La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

I boschi del castagno – La schirata

Il percorso

Dalla fattoria I boschi del castagno si prende la piccola strada asfaltata che va verso Valmorel, ma se ne percorrono solo pochi metri perché dopo gli slarghi per il parcheggio delle automobili, alla prima casa di legno a destra, si prende un sentiero che va verso il bosco, in salita, che dopo breve incontra delle cataste di legna a destra e sinistra. Dopo circa 80 metri di questa salita (fare riferimento al tracciato gpx perché il punto non è segnato) si entra nel bosco a destra, lasciando quindi il sentiero e si raggiunge il monumentale castagno di oltre 400 anni che dà il nome alla fattoria. Da qui si segue scrupolosamente il tracciato gpx (in quanto la via non è segnata e siamo in un fuori pista) andando di traverso al pendio della collina, intercettando così un sentiero che sale. Si arriva così in breve a delle rocce affioranti a mo’ di parete. Qui il sentiero svolta con un tornante e a questo punto continuiamo a salire avendo le rocce a destra. Intercetteremo una strada in piano nel bosco, da prendere a sinistra e che dopo non molto diventerà sentiero. Alcuni tratti, specialmente laddove il fondo è più esposto al sole e a seconda delle stagioni, potrebbero risultare molto vegetati, si consiglia dunque sempre di avere la traccia sotto mano. Usciremo così in un prato, saremo già nella località Valpiana e da qui seguiremo idealmente la traiettoria che va verso il Pizzocco ed un tiglio molto grande, arrivando così alla strada asfaltata. Proprio questo tiglio sembra sia il tiglio dove Dino Buzzati era solito recarsi, scrivere e godere dello splendido paesaggio sulle valli e le montagne (riassunte in una tabella proprio all’altezza del tiglio e di alcune sculture di legno).

Prendiamo la strada asfaltata a destra, arrivando dopo non molto alla Baita Alpina – Gruppo Limana, dopodiché la strada svolterà a sinistra in un tornante e ci porterà ai cartelli della fattoria La schirata, raggiungibile con strada brecciata a destra.

Revine – I boschi del castagno

Pian delle Femene si trova a 1140 metri di altezza e affaccia sulla laguna. Da lì ho ripensato al nostro arrivo a Venezia, ormai più di 10 giorni fa. Sembrerà presuntuoso dirlo ma mi è sembrato che fosse la stessa Venezia ad essere emozionata di vederci arrivare. Era come se una bellissima donna ci dicesse: “Ogni giorno migliaia di turisti vengono, mi usano e se ne vanno. Scivolano laidamente per le calli, sudati e grassi. Per loro sono solo una merce da fotografare in ogni posa, come una puttana per pervertiti. Godono della mia antica bellezza tutta in una volta, facendone una scorpacciata. Voi invece mi avete corteggiata per mesi, avvicinandovi gradualmente, con delicatezza, un passo alla volta. Mi avete immaginata ogni giorno, ripercorrendo le vie d’acqua che mi raggiungono dal mare. Non siete arrivati col treno o con la macchina, siete arrivati a piedi, facendomi sentire amata veramente, come lo ero una volta”.

Il percorso

Dal centro di Revine, cioè la piazzetta dove c’è il piccolo monumento ai caduti, andiamo verso il centro storico con Via Maestra, in salita. Tramite Via Sommavilla arriviamo al Santuario di San Francesco di Paola e da qui prendiamo la via crucis della chiesa con le stazioni che sono anche cappelle familiari, fino al piazzaletto antistante la facciata, panoramico. Da qui usciamo dal perimetro della chiesa e prendiamo una strada a scendere per pochi metri, poi il sentiero a sinistra. Dopo breve incomincia a distanziarsi dalla strada asfaltata e troveremo una casa a sinistra. Andiamo avanti in salita e poi imbocchiamo il sentiero per Pian delle Femene a destra, con il cartello che indica 2 ore e 10 minuti.

Lungo la salita abbastanza pendente incrociamo due ruderi di case e quando intercettiamo una strada più ampia con una casa sulla destra, continuiamo a seguire il sentiero avanti a noi, leggermente a destra, sempre in salita. Salendo ritroviamo la strada più ampia da prendere a sinistra e superiamo il cartello che indica l’accesso solo ai frontisti (in questo punto lasciamo il sentiero perché la vegetazione lo ha coperto, ma solo per riprenderlo tra breve). Dopo 100 metri circa all’altezza di un tornante svoltiamo sempre in salita a destra, seguendo lo stesso tornante. Percorriamo questa via per altri 300 metri circa e all’altezza di un altro tornante a sinistra prendiamo il sentiero che lo tange. Arriviamo dunque a Castegne Maor (725 metri di altezza) e continuiamo sempre su sentiero.

Intercetteremo più volte la strada brecciata ma proseguiamo sempre per sentiero, dunque arriviamo a Pian delle Femene, dove ci aspetta un piazzale e una strada asfaltata che va verso La Posa, a sinistra. In 200 metri circa infatti siamo ad un bivio: avanti La Posa 2 km, mentre noi andiamo a destra in discesa per strada brecciata.

Si arriva così alla Sorgente del Torrente Limana, sulla destra. Ancora avanti e quando saremo in una grande radura con baita a destra ci stacchiamo dalla strada e prendiamo il sentiero a destra che punta verso il bosco, laddove campeggia il cartello di divieto di circolazione per mezzi motorizzati. Uscendo dal bosco di abeti si spalancherà la vista sulle Alpi, alte e possenti, con la valle e i boschi tutto attorno.

Percorrendo la valle stessa si arriva ad una malga, dietro la quale si prende una strada asfaltata in discesa. Al primo stop andiamo a destra per Via Valmorel e arriveremo al piccolo abitato, appunto, di Valmorel.Da qui già troviamo le indicazioni per I boschi del Castagno. Basterà infatti imboccare Via I Bosch, piccola e vicino alla piazza, e percorrerne circa 1 km, dunque arrivare in fondo alla stessa via e trovare l’azienda Wwoof.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Refrontolo – Vittorio Veneto

Esiste un chilometro magico, per chi cammina, ed è l’ottavo. Oltre di esso, ed almeno per altri otto, entrano in circolo strane sostanze chimico-spirituali e la fatica si trasforma addirittura in ebbrezza. Le gambe vanno senza farsi sentire, si diventa esageratamente ilari e lo sguardo si alza gioioso sul paesaggio circostante. Colline, montagne, nuvole e ruscelli; contadini nei campi, ciclisti che passano, fruscii di misteriosi animali nel bosco; pensieri mai fatti, chiacchiere in libertà e amore per le cose di questo mondo… E’ una droga portentosa e lo spacciatore alcuni dicono si chiami Dio.

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Refrontolo prendiamo Via Costa seguendo le indicazioni per il Molinetto della Croda. Questa strada con alcuni tornanti vi porta fuori del paese, in campagna, e arrivati al primo bivio andate avanti, seguendo sempre le indicazioni per il Molinetto. Dopo aver percorso 1300 m arriviamo allo spiazzo con il parcheggio e grazie alle indicazioni molto presenti andiamo sulla destra con uno stradello di ghiaia a visitare il mulino, uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana, esempio di costruzione rurale del XVII secolo. Se la biglietteria è aperta potete, al costo di 2 euro, andare per il percorso delle cascate e intercettare la strada asfaltata poco più su, da prendere a destra, altrimenti dovrete ritornare alla strada asfaltata da cui provenite e andare a destra, in salita. Dopo circa 300 metri troviamo sulla destra un ponte e oltrepassatolo andiamo a sinistra costeggiando il ruscello, su un sentiero che conduce, dopo una impervia salita nel bosco, al Bivacco Marsini, un luogo panoramico e pieno di bellezza.

Proseguiamo sullo stesso sentiero e la stessa direzione. Se invece ci voltiamo a destra la pianura padana. Si passa un grande casale abbandonato con stalla e si va sempre, con sali e scendi panoramici, per la principale. Si entra così con il sentiero dentro un agriturismo e si prosegue avanti in piano, sempre con ampi scenari sulla destra. Dunque la strada si fa asfaltata e all’incrocio a T andiamo a sinistra, poi dopo 30 metri andiamo per la strada a destra in discesa nel bosco. 100 metri e prestiamo attenzione: c’è una deviazione sulla destra con segnato il sentiero 1050, da prendere. Nemmeno 20 metri e andiamo a sinistra, come da vernice sugli alberi e sui sassi. Ecco che il sentiero, molto bello, nel bosco, diventa 1050b. Spesso troviamo delle deviazioni ma noi dobbiamo sempre seguire la vernice, fino a passare una serie di case e arrivare, scendendo, alla Località Vallandrui. Da qui si scende fino a valle e si imbocca a destra la SP 635 per circa 300 metri, dunque si svolta a sinistra per Strada Nogarolo della Località Castellich. Al bivio con Via Costernol andiamo a destra sempre per Località Castellich e dopo il ponte svoltiamo a destra su strada brecciata per il sentiero 1051a. Accanto a noi scorre il torrente Cervano che si supera naturalmente con un ponte. Ammiriamo lo splendido paesaggio di colline e montagne.

Arrivati ad un ponte con l’edicola del Cristo crocifisso andiamo a destra verso il palo del telefono, dunque prestare attenzione perché non c’è da prendere il ponte né costeggiare il torrente avanti. Ad un tratto della salita che ci aspetta entrati nel bosco ritroviamo i segni del 1051a. Quando uscirete dal bosco sarete ad un bivio a T con una strada bianca: andiamo a sinistra e tralasciamo le indicazioni per Vittorio Veneto poco dopo, quindi andiamo avanti sempre sulla stessa strada. Alla località Le Perdonanze troviamo la fontanella dell’Angelo con acqua potabile e la cappella votiva, dove potrete scrivere una piccola memoria del vostro passaggio. Si arriva ad un gruppo di case dopo la chiesetta delle Perdonanze e qui imboccate la strada a sinistra che costeggia il vigneto, non quella che scende asfaltata con alcuni tornanti. Dopo nemmeno 50 metri trovate, alla fine della vigna, una edicola religiosa che può essere utile per capire se siete sulla strada giusta. Dunque proseguite per questo bel sentiero (1042) e passate sotto l’autostrada, dopodiché con un ponticello arriviamo ad una asfaltata da imboccare a destra. Siamo già a Ceneda. Sempre dritti per questa via costeggiata da un muretto fino a che non arriviamo a Piazza XI febbraio. Continuate facilmente nelle vie della città e giungete a Piazza del Popolo di Vittorio Veneto.

Collalto – Refrontolo

Nel misterioso bosco di oggi abbiamo perso qualcosa, ma tornando sui nostri passi lo abbiamo ritrovato. E’ una sorta di sacrilegio perché il bosco non trattiene mai nulla senza un motivo. Dunque abbiamo sentito la necessità di donare un oggetto del nostro zaino, non uno qualsiasi, ma uno importante, e lasciarlo a chi passerà dopo di noi, come pegno del passaggio e come ringraziamento, per non attirare su di noi cattivi presagi.

Il percorso

Laddove parte Via Collalto Centro che porta all’arco del paese, con la vista sulla torre e il campanile, c’è una via pedonale che sale sulla destra, che conduce al cimitero. Giunti dopo breve al cimitero si svolta a sinistra su strada asfaltata, in salita.

Si percorre questa via fino a che non scollina e comincia a scendere, dopodiché si prende la prima strada sterrata a sinistra e in breve si oltrepassa una catena per i motocicli. Questa strada brecciata vi porta ad un bel casale aggirato il quale si va verso il vigneto e poi lo si costeggia con la strada di servizio per i trattori sulla destra. Dunque avremo la vigna a sinistra e il bosco a destra, dopodiché la via entrerà come sentiero dentro un bel bosco. Lo si percorre tutto (ogni tanto ci sono aree ristoro) fino a intercettare il torrente Lierza, che si passerà con un ponte cementato. Dopo di esso si mantiene la sinistra e si esce dal bosco ad un bivio a cui andare a destra, su strada asfaltata (Via Rivandelle), nella zona residenziale di Barbisano.

Arrivati allo stop andiamo a destra per Pieve di Soligo. Dopo qualche centinaio di metri andiamo a destra per Via Toti dal Monte. Sempre dritti per qualche chilometro fino ad imbatterci nella SP 38. Bisogna passare sotto di essa e andare parallelamente a destra con Via Tessere. Poi la strada svolterà a sinistra e dopo la salita andremo a sinistra al bivio per Via Federa. Incroceremo, in fondo, una strada più ampia e al bivio andremo a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra per Via della Liberazione e in circa 2 km siamo dentro all’abitato di Refrontolo.

Maserada sul Piave – Collalto

Dopo la salita di Colfosco ci siamo voltati e vedendo il territorio dall’alto abbiamo capito che per ben 20 giorni non abbiamo mai avuto uno sguardo d’insieme sul paesaggio. Forse è questo l’elemento più faticoso e allo stesso tempo introspettivo della pianura: ti proietta in te stesso, senza possibilità di fuga. Sei dentro alle strade, o dentro alla calura, o dentro alla nebbia. I campanili dei paesi emergono verticalmente verso l’alto e sfilano al tuo passaggio, ma tu stai piantato a poche decine di centimetri da terra e lì dovrai restare per molto… almeno fino alla prima salita.

Il percorso

Dal municipio di Maserada sul Piave prendiamo Via Caccianiga verso il campanile del paese, dopodiché svoltiamo a destra per Via Roma, poco prima del campanile stesso. Percorriamo il tratto urbano di questa via poi prendiamo a destra Via Lentini (abbastanza trafficata prestare attenzione). Circa 800 metri e svoltiamo a sinistra per Via dei Fanti, subito dopo il cartello indicante Salettuol.

Dopo un tratto la strada diventa brecciata e va percorsa per circa 2 km. Quando ridiventa asfaltata e all’altezza del cartello di precedenza svoltiamo a destra, sempre su asfaltata. Tutto avanti fino ad arrivare ad un incrocio a T dove svoltare a destra verso un passaggio sotto l’autostrada, passato il quale c’è un piccolo memoriale con dei cimeli della Grande Guerra e una fontanella di acqua potabile. Svoltiamo alla prima strada brecciata a destra per intercettare l’argine sul Piave e la pista ciclabile sopra, a sinistra.

Si segue l’argine con una bella vista sul fiume fino ad alcune case, dopo delle quali bisogna continuare sull’argine infilandosi con un’area verde dentro due aree industriali ai lati. Quando si giunge all’incrocio e a destra c’è il cementificio bisogna andare a destra ed entrare così nella vita lavorativa e polverosa dei macchinari, un paesaggio visivo e sonoro molto suggestivo. Al cancello manteniamoci leggermente a destra e poi vedremo che la strada piega naturalmente a sinistra ritornando a bordeggiare il Piave.

Manteniamoci lungo la via principale e sempre lungo il Piave, verso il ponte della ferrovia, che passeremo grazie ad una strada di grandi sassi che vi passa sotto (usare il gpx per trovare la corretta via, più breve). Arriviamo nei pressi del ponte stradale, lo saliamo con delle scalette e lo attraversiamo grazie allo stretto passaggio pedonale, dunque appena finito il ponte andiamo a sinistra sull’argine ciclabile-pedonale, su fondo erboso. Siamo a Ponte della Priula.

Facciamo ben 3 km di questi argini fino a girare a destra per Via Loschi (siamo già dentro Colfosco). Passiamo il monumento sito all’incrocio (dove c’è anche una fontanella) e andiamo dritti verso la chiesa e la statua con le braccia aperte. Facciamo tutta questa via che comincia a salire, fino ad arrivare alla chiesetta di San Danile Tombola. Da qui comincia una breve discesa, dopodiché prendiamo a sinistra la strada brecciata Via per Collalto, una strada bellissima, prevalentemente in pianura, che passa dentro vigneti e boschi, con platani ai lati. 2 km e siamo dentro il piccolo abitato di Collalto.

Fagarè della Battaglia – Maserada sul Piave

Finalmente si torna a mappare seriamente! La via evidenziata dalla Monaco-Venezia era molto trafficata, dunque pericolosa, solo per ciclisti. Ma io e i miei compagni di viaggio, caparbiamente, ci siamo infilati per sentieri, strade sconosciute, vie boscose e fresche, ed abbiamo regalato a questo territorio (e a noi stessi) una nuovissima mappatura, esclusivamente per escursionisti.

Il percorso

Dalla piccolissima stazione di Fagarè della Battaglia ci dirigiamo verso Via Postumia e con il sotto passo andiamo sotto la ferrovia, per Via Montello, che ci porta a Via Argine. Dal momento che quest’ultima è molto trafficata e pericolosa potete, seguendo scrupolosamente il gpx, lasciarla scendendo sulla destra all’altezza di un casaletto e proseguire parallelamente sull’erba fino ad una casa, qui infilarvi a destra e seguire un tracciato erboso. In breve un’uscita tra le frasche farà sì che vi troviate in un campo e che a 50 metri da voi ci sia una bella strada sterrata da imboccare a destra, verso una costruzione di archeologia industriale molto alta. Arriviamo al Piave e continuiamo a seguire un piccolo torrente subito dopo e quando una strada più evidente si dirige verso l’asfaltata noi ne facciamo un breve tratto per poi andare a destra lungo i vigneti e alcune case. Si passa così un piccolo fosso dopo del quale si arriva alle case di cui sopra. La via imboccata si chiama Via Molina Sega e a destra facciamo assolutamente una visita al monumento che ricorda il sacrificio dei ragazzi del 1899 i quali, ad appena 18 anni, si immolarono qui in una battaglia estenuante che fermò l’avanzata austro-ungarica durante la Grande Guerra.

Riprendiamo Via Molino Sega e la imbocchiamo a destra senza raggiungere la strada delle macchine perché grazie ai campi paralleli possiamo uscire su di una via sterrata da imboccare poco dopo e che va a destra, dopo un piccolo salto di un fosso. Alle ville poco distanti, dopo un ponticello, andiamo a destra (avanti è proprietà privata) costeggiando un ruscello e dopo 50 metri circa a sinistra costeggiando il bosco. Troverete un piccolo bosco di bambù il ché vi dirà che siete sulla via giusta, poi continuate a seguire il bosco avendolo sulla destra. Avanti a sinistra il campanile di Saletto sul Piave. Bisogna quindi intercettare una strada bianca, con i cartelli del Bosco Planiziale di Saletto di Piave e andare verso destra.

All’altezza di una costruzione di cemento riprendiamo una strada asfaltata che va verso sinistra ma la lasciamo subito per una strada erbosa a destra con delle pietre miliari a mo’ di cancello. Dunque prendiamo Via dei Casoni (strada asfaltata) e andiamo sempre avanti fino ad arrivare ad un bivio a T, a cui svoltare a destra per Via Medaglie d’Oro, dunque subito a sinistra per Via delle Sorgenti.

Andate sempre avanti fino alla rotatoria. Qui non andate sulla rotatoria ma usando uno stradello a destra raggiungiamo le chiuse di un canale e poi ancora avanti per la provinciale. La attraversiamo, facciamo qualche metro a sinistra e prendiamo a destra per Maserada sul Piave. Sempre avanti per questa via e siete nel centro abitato.

San Donà di Piave – Fagarè della Battaglia

La strada era ancora lunga e sulle rive del Piave faceva molto caldo così alla prima ombra ci siamo fermati a riposare. Ho sognato che il soldato Hemingway mi veniva incontro in bicicletta, con un dispaccio su cui c’era scritto: “La guerra è ancora lunga e per vincerla bisogna avere capisaldi resistenti, ma specialmente un fronte elastico che si modifichi all’occorrenza”. Poi mi sono svegliato, ho preso il messaggio e l’ho messo nello zaino.

Il percorso

Da Piazza Indipendenza di San Donà di Piave prendiamo Corso Trentin con la pista ciclabile e attraversiamo il Piave, grazie al ponte azzurro. Usate dunque i passaggi pedonali per passare sotto il ponte e imboccare la pista ciclabile brecciata sulla destra orografica del fiume, risalendo lo scorrere delle acque. Per un buon tratto, almeno fino a dopo il ponte della ferrovia, abbiamo la copertura degli alberi. Dopodiché risaliamo sugli argini e dopo una madonnina di legno svoltando a destra possiamo vedere il campanile di Fossalta di Piave. Dopo una parte esposta al sole e una pista ciclabile più ampia che sopraggiunge da sinistra arriviamo ad un bivio a cui girare a sinistra, verso un gruppo di case, che ci farà tagliare l’ansa del Piave. La strada diventa asfaltata e con una salitella ci reintroduciamo sulla ciclabile e sugli argini.

Arriviamo così a vedere sulla destra il ponte di barche a pedaggio (privato) da raggiungere con una discesa sterrata. Da qui non andiamo per il ponte ma per la ciclabile sterrata lungo le rive.

Passate sotto la torretta di cemento con la gigantografia di Hemingway e infilatevi nel boschetto. Dopo breve il sentiero diventa difficile da percorrere in bici perché la vegetazione e specialmente le grandi ortiche ostruiscono alcuni tratti. Fatevi strada e abbiate fiducia perché sono tratti brevi. Tra le fronde alla vostra destra, sempre il Piave ma anche il campanile di Noventa sul Piave.

Ad un tratto (meglio controllare il gps) dovrete ritornare all’interno e intercettare, dopo una sbarra bianco-rossa una via asfaltata, da prendere a destra. Sempre dritti fino a che non troverete una strada sterrata a destra e una che va avanti, con il cartello “Sommità non transitabile”. Ebbene voi dovete andare proprio di lì e passare sotto all’autostrada Serenissima grazie ad un argine rialzato e dritto. Poi riprenderete la ciclabile Monaco – Venezia a sinistra.

Ad un tratto arriverete ad un trivio: andate avanti in posizione rialzata (a sinistra ci siamo avvicinati ad una strada a scorrimento veloce). Quando arriverete in prossimità di Zenson di Piave, all’altezza del distributore di benzina, svoltate a sinistra ed entrate nell’abitato. Da qui prendete Via dell’Isola e andiamo sempre avanti per qualche chilometro fino a ché la via naturalmente non finisce ad un incrocio a T su Via Argine XXIV Maggio, da imboccare a sinistra. Passerete così dopo 2 km accanto a Sant’Andrea di Barbarana. Proseguendo per altri 2 km e incrociando Via Postumia svoltiamo a sinistra. Ancora avanti e siamo nella frazione di Bocca Collalta, cioè nella località di Fagaré della Battaglia, dove c’è il maestoso memoriale ai caduti del Piave.

Jesolo – San Donà di Piave

Tempo fa lungo gli argini di questi fiumi, mi spiega Roberta, c’erano degli uomini che tiravano le barche con delle corde. Le portavano da una parte all’altra, lasciandole scivolare sull’acqua. Così ci sentiamo noi, accompagnati dai nostri amici mentre costeggiamo il fiume e lo risaliamo. E anche se il mare si allontana alle nostre spalle e le Alpi si fanno avanti, noi non abbiamo paura perché la corda che i nostri amici tengono e si passano di mano è buona e  resistente.

Il percorso

Partiamo da Piazza Matteotti di Jesolo e attraversiamo il fiume Sile con il ponte davanti a noi avendo la chiesa della piazza alle spalle. Subito dopo di esso svoltiamo a destra per Via Drago Jesolo, dotata di marciapiedi. Purtroppo dopo il cavalcavia il marciapiedi finisce e bisogna continuare su asfaltata prestando attenzione alle automobili. E’ comunque possibile sfruttare a più riprese i fossi a sinistra, che costeggiano la via.

Arrivati alla Torre del Caigo lasciamo questa strada nonostante prosegua dritta per la nostra direzione e imbocchiamo la ciclabile che costeggia il Sile, brecciata, senz’altro più bella e sicura.

Dopo un buon tratto, ben evidente, troviamo un bivio a cui andare a destra seguendo il cartello delle biciclette. La pista ciclabile intercetta la strada asfaltata di prima, la attraversa e va per l’Argine San Marco, percorso naturalistico. In fondo al vialetto sarà facile, in prossimità di un rialzo in legno per il birdwatching, andare a destra e costeggiare un canale che oltre ha la laguna di Venezia.

Fate tutta questa lunghissima strada, dopodiché svoltate a destra per prendere il ponte di barche che vi porta a Caposile. Oltre il ponte prendete a destra e poi a sinistra per andare di nuovo lungo gli argini del Sile.

A circa 3 km da Caposile, dopo l’edicola con una madonnina, c’è un buon punto per fermarsi, dotato di ombra e panchine, sulla destra. Andate sempre dritti, passate la frazione di Chiesanuova con la sua bella chiesa dall’altra parte della riva, dopodiché all’altezza di alcune staccionate di legno imbocchiamo via Piave Vecchia, sulla sinistra. 500 metri e siamo dentro Musile di Piave. Imbocchiamo a sinistra alla fine della strada e poi subito a destra per Via XXIX aprile. Questa via, in fondo, curva naturalmente a sinistra e ci porta a Via Roma, da prendere a destra.

Dunque prendete il ponte sul Piave e andando sempre dritti siete a Piazza Indipendenza a San Donà di Piave.

Venezia -Jesolo

Non è una via facile per chi cammina. C’è una tratta da fare su traghetto, una lunghissima strada da percorrere fino in fondo e sempre dritti, una zona residenziale anonima come un limbo, un ponte trafficato e ostile, una zona turistica con muraglioni di hotel a destra e sinistra e infine una interminabile-ciclabile che conduce a Jesolo paese. Una prova di nervi e resistenza. Ma andare a piedi è anche questo: avere il coraggio e la pazienza di attraversare le Terre di Mezzo.

Il percorso

Partenza da San Marco di Venezia, percorrete Riva degli Schiavoni fino alla fermata del traghetto sita a San’Elena e qui imbarcatevi per Punta Sabbioni. Il traghetto impiegherà circa 30 minuti. Quando siete scesi è facile imboccare Via Fausta, alberata e dotata di pista ciclabile. Siete sulla Monaco – Venezia e così abbiamo provato a fare anche noi, per un tratto, tranne poi lasciare questa tracciatura, perché adatta solo a biciclette. Ma ogni cosa a suo tempo…

Dopo circa 900 metri prendiamo Via Brenta, una strada sterrata a destra di un canale. Via Brenta d un tratto, all’altezza di un ponte, continua con strada asfaltata. Superata la Batteria Pisani arriverete ad una rotatoria e qui prenderete Via delle Batterie a destra. Fate tutta questa via che costeggia i campeggi (attenzione alle automobili) e arrivati in fondo dovrete per forza svoltare a sinistra e vi ricongiungerà a Via Fausta. Da qui ci rendiamo conto che la Monaco – Venezia è pensata per bici e non per pedoni, almeno in questa tratta, perché andrebbe avanti e avanti è una strada asfaltata e piccola, ma frequentata. Chiedendo alle persone del luogo ci rendiamo conto che la mappatura proposta è pericolosa per camminatori, dunque decidiamo di prendere Via Fausta a destra, così come forse avremmo dovuto fare sin dall’inizio (e come potete fare voi).

Qualche chilometro fin quando non incontrerete Corso Europa a sinistra, da imboccare. Questo Corso ci riporta a Via Fausta, che va imboccata a sinistra. Alla rotatoria svoltiamo a destra per Via Baracca (pista ciclabile I3). Molta strada dritti fin quando non arriverete alla rotatoria con al centro i cilindri di cemento. Qui svoltate a sinistra sempre su Via Baracca e con essa arriverete al ponte sul Fiume Sile, da attraversare prestando attenzione (c’è solo un marciapiedino di mezzo metro). Dopo il ponte vi dovete reimmettere sulla pista ciclabile e poi andare a destra per Via Anna Frank. Dunque a sinistra per Via Padania. Pochi metri e dovrete infilarvi per il parco a destra e con esso uscire su Via Uso di Mare che vi condurrà o al mare o a Via dei Mille da prendere entrambe a sinistra. Da qui infatti inizierà un ampio tratto urbano, in realtà caratteristico, che potrete fare lungo le vie del corso molto servite e ombreggiate, o lungo la passarella parallela al mare, più panoramica. A Piazza Mazzini potrete anche refrigerarvi con gli spruzzi che escono dal pavimento.

Poco prima di Piazza Marconi andiamo a sinistra Via delle Meduse e andiamo a Piazza Drago. Da qui prendiamo Via Mameli e alla fine di essa sbuchiamo a Via Roma destra, da prendere naturalmente a… destra. Arrivati alle rive del Fiume Sile andiamo per Via Sauro, per poi attraversare a destra all’altezza di Piazza Matteotti, nel centro di Jesolo.

Alberoni – Venezia

Scrivo sempre di strade, dell’andare e delle impressioni dei territori che incontriamo. Oggi invece voglio parlare della pubblicazione on line del percorso, la stessa che state leggendo adesso. Capita di farla nei posti più strani e improbabili: dentro scuole abbandonate, foresterie senza corrente, in bar col wi-fi gratuito, su scrivanie di legno dentro monasteri. Spesso si sta seduti comodamente, altre volte a terra, altre in piedi o col pc sulle ginocchia. Ricordo tutti i posti in cui ho pubblicato i percorsi, sono speciali quanto un sentiero o un paesaggio. Ma allora perché voglio parlarne proprio oggi? Perché oggi pubblichiamo da Campo Santo Stefano, nel cuore di Venezia. Siamo in mezzo a turisti che provengono da tutto il mondo e in essi ci confondiamo, ma noi siamo giunti qui a piedi… e a piedi è diverso, come è diversa la pubblicazione di questo percorso.

Il percorso

Dal centro di Alberoni, posto nei pressi di una piazzetta con caffè, prendiamo l’unica via ad uscire, denominata Via Alberoni, usando la piacevole banchina dal lato della laguna. Già a sinistra possiamo vedere Venezia, Porto Marghera e se la visibilità è buona anche le Alpi sullo sfondo. La passeggiata è piacevole e ombreggiata grazie ai pini lungo la via. Passiamo l’ospedale, il vivaio, una casa verde e la fermata dell’autobus. Subito dopo quest’ultima prendiamo una stradina a destra che tra canneti ai lati ci porta sugli argini che danno sull’Adriatico. Li imbocchiamo a sinistra e li lasciamo a piacimento per ritornare sulla laguna e la zona di Malamocco. A questo punto potete scegliere liberamente come proseguire, se più ombreggiati, ovvero verso la laguna o più ventilati ma esposti, ovvero verso la riva del mare. Difficile perdersi. Attraversando il Lido però cercate di recarvi sulla Riva di Corinto dove c’è la vista su Venezia che si avvicina, sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni e il Lazzaretto Vecchio.

Giunti alla fermata del traghetto prendete la linea 1 (info: http://actv.avmspa.it/) per Sant’Elena e arrivati alla terra ferma perdetevi tra le calli di Venezia fino a San Marco.

Podere Veranello – Terme di Saturnia

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte sull’Albegna  e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca,  si gira a sinistra.

Presto ci si ritrova a scendere verso la valle. In questo tratto la strada è cementata. Presto si incrocia la strada provinciale 159 (in corrispondenza di una casella postale chiamata “catarci”) che va semplicemente attraversata: esattamente di fronte alla strada bianca da cui proveniamo va imboccato un tracciato agricolo che alcuni chiamano “strada della parrina”. Il panorama è molto cinematografico e la strada procede pressoché dritta, in leggera discesa e senza vistose deviazioni né ripari dal sole finché non si arriva al torrente della Stellata, che va guadato.
Arrivati a ridosso del corso d’acqua (segnalato dall’alta vegetazione ripariale) c’è un bivio che può indurre in confusione: non bisogna continuare a procedere dritti ma va seguita fino in fondo la traccia più evidente, curvando leggermente a sinistra.

Il torrente stellata prende acqua sopratutto dalle terme di saturnia e promette di avere un buon carico anche nel periodo estivo. A giugno il guado si è dimostrato molto agevole.

Il sentiero sull’altra sponda non è particolarmente evidente, gli argini vanno risaliti tenendosi in direzione di Saturnia. Oltrepassati i canneti in lontananza si vede un capanno. Raggiuntolo, si tiene la destra e il percorso procede più o meno in parallelo al torrente.

La strada non è altro che un tracciato agricolo poco battuto e privo di ripari. Presto, in corrispondenza di un incrocio, ci si imbatte nella cartellonistica della rete sentieri e ci si immette su questo percorso n°8 montemerano-saturnia. La strada diventa un po’ più pulita e presto c’è di nuovo un po’ di ombra. In corrispondenza di un boschetto, seguendo una traccia sulla destra si può risbucare nuovamente sul torrente stellata, dove c’è una bella spiaggia.

Proseguendo, invece, ci si imbatte presto di nuovo nel cartello bianco e rosso della montemerano-saturnia. È un bivio non molto evidente, ma da lì in poi il sentiero n°8 comincia a salire,verso saturnia, mentre noi dobbiamo continuare a mantenerci in piano, paralleli al fiume, verso le terme. In lontananza è possibile vedere un edificio basso: è la struttura ricettiva “le cascatelle” e si ha da passargli attraverso. L’entrata del complesso (noi si arriva dal retro) è cinta da un cancello. Noi lo si è trovato aperto ma, per loro natura, di solito i cancelli tendono a chiudersi. La recinzione comunque è tanto bassa che quasi non la si vede: la si può scavalcare anche da seduti e sfuggire a un soggiorno coatto presso l’albergo. Adesso la strada è asfaltata e siamo costretti dai muretti e dalle recinzioni a procedere dritto. Ben presto si sbuca sulla strada provinciale 10 e girando a destra si prende subito il percorso pedonale. In pochi metri si è alle terme libere.

Chioggia – Alberoni

Arriviamo dal mare, su strisce di terra sottilissime, con ben tre alternative altrettanto belle da percorrere: lungo la laguna, dentro la via del paese e sulle spiagge dell’Adriatico. Siamo felici di un cammino semplice, indicato naturalmente dalla conformazione delle isole, ricolmi di gratitudine per chi ci accoglie nella sua casa, ma anche per chi ci vede solamente passare e sorride.

Il percorso

Dal limitare della città di Chioggia prendete il traghetto dell’Actv (http://actv.avmspa.it/) che in pochi minuti con la linea 11 vi porterà a Caroman, cioè la prima fermata per l’isola di Pellestrina. Da qui incominciate a camminare verso sinistra, seguendo lo splendido muraglione bianco alto almeno 3 metri e mezzo che vi separa dall’Adriatico. Avete la laguna a sinistra e il camminamento, usato solo da vecchi che passeggiano e pescatori, è qualcosa di straordinario, per chi, come noi, viene dalle montagne appenniniche. Ogni tanto delle scale di pietra vi portano in cima al muraglione, da dove potrete godere del paesaggio marino.

Lentamente il muro alla nostra destra si abbassa ed entriamo in una zona degradata, dopodiché passiamo accanto al cimitero di Pellestrina. Fate tutta l’isola usando la pista ciclabile, o la via interna o il passaggio a destra lungo il mare, tanto è impossibile perdersi. Semmai perdetevi nella bellezza del luogo. Giungerete così a San Pietro in Volta con i resti del suo forte e infine a Santa Maria del Mare, da dove potrete aspettare il traghetto, sempre con la linea 11 (http://actv.avmspa.it/), che vi porterà ad Alberoni in pochi minuti. Appena scesi sulla terraferma prendete la ciclabile a sinistra e in poche decine di minuti siete nel centro del piacevole e pacifico paese di Alberoni.

Porto Viro – Chioggia

Ci sono 30 km e 30 km. Se spira un vento leggero e l’aria si è rinfrescata, se vai su strade belle e non trafficate, ma specialmente se hai trovato delle persone come Antonio Pozzato e Alice Soncin, che per giorni ti hanno assistito e infine aiutato portandoti lo zaino a destinazione, in modo che tu possa riempire l’altro rimasto con molta acqua per il cane affaticato… allora anche dei lunghissimi 30 km non pesano affatto e ti fanno apprezzare ancora di più la gioia del camminare. Grazie Antonio, grazie Alice… se in ogni territorio trovassimo persone ospitali e volenterose come voi il nostro viaggio sarebbe migliore.

Il percorso

Da Piazza della Repubblica di Contarina, sita nel comune di Porto Viro, andiamo per Via Giuseppe Mazzini fino a prendere Via Roma a sinistra e dunque Via Corridoni a destra. Alla fine di questa via svoltate a destra e immettetevi sulla sinistra su Via Mantovana (SP 8). Questa vi fa passare il Po di Levante e all’altezza delle “Costruzioni tende da sole” andiamo a destra per strada sterrata che ci immette a sinistra sulla ciclabile, proprio sul Po di Levante. Ad un tratto non si costeggia più il Po di Levante ma un canale molto lungo e dritto. Si passa sotto ad un ponte stradale e ad uno della ferrovia, per poi passare all’altra sponda grazie al terzo ponte, piccolo e quasi pedonale. Ci sono le scalette di pietra che ci fanno salire sul terrapieno, molto comode e utili. Giunti dall’altra parte svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile (più selvaggia e ombreggiata).

All’altezza delle chiuse del canale, laddove sbocca sull’Adige, andiamo a destra costeggiando quest’ultimo fiume. Sorpassiamo il ponte ferroviario e imbocchiamo il Ponte della Romea a sinistra, dunque prendiamo il Lungo Adige a sinistra. Arrivati al Ridotto Cavanella d’Adige (punto più meridionale del campo trincerato della dominazione austriaca (1814-1866)), svoltiamo a destra e con le scalette entriamo a Cavanella d’Adige.

Da qui prendiamo Via Canal di Valle, stretta, lunghissima e asfaltata, che costeggia un altro canale per almeno 7 km. Vedrete che seguendo l’ansa del canale andrete verso destra e arriverete sulle sponde del Brenta. Sorpassiamo il ponte ferroviario, imbocchiamo il ponte (con passaggio laterale per pedoni) e facendo attenzione attraversiamo per prendere Via Venturini, che ci porta già dentro il territorio di Brondolo. Andando sempre dritti arriveremo all’ospedale, da qui imbocchiamo Strada Madonna Marina e la lasceremo a sinistra seguendo le indicazioni per le scuole medie Nicolò De Conti. Vicino le scuole c’è il ponte di legno e passandolo si apre la vista su Chioggia. Da qui è semplice, dovete fare le rive pedonali avendo la laguna a destra e alla fine imboccando Ponte Cavanis che vi conduce al centro di Chioggia.

Mesola – Porto Viro

Il ponte sul fiume Po è un’esperienza mistica: a destra il guardrail alto due metri, in metallo, con tir e macchine che vi sfrecciano oltre, invisibili ma assordanti; a sinistra la distesa verde del titanico fiume, figlio di Oceano e della ninfa Teti. In mezzo, stretto su di una passarella di cemento di mezzo metro che nemmeno lo zaino ci passa, ci sei tu, che calpesti vestigia di un immondezzaio dimenticato: bottiglie, lattine, occhiali, un paraurti gigante, una settimana enigmistica… addirittura una scopa di saggina. Si cammina tra due mondi infinitamente distanti ed alieni e ci si sente come l’astronauta di “2001 Odissea nello spazio”, quando attraversa una via stretta tra due pareti di luci indecifrabili, oltre le barriere della percezione sensoriale…

Il percorso

Dal Castello di Mesola prendiamo Via Biverare verso la Romea, vi saliamo sopra grazie alla rampa a sinistra e incominciamo a camminare pericolosamente verso il ponte dove troveremo, per fortuna, una passaggio tra guardrail e balaustra. In realtà basterebbe creare una scala dalla ciclabile sugli argini lungo il terrapieno che conduca fino al ponte vero e proprio della Romea perché il passaggio sia fatto in tutta sicurezza. Giunti oltre il Po di Goro e quindi in Veneto vale la stessa considerazione di prima, ma siccome le scalette non esistono bisogna arrivare al distributore e andare a sinistra verso il fungo di cemento, per togliersi dalla pericolosità della strada statale. In poche decine di metri arriviamo alla Vecchia Romea da imboccare a destra. E’ una strada che ci accompagnerà per almeno 7 km passando i piccoli centri di Rivà, Monti e Piano.

Arrivati a Taglio di Po riprende la ciclabile che ci aveva abbandonato a Rivà. Qui svoltiamo a destra su Via Kennedy che ci porterà di nuovo sulla rampa a sinistra per prendere la Romea e passare il Po. Anche in questo caso vale la considerazione fatta prima.

Al distributore sulla Romea andiamo a sinistra e grazie ad una stradina secondaria arriviamo dentro Porto Viro. Andiamo a sinistra e alla Chiesa di San Bartolomeo a destra.

Abbazia di Pomposa – Mesola

Il percorso

Dietro l’Abbazia di Pomposa c’è un mercatino turistico dal quale parte Via Giralda Centrale, verso il mare, asfaltata. Potete però costeggiarla grazie alle strade laterali per i trattori, facendo attenzione a ritornare in tempo sull’asfaltata a causa dei canali. Svoltate dunque dopo circa 1,2 km a sinistra per Via Starne. Per fortuna questa via, che dovrete tenere per 5 km, è una via alberata, platani per la precisione.

Arrivati in fondo andiamo a destra per 800 metri, dopodiché andiamo a sinistra per Località Lovara. In fondo arriviamo ad un bivio a T, ma noi andiamo leggermente avanti verso Effelle, dopo il ponticello e da qui andiamo a destra sull’erba fino ad uscire ad un parco con dei pini e dei tavoli di legno (anche una fontanella caratteristica). Prendete un ponte di legno e imboccate il sentiero nella pineta, direzione nord. Questo sentiero ad un tratto esce su di una strada asfaltata poco trafficata che va imboccata a sinistra. Vedrete che la strada diventa sterrata e arriva a sbattere alla Via Romea. Non andiamo verso l’invitante via di destra ma verso sinistra, sulla Romea, per 50 metri circa, dunque l’attraversiamo e prendiamo un ponte, oltre il quale imbocchiamo a destra la strada asfaltata secondaria. Dopo nemmeno 200 metri prendiamo un altro ponticello che arriva all’inizio dei sentieri dei bunker di Mesola (linea di difesa Gengis Khan). Costeggiamo il canale per qualche decina di metri e poi ci inoltriamo nella pineta con il sentiero, fino ad arrivare ad un pannello informativo. Qui andiamo a sinistra e al primissimo bivio a destra. Seguite il sentiero e al primo vero bivio vi mantenete sulla destra. Giunti al muro e a destra in prossimità della Romea, ce ne allontaniamo coscienziosamente e andiamo verso sinistra.

Il sentiero esce su di una strada sabbiosa e svoltiamo verso destra. In breve si arriva al cimitero e andando sempre avanti si passa un incrocio e il Canale Bianco, dunque andando a destra e percorrendo circa 300 metri si è presso la piazza del Comune e il Castello di Mesola.

Oasi di Cannevié – Abbazia di Pomposa

C’è un sottobosco di cui ignoravo l’esistenza che attraversiamo segretamente. In molti ci scrivete o ci messaggiate o ci telefonate, per dirci che ci state sognando. E’ da quando ci siamo messi in cammino che accade, così come accade che noi sogniamo voi ogni sera. Ci allontaniamo fisicamente eppure è come se entrassimo nei meandri di un inconscio che ci unisce, parallelamente alla realtà fisica, oltre le classiche e superficiali categorie dell’esistenza.

Il percorso

Partenza dall’Oasi di Cannevié, si attraversa la Strada Provinciale 54 e si prendono immediatamente le scalette che portano all’argine del Po di Volano, dunque si volta a destra su pista ciclabile La Via del Sale. A sinistra la zona umida che possiamo dominare grazie alla posizione rialzata che abbiamo guadagnato e a destra campi coltivati a perdita d’occhio. Dopo qualche chilometro la pista ciclabile si allontana dalla strada provinciale, continuando però sempre lungo gli argini. Quando ci si riavvicina e davanti a voi avete il ponte della Via Romea, scendete all’altezza di un albergo giallo e svoltando a destra prendete la strada brecciata con le indicazioni per Abbazia di Pomposa 1,2 km.

Arrivati alla provinciale l’attraversate e andate dritti per strada sempre brecciata. In brevissimo uscirete dagli alberi e potrete vedere il campanile dell’Abbazia di Pomposa. Basterà seguire la strada per i campi per raggiungerla.

Comacchio – Oasi di Cannevié

Non c’è nulla di eccezionale in quello che stiamo facendo, non fatevi abbindolare dai numeri: 2400 km, 6 nazioni, migliaia di chilometri di dislivelli. Non c’è nulla di straordinario nemmeno nell’andare a piedi, l’uomo è nomade per natura, lo fa da sei milioni di anni e lo facevano tutti fino all’altro ieri. Non c’è assolutamente niente di incredibile neanche nella bellezza di quello che stiamo vivendo, tutti sanno che andare a piedi ti fa entrare in contatto con il paesaggio e la gente in una maniera più vera. C’è solo una cosa che io, Marina e Bricco stiamo facendo di veramente eroico, che nessuno più riesce a fare oggi: ci stiamo riappropriando del Tempo. Non è la lunghezza dell’itinerario, né l’andare a piedi, né la bellezza dell’Europa la vera novità… la novità è riuscire a dedicarsi a queste cose per un tempo lunghissimo, senza essere milionari o semplici vagabondi!

Il percorso

Dal centro di Comacchio andiamo verso l’ospedale, prendiamo Via Felletti e giriamo a destra per Via Rosario, cioè verso l’abitato di San Giuseppe. Non è una bella strada perché trafficata, ma possiamo usare gli stradelli laterali e andare parallelamente (usate il gpx per maggiori dettagli), sia prima del sottopasso che dopo. Lo scenario è di canali e coltivazioni, dunque cercate di partire presto per non camminare sotto lo scoppio del sole. Questo consiglio varrà per tutta l’escursione, molto esposta in alcuni tratti.

Si arriva così a San Giuseppe dove troviamo un incrocio che andando dritti ci porta, con una pista ciclabile, al Lido di Pomposa. Arrivate fino al mare e prendete a sinistra una strada cementata proprio dentro lo stabilimento Beach Gallanti che passa a circa 20 metri dal mare e che in pochi chilometri, ad un tratto diventando sabbiosa, vi porterà a Lido delle Nazioni. Qui andate sempre verso nord, passate dal Supermercato di Carlo e con Via San Marino arrivate alla pineta, dove un sentiero centrale vi allontana dal centro abitato costeggiando il mare.

La pineta ci fa uscire sulla spiaggia, una bella spiaggia di scogli dove troviamo anche le sculture di legno che il mare ha donato alla riva, di Enrico Menegatti (#natedalmare). Si usano i sentieri e la ciclabile FE per Venezia in modo da andare sempre verso nord e arrivare a Lido di Volano. Qui uscendo dalla pineta si punta il ponte della SP 54 verso Volano e arrivati a questo piccolo paese si prende l’argine superiore a sinistra, dove c’è una pista ciclabile che in 1,5 km ci porta, con delle scalette e un attraversamento sulla destra, all’Oasi di Cannevié.

Casal Borsetti – Comacchio

Fate qualcosa per la Romea in questo tratto… che ne so… autovelox con limite a 50 all’ora; dissuasori ogni 200 metri; pista ciclabile pagata dall’Europa al lato del guardrail; servizio navetta per pellegrini; divieto di circolazione assoluta per camion con autisti distratti al cellulare; tunnel sotterranei con tetti in vetro che passino sotto le Valli di Comacchio; teletrasporto gratuito per chi ha la carta del viaggiatore; talismani blocca sfortuna pagati dalla Regione Emilia-Romagna; alieni che si muovono a compassione e scendono a bloccare il traffico… ma fate qualcosa per la Romea in questo tratto…

Il percorso

Da Casal Borsetti prendiamo Via Spalazzi con la pista ciclabile in asfalto, ad uscire, verso nord. Dopo circa 1 km, laddove finisce la ciclabile e dunque il marciapiedi, prendiamo a destra lo stradello dentro alla pineta, che è una via parallela alla nostra. In realtà dopo breve entreremo in una zona militare, anche se solo ai confini, quindi se non volete fare questa infrazione continuate dritti su asfaltata. Se invece andate nel bosco arriverete ad una recinzione da costeggiare a sinistra. Il paesaggio è solitario e marino. All’altezza di alcune case bianche sulla spiaggia svoltiamo a sinistra e oltrepassato un muretto andiamo nuovamente su asfaltata, avanti a noi, uscendo dalla zona militare, poi in poche decine di metri andiamo avanti per Venezia-Ferrara.

Un centinaio di metri prima della Romea (che vediamo davanti come fila di camion che sfrecciano), svoltiamo a destra come da indicazioni della pista ciclabile Ravenna – Venezia, su strada sterrata, alla fine della quale naturalmente svolteremo a sinistra. Passiamo dunque sotto al ponte della Romea, giriamo a sinistra sempre sulla ciclabile (direzione S. Alberto) e con un sentiero all’altezza di una quercia e di un cartello con scritto Acquedotto, saliamo sul ponte (c’è la protezione del guardrail). Subito alla fine del ponte prendiamo un analogo sentiero a sinistra, scendiamo lungo le rive del Reno e poi svoltiamo a destra per l’Osteria Primaro. Da qui in avanti, benché ci siano le strade per evitare la Romea risulta impossibile non prenderla perché sono tutte zone private o militari. Abbiamo chiesto ad almeno 5 persone e tutte ci hanno detto che è impossibile passare in maniera alternativa. Dunque mettetevi l’anima in pace e fatevi questi 6 km di Via Romea, brutta e pericolosa…

Quando passerete il fiume Bellocchio e sarete entrati nella provincia di Ferrara potete, se trovate il cancello aperto, entrare a sinistra nella zona del Parco del Delta del Po e con una strada parallela saltare almeno 1,5 km di Romea (arrivare ai pali del telefono e svoltare a destra, dunque seguire la strada bianca) . Uscirete di nuovo su di essa a Via della Ussarola e la farete a sinistra per 500 metri, dunque a destra per Lido di Spina, che raggiungerete in 700 metri circa andando a sinistra.

Raggiungete così, tramite i caratteristici viali curvi del triste Lido di Spina, Lido degli Estensi e non mancate di farvi Via Carducci, la super kitsch Via Carducci, in modo da arrivare a prendere il traghetto (per info vedi foto).

Dopo essere passati con il traghetto dalla parte di Porto Garibaldi prendete la ciclabile a sinistra che, andando sempre dritti, vi porterà in 5 km circa, al centro di Comacchio (riuscite a trovare i graffiti del grande Blue lungo la via?).

Segagliate-Montemarzino

Un facile e piacevole anello tutto su asfalto con traffico inesistente. La prima parte in salita, dolce e tranquillamente fattibile, la seconda dopo Montemarzino, in discesa altrettanto dolce con strada che percorre un panoramico crinale.
Un tratto della salita attraversa un bosco, per il resto si cammina fra seminativi e frutteti, in particolare pescheti. Nelle giornate serene di vedono le Alpi e uno scenario incantevole di colline alcune con piccoli paesi arroccati sulla cima.

Si parcheggia in val Grue, circa 6,5 km prima di Garbagna venendo da Tortona, poco dopo la frazione Palazzo di Montegioco e Fabbrica.
Il parcheggio, poco dopo Palazzo e Fabbrica, al bivio con via Genova e cartello indicatore per Scrimignano e Montemarzino, approfittando di uno slargo della strada comunque della provinciale della val Grue.
Una volta parcheggiato si torna indietro per circa 300 mt fino ad imboccare sulla destra una strada “quasi” asfaltata e in salita. Davanti a noi si vede l’aguzzo campanile di Segagliate. In breve si tocca la strada asfaltata e si prende a destra in salita. Con un paio di tornanti si arriva a Segagliate e senza entrare in paese, si piega a destra in salita. A circa 1 km dal parcheggio si costeggia il piccolo cimitero (fontanella di fianco) e si continua in salita passando per il borghetto di Castellazzo. Una volta oltrepassato la strada (sempre asfaltata con traffico inesistente) passa attraverso un bosco, ancora in dolce salita.
A circa 3 km dal parcheggio la salita termina ad un incrocio: prendere a destra in direzione di Montemarzino distante circa 500 mt. Conviene salire al piazzale della chiesa utilizzando una scalinata che troviamo subito sulla sinistra, o con la strada poco più avanti.
Da qui il panorama spazia a 180° sulla pianura e le Alpi.
A fianco della chiesa c’è il municipio e il rinomato ristorante “da Giuseppe” locale tempio dei funghi e dei tartufi (0131878135 www.ristorantedagiuseppe.it). Abbiamo percorso circa 4 km dal parcheggio e siamo alla fine delle salite. Ora la strada continua, sempre asfaltata, in discesa fra frutteti e bosco accompagnati da panorami sulle colline  incantevoli percorrendo un tratto di crinale che consente la vista su due lati.
La discesa, sempre dolce, passa dalla frazione di Scrimignano (fontanella d’acqua) avendo  già percorso, senza accorgersene, 6,5 km dal parcheggio.
Appena passata Scrimignano vediamo davanti a noi la val Grue e il parcheggio della provinciale dove si è parcheggiata la macchina.
Una volta arrivati avremo percorso circa 8 piacevolissimi Km.

La val Grue è  insime alle più o meno parallele val Curone e valle Staffora, il paradiso delle passeggiate, dei panorami ma e nondimeno del gusto.
Gli agriturismi e B&B sono molto frequenti e per citare alcune specialità enogastronomiche, basti pensare al salame di Varzi, il Nobile del Giarolo, il singolare formaggio Montebòre, le ciliegie di Garbagna e di Bagnaria. Molte sono anche le fattorie che producono vini fra cui il Cortese, il pregiato Timorasso e la Bonarda spesso offerti anche sfusi.

Lido di Dante – Casal Borsetti

Quattro giorni che camminiamo in questi territori e mai un escursionista, solo ciclisti. E’ un mondo di strade lunghe, dritte, eterne, astratte come la geometria. Qui un ciclista andando piano fa 25 km in un’ora. Noi per farne altrettanti ce ne mettiamo almeno sei. Insomma la sfida è questa: andare a piedi laddove tutti vanno su due ruote. Non ci si può permettere sbagli, costano ore di fatica; non ci si può permettere di non riempire l’acqua alla fontanella, chissà tra quanto ricapiterà; non ci si può permettere di lasciarsi sfuggire una persona che s’incontra e farsi dire se quel ponte è ancora aperto o se c’è il traghetto in funzione, altrimenti si rischia di tornare indietro di 25 km.

Il percorso

Parallelo a Via Marabina, a Lido di Dante, c’è un sentiero, lato mare, che possiamo usare per raggiungere il ponte sui Fiumi Uniti. Subito dopo il ponte prendiamo la ciclabile a destra che ad un tratto curva e diventa lungomare, per poi, con alcuni stradini sabbiosi, farci entrare dentro il Lido di Adriano. Da qui prendiamo la pista ciclabile che costeggia il mare e percorriamo tutto l’abitato. Prendiamo una nuova pista ciclabile, la Adriabike, ovvero la Ravenna – Venezia. Percorrendola tutta usciamo su Via della Fontana e continuiamo sempre dritti, fino a passare accanto agli sbarramenti detti Denti di Drago, un sistema anticarro utilizzato nella seconda guerra mondiale.

Imbocchiamo così Via dell’Ancora che ci conduce alla pineta, facciamo qualche passo a destra e poi rientriamo nella pineta, sempre seguendo la Ravenna – Venezia. Molto caratteristica ad un tratto troviamo la Madonna del Silenzio, ovvero una specie di chiesa a cielo aperto, dove si svolge messa su pance arrangiate con i tronchi d’albero. Troviamo anche dei basamenti d’artiglieria della prima guerra mondiale (Comitato Ricerche Belliche 360 gradi).

Giunti a Marina di Ravenna potete prendere il traghetto che con un euro vi porta ogni 15 minuti a Porto Corsini (info qui: http://www.startromagna.it/servizi/traghetto/). Attraccati di là mantenete la stessa direzione di sempre e prendete la pineta, con il suo stradello centrale. In realtà dovrete fare una specie di C per sorpassare il Villaggio del Sole che vi sbarra la strada. Così avanti per alcuni chilometri fino a quando, dopo molte strade asfaltate incontrate perpendicolarmente, non andiamo a sbattere ad una casa nella pineta. Qui svoltiamo a sinistra e imboccando Viale Italia a destra oltrepassiamo il Fiume Lamone. Oltre di esso, sempre andando dritti, c’è una pista ciclabile asfaltata da usare tutta fino alla nuova pineta e al cartello per il Casello di Borsetti. Sempre avanti e arriviamo a Casal Borsetti, antica dogana.

Pitigliano – Manciano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, con vasti panorami sulla valle del fiume Fiora di cui in alcuni tratti lambisce le rive. Di recente, lungo parte del percorso indicato, è stata collocata della cartellonistica con la denominazione Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.).

Difficoltà: E. Tempo netto 6 ore. Dislivello 535 metri in salita; 425 metri in discesa

Attraversato interamente il centro storico di Pitigliano, 313 m, si imbocca Via di Porta di Sovana su splendida scalinata e si supera la porta sorretta ancora in parte da mura etrusche: al termine delle scale si piega a sinistra e subito dopo a destra in direzione della via cava di Poggio Cani. Sempre scendendo si va ora a destra immettendosi nella via cava, che risente di recenti interventi di consolidamento, arrivando in breve all’asfalto che si segue verso destra per circa 100 metri sino al bivio sulla sinistra, segnalato da un cartello esplicativo, per la via cava di Fratenuti (15 min.).

Si guada con facilità il fosso Meleta, affluente della Lente, che a sua volta confluisce nel fiume Fiora, e subito dopo si imbocca, in lieve salita tra alte pareti di tufo, la via cava di Fratenuti, tra le più spettacolari di tutta l’area. L’origine del nome sembra sia la presenza – nella parte alta della via – di un convento di clausura, e quindi di “frati muti”. Finita la via cava si prosegue su sterrato, con vista sulla valle del fiume Lente, protetti a tratti da una staccionata di legno, si lascia a destra un casolare, si traversa un fossetto con edicola votiva, si passa a fianco di un riparo sottoroccia raggiungendo così una strada asfaltata, 291 m (45 min.).

Si prosegue ora verso destra per lungo tratto su asfalto sino a raggiungere la località Meletello, al termine di una discesa su sterrato, ormai sulla piana del fiume Fiora (1 ora). Si prende quindi a sinistra, passando a fianco di un podere, 165 m; dopo 500 metri di lieve salita, con breve deviazione sulla destra si può raggiungere un gruppo di massi in cima a Poggio Rota, oggetto negli ultimi anni di particolare attenzione da parte di studiosi locali. In breve si raggiunge la SS74 Maremmana in località Pietramora, 247 m (45 min.).

Si prosegue dritto su asfalto attraversando la statale e si lascia a sinistra un podere traversando il fosso Roiana. Si piega ora nettamente a destra e, superato un podere (Casale Selva), ad un primo bivio a sinistra si prosegue dritti piegando subito dopo a destra per scendere nella valle del Fiora riprendendo la SS74 nei pressi della località Mirafiora, vicino ad un ristorante, 170 m (45 min.).

Si traversa su asfalto il ponte stradale sul fiume Fiora (a monte gli imponenti resti del vecchio ponte di origine romana, bombardato dagli Alleati nel 1944); subito dopo si imbocca lo sterrato che sale a sinistra ed al primo bivio si va ancora a sinistra. Qui si lascia il percorso denominato “Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.)” e si va nuovamente a sinistra su buon sterrato in lieve discesa fino ad un bivio a T dove si va ancora a sinistra. Si prosegue con saliscendi lungo la strada sterrata, con il fiume Fiora sulla sinistra, fino ad un bivio: si ignora la strada che sale a destra e si prosegue ancora una volta verso sinistra. In questa zona si trovano una tomba etrusca a dado e massi squadrati e lavorati di grandi dimensioni.

Si prosegue ancora in discesa fino ad arrivare in vista di una grande ansa del fiume Fiora: prima di scendere nei campi occorre imboccare (154 m) un sentiero sulla destra in lieve discesa che dopo aver attraversato boschi e campi ci porta in una grande radura con un ciliegio isolato sulla destra. Si esce dalla radura e si prosegue ora nuovamente su sterrata raggiungendo in breve un bivio, nei pressi della confluenza del fosso Bianco nella Fiora (132 m) (1 ora 10 min.).

Si sale verso destra su agevole carrareccia, si superano in località Lascone diversi casali e case isolate, si traversa la località Secchete (340 m) e si incrocia un’ampia sterrata, purtroppo abitualmente percorsa dalle autovetture (287 m) (1 ora e 20 min.).

Qui ritroviamo il Sentiero 002 della R.E.T..; si va a sinistra ed in breve si raggiunge una biforcazione (20 min.).

Proseguendo dritto si raggiungerebbe poco dopo la SP Farnese – Manciano; il percorso abbandona invece la sterrata e, girando a destra su sentiero in salita, arriva a Manciano, con un ultimo breve tratto su asfalto, (444 m) (30 min.).

Montegiove – Montegabbione

Partenza da Montegiove, con il Castello alle spalle, si prende a destra e si scende verso la strada provinciale che porta a Montegabbione. All’altezza del bivio per Greppolischieto, dietro una chiesina parte il sentiero sulla destra, segnalato con segnavia rossa e bianca M17. Il sentiero è in leggera salita.

Usciti dal bosco si intercetta una carrareccia che si prende nella sua diramazione principale a sinistra e si và sempre dritti sul sentiero segnalato da segnavia rossa e bianca. Giunti ad uno slargo dove c’è un palo della luce, si lascia il sentiero principale e, si svolta a sinistra. Il sentiero, anche qui, è segnalato da segnavia rossa e bianca e segnalazione per mountain bike per Monte Arale. Proseguendo, si arriva ad un bivio, si lascia sulla sinistra il sentiero più evidente e, si prosegue a destra, in salita. In ogni caso, le due piste confluiscono entrambe sulla stessa pista principale più avanti.

Si incrocia un viottolo e si prosegue sempre sulla destra. Si arriva ad un bivio e noi prendiamo a sinistra, al bivio successivo sempre manteniamo la sinistra e, da qui già si vede la cima di Monte Arale. Il sentiero è sempre segnalato da bandierina rossa e bianca e, arrivati al bivio, imbocchiamo il sentiero segnalato a sinistra, che si ricongiunge più avanti sulla pista principale. Dopo alcune brevi rampe in salita, si raggiunge la strada carrabile che sale da Montegabbione (che percorreremo a ritorno, in discesa) e si prende a destra e saliamo fino alla cima del Monte Arale, passando di fronte ai parcheggi per le auto della Baita di vetta, dove è possibile pranzare, dopo aver verificato i giorni e gli orari di apertura durante l’anno. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo sulla cima e possiamo ammirare un bellissimo panorama, sul lago Trasimeno e sui colli del perugino, fino a Monte Subasio e Assisi e, più oltre, l’Appennino.

Si torna indietro per la strada principale per Montegabbione lasciando a destra e sinistra varie diramazioni. In circa un’ora, dalla vetta, si arriva al cimitero di Montegabbione e proseguendo per qualche altro centinaio di metri, si raggiunge il centro abitato.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Cervia – Lido di Dante

Una strada dritta dentro ad una pineta, poi una svolta a perpendicolo ed una strada bianca a perdita d’occhio, sotto lo scoppio del sole. Si esce sulla spiaggia, si percorre la battigia bollente su granchi morti, il fiume sbarra definitivamente il passo. Indietro. Limite Militare Invalicabile. Svolta a gomito come solo Tron saprebbe fare: ancora una strada lunga e infinita, l’orizzonte tremola e si perde oltre la curvatura terrestre. Holly e Benji. 3 km di via erbosa, con il canale affianco, trabucchi a riposo e pescatori fantasma. Arriva Ben, lontano, da un viale stretto come un fuso, poi sparisce dove i pini giocano alle belle statuine, un-due-tre passi, un-due-tre stella con la fine della strada. Qui nel deserto della pianura geometrica non puoi scappare da te stesso. La tua infanzia, che credevi indietro, con tocco allucinato ti raggiunge.

Il percorso

Inizia la nostra mappatura, idealmente, dalla casa di vacanze di Grazia Deledda, sita in Via Mameli, a Cervia. Da qui prendiamo Via Colombo, poi Via Monreale e dunque a destra Via Volturno. Passiamo il ponte levatoio, andiamo a destra e prendiamo a sinistra Via Spallecci. Così entriamo dentro al Parco Spallecci, con la pista ciclabile e la pista da skate, dunque prendiamo una seconda pista ciclabile Michela Fanini, campionessa di ciclismo. Alla fine di questa breve pista svoltiamo a destra e con un ponte entriamo dentro Milano Marittima, tramite Via Milano, nella zona della movida notturna. Giunti a Piazza 1 Maggio andiamo avanti per Via Matteotti e giriamo al canale immissario delle saline, a sinistra. Al primo ponte andiamo a destra, oltrepassiamo la strada delle automobili ed entriamo nella bella pineta, da attraversare interamente grazie al Sentiero del Nespolo.

Usciamo dalla pineta e davanti a noi già Lido di Savio. Prendiamo Via Marina e la lasciamo al primo tornante, imboccando la ciclabile per Ravenna. Sempre dritti e arriviamo a costeggiare il fiume, poi con un ponte abbastanza stretto e pericoloso, lo attraversiamo, entrando in Lido di Classe. Alla fine del lido prendiamo Via Lombardi e poi a destra per Via Pergami verso il Centro Visite Cubo Magico Bevanella. Ma non arriviamo al centro, bensì giriamo a sinistra su sterrata. Dunque a sinistra verso i trabucchi e il ponte sul Bevano. Passiamo il fiume e andiamo a sinistra, dunque passiamo il secondo canale con un altro ponte e costeggiamo la Pineta di Classe. Qui usiamo il Percorso 3 della Pineta, verso l’idrovora. Seguite sempre il percorso numero 3 e superate il Fosso Ghiaia con un ponte e girate a destra verso la foce del Bevano. Quando usciamo da questo percorso andiamo ancora dritti costeggiando sempre il Ghiaia. Lo lasciamo solo alla palafitta per l’avvistamento degli uccelli, girando a sinistra verso il filari di pini ed il casale. Percorriamo tutto il viale e mantenendoci sulla destra alla fine arriviamo a prendere la sterrata che perpendicolarmente punta dritta verso Lido di Dante. Circa 2 km e siete arrivati.

Bellaria Igea Marina – Cervia

Dal punto di vista della mappatura questo territorio è totalmente diverso da tutti quelli affrontati finora. Qui non si cerca più di capire se una strada uscirà dalla valle o scollinerà, qui si cerca di capire qual è il modo per passare da un ponte all’altro, perché sono i fiumi e i canali le vere barriere naturali. In mezzo a vie squadrate e facili da seguire la vera sfida è usare solo zone verdi, passaggi pedonali, piste ciclabili e di inanellare in questa via posti storicamente importanti e belli da visitare.

Il percorso

Partenza dal porto di Bellaria Igea Marina, vicino alla Colonia, vestigia fascista, con il palazzo a forma di M. Andiamo verso l’Uso, lo risaliamo per qualche centinaio di metri e passiamo dall’altra parte con il ponte, dunque svoltiamo a destra e torniamo ad imboccare il lungomare a sinistra. Dopo aver percorso un buon tratto del lungomare svoltiamo a sinistra per Via Pascoli e prendiamo a destra lungo la ferrovia (ad un unico binario, davvero eccezionale), una via parallela che ci porterà a passare accanto alla Casa Rossa dello scrittore Alfredo Panzini. Dopodiché si girerà a destra per Via Levante e si tornerà al mare, dentro San Mauro a Mare.

Dopo il Parco Benelli sbattiamo addosso al Rubicone, da passare a sinistra tramite ponte lamellare in legno (col busto di Cesare). Poi ci si mantiene sulla destra e quando si è di nuovo al mare si svolta a sinistra per Via Gramsci (passaggio pedonale azzurro). Alla fine di Via Gramsci prendiamo Via Euclide, un viale alberato. Entriamo dentro Valverde e la strada diventa Via Bernini.

Entriamo così dentro il Parco di Levante e usando i sentieri ne usciamo dall’altra parte. Usando i viali di Cesenatico arriviamo nella bella Piazza Pisacane dopodiché oltrepassiamo il fiume con il ponte e andiamo avanti con Viale Mazzini. Prendiamo Via Cremona e arrivati in fondo giriamo a sinistra per Via Amerigo Vespucci. Giunti al canale andiamo verso il mare e oltrepassiamo il canale all’altezza del Bagno 94 Camping Cesenatico. Prendiamo dunque la Pineta Pinarella – Tagliata e ne imbocchiamo lo stradello centrale, che costeggia meravigliosamente il mare a debita distanza, in posizione ombreggiata. Percorriamo questo miracolo della testardaggine delle amministrazioni di Cervia per ben 3,5 km, dunque usciremo sul lungomare Grazia Deledda. La nostra mappatura finisce idealmente davanti alla casa di villeggiatura della scrittrice, sita in Via Goffredo Mameli.

Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Monte Cerignone – Città di San Marino

Con l’arrivo nella Città di San Marino reputiamo conclusa la prima fase del nostro viaggio. Gli Appennini sono ormai alle spalle. Qui infatti, da ben 713 metri di altitudine che affacciano a picco sul Mar Adriatico, possiamo vedere, verso sud, gran parte del cammino appena fatto: 350 km e 9000 metri di dislivello complessivo in salita. Adesso si entra nella fase due: discesa al mare, lungo costa, Valli di Comacchio, Delta del Po, Chioggia, Venezia e risalita del Piave, ovvero pianura, caldo, uccelli, zanzare e mondi traslucidi. Siamo pronti?

Il percorso

Dal Municipio di Monte Cerignone prendiamo Via Leopardi ad uscire, dopo breve svoltiamo a sinistra per il Santuario Beato Domenico, quindi superiamo il fiume Conca e cominciamo a risalire. Andiamo sempre avanti su strada asfaltata fino a passare accanto alla casa di Umberto Eco e al bivio andiamo a destra per Valle Magnone. Giungiamo così alla località Ca’ Chiarino e seguendo la principale arriviamo a Valle Magnone, piccola frazione, e vediamo che la strada diventa brecciata. All’incrocio a T andiamo a destra in leggera discesa, quando siamo in prossimità di una fattoria. Passiamo dentro a Savignano, piccolissima frazione, dopodiché la strada scende per un po’ e ricomincia a salire al bivio per Val Porco, da prendere a destra.

Giunti al bivio per Fonte Cibiana andiamo a destra (dunque non per Fonte Cibiana). Scavalliamo e andando verso l’agriturismo La Cegna subito si apre la vista su San Marino ed il mare, una veduta da godere e assaporare lentamente. Infatti dopo il rifugio del cacciatore e accanto all’antenna siamo nel punto più alto. Da qui, giriamo a destra costeggiando la rete dell’antenna e passiamo la recinzione di legno (troviamo anche un cartello di proprietà privata e di attenti al cane, ma abbiamo parlato con la proprietaria e i camminatori possono passare. Il cane, che si chiama Sam, è buono e chiamato si ammorbidisce ancora di più. Fate attenzione alle mucche e se avete un cane tenetelo al guinzaglio). Oltre la recinzione continuiamo a seguire il filo spinato e puntiamo con un sentiero la città di San Marino, tra pascoli, sul Monte Grillo, con un panorama davvero a 360 gradi. Scavallando recinzioni ulteriori troveremo un palo della luce con i segni bianco-rossi del Cai. Dopo di esso il sentiero piega verso destra e si arriva ad una strada brecciata, da prendere a sinistra, più agevolmente della parte appena passata. Infatti il sentiero nel pascolo è a volte poco evidente e rischia, se non usato, di chiudersi.

Alla località Taverna si incontra la asfaltata da imboccare a destra e percorsi 1000 metri circa, quando la strada curva a destra, prendiamo una strada a sinistra, brecciata, accanto ad un deposito di materiale edile. Qualche centinaio di metri e siamo dentro al territorio di San Marino. La strada diventa asfaltata (via della Selva) e quando sbuca su di una asfaltata più grande giriamo a sinistra per qualche centinaio di metri, poi a destra per strada privata che in breve diventa strada tra i campi che scende. Giunti al fondo valle prendiamo la strada asfaltata che risale verso Fiorentino. Via Corbelli, Via La Rena e la Scala del Crociale per arrivare alla rotatoria, a cui svoltare a sinistra in salita (attenzione alle automobili). Dopo circa 300 metri svoltiamo a destra per Via Widmer (aviatore dei primi del ‘900). Davanti al cancello di una villa andiamo a destra per sentiero, usciamo su di una parte più aperta e proseguiamo dritti nonostante ci siano sentieri sia a destra che a sinistra. Alla quercia nel centro del sentiero svoltiamo a sinistra fino a che non risbuchiamo su strada asfaltata, da imboccare a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra e superato il benzinaio ci godiamo la vista con uno spiazzo subito a destra, da dove partono anche le attività di parapendio. Dunque usiamo i sentieri che salgono dentro al parco e usciamo alla curva del Voltone. Da qui all’altezza di un pannello informativo dei sentieri ci inoltriamo in salita per il bosco delle torri. Infatti con il sentiero a volte erboso a volte pavimentato arriviamo alla terza torre (del Montale) alla seconda (Cesta) e alla prima (Guaita), con il Passo delle Streghe della Città di San Marino. Da qui godete del paesaggio e della fine della vostra splendida escursione.

Piandimeleto – Monte Cerignone

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Sant’Angelo in Vado – Piandimeleto

Io non credo più a nulla: non credo alla Religione, allo Stato o alle Idee. Non credo in nessuna Utopia, né in un mondo migliore e nemmeno in un’epoca d’oro che fu. Non c’è per me alcun Architetto o demiurgo del Creato, e men che meno uno Spirito che tutto permea e provvede. Eppure credo che oggi, alla fine del sentiero più dolce e bello che ci sia al mondo, tra colline leonardesche e colori da sogno, il temporale abbia ritardato quel tanto che basta e non ci abbia investito con la sua potenza, solo grazie a delle piccole preghiere. Le ho sentite con le mie orecchie durante i vespri di ieri: le voci anziane e delicate delle suore di clausura del Convento Serve di Maria, che ci hanno ospitato per due notti e che hanno pregato per noi.

Il percorso

Si parte da Piazza Garibaldi di Sant’Angelo in Vado e si passa con il ponte il fiume Metauro, dopodiché al bivio si svolta a sinistra per Arezzo per poche decine di metri e si prende la prima a destra per Baciuccaro, poco prima del ponte del 1947. Passiamo davanti ad un’edicola votiva e andiamo avanti per questa via poco frequentata da automobili, almeno per 3 km. Dopo un casale, sulla destra, una strada brecciata da imboccare e subito un bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Dopo breve un secondo bivio, a cui andare sempre a sinistra in discesa. Si arriva al fondo della valle con il ruscello che scorre sotto la strada e si riprende a salire mantenendosi sulla sinistra (se è piovuto nei giorni precedenti sicuramente questa via è fangosa e difficile).

Arriviamo così ad un campo, ne percorriamo pochi metri facendone il bordo e riprendiamo la strada a destra che continua a salire. Quando la strada spiana leggermente c’è un bivio a cui andare ancora in salita a sinistra. Così arriviamo ad una zona usata dai cacciatori per la caccia al colombaccio, probabilmente. Se siete fortunati trovate la strada libera altrimenti troverete la via impedita dal taglio degli alberi e buttati lungo la carreggiata. Questa negligenza da parte dei tagliaboschi è una vera difficoltà aggiuntiva per escursionisti, ma per ciclisti o cavalieri può essere un motivo per tornare indietro.

Arrivati alla provinciale la prendiamo a destra per pochi metri e poi svoltiamo a sinistra per Piandimeleto.

