra. Passi la spettacolare cascata da cui origina il Rio Malanotte e proseguendo giungi nei pressi del bivacco “Saiardo- Gilwell”; in breve giungi al passo della Gava, quota 750 m (+ 3,5 km, 22 km dalla partenza). Dalla selletta prendi verso Est, in salita, il sentiero per Crevari (sempre segnavia “X rosso”), per aggirare la pendice sud del Monte Tardia di Levante e successivamente la pendice sud del Monte Pidocchio (attenzione! Alcuni tratti esposti). Nei pressi del bivacco “casa ex dazio” ignori il sentiero che scende sulla destra e procedi attraversando una selletta e scendendo fino a quota 505 circa, ove sottopassi una linea elettrica ed attraversi una sterrata che sale dalla tua sinistra. Incontri una fonte e continui a scendere, su sentiero che a tratti assume le caratteristiche di una “crosa” lastricata. A quota 460 pieghi a destra ignorando la “traccia del metanodotto” che scende rettilinea e successivamente ignori un sentiero che scende alla tua sinistra. Giungi ad un quadrivio a quota 380 circa (nei pressi di due linee elettriche) dove ignori la sterrata che proviene dalla tua sinistra e scende alla tua destra, seguendo sempre il sentiero ed il segnavia. Giungi infine in Via Superiore dell’Olba (nome che ti fa riflettere sull’origine del tuo itinerario) ed incontrando l’asfalto, scendi a sinistra. Ancora 250 metri di asfalto e svolti a destra su una strada sterrata in falsopiano, che seguirai (ignorando una deviazione in discesa sulla sinistra nei pressi di un cantiere) per giungere alla tua destinazione! (+5.0 km, totale 27 km). Troverai una casa rurale bianca situata a mezza costa, ove risiede l’ “host Carreno”,con splendida vista sulla costa sottostante, che è possibile seguire con lo sguardo fino a capo Noli. Il territorio circostante è straordinariamente curato ed integro, pur essendo poco distanti da una grande città,  e comprende piccoli terrazzamenti coltivati, prati e zone boschive che scendo quasi fino al mare

Pixinamanna – Is Cannoneris

Il presente percorso proviene dall’archivio on-line “Sardegna Sentieri” (http://www.sardegnasentieri.it/), un progetto che vede molti collaboratori, tra cui il CAI, la Regione Sardegna e il Comune di Sassari.

Descrizione:

La partenza del sentiero è presso la struttura Ente Foreste di Pixinamanna (102 m s.l.m.), raggiungibile proseguendo la strada cementata che reca ai centri di Sardegna Ricerche (polo scientifico “Polaris“) nel comune di Pula.

Dalla partenza, il sentiero segue l’affascinante greto del Riu Palaceris, passando per lunghi tratti sopra ciò che resta della sede viaria di un antico trenino a scartamento ridotto. Il greto è sconvolto dalle alluvioni, ma il passaggio è sempre abbastanza agevole. Si raggiunge la località Dispensa Tonietti (220 m s.l.m.), ora ristrutturata dall’Ente Foreste.

Lasciando sulla sinistra la Dispensa Tonietti e superato un ponticello in pietra, si prosegue per una antica carrareccia di carbonai, in decisa salita, arrivando a S’Arcu de Montixi (646 m s.l.m.) presso una sorgente ed una vasca utilizzata per l’antincendio.

Una mulattiera in mezzo ai corbezzoli permette di raggiungere la cresta, estremamente panoramica, che porta a S’Arcu de is Cerbus (550 m s.l.m.): come dice il nome, è qui possibile osservare spesso questi animali. Si ridiscende fino al Riu Crapitta, presso l’omonimo ovile, risalendo di poco il fiume per raggiungerlo e si risale su un’ampia spalla, prima sotto la lecceta ed infine in una zona di rimboschimento, con la vista che si apre all’intorno. Da qui, una semplice sterrata porta in breve a Is Cannoneris (717 m s.l.m.).

