Pontito – Cà Revia

Da Pontito, passando per Croce a Veglia, fino a Cà Revia

L’itinerario si sviluppa nell’area di Croce a Veglia, crocevia di sentieri che conducono ai borghi del comune di Bagni di Lucca (Casabasciana, Crasciana, Casoli, Lucchio e Zato) a cui si accede di norma dalla Statale del Brennero della sovrastante Val di Lima; da Croce a Veglia, inoltre, ci si collega agevolmente al Valleriana Trekking e si raggiungono su sterrato i borghi della Svizzera Pesciatina fino a Collodi Castello oppure si può andare più a nord fino a Pian del Meo e Casa di Monte (nel comune di Piteglio); ci si può spingere anche verso le principali vette situate a sud della Val di Lima: il Balzo Rotondo, il Memoriante, la Penna di Lucchio, il Lischeta, il Granaio, etc…; l’area in questione, in quanto via secondaria della Francigena, nei secoli passati è stata frequentata da pellegrini, soldati e commercianti per recarsi in Val di Lima e poi nel nord Italia (a testimonianza di questo ci sono i ruderi del vicino Spedale).

Questa zona, però, è ricordata anche per quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale; la Linea Gotica, infatti, passava da qui, poco più a nord di Croce a Veglia: da Boveglio e da Foce del Trebbio saliva fino al M. Battifolle, poi passava dal Sargentino (a nord di Stiappa), correva sulle pendici del M. Foggetta e sul M. Lischeta, quindi giungeva poco più a nord di Croce a Veglia (raggiungibile su strada tortuosa 100 metri a nord della Cappellina, verso il Prato del Rosso) e a La Bastia, poi a Casa di Monte e quindi a Margine di Momigno; qui vicino inoltre troviamo la cosiddetta “Strada dei Tedeschi” e il luogo dove nel 1943 cadde un aereo militare germanico con quattro aviatori.

Pontito: (750 m slm; a causa dell’emigrazione gli abitanti adesso sono 50, erano 130 nel 1981 e 600 nel 1950) è il borgo più elevato della Valleriana ed ha una particolare forma a piramide il cui vertice è la chiesa romanica dei SS. Andrea e Lucia; ricordato già nel 900, avrebbe preso il nome da Potito, il santo a cui era intitolata la chiesa del paese, oppure dal ponte costruito dall’imperatore Tito Augusto lungo una delle tante strade edificate dai romani per raggiungere il nord; oppure ancora il nome deriverebbe dalla sua forma appuntita; come i borghi circostanti fu al centro di dispute tra Lucca e Firenze per la posizione strategicamente importante; anche a Pontito, come a Aramo e Medicina, il cartello turistico situato alla porta del paese è illeggibile.

I personaggi illustri nativi di Pontito sono due: Lazzaro Papi (1763 – Lucca 1834, storico e letterato, viaggiatore, abbandonò la carriera ecclesiastica e divenne medico militare; dopo la morte prematura della moglie si imbarcò come chirurgo sulla “Ferdinando III di Toscana” diretta a Calcutta; ebbe poi incarichi di governo sia sotto l’amministrazione napoleonica che lucchese e borbonica; tradusse il Paradiso Perduto di Milton, scrisse la Storia della Rivoluzione Francese e Lettere sulle Indie) e Franco Magnani (pittore, nato nel 1934; nel 1960 abbandona il paese per fare il cuoco sulle navi e poi nel 1965 si stabilisce a San Francisco; da Oltreoceano ha dipinto centinaia di quadri molto realistici del paese natale raffigurando a memoria i paesaggi della gioventù; con la sua “pittura della memoria” e le sue “visioni o flash di ricordi” ha saputo suscitare l’interesse del famoso neurologo e scrittore Oliver Sacks che, dopo aver conosciuto personalmente il Magnani, si è recato a conoscere anche Pontito ed ha ricordato il pittore e il paese in alcuni suoi libri – Un antropologo su Marte e Musicofilia).

Croce a Veglia: 906 m slm; zona collinare a nord di Pontito dove è ancora praticata la pastorizia, rappresenta lo spartiacque tra la Val di Lima e la Valle del Pescia; il nome deriverebbe dalla presenza della croce che vigilava sul viandante; nei pressi del crocevia si trovano la Cappellina (costruita nel 1828 e ristrutturata circa 3 anni fa; in origine riparo per i viaggiatori o per i pastori; vi si trova un tabernacolo con l’immagine della Madonna e sopra la scritta “19FFF24 che significano fame-freddo-fumo cioè quello che doveva sopportare chi usufruiva di questo luogo; vi sono anche due panche, un registro e una prospetto esplicativo con una cartina a cura della Pro Loco Pontito), la Nuova Croce di legno (del 2014, la vecchia andò perduta durante la guerra) e i Ruderi dell’antico Spedale anche detto Spedaletto (si trovano a circa 200 metri più a sud della Cappellina, a lato del vecchio sentiero che saliva da Pontito e che oggi corre parallelo alla strada asfaltata; già menzionato nel 1260, lo Spedale serviva da riparo-rifugio per i viandanti; i ruderi si intravedono tra gli alberi e delle quattro pareti ne è rimasta parzialmente ritta una sola; da qui volgendo lo sguardo indietro si può scorgere il versante occidentale di Pontito con il campanile al vertice).

Cà Revia: 849 m slm, è la punta più a nord del comune di Pescia, situata nella conca tra il monte Lischeta, il Granaio, Croce a veglia, la Bastia e Pian del Meo; è sede di un agriturismo; da qui in 2 km si raggiungono Pian del Meo (950 m slm) e poi La Valle e Casa di Monte.

Partenza da piazza Lazzaro Papi (coordinate: latitudine 43.99771387099797, longitudine 10.721361823108667): a destra della fontana del paese prendiamo la caratteristica mulattiera in ripida salita che ha un muretto di sassi a sinistra e le case sulla destra; poco dopo un cartello del Valleriana Trekking indica a destra per Lignana e Sorana (sentiero CAI54); proseguiamo invece a diritto e dopo 100 metri troviamo un’indicazione che consiglia di deviare a sinistra per Croce a Veglia e Le Pracchie (sentiero CAI54; si tratta del vecchio sentiero che partiva dal paese e attraversava i folti castagneti di questa zona): questo sentiero purtroppo non risulta percorribile a causa della folta vegetazione, pertanto conviene salire ancora sulla mulattiera verso i lavatoi e il Cimitero; qui troviamo il monumento in ricordo dei caduti di Pontito della Prima e Seconda Guerra Mondiale con un mosaico di sassi a forma di stella; dopo il cimitero inizia l’asfalto in salita e a 15 minuti e 400 metri ci si immette sulla strada asfaltata che riunisce le due vie provenienti da Pontito e da Lanciole; a 25 min e 700 m si giunge alla chiesa Oratorio Madonna delle Grazie presso Pian Maroncelli (coordinate: latitudine 44.001044084250545, longitudine 10.725025720622872) (è del 1700; nelle immediate vicinanze sono stati recuperati pochi metri di mulattiera lastricata facenti parte della vecchia strada che comunque scorre parallela; la tradizione popolare attribuisce alla Madonna delle Grazie due fatti miracolosi: il salvataggio di un anziano a cavallo che stava per cadere in un precipizio in località Serniana e il ritrovamento di un bambino di nome Matteo scomparso); al davanti dell’entrata della chiesa inizia il sentiero che si collega al percorso del Valleriana Trekking e che conduce a La Bastia e a La Valle; continuando a nord verso Croce a Veglia transitando in località Serniana (tra il fosso dei Condotti e il rio dei Fossi); a 40 min e 1,4 km incontriamo la presa dell’acquedotto di Pontito detta “il Cisternino”, si prosegue su ampio sterrato tra gli alti castagni e si arriva a Croce a Veglia a 60 min e 2,0 km (coordinate: latitudine 44.01072881010072, longitudine 10.72272974970638); qui termina anche la vecchia mulattiera che abbiamo provato a percorrere prima del cimitero di Pontito; scopriamo quindi la Cappellina, la Nuova Croce e, al davanti, il Prato del Rosso, ubicato tra il fosso della Frullana e il fosso della Revia; inoltre, percorrendo un sentierino sulla dorsale destra, possiamo recarci ad ammirare i resti dello Spedale circa 200 metri più a sud; si scende poi in direzione nord-est seguendo le indicazioni per La Revia su un ampio sterrato al coperto e in discesa; a 2,8 km superiamo un piccolo rio, la forra Ceca, sempre all’ombra dei castagni e a 80 min e 3,0 km raggiungiamo la presa dell’acquedotto; a 85 min e 3,4 km superiamo un rio più grande, il fosso della Revia e arriviamo in località Cà Revia a 90 min e 3,7 km (coordinate: latitudine 44.01333299846414, longitudine 10.728952474619724): dal prato antistante la struttura turistico-recettiva si possono ammirare, da nord a sud e nel più completo silenzio, la Penna di Lucchio, dal caratteristico profilo, il monte Lischeta e il monte Granaio.

Finale Ligure – Varigotti

Introduzione: Sono un podista e questo percorso, pur presentando una lunga salita è molto “corribile”. È un rapido tuffo nella macchia mediterranea ligure. Totalmente asfaltato. Percorribile in qualunque stagione.