Giriamo a destra su strada brecciata all’altezza della madonnina e dell’insegna per l’agriturismo I Palazzi. In breve si arriva a delle case e fattorie e qui si va in salita verso sinistra, da dove si può osservare la bellezza delle colline circostanti. Al primo bivio ci manteniamo sulla sinistra e dopo il cimitero più piccolo del mondo svoltiamo a destra al bivio, in salita. Si scavalla la collina e si arriva all’agriturismo I Palazzi. Da qui si può vedere il caratteristico Monte Simone e il Monte Carpegna.

Dopo aver fatto una discesa e una salita, dopo un casale e bellissime campagne, arriviamo ad un bivio a cui andare a sinistra in salita. Al bivio a T si svolta a sinistra, dopo un boschetto. Si arriva dunque ad una coppia di casaletti diroccati. Da qui si può osservare in lontananza la cima del paese di Peglio, arroccato sopra ad una collina. Dopo la discesa arriviamo ad un incrocio a cui andare a sinistra (c’è un edicola votiva del 1907).

Arrivati alla zona artigianale imbocchiamo l’asfaltata e andiamo a sinistra per Piandimeleto, su Via Garibaldi. 2 km e siamo al castello del paese.

Apecchio – Sant’Angelo in Vado

Il viandante è fragile: affaticato, provato nell’animo, fiducioso di una fiducia infantile. Per lui il mondo è un luogo grandissimo e difficile, ma che si può attraversare con le proprie gambe e il proprio sguardo. A destinazione gli possono accadere due cose: può essere accolto o essere scacciato con diffidenza. A noi, sia ad Apecchio che a Sant’Angelo in Vado, è accaduto di essere ospitati con rispetto e gentilezza. L’accoglienza è un valore inestimabile, che si capisce nel profondo solo quando si è fragili e fiduciosi, proprio come lo è il viandante.

Il percorso

Partenza da via XX Settembre di Apecchio, davanti a Palazzo Ubaldini, dopo aver visitato la Sinagoga del 1600 e aver visto il vicolo più stretto del mondo, ci si dirige verso le scale ed i camminamenti che portano sulla strada di valle. Dunque cercate la via che vi porta al ponte sul Biscubio. Un ponte a schiena d’asino del secolo XIV, lo attraversate (è davvero incantevole) e svoltate a sinistra. Solo qualche decina di metri, poi all’altezza del cartello di Stop imboccate il sentiero che sale sulla destra, che vi permetterà di saltare alcuni chilometri di strada asfaltata. Ci lasciamo a destra un cancello e iniziamo una salita molto ripida. Dopo aver costeggiato una recinzione prendiamo, sempre in salita, una strada ben evidente, sempre in salita.

Intercettiamo una strada asfaltata ma secondaria e la prendiamo a sinistra, verso la località Chipiruzzi. All’altezza di alcune case prendiamo una strada sterrata sulla destra con la catena e il cartello di proprietà privata, ma a piedi è percorribile e ci fa sbucare sulla provinciale. Qui la attraversiamo e prendiamo il sentiero tra un’apertura del filo spinato, avanti a noi. Quando scavalliamo il colle siamo su di un bel prato, elevato, davanti a noi le pale eoliche. Ci manteniamo a sinistra del filo spinato, puntando, con una traccia erbosa che costeggia il campo, Monte Bono, sempre in cresta. Giunti ai piedi del Monte prendiamo a destra una strada sterrata ben evidente e ci manteniamo sulla destra in discesa. Davanti a noi il Monte Nerone.

Quando intercettiamo una strada brecciata più grande la imbocchiamo a sinistra e subito si apre un nuovo paesaggio agli occhi: calanchi e boschi, una torre di avvistamento. Dopo poco troviamo una strada che viene dal basso a destra e s’immette sulla nostra via, che continuiamo a seguire. Al bivio successivo invece andiamo a destra dove c’è una sbarra, ma possiamo passarci affianco. Dopo circa 500 metri, all’altezza di un evidente tornante, andiamo dritti per un sentiero che ci porta ad un casale abbandonato. Qui troviamo i segni bianco/rossi del Cai, tranquillizzanti. Il sentiero infatti è molto bello, ma quasi chiuso dalla vegetazione. Le ginestre ed i ginepri se ne stanno impadronendo di nuovo.

Dopo essere scesi molto e piacevolmente troviamo un bivio a cui andare a sinistra, dopodiché affronteremo un paio di guadi e arriveremo ad una strada sterrata di fondo valle, all’altezza di alcune case. Ci manteniamo ai bivi successivi a sinistra fino ad arrivare all’Agriturismo La Tavola Marche. Da qui, seguendo una sterrata sulla sinistra si imbocca un sentiero segnato che indica Alpe della Luna che, salendo molto di quota, ci fa osservare la valle dei calanchi in tutto il suo splendore e la sua selvatichezza.

Arriviamo dunque alla strada provinciale, ma la attraversiamo semplicemente perché continuiamo a seguire la strada brecciata di rosa avanti a noi, con le indicazioni per la Pieve Graticcioli. Dopo di essa ci manteniamo sempre sulla strada principale e al bivio a T svoltiamo a destra e al bivio successivo ancora a destra. Questa strada ci porterà a passare, sulla destra, due casali di fila, dopodiché incomincerà a scendere notevolmente. Arriviamo dunque ad un altro bivio a T, a cui andare a destra. Sempre dritti e siamo alla Provinciale, da prendere a sinistra. Dopo 3 km circa (poco frequentati da automobili e dunque sicuri) saremo a Sant’Angelo in Vado.

Pietralunga – Apecchio

La primavera esplode in mille insetti che camminano su foglie e pietre. Ogni foglia è un bosco, ogni pietra una montagna. Tra di loro ce ne sono tre che mi lasciano stupito: uno è bianco e arancio, gli altri due vestiti di tanti colori. Chissà dove vanno, perché, e se sanno che il mondo è molto più grande di loro.

Il percorso

Dalla piazza principale del paese di Pietralunga, con il municipio e la chiesa di Santa Maria, ci infiliamo nei vicoli del borgo usando Corso Matteotti. Si esce da Porta del Cassino, si prendono le scale a sinistra, si gira in discesa sempre a sinistra alla fine delle scale e si arriva alla provinciale da imboccare a sinistra per poche decine di metri, quindi si svolta a destra per Via San Vincenzo con le scalette all’inizio. Appena inizia la salita troviamo le indicazioni per il sentiero 117, ma noi proseguiamo in salita avanti. Arriviamo così ad un grande incrocio con la provinciale. Qui prendiamo il sentiero 117 (nel frattempo reintercettato) verso San Salvatore, una strada brecciata in salita. Dopo circa 300 metri troviamo un bivio a cui andare a destra e arriviamo in località San Salvatore. Qui proseguiamo sempre sul 117 in leggera discesa a sinistra, fino ad arrivare al bivio per la Balucca, dove bisogna andare a destra, in leggera salita, su strada sterrata.

Dopo poche centinaia di metri svoltiamo a sinistra in discesa, al bivio. Giunti al Mulino Maccheroni (510 metri s.l.m.) svoltiamo a sinistra verso il sentiero 118. La strada è asfaltata e ci porta al bivio per Città di Castello, avanti. Dopo breve imbocchiamo a destra per Caimattei sempre su strada asfaltata. Ancora qualche decina di metri e proseguiamo dritti per S.Andrea. Vicino al ruscello ci sono dei casali con rimesse, dopodiché la strada risale. Dopo 700 metri circa lasciamo l’asfaltata andando dritti per strada brecciata, all’altezza di un tornante. Al casale e chiesa di S.Andrea andiamo a destra del forno, puntiamo il casale abbandonato avanti e sopra di noi, lo aggiriamo a destra e ci ritroviamo su di un sentiero che sale. Voltatevi ogni tanto a guardare il panorama splendido dietro di voi e alla vostra destra il Monte Nerone. Giunti nel punto più alto, che è anche quello dove intercettiamo la strada asfaltata da imboccare a sinistra, siamo su Monte delle Trecciole, sito a 813 metri s.l.m.

Arriverete piacevolmente alla Madonna dei 5 Faggi e dopo qualche decina di metri imboccherete alla vostra sinistra una strada sterrata. Siete sul Sentiero Italia. Quasi subito si arriva ad un casale da cui dipartono molte strade: seguite sempre i segni bianco rossi del Sentiero Italia. Giunti alla località i Prati, dopo aver attraversato un paesaggio di argille e boschi tutto attorno, andate davanti fino al grande casale. Qui svoltate a destra su strada brecciata, lasciando il sentiero Italia ed entrando nelle Marche.

Fate molti chilometri di questa strada, con curve e aperture di paesaggi spettacolari, fino ad incontrare una Madonnina dentro un incavo di un legno. Qui lasciate la strada che nel frattempo è diventata asfaltata e imboccate un sentiero laterale a sinistra che sale. Arriva in un posto pieno di stradine laterali, quindi seguite sempre il nord o il gpx, fino a sbucare vicino ad un casale. Percorrete la recinzione svoltando a destra (attenzione ai molti sentieri segnati in questo ultimo tratto), oltrepassate delle capanne di caccia e uscite su di un prato da cui poter vedere Apecchio. Da qui usate il prato e poi puntate due casolari alla cui base c’è una strada che vi porterà, andando a sinistra, alla chiesetta di Apecchio e al filare di tigli che conduce nel borgo vecchio.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Valfabbrica – Gubbio

Questo percorso è un concentrato di tutte le possibili esperienze che il progetto Ammappalitalia propone: esplorazione, nuove mappature, tentativi ed errori, parlare con la gente del luogo, tracciare nuove vie, osservazione del Terzopaesaggio e della bellezza disarmante dell’Italia. Dobbiamo ringraziare Federico Famiani, guida Aigae dell’Umbria, per il supporto che ci ha dato e per esserci stato “accanto” durante la strada, benché lontano fisicamente.

Quello che proponiamo dunque non può essere preso in considerazione per una via da fare, bensì come esempio di perlustrazione e ideazione di nuove vie future. La nostra esigenza non era quella dei pellegrini, che seguono la Via Francigena di San Francesco, ma quella di capire come fare per eliminare i tanti dislivelli che la tappa religiosa propone. Con il cane al seguito e grandi zaino sulle spalle questo era il primo pensiero.

Dopo la bella e piacevole zona della Barcaccia abbiamo imboccato la strada asfaltata. Qualche chilometro e abbiamo provato una nuova alternativa: siamo scesi al cantiere della diga. Qui abbiamo attraversato le grandi colate di cemento della diga, ci siamo infangati i piedi, abbiamo oltrepassato torrenti incanalati e scoperto che le mappature di openstreetmap non sono più valide a causa dei cambiamenti per l’impatto recente delle ruspe. Un’esperienza alienante e forte. Risaliti su Via della Diga e arrivati al cartello di “Strada interrotta” è accaduto qualcosa che spesso accade, sono arrivate le persone giuste al momento giusto: alcuni ciclisti ci hanno suggerito di andare avanti lo stesso, in quanto la strada è interrotta solo per le automobili, non per noi. “In Italia quando le strade si rovinano non si aggiustano, si chiudono” ha sentenziato uno di loro. Siamo dunque entrati in un regno apocalittico, fatto di asfalto crepato e ginestre allungate lungo la carreggiata pronte ad abbracciare la strada in una morsa fatale. Questa strada, nonostante il fondo duro, è bellissima da percorrere e non propone dislivelli. Sembra di viaggiare al di là del tempo, sospesi in un mondo che non c’è mai stato. Il paesaggio circostante, come dice Federico, è forse uno dei più belli che l’Umbria propone.

Scendendo al fiume Chiascio per un sentiero abbozzato s’incontra una strada larga almeno dieci metri, sterrata, utilizzata probabilmente da grandi camion, che costeggia il fiume sulla destra orografica. Qui il caldo di questi giorni e l’ora in cui vi abbiamo camminato, ha reso il tutto un piccolo viaggio nella Mancia Donchisciottesca, fatto di allucinazioni ed incontri rarefatti.

Con l’aiuto della pianificazione a tavolino del giorno prima siamo riusciti a risalire per casali abbandonati e vie boscose, intrecciando vie come abili artigiani, fino a sbucare all’Agriturismo Monte Salce, che ci ha fornito acqua ed indicazioni. Ma proprio all’altezza dell’Agriturismo un fondo chiuso ha reso il nostro cammino ancora incerto e faticoso: una via semplice che ci avrebbe ricondotto sulle orme di San Francesco era sbarrata da una dubbia proprietà privata. Ma confidando in altre alternative siamo andati ancora avanti e superando alberi tagliati lungo sentieri ed entrando questa volta a torto dentro zone abitualmente chiuse, siamo riusciti a sbucare a Ponte D’Assi. Proprio lì abbiamo incontrato un rappresentante del Cai di Gubbio, tale Marcello, che ci ha dato indicazioni sulle vie dei prossimi giorni e ci ha istradato sulla Via Dritta per Gubbio.

Arrivare durante i preparativi della Festa dei Ceri, assaporare l’esaltazione della gente del luogo e sentire la speciale atmosfera, vibrante e tesa, che tutta la città vive, è stato un viaggio nel viaggio, coronamento perfetto della lunga giornata. Una signora, dopo che camminavamo da 12 ore, ci ha fermato dalla finestra e ci ha urlato: “Se siete pellegrini state sbagliando strada, dovete andare a vedere la Vetturina!”. Tutta la romanità che mi ha appartiene, sepolta da anni di lontananza dalla Capitale, è emersa in un istante: “Signò, nun semo pellegrini e comunque stamo a Gubbio due giorni. Nun se preoccupi… la Vetturina l’annamo a vedè… ma adesso annamo solo a riposà”.

Lucca – Pisa

Il sentiero degli acquedotti

L’itinerario parte dalla cattedrale di San Martino a Lucca. Precisamente, è scelta come punto di partenza la fontana in piazza Antelminelli, alimentata in origine dall’acquedotto Nottolini. Attraverso via del Duomo, si arriva alla piazzetta della posta: qui svoltiamo a sinistra, in via dell’arcivescovato. La prima traversa a destra ci conduce in via della Rosa, che prendiamo a destra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria della Rosa. Questa ospita al suo interno un breve tratto della cinta muraria romana della città. Si esce dalle mura attraverso il baluardo di san Colombiano; si prende quindi il sentiero che costeggia le mura sulla destra, fino a trovarci in corrispondenza della stazione ferroviaria. Vi dobbiamo entrare, e oltrepassarla attraverso un sottopassaggio: sull’altro lato della strada, svoltiamo a sinistra, e dopo un breve tratto ci troviamo, sulla destra, il tempietto – cisterna di San Concordio, il primo elemento architettonico appartenente all’acquedotto Nottolini. Lo si aggira sul lato destro, e si inizia a costeggiare l’acquedotto composto da una serie di arcate in mattoni e pietra, lungo la via del tempietto, un percorso sterrato. Si arriva, procedendo sempre dritti, all’autostrada, che è traversabile tramite passaggio sopraelevato: si può così riprendere la strada dell’acquedotto. Questa permette di attraversare due canali e altrettante strade asfaltate, fino ad arrivare nel borgo di San Quirico, in corrispondenza del quale l’acquedotto ad arcate termina in una seconda cisterna. Qui il percorso, fino ad ora pianeggiante, inizia a salire: si tratta di un sentiero contrassegnato come variante della via Francigena. L’acquedotto diviene interrato, ma è comunque evidente il suo tracciato, essendo intervallato da tombini di ispezione. Si deve tenere come riferimento: ci condurrà in corrispondenza delle Parole d’Oro, vale a dire una distesa, con diverse costruzioni, fra le quali spicca un ponte con incise delle parole dorate (da cui il luogo trae il nome). Le costruzioni appartengono al sistema dell’acquedotto, ormai in disuso: fanno da cornice ad un canale artificiale, la Serra Vespaiata, progettata dall’architetto Nottolini per convogliare le acque. Si segue il percorso della Serra Vespaiata a sinistra, anche quando questa perde il suo carattere artificiale. Il sentiero, identificato da segnaletica, continua a salire. Si giunge così ad una strada più grande, che si percorre per pochi metri, prima di svoltare a destra in corrispondenza di un casale. Arrivati in un punto in cui si incrociano quattro sentieri, si sceglie quello a sinistra. Alla nostra destra, una grande antenna, ai cui piedi un punto panoramico ci permette di godere della vallata di Lucca. Subito sotto, un piccolo osservatorio astronomico: l’osservatorio di Cappanori. Da questo punto in poi si inizia a scendere: si arriva ad una strada asfaltata, e subito si imbocca il sentierino che scende sulla sinistra. Alla nostra sinistra, un uliveto, mentre il sentiero è costeggiato da un muro a secco sulla destra. Dopo un breve tratto, in corrispondenza di una abitazione si imbocca la strada asfaltata, scendendo verso sinistra; quindi, confluendo su una strada asfaltata più grande, la si prende verso sinistra, continuando a scendere, e in breve si entra nel paese di Vorno.

Una delle strutture presso cui è possibile alloggiare è il “Rio di Vorno”, ostello e albergo che offre anche ristorazione.

Da Vorno, si riparte, in direzione Asciano / Pisa, seguendo sempre la strada asfalta, fino a quando non si deve lasciare quest’ultima, per imboccare il sentiero CAI 124 alla nostra sinistra, salendo su una rampa di cemento che conduce ad un cancello: lo si aggira sulla sinistra. Ora il sentiero si stringe e sale: prendiamo come riferimento il fosso, che deve rimanere alla nostra destra. Si sale, fino a quando non ci si ritrova su una piana disboscata: il sentiero si fa più largo, pianeggiante e regolare. Lo si prende verso destra, e in breve diventa sassoso. SI arriva al Campo di Croce, che rappresenta il punto più alto del percorso. Si scende ora mediante la strada sterrata principale, fino a quando non si deve prendere il sentiero 117 sulla destra, in direzione Mirteto. Mantenendo sempre la destra in salita, si arriva al rudere della Casa della Guardia: è in questo punto che prendiamo il sentierino che scende a sinistra. Arriviamo alla Scarpa di Orlando, dove si trova la sorgente più alta che alimenta l’acquedotto mediceo: qui ci si può rifornire di acqua. L’itinerario ufficiale prevede di scendere a sinistra, subito prima del muretto, percorrendo le condutture dell’acquedotto, ma si può proseguire il sentiero verso Mirteto, nel caso in cui la prima alternativa non risulti percorribile.

Si arriva al paese fantasma di Mirteto, convento medievale fortificato, di cui rimangono ruderi di abitazioni e le mura esterne della chiesa. Dopo aver visitato il paese, che offre anche una fontana funzionante, scendiamo lungo la vecchia strada lastricata. A breve, si trova un ponte, che si attraversa, di fronte al quale c’è una fontana all’interno di una casupola: si continua la strada lastricata verso destra, scendendo. In sequenza, ci troviamo una grande struttura, nota come “il Purgatorio”, in quanto si tratta di una vasca di depurazione delle acque, e poi “il Cisternone”, che aveva la funzione di raccogliere l’acqua per conservarla. Dove la strada lastricata lascia il posto a quella asfaltata, ci troviamo la casa del “Fontaniere” alla nostra destra. Siamo entrati nell’abitato di Asciano: si svolta a sinistra, per via Garibaldi, scendendo. All’incrocio, si attraversa e si prosegue dritti, per via dei Possenti. Dopo poco si iniziano a intravedere sulla sinistra le arcate dell’acquedotto mediceo. Si traversa via delle Sorgenti, e si prosegue dritti, per via dei Condotti.

Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata, per imboccare la strada sterrata che costeggia le arcate sulla sinistra. Da adesso in poi, seguiremo sempre le arcate dell’acquedotto, anche quando si dovrà attraversare una strada asfaltata. Dopo circa 6 km, arriviamo alla città di Pisa, dove le arcate si interrompono brevemente: dobbiamo attraversare la strada, e troviamo il proseguimento dell’acquedotto, nell’ambito di un parchetto alberato. Una pista ciclo-pedonale ci conduce fino ad un semaforo: qui attraversiamo, e continuiamo a seguire le arcate tramite un sentiero in un parco. Lasciamo momentaneamente il tracciato dell’acquedotto, in corrispondenza di una rotatoria, attraversando un fossato e ritrovandoci in un piccolo parcheggio: a sinistra, ritroviamo le arcate, che seguiamo, fino a Scarpamondo. Traversando la strada e aggirando Scarpamondo sulla destra, ritroviamo le arcate dell’acquedotto. Entriamo in città per la porta che si apre nelle mura; poi, andiamo verso destra, in via Giardino, e proseguendo nella stessa direzione incontriamo la chiesa di Sant’Andrea Forisportam. Svoltiamo a destra, per via Sant’Andrea, fino ad arrivare alla piazza Alessandro d’Ancona, dove si può ammirare una fontana secentesca. Si prende il vicolo dei Ruschi, sulla sinistra. Per via san Lorenzo, arriviamo in piazza dei Cavalieri. Passando sotto l’arco, percorriamo via Dalmazia e prendiamo, verso destra, via della Faggiola, fino ad incrociare via Capponi. Percorsa via Capponi verso sinistra, arriviamo a piazza Arcivescovado, e quindi al punto finale del percorso, vale a dire la Fontana dei Putti, che è alimentata dalle acque provenienti dal monte Pisano.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Casasco – Magrassi

Un bell’anello, tranquillo, tutto asfalto con traffico quasi nullo nella prima parte e inesistente nella seconda.
Se nei giorni precedenti ha piovuto questo è uno dei percorsi ideali: senza terreno bagnato, ma senza rinunciare al bellissimo paesaggio collinare con, se sereno, la vista delle Alpi e un Monviso che fa bella mostra di sé; la prima parte fra campi coltivati e vigneti, la seconda in rado bosco, poi un percorso di crinale con bei panorami.
Durante l’itinerario non si trovano locali di ristoro, neppure in Casasco: solo una fontanella di acqua potabile a metà percorso.

E’ comunque facile, tornando in val Curone o proseguendo in val Grue, trovare numerose trattorie con cucina locale.
A 8 km da Casasco, in val Grue, la bella cittadina di Garbagna (famosa, in stagione, per le ciliegie con relativa sagra) con vari negozi di antiquariato ed un centro storico antico (era una stazione di posta fra Genova e Milano). Ad una distanza quasi analoga, ma in val Curone, la altrettanto bella cittadina di San Sebastiano Curone con varie manifestazioni artistiche fra cui Artinborgo (http://www.artinborgo.it/ ) e, per i più prosaici, la fiera del tartufo e la produzione del Salame Nobile del Giarone.

Si parte da Casasco dove si arriva percorrendo la provinciale della val Curone e girando poi sulla destra (chiare indicazioni) in salita. Poco dopo si arriva a Casasco, già assaporando con gli occhi i bei paesaggi collinari, selvaggi e boscosi. Si deve attraversare il paese (questione di 100 o 200 metri) per parcheggiare alla pesa (forse ex) pubblica (44.82638 – 9.00522).
Ci si troverà  ad un incrocio: una strada l’abbiamo appena percorsa per arrivare, una volge in discesa verso il panorama, l’altra è quella che faremo al ritorno.
Prendiamo per la discesa ammirando il panorama e i piccoli paesi che si annidano sui fianchi della collina di fronte fra i quali Montemarzino e Segagliate.
Dopo 2 km di discesa si prende una deviazione a sinistra (andando diritto si sbucherebbe sulla provinciale della val Grue) trovandosi a Cascina Romulin. Finita la discesa  inizia, dopo un breve tratto piano, una salita che a dolci tornanti, ci riporterà alla quota iniziale. La strada che andiamo percorrendo è sempre ben asfaltata, ma priva di traffico (ancor meno della precedente!) e consente quindi di respirare a pieni polmoni.
Si sale senza possibilità di errore fino ad arrivare ad un bivio: siamo a 4,25 km dal parcheggio. Suggerisco di prendere a sinistra per entrare nella frazione di Magrassi, piccolo centro abitato, forse anticamente un castello, con poche case di “domenicali” gustosamente ristrutturate. Dalla cima del paese il panorama è particolarmente aperto verso le colline circostanti, le Alpi e la pianura.
Si attraversa il paese e in breve si arriva alla parrocchiale, aperto solo la domenica. A fianco una simpatica area arredata con tavoli, panche, acqua potabile e quadro descrittivo dei sentieri e della fauna del territorio (km 4,7). Più che valido per una merenda e/o un picnic. Si continua ancora un poco per la strada che passa per il crinale: sulla nostra sinistra il paese di Casasco, punto di partenza e arrivo della nostra passeggiata. Circa 300 mt dopo l’area di sosta si prende un bivio sulla sinistra che in falsopiano torna al parcheggio: in totale, meno di 7 km.
Volendo fare pochissima strada in più, all’ultimo bivio, invece di voltare a sinistra, si può andare a diritto per arrivare in circa 300 mt all’Osservatorio di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ).Da lì il panorama è ancora diverso, oltre a poter partecipare, se aperto, a qualche attività divulgativa.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Bettona – Bastia Umbra

Abituati ai sentieri di montagna ci sorprendono questi passaggi in valle. La mappatura è storta, sbilenca. Difficile intuire a tavolino se una strada sarà trafficata o meno, il reticolo è astratto e impersonale. Assaggiamo, qui nella Valle Umbra tra Passaggio e Bastia, cosa significherà la Pianura Padana.

Il percorso

Partenza da Piazza Cavour di Bettona. Prendiamo Corso Marconi e usciamo da Porta Romana. Imbocchiamo quindi a sinistra Via Roma seguendo le indicazioni per Foligno – Assisi. Facciamo il primo tornante e dopo 100 metri circa prendiamo Via Corta a destra, che scende. La percorriamo tutta fino ad uscire su asfaltata, dopodiché prendiamo Via Traversa a sinistra. Prendiamo dunque la provinciale a destra per un centinaio di metri e poi andiamo per Via Martiri della Resistenza a sinistra. Dunque usciamo su strada asfaltata e andiamo a sinistra fino a passare con un ponte il Fiume Chiascio. Subito dopo svoltiamo a destra (prestare attenzione alle automobili) e facciamo il rettilineo, poi dopo la curva prendiamo la prima a destra sterrata verso il fiume.

Superiamo l’ambulatorio veterinario e il casotto dell’Enal caccia puntiamo il filare di pioppi che ci porta a costeggiare il torrente in una bella passeggiata ombreggiata. Dopo qualche centinaio di metri il sentiero si perde e si deve semplicemente seguire il bordo delle rive, bagnandosi a causa della rugiada sull’erba. Quando incontriamo un cancelletto sulla destra andiamo a sinistra verso la strada asfaltata, mantenendoci tra due campi.

Giunti alla strada asfaltata andiamo a destra e ne percorriamo poche centinaia di metri, quindi andiamo a sinistra alla prima traversa (Via Sant’Anna), passando una cascina, una chiesetta e alcuni casali abbandonati, tra le campagne della Valle Umbra.

All’incrocio con Via delle Monache andiamo a destra, in leggera discesa. Questa strada a zig-zag passa dentro a fattorie e diventa una specie di pista ciclabile, che svoltando a sinistra ci porta ad imboccare la strada per il ponte a destra. Subito dopo il ponte prendiamo la prima a sinistra, verso il Percorso Verde, che praticamente è un sentiero lungo il Fiume Chiascio. Con un ponte pedonale passiamo per l’ennesima volta il Chiascio e proseguiamo sulla sinistra (a destra il sentiero è troppo tenuto male, abbiamo controllato, erba altissima). Questo sentiero ci porta ad una zona residenziale e ci fa naturalmente prendere Via San Lorenzo, da percorrere tutta fino a Via delle Nazioni, da prendere a destra. Oltre il ponte (da usare la parte sinistra con marciapiedi) una rotatoria, a cui andare a sinistra. Fare dunque la massima attenzione al sottopasso che è il punto più pericoloso del percorso. Andando sempre dritti siamo al centro di Bastia Umbra, che è idealmente Piazza Mazzini.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Gualdo Cattaneo – Collemancio

Oggi è il giorno delle denunce. Non è possibile infatti che una strada bella come quella di oggi sia rovinata da:

  1. la possibilità che ci siano polpette avvelenate lungo il sentiero, usate da cacciatori per strane e private guerre. Il cane dunque, benché il posto sia splendido e perfetto per correre, non può essere sciolto perché troppo rischioso.
  2. Il taglio del bosco scellerato che impedisce, con gli alberi abbattuti proprio lungo il sentiero, il passaggio. Per un tratto di cento metri ridotto a questo modo ci possono volere anche trenta minuti, per non parlare della pericolosità. Noi siamo passati, ma altri riuscirebbero?
  3. i sentieri sono pieni di cartucce… plastica e metallo. Non siamo contro la caccia, né ambientalisti integralisti, ma così è davvero troppo.

Il percorso

Dal comune di Gualdo Cattaneo situato a Piazza Umberto I andiamo verso Piazza Beato Ugolino, prendiamo Via Roma costeggiando il buonissimo forno e poi andiamo a sinistra su Viale Arnaldo Balducci, strada panoramica. Giunti alla rotatoria andiamo a sinistra per Via delle Rimembranze e poi subito a destra in salita per Via del Monte. Dopo poche centinaia di metri superate le scuole elementari svoltiamo a sinistra per Via Col Ventoso all’altezza di un crocifisso posto proprio all’angolo.

La strada diventa sterrata all’altezza di un casale (dovrebbe essere panoramica ma quando l’abbiamo fatta noi eravamo completamente avvolti dalle nebbie). La percorriamo fino a ché non intercettiamo di nuovo la strada asfaltata e la imbocchiamo a sinistra. All’altezza del Km 2, appena spiana, poco prima che risalga, ci sono due sentieri sulla sinistra. Noi prendiamo quello che va in piano a destra.

Giunti ad un incrocio andiamo avanti e al bivio a T successivo andiamo a sinistra. Incontriamo uno spiazzo sulla destra molto panoramico e qui andiamo avanti, non a sinistra. Giunti ad un altro bivio con la recinzione di filo spinato al centro noi ci manteniamo a destra e dopo circa 300 metri prestare attenzione alla deviazione sulla sinistra da imboccare, con freccia rossa su palo di legno. Ancora un bivio a cui ci manteniamo a sinistra in piano.

Arriviamo così dopo una salita a Monte Civitelle da cui si gode di una bella vista. Andiamo sempre avanti per circa 1,2 km e andiamo a destra in discesa all’altezza di una radura. Al bivio a T successivo andiamo a destra e dopo qualche centinaio di metri incontriamo un altro incrocio, a cui andiamo a destra in discesa. Si arriva in questo modo ad un cancello di legno con filo spinato per animali. Oltre di esso, oltrepassabile ai lati, andiamo a sinistra lungo il campo e poi ancora lungo il bordo del campo in discesa e poi in salita, fino a giungere ad un angolo estremo, dove troviamo una strada sulla sinistra (fare riferimento al gps per eventuali dubbi. Ci sono sicuramente altre vie più semplici ma il bosco è un labirinto di vie e questa almeno è sicura). Dopo pochi metri siamo ad un bivio a cui andare a destra e costeggiamo una rete elettrosaldata. Poi, mantenendoci sempre a sinistra, arriveremo ad una strada asfaltata all’altezza di alcune case, da prendere a sinistra per molti minuti.

Dove incontriamo una targa commemorativa della resistenza ci sarebbe un sentiero sulla sinistra oltre un cancello per animali. Ma noi oggi preferiamo andare dritti e farne un’altra, certo più lunga ma altrettanto bella e piacevole, una sterrata nel bosco (Via delle Pianate San Sisto).

Quando Via delle Pianate San Sisto arriva ad un incrocio svoltiamo a sinistra in discesa. Si è intanto aperta la vista su Collemancio, nostra destinazione. Dopo una casa sulla destra incontriamo la provinciale ma è davvero piacevole perché sterrata e dunque la prendiamo a destra. Quando scavalliamo si apre la vista sulla valle sottostante e Cannara, Bastia Umbra e adagiata sul lembo sinistro del Monte Subasio… Assisi.

Quando siamo all’altezza del piccolo cimitero di Collemancio svoltiamo a sinistra e giunti alla chiesetta che fa da rotatoria andiamo naturalmente a sinistra per il bellissimo e incantato borgo di Collemancio.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Barattano – Marcellano

Il nostro obiettivo è collegare i piccoli borghi, ma non sempre le antiche strade sono ancora evidenti. Trovarle, oggi, è stato avventuroso e bello. Ma la speranza più grande è che questo tracciato possa ridiventare, un giorno, una via battuta come lo era una volta.

Il percorso

Partenza dal fortilizio di Barattano. Guardando il paese c’è una strada sulla sinistra che lo aggira e arriva ad alcune rimesse. Da qui andiamo in basso a sinistra per un sentiero contornato di pollai e in breve ancora a sinistra per un sentiero poco evidente. Questo sentiero sbuca su di una strada sterrata da prendere a destra in discesa, all’altezza di un casale. Oltre il casale, a destra, andiamo per il campo e lo attraversiamo scendendo seguendo il tracciato gps. In antichità cera una strada ma adesso è quasi scomparsa.

Alla fine del campo arriviamo ad una strada per i trattori che imbocchiamo per pochissimo a destra. Qui, oltre il fosso, puntiamo il ciuffo di alberi avanti a noi e poi andiamo paralleli agli ulivi sempre in salita, tenendoci la casa ben evidente sulla sinistra. E’ ovvio, viste le indicazioni, che per questo tratto è bene seguire il tracciato gps.

Prendiamo una strada tra le querce e grazie ad essa passiamo una rimessa in lamiera e usciamo su di una strada asfaltata secondaria, da prendere a sinistra.

Facciamo circa 300 metri e andiamo a destra con una bella strada sterrata, alla fine della quale, laddove spiana, scendendo, c’è un bivio a T da prendere a sinistra. Siamo sotto Marcellano che intravediamo tra le fronde delle acacie.

Svoltiamo a destra in discesa verso la carcassa di una polo bordeaux. Qui svoltiamo a sinistra e salendo siamo nel bel paese di Marcellano.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Lugnano in Teverina – Parco Energia Rinnovabile

Esistono delle splendide strade sterrate, nei boschi. Ma alcune di esse hanno degli inconvenienti: quando piove molto si riempiono di acqua e la grande pozza a volte sbarra completamente il passaggio. A destra rovi, a sinistra bosco impenetrabile. Dunque il passo rallenta e ognuna di esse diventa una piccola impresa da superare. Vendono cara la pelle. Bisogna stare in equilibrio e passare sul ciglio fangoso. Di solito sono in sequenza. Noi oggi ne abbiamo incontrate quattro, per poi scoprire che la strada era sbagliata e dovevamo tornare indietro. “Le pozze no!” ha detto uno di noi. E invece le pozze sì…

Il percorso

Partenza da Piazza Santa Maria di Lugnano in Teverina. Sulla destra, guardando la chiesa, troviamo delle scale che scendono. Le imbocchiamo (Via Garibaldi) e arriviamo a Via duca degli Abruzzi che prendiamo a sinistra. Usciamo dalla porta e andiamo a destra, dunque subito a sinistra per delle scalette che scendono e ci portano sotto il borgo. Prendiamo a sinistra Via Roma e andiamo sempre dritti per Via Madonna dei Pini, che inizia a salire. Dopo breve, quando già siamo in quota, la strada diventerà sterrata e incomincia a salire decisamente, passando vicino ad un’area attrezzata per il pic-nic. Siamo già dentro al bosco.

Dopo circa 1,5 km sulla destra troviamo una deviazione che imbocchiamo. In breve la strada arriva in piano e giungiamo ad una radura con due strade. Proseguiamo avanti. Dopo 150 metri circa c’è un bivio a cui andare a sinistra (andando avanti raggiungeremmo semplicemente il traliccio i cui cavi ci sovrastano).

Scendiamo in maniera abbastanza ripida a cui svoltare a sinistra in discesa. Si arriva così ad un bivio a Y e imbocchiamo a destra, in piano. Al bivio successivo a T andiamo a sinistra verso Macchie, prendendo una strada ben più ampia di quella da cui proveniamo. Questa strada diventa asfaltata e arriva sotto il piccolo borgo. Svoltiamo a sinistra al bivio e subito a destra per strada sterrata direzione Le Stalle. Si passa così vicino ad una fattoria e ignorando una strada sulla sinistra meno battuta ci manteniamo sulla principale ben evidente, sterrata.

Si arriva al bivio per Le Stalle che seguiamo a sinistra. Superato il suddetto casale (ovvero Le Stalle) ci manteniamo sempre sulla principale senza tenere in considerazione le deviazioni laterale. Facciamo in questo modo per qualche chilometro fino a che ad un bivio a T la nostra strada scende a destra (a sinistra sale verso alcune staccionate di legno ed un’area sosta). Dopo poche decine di metri svoltiamo a sinistra al bivio (a destra c’è una sbarra verde) e incominciamo a salire, costantemente, fino ad arrivare, ad un crocicchio di sentieri, all’altezza di un piccolo edificio adibito alla cottura alla griglia. Qui svoltiamo a destra (davanti il cartello per Santa Restituta). Arriviamo con questa strada abbastanza larga ed evidente ad un secondo crocicchio. Noncuranti andiamo avanti e così per almeno 4 km e dunque un’ora di cammino. Siamo in cresta e possiamo vedere, quando si aprono gli scorci, Terni e il Monte Soratte.

Sulla sinistra ci troviamo il Parco dell’Energia Rinnovabile.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

Viterbo – Monte Palanzana

Terzo di tre percorsi realizzati dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Faticoso ma pieno di soddisfazioni, questo percorso permette di arrivare in cima al monte che sovrasta la città di Viterbo e di godere di uno spettacolare panorama che affaccia sul nord della Tuscia e che arriva fino al mare e alla Toscana.

Il percorso (ad anello)

Da Piazza della Repubblica a Viterbo prendiamo Via Roma fino al teatro, per poi proseguire dritti in salita fino al semaforo. Qui attraversiamo e andiamo in un piccolo sottopasso a destra. Usciamo così a Piazza Genova, prendiamo Via Genova e poi Via Belluno. Girati a sinistra alla rotatoria al bivio si prende la strada di sinistra, strada del Cuculo, al bivio successivo a destra su Strada della Palanzana. Siamo fuori dal caos della città.

Seguite la Strada Palanzana (che è anche ben segnalata) per 2 km fino a raggiungere il cancello verde dell’eremo di S.Antonio alla Palanzana. Qui ci infiliamo a sinistra. Inizia la sterrata e dopo qualche centinaio di metri incontriamo, sulla sinistra, un cartello che ci indica La Croce (attenzione ci sono altre deviazioni sulla sinistra da non prendere).

Incominciamo così a salire vertiginosamente per un sentiero ben evidente, fino ad arrivare alla croce. Qui, dopo aver goduto dello spettacolare panorama, si proseguirà per il sentiero ben evidente che entra nel bosco e mantenendo sempre la destra ai bivi si compirà un cerchio attorno alla Palanzana, che scende e ritorna al cancello verde dell’Eremo. Da qui ripercorrere la strada dell’andata e ritornare al centro di Viterbo.

San Martino al Cimino – Viterbo

Questo percorso è stato realizzato dai ragazzi MSNA per il progetto “Il mio itinerario di viaggio” ed è il secondo di tre. Ricalca per una buona parte la Via Francigena, ma in direzione contraria al suo naturale svolgimento. Attraversa campagne ed incontra molti luoghi panoramici.

Il percorso

Si parte da Piazza Buratti di San Martino al Cimino, verso la cattedrale. Arrivati alla cattedrale si va a sinistra verso l’arco e vi si esce. Usciti anche dal secondo arco si gira a sinistra per Via dei Colli. Giunti al primo bivio si gira a sinistra per l’ospedale Bel Colle. Al bivio successivo andiamo a destra, quindi arriviamo ad un incrocio con un cancello, che va scavalcato. Oltre di esso il nostro sentiero.

Si arriva così ad un grande incrocio con un albero al centro. Noi andremo alla prima a destra, rispetto alla direzione da cui proveniamo. Al bivio successivo giriamo a sinistra in discesa. Dopodiché c’è un cancello, ma poco prima un passaggio sulla destra e imboccare subito a sinistra, quasi nella stessa direzione da cui proveniamo.

Si arriva ad una casa con cancello azzurro e si prende la strada asfaltata, in discesa. La si percorre tutta per qualche chilometro fino ad entrare dentro a Viterbo. Quando ci troviamo Via Monteverdi a destra attraversiamo a sinistra e andiamo verso la Torre San Biele. Arriviamo al Ponte della ferrovia, entriamo dentro Porta Romana e facciamo tutta la via a scendere fino a Piazza del Comune.

Cattedrale San Lorenzo (Viterbo) – Porta Romana (Viterbo)

Giro delle mura di Viterbo

Questo percorso è stato svolto dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Essendo il primo di tre escursioni è stato il più breve e semplice. Interamente nell’area urbana di Viterbo, ne costeggia le mura.

Il percorso

Partenza da Piazza del Duomo di Viterbo, scendiamo a Via San Clemente e giriamo a sinistra. Alla fine di Via San Clemente svoltiamo a destra e poi dopo pochi metri a sinistra per entrare dentro Porta Faul. Seguiamo il marciapiedi. Siamo dentro un giardino e costeggiamo le mura della città. Arrivati ai palazzi marroni continuiamo su marciapiede, dopodiché svoltiamo a sinistra a Via del Carmine per il quartiere di Pianoscarano, sotto la porta. Subito giriamo a destra per Via della Polveriera. Arrivati all’incrocio giriamo a destra e Via dei Giardini. Arriviamo così vicino ad un lavatoio dove in passato le donne venivano a lavare i panni. Si esce da Porta San Pietro e si gira subito a sinistra, Via delle Fortezze.

Sorpassiamo Porta Romana e costeggiamo le mura, tenendoci fuori dall’antico abitato. Passiamo porta della Verità e l’Ospedale, siamo dunque a Porta Sant’Andrea e continuiamo lungo le mura. Entriamo dentro al Parco Melvin Johns, sempre costeggiando le mura. Dopodiché incontriamo Porta Murata e andando sempre avanti arriviamo fino a Porta Fiorentina, dove gireremo a sinistra, per Piazza della Rocca. Dopodiché prendiamo Via Matteotti a scendere (si passa così vicino a Via San Francesco 3, dove è situata la casa famiglia).

Giriamo a destra per Via di San Luca e siamo arrivati a Piazza dei Caduti. Andiamo verso Piazza delle Erbe. Qui andiamo a destra e arriviamo alla Piazza del Comune, dove prenderemo Via San Lorenzo. A Piazza della Morte proseguiamo per Piazza San Lorenzo, nostro punto di partenza e di arrivo.

Dogana Vecchia – Capranica

Dai ruderi della Dogana Vecchia (Lat,Lon: 42.361465,12.160310) si scende verso il lago e in breve si arriva ad un incrocio da imboccare a destra, verso il Monte Fogliano e la Croce di San Martino, che troveremo, andando sempre dritti, dopo circa 2,7 km di sentiero.

Ci si avvia verso l’incrocio con la strada provinciale  Montefogliano dove si vedono i cartelli  che indicano: Viterbo , Roma,  Lago di Vico;  si attraversa  andando  leggermente verso sinistra dove e’ visibile  l’indicazione del sentiero  103 in bianco e rosso  che porta all’Eremo di San Girolamo. Lungo il cammino una miriade di colori e di verde investe l’escursionista. Il particolare microclima ed il terreno vulcanico  ha permesso lo sviluppo misto di tante diverse varieta’ di   alberi  decidui, come  cornioli, faggi, noccioli  e cerri.

A primavera si potrà godere delle splendide fioriture di gerani blu e bianchi, ginestre, violette e narcisi, in inverno di ciclamini, pungitopo, ed ellebori. Il sentiero va leggermente in salita e subito sulla sinistra si può intravedere il Lago di Vico. Dopo pochi minuti si incontra la strada provinciale s. Martino che si attraversa facendo attenzione alle auto, per prendere la strada forestale di Montefogliano, strada bianca,  e  continuare  il sentiero 103.

Al bivio si continua sulla destra in discesa. Ci si trova quasi subito  davanti ad un cancello in ferro  di colore verde, facilmente superabile  di fianco a sinistra.  Incontrando diverse intersecazioni si deve continuare a percorrere  sempre il sentiero principale  che ad un  certo punto  si allarga diventando una carrareccia  dove a tratti si incontra un antico basolato. Arrivando ad un bivio si procede a sinistra in salita seguendo l’indicazione dell’Eremo di San Girolamo. Al bivio seguente si procede diritto  fino a che il bosco si dirada dando spazio sulla destra ad una piattaforma rocciosa, dove si può vedere il panorama da Vetralla fino al mare con le ciminiere di Civitavecchia e Montalto di Castro.

Riprendendo il cammino si incontrano due bivi in successione, in entrambi i casi si continua su quello principale a sinistra in salita. Da qui in poi, sullo stesso sentiero che si snoda tortuoso,  si segue una  doppia segnaletica:  quella bianca e rossa e quella con una doppia striscia blu.

Si arriva ad un bivio attualmente segnato da cartelli in legno artigianali che indicano un sentiero in salita che porta all’Alcetella  ed una carrareccia ampia a destra che porta all’Eremo, che incontreremo dopo pochi minuti.

Da qui si scende con il sentiero a destra che parte alla fine delle scale di legno e si giunge così, dopo qualche centinaio di metri, alla strada Provinciale di Montefogliano, che va imboccata a sinistra in discesa. Si passa così accanto al Convento Sant’Angelo e dopo una visita si prosegue in discesa fino ad arrivare a vedere il passaggio a livello. Qualche centinaio di metri prima, in prossimità del cartello della fine del territorio di Vetralla, svoltiamo a sinistra prendendo la tratta classica della Via Francigena (presso Località Giardino 42.316258,12.091988).

Qui troviamo una fontanella e l’inizio di un bel bosco di querce. Alla prima deviazione ci manteniamo sulla destra, costeggiando i noccioleti. Si arriverà così ad un incrocio di strade. Noi proseguiamo avanti e arrivati ad un cancello di legno lo sorpassiamo mantenendoci i noccioleti sempre sulla destra. Arriviamo ad intercettare, in un dedalo di stradine, Via Verdi, all’altezza di un agglomerato di case. La prendiamo a salire per un tratto e alla rotatoria prendiamo una strada sterrata sulla sinistra che entra nel bosco del Monte Fogliano. Questa strada, molto larga con dei pali al centro, lentamente svolta a destra fino a che non ci troviamo una strada, sempre sulla destra, da imboccare, che scende. Si arriva così ad un incrocio a T, dove andiamo a destra. La strada è di breccia bianca e si allontana dal bosco. Giunti alla Cassia e prestando attenzione la attraversiamo facendo una quindicina di metri verso destra e poi andiamo a sinistra all’altezza di una chiesetta e di un casale antico, oltrepassando un cancello e dunque rientrando nelle campagne.

Inizia un tratto tra noccioleti, fino a quando non sbattiamo ad una vigna, dove c’è un bivio a T. Il percorso ufficiale gps ci dice di girare a sinistra e poi subito a destra, ma i cartelli indicano di andare ancora avanti di 50 metri e poi svoltare sempre a destra. I cartelli dunque ci fanno allungare, anche se di poco, mentre il tracciato ufficiale ci fa andare per campi. In questa descrizione faremo la via poco più lunga.

Si esce quindi su di una strada sterrata imboccando a destra e all’altezza di un cancello chiuso c’è un passaggio a sinistra per pedoni. Facendo alcuni zig-zag tra noccioleti si arriva ad alcune case e ad una villa, mentre poco dopo siamo nei pressi di due torri, una delle quali è la Torre di Orlando, sotto cui ci si può anche riparare dalla pioggia, nel caso.

Dopo le torri, proseguendo nella stessa direzione da cui siamo giunti, sempre tra noccioleti, si esce su strada asfaltata di Vico Matrino e la si imbocca a sinistra. Poco prima della Cassia svoltiamo a destra per Strada Doganale Oriolese, una bella strada sterrata, lunga e costeggiata da castagni, noccioleti e pini. Finito il lungo rettilineo la strada ricomincia a comportarsi in maniera curvilinea e con un ponte si passa la ferrovia. Prestare attenzione perché dopo qualche centinaio di metri dal ponte troviamo una strada cementata sulla sinistra, da imboccare in discesa, sempre verso la ferrovia. Con un delizioso sottopasso, pieno di scritte d’amore e ribellione, ricomincia la strada sterrata.

Ci si immette dunque su di un’altra strada sterrata, proseguendo sulla sinistra. Con un altro sottopasso ci lasciamo alle spalle la vecchia ferrovia abbandonata e siamo già nella parte nuova di Capranica. Allo stop andiamo ancora avanti e tra palazzine a destra e sinistra giungiamo ad un tornante, da prendere in salita a sinistra. Poco dopo ci troviamo sulla destra la possibilità di fare il percorso esterno della Via Francigena, che salterebbe il centro storico, ma noi in questa descrizione preferiamo vedercelo, dunque andiamo avanti e poi a destra sulla Via Cassia, all’altezza del Parco Pubblico Corrado Nicolini. Entriamo nell’arco di Piazza Garibaldi e con poche decine di metri siamo al secondo arco con la chiesa di San Francesco e l’ospedale civile San Sebastiano, dove termina la nostra tappa.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Merano – Lana di Sotto

Per iniziare il percorso suburbano, prendere a riferimento il centralissimo Ponte di Via Piave che attraversa il Rio Passiria. Questa scelta è dettata dalla praticità del luogo, molto noto ai meranesi e facilmente rintracciabile nei pressi del quale, durante le festività natalizie, ha luogo il noto mercatino della città sul lungo fiume. Il ponte, risulta inoltre equidistante sia dal cuore del centro storico, dal quale poter muovere i primi passi dopo una visita al bel DUOMO DI SAN NICOLO’ e la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, sia dalla stazione ferroviaria ad est, ben servita da mezzi pubblici e attrezzata per l’affitto di biciclette nel caso in cui si voglia spendere mezza giornata pedalando.

Attraversare il ponte, sotto il quale gli abitanti nei mesi più caldi sono soliti sostare per immergersi nelle acque del rio, per poi continuare dritto, superando la grande stazione termale cittadina alla propria sinistra.

Continuare quindi dritto sul marciapiede di Via Piave superando la prima ampia rotonda, per raggiungere, in meno di 1 km, Piazza del Ricovero dalla quale imboccare, girando a destra, Via delle Palade, che costeggia nella sua interezza, sul lato destro, il famoso Ippodromo di Maia sempre molto affollato e vivace.

Giunti alla fine del rettilineo di Via delle Palade, in coincidenza delle stalle dell’ippodromo visibili oltre il muretto di recinzione, raggiungere la piccola fermata ferroviaria di Maia Bassa che sbarra la strada obbligando a girare a destra alla piccola rotonda di fronte. Continuare quindi sulla piccola rampa in salita, ancora su Via delle Palade, per affrontare una curva a gomito a sinistra che attraversa lo svincolo che porta al di là del Fiume Adige, della ferrovia e della rumorosa SS38/Mebo.

Ridiscendere lo svincolo, avendo cura di girare immediatamente sulla piccola Via della Chiesa che s’immette da destra, stradina asfaltata che in pochi passi, inizierà una forte salita su alcune curve fra le prime costruzioni della località d Marlengo. In circa 10 minuti, si guadagnerà così la sommità della collinetta a 350 mt di altitudine, proprio ai piedi del Monte S. Vigilio, nel centro del dell’ampia piazza centrale all’ombra dello svettante edificio sacro che domina la valle dall’alto, sulla citadina di Merano.

Si tratta della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, edificio smaccatamente neogotico del XIX sec. ma dalla torre e con la cappelletta laterale del cimitero risalenti al XIII sec.

Dopo la visita e una pausa sulle numerose panchine della piazza, nei pressi di un fontanile ricco d’acqua fresca, ridiscendere la collina seguendo la via principale SP5/Via Cantina tenendo vigneti e meleti in alternanza alla propria destra in direzione di Cermes e Lana.

Al bivio tenere la destra ricongiungendosi con la SS38/Via Palade e giungere Cermes con altri 2,5 km passeggiando sul comodo marciapiede sempre fra i campi agricoli. Poco dopo l’ingresso in paese, in concomitanza di un bar sulla destra, attraversare la via principale per ridiscendere verso sinistra puntando il campanile della piccola Chiesa di San Sebastiano e percorrendo il Vicolo Seidl, poi Via San Nicolò, per un brevissimo tratto. Seguendo la strada, arrivare ai piedi della chiesetta, appoggiata nell’ombra di un giardinetto dalla folta vegetazione, 30 mt più in alto a destra.

Dallo stesso punto, per proseguire, ridiscendere invece a sinistra su Via Tojen, comoda strada di servizio fra i campi, che in altri 2 km porterà ad attraversare prima Via Max Valier, e subito appresso il letto dell’Adige che ridiscende dalla val Venosta dopo aver attraversato Merano posta alle proprie spalle.

Risalire il corso del fiume per circa 1,5 km percorrendo la ciclopedonale di Via delle Quercie (poi via J.Kravogl dopo l’incrocio con Via Giardini) per entrare nell’abitato di Lana dal settore nord del paese, e con un altro chilometro totale, raggiungere la centrale Via Gries, dopo aver attraversato l’incrocio con Via Madonna del Suffragio. Via Gries, con alcune perpendicolari, costituisce un’area pedonale ricca di attività commerciali, bar e ristoranti, posti sotto dei portichetti di edifici moderni. Percorrerne un breve tratto verso sinistra seguendo la leggera discesa, per giungere alla fine dell’area pedonale proprio di fronte ad un piccolo slargo con fontana, sul lato della bassa e tozza Chiesetta dei Cappuccini.

Imboccare quindi Via dei Cappuccini passando di fronte l’ingresso della chiesa girando a destra e non abbandonarla più, camminando in piano fra piccole abitazioni, e più avanti campi coltivati, per almeno 4 km, tenendo presente che a metà percorso cambierà nome in Via della Chiesa.

Trattandosi di una piccola strada di paese, che non offre grandi mutamenti di paesaggio o punti di riferimento facilmente riconoscibili, avere cura di svoltare a destra in salita sulla piccola Via di Santa Margherita quasi confondibile con l’ingresso di un gruppetto di case private poste ai piedi del pendio. Superarle, e in altri 250 mt, lungo un paio di rampe abbastanza ripide, giungere al piccolo spiazzo di fronte alla defilata CHIESA DI SANTA MARGHERITA piccolo edificio religioso molto antico, noto per l’incredibile ciclo di affreschi che custodisce al suo interno.

Per raggiungere la meta finale, ridiscendere quindi sui propri passi per andare a incorciare nuovamente la via principale sottostante e girare verso destra. A meno di mezzo chilometro, visibile a tratti lungo il percorso, l’alto campanile della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, luogo di culto famoso e importante per la storia della zona e per la rilevanza architettonica ed artistica al quale si accederà, superato un cancelletto, proprio al di sotto della base della torre affrescata, sul lato dell’abside dell’imponente edificio.

Tutto intorno, un vasto e ordinato cimitero, nel quale passeggiare nel silenzio più assoluto.

Poggio del Castagno – Pitigliano

Dalla Fattoria Wwoof Poggio del Castagno prendiamo lo stradello sterrato che esce dalla fattoria e arrivati al bivio a T con la asfaltata giriamo a destra. Dunque si percorrono ben 4 km sempre in questa direzione fino a che non si arriva ad un altro bivio a T, a cui girare a destra. La strada scende verso il Rio Maggiore e lo sorpassa con un ponte, per poi risalire con alcuni tornanti abbastanza ripidi. Purtroppo siamo sempre su strada asfaltata.

Giunti alla strada provinciale Pantano la attraversiamo e andiamo avanti verso il Museo Archeologico all’Aperto Alberto Manzi (c’è un biglietto da pagare). Se non volete vedere lo splendido museo all’aperto dovrete percorrere la strada asfaltata Pantano a sinistra e poi la Maremmana a destra, allungando su asfalto abbastanza pericoloso. Invece,  tramite vie cave e necropoli del Museo (fatevi spiegare bene all’ingresso la via da seguire), giungerete ad un cancello nero e qui svolterete a sinistra andando presso il Ponte della Città di Pitigliano. Qui andando verso l’alto e la Strada Maremmana si fanno un paio di tornanti e poi si prende Via dei Lavatoi sulla sinistra, proprio sotto Pitigliano.

Con alcune scalette poste alla nostra destra giungiamo nell’abitato del paese.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Parrano – Ficulle

Da Parrano e precisamente da Piazza della Repubblica dove ha sede il Comune. Alla nostra sinistra possiamo ammirare il Castello di Parrano.

Spalle al Comune, percorriamo pochi metri in discesa verso l’arco di ingresso al paese. Lo oltrepassiamo e ci dirigiamo verso la strada asfaltata girando quasi subito a destra al bivio che indica Verciano. Ci troviamo ora all’inizio di Via del Mattatoio dove troviamo un’indicazione di sentiero “Tappa Parrano-Orvieto. Prima tappa Casella, 2 ore e mezzo, Orvieto 8 ore e 15”.

Scendendo sulla strada principale troviamo un vecchio lavatoio e, subito accanto, un altro di costruzione relativamente recente.

Percorriamo una leggera salita in cemento dopo la quale inizia la strada sterrata. Sulla nostra destra superiamo un uliveto su un terreno in discesa verso la valle del Chiani. Più in là, percorrendo la strada in discesa, arriviamo ad un belvedere, sul lato destro della strada, dal quale si ha una bellissima vista su Parrano e sul Castello. In fondo si scorge la frazione di Olevole (Ficulle) ed in lontananza, sulla collina ancora dietro, il borgo di Carnaiola.

Sulla nostra destra passiamo ora davanti ad una casa in stile anni ’70 – “Villa Lamberto e Maria”. Proseguiamo sempre sulla strada principale evitando un primo stradello a destra che indica Verciano. Seguiamo invece la seconda indicazione per Verciano scendendo verso destra. Percorriamo ora una strada, parallela a quella cove c’è il cancello, che passa affianco alla casa anni ’70 che si trova ora a mano destra. Trovandoci davanti ad una biforcazione, giriamo a destra in modo da passare sotto la casa e successivamente davanti ad un altro gruppo di case.

Proseguendo sulla strada principale in discesa, costeggiamo un casale ristrutturato di recente a mano destra e, dopo pochi metri, a mano sinistra, una proprietà recintata che affaccia sulla valle del Chiani. La strada prosegue in discesa. A destra troviamo il “Podere Poggitello” e, successivamente, sulla nostra sinistra, un bottino dell’acqua.

Scendiamo verso valle. In lontananza sulla destra, dall’altra parte della valle, scorgiamo il borgo di Chianaiole. Arrivati alla fine della discesa ci troviamo sulla strada sterrata (SP103) che porta all’agriturismo “La Casella”. La percorriamo verso Fabro ossia in direzione opposta.

Lungo la strada, in basso a sinistra, scorre il fiume Chiani. Arriviamo ora ad una biforcazione. Se si prosegue dritto sulla strada principale si arriva alla strada asfaltata (SP104). Attraversandola si arriva alle Tane del Diavolo. Noi proseguiamo invece verso sinistra verso lo stabilimento della Ditta Ceccantoni attraversando l’alveo del fiume, normalmente in secca (qualora dovesse essere in piena bisogna seguire il percorso indicato proco prima e che porta alla SP104).

Dopo aver attraversato l’alveo ci manteniamo sulla destra risalendo verso lo stabilimento. Passiamo davanti all’ingresso, delimitato con un cancello, proseguendo dritto sulla strada principale. Fiancheggiamo lo stabilimento e passiamo affianco ai cipressi di Leyland. Questa parte dell’itinerario è segnalata con due cartelli di cui uno indica “Tappa Fabro scalo-Casella-Tane del Diavolo”. Seguiamo invece l’altro itinerario indicato come “Tappa Casella-Fabro scalo-Muro Grosso-Fabro scalo”. Superiamo ora un varco, delimitato con una catena, che porta al parcheggio della Ditta Ceccantoni. Con lo stabilimento a mano sinistra, lo aggiriamo per arrivare dalla parte opposta e proseguire poi lungo la recinzione ed i cipressi di Leyland. Proseguiamo di fatto sotto la strada asfaltata (SP104) che si trova in alto sulla nostra destra. Arriviamo su un slargo da dove iniziano campi. Proseguiamo dritto lungo una recinzione su una pista interpoderale in mezzo ai campi. Giriamo a sinistra fino ad intercettare la strada asfaltata (Via Monte) che ci porta al ponte di Olevole che passa sopra il Chiani.

Dopo averlo attraversato, proseguiamo in salita sulla strada asfaltata. Dopo varie curve, troviamo, a mano sinistra, un cartello che indica “Badia San Nicolò al Monte Orvietano”. Giriamo dunque a sinistra in direzione della Badia percorrendo ora una strada sterrata. Poco dopo scorgiamo in alto a destra il podere “Casone”. Proseguendo sulla strada principale arriviamo alla Badia, fondata nel 1007 e riordinata da S. Romualdo. E’ stata dimora del fondatore del diritto canonico Monaco Graziano, che scrisse il famoso “Decretum Gratianii” citato anche nel paradiso dantesco.

Lasciandoci la Badia alle nostre spalle sulla sinistra, percorriamo una strada sterrata (ex via Romea) in discesa trovando dopo pochi metri, sulla nostra destra, un vecchio fontanile.

Proseguendo su questa strada arriviamo alla proprietà della ceramista d’arte Paola Biancalana, che è attraversata dal percorso ufficiale della via Romea sulla quale appunto ci troviamo. Dobbiamo passare a sinistra del cancello e davanti ad un porticato. Costeggiamo ora in salita il recinto della proprietà per poi proseguire sul sentiero che troviamo dritto davanti a noi, tralasciando dunque quello che si trova sulla destra.

Percorriamo la strada principale in discesa, ignorando vari accessi a campi, sia a destra che a sinistra. Poco prima di arrivare all’azienda vinicola Movica, che intravediamo poco più in basso sulla nostra sinistra, giriamo a destra. Percorriamo questa strada che inizia con una leggera salita. Se ci giriamo possiamo ammirare uno scorcio di paesaggio con, in alto, Parrano e, nel fondo valle, il borgo di Chianaiole (festosi cani del borgo potrebbero corrervi incontro!). La strada prosegue con una serie di sali e scendi fino ad un tratto in salita un pochino più lungo che ci porta ad un bivio a sinistra con un sentiero tutto in discesa in mezzo al bosco. Percorriamo questo sentiero ignorando, sulla nostra sinistra, vari accessi ad un campo aperto. Dopo aver superato un bottino dell’acqua a mano sinistra, la strada curva verso sinistra in discesa.

Verso la fine del sentiero, scorgiamo sul lato destro un rudere quasi interamente nascosto dalla vegetazione. Gli ultimi metri del sentiero sono quasi sempre fangosi per gran parte dell’anno.

Siamo ora in un campo aperto in pianura e percorriamo una pista che fiancheggia il bosco. Dal lato opposto del prato scorre il fiume Chiani. I sentiero curva ora verso sinistra passando per alcuni metri in mezzo a piante di ginestre, piracanta, finocchiella selvatica ed elicriso. Dopo aver superato una parte fangosa, ci troviamo ad un incrocio di vari sentieri. Prendiamo quello di destra che ci porta all’alveo del fosso di Ficulle che attraversiamo per proseguire il percorso lungo una salita in mezzo al bosco. La sede stradale in questo ultimo tratto è molto dissestata con sassi affioranti. In alcuni periodi dell’anno può essere invasa dalla vegetazione.

Alla fine della salita troviamo il borgo di Rilungo con una prima casa, leggermente in alto a mano sinistra, e due altre case, l’una accanto all’altra, sempre sulla nostra sinistra. Dopo pochi metri passiamo affianco ad una cabina dell’Enel e proseguiamo sulla strada davanti a noi. Al termine di una salita piuttosto ripida, la strada curva a verso sinistra. Alla fine di un’altra salita troviamo, a mano sinistra, una piccola costruzione con un recinto per cani. Sia a destra che a sinistra scorgiamo una serie di cartelli gialli che delimitano una zona per la raccolta di tartufi.

Lungo un tratto in piano, scorgiamo in alto sinistra su una piccola collina una casa di campagna. Fiancheggiamo ora una bella proprietà recintata a mano destra. Proseguendo dritto arriviamo ad un bivio dove troviamo l’indicazione di un vecchio sentiero per Orvieto. Ci manteniamo sulla strada principale che curva verso destra. Fiancheggiamo un uliveto e, ignorando una strada in discesa sulla nostra destra, arriviamo ora ad un gruppo di tre case, la prima delle quali è in realtà una struttura ricettiva, il Bed & Breakfast Rotanselva, che troviamo a mano destra. Dopo un tratto in salita, arriviamo al fontanile di Rotanselva e ad un bivio in discesa verso destra che ignoriamo.

Percorriamo ora una salita lunga e ripida ignorando un bivio sulla nostra sinistra, appena prima di una casa di contadini e di un stalla che scorgiamo in basso a mano destra. Lungo un tratto in pianura troviamo un bivio a gomito che scende verso destra. Noi rimaniamo sulla strada principale ammirando, sulla nostra destra, uno scorcio di Ficulle e superando, a mano sinistra, un recinto con delle mucche a pascolo ed un gruppo di case posizionati leggermente in alto.

Finisce la strada sterrata ed inizia quella asfaltata all’altezza dell’Hotel Rilarosi che superiamo. Prima di girare a destra lungo gli ultimi metri in salita della strada Fontane appena percorsa, vediamo un ultimo fontanile.

Arriviamo alla strada statale SS71. Su questo lato della strada, a mano destra, ammiriamo l’antica chiesa di Santa Maria Vecchia. Di fronte a noi troviamo la bottega di Fabio Fattorini, ceramista specializzato nella produzione di terrecotte decorate secondo la tradizione ficullese. Attraversiamo la strada che percorriamo in discesa passando ora davanti alla bottega della ceramista Paola Biancalana (proprietaria della casa in località Badia), che è anche la sede del Circolo ARCI di Ficulle. Proseguiamo in discesa verso la curva da dove possiamo ammirare il panorama.

Attraversiamo ora la strada per raggiungere Piazza Cesare Battisti dove si trovano il monumento ai Caduti ed il Bar “Da Otello’s – La sosta del motociclista”. Percorriamo Corso Rinascita verso Nord addentrandoci nel borgo. Superiamo a mano destra la piccola chiesa di Santa Vittoria, ristrutturata e riconsacrata nel 2016 poi, a mano sinistra, quella di Santa Maria Nuova.

Dopo aver percorso circa 16 km, arriviamo infine a Piazza della Repubblica, al centro di Ficulle, con la sua scalinata che porta al Municipio.

Rogaudienzo – Rofalco

Il nostro percorso parte dall’imbocco del sentiero 3 della Selva del Lamone, ovvero dall’ Ingresso di Rogaudienzo, Sentiero delle Acque. Possiamo parcheggiare l’automobile poco prima, lungo la strada sterrata, precisamente alle coordinate Lat 42.57171737; Lon 11.7004097.

Siamo su di un sentiero nel bosco costellato di sassi muscosi molto belli, ma anche relativamente scomodi e pericolosi, dunque prestare attenzione. Arriviamo, seguendo i segni bianchi e rossi, ad un primo lacione. I lacioni, come si legge sul cartello, sono “degli stagni temporanei che si formano in alcune depressioni a seguito di abbondanti precipitazioni atmosferiche. La durata dell’idroperiodo varia da lacione a lacione, come la loro estensione e la presenza di associazioni vegetali”. Qui siamo in presenza del lacione della Mignattara.

Bisogna dunque continuare facendo riferimento alla vernice bianco e rossa sopra gli alberi, perché il sentiero è praticamente inesistente, comunque difficilissimo da seguire nel dedalo di rocce e alberi.

Quando troviamo una deviazione andiamo a sinistra per Romannone. Per un tratto seguiamo un muretto che ci manteniamo a sinistra, dopodiché sbuchiamo su di una sterrata da imboccare a destra. La strada si insinua tra colline, spazi aperti e casali abbandonati fino a finire davanti ad un cancello. Qui parte una recinzione che percorriamo sulla sinistra, fino a farne due lati, dunque puntiamo verso il bosco e sulla destra prendiamo il sentiero 15, avendo cura di non lasciarlo subito sulla sinistra e oltre al muretto ma di continuare nel bosco. Si segue sempre il sentiero 15 grazie alle verniciature fino ad arrivare al limitare di una forra sulla sinistra. Qui si aprono scorci meravigliosi sulle campagne. La zona è chiamata I Crini. Giungiamo così alla biforcazione per Rosacrepante che necessita assolutamente di una visita, dopodiché andiamo verso Rofalco, che troveremo dopo breve.

Procedendo e mantenendosi sulla sinistra arriviamo alla strada sterrata che si imbocca a destra. Poi intercettiamo un’altra strada e andiamo a destra e così facciamo al bivio successivo. Si arriva così ad un ultimo bivio dove andiamo a destra. Sempre dritti e troveremo il parcheggio delle nostre automobili.

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

San Giacomo a Ortisei – Colfosco

Il percorso per risalire la Val Gardena, in direzione del Passo Gardena, inizia dalla nota località turistica di Ortisei, famosa per la sua vivace vita estiva ed invernale e per le piste da sci, considerate fra le più belle al mondo, circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti cesellate da pareti e guglie di roccia chiara.

Per praticità, l’inizio del sentiero ha luogo nella piccola frazione di San Giacomo a circa 2,5 km di distanza ad una quota più elevata sulle prime pendici a ridosso del centro cittadino, nel settore nord-orientale. Le poche casette alpine della frazione sono facilmente raggiungibili lungo la costante salita della stradina che le unisce ad Ortisei chiamata Streda Secun.

Nel caso in cui si voglia evitare questo avvicinamento di più di mezz’ora, una pratica navetta copre il servizio di collegamento, correndo su è giù per la stradina ogni quaranta minuti circa, partendo dalle panchine della fermata su Piazza San Durich, proprio a pochi passi del centro informazioni cittadino, ben fornito di mappe e materiale turistico, fra la biblioteca e la Chiesetta di San Ulrico.

Raggiunta le poche case della frazione di San Giacomo, e superato il lungo e basso edificio di un alberghetto dalla splendida vista panoramica sulla Cima Sasso Lungo (3.181 mt), porre attenzione alle indicazioni per la CHIESA DI SAN GIACOMO , in alto verso sinistra. L’edificio è nascosto nella quiete di un boschetto di conifere, e si paleserà soltanto alla fine di una salita fra i prati a pascolo, dopo circa 10 minuti di marcia.

La chiesetta di San Giacomo, dalla sottile guglia color grigio scuro, è stretta da una bassa cinta muraria che circonda il tipico cimitero alpino. Vi si può accedere attraverso un portoncino in legno che si utilizzerà anche per uscirne una volta ammirati gli affreschi all’interno della seguendo nuovamente per pochi passi il sentiero che ha condotto fin qui. Al bivio non ridiscendere quindi per il sentiero verso la frazione, ma tenere quello ben segnato alla propria sinistra, che procede a mezza costa in leggerissima salita lungo il pendio della montagna, sempre all’ombra degli abeti. La palinatura rossa e bianca da seguire è quella del sentiero n.32 per il paese di Santa Cristina Val Gardena. Appena sbucati al sole, di nuovo nel mezzo di alcuni piccoli pascoli alpini, sarà già possibile godere tutta la maestosità delle pareti dolomitiche e in particolare il sempre più vicino sperone del Sasso Lungo e oltre, il paretone smussato sulla cima del Sasso Piatto (2.956 mt), sull’altro versante della valle alla propria destra.

Superare un piccolo maso moderno sulla destra affacciato sul sentiero, e puntare al successivo maso storico, sul lato sinistro, distante non più di 250 mt. Passargli al di sotto, proprio di fronte al malandato ingresso in legno della stalla, per continuare sul percorso in direzione dell’alta valle.

Al bivio seguente, proseguire sulla sinistra sul sentiero n.32, che per un breve tratto coinciderà con il sentiero n.4 e che in 350 mt andrà a riunirsi ad una carrareccia in ghiaia bianca larga poco più di due metri. Percorrerla per almeno 100 mt per poi girare a destra al bivio in direzione di Santa Cristina sempre seguendo la palinatura n.4 e 32. Entrare quindi nel fitto del bosco per tenere nuovamente la destra al bivio che si incontrerà dopo circa 700 mt, e riguadagnare la vista aperta sulla valle e sulle cime, camminando al sole, a mezzacosta.

Il sentiero n.32 supera il paese di Santa Cristina senza ridiscendervi. Nel caso in cui si voglia curiosare fra le case, o fare una piccola sosta, la ben segnalata variante n. 32A permetterà di perdere quota in una deviazione non troppo lunga alla propria destra.

Continuando dritto, invece, sarà facile incontrare un’altra palinatura, quella del sentiero turistico dei Masi tradizionali nato per unire a piedi alcune delle tipiche costruzioni agricole alpine della valle ricche di storia, e dove respirare la particolare atmosfera dell’isolata vita di montagna, bevendo latte fresco o comprando del formaggio di malga.

Giungere quindi a un’ampia strada asfaltata, passando sotto a un piccolo edificio moderno a tre piani bianco. Poco più avanti, quattro masi isolati nel verde dei prati. Non raggiungerli, ma ridiscendere lungo l’asfalto girando a destra in discesa su Strada Plesdinaz, e dopo due-tre ampi tornanti fra i prati, giunti al limitare basso dei pascoli, continuare a seguire l’asfalto il leggera salita verso sinistra, puntando il tetto di una costruzione ancora nascosta dietro il piccolo promontorio. Scollinare e passargli di fronte per iniziare la discesa fra le case della prima periferia di Selva di Val Gardena fino a raggiungere, in poco più di 1,5 km, il grande incrocio con Strada Cisles alla fine di un lungo tratto rettilineo in forte discesa su asfalto.

Proseguire dritto passando fra alcuni alberghetti e inoltrandosi nell’abitato seguendo Strada Raiser che dopo 120 mt piegherà a destra in leggera discesa. Incrociare quindi al fondo, girando a sinistra, la strada principale SS242 che conduce verso il centro di Selva, posto in posizione assolata, in alto su di un piccolo promontorio ai piedi del Passo Gardena.

Prima della salita finale attraversare ancora la piccola località di La Pozza camminando sempre sulla stessa principale, qui Strada La Poza, fino ad andare a incrociare, sulla sinistra ben visibile sul bordo della strada, il curato percorso ciclopedonale che si discosta dalla statale per arrivare, con ampie e larghe curve su un fondo sintetico di color rosso mattone, fino al centro cittadino.

Seguire quindi l’affollata via centrale del paese Strada Meisules, superando alcuni negozi, bar e locali per lasciarsi alle spalle un piccolo super mercato dalle insegne rosse e bianche e andare ad imboccare, 50 mt dopo, Via Nives, alla propria sinistra. In circa di 5 minuti la stradina porterà al largo spiazzo che circonda l’edificio moderno della CHIESA SANTA MARIA DI NIVES, addossato a quello più antico dell’abside.

Dalla chiesa di Santa Maria, la meta successiva è la stazione di partenza della modernissima cabinovia Dantercëpies in direzione del passo Gardena. Nel caso in cui si voglia tornare sui propri passi per inoltrarsi nuovamente nel centro cittadino e fare una sosta a Selva, la cabinovia sarà comunque facilmente raggiungibile perché molto nota e ben segnalata dalla palinatura pubblica. In caso contrario, basterà attraversare il quieto cimitero sulla piazza alle spalle dell’abside, e andare ad imboccare la piccola Strada Cir una volta uscitone. Dopo circa 250 mt fra le case, riunirsi, girando a sinistra, alla più ampia ed omonima Strada Dantercëpies che corre ormai fra isolati alberghetti e pezzi di prato fuori paese. La base della cabinovia apparirà dopo meno di un chilometro, ben riconoscibile alla propria destra nei pressi di un parcheggio, caratterizzata da un’importante architettura contemporanea dai grandi volumi su due livelli, e dalla leggera copertura a pensilina ondiforme bianca.

Sia nel caso che si voglia raggiungere il passo a piedi, sia che si voglia accorciare approfittando di una corsa sulla spettacolare cabinovia, il passaggio sotto la stazione è obbligato.

Il largo e comodo tracciato che sale fra i prati sulle pendici del monte, proprio sul lato sinistro di essa, costituisce il sentiero più comodo per raggiungere la quota finale sopra il passo. Si tratta del sentiero n.12A che coincide con quella che è la strada di servizio all’impianto. Con un costante fondo facilmente camminabile in ghiaia bianca, lungo innumerevoli tornanti a zig-zag in continua salita, esso porterà in poco più di due ore di cammino, a raggiungere il piccolo altopiano affacciato sul valico passo, proprio in coincidenza dell’arrivo dell’impianto, a una quota di ben 2.292 mt. Si può godere da qui, una delle viste più emozionanti sull’intero complesso delle Dolomiti, trovandosi proprio a cavallo della Val Badia sul lato orientale, e della Val Gardena su quello occidentale, con il passo stradale della SS243 molto amato dai motociclisti, lontano 150 mt più in basso. E’ possibile, inoltre, fermarsi sul pianoro, per fare una sosta e bere un caffè, nel nuovo bar costruito in prossimità della cabinovia. Dagli arredi moderni in legno e circondato da ampie terrazze, offre una vetrata panoramica ulteriormente rialzata per godere a pieno della vista mozzafiato tutta intorno, e in particolare, sull’imponente Massiccio del Sella posto proprio in faccia la rifugio.

Lasciare quindi l’altopiano seguendo le diverse tracce in discesa nel prato, lungo la direttrice dell’antiquata seggiovia che da Passo Gardena sale al rifugio proprio sul declivio opposto a quello su cui si è scollinato, puntando il fondo valle e l’asfalto grigio della statale che vi corre nel mezzo.

Non sarà difficile raggiungere la CAPPELLA DI SAN MAURIZIO A PASSO GARDENA, posta a guardia del passo in Val Badia, perché già ben distinguibile nel suo luminoso bianco, isolata sul minuscolo piano che la ospita alla propria destra, scendendo a piedi. In circa 20 minuti, si raggiungerà il piccolo edificio sacro e, in altri 5, le poche costruzioni poste lungo la statale proprio in coincidenza del termine dei tornanti che dalla Val Badia, risalgono al passo per ridiscendere in Val Gardena.

Camminare per la valle in discesa lungo la statale per circa 200 mt, avendo poi cura di raggiungere la ricca palinatura dei diversi sentieri che dalla carreggiata ripartono in leggera salita verso destra.

Interseca in questo punto anche il sentiero n.8 che si seguirà per raggiungere la meta finale della giornata a Colfosco.

Si tratta di un sentiero facile, ben segnato e molto frequentato a riprova della sua straordinaria bellezza. Percorrendolo per quasi tutta la sua interezza e senza dover affrontare grandi dislivelli, si attraverseranno impeccabili pascoli alpini adagiati ai piedi delle imponenti pareti e dei denti rocciosi della grande e della piccola cima del Pizes de Cir, entrando così all’interno del Parco Naturale di Puez-Odle.

Sull’altro lato della valle, le cime frastagliate del complesso del Sella ed in particolare la cima Brunecker Turm che svetta fra le altre.

In meno di 2 ore, raggiungere la Baita Forcelles, dalla bella terrazza panoramica per poi superarla e iniziare la ridiscesa verso valle seguendo il tracciato sterrato di servizio o tagliando per i prati di un ripido impianto da sci. Sul fondovalle, adagiato fra ampi pascoli alpini, il Rifugio Edelweiss a quota 1.850 mt, offre ristoro ai gitanti come agli sciatori nella stagione invernale, trovandosi proprio alla confluenza di diverse piste da sci.

Prendere quindi in discesa la larga via di servizio sterrata che collega il rifugio al sottostante centro abitato, per raggiungere così, in poco più di un chilomentro le prime case di Colfosco, proprio nei pressi della CHIESA DI SAN VIGILIO.

La bella parrocchiale è posta a bordo del paese, nei pressi di un piccolo piazzale dalla grande fontana centrale la cui acqua zampilla fuori da una grossa roccia scura.

Riva di Tures – Predoi

Dalla Chiesa di San Volfango ridiscendere la strada asfaltata che conduce verso il fondovalle e l’abitato di Riva Tures.

Dopo nemmeno 10 minuti, raggiungere il primo grande tornante verso destra che si unisce alla SP48 per proseguire invece dritto tenendosi alla destra il letto del torrente e puntando le case di fronte.

Superare le prime abitazioni e alberghi per arrivare nei pressi di un ponticello sul ruscello e girare a sinistra prima di attraversarlo passando di fianco ad una grande casa grigia e puntando il pascolo collinoso a ridosso del paese, iniziando così il percorso lungo il sentiero n.1 in direzione Malga Durra. Dopo 20 minuti di piacevolissimo cammino fra i prati, costeggiando un ruscello dalle acque cristalline, ricongiungersi con una piccola asfaltata andando verso sinistra e raggiungere così un breve tratto dei sentieri 8A e 9.

Tutti e tre i tracciati arrivano as una grande area di parcheggio sterrata proprio all’imbocco di uno degli ingressi del Parco naturale delle Vedrette di Ries-Aurina, la cui ampia carrareccia è da questo punto, interdetta al traffico.

Costeggiato sul lato un pezzo di parcheggio, ignorare le indicazioni per la Malga Knutten che si inoltrano nel parco, ma proseguire alla propria sinistra, sempre sul sentiero n.1 puntando la base delle pareti dello Schwarzespitz (2.863 mt).

Lungo il classico sentiero di montagna ricco di paesaggi e scorci suggestivi sulle cime e sul ghiacciaio di Monte Nevoso (3.358 mt) posto alle proprie spalle lungo la salita, coprire il dislivello che in circa un’ora e venti di cammino porterà a quota 2.095 mt presso la caratteristica ed isolata Malga Durra, dalla quale godere l’incredibile vista sulla valle. La malga, tipica costruzione alpina, offre uno spartano servizio bar e ristornate, risultando essere un buon punto tappa per una sosta seduti ad uno dei diversi grandi tavoli in legno posti al suo esterno.

Proseguire passando ai piedi della malga oppure, nel caso di una sosta, uscendo sul retro del giardino recintato e continuare il tracciato tenendo la propria destra, prendendo a riferimento un gruppo di tre alberi sul piccolo promontorio sporto sulla valle ai piedi del quale, un piccolo acquitrino, funge da abbeveratoio per le bestie al pascolo.

Superato lo specchio d’acqua ignorare le indicazioni del tracciato 1A a mezza costa, ma puntare l’alta valle sempre seguendo il sentiero n.1 in direzione del Passo Bretterscharte (2.517 mt) e guadagnando costantemente quota, raggiungerlo in un’ora e mezzo di cammino di montagna, fra pascoli intonsi, prati e dopo aver toccato superandole alcune pareti brulle di ardesia, a picco sul sentiero alla propria sinistra.

Il passo, ben visibile già da lontano, scavalla la cresta per ridiscendere verso la Valle Aurina in cima alla quale sorge il piccolo centro abitato di Predoi. Porre la massima attenzione in questo passaggio perché esposto a precipizio appena raggiunta la croce in metallo posta sulla cresta e che ne indica la posizione. Soprattutto i primi tre/quattro tornanti richiedono cautela, camminando su di un sentiero stretto percorribile soltanto con buone calzature da trekking ai piedi e non adattissimo a chi soffra di vertigini.

Superato il punto critico, la discesa si rivelerà molto piacevole tagliano a zig-zag la lunga valle che da brulla e rocciosa nel mezzo di una pietraia, ridiventa verde ed erbosa, man mano che si perde quota.

Giungere quindi al restringimento naturale di essa, per ricongiungersi a una lunga carrareccia sterrata dopo aver superato una larga cascatella alla propria sinistra. Superare i due edifici agricoli di recente costruzione affacciati sulla gola sottostante a sinistra, per i quali la carrareccia funge da servizio.

Camminare così per circa 2 km in leggera e costante discesa per poi porre attenzione ad un piccolo sentiero che sale a destra, circa settanta metri prima del primo deciso tornante che la carrareccia affronta scendendo a sinistra.

Il sentiero n.3 (in questo punto mal indicato) con una serie di veloci zig-zag riguadagna una decina di metri al di sopra della carrareccia non ridiscendendo quindi subito in Valle Aurina ma permettendo invece di camminare ancora a mezza costa in alto, godendo ancora per un po’ dei magnifici paesaggi alpini fatti di pascoli incontaminati.

Il primo tratto, per almeno 30 minuti di marcia in repentino saliscendi, è appoggiato alla montagna proprio al di sotto delle cime Huhnerspiel (2.426 mt) e Hofer Klapf (2.170 mt) e in alcuni punti, risulta essere leggermente esposto ma nel complesso assolutamente piacevole e non pericoloso. Nei punti più impegnativi inoltre, è attrezzato con alcune corde e catene inchiodate alla roccia a mò di corrimano per una totale sicurezza.

Dopo un’altra ora circa di cammino, il sentiero passerà letteralmente nel mezzo del giardino di una piccola baita alpina dai colorati stendardi rossi e bianchi, l’Alprechtalm, superata la quale si raggiungerà con altri 40 minuti lungo una strada sterrata di servizio, la ben più grande e vistosa Malga Steger a quota 1.969 mt, affacciata sulla valle ormai a pochi chilometri dalla meta finale.

Superarla continuando senza abbandonare la strada di servizio che piega verso destra in discesa in direzione di Predoi lasciando in questo punto la traccia n.3 in favore del sentiero n.10. Raggiungere il fondovalle con un’altra comoda ora di cammino e superando diversi tornanti in discesa nel bosco alternati a lunghi rettilinei. Con un’ultima ampia curva verso destra, nei pressi di un grande edificio agricolo, affrontare l’ultimo tratto asfaltato in mezzo ai pascoli assolati, che va a congiungersi con la SS621di fondovalle che corre verso Predoi, ormai a pochi chilometri dal confine austriaco.

Il centro abitato, a circa 500 mt di distanza, sarà raggiungibile camminando sul marciapiede della statale puntando l’altura sopra la quale sorge la tardo gotica Chiesa di San Valentino, che si toccherà affrontando un’ultima ripida rampa di scale ad ingresso del bel cimitero.

All’interno dell’edificio sacro, il mirabile altare maggiore e la nota croce in metallo perforata in tre punti, più di due secoli fa, da dei colpi di fucile.

Con ancora 2,5 km, camminando lungo la tranquilla strada principale, si raggiungerà infine la località di Casere dove poter visitare, dopo una lunga giornata di cammino, la CHIESA DELLO SPIRITO SANTO l’edificio religioso più a nord d’Italia.

Campo Tures – Riva di Tures

Da Campo Tures, si abbandona la Val di Tures (che a nord del paese diventa Valle Aurina) per iniziare la salita verso la secondaria Val di Riva in direzione nord-orientale e per raggiungere l’ampia conca naturale aperta ai piedi delle Cime Dura e di Moia (3.135 e 3.010 mt) sul lato nord occidentale del cammino, di Cima dodici, Monte Nevoso e Monte Covoni (2.516 mt; 3.358 mt; 2.465 mt) su quello meridionale e della Cima di Riva (2.737 mt) a est, attraversando quello che è il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il confine con l’Austria, a pochi chilometri dal piccolo borgo montano di Riva di Tures, è invece raggiungibile attraverso il Passo di Gola continuando verso nord-est, a quasi 2.300 mt di quota ai piedi della Punta Nera.

Dall’abitato di Campo Tures, posto proprio all’imbocco della valle, partire quindi dalla Chiesa di San Maurizio e lasciatosi l’ingresso principale alle spalle, girare a destra seguendo il corso del torrente Aurino in leggera discesa verso un ponticello stradale su via San Maurizio.

Continuare dritto per poi salire sullo stretto sentiero n.2A in coincidenza di una secondaria che scende da sinistra e poi percorrerlo alla sinistra della strada principale, rialzati di qualche metro in mezzo alla vegetazione, sempre risalendo la stretta valletta. Dopo poco meno di 1 km si ricongiungerà con la strada asfaltata nei pressi di alcuni edifici della Locanda Cascate ben visibile e segnalata. Percorre altri 700-800 mt in salita per arrivare a un ampio incrocio di strade (a sinistra la salita asfaltata verso la località di Acereto) proprio di fronte ad un curato edificio privato in stile alpino posto di fronte. Alla sua sinistra, a pochi metri da un grande Cristo in croce ligneo a fianco dell’edificio, seguire la prima ripida rampetta del sentiero n.5 che s’inoltra nel bosco alle spalle della casa.

Il sentiero, seppur nel bosco, ha già le caratteristiche di un sentiero di montagna con il fondo sconnesso e diverse ripide curve verso l’alto e in circa 20 minuti permetterà l’accesso all’area protetta del Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina segnalata da un grande cartello.

Diverse scale in legno e passerelle costruite con tronchi di abeti interi a balzo sulla valle sottostante, permetteranno di guadagnare quota in breve tempo fino a raggiungere i 1.517 mt della baita Kofler zwischen den Wänden dove poter sostare dopo la ripida salita. Intorno alla baita, alcuni edifici e stalle con cavalli e capre brade che pascolano nei dintorni. Continuare quindi verso l’alto seguendo la traccia n.5 per superare un basso e largo cancelletto in legno per poi tenere alla propria destra lungo lo steccato.

Con un’altra mezz’ora di cammino, dopo aver piegato verso sinistra verso l’alto, il tracciato andrà ad unirsi ad una più pratica carrareccia che corre a mezza costa lungo la montagna. Si tratta del sentiero n.10 che s’imboccherà verso l’alta valle tenendo costantemente alla propria destra la sottostante gola percorsa dagl stretti tornanti della statale posta ai piedi delle occaforti rocciose di Monte Quadra (2.887mt), Cima delle Otto (2.667mt) e oltre, di Monte Nevoso (3.558 mt) coperte di nevi perenni.

Dopo circa un’ora di cammino, giungere su di un ampio altipiano erboso, costellato qua e là da alcuni piccoli masi isolati fra loro. Incontrato un gruppetto di costruzioni sulla sinistra, ridiscendere al bivio verso l’ampia conca in direzione di Riva di Tures, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10.

Il paese, ormai visibile in lontananza nel mezzo della conca naturale e incorniciato dalle cime a semicerchio, si raggiungerà in poco meno di un’ora di piacevole cammino sul sentiero ben segnato e comodo scollinando leggermente fra prati alpini e pascoli.

Giungere a un paio di centinaia di metri dall’abitato per seguire la traccia fino all’asfalto, tenendosi sulla sinistra un muretto a secco che delimita un campo leggermente rialzato rispetto alla traccia. Il campanile e l’edificio della CHIESA DI SAN VOLFANGO saranno raggiungibili in pochi passi seguendo l’asfalto verso sinistra tenendo, alla propria destra, prima un grosso capanno agricolo in legno scuro e poi il retro di un moderno albergo affacciato sulla sottostante conca dove sono adagiate le poche di case di Riva di Tures.

San Lorenzo di Sebato – Campo di Tures

La CHIESA DI SAN LORENZO DI SEBATO, si affaccia sulla piazza centrale dell’omonimo paese alle porte della cittadina di Brunico, piazza Franz Hellweger.

Guardando la facciata e mettendosi alle spalle il piccolo museo archeologico, ricco di reperti di epoca romana, passare di fronte al municipio tenendo la sinistra su via della Croce.

Raggiungere il sentiero n.2 palinato rosso e bianco per imboccarlo tenendosi le acque del fiume Rienza alla propria sinistra e seguendo le indicazioni per la città distante poco meno di 5 km. Camminare sul ben segnato lungo fiume attraversando tratti di paesaggio agricolo pianeggiante sul fondovalle, costellato da diversi edifici sia privati che commerciali e, dopo circa 3 km, un’isolata chiesetta color rosso mattone sulla propria destra.

Dopo altri 700 mt, passare al di sotto della campata in cemento di uno svincolo stradale per dirigersi verso il centro di Brunico avendo alla propria destra un campo sportivo e alcuni appezzamenti di terreno coltivati a mais. Continuare a seguire il naturale percorso del fiume sull’ombroso percorso ciclopedonale che, dopo un’ampia e lunga curva sulla destra, arriverà a costeggiare un parcheggio fuori le mura della città, qualche metro più in basso a destra.

Scendere sull’asfalto una volta giunti all’altezza di via San Nicolò e del contiguo ponte sul Rienza, per andare ad imboccare la principale via Stegona incontrando così i primi palazzi e i primi negozi. Percorrerla tutta per 600-700 mt fino a incrociare via del Municipio per salire a destra e passare sotto al bell’arco affrescato sotto le mura cittadine dell’antica Porta di San Floriano, oggi pedonale, dopo aver attraversato il semaforo con strisce pedonali della trafficata via Bastioni.

Proseguendo per qualche metro dritto, lungo lo stretto vicolo San Floriano, e superata una piccola nicchia votiva con una statua del Santo in alto sulla parete di sinistra, giungere nel cuore del centro storico di Brunico, intersecando la vivace e interamente pedonale via Centrale. Imboccarla svoltando verso sinistra e passeggiare così comodamente sul lastricato fra i magnifici palazzi storici che ospitano bar e attività commerciali di tutti i tipi, in un’atmosfera di tipico sapore medievale tirolese. Raggiungere al fondo di Via Centrale, un altro antico punto di accesso alla città attraversando il portico di Porta Ragen (o portico di Unterrainer) decorato da affreschi quattrocenteschi a tema sacro di Friedrich Pacher tra i quali spicca un riccamente incorniciato ritratto del Vescovo Bruno di Bullestantten fondatore della città, del pittore Hans Weber.

Superato l’arco, sulla destra, diverse indicazioni invitano alla salita lungo il vicolo verso il Castello di Brunico, edificio del XIII sec. oggi sede museale del circuito Messner Mountain Museum voluto e creato dall’alpinista alto atesino. Proseguire invece dritto su via Ragen di Sopra per raggiungere l’ampia piazza cittadina circondata da edifici storici con al fondo la vasca di una bel fontanile. Lasciarsela alle spalle per proseguire su via Von Sternbach fino a raggiungere la monumentale facciata della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA dai tre portali a tutto sesto su navata unica al di sotto delle due torri campanarie simmetriche in stile neoromanico, ricostruita a metà ‘800 perché distrutta quasi interamente da un incendio.

Per continuare il tragitto e dirigersi verso la Val di Tures a nord di Brunico, abbandonare il centro storico e uscire dalle mura, ripercorrendo a ritroso esattamente lo stesso percorso fatto fin qui e passando nuovamente sotto i tre affreschi della torre di Porta San Floriano.

Riattraversare il semaforo pedonale di via Bastioni e questa volta procedere dritto su via Municipio che si ridiscenderà per circa 70 mt fino a dover girare a destra lungo un breve tratto di via Lampi e andare ad intersecare la più trafficata SS621/Via Duca Sigismondo che si allontana definitivamente dal centro, girando alla propria sinistra.

Superare il ponte stradale in diagonale a destra attraversando il letto del Rienza e al grande incrocio successivo, in concomitanza di una piccola edicola religiosa dall’alto pinnacolo posta alla sinistra del semaforo, attraversare la strada per poi continuare dritto seguendo la statale che porta ad una grossa rotonda, sul fondo a circa 350 mt di distanza.

Superata la rotonda e a non più di cento passi, seguire l’asfalto della stradina secondaria SP68/Via Villa Santa Caterina che a destra si dirige verso l’omnima località.

Camminare per poco più di 1 km sempre in piano, tagliando nel mezzo un grande e assolato pianoro erboso coltivato e raggiungere le prime case della frazione Villa Santa Caterina appena dopo aver superato un’isolata quercia sul lato sinistro della carreggiata. Entrare in paese continuando a seguire la strada che piegherà dopo pochi passi verso destra, ignorando quindi le indicazioni a sinistra per Gais via Toul, e raggiungere un piccolo slargo con un fontanile sulla sinistra a lato del quale parte un’altra stradina in leggera salita, Via Santa Caterina, in direzione Gais.

Non abbandonarla per almeno altri 1,5 Km camminando in costante salita, con campi di mais a sinistra e pareti boscose a destra, per raggiungere uno slargo in cima al promontorio riconoscibile da alcune panchine all’ombra degli alberi sulla destra.

Ridiscendere la stradina per una cinquantina di passi e imboccare la sterrata che passa sul fianco del bel maso antico dalla grande stalla bianca alla base, abbandonando quindi la palinatura del sentiero n.5 pre la frazione di Gais che è già ben visibile al fondo della valle, circa 2 km più in basso.

Camminare per circa 1 km sullo sterrato di un sentierino nel mezzo di un silenzioso bosco fino ad incrociare una piccola strada di servizio che ridiscende verso sinistra. Di fronte, sul muretto, l’indicazione rossa e bianca del sentiero n 2A verso valle. Seguirla per girare, dopo 70-80 passi, a destra all’incrocio con via Parleiter sempre sul percorso numerato 2A in direzione Muhlbach per andare ad attraversare un ponte in legno sopra al letto di un torrente montano, superato il quale sulla sinistra, incontrare un piccolo slargo con una cappella votiva.

Continuare diritto per pochi passi e porre poi attenzione a salire sulla sterrata alla propria destra, sentiero n.2, leggermente nascosta da una centralina elettrica di color marrone a bordo strada.
Il sentiero n.2, in poco più di 1 km, permetterà di affrontare un dislivello di circa 150 mt alternando fondo sterrato e fondo erboso e camminando sempre nel bel mezzo di pascoli alpini. All’inizio della prima rampa, sulla sinistra, superare un grande edificio in pietra grigia, ex centrale elettrica oggi abitazione circondata da tante bizzarre sculture in legno.

Giunti alla fine della salita, sbucando dall’ultimo tratto erboso, congiungersi con l’asfaltata che corre sul lato alto dei pascoli e imboccarla tenendo la sinistra in direzione di Villa Ottone.

Il paese apparirà a fondo valle dopo nemmeno 1 km di piacevole passeggiata fra i prati assolati seguendo la lingua d’asfalto che procede in leggera ma costante salita.

Giungere all’altezza del primo tornante per infilarsi nel boschetto di fronte sempre seguendo la palinatura rossa e bianca e camminare così per circa 20 minuti in piano fino ad affrontare un breve tratto di discesa che si unisce trasversalmente ad una sterrata sul fondo. Imboccarla seguendo la propria destra e puntare l’asfalto della stradina al fondo distante non più di cento passi.

Imboccarla scendendo verso valle ora totalmente al di fuori del boschetto e percorrere la discesa fino a giungere ad un forte tornante verso sinistra superato il quale, in pochi passi e alla propria destra, seguire la palinatura del sentiero n.4A che passa proprio di fronte l’ingresso di un tipico maso dal grande fienile contiguo.

Inoltrarsi nuovamente nel bosco di conifere e, sempre seguendo la traccia, dopo circa 20 minuti, girare a sinistra in discesa fra gli alberi che seguono il naturale corso di un ruscello, fino a raggiungere un ponticello che ne permette l’attraversamento nei pressi di una solitaria panchina ai piedi di un’edicola votiva lignea. Riprendere questa volta in salita lungo l’altra sponda del ruscello (brevissimo tratto di sentiero n.3) e in pochi passi raggiungere la palina in legno ben visibile fra la vegetazione, che porta verso sinistra sul sentiero n.8 in direzione Untergelsbach/Kematen e che non si abbandonerà più fino alla meta finale nei pressi del paese di Campo Tures.

Inizia in questo punto il tratto più impegnativo della giornata che porta ad affrontare, fortunatamente sempre all’ombra, un forte dislivello camminando per almeno un’ora in costante salita nel fitto del bosco. Appena iniziato il sentiero, si passerà proprio al di sotto di alcune grosse conformazioni rocciose che incombono sul sentiero superate le quali, sul fondo sterrato iniziare la salita verso la cima del monte 450 mt più in alto.

Terminata la salita e riguadagnato il sole fra i prati, si godrà una meravigliosa vista aperta sul panorama della Valle Aurina osservando, dall’alto dei pascoli a più di 1500 mt d’altezza, l’infilata di piccoli centri abitati superati durante il cammino sul fondovalle: Villa Ottone, Gais e in lontananza le prime case di Brunico e il suo castello.

Sempre seguendo il sentiero n.8 ridiscendere sulla traccia che punta verso i tetti dell’abitato di Campo Tures, ora ben visibile fra gli alberi, in basso in un’ampia conca naturale.

In circa un’ora di cammino si perderanno nuovamente 500 mt di dislivello fino a giungere ai 1.033 mt della Chiesa di Santa Valburga, isolato e silenziose edificio religioso ai margini del bosco sui primi pendii del monte, dal bel giardinetto panoramico proprio di fronte all’ingresso.

Al suo interno sopra la porta d’ingresso, un particolare affresco raffigurante il Giorno del giudizio.

Superata la chiesa, conn pochi minuti s’incontrerà una minuta canalina gorgogliante d’acqua cristallina seguendo la quale, in discesa, sarà possibile giungere a tre grossi tronchi d’abete posti a formare un arco d’ingresso al di sopra del sentiero con la scritta “St.Waldburg” incisa nel legno e dipinta di rosso acceso.

Raggiunto l’asfalto poco più in basso, girare a destra e continuare dritto fino a raggiungere una larga curva verso sinistra in coincidenza dell’ampio slargo d’ingresso di un’azienda agricola alle cui spalle, un grosso recinto sulla collina, ospita un allevamento di cervi e caprioli in semilibertà. Abbandonare in questo punto l’asfalto avendo cura di continuare a seguire ancora il sentiero n.8, in discesa alla propria destra, fra la vegetazione e in direzione delle prime case del paese di Caminata di Tures. Raggiungere il centro del paese, in non più di 700 mt, lasciandosi un bel fontanile sulla destra appena raggiunto l’asfalto di Via Caminata e puntando il campanile della Chiesa di San Nicolò superata la quale, raggiunto il bivio, girare a sinistra per superare la piazzetta centrale anch’essa con fontanile.

Poco più avanti, già visibile dalla piazza, un ponticello stradale permetterà di attraversare il letto del torrente Aurino, proprio di fronte ad un bar molto frequentato da ciclisti, motociclisti e camminatori praticamente affacciato sull’acqua del torrente.

Superare il ponte per poi seguire il piccolo tratturo che lo risale sulla riva e non abbandonarlo più, per almeno altri 2 km fino all’arrivo nel paese di Campo Tures, camminando costantemente con l’acqua alla propria destra, e superando diverse costruzioni industriali e abitazioni alla propria sinistra

Il piccolo tracciato, addentrandosi sempre più nell’abitato ai bordi del paese, porterà direttamente alla meta della giornata presso la tranquilla Chiesa di San Maurizio riconoscibile dal basso e tozzo campanile ombreggiato dal verde di un bel giardinetto pubblico.

Per il camminatore che voglia ancora affrontare un’altra mezz’ora di passeggiata, seguendo il sentiero che parte dalla fine di Via San Maurizio posta di fronte l’ingresso principale della chiesa, sarà possibile raggiungere le mura del noto Castello di Taufers, altra preziosa meta storico-artistica dal bel museo cittadino che custodisce, oltre agli affreschi di Friedrich Pacher all’interno della cappella, una bella sala delle armi e più di venti ambienti arredati interamente visitabili.

Poggio – Casasco

Un anello sulle colline prospicienti la val Curone, fra Volpedo/ Monleale e Momperone, meno di 9 km, fattibile con un minimo di allenamento, ma solo con terreno asciutto. Possibilità, nel tardo pomeriggio, di avvistare cinghiali e caprioli. Le orme di cinghiale sono ovunque.

Provincia di Alessandria, estremo sud est, quasi al confine con la provincia di Pavia, zona Oltrepò.

Indicazioni del percorso:

Sulla provinciale che costeggia il torrente Curone si trova il bivio per la località Poggio. Si parcheggia proprio sul bivio, in un provvidenziale slargo (44.84236 – 9.01709). Ci si incammina sulla stretta strada, traffico inesistente, in piano che conduce, fiancheggiata dal bosco con tratti di pineta, a Poggio. Si arriva ad una fattoria con recinto per cavalli (2,1 km); al bivio andare diritti per strada sempre asfaltata che in breve diventa in salita. Dopo circa 400 mt dalla fattoria si vede un sentiero sulla destra che trascuriamo (da lì passeremo al ritorno) per continuare con la salita in un agglomerato di pochissime case. Il panorama inizia ad aprirsi: sulla destra, a circa 1 km in linea d’aria, il paese di Casasco. Andiamo sempre a diritto e in breve la strada diventa sentiero sterrato (da fare solo se asciutto). In un km (3,5 dalla partenza) si arriva sulla SP 119 (traffico scarsissimo): si prende a destra in falsopiano. Notevole il panorama sulla destra e sulla sinistra poiché la strada coincide con il crinale. Circa un km dopo (4,3 km) si arriva all’Osservatorio Astronomico di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ). Lì un rubinetto e una panchina possono fare una buona accoglienza. Di fronte all’osservatorio un sentiero, non molto visibile) in discreta discesa porta verso il paese di Casasco. Dopo circa 1,2 km (5,6 km) di arriva alla “periferia” del paese, dove c’è una pesa pubblica. Proprio da lì parte, sulla destra, una strada sterrata in discreta discesa. Prenderla e trascurare il bivio sulla sx che si presenta poco dopo. Tenere la strada in forte discesa per tornare alla frazione Poggio. All’incrocio (6,6 km) abbiamo chiuso l’anello; prendere quindi in discesa e rifare la strada fatta all’inizio fino al parcheggio (circa 8,8 km). In tutto circa tre ore ad una andatura che consenta di fermarsi spesso per ammirare i bellissimi panorami

Codevilla – Mondondone

Codevilla, Mondondone, Piana, Codevilla – Oltrepò Pavese, Pavia, Lombardia.

Una facile passeggiata (T) ad anello, tutta asfalto da Codevilla a Mondondone e discesa passando dalla frazione Piana. La caratteristica della passeggiata è di essere sulla prima collina dalla pianura e quindi di costituire, nelle giornate serene, un balcone con una vista prodigiosa dal Monviso al Resegone.

Il percorso

A Codevilla il parcheggio non è difficile anche nella piazza dove sorge il comune. Un parcheggio solitamente vuoto è reperibile a 44.96300 9.05717. Dalla piazza del municipio si prende via Vittorio Emanuele e, al termine, si gira a sx per via  Mondondone. In circa 2 km si arriva alla frazione Casareggio che, con Mondondone, la tradizione vuole essere la località dove il re longobardo Alboino si recava per sfuggire alla calura pavese e dove sono collocate le sue avventure con Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, come narrato da Giulio Cesare Croce nel 1600. Si continua sempre in salita per passare (km 2,6) davanti alla fattoria La Rocchetta dove è possibile (avvisando, 3339864833) fare una merenda e assaggiare/ acquistare i vini prodotti nei vigneti attorno. La strada è costeggiata da piante di ulivo che testimoniano la particolare mitezza del clima. A km 3 si entra in Mondondone, il cui “centro” storico è un cocuzzolo ammantato di cipressi dove anticamente sorgeva un castello. Dalla chiesa (km 3,3), raggiungibile con la seconda deviazione sulla sx, un formidabile panorama, peraltro godibile in seguito per tutta la strada in discesa. Per continuare occorre tornare di pochissimo in basso per prendere la strada delimitata dal bosco, girando sulla sinistra. A breve inizia una pronunciata discesa, sempre su asfalto, con estesissimo panorama. A km 4 la cascina Gazzaro, agriturismo. Km 4,5 la frazione Piana con, inserito in una abitazione, la chiesetta di San Rocco. Di fronte una edicola con bassorilievo del 1400. Si giunge ad un piccolo giardinetto con fontana. Prendere a sx sempre in panoramica discesa fino a rientrare in Codevilla e tornare al parcheggio (km 6,5).

Palazzo- Roncascinate

Itinerario facile, accessibile a chiunque con un minimo di allenamento. Dislivello piuttosto distribuito di circa 200 mt. Leggermente più ripidi alcuni punti in discesa. Fattibile solo con terreno asciutto non fangoso.

Il percorso

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio libero di Palazzo (44.83756 – 8.95348). Di fronte due bar trattoria. Ci si incammina verso il castello (http://www.castellodimontegioco.it/ita/html/castello.htm ) per girare, dopo circa 200 mt, a sx in salita. Dopo circa 400 mt prendere una strada secondaria, per ora asfaltata, sulla sinistra. Si cammina vedendo sulla dx il piccolo paese di Montegioco ( http://www.terredelgiarolo.it/index.php?page=a1_s1_f21). Dopo circa 1,3 km un trivio: prendere a sx in salita. Fino ad ora il paesaggio è stato di vigneto e bosco.

Adesso il panorama inizia ad aprirsi sulla destra verso il paese di Segagliate con un aguzzo campanile. La strada bianca/ sentiero è sempre in salita, in terra battuta e quindi adatta solo se asciutta. E’ facile nella terra asciutta vedere tracce di animali: caprioli, cinghiali e, rare, di lupo (https://www.avventurosamente.it/xf/threads/riconoscere-le-impronte-di-lupo.4104/). Talvolta il percorso procede con strappi in salita, ma sempre compensati dal panorama via via più ampio sulla dx e sulla sx. Si incontra uno “strano” crocifisso fatto di graniglia, materiale normalmente usato per i lavandini, certamente duraturo.

Giunti in un tratto pianeggiante (2,8 km) boscoso, si prende la deviazione sulla dx. Andando a diritto si sarebbe sbucati in breve alla frazione Ca’ del Bruno, piccolo centro agricolo senza punti di ristoro. Girando a dx, invece, si arriva in breve ad un tratto asfaltato che conduce nella minuscola frazione Roncascinate. In una piccolissima piazzetta una fontanella e due panchine consentono una merenda (3,5 km). Si esce dal paese con un sentiero sul lato destro, sentiero che corre sul crinale fra vigneti. Sulla destra si può vedere il percorso precedentemente fatto in salita.

Dopo poco il sentiero inizia ad andare in discreta discesa, stavolta nel bosco. La discesa diventa via via più ripida (ma senza problemi) fino ad incontrare una deviazione poco visibile (4,8 km): apparentemente si dovrebbe andare con il sentiero che piega a sinistra (verso Segagliate), invece si deve prendere a diritto un sentierino più stretto, inizialmente in leggera salita. Si cammina fra due mura di ginestre, pare ambiente preferito dalle lepri. Continuando si vede i paesi di Segagliate e Castellazzo sulla sinistra, sul costone di fronte. Si continua sempre in discesa, che diviene più ripida, in un folto bosco. Si sbuca fra campi con coltivazionio di piante officinali (lavanda, iperico ecc) attraversati dalla strada provinciale della Val Grue. Vi si arriva (6,0 km circa)proprio di fianco al birrificio Montegioco, che non vende a privati (http://www.birrificiomontegioco.com/).

Si volta a dx per percorrere la strada provinciale (fare attenzione, camminare in fila indiana) per circa 200 mt fino a trovare, sulla dx, uno stradello in leggera salita. Lo si prende e si sale (trascurare il cancello sulla sx) per circa 300 mt; poi si piega a sx per un sentiero panoramico sulla val Grue. A circa 500 mt si costeggia una fattoria con capre e cavalli, per arrivare poi subito (7,2 km) alla strada asfaltata percorsa all’inizio. Voltare a sx e si torna al parcheggio (7,5 km).

Trebbiano Nizza – Lumello

Percorso ad anello di meno di 7 km: Trebbiano, Lumello, monte Lumello, Trebbiano Alto, Trebbiano. Quasi tutto sterrato e quindi da evitare con terreno (argilloso) umido. Salvo un breve tratto di salita duretta è tutto fattibile senza problemi per persone con un piccolo allenamento.

Il percorso

Parcheggiare nell’ampio piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87709 – 9.12022) e prendere a sx in discesa fino alla trattoria Marinella, località Prendomino (ottima cucina locale, pizza, cacciagione) esattamente davanti alla quale si apre il sentiero da percorrere, in leggera discesa.  A 1,5 km dal parcheggio prendere deviazione a dx, in discreta salita. Dopo poco si accede ad un pianoro molto panoramico sulla val di Nizza.

Si giunge a Lumello (2,4 km) piccola frazione agricola. Si attraversa e si prende in leggera salita per circa 300 mt. Fino ad arrivare ad un incrocio di sentieri. Davanti il panorama verso la valle Staffora mostra in primo piano il paese di Cecima come una penisola nella campagna. Immediatamente sotto, al di là dei vigneti e di una macchia di bosco, la via Campalbino (si vede l’agriturismo) che conduce alle frazioni di Piumesana e Montegarzano. Siamo a 2,7 km dal parcheggio.

Si prende a dx in salita, prima dolce e poi, per un breve tratto, piuttosto dura quando arriva su sentiero stretto e un poco rovinato dall’acqua e dalle moto. Si costeggia ancora qualche vigneto e poi tutto bosco. Il panorama si apre ancora a sx verso la valle Staffora e a dx verso la val di Nizza.

Stiamo salendo verso la cima del Monte Lumello (579 mt) dal quale il panorama è particolarmente ampio arrivando fino al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, ancora Cecima, Piumesana, San Giovanni e, sereno permettendo, le Alpi.

Si sta camminando sul bordo (fare attenzione, ma assolutamente nessun rischio) sul bordo di una antica e profonda frana/ erosione che amplifica il panorama.

Il sentiero continua, dopo il monte, in falso piano fino ad arrivare, poco visibile sulla dx, ad una biforcazione in discreta discesa: siamo a 4,3 km dal parcheggio. Prendere quindi a dx in discesa che a breve diviene un falsopiano piuttosto variegato, sempre in mezzo al bosco. In circa 1,3 km (5,6 dal parcheggio) si arriva alla micro frazione di Trebbiano Superiore. Ora prendere a dx la strada asfaltata in discesa e percorrerla fino a tornare, sempre in discesa, alla chiesa (visibile durante la discesa) davanti alla quale si è parcheggiato (6,5 km).

Rivanazzano Terme – Casalnoceto

Giro ad anello con partenza e arrivo a Rivanazzano Terme (PV – Lombardia) – piccolo sconfinamento a Casalnoceto (AL – Piemonte)

Partenza da Rivanazzano Terme con parcheggio libero in piazza Giovanni XXIII dietro ufficio PP.TT. (44.92932 – 9.01701). => Piazza Cornaggia => via Famiglia Gatti => all’incrocio a dx e nuovo incrocio a sx in via Malaspina => al semaforo attraversare e imboccare via E. De Amicis. Inizia la parte di percorso in aperta campagna. A circa 1,1 Km imboccare strada bianca sulla sx (Strada Vallarana). A km 2,1 incrocio prendere a sx Strada Casalnoceto. Dopo 300 mt tenere la dx. A km 3,15 incrocio prendere a sx. A km 4,6 attraversare la SP99 ed entrare in Casalnoceto con via Papa Giovanni. Dopo circa 300 mt si arriva in una piazza (bar e ristorantini) e si gira a sx in via Voghera da percorrere per 300 mt fino a girare a dx per Strada Corta per Rivanazzano. Dopo circa 1 km incrocio con edicola votiva: prendere a sx per Strada Boggione. Circa 1,4 km per arrivare in via Kennedy (termina la parte di percorso in aperta campagna) e prendere a sx. Proseguire (tenendo la dx) fino al semaforo (km 8,1) e lì proseguire in Cso Repubblica per 100 mt fino a girare sulla dx in via Leidi che riporta al parcheggio di partenza

Vipiteno – Colle Isarco

Partendo dalla nota torre civica detta “delle dodici” al centro di Vipiteno, iniziare il percorso camminando lungo l’area pedonale nel mezzo della cittadina seguendo via Città nuova in leggera salita, in direzione dell’impianto della funivia di Monte Cavallo e raggiungerla dopo aver superato un grande parcheggi per gli autobus turistici adiacente al campo avventure Skytrek.

Proprio di fronte all’ampio piazzale dell’impianto porsi l’ingresso alle spalle per attraversare la SS12/Via Brennero per poi superare anche il letto del fiume Isarco grazie ad una passerella stradale in legno che conduce fra le quattro abitazioni della località Maibad/Bagni di Maggio.

Tenere quindi la sinistra per passare di fronte alla facciata dell’unico alberghetto in legno e percorsa tutta la lunghezza dell’edificio, continuare sull’altro lato, svoltando di 90° a destra per dirigersi verso il retro di esso.

Parte da questo punto il sentiero n.3°A che, salendo un piccolo pezzo di prato conduce in pochi passi ad un vecchio buio tunnel pedonale al di sotto dei binari della ferrovia finito il quale, il percorso comincerà la costante e leggera salita sui primi pendii ai piedi del complesso montuoso ad est sotto Cima Saun (2.085 mt) e Cima Novale (2.490 mt), inoltrandosi nel bosco e allontanandosi sempre più dalle rotaie, ora in basso a sinistra.

Dopo meno di mezz’ora di cammino, sbucare sul lato basso di un pascolo per costeggiarlo fino al fondo, dove poi svoltare a destra e salire di circa 20 mt per andare ad incrociare la carrareccia sterrata che gli corre sul lato alto.

Seguire quindi la palinatura del sentiero n.21 verso sinistra inoltrandosi nuovamente in un bel bosco di abeti e seguendo per Obberied e Colle Isarco. Dopo circa 600-700 mt abbandonare la carrareccia per seguire le indicazioni della variante sentiero n.21B che scende alla propria sinistra nella pineta che si fa sempre più fitta e ombrosa. Dopo circa 20 minuti di tranquillo cammino senza particolari dislivelli, si raggiungerà nuovamente il cielo aperto nel mezzo di ampi pascoli nei pressi di un piccolo maso. Seguendo a sinistra del maso si scenderebbe alla località Novale di Sotto e verso il fiume Isarco. Preferibile invece, proseguire dritto sull’asfaltata continuando proprio nel mezzo di due curati e ampi pascoli assolati raggiungendo così, in meno di mezz’ora, la località Novale di Sopra e tenendosi, ancora per un po’, lontani dal traffico e dal rumore di fondovalle.

Raggiungere il centro del piccolo borgo dopo aver affrontato due curve a gomito, a sinistra e destra in discesa e, all’incrocio fra le case nei pressi di una piccola croce votiva in legno, girare a destra puntando la bella stalla qualche metro più avanti.

Passarle al di sotto lungo la strada e dopo nemmeno 50 mt svoltare in salita a destra seguendo nuovamente la palinatura del sentiero n.21 e passando proprio al di sotto del ballatoio di una bella casetta alpina.

Salire così sull’asfalto per ancora un centinaio di metri fino a superare l’imponente facciata di un maso storico dall’ampia stalla ristrutturata di recente.

Con altri 400 mt di cammino, scollinato un piccolo promontorio, raggiungere i resti della fortificazione di Castel Strada a 1.146 mt di altezza, che si vede svettare già da lontananza in mezzo al fitto di alcuni alberi. Superata la torre, alle spalle delle rovine, un piccolo e quieto laghetto ai margini dei pascoli, regala una suggestiva vista tipicamente alpina anche se rovinata in parte da alcuni tralicci dell’alta tensione in primo piano.

Raggiungere la fine del prato, sempre sull’asfalto per altri 150 mt, per poi abbandonarlo in coincidenza di un tornante verso destra, dove riparte la traccia in ghiaia del sentiero n.21 appena superata una sbarra in metallo verde che blocca il passaggio alle auto.

Raggiungere quindi, al di fuori della pineta, un lungo tratto di sentiero rettilineo appoggiato alla montagna e leggermente esposto sulla valle con alla propria sinistra, più in alto, il gigantesco viadotto e i piloni in cemento armato dell’autostrada A22 che taglia la valletta in direzione del Brennero.

Terminare il rettilineo per rientrare nel verde del bosco e affrontare l’ultima curva a sinistra appena superato il naturale avvallamento con cascatella di un torrente di montagna.

Ritrovato l’asfalto e iniziare la discesa finale verso l’abitato di Colle Isarco che si comincia a intravedere al di là della vegetazione e dei piloni dell’autostrada.

Puntarli lasciandosi sulla destra un’isolata costruzione alpina dalla particolare guglia appuntita per passare, dopo meno di 5 minuti di cammino, proprio al di sotto della carreggiata dell’autostrada, 35 mt sopra la propria testa.

Seguire poi l’asfalto e, con due rapidi tornanti sinistra-destra, proseguire dritto per raggiungere le prime case del paese, non più lontano di 500 mt, andando in discesa in mezzo ai prati.

Si passerà prima su viale Piazza poi via Posta Vecchia, per andare ad incrociare perpendicolarmente la SS12/Via Roma, alternativa all’autostrada del Brennero e che attraversa i centri abitati della valle. Girare a sinistra e camminare per pochi passi per raggiungere lo slargo alla propria destra, dominato dall’alto dalla CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  edificio barocco dalle forme semplici ma slanciato e longilineo anche grazie alle sue pregievoli vetrate. Il campanile, invece, dalla cupola a cipolla, è precedente, in stile gotico, sopravvissuto agli ammodernamenti e ricostruzioni posteriori dell’edificio sacro.

Salire la bella scala in pietra grigia per raggiungere il lato dell’edificio circondato dal piccolo cimitero cittadino.

Vipiteno – Ridanna

L’imponente edificio religioso della CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PALUDE (Santa Maria in Vibitin) è il più grande dell’Alto Adige. Alta 32 metri, con una navata unica lunga 38 e larga 23, è posta al limitare meridionale del centro cittadino circondata dall’antico cimitero e ben riconoscibile nel suo insieme, nel mezzo del pianoro su cui è adagiata Vipiteno, ai piedi di Monte Cavallo (2.189 Mt).

Lasciandosi la facciata alle spalle superare il cancelletto d’ingresso al luogo sacro per girare a destra lungo via della Commenda (poi via Alta) e seguendo il cartello d’indicazione per il centro sul sentiero n.14, posto proprio di fronte a sè.

Al primo grande bivio girare a destra superando una piccola cappella bianca e percorrere tutta la lunga recinzione della caserma D. Menini tenendosela alla propria sinistra.

Continuare dritto per incominciare a inoltrarsi nelle strette viuzze del centro storico e, dopo circa 300 mt all’incrocio con via Frundsberg, decidere se svoltare a destra per raggiungere e attraversare il centro storico, oppure tagliarlo fuori girando a sinistra e seguendo la strada fino ad arrivare nei pressi della funivia di Monte Cavallo.

Nel caso in cui si scelga di visitare il centro, la via Città Nuova (poi via città Vecchia) si aprirà alla propria sinistra, dopo circa un centinaio di metri. Si tratta di una stretta area pedonale, incastrata fra i magnifici edifici storici del centro e vero cuore della vita cittadina fra negozi, locali commerciali, bar e ristoranti, in quella che è una delle cornici più suggestive e caratteristiche dell’intero Alto Adige.

La torre civica, nota come Torre delle Dodici, segna il confine fra la città vecchia e quella nuova ed è uno degli emblemi più famosi della città insieme alla Chiesa del Santo Spirito che si incontrerà alla propria destra su piazza Città, più o meno a metà dell’area pedonale.

L’edificio religioso custodisce, perfettamente restaurati, gli inestimabili affreschi del maestro Giovanni da Brunico massimo esponente della quattrocentesca scuola di Bressanone, che lavorò in tutta la regione.

Raggiunta la fine dell’area pedonale, continuare dritto su via Città vecchia seguendo le indicazioni per la cabinovia che si raggiungerà dopo aver superato uno stretto e lungo parcheggio per gli autobus e l’ingresso del piccolo campo avventure Skytrek, i cui tracciati fra gli alberi si scorgono dietro una bassa staccionata.

L’uso della funivia permette di raggiungere la meta finale del percorso, camminando qualche ora comodamente in quota, fra magnifici paesaggi alpini, evitando così di percorrere i diversi sentieri che corrono sul fondovalle o a metà costa verso l’imbocco della secondaria Val Ridanna, come ad esempio il sentiero n.4 (da Via Santa Margherita, nel quadrante ovest di Vipiteno, passando per la chiesetta di San Giacomo, poco fuori città).

Nel caso in cui invece si voglia salire verso la cima del Monte Cavallo a piedi, spendendo un paio d’ore in più in costante salita verso quota 2.000 mt, il sentiero n.19 parte proprio alla sinistra dell’impianto della cabinovia e ne segue pressoché l’intero percorso con ampi tornanti a tratti soleggiati e fra magnifici pascoli, coincidendo per una buona parte con il sentiero n.23, che si incontrerà e percorrerà in ogni caso, più avanti.

Raggiunto l’altopiano ai piedi della cima di Monte Cavallo, lasciarsi l’impianto della funivia alle spalle per imboccare (oppure proseguire) sul sentiero n.23 tenendo la propria sinistra verso Ochsenscharte/Telfer/Weissene puntando la cima brulla del monte sotto la quale il sentiero andrà a passare.

In nemmeno 20 minuti di cammino si sarà abbandonato il vociare dei turisti nei pressi degli impianti e del bar/ristorante in quota, per cominciare a camminare nel silenzio più assoluto della bella catena montuosa su di una classica carrareccia di montagna.

Superare così un paio di masi isolati lungo il sentiero, per poi seguire l’andamento del percorso, ancora in salita verso la cima per guadagnare quota 2.100 mt, in un paesaggio che rapidamente muta da pascolo alpino a brulla roccia.

Superato un grosso sbarramento per gli animali, sul quale è stata posta una doppia scaletta a passerella per i viandanti, iniziare la discesa verso Ridanna, avendo camminato per circa un’ora e mezza dalla stazione della cabinovia o tre ore e mezzo da Vipiteno.

Al primo bivio palinato, avere cura di continuare la discesa verso sinistra, abbandonando il sentiero n.23 in favore del sentiero n.7 che, in quasi mezz’ora d’ora di cammino su uno stretto tracciato, andrà a raggiungere una sterrata di servizio. Imboccarla tenendo la propria destra, e al primo tornante verso sinistra, ridiscendere evitando di proseguire dritto. Dopo circa mezz’ora si incontrerà un’altra via di servizio ai masi. Imboccarla tenendo la destra nei pressi di un bell’edificio dall’ampio fienile (Località Rapont) passandovi di fronte per poi andare a superare il robusto cancello in legno aperto per i camminatori.

Dopo aver superato una bella cascatella proprio a ridosso del sentiero, camminare per altri 200 mt e raggiungere due costruzioni, un maso antico affiancato da uno decisamente più moderno.

Passare esattamente al di sotto dei due edifici sempre seguendo la palinatura del sentiero n.7, ma questa volta percorrendo un fondo erboso posto sul limitare alto di un grande pascolo. Da questo punto sarà già visibile di fronte, nel fondovalle, l’abitato di Ridanna e il campanile della parrocchiale a lato del paese, ormai lontano non più di 40 minuti.

Seguendo il tratto erboso entrare in un boschetto e porre attenzione a salire di un metro sulla rampetta a destra che porta a un cancelletto di legno incastrato fra gli alberi in coincidenza di una curva. La segnaletica non è molto leggibile, ma riprova della giustezza del percorso, dopo pochi passi, si dovrà incontrare un avvallamento naturale, con un piccolo guado nel mezzo su di un torrentello il cui gorgogliare si sente già da lontano. Guadare il torrente passando sulle pietre e dopo una breve salita, sempre nel bosco, arrivare ad avvistare il tetto di due masi leggermente più in basso a sinistra (Località Wieslehen). Non sarà quindi difficile intercettare la stradina che gli passa di fronte e che si seguirà in discesa, senza abbandonarla più fino alla meta finale, sempre sul tracciato del sentiero n.7 che nell’ultimo tratto diventerà asfaltato, passando alla sinistra di un isolato alberghetto fra i prati.

Raggiunto il fondo della valle, attraversare il rio Mareta su di una robusta passerella in legno aperta al traffico per puntare l’altura e la chiesa posta proprio di fronte, nel senso di marcia.

Raggiungere un ampio parco giochi per bambini posto ai piedi del promontorio della chiesa per affrontare le ultime due curve, che in rapida salita, portano al cancelletto d’ingresso all’edificio religioso sul lato absidale della CHIESA DI SAN GIUSEPPE.Passando dalla parte della facciata ci si troverà di fronte al portale della navata affacciato nel mezzo del silenzioso cimitero alpino che gode di un panorama mozzafiato su tutta la catena montuosa del confine fra Italia e Austria, appena oltre le cime.

Rio di Pusteria – Mezzaselva

Dall’area pedonale nel centro di Rio di Pusteria, nei pressi del moderno municipio e dall’alto del promontorio della Chiesa di Sant’Elena, ridiscendere le scalette a sinistra, per imboccare Via Katarina Lanz e percorrerla in leggera salita a destra per circa 150 mt.

Svoltare quindi alla prima a sinistra sul ponticello di Via Farber per poi proseguire a destra su Via Valles, dopo pochi passi, fra due case, raggiunto un bivio.

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Guardando la facciata della stazione proseguire sull’asfalto alla propria sinistra andando a toccare alcune alte pensiline in muratura gialla. Passarvi di fianco per poi continuare dritto passando su un percorso pedonale alle spalle di alcune palazzine moderne con affaccio sulla statale che corre parallela qualche metro più in basso, alla propria sinistra.

Al fondo, incrociare la stradina in salita verso destra che supera i binari della ferrovia grazie ad un vecchio e malandato sottopassaggio, lungo una settantina di metri e non molto ben illuminato.

Al fondo di esso seguire ancora in leggera salita verso destra andando ad incontrare la segnaletica del sentiero n.16 in direzione di Mezzaselva distante da questo punto ancora 5 Km.

Camminare quindi su quella che è una vecchia e pacifica via di servizio che corre parallela ai binari che tocca in alcuni punti, dal fondo sterrato e dissestato. Aver cura di non perdere il tracciato mal segnalato quando, poco prima del grande cancello arrugginito che blocca una vasta area ferroviaria dismessa con capannoni crollati, la stradina compie uno zig-zag sinistra-destra, per passarvi sul fianco nascosta da alcuni orti.

Dopo aver camminato per quasi la sua interezza nel verde di boschetti alternati a bassa vegetazione, si raggiungerà il centro del paese di Mezzaselva con un’ultima lunga discesa su asfalto percorrendo Via dei Molini che si continuerà a seguire girando a sinistra, appena esser passati al di sotto dell’unico, grande cavalcavia in cemento armato della statale e dell’autostrada per il Brennero.

La CHIESA DI S.MARTINO DI TOURS sarà già ben visibile da lontano, stretta fra le poche case della tranquilla frazione, dove terminare il percorso della giornata con una visita all’austero edificio religioso.

Il Girasole di Rispescia – Centro Riabilitazione Rapaci dell’Oasi di Castel Spineto

Si parte dalla chiesetta dell’Enaoli, vicino alla grande quercia e all’entrata del Girasole di Rispescia. Avendo la chiesa alle spalle ci dirigiamo per il vialetto pedonale a sinistra, costeggiando la struttura. In breve si arriva alla spiazzo dell’Enaoli e sempre costeggiando le mura ci infiliamo tra alcuni pini e aggiriamo la struttura, in modo da arrivarci esattamente dietro. Qui troviamo dei pannelli informativi sugli uccelli e facciamo caso ad un cartello di legno che ci indica un percorso natura, da imboccare. Facciamo pochi metri dentro a questo percorso (che è anche un percorso con delle indicazioni botaniche) dopodiché ci troveremo un ponticello sulla destra, da prendere. Dopo di esso svoltiamo subito a destra per la strada sterrata. Superato un secondo ponticello di traversine ferroviarie ci troviamo ad un bivio a cui andare avanti, verso il filare di cipressi. Arrivati ad essi svoltiamo a destra. Stiamo percorrendo due lati di un grande campo quadrato, costeggiato da cipressi molto belli e suggestivi. Oltrepassata la linea dei cipressi in fondo ci troviamo ad un bivio a T. Qui svoltiamo a sinistra e dopo un ponticello subito a destra, quindi mantenendo la stessa direzione tenuta fino ad ora ma leggermente spostati sulla sinistra. Proseguiamo dritti per qualche centinaio di metri fino a che alla nostra destra non incontreremo un ponticello da attraversare, ma fondamentalmente fino a che non vedremo una torretta dell’Enel, da raggiungere. Sotto di essa un incrocio: a destra una sbarra bianco-rossa. Noi andiamo a sinistra, su strada brecciata. Dopo poco la strada diventa asfaltata e si arriva ad un incrocio, a cui svoltare a sinistra, in prossimità di alcune abitazioni.

Ci manteniamo su questa via per qualche decina di minuti fino ad incontrare la deviazione a sinistra per l’Agriturismo Poggio degli Ulivi. Qui imbocchiamo la strada brecciata avanti a noi. Arrivati alla villa con il numero civico 250 facciamo un fuori pista poco prima di essa, costeggiandone la recinzione metallica verde e oltrepassando un piccolo fosso a bordo strada. Finita la recinzione verde continuiamo dritti per la stessa direzione fino a raggiungere un fosso più grande alla fine del campo. Sulla sinistra c’è un passaggio che ci conduce al campo adiacente. Questo è da attraversare costeggiandone i confini, verso destra. Abbiamo così il fosso a destra e il campo a sinistra fino a che non troviamo sulla destra un passaggio con guado che ci porta verso delle vigne. Usciti dal guado e guardando verso sinistra intravediamo un basso cancelletto di ferro semi-aperto, da oltrepassare. Dopodiché gireremo a destra e dopo poche decine di metri a sinistra al primo bivio a T. Siamo tra vigne e querce camporili. Finita la vigna troviamo un altro fosso con relativo ponticello. Qui non bisogna andare sul ponticello ma andare a sinistra e giungere alla fine del campo. Troveremo una recinzione che in passato poteva essere oltrepassata con uno scalandrino, ma ora i rovi non permettono il passaggio. Dovremo quindi scavalcare la morbida recinzione, alta un metro e mezzo. Oltre la recinzione proseguiamo nella stessa direzione da cui proveniamo. Intercettiamo dunque un ennesimo ponticello che porterebbe ad una fattoria, ma non lo prendiamo e continuiamo a costeggiare il fosso tenendocelo alla nostra destra. Poche centinaia di metri e troveremo un guado sulla destra, da fare. Poi un incrocio con due grandi querce: a destra la strada sterrata che condurrebbe alla fattoria, mentre davanti a noi un sentiero che si infila nella macchia, da prendere. Siete sulla strada giusta se dopo poco incontrerete un piccolo fosso da oltrepassare.

C’è un primo bivio nella macchia, a cui svoltare a destra e dopo breve un passaggio di pallet vi fa attraversare un fosso. Andando avanti il sentiero diventa un piccolo canale scavato e poi ridiventa sentiero, abbastanza evidente. Al secondo bivio nella macchia andiamo a sinistra. Siamo nella sella di queste colline boscose. Giunti al cartello dell’Area Protetta svoltiamo a destra ad un bivio a T, per poi salire e arrivare ad una recinzione di filo spinato a cui svoltare a sinistra. Eccoci dunque al Centro Riabilitazione Rapaci, una bella casetta privata nel bosco, ma dalla funzione pubblica.

Il Girasole di Rispescia – Poggio Rispescia

PERCORSO AD ANELLO – LEGAMBIENTE – ENAOLI (GR)

Il percorso parte da davanti alla chiesa del piazzale ENAOLI e, con la chiesa alle spalle, si procede verso il viale di pini per svoltare immediatamente a sinistra nel vialetto pedonale che costeggia il piazzale stesso, la struttura ricettiva, fino a giungere al piazzale piastrellato e circondato di pini che rimane sul retro, dopo il quale si prosegue dritti mantenendo il piazzale a sinistra (SX) per poi uscirne e camminare sul terreno sottostante ai pini. Proseguendo si scende dal terrapieno e si svolta a sx costeggiando la struttura tra oleandri (sx) e cipressi (dx).

Si attraversa quindi la piccola pineta che ci troviamo davanti per accedere al PERCORSO NATURA indicato al fianco della cartellonistica sugli uccelli. Il percorso prende verso sx e troviamo panchine, cartelloni illustrativi, frecce indicatrici e cartellini con i nomi degli alberi. Si passa affianco ad alcuni serbatoi con il tappo verde e si attraversa un vialetto che scendendo e risalendo, sempre sull’argine di un fossetto, viene indirizzato da una staccionata in legno per sfociare nel prato di un oliveto, nel quale si tiene la destra seguendo lo spazio tra le file degli olivi che ci troviamo davanti.

Dopo il dodicesimo olivo che contiamo sulla dx, si intercetta una sterrata che scende verso sx, la seguiamo per poi svoltare a dx dopo pochi metri e seguendola per poche decine di metri si giunge su una sterrata carrabile. Imbocchiamo la carrabile in salita verso dx e, quando arriviamo in cima alla via visibile fin dall’imbocco, la strada svolta verso dx e prosegue salendo verso Est. Quando si arriva al casotto Ente Maremma dell’Acquedotto del Fiora, voltandosi, lo sguardo si apre sulla vallata e da sx verso dx si osservano i Colli del Parco dell’Uccellina, la piana di Alberese, Principina e Castiglioni, i colli di Tirli e Vetulonia, con Buriano a mezza costa.

Con una grande curva si gira intorno al casotto e proseguiamo perpendicolarmente alla pendenza del versante (verso SW). Dopo una brevissima discesa, si svolta a sx e si riprende a salire. Dopo aver passato più tornanti, quando siamo di nuovo in direzione Est, voltandoci possiamo vedere nitidamente il mare e poco dopo di giunge sulla vetta di Poggio Rispescia, in cui è presente la cisterna di raccolta delle acque.  Dalla cisterna di raccolta delle acque, si procede verso Nord costeggiandola e tenendosela sulla sx, si prosegue dritti fino ad arrivare ad una rete di recinzione dei campi coltivati. Qui possiamo notare che, dopo l’ultimo cipresso, sulla dx, a bordo campo è presente un passaggio sui macigni fiancheggiati da piante di marruca, ginestra e pero selvatico. Si prosegue verso N, discendendo il crinale e camminando sul tappeto erboso naturale presente a bordo campo, con cisti, asparagi, anemoni, lecci, roverelle, olivelli spinosi, ginestre, marruche, sughere, lentischi e calendule selvatiche: una rappresentazione perfetta della macchia mediterranea di Maremma.

Giunti in fondo a questo versante del campo, si valica un passaggio presente nella recinzione e, svoltando a sx, si continua a costeggiare la macchia mediterranea e a scendere lungo il bordo del campo. In questo tratto, dopo aver preso verso NE, quando il boschetto ci costringe a svoltare verso dx, la pendenza diventa molto maggiore e si cammina sul seminato, anche quando, giunti sul fondo del campo, si riprende a camminare in piano con cisti, ginestre e lecci alla nostra sx.

(IN CASO DI PIOGGE ANTECEDENTI, QUESTO TRATTO RISULTA FANGOSO)

Si prosegue ai piedi del campo, fino ad intravedere sulla sx la strada asfaltata e, nel punto in cui è presente un passaggio degli animali selvatici, si passa il piccolo fosso, la rete di recinzione, l’angolo del campo adiacente e la scarpata a bordo strada.

(L’ultima discesa va affrontata sedendosi a terra per poter scendere in sicurezza sulla strada asfaltata.)

Adesso si prende a camminare verso sx, seguendo la strada e passando vicino ad uno stabile in mattoncini rossi. Questo tratto dura circa un chilometro e scende passando in mezzo a boschetti e campi. A bordo strada sono presenti tutte le piante prima citate. Si oltrepassa l’ingresso del Pod. S. Luigi, si costeggia una casa di fronte ad una fila di mandorli (ora -fine febbraio- in fiore) in direzione della Super Strada.

Poco prima della S.S., sulla sx troviamo un cancello verde con un passaggio pedonale di fronte ad un pino e sotto al sesto cipresso sulla sx. Si percorre la strada forestale sotto a lecci, sughere ed Eucalipti e, dopo circa 100 m, su di una curva, a sx della strada forestale, parte una strada carrabile un poco più stretta. Quando questa strada si apre su di in campo, di fianco ad un vigneto, sulla sx vi è una grande postazione di arnie di api da miele.

Si prosegue verso il vigneto e, giunti all’ottavo filare, si svolta a sx salendo il versante ed entrando nell’oliveto. Si costeggia il fossato appena valicato, parallelamente alla sterrata, si attraversa una macchietta di finocchio selvatico e si prosegue salendo finché, non lontano da un altro palo della luce, si raggiunge il piano. A questo punto si svolta a sx entrando tra due file di olivi anche secolari e, salendo lungo la pendenza massima, dopo il sesto olivo, a dx si ritrova la sterrata percorsa precedentemente e la si riprende scendendo verso dx e tornando a dirigerci verso l’ENAOLI.

Quando, alla fine della dritta, si giunge davanti ad alcuni silos cilindrici, si svolta a sx per rientrare nell’oliveto e dopo il primo bivio a sx, che passiamo, si prosegue per 4 olivi ancora, dopo i quali si svolta a sx per attraversare due file di olivi prima di riprendere verso dx e andare quindi incontro alla struttura dell’ENAOLI. Nei pressi della struttura si svolta a dx, costeggiandola, scendendo le scale, passando sotto ad un porticato per poi giungere nuovamente nel piazzale antistante la chiesetta da cui siamo partiti che ci rimane in fondo a dx.

Brignano Frascata – Vallescura

Partenza da Brignano Frascata, paese lungo la val Curone. Consigliato l’acquisto di salame Nobile del Giarolo. In paese anche una trattoria. Domina la località un castello, purtroppo non visitabile. Amplissima possibilità di parcheggio. Passeggiata di circa 8,5 km tutta su asfalto, con dislivello (quasi tutto all’inizio) di circa 300 mt., adatta a tutti purchè minimamente allenati. Adatta in ogni stagione, tenendo conto che l’itinerario non è ombroso. In primavera la vegetazione, in particolare le ginestre, inondano l’aria di profumi. E’ un itinerario dove è possibile avvistare, specialmente nel pomeriggio, diversi animali selvatici fra cui lepri, volpi, caprioli, cinghiali.

Il percorso (Andata e Ritorno)

Si parte dal paese e lo si attraversa (anche case molto antiche) in salita fino ad incontrare una strada asfaltata, anch’essa in salita. Trascurare una deviazione sulla sx per il castello: è chiuso e lo si ammira meglio lungo il percorso che non da vicino. Si continua su versanti per circa 1,6 km fino ad incontrare un bivio: prendere a sx direzione Ciocale (verso la quale andremo) e Ca’ del Gatto (che trascureremo al prossimo bivio). Alla biforcazione successiva dopo 1,5 Km prendere per Ciocale che si raggiunge in circa 800 mt. Al paese andare sempre dritto (nel senso di seguire la strada asfaltata) per arrivare in altri 800 mt (a 4,9 km) a Vallescura. Il tragitto appena passato, già dal primo bivio, corre sul crinale che separa la val Curone dalla val Grue. I panorami sono piuttosto estesi su boschi e montagne. Sul lato sinistro si vedono i calanchi del monte Vallassa e le tre cupole dell’osservatorio. Il paesaggio è molto selvaggio, con pochissime abitazioni. In alcuni punti si costeggia un vero e proprio muro di ginestre. Arrivati alla graziosa frazione di Vallescura si presenta un bivio. A dx per Garbagna, graziosa cittadina della val Grue famosa per le ciliegie e alcuni negozi antiquari, e a sx per la val Curone. Prenderemo a sx percorrendo per un paio di km una strada asfaltata in forte discesa in mezzo al bosco.

Si giunge alla frazione Madonnina: siamo a 6,9 km. A questo punto si deve piegare a sx per tornare a Brignano Frascata. Occorre ora fare attenzione perchè la strada da percorrere è una provinciale con un poco di traffico, contrariamente al tratto precedente pressoché deserto. Anche facendo attenzione al traffico (camminando in fila indiana) non si può non ammirare l’ambiente circostante e, in particolare, i monti sul lato destro. Il castello che si vede davanti è quello di Brignano Frascata, del XIV secolo (http://www.comune.brignanofrascata.al.it/01-4-luoghidiinteresse.asp)

Canale Monterano – Manziana

LA VIA DEL CINEMA 

CANALE MONTERANO-QUADRONI-BOSCO MACCHIA GRANDE-MANZIANA

INTRODUZIONE 

La via del cinema segue idealmente  il lungo rapporto intercorso tra l’arte cinematografica e i paesi della nostra zona. Canale Monterano, Manziana, Oriolo, Bracciano; tutte le cittadine protagoniste di questa e delle nostre precedenti mappature hanno ospitato set cinematografici. Grandi registi come: Leone, Monicelli, Corbucci, Bolognini, Alessandrini, hanno usato e apprezzato le nostre scenografie naturali. Tanti i titoli: Pinocchio, Il Marchese del Grillo, La signora delle camelie , Waterloo, Brancaleone alle crociate, Altrimenti ci arrabbiamo, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Ben Hur, Il vangelo secondo Matteo, Il tormento e l’estasi, Django e infiniti  altri.

Il percorso  parte da Canale Monterano, attraversa il versante sud di Monte Sassano (Monte Calvario)  per poi  scendere  al borgo di Quadroni  e dopo un lungo  giro  nel bosco di Macchia Grande,  raggiungere Manziana. I due paesi non distano molto tra loro, circa 3km per via direttissima, ma il seducente tema di questa mappatura ci permette di allungare il tragitto per un totale di 13km circa.  Cammin facendo  assaporiamo paesaggi usati come location di film, serie tv, pubblicità. Una natura ricca, dove emergono  tracce archeologiche di una storia antica, ma  anche i resti di vestigia archeologiche industriali- legate a un recente passato – che, in contrasto con il naturale paesaggio circostante, hanno il sapore di una installazione di arte contemporanea. 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il gelo di questa giornata ci fa trovare la fontana di Piazza del Campo a Canale – da dove partiamo per il nostro percorso-  fiabescamente adornata di stalattiti di ghiaccio. La fontana ottagonale originariamente era posta  sulla piazza di fronte la chiesa di S. Bonanventura  a Monterano dove ora la sostituisce una copia. Oggi non temiamo il freddo e partiamo per il nostro itinerario lasciandoci il comune alla nostra sinistra e prendendo Via Filippo Turati di fronte a noi. La cortissima via si percorre in fretta e giriamo a sinistra, su Via dei Monti. La strada è  in salita, non molto lontano vediamo un crocifisso all’altezza del quale teniamo la destra prendendo Via Cesare Battisti. Sempre in salita costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Come spiegato in una precedente mappatura (vedi mappatura Canale-Oriolo), i castelletti qui a Canale sono dei piccoli insediamenti di case nati per ospitare i coloni. Se si entra nell’aia di questo si può vedere il monumento ai caduti nel tragico bombardamento del 44. Andiamo avanti ancora un poco  fino ad arrivare a Piazza della Riccia. Lasciamo la semplice piazzetta continuando dritti per Via del Fico. La strada di fatto attraversa il versante sud di Monte Sassano, è asfaltata ma non molto trafficata ed è piacevolmente  panoramica. Di fronte a noi vediamo in lontananza il lago di Bracciano e dietro le cime innevate dei monti. Passiamo a fianco ad un piccolo lavatoio e qui, ci racconta un componente del nostro gruppo, veniva da ragazzo per approvvigionarsi d’acqua con un asinello. Un immagine evocativa di altri tempi anche se in realtà non sono passati molti anni. Facciamo pochi passi quando sulla sinistra notiamo due alti pilastri di confine-in muratura di pietra -che delimitano il territorio di Canale da quello di Manziana. Ora scendiamo un poco e ci troviamo  su un tratto  pianeggiante della strada dove  ci sono un gruppo di nuove villette aggrappate sulle pendici del monte. Qui ci fermiamo ad ammirare il bel  panorama che si apre sulla nostra destra Lontano vediamo il mare, coperto solo un po’  dai Monti Ceriti, riconosciamo il borgo del Sasso e l’inconfondibile sagoma di Monte santo e della rocca. Peccato che oggi sia tutto virato al grigio, anche il mare. Infatti qualche fiocco di neve inizia a volteggiare timidamente in aria, ma non interrompe il nostro cammino, anzi ci spinge a andare  avanti. Sotto di noi si distendono  ormai le case dei dintorni di  Manziana e arriviamo passo dopo passo alle prime case del   borgo di Quadroni, una frazione di Manziana costruita coi resti del antico borgo fortificato di Santa Pupa,che nel corso dei secoli fu abbandonato.

I CAPANNARI

Terra Etrusca e poi Romana, a fine medioevo in questa zona di boschi erano rimasti pochi abitanti e alcune capanne di boscaioli. Il ripopolamento avvenne intorno alla seconda metà  del’500, per volontà dei proprietari del tempo, l’Ordine del Arcispedale di Santo Spirito. Ai “capannari” se  ne aggiunsero altri provenienti da Marche ,Umbria, Toscana. Così nacquero i nuovi insediamenti :Manziana,Quadroni. E storia similare è quella di Canale , Oriolo, Montevirginio, paesi nati per ospitare coloni umbro -tosco- marchigiani. 

Ora siamo su Via Viterbo e all’altezza di una fontana addossata su un muro giriamo a destra, rasentiamo un lavatoio e andiamo dritti fino ad arrivare  a Piazza Valentini, la piccola piazzetta del borgo  dove si affaccia la chiesa di S. Maria del Carmine. Lasciamo la chiesa sulla nostra sinistra e giriamo a destra su Via Quadroni con  alcuni negozi. La strada si insinua tra le case  e scende  fino ad arrivare ad uno stop, di fatto usciamo dal borgo.

Attraversiamo Via Canale-la strada che porta a Canale e poi a Tolfa – e continuiamo dritti su Via Poggio della Torre. Andiamo avanti su questa  tranquilla strada fiancheggiando prati e case sempre più rade. Il toponimo di questa via deriva dall’antico villaggio che sorgeva in questa zona, il castrum Poggio della torre,che divenuto  possedimento dei prefetti di Vico-XI sec. prese il nome  di “Sancta Pupae”. Proseguendo, la strada scende e vira a destra. Ormai siamo al limitar del bosco, in fondo vediamo un casale  e sulla nostra destra costeggiamo una rupe dove si aprono una serie di ipogei il più grande dei quali-l’ipogeo di S.Pupa- è protetto da una staccionata in legno .

S.PUPA

La lunga grotta artificiale, leggermente  in salita, è Inizialmente  molto vasta  e  il soffitto scavato nella roccia, è volta bottato. Prende  luce dal cosiddetto”occhialone”, un pozzo aperto sul prato sovrastante. La parte finale della grotta – che in totale misura 130m-è un ambiente più raccolto e nelle pareti ai lati sono state scavate una fila di nicchie .L’uso e la datazione dell’ipogeo non sono stati del tutto chiariti; ma qualche appassionato studioso ipotizza che le nicchie in fondo alla grotta fossero utilizzate come sepolture.

Passato l’ipogeo ci dirigiamo verso il casale dell’Università Agraria recentemente restraurato;”la casetta del guardiano “. Vicino c’è il fontanile della porcareccia. Continuiamo sulla strada – ormai sterrata – e arriviamo a un cancello in ferro,a sinistra. È una delle entrate della Macchia grande di Manziana,l’entrata della “Porcareccia”. Il cancello va  rigorosamente richiuso, nel bosco è consentito il pascolo di bovini. Passiamo un ponticello su un fosso e subito troviamo due sentieri divisi da un largo prato. Un cippo in pietra Manziana (una ricercata pietra del posto) ci dice che siamo a “Larga delle canepine”.Qui un tempo veniva coltivata la canapa, e Larga è un termine gergale per indicare un vasto prato all’interno del bosco. Un pannello esplicativo ci racconta  del tema della nostra mappatura e recita:”Macchia grande nella storia del cinema e della televisione”.Leggiamo così tra le tante, che la Macchia  è stata la location perfetta per tanti spaghetti western. E ci sembra quasi che Clint Eastwood possa uscire dal bosco cavalcando da  un momento all’altro.. ma il resto lo lasciamo leggere e scoprire a chi seguirà la nostra mappatura. Il sentiero a sinistra in salita, porta al prato più bello e conosciuto del bosco”Larga Camillo”ma noi prendiamo il sentiero a destra  segnato anche come sentiero del Bologno ” D ” in rosso. Allunghiamo il passo tra gli alberi ormai spogli; le specie predominanti  sono cerri e farnetti, ma troviamo anche aceri campestri,carpini bianchi,agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 h e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che resta di una selva molto più grande ” Selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. Oltre la flora citata troviamo un sottobosco ricco di felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat:volpi, tassi, scoiattoli, istrici, donnole, moscardini, ghiri, martore. Numerosi gli uccelli:beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri. Il cerambice delle querce,il cervo volante,e la cassandra tra gli invertebrati.  Il bosco ricade nella zona a protezione speciale”Comprensorio Tolfetano Cerite Maziate”ed è proprietà dell’Università Agraria che gestisce i diritti di uso civico.

Sui nostri passi incontriamo un’ edicola  campestre dedicata  alla Madonna della grotta del Sempione. Più  avanti ecco un prezioso punto d’acqua, il Fontanile Larghi della mola. Ora dal fontanile lasciamo il sentiero rosso e proseguiamo dritti sul largo sentiero giallo “B” (il sentiero dei fontanili) fino al limitar del bosco. Ci troviamo ora su un’ampia sterrata- Via della mola – all’altezza di una grande curva, ma noi proseguiamo dritti per qualche decina di metri e poco prima di un ponticello – con una griglia di tubi metallici a terra (cattle grid)  – scendiamo a sinistra lungo il prato(“Larga delle fontanelle”). Costeggiando dei recinti in legno per il bestiame, incontriamo poco più giù un tratto ben conservato di un diverticolo  della via Clodia. L’effetto della antica via posata sul prato è veramente suggestivo. Un pannello esplicativo racconta la storia e qualcosa ora raccontiamo anche noi.

VIA CLODIA E PONTE DEL DIAVOLO 

Questa antica via che attraversava i nostri territori era detta anche “Via delle terme” perché toccava varie località termali ed era usata dalle truppe Romane  proprio per usufruire dei bagni termali- in funzione sanitaria – al rientro  dalle campagne militari. Questo diverticolo infatti si dirigeva verso  le terme di Stigliano dopo aver attraversato il vicino ponte del Diavolo. Per visitare il ponte occorre tornare al ponticello su Via della mola, passarlo e fatte poche decine di metri entrare in un cancello nero (il secondo a dx, generalmente chiuso con fil di ferro .Entrati troviamo un’altro pezzo di strada basolata. Si Percorre tutta e poi  si scende verso il fosso della mola. Tenendoci a destra troviamo i primi resti del ponte,proseguendo si può arrivare sui bordi del fosso e ammirare il ponte dal basso, se la vegetazione lo consente. La struttura ,costruita un età repubblicana (fine II sec. a. C prima metà sec. I a. C,)è una delle opere più maestose di quel periodo:alta 11m, lunga 90, larga 6, costruita con una sola arcata, consentiva di superare il fosso e una piccola vallata. Un ponte- viadotto per facilitare il transito mercantile e militare.

Camminiamo sui basoli come antichi viandanti fino a riprendere Via della Mola. Naturalmente andiamo a destra  sull’ampia strada sterrata che rientra nel bosco. Proseguiamo fino   un cartello -vicino a un cancello verde- a che ci racconta dell’archeologia nella Silva Mantiana. Il sentiero “B” continua  a sinistra  fiancheggiando  una recinzione e affiorano qua e là ancora i basoli  dell’antica via. Spinti da un nevischio ora più insistente arriviamo  al cancello di Via di Mezza macchia. Anche qui  ci attendono dei pannelli esplicativi .Uno del progetto Life ci informa  che se usciamo dal cancello, in direzione sud-est, Via di mezza Macchia ci porta verso il casale delle Pietrische, Pian Curiano  ma anche al Monumento naturale della Caldara. Il cartello dell’Università Agraria  ci spiega “L’utilizzo del legname nella tradizione locale”.Ci troviamo a “larga Incotti” e qui il sentiero “B” si unisce al sentiero “A” (verde/sentiero degli alberi monumentali). Prendiamo quindi Via di mezza macchia in direzione nord-ovest, seguendo i due sentieri fino al Fontanile del Bottaccio.I sentieri si dividono, noi continuiamo dritti sul sentiero “B” che seguita su via di mezza macchia, la strada più conosciuta e frequentata del bosco, un vero corso naturale per podisti, camminatori , bikers, sportivi in genere, cani con i loro amici bipedi.

La neve, leggera, ancora ci accompagna quando arriviamo al bel fontanile Testa di Bovo circondato da una mandria di mucche guidate da un placido toro che non si cura né della neve che cade né dei viandanti. Poco più avanti passiamo sui tubi di ferro della cattle grid, per arrivare alla zona pic nic in prossimità dell’ingresso principale del bosco. Facciamo  ora una deviazione per visitare la zona industriale – mineraria dismessa, quindi entriamo nell’area pic nic  alla nostra destra e l’attraversiamo per seguire un sentiero che ci porta brevemente a un cancello di legno chiuso. Un passaggio al lato ci consente di entrare facilmente e il recente recupero dell’area mineraria ci permette – con le dovute attenzioni – di visitare il singolare sito.

La strada ora scende sulla nostra destra e attraverso gli alberi possiamo scorgere la grande conca del laghetto della solfatara. Passiamo davanti a quel che resta di un grande fabbricato industriale e arriviamo sul bordo del laghetto ormai asciutto. Gli alberi del bosco gli fanno da corolla e al suo interno ammiriamo un’intrigante struttura metallica, che persa la sua funzione di macchinario dell’opificio, si è trasformata nel tempo, così ci sembra, in land art, ovvero in una scultura di arte contemporanea in ambiente naturale. Il velo di neve caduto – qui dove può nevicare una o due volte l’anno – rende tutto un po’ surreale e magico.

Torniamo sui nostri passi, costeggiamo il fabbricato, decorato e colorato da writers della zona e ci colpisce piacevolmente questa curiosa, sinergica complicità, tra street art, archeologia industriale e un’ ambiente naturale così prezioso…

Ci dirigiamo  verso la vecchia ciminiera, totem in mattoni che sfida  in altezza gli alberi vicini e un casale restaurato, ora  sede di eventi. A lato dell’edificio c’è un cancello in legno,ma generalmente è aperto solo in occasione di  feste e eventi  organizzati dall’Università Agraria- l’ente che gestisce le terre comuni, compresa quest’area.

LE TERRE COMUNI E GLI USI CIVICI

La gestione collettiva delle terre fa parte della storia antica dell’umanità. Nelle società primordiali la proprietà individuale era una rarità,l’economia era basata su una forma di proprietà collettiva. Un esempio sono le antiche società matriarcali dove esisteva il diritto di usufruire della terra per lavorarla,ma non di possederla. Nell’economia matriarcale l’immagine-guida è la stessa madre terra e la condivisione e il dono dell’abbondanza erano e sono valori assoluti. Con il tempo e l’evoluzione in società più complesse l’utilizzazione dei beni comuni hanno preso la forma di usi civici -su terre di origine feudale – diritti che spettano a ogni residente come membro della comunità, diversificati in usi specifici:diritto di legnatico, fungatico,semina,pascolo e altro. Nel caso specifico gli usi civici già esistenti aumentarono con l’acquisto – nel 1889- della tenuta della Manziana  -fino a quel momento appartenuta all’ Ordine dell’Arcispedale del Santo Spirito-da parte delle originarie famiglie dei “capannari”  organizzatesi in associazione, l’Università agraria. Questo grazie ad una disposizione di legge che permetteva alla popolazione dell’ex Stato Pontificio l’acquisto delle terre.  

Prendiamo il sentiero a sinistra  del cancello,  che però ci accorgiamo  non essere molto usato, quindi non molto agevole, riusciamo comunque, schivando qualche rovo, a ritornare al cancello con il passo (è consigliabile  ripercorrere la stessa strada dell’andata già dal casale). Riprendiamo il sentiero che porta all’area  pic-nic e all’uscita del bosco. Ora ci troviamo sulla trafficata Braccianese -Claudia, andiamo a sinistra- qui diventa Via dei platani-passiamo davanti ad alcune attività- segnaliamo Il panificio di Manziana e Il Bar dei Platani per una sosta ristoratrice dei viandanti – fino ad arrivare al cimitero del paese. Ora attraversiamo la strada per imboccare Via IV novembre, passiamo davanti al cinema Quantestorie e giriamo a sinistra su Via Tito Salvatori. Ormai ci troviamo nella parte centrale di Manziana, qui caratterizzata da villini e case costruite durante il secolo scorso. La via si immette sul Corso principale del paese, Corso Vittorio Emanuele,giriamo a destra per raggiungere poco più avanti Piazza Tittoni, il punto di arrivo della nostra mappatura.

La piazza, dominata dalla facciata della chiesa di S. Giovanni Battista e da quella di palazzo Tittoni si affaccia, con i suoi giardini, su una vallata boscosa che termina sul lago di Bracciano. La vista spazia sulle colline dei monti Sabatini e l’acqua argentea del lago mentre ancora  qualche fiocco di neve turbina nell’aria e si posa sulle pietre della fontana disegnata dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino. E qui su questa piazza, ai tempi d’oro delle grandi produzioni cinematografiche, si assembravano le aspiranti comparse – generalmente cittadini di Manziana e dei paesi vicini – poiché il punto di appoggio/logistico per le troupe era la “Trattoria da Ottavio”, che diventava nei giorni delle riprese, camerino/mensa/ufficio per il personale della produzione,  il regista  e gli attori più importanti, luogo dove venivano scelte e poi pagate giornalmente le comparse.

E alle tante comparse locali  rimane il ricordo di aver vissuto dall’interno, il magico del mondo della celluloide, come in un sogno dentro un’altro sogno.

Vandoies di Sotto-Maranza

Uscire dal cimitero che circonda la Chiesa dell’Annunciazione di Maria mettendosi le facciate delle due chiese alle spalle e discendendo i pochi scalini oltre il basso cancelletto in ferro battuto.

Raggiungere via J.A. Zoller percorrendo il breve tratto di vicolo che separa l’edificio sacro dalla via principale ai bordi del paese costeggiata, sul lato destro, da una larga e profonda canalina d’acqua. Seguire quindi la strada puntando la via ad alto scorrimento E66/Via Val Pusteria per passarle al di sotto attraverso il sottopassaggio stradale a destra su Via Priel. Continuare a seguirla anche dopo il cavalcavia per avvicinarsi ai campi coltivati e poi, superato un edificio isolato alla propria destra, seguire il rettilineo con la lunga staccionata per raggiungere il ponte che attraversa il fiume Rienza.

Attraversato il fiume girare a destra in direzione del fondovalle seguendo il corso del fiume in direzione Rio di Pusteria camminando sulla comoda ciclopedonale immersa nel verde della sponda. Dopo circa 600 mt riattraversare nuovamente il corso d’acqua utilizzando una bella passerella coperta in legno di recente costruzione e cambiando quindi sponda. Ignorare il sentiero che continuerebbe dritto che, anche se ancora riportato su diverse mappe e siti web, risulta essere definitivamente chiuso e soltanto usato dagli appassionati di pesca per scendere nelle acque del fiume.

Sull’altra sponda, continuare nella stessa direzione di prima girando a sinistra verso valle e camminando lungo il percorso della bella ciclabile, sempre lungo il fiume, ben segnata e comoda da camminare, sfruttandone dove possibile, anche i prati a lato per non intralciare il traffico delle biciclette che sfrecciano avanti e indietro.

Dopo circa 1,5 km raggiungere un allargamento del fiume dove le acque si quietano in coincidenza di un grande impianto di depurazione alla propria destra, molto vicino alla E66 che corre un po’ più in alto e con già in vista, oltre di essa, i primi resti dell’antica Chiusa di Rio Pusteria.

In questo punto il percorso compie una stretta curva per invertire quasi totalmente il senso di marcia e passare di fronte all’ingresso del depuratore, delimitato da un alto muro in cemento armato decorato da alcune grandi fotografie a colori.

Passare quindi nuovamente al di sotto della E66/Via Val Pusteria per raggiungere i resti dell’imponente chiusa fortificata che bloccava per intero l’accesso alla valle, camminando per un tratto sulla stradina che corre parallela alla strada trafficata dalle automobili.

La chiusa, con le sembianze di un castelletto ormai senza copertura, è costituita da diversi edifici merlati con le passerelle di camminamento per le guardie ben visibili al di sopra dei muri di cinta. I resti sono visitabili soltanto in alcuni giorni della settimana durante i quali, l’ampio parcheggio sterrato di fronte all’ingresso, si riempie di auto e pullman turistici. Raggiunto tale parcheggio aver cura di attraversarlo tagliandolo nel mezzo e puntando il pendio alle spalle dell’edificio fortificato, per andare a seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10 in direzione Mülbach, in salita verso la vegetazione della collina.

Rio di Pusteria si raggiungerà così camminando nel mezzo del bosco per altri 40 minuti, alternando pezzi di sentiero a stradine sterrate ma sempre su un fondo comodo e senza dover affrontare grandi dislivelli.

Percorrere l’ultima rampa in leggera salita per raggiungere perpendicolarmente l’asfaltata SP149/Via Maranza che s’inerpica su per le propaggini meridionali del Monte Cuzzo (2.510 mt). Imboccandola verso destra in salita, si raggiungerebbe quindi la frazione di Maranza intersecando dopo alcune curve il sentiero n.12 alla propria destra.

Il percorso a piedi risulta essere non dei più entusiasmanti anche se offre diversi begli scorci sulla valle, camminando per buona parte su una stretta traccia che mira soprattutto a tagliare i tornanti della provinciale.

La vicinanza al caratteristico paese di Rio di Pusteira, distante non più di 600 mt girando a sinistra in discesa, invece, suggerisce una visita al piccolo centro abitato famoso per i suoi colori la vivacità e ricco di begli edifici storici in stile alpino alternati a palazzine più moderne, che consente anche una visita alla particolare Chiesa di Sant’Elena, sul promontorio nel mezzo al paese, fusione di stili antichi e contemporanei dei più riusciti.

Scendendo quindi lungo la SP149, sarà facile distinguere le cabine della funivia Mülbach-Meransen unire il paese alla sua frazione montana, correndo su è giù per i ripidi pendii boscosi.

Passare proprio di fronte alla minuta stazione di partenza dell’impianto per raggiungerne l’ingresso una volta superato il piccolo parcheggio fra le palazzine, di fronte all’entrata dell’Hotel Leitner e qui optare fra le due due diverse soluzioni: visitare subito la Chiesa di Sant’Elena e perdersi fra le viuzze di Rio Pusteria, oppure rimandare in seguito, dopo la salita e discesa in funivia per la visita all’imperdibile CHIESA DI SAN GIACOMO e DELLE TRE VERGINI

Che si opti per una soluzione piuttosto che per l’altra, la chiesa, risulta assolutamente suggestiva, oltre che per il suo valore artistico, anche per la posizione privilegiata sulla valle che dona al viandate quiete e raccoglimento meditativo. Non a caso la chiesa è intitolata a San Giacomo ed è meta di pellegrinaggio da tutta la regione già dai tempi della sua antica fondazione.

Arenzano – Varazze

Il percorso

E’ la prosecuzione del precedente percorso, questa volta ripercorrendo il più fedelmente possibile la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio. Tra Arenzano e Varazze i tratti in questione sono stati riconvertiti a percorso ciclopedonale: sono presenti numerose gallerie e la via, che è stata pavimentata, corre adiacente al mare, regalando paesaggi di insolita bellezza. Nonostante l’interdizione ai mezzi motorizzati, occorre prestare comunque la massima attenzione ad evitare collisioni tra escursionisti e ciclisti! Nel tratto urbano di Cogoleto, la situazione è più complessa, in quanto risulta evidente l’assenza di un percorso ciclabile: infatti la classica “passeggiata lungomare”(sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione) è esclusivamente riservata ai pedoni! Pertanto, per semplificare, agli escursionisti si consiglia di proseguire sul lungomare , mentre al fine di evitare spiacevoli incidenti (e multe!) I ciclisti potranno seguire il percorso qui “tracciato”, che ripercorre più fedelmente possibile la vecchia sede ferroviaria . Le distanze sono simili; occorre prestare attenzione a rispettare la segnaletica stradale in quanto sono presenti sensi unici , che spesso vengono modificati, per cui non è sempre possibile percorrere il tratto urbano di Cogoleto in ambedue i sensi di marcia. La traccia .gpx è stata rimaneggiata in quanto essendo parte del percorso in galleria, non è stata possibile un’accurata registrazione delle coordinate GPS.

Descrizione:

Dal centro ad Arenzano segui (verso ponente) l’evidente tracciato della ex sede ferroviaria percorrendo Via Verdi , Via Domenico Bocca, Piazza allende, sino ad oltrepassare l’edificio della vecchia Stazione, sede della Croce Rossa Italiana (Piazza della vecchia Ferrovia!). Proseguendo ai margini del parcheggio giungi ad attraversare la Via Aurelia nei pressi del varco che conduce al porto turistico. Imbocchi l’evidente percorso ciclopedonale che quasi subito entra in galleria, proseguendo successivamente adiacente al mare. Dopo un panoramico tratto incontri una galleria molto più lunga delle precedenti che termina con una inestetica (…quasi anestetica!) copertura artificiale in cemento che impedisce la vista mare. Al termine del lungo rettilineo incontri gli impianti sportivi e successivamente risali nel punto in cui la Via Aurelia attraversa il Rio Lerone (+ 2.84 km dalla partenza). Il percorso urbano prevede di seguire la passeggiata a mare, oppure di proseguire verso ponente sulla Via Aurelia, successivamente seguendo Via 30 Ottobre 1943, Piazza Maggetti, Piazza Martiri della libertà (Stazione RFI), Via Poggi, Via Carmine, Via Bardina, Via Parasco, Via Vernazza, Via Parenti (Aurelia), Via Arrestra Interna, Via Giusto (attenzione: due buie gallerie testimonianza della presenza dell’antica sede ferroviaria) sino alla Via Aurelia di Ponente, ove, attraversando a lato mare e proseguendo verso Varazze, dopo il ponte sul Torrente Arrestra, (+6 km dalla partenza) inizia il successivo tratto ciclopedonale, più lungo e più spettacolare del precedente. Sono presenti numerose gallerie e, tra queste, qualche piccolo tratto di spiaggia per un bagno estivo. Durante la bella stagione non è difficile trovare punti di ristoro o la possibilità di noleggiare pattini e biciclette. Segui senza possibilità di errore il lungo e piacevole percorso fino all’inizio di Varazze, anticipato da un sottopasso che intercetta la Via aurelia che scende dai Piani di Invrea. Il percorso segue ancora l’ex strada ferrata nel tratto urbano in via Luigi Bruzzone (riconoscibile per la presenza di una brevissima galleria) e termina, per convenzione, in Piazza Santa Caterina

Voltri – Arenzano

Due i principali motivi che ci conducono lungo questo percorso:

1) l’esigenza pratica di trovare una via in gran parte disconnessa dal traffico motorizzato, alternativa alla “passggiata/marciapiede” a lato mare dell’Aurelia, la cui percorrenza diventa sicuramente poco fruibile nei mesi estivi a causa dell’enorme quantità di traffico (e confusione) generato dall’afflusso verso le spiagge.

2) la lettura “storica” del percorso, ideato seguendo il toponimo “Via Romana” presente sulle carte, sfruttando il più possibile la “mezza costa”, garantendo se non altro qualche bello scorcio sulla parte occidentale del golfo di Genova, con vista fino a Capo Noli. Purtroppo non si può non notare la stonatura derivante dai danni creati al territorio sia dall’urbanizzazione che dall’incuria. La presenza dell’autostrada diventa talora “soffocante”; i più esperti potranno, lungo il percorso, anche soffermarsi sulle differenti tecniche costruttive (e relativo inserimento nel paesaggio) di ponti e viadotti, dal medioevo sino agli anni ‘80 del secolo scorso.

La strada percorsa trattasi comunque di una via medioevale, il cui attuale toponimo deriva quasi sicuramente dal termine “romanico” anzichè “romano”. Difatti le principali arterie viarie da e per “Genua” furono costruite a partire dal 160-148 a.c (Via Postumia; successivamente Via Aemilia Scauri/Julia Augusta 100-13 A.C.). Le comunicazioni tra gli insediamenti rivieraschi avvenivano infatti prevalentemente via mare.

Note: prestare attenzione alle difficoltà intrinseche del percorso (attraversamento di corsi d’acqua, frane, mancanza di parapetti) nonchè all’attraversamento di proprietà private, anche se non delimitate (buona norma rimane chiedere permesso: di solito non viene negato). Il presente percorso viene citato già dal sito www.liguriabike.it (2002) e da un interessante libro “La Via della Carta”, SAGEP Ed. 1991

Descrizione:

da Piazza Sebastiano Gaggero volgi verso il bagnasciuga; dopo aver aggirato l’edificio sede delle Poste Italiane (alla tua destra), imbocchi la bella passeggiata “Roberto Bruzzone”, di recente costruzione, che spicca per la piacevole pavimentazione in legno. Procedi sempre adiacente alla spiaggia sino a risalire in largo Dall’Orto, ove incontri la Via Aurelia all’uscita occidentale del centro abitato. Dopo aver attraversato la strada, proseguendo sempre verso ponente, volgi verso monte all’imbocco della Via Romana di Voltri (progr. 800m). Noterai che una scalinata ti permette di evitare il primo tornante. Salendo, procedi sempre lungo la strada principale, ancora asfaltata, fino ad oltrepassare un caratteristico ponte ad arco ribassato, dalle fattezze molto antiche. Una seconda scalinata ti permette di evitare il successivo gomito. Ignori la rampa che sale alla chiesa di Sant’Eugenio; dopo qualche decina di metri la strada prende il nome di “Via Nuova di Crevari”: alla tua sinistra si stacca in piano una deviazione che continua, con il nome di Via Romana di Voltri, tra alcune abitazioni (progr. 1.75 km, 65 mslm). Successivamente diviene uno stradello in parte asfaltato, in parte invaso da sterpaglie, che prosegue tra le due carreggiate dell’autostrada, fino a terminare sottopassando il viadotto della carreggiata “Nord”, per salire con una ripida scalinata in parte inerbita. Al termine, il sentiero prosegue alla sinistra, in lieve salita fino a sorpassare l’imbocco della galleria autostradale. Ancora procedendo lungo un viottolo a “mezza costa”, tra orti e rada vegetazione, si raggiunge il successivo gruppo di case, ove il sentiero termina con alcuni scalini che, sulla sinistra, scendono per incontrare l’asfalto (Via L. Gainotti). Sali sulla prima rampa asfaltata che incontri sulla destra per guadagnare una strada più ampia, che segui alla sinistra (progr. 2.75km, 100 mslm). Oltrepassi un ponte e dopo una breve ma ripida salita scendi mantenendoti alla sinistra: ove termina l’asfalto incontri un viottolo, che scende a fianco della carreggiata autostradale “Sud”, sottopassandola alla sinistra. Inizia un tratto molto panoramico, quanto potenzialmente pericoloso in quanto a strapiombo (circa 70 metri di altitudine sul mare) sulla sottostante Aurelia, lungo il breve promontorio che precede l’insenatura di Vesima. Scendendo su sentiero, giungi infine a reincontrare l’asfalto, per l’appunto in Via Vesima (progr. 3.8 km), nei pressi dell’antico nucleo abitato, collocato un poco più a monte rispetto alla spiaggia. Procedi in salita fino al punto in cui la strada è interrotta da una sbarra: scendi quindi sulla sinistra fino ad attraversare un rio, nei pressi di un antico quanto interessante “scheletro” di una filanda. Sali salla sinistra, ancora su asfalto, fino a passare accanto alla base di un viadotto autostradale, per procedere lungo un tratto sterrato, che con qualche saliscendi, affianca ancora l’autostrada. Ignorando alcune deviazioni secondarie e generalmente sbarrate, prosegui lungo un sentiero fino a scendere per attraversare il rio (fossa Luea) successivo. Questo passaggio molte volte è stato trovato in pessime condizioni o per l’eccesso di acqua o per la presenza di movimenti franosi: occorre prestare estrema attenzione. Giungendo nuovamente su una strada asfaltata è necessario scendere per qualche metro fino ad un bivio sulla destra in salita (progr. 5.4 km, 45 mslm), ove il percorso è chiuso con alcuni blocchi di cemento ma è ben praticabile a piedi o in bici. Segui una ripida salita costituita da rampe cementate che risalgono, con vista “interessante” sui viadotti autostradali, fino ad un pianoro a quota 100 mslm circa, ove trovi uno sterrato sulla sinistra cha affianca una pista da motocross e prosegue in direzione ponente. Reincontri l’asfalto nei pressi delle prime abitazioni, ove svolti a destra per sovrapassare la galleria autostradale, giungendo in loc. Terrarossa di Arenzano. Un tratto rettilineo inferiore al chilometro ti riporta sopra l’ennesima galleria autostradale . In questo punto (progr. 7 km, 90 mslsm), prima dell’inizio della discesa, svolti a destra lungo uno sterrato in salita, tenendo la sinistra dopo pochi metri, su un tratto pianeggiante ed inerbito. Arrivi nei pressi di uno sbancamento (alcuni edifici in costruzione): in questo punto, prima del cantiere, un cartello in legno indica un sentiero “Via Romana” che inizia a scendere tra la vegetazione (necessario prestare attenzione ai successivi bivi, poco evidenti: tenere dapprima la destra, successivamente la sinistra in discesa in un bosco di pini). Giungi nuovamente su asfalto in corrispondenza di una strada in discesa (progr. 7.72 km) che sottopassa nuovamente l’autostrada. Al termine di un breve rettifilo in discesa l’ennesima indicazione “Via Romana di Levante” indica la direzione (destra) da seguire. Un viottolo in discesa conduce presso il Santuario di N.S delle Olivete. Ancora seguendo “Via Romana di Levante” scendi alla destra della chiesa (rispetto all’uscita) su una larga scalinata fino a giungere su una strada asfaltata (Via Torino) nei pressi dell’attuale ferrovia. Seguendo l’itinerario urbano Via Torino – Piazza Servetto – Via Vittorio Veneto – Via Olivete giungi in pieno centro ad Arenzano , nel punto (Via Verdi) che coincide con la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio.

Ferrere – Frazione San Giuseppe

Il percorso Verde è la dorsale principale della Rete Sentieristica Ferrerese sulla quale poi sono inserite le altre varianti ( 2 più semplici e 2 più impegnative). Volendo percorrere una delle possibili alternative è necessario in ogni caso partire seguendo le indicazioni con frecce grandi per poi continuare sul percorso scelto (contrassegnato da un colore) dove
questo si divide dal principale. Dove non specificato si prosegue sulle indicazioni con frecce grandi. E’ comunque sempre possibile “ritornare sulla dorsale principale” o decidere di “accorciare/allungare” il proprio itinerario in quanto tutti i percorsi si incontrano più volte e ritornano allo stesso punto di partenza.

Il percorso “Anello Rosa”

Questo anello è il più corto di tutta la serie di sentieri permanenti presenti sul territorio comunale di Ferrere.
Come tutti gli altri vede il suo punto di Partenza e Arrivo nella piazza del Castelvecchio (antica residenza dei feudatari di Ferrere) nonché attuale sede del Comune e della biblioteca comunale con accanto la scuola dell’infanzia e primaria.
Sempre nella piazza possiamo notare la foresteria denominata Casa Carolina che è stata ricavata dalla vecchia casa servile del Castello.
Con il Castello alle nostre spalle partiamo quindi per il nostro giro andando subito nella direzione opposta al castello, dove dopo pochi metri di salita troviamo l’antica Chiesa dei Battuti oggi sconsacrata (utilizzata per incontri, convegni, esposizioni…..); la lasciamo sulla nostra destra e proseguendo in salita arriviamo in piazza Roma o piazza della Chiesa a fianco della quale troviamo la canonica ed anche la vecchia sede Comunale (i cui locali sono oggi utilizzati dalle varie associazioni presenti sul territorio). Girando intorno, o passando sotto i portici del “vecchio Comune” troviamo il monumento dedicato ai caduti delle varie guerre e il monumento dedicato al gemellaggio che Ferrere ha con La Francia (in Argentina). La strada sterrata che costeggia il giardino della canonica è quella che dobbiamo percorrere in discesa per un centinaio di metri fino ad incrociare una seconda strada; qui (ormai nel bosco) proseguiremo a sinistra in discesa arrivando in un prato, attraverseremo il Rio della Gherba e arriveremo sull’asfalto.
Svoltiamo a Dx e proseguiremo sull’asfalto per 600m circa fino a trovare le indicazioni a Sx per San Giuseppe. La strada sale subito bruscamente per poi ammorbidirsi e aprirsi a piacevoli scorci panoramici. Arriveremo nella piazzetta della Chiesetta dedicata a San Giuseppe dove una panchina potrebbe servirci per rifiatare, ma meglio continuare perché dopo pochi metri appare alla nostra vista un panorama quasi completo sulla collina di Torino con la vista della Basilica di Superga e del faro del Colle della Maddalena.
Proseguiamo ora in leggera discesa, su strada afaltata ma praticamente senza passaggi di vetture (leggermente più percorsa la domenica per i clienti di un agriturismo presente sul percorso).
Risaliamo leggermente per arrivare al bivio che preso a Dx ci porta alla Collina Margherita (una frazione di San Giuseppe) dove dalla sommità (il percorso devia a Sx leggermente prima su una strada vicinale) il panorama si apre a 360° : da qui si possono ammirare senza interruzioni il Monte Rosa, tutta la catena alpina fino al Monviso e poi sulla Langa…..
Tornando al percorso, presa la strada vicinale di cui prima, la percorriamo per un centinaio di metri poi svoltiamo a DX, attraversiamo il prato, ed entriamo in discesa nel bosco. Lo percorriamo fino ad incrociare la SP19 che attraversiamo in direzione Villafranca, per prendere la prima stradina a Dx direzione Martinetta; 100m e le indicazioni del percorso ( le frecce grandi con la scritta Ferrere che ci hanno accompagnato fin dall’inizio) ci faranno svolatare a Sx in una strada nei prati che ci porterà dopo circa 800m dietro una stalla e successivamente una casa; qui le indicazioni ci faranno svoltare a Sx (gli altri percorsi andranno a Dx), attraversiamo la provinciale che da Ferrere porta aVillafranca e iniziamo la 2° salita del nostro percorso che attraverserà un primo gruppo di case; da qui la pendenza si ammorbidisce fino a spianare in prossimità di un secondo gruppo di case per arrivare ad un bivio dove andremo a Dx. Pochi metri e teniamo a Sx per arrivare su uno dei punti panoramici più caratteristici di Ferrere conosciuto come “la Chiesetta di San Secondo”. All’interno del giardinetto della chiesetta troviamo anche una panca ed un tavolo costruito dai borghigiani dove poter rifiatare e godere del panorama che questa volta spazia non solo sulle montagne lontane ma da una visione completa del paese.
Proseguiremo lasciando la chiesetta alle spalle e ammirando il paese nella valle alla nostra Dx fino a quando dopo una bella discesa in ombra ci troveremo nuovamente sulla SP19 che attraverseremo per proseguire a Dx sul marciapiede che ci ricondurrà in centro paese e da qui al punto di partenza.

Carezza – Rifugio Pederiva

Il percorso

Muovendo i primi passi dall’ingresso del noto Grand Hotel Carezza, posto lungo la statale n.241 per Bolzano,  dirigersi lungo la parte alta della  valle in direzione del passo Costa Lunga. Dopo circa 45′ di cammino lungo i diversi tracciati che costeggiano la strada principale,  giungere al passo a 1.745 s.lm. e girare a sinistra appena superato il primo bar “Locanda Rosengarten” incontrato sul lato sinistro della strada. Da questo punto sarà ben visibile la palinatura rossa e bianca del sentiero N. 548 che non si abbandonerà più per circa 1h30′-2h a seconda del passo tenuto.

La Baita Marino Pederiva è situata sulla Sella del Ciampaz a quota 2.275 m. s.l.m. nel mezzo del gruppo del Catinaccio. Si trova ai piedi del magro fascio delle Torri Meridionali del Vaiolet emergenti da un gran groviglio di pietre, sassi e rocce.

Celzi – Borgo Castello di Forino

Il percorso:

Si parte dalla statale 88 e precisamente dalla frazione Celzi del comune di Forino, andando in direzione sud/sud est si sale verso la collina Castello percorrendo l’unica parte asfaltata.  La strada in salita costeggia una piccola pineta con delle piccole aree picnic (foto1). Appena finita la pineta si può intravedere il piccolo Borgo medievale  ormai abitato da poche famiglie (foto2).
Da questo si può fare un piccolo giro tra le stradine del Borgo.

http://www.salutidaforino.it/sdForino_0073.htm

Ove si comincia da qualche anno a rivalutare le proprie strutture (foto 3,4,5), poche famiglie e una forte attività contadina (foto6). Ed ecco, nella parte più alta del Borgo si sente il rumore  dell’acqua, un acquedotto. Quello romano? No acquedotto Forino Contrada molto più recente, (foto7) finanziato dalla cassa del Mezzogiorno nell’anno 1954. Si riprende il percorso è in direzione Nord/ovest verso il comune di Contrada, la strada è un vecchio percorso comunale in pietra che costeggia il versante Sud del monte Bufoni (foto 8,9,10), è in lieve discesa si giunge al pozzo di controllo dell’acquedotto ma nel comune di Contrada. (foto11)

A questo punto si può scegliere di visitare il paese Contrada che si sviluppa sulla Ss88 usufruendo della stessa statale per ritornare al punto di partenza, altrimenti continuare il percorso che si indirizza verso la cima del monte bufoni. Una cima a portata di mano  e una volta giunti al punto massimo si scorge sia la piana di Forino (foto12) e sia il comune di Contrada (foto13) . Conquistata la cima si scende verso il Borgo Castello sito a poche centinaia di metri è riprendendo nuovamente la strada in pietra, dopo un po’ di fuori pista, si ritorna sullo stesso percorso che si abbandona subito attraversando un grosso Castagneto (foto14) che scende fino a valle incontrando di nuovo la strada asfaltata è la statale 88.

Meluno – Vandoies di Sotto

DESCRIZIONE:

Il percorso è diviso, per comodità, in due tappe.

Tappa 01 (20 Km per 5h 30’)

Il piccolo centro di Meluno (Milland) è una frazione che si trova nel settore meridionale della città vescovile di Bressanone. Situato a circa 900 mt di altitudine, offre al camminatore una bellissima vista panoramica sulla città, sul Renon a sud e sulle Alpi dello Zittertal a nord, e risulta essere anche un ottimo punto di partenza per l’itinerario, vista la presenza della bellissima CHIESA S.MARIA AM SAND posta in posizione privilegiata, su di un altura isolata ai bordi della frazione, facilmente raggiungibile anche con l’automobile o il bus, a pochi minuti dal centro di Bressanone. Dopo la visita alla chiesa, iniziare quindi la giornata di marcia, discendendo dalla collina sull’unica asfaltata rettilinea (Salita alla chiesa) in mezzo ad un campo di granturco e a uno di mele, puntando l’antico maso 300 mt più in basso, edificio storico dai grandi volumi e con il tetto spiovente a tegole e baldacchini, risalente al XIII sec. la residenza Karlsburg.

Superare l’edificio tenendoselo alla propria sinistra e raggiungere il bivio per imboccare a destra la piccola Via Milland che si seguirà per circa 600 mt, camminando fra piccoli edifici privati fino a congiungersi, più in basso, con la principale Via Plose. Percorrerla verso destra fino a raggiungere con altri 600-700 mt una grossa rotonda dalla quale imboccare Viale Mozart che in pochi passi, attraverserà il Fiume Rienza su di un largo ponte stradale, oppure, continuare dritto alla rotonda ancora per 500 mt su via Plose, fino a raggiungere e attraversare la passerella pedonale del Ponte Widmann. In questo punto, si supererà anche il piccolo istmo finale di terra, incastrato nella congiunzione fra il fiume Isarco e il suo affluente Rienza, ma in entrambi i casi ci si ritroverà sulla riva del centro storico di Bressanone, a pochi passi dal Duomo e dall’area pedonale. Prendendo in entrambi i casi come riferimento la passerella Widmann, imboccare la piccola stradina che alla fine di essa si snoda sulla destra, Via del Seminario, per raggiungere in non più di 500 mt, camminando al di sotto dei primi begli edifici storici del centro cittadino, all’imponente facciata a tempietto color ocra e rosa antico del complesso del Seminario Maggiore di Bressanone. Accedervi, in maniera libera e gratuita, per visitare la CHIESA DELLA SANTA che occupa tutta la parte posteriore del complesso settecentesco, una volta attraversato l’austero cortile quadrato posto nel mezzo. Terminata la visita, uscendo dal seminario a ritroso sui proprio passi, ci si troverà a poca distanza dal vivace centro cittadino, ricco di negozi e locali circondati dalla bella cornice di facciate in classico stile austiraco. Il duomo di Bressanone intitolato a Santa Maria Assunta e San Cassiano merita una deviazione dal percorso per una visita alle belle navate barocche, al chiostro e agli affreschi del maestro Paul Troger. Il duomo è affacciato, insieme al bel municipio, sulla piazza centrale di Bressanone, da sempre, cuore della vita cittadina. Per proseguire e abbandonare Bressanone, percorrere la stretta via ciclopedonale a ridosso del fiume Isarco, proprio alle spalle del seminario, Via della Ghiaia, per poi attraversarlo dopo circa 200 mt (raggiunto l’albergo Golden Adler alla propria sinistra), percorrendo il Ponte Aquila che porta di fronte ad alcuni edifici storici della parte vecchia della cittadina, ai piedi della prima altura da affrontare. Proprio alla fine del ponte, un’antica casa cantoniera, dipinta di bianco e circondata di aiuole fiorite, offre su una parete una serie di indicazioni per i camminatori, alcuni dei quali antichi e scritti a mano. Superarla andando dritto e seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.1 in direzione Elvas affrontando poi alcuni tornanti in salita sull’asfalto, nel mezzo di un sobborgo fatto da silenziose case private e antichi alberghi in legno. Raggiunto dopo circa 300 mt un forte tornante che sale a sinistra, abbandonare la principale per imboccare, poco prima della curva Via Castel Lago sulla destra, stretta ed asfaltata. Dopo altri 250 mt, porre attenzione all’imbocco del sentiero sterrato che con alcuni scalini si alza fra la vegetazione a sinistra, sempre sulla traccia n.1.

Si inizia così la salita lungo le pendici meridionali del colle Pinatz. Dopo circa 15 minuti, raggiungere un piccolo piazzale panoramico con parcheggio alla propria destra nei pressi di un grande crocefisso ligneo nascosto nella siepe di una villa privata per poi continuare sulla sterrata in direzione Elvas /Naz, ignorando la cartellonistica degli altri sentieri verso sinistra. Seguire quindi il sentiero costeggiando alcuni meleti e un curato muretto a secco, fino ad incontrare parti di lastricato prova tangibile dell’antica storia del tratturo, già noto ed utilizzato dalle popolazioni locali in epoca romana e medievale e, secondo alcuni ritrovamenti archeologici, forse addirittura nell’Età del Ferro. Prima di raggiungere la carrabile sterrata che conduce all’isolato borgo di Elvas, perdere qualche minuto per una deviazione a sinistra indicata dal cartello “Coppelle” lungo una stradina nel bosco che, in circa 5 minuti di cammino, porterà nei pressi di un sito archeologico fra i più misteriosi e affascinanti della valle. Si tratta del fenomeno detto delle Coppelle, gruppi di rocce piatte sulle quali, in epoca preistorica, furono scavati innumerevoli fori semisferici uniti da canalette di congiungimento, il cui utilizzo probabilmente a scopo rituale o astrologico, è a tutt’oggi non ancora del tutto chiarito. Tornare sui propri passi fino al sentiero principale e raggiungere quindi il paese di Elvas per attraversarlo fra casette e cascine, puntando la snella guglia rossa di un campanile.

Seguendo l’asfalto e le indicazioni del sentiero per Laugen/Naz, proseguire tenendo la destra in direzione di un paio di antichi alberghi in legno e continuare poi sull’asfalto della SP31/Via Laugen in salita fino a superare un ultimo albergo, più moderno, proprio alla fine del borgo. Subito appresso, in coincidenza di uno spiazzo ricco di cartellonistica e indicazioni, scendere sulla strada a sinistra per superare un praticello con tavoli e panchine e procedere dritto in direzione di un trivio, raggiunto il quale, girare a destra seguendo per Naz sullo sterrato. Tenere la sinistra ai due successivi bivi che s’incontreranno, il secondo del quale porterà in direzione di un bosco d’abeti dove intersecare in breve il sentiero n.10° da seguire sempre in direzione di Naz tenendo la propria destra. Dopo circa 10 minuti di cammino nel bosco silenzioso, attraversando il fitto labirinto di slanciati fusti, riguadagnare la luce del sole nei pressi di alcuni campi coltivati e dopo altri 10 minuti, costeggiare, tenendoselo a destra, uno specchio d’acqua artificiale rettangolare circondato da sponde alte un paio di metri. Raggiunto l’angolo opposto del laghetto, in leggera discesa dove s’incontrano alcuni sentieri, tagliare in obliquo il prato di fronte fra gli alberi di mele per raggiungere la stradina sottostante, SP31. Ben visibile, alla propria sinistra, un grande centro sportivo intorno a dei campi da calcio e isolato nel pianoro dal quale ci si allontanerà, con circa settanta passi a destra sull’asfalto, per poi  riprendere subito la traccia del sentiero che si dirige a sinistra esattamente in direzione opposta, cioè  verso i campi da calcio stessi.

Passarvi nel mezzo per poi sbucare sull’ampia curva a gomito della SP31 che si dirige verso il paesino di Naz, già visibile al fondo non più lontano di 1,5 km. Camminare così fra i meleti di quello che è noto come l’Altopiano delle Mele di Naz-Sciaves che, durante la stagione primaverile, diventa un vera e propria distesa di fiori bianchi che incorniciano i diversi paesini posti lungo il percorso. Seguire quindi il marciapiede dell’ampia strada per nulla trafficata fino a che non diventi Furstnergrasse per raggiungere il centro del paesino e attraversarne la piazza centrale che ospita il bell’edificio neogotico della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dal campanile costruito in quadri di granito e con la guglia a cupola rossa con lanterna.

Continuare dritto su Vicolo Schlosser lasciandosi la chiesa sulla sinistra e l’edificio del museo cittadino sulla destra per incontrare nuovamente la cartellonistica del sentiero n.1 questa volta in direzione Villa, dopo poco più 100 mt di cammino. Con altri 400 mt  si sarà fuori dal paese, di nuovo in mezzo ai meleti, dopo aver superato una piazzetta sulla sinistra posta di fronte ad un moderno auditorium/sala conferenze in vetro e legno. Abbandonare l’asfalto a favore della sterrata in ghiaia bianca che si innesta alla propria sinistra, dove la principale diventa Via St.Magdalena, anche indicata come Sentiero delle Mele in direzione del Biotopo Sommersurs, che si raggiungerà in circa 10 minuti di cammino. Costeggiare quindi, tenendosela sulla sinistra, la lunga staccionata che delimita l’acquitrino fitto di canne che danno riparo a diverse specie di uccelli lacustri, dell’area naturale protetta. Al bivio sul fondo, continuare sulla ghiaia della strada salendo verso destra sempre seguendo le indicazioni per Villa e raggiungere le poche case della frazione di Fiumes, in nemmeno mezzo chilometro di marcia. Giungere nel mezzo dell’abitato per svoltare sulla stradina a sinistra appena superata una pensilina degli autobus con di fronte, sul muro di un’abitazione, il grande affresco di un San Floriano che con la brocca d’acqua spegne l’incendio. Passare quindi ai piedi della collinetta sulla quale svetta la piccola Chiesa di Santa Maddalena, considerata uno dei luoghi di culto più suggestivi dei dintorni per la sua posizione isolata e che merita una breve sosta per una visita.

In pochi passi, seguendo la sterrata, raggiungere l’inizio di un altro bosco entrando così nell’area di Tutela Paesaggistica di Gola di Rienza, camminando poi per almeno 40 minuti nel silenzio più assoluto in mezzo agli altissimi fusti di abeti rossi inondati dalla luce del sole, godendo dell’atmosfera magica del parco. Porre attenzione a camminare gli ultimi 20 minuti nel bosco, dove il sentiero si butterà in forte discesa verso il fondo della gola perdendo 150 mt di quota in un breve tratto a zig-zag fra gli alberi. Giungere quindi alla fine del bosco, spuntando nei pressi di un grande pascolo sulla destra e andando a toccare una minuscola cappella bianca posta all’incrocio fra il sentiero e l’asfalto. Di fronte, sull’altro lato della valle, isolato sulla sommità di uno sperone roccioso a precipizio sulla gola, il Castello di Rodengo, piccolo e tozzo ma elegante fra le sue mura bianche che custodiscono al suo interno un prezioso ciclo di affreschi duecenteschi, tratti dal ciclo di affreschi forse fra i più antichi d’Europa. Girare a destra in discesa superando diversi capanni agricoli in pieno sole e un edificio bianco alla propria destra per poi, continuando a seguire a palinatura rossa e bianca, ridiscendere sempre più in basso su di una larga traccia erbosa fra i campi, che si dirige verso la gola del fiume Rienza, del quale già si sentono gorgogliare le acque nell’alveo roccioso. Giungere alla pedana di legno coperta per attraversare l’impetuoso corso d’acqua e al fondo, svoltare a sinistra sul sentiero in salita ben indicato come sentiero n.7 direttamente con la vernice sul legno del ponte. Coincidendo per un breve tratto con il sentiero n.1, questo percorso salirà per circa 25-30 minuti nel bosco ai piedi del castello, permettendo di riprendere quota fino a sbucare a 30 mt dall’ingresso ad arco della fortezza, preceduto da un ponte in legno.

Sul lato opposto, a sinistra, si apre invece un largo altipiano assolato, dove il profilo della Chiesa di Santa Maria Assunta si staglia in posizione leggermente elevata sulla strada, poco prima dell’ingresso a Rodengo. Continuando il rettilineo, e passando sotto l’isolata chiesa dal tetto spiovente e le facciate color rosa antico, si raggiungerà in circa 200 mt, il primo abitato del comune, quieto centro abitato e piacevole meta turistica, frequentata soprattutto dai motociclisti che si spingono fin qui. Il comune di Rodengo vanta il singolare primato di essere il secondo comune in Italia con la più bassa percentuale di persone che hanno l’italiano come proprio idioma naturale. Rodengo e la contigua frazione Villa, oltre che per il noto castello e la bella parrocchia, risulta essere un punto tappa ideale dove fermarsi per la notte, offrendo al viandante diverse soluzioni sia per il ristoro che il pernottamento. Dalla piazza centrale, poi, alcune linee di bus pubblici, ricollegano il paese con il resto della Val Pusteria e con il centro di Bressanone nel caso in cui si voglia ritornare a Meluno, punto di partenza della gita.

Tappa 02 (10 Km per 2h 30’)

Per il camminatore che invece voglia concludere la giornata presso la meta finale di Vandoies di Sotto, a pochi chilometri dalla più nota Rio Pusteria, basterà proseguire dritto sull’asfalto della via centrale e tagliare tutta la lunghezza del paese passando, più o meno a metà strada, di fronte ad una vistosa stazione dei vigili del fuoco sulla propria destra. Abbandonare quindi la statale che scende verso valle con un’ampia curva, seguendo su per il bivio in salita verso destra in direzione Nauders kirchsteig, ormai già all’ingresso della contigua frazione di Villa. Proseguire fino al curvone finale a destra, posto di fronte ad alcune basse palazzine residenziali, e superato l’Hotel Tirolerhof, abbandonare l’asfalto camminando sul percorso erboso posto proprio di fronte, in forte salita fra i prati.

Dopo circa un quarto d’ora, sempre più in alto su per i pendii, si raggiungerà un’altra frazione dal sapore decisamente più alpino, San Benedetto, e avendone superato i primi edifici, sbucare perpendicolarmente sull’asfalto della via centrale. Percorrerla girando a destra per circa 150 mt e girare poi lungo la prima via a sinistra riconoscibile grazie ad un piccolo fontanile al suo inizio, posto proprio di fronte alla semplice facciata color ocra della Chiesetta di San Benedetto, sull’altro lato della strada. Seguire quindi la strada in discesa incontrando le prime palinature del sentiero n.8A che si seguiranno anche al bivio posto davanti al bel fienile in legno posto al fondo del naturale avvallamento, girando a destra e puntando la salita su per l’assolato pendio coltivato a grano turco, in direzione Tritschboden/Kasserbrücke. Il sentiero passerà proprio nel mezzo del campo coltivato, in costante salita, facendo guadagnare 80-100 mt di dislivello e permettendo allo sguardo di correre sempre più sul sottostante altopiano con le case di Rodengo in primo piano, e il bel castello sullo sfondo, affacciato a sbalzo sul fiume Rienza.

Dopo un tratto di sentiero selvatico e non molto curato, si entrerà nuovamente in un bosco di abeti, sempre sul sentiero n 8A che non si abbandonerà più, per almeno 40 minuti, camminando tranquillamente nel silenzio, fra gli alberi. Raggiungere una carrareccia sterrata per congiungersi al sentiero n.3  che si seguirà tenendo la sinistra per raggiungere, sempre in leggera e costante salita, una quota di 1.200 mt superata la quale inizierà la discesa finale verso la meta della giornata. Porre attenzione ad abbandonare la carrareccia, seguendo la palinatura rossa e bianca (senza numero, ma sempre sul sentiero n.3) della malvisibile traccia che si butta nel fitto del bosco, in ripida discesa a sinistra. Il bivio è mal segnalato e poco evidente di suo e lo s’incontrerà dopo aver superato di qualche passo una caduta d’acqua dalle rocce sulla strada alla propria destra.

Inizia qui la lunga discesa che porta verso il fondovalle. In circa un’ora di cammino lungo un percorso di rettilinei e tornanti alternati nel bosco, si guadagnerà nuovamente la luce del sole, dopo aver perso 300 mt di quota e sbucando su di una stradina asfaltata, proprio di fronte alla curata facciata di un’isolata villetta tipo maso in legno scuro. Procedere per circa 50 passi sull’asfalto a destra, costeggiando lo steccato della casa, e dove finisce, porre nuovamente attenzione ad un passaggio mal segnalato e poco visibile. Continuare infatti sul prato che costeggia il fondo della recinzione svoltando a 90° a sinistra, in discesa. Si passerà così di fianco allo stagno artificiale all’interno della proprietà, e con quattro-cinque passi a scalino, si sarà nuovamente nello bosco sul retro dell’edificio privato. Affrontare seguendo la palinatura, l’ultima ripida discesa, che perdendo ancora 100 mt porterà sul fondovalle in mezzo a dei campi coltivati, ormai a poche centinaia di metri dall’imbocco del ponte stradale sul fiume Rienza. Attraversarlo per avvicinarsi sempre più all’abitato di Vandoies di sotto, posta poco più in alto sull’altra sponda del fiume e ormai distante non più di mezzo chilometro.

Raggiungere quindi il centro cittadino seguendo le indicazioni  e percorrendo l’asfalto di Via Priel. Superare l’alto sottopassaggio stradale che porta ad attraversare la carreggiata della trafficatissima E66/Via Val Pusteria. Seguire la strada per affrontare il rettilineo di Via J.A. Zoller, in leggera salita sul lato di una profonda canalina d’acqua affluente del Rienza, e giungere alle prime case. Tenere il lato destro  della strada e svoltare nel vicoletto a destra sull’angolo di un albergo. Le facciate della doppia CHIESA DELL’ANNUNCIAZIONE DI MARIA saranno visibili tra le basse palazzine una cinquantina di metri più avanti, e bisognerà salire alcuni scalini per raggiungere le chiese accedendo nel cimitero che le circonda.

Molto particolare risulta essere lo sdoppiamento della stessa parrocchia in due distinti edifici sacri contigui fra loro, con il più antico di base romanica, sopravvissuto per intero alla costruzione ex-novo dell’altro, nel 1750. Entrambe  le chiese, seppur di epoche diverse, custodiscono interessanti affreschi: trecenteschi ed attribuiti ai maestri Hans von Bruneck e Leonhard von Brixen quelli della chiesa vecchia a sinistra, e spiccatamente barocchi quelli dell’edificio a destra, del maestro Josef Anton Zoller.

Mirandola – Nonantola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.
Mirandola – (ciclabile Chico Mendez – via Camurana) – Camurana – (via Bruino) – Medolla – (via San Matteo) – Villafranca – (via Campana – via Roncaglio) – Staggia – (via Gallerana – via Prati Livelli – via Carrate) – Solara: 18,5 km – 4 ore
Mirandola è splendidamente collegata a Medolla con una lunga ciclabile intitolata a Chico Mendez realizzata sul tracciato di una vecchia ferrovia. Dopo aver percorso il suo tratto più bello e suggestivo, è possibile deviare verso est sulla via Camurana, dove l’antica pieve (le cui origini affondano all’VIII, sussidiaria dell’Abbazia di Nonantola) purtroppo è chiusa per il sisma, e da questa proseguire a sud verso Medolla. Se invece si prosegue sulla ciclabile si attraversa una zona artigianale non particolarmente bella, ma agevole. Da medolla si punta verso Villafranca, da cui inizia un tratto di circa 10 km fino a Solara, piuttosto bello paesaggisticamente, sostanzialmente privo di ombra e servizi (escluso l’attraversamento di Staggia), e quindi un po’ più impegnativo durante la stagione estiva. Attorno a Staggia, dove è possibile mangiare un boccone, sono presenti alcune ville signorili molto interessanti.
Solara – (Argine Panaro) – Bomporto – (Argine Panaro – via Zamberlane – via Paglierina – via Selvatica – via Gatti – via Prati) – Nonantola: 15 km – 3,5 ore
A Solara è possibile trovare ristoro, e se l’orario lo consente è particolarmente indicata una sosta al ristorante la Lanterna di Diogene, gestito in modo molto interessante da una cooperativa sociale legata ad un centro riabilitativo della zona.
Da qui in avanti si percorre integralmente l’itinerario della via Romea Strata Nonantolana che, proveniente dal nord Europa, si collega fino alla via Francigena e a Roma.
Il percorso sull’argine del Panaro è assolato e privo di fontane fino a Bomporto, quindi è consigliabile un cappellino e dell’acqua fresca. Al contempo attraversa i giardini di svariate e bellissime ville sei-settecentesche, tanto che qualcuno ha ribattezzato un po’ pomposamente questa zona come la “riviera del Brenta modenese”.
A Bomporto è molto interessante il sistema di porte vinciane che collega il canale Naviglio al fiume Panaro, e che permetteva alla città di Modena di avere una Darsena collegata ai traffici marittimi dell’Adriatico.
L’argine del Panaro dopo il ponte di Bomporto si presenta erboso e piuttosto piacevole da percorrere, anche se lo si lascia quasi subito per percorrere un lungo tratto fra aziende agricole e casali.
L’ingresso a Nonantola si svolge fra campi, zone umide e i resti della ferrovia Modena-Ferrara (la via Gatti era il vecchio tracciato dei binari che collegavano le due città estensi), e si entra con la visuale sulle belle absidi romaniche della Pieve di san Michele Arcangelo.
Da qui si raggiunge in breve l’antica e potente Abbazia, fondata nell’VIII secolo d.c., che nell’alto medio evo fu uno dei principali centri della cultura benedettina in Europa al pari di Canterbury e Cluny.

Ostiglia – Mirandola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.

Ostiglia – Revere – (via Cipolline) – Pieve di Coriano – Pelate – (SS12) – Ghisione – (SP36 – via Arginone – via Vignelle – via Borgo – SP 38) – Poggio Rusco: 16 km – 4 ore

Il cammino parte dalla bella città di Ostiglia, dalla quale appena attraversato il Po si raggiunge Revere, presso cui vale la pena fermarsi presso la Chiesa Parrocchiale e Piazza Castello. In breve si raggiunge la Pieve di Coriano, dove è quasi obbligatorio visitare la chiesa del XII secolo fondata dalla Contessa di Canossa. Da qui si riparte tra campi e canali e si raggiunge a metà mattina (dopo un tratto – purtroppo – sulla statale 12) l’oratorio matildico di Ghisione, con annesso bar-trattoria. A Ghisione si può decidere se continuare sulla statale per raggiungere Villa Poma, oppure deviare su stradine in mezzo ai campi in direzione sud (scelta assolutamente consigliata per la sopravvivenza del camminatore, ma anche per il panorama che spazia dalle alpi alla catena appenninica, nelle giornate terse) e raggiungere all’ora di pranzo Poggio Rusco, bel centro abitato con una piazza molto viva, e un bel viale di primo ‘900 in uscita dal paese.
Poggio Rusco – Stropazzara – (via Affittanza – via Argine nuovo) – Quarantoli – (via Punta – via Bruino) – Mirandola: 13 km – 3 ore
Il tratto fino a Quarantoli non presenta particolari emergenze, salvo due aziende agricole molto ben tenute ed organizzate, a ridosso del canale di Burana. Si presenta però come un tratto molto piacevole, in buona parte su strada sterrata (via Argine nuovo) e lontano dal traffico, che ben rende l’idea dei tradizionali percorsi lungo le vie d’acqua della bassa modenese. A Quarantoli finalmente è possibile trovare ristoro e ammirare la splendida e una volta potente pieve matildica, oggi purtroppo ancora gravemente lesionata dal sisma del 2012, e inagibile.
Dopo un altro tratto in campagna, mano a mano che i danni del terremoto si fanno sempre più visibili, si raggiunge finalmente Mirandola, antica e potente città rinascimentale, oggi purtroppo lacerata dal terremoto nel fisico, ma non nello spirito, a giudicare dalla vita del centro cittadino nonostante la presenza di numerosissimi edifici inagibili.

Masseria Facenna – Jazzo abbandonato

Il mondo della transumanza ha plasmato le tradizioni e paesaggi della Puglia. Anche il Gargano è stato interessato da questo fenomeno millenario che vede protagonista il rapporto simbiotico tra uomo e natura.

L’esperienza proposta consiste in un itinerario dalle mille sfaccettature che interessano tutti i sensi umani.
Si comincia nella Masseria Facenna, nel territorio di Carpino, dove sarà possibile assistere (e provare) alla produzione del caciocavallo podolico e della ricotta di capra garganica, entrambi prodotti a presidio SlowFood. Dopo una breve ma intensa colazione si partirà alla volta del tratturo, ancora oggi attraversato da greggi di capre garganiche e mandrie di vacche podoliche. Attraverso i profumi intensi delle erbe spontanee, alla base dell’alimentazione degli erbivori, ci si inerpica dalla piana di Carpino fino a quota 500mt per immergersi in un paesaggio incontaminato e un tempo fulcro vitale ed economico dei piccoli borghi del Gargano. La visione di terrazzamenti e masserie abbandonate si fonde alla vista panoramica che spazia dal Lago di Varano alle Isole Tremiti (fino alla Croazia nelle giornate più terse) creando un mix suggestivo e struggente al tempo stesso.

Il percorso

Il percorso manca di segnalazioni, non è un sentiero turistico insomma, ma è usato dai pastori per cui non ci sono riferimenti precisi a parte macere e pagliai abbandonati (una sorta di trulli). Si consiglia di usare il gpx per orientarsi.

Il primo tratto si sviluppa all’interno di un antico tratturo segnato, ai lati, dalla presenza di “macere”, agli antichi muretti a secco pugliesi.
Una volta terminato il tratto iniziale bisogna scavalcare il muretto a secco e proseguire verso la cima della collina fino a scavallarla. Si aprirà dinanzi a voi uno scenario incredibile. Proseguite ancora in direzione sud sud-ovest fino a giungere a uno “jazzo” abbandonato (abitazione antica dei pastori) con due segnacoli di pietra (“cranii”) che indicano la cima della collina.
Inizia il percorso del ritorno che, essendo la zona quasi del tutto disboscata a causa degli antichi intensi pascoli, seguendo le vie segnate dagli animali, può discostarsi leggermente dal tracciato dell’andata (che deve essere mantenuto a vista).

Viterbo – Bagnaia

Descrizione del percorso

Da Piazza del Plebiscito a Viterbo imbocchiamo Via Roma: dopo piazza delle Erbe la via prosegue con il nome di Corso Italia. La percorriamo fino a Piazza Verdi. Lasciandoci sulla destra il Teatro dell’Unione proseguiamo su via Fratelli Rosselli. All’incrocio con Viale Raniero Capocci traversiamo e voltiamo a destra in direzione di un piccolo sottopassaggio ferroviario che sbuca su Via Ferrovia.
Attraversiamo la strada e imbocchiamo via Genova in direzione del Parco dell’Arcionello. Giunti all’incrocio con via Belluno la imbocchiamo e proseguiamo in salita. All’inizio della strada, sulla sinistra – all’altezza del cartello “Miss Pizza” – si trova l’ingresso del Parco dell’Arcionello con un pannello informativo.
Purtroppo la via d’accesso a quest’area naturalistica (ricordiamo che trattasi della Riserva Naturale Regionale “Valle dell’Arcionello” – vedi sito: http://www.parchilazio.it/valledellarcionello) risulta inaccessibile per la cittadinanza da anni e quindi – malgrado la presenza di un sentiero all’interno del Parco, siamo costretti a proseguire in salita sul marciapiede di via Belluno.

Alla rotatoria giriamo a sinistra, Strada della Palanzana.
Al bivio successivo imbocchiamo a destra Strada Monte Pizzo che prosegue in salita. La strada asfaltata prosegue in salita poi, dopo un piccolo tratto sterrato, continua di nuovo asfaltata. Sulla sinistra domina la sagoma del Monte Palanzana (circa 782 m.).
Dopo circa 1,5 km ci troviamo ad un bivio. Imbocchiamo la strada a sinistra, passando sotto la sbarra. Lo sterrato costeggia delle ville e poi prosegue in discesa. La strada si trasforma in un sentiero più naturalistico (bosco misto di latifoglie mesofile). Lungo il cammino, a sinistra, incontriamo un cartello sulla fauna del Parco dell’Arcionello. Lo sterrato diventa poi sentiero e, dopo un tratto in discesa si giunge ad un fosso. La strada prosegue in salita e dopo 5 metri facciamo una deviazione: proseguiamo a sinistra, lungo un sentiero che costeggia il fosso (controllare il gpx del percorso per sicurezza).

Questo sentiero va verso i “Bottini di Fosso Luparo“: si tratta di una vera e propria “cittadella delle acque” creata tra il 1903 e il 1916 per imbrigliare le acque della montagna e convogliarle in un sistema di tagliate, canali, tubature e serbatoi dotati di pompe che smistavano le acque di 2 sorgenti della Palanzana verso Viterbo. Peraltro documenti comunali risalenti al 1200 segnalavano la presenza lungo il Fosso Luparo di manufatti per la captazione e l’irregimentazione delle acque ad uso artigianale (mulini, cartiere, opifici).

Dopo questa deviazione riprendiamo il sentiero principale in leggera salita lungo una piccola tagliata nel pavimento. Ad un bivio a T giriamo a destra lungo la strada che sale dolcemente costeggiando la Palanzana. Dopo una piccola radura troviamo un bivio a T di fronte agli impianti di meleti della “Ciminella”. Voltiamo a sinistra. Dopo 50 metri troviamo un altro bivio: proseguiamo a destra (piccola freccia che indica “verso il Calvario”).
La vegetazione si fa più rada e lo sterrato prosegue in discesa. Sulla destra troviamo un sentiero che va in un bosco: proseguiamo, tralasciandolo. Inizia un tratto in pianura: sulla destra alcune grandi querce isolate. Dopo una ventina di metri troviamo una radura con strada a destra: proseguiamo, tralasciandola.
La nostra strada svolta naturalmente a sinistra e prosegue in direzione Nord-Ovest: sulla destra, tra 2 alberi, scende un sentiero scosceso, indicato da alcune rocce dipinte di rosso, che imbocchiamo. Il primo tratto presenta delle rocce sconnesse e scivolose. Il sentiero poi prosegue nel bosco. Dopo un breve tratto il nostro sentiero si immette su una strada privata: proseguiamo dritti/destra. Intercettiamo così la Strada Romana e proseguiamo su questa a destra in salita (camminando sul lato sinistro per avere più visibilità da parte degli automobilisti).
Percorsi circa 300 metri a sinistra imbocchiamo uno stretto sentiero tra 2 recinzioni, segnalato da un paletto metallico siglato “SR”).
Dopo un sentiero stretto la carraeccia si allarga e si offre davanti a noi un largo panorama su Bagnaia, Viterbo, la vallata sottostante e in lontananza il Monte Amiata, Montefiascone, la valle del Tevere e i monti dell’Umbria. In fondo allo sterrato arriviamo ad una strata asfaltata e proseguiamo in discesa a sinistra (Strada Volpara). In fondo alla lunga discesa – con bel panorama di Bagnaia – giungiamo ad un parcheggio (Piazzale Pietro Callisti). Entriamo a Bagnaia, attraversando i binari della ferrovia, percorrendo in salita un breve tratto della Strada Ortana e terminando la nostra escursione nel centro della cittadina (Piazza XX Settembre) alla base della sua caratteristica torre.

Monte Romano – Luni sul Mignone

A pochi chilometri dalla costa Tarquiniese e dall’entroterra Viterbese, lontano dall’inquinamento industriale e dallo stress cittadino, sorge un piccolo borgo dall’aspetto sei- settecentesco che forse per troppo tempo ha nascosto la bellezza della propria terra: memoria di storie importanti e di grandi civiltà, etrusca e romana, custode di importanti testimonianze, medioevali e rinascimentali, il tutto immerso in contesti ambientali che contribuiscono a creare luoghi di grande pregio e bellezza. L’itinerario – escursione che proponiamo si svolge all’interno di questo territorio ed inizia proprio dal centro storico del paese di Monte Romano. Questo paese nel corso della storia si è andato sviluppando intorno ad una strada che è l’attuale Aurelia Bis, e immerso in una valle posta ai piedi della Rotonda (dove all’interno si trova il Poggio della Rotonda, di proprietà dell’Università Agraria di Monte Romano), che è una collina che presenta un aspetto inconfondibile nel paesaggio, per la sua cima formata da querce secolari disposte a corona.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Lasciando alle spalle il centro storico e da Piazza del Plebiscito ci incamminiamo lasciando il palazzetto del comune e il teatro comunale alla nostra sinistra, proseguiamo verso Piazza XXIV Maggio, andiamo a sinistra imboccando Via IV novembre.   Proseguendo in salita, ci troviamo di fronte ad un palazzetto caratteristico con una torre e un campanile, noi prendiamo la strada di destra in salita.   Proseguendo per la via, dopo poco prendiamo Via Marconi, che è una strada in discesa asfaltata e che apre in prospettiva all’improvviso, ad una ampia e gradevole visuale di vegetazione.   Proseguendo per Via Marconi, incontriamo un sentiero non asfaltato (carrareccia), incontriamo un cancello verde e lo attraversiamo continuando.   Dopo un po’ proseguendo sulla strada sterrata incontriamo a destra un gruppetto di 4 alberi con intorno un recinto di legno e sempre in quella direzione abbiamo la visuale dei Monti della Tolfa, la ciminiera della centrale di Civitavecchia e in fondo se non c’è foschia si vede la linea del mare.   Lasciamo la strada principale sterrata, e ne imbocchiamo un ‘altra sulla destra verso un cancello di legno, che si trova subito dopo l’abbeveratoio che si vede a destra.   Poco prima del cancello troviamo sempre sulla destra un altro cancello di ferro, l’oltrepassiamo e proseguiamo sempre sulla strada sterrata in leggera salita, facendo attenzione perché’ ci troviamo in una zona dove pascolano mucche e tori e richiudendo il cancello che si attraversa.

Alla fine di questa strada in discesa, dove troviamo una recinzione con un cancello in legno e filo spinato, dobbiamo prendere il sentiero che va in discesa alla nostra sinistra.  Dopo qualche decina di metri, nei pressi di un bivio a T prendiamo a sinistra.   Dopo aver percorso circa 700-800 metri sempre sulla strada sterrata, si arriva ad un certo punto su una stradina laterale a sinistra. Per indicare quello che vediamo come possibili punti di riferimento, ci troviamo davanti in discesa La Valle del Mignone, sulla destra una collinetta verde, e sulla sinistra il sentiero in discesa che dobbiamo prendere (se si è insicuri di questo bivio fare riferimento al gpx). All’inizio di questo sentiero, un albero sul lato destro e dopo pochi metri una grossa roccia sul lato sinistro.   Proseguendo in discesa sulla strada sterrata si arriva ad un bivio a T, davanti si trova il Fiume Mignone, noi proseguiamo a sinistra in discesa.   Proseguendo diritto, incontriamo ad un bivio, un cartello indicatore di caduta massi, proseguiamo sul sentiero a destra, si arriva così ad un bivio a V, qui si prosegue avanti diritti risalendo la corrente del Fiume Mignone avendolo sul nostro lato destro.   Dopo aver percorso una decina di metri, incontriamo un cancello di legno. Appena superato è visibile un ampio fosso fangoso, reso così per via dell’acqua piovana.   Oltrepassato il fosso e proseguendo la via,  seguiamo in parallelo un affluente del Mignone, incontriamo un bivio, e si prosegue sul lato destro.

Costeggiando l’affluente del Mignone che si trova alla nostra destra, incontriamo un bivio che è formato dal percorso dove in passato vi erano montati i binari della ferrovia, intravvedendo davanti a noi la Vecchia Stazione di Monte Romano, ovviamente oggi in disuso e ridotta in condizioni disastrose. Proseguiamo sulla destra in direzione del Ponte Ferroviario, ed è visibile un grande serbatoio dell’acqua in cemento.

Prima del ponte ferroviario, e subito dopo il grande serbatoio, troviamo a sinistra un sentierino che scende costeggiando un costone. Proseguendo su questo sentierino attraverso le rocce, si percorre risalendo con qualche piccola arrampicata e aiutati anche da una scala di ferro montata apposta per aiutare gli escursionisti che vogliono visitare la residenza monumentale dell’età del bronzo, nella zona archeologica denominata Luni sul Mignone, nostra meta.   Arrivando a questa antica residenza ne possiamo osservare la remota bellezza e la specifica spiegazione che così recita:

“E’ IL PIU’ ANTICO EDIFICIO MONUMENTALE DELL’ITALIA CENTRALE (XII SECOLO a.C.), PROBABILE ABITAZIONE DEL CAPO DEL VILLAGGIO, LA MONUMENTALE CAPANNA CHE MISURA 17×9 metri, VENNE RICAVATO IN PARTE DA UN BANCO TUFACEO, SCAVATO FINO AD UNA PROFONDITA’ DI 6 METRI, MA DOVETTE ESSERE COMPLETATO IN ELEVATO CON BLOCCHI DI TUFO, E COPERTO CON UN TETTO LIGNEO”. 

E’ interessante da visitare, sia per chi ama la storia degli uomini che a chi interessa l’archeologia.

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

Il percorso che segue collega due fattorie Wwoof passando per scenari di campagna, boschi e borghi arroccati, con un occhio sempre al profilo del Monte Soratte, montagna sacra ai romani, dalla sagoma inconfondibile. L’arrivo è il Convento Sant’Andrea, oggi una struttura ricettiva che ospita gruppi, scuole e famiglie per feste e cerimonie, laboratori didattici, corsi di formazione, eventi culturali, ritiri spirituali e vacanze all’insegna della solidarietà (dal sito del convento).

 Il percorso

Avendo alle spalle la casa rossa della fattoria Le Spinose andiamo a destra, prendendo lo spiazzo con le recinzioni per gli animali. Laddove c’è lo steccato di legno lo oltrepassiamo e cominciamo a scendere nel bosco. Giunti in breve al fontanile si prende il sentiero a scendere oltre la staccionata e seguendo la recinzione di rete si arriva ad una apertura, oltre la quale è facile individuare la strada asfaltata verso cui dobbiamo dirigerci. Passiamo così il cancello sempre aperto e imbocchiamo la strada asfaltata a destra per circa 500 metri, fino a svoltare, prima del ponte che supera l’autostrada, per la deviazione a sinistra per Foglia. Saliamo così di quota con alcuni tornanti e poco prima dell’abitato di Foglia svoltiamo a sinistra per la strada sterrata denominata Vocabolo San Sebastiano. La percorriamo tutta senza mai prendere le deviazioni. Alla nostra destra possiamo osservare il Monte Soratte.

Quando giungiamo alla Strada Sabina (asfaltata e abbastanza pericolosa) svoltiamo a destra per 250 metri, dunque arriviamo ad un bar/tabaccaio all’altezza della Casa Cantoniera. C’è anche una chiesetta, a destra della quale possiamo intravedere la strada di erba che dobbiamo imboccare (la strada si imbocca esattamente dietro la fermata dei bus). Quando la strada diventa di nuovo sterrata bisogna prendere a sinistra una strada in leggera salita situata tra un noceto e un noccioleto. Non arrivare all’asfaltata poco più avanti.

Qualche centinaio di metri e siamo nel bosco. Appena inizia quest’ultimo subito ci troviamo sulla destra un sentiero da non prendere. Andiamo dunque dritti e giungiamo ad una piccola radura, dove bisogna tenere la destra. Arriviamo così ad una seconda radura: a destra abbiamo un’apertura in una rete che ci conduce su Via San Prospero. Con questa si giunge facilmente al Convento, nostra meta. Ma in questa escursione noi abbiamo preso la strada a sinistra che scende nuovamente nel bosco. Bisogna tenere in considerazione che se il fango è molto si può appunto prendere Via San Prospero, che è certamente meno bella ma più sicura e semplice. La strada che scende di fatti è pendente e scende rapidamente verso il Fosso Campana.

Si arriva così ad un primo bivio da imboccare a sinistra e ad un secondo da prendere a destra. Questa strada sterrata ci porta a superare con un ponticello il Fosso Campana e ad intercettare la Strada Campana. La prendiamo a destra per 50 metri e all’altezza di una quercia che sovrasta il paesaggio prendiamo una strada per i trattori che sale sulla destra e che passa proprio sotto la bella quercia. Giungiamo ad un casale diroccato e guadagniamo quota. La strada diventa sterrata e lo scenario si apre dietro di noi sempre sul Monte Soratte, a sinistra Otricoli e davanti a noi Calvi dell’Umbria. Quando la strada spiana siamo nei pressi di una fattoria. Dopodiché c’è un bivio a cui girare a sinistra. In cima alla salita troviamo il bivio a sinistra con un fontanile per Cicignano, piccolo e delizioso paesino tutto a visitare.

Ecco dunque che torniamo sui nostri passi e proseguiamo per la strada verso Collevecchio. Dopo aver passato Via San Prospero all’altezza dell’Agriturismo San Giò e avendo proseguito avanti la strada fa una curva a destra e ci immette per la strada per Collevecchio. Al bivio per Tarano/MonteBuono andiamo dritti e dopo poche centinaia di metri troviamo il bivio a sinistra per il Convento Sant’Andrea (subito dopo il cimitero).