Grotte Santo Stefano – Montecalvello

Semplice e piacevole escursione che conduce da Grotte Santo Stefano (VT) al delizioso borgo fortificato di Montecalvello, ricco di bellezza e di storia.

Il percorso

Si parte dal Museo di Mineralogia e Petrografia di Grotte Santo Stefano, dove è possibile parcheggiare l’automobile gratuitamente e facilmente. Guardando il Museo prendiamo la strada a destra denominata Via delle Grazie. Percorrendola per intero arriviamo a intercettare Via del Gioco, da imboccare a destra, prestando attenzione alle automobili, almeno nella prima parte. Dopo il secondo semaforo, quando finiscono le case del paese, prendiamo il marciapiedi a destra fino ad una strada sterrata a sinistra, da imboccare. Si chiama Strada Nozzallo. Arriviamo così in breve ad un primo bivio a cui dovremo andare a sinistra in discesa seguendo il cartello per l’Abitato Etrusco e il Santuario San Salvatore (che in questa escursione però non visiteremo). La vista si fa ampia e in alcuni tratti della strada possiamo vedere Celleno, Roccalvecce e Sant’Angelo. A destra i monti umbri. Ci manteniamo sempre sulla via principale anche quando essa svolta bruscamente a destra, puntando sempre le montagne umbre. Ad un tratto la strada incomincia a scendere e dunque bisogna prestare attenzione se dovesse esser piovuto, potrebbe essere fangosa e scivolosa. Arrivata in fondo la via diventa malmessa e assomigliante ad un sentiero, per poi uscire su di una strada più ampia, sempre sterrata, all’altezza di un ponticello. Qui andiamo a destra in salita. Alla fine della salita, questa via che si chiama Via Forco dei Fossi, intercetta la provinciale, da attraversare soltanto e proseguire avanti a noi, verso la cava. Si arriva così davanti al cancello della cava. Qui c’è un incrocio a T, a cui andare a sinistra. In poche decine di metri si passerà vicino ad un bel casale diruto, dopodiché si svolterà alla prima a sinistra, passando accanto ad un maneggio e ad un terreno per l’educazione cinofila. Giunti di nuovo alla provinciale la si imbocca a destra per poche decine di metri e dunque si entra dentro l’arco di Montecalvello, per poi perdersi nelle sue semplici e deliziose vie e piazzette.

Finale Ligure – Varigotti

Introduzione: Sono un podista e questo percorso, pur presentando una lunga salita è molto “corribile”. È un rapido tuffo nella macchia mediterranea ligure. Totalmente asfaltato. Percorribile in qualunque stagione.

Descrizione: è il mio percorso preferito quando sono a Finale Ligure. Partendo quindi dall’Hotel Villa Italia (SS1 via Aurelia n°111) in direzione Varigotti. In Finale Pia (prima della galleria sull’Aurelia), si prende a sx per via Santuario e dopo 150 metri si svolta a dx per via Paolo Cappa (che dopo poco diventerà via Manie). Da qui ha inizio la lunga salita, di circa 4 km, sempre su strada asfaltata ma con un traffico veicolare quasi nullo. Tra un tornante e l’altro è possibile ammirare il tratto di costa che porta a Varigotti, con il molo e la Torre dei Saraceni. Si continua a salire ma non essendoci particolari strappi (se non nei tornanti) con un passo costante si sale bene. Dopo circa 3 km dall’inizio della salita inizia un tratto di falso piano in cui si rifiata. Ormai il mare è impossibile a vedersi…. la natura ne ostacola la vista ma la macchia Mediterranea e gli ulivi sono uno spettacolo ancor più bello! Continuando lungo il falsopiano come punti di riferimento vi indico l’Azienda Vinicola Cascina delle Terre Rosse, poi ancora per un paio di ristoranti/trattorie, il camping San Martino. Nel frattempo abbiamo raggiunto il punto più alto del percorso, circa 310 m s.l.m. Proprio all’imbocco della strada per il campeggio San Martino parte un sentiero, immerso nel bosco e diretto a Varigotti per chi volesse accorciare di un paio di km. Io invece proseguo dritto, passo il camping La Foresta ed alla curva successiva ecco il bivio da non saltare. La strada principale curva verso dx e noi prenderemo una strada, sempre asfaltata, che si immette sempre dalla dx. È la Strada di Isasco e finalmente iniziamo la discesa! Ma occhio perché in certi punti è più impegnativa della salita e l’asfalto non è perfettamente integro…. Dopo qualche tornante si rivede nuovamente il mare. Siamo sopra Varigotti. Qui la strada diventa alquanto allegra: ripide discese, tratti in falsopiano, piccole ma ripide salite, tornanti…. Insomma c’è di tutto! E intanto si prosegue fiancheggiando il campo da calcetto e tornando sulla via Aurelia (si sbuca di fronte ai bagni Lido Moderno). Si attraversa la strada in modo da correre sul marciapiede lato mare. A questo punto per chi ne avesse ancora: girando a sx si può puntare verso il Borgo, vedere Piazza Cappello del Prete, ed arrivare fino al Molo. Io lo raccomando…… le vecchie case dei pescatori (con tinte pastello una diversa dalle altre) sono un vero spettacolo, infatti spesso utilizzate per set fotografici e riprese pubblicitarie. Diversamente si gira a dx e si punta in direzione di Finale. Poco dopo si abbandona la bellissima Varigotti e si corre lungo la passeggiata sempre al sicuro dalle automobili. Si prosegue passando il porto e prima dell’imbocco della galleria di Finale si tiene la sx aggirando il promontorio ed iniziando la passeggiata in legno che costeggia i primi stabilimenti balneari. Ormai manca poco…. Lasciando la passeggiata alla nostra sx si tiene la via Aurelia e si arriva all’Hotel da cui eravamo partiti.

San Candido – Monguelfo

Ci sentiamo turisti come tutti gli altri. Come far capire alle persone da dove veniamo, perché e come? Qui a fondo valle ci sono pochi escursionisti e quelli che incontriamo sono stranieri. “Volete parlare con noi? No? Andate via subito? Abbiamo bisogno di un po’ di contatto umano… raccontare… lasciare che qualcuno ci racconti di lui… come dite? Avete fretta? Ma almeno conoscete qualcuno del sud qui vicino? Dateci un siciliano vi prego!”.

Il percorso

Dal centro di San Candido si raggiunge la stazione della ferrovia e da qui si prosegue con una strada asfaltata costeggiando la ferrovia, comunque segnata come pista ciclabile per Brunico. Di fatti la mappatura qui risulta superflua perché basterebbe dire qualche dato tecnico e di seguire le numerose indicazioni della ciclabile, ma comunque noi daremo qualche informazione aggiuntiva.

Proseguendo si raggiunge una segheria molto grande e si passa per l’antica stazione di Dobbiaco, dunque si apre la vista sulla valle splendida della Croda Rossa. Ad un tratto incontriamo le rive del Rienza, fiume che seguiremo fino all’ultimo e che prosegue in Val Pusteria, costeggiando sempre la ciclabile. Ci distanziamo dalla ferrovia e dal Rienza, guadagniamo quota e dunque possiamo godere di una splendida vista sulla valle, poi entriamo a Villabassa, caratteristico paese tirolese. Per arrivare al centro di Monguelfo ci basterà continuare a seguire la pista cilcabile e svoltare a destra secondo le indicazioni.

Sillian – San Candido

Si rientra in Italia ma il paesaggio non cambia. Qui non c’è una barriera naturale, e forse nemmeno culturale, a sancire il confine. Semplicemente cambia stato e non ce ne accorgiamo. La via è semplice, ovvero una pista ciclabile a fondo valle, asfaltata per le bici e dunque non troppo buona per i piedi, molto usata da ciclisti di tutte le età. Un buon modo per far sperimentare la bicicletta anche a chi non è proprio pratico. Ci sono treni che riportano le bici indietro lungo la via, botteghe per affittarle, soste organizzate ogni chilometro. Non è il luogo ideale per il progetto Ammappalitalia, dall’impostazione più selvaggia e avventurosa, ma bisogna ammettere che qui ognuno si può avvicinare alla Natura senza pericoli.

Il percorso

Dalla stazione ferroviaria di Sillian si prende facilmente la pista ciclabile oltre la Drava, a sinistra, verso Innichen, ovvero San Candido. La via è semplice perché si tratta di seguire sempre le numerose indicazioni della pista ciclabile. Entreremo così dentro l’agglomerato urbano di Arnbach e poi di Prato alla Drava, passando il confine ed entrando in Italia, specificatamente in Alto Adige, laddove c’è la Caserma Generale Turba. La pista ci conduce tra colline e saliscendi, piacevolmente, per poi lasciarci ammirare la vista delle tre cime di Lavaredo, dopodiché un sottopasso a sinistra e siamo nel centro di San Candido.

Pesariis – Prato Carnico

Non credevo di poter trovare, nel mio cammino di vita, un luogo con così tanti ruscelli di acqua limpida, tra montagne altissime che ti racchiudono in un pugno protettivo e pendii alberati di speranza. Luoghi fino ad ora solo immaginati, che pensavi falsi perché troppo immobili nel tempo e perché avevano colori esagerati da cartolina. Abitati da persone calme, gentili, taciturne. I luoghi più pericolosi della Terra perché vogliono trattenerti a loro per sempre, lusingano l’idea di perfezione che è in te, accarezzano la sensazione di pace che ognuno di noi in fondo cerca, facendoti scordare la violenza che anima il resto del mondo, la stupidità della maggioranza degli uomini e il marciume che scorre nei fiumi. Per questo bisogna partire presto da qui, lasciare finalmente questo paradiso e ritornare a scendere a patti con la vita.

Il percorso

Dalla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Pesariis, guardandola, troviamo una strada brecciata a sinistra che ci conduce al torrente Pesarina, che attraverseremo con il ponte. Dopo di esso si svolta a sinistra e si giunge, dopo poco, ad un bivio, a cui andare a sinistra, sempre costeggiando il torrente.

Giungeremo così ad un secondo ponte e dopo di esso andremo a destra su strada asfaltata, bordeggiata da muretti a secco. In poco si arriva al delizioso abitato di Osais. Qui si prende la strada regionale a destra, inanellando così le frazioni di Pieria (ad accogliervi uno stupendo Ponte Vecchio con la gobba a scendere, da poco ristrutturato)e Prato, dunque arrivando al centro di Prato Carnico.

Casera Tartoi – Forni di Sopra

Il percorso

Dalla Casera Tartoi prendiamo la strada brecciata, abbastanza ampia ed utilizzata anche dalle jeep, che scende verso valle. Dopo il bivio per la Malga Tragonia, a cui andare sempre in discesa, troveremo le indicazioni per un ponte a sinistra, da seguire, che vi farnno saltare il guado e ricongiungere con la strada di prima. Giunti alla Località Puansas con delle belle casere, a 1300 metri di altezza, inizia la strada asfaltata. Ancora avanti in discesa e troviamo una deviazione sulla destra, sempre per Forni, ma andiamo a sinistra, in quanto più rapida. Si entra così a Vico e si arriva alla strada statale Carnica. Praticamente siamo già nel centro di Forni di Sopra.

Ospitale di Cadore – Perarolo di Cadore

Qui ci sono strade asfaltate super panoramiche, di quelle che quando passi in macchina vorresti che ci fosse qualcun altro a guidare per sporgerti dal finestrino. Farle a piedi è bellissimo anche perché godono dello spostamento del traffico su quelle più veloci e di recente costruzione. Sono deserte, passa una macchina ogni ora, mentre una volta erano impraticabili per chi camminava. Ci sono solo ciclisti che scendono da Monaco e che ti salutano, corvi che volano, il Piave che scorre in fondo e l’erba che cresce negli interstizi del catrame. Sarà così bello attraversare il mondo quando finirà il petrolio?

Il percorso

Dalla piazza di Ospitale di Cadore, presso il Bar dello Sport e la segheria, facciamo Via Roma in salita verso la chiesetta del paese, passando davanti al Comune. Giunti alla chiesa in cima al paese, ex ospizio per i viandanti che dà nome al paese, proseguiamo alla sua sinistra e alla fontanella con le indicazioni per la Via dei Papi, svoltiamo a destra. La strada diventa una sterrata nel bosco, sale fino ad un tornante panoramico che affaccia sulla valle che andremo ad attraversare (con panchina) e qui incontra un sentiero che scende a destra, da imboccare. Andremo così a costeggiare la ferrovia e sulla destra troveremo anche un caratteristico passaggio pedonale sui binari (vedi foto), che non prenderemo però. Dunque arriveremo ad una casa e sulla destra un tunnel che ci fa passare la ferrovia e giungeremo così a Rivalgo. Da Rivalgo prenderemo la asfaltata a sinistra, poco usata da automobili a causa dello spostamento di tutto il traffico sulla strada più ampia di recente costruzione.

Arrivati allo svincolo/rotatoria ci teniamo ovviamente sulla sinistra. Si continua su questa strada panoramica e poco trafficata (2 macchine in un’ora) fino a Macchietto, dove c’è la bella Chiesa della Madonna della Salute (qui c’è un’indicazione per Perarolo che scende a destra, su sentiero, ma gli abitanti del luogo ci hanno detto che non va a destinazione, dunque non ci avventuriamo). Sempre avanti, sotto al cavalcavia e ancora avanti e siamo alla stazione ferroviaria di Perarolo, dunque un chilometro e mezzo e siamo a Perarolo di Cadore.

Soverzene – Codissago

Anche una breve e facile escursione può diventare intensa. Succede quando si arriva in alcuni tragici posti. Sali un tornante, svolti a destra e passi con un ponte sopra ad un torrente, un torrente del tutto simile agli altri mille che hai visto finora. Ma quello non è un torrente qualsiasi, è il torrente Vajont. Alzi lo sguardo e vedi la diga, che serra le pareti di roccia come una mano farebbe con la propria bocca, sconcertata per quel che ha appena fatto. E rimane così, ferma per sempre a chiedere scusa.

Una targa poco più in là riporta quanto segue: “Lo spirito di conquista dell’uomo violò i segreti della natura e divenne strumento di un’immane distruzione”.

Il percorso

Da Soverzene si va, con Via Val Gallina, verso nord. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque ricalca, per questo tratto iniziale, la Monaco – Venezia, ciclabile. Alla vostra destra potete vedere la Cima Calda e lo Spiz Gallina. Si arriva alla rotatoria e si prosegue a destra, sempre su Via Gallina, poi arrivati alla madonnina al centro della strada si va a sinistra in discesa (c’è anche una fontanella). Questa strada si chiama Strada Interpoderale Provagna – Soverzene. Qui troviamo anche le pareti di arrampicata e ci avviciniamo alla Val Gallina. Siamo quasi all’altezza della Piave. Dopo aver superato il torrente Gallina e proprio davanti al cancello della discarica, c’è un sentiero sulla sinistra che potete imboccare facendo una strada alternativa all’asfaltata, almeno per 600 metri circa. Si ritorna quindi sulla strada asfaltata e si va avanti per un buon tratto, poi passato il cavalcavia di Via Provagna c’è una strada subito sulla sinistra che vi fa imboccare una strada brecciata lungo la Piave, per 700 metri circa. Quando la via finisce bisogna scendere lungo l’acciottolato del letto del fiume e percorrerne almeno 200 metri, dunque riprendere il sentiero sulla destra (fare riferimento al gpx e percorrere questo tratto solo nel periodo di secca della Piave, quindi in estate). Il sentiero entra nel bosco, molto bello, e quando diventa strada asfaltata svolta naturalmente a destra e sale su Via Dogna, da prendere a sinistra. In brevissimo siete sopra il torrente Vajont e guardando in alto a destra potete vedere la diga, sfortunatamente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963.

Si continua avanti, si supera la zona produttiva e si sale a destra per Via XX Settembre, che conduce al centro di Codissago.

Limana – Belluno

A Belluno, splendida città, splendente della luce delle Alpi, troviamo dei murales che illustrano la storia e il viaggio che il legname faceva nel passato dal Cadore a Venezia. E’ lo stesso nostro itinerario, ma al contrario. La legna scendeva da Sappada, noi andremo a Sappada. I tronchi venivano trasportati verso la Serenissima, noi veniamo da lì. Siamo dunque degli zattieri controcorrente? E qual è la merce che trasportiamo? Quale serenissima sensazione proveremo mai alla meta?

Il percorso

Dal municipio di Limana, guardandolo, prendiamo Via Roma a destra, girando poi la prima a sinistra, ovvero Via Vivaldi, una strada asfaltata che scende. Dopo breve imbocchiamo a sinistra Via Sampoi, che ci servirà per saltare strade trafficate e fare un giro per la zona residenziale di Limana. Seguendo naturalmente il corso di questa via ci ritroveremo a seguire a sinistra Via La Cal, da lasciare dopo breve a destra per Via Ragazzi del ’99. Al bivio a T, in fondo, andiamo a sinistra e ci troviamo in prossimità del torrente Cicogna, da oltrepassare grazie al ponte di ferro bianco sito dalla parte opposta e parallelo a Via La Cal. Questo vi permetterà di imboccare Via Visome protetti dal guardrail e di andare a sinistra, tramite svincolo, nella frazione stessa di Visome.

Dopo circa 200 metri andiamo a sinistra con Via Augusto Buzzati e poi ancora a sinistra verso la chiesetta della Madonna del Caravaggio, da vedere, dopodiché a destra proprio sull’omonima via.

Passiamo un secondo torrente e svoltiamo a sinistra per Via San Daniele, poi, al bivio in prossimità della frazione di Rivamaor, andiamo a destra e subito si aprirà la vista sulla Schiara e il Monte Serva, mentre a destra sul Visentin. Ancora avanti e avremo una bellissima prospettiva di Belluno.

Esattamente 5 metri prima di intercettare la SP1 andiamo per una strada d’erba tra gli arbusti che ci permetterà di camminare parallelamente alla provinciale, verso Villa Buzzati. Alla fine dello splendido vialetto potato a mo’ di siepe e solo avendo prima chiesto il permesso al B&B Villa Buzzati, potremo attraversare il sentiero di ghiaia che conduce ad un cancelletto sempre aperto e che vi farà arrivare in prossimità della chiesa di San Pellegrino, di colore rosso, con un delizioso piccolo campanile. Altrimenti dovremo fare la strada provinciale (solo 100 metri) e arrivare ugualmente nei pressi della chiesetta. Dalla chiesa usiamo la strada erbosa separata dalla provinciale da un filare di alberi per accedere così al marciapiedi di Via Monte Grappa. Questa via vi condurrà al Ponte della Vittoria, sul Piave, proprio sotto alla città di Belluno. Oltrepassato il ponte fate una svolta a destra per Via Uniera de Zatter per vedere i murales di Marta Farina che illustrano la storia e il viaggio del legname da Sappada, lungo il Cadore e poi a Venezia e dunque anche il lavoro dei zattieri. Tornate sui vostri passi per pochi metri, prendete Via Sottocastello e alle scalette sotto al duomo imboccatele a destra. Ancora a destra e siete al municipio di Belluno.

La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

I boschi del castagno – La schirata

Il percorso

Dalla fattoria I boschi del castagno si prende la piccola strada asfaltata che va verso Valmorel, ma se ne percorrono solo pochi metri perché dopo gli slarghi per il parcheggio delle automobili, alla prima casa di legno a destra, si prende un sentiero che va verso il bosco, in salita, che dopo breve incontra delle cataste di legna a destra e sinistra. Dopo circa 80 metri di questa salita (fare riferimento al tracciato gpx perché il punto non è segnato) si entra nel bosco a destra, lasciando quindi il sentiero e si raggiunge il monumentale castagno di oltre 400 anni che dà il nome alla fattoria. Da qui si segue scrupolosamente il tracciato gpx (in quanto la via non è segnata e siamo in un fuori pista) andando di traverso al pendio della collina, intercettando così un sentiero che sale. Si arriva così in breve a delle rocce affioranti a mo’ di parete. Qui il sentiero svolta con un tornante e a questo punto continuiamo a salire avendo le rocce a destra. Intercetteremo una strada in piano nel bosco, da prendere a sinistra e che dopo non molto diventerà sentiero. Alcuni tratti, specialmente laddove il fondo è più esposto al sole e a seconda delle stagioni, potrebbero risultare molto vegetati, si consiglia dunque sempre di avere la traccia sotto mano. Usciremo così in un prato, saremo già nella località Valpiana e da qui seguiremo idealmente la traiettoria che va verso il Pizzocco ed un tiglio molto grande, arrivando così alla strada asfaltata. Proprio questo tiglio sembra sia il tiglio dove Dino Buzzati era solito recarsi, scrivere e godere dello splendido paesaggio sulle valli e le montagne (riassunte in una tabella proprio all’altezza del tiglio e di alcune sculture di legno).

Prendiamo la strada asfaltata a destra, arrivando dopo non molto alla Baita Alpina – Gruppo Limana, dopodiché la strada svolterà a sinistra in un tornante e ci porterà ai cartelli della fattoria La schirata, raggiungibile con strada brecciata a destra.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Alberoni – Venezia

Scrivo sempre di strade, dell’andare e delle impressioni dei territori che incontriamo. Oggi invece voglio parlare della pubblicazione on line del percorso, la stessa che state leggendo adesso. Capita di farla nei posti più strani e improbabili: dentro scuole abbandonate, foresterie senza corrente, in bar col wi-fi gratuito, su scrivanie di legno dentro monasteri. Spesso si sta seduti comodamente, altre volte a terra, altre in piedi o col pc sulle ginocchia. Ricordo tutti i posti in cui ho pubblicato i percorsi, sono speciali quanto un sentiero o un paesaggio. Ma allora perché voglio parlarne proprio oggi? Perché oggi pubblichiamo da Campo Santo Stefano, nel cuore di Venezia. Siamo in mezzo a turisti che provengono da tutto il mondo e in essi ci confondiamo, ma noi siamo giunti qui a piedi… e a piedi è diverso, come è diversa la pubblicazione di questo percorso.

Il percorso

Dal centro di Alberoni, posto nei pressi di una piazzetta con caffè, prendiamo l’unica via ad uscire, denominata Via Alberoni, usando la piacevole banchina dal lato della laguna. Già a sinistra possiamo vedere Venezia, Porto Marghera e se la visibilità è buona anche le Alpi sullo sfondo. La passeggiata è piacevole e ombreggiata grazie ai pini lungo la via. Passiamo l’ospedale, il vivaio, una casa verde e la fermata dell’autobus. Subito dopo quest’ultima prendiamo una stradina a destra che tra canneti ai lati ci porta sugli argini che danno sull’Adriatico. Li imbocchiamo a sinistra e li lasciamo a piacimento per ritornare sulla laguna e la zona di Malamocco. A questo punto potete scegliere liberamente come proseguire, se più ombreggiati, ovvero verso la laguna o più ventilati ma esposti, ovvero verso la riva del mare. Difficile perdersi. Attraversando il Lido però cercate di recarvi sulla Riva di Corinto dove c’è la vista su Venezia che si avvicina, sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni e il Lazzaretto Vecchio.

Giunti alla fermata del traghetto prendete la linea 1 (info: http://actv.avmspa.it/) per Sant’Elena e arrivati alla terra ferma perdetevi tra le calli di Venezia fino a San Marco.

Chioggia – Alberoni

Arriviamo dal mare, su strisce di terra sottilissime, con ben tre alternative altrettanto belle da percorrere: lungo la laguna, dentro la via del paese e sulle spiagge dell’Adriatico. Siamo felici di un cammino semplice, indicato naturalmente dalla conformazione delle isole, ricolmi di gratitudine per chi ci accoglie nella sua casa, ma anche per chi ci vede solamente passare e sorride.

Il percorso

Dal limitare della città di Chioggia prendete il traghetto dell’Actv (http://actv.avmspa.it/) che in pochi minuti con la linea 11 vi porterà a Caroman, cioè la prima fermata per l’isola di Pellestrina. Da qui incominciate a camminare verso sinistra, seguendo lo splendido muraglione bianco alto almeno 3 metri e mezzo che vi separa dall’Adriatico. Avete la laguna a sinistra e il camminamento, usato solo da vecchi che passeggiano e pescatori, è qualcosa di straordinario, per chi, come noi, viene dalle montagne appenniniche. Ogni tanto delle scale di pietra vi portano in cima al muraglione, da dove potrete godere del paesaggio marino.

Lentamente il muro alla nostra destra si abbassa ed entriamo in una zona degradata, dopodiché passiamo accanto al cimitero di Pellestrina. Fate tutta l’isola usando la pista ciclabile, o la via interna o il passaggio a destra lungo il mare, tanto è impossibile perdersi. Semmai perdetevi nella bellezza del luogo. Giungerete così a San Pietro in Volta con i resti del suo forte e infine a Santa Maria del Mare, da dove potrete aspettare il traghetto, sempre con la linea 11 (http://actv.avmspa.it/), che vi porterà ad Alberoni in pochi minuti. Appena scesi sulla terraferma prendete la ciclabile a sinistra e in poche decine di minuti siete nel centro del piacevole e pacifico paese di Alberoni.

Oasi di Cannevié – Abbazia di Pomposa

C’è un sottobosco di cui ignoravo l’esistenza che attraversiamo segretamente. In molti ci scrivete o ci messaggiate o ci telefonate, per dirci che ci state sognando. E’ da quando ci siamo messi in cammino che accade, così come accade che noi sogniamo voi ogni sera. Ci allontaniamo fisicamente eppure è come se entrassimo nei meandri di un inconscio che ci unisce, parallelamente alla realtà fisica, oltre le classiche e superficiali categorie dell’esistenza.

Il percorso

Partenza dall’Oasi di Cannevié, si attraversa la Strada Provinciale 54 e si prendono immediatamente le scalette che portano all’argine del Po di Volano, dunque si volta a destra su pista ciclabile La Via del Sale. A sinistra la zona umida che possiamo dominare grazie alla posizione rialzata che abbiamo guadagnato e a destra campi coltivati a perdita d’occhio. Dopo qualche chilometro la pista ciclabile si allontana dalla strada provinciale, continuando però sempre lungo gli argini. Quando ci si riavvicina e davanti a voi avete il ponte della Via Romea, scendete all’altezza di un albergo giallo e svoltando a destra prendete la strada brecciata con le indicazioni per Abbazia di Pomposa 1,2 km.

Arrivati alla provinciale l’attraversate e andate dritti per strada sempre brecciata. In brevissimo uscirete dagli alberi e potrete vedere il campanile dell’Abbazia di Pomposa. Basterà seguire la strada per i campi per raggiungerla.

Segagliate-Montemarzino

Un facile e piacevole anello tutto su asfalto con traffico inesistente. La prima parte in salita, dolce e tranquillamente fattibile, la seconda dopo Montemarzino, in discesa altrettanto dolce con strada che percorre un panoramico crinale.
Un tratto della salita attraversa un bosco, per il resto si cammina fra seminativi e frutteti, in particolare pescheti. Nelle giornate serene di vedono le Alpi e uno scenario incantevole di colline alcune con piccoli paesi arroccati sulla cima.

Si parcheggia in val Grue, circa 6,5 km prima di Garbagna venendo da Tortona, poco dopo la frazione Palazzo di Montegioco e Fabbrica.
Il parcheggio, poco dopo Palazzo e Fabbrica, al bivio con via Genova e cartello indicatore per Scrimignano e Montemarzino, approfittando di uno slargo della strada comunque della provinciale della val Grue.
Una volta parcheggiato si torna indietro per circa 300 mt fino ad imboccare sulla destra una strada “quasi” asfaltata e in salita. Davanti a noi si vede l’aguzzo campanile di Segagliate. In breve si tocca la strada asfaltata e si prende a destra in salita. Con un paio di tornanti si arriva a Segagliate e senza entrare in paese, si piega a destra in salita. A circa 1 km dal parcheggio si costeggia il piccolo cimitero (fontanella di fianco) e si continua in salita passando per il borghetto di Castellazzo. Una volta oltrepassato la strada (sempre asfaltata con traffico inesistente) passa attraverso un bosco, ancora in dolce salita.
A circa 3 km dal parcheggio la salita termina ad un incrocio: prendere a destra in direzione di Montemarzino distante circa 500 mt. Conviene salire al piazzale della chiesa utilizzando una scalinata che troviamo subito sulla sinistra, o con la strada poco più avanti.
Da qui il panorama spazia a 180° sulla pianura e le Alpi.
A fianco della chiesa c’è il municipio e il rinomato ristorante “da Giuseppe” locale tempio dei funghi e dei tartufi (0131878135 www.ristorantedagiuseppe.it). Abbiamo percorso circa 4 km dal parcheggio e siamo alla fine delle salite. Ora la strada continua, sempre asfaltata, in discesa fra frutteti e bosco accompagnati da panorami sulle colline  incantevoli percorrendo un tratto di crinale che consente la vista su due lati.
La discesa, sempre dolce, passa dalla frazione di Scrimignano (fontanella d’acqua) avendo  già percorso, senza accorgersene, 6,5 km dal parcheggio.
Appena passata Scrimignano vediamo davanti a noi la val Grue e il parcheggio della provinciale dove si è parcheggiata la macchina.
Una volta arrivati avremo percorso circa 8 piacevolissimi Km.

La val Grue è  insime alle più o meno parallele val Curone e valle Staffora, il paradiso delle passeggiate, dei panorami ma e nondimeno del gusto.
Gli agriturismi e B&B sono molto frequenti e per citare alcune specialità enogastronomiche, basti pensare al salame di Varzi, il Nobile del Giarolo, il singolare formaggio Montebòre, le ciliegie di Garbagna e di Bagnaria. Molte sono anche le fattorie che producono vini fra cui il Cortese, il pregiato Timorasso e la Bonarda spesso offerti anche sfusi.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Casasco – Magrassi

Un bell’anello, tranquillo, tutto asfalto con traffico quasi nullo nella prima parte e inesistente nella seconda.
Se nei giorni precedenti ha piovuto questo è uno dei percorsi ideali: senza terreno bagnato, ma senza rinunciare al bellissimo paesaggio collinare con, se sereno, la vista delle Alpi e un Monviso che fa bella mostra di sé; la prima parte fra campi coltivati e vigneti, la seconda in rado bosco, poi un percorso di crinale con bei panorami.
Durante l’itinerario non si trovano locali di ristoro, neppure in Casasco: solo una fontanella di acqua potabile a metà percorso.

E’ comunque facile, tornando in val Curone o proseguendo in val Grue, trovare numerose trattorie con cucina locale.
A 8 km da Casasco, in val Grue, la bella cittadina di Garbagna (famosa, in stagione, per le ciliegie con relativa sagra) con vari negozi di antiquariato ed un centro storico antico (era una stazione di posta fra Genova e Milano). Ad una distanza quasi analoga, ma in val Curone, la altrettanto bella cittadina di San Sebastiano Curone con varie manifestazioni artistiche fra cui Artinborgo (http://www.artinborgo.it/ ) e, per i più prosaici, la fiera del tartufo e la produzione del Salame Nobile del Giarone.

Si parte da Casasco dove si arriva percorrendo la provinciale della val Curone e girando poi sulla destra (chiare indicazioni) in salita. Poco dopo si arriva a Casasco, già assaporando con gli occhi i bei paesaggi collinari, selvaggi e boscosi. Si deve attraversare il paese (questione di 100 o 200 metri) per parcheggiare alla pesa (forse ex) pubblica (44.82638 – 9.00522).
Ci si troverà  ad un incrocio: una strada l’abbiamo appena percorsa per arrivare, una volge in discesa verso il panorama, l’altra è quella che faremo al ritorno.
Prendiamo per la discesa ammirando il panorama e i piccoli paesi che si annidano sui fianchi della collina di fronte fra i quali Montemarzino e Segagliate.
Dopo 2 km di discesa si prende una deviazione a sinistra (andando diritto si sbucherebbe sulla provinciale della val Grue) trovandosi a Cascina Romulin. Finita la discesa  inizia, dopo un breve tratto piano, una salita che a dolci tornanti, ci riporterà alla quota iniziale. La strada che andiamo percorrendo è sempre ben asfaltata, ma priva di traffico (ancor meno della precedente!) e consente quindi di respirare a pieni polmoni.
Si sale senza possibilità di errore fino ad arrivare ad un bivio: siamo a 4,25 km dal parcheggio. Suggerisco di prendere a sinistra per entrare nella frazione di Magrassi, piccolo centro abitato, forse anticamente un castello, con poche case di “domenicali” gustosamente ristrutturate. Dalla cima del paese il panorama è particolarmente aperto verso le colline circostanti, le Alpi e la pianura.
Si attraversa il paese e in breve si arriva alla parrocchiale, aperto solo la domenica. A fianco una simpatica area arredata con tavoli, panche, acqua potabile e quadro descrittivo dei sentieri e della fauna del territorio (km 4,7). Più che valido per una merenda e/o un picnic. Si continua ancora un poco per la strada che passa per il crinale: sulla nostra sinistra il paese di Casasco, punto di partenza e arrivo della nostra passeggiata. Circa 300 mt dopo l’area di sosta si prende un bivio sulla sinistra che in falsopiano torna al parcheggio: in totale, meno di 7 km.
Volendo fare pochissima strada in più, all’ultimo bivio, invece di voltare a sinistra, si può andare a diritto per arrivare in circa 300 mt all’Osservatorio di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ).Da lì il panorama è ancora diverso, oltre a poter partecipare, se aperto, a qualche attività divulgativa.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

Cattedrale San Lorenzo (Viterbo) – Porta Romana (Viterbo)

Giro delle mura di Viterbo

Questo percorso è stato svolto dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Essendo il primo di tre escursioni è stato il più breve e semplice. Interamente nell’area urbana di Viterbo, ne costeggia le mura.

Il percorso

Partenza da Piazza del Duomo di Viterbo, scendiamo a Via San Clemente e giriamo a sinistra. Alla fine di Via San Clemente svoltiamo a destra e poi dopo pochi metri a sinistra per entrare dentro Porta Faul. Seguiamo il marciapiedi. Siamo dentro un giardino e costeggiamo le mura della città. Arrivati ai palazzi marroni continuiamo su marciapiede, dopodiché svoltiamo a sinistra a Via del Carmine per il quartiere di Pianoscarano, sotto la porta. Subito giriamo a destra per Via della Polveriera. Arrivati all’incrocio giriamo a destra e Via dei Giardini. Arriviamo così vicino ad un lavatoio dove in passato le donne venivano a lavare i panni. Si esce da Porta San Pietro e si gira subito a sinistra, Via delle Fortezze.

Sorpassiamo Porta Romana e costeggiamo le mura, tenendoci fuori dall’antico abitato. Passiamo porta della Verità e l’Ospedale, siamo dunque a Porta Sant’Andrea e continuiamo lungo le mura. Entriamo dentro al Parco Melvin Johns, sempre costeggiando le mura. Dopodiché incontriamo Porta Murata e andando sempre avanti arriviamo fino a Porta Fiorentina, dove gireremo a sinistra, per Piazza della Rocca. Dopodiché prendiamo Via Matteotti a scendere (si passa così vicino a Via San Francesco 3, dove è situata la casa famiglia).

Giriamo a destra per Via di San Luca e siamo arrivati a Piazza dei Caduti. Andiamo verso Piazza delle Erbe. Qui andiamo a destra e arriviamo alla Piazza del Comune, dove prenderemo Via San Lorenzo. A Piazza della Morte proseguiamo per Piazza San Lorenzo, nostro punto di partenza e di arrivo.

Merano – Lana di Sotto

Per iniziare il percorso suburbano, prendere a riferimento il centralissimo Ponte di Via Piave che attraversa il Rio Passiria. Questa scelta è dettata dalla praticità del luogo, molto noto ai meranesi e facilmente rintracciabile nei pressi del quale, durante le festività natalizie, ha luogo il noto mercatino della città sul lungo fiume. Il ponte, risulta inoltre equidistante sia dal cuore del centro storico, dal quale poter muovere i primi passi dopo una visita al bel DUOMO DI SAN NICOLO’ e la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, sia dalla stazione ferroviaria ad est, ben servita da mezzi pubblici e attrezzata per l’affitto di biciclette nel caso in cui si voglia spendere mezza giornata pedalando.

Attraversare il ponte, sotto il quale gli abitanti nei mesi più caldi sono soliti sostare per immergersi nelle acque del rio, per poi continuare dritto, superando la grande stazione termale cittadina alla propria sinistra.

Continuare quindi dritto sul marciapiede di Via Piave superando la prima ampia rotonda, per raggiungere, in meno di 1 km, Piazza del Ricovero dalla quale imboccare, girando a destra, Via delle Palade, che costeggia nella sua interezza, sul lato destro, il famoso Ippodromo di Maia sempre molto affollato e vivace.

Giunti alla fine del rettilineo di Via delle Palade, in coincidenza delle stalle dell’ippodromo visibili oltre il muretto di recinzione, raggiungere la piccola fermata ferroviaria di Maia Bassa che sbarra la strada obbligando a girare a destra alla piccola rotonda di fronte. Continuare quindi sulla piccola rampa in salita, ancora su Via delle Palade, per affrontare una curva a gomito a sinistra che attraversa lo svincolo che porta al di là del Fiume Adige, della ferrovia e della rumorosa SS38/Mebo.

Ridiscendere lo svincolo, avendo cura di girare immediatamente sulla piccola Via della Chiesa che s’immette da destra, stradina asfaltata che in pochi passi, inizierà una forte salita su alcune curve fra le prime costruzioni della località d Marlengo. In circa 10 minuti, si guadagnerà così la sommità della collinetta a 350 mt di altitudine, proprio ai piedi del Monte S. Vigilio, nel centro del dell’ampia piazza centrale all’ombra dello svettante edificio sacro che domina la valle dall’alto, sulla citadina di Merano.

Si tratta della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, edificio smaccatamente neogotico del XIX sec. ma dalla torre e con la cappelletta laterale del cimitero risalenti al XIII sec.

Dopo la visita e una pausa sulle numerose panchine della piazza, nei pressi di un fontanile ricco d’acqua fresca, ridiscendere la collina seguendo la via principale SP5/Via Cantina tenendo vigneti e meleti in alternanza alla propria destra in direzione di Cermes e Lana.

Al bivio tenere la destra ricongiungendosi con la SS38/Via Palade e giungere Cermes con altri 2,5 km passeggiando sul comodo marciapiede sempre fra i campi agricoli. Poco dopo l’ingresso in paese, in concomitanza di un bar sulla destra, attraversare la via principale per ridiscendere verso sinistra puntando il campanile della piccola Chiesa di San Sebastiano e percorrendo il Vicolo Seidl, poi Via San Nicolò, per un brevissimo tratto. Seguendo la strada, arrivare ai piedi della chiesetta, appoggiata nell’ombra di un giardinetto dalla folta vegetazione, 30 mt più in alto a destra.

Dallo stesso punto, per proseguire, ridiscendere invece a sinistra su Via Tojen, comoda strada di servizio fra i campi, che in altri 2 km porterà ad attraversare prima Via Max Valier, e subito appresso il letto dell’Adige che ridiscende dalla val Venosta dopo aver attraversato Merano posta alle proprie spalle.

Risalire il corso del fiume per circa 1,5 km percorrendo la ciclopedonale di Via delle Quercie (poi via J.Kravogl dopo l’incrocio con Via Giardini) per entrare nell’abitato di Lana dal settore nord del paese, e con un altro chilometro totale, raggiungere la centrale Via Gries, dopo aver attraversato l’incrocio con Via Madonna del Suffragio. Via Gries, con alcune perpendicolari, costituisce un’area pedonale ricca di attività commerciali, bar e ristoranti, posti sotto dei portichetti di edifici moderni. Percorrerne un breve tratto verso sinistra seguendo la leggera discesa, per giungere alla fine dell’area pedonale proprio di fronte ad un piccolo slargo con fontana, sul lato della bassa e tozza Chiesetta dei Cappuccini.

Imboccare quindi Via dei Cappuccini passando di fronte l’ingresso della chiesa girando a destra e non abbandonarla più, camminando in piano fra piccole abitazioni, e più avanti campi coltivati, per almeno 4 km, tenendo presente che a metà percorso cambierà nome in Via della Chiesa.

Trattandosi di una piccola strada di paese, che non offre grandi mutamenti di paesaggio o punti di riferimento facilmente riconoscibili, avere cura di svoltare a destra in salita sulla piccola Via di Santa Margherita quasi confondibile con l’ingresso di un gruppetto di case private poste ai piedi del pendio. Superarle, e in altri 250 mt, lungo un paio di rampe abbastanza ripide, giungere al piccolo spiazzo di fronte alla defilata CHIESA DI SANTA MARGHERITA piccolo edificio religioso molto antico, noto per l’incredibile ciclo di affreschi che custodisce al suo interno.

Per raggiungere la meta finale, ridiscendere quindi sui propri passi per andare a incorciare nuovamente la via principale sottostante e girare verso destra. A meno di mezzo chilometro, visibile a tratti lungo il percorso, l’alto campanile della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, luogo di culto famoso e importante per la storia della zona e per la rilevanza architettonica ed artistica al quale si accederà, superato un cancelletto, proprio al di sotto della base della torre affrescata, sul lato dell’abside dell’imponente edificio.

Tutto intorno, un vasto e ordinato cimitero, nel quale passeggiare nel silenzio più assoluto.

Poggio del Castagno – Pitigliano

Dalla Fattoria Wwoof Poggio del Castagno prendiamo lo stradello sterrato che esce dalla fattoria e arrivati al bivio a T con la asfaltata giriamo a destra. Dunque si percorrono ben 4 km sempre in questa direzione fino a che non si arriva ad un altro bivio a T, a cui girare a destra. La strada scende verso il Rio Maggiore e lo sorpassa con un ponte, per poi risalire con alcuni tornanti abbastanza ripidi. Purtroppo siamo sempre su strada asfaltata.

Giunti alla strada provinciale Pantano la attraversiamo e andiamo avanti verso il Museo Archeologico all’Aperto Alberto Manzi (c’è un biglietto da pagare). Se non volete vedere lo splendido museo all’aperto dovrete percorrere la strada asfaltata Pantano a sinistra e poi la Maremmana a destra, allungando su asfalto abbastanza pericoloso. Invece,  tramite vie cave e necropoli del Museo (fatevi spiegare bene all’ingresso la via da seguire), giungerete ad un cancello nero e qui svolterete a sinistra andando presso il Ponte della Città di Pitigliano. Qui andando verso l’alto e la Strada Maremmana si fanno un paio di tornanti e poi si prende Via dei Lavatoi sulla sinistra, proprio sotto Pitigliano.

Con alcune scalette poste alla nostra destra giungiamo nell’abitato del paese.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.

Codevilla – Mondondone

Codevilla, Mondondone, Piana, Codevilla – Oltrepò Pavese, Pavia, Lombardia.

Una facile passeggiata (T) ad anello, tutta asfalto da Codevilla a Mondondone e discesa passando dalla frazione Piana. La caratteristica della passeggiata è di essere sulla prima collina dalla pianura e quindi di costituire, nelle giornate serene, un balcone con una vista prodigiosa dal Monviso al Resegone.

Il percorso

A Codevilla il parcheggio non è difficile anche nella piazza dove sorge il comune. Un parcheggio solitamente vuoto è reperibile a 44.96300 9.05717. Dalla piazza del municipio si prende via Vittorio Emanuele e, al termine, si gira a sx per via  Mondondone. In circa 2 km si arriva alla frazione Casareggio che, con Mondondone, la tradizione vuole essere la località dove il re longobardo Alboino si recava per sfuggire alla calura pavese e dove sono collocate le sue avventure con Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, come narrato da Giulio Cesare Croce nel 1600. Si continua sempre in salita per passare (km 2,6) davanti alla fattoria La Rocchetta dove è possibile (avvisando, 3339864833) fare una merenda e assaggiare/ acquistare i vini prodotti nei vigneti attorno. La strada è costeggiata da piante di ulivo che testimoniano la particolare mitezza del clima. A km 3 si entra in Mondondone, il cui “centro” storico è un cocuzzolo ammantato di cipressi dove anticamente sorgeva un castello. Dalla chiesa (km 3,3), raggiungibile con la seconda deviazione sulla sx, un formidabile panorama, peraltro godibile in seguito per tutta la strada in discesa. Per continuare occorre tornare di pochissimo in basso per prendere la strada delimitata dal bosco, girando sulla sinistra. A breve inizia una pronunciata discesa, sempre su asfalto, con estesissimo panorama. A km 4 la cascina Gazzaro, agriturismo. Km 4,5 la frazione Piana con, inserito in una abitazione, la chiesetta di San Rocco. Di fronte una edicola con bassorilievo del 1400. Si giunge ad un piccolo giardinetto con fontana. Prendere a sx sempre in panoramica discesa fino a rientrare in Codevilla e tornare al parcheggio (km 6,5).

Palazzo- Roncascinate

Itinerario facile, accessibile a chiunque con un minimo di allenamento. Dislivello piuttosto distribuito di circa 200 mt. Leggermente più ripidi alcuni punti in discesa. Fattibile solo con terreno asciutto non fangoso.

Il percorso

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio libero di Palazzo (44.83756 – 8.95348). Di fronte due bar trattoria. Ci si incammina verso il castello (http://www.castellodimontegioco.it/ita/html/castello.htm ) per girare, dopo circa 200 mt, a sx in salita. Dopo circa 400 mt prendere una strada secondaria, per ora asfaltata, sulla sinistra. Si cammina vedendo sulla dx il piccolo paese di Montegioco ( http://www.terredelgiarolo.it/index.php?page=a1_s1_f21). Dopo circa 1,3 km un trivio: prendere a sx in salita. Fino ad ora il paesaggio è stato di vigneto e bosco.

Adesso il panorama inizia ad aprirsi sulla destra verso il paese di Segagliate con un aguzzo campanile. La strada bianca/ sentiero è sempre in salita, in terra battuta e quindi adatta solo se asciutta. E’ facile nella terra asciutta vedere tracce di animali: caprioli, cinghiali e, rare, di lupo (https://www.avventurosamente.it/xf/threads/riconoscere-le-impronte-di-lupo.4104/). Talvolta il percorso procede con strappi in salita, ma sempre compensati dal panorama via via più ampio sulla dx e sulla sx. Si incontra uno “strano” crocifisso fatto di graniglia, materiale normalmente usato per i lavandini, certamente duraturo.

Giunti in un tratto pianeggiante (2,8 km) boscoso, si prende la deviazione sulla dx. Andando a diritto si sarebbe sbucati in breve alla frazione Ca’ del Bruno, piccolo centro agricolo senza punti di ristoro. Girando a dx, invece, si arriva in breve ad un tratto asfaltato che conduce nella minuscola frazione Roncascinate. In una piccolissima piazzetta una fontanella e due panchine consentono una merenda (3,5 km). Si esce dal paese con un sentiero sul lato destro, sentiero che corre sul crinale fra vigneti. Sulla destra si può vedere il percorso precedentemente fatto in salita.

Dopo poco il sentiero inizia ad andare in discreta discesa, stavolta nel bosco. La discesa diventa via via più ripida (ma senza problemi) fino ad incontrare una deviazione poco visibile (4,8 km): apparentemente si dovrebbe andare con il sentiero che piega a sinistra (verso Segagliate), invece si deve prendere a diritto un sentierino più stretto, inizialmente in leggera salita. Si cammina fra due mura di ginestre, pare ambiente preferito dalle lepri. Continuando si vede i paesi di Segagliate e Castellazzo sulla sinistra, sul costone di fronte. Si continua sempre in discesa, che diviene più ripida, in un folto bosco. Si sbuca fra campi con coltivazionio di piante officinali (lavanda, iperico ecc) attraversati dalla strada provinciale della Val Grue. Vi si arriva (6,0 km circa)proprio di fianco al birrificio Montegioco, che non vende a privati (http://www.birrificiomontegioco.com/).

Si volta a dx per percorrere la strada provinciale (fare attenzione, camminare in fila indiana) per circa 200 mt fino a trovare, sulla dx, uno stradello in leggera salita. Lo si prende e si sale (trascurare il cancello sulla sx) per circa 300 mt; poi si piega a sx per un sentiero panoramico sulla val Grue. A circa 500 mt si costeggia una fattoria con capre e cavalli, per arrivare poi subito (7,2 km) alla strada asfaltata percorsa all’inizio. Voltare a sx e si torna al parcheggio (7,5 km).

Rivanazzano Terme – Casalnoceto

Giro ad anello con partenza e arrivo a Rivanazzano Terme (PV – Lombardia) – piccolo sconfinamento a Casalnoceto (AL – Piemonte)

Partenza da Rivanazzano Terme con parcheggio libero in piazza Giovanni XXIII dietro ufficio PP.TT. (44.92932 – 9.01701). => Piazza Cornaggia => via Famiglia Gatti => all’incrocio a dx e nuovo incrocio a sx in via Malaspina => al semaforo attraversare e imboccare via E. De Amicis. Inizia la parte di percorso in aperta campagna. A circa 1,1 Km imboccare strada bianca sulla sx (Strada Vallarana). A km 2,1 incrocio prendere a sx Strada Casalnoceto. Dopo 300 mt tenere la dx. A km 3,15 incrocio prendere a sx. A km 4,6 attraversare la SP99 ed entrare in Casalnoceto con via Papa Giovanni. Dopo circa 300 mt si arriva in una piazza (bar e ristorantini) e si gira a sx in via Voghera da percorrere per 300 mt fino a girare a dx per Strada Corta per Rivanazzano. Dopo circa 1 km incrocio con edicola votiva: prendere a sx per Strada Boggione. Circa 1,4 km per arrivare in via Kennedy (termina la parte di percorso in aperta campagna) e prendere a sx. Proseguire (tenendo la dx) fino al semaforo (km 8,1) e lì proseguire in Cso Repubblica per 100 mt fino a girare sulla dx in via Leidi che riporta al parcheggio di partenza

Vipiteno – Colle Isarco

Partendo dalla nota torre civica detta “delle dodici” al centro di Vipiteno, iniziare il percorso camminando lungo l’area pedonale nel mezzo della cittadina seguendo via Città nuova in leggera salita, in direzione dell’impianto della funivia di Monte Cavallo e raggiungerla dopo aver superato un grande parcheggi per gli autobus turistici adiacente al campo avventure Skytrek.

Proprio di fronte all’ampio piazzale dell’impianto porsi l’ingresso alle spalle per attraversare la SS12/Via Brennero per poi superare anche il letto del fiume Isarco grazie ad una passerella stradale in legno che conduce fra le quattro abitazioni della località Maibad/Bagni di Maggio.

Tenere quindi la sinistra per passare di fronte alla facciata dell’unico alberghetto in legno e percorsa tutta la lunghezza dell’edificio, continuare sull’altro lato, svoltando di 90° a destra per dirigersi verso il retro di esso.

Parte da questo punto il sentiero n.3°A che, salendo un piccolo pezzo di prato conduce in pochi passi ad un vecchio buio tunnel pedonale al di sotto dei binari della ferrovia finito il quale, il percorso comincerà la costante e leggera salita sui primi pendii ai piedi del complesso montuoso ad est sotto Cima Saun (2.085 mt) e Cima Novale (2.490 mt), inoltrandosi nel bosco e allontanandosi sempre più dalle rotaie, ora in basso a sinistra.

Dopo meno di mezz’ora di cammino, sbucare sul lato basso di un pascolo per costeggiarlo fino al fondo, dove poi svoltare a destra e salire di circa 20 mt per andare ad incrociare la carrareccia sterrata che gli corre sul lato alto.

Seguire quindi la palinatura del sentiero n.21 verso sinistra inoltrandosi nuovamente in un bel bosco di abeti e seguendo per Obberied e Colle Isarco. Dopo circa 600-700 mt abbandonare la carrareccia per seguire le indicazioni della variante sentiero n.21B che scende alla propria sinistra nella pineta che si fa sempre più fitta e ombrosa. Dopo circa 20 minuti di tranquillo cammino senza particolari dislivelli, si raggiungerà nuovamente il cielo aperto nel mezzo di ampi pascoli nei pressi di un piccolo maso. Seguendo a sinistra del maso si scenderebbe alla località Novale di Sotto e verso il fiume Isarco. Preferibile invece, proseguire dritto sull’asfaltata continuando proprio nel mezzo di due curati e ampi pascoli assolati raggiungendo così, in meno di mezz’ora, la località Novale di Sopra e tenendosi, ancora per un po’, lontani dal traffico e dal rumore di fondovalle.

Raggiungere il centro del piccolo borgo dopo aver affrontato due curve a gomito, a sinistra e destra in discesa e, all’incrocio fra le case nei pressi di una piccola croce votiva in legno, girare a destra puntando la bella stalla qualche metro più avanti.

Passarle al di sotto lungo la strada e dopo nemmeno 50 mt svoltare in salita a destra seguendo nuovamente la palinatura del sentiero n.21 e passando proprio al di sotto del ballatoio di una bella casetta alpina.

Salire così sull’asfalto per ancora un centinaio di metri fino a superare l’imponente facciata di un maso storico dall’ampia stalla ristrutturata di recente.

Con altri 400 mt di cammino, scollinato un piccolo promontorio, raggiungere i resti della fortificazione di Castel Strada a 1.146 mt di altezza, che si vede svettare già da lontananza in mezzo al fitto di alcuni alberi. Superata la torre, alle spalle delle rovine, un piccolo e quieto laghetto ai margini dei pascoli, regala una suggestiva vista tipicamente alpina anche se rovinata in parte da alcuni tralicci dell’alta tensione in primo piano.

Raggiungere la fine del prato, sempre sull’asfalto per altri 150 mt, per poi abbandonarlo in coincidenza di un tornante verso destra, dove riparte la traccia in ghiaia del sentiero n.21 appena superata una sbarra in metallo verde che blocca il passaggio alle auto.

Raggiungere quindi, al di fuori della pineta, un lungo tratto di sentiero rettilineo appoggiato alla montagna e leggermente esposto sulla valle con alla propria sinistra, più in alto, il gigantesco viadotto e i piloni in cemento armato dell’autostrada A22 che taglia la valletta in direzione del Brennero.

Terminare il rettilineo per rientrare nel verde del bosco e affrontare l’ultima curva a sinistra appena superato il naturale avvallamento con cascatella di un torrente di montagna.

Ritrovato l’asfalto e iniziare la discesa finale verso l’abitato di Colle Isarco che si comincia a intravedere al di là della vegetazione e dei piloni dell’autostrada.

Puntarli lasciandosi sulla destra un’isolata costruzione alpina dalla particolare guglia appuntita per passare, dopo meno di 5 minuti di cammino, proprio al di sotto della carreggiata dell’autostrada, 35 mt sopra la propria testa.

Seguire poi l’asfalto e, con due rapidi tornanti sinistra-destra, proseguire dritto per raggiungere le prime case del paese, non più lontano di 500 mt, andando in discesa in mezzo ai prati.

Si passerà prima su viale Piazza poi via Posta Vecchia, per andare ad incrociare perpendicolarmente la SS12/Via Roma, alternativa all’autostrada del Brennero e che attraversa i centri abitati della valle. Girare a sinistra e camminare per pochi passi per raggiungere lo slargo alla propria destra, dominato dall’alto dalla CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  edificio barocco dalle forme semplici ma slanciato e longilineo anche grazie alle sue pregievoli vetrate. Il campanile, invece, dalla cupola a cipolla, è precedente, in stile gotico, sopravvissuto agli ammodernamenti e ricostruzioni posteriori dell’edificio sacro.

Salire la bella scala in pietra grigia per raggiungere il lato dell’edificio circondato dal piccolo cimitero cittadino.

Brignano Frascata – Vallescura

Partenza da Brignano Frascata, paese lungo la val Curone. Consigliato l’acquisto di salame Nobile del Giarolo. In paese anche una trattoria. Domina la località un castello, purtroppo non visitabile. Amplissima possibilità di parcheggio. Passeggiata di circa 8,5 km tutta su asfalto, con dislivello (quasi tutto all’inizio) di circa 300 mt., adatta a tutti purchè minimamente allenati. Adatta in ogni stagione, tenendo conto che l’itinerario non è ombroso. In primavera la vegetazione, in particolare le ginestre, inondano l’aria di profumi. E’ un itinerario dove è possibile avvistare, specialmente nel pomeriggio, diversi animali selvatici fra cui lepri, volpi, caprioli, cinghiali.

Il percorso (Andata e Ritorno)

Si parte dal paese e lo si attraversa (anche case molto antiche) in salita fino ad incontrare una strada asfaltata, anch’essa in salita. Trascurare una deviazione sulla sx per il castello: è chiuso e lo si ammira meglio lungo il percorso che non da vicino. Si continua su versanti per circa 1,6 km fino ad incontrare un bivio: prendere a sx direzione Ciocale (verso la quale andremo) e Ca’ del Gatto (che trascureremo al prossimo bivio). Alla biforcazione successiva dopo 1,5 Km prendere per Ciocale che si raggiunge in circa 800 mt. Al paese andare sempre dritto (nel senso di seguire la strada asfaltata) per arrivare in altri 800 mt (a 4,9 km) a Vallescura. Il tragitto appena passato, già dal primo bivio, corre sul crinale che separa la val Curone dalla val Grue. I panorami sono piuttosto estesi su boschi e montagne. Sul lato sinistro si vedono i calanchi del monte Vallassa e le tre cupole dell’osservatorio. Il paesaggio è molto selvaggio, con pochissime abitazioni. In alcuni punti si costeggia un vero e proprio muro di ginestre. Arrivati alla graziosa frazione di Vallescura si presenta un bivio. A dx per Garbagna, graziosa cittadina della val Grue famosa per le ciliegie e alcuni negozi antiquari, e a sx per la val Curone. Prenderemo a sx percorrendo per un paio di km una strada asfaltata in forte discesa in mezzo al bosco.

Si giunge alla frazione Madonnina: siamo a 6,9 km. A questo punto si deve piegare a sx per tornare a Brignano Frascata. Occorre ora fare attenzione perchè la strada da percorrere è una provinciale con un poco di traffico, contrariamente al tratto precedente pressoché deserto. Anche facendo attenzione al traffico (camminando in fila indiana) non si può non ammirare l’ambiente circostante e, in particolare, i monti sul lato destro. Il castello che si vede davanti è quello di Brignano Frascata, del XIV secolo (http://www.comune.brignanofrascata.al.it/01-4-luoghidiinteresse.asp)

Vandoies di Sotto – Rio di Puesteria

Uscire dal cimitero che circonda la Chiesa dell’Annunciazione di Maria mettendosi le facciate delle due chiese alle spalle e discendendo i pochi scalini oltre il basso cancelletto in ferro battuto.

Raggiungere via J.A. Zoller percorrendo il breve tratto di vicolo che separa l’edificio sacro dalla via principale ai bordi del paese costeggiata, sul lato destro, da una larga e profonda canalina d’acqua. Seguire quindi la strada puntando la via ad alto scorrimento E66/Via Val Pusteria per passarle al di sotto attraverso il sottopassaggio stradale a destra su Via Priel. Continuare a seguirla anche dopo il cavalcavia per avvicinarsi ai campi coltivati e poi, superato un edificio isolato alla propria destra, seguire il rettilineo con la lunga staccionata per raggiungere il ponte che attraversa il fiume Rienza.

Attraversato il fiume girare a destra in direzione del fondovalle seguendo il corso del fiume in direzione Rio di Pusteria camminando sulla comoda ciclopedonale immersa nel verde della sponda. Dopo circa 600 mt riattraversare nuovamente il corso d’acqua utilizzando una bella passerella coperta in legno di recente costruzione e cambiando quindi sponda. Ignorare il sentiero che continuerebbe dritto che, anche se ancora riportato su diverse mappe e siti web, risulta essere definitivamente chiuso e soltanto usato dagli appassionati di pesca per scendere nelle acque del fiume.

Sull’altra sponda, continuare nella stessa direzione di prima girando a sinistra verso valle e camminando lungo il percorso della bella ciclabile, sempre lungo il fiume, ben segnata e comoda da camminare, sfruttandone dove possibile, anche i prati a lato per non intralciare il traffico delle biciclette che sfrecciano avanti e indietro.

Dopo circa 1,5 km raggiungere un allargamento del fiume dove le acque si quietano in coincidenza di un grande impianto di depurazione alla propria destra, molto vicino alla E66 che corre un po’ più in alto e con già in vista, oltre di essa, i primi resti dell’antica Chiusa di Rio Pusteria.

In questo punto il percorso compie una stretta curva per invertire quasi totalmente il senso di marcia e passare di fronte all’ingresso del depuratore, delimitato da un alto muro in cemento armato decorato da alcune grandi fotografie a colori.

Passare quindi nuovamente al di sotto della E66/Via Val Pusteria per raggiungere i resti dell’imponente chiusa fortificata che bloccava per intero l’accesso alla valle, camminando per un tratto sulla stradina che corre parallela alla strada trafficata dalle automobili.

La chiusa, con le sembianze di un castelletto ormai senza copertura, è costituita da diversi edifici merlati con le passerelle di camminamento per le guardie ben visibili al di sopra dei muri di cinta. I resti sono visitabili soltanto in alcuni giorni della settimana durante i quali, l’ampio parcheggio sterrato di fronte all’ingresso, si riempie di auto e pullman turistici. Raggiunto tale parcheggio aver cura di attraversarlo tagliandolo nel mezzo e puntando il pendio alle spalle dell’edificio fortificato, per andare a seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10 in direzione Mülbach, in salita verso la vegetazione della collina.

Rio di Pusteria si raggiungerà così camminando nel mezzo del bosco per altri 40 minuti, alternando pezzi di sentiero a stradine sterrate ma sempre su un fondo comodo e senza dover affrontare grandi dislivelli.

Percorrere l’ultima rampa in leggera salita per raggiungere perpendicolarmente l’asfaltata SP149/Via Maranza che s’inerpica su per le propaggini meridionali del Monte Cuzzo (2.510 mt). Imboccandola verso destra in salita, si raggiungerebbe quindi la frazione di Maranza intersecando dopo alcune curve il sentiero n.12 alla propria destra.

Il percorso a piedi risulta essere non dei più entusiasmanti anche se offre diversi begli scorci sulla valle, camminando per buona parte su una stretta traccia che mira soprattutto a tagliare i tornanti della provinciale.

La vicinanza al caratteristico paese di Rio di Pusteira, distante non più di 600 mt girando a sinistra in discesa, invece, suggerisce una visita al piccolo centro abitato famoso per i suoi colori la vivacità e ricco di begli edifici storici in stile alpino alternati a palazzine più moderne, che consente anche una visita alla particolare Chiesa di Sant’Elena, sul promontorio nel mezzo al paese, fusione di stili antichi e contemporanei dei più riusciti.

Scendendo quindi lungo la SP149, sarà facile distinguere le cabine della funivia Mülbach-Meransen unire il paese alla sua frazione montana, correndo su è giù per i ripidi pendii boscosi.

Passare proprio di fronte alla minuta stazione di partenza dell’impianto per raggiungerne l’ingresso una volta superato il piccolo parcheggio fra le palazzine, di fronte all’entrata dell’Hotel Leitner e qui optare fra le due due diverse soluzioni: visitare subito la Chiesa di Sant’Elena e perdersi fra le viuzze di Rio Pusteria, oppure rimandare in seguito, dopo la salita e discesa in funivia per la visita all’imperdibile CHIESA DI SAN GIACOMO e DELLE TRE VERGINI

Che si opti per una soluzione piuttosto che per l’altra, la chiesa, risulta assolutamente suggestiva, oltre che per il suo valore artistico, anche per la posizione privilegiata sulla valle che dona al viandate quiete e raccoglimento meditativo. Non a caso la chiesa è intitolata a San Giacomo ed è meta di pellegrinaggio da tutta la regione già dai tempi della sua antica fondazione.

Arenzano – Varazze

Il percorso

E’ la prosecuzione del precedente percorso, questa volta ripercorrendo il più fedelmente possibile la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio. Tra Arenzano e Varazze i tratti in questione sono stati riconvertiti a percorso ciclopedonale: sono presenti numerose gallerie e la via, che è stata pavimentata, corre adiacente al mare, regalando paesaggi di insolita bellezza. Nonostante l’interdizione ai mezzi motorizzati, occorre prestare comunque la massima attenzione ad evitare collisioni tra escursionisti e ciclisti! Nel tratto urbano di Cogoleto, la situazione è più complessa, in quanto risulta evidente l’assenza di un percorso ciclabile: infatti la classica “passeggiata lungomare”(sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione) è esclusivamente riservata ai pedoni! Pertanto, per semplificare, agli escursionisti si consiglia di proseguire sul lungomare , mentre al fine di evitare spiacevoli incidenti (e multe!) I ciclisti potranno seguire il percorso qui “tracciato”, che ripercorre più fedelmente possibile la vecchia sede ferroviaria . Le distanze sono simili; occorre prestare attenzione a rispettare la segnaletica stradale in quanto sono presenti sensi unici , che spesso vengono modificati, per cui non è sempre possibile percorrere il tratto urbano di Cogoleto in ambedue i sensi di marcia. La traccia .gpx è stata rimaneggiata in quanto essendo parte del percorso in galleria, non è stata possibile un’accurata registrazione delle coordinate GPS.

Descrizione:

Dal centro ad Arenzano segui (verso ponente) l’evidente tracciato della ex sede ferroviaria percorrendo Via Verdi , Via Domenico Bocca, Piazza allende, sino ad oltrepassare l’edificio della vecchia Stazione, sede della Croce Rossa Italiana (Piazza della vecchia Ferrovia!). Proseguendo ai margini del parcheggio giungi ad attraversare la Via Aurelia nei pressi del varco che conduce al porto turistico. Imbocchi l’evidente percorso ciclopedonale che quasi subito entra in galleria, proseguendo successivamente adiacente al mare. Dopo un panoramico tratto incontri una galleria molto più lunga delle precedenti che termina con una inestetica (…quasi anestetica!) copertura artificiale in cemento che impedisce la vista mare. Al termine del lungo rettilineo incontri gli impianti sportivi e successivamente risali nel punto in cui la Via Aurelia attraversa il Rio Lerone (+ 2.84 km dalla partenza). Il percorso urbano prevede di seguire la passeggiata a mare, oppure di proseguire verso ponente sulla Via Aurelia, successivamente seguendo Via 30 Ottobre 1943, Piazza Maggetti, Piazza Martiri della libertà (Stazione RFI), Via Poggi, Via Carmine, Via Bardina, Via Parasco, Via Vernazza, Via Parenti (Aurelia), Via Arrestra Interna, Via Giusto (attenzione: due buie gallerie testimonianza della presenza dell’antica sede ferroviaria) sino alla Via Aurelia di Ponente, ove, attraversando a lato mare e proseguendo verso Varazze, dopo il ponte sul Torrente Arrestra, (+6 km dalla partenza) inizia il successivo tratto ciclopedonale, più lungo e più spettacolare del precedente. Sono presenti numerose gallerie e, tra queste, qualche piccolo tratto di spiaggia per un bagno estivo. Durante la bella stagione non è difficile trovare punti di ristoro o la possibilità di noleggiare pattini e biciclette. Segui senza possibilità di errore il lungo e piacevole percorso fino all’inizio di Varazze, anticipato da un sottopasso che intercetta la Via aurelia che scende dai Piani di Invrea. Il percorso segue ancora l’ex strada ferrata nel tratto urbano in via Luigi Bruzzone (riconoscibile per la presenza di una brevissima galleria) e termina, per convenzione, in Piazza Santa Caterina

Ferrere – Frazione San Giuseppe

Il percorso Verde è la dorsale principale della Rete Sentieristica Ferrerese sulla quale poi sono inserite le altre varianti ( 2 più semplici e 2 più impegnative). Volendo percorrere una delle possibili alternative è necessario in ogni caso partire seguendo le indicazioni con frecce grandi per poi continuare sul percorso scelto (contrassegnato da un colore) dove
questo si divide dal principale. Dove non specificato si prosegue sulle indicazioni con frecce grandi. E’ comunque sempre possibile “ritornare sulla dorsale principale” o decidere di “accorciare/allungare” il proprio itinerario in quanto tutti i percorsi si incontrano più volte e ritornano allo stesso punto di partenza.

Il percorso “Anello Rosa”

Questo anello è il più corto di tutta la serie di sentieri permanenti presenti sul territorio comunale di Ferrere.
Come tutti gli altri vede il suo punto di Partenza e Arrivo nella piazza del Castelvecchio (antica residenza dei feudatari di Ferrere) nonché attuale sede del Comune e della biblioteca comunale con accanto la scuola dell’infanzia e primaria.
Sempre nella piazza possiamo notare la foresteria denominata Casa Carolina che è stata ricavata dalla vecchia casa servile del Castello.
Con il Castello alle nostre spalle partiamo quindi per il nostro giro andando subito nella direzione opposta al castello, dove dopo pochi metri di salita troviamo l’antica Chiesa dei Battuti oggi sconsacrata (utilizzata per incontri, convegni, esposizioni…..); la lasciamo sulla nostra destra e proseguendo in salita arriviamo in piazza Roma o piazza della Chiesa a fianco della quale troviamo la canonica ed anche la vecchia sede Comunale (i cui locali sono oggi utilizzati dalle varie associazioni presenti sul territorio). Girando intorno, o passando sotto i portici del “vecchio Comune” troviamo il monumento dedicato ai caduti delle varie guerre e il monumento dedicato al gemellaggio che Ferrere ha con La Francia (in Argentina). La strada sterrata che costeggia il giardino della canonica è quella che dobbiamo percorrere in discesa per un centinaio di metri fino ad incrociare una seconda strada; qui (ormai nel bosco) proseguiremo a sinistra in discesa arrivando in un prato, attraverseremo il Rio della Gherba e arriveremo sull’asfalto.
Svoltiamo a Dx e proseguiremo sull’asfalto per 600m circa fino a trovare le indicazioni a Sx per San Giuseppe. La strada sale subito bruscamente per poi ammorbidirsi e aprirsi a piacevoli scorci panoramici. Arriveremo nella piazzetta della Chiesetta dedicata a San Giuseppe dove una panchina potrebbe servirci per rifiatare, ma meglio continuare perché dopo pochi metri appare alla nostra vista un panorama quasi completo sulla collina di Torino con la vista della Basilica di Superga e del faro del Colle della Maddalena.
Proseguiamo ora in leggera discesa, su strada afaltata ma praticamente senza passaggi di vetture (leggermente più percorsa la domenica per i clienti di un agriturismo presente sul percorso).
Risaliamo leggermente per arrivare al bivio che preso a Dx ci porta alla Collina Margherita (una frazione di San Giuseppe) dove dalla sommità (il percorso devia a Sx leggermente prima su una strada vicinale) il panorama si apre a 360° : da qui si possono ammirare senza interruzioni il Monte Rosa, tutta la catena alpina fino al Monviso e poi sulla Langa…..
Tornando al percorso, presa la strada vicinale di cui prima, la percorriamo per un centinaio di metri poi svoltiamo a DX, attraversiamo il prato, ed entriamo in discesa nel bosco. Lo percorriamo fino ad incrociare la SP19 che attraversiamo in direzione Villafranca, per prendere la prima stradina a Dx direzione Martinetta; 100m e le indicazioni del percorso ( le frecce grandi con la scritta Ferrere che ci hanno accompagnato fin dall’inizio) ci faranno svolatare a Sx in una strada nei prati che ci porterà dopo circa 800m dietro una stalla e successivamente una casa; qui le indicazioni ci faranno svoltare a Sx (gli altri percorsi andranno a Dx), attraversiamo la provinciale che da Ferrere porta aVillafranca e iniziamo la 2° salita del nostro percorso che attraverserà un primo gruppo di case; da qui la pendenza si ammorbidisce fino a spianare in prossimità di un secondo gruppo di case per arrivare ad un bivio dove andremo a Dx. Pochi metri e teniamo a Sx per arrivare su uno dei punti panoramici più caratteristici di Ferrere conosciuto come “la Chiesetta di San Secondo”. All’interno del giardinetto della chiesetta troviamo anche una panca ed un tavolo costruito dai borghigiani dove poter rifiatare e godere del panorama che questa volta spazia non solo sulle montagne lontane ma da una visione completa del paese.
Proseguiremo lasciando la chiesetta alle spalle e ammirando il paese nella valle alla nostra Dx fino a quando dopo una bella discesa in ombra ci troveremo nuovamente sulla SP19 che attraverseremo per proseguire a Dx sul marciapiede che ci ricondurrà in centro paese e da qui al punto di partenza.

Stazione FS Civita Castellana – Le Spinose

Breve percorso di collegamento che dalla stazione di Civita Castellana arriva alla fattoria Wwoof Le Spinose. Questa fattoria “in applicazione del principio del ciclo chiuso, utilizza quasi esclusivamente i prodotti della propria terra. Inoltre l’azienda punta sulla sostenibilità, l’autonomia energetica, il ripristino della biodiversità, il benessere degli animali, il rispetto della stagionalità e la salvaguardia dei prodotti locali” (dal sito della fattoria). Il percorso si sviluppa perlopiù su strade asfaltate ma riserva comunque piacevoli sorprese al camminatore.

Il percorso

Si inizia dalla Stazione di Civita Castellana. Avendocela alle spalle imbocchiamo a sinistra la strada asfaltata davanti a noi, costeggiando la ferrovia. Dopo circa 600 metri arriviamo ad un parcheggio, che poi altro non sarebbe che uno dei parcheggi della stazione. Poco prima prendiamo la strada a destra, asfaltata, che oltrepassa poco più avanti, con un sottopasso, la ferrovia direttissima. Questa strada costeggia il fiume Tevere, che ci troviamo a sinistra. Si giunge così alla Flaminia all’altezza di Ponte Felice. Bisognerà attraversare la Flaminia e passare il ponte tenendoci sul lato destro, tra la vecchia balaustra e il guardrail. Qui non è possibile fare altrimenti, sarebbe molto pericoloso. Si apre lo scenario sul Monte Soratte. Non andate via prima di aver contemplato le varie interessanti targhe commemorative del ponte, situate nella parte iniziale a sinistra, ben nascoste dalla vegetazione.

Subito dopo il Ponte svoltiamo a destra verso Casperia/Torri in Sabina, prendendo la Strada Sabina SR657. Dopo il caseificio potete usare i campi a sinistra per evitare una curva pericolosa. Ritornati sulla strada asfaltata proseguite sempre dritto fino a salire sul sovrappasso che oltrepassa l’autostrada (come si evince dal gpx abbiamo provato a prendere sia la strada a destra che a sinistra del sovrappasso ma sono entrambe a vicolo cieco) . Andando sempre dritti e facendo attenzione alle macchine che sfrecciano troverete la deviazione per Foglia sulla destra, da non prendere. Dunque fate 500 metri circa e si arriva ad un cancello sulla sinistra sempre aperto. Entriamo e andiamo verso la recinzione che vediamo sulla destra. Qui troveremo, magari cercando un pochino, un’apertura della rete, oltre la quale imboccheremo un sentiero a salire sulla sinistra, che costeggia la recinzione. In breve saremo ad una recinzione in legno, da scavalcare, oltre la quale c’è un fontanile abbeveratoio. Siamo già nel terreno della Fattoria Le Spinose. Svoltiamo a destra e saliamo verso la casa, che ci troveremo davanti dopo le rimesse agricole. E’ opportuno chiamare prima di arrivare alla fattoria, dal momento che ci sono cani pastori che circolano, buoni ma comunque protettivi del territorio.

Naturno – Laces

DESCRIZIONE:

Poste le spalle al moderno municipio del comune di Naturno, dal centro cittadino, puntare Via Principale che si snoda attraverso esso. Imboccarla tenendo la destra fino ad andare a raggiungere sull’altro lato della carreggiata, Via della Stazione in non più di 150 mt di cammino. Allontanarsi quindi dal centro camminando fra i negozi, alcuni supermercati e bar, sempre seguendo le indicazioni per la stazione, che però non si raggiungerà, svoltando prima, sulla destra (all’angolo, il ristorante Zollwies) su Via Kellerbach, avendo percorso in tutto poco meno di 1 km dal centro. Seguire questa asfaltata secondaria, poco trafficata, camminando fra vasti meleti e non abbandonarla fino a raggiungere le prime case della località di Cirlano dopo aver percorso un altro chilometro e, con altri 500 mt, attraversarne l’abitato per giungere alla Chiesa di Sant’Osvaldo dalla bella guglia slanciata rossa.

Uscire dal piccolo giardino e dal piccolo cimitero che circonda la chiesa e continuare nella direzione di prima, sempre sulla via principale. Dopo circa 150 mt, al bivio, piegare a sinistra sulla stradina che punta in mezzo a due grandi edifici privati, e all’incrocio successivo continuare dritto fino a che la strada non pieghi a gomito a sinistra per arrivare così di fronte ad un grande meleto con la strada che continuerebbe a costeggiarlo verso sinistra. Imboccare, invece sulla propria destra, in prossimità di un grosso albero isolato, la traccia di un percorso di servizio che permette di tagliare per i campi, camminando fra i filari. In non più di un quarto d’ora di cammino, raggiungere Via dell’argine, ampia asfaltata poco trafficata che corre fra i meleti. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere in poco meno di 1 km la località di Strava, poche case strette intorno ad un ponte sull’Adige, proprio al di sotto del noto Castel Juvale, visibile in alto, sede di un museo del circuito Messner Mountain Museum e residenza estiva dell’alpinista altoatesino.

Porre il ponte alle spalle e imboccare la strada di fronte che passa in mezzo alle case. Dopo meno di 150 mt, svoltare a destra su Via Predui che si dirige nuovamente fra i campi di mele. Si camminerà così, immersi nella pace dei campi agricoli per quasi 2 km fino a dover svoltare a sinistra su Via Steinach, ignorando il passaggio a livello nei pressi una casa, al fondo sulla destra. Superare un gruppo di poche case su entrambi i lati della strada e, dove Via Steinbach comincia  a sviluppare un’ampia curva sulla sinistra, abbandonarla a favore del tracciato di servizio ben visibile fra i campi, dritto davanti a sé. Non abbandonarlo più fin quando non si arriverà nei pressi di un grande canale di irrigazione molto lungo e totalmente rettilineo. Aver cura di attraversarlo all’inizio, passando il ponticello nei pressi di una piccola costruzione in cemento tipo magazzino. Passargli di fronte e proseguire quindi lungo la riva del canale puntando dritto sul rettilineo.

Al fondo di esso, dopo almeno 3 km di cammino, dove il tracciato si interrompe obbligando ad una svolta a destra o sinistra, girare a sinistra per affrontare in meno di 200 mt, una curva a gomito verso destra. Dopo altri 200 mt, abbandonare la stradina, per passare sotto un isolato gruppo di alberi e vegetazione scendendo a destra per ricongiungersi con un altro percorso di servizio/stradina fra i meleti. Si tratta di Via Romana, anche se il tracciato sembra più quello di un sentiero che quello di una vera e propria strada. Dopo poco, ricongiungendosi alla più riconoscibile Via della Rena, scendere nuovamente verso destra per andare a raggiungere la riva del fiume Adige, qui costeggiato dalla linea ferroviaria. Giungere al passaggio a livello puntando il ponte che fa guadagnare l’altra riva.

Una volta superato, imboccare il percorso ciclopedonale risalendo il fiume, e in meno di 2 Km raggiungere l’abitato del paese di Castelbello, dopo aver superato, sulla destra, una vasta area industriale per lo stoccaggio delle mele ben riconoscibile dalle torri alte anche 20 mt, fatte di cassoni di plastica verde accatastate all’esterno dei magazzini. Castelbello, è una piccola località, ben attrezzata e ottimale per una sosta. Dall’alto sul centro, domina il piccolo castello fortificato con due torri circolari e delle belle merlature in pietra utili al controllo della valle. Per visitarlo, continuare dritto fino a raggiungerne l’ingresso principale. In caso contrario, girare a sinistra su Via Maragno, per giungere in pochi passi a riattraversare, prima il fiume Adige e poi, la ferrovia, a breve distanza dalla stazione ferroviaria del paese.

Attraversato il passaggio a livello, tenendo di fronte a sè la bella costruzione di un antico maso bianco, continuare per almeno 300 mt su Via Maragno nella direzione opposta a quella in cui si è proceduto fino ad ora. E’ un passaggio obbligato per andare ad imboccare, in leggera salita sulla destra, la tranquilla Strada Vecchia, ormai quasi in disuso, che collega il paese di Montebello a quello di Laces. Escludendo un piccolo dislivello da affrontare all’inizio di essa, la strada si sviluppa per la sua interezza, in piano, sempre circondata da vasti e silenziosi meleti e, coprendo circa 5 Km di distanza, porterà direttamente al primo abitato di Laces, meta finale dell’itinerario. La Strada Vecchia, si ricongiunge con la SP90, ormai a meno di 1 km dal centro storico del paese, nei pressi di un ben riconoscibile edificio moderno a forma di cubo in cristallo e acciaio verde. Tutto intorno ad esso, uno specchio d’acqua artificiale e una scultura a forma di pianeta, sempre in acciaio. Sulla destra, 500 mt più in basso lungo la provinciale, la stazione ferroviaria in concomitanza del piccolo impianto della funivia di San Martino le cui cabine rosse corrono su e giù per il ripido pendio a collegare la frazione montana di San Martino sul Monte Sole, alle pendici della Punta di Vermoi  (2.929 mt) e della Cima Cermigna (3.109 mt), nella Catena di Mastaun delle Alpi Venoste.

Girando a sinistra, invece, in direzione dell’abitato, puntando i diversi campanili che svettano sui tetti di Laces, si incontrerà sulla propria sinistra l’austero edificio della Chiesa di Nostra Signora, defilata e solitaria rispetto il resto del paese, e proseguendo, dopo altri 300 mt, sul lato opposto della strada, il bel portale a tutto sesto in marmo della piccola CHIESA DI SANTO SPIRITO ALL’OSPEDALE.

Sul retro dell’edificio religioso, uscendo nello stretto cimitero all’ombra delle mura di cinta, sarà ben riconoscibile, una moderna casa di cura a testimonianza, ancor oggi, dell’antica vocazione ospedaliera del luogo sacro. All’interno della chiesetta, diversi cicli di affreschi di diverse epoche, colorano e illustrano le pareti con le più disparate scene d’ispirazione religiosa. Il vero gioiello custodito all’interno della chiesa è però l’altare ligneo del maestro Jorg Lederer, preziosa testimonianza, incredibilmente ben conservata, dell’arte tardogotica della regione.

Tolfa – Allumiere

Due campanili vicini ma lontani, dal punto di vista delle radici, dei lavori, delle tradizioni. Campanilismi! Ma noi li abbiamo uniti. Le vie uniscono le persone, non solo i luoghi.

Il percorso

Il punto di partenza della Tolfa – Allumiere è situato a Piazza Vittorio Veneto, dove c’è il belvedere e il municipio della città. Da qui prendiamo Via Italia in salita. Percorriamo questa via usando il marciapiedi fino ad incontrare sulla sinistra il Santuario della Madonna della Sughera. Qui a sinistra entriamo nel cimitero (in alternativa, essendo chiuso, possiamo andare ancora avanti e girare la prima a sinistra) e lo percorriamo interamente. Usciti dalla parte opposta del cimitero ci troviamo su Via dei Faggi e qui giriamo a sinistra. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque piacevole. Arrivati all’incrocio a T con Via della Pacifica la imbocchiamo per poche decine di metri per poi svoltare a sinistra in una strada sterrata che scende all’altezza di Via dei Castagni. Dunque arrivati sulla provinciale (Braccianese Claudia) si svolta a sinistra e si passa il ponte. Attenzione a questo tratto, il più pericoloso dell’escursione.

Giunti all’ingresso de Il Faggeto, poco dopo del Campo Sportivo, imbocchiamo questo sentiero che si trova a sinistra e che finalmente ci fa entrare in zone alberate e silenziose, una faggeta depressa di importanza straordinaria. Dopo pochi metri ci troviamo ad un bivio a cui andare a sinistra e poi svoltiamo a destra al cancello. Qui il sentiero si fa ancora più naturale e stretto.

Il Pozzo Gustavo è il prossimo punto d’interesse che troviamo. Qui abbiamo anche una fontanella per rifornirci d’acqua e un’area pic-nic. Proseguiamo avanti e giungiamo ad una seconda area pic-nic dove svoltiamo a destra a scendere (strada asfaltata ma per pedoni) e arriviamo di nuovo alla provinciale con il parcheggio e i semafori. Attraversiamo e prendiamo Via Fontana e poi Via Mertel (siamo già ad Allumiere), fino alla chiesa del centro di Allumiere.

Santuario della Benedicta – Mulino Nuovo

Sentiero della Pace

La “Benedicta” (750 circa s.l.m.) appartiene amministrativamente al Comune di Bosio ed è situata nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo. Si può raggiungere con la A26 uscita di Masone, con la A7 uscita di Vignole Borbera o Serravalle Scrivia, oppure con le SS456 o SS35bis.

Il cascinale della Benedicta è stato un convento benedettino nel Medioevo, centro della proprietà terriera degli Spinola in età moderna, per divenire infine la sede del comando partigiano della III Brigata Liguria.

Il percorso

L’itinerario proposto segue un percorso ad anello di circa 5 Km, il Sentiero della Pace. Si inserisce tra i luoghi della memoria della Resistenza alessandrina e italiana. Il percorso è nato per ricordare l’eccidio partigiano e per promuovere la zona monumentale ad esso dedicata. Lungo il Sentiero della Pace sono presenti otto pannelli che cronologicamente (procedere in senso antiorario) spingono alla riflessione sul tema della pace attraverso i secoli. L’inizio del cammino è posto lungo la strada sp165, uscendo dai resti del cascinale Benedicta con direzione Voltaggio, bisogna superare il centro di documentazione (ipogeo in costruzione) e imboccare il sentiero in salita sul lato sinistro della strada. Dopo una decina di metri, subito sulla sinistra è possibile vedere i resti di una neviera, il cui tetto a botte è purtroppo crollato. Durante il tragitto vale la pena osservare i castagni cavi, quelli più grandi nascosero e a volte salvarono la vita ai partigiani che vi trovarono rifugio durante i giorni dell’eccidio. Il primo caseggiato che si incontra è la Cascina Moglioni, al suo interno c’è un ecomuseo. Dopo qualche kilometro troviamo i due Mulini, quello Nuovo (oggi rifugio gestito dal Club Alpino Italiano), e quello Vecchio (ristrutturato ospita l’Ostello del Parco della Pace). Volendo è possibile allungare il percorso con altri 45 minuti di cammino per raggiungere la località Tana del Lupo, dove un gruppo di partigiani trovò rifugio per una sola notte, prima della cattura e della fucilazione.

Una volta completato il cammino conviene ancora sostare al Sacrario, che ricorda tutti i caduti in seguito agli eventi tragici della Benedicta, all’area delle “Fosse dei Martiri”, e ai ruderi della Cascina Benedicta. I partigiani qui catturati durante il rastrellamento del 6 aprile 1944 venivano fatti scendere a gruppi di tre/quattro, fucilati con una mitragliatrice posta dove adesso c’è un piccolo altarino e poi sommariamente sepolti nelle fosse comuni con una manciata di terra sopra. Dopo i nazisti fecero saltare la Benedicta.

Magrè – Salorno

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Partire dalla centrale Piazza S. Gertrude, lasciandosi alle spalle la fontana all’ombra del bel tiglio percorrendo Via Karl Anrather che procedendo, diritto superando l’incrocio con il semaforo, in concomitanza della cappelletta ottagonale della Madonna sulla sinistra, diventerà SP20/Via della stazione.

Dopo nemmeno 250 mt svoltare a destra seguendo un ampio rettilineo in direzione dei campi coltivati. Si tratta della Strada del Vino/SP14, per nulla trafficata e del tutto simile ad una strada di servizio agricola.

Continuando sul rettilineo, oppure tagliando fra i bei filari di mele a sinistra, con l’ausilio di una cartina e/o della traccia Gpx, andare ad incrociare la perpendicolare SP19. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere il paese di Cortina sulla Strada del Vino seguendo le indicazioni stradali e andando diritto a un grosso bivio che a sinistra porterebbe in direzione dell’autostrada per il Brennero A22 che si incontrerà dopo circa 300 mt.

In meno di venti minuti si sarà al centro del paese di Cortina, caratterizzato da un ampia piazza proprio di fronte alla facciata della Parrocchia di San Martino. In mezzo alla piazza un antico pozzo di pietra bianca. E’ qui possibile trovare ristoro in bar e ristoranti, oltre ad una banca, un piccolo supermercato e un tabaccaio.

Uscire dalla piazza sempre seguendo la principale SP19 fino a raggiungere un sottopassaggio della ferrovia, stradale e pedonale. In mezzo alla vegetazione sulla destra, partirà il percorso pedonale che permetterà di passare sotto il ponte e che, poi piegando a destra riporterà in mezzo ai meleti. Seguire questa traccia fino al punto in cui svolta a sinistra verso la fine di un campo delimitato da una piccola massicciata erbosa, sopra la quale si vedrà scorrere la SP19.

Facilmente confondibile con una via ciclabile, questa grande asfaltata per nulla trafficata, è comunque a tutti gli effetti, una strada aperta al traffico e richiede quindi un minimo di attenzione nel percorrerla. Imboccandola verso il fondo valle, e proseguendo il lunghissimo rettilineo, porterà in circa 3 Km alla piccola Stazione ferroviaria di Salorno. Sulla sinistra, in alcuni tratti sarà possibile intravedere fra le piante l’autostrada per il Brennero e subito oltre lo scorrere del fiume Adige.

Giunti all’altezza della stazione di Salorno attraversare il grande ponte che va a superare autostrada e fiume in una sola campata, arrivando così alle prime case del centro abitato di Salorno.

Sulla sinistra un piccolo bar fa da sosta per i ciclisti lunga la famosa ciclabile dell’Adige, offrendo anche la possibilità di affittare biciclette. Superandolo tenendoselo sulla sinistra andando dritto, si arriverà in circa dieci minuti sull’ampia piazza centrale del paese.

Sulla sinistra, innalzata su qualche scalino, l’imponente facciata della CHIESA DI SANT’ANDREA con il suo slanciato campanile tardo gotico, la cui sommità (più moderna, 1854) è stata ricostruita dopo essere stata distrutta da un incendio. Proprio di fronte, sull’altro lato, un bell’edificio barocco, già residenza Vilas, acquistato dal comune nel 1858 per ospitare scuola e canonica. Il terzo lato, di fronte arrivando, è occupato dal Municipio stesso.

Volendo, per concludere la breve gita, passando davanti alla chiesa in leggera slaita, si arriverà proprio ai piedi della cascata di Salorno, bel monumento naturale, dove poter rifocillarsi al fresco seduti su delle panchine all’ombra di alcuni abeti.

Grotte di Castro – Chiesa dell’Annunziata

Siamo in piazza Giacomo Matteotti,luogo simbolico del centro del paese,davanti abbiamo il museo civita,se noi ci mettiamo di spalle troviamo una discesa sulla sinistra e la prendiamo e tra le case si può intravedere il lago di Bolsena.

Poi prendiamo la via del Santuario e scendiamo. Dopo aver fatti questi pochi metri,sulla destra si trova via del Frabello dove vi sono molti fiori e la prendiamo con delle scalette. Qui dopo pochi metri c’è un Belvedere e per andare all’Annunziata bisogna prendere per la strada a destra. Dopo aver fatto la discesa si prende la prima deviazione a sinistra. Dopo aver fatto la discesa girare subito a destra e vi è u palo della luce e da qui girare a sinistra dove c’è una stradina e si arriva a una strada cementata che si prende a sinistra,però la stradina è in stato di degrado ed è presente erba alta,rovi e molta sporcizia. Fatta la discesa andiamo a sinistra.
Abbiamo sceso la discesa,siamo arrivati a un bivio e andiamo a sinistra. Dopo aver passato il ponticello arriviamo a un bivio e giriamo a destra che ci porta alla chiesa dell’Annunziata.
Dopo aver percorso un sentiero in campagna,siamo arrivati davanti alla chiesa,risalente al secolo XV,la chiesa si presenta in stato di degrado anche se è evidente un restauro in facciata.
Arrivati alla chiesa dell’Annunziata,si torna indietro e si ritorna sulla strada asfaltata e la imbocchiamo a destra. Si fa qualche centinaio di metri poi si gira a sinistra lasciando la strada asfaltata per quella sterrata. Costeggiamo una rupe e arrivati alla fine c’è una grotta dove la strada finisce,ma se si torna indietro si apre una piccola stradina sulla destra. Siamo saliti da un sentiero ripido,poi siamo arrivati in cima e svoltiamo a destra. Dopo aver fatto pochi metri sulla strada prendiamo una strada a destra che è a zig zag e scende.
Facciamo qualche metro e prendiamo la strada a sinistra e poi ancora a sinistra per risalire in paese. Con delle scalette prendiamo via Del Progresso e la percorriamo tutta. Percorrendo la via si ritorna a Piazza Giacomo Matteotti da cui siamo partiti.

Stazione di Ozzano – Cooperativa Dulcamara

Dalla stazione di Ozzano andiamo verso ovest seguendo la pista ciclabile parallela alla ferrovia. Dopo 200 metri svoltiamo a sinistra costeggiando un piccolo rivo (il Rio Centonara), proseguiamo sull’argine alberato senza passare sul ponticello e mantenendoci sulla destra. Passiamo la via Emilia dopo aver attraversato via Marconi, la fermata dell’autobus 94 e 101 è a 200 m. sulla destra. Svoltiamo a sinistra seguendo la ciclabile sotto un bel viale alberato di tigli. Arrivati alle cabine dell’Enel prendiamo a sinistra un sentiero erboso tenendo sempre sulla nostra sinistra il Rio Centonara. Sulla nostra destra passiamo dopo un centinaio di metri il parcheggio del centro commerciale per poi reimmetterci sul sentiero. Entriamo nel Parco degli Alpini dove è possibile rifornirsi di acqua o fare pic-nic. Arriviamo al Centro sportivo Rosario Preziosi e costeggiamo la recinzione sulla destra al limite di un campo coltivato. Finita la recinzione andiamo dritto in direzione dell’azienda agricola dell’Università di fronte a noi. Dopo poco usciamo dal campo, costeggiamo un laghetto sulla sinistra e imbocchiamo una strada sterrata sulla destra. Attraversiamo il Rio Centonara e continuiamo a costeggiarlo sulla destra. Attraversiamo una strada asfaltata e dopo poco ci discostiamo dal Centonara imboccando un sentiero verso est in salita. Incrociamo via Tolara ma senza attraversarla la costeggiamo sulla destra. Attraversiamo via Tolara e prendiamo una strada sterrata carrabile sulla sinistra all’altezza del numero 77 che ci porta fino all’Azienda Agricola La Ronza. Prima di oltrepassare il cancello d’ingresso all’azienda agricola scendiamo sulla destra attraverso i ciliegi fino ad un fosso dove voltiamo verso sinistra. Finita la vigna ci portiamo al di là del fosso e imbocchiamo un sentiero alberato verso sinistra e dopo poco saliamo attraverso un viale di ippocastani. Finito il viale ci immettiamo su una strada carrabile bianca in direzione del Borgo di San Pietro. Lasciamo il Borgo di San Pietro con la sua chiesa e la sua taverna sulla sinistra e proseguiamo salendo verso sud lungo Via delle Armi. Quando raggiungiamo un piccolo condominio la strada svolta a destra. Dopo 200 m si gira a sinistra poi ancora a sinistra fino a raggiungere una cavedagna tra i campi che noi imbocchiamo a destra. Dopo circa 200 m svolta a destra e porta su una strada bianca che noi imbocchiamo sulla sinistra. Questa strada bianca ci porta alla proprietà di Villa la Favorita (proprietà privata). Lì svoltiamo a sinistra poi imbocchiamo un’altra strada bianca a destra. Questa dopo un centinaio di metri diventa una cavedagna tra i campi che porta a Via degli Ulivi, che dopo poco svolta decisamente sulla destra e poi si incrocia con Via Tolara. Anziché prendere la strada asfaltata prendiamo un sentiero sulla sinistra che la costeggia fino a deviare decisamente a destra. Quando torniamo vicino alla strada asfaltata possiamo costeggiarla sulla sinistra o immetterci direttamente su Via Tolara, cosa che comunque faremo dopo qualche centinaia di metri. Seguiamo a questo punto Via Tolara fino all’azienda wwoof Cooperativa Dulcamara.

Bolsena – Convento di Santa Maria del Giglio

Questo percorso è stato realizzato dalle seconde medie della scuola di Bolsena per il Progetto Passeggiata Mappante. E’ un lavoro che i ragazzi hanno voluto donare al proprio territorio ed è un anello che partendo dal centro di Bolsena passa per tutti i luoghi più importanti e belli del comune.

Il percorso

Il nostro percorso parte da Piazza Matteotti nel centro di Bolsena. Attraversiamo la piazza e arriviamo a Viale Colesanti. Percorrendo questo lungo viale con platani si arriva al  lago; arrivati alla rotonda andiamo avanti e alla fine andiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti costeggiando il lago e arrivati ad un bivio proseguiamo sempre dritti. Arrivati infine alla spiaggia troviamo una rotonda. Poco più avanti ci sarà una strada sterrata , percorrere quella strada andando sempre dritti. Ad un certo punto si nota un’apertura: la imbocchiamo.

Arriveremo ad un altro bivio a T, svoltiamo a destra e al successivo bivio a sinistra fino ad arrivare alla Cassia. Qui andiamo a sinistra, percorriamo la strada grazie al marciapiede e attraversiamo le strisce pedonali all’altezza di Via Alcide de Gasperi.  La imbocchiamo e raggiungiamo le scuole che ci troviamo sulla destra.

Successivamente salire dritti sulla salita fino ad arrivare ad un bivio con un cartello della Via Francigena a destra quindi svoltare, proseguire fino a che si arriva a un bivio con un torrente e andare sempre dritti lungo la salita fino ad arrivare ad un altro bivio. Questa volta svoltiamo a sinistra dove c’ è un uliveto. Da qui  la strada diventerà  asfaltata e andiamo sempre dritti. Alla fine della strada ci sarà un altro bivio a T. Lo riconosciamo perché davanti ci sarà un affresco raffigurante una madonnina; svoltiamo a destra verso il Convento  di Santa Maria del Giglio.

Nell’antico Convento S.Maria del Giglio in Bolsena (Viterbo), in 4 secoli di storia di sono succedute molte comunita’ di frati francescani. Dal 1997 la struttura e’ custodita e animata da ‘Punti di Vista’, un’Associazione Culturale che promuove lo scambio di conoscenza e culture, uno stile di vita sobrio e rispettoso delle persone e dell’ambiente, anche attraverso turismo per tutti, arte, scambi culturali, seminari, iniziative di solidarietà, condivisione e trasformazione sociale (dal sito del convento).

Costeggiamo il convento e subito dopo giriamo a sinistra. Dopo  aver costeggiato il muro si arriverà ad un incrocio, proseguiamo sempre dritti e superiamo il ponte del diavolo.

Il ponte del diavolo: una volta un principe andò al duomo di Orvieto e la croce di Gesù gli disse “Attento o peccatore”. Il giorno dopo  andò a Bolsena e passando sul ponte gli comparve davanti a sé un diavolo. Lui spaventato scappò e da quel giorno si narrò questa leggenda.

Ci si deve mantenere su una strada sterrata che gira bruscamente  a sinistra (non girare a destra o andare dritti). Arrivati alla chiesetta Madonna dei Cacciatori noi andiamo sempre dritti lungo la strada asfaltata. Arrivati alla Chiesa del Santissimo Salvatore attraversiamo le strisce pedonali e ci troviamo davanti al castello con la piazzetta e la fontana, dopodiché andiamo a sinistra scendendo le scale accanto al castello stesso. Se si vuole si può visitare il castello ma l’ingresso per vedere la torre ed il museo sarà a pagamento.

Prendiamo Via delle Piagge poco più in basso e ci ritroveremo in Piazza San Rocco quindi svoltiamo a sinistra  e andando sempre dritti arriviamo nella piazza principale (Matteotti), da dove siamo partiti.

Alessandria – Castellazzo Bormida

ALESSANDRIA (88 MT S.L.M)- CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.)

Descrizione: Percorso di collegamento tra la Stazione FFSS di Alessandria e Castellazzo Bormida. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi in quanto si alternato tratti di asfalto ad argini o strade inerbite. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango o erba alta. Il percorso termina convenzionalmente presso il Cimitero Comunale di Castellazzo Bormida, in modo da poter seguire il  successivo(direzione Santuario NS delle Rocche) senza entrare ed uscire dal paese. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Il percorso

Uscito dalla Stazione Ferroviaria, costeggi gli edifici alla tua sinistra e prosegui sul marciapiede ciclopedonale che corre tra il parcheggio e Spalto Borgoglio. Appena prima del ponte stradale sul fiume Tanaro, di fronte a te, scendi la rampa alla tua sinistra e segui Via vecchia dei Bagliani (Attenzione!! Questo tratto è vietato in bicicletta in quanto  contromano: pertanto bisogna aggirare il senso unico attraversando lo Spalto e raggiungendo il Lungo Tanaro San Martino). Dopo il sottopasso ferroviario segui un marciapiede rilevato alla tua sinistra, oltrepassando prima il circolo canottieri e successivamente un circolo ippico. In corrispondenza di quest’ultimo (1.5 km dalla partenza) prendi uno sterrato alla tua destra, inerbito, che rappresenta l’inizio dell’argine sul Tanaro. Lo segui per 1.6 km: dopo una curva a gomito a sinistra, trovi un rettilineo che sembra terminare in un orto-frutteto; in questo punto alla tua destra si apre un passaggio che, procedendo dietro una cascina (alla tua sinistra), ti riporta sull’argine. Ignori una diramazione alla tua destra, passi sotto un elettrodotto e prosegui ancora per 900 metri, fino ad immetterti su una sterrata più ampia, in corrispondenza di un sottopassaggio dell’autostrada A26. Svolti a destra e segui nuovamente l’argine, attraversi il Canale Carlo Alberto su un ponticello, sottopassi un altro elettrodotto per arrivare nei pressi dei ruderi del Castello di Casalbagliano, a 5.7 km dalla partenza (alla tua sinistra). Segui sulla sinistra via CasalBagliano per qualche centinaio di metri, al semaforo svolti a destra in Via Tagliata. Inizi un tratto piuttosto lungo di asfalto (traffico quasi inesistente, prestare comunque attenzione in quanto la strada è stretta), seguendo la via principale, fino ad incontrare Via della Rosta. Svolti a sinistra ed all’incrocio successivo procedi rettilineo, fino ad oltrepassare un cavalcavia sull’autostrada A26 e giungere a Cabannette (9 km dalla partenza). Ri-attraversi il canale Carlo Alberto e svolti a destra sulla SP 244 per 170 metri. Alla tua sinistra svolti in strada Cascinette ed oltrepassi un passaggio a livello. Segui la strada principale sotto passando per ben due volte l’autostrada. Dopo il secondo sottopassaggio il percorso si dirama: segui a sinistra su traccia erbosa per circa 250 metri (giungi in corrispondenza di una struttura di depurazione). Procedi oltre, sempre su traccia erbosa, mantenendoti parallelo ed avvicinandoti progressivamente alla SS30 (in rilevato, alla tua destra). Ti immetti su una sterrata più ampia in corrispondenza di una leggera curva a destra: dopo 960 metri (dal “depuratore”) svolti all’incrocio a sinistra e mantieni la direzione per 750 metri, punto ove sottopassi la SS30 (alla tua sinistra) e, risalendo sull’argine demaniale, giungi sulla strada provinciale Cantalupo-Castellazzo. Segui alla tua sinistra l’asfalto, attraversando quindi il Fiume Bormida utilizzando l’unico tratto di strada ove il traffico è di una certa consistenza. Dopo circa 350 metri dal termine del ponte uno sterrato alla tua sinistra ti riporta sull’argine opposto. Svoltando a sinistra segui l’argine per 650 metri, fino ad incontrare sulla tua destra la diramazione per il cimitero.

Formello – Sacrofano

Dalla piazza principale di Formello (Piazza San Lorenzo) usciamo dall’arco/porta del borgo vecchio e giriamo a destra in salita (strada delle macchine). Dopo la seconda curva, subito dopo l’edicola, giriamo a sinistra per Via Castelli. Inizia così una strada asfaltata ma che ci conduce attraverso una bella tagliata nel tufo fuori del paese e lontano dal trambusto. Giunti ad un primo bivio proseguiamo dritti.

Dopo breve arriviamo ad un bivio a T, ovvero incrociamo la Formellese, che va presa a sinistra. E’ una strada abbastanza pericolosa per i pedoni ma è dotata sulla sinistra di marciapiede e dunque risulta abbastanza sicura e comoda.

Dopo circa 1 km finisce il marciapiede quindi prestare molta attenzione; sulla destra si incontra il sentiero 209A che tralasciamo. Poco dopo di una curva a sinistra, al km 10,400, troviamo a destra una strada sterrata che ci porta ad un cancello di legno (aprirlo e richiuderlo con l’apposita cordicella). Si entra così nel Parco di Veio e si percorre ora il sentiero 209A segnato con i colori bianco e rosso.

Arriviamo, dopo un tratto nel bosco, ad una radura. Tralasciamo la prima deviazione sulla sinistra delimitata da un cancello con staccionata e dopo circa venti metri troveremo un albero (foto) con delle frecce dipinte sul fusto: seguiamo sempre il sentiero 209A e tralasciamo alla nostra destra il 209B. Potremmo andare sia a destra che a sinistra e raggiungeremmo sempre Sacrofano. In questa mappatura di oggi proseguiamo a sinistra. Il sentiero diventa a tratti più stretto, costeggiato dal bosco.

Prima della radura a sinistra troviamo il sentiero 209C che tralasciamo, giungiamo poi ad una seconda radura e ad una collina da cui si può vedere il panorama (Monte Broccoleto). Sotto la collina a sinistra (poco evidente) c’è una staccionata con i segni rosso e bianco del sentiero da tralasciare e seguire il secondo sentiero a sinistra, il 209A.

Il sentiero scende e la strada ridiventa dopo qualche centinaio di metri prima brecciata e poi asfaltata (Via di Miseria). Al bivio si prosegue dritti, in discesa. Giunti alla strada delle automobili andiamo a destra e dopo qualche tornante e qualche centinaio di metri siamo alle porte del piccolo borgo di Sacrofano.

Canale Monterano – Oriolo Romano

LA VIA DEGLI ALTIERI   – IL RITORNO
CANALE MONTERANO – EREMO – MONTEVIRGINIO – ORIOLO ROMANO

INTRODUZIONE

Chiudiamo l’anello della via degli Altieri con  un  tranquillo e, per alcuni versi, mistico percorso,che va da Canale Monterano ad Oriolo Romano. Mistico perché  attraversiamo un monte sacro.
Parliamo dell’antico  Mons Saxanus o Monte Sassano,  o Monte Calvario per le carte IGM (due cime 545m e 541m)  o semplicemente il Monte dell’Eremo per gli abitanti del posto.

Monte “Sacro “-non abitabile-di un’antica divinità femminile, la Bona Dea, fin dall’età augustea e  verosimilmente  di  ascendenza etrusca. Il culto della Dea, ai cui riti potevano accedere solo le donne, è probabilmente riconducibile alla venerazione delle primordiali Dee  Madri, genitrici delle origini,  legate alla terra, ai ritmi della natura. La Sacralità del monte  passa in mano maschile, quando, nel XVII sec.gli Orsini consentirono ai Carmelitani Scalzi di erigere il loro
  ” Sacro Deserto”, convento di carattere eremitico – contemplativo. Eremo che incontriamo sulla nostra strada dopo l’attraversamento della selva della tenuta. Si scende poi verso Montevirginio, borgo che deve il nome a Virginio Orsini -frate Carmelitano -e infine il lungo e piacevole viale delle Olmate ci riporta ad Oriolo. 

DESCRIZIONE   DEL PERCORSO

Iniziamo il nostro cammino dalla piazza del municipio di Canale Monterano, Piazza del campo. Guardando il comune prendiamo Via Filippo Turati sulla nostra destra e poi giriamo subito a sinistra su Via dei  Monti, in salita. Poco dopo, all’altezza di un crocifisso, teniamo la destra, ci troviamo ora su via Cesare  Battisti. La salita continua,costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Qui a Canale sono chiamati  “Castelletti” dei piccoli insediamenti nati per ospitare i coloni, sparsi sulle pendici di monte Sassano. Ora sono dei quartieri del paese. Arriviamo ad una piazzetta, Piazza della Riccia.
Prendiamo a sinistra Via della  Patera, sempre in salita. Le case ora si diradano, la strada si dirige  verso nord-ovest e attraversa una castagneta. Camminiamo fino ad arrivare a Via  Monte della Rosetta, che troviamo sulla nostra destra. La prendiamo, dall’ asfalto passiamo  al cemento. Alla fine della ripida salita, lunga nemmeno 300m, troviamo  a destra un’altro castelletto storico – Monte della Rosetta- e di fronte a noi la sagoma ravvicinata di  Monte Sassano. Prendiamo la strada a sinistra che costeggia un giardinetto recintato con un grande noce. La strada si restringe poco dopo, e diventa un sentiero che si inoltra in un bosco di castagni. Lungo questo sentiero, pianeggiante,
incontriamo un’alta palizzata in legno, una sorte di fortino, sempre immerso nel bosco. Si intravedono all’interno delle capanne sparse. È  il semplice, recente  romitorio dei frati Carmelitani scalzi. Lo passiamo e poco dopo arriviamo in uno spiazzo con le antenne del progresso (telefonia) , come dice  ironicamente qualcuno del gruppo, e   manufatti dell’acquedotto comunale.
Da qui, ignoriamo la strada che scende e prendiamo lo stradello a destra, in leggera salita. C’è anche un cartello, un po’  coperto dalla vegetazione, che indica “bosco di monte alto”. In fondo c’è un cancello nero, da lì la strada sterrata diventa  un sentiero e costeggia delle proprietà .Stiamo sempre salendo nella  castagneta, il sentiero è abbastanza frequentato, quindi basta seguirne la traccia. Tutt’al più, a secondo dei periodi dell’anno, ci si può impigliare in qualche rovo. Ora passiamo accanto ad un’area privata, attrezzata per mangiare all’aperto. Andiamo avanti  sul sentiero, sempre  in salita, più o meno verso est, sempre fra gli alberi. A breve  arriviamo ad una breccia nell’ antico muro che circondava la tenuta dei frati. Il muro è alto un paio di metri, ed è ormai in rovina. Passiamo attraverso la breccia e siamo all’interno della tenuta dei Padri Carmelitani Scalzi. Il transito è tollerato, l’importante è  rispettare il luogo .C’è una strada sterrata dopo il muro, la prediamo in discesa,costeggiando il muro a sinistra e il bosco che sale ripido a destra. Bosco che ha appena subito il taglio di dirado, ma,  tra i castagni superstiti troviamo: agrifogli, pungitopo, qualche abete.

Nella tradizione dei  Deserti era importante che questi luoghi fossero immersi in una macchia boschiva, sia per il suo valore paesaggistico- contemplativo, sia come risorsa economica per la comunità.

Scendiamo lungo questa strada forestale, abbellita in questo periodo da primule e anemoni, fino ad arrivare ad una biforcazione .La strada a sinistra va in discesa, noi invece rimaniamo sulla  destra in leggerissima salita e poco dopo arriviamo ad un piccolo edificio, il Romitorio S.Carlo, uno dei piccoli romitori sparsi nella tenuta. Continuiamo brevemente sulla strada in parte inerbita e arriviamo all’inizio di un viale  di pini. Prima di prenderlo, guardiamo il panorama verso nord -est:sotto di noi c’è il borgo di Montevirginio, a seguire Oriolo, sullo sfondo la faggeta di Monte Raschio e le castagnete della tenuta Odescalchi.  Prendiamo il viale alberato da pini e poi lecci, in discesa. Al termine incrociamo l’asse principale di entrata della tenuta. Difatti,  sulla nostra destra, dietro un magnifico leccio secolare,  c’è il cancello che si affaccia sulla piazzetta del convento dalla parte della chiesa. Se  aperto si può passare da là. Se è chiuso, come può capitare, giriamo invece a sinistra ,come abbiamo fatto noi con questa mappatura. In fondo troviamo una costruzione con una singolare facciata aperta. All’interno c’e la fonte di S. Elia. Una volta visitata – purtroppo l’edificio avrebbe bisogno di un restauro –  torniamo sui nostri passi  e proseguiamo sulla strada  che passa oltre  la fonte e  va verso una croce in ferro.

Mentre andiamo verso la croce guardiamo  il panorama che si apre sulla bandita di Canale e i monti di Vejano. Alla croce la strada curva a U, scende, e va verso un cancello grigio. Noi però  vogliamo tornare sulla piazzetta del Convento,quindi  non arriviamo al cancello, ma ci inerpichiamo sulla spalletta alla nostra destra in mezzo a  dei noci e andiamo verso un leccio. Adesso costeggiamo la bassa recinzione  e ci dirigiamo a destra  verso la piazzetta del convento. Qui  si trova il portone  di accesso e si può  visitare la piccola Chiesa  e il vasto Chiostro all’interno del convento.
Per continuare  il nostro percorso, invece, rimaniamo sulla strada costeggiando a destra il muro dell’Eremo fino ad una Madonnina. Qui possiamo scendere le scale a sinistra  o  girare l’angolo e passare dallo  slargo davanti alla facciata nord del convento, abbellito da una fila di agrifogli formati ad  alberello. Significativa la presenza dell’agrifoglio sia spontaneo, nella macchia, che qua , domato dall’arte topiaria.

Infatti nella simbologia cristiana le foglie dell’agrifoglio ricordano la corona di spine che Gesù fu costretto a portare e le bacche il suo sangue. I fiori bianchi invece la purezza della Madonna. Ma il simbolismo nasce  ai tempi dei Romani, quando  l’agrifoglio era considerato un talismano per allontanare i malefici, e usato durante la festa dei Saturnali del solstizio d’inverno. Festa ora sostituita  dal Natale. Lasciamo lo slargo continuando a scendere verso un bel viale di cipressi, mentre costeggiamo-a destra- un noccioleto ben tenuto. Ora la strada è asfaltata. Finito il viale di cipressi  usciamo definitivamente dalla tenuta del Convento. Sulla strada, che prosegue dritta, ci sono alcune case di campagna con orti e vigneti, pochi metri e giriamo a destra su Via degli Ulivi di Castel Donato. Passiamo davanti ad un borghetto, subito dopo la strada diventa una stretta sterrata , scende tra gli alberi fino a incrociare uno stradone più grande che  arriva alla Cappellina di S . Teresa e alla  Portineria esterna dell’Eremo, ormai in disuso, il tutto  sulla nostra destra, coperto da vegetazione spontanea. Noi procediamo con il  nostro cammino e andiamo a sinistra lungo il viale in discesa. Qualche centinaio di metri per arrivare in fondo,p assare davanti ad una croce in ferro e   arrivare su una strada asfaltata.  Siamo in Via XXV  Aprile, zona residenziale di Montevirginio, di recente costruzione.
Andiamo a destra  e percorsi circa 200m incontriamo la cappella  della Madonna delle Grazie  (XIXsec.). Difronte  via Giacomo Matteotti,che prendiamo. Se invece si ha  passione per l’archeologia, da qui parte una deviazione del percorso,  circa km 2,5 A/R ,che porta al cosiddetto Altarone, un grosso masso squadrato legato al culto della Bona dea. Questa deviazione  la raccontiamo a parte. Noi oggi non andiamo all’Altarone, ma proseguiamo la nostra mappatura su via Matteotti  che ci porta dritti davanti alla chiesa di S. Egidio ( finita nel1679, radicalmente trasformata nel 1900)  nel borgo Montevirginio, nato dal sodalizio tra i frati Carmelitani e la famiglia Orsini .C’è un grazioso antico lavatoio a fianco la chiesa, ma noi senza nemmeno attraversare la strada provinciale ci dirigiamo a destra verso la piazza trapezoidale  del piccolo paese dove si attesta il lungo viale delle Olmate.
Passiamo davanti  “La Tavernetta”, Ristorante Pizzeria che vi  consigliamoe arriviamo in fondo alla graziosa piazzetta. Ora attraversiamo la provinciale. Siamo su piazza delle Olmate. Di fronte a noi la  diritta via, alberata da Bagolari che  hanno sostituito gli Olmi dopo una pandemia . Camminiamo sul bel viale,lungo 1500m, interrotto da  uno slargo sterrato-Piazza Siena- che divide le Olmate di Montevirginio da quelle di Oriolo e fa da confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Andiamo avanti e poco dopo intravediamo  la fine del viale e lo sperone di Palazzo Altieri.   Arrivati sotto lo sperone ci giriamo per vedere il suggestivo  effetto visivo che le Olmate creano, partendo da palazzo Altieri traguardando Montevirginio e orientandosi verso la chiesa dell’Eremo.
Pochi passi e siamo sulla piazza di Oriolo al cospetto della bella facciata di Palazzo Altieri.

E chiudiamo l’anello in bellezza.

La Comune di Bagnaia – Casa Rosi

Si esce da Bagnaia per la strada principale e si camminano i 5/10min verso la strada provinciale. Giunti alla provinciale si gira a destra e si prende, dopo 50 m, la prima strada sterrata a destra in direzione Cetinale. La strada è prima pianeggiante e poi in salita, si attraversa un abitato (villa del Cetinale sulla sinistra) e si prosegue sulla strada che si inoltra in un bosco di lecci . Poco dopo l’inizio della salita si prende la strada sulla sinistra con l’indicazione di Cerbaia ed un segnale blu per strada privata. Dopo circa 200m si arriva alla Cerbaia  di fronte a cui parte l’antica strada lastricata che porta al Romitorio, luogo di vita e preghiera dei monaci, che dipendevano dalla villa dei Chigi.

La imbocchiamo passando attraverso due colonnine in mattoni fino a giungere al Romitorio   da cui si gode una  splendida vista sulla Montagnola  Senese e sulla villa del Cetinale. Tornati sulla strada  si prosegue per  circa 100m e, trovando sulla nostra destra  un sentiero con segnavia bianco-rosso del CAI, lo imbocchiamo .  Si attraversa un po’ di bosco e di boscaglia di ginestre e dopo pochi minuti si arriva a un piccolo cimitero da cui si vede un po’ più in alto la bella pieve romanica di Pernina. Si raggiunge la chiesa e si prende la strada carrabile sterrata sulla destra. Si percorre questa strada per circa un chilometro,  passando  oltre l’agriturismo La Taverna e si giunge su strada asfaltata dove si gira a destra. Si percorre questa strada per circa 1/2km , poi si svolta a sinistra sulla strada di Sortoiano verso  Casa Rosi .

Località Ottava Zona – Il Girasole di Rispescia

Lasciamo la Strada Comunale Grancia, in prossimità dell’Agriturismo San Giorgino, svoltando (verso SW) (Foto01) in corrispondenza del numero 35. Seguiamo questa strada camminando tra eucalipti e olivi, fiancheggiamo una casa (Ex Pod. Melosella) e un allevamento di cani, percorrendo il tratturo posto tra un campo coltivato (a sx) e un filare di olivi (a dx). Si oltrepassa un rado filare di cipressi (Foto02) che funge da limite del campo e si prosegue fino ad arrivare ad un piccolo gruppo di case che ci lasciamo sulla dx per giungere sulla Strada Provinciale di Montiano.

Ci troviamo ora in prossimità di uno svincolo della Super Strada (SS1 via Aurelia) e attraversiamo la strada asfaltata per immetterci in quella sterrata che già si osserva dalla parte opposta (Foto03). Si procede (verso S) su tale strada costeggiando la SS finché, in corrispondenza di un ponticello, non diviene asfaltata. Immediatamente dopo tale ponte si svolta a dx (Foto04) (verso W) tra le canne (Arundo donax) per passare sotto alla stessa SS mediante un sottopassaggio (Foto05), dopo il quale si svolta a sx (verso SW) passando tra la SS e un oliveto.
Al termine dell’oliveto, in corrispondenza di un cipresso, seguiamo il tratturo che stiamo percorrendo, svoltando a dx (Foto06) (verso W-SW) per uscire dall’oliveto, passando una sbarra e giungendo, attraverso una strada sterrata fiancheggiata da vecchi cipressi, alla strada asfaltata di Viale S.Maria Goretti (Foto07). Siamo a Rispescia.
Svoltiamo all’ora verso sx (verso S) e proseguiamo fino a giungere in prossimità della SS. Seguiamo la strada e quindi svoltiamo a dx (verso SW) e procediamo dritti fino ad uscire dal paese (Foto08), dove si svolta a sx (verso E), passando nuovamente sotto alla SS.
Non appena passato il sottopassaggio, saliamo la scalinata che ci troviamo sulla sx (Foto09) e che ci evita di transitare sullo svincolo e sotto al sole, per immetterci nel lungo viale di pini domestici (Foto10) (Pinus pinea) che ci conduce dritti fino alla nostra destinazione (Foto11): l’ENAOLI (Ente Nazionale per Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani) (Foto12), vicino al quale si trova la fattoria Il Girasole di Rispescia.

Porano – Lubriano

Questo itinerario – che attraversa il delizioso ambiente campestre al confine tra Umbria e Lazio – insieme alla traversata Castel Giorgio-Bolsena, consente di collegare agevolmente i due grandi anelli relativi al giro dei Comuni della Provincia di Terni e quelli della Provincia di Viterbo, trovandosi nel tratto, al confine tra le due Regioni, in cui questi sono più prossimi.
A Porano, interessante la presenza di Castel Rubello e di Villa Paolina; a Lubriano, affascinante la presenza della vicina Civita di Bagnoregio.

Il percorso

Da Piazza Garibaldi in Porano, dal belvedere con splendida vista sui campi al di sotto del paese, da cui spunta maestoso il Duomo di Orvieto, si attraversa l’arco e si entra nel centro storico percorrendo Via del Municipio e lasciandosi sulla sinistra la bella Piazza Carlo Alberto. Con pochi passi si raggiunge il piccolo Corso Vittorio Emanuele II, dove si trova l’Ufficio Postale, da cui si piega a sinistra in un vicolo che scende sotto un altro arco, passa davanti a ristorante, svolta di nuovo a sinistra e sbuca di nuovo fuori dal piccolo borgo, in posizione panoramica sui vicini Monti Amerini e, più fondo, Monte Terminillo (destra) e Monte Vettore (sinistra).

Si scende verso la strada provinciale, che collega il paese a Orvieto, la si attraversa dove ci si ricongiunge con essa in corrispondenza di Piazza Indipendenza e si imbocca la strada che scende a destra tra alcune case, parallelamente alla provinciale stessa.

Si percorre la stradina, teoricamente vietata al transito delle auto, si lascia una diramazione a sinistra (peraltro indicata da alcuni recenti segnavia escursionistici ad opera del recentemente istituito Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi) e si sale leggermente, sempre su asfalto, costeggiando alcuni campi, in posizione panoramica.

Si cammina per alcuni minuti, si incontrano di nuovo altre case, fino a quando si giunge nei pressi della zona detta “Cunicchio”, di fronte a una chiesetta al centro di una residenziale. Qui si piega a destra e si imbocca Via Madonna delle Grazie, arrivando in breve a incrociare Via Marconi, dinnanzi al parco della storica Villa Paolina, il cui cancello di ingresso si trova qualche decina di metri a destra e in cui si consiglia di entrare per un giro, nel caso fosse il periodo di apertura del parco.

Altrimenti, si piega a sinistra e pochi metri dopo si imbocca una stradina a destra, di fronte al piccolo supermarket del paese. Si percorre tutta la stradina che attraversa un ambiente campestre, tralasciando alcune diramazioni sia a destra che a sinistra, che conducono ad abitazioni private. Giunti in fondo, la stradina termina in una zona prativa e si fa pista erbosa, che si segue per alcune  poche altre decine di metri nella medesima direzione, fino all’altezza del vecchio casale che sorge sulla destra. Da qui, si svolta a sinistra di circa 90° (presenti alcune tracce erbose della diramazione), si lascia la pista e ci si inoltra tra due file di siepi percorrendo tutta la piccola radura che racchiudono, fino a quando si arriva nei pressi del boschetto, dal quale appare sulla destra l’attacco di un viottolo che lo attraversa sotto gli alberi. Lo si imbocca e, in leggera salita, si esce in breve dalla parte opposta (si può arrivare nel medesimo punto senza passare nel boschetto bensì costeggiandolo sulla destra, al limitare del campo con cui confina).

Seguendo la pista, si piega a sinistra e si incrocia una strada asfaltata che raggiunge il piccolo borgo di Radice. La si segue a destra in discesa, si supera l’isola ecologica comunale e si prosegue, raggiungendo in 1 km abbondante, il borgo di Radice. Lo si attraversa e si prosegue, superando una ripida rampa in salita nei pressi di un bel casale e si raggiunge la parte alta dell’altopiano vulcanico che digrada verso il vicino lago di Bolsena.

Si è ad un bivio, si gira a sinistra e da qui inizia un bel tratto tra la tipica campagna di questo angolo di territorio al confine tra Umbria e Lazio, che nulla ha da invidiare alla più rinomata, vicina, campagna toscana.

Si prosegue lasciando a sinistra una diramazione e si giunge a un ulteriore bivio. Qui si è sul punto di confine tra le due Regioni. Si svolta dunque nettamente a sinistra (sulla destra si raggiungerebbe Torre San Severo, frazione di Orvieto, e, da lì, Bolsena) e si punta in direzione di Lubriano, percorrendo un bel tratto di strada sterrata tra i campi, intervallati solo da un brutto impianto di pannelli fotovoltaici. Si raggiunge in breve un curva, in cui si immette sulla sinistra un viottolo, marcato con segnavia della “Via Romea”: è una soluzione, più corta e meno suggestiva, che si può prendere all’altezza dell’isola ecologica passata in precedenza, svoltando a sinistra.

Lo si tralascia e si prosegue seguendo la strada principale, dopo un’ulteriore curva della quale, percorrendo un lungo rettileneo, si raggiunge l’intersezione con la provinciale Bagnorese.

La si prende a sinistra e si svolta immediatamente dopo subito a destra su una stradina asfaltata secondaria nel comune di Lubriano (attenzione alle auto, anche se rare), che attraversa ina zona di campagna, fino a giungere nei pressi di una fattoria e il campo sportivo del paese. Qui si piega a destra, puntando verso sud, si attraversa la strada comunale per Castiglione in Teverina, si prosegue sempre sulla direttrice principale, fino a giungere, dopo un breve tratto di discesa, all’incrocio con la provinciale 55. Si è ormai nei pressi del paese. La si prende a destra, su marciapiede, si supera il ponte sul fosso che un tempo “isolava” Lubriano e, in breve, si raggiunge Piazza Col di Lana, con splendido affaccio sul borgo di Civita di Bagnoregio.

Ponte di Paderno d’Adda – Fattoria Amici Cavalli

Partendo dal Ponte di Paderno d’Adda costruito a fine ‘800, che collega la provincia di Lecco a quella di Bergamo, si scende fino a raggiungere il fiume e ci s’incammina verso nord, risalendo la corrente del fiume.>
Si arriva ad ammirare la prima chiusa dell’Adda, commissionata da Ludovico il Moro a Leonardo da Vinci a fine ‘400. Si prosegue immersi nel verde del parco Adda Nord, che tutela la ricca biodiversità di flora e fauna. Si possono vedere cigni, folaghe e germani ma anche svassi e moriglioni. Il verde della flora e i cinguettii ci accompagnano per tutto il cammino, dopo aver superato Robbiate si giunge a Imbersago dove il traghetto di Leonardo porta i turisti (volendo con l’auto) dall’altra parte del fiume, solamente grazie al tiro di una fune. Lasciando Imbersago si passa da Arlate a Brivio, dove se si presta attenzione non è difficile vedere i cormorani che pescano, o i tuffetti che giocano ma ancor più bello è vedere la garzaia degli aironi dove vivono stabili 20-30 coppie, subito dopo questo sito, segnalato da un cartellone, si giunge nella località del Toffo, questa è una pozza di acqua bassa dove in estate i briviesi fanno il bagno. Quando lo sterrato si trasforma in asfalto, in prossimità delle due case rosa, si abbandona il fiume per girare a sinistra in una vietta sotto un porticato, in cui nidificano le rondini. Si sale fino a ritrovarsi nel cortile di una cascina, si gira a destra e si salgono gli scalini che ti portano sulla strada provinciale, dove dall’altra parte si trova la fattoria Amici Cavalli in cui vi accoglieremo con piacere!

Marzamemi – Capo Passero

Il percorso

Si esce da Marzamemi seguendo una striscia pedonale di colore azzurro fino alla fine del paese. Arrivati all’altezza dello “Yachting Club” si lascia la strada asfaltata e si segue la linea di costa. I sentieri non sono segnati e bisogna quindi cercare la via più agevole; il fondo è uno sterrato naturale selvaggio alternato da scogli, solo a tratti si vedono tracce di terreno calpestato; si segue quindi la riva del mare che corre parallela alla SP 84 da Marzamemi a Portopalo. Lungo la riva si incontra prima una spiaggia attrezzata con cabine e ombrelloni (foto 1), e poi altre due spiagge libere e deserte; a tratti la riva è molto vicina alla SP 84, si vede in lontananza l’isola di Capo Passero con il castello-Museo detto di Carlo V (foto 2). Si passa attraverso un piccolo borgo chiamato Borghella, fatto di alcune villette per residenza estiva; attaccata al borgo c’è una spiaggia attrezzata con ombrelloni e sdraio. Dopo questa spiaggia si prosegue su un piccolo viottolo sterrato, che è segnato e che quindi facilita la via del percorso verso Capo Passero. Si incontrano piccole insenature con poca sabbia e molti sassi, e più avanti uno sperone roccioso alto circa 10 mt sul mare (foto 3), il che obbliga a rientrare sulla SP 84 per un breve tratto di circa 200 mt. dopodicchè si può riprendere lo sterrato fino al prossimo sperone roccioso che va giù a strapiombo sul mare (foto 4) e che quindi obbliga di nuovo a riprendere la SP 84 per circa un km. Dopo una curva a destra si apre la vista del castello Tafuri (foto 5) e del faro di Portopalo. Il castello è costruito su una roccia a picco sul mare adiacente ad un vecchio villaggio di pescatori della vecchia tonnara di Portopalo (foto 6). Il villaggio è abbandonato ed in precarie condizioni, il castello è recintato come proprietà privata; bisogna quindi superarlo continuando sulla provinciale fino a quando sarà possibile rientrare sullo sterrato finale che conduce al piazzale di Portopalo (foto 7). Su questo sterrato si passa davanti ad una fila di case colorate appartenute probabilmente ai pescatori della tonnara, che sono state riadattate a residenze turistiche. Arriviamo infine alla destinazione finale, che è il piazzale di Portopalo, da cui si vede l’isola di Capo Passero con il castello-Museo di Carlo V (foto 8) e sullo sfondo il mare del canale di Sicilia con a vista in lontananza attrezzature di pescicoltura. Dietro il piazzale c’è il paese di Portopalo, dove ha termine il nostro percorso della Via del Mito.

Stra – Dolo

Da Stra a Dolo, provincia di Venezia, percorso turistico della durata di circa 2 ore e 30. Completamente pianeggiante, facile.

