Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Piandimeleto – Monte Cerignone

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Lucca – Pisa

Il sentiero degli acquedotti

L’itinerario parte dalla cattedrale di San Martino a Lucca. Precisamente, è scelta come punto di partenza la fontana in piazza Antelminelli, alimentata in origine dall’acquedotto Nottolini. Attraverso via del Duomo, si arriva alla piazzetta della posta: qui svoltiamo a sinistra, in via dell’arcivescovato. La prima traversa a destra ci conduce in via della Rosa, che prendiamo a destra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria della Rosa. Questa ospita al suo interno un breve tratto della cinta muraria romana della città. Si esce dalle mura attraverso il baluardo di san Colombiano; si prende quindi il sentiero che costeggia le mura sulla destra, fino a trovarci in corrispondenza della stazione ferroviaria. Vi dobbiamo entrare, e oltrepassarla attraverso un sottopassaggio: sull’altro lato della strada, svoltiamo a sinistra, e dopo un breve tratto ci troviamo, sulla destra, il tempietto – cisterna di San Concordio, il primo elemento architettonico appartenente all’acquedotto Nottolini. Lo si aggira sul lato destro, e si inizia a costeggiare l’acquedotto composto da una serie di arcate in mattoni e pietra, lungo la via del tempietto, un percorso sterrato. Si arriva, procedendo sempre dritti, all’autostrada, che è traversabile tramite passaggio sopraelevato: si può così riprendere la strada dell’acquedotto. Questa permette di attraversare due canali e altrettante strade asfaltate, fino ad arrivare nel borgo di San Quirico, in corrispondenza del quale l’acquedotto ad arcate termina in una seconda cisterna. Qui il percorso, fino ad ora pianeggiante, inizia a salire: si tratta di un sentiero contrassegnato come variante della via Francigena. L’acquedotto diviene interrato, ma è comunque evidente il suo tracciato, essendo intervallato da tombini di ispezione. Si deve tenere come riferimento: ci condurrà in corrispondenza delle Parole d’Oro, vale a dire una distesa, con diverse costruzioni, fra le quali spicca un ponte con incise delle parole dorate (da cui il luogo trae il nome). Le costruzioni appartengono al sistema dell’acquedotto, ormai in disuso: fanno da cornice ad un canale artificiale, la Serra Vespaiata, progettata dall’architetto Nottolini per convogliare le acque. Si segue il percorso della Serra Vespaiata a sinistra, anche quando questa perde il suo carattere artificiale. Il sentiero, identificato da segnaletica, continua a salire. Si giunge così ad una strada più grande, che si percorre per pochi metri, prima di svoltare a destra in corrispondenza di un casale. Arrivati in un punto in cui si incrociano quattro sentieri, si sceglie quello a sinistra. Alla nostra destra, una grande antenna, ai cui piedi un punto panoramico ci permette di godere della vallata di Lucca. Subito sotto, un piccolo osservatorio astronomico: l’osservatorio di Cappanori. Da questo punto in poi si inizia a scendere: si arriva ad una strada asfaltata, e subito si imbocca il sentierino che scende sulla sinistra. Alla nostra sinistra, un uliveto, mentre il sentiero è costeggiato da un muro a secco sulla destra. Dopo un breve tratto, in corrispondenza di una abitazione si imbocca la strada asfaltata, scendendo verso sinistra; quindi, confluendo su una strada asfaltata più grande, la si prende verso sinistra, continuando a scendere, e in breve si entra nel paese di Vorno.

Una delle strutture presso cui è possibile alloggiare è il “Rio di Vorno”, ostello e albergo che offre anche ristorazione.

Da Vorno, si riparte, in direzione Asciano / Pisa, seguendo sempre la strada asfalta, fino a quando non si deve lasciare quest’ultima, per imboccare il sentiero CAI 124 alla nostra sinistra, salendo su una rampa di cemento che conduce ad un cancello: lo si aggira sulla sinistra. Ora il sentiero si stringe e sale: prendiamo come riferimento il fosso, che deve rimanere alla nostra destra. Si sale, fino a quando non ci si ritrova su una piana disboscata: il sentiero si fa più largo, pianeggiante e regolare. Lo si prende verso destra, e in breve diventa sassoso. SI arriva al Campo di Croce, che rappresenta il punto più alto del percorso. Si scende ora mediante la strada sterrata principale, fino a quando non si deve prendere il sentiero 117 sulla destra, in direzione Mirteto. Mantenendo sempre la destra in salita, si arriva al rudere della Casa della Guardia: è in questo punto che prendiamo il sentierino che scende a sinistra. Arriviamo alla Scarpa di Orlando, dove si trova la sorgente più alta che alimenta l’acquedotto mediceo: qui ci si può rifornire di acqua. L’itinerario ufficiale prevede di scendere a sinistra, subito prima del muretto, percorrendo le condutture dell’acquedotto, ma si può proseguire il sentiero verso Mirteto, nel caso in cui la prima alternativa non risulti percorribile.

Si arriva al paese fantasma di Mirteto, convento medievale fortificato, di cui rimangono ruderi di abitazioni e le mura esterne della chiesa. Dopo aver visitato il paese, che offre anche una fontana funzionante, scendiamo lungo la vecchia strada lastricata. A breve, si trova un ponte, che si attraversa, di fronte al quale c’è una fontana all’interno di una casupola: si continua la strada lastricata verso destra, scendendo. In sequenza, ci troviamo una grande struttura, nota come “il Purgatorio”, in quanto si tratta di una vasca di depurazione delle acque, e poi “il Cisternone”, che aveva la funzione di raccogliere l’acqua per conservarla. Dove la strada lastricata lascia il posto a quella asfaltata, ci troviamo la casa del “Fontaniere” alla nostra destra. Siamo entrati nell’abitato di Asciano: si svolta a sinistra, per via Garibaldi, scendendo. All’incrocio, si attraversa e si prosegue dritti, per via dei Possenti. Dopo poco si iniziano a intravedere sulla sinistra le arcate dell’acquedotto mediceo. Si traversa via delle Sorgenti, e si prosegue dritti, per via dei Condotti.

Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata, per imboccare la strada sterrata che costeggia le arcate sulla sinistra. Da adesso in poi, seguiremo sempre le arcate dell’acquedotto, anche quando si dovrà attraversare una strada asfaltata. Dopo circa 6 km, arriviamo alla città di Pisa, dove le arcate si interrompono brevemente: dobbiamo attraversare la strada, e troviamo il proseguimento dell’acquedotto, nell’ambito di un parchetto alberato. Una pista ciclo-pedonale ci conduce fino ad un semaforo: qui attraversiamo, e continuiamo a seguire le arcate tramite un sentiero in un parco. Lasciamo momentaneamente il tracciato dell’acquedotto, in corrispondenza di una rotatoria, attraversando un fossato e ritrovandoci in un piccolo parcheggio: a sinistra, ritroviamo le arcate, che seguiamo, fino a Scarpamondo. Traversando la strada e aggirando Scarpamondo sulla destra, ritroviamo le arcate dell’acquedotto. Entriamo in città per la porta che si apre nelle mura; poi, andiamo verso destra, in via Giardino, e proseguendo nella stessa direzione incontriamo la chiesa di Sant’Andrea Forisportam. Svoltiamo a destra, per via Sant’Andrea, fino ad arrivare alla piazza Alessandro d’Ancona, dove si può ammirare una fontana secentesca. Si prende il vicolo dei Ruschi, sulla sinistra. Per via san Lorenzo, arriviamo in piazza dei Cavalieri. Passando sotto l’arco, percorriamo via Dalmazia e prendiamo, verso destra, via della Faggiola, fino ad incrociare via Capponi. Percorsa via Capponi verso sinistra, arriviamo a piazza Arcivescovado, e quindi al punto finale del percorso, vale a dire la Fontana dei Putti, che è alimentata dalle acque provenienti dal monte Pisano.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Casasco – Magrassi

Un bell’anello, tranquillo, tutto asfalto con traffico quasi nullo nella prima parte e inesistente nella seconda.
Se nei giorni precedenti ha piovuto questo è uno dei percorsi ideali: senza terreno bagnato, ma senza rinunciare al bellissimo paesaggio collinare con, se sereno, la vista delle Alpi e un Monviso che fa bella mostra di sé; la prima parte fra campi coltivati e vigneti, la seconda in rado bosco, poi un percorso di crinale con bei panorami.
Durante l’itinerario non si trovano locali di ristoro, neppure in Casasco: solo una fontanella di acqua potabile a metà percorso.

E’ comunque facile, tornando in val Curone o proseguendo in val Grue, trovare numerose trattorie con cucina locale.
A 8 km da Casasco, in val Grue, la bella cittadina di Garbagna (famosa, in stagione, per le ciliegie con relativa sagra) con vari negozi di antiquariato ed un centro storico antico (era una stazione di posta fra Genova e Milano). Ad una distanza quasi analoga, ma in val Curone, la altrettanto bella cittadina di San Sebastiano Curone con varie manifestazioni artistiche fra cui Artinborgo (http://www.artinborgo.it/ ) e, per i più prosaici, la fiera del tartufo e la produzione del Salame Nobile del Giarone.

Si parte da Casasco dove si arriva percorrendo la provinciale della val Curone e girando poi sulla destra (chiare indicazioni) in salita. Poco dopo si arriva a Casasco, già assaporando con gli occhi i bei paesaggi collinari, selvaggi e boscosi. Si deve attraversare il paese (questione di 100 o 200 metri) per parcheggiare alla pesa (forse ex) pubblica (44.82638 – 9.00522).
Ci si troverà  ad un incrocio: una strada l’abbiamo appena percorsa per arrivare, una volge in discesa verso il panorama, l’altra è quella che faremo al ritorno.
Prendiamo per la discesa ammirando il panorama e i piccoli paesi che si annidano sui fianchi della collina di fronte fra i quali Montemarzino e Segagliate.
Dopo 2 km di discesa si prende una deviazione a sinistra (andando diritto si sbucherebbe sulla provinciale della val Grue) trovandosi a Cascina Romulin. Finita la discesa  inizia, dopo un breve tratto piano, una salita che a dolci tornanti, ci riporterà alla quota iniziale. La strada che andiamo percorrendo è sempre ben asfaltata, ma priva di traffico (ancor meno della precedente!) e consente quindi di respirare a pieni polmoni.
Si sale senza possibilità di errore fino ad arrivare ad un bivio: siamo a 4,25 km dal parcheggio. Suggerisco di prendere a sinistra per entrare nella frazione di Magrassi, piccolo centro abitato, forse anticamente un castello, con poche case di “domenicali” gustosamente ristrutturate. Dalla cima del paese il panorama è particolarmente aperto verso le colline circostanti, le Alpi e la pianura.
Si attraversa il paese e in breve si arriva alla parrocchiale, aperto solo la domenica. A fianco una simpatica area arredata con tavoli, panche, acqua potabile e quadro descrittivo dei sentieri e della fauna del territorio (km 4,7). Più che valido per una merenda e/o un picnic. Si continua ancora un poco per la strada che passa per il crinale: sulla nostra sinistra il paese di Casasco, punto di partenza e arrivo della nostra passeggiata. Circa 300 mt dopo l’area di sosta si prende un bivio sulla sinistra che in falsopiano torna al parcheggio: in totale, meno di 7 km.
Volendo fare pochissima strada in più, all’ultimo bivio, invece di voltare a sinistra, si può andare a diritto per arrivare in circa 300 mt all’Osservatorio di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ).Da lì il panorama è ancora diverso, oltre a poter partecipare, se aperto, a qualche attività divulgativa.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

San Martino al Cimino – Viterbo

Questo percorso è stato realizzato dai ragazzi MSNA per il progetto “Il mio itinerario di viaggio” ed è il secondo di tre. Ricalca per una buona parte la Via Francigena, ma in direzione contraria al suo naturale svolgimento. Attraversa campagne ed incontra molti luoghi panoramici.

Il percorso

Si parte da Piazza Buratti di San Martino al Cimino, verso la cattedrale. Arrivati alla cattedrale si va a sinistra verso l’arco e vi si esce. Usciti anche dal secondo arco si gira a sinistra per Via dei Colli. Giunti al primo bivio si gira a sinistra per l’ospedale Bel Colle. Al bivio successivo andiamo a destra, quindi arriviamo ad un incrocio con un cancello, che va scavalcato. Oltre di esso il nostro sentiero.

Si arriva così ad un grande incrocio con un albero al centro. Noi andremo alla prima a destra, rispetto alla direzione da cui proveniamo. Al bivio successivo giriamo a sinistra in discesa. Dopodiché c’è un cancello, ma poco prima un passaggio sulla destra e imboccare subito a sinistra, quasi nella stessa direzione da cui proveniamo.

Si arriva ad una casa con cancello azzurro e si prende la strada asfaltata, in discesa. La si percorre tutta per qualche chilometro fino ad entrare dentro a Viterbo. Quando ci troviamo Via Monteverdi a destra attraversiamo a sinistra e andiamo verso la Torre San Biele. Arriviamo al Ponte della ferrovia, entriamo dentro Porta Romana e facciamo tutta la via a scendere fino a Piazza del Comune.

Cattedrale San Lorenzo (Viterbo) – Porta Romana (Viterbo)

Giro delle mura di Viterbo

Questo percorso è stato svolto dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Essendo il primo di tre escursioni è stato il più breve e semplice. Interamente nell’area urbana di Viterbo, ne costeggia le mura.

Il percorso

Partenza da Piazza del Duomo di Viterbo, scendiamo a Via San Clemente e giriamo a sinistra. Alla fine di Via San Clemente svoltiamo a destra e poi dopo pochi metri a sinistra per entrare dentro Porta Faul. Seguiamo il marciapiedi. Siamo dentro un giardino e costeggiamo le mura della città. Arrivati ai palazzi marroni continuiamo su marciapiede, dopodiché svoltiamo a sinistra a Via del Carmine per il quartiere di Pianoscarano, sotto la porta. Subito giriamo a destra per Via della Polveriera. Arrivati all’incrocio giriamo a destra e Via dei Giardini. Arriviamo così vicino ad un lavatoio dove in passato le donne venivano a lavare i panni. Si esce da Porta San Pietro e si gira subito a sinistra, Via delle Fortezze.

Sorpassiamo Porta Romana e costeggiamo le mura, tenendoci fuori dall’antico abitato. Passiamo porta della Verità e l’Ospedale, siamo dunque a Porta Sant’Andrea e continuiamo lungo le mura. Entriamo dentro al Parco Melvin Johns, sempre costeggiando le mura. Dopodiché incontriamo Porta Murata e andando sempre avanti arriviamo fino a Porta Fiorentina, dove gireremo a sinistra, per Piazza della Rocca. Dopodiché prendiamo Via Matteotti a scendere (si passa così vicino a Via San Francesco 3, dove è situata la casa famiglia).

Giriamo a destra per Via di San Luca e siamo arrivati a Piazza dei Caduti. Andiamo verso Piazza delle Erbe. Qui andiamo a destra e arriviamo alla Piazza del Comune, dove prenderemo Via San Lorenzo. A Piazza della Morte proseguiamo per Piazza San Lorenzo, nostro punto di partenza e di arrivo.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Merano – Lana di Sotto

Per iniziare il percorso suburbano, prendere a riferimento il centralissimo Ponte di Via Piave che attraversa il Rio Passiria. Questa scelta è dettata dalla praticità del luogo, molto noto ai meranesi e facilmente rintracciabile nei pressi del quale, durante le festività natalizie, ha luogo il noto mercatino della città sul lungo fiume. Il ponte, risulta inoltre equidistante sia dal cuore del centro storico, dal quale poter muovere i primi passi dopo una visita al bel DUOMO DI SAN NICOLO’ e la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, sia dalla stazione ferroviaria ad est, ben servita da mezzi pubblici e attrezzata per l’affitto di biciclette nel caso in cui si voglia spendere mezza giornata pedalando.

Attraversare il ponte, sotto il quale gli abitanti nei mesi più caldi sono soliti sostare per immergersi nelle acque del rio, per poi continuare dritto, superando la grande stazione termale cittadina alla propria sinistra.

Continuare quindi dritto sul marciapiede di Via Piave superando la prima ampia rotonda, per raggiungere, in meno di 1 km, Piazza del Ricovero dalla quale imboccare, girando a destra, Via delle Palade, che costeggia nella sua interezza, sul lato destro, il famoso Ippodromo di Maia sempre molto affollato e vivace.

Giunti alla fine del rettilineo di Via delle Palade, in coincidenza delle stalle dell’ippodromo visibili oltre il muretto di recinzione, raggiungere la piccola fermata ferroviaria di Maia Bassa che sbarra la strada obbligando a girare a destra alla piccola rotonda di fronte. Continuare quindi sulla piccola rampa in salita, ancora su Via delle Palade, per affrontare una curva a gomito a sinistra che attraversa lo svincolo che porta al di là del Fiume Adige, della ferrovia e della rumorosa SS38/Mebo.

Ridiscendere lo svincolo, avendo cura di girare immediatamente sulla piccola Via della Chiesa che s’immette da destra, stradina asfaltata che in pochi passi, inizierà una forte salita su alcune curve fra le prime costruzioni della località d Marlengo. In circa 10 minuti, si guadagnerà così la sommità della collinetta a 350 mt di altitudine, proprio ai piedi del Monte S. Vigilio, nel centro del dell’ampia piazza centrale all’ombra dello svettante edificio sacro che domina la valle dall’alto, sulla citadina di Merano.

Si tratta della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, edificio smaccatamente neogotico del XIX sec. ma dalla torre e con la cappelletta laterale del cimitero risalenti al XIII sec.

Dopo la visita e una pausa sulle numerose panchine della piazza, nei pressi di un fontanile ricco d’acqua fresca, ridiscendere la collina seguendo la via principale SP5/Via Cantina tenendo vigneti e meleti in alternanza alla propria destra in direzione di Cermes e Lana.

Al bivio tenere la destra ricongiungendosi con la SS38/Via Palade e giungere Cermes con altri 2,5 km passeggiando sul comodo marciapiede sempre fra i campi agricoli. Poco dopo l’ingresso in paese, in concomitanza di un bar sulla destra, attraversare la via principale per ridiscendere verso sinistra puntando il campanile della piccola Chiesa di San Sebastiano e percorrendo il Vicolo Seidl, poi Via San Nicolò, per un brevissimo tratto. Seguendo la strada, arrivare ai piedi della chiesetta, appoggiata nell’ombra di un giardinetto dalla folta vegetazione, 30 mt più in alto a destra.

Dallo stesso punto, per proseguire, ridiscendere invece a sinistra su Via Tojen, comoda strada di servizio fra i campi, che in altri 2 km porterà ad attraversare prima Via Max Valier, e subito appresso il letto dell’Adige che ridiscende dalla val Venosta dopo aver attraversato Merano posta alle proprie spalle.

Risalire il corso del fiume per circa 1,5 km percorrendo la ciclopedonale di Via delle Quercie (poi via J.Kravogl dopo l’incrocio con Via Giardini) per entrare nell’abitato di Lana dal settore nord del paese, e con un altro chilometro totale, raggiungere la centrale Via Gries, dopo aver attraversato l’incrocio con Via Madonna del Suffragio. Via Gries, con alcune perpendicolari, costituisce un’area pedonale ricca di attività commerciali, bar e ristoranti, posti sotto dei portichetti di edifici moderni. Percorrerne un breve tratto verso sinistra seguendo la leggera discesa, per giungere alla fine dell’area pedonale proprio di fronte ad un piccolo slargo con fontana, sul lato della bassa e tozza Chiesetta dei Cappuccini.

Imboccare quindi Via dei Cappuccini passando di fronte l’ingresso della chiesa girando a destra e non abbandonarla più, camminando in piano fra piccole abitazioni, e più avanti campi coltivati, per almeno 4 km, tenendo presente che a metà percorso cambierà nome in Via della Chiesa.

Trattandosi di una piccola strada di paese, che non offre grandi mutamenti di paesaggio o punti di riferimento facilmente riconoscibili, avere cura di svoltare a destra in salita sulla piccola Via di Santa Margherita quasi confondibile con l’ingresso di un gruppetto di case private poste ai piedi del pendio. Superarle, e in altri 250 mt, lungo un paio di rampe abbastanza ripide, giungere al piccolo spiazzo di fronte alla defilata CHIESA DI SANTA MARGHERITA piccolo edificio religioso molto antico, noto per l’incredibile ciclo di affreschi che custodisce al suo interno.

Per raggiungere la meta finale, ridiscendere quindi sui propri passi per andare a incorciare nuovamente la via principale sottostante e girare verso destra. A meno di mezzo chilometro, visibile a tratti lungo il percorso, l’alto campanile della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, luogo di culto famoso e importante per la storia della zona e per la rilevanza architettonica ed artistica al quale si accederà, superato un cancelletto, proprio al di sotto della base della torre affrescata, sul lato dell’abside dell’imponente edificio.

Tutto intorno, un vasto e ordinato cimitero, nel quale passeggiare nel silenzio più assoluto.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

Vipiteno – Colle Isarco

Partendo dalla nota torre civica detta “delle dodici” al centro di Vipiteno, iniziare il percorso camminando lungo l’area pedonale nel mezzo della cittadina seguendo via Città nuova in leggera salita, in direzione dell’impianto della funivia di Monte Cavallo e raggiungerla dopo aver superato un grande parcheggi per gli autobus turistici adiacente al campo avventure Skytrek.

Proprio di fronte all’ampio piazzale dell’impianto porsi l’ingresso alle spalle per attraversare la SS12/Via Brennero per poi superare anche il letto del fiume Isarco grazie ad una passerella stradale in legno che conduce fra le quattro abitazioni della località Maibad/Bagni di Maggio.

Tenere quindi la sinistra per passare di fronte alla facciata dell’unico alberghetto in legno e percorsa tutta la lunghezza dell’edificio, continuare sull’altro lato, svoltando di 90° a destra per dirigersi verso il retro di esso.

Parte da questo punto il sentiero n.3°A che, salendo un piccolo pezzo di prato conduce in pochi passi ad un vecchio buio tunnel pedonale al di sotto dei binari della ferrovia finito il quale, il percorso comincerà la costante e leggera salita sui primi pendii ai piedi del complesso montuoso ad est sotto Cima Saun (2.085 mt) e Cima Novale (2.490 mt), inoltrandosi nel bosco e allontanandosi sempre più dalle rotaie, ora in basso a sinistra.

Dopo meno di mezz’ora di cammino, sbucare sul lato basso di un pascolo per costeggiarlo fino al fondo, dove poi svoltare a destra e salire di circa 20 mt per andare ad incrociare la carrareccia sterrata che gli corre sul lato alto.

Seguire quindi la palinatura del sentiero n.21 verso sinistra inoltrandosi nuovamente in un bel bosco di abeti e seguendo per Obberied e Colle Isarco. Dopo circa 600-700 mt abbandonare la carrareccia per seguire le indicazioni della variante sentiero n.21B che scende alla propria sinistra nella pineta che si fa sempre più fitta e ombrosa. Dopo circa 20 minuti di tranquillo cammino senza particolari dislivelli, si raggiungerà nuovamente il cielo aperto nel mezzo di ampi pascoli nei pressi di un piccolo maso. Seguendo a sinistra del maso si scenderebbe alla località Novale di Sotto e verso il fiume Isarco. Preferibile invece, proseguire dritto sull’asfaltata continuando proprio nel mezzo di due curati e ampi pascoli assolati raggiungendo così, in meno di mezz’ora, la località Novale di Sopra e tenendosi, ancora per un po’, lontani dal traffico e dal rumore di fondovalle.

Raggiungere il centro del piccolo borgo dopo aver affrontato due curve a gomito, a sinistra e destra in discesa e, all’incrocio fra le case nei pressi di una piccola croce votiva in legno, girare a destra puntando la bella stalla qualche metro più avanti.

Passarle al di sotto lungo la strada e dopo nemmeno 50 mt svoltare in salita a destra seguendo nuovamente la palinatura del sentiero n.21 e passando proprio al di sotto del ballatoio di una bella casetta alpina.

Salire così sull’asfalto per ancora un centinaio di metri fino a superare l’imponente facciata di un maso storico dall’ampia stalla ristrutturata di recente.

Con altri 400 mt di cammino, scollinato un piccolo promontorio, raggiungere i resti della fortificazione di Castel Strada a 1.146 mt di altezza, che si vede svettare già da lontananza in mezzo al fitto di alcuni alberi. Superata la torre, alle spalle delle rovine, un piccolo e quieto laghetto ai margini dei pascoli, regala una suggestiva vista tipicamente alpina anche se rovinata in parte da alcuni tralicci dell’alta tensione in primo piano.

Raggiungere la fine del prato, sempre sull’asfalto per altri 150 mt, per poi abbandonarlo in coincidenza di un tornante verso destra, dove riparte la traccia in ghiaia del sentiero n.21 appena superata una sbarra in metallo verde che blocca il passaggio alle auto.

Raggiungere quindi, al di fuori della pineta, un lungo tratto di sentiero rettilineo appoggiato alla montagna e leggermente esposto sulla valle con alla propria sinistra, più in alto, il gigantesco viadotto e i piloni in cemento armato dell’autostrada A22 che taglia la valletta in direzione del Brennero.

Terminare il rettilineo per rientrare nel verde del bosco e affrontare l’ultima curva a sinistra appena superato il naturale avvallamento con cascatella di un torrente di montagna.

Ritrovato l’asfalto e iniziare la discesa finale verso l’abitato di Colle Isarco che si comincia a intravedere al di là della vegetazione e dei piloni dell’autostrada.

Puntarli lasciandosi sulla destra un’isolata costruzione alpina dalla particolare guglia appuntita per passare, dopo meno di 5 minuti di cammino, proprio al di sotto della carreggiata dell’autostrada, 35 mt sopra la propria testa.

Seguire poi l’asfalto e, con due rapidi tornanti sinistra-destra, proseguire dritto per raggiungere le prime case del paese, non più lontano di 500 mt, andando in discesa in mezzo ai prati.

Si passerà prima su viale Piazza poi via Posta Vecchia, per andare ad incrociare perpendicolarmente la SS12/Via Roma, alternativa all’autostrada del Brennero e che attraversa i centri abitati della valle. Girare a sinistra e camminare per pochi passi per raggiungere lo slargo alla propria destra, dominato dall’alto dalla CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  edificio barocco dalle forme semplici ma slanciato e longilineo anche grazie alle sue pregievoli vetrate. Il campanile, invece, dalla cupola a cipolla, è precedente, in stile gotico, sopravvissuto agli ammodernamenti e ricostruzioni posteriori dell’edificio sacro.

Salire la bella scala in pietra grigia per raggiungere il lato dell’edificio circondato dal piccolo cimitero cittadino.

Canale Monterano – Manziana

LA VIA DEL CINEMA 

CANALE MONTERANO-QUADRONI-BOSCO MACCHIA GRANDE-MANZIANA

INTRODUZIONE 

La via del cinema segue idealmente  il lungo rapporto intercorso tra l’arte cinematografica e i paesi della nostra zona. Canale Monterano, Manziana, Oriolo, Bracciano; tutte le cittadine protagoniste di questa e delle nostre precedenti mappature hanno ospitato set cinematografici. Grandi registi come: Leone, Monicelli, Corbucci, Bolognini, Alessandrini, hanno usato e apprezzato le nostre scenografie naturali. Tanti i titoli: Pinocchio, Il Marchese del Grillo, La signora delle camelie , Waterloo, Brancaleone alle crociate, Altrimenti ci arrabbiamo, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Ben Hur, Il vangelo secondo Matteo, Il tormento e l’estasi, Django e infiniti  altri.

Il percorso  parte da Canale Monterano, attraversa il versante sud di Monte Sassano (Monte Calvario)  per poi  scendere  al borgo di Quadroni  e dopo un lungo  giro  nel bosco di Macchia Grande,  raggiungere Manziana. I due paesi non distano molto tra loro, circa 3km per via direttissima, ma il seducente tema di questa mappatura ci permette di allungare il tragitto per un totale di 13km circa.  Cammin facendo  assaporiamo paesaggi usati come location di film, serie tv, pubblicità. Una natura ricca, dove emergono  tracce archeologiche di una storia antica, ma  anche i resti di vestigia archeologiche industriali- legate a un recente passato – che, in contrasto con il naturale paesaggio circostante, hanno il sapore di una installazione di arte contemporanea. 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il gelo di questa giornata ci fa trovare la fontana di Piazza del Campo a Canale – da dove partiamo per il nostro percorso-  fiabescamente adornata di stalattiti di ghiaccio. La fontana ottagonale originariamente era posta  sulla piazza di fronte la chiesa di S. Bonanventura  a Monterano dove ora la sostituisce una copia. Oggi non temiamo il freddo e partiamo per il nostro itinerario lasciandoci il comune alla nostra sinistra e prendendo Via Filippo Turati di fronte a noi. La cortissima via si percorre in fretta e giriamo a sinistra, su Via dei Monti. La strada è  in salita, non molto lontano vediamo un crocifisso all’altezza del quale teniamo la destra prendendo Via Cesare Battisti. Sempre in salita costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Come spiegato in una precedente mappatura (vedi mappatura Canale-Oriolo), i castelletti qui a Canale sono dei piccoli insediamenti di case nati per ospitare i coloni. Se si entra nell’aia di questo si può vedere il monumento ai caduti nel tragico bombardamento del 44. Andiamo avanti ancora un poco  fino ad arrivare a Piazza della Riccia. Lasciamo la semplice piazzetta continuando dritti per Via del Fico. La strada di fatto attraversa il versante sud di Monte Sassano, è asfaltata ma non molto trafficata ed è piacevolmente  panoramica. Di fronte a noi vediamo in lontananza il lago di Bracciano e dietro le cime innevate dei monti. Passiamo a fianco ad un piccolo lavatoio e qui, ci racconta un componente del nostro gruppo, veniva da ragazzo per approvvigionarsi d’acqua con un asinello. Un immagine evocativa di altri tempi anche se in realtà non sono passati molti anni. Facciamo pochi passi quando sulla sinistra notiamo due alti pilastri di confine-in muratura di pietra -che delimitano il territorio di Canale da quello di Manziana. Ora scendiamo un poco e ci troviamo  su un tratto  pianeggiante della strada dove  ci sono un gruppo di nuove villette aggrappate sulle pendici del monte. Qui ci fermiamo ad ammirare il bel  panorama che si apre sulla nostra destra Lontano vediamo il mare, coperto solo un po’  dai Monti Ceriti, riconosciamo il borgo del Sasso e l’inconfondibile sagoma di Monte santo e della rocca. Peccato che oggi sia tutto virato al grigio, anche il mare. Infatti qualche fiocco di neve inizia a volteggiare timidamente in aria, ma non interrompe il nostro cammino, anzi ci spinge a andare  avanti. Sotto di noi si distendono  ormai le case dei dintorni di  Manziana e arriviamo passo dopo passo alle prime case del   borgo di Quadroni, una frazione di Manziana costruita coi resti del antico borgo fortificato di Santa Pupa,che nel corso dei secoli fu abbandonato.

I CAPANNARI

Terra Etrusca e poi Romana, a fine medioevo in questa zona di boschi erano rimasti pochi abitanti e alcune capanne di boscaioli. Il ripopolamento avvenne intorno alla seconda metà  del’500, per volontà dei proprietari del tempo, l’Ordine del Arcispedale di Santo Spirito. Ai “capannari” se  ne aggiunsero altri provenienti da Marche ,Umbria, Toscana. Così nacquero i nuovi insediamenti :Manziana,Quadroni. E storia similare è quella di Canale , Oriolo, Montevirginio, paesi nati per ospitare coloni umbro -tosco- marchigiani. 

Ora siamo su Via Viterbo e all’altezza di una fontana addossata su un muro giriamo a destra, rasentiamo un lavatoio e andiamo dritti fino ad arrivare  a Piazza Valentini, la piccola piazzetta del borgo  dove si affaccia la chiesa di S. Maria del Carmine. Lasciamo la chiesa sulla nostra sinistra e giriamo a destra su Via Quadroni con  alcuni negozi. La strada si insinua tra le case  e scende  fino ad arrivare ad uno stop, di fatto usciamo dal borgo.

Attraversiamo Via Canale-la strada che porta a Canale e poi a Tolfa – e continuiamo dritti su Via Poggio della Torre. Andiamo avanti su questa  tranquilla strada fiancheggiando prati e case sempre più rade. Il toponimo di questa via deriva dall’antico villaggio che sorgeva in questa zona, il castrum Poggio della torre,che divenuto  possedimento dei prefetti di Vico-XI sec. prese il nome  di “Sancta Pupae”. Proseguendo, la strada scende e vira a destra. Ormai siamo al limitar del bosco, in fondo vediamo un casale  e sulla nostra destra costeggiamo una rupe dove si aprono una serie di ipogei il più grande dei quali-l’ipogeo di S.Pupa- è protetto da una staccionata in legno .

S.PUPA

La lunga grotta artificiale, leggermente  in salita, è Inizialmente  molto vasta  e  il soffitto scavato nella roccia, è volta bottato. Prende  luce dal cosiddetto”occhialone”, un pozzo aperto sul prato sovrastante. La parte finale della grotta – che in totale misura 130m-è un ambiente più raccolto e nelle pareti ai lati sono state scavate una fila di nicchie .L’uso e la datazione dell’ipogeo non sono stati del tutto chiariti; ma qualche appassionato studioso ipotizza che le nicchie in fondo alla grotta fossero utilizzate come sepolture.

Passato l’ipogeo ci dirigiamo verso il casale dell’Università Agraria recentemente restraurato;”la casetta del guardiano “. Vicino c’è il fontanile della porcareccia. Continuiamo sulla strada – ormai sterrata – e arriviamo a un cancello in ferro,a sinistra. È una delle entrate della Macchia grande di Manziana,l’entrata della “Porcareccia”. Il cancello va  rigorosamente richiuso, nel bosco è consentito il pascolo di bovini. Passiamo un ponticello su un fosso e subito troviamo due sentieri divisi da un largo prato. Un cippo in pietra Manziana (una ricercata pietra del posto) ci dice che siamo a “Larga delle canepine”.Qui un tempo veniva coltivata la canapa, e Larga è un termine gergale per indicare un vasto prato all’interno del bosco. Un pannello esplicativo ci racconta  del tema della nostra mappatura e recita:”Macchia grande nella storia del cinema e della televisione”.Leggiamo così tra le tante, che la Macchia  è stata la location perfetta per tanti spaghetti western. E ci sembra quasi che Clint Eastwood possa uscire dal bosco cavalcando da  un momento all’altro.. ma il resto lo lasciamo leggere e scoprire a chi seguirà la nostra mappatura. Il sentiero a sinistra in salita, porta al prato più bello e conosciuto del bosco”Larga Camillo”ma noi prendiamo il sentiero a destra  segnato anche come sentiero del Bologno ” D ” in rosso. Allunghiamo il passo tra gli alberi ormai spogli; le specie predominanti  sono cerri e farnetti, ma troviamo anche aceri campestri,carpini bianchi,agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 h e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che resta di una selva molto più grande ” Selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. Oltre la flora citata troviamo un sottobosco ricco di felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat:volpi, tassi, scoiattoli, istrici, donnole, moscardini, ghiri, martore. Numerosi gli uccelli:beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri. Il cerambice delle querce,il cervo volante,e la cassandra tra gli invertebrati.  Il bosco ricade nella zona a protezione speciale”Comprensorio Tolfetano Cerite Maziate”ed è proprietà dell’Università Agraria che gestisce i diritti di uso civico.

Sui nostri passi incontriamo un’ edicola  campestre dedicata  alla Madonna della grotta del Sempione. Più  avanti ecco un prezioso punto d’acqua, il Fontanile Larghi della mola. Ora dal fontanile lasciamo il sentiero rosso e proseguiamo dritti sul largo sentiero giallo “B” (il sentiero dei fontanili) fino al limitar del bosco. Ci troviamo ora su un’ampia sterrata- Via della mola – all’altezza di una grande curva, ma noi proseguiamo dritti per qualche decina di metri e poco prima di un ponticello – con una griglia di tubi metallici a terra (cattle grid)  – scendiamo a sinistra lungo il prato(“Larga delle fontanelle”). Costeggiando dei recinti in legno per il bestiame, incontriamo poco più giù un tratto ben conservato di un diverticolo  della via Clodia. L’effetto della antica via posata sul prato è veramente suggestivo. Un pannello esplicativo racconta la storia e qualcosa ora raccontiamo anche noi.

VIA CLODIA E PONTE DEL DIAVOLO 

Questa antica via che attraversava i nostri territori era detta anche “Via delle terme” perché toccava varie località termali ed era usata dalle truppe Romane  proprio per usufruire dei bagni termali- in funzione sanitaria – al rientro  dalle campagne militari. Questo diverticolo infatti si dirigeva verso  le terme di Stigliano dopo aver attraversato il vicino ponte del Diavolo. Per visitare il ponte occorre tornare al ponticello su Via della mola, passarlo e fatte poche decine di metri entrare in un cancello nero (il secondo a dx, generalmente chiuso con fil di ferro .Entrati troviamo un’altro pezzo di strada basolata. Si Percorre tutta e poi  si scende verso il fosso della mola. Tenendoci a destra troviamo i primi resti del ponte,proseguendo si può arrivare sui bordi del fosso e ammirare il ponte dal basso, se la vegetazione lo consente. La struttura ,costruita un età repubblicana (fine II sec. a. C prima metà sec. I a. C,)è una delle opere più maestose di quel periodo:alta 11m, lunga 90, larga 6, costruita con una sola arcata, consentiva di superare il fosso e una piccola vallata. Un ponte- viadotto per facilitare il transito mercantile e militare.

Camminiamo sui basoli come antichi viandanti fino a riprendere Via della Mola. Naturalmente andiamo a destra  sull’ampia strada sterrata che rientra nel bosco. Proseguiamo fino   un cartello -vicino a un cancello verde- a che ci racconta dell’archeologia nella Silva Mantiana. Il sentiero “B” continua  a sinistra  fiancheggiando  una recinzione e affiorano qua e là ancora i basoli  dell’antica via. Spinti da un nevischio ora più insistente arriviamo  al cancello di Via di Mezza macchia. Anche qui  ci attendono dei pannelli esplicativi .Uno del progetto Life ci informa  che se usciamo dal cancello, in direzione sud-est, Via di mezza Macchia ci porta verso il casale delle Pietrische, Pian Curiano  ma anche al Monumento naturale della Caldara. Il cartello dell’Università Agraria  ci spiega “L’utilizzo del legname nella tradizione locale”.Ci troviamo a “larga Incotti” e qui il sentiero “B” si unisce al sentiero “A” (verde/sentiero degli alberi monumentali). Prendiamo quindi Via di mezza macchia in direzione nord-ovest, seguendo i due sentieri fino al Fontanile del Bottaccio.I sentieri si dividono, noi continuiamo dritti sul sentiero “B” che seguita su via di mezza macchia, la strada più conosciuta e frequentata del bosco, un vero corso naturale per podisti, camminatori , bikers, sportivi in genere, cani con i loro amici bipedi.

La neve, leggera, ancora ci accompagna quando arriviamo al bel fontanile Testa di Bovo circondato da una mandria di mucche guidate da un placido toro che non si cura né della neve che cade né dei viandanti. Poco più avanti passiamo sui tubi di ferro della cattle grid, per arrivare alla zona pic nic in prossimità dell’ingresso principale del bosco. Facciamo  ora una deviazione per visitare la zona industriale – mineraria dismessa, quindi entriamo nell’area pic nic  alla nostra destra e l’attraversiamo per seguire un sentiero che ci porta brevemente a un cancello di legno chiuso. Un passaggio al lato ci consente di entrare facilmente e il recente recupero dell’area mineraria ci permette – con le dovute attenzioni – di visitare il singolare sito.

La strada ora scende sulla nostra destra e attraverso gli alberi possiamo scorgere la grande conca del laghetto della solfatara. Passiamo davanti a quel che resta di un grande fabbricato industriale e arriviamo sul bordo del laghetto ormai asciutto. Gli alberi del bosco gli fanno da corolla e al suo interno ammiriamo un’intrigante struttura metallica, che persa la sua funzione di macchinario dell’opificio, si è trasformata nel tempo, così ci sembra, in land art, ovvero in una scultura di arte contemporanea in ambiente naturale. Il velo di neve caduto – qui dove può nevicare una o due volte l’anno – rende tutto un po’ surreale e magico.

Torniamo sui nostri passi, costeggiamo il fabbricato, decorato e colorato da writers della zona e ci colpisce piacevolmente questa curiosa, sinergica complicità, tra street art, archeologia industriale e un’ ambiente naturale così prezioso…

Ci dirigiamo  verso la vecchia ciminiera, totem in mattoni che sfida  in altezza gli alberi vicini e un casale restaurato, ora  sede di eventi. A lato dell’edificio c’è un cancello in legno,ma generalmente è aperto solo in occasione di  feste e eventi  organizzati dall’Università Agraria- l’ente che gestisce le terre comuni, compresa quest’area.

LE TERRE COMUNI E GLI USI CIVICI

La gestione collettiva delle terre fa parte della storia antica dell’umanità. Nelle società primordiali la proprietà individuale era una rarità,l’economia era basata su una forma di proprietà collettiva. Un esempio sono le antiche società matriarcali dove esisteva il diritto di usufruire della terra per lavorarla,ma non di possederla. Nell’economia matriarcale l’immagine-guida è la stessa madre terra e la condivisione e il dono dell’abbondanza erano e sono valori assoluti. Con il tempo e l’evoluzione in società più complesse l’utilizzazione dei beni comuni hanno preso la forma di usi civici -su terre di origine feudale – diritti che spettano a ogni residente come membro della comunità, diversificati in usi specifici:diritto di legnatico, fungatico,semina,pascolo e altro. Nel caso specifico gli usi civici già esistenti aumentarono con l’acquisto – nel 1889- della tenuta della Manziana  -fino a quel momento appartenuta all’ Ordine dell’Arcispedale del Santo Spirito-da parte delle originarie famiglie dei “capannari”  organizzatesi in associazione, l’Università agraria. Questo grazie ad una disposizione di legge che permetteva alla popolazione dell’ex Stato Pontificio l’acquisto delle terre.  

Prendiamo il sentiero a sinistra  del cancello,  che però ci accorgiamo  non essere molto usato, quindi non molto agevole, riusciamo comunque, schivando qualche rovo, a ritornare al cancello con il passo (è consigliabile  ripercorrere la stessa strada dell’andata già dal casale). Riprendiamo il sentiero che porta all’area  pic-nic e all’uscita del bosco. Ora ci troviamo sulla trafficata Braccianese -Claudia, andiamo a sinistra- qui diventa Via dei platani-passiamo davanti ad alcune attività- segnaliamo Il panificio di Manziana e Il Bar dei Platani per una sosta ristoratrice dei viandanti – fino ad arrivare al cimitero del paese. Ora attraversiamo la strada per imboccare Via IV novembre, passiamo davanti al cinema Quantestorie e giriamo a sinistra su Via Tito Salvatori. Ormai ci troviamo nella parte centrale di Manziana, qui caratterizzata da villini e case costruite durante il secolo scorso. La via si immette sul Corso principale del paese, Corso Vittorio Emanuele,giriamo a destra per raggiungere poco più avanti Piazza Tittoni, il punto di arrivo della nostra mappatura.

La piazza, dominata dalla facciata della chiesa di S. Giovanni Battista e da quella di palazzo Tittoni si affaccia, con i suoi giardini, su una vallata boscosa che termina sul lago di Bracciano. La vista spazia sulle colline dei monti Sabatini e l’acqua argentea del lago mentre ancora  qualche fiocco di neve turbina nell’aria e si posa sulle pietre della fontana disegnata dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino. E qui su questa piazza, ai tempi d’oro delle grandi produzioni cinematografiche, si assembravano le aspiranti comparse – generalmente cittadini di Manziana e dei paesi vicini – poiché il punto di appoggio/logistico per le troupe era la “Trattoria da Ottavio”, che diventava nei giorni delle riprese, camerino/mensa/ufficio per il personale della produzione,  il regista  e gli attori più importanti, luogo dove venivano scelte e poi pagate giornalmente le comparse.

E alle tante comparse locali  rimane il ricordo di aver vissuto dall’interno, il magico del mondo della celluloide, come in un sogno dentro un’altro sogno.

Vandoies di Sotto-Maranza

Uscire dal cimitero che circonda la Chiesa dell’Annunciazione di Maria mettendosi le facciate delle due chiese alle spalle e discendendo i pochi scalini oltre il basso cancelletto in ferro battuto.

Raggiungere via J.A. Zoller percorrendo il breve tratto di vicolo che separa l’edificio sacro dalla via principale ai bordi del paese costeggiata, sul lato destro, da una larga e profonda canalina d’acqua. Seguire quindi la strada puntando la via ad alto scorrimento E66/Via Val Pusteria per passarle al di sotto attraverso il sottopassaggio stradale a destra su Via Priel. Continuare a seguirla anche dopo il cavalcavia per avvicinarsi ai campi coltivati e poi, superato un edificio isolato alla propria destra, seguire il rettilineo con la lunga staccionata per raggiungere il ponte che attraversa il fiume Rienza.

Attraversato il fiume girare a destra in direzione del fondovalle seguendo il corso del fiume in direzione Rio di Pusteria camminando sulla comoda ciclopedonale immersa nel verde della sponda. Dopo circa 600 mt riattraversare nuovamente il corso d’acqua utilizzando una bella passerella coperta in legno di recente costruzione e cambiando quindi sponda. Ignorare il sentiero che continuerebbe dritto che, anche se ancora riportato su diverse mappe e siti web, risulta essere definitivamente chiuso e soltanto usato dagli appassionati di pesca per scendere nelle acque del fiume.

Sull’altra sponda, continuare nella stessa direzione di prima girando a sinistra verso valle e camminando lungo il percorso della bella ciclabile, sempre lungo il fiume, ben segnata e comoda da camminare, sfruttandone dove possibile, anche i prati a lato per non intralciare il traffico delle biciclette che sfrecciano avanti e indietro.