Recco – Serra

Recco – Serra (Fraz. di Cicagna)

Descrizione: itinerario escursionistico che collega Recco con la Val Fontanabuona, ricalcando nell’ultimo tratto una mulattiera storica non ancora contrassegnata da alcun segnavia. Lungo il percorso possibilità di digressioni verso il Monte di Portofino, verso il Santuario di Montallegro (Rapallo) o verso Genova (Colle Caprile – Monte Fasce – Val Bisagno). Sebbene l’itinerario sia relativamente vicino alla costa, si consiglia di procedere con estrema cautela in quanto presenta alcuni tratti esposti, altri molto scivolosi soprattutto con tempo umido. Fuori dal periodo estivo prestare attenzione alle condizioni meteorologiche in quanto spesso il percorso è interessato da nebbia e precipitazioni (anche nevose in inverno). Vivamente sconsigliate le scarpe da ginnastica.

Uscendo dalla Stazione Ferroviaria di Recco, procedi alla tua destra su scalinata in discesa, costeggiando e sottopassando il viadotto ferroviario: nei pressi della spalla Nord-Est del ponte si diparte un viottolo in salita, che incrocia ed attraversa via Gerolamo Speroni (sentiero segnavia “triangolo rosso”). Sebbene in pieno centro urbano, oggi incontrerai ben poco asfalto, in quanto il tuo percorso procede prevalentemente su viottoli, scalinate e tra coltivi. Bello il panorama sulla costa, attenzione alle (numerose) svolte in quanto in alcuni tratti il segnavia è sbiadito (consulta la traccia GPS). Con una pendenza di tutto rispetto, pian piano guadagni quota e incontri sempre meno abitazioni: dopo un “capanno” con adiacente area pic-nic (zona privata, chiedere permesso!), procedi oramai nella vegetazione fino a guadagnare il primo scollinamento: sei sul crinale a nord del Valico della Ruta (che già da epoca Romana superava il Promontorio di Portofino). Alla tua destra potresti raggiungere il suddetto promontorio, mentre alla tua sinistra (cioè verso Nord) il sentiero prosegue (coincidenza con sentiero “due cerchi rossi”, direzione Colle Caprile) con un tratto a mezza costa veramente scivoloso in caso di fango. Senza più grossa pendenza superi una neviera e guadagni un pianoro da cui puoi ammirare uno splendido scorcio sulla costa; davanti a te, preceduto da una scalinata molto caratteristica, il Santuario di N.S. di Caravaggio. Raggiunto quest’ultimo, procedi sul retro dello stesso e riprendi il sentiero che in breve scende al Passo Del Gallo. Dopo un ulteriore tratto di mezza costa, trovi una successiva deviazione, mantenendo la destra (sinistra= Colle Caprile, destra = Monte Manico del Lume). Inizia un tratto abbastanza scosceso con alcuni passaggi difficili, molto panoramico, esposto a meridione. Trovi una fonte (generalmente asciutta d’estate) e ti immetti su una bella mulattiera che proviene dalla tua destra da Chignero, frazione di Rapallo. Sei praticamente al punto di valico (650 m. slm), panorama eccezionale ed ambiente molto impervio, sebbene a due passi dal mare in linea d’aria. Di fronte a te la vetta del Monte Manico Del Lume, raggiungibile con sentiero attrezzato. Alla tua sinistra un’ulteriore deviazione che segue il crinale in direzione colle Caprile (sentiero “due croci rosse”).  Dopo un breve passaggio intagliato nella roccia inizi la discesa su percorso a tratti selciato  con pendenza piuttosto costante, che seguendo la sinuosità del pendio, digrada verso il fondovalle del Torrente Lavagna. Ti immetti su un sentiero più importante proveniente dalla tua sinistra ed in breve giungi alla loc. Serra, frazione di Cicagna. Da qui mediante strada asfaltata o traccia di sentiero (poco battuto) in circa 15 minuti guadagni la “ciclovia dell’Ardesia” e muovendoti verso valle, il centro di Cicagna.

Santuario delle Rocche – Moretti

SANTUARIO N.S. DELLE ROCCHE (MOLARE) – OLBICELLA – MORETTI (PONZONE)

Tu che ami boschi selvaggi e ruscelli incantati non potresti trovare miglior modo di attraversare a piedi la media Valle dell’Orba, proprio dove dalle propaggini più meridionali della Pianura Padana inizia ad elevarsi l’Appennino. Portati pure asciugamano e costume d’estate, canestro da funghi in autunno, ciaspole d’inverno e macchina fotografica in primavera!

Interessante percorso su strade sterrate e sentieri che passando sulla sinistra idrografica del Torrente Orba collega nel comune di Molare la frazione N.S. delle Rocche (210mt s.l.m) con la frazione di Olbicella(380 mt  s.l.m), ed infine l’abitato di Moretti (725 mt s.l.m, frazione di Ponzone), posto sulla destra idrografica del Torrente Erro, da cui facilmente si può raggiungere lo spartiacque appenninico savonese (M.te Beigua- giovo Ligure). in prossimi porta del Parco delle Capanne di Marcarolo. L’itinerario  può essere percorso in qualunque stagione sebbene nei mesi invernali richieda adeguato equipaggiamento per la copiosa presenza di neve: causa la presenza di numerose deviazioni è consigliabile l’utilizzo di un apparecchio GPS in quanto i sentieri non sempre sono segnati: esistono nella zona alcuni sentieri CAI (segnavia bianco-rosso) che però non vengono volutamente citati in quanto potrebbero creare confusione.

Sei nel piazzale sottostante al Santuario di N.S. delle Rocche, a fianco all’ ex Trattoria: davanti a te inizia la salita verso il Santuario, che supererai alla sinistra entrando nel bosco. Procedi sullo sterrato principale  in decisa salita (ignorando alcune deviazioni dapprima sulla tua sinistra, successivamente sulla tua destra) per guadagnare un evidente pianoro in mezzo al bosco; superatolo, sali di nuovo decisamente: la strada piega a sinistra (alcune deviazioni a destra da ignorare) e la pendenza si fa più dolce: sulla tua sinistra una piccola edicola votiva: procedi ancora oltre per qualche centinaio di metri ed arrivato ad un incrocio, vai a destra in falsopiano.(*) Scorgi alcuni ruderi di cascine (loc. Bancarelle), ed in uno spiazzo frequentemente allagato cerchi, GPS alla mano, una mulattiera che sale abbastanza ripida sulla sinistra e procede sempre in salita fino ad intersecare una evidente pista forestale che va attraversata; dalla parte opposta trovi un evidente sentiero che prosegue in salita e si immette successivamente in un’altra mulattiera (all’intersezione svolta a destra); ancora un po’ di salita e giungi ad un pianoro, recentemente disboscato, in cui noti una traccia che sale decisa a sinistra, fino a guadagnare in mezzo al bosco una selletta: sei arrivato alle pendici del Monte del Ratto (vetta 685 mt s.l.m.), e ti godi uno stupendo panorama sulla Valle del Rio Meri; mentre ti asciughi il sudore (anche d’inverno!) pensa che dovrai scendere là sotto e risalire il versante opposto.

Dopo una meritata sosta noti che la tua ascesa è culminata su una strada battuta: prenderai a sinistra in discesa; bel panorama, ora qualche conifera disseminata nella monotonia del castagno vista fino ad ora; non puoi sbagliarti, segui per un po’ il percorso principale, fino ad un pianoro dove è presente una deviazione a sinistra in discesa (segnavia bianco-rosso): sei in un punto in cui il bosco dirada: procedi oltre con attenzione lungo un sentiero non sempre bene evidente, dovresti giungere ai piedi di una sommità (Bric Gheia 625 mt s.l.m.) da cui inizia in breve una lunga discesa abbastanza tecnica in quanto le acque meteoriche hanno trasformato il sentiero in un canale;  perdi decisamente quota, ma ti mantieni ancora alto rispetto al Rio Meri. Il sentiero sembra ora indugiare sulla sinistra orografica, attraversa un pianoro, risale brevemente e, nei pressi di un incrocio (svolta a destra in discesa) finalmente ti sembra di poter finalmente raggiungere il sottostante guado (390 mt s.l.m.). In questo tratto trovi un segnavia CAI Bianco-Rosso 556 che potrai seguire, sempre con la dovuta attenzione. Guaderai, se il Rio te lo concederà (attenzione nei periodi piovosi potresti anche dover tornare indietro). Sulla sponda opposta prosegui qualche decina di metri contro-corrente e trovi un ripido sentiero che si inoltra nel bosco: impossibile descrivere tutte le deviazioni presenti, segui il GPS o il segnavia ma ragiona sempre con la tua testa: devi arrivare alla fine della salita in prossimità di un traliccio dove guadagni un crinale in falso piano che ti porta alla località “Franchin” (555 mt s.l.m). (**) Qui si moltiplicano sentieri e segnvia: guarda sulla tua sinistra, si apre la vallata dell’Orba, anche se Olbicella è ancora lontana. Procedi lungo un’evidente sterrato in discesa (ignorando una deviazione a destra in salita), dapprima passi nei pressi di una cascina, successivamente ad un evidente bivio (loc. Casa Bruciata), prendi lo sterrato a destra. Il percorso è paesaggisticamente molto interessante e vario, in alcuni tratti ricorda le strade militari del vallo alpino: segui sempre a mezza costa incontrando ulteriori cascine (Garonni, Alberghino, non abitate regolarmente) ed altrettante deviazioni, ad un certo punto hai addirittura la sensazione di fare un ampio giro attorno ad uno stupendo cascinale diroccato (Nespolo). Dopo una sbarra (che oltrepasserai) ad ancora qualche centinaio di metri fai attenzione ad una deviazione sulla sinistra (che evita di farti finire nel cortile di una cascina): incontri la stessa strada che hai abbandonato poco fa, prendi a sinistra in discesa e subito dopo a destra, in mezzo a spettacolari conifere. Con alcuni tornanti scendi ad Olbicella, nei pressi del mulino (fai attenzione: lungo la discesa in corrispondenza di un tornante ed un gruppo di case, una deviazione sulla destra con tanto di indicazioni potrebbe farti allungare di molto il percorso).

Incontri l’asfalto, segui la strada provinciale in direzione di Tiglieto per quasi due chilometri: in corrispondenza del ponte sul Torrente Olbicella volgi a destra, lungo uno sterrato in piano; altri due-tre chilometri ed una passerella sulla sinistra ti fa attraversare il corso d’acqua. Sei entrato nella valle di uno dei più spettacolari ed incontaminati affluenti dell’Orba: procedi lungo un sentiero a sbalzo (attento a non cadere) evitando di entrare nella cascina “pian del Fo”; guadi un rigagnolo, trovi una mulattiera che segui in salita fino ad un evidente bivio a destra: procedi lungo un pianoro  ed arrivi (sempre sulla tua destra) a guadare il torrente in corrispondenza della confluenza con il Rio di Rocche Bianche (anche qui, se è piovuto molto, bagno assicurato!).

Guadagnata la riva opposta, il sentiero risale e: fai attenzione, devi ignorare una prima deviazione sulla sinistra ed impegnare la seconda, non sempre bene evidente. La salita ora si fa dura, in un tratto molto pietroso e fortunatamente con poca vegetazione, in modo da poter godere del panorama circostante (alle tue spalle la valle dell’Orba, alla tua destra alcune bellissime cascate, davanti a te la montagna sempre più aspra. La traccia che devi seguire a volte sembra scomparire, a volte si duplica, ma non puoi sbagliarti: solo e sempre in salita ! trovi un sentiero a destra ed almeno due a sinistra, da non seguire, giungi ad un’anticima ed una successiva selletta, dove hai un panorama a 180 gradi sull’ampio meandro del Torrente Olbicella ! seguendo il crinale dopo un po’di fatica arrivi alla località Pianazzi, incontri sulla destra un ampio sterrato che prosegue talora in falsopiano, talora in salita.

Proseguendo, arriveresti al valico Bric Berton, sulla S.P. che collega Acqui Terme-Ponzone con Palo-Sassello: sei ad un passo dalla provincia di Savona! sulla tua destra trovi invece un sentiero, sempre contrassegnato con segni bianco-rossi che dopo qualche saliscendi in mezzo al bosco ti conduce alla cascina Pian Siriti e successivamente all’abitato di Moretti in circa venti minuti.

*) in questo punto si incontrano l’itinerario descritto ed una sua variante: inoltre procedendo dritti anziché svoltare a destra si raggiunge la frazione San Luca, descritta in altri itinerari.

**) punto di ricongiungimento tra l’itinerario descritto e la sua variante.