Rifugio P.F. Calvi – Vetta Monte Peralba

Dal rifugio Calvi, ponendoci davanti ad esso, ci dirigiamo a sinistra verso il sentiero di ghiaia che sale (il numero 132) e ancora in vista del rifugio, dopo essere saliti qualche centinaio di metri,  incontriamo il bivio in prossimità della sella, che a sinistra conduce al sentiero Sartor e a destra al Monte Peralba. Noi, naturalmente, andiamo a destra, e subito dopo incontriamo un secondo bivio a cui andare a sinistra. Dunque arrivati alla madonnina si svolta bruscamente a sinistra e si comincia a salire. Si apre così la vista sull’Austria, un paesino austriaco e un fortino della prima guerra mondiale. Questo sentiero (132) sale tra rocce e a tratti diventa poco evidente, ma comunque fare riferimento ai segni rossi sulle rocce. Stiamo risalendo il Monte Peralba da nord. Si arriva così in un canale di rocce con cavo metallico (ferrata) che ci conduce, infine, a scavalcare il versante e di nuovo, sotto di noi, vediamo il Rifugio Calvi. A questo punto non servirà altro che seguire il sentiero tra le rocce e in qualche decina di minuti arrivare in vetta al Monte Peralba.

Rifugio Lambertenghi Romanin – Rifugio Marinelli

Il sentiero Spinotti

Partiamo dal Rifugio Lambertenghi – Romanin e, spalle al rifugio e all’Austria, ci dirigiamo in discesa verso il Rifugio Tolazzi. Giungiamo dopo circa una decina di minuti al bivio per il Sentiero Spinotti, che ci troviamo sulla sinistra, evidenziato da un cartello. Il sentiero si sviluppa a NE dove attraversa un ghiaione alle pendici del Monte Coglians. Risale poi su un tratto di roccia attrezzato con cavo metallico e una scala in larice in ferro incassata in uno stretto canalino. All’uscita del sentiero diviene più ripida con aspre difficoltà superabili in alcuni tratti con l’ausilio di funi e passamano metallici.

Con logici zig-zag, ben segnati, si raggiunge quota 2140 metri e ci si immette in un ampio anfiteatro al centro del quale, in un tratto di placca umida e particolarmente scivolosa, ci sono gradini in legno fissati nella roccia che consentono di arrivare su terreno asciutto e proseguire sul sentiero che raggiunge il crinale del Costone Stella (2200 metri).

Si prosegue in leggera discesa lungo un’ampia depressione e quindi entra nella Valle del Ploto. Dopo aver incrociato il bivio con il sentiero n°143 si perde repentinamente quota in tratto di marcate doline, dove si incrocia ancora a N il sentiero N°143 e a S traccia di sentiero che percorre in discesa la Valle del Ploto.

Da qui si punta a SE, si attraversa il costone occidentale del Pic Chiadin, si supera un’erbosa sella (2160 metri) e quindi, in leggera discesa, si interseca il sentiero N°143 per infine giungere al Rif. Marinelli.

Rifugio Sorgenti del Piave – Rifugio P. F. Calvi

Ferrata del costone Eynard

Dal Rifugio Sorgenti del Piave a Rifugio Calvi passando per una bella ferrata che affaccia sul Monte Chiadin e una valle spettacolare.

Il percorso

Si parte dal Rifugio Sorgenti del Piave, dove è possibile parcheggiare la macchina e godere dello zampillare e del mormorio del fiume Piave, appena esce dalla terra. Si prende la strada asfaltata a scendere, poco trafficata e comunque usata da sportivi e camminatori. Dopo 10 minuti si giunge all’imbocco della strada bianca che a sinistra ci condurrebbe al Rifugio Calvi, ma per una via più breve e facile di quella che oggi abbiamo deciso di fare. Si può comunque usare in discesa per ritornare al punto di partenza. Si prosegue dunque ancora per qualche centinaio di metri.

Troviamo un ulteriore deviazione sulla sinistra che ci indica il Rifugio Calvi a 3h. Il sentiero va imboccato ma il tempo non si riferisce al nostro percorso. Siamo sul percorso dei fortini della prima guerra mondiale e del Monte Chiadenis. Superiamo un torrentello. Ci troviamo in un bosco di conifere e il sentiero 173. Arriviamo ad un bivio, con una mulattiera sulla destra ma noi proseguiamo lungo il sentiero 173. Si arriva così in breve ad un incrocio. Davanti a noi prosegue il passo Cacciatori 173. Noi svoltiamo a sinistra in salita.