Dopo circa 1,5 km raggiungere un allargamento del fiume dove le acque si quietano in coincidenza di un grande impianto di depurazione alla propria destra, molto vicino alla E66 che corre un po’ più in alto e con già in vista, oltre di essa, i primi resti dell’antica Chiusa di Rio Pusteria.

In questo punto il percorso compie una stretta curva per invertire quasi totalmente il senso di marcia e passare di fronte all’ingresso del depuratore, delimitato da un alto muro in cemento armato decorato da alcune grandi fotografie a colori.

Passare quindi nuovamente al di sotto della E66/Via Val Pusteria per raggiungere i resti dell’imponente chiusa fortificata che bloccava per intero l’accesso alla valle, camminando per un tratto sulla stradina che corre parallela alla strada trafficata dalle automobili.

La chiusa, con le sembianze di un castelletto ormai senza copertura, è costituita da diversi edifici merlati con le passerelle di camminamento per le guardie ben visibili al di sopra dei muri di cinta. I resti sono visitabili soltanto in alcuni giorni della settimana durante i quali, l’ampio parcheggio sterrato di fronte all’ingresso, si riempie di auto e pullman turistici. Raggiunto tale parcheggio aver cura di attraversarlo tagliandolo nel mezzo e puntando il pendio alle spalle dell’edificio fortificato, per andare a seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10 in direzione Mülbach, in salita verso la vegetazione della collina.

Rio di Pusteria si raggiungerà così camminando nel mezzo del bosco per altri 40 minuti, alternando pezzi di sentiero a stradine sterrate ma sempre su un fondo comodo e senza dover affrontare grandi dislivelli.

Percorrere l’ultima rampa in leggera salita per raggiungere perpendicolarmente l’asfaltata SP149/Via Maranza che s’inerpica su per le propaggini meridionali del Monte Cuzzo (2.510 mt). Imboccandola verso destra in salita, si raggiungerebbe quindi la frazione di Maranza intersecando dopo alcune curve il sentiero n.12 alla propria destra.

Il percorso a piedi risulta essere non dei più entusiasmanti anche se offre diversi begli scorci sulla valle, camminando per buona parte su una stretta traccia che mira soprattutto a tagliare i tornanti della provinciale.

La vicinanza al caratteristico paese di Rio di Pusteira, distante non più di 600 mt girando a sinistra in discesa, invece, suggerisce una visita al piccolo centro abitato famoso per i suoi colori la vivacità e ricco di begli edifici storici in stile alpino alternati a palazzine più moderne, che consente anche una visita alla particolare Chiesa di Sant’Elena, sul promontorio nel mezzo al paese, fusione di stili antichi e contemporanei dei più riusciti.

Scendendo quindi lungo la SP149, sarà facile distinguere le cabine della funivia Mülbach-Meransen unire il paese alla sua frazione montana, correndo su è giù per i ripidi pendii boscosi.

Passare proprio di fronte alla minuta stazione di partenza dell’impianto per raggiungerne l’ingresso una volta superato il piccolo parcheggio fra le palazzine, di fronte all’entrata dell’Hotel Leitner e qui optare fra le due due diverse soluzioni: visitare subito la Chiesa di Sant’Elena e perdersi fra le viuzze di Rio Pusteria, oppure rimandare in seguito, dopo la salita e discesa in funivia per la visita all’imperdibile CHIESA DI SAN GIACOMO e DELLE TRE VERGINI

Che si opti per una soluzione piuttosto che per l’altra, la chiesa, risulta assolutamente suggestiva, oltre che per il suo valore artistico, anche per la posizione privilegiata sulla valle che dona al viandate quiete e raccoglimento meditativo. Non a caso la chiesa è intitolata a San Giacomo ed è meta di pellegrinaggio da tutta la regione già dai tempi della sua antica fondazione.

Arenzano – Varazze

Il percorso

E’ la prosecuzione del precedente percorso, questa volta ripercorrendo il più fedelmente possibile la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio. Tra Arenzano e Varazze i tratti in questione sono stati riconvertiti a percorso ciclopedonale: sono presenti numerose gallerie e la via, che è stata pavimentata, corre adiacente al mare, regalando paesaggi di insolita bellezza. Nonostante l’interdizione ai mezzi motorizzati, occorre prestare comunque la massima attenzione ad evitare collisioni tra escursionisti e ciclisti! Nel tratto urbano di Cogoleto, la situazione è più complessa, in quanto risulta evidente l’assenza di un percorso ciclabile: infatti la classica “passeggiata lungomare”(sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione) è esclusivamente riservata ai pedoni! Pertanto, per semplificare, agli escursionisti si consiglia di proseguire sul lungomare , mentre al fine di evitare spiacevoli incidenti (e multe!) I ciclisti potranno seguire il percorso qui “tracciato”, che ripercorre più fedelmente possibile la vecchia sede ferroviaria . Le distanze sono simili; occorre prestare attenzione a rispettare la segnaletica stradale in quanto sono presenti sensi unici , che spesso vengono modificati, per cui non è sempre possibile percorrere il tratto urbano di Cogoleto in ambedue i sensi di marcia. La traccia .gpx è stata rimaneggiata in quanto essendo parte del percorso in galleria, non è stata possibile un’accurata registrazione delle coordinate GPS.

Descrizione:

Dal centro ad Arenzano segui (verso ponente) l’evidente tracciato della ex sede ferroviaria percorrendo Via Verdi , Via Domenico Bocca, Piazza allende, sino ad oltrepassare l’edificio della vecchia Stazione, sede della Croce Rossa Italiana (Piazza della vecchia Ferrovia!). Proseguendo ai margini del parcheggio giungi ad attraversare la Via Aurelia nei pressi del varco che conduce al porto turistico. Imbocchi l’evidente percorso ciclopedonale che quasi subito entra in galleria, proseguendo successivamente adiacente al mare. Dopo un panoramico tratto incontri una galleria molto più lunga delle precedenti che termina con una inestetica (…quasi anestetica!) copertura artificiale in cemento che impedisce la vista mare. Al termine del lungo rettilineo incontri gli impianti sportivi e successivamente risali nel punto in cui la Via Aurelia attraversa il Rio Lerone (+ 2.84 km dalla partenza). Il percorso urbano prevede di seguire la passeggiata a mare, oppure di proseguire verso ponente sulla Via Aurelia, successivamente seguendo Via 30 Ottobre 1943, Piazza Maggetti, Piazza Martiri della libertà (Stazione RFI), Via Poggi, Via Carmine, Via Bardina, Via Parasco, Via Vernazza, Via Parenti (Aurelia), Via Arrestra Interna, Via Giusto (attenzione: due buie gallerie testimonianza della presenza dell’antica sede ferroviaria) sino alla Via Aurelia di Ponente, ove, attraversando a lato mare e proseguendo verso Varazze, dopo il ponte sul Torrente Arrestra, (+6 km dalla partenza) inizia il successivo tratto ciclopedonale, più lungo e più spettacolare del precedente. Sono presenti numerose gallerie e, tra queste, qualche piccolo tratto di spiaggia per un bagno estivo. Durante la bella stagione non è difficile trovare punti di ristoro o la possibilità di noleggiare pattini e biciclette. Segui senza possibilità di errore il lungo e piacevole percorso fino all’inizio di Varazze, anticipato da un sottopasso che intercetta la Via aurelia che scende dai Piani di Invrea. Il percorso segue ancora l’ex strada ferrata nel tratto urbano in via Luigi Bruzzone (riconoscibile per la presenza di una brevissima galleria) e termina, per convenzione, in Piazza Santa Caterina

Voltri – Arenzano

Due i principali motivi che ci conducono lungo questo percorso:

1) l’esigenza pratica di trovare una via in gran parte disconnessa dal traffico motorizzato, alternativa alla “passggiata/marciapiede” a lato mare dell’Aurelia, la cui percorrenza diventa sicuramente poco fruibile nei mesi estivi a causa dell’enorme quantità di traffico (e confusione) generato dall’afflusso verso le spiagge.

2) la lettura “storica” del percorso, ideato seguendo il toponimo “Via Romana” presente sulle carte, sfruttando il più possibile la “mezza costa”, garantendo se non altro qualche bello scorcio sulla parte occidentale del golfo di Genova, con vista fino a Capo Noli. Purtroppo non si può non notare la stonatura derivante dai danni creati al territorio sia dall’urbanizzazione che dall’incuria. La presenza dell’autostrada diventa talora “soffocante”; i più esperti potranno, lungo il percorso, anche soffermarsi sulle differenti tecniche costruttive (e relativo inserimento nel paesaggio) di ponti e viadotti, dal medioevo sino agli anni ‘80 del secolo scorso.

La strada percorsa trattasi comunque di una via medioevale, il cui attuale toponimo deriva quasi sicuramente dal termine “romanico” anzichè “romano”. Difatti le principali arterie viarie da e per “Genua” furono costruite a partire dal 160-148 a.c (Via Postumia; successivamente Via Aemilia Scauri/Julia Augusta 100-13 A.C.). Le comunicazioni tra gli insediamenti rivieraschi avvenivano infatti prevalentemente via mare.

Note: prestare attenzione alle difficoltà intrinseche del percorso (attraversamento di corsi d’acqua, frane, mancanza di parapetti) nonchè all’attraversamento di proprietà private, anche se non delimitate (buona norma rimane chiedere permesso: di solito non viene negato). Il presente percorso viene citato già dal sito www.liguriabike.it (2002) e da un interessante libro “La Via della Carta”, SAGEP Ed. 1991

Descrizione:

da Piazza Sebastiano Gaggero volgi verso il bagnasciuga; dopo aver aggirato l’edificio sede delle Poste Italiane (alla tua destra), imbocchi la bella passeggiata “Roberto Bruzzone”, di recente costruzione, che spicca per la piacevole pavimentazione in legno. Procedi sempre adiacente alla spiaggia sino a risalire in largo Dall’Orto, ove incontri la Via Aurelia all’uscita occidentale del centro abitato. Dopo aver attraversato la strada, proseguendo sempre verso ponente, volgi verso monte all’imbocco della Via Romana di Voltri (progr. 800m). Noterai che una scalinata ti permette di evitare il primo tornante. Salendo, procedi sempre lungo la strada principale, ancora asfaltata, fino ad oltrepassare un caratteristico ponte ad arco ribassato, dalle fattezze molto antiche. Una seconda scalinata ti permette di evitare il successivo gomito. Ignori la rampa che sale alla chiesa di Sant’Eugenio; dopo qualche decina di metri la strada prende il nome di “Via Nuova di Crevari”: alla tua sinistra si stacca in piano una deviazione che continua, con il nome di Via Romana di Voltri, tra alcune abitazioni (progr. 1.75 km, 65 mslm). Successivamente diviene uno stradello in parte asfaltato, in parte invaso da sterpaglie, che prosegue tra le due carreggiate dell’autostrada, fino a terminare sottopassando il viadotto della carreggiata “Nord”, per salire con una ripida scalinata in parte inerbita. Al termine, il sentiero prosegue alla sinistra, in lieve salita fino a sorpassare l’imbocco della galleria autostradale. Ancora procedendo lungo un viottolo a “mezza costa”, tra orti e rada vegetazione, si raggiunge il successivo gruppo di case, ove il sentiero termina con alcuni scalini che, sulla sinistra, scendono per incontrare l’asfalto (Via L. Gainotti). Sali sulla prima rampa asfaltata che incontri sulla destra per guadagnare una strada più ampia, che segui alla sinistra (progr. 2.75km, 100 mslm). Oltrepassi un ponte e dopo una breve ma ripida salita scendi mantenendoti alla sinistra: ove termina l’asfalto incontri un viottolo, che scende a fianco della carreggiata autostradale “Sud”, sottopassandola alla sinistra. Inizia un tratto molto panoramico, quanto potenzialmente pericoloso in quanto a strapiombo (circa 70 metri di altitudine sul mare) sulla sottostante Aurelia, lungo il breve promontorio che precede l’insenatura di Vesima. Scendendo su sentiero, giungi infine a reincontrare l’asfalto, per l’appunto in Via Vesima (progr. 3.8 km), nei pressi dell’antico nucleo abitato, collocato un poco più a monte rispetto alla spiaggia. Procedi in salita fino al punto in cui la strada è interrotta da una sbarra: scendi quindi sulla sinistra fino ad attraversare un rio, nei pressi di un antico quanto interessante “scheletro” di una filanda. Sali salla sinistra, ancora su asfalto, fino a passare accanto alla base di un viadotto autostradale, per procedere lungo un tratto sterrato, che con qualche saliscendi, affianca ancora l’autostrada. Ignorando alcune deviazioni secondarie e generalmente sbarrate, prosegui lungo un sentiero fino a scendere per attraversare il rio (fossa Luea) successivo. Questo passaggio molte volte è stato trovato in pessime condizioni o per l’eccesso di acqua o per la presenza di movimenti franosi: occorre prestare estrema attenzione. Giungendo nuovamente su una strada asfaltata è necessario scendere per qualche metro fino ad un bivio sulla destra in salita (progr. 5.4 km, 45 mslm), ove il percorso è chiuso con alcuni blocchi di cemento ma è ben praticabile a piedi o in bici. Segui una ripida salita costituita da rampe cementate che risalgono, con vista “interessante” sui viadotti autostradali, fino ad un pianoro a quota 100 mslm circa, ove trovi uno sterrato sulla sinistra cha affianca una pista da motocross e prosegue in direzione ponente. Reincontri l’asfalto nei pressi delle prime abitazioni, ove svolti a destra per sovrapassare la galleria autostradale, giungendo in loc. Terrarossa di Arenzano. Un tratto rettilineo inferiore al chilometro ti riporta sopra l’ennesima galleria autostradale . In questo punto (progr. 7 km, 90 mslsm), prima dell’inizio della discesa, svolti a destra lungo uno sterrato in salita, tenendo la sinistra dopo pochi metri, su un tratto pianeggiante ed inerbito. Arrivi nei pressi di uno sbancamento (alcuni edifici in costruzione): in questo punto, prima del cantiere, un cartello in legno indica un sentiero “Via Romana” che inizia a scendere tra la vegetazione (necessario prestare attenzione ai successivi bivi, poco evidenti: tenere dapprima la destra, successivamente la sinistra in discesa in un bosco di pini). Giungi nuovamente su asfalto in corrispondenza di una strada in discesa (progr. 7.72 km) che sottopassa nuovamente l’autostrada. Al termine di un breve rettifilo in discesa l’ennesima indicazione “Via Romana di Levante” indica la direzione (destra) da seguire. Un viottolo in discesa conduce presso il Santuario di N.S delle Olivete. Ancora seguendo “Via Romana di Levante” scendi alla destra della chiesa (rispetto all’uscita) su una larga scalinata fino a giungere su una strada asfaltata (Via Torino) nei pressi dell’attuale ferrovia. Seguendo l’itinerario urbano Via Torino – Piazza Servetto – Via Vittorio Veneto – Via Olivete giungi in pieno centro ad Arenzano , nel punto (Via Verdi) che coincide con la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio.

Mirandola – Nonantola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.
Mirandola – (ciclabile Chico Mendez – via Camurana) – Camurana – (via Bruino) – Medolla – (via San Matteo) – Villafranca – (via Campana – via Roncaglio) – Staggia – (via Gallerana – via Prati Livelli – via Carrate) – Solara: 18,5 km – 4 ore
Mirandola è splendidamente collegata a Medolla con una lunga ciclabile intitolata a Chico Mendez realizzata sul tracciato di una vecchia ferrovia. Dopo aver percorso il suo tratto più bello e suggestivo, è possibile deviare verso est sulla via Camurana, dove l’antica pieve (le cui origini affondano all’VIII, sussidiaria dell’Abbazia di Nonantola) purtroppo è chiusa per il sisma, e da questa proseguire a sud verso Medolla. Se invece si prosegue sulla ciclabile si attraversa una zona artigianale non particolarmente bella, ma agevole. Da medolla si punta verso Villafranca, da cui inizia un tratto di circa 10 km fino a Solara, piuttosto bello paesaggisticamente, sostanzialmente privo di ombra e servizi (escluso l’attraversamento di Staggia), e quindi un po’ più impegnativo durante la stagione estiva. Attorno a Staggia, dove è possibile mangiare un boccone, sono presenti alcune ville signorili molto interessanti.
Solara – (Argine Panaro) – Bomporto – (Argine Panaro – via Zamberlane – via Paglierina – via Selvatica – via Gatti – via Prati) – Nonantola: 15 km – 3,5 ore
A Solara è possibile trovare ristoro, e se l’orario lo consente è particolarmente indicata una sosta al ristorante la Lanterna di Diogene, gestito in modo molto interessante da una cooperativa sociale legata ad un centro riabilitativo della zona.
Da qui in avanti si percorre integralmente l’itinerario della via Romea Strata Nonantolana che, proveniente dal nord Europa, si collega fino alla via Francigena e a Roma.
Il percorso sull’argine del Panaro è assolato e privo di fontane fino a Bomporto, quindi è consigliabile un cappellino e dell’acqua fresca. Al contempo attraversa i giardini di svariate e bellissime ville sei-settecentesche, tanto che qualcuno ha ribattezzato un po’ pomposamente questa zona come la “riviera del Brenta modenese”.
A Bomporto è molto interessante il sistema di porte vinciane che collega il canale Naviglio al fiume Panaro, e che permetteva alla città di Modena di avere una Darsena collegata ai traffici marittimi dell’Adriatico.
L’argine del Panaro dopo il ponte di Bomporto si presenta erboso e piuttosto piacevole da percorrere, anche se lo si lascia quasi subito per percorrere un lungo tratto fra aziende agricole e casali.
L’ingresso a Nonantola si svolge fra campi, zone umide e i resti della ferrovia Modena-Ferrara (la via Gatti era il vecchio tracciato dei binari che collegavano le due città estensi), e si entra con la visuale sulle belle absidi romaniche della Pieve di san Michele Arcangelo.
Da qui si raggiunge in breve l’antica e potente Abbazia, fondata nell’VIII secolo d.c., che nell’alto medio evo fu uno dei principali centri della cultura benedettina in Europa al pari di Canterbury e Cluny.

Ostiglia – Mirandola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.

Ostiglia – Revere – (via Cipolline) – Pieve di Coriano – Pelate – (SS12) – Ghisione – (SP36 – via Arginone – via Vignelle – via Borgo – SP 38) – Poggio Rusco: 16 km – 4 ore

Il cammino parte dalla bella città di Ostiglia, dalla quale appena attraversato il Po si raggiunge Revere, presso cui vale la pena fermarsi presso la Chiesa Parrocchiale e Piazza Castello. In breve si raggiunge la Pieve di Coriano, dove è quasi obbligatorio visitare la chiesa del XII secolo fondata dalla Contessa di Canossa. Da qui si riparte tra campi e canali e si raggiunge a metà mattina (dopo un tratto – purtroppo – sulla statale 12) l’oratorio matildico di Ghisione, con annesso bar-trattoria. A Ghisione si può decidere se continuare sulla statale per raggiungere Villa Poma, oppure deviare su stradine in mezzo ai campi in direzione sud (scelta assolutamente consigliata per la sopravvivenza del camminatore, ma anche per il panorama che spazia dalle alpi alla catena appenninica, nelle giornate terse) e raggiungere all’ora di pranzo Poggio Rusco, bel centro abitato con una piazza molto viva, e un bel viale di primo ‘900 in uscita dal paese.
Poggio Rusco – Stropazzara – (via Affittanza – via Argine nuovo) – Quarantoli – (via Punta – via Bruino) – Mirandola: 13 km – 3 ore
Il tratto fino a Quarantoli non presenta particolari emergenze, salvo due aziende agricole molto ben tenute ed organizzate, a ridosso del canale di Burana. Si presenta però come un tratto molto piacevole, in buona parte su strada sterrata (via Argine nuovo) e lontano dal traffico, che ben rende l’idea dei tradizionali percorsi lungo le vie d’acqua della bassa modenese. A Quarantoli finalmente è possibile trovare ristoro e ammirare la splendida e una volta potente pieve matildica, oggi purtroppo ancora gravemente lesionata dal sisma del 2012, e inagibile.
Dopo un altro tratto in campagna, mano a mano che i danni del terremoto si fanno sempre più visibili, si raggiunge finalmente Mirandola, antica e potente città rinascimentale, oggi purtroppo lacerata dal terremoto nel fisico, ma non nello spirito, a giudicare dalla vita del centro cittadino nonostante la presenza di numerosissimi edifici inagibili.

Viterbo – Bagnaia

Descrizione del percorso

Da Piazza del Plebiscito a Viterbo imbocchiamo Via Roma: dopo piazza delle Erbe la via prosegue con il nome di Corso Italia. La percorriamo fino a Piazza Verdi. Lasciandoci sulla destra il Teatro dell’Unione proseguiamo su via Fratelli Rosselli. All’incrocio con Viale Raniero Capocci traversiamo e voltiamo a destra in direzione di un piccolo sottopassaggio ferroviario che sbuca su Via Ferrovia.
Attraversiamo la strada e imbocchiamo via Genova in direzione del Parco dell’Arcionello. Giunti all’incrocio con via Belluno la imbocchiamo e proseguiamo in salita. All’inizio della strada, sulla sinistra – all’altezza del cartello “Miss Pizza” – si trova l’ingresso del Parco dell’Arcionello con un pannello informativo.
Purtroppo la via d’accesso a quest’area naturalistica (ricordiamo che trattasi della Riserva Naturale Regionale “Valle dell’Arcionello” – vedi sito: http://www.parchilazio.it/valledellarcionello) risulta inaccessibile per la cittadinanza da anni e quindi – malgrado la presenza di un sentiero all’interno del Parco, siamo costretti a proseguire in salita sul marciapiede di via Belluno.

Alla rotatoria giriamo a sinistra, Strada della Palanzana.
Al bivio successivo imbocchiamo a destra Strada Monte Pizzo che prosegue in salita. La strada asfaltata prosegue in salita poi, dopo un piccolo tratto sterrato, continua di nuovo asfaltata. Sulla sinistra domina la sagoma del Monte Palanzana (circa 782 m.).
Dopo circa 1,5 km ci troviamo ad un bivio. Imbocchiamo la strada a sinistra, passando sotto la sbarra. Lo sterrato costeggia delle ville e poi prosegue in discesa. La strada si trasforma in un sentiero più naturalistico (bosco misto di latifoglie mesofile). Lungo il cammino, a sinistra, incontriamo un cartello sulla fauna del Parco dell’Arcionello. Lo sterrato diventa poi sentiero e, dopo un tratto in discesa si giunge ad un fosso. La strada prosegue in salita e dopo 5 metri facciamo una deviazione: proseguiamo a sinistra, lungo un sentiero che costeggia il fosso (controllare il gpx del percorso per sicurezza).

Questo sentiero va verso i “Bottini di Fosso Luparo“: si tratta di una vera e propria “cittadella delle acque” creata tra il 1903 e il 1916 per imbrigliare le acque della montagna e convogliarle in un sistema di tagliate, canali, tubature e serbatoi dotati di pompe che smistavano le acque di 2 sorgenti della Palanzana verso Viterbo. Peraltro documenti comunali risalenti al 1200 segnalavano la presenza lungo il Fosso Luparo di manufatti per la captazione e l’irregimentazione delle acque ad uso artigianale (mulini, cartiere, opifici).

Dopo questa deviazione riprendiamo il sentiero principale in leggera salita lungo una piccola tagliata nel pavimento. Ad un bivio a T giriamo a destra lungo la strada che sale dolcemente costeggiando la Palanzana. Dopo una piccola radura troviamo un bivio a T di fronte agli impianti di meleti della “Ciminella”. Voltiamo a sinistra. Dopo 50 metri troviamo un altro bivio: proseguiamo a destra (piccola freccia che indica “verso il Calvario”).
La vegetazione si fa più rada e lo sterrato prosegue in discesa. Sulla destra troviamo un sentiero che va in un bosco: proseguiamo, tralasciandolo. Inizia un tratto in pianura: sulla destra alcune grandi querce isolate. Dopo una ventina di metri troviamo una radura con strada a destra: proseguiamo, tralasciandola.
La nostra strada svolta naturalmente a sinistra e prosegue in direzione Nord-Ovest: sulla destra, tra 2 alberi, scende un sentiero scosceso, indicato da alcune rocce dipinte di rosso, che imbocchiamo. Il primo tratto presenta delle rocce sconnesse e scivolose. Il sentiero poi prosegue nel bosco. Dopo un breve tratto il nostro sentiero si immette su una strada privata: proseguiamo dritti/destra. Intercettiamo così la Strada Romana e proseguiamo su questa a destra in salita (camminando sul lato sinistro per avere più visibilità da parte degli automobilisti).
Percorsi circa 300 metri a sinistra imbocchiamo uno stretto sentiero tra 2 recinzioni, segnalato da un paletto metallico siglato “SR”).
Dopo un sentiero stretto la carraeccia si allarga e si offre davanti a noi un largo panorama su Bagnaia, Viterbo, la vallata sottostante e in lontananza il Monte Amiata, Montefiascone, la valle del Tevere e i monti dell’Umbria. In fondo allo sterrato arriviamo ad una strata asfaltata e proseguiamo in discesa a sinistra (Strada Volpara). In fondo alla lunga discesa – con bel panorama di Bagnaia – giungiamo ad un parcheggio (Piazzale Pietro Callisti). Entriamo a Bagnaia, attraversando i binari della ferrovia, percorrendo in salita un breve tratto della Strada Ortana e terminando la nostra escursione nel centro della cittadina (Piazza XX Settembre) alla base della sua caratteristica torre.

Monte Romano – Luni sul Mignone

A pochi chilometri dalla costa Tarquiniese e dall’entroterra Viterbese, lontano dall’inquinamento industriale e dallo stress cittadino, sorge un piccolo borgo dall’aspetto sei- settecentesco che forse per troppo tempo ha nascosto la bellezza della propria terra: memoria di storie importanti e di grandi civiltà, etrusca e romana, custode di importanti testimonianze, medioevali e rinascimentali, il tutto immerso in contesti ambientali che contribuiscono a creare luoghi di grande pregio e bellezza. L’itinerario – escursione che proponiamo si svolge all’interno di questo territorio ed inizia proprio dal centro storico del paese di Monte Romano. Questo paese nel corso della storia si è andato sviluppando intorno ad una strada che è l’attuale Aurelia Bis, e immerso in una valle posta ai piedi della Rotonda (dove all’interno si trova il Poggio della Rotonda, di proprietà dell’Università Agraria di Monte Romano), che è una collina che presenta un aspetto inconfondibile nel paesaggio, per la sua cima formata da querce secolari disposte a corona.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Lasciando alle spalle il centro storico e da Piazza del Plebiscito ci incamminiamo lasciando il palazzetto del comune e il teatro comunale alla nostra sinistra, proseguiamo verso Piazza XXIV Maggio, andiamo a sinistra imboccando Via IV novembre.   Proseguendo in salita, ci troviamo di fronte ad un palazzetto caratteristico con una torre e un campanile, noi prendiamo la strada di destra in salita.   Proseguendo per la via, dopo poco prendiamo Via Marconi, che è una strada in discesa asfaltata e che apre in prospettiva all’improvviso, ad una ampia e gradevole visuale di vegetazione.   Proseguendo per Via Marconi, incontriamo un sentiero non asfaltato (carrareccia), incontriamo un cancello verde e lo attraversiamo continuando.   Dopo un po’ proseguendo sulla strada sterrata incontriamo a destra un gruppetto di 4 alberi con intorno un recinto di legno e sempre in quella direzione abbiamo la visuale dei Monti della Tolfa, la ciminiera della centrale di Civitavecchia e in fondo se non c’è foschia si vede la linea del mare.   Lasciamo la strada principale sterrata, e ne imbocchiamo un ‘altra sulla destra verso un cancello di legno, che si trova subito dopo l’abbeveratoio che si vede a destra.   Poco prima del cancello troviamo sempre sulla destra un altro cancello di ferro, l’oltrepassiamo e proseguiamo sempre sulla strada sterrata in leggera salita, facendo attenzione perché’ ci troviamo in una zona dove pascolano mucche e tori e richiudendo il cancello che si attraversa.

Alla fine di questa strada in discesa, dove troviamo una recinzione con un cancello in legno e filo spinato, dobbiamo prendere il sentiero che va in discesa alla nostra sinistra.  Dopo qualche decina di metri, nei pressi di un bivio a T prendiamo a sinistra.   Dopo aver percorso circa 700-800 metri sempre sulla strada sterrata, si arriva ad un certo punto su una stradina laterale a sinistra. Per indicare quello che vediamo come possibili punti di riferimento, ci troviamo davanti in discesa La Valle del Mignone, sulla destra una collinetta verde, e sulla sinistra il sentiero in discesa che dobbiamo prendere (se si è insicuri di questo bivio fare riferimento al gpx). All’inizio di questo sentiero, un albero sul lato destro e dopo pochi metri una grossa roccia sul lato sinistro.   Proseguendo in discesa sulla strada sterrata si arriva ad un bivio a T, davanti si trova il Fiume Mignone, noi proseguiamo a sinistra in discesa.   Proseguendo diritto, incontriamo ad un bivio, un cartello indicatore di caduta massi, proseguiamo sul sentiero a destra, si arriva così ad un bivio a V, qui si prosegue avanti diritti risalendo la corrente del Fiume Mignone avendolo sul nostro lato destro.   Dopo aver percorso una decina di metri, incontriamo un cancello di legno. Appena superato è visibile un ampio fosso fangoso, reso così per via dell’acqua piovana.   Oltrepassato il fosso e proseguendo la via,  seguiamo in parallelo un affluente del Mignone, incontriamo un bivio, e si prosegue sul lato destro.

Costeggiando l’affluente del Mignone che si trova alla nostra destra, incontriamo un bivio che è formato dal percorso dove in passato vi erano montati i binari della ferrovia, intravvedendo davanti a noi la Vecchia Stazione di Monte Romano, ovviamente oggi in disuso e ridotta in condizioni disastrose. Proseguiamo sulla destra in direzione del Ponte Ferroviario, ed è visibile un grande serbatoio dell’acqua in cemento.

Prima del ponte ferroviario, e subito dopo il grande serbatoio, troviamo a sinistra un sentierino che scende costeggiando un costone. Proseguendo su questo sentierino attraverso le rocce, si percorre risalendo con qualche piccola arrampicata e aiutati anche da una scala di ferro montata apposta per aiutare gli escursionisti che vogliono visitare la residenza monumentale dell’età del bronzo, nella zona archeologica denominata Luni sul Mignone, nostra meta.   Arrivando a questa antica residenza ne possiamo osservare la remota bellezza e la specifica spiegazione che così recita:

“E’ IL PIU’ ANTICO EDIFICIO MONUMENTALE DELL’ITALIA CENTRALE (XII SECOLO a.C.), PROBABILE ABITAZIONE DEL CAPO DEL VILLAGGIO, LA MONUMENTALE CAPANNA CHE MISURA 17×9 metri, VENNE RICAVATO IN PARTE DA UN BANCO TUFACEO, SCAVATO FINO AD UNA PROFONDITA’ DI 6 METRI, MA DOVETTE ESSERE COMPLETATO IN ELEVATO CON BLOCCHI DI TUFO, E COPERTO CON UN TETTO LIGNEO”. 

E’ interessante da visitare, sia per chi ama la storia degli uomini che a chi interessa l’archeologia.

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

Il percorso che segue collega due fattorie Wwoof passando per scenari di campagna, boschi e borghi arroccati, con un occhio sempre al profilo del Monte Soratte, montagna sacra ai romani, dalla sagoma inconfondibile. L’arrivo è il Convento Sant’Andrea, oggi una struttura ricettiva che ospita gruppi, scuole e famiglie per feste e cerimonie, laboratori didattici, corsi di formazione, eventi culturali, ritiri spirituali e vacanze all’insegna della solidarietà (dal sito del convento).

 Il percorso

Avendo alle spalle la casa rossa della fattoria Le Spinose andiamo a destra, prendendo lo spiazzo con le recinzioni per gli animali. Laddove c’è lo steccato di legno lo oltrepassiamo e cominciamo a scendere nel bosco. Giunti in breve al fontanile si prende il sentiero a scendere oltre la staccionata e seguendo la recinzione di rete si arriva ad una apertura, oltre la quale è facile individuare la strada asfaltata verso cui dobbiamo dirigerci. Passiamo così il cancello sempre aperto e imbocchiamo la strada asfaltata a destra per circa 500 metri, fino a svoltare, prima del ponte che supera l’autostrada, per la deviazione a sinistra per Foglia. Saliamo così di quota con alcuni tornanti e poco prima dell’abitato di Foglia svoltiamo a sinistra per la strada sterrata denominata Vocabolo San Sebastiano. La percorriamo tutta senza mai prendere le deviazioni. Alla nostra destra possiamo osservare il Monte Soratte.

Quando giungiamo alla Strada Sabina (asfaltata e abbastanza pericolosa) svoltiamo a destra per 250 metri, dunque arriviamo ad un bar/tabaccaio all’altezza della Casa Cantoniera. C’è anche una chiesetta, a destra della quale possiamo intravedere la strada di erba che dobbiamo imboccare (la strada si imbocca esattamente dietro la fermata dei bus). Quando la strada diventa di nuovo sterrata bisogna prendere a sinistra una strada in leggera salita situata tra un noceto e un noccioleto. Non arrivare all’asfaltata poco più avanti.

Qualche centinaio di metri e siamo nel bosco. Appena inizia quest’ultimo subito ci troviamo sulla destra un sentiero da non prendere. Andiamo dunque dritti e giungiamo ad una piccola radura, dove bisogna tenere la destra. Arriviamo così ad una seconda radura: a destra abbiamo un’apertura in una rete che ci conduce su Via San Prospero. Con questa si giunge facilmente al Convento, nostra meta. Ma in questa escursione noi abbiamo preso la strada a sinistra che scende nuovamente nel bosco. Bisogna tenere in considerazione che se il fango è molto si può appunto prendere Via San Prospero, che è certamente meno bella ma più sicura e semplice. La strada che scende di fatti è pendente e scende rapidamente verso il Fosso Campana.

Si arriva così ad un primo bivio da imboccare a sinistra e ad un secondo da prendere a destra. Questa strada sterrata ci porta a superare con un ponticello il Fosso Campana e ad intercettare la Strada Campana. La prendiamo a destra per 50 metri e all’altezza di una quercia che sovrasta il paesaggio prendiamo una strada per i trattori che sale sulla destra e che passa proprio sotto la bella quercia. Giungiamo ad un casale diroccato e guadagniamo quota. La strada diventa sterrata e lo scenario si apre dietro di noi sempre sul Monte Soratte, a sinistra Otricoli e davanti a noi Calvi dell’Umbria. Quando la strada spiana siamo nei pressi di una fattoria. Dopodiché c’è un bivio a cui girare a sinistra. In cima alla salita troviamo il bivio a sinistra con un fontanile per Cicignano, piccolo e delizioso paesino tutto a visitare.

Ecco dunque che torniamo sui nostri passi e proseguiamo per la strada verso Collevecchio. Dopo aver passato Via San Prospero all’altezza dell’Agriturismo San Giò e avendo proseguito avanti la strada fa una curva a destra e ci immette per la strada per Collevecchio. Al bivio per Tarano/MonteBuono andiamo dritti e dopo poche centinaia di metri troviamo il bivio a sinistra per il Convento Sant’Andrea (subito dopo il cimitero).

Stazione FS Civita Castellana – Le Spinose

Breve percorso di collegamento che dalla stazione di Civita Castellana arriva alla fattoria Wwoof Le Spinose. Questa fattoria “in applicazione del principio del ciclo chiuso, utilizza quasi esclusivamente i prodotti della propria terra. Inoltre l’azienda punta sulla sostenibilità, l’autonomia energetica, il ripristino della biodiversità, il benessere degli animali, il rispetto della stagionalità e la salvaguardia dei prodotti locali” (dal sito della fattoria). Il percorso si sviluppa perlopiù su strade asfaltate ma riserva comunque piacevoli sorprese al camminatore.

Il percorso

Si inizia dalla Stazione di Civita Castellana. Avendocela alle spalle imbocchiamo a sinistra la strada asfaltata davanti a noi, costeggiando la ferrovia. Dopo circa 600 metri arriviamo ad un parcheggio, che poi altro non sarebbe che uno dei parcheggi della stazione. Poco prima prendiamo la strada a destra, asfaltata, che oltrepassa poco più avanti, con un sottopasso, la ferrovia direttissima. Questa strada costeggia il fiume Tevere, che ci troviamo a sinistra. Si giunge così alla Flaminia all’altezza di Ponte Felice. Bisognerà attraversare la Flaminia e passare il ponte tenendoci sul lato destro, tra la vecchia balaustra e il guardrail. Qui non è possibile fare altrimenti, sarebbe molto pericoloso. Si apre lo scenario sul Monte Soratte. Non andate via prima di aver contemplato le varie interessanti targhe commemorative del ponte, situate nella parte iniziale a sinistra, ben nascoste dalla vegetazione.

Subito dopo il Ponte svoltiamo a destra verso Casperia/Torri in Sabina, prendendo la Strada Sabina SR657. Dopo il caseificio potete usare i campi a sinistra per evitare una curva pericolosa. Ritornati sulla strada asfaltata proseguite sempre dritto fino a salire sul sovrappasso che oltrepassa l’autostrada (come si evince dal gpx abbiamo provato a prendere sia la strada a destra che a sinistra del sovrappasso ma sono entrambe a vicolo cieco) . Andando sempre dritti e facendo attenzione alle macchine che sfrecciano troverete la deviazione per Foglia sulla destra, da non prendere. Dunque fate 500 metri circa e si arriva ad un cancello sulla sinistra sempre aperto. Entriamo e andiamo verso la recinzione che vediamo sulla destra. Qui troveremo, magari cercando un pochino, un’apertura della rete, oltre la quale imboccheremo un sentiero a salire sulla sinistra, che costeggia la recinzione. In breve saremo ad una recinzione in legno, da scavalcare, oltre la quale c’è un fontanile abbeveratoio. Siamo già nel terreno della Fattoria Le Spinose. Svoltiamo a destra e saliamo verso la casa, che ci troveremo davanti dopo le rimesse agricole. E’ opportuno chiamare prima di arrivare alla fattoria, dal momento che ci sono cani pastori che circolano, buoni ma comunque protettivi del territorio.

Naturno – Laces

DESCRIZIONE:

Poste le spalle al moderno municipio del comune di Naturno, dal centro cittadino, puntare Via Principale che si snoda attraverso esso. Imboccarla tenendo la destra fino ad andare a raggiungere sull’altro lato della carreggiata, Via della Stazione in non più di 150 mt di cammino. Allontanarsi quindi dal centro camminando fra i negozi, alcuni supermercati e bar, sempre seguendo le indicazioni per la stazione, che però non si raggiungerà, svoltando prima, sulla destra (all’angolo, il ristorante Zollwies) su Via Kellerbach, avendo percorso in tutto poco meno di 1 km dal centro. Seguire questa asfaltata secondaria, poco trafficata, camminando fra vasti meleti e non abbandonarla fino a raggiungere le prime case della località di Cirlano dopo aver percorso un altro chilometro e, con altri 500 mt, attraversarne l’abitato per giungere alla Chiesa di Sant’Osvaldo dalla bella guglia slanciata rossa.

Uscire dal piccolo giardino e dal piccolo cimitero che circonda la chiesa e continuare nella direzione di prima, sempre sulla via principale. Dopo circa 150 mt, al bivio, piegare a sinistra sulla stradina che punta in mezzo a due grandi edifici privati, e all’incrocio successivo continuare dritto fino a che la strada non pieghi a gomito a sinistra per arrivare così di fronte ad un grande meleto con la strada che continuerebbe a costeggiarlo verso sinistra. Imboccare, invece sulla propria destra, in prossimità di un grosso albero isolato, la traccia di un percorso di servizio che permette di tagliare per i campi, camminando fra i filari. In non più di un quarto d’ora di cammino, raggiungere Via dell’argine, ampia asfaltata poco trafficata che corre fra i meleti. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere in poco meno di 1 km la località di Strava, poche case strette intorno ad un ponte sull’Adige, proprio al di sotto del noto Castel Juvale, visibile in alto, sede di un museo del circuito Messner Mountain Museum e residenza estiva dell’alpinista altoatesino.

Porre il ponte alle spalle e imboccare la strada di fronte che passa in mezzo alle case. Dopo meno di 150 mt, svoltare a destra su Via Predui che si dirige nuovamente fra i campi di mele. Si camminerà così, immersi nella pace dei campi agricoli per quasi 2 km fino a dover svoltare a sinistra su Via Steinach, ignorando il passaggio a livello nei pressi una casa, al fondo sulla destra. Superare un gruppo di poche case su entrambi i lati della strada e, dove Via Steinbach comincia  a sviluppare un’ampia curva sulla sinistra, abbandonarla a favore del tracciato di servizio ben visibile fra i campi, dritto davanti a sé. Non abbandonarlo più fin quando non si arriverà nei pressi di un grande canale di irrigazione molto lungo e totalmente rettilineo. Aver cura di attraversarlo all’inizio, passando il ponticello nei pressi di una piccola costruzione in cemento tipo magazzino. Passargli di fronte e proseguire quindi lungo la riva del canale puntando dritto sul rettilineo.

Al fondo di esso, dopo almeno 3 km di cammino, dove il tracciato si interrompe obbligando ad una svolta a destra o sinistra, girare a sinistra per affrontare in meno di 200 mt, una curva a gomito verso destra. Dopo altri 200 mt, abbandonare la stradina, per passare sotto un isolato gruppo di alberi e vegetazione scendendo a destra per ricongiungersi con un altro percorso di servizio/stradina fra i meleti. Si tratta di Via Romana, anche se il tracciato sembra più quello di un sentiero che quello di una vera e propria strada. Dopo poco, ricongiungendosi alla più riconoscibile Via della Rena, scendere nuovamente verso destra per andare a raggiungere la riva del fiume Adige, qui costeggiato dalla linea ferroviaria. Giungere al passaggio a livello puntando il ponte che fa guadagnare l’altra riva.

Una volta superato, imboccare il percorso ciclopedonale risalendo il fiume, e in meno di 2 Km raggiungere l’abitato del paese di Castelbello, dopo aver superato, sulla destra, una vasta area industriale per lo stoccaggio delle mele ben riconoscibile dalle torri alte anche 20 mt, fatte di cassoni di plastica verde accatastate all’esterno dei magazzini. Castelbello, è una piccola località, ben attrezzata e ottimale per una sosta. Dall’alto sul centro, domina il piccolo castello fortificato con due torri circolari e delle belle merlature in pietra utili al controllo della valle. Per visitarlo, continuare dritto fino a raggiungerne l’ingresso principale. In caso contrario, girare a sinistra su Via Maragno, per giungere in pochi passi a riattraversare, prima il fiume Adige e poi, la ferrovia, a breve distanza dalla stazione ferroviaria del paese.

Attraversato il passaggio a livello, tenendo di fronte a sè la bella costruzione di un antico maso bianco, continuare per almeno 300 mt su Via Maragno nella direzione opposta a quella in cui si è proceduto fino ad ora. E’ un passaggio obbligato per andare ad imboccare, in leggera salita sulla destra, la tranquilla Strada Vecchia, ormai quasi in disuso, che collega il paese di Montebello a quello di Laces. Escludendo un piccolo dislivello da affrontare all’inizio di essa, la strada si sviluppa per la sua interezza, in piano, sempre circondata da vasti e silenziosi meleti e, coprendo circa 5 Km di distanza, porterà direttamente al primo abitato di Laces, meta finale dell’itinerario. La Strada Vecchia, si ricongiunge con la SP90, ormai a meno di 1 km dal centro storico del paese, nei pressi di un ben riconoscibile edificio moderno a forma di cubo in cristallo e acciaio verde. Tutto intorno ad esso, uno specchio d’acqua artificiale e una scultura a forma di pianeta, sempre in acciaio. Sulla destra, 500 mt più in basso lungo la provinciale, la stazione ferroviaria in concomitanza del piccolo impianto della funivia di San Martino le cui cabine rosse corrono su e giù per il ripido pendio a collegare la frazione montana di San Martino sul Monte Sole, alle pendici della Punta di Vermoi  (2.929 mt) e della Cima Cermigna (3.109 mt), nella Catena di Mastaun delle Alpi Venoste.

Girando a sinistra, invece, in direzione dell’abitato, puntando i diversi campanili che svettano sui tetti di Laces, si incontrerà sulla propria sinistra l’austero edificio della Chiesa di Nostra Signora, defilata e solitaria rispetto il resto del paese, e proseguendo, dopo altri 300 mt, sul lato opposto della strada, il bel portale a tutto sesto in marmo della piccola CHIESA DI SANTO SPIRITO ALL’OSPEDALE.

Sul retro dell’edificio religioso, uscendo nello stretto cimitero all’ombra delle mura di cinta, sarà ben riconoscibile, una moderna casa di cura a testimonianza, ancor oggi, dell’antica vocazione ospedaliera del luogo sacro. All’interno della chiesetta, diversi cicli di affreschi di diverse epoche, colorano e illustrano le pareti con le più disparate scene d’ispirazione religiosa. Il vero gioiello custodito all’interno della chiesa è però l’altare ligneo del maestro Jorg Lederer, preziosa testimonianza, incredibilmente ben conservata, dell’arte tardogotica della regione.

Campo Imperatore – Ruderi di Santa Maria del Monte

Facile e breve percorso molto adatto anche per ciaspolate. Portare sempre con sé il gpx su dispositivi mobili perché la piana di Campo Imperatore è alquanto ingannatrice.

Il percorso

Il punto di partenza è uno dei parcheggi di Campo Imperatore (coordinate ). Da qui prendiamo il sentiero che scende nella piana appena vicino al Pannello Informativo di legno, con tutte lo skyline delle montagne disegnate. Non c’è una vera e propria traccia, ci dirigiamo quindi verso sud-est lasciandoci a sinistra le montagne rocciose. Si prosegue in questa direzione fino ad incontrare una strada bianca più ampia e i segni bianco/rossi del CAI. Questo sentiero è il 117. La vetta che abbiamo davanti a noi è Monte Bolza. Dietro il Gran Sasso e la catena del Gran Sasso a sinistra. A contrassegnare il sentiero ci sono dei pali, ma se dovesse esserci molta neve risulterebbero invisibili (fare riferimento al gpx).

A un tratto il sentiero piega verso sud e oltrepassa delle basse collinette, per poi arrivare ad intersecare una strada asfaltata e proseguire oltre. Seguendo il tracciato gpx si arriva al Rifugio Racollo (1600 metri).

Si aggira dunque il rifugio e si prosegue puntando verso ovest sul sentiero 212. si arriva così ai suggestivi ruderi di Santa Maria del Monte, dopo una breve salita.

Borgia – Chiaravalle Centrale

Il percorso

Lasciando la SS384 all’uscita dall’abitato di Borgia si svolta a sx sulla SP57e dopo circa 1.5 KM sulla dx su una strada secondaria che mano a mano si stringe fino a diventare sterrato che si snoda sulla sommità della collina con una splendida vista sul golfo di Squillace. Pochi metri sulla SP89 e si riprende un strada secondaria che porta sulla SS181, svoltando poco dopo a sx sulla SS382  per seguirla un paio di KM. 500 m a sx sulla SP122 e, qui, viene  la parte più bella del tracciato: si svolta a dx tra gli ulivi inizialmente seguendo lo sterrato, poi un sentiero, fino a scomparire del tutto la traccia(qui è stata, per me, indispensabile la rotta GPS). Camminando tra enormi pale eoliche si raggiunge la SP123. Svoltando a dx la si percorre per un centinaio di metri per deviare a sx su una stradina di campagna. Attenzione dopo circa un KM e mezzo la traccia sembra perdersi sulla cima di una collina (panorama spettacolare) ma pochi metri prima svoltando a dx si ritrova al strada (sterrata) che porta alla SP116 e sempre lungo sterrati a vie secondarie alla allaSP120. Attraversata la provinciale si prosegue lungo la via in discesa fino ad incrociare la SP144. Si continua su via Campo (incredibile incontro con un gufo!), via S. Biagio(la mia traccia GPS devia sulla sx, ma la strada si perde dopo poche centinaia di metri) e via Serra Rizza fino ad arrivare alla SS182. Poche centinaia di metri e siete arrivati a Chiaravalle Centrale.

Pinzano – Nova Ponente

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Tappa 01 (ca 12 Km per 5h 30’)

La partenza del percorso si trova proprio di fronte all’ingresso principale della Chiesa di S. Stefano, sotto gli affreschi, con a lato il piccolo cimitero del paese.

Ridiscendere le scale alla destra per giungere nella contigua Piazzetta S. Stefano. Un bel fontanile permette di rifornirsi di acqua fresca per il cammino. E’ consigliato prevederne una scorta maggiore del solito, visto il forte dislivello che si andrà ad affrontare, con il seguente punto di rifornimento distante, nei pressi del paesino di Aldino.

Dalle scale, attraversando la piccola piazza piegare a destra seguendo la strada e  il cartello di palinatura Rosso e Bianco Sentiero N.1B in direzione Montagna, a nemmeno mezz’ora di cammino da lì.

Seguire la piccola asfaltata ciclabile, ma aperta al traffico locale, fino a raggiungere la bella residenza Hof (1408), ristrutturata in color giallo/arancione.

Una salita di circa 400 mt porterà nel centro del paese di Montagna, dove sulla destra, innalzata rispetto alla piazza, sarà visitabile l’antica Chiesa romanica di San Bartolomeo, di cui ben poco resta dell’ammodernamento tardo gotico, quasi del tutto sparito dopo i rifacimenti del 1875-1881.

Uscire dal paese, in discesa, discendendo per Via Campo Santo fino ad arrivare ad un piccolo sottopassaggio ciclo pedonale che permetterà di attraversare in sicurezza la trafficata e tortuosa SS48.

Superata la statale, lasciandosi il cimitero a destra, continuare sull’asfaltata secondaria in forte discesa fra gli alberi per circa un chilometro fino a imboccare, ben visibile sulla destra della carreggiata, il Sentiero N.3, nel fitto di un bosco.

Inizia qui il tratto più impegnativo dal punto di vista del cammino dell’intero 2° Itinerario Iter Artis, ma forse anche uno dei più suggestivi dal punto di vista naturalistico.

Il sentiero 3, infatti, in circa mezz’ora di cammino, porterà a compiere un fortissimo dislivello. Seguendo le palinature nel bosco, si percorreranno diverse curve strette oltre a lunghe ripide scalinate, fino a giungere al fondo valle, sbucando in uno stretto tracciato stretto fra un muro e la cinzione di una vecchia piscina abbandonata. Al fondo un parco giochi anch’esso abbandonato. Sbucati sullo spiazzo, leggermente a destra, sarà ben riconoscibile una passerella pedonale sopra un rumoroso torrente di montagna. Si tratta delle Gole del Rio Nero, proprio alle porte del paese di Ora, raggiungibile, ove necessario, in pochi minuti seguendo l’unica asfaltata Via della Cascata. A sinistra invece, lungo il corso del torrente, facilmente raggiungibile in svariati modi, alcuni piccoli prati assolati con aree di sosta, dove poter immergersi nella gelida acqua o fare un pic-nic.

Superata la passerella, salire la piccola scalinata e piegare a destra sul cemento seguendo il corrimano da tenere alla propria destra e la palinatura Rossa e Bianca dei Sentieri N.1 e 2 che per buona parte del tracciato coincideranno.

Armandosi, di buone gambe e di tanto fiato, si affrontare la scalinata nella vegetazione che per almeno un’ora si inerpicherà lungo la stretta gola del torrente. Lungo tutto il percorso, a tratti si supereranno grosse condutture dell’acqua interrate, e ogni cinque minuti, su piccole piazzole, sarà possibile sostare per godere del paesaggio mozzafiato, salendo sempre più in alto. Sul lato destro, nel senso di marcia, ponendo la massima attenzione, ci si potrà anche avvicinare allo strapiombo della gola con le sue cascate d’acqua cristallina decine di metri sotto.

Giunti alla cima della scalinata, il sentiero continuerà nel bosco sempre in salita, ma affrontando dislivelli decisamente meno impegnativi, fino a sbucare in una piccola radura riconoscibile da un muro di cinta di una proprietà privata sulla propria destra. Senza continuare dritto sulla via più visibile e carrabile, imboccare il sentierino che costeggia il muro di cinta e che in circa 15 minuti porterà ad un malconcio cancello sulla destra in prossimità di un grosso fienile in legno scuro. Imboccare la strada in salita verso la sinistra continuando a seguire la palinatura che in breve ci porterà sulla silenziosa e isolata asfaltata di Località Eich.

Sempre in salita si giungerà in meno di mezz’ora ad un gruppo di case circondate da orti e campi coltivati, ma senza superarle, girare subito sulla strada a sinistra e dopo pochi passi a destra lungo un prato in salita, in coincidenza della palinatura, per lasciarsi le costruzioni in basso sulla destra.

Dopo appena dieci minuti, percorrendo uno stretto passaggio fra piccoli meli si giungerà ad un cancelletto di legno non più alto di un metro. Delimita un edificio privato, ma è aperto ai viandanti. Ben visibile oltre il cancello, una salvifica fontanella sulla sinistra con acqua potabile dove poter rifocillarsi e rifornirsi per il resto del percorso. Continuando dritto oltre la fontanella, in altri 5/10 minuti di marcia, si sbucherà dalla vegetazione, proprio nei pressi di un largo tornante della SP72. Dall’altra parte il vecchio Hotel Stella, con di fronte due pensiline dei bus per e da Egna e Ora.

Seguire l’asfalto in salita e tagliare diversi tornanti seguendo la palinatura che ormai riporta le indicazioni per il paese di Aldino, distante non più di 40 minuti.

Di nuovo sulla Provinciale, nei pressi del cartello “tornante n.3”, seguire i cartelli al bivio girando a destra sempre sull’asfalto e puntando un’isolata villetta color ocra, superata la quale basterà seguire il Sentiero N.1 per salire tra boschetti, prati e pascoli verso il paese.

Superato l’ultimo di una serie di sbarramenti in legno per gli animali, si ritornerà sull’asfalto ormai ai piedi del paese. Seguire tenendo la destra fino a raggiungere un grande campo da calcio in erba sintetica che si affaccia sulle montagne e la valle, nei pressi di un centro sportivo. Raggiunte le prime case del paese, con di fronte il muro di cinta di alcune villette che obbliga ad una svolta, decidere di salire verso sinistra sempre seguendo il Sentiero N.1. Con un ampia curva, si giungerà in circa 300 mt ad un grosso incrocio di più strade proprio nei pressi di un parco giochi all’ombra di grossi abeti. Costeggiarlo per giungere il centro in non più di 250 mt di salita.

Il paese di Aldino è un buon punto tappa per il visitatore che voglia fermarsi qui e non raggiungere la successiva Nova Ponente. Oltre ad essere ben servito dai mezzi pubblici, con bus per il fondovalle e la stazione ferroviaria di Egna, offre alcuni negozi, un piccolo supermercato, una banca e diverse soluzioni per la notte. Un piccolo infopoint sulla piazza, può fornire tutte le indicazioni necessarie.

Inoltre la Chiesa dei Santi Elena e Giacomo, merita una visita per godere del suo bel coro, della fonte battesimale trecentesca in pietra, e della vecchia pala d’altare ottocentesca con l’incoronazione di Maria e dei Santi del masetro Kaspar Jehle. Il cimitero alle spalle dell’edificio sacro, infine gode di una vista privilegiata sul verde della valle e le montagne sopra Bolzano e Merano.

Tappa 02 (ca 12 Km per 4h 30’)

Per il camminatore che voglia concludere la gita a Nove Ponente, invece, bisognerà tener presente almeno altre quattro ore e mezza di cammino, includendo una breve visita al Santuario di Pietralba, proprio lungo il percorso.

Ridiscendere dall’alto della chiesa, lasciandosela alle spalle, lungo un sentiero asfaltato che punta alla sottostante SP72, raggiunta la quale attraversarla e tenendo la destra, raggiungere in nemmeno 30 Mt la bella stradina asfaltata, Via Thal che si dirige in mezzo al verde di due dolci colline.

Camminando lungo una robusta staccionata in legno si giungerà ad un bivio per girare a destra. La palinatura riporterà la doppia dicitura Sentiero N.10 e Sentiero A Petersberg. Dopo non meno di 15 minuti camminando con campi coltivati a sinistra e un curato boschetto di abeti sulla destra si riguadagnerà l’asfalto proprio nei pressi di un edificio privato a due piani bianco. Attraversare la strada e dirigersi verso sinistra, in direzione di un ampio spiazzo ricco di cartellonistica.

Continuare quindi a seguire il Sentiero N.10 in direzione Weissenstein/Wallfasweghrt, camminando su una piccola asfaltata di servizio che si inoltra all’interno di un’area protetta. Anche se poi diventerà sterrata, non si abbandonerà più questa traccia fin quasi all’arrivo al Santuario trovando indicazioni sempre più precise per Weissenstein/Pietralba-Schmiederalm e ignorando le diverse indicazioni per altri sentieri come il N.6 e 7.

La strada diventerà una carrabile di montagna dopo essere passati nel mezzo di un piccolo gruppo di case in semiabbandono, iniziando a salire decisamente nel bosco e attraversando diversi pascoli alpini.

Circa 500 mt dopo aver superato un ben riconoscibile capanno in legno isolato sul lato destro di marcia, al limitare dei pascoli e tornati all’ombra degli abeti, aver cura di girare a sinistra e poi immediatamente a destra sulla forte discesa che in meno di 15 minuti porterà nei pressi del Santuario della Madonna di Pietralba. L’edificio apparirà nel senso di marcia con la sua imponente facciata bianca a tempietto e quattro torri, fra gli ultimi alberi del parco. Si tratta del primo esempio compiuto di arte rinascimentale altoatesina, oltre ad essere la meta di pellegrinaggio più frequentata nella regione, legato alla leggenda del ritrovamento di una piccola statua della Pietà da parte del contadino Leonhard Weissensteiner che diede origine alla prima cappelleta votiva nel 1553.

Dopo la visita, superato il grande edificio, lasciandoselo sulla sinistra, si attraverserà il parcheggio in prossimità di un negozietto di souvenir per andare ad intercettare il sentiero che si butta in basso verso i pascoli sulla destra, prendendo da guida la palinatura con le indicazioni per Nova Ponente.

A questo punto, si è a circa un’ora e mezza di cammino dal punto di arrivo del percorso, che procederà sempre in dolce discesa o in piano attraversando un bosco di altissimi abeti rossi.

Sbucando nuovamente sull’asfalto, il paese, con il suo campanile sarà già ben riconoscibile da lontano. Continuare quindi a seguire la palinatura fino ad arrivare ad attraversare per l’ultima volta la SP72. Scendere in basso sotto la strada per poi andare a imboccare una ripida scalinata di una cinquantina di metri che porterà in mezzo ai primi edifici del paese, a meno di 400 metri dall’arrivo proprio di fronte all’ingresso della CHIESA PARROCCHIALE DI S. BENEDETTO.

Salorno – Pinzano

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Per iniziare il percorso in direzione di Pinzano, uscire dal paese procedendo lungo Via Loreto che costeggia la chiesa di S.Andrea sul suo lato destro, meridionale.

Dopo 500-600 mt si incontrerà una piccola cappella bianca con un fontanile di fronte, superato il quale, in coincidenza con un allargamento della strada, saranno ben visibili i primi cartelli del Sentiero Dürer sulla destra.

Da questo punto è possibile procedere scegliendo due opzioni diverse.

La prima, seguendo la palinatura del Sentiero Dürer  ci porterà a salire fra gli alberi fino a raggiungere la località di Pochi e da qui, volendo continuare a seguire il sentiero fino ad arrivare in poco più di tre ore praticamente sopra il paese di Egna, essere ad un’ora di distanza dalla destinazione finale di Pinzano. E’ da prendere in considerazione, che sulla lunghezza totale del percorso, questa opzione prevede un dislivello maggiore e un tempo totale più lungo di percorrenza.

La seconda opzione, invece, consente di raggiungere la località Laghetti, per poi andare a intercettare il Sentiero Dürer in un secondo momento, camminando così con un bassissimo dislivello, verso il fondovalle, fra meleti e campi coltivati offrendo anche una maggiore diversificazione di paesaggio e vedute.

Procedere quindi dritto sull’asfalto della SP129 ancora per circa dieci minuti per poi svoltare verso i campi al bivio con Via dei Molini che non si abbandonerà più seguendo le indicazioni per Laghetti  e del Sentiero N.3 palinato Bianco e Rosso, e passando di fronte all’officina di un fabbro.

Dopo circa 2 Km si incontrerà sulla destra la Baita Garba con il suo laghetto artificiale lungo la strada, e con poco meno di 3 Km, si arriverà  attraversando i campi coltivati, alle prime case del villaggio, proprio in coincidenza di un piccolo parco giochi.

Dopo pochi passi, sulla destra, con un breve tratto di strada che gli passa di fronte, un tennis club con un contiguo campo da basket e uno per il gioco delle bocce.

Nel caso in cui il club sia aperto, si saliranno i quattro scalini in legno d’ingresso, per poi tirare dritto costeggiando il campo in terra battuta e infilarsi dietro lo stabile di cemento al fondo, dove si potrà vedere salire un piccolo sentiero sulla sinistra. Il passaggio non è molto evidente. In alternativa, ai piedi del club e dei quattro scalini, salire in leggera salita a destra la strada di fronte per continuare seguire la palinatura del Sentiero N.3 e poi quella del Sentiero Dürer, in direzione Egna.

Il Sentiero Dürer percorre tutta la prima montagna a ridosso della valle in mezza costa, raggiungendo il centro abitato di Egna dall’alto attraverso la località Mazzano.

Si tratta di un percorso molto suggestivo, ben segnato, evidente e palinato. che si sviluppa in continuo sali e scendi nella quiete di un grande bosco. Sbucando a tratti tra gli alberi, sulla sinistra si vedrà la Val d’Adige in direzione di Bolzano, sempre più in basso man mano che si sale.

Il sentiero inoltre passerà proprio fra le grandi gambe di diversi tralicci dell’alta tensione, comodissimi piazzali panoramici.

Ci vorranno un paio d’ore per concludere il sentiero sbucando fuori da quello che è il Parco naturale di Monte Corno attraverso un cancello di ferro e rete marroni. Qualche centinaia di metri prima, degno di nota, sulla sinistra del sentiero, una “caldara” antica fornace scavata nel terreno per tre metri di profondità, dove, fino all’inizio del secolo scorso, si cuoceva la calce per l’edilizia tramite  un antichissimo procedimento.

Lasciato alle spalle il parco si sbucherà alla luce fra lunghe distese di vigneti coltivati. In basso a sinistra ben visibile, il centro urbano di Egna. Si è alle porte della località Mazzano. Per raggiungerla, seguire la strada asfaltata che piega a sinistra verso il basso circondata dai vigneti.

Avvistate al fondo del rettilineo le abitazioni della località, una sosta d’obbligo è presso la solitaria chiesetta di San Michele Angelo, della quale si vede spuntare il profilo con il tozzo campanile in pietra, tra le fronde di vite. La piccola deviazione di meno di un minuto, permetterà di godere anche solo dell’esterno affrescato dell’edificio, dove un grande San Cristoforo ben riconoscibile da lontano, guida e da il benvenuto ai pellegrini da più di sei secoli.

Riprendendo l’asfalto sempre in discesa, in circa 150 mt, ci si troverà di fronte ad un bell’edificio antico, oggi cantina, in perfetto stile montano altoatesino, ristrutturato in color ocra. Sulla parete frontale campeggia la scritta nera “Oberingeramhof” in caratteri germanici.

Passare sotto l’edificio girando a destra sulla stradina asfaltata  tenendoselo sulla sinistra. In meno di dieci passi si incontrerà una palina del Sentiero N.15 riportante la corretta direzione per Pinzano. Seguire per dieci minuti le indicazioni bianche e rosse fino ad entrare in un boschetto superando un altro cancello in ferro e rete metallica marroni. In alto a sinistra, fra la fitta vegetazione, le imponenti rovine del castello di Egna, del quale sono ben conservate le merlature. Continuando il sentiero e passando ad un centinaio di metri a valle del castello, si discenderà nel bosco fino a raggiungere un ponte di assi di legno, superato il quale si continuerà sul tracciato principale svoltando a destra. Dopo nemmeno 50 mt, porre attenzione al sentiero poco visibile sulla sinistra che passa proprio alle spalle di un grosso edificio/magazzino agricolo in plastica telata bianca. La palinatura è mal visibile come il sentiero stesso. Si tratta di un piccolo tratturo che corre rettilineo in ripida salita, stretto fra la rete di recinzione del capanno agricolo e della vegetazione cespugliosa sulla destra. Bisognerà percorrerlo per circa quindici minuti per sbucare in un grande e soleggiato prato, già di tipo “alpino” dopo aver superato un ulteriore cancelletto con un generico cartello di Monumento Naturale, non ben riconducibile a che cosa.

Ai piedi del prato, seguire in leggera salita verso destra tagliandolo in diagonale e puntando la continuazione del sentiero poco visibile fra il fitto di un altro boschetto. All’inizio di esso, si ritroverà la palinatura. Camminando ancora per una decina di minuti si giungerà all’ultimo cancello della giornata, da superare per imboccare la sterrata a destra in salita che in poco più di un chilometro porterà ai piedi del paese di Pinzano, riconoscibile da lontano, per lo svettare del campanile di S. Stefano.

La CHIESA DI SANTO STEFANO, è il centro del piccolo gruppo di case lì intorno. Sulle facciate degli edifici circostanti alcuni affreschi di diverse epoche dai più svariati temi, da quelli sacri a quelli di quotidianità contadina. Sulla facciata come dentro la chiesa, invece, tanti piccoli gioielli dell’arte da contemplare con calma, nel silenzio e nella quiete del paesino montano.

Grande risalto e impatto ha il Manto della Madonna sotto il quale si rifugia il genere umano e i S. Cristoforo, S. Stefano, S. Dorotea e S. Volfango.

All’interno, mirabile il coro del maestro Konrad Von Neumarkt e l’incantevole pala a portelle, tardo quattrocentesca, del maestro Hans Klocker, magnificamente conservata e raffigurante la Madonna con bambino affiancata dai Santi  Stefano e Lorenzo.

Si conclude qui, quindi il quarto e penultimo percorso della guida. Pinzano, come quasi tutti i centri della zona offre diverse soluzioni di tipo turistico per il pernottamento, ma è altresì ben collegato con il fondovalle dai mezzi pubblici oltre ad essere a circa mezz’ora a piedi dal più popolato paese di Montagna di cui è frazione.

Magrè – Salorno

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Partire dalla centrale Piazza S. Gertrude, lasciandosi alle spalle la fontana all’ombra del bel tiglio percorrendo Via Karl Anrather che procedendo, diritto superando l’incrocio con il semaforo, in concomitanza della cappelletta ottagonale della Madonna sulla sinistra, diventerà SP20/Via della stazione.

Dopo nemmeno 250 mt svoltare a destra seguendo un ampio rettilineo in direzione dei campi coltivati. Si tratta della Strada del Vino/SP14, per nulla trafficata e del tutto simile ad una strada di servizio agricola.

Continuando sul rettilineo, oppure tagliando fra i bei filari di mele a sinistra, con l’ausilio di una cartina e/o della traccia Gpx, andare ad incrociare la perpendicolare SP19. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere il paese di Cortina sulla Strada del Vino seguendo le indicazioni stradali e andando diritto a un grosso bivio che a sinistra porterebbe in direzione dell’autostrada per il Brennero A22 che si incontrerà dopo circa 300 mt.

In meno di venti minuti si sarà al centro del paese di Cortina, caratterizzato da un ampia piazza proprio di fronte alla facciata della Parrocchia di San Martino. In mezzo alla piazza un antico pozzo di pietra bianca. E’ qui possibile trovare ristoro in bar e ristoranti, oltre ad una banca, un piccolo supermercato e un tabaccaio.

Uscire dalla piazza sempre seguendo la principale SP19 fino a raggiungere un sottopassaggio della ferrovia, stradale e pedonale. In mezzo alla vegetazione sulla destra, partirà il percorso pedonale che permetterà di passare sotto il ponte e che, poi piegando a destra riporterà in mezzo ai meleti. Seguire questa traccia fino al punto in cui svolta a sinistra verso la fine di un campo delimitato da una piccola massicciata erbosa, sopra la quale si vedrà scorrere la SP19.

Facilmente confondibile con una via ciclabile, questa grande asfaltata per nulla trafficata, è comunque a tutti gli effetti, una strada aperta al traffico e richiede quindi un minimo di attenzione nel percorrerla. Imboccandola verso il fondo valle, e proseguendo il lunghissimo rettilineo, porterà in circa 3 Km alla piccola Stazione ferroviaria di Salorno. Sulla sinistra, in alcuni tratti sarà possibile intravedere fra le piante l’autostrada per il Brennero e subito oltre lo scorrere del fiume Adige.

Giunti all’altezza della stazione di Salorno attraversare il grande ponte che va a superare autostrada e fiume in una sola campata, arrivando così alle prime case del centro abitato di Salorno.

Sulla sinistra un piccolo bar fa da sosta per i ciclisti lunga la famosa ciclabile dell’Adige, offrendo anche la possibilità di affittare biciclette. Superandolo tenendoselo sulla sinistra andando dritto, si arriverà in circa dieci minuti sull’ampia piazza centrale del paese.

Sulla sinistra, innalzata su qualche scalino, l’imponente facciata della CHIESA DI SANT’ANDREA con il suo slanciato campanile tardo gotico, la cui sommità (più moderna, 1854) è stata ricostruita dopo essere stata distrutta da un incendio. Proprio di fronte, sull’altro lato, un bell’edificio barocco, già residenza Vilas, acquistato dal comune nel 1858 per ospitare scuola e canonica. Il terzo lato, di fronte arrivando, è occupato dal Municipio stesso.

Volendo, per concludere la breve gita, passando davanti alla chiesa in leggera slaita, si arriverà proprio ai piedi della cascata di Salorno, bel monumento naturale, dove poter rifocillarsi al fresco seduti su delle panchine all’ombra di alcuni abeti.

Monticolo – Magrè

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Ponendosi proprio di fronte il piccolo ingresso della chiesetta dei Re Magi nel centro del paese, iniziare l’itinerario, seguendo la piccola stradina asfaltata sulla destra. Già dal centro della piazza sarà ben visibile sul muretto di fronte, la palinatura Rossa e Bianca del Sentiero N.5 e una freccia scolorita riportante la dicitura Kalter.

La stretta e silenziosa asfaltata si allontana da Monticolo in leggera discesa, attraversando piccoli campi di meli ben assolati. Dopo nemmeno un chilometro, superata una residenza agricola sulla sinistra, si troverà una sbarra e un cartello a segnare l’inizio della Strada Forestale, che si seguirà andando diritto secondo la palinatura ora diventata del Sentiero N.5A con frecce in direzione Lago di Caldaro/Kaltersee.

Dopo nemmeno cinque minuti, ancora sull’asfalto, la stradina piegherà di 90° a sinistra in forte discesa per diventare sterrata e inoltrarsi ulteriormente nel fitto della vegetazione.

Camminando nella più totale quiete dell’ombreggiato e silenzioso bosco, dopo circa una ventina di minuti, si giungerà ad incrociare perpendicolarmente una piccola asfaltata di servizio all’interno del parco. Seguendo l’asfalto, in salita verso sinistra, il Sentiero N.19, mentre di fronte a noi il Sentiero N. 20  in leggera discesa e sterrato. Anche se entrambe le palinature riportano l’indicazione per il Lago di Caldaro, è suggerito preferire il secondo percorso, decisamente più selvatico e suggestivo, oltre che comodo, discendendo una lunga e ripida scalinata di legni in mezzo al  bosco.

Giunti ad un bivio ben segnato, salire tenendo la sinistra continuando sul Sentiero N.20 e dopo un centinaio di metri scegliere come raggiungere il lago in prossimità di un leggero tracciato che scende a destra. In discesa fra gli alberi si sbucherà su una via bianca assolata in mezzo ai campi di una radura, per giungere al lago seguendo il fondovalle. Entrambi i sentieri sono palinati in Bianco e Rosso, ma senza numero identificativo, trattandosi di due alternative dello stesso Sentiero n. 20. Continuando diritto sull’ampia sterrata invece, si proseguirà per poco più di 2 km nel bosco in maniera più comoda, fino a raggiungere la strada asfaltata Campi al Lago dove godere finalmente la bella vista che si apre sul lago di Caldaro. In questo punto tra l’altro è facile rincontrare il sentiero N.19, che scende alle spalle sul lato sinistro, alternativo al N.20 e che si è lasciato indietro, circa un’ora prima, scegliendo di proseguire andando diritti sul sentiero N.20 stesso.

Raggiunto l’asfalto, piegare a destra in discesa per una cinquantina di metri per giungere ad un ben riconoscibile bivio. Da qui, sulla sinistra partono due strade asfaltate. Scegliere la più piccola (non la Via Serrundung), più in basso, seguendo il Sentiero N.3 in direzione Seewanderweg. Nella stessa direzione si possono notare anche alcuni adesivi blu e gialli indicanti l’antico percorso della Via Romea.

Seguire in fondovalle, il Sentiero N.3, molto ben segnato, comodo e illuminato anche di notte, fino ad arrivare alla riva del lago di fronte ad uno stabilimento con bar, piscina e pedalò in affitto sulla sinistra. (Ingresso 7 euro). Girare a destra e poi subito a sinistra per imboccare, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca, una comoda ciclabile che fra i campi di mele segue la riva del lago ad una cinquantina di metri di distanza più in basso. La ciclabile sbuca sulla strada SP14/Strada del Vino,  proprio in prossimità della bella chiesetta color giallo ocra di San Giuseppe al Lago, riconoscibile anche dal piccolissimo cimitero ai suoi piedi.

Seguire la statale (non molto trafficata e con marciapiede sul lato destro) in direzione di Termeno, le cui prime case sono già visibili guardando verso sinistra oltre lo scollinamento. Dopo due curve lungo la provinciale in circa 700 mt, imboccare il tracciato ben visibile sulla destra proprio di fronte all’ingresso del campeggio S.Josef.

Da questo punto ci troverà a circa quattro km di distanza dal paese di Termeno sulla strada del vino che si può raggiungere in diversi modi, tagliando per i campi e sfruttando le numerose strade di servizio agricole, ma sempre in salita. La via più pratica e diretta è quella che segue Via del Lago di Caldaro in direzione centro. Anche se asfaltata, si tratta di una strada poco trafficata con dislivello costante, che porta al centro del paese diventando Via Hans Feur.  Ben visibile, entrando in paese, sopra il centro, in alto a destra, la sagoma con campanile della romanica e gotica SAN GIACOMO A CASTELLAZ custode di un imperdibile ciclo di affreschi dal sapore misterioso, a tratti magico. Per raggiungerla, proprio di fronte ad un bar gelateria sulla sinistra scendendo verso il centro, imboccare la ripida viuzza sulla destra. Dopo nemmeno dieci minuti di salita, inerpicandosi per una scalinata color porfido, si arriva alla chiesetta, circondata di lavanda dove gustare, oltre ai particolari affreschi, il vasto paesaggio su tutta la valle, sia in direzione sud che nord.

Per raggiungere il successivo paese di Cortaccia sulla Strada del Vino e poi con altri 4 km in sali e scendi fra boschetti e vigne, quello di Magrè sulla Strada del Vino, ridiscendere la scalinata e piegare a destra verso la piazza centrale. Il paese di Termeno è un piccolo centro ben attrezzato, dove poter pensare di fare una sosta per il pranzo. Non mancano le attività commerciali e sulla bella piazza, una banca, un info-point  distante un centinaio di metri e una fontana ombreggiata per rifocillarsi.

Superata la piazza, imboccare Via Schneckenthaler in leggera salita a destra, seguendo le frecce stradali per la Casa di riposo., raggiunta la quale in circa 400 mt, salendo verso sinistra, partirà il sentiero per Cortaccia. Il primo tratto è ben segnato e riconoscibile dai tabernacoli di una Via Crucis nel bosco. Seguire la palinatura per Kurtatsch salendo un dislivello di almeno 200 mt per raggiungere la mezza cresta, sempre nel bosco, su una strada di ghiaia bianca, ampia e comoda. Dopo meno di 4 km, in circa 45/50 minuti di cammino, si troverà una piccola e isolata area pic-nic sulla sinistra da dove inizierà la lenta discesa verso il paese godendo di un vastissimo paesaggio verso la parte meridionale della valle. Raggiunto l’asfalto si arriverà al centro di Cortaccia in meno di 15 minuti nei pressi di un info-point turistico e di una farmacia passando di fronte ad alcuni bar ed a un ristorante. Già dalla piazza, ben visibile ad un centinaio di metri di distanza sul fondo, la facciata e il campanile romanico con tre ordini di finestre ad arco della Chiesa di S. Vigilio, meta di pellegrinaggio a partire dal 1733 d.C.. Al suo interno è infatti custodito il dipinto della Mater Dolorosa, non particolarmente rilevante dal punto di vista artistico, ma venerato per gli eventi miracolosi ad essa legati.

Per il visitatore che voglia continuare questo percorso, e concludere la giornata nel paese successivo di Magrè sulla Strada del Vino, si conti ancora un’ora e mezza di cammino, molto suggestivo.

Seguire l’asfalto della strada principale in discesa lasciandosi la chiesa alle spalle. Proprio sotto di essa, un comodo percorso pedonale al limitare di una vigna, eviterà il breve tratto di marciapiede.

Al termine di esso raggiungere l’imbocco di Via Angela Nikoletti, sulla destra, a pochi passi da lì. Da questo punto si noti, come s’incontreranno lungo il restante il cammino, diversi cartelli detti della “Manona”. La sagoma di una mano con le dita distese indica infatti la strada verso le vigne in direzione di Magrè. Si tratta dell’antico simbolo di ricnoscimento dei “Saltari”, guardiani dei vigneti fino al XIX sec.

Questo percorso, fino alla meta, non è lungo più di 3,5 Km, ma bisogna mettere in conto, soprattutto nella parte iniziale alcune rampe faticose, soprattutto giunti a questo punto della giornata, ma davvero bellissime. Si passerà fra curatissimi vigneti che regaleranno vedute preziose sulla valle sia in direzione di Cortaccia che in quella di Magrè. Si incontrerà una ricca cartellonistica legata al mondo dell’uva e del vino con spiegazioni dettagliate sui diversi vitigni lungo il tracciato, oltre che della flora e fauna locali. Si incontrerà anche, la singolare iniziativa del Percorso degli odori. Termitato il primo tratto di salita, il più impegnativo, superato un ponticello sul Monumento naturalistico Cascata Breitbach, si raggiungerà la cima di un vigneto con un rapido zig zag destra-sinistra, per poi imboccare a sinistra, sul limitare alto del campo, un percorso erboso. Porre attenzione a questo passaggio, perché le paline al bivio sono mal visibili, nascoste dalla vegetazione.

Il sentiero è riconoscibile, perché segnato da pali di legno, ai quali sono appese piccole anfore di terra cotta, contenenti gli aromi dei diversi vitigni. Ogni tipo d’uva è associato ad una scheda esplicativa  illustrata, che ne descrive le caratteristiche e le qualità.

Raggiungere il fitto del bosco per piegare decisamente sulla destra, ignorando il sentiero in discesa a sinistra. Si raggiungerà una scalinata fra gli alberi e un caratteristico passaggio su una passerella di legno, proprio sopra una rumorosa cascatella d’acqua. Grazie ad alcuni scalini verso l’alto, si guadagnerà nuovamente l’asfalto, proprio di fronte la facciata bianca di un’abitazione privata.

Scendere l’asfalto verso sinistra puntando il cartello di Stop alla fine della strada. Incrociata Via Franz Von Fenner, ridiscenderla seguendo per un breve tratto il Sentiero N.7.

Dopo un paio di tornanti e in forte dislivello verso il basso su un rettilineo asfaltato, si giungerà ad un bivio, nei pressi di un’antica abitazione ristrutturata. Ben visibile il cartello indicante la strada a destra per Magrè con palinatura Sentiero N.3A e gli adesivi blu della Via Romea che si andrà a seguire. Nell’altra direzione invece, il segno della Manona che si va ad abbandonare.

Scendendo fra i vigneti in quasi un chilomentro di cammino si raggiungeranno le prime case del paese, fra le quali, ben visibile e segnata, la Via Alberti sulla destra, che in meno di 400 mt e attraversando un piccolo ponticello su un canale, porterà proprio sotto il campanile della CHIESA PARROCCHIALE DI S.GELTRUDE.

L’edificio sacro è ben riconoscibile per la particolare caratteristica di avere il corpo principale a tre navate distaccato dal fusto del campanile romanico posto sul lato occidentale, divisi da una stradina che vi passa in mezzo. La base del campanile, di epoca romanica, è formata da quattro archi in pietra grigia sotto i quali poter passare a mò di portico.

Bolzano – Monticolo

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

Tappa 01 (ca 15 Km per 5h 30’) Bolzano – Castel Firmiano

Dalla centrale Piazza Walther, superare la statua del poeta per dirigersi a Piazza del Grano e in un centinaio di passi raggiungere Via dei Portici. Girare a destra per seguirla in direzione del grande arco fra i palazzi, passargli sotto e prendere Via Piave che continuando dritto, fra negozi e bar diventerà Via Brennero, seguirla anche dopo aver superato una rotonda.

Poco dopo aver superato una trattoria alla propria sinistra, girare a sinistra sulla ripida Via Santa Maddalena di sotto (palinatura Rossa e Bianca – Sentiero N.6), che in un’unica rampa asfaltata e con un forte dislivello, ci porterà su uno spiazzo dove sarà già ben visibile, sulla destra, il campanile in pietra della piccola chiesetta romanica di S. MADDALENA.

Dopo la visita, tornare sui propri passi per una cinquantina di metri, per salire verso destra, sempre sull’asfalto. Appena superata una casa vacanze dal cortile ricco di piante, proseguire costeggiandola piegando a sinistra seguendo le indicazioni per l’Hotel Eberle.

Giunti all’ingresso dell’Hotel, sarà possibile passarvi davanti superando un cancello chiuso per le auto, ma non per i pedoni, per arrivare proprio di fronte al vistoso quanto ampio dehor posto su una meravigliosa terrazza panoramica aperta sulla città di Bolzano. Alla nostra destra in alto le cabine rosse della funivia per il Renon, corrono su e giù per la valle.

Superare l’hotel continuando diritto e imboccare il Sentiero di S. Osvaldo ben curato fra il verde e in leggera salita. Continuandolo porterebbe al passo di Sant’Osvaldo da cui prende il nome e che è segnalato da cartelli e frecce. Dopo circa venti minuti sotto le piante, fra fichi d’india e formazioni rocciose granitiche, in una rilassante passeggiata con costante vista panoramica sopra la città, si giungerà ad un bivio nei pressi di una piccola area di sosta con delle panchine e una  grande croce votiva sulla destra.

Ridiscendere verso la città tenendo la sinistra e seguendo la palinatura del Sentiero N.2

In meno di cinque minuti, dopo aver superato un cancello che delimita il parco, si incontreranno i primi edifici moderni e residenziali della città, appoggiati al pendio della montagna. Al fondo della strada a ciottoli sconnessi, tornati in piano, svoltare subito a sinistra sull’asfalto di Via Sant’Osvaldo, per poi continuare a scendere girando a destra su Via Monte Tondo distante 50 metri, e tornare così nei pressi del centro città.

Dopo circa 150 metri, a destra, ben visibile il Vicolo di San Giovanni, che piegando quasi subito a destra ci porterà in pochi passi alla silenziosa Chiesa di SAN GIOVANNI IN VALLE aperta al pubblico tutti i sabati mattina e con orari speciali d’estate.

Il vicolo forma un anello intorno alla chiesa per potervi girare intorno ammirandola in tutti i suoi dettagli, e proprio davanti all’ingresso, si trovano due panchine all’ombra del campanile, per una piccola pausa prima della visita ai bellissimi affreschi all’interno.

Riprendendo il vicolo, girando intorno alla chiesa, tenere la destra puntando il passaggio pedonale a portico sotto un palazzo per poi sbucare su Via Andreas Hofer.  Seguirla tenendo la propria destra fin quando non diventerà Via Vintler e al primo grosso bivio, dopo aver superato un giardinetto sulla destra, seguire a sinistra su Via dei Francescani, passando in pochi passi davanti all’ imponente edificio del convento. Superare la caratteristica Piazza delle Erbe, con il suo mercatino e la fontana del Nettuno e prendere la prima via a destra, Via del Museo. Non si abbandonerà più questa via (poi Corso della Libertà) fino all’arrivo alla Vecchia Parrocchiale di Gries.

Via Museo permetterà di attraversare il torrente Talvera nei pressi del Monumento della Vittoria, imponente arco bianco di epoca fascista, con ben riconoscibili, i basso rilievi di Adolfo Wildt.

(In alternativa, per attraversare il torrente, sia sulla destra che sulla sinistra, ben visibili, altri ponti più piccoli ciclopedonali all’interno di un parco pubblico, costeggiante il corso d’acqua)

Si sarà arrivati a Gries, sobborgo/quartiere di Bolzano, quando sarà ben visibile sulla destra l’imponente edificio con cupole del Convento Benedettino di Muri Gries. non avendo percorso più di 2,5 km dal ponte sul torrente.

Seguendo sempre Corso della libertà si supererà una rotonda e piegando leggermente a destra si arriverà ad un semaforo, per continuare diritti su Via Martin Knoller e puntare l’alto campanile della chiesa di fronte a noi.

In nemmeno 300 metri si arriverà all’ingresso del piccolo cimitero che circonda la VECCHIA PARROCCHIALE DI GRIES, intitolata alla Vergine. Le mura della grande chiesa dall’aspetto gotico, in pietra chiara, conservano nell’ala destra, la Pala d’altare raffigurante l’angelo San Michele e il martire San Gerolamo del 1478 d.C. firmata  dal maestro Michael Pacher e dagli allievi della sua scuola. Il retro dell’opera è interamente affrescato ed è senza dubbio una delle pale lignee meglio conservate di tutto l’Alto Adige, caratteristica che la rende ancor più preziosa. Il crocefisso ligneo del 1200, invece, è di probabile provenienza estera, ed è a sua volta, opera di straordinaria importanza artistica.

Uscendo dal retro del cimitero, ridiscendere lungo Via Cologna, fino a giungere all’incrocio con Via Vittorio Veneto, percorrerla a destra per una cinquantina di metri per andare ad imboccare la secondaria Via Eisenkeller attraversando la strada, proprio in prossimità di un piccolo supermercato e di un bar sul lato opposto. Via Eisenkeller, si dirige verso i primi meleti e vigneti alle porte di Bolzano, passando fra edifici residenziali moderni dai bei giardini ricchi di fiori e piante. In concomitanza di un’edicola lignea, girare a sinistra per 150 metri su Via della Vigna, fino ad arrivare ad un suo sdoppiamento. Continuare quindi piegando a sinistra sempre fra le villette fino a giungere ad un piccolo sterrato che s’inoltra in un campo, con vigne a destra e meli a sinistra. Giunti alla fine del campo avere cura di superare il canale d’irrigazione per girare a sinistra fra i meleti puntando un grosso muro di cinta in cemento al fondo, che delimita la stazione dei vigili del fuoco, raggiunto il quale, girare a destra per passare, per circa 100 metri, lungo un grande campo coltivato, al termine del quale si ritroverà l’asfalto di Viale Druso sul quale si girerà a sinistra.

Al fondo, bel visibile, si incrocerà una via urbana trafficata sulla quale si girerà a destra (sempre Viale Druso) per arrivare in cinquanta passi al semaforo dove si girerà a sinistra su Via Resia. che in meno di un km ci porterà ad incrociare sulla destra Via Sassari, appena superato un grosso supermercato. Alla fine di essa, trovandosi ad un trivio, continuare diritto sulla via chiusa al traffico di tipo “consorziale”. Continuando a seguire lo sterrato principale, e ignorando alcune biforcazioni secondarie, si arriverà, nei pressi di un passaggio a livello sulla sinistra, che non si dovrà superare lasciandoselo alle spalle per poi, dopo un paio di svolte di nuovo sull’asfalto, raggiungere il  Ponte ciclo pedonale Adige a campata unica in acciaio ai piedi della rocca di Castel Firmiano che svetta proprio di fronte, in alto, controllando  il passaggio sul fiume.

Superato il ponte, percorrendo circa 80 Mt di via ciclabile (Via Piè di Castello), in prossimità di alcune case di tipica fattura agricola altoatesina, si troverà alla propria sinistra il sentiero per il Lago di Monticolo, palinato in rosso e bianco con la dicitura Sentiero N.1.

In prossimità dell’imbocco del tracciato, una fontanella di acqua potabile per i camminatori e i ciclisti, per sostare qualche minuto all’ombra e rinfrescarsi prima della salita.

Percorrendolo, in leggera salita, attraversando la vegetazioni ai piedi del castello, il sentiero porterà all’ingresso del Museo di Castel Firmiano, parte importante del noto circuito “Messner Mountain Museum” voluto e creato dall’alpinista altoatesino.

La rocca di Castel Firmiano è logisticamente un buon punto per il visitatore che voglia interrompere qui il primo percorso della guida per affrontare il giorno seguente o in un secondo momento, la seconda tappa in direzione del paese di Monticolo e dei suoi due laghi.

Dal castello, nel quadrante sud occidentale di Bolzano, è facilmente raggiungibile il centro cittadino ridiscendendo per una ventina di minuti la strada fatta, per poi raggiungere la stazione ferroviaria urbana di Ponte Adige.

Scendendo invece, lungo la strada asfaltata che porta le automobili al castello, e tagliando per i vigneti in discesa a sinistra nei pressi di una fermata d’autobus isolata, è possibile raggiungere il piccolo centro di Frangarto, dove scegliere fra le diverse soluzioni offerte, per il ristoro e il pernottamento.

Tappa 02 (ca 12 Km per 3h30’ ) Castel Firmiano – Monticolo

Il visitatore che voglia concludere il primo percorso in giornata, sull’asfalto, cinquanta metri sotto l’ingresso del museo proprio in prossimità della sbarra, dovrà continuare a seguire la palinatura N.1 per Monticolo, seguendo la strada in salita per poi imboccare, dopo due leggere curve, il piccolo sterrato, ben visibile sulla destra, all’altezza di un tornante che va verso sinistra.

Si entrerà così nel parco che attraversa il Monte di Mezzo, camminando in un dolce sali e scendi, ormai lontani dal traffico cittadino, fra gli abeti rossi e alcuni tratti di faggeta.

Sbucando dal bosco, ci si troverà su uno stretto pianoro ben riconoscibile grazie alle belle tenute agricole sulla nostra destra circondate da campi curati. Sullo sfondo la Val d’Adige e il paese di Terlano sul lato opposto.

Ritrovato l’asfalto, sulla secondaria e per nulla trafficata Strada del Belvedere, si continuerà a seguire la palinatura bianca e rossa (sempre Sentiero N.1) per raggiungere il piccolo centro di Colterenzio sviluppatosi intono alla chiesetta Heilghkreuz.

Superato il paese ci si immergerà  nuovamente nel bosco di abeti rossi, superando una sbarra che blocca il traffico alle automobili,  ed entrando così nel Parco protetto del Lago di Monticolo.. Il più piccolo dei due laghi, quello più a nord, si raggiungerà in nemmeno quaranta minuti, camminando nel silenzio e incrociando soltanto qualche bagnante a piedi o in bicicletta. Entrambi i laghi, praticamente contigui, sono balneabili, ma i lidi accessibili soltanto pagando una piccola quota di ingresso. Sull’erba della riva, alcuni chioschi con ristorantini-bar e attrezzati di ombrelloni e sdraio in affitto per una sosta rilassante e una nuotata.