Il percorso

Dalla piazza di Stra ci muoviamo in direzione Venezia sul marciapiede che costeggia la strada statale. Dopo poche centinaia di metri incontriamo un ponte: ci troviamo sopra ad un canale artificiale che collega il fiume Tergola con il Naviglio del Brenta. Andando verso Venezia abbiamo il canale del Tergola sulla nostra sinistra e vediamo il Naviglio sulla nostra destra. Il Naviglio è a sua volta un canale artificiale, ricavato dal fiume Brenta, scavato ai tempi della Serenissima per collegare via nave Padova e Venezia. Siamo in una zona in cui i corsi d’acqua naturali sono stati collegati da un sistema di canali artificiali al fine di essere navigati e di controllarne meglio il regime  delle acque. Una fitta rete di canali e di dighe viene utilizzata tuttora a scopo agricolo, come vedremo dopo quando saremo in mezzo alla campagna. Dal ponte, sulla nostra destra, possiamo anche vedere lungo il canale un piccolo spiazzo in cui un tempo si trovava il mercato del pesce di Stra. Purtroppo non rimane più niente dei banchi di pietra su cui fino a venti anni fa avveniva il mercato del pesce, quella che veniva chiamata “la pescheria”. Superiamo il ponte e ci conviene attraversare la strada per raggiungere una piccola zona verde lungo il Naviglio, così pur costeggiando la strada statale possiamo camminare su un percorso sterrato. Se scendiamo fino al naviglio possiamo vedere un piccolo molo di legno: questo è un attracco in cui anticamente si fermava il battello che collegava Padova a Venezia: Il Burchiello. Adesso il Burchiello è diventato un’attrazione turistica e compie percorsi panoramici lungo il Naviglio, così anche il piccolo molo di legno è rimasto a scopo turistico. Continuiamo il nostro percorso procedendo in direzione Venezia, mentre su lato opposto della strada possiamo osservare una serie di ville antiche. Sono ville di campagna che i nobili veneziani hanno fatto costruire secoli fa lungo il Naviglio, rendendo questo corso d’acqua una sorta di continuazione ideale del Canal Grande di Venezia. Questa zona è conosciuta come Riviera del Brenta. Dobbiamo nuovamente attraversare la strada statale quando vediamo che sul lato opposto comincia un grande muro di cinta fatto di mattoni di terracotta. Si tratta del muro di cinta di Villa Pisani, la più grande ed importante delle ville che costeggiano il Naviglio, appartenuta alla famiglia dei dogi Pisani. Lungo il muro della villa abbiamo la possibilità di camminare sempre sullo sterrato. Dopo un centinaio di metri arriviamo alla porta d’ingresso della Villa. Vale la pena prendersi un paio di ore di tempo per visitarla tutta: la struttura palladiana con affreschi del Tiepolo e un bellissimo parco in cui si trova uno dei più grandi labirinti d’Europa, fatto interamente di siepi viventi.

Procediamo lungo il muro di cinta fino a quando dobbiamo svoltare a sinistra per continuare a costeggiarlo. Ora per qualche centinaio di metri dobbiamo percorrere strade asfaltate. Sulla sinistra abbiamo sempre il muro della villa e sulla destra possiamo vedere qualche abitazione antica semplice in stile veneziano. Pochi passi più avanti e anche sulla sinistra, lungo l’enorme muro di cinta della villa, possiamo vedere altre interessanti abitazioni antiche  in stile contadino e nobiliare. Procediamo fino a quando sulla destra vediamo il cartello di via Fiessetto e lì svoltiamo e prendiamo quella strada. Procediamo sempre sulla strada asfaltata e poi seguiamo a sinistra in direzione della piscina comunale. Dal parcheggio della piscina possiamo raggiungere l’argine di un corso d’acqua: è di nuovo il canale Tergola che abbiamo attraversato nel centro del paese. Guardando il canale con il parcheggio della piscina alle nostre spalle giriamo verso destra e seguiamo il canale. Finalmente possiamo tornare a camminare sullo sterrato, anche se comunque procediamo lungo una strada secondaria. Procediamo fino ad arrivare al ponte, qui attraversiamo la strada e continuiamo a camminare sempre sullo stesso lato del canale. Finalmente entriamo in una strada completamente sterrata e ci addentriamo in uno degli ultimi scorci di campagna rimasti in questa zona. Proprio vicino al ponte c’è un cartello che ci ricorda che siamo lungo il Cammino di Sant’Antonio.

Procediamo lungo al canale fino a quando arriviamo ad un incrocio di corsi d’acqua: oltre al canale che abbiamo seguito fino ad ora ci sono il fiume Tergola vero e proprio e il Serraglio. Di fronte a noi c’è una magnifica costruzione antica in cui un tempo viveva un addetto del Magistrato delle Acque per gestire le chiuse che regolano i corsi d’acqua. Si vedono ancora le chiuse che collegano i fiumi con i fossi che circondano i terreni agricoli; queste chiuse possono essere aperte per irrigare i campi o per disperdere l’acqua in eccesso. Il Magistrato delle Acque era un’istituzione importantissima ai tempi della Serenissima e si occupava di mantenere i corsi d’acqua navigabili, dell’irrigazione dei terreni agricoli e di preservare Venezia dalle eventuali piene dei fiumi che sfociano nella Laguna.

Proseguiamo seguendo il Serraglio a destra. Arriviamo ad un ponte e dobbiamo attraversare la strada Barbariga facendo molta attenzione alle macchine. Entriamo nel comune di Fiesso d’Artico e sulla sinistra c’è un cartello che ci indica che siamo lungo il confine tra la Provincia di Padova e quella di Venezia. Seguendo per la Provincia di Padova si entra nel comune di Vigonza dove la campagna è organizzata da un antichissimo reticolato romano. Noi invece continuiamo a seguire il corso d’acqua andando dritti. Purtroppo ora il panorama è quello della zona industriale di Fiesso. Nonostante la feroce industrializzazione cominciata negli anni ’70-‘80 sopravvive lo spirito contadino degli abitanti di questa zona e tra i capannoni industriali possiamo vedere pittoreschi orti, pollai e perfino una stalla con degli asini. Arriviamo ad un altro ponte. Un cartello ci indica che girando a destra sulla strada asfaltata si raggiunge il centro di Fiesso d’Artico. Noi invece attraversiamo il ponte e procediamo lungo l’altro lato del fiume. Il ponte successivo bisogna nuovamente attraversare il fiume e procedere camminando lungo l’altro versante. In lontananza comincia a vedersi il campanile della chiesa di Dolo.

Arrivati al campo sportivo di Fiesso d’artico c’è un altro cartello che ci indica la possibilità di raggiungere il centro del paese svoltando a destra. Per Dolo invece continuiamo ad andare dritti ed arriviamo ad un altro ponte. Qui possiamo attraversare la strada asfaltata oppure utilizzare un piccolo sottopassaggio. Continuiamo a camminare sempre sullo stesso lato del fiume. Al ponte successivo siamo arrivati a Dolo. Per raggiungere il centro dobbiamo procedere su una strada pedonale e costeggiare la strada asfaltata. Troviamo un altro ponte e d’ora in poi non seguiamo più il corso del fiume Serraglio che gira a sinistra ma andiamo dritti. Siamo al campo sportivo di Dolo e Vicino all’ospedale. Alla rotonda seguiamo le indicazioni per il centro. Quando arriviamo al centro di Dolo siamo di nuovo lungo il Naviglio su cui si affacciano diverse ville antiche. Nel centro storico di Dolo ci sono alcuni scorci caratteristici e sembra di trovarsi in una piccola Venezia. C’è un antico mulino ad acqua trasformato in osteria, che esternamente presenta ancora la ruota funzionante e c’è un antico squero, ovvero una grande tettoia che veniva utilizzata per rimettere le barche fuori dall’acqua e per eseguire lavori di manutenzione sulle imbarcazioni.

Casa delle Acque – Motta Sant’Anastasia

Questa tappa si svolge quasi per intero lungo le sponde del fiume Simeto, che chiude la “parte vulcanica” della via del mito e ci conduce verso nuovi paesaggi (l’altopiano degli Iblei e le oasi naturalistiche lungo la costa). Il percorso non presenta difficoltà e, dopo aver attraversato l’Oasi di Ponte Barca sul Simeto, ci conduce a Motta S. Anastasia che, con il castello fatto erigere dal Gran Conte Ruggero, sorge su quello che la tradizione popolare definisce “l’ombelico dell’Etna” (una enorme rupe basaltica, frutto di un cratere spento).

Il percorso

Uscendo dal cancello principale della Casa delle Acque prendiamo la stradina asfaltata a sinistra. Ne seguiamo i tornanti in discesa, attraversando i numerosi giardini di aranci, fino ad incontrare un bivio che ha sulla destra una strada sterrata chiusa con un cancello; noi proseguiamo sulla strada sterrata che sta davanti a noi. Poco più avanti incontreremo un trivio, prendiamo la strada sterrata di destra e la seguiamo per un breve tratto che ci porterà sulla riva del fiume Simeto. Qui andiamo a sinistra, in direzione dell’Oasi di Ponte Barca, la costeggiamo e quando raggiungiamo la grande diga risaliamo sulla Strada Provinciale 139. Giriamo a destra, attraversiamo il Ponte Barca e percorriamo circa 200 metri in salita sulla strada provinciale 29. Quando incontriamo un caseggiato sulla sinistra, imbocchiamo la stradina asfaltata in discesa, attraversiamo il cancello subito a sinistra e ci immettiamo sul viottolo che ci porterà sulla riva destra del fiume (foto 2 e 3).  Seguiamo il sentiero lungo l’argine e, dopo un breve tratto, ci spostiamo sulla strada sterrata poco più in alto. Ci manteniamo su questa strada per almeno 4 km, fino ad incontrare il  primo ponte sul fiume. Lo attraversiamo e, quando ci troviamo sulla riva sinistra, andiamo a destra; superata una grande masseria, imbocchiamo, 200 metri più avanti, una stradella interpoderale alla nostra sinistra. Attraversiamo l’aranceto e poco dopo ci troveremo su una stradina di campagna asfaltata (Strada di Bonifica 28). Dopo circa 7 Km questa strada ci porterà al centro di Motta S. Anastasìa.

Ragalna – Paternò

Lasciamo Ragalna prendendo la Via Paternò, in discesa. La percorriamo fino a incrociare Via S. Maria di Licodia e giriamo a destra. Ci manteniamo su questa via, che poco dopo diventa una stradina di campagna fiancheggiata da pistacchieti e uliveti, per circa 3 km fino a giungere sulla strada provinciale, ignorando le deviazioni che incontreremo e andando a sinistra all’incrocio con la Strada Mancusi Sottana. Attraversiamo la provinciale e, oltrepassato di poco il ponte della Statale sopra di noi, giriamo a sinistra su una stradella in discesa. Al primo incrocio, dopo 150 metri, proseguiamo dritto sulla strada sterrata che, in discesa, ci porterà a incrociare la linea ferroviaria. Qui prendiamo la strada asfaltata a destra, facciamo 500 metri e alla rotonda andiamo a sinistra, immettendoci sulla Strada Provinciale. (Da questo punto, percorrendo qualche chilometro verso destra si può raggiungere il centro di Santa Maria di Licodia). La strada, tutta in discesa, ci porterà all’ingresso di Paternò dopo un paio di chilometri. Quando arriviamo in Via delle Arti e dei Mestieri, proseguiamo dritto oltrepassiamo la prima rotonda, all’incrocio con la Strada Statale, e alla seconda rotonda più piccola andiamo a destra. Proseguiamo dritto, passando accanto al Museo della Civiltà Contadina, e costeggiamo il velodromo fino a raggiungere, poco più avanti, le Salinelle dei Cappuccini, affascinanti fenomeni naturali legati all’attività dell’Etna e punto di arrivo di questa tappa.

Viagrande – Pedara

Breve percorso che segue una strada asfaltata secondaria, lungo la quale si può comunque camminare con tranquillità, e che attraversa il paese di Trecastagni (da visitare sono l’ex convento francescano e il forte/mulino a vento) e i luoghi dove il Verga ambientò alcune delle sue opere (Nedda, Storia di una Capinera).

Il percorso

Lasciamo la Terra di Bò (che si trova poco fuori del paese di Viagrande) svoltando a sinistra sulla strada asfaltata. Percorriamo 300 metri e giriamo a destra su Via Dietro Serra. Lungo questa strada, poco più avanti  del Museo, incroceremo la via “Nedda a Varannisa”, nome della protagonista dell’omonima novella di Giovanni Verga, ambientata proprio in questi luoghi. Proseguiamo su via Dietro Serra fino ad incrociare a T la via S. Agata, in prossimità di Sant’Alfio. Qui andiamo a sinistra e, poco più avanti, a destra risalendo la via Assisi. All’incrocio successivo giriamo a destra e poi a sinistra su via Muri Antichi che percorriamo fino a ritrovarci in Piazza S. Alfio, di fronte alla chiesa. Imbocchiamo la stradina a sinistra del santuario, all’incrocio a T giriamo a sinistra e subito dopo a destra, prendendo la via Federico de Roberto. Ci manteniamo su questa strada per circa 1,5 chilometri fino a raggiungere l’ingresso di Pedara. Al centro del paese si possono ammirare la Basilica di S. Caterina (foto7), splendido esempio di “chiesa nera” dell’Etna, e il Palazzo don Diego Pappalardo (foto8).

Canale – Botto

Partenza dalla piazza centrale di Canale. Direzione Bagnoregio, SP12. Dopo 1 km girare a sinistra,direzione Botto. La strada asfaltata prosegue attraversando pascoli e vigneti. A 4 km si arriva ad un bivio,andando a destra si prosegue per il Botto. Noi abbiamo preso a sinistra per ricongiungerci alla strada iniziale. La strada prosegue per altri 2 km costeggiando ville immerse nei boschi. Il percorso é di 8,3 km totali ma semplici da percorrere oltre che affascinanti grazie al panorama e ai profumi.

FS Fiumefreddo di Sicilia – Azienda Agricola Bagolaro

Il percorso unisce la stazione ferroviaria di Fiumefreddo di Sicilia, situato sulla linea Messina-Catania, all’azienda Bagolaro che invece si trova nel territorio di Piedimonte Etneo. Nella prima parte si svolge su strada asfaltata ma poi ci porta dentro la campagna attraversando il tipico paesaggio agricolo di questa zona con i giardini di agrumi e i vicoli fiancheggiati dai muretti a secco in pietra lavica. Si va in salita verso il vulcano fino a raggiungere la fattoria da dove la vista abbraccia tutta la zona costiera, da Taormina al porto di Riposto.

Il percorso

Usciti dalla stazione di Fiumefreddo andiamo a sinistra fino a incontrare la via Feudogrande. Giriamo a destra e seguiamo questa strada per un buon tratto, oltrepassando il ponte sull’autostrada. Dopo aver percorso qualche chilometro in salita, voltandosi si potrà osservare dall’alto l’intero abitato di Fiumefreddo, con la marina poco più in basso e, verso sinistra in lontananza, i borghi di Castelmola e Taormina appollaiati sulla rocca. Dopo aver affrontato alcuni tornanti e un breve tratto di rettilineo, ci troveremo di fronte a un bivio a T. Giriamo a destra e cira 500 metri dopo imbocchiamo a sinistra, dall’altro lato, una stradina in salita denominata “Via Gebbia di S. Basile”. Poco dopo la strada incrocia la linea ferroviaria “Circumetnea”, attraversiamo il passaggio a livello e imbocchiamo la strada fiancheggiata dai muri a secco in pietra lavica. Percorriamo per un po’ questa strada e, subito dopo una curva a gomito sulla sinistra, la lasciamo per imboccare a destra “Via S. Basile Presa”, una stradina in cemento ripidissima, che ci porterà su una strada asfaltata principale. All’incrocio percorriamo circa 20 metri davanti a noi e giriamo subito a sinistra su un’altra stradina di campagna. Poco più avanti l’asfalto si interrompe e inizia un tratto dal fondo sconnesso. Lo seguiamo, scendiamo sul torrente, lo guadiamo, passiamo davanti all’ovile e andiamo dritto davanti a noi. Quando incrociamo una stradina asfaltata, andiamo a sinistra, percorriamo circa 500 metri e giriamo ancora a sinistra su una strada dal fondo dissestato, in parte sterrato e in parte sassoso. Poco più avanti incontreremo il cancello di ingresso di Bagolarea, lo attraversiamo e ci dirigiamo in discesa verso la casa.

Giove – Attigliano

Tornare è ricordare il tempo immobile della partenza. La casa ha le sue chiavi sul tavolo, lasciate un mese prima. Le carte in più del portafogli messe sulla credenza. I propri libri sul comodino, rimasti perché troppo pesanti. L’appendiabiti  e quella giacca, sospesa nella stessa posizione. Ogni cosa è rimasta al suo posto, ferma nel tempo, mentre noi ci siamo spostati per 503 km, insieme con lo sguardo e l’anima. Quando torni capisci che casa diventa veramente casa quando è un perno su cui girare, che sta lì dove l’hai lasciata.

Il percorso

Dal belvedere di Giove, ovvero Largo Giudici Falcone e Borsellino, avendo l’arco alla spalle ci troviamo una strada a destra che costeggia il castello, due davanti e una a sinistra che conduce con delle scalette in basso. Prendiamo la prima a sinistra delle asfaltate, denominata Via Nuova. Entriamo così in Vocabolo Martinozzi. Ci troviamo, dopo poco, un lavatoio di cemento sulla destra. Andiamo sempre dritti e la strada da asfaltata si fa bianca. Laddove la principale curva a gomito, davanti al cartello per la località Girella, c’è una strada sulla sinistra da non prendere. Giriamo invece a gomito a destra con la principale.

Questa bella strada fa delle svolte ampie, attraversa campi dedicati al pascolo e zone con i pannelli fotovoltaici, dopodiché arriva con una salita alla strada attigliano-porchiano, da prendere a sinistra. Poi dobbiamo girare a destra per un sentiero dopo 350 metri. Praticamente è la seconda a destra, prima che la strada diventi bianca. Subito ci si presenta un bivio nel bosco a cui andare a destra.

Entriamo ancora più addentro al bosco con il sentiero e manteniamo la principale nonostante alcune deviazioni e varie radure, finché non arriveremo ad un uliveto e qui si aprirà la vista su Attigliano, ormai vicinissima. Ancora qualche centinaio di metri e arriviamo ad un bivio a T, davanti abbiamo la ferrovia. Giriamo a sinistra per la strada asfaltata e andiamo sempre dritti. Vedrete che la strada passa sotto alla ferrovia con un sottopasso e arriva ad un bivio. Qui svoltiamo a destra e poi subito la seconda a sinistra. Facciamo questa strada che già ci immette nelle prime case, ville e palazzine di Attigliano, dopodiché arrivati davanti al bottino dell’acqua svoltiamo a destra e poi a sinistra, per Via Monserrato. Passiamo la chiesa, le scuole e arriviamo alla fontana. Qui svoltiamo a sinistra e siamo nel centro simbolico del paese di Attigliano.

Monteleone d’Orvieto – Montegabbione

Amiamo i pensieri corti e semplici.

Il percorso

Dal Municipio di Monteleone attraversiamo tutto il paese e usciamo dalla porta nord e già possiamo osservare la nostra meta, Montegabbione, dal belvedere subito a destra. Prendiamo la strada a destra e, dopo le scuole e il bar, prendiamo la strada per Montegabbione alla rotatoria, andando cioè verso il distributore EWA. Alla seconda rotatoria andiamo alla terza uscita, ovvero verso Montegabbione 3,5 km.

Questa strada scende, con un ponte oltrepassa il fosso all’altezza di un’antica casa e comincia a risalire. Arrivati in prossimità del bivio con lo stop, dove c’è un maneggio, svoltiamo a destra. Ci sono due strade sterrate. Prendiamo quella più a destra, che si tiene il maneggio a sinistra. Finita la stradina, se proseguite ancora dritti arriverete ad una chiesetta deliziosa. Dopodiché continuate in salita costeggiando il muretto a secco e arriverete ad una strada asfaltata. Qui svoltiamo a sinistra e in cima ancora a sinistra. 15 metri e prendiamo a destra in salita Via Nenni che ci porta al centro di Montegabbione.

Ficulle – Fabro

Costeggiare l’autostrada con una strada bianca, parallelamente. Camion e macchine che sfrecciano al ritmo dei tuoi passi e dei respiri lenti. Sentirsi insieme alla civiltà del tuo tempo e contemporaneamente camminare su di una strada sterrata e antica. Ho detto tutto.

Il percorso

Con le spalle al municipio di Ficulle prendiamo Corso Rinascita a destra, dopodiché scendiamo per una deviazione a sinistra che ci porta sulla strada asfaltata che costeggia il paese (SS71), oltrepassata la quale prendiamo in discesa sulla sinistra Via della Locanda, direzione Santa Cristina. Troveremo dunque un primo bivio all’altezza di un casale con Strada Palazzeta che va a sinistra, mentre la nostra direzione è a destra (ci sono una serie di deviazioni da tralasciare, rimanete sulla principale). Dopo l’abitato di Santa Cristina la strada diventa sterrata e scende più ripidamente, fino a giungere all’altezza dell’autostrada A1 . Qui svoltiamo a destra, lasciandoci dietro un primo ponte che scavalca l’autostrada. Incominciamo così a dirigerci in direzione nord costeggiando continuamente l’autostrada per circa 1,5 km, percorrendo Strada Fornacette. Arrivati alla strada asfaltata giriamo a sinistra e con un tornante siamo sopra al ponte che  passa la ferrovia. Dopodiché la strada prosegue e passa sopra l’autostrada ridiventando sterrata. Subito dopo il ponte andiamo dritti e non a sinistra. Vedremo che si arriva ad un primo bivio che va preso a dritto e al secondo andiamo a destra. Una salita e una discesa, dopodiché siamo su di una strada più ampia che va presa a sinistra. Davanti a noi Fabro e il Monte Cetona. Questa strada, molto bella, dopo un ponticello con le ringhiere di ferro, incontra un primo sentiero sulla sinistra, che va tralasciato perché condurrebbe ad un casolare, e poi un altro sentiero sempre a sinistra. Lo prendiamo e iniziamo a salire. Arrivati in cima sia una strada a destra che una sinistra vi conducono al centro storico di Fabro.

Castel Giorgio – Castel Viscardo

Parlando la sera con nuovi amici veniamo a sapere che tra Castel Giorgio e Castel Viscardo ci sono i resti di un antico aeroporto costruito da Nervi e fatto saltare in aria dai nazisti durante la guerra. Non potevamo lasciarcelo sfuggire. Ed è così che oltre a tombe etrusche, borghi deliziosi e paesaggi mozzafiato “Umbria: passaggi a sud-ovest” incontra lungo la via anche l’archeologia industriale.

Il percorso

Dal municipio di Castel Giorgio svoltiamo a sinistra prendendo Via Cupa e arrivati a 150 metri dalla strada più ampia prendiamo a destra seguendo le indicazioni per la casa di riposo Santa Cristina. La strada diventa sterrata, di un bel grigio intenso. Dopo circa 800 metri troviamo una villa davanti a noi ma noi giriamo a sinistra costeggiando la recinzione della villa stessa. Saremo così sull’altopiano di Castel Giorgio, bellissimo. Si giunge così ad un bivio dove campeggia anche un cartello che indica a destra per Castel Viscardo. Prendiamo dunque questa direzione. Nei pressi di alcuni magazzini per covoni incrociamo una strada bianca che va presa a sinistra e dopo 100 metri si arriva ad un altro bivio a T a cui dobbiamo girare a destra per l’asfaltata. La prima stradina sterrata sulla sinistra va presa. Questa strada è ben riconoscibile perché dopo venti metri svolta a destra seguendo la stessa direzione di quella che abbiamo lasciato. Vedremo poi che questa strada nei campi svolta decisamente a sinistra e incomincia a puntare dei grandi magazzini. Dietro di essi ci sono i resti dell’Aeroporto Antico di Nervi. Quindi questo sentiero arriva su una strada bianca all’altezza di un bel ciliegio. Svoltiamo a destra e dopo nemmeno 30-40 metri di nuovo a sinistra verso gli unici resti rimasti dell’aeroporto, che sono le costole del grande hangar. Qualche decina di metri dopo i resti la strada sterrata svolta sulla destra. Va imboccata e tenuta sempre a dritto finché non arriva alla strada asfaltata in prossimità della rotatoria. Qui prendiamo per Castel Viscardo e prestando attenzione alle automobili giungiamo dentro al borgo.

Fattoria Il Secondo Altipiano – Castel Giorgio

Questo percorso (e quello precedente) è stato realizzato in collaborazione con Four SeasonsAssociazione Majorana di Orvieto, Polisportiva di Caste Giorgio e Associazione Acqua di Porano. E’ stata una giornata piena di incontri e belle sensazioni. Io, Marina e Bricco vogliamo ringraziare tutti i partecipanti e in particolar modo coloro che l’hanno organizzata, ovvero Riccardo Schiavo, Filippo Belisario e Mirko Pacioni.

Il percorso

Dalla Fattoria Il Secondo Altopiano prendiamo l’unica strada per uscire dal suo possedimento e arrivati alla strada sterrata andiamo a sinistra. Proseguiamo per questa strada e vedremo che essa diventa un bel sentiero pianeggiante che si infila nei campi punteggiati da querce camporili di rara bellezza. Troveremo così un bivio a cui girare a destra verso i boschi. La strada farà un ampio giro e diventerà un bel rettilineo alberato che vi porta dritti verso una villa. Qui, alla villa, giriamo a destra e dopo qualche centinaio di metri svoltiamo a sinistra seguendo la direzione del “cartello zebrato”. Dopo nemmeno cento metri svoltiamo a sinistra passando a destra della chiesetta. Dopo non molto cammino il sentiero si immette su di una strada più grande da imboccare a sinistra. Si arriva così ad un bivio a cui la strada principale svolta a destra. Incominciamo a vedere i casolari di Castel Giorgio. Arriveremo all’ennesimo bivio contrassegnato dalla scritta “Rione Dimenticato” a cui girare a sinistra per la strada asfaltata. Costeggiando il fontanile e superato il ponticello, sempre dritto e siete dentro Castel Giorgio.

Alì – Fiumedinisi

Partendo dal Duomo di Sant’Agata, percorriamo la strada in discesa sulla sinistra della chiesa. Terminato il tratto in mattonelle e pavet di pietra lavica, svoltiamo a U sulla strada asfaltata a destra (foto1). Al primo bivio che incontriamo andiamo a sinistra e al successivo ancora a sinistra, scendendo verso il fiume Alì (foto 2). Oltrepassato il ponticello sul torrente, ci immettiamo su un bel sentiero sterrato che per un tratto segue il corso d’acqua. Dopo circa cinquecento metri, con un deciso tornante a destra, il sentiero si allontana dal fiume e risale il fianco della vallata. Il borgo di Alì ci osserva silenzioso dall’altro lato del fiume. Gli unici suoni che accompagnano il cammino in questa bella giornata di sole sono lo scroscio dell’acqua lungo il torrente, il crepitio della ghiaia sotto i nostri passi e lo scampanellio di un gregge in lontananza. Grazie al notevole apporto di acqua, tutta la vallata presenta una fitta e rigogliosa vegetazione, anche nei mesi caldi. Continuiamo a percorrere il sentiero, ignorando le possibili deviazioni. Giunti in un punto in cui la visuale si apre completamente sul mare e la costa, incontriamo un trivio, imbocchiamo la via centrale sulla destra (foto 7). Dopo circa trecento metri il sentiero incontra una stradina asfaltata. Qui, al bivio, svoltiamo a sinistra seguendo il deciso tornante in discesa (foto 8). Percorriamo in discesa altri settecento metri lungo una larga strada asfaltata e, quando questa compie un tornante a sinistra, andiamo a destra su una stradina in salita (foto 10). Da qui in poi proseguiamo senza fare deviazioni su questa bella stradina di campagna che, dopo una lunga serie di saliscendi e tornanti, ci condurrà a Fiumedinisi (foto 16).

Torre Faro – Faro Superiore

Il nostro viaggio ha inizio da Capo Faro, una delle tre punte dell’antica Trinacria, luogo seducente, sempre immerso in una luce straordinaria, dove terra e acqua si confondono. Capo Faro, insieme allo Stretto di Messina, è un luogo senza confine, oltre confine. E lì dove il confine svanisce si insinua il mito, destabilizzando lo sguardo del viaggiatore e spingendolo oltre la realtà, nel dominio dell’immaginazione. Così, in piedi su questo estremo lembo di terra della Sicilia Nord-Orientale, tenuto a galla dal valoroso e prodigioso nuotatore Colapesce, si possono ascoltare gli spaventosi e cupi muggiti del mostro Cariddi che tre volte al giorno inghiotte le acque del mare e tre volte le rigetta o, ancora, sulla riva del mare, ammirare il magnifico e ingannevole spettacolo messo in scena dalla Fata Morgana. I molti miti che incontreremo lungo il viaggio verso Capo Passero sono il simbolo della necessità del viaggiatore di andare oltre ciò che è noto, di dare sfogo all’irrequietezza che alimenta la sua anima. E allora partiamo, mettiamoci in cammino sulla Via del Mito!

Il percorso

Il percorso prende il via dalla piazzola di parcheggio antistante la Torre degli Inglesi, l’antica lanterna del faro che venne fortificata dall’esercito inglese tra il 1806 e il 1815, e il parco letterario Horcynus Orca. Da qui, lasciandoci alle spalle il parco e svoltando a sinistra, imbocchiamo Via della Lanterna e la percorriamo fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria della Sacra Lettera. Appena oltrepassata la chiesa, giriamo a destra su Via Nuova che seguiamo fino al suo termine, assaporando l’aria salmastra che si mescola ai profumi provenienti dai piccoli orti domestici sparsi per tutto il borgo. La Via Nuova costeggia il Lago Faro, o Pantano Piccolo, (foto2) che, insieme al Lago di Ganzirri, o Pantano Grande, forma la Riserva Naturale di Capo Peloro. La riserva si trova lungo la rotta di volo di numerosi uccelli migratori che sostano qui per rifocillarsi  durante il lungo viaggio di ritorno verso le calde terre africane. Possiamo quindi soffermarci a osservare esemplari di gru, aironi, oche e anatre selvagge ma anche falchi pescatori, gabbiani e sterne. La tradizione narra che in tempi antichi, nella posizione in cui oggi si trova il lago Faro, sorgesse una città chiamata Risa, che venne misteriosamente sommersa dalle acque come la leggendaria Atlantide. Si dice che i rintocchi dell’antico campanile sommerso risuonino ancora nel borgo. Un tempo, in Contrada Margi, tra i due laghi della riserva ne esisteva un terzo dove, secondo la leggenda, gli antichi costruirono un tempio dedicato al dio Nettuno. Si narra che le colonne in granito che fino al 1908 sostenevano le navate del duomo di Messina provenissero da questo tempio pagano. Proseguendo il nostro cammino, al termine di Via Nuova, incrociamo la SS 113, la attraversiamo, percorriamo circa 50 metri verso destra e imbocchiamo a sinistra una stradina stretta e in ripida salita (foto 4). Poco dopo il cimitero di Granatari la strada si biforca. Tralasciamo la strada grande a due corsie (Strada Panoramica dello Stretto) e andiamo a destra, continuando a salire (foto 6). Arrivati in cima, dopo un tratto  sterrato e superato il ripetitore, si apre una splendida vista sui due versanti del promontorio di Capo Peloro. Da un lato lo Stretto di Messina e i laghetti della riserva, dall’altro la costa tirrenica con sullo sfondo l’arcipelago delle Isole Eolie. Proseguiamo dritto e attraversiamo la località di Serri. Alla fine della frazione, in corrispondenza del cartello, imbocchiamo a destra una stradella che subito si trasforma in un sentiero sterrato che si affaccia sulla costa. Dopo circa 500 metri, in corrispondenza di un complesso residenziale, riprendiamo la strada asfaltata sulla nostra sinistra.  Proseguiamo dritto fino al quadrivio e svoltiamo a destra su via Vittorini. Seguiamo questa strada, sempre in salita, fino a incontrare un bivio a T e giriamo a sinistra. Dopo circa 500 metri raggiungiamo la località di Faro Superiore. Nella piazzetta del paese, sulla destra, è presente una fontana di acqua potabile dove ci si può rinfrescare e fare rifornimento.

Nera Montoro – Stifone

Una passeggiata di un’ora e mezzo che ci porta dentro le gole del Nera, costeggiando il fiume cristallino, dopo essere passati in alcuni luoghi strani ed improbabili, aperti e visibili solo ai camminatori!

Il percorso

Dalla chiesa di Nera Montoro si imbocca la strada asfaltata alla sua destra e arrivati in fondo, ovvero dove la strada a sinistra scende, noi andiamo a destra al bivio. Vedremo che la strada diventa sterrata e svolta a destra proprio quando si vede una bella prospettiva di Montoro sopra di noi. Proseguiamo sulla strada bianca fino ad arrivare ad un bivio. Una strada scende e una va a destra. Noi andiamo a sinistra in discesa fino ad arrivare ad un ponte superato il quale c’è uno slargo con alcune zone artigianali. Qui bisogna andare in salita a sinistra oltre la sbarra. Fatte poche centinaia di metri si arriva ad un bivio dove bisogna andare a destra imboccando una strada in piano. Una discesa e siamo ad alcune case, proprio in concomitanza della strada delle automobili, visibile davanti a noi. Arrivati in fondo però dobbiamo andare a sinistra per la strada cementata che dopo qualche centinaio di metri diventerà un bel sentiero. Questo sentiero si inoltra nel bosco e arriva ad una piccola radura. Davanti a noi c’è un sentiero e a sinistra un altro sentiero meno evidente. Andiamo dritti in discesa e facciamo questo sentiero per qualche decina di minuti fino ad un bivio. Qui andiamo in discesa a destra fino a raggiungere il vecchio tracciato della ferrovia, oggi grande e semplice strada bianca che costeggia il Nera. Andiamo a sinistra e godiamoci le acque cristalline del fiume. In prossimità del ponte (che vediamo come da un belvedere) ci rechiamo sulla parte sinistra della strada e vedremo che una discesa ci porta di sotto e poi sullo stesso ponte. Oltrepassiamolo e siamo nelle belle e antiche case di Stifone.

Piansano – Tessennano

Dalla Piazza del municipio di Piansano prendiamo Via della Chiesa che scende e arriva fino in fondo al paese. Incrocia la strada a scorrimento veloce delle macchine. Qui giriamo a sinistra per circa 50 metri e poi prendiamo a destra per una strada oltre un ponticello. Questa strada si chiama, appunto, Via Tessennano. Dopo una salita diventa molto pianeggiante e si comincia a vedere il paesaggio caratteristico di questa passeggiata: le pale eoliche e davanti a noi l’inizio della Maremma. Bisogna stare attenti alle automobili perché, benché non troppo trafficata, è asfaltata e spesso le automobili non si aspettano dei camminatori. Dietro di noi Montefiascone, e poi da sinistra a destra, la caldera del lago di Vico, Viterbo, San Martino al Cimino, i monti della Tolfa, la centrale di Civitavecchia, il mare e la centrale di Montalto di Castro. La strada è lunga, dritta, semplice e, in settembre, piena di rovi ricolmi di more. Dopo qualche chilometro si arriva alle prime case popolari e con una discesa alle case antiche di Tessennano con il caratteristico arco con l’orologio.

Vetralla – Azienda Agricola Iob

Dalla piazza principale di Vetralla, ossia dove si trovano Duomo e Comune, tenendo la chiesa alle spalle ed il comune alla sinistra, percorrere il corso principale fino ad un ponticello. Dopo poco il ponte si trovano delle scale in discesa che tagliano verso la Cassia.

Arrivati sulla Cassia cioè la strada statale, prendere la destra e poi seguire le indicazioni Viterbo-Tuscania verso sinistra.

Si segue la strada, purtroppo trafficata, ed all’incrocio dopo l’uscita da Vetralla (cartello Vetralla sbarrato) con indicazioni Tre Croci a destra, Viterbo dritto, prendere la piccola stradina cementata sulla sinistra che si tiene alla destra la casa cantoniera e costeggia una abitazione.

Proseguire dritto e….

benvenuti da Mauro Iob!

Colleponte – Umbriano

Piacevolissima passeggiata di poche decine di minuti, che da valle, accanto al Fiume Nera, sale al paese abbandonato di Umbriano, da cui è possibile godere di una splendida vista sulla Valnerina.

Si parte dalla località Colleponte, proprio sotto Macenano, da Largo Pompeo Santini, dove c’è una fontana. Scorre a due passi il fiume Nera, limpido e rapido. Andiamo verso la salita e le indicazioni “Via di Roma – Via di San Francesco”. Dopo poche decine di metri si prende a destra per un ponte, seguendo le indicazioni per Umbriano, la nostra meta. Si passa così davanti ad una palazzina e la strada da asfaltata diventa brecciata. Giunti ad un “forcone di strade” (una deviazione a tre raggi) bisogna seguire la strada di sinistra (cementata), che prosegue in ripida salita. Si giunge così ad un bivio a cui bisogna andare dritti. Qui da cementatala strada diventa strada bianca. Dopo nemmeno venti metri e aver costeggiato dei cancelli alla nostra sinistra la strada diventa un sentiero che si inoltra nel bosco. Dunque si arriva ad un bivio a cui bisogna andare a destra in piano. Dopo una piacevole passeggiata di circa venti minuti troviamo le mura e le vecchie abitazioni di Umbriano, con la sua torre d’avvistamento che domina la valle.

Mugnano – Attigliano

Il percorso tra Mugnano e Attigliano è breve ma tra i due paesi si frappongono il Tevere, due ferrovie, un confine di regione e l’autostrada. La domanda è: si riuscirà a passare senza rischiare la vita? La risposta è…

Il percorso

Dalla piazza principale di Mugnano, ovvero Piazza Vittorio Emanuele III, scendiamo per Via Mameli verso il monumento di Mugnano ai suoi caduti e prendiamo la strada principale che ci porta fuori dal paese. Questa strada ci porta ad incontrare sulla destra la bella torre rotonda. Continuando sempre dritto arriviamo ad un primo bivio (la strada è asfaltata): a destra si scende e dritto si va per il cimitero. Noi andiamo in discesa a destra. Fatti un paio di tornanti con la strada asfaltata e laddove la strada diventa piana ci troviamo una  strada sterrata sulla destra, che passa sotto la rupe del paese di Mugnano. Si vede già davanti a noi il bottino dell’acqua di Attigliano, l’Umbria e le case di Attigliano nuova. Ad un tratto, nemmeno dopo cinque minuti di cammino, troviamo un bel gelso in concomitanza con un bivio. Noi dobbiamo andare dritti, puntando Giove. Ci stiamo avvicinando al Tevere. Voltandoci scorgiamo l’arroccamento di Mugnano.

Dopo aver superato un fosso la strada svolta naturalmente a sinistra; facciamo qualche centinaio di metri massimo (c’è una roulotte che dà l’idea di stare lì da molto tempo e di rimanerci) e arrivati ad un palo giallo del metanodotto lo superate per dieci metri, dopodiché svoltate a 90 gradi a destra e fate un bel fuoripista avendo davanti a voi sempre Giove per 300 metri. Questo fuoripista (controllate bene il gpx) vi permetterà di arrivare ad una strada dove vedete i pioppi. Tenete conto che questo fuoripista potrebbe essere impegnativo se fatto in stagioni piovose o in stagioni in cui l’erba è alta. Noi l’abbiamo fatto ad Agosto e a sinistra abbiamo un bellissimo campo di girasoli ormai spenti ed il terreno è abbastanza agevole, fatto di sterpi.

Dopo questi trecento metri arriviamo alla strada che va presa a sinistra. Davanti a voi un sentierino che imboccato per al massimo dieci metri ci porta alla vista del biondo Tevere. Dunque la strada sterrata vi porta ad incrociare quella delle automobili, che va presa a destra. Subito c’è il ponte sul fiume percorribile facilmente grazie al passaggio pedonale. Arrivati alla fine del ponte a destra c’è una strada che ci porta a gomito a passare sotto al ponte stesso e arrivati al traliccio dove c’è un bivio andate a destra costeggiando la strada delle automobili da poco lasciata. Si percorre così un rettilineo di strada bianca e si giunge ad un bivio che va preso a sinistra; a destra si andrebbe sotto la strada asfaltata. Si trova così in breve un sottopasso dell’alta velocità, che passiamo. Usciti svoltiamo subito e obbligatoriamente a sinistra e costeggiamo proprio l’alta velocità, tra orti e rimesse. Arrivati alla strada bianca si svolta a destra e ci si avvicina all’autostrada. Quando siamo praticamente davanti all’autostrada troveremo una salita sulla destra con una ringhiera di ferro. Questa strada ci porta con un sottopasso ad oltrepassare la rumorosa autostrada, Appena si esce dal sottopasso bisogna prendere il sentiero a destra che sale e che tra degrado e canne ci porta proprio sotto Attigliano. Prendiamo la prima a sinistra e in qualche modo giungiamo, salendo, ad una torre con delle scale. Esse conducono proprio alla piazza principale del borgo vecchio, con l’affaccio sulla valle del Tevere.

San Liberato – Montoro

“Abbi la forza e continua anche quando è dura, quando hai paura, in mezzo alla natura, di notte, di giorno, il coraggio cambia il mondo. ”

Il percorso

Il percorso da noi mappato inizia dalla torre di avvistamento, tenendo la torre sulla destra e la chiesa alle spalle si parte dritti. Proseguendo per la strada in salita, dopo circa 100 metri dalla torre, si incontrerà sulla destra strada di colle oliveto anche essa in salita sulla quale si dovrà svoltare. La prima parte di questo percorso sarà accompagnata, sulla sinistra, dal panorama della Valle del Nera e il lago di San Liberato. Dopo pochi metri troveremo il cartello che segnerà l’uscita dal paese. Continuando su questa strada in salita sulla destra si troverà il cimitero di San Liberato.

Rimanendo sempre sulla strada principale si arriverà ad un bivio ad Y e si dovrà prendere la strada di sinistra. Andando sempre dritti sulla strada bianca in salita, dopo circa venti minuti, si arriverà ad un bivio con più biforcazioni, con un albero. Tralasciando la strada di sinistra caseggiati, si prosegue sempre a destra. Arrivati a questo punto bisogna continuare sempre sulla strada bianca principale ignorando le deviazioni laterali. Camminando per circa un kilometro si arriverà ad un incrocio, dove sulla sinistra possiamo trovare un edificio di mattoni, mentre al centro del incrocio un albero molto grande e più avanti sulla destra una casa di cemento. Si dovrà proseguire tenendo sempre sulla destra la casa di cemento, più la strada più ripida a sinistra. Sulla sommità della salita, si avrà un’ulteriore conferma di aver preso la strada giusta nel trovare le cabine della centrale fotovoltaica, inoltre da qui la strada cambierà da bianca a sterrata. La strada sterrata è una strada di campagna, dove in ambo i lati, ci sono vigneti secolari, e più lontano sulla destra possiamo notare la zona industriale di Montoro, mentre sulla sinistra si può godere della vista di un tipico paesaggio agro-collinare italiano.

Sempre sulla strada principale, a circa trenta minuti dalla partenza, vi troverete di fronte ad un bivio Y, proseguire sulla strada più visibile di sinistra, che inizia con una leggera discesa e termina con una ripida salita. Alla fine della salita si avrà un incrocio a T e dovrete continuare mantenendosi sulla destra. Dopo pochi minuti dal precedente incrocio ci sarà un biforcazione sulla quale vi terrete alla destra. Avremo di fronte ad i nostri occhi l’ultimo incrocio di questo percorso e rimanendo sempre sulla sinistra e quindi rimanendo sempre dritti dopo qualche chilometro la strada da bianca diverrà asfaltata, il che indicherà l’ingresso nel territorio di Montoro. Da lì a poco ci troveremo sulla sinistra il cimitero di Montoro.

FS Camucia Cortona – CS376

Breve e piacevole passeggiata che collega la stazione di Camucia Cortona all’host Wwoof CS376. Il percorso passa prevalentemente su strade secondarie, con una salita panoramica e una discesa dove prestare attenzione alle automobili.

Usciti dalla stazione di Camucia Cortona, guardando avanti a noi, troveremo una strada sulla sinistra, Via Domenico Boccadoro, che va presa. Dopo una naturale curva a destra prendiamo a sinistra Via del Campino. Giungiamo così ad un incrocio a T, giriamo a destra per pochi metri e poi subito a sinistra seguendo le indicazioni per il centro estetico Rossella. Superato il centro estetico ci troviamo ad un incrocio a T, che va preso a destra. La strada diventa sterrata e davanti a noi, in alto, Cortona. La strada dopo una curva giunge ad uno stop. Qui si va dritti per Via Piero Gobetti. Percorsa tutta questa via con un marciapiede arriviamo ad una strada più ampia e trafficata. Precisamente davanti, nella stessa direzione di Via Piero Gobetti, un campo incolto con una recinzione di ferro verde. Ecco noi dobbiamo costeggiare questa recinzione per qualche decina di metri, oltrepassare un piccolo fosso e spuntare dall’altra parte, sempre in un campo. Noterete che sulla destra ci sono delle case gialle, villette; dobbiamo, sempre con un piccolissimo fuoripista, raggiungerle e prendere la strada asfaltata tra di esse. Al bivio a T giriamo a destra e arrivati alla strada regionale svoltiamo a sinistra. Ma solo per qualche decina di metri, dopodiché prendere la strada a destra che sale per le campagne. Continuiamo a salire costantemente, una bella strada che prende quota e costeggia muretti, ville e fichi d’India. Abbiamo a sinistra la vista sulla valle. In cima ci troviamo ad una strada asfaltata che va presa a sinistra. Davanti a noi l’edicola della Madonna delle Grazie.

Percorriamo questa strada facendo attenzione alle automobili per circa un chilometro. Allo stop andiamo a sinistra. Dopo circa 200 metri e aver sorpassato un ponte svoltiamo a sinistra per San Martino a Bocena. Qui troviamo già le indicazioni per CS376. Incontriamo dopo breve un ponticello sulla sinistra che non dobbiamo prendere, proseguendo fino al secondo ponte di pietra sul torrente Loreto. Proseguiamo dritti oltre il ponte fino ad un bivio che dobbiamo proseguire a destra, all’altezza di una croce di legno. C’è poi una seconda deviazione per Il Falconiere ma noi proseguiamo ancora dritti, siamo quasi arrivati. Di fatti dopo una salitella, 200 metri e sulla sinistraci troviamo il cartello per CS376. La strada che entra in un cancello è sterrata e conduce a destinazione (il casale sulla destra).

Fattoria Roico – Montiglio Monferrato

Durante l’incontro di vieWwoof Piemonte abbiamo composto questa breve mappatura: Agriturismo Fattoria Roico-Montiglio Monferrato / Km 6 andata e ritorno a/r. Chi siamo: Gabriele, Claudio,Giancarlo,Dino,Giorgio,Francesca,Luca, Silvia,Mattia (Antonella e Ilaria-ritirate per motivi tecnici). Materiale: 2 gps (uno in lingua tedesca), registratore vocale, macchine fotografiche.

Il percorso

La fattoria Roico è posta a mezza collina nella zona del Monferrato con alle spalle il borgo di Montiglio e a fronte su un’altra collina quello di Cunico. Scendendo su sterrato si giunge velocemente all’asfalto e si svolta a sinistra. (CLAUDIO) dopo 5 minuti di cammino si svolta a sinistra su strada di terra mezza erbosa in prossimità di un capanno. (GIORGIO) Si segue in piano un rettilineo e dopo la curva a destra abbiamo 2 scelte comunque ininfluenti in termini di lunghezza. Se si prosegue dritti si continua ancora in piano e si costeggia la collina avvicinandosi ai vecchi binari. Questa si ricollega poi con la stessa stradina che sale a sinistra  e che noi, vista la giornata limpida, si preferisce imboccare portandoci a breve sul crinale. (TUTTI) da qui si nota già il paese di Montiglio davanti a noi ma siamo principalmente attratti dalla  panoramica che si apre sulla corona alpina con a sinistra la piramide del Monviso e più a fronte il Monte Rosa, in questi giorni invernali bianchi sino alla base. (SILVIA) Una volta conclusa la discesa che dal crinale ci ha accompagnato verso il paese si passa su asfalto fiancheggiando le prime case e si prosegue sempre dritti. (Applausi) si passa a fianco di una meridiana dipinta sul fianco di una casa (LUCA) abbiamo proseguito su strada asfaltata con le case moderne che ci fiancheggiavano da ambi lati ed ora, giunti ad un incrocio in leggera salita si continua dritti. (SIGNORA incontrata) io sono veneta e in questa casa ho vissuto e lavorato a tenere il giardino, poi mio marito ha costruito quest’altra casa e mio cognato vive in quella. Ogni anno un altro cognato percorreva a piedi la strada da Treviso a qui per venirci a trovare (anni 60).(DINO)  Dopo un breve tratto si converge con una strada asfaltata che si unisce dalla destra con una  Y. Si continua fra le case che si rendono più fitte in direzione del campanile di fronte a noi. (GABRIELE) siamo ora giunti a piazza Regina Margherita che si trova sulla sinistra prima di imboccare in salita le vie del borgo antico che salgono al castello. (GIANCARLO) nella piazza Regina Margherita abbiamo a destra come riferimento un bar con all’interno vecchi affreschi e una signora con una solarità incredibile. Il paese di Montiglio Monferrato è famoso per il numero cospicuo di Meridiane e in questa piazza possiamo notarne due.

RITORNO

Alla sinistra di piazza Regina Margherita e con le spalle al borgo antico si imbocca via Padre Carpignano, al bivio dopo circa 300 metri teniamo la destra. Proseguendo diritti incrociamo altre strade, una delle quali svolta a sinistra sul sentiero CAI 204 che poi convergerebbe comunque con la strada che noi continuiamo sempre dritti. Si lascia l’asfalto continuando fra i prati seguendo come direzione la alte antenne per le telecomunicazioni. Si continua in crinale sul tratturo e dopo un vigneto prima della discesa si può già notare in basso sulla destra l’edificio di Fattoria Roico. Scesi in piano si svolta a destra mentre dalla sinistra giunge il sentiero CAI 204. Da li a poco si giunge su una strada asfaltata, presa la destra per circa 5 minuti si trovano le indicazioni e si sale sempre a destra su sterrato il quale porta a destinazione.

Casa Cares – Fattoria La Virtù (La Giumella)

Ore 10:15 Partenza da Casa Cares. Scendere lungo la strada sterrata di accesso fino alla strada asfaltata. Svoltare a sinistra e percorrere la strada provinciale (SP86) con vista sulle balze del Valdarno (strada trafficata, camminare sulla banchina).

Ore 10:25 Arrivo al cartello di ingresso a Pietrapiana (470 m s.l.m.). Poco dopo svoltare a destra su un’altra strada asfaltata, in discesa (al segnale che indica S. Agata a 1 km).

Ore 10:30 Cartello di uscita da Pietrapiana. Si continua sulla strada comunale, costeggiata da oliveti, e dopo qualche centinaio di metri troviamo sulla sinistra l’antica pieve di S. Agata. Arrivati al cimitero di Pietrapiana ce lo lasciamo sulla destra continuando sulla strada principale, racchiusa fra due muriccioli. Piccola curiosità è che sul muro sulla sinistra si può trovare un pietra datata 1688.

Ore 10:50 Arrivo al cartello di ingresso a Cancelli (300 m s.l.m.). Continuare a diritto scendendo verso il centro di Cancelli. Camminando si trova sulla destra la chiesa di S. Margherita a Cancelli. Arrivati ad un piccolo slargo dove si trova una fontanella d’acqua potabile ed una croce di legno, si gira a destra in Via VIII Settembre (strada lastricata). All’angolo fra lo slargo e Via VIII Settembre si trova un alimentari storico. In fondo alla via (giardini pubblici) tenere la sinistra fino ad arrivare allo STOP. Attraversare la strada provinciale e proseguire in Via del Casato. All’edicola sacra vicino alla targa con iscrizione Borgo il Casato girare a sinistra in strada sterrata (Via del Madonnino). Al trivio tra quercia e grande salice si gira a sinistra passando accanto ai bidoni della raccolta differenziata. Passaggio accanto a casa in pietra (sulla sinistra), proseguire oltre l’aia fiancheggiando recinti per cavalli. Al trivio presso il vigneto (casa rosa sullo sfondo) girare a destra (il vigneto rimane alla nostra sinistra). Poco dopo, giunti davanti al fico, proseguire a sinistra sul sentiero principale. Giunti fino a una strada bianca più ampia si continua scendendo a destra sulla strada principale (attenzione a non prendere la strada secondaria fra i filari del vigneto!). Passaggio davanti a casetta rosa sulla sinistra. Di fronte ai cipressi imboccare la stradina a sinistra.

Ore 11:30 Arrivo alla Fattoria La Virtù (prossimamente rinominata La Giumella).

Stazione F.S Benevento – Az. La Carrucola

 Dalla stazione di Dugenta si sale su di un treno a gasolio. L’unica carrozza viaggia fra natura, molte 
viti, supera qualche fiume e in un’ora si arriva a Benevento.La famiglia che oggi mi ospita non fa
parte del wwoof ma, anche loro fanno parte dell’Italia che cambia ed è stato un bel incontro.

 

Si esce dalla stazione di Benevento, con a fronte il negozio dello storico marchio di liquori “Strega” si va a destra camminando subito su marciapiede. Poco dopo si entra a destra e si passa sotto a due ponti e poi si gira a sinistra, si scende dalle scalette e si oltrepassa la strada in direzione del distributore. Giunti si va a destra e si arriva subito ad una enorme rotatoria che porta anche a Pietralcina, al centro l’ alta statua robotica di Padre Pio.Qui comunque si svolta alla prima a sinistra, alla prossima deviazione teniamo la destra verso Cautano. Ora senza marciapiede si passa sopra alla ferrovia e la si costeggia fino alla curva: Qui si svolta a sinistra verso Pantano e poi alla biforcazione si mantiene la destra.Dopo un po’ seguendo la strada si passa sotto il ponte e poi si va a sinistra, un chilometro dopo si passa a destra una casa gialla e poi a sinistra c’è l’entrata alla pista ciclabile. La sede della pista non ancora del tutto ultimata è la vecchia linea ferroviaria. Oltrepassata ci si trova a fronte un cancello di ferro e legno, qui troviamo la Carrucola. Una famiglia con semplici progetti/idee alla portata di quelli che cercano un nuovo e graduale tipo di sviluppo.

Villa Falerna – Mondragone [A/R]

Avevo curiosità di conoscere la zona di Latina e della sua bonifica, dei veneti. Pure qui, come la pianura padana le coltivazioni sono intensive ed è vuota di aziende wwoof. È stato molto interessante ma ora mi ritrovo inguaiato. Piove dalla partenza, sono a fianco alla spiaggia dove con difficoltà si riesce a trovare un passaggio per entrare, privatum.  Si avanza lentamente, la pioggia è fine ma continua. Qual è il mio traguardo per la notte? Non so. Dalla spiaggia intravedo una luce, la seguo e arrivo ad un distributore dove chiedo informazioni. La scelta è fatta, prendo il treno che mi porta a Mondragone dove Elio e famiglia mi accolgono. Un paio di giorni assieme per riorganizzarmi e nel frattempo mappiamo Mondragone-Villa Falerna a/r.

Da villa Falerna si ha una vista completa del mare e in parte sulla città di Mondragone.

Usciti dal cancello si scende su strada cementata fiancheggiando il monte Petrino. Al bivio svoltiamo a sinistra giungendo a breve alla base del monte dove si nota chiaramente l’ex cava con alcuni resti di macchinari. In fondo troviamo la strada principale, svoltiamo a sinistra passando davanti ad una piccola cappella dedicata alla Madonna Incaldana, protettrice di Mondragone. (https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_Incaldana)

Ora si cammina sull’asfalto, con a destra una vista sulla città e a sinistra in alto i resti dell’antico castello Rocca Montis Dragonis. Dopo circa un km si entra nella città di Mondragone incontrando le prime case. Al bivio seguiamo la direzione del centro, andando dritti, alla svolta manteniamo la destra per via Torre. Finita la via giriamo a sinistra e troviamo subito la fermata dell’autobus ATC (per la stazione FS) e dietro il palazzo Ducale. Continuando lungo il palazzo entriamo in via XI febbraio, passato l’alimentari sulla sinistra e giunti alla curva arriviamo a casa di Elio, l’entrata è un portone in ferro e difronte lavora un fabbro.

Per arrivare a Villa Falerna:

Dal palazzo Ducale di Mondragone dove si trova la fermata dell’autobus svoltiamo a destra per via Torre. Manteniamo la sinistra arrivando all’incrocio e proseguiamo dritti per via Appia antica. Dopo più di un km a sinistra troviamo la piccola cappella dedicata alla Madonna Incaldana, subito dopo sulla destra imbocchiamo la strada e iniziamo a salire. Si passa affianco alla cava, alla curva passiamo sopra un torrente e all’incrocio svoltiamo a destra seguendo l’indicazione località Colombrello. Salendo per circa dieci minuti a sinistra si nota un cancello con due colonne e la tabella villa Falerna. La casa si trova in fondo alla via.

Sabbioneta – Casalmaggiore

Partendo da piazza Ducale, piazza principale del piccolo borgo di Sabbioneta, prendiamo via Scamozzi costeggiando il Teatro all’Antica progettato alla fine del ‘500 dall’architetto Vincenzo Scamozzi per Vespasiano Gonzaga. Alla fine della suddetta via giriamo a sinistra su via Vespasiano Gonzaga poi a destra per via Giulia,uscendo dalle caratteristiche mura della cittadna in direzione Casal Maggiore. Si prosegue sempre dritti costeggiando filari di pioppi e capannoni in lontananza fino ad intercettare la pista ciclabile sulla quale ci immetteremo. Continuiamo sempre sulla pista ciclabile passando per Vigoreto (frazione di Sabbioneta) costeggiando un’edicola votiva dedicata alla madonna di Loreto e una chiesetta con particolari arredi creati da ebanisti francescani. Dopo aver superato la chiesetta si arriva ad un bivio, noi proseguiremo a destra. Continuando incontriamo un viottolo in terra battuta sulla sinistra che ci porterà alla chiesa di San Giorgio, visibile dalla strada grazie all’alta torre campanaria. Passiamo così per la frazione di Ponteterra, dando le spalle alla chiesa imbocchiamo via Vitruvio direzione cimitero. Riintercettiamo la pista ciclabile che prenderemo per circa 200m fino all’arginello, qui, senza andare sulla strada asfaltata, si va a sinistra, costeggiando i campi coltivati. Si arriva quindi a Motta San Fermo e si prosegue sempre dritto arrivando al santuario della fontana per proseguire poi sulla ciclovia. Superiamo un altro cimitero e la ferrovia e siamo già nella periferia di Casalmaggiore. Arrivati alla rotatoria proseguiamo dritti per via Matteotti passando davanti la chiesa di San Francesco. La strada ora prenderà il nome di via Cavour e ci condurrà sempre dritto a piazza Garibaldi sede del municipio di Casalmaggiore.

Pian delle Lame – Santa Lina

Il nostro gruppo (foto 1). Arrivati a Pomarance (Foto 2) provenienti da Saline di Volterra si prosegue in direzione Larderello. Percorsi circa 2 km si trova una stazione di benzina IP (foto 3) ; poco dopo sempre sulla destra vicino ad un grande pino al bordo della strada si trova un grande parcheggio (foto 4) dove si può lasciare la macchina e proseguire a piedi perché la distanza dal podere è di circa 3km. Dopo 200 metri si trova un bivio (foto 5) e curvando a sinistra (foto 6) si prosegue seguendo i cartelli indicatori raggiungendo il podere Santa Lina (foto 7), 2 km dal podere  (foto 8) deviazione  a destra  (foto 9) frana girare a destra  (foto 10) podere in lontananza (foto 11 ) arrivo in Santa Lina, è il  termine anche della strada.

Ortoingiro – Ass. Maniecuore

Provincia di Perugia, da Gallano ad Armenzano passando per Valtopina. Fulcro del percorso il Fosso dell’Anna, piccolo torrente che discende dalle venature del monte Subasio, caratterizzato da acque limpide che scorrono sulla roccia viva (numerose le cascatelle e le pozze dove rinfrescarsi d’estate) e dalla presenza di alcuni mulini, che utilizzano le sue acque attraverso una serie di perfette canalizzazioni, talvolta ancora in attività. 

Il percorso è ciclabile (mtb) fino al mulino di Buccilli ove si consiglia di salire per la strada carrabile verso San Giovanni e poi Armenzano.

Percorso

Scendiamo dal casolare di Ortoingiro e raggiunto l’asfalto prendiamo a destra; dopo circa mezzo km all’incrocio sempre a destra. Dopo altri 500 mt al bivio svoltiamo a destra verso Valtopina, siamo sull’ “itinerario prodotti tipici e territori”.

Subito imbocchiamo una strada sterrata che sale alla nostra destra la quale in breve raggiunge un casotto diruto; proseguiamo sulla sinistra in falso piano per alcune centinaia di metri (la strada è ormai in grave stato di abbandono, è poco più che una traccia ma riconoscibile) e incrociando un’altra traccia di strada erbosa scendiamo a sinistra. Raggiungiamo una bella carrabile che sale verso la casa alla nostra destra, la oltrepassiamo e proseguiamo diritti in discesa; dopo circa 200 mt incrociamo la strada che costeggia la ferrovia e svoltando a destra la seguiamo attraverso il bosco. Costeggiamo la ferrovia per una decina di minuti; la strada si allontana per un breve tratto da essa per poi scendere verso sinistra diventando un sentiero che costeggia un orto privato. Superato il coltivo passiamo per un cunicolo che alla nostra sinistra sottopassa la ferrovia e sbuchiamo sulla provinciale; prendiamo a destra verso Valtopina. Costeggiamo il fiume Topina e la ferrovia, superiamo il ponte sul fiume ed al bivio proseguiamo a destra verso il paese.

Dopo 1 km, in prossimità del grande ponte verde, proseguiamo diritti addentrandoci nell’abitato e passati altri 500 mt, in prossimità della chiesa, svoltiamo a sinistra per Via Subasio. In breve usciamo da Valtopina (siamo sulla SP 249 di Spello – tronco Valtopina) e incontriamo alcuni segnavia i quali ci indicano che andiamo a percorrere il tratto pedocollinare dell’Itinerario del Fosso dell’Anna.

Proseguendo in piano lungo il torrente incontriamo alcune cascatelle e i resti (ormai poco riconoscibili) delle antiche carbonaie. Dopo circa 2,5 km, risalendo la stretta valle verso il Subasio, al bivio prendiamo la ripida strada a destra verso il Mulino di Buccilli / Vallemare; risaliamo fino ad un gruppo di case e imbocchiamo la stradina in leggera discesa verso il mulino.

Dopo mezzo km nei pressi dello stesso incontriamo alcuni segnavia della rete CAI locale e prendiamo per il sentiero 59 che parte alla nostra destra in direzione Armenzano. Ritorniamo subito a fiancheggiare il torrente qualche metro più in alto lungo un canalino secondario che provvede al funzionamento del mulino. Lungo il percorso possiamo notare alcuni bellissimi calanchi a destra. Quando finisce il canale continuiamo a risalire il torrente seguendo i segnavia bianco-rossi, si risale brevemente per poi tornare a ridosso dell’acqua; il sentiero risulta abbandonato e le sterpaglie stanno prendendo il sopravvento, non desistiamo, il torrente ha scavato un bellissimo percorso nella roccia che vale la fatica. Dopo una mezz’ora circa dal mulino, attraversando svariate volte il fosso, il sentiero (seguendo le indicazioni CAI) risale per una stradina a sinistra nel bosco abbandonando il torrente; subito però prendiamo un sentiero che risale ripido parallelamente alla strada il quale ci porta in breve su di una bella strada carrozzabile.

Proseguiamo in salita e costeggiamo un area giochi in località Cerquegrosse sempre sulla carrabile. Dopo un paio di km incontriamo uno stradino che scende alla nostra destra, un piccolo cartello indica Pian dell’Abate; lo imbocchiamo ed in un paio di minuti raggiungiamo la nostra destinazione, Associazione Maniecuore (percorsi circa 15 km).

Mulini di Segalari – Poggio Lamentano

Dalla azienda WWOOF Mulini di Segalari (Foto n. 1) si percorre la stradella del podere (Foto n. 2) fino ad imboccare la strada vicinale Delle Catre, girando verso  destra, attraversando il corso d’acqua (foto n. 3); la strada sale verso la collina e salendo si vedono le bellissime colline poste dietro Castagneto Carducci e Bolgheri (Foto n. 4). Proseguendo la strada, sempre sulla destra, si vede in lontananza il Castiglioncello di Bolgheri, posto in cima ad un colle (Foto n. 5). Arrivati in cima, ci troviamo al bivio della vicinale di Grattamacco (Foto n. 6) che imbocchiamo a destra (Foto n. 7); si prosegue a diritto fino all’ingresso di una villa, dove la strada piega a sinistra, per poi riprendere la destra, lungo questo tratto, guardando a sinistra, si vede il mare (Foto n. 8) e nelle giornate più limpide si può vedere l’isola di Capraia, a volte la Corsica e verso nord il promontorio di Livorno e dietro questo in lontananza le Alpi Apuane. La strada continua verso destra  e poi verso sinistra dove possiamo vedere il Castiglioncello di Bolgheri dai vigneti di Grattamacco (Foto n. 9). La strada prosegue  (Foto n. 10) accanto ai vigneti, poi piega verso destra mentre noi dobbiamo imboccare la stradella  a sinistra  (Foto n. 11 e 12 ) che porta alla azienda WWOOF Poggio Lamentano (Foto n. 13).