Descrizione: è il mio percorso preferito quando sono a Finale Ligure. Partendo quindi dall’Hotel Villa Italia (SS1 via Aurelia n°111) in direzione Varigotti. In Finale Pia (prima della galleria sull’Aurelia), si prende a sx per via Santuario e dopo 150 metri si svolta a dx per via Paolo Cappa (che dopo poco diventerà via Manie). Da qui ha inizio la lunga salita, di circa 4 km, sempre su strada asfaltata ma con un traffico veicolare quasi nullo. Tra un tornante e l’altro è possibile ammirare il tratto di costa che porta a Varigotti, con il molo e la Torre dei Saraceni. Si continua a salire ma non essendoci particolari strappi (se non nei tornanti) con un passo costante si sale bene. Dopo circa 3 km dall’inizio della salita inizia un tratto di falso piano in cui si rifiata. Ormai il mare è impossibile a vedersi…. la natura ne ostacola la vista ma la macchia Mediterranea e gli ulivi sono uno spettacolo ancor più bello! Continuando lungo il falsopiano come punti di riferimento vi indico l’Azienda Vinicola Cascina delle Terre Rosse, poi ancora per un paio di ristoranti/trattorie, il camping San Martino. Nel frattempo abbiamo raggiunto il punto più alto del percorso, circa 310 m s.l.m. Proprio all’imbocco della strada per il campeggio San Martino parte un sentiero, immerso nel bosco e diretto a Varigotti per chi volesse accorciare di un paio di km. Io invece proseguo dritto, passo il camping La Foresta ed alla curva successiva ecco il bivio da non saltare. La strada principale curva verso dx e noi prenderemo una strada, sempre asfaltata, che si immette sempre dalla dx. È la Strada di Isasco e finalmente iniziamo la discesa! Ma occhio perché in certi punti è più impegnativa della salita e l’asfalto non è perfettamente integro…. Dopo qualche tornante si rivede nuovamente il mare. Siamo sopra Varigotti. Qui la strada diventa alquanto allegra: ripide discese, tratti in falsopiano, piccole ma ripide salite, tornanti…. Insomma c’è di tutto! E intanto si prosegue fiancheggiando il campo da calcetto e tornando sulla via Aurelia (si sbuca di fronte ai bagni Lido Moderno). Si attraversa la strada in modo da correre sul marciapiede lato mare. A questo punto per chi ne avesse ancora: girando a sx si può puntare verso il Borgo, vedere Piazza Cappello del Prete, ed arrivare fino al Molo. Io lo raccomando…… le vecchie case dei pescatori (con tinte pastello una diversa dalle altre) sono un vero spettacolo, infatti spesso utilizzate per set fotografici e riprese pubblicitarie. Diversamente si gira a dx e si punta in direzione di Finale. Poco dopo si abbandona la bellissima Varigotti e si corre lungo la passeggiata sempre al sicuro dalle automobili. Si prosegue passando il porto e prima dell’imbocco della galleria di Finale si tiene la sx aggirando il promontorio ed iniziando la passeggiata in legno che costeggia i primi stabilimenti balneari. Ormai manca poco…. Lasciando la passeggiata alla nostra sx si tiene la via Aurelia e si arriva all’Hotel da cui eravamo partiti.

Brunico – Vandoies di Sotto

Il percorso

Dalla Porta delle Orsoline di Brunico andiamo per la stazione ferroviaria. Da qui scendiamo con il sottopasso per i binari e andiamo oltre la stazione, al piazzale del parcheggio, imboccando facilmente la ciclabile a sinistra lungo il Rienza. Abbiamo un doppio percorso: uno asfaltato per i ciclisti e uno brecciato per i pedoni. Si entra così dentro al ben tenuto San Lorenzo in Sebato e si prosegue facilmente seguendo le indicazioni della ciclabile. Nonostante un bel ponticello sulla destra indicante Castel Badia sia molto invitante noi ci manteniamo sulla sinistra orografica del Rienza, inforcando un bel sentiero nel bosco, con a sinistra rocce a strapiombo. Svoltiamo a destra per il piccolo cimitero Klosternwald e dopo averlo visitato proseguiamo per un poco avidente sentiero che continua a costeggiare il Rienza, uscendo sui binari e dunque trovando a destra in basso un sentiero proprio all’altezza delle rive. Questo tratto è mal tenuto e pieno di vegetazione quindi si consiglia solo ad esperti, sempre ben tenendo conto del tracciato gps per non perdersi. Si esce dopo circa 600 metri su brecciata e si svolta a sinistra in leggera salita sorpassando la ferrovia con un ponte, quindi si incontra un depuratore e poi si svolta a destra su strada asfaltata. Pochi metri e andiamo a sinistra sulla reincontrata pista ciclabile. Si arriva così dopo alcuni chilometri alla stazione ferroviaria di Casteldarne, poi a Chienes (qui ci sono indicazioni che segnano Vandoies 7 km). Si passa anche San Sigismondo, Vandoies di Sopra e si arriva alla deviazione per Vandoies di Sotto, a destra, con ponte sul Rienza e sottopasso della strada statale.

Monguelfo – Brunico

Diffida perfino dei dolori stanziali e prendi con leggerezza i migranti. Quei doloretti che vanno da una parte all’altra del ginocchio, per esempio, scendono lateralmente lambendo i tendini, per poi risalire e infine scomparire, sono appunto i più innocui. Invece tieni in preoccupante considerazione quelli che insistono sempre sullo stesso punto, quelli che rimangono fermi per giorni, quelli che mettono casa. Tutto ciò che si muove, come la vita, fa parte dei normali e sani assestamenti del corpo, mentre quello che mette radici non va da nessuna parte e prima o poi chiede il conto.

Il percorso

Anche in questo caso, come nelle precedenti mappature della Val Pusteria, il percorso è molto semplice da descrivere in quanto ricalca la pista ciclabile che arriva fino a Brunico.

Dal centro di Monguelfo si seguono le indicazioni e si incontra il corso del Rienza da affiancare sulla sua destra orografica. Dopo breve si passa accanto ad un impianto di depurazione e da qui la strada brecciata comincia a seguire anche la ferrovia. Questa pista ciclabile, sicuramente più “selvaggia” delle tratte precedenti di San Candido e Dobbiaco, passa dentro splendidi boschi di abeti e arriva al lago di Valdaora e dunque proprio a Valdaora di Sopra, con il suo caratteristico cimitero color crema. Il paesaggio è ampio e spettacolare, poi arriviamo a Valdaora di Mezzo e di Sotto, scendendo, dunque per Nove Case. Qui la pista è delimitata dal guardrail e si continua a scendere dentro alla profonde gole del Rienza, passando dentro ad alcuni tunnel molto freschi e suggestivi, per poi sbucare proprio alle porte di Brunico, con il castello, la ciminiera e le due belle chiese.

San Candido – Monguelfo

Ci sentiamo turisti come tutti gli altri. Come far capire alle persone da dove veniamo, perché e come? Qui a fondo valle ci sono pochi escursionisti e quelli che incontriamo sono stranieri. “Volete parlare con noi? No? Andate via subito? Abbiamo bisogno di un po’ di contatto umano… raccontare… lasciare che qualcuno ci racconti di lui… come dite? Avete fretta? Ma almeno conoscete qualcuno del sud qui vicino? Dateci un siciliano vi prego!”.

Il percorso

Dal centro di San Candido si raggiunge la stazione della ferrovia e da qui si prosegue con una strada asfaltata costeggiando la ferrovia, comunque segnata come pista ciclabile per Brunico. Di fatti la mappatura qui risulta superflua perché basterebbe dire qualche dato tecnico e di seguire le numerose indicazioni della ciclabile, ma comunque noi daremo qualche informazione aggiuntiva.

Proseguendo si raggiunge una segheria molto grande e si passa per l’antica stazione di Dobbiaco, dunque si apre la vista sulla valle splendida della Croda Rossa. Ad un tratto incontriamo le rive del Rienza, fiume che seguiremo fino all’ultimo e che prosegue in Val Pusteria, costeggiando sempre la ciclabile. Ci distanziamo dalla ferrovia e dal Rienza, guadagniamo quota e dunque possiamo godere di una splendida vista sulla valle, poi entriamo a Villabassa, caratteristico paese tirolese. Per arrivare al centro di Monguelfo ci basterà continuare a seguire la pista cilcabile e svoltare a destra secondo le indicazioni.

Sillian – San Candido

Si rientra in Italia ma il paesaggio non cambia. Qui non c’è una barriera naturale, e forse nemmeno culturale, a sancire il confine. Semplicemente cambia stato e non ce ne accorgiamo. La via è semplice, ovvero una pista ciclabile a fondo valle, asfaltata per le bici e dunque non troppo buona per i piedi, molto usata da ciclisti di tutte le età. Un buon modo per far sperimentare la bicicletta anche a chi non è proprio pratico. Ci sono treni che riportano le bici indietro lungo la via, botteghe per affittarle, soste organizzate ogni chilometro. Non è il luogo ideale per il progetto Ammappalitalia, dall’impostazione più selvaggia e avventurosa, ma bisogna ammettere che qui ognuno si può avvicinare alla Natura senza pericoli.

Il percorso

Dalla stazione ferroviaria di Sillian si prende facilmente la pista ciclabile oltre la Drava, a sinistra, verso Innichen, ovvero San Candido. La via è semplice perché si tratta di seguire sempre le numerose indicazioni della pista ciclabile. Entreremo così dentro l’agglomerato urbano di Arnbach e poi di Prato alla Drava, passando il confine ed entrando in Italia, specificatamente in Alto Adige, laddove c’è la Caserma Generale Turba. La pista ci conduce tra colline e saliscendi, piacevolmente, per poi lasciarci ammirare la vista delle tre cime di Lavaredo, dopodiché un sottopasso a sinistra e siamo nel centro di San Candido.

Pesariis – Prato Carnico

Non credevo di poter trovare, nel mio cammino di vita, un luogo con così tanti ruscelli di acqua limpida, tra montagne altissime che ti racchiudono in un pugno protettivo e pendii alberati di speranza. Luoghi fino ad ora solo immaginati, che pensavi falsi perché troppo immobili nel tempo e perché avevano colori esagerati da cartolina. Abitati da persone calme, gentili, taciturne. I luoghi più pericolosi della Terra perché vogliono trattenerti a loro per sempre, lusingano l’idea di perfezione che è in te, accarezzano la sensazione di pace che ognuno di noi in fondo cerca, facendoti scordare la violenza che anima il resto del mondo, la stupidità della maggioranza degli uomini e il marciume che scorre nei fiumi. Per questo bisogna partire presto da qui, lasciare finalmente questo paradiso e ritornare a scendere a patti con la vita.

Il percorso

Dalla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Pesariis, guardandola, troviamo una strada brecciata a sinistra che ci conduce al torrente Pesarina, che attraverseremo con il ponte. Dopo di esso si svolta a sinistra e si giunge, dopo poco, ad un bivio, a cui andare a sinistra, sempre costeggiando il torrente.

Giungeremo così ad un secondo ponte e dopo di esso andremo a destra su strada asfaltata, bordeggiata da muretti a secco. In poco si arriva al delizioso abitato di Osais. Qui si prende la strada regionale a destra, inanellando così le frazioni di Pieria (ad accogliervi uno stupendo Ponte Vecchio con la gobba a scendere, da poco ristrutturato)e Prato, dunque arrivando al centro di Prato Carnico.

Casera Tortoi – Sauris di Sopra

La montagna, la pioggia, la grandine, i tuoni. Ma un fienile. Poi la luce del sole tra le fronde degli alberi nel bosco. La gioia di essere viventi.