Per raggiungere il piccolo centro di Monticolo, a fine giornata, salire verso l’altro seguendo le numeroso indicazioni per il parcheggio, dal quale diversi pullman navetta partono per servire l’intera zona. Lo si attraverserà in diagonale puntando gli sbarramenti di legno che delimitano una stradina asfaltata. Seguendola in discesa, si giungerà direttamente nel centro del villaggio sulla piazzetta della Chiesa dei Re Magi concludendo così il primo percorso in poco meno di 30 km totali di strada percorsa.

Monte Sacro, Quartiere di Roma – Basilica di San Pietro, Roma

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO
Si lascia Piazza Sempione dirigendosi verso il centro percorrendo Via Nomentana. Subito dopo il ponte sull’Aniene, si svolta a destra in Via Valsolda e si imbocca la pista ciclo-pedonale che segue il corso del fiume. Attraversata la Via Salaria all’altezza dell’incrocio con Viale Somalia, si prosegue lungo la pista tra la Via Olimpica e Monte Antenne, per raggiungere Via della Moschea e Viale Maresciallo Pilsudski; si passa poi vicino all’Auditorium “Parco della Musica” e al Palazzetto dello Sport, svoltando quindi a destra per Viale Tiziano fino a raggiungere e attraversare Ponte Milvio, uno dei più antichi (IV-III secolo a.C.) e importanti ponti dell’Urbe, presso cui confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. Era inizialmente di legno; poi fu rifatto ex-novo e prese il nome del magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura, tale Molvius, donde Molvio e quindi Milvio. La pista prosegue lungo la riva destra del Tevere. All’altezza di Ponte Sant’Angelo la si lascia e si sale la scala che conduce al livello stradale, di fronte a Via della Conciliazione, in fondo alla quale si staglia in tutta la sua imponenza la Basilica di San Pietro, sotto il cui altare centrale, poco distante dal luogo in cui sorgeva il Circo di Nerone, è stata ritrovata la Tomba di Pietro, l’apostolo a cui Gesù affidò il compito di guidare la Chiesa. Raggiunta la Piazza e l’ufficio dell’Opera Romana Pellegrinaggi possiamo finalmente ritirare il nostro Testimonium.

Via Pisoniano – Via Costanzo Cloro

Fotoleggendo Walk 2016 è un itinerario urbano (o meglio sarebbe dire sub-urbano) che passa per tutti gli spazi espositivi di Fotoleggendo a Roma, intercettando zone residuali, parchi abbandonati, sporche pinete, quartieri periferici; attraversando la Stazione Tiburtina, il cimitero del Verano, il deposito dell’Atac, il Parco della Caffarella; passando per la Via Appia, i quartieri di Garbatella e Piramide. Un grande e impegnativo viaggio nel Terzo Paesaggio. Un manifesto camminante della Città Capitale d’Italia.

Il percorso

La partenza del nostro percorso è situata a Via Pisoniano 9, davanti alla galleria 001. All’angolo tra Viale della Venezia Giulia e Via della Stazione Prenestina c’è un muretto. Qui si diparte un sentiero che entra nella pineta del Parco Pier Paolo Pasolini e che lo attraversa in diagonale (bisogna salire sul muretto). Dunque con il sentiero scendiamo su Via Attilio Hortis, una strada a doppio senso che va verso la Stazione Prenestina. Facciamo giusto 40 metri a sinistra e subito prendiamo sulla destra un sentierino che va per zone degradate e sporche. Questo sentiero con erba alta arriva ad un muro con graffiti, qui giriamo a destra e lo aggiriamo, andando quindi a sinistra per vedere gli orti urbani, gestiti dal condominio che vediamo davanti a noi. Dopodiché scendiamo per la strada verso Villa Gordiani e Via Tolmezzo, che prendiamo a sinistra. In fondo alla via giriamo a destra per Via Montona.

Arrivati  di nuovo a Viale della Venezia Giulia la imbocchiamo a sinistra per 30 metri e giriamo subito alla prima a sinistra. Vediamo delle strane costruzioni al centro della strada, probabilmente degli edifici adibiti a negozi, in passato. Giunti a Largo delle Terme Giordane ci si infila con una strada tra i palazzi e la ringhiera (Via Albona) che costeggia la ferrovia. La percorriamo tutta refrigerati dall’ombra dei platani. Arrivati a Via Rovigno d’Istria entriamo, davanti a noi, nel cancelletto verde che ci fa visitare i cortili dei palazzi, fino ad uscire a Via Lussimpiccolo, dall’altra parte, parallela. La prendiamo a sinistra per pochi metri e poi andiamo a destra verso le scale che portano sul cavalcavia di Via della Serenissima. La prendiamo a sinistra per qualche centinaio di metri, facendo attenzione a due vie che la intersecano e che dobbiamo attraversare, molto trafficate. Si gira dunque a sinistra laddove una ringhiera si apre e ci conduce ad un sentiero, sempre a sinistra, abbastanza battuto, che entra nell’incolto. Costeggiamo in questo modo una strada a destra e un ampio paesaggio a sinistra, fino a quando un cancelletto (da aprire e chiudere) non ci fa uscire sulla strada a destra. Andiamo dritti passando attraverso roulotte e mercati fino ad arrivare a Largo Balsamo Crivelli. Qui attraversiamo la strada e andiamo a sinistra (Via Alberto Bergamini), costeggiando il muretto rosa/azzurro. Arrivati ad un parco urbano lo si attraversa mantenendosi sulla destra e giunti alla Conad si svolta a destra per Via Facchinetti. Al semaforo si svolta a sinistra a Via Giuseppe Donati – Giornalista. In fondo alla strada si svolta a destra su Via di Casal Bruciato e ci si infila in un parchetto al cancello a sinistra. Si attraversa il parco (Parco Casal Bruciato) fino ad uscire a Via dei Cluniacensi, che va imboccata a destra. Si sbuca così sulla Tiburtina che va presa a sinistra fino a Via Dei Durantini, che costeggia il Tiburtina Shopping Center. Ad un tratto, sulla sinistra, dopo 500 metri circa dalla Tiburtina, si apre un sentiero che scende, tra gli alberi. Lo prendiamo e dopo pochi metri, ad un bivio, giriamo a sinistra, entrando così in un quartiere molto caratteristico. Andando sempre dritti si arriva a Officinenove, uno degli spazi espositivi di Fotoleggendo.

Da Officine Nove si prosegue su strada brecciata che ci conduce a Via dei Monti di Pietralata che arriva in una zona transitabile solo a piedi (sbarrata da grandi massi di cemento). Alla nostra sinistra la Stazione Tiburtina.  Si percorre così questa lunga strada costellata da attività artigianali per poi arrivare ad una rotatoria a cui svoltare  a sinistra e poi ancora a sinistra sul marciapiedi. Ci si dirige così verso la Stazione, ci si entra dentro e la si attraversa per intero usando scale mobili e lunghi e ampi corridoi. Uscendo dalla Stazione (laddove ci sono le fermate degli autobus) e passando sotto al cavalcavia della tangenziale si va verso la stazione dei pullman. Fuori dal parcheggio si arriva davanti al Cimitero del Verano, grazie ad un passaggio pedonale sulla Tiburtina. Siamo ad una entrata/uscita secondaria del cimitero e dovremo percorrerlo tutto in direzione sud-ovest fino ad uscire alla Basilica di San Lorenzo Fuori le mura. Il cimitero è stupendo ed è consigliabile perdercisi dentro per una buona oretta.

Dalla Basilica prendiamo la Tiburtina verso la Stazione Termini, orientandoci con la torre piezometrica bianca con le scale a spirale. Al numero 149/151 troviamo la seconda tappa della nostra escursione urbana, ovvero la galleria Matèria. Da qui si torna indietro per poche decine di metri e si prende la prima a destra Via degli Ausoni. Qui troviamo l’ISFCI, terza tappa del nostro cammino. Usciti dall’ISFCI prendiamo Via degli Ausoni, poi piazza dei Sanniti e ancora Via degli Ausoni, dunque si gira a destra per Via dei Sabelli e la percorriamo tutta, il che ci permette di attraversare interamente il quartiere di San Lorenzo, fino a raggiungere le mura. Qui andiamo a sinistra e le costeggiamo. Si arriva a Via Scalo di San Lorenzo, andiamo a destra e passiamo sotto la ferrovia, dopodiché a Piazza di Porta Maggiore giriamo a sinistra e ripassiamo sotto la ferrovia andando per Via Prenestina. Giunti al deposito dell’ATAC (Piazza Cavallini) andiamo per Via del Pigneto. Attraversiamo la strada al semaforo e siamo dentro all’area pedonale del Pigneto. Svoltiamo a Via Campobasso e alla fine della via (che diventa Via Avellino) sulla destra ci troviamo Interzone.

Da qui torniamo indietro e svoltiamo a destra a Via del Pigneto, dopodiché passiamo il ponte sulla ferrovia e andiamo avanti (passando accanto alla stazione della metro). Giriamo a sinistra per Via Brancaleone e poi a destra per Via Gentile da Mogliano. Poi prendiamo Via Ettore Giovenale. Qui si trova lo spazio espositivo Microprisma. Torniamo indietro e andiamo sempre avanti. Si passa così vicino al vicolo dove era la casa di Accattone del film di Pier Paolo Pasolini; al bivio a T si gira a destra e siamo di nuovo a Via del Pigneto. Poi si gira subito a sinistra per Via Baldi per arrivare all’incrocio e girare a Via Ignazio Danti. Ignazio Danti esce sulla Casilina che prendiamo a destra per qualche centinaio di metri, poi sorpassando la ferrovia e andando per delle scalette a sinistra si arriva a Via del Mandrione (passando nuovamente sotto la ferrovia). Prima dell’arco antico si svolta a sinistra sempre per Via del Mandrione. Sulla destra, dopo poco, ci troviamo un’apertura (il passetto) che con delle tegole dipinte a mò di cartello stradale ci indica Via Assisi. Entriamo così in alcuni vicoli stretti e caratteristici  fino ad uscire a Via Assisi con una rampa. Facciamo tutta Via Assisi. Incrociamo la Tuscolana e proseguiamo sempre dritti per Via Veturia. Si arriva a Via Appia Nuova e qui sempre dritti per Via Gino Capponi. Giunti in fondo a Via Colletta si svolta a sinistra e si arriva a Via Latina. Facciamo pochi metri a destra e prendiamo a sinistra Via Ughelli. Da qui prendiamo Via Coppi e ci dirigiamo verso il Parco della Caffarella. Alla fine di Via Coppi infatti troviamo il cancello del parco. Entriamo e prendiamo il sentiero che scende ad un ponticello, dopodiché andiamo verso destra (si apre la vista sui castelli romani). Sorpassiamo con un ponte un ruscello e ci si presenta un trivio a cui andare dritti. Dopo una salitella troviamo un bivio e qui andiamo a destra entrando così in un boschetto. All’incrocio a T andiamo a destra e usciamo dal Parco (Via della Caffarella). La strada diventa asfaltata e anche obbligata. A destra e sinistra case e ville, fino ad uscire sull’Appia, che prendiamo a destra. Facciamo questo pezzo di Appia Antica fino all’Ardeatina e qui svoltiamo a destra. Percorriamo circa 350 metri e giriamo a sinistra per Via della Travicella, fatta di sanpietrini. Andando sempre dritti sbuchiamo su di una strada asfaltata con guardrail, passiamo sotto alla recinzione di ferro e andiamo a destra passando sotto alla Cristoforo Colombo. Questa via si chiama Via Bartolomeo Diaz e arriva a incrociare Via Giovanni da Verrazzano, da prendere a destra verso Eataly, che vediamo. Arrivati a Eataly e Rocco Balocco prendiamo il sottopasso per la metro B e facciamo un buon tratto sotto terra fino ad arrivare a Via delle Cave Ardeatine (davanti all’ACEA). Qui svoltiamo a sinistra verso la Piramide. Alla metro ci manteniamo a sinistra e passata la stazione per il Lido di Ostia andiamo a sinistra per Via Ostiense. Qui la prima a sinistra e ci troviamo al Parco Museo Ferroviario.

Riprendiamo Via Ostiense direzione Basilica di San Paolo e arrivati alla Circonvallazione Ostiense andiamo a sinistra, puntando il ponte nuovo dedicato a Settimia Spizzichino. Ma andiamo leggermente a destra della via che porta al ponte, per poi salire con delle scale al ponte della metro, dove c’è una galleria fotografica all’aperto. Alla metro andiamo a destra e con una salita sempre a destra andiamo in un parcheggio. Alla fine del parcheggio ci sono delle scalette da prendere, che ci portano a Piazza Giancarlo Vallauri. Qui prendiamo a destra per un tunnel “artistico” e fotografico. Con delle scale arriviamo in uno spiazzo e la prima a sinistra è Via Libetta dove c’è Officine Fotografiche.

Da qui continuiamo ancora per Via Libetta e giriamo a sinistra per Via Giulio Rocco, dopodiché ancora a sinistra (in leggera salita). Alla fine troviamo un bivio a T e andiamo a destra per Via Cialdi. Finita questa andiamo a destra per Via delle Sette Chiese e subito a sinistra per Via Leonardo da Vinci. Fatti circa 300 metri si arriva a Via Costanzo Cloro e la si imbocca a sinistra. Poche decine di metri e siamo a WSP Photografy, destinazione finale del nostro itinerario il Fotoleggendo Walk 2016.

Oriolo Romano – Bracciano

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

INTRODUZIONE
Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie,residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti  un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.

Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti  e  strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo  un vecchio acquedotto, il  piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec,  è il filo antropico, da noi scelto, che  idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri,   passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due,via dei Bastioni ( la tabella la troviamo dietro l’angolo).
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa.
Continuiamo lungo la breve via fino alla fine e allo stop andiamo a sinistra. Passiamo la porta delle mura e  sulle strisce pedonali attraversiamo Via Claudia. Sul marciapiede andiamo ancora a sinistra, facciamo pochi metri e prendiamo via della Fontanavecchia.
Alcuni pannelli esplicativi ci ricordano che da qui inizia la Ciclovia dei Boschi, poco meno di 17km tra le faggete di Oriolo e Bassano fino  ai campi sportivi di Trevignano.
La strada scende ripida, costeggia un parcheggio – dietro vediamo S .Giorgio, la chiesa principale del paese – e diventa poco dopo una sterrata.
Scendiamo ancora  fino ad arrivare all’ampio spazio  della Fontanavecchia, recentemente ripulita da un appassionato volontario.
Il fontanile, antecedente alla creazione di Oriolo, probabilmente fu un luogo di sosta su  un diverticolo della via Clodia.
Ora la Ciclovia dei Boschi procede dritta e passa nel tunnel sotto la ferrovia, noi invece  seguendo  la nuova  staccionata che protegge la fontana,  prendiamo la stradina  a destra  che si dipana, sinuosa, in un castagneto. In realtà troviamo una biforcazione con due stradine, ma quella  di destra che va in salita non va presa in considerazione, noi seguiamo quella  più evidente a sinistra e in leggera pendenza. In caso di pioggia può essere, in alcuni punti, fangosa.
Se non si usa la traccia gps, in questo tratto del percorso bisogna fare molta attenzione e seguire bene le nostre indicazioni, ci sono tanti viottoli che si insinuano nella macchia  e possono confondere.
Percorriamo circa 300m quando troviamo la prima biforcazione. Andiamo a destra, dopo qualche decina di metri si biforca nuovamente e andiamo a sinistra. La strada, inizialmente in leggera salita,  adesso scende, quindi  non possiamo sbagliare, le  altre due da evitare sono in salita. Finita la discesa troviamo un breve tratto pianeggiante e un incrocio di stradelli, ignoriamo sia quello a destra-che porta ad un luogo dal toponimo tristemente evocativo”la Croce dell’Impiccato” –  che quello a sinistra- che va ad una vecchia e storica  sorgente,”l’Acquarella”-ci dicono ora non più agibile- e proseguiamo dritti, in salita. A breve ci troviamo a camminare su un tratto pianeggiante,  ma la strada prosegue  con un andamento vario, e di fatto stiamo costeggiando – sulla nostra  sinistra- la ferrovia Roma – Viterbo, che corre ben sotto di noi, nella forra che divide la castagneta di Oriolo da quella della tenuta Odescalchi di Bracciano. A tratti, tra i monti della tenuta, scorci del  lago. Continuiamo sulla strada, ormai senza bivi, ombreggiata d’estate e piacevolmente esposta a sud d’inverno, fino a che scende, esce dal bosco  e sbuca su una strada asfaltata. La prediamo girando a sinistra, in discesa, pochi metri e  troviamo il passaggio a livello della ferrovia Roma- Viterbo. Riusciamo ad attraversare  i binari  prima che le sbarre si chiudano per il passaggio del treno delle 9.30, quindi giriamo sullo stradone a destra -Via Olmata Tre Cancelli. La strada di fronte -Via della Fiora-ci porterebbe invece alla macchia della fiora del principe Odescalchi.
Camminiamo verso sud su questo stradone ancora sterrato che costeggia delle grandi tenute:a destra l’azienda agricola del “Palombaro”,coltivata adolivi, noci, nocciole, castagne gentili; a sinistra ci accompagnano ancora i castagni per la produzione di legname della Tenuta Odescalchi, che ombreggiano piacevolmente il nostro percorso.
Andiamo avanti fino ad arrivare nei pressi di una torretta  dell’enel gialla,sulla nostra sinistra. Qui merita  fare una breve deviazione per visitare le suggestive arcate  di un vecchio acquedotto.
La descrizione su come arrivarci si trova  sulle note in fondo. Per noi oggi niente archi di Boccalupo, quindi passiamo il ponticello sul fosso Renara, superiamo la torretta Enel  e continuiamo sulla strada,  che ora è asfaltata. Buttiamo comunque un’ occhio sulla nostra destra, gli archi s’intravedono. Come  poco prima  si vedevano ,in lontananza,le case della vicina Manziana.
Andiamo avanti sulla strada,sempre  gradevolmente alberata e usata essenzialmente  solo dai residenti delle case di campagna e dai proprietari terrieri  . Ora passiamo davanti ad un piccolo fontanile e continuiamo a scendere  lungo il viale fino ad incontrare a sinistra,  dopo poco più di 6km dalla partenza, in una zona di villini di recente costruzione, una strada con lo  stop .È Via del lavatoio e siamo ormai  giunti nel borgo di Pisciarelli. Un grande muro di contenimento in cemento, abbellito da una cascata di edere, caratterizza l’inizio  della strada che, scende ripidamente ,arriva al fosso, altrettanto ripidamente  risale  e  porta proprio davanti alla facciata barocca della Chiesa  del  paesino, dedicata al padrono della zona ,S. Lorenzo  .Anche la contea di Pisciarelli insieme al ducato di Bracciano fu proprietà degli Orsini e poi ceduta per debiti agli Odescalchi verso la fine del ‘600. Lasciamo la chiesa sulla sinistra e continuiamo, in salita su via Pisciarelli, fino a girare alla prima strada a sinistra, via della Cisterna. Se non bastasse,un crocifisso e l’indicazione dell’agriturismo “La Gismonda” ci indicano la direzione. Via della Cisterna è una tranquilla e non tanto larga, strada  asfaltata in una zona agricola e residenziale. Circondata dal  verde, gli alberi ci deliziano ancora con la loro ombra, scende in direzione sud est verso il lago. La percorriamo  fino in fondo dove giunge   sulla provinciale  che da Bracciano va verso Trevignano, la Settevene Palo. Ora ci fermiamo un momento, sia perché  ci troviamo su un punto pericoloso, dietro  ad una curva – e prima di attraversare bisogna accertarsi che non ci siano macchine in transito – sia per la  bella vista  del lago dall’alto, che improvvisamente ci appare. Sulla sponda opposta vediamo, in lontananza,  Trevignano e  l’inconfondibile sagoma di Monte di Rocca Romana. E tra noi e Trevignano le acque lacustri risplendono riscaldate dal sole di questa  giornata tiepida di primavera.
Ora, con cautela attraversiamo e ci dirigiamo a destra,verso Bracciano. Pochi passi e imbocchiamo la strada che scende – Strada Vicinale della Cisterna. Tra gli alberi intravediamo la mole del castello. Scendendo attraversiamo una tagliata e più avanti, arrivati al cospetto di grande portale con il cancello di una villa, giriamo a destra su via della Catena, una strada sterrata dove sorgono le rovine degli opifici anticamente alimentati dall’acquedotto Orsini – Odescalchi. Il luogo è veramente suggestivo, dietro i ruderi, recentemente ripuliti, il lago e la corolla verde dei boschi che lo circonda fa da sfondo mozzafiato, il Castello di lato aumenta l’aspetto fiabesco del luogo .Qui sorgevano, alimentate dall’energia delle pale ad acqua, una cartiera (una delle più importanti del regno pontificio), sei ferriere e per il popolo del ducato, una mola per il grano e una per l’olio.
I resti della grande cisterna che raccoglieva le acque, giustifica il toponimo della strada, che ora
continuiamo a percorrere, di nuovo ombreggiata da alberi.
Non dista molto un archetto che incornicia la via, affiancato da un antico grande casale restaurato. Passato l’arco – siamo di nuovo sull’asfalto-costeggiamo ora il tratto finale dell’acquedotto e dalla parte opposta ancora una magnifica vista del lago e  degli orti ben curati. Mentre continuiamo a camminare, passa con una vecchia vespa, salutandoci, il proprietario dell’orto,tra le gambe il cesto con il raccolto quotidiano.

Via della Cisterna finisce poco più in là  e s’immette sulla strada che scende al lago. Noi puntiamo il  centro storico, quindi andiamo a destra e in salita prediamo Via delle Ferriere. Dai giardini delle case sporgono rami carichi di ciliege mature e , almeno in foto, ne rubiamo un pò.  Pochi metri e  montiamo sullo stretto marciapiede  della trafficata via, che piú avanti si sposta sul lato sinistro. Affrontiamo decisi la salita, passiamo davanti all’auditorium comunale e poco dopo, al suo termine, ci troviamo nei pressi del cancello di entrata del Castello e dei suoi giardini, di fatto al centro della cittadina. Entriamo nel giardino, il Castello  s’innalza  imponente circondato dalle case del centro storico. Edificato a partire dalla metà del ‘400, simbolo militare e civile della potenza del feudo Orsini,fu poi acquistato nel 1696 dalla famiglia Odescalchi che ne è ancora proprietaria.
Costeggiamo  una bella fila  di tigli – dalla parte opposta c’è la biglietteria, il castello è normalmente aperto alle visite – e salendo, arriviamo ad un  belvedere. Ed ecco ancora un incantevole  panorama sulla caldera  del grande vulcano divenuto lago. Prima di ritornare sui nostri passi, ammiriamo un enorme ippocastano di lato alla terrazza. Usciamo dal cancello e prendiamo via della Praterina che corre parallela all’ingresso. Dopo una breve salita gira a destra,diventa pedonale e ci fa passare sotto un archetto. Arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio  di Palazzo Santacroce – Altieri.
Adesso ci dirigiamo  dalla parte opposta della piazza. La strada a sinistra porta al nucleo storico di Bracciano, noi  invece giriamo a destra su Via Umberto I, passiamo davanti alla Chiesa di S.Maria Novella – nel suo bel chiostro ora c’è il Museo Civico – e arriviamo a Piazza Primo maggio. Non ci rimane che attraversare  la piazza verso  destra e salire le ampie scale che ci portano  al chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto sulla grande piazza del Municipio di Bracciano .Al cospetto della fontana stoppiamo la traccia gps .Ora ci meritiamo una buona tazza di tè e dolcetti, riposando nella bella sala da tè del Caffè Grand’ Italia,  a nostro giudizio  il migliore della zona (proprio dirimpetto al comune).
Perché  è buona abitudine  terminare  un viaggio a piedi, lungo o corto che sia, con  qualcosa di caldo che ristori il viandante, dopo che il cammino  gli ha scaldato il cuore.
(Ma va bene anche una birra, se il cuore si è scaldato troppo! )

San Lorenzo Nuovo – Lago di Bolsena

Questo percorso parte da San Lorenzo Nuovo, che domina il lago dall’alto e, passando per chiese, tombe etrusche, campi di orzo e splendidi casali, arriva alle rive del lago stesso.

Il percorso

Siamo a Piazza Europa, nel centro di San Lorenzo Nuovo. Mettendoci la chiesa alle spalle davanti a noi abbiamo una strada, che imbocchiamo. E’ Via Umberto I. Dopo qualche centinaio i metri giriamo a sinistra a Largo Campo della Fiera. Arrivati alla madonnina svoltiamo a destra su strada asfaltata, prendendo Via Torano. Arrivati ad un incrocio di strade prendiamo la prima a destra, ovvero continuiamo su Via Torano. Giunti ad una fontana andiamo a sinistra e pochi metri dopo andiamo, ad un bivio, avanti. Dopo un lungo percorso e un casale troviamo un bivio: qui andiamo dritti fino alla chiesa, denominata del Torano. Passata la chiesa incomincia la strada sterrata, in discesa. Qualche metro e alla nostra destra troviamo la Tomba della Colonna, del V secolo avanti Cristo.

Dopo la tomba pochi metri e troviamo un bivio a cui andare a destra. In cima alla salita c’è un ulteriore bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Percorsa questa strada ci troviamo sulla destra un cartello che indica una proprietà privata. Davanti a noi un sentiero che va verso un casale, da prendere. Giungeremo ad un cancello ma lo possiamo oltrepassare a destra e riprendere la strada che passerà vicino al casale e andrà avanti. Se capitate di primavera potreste trovare l’erba molto alta, ai lati campi di orzo. Si giunge così ad un secondo cancello, che aggiriamo sulla sinistra e prendiamo successivamente sempre il sentiero.

Dopo 20 metri ad un bivio andiamo a destra, per il sentiero che scende. In fondo al sentiero incontriamo un bivio a T e qui andiamo a sinistra. Passiamo con un ponticello un esile ruscello e andiamo a sinistra al bivio. a T. Arrivati alla strada asfaltata giriamo a destra e dopo 50 metri subito la prima a sinistra. Si arriva così ad un altro bivio a T: giriamo a sinistra. Ennesimo bivio a T: andiamo a destra. Giungiamo alle rive del lago, nostra meta.

Bolsena – Convento di Santa Maria del Giglio

Questo percorso è stato realizzato dalle seconde medie della scuola di Bolsena per il Progetto Passeggiata Mappante. E’ un lavoro che i ragazzi hanno voluto donare al proprio territorio ed è un anello che partendo dal centro di Bolsena passa per tutti i luoghi più importanti e belli del comune.

Il percorso

Il nostro percorso parte da Piazza Matteotti nel centro di Bolsena. Attraversiamo la piazza e arriviamo a Viale Colesanti. Percorrendo questo lungo viale con platani si arriva al  lago; arrivati alla rotonda andiamo avanti e alla fine andiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti costeggiando il lago e arrivati ad un bivio proseguiamo sempre dritti. Arrivati infine alla spiaggia troviamo una rotonda. Poco più avanti ci sarà una strada sterrata , percorrere quella strada andando sempre dritti. Ad un certo punto si nota un’apertura: la imbocchiamo.

Arriveremo ad un altro bivio a T, svoltiamo a destra e al successivo bivio a sinistra fino ad arrivare alla Cassia. Qui andiamo a sinistra, percorriamo la strada grazie al marciapiede e attraversiamo le strisce pedonali all’altezza di Via Alcide de Gasperi.  La imbocchiamo e raggiungiamo le scuole che ci troviamo sulla destra.

Successivamente salire dritti sulla salita fino ad arrivare ad un bivio con un cartello della Via Francigena a destra quindi svoltare, proseguire fino a che si arriva a un bivio con un torrente e andare sempre dritti lungo la salita fino ad arrivare ad un altro bivio. Questa volta svoltiamo a sinistra dove c’ è un uliveto. Da qui  la strada diventerà  asfaltata e andiamo sempre dritti. Alla fine della strada ci sarà un altro bivio a T. Lo riconosciamo perché davanti ci sarà un affresco raffigurante una madonnina; svoltiamo a destra verso il Convento  di Santa Maria del Giglio.

Nell’antico Convento S.Maria del Giglio in Bolsena (Viterbo), in 4 secoli di storia di sono succedute molte comunita’ di frati francescani. Dal 1997 la struttura e’ custodita e animata da ‘Punti di Vista’, un’Associazione Culturale che promuove lo scambio di conoscenza e culture, uno stile di vita sobrio e rispettoso delle persone e dell’ambiente, anche attraverso turismo per tutti, arte, scambi culturali, seminari, iniziative di solidarietà, condivisione e trasformazione sociale (dal sito del convento).

Costeggiamo il convento e subito dopo giriamo a sinistra. Dopo  aver costeggiato il muro si arriverà ad un incrocio, proseguiamo sempre dritti e superiamo il ponte del diavolo.

Il ponte del diavolo: una volta un principe andò al duomo di Orvieto e la croce di Gesù gli disse “Attento o peccatore”. Il giorno dopo  andò a Bolsena e passando sul ponte gli comparve davanti a sé un diavolo. Lui spaventato scappò e da quel giorno si narrò questa leggenda.

Ci si deve mantenere su una strada sterrata che gira bruscamente  a sinistra (non girare a destra o andare dritti). Arrivati alla chiesetta Madonna dei Cacciatori noi andiamo sempre dritti lungo la strada asfaltata. Arrivati alla Chiesa del Santissimo Salvatore attraversiamo le strisce pedonali e ci troviamo davanti al castello con la piazzetta e la fontana, dopodiché andiamo a sinistra scendendo le scale accanto al castello stesso. Se si vuole si può visitare il castello ma l’ingresso per vedere la torre ed il museo sarà a pagamento.

Prendiamo Via delle Piagge poco più in basso e ci ritroveremo in Piazza San Rocco quindi svoltiamo a sinistra  e andando sempre dritti arriviamo nella piazza principale (Matteotti), da dove siamo partiti.

Allumiere – Santa Marinella

Come in un quadro dei Macchiaioli

INTRODUZIONE
Ecco un percorso che ci porta dai monti al mare. I monti sono quelli della Tolfa  con la loro selvaggia bellezza. Partiamo da Allumiere e ci incamminiamo verso il  monte  della Tolfaccia, – la   cima conserva i resti dell’abitato  medievale  di Tulfa Nova – e attraversando i pascoli allumieraschi -patria del bue Maremmano del Cavallo Tolfetano – Maremmano e dell’ Asino allumierasco – arriviamo a Santa Marinella  nota stazione balneare a a nord di Roma.
Sono 21 km di strada in parte asfaltata e in parte sterrata, ma togliendo l’inizio e la fine urbani, la maggior parte del percorso è una tranquilla attraversata in mezzo ad un vasto ambiente naturale  ricco di biodiversità, in perfetta armonia con le attività umane. Incontriamo lungo la via colorati fiori spontanei, placidi  animali al pascolo antichi fontanili e numerose specie di uccelli. E con la sensazione di entrare in un  bucolico quadro di un  maestro macchiaiolo, ci immergiamo in uno dei luoghi più belli della Maremma Laziale.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Il nostro punto di partenza è  Piazza della Repubblica.
Su questa piazza  troviamo gli edifici storici di Allumiere: Palazzo Camerale,  edificato intorno al 1580 come sede della direzione delle miniere di allume, e ora museo archeologico naturalistico,  la chiesa, dedicata a Maria Assunta in cielo e il Municipio. Non possiamo fare a meno di notare  , come una stonatura, un palazzo moderno e con il pensiero che nei secoli non è facile mantenere un’armonia urbanistica, iniziamo il nostro cammino su via Roma, corso principale del paese. Lo prendiamo lasciandoci alle spalle il disarmonico palazzo e  passando a destra del municipio. Poco dopo ci fermiamo davanti al forno storico “Pistola”, entriamo e chiediamo la “pizza brodosa”, dolce tipico fatto con zucchero, cannella, ricotta e uvetta. Dopo la dolce pausa seguitiamo a camminare sulla  la strada principale che  arriva ad una piazzetta alberata e gira a destra. Lungo la via ci attira una indicazione a destra che recita”largo stabilimento allume”. Pochi passi e ci troviamo in una piccola piazzetta con una statua in bronzo di un minatore, simbolo delle comunità che nei secoli hanno lavorato nelle cave di alunite, da cui si ricava l’allume di rocca, minerale importante nella lavorazione delle pelli e dei tessuti. Curiosa è la storia di come furono scoperte le cave. Nel 1460 il commissario pontificio Giovanni di Castro, identificò delle piante di Agrifoglio sui Monti della Tolfa. Questa pianta segnalava sotto le sue radici presenza del minerale. Il ritrovamento di frammenti di alunite dopo piccoli scavi, confermarono la sua tesi appresa in Oriente.
Ora riprendiamo il  nostro cammino in uscita dal paese, seguiamo la strada  obbligata fino ad arrivare ad uno stop.
Qui finisce il marciapiede, ormai siamo fuori dal centro abitato.
Andiamo dritti e camminiamo in fila indiana sul bordo della provinciale  prestando la massima attenzione, questo è il tratto pericoloso del percorso. La direzione è sud ovest, sopra di noi, a sinistra, il Faggeto di Allumiere e a destra sotto di noi, in lontananza, il mare. Anche  se oggi c’è foschia vediamo Civitavecchia e la pianura circostante.
Dopo circa 1,300km dalla partenza incontriamo un bivio. Seguiamo le indicazioni per la Bianca, frazione di Allumiere, a sinistra, a salire.
Camminiamo ancora sulla strada asfaltata, dal bivio altri 300m, e arriviamo ad uno
slargo. A sinistra si va a La Bianca, ma noi andiamo a destra, verso via della Fontanaccia ( utile seguire il cartello “Trattoria la Fontanaccia”). Passiamo davanti un tabernacolo significativamente dedicato a S. Antonio Abate, patrono degli animali, visto che ci stiamo inoltrando in una zona di allevamento di Vacche e Cavalli Maremmani, ma anche di Asini. Allumiere è nota anche per un famoso palio -il palio delle Contrade -tradizionalmente corso da “Sumari”(Asini) la prima domenica dopo ferragosto.
Ora imbocchiamo via della Fontanaccia, asfaltata, ma il traffico che incontriamo è solo quello degli allevatori e dei proprietari terrieri, dunque quasi inesistente e possiamo camminare tranquillamente,  senza stress. Incontriamo anche butteri a cavallo e tanti mountain  bikers. I percorsi di questa zona sono molto popolari tra i ciclisti.  La strada si svolge per qualche chilometro costeggiando colli  e pascoli. Piacevolmente panoramica, a destra a tratti vediamo il mare.
In questo periodo i bordi della strada sono colorati da Malve, Borraggini, Asfodeli,Trifogli  e altre infiorescenze d’Aprile. Percorriamo un paio di chilometri abbondanti e dopo aver attraversato una  griglia di tubi metallici a terra ( cattle grid), che impedisce all’eventuale bestiame brado di passare al di là della strada, ci troviamo ad una biforcazione. A destra c’è una strada, anche  questa porta a Santa Marinella, ma il nostro percorso è un’altro e continuiamo dritti. Ora se volgiamo lo sguardo a sinistra- direzione nord est-  vediamo in  chiaramente Tolfa e la sua rocca, e dietro, lontano,oggi  un  po’  nascosto dalla foschia, Monte Fogliano .Ogni tanto qualche rapace svolazza sulla nostra testa, questo è loro territorio. Strada facendo ci deliziano Anemoni e Ciclamini che  crescono sulle spallette   delle collinette boschive  che ora costeggiamo  e ci nascondono  a singhiozzo la vista del mare.
Abbiamo percorso circa 6.2km dalla partenza quando a sinistra vediamo un cancello. Non lo notiamo subito, bisogna un po’  girarsi indietro. Da lì arriva il sentiero che viene da Tolfa e attraversa la vallata sottostante. Un bel percorso caldamente consigliato.  Ma ora andiamo avanti  fino  ad un bel prato fiorito dove un cartello esplicativo del progetto Life-Monti della Tolfa – ci dice che la strada sterrata  che vediamo a destra è  il “Sentiero di colle di mezzo” , sentiero  che  si ricongiunge con la strada che percorreremo in seguito con la possibilità di fare un’ anello. Ma noi continuiamo sulla strada asfaltata, ormai abbiamo il monte della Tolfaccia davanti. Bastano 700 metri per  arrivare alla “Fontanaccia”il  fontanile  sotto il monte a quota 454m. Ci fermiamo per una pausa tè  e conversiamo amabilmente con dei bikers che  si fermano a riempire le borracce dopo la lunga salita che viene da S.Marinella. Il panorama è notevole:sotto di noi il mare in lontananza brilla intenso. Da qua, prendendo la stradina a sinistra che passa davanti ad un pollaio e  inerpicandosi poi attraverso il folto boschetto,  si può salire sulla cima, una delle più alte dei monti della Tolfa  (579 m).  E qui, oltre al panorama che va dai  Monti Cimini al mare, si trovano i resti dell’antico abitato di Tulfa Nova (XI. Sec .), distrutta dalle truppe pontificie di papa Paolo II (XV sec.) a causa delle feroci dispute per lo sfruttamento della cave di allume. Tra la vegetazione i  ruderi delle mura, della chiesa,della rocca, di un grande forno-mulino e poco altro, è quel che rimane.
Oggi non andiamo in cima ma, dopo aver salutato i ciclisti, ci avviamo sulla strada asfaltata che decisamente scende e passa davanti ai ruderi di una villa romana. La strada diventa poco  dopo  una larga sterrata che scende tra i pascoli recintati dell’università agraria di Allumiere. Per inciso, le università agrarie sono antiche forme associative,esistenti tuttora in varie parti d’Italia, Enti che gestiscono le Terre Collettive.
Ignoriamo una strada che va diritta  davanti a noi (strada che permette un anello intorno alla Tolfaccia e si congiunge al sentiero per Tolfa ) e continuiamo a scendere; a indicarci la via anche un  cartello con scritto “località poggio volpina” e i paletti segnavia arancioni in punta del progetto life.
Lo splendido panorama non ci abbandona e tori e vacche maremmane pascolano placidamente sui bei prati.
La strada risale e poi diventa pianeggiante, a sinistra  in lontananza in riva al mare notiamo una cittadina , con il binocolo riconosciamo il castello, è Santa Severa.
Più avanti  a destra un grande e bel fontanile attira la nostra attenzione. È da  qui,attraversando la macchia, che ci si può ricongiungere al sentiero di Colle di Mezzo, ci dicono altri ciclisti.
Andando avanti, sul lato destro,per un lungo tratto di strada ci accompagna  un bel bosco misto. Prevalgono aceri campestri e cerri declivi verso il fosso, mentre a sinistra numerosi cavalli e asini pascolano sui prati che invece scendono verso il  mare.
Un Airone Guardabuoi passa sopra di noi mentre   lasciamo il bosco alle nostre spalle e scendiamo tra le verdi colline, siamo circa a metà del nostro percorso.
Facciamo qualche altro passo e ci fermiamo per la pausa pranzo su un poggetto sassoso vista mare, tra asfodeli  e pruni selvatici.
Mentre mangiamo un gruppetto di escursionisti esce da un cancello dirimpetto  a noi,ci dicono che vengono dalla strada che da S. Severa va a Tolfa da dove partono alcuni  sentieri  escursionistici.
Ripartiamo ,il mare si avvicina sempre di più,barche a vela lontane  veleggiano placide sull’acqua.
Scendiamo fino ad arrivare ad un grande cancello di ferro bianco che delimita la zona del pascolaro allumierasco. Lo apriamo e facciamo attenzione a richiuderlo per bene, è un attenzione indispensabile nelle zone di pascolo.La strada si restringe subito e mentre  osserviamo le colline circostanti ci colpiscono delle vistose macchie viola. Sono Cercis Siliquastrum, meglio noti come Alberi di Giuda, i cui fiori sbocciano in aprile prima della nascita delle foglie. Una leggenda narra che Giuda s’impiccò proprio a quest’albero, ma in alcuni paesi invece è considerato simbolo di buona sorte. In Spagna tradizione vuole che gli innamorati debbano baciarsi sotto la sua chioma fiorita per propiziare la fortuna.
“Siliquastro, siliqua silvestre, arbor di Giuda, arbor d’Amore” dice Castore (durante medico e botanico umbro del XVIsec.).
Camminando, arriviamo nei pressi di un’ altra griglia (cattle grid), l’attraversiamo e ci dirigiamo verso dei vecchi casali che ci sembrano abbandonati. Abbiamo percorso fino ad ora 15km.C’è un gran  movimento, scopriamo che  di fronte al grande  casale c’è un campo da motocross e i crossisti sono in piena attività.
Passiamo, sovrastati dal rumore delle moto, tra crossodromo e casale (e infatti si chiama  “crossodromo il casale” ) e andiamo avanti sulla strada bianca. Dopo 300m dal casale la strada  diventa asfaltata e attraversa una verde  altura dove dominano le fioriture blu della borraggine. Fiori che sono ottimi in frittata e in insalata  .
Ormai vicini al mare,vediamo sullo sfondo il porticciolo di Santa Marinella  e ancora le tante vele bianche delle barche uscite in questo  sabato pomeriggio.
Dopo più o meno un altro chilometro la strada finisce davanti ad un giardino. Scopriamo che è il giardino  esterno di un  Residenza Sanitaria gestita da suore.
Prendiamo a sinistra la strada che scende, le case sono ancora rare, ma ci stiamo avvicinando al centro abitato. Seguitiamo sempre su  questa via-via suore ancelle della visitazione-fino  arrivare al sottopasso dell’autostrada A12  e poco dopo,costeggiare il muro del cimitero. Ora che siamo arrivati a quota mare sentiamo tutto il caldo di questa giornata primaverile. Questo ci fa pensare che il percorso è meglio sconsigliarlo in giornate molto calde.
Passiamo davanti all’entrata principale del Cimitero, fino ad arrivare ad uno  stop  dove andiamo a  destra, verso il sottopassaggio della linea ferroviaria. Lo passiamo, ancora pochi passi e siamo sull’Aurelia. Ora andiamo ancora a destra , direzione centro, camminando sul marciapiede.
Santa Marinella è una cittadina balneare che nel tempo si è sviluppata lungo la strada consolare partendo dal nucleo storico del porto e del castello Odescalchi.
Per gli etruschi la rada dove sorge il castello era un’ approdo per le merci provenienti da Cartagine; in epoca romana vi fu edificata una grande villa marittima dal politico-giurista Ulpiano.
Nel XII sec. fu eretta la torre normanna (ancora esistente) come difesa dalle scorrerie piratesche. In seguito la torre fu circondata da muri collegati da torrette e prese l’aspetto di un vero e proprio castello. Passato prima  ai Barberini poi all’Arcispedale di santo spirito,nel 1887 fu acquistato dal principe Baldassarre Odescalchi, con l’idea di trasformare il piccolo abitato,all’epoca poche case di braccianti e pescatori, in una delle prime stazioni balneari d’elite ,in virtù dell’ottimale esposizione  con la protezione dei Monti della Tolfa a creare un clima mite in tutte le stagioni.
Ora camminiamo sul marciapiede per 2 km costeggiando case e villini, la vista del mare è praticamente nascosta dagli edifici. Arriviamo al punto dove finisce il marciapiede e attraversando la statale si può prendere la strada per il vicino porto turistico, ma il nostro obiettivo è Piazza Civitavecchia, 300m  più avanti sull’Aurelia. Continuiamo dritti e a destra , dietro una siepe, c’è un viottolo che costeggia la consolare e ci evita di passare sulla trafficata via.
Eccoci arrivati sulla piazza dove c’è un chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto la fermata del bus Cotral  che passando da Civitavecchia ci riporterà ad Allumiere. Qui stoppiamo la nostra traccia,ma  se si attraversa la piazza e si seguono le indicazioni ci si può dirigere verso il  porto  e il Castello. A noi, soddisfatti di aver percorso questa mezza maratona, non resta che aspettare il bus che in 50min ci riporterà al punto di partenza, immersi, dopo la tranquillità dei pascoli, nel caos del sabato del villaggio.

Grillo Brullico – Ostello Sassi Turchini

Dalla valle dell’Ortano alla baia di Porto Azzurro passando per boschi, miniere, resti di archeologia industriale e laghetti dall’acqua luminosa, sempre avendo il mare ben in vista e rassicurante. Si aprono vari paesaggi alla vista e l’Isola d’Elba si manifesta in tutta la sua naturale bellezza, selvaggia e accogliente allo stesso tempo.

Il percorso

Usciti dal cancello del Grillo Brullico, si gira subito a sinistra, costeggiando la recinzione, fino ad arrivare ad un cancello verde che ci sbarra la strada (da giugno in poi dovrebbe essere aperto). Il cancello va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo la pirma casa si svolta a sinistra e alla prima a destra (siamo nella zona residenziale), per poi prendere una strada cementata e piana che porterebbe al mare. Ma noi, al primo slargo/parcheggio delle automobili che si trova dopo un centinaio di metri, andiamo dentro al bosco, in diagonale sulla destra (fare riferimento al tracciato gps) in modo da intercettare un sentiero che sale. Se arrivate al mare siete andati troppo avanti. Questo sentiero, a zig-zag, sale in maniera abbastanza decisa e dopo breve troviamo una recinzione col filo spinato, che va seguita in alto, mantenendola sulla destra. Vediamo poi dal basso sopraggiungere una strada più grande sterrata. La prendiamo facendo la curva a gomito, a sinistra. Lungo questa larga strada (assolata) troviamo una serie di deviazioni, ma noi ci manteniamo sempre in piano, andando avanti. Laddove c’è un cumulo di terra rossa fate una deviazione per vedere una miniera, seguendo il gps. Tornati al punto della deviazione proseguiamo in avanti fino ad arrivare ad una sbarra verde, oltre la quale c’è un bivio a cui andare avanti. Troverete così una seconda miniera e una cava di marmo sulla destra (vedi foto).

Andando sempre dritti si arriva ad una strada asfaltata che prendiamo a destra, in leggera salita. Dopo poche decine di metri troviamo sempre una strada asfaltata sulla sinistra, ma proseguiamo dritti in salita. Si arriva così ad una casetta bianca e verde dove bisogna andare avanti verso il cancello verde dopo del quale svoltare a sinistra per il sentiero che scende. Questo bel sentiero, panoramico, che apre un nuovo versante alla vista, arriva ad un tornante che gira nettamente a destra. Ma a sinistra c’è il nostro sentiero. Davanti a noi il paese di Capolivari e a destra Monte Mar di Capanne con l’inconfondibile croce. Si arriva poi ad un bivio a T, a cui si gira a destra. In questo modo vediamo sotto di noi una baia e un laghetto artificiale. La via è punteggiata di sughere molto grandi e arriva ad un piccolo slargo alla cui sinistra c’è un sentiero che scende (c’è il divieto ma non ce ne curiamo).

Giunti alla lingua di terra che separa il laghetto dal mare andiamo avanti tenendoci il mare a sinistra e arrivando, alla fine della spiaggia, ad alcune scalette. Le saliamo e andiamo subito a destra, passando vicino a dei resti di archeologia industriale. Poi ci infiliamo in una sorta di piccola gola mantenendoci sulla destra. Ai chioschi sulla spiaggia andiamo, alla rotatoria, a destra, in salita (fare attenzione alle automobili in questo tratto). In cima c’è un bivio, con le indicazioni (avanti a sinistra) per l’ostello. Poche decine di metri e sulla destra c’è l’ostello Sassi Turchini.

Borgo di Cesano – Anguillara Sabazia

Le colline intorno al lago di Bracciano sono tra le più varie e sorprendenti del lazio, ma hanno risentito notevolmente, negli ultimi anni, di una forte antropizzazione del territorio. L’origine vulcanica  di queste zone si intuisce dalla forma rotondeggiante dei due vasti bacini (caldere) che ospitano i laghi di Bracciano e Martignano. A 64 metri sul livello del mare, il lago di Bracciano è il secondo per superficie (dopo il lago di Bolsena) del Lazio. L’unico emissario del bacino è l’Arrone, fin dal tempo dell’imperatore Traiano le acque del lago di Bracciano vennero convogliate verso Roma con L’acquedotto appunto di Traiano. Le sponde del lago sono dolci verso sud in corrispondenza del centro abitato rivierasco di Anguillara, più ripide verso la riva settentrionale tra Trevignano e Oriolo. Salendo da questo lato si culmina con l’appuntito cono vulcanico del monte Rocca Romana (612 mt. ) che a largo raggio è ben visibile, sia dai monti Sabini, ma anche dal Gianicolo a Roma.  Al lago di Bracciano si affiancano ad est il bacino del lago di Martignano mentre a nord est quello  del lago Monterosi. Altra caldera vulcanica, poco conosciuta, situata anch’essa ad est di Martignano, occupata un tempo da altri bacini lacustri, oggi ormai asciutti a causa di bonifiche passate, è quella del Baccano, dove appunto erano il lago del Baccano e quello di Stracciacappe. Degno di nota e di una visita è anche il borgo storico di Cesano che è appunto il nostro punto partenza nonchè quello più imponente di Anguillara che è quello di arrivo.      

Descrizione del percorso

Si parte dal borgo storico di Cesano, da piazza Francesco Caraffa,  una visita, la merita la chiesa dell’XI secolo di San Nicola, che, di fronte al palazzo medioevale forma una curiosa strettoia all’ingresso del borgo. Il centro è di antichissime origini, pare sia stato fondato dagli Etruschi, sono stati infatti ritrovate urne cinerarie risalenti al periodo etrusco. La presenza invece degli antichi romani, successivamente, è dimostrata dai ruderi di alcune ville sparse nei dintorni di Cesano. Si pensa questo, sia il territorio dell’antico Cesarianum appartenuto alla gens Caesia. Da  piazza Francesco Caraffa si piega in via dei Tinelli e la si prosegue fino ad incontrare via Cesanense, che proseguiamo dritti per 300 mt. circa, fino ad un trafficato incrocio da dove prende origine a sinistra via Guido Miotto, noi però proseguiamo a destra  leggermente in salita sempre per via Cesanense. Per altri 300 metri, proseguiamo via Cesanense, questo tratto è molto trafficato, prestare molta attenzione ai veicoli transitanti, disporsi, se si è in gruppo, nella cosiddetta “fila indiana” . Ignoriamo quindi un primo incrocio sulla destra “Vicolo Cesanese” che riporta  indicazioni stradali Bracciano – Anguillara, ma pieghiamo subito dopo ad un secondo incrocio sempre sulla destra per via Monte Pineta, a scongiurare qualsiasi dubbio troviamo anche un grosso cartello indicante l’agriturismo “La Melazza”. Via Monte Pineta, si presenta come una strada asfaltata in cattive condizioni a tratti sterrata, la seguiamo dritti per circa 1,6 km e in corrispondenza di un grosso allevamento bovino sulla destra,  incrociamo la “Strada Valle del Baccano” che prendiamo a sinistra. Questa la percorriamo per circa 30 metri e giriamo quindi a destra per “Stradone Lungo”, detto anche sulle carte, “Strada Lungo”. La seguiamo dritti, superando su di un piccolo ponte, un canale di drenaggio delle acque che un tempo impantanavano la zona. Questi terreni, erano occupati in passato dall’antico Lago del Baccano, prosciugato in tempi passati dalla famiglia Chigi, proprietaria dei luoghi. Dal canale di drenaggio andiamo ancora avanti per circa 30 metri, giriamo quindi a sinistra per una sterrata con indicazioni “Strada degli Orticheti” per circa 700 metri, questa, in breve diventa uno stretto  sentiero a tratti ingombro da vegetazione invadente. Superiamo quindi a destra e a sinistra ampi pascoli pianegginti, fino ad incrociare di nuovo la “Strada Valle del Baccano” già prima incontrata. La prendiamo a sinistra per circa 300 metri fino ad avvistare sulla destra un grosso cancello in ferro di colore verde che scavalchiamo se lo troviamo chiuso. Siamo però, dentro un terreno privato, nessun problema per il sabato e la domenica, negli altri giorni però meglio farsi autorizzare per il transito a piedi. Seguiamo quindi la sterrata in salita fino ad immetterci in curva su di una grossa carrareccia che sempre in forte salita seguiamo a destra. Arrivati in breve sul crinale sommitale che separa il bacino di Martignano con quello del pianoro del Baccano, ci troviamo ormai in vista dell’azzurro lago di Martignano. Siamo a quota  338 metri slm, è il  punto più alto toccato dalla nostra escursione, entriamo così, nella zona tutelata dalla riserva detta di “Martignanello”, un grosso cartello su fondo giallo lo attesta chiaramente. Sempre calcando la nostra carrareccia,  proseguiamo, ormai in discesa, sull’altro versante, in direzione del lago di Martignano che vediamo a tratti tra gli alberi. Andiamo quindi avanti per almeno 400 metri dopo aver notato il cartello prima citato e facendo attenzione,  poco evidente sulla sinistra tra la fitta vegetazione, avvistiamo la traccia di un  sentiero che si inoltra per un breve tratto nel bosco. Se per qualche motivo si supera l’imbocco poco evidente del sentiero, nessun problema, si può, anche girare avanti a sinistra in qualsiasi accenno di traccia di sentiero.  Questo,  servirà  a superare il breve tratto di bosco e ci farà accedere ad un ampio pratone  digradante, in leggera pendenza, verso il lago. Da qui, comunque sia andata,  riguadagniamo il nostro sentiero che è l’unico che percorre in alto il pratone lambendo il bosco sulla sinistra.  Seguiamo senza ombra di dubbio, la traccia  evidente in terra battuta di questo sentiero,  che in breve rientra di nuovo nel bosco avvicinandosi di molto alle rive lago sulla nostra destra. Seguiamo sempre il sentiero che si snoda ad andamento serpentino nella fitta vegetazione,  quando però  diventa  rettilineo, ed iniziamo a percorrere in decisa salita un bosco ad alto fusto, facciamo molta attenzione ad una chiara traccia di sentiero che si stacca in discesa sulla nostra destra. Imbocchiamolo, facendo ancora attenzione, stavolta, dopo eventuali piogge, al terreno in discesa molto scivoloso. Seguiamo in un continuo saliscendi questo nuovo sentiero fino ad incontrare  nascosta tra la vegetazione una curiosa cavità ad altezza umana. Siamo di fronte all’ingresso dell’antico acquedotto Alsietino.  Nel  2  a.C. per volere dell’Imperatore Augusto  ebbe inizio la realizzazione dell’acquedotto Alsietino, una notevole opera idraulica che portava le acque del lago di Martignano, lungo un percorso di 33 km, fino alla città di Roma, all’altezza dell’odierna zona di Trastevere. Le acque del lago, considerate dai romani poco salubri, raramente venivano utilizzate nelle cucine o per berle, venivano impiegate invece in agricoltura  per  l’irrigazione dei numerosi orti presenti in città. Dalla cavità dell’acquedotto, continuiamo sempre a seguire il nostro sentiero nel bosco, che in breve, circa 10 minuti, esce all’aperto nella zona balneale e più turistica  del lago, il sentiero è diventato ormai una carrareccia che scorre tra gli impianti balneali, piccoli ristori e noleggiatori di canoe. Sempre avanti, la carrareccia piega a sinistra e punta decisamente in salita, sulla sommità del crinale, portandoci così fuori, dalla vista del lago di Martignano. Ci troviamo nell’area di un parcheggio auto, ora non più utilizzato, (esiste un servizio di bus-navetta con un parcheggio situato più in basso). Questo  è  un punto molto panoramico nonostante la modesta altitudine di 270 metri slm, la vista spazia a largo raggio e in lontananza avvistiamo chiaramente il centro abitato di Anguillara. Prendiamo quindi  in discesa quello che troviamo  indicato come il “sentiero S.Biagio”,  in breve, circa 10 minuti, ormai in piano, il sentiero stesso diventa una carrareccia sterrata, che confluisce dopo 300 metri in un’altra  carrareccia sterrata provieniete da Anguillara, questa sulle carte è identificata come “Strada Comunale di Cesano”, la  prendiamo a destra.   Proseguiamo per circa 600 metri fino a confluire in “Via della Mola Vecchia”, questa strada, ormai asfaltata è  molto trafficata dai veicoli in transito, fare attenzione, noi  la prendiamo a destra. La seguiamo, disponendoci se siamo in gruppo, in “fila indiana”, fino ad un antico fontanile a lato di un crocevia. Qui, possiamo sederci riposare un poco, dissetarci, e visitare quello descritto come il “giardino sensoriale”, una piacevole raccolta di piante ornamentali e aromatiche, queste, sono dettaglitamente descritte da cartelli completi di belle illustrazioni, che sono posti nei pressi delle piante trattate. Riprendendo il nostro percorso, sempre restando su “Via della Mola”, adiacente al “giardino sensoriale”, superiamo su di un ponte stradale il fiume Arrone, unico emissario del lago di Bracciano. Proseguiamo avanti dritti per circa 500 metri dal ponte,  siamo ormai  in vista dei caseggiati di Anguillara, (sempre tenendoci sul lato sinistro della carreggiata per la nostra sicurezza),  in corrispodenza di un antico fontanile realizzato in mattoni  sulla destra,  e una piacevole chiesetta sulla sinistra  ad angolo, ci immettiamo a destra nella “Via Anguillarese strada provinciale 5/b”, questa,  proviene chilometri indietro, dalla “Strada Braccianese Claudia” località “Casaccia”. Seguiamo la via Anguillarese, su un comodo marciapiede,  superiamo successivamente a destra un  parcheggio in terra battuta,  un distributore di carburanti della IP, e un grosso supermercato (Carrefour). Incontriamo quindi sulla destra la “strada provinciale 12/b” con indicazioni “Trevignano”, la ignoriamo e proseguiamo dritti in leggera discesa, avvistiamo tra gli spigoli delle case, il lago di Bracciano ormai vicinissimo. Sempre avanti, ormai in netta discesa, superiamo sulla destra, in alto, i giardini comunali di Anguillara e in breve arriviamo al livello del lago in piazza del molo. Del lago di Bracciano, possiamo ammirare meglio la sua vastità, se ci rechiamo sul molo di attracco, questo nei mesi estivi, viene utilizzato come imbarcadero dalla motonave Sabazia, che per i turisti propone il giro del lago toccando gli altri centri rivieraschi di Trevignano e Bracciano. Qui possiamo concludere stanchi ma felici la nostra escursione!

Sulmona – Campo di Giove

Partendo dal liceo Scientifico Enrico Fermi, raggiungere in dieci minuti il centro seguendo le indicazioni stradali.
Da Piazza XX Settembre, centro storico della cittadina di Sulmona, svoltare alla propria sinistra, guardando il monumento, e imboccare Corso Ovidio. Dopo 250 Mt sulla nostra sinistra sarà ben visibile l’acquedotto romano che nasconde la vista sulla grande e bella piazza Garibaldi  con al centro una fontana. Lungo Corso Ovidio raggiungere Porta Napoli ben riconoscibile dall’arco sotto cui si può passare a piedi. Continuare su Via Mazzini che piegando leggermente a sinistra ci porterà al bivio con via Alcide De Gasperi, che imboccata la quale, diventerà dopo quasi 1 Km, la secondaria Va Vecchia di Cansano dopo l’incorcio con la Statale dell’appennino Appulo-Sannitico-Abruzzese e poi Via Aroto Lasciandosi Sulmona alle spalle continuare fra campi e orti fino
a raggiungere un bivio ben visibile dopo circa 45 min di cammino. Sulla sinistra si devono lasciare, qualche passo indietro, i resti di una specie di cava con dei piccoli edifici in disuso. Imboccare al bivio a sinistra su una stradina secondaria in leggera salita e non lasciarla per almeno altri 20-30 minuti fino a riaggiungere e incorciare la grossa asfaltata SR487. Si tratta di un buon punto di sosta con alcune panchine alla nostra sinistra dove poter riprendere
fiato. Seguendo poi l’asfaltata (ma poco trafficata) SR 487 tenendo la  propria destra, dopo circa 300 mt sul lato opposto a quello di marcia e in coincidenza di un curvone, imboccare lo stretto sentiero che sale verso i monti a sinistra indicato da alcuni segni colorati. Si tratta di un tratturo di agile percorribilità che comincia a salire verso la cresta. Dopo 15 minuti circa alla nostra sinistra, sarà ben distinguibile il resto di una piccola abitazione cubica in pietra. Non abbandonare mail sentiero, comodo e bene segnato che tra ginestre e macchia, sale non troppo velocemente verso l’alto. Alla nostra destra avremo il fondo valle e dopo un paio di Km e qualche curva apparirà dall’altra parte della valle, ben distinguibile, il paese di Cansano.

Continuando a seguire il sentiero, si raggiungerà una piccola radura dove esso piega a sinistra e poi a destra. Si è a circa un’ora dall’arrivo in Campo di Giove. Il sentiero diventa Strada Comunale da Sulmona a campo di Giove e e ci avvicina alle prime case mezze abbandonate del paese sulla sinistra per poi  portare direttamente sull’asfaltata SP12a Viale Sulmona proprio in coincidenza di una pineta sulla sinistra e dei campi da gioco sulla destra. Continuare dritto sull’asfalto per nemmeno 1 Km per raggiungere direttamente sulla Via San Matteo, il centro del paese e la bella piazzetta alberata con fontana sulla quale si affaccia il palazzo cinquecentesco Casa Nanni.

Formello – Isola Farnese

Questo itinerario si svolge in un ambiente vario e piacevole, quasi interamente su strade sterrate  in gran parte comprese nel territorio del parco di Veio.  Si percorre interamente la penultima tappa dell’antica via Francigena, l’ultima è quella che porterà direttamente a Roma. Entrati nel parco, operando piccole deviazioni dal  tracciato del nostro itinerario, è possibile visitare numerosi siti archeologici etruschi, tra questi spiccano alcune opere funerarie come il colombario e le famose tombe, come quella detta dei Leoni Ruggenti, la Tomba Campana, la Tomba delle Anatre. È altresì possibile visitare e anche percorrere all’interno, muniti di stivali in gomma, il cosiddetto Ponte Sodo. Questo per l’epoca, è una notevole opera idraulica etrusca; una galleria scavata interamente nel tufo lunga oltre 70 metri, realizzata dagli ingegneri etruschi, per migliorare il deflusso, la successiva canalizzazione delle acque, ed evitare soprattutto,l’impaludamento del torrente Cremera. Un’opera simile  la possiamo trovare ad Ansedonia in Toscana, qui in effetti si tratta di una tagliata ma la funzione era simile, principalmente quella di drenare le acque del fiume Cosa  che impaludava la pianura circostante. Quasi al termine della traversata,  si passa accanto a quel che rimane dell’antica e importante città etrusca di Veio, purtroppo ebbe la sventura di porsi in conflitto con la nascente potenza di Roma, quel che resta sono i suoi ruderi sparsi in largo raggio, questi, racchiusi da una vasta recinzione metallica non sono quindi visitabili. Nei pressi dell’antica Veio, ma avanti verso Isola Farnese, un bel colpo d’occhio lo meritano le spettacolari cascate della Mola, il vecchio mulino medioevale e lo stesso borgo storico di Isola Farnese.   

Descrizione del percorso

Si parte dal centro storico di Formello, da “piazza S. Lorenzo” e con alle spalle lo storico Palazzo Chigi (merita una visita), si avvista chiaramente il cartello indicante la via Francigena, si prende quindi in leggera discesa “via Venti Settembre”, e si prosegue fino alle scalette di “via Salita della porta da piedi”, queste, si discendono fino alla strada asfaltata, che prendiamo a destra in discesa fino ad incontrare nei pressi di un parcheggio,  “via Fontana Rutola”. Questa all’inizio è cementata, poi diventa sterrata,  la si percorre costeggiando il fosso Rosciolo e ad un primo bivio si piega a destra ignorando la strada comunale di Meconi, senza dubbio di sorta si seguono sempre le puntuali indicazioni della via Francigena  e si va avanti. Si supera una barriera metallica di colore verde che indica l’ingresso nel territorio del parco di Veio, quindi ad un secondo bivio si piega a sinistra in netta salita;  qui il percorso diventa un sentiero, proseguendo, si supera  un cancello in legno che va richiuso dopo il passaggio. Questo tratto del percorso, è lungamente costeggiato da una staccionata in legno a tratti fatiscente. Proseguendo, il sentiero diventa di nuovo una sterrata, attraversa alcuni pascoli e  ritorna a costeggiare il fosso Rosciolo delimitato da folti canneti. Superiamo quindi un altro  cancello, questa volta però in ferro e poco più avanti in alto a sinistra possiamo notare un ampio costone tufaceo compreso nella proprietà di  una villa signorile. In corrispondenza del simbolo del pellegrino, impresso sulla pavimentazione cementata che contrassegna in più tratti la via Francigena, incontriamo  via dei Pantanicci, strada  asfaltata  che  seguiamo a sinistra in salita, fare attenzione alle auto che transitano numerose.  A fine salita, ad un incrocio più avanti, giriamo a destra per una sterrata in leggera discesa (questa è via della Pietrarella di monte Aguzzo). Questa la seguiamo e ad un incrocio giriamo nuovamente a destra, per via della Pietrara, seguire sempre le indicazioni della via Francigena, si prosegue dritti, ignorando sulla destra la strada che conduce al bed end breakfast “Antica Pietrara” (grosso cartello in metallo sulla destra), giungiamo così attraverso una piccola rampa in salita, costeggiata da una staccionata in legno su via di Santa Cornelia. Facendo attenzione alle auto, poco più avanti la attraversiamo prendendo via della Selvotta. Chiaro ed  evidente il cartello con sfondo marrone indicante che siamo sempre sul tracciato  della via Francigena. Costeggiamo sulla destra i campi sportivi della S.S. Lazio, superiamo la sottostante via Cassia Bis sopra ad un cavalcavia, ed ad un bivio, ormai sterrata,  lasciamo via della Selvotta e pieghiamo a destra per via Monte dell’Ara, anch’essa sterrata, che in breve risulta in salita e molto sconnessa. Più avanti ad un incrocio giriamo a sinistra per via “Monte Michele” e proseguiamo lungamente sulla sterrata seguendo i chiari segnavia  della via Francigena, che poi piegano nettamente a destra in un bosco alla fine di una salita, qui tra l’altro sono presenti anche dei segnavia a fondo azzurro indicanti la via Romea.  Si entra quindi nel bosco, lungo un battuto sentiero sempre costellato dai segnavia bianchi e rossi, intuitivamente, diversi  piccoli sentieri  laterali non segnati, portano a visitare alcune tombe etrusche, tra cui le più importanti sono quelle dei Leoni Ruggenti, la tomba delle Anatre e la Tomba Campana. Si prosegue poi, dopo aver superato un modesto corso d’acqua su un piccolo ponticello di legno, tra ampi pascoli e coltivi. Costeggiando dall’alto il torrente  Cremera e protetti da una lunga staccionata in legno si arriva nei pressi di Ponte Sodo. Individuare questa meraviglia dell’ingegneria antica tra la fitta vegetazione non è facile, ci si può affacciare a tratti  e cercare intuitivamente piccoli tracciati che scendono al torrente. Se fortunati si riesce ad individuare un modesto tracciato che ci conduce in breve ad una piccola scaletta incisa nel terreno e un corrimano che scendono all’uscita della galleria attraverso la quale scorre il torrente. Questa opera idraulica etrusca chiamata impropriamente  “ponte”  consiste essenzialmente in una lunga galleria oltre 70 metri scavata nel tufo,  serviva principalmente a far defluire verso Veio e non fare impaludare il torrente Cremera. Probabilmente si era intuito che le zone paludose erano insalubri, già prima di conoscere la zanzara anofele come portatrice della malaria. Guadagnato di nuovo il tracciato della via Francigena, proseguiamo lungamente tra gli ampi pianori fino ad incrociare una grossa carrareccia, pieghiamo a destra, proseguiamo per un breve tratto, poi in corrispondenza di sbarramento di colore verde  per autoveicoli, giriamo a sinistra aggirandolo. Siamo ormai sopra  l’ampio pianoro di Veio, in parte coltivato, in parte lasciato al pascolo, chiaramente e senza ombra di dubbio in lontananza avvistiamo il borgo storico di Isola Farnese. Senza problemi di orientamento, seguiamo lungamente l’ampia sterrata sempre costellata dai segnavia bianchi e rossi e in circa 20 minuti arriviamo  al cospetto delle rovine dell’antica Veio, purtroppo non visitabili  perchè  recintate. Discendiamo quindi per una scaletta cementata attraverso una suggestiva rupe tufacea, fino a sentire il rumoreggiare della cascata della Mola, che in breve avvistiamo dall’alto di un ponticello di legno, questo, scavalca il torrente  Cremera e ci conduce al vecchio mulino medioevale. Qua e la sono presenti numerose macine in pietra alcune integre, altre spezzate e logore  dal lavoro svolto nei secoli passati. Proseguendo e superando sulla destra, un parcheggio prima e un cimitero poi; salendo per la strada asfaltata arriviamo in breve al borgo storico di Isola Farnese che merita anch’esso una visita accurata, dove si conclude la nostra piacevole escursione.

Seconda descrizione:

Partendo da Palazzo Chigi, sito in Piazza San Lorenzo a Formello, percorriamo via XX settembre fino alla fine e scendiamo giù a sinistra per una scalinata al termine della quale girando a destra ci troviamo difronte ad un bivio, una strada che sale sulla destra (via del Rosciolo) ed una che scende sulla sinistra con indicazione “via Francigena”. Seguendo la strada a sinistra ci inoltriamo sulla via Francigena e proseguiamo su una strada sterrata per circa 500 m finché ci troviamo dinanzi ad un bivio, una strada che sale a sinistra (strada comunale via Meconi) ed una che scende a destra con indicazione “Via Francigena”. Noi ci manteniamo a destra e proseguiamo in direzione sulla francigena per un sentiero sterrato lungo la quale incontriamo un cancello verde sempre aperto; siamo a circa 1Km da Formello e allontanandoci dal paese la vegetazione comincia ad arricchirsi. Arriviamo ad un bivio, una strada sterrata che prosegue sulla destra ed una che sale a sinistra con l’indicazione “via Francigena”, noi proseguiamo salendo a sinistra e dopo circa 100 m la strada sterrata diventa sentiero circondato da una fitta vegetazione ed è possibile notare, subito dopo la curva a destra, dei pali che disegnano un capanno; si tratta di un progetto di Fattoria Didattica interrotto. Proseguendo sul sentiero incontriamo un cancello in legno, sempre aperto, utilizzato per il pascolo, oltre il quale poco dopo costeggiamo sulla destra un canneto e un torrentello finché arriviamo ad un altro cancello in ferro, anche questo sempre aperto e adibito a tenere chiusi gli animali in questa zona. Camminando sulla strada sterrata troviamo alla nostra sinistra una cava di tufo peperino sormontata da una staccionata in legno; la strada sterrata termina con un bivio su strada asfaltata noi giriamo a sinistra seguendo l’indicazione “via Francigena” e camminiamo finché la strada (via dei Pantanicci) incontra altre tre strade (un trivio). Difronte abbiamo un campo di fiori e giriamo a destra sulla strada sterrata (via della Pietrarella di Monte Aguzzo), la percorriamo finché arriviamo ad un incrocio dove giriamo a destra su via del Prataccio, una strada asfaltata che scende e che percorriamo dritto anche superando una strada che si immette sulla destra. Proseguendo sulla strada asfalta ci troviamo ad attraversare un ponte subito dopo il quale troviamo via Casal dei Ceveri che scende a sinistra e noi proseguiamo su Via della Selvotta con indicazione “Via Francigena”. Alla fine del sentiero sterrato siamo difronte ad un bivio e noi giriamo a destra seguendo la freccetta del pellegrino, ci troviamo così a camminare su una strada asfaltata (via Monte dell’Ara) e arrivati ad un incrocio prendiamo la strada a sinistra che è via Monte Michele. Lungo la strada troviamo una deviazione a sinistra e poco dopo uno slargo con una recinzione probabilmente per gli animali, poco prima dello slargo sulla destra c’è un sentiero che si immette nel bosco, è qui che lasciamo la francigena – attenzione affissa su tronchi e piante è possibile trovare la segnaletica bianca e rossa, forse abusiva, che segnala quella come “via francigena”, in realtà è una variante – e ci inoltriamo verso Isola Farnese. Finito il sentiero nel bosco ci troviamo in uno slargo con una staccionata alla nostra sinistra e una cava alla nostra destra costeggiata da un sentiero che sale e che conduce ad una tomba etrusca che vale la pena andare a vedere per poi tornare sul punto in cui si è lasciato il percorso. Camminando sul sentiero arriviamo ad un largo spazio e sulla sinistra scorgiamo un ponte in legno che attraversiamo e al termine del quale giriamo a sinistra facendo come un’inversione a U. Continuiamo su una strada sterrata e costeggiando il Cremera Etrusco, alla nostra sinistra abbiamo una staccionata in legno che si interrompe in corrispondenza dell’inizio del Tunnel, poco più avanti è presente un’altra staccionata sulla destra; tra la fine della staccionata di sinistra e l’inizio della staccionata di destra (o se vogliamo in corrispondenza dell’inizio del tunnel) sulla destra si apre un sentiero in mezzo al campo; seguendolo e inoltrandosi nel bosco a destra si giunge in riva al Cremera e ai piedi di Ponte Sodo. Si tratta di una deviazione che suggeriamo al termine del quale occorre ritornare lì dove abbiamo lasciato il percorso, in corrispondenza dell’inizio del Tunnel e delle staccionate in legno (data l’inaffidabilità dei punti di riferimento dati – vedi staccionate in legno la cui collocazione può essere provvisoria –  in questo caso è utile fare riferimento al GPS). Lungo a strada sterrata che ci troviamo a percorrere incontriamo un bivio a T dove giriamo a destra seguendo l’indicazione “via Francigena sentiero alternativo), proseguendo c’è una prima deviazione a sinistra e ancora oltre una seconda sempre a sinistra con una cancellata verde in ferro e un accesso pedonale e l’indicazione “via francigena sentiero alternativo” che seguiamo. La strada sterrata che percorriamo ad un certo punto si sdoppia in due percorsi paralleli che si ricongiungono alla fine, delle scale che scendono sulla destra, la strada che prosegue diritto; scendiamo giù per le scale e al termine andiamo a destra verso le cascate e il Mulino.

Alessandria – Castellazzo Bormida

ALESSANDRIA (88 MT S.L.M)- CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.)

Descrizione: Percorso di collegamento tra la Stazione FFSS di Alessandria e Castellazzo Bormida. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi in quanto si alternato tratti di asfalto ad argini o strade inerbite. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango o erba alta. Il percorso termina convenzionalmente presso il Cimitero Comunale di Castellazzo Bormida, in modo da poter seguire il  successivo(direzione Santuario NS delle Rocche) senza entrare ed uscire dal paese. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Il percorso

Uscito dalla Stazione Ferroviaria, costeggi gli edifici alla tua sinistra e prosegui sul marciapiede ciclopedonale che corre tra il parcheggio e Spalto Borgoglio. Appena prima del ponte stradale sul fiume Tanaro, di fronte a te, scendi la rampa alla tua sinistra e segui Via vecchia dei Bagliani (Attenzione!! Questo tratto è vietato in bicicletta in quanto  contromano: pertanto bisogna aggirare il senso unico attraversando lo Spalto e raggiungendo il Lungo Tanaro San Martino). Dopo il sottopasso ferroviario segui un marciapiede rilevato alla tua sinistra, oltrepassando prima il circolo canottieri e successivamente un circolo ippico. In corrispondenza di quest’ultimo (1.5 km dalla partenza) prendi uno sterrato alla tua destra, inerbito, che rappresenta l’inizio dell’argine sul Tanaro. Lo segui per 1.6 km: dopo una curva a gomito a sinistra, trovi un rettilineo che sembra terminare in un orto-frutteto; in questo punto alla tua destra si apre un passaggio che, procedendo dietro una cascina (alla tua sinistra), ti riporta sull’argine. Ignori una diramazione alla tua destra, passi sotto un elettrodotto e prosegui ancora per 900 metri, fino ad immetterti su una sterrata più ampia, in corrispondenza di un sottopassaggio dell’autostrada A26. Svolti a destra e segui nuovamente l’argine, attraversi il Canale Carlo Alberto su un ponticello, sottopassi un altro elettrodotto per arrivare nei pressi dei ruderi del Castello di Casalbagliano, a 5.7 km dalla partenza (alla tua sinistra). Segui sulla sinistra via CasalBagliano per qualche centinaio di metri, al semaforo svolti a destra in Via Tagliata. Inizi un tratto piuttosto lungo di asfalto (traffico quasi inesistente, prestare comunque attenzione in quanto la strada è stretta), seguendo la via principale, fino ad incontrare Via della Rosta. Svolti a sinistra ed all’incrocio successivo procedi rettilineo, fino ad oltrepassare un cavalcavia sull’autostrada A26 e giungere a Cabannette (9 km dalla partenza). Ri-attraversi il canale Carlo Alberto e svolti a destra sulla SP 244 per 170 metri. Alla tua sinistra svolti in strada Cascinette ed oltrepassi un passaggio a livello. Segui la strada principale sotto passando per ben due volte l’autostrada. Dopo il secondo sottopassaggio il percorso si dirama: segui a sinistra su traccia erbosa per circa 250 metri (giungi in corrispondenza di una struttura di depurazione). Procedi oltre, sempre su traccia erbosa, mantenendoti parallelo ed avvicinandoti progressivamente alla SS30 (in rilevato, alla tua destra). Ti immetti su una sterrata più ampia in corrispondenza di una leggera curva a destra: dopo 960 metri (dal “depuratore”) svolti all’incrocio a sinistra e mantieni la direzione per 750 metri, punto ove sottopassi la SS30 (alla tua sinistra) e, risalendo sull’argine demaniale, giungi sulla strada provinciale Cantalupo-Castellazzo. Segui alla tua sinistra l’asfalto, attraversando quindi il Fiume Bormida utilizzando l’unico tratto di strada ove il traffico è di una certa consistenza. Dopo circa 350 metri dal termine del ponte uno sterrato alla tua sinistra ti riporta sull’argine opposto. Svoltando a sinistra segui l’argine per 650 metri, fino ad incontrare sulla tua destra la diramazione per il cimitero.

Formello – Sacrofano

Dalla piazza principale di Formello (Piazza San Lorenzo) usciamo dall’arco/porta del borgo vecchio e giriamo a destra in salita (strada delle macchine). Dopo la seconda curva, subito dopo l’edicola, giriamo a sinistra per Via Castelli. Inizia così una strada asfaltata ma che ci conduce attraverso una bella tagliata nel tufo fuori del paese e lontano dal trambusto. Giunti ad un primo bivio proseguiamo dritti.

Dopo breve arriviamo ad un bivio a T, ovvero incrociamo la Formellese, che va presa a sinistra. E’ una strada abbastanza pericolosa per i pedoni ma è dotata sulla sinistra di marciapiede e dunque risulta abbastanza sicura e comoda.

Dopo circa 1 km finisce il marciapiede quindi prestare molta attenzione; sulla destra si incontra il sentiero 209A che tralasciamo. Poco dopo di una curva a sinistra, al km 10,400, troviamo a destra una strada sterrata che ci porta ad un cancello di legno (aprirlo e richiuderlo con l’apposita cordicella). Si entra così nel Parco di Veio e si percorre ora il sentiero 209A segnato con i colori bianco e rosso.

Arriviamo, dopo un tratto nel bosco, ad una radura. Tralasciamo la prima deviazione sulla sinistra delimitata da un cancello con staccionata e dopo circa venti metri troveremo un albero (foto) con delle frecce dipinte sul fusto: seguiamo sempre il sentiero 209A e tralasciamo alla nostra destra il 209B. Potremmo andare sia a destra che a sinistra e raggiungeremmo sempre Sacrofano. In questa mappatura di oggi proseguiamo a sinistra. Il sentiero diventa a tratti più stretto, costeggiato dal bosco.

Prima della radura a sinistra troviamo il sentiero 209C che tralasciamo, giungiamo poi ad una seconda radura e ad una collina da cui si può vedere il panorama (Monte Broccoleto). Sotto la collina a sinistra (poco evidente) c’è una staccionata con i segni rosso e bianco del sentiero da tralasciare e seguire il secondo sentiero a sinistra, il 209A.

Il sentiero scende e la strada ridiventa dopo qualche centinaio di metri prima brecciata e poi asfaltata (Via di Miseria). Al bivio si prosegue dritti, in discesa. Giunti alla strada delle automobili andiamo a destra e dopo qualche tornante e qualche centinaio di metri siamo alle porte del piccolo borgo di Sacrofano.

Città delle Pieve – Fabro

Partiamo alle 15 e 20 da piazza 19 giugno a Città della Pieve: spalle al palazzo del Municipio e prendiamo via Garibaldi. La percorriamo fino a svoltare sulla destra quando ci troviamo di fronte al Palazzo della Corgna e sulla sinistra la Biblioteca Comunale. Percorriamo ancora alcune piccole viuzze asfaltate dentro il centro storico fino a raggiungere l’ospedale appena fuori la cittadina: svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra; sbuchiamo su via Manni e giriamo a sinistra; la percorriamo fino in fondo e poi giriamo a destra, passiamo sotto l’arco e proseguiamo dritti su via Beato Giacomo Villa. Costeggiamo l’ospedale alla nostra sinistra che dopo una trentina di metri ci lasciamo alle spalle per prendere sulla destra in discesa la Strada del Cavacchione che ci porterà a Ponticelli. Alla nostra destra scorgiamo il monte Cetona e dopo pochi metri, passati sotto un ponte, siamo su strada sterrata poco trafficata e dove riconosciamo il passaggio del PaleoTevere. All’incrocio con località Volpara manteniamo la sinistra. Continuando a scendere sulla sinistra è possibile scorgere Ficulle, mentre sulla destra vediamo Cetona paese e Sarteano e più in lontananza anche Chianciano; non meno ammirevole Città della Pieve così come ce la stiamo lasciando alle spalle. Arriviamo a un bivio, mentre prestiamo sempre attenzione alle macchine di passaggio, e proseguiamo dritti sulla destra e superiamo prima podere Poggio Sirolo  e poi località Volpara sempre alla nostra destra.

All’altezza di una grossa curva incontriamo l’antica e affascinante Chiesa di Santa Maria in mattoncini rossi, che offre lo spazio per una breve e piacevole sosta.  Più avanti riprendendo il cammino in discesa supereremo un’abitazione, un campo da calcetto e un piccolo ippodromo. Di fronte a noi vediamo ora la ferrovia e sulla destra Ponticelli. Giunti al bivio (questo piccolo tratto è asfaltato) proseguiamo dritti passando sotto il ponte  della ferrovia; ci teniamo sulla sinistra e ripassiamo sotto il ponte della ferrovia per continuare dritti sulla strada sterrata che passa in mezzo alla nuova e la vecchia linea ferroviaria. Lungo il bellissimo viale alberato, superiamo un piccolo ponticello, e proseguendo, a un tratto, godiamo della vista di una maestosa quercia sulla nostra destra. Di fronte sulla sinistra scorgiamo già Monteleone d’Orvieto e ci lasciamo sempre sulla sinistra anche la piccola strada che porta ad una cava e per questo percorsa da autotreni; e sempre sulla sinistra su una collina in  prossimità di un bivio è possibile vedere un sito di scavi archeologici, attivo da novembre 2015, in cui sono stati rinvenuti reperti di tombe etrusche. Al bivio per San Giovino proseguiamo dritti: superiamo il ponte, lasciandoci alle spalle il vecchio podere di Poggiovalle, attraversiamo la strada asfaltata provinciale e prendiamo la strada sterrata dritta davanti a noi, circondata da campi coltivati, che ci porta su fino a Salci. Superiamo un primo e un secondo ponte che ci permettono di superare rispettivamente l’autostrada e la linea ferroviaria. Ci troviamo su strada asfaltata sulla quale proseguiamo sempre dritti su questa. Alle nostre spalle in lontananza Monteleone D’Orvieto.  Dopo un po’ siamo nuovamente su strada sterrata pochissimo trafficata e superiamo alla nostra destra una piccola deviazione per il cimitero di Salci; alla nostra sinistra abbiamo sempre la ferroviaria e l’autostrada e già possiamo scorgere il piccolo e oramai disabitato borgo di Salci. Giunti al bivio per l’azienda agricola Poggiovalle, continuiamo a tenerci a sinistra proseguendo sulla strada sterrata e superiamo un ponte sopra un fosso, e poco dopo ha inizio la salita verso Salci. Una volta raggiunto il borgo, proseguiamo dritti su un viale, lasciandoci il castello sulla destra. Scorgiamo città delle pieve alla nostra sinistra. Alla fine del viale ci troviamo di fronte la piccola Chiesa di San Pio e sulla sinistra quella che un tempo era la scuola di Salci: proseguiamo sulla destra. Cominciamo a scendere verso la Colonnetta e già intravediamo sulla sinistra Fabro Paese, la nostra meta. Continuiamo in discesa ora su strada asfaltata: ad un certo punto superiamo un allevamento di bestiame sulla nostra destra e passiamo sotto il ponte della ferrovia e proseguiamo tenendoci sulla destra fino a riprendere la strada sterrata. Oltrepassiamo il ponticello sul fosso dell’Argento proseguendo dritti fino ad un bivio dove andiamo dritti e in cui la strada si rifà asfaltata e stavolta trafficata. Ci teniamo quindi sulla sinistra e dopo circa 300 metri svoltiamo in salita sulla destra per Contrada Salci Capretta per raggiungere Fabro. Salendo scorgiamo alle nostre spalle monte gabbione, Monteleone e Fabro Scalo. Più avanti superiamo sulla destra un gruppetto di case chiamato Catelluccio o le Giambrine. Ad un certo punto, all’altezza di un grosso curvone a destra, anziché proseguire sull’asfalto, imbocchiamo a sinistra una piccola stradina o sentiero nel bosco sempre in salita fino a sboccare sull’asfalto e proseguiamo sulla sinistra in mezzo a un gruppo di case. Superando un’altra grossa curva scorgiamo alla nostra destra Allerona. E un po’ più avanti sempre all’orizzonte sulla destra scorgiamo il monte Cimino e ancora più avanti Ficulle. Proseguiamo sulla strada asfaltata in discesa e siamo ormai arrivati a Fabro. Abbiamo impiegato all’incirca quattro ore.

Castellazzo Bormida – Santuario Madonna delle Rocche

CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.) – MADONNA DELLE ROCCHE, frazione di MOLARE (230 MT S.L.M)

Introduzione: Percorso di collegamento tra la periferia di Alessandria e l’Appennino Ligure. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi (almeno due giorni) o a cavallo in considerazione del bassissimo tasso di traffico automobilistico; si rileva la presenza di qualche tratto asfaltato, comunque accettabile in considerazione del territorio attraversato, che si presenta molto antropizzato. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango.

Il percorso

Il percorso inizia convenzionalmente dall’inizio dell’argine demaniale nei pressi dell’intersezione tra la SP 183 e la “via Santuario”. L’argine può essere ugualmente raggiunto passando dietro al Cimitero Comunale o dalla strada che collega Castellazzo Bormida a Cantalupo. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Inizi a percorrere l’argine demaniale con l’autostrada A26 alle tue spalle: il fondo è ottimo ed il tracciato in  rilevato ti offre un insolito panorama di Castellazzo Bormida, che aggiri alla tua sinistra. Sullo sfondo l’Appennino Ligure con (nei mesi invernali) le vette innevate, tra cui  ben riconoscibile il Monte Tobbio. Facendo attenzione all’attraversamento della SP 181 (Via Madonnina dei Centauri), continui a procedere sempre intuitivamente lungo l’argine, fino a  3.8 km dalla partenza. Qui è necessario “scendere” sulla destra (strada Raviaro) in direzione del fiume Bormida, a cui ti avvicini procedendo verso sud parallelamente ad esso, sempre sulla strada principale, ignorando un primo ed un secondo bivio a sinistra (dopo rispettivamente 500 ed 850 metri). La sterrata va proseguita in direzione sud fino a quando questa piega “ a gomito” a sinistra per giungere ad un quadrivio (strada Marietta, 6.6 km dalla partenza) nei pressi di una grossa cascina (sulla destra). Procedi dritto, facendo attenzione alla prossime intersezioni: dopo 850 metri in un punto ove incontri l’asfalto svolti a destra oltrepassando un fosso e procedi su una pista più piccola, ma sempre bene evidente, che si dirige verso i campi circostanti. Al termine di un rettilineo pieghi a destra e con una larga curva di avvicini nuovamente al corso del fiume, in un punto in cui è presente peraltro qualche albero da fusto. Ignorando un bivio sulla sinistra che ti porterebbe sulla riva, procedi, spesso su fondo fangoso e dopo un altro rettilineo convergi su una strada che proviene dalla tua sinistra che quasi subito diviene asfaltata. Sei alla periferia di Sezzadio: arrivato di fronte al fosso del Rio Stanavasso svolti a sinistra fino al ponte sulla strada che proviene da Castelspina (10.2 km dalla partenza). Procedi a destra entrando in Sezzadio: merita sicuramente una visita il santuario “della Madonnina” protettrice dei Centauri. Il percorso interno al paese segue alcune strette vie: Via Retta, Via Remota; al termine di quest’ultima svolti a destra e procedi dritto all’incrocio successivo, abbandonando la strada principale che piega a destra a 90°. Costeggiando il fosso (sulla sinistra) fino a via Roncarino, al bivio successivo “ad Y” procedi a destra, abbandonando ben presto l’asfalto, in leggera salita; alla tua sinistra una linea elettrica. Senza possibilità di errore giungi in un punto (12.8 km dalla partenza) ove la tua sterrata termina in un incrocio. A destra ti immetti in un’altra sterrata, dalle caratteristiche particolari: essa procede in rilevato e si sviluppa con un rettilineo  lungo alcuni chilometri; si tratta della strada Romana Via Emilia Scauri che metteva in comunicazione Acqui Terme (Acquae Statiellae) con Tortona (Derthona, precisamente l’Abbazia di Rivalta Scrivia). Questo manufatto, sebbene non sia stato lastricato, è rimasto praticamente inalterato ed in ottime condizioni. Dopo 4.3 km (attenzione nell’attraversare la SP “dei boschi”  Sezzadio-Mantovana) si giunge ad un incrocio nei pressi di una cappelletta (sulla sinistra), a 17.1 km dalla partenza.

Le possibilità sono almeno due: qui viene elencata quella più lunga ma ciclabile; successivamente verrà presa in considerazione un’alternativa più escursionistica e meno ciclabile, che è la più diretta

Dall’edicola prendi la strada inghiaiata sulla tua sinistra, che procede in salita, per circa 670 metri, ove al bivio svolti a destra, sempre in salita piuttosto decisa. La strada prosegue tra i campi e qualche tratto boscoso fino a 1.2 km dall’edicola, ove è necessario svoltare a destra e seguire la traccia erbosa (o fangosa a seconda della stagione), che con andamento un po’ tortuoso costeggia una proprietà privata sulla destra. Dopo un primo gomito a destra ed un successivo sulla sinistra termini, a circa 2 km dall’edicola su una  sterrata proveniente dalla tua sinistra che converge subito in una strada asfaltata (alla tua destra). Prosegui in salita, sempre su asfalto con qualche curva, fino a rimontare sopra al piccolo altipiano alla tua sinistra. Ove finisce la salita, ignori il bivio che si diparte alla tua sinistra (sbarra) e procedi a destra, per circa 220 metri, sino ad arrivare nei pressi di una tenuta (20.4 km dalla partenza). La presenza del segnavia bianco-rosso CAI ti costringe a deviare sulla destra per evitare di passare dentro la tenuta: inizia un altro lungo rettifilo, molto caratteristico per il paesaggio, che converge su una strada più ampia, in parte incementata. All’intersezione svolti a sinistra e procedi per circa 700 metri (ora su asfalto) fino ad un successivo incrocio ove svolti a sinistra (indicazioni cascina Lupa).