Montoro – Nera Montoro

Dalla Piazza Baronale di Montoro, guardando il castello, si trova un arco sulla destra che va preso. Da osservare, prima di lasciare la bella e ampia piazza, la scuola e l’ulivo secolare. Dopo l’arco si gira a sinistra verso il borgo e poi subito a sinistra per la strada chiusa alle automobili. Arrivati a Via della Palazzetta ci sono delle scale sulla destra che imboccate conducono ad un belvedere dove c’è un sottopassaggio sulla destra. Ancora a sinistra e ancora un sottopassaggio, poi si uscirà dal paese, avendo lo sguardo alla nostra meta, Nera Montoro, in fondo alla valle. La strada scende ed esce su di una asfaltata all’altezza di una madonnina (bisogna girarsi per vederla!) e del Podere Ciardino. Fatti nemmeno cento metri in discesa si trova all’altezza di una strada bianca sulla destra, un sentiero sulla sinistra che va imboccato. Il sentiero scende e dopo breve incontra un ponticello di pietra oltrepassato il quale la strada svolta naturalmente a destra in lieve salita. Si arriva ad un campo con un bivio, a cui bisogna girare a destra (a sinistra si andrebbe  a Stifone). Dopo qualche centinaio di metri siamo già alle prime case di Nera Montoro e la sua caratteristica chiesa.

Donoratico FS – Poderino Le Catre

Lasciando la stazione di Donoratico (Foto n. 1-Piazza Stazione.jpg) si attraversa la via Aurelia e si continua a diritto per via della Repubblica e si prosegue fino in fondo attraversando tre strade , poi si gira a sinistra e subito a destra, ci troviamo di fronte al parco (Foto n. 2-entrata del parco.jpg), lo attraversiamo con direzione Nord-Est, imbocchiamo il Viale Giuseppe di Vittorio fino alla Rotonda e prendiamo, a destra, via della Libertà, fino al chiosco dei giornali, (Foto n. 3-Chiosco dei giornali.jpg) poi giriamo a destra imboccando via del Fosso, passiamo accanto ai campi sportivi e attraversiamo la zona industriale fino a via del Casone Ugolino (Foto n. 4-Via Casone Ugolino.jpg) che imbocchiamo verso sinistra. Attraversiamo la strada provinciale 329 ed imbocchiamo la strada comunale della Badia (Foto n. 5-Imbocco di via della Badia.jpg). Percorrendo questa strada ci troviamo in aperta campagna, sulla vostra destra c’è un campo di olivi, tra i quali si intravede il paese di Castagneto Carducci  posto su una collina (Foto n. 6-Oliveto con Castagneto.jpg) . Dopo circa 500 metri ci troviamo in prossimità della seconda strada a destra , chiamata strada comunale delle Fornacelle (Foto n. 7-in prossimità di via delle Fornacelle.jpg). Percorrendo questa strada vediamo il Castiglioncello di Bolgheri sulla sinistra (Foto n. 8-vista del Castiglioncello di Bolgheri.jpg e 9-Castiglioncello di Bolgheri dai campi.jpg). Dopo circa mezz’ora di cammino tra i campi dobbiamo attraversare la strada provinciale Bolgherese, per imboccare via del Lamentano (Foto n. 10-Imbocco di via del Lamentano.jpg e 11-Inizio via Lamentano.jpg). Percorsi circa 500 metri vediamo di fronte a noi il Crocifisso di Sant’Agata (Foto n. 13- crocifisso.jpg), ed imbocchiamo  verso sinistra il secondo tratto di via del Lamentano (Foto n. 12-Secondo tratto di via del Lamentano.jpg). Dopo circa duecento metri prendiamo a destra la strada vicinale di Sant’Agata (Foto n. 14-Sant’Agata.jpg), che sale sulla collina. Incontriamo la azienda Wwoof di Maya Beltrame denominata “Mirto e rosmarino” (Foto n. 15 – Mirto e Rosmarino.jpg). Proseguiamo in salita (foto n. 16 Castagneto da Santa Agata.jpg & 17 – vista mare.jpg) fino ad arrivare alla strada comunale Colline di Segalari, sul crinale della collina (Foto n. 18 – Collina di Segalari.jpg). Se la percorriamo verso destra, dopo circa un chilometro troviamo l’azienda Wwoof Agricamping La Gallinella. Invece noi dobbiamo  attraversare la strada Colline di Segalari e imbocchiamo la strada vicinale Mulini di Segalari che troviamo di fronte, e cominciamo a scendere fino a fondo valle dove troviamo il Ranch Luna (Foto n. 19 – Ranch Luna.jpg). A sinistra la strada prosegue verso l’azienda Wwoof Mulini di Segalari, produttori di vino, mentre noi proseguiamo verso destra, per circa duecento metri, attraversiamo un ponte sul torrente chiamato Botro della Valle, sulla sinistra vediamo l’antico mulino Pantani, proseguiamo seguendo la strada che gira verso destra e arriviamo al sentiero (Foto n. 20 – sentiero per Bridget.jpg) sulla  sinistra, che porta alla azienda Wwoof Le Catre (Foto n. 21 -Le Catre.jpg).

Poderino Le Catre – Mulini di Segalari

Dalla casa di Bridget (Azienda WWOOF Le Catre) (Foto n. 0) si vede la collina di Segalari (Foto n. 1), con un sentiero verso sinistra si scende prendendo a destra la strada vicinale denominata Le Catre (Foto n. 2). La strada gira a sinistra in corrispondenza dell’antico Mulino Pantani (Foto n. 3), prosegue su un ponte e gira verso destra, proseguendo per circa 100 metri si arrivia al bivio con la Vicinale di Mulini di Segalari (Foto n. 4) e si prosegue a diritto fino ad un corso d’acqua che dobbiamo attraversare (Foto n. 5) . Appena passato il corso d’acqua si prende a destra la seconda stradina, con degli olivi (Foto n. 6), che conduce alla azienda WWOOF Mulini di Segalari (Foto n. 7).

Az. Agr. Michele Ratti – Cascina Zandert

Quinta tappa della GTWB, la più breve, che può essere unita ad un’altra, seppur valga la pena di prendersi un giorno di relax e godersi il panorama che offre il vicino paese di Pettinengo oppure visitare Villa Piazzo a Livera.

Sono possibili almeno tre varianti per collegare Miniggio alla località Zandert, tutte abbastanza ciclabili (mtb).

Percorso breve

Dietro all’ azienda di Michele Ratti prendiamo un sentiero che ci porta alla cascina vicino, che aggiriamo e proseguiamo fino ad una casetta in mattoni rossi dove incrociamo il percorso lungo.

Percorso medio

Seguiamo la strada che esce dall’ azienda Ratti ed imbocchiamo la mulattiera con fondo ciottolato in discesa fino alla frazione Miniggio; risaliamo a destra la strada asfaltata (via Zumaglia) e dopo 200 mt, superata la curva, prendiamo il sentiero segnalato alla nostra sinistra (rete sentieristica della Comunità montana Valle Mosso) che scende per la vallata e risale poi fino al cimitero del paese San Francesco dove ci ricongiungiamo con il percorso lungo. Durante il percorso incontriamo i resti di architettura industriale di una antica filanda, caratteristiche del biellese, abbondata da decenni.

Percorso lungo

Usciamo dall’azienda agricola Michele Ratti, svoltiamo a destra ed imbocchiamo la mulattiera ciottolata risalendo per una decina di minuti fino alla strada asfaltata. Alla nostra destra troviamo una chiesetta a fianco della quale un cancello ci segnala l’entrata del parco di Villa Piazzo.

Nota: la villa è sede dell’associazione “Pacefuturo”, oasi europea culturale, laboratorio di pace; vengono organizzate anche conferenze e concerti. Se proseguiamo diritti sulla provinciale raggiungiamo Pettinengo, chiamato il Belvedere del Biellese, dove è possibile ammirare uno splendido panorama sulla provincia biellese e oltre.

Imbocchiamo subito a destra via Duca d’Aosta e ridiscendiamo la strada asfaltata per qualche centinaio di metri fino ad affiancare una chiesetta e svoltare immediatamente a destra tra le case per un sentiero che scende verso il bosco. Raggiungiamo in breve una casetta di mattoni rossi e giriamo a sinistra seguendo il sentiero in discesa (il sentiero che giunge da destra è il percorso breve) fino a raggiungere il crinale della valletta dove il sentiero incrocia una traccia di strada che scende verso valle; ci teniamo leggermente sulla sinistra, sorpassiamo un paio di piccole cascine dirute e giriamo a sinistra su strada pressoché pianeggiante addentrandoci nella valletta. Dopo una decina di minuti in prossimità delle prime case la strada torna asfaltata e proseguiamo fino ad imboccare la provinciale che porta, svoltando a destra, a San Francesco; siamo in prossimità del cimitero e troviamo alcuni pannelli informativi della sentieristica locale (ci congiungiamo con il percorso medio). Raggiungiamo il paese e scendiamo a sinistra per un sentiero che porta alla chiesa e all’ incrocio subito sotto; al bivio giriamo a destra in direzione Ternengo. Percorso qualche centinaio di metri superiamo un gruppo di case e dopo altri 200 mt imbocchiamo uno stradino sterrato che scende nel bosco alla nostra sinistra; camminiamo per 5 minuti fino ad un cancellino che oltrepassiamo e siamo a destinazione, “Cascina Zandert” (circa 3,5 km totali). In alternativa è possibile proseguire per la strada asfaltata fino a Tenengo dove svoltiamo subito a sinistra e dopo 300 mt la località Zandert è alla nostra sinistra.

I segreti delle erbe – Cascina Bolumera

Questa tappa dell’itinerario è forse quello meno degna di nota dal punto di vista storico – culturale valligiano, vale quindi la pena approfittarne per una visita alla città di Biella (se ancora non l’avete fatto); numerose sono le testimonianze storiche e artistiche del suo passato (battistero, cattedrale, campanile di Santo Stefano, ville e palazzi) e merita sicuramente una visita il Borgo medioevale del Piazzo, parte alta e cuore della città .

Il percorso è completamente ciclabile (mtb) tranne un centinaio di metri di sentiero ove conviene portare la bici a mano.

Percorso

Usciamo dall’azienda “I segreti delle erbe” e prendiamo a destra per  la strada sterrata che si addentra nel bosco e dopo circa 1 km sbuchiamo sulla strada asfaltata la quale ci porta nell’abitato di Vagliumina, che attraversiamo e, in prossimità della chiesa ci teniamo sulla sinistra in direzione Graglia centro. Seguiamo la strada provinciale per 1 km evitando poco dopo il ponte una deviazione a destra per frazione Molino e dopo 150 mt, in prossimità di una cappelletta, imbocchiamo la grossa strada sterrata che scende alla nostra destra tralasciando altre possibili deviazioni.

Camminiamo attraverso prati e boschi per 1,5 km, incontriamo un bivio e ci manteniamo a sinistra, fino a giungere ad un gruppo di case dove la strada ritorna asfaltata; proseguiamo diritti affiancando un vecchio lavatoio (evitiamo svolta a destra) e dopo un breve tratto tra le case (la strada comincia a scendere) imbocchiamo una strada sterrata a sinistra che si addentra nel bosco lungo un bel filare di alberi; qui troviamo le indicazioni della Grande Traversata del Biellese (GTB) direzione Cortiglia.

Quasi subito riprendiamo lo sterrato (le montagne sono alla nostra sinistra) e proseguiamo diritti; per un tratto attraversiamo un prato, ritornando nel bosco ci teniamo a destra al bivio e proseguiamo, la strada diventa erbosa attraversando un prato e giunge ad un piccolo guado (un gruppo di cascine sopra di noi a sinistra). Risaliamo a sinistra il torrente seguendo una vecchia traccia che dopo 50 mt sale sulla destra fino ad una cascina e ci incamminiamo a sinistra (indicazioni percorso mtb n.5), in piano , ricomincia l’asfalto (circa 5km dalla partenza).

Al primo incrocio giriamo a destra e arrivati sulla provinciale per Muzzano ci dirigiamo a sinistra verso il paese sulla stessa; dopo 100 mt svoltiamo a destra seguendo le indicazioni GTB per Occhieppo e ci manteniamo sulla stradina al bordo dell’abitato ( alla nostra destra si apre la visuale verso la pianura e le fabbriche) fino ad incrociare la stradina asfaltata che ci porta in discesa (a destra); in prossimità delle cascine ritorna sterrata e ridiscende fino al fiume dove attraversiamo il ponte sul torrente Elvo (7,5 km percorsi).

Giriamo subito a destra camminando tra il fiume e le fabbriche; la strada curva a sinistra in prossimità di un laghetto per la pesca sportiva (ora asfaltata) e dopo 100 mt svolta bruscamente a destra risalendo tra le case verso il paese, siamo in Occhieppo Superiore. Giunti alla rotonda proseguiamo diritti ed alla rotonda successiva prendiamo la strada che risale di fronte a noi (via Castellazzo) lasciando il campo sportivo ed un impianto fotovoltaico alla nostra destra. Risaliamo per qualche centinaio di metri, quando la salita va scemando e la strada curva decisa a sinistra, imbocchiamo uno stradino sterrato a destra che scende verso il bosco. In prossimità di un tornante a sinistra prendiamo una traccia di sentiero (era la vecchia strada) che seguiamo fino a sbucare sulla provinciale per Biella che risaliamo per circa 200 mt a sinistra (attenzione molto trafficata) fino ad imboccare la strada a destra che sale in direzione Barazzetto – Vandorno.

Nota: Continuando per la strada provinciale si giunge a Pollone dove  si trova la Riserva naturale speciale del Parco Burcina – Felice Piacenza, area boschiva protetta famosa in tutto il mondo per la bellissima conca dei rododendri e specie esotiche e non di età secolare.

In prossimità delle prime case la strada prosegue a sinistra mentre noi imbocchiamo una rampetta in discesa davanti a noi (Strada Cantoni Masserano e Calaria) e subito a destra in piano. Alla fine delle case (sulla sinistra) la strada diventa sterrata e scende fino al torrente (ultimi 50 mt di asfalto) che guadiamo (non c’è un vero e proprio accesso al torrente) e risaliamo la stradina erbosa dall’altra parte fino alle abitazioni; proseguiamo attraverso le case e ci manteniamo poi a sinistra costeggiando un complesso industriale (rimane alla nostra destra) fino a sbucare sulla trafficatissima via Ivrea. Svoltiamo a sinistra (teniamo la Città Studi di Biella a destra) e dopo 400 mt prendiamo a sinistra per Via ai Monti che risaliamo per circa 800mt; l’ultima casa alla nostra sinistra è la Cascina Bolumera (abbiamo percorso 14 km).

Stazione FS Biella – I segreti delle erbe

Prima tappa di un itinerario che idealmente attraversa l’arco collinare – prealpino della provincia di Biella utilizzando come riferimenti sei delle sette aziende Wwoof del territorio biellese. Il percorso si snoda attraverso le valli Viona, Elvo, Oropa, la Valle Cervo, Valle Mosso e la Val Sessera, in un crocevia di esperienze industriali, agricole, storiche, filantropiche, spirituali e politiche. Si incontrano qui la Via Francigena, il Sentiero di San Carlo, il percorso Valli della Fede, la Gran Traversata del Biellese ed innumerevoli tracciature di interesse culturale o ambientale realizzate dai comuni biellesi.

Facendo una deviazione durante questo primo tracciato è possibile addentrarsi nella Riserva Naturale Speciale della Bessa, sito che fu in origine miniera aurifera dei Romani, e portarsi verso la Serra Morenica di Ivrea, un rilievo morenico di origine glaciale risalente al periodo quaternario, il più grande del suo genere in Europa.

Il percorso è ciclabile al 95% (mtb); in alcuni tratti, brevi, si può portare la bici a mano e riprendere oltre a pedalare.

Percorso

Ci si lascia la stazione di Biella San Paolo alle spalle e si imbocca viale Roma, si prosegue diritti per 2,5 km fino a raggiungere il cimitero della città; lungo il percorso alcune rotonde, lo stadio, il bocciodromo, palazzo Boglietti, il campo da rugby. Si entra nel parcheggio del cimitero e lo si costeggia alla sua destra, una stradina ci porta sulla provinciale SP400a che attraversiamo e proseguiamo diritti in direzione Case sparse San Biagio.

Attraversato il piccolo ponte, poco oltre imbocchiamo la strada sterrata alla nostra sinistra, siamo ora in aperta campagna. Attraversiamo le  cascine Barazzone su breve tratto di asfalto e finito l’abitato ricomincia lo sterrato; proseguiamo in linea retta per 1,5 km fino a raggiungere la provinciale per Mongrando che attraversiamo. La strada, asfaltata, fa una curva a destra e dopo circa 500 mt svolta a sinistra per Via alle Cascine (ex via Maghetto) ove un cartello informativo ci indica il percorso da seguire. Stiamo fiancheggiando il fiume Elvo; in alto alla nostra destra notiamo la chiesetta di San Lorenzo che ci fa da riferimento per alcuni km. Seguiamo la strada (sempre asfaltata) per circa 1 km pressoché diritta e prendiamo quindi a destra attraversando il ponte sull’Elvo; dopo altri 1,5 km, la strada sinuosa tra i campi costeggia il torrente Viona, al bivio prendiamo a sinistra attraversando un ponte e giunti alla rotonda prendiamo la stradina davanti a noi che affiancando alcune case a schiera si addentra nell’abitato di Ceresane.

Nota: in prossimità di Ceresane, imboccando la strada per frazione Tana, si può prendere la strada sterrata che costeggia il torrente Viona e seguendo il corso dello stesso prima a destra poi a sinistra in un paio d’ore si può raggiungere la cascina Mojette altro host Wwoof. La valle del Viona è interessante per la presenza di molini e altre attività che si sviluppavano nel passato lungo i torrenti, di cui è possibile vedere ormai solo alcuni ruderi abbandonati.

A Sala Biellese è possibile trovare ospitalità nel Rifugio escursionistico e Centro di educazione ambientale di Legambiente “Andirivieni

Al primo bivio, a sinistra per via Lamarmora, quasi subito a destra Via Matteotti, sbuchiamo sulla SS338 (sempre nel paese) giriamo a destra e dopo 100 mt diritti (leggermente a sinistra) per via Favre; proseguiamo su questa, attraversiamo diritti uno stop e imbocchiamo la strada sterrata che affianca il cimitero e prosegue in piano fuori dal paese. Incontriamo alcuni segnavia S26, ci manteniamo sulla sinistra al bordo del bosco pressoché in falsopiano evitando alcune deviazioni che ci riportano verso alcune case, costeggiando il torrente Ingagna e a alcune fabbriche. Continuiamo a risalire lungo il torrente e la strada diventa un sentiero, pressoché abbandonato, fino a giungere agli impianti della diga dell’Ingagna. Risalire la strada asfaltata mantenendosi sul fianco sinistro e giunti all’altezza del lago allontanarsi da esso (sempre a sinistra) per 200 mt ed imboccare uno stradino che sale alla vostra destra; risalendo mantenersi a destra, lo stradino diventa un sentiero che attraverso il bosco scende immediatamente al lago; prendiamo a sinistra sulla strada sterrata che costeggia il lago (fino a qui abbiamo percorso 10,5 km).

Dopo 2 km camminando alcune decine di metri sopra la riva del lago, attraversiamo il ponte che ci porta sull’altro versante della valle cominciando la risalita verso la frazione Colla di Netro. La strada presenta fondi diversi, si attraversano alcune cascine e la salita si fa impegnativa fino a giungere al paesino; lo attraversiamo ed in prossimità della chiesetta prendiamo a destra, attraversiamo il ponte ed al bivio ci teniamo sulla destra verso Trivero-Renecco.

Giunti alla frazione seguiamo le indicazioni a sinistra per Arbonino e la strada si fa subito sterrata addentrandosi nel bosco in discesa. Al bivio troviamo il cartello de “I segreti delle erbe” e prendiamo a sinistra in salita affiancati da bellissime alberature; seguiamo la strada ed in prossimità di alcune coltivazioni di erbe officinali (fin qui circa 15 km percorsi), notiamo una casa violetta alla nostra destra, siamo giunti a destinazione all’ “Azienda Agricola I sentieri delle erbe”.

Montoro – San Liberato

Breve e piacevole passeggiata che collega due borghi piccoli ma significativi che affacciano sulla valle del Nera. I paesaggi che si possono scorgere sono ampi e spaziosi, da Nera Montoro con le sua zona industriale al Cimino e il Soratte. Escursione adatta per chiunque, poco faticosa.

Il percorso

Dalla piazza principale di Montoro, ovvero Piazza Baronale (vedi foto), ci si dirige su strada asfaltata dritto verso il cimitero, accompagnati da filari di antichi ulivi. Si arriverà ad una madonnina che si trova a sinistra: qui bisogna proseguire sempre dritto, sempre su strada asfaltata. Al cimitero (con caratteristiche panchine d pietra, vedi foto) si gira a sinistra per una stradina di campagna (Strada Castelluccio Amerino). Questa strada, mista asfalto e strada bianca, si mantiene sempre alla stessa altezza, quindi si prosegue sempre dritto non curanti delle deviazioni a destra e sinistra. Ad un tratto diventa sterrata e incrocerà una strada fangosa che scende sulla destra, all’altezza di una catasta di legna. Questa deviazione porterebbe ad Amelia, quindi non va presa. Si prosegue avanti e si apre sulla sinistra lo scenario della Valle del Nera con la zona industriale e a destra vigne e campi coltivati. Dopo circa un’ora di cammino da Montoro e aver incontrato vari casali abbandonati e diroccati si giungerà ad un maniero con un cancello di pietra, ben evidente sulla sinistra della strada. Dopo di esso un bivio: avanti si andrebbe a Orte. Bisogna invece girare a sinistra in lieve salita e poi discesa. Alla fine della breve discesa, prima di risalire, c’è “Il Castello delle Regine” a destra, azienda vinicola. Bisogna andare diritto per la salita e in cima al bivio successivo a destra per una strada di terra. Dopo nemmeno duecento metri un altro bivio. Qui ci si mantiene in quota a sinistra, con lo scenario del Lago di San Liberato che si apre alla vista. Dopo i pannelli fotovoltaici si arriva ad un casale antico con un grande gelso in prossimità del quale dipartono una serie di strade. Bisogna andare a sinistra in discesa e percorrerla tutta, fino a che non si giungerà alla strada asfaltata, che va presa a destra. Qualche centinaio di metri e si arriverà sotto il piccolo borgo di San Liberato.

Il Cuore Verde – Santuario NS delle Rocche

 PRIMA TAPPA DELL’ITINERARIO “IL CUORE VERDE (MORSASCO) – AZIENDA AGRICOLA CARRENO (GENOVA VESIMA)”

Lunghezza totale = 53 km. Il percorso non va necessariamente inteso come la via più breve o la via “più comoda” tra i due host, ma semplicemente è il percorso che nella fase di ideazione e di rilievo si è rivelato il più interessante da un punto di vista storico (es. transito per Badia di Tiglieto, antiche mulattiere e vie del sale), paesaggistico (es. la Valle dell’Orba), storico  e naturalistico (es. attraversamento del Parco del Beigua: vedi www.parcobeigua.it ). E’ stato diviso in tre parti, in ordine crescente per difficoltà e complessità in modo tale da poter essere svolte anche singolarmente. Da un punto di vista logistico per  chi volesse seguire tutto il percorso (per buoni camminatori fattibile in due giorni) si consiglia di  pernottare a Tiglieto (unico paese ove esistano strutture ricettive e negozi www.tiglieto.it ), grossomodo a metà strada. Nei mesi estivi una alternativa possibile è il campeggio libero, che è consentito o vietato a seconda del Comune interessato (necessario informarsi preventivamente). Il posto tappa AV offre servizio di ristoro/rifugio e dovrebbe essere aperto tutto l’anno (www.lanuvolasulmare.com consigliabile telefonare in anticipo per verifica). I mezzi di trasporto pubblici sono carenti, si segnalano alcune  connessioni di potenziale utilità:

–          Autobus Acqui Terme -Morsasco-Trisobbio  www.saamo.it

–          Autobus Ovada-Molare-Santuario NS delle Rocche – Cassinelle www.saamo.it

–          Autobus Tiglieto – Rossiglione – Masone – Genova Voltri www.atpesercizio.it

–          Linea RFI-Trenitalia tratto Genova Voltri- Genova Sampierdarena

–          Linea RFI-Trenitalia tratto Genova Sampierdarena-Ovada-Molare-Acqui Terme

La località Genova Vesima è raggiungibile da Genova Voltri in circa 30 minuti di cammino, seguendo le numerose vie e sentieri (o in alternativa utilizzando il marciapiede a mare della SS Aurelia). La difficoltà del percorso è espressa secondo la classificazione del Club Alpino Italiano.

Descrizione della Prima tappa: dal “Cuore Verde”, cascinale situato in una piccola valle tra i paesi di Morsasco e Trisobbio risali su strada asfaltata per circa 1.3 km  fino a Via Rissa, che costituisce la strada costiera che collega Cremolino con Morsasco. Svolti quindi a sinistra ed incontri la chiesetta campestre di San Vito,nei pressi della quale ignori una deviazione a sinistra, procedendo innanzi. Al bivio successivo ignori la deviazione a destra per “valle Luvia” e ti mantieni sulla strada principale, dapprima in falsopiano, successivamente in decisa salita fino ad un culmine nei pressi di un edificio dell’acquedotto. Da questo punto godi di un ampio panorama sulle colline dell’Alto Monferrato Ovadese ed i paesi di Morsasco, Trisobbio e Montaldo Bormida. Proseguendo con qualche saliscendi e tenendoti sempre sulla strada principale, arrivi nei pressi di Cremolino ad un quadrivio (+3.9km, 5.2 km dalla partenza) ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere verso il Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle (+2.7 km, 7.9 km dalla partenza). Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle (+3.1 km, 11 km dalla partenza). Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul Torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario. (+2 km, 13 km dalla partenza)

Stazione FS Maratea – Tana dei Ghiri

Introduzione generale:

Il percorso dalla stazione FS di Maratea (66m s.l.m.) a Brefaro, piccola frazione sita tra le montagne Marateote, inizia dalle storiche scalinate che si arrampicano fino al centro storico della città detta “delle 44 chiese”, continuando lungo un gradevole sentiero a fondo naturale grazie al quale è possibile ammirare le suggestive coste rocciose (prima Lucane, poi Calabresi e Campane) che si tuffano nel Mar Tirreno. Gli ultimi chilometri sono caratterizzati da una strada asfaltata, poco trafficata, che termina proprio a Brefaro, dove non sarà difficile trovare “La Tana dei Ghiri” (514m s.l.m.) sita in una vallata, ai piedi di due monti, dove lupi, pecore, capre, vacche, cavalli, ghiri, scoiattoli e svariati uccelli conducono la loro vita indisturbati.

Il percorso:

Uscendo dalla stazione FS di Maratea saremo obbligati ad immetterci  sull’unica strada presente che, dopo una curva a gomito, scende diritta (foto 1) costeggiata da un alto muraglione. Dopo qualche decina di metri, superato un incrocio,  continueremo (foto 2) percorrendo tutto il viale parallelo a binari presenti sulla nostra destra; ancora qualche centinaio di metri e vedremo i binari, sempre alla nostra destra, scomparire in una galleria e a questo punto, quindi, svolteremo a sinistra (foto 3) su una ripida salita in cemento caratterizzata da alberi di frutta e muri con “pietre a vista”.

La salita termina incrociando una strada asfaltata abbastanza trafficata, che attraverseremo proseguendo lungo una stradina di fronte a noi immersa tra varie abitazioni (foto 4).

Percorsa anche quest’ultima, fino alla fine, incroceremo di nuovo la strada asfaltata che nuovamente attraverseremo imboccando la lunga scalinata di fronte a noi (foto 5); questa termina ad una grande chiesa, che ci terremo sulla destra, quindi continuando lungo la pedonale dopo qualche metro ci immetteremo nuovamente sulla strada asfaltata (foto 6). Attraverseremo questa e la percorreremo per qualche decina di metri, prima di una curva a destra ci troveremo una stradina asfaltata che sale sempre di fronte a noi; ci sposteremo su questa continuando quindi a salire (foto 7).

A questo punto, alzando lo sguardo, potremo già ammirare la maestosa statua del Cristo Redentore che, con la Basilica di San Biagio, dominano la montagna; percorsa tutta la salita fino alla fine svolteremo a destra immettendoci su larghe scalinate che passano sotto un alto porticato in pietra (foto 8) (una targhetta lì presente indica la strada con il nome “Salita Aspromonte”).

La scalinata termina di fronte ad una chiesa, quindi svolteremo a sinistra (foto 9) e ci immetteremo su quello che è il viale principale del centro storico; lo percorreremo superando dopo qualche decina di metri una piazzetta occupata da tavoli e sedie dei diversi bar e arriveremo, poco più avanti, in Piazza Biagio Vitolo (caratterizzata da una grande fontana, dove una bella sirena in pietra solleva lo stemma della città).

Quindi svolteremo, imboccando la prima strada a destra (foto 10) e dopo qualche centinaia di metri, all’altezza del primo tornante, troveremo delle scalinate sulla nostra destra costeggiate a sinistra da un parcheggio (foto 11), le seguiremo evitando svariati tornanti e trovandoci sulla stessa strada poco più in cima.

Continueremo a salire lungo la strada asfaltata e superata la” Locanda delle Donne Monache”, dopo qualche decina di metri, ci troveremo una scalinata a sinistra con il nome di “Via Santicelli” (foto 12); la percorreremo tutta fino a sbucare su una strada asfaltata al centro di un tornante, quindi lo risaliremo per qualche metro e imboccheremo altre scalinate sulla sinistra (foto 13) che ci immetteranno su di un largo sentiero che si chiama  “Via Matteo Maccacaro”.

Dopo i primi metri percorsi si apre davanti a noi un panorama unico: di qui infatti si potrà ammirare l’intero ed unico lembo di terra Lucana bagnato dal Mar Tirreno; poi, voltandoci a Nord, la Campania con il Golfo di Policastro e, percorsi ancora qualche decina di metri,  a sud la Calabria con Praia a Mare e l’isola di Dino. Questa parte di cammino è sicuramente la più piacevole e termina nella località di S.Caterina dove lo sterrato incontra una piccola strada asfaltata che imboccheremo svoltando a destra (foto 14) e quindi scenderemo attraversando il piccolo abitato.

Al primo incrocio continueremo a scendere immettendoci su quella che è la strada principale arrivando poi ad uno più grosso (foto 15), con una grande cappella a cupola di fronte a noi, qui svolteremo subito a sinistra seguendo le indicazioni per Brefaro.

Percorreremo, per diversi chilometri, una strada asfaltata poco trafficata e molto panoramica che non presenta alcun incrocio fino all’entrata di Brefaro, indicata da un grande cartello (foto 16). Scenderemo lungo la strada principale, che arriva ad una piazzetta con una chiesa e la fermata del bus (foto 17), l’attraverseremo tutta continuando a scendere fino ad arrivare ad un bivio dove, tenendo la destra (foto 18), continueremo fino alla fine della stessa che termina a valle di fronte una bella casa color rosa pastello (foto 19) (nostra meta finale, qui conosciuta come la casa di “Francesco o’ francese ” o “La Tana dei Ghiri”).

Buggerru – Cala Domestica

Descrizione:

Il percorso inizia dal centro di Buggerru.
Salire per la via crucis che porta fino alla località di Planu Sartu. Al primo bivio prendere il sentiero a sinistra.
Al secondo bivio è possibile effettuare una deviazione a destra per visitare la parte finale della galleria henry, punto panoramico sulla scogliera.
Se non si vuole effettuare la deviazione proseguire dritti.
Al terzo bivio girando a destra è possibile effettuare una deviazione per il punto panoramico della miniera Calaminari.
Se non si vuole effettuare la deviazione girare a sinistra.
Da qui fino alla parte finale del percorso non sono presenti particolari punti d’interesse.
Al quarto bivio svoltare a destra.
Quinto bivio svoltare a destra.
Sesto bivio svoltare a sinistra.
Settimo bivio a sinistra.
Ottavo bivio a destra.
Una volta arrivati alla spiaggia piccola proseguire sulla scogliera a sinistra è attraversare la galleria per arrivare alla spiaggia principale.

Petacciato – Portocannone

Ieri sera ho dormito in un affittacamere a Petacciato.  Il proprietario del B&B aveva ospiti, e si parlava di pastori.   Lui è un geometra e ricorda ancora i tratti di campagna che il nonno metteva a disposizione dei transumanti come aree di sosta. I pastori pagavano con formaggio e denari, intanto le pecore fertilizzavano i campi con i loro escrementi. Una joint-venture tra agricoltura e pastorizia. Altro discorso per i riposi invernali del tavoliere delle puglie; al tempo lo stanziamento invernale di milioni di capi impediva qualsiasi coltura in quello che oggi è il granaio d’Italia. La mia transumanza oggi mi condurrà a Portocannone, gambe permettendo.

Esco di buon mattino. Seguo una mappa artigianale, regalo del geometra-affittacamere. Pochi schizzi, tracciati da un  professionista, inchiodano su un A 4 il pezzo di tratturo che collega Petacciato a San Giacomo degli Schiavoni. La confronto con una carta turistico-stradale del Molise, in scala 1:175000 trovata nel salone-sala colazioni del B&B. In giallo le autostrade, rosse le statali,  arancioni le provinciali. Due file tratteggiate di bianco, fantasmatiche, fanno riemergere i tratturi dalla terra sovrapponendoli alle moderne vie di comunicazione. Quest’ultime avanzano nervose dimenandosi  in svolte e tornanti, arrancano elicoidalmente spaventate da una collina o da un torrente. Solo l’autostrada ricorda l’incedere prospettico  e solenne dei tratturi. La mitica statale 17 scende dritta da Pettoranello del Molise sino a Sepino, appiattendosi sul tratturo Pescasseroli- Candela che è sotto di lei. La stessa però impazzisce di curve tra Isernia e Rionero Sannitico mentre l’altro abbozza appena una rotondità all’altezza di Acquaviva disegnando un  semicerchio di due chilometri di diametro. L’assessorato al turismo della Regione Molise firma questa  carta geografica dimostrando di credere nel richiamo turistico delle vie dei pastori.

Attraverso il paese nel suo corso principale, lambisco la piccola zona industriale e mi ritrovo in apertissima campagna. Non c’è  traccia della  grande rotatoria con annesso benzinaio disegnata dalla matita del geometra. Il percorso da lui indicato ricalca esattamente quello della sp112 e la Regione Molise conferma. Non intendo però cominciare la giornata con sei chilometri di tubi di scarico e poi ormai sono su una via più interna, di campagnola dolcezza. Ritroverò il tratturo nell’incrocio con la sp113.

Il paese si allontana alle mie spalle. La strada è in leggera discesa, invitante. Colline intere di terra rotta e rivoltata. L’aratro ha  pettinato questi crinali con segni evidenti come linee di Nazca. Un manipolo di ulivi in lunga fila si compatta resistendo all’assedio delle semine, cominciano appezzamenti di girasoli.  Il tempo della loro danza solare è finito, ora  rivolgono  la spoglia  corolla verso il basso,   sfiniti da tutto il caldo dell’estate. In lontananza  un cane abbaia. Dove le colline si incontrano e la terra cozza contro la terra, piccoli corsi d’acqua raccolti tra una vegetazione d’arbusti. Un tronco d’argento, secco e solo in un campo,  arringa una folla di girasoli chini come oranti e fermi in fila a due metri da lui, sembra un albero di Penone. Ogni tanto un vigneto si dona al sole, tra poco poi sarà la vendemmia, altro rito popolare settembrino. Costeggio una fattoria con più animali di un centro per la zootecnia; conigli, galline, tacchini  e sotto una tettoia di lamiera uno struzzo. Tutti rumoreggiano in un caleidoscopio di vecchi attrezzi arrugginiti, tubi e guttaperche. Una pecora mi rivolge il suo saluto belante. La salita sul crinale di fronte è un’ascesa metafisica, mi inerpico tra  colli d’argilla  incisi come cretti di Burri. Sull’orizzonte che separa terra e cielo un dendritico tronco completamente annerito. Avanzo ancora per un paio di chilometri di buon passo. D’un tratto grossi teli verdi coperti da neri pneumatici imbacuccano un intero poggio. Si annuncia così la discarica del Comune di Guglionesi…..e San Giacomo? Sono più a sud del previsto. Incrocio una statale e la seguo verso l’interno. La visione di un nutrito gregge non mi rasserena dal dubbio. Un uomo coglie pomodori. “Sei troppo avanti, sei quasi a Guglionesi” e si accende una sigaretta. Le sue indicazioni mi fanno tornare indietro di duecento metri e imboccare sulla destra un viottolo polveroso. Stando alle sue parole  dovrebbe portarmi tra i due paesi esattamente sopra il  tratturo che sfiora San Giacomo senza attraversarlo. Riemergo, dopo quattro chilometri di dune e un panzerotto mangiato in fretta, in prossimità di un grosso casale verde smeraldo. Dall’interno suoni di batteria con  qualcuno che  cerca il ritmo, come faccio io con le mie racchette. Non ne potrei più fare a meno. Attivano tutto il corpo al camminare,  il loro ticchettio sul terreno è un mantra sciamanico, si accorda con la respirazione e il battito cardiaco, incornicia il pensiero e libera lo sguardo. Ci siamo, vedo i due paesi sui loro cucuzzoli perfettamente equidistanti. Sulla mia sinistra un’insegna marrone segnala l’inizio del tratturo. E’ un piccolo tratto di tre chilometri e mezzo. Non c’è niente ormai del grande fiume d’erba che fu. Qui il tratturo si fa ruscello, la sua larghezza non supera i cinque metri. Il fondo è di ghiaia, ciottoli e pietrisco, anche la mia andatura si fa più snella, torrentizia.

Trotterello in discesa felice di aver ritrovato la via. Un aereo crinale mi permette una visuale finalmente ampia a comprendere meglio geografia e possibilità residue. Siamo a metà pomeriggio, devo decidere dove “accamparmi” per la notte.

Grossi camion  ruggiscono dentro una collina sbancata. La polvere che sollevano imbianca le colture intorno come nevischio. Stanno allestendo una discarica per lo  smaltimento dei rifiuti della produzione di zucchero da barbabietole.  Un cartello turistico della rete tratturale è divelto e  bruciato, rimane  però leggibile la targhetta celeste con le dodici stelle della comunità europea. Non sarebbero contenti a Bruxelles se sapessero come gli italiani vegliano sui fondi europei di sviluppo regionale.  Cumuli di rifiuti si affastellano ai lati del sentiero. Chiedo lumi ad alcuni operai che  si consultano tra loro. Il più esperto dei luoghi, con sufficienza, mi dice che c’è molto ancora per Porto Cannone, “vedi, quello è Guglionesi” e indica il paese sul crinale di fronte che  invece è San Martino in Pensilis. Portocannone poi non è lontanissimo ma è raggiungibile solo immolandosi per quattro chilometri sulla statale 647 “Fondo Valle del Biferno” e risalire poi sul suo cucuzzolo.

Scelgo il martirio, quattro chilometri su asfalto rovente accarezzato da automobili lanciate a folle corsa verso il litorale. Tengo il ritmo alto per affrettare il supplizio, come  Pantani sul Mortirolo. La corsia d’emergenza fortunatamente è ampia. Mi concentro sulle spinte, dalla caviglia sino al polso tutto il corpo  lavora a cercare l’efficienza del gesto. Il sudore si raggruma sulla fronte incanalandosi copioso lungo la dorsale del naso e goccia dopo goccia stillicidia sulla maglietta ormai fradicia.  Sfioro i sei chilometri orari. Non mi distrae nemmeno l’immondizia accumulata sul ciglio della strada.  Da quando sono partito ogni carrozzabile si snoda tra due ali di pattume ammassati nelle cunette, sui rovi, addosso ai guard-rail.  Un corteo ininterrotto di vecchi giornali, buste di plastica, bottiglie  e stracci. Discariche che si sviluppano in lunghezza e che propongono un’ampia serie di vantaggi al cittadino. Non si vedono sfrecciando ai cento all’ora, sono aperte a tutti e sono manna per  randagi e per insetti onnivori.  Il massacro termina con una secca svolta verso destra. Scavalco la Strada Statale 87 Sannitica e trovo un nugolo di frecce blu : Termoli cinque chilometri,  Portocannone due,  Foggia ottantacinque. Miasmi fetidi si alzano da un fabbricato poco distante. Una selva di tubi pesca acqua da un laghetto circondato da pini silvestri. Le serpentine si fondono in tre colonne nere,   alte sopra gli alberi, che scaricano il loro contenuto in un inghiottitoio color ruggine. Il puzzo è insopportabile. Un esalazione composita, mortifera, che mischia crostacei in putrefazione, acidi gastrici e pannocchie carbonizzate, è questa l’esalazione tipica di uno  zuccherificio da barbabietole.

Comincia la salita per Portocannone. La strada è ampia ma non passa nessuno. Il dislivello consente una bella vista sulla valle del Biferno. Alle spalle del fiume i monti del Matese, qui sotto invece  complessi industriali in serie accompagnano il corso d’acqua  in Adriatico. Prendo il paese alle spalle. La prima impressione non è buona. Palazzine sciatte e maltenute, nessuno in giro. Trovo un B&B nella parte nuova del paese. Le scale d’ingresso assemblate con materiali di risulta, la facciata dello stabile sbrecciata e cadente.

Nonostante i ventisei chilometri percorsi ho voglia di fare quattro passi in centro. Grossi attrezzi agricoli ingombrano le strade. Mi infilo nella parte vecchia attraversando un arco alle spalle del bel palazzo “Cini”, oggi “Tanasso” e passeggio curioso tra i vicoli. L’insegna della biblioteca è in doppia denominazione. Entro chiedendo spiegazioni e ne esco con tre libri sotto il braccio.

Portocannone è un paese arbëreshë. Nel 1461 cioè quattordici anni dopo l’istituzione della regia dogana delle pecore, Ferdinando d’Aragona, sempre lui, dona a Giorgio Castriota, detto lo Scanderbeg, alcuni feudi in Capitanata. Il condottiero albanese aveva aiutato gli Spagnoli contro le rinnovate fazioni angioine guadagnando per sé e per i suoi connazionali, nel frattempo minacciati in patria dai Turchi, una nuova terra promessa. In realtà gli Albanesi occuparono molti paesi e luoghi distrutti dal feroce terremoto dell’undici dicembre del 1456, rilanciando così l’economia locale. Con la fatica e il lavoro  si trasformano da mercenari a contadini, affrancandosi  da una  condizione di bifolchi affamati e pretendendo libertà e diritti, non ultimi quelli religiosi. Il clero latino, in un primo momento accondiscendente e partecipe della sofferenza della diaspora albanese, comincia ad avversarli. Nel 1549 vengono scacciati da Larino mentre Ururi, oggi considerata la capitale di questa enclave d’oriente,  è data alle fiamme. Nel 1561 il vescovo Balduino, di ritorno dal concilio di Trento, dichiara guerra al rito greco-ortodosso che verrà definitivamente abbandonato dagli Albanesi all’inizio del diciottesimo secolo.

I discendenti di quei profughi parlano oggi un albanese arcaico, dialettale, intorno al quale costruiscono un senso di appartenenza atavico e tribale. Usano per salutarsi un’espressione tradizionale di rara potenza “gjaku shprjshur”, sangue nostro disperso.

Capisco adesso perché al bar dello sport, in piazza, faticavo a capire le parole degli avventori. Mi affretto al ristorante. Stasera l’Italia gioca per le qualificazioni ai mondiali sudafricani. Nessuno in strada e dalle finestre aperte  si levano alte le parole che uniscono tutti… “ che schiava di Roma iddio la creò..”.

Fattoria Doccione – Corezzo

Il percorso collega la Fattoria Doccione ai più vicini centri abitati dove si trovano locali pubblici e servizi pubblici, terminando nel paese di Corezzo dove si trova la scuola elementare ed è in corso un progetto di eco villaggio Vallesanta. Il percorso si sviluppa quasi integralmente in ambiente naturale 90%. Difficoltà turistica. Tempo di percorrenza 2 ore.Il percorso è stato rilevato in data 6 Dicembre 2014 in Toscana, Alto Casentino, Comune Chiusi Della Verna.

Il percorso

Uscendo dal cancello della Fattoria il Doccione, associazione Culturale Arcadia,,girate a sinistra prendendo la strada bianca carreggiabile. La strada passa tra boschi, sulla destra un torrente scende dalla montagna.Scendendo per circa 800m troverete un bivio dove a destra con un cartello segnaletico, è indicato Vallesanta e il Rifugio del Lupo. Proseguite a dritto. Proseguendo troverete un secondo bivio che girando a destra porta a Serra, voi andate a dritto. Continuando per la strada principale troverete un bivio a sinistra con lindicazione il Sentiero delle foreste Sacre. Facendo questa deviazione potrete visitare il paese di Bifolco.dove troverete il Circolo Culturale ,il bar, e la fermata dell autobus . Se non fate questa deviazione, proseguite per la strada principale per circa circa 200 m. Troverete un altro bivio, girate a destra seguendo l indicazione Aioli e Capruggine, (segnalato anche come sentiero CAI). 3)La stradina è in discesa e proseguite per altri 300 m circa, dove troverete un’altra biforcazione, dove girando a sinistra si va verso Aioli, ma proseguite a dritto direzione Capruggine.finchè troverete il paese e una cappellina. Prima di quest ultima girate a destra, la stradina è leggermente in salita,riferimento sentiero CAI. Proseguendo dritto, troverete un cancello di legno e filo spinato facilmente apribile, oltrepassatelo e dopo circa 100 m troverete un tabernacolo con l immagine della Madonna. Qui la stradina si biforca, tenete la sinistra.(sentiero CAI)

La stradina continua in discesa e vedrete un prato bellissimo dove nei tempi passati le persone andavano a ballare in mezzo ai castagni. Dopo 200 m la stradina diventa sentiero, entrando nel vivo del bosco. Seguire sempre riferimento CAI.(bianco rosso) Proseguendo trovate una nuova biforcazione, girate a destra, seguendo ancora sentiero CAI. Proseguendo per circa 100 m circa, girate a sinistra.(riferimento sentiero CAI) Poco dopo troverete sulla sinistra una casetta di legno in disuso., con curioso albero/motorino. Questo vecchio sentiero collegava Bifolco con Corezzo.

Abbandonando il sentiero troverete una strada asfaltata. Girate a destra, oltrepassate un ponte dove passa il torrente Pozzo di Serra. A circa 300 m, dove avere percorso un tornante, imboccate a sinistra un sentiero stretto, sempre indicato come sentiero CAI e con un lampione per l illuminazione al suo ingresso. Questa era la strada vecchia che portava a Corezzo. Percorrendo il sentiero attraverserete una strada asfaltata e proseguite dritto dove vi troverete su una strada sterrata carrabile. Dopo circa 200 m, girate a sinistra,indicazione sentiero CAI. Alla fine del sentiero ritroverete una strada asfaltata, girate a destra. Proseguire per circa 200 m fino alla altezza del cimitero , che rimane sulla vostra sinistra. Prendere la scalinata ripida che rimane a destra. Continuiate a salire fino alla fine della scalinata. Siete arrivati a Corezzo.

Casa Cares – Agriturismo Il Bellini

Casa Cares consiglia di fare un appunto sul metodo di cammino. La regola fissa di camminare sempre nella direzione opposta alle macchine qui non vale, ci vuole un po’ di buon senso e mettersi nei panni di chi è al volante. In strade strette di collina si consiglia di camminare nel lato a valle dove c’è più spazio per camminare e dove nelle curve è più facile essere visti. Consigli e buonsenso.

Il percorso

Si lascia Casa Cares e giunti alla strada principale si prende a sinistra giungendo a breve a Pietrapiana. In 3 km su strada poco trafficata, camminando sempre sul lato a valle, si arriva nel comune di Reggello. Dalla piazza del municipio parte la via dei Sette Ponti che continua costeggiando la collina con poco disturbo delle macchine, incrociando piuttosto corridori e ciclisti.

Dopo 7 km si arriva a Pian di Scò, da qui si segue per Castelfranco di Sopra sulla stessa strada con le medesime caratteristiche. Fra olivi e una magnifica vista sulla valle si prosegue fino ad un ponte in legno. Qui appena prima si svolta a sinistra in salita per meno di un km fino a trovare il cartello “Agriturismo Il Bellini” alla destra.

Firenzuola – Podere Badia

La strada che segue il tracciato é la più semplice perche’ il territorio del Mugello è parecchio intricato e ci è stato consigliato di seguire la strada. Si possono trovare alternative, sopratutto per la discesa. Comunque la salita è costante e piacevole con un susseguirsi di paesaggi e vegetazioni di diverso tipo fino a trovare il Faggio verso quota 700.

Il percorso

Usciti dal centro storico di Firenzuola alla volta di Firenze, si prosegue dritti per “passo del Giogo” su strada asfaltata. Qui si sale piano piano fino a quota 800 slm per circa 13 km attraversando alcune frazioni e trovando l’unico locale aperto in cima al passo. Da qui svoltando a sinistra si possono trovare dei sentieri segnalati che scendono.

Se invece si segue la strada principale bisogna scendere per 4 km passando prima l’osteria Nardone a destra e dopo 300 m si svolta a sinistra per loc. Paretaio. Si continua a scendere per poi risalire sopra un dosso, si prende ora l’unica strada sterrata in discesa posta praticamente di fronte.

Scendendo e seguendo le indicazioni “B&B Podere Badia” si giunge a breve a destinazione.

Camposanto – Palata Pepoli

Escursione breve, prevalentemente sull’argine destro del fiume Panaro, panoramico sulla pianura circostante. Siamo a cavallo tra le province di Modena e Bologna. Dall’estate 2014 sono in corso dei lavori per una ciclabile in ghiaia battuta, per cui l’argine sarà facilmente percorribile senza timore dell’erba alta. Qui in pianura le estati sono calde ed afose e gli inverni nebbiosi, per cui si consiglia la passeggiata in primavera o in settembre-ottobre.

Il percorso

Partiamo dalla nuova stazione ferroviaria di Camposanto, o meglio sarebbe dire da sotto la stazione, perché la ferrovia, la tratta Bologna-Verona, arriva direttamente dal ponte sul fiume Panaro, e non avendo lo spazio ed il tempo di scendere, è rimasta lassù, e la stazione è stata appoggiata su dei grandi pilastri metallici alti molti metri sopra la nostra testa, dipinti con dei grandi graffiti. Con la costruzione della nuova linea ferroviaria hanno demolito la vecchia stazione, sopra l’argine, la pizzeria “Da Ferruccio”, ottime pizze alte alla napoletana, ed il ponte della vecchia ferrovia sopra la provinciale. Tutto questo ben prima del terremoto del 2012, che ha comportato ben altre demolizioni in paese. Proprio un camposanto di edifici, viene da pensare!

La stazione di Camposanto è secondaria, tanto che vi fermano solo i treni da e per Poggio Rusco. Gli altri da e per Verona o il Brennero o Bolzano sfrecciano senza sosta.

Attraversiamo la strada e saliamo sull’argine, percorso da piste ciclabili. A fianco al nuovo ponte ferroviario è ancora presente il vecchio ponte ferroviario senza più rotaie, ma ne è vietato il transito anche a piedi, perciò ci dirigiamo verso il paese ed il ponte sul fiume, e passiamo sull’argine destro secondo la corrente. Dopo breve reincontreremo i due ponti ferroviari, il nuovo e quello dismesso.

Dall’alto dell’argine ai nostri sguardi si apre una campagna tagliata in parte da grandi filari di olmi e pioppi, che rimandano un poco al paesaggio delle viti maritate alle alberate, che dividevano i campi fino al boom industriale, ai trattori, alla monocultura.

Casa di campagna inagibile dal terremoto e dall’abbandono. E subito dopo il paesaggio comune della campagna della pianura da queste parti: grandi distese senza alberi, alternate a grandi distese di alberi da frutto.

Caselle, frazione del comune di Crevalcore, lambisce l’argine con il vociare di ragazzini cinesi ed arabi che si rincorrono, e pensionati al circolo a giocare a briscola.

Lo sguardo si infila lungo una striscia di noci che bordeggia la stradina che porta a Caselle.

Ogni tanto rischio di inciampare nei rovi, che invadono la sommità dell’argine, mentre il pendio interno è colonizzato dalla cannuccia di palude, dal falso indaco, la vitalba, ed il Sycios angulatus. Ma non daranno fastidio quando la ciclabile sull’argine, che per ora è in via di costruzione a partire da poco oltre caselle, verrà terminata.

Incontriamo in ordine Casoni sopra e Casoni sotto, luoghi appartati nella campagna annebbiata, ghetti rurali di cinesi, nordafricani, indiani, panni stesi e minimi servizi in questo lembo della provincia di Modena e del comune di Camposanto al di là del fiume.

Grandi lembi di frutteti e il grande ripetitore di Cadecoppi che si scorge di là dal Panaro, smorzano la sensazione di abbandono.

Attenzione che tra Casoni sopra e Casoni sotto si passa sotto di pochi metri all’alta tensione.

L’argine compie due grandi anse, e nella campagna delimitata dalla seconda un grande fabbricato con torre circondato da frutteti: siamo arrivati alla Ca’ Bianca, e al sottile ponte che ha sostituito modernamente un vecchio passo di barche. Al di là del fiume Panaro, verso ovest, si scorgono il polo industriale ceramico di Finale Emilia e l’agricenter, centro di stoccaggio dei cereali, bianco e verde.

Di qui scendiamo dall’argine seguendo la strada e raggiungiamo in fondo la via Selvabella. Giriamo a destra e poi dopo circa 500 m di nuovo a destra verso Palata Pepoli, che deve il nome alla famiglia nobile bolognese dei Pepoli, con il castello risalente al 1540, a cui manca l’ultima parte della torre, crollata con il sisma.

Noto – Noto Antica

Possiamo definire questo un percorso “storico-naturalistico” perché rievoca la storia della attuale città di Noto. Noto Antica è la città precedente alla attuale, che fu distrutta, insieme a molte altre città della Sicilia Sud-orientale, da un devastante terremoto verificatosi l’11 gennaio del 1693. Di quella città rimangono soltanto i ruderi che si vedono oggi nella località chiamata appunto Noto Antica. Questo borgo era stato costruito, come molte città medievali, in cima ad una altura di difficile accesso, circondata da valli in cui scorrevano fiumi, in modo da avere una difesa naturale contro gli assalitori nemici. Dopo il terremoto i notabili dell’epoca decisero di ricostruire la nuova città non nello stesso sito, ma in un sito diverso, più a bassa quota e più vicino al mare e scelsero la posizione attuale dato che, dopo la scoperta della polvere da sparo e delle armi da fuoco, non c’era più la necessità di avere una difesa naturale.

Il percorso

Partiamo dall’inizio del Corso Vittorio Emanuele, che è la via principale della città, dove sorge la  Porta Ferdinandea o Porta Reale. La prima chiesa che incontriamo è la chiesa di S. Francesco alla Immacolata consacrata nel 1750 (Foto 1), alla cui sinistra vediamo il convento della chiesa del SS. Salvatore con le sue eleganti finestre decorate in stile barocco (Foto 2). Proseguendo sul corso abbiamo a sinistra la chiesa di Santa Chiara del 1748 e il palazzo Ducezio (Foto 3) che è la sede di rappresentanza del Comune di Noto. Di fronte al Palazzo Ducezio c’è la bellissima Cattedrale intitolata a S. Nicolò (Foto 4), restaurata nel 2007. Prendiamo a destra la vicina via Nicolaci per ammirare la maestosa facciata barocca dell’omonimo palazzo, oggi di proprietà del Comune di Noto (Foto 5). Procedendo sul corso Vittorio Emanuele troviamo sulla sinistra la chiesa di S. Carlo con facciata concava (Foto 6) e un’altra bella facciata barocca, quella del Convitto Ragusa con portale e balconata. Arrivati nella prossima piazza ammiriamo sulla sinistra il palazzo ottocentesco del Teatro comunale e sulla destra la bellissima chiesa del settecento intitolata a S. Domenico (Foto 7). Alla fine del corso Vittorio Emanuele, in piazza Nino Bixio, voltiamo a sinistra sulla circonvallazione fino alla prossima rotatoria semaforizzata, dove seguiamo le indicazioni a destra per la “Valle degli Dei”. Al prossimo incrocio semaforizzato prendiamo, in discesa a sinistra, la SP 64 che ci porterà fino a Noto Antica. Dopo circa due chilometri dall’inizio della SP 64 c’è un bivio con una piccola strada asfaltata a destra che corre lungo il fianco della valle del Tortorone e ci porta fino alla proprietà di Massimo e Janne, che è la fattoria “Valle del Tortorone”. Tutta la valle ha una vegetazione rigogliosa, spicca il verde degli agrumi e dei canneti, è fiancheggiata da colline per tutta la sua lunghezza ed è chiusa in fondo da alti contrafforti ad anfiteatro che sprofondano ripidamente in fondo alla valle (Foto 8). La casa di Massimo e Janne si trova alla fine della strada che percorre la valle (Foto 9). Torniamo indietro lungo la stessa strada fino all’incrocio con la SP 64 e al bivio giriamo a destra per proseguire fino alla “Casa del Durbo”. Il paesaggio è molto rilassante, abbiamo alla nostra sinistra il grande canalone della “Fiumara”, quasi interamente piantumato ad agrumi, alla nostra destra si susseguono una serie di colline, intercalate da altrettante valli che intersecano trasversalmente il canalone della Fiumara (Foto 10) che ospita nel suo letto il fiume Asinaro. Dopo aver superato due viadotti scendiamo nel fondo valle della Fiumara, dove scorre l’Asinaro; guadiamo a piedi questo fiume che ha una bassa portata ed è profondo in questo punto solo pochi centimetri. Una volta attraversato il fiume, troviamo alla nostra destra il canalone della Fiumara, che si immette nella valle del Durbo e vediamo in lontananza la rocca di Noto Antica, che è il monte Alveria, con sulla sua sommità l’Eremo (Foto 11). Proseguendo incontriamo più avanti il ruscello del Durbo, anche esso profondo pochi centimetri e lo guadiamo facilmente. La strada prosegue in leggera salita e lascia alla sua sinistra la rocca del monte Alveria. Arriviamo all’ingresso della Casa del Durbo di Giancarlo e Vittoria (Foto 12), che si trova giù in fondo alla valle circondata da una foresta di alberi e sovrastata da una montagna che viene giù a picco dentro la valle (Foto 13). Proseguiamo sulla strada che inanella una serie di tornanti in salita e cambia il fondo passando da asfaltata a basolata per circa un chilometro. Arriviamo alla cinta muraria dell’ingresso secondario di Noto Antica; l’ingresso principale si trova, come vedremo, dall’altra parte del borgo. Questo ingresso si riconosce dai grossi blocchi in pietra posti sulla roccia; siamo quindi all’interno di Noto Antica. Dopo pochi metri da questa porta finisce il basolato e riprende lo sterrato, proseguiamo fino ad un bivio che si biforca in due strade, una a destra e una a sinistra. Prendiamo la strada di sinistra fino ad arrivare ad uno spiazzo che è l’Area Maggiore, il centro di Noto Antica, dove nel XVIII secolo è stata posta una stele dedicata a Santa Maria della Provvidenza (Foto 14). Guardando la stele di fronte, vediamo tre strade: quella davanti porta alla Cava Carosello, che è una delle cave che circondano il monte Alveria, quella di sinistra porta all’Eremo di Santa Maria della Provvidenza e quella di destra porta all’ingresso principale del borgo di Noto Antica, che è chiamato “Porta della Montagna”. Prendiamo quest’ultima strada e incontriamo alcune importanti costruzioni, ormai ridotte a ruderi dal terremoto. La prima è il Collegio dei Gesuiti (Foto 15), che ha di fronte il palazzo Landolina (Foto 16), poi vediamo sulla sinistra scendendo, le mura del Castello col suo grande torrione (Foto 17), in parte costruito da Carlo V, e infine arriviamo alla “Porta della Montagna” (Foto 18), che è la meta del nostro percorso. Sulla via del ritorno andiamo a visitare l’Eremo di Santa Maria della Provvidenza (Foto 19), che è l’Eremo che vedevamo dal basso della valle del Durbo e che è ancora integro perché è stato costruito nel 1709, dopo il terremoto, in memoria delle vittime del sisma. Da qui si gode una splendida vista sulla valle del Durbo (Foto 20).

Stazione FS Romagnano-Vietri-Salvitelle – Az. Agr. di Laura Indaco

Introduzione generale:

Questo percorso permette di raggiungere dalla stazione FS Romagnano-Vietri-Salvitelle l’azienda agricola di Laura Indaco (host WWOOF), nonostante andremo a percorrere solo strade asfaltate attraverseremo molteplici alberi da frutta e campi seminativi che renderanno il nostro viaggio piacevole e sempre immerso nella tipica Flora di queste zone, famose per l’ottima qualità di ulivi e paesaggi unici.

Percorso che prende in considerazione il progetto di collaborazione da poco aperto con la rete WWOOF italia, denominato “VieWWOOF: Vie senza motori per unire la rete di fattorie”. Il progetto si propone di individuare e quindi mappare percorsi, che diventeranno un bene comune, per collegare le fattorie WWOOF italiane, creando una rete di vie di comunicazione da percorrere a piedi, in bici, con animali ed eventualmente mezzi pubblici, trovando ospitalità nelle soste o mete del viaggio.

Il percorso:

Uscendo dalla stazione FS di Romagnano-Vietri-Salvitelle (217m s.l.m.) ci troviamo di fronte a noi una strada, quindi la imboccheremo girando a destra seguendo i cartelli che indicano “Vietri” –FOTO 1-. Superato il passaggio a livello prima e lo storico ponte in cemento a seguire (con lo stemma fascista in cima), incontriamo un incrocio dove svolteremo a sinistra seguendo l’indicazione “strada Botte” –FOTO 2-. Appena imboccata la via, ci troveremo di fronte a noi l’imponente superstrada e subito dietro potremo ammirare il Paese di Romagnano al monte, conosciuto come il “paese fantasma” dopo essere stato distrutto dal terremoto del 1980 e da allora disabitato, proseguiamo quindi per la nostra strada asfaltata e subito la nostra attenzione verrà catturata dai molteplici profumi e alberi da frutto come fichi, ulivi, more, vigneti, meli, e tante piante di fichi d’india. Dopo 2,7 km totali incontriamo una strada che sale verso sinistra, ma noi continuiamo dritti su strada Botte fino al prossimo incrocio a 4 vie dove svolteremo a destra –FOTO 3-. Fatte poche centinaia di metri inizia l’abitato di Mosileo, incontriamo quindi un bivio con una strada sterrata sulla sinistra –FOTO 4– che imbocchiamo, dopo qualche decina di metri continuiamo sempre sulla sinistra salendo sulla stessa strada sterrata costeggiata da una ringhiera –FOTO 5-. La strada torna ad essere asfaltata e continuiamo dritti attraversando quello che sembra un vecchio parcheggio abbandonato, quindi lo percorriamo tutto, ignorando sulla nostra destra una strada che scende verso l’abitato,  fino a trovarci di fronte una piccola stazione elettrica che ci obbligherà a proseguire a sinistra dove la strada inizia nuovamente a salire –FOTO 6– per poi incontrare una nuova asfaltata che imboccheremo proseguendo a destra –FOTO 7-. Arriviamo ad un incrocio a quattro vie dove svolteremo a sinistra –FOTO 8-, quindi per la strada che procede in salita, che non abbandoneremo fino ad arrivare ad un incrocio a tre vie dove svolteremo a destra seguendo l’indicazione “strada Malde” –FOTO 9-. Proseguiamo fino ad arrivare ad un altro incrocio dove svolteremo a destra seguendo l’indicazione “strada pietra sant’angelo” –FOTO 10-, la strada inizia a scendere offrendoci una spettacolare panoramica del Comune di Vietri di Potenza, quindi continuiamo la discesa superando a sinistra una piccola centrale elettrica e dopo 200m, sempre a sinistra, svolteremo su di una strada asfaltata visibilmente in disuso visto il manto rovinato e ricoperto di vegetazione –FOTO 11-. Percorrendo questa stradina ci troveremo a scavalcare un paio di recinzioni basse ed evitare gli svariati cani da guardia delle abitazioni sulla nostra sinistra, ci immetteremo poi su di una piccola asfaltata che percorrendola tutta ci porterà su di una strada a due corsie visibilmente più trafficata, quindi svolteremo a destra in direzione di Vietri. Procediamo lungo la discesa fino ad incontrare un bivio, riconoscibile da delle cassette postali rosse –FOTO 12-, dove svolteremo a sinistra su di una strada sterrata che subito torna ad essere asfaltata. A questo punto riusciremo a distinguere di fronte a noi il campo sportivo, con un grosso cupolone bianco, che sarà il nostro punto di riferimento, quindi proseguiamo fino a raggiungerlo. Ci troveremo ad un incrocio –FOTO 13-, quindi svoltiamo a destra portandoci praticamente il cupolone sul nostro fianco destro e di fronte a noi una rotonda dove svolteremo a sinistra –FOTO 14-. Percorriamo quindi la strada che ci porta a costeggiare i campi da calcio e dopo circa 200m, all’incrocio con annesso “stop”, svolteremo a sinistra seguendo l’indicazioni per “strada belvedere” –FOTO 15-. Salendo scopriremo che la stessa strada, dopo solo due abitazioni, cambierà il nome in C.da Carito quindi ci basterà proseguire sulla stessa fino a raggiungere sulla sinistra il civico 7, nonché l’azienda agricola di Laura Indaco (438m s.l.m.) nostra meta finale.

Capitignano – Lago di Campotosto

Descrizione del percorso:

Questo percorso parte dalla piazza principale di Capitignano, salendo sulla montagna che si osserva, mettendosi alle spalle il palazzo del Comune, sulla sinistra. Si sale un dislivello di circa 400 metri seguendo una serie di tornanti e arrivando, dopo l’ultima curva, ad ammirare uno spettacolo splendido del Lago di Campotosto.

Dopodiché si scende facilmente per la stessa strada e si raggiungono, con un piccolo fuori-pista, le rive del lago.