Il percorso

Dalla Casera Tartoi ci dirigiamo in discesa con la strada brecciata percorribile anche dalle jeep. Dopo circa 20 minuti di discesa troviamo sulla sinistra un sentiero che si stacca dalla strada, con debito cartello che indica la Casera Tragonia, nel bosco. Dopo circa cinque minuti si costeggia una bella parete rocciosa sulla sinistra, poi il sentiero ritrova la strada brecciata e la si prende a sinistra a salire. Si arriva così alla Malga Tragonia e si prosegue con il Sentiero 209 verso la Forcella della Croce di Tragonia. Giunti alla Forcella e alla località Risumiera andiamo verso Casera Mediana e in breve si aprirà la vista su Sauris di Sopra e le montagne. Qui c’è anche un’edicola del cammino della fede di Maria Luggau.

In fondo incontriamo una strada brecciata da prendere a sinistra verso Sauris (2 ore e 30 minuti). Poco prima di scendere a destra per la Casera Mediana possiamo ammirare davanti a noi la Creta di Mimoias. Dopo aver girato arriviamo alla casera e qui un bivio a cui andare avanti, non in discesa a sinistra. Dunque entriamo nel bosco di abeti e cominciamo a scendere leggermente, poi, dopo un fienile (che ci ha dato riparo dalla pioggia) in decisa discesa con molti tornanti. Al bivio a T, dopo aver perso molta altitudine, andiamo a sinistra, ancora in discesa. Si guada il Torrente Lumiei e si va a destra dopodiché si guada una seconda volta un affluente e si va a sinistra seguendo le indicazioni per Sauris, su strada cementata. Si esce dal bosco e si arriva ad un bivio a T, a cui andare a sinistra in salita. Dietro di voi la forcella e il paesaggio dal quale arriviamo, davvero incantevole. Sempre avanti e si arriva alle prime case di Sauris di Sopra, poi imbocchiamo la via principale e fatti 500 metri siamo nel centro dell’antico paese.

Casera Tartoi – Forni di Sopra

Il percorso

Dalla Casera Tartoi prendiamo la strada brecciata, abbastanza ampia ed utilizzata anche dalle jeep, che scende verso valle. Dopo il bivio per la Malga Tragonia, a cui andare sempre in discesa, troveremo le indicazioni per un ponte a sinistra, da seguire, che vi farnno saltare il guado e ricongiungere con la strada di prima. Giunti alla Località Puansas con delle belle casere, a 1300 metri di altezza, inizia la strada asfaltata. Ancora avanti in discesa e troviamo una deviazione sulla destra, sempre per Forni, ma andiamo a sinistra, in quanto più rapida. Si entra così a Vico e si arriva alla strada statale Carnica. Praticamente siamo già nel centro di Forni di Sopra.

Ospitale di Cadore – Perarolo di Cadore

Qui ci sono strade asfaltate super panoramiche, di quelle che quando passi in macchina vorresti che ci fosse qualcun altro a guidare per sporgerti dal finestrino. Farle a piedi è bellissimo anche perché godono dello spostamento del traffico su quelle più veloci e di recente costruzione. Sono deserte, passa una macchina ogni ora, mentre una volta erano impraticabili per chi camminava. Ci sono solo ciclisti che scendono da Monaco e che ti salutano, corvi che volano, il Piave che scorre in fondo e l’erba che cresce negli interstizi del catrame. Sarà così bello attraversare il mondo quando finirà il petrolio?

Il percorso

Dalla piazza di Ospitale di Cadore, presso il Bar dello Sport e la segheria, facciamo Via Roma in salita verso la chiesetta del paese, passando davanti al Comune. Giunti alla chiesa in cima al paese, ex ospizio per i viandanti che dà nome al paese, proseguiamo alla sua sinistra e alla fontanella con le indicazioni per la Via dei Papi, svoltiamo a destra. La strada diventa una sterrata nel bosco, sale fino ad un tornante panoramico che affaccia sulla valle che andremo ad attraversare (con panchina) e qui incontra un sentiero che scende a destra, da imboccare. Andremo così a costeggiare la ferrovia e sulla destra troveremo anche un caratteristico passaggio pedonale sui binari (vedi foto), che non prenderemo però. Dunque arriveremo ad una casa e sulla destra un tunnel che ci fa passare la ferrovia e giungeremo così a Rivalgo. Da Rivalgo prenderemo la asfaltata a sinistra, poco usata da automobili a causa dello spostamento di tutto il traffico sulla strada più ampia di recente costruzione.

Arrivati allo svincolo/rotatoria ci teniamo ovviamente sulla sinistra. Si continua su questa strada panoramica e poco trafficata (2 macchine in un’ora) fino a Macchietto, dove c’è la bella Chiesa della Madonna della Salute (qui c’è un’indicazione per Perarolo che scende a destra, su sentiero, ma gli abitanti del luogo ci hanno detto che non va a destinazione, dunque non ci avventuriamo). Sempre avanti, sotto al cavalcavia e ancora avanti e siamo alla stazione ferroviaria di Perarolo, dunque un chilometro e mezzo e siamo a Perarolo di Cadore.

Soverzene – Codissago

Anche una breve e facile escursione può diventare intensa. Succede quando si arriva in alcuni tragici posti. Sali un tornante, svolti a destra e passi con un ponte sopra ad un torrente, un torrente del tutto simile agli altri mille che hai visto finora. Ma quello non è un torrente qualsiasi, è il torrente Vajont. Alzi lo sguardo e vedi la diga, che serra le pareti di roccia come una mano farebbe con la propria bocca, sconcertata per quel che ha appena fatto. E rimane così, ferma per sempre a chiedere scusa.

Una targa poco più in là riporta quanto segue: “Lo spirito di conquista dell’uomo violò i segreti della natura e divenne strumento di un’immane distruzione”.

Il percorso

Da Soverzene si va, con Via Val Gallina, verso nord. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque ricalca, per questo tratto iniziale, la Monaco – Venezia, ciclabile. Alla vostra destra potete vedere la Cima Calda e lo Spiz Gallina. Si arriva alla rotatoria e si prosegue a destra, sempre su Via Gallina, poi arrivati alla madonnina al centro della strada si va a sinistra in discesa (c’è anche una fontanella). Questa strada si chiama Strada Interpoderale Provagna – Soverzene. Qui troviamo anche le pareti di arrampicata e ci avviciniamo alla Val Gallina. Siamo quasi all’altezza della Piave. Dopo aver superato il torrente Gallina e proprio davanti al cancello della discarica, c’è un sentiero sulla sinistra che potete imboccare facendo una strada alternativa all’asfaltata, almeno per 600 metri circa. Si ritorna quindi sulla strada asfaltata e si va avanti per un buon tratto, poi passato il cavalcavia di Via Provagna c’è una strada subito sulla sinistra che vi fa imboccare una strada brecciata lungo la Piave, per 700 metri circa. Quando la via finisce bisogna scendere lungo l’acciottolato del letto del fiume e percorrerne almeno 200 metri, dunque riprendere il sentiero sulla destra (fare riferimento al gpx e percorrere questo tratto solo nel periodo di secca della Piave, quindi in estate). Il sentiero entra nel bosco, molto bello, e quando diventa strada asfaltata svolta naturalmente a destra e sale su Via Dogna, da prendere a sinistra. In brevissimo siete sopra il torrente Vajont e guardando in alto a destra potete vedere la diga, sfortunatamente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963.

Si continua avanti, si supera la zona produttiva e si sale a destra per Via XX Settembre, che conduce al centro di Codissago.

Belluno – Soverzene

Il percorso

Dalla piazza del comune di Belluno andiamo per il Museo Civico e per Piazza del Mercato. Da qui prendiamo Via Mezzaterra fino a Via Roma da prendere a destra il ché ci condurrà a imboccare a destra Via Rivizzola e ancora a destra le scalette che arrivano all’altezza del torrente Ardo, da passare con ponte. Siamo a Borgo Pra e andiamo in salita per Via Sant’Antonio, dunque ancora a destra in salita e arrivariamo a Via Alpago Novello, da prendere a destra. Sempre dritti e alla chiesetta bianca andiamo naturalmente a sinistra prendendo il viale di gelsi. Alla rotatoria andiamo avanti per Via Mameli, giungendo a Cusighe e prendendo a destra la ciclabile. Al supermercato andiamo a sinistra verso il passaggio a livello e sorpassato questo andiamo a destra per Via Sargnano. Si passa dentro la frazione Fiammoi (qui c’è un parco con la fontanella) e salendo per Via Fontanelle a sinistra si prenderà per strada brecciata a destra. Dopo poche decine di metri troviamo i cartelli della Digressione M del Cammino delle Dolomiti che ci porterà fino a Ponte nelle Alpi. Queste indicazioni ci faranno scendere a destra verso un crocicchio di sentieri. Noi andremo con quello in piano, avanti a noi. Si arriva così ad una grande casera e alla sua sinistra si riprende il sentiero e poi dopo breve andiamo a destra in discesa. Dunque si arriva a costeggiare la ferrovia e con un piccolo tunnel sulla destra si va per l’osservazione della Villa Montalban, ma poi si torna sulla strada che costeggia la fattoria, verso la Chiesa di Santa Lucia. Dopo di essa svoltiamo a sinistra (ma potremmo anche andare avanti e raggiungeremmo più brevemente la ciclabile) e poco prima di una casa si prende a sinistra il sentiero, come da indicazioni. All’altezza di alcuni pali della luce andiamo a destra (ma anche qui saremmo potuti andare a sinistra in salita) e in breve, tra coltivazioni, ci riuniamo alla ciclabile, da prendere a sinistra. Davanti a noi le imponenti montagne che sovrastano il Cadore.

Finita la ciclabile inizia la strada asfaltata e al primo bivio andiamo a sinistra, arrivando alla Chiesa della Madonna di Vedoja. Anche qui potete scegliere: andare alla sua sinistra (più breve) o andare per il centro di Polpet a destra. Noi in questo caso siamo andati a destra, costeggiando il campo sportivo e prendendo Via Belluno a sinistra. Dopo la piazza la via si chiama Via Fiori e quando arriva ad un incrocio noi andiamo avanti, nonostante ci sia scritto che la via è senza uscita. Infatti, giunti in fondo, si va per strada brecciata (qui le macchine non possono passare) e si costeggia la ferrovia, fino ad arrivare di nuovo alla ciclabile da prendere a destra all’altezza di una casa bianca.