Segui l’asfalto che ben presto diventa sterrato in corrispondenza della cascina, che ha l’aspetto di un maniero fortificato, con tanto di campanile. La strada procede in leggera discesa lungo un ampio avvallamento, fino a incontrare nuovamente la strada provinciale “dei boschi”, nei pressi di una lapide (vedi foto); prosegui a destra per 1 km, fino ad incontrare il bivio per Gaggina-Montaldo Bormida; ignori quest’ultimo e prendi il successivo sulla destra (26.7 km dalla partenza) appena dopo il ponticello sul rio Stanavasso. Dopo un breve tratto in piano attraversi nuovamente il rio ed affronti un breve strappo di salita ancora asfaltata, al termine della quale nei pressi di un’abitazione (sulla destra) la strada ridiventa sterrata e prosegue, in falso piano, tra campi, vigne e qualche boschetto di roveri. La strada è piacevole e la segui senza difficoltà, ignorando le diramazioni a destra ed a sinistra; reincontri l’asfalto avvicinandoti ad una zona più urbanizzata, fino a quando (30.5 km dalla partenza) la strada termina in una più grande, nei pressi di un gomito: scendi per circa 1.2 km, fino ad attraversare nuovamente il Rio Stanavasso e svoltare sulla destra in una pista fangosa che, senza significative diramazioni, segue la sponda destra del corso d’acqua fino ad incontrare nuovamente una strada asfaltata, che proviene da Carpeneto, a 34 km dalla partenza (alla tua sinistra). Questo tratto sebbene risulti d’estate invaso dalla vegetazione o nei mesi invernali molto fangoso è abbastanza caratteristico in quanto è sempre stato “snobbato” dalle vie di comunicazione che sono state costruite sui crinali circostanti: all’epoca della progettazione della ferrovia Ovada – Alessandria, uno degli elaborati prevedeva il passaggio della strada ferrata lungo questa valle, per servire il maggior numero possibile dei tanti centri arroccati sulle colline vicine (Mantovana, Trisobbio, Carpeneto, Montaldo Bormida). Svoltando a destra su asfalto, segui 200 metri di rettilineo, attraversando nuovamente il rio, prendendo la prima sterrata sulla sinistra, che continua a seguire l’amena valle, passando accanto ad un maneggio. Senza considerare deviazioni sulla sinistra (in salita) procedi pressoché in piano fino ad arrivare, a 35.7 km dalla partenza, di nuovo su asfalto, nei pressi della Cantina Tre Castelli di Montaldo Bormida. Attraversi la provinciale che, sulla destra sale a Montaldo Bormida, per passare a sinistra dello stabile della cantina, salendo su una stretta asfaltata per giungere ad un colletto dopo 600 metri. Anziché seguire l’asfalto in discesa (sulla rocca alla tua destra puoi ammirare il “lato” migliore di Montaldo Bormida), prosegui in leggera salita su una strada sterrata che segue il crinale con qualche saliscendi e ben presto ritorna asfaltata.  Dopo una breve discesa, evitando di scendere nel fondovalle,  trovi un ultimo strappo, sempre su strada (discutibilmente asfaltata), fino alla chiesetta di San Rocco di Trisobbio, in corrispondenza di un’altra strada che proviene, più bassa, dalla destra. Segue una “passeggiata” in piano fino ad arrivare presso il centro di Trisobbio, forse il più caratteristico dei circostanti, dominato dal castello. Per attraversare il borgo concentrico consiglio di di vagare un poco per le strette viuzze che circondano il castello. Giunto dalla parte opposta del paese (Via Roma), incontri la SP 200 (Ovada-Rivalta Bormida) a  circa 39 km dalla partenza. La segui per 100 metri, svoltando sulla sinistra in direzione del cimitero; passato accanto a questo, scendi a destra su sterrato, svoltando a sinistra al bivio successivo fino a immetterti nella strada Stanavasso, che origina dalle “Piscine”. Prosegui in salita sulla destra per 350 metri, fino ad una evidente diramazione sulla destra, sempre in salita; ancora a sinistra dopo 50 metri, seguendo una strada che diviene sterrata e  più pianeggiante; giungendo ad aggirare sulla destra un’abitazione; oltrepassata quaest’ultima si ignora un sentiero che scende a destra, riprendendo a salire (piuttosto impegnativo, in sella) nel bosco fino ad un colletto, ove si incontra una stradella che, seguita, ben presto si immette su unìaltr, asfaltata (proveniente dalla sinistra, da un fondo privato). Un altro breve strappo ti porta sulla strada “costiera” tra Morsasco e Cremolino (Via Rissa, 41.8 km dalla partenza). Segui sulla sinistra l’asfalto per circa 1 km, fin nei pressi di Cremolino ad un quadrivio ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere al Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle. Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle. Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario.

La Comune di Bagnaia – Casa Rosi

Si esce da Bagnaia per la strada principale e si camminano i 5/10min verso la strada provinciale. Giunti alla provinciale si gira a destra e si prende, dopo 50 m, la prima strada sterrata a destra in direzione Cetinale. La strada è prima pianeggiante e poi in salita, si attraversa un abitato (villa del Cetinale sulla sinistra) e si prosegue sulla strada che si inoltra in un bosco di lecci . Poco dopo l’inizio della salita si prende la strada sulla sinistra con l’indicazione di Cerbaia ed un segnale blu per strada privata. Dopo circa 200m si arriva alla Cerbaia  di fronte a cui parte l’antica strada lastricata che porta al Romitorio, luogo di vita e preghiera dei monaci, che dipendevano dalla villa dei Chigi.

La imbocchiamo passando attraverso due colonnine in mattoni fino a giungere al Romitorio   da cui si gode una  splendida vista sulla Montagnola  Senese e sulla villa del Cetinale. Tornati sulla strada  si prosegue per  circa 100m e, trovando sulla nostra destra  un sentiero con segnavia bianco-rosso del CAI, lo imbocchiamo .  Si attraversa un po’ di bosco e di boscaglia di ginestre e dopo pochi minuti si arriva a un piccolo cimitero da cui si vede un po’ più in alto la bella pieve romanica di Pernina. Si raggiunge la chiesa e si prende la strada carrabile sterrata sulla destra. Si percorre questa strada per circa un chilometro,  passando  oltre l’agriturismo La Taverna e si giunge su strada asfaltata dove si gira a destra. Si percorre questa strada per circa 1/2km , poi si svolta a sinistra sulla strada di Sortoiano verso  Casa Rosi .

Pietra Montecorvino – Castelnuovo della Daunia

Piacevole e breve escursione che attraversa le campagne e il parco eolico dei paesi. Spettacolare panorama per tutto l’arco della passeggiata.

Il percorso

Spalle al Comune di Pietra Montecorvino prendiamo la strada a destra che, dopo aver superato il Caffè Dylan (prendete un caffè, ne vale la pena), arriva ad una rotatoria. Qui giriamo a sinistra per Via Giuseppe Verdi. Arriviamo così ad un bivio a T, giriamo a destra e dopo pochi metri prendiamo la strada sterrata a sinistra caratterizzata dal cartello “Strada dissestata” (vedi foto). Questa strada, fangosa se è piovuto, si mantiene a mezza costa della collina. Molto bella e panoramica sulla piana, sulla torre di Motta e le pale eoliche che stanno sulle creste.

Giunti ad un bivio Y (attenzione pochi metri prima c’è un’altra strada a sinistra ma è per i campi coltivati) giriamo a destra in discesa. Dunque questa bella strada sterrata vi porta accanto ad un casaletto abbandonato. Andando avanti se la giornata è buona potrete vedere Torremaggiore e San Severo.

Al bivio a T giriamo a destra. Poco dopo ci sarà un altro bivio con una strada più grande, da prendere a sinistra. Teniamo questa strada per qualche chilometro. Vedrete che la strada gira attorno alla collina e comincia a salire, passando dentro al Parco Eolico. Davanti a noi, dopo la salita, vediamo già la nostra meta. Troveremo poi un bivio a cui andare a destra e quando la strada diventerà di asfalto andiamo avanti al bivio successivo. Costeggiamo il cimitero (che ci troveremo sulla destra) e arrivati ad incrociare una strada asfaltata andiamo a sinistra in salita. C’è un marciapiedi che ci conduce dentro alle case di Castelnuovo della Daunia.

Oriolo Romano – Canale Monterano

LA VIA DEGLI ALTIERI
TRAVERSATA ORIOLO – MONTERANO – CANALE MONTERANO

INTRODUZIONE

Questo splendido percorso che si dipana su tranquille strade poco o per nulla trafficate, attraversa due province, quella di Roma e  quella di Viterbo ed ha molteplici motivi d’interesse.
Quello naturalistico-paesaggistico: Il territorio,attraversato dal fiume Mignone ,si trova tra i monti Sabatini e i monti della Tolfa,zona di parchi naturali.
Quello storico-artistico: Terra etrusca, Monterano era  giá feudo fiorente in alto medioevo,  poi  nel 1600, sotto gli  Altieri, migliorò il suo assetto urbanistico per mano del Bernini,ed infine, nel XVIII sec.,  fu abbandonato  in seguito di un attacco delle truppe francesi e dell’aria insalubre, i suoi abitanti si trasferirono a Canale. Rimangono le rovine incantate fuse ad una natura silvestre di rara bellezza.

Canale  fu fondato alla fine del 1500 da coloni umbri e toscani chiamati a disboscare le selve della zona. Deve il suo nome al canale che si formò -da nord a sud- a seguito del disboscamento delle falde di  monte Sassano. Ora il canale è il corso principale del paese. Circondato da boschi,  anche  ad Oriolo  arrivarono boscaioli  umbri-toscani,  chiamati da Giorgio III Santacroce che nel 1562 volle edificare  Oriolo come città ideale e felice, secondo le idee del tempo. 
E ideale e felice è  il nostro cammino, attraverso questa natura che si fa arte.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Il percorso inizia dalla piazza principale di Oriolo, piazza Umberto I,decorata dalla bella fontana delle picche e dominata,a nord, da Palazzo Santacroce-Altieri.
Guardando la facciata del  palazzo, prendiamo la breve discesa a sinistra. Ci troviamo su largo Santacroce . Alla nostra  sinistra c’e il lungo viale alberato delle Olmate (ora Bagolari)  che porta al grazioso borgo di Montevirginio,ma noi ci dirigiamo  a destra e passiamo sotto gli “archetti ” ovvero  il ponte a tre fornici che unisce il palazzo al  suo parco-giardino, circondato da alte mura. Appena passati sotto il ponte troviamo a sinistra il grande cancello dell’entrata di parco (visitabile  il sabato e la domenica ) mentre dirimpetto  domina l’ala lunga del palazzo. Proseguiamo costeggiando il muro del parco, fino ad arrivare all’angolo e continuare a seguire il muro, che ci indica la strada, per il momento ancora asfaltata. Passiamo davanti ad un edificio che ospita il centro di aggregazione giovanile e poco dopo la strada diventa sterrata. Arriviamo in fondo, fino all’altro angolo del muro. Qua, a 500m dalla partenza, lasciamo il muro e giriamo a destra. Fatto qualche passo volgiamo  lo sguardo sul bordo sinistro della stradina; c’e un magnifico esemplare  di agrifoglio secolare da ammirare. Dall’altra parte ,secondo il periodo dell’anno, un ordinato e rigoglioso orto ci persuade ad esprimere parole di sincera lode per i costanti giardinieri/contadini.  Andiamo avanti seguendo questa sterrata in leggera discesa e incassata tra i terreni (in caso di pioggia potrebbe essere un pò  fangosa,ma percorribile). Percorriamola tutta e in fondo , in uscita, troviamo a destra strada  di Serrale, a sinistra  strada della Chiusa. Ignoriamole. Prendiamo, invece piegando leggermente a destra, dritta avanti a noi,la strada della Mola, asfaltata.
E per non sbagliare seguiamo il cartello  che indica il parco della Mola .Ora camminiamo in leggera salita, in una zona di case di campagna,e percorsi 500m, la strada  asfaltata curva decisamente a sinistra. Prima di curvare  guardiamo in lontananza:davanti a noi  si staglia l’inconfondibile sagoma di  Monte Fogliano.
Continuiamo, seguendo sempre le indicazioni per parco della Mola. Dopo circa un’altro  abbondante chilometro   di asfalto ,incontriamo di nuovo lo sterrato, quindi seguiamo lo stradone principale che  ora decisamente sale. Percorsi 300m ,sulla nostra sinistra troviamo una strada con l’indicazione “isola ecologica”. Prendiamola,a meno che non  decidiamo di allungare  il percorso(3.6km/A/R), andare dritti  e visitare  il  suggestivo parco della mola sul Mignone . Oggi preferiamo fare il percorso breve e prendiamo la strada a sinistra, in salita, costeggiata da prati. Poco più in alto  la strada diventa pianeggiante e dopo aver curvato, passiamo davanti all’isola ecologica. Da questo punto la strada diventa meno evidente, perché  meno transitata, ma abbastanza per vedere che gira a sinistra, in leggera salita,fino ad arrivare in cima ad un colle.

Fermiamoci. Qui abbiamo una visuale a 360° . In una giornata splendida come questa possiamo vedere, partendo da sud e girando verso ovest:Monte Sassano (o monte Calvario ) con il suo Eremo dei Carmelitani Scalzi, il territorio di Canale con in lontananza parte dei monti Ceriti e i monti della Tolfa. Ad ovest troviamo  la bandita di Canale con monte Cuoco,  poi una sella- l’Ara del Marmo, passaggio per arrivare a Civitella Cesi, e di seguito  i monti diVejano.

A nord,  parzialmente coperto  da dei vicini abeti, intravediamo in lontananza Monte Fogliano, poi ancora un pò coperto il territorio di Bassano,   e ora senza ostacoli i suoi boschi, ad est troviamo Monte Raschio e la sua Faggeta con il territorio di Oriolo ai suoi piedi,  e  ancora la castagneta della tenuta Odescalchi di Bracciano, fino, più vicino a noi,alle verdi colline tra Oriolo e  Montevirginio  per chiudere il cerchio. Ora riprendiamo il cammino  sulla strada  parzialmente inerbita, che fa una esse,  gira a destra , scende, segue l’andamento delle colline coltivate, fino ad intersecare una stradina. Giriamo a sinistra e proseguiamo dritti. Anche qua  nei periodi di pioggia è possibile trovare fango,in qualche modo bypassabile. Arrivati in fondo al rettilineo, fate attenzione a non andare diritti ma seguite la strada che va a destra. Ora stiamo attraversando una zona parzialmente boschiva .Continuiamo a  fino ad incontrare una casa, i cani  nel recinto al nostro passaggio, spezzano la loro tranquilla noia, abbaiano, e ci lasciano passare. Andiamo avanti ora  sulla bella strada alberata, e scorgiamo una poiana  che volteggia nel cielo, libera di bearsi della tiepida giornata invernale. Camminiamo ancora per un pò fino ad arrivare  a costeggiare,  a destra lungo una discesa,  una vecchia cava. Subito dopo ci troviamo ad un incrocio di strade. NON andiamo a sinistra, torneremo ad Oriolo passando da Montevirginio. NON prendiamo la prima alla nostra destra, in discesa con un cancello di legno – che porta alla mola Ceccarelli  e a ponte antico, un passaggio sul fiume Mignone. Prendiamo  invece quella seguente a questa, con le indicazioni per l’antica città di Monterano e i cartelli dell’ippovia.  La strada è  in salita e attraversa una tagliata in tufo, rigogliosa di vegetazione. Riconosciamo pungitopo, felci, aurum italicum, muschi, agrifogli, ginestre. Ora possiamo proseguire tranquillamente lungo questa piacevole strada apparentemente  sterrata, ma in realtà in cemento.
Cammin facendo se volgiamo lo sguardo a sinistra, si svela, non molto lontano, Canale,disteso sulle pendici di monte Sassano.Notiamo anche , lungo la via,dei resti di tombe etrusche nascoste dalla vegetazione e un vecchio portale,entrata di un’antica tenuta una volta coltivata a vigna. Ma la coltivazione egemone che osserviamo  in questa parte del percorso sono dei magnifici uliveti. Poco dopo il portale se volgiamo il nostro sguardo a destra, lontano davanti a noi, possiamo intravedere Tolfa. Continuiamo fino ad arrivare ad uno slargo, dove incrociano quattro strade. Difronte a noi   due strade biforcano, prendiamo quella a sinistra sempre con le indicazioni per Monterano. Percorsi 600m di questa strada  ancora piacevolmente alberata, troviamo sulla nostra destra il cancello dell’antico Casale Persi e subito dopo lo spiazzo con il parcheggio della Riserva Monterano. Superati i pannelli esplicativi, entriamo dal cancelletto pedonale in legno nell’area del parco. Scendiamo lungo lo stradone, passiamo davanti a degli ipogei ovoidali probabilmente etruschi, e percorsi 800m dal cancello, arriviamo al cospetto delle prime rovine dominate dall’acquedotto. Per accedere all’antica città vi consigliamo di NON prendere lo stradone principale ma il sentiero a destra  che passa sotto l’ultimo  arco a sinistra dell’acquedotto e  si inerpica verso le rovine di Palazzo Altieri. Il sentiero,che passa inizialmente tra le  rocce tufacee, ad un certo punto si divide , non andiamo dritti ,ma  saliamo i  gradoni in legno a sinistra,finiti i gradoni prendiamo  il sentiero a destra leggermente in salita. Aggiriamo le rovine  della chiesa di S.Rocco e ci  troviamo  innanzi alla facciata diroccata del palazzo ducale ,decorata dalla magnifica Fontana del Leone,opera del Bernini .
Pannelli esplicativi vi aiuteranno ad identificare gli altri edifici. Spiccano i resti di un campanile  romanico. Continuiamo oltre lungo la via che leggermente  scende tra i ruderi delle case.
Arriviamo così alla vasta spianata , dominata dalla magnifica  chiesa  di S.Bonaventura e ornata da una fontana ottagonale(copia). Fin qui abbiamo percorso 9km dalla partenza. Alcuni tavoli da pic nic ci inducono a fare una sosta e gioire della brezza che sulla rupe arriva dal  mare, non molto lontano.
Ora, volgendo le spalle alla facciata della chiesa, scendiamo per lo stradone a destra che passa nella parte bassa dell’antica città e torniamo verso l’acquedotto. Poco dopo, in uscita, all’altezza degli ipogei etruschi, prendiamo a destra il sentiero del Bicione (segnavia  rossi)  indicato con il cartello “cascata della Diosilla”. Scendendo ,passiamo davanti al”Cavone”, la Tagliata Etrusca ,ora parzialmente crollata, che era l’antica entrata della città. Arrivati in fondo , due gialle farfalle svolazzano allegre vicino al ponticello in legno su un torrente .Lo attraversiamo e giriamo  sullo stradone a sinistra. Prima di girare  guardiamo verso destra; di fronte a noi noteremo che la parete di roccia disegna  quello che ricorda il profilo di un indiano. Siamo ora nei pressi della solfatara. In fondo a sinistra possiamo vedere la polla solfurea, e vari torrenti  intorno,ma noi lasciamo la strada prima  di arrivare  alla polla e attraversiamo a destra  una zona di   rocce rese biancastre  dalle incrostazioni solfuree. Superiamo  il  ponticello  in legno e ci inerpichiamo lungo l’incantevole  sentiero che prosegue nella forra scavata dal torrente Bicione – affluente del Mignone.
Il Bicione crea cascatelle e giochi d’acqua e i passaggi tra le rocce di tufo e  la vegetazione tipica della forra- tra querce, felci rare,capelvenere, edere, rende il luogo fatato. Superiamo alcuni ponticelli  fino ad arrivare alla cascata di Diosilla. Ci sono versioni più o meno romantiche del perché si chiama così. Ma la versione più accreditata ci dice che, nei primi dell’800 una ragazza del posto (Diesella) ci cadde mentre si scavavano delle gallerie  di drenaggio per le vicine miniere  di zolfo. Dopo aver ammirato la   cascata torniamo un poco indietro e saliamo le ripide scalette, poi   facciamo pochi metri in salita e ci troviamo nei pressi del parcheggio Diosilla. Continuiamo in salita e alla biforcazione ci dirigiamo sulla strada asfaltata a sinistra, seguendo  anche i cartelli dell’ippovia che indicano Canale Monterano. La strada prosegue in salita fino ad intersecare Via Palombara. Ignoriamo i vari cartelli,e giriamo a sinistra. Percorriamo un tratto della via fino ad incrociare  a sinistra via Casali di Merenda, dove c ‘è un agriturismo che produce un ottimo formaggio e a destra  via di Monterano. Prendiamo quest’ultima, in salita.  Ormai siamo nell’abitato di Canale, nel rione Casenove, percorriamo tutta la via fino ad arrivare a Vicolo Sciale .Lo prendiamo e passiamo dietro la chiesa S.Maria dell’Assunta. Subito dopo giriamo a destra e ci troviamo sul corso principale del paese.   Sul corso ci dirigiamo a sinistra e poco dopo incontriamo via Primo Maggio, a destra  La breve salita ci conduce alla  fine del percorso, Piazza del Campo , dove troviamo il municipio di Canale  e l’autentica fontana ottagonale, originariamente posta a Monterano. E anche la scultura originale della Fontana del Leone è custodita all’interno del  palazzo comunale.  La traversata  finisce qui .E da qui potremmo ripartire per la traversata Canale- Oriolo attraversando monte Sassano e la tenuta dell’Eremo. Ma questa è un’altra storia.

Viterbo – San Martino al Cimino

Piacevolissima escursione di 2 ore e 30 minuti, panoramica, che unisce Viterbo ad una delle sue più belle e importanti frazioni.

Il percorso

Da Piazza Plebiscito di Viterbo prendiamo Via Cavour, arriviamo a Piazza Fontana grande e continuiamo in salita per Porta Romana. Usciti dalla porta attraversiamo e andiamo sul ponte della ferrovia. Appena oltrepassatolo troviamo sulla destra Via San Biele. La strada costeggia la ferrovia e dopo essere passati sotto la Porta-Torre San Biele, incrociamo Via della Groticella e la prendiamo a destra. Sulla sinistra troviamo il marciapiedi per non essere travolti dalle automobili. Dopo 400 metri circa troviamo sulla sinistra uno slargo con la Chiesa di Santa Maria della Grotticella. Dopo la visita proseguiamo dritti, sempre per via della Grotticella e dopo aver passato il vecchio acquedotto sulla destra troviamo un bivio. Qui andiamo dritti per Strada Roncone.

Andando sempre avanti su questa strada asfaltata (ma comunque poco frequentata) arriviamo alla vecchia cartiera. Sulla destra c’è una chiesetta e un torrentello. Proseguiamo dritti fino a che non finisca l’asfalto. Qui incomincia un sentiero sulla destra. E’ un’antica strada romana, che imbocchiamo in leggera salita. Si arriva così ad un bivio con a destra un passaggio che va preso per poi andare immediatamente a sinistra (seguendo le indicazioni della Francigena). Dopo 100 metri svoltiamo a destra al bivio. Il sentiero dopo un po’ incomincia a scendere e poi risale, per poi uscire su di una spianata con vari sentieri. Noi prendiamo quello tutto a sinistra, in salita.

Il sentiero nel bosco, arrivato in piano, costeggia una recinzione e incominciano le prime ville. Quando finisce il sentiero scavalchiamo una staccionata e proseguiamo in discesa avanti, su asfalto. Si arriva così su di una strada più ampia a cui svoltare a sinistra, non verso Viterbo. Allo stop giriamo a destra e siamo praticamente arrivati a San Martino al Cimino.

Montefiascone – Bolsena

Montefiascone – Bolsena

Questo percorso fa parte del progetto “La Francigena Laica”, cioè la via Francigena ma fatta al contrario, verso nord. Questo per constatare se le indicazioni ci sono e sono attendibili, per creare delle descrizioni adeguate anche per chi vuole fare il percorso non nel senso del classico pellegrinaggio.

Il percorso

Dai giardini della Rocca dei Papi di Montefiascone prendiamo i vicoli del paese fino a scendere in Piazza Vittorio Emanuele, con la caratteristica fontana al centro. Da qui prendiamo il corso a scendere verso l’arco che si trova nelle mura del paese. Uscendo dall’arco si imbocca una strada avanti a noi, in decisa discesa, direzione San Flaviano, la chiesa che troviamo in fondo a questa via, a sinistra, quando incrociamo la Cassia. Prendiamo poi quest’ultima a sinistra, ma non prima di aver visitato la splendida chiesa. Dopo il benzinaio si gira sulla sinistra seguendo le indicazioni Bolsena 15 km. Al bivio, come da indicazioni, a destra per Bolsena. Arrivati al bivio che a destra andrebbe alla Coop andiamo avanti su sentierino adiacente al guardrail e allo stop giriamo a destra. Al tornante si segue sempre la Cassia su marciapiede. Dunque si passa davanti alla Chiesa di San Pancrazio. Le indicazioni dicono che, se andassimo verso Roma, mancherebbero 100 km. Proseguiamo avanti e proprio all’altezza del cartello della fine di Montefiascone c’è una strada che sale, da prendere. Qui i cartelli sono ben evidenti per chi scende verso Roma, ma non per noi: prestare attenzione. Dopo nemmeno 400 metri, sulla destra, troviamo una strada bianca da imboccare (Via Asinello): attenzione anche in questo caso non esistono i cartelli.

Arriviamo ad una grande Villa con il numero civico 56 dopodiché svoltate a sinistra per una strada asfaltata. Si passa così davanti alla Fonte del Sambuco. Dopo non molto la strada diventa sterrata e siamo nelle campagne di Montefiascone. Si arriva così ad un bivio a Y, dove andare a sinistra, che poi sarebbe la principale. Arrivati ad un secondo bivio a Y ci manteniamo sulla destra in piano. Giunti alla Via Cassia la si prende a destra, usando il passaggio tra il guardrail e l’uliveto. Finita la protezione andiamo a sinistra, strada sterrata. Si passa, con un ponte medievale su tracciato romano, un fosso e si attraversa la Cassia andando per pochi metri a destra e poi a sinistra in salita. Ancora pochi metri e imbocchiamo il sentiero a sinistra. Siamo dentro a delle rimesse, delle abitazioni e dei terreni agricoli.

All’incrocio di strade sterrate andiamo dritti e dopo breve andiamo sempre dritti. Fatti 50 metri troviamo una strada bianca a sinistra da prendere. Andando sempre avanti, in prossimità di un ruscello con un vecchio mulino, attraversiamo il corso d’acqua con il ponticello di legno (oppure con le corde) e proseguiamo con il sentiero. Stiamo costeggiando il ruscello e ogni tanto vediamo varie cascatelle sulla sinistra. Troveremo poi sulla sinistra delle scritte con una deviazione della Francigena: non prendetele, proseguite dritti.

Arrivati ad uno slargo con panchine e bivio a T svoltiamo a destra, giungendo così al Parco di Turona. Dopo l’acquedotto svoltiamo a sinistra. All’incrocio con la strada asfaltata giriamo a sinistra in discesa. Prestare attenzione: non adeguatamente segnato, ad un tratto della discesa, all’altezza di un palo della luce e di una pietra di travertino della Francigena, bisogna svoltare a destra in salita. La strada arriva in un punto molto panoramico con un casale e aggira la collina sulla sinistra. Ad un tratto c’è una deviazione sulla sinistra che andrebbe al ruscello ma non ce ne curiamo. Oltrepassata la recinzione per le pecore andiamo a sinistra e incominciamo a scendere, sempre con vista panoramica sul lago. Si arriva così ad una strada asfaltata che costeggia delle ville e poi ad un bivio a T a cui si va a destra e immediatamente a sinistra (non per la Tana  dell’orso). Superando un antico lavatoio si prosegue costeggiando recinzioni di ville. Dopo aver passato una serie di pollai si arriva ad una strada cementata ad un incrocio: andiamo a destra in salita.

Dopo pochissimi metri si svolta a sinistra al bivio, costeggiando il recinto di una villa. Dopo il ruscelletto da guadare si prosegue a sinistra e si scende per il sentiero, che diventa asfalto e arriva alle scuole di Bolsena. Qui svoltiamo a destra e ad uno slargo a sinistra. Prendiamo Via IV Novembre che ci porta all’Arco e al centro di Bolsena.

Il Girasole di Rispescia – Stazione Grosseto FS

Lasciandoci la porta d’ingresso della cappellina dell’ENAOLI (Foto01) alle spalle, percorriamo per intero il viale (verso W-NW) di pini domestici (Pinus pinea) (Foto02) che ci troviamo di fronte. Giunti al termine scendiamo la scalinata (Foto03) che ci troviamo sulla sx, al termine della quale svoltiamo a dx per passare sotto alla Super Strada (SS1 via Aurelia) e successivamente proseguiamo verso dx (Foto04) (verso NE), percorrendo Viale S.Maria Goretti fino in fondo, per attraversare tutto il paese, fino a giungere sul retro di un distributore di benzina, in prossimità della SS. Qui la strada svolta a sx (Foto05) e la percorriamo (verso N) fino a raggiungere il termine di un oliveto sulla nostra dx, in prossimità di un filare di vecchi cipressi.
Imbocchiamo la strada sterrata (verso E-NE) (Foto06) costeggiata da questi cipressi e proseguiamo dritti fino al cipresso (Foto07) posto proprio sul limite della SS. Svoltiamo a sx (verso N) costeggiando la SS stessa, fino al sottopassaggio che percorriamo e dopo il quale, passando tra le canne (Arundo donax) (Foto08), si arriva in prossimità di un ponticello. Svoltiamo a sx (verso NE) passando sopra a tale ponte e proseguendo lungo la strada che diviene sterrata. Al termine, in corrispondenza di alcuni cassonetti, ci troviamo nelle vicinanze di uno svincolo della SS, sulla Strada Provinciale che porta a Montiano. La attraversiamo per intraprendere la strada sterrata sottostante ai pini e agli eucalipti che si trovano sull’altro lato (Foto09). Manteniamo la dx e intraprendiamo la strada che diviene un tratturo (verso NE), oltrepassando il piccolo gruppo di case iniziali e un filare rado di cipressi che delimita un confine (Foto10), per poi costeggiare un filare di olivi (a sx) a bordo di un campo coltivato (a dx).
Ci troviamo ora in corrispondenza di un allevamento di cani, proseguiamo la strada, oltrepassiamo la casa (Ex Pod. Melosella) (Foto11), percorriamo la strada sterrata tra eucalipti e olivi e arriviamo sulla Strada Comunale Grancia. (Foto12) Svoltiamo a sx (verso NW) e proseguiamo dritti, mantenendo la sx per 2,4 km circa, seguendo le indicazioni verso Grosseto (Foto13), fino ad arrivare al sottopassaggio della SS in Loc.Spadino (Foto14). Lo oltrepassiamo e ci troviamo in corrispondenza di un grande svincolo. Teniamo la dx e attraversiamo la Strada Prov.le Sante Mariae: dovremo dirigerci verso il ponte (Foto15) che vediamo alla nostra sx (Ponte Mussolini) (verso W) per poter attraversare il fiume Ombrone. Giunti in cima alla strada, siamo sull’Aurelia vecchia.
Svoltiamo verso dx (verso NW) facendo molta attenzione al traffico: non c’è lo spazio dedicato ai pedoni. Oltrepassato il ponte, si apre uno slargo alla nostra dx che ci permette, oltrepassando sulla sx il cancello (Foto16), di percorrere l’argine del Fiume Ombrone (verso N-NW). Proseguiamo sull’argine per 1,7 Km circa e siamo a Grosseto.
In corrispondenza del centro commerciale Le Palme, sulla sx (verso NW), si trova la discesa dall’argine (Foto17), mentre a dx siamo nel punto più vicino al Fiume. Imbocchiamo la discesa a NW e percorriamo via De Barberi, che ci sta di fronte, fino alla rotonda di P.za della Libertà, la oltrepassiamo e proseguiamo nella stessa direzione, su via De Barberi, verso le Mura della città. Giunti al termine della via, siamo in Piazza Stefano De Maria, la piazza del Mercato settimanale di Grosseto. Ci dirigiamo verso la Porta Vecchia delle Mura Medicee (Foto18) che abbiamo davanti e, subito dopo averla attraversata ci teniamo sulla sx (verso NW) ed entriamo nella Piazza del Sale.
Costeggiando gli edifici che ci troviamo sulla sx troviamo la scalinata (Foto19) che ci permette di accedere (verso SE) al camminamento sulle Mura e la imbocchiamo. Una volta saliti ci troviamo sul Bastione Cavallerizza, il Bastione più a Sud di tutta la cinta muraria. Svoltiamo a dx (verso NW) e proseguiamo costeggiando il parco pubblico Renato Pollini e arrivando al Bastione Mulino a vento (detto “del cinghialino” per la statua postavi al centro) con una sistemazione a verde molto ricca. Si prosegue (verso N) sullo stesso percorso fiancheggiando i campi da tennis e la pista polivalente, fino ad arrivare sul Bastione Garibaldi, dove si trova la statua del Generale e il Disco-Club Eden, storico locale di Grosseto recentemente ristrutturato.
Qui la cinta muraria si interrompe e dobbiamo scendere (verso E) mantenendo la destra e seguendo la discesa a scivolo che ci porta, lungo via Mazzini, fin sul Corso G.Carducci. Svoltiamo a sx (verso N) e attraversiamo il trafficato incrocio tra via Porciatti, via Manetti e via IV Novembre, dirigendoci verso l’antistante P.za F.lli Rosselli (detta “Piazza della Vasca”) (Foto20) sulla quale affacciano molti imponenti ed importanti edifici.
Giunti sulla piazza, svoltiamo a dx (verso NE) entrando in via G.Oberdan e la percorriamo, sul lato sx, fino a giungere al quinto incrocio, quello con via Aquileia. Qui svoltiamo a sx (verso N-NW), esattamente in direzione della Basilica del Sacro Cuore di Gesù, caratterizzata dai suoi tetti in rame, celesti per via dell’ossido che li ricopre. Percorriamo tutta via Aquileia passando davanti anche all’Alimentari Cinzia, al numero 77, dove possiamo rifocillarci con pane di farine di grani antichi, salumi e formaggi del territorio. Giunti su via della Pace, svoltiamo a sx (verso NW) e proseguiamo dritti fino alla rotonda dove svoltiamo a sx (verso W-SW) su via Emilia. La percorriamo, oltrepassiamo la rotonda di P.za Istria e proseguiamo dritti su via Trieste fino ad arrivare nel piazzale della Stazione FS di Grosseto.

Località Ottava Zona – Il Girasole di Rispescia

Lasciamo la Strada Comunale Grancia, in prossimità dell’Agriturismo San Giorgino, svoltando (verso SW) (Foto01) in corrispondenza del numero 35. Seguiamo questa strada camminando tra eucalipti e olivi, fiancheggiamo una casa (Ex Pod. Melosella) e un allevamento di cani, percorrendo il tratturo posto tra un campo coltivato (a sx) e un filare di olivi (a dx). Si oltrepassa un rado filare di cipressi (Foto02) che funge da limite del campo e si prosegue fino ad arrivare ad un piccolo gruppo di case che ci lasciamo sulla dx per giungere sulla Strada Provinciale di Montiano.

Ci troviamo ora in prossimità di uno svincolo della Super Strada (SS1 via Aurelia) e attraversiamo la strada asfaltata per immetterci in quella sterrata che già si osserva dalla parte opposta (Foto03). Si procede (verso S) su tale strada costeggiando la SS finché, in corrispondenza di un ponticello, non diviene asfaltata. Immediatamente dopo tale ponte si svolta a dx (Foto04) (verso W) tra le canne (Arundo donax) per passare sotto alla stessa SS mediante un sottopassaggio (Foto05), dopo il quale si svolta a sx (verso SW) passando tra la SS e un oliveto.
Al termine dell’oliveto, in corrispondenza di un cipresso, seguiamo il tratturo che stiamo percorrendo, svoltando a dx (Foto06) (verso W-SW) per uscire dall’oliveto, passando una sbarra e giungendo, attraverso una strada sterrata fiancheggiata da vecchi cipressi, alla strada asfaltata di Viale S.Maria Goretti (Foto07). Siamo a Rispescia.
Svoltiamo all’ora verso sx (verso S) e proseguiamo fino a giungere in prossimità della SS. Seguiamo la strada e quindi svoltiamo a dx (verso SW) e procediamo dritti fino ad uscire dal paese (Foto08), dove si svolta a sx (verso E), passando nuovamente sotto alla SS.
Non appena passato il sottopassaggio, saliamo la scalinata che ci troviamo sulla sx (Foto09) e che ci evita di transitare sullo svincolo e sotto al sole, per immetterci nel lungo viale di pini domestici (Foto10) (Pinus pinea) che ci conduce dritti fino alla nostra destinazione (Foto11): l’ENAOLI (Ente Nazionale per Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani) (Foto12), vicino al quale si trova la fattoria Il Girasole di Rispescia.

Porano – Lubriano

Questo itinerario – che attraversa il delizioso ambiente campestre al confine tra Umbria e Lazio – insieme alla traversata Castel Giorgio-Bolsena, consente di collegare agevolmente i due grandi anelli relativi al giro dei Comuni della Provincia di Terni e quelli della Provincia di Viterbo, trovandosi nel tratto, al confine tra le due Regioni, in cui questi sono più prossimi.
A Porano, interessante la presenza di Castel Rubello e di Villa Paolina; a Lubriano, affascinante la presenza della vicina Civita di Bagnoregio.

Il percorso

Da Piazza Garibaldi in Porano, dal belvedere con splendida vista sui campi al di sotto del paese, da cui spunta maestoso il Duomo di Orvieto, si attraversa l’arco e si entra nel centro storico percorrendo Via del Municipio e lasciandosi sulla sinistra la bella Piazza Carlo Alberto. Con pochi passi si raggiunge il piccolo Corso Vittorio Emanuele II, dove si trova l’Ufficio Postale, da cui si piega a sinistra in un vicolo che scende sotto un altro arco, passa davanti a ristorante, svolta di nuovo a sinistra e sbuca di nuovo fuori dal piccolo borgo, in posizione panoramica sui vicini Monti Amerini e, più fondo, Monte Terminillo (destra) e Monte Vettore (sinistra).

Si scende verso la strada provinciale, che collega il paese a Orvieto, la si attraversa dove ci si ricongiunge con essa in corrispondenza di Piazza Indipendenza e si imbocca la strada che scende a destra tra alcune case, parallelamente alla provinciale stessa.

Si percorre la stradina, teoricamente vietata al transito delle auto, si lascia una diramazione a sinistra (peraltro indicata da alcuni recenti segnavia escursionistici ad opera del recentemente istituito Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi) e si sale leggermente, sempre su asfalto, costeggiando alcuni campi, in posizione panoramica.

Si cammina per alcuni minuti, si incontrano di nuovo altre case, fino a quando si giunge nei pressi della zona detta “Cunicchio”, di fronte a una chiesetta al centro di una residenziale. Qui si piega a destra e si imbocca Via Madonna delle Grazie, arrivando in breve a incrociare Via Marconi, dinnanzi al parco della storica Villa Paolina, il cui cancello di ingresso si trova qualche decina di metri a destra e in cui si consiglia di entrare per un giro, nel caso fosse il periodo di apertura del parco.

Altrimenti, si piega a sinistra e pochi metri dopo si imbocca una stradina a destra, di fronte al piccolo supermarket del paese. Si percorre tutta la stradina che attraversa un ambiente campestre, tralasciando alcune diramazioni sia a destra che a sinistra, che conducono ad abitazioni private. Giunti in fondo, la stradina termina in una zona prativa e si fa pista erbosa, che si segue per alcune  poche altre decine di metri nella medesima direzione, fino all’altezza del vecchio casale che sorge sulla destra. Da qui, si svolta a sinistra di circa 90° (presenti alcune tracce erbose della diramazione), si lascia la pista e ci si inoltra tra due file di siepi percorrendo tutta la piccola radura che racchiudono, fino a quando si arriva nei pressi del boschetto, dal quale appare sulla destra l’attacco di un viottolo che lo attraversa sotto gli alberi. Lo si imbocca e, in leggera salita, si esce in breve dalla parte opposta (si può arrivare nel medesimo punto senza passare nel boschetto bensì costeggiandolo sulla destra, al limitare del campo con cui confina).

Seguendo la pista, si piega a sinistra e si incrocia una strada asfaltata che raggiunge il piccolo borgo di Radice. La si segue a destra in discesa, si supera l’isola ecologica comunale e si prosegue, raggiungendo in 1 km abbondante, il borgo di Radice. Lo si attraversa e si prosegue, superando una ripida rampa in salita nei pressi di un bel casale e si raggiunge la parte alta dell’altopiano vulcanico che digrada verso il vicino lago di Bolsena.

Si è ad un bivio, si gira a sinistra e da qui inizia un bel tratto tra la tipica campagna di questo angolo di territorio al confine tra Umbria e Lazio, che nulla ha da invidiare alla più rinomata, vicina, campagna toscana.

Si prosegue lasciando a sinistra una diramazione e si giunge a un ulteriore bivio. Qui si è sul punto di confine tra le due Regioni. Si svolta dunque nettamente a sinistra (sulla destra si raggiungerebbe Torre San Severo, frazione di Orvieto, e, da lì, Bolsena) e si punta in direzione di Lubriano, percorrendo un bel tratto di strada sterrata tra i campi, intervallati solo da un brutto impianto di pannelli fotovoltaici. Si raggiunge in breve un curva, in cui si immette sulla sinistra un viottolo, marcato con segnavia della “Via Romea”: è una soluzione, più corta e meno suggestiva, che si può prendere all’altezza dell’isola ecologica passata in precedenza, svoltando a sinistra.

Lo si tralascia e si prosegue seguendo la strada principale, dopo un’ulteriore curva della quale, percorrendo un lungo rettileneo, si raggiunge l’intersezione con la provinciale Bagnorese.

La si prende a sinistra e si svolta immediatamente dopo subito a destra su una stradina asfaltata secondaria nel comune di Lubriano (attenzione alle auto, anche se rare), che attraversa ina zona di campagna, fino a giungere nei pressi di una fattoria e il campo sportivo del paese. Qui si piega a destra, puntando verso sud, si attraversa la strada comunale per Castiglione in Teverina, si prosegue sempre sulla direttrice principale, fino a giungere, dopo un breve tratto di discesa, all’incrocio con la provinciale 55. Si è ormai nei pressi del paese. La si prende a destra, su marciapiede, si supera il ponte sul fosso che un tempo “isolava” Lubriano e, in breve, si raggiunge Piazza Col di Lana, con splendido affaccio sul borgo di Civita di Bagnoregio.

Porto di Marano Ticino – Riserva della Fagiana

Itinerario Escursionistico di circa 30 chilometri, per cui ci va tutto il giorno circa 8 ore a piedi. Può essere  affrontato con biciclette per sterrato o a cavallo. Può essere inserito in un percorso ben più lungo sia in direzione nord che sud.   Quasi interamente su strade sterrate sempre agevoli. Percorre un tratto dei parchi del Ticino , la prima metà su sponda sinistra in Piemonte e la restante metà su sponda destra e quindi il Lombardia. Una  buon parte è boschiva per cui si può fare anche in stagione calda. Vi è sempre la possibilità di una pausa rinfrescante nel fiume e soprattutto nei molti affluenti con acqua fredda. Possibilità di vedere animali, da uccelli con buona presenza di trampolieri, martin pescatore, picchi, corvidi, falchi e poiane. All’imbrunire soprattutto, conigli , fagiani e con un po ‘ di fortuna volpi e cinghiali, in base alla stagione. I parchi regionali del Ticino , rappresentano l’unico corridoio naturalistico , che permette di mettere in comunicazione le aree montane con gli appennini passando per la pianura padana.

Il percorso

Il luogo di partenza è situato in riva al Ticino dopo la prima grande ansa in cui il fiume ritorna verso nord come in un tentativo di riimmettersi nel Lago maggiore da dove è da poco uscito. La  località si chiama Porto di Marano Ticino. Il luogo, ricorda nel toponimo la possibilità di approdo e l’antico guado . Alcune fonti riporterebbero addirittura la presenza di un ponte romano. Come testimoniato è luogo di passaggio dell’antica via che portava da Novara a Como , passando per il monastero al di là del fiume di Castelnovate. Più recentemente,  vi era un ponte poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale , dopodiché vi è stato  un imbarcadero collegato con una fune che trasportava a pagamento le genti da una sponda all’altra . Lì vicino in riva al fiume si può ora ammirare l’antica dogana sabauda ora residenza privata.

Ci si incammina verso sud e si tiene la strada asfaltata per circa un chilometro, finchè si imbocca lo sterrato che costeggia il sedime di una fabbrica chimica detta dai locali  “chimica del Ticino” ora della multinazionale americana Belchem. Questa astronave , se vi capita di osservarla di notte , sembra arrivata da un altro universo illumina e sbuffa con sinistri rumori.

Percorrendo la strada asfaltata, costeggerete sulla destra un allevamento ittico e se osservate sui prati a sinistra vedrete una schiera di aironi cinerini, intervallati dalle bianche garzette in attesa di poter approfittare degli ospiti delle vasche d’allevamento.

Si tiene sempre l’indicazione del sentiero E1 , che costeggiando il Ticino , è un tratto del percorso europeo che da Capo Nord in Norvegia, arriva in Umbria e vi è il progetto di prolungarlo sino a Capo Passero in Sicilia.

Il percorso sempre su sterrato, costeggia una serie di antichi mulini e anche per un buon tratto l’antica roggia molinara. Dop o circa 5 km si passa vicino al ristoro il Bartin e si arriva alla strada statale 527.

Si prende a sinistra, prestare attenzione perché è trafficata anche da mezzi pesanti, per circa 300 mt, sino a prendere la ciclabile che si diparte a destra. La strada con fondo asfaltato è vietata a mezzi motorizzati tranne i residenti. Si passa tra campi e ci si immette poi in splendidi boschi di Carpini. Si costeggia dopo qualche chilometro il Ticino e si arriva in una zona di casette alcune abbandonate.

A poche centinai di metri, merita una sosta il mulino vecchio di Bellinzago. Struttura rimasta integra e con tutti i macchinari tutt’ora in funzione in legno. E’ gestito dall’ente parco e spesso vi sono esposte mostre fotografiche a tema naturalistico. Informarsi per gli orari di apertura che variano stagionalmente.

Si riprendeil cammino verso sud su carrabile e dopo circa 2,5 km , costeggiando il fiume si arriva alla deviazione del canale Langosco. Qui si trova anche una spiaggia attrezzata e la possibilità di una gradevole sosta.

Il Langosco, porta acqua ad una centrale elettrica per poi rientrare nell’alveo del fiume . Naturalisticamente è molto bello . Chi vuole lo può costeggiare sino alla centrale per circa un km seguendo tracce di pescatori.

Altrimenti si lascia il ristorante la quercia, prendendo la strada asfaltata che si diparte verso ovest nel bosco. E’ una zona molto umida ricca di sorgive. La strada dopo un chilometro si alza per raggiungere il primo pianoro della valle e costeggia il canale e poi il fiume dall’alto.

Anche il bosco cambia divenendo ricco di pini e più arioso. Circa 3 km e si arriva ad incrociare la sp 341, che seguendola a destra sinistra in discesa, ci porterà ad attraversare il Ticino sull’antico ponte in ferro di Turbigo (1887).

Passato il ponte , si prende il primo sterrato a destra e si continua verso sud lungo la sponda destra lombarda del Ticino. Considerate che a questo punto mancano ancora una quindicina di chilometri e si è quindi a metà strada.

Si costeggia il fiume in facili sterrati con indicazioni del parco e dopo 5-6 chilometri si incontra prima i ristori di castelletto di Cuggiono poi si arriva alla lanca di Bernate che si attraversa su un ponte in legno . Il posto è gradevole e merita anche un tuffo se la stagione lo permette. Lungo il percorso si passerà poi sotto i ponti dell’autostrada Milano – Torino e quelli appaiati della statale e ferrovia, ben più antichi. Lungo la sponda è facile imbattersi in pescatori, anche sulle classiche barche in ferro da fiume.

Verso sera sarete arrivati in vista della riserva della Fagiana. Posto veramente notevole dove potete trovare tra l’altro un centro Lipu per i soccorso di uccelli feriti . Area di circa 500 ettari incontaminata e attrezzata per la visita. http://ente.parcoticino.it/visita-il-parco/i-centri-parco/centro-parco-la-fagiana/

Per il pernottamento e la cena ho sperimentato l’agriturismo cascina bullona, che è anche fattoria didattica. Camere accoglienti, personale gentile e si mangia bene cucina classica lombarda. www.agriturismobullona.it

Agropoli – Santa Maria di Castellabate

Il percorso

Quella di oggi potrebbe essere la prima puntata di una (ri)scoperta a piedi del Cilento costiero. Non è la prima volta che intraprendo questo piacevole sentiero e come sempre ne approfitto per godermene i frutti. Il mio “campo base” è il porto di Agropoli. Non è particolarmente vicino alla stazione ferroviaria ma è il miglior punto di partenza per dirigersi verso sud preferendo la costa alla strada regionale (ex SS267), che soprattutto d’estate è trafficatissima. Avendo il mare di fronte ed alla mia destra la spiaggia su cui dalla rupe si affaccia il centro storico dell’antica Akropolis, mi dirigo alla mia sinistra; alla rotonda svolto ancora a sinistra e percorro la strada che sale lungo la collina, seguendo le chiare indicazioni per la Baia di Trentova. In pochi minuti sono su Via S.  Francesco, panoramicissima. Da qui, anche in condizioni climatiche non ottimali, la costa d’Amalfi, i monti Picentini, la piana del Sele, ed i più vicini monti Soprano e Sottano riservano uno spettacolo mozzafiato. Lungo la panoramica incrocio prima un’antica torre d’avvistamento medievale (barbaramente ristrutturata ed abitata da privati) e poi lo scoglio su cui il santo di Assisi avrebbe predicato ai pesci, dice la legenda, estenuato dalla cocciutagine degli agropolesi…

La strada, panoramicissima e piacevole, prosegue fino ad affacciarsi sulla Baia di Trentova, dove di frequente mi è capitato di campeggiare, approfittando della magnifica baia come punto di partenza per escursioni sul Monte Tresino, quello che costeggerò anche oggi. Alla mia destra la breve strada che conduce alla spiaggia. Qui le possibilità sono due: scendere, facendo un breve tratto via spiaggia, o proseguire innestandosi subito sullo sterrato. Importante: nel caso si preferisca la prima opzione, tornare sul percorso principale è facilissimo; è necessario prendendo uno dei brevi sentieri che ascendendo dalla spiaggia reincrociano il sentiero maestro più avanti. Io preferisco la seconda delle due opzioni, dunque avanzo di una ventina di metri e prendo lo sterrato alla mia destra, facilmente riconoscibile perché si trova tra una viale alberato evidentemente privato (a destra) ed un ampio spazio sterrato (a sinistra) utilizzato come parcheggio libero, soprattutto nei mesi estivi. Io stesso ci ho dimorato in camper, in carovana con altri amici fricchettoni!

La strada sterrata in questione si chiama ufficialmente “strada interpoderale Sauco-Pastena-Tresinoa”, nome sconosciuto ai più; per l’ente Parco del Cilento è classificata come Sentiero di Trentova (lungo la baia) e Sentiero dei Trezeni nella parte successiva. Da qui in poi seguo con facilità lo sterrato lungo la costa rocciosa; qui, anche se non ne approfitto, è possibile di fare il bagno nel noto “Vallone”, poco amato dalle famiglie, adorato dagli amanti della pace. Non che le famiglie non amino la pace ma qui parliamo di una pace differente. Lungo il percorso il panorama è rasserenante, la macchia mediterranea è divina e padrona, le piante aromatiche esplicitano ignare la loro presenza; è possibile anche cogliere del mirto: bacche per fare l’infuso, foglie da utilizzare come spezia. Una nota importante: attenzione ai cinghiali. Nelle stagioni opportune se ne possono incontrare o udire e, com’è noto, l’incontro con un cinghiale può essere potenzialmente pericoloso. Superata abbondantemente la prima metà del percorso su sterrato, l’itinerario attraversa l’azienda agricola San Giovanni. Qui mi rinfresco approfittando della fresca fontana e della gentilezza dei fattori. All’uscita dall’azienda il percorso è meglio battuto -qui transitano i mezzi dei fattori- e molto rapidamente raggiungo di nuovo l’alto della costa rocciosa da cui mi affaccio sull’altro versante del monte Tresino, quello che dà sulla frazione Lago del Comune di Castellabate. La strada punta decisamente verso il basso ed in pochi minuti sono di su strada asfaltata, in una zona a vocazione evidentemente balneare ma piuttosto tranquilla. Anche in questo caso non devo fare altro che proseguire lungo la strada maestra, fra pochi piccoli lidi, qualche negozio d’alimentari ed una manciata di rozze villette.

A questo punto è necessario prestare massima attenzione poiché c’è una deviazione, si trova in corrispondenza del Lido dal Pincio che è davvero poco segnalato. Svolto a destra per Piazzale dei Rocchi proprio in direzione del lido e giunto alla spiaggia vado verso sinistra ed attraverso una breve passerella fino ad incrociare una nuova strada asfaltata, Via Lungomare Bracale. Qui comincia ufficialmente la frazione Santa Maria di Castellabate. Proseguo dritto, alla rotonda mi tengo a destra, passo tra la “gru” (a destra) ed il “molo” (a sinistra) del minuscolo cantiere navale e poi ancora ancora dritto sul lungomare. Al primo incrocio (con possibilità di svolta a sinistra) è possibile scegliere se proseguire lungo il mare o dirigersi verso il corso. Qualora si scelga di andare verso il corso è necessario svoltare a sinistra e percorrere la strada finché, nell’impossibilità di andare dritto si svolta a destra e si prosegue nuovamente dritto in direzione del Corso Matarazzo. Io, essendo un “abitué” della zona, stavolta preferisco seguire il lungomare: non devo fare altro che continuare dritto lungo il largo marciapiede che costeggia la scogliera. Camminando sul lato rigorosamente pedonale si  aggiunge la piccola darsena su cui affacciano le arcate de Le Gatte oltrepassate le quali si giunge alla bella spiaggia su cui affacciano il piccolo borgo sorto attorno al Santuario di Santa Maria a Mare, alcuni palazzi storici ed una medievale torre di vedetta.

Da qui, via spiaggia, raggiungere la frazione San Marco è questione di dieci minuti. Da lì poi è possibile prendere il sentiero che al pari di quello appena concluso, cince il promontori di Monte Licosa, passando per l’omonima punta (e isolotto con faro annesso) e raggiungere la località di Ogliastro Marina, nota per la famosa spiaggia delle tartarughe.

Stazione Grosseto FS – Monte Bottigli

Una tranquilla passeggiata che attraversa il centro di Grosseto percorrendo le antiche mura Medicee dirigendosi poi in direzione sud verso le colline della Maremma grossetana e raggiungendo i boschi selvaggi di Monte Bottigli.

Il percorso

Ci si lascia la stazione ferroviaria di Grosseto alle spalle e si imbocca via Trieste di fronte, si prosegue attraversando piazza Istria e percorsa via Emilia si svolta a destra su via della Pace. Alla nostra sinistra la Parrocchia del Sacro Cuore, percorsi alcuni centinaia di metri si imbocca sulla destra via Aquileia ed a metà della stessa, al numero 77, troviamo “Alimentari Cinzia”, una piccola bottega gestita dalla simpatica e gentile Cinzia, dove potrete rifocillarvi con del pane di farine di grani antichi e salumi e formaggi del territorio. Alla fine della via si svolta a destra in via Oberdan, percorsa la quale si giunge in piazza Rossetti (alla destra potete notare l’edificio di epoca fascista dove hanno sede le Poste), si prende a sinistra per viale IV Novembre. Dopo un centinaio di metri sulla destra si imbocca via Mazzini e subito si sale sempre a destra verso una zona alberata; state camminando sulle antiche mura Medicee (XVI secolo) della città, adibite a parco cittadino. Il percorso sopraelevato prosegue a sinistra in direzione del primo bastione, superato il quale si prosegue sempre a sinistra fino ad un altro bastione  per poi scendere dalla passeggiata sulle mura ed uscire dal centro storico; si accede a piazza Stefano de Maria, parte del mercato cittadino fuori le mura, e si prosegue diritti imboccando via de Barberi. Si oltrepassa piazza della Libertà e si prosegue diritti per la via cui sopra. Percorrendo il lungo rettilineo costellato di cipressi toscani, si fiancheggia l’imponente complesso scolastico degli Istituti di Scuola Superiore grossetani ; alla fine della strada troviamo una sbarra che possiamo superare (a piedi o in bicicletta) risalendo sull’alzaia del fiume Ombrone. Svoltiamo a destra e percorriamo la strada sterrata pedonale –ciclabile per circa 1 km fino a raggiungere la SP 154 e imboccando la stessa verso sinistra; subito oltrepassiamo l’Ombrone percorrendo il Ponte Mussolini (inaugurato nel 1929) (Attenzione la SP non ha spazio per i pedoni ed è molto trafficata!!) ( +5km).

Dopo circa 200 mt (siamo in prossimità dell’uscita Grosseto Sud della E80) si gira a sinistra, mantenendo un vecchio casolare situato al centro dello svincolo sulla destra, quasi subito si sottopassa la superstrada imboccando la Strada Comunale Grancia. Si mantiene questa strada per 2,5 km ed in prossimità di un incrocio a T si svolta a sinistra verso l’agriturismo L’Albatro (Prima di questa svolta, al numero civico 35, in prossimità dell’agriturismo San Giorgino, è possibile lasciare questo percorso e dirigersi verso Il Girasole di Rispescia, ma per farlo seguire le indicazioni di quest’altro percorso qui); la strada risale leggermente e ci si mantiene sulla sinistra evitando di entrare nell’ agriturismo. La strada diventa sterrata (si passa di fianco all’Agriturismo Il Cantiniere) e costellata di bellissime querce (gli scorci sulle colline attorno sono magnifici), si segue per 1,7 km e raggiunta di nuovo l’asfalto si gira a destra sulla Strada Grillese 1.

Dopo 1 km si svolta a sinistra imboccando la Strada di Monte Bottigli, bella strada bianca; superato l’ingresso per Podere Castellaccia, si gira per la prima strada che si incontra a sinistra (+ 1km). Si segue la strada per alcune centinaia di metri e quando comincia a scendere si svolta a destra risalendo tra i vigneti, si raggiunge una casa sulla collina e si prosegue lungo la strada che fa una serpentina tra gli uliveti di fronte a noi. Alla fine dell’uliveto a destra, la strada prosegue a sinistra, qui bisogna risalire per il ripido sterrato che porta alla sommità del colle, lo si segue e mantenendosi a sinistra si giunge ad un campo e ad un cancello, lo si oltrepassa e si svolta a destra sulla strada sterrata (Strada delle Campore) risalendo verso i boschi di Monte Bottigli.

Da qui si prosegue per 4,5 km mantenendosi sulla strada principale, prima in salita e poi con alcuni sali e scendi, fino a raggiungere, dove la strada si allarga notevolmente, la croce di Monte Bottigli, siete arrivati! (percorsi circa 16 km)

Ponte di Paderno d’Adda – Fattoria Amici Cavalli

Partendo dal Ponte di Paderno d’Adda costruito a fine ‘800, che collega la provincia di Lecco a quella di Bergamo, si scende fino a raggiungere il fiume e ci s’incammina verso nord, risalendo la corrente del fiume.>
Si arriva ad ammirare la prima chiusa dell’Adda, commissionata da Ludovico il Moro a Leonardo da Vinci a fine ‘400. Si prosegue immersi nel verde del parco Adda Nord, che tutela la ricca biodiversità di flora e fauna. Si possono vedere cigni, folaghe e germani ma anche svassi e moriglioni. Il verde della flora e i cinguettii ci accompagnano per tutto il cammino, dopo aver superato Robbiate si giunge a Imbersago dove il traghetto di Leonardo porta i turisti (volendo con l’auto) dall’altra parte del fiume, solamente grazie al tiro di una fune. Lasciando Imbersago si passa da Arlate a Brivio, dove se si presta attenzione non è difficile vedere i cormorani che pescano, o i tuffetti che giocano ma ancor più bello è vedere la garzaia degli aironi dove vivono stabili 20-30 coppie, subito dopo questo sito, segnalato da un cartellone, si giunge nella località del Toffo, questa è una pozza di acqua bassa dove in estate i briviesi fanno il bagno. Quando lo sterrato si trasforma in asfalto, in prossimità delle due case rosa, si abbandona il fiume per girare a sinistra in una vietta sotto un porticato, in cui nidificano le rondini. Si sale fino a ritrovarsi nel cortile di una cascina, si gira a destra e si salgono gli scalini che ti portano sulla strada provinciale, dove dall’altra parte si trova la fattoria Amici Cavalli in cui vi accoglieremo con piacere!

Fattoria Amici Cavalli – Lecco

Partendo da Amici Cavalli si prende il sentiero sul retro che porta nel bosco e si percorre verso nord in direzione del paese di Brivio, al primo bivio s’incrocia una strada asfaltata, si prosegue dritto, al secondo bivio si tiene la sinistra scendendo, si prende poi la destra e ci si trova in paese e poi sul fiume Adda.
Seguendo il fiume verso sud si può arrivare fino ai navigli di Milano, mentre svoltando a sinistra verso nord si va verso Lecco.
La strada pedonale inizia dal ristorante La Bella Venezia, il percorso è salvaguardato dal Parco Adda Nord, bisogna quindi attenersi alle norme indicate dal parco per tutelare flora e fauna. Passeggiando si vedono cigni e germani ma anche cormorani che si asciugano le ali al sole, stormi di folaghe e diverse coppie di aironi cenerini. Gli alberi sono maestosi, ontani e platani dove i picchi fanno buchi ma anche tanti cespugli e arbusti dove si nascondono fringuelli e usignoli di fiume.
Si percorrono i primi 500m del parco con a sinistra campi coltivati per poi entrare nel bosco, qui ponticelli di legno e di pietra permettono di attraversare fossi e ruscelli senza difficoltà. Si passa da Airuno e poi si supera il nuovo ponte di Olginate e due ponti della ferrovia, uno in uso mentre l’altro trasformato in pedonale porta a Calolziocorte dove si può visitare il Monastero del Lavello. Proseguendo si trova un percorso vita attrezzato, dove il fiume si apre sul lago di Garlate con un bellissimo paesaggio citato dal Manzoni, sullo sfonda appare il monte Resegone e la Grigna.
Continuando si attraversa un parco giochi con punto ristoro per poi ritrovarsi affiancati alla strada provinciale, dopo Garlate s’incontra Pescate e si arriva al ponte Azzone Visconti, lo si attraversa prendendo la sinistra per raggiungere il lungolago di Lecco oppure sulla destra si visita Pescarenico, antico borgo dove Renzo de “I promessi sposi” incontra Lucia.

Giove – Lugnano in Teverina

12 km di camminata che uniscono due splendidi borghi umbri, passando per il Sentiero di Palliccio, aperto e mantenuto da un gruppo di appassionati.

“Siamo un gruppo di volontari accomunati dalla passione per la natura e impegnati nella difesa dell’ambiente. Nel tempo libero manteniamo pulito il sentiero, facciamo manutenzione alla cartellonistica presente, e organizziamo iniziative di vario genere per l’educazione e la divulgazione ambientale, rivolte sia agli adulti, sia ai bambini. Alcuni di noi posseggono titoli specifici per svolgere visite guidate lungo il percorso” (dal sito dedicato al Sentiero). 

Il sentiero di Palliccio è una piccola area naturalistica situata nel sud dell’Umbria, attrezzata con cartellonistica dedicata a specie animali e vegetali ed è dedicato all’amico Paolo Vannutelli.

Il percorso

Dal belvedere di Giove andiamo per Via Guglielmo Marconi e prendiamo, immediatamente, la prima a sinistra, una strada cementata che scende. Dopo poche centinaia di metri arriviamo ad un primo bivio che prendiamo a sinistra in discesa. Dopo circa 1 km, proseguendo sempre sulla principale, la strada diventa bianca. Svoltiamo a destra all’altezza di un guardrail e poi subito ancora a destra in salita. Qualche centinaio di metri svoltiamo al bivio successivo a sinistra in discesa. Si percorre così questa lunga strada bianca in discesa fino a quando non arriviamo in piano. Subito dopo un ponte e all’altezza dei pannelli fotovoltaici svoltiamo a destra in salita. Dietro di noi la sagoma di Giove ormai alle nostre spalle.

Bisogna percorrere per qualche centinaia di metri la strada prima di giungere ad un ponticello e ad una  vigna sulla destra. Accanto alla vigna c’è l’inizio del Sentiero di Palliccio, con il cartello e la staccionata per l’ingresso. Da qui, invece di andare per la strada bianca evidente a sinistra, andiamo seguendo i cartelli e le indicazioni del sentiero.

Il sentiero ci conduce facilmente per il bosco e adiacenti al ruscello dopodiché sale per uno spiazzo con l’indicazione “Punto di Ascolto e Osservazione”. Da qui saliamo a sinistra e intercettiamo la strada bianca che va presa a destra. Questa strada ci porta con una deviazione a sinistra, di qualche decina di metri, alla Fattoria Wwoof Sentiero del Palliccio. Si ritorna dunque alla strada bianca e si continua fino a intercettare la strada asfaltata Porchiano – Attigliano, che va presa a destra. Dopo duecento metri si svolta alla prima a sinistra, all’altezza di un lavatoio, e si prende una strada bianca che sale, che poi diventa un largo sentiero. Si intercetta così una strada asfaltata da prendere a sinistra per poco, infatti fatti nemmeno 50 metri, in prossimità dei pali della luce, quando vediamo Porchiano davanti a noi e Lugnano a sinistra, infiliamo un sentiero a sinistra. Dunque seguiamo, in una specie di fuoripista, i pali di legno della luce camminando per prati panoramici e ventosi. In questo modo si arriva ad una strada bianca da prendere a sinistra. Laddove la strada bianca svolta decisamente a destra noi invece andiamo dritti per un sentiero, che comincia a scendere e intercetta una strada bianca da prendere a destra. Si supera dunque un ponticello e si svolta successivamente a destra al bivio a T. Al bivio successivo andiamo a destra seguendo il cartello del sentiero 201. Si intercetta una strada più ampia, bianca, da prendere a destra fino al lavatoio. Qui si svolta a sinistra e subito ancora a sinistra per una sorta di tagliata, molto bella.

Camminiamo per rimesse, casali abbandonati e pollai, fino a giungere ad una strada asfaltata da prendere a destra; siamo quasi a destinazione. Infatti, qualche decina di metri dopo, svoltiamo a destra (Strada di Vagli) e poi ancora a destra. Siamo sotto al centro storico, ci basterà salire a sinistra, prendere le scale, sorpassare l’arco e perderci nei vicoli di Lugnano in Teverina.

Castel Giorgio – Bolsena

Itinerario che attraversa la bella campagna dell’altopiano dell’Alfina, con ampi panorami sul lago di Bolsena, il Monte Amiata, il Monte Cetona e il Monte Peglia.
Con esso si collegano i due grandi anelli del giro dei comuni della Provincia di Terni e quello dei comuni della Provincia di Viterbo, consentendo dunque di passare da uno all’altro, in maniera semplice e diretta.
Il presente percorso è stato mappato da Riccardo Schiavo, Guida Ambientale Escursionistica ed Educatore della Terra. Qui potete trovare il suo blog Passi Avanti

 

Il percorso

Dallo slargo davanti al municipio di Castel Giorgio, si imbocca Via Guglielmo Marconi in uscita dal paese, in direzione di San Lorenzo Nuovo. Si percorre tutta la via e si raggiunge Piazza Giorgio della Rovere, dove, continuando sulla via principale e svoltando a sinistra (Via dei Carrari), in breve si raggiunge l’incrocio con la SP Maremmana, che si attraversa imboccando immediatamente di fronte la strada asfaltata che porta ai campi sportivi comunali e alla pineta (Via Montiolo), passando a destra di un edificio.

Si percorre un lungo rettilineo, si supera il campo sportivo e, dopo una curva a destra, si lascia a sinistra una prima diramazione (che raggiunge una casa) e si prosegue sulla via principale, con un po’ di attenzione dato che è percorsa anche dalle auto.

Dopo poco, si giunge nei pressi di una ulteriore diramazione a sinistra (che si tralascia), nei pressi della pineta, luogo di ricreazione degli abitanti locali, che si costeggia sulla destra, sempre su asfalto. In pochi metri siamo di fronte all’accesso vero e proprio della piccola pineta, con ulteriore diramazione a sinistra, che non deve essere presa, come la successiva che si incontra più avanti, rispetto alla quale è indicato anche il divieto di transito.

Qualche decina di metri più avanti, a destra, una strada sterrata un po’ fangosa e scivolosa dopo le piogge, si inoltra tra gli alberi e un zona di taglio di legname e raggiunge in poco meno di un paio di km il Castello di Montalfina, antico presidio delle campagne dell’altopiano dell’Alfina. Trattasi di una interessante deviazione (che non è stata percorsa in questo caso), a parte il primo tratto nella mal tenuta area di competenza dell’impresa boschiva, che peraltro consente di godere sulle prime aperture panoramiche che si incontrano sul lago di Bolsena, i monti Amiata e Cetona.

Si prosegue sulla via principale, si scende un poco e poi si risale, raggiungendo il punto dove termina l’asfalto, corrispondente al confine di regione tra Umbria e Lazio, in una posizione molto panoramica oltre che sul lago e sui monti toscani, anche sul paese di Radicofani, sulla campagna circostante, il castello di Montalfina e la piccola catena del Monte Peglia verso nord.

Si è nei pressi del punto più alto dell’itinerario e di un quadrivio, che si supera imboccando il viottolo sterrato che scende davanti a noi in direzione del lago, con ampie e belle vedute sul lago stesso.

(In periodo di caccia aperta, questa zona può essere interessata dalla presenza di squadre per la battuta di caccia al cinghiale:attenzione!).

Al termine della discesa si raggiunge un incrocio a T nei pressi di un casale, intercettando quella che è la Via Francigena. Si prosegue quindi su di essa a sinistra, in discesa, verso Bolsena. Scendendo lungo la via, si incontra a sinistra la diramazione che punta verso l’Ostello Gazzetta (antica e ottima opportunità di alloggio in caso di cammini di più giorni sulla Francigena) e più avanti, questa volta a destra, la diramazione per l’agriturismo Belvedere. Si tralasciano entrambe e si prosegue dritti, tra campi coltivati e pareti di roccia vulcanica, per giungere, circa un km dopo, a un ulteriore incrocio a T, nei pressi di una edicola sacra. Qui si prende ancora a sinistra, per entrare nel paese di Bolsena dal castello e il centro storico, altrimenti è possibile svoltare anche a destra, per raggiungere il paese e la via Cassia senza passare per il pittoresco borgo.

In breve lo stradello si congiunge con la SP Bolsenese, che si prende, facendo attenzione perché non c’è marciapiede in questo tratto, a destra in discesa, seguendo i segnavia comunque presenti della Francigena. (NB: salendo sulla provinciale a sinistra, dopo il tornante, a sinistra, si dirama il viottolo del percorso Bolsena-Orvieto, percorso di origini antiche e di importanza storica, molto bello, segnato al piano di calpestio).

Fatte alcune decine di metri con bella vista sul lago e sulle torri del castello di Bolsena, si raggiunge un’area di parcheggio a sinistra, nei pressi di una curva, in cui si entra puntando verso un piccolo e caratteristico fontanile, adiacente all’inizio di una stradina che entra tra le case. La si  imbocca e si sbuca di fronte a una piccola e antica pieve di campagna su un quadrivio; qui si scende ancora sulla destra, si incrocia di nuovo la provinciale di fronte al castello, la si attraversa e si entra nel borgo, passando alla sinistra del castello stesso e raggiungendo così Piazza della Rocca.

Qui si può scegliere di varcare l’arco sulla sinistra per godersi il bell’affaccio sui tetti del paese e sul lago. Nel caso, tornando indietro, appena poco prima dell’arco, si prende Via delle Piagge e seguendola si giunge in Piazza San Rocco, nel cuore del borgo. Si imbocca a sinistra Via Cavour e alla fine di questa si supera l’arco e si raggiunge la piazza del Comune di Bolsena, termine dell’itinerario.

Stazione di Potenza – Bioagrisalute

Il percorso ci porta dalla stazione ferroviaria di Potenza superiore all’agriturismo Bioagrisalute, a Cancellara. Dalla città si passa velocemente in una campagna aperta, di dolci ondulazioni, per piccoli borghi, attraverso i resti di tratturi ancora perlopiù percorribili. Pochi i tratti acclivi. La parte iniziale e finale sono su strada asfaltata, ma non trafficata.

Il percorso

Sarò sincero: dalla stazione di Potenza superiore io sono giunto con un passaggio in auto tra palazzi, scuole, università, ospedale, in direzione Macchia Romana, anche per strade non proprio adatte per i pedoni, davanti al Campo Scuola abbandonato, e da lì sono partito a piedi.

Vi consiglio quindi di procurarvi una mappa di Potenza o chiedere ai passanti per giungere dove mi hanno lasciato, oppure chiedete un passaggio in auto!

Dal Campo Scuola ho continuato tra grandi e brutti palazzi e sulla sinistra ho preso una ripida salita asfaltata, Via Giorgio La Pira. Iniziamo a trovarci fuori dalla città, orti e ripetitori e pale eoliche. In cima una piccola rotonda e un’indicazione: Piani del mattino. Continuiamo dritto seguendo l’indicazione. In fondo a sinistra nel paesaggio spicca la nuova statale che porta verso la Potenza Melfi. I Piani del mattino sono un appena ondulato cereali e campagna punteggiati da masserie e piccoli borghi. Dobbiamo attraversarli sulla piccola strada asfaltata ignorando tutti gli incroci (Via Fontana del Cerro, Via Ponte Sant’Antonio, Via Fonte della Spina, Via delle mattine, Via di Contrada Cavalieri con la madonnina contornata da una siepe di bosso e la posta della Via Crucis).

Dopo poco più di 4 km dalla partenza al Campo Scuola giungiamo a Masseria Colucci, dove possiamo rinfrescarci al lavatoio. Il tratturo principale si prende da sopra Masseria Colucci, continuando sulla strada principale. Io invece sono sceso per un sentiero lungo i campi e tra gli arbusti abbastanza percorribile, indicatomi da una locale. Sono arrivato al torrente Tiera che ho guadato saltando su alcune pietre (per fortuna non c’era molta acqua con la mancanza di pioggia della fine del 2015). Ho seguito il sentiero parallelo alla Strada Statale Via Appia, che poi scivola sotto i pilastri per sbucare dall’altro lato, da dove si profila una ripida salita in cima alla quale si vede il campanile della chiesina di San Michele. C’è un’atmosfera di abbandono, un paesaggio picchiettato di ruderi. Scoprirò poi che a San Michele c’è stata una frana diversi anni fa.

In cima di fianco alla chiesina si dipartono due sentieri, ho preso quello sulla destra indicatomi da locali. Salita un poco ripida di circa 1 km e ritroviamo sulla sinistra l’incrocio con il tratturo principale, che si presenta nell’ultima parte completamente invaso dagli arbusti.

Il tratturo che seguo è invece ben percorribile, e costeggia un monticello tutto roverella, il Cozzo Piano Grande, dietro cui si stagliano le prime pale eoliche.

Avvicinandoci alle pale eoliche il tratturo si presenta per tratti invaso dai prugnoli e poi si perde nei campi, ma seguendo i bordi di questi lo si ritrova dopo un centinaio di metri di nuovo percorribile, e ci porta alla strada ghiaiata che serve le pale eoliche, che è indicata nelle carte precedenti alla costruzione di queste come tratturo di Occhio. Da qui possiamo spaziare sul paesaggio montano lucano, con Pietragalla che si staglia su una dorsale verso nord.

Dopo i pannelli fotovoltaici io ho provato a ritrovare il tratturo Potenza – Cancellara, ma questo si perde nei campi. Meglio farete a seguire la strada ghiaiata. All’incrocio con la strada del “biscione” ci sono due possibilità per giungere all’agriturismo Bioagrisalute: o prendere verso est la vecchia strada asfaltata, che può è più volte tagliata da un tratturo, o prendere verso nord la nuova strada asfaltata.

Io ho preso verso nord. Il paesaggio è dominato da Acerenza, e dietro Acerenza si vede solo con il binocolo un piccolo e lontano villaggio bianco, Palazzo San Gervasio.

Dopo 1 km di cammino appena passata una curva ecco far capolino Cancellara, con il campanile, il castello e le case del quartiere U Lammard ammucchiate sotto.

A un’ultima curva a fianco di un filare di querce lasciamo la strada asfaltata per un sentiero sulla destra che ci porta verso la fiumara, che guadiamo poco prima del vecchio ponte abbandonato. Saliamo decisi per la ripida Costa del Carpine, ammirando il paese appena alla nostra sinistra. Giungiamo alla strada asfaltata, saliamo passando accanto allo stadio, in emblematico stato di abbandono. Incrociamo la strada che proviene dal paese e attraversiamola per salire per il boschetto di frassini, in cima al quale ci troviamo sulla carreggiabile che porta all’agriturismo.

Bioagrisalute vi accoglierà di un affetto immenso, e vi ritroverete in un vortice di incontri incredibili, ve lo assicuro!

Montecasoli – Grotte Santo Stefano

La partenza di questa escursione è situata davanti alla chiesa di Montecasoli, ovvero la Chiesa di Santa Maria Assunta. Spalle alla chiesa abbiamo la possibilità, andando in discesa e subito a destra, di visitare Montecasoli, zona archeologica e naturalistica di notevole interesse. Avremo cura di uscire dalla visita alla zona archeologica per la strada sterrata, molto evidente, che scende verso il torrente Vezza. Qui troveremo sulla sinistra un ponte che lo oltrepassa e lo imboccheremo. La strada sale e arriva ad un incrocio, a cui andare dritti. Saliamo per qualche chilometro circondati da un bosco di cerri, dopodiché la strada diventa piana e incominciano le coltivazioni di ulivi e noccioli a destra e sinistra. Si arriva così ad incontrare una strada asfaltata che va semplicemente superata. Diventa infatti bianca. Superiamo la ferrovia con il passaggio a livello e andiamo sempre dritti fino a incrociare la strada asfaltata all’altezza di un allevamento di polli. Qui andiamo a sinistra (prestiamo attenzione alle automobili) e costeggiamo la recinzione. Ma solo per qualche decina di metri perché appena essa finisce andiamo a destra con un fuori pista, che subito intercetta la strada di servizio dell’allevamento. Seguendola giungiamo in uno spiazzo con un bivio. Ma davanti a noi c’è una radura e un sentiero che si getta a zig-zag nella forra, da prendere. Fate attenzione perché qui potrebbero esserci delle pecore con il cane. In realtà è una strada percorribile e noi non abbiamo mai incontrato problemi, ma sempre meglio procedere con cautela. La strada sterrata scende fino al fosso e lo supera con un ponticello fatto di un tubo dentro cui passa l’acqua e comincia a risalire. Quando ritorniamo in superficie la via costeggia un’antica torre di avvistamento e prosegue in piano tra campi e allevamenti. Continuiamo fino ad arrivare ad un incrocio a T con Via dei Pianali, a cui svoltiamo a destra. Al bivio con Strada Danzera imbocchiamo quest’ultima a destra. Giungiamo così a Borgo Le Case. Appena la via si fa asfaltata giriamo a destra, oltrepassiamo il piccolo borgo e giriamo a sinistra al bivio successivo. La via si fa sentiero, scende e risale fino alle grotte da cui il paese prende il nome. Proprio all’altezza della prima, sulla sinistra, troviamo una scala di legno che sale e che ci porta ad un bivio, da imboccare a sinistra. In breve siamo nel centro del paese di Grotte Santo Stefano dove è possibile visitare lo splendido Eco-Museo della Tuscia, ubicato proprio nella piazza centrale.

Podere Veranello – Montemerano

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca, proseguire diritti. Passato un agriturismo e una casa la stradina svolta a sinistra, non prendere dritto perché si va in un uliveto.

Ci troviamo in un sentiero. Il sentiero scende fino al torrente Rattaiolo, quindi lo guada agevolmente. Prosegue in salita, costeggiando un bel muretto a secco. Allo sbocco del sentiero, davanti alle prime case del paese, andiamo a sinistra e dopo la seconda casa imbocchiamo la strada a destra. La strada diventa asfaltata, si continua in salita per poi in cima svoltare a destra, sempre in salita, e poi subito a sinistra . Proseguire un po’ a zig zag, ma sempre in salita sino a entrare nel paese vecchio.

Marzamemi – Capo Passero

Il percorso

Si esce da Marzamemi seguendo una striscia pedonale di colore azzurro fino alla fine del paese. Arrivati all’altezza dello “Yachting Club” si lascia la strada asfaltata e si segue la linea di costa. I sentieri non sono segnati e bisogna quindi cercare la via più agevole; il fondo è uno sterrato naturale selvaggio alternato da scogli, solo a tratti si vedono tracce di terreno calpestato; si segue quindi la riva del mare che corre parallela alla SP 84 da Marzamemi a Portopalo. Lungo la riva si incontra prima una spiaggia attrezzata con cabine e ombrelloni (foto 1), e poi altre due spiagge libere e deserte; a tratti la riva è molto vicina alla SP 84, si vede in lontananza l’isola di Capo Passero con il castello-Museo detto di Carlo V (foto 2). Si passa attraverso un piccolo borgo chiamato Borghella, fatto di alcune villette per residenza estiva; attaccata al borgo c’è una spiaggia attrezzata con ombrelloni e sdraio. Dopo questa spiaggia si prosegue su un piccolo viottolo sterrato, che è segnato e che quindi facilita la via del percorso verso Capo Passero. Si incontrano piccole insenature con poca sabbia e molti sassi, e più avanti uno sperone roccioso alto circa 10 mt sul mare (foto 3), il che obbliga a rientrare sulla SP 84 per un breve tratto di circa 200 mt. dopodicchè si può riprendere lo sterrato fino al prossimo sperone roccioso che va giù a strapiombo sul mare (foto 4) e che quindi obbliga di nuovo a riprendere la SP 84 per circa un km. Dopo una curva a destra si apre la vista del castello Tafuri (foto 5) e del faro di Portopalo. Il castello è costruito su una roccia a picco sul mare adiacente ad un vecchio villaggio di pescatori della vecchia tonnara di Portopalo (foto 6). Il villaggio è abbandonato ed in precarie condizioni, il castello è recintato come proprietà privata; bisogna quindi superarlo continuando sulla provinciale fino a quando sarà possibile rientrare sullo sterrato finale che conduce al piazzale di Portopalo (foto 7). Su questo sterrato si passa davanti ad una fila di case colorate appartenute probabilmente ai pescatori della tonnara, che sono state riadattate a residenze turistiche. Arriviamo infine alla destinazione finale, che è il piazzale di Portopalo, da cui si vede l’isola di Capo Passero con il castello-Museo di Carlo V (foto 8) e sullo sfondo il mare del canale di Sicilia con a vista in lontananza attrezzature di pescicoltura. Dietro il piazzale c’è il paese di Portopalo, dove ha termine il nostro percorso della Via del Mito.

Noto – Marzamemi

Si esce da Noto prendendo via Roma e via Confalonieri, fino ad incrociare la SP 19, dove si volta a destra fino alla rotonda; qui si prende a sinistra per la SP 34 e si continua sulla via per Calabernardo. Dopo aver percorso circa 1,5 km sulla SP Noto-Calabernardo, si incrocia sulla destra una stradina interpoderale alla altezza dell’Hotel Villa Fiorita. Si prende questa stradina, che attraversa bei mandorleti con villette e case coloniche, e la si segue fino ad incrociare una SP, che passa sotto la autostrada A18, e la costeggia per un tratto. Si continua su questa SP in direzione Eloro, si vede sulla sinistra la colonna della “Pizzuta” (foto 1), la si supera e si va avanti su sentieri sterrati, seguendo le indicazioni per la direzione Eloro, fino ad arrivare all’ingresso della Riserva di Vendicari. Si fa un tratto di spiaggia fino alla foce del fiume Tellaro (foto 2), che ha una profondità molto bassa ed è quindi facilmente guadabile, poi si percorre tutta la Riserva su fondo sterrato passando, dopo Eloro, dalle spiagge di Marianelli e di Calamosche; si passa poi dalla Torre Sveva (foto 3) e dal Centro Visitatori, si costeggia il Pantano Grande fino alla uscita di Cittadella (foto 4). Dopo l’ uscita dalla Riserva si segue tutta la linea di costa attraversando i Lidi di San Lorenzo e di Spinazza, che è la spiaggia di Marzamemi, dove si arriva nella piazza centrale (foto 5) e al porto (foto 6).

Si fa sosta a Marzamemi per la visita del Borgo marinaro e per passare la notte.

Abbadia Lariana – Lierna

ABBADIA LARIANA ( 204 MT S.L.M.) – LIERNA ( centro: 202 MT S.L.M)

Descrizione: è il tratto iniziale del Sentiero del Viandante, antica via di comunicazione sulla sponda orientale del lago di Como, che era percorsa da una serie di  mulattiere che mettevano in comunicazione Milano con i passi alpini ed il Cantone dei Grigioni. Tale via di comunicazione dovrebbe essere considerata più come una rete di sentieri, in quanto era possibile percorrere molte varianti o “sdoppiamenti”, alcune delle quali procedevano lungo le valli laterali raggiungendo i numerosi insediamenti anche assai lontani dalla riva; non dimentichiamo infatti che la via di comunicazione privilegiata tra i  borghi rivieraschi è stata per secoli la navigazione lacustre. Nei primi decenni dell’800 l’apertura di una strada militare diretta sia al Passo dello Spluga che al passo dello Stelvio (non banale per l’epoca il superamento in galleria dei tratti di parete verticale che si affacciano sul lago)  provocò una rivoluzione nel sistema viario causando il progressivo abbandono di questi tracciati. L’itinerario è descritto nella sua completezza da molte pubblicazioni, tra cui “Il sentiero del Viandante” di A. Marcarini (Lyasis ed.) ed è contraddistinto dal sapiente equilibrio (salvo qualche moderna stonatura visibile qua e là) tra attività umana e natura; lungo la via si incontrano  agglomerati di case rustiche in pietra, ruderi di vecchi mulini, castelli, torri, innumerevoli cappelle e chiesette montane, terrazzi coltivati a vigna ed addirittura a ulivo. E’ sempre presente un segnavia (cartelli arancioni); il primo tratto, fino a Lierna non presenta particolari difficoltà e può essere percorso praticamente in tutte le stagioni.

Il percorso: l’inizio dell’itinerario si trova presso la Chiesetta di San Martino, che raggiungi mediante una scaletta posta al termine dello svincolo di Abbadia Lariana della SS36 (provenendo da Lecco in auto). Superando la linea ferroviaria su una passerella pedonale rimonti il contrafforte del monte di Borbino, in un susseguirsi di viottoli sempre contrassegnati con il segnavia arancione. Se provieni invece dalla stazione ferroviaria, anziché raggiungere il punto di inizio sulla trafficata strada lungolago, è preferibile invece imboccare via Onedo, che andrà seguita fino al termine, ovvero fino ad incontrare il segnavia (punto di inizio della registrazione GPS per il calcolo delle distanze successive). In alcuni punti il sentiero è una lingua acciottolata stretta tra le case della frazione Borbino (a sinistra) e gli scoscesi pendii del monte omonimo (alla destra). Tralasciando sulla destra il sentiero che sale al Monte, prosegui in leggera salita su tratti di viottolo alternati ad asfalto, superando il Torrente Zerbo. Giungi innanzi alla Cappella della Madonna di Caravaggio; il sentiero si allarga e procede tra costruzioni vecchie e nuove, fino alla Chiesa di San Bartolomeo e della collina di Castello. Prosegui alla frazione Novegolo, scendi su asfalto fino a sotto passare la superstrada, imboccando un sentiero erboso sulla destra, al termine del sottopasso; da questo punto procedi per lungo tratto in falsopiano, a quota 230 metri circa, tra olivi, prati ed alberi da frutto. Una bella strada lastricata sale fino alla chiesa di San Giorgio (2.1 km dalla partenza). L’edificio è posto su una rupe che sovrasta l’estremità meridionale di Mandello del Lario: è considerata uno degli edifici religiosi più pregevoli, risalente al Duecento, con all’interno una serie di affreschi Quattrocenteschi rappresentanti l’Inferno, il Limbo ed il Paradiso. Il sentiero prosegue sulla destra, in salita acciottolata tra alcuni cipressi lungo il “sentiero per Maggiana” ed oltrepassa nuovamente la superstrada, giungendo nei pressi del piccolo cimitero di Zana. Guadagnata la carrozzabile, svolti a sinistra in piano e, svoltando a destra dopo circa  duecento metri, entri nella frazione Maggiana, in cui merita una visita la torre “del Barbarossa”, del XII secolo. Proseguendo lungo via Vittorio Veneto esci all’estremità opposta del borgo su sentiero acciottolato, salendo di quota fino ad un sentierino che si dirama sulla sinistra e guadagna il bosco procedendo nel poggio che separa Rongio da Maggiana. Giungi a lato della Chiesa seicentesca di San Giacomo di Rongio (4.7 km dalla partenza, 409 m slm), in una bella piazza con lavatoio e contornata da edifici antichi. Procedendo oltre superi Piazza Sant’ Antonio (Parcheggio) e scendi la ripida strada asfaltata (sulla destra) che si dirige nei pressi del Ristorante “Al Verde”; prima di quest’edificio scendi il sentiero che ti porta ad attraversare su un ponte naturale in pietra il torrente della Valle Meria (330 m slm, unico punto del percorso, a mio avviso il più spettacolare, in cui occorre prestare un minimo di attenzione). Risalendo nel bosco, incroci il sentiero che proviene dalla Chiesa di Santa Maria, che vedi arroccata sulla rupe alla tua destra, un tempo posto tappa per chi si dirigeva in Valassina. Svoltando a sinistra, procedi in falsopiano fino ad immetterti in un tornante (cappelletta con Madonna e Santi) della strada asfaltata che sale da Mandello. Sali in via Contrada di Sonvico, che diventa strettissima e prosegui , sulla destra, lungo strada San Bernardo che, diventata sentiero, passa alle spalle del cimitero di Somana. Il percorso prosegue in costa su strada asfaltata, con bella vista del lago e del sottostante abitato di Olcio, fino al termine della stessa, a circa 450 m.slm di quota,  ove è necessario scendere alla sinistra. Il sentiero dapprima stretto, progressivamente si amplia, procedendo tra cascinali fino ad un quadrivio (Cappella del Signore, 1918), in località Saioli. Successivamente costeggi per un lungo tratto la superstrada (attenzione, è necessario controllare il segnavia ai numerosi incroci), per poi scendere verso Olcio, fino ad oltrepassare il torrente Valle Buria (9.2 km dall’inizio). Da questo punto inizia il tratto a mezza costa che sovrasta l’abitato di Lierna. Per chi necessita di scendere in paese o alla Stazione Ferroviaria è sufficiente imboccare e seguire la sottostante Via della Libertà o qualsiasi dei viottoli che scendono sulla sinistra.

Canicattini Bagni – Noto

Il percorso

Da Canicattini Bagni, in fondo a via Vittorio Emanuele, prendiamo a sinistra per la via del Seminario, passiamo sotto al ponte della SS 287   (detta la Mare-Monti) e ci dirigiamo per la contrada Cugni Stallaini; ignoriamo il primo bivio, che porta verso proprietà private, al secondo bivio che incontriamo proseguiamo diritto e continuiamo fino ad incontrare un altro bivio che verso destra ritorna sulla Mare-Monti e verso sinistra sale su una trazzera che diventa sterrata e ci conduce in cima ad un colle da cui si domina un bel panorama. Dopo la cima del colle la trazzera diventa un viottolo molto stretto, (circa 1,5 mt), pieno di sterpaglie e cespugli di timo (foto 1); più avanti il viottolo si allarga, diventa sterrato e incrocia la SP 73   che va in contrada Stallaini. Dopo circa 2 km si incontra un bivio che andando diritto conduce a Stallaini-Cassibile e a destra porta in contrada Petracca e verso il fiume Manghisi. Prendiamo quest’ultima strada a destra che per un tratto è asfaltata, poi diventa sterrata e ci introduce in un piccolo bosco di macchia mediterranea; proseguendo su questo sterrato roccioso si scende lungo le pendici della Cava Grande del Cassibile fino ad incontrare il fiume Manghisi (foto 2). Dopo aver guadato il fiume ci si immette in un bosco di macchia mediterranea fatto di querce, lecci, ulivi e carrubi selvatici di basso medio fusto. Alla fine di questa trazzera si arriva ad un bivio che, a sinistra porta verso la SS 287 e a destra va verso il fiume Manghisi. Seguiamo lo sterrato a destra e lo percorriamo fino ad arrivare alla cava dove si vede il fiume Manghisi che forma un laghetto (foto 3) nei pressi di una grande costruzione in muratura; guadiamo il fiume in due punti su delle passerelle in assi di legno e arriviamo alla fine della trazzera, oltre una barra in ferro, nei pressi del ponte della SS 287 sul fiume Manghisi. Prendiamo a sinistra la strada asfaltata percorrendo due tornanti per circa 300 metri e ci immettiamo subito a destra su una trazzera sterrata che attraversa le campagne; lo sterrato diventa poi una trazzera a fondo pietroso e roccioso. Superiamo due cancelli per le vacche, aprendoli e richiudendoli, e arriviamo, in fondo a questa trazzera interpoderale, sulla SP 64 nei pressi di un tornante a gomito e di un cancello che chiude una proprietà privata. Proseguiamo fino al bivio Noto Antica–Testa dell’Acqua e prendiamo per Noto Antica. Costeggiamo sulla destra una area attrezzata per pic-nic con sedili in pietra e postazioni per barbecue, che sta all’interno di un bosco di cipressi e pini. Scendiamo verso la Porta della Montagna, che era uno degli ingressi principali al Borgo di Noto Antica, distrutto dal tremendo terremoto del 1693. Oggi di questo Borgo esistono solo le macerie perché la nuova città di Noto non fu ricostruita nello stesso posto di prima, ma spostata più in basso e vicino al mare nella sua attuale posizione.

Entrati attraverso la Porta della Montagna seguiamo la strada sterrata che era una delle vie principali della vecchia città e sulla quale si affacciavano il palazzo Landolina (foto 4) e il convento dei Gesuiti (foto 5), fino ad arrivare al quadrivio della Piazza Maggiore, dove c’è una stele intitolata a S.M. della Provvidenza (foto 6); proseguendo diritto andiamo verso l’Eremo e la chiesa di S.M. della Provvidenza, da cui si gode un bellissimo panorama sulla valle del Durbo (foto 7). Torniamo indietro fino alla stele e prendiamo la strada che va in direzione della Chiesa del Carmine; oltrepassiamo le grosse mura della città (foto 8), scendiamo verso la valle del Durbo, che è un affluente del fiume Asinaro. Guadiamo il torrente Durbo (foto 9), che ha qui nel periodo secco estivo una profondità di qualche centimetro, e troviamo più avanti un altro affluente del fiume Asinaro. La strada passa davanti agli Agriturismi “La Fiumara” e “La Valle degli Dei”, fino ad arrivare al grande incrocio di Via Italo Svevo e alla rotonda in cui inizia la Via Roma, che porta verso il centro della città di Noto.

Facciamo sosta a Noto per visitare la città e passare la notte.

Monginevro – Brianzone

MONTGENEVRE (1860 MT S.L.M.) – BRIANCON (1300 MT S.L.M)

Descrizione: dal valico alpino di Montgenevre, appena oltre il confine Italo-Francese, si scende verso la città di Briancon utilizzando sentieri e strade militari, su un percorso che è fortunatamente rimasto integro e completamente svincolato dalla trafficata viabilità stradale. Ottimo percorso d’estate per la mountain bike e d’inverno per ciaspole e sci fondo/escursionismo. Per ragioni pratiche è stato descritto il percorso più semplice, intuitivo e ciclabile, ma sono possibili numerose varianti. Attenzione ad evitare lo sconfinamento d’estate nel campo da golf e d’inverno nelle piste da sci.

Il percorso: dal piccolo centro (incrocio Rue d’Italie / Rue de la Praya) procedi in direzione degli impianti sciistici (seggiovia Prarial) fino a giungere sopra la galleria artificiale della Route National 94. Procedi sulla destra lungo una balconata con panchine e scendi alla tua sinistra nei pressi dell’edificio della “Ecole de Ski”. Una stradina affianca la D94 (ora alla tua destra) e giunge, dopo un sottopasso, nei pressi dell’ovo-seggiovia “Chalmettes”. La superi, risali qualche centinaio di metri lungo la pista che affianca il centro benessere “Durancia” (sulla tua destra), fino ad incrociare lo skilift “durance”. Noterai in questo punto una strada sterrata che procede in piano, sulla tua destra, nel fitto bosco di conifere (+880mt dalla partenza, cartelli indicatori gialli, segnavia giallo, indicazioni Les alberts/Brincon). Procedi su una sterrata ampia, dal fondo buono, ignorando il primo bivio a sinistra in salita, dopo 250 metri, e le restanti diramazioni minori. Il percorso è molto intuitivo, procede quasi in piano fino ad un punto panoramico, dopodiché inizia a scendere; dopo cinque tornanti, incontri un quadrivio (5.7 km dalla partenza): procedi a sinistra in discesa, direzione Briancon (incontri il segnavia bianco rosso GR). Segui in discesa fino ad un piccolo guado: ti immetti in una strada più ampia, sempre sterrata, e procedi sulla destra in discesa (7.1 km dalla partenza). Sempre seguendo la strada principale, arrivi ad un incrocio più complesso nei pressi del “Torrent du Vallon”: ignori due sentieri secondari che salgono sulla sinistra agli “Chalets du Vallon”, prosegui brevemente in discesa (a sinistra al bivio successivo) sulla traccia che affianca il piccolo corso d’acqua e lo supera con un ponticello di legno (7.9 km dalla partenza). Subito dopo procedi in leggera salita ignorando la deviazione in discesa sulla destra (che conduce a La Vachette). Ti inoltri lungo la sinistra orografica del fiume “Durance”, notando sulla sponda opposta, ma a quota minore, la statale D94. Incontri un piccolo ricovero militare in buone condizioni e giungi ad un importante bivio a 9.3 km dalla partenza, in cui devi svoltare a destra in discesa, seguendo il segnavia bianco-rosso (procedendo dritti si arriva comunque a Briancon con facilità). Sempre in discesa, ora su mulattiera (ma sempre ben ciclabile) scendi sempre seguendo i segnali (attenzione, all’incrocio successivo vai sempre in discesa mantenendo la direzione) fino ad uscire dal bosco e giungere a L’Envers de Fontenil (10.4 km dalla partenza). Evitando di scendere fino al fiume, a quota 1318 noterai che il segnavia ti conduce a sinistra, tra i campi. Dopo 400 metri ignori un bivio sulla destra, procedendo innanzi (attenzione al segnavia sugli arbusti: il sentiero costeggia un campo e può non essere sempre ben evidente) e ritornando nel bosco nei pressi di una ripida rampa in salita. Dopo qualche centinaio di metri incontri la sterrata che scende dal Fort de Tetes/Fort Christianne. Scendendo sulla destra incontri uno dei manufatti più spettacolari di tutto il percorso, l’imponente Pont d’Asfeld, che attraversi per risalire sulla sponda opposta e giungere a Briancon, nei pressi della “Porte de La Durance”; segui la Rue du Pont d’Asfeld e giungi nella via principale del centro storico, la “Grande Rue”.

Motta Sant’Anastasia – Foce Simeto

Partiamo da Motta S.A. all’incrocio tra il corso Sicilia e la via Terre Nere. Percorriamo quest’ultima via per intero fino ad uscire dal paese. La strada continua ad essere asfaltata e attraversa un territorio collinoso per lo più piantumato ad ulivi (foto 1); guardando a NO si vede il profilo dell’Etna (foto 2). Andando avanti il terreno si fa più pianeggiante e diventano più frequenti i campi coltivati ad arance e talvolta anche a pesche. Dopo aver attraversato la SP77 continuiamo diritto sulla Strada di Bonifica 28 fino ad incontrare un bivio da cui si diramano due strade che portano entrambe alla riva sinistra del Simeto; scegliamo la strada sterrata a sinistra, che è la più breve, e passiamo attraverso un gruppo di 3 case coloniche; svoltiamo qui a destra e attraversiamo un terreno coltivato ad aranci, fino a raggiungere l’argine sinistro del Simeto, che è soprelevato di circa 2 mt rispetto al terreno coltivato ad aranci. Il fiume non si vede perché il suo letto è largo circa mezzo km ed è coperto da vegetazione fatta da erbe spontanee ed arbusti (foto 3). Ci sono due livelli di argini, uno sopraelevato di circa due mt sopra il livello dell’acqua e un altro sopraelevato di altri 2 mt. E’ consigliabile seguire il percorso sterrato dell’argine superiore, che è recintato da un filo di ferro alimentato da corrente elettrica (attenzione alla scossa) (foto 4). Il paesaggio è piatto, con la sagoma dell’Etna che si vede ad Ovest (foto 5) e con vegetazione bassa, ad eccezione di qualche canneto e di piccoli boschi di eucaliptus che si trovano sulle sponde del fiume (foto 6). Passiamo sotto la autostrada A19 Palermo – Catania e più avanti incrociamo un ponte che unisce i sentieri dei due argini. Dopo circa 2 km incrociamo un ponte ferroviario e subito dopo la SS192 della Valle del Dittaino. Ci sono alcuni punti in cui si intravede il fiume tra la vegetazione e si può scendere sulla riva, ma per la gran parte del percorso il sentiero sterrato dell’argine sta a distanza di qualche centinaio di mt dalla riva (foto 7). Proseguendo sempre sul lato sinistro del fiume, dopo circa 4 km dalla SS192, incontriamo un cancello chiuso che bisogna superare in qualche modo per percorrere circa 50 mt su una stradina asfaltata e rientrare subito dopo a destra, attraversando un altro cancello chiuso, che ha però un passaggio stretto sul lato sinistro. Facendo questo loop si rientra nello sterrato dell’argine sinistro del fiume e si prosegue oltre fino a passare sotto la SS417, che è la strada statale di Caltagirone; subito dopo questa strada inizia l’Oasi del Simeto, che prosegue fino alla foce. Lungo il percorso si incontrano case coloniche in cattivo stato di manutenzione, alcune sono abbandonate, altre registrano la presenza di animali come cani, pecore, oche, ma mai la presenza di persone che abitano nelle case; si incontrano però talvolta mandrie di pecore o vacche con pastori (foto 8). Dopo circa 7 km passiamo sotto un ponte ferroviario e un km più avanti incontriamo la Stradale Ponte Impero e la autostrada Catania – Siracusa. Dopo circa 4 km incrociamo il ponte Primosole che porta la SS114 (orientale sicula); da questo ponte mancano poco più di 2 km per raggiungere la foce del Simeto. La foce nel punto più stretto misura circa 5 – 6 mt, (foto 9), ma non è consigliabile attraversarla a piedi, la spiaggia (foto 10) prosegue poi a Sud verso Agnone Bagni che dista dal Simeto circa 10 km.

Casa delle Acque – Motta Sant’Anastasia

Questa tappa si svolge quasi per intero lungo le sponde del fiume Simeto, che chiude la “parte vulcanica” della via del mito e ci conduce verso nuovi paesaggi (l’altopiano degli Iblei e le oasi naturalistiche lungo la costa). Il percorso non presenta difficoltà e, dopo aver attraversato l’Oasi di Ponte Barca sul Simeto, ci conduce a Motta S. Anastasia che, con il castello fatto erigere dal Gran Conte Ruggero, sorge su quello che la tradizione popolare definisce “l’ombelico dell’Etna” (una enorme rupe basaltica, frutto di un cratere spento).

Il percorso

Uscendo dal cancello principale della Casa delle Acque prendiamo la stradina asfaltata a sinistra. Ne seguiamo i tornanti in discesa, attraversando i numerosi giardini di aranci, fino ad incontrare un bivio che ha sulla destra una strada sterrata chiusa con un cancello; noi proseguiamo sulla strada sterrata che sta davanti a noi. Poco più avanti incontreremo un trivio, prendiamo la strada sterrata di destra e la seguiamo per un breve tratto che ci porterà sulla riva del fiume Simeto. Qui andiamo a sinistra, in direzione dell’Oasi di Ponte Barca, la costeggiamo e quando raggiungiamo la grande diga risaliamo sulla Strada Provinciale 139. Giriamo a destra, attraversiamo il Ponte Barca e percorriamo circa 200 metri in salita sulla strada provinciale 29. Quando incontriamo un caseggiato sulla sinistra, imbocchiamo la stradina asfaltata in discesa, attraversiamo il cancello subito a sinistra e ci immettiamo sul viottolo che ci porterà sulla riva destra del fiume (foto 2 e 3).  Seguiamo il sentiero lungo l’argine e, dopo un breve tratto, ci spostiamo sulla strada sterrata poco più in alto. Ci manteniamo su questa strada per almeno 4 km, fino ad incontrare il  primo ponte sul fiume. Lo attraversiamo e, quando ci troviamo sulla riva sinistra, andiamo a destra; superata una grande masseria, imbocchiamo, 200 metri più avanti, una stradella interpoderale alla nostra sinistra. Attraversiamo l’aranceto e poco dopo ci troveremo su una stradina di campagna asfaltata (Strada di Bonifica 28). Dopo circa 7 Km questa strada ci porterà al centro di Motta S. Anastasìa.

Montemerano – Podere Veranello

Il percorso

Da piazza Castello prendiamo vicolo della Libertà, facciamo una serie di vicoli fino ad uscire davanti all’asilo, si arriva in breve ad un bivio a T davanti a noi un piccolo parcheggio delle automobili, svoltiamo a destra , dopo neanche 15 m giriamo a sinistra. Al bivio con il dare precedenza si svolta a destra. Dopo nemmeno 40m si svolta a sinistra seguendo le indicazioni Chiesa della Madonna del Cavalluccio, dopo breve la strada da asfaltata diventa acciottolata.

A sinistra di alcune palazzine troviamo una strada bianca ed un sentiero, sulla sinistra, quest’ultimo da imboccare. Ci troviamo in un sentiero costeggiato da un muretto a secco caratteristico e su selciato, pur ora in modo sconnesso, il sentiero scende fino al torrente Rattaiolo, quindi lo guada agevolmente. Prosegue in salita. Il sentiero sbocca su una strada bianca più ampia da prendere a destra. Si arriva ad un bivio, in cui si continua la strada principale sulla sinistra, per poi incontrarne un secondo, all’entrata di un uliveto , da imboccare a destra. Questa strada bianca sale, svolta a destra ed entra fra gli edifici di un’antico casale, quindi si scende.

Arrivati sulla strada provinciale prendere a sinistra non potendo passare il fiume direttamente. A fianco del ponte si può scendere nel greto del fiume e togliendosi le scarpe attraversare a piedi o in alternativa si può usare il ponte. Proseguire lungo la strada asfaltata dopo circa 200 metri prendere la strada bianca svoltando a destra.

Dopo circa 800 metri svoltare al primo bivio a sinistra in un’altra strada più piccola. Arrivati all’incrocio a T andiamo a destra. Proseguiamo dritti alla prima deviazione sulla destra e fatto circa 1 km ci troviamo ad un altro evidente bivio, a cui andare a sinistra. Si passa così un ponte e si arriva ad incrociare la strada asfaltata, da imboccare a sinistra in discesa. Dopo 3km circa di strada asfaltata, ma comunque poco frequentata, si arriva al Podere Veranello.

 

 

Ragalna – Paternò

Lasciamo Ragalna prendendo la Via Paternò, in discesa. La percorriamo fino a incrociare Via S. Maria di Licodia e giriamo a destra. Ci manteniamo su questa via, che poco dopo diventa una stradina di campagna fiancheggiata da pistacchieti e uliveti, per circa 3 km fino a giungere sulla strada provinciale, ignorando le deviazioni che incontreremo e andando a sinistra all’incrocio con la Strada Mancusi Sottana. Attraversiamo la provinciale e, oltrepassato di poco il ponte della Statale sopra di noi, giriamo a sinistra su una stradella in discesa. Al primo incrocio, dopo 150 metri, proseguiamo dritto sulla strada sterrata che, in discesa, ci porterà a incrociare la linea ferroviaria. Qui prendiamo la strada asfaltata a destra, facciamo 500 metri e alla rotonda andiamo a sinistra, immettendoci sulla Strada Provinciale. (Da questo punto, percorrendo qualche chilometro verso destra si può raggiungere il centro di Santa Maria di Licodia). La strada, tutta in discesa, ci porterà all’ingresso di Paternò dopo un paio di chilometri. Quando arriviamo in Via delle Arti e dei Mestieri, proseguiamo dritto oltrepassiamo la prima rotonda, all’incrocio con la Strada Statale, e alla seconda rotonda più piccola andiamo a destra. Proseguiamo dritto, passando accanto al Museo della Civiltà Contadina, e costeggiamo il velodromo fino a raggiungere, poco più avanti, le Salinelle dei Cappuccini, affascinanti fenomeni naturali legati all’attività dell’Etna e punto di arrivo di questa tappa.

Nicolosi – Ragalna

Il primo tratto del percorso attraversa la colata lavica che, in seguito all’eruzione del 1669, devastò Nicolosi e molti altri centri etnei, giungendo fino al mare in corrispondenza di dove oggi si trovano i quartieri occidentali di Catania, costruiti proprio su questa colata. Il paesaggio sembra quasi lunare, dominato dai colori nero, grigio e rossastro della roccia lavica che ricopre tutto. Il Mungibeddu si staglia in tutta la sua maestosità davanti a noi e accompagna tutta la tappa.

Il percorso

Dalla piazza del municipio imbocchiamo a destra la Via Etnea, in salita.  Poco dopo giriamo a destra in Via Capuana e poi a sinistra in Via Leopardi. Percorriamo per intero questa via fino a incontrare davanti a noi una cappella che custodisce tre icone sacre (“I tre altarelli”). Da qui andiamo a sinistra e subito a destra, prendendo il sentiero in salita. Poco più avanti incroceremo una stradina asfaltata, la attraversiamo e proseguiamo dritto sulla strada sterrata. Quando incrociamo la strada asfaltata, svoltiamo a sinistra, percorriamo qualche centinaia di metri e all’incrocio successivo con la Via Etna attraversiamo la strada, risaliamo 20 metri sulla destra e imbocchiamo il sentiero alla nostra sinistra, attraversando il cancello. Aggiriamo sulla destra il rudere che incontriamo poco più avanti e proseguiamo fino a incontrare una trazzera fiancheggiata da alti muri a secco in basalto e giriamo a sinistra. Poco dopo ha inizio un viottolo, lo seguiamo, mantenendoci sulla destra quando arriviamo a un piccolo spiazzo, e costeggiamo il muretto accanto al rudere. Quando questo si conclude imbocchiamo subito a sinistra il sentiero in discesa. Circa 700 metri dopo, quando il fondo stradale diventa asfaltato e subito dopo un incrocio a sinistra, giriamo a destra prendendo la stradina che costeggia una casa. Attraversiamo la strada asfaltata che incontriamo poco dopo e ci immettiamo su un altro viottolo di campagna, aggirando la sbarra in ferro che ne segna l’ingresso. Proseguiamo dritto su questa trazzera per un buon tratto, fino a quando incontreremo una stradina alla nostra sinistra, che ha inizio non appena si conclude l’alto muro di recinzione di una villa. Dopo pochi metri incroceremo il sentiero del CAI 786 “M. Manfrè”. Giriamo a destra e seguiamo il sentiero guidato fino a incontrare la segnaletica che indica la deviazione verso la “Grotta dell’Angela”. Svoltiamo a sinistra su questo nuovo sentiero e lo seguiamo fino a incontrare la strada asfaltata. Continuiamo ad andare dritto su questa strada che ci porterà nella parte alta di Ragalna.

Viagrande – Pedara

Breve percorso che segue una strada asfaltata secondaria, lungo la quale si può comunque camminare con tranquillità, e che attraversa il paese di Trecastagni (da visitare sono l’ex convento francescano e il forte/mulino a vento) e i luoghi dove il Verga ambientò alcune delle sue opere (Nedda, Storia di una Capinera).

Il percorso

Lasciamo la Terra di Bò (che si trova poco fuori del paese di Viagrande) svoltando a sinistra sulla strada asfaltata. Percorriamo 300 metri e giriamo a destra su Via Dietro Serra. Lungo questa strada, poco più avanti  del Museo, incroceremo la via “Nedda a Varannisa”, nome della protagonista dell’omonima novella di Giovanni Verga, ambientata proprio in questi luoghi. Proseguiamo su via Dietro Serra fino ad incrociare a T la via S. Agata, in prossimità di Sant’Alfio. Qui andiamo a sinistra e, poco più avanti, a destra risalendo la via Assisi. All’incrocio successivo giriamo a destra e poi a sinistra su via Muri Antichi che percorriamo fino a ritrovarci in Piazza S. Alfio, di fronte alla chiesa. Imbocchiamo la stradina a sinistra del santuario, all’incrocio a T giriamo a sinistra e subito dopo a destra, prendendo la via Federico de Roberto. Ci manteniamo su questa strada per circa 1,5 chilometri fino a raggiungere l’ingresso di Pedara. Al centro del paese si possono ammirare la Basilica di S. Caterina (foto7), splendido esempio di “chiesa nera” dell’Etna, e il Palazzo don Diego Pappalardo (foto8).

Viterbo – Montefiascone

Il 14 novembre 2015 un gruppo di escursionisti ha deciso di percorrere un tratto della Via Francigena (la Montefiascone-Viterbo) ma di farla al contrario, per vedere se è così semplice seguire le indicazioni che in realtà sono nell’altro verso, ovvero per il pellegrino che va verso Roma. Scoprendo che in molti punti ci si può perdere. Per fortuna abbiamo realizzato questa descrizione.

Il percorso

Da Piazza del Plebiscito di Viterbo prendiamo Corso Italia, arriviamo a Piazza delle Erbe e andiamo sempre avanti per il corso. Giunti a Piazza Verdi svoltiamo a sinistra per Via Matteotti, verso Piazza della Rocca. Qui usciamo da Porta Fiorentina e imbocchiamo avanti a noi Via della Palazzina, usando il marciapiedi a sinistra. Lentamente ci allontaniamo dal centro storico. Alla rotatoria proseguiamo per la corrispondente, cioè verso il cimitero.  Attraversiamo, ci portiamo sulla parte sinistra e costeggiamo il cimitero, fino a svoltare a sinistra quando svoltano anche le mura. Si imbocca Strada San Lazzaro (Che sembra dirci: “Alzati e cammina!”). Si arriva così, quando finisce il cimitero, ad una strada a sinistra per il centro crematorio. Noi andiamo giustamente avanti. Passiamo sotto la superstrada e il terreno diventa bianco. Dopo circa 3 km al bivio a T svoltiamo a destra. Si passa così accanto alle Terme del Bagnaccio. Dopo 250 metri svoltiamo a sinistra (cartelli poco evidenti) e la strada diventa sterrata. Dopo 600 metri svoltiamo a destra ad una sorta di incrocio. All’evidente bivio a T si svolta a destra, come da indicazioni sul palo della luce.

Giunti alla provinciale la attraversiamo e andiamo avanti, in leggera salita. Dopo qualche centinaio di metri andiamo avanti ad un bivio con fontanile. Voltiamoci e vediamo Viterbo e la caldera dei Cimini. Dopo la salita c’è un casale in località Monte Iugo, con panchine e tavoli per sostare. In prossimità del sottopasso della ferrovia andiamo a destra e passiamo sotto la ferrovia. La strada principale, dopo qualche centinaio di metri, svolta a destra ma noi andiamo avanti per strada più piccola. Quando arriviamo al tunnel che passa sotto la ferrovia (di nuovo) noi vi entriamo e giriamo subito a destra costeggiando la ferrovia.

Inizia così uno splendido tratto di basolato romano, l’Antica Via Cassia. Si passa accanto ad alcune case nuove e ricominciamo a salire. C’è una pietra miliare della Francigena a cui andare dritti per il sentiero. Quando il basolato finisce per la seconda volta, al bivio T, all’altezza dell’edicola della Madonna, andiamo a destra. Dopo 100 metri circa andiamo avanti lasciando la strada più ampia. Ricomincia il basolato e passiamo accanto ad una piantagione di Kiwi. Si arriva ad un incrocio di strade a cui andare dritti seguendo il basolato. Intercettiamo la strada asfaltata e andiamo a sinistra con il marciapiede. All’incrocio andiamo dritti e incominciamo a salire decisamente. Arriviamo fino a sopra e giungiamo alle prime case di Montefiascone. Qui andiamo ancora in salita per il belvedere sul lago. Quando saremo al belvedere ci basterà prendere la strada a destra che passa sotto l’arco e dopo qualche minuto si arriverà al centro di Montefiascone.

Ferrandina Scalo – Matera

FERRANDINA SCALO-MATERA, 35 km

Dal bar della stazione di Ferrandina attraversare i binari sul ponte ben visibile in cima alla salita che li costeggia per un centinaio di metri. Gia alla fine del ponte sono ben visibili sulla sinistra, prima i resti di alcune campate in mattoni rossi dopo, un lungo viadotto che risulta essere mai utilizzato. Si tratta della linea ferroviaria Matera-Ferrandina realizzata e mai inaugurata. Girando su una sterrata a sinistra si può seguire il tracciato e imboccare questo viadotto sospeso a dieci metri con gran agilità. Dopo nemmeno 2 km, in prossimità della fine del viadotto, un’altra enorme opera pubblica incompiuta: si tratta di un traforo ferroviario molto grande, accessibile, ma sconsigliato vista la lunghezza di 7 km, senza luce o ventole per l’areazione. Prendere invece la strada asfaltata, anch’essa abbandonata, in forte salita visibile sulla destra che sale a sinistra. Percorrerla tutta in circa 45 min per arrivare ad attraversare un piccolo ponte strada sulla trafficata SS 7R. Puntare a destra verso Pomarico sull’omonima provinciale per nulla trafficata. Si sbucherà in alto, scollinando, su un grande rettilineo asfaltato vicino ad una stazione recintata piena di antenne e ripetitori. Imboccare il,rettilineo a sinistra e dopo quasi 500 mt attraversare per entrare nell’area del bosco protetto “di Manferrara”.

Il parco, fatto di pini d’Aleppo, cerri,,macchia mediterranea e ricco di animali selvatici, si può attraversare in diversi modi, ma è consigliabile seguire sui sentieri il Gpx per sbucare di fronte ad una bassa rete con un po’ di filo spinato, una volta superata la quale ci si trova in coincidenza di un grosso cubo di muratura bianco con tombino aperto. Da qui sempre seguendo il Gpx seguire il sentiero a mezza costa che porta all’isolata chiesetta della Madonna di Porticella. Dopo aver imboccato la mal messa stradina in discesa 5omt prima della chiesa sulla destra, e dopo aver svoltato a sinistra al bivio al fondo, buttarsi sui sentieri subito sulla destra che tagliano per i campi. Non sono ben segnati e non di facilissima percorribilità. Scendono rapidamente a fondo valle fra gli ulivi, per poi risalire su una ripida sterrata che si ricongiunge alla statale SS7R proprio ai piedi del Comune di Miglionico. Raggiungere in 150 mt, girando a destra, lo svincolo per le auto sulla sinistra che porta alla forte salita, in curva e asfaltata, che sale al paese. Imboccare contrada Pila, poi via Kennedy, poi Dante Alighieri, sempre in salita e a zigzag fra le palazzine. In prossimità della caserma dei carabinieri, ben visibile sulla destra, prendere via Carlo Levi che, dopo un rettilineo fra villette, incrocia via Trinità sulla quale si svolterà tenendo la sinistra sempre in salita. Dopo circa 250 Mt imboccare la prima e unica strada sterrata sulla destra dopo aver superato dei cassonetti. Da qui, seguire le tracce Gpx per buttarsi fra i campi arati e scendere per una buona ora puntando il lago si San Giuliano, fino a passare sotto un cavalcavia che porta ad una grossa e comoda strada bianca, che in mezzo agli eucalipti porta fino all’acqua. Seguire la strada a destra passando sopra un ponte ben visibile e non abbandonarla mai fino ad uscire dal parco del lago sbucando fra i campi coltivati. Al bivio che a sinistra indica “diga” e “oasi wwf” girare a destra fino a raggiungere la grande arteria SS7/Via Appia. Per fortuna, al fianco della carreggiata, nascosta da fitta vegetazione, è percorribile una strada di servizio per gli agricoltori che consente di percorre almeno due km lontani dalle automobili, passando sotto un viadotto abbandonato fra vigne. Sulla sinistra, passando sotto il viadotto abbandonato, si può vedere il monumentale ponte ferroviario di acciaio blu, mai inaugurato. Alla fine della strada di servizio imboccare sulla sinistra un rettilineo di almeno 500 mt sulla trafficata Via Appia che ci farà attraversare un alto e spettacolare ponte sul canyon del fiume Bradano. Porre la massima attenzione anche se c’è un po’ di posto per camminare i pedoni non sono contemplati. Girare a sinistra tagliando per prati seguendo la traccia Gpx un po’ prima dello svincolo SP Valle Bradano e andare ad incrociare la lunghissima lingua di asfalto rialzata che taglia i campi. Si tratta sempre della linea ferroviaria mai inaugurata, ormai in prossimità di Matera, a circa 8 km. Percorrerla tutta imboccandola a destra verso la città che si vede al fondo in cima alle colline. Da tenere presente: anche se larga come un’autostrada e chiusa al traffico, la linea non presenta rotaie ma soltanto asfalto e cemento intervallati da piante spontanee, cespugli e rovi. Inoltre, anche se chiusi da cancelli con lucchetto prima e dopo, si incontreranno due ponti ferroviari di metallo in ottime condizioni e sicuri per essere attraversati. Le passerelle di servizio sono in acciaio saldato, ma comunque è un passaggio sconsigliato a chi soffra di vertigine, oltre che proibito dalle autorità. I pastori, ancora oggi, ci fanno passare le greggi… Dopo quasi due ore, giungere alla stazione di Matera Scalo abbandonata a sua volta. Imboccare la SP 8 sterrata e mai terminata fuori dalla stazione, e seguire per il centro città passando alcuni magazzini e tanti cumuli di immondizia.

Andare a cercare via Timmari dopo aver superato lo svincolo crollato “Matera Centro” sulla SS7. Dopo mezz’ora di salita e seguendo le indicazioni “sassi” si potrà raggiungere la centrale Piazza Vittorio Veneto, posta proprio sopra l’antica cisterna delle acque della città e che offre una vista mozzafiato sul centro storico e sui sassi di Matera

Pisticci – Craco Vecchia

PISTICCI-CRACO VECCHIA, 22 km

Dal centro del paese scendere in discesa tenendo la destra. Raggiungere Via Meridionale passando per il vecchio centro basso fra piccole casette bianche di uno o due piani. Puntare la grossa cisterna dell’acqua rotonda di cemento armato che si affaccia sulla valle. Prima di raggiungerla, piegare a destra su un sentiero in discesa che si snoda lungo un bellissimo calanco di argilla gialla. C’è un cordino ad impedire il passaggio ma si tratta di prati in discesa lungo creste ripide e quindi incoltivabili. Raggiungendo il fondo valle dopo circa una mezz’ora in un paesaggio desertico e incantevole, tenere la sinistra per poi imboccare una strada di servizio sulla destra ben visibile dopo una fila di ulivi. Al fondo si possono vedere gli edifici di una masseria. abbandonata con stalla e deposito. Prendere a sinistra sulla vecchia strada sterrata della masseria e continuare a seguirla fino a raggiungere una grossa strada asfaltata, la SS176. Da qui si può attraversare la statale e aiutandosi con un Gps raggiungere il vecchio borgo di Craco tagliando per stradine e prati. Tener presente che ci sono corsi d’acqua da attraversare fra i canneti e che un paio di strade segante sulle mappe sono chiuse al traffico e poco agibili a causa di crolli. In alternativa, seguendo la traccia Gpx girare a sinistra lungo la SS176. Come per quasi tutta la Basilicata, il traffico automobilistico è praticamente assente e si risparmia molto tempo camminando comunque fra bei paesaggi in maniera comoda e diminuendo di molto il chilometraggio. Alla fine del rettilineo in prossimità di una strettoia prima di un ponte, si può provare a salire sulla riva e attraversare il corso d’acqua utilizzando il ponte ferroviario in disuso in pietra e a più campate, ben visibile sulla propria sinistra. Sempre seguendo la statale, in 2 km si raggiungerà il borgo di Peschiera. Si tratta di un centro abitato costruito ex novo dopo l’evacuazione del Borgo di Craco nel 1963 e quindi privo di ogni tipo di attrattiva, a parte un bar dove poter rifornirsi d’acqua. Seguendo ancora la statale e le indicazioni per Craco, in 6 km si raggiungerà la cima della collina dove si staglia il borgo ben visibile in lontananza con la sua torre normanna. Si può risparmiare molto tempo e km tagliando dritto per dritto sui tratturi dei pastori ed evitando cosi i tornanti per le auto. Il borgo è recintato e chiuso al pubblico, ma visitabile tramite visite guidate di gruppo grazie al comune, che ha istituito un programma per il recupero e la tutela del borgo, da anni soggetto a vandalismo e furti. Essendo il borgo abbandonato, non è possibile trovare pernottamento qui. La soluzione più vicina è rappresentata dall’agriturismo “Il calanco” che si trova però ai piedi Pisticci e cioè a inizio tappa. Da tener presente quindi la possibilità di utilizzare una tenda oppure dormire all’addiaccio. Vicino all’infopoint di Craco,sono presenti alcune abitazioni private, cui provare a chiedere ospitalità.

Marconia – Pisticci

MARCONIA-PISTICCI, 20 km

Tappa molto bella e non troppo impegnativa fra calanchi e campi coltivati. Dal centro di Marconia imboccare viale Ontario fino ad incrociare la strada provinciale Pozzitello- San Basili. Girare a destra e seguire la provinciale fino ad incrociare una strada sulla sinistra senza insegne dopo circa Ottocento mt. Sulla sinistra c’è un edificio privato che fa angolo. Continuare sulla stradina asfaltata in leggero sali e scendi e senza traffico. Sulla destra, già da lontano, si può vedere un grande condotto per l’acqua sospeso a vari metri d’altezza scendere verso valle. Puntare la conduttura e in coincidenza di una piccola carraia di servizio a destra, imboccarla fino ad arrivare in prossimità della struttura. Risalire seguendola in fortissima salita per circa 150 mt, su un sentierino fatto di terra e a tratti cemento armato come se fosse una canalina di scolo. Arrivati in cima alla collina, percorrere il lungo rettilineo pianeggiante che inizia sulla nostra sinistra, per almeno tre km fra i campi. Aiutandosi con la traccia Gpx, svoltare su una traccia di servizio ben visibile sulla destra fra gli ulivi e continuare a seguire la strada sulla quale si sboccherà dopo 300 mt circa andando diritto. Passare altre condutture sospese in alto sulla propria sinistra dopo alcuni sali e scendi e qualche curva. Senza mai cambiare strada giungere ad un incrocio, dopo aver superato sulla destra una piccola masseria (tanti cani nel giardino), e svoltare a sinistra seguendola in leggera salita. Dopo nemmeno due km e una curva a gomito a destra andare ad incrociare la SP154. Girare a sinistra e seguirla per un paio di km. Sempre aiutandosi con il Gpx individuare una piccola carrabile a destra in fortissima discesa in coincidenza con uno slargo/piazzola della provinciale. (La provinciale è praticamente deserta. Si cammina sull’asfalto in un paesaggio fatto di colline e calanchi a perdita d’occhio) La carrabile, poco pratica ma ben segnata, si snoda in una serie di stretti tornanti che in nemmeno dieci minuti portano ad una grande sterrata a fondo valle comprendo un grosso dislivello. Si tratta di una strada di servizio fra i campi di meloni che imboccandola girando a destra, non si lascerà più, fino ad arrivare ai piedi del borgo di Pisticci in 6/7 km. Per raggiungere il centro ci sono due opzioni. La prima, è continuare sulla strada di fondovalle fino a che non diventi asfaltata e, imboccando in forte salita il bivio a destra, giungere su Via Magenta lasciandosi sulla destra una chiesetta bianca ellittica. La rampa dalla chiesa al centro è rettilinea e con una pendenza almeno del 13-15%. In alternativa, sempre aiutandosi con la traccia Gpx puntare Pisticci tagliando per i calanchi circa 500 mt prima del bivio in asfalto. Il sentiero è ben tracciato e passa in una lunga pineta per poi, dopo un paio di tornanti nel bosco e aver tagliato per un prato, raggiungere la stessa chiesetta bianca di forma ellittica, dalla quale parte il rettilineo finale. Pisticci è un borgo molto caratteristico che si arrotola su vicoli e viuzze. La vista dai punti panoramici è bellissima, essendo abbarbicato su dei calanchi di argilla molto alti e ripidi.

Castelmola – Gaggi

Questa è una delle tappe più belle dell’intero itinerario per l’ampiezza e la vastità degli scenari naturali che offre. Si parte da Castelmola, borgo medievale tra i più belli d’Italia, situato subito sopra la celeberrima Taormina. Risalendo il monte alle spalle del borgo si apre alla vista uno scenario che è davvero mozzafiato. Da questa posizione si riesce a cogliere con un solo sguardo quasi l’intero itinerario della Via del Mito: dallo Stretto di Messina, attraversando le vette dei Peloritani, il Monte Scuderi e poi l’Etna, i borghi alle sue pendici e quelli sulla costa, fino ad arrivare alla Piana di Catania e oltre…

Il percorso

Partiamo dalla piazzetta del Duomo, saliamo le scale di fronte all’ingresso della chiesa, giriamo a sinistra e subito dopo a destra verso l’uscita del borgo. Una ventina di metri più avanti del belvedere prendiamo le scale a destra, le scendiamo tutte fino a incrociare la seconda strada asfaltata. Qui andiamo a destra, percorriamo 150 metri e imbocchiamo sulla sinistra, di fronte al parcheggio, la stradina che si trova a destra della statua di Padre Pio (Via Annunziata). Al primo bivio andiamo a sinistra sul breve tratto in pavet di basalto. Continuiamo poi sulla stradina asfaltata, seguendone i numerosi tornanti, finchè si interrompe l’asfalto e inizia il tratto in sbrecciato. Poco più avanti di questo punto, in corrispondenza di un alto palo della corrente, incontriamo un bivio e andiamo a sinistra sulla strada sterrata in leggera discesa. Quando termina il tratto sterrato e incontriamo un gruppo di case, proseguiamo sulla strada asfaltata seguendo la decisa curva a destra al primo bivio che incontriamo. Camminiamo su questa strada, dalla quale si può già vedere in basso nella vallata il paese di Gaggi, per 350 metri e, subito dopo la casa sulla sinistra e prima della curva a destra, andiamo a sinistra sul sentiero in ghiaia. Trenta metri dopo giriamo ancora a destra e iniziamo a scendere vero il fondovalle. Percorriamo altri 500 metri e, quando arriviamo al bivio, in corrispondenza di un boschetto di castagni, andiamo a sinistra continuando a scendere. Ci manteniamo su questa strada  per almeno un chilometro, ignorando la prima deviazione a destra, e seguendo invece il tornante a destra quando la strada, che adesso è di nuovo asfaltata, si biforca. Al bivio successivo andiamo ancora a destra e 300 metri dopo svoltiamo a U a sinistra. Da qui in poi non ci sono più deviazioni. Passiamo in mezzo a un gruppo di case abbandonate, scendiamo fino al torrente, attraversiamo il ponte e ci dirigiamo verso l’ingresso di Gaggi.

Canale – Botto

Partenza dalla piazza centrale di Canale. Direzione Bagnoregio, SP12. Dopo 1 km girare a sinistra,direzione Botto. La strada asfaltata prosegue attraversando pascoli e vigneti. A 4 km si arriva ad un bivio,andando a destra si prosegue per il Botto. Noi abbiamo preso a sinistra per ricongiungerci alla strada iniziale. La strada prosegue per altri 2 km costeggiando ville immerse nei boschi. Il percorso é di 8,3 km totali ma semplici da percorrere oltre che affascinanti grazie al panorama e ai profumi.

Matera – Montescaglioso

Per uscire da Matera, da Piazza Vittorio Veneto (punto panoramico sui sassi) procedere lungo via Lucana come da traccia Gpx. (Questa é la via più semplice e veloce ma la meno “spettacolare” e che esclude il percorso attraverso i Sassi. In alternativa dal centro, si può scendere per i tratturi che costeggiano il fiume tenendo presente che in alcuni punti non sono sicuri e abbastanza esposti a valle. Si sbucherà su contrada Agna in forte salita).

Seguire la via che diventa via dei Cappuccini tenendosi il liceo artistico in alto sulla sinistra. Al primo bivio imboccare contrada Agna per poi imboccare Contrada delle Piane a destra in discesa su asfalto. Dopo circa un km, la grotta dei pipistrelli sulla sinistra. Alla sbarra rossa e bianca con divieto di accesso (sempre aperta) imboccare la strada privata sterrata fino a giungere a delle case. Prima dell’edificio principale continuare svoltando sulla strada sterrata in forte discesa sulla destra. Dove inizia un sentiero poco battuto a sinistra fra la macchia imboccarlo e seguirlo fin quando non diventi una strada di grossi sassi bianchi, ex linea ferroviaria, passando sopra un ponticello, lasciandosi a destra un piccolo edificio. Seguire i sassi bianchi nella vegetazione fino ad arrivare ad una casa cantoniera abitata (attenzione: due cani pastore ma innoqui) e dopo nemmeno un km giungere ad una grande masseria abbandonata. Seguire il sentiero fino a raggiungere la strada asfaltata ss175. Seguirla per meno di un km e svoltare a sinistra passando davanti ad un grosso casello ferroviario abbandonato su strada asfaltata. Camminando in mezzo ai campi si arriva ad rincontrare la stessa linea ferroviaria in disuso proprio in coincidenza con la ss175. Percorrerla tutta fino a ritrovare la strada statale matera Montescaglioso all’altezza di grosse cave di tufo sulla sinistra e i ruderi della stazione di Montescaglioso. Sono visibili sulla sinistra le vecchie protezioni ferroviarie in cemento. Seguire la statale poco trafficata e al bivio con Montescaglioso Scalo proseguire dritti verso un lungo viale alberato. (In alternativa passare per lo scalo su via Messapica allungano di almeno tre km) Arrivare alle porte del paese lungo tornanti in forte salita in mezzo al bosco. Giunti sotto la madonnina in alto a destra sulla cima a destra della strada si può imboccare via Alcide de Gasperi per raggiungere il centro del paese e la chiesa madre seguendo le indicazioni per il centro oppure passare di fronte l’autocarrozzeria sulla stradina in forte salita a sinistra e seguire le viuzze interne. Da non perdere il panorama da via Balconi Sottani.

Giove – Attigliano

Tornare è ricordare il tempo immobile della partenza. La casa ha le sue chiavi sul tavolo, lasciate un mese prima. Le carte in più del portafogli messe sulla credenza. I propri libri sul comodino, rimasti perché troppo pesanti. L’appendiabiti  e quella giacca, sospesa nella stessa posizione. Ogni cosa è rimasta al suo posto, ferma nel tempo, mentre noi ci siamo spostati per 503 km, insieme con lo sguardo e l’anima. Quando torni capisci che casa diventa veramente casa quando è un perno su cui girare, che sta lì dove l’hai lasciata.

Il percorso

Dal belvedere di Giove, ovvero Largo Giudici Falcone e Borsellino, avendo l’arco alla spalle ci troviamo una strada a destra che costeggia il castello, due davanti e una a sinistra che conduce con delle scalette in basso. Prendiamo la prima a sinistra delle asfaltate, denominata Via Nuova. Entriamo così in Vocabolo Martinozzi. Ci troviamo, dopo poco, un lavatoio di cemento sulla destra. Andiamo sempre dritti e la strada da asfaltata si fa bianca. Laddove la principale curva a gomito, davanti al cartello per la località Girella, c’è una strada sulla sinistra da non prendere. Giriamo invece a gomito a destra con la principale.

Questa bella strada fa delle svolte ampie, attraversa campi dedicati al pascolo e zone con i pannelli fotovoltaici, dopodiché arriva con una salita alla strada attigliano-porchiano, da prendere a sinistra. Poi dobbiamo girare a destra per un sentiero dopo 350 metri. Praticamente è la seconda a destra, prima che la strada diventi bianca. Subito ci si presenta un bivio nel bosco a cui andare a destra.

Entriamo ancora più addentro al bosco con il sentiero e manteniamo la principale nonostante alcune deviazioni e varie radure, finché non arriveremo ad un uliveto e qui si aprirà la vista su Attigliano, ormai vicinissima. Ancora qualche centinaio di metri e arriviamo ad un bivio a T, davanti abbiamo la ferrovia. Giriamo a sinistra per la strada asfaltata e andiamo sempre dritti. Vedrete che la strada passa sotto alla ferrovia con un sottopasso e arriva ad un bivio. Qui svoltiamo a destra e poi subito la seconda a sinistra. Facciamo questa strada che già ci immette nelle prime case, ville e palazzine di Attigliano, dopodiché arrivati davanti al bottino dell’acqua svoltiamo a destra e poi a sinistra, per Via Monserrato. Passiamo la chiesa, le scuole e arriviamo alla fontana. Qui svoltiamo a sinistra e siamo nel centro simbolico del paese di Attigliano.