Il documentario sul Giro della Tuscia – Sostieni acquistando il DVD!

Il Giro della Tuscia diventa un documentario!

Durante il tragitto (marzo-aprile 2014) Marco Bartolomucci ha seguito Marco Saverio Loperfido con la sua videocamera riprendendolo mentre discorreva di strade con la gente, mentre attraversava lo splendido territorio viterbese, mentre era in difficoltà o semplicemente a mangiare sotto un albero. Sono state portate a casa ben 30 ore di girato, dalle quali la montatrice Chiara Ronchini realizzerà il documentario vero e proprio. Sostieni il documentario anche tu su Produzioni dal basso! Continue reading

Il Giro della Tuscia per Nikon Life

Nikon è sponsor ufficiale del Giro della Tuscia. Ecco un articolo scritto al ritorno per Nikon Life:

“Ci sono molti modi di vivere un paesaggio: attraversarlo tutti i giorni per andare al lavoro, usarlo come fonte di materie prime, solcarlo come frecce per attività sportive o per hobby.
Personalmente preferisco un’altra modalità, che è quella del camminarci dentro con gli occhi spalancati e avidi, in cerca di sentieri quasi scomparsi, ma che un tempo costituivano l’unica rete di comunicazione esistente tra i borghi italiani. È risaputo infatti che il nuovo impianto viario di asfalto, calato sulla particolare morfologia del territorio italiano appena 60 anni fa, non è per fortuna sovrapposto a quello antico di chi si spostava a piedi o con gli animali, ma vi è cresciuto accanto quasi indipendentemente, lasciando però che quest’ultimo scivolasse gradualmente nell’oblio, a causa del disuso.

Per questo cerco di scovare e mappare gli antichi percorsi, per ripescarli in fin di vita e ridonarli al pubblico. E per questo ho ideato ammappalitalia.it, sito web di libera condivisione dei sentieri che collegano i paesi, a cui tutti possono partecipare e a cui, ovviamente, partecipo anche io.

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Il Giro della Tuscia è stato:

Un itinerario ad anello di 803 km interamente nella Provincia di Viterbo, 500 km di nuovi tracciati su openstreetmap, 65 percorsi da borgo a borgo in 61 giorni di viaggio; 9 passeggiate organizzate in collaborazione con le associazioni del territorio, 7 collegamenti radiofonici, 5 conferenze, 4 incontri con le aziende agricole, 3 incontri con le Associazioni locali, 3 video interviste, 3 visite ai musei territoriali, 2 incontri con le scuole, 2 incontri con i centri anziani.

Un  milione di passi.

Migliaia di gocce di pioggia, ore di sole, sguardi all’orizzonte, tracce audio registrate, fotografie scattate.

Centinaia di persone incontrate, animali visti, guadi effettuati, ore di riprese video, considerazioni scritte, chiacchierate sulle strade possibili.

Decine di montagne, colline, fiumi superati; siti archeologici e storici visitati.

Tre laghi.

Un arrivo al mare.

Grazie ai miei collaboratori più stretti: Marco Bartolomucci, Alfredo Covino, Stefano Cudini, Laura Patara. Grazie a tutti coloro che mi hanno ospitato e rifocillato come pellegrino: privati, istituzioni, associazioni, attività commerciali.

Grazie agli sponsor del Giro: Tuscia in rete, Gruppo Archeologico Roccaltìa, Nikon Italia, Salomon, Trailitalia, Lighthouse, Zona Olimpica, Foto Video Mecarini, Annulli Editori.

Grazie a tutti coloro che hanno camminato con me, vecchi e nuovi amici. Gli indiani dicono: “Non giudicare il tuo vicino finché non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe”. Sono felice di poter essere giudicato da loro e da nessun altro al mondo.

 

 

Per vedere l’intero itinerario gpx clicca qui: Il Giro della Tuscia in 80 giorni

Mugnano – Chia

Sull’ultima tappa, come nella prima, si addensano sensazioni amplificate. Stesse ansie, stessa fretta di partire, stessa inquietudine, stessi timori eccessivi: pioverà non pioverà, fango non fango, incontri pericolosi o meno. All’inizio hai paura di tutto quello che potrà succedere; alla fine hai paura di tutto quello che, nonostante il brevissimo tempo che rimane, può ancora succedere. Questa equivalenza può darsi, credo, perché l’ultimo passo non è altro che il primo, in un gioco di cerchi a spirale che non si chiudono mai.

Il percorso

Dalla piazza principale di Mugnano scendiamo con l’unica strada che porta fuori del paese e svoltiamo a sinistra per Via dei Mille. Andiamo la prima a sinistra (foto), verso il depuratore e il ruscello, oltrepassabile con uno stradello a destra poco prima del guado, utilizzabile solo a piedi o in bicicletta. Subito dopo il ponte andiamo a destra in salita, fino a che non incontriamo una deviazione a sinistra nel bosco che vi porterebbe a Orte e Bassano. Noi quindi dobbiamo andare dritti, verso Chia. Se il bosco è d’inverno o è stato abbastanza tagliato potrete vedere da sinistra a destra Mugnano, Montefiascone, Bomarzo, Orte, Penna in Teverina e Giove: una panoramica incredibile e unica. Quando la strada si fa in piano e arriviamo ad un palo del metanodotto seguiamo la strada principale a sinistra, tralasciando il sentiero a destra. Da qui possiamo osservare la forra del Torrente Castello all’interno della quale, nascosto, dimora il Castello di Pasolini. Sopra, a svettare incontrastato su tutta la Tuscia, il Monte Cimino.

Dunque torniamo in marcia e vedrete che incontreremo una serie di deviazioni a sinistra create per il metanodotto. Noi possiamo tralasciarle anche perché si ricongiungono sempre alla principale, formando come una specie di otto sdraiato. Arrivando ad un incrocio andiamo a destra per non fare un pezzo della salita davanti a noi, molto ripida. Questa strada a destra comunque, dopo due tornanti, si ricongiunge proprio con la salita, che ora va affrontata in tutta la sua ripidità. Sempre dritti fino a che la strada non diventa in piano e incontra un incrocio: andiamo a destra in leggera discesa. Giungeremo così ad un tornante evidente a sinistra all’altezza del quale parte una strada in avanti più leggera, che è la nostra strada. Dopo aver percorso tutta la discesa in un canneto il sentiero ridiventa in piano con un bivio, a cui andare a sinistra. Andando sempre dritti incontrerete un ruscello, una decisa salita e un fontanile (foto), poco prima dell’entrata sgarrupata e piena di calcinacci dell’antico borgo di Chia.

Bassano in Teverina – Mugnano

Durante questi mesi al mio passaggio si sono spostate centinaia di lucertole. Molte di loro le ho viste, la maggior parte no, solo sentite. Si scansano nell’erba con un fruscio secco, energico e a scatti. Ho invece visto e sentito solo tre serpenti, ma sono bastati a regalarmi una differenza inaspettata e antica: si allontanano con un mormorio d’erba costante, prolungato e morbido.

Il percorso

Da Piazza della Libertà andiamo al borgo vecchio di Bassano in Teverina. Scendiamo tutti i vicoli fino ad arrivare alla parte diroccata del paese. Al limitare parte una strada sterrata e dopo breve un bivio. Andiamo a sinistra in discesa verso la Casa di Ale, agriturismo, e subito ci si apre la vista sulla valle del Tevere e Orte (foto) e sul borgo stesso di Bassano, a sinistra (foto). Subito dopo c’è un ulteriore bivio a cui andiamo a sinistra tenendoci la rupe al fianco. Da qui possiamo godere della spettacolare vista di Giove, Penna in Teverina e i monti dell’Umbria. Questa strada vi porterà a valle e qui troverete un bivio a cui girare a sinistra. Arrivati all’Azienda Agricola Cecconi andate dritti all’incrocio con i pioppi in fila (foto). Analizzando il territorio vi accorgerete che a sinistra abbiamo un pendio, a destra il Tevere; quando questi due elementi si avvicineranno, andando sempre dritti, il sentiero si farà più selvaggio e se è piovuto anche fangoso. I campi finiscono a ci ritroviamo ad entrare in un bosco dopo un ponte su di un ruscello.

Dopo un bel pezzo nel bosco troviamo una deviazione che sale, ma noi dobbiamo andare dritti perché altrimenti saliremmo a Sasso Quadro e poi andremmo a Chia. Questo lungo sentiero ad un tratto esce in un bosco spesso tagliato e al primo bivio andiamo in discesa a destra. Arriveremo così a vedere Mugnano e la sua bella sagoma (foto). Avanti c’è un ruscello e poco prima del guado un ponte sulla sinistra (poco visibile). Dritti così e al primo bivio andiamo a destra. Siamo proprio sotto Mugnano, ci basterà fare qualche tornante e saremo nella piazza principale.

Orte – Bassano in Teverina

Oggi, nel Giro della Tuscia in 80 giorni, ho ripercorso il sentiero che è stato mappato il 17 novembre 2013 dal gruppo di “Ammappatori” del corso di Orte. E’ stata la seconda di cinque uscite. Qui trovate le altre quattro: i percorsi ortani.

Ecco il resoconto della giornata:

La giornata è stata organizzata in collaborazione con Parcodeisuoni.net.

ORTE – BASSANO IN TEVERINA PASSANDO PER IL LAGO VADIMONE

Partiamo dalla Piazza della Liberta di Orte e andiamo verso al nord tramite via Don Minzoni. Faciendo un zig-zag fra i vincoli arriviamo alla piccola Piazza Montecavallo e dopo a piazza Proba Falconia. Passando sotto gli archi arriviamo alla piazza Andrea Costa, dove a sinistra abbiamo la chiesa di San Pietro (XV-XVIII sec.). Le piccole, strette piazzette sembrano palline di corallo messe su un filo. Dopo 20 m dalla chiesa a destra abbiamo il bel panorama a nord-ovest, dove vediamo la vallata del Tevere, che si spande per chilometri. Il Tevere scorre vicinissimo – ca. 300 m dalla rupe di Orte.

Subito dopo arriviamo all’inizio di via Della Rocca. La via, nella forma di rampa, ci porta giù e finisce sotto gli archi dell’acquedotto romano. La via qui è libera dalle abitazioni, perciò abbiamo la bella vista a destra e a sinistra. Arrivati all’acquedotto (oggi il frammento è lungo ca. 70 m) giriamo a destra per via Marconi, che con i suoi 5 archi ci guarda dall’alto. Facciamo 150 m lungo un gran parcheggio è arriviamo alla strada statale n. 204 che collega Orte con Viterbo. A sinistra abbiamo un piccolo distributore, e subito dopo troviamo un incrocio. Qui sempre con la strada asfaltata giriamo a destra verso la stazione di P.C. Bassano, con una strada che scende. Dopo ca. 20 m giriamo ancora a destra e con la strada stretta e molto rovinata (superficie cemento-asfaltata) scendiamo giù verso la valle del Tevere. Adesso, lungo la nostra strada abbiamo gli orti e le case singole. Dopo ca. 100 m, dopo l’ultima casa, inizia la strada bianca, che sempre corre giù a nord-ovest verso il Sacro Fiume degli Etruschi. La strada fatta con la breccia bianca e sassi di fiume arrotondati divide il canneto dai campi verdi. Dopo altri 150 m abbiamo un incrocio, qui giriamo a 90 gradi a destra verso la ferrovia. La strada curva a destra e dopo ca. 80 m attraversa il ponte di cemento sopra la ferrovia. Qui esce la galleria scavata sotto la rupe di Orte.

Subito dopo il ponte abbiamo uno slargo e giriamo a sinistra. La strada non è più di breccia ma di terra. Adesso andiamo lungo la ferrovia, svoltando a sinistra per una stradina poco visibile. Dritto sulla punta di una lontana collina si intravede il borgo di Bassano in Teverina, nostra meta. La strada non è frequentata, anzi sembra misteriosamente nascosta alla vista dei più. Le canne, fitte e alte, formano come una galleria. A sinistra abbiamo il recinto della ferrovia. Dopo c. 200 m arriviamo alla vecchia casetta ferroviaria denominata con il n. 86(657). La casetta, a due piani, sembra come protetta dalle fitte spine cresciute nel tempo. La strada, dopo la casetta, gira lievemente a destra e scende. Dopo 20 m troviamo i gradini tagliati nella terra, che permettono di scendere ancora più giù finché non arriviamo ad un piccolo ponte fatto con le traverse della ferrovia. Il fosso è asciutto. All’ incrocio con la strada bianca noi giriamo a sinistra.

In questo punto è stata registrata la prima traccia sonora (fai click per ascoltare).

Siamo nel fondo della vallata del Tevere dove adesso la strada brecciata divide i fruttosi campi a destra con la scarpata di ferrovia coperta con le spine a sinistra. Il fiume è lontano ca. 150-200 m. Seguendo dritto la strada a destra abbiamo i campi e le singole proprietà private. Dopo ca. 300 m la strada leggermente sale e arriva al bivio, dove noi andiamo dritto.  Camminando vicino alla ferrovia a sinistra troviamo un grande passaggio, notevole opera muraria. Dopo 200 m abbiamo un altro bivio dove andiamo, già con la strada asfaltata, sempre dritto seguendo la ferrovia.

Dopo ca. 250 m arriviamo alla zona dove è situata la discarica del comune di Orte, a destra. Sul terreno della scarica, ca. 50 m dalla strada, si presenta una torre medievale. La torre fatta in maggior parte in tufo, è diroccata. Solo la sommità è fatta con rocce calcaree. Da lontano sentiamo il rumore dell’autostrada, che si trova a destra. Dopo 50 m arriviamo ad un ponte che scavalca la ferrovia. Giriamo a sinistra e lo attraversiamo. Giriamo a destra e continuiamo il percorso verso Bassano. Dopo 80 m ci possiamo fermare per meravigliarci di un’altra torre medievale che si trova ca. 50 m a destra dalla strada. La torre sembra dello stesso tipo di quella precedente ma è meglio conservata. A sinistra e destra abbiamo le singole case e i campi verdi. Dopo altri 80-100 m di strada, c’è la terza torre.

Salendo un po’, arriviamo alla cavalcavia sopra la ferrovia dell’alta velocità, che collega Roma con Firenze. Dal questo punto abbiamo un bel panorama a nord, sui paesi dell’Umbria: Penna in Teverina e Giove. Nel primo piano, ma sul lato opposto (est) del Tevere si trova un’altra torre medievale. Ancora più lontano al nord ovest si vede anche Attigliano, sdraiato vicino al Tevere. Noi scendiamo dal cavalcavia e dopo 60 m, lasciando la strada principale, giriamo a sinistra. Lì, sempre con strada asfaltata, andiamo verso loc. Bagno. Dopo 30 m abbiamo un bivio, qui giriamo a destra. La nostra strada è adesso stretta, sempre asfaltata, ma i bordi sono mal curati, quasi selvatici. I secolari alberi, soptratutto le robuste querce, ogni tanto divise da vecchissimi muretti in pietra, costituiscono un’indimenticabile impressione.

Dopo ca. 500 m arriviamo ad un incrocio, dove a sinistra si gira per la antica Via Amerina. Noi invece continuiamo dritto verso l’agriturismo “Le nebbie di Avalon”. Arriviamo, dopo qualche centinaio di metri, ad un piccolo ponticello, dove la nostra strada si incrocia con un’altra strada bianca. In questo fosso, delle Capanelle, scorre l’acqua ricca di minerali che proviene dalle terme di Orte.

In questo punto è stata registrata la seconda traccia sonora (fai click per ascoltare).

E successivamente, dopo poche centinaia di metri, la terza traccia sonora (fai click per ascoltare).

Dopo un bel tratto sempre proseguendo sulla stressa strada arriviamo ad un bivio la cui strada di sinistra sale. E’ la strada che porta a Bassano in Teverina ma la prenderemo in seguito. Noi adesso, per raggiungere il Lago Vadimone, andiamo dritto. La strada che va a sinistra infatti rapidamente sale fra gli alberi e la rupe. Accanto a questo bivio, come un punto caratteristico, c’è un palo della luce che fa da spartiacque tra due strade. La nostra strada (sempre in asfalto rovinato) gira fra i campi verdi e dopo ca. 1 km arriva ad un altro incrocio dove a sinistra si trova l’Agenzia Agricola Cecconi. Dalla parte destra la strada asfaltata va verso un gruppo di case. Noi andiamo dritto e dopo ca. 1000 metri la strada diventa brecciata e all’altezza del “Casale Piantata”, proprio quando vediamo in lontananza la sagoma di Mugnano, giriamo a destra, dirittamente verso il Tevere. La strada fa uno zig-zag e dopo ca. 150 m arriva ad un ponticello di cemento. Il fosso porta poca acqua, ma e pieno di canne. Davanti a noi, in alto, abbiamo Penna in Teverina. A destra i campi della vallata del Tevere fine alla lontana Orte. Subito dopo l’unica casa, ca. 250 m dal ponte, giriamo a sinistra. Attraversiamo il campo dove dopo 50 m arriviamo ad un fontanile. Presso il fontanile si trova lo storico laghetto Vadimone. Oggi è ridotto a poca cosa, ma nel 309 a.C. in questo luogo ci fu la più grande battaglia mai combattuta fra Romani e Etruschi.

Dal lago torniamo con la stessa strada al bivio con il palo della luce. Lì giriamo a destra salendo (ca. 20%) con la strada bianca verso Bassano. La strada lentamente fa la serpentina e sale veramente in maniera ripida. Ogni tanto, dove l’acqua piovana ha portato via tanta breccia, traspaiono i frammenti della strada antica (romana?). Salendo con la strada bianca ci avviciniamo al borgo di Bassano. Da lontano ci saluta il campanile – la Torre dell’Orologio. Al prossimo ed evidente bivio giriamo a destra. La strada bianca ci porta sotto le mura del borgo. Con la strada a zig-zag fatta con sassi grigi, lasciamo la porta a sinistra. Entriamo dunque finalmente nel borgo e arriviamo alla Piazza Nazario Sauro. Dopo ca. 60 m arriviamo alla chiesa di San Fidenzio e San Terenzio. Qui nella piazza, davanti alla chiesa, dopo 3 ore di cammino, finisce il nostro percorso.

Vasanello – Orte

Il cammino mi ha fatto vedere che esiste un Marco buono, sano e migliore che abita in me. E questo non deve servirmi a farmi dire che sono bello e bravo, quanto a sostenermi come una gruccia quando in futuro non riuscirò ad essere altrettanto buono, sano e migliore. Per camminare serve un bastone, ma il bastone della vita è il cammino.

Il percorso

Da Piazza Vittorio Veneto prendiamo Via Lanno che ci porta fuori Vasanello verso Orte. Dopo 200 metri a destra, all’altezza di una croce in ferro (foto), prendiamo Via Fileti Giotto. C’è dunque una prima deviazione sulla sinistra (legna da ardere). Noi non la prendiamo e continuiamo dritti, ma la deviazione successiva va presa. E’ una strada bianca, brecciata, che presenta alla sua destra un casaletto con una grande quercia (foto). Siamo sulla Via Amerina. Ad un tratto si apre la vista verso Roma e il Monte Soratte. A sinistra un impianto di pannelli fotovoltaici e più lontane le cupole grigie della centrale a Biogas vicino a cui dovremo passare.

Dopo un ponte arriviamo a Castel Bagnolo, Agriturismo Bagnolese. Superiamo i casali e giriamo a sinistra. Dopo un bel rettilineo molto lungo che ci dà la possibilità di pensare a tante cose arriviamo alla centrale a biogas e dopo di essa incontriamo una strada che va a destra e che ci porterebbe a Orte Scalo. Noi proseguiamo dritti. Giriamo alla strada a destra contrassegnata dal Voc. Piagge Alte (foto). Questa bella strada arriva in discesa ad un bivio che va imboccato dritto. Davanti a noi già vediamo la sagoma di Orte. Dopo il Grove (foto), l’area pic-nic e una bella villa (foto) andiamo a destra per Via Villa Pinciana, arrivando al ponte sulla superstrada (foto). Scendiamo e incontriamo una seconda bella villa panoramica. Sempre giù e troviamo all’altezza di un giovane uliveto un cancello accroccato per non far passare i motorini, che va oltrepassato seguendo il sentiero erboso tra rimesse e pollai. Si arriva così ad un mulino (foto) e ad un ponte sul Rio Paranza (foto). Dopo di esso una salita, il ponte sulla ferrovia e uno spiazzo a cui andare a sinistra ancora in salita. Giungiamo così ai giardini sotto Orte. All’altezza di un bar c’è una strada che va imboccata in salita (Via Rocca) e che dopo l’acquedotto vi fa entrare direttamente nel centro storico di Orte.

Soriano nel Cimino – Vasanello

Ogni grande scacchista sa che non c’è una ragione razionale per cui una mossa è meglio di un’altra. Dopo un milione di partite giocate le mosse sbagliate si sentono a pelle, per esperienza, perché la logica razionale si è stratificata ed è diventata sensazione. Ugualmente succede quando percorri migliaia di vie e ti trovi davanti ad un nuovo bivio. Guardi le due strade andare ognuna dalla sua parte e ce n’è una che per qualche motivo ti dice di no.

Il percorso

Dal municipio di Soriano nel Cimino andiamo in discesa verso la piazza principale del paese e da lì scendiamo con una strada sulla destra. Troviamo dunque Via della Concia, a destra di un parcheggio e di nuovo scendiamo. Passeremo sopra alla ferrovia (foto) e girando subito a destra e costeggiandola arriveremo ad un fontanile con una statua a forma di lumaca (foto) e più avanti ad una chiesetta.

Al bivio con un muretto di peperino abbastanza evidente (foto)andiamo a sinistra e al successivo bivio che assomiglia ad uno sdoppiamento della strada (foto) andiamo a destra. Sempre dritti così per qualche chilometro e si arriva a Sant’Eutizio, piccola frazione di Soriano. Siamo all’altezza della strada asfaltata delle macchine che va attraversata. Davanti a noi una strada che passa accanto al supermercato e che ci conduce al Convento dei Frati Passionisti (foto), dove è possibile visitare delle splendide catacombe. Andando ancora avanti arriveremo ad un bivio con una madonnina: andiamo a destra e proseguendo dritti troviamo un’altra indicazione che segna “Torre Santa Maria di Luco – Valle Oscura”. Giunti al piazzale con il pannello informativo e una sbarra verde ci inoltriamo nel bosco lasciando la strada bianca. Dopo circa 700 metri di strada imbocchiamo a destra un sentiero con una targhettadi legno che indica “Tomba Etrusca” (foto). Scendiamo dunque a costeggiare una parete di tufo alta circa due metri dalla quale si apriranno delle grotte e necropoli (foto). Proseguendo dritti si giunge ad un bivio: andiamo a destra in discesa e troviamo i resti di una chiese medioevale (foto) e ancora avanti uno strano sasso a forma di uovo (foto) e delle scale di legno che ci immettono nella forra di Valle Oscura. Alla fine delle scale si congiungono due ruscelli. Quello che viene da sinistra e che può essere oltrepassato con un ponte si chiama Fosso del Mandrione e va seguito con i ponticelli e gli attraversamenti di legno costruiti dal Gruppo Archeologico Roccaltìa di Soriano. Andiamo quindi insieme alla riva sinistra fino alla diga etrusco-romana (foto). Dopo di essa il sentiero continua ancora un po’ ma poi diventa selvaggio ed è opportuno segnalare che basterebbero altri due ponticelli e un po’ di pulizia lungo la forra per farlo sbucare nella zona di Vasanello senza problemi. Quello che vedete nel gpx dunque è un fuori pista dove è impossibile perdersi (perché si segue sempre il ruscello fino a guadarne un secondo più piccolo e sbucare in un noccioleto a destra), ma è consigliato ad esperti e comunque in periodi estivi, almeno fino a che non sarà completato il passaggio ad opera dei volontari o delle amministrazioni.

Dal noccioleto proseguiamo costeggiandolo, mentre a sinistra abbiamo la rupe, fino a trovare una strada sterrata che ne incrocia un’altra. Andiamo a destra. Dopodiché troveremo una sbarra rossa oltre la quale c’è una strada più ampia che va seguita in discesa.

Arriviamo così ad un bivio e scorgiamo i segni della Via Amerina: dobbiamo andare a sinistra ed entrare nella zona di Palazzolo. La strada, giunta in fondo al fosso, ricomincia a salire verso Vasanello, sulla destra la Torricella (foto), antica torre di avvistamento semaforica. Dopo 15 minuti circa di cammino, quando la strada ridiventa in piano, scorgiamo le prime case di Vasanello. Per giungere nella piazza principale è necessario svoltare per la prima strada a sinistra, scendere per Via Tunnel e poi risalire per le scale che conducono alla chiesetta di Santa Maria Assunta (foto), punto d’arrivo a Vasanello.

Viterbo – Soriano nel Cimino

Ormai, per me, non sei più un monte, ma un grembo. Il mio sguardo insicuro si è voltato migliaia di volte a cercare la tua immagine, come una bussola che per orientarsi oscilla di qua e di là. E tu stavi, anche se sparivi sotto nubi, colline e forre, corteggiato in una danza di avvicinamento. Infine, quando oggi sono salito a te, non ho avuto la sensazione di andare, ma di tornare. Il velo delle nebbie, le ombre, il verde intenso e acquoso; un’acquerugiola di foglioline che scendeva. Ero nel ventre della casa che mi sono costruito camminando.

Il percorso

Da Piazza della Repubblica a Viterbo prendiamo Via Roma fino al teatro, per poi proseguire dritti in salita fino al semaforo. Qui attraversiamo e andiamo in un piccolo sottopasso a destra. Usciamo così a Piazza Genova, prendiamo Via Genova e poi Via Belluno. Girati a sinistra alla rotatoria al bivio si prende la strada di sinistra, strada del Cuculo, al bivio successivo a destra su Strada della Palanzana. Siamo fuori dal caos della città.

Seguite la Strada Palanzana (che è anche ben segnalata) per 2 km fino a raggiungere il cancello verde dell’eremo di S.Antonio alla Palanzana. Qui ci infiliamo a sinistra. Inizia la sterrata e dopo 200 metri abbiamo un bivio a sinistra nel bosco (con il cartello Monti Cimini Run). Subito dopo troviamo una deviazione che dobbiamo prendere a destra. Si giunge così ad una strada più ampia a cui dobbiamo andare a destra in salita, per poi arrivare ad un piazzale per l’accatastamento della legna. Il sentiero diventa da querce a conifere e si fa più spazioso. Dopo il lungo viale giungiamo ad uno spiazzo a cui giriamo a sinistra verso il Parco dei Cimini, che ci troviamo all’altezza della strada asfaltata. Imbocchiamo quest’ultima a sinistra fino a che non parte un sentiero sulla destra (sentiero 103 per Soriano nel Cimino, poche decine di metri di asfalto). Salendo per questo sentiero troviamo una rimessa per la legna e facendo 20 metri a destra ne troviamo una via segnata a sinistra. Il sentiero, in decisa salita, passa un’altra rimessa e continua a puntare la vetta del Cimino, sempre molto chiaro, segnato dal Cai. Si arriva così ad un incrocio di strade. Quella a sinistra, in salita, ci condurrà alla faggeta e alla cima. Da qui seguiamo le indicazioni per Soriano nel Cimino, bianche e rosse, benché il gpx di questo percorso, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, sia passato in parte sulla strada asfaltata, comunque poco trafficata. Giunti al piazzale con l’affaccio su Soriano e munito di fontana, prendiamo il sentiero segnato per il paese che s’imbocca a sinistra dopo 100 metri. Tutta in discesa per almeno 20 minuti, poi a destra alla strada asfaltata. Siamo alle porte di Soriano, che ci troviamo, col Castello Orsini (foto), a destra dopo alcune semplici vie.

Canepina – Viterbo

L’andare insegna che non siamo nulla in sé, ma fluiamo come onde all’incedere del passo. Oggi, per esempio, sono stato la tristezza che ha sfilato inspiegabilmente tra i castagneti; e l’inaspettata gioia che ha fatto capolino da dietro una pietra miliare; e il disagio che striscia come una serpe che fa solo paura; e anche la tranquillità che mi ha accompagnato per mano al suono delle chiacchiere di un amico. Dov’ero? Lì, mai solo, sempre attraversato dal paesaggio, collina di umori che vanno e vengono.

Il percorso

Da Piazza Cavour di Canepina prendiamo Via Tonnazzaro in salita per arrivare ad un parcheggio da cui parte una strada con una ringhiera di ferro che ci fa uscire presto dal paese e ci immette nei castagni. Siamo su una strada asfaltata ma comunque piacevole. Arriviamo così ad un piazzale abbastanza ampio da cui si dipartono più strade. Noi prendiamo quella centrale cementata in salita, all’altezza del cartello “Comunità Montana dei Cimini” (foto). Si arriva così ad un bivio a cui dobbiamo andare a destra e al bivio successivo, dopo breve, ancora a destra. Incrociamo così la strada delle macchine ma oltre essa c’è il nostro sentiero erboso. Giungiamo così alla Strada Canepinese ma noi la costeggiamo a sinistra fino ai pannelli informativi della Pinetina, dove attraversiamo la strada asfaltata e prendiamo a sinistra il sentiero 103 del Cai di Viterbo. Poi al piazzale poco distante andiamo a sinistra tra le conifere attraversate dal sentiero 120, verso I Cappuccini e Monte Palanzana.

Questo lungo sentiero, ampio, diventa un sentiero nel bosco ed entra nella Riserva Naturale Regionale dell’Arcionello. Si giunge poi ad un grande piazzale con delle cataste di legna. Qui dobbiamo andare a destra, lasciandoci il Monte Palanzana alla nostra sinistra. Vedremo così un nuovo scenario: la parte nord della Tuscia. Dopo la discesa costante e suggestiva si arriva ad un cancello di ferro, oltrepassabile a piedi a destra, dopo del quale andiamo a destra per l’asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra e ci avviciniamo alle prime ville che preannunciano l’abitato del capoluogo. Sempre dritti per questa strada (Strada della Palanzana) fino allo stop, a cui andiamo a sinistra/dritti. Alla rotatoria andiamo dritti per Via I Maggio e costeggiando le mura arriveremo a Porta della Verità. Siamo nelle strade di Viterbo e non sarà difficile arrivare al centro per le sue tante e magnifiche vie.

Vallerano – Canepina

-Disse la Mentuccia al Sarapollo: “Tu te le godi quelle solacchiate e io che sto nello sprofonno nun me pozzo salvà dalle brinate.- Angela Cherubini

Il percorso

Da Piazza della Repubblica di Vallerano passiamo accanto al Teatro Orioli e sotto un arco verso una svolta a destra che ci porta già fuori del paese. Ma dobbiamo fermarci un attimo perché vicino all’arco si trova la casa di Felice Ercoli che lavorò all’organo monumentale della Chiesa del Ruscello (foto), dove il 18 giugno 1707 Haendel, mentre era ospite dei Ruspoli a Vignanello, eseguì il “Salve Regina” in presenza dei Ruspoli stessi e dei Farnese, signori dominatori di Vallerano in quel periodo.

Dopo il tornante a destra la strada scavalca un ruscello tramite un ponte, va tra i noccioleti e passa sotto il ponte della ferrovia. Da qui inizia una salita e dopo duecento metri c’è una deviazione a sinistra con l’indicazione Canepina. Eppure noi andiamo dritti al fine di visitare alcune bellezze nascoste della zona, archeologiche e naturalistiche, a costo di allungare un po’. Subito dopo questa deviazione ce n’è un’altra che non prendiamo a destra. La nostra strada scende ancora e ripassa sotto la ferrovia. Da questo ponte dopo 50 metri c’è una deviazione a sinistra tra i noccioleti (foto) che ci conduce alla Grotta del Salvatore. Bisogna scendere all’altezza di una rimessa degli attrezzi (foto) verso il fosso e grazie ad un bel ponte (foto) costruito dal Gruppo Archeologico Orioli saliamo per pochi metri e arriviamo alla grotta, con magnifici affreschi (foto).

Visitata la grotta ritorniamo alla strada cementata e andiamo a sinistra in salita. In cima c’è un bivio: noi andiamo a sinistra e proseguiamo per la strada principale, fino ad un bivio a V. A destra facciamo una deviazione perché ci sono delle Mura Saracene, di peperino. Proseguiamo così ancora in salita e la strada diventa bianca. Sulla destra la forma di Soriano nel Cimino (foto), col castello Orsini e sulla sinistra la valle del Tevere e il Soratte.

Questa strada ridiventa asfaltata e si butta di nuovo in un fosso. Sulla sinistra, prima del ponte, quando sentiamo il rumore del ruscello, c’è un tratturo che ci condurrà a delle piccole cascate grazie ad un ulteriore deviazione e un fuori pista (seguire il gpx). Questo splendido posto, usato dagli abitanti della zona in passato per refrigerarsi dalla calura estiva, è chiamato Cascate del Bottagone (foto), presso il Rio delle Cannucce.

Dopo aver ripreso il sentiero e il ponte sulla sinistra troviamo un bivio in salita e andiamo a destra. Arrivati con questa strada a costeggiare la strada delle macchine proseguiamo parallelamente seguendo per l’agriturismo Il passo della Beccaccia e poi andando a sinistra sotto il ponte. Sempre dritti e saremo al cimitero di Canepina. Qui svoltiamo a sinistra e siamo nel centro storico.

Vignanello – Vallerano

Questo percorso, benché breve, rappresenta bene l’ottica e la filosofia di Ammappa l’Italia. Questo perché la maniera più rapida per collegare i due paesi è senza dubbio tramite strada asfaltata praticata dalle macchine. Eppure noi siamo andati alla ricerca di un passaggio alternativo, molto più silenzioso, bello e piacevole per chi vuole camminare a piedi.

Il percorso

Questo itinerario, molto semplice ma bello, inzia in Piazza della Repubblica a Vignanello e finisce nella piazza principale di Vallerano, con lo stesso nome.

Guardando Castello Ruspoli scendiamo sulla sinistra per Corso Garibaldi e dopo pochi metri giungiamo ad un belvedere (figura 1), da dove è possibile scorgere, sulla sinistra, il paese che è meta del nostro cammino, Vallerano. I paesi sono molto vicini tra loro e c’è ovviamente una strada asfaltata per le macchine che li unisce in pochi minuti, ma il nostro obiettivo è quello di collegarli tramite strade di campagna, il meno possibile frequentate dalle automobili. Davanti a noi una forra rigogliosa e antica.

Proseguendo per Corso Garibaldi, dopo dieci metri, costeggiando il castello Ruspoli, scendiamo per la prima a destra e prima del ponte del castello stesso scendiamo ancora a destra in una curva a gomito. Continuiamo a scendere per stradine e scale fino ad una evidente strada di cemento che imboccheremo a sinistra e dopo poche decine di metri sceglieremo il primo viottolo a destra. Ci si presenterà un bivio a V. La strada di destra rimane alla stessa altezza, mentre quella di sinistra scende al fondo della forra. Noi dobbiamo andare a sinistra.

Oltrepassato il fiume sopra un ponticello con delle ringhiere di ferro, la strada incomincia a salire tra noccioleti e cantine abbandonate.

Alla fine della salita (circa 5-10 minuti max) il sentiero ridiventa pianeggiante e interseca una strada bianca, di campagna. Noi andiamo a sinistra.

Proseguite per questa strada per un bel tratto. A destra e sinistra ulivi e noccioli, sempre a sinistra le case di Vignanello che lentamente ci sfilano accanto e che si allontanano dal nostro cammino (figura 2).

Proseguite sempre dritti fino a raggiungere la strada asfaltata e girate a sinistra.. Dopo nemmeno cento metri troverete un bivio. Sulla destra si va verso i territori di Canepina, sulla sinistra verso Vallerano, scendendo. Noi andiamo, ovviamento, a sinistra.

Dopo trecento metri circa la strada passa sotto la ferrovia, con la sua bella massicciata, e giunge ad un fontanile, all’altezza del quale ci sta un bivio. Entrambe le strade, quella di sinistra e quella di destra, portano in paese. Noi, in questa descrizione, proseguiamo a destra (figura 3), per la strada che ci porterà direttamente nella piazza principale.

Dopo un “bellissimo” ponte in cemento armato comincia la salita che ci porterà in piazza, visibile dopo un tornante a sinistra (figura 4). Eccoci giunti in pochi minuti a Piazza della Repubblica a Vallerano.

Gallese – Vignanello

La lunghezza del passo è una cosa assolutamente personale. Ognuno ha la sua. Ma quando cammini sulla ferrovia la distanza tra un passo e l’altro è dettata da fattori esterni, perché deve essere quella che intercorre tra una traversina e l’altra, cioè dove poggi i piedi. Non puoi fare diversamente, altrimenti rischi di inciampare e cadere. Così il passo subisce o un rallentamento o un’accelerazione e ti costringe entro maglie che non senti tue, dandoti al principio un senso di disagio. Eppure quel passo cadenzato, adattato, a lungo andare diventa una sorta di simbiosi con la via ferroviaria stessa, che forse è l’unica via che mentre cammini sembra sussurrarti: “Qui si va così come dico io, intesi?! al modo dei treni e dei ritmi meccanici”.

Il percorso

A Piazza Castello a Gallese ci sono delle scale che conducono alla strada delle macchine che va imboccata a destra fino ad arrivare ad uno slargo con una chiesetta (foto). Qui si gira a destra per “Il giro del Pappagallo”, passando vicino ad un benzinaio. Al bivio si va a destra verso il “Convento di San Francesco” e subito si possono sentire e intravedere le cascate che scrosciano poco distanti. Dopo non molta strada passiamo accanto al cancello del Convento, superiamo un ponte e giriamo a sinistra al bivio che si trovano subito dopo. La strada inizia a salire e dopo una tagliata si fa sterrata. Al primo bivio dopo un bellissimo rettilineo che attraversa il pianoro dobbiamo andare dritti, all’altezza di una rimessa per gli attrezzi. Passeremo così con un piccolo ponte di pietra la ferrovia abbandonata Civitavecchia – Orte. Appena superato il ponte ci inoltriamo a sinistra tra i noccioleti e costeggiandoli troveremo un sentiero che ci immette sulla ferrovia (foto). La ferrovia è situata tra spesse pareti di tufo e sbuca su di un primo ponte in ferro, con uno scenario davvero incredibile, alta e maestosa, accompagnata dal suono del ruscello in fondo. Dopodiché passerà accanto alla So.Co.Fer. e poi alla vecchia stazione di Gallese Bassanello (foto). Ancora avanti e saremo sul secondo ponte della ferrovia, splendido forse più del primo, di pietra, che domina tre forre e un paesaggio incontaminato. Dopo il ponte andate a sinistra per una piccola deviazione tra i noccioleti e cercate un’apertura che vi farà rimirare il ponte da lontano (foto). Tornati indietro alla ferrovia, non distante dal ponte stesso, sulla destra, c’è un analogo sentiero che vi fa uscire dall’incavo del tracciato ferroviario e vi immette su di un tratturo parallelo. Andate dritti e alla deviazione in prossimità del cavalcavia andate a destra.

Entrerete dunque nell’Oasi WWF e andiamo dritti fino a che un cartello non ci indicherà a destra Vasanello 4,3 km. Andiamo a destra e arriviamo ad un ponticello oltrepassato il quale la strada risale e porta ad un ulteriore bivio, che va preso a sinistra (foto), secondo le indicazioni della Vulci-Calcata e della Via Amerina. Andando per questa sterrata arriverete ad un cartello che indica a destra Strada Alternativa Via Amerina. Questa deviazione ci porterà ad un ponte e ad una tagliata, oltre i quali la strada risale e c’è un bivio a cui andare a sinistra. Torniamo così dopo molti chilometri di strada bianca alla strada delle macchine e andiamo a sinistra. All’altezza della Pizzeria Il Bivio (foto) andiamo a sinistra in discesa. Solita tagliata nel tufo e poi un vero e proprio tubo nel quale passare (foto) che viene usato, purtroppo, come discarica. Dopo il tubo c’è una strada asfaltata che sale e una che va a destra. Noi imbocchiamo a sinistra in salita, in cima alla quale andiamo a destra verso una grande quercia a bordo strada. Giungeremo così al cimitero, dopo di che andiamo a destra e in fondo a sinistra, strada che ci porta direttamente sotto il castello di Vignanello.

Corchiano – Gallese

Sul sentiero delle nostre decisioni sappiamo che ciò che troveremo andando a destra escluderà categoricamente ciò che troveremmo a sinistra. Ogni bivio è dunque una scelta irreversibile, col suo bagaglio di cinismo e di malinconia. Eppure è proprio grazie a questa perdita che le cose che incontriamo diventano uniche e rare.

Il percorso

Da Piazza IV Novembre a Corchiano andiamo per la discesa che conduce alle forre (cartello) e dopo brevissimo prendiamo la prima a destra, una strada che con un arco ci conduce a Via Sant’Antonio, strada del 1600 che esce dal paese, dove hanno ricavato delle cantine nel tufo. Ci immettiamo alla strada delle macchine dopo circa 600 metri e proseguiamo dritti fino alla deviazione con i cartelli “Gallese-Antica Amerina-Ponte del Ponte” (foto). Dopo il ponte sul fosso facilmente riconoscibile dal guardrail svoltiamo la prima a sinistra, come da indicazioni della Via Amerina. Dopo breve proseguiamo dritti per la sterrata e vedremo che l’Amerina, da sterrata diventa pavimentata (foto) e bordata da sassi. Attorno abbiamo noccioleti e vigne. Alla fine del basolato riprende la sterrata che imbocchiamo a sinistra.

Passeremo quindi sotto la ferrovia tramite un arco e subito dopo imbocchiamo a destra per Oasi WWF, località Pratesi. Questa bella strada bianca ci conduce ad un’edicola della madonnina (foto), alla quale possiamo sia andare dritti che a destra: entrambe queste possibilità ci conducono a Gallese Noi, oggi, seguiremo le indicazioni andando a destra, perché la strada è più bella, ma si passa in zone private e bisogna esserne consapevoli nel caso si volesse percorrere.

Passiamo così con un ponte (foto) sopra la ferrovia abbandonata e dopo un viale di pini si apre uno splendido scenario sulla Valle del Tevere, Magliano Sabina e i monti di Rieti. Dopo questo viale c’è un incrocio a cui dobbiamo andare dritti, verso una centralina dell’Enel e un cancello che possiamo aggirare ai lati, che sono aperti. Giunti ad un casale il sentiero svolta leggermente in discesa a sinistra, lo aggira e riprende dopo, in un viale che ad un tratto sulla destra presenta una chiesetta campestre.

Sbucheremo così alla strada asfaltata (dopo un cancello spesso aperto ma comunque oltrepassabile ai lati) che va presa in salita a sinistra per pochi metri, perché ci ritroveremo ad un incrocio di strade: una asfaltata che scende, una sterrata a sinistra e due sterrate a destra. Prendiamo la sterrata a destra che sale e dunque andiamo sempre dritti fino ad intravedere le prime case del borgo di Gallese (foto). All’incrocio a T andiamo a sinistra per l’asfaltata e al bivio successivo dopo la tagliata nel tufo andiamo a sinistra. Giungiamo così alle cascate, a San Famiano e in concomitanza con la strada provinciale imbocchiamo Via del Pellegrino in salita che ci conduce al centro storico di Gallese.

Fabrica di Roma – Corchiano

Il cammino rende leggeri anche i pensieri più pesanti, passandoli come si passano i fili delle ragnatele.

Il percorso

Dal Municipio di Fabrica di Roma andate verso Piazza Garibaldi e prendete la strada che va verso la ferrovia e il passaggio a livello, ovvero Via Roma. Alla chiesa andate a sinistra e alla rotatoria a destra. Giunti ai binari della ferrovia dismessa (foto) li imbocchiamo a sinistra. Siamo sulla vecchia Civitavecchia – Orte. Dopo la stazione abbandonata (foto) troveremo un binario che si stacca a destra da quello principale e che dobbiamo seguire fino a che non si inserisce un altro binario sempre da destra. Qui andiamo a destra fino al passaggio a livello (foto). Poco dopo possiamo vedere la ferrovia che porta a Roma e che è funzionante. Prima del passaggio c’è una piccola strada asfaltata che va presa a sinistra e che ci porta, tra noccioleti e vigne, nelle campagne di Fabrica di Roma.

Dopo circa 1,3 km arriveremo ad un bivio a T: andiamo a destra per la strada sterrata. Ad un tratto, vicino ad alcune case bianche (foto), la strada sembrerà andare dritta ma noi dobbiamo seguirla che svolta a destra e si getta in un bel fosso dove troveremo un vecchio mulino ristrutturato (foto).

La strada sterrata risale e giunge ad un altro passaggio a livello e poi arriva alla strada delle macchine, che va presa a sinistra per 1 km. Dopo la trattoria il “Ragno Rosso” c’è un cartello sulla sinistra (foto) che indica Corchiano e la Via Cava Cannara. La prendiamo e dopo nemmeno 50 metri seguiamo la discesa per la via cava stessa che si butta nelle profondità del terreno (foto).

Usciti da questo splendido viaggio tra fresche pareti di tufo si arriva ad un piazzale con un ponte a schiena d’asino, un ruscello, una cascata: siamo nella zona del presepe vivente.

Sotto un ponte di legno (foto) parte una seconda e altrettanto bella via cava che vi condurrà alle prime case di Corchiano. Quando sarete usciti girate a destra e sarete dopo 1 km nel centro storico del paese, avvolto da forre con sentieri percorribili.

Carbognano – Fabrica di Roma

Molte volte mi trovo a passeggiare di sera per i paesi in cui arrivo di giorno: deserti, silenziosi, illuminati da gialle luci che creano strane ombre nei vicoli. Contemplo il silenzio e la caotica contraddizione degli stili e delle soluzioni architettoniche stratificatesi: un portone in legno attraversato da un cavo dell’elettricità degli anni ’50; un infisso in alluminio su di una finestra in peperino; una colonna per metà di tufo e per metà di laterizio; l’insegna di marmo della macelleria che splende opaca tra i neon. L’incoerenza è forse l’unica e meravigliosa coerenza che riesco a trovare e che di notte si manifesta ancora di più. Questi sono paesi randagi, tutt’altro che imbellettati, di una bellezza nascosta e sincera come la povertà.

Il percorso

Dalla piazza del comune di Carbognano, guardando la chiesa, prendiamo Via del Lavatore a destra sotto l’arco. Dunque scendiamo e passiamo accanto al lavatoio e quindi tramite alcuni vicoli arriviamo alla Chiesa di Santa Maria e presso il secondo lavatoio scendiamo verso il ponte asfaltato tramite scale con ringhiera di ferro (foto). Passiamo sotto al ponte e proseguiamo dritti per il cimitero. Alla sua destra prendiamo la strada e costeggiamo le mura che ci porteranno a sinistra a salire proprio sopra il depuratore (che ci troveremo così sulla sinistra in basso). Questa strada su cui siamo (sterrata, asfaltata e a volte brecciata) dobbiamo percorrerla per almeno un chilometro, costeggiando un fosso, tra noccioleti, mantenendoci sempre alla stessa quota, cioè in piano, non curanti delle deviazioni.

Alla fine della strada inizia un tratturo che ci fa passare a sinistra un cancello. Da qui ci manteniamo sempre con il noccioleto a sinistra e a destra il fosso, fino a trovare i pali del gasdotto. Andiamo per poche decine di metri verso i pali della luce (controllate gpx per questo punto, quasi un fuori pista) e prendiamo il tratturo a sinistra con una sbarra rossa. Seguiamolo fino a che non incrocia un altro tratturo a T e andiamo a destra fino ad uscire alla strada delle macchine (se il cancello è chiuso fare poche decine di metri a sinistra e troverete una catenella facilmente oltrepassabile), che prendiamo a destra (chiamata anche Strada del Carrarmato). Dopo qualche centinaio di metri e il cartello di Benvenuti a Fabrica prendiamo la strada che sale a sinistra all’altezza di un tornante (Via Fontana Secca). All’altezza del lavatoio andiamo a destra fino a giungere al parcheggio di cemento. Andiamo a destra e siamo nei vicoli di Fabrica di Roma.

Caprarola – Carbognano

Sono una staffetta umana, ormai me ne sono reso conto con assoluta certezza. Mi sento consegnato al paese successivo da quello precedente e alla gente del posto successivo da quella del posto di prima. Molte volte le persone in questione non se ne accorgono nemmeno, ma io, che passo di mano in mano si, e la cosa è bellissima. Avvolto da un gruppo per un dato periodo, migro e passo al gruppo successivo come un bambino in fasce. Stessa cosa coi paesaggi, che mi consegnano a destinazione con calma e dolcezza. Mai un passaggio brusco, mai una svista, bensì attraversamenti cadenzati e buoni, che segnano il passo dell’anima al ritmo di quello dei piedi. Un valzer, una culla, un verso di uccello nella notte.

Il percorso

Da Palazzo Farnese a Caprarola andiamo in discesa per Via Nicolai e poi alla chiesa (foto) svoltate a sinistra per Via Madonna delle Grazie. Dopo un paio di tornanti e aver lasciato sfilare Caprarola alla nostra destra, prendiamo Via Antonio Tossini a sinistra, che sale. Alla fine della salita proseguiamo dritti al bivio che incontriamo, tra campi di noccioleti. Dunque tornerete alla strada delle macchine che imboccherete a sinistra e dopo un tornante prenderete la prima a destra (foto), tra bellissimi castagneti.

Dopo circa 2 km troverete una strada sterrata a sinistra che dovrete prendere. Dritti si proseguirebbe per Falerii Novi. Dopo un fosso e alcuni tornanti arriverete alla strada delle macchine. Sempre dritti fino al cartello di Carbognano (foto) e prima dei carabinieri: qui c’è una strada che scende a destra e che vi fa passare accanto ad alcune cantine caratteristiche e che vi porta davanti al castello di Carbognano.

Ronciglione – Caprarola

Ciò che non mi manca sono i paesaggi naturali. In questi cinquanta giorni ne ho visti e attraversati tanti, cambiando sguardo e lasciandomi cambiare dal loro modo di essere guardati. Invece, come un assetato, vado in cerca di paesaggi umani, rari in queste terre abbandonate a se stesse, dove un giorno intero passa incontrando al massimo qualche contadino o pastore. Ed è stato così che arrivando a Ronciglione e vedendo i miei nuovi compagni di viaggio, i camminatori del progetto “Reimmaginare la Via Francigena”, mi sono sentito euforico e col passare del tempo i loro volti sono diventati cari e sempre più profondi, arricchendosi del tempo passato lungo la via. Ma poi, come ogni cosa per uno che passa e va, li ho dovuti salutare e non dimenticherò mai la sensazione di guardarli negli occhi e di provare quell’intensa voglia di continuare a camminare con loro e vedere come sarebbe cambiato il loro volto oggi, domani, dopodomani…

Il percorso

Dalla piazza principale di Ronciglione prendiamo in salita Via Solferino e arrivati alla piazza con la fontana prendiamo in fondo a destra per Via Farnesiana, verso il cimitero. Dopo aver oltrepassato il ponte giriamo a sinistra per la Strada Vasiano che sarà la via che ci condurrà direttamente alle prime case di Caprarola, nostra meta, attraverso alcuni tornanti e saliscendi e alternando paesaggi agricoli diversi: noccioleti, castagneti, baracche di lamiera e boschi cedui.

Giunti dopo circa 5 km alle case nuove di Caprarola incroceremo la strada delle automobili, che va imboccata a destra e al subitaneo bivio successivo andiamo a sinistra in salita. Dirigetevi così verso il borgo vecchio evidente alla vostra destra. Difficile perdersi. Ciononostante utilizzate un passaggio pedonale che scende verso destra e in breve sarete ai piedi delle scuderie di Palazzo Farnese e a Palazzo Farnese stesso, centro simbolico e reale di Caprarola.

Castel Sant’Elia – Ronciglione

Saranno pure 25 km e saranno pure quasi tutti tra saliscendi e una salita costante e lunghissima, ma questa tappa ci fa attraversare posti straordinari. Percorrendo una buona parte della Via Amerina, andiamo da principio verso nord, passando per l’Isola Conversina, Cavo degli Zucchi e Falerii Novi e poi a sinistra verso ovest, tra vigne, campi e noccioleti. Con questa strada passiamo da una zona, quella delle forre, ad un’altra, quella dei Monti Cimini,e mai attraversamento fu più ricco di suggestioni e cambi di paesaggi…

Il percorso

Dalla porta di Castel Sant’Elia prendiamo Via Rio Vicano che ci porterà davanti alla caserma dei carabinieri. Al primo bivio giriamo a sinistra e prendiamo per il ponte sul Rio Vicano, oltrepassato il quale dobbiamo girare a sinistra per una strada sterrata. Arriverete dunque ad un bivio a cui dobbiamo svoltare a destra, seguendo le indicazioni “Centro ippico”. Seguendo questa strada vi mantenete sulla destra e arriverete ad un casale con un ampio prato (foto). Se proseguite fino al limitare del prato e all’inizio del bosco, sulla sinistra, troverete un sentiero che scende nella forra. Seguendolo a zig-zag giungerete ad una corda che vi aiuterà a scendere un tratto abbastanza ripido e dunque, giunti al fosso e oltrepassatolo con una passarella (foto), inizierà a risalire. Vi troverete così nei pressi di una frana che il sentiero però riesce ad aggirare a sinistra. Sul sentiero incontrerete una grotta (foto) e più avanti un bivio a cui dobbiamo svoltare a destra, secondo le indicazioni della Via Amerina. Siamo infatti sull’antico tracciato della Via Amerina, che collegava la Valle del Baccano ad Amelia.

Dopo nemmeno trecento metri incontrerete un sentiero a destra che sale e che, lasciati gli zaini, vi porterà a visitare l’Isola Conversina, fortificazione lungo l’antica strada (foto).

Tornati agli zaini proseguite dritto per sbucare ad un fosso dove è possibile trovare delle conchiglie fossili (foto), a testimonianza del fatto che qui una volta c’era il mare. Il sentiero così incrocia un ruscello che si può attraversare tramite una trave di legno (foto). Risalirete dunque in superficie e giungerete alla strada delle macchine, che va imboccata a sinistra per cinquanta metri e poi subito la prima a destra, così come le indicazioni dell’Amerina suggeriscono. Andando dritti passerete sopra un ponte e poi, arrivati alla necropoli Tre Ponti e mantenendovi sulla destra scenderete con un sentiero che porta all’ennesimo ponte (foto), oltre il quale, dopo un tornante, sia apre la zona di Cavo degli Zucchi, splendido tratto di via romana, con basolato (foto). Oltre Cavo degli Zucchi, andando sempre dritti, parte una strada in aperta campagna con scenari sul Soratte (foto) e sui Monti Cimini, che conduce ad una zona residenziale. Giunti là dove la strada sterrata svolta a sinistra c’è un sentiero nel bosco che va dritto. Lo prendiamo, ci manteniamo sulla destra e troviamo un ponte che ci porta, dopo un breve tratto, ad una sbarra a sinistra, dopo della quale inizia una strada asfaltata nella zona residenziale (Regolelli).

Andando dritti e poi a destra in fondo, proseguendo per la strada asfaltata delle macchine si giunge a Falerii Novi (foto) con un sentierino sulla destra, città romana costruita dopo la distruzione di Falerii Veteres. Dopo la visita a Falerii bisogna tornare sui propri passi e imboccare a destra per Via Etruria, quindi questa deviazione può essere eliminata per chi non se la sente di fare comunque 40 minuti in più. Via Etruria diventa sterrata e passa davanti all’Azienda Menicocci (foto) per poi diventare un lunghissimo rettilineo con scenari di campagna. Si giunge così ad un’edicola e ad alcune case, dove c’è un bivio: prendiamo a sinistra e inoltriamoci, dopo un ponte su di un ruscello, nel limitare di un bosco. Si bordeggia un noccioleto e salendo si arriva ad un casale (Casale Pazzielli, foto), da cui parte uno stradone bordeggiato di gelsi, che dobbiamo percorrere per tutta la sua lunghezza, andando dritti. Arriviamo così alla strada delle macchine. La prendiamo a sinistra per 50 metri e all’altezza di un tratturo e di alcune querce camporili sulla destra imbocchiamo il tratturo stesso (foto) e attraversiamo il campo fino dall’altra parte, dove troviamo un’altra strada delle macchine e una sterrata avanti a noi, che prendiamo. La prima a sinistra e poi la prima a destra. Quest’ultima strada (vedi foto) è un tratturo lunghissimo che vi porta per alcuni chilometri ad attraversare noccioleti (foto).

Sbucherete così ad una strada cementata che va presa a destra e poi al bivio successivo (e della Casa Calo) giriamo a sinistra e mantenendoci sulla destra arriveremo a passare sotto la ferrovia. Girando a sinistra dopo aver visto la sagoma delle chiese del paese, passerete sopra ad un ponte e sarete nel centro abitato di Ronciglione.

Civita Castellana – Castel Sant’Elia

Magritte direbbe di questo percorso: “Questo non è un percorso”. Di seguito riporteremo lo stesso le indicazioni, ma non vanno assolutamente seguite per fare un’escursione. Servono come promemoria, servono come elemento di continuità per il Giro della Tuscia, servono per indicare una possibile via da aprire, ma laggiù nella forra non ci sono i segni orientativi necessari per poter passare. Il tutto perché oggi abbiamo sbagliato il punto del guado del Rio Vicano e sbagliare anche una sola volta significa perdersi, perché credi di essere in un punto e invece non ci sei, con tutti i riferimenti alterati. Ciononostante siamo andati avanti, tra spine possessive, ulteriori guadi e grandine improvvisa. Ed è per questo che il racconto sarà, per la prima volta in prima persona, per dare l’idea di quello che si è fatto oggi e non si dovrà fare mai più, come fosse un ricordo…

Il percorso

Siamo andati tra i vicoli di Civita Castellana fino a trovare l’estremo del paese che affaccia sulla forra, passando per Via della Tribuna e Vicolo Febo. Alcune belle e panoramiche scale ci hanno condotto giù verso la strada delle macchine e poi a sinistra per cinquanta metri e ne abbiamo imboccate delle altre, verso la chiesa di Santa Maria delle Piagge (foto). A sinistra della Chiesa siamo scesi per una strada sterrata che ci ha condotti al ponte sul Rio Vicano, subito dopo del quale abbiamo preso la prima a destra e ci siamo inoltrati nella forra. Dopo essere passati dentro ad una proprietà privata ed aver chiesto il permesso la strada continuava ed è così che l’abbiamo percorsa fino a che una discesa a destra non ha intercettato nuovamente il Rio, oltre il quale c’era un ponte di legno con un corrimano, ma il ponte era appoggiato alla riva opposta e non era utilizzabile, pur dandoci l’impressione di essere nel punto esatto dove dover passare il torrente. Ed è stato così che vista la non grande profondità del Rio ci siamo cimentati in un guado, senza scarpe e pantaloni, con l’acqua che arrivava fino alle ginocchia. Oltre di esso siamo andati a sinistra lungo le rive seguendo un sentiero per almeno 300 metri fino ad incontrare un ruscello secondario. Guadato anch’esso ci siamo infilati nella fitta boscaglia, proprio mentre una ventata forte preannunciava l’arrivo della pioggia. Seguendo l’esile indicazione del gps e di un bit rimasto fortunatamente nella cache che segnava ancora il sentiero di qualche santo utilizzatore di openstreetmap, abbiamo intercettato il sentiero che saliva, proprio quando la pioggia si trasformava in grandine. Andando sempre dritti, al principio in salita e poi in piano, siamo arrivati nei pressi di Pizzo Iella, il cui nome ci ha fatto capire il perché di molti avvenimenti. Poi per almeno 4 chilometri siamo andati in piano e siamo arrivati ad un bivio a cui abbiamo girato a sinistra. Da lì abbiamo trovato il ponte che ha attraversato nuovamente il Rio e la forra e che con la seconda a destra ci ha portato a Castel Sant’Elia.

Faleria – Civita Castellana

La Stalingrado del Giro della Tuscia, questo è la Faleria – Civita Castellana. Nessuno dei paesani la dà per percorribile. Ai lati hai forre di trenta metri, che qui chiamano giustamente Canion. Davanti un altro sbarramento naturale che fa paura: il fiume Treja, che ti accompagna in alcuni tratti col suo frastuono. Il tutto avvolto da una vegetazione rigogliosa, pressante e selvaggia, che ti toglie il respiro, dove i sentieri sono segnati dal caso. Ma se resisti a tutto questo e credi che nonostante tutto si possa arrivare… allora ascendi a Civita Castellana, la Stalingrado del Giro della Tuscia.

Il percorso

Avendo il palazzo-castello di Faleria alle spalle andiamo sulla sinistra e poi scendiamo in una strada da dove partono delle cantine che costeggiano il dirupo. Dopo qualche centinaio di metri sarete già in grado di godere del profilo di Faleria e di qualcosa di assolutamente unico: la vegetazione di edere ha già inglobato molti dei vecchi edifici di pietra, dando vita come a delle sculture vegetali. Quando arriverete nei pressi di una porcilaia prendete il sentierino che sale a sinistra e non il principale a destra. Arrivati su ai noccioleti li costeggiamo alla loro destra, seguendo il tratturo. Da qui, dopo non molto, dato che la strada sale lenta ma costante, potrete ammirare tutto un ampio paesaggio: i monti Cimini, il Monte Rocca Romana, la nostra meta Civita Castellana e addirittura Soriano nel cimino e il suo castello. Giungendo alla strada bianca, che va imboccata a sinistra e percorsa per 5 chilometri, potrete vedere il Soratte molto da vicino a destra. Alla fine di questa bella e lunga strada bianca giungerete a Castel Paterno, dove lo strapiombo vi impedisce di andare avanti. Qui a destra troverete le rovine della fortificazione costruita da Ottone III (foto).

Tornando indietro di circa 500 metri, all’altezza di una roulotte e varie recinzioni per animali, c’è un sentiero che scende a destra e che si infila nella forra. Arriviamo così ad un piccolo piazzale dove troviamo a destra un sentiero abbastanza nascosto ma evidenziato anche da un cartello (foto) che ci indica appunto Civita Castellana. A sinistra invece continua a scendere la strada principale. Passeremo così sopra ad un taglio di frana e poi, seguendo l’esile sentiero, dopo un altro cartello (foto) giungeremo ad un ruscello, che va guadato facilmente. Attenzione perché da qui in poi bisogna seguire le indicazioni di plastica bianca e rossa lasciate sapientemente sui rami da qualcuno (foto) e si consiglia dunque di studiare bene il percorso gpx prima, nel caso non si trovassero più. Queste conducono infatti a zig zag per il bosco fino ad una macchia di ginestre e poi ad un tratturo che incontriamo in un bivio a T. Qui giriamo a sinistra in discesa e sempre facendo riferimento al gpx attraversiamo un ampio prato (foto) dall’atmosfera magica. Costeggiandolo a destra giungerete ad una sbarra verde, oltre la quale c’è la nostra sterrata. Percorrendola vedrete arrivare le forre di Civita Castellana e le prime abitazioni, in uno scenario rimasto intatto da secoli.

Al bivio andate a destra e sarete sulla Flaminia, strada delle macchine, ma molto ampia e poco pericolosa. Dopo il ponte salite a sinistra per l’antica via e al bivio successivo a destra. Questa era l’originario accesso alla città, arroccata e fiera.

Calcata Vecchia – Faleria

Una signora con un passeggino, incontrata lungo la via, ci dice che scendendo prima del ponte a sinistra c’è un antico sentiero che porta a Faleria senza nemmeno un centimetro di asfalto. Poi ci dice: “Però è mal ridotto… non so se è il caso”. Infine ci guarda bene e forse accorgendosi dei pantaloni sporchi di fango fino alle ginocchia aggiunge: “Però mi sembrate i tipi a cui non fanno paura i sentieri mal ridotti…”.

Il percorso

Dal borgo di Calcata Vecchia andate verso il ponte ma prima di arrivarci girate a sinistra per Via Cadorna, fate cento metri e alla chiesetta (foto) svoltate alla sua sinistra per un sentiero bello e panoramico sconosciuto ai più. C’è dunque un bivio: a sinistra una sterrata e a destra una strada asfaltata che vi porta a via Madonna di Fatima che va imboccata a sinistra: siamo già a Calcata Nuova, che lambiremo proseguendo dritti ed entrando naturalmente a Via San Giovenale. Andate dritti per circa 1,5 km poi troverete un bivio a Y che a destra è asfaltato e a sinistra sterrato. Andiamo a destra. Dopo circa 300 metri troverete un altro bivio con la strada a destra che a gomito scende verso un ponte. Dobbiamo imboccarla e così giungere alla località Banditaccia. Qui troverete un bivio a cui girerete a destra e alla rotatoria (foto) a sinistra per poche decine di metri. Infatti poco prima del cartello di benvenuto di Faleria troverete un sentiero (foto) sterrato e nascosto che scende a destra e che dopo due noccioleti che sfiora giungerà al fosso, che oltrepasserà con un ponte. Siete probabilmente sull’antica via che portava a Faleria prima della costruzione del ponte di cemento, come è testimoniato dalla pavimentazione della strada (foto).

Passerete accanto a dei mulini ormai quasi completamente presi dalla vegetazione. Al bivio andate in salita a sinistra. Qui affacciandosi purtroppo si può osservare una discarica abusiva…

Poche centinaia di metri e siete alle prime case di Faleria.

Nepi – Calcata Vecchia

Questo percorso è stato ammappato da Terra di Nepi – Esplora Tuscia, un gruppo di ragazzi molto attivi che si propone l’obiettivo “di far conoscere e far vivere pienamente tutte quelle che sono le bellezze del territorio di Nepi: le forre, la natura dei paesaggi, la Rocca dei Borgia e le altre bellezze storico-architettoniche, il “focarone”, le contrade e le tradizioni che caratterizzano il paese”…

Il percorso

Partendo dalla piazza del Comune di Nepi si percorre il Corso G.Matteotti fino ad arrivare a Largo del Franile, si continua a sinistra in discesa per via Tortolini fino alla coincidenza con l’affaccio sulla cascata per poi transitare a sinistra all’interno di un’antica porta di accesso alle mura di Nepi.

Si imbocca la SP38, la quale si percorre per pochi decine di metri in salita per poi virare a sinistra in coincidenza di Via del Cardinale (indicazioni sentiero Ecologico), che si percorre sempre dritta fino a trovarsi all’attraversamento di un ponte di legno.

Continuando in salita di fronte ci si inoltra in una via tagliata tipica della zona all’interno di una rupe tufacea. A metà della tagliata ci sarà un bivio a cui dobbiamo girare a sinistra. Alla fine, virando ancora a sinistra, ci si trova in coincidenza di un campo dal quale ammirare la bellezza del centro storico di Nepi.

Proseguendo sempre diritto lungo il lato dell’appezzamento ci si addentra ai margini di un bosco transitando per una via di servizio utilizzata per l’esbosco (ben visibile), alla fine della quale si entra in un ampio appezzamento a pascolo, dove in coincidenza di una vecchia villa abbandonata si percorre il viale bordato dai cipressi che vi si trova di fronte.

In coincidenza di un noccioleto si continua a sinistra per incrociare una strada sterrata, che va percorsa verso destra per circa 400 m. si arriva così ad incrociare via della Massa, la quale andrà percorsa verso sinistra, proseguendo sempre dritti per circa 2,5 km.

Arrivati alla fine di questo tratto si ammirerà il suggestivo panorama sulla forra del Fosso Cerreto, davanti a noi in lontananza i resti di un incastellamento tardo medioevale (Castel d’Ischi) e sullo sfondo la sagoma inconfondibile del monte Soratte. Si prosegue in discesa per la strada bianca che borda il perimetro della rupe fino ad arrivare ad un imbocco verso destra in discesa in coincidenza di un tabellone. Proseguendo in discesa fino ad incrociare il torrente a fondo valle, si effettua immediatamente l’attraversamento dello stesso per arrivare alla sponda opposta. L’attraversamento deve avvenire solo se il torrente è abbastanza basso da permettere di attraversarlo togliendosi le scarpe. Si sconsiglia di attraversarlo dopo abbondanti piogge o se inesperti. Appena guadato fate qualche decina di metri lungo la riva a destra e in prossimità di alcune rocce (foto) parte una mulattierain salita,  che si inerpica gradualmente lungo il bordo della rupe per 1 km circa.

Alla fine di questo tratto ci si troverà in coincidenza di un campo solcato da una strada di servizio ad una azienda agricola prossima, passando in uno spiazzo dove c’è un furgone abbandonato con un albero che cresce dal cofano (foto). Continuando a percorrere l’itinerario si arriverà all’azienda agricola da cui si può uscire aprendo un cancello e .andando a destra.

A questo punto ci si troverà all’inizio del lungo viale d’ingresso della stessa azienda, percorso il quale (1 km), si prosegue sempre dritto per la strada asfaltata. Percorso 1,4 km si virerà a destra al primo bivio e poi a sinistra in coincidenza di un incrocio (senza tabellazione) e di un palo senza fili disposto a lato sinistro della strada. Si continua questa strada sempre dritti per circa o,6 km ci si troverà in coincidenza di una biforcazione, imboccata a sinistra in leggera discesa lungo quello che è uno stretto tratturo che gradualmente aumenta sensibilmente la sua pendenza. Dopo circa 0,2 km ci si addentra nel bosco percorrendo sempre dritti un canale eroso dall’acqua di precipitazione.

Arrivati a questo punto, dopo qualche decina di metri ci si imbatterà in un prato delimitato da una rupe dalla quale si può osservare il panorama del vicino borgo di Calcata vecchia. Da lì costeggiando l’incastellamento di Santae Mariae si percorre per circa 0,4 km in discesa il percorso omonimo fino a raggiungere la confluenza col ponte sul fiume Treja, il quale attraversato ci conduce all’imbocco di una via in decisa salita, che dopo due tornanti confluisce ai piedi del borgo di Calcata vecchia, il quale si raggiunge procedendo verso destra. Si imbocca la porta di accesso all’antico paese e si raggiunge la Piazza Umberto II, alla cui destra vi è il Palazzo Baronale.

Sutri – Nepi

Lungo la via non trovi solo la bellezza del paesaggio o luoghi dimenticati che andrebbero riscoperti; non trovi solo la salute fisica o la tua stessa anima persa in mille e inutili pratiche quotidiane; lungo la via trovi anche un sacco di piante commestibili e saporite, che puoi cucinare insieme a nuovi e vecchi amici, in una serata piacevole e goliardica come è successo a me coi ragazzi di Esplora Tuscia di Nepi. Capisci allora che non ti serve molto nella vita e che tutto quello di cui hai bisogno lo puoi trovare uscendo di casa e facendo una bella passeggiata…

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Sutri scendiamo per la discesa che ci porta all’anfiteatro e arrivati alla Cassia imbocchiamo per la Francigena come da segnavia, seguendo la strada asfaltata tramite una sterrata parallela e poco pericolosa (foto). Poco prima del cimitero c’è una strada asfaltata che sale a sinistra. La imbocchiamo, seguendo sempre le indicazioni della Francigena, non curanti delle deviazioni che a destra e a sinistra portano ai vari noccioleti e campi coltivati. Ad un tratto lasciamo la strada asfaltata a destra (seguendo sempre la Francigena) fino a che non arriviamo ad un bivio a T (vedi foto). A destra ci indica la Francigena, ma noi la lasciamo e andiamo a sinistra. Da questo punto la seconda a destra, dopo un ponticello, e siamo alla nostra strada, che ci fa ripuntare verso Nepi. Arriviamo così ad un cancello, poco prima del quale c’è sulla destra una bassa recinzione per gli animali che possiamo scavalcare e dunque continuare per la sterrata. Questa strada arriva nei pressi di un torrente che costeggia e che oltrepassa con un ponticello, per poi giungere ad uno spiazzo arato. Qui è il punto più delicato dell’escursione perché dobbiamo puntare con un fuoripista verso i pini (foto) e poi verso il grande casale (foto). Tra il casale e il noccioleto a sinistra c’è una strada che vi porta fuori dai campi, sulla strada Cimina.

Facciamo solo qualche decina di metri a sinistra sulla Cimina e andiamo la prima a destra, ovvero Via degli Orti, lasciandovi il traffico e la pericolosità delle strade per le automobili alle spalle. Girate quindi a destra per Via Mario Mattoli dopo nemmeno 500 metri e poi a sinistra per Via Fontana Cupola (sterrata). In prossimità del ponte giriamo a destra per Via delle Pantane e quindi arriviamo ad un incrocio di strade asfaltate. Noi dobbiamo andare dritti e poi la prima a sinistra. Sempre avanti per questa strada fino al semaforo di Nepi; a sinistra si trova il centro storico, altrimenti seguite il tracciato gpx per fare una bella visita panoramica ai giardini, alle mura (foto), alla cascata (foto) e al mulino (foto).

Capranica – Sutri

La Francigena è un progetto importante, ma a volte le strade che fa percorrere ai pellegrini non sono le migliori e oltre che asfaltate e poco belle sono anche pericolose. Non è questo il caso. La Capranica-Sutri è una tratta perfetta e straordinaria: sentierini nascosti, forre, ruscelli, ponti, cascate, necropoli e… un magnifico anfiteatro a chiusura del tutto, sotto Sutri, la città di Orlando…

Il percorso

Dalla piazza del municipio entriamo dentro la porta e percorrendo la strada che taglia in due il paese arriviamo al limitare dello sperone dove è arroccata Capranica. Da qui scendiamo per le scale e giunti alla chiesetta e al parco prendiamo la sterrata che sale a sinistra, come da evidenti cartelli della Francigena. Passeremo così accanto alla vecchia fabbrica di chinotto (foto) ed entreremo in una tagliata. Dopo breve troviamo una deviazione a destra che va presa (sempre con le indicazioni della Francigena) e che vi porterà, costeggiando proprietà private, alla strada asfaltata. Questa va presa a destra solo per circa 20 metri, poi a sinistra per il sentiero che scendendo vi porta al ruscello, che non va oltrepassato. Anzi, costeggiato a sinistra.

Continuate per questo bellissimo sentiero coperto dagli alberi e che passa e ripassa più volte tramite ponti di legno sul ruscello, finché non uscirete ad una radura. Da qui prendiamo a destra, non a sinistra in salita, sempre costeggiando il ruscello in valle.

Ancora dritti e giungiamo alla vista dell’Antichissima città di Sutri (foto). Da qui prendiamo a destra dopo il fontanile, oltrepassando il ponte, e poi la prima a sinistra, verso uno sperone tufaceo con delle grotte. Girate a sinistra sul ponte quando trovate le indicazioni per l’anfiteatro (foto) e poi se avete tempo fatevi un giro per la necropoli. Tornate all’anfiteatro e tramite la salita accedete al centro di Sutri.

Bassano Romano – Capranica

A volte ci dicono che non esiste altra strada che quella delle macchine, per raggiungere quel paese dove dobbiamo andare. Ce lo dicono con convinzione. Eppure andando a vedere di persona non è così: esistono leggeri sentieri dimenticati da tutti, esili come fili di ragnatela, che collegano due strade sterrate altrettanto secondarie e che nessun satellite, nessun automobilista, nessun fantasma conosce…

Bisogna essere di carne ed ossa e andare a vedere di persona… ma quando trovi quel passaggio che ti fa saltare tre chilometri di strada provinciale e che magari passa per un ponte di tufo e un ruscello per le pecore, senti davvero che tutta l’Italia è un tesoro di tracciati millenari…

Il percorso

Da Piazza Umberto I andiamo verso il ponte di Bassano e poco prima di esso giriamo a sinistra in discesa. Andiamo verso il lavatoio e non sotto gli archi del ponte. E’ un luogo molto suggestivo del paese, con cascatelle e forre rigogliose. Dunque arrivate alla strada asfaltata e girate a sinistra costeggiando il muro in tufo e le cantine (foto). Arriverete così ad un piazzale. A destra indica Roma, a sinistra “Impianti sportivi”. Noi andiamo dritti al centro.

Questa strada vi porterà ad un’edicola con la Madonna e ad un’iscrizione per i viandanti (foto). Andiamo avanti dopo aver salutato Maria…

All’altezza di una villa color pesca (foto) e un cartello Consorzio Stradale Piana Moretto (foto) girate a destra per una strada bianca. Troverete così un bivio a T e girando a destra vedrete che dopo breve la strada sterrata finisce e inizia un sentierino di campagna. Lo percorrete tutto oltrepassando una recinzione per gli animali e arriverete ad un piazzale erboso, da cui si vede la forra sottostante e la strada delle macchine che dobbiamo raggiungere. A destra del piazzale scende un sentiero che in fondo, con un ponte, vi fa passare il ruscello. Da qui andate verso il casaletto abbandonato (foto) e risalite alla strada asfaltata oltrepassando un semplice cancelletto. Da qui parte subito una strada sterrata avanti a voi, denominata Strada Vicinale Piano Cucuzza, che imboccate.

Andate sempre dritti per qualche chilometro. La strada diventa sterrata e giunge infine ad una asfaltata, oltre la quale c’è il casello del treno (foto). Se passate il casello vedrete che parte una strada sterrata alla sua destra. La dobbiamo prendere e percorrere costeggiando la ferrovia. Da sinistra arriverà dopo breve una strada ma noi ci manteniamo sulla destra. Arriverete così ad un sottopasso (foto) che non va preso. Noi infatti dobbiamo mantenerci alla sinistra della ferrovia. Nei pressi di un altro passaggio a livello andiamo sempre dritti e dunque il sentiero arriverà con un incrocio alla strada delle macchine. Noi andiamo dritti e all’incrocio successivo proseguiamo per la cava di pozzolana, mentre al bivio successivo andiamo a destra non seguendo più le indicazioni per la cava.

Dopo essere passati sotto l’arco della ferrovia vi troverete davanti i binari della ferrovia abbandonata Civitavecchia – Orte. Qui ci sono due possibilità: A) mantenersi sul sentiero e girare al primo bivio a destra. B) andare per la ferrovia abbandonata e lasciarla solo quando passerà sopra al sentiero di cui sopra, facilmente raggiungibile tramite una discesa dopo il ponte (vedi gpx). Entrambe queste possibilità vi portano a Capranica e allo stesso punto, da cui prosegue la nostra descrizione:

Da questo sentiero infatti si va avanti e si entra nelle case nuove di Capranica. Qui ci sono anche le indicazioni della Francigena, che ci porterà facilmente, dopo una salita a sinistra, al centro del paese.

Monterosi – Bassano Romano

Poco distante dalle rotte conosciute c’è un timido e nascosto borgo arroccato su di una piccola rupe tufacea: Bassano Romano. Inaspettatamente scopri che qui ci soggiornò Caravaggio, qui girarono film memorabili come “La dolce vita” di Fellini e “Domani è troppo tardi” di De Sica. Scopri un’accoglienza semplice e speciale, per cui in un certo senso ti senti a casa, pur viandante, pur di passaggio. E come se non bastasse scopri che poco distante dal paese, nel Monastero di San Vincenzo, c’è un’opera scultorea che toglie il fiato : “La statua del Cristo portacroce” di Michelangelo. E allora, per l’ennesima volta e nonostante tutto, l’Italia ti lascia quel segno dentro per cui sai che l’amerai per sempre: la bellezza.

Il percorso

Da piazza Garibaldi di Monterosi andiamo per Via Roma e sotto un arco a destra troviamo il palazzo baronale, sede del comune, che merita una piccola visita (foto). Riprendiamo dunque la strada e la stessa direzione e all’altezza del lavatoio prendiamo Via Sutri Vecchia (foto), che altro non sarebbe che la Francigena, ma a salire. Passiamo accanto al campo da golf e sulla destra, non visibile, abbiamo il laghetto di Monterosi, raggiungibile con una deviazione. Siamo su un tratto di strada antica perché ogni tanto affiora il basolato (foto). Andiamo sempre dritti per la strada sterrata che dopo un po’ diventa asfaltata e arrivati ad un fontanile giriamo a sinistra per Via Vallicella (sterrata). Il percorso da qui è molto semplice perché bisogna seguire sempre questa via, non curandoci delle deviazioni, fino a che troveremo la strada delle automobili. Ma davanti a noi un sentierino di campagna che vi porterà, dopo massimo cinque minuti di cammino, ad un altro incrocio. Anche qui dobbiamo andare dritti e prendere per Località La Bagnara, Località Valle Petrana (strada sterrata). Sempre dritti per questa via: accanto a voi campi coltivati a noccioli, una florida campagna, fattorie e qualche ruscelletto. Vi porterà alle prime case di Bassano, alla chiesetta di Sant’Angelo e a Via dell’orologio che vi porta al centro antico di Bassano Romano.

Oriolo Romano – Monterosi

Il percorso

Da Piazza Umberto I di Oriolo Romano scendiamo le scalinate e ci troviamo lungo la via delle automobili (foto). Da qui imbocchiamo Via San Rocco e la percorriamo tutta, verso la chiesa sullo sfondo, appunto la Chiesa di San Rocco. Aggirandola a sinistra la strada prosegue asfaltata con alcuni bivi che non vanno presi, dopodiché troverete una deviazione: Via di Monte Racchio. Anche qui dobbiamo andare avanti e dopo breve la via diventerà sterrata. Incontreremo sulla destra una deviazione nel bosco che sale e dopo breve un altro bivio che va preso a destra, seguendo le indicazioni della “Ciclovia dei boschi”, direzione Trevignano Romano. Molta parte del nostro percorso di oggi ricalcherà questa ciclovia, quindi potremo seguire tranquillamente le sue indicazioni, abbastanza frequenti e precise.

Dopo Via dei Valloni c’è un bivio a cui dobbiamo girare a destra ed entreremo così nel pieno del bosco, veramente suggestivo, composto da querce. Dopo qualche chilometro diventerà una stupenda faggeta e se gli alberi saranno spogli potrete intravedere il Lago di Bracciano in lontananza e tra i rami.

Usciti dal cancello del bosco la strada diventa bianca e vi troverete ad un trivio: dovrete andare dritti. Ci sono poi due deviazioni che non vanno prese, mentre la terza, all’altezza di un grande traliccio, va presa a destra. E’ facilmente riconoscibile perché è un bel rettilineo che punta verso un’altura pronunciata: Monte Rocca Romano. La strada diventa asfaltata dopo alcune curve e dopo neanche un centinaio di metri dobbiamo prendere un sentiero sulla destra, che si inoltra nel bosco. Dopo breve c’è un bivio a cui dobbiamo andare a destra e quando giungeremo all’area pic-nic con la vista sul lago troveremo un altro bivio. A destra scende e a sinistra sale. Andiamo a sinistra. Per questo sentiero si arriva ai campi sportivi che in breve vi conducono alla strada delle automobili (qui finisce la ciclovia), che va presa a sinistra per un centinaio di metri, percorribili a sinistra tramite prato non pericoloso. Troveremo dunque un masso (vedi foto) all’altezza del quale parte una strada sterrata a destra che in breve ci conduce ad un fontanile e ad incrociare una strada asfaltata. A questo incrocio andiamo dritti per Via della Fontanella, da percorrere per un buon tratto. Dopo qualche chilometro la strada diventa sterrata e arrivati ad un incrocio andiamo dritti, per Via delle Madonnelle. Attraverseremo dunque una strada sterrata usata come discarica abusiva, finché non ridiventa asfaltata e scollinando ci mostra un paesaggio del tutto nuovo, che abbraccia da sinistra a destra la vista di Ronciglione, Caprarola, Nepi, il Monte Lucchette e il Monte Soratte.

Andando sempre dritti passeremo accanto ad una zona residenziale inquietante, immensa ma poco popolata, un vero e proprio mostro urbanistico dell’età contemporanea. Sarete dunque costretti ad aggirarlo sulla destra con la strada asfaltata e dopo un altro paio di chilometri giungerete nel centro di Monterosi.

Vejano – Oriolo Romano

Osservando i paesi antichi ti rendi conto che erano pensati come una grande casa e la famiglia era tutta la comunità. L’ingresso era la porta del paese; c’era la stanza dove fare i panni tutti insieme, ovvero il lavatoio; c’era il salotto dove ci si incontrava e si chiacchierava, cioè la piazza; le stanze da letto degli abitanti erano costituite dalle semplici e piccole case usate solamente, appunto, di notte. E si lavorava fuori casa, cioè nei campi, per poi tornare a sera tutti insieme a vivere stretti e arroccati sulla cima dello sperone di tufo, come un’unica famiglia, con i pro e con i contro…

Il percorso

Uscendo da Vejano per la strada delle macchine (verso Oriolo) fate la curva, visitate il bel lavatoio e girate la prima a destra verso il secondo lavatoio e la Chiesa di Sant’Orsio. Prenderete così una strada sterrata che si inoltra nelle campagne. Al primo evidente bivio andiamo a sinistra verso la torretta dell’Enel e il ponticello. Vedrete dunque che la strada incomincia a salire e non curanti delle strade secondarie continuate sempre dritti. La strada a tratti diventa asfaltata e a tratti ritorna sterrata. Al successivo bivio a Y (davanti a noi un colle e un casolare) girate a destra (strada asfaltata) e arriverete così ad un cancello grigio con dei muretti di pietra presso il quale c’è un altro bivio, che bisogna imboccare a destra. Quando la salita finisce e arrivate a scollinare c’è un cancello (foto) e una deviazione a sinistra. Dovrete aprire il cancello e proseguire dritti in discesa. Altre zone si aprono ai nostri occhi, che possono spaziare verso un orizzonte lontano e rilassante. Alla fine della discesa c’è un altro cancello dopodiché un bivio che va preso a sinistra e che si inoltra nella valle scavata da fiume Mignone. Giungerete così alla località Fontiloro e ad un tratto incontrerete un campo scout sulla destra. Dopo circa un chilometro arriviamo al guado del Mignone (foto) che si può effettuare tranquillamente, ma a patto di togliersi le scarpe o bagnarsele del tutto…

Dopo il guado la strada sale e arriva ad un trivio: girate a destra per la strada principale. Dopo nemmeno 500 metri troverete un altro cancello sulla destra (foto). Dovrete aprirlo e andare per la strada sterrata che sale. Vi condurrà ad un bellissimo percorso che conduce al Parco della Mola, dunque di nuovo al Mignone, attraverso campi edenici e boschi incontaminati. A metà circa dovrete aprire e richiudere un cancello per gli animali. Quando arriverete al bosco giriamo a destra finché il sentiero non vi entra dentro e in breve sarete nell’area pic-nic, alla sorgente solforosa e al mulino, nonché alla splendida diga con cascatella sul Mignone (foto).

Tornate dunque presso l’area pic-nic e prendete la strada più grande (sulla destra) in salita: siete su di un diverticolo della Via Clodia (foto).

Giunti in cima alla salita una strada si immette da destra, mentre noi proseguiamo a sinistra. Andate sempre avanti per questa strada per qualche chilometro senza voltare mai (passerete accanto all’Associazione CEMEA del Lazio), solo alla fine, quando sarete presso Oriolo Romano e le sue villette, svoltate a destra proseguendo sulla Strada della Mola (ad un incrocio).

Siete quasi arrivati a destinazione. Al bivio successivo andiamo avanti per la sterrata che vi conduce a costeggiare un muro abbastanza alto di tufo (Villa Altieri) e che girando a sinistra vi conduce dietro la piazza principale del paese.

Barbarano Romano – Vejano

Un percorso che passa dentro al Parco Naturale di Marturanum e che costeggiandone i confini arriva in una zona di Vejano ricolma d’acqua. Ruscelli, torrentelli, fontanili, piccoli guadi… Se è vero che la ricchezza di un territorio è l’acqua qui siamo in un luogo straordinariamente opulento…

Il percorso

Dalla porta di Barbarano Romano (foto) ci dirigiamo per la strada asfaltata verso la chiesa e il cimitero. Superata la chiesa svoltiamo la prima a destra, lì dove il cartello del Parco ci indica l’ingresso a Marturanum (foto). Prima di entrare nella zona recintata (foto) passeremo sotto una ferrovia dismessa (che sarebbe un’altra maniera di raggiungere Vejano) e dopo qualche centinaio di metri ci troviamo al primo bivio, che va preso a sinistra in discesa. Troverete così un fontanile (foto) e un ponticello. Dopo il ponticello parte a sinistra una strada di terra che va imboccata. Ma questa strada va lasciata quasi subito, allorquando una recinzione a sinistra si dirige in salita. E’ bene fare attenzione a questo punto perché sarà il momento più delicato dell’escursione. Questa recinzione infatti va costeggiata (avendola alla nostra sinistra) per alcuni chilometri, seguendo dunque la mulattiera sotto ai vostri piedi. E’ una mulattiera che in alcune giornate può essere molto fangosa.

Passeremo così sotto ai tralicci dell’alta tensione. Lungo questa mulattiera incontrerete tre cancelli di legno. Il primo quasi subito, il secondo all’altezza di un pianoro con un fontanile e un terzo in cima al colle, prima che la recinzione diventi più alta e robusta. Continuiamo comunque a seguire le recinzioni del parco andando sulla destra e in qualche centinaio di metri si aprirà la vista su Tolfa e i suoi verdi monti (foto). Andando sempre lungo la mulattiera (e la recinzione) andremo a sbattere contro un quarto cancello (foto), che questa volta va aperto e oltrepassato (e richiuso). Dopo di esso un incrocio di vie: prendiamo quella a sinistra che scende. Saremo così alla strada asfaltata ma davanti a noi abbiamo un sentierino che si butta giù tra le frasche. Potreste anche andare a sinistra e arrivare a Vejano, ma questa strada è più naturale e selvaggia. Costeggeremo così un ruscello e ad un tratto arriverà una strada più grande da sinistra. Noi proseguiamo a destra e al bivio successivo andiamo a sinistra. Arriviamo così al fontanile dell’Università Agraria di Vejano e andando ancora dritti si giunge ad un bivio che va preso a sinistra. Dopo breve ancora un bivio. Andiamo a sinistra e dopo una chiesa, alcune grotte in alto e un altro grande fontanile (foto) siamo sotto le case diroccate di Vejano. Una salita asfaltata e siamo giunti a destinazione.

Blera – Barbarano Romano

In questo lungo cammino mi sono imbattuto in magie del tutto particolari e inattese: vedere arrivare una persona del luogo proprio quando non sai dove andare; intravedere animali mai visti e scrutarsi negli occhi per alcuni istanti; sentire parlare persone diverse degli stessi argomenti e con le stesse parole come fossero un eco di qualcosa che debbo tenere a mente. Oggi mi è capitato di ascoltare, in un cunicolo scavato nella roccia della forra, assieme a vecchi e nuovi amici, un testo teatrale messo in scena e musicato da Carla Taglietti, che ci ha ricordato di Ulisse e del suo ritorno a casa… per me, adesso, qualcosa di profondamente toccante. (www.thiasos.it)

Il percorso

Dalla piazza principale di Blera c’è una strada che vi porta ad un belvedere, sotto del quale parte un sentiero che scende e che passa accanto ad un vecchio lavatoio (foto). Scenderete dunque tra cantine, grotte e la splendida realtà locale degli Orti Comuni chiamati “Il giardino della Biodiversità”.

Continuate dunque a scendere per l’evidente sentiero che si allontana dal centro abitato e passa sotto il ponte di cemento (foto) fino a che a destra non troverete l’antichissimo ponte etrusco detto del Diavolo.

Da qui la strada che conduce a Barbarano Romano è molto semplice ma comporta alcune considerazioni: bisogna infatti seguire sempre il sentiero lungo il torrente Biedano, avendo a destra e a sinistra le pareti della forra. E’ dunque impossibile sbagliarsi ma bisogna fare attenzione a non imboccare per ruscelli secondari che vi porterebbero fuori strada. Così facendo, in circa un’ora e mezzo di cammino, attraverserete zone antiche come la storia d’Italia e le sue civiltà, dove la natura la fa ancora da padrona e si manifesta in tutta la sua magia. Troverete antiche grotte e cave, canaline per l’acqua e cascatelle, gore e condotte scavate nella pietra, mulini e mole. Un percorso straordinario che s’intrufola nelle altissime pareti di roccia tufacea e che arrivando proprio sotto a Barbarano Romano presenta l’unico bivio evidente e possibile: qui dovrete girate a destra e poi all’area pic-nic a sinistra per la salita che con le scale arriva in paese.

Villa San Giovanni in Tuscia – Blera

I luoghi che si attraversano in Tuscia sono pieni di storie e leggende. E’ questo il caso della località “La Scuffiaccia”, dove si narra di una strega (con la cuffia in testa) che spaventa i bambini di Villa San Giovanni che osano avventurarsi fin lì…

Il percorso

Da piazza Savoia, ovvero la piazza del municipio di Villa San Giovanni in Tuscia prendiamo via Dante Alighieri, ovvero la strada a destra del chiosco-bar. Dopo il deposito dei pullman svoltiamo a sinistra all’altezza di un fontanile rosso chiaro (foto), dopo breve prendiamo il sentiero a destra che scende e saremo alla Scuffiaccia (foto), luogo leggendario di Villa San Giovanni. Qui ci sono dei tavoli di legno ed è possibile fare dei pic-nic o del cibo alla brace. Dopo aver visitato la Scuffiaccia torniamo leggermente indietro e prendiamo il primo sentiero a sinistra che sale.

Ritornati all’incrocio con la strada asfaltata proseguite dritti per la sterrata e poi a sinistra quando incontrerete la seconda strada asfaltata.

La strada si lascia accompagnare a sinistra, dopo breve, da una parete di tufo, dopodiché si arriva ad un trivio. Noi dobbiamo andare a sinistra in discesa. Arrivati al fosso la strada risale e dopo una svolta a sinistra ancora in salita siamo nel centro storico di Blera.

Vetralla – Villa San Giovanni in Tuscia

Camminare salda ciò che è diviso, o meglio scisso. Innanzitutto la mente con il corpo, troppo frequentemente considerate due entità indipendenti e separate. Poi salda il legame con il territorio ed il paesaggio che si attraversa, osservandolo per un periodo sufficiente per capirlo ed interpretarlo. Unisce la fatica al senso del tempo e dello spazio. Chiarifica il perché dell’appetito e della stanchezza. Rende realistica la paura e il senso del pericolo. In poche parole mette insieme l’anima con lo spirito, come direbbe Konrad Lorenz…

Dunque viene da chiedersi se la condizione vera e più reale dell’uomo non sia proprio quella del nomade camminatore piuttosto che quella dello stanziale.

Il percorso

Dalla piazza del municipio andiamo verso la piazzetta di Vetralla con la torre circolare (foto) e da qui prendiamo la strada che scende verso Mazzocchio Basso. Ancora dentro Vetralla, laddove c’è la fontana Grignano (dall’omonimo torrente), giriamo a destra e usciamo dal paese. Dopo essere passati accanto al vecchio campo di prigionia (sulla sinistra) arriviamo ad un incrocio di strade asfaltate, ma all’altezza di un lavatoio abbandonato e di una fontana (foto), c’è un sentiero che va verso il basso ed il bosco, che va imboccato.

Siamo dunque ai piedi del Monte Panese, che risaliamo per un buon tratto. C’è subito un bivio che per noi sarebbe indifferente prendere sia a destra che a sinistra ma consigliamo a sinistra a causa del possibile fango durante le stagioni piovose. Arrivati all’incrocio a T (sempre nel bosco) giriamo a destra e all’incrocio successivo a sinistra per la strada che scende (qui si interseca anche il sentiero di cui sopra). Arrivati in fondo alla discesa si immette una strada da sinistra. Noi proseguiamo dritto/destra, dopodiché alla strada bianca più grande che incontriamo giriamo a sinistra (siamo fuori dal bosco).

Poco prima di arrivare a Villa San Giovanni in Tuscia per questa strada potreste provare un sentiero sulla sinistra che scende (vedi gpx per il punto preciso) e che, mantenendovi sempre sulla destra, vi condurrà al cimitero del paese. Ancora una discesa e siete facilmente nel centro, coi suoi caratteristici prati.

 

Monte Romano – Vetralla

Per questo percorso vorrei ringraziare di cuore la Sezione di Viterbo del Cai, che con tanta passione e amore per il paesaggio (e del camminare), ha cercato e provato più e più volte la strada prima del mio arrivo a Monte Romano, al fine di scoprire la miglior via tra campi e colline che conducesse a Vetralla. Ne è uscito fuori un bellissimo attraversamento, che dalla zona del mare s’intrufola tra valli e boschi per riuscire poi in un territorio completamente diverso, per morfologia e storia. Uno di quei percorsi che ci traghettano da una parte all’altra del territorio, passando per confini fragili e nascosti, indistinguibili per chi si muove solo con la macchina…

Il percorso

Guardando il municipio di Monte Romano (foto) a sinistra vediamo delle scale. Le saliamo e ci ritroviamo su Via dell’Orologio, che prendiamo a sinistra. Dopo breve vediamo una grande fontana chiamata Il Mascherone (foto), usata in passato come abbeveratoio del paese. Alla fine della strada troviamo un crocifisso e una fontana, con un bivio, che va preso a destra e in breve la strada diventa sterrata. Là dove questa strada svolta a destra e incomincia a salire c’è una strada più piccola a sinistra, che prendiamo e dopo una cinquantina di metri troviamo una staccionata di legno oltre la quale dobbiamo andare a destra e non andare per l’uliveto a sinistra. Arriviamo così alla provinciale e giriamo a destra per circa 800 metri, dopo di che scollineremo e a sinistra imbocchiamo per un sentiero che ci accoglie con un cartello del Comune di Vetralla, nei cui territori stiamo per entrare (foto).

Quando scolliniamo si apre una larga visuale sulla Tuscia: il Monte Fogliano, la Palanzana e il Monte Cimino. Anche Vetralla, nostra meta, per ora lontana… Dopo circa venti minuti di cammino troviamo un incrocio a T che va preso a destra e dopo breve un cancello di legno che oltrepassato ci conduce ad un bivio e che va imboccato a sinistra in leggera salita. In questo tratto potremo trovare dei cancelli per il bestiame. Possiamo passare ma non dimentichiamoci di richiudere dopo…

Alla fine di una discesa la nostra strada incrocia a T un’altra che va presa a destra e a 300 metri troviamo sulla sinistra un prato con una strada che ci conduce ad un cancello e al Casale San Damiano (foto). Possiamo passare a piedi, ma se ci dovessero essere i proprietari ricordiamoci di chiedere con gentilezza e discrezione il permesso di attraversamento. Oltre il podere ricomincia la strada bianca che ci porta in discesa, dopo un altro bel casale (foto), al fosso Biedano che si può attraversare con una passarella di ferro (foto).

Seguite dunque sempre la strada principale non curanti degli stradelli laterali, finché non arrivate ad un incrocio a T che prendiamo a sinistra e poi subito dopo nemmeno 20 metri a destra. Questa strada gira attorno ad un piccolo maneggio e all’altezza di una rimessa per gli attrezzi e alcuni cipressi (foto) svoltiamo a destra, scendiamo e prima del ponte svoltiamo a una traversa a sinistra, prendendo una strada che ci porterà a Grotta Porcina (foto), zona archeologica di notevole interesse.

Il proseguo della nostra strada è la strada terrosa all’interno dei due massi lavorati di roccia di Grotta Porcina, in salita. Arriviamo così su di una strada bianca (anche quando un’altra strada sopraggiunge su questa da sinistra), fino alla strada asfaltata che va presa a destra (Antica Strada delle Dogane). Per fare meno strada asfaltata potrete prendere a sinistra all’altezza di un ingresso di un’antica villa (foto) e poi con la prima a destra e ancora la prima a destra ritornare su questa strada (che va imboccata a sinistra ovviamente), altrimenti accorciare di poco mantenendosi dritti.

Quando la strada smette di essere asfaltata prendiamo la prima a sinistra e con il Cartello Comune di Vetralla ad accoglierci di nuovo entriamo nel bosco di Monte Panese.

Al primo bivio giriamo a sinistra. Partirà così una bella salita alla fine della quale c’è un incrocio che va preso a destra. Arrivati al bivio successivo giriamo a sinistra e puntiamo così verso Vetralla. Sempre dritti e vediamo le prime case di Mazzocchio Basso (il nome “Mazzocchio” deriva dalla lingua araba: “luogo alto”). Quando sbucate sull’asfaltata vi buttate all’incrocio dritti per la strada che scende. Passerete così per i ruderi di un vecchio campo di prigionia della seconda guerra mondiale (foto) e poi per porcilaie e cantine. Dopodiché sarete, andando sempre dritti, nel centro di Vetralla.

Tarquinia – Monte Romano

Questo percorso è molto esplicativo di quello che vuol dire mappare un territorio non avendo che alcune informazioni sommarie date da gente del luogo, senza cartine di riferimento adeguate e con la connessione che non prende benissimo per controllare le mappe on-line. Non c’è solo la fatica del camminare, ma anche quella del non sapere se si sta andando nella giusta direzione. Ho dunque volutamente lasciato il tracciato gps così come è stato registrato, con gli errori e le deviazioni inutili, così da far capire cosa possa significare il lavoro che stiamo facendo nel Giro della Tuscia. La descrizione invece è quella adeguata per chi volesse rifare il percorso correttamente, senza le deviazioni, più breve, specialmente nella prima parte. Non fate dunque riferimento al gps almeno fino all’Acropoli.

Il percorso

Dalla piazza del comune di Tarquinia prendiamo Via di porta Tarquinia. Passeremo così davanti alla Chiesa e al Convento di San Francesco (foto). Usciti dagli archi andiamo dritti verso Viterbo e il cimitero, una strada che ci fa passare davanti alla Necropoli. Poco prima del cimitero c’è un acquedotto del 1700 (foto) e sotto di esso una stradina da imboccare. Dopo gli archi la strada svolta naturalmente a destra e si trova ad un bivio. Noi dobbiamo scendere a sinistra.

Alla fine della discesa incontriamo un fosso oltrepassato il quale ci buttiamo nei campi a sinistra, scavalchiamo la bassa staccionata e andiamo a sinistra costeggiando il fosso stesso. Arrivati al fosso più grande (circa 100 metri) andiamo a destra fino a che non troviamo un ponte che lo scavalca, dopo del quale andiamo a sinistra verso il casaletto ben evidente nei prati. Arrivati al casaletto puntiamo con un fuoripista la sommità della collina, e saremo all’Acropoli di tarquinia, luogo di notevole importanza storico-archeologica.

Da questo altopiano puntate la fattoria (foto) ben evidente sulla destra, sempre seguendo il sentiero, che nel frattempo abbiamo ritrovato. Dopo la fattoria prendete la strada sterrata, uscite dall’area pic-nic e all’incrocio con la strada sterrata a T andate a sinistra. Questa strada bianca si butta tra le colline in discesa e arriva ad un bivio con un cartello dell’Università Agraria di Tarquinia. Qui prendete a destra, oltrepassate il fosso con il guado e salite lasciandovi trasportare dalle lievi colline e dal paesaggio mozzafiato che va dal mare a Tarquinia e all’Acropoli appena visitata.

Dopo qualche chilometro arriverete ad un casale (foto) e poi ad una strada che va presa a destra (all’altezza dell’antico mulino a vento, foto). Entrerete così nel bosco. Dopo un cancello verde al bivio girate a sinistra e vi troverete in un grande deposito di legname. Nello spiazzale c’è un bivio. Prendete a destra e poi successivamente a sinistra, costeggiando il bosco (mantenendolo a destra), per molto tempo. Si intravede da qui la valle che porta al mare, in lontananza i Monti della Tolfa, le prime case di Monte Romano.

Si arriva così ad una strada più grande che imbocchiamo a sinistra e dopo nemmeno 400 metri svoltiamo a destra lievemente in salita. Al bivio successivo a Y giriamo a sinistra. Seguiamo così per la strada principale e arriveremo in cima ad un monte da cui è possibile osservare fino al lago di Bolsena e Tuscania, uno scenario molto ampio e spettacolare, reso ancora più incredibile da giornate con buona visibilità. Al bivio dopo andiamo a destra e scendendo così per l’asfaltata verso Monte Romano si apre la vista dall’altra parte, ovvero il mare, Civitavecchia e la valle, di nuovo i Monti della Tolfa.

Questa strada, andando sempre dritti, dopo il cartello di benvenuto, porta alle case del paese, una svolta a destra a piacimento e siete nella piazza del municipio.

Montalto Marina – Tarquinia

Pasolini scrisse per il “Successo” un reportage intitolato “La lunga strada di sabbia”. Il nome è dovuto al fatto che percorse in macchina le coste per comprendere il momento storico (1959) di forte cambiamento, se non stravolgimento, che stava vivendo l’Italia. Nel 1974 girerà poi “La forma della città”, documentario per la televisione in cui si interroga ancora una volta sul mutamento antropologico, ambientale e urbanistico dell’Italia di quegli anni.

Facendo questo splendido percorso che collega Montalto a Tarquinia, che passa sulla spiaggia, attraversa scenari meravigliosi, ma che ha sempre anche uno sguardo alle due centrali (di Montalto e Civitavecchia) e che infine punta dritto verso la forma della città di Tarquinia, passando sotto i lavori della nuova autostrada., Pasolini viene in mente più e più volte… e a lui e alle sue intuizioni che mi hanno cambiato la vita voglio dedicare ogni mio passo di oggi…

Il percorso

Dal lungomare di Montalto Marina andiamo verso sinistra (guardando il mare) finché la strada delle macchine non fa una svolta a sinistra verso l’interno. Dopo circa 200 metri svoltiamo a destra per Via di Pianosa. Costeggiamo l’area dei camper e prendiamo a destra Via dei Giannutri, che costeggia un fosso (foto), fino a quando non troviamo un ponte a destra. Oltrepassatolo ci troviamo su di un sentierino che ci porta a ridosso di una grande pineta (foto). Infiliamoci a sinistra a piacimento, costeggiando il mare poco distante. Cercate dunque il sentiero che vi fa uscire su di uno stradello a T (foto) che va preso a destra fino al mare. Da qui andate a sinistra: siete sul bagnasciuga. Davanti a voi un lungo e bel tratto di litorale che dovrete percorrere per circa 8 km.

Camminate dunque lungo il mare, lasciandovi cullare dal suono delle onde. Arriverete così al ristorante bar Le Murelle (foto). Oltrepassatelo e andate sempre lungo la spiaggia. Giungerete così all’Arrone (foto), un torrente che conviene guadare all’altezza del mare. Toglietevi le scarpe e passate, non dovreste bagnarvi se non fino alle ginocchia, nel peggiore dei casi. C’è poi un secondo e un terzo torrentello da guadare, ma meno impegnativi rispetto all’Arrone. Nel terzo caso potreste aiutarvi con un tronco e creare una passarella (vedi foto). Dopo 300 metri circa da questo terzo torrente troverete un sentiero a sinistra che va preso (foto) e che vi riporterà nell’entroterra. Salutate dunque il mare.

Questo sentiero si trova lì dove ricominciano i pini (e anche il poligono militare) e svolta dopo breve a sinistra e poi a destra attorno a dei campi coltivati. Dopodiché inizierà un bel viale alberato (foto) di eucalipti, sughere e cipressi che vi condurrà al Podere Giulio. Arriverete così alla Litoranea (foto) che va presa a destra per circa un chilometro e mezzo. Proprio in concomitanza con il cartello del sesto chilometro (foto) c’è una strada sterrata sulla sinistra che imbocchiamo e che vi porta alla ferrovia e al vecchio casello (foto). Attenti ai piccolissimi, ma territoriali e combattivi cani che si aggirano in quei poderi.

Oltrepassata la ferrovia (non è pericoloso, c’è molta vista sia a destra che a sinistra) si prende un sentiero parallelo alla ferrovia stessa sulla destra (chiamata la Strada del Pidocchio). La strada dopo qualche chilometro incomincia ad allontanarsi dalla ferrovia e punta dritta verso la sagoma di Tarquinia che si intravede all’orizzonte, sul colle, con le sue alte e numerose torri.

Dopo molto cammino senza alcuna incertezza sulla strada da prendere troviamo un bivio che va preso a destra, proseguendo praticamente nella stessa direzione. Arriverete al sottopasso dell’Aurelia (foto). Dopo di esso andiamo per la salitella a sinistra che poi però piega naturalmente a destra verso il paese.

Dunque arrivate alla strada asfaltata che va presa a sinistra e poi a destra oltrepassando il Marta col ponte asfaltato. Alla seconda a sinistra e salirete verso il paese (strada del Ponte Marta). Seguiamo per la strada principale, svoltiamo sotto la torre a sinistra e poi a destra per l’ultima salita. Dopo l’arco e la porta giungerete così alla splendida chiesa di Santa Maria in Castello (foto). Lasciatevi guidare dalle strade e dai vicoli, siete nel centro di Tarquinia.

Montalto di Castro – Montalto Marina

Quando ho visto il mare ho avuto un sussulto e solo in quel momento ho capito davvero l’entità del mio cammino fino ad adesso… Serve un orizzonte che sfugge, un limite senza limite, per comprendere ciò che è.

Il percorso

Dalla piazza del Municipio di Montalto di Castro scendiamo e passiamo sotto l’arco del paese. Siamo così ad una prima rotatoria, dalla quale prendiamo la strada che porta alla fontana (e ad una seconda rotatoria). Qui ci dirigiamo verso le Poste (via adriatico), oltrepassate le quali passiamo sotto un cavalcavia e subito imbocchiamo a destra la pista ciclabile (foto) che si allontana tra campi dal centro abitato.

Passiamo così sotto un fungo di cemento (foto) e arrivati alla stazione elettrica e alla ferrovia costeggiamo quest’ultima a sinistra fino al sottopasso (foto). Oltre il sottopasso facciamo pochi metri e troviamo una svolta a sinistra (sempre strada di asfalto) che ci conduce alle prime villette di Montalto Marina. A Via Litoranea giriamo a sinistra e poi la prima a destra, sotto il ripetitore. Siamo dunque su Via delle Spugne. La percorriamo fino al ristorante Le Vele. Qui giriamo a sinistra fino alla pineta. Ci inoltriamo e troviamo un sentierino (di cui siamo sempre ghiotti), che va preso a destra.

Troviamo così una stradina asfaltata che imboccata a sinistra vi porterà prima ad una cappelletta semi-abbandonata e poi, finalmente, al mare…

Canino – Montalto di Castro

Il percorso Bonaparte

Il percorso che va da Canino a Montalto di Castro potrebbe essere intitolato “La via di Bonaparte” perché come sappiamo Luciano visse molti anni a Canino, fu principe di Musignano e si adoperò per gli scavi archeologici di Vulci, tutti luoghi toccati dal cammino descritto di seguito. Ma si può definire Bonaparte anche perché esso è percorribile davvero in “buona parte”, mentre per un’altra metà assolutamente no, proprio come nella famosa barzelletta sui francesi…

Il tracciato infatti presenta vari spezzoni che nel nostro sopralluogo non è stato possibile collegare adeguatamente tra loro. In attesa di un aiuto istituzionale quindi consigliamo di fare solo i seguenti percorsi: Attorno a Canino e Da Musignano a Vulci. Ciononostante vi descriveremo anche i raccordi tra queste parti da noi effettuati.

Attorno a Canino

Dal Municipio di Canino prendiamo una strada che scende (Via Ischia) seguendo le indicazioni per Castellardo. Arrivati in fondo c’è un bivio che prendiamo a sinistra, passando accanto all’Officina delle Arti. Stiamo praticamente costeggiando un affluente del Timone. Arrivati al cementificio (foto) giriamo a destra su di un ponte e possiamo osservare a sinistra un rudere di archeologia industriale (un’ipotetica ferriera, vedi foto). Facciamo nemmeno 200 metri e all’altezza di un tornante imbocchiamo a sinistra e poi dopo breve ancora a sinistra. Il sentiero pianeggiante, ben evidente, arriva nei pressi di un antico mulino e di una gora, allontanandosi dalle strade asfaltate e rumorose. Giungeremo così ad un lago artificiale con una diga (foto), dove è possibile osservare numerosi uccelli, come gli aironi.

Il raccordo per Musignano (sconsigliato a causa del traffico automobilistico)

A questo punto dobbiamo tornare al cementificio e prendere a destra dopo il ponte, in quanto iniziano i territori dei Torlonia, privati, sorvegliati e dunque inaccessibili, purtroppo. Questa strada ci porterà alla statale che va imboccata a destra fino a Musignano.

Da Musignano a Vulci

All’altezza del Castello di Musignano prendiamo a destra e scendiamo attorno alla rupe. Oltrepassiamo un ponticello e prendiamo la prima a sinistra, lungo un viale di cipressi. Troviamo così un secondo ponticello superato il quale c’è un bivio a cui dobbiamo girare a sinistra. Dopodiché si arriva alla strada asfaltata che va presa a destra (provinciale). Questa lunga strada va abbandonata all’altezza di un ponticello, dopo un edificio in rovina, andando a sinistra, sempre su strada asfaltata ma piacevole e poco trafficata. Questa lunga e dritta strada (foto) scollina e ci lascia vedere in lontananza la Centrale di Montalto e il mare. Noi dobbiamo andare sempre avanti fino alla provinciale (alcuni chilometri), dopodiché proseguire ancora dritti per la strada sterrata che prosegue. Ancora qualche chilometro e arriveremo ad un incrocio con dei cartelli informativi per i turisti. Siamo infatti nei pressi dell’area archeologica di Vulci. Noi dobbiamo andare a destra per Museo Etrusco – Ponte della Badia (foto). Ci riallacceremo così alla provinciale e facendone solo qualche centinaio di metri a sinistra saremo in uno dei posti più belli e suggestivi dell’intera Tuscia, il Castello di Vulci, con le gole sul Fiora e il ponte a schiena d’asino (foto).

Il Castello di Vulci, situato nel territorio di Canino, venne edificato a ridosso di un ponte, ponte dell’arcobaleno, costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche, per attraversare una gola dove passa il Fiume Fiora, che oggi divide i territori di Canino e Montalto di Castro.

Il castello venne edificato nel XII sec. dai monaci cistercensi, su quella che nel IX sec. era un’abbazia dedicata a San Mamiliano, distrutta dalle incursioni dei saraceni. Il castello divenne dal XIII sec. un importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini e fu per mezzo secolo gestito in collaborazione con i cavalieri del Tempio, i cosiddetti Templari.

Nel XVI sec. passò nelle proprietà di Alessandro Farnese, Papa Paolo III, che vi operò alcuni restauri. Successivamente fu utilizzata quale dogana dello Stato Pontificio, perché il castello era situato ai confini con il Granducato di Toscana. Passò poi ai Bonaparte, nel1859 ai Torlonia e infine fu acquistato dallo Stato Italiano” (da wikipedia).

Da Vulci a Montalto di Castro(altamente sconsigliato a causa del traffico automobilistico)

Detto in parole povere: è davvero uno scandalo che non esista un percorso a piedi (o per ciclisti) che colleghi l’area archeologica di Vulci (e il Castello) al centro abitato di Montalto di Castro, senza passare per le strade pericolose della statale e della provinciale. Come vedete dal tracciato gpx infatti l’unica strada fattibile è quella che ritorna indietro, al bivio con i cartelli turistici prosegue in avanti, arriva alla vecchia cartiera (foto), passa per la rotatoria, torna qualche centinaio di metri verso Tuscania e prende una strada secondaria per il Casalino dei Francesi che comunque ci riporta sulla statale. Da qui si svolta a sinistra e al cimitero si prende la strada parallela per pedoni fino al centro di Montalto. E’ una strada lunga, stretta e molto pericolosa. Le macchine sfrecciano e non si curano di chi va a piedi, quindi la sconsigliamo altamente, in attesa che i comuni di riferimento facciano qualcosa per chi vuole andare a piedi senza essere investito. Sarebbe un percorso stupendo, che passerebbe accanto alla già citata cartiera con la sua grotta e all’acquedotto settecentesco (foto), dove oggi è possibile incontrare carcasse di automobili abbandonate e discariche a cielo aperto (foto). Un vero peccato…

Ringrazio di cuore Marco Scataglini per aver condiviso con me quest’avventura di 31 km…

Tessennano – Canino

Il tracciato che va da Tessennano a Canino passa in parte sull’antica Via Clodia, usata dai romani, i quali ricalcarono probabilmente un preesistente percorso etrusco. La Via Clodia univa Roma a Saturnia e aveva caratteristiche molto differenti da quelle dell’Aurelia o della Cassia, usate prevalentemente per motivi militari. Viene infatti definita una strada a breve raggio, perché percorsa dai mercanti per i loro traffici locali. Quando l’attraverserete dunque ricordatevi che il vostro cammino ha antichi compagni di viaggio…

Il percorso

Usciti dalla porta principale di Tessennano giriamo a sinistra e poi a destra in prossimità dei bagni pubblici. La strada in breve diventa di terra e scende tra rimesse per gli attrezzi, piccoli orti e pollai. Dopo la prima curva potreste trovare un cancelletto di fil di ferro e legno chiuso, ma potete aprirlo perché è solo per gli animali e quindi proseguire per il sentiero erboso. Arrivati in prossimità di un ruscello lo guadiamo a lo risaliamo a destra per un breve tratto. Siete dunque nei pressi di una grotta (foto) e di una seconda più avanti (foto), dopodiché troverete una tagliata nel tufo. Poco più avanti c’è un incrocio di sentieri (foto): a sinistra la deviazione scende per dei colombai e la vista si apre su Tessennano; dritto prosegue in salita; a destra è la nostra strada che sale e dopo un brevissimo tratto arriva su di un piano all’altezza di una villa e di una strada sterrata che va imboccata a sinistra. Dopo circa 300 metri dalla villa c’è un sentiero evidente sulla sinistra che non va preso perché il nostro sentiero è poco più avanti (circa 20 metri), prima che la strada ridiventi sterrata. Nei pressi di un uliveto abbandonato, costeggiandolo, troverete la bellissima Tomba di Bizza (foto), che attraversa, bucandola, tutta la collina. Avendo le spalle a questa tomba il nostro sentiero scende dritto verso la strada provinciale fino a raggiungerla all’altezza del depuratore. Per uscire sulla strada dovrete aprire un cancello e poi prendere a sinistra per qualche metro. Dopo il ponte asfaltato infatti troverete una sterrata a sinistra che vi porta alla Fonte Nuova (foto), usata tutt’oggi dai contadini, dopodiché imboccando in salita ci troviamo alla Chiesa di San Liberato (foto). Più avanti c’è una discesa che riporta alla provinciale ma prendendo la sterrata subito a sinistra (verso la cava di pietra pomice) ci dirigiamo fuori da Tessennano. Questo giro infatti, fino ad ora, è stato attorno alla rupe del paese, utile per gli appassionati di archeologia. Volendo però si può iniziare il percorso per Canino anche tagliandolo, certo perdendosi numerose bellezze storiche della zona…

Questa strada bianca, dopo circa 700 metri, scollina e si trova davanti ad un bivio che va preso a destra, nel bosco. Dopo essere passati per una discarica abusiva arriverete ad un secondo bivio: dobbiamo andare a sinistra e scendere verso il fosso, guadarlo e dunque risalire, dopodiché al bivio ancora successivo andare a destra in salita.
Giunti alla strada sterrata in piano, che incrociamo a T, andiamo a sinistra e iniziamo un semplice e lungo tratto di cammino. In lontananza la centrale di Montalto di Castro e dopo un po’ anche le case di Canino. All’incrocio ben evidente (foto), dove davanti abbiamo una casa di cemento e a destra una di legno, giriamo a destra costeggiando l’uliveto. Al bivio successivo andiamo avanti perdendo per qualche decina di metri il sentiero ma ritrovandolo poi successivamente quando esso s’inoltra, scendendo, nel fosso e nel bosco. Dobbiamo così guadare ancora una volta un ruscello e risalire: siamo sull’antica Via Clodia, che univa Roma a Saturnia. Sempre dritti e arriviamo ad un ponticello di tufo dopo del quale inizia una splendida tagliata (foto), antica come le civiltà italiche. Uscendo da essa troviamo un fontanile e la strada asfaltata che in qualche centinaio di metri a destra ci porta nel centro di Canino.

Arlena di Castro – Tessennano

Un lungo viaggio che non va lontano: questo è il Giro della Tuscia. Circa 600 km di percorsi che si trovano sotto casa e sempre nelle stesse vicinanze. Così mi ritrovo a percorrere le strade di campagna con vecchi amici e nuovi compagni di viaggio, che possono raggiungermi in una o più tratte e che conferiscono al mio andare una strana atmosfera di “nuova” familiarità, se così possiamo dire. C’è qualcosa che conosco e qualcosa che scopro, qualcosa di nuovo e qualcosa di estremamente amico. Thoreau scriveva: “Una prospettiva assolutamente nuova rappresenta una grande felicità, che può venir colta in qualsiasi pomeriggio. Due o tre ore di cammino mi possono condurre nel luogo più straordinario che mi sia mai accaduto di ammirare. Una fattoria isolata, mai vista prima, può avere lo stesso fascino dei domini del re del Dahomey”.

Il percorso

Da piazza della Repubblica di Arlena di Castro andiamo verso il municipio e arrivati a Via Umberto I giriamo a destra, arriviamo ad una piazzetta, scendiamo le scale a sinistra e passiamo davanti al bar del paese. Andando dritti raggiungiamo il campo sportivo, dove imbocchiamo Strada del Piano, la quale va percorsa uscendo dal paese per un buon tratto. Sulla destra, dopo circa un chilometro, troviamo una strada asfaltata che scende (vedi foto) e svolta a sinistra, costeggiata da un muretto ricoperto d’edera. Supererete così un ponticello e vi inoltrerete nella campagna.

Arrivati alla strada più grande (asfaltata) giriamo a sinistra e percorriamo circa 500 metri, dopodiché all’altezza di una quercia e di un uliveto andiamo a destra (la prima a destra da quando siamo entrati sulla strada più ampia) e ci troviamo su di una strada sterrata. Dopo breve troviamo un fosso e un ponticello. C’è una strada a sinistra che costeggia il fosso e che non va presa. Arrivati al bivio successivo, molto evidente, andiamo a sinistra, allontanandoci dalla meta, ma solo per fare strade meno trafficate e più belle. Questa lunga e dritta strada infatti ci avvicina al mare e ci fa intravedere la centrale di Montalto in lontananza. Noncuranti delle strade laterali arriveremo ad un bivio a T, che va preso a destra, tra campi e corvi che ricordano i famosi quadri di Van Gogh.

Proseguiamo dritti fino ad un incrocio ben evidente perché si trova esattamente sotto ad un traliccio dell’alta tensione (e di un secondo palo dell’elettricità). Qui dobbiamo girare a destra ed immetterci su di una lunga strada che conduce a Tessennano, che passa accanto ad una cava di pietra pomice, entra in un bosco e, mantenendosi sulla sinistra, scollina e giunge ad un ponticello, oltre il quale incrociamo la strada delle macchine. In concomitanza c’è una strada che prosegue e che sale, vicino ad una croce di ferro. Salendo troverete un antico fontanile e con delle scalette laterali sarete alla porta del paese (foto).

Tuscania – Arlena di Castro

Camminando la vita si semplifica: ci sono pochi oggetti nello zaino e i pensieri si riducono a come prendersi cura di loro. E a come questi oggetti possono aiutarci a prenderci cura di noi. Alzando lo sguardo trovi pochi elementi da osservare, tra l’orizzonte e il tuo proprio passo: gli alberi, il prato, una cornacchia nel vento. Puoi riflettere su ognuno di questi elementi per un centinaio di metri e poi lasciarlo andar via, oppure puoi portartelo appresso per molti chilometri.

Percorrere la propria strada camminando è come scrivere su di un foglio di terra una prosa semplice e primitiva, composta di frasi brevi e asciutte.

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Tuscania andiamo verso la porta nord del paese che affaccia su Piazza Trieste e girando a destra costeggiamo le mura dell’antica Toscanella. Imbocchiamo dunque sulla sinistra la Strada Piansanese e dopo un chilometro circa ancora a sinistra per Strada Guadigliolo. Lentamente il paese con le sue case e ville finisce e la strada asfaltata diventa comunque più piacevole. Superiamo un ponticello e ci troviamo all’altezza di una fattoria con una strada sulla destra (foto) che va presa in salita. Ci troviamo così ad un bivio a Y che va preso a sinistra. C’è poi una ulteriore deviazione sulla sinistra che non va presa. Il nostro sentiero incomincia a inoltrarsi in un bel bosco, di proprietà comunale. Arriviamo ad incrociare una strada che proviene da sinistra e prosegue dritta, dopodiché c’è una villa, che va superata sempre percorrendo il sentiero, finché c’è un trivio. Noi imbocchiamo al centro e, dopo qualche metro, potremmo trovare una catenella, che comunque è solo per le macchine. All’incrocio di strade successivo noi andiamo avanti fino ad arrivare alla provinciale, ma poco prima di essa svoltiamo a destra per una strada sterrata parallela, che quindi ci fa camminare in tutta sicurezza. Allo spiazzo successivo invece dobbiamo per forza prendere la provinciale a destra, percorrere circa 200 metri e poi svoltare a destra lì dove è indicata la base scout Madonna del Cerro. Troveremo infatti più avanti la chiesa Madonna del Cerro (foto) e dopo di essa un bellissimo abbeveratoio per animali.

Quando la nostra strada arriva di nuovo alla provinciale dobbiamo fare un fuoripista dall’altra parte dell’asfalto. Ci troviamo tra due case: imbocchiamo nei campi per poche decine di metri e, guadato il piccolo fosso, saliamo a destra lungo la recinzione. Una breve salita e siamo in un campo: a destra La Banditella, splendido luogo dove arte, natura e filosofia si uniscono col paesaggio e l’orizzonte.

Attraversiamo così il campo fino ad incrociare la strada sterrata che va presa a destra (fino al cancello della Banditella). Dopodiché all’incrocio a T andiamo a sinistra: altri 200 metri e possiamo tranquillamente inoltrarci in un secondo fuoripista, tra gli ulivi (controllare gpx), per poche centinaia di metri, in direzione nord. Questi brevi fuoripista sono necessari perché tutte le strade di Arlena sono parallele e ce ne sono pochissime che le uniscono in maniera trasversale. Trovata dunque la strada sterrata giriamo a sinistra, sempre tra ulivi e boschi. All’altezza di un casolare con un guado (foto) la strada prosegue e dopo una parete di argilla che la costeggia incrocia a T una strada bianca più ampia. Potremmo anche svoltare a destra e raggiungere la provinciale: in poco saremmo ad Arlena. Ma andando a sinistra si gode di una bella quanto dolce passeggiata che, pur allungando, è consigliabile per chi non ha voglia di fare altre strade con le macchine.

Andiamo così sempre dritti verso il mare per alcuni chilometri, dopodiché la strada andrà giù in un fosso, lo supererà con un ponticello e si troverà davanti ad un bivio, che va preso a destra in salita. Andiamo avanti per alcuni chilometri (siamo sulla parallela della strada di prima) e giungeremo ad Arlena di Castro.

Marta – Tuscania

Panta rei” diceva il greco Eraclito, “Tutto scorre”: il divenire e il cambiamento. Eppure per comprendere questa eterna verità c’è un modo ancora più efficace che citarla in un discorso, come si fa sempre. Questo modo è camminare, per ore, lungo le rive di un fiume e non abbandonarle mai, perché il sentiero le costeggia con fedeltà quasi non volesse tradirle.

Passeggiare con il fiume dunque, scorrere lungo il paesaggio insieme alla sua acqua, andare nella sua stessa direzione. Il Marta allora, col suo nome amico, diventa un compagno di viaggio, con cui discorrere di tutto e di niente. Con cui appurare, come se non lo sapessimo, che nulla è stabile e che oltre noi c’è sempre un mare in cui perdersi per sempre.

Il percorso

Da Piazza Umberto I di Marta andiamo verso il lago e giriamo a destra costeggiandolo (Giardini Pubblici Geniere Damiano Previtali). Arriveremo così ad incontrare il fiume Marta (a questa altezza alcune chiuse del fiume ci ricordano insieme a Dante un aneddoto del luogo, Foto) e lo seguiremo sulla riva destra. Esso sarà il nostro compagno di viaggio fino a Tuscania, destinazione finale.

Dopo breve attraverseremo la strada delle automobili e vedremo che da qui parte un sentiero sterrato. Si giunge così al Giardino della Cannara (foto) e dopo breve si incontra la strada provinciale martana che va presa a sinistra per circa 500 metri, dopodiché, all’altezza di un casaletto abbandonato (foto) e di un cancello che introduce ad una bella villa sopra la collina, giriamo a destra (cartello agriturismo I Pontoni) e poi subito la prima a sinistra su sterrato.

Nei pressi della cartiera (foto) il Marta si inforra e scorre più veloce, producendo rapide suggestive. Arrivati all’azienda agricola (foto) la nostra strada svolta a destra in salita e scollina, finché si giunge ad un piazzaletto con un pannello informativo dove è piacevole sostare e che presenta, dopo qualche metro, un ponticello sulla sinistra, che non dobbiamo attraversare.

La strada, più avanti, si biforca e noi giriamo a sinistra, sempre lungo il fiume Marta. Dopo un buon tratto ci allontaneremo un poco dalle rive e vedremo, da un colle, un ampio paesaggio: a sinistra la caldera del Lago di Vico, Viterbo, San Martino al Cimino e poi i Monti della Tolfa. La nostra strada è bella e lunga, attraverso pascoli e colline lievi. Quando giungiamo di nuovo alla martana (strada delle macchine) la prendiamo a destra per pochissimi metri e poi giriamo a sinistra per l’Agriturismo il Castellaccio.

Dopo questo agriturismo ci sono, a sinistra, le cascate di Salumbrona. Consiglio di chiedere ai proprietari di lasciarvele vedere (ci sono i cani ed è altrimenti pericoloso) perché sono un vero spettacolo (foto).

Andando sempre dritti trovate un cancello (che dovrebbe essere sempre aperto) e che va oltrepassato, per poi girare a destra all’altezza di una struttura della centrale idroelettrica (foto). Proseguendo per il facile ed evidente sentiero giungerete a Pian di Mola, area archeologica etrusca e sulla collina adiacente è possibile intravedere la Tomba del Dado (foto).

Superato il ponticello asfaltato sul torrente Maschiolo potrete visitare, con una deviazione a sinistra (e dopo il ponte ancora a sinistra) l’area archeologica delle Scalette. Andando invece a destra, attraverso una strada secondaria, si giunge nell’abitato di Tuscania e ad accogliervi l’antica via Clodia (foto).

Capodimonte – Marta

Il percorso

Da Piazza della Rocca a Capodimonte scendiamo lungo la strada che fa da belvedere e già intravediamo la nostra meta, vicina e facile da raggiungere. Non sarà possibile fare il percorso lungo le rive del lago, il che sarebbe sicuramente più suggestivo, perché a seconda delle stagioni le acque sono più o meno alte e coprono il passaggio.

Giunti a Piazza Umberto I prendiamo Via Biagio Cesetti (medico di Capodimonte) che ci porterà all’interno di alcuni vicoli del paese, dove è bello perdersi, per poi scendere con un arco a Via Roma, che va inforcata a sinistra. All’altezza di una curva imbocchiamo Via di Santa Maria e dopo non molto, davanti a noi, la strada rossa (foto) che dobbiamo prendere, superato il guardrail e la strada delle automobili.

Dopo aver percorso circa un chilometro svoltiamo la prima a sinistra che ci condurrà di nuovo alla strada delle macchine. Questa va presa a destra per poco e va lasciata là dove il cartello indica Marta 1 Km (a sinistra). Dopo nemmeno 300 metri vi trovate una bella chiesetta a sinistra (foto) e qui la strada si sdoppia. Prendiamo quella a sinistra meno trafficata e giungiamo così lungo il lago e le prima case di Marta, che troveremo andando semplicemente avanti.

Piansano – Capodimonte

Di nuovo dall’entroterra al lago per vie nuove e allo stesso tempo antiche. Un attraversamento a zigzag che evita il più possibile di passare per le strade trafficate delle automobili.

Il percorso

Da Piazza dell’Indipendenza (dove c’è il Municipio di Piansano) prendiamo Via degli orti e poi la prima a destra. Nemmeno venti metri e svoltiamo a sinistra per uno stradello che scende lungo il fosso. Subito dopo il guado troviamo a sinistra il Sentiero della Salute, che imbocchiamo. Arrivati ad un bivio facciamo una breve deviazione a sinistra che ci porta alla Fonte del Muretto (foto). Tornati indietro prendiamo l’altra strada e proseguiamo sempre per il Sentiero della Salute passando in una tagliata e accanto ad una nicchia per una Madonnina. All’altezza di un piano c’è una deviazione sulla destra ma noi dobbiamo proseguire avanti.

Arriviamo dunque in superficie e dobbiamo girare a sinistra al bivio a T: a destra osserviamo le pale eoliche e a sinistra i pascoli. Giunti alla strada asfaltata svoltiamo a sinistra fino alla villa con il numero civico 15, dopo della quale svoltiamo a destra per la strada sterrata e poi subito a destra, per una strada che ci porta prima verso e poi attraverso il Parco Eolico. Quando questa strada scollina e gira a destra vi si aprirà uno scenario ampio con Montefiascone sulla sinistra.

Arriviamo così ad un evidente bivio che a sinistra porta ad una pala eolica, di conseguenza noi dobbiamo andare dritti.