Si arriva dopo 500 metri ad un ponte e subito dopo di esso si svolta a destra, dunque poco prima di un cancello si va a destra per sentiero e si passa sotto la ferrovia con un caratteristico e delizioso tunnel. Usciti svoltiamo a destra e dopo pochi metri a sinistra scendendo sotto il cavalcavia dell’autostrada. Appena passato prendiamo il sentiero che scende a destra verso la Piave. Facciamo un guado, una breve salita e al bivio a T andiamo a sinistra, passando l’autostrada, poi andiamo avanti fino a passare di nuovo il torrente, svoltando naturalmente verso sinistra e andando verso la provinciale. La si prende a destra con salita e si giunge al semaforo. Oltre di esso un lungo rettilineo asfaltato che ci porta piacevolmente a sormontare la diga, il fiume e gli impianti della centrale idroelettrica “Achille Gaggia”. Dopo di essa si va a destra in salita al bivio e con delle scalette a sinistra si saltano i tornanti, il ché ci farà accedere al paese di Soverzene.

Limana – Belluno

A Belluno, splendida città, splendente della luce delle Alpi, troviamo dei murales che illustrano la storia e il viaggio che il legname faceva nel passato dal Cadore a Venezia. E’ lo stesso nostro itinerario, ma al contrario. La legna scendeva da Sappada, noi andremo a Sappada. I tronchi venivano trasportati verso la Serenissima, noi veniamo da lì. Siamo dunque degli zattieri controcorrente? E qual è la merce che trasportiamo? Quale serenissima sensazione proveremo mai alla meta?

Il percorso

Dal municipio di Limana, guardandolo, prendiamo Via Roma a destra, girando poi la prima a sinistra, ovvero Via Vivaldi, una strada asfaltata che scende. Dopo breve imbocchiamo a sinistra Via Sampoi, che ci servirà per saltare strade trafficate e fare un giro per la zona residenziale di Limana. Seguendo naturalmente il corso di questa via ci ritroveremo a seguire a sinistra Via La Cal, da lasciare dopo breve a destra per Via Ragazzi del ’99. Al bivio a T, in fondo, andiamo a sinistra e ci troviamo in prossimità del torrente Cicogna, da oltrepassare grazie al ponte di ferro bianco sito dalla parte opposta e parallelo a Via La Cal. Questo vi permetterà di imboccare Via Visome protetti dal guardrail e di andare a sinistra, tramite svincolo, nella frazione stessa di Visome.

Dopo circa 200 metri andiamo a sinistra con Via Augusto Buzzati e poi ancora a sinistra verso la chiesetta della Madonna del Caravaggio, da vedere, dopodiché a destra proprio sull’omonima via.

Passiamo un secondo torrente e svoltiamo a sinistra per Via San Daniele, poi, al bivio in prossimità della frazione di Rivamaor, andiamo a destra e subito si aprirà la vista sulla Schiara e il Monte Serva, mentre a destra sul Visentin. Ancora avanti e avremo una bellissima prospettiva di Belluno.

Esattamente 5 metri prima di intercettare la SP1 andiamo per una strada d’erba tra gli arbusti che ci permetterà di camminare parallelamente alla provinciale, verso Villa Buzzati. Alla fine dello splendido vialetto potato a mo’ di siepe e solo avendo prima chiesto il permesso al B&B Villa Buzzati, potremo attraversare il sentiero di ghiaia che conduce ad un cancelletto sempre aperto e che vi farà arrivare in prossimità della chiesa di San Pellegrino, di colore rosso, con un delizioso piccolo campanile. Altrimenti dovremo fare la strada provinciale (solo 100 metri) e arrivare ugualmente nei pressi della chiesetta. Dalla chiesa usiamo la strada erbosa separata dalla provinciale da un filare di alberi per accedere così al marciapiedi di Via Monte Grappa. Questa via vi condurrà al Ponte della Vittoria, sul Piave, proprio sotto alla città di Belluno. Oltrepassato il ponte fate una svolta a destra per Via Uniera de Zatter per vedere i murales di Marta Farina che illustrano la storia e il viaggio del legname da Sappada, lungo il Cadore e poi a Venezia e dunque anche il lavoro dei zattieri. Tornate sui vostri passi per pochi metri, prendete Via Sottocastello e alle scalette sotto al duomo imboccatele a destra. Ancora a destra e siete al municipio di Belluno.

La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Maserada sul Piave – Collalto

Dopo la salita di Colfosco ci siamo voltati e vedendo il territorio dall’alto abbiamo capito che per ben 20 giorni non abbiamo mai avuto uno sguardo d’insieme sul paesaggio. Forse è questo l’elemento più faticoso e allo stesso tempo introspettivo della pianura: ti proietta in te stesso, senza possibilità di fuga. Sei dentro alle strade, o dentro alla calura, o dentro alla nebbia. I campanili dei paesi emergono verticalmente verso l’alto e sfilano al tuo passaggio, ma tu stai piantato a poche decine di centimetri da terra e lì dovrai restare per molto… almeno fino alla prima salita.

Il percorso

Dal municipio di Maserada sul Piave prendiamo Via Caccianiga verso il campanile del paese, dopodiché svoltiamo a destra per Via Roma, poco prima del campanile stesso. Percorriamo il tratto urbano di questa via poi prendiamo a destra Via Lentini (abbastanza trafficata prestare attenzione). Circa 800 metri e svoltiamo a sinistra per Via dei Fanti, subito dopo il cartello indicante Salettuol.

Dopo un tratto la strada diventa brecciata e va percorsa per circa 2 km. Quando ridiventa asfaltata e all’altezza del cartello di precedenza svoltiamo a destra, sempre su asfaltata. Tutto avanti fino ad arrivare ad un incrocio a T dove svoltare a destra verso un passaggio sotto l’autostrada, passato il quale c’è un piccolo memoriale con dei cimeli della Grande Guerra e una fontanella di acqua potabile. Svoltiamo alla prima strada brecciata a destra per intercettare l’argine sul Piave e la pista ciclabile sopra, a sinistra.

Si segue l’argine con una bella vista sul fiume fino ad alcune case, dopo delle quali bisogna continuare sull’argine infilandosi con un’area verde dentro due aree industriali ai lati. Quando si giunge all’incrocio e a destra c’è il cementificio bisogna andare a destra ed entrare così nella vita lavorativa e polverosa dei macchinari, un paesaggio visivo e sonoro molto suggestivo. Al cancello manteniamoci leggermente a destra e poi vedremo che la strada piega naturalmente a sinistra ritornando a bordeggiare il Piave.

Manteniamoci lungo la via principale e sempre lungo il Piave, verso il ponte della ferrovia, che passeremo grazie ad una strada di grandi sassi che vi passa sotto (usare il gpx per trovare la corretta via, più breve). Arriviamo nei pressi del ponte stradale, lo saliamo con delle scalette e lo attraversiamo grazie allo stretto passaggio pedonale, dunque appena finito il ponte andiamo a sinistra sull’argine ciclabile-pedonale, su fondo erboso. Siamo a Ponte della Priula.

Facciamo ben 3 km di questi argini fino a girare a destra per Via Loschi (siamo già dentro Colfosco). Passiamo il monumento sito all’incrocio (dove c’è anche una fontanella) e andiamo dritti verso la chiesa e la statua con le braccia aperte. Facciamo tutta questa via che comincia a salire, fino ad arrivare alla chiesetta di San Danile Tombola. Da qui comincia una breve discesa, dopodiché prendiamo a sinistra la strada brecciata Via per Collalto, una strada bellissima, prevalentemente in pianura, che passa dentro vigneti e boschi, con platani ai lati. 2 km e siamo dentro il piccolo abitato di Collalto.

Jesolo – San Donà di Piave

Tempo fa lungo gli argini di questi fiumi, mi spiega Roberta, c’erano degli uomini che tiravano le barche con delle corde. Le portavano da una parte all’altra, lasciandole scivolare sull’acqua. Così ci sentiamo noi, accompagnati dai nostri amici mentre costeggiamo il fiume e lo risaliamo. E anche se il mare si allontana alle nostre spalle e le Alpi si fanno avanti, noi non abbiamo paura perché la corda che i nostri amici tengono e si passano di mano è buona e  resistente.

Il percorso

Partiamo da Piazza Matteotti di Jesolo e attraversiamo il fiume Sile con il ponte davanti a noi avendo la chiesa della piazza alle spalle. Subito dopo di esso svoltiamo a destra per Via Drago Jesolo, dotata di marciapiedi. Purtroppo dopo il cavalcavia il marciapiedi finisce e bisogna continuare su asfaltata prestando attenzione alle automobili. E’ comunque possibile sfruttare a più riprese i fossi a sinistra, che costeggiano la via.

Arrivati alla Torre del Caigo lasciamo questa strada nonostante prosegua dritta per la nostra direzione e imbocchiamo la ciclabile che costeggia il Sile, brecciata, senz’altro più bella e sicura.

Dopo un buon tratto, ben evidente, troviamo un bivio a cui andare a destra seguendo il cartello delle biciclette. La pista ciclabile intercetta la strada asfaltata di prima, la attraversa e va per l’Argine San Marco, percorso naturalistico. In fondo al vialetto sarà facile, in prossimità di un rialzo in legno per il birdwatching, andare a destra e costeggiare un canale che oltre ha la laguna di Venezia.

Fate tutta questa lunghissima strada, dopodiché svoltate a destra per prendere il ponte di barche che vi porta a Caposile. Oltre il ponte prendete a destra e poi a sinistra per andare di nuovo lungo gli argini del Sile.

A circa 3 km da Caposile, dopo l’edicola con una madonnina, c’è un buon punto per fermarsi, dotato di ombra e panchine, sulla destra. Andate sempre dritti, passate la frazione di Chiesanuova con la sua bella chiesa dall’altra parte della riva, dopodiché all’altezza di alcune staccionate di legno imbocchiamo via Piave Vecchia, sulla sinistra. 500 metri e siamo dentro Musile di Piave. Imbocchiamo a sinistra alla fine della strada e poi subito a destra per Via XXIX aprile. Questa via, in fondo, curva naturalmente a sinistra e ci porta a Via Roma, da prendere a destra.

Dunque prendete il ponte sul Piave e andando sempre dritti siete a Piazza Indipendenza a San Donà di Piave.

Venezia -Jesolo

Non è una via facile per chi cammina. C’è una tratta da fare su traghetto, una lunghissima strada da percorrere fino in fondo e sempre dritti, una zona residenziale anonima come un limbo, un ponte trafficato e ostile, una zona turistica con muraglioni di hotel a destra e sinistra e infine una interminabile-ciclabile che conduce a Jesolo paese. Una prova di nervi e resistenza. Ma andare a piedi è anche questo: avere il coraggio e la pazienza di attraversare le Terre di Mezzo.