C’è dunque un bel dislivello a zig-zag che passa sotto alle pareti di roccia del Chiadenis. A quota 1900 metri circa il sentiero piega a ovest e si apre un paesaggio molto ampio e bello. Si segue dunque la traccia che aggira lo sperone e si arriva all’imbocco della ferrata Eynard, con corrimano e cengia.  La ferrata nella parte finale si infila dentro a due pareti di roccia e diventa più impervia. Subito dopo vediamo in cima la sella e i resti di un fortino di guerra. Dopodiché raggiunta la sella e affacciandoci possiamo vedere il Rifugio Calvi e il Monte Peralba, mentre alla nostra destra un tunnel scavato nella roccia. Con dei comodi sentieri ben evidenti possiamo raggiungere la nostra meta.

Saorge – Airole

Escursione impegnativa per lunghezza e dislivello, nonostante si proceda verso valle, essendo presenti continui saliscendi; l’itinerario segue diversi sentieri, che sono sempre segnati: convenzionalmente il “tratto giallo” per i sentieri di minore importanza, “tratto bianco rosso” per i sentieri GR “Grand Randonnee”, nello specifico GR 52 A. Il fondo è generalmente buono e non sono presenti tratti esposti; si possono incontrare alcune criticità nei guadi dei torrenti affluenti del Roya, soprattutto dopo precipitazioni; alcuni tratti di sentiero possono essere infrascati (soprattutto a valle di Saorge, ove nei mesi caldi la vegetazione cresce rigogliosa), ma comunque sempre ben percorribili. Il percorso può essere spezzato in più tappe. Tutti i paesi  citati sono validi punti di appoggio e dotati di negozi e stazione ferroviaria; tra un paese  e l’altro, invece, le vie di fuga sono rare e poco praticabili, in quanto l’itinerario prevalentemente si eleva a mezza costa. Indispensabili scarponi da trekking ed equipaggiamento escursionistico adeguato. Notevole la rilevanza paesaggistica e  storico-architettonica (mulattiere antiche, ponti in pietra). Da un punto di vista  ambientale la valle del  fiume Roya viene seguita per quasi tutto il suo corso, passando da un ambiente strettamente alpino ad uno tipicamente mediterraneo-provenzale. Tra le costruzioni di maggiore rilevanza la  ferrovia Cuneo-Nizza-Ventimiglia, che con arditi viadotti e gallerie elicoidali segue tutto il corso della valle, regalando panorami indimenticabili.

Il percorso

Descrizione: Dal centro del bellissimo paese prendi un sentiero  (segnavia tratto giallo) che scende verso il fiume, che in questo tratto è chiuso in una stretta gola (Gorges de Saorge). Giunto a l fondovalle, il tuo percorso prevede l’attraversamento del torrente Bendola  tramite guado, in quanto la passerella è recentemente crollata. Non puoi non notare un antico ponte in pietra un centinaio di metri a monte del guado, così ardito che sembra essere sospeso nell’aria, ma purtroppo impraticabile. Prosegui un tratto di sentiero impegnativo, sia per la vegetazione rigogliosa che per i continui saliscendi , con le Gorges sempre alla tua destra. Dopo un po’ di cammino reincontri il sentiero GR 52 A, che hai lasciato a Saorge e che proviene dalla tua sinistra. Sempre con impegnativi saliscendi arrivi al nucleo rurale di Orneglia, da cui un sentiero in decisa discesa ti porta verso l’abitato di Breil-sur-Roya. Incontri una sterrata, che abbandoni successivamente per seguire in discesa il segnavia, con il sentiero che si mantiene sulla sinistra orografica scendendo fino al fiume (bel colpo d’occhio) e passando a strapiombo sullo stesso (antica mulattiera con tanto di paracarri) fino a giungere nei pressi del piu recente ponte stradale. Senza mai attraversare il corso d’acqua guadagni il centro del paese, per uscire sempre su sentiero in uno spettacolare tratto a sbalzo sul torrente (attraversi l’antica “porta Genova”) e successivamente un bel ponte in pietra sul Vallon Carleva. Dopo essere risalito sul contrafforte opposto raggiungi uno spiazzo, da cui segui una sterrata che si mantiene a mezza costa, e successivamente un sentiero, che si diparte a sinistra della stessa, fino all’abitato di Libre. Da qui segui l’asfalto (a sinistra, prima di entrare nella piazza principale, con chiesa sullo sfondo)  fino ad una deviazione in discesa sulla destra (tra un bellissimo coltivo di olivi) e dopo qualche centinaio di metri nuovamente su sentiero che scende sulla sinistra nei pressi di una svolta della sterrata. Il cammino è agevole: attraversi ancora la valletta del Torrente Rouisseau (bel ponte in pietra), incontri l’ennesimo sentiero che proviene alla tua sinistra (da Dreje) ed attraversi, quasi senza accorgertene il confine di Stato (cippo ai lati del sentiero) per giungere in breve a Fanghetto, piccolo borgo arroccato sulla riva sinistra del Roya. Sempre seguendo gli spettacolari meandri del corso d’acqua senza ormai più grossi dislivelli, il sentiero procede sempre linearmente, affrontando ancora qualche insenatura sulla sinistra ororgrafica della Roya, fino ad Airole (segnavia bianco rosso), arrivando nei pressi della chiesa. In paese, dopo un’opportuna visita al centro ed ai suoi numerosi vicoli, merita sicuramente una pausa ristoratrice presso la Pizzeria Stuzzicheria Passatempo (Via Repubblica 22, 18030 Airole (IM) 0184/200518).

Vievola – Saorge

Escursione impegnativa per lunghezza e dislivello, nonostante si proceda verso valle, essendo presenti continui saliscendi; l’itinerario segue diversi sentieri, che sono sempre segnati: convenzionalmente il “tratto giallo” per i sentieri di minore importanza, “tratto bianco rosso” per i sentieri GR “Grand Randonnee”, nello specifico GR 52 A. Il fondo è generalmente buono e non sono presenti tratti esposti; si possono incontrare alcune criticità nei guadi dei torrenti affluenti del Roya, soprattutto dopo precipitazioni; alcuni tratti di sentiero possono essere infrascati (soprattutto a valle di Saorge, ove nei mesi caldi la vegetazione cresce rigogliosa), ma comunque sempre ben percorribili. Il percorso può essere spezzato in più tappe. Tutti i paesi  citati sono validi punti di appoggio e dotati di negozi e stazione ferroviaria; tra un paese  e l’altro, invece, le vie di fuga sono rare e poco praticabili, in quanto l’itinerario prevalentemente si eleva a mezza costa. Indispensabili scarponi da trekking ed equipaggiamento escursionistico adeguato. Notevole la rilevanza paesaggistica e  storico-architettonica (mulattiere antiche, ponti in pietra). Da un punto di vista  ambientale la valle del  fiume Roya viene seguita per quasi tutto il suo corso, passando da un ambiente strettamente alpino ad uno tipicamente mediterraneo-provenzale. Tra le costruzioni di maggiore rilevanza la  ferrovia Cuneo-Nizza-Ventimiglia, che con arditi viadotti e gallerie elicoidali segue tutto il corso della valle, regalando panorami indimenticabili.

Il percorso

Descrizione: Dalla stazione di Vievola scendi verso la statale RN 204, sottopassi la ferrovia (attenzione agli autoveicoli causa assenza di marciapiede!) e subito a sinistra impegni uno sterrato che segue la strada ferrata fino ad alcuni edifici adibiti a centro vacanze della SNCF, nei pressi del tunnel ferroviario del colle di Tenda (999 mt s.l.m.). Da qui , passando a destra degli edifici, troverai l’inizio del segnavia (trattino giallo) ed una pista forestale che imboccando inizialmente il Vallon d’Ourtigue, rimonta il versante orografico sinistro della vallata del Roya;  sempre in decisa salita, segui un bel sentiero che si stacca a monte  della pista forestale, la incrocia ancora una volta e successivamente si mantiene a mezza costa con qualche saliscendi, fino ad attraversare il Vallon d’Arimonde, ove sono presenti alcuni edifici ad uso rurale. Scendendo brevemente su terreno prativo e  riprendendo a salire, ritrovi una strada sterrata: il sentiero in decisa salita dapprima “taglia” due ampi tornanti e, successivamente  ricalcando la sterrata,  ti porta ad incrociare il sentiero GR 52A (segnavia bianco rosso, che seguirai). In breve guadagni uno stupendo panorama su Tenda, scendi su bella e agevole  mulattiera fino ad un un ponte in pietra, che attraverserai  per raggiungere il centro. Sottopassi la ferrovia, attraversi la RN 204  e sulla destra in salita segui quella che una volta era la strada maestra, con molti passaggi coperti e spazio appena per il passaggio di un carro (Rue de France).  Dopo una doverosa sosta nei pressi della “Cathedràl”, continui a seguire il segnavia sulla sponda idrografica destra dell’ancora “giovane” Roya lungo un percorso ciclopedonale protetto, fino ad attraversare il corso d’acqua su un altro ponte in pietra. Incrociando nuovamente la RN 204, riprendi a salire lungo una strada militare, dapprima a asfaltata e subito dopo sterrata, fino a guadagnare il Col de Loubaira (997 m s.l.m.). Da questo panoramico punto si diparte una mulattiera (sempre GR 52 A) che scende verso la valle Levensa, tributaria sinistra del Roya, che seguirai fino a La Brigue. Impegni l’ennesimo stupendo ponte in pietra nei pressi dell’Hotel “le Mirval” per ritrovarti nel centro del paese;  è assolutamente consigliabile un digressione rimontando la valle fino al Santuario di Notre Dame des Fontaines, la “Cappella Sistina” delle alpi Marittime, famosa per gli affreschi (difficoltà T circa 3-4 h A/R, visita compresa – aperto d’estate).  Dalla piazza principale il tuo itinerario prosegue lungo il “chemin des oratoires”, percorso facile che si dirige a valle verso St. Dalmas de Tende, sempre mantenendosi a mezza costa (segnavia trattino giallo). Facendo attenzione ad alcune deviazioni (ad un certo punto il sentiero che segue la curva di livello sconfina in una proprietà privata per cui il sentiero segnato perde quota verso il paese) , scendi nei pressi di St. Dalmas de Tende, senza però obbligatoriamente entrare nel centro abitato: infatti nei pressi di quest’ultimo trovi una sterrata che si innalza nuovamente, sempre sulla sinistra idrografica della Roya, per superare le Gorges de Paganin; lo scenario è indimenticabile e nello stesso tempo surreale: procedi per un lungo tratto su una sterrata solitaria in quota: a tratti intravedi la RN 204, irraggiungibile, che scorre incassata nella profonda gola e, sul versante opposto, gli arditi elicoidali che la ferrovia deve compiere per superare le asperità orografiche. Dopo aver attraversato il profondo solco del Vallon de Groa  (su sentiero a tratti sconnesso), incroci un sentiero che proviene alla tua sinistra dalla Baisse de Lugo e finalmente trovi una sterrata e riesci a planare sull’abitato di Fontan, che compare alla tua vista abbastanza improvvisamente. Senza attraversare il fiume, nei pressi del ponte alla tua destra, segui un breve sentiero che costeggia la riva e risalendo alla tua sinistra, giungi nei pressi della stazione ferroviaria e, da qui presso il centro abitato di Saorge. (nota: la strada asfaltata è interdetta ai pedoni causa l’attraversamento di una galleria, pertanto poco dopo la stazione è bene impegnare un sentiero che risale il pendio verso la Baisse de Cachin e prendendo una deviazione in costa molto prima di raggiungere la cima). Per un eventuale pernottamento vivamente consigliato l’Ostello gite d’Etape “Bergiron” (GR 52 A Derrier le Counvent, 06540 Saorge – www.bergiron.free.fr – 04 93 04 55 49). 

Rifugio Gardeccia – Rifugio Vajolet

Sublime percorso di difficoltà quasi alpinistica che dal rifugio Gardeccia aggira il Larsech e passa in un vallone roccioso di maestosa bellezza, per poi ridiscendere al Rifugio Vajolet, in uno dei tratti più belli delle Dolomiti.

Il percorso

Il percorso inizia dal Rifugio Gardeccia, situato nella Valle di Vaiolet a 1950 metri. Usciti dal rifugio ci dirigiamo in discesa per poche decine di metri fino a superare un ponticello di legno. Alla sua sinistra parte il sentiero 583 che dobbiamo seguire per un buon tratto di giornata e che ci condurrà al Passo delle Scalette.

Il sentiero così imboccato costeggia il maestoso massiccio del Larsech tenendolo alla sinistra e tra ghiaioni, boschi e scenari mozzafiato ci conduce, per un buon tratto pianeggiante, verso l’imbocco della parte attrezzata. Quest’ultima è composta da due tratti di ferrata con corde d’acciaio e scalette e alcuni tratti di primo grado di arrampicata, mai eccessivamente esposti. Arrivati a 2348 metri si giunge al Passo delle Scalette. Proseguendo il sentiero esso ci condurrebbe al rifugio d’Antermoia. Noi però svoltiamo a sinistra e ci inoltriamo in uno scenario silenzioso come i millenni e isolato dalle vie più battute. Questo tratto, che s’insinua in un vallone che ha alla sinistra le pale de Mesdì e a destra il Cogol de Larsech, non è segnato come sentiero, che però è ben evidente all’occhio in quanto solcato sui sassi.

Giunti dopo circa un’ora di cammino al Passo delle Pope (2720 metri) potremmo scalare la cima dello Scalieret (2887) e poi ridiscendere oppure proseguire subito in decisa discesa tramite il sentiero bollato di rosso, molto pendente e a tratti difficoltoso, che si trova a sinistra del passo e che ci condurrà direttamente al Rifugio Vajolet in circa un’ora.

Cascina Gargassina – Balcone della Signora

Questo itinerario si trova nella Provincia di Genova, Comune di Rossiglione, Parco Naturale regionale del Beigua  – www.parcobeigua.it

Le rocce, del geosito di fama europea, raccontano le ere antiche in cui l’arte dell’uomo le trasformava in vetro, mentre i boschi mostrano lo sfruttamento subito, ma necessario alla sopravvivenza della popolazione. L’escursione offre angoli di incontaminata bellezza, tra calmi laghetti, canyon e suggestive formazioni rocciose del ricco patrimonio geologico. Qui si trova la vegetazione specializzata che si sviluppa su versanti assolati privi di suolo con pochissima acqua come l’Euforbia spinosa e il Cerastium utriense. Il Sentiero Natura offre una visione a 360° della Val Gagrassa lungo il Rio Gargassa che ha inciso profondamente le rocce sedimentarie (conglomerati e brecce) accumulatesi durante l’oligocene circa 28 milioni di anni fa.

Accesso: da Rossiglione si percorre la strada provinciale SP per Tiglieto a circa 3 km, oltrepassata la Cappelletta di S. Bernardo, un bivio a sinistra conduce in soli 50 mt al Campo Sportivo in località Gargassino con ampio parcheggio è l’inizio del Sentiero Natura

La prima parte del sentiero le cui caratteristiche geologiche sono tra gli elementi che hanno permesso al parco l’ingresso nel European Geoparks Network, risale pianeggiante. Questo tratto di canyon inciso dal torrente omonimo è l’unico esempio del genere in Liguria. Il piccolo nucleo degli edifici di Cascina Gargassina è un bel esempio di architettura rurale della Valle Stura, da qui si costeggia il campo sportivo. Inizialmente il sentiero si snoda su un substrato composto da calcescisti e serpentinoscisti del gruppo di Voltri (Cretaceo inferiore 140-100 milioni di anni fa e Giurassico medio superiore 180-140- milioni di anni fa), in un bosco misto di castagni, noccioli, carpini neri e querce. Avvicinandosi al Torrente Gargassa si può rilevare la differenza di vegetazione tra i due versanti della valle. Alla sinistra il versante più fresco è ricoperto da bosco misto di latifoglie mesofile, mentre a destra si osserva una vegetazione più rada con elementi termofili quali pini ed eriche, il cambiamento del paesaggio è chiaro ed evidente non appena si incontra il substrato composto dai conglomerati  (Oligocene 36- 24 milioni di anni fa). Il percorso prosegue sui conglomerati ai piedi delle falesie, per scendere al rio in corrispondenza di un guado detto “Muso del Gatto”. Si supera ancora un piccolo guado e si raggiunge il pianoro con ampio prato che ospitava le colture necessarie al sostentamento delle famiglie residenti, sono ancora visibili infatti alberi da frutto. Al limite del pianoro si nota un villaggio oggi in abbandono, con le rovine dell’antica vetreria da cui nasce il toponimo che testimonia la lavorazione del vetro: “Veirera”. Vicino il rifugio custodito, dotato per ospitare circa 8 persone, ottimo esempio di sviluppo turistico sostenibile, con servizi forniti da energia rinnovabile. Nelle vicinanze dell’ultimo guado attraversato (pianoro Vereira) si prosegue sul sentiero Natura sulla via del ritorno che rappresenta un interessante percorso tra le nude pareti di conglomerato delle Rocce dei Corvi da dove si godono suggestive panoramiche verso la valle ed una particolare roccia modellata dall’erosione, chiamata localmente “Balcone della Signora”. La discesa attraversa ambienti di pineta e di bosco misto sino ad incontrare il sentiero che riporta al punto di partenza.