Alla strada asfaltata giriamo a destra per circa 300 metri e poi a sinistra per una sterrata all’altezza di un incrocio per le macchine (Strada Provinciale Poggio Marano, foto). Lungo questa direzione troviamo delle deviazioni a sinistra che non vanno prese, fino ad arrivare ad un fosso (confine di comune con Capodimonte). Dopo di esso, al primo bivio, andiamo dritti e al secondo prendiamo a sinistra. Dopo un bel pezzo di cammino troviamo un bivio a Y che va imboccato a destra: vediamo il lago e la rocca di Capodimonte davanti a noi. Dopo un centinaio di metri incrociamo una strada che dobbiamo seguire a destra e dopo un’azienda agricola c’è un ulteriore bivio che va preso sempre a destra. In mezzo alla campagna c’è un terzo bivio che va preso ancora a destra mentre il quarto a sinistra. Siamo quasi giunti a destinazione e infatti arriviamo sulla provinciale. Davanti a noi, attraversando l’asfalto, un’apertura nel guardrail che vi permetterà di entrare nelle strade del centro abitato di Capodimonte. Andando dritti si arriva facilmente alla Rocca.

Cellere – Piansano

Ho provato a camminare senza pregiudizi: il paesaggio non si osserva solo con gli occhi del tempo che fu, sperando che non muti e sia immobile come in una cartolina. Ho provato a capire il mio tempo attraverso queste lancette giganti che si muovono costanti e immense nel cielo, che si voltano portentose a seconda della direzione del vento, così come i girasoli fanno con il disco rosso che s’inabissa là nel Tirreno, visibile all’orizzonte. Ho provato a farmi sedurre da questi bianchi alieni che producono energia e ho provato anche ad arrabbiarmi con loro come fossi un novello Hidalgo. Le ho provate tutte… e alla fine mi sono accorto di essere giunto a destinazione dei miei stessi pensieri al vento.

Il percorso

Da Piazza Umberto I prendiamo Via Napoli per uscire da Cellere, direzione Museo del Brigantaggio. A circa 400 metri dalla piazza giriamo, poco prima del Museo e di un tornante che gira a destra, per una via a sinistra, che si chiama appunto Strada di Piansano. Questa via, asfaltata ma poco frequentata, vi porta fuori dal centro abitato e dopo breve sulla destra incontriamo una bella fonte con un getto d’acqua gagliardo e fresco. Appena scolliniamo incominciamo a vedere le pale eoliche di Piansano, un paesaggio che caratterizza fortemente la zona e sulla destra, se la giornata è limpida, il mar Tirreno.

Arrivati alla strada delle automobili la attraversiamo e subito proseguiamo per un sentiero che prosegue e che è segnato come il Sentiero Vulci-Calcata.

Dopo un lungo tratto percorso tra lievi colline e i mulini a vento che vorticano imponenti (le pale sono alte più di 100 metri e se ne possono osservare almeno una quindicina) la strada scende verso l’asfaltata per Tessennano che, quando la incrociamo, va presa a sinistra. Un’altra bella discesa, un attraversamento stradale e siamo sotto il borgo di Piansano.

Ischia di Castro – Cellere

A volte camminare vuol dire fare un esercizio di umiltà. Significa rinunciare a fare l’eroe e mettersi sulla strada più semplice. Oggi era brutto tempo, ero molto stanco delle giornate passate, non avevo cartografia adeguata, neanche quella on-line di openstreetmap era soddisfacente e, infine, le persone del luogo non erano poi troppo certe della praticabilità delle strade di campagna che avevo intenzione di fare. Dunque ho deciso di fare una strada alternativa rispetto ai programmi, buona e corta, che forse non è la più bella tra Ischia e Cellere, ma che comunque dà ottime sensazioni e ti porta sicuramente a destinazione.

Il percorso

Usciti da Ischia di Castro per la strada che passa accanto all’ex mattatoio facciamo un tornante a destra e troviamo una chiesetta (foto) all’altezza di un bivio. Qui giriamo a sinistra per una strada asfaltata e andiamo sempre dritti fino a raggiungere la strada delle automobili, la provinciale che collega Ischia a Cellere (con una statua di Sant’Antonio che ci protegge, foto). Svoltiamo a destra e percorriamo questa strada per circa 3 km fino a superare un ponte alla fine di una discesa. Subito dopo la strada ricomincia a salire e all’altezza di un capannone giallo (foto) svoltiamo a sinistra e ci inoltriamo in un saliscendi che ci condurrà fino a Cellere. Infatti questa strada, sempre andando avanti, porta ad un ponte (accanto ne troviamo un altro più antico) e a un bivio che va imboccato a sinistra. Siamo quasi giunti a Cellere che compare con le sue case sulla rupe, ma prima di raggiungerle svoltiamo a destra per la Chiesa della Madonna delle Grazie, presso cui c’è un altro ponte molto bello (foto). Dopo la breve visita alla chiesa torniamo sulla strada asfaltata e andando a destra visitiamo la splendida Chiesa di Sant’Egidio realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1515. Siamo praticamente accanto al centro storico.

Farnese – Ischia di Castro

24 km di percorso al fine di visitare uno dei posti più incredibili della Tuscia: l’Antica Città di Castro, possedimento dei Farnese, capitale del Ducato di Castro, rasa al suolo nel 1649 per giochi di potere e antiche rivalità tra le famiglie aristocratiche del 500-600.

Il percorso

Dalla piazza principale, subito dopo i caratteristici archi di Farnese, c’è una piazza ed un parco, alla fine dei quali a destra scende una strada che va sotto la rupe del paese. Percorrendola si giunge in breve ad una chiesa (di Sant’Anna, foto), che sta in concomitanza con un bivio. Noi dobbiamo andare a destra per una bella strada che diventa tagliata nel tufo dopo breve. Alla fine troveremo un bivio che va preso a sinistra e che diventa una trada panoramica. Questa ci porta alla provinciale che va presa a destra solo per qualche centinaio di metri.

Giriamo dunque a sinistra lì dove campeggia la scritta “Azienda Agricola Fratelli Pira” (foto) e poi dopo nemmeno duecento metri imbocchiamo la strada a destra che si mantiene in piano rispetto all’altra che sale a sinistra. Arriviamo così ad un bivio dove a sinistra c’è una centralina dell’Enel. Noi andiamo a destra, sempre verso l’azienda dei fratelli Pira, che raggiungeremo dopo qualche chilometro. Questo caseificio è uno dei più premiati e rinomati di tutto il Lazio e consigliamo vivamente di fare una scappata dentro ad assaggiare i prodotti locali, per rifocillarsi, o prima o dopo della visita all’antica città di Castro, che si trova imboccando la strada a destra in prossimità dell’azienda.

Andando a destra dunque si scende verso un fosso, lo si guada agilmente e si arriva ai pannelli informativi dell’Antica Città di Castro, che merita una visita approfondita (almeno un’ora), per la sua bellezza e per la sua incredibile storia. Si passa infatti attraverso una splendida tagliata (foto) con un’iscrizione (foto), per poi arrivare all’Olpeta, oltrepassarlo e giungere attraverso un sentiero di costa sopra alla rupe, dove si possono trovare resti di antiche chiese, un duomo, la piazza principale della città dei Farnese e addirittura una zecca. Un luogo magico e spettacolare, che fu distrutto a causa di giochi di potere seicenteschi tra le famiglie romane.

L’Angeli fornisce una breve descrizione di Castro:“Situata su un’altura a forma di lira, circondata da rupi scoscese, da una valle profonda e da vigneti dove gli abitanti si recano per procurare canne. Tutto intorno pascolano le greggi. […] Il centro di Castro è rappresentato da Piazza Maggiore. Castro prima del saccheggio era una città ricca, munita di più di sette centurie di soldati ed era la più forte tra le città del patrimonio di san Pietro” (da wikipedia).

Tornati all’azienda dei fratelli Pira proseguiamo dritti per il Sentiero dei Briganti e non a sinistra da dove provenivamo all’andata, in modo da esplorare il territorio meglio e più ampiamente. Dopo circa 400 metri, all’altezza di un pannello informativo del sentiero dei briganti giriamo a sinistra. Proseguiamo sempre dritti fino ad un bivio evidente a sinistra che imbocchiamo per circa 100 metri al fine di visitare Valle Rosa (foto), un SIC molto importante dove poter osservare orchidee spontanee. Quindi ritorniamo sui nostri passi e al bivio giriamo a sinistra. Andremo così sempre dritti non curanti delle deviazioni sulla sinistra e così giungeremo alla strada asfaltata, dove c’è anche una madonnina. Svoltiamo a sinistra e andando sempre dritti (dopo un’edicola e un crocifisso) ci troveremo, dopo un tornante, nel centro abitato di Ischia di Castro.

Valentano – Farnese

Tra Valentano e Farnese ci sarebbe una strada corta, quella delle automobili. In pochi chilometri è tutto bell’e fatto. Ma la giornata è buona e la luce stupenda, così io e le mie compagne di viaggio non ci pensiamo due minuti a cambiare programma e ad inoltrarci in questa parte di Tuscia, meravigliosa e poco conosciuta, che in 21 km passa da una realtà paesistica all’altra, scavalla in Toscana, ci fa intravedere Pitigliano e poi torna in posti altrettanto incantevoli. La strada migliore quasi mai è la più breve…

Il percorso

Dalla piazza principale di Valentano andiamo in discesa e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada bianca che risale e che supera l’Olpeta. La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra.

Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui bisogna girare a sinistra, verso l’Agriturismo Il Capannaccio di Sopra, superato il quale troveremo un abbeveratoio (foto).

Giunti in prossimità di un bivio a T, davanti al quale campeggia un cancello e una proprietà privata (Località Il Voltone), noi giriamo a sinistra e dopo nemmeno 500 metri ancora a sinistra verso valle. Lentamente ci avviciniamo ai confini della Selva del Lamone, che lambiremo per un buon tratto, ma di cui possiamo sentire la selvatichezza del bosco giungere da lontano.

Proseguiamo sempre dritti finché, alla fine di una discesa, non ci troviamo un pannello informativo (poco prima di un ponte) e a destra inizia una strada con una fontana (foto). Prendete questa strada e dopo qualche metro in salita troverete un’edicola di pietra (foto) e un capanno dei cacciatori. La strada prosegue in una piccola tagliata e poi si avvicina ad un ruscello, che troviamo alla nostra sinistra e che va oltrepassato con un bel ponte (foto). A destra la strada ci condurrebbe ad una Chiesa, che vale la pena visitare.

Dopo il ponte inizia un sentiero che assomiglia ad un letto di un ruscello e che va percorso tutto in salita per un buon tratto, godendo della bellezza e dell’amenità del luogo, simile ad una tagliata ma con la suggestione di un ruscello in secca.

Questo sentiero vi conduce ad un bivio a T che va preso a destra per farci uscire in superficie verso Farnese. La strada infatti ridiventa asfaltata e dopo che se n’è aggiunta una che proviene da destra arriveremo proprio alle case nuove del paese. Ancora dritti e siamo nel centro storico.

Latera – Valentano

A volte ci lasciamo condurre semplicemente dalla geografia del luogo. Sappiamo che dobbiamo andare verso il ciuffo di pini sul monte, o verso il chiarore del lago, o verso la sagoma del paese. Le strade allora non sono più le protagoniste, ma un mezzo dal quale distogliamo lo sguardo per far volare la mente da un luogo ad un altro, senza fatica, amando il paesaggio come mai, perché è lui che ci conduce alla meta.

 

Il percorso

Dalla piazza principale di Latera scendiamo verso valle al Museo della Terra e qui prendiamo una strada a destra che costeggia quella asfaltata delle macchine e che passa accanto ad alcune chiese, tra cui San Rocco. Dopodiché prendiamo una strada a destra in salita verso la Chiesa della Madonna delle Cave. Dopo la chiesa la strada prosegue incrociandone un’altra che proviene da sinistra. Noi andiamo dritti e giungiamo così ad un ponte asfaltato, poco prima del quale c’è un ponte etrusco, chiamato Ponte di Quercerota (foto). Qui c’è anche un bivio che va preso a destra. Camminando trovate dunque una strada a destra che non va imboccata . Noi dobbiamo proseguire dritti per il Sentiero dei Briganti, verso una collina con dei pini marittimi sulla sommità molto evidenti (Monte Calveglio). Sempre dritti anche alla deviazione successiva. Al bivio successivo giriamo a destra (anche a sinistra può andare bene ed è anzi più corta). Quando la strada diventa costeggiata da una siepe c’è una strada agricola a sinistra che dobbiamo inforcare e costeggiare così le coltivazioni, avendo sempre come riferimento il Monte Calveglio e i suoi caratteristici pini. Sulla sinistra ad un tratto si aprirà il chiarore delle acque del Lago di Mezzano, nostra tappa intermedia. Arrivati alla strada sterrata e ad un bivio a T (il monte Calveglio è a destra vicino), noi giriamo a sinistra e quando giungiamo ad un bivio con una grande quercia andiamo a destra. In breve siete ai pannelli informativi, con una strada sterrata dopo una sbarra rossa. Facciamo pochi metri e siamo alle suggestive rive del laghetto, magico e placido, dove sostare almeno una mezzora.

Ritornati alla strada con i pannelli proseguiamo dritti e all’altezza di un podere giriamo a destra per una strada bianca che va seguita senza mai deviare per un buon tratto e che ci condurrà sopra un colle e poi a vedere la sagoma di Valentano sullo sfondo.

Giunti alla strada asfaltata che a destra conduce a Farnese e a sinistra a Latera giriamo per 30 metri a destra e poi subito a sinistra per una strada sterrata. Proseguendo dritti questa strada diventa un viottolo fangoso, e dopo breve ci accorgiamo del perché: siamo su di un terreno termale e quindi su una vera e propria strada termale, una vera rarità (munirsi di scarpe alte).

Questa incredibile strada arriva ad un bivio a T che va preso a sinistra e quando interseca nuovamente la strada asfaltata all’altezza di un ponte, va presa a destra. Davanti a noi Valentano. Percorriamo tutta la strada e siamo nel suo centro.

Gradoli – Latera

Il percorso

Nella piazza davanti alla porta di Gradoli, troviamo una fontana. In concomitanza ad essa c’è una via che scende che si chiama Via Margherita. La prendiamo e alla rotatoria in fondo giriamo a sinistra verso un ponticello sul fosso, oltre il quale c’è un fontanile e un bivio. Giriamo a sinistra e dopo breve, al secondo bivio, proseguiamo dritti. Troviamo così un terzo bivio che va preso a destra e che si caratterizza dal fatto che la strada diventa sterrata. Dopo circa dieci minuti di cammino arriviamo ad un ulteriore bivio, dove campeggia una madonnina (foto) e qui giriamo a destra. Percorriamo così questa strada, panoramica sul lago di Bolsena, senza mai deviare fino ad arrivare ad una bella villa, dopo della quale c’è un bivio con la nostra strada che sale a destra. Saliamo così sulla cima della caldera del lago. Ci troviamo una strada che ci arriva da sinistra e si immette sulla nostra. Qui proseguiamo dritti e quando siamo quasi giunti alla strada delle macchine svoltiamo per un sentierino a destra che la costeggia. Dopo aver passato un incrocio la stradina ci porta al distributore di benzina, in località La Cantoniera. Qui seguiamo a sinistra la strada asfaltata che scende verso Latera, che possiamo già vedere alla nostra sinistra. Troverete una strada sulla sinistra che vi porta alle case nuove, facendo una curva a gomito. Scendete e andate sempre diritti, in breve sarete nel centro di Latera, dove potrete visitare il borgo e il Museo della Terra.

Grotte di Castro – Gradoli

Due paesi molto antichi, oggi divisi dal tempo. Esistevano molte strade infatti, ma oggi riposano nel dimenticatoio della storia. Benché molto breve dunque questo percorso è molto complesso e richiede attenzione e orientamento, nonché una buona dose di spirito di avventura.

Il percorso

Dalla piazza principale di Grotte di Castro prendiamo Via del Santuario ed attraversiamo tutto il paese fino alla sua estremità. Questa strada vi porta alla Chiesa di San Giovanni, oltrepassata la quale c’è Vicolo del Frabello che vi porta giù a valle. Sulla sinistra si apre la vista su alcune grotte e colombai (foto). Scendendo a zig zag fino a valle, tra orti, campi e rimesse, ad un tratto vi trovate sulla destra un sentierino che scende e va verso il ruscello. Dopo breve c’è un ponticello che non va preso, noi dobbiamo andare verso la Sorgente la Fontanella (foto) che incontrerete dopo breve sulla sinistra. Dopo il piccolo guado giriamo a sinistra, lasciando la valle di Grotte per inoltrarci in un’altra più piccola. Continuiamo per tre quattro minuti per questo sentiero e dopo una prima svolta a destra (che sale) troviamo un piccolo campo, dopo del quale c’è un sentiero poco evidente a sinistra, mentre la strada principale prosegue dritta. Qui prestare molta attenzione: c’è un sentiero che sale a sinistra sopra la collina ma in realtà non è molto evidente. Se non doveste trovarlo si può sempre fare un fuoripista di qualche decina di metri verso la sommità della collina (controllare assolutamente il gpx o una cartina di riferimento), ma è altamente sconsigliato per persone inesperte e in estate è indispensabile un macete o un falcetto.

Sulla sommità della collina c’è una strada piccola e asfaltata che va imboccata a destra e che va percorsa per qualche chilometro. Arriverete così ad un bivio a T che va preso a sinistra, poco distante infatti c’è la strada delle macchine e noi ne stiamo alla larga. Dopo 500 metri prendiamo la prima a destra all’altezza di un piccolo oliveto. Non ci curiamo delle deviazioni e scendiamo, per poi trovare una madonnina (foto) incastonata nelle pietre. Questa strada, andando sempre dritti, vi porterà nella parte nuova di Gradoli e infine in quella vecchia.

Onano – Grotte di Castro

Il percorso

Dalla piazza principale di Onano (sotto il castello medievale) prendiamo Via Nazionale verso il Campo Sportivo, tramite Via Sarti. Arrivati alla fine della strada che vi riporterebbe alla provinciale c’è Via Lina Cavalieri (originaria di Onano), che è una stradina sterrata che va presa. La stradina riconduce alla Provinciale che va percorsa solo per 50 metri a sinistra e all’altezza di un cancello (foto) imbocchiamo a destra per una strada sterrata. Questa strada di campagna vi porterà ad incrociare un’altra strada. Noi dobbiamo andare dritti, verso il Castello di Santa Cristina. C’è una deviazione sulla destra e subito dopo una pietra miliare (foto) sulla quale c’è scritto Castello di Santa Cristina. Giunti al castello (foto) la nostra strada prosegue sempre dritta. Incontreremo Predio San Pietro, dove il sentiero dei Briganti svolta a destra. Noi però dobbiamo sempre andare dritti.

Arriveremo alla strada delle macchine che unisce Grotte di Castro a Gradoli e per 120 metri dobbiamo percorrerla a sinistra, dopodiché continuare dritti per il Centro Storico di Grotte di Castro che, dopo circa 1 km, si mostrerà al vostro sguardo.

Proceno – Onano

C’è una croce all’inizio e una croce alla fine di questo percorso. C’è un fontanile all’inizio e un fontanile alla fine. In mezzo c’è una strada lunga e dritta, bellissima, sopra ad un altopiano adibito al pascolo. A metà c’è un’iscrizione misteriosa su un sasso: “Scegli sempre di fare il bene, anche solo per diminuire il male possibile”. Questo percorso simmetrico e speculare sembra essere adatto a persone che nella vita amano il bianco o il nero…

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Proceno scendiamo verso la Chiesa di San Martino e dopo di essa, all’altezza della croce, svoltiamo a destra imboccando la Via Francigena. Prendiamo una sequenza di stradine asfaltate così: sinistra, destra, destra, sinistra. Quest’ultima ci porta in un sentiero sterrato che passa accanto alla Fontana della Pace e che scende alle rive dello Stridolone. Quando giungiamo al ponte asfaltato lo dobbiamo oltrepassare e dopo poco girare a destra all’altezza della fontanella con la cannella a forma di serpente (ottima da bere). Questa strada va percorsa tutta per circa un chilometro, sempre costeggiando le rive dello Stridolone (foto) fino a raggiungere un bivio con una strada che sale sterrata sulla sinistra, che va presa. La riconosciamo perché il bivio è contraddistinto da una casa in abbandono, piena d’edera (foto) e salendo per la strada sterrata ne troviamo subito una seconda. Dopo una bella salita all’interno del bosco vedrete che la strada finisce all’altezza di una recinzione di ferro. Qui bisogna prestare molta attenzione: dovete inoltrarvi nel bosco a destra (direzione sud-est) facendo un fuoripista di qualche decina di metri. Se è primavera inoltrata o estate consiglio un falcetto. Non abbiate paura, vi sembrerà di esservi persi, ma io che ci sono stato so che in pochi metri si raggiunge uno spiazzo alberato con una casetta (foto). A sinistra di questo spiazzo c’è la strada che dobbiamo prendere, che passa accanto a speroni di roccia e che conduce in 10 minuti alla strada asfaltata, che va presa a destra. Dopo breve troverete un bivio e girate a destra (secondo indicazioni Sentiero dei Briganti). Siete così sul pianoro, alla stessa altezza di Proceno, che infatti si apre alla vista alla vostra destra. Dopo qualche centinaio di metri c’è un bivio a sinistra che va preso (con una pietra miliare, foto). Questa strada diventa bianca e vi conduce, sempre dritti, per circa un’ora e mezza di cammino, in mezzo a campi e pascoli, verso l’ILCO (foto), un mattatoio molto grande e funzionante. Dovete dunque sempre andare nella stessa direzione, non curanti delle deviazioni e così arriverete alla Provinciale, che va presa a destra per circa un chilometro e mezzo (fate attenzione). Giungerete così al bivio per Grotte di Castro a sinistra. Prendetelo e scendete per due tornanti. Accanto ad una rimessa agricola con galli e galline (a circa 300 metri dal bivio precedente) c’è uno stradellino sterrato che va imboccato a destra e che vi condurrà mano nella mano tra campi e belle collinette. Sempre dritti così e arriverete al fontanile Luncunano (foto) che va superato andando sempre dritti. Proprio quando la strada sta per raggiungere di nuovo la provinciale noi giriamo a sinistra. Dopo aver superato l’impianto di irrigazione Il Piano c’è una strada che va presa a destra e che vi porta, adesso si, alla Provinciale, ma solo per qualche decina di metri. All’altezza di una croce infatti, sulla sinistra, c’è una strada che scende e che attraverso una piccola tagliata vi conduce ai piedi di Onano.

Acquapendente – Proceno

Non serve passeggiare per ore ed ore affinché un percorso sia soddisfacente. Bastano pochi chilometri, che in sé racchiudono tutto, perfetti. Il tempo allora si dilata e insieme allo spazio sembrano correre lontano irraggiungibili. Ogni passo si trasforma in un ricordo, in un particolare, in un viaggio intero.

Ho percorso la Acquapendente Proceno in poco più di un ora e mezza, tra prati verdi, ruscelli e bombi che suggevano dai fiori già primaverili lungo il cammino,eppure una vita intera è passata… forse perché Proceno è il primo giro di boa del Giro della Tuscia…

Il percorso

Dalla piazza del Comune di Acquapendente (Girolamo Fabrizi) ci dirigiamo verso la Porta della Ripa, che oltrepassiamo e seguiamo nella breve discesa costeggiata da capannelli e gabbie per gli animali. Subito sulla sinistra parte una staccionata con il percorso che dobbiamo seguire attraverso rimesse e orti. Arriviamo così sotto al Ristorante Albergo Aquila d’Oro e imbocchiamo la strada delle macchine verso destra, per poi lasciarla subito alla prima a sinistra che si mantiene in piano rispetto alla strada asfaltata che scende. Arrivati poco prima del ponte svoltiamo a sinistra per Proceno come da indicazioni della Francigena. Incroceremo così dopo circa 10 minuti una strada a sinistra che indica il Sentiero dei Briganti, ma noi dobbiamo proseguire dritti. Passeremo così un bel fontanile con la cannella che è un serpente che sputa acqua (foto) e subito dopo il ponte sullo Stridolone (foto) gireremo a sinistra per un sentierino che scende lungo le rive del torrente e che lo costeggia. Se arrivate al Mulino siete andati troppo avanti. Dopo aver lasciato dietro di noi il ruscello il sentierino diventa davvero fatato e incomincia a salire, passando vicino alla Fontana della Pace. Arrivati in cima giriamo a destra e poi la prima a sinistra, che vi condurrà nel centro di Proceno.

San Lorenzo Nuovo – Acquapendente

Se avete dei pensieri pericolosi e insistenti questo percorso, fatto d’inverno, non è certo un toccasana: campi desolati, rimesse per gli attrezzi dirute e spoglie, camion della cassia che sfrecciano sullo sfondo, capannoni e rimesse agricole fantasma, vibranti impianti fotovoltaici statici e alieni che guardano al nulla. Ma anche questa è l’Italia e, potremmo dire perché no, senza essere retorici, la vita. Dietro ci lasciamo l’eden del lago di Bolsena, con i colori splendidi e luminosi, ed entriamo in zone più produttive e tetre. Qui non siete catturati dall’esterno, ma da voi stessi e allora si spalancano scenari interiori, paesaggi emotivi che tutti i camminatori segretamente desiderano di conoscere, pur temendoli perché sono i più inquietanti. Per questi motivi questo percorso è importante, tanto quanto gli altri più belli.

Il percorso

Da Piazza Europa di San Lorenzo Nuovo imbocchiamo la Cassia verso nord andando sul marciapiedi. Arrivati allo stadio (in dieci minuti), subito troviamo una strada sterrata a sinistra con una cassetta delle poste (foto), che va presa. Prestiamo attenzione perché nulla di chiaro ci dice che la Francigena è da questa parte, forse maggiori informazioni ci sono per chi proviene dalla parte dei pellegrini, cioè la direzione contraria. Lentamente il rumore delle automobili si allontana e rimane solo quello dei vostri passi, che vi conducono in un paesaggio tutt’altro che felice.

Ad un primo importante bivio, con una strada che si immette da destra, noi proseguiamo dritti. 50 metri dopo svoltiamo, come da indicazioni della via Francigena, a destra. Ancora 40 metri e svoltiamo ancora a destra. La nostra successiva svolta è situata ad un bivio a T, dopo un lungo tratto tra campi e piccole rimesse per gli impianti idraulici. Dobbiamo girare a sinistra, verso un bel casale. Giungiamo dunque alla strada delle macchine e prendiamo a sinistra (all’altezza di un gran casale, foto) e poi dopo pochissimi metri a destra, di nuovo sulla strada sterrata.

Sempre dritti e arriviamo ad attraversare la Cassia (stando attenti) e prendiamo la strada sterrata che continua dritta. Arrivati presso i silos giganti (foto) prendiamo la strada asfaltata a sinistra che ci conduce ad una più grande e trafficata, da prendere sempre a sinistra.

Siete di nuovo sulla Cassia e dovete girare a destra. Siete quasi nell’abitato di Acquapendente che vi aspetta tra una decina di minuti.

Bolsena – San Lorenzo Nuovo

La tappa Bolsena – San Lorenzo Nuovo è forse una delle più semplici del Giro della Tuscia perché altro non è che il cammino della Via Francigena, dotata di cartelli lungo la strada. E’ quindi abbastanza superflua una descrizione delle svolte e dei punti cruciali del percorso. Ciononostante, per non venire meno al principio che la descrizione di un tragitto è sempre meglio di un file gpx e che le parole aiutano ulteriormente a non perdersi, abbiamo deciso di pubblicare ugualmente la narrazione punto per punto della tappa.

Il percorso

Per l’inizio del cammino ci dirigiamo a Porta Fiorentina (Bolsena) e usciamo dall’arco. Appena dopo svoltiamo a destra in salita di modo da arrivare sotto al castello (dopo una seconda svolta a destra). Prendete dunque la strada delle macchine a sinistra per trecento metri e prima del tornante imbocchiamo a sinistra per Ostello Ristoro Gazzetta. Lasciamo dunque quasi subito la strada carrabile. Arriveremo così ad una bella edicola posta al centro di un bivio (foto), che va imboccato a destra in salita. Passato così l’Ostello Gazzetta la strada diventa più pianeggiante. Godiamo, alla nostra sinistra, della vista di Grotte di Castro, Gradoli, Valentano.

Arrivati in cima ad una collinetta proseguiamo dritti in discesa, come da cartello. C’è poi un bivio poco segnalato dalla Francigena, che va imboccato a sinistra. A destra leggermente in salita c’è un cartello Progetto Montemarzio, che dunque non è la nostra direzione; noi dobbiamo andare a sinistra verso una casa arancione. Al bivio successivo andiamo dritti e all’altezza di un casaletto massiccio di pietra (foto) giriamo a destra e proseguiamo sempre dritti per una piccola strada che si fa erbosa e che è costeggiata da filo spinato. La prossima svolta va presa a sinistra, accanto a dei campi coltivati. Seguiamo i cartelli ben segnati e passeremo accanto a bellissimi agriturismi che affacciano tutti sul lago di Bolsena. Vicino ad una casa, su di un ponticello, c’è un mattone di tufo segnato con i colori bianchi e rossi della Francigena che ci conduce a costeggiare un noceto e alcuni alberi da frutto piantati regolarmente. Arrivati ai pannelli fotovoltaici svoltiamo a destra e quindi tra sali e scendi, passata la cava, dei fontanili e altri agriturismi, proseguiamo per la strada direzione nord. Arrivati sulla strada delle macchine giriamo a destra in salita e subito alla prima a sinistra (100 metri) giriamo a sinistra. Questa stradina ci condurrà direttamente a San Lorenzo Nuovo, passando proprio dentro al Casale Formica, per poi puntare, con un bel pendio, al belvedere proprio sotto alla piazza principale del paese.

Bagnoregio – Bolsena

Dai calanchi al lago. Niente di più entusiasmante che passare da uno scenario color ocra ad uno azzurro splendente. Due mondi separati, uniti da una strada difficile da trovare, ma antica come l’Italia. Cosa dovevano pensare gli stranieri del Grand Tour alla vista di tanta differenza di paesaggi e repentini cambi di prospettive? Lo possiamo leggere nei loro innumerevoli diari di viaggio. Quello che invece possiamo leggere oggi attraversando il territorio è che gli stranieri ci sono ancora, ma d’altro tipo, e sono loro insieme a qualche anziano, i detentori delle vie che passano per i campi, perché sono loro oggi a lavorare nel campi dell’Italia. Non è la prima volta in questo viaggio infatti che ad indicarmi la retta via sia stato uno straniero…

Il percorso

Usciti dall’arco di Bagnoregio ci dirigiamo fuori dal paese per Viale Diaz e all’altezza della piramide e del distributore giriamo a destra in salita. Prendete a sinistra dopo qualche centinaio di metri per Via Antonio Diviziani e arrivati ad un bivio a T giriamo a destra. Ritrovata la strada delle macchine giriamo a sinistra e dopo una bella chiesetta (foto) svoltiamo a sinistra per una strada che ci condurrà fuori dall’abitato di Bagnoregio e che è indicata dal cartello Agriturismo Divino Amore. Questa strada, anche se asfaltata, è molto bella e panoramica. Percorsa tutta (dopo un fontanile e parecchi caseggiati abbandonati) per circa 3 km e mezzo ci condurrà alla località Capraccia, dove ritroveremo la strada delle macchine, la umbro-casentinese. Quest’ultima va imboccata a sinistra per circa 300 metri, anche se in passato doveva esserci la strada che all’altezza del benzinaio e della chiesa della Capraccia conduceva diritta a Bolsena ed era chiamata la Strada dei Frati. Ma ora, a quanto pare, i rovi l’hanno chiusa e noi siamo obbligati, come si può vedere anche dal tracciato gps, a fare una deviazione notevole. Svoltiamo infatti a destra all’altezza di una sbarra che ci indica una Proprietà Privata, che comunque dobbiamo e possiamo attraversare. La strada infatti, passata l’azienda agricola, diventa un sentierino presente sulle mappe e percorribile. Proseguiamo dritti e svoltiamo naturalmente a sinistra all’altezza di un secondo cancello bianco, costeggiando un boschetto di ginestre. Camminando così troviamo un casale aperto sui campi e dopo 15-20 minuti di cammino giungiamo ad un secondo complesso agricolo in stato di abbandono, con stalle, mangiatoi e forni. Siamo in località Ceccorabbia. Qui dobbiamo svoltare a destra in discesa al bivio e arrivati nei campi svoltare a destra verso ovest e puntare la casa gialla ben evidente sulla collina (foto). Questa strada sterrata, passata la casa, prosegue dritta verso il lago, che si apre meraviglioso alla vista e in breve intercetta la Via Francigena, che va imboccata a destra verso nord, quindi nella direzione opposta dei pellegrini. Da qui seguite le indicazioni ben segnate in questa tratta che vi condurranno, dopo essere saliti su di una collina (località Sailli), a Bolsena centro.

Per precauzione le riassumiamo qui: all’altezza di un palo della luce giriamo a destra in salita (con frecce F della Francigena). Giungiamo al podere Sailli e dopo, all’altezza di un bivio a T e di un muretto a secco, giriamo a sinistra in discesa. Dopo circa un chilometro arriviamo ad un secondo bivio a T che va preso a destra (strada parallela di sinistra). Questa strada, costeggiando ville, case, rimesse agricole e orti, giunge proprio sulla provinciale che in 100 metri vi fa arrivare alla porta sud di Bolsena.

Lubriano – Bagnoregio

Questo percorso scende da Lubriano nella valle dei calanchi, risale a Civita di Bagnoregio, riscende per una valle laterale e sale di nuovo a Bagnoregio, rendendo possibile scoprire quest’ultima da una visuale e un’angolazione inedita, facendola apprezzare tanto quanto la sua antica e più turistica compagna. Arrivare a Bagnoregio attraverso una strada che passa per l’antico fontanile e per una porta ad arco, è forse più bello ancora, per chi come me già conosceva Civita a menadito, che rivedere il paese che muore in tutta la sua struggente e malinconica bellezza.

Il percorso

Dal belvedere nei pressi della scuola di Lubriano, guardando verso Civita, ci dirigiamo a sinistra per via Nazionale e giriamo dopo breve a destra per Vicolo di Rigo, seguendo il cartello per il “Percorso dei fiori, dei frutti e delle erbe mangerecce”. Si costeggia la rupe avendola sempre a sinistra, si passa sopra due passarelle di legno appoggiate alla parete (foto) e si scende verso valle. Arrivati al fontanile (foto) si prosegue per la strada a destra che scende. Arrivati al bivio giriamo a sinistra per la strada grande e troveremo dei mulini e dei fontanili. Sulla destra, dopo qualche centinaio di metri, una strada a destra che scende verso il fosso: la prendiamo. Dopo nemmeno 50 metri, sulla sinistra, troviamo un sentiero che si inoltra nel bosco, supera con un piccolo guado un ruscello e risale verso Civita di Bagnoregio in decisa pendenza. Il percorso è così in pendenza che se è piovuto da poco è necessario tenerne conto, perché potrebbe risultare impossibile salire a causa del fango. Entrati in un castagneto e continuando a salire si giunge ad un bivio che a destra conduce a Civita e a destra ai Pianali. Giriamo a destra e dopo un bel tunnel nella roccia che ci porta dal versante nord a quello sud svoltiamo a sinistra per raggiungere, con delle scale, il paese.

Visitate dunque la “Città che muore” e scendete il ponte di cemento che conduce alla biglietteria e al parcheggio. Dopodiché fate solo cento metri in salita e imboccate la stradina a sinistra meno conosciuta e turistica che scende costeggiando la valle. Passerete vicino a delle tombe, a delle cantine e costeggiando la rupe vi inoltrerete per gli orti e le rimesse degli abitanti di Bagnoregio. All’altezza di un cancello verde la stradina si fa sentiero, che però vi condurrà agilmente alla strada delle macchine, che va presa a destra in salita. Fate qualche tornante e girate a destra all’altezza di una rampa con ringhiera. In cima il fontanile e la porta ad arco (foto), che vi immette nell’abitato di Bagnoregio da un’angolazione inedita.

Sermugnano – Lubriano

Le strade non uniscono solo i luoghi, ma anche le persone. Ne ho una testimonianza tutti i giorni parlando delle strade che dovrò intraprendere il giorno dopo. Scherzosamente sostengo che la parola “Sentieri” provenga dall’unione di “sentito” e “ieri”, visto che mi ritrovo a percorrere strade che fino a due giorni prima non conoscevo. E’ solo grazie all’interazione con le persone del luogo che scopro veramente dove andare. Non basta la visione satellitare, o una mappa ben definita. C’è bisogno di sapere precisamente quale strada non è franata con le ultime piogge, quale è più sicura per non trovare animali allo stato brado. E nel parlare delle strade che conoscono le persone del luogo ritrovano se stesse attraverso il mio sguardo di pellegrino, orgogliose. A cena, durante il tragitto, nelle campagne mentre si lavora, ogni momento è buono per chiedere indicazioni e per unire le anime, seppure per un momento e di passaggio. “Ma dove lo fai passare?! Sei matto! Lascia stare, senti a me se vuoi arrivare sano e salvo” e così scopri che chiedere ad una persona rispetto che ad un’altra può cambiarti il senso del viaggiare, casualmente. Insomma le strade altro non sembrano essere che le tracce delle persone che le hanno percorse.

Il percorso

Usciti dal piccolo borgo di Sermugnano, per l’unica via che parte dalla piazza principale, dopo un tornante svoltiamo a sinistra in direzione Lubriano, la nostra meta.

La strada scende e risale sul pianoro, fino ad arrivare ad un bivio dove comincia la strada sterrata, che va imboccata a destra. Si prosegue così per un buon tratto fino a che la strada non si congiunge con quella delle macchine. Qui dobbiamo svoltare a sinistra e percorrere circa 600 metri stando attenti alle automobili, fino a raggiungere una madonnina (chiamata La Madonnella) sul lato sinistro, proprio in concomitanza con la nostra strada (Strada S. Caterina) sempre a sinistra (foto).

Questa stradina, molto più “naturale”, dopo un bivio a sinistra che non va imboccato, diventa di terra e poi una vera e propria tagliata nel tufo (foto). Viene chiamata dagli abitanti del luogo Il Lessio ed era la strada che si faceva prima della costruzione del ponte che oggi unisce Lubriano oltre la forra.

Al primo bivio giriamo a destra e all’altezza di una seconda bella tagliata (foto) giriamo a sinistra per una strada che ci porta nel bosco (non prima di aver visitato la tagliata però).

Passeremo così vicino a delle panchine di legno e vedremo che il percorso è delimitato da una staccionata di legno. Si passa un ponticello (foto) e si risale fino ad arrivare alla strada asfaltata che già si immette nelle ultime case di Lubriano. A sinistra infatti abbiamo il cimitero. Andando a destra si giunge nel centro e al belvedere del paese, con affaccio su Civita di Bagnoregio e la valle dei calanchi. Siete dunque giunti a Lubriano, paese dalla speciale ospitalità e bellezza.

Civitella d’Agliano – Sermugnano

La passeggiata che unisce Civitella d’Agliano a Sermugnano, sulla carta, sembra semplice e senza alcuna difficoltà, ma nasconde piccole insidie. Innanzitutto una serie di saliscendi e in secondo luogo l’apparente vicinanza tra i due borghi, che man mano che passa il tempo della camminata si dimostra, appunto, ben più distante di quanto sembra. Ciononostante può essere annoverata tra le tranquille e turistiche passeggiate, da fare in poche ore (4), che attraversa scenari meravigliosi e quasi incontaminati. Benché la maggior parte del percorso sia su strada asfaltata, quest’ultima è poco frequentata e dà la possibilità al camminatore di godere appieno e senza pericolo del tragitto e del panorama.

Il percorso

Usciti dalla porta della piazzetta principale del borgo antico di Civitella d’Agliano, giriamo a sinistra in discesa. Alla prima a sinistra svoltiamo e ci immettiamo così sulla strada sterrata che costeggia la rupe dove è arroccato il borgo. Dopo breve incontreremo una deviazione: una strada a sinistra prosegue in salita e una a destra scende a valle. Noi dobbiamo andare a destra.

Arrivati in fondo c’è un poco evidente ponticello che supera il fosso, dopodiché la strada risale e svolta a sinistra, arrivando in poco tempo, ad una grotta e un fontanile. A quest’altezza dobbiamo svoltare a sinistra e costeggiare l’oliveto, lasciando la strada principale. Arrivati al cancello di una casa (che ci troviamo a destra) scendiamo obbligatoriamente a sinistra per il sentiero brecciato.

Si arriva così ad un piccolo guado (foto). Oltrepassatolo ci dirigiamo sempre dritti fino ad arrivare alla strada asfaltata (all’altezza di un cartello informativo), che va imboccata a destra per un lungo tratto, fino a Vaiano. In realtà ci sarebbe un vecchio sentiero che girando a sinistra svolta poi la prima a destra per la Località Il Sasseto, ma arrivati in cima al colle oggi la strada non è più percorribile. Andrebbe quindi evidenziata la possibilità di riaprire questa strada sterrata che condurrebbe a Vaiano ugualmente, senza passare per quella asfaltata.

Tornando alla nostra strada. Il proseguo è semplice: si alza di quota attraverso una serie di tornanti a gomito, passa accanto a bellissime costruzioni e casali e va seguita a sinistra (cartello Vaiano delle macchine) al primo bivio.

Dopo una breve visita a Vaiano andiamo in direzione Sermugnano, a sinistra. Proseguiamo per un lungo tratto su strada asfaltata e alla nostra sinistra si apre la valle dei calanchi e la sagoma inconfondibile di Civita di Bagnoregio.

Da qui è semplice: seguire le indicazioni per Sermugnano. Dopo alcune svolte a sinistra, un saliscendi e un paio di tornanti eccoci a destinazione.

Graffignano – Civitella d’Agliano

Questo percorso è una parte dell’Anello della Teverina promosso dal GAL in Teverina. Parte da Celleno, passa per Graffignano, giunge a Civitella d’Agliano, prosegue per Bagnoregio e torna a Celleno. Promotore, tra gli altri, è il professor Saverio Senni che afferma: “La passeggiata prevista vuole far constatare concretamente la vicinanza dei Comuni della Teverina e la possibilità di riscoprire percorsi rurali che se divenissero oggetto di interventi progettuali potrebbero aiutare a sviluppare anche l’offerta turistica attuale”.

Il percorso

Da sotto il Castello Baglioni di Graffignano prendiamo una stradella secondaria alla sinistra delle mura. Raggiungiamo in breve uno spiazzo con la fontana leggera dell’acqua, lo stadio e una chiesetta gialla. Alla sinistra della chiesetta imbocchiamo una strada asfaltata che interseca dopo trenta metri quella delle macchine e che prosegue nelle campagne. Alla fine di una discesa troviamo un bivio: a destra imbocchiamo per Strada della Litigata che passa con un ponticello sopra ad una forra purtroppo usata come discarica. La strada, dopo il ponte, sale e imbocchiamo la prima a sinistra che si inoltra negli oliveti. Dopo circa quindici minuti arriviamo alla provinciale che va imboccata a sinistra per circa 500 metri. A destra andrebbe diretta a Civitella d’Agliano, ma per noi sarebbe troppo corta e quindi non ce ne curiamo. Spero che anche voi facciate lo stesso!

Sulla provinciale (siamo in località Torriti) dobbiamo uscire alla seconda a destra, che è una strada al principio asfaltata ma dopo pochi metri diventa sterrata. La riconoscete perché scende e svolta subito a sinistra (c’è anche un grande stop) e sullo sfondo si può già intravedere San Michele in Teverina che è la nostra tappa intermedia.

Passerete così vicino ad una fontana antica e poi con un ponticello su di un fosso, per poi risalire in un piccolo scenario davvero idilliaco, con casali e campi coltivati. Un micro regno di serenità e bellezza. Proseguendo, il primo bivio a sinistra conduce a Castel Cellesi, mentre la nostra strada va in salita e si mantiene sterrata. Si giunge al cimitero di San Michele in Teverina e sempre andando dritti per la strada ben evidente si scende sotto un sottopasso e poi si risale (dopo un fontanile) verso l’abitato di San Michele. Davanti a voi una fontana e a destra tutto il borgo che va assolutamente visitato.

Finita la visita potremmo giungere a Civitella per una strada asfaltata di 2 km, ma per noi sarebbe troppo corta e allora decidiamo di fare una bella passeggiata panoramica che allunga non di poco. Spero che anche voi facciate lo stesso!

Ci dirigiamo a sinistra del fontanile per la strada in salita che esce dal paese e che va verso Vetriolo. Arrivati alla strada a scorrimento veloce delle macchine giriamo a destra e dopo il Castello del XVII secolo giriamo a destra per una strada sterrata dopo una curva. Qui troviamo anche dei cartelli che indicano l’agriturismo Il Poderetto (foto) che sarà la nostra direzione per un buon tratto. Infatti questa strada va seguita sempre fino ad arrivare al cancello del Poderetto che si può tranquillamente scavalcare a destra. Nel frattempo avrete notato aprirsi alla vostra sinistra un panorama inedito e meraviglioso: la valle dei calanchi di Civita di Bagnoregio. Consultate la mappa in fondo e magari mettete la vista satellitare per rendervi conto della suggestione e della bellezza di questo tratto di strada.

Arrivati al secondo cancello (di ferro) il sentiero prosegue a sinistra, scendendo. C’è poi un terzo cancello (di legno) e alla sua sinistra la nostra strada, che scende a zig zag verso la valle, in un vialetto fiorito. Giunti al quarto cancello lo scavalchiamo e giriamo subito a destra per una strada di valle che diventa subito alberata di querce molto belle e suggestive. Arriveremo ad un casaletto con addirittura un cartello che indica a destra la “Strada” e che ci condurrà alla salita finale per il paese (dopo aver girato a destra verso il borgo di Civitella adesso ben visibile).

Quasi in cima alla salita per il paese possiamo girare a sinistra per accedere da nord-est, mentre a destra per accedere da ovest.

Celleno Vecchio – Graffignano

Il giro della Tuscia in 80 giorni si sta dimostrando un viaggio cubista. Non è infatti un viaggio lineare che va da un punto A ad un punto B lungo una direttiva che si distanzia dalla partenza in maniera costante e che ti fa vedere sempre nuovi scenari, dandoti la sensazione del -progresso lineare-. E’ invece un viaggio che torna e ritorna ad osservare sempre gli stessi elementi naturali (il Cimino, le colline dei borghi, la caldera del lago…) da tanti punti di vista inediti. E’ un po’ come avere nelle mani un minerale e girarlo e rigirarlo per capirlo meglio. Il viaggio cubista (ovviamente circolare o a spirale) sembra dirti: -Non hai un meta lontana da raggiungere” e suggerirti che non conoscerai mai fino in fondo nessun posto e per sempre”.

La Celleno Vecchio – Graffignano è una piacevole passeggiata di due ore e mezza (a prendersela comodi) che passa da Roccalvecce e Sant’Angelo, due paesi su due colline adiacenti. Quindi in tutto quattro colline e quattro paesi, in poco tempo. Arrivati sulla terza collina si gode della vista dell’Umbria e della valle del Tevere…

Il percorso

A destra della salita che conduce al castello di Celleno prendiamo una strada che costeggia le pareti di roccia. Ci manteniamo sulla sinistra con la strada che rimane in piano e possiamo già vedere Roccalvecce e Sant’Angelo che dobbiamo raggiungere, come mete intermedie. Dopo breve la strada svolta a gomito a sinistra e noi prendiamo una deviazione sulla destra a questa altezza che scende, in concomitanza con delle cantine nella pietra. All’altezza di una villa la strada diventa da sterrata a terrosa e dopo un po’ oltrepassa il fosso con un ponticello, inoltrandosi in un bel canneto. Oltrepassato il canneto ci troviamo, in poco tempo, ad una sbarra gialla a sinistra che delimita una proprietà privata: svoltiamo dunque a destra. Arrivati sulla strada asfaltata giriamo a sinistra e già siamo a Roccalvecce. Proprio lì dove inizia il borgo c’è una chiesetta a sinistra e una strada che scende. Noi dovremo prendere questa stradina per arrivare a Sant’Angelo ma non prima di aver fatto un giro per il borgo di Roccalvecce, bello quanto spopolato. Dietro di noi la vista su Celleno.

Presa la strada che scende incominciano i calanchi e dunque un paesaggio diverso. La strada arriva facilmente a Sant’Angelo e dopo un giro per il borgo prendiamo la strada asfaltata che sale a sinistra, fino ad arrivare ad un fontanile (foto) dal quale, sulla destra e prima di arrivare al bivio delle macchine, prendiamo uno stradello bianco a destra. Su questa strada svoltate alla seconda a sinistra per Poggio la Vecchia, all’altezza di due casette. Davanti a voi Graffignano e tutta la valle del Tevere; i monti umbri e la campagna coltivata.

Giunti ad un bivio svoltiamo a sinistra, poi la prima a destra e giunti alla strada asfaltata a sinistra. Dopo cento metri c’è un ulteriore bivio che vi porta, a destra, in breve, al santuario della Madonna del Castellonchio (foto) e alla sua fonte. Dopodiché tornate indietro fino all’ultimo bivio, imboccate a destra e dopo nemmeno quindici minuti siete a Graffignano paese.

Celleno Nuovo – Celleno Vecchio

Dal Liber statutorum comunis castri Celleni: “La valle di Celleno sia e si intenda dalle ripe del bosco Vepre; da sotto le siepi più in alto dei figli del fu Giordano e ora di Goruzio, da sotto le siepi più in alto, o dalla forma della vigna di San Giovanni, posta nella contrada carraie; poi, da sotto le siepi più in alto della vigna del fu Arzalino e ora di Santa Maria in Capite, per quanto le siepi stesse si estendano fino…”

Il percorso

Dopo la Chiesa sulla sinistra troverete il Consorzio Agrario Provinciale e poi sempre sulla sinistra Piazza Luigi Razza. Proseguite per poche decine di metri lungo la statale, sempre in direzione del Centro storico. Imboccate a sinistra la prima traversa (Via Dante Alighieri, foto) e dopo nemmeno 5 metri scendete per la strada a destra. Scendendo vi troverete subito una grossa quercia che vi lascerete sulla destra. La stradina a questo punto diventa sterrata e costeggia il fosso. Sulla destra potrete osservare, tra le fronde degli alberi, la sagoma del paese vecchio di Celleno.

Dopo cinque minuti arriverete in un piccolo spiazzo con un capanno degli attrezzi ed un pollaio. Sulla sinistra, se siete in aprile, un frutteto in fiore (foto), composto da ciliegi.
Scendete ancora e quando sarete di nuovo in piano significa sche siete giunti al fondo del fosso. Non tenete conto delle strade laterali, procedete per la principale e non entrate, ovviaente, nei cancelli.

Dopo 10 minuti in cui salirete leggermente, arriverete a intersecare la strada statale (quella delle macchine), ma per fortuna siete quasi arrivati. Girate a sinistra e dopo trecento metri sarete sotto le mura di Celleno vecchio (foto).

L’inverso (Celleno Vecchio – Celleno Nuovo): per fare il percorso al contrario basta partire da Celleno vecchio e appena inizia la salita (dopo il bar e i sanpietrini come pavimentazione) imboccare la stradina sulla destra… il resto è sempre dritto! Dritto per dritto!

 

Montefiascone – Celleno Nuovo

Dal Liber statutorum comunis castri Celleni: “La pena per chi entra o esce in modo sospetto evitando la porta di Celleno. Rubrica XXIIII: se uno fosse uscito dal castello di Celleno, o vi fosse entrato evitando la porta dello stesso castello, paghi alla curia 10 libbre di denari. Chi avesse tratto qualcosa dal castello, o vi avesse portato qualcosa in modo sospetto evitando la porta del castello, paghi alla Curia 40 soldi. Chi avesse sfondato con violenza, o in modo sospetto, le dette porte o le mura del castello, paghi alla Curia 200 libbre di denari; se non pagasse la penale, entro dieci giorni, dalla condanna irrogatagli, gli sia tagliato un orecchio. Chi, nella notte dell’anno nuovo, o in altri periodi, avesse tagliato o tolto le cappie dalle spranghe o le tavole delle porte del castello di Celleno, paghi alla curia 20 soldi”.

Il percorso

Dalla piazza principale del borgo di Montefiascone andiamo in discesa per Via Cavour fino ad uscire dalla porta della città. Qui proseguiamo per la strada che scende e che ci porterà alla chiesa di San Flaviano. Arrivati alla chiesa giriamo a sinistra per un buon tratto di strada umbro-casentinese in direzione Orvieto non curanti del primo bivio a destra che indica Celleno e che ci farebbe passare per la frazione di Fastello. Dopo circa 500 metri lasciamo finalmente la strada trafficata delle macchine e imbocchiamo a destra per Via Capobianco e già incominciamo a vedere che la campagna si fa più presente. Andando sempre dritti per questa strada poco frequentata ma ancora asfaltata vedrete che dopo circa 20 minuti si trasformerà in sterrata. Quando incontriamo un cancello e un capanno per le balle di fieno diventa uno stradello stretto che si inoltra per le colline verso est. Alla nostra destra il Cimino e se la visibilità è buona andando con lo sguardo verso sinistra troveremo il Monte Soratte, il Monte Gennaro e il Terminillo. Dietro di noi la sagoma inconfondibile di Montefiascone che incomincia a salutarci allontanandosi.

Passerete così vicino ad un fontanile (foto) che indica 1948 come data di costruzione. La strada scende in una vallecola e poi si infila in maniera evidente in un boschetto. Quando vi esce passa accanto ad un casale abbandonato e alla sinistra, alla sua altezza, potremo vedere una cava nella collina.

Arrivati ad un bivio a T giriamo a sinistra, poi, dopo qualche centinaio di metri, troviamo un altro bivio (a sinistra si arriva a Poggio delle Troie) al quale andiamo dritti passando vicino ad una casetta con un pino (foto). A questo punto bisogna sempre proseguire nella stessa direzione avendo Celleno, ben visibile, davanti a noi come faro. Dopo aver passato un ponticello si segue la strada che sale e che ci condurrà a Celleno Nuovo. Prima di arrivare alla Teverina incontreremo lungo la bassa tagliata una serie di cantine/grotte che in passato dovevano essere molto utilizzate e che oggi sono quasi allo stato di abbandono.

Oltrepassiamo quindi la Strada Teverina e proseguiamo per il Centro Storico, sempre avanti, fino al consorzio agrario, centro simbolico del paese nuovo.

Per proseguire fino a Celleno Vecchio consulta l’itinerario successivo cliccando qui: Celleno Nuovo – Celleno Vecchio.

Grotte Santo Stefano – Montefiascone

Montefiascone è come un’idea fissa di gran parte del territorio viterbese. Alzando gli occhi all’orizzonte lo trovi che si staglia e che sembra dirti: -Io sono qui, alto custode del lago. Il lago prende il nome da un altro paese, ma non mi offendo certo per questo. So il fatto mio…-”.

La strada che unisce Grotte Santo Stefano a Montefiascone è un lento e inesorabile salire, fino al ciglio della caldera del vulcano ormai spento, dove vive il paese antico. Si attraversano scenari poetici ed ampi, come nel tratto finale che mostra colline e casali abbandonati, querce camporili e aziende agricole; ma anche nascoste solfatare e boschetti ricolmi di ginestre. Una strada lunga 16 km che in passato veniva percorsa dagli abitanti di Montefiascone per raggiungere il Tevere.

Il percorso

Dalla piazza principale di Grotte Santo Stefano (Piazza dell’Unità) imboccare a sinistra per Via della Stazione e arrivati all’altezza della Madonna delle Grazie girare a destra per Via Sardegna. Arrivati al semaforo giriamo a sinistra per 500 metri e prendiamo Via Ferento.

Finalmente ci troviamo in un paesaggio più agricolo e meno trafficato, che oltrepassa la ferrovia. Proseguiamo lasciandoci una prima deviazione a destra e trovandocene una seconda che si inserisce da sinistra dopo qualche minuto. Noi proseguiamo sempre dritti, alla nostra sinistra il Monte Cimino. Dopo circa 15 minuti la strada scende e dopo un’azienda agricola sulla destra ci troviamo in prossimità di un cartello (foto) che ci indica l’avvicinarsi di una solfatara. Dopo circa 100 metri troviamo una deviazione a destra che dobbiamo imboccare, per arrivare, dopo circa 10 minuti di cammino, alla solfatara (foto), tra arbusti. Qui è possibile vedere e ascoltare il ribollire dell’acqua che viene dalla terra e sentire l’odore dello zolfo. Rispetto alla stessa direzione da cui proveniamo c’è il proseguo della strada che si inoltra in un bosco di alberelli e ginestre.

Il sentiero incomincia a salire e quando si giunge ad un incrocio si deve svoltare a sinistra. Così proseguendo si arriva ad un’azienda agricola (foto) che va attraversata per giungere infine alla sommità della collina e ritrovarsi sulla strada Teverina, per le macchine. Dobbiamo seguirla a sinistra per circa 300 metri (fare attenzione alle macchine che vanno a velocità elevata). Proprio davanti al B&B La Mucca e il Gallo c’è una stradina molto piccola che sale a destra. Dopo nemmeno cinquanta metri troviamo la Vecchia Teverina, una specie di “Strada Fantasma” che costeggia quella più nuova e ampia. Dobbiamo andare per un tratto fino ad arrivare ad una deviazione a destra, che va imboccata, all’altezza di un cartello che indica l’addestramento cani. Benissimo, da qui in avanti la strada è sempre dritta e dunque semplicissima. Davanti a voi potete già ammirare Montefiascone che svetta e che vi darà sempre la direzione. Oltrepasserete di nuovo la ferrovia e potrete godere di una costante e piacevole passeggiata. Casali abbandonati, alberi solitari, colline morbide, paesi che si adagiano lontano. Ad un tratto, verso sinistra, Viterbo. Dopodiché entrerete in una zona di ville incompiute e attività agricole, che preannunciano l’avvicinarsi del paese, che vi accoglierà con la Via Cassia, che va presa per 50 metri a destra. All’altezza di San Flaviano (foto) prendete la salita a sinistra che vi conduce alla porta del paese.

Vitorchiano – Grotte Santo Stefano

Gli oggetti che porto con me nello zaino sono come cinquanta amici di un’importanza inimmaginabile. Gli oggetti, per chi si sposta, non sono solo cose, ma mondi di possibilità. Non hanno una funzione, ma un ruolo. Ho dovuto scegliere alcuni e altri no, a malincuore, ma quelli che ho scelto… li guardo e mi commuovo”.

Il percorso

La prima parte di questo percorso ricalca il tracciato che ci hanno mandato tempo fa e che costituisce la prima mappatura del nostro sito, ad opera dell’Associazione Culturale l’Ortica di Viterbo. Ecco la prima parte…

Si accede al borgo di Vitorchiano attraverso la porta principale. Si prosegue fino ad arrivare alla piazza centrale, dove si trova una bella fontana in pietra. A questo punto, proseguendo a sinistra potrete continuare la passeggiata nel borgo, sulla destra invece si trova un piccolo fontanile, utile per riempire le borracce e rinfrescarsi prima del cammino. Proprio tra la fontana e il fontanile comincia il nostro sentiero, con una scalinata che ci accompagna rapidamente fuori dal paese. Gli abitanti di Vitorchiano conoscono bene questo tratto, perché conduce alla graziosa chiesa di San Michele Arcangelo, patrono del paese.

Proseguiamo sempre sul sentiero principale, a volte un po’ coperto dai rovi e dalle belle piante di fitolacca e bardana. Si passerà tra un imponente masso e una chiesa da poco restaurata. Arriviamo rapidamente in un grande piazzale con alcuni tavoli e panche di legno. Girandosi e alzando lo sguardo ci si potrà rendere contro dell’imponenza della rupe sulla quale è sorto il paese di Vitorchiano. Questa scena appare inoltre nel film Brancaleone, quando il prode condottiero assieme alla sua fidata truppa entrano in questo paese insolitamente silenzioso e spettrale…

Si percorre tutta la piazza e si sceglie il sentiero di destra. Dopo pochi metri si attraversa un piccolo ponticello davanti al quale si può osservare una grande vasca di peperino. Proseguendo a destra si può visitare la chiesa di San Michele, ma noi svoltiamo a sinistra costeggiando il torrente Vezza. Grazie ai numerosi alberi questo tratto di sentiero è sempre all’ombra, cosa molto piacevole nei mesi estivi.

Sulla destra si possono osservare i ruderi di una chiesa, purtroppo oramai invasa dai rovi.

Arrivati ad un bivio, si sceglie la strada di sinistra, in leggera pendenza. Osserviamo numerosi noccioli, un grande sasso ed un noce dalla dimensioni notevoli.Incrociando una stradina, si decide di proseguire sempre avanti, cominciando una breve e poco impegnativa salita. Per gli appassionati di frutti particolari, si segnala un piccolo impianto di giuggioli.Si arriva dunque ad un cartello con scritto “Volpara”, il nome di questa zona. Si prosegue dritto e comincia una discesa con un bel noccioleto.Ad un bivio con delle grosse querce, si prosegue a sinistra in discesa. Qui invece, all’altezza del cartello “Fosso Gaia”, con una piccola deviazione si potrà passeggiare in un vigneto di uva fragola ormai abbandonato ma comunque produttivo…

Da qui invece inizia la nostra descrizione:

Dopo un ponticello mal messo sulla sinistra c’è la possibilità di guadare ed entrare in un noccioleto. Se andate avanti incomincerà la salita che porta a Corviano e saprete di essere andati troppo oltre. Subito dopo il guado troverete sulla sinistra un omino di pietre sovrapposte (foto), lo passate e vi mantenete lungo la collina, in direzione nord, fino a trovare un sentiero che conduce ad un cancello. Sulla sinistra c’è un passaggio e in qualche metro siete alla strada asfaltata e al ponte sul Vezza che va imboccato a destra.

Questo pezzo appena descritto è un po’ difficile e va seguito con attenzione specialmente usando i riferimenti del tracciato gpx.

Oltrepassato il ponte asfaltato va seguita la strada per almeno trecento metri e quando la strada svolta in salita a sinistra, a gomito, imboccare a destra Strada Camorello. Questa strada bianca, al principio costeggiata da un canale dell’acqua che conduce ad una centrale dell’Enel, va seguita per un buon tratto (circa 20 minuti) non curanti delle deviazioni e in prossimità dello sperone di pietra bianca ben evidente e inquietante per la sua altezza (che dovremo scalare!) imboccate il sentiero a sinistra che si inoltra nel noccioleto. Arriverete così ad un muretto a secco che vi farà accedere, salendoci sopra, ad un sentiero che sale a sinistra (foto). Quando il sentiero entra nella valle e la valle si stringe noi ci dobbiamo inerpicare a sinistra e dopo breve troviamo delle grotte per il pascolo (foto). Proseguiamo e raggiungiamo in 5 minuti una strada più evidente che sale a destra. La prendiamo e in qualche minuto siamo in un noccioleto. Abbiamo scavallato la forra e ora la strada per Grotte è semplice. Infatti dobbiamo costeggiare il noccioleto andando a destra. A sinistra si apre lo scenario del Monte Cimino. Costeggiando quindi il noccioleto si arriva vicino ad un’azienda agricola, quando troviamo la strada sterrata giriamo a destra e poi subito a sinistra verso dei Silos (foto). Arriviamo, dopo un cancello verde e una casa, alla strada provinciale che va presa per 500 metri a destra fino ad incontrare la strada bianca Pozzali. La imbocchiamo a sinistra. Davanti a noi Grotte Santo Stefano. Troverete il passaggio sopra la ferrovia (foto) e andrete sempre dritti nella stessa direzione. Girate per la strada Danzera a destra e arrivate ad un altro bivio che imboccato a destra ci conduce a Borgo le Case che rappresenta il primo abitato rialzato di Grotte.

Appena inizia la strada asfaltata girate a destra e appena rincomincia quella sterrata a sinistra. Questa strada si chiama Strada Macchiarella e veniva usata per andare dalle case al poggio. La strada scende e poi risale nel centro abitato. Qui è possibile vedere molte e bellissime grotte da cui trae nome il paese.

Bomarzo – Vitorchiano

Il percorso

Dal centro dell’antico abitato di Bomarzo scendiamo per Via del Porto Rio e ci troviamo così nella parte del paese che affaccia a nord. Davanti a noi una collina che dobbiamo raggiungere. Per farlo basterà imboccare la strada asfaltata a sinistra e dirigerci così verso il Parco dei Mostri che in breve ci troveremo sulla destra. Inizia quindi la strada sterrata che gira attorno al parco e comincia a salire. Molto caratteristiche da notare sono le vigne coltivate sopra i massi di peperino (nelle foto).

Alla fine della breve salita che ci porta sulla collina svoltiamo a sinistra (c’è anche il cartello per la Riserva Naturale di Montecasoli) e la seguiamo senza possibilità di errore per circa 5 km fino a superare un ponticello e ad aggirare la seconda collina. All’altezza del secondo ponticello noi andiamo sempre dritti, mantenendoci alla sinistra del Torrente Vezza e quindi salendo verso l’abitato etrusco di Montecasoli. Per visitarlo basterà seguire le indicazioni che troverete su di un pannello informativo alla fine della salita e che ci porteranno, attraverso una tagliata, in un luogo magico e antico come il tempo. Dopo averlo visitato torneremo sulla strada precedente e salendo raggiungeremo una chiesetta. Da qui è facile imboccare per il sentiero che cammina sopra il pianoro e che in circa 20 minuti arriva proprio a ridosso della Selva di Malano.

Scesi dal pianoro infatti (seguendo sempre il ben evidente sentiero) ci troviamo ad una sbarra da cui si dipartono varie strade. Noi dobbiamo prendere quella in salita a sinistra e dopo nemmeno centro metri svoltare a destra per Strada il Cerreto. Proseguiamo così e incontriamo, prima una casa costruita sopra ad un sasso, poi un capanno degli attrezzi. All’altezza di quest’ultima dobbiamo fare una semplice deviazione di qualche decina di metri a destra per visitare il Sasso del Predicatore (Foto), luogo mistico dove gli auguri etruschi divinano il futuro interpretando gli astri e il volo degli uccelli.

Tornati sulla strada da cui venivamo proseguiamo per un buon tratto sempre dritti. Davanti a noi Corviano, la nostra meta intermedia. Siamo tra noccioleti e sassi enormi. Sorpassiamo una fonte e dopo un piccolo guado il sentiero si perde nei noccioleti. Per non perdersi fare riferimento a queste indicazioni che seguono e al tracciato gps. Questa è la parte più bella ma anche la più difficile, per esperti. Per raggiungere Corviano dobbiamo andare sempre a ovest avendo ben evidente che a destra è impossibile andare per via della macchia e a sinistra c’è la rupe. Quindi la via è semplice ma passa attraverso noccioleti e massi enormi. Il traliccio dell’alta tensione è un altro elemento di orientamento. Dobbiamo oltrepassarlo mantenendoci alla sua destra. Così facendo incontriamo due casolari tra i noccioleti. All’altezza del secondo parte una strada per i trattori che se seguita ci porta ad oltrepassare un torrente e a visitare la tomba del Re e della Regina (Foto).

Dopo la tomba una salita ci introduce ad un altro pezzo di strada alquanto difficile da seguire ma rappresenta una scorciatoia per arrivare a Corviano, altrimenti dovremmo risalire, prima del ponte, sul pianoro e arrivare a Corviano in circa un’ora di cammino.

Mantenetevi sempre sulla destra dello sperone di roccia, aggirandolo. Se siete fortunati (e dei bravi avventurieri) troverete una freccia rossa disegnata su di una parete che vi indicherà la strada (foto). Seguendola arriverete, se guardate a destra, ad una radura da cui diparte il sentiero! Mantenetevi sempre sulla sinistra, in lieve salita, senza mai perdere di vista la rupe a sinistra. All’altezza di alcune conformazioni rocciose arancioni (foto) salite e mantenetevi la parete sulla destra: entrerete in un regno di rocce e pareti a strapiombo e non vi sembrerà più di essere nel tempo che abitate. Fate attenzione a destra… dopo circa cinque minuti, ci sono delle scalette incise nella pietra, all’altezza di una lunga fessura nella roccia. Salendoci arriverete a Corviano.

Il più è fatto, ora dobbiamo solo  seguire il sentiero (non prima di aver visitato le case ipogee e aver goduto della vista sulla Selva di Malano) che dal piano va a sinistra, arrivare al castello diroccato e poi ad una sbarra. Alla sbarra girare a destra e scendere per la strada mista tra asfalto e pietre che si inoltra in un noceto. All’altezza di una evidente curva a gomito a destra la lasciamo e imbocchiamo la strada a sinistra sterrata, che ci condurrà tra noccioleti e casolari giù nella forra di Vitorchiano. Da qui è semplice: andare sempre dritti e mantenersi sempre il torrente (che troverete dopo circa 15 minuti oltrepassato un ponticello) a destra. Questo torrente infatti conduce in paese. Lo dovrete oltrepassare solo quando sarete proprio sotto Vitorchiano, all’altezza di una pestarola e di un ponticello, l’una di fronte all’altro. Andate sempre dritti e impegnatevi nell’ultima salita che conduce al centro del paese.

Chia – Bomarzo

Uscito di casa vedo un merlo fermo su una tegola, sotto la pioggia battente. Immobile. Serafico. Le sue penne impermeabili lasciano scivolare altrove le gocce d’acqua… E io? Perché mi preoccupo tanto?”.

Chia e Bomarzo sono due paesi molto vicini tra loro, ma una distanza d’altro tipo li rende lontanissimi. E’ la distanza formata dalla storia degli uomini che hanno vissuto questi luoghi. Una distanza fatta di tempo e non di spazio. Camminare da Chia a Bomarzo significa fare circa 15 km a piedi, ma anche viaggiare nel tempo per millenni perché questi sentieri furono calcati da preistorici, villanoviani, etruschi, romani, uomini medievali, rinascimentali…

Ralph Waldo Emerson nel 1950 scriveva che “la terra è tutta memorandum e firme”, perché gli uomini, camminando, lasciano le loro impronte sui sentieri, come in una sorta di scrittura andante e collettiva. Ebbene camminare tra Chia e Bomarzo è come leggere un libro scritto e riscritto da migliaia di uomini per migliaia di anni e allo stesso tempo lasciare lì la propria firma.

Il percorso

Il percorso inizia dalla piazza principale di Chia, Piazza Garibaldi. Si va dunque in salita verso l’uscita del paese e dopo breve si svolta a destra per Via del Lavatoio. Dopo una facile salita si gira ancora a destra per Via degli Scopelliti anche se la strada dritta conduce ugualmente verso la nostra destinazione. Svoltare a destra però significa fare la strada più bella e panoramica che ci darà subito la possibilità di avere uno sguardo d’insieme su ciò che stiamo per affrontare. Costeggiamo infatti la rupe che dà sulla valle, proprio sul ciglio. Alla nostra destra l’Umbria e le sue montagne. In basso Mugnano, paesello arroccato su di una collina che toccheremo di striscio. Sotto di noi la forra e davanti l’altra collina, che percorreremo per intero, ma nel verso opposto. Dopo cinque minuti di cammino trovate un bivio a cui bisogna svoltare a destra e subito vi si aprirà la vista sul Castello di Chia, del 1200, appartenuto dal 1970 al 1975 a Pier paolo Pasolini e oggi affidato dagli eredi, per le attività culturali, al Gruppo Archeologico Roccaltìa. Arrivati sulla strada ortana bisogna svoltare a destra e percorrere trecento metri di strada asfaltata, che passa con una massicciata sopra al torrente castello, che scava la forra nella quale tra poco ci inoltreremo.

Subito dopo il ponte infatti prendiamo il sentiero che scende all’altezza di una sbarra e seguiamo il tracciato andando sempre dritti, non curanti del primo sentiero sulla sinistra che ci condurrebbe proprio sotto la Torre di Chia. Giungiamo così alle splendide cascate dove Pasolini girò la scena del battesimo di Cristo nel Vangelo secondo Matteo, riproducendo il fiume Giordano e in cui per la prima volta (nel 1963) vide quella che poi diventerà la sua dimora.

Questa zona è costellata di gore, canali, condotte per l’acqua in quanto rappresentava la zona produttiva del suddetto castello. Proseguendo infatti lungo il torrente si giunge ad un arco che affaccia sulle cascate, per poi passare dentro ad un tunnel ricavato dalla morfologia del luogo e andando sempre dritti si passa in prossimità di un primo mulino, memore di antiche storie di quotidianità, dedicato alla lavorazione del grano. Il sentiero, così bello da far scrivere a Pasolini che “qui l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia…” costeggia il torrente tra massi erratici ed edere che si arrampicano lungo le pareti di peperino. Si giunge così ad un secondo mulino, utilizzato per l’olio e poi ad una grotta probabilmente usata da pastori. Infine si arriva al congiungimento con un altro torrente, il Fontana Vecchia. Sopra di noi il castello.

Superato il ponticello proseguiamo per il sentiero che incomincia a salire e notiamo subito un nuovo tipo di scrittura del sentiero: il basolato. Bellissimo. Usato dagli abitatori di Bomarzo per raggiungere i mulini, fino a cinquanta anni fa ancora funzionanti. Il sentiero sale dunque e dopo breve si raggiunge un altopiano, non prima di aver superato però un punto panoramico che affaccia sulla valle e da cui il mitico Thomas Ashby, nel 1912, fotografò il castello. Siamo nel punto opposto rispetto al sentiero iniziale.

Percorriamo il sentiero, ben evidente, per circa dieci minuti, fino a raggiungere una radura (campeggia un cartello che indica la nostra provenienza: la Torre di Chia). Qui, all’altezza dell’area pic-nic noi prendiamo il sentiero che va in piano e va dritto, dal momento che il sentiero che sale a sinistra ci porta al campo sportivo di Bomarzo, mentre quello che scende a destra, come indicato da un secondo cartello, ci porta ai resti archeologici di Santa Cecilia, che però noi visiteremo successivamente e giungendo da un altro sentiero. Camminiamo così per circa 15 minuti costeggiamo il ciglio della rupe fino a quando, in prossimità di un evidente sentiero che va a sinistra e che ci porterebbe direttamente a Bomarzo, lasciamo la strada e prendiamo un sentierello a destra. Qualche passo e siamo davanti alla tomba di Musetto, un cavallo evidentemente tanto amato da qualche abitante del luogo.

Facendo molta attenzione a non scivolare seguiamo il sentiero che scende ripidamente e che ci porta in pochissimo ad una splendida casa ipogea, con una brevissima deviazione a sinistra. Continuando sulla stessa strada il sentiero si posiziona sotto ad una rupe di peperino (alla nostra sinistra) e ci conduce in un luogo straordinario e ricco di fascino: la piramide etrusca. Inutile stare qui a spendere ulteriori parole: questo luogo parla di uomini che operarono qui più di mille anni fa. Salendo sui gradini della piramide si gode di un panorama indimenticabile.

Proseguendo nella stessa direzione degli scalini a scendere si trova facilmente il sentiero che va seguito, al primo bivio, a destra (da qui inizia un tratto segnato di rosso e bianco). Camminiamo per circa venti minuti (passando sopra ad un taglio di frana molto suggestivo) e arriviamo, accolti da enormi sassi di peperino caduti nel bosco chissà in quali notti silenziose del tempo, a Santa Cecilia, dove possiamo ammirare tombe, pestarole e cippi di pietra.

Scendendo a valle per un sentiero ben evidente (ma che diventa il letto di un ruscello dopo breve) giungiamo, in circa 15 minuti, ad una strada sterrata usata dai cacciatori, bella larga, che in altri 15 minuti sempre di discesa ci riconduce sulla riva sinistra del Torrente Castello. Usciti da un cancello (sempre aperto) si prende una strada battuta per poi lasciarla in prossimità del suo allontanamento dal ruscello. Noi infatti, per ammirare altri segni del tempo, dobbiamo semplicemente costeggiare il corso d’acqua e camminare tra i noccioleti.

In circa dieci minuti infatti si arriva ad una diga con un foro da dove esce l’acqua veementemente. Il sentiero, inoltrandosi in un noceto, ridiventa visibile e ci conduce proprio sotto Mugnano. Quando saremo a trecento metri circa in linea d’aria dalla torre di Mugnano c’è una svolta a sinistra in salita. La imbocchiamo e giriamo subito a sinistra e poi ancora a sinistra. Qui facciamo una visita alla Domus Dejana, dove, immersi in una splendida natura e in un’atmosfera rilassante, si può praticare, tra le altre cose, anche Arte Terapia, Tai Chi Chuan, musica e teatro, attraverso laboratori e incontri(www.domusdejana.org).

Tornati al sentiero lo proseguiamo in salita a destra e andiamo sempre dritti, noncuranti delle deviazioni che incontreremo. La strada passerà dentro a delle tagliate, a zig-zag, continuando a salire, poi vi ritroverete in cima all’altopiano. Davanti a voi il Monte Cimino. A destra Bomarzo, la meta. Seguite dunque il basolato etrusco, una strada meravigliosa costeggiata da sassi simili a pietre miliari. Dopo essere passati vicino ad una torretta dell’Enel giungiamo nella zona nuova di Bomarzo, lo stadio e la strada asfaltata. Giriamo a destra quando troviamo una strada carrabile abbastanza frequentata e scendiamo in paese. Una breve salita e siamo dentro la porta del borgo vecchio.

Il programma del Giro della Tuscia

Chi vuole partecipare alle passeggiate può scrivere una mail a ammappa.te@ammappalitalia.it, considerando che la partenza è quasi sempre alle 9 e quasi sempre dalla piazza principale del paese in questione. Molto spesso, tra forre, calanchi e paesi di pietra la connessione non prende bene quindi cercate di avvisare con anticipo e di confermare o meno la presenza.

Data Percorso Eventi
Sab. 1 marzo Chia-Bomarzo Ospitalità del Comune
Dom. 2 marzo Bomarzo-Vitorchiano Ore 21: proiezione dei video vincitori del Concorso di montaggio seconda edizione Pier Paolo Pasolini, Comune di Vitorchiano. Ospitalità del Comune.
Lun. 3 marzo Continue reading

Il Giro della Tuscia e la Mappatura in diretta del territorio

Un’importante iniziativa correlata al Giro della Tuscia sarà la possibilità di seguire “in diretta” il percorso effettuato da Marco Saverio Loperfido. Sulla home di Ammappalitalia infatti sarà presente un link che condurrà direttamente ad una sezione dedicata al Giro e qui, grazie al lavoro di Stefano Cudini, troverete la posizione attuale del mappatore in un riquadro apposito e la traccia percorsa fino a quel momento. La traccia si disegnerà quindi man mano che Marco camminerà, dal primo all’ultimo giorno di viaggio. Continue reading

Presentazione del Giro della Tuscia all’ICult di Viterbo

A marzo inizierà l’avventura nella Tuscia promossa da “Ammappa l’Italia” e da Paper Moon T.O. nell’ambito del progetto Tuscia in rete e Il giro della Tuscia in 80 giorni.

La presentazione del progetto e degli appuntamenti previsti durante il tour , avrà luogo nel corso di una conferenza stampa che si terrà martedì 11 febbraio alle ore 11.30 a Viterbo, presso l’Incubatore ICult, in via Faul 20-22. Continue reading

Il giro della Tuscia in 80 giorni

Vai il sito del Giro »

Descrizione dell’iniziativa:

Nell’ambito del più ampio progetto “Ammappa l’Italia” Marco Saverio Loperfido, nella primavera del 2014, intraprenderà un cammino per gli antichi borghi collinari della Tuscia, passando attraverso tutti i 60 comuni della provincia di Viterbo, in meno di 80 giorni (marzo-aprile),

al fine di promuovere il territorio e il progetto di archiviazione web dei percorsi a piedi italiani (www.ammappalitalia.it). Liniziativa ha il Patrocinio della Regione Lazio.

Questa idea nasce dalla scommessa che tutto il territorio viterbese sia attraversabile a piedi, senza macchina, senza nemmeno prendere un treno o un bus, semplicemente percorrendo strade sterrate, tratturi, mulattiere, sentieri veri e propri, fino a qualche decennio fa ancora frequentati e usati dai contadini e dai viaggiatori di tutte le nazioni. Continue reading