Il percorso

Partenza da San Marco di Venezia, percorrete Riva degli Schiavoni fino alla fermata del traghetto sita a San’Elena e qui imbarcatevi per Punta Sabbioni. Il traghetto impiegherà circa 30 minuti. Quando siete scesi è facile imboccare Via Fausta, alberata e dotata di pista ciclabile. Siete sulla Monaco – Venezia e così abbiamo provato a fare anche noi, per un tratto, tranne poi lasciare questa tracciatura, perché adatta solo a biciclette. Ma ogni cosa a suo tempo…

Dopo circa 900 metri prendiamo Via Brenta, una strada sterrata a destra di un canale. Via Brenta d un tratto, all’altezza di un ponte, continua con strada asfaltata. Superata la Batteria Pisani arriverete ad una rotatoria e qui prenderete Via delle Batterie a destra. Fate tutta questa via che costeggia i campeggi (attenzione alle automobili) e arrivati in fondo dovrete per forza svoltare a sinistra e vi ricongiungerà a Via Fausta. Da qui ci rendiamo conto che la Monaco – Venezia è pensata per bici e non per pedoni, almeno in questa tratta, perché andrebbe avanti e avanti è una strada asfaltata e piccola, ma frequentata. Chiedendo alle persone del luogo ci rendiamo conto che la mappatura proposta è pericolosa per camminatori, dunque decidiamo di prendere Via Fausta a destra, così come forse avremmo dovuto fare sin dall’inizio (e come potete fare voi).

Qualche chilometro fin quando non incontrerete Corso Europa a sinistra, da imboccare. Questo Corso ci riporta a Via Fausta, che va imboccata a sinistra. Alla rotatoria svoltiamo a destra per Via Baracca (pista ciclabile I3). Molta strada dritti fin quando non arriverete alla rotatoria con al centro i cilindri di cemento. Qui svoltate a sinistra sempre su Via Baracca e con essa arriverete al ponte sul Fiume Sile, da attraversare prestando attenzione (c’è solo un marciapiedino di mezzo metro). Dopo il ponte vi dovete reimmettere sulla pista ciclabile e poi andare a destra per Via Anna Frank. Dunque a sinistra per Via Padania. Pochi metri e dovrete infilarvi per il parco a destra e con esso uscire su Via Uso di Mare che vi condurrà o al mare o a Via dei Mille da prendere entrambe a sinistra. Da qui infatti inizierà un ampio tratto urbano, in realtà caratteristico, che potrete fare lungo le vie del corso molto servite e ombreggiate, o lungo la passarella parallela al mare, più panoramica. A Piazza Mazzini potrete anche refrigerarvi con gli spruzzi che escono dal pavimento.

Poco prima di Piazza Marconi andiamo a sinistra Via delle Meduse e andiamo a Piazza Drago. Da qui prendiamo Via Mameli e alla fine di essa sbuchiamo a Via Roma destra, da prendere naturalmente a… destra. Arrivati alle rive del Fiume Sile andiamo per Via Sauro, per poi attraversare a destra all’altezza di Piazza Matteotti, nel centro di Jesolo.

Alberoni – Venezia

Scrivo sempre di strade, dell’andare e delle impressioni dei territori che incontriamo. Oggi invece voglio parlare della pubblicazione on line del percorso, la stessa che state leggendo adesso. Capita di farla nei posti più strani e improbabili: dentro scuole abbandonate, foresterie senza corrente, in bar col wi-fi gratuito, su scrivanie di legno dentro monasteri. Spesso si sta seduti comodamente, altre volte a terra, altre in piedi o col pc sulle ginocchia. Ricordo tutti i posti in cui ho pubblicato i percorsi, sono speciali quanto un sentiero o un paesaggio. Ma allora perché voglio parlarne proprio oggi? Perché oggi pubblichiamo da Campo Santo Stefano, nel cuore di Venezia. Siamo in mezzo a turisti che provengono da tutto il mondo e in essi ci confondiamo, ma noi siamo giunti qui a piedi… e a piedi è diverso, come è diversa la pubblicazione di questo percorso.

Il percorso

Dal centro di Alberoni, posto nei pressi di una piazzetta con caffè, prendiamo l’unica via ad uscire, denominata Via Alberoni, usando la piacevole banchina dal lato della laguna. Già a sinistra possiamo vedere Venezia, Porto Marghera e se la visibilità è buona anche le Alpi sullo sfondo. La passeggiata è piacevole e ombreggiata grazie ai pini lungo la via. Passiamo l’ospedale, il vivaio, una casa verde e la fermata dell’autobus. Subito dopo quest’ultima prendiamo una stradina a destra che tra canneti ai lati ci porta sugli argini che danno sull’Adriatico. Li imbocchiamo a sinistra e li lasciamo a piacimento per ritornare sulla laguna e la zona di Malamocco. A questo punto potete scegliere liberamente come proseguire, se più ombreggiati, ovvero verso la laguna o più ventilati ma esposti, ovvero verso la riva del mare. Difficile perdersi. Attraversando il Lido però cercate di recarvi sulla Riva di Corinto dove c’è la vista su Venezia che si avvicina, sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni e il Lazzaretto Vecchio.

Giunti alla fermata del traghetto prendete la linea 1 (info: http://actv.avmspa.it/) per Sant’Elena e arrivati alla terra ferma perdetevi tra le calli di Venezia fino a San Marco.

Chioggia – Alberoni

Arriviamo dal mare, su strisce di terra sottilissime, con ben tre alternative altrettanto belle da percorrere: lungo la laguna, dentro la via del paese e sulle spiagge dell’Adriatico. Siamo felici di un cammino semplice, indicato naturalmente dalla conformazione delle isole, ricolmi di gratitudine per chi ci accoglie nella sua casa, ma anche per chi ci vede solamente passare e sorride.

Il percorso

Dal limitare della città di Chioggia prendete il traghetto dell’Actv (http://actv.avmspa.it/) che in pochi minuti con la linea 11 vi porterà a Caroman, cioè la prima fermata per l’isola di Pellestrina. Da qui incominciate a camminare verso sinistra, seguendo lo splendido muraglione bianco alto almeno 3 metri e mezzo che vi separa dall’Adriatico. Avete la laguna a sinistra e il camminamento, usato solo da vecchi che passeggiano e pescatori, è qualcosa di straordinario, per chi, come noi, viene dalle montagne appenniniche. Ogni tanto delle scale di pietra vi portano in cima al muraglione, da dove potrete godere del paesaggio marino.

Lentamente il muro alla nostra destra si abbassa ed entriamo in una zona degradata, dopodiché passiamo accanto al cimitero di Pellestrina. Fate tutta l’isola usando la pista ciclabile, o la via interna o il passaggio a destra lungo il mare, tanto è impossibile perdersi. Semmai perdetevi nella bellezza del luogo. Giungerete così a San Pietro in Volta con i resti del suo forte e infine a Santa Maria del Mare, da dove potrete aspettare il traghetto, sempre con la linea 11 (http://actv.avmspa.it/), che vi porterà ad Alberoni in pochi minuti. Appena scesi sulla terraferma prendete la ciclabile a sinistra e in poche decine di minuti siete nel centro del piacevole e pacifico paese di Alberoni.

Porto Viro – Chioggia

Ci sono 30 km e 30 km. Se spira un vento leggero e l’aria si è rinfrescata, se vai su strade belle e non trafficate, ma specialmente se hai trovato delle persone come Antonio Pozzato e Alice Soncin, che per giorni ti hanno assistito e infine aiutato portandoti lo zaino a destinazione, in modo che tu possa riempire l’altro rimasto con molta acqua per il cane affaticato… allora anche dei lunghissimi 30 km non pesano affatto e ti fanno apprezzare ancora di più la gioia del camminare. Grazie Antonio, grazie Alice… se in ogni territorio trovassimo persone ospitali e volenterose come voi il nostro viaggio sarebbe migliore.

Il percorso

Da Piazza della Repubblica di Contarina, sita nel comune di Porto Viro, andiamo per Via Giuseppe Mazzini fino a prendere Via Roma a sinistra e dunque Via Corridoni a destra. Alla fine di questa via svoltate a destra e immettetevi sulla sinistra su Via Mantovana (SP 8). Questa vi fa passare il Po di Levante e all’altezza delle “Costruzioni tende da sole” andiamo a destra per strada sterrata che ci immette a sinistra sulla ciclabile, proprio sul Po di Levante. Ad un tratto non si costeggia più il Po di Levante ma un canale molto lungo e dritto. Si passa sotto ad un ponte stradale e ad uno della ferrovia, per poi passare all’altra sponda grazie al terzo ponte, piccolo e quasi pedonale. Ci sono le scalette di pietra che ci fanno salire sul terrapieno, molto comode e utili. Giunti dall’altra parte svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile (più selvaggia e ombreggiata).

All’altezza delle chiuse del canale, laddove sbocca sull’Adige, andiamo a destra costeggiando quest’ultimo fiume. Sorpassiamo il ponte ferroviario e imbocchiamo il Ponte della Romea a sinistra, dunque prendiamo il Lungo Adige a sinistra. Arrivati al Ridotto Cavanella d’Adige (punto più meridionale del campo trincerato della dominazione austriaca (1814-1866)), svoltiamo a destra e con le scalette entriamo a Cavanella d’Adige.

Da qui prendiamo Via Canal di Valle, stretta, lunghissima e asfaltata, che costeggia un altro canale per almeno 7 km. Vedrete che seguendo l’ansa del canale andrete verso destra e arriverete sulle sponde del Brenta. Sorpassiamo il ponte ferroviario, imbocchiamo il ponte (con passaggio laterale per pedoni) e facendo attenzione attraversiamo per prendere Via Venturini, che ci porta già dentro il territorio di Brondolo. Andando sempre dritti arriveremo all’ospedale, da qui imbocchiamo Strada Madonna Marina e la lasceremo a sinistra seguendo le indicazioni per le scuole medie Nicolò De Conti. Vicino le scuole c’è il ponte di legno e passandolo si apre la vista su Chioggia. Da qui è semplice, dovete fare le rive pedonali avendo la laguna a destra e alla fine imboccando Ponte Cavanis che vi conduce al centro di Chioggia.

Mesola – Porto Viro

Il ponte sul fiume Po è un’esperienza mistica: a destra il guardrail alto due metri, in metallo, con tir e macchine che vi sfrecciano oltre, invisibili ma assordanti; a sinistra la distesa verde del titanico fiume, figlio di Oceano e della ninfa Teti. In mezzo, stretto su di una passarella di cemento di mezzo metro che nemmeno lo zaino ci passa, ci sei tu, che calpesti vestigia di un immondezzaio dimenticato: bottiglie, lattine, occhiali, un paraurti gigante, una settimana enigmistica… addirittura una scopa di saggina. Si cammina tra due mondi infinitamente distanti ed alieni e ci si sente come l’astronauta di “2001 Odissea nello spazio”, quando attraversa una via stretta tra due pareti di luci indecifrabili, oltre le barriere della percezione sensoriale…

Il percorso

Dal Castello di Mesola prendiamo Via Biverare verso la Romea, vi saliamo sopra grazie alla rampa a sinistra e incominciamo a camminare pericolosamente verso il ponte dove troveremo, per fortuna, una passaggio tra guardrail e balaustra. In realtà basterebbe creare una scala dalla ciclabile sugli argini lungo il terrapieno che conduca fino al ponte vero e proprio della Romea perché il passaggio sia fatto in tutta sicurezza. Giunti oltre il Po di Goro e quindi in Veneto vale la stessa considerazione di prima, ma siccome le scalette non esistono bisogna arrivare al distributore e andare a sinistra verso il fungo di cemento, per togliersi dalla pericolosità della strada statale. In poche decine di metri arriviamo alla Vecchia Romea da imboccare a destra. E’ una strada che ci accompagnerà per almeno 7 km passando i piccoli centri di Rivà, Monti e Piano.

Arrivati a Taglio di Po riprende la ciclabile che ci aveva abbandonato a Rivà. Qui svoltiamo a destra su Via Kennedy che ci porterà di nuovo sulla rampa a sinistra per prendere la Romea e passare il Po. Anche in questo caso vale la considerazione fatta prima.

Al distributore sulla Romea andiamo a sinistra e grazie ad una stradina secondaria arriviamo dentro Porto Viro. Andiamo a sinistra e alla Chiesa di San Bartolomeo a destra.

Abbazia di Pomposa – Mesola

Il percorso

Dietro l’Abbazia di Pomposa c’è un mercatino turistico dal quale parte Via Giralda Centrale, verso il mare, asfaltata. Potete però costeggiarla grazie alle strade laterali per i trattori, facendo attenzione a ritornare in tempo sull’asfaltata a causa dei canali. Svoltate dunque dopo circa 1,2 km a sinistra per Via Starne. Per fortuna questa via, che dovrete tenere per 5 km, è una via alberata, platani per la precisione.

Arrivati in fondo andiamo a destra per 800 metri, dopodiché andiamo a sinistra per Località Lovara. In fondo arriviamo ad un bivio a T, ma noi andiamo leggermente avanti verso Effelle, dopo il ponticello e da qui andiamo a destra sull’erba fino ad uscire ad un parco con dei pini e dei tavoli di legno (anche una fontanella caratteristica). Prendete un ponte di legno e imboccate il sentiero nella pineta, direzione nord. Questo sentiero ad un tratto esce su di una strada asfaltata poco trafficata che va imboccata a sinistra. Vedrete che la strada diventa sterrata e arriva a sbattere alla Via Romea. Non andiamo verso l’invitante via di destra ma verso sinistra, sulla Romea, per 50 metri circa, dunque l’attraversiamo e prendiamo un ponte, oltre il quale imbocchiamo a destra la strada asfaltata secondaria. Dopo nemmeno 200 metri prendiamo un altro ponticello che arriva all’inizio dei sentieri dei bunker di Mesola (linea di difesa Gengis Khan). Costeggiamo il canale per qualche decina di metri e poi ci inoltriamo nella pineta con il sentiero, fino ad arrivare ad un pannello informativo. Qui andiamo a sinistra e al primissimo bivio a destra. Seguite il sentiero e al primo vero bivio vi mantenete sulla destra. Giunti al muro e a destra in prossimità della Romea, ce ne allontaniamo coscienziosamente e andiamo verso sinistra.

Il sentiero esce su di una strada sabbiosa e svoltiamo verso destra. In breve si arriva al cimitero e andando sempre avanti si passa un incrocio e il Canale Bianco, dunque andando a destra e percorrendo circa 300 metri si è presso la piazza del Comune e il Castello di Mesola.

Oasi di Cannevié – Abbazia di Pomposa

C’è un sottobosco di cui ignoravo l’esistenza che attraversiamo segretamente. In molti ci scrivete o ci messaggiate o ci telefonate, per dirci che ci state sognando. E’ da quando ci siamo messi in cammino che accade, così come accade che noi sogniamo voi ogni sera. Ci allontaniamo fisicamente eppure è come se entrassimo nei meandri di un inconscio che ci unisce, parallelamente alla realtà fisica, oltre le classiche e superficiali categorie dell’esistenza.

Il percorso

Partenza dall’Oasi di Cannevié, si attraversa la Strada Provinciale 54 e si prendono immediatamente le scalette che portano all’argine del Po di Volano, dunque si volta a destra su pista ciclabile La Via del Sale. A sinistra la zona umida che possiamo dominare grazie alla posizione rialzata che abbiamo guadagnato e a destra campi coltivati a perdita d’occhio. Dopo qualche chilometro la pista ciclabile si allontana dalla strada provinciale, continuando però sempre lungo gli argini. Quando ci si riavvicina e davanti a voi avete il ponte della Via Romea, scendete all’altezza di un albergo giallo e svoltando a destra prendete la strada brecciata con le indicazioni per Abbazia di Pomposa 1,2 km.

Arrivati alla provinciale l’attraversate e andate dritti per strada sempre brecciata. In brevissimo uscirete dagli alberi e potrete vedere il campanile dell’Abbazia di Pomposa. Basterà seguire la strada per i campi per raggiungerla.

Comacchio – Oasi di Cannevié

Non c’è nulla di eccezionale in quello che stiamo facendo, non fatevi abbindolare dai numeri: 2400 km, 6 nazioni, migliaia di chilometri di dislivelli. Non c’è nulla di straordinario nemmeno nell’andare a piedi, l’uomo è nomade per natura, lo fa da sei milioni di anni e lo facevano tutti fino all’altro ieri. Non c’è assolutamente niente di incredibile neanche nella bellezza di quello che stiamo vivendo, tutti sanno che andare a piedi ti fa entrare in contatto con il paesaggio e la gente in una maniera più vera. C’è solo una cosa che io, Marina e Bricco stiamo facendo di veramente eroico, che nessuno più riesce a fare oggi: ci stiamo riappropriando del Tempo. Non è la lunghezza dell’itinerario, né l’andare a piedi, né la bellezza dell’Europa la vera novità… la novità è riuscire a dedicarsi a queste cose per un tempo lunghissimo, senza essere milionari o semplici vagabondi!

Il percorso

Dal centro di Comacchio andiamo verso l’ospedale, prendiamo Via Felletti e giriamo a destra per Via Rosario, cioè verso l’abitato di San Giuseppe. Non è una bella strada perché trafficata, ma possiamo usare gli stradelli laterali e andare parallelamente (usate il gpx per maggiori dettagli), sia prima del sottopasso che dopo. Lo scenario è di canali e coltivazioni, dunque cercate di partire presto per non camminare sotto lo scoppio del sole. Questo consiglio varrà per tutta l’escursione, molto esposta in alcuni tratti.

Si arriva così a San Giuseppe dove troviamo un incrocio che andando dritti ci porta, con una pista ciclabile, al Lido di Pomposa. Arrivate fino al mare e prendete a sinistra una strada cementata proprio dentro lo stabilimento Beach Gallanti che passa a circa 20 metri dal mare e che in pochi chilometri, ad un tratto diventando sabbiosa, vi porterà a Lido delle Nazioni. Qui andate sempre verso nord, passate dal Supermercato di Carlo e con Via San Marino arrivate alla pineta, dove un sentiero centrale vi allontana dal centro abitato costeggiando il mare.

La pineta ci fa uscire sulla spiaggia, una bella spiaggia di scogli dove troviamo anche le sculture di legno che il mare ha donato alla riva, di Enrico Menegatti (#natedalmare). Si usano i sentieri e la ciclabile FE per Venezia in modo da andare sempre verso nord e arrivare a Lido di Volano. Qui uscendo dalla pineta si punta il ponte della SP 54 verso Volano e arrivati a questo piccolo paese si prende l’argine superiore a sinistra, dove c’è una pista ciclabile che in 1,5 km ci porta, con delle scalette e un attraversamento sulla destra, all’Oasi di Cannevié.

Casal Borsetti – Comacchio

Fate qualcosa per la Romea in questo tratto… che ne so… autovelox con limite a 50 all’ora; dissuasori ogni 200 metri; pista ciclabile pagata dall’Europa al lato del guardrail; servizio navetta per pellegrini; divieto di circolazione assoluta per camion con autisti distratti al cellulare; tunnel sotterranei con tetti in vetro che passino sotto le Valli di Comacchio; teletrasporto gratuito per chi ha la carta del viaggiatore; talismani blocca sfortuna pagati dalla Regione Emilia-Romagna; alieni che si muovono a compassione e scendono a bloccare il traffico… ma fate qualcosa per la Romea in questo tratto…

Il percorso

Da Casal Borsetti prendiamo Via Spalazzi con la pista ciclabile in asfalto, ad uscire, verso nord. Dopo circa 1 km, laddove finisce la ciclabile e dunque il marciapiedi, prendiamo a destra lo stradello dentro alla pineta, che è una via parallela alla nostra. In realtà dopo breve entreremo in una zona militare, anche se solo ai confini, quindi se non volete fare questa infrazione continuate dritti su asfaltata. Se invece andate nel bosco arriverete ad una recinzione da costeggiare a sinistra. Il paesaggio è solitario e marino. All’altezza di alcune case bianche sulla spiaggia svoltiamo a sinistra e oltrepassato un muretto andiamo nuovamente su asfaltata, avanti a noi, uscendo dalla zona militare, poi in poche decine di metri andiamo avanti per Venezia-Ferrara.

Un centinaio di metri prima della Romea (che vediamo davanti come fila di camion che sfrecciano), svoltiamo a destra come da indicazioni della pista ciclabile Ravenna – Venezia, su strada sterrata, alla fine della quale naturalmente svolteremo a sinistra. Passiamo dunque sotto al ponte della Romea, giriamo a sinistra sempre sulla ciclabile (direzione S. Alberto) e con un sentiero all’altezza di una quercia e di un cartello con scritto Acquedotto, saliamo sul ponte (c’è la protezione del guardrail). Subito alla fine del ponte prendiamo un analogo sentiero a sinistra, scendiamo lungo le rive del Reno e poi svoltiamo a destra per l’Osteria Primaro. Da qui in avanti, benché ci siano le strade per evitare la Romea risulta impossibile non prenderla perché sono tutte zone private o militari. Abbiamo chiesto ad almeno 5 persone e tutte ci hanno detto che è impossibile passare in maniera alternativa. Dunque mettetevi l’anima in pace e fatevi questi 6 km di Via Romea, brutta e pericolosa…

Quando passerete il fiume Bellocchio e sarete entrati nella provincia di Ferrara potete, se trovate il cancello aperto, entrare a sinistra nella zona del Parco del Delta del Po e con una strada parallela saltare almeno 1,5 km di Romea (arrivare ai pali del telefono e svoltare a destra, dunque seguire la strada bianca) . Uscirete di nuovo su di essa a Via della Ussarola e la farete a sinistra per 500 metri, dunque a destra per Lido di Spina, che raggiungerete in 700 metri circa andando a sinistra.

Raggiungete così, tramite i caratteristici viali curvi del triste Lido di Spina, Lido degli Estensi e non mancate di farvi Via Carducci, la super kitsch Via Carducci, in modo da arrivare a prendere il traghetto (per info vedi foto).

Dopo essere passati con il traghetto dalla parte di Porto Garibaldi prendete la ciclabile a sinistra che, andando sempre dritti, vi porterà in 5 km circa, al centro di Comacchio (riuscite a trovare i graffiti del grande Blue lungo la via?).

Segagliate-Montemarzino

Un facile e piacevole anello tutto su asfalto con traffico inesistente. La prima parte in salita, dolce e tranquillamente fattibile, la seconda dopo Montemarzino, in discesa altrettanto dolce con strada che percorre un panoramico crinale.
Un tratto della salita attraversa un bosco, per il resto si cammina fra seminativi e frutteti, in particolare pescheti. Nelle giornate serene di vedono le Alpi e uno scenario incantevole di colline alcune con piccoli paesi arroccati sulla cima.

Si parcheggia in val Grue, circa 6,5 km prima di Garbagna venendo da Tortona, poco dopo la frazione Palazzo di Montegioco e Fabbrica.
Il parcheggio, poco dopo Palazzo e Fabbrica, al bivio con via Genova e cartello indicatore per Scrimignano e Montemarzino, approfittando di uno slargo della strada comunque della provinciale della val Grue.
Una volta parcheggiato si torna indietro per circa 300 mt fino ad imboccare sulla destra una strada “quasi” asfaltata e in salita. Davanti a noi si vede l’aguzzo campanile di Segagliate. In breve si tocca la strada asfaltata e si prende a destra in salita. Con un paio di tornanti si arriva a Segagliate e senza entrare in paese, si piega a destra in salita. A circa 1 km dal parcheggio si costeggia il piccolo cimitero (fontanella di fianco) e si continua in salita passando per il borghetto di Castellazzo. Una volta oltrepassato la strada (sempre asfaltata con traffico inesistente) passa attraverso un bosco, ancora in dolce salita.
A circa 3 km dal parcheggio la salita termina ad un incrocio: prendere a destra in direzione di Montemarzino distante circa 500 mt. Conviene salire al piazzale della chiesa utilizzando una scalinata che troviamo subito sulla sinistra, o con la strada poco più avanti.
Da qui il panorama spazia a 180° sulla pianura e le Alpi.
A fianco della chiesa c’è il municipio e il rinomato ristorante “da Giuseppe” locale tempio dei funghi e dei tartufi (0131878135 www.ristorantedagiuseppe.it). Abbiamo percorso circa 4 km dal parcheggio e siamo alla fine delle salite. Ora la strada continua, sempre asfaltata, in discesa fra frutteti e bosco accompagnati da panorami sulle colline  incantevoli percorrendo un tratto di crinale che consente la vista su due lati.
La discesa, sempre dolce, passa dalla frazione di Scrimignano (fontanella d’acqua) avendo  già percorso, senza accorgersene, 6,5 km dal parcheggio.
Appena passata Scrimignano vediamo davanti a noi la val Grue e il parcheggio della provinciale dove si è parcheggiata la macchina.
Una volta arrivati avremo percorso circa 8 piacevolissimi Km.

La val Grue è  insime alle più o meno parallele val Curone e valle Staffora, il paradiso delle passeggiate, dei panorami ma e nondimeno del gusto.
Gli agriturismi e B&B sono molto frequenti e per citare alcune specialità enogastronomiche, basti pensare al salame di Varzi, il Nobile del Giarolo, il singolare formaggio Montebòre, le ciliegie di Garbagna e di Bagnaria. Molte sono anche le fattorie che producono vini fra cui il Cortese, il pregiato Timorasso e la Bonarda spesso offerti anche sfusi.

Lido di Dante – Casal Borsetti

Quattro giorni che camminiamo in questi territori e mai un escursionista, solo ciclisti. E’ un mondo di strade lunghe, dritte, eterne, astratte come la geometria. Qui un ciclista andando piano fa 25 km in un’ora. Noi per farne altrettanti ce ne mettiamo almeno sei. Insomma la sfida è questa: andare a piedi laddove tutti vanno su due ruote. Non ci si può permettere sbagli, costano ore di fatica; non ci si può permettere di non riempire l’acqua alla fontanella, chissà tra quanto ricapiterà; non ci si può permettere di lasciarsi sfuggire una persona che s’incontra e farsi dire se quel ponte è ancora aperto o se c’è il traghetto in funzione, altrimenti si rischia di tornare indietro di 25 km.

Il percorso

Parallelo a Via Marabina, a Lido di Dante, c’è un sentiero, lato mare, che possiamo usare per raggiungere il ponte sui Fiumi Uniti. Subito dopo il ponte prendiamo la ciclabile a destra che ad un tratto curva e diventa lungomare, per poi, con alcuni stradini sabbiosi, farci entrare dentro il Lido di Adriano. Da qui prendiamo la pista ciclabile che costeggia il mare e percorriamo tutto l’abitato. Prendiamo una nuova pista ciclabile, la Adriabike, ovvero la Ravenna – Venezia. Percorrendola tutta usciamo su Via della Fontana e continuiamo sempre dritti, fino a passare accanto agli sbarramenti detti Denti di Drago, un sistema anticarro utilizzato nella seconda guerra mondiale.

Imbocchiamo così Via dell’Ancora che ci conduce alla pineta, facciamo qualche passo a destra e poi rientriamo nella pineta, sempre seguendo la Ravenna – Venezia. Molto caratteristica ad un tratto troviamo la Madonna del Silenzio, ovvero una specie di chiesa a cielo aperto, dove si svolge messa su pance arrangiate con i tronchi d’albero. Troviamo anche dei basamenti d’artiglieria della prima guerra mondiale (Comitato Ricerche Belliche 360 gradi).

Giunti a Marina di Ravenna potete prendere il traghetto che con un euro vi porta ogni 15 minuti a Porto Corsini (info qui: http://www.startromagna.it/servizi/traghetto/). Attraccati di là mantenete la stessa direzione di sempre e prendete la pineta, con il suo stradello centrale. In realtà dovrete fare una specie di C per sorpassare il Villaggio del Sole che vi sbarra la strada. Così avanti per alcuni chilometri fino a quando, dopo molte strade asfaltate incontrate perpendicolarmente, non andiamo a sbattere ad una casa nella pineta. Qui svoltiamo a sinistra e imboccando Viale Italia a destra oltrepassiamo il Fiume Lamone. Oltre di esso, sempre andando dritti, c’è una pista ciclabile asfaltata da usare tutta fino alla nuova pineta e al cartello per il Casello di Borsetti. Sempre avanti e arriviamo a Casal Borsetti, antica dogana.

Pitigliano – Manciano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, con vasti panorami sulla valle del fiume Fiora di cui in alcuni tratti lambisce le rive. Di recente, lungo parte del percorso indicato, è stata collocata della cartellonistica con la denominazione Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.).

Difficoltà: E. Tempo netto 6 ore. Dislivello 535 metri in salita; 425 metri in discesa

Attraversato interamente il centro storico di Pitigliano, 313 m, si imbocca Via di Porta di Sovana su splendida scalinata e si supera la porta sorretta ancora in parte da mura etrusche: al termine delle scale si piega a sinistra e subito dopo a destra in direzione della via cava di Poggio Cani. Sempre scendendo si va ora a destra immettendosi nella via cava, che risente di recenti interventi di consolidamento, arrivando in breve all’asfalto che si segue verso destra per circa 100 metri sino al bivio sulla sinistra, segnalato da un cartello esplicativo, per la via cava di Fratenuti (15 min.).

Si guada con facilità il fosso Meleta, affluente della Lente, che a sua volta confluisce nel fiume Fiora, e subito dopo si imbocca, in lieve salita tra alte pareti di tufo, la via cava di Fratenuti, tra le più spettacolari di tutta l’area. L’origine del nome sembra sia la presenza – nella parte alta della via – di un convento di clausura, e quindi di “frati muti”. Finita la via cava si prosegue su sterrato, con vista sulla valle del fiume Lente, protetti a tratti da una staccionata di legno, si lascia a destra un casolare, si traversa un fossetto con edicola votiva, si passa a fianco di un riparo sottoroccia raggiungendo così una strada asfaltata, 291 m (45 min.).

Si prosegue ora verso destra per lungo tratto su asfalto sino a raggiungere la località Meletello, al termine di una discesa su sterrato, ormai sulla piana del fiume Fiora (1 ora). Si prende quindi a sinistra, passando a fianco di un podere, 165 m; dopo 500 metri di lieve salita, con breve deviazione sulla destra si può raggiungere un gruppo di massi in cima a Poggio Rota, oggetto negli ultimi anni di particolare attenzione da parte di studiosi locali. In breve si raggiunge la SS74 Maremmana in località Pietramora, 247 m (45 min.).

Si prosegue dritto su asfalto attraversando la statale e si lascia a sinistra un podere traversando il fosso Roiana. Si piega ora nettamente a destra e, superato un podere (Casale Selva), ad un primo bivio a sinistra si prosegue dritti piegando subito dopo a destra per scendere nella valle del Fiora riprendendo la SS74 nei pressi della località Mirafiora, vicino ad un ristorante, 170 m (45 min.).

Si traversa su asfalto il ponte stradale sul fiume Fiora (a monte gli imponenti resti del vecchio ponte di origine romana, bombardato dagli Alleati nel 1944); subito dopo si imbocca lo sterrato che sale a sinistra ed al primo bivio si va ancora a sinistra. Qui si lascia il percorso denominato “Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.)” e si va nuovamente a sinistra su buon sterrato in lieve discesa fino ad un bivio a T dove si va ancora a sinistra. Si prosegue con saliscendi lungo la strada sterrata, con il fiume Fiora sulla sinistra, fino ad un bivio: si ignora la strada che sale a destra e si prosegue ancora una volta verso sinistra. In questa zona si trovano una tomba etrusca a dado e massi squadrati e lavorati di grandi dimensioni.

Si prosegue ancora in discesa fino ad arrivare in vista di una grande ansa del fiume Fiora: prima di scendere nei campi occorre imboccare (154 m) un sentiero sulla destra in lieve discesa che dopo aver attraversato boschi e campi ci porta in una grande radura con un ciliegio isolato sulla destra. Si esce dalla radura e si prosegue ora nuovamente su sterrata raggiungendo in breve un bivio, nei pressi della confluenza del fosso Bianco nella Fiora (132 m) (1 ora 10 min.).

Si sale verso destra su agevole carrareccia, si superano in località Lascone diversi casali e case isolate, si traversa la località Secchete (340 m) e si incrocia un’ampia sterrata, purtroppo abitualmente percorsa dalle autovetture (287 m) (1 ora e 20 min.).

Qui ritroviamo il Sentiero 002 della R.E.T..; si va a sinistra ed in breve si raggiunge una biforcazione (20 min.).

Proseguendo dritto si raggiungerebbe poco dopo la SP Farnese – Manciano; il percorso abbandona invece la sterrata e, girando a destra su sentiero in salita, arriva a Manciano, con un ultimo breve tratto su asfalto, (444 m) (30 min.).

Montegiove – Montegabbione

Partenza da Montegiove, con il Castello alle spalle, si prende a destra e si scende verso la strada provinciale che porta a Montegabbione. All’altezza del bivio per Greppolischieto, dietro una chiesina parte il sentiero sulla destra, segnalato con segnavia rossa e bianca M17. Il sentiero è in leggera salita.

Usciti dal bosco si intercetta una carrareccia che si prende nella sua diramazione principale a sinistra e si và sempre dritti sul sentiero segnalato da segnavia rossa e bianca. Giunti ad uno slargo dove c’è un palo della luce, si lascia il sentiero principale e, si svolta a sinistra. Il sentiero, anche qui, è segnalato da segnavia rossa e bianca e segnalazione per mountain bike per Monte Arale. Proseguendo, si arriva ad un bivio, si lascia sulla sinistra il sentiero più evidente e, si prosegue a destra, in salita. In ogni caso, le due piste confluiscono entrambe sulla stessa pista principale più avanti.

Si incrocia un viottolo e si prosegue sempre sulla destra. Si arriva ad un bivio e noi prendiamo a sinistra, al bivio successivo sempre manteniamo la sinistra e, da qui già si vede la cima di Monte Arale. Il sentiero è sempre segnalato da bandierina rossa e bianca e, arrivati al bivio, imbocchiamo il sentiero segnalato a sinistra, che si ricongiunge più avanti sulla pista principale. Dopo alcune brevi rampe in salita, si raggiunge la strada carrabile che sale da Montegabbione (che percorreremo a ritorno, in discesa) e si prende a destra e saliamo fino alla cima del Monte Arale, passando di fronte ai parcheggi per le auto della Baita di vetta, dove è possibile pranzare, dopo aver verificato i giorni e gli orari di apertura durante l’anno. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo sulla cima e possiamo ammirare un bellissimo panorama, sul lago Trasimeno e sui colli del perugino, fino a Monte Subasio e Assisi e, più oltre, l’Appennino.

Si torna indietro per la strada principale per Montegabbione lasciando a destra e sinistra varie diramazioni. In circa un’ora, dalla vetta, si arriva al cimitero di Montegabbione e proseguendo per qualche altro centinaio di metri, si raggiunge il centro abitato.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Cervia – Lido di Dante

Una strada dritta dentro ad una pineta, poi una svolta a perpendicolo ed una strada bianca a perdita d’occhio, sotto lo scoppio del sole. Si esce sulla spiaggia, si percorre la battigia bollente su granchi morti, il fiume sbarra definitivamente il passo. Indietro. Limite Militare Invalicabile. Svolta a gomito come solo Tron saprebbe fare: ancora una strada lunga e infinita, l’orizzonte tremola e si perde oltre la curvatura terrestre. Holly e Benji. 3 km di via erbosa, con il canale affianco, trabucchi a riposo e pescatori fantasma. Arriva Ben, lontano, da un viale stretto come un fuso, poi sparisce dove i pini giocano alle belle statuine, un-due-tre passi, un-due-tre stella con la fine della strada. Qui nel deserto della pianura geometrica non puoi scappare da te stesso. La tua infanzia, che credevi indietro, con tocco allucinato ti raggiunge.

Il percorso

Inizia la nostra mappatura, idealmente, dalla casa di vacanze di Grazia Deledda, sita in Via Mameli, a Cervia. Da qui prendiamo Via Colombo, poi Via Monreale e dunque a destra Via Volturno. Passiamo il ponte levatoio, andiamo a destra e prendiamo a sinistra Via Spallecci. Così entriamo dentro al Parco Spallecci, con la pista ciclabile e la pista da skate, dunque prendiamo una seconda pista ciclabile Michela Fanini, campionessa di ciclismo. Alla fine di questa breve pista svoltiamo a destra e con un ponte entriamo dentro Milano Marittima, tramite Via Milano, nella zona della movida notturna. Giunti a Piazza 1 Maggio andiamo avanti per Via Matteotti e giriamo al canale immissario delle saline, a sinistra. Al primo ponte andiamo a destra, oltrepassiamo la strada delle automobili ed entriamo nella bella pineta, da attraversare interamente grazie al Sentiero del Nespolo.

Usciamo dalla pineta e davanti a noi già Lido di Savio. Prendiamo Via Marina e la lasciamo al primo tornante, imboccando la ciclabile per Ravenna. Sempre dritti e arriviamo a costeggiare il fiume, poi con un ponte abbastanza stretto e pericoloso, lo attraversiamo, entrando in Lido di Classe. Alla fine del lido prendiamo Via Lombardi e poi a destra per Via Pergami verso il Centro Visite Cubo Magico Bevanella. Ma non arriviamo al centro, bensì giriamo a sinistra su sterrata. Dunque a sinistra verso i trabucchi e il ponte sul Bevano. Passiamo il fiume e andiamo a sinistra, dunque passiamo il secondo canale con un altro ponte e costeggiamo la Pineta di Classe. Qui usiamo il Percorso 3 della Pineta, verso l’idrovora. Seguite sempre il percorso numero 3 e superate il Fosso Ghiaia con un ponte e girate a destra verso la foce del Bevano. Quando usciamo da questo percorso andiamo ancora dritti costeggiando sempre il Ghiaia. Lo lasciamo solo alla palafitta per l’avvistamento degli uccelli, girando a sinistra verso il filari di pini ed il casale. Percorriamo tutto il viale e mantenendoci sulla destra alla fine arriviamo a prendere la sterrata che perpendicolarmente punta dritta verso Lido di Dante. Circa 2 km e siete arrivati.

Bellaria Igea Marina – Cervia

Dal punto di vista della mappatura questo territorio è totalmente diverso da tutti quelli affrontati finora. Qui non si cerca più di capire se una strada uscirà dalla valle o scollinerà, qui si cerca di capire qual è il modo per passare da un ponte all’altro, perché sono i fiumi e i canali le vere barriere naturali. In mezzo a vie squadrate e facili da seguire la vera sfida è usare solo zone verdi, passaggi pedonali, piste ciclabili e di inanellare in questa via posti storicamente importanti e belli da visitare.

Il percorso

Partenza dal porto di Bellaria Igea Marina, vicino alla Colonia, vestigia fascista, con il palazzo a forma di M. Andiamo verso l’Uso, lo risaliamo per qualche centinaio di metri e passiamo dall’altra parte con il ponte, dunque svoltiamo a destra e torniamo ad imboccare il lungomare a sinistra. Dopo aver percorso un buon tratto del lungomare svoltiamo a sinistra per Via Pascoli e prendiamo a destra lungo la ferrovia (ad un unico binario, davvero eccezionale), una via parallela che ci porterà a passare accanto alla Casa Rossa dello scrittore Alfredo Panzini. Dopodiché si girerà a destra per Via Levante e si tornerà al mare, dentro San Mauro a Mare.

Dopo il Parco Benelli sbattiamo addosso al Rubicone, da passare a sinistra tramite ponte lamellare in legno (col busto di Cesare). Poi ci si mantiene sulla destra e quando si è di nuovo al mare si svolta a sinistra per Via Gramsci (passaggio pedonale azzurro). Alla fine di Via Gramsci prendiamo Via Euclide, un viale alberato. Entriamo dentro Valverde e la strada diventa Via Bernini.

Entriamo così dentro il Parco di Levante e usando i sentieri ne usciamo dall’altra parte. Usando i viali di Cesenatico arriviamo nella bella Piazza Pisacane dopodiché oltrepassiamo il fiume con il ponte e andiamo avanti con Viale Mazzini. Prendiamo Via Cremona e arrivati in fondo giriamo a sinistra per Via Amerigo Vespucci. Giunti al canale andiamo verso il mare e oltrepassiamo il canale all’altezza del Bagno 94 Camping Cesenatico. Prendiamo dunque la Pineta Pinarella – Tagliata e ne imbocchiamo lo stradello centrale, che costeggia meravigliosamente il mare a debita distanza, in posizione ombreggiata. Percorriamo questo miracolo della testardaggine delle amministrazioni di Cervia per ben 3,5 km, dunque usciremo sul lungomare Grazia Deledda. La nostra mappatura finisce idealmente davanti alla casa di villeggiatura della scrittrice, sita in Via Goffredo Mameli.

Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Piandimeleto – Monte Cerignone

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Lucca – Pisa

Il sentiero degli acquedotti

L’itinerario parte dalla cattedrale di San Martino a Lucca. Precisamente, è scelta come punto di partenza la fontana in piazza Antelminelli, alimentata in origine dall’acquedotto Nottolini. Attraverso via del Duomo, si arriva alla piazzetta della posta: qui svoltiamo a sinistra, in via dell’arcivescovato. La prima traversa a destra ci conduce in via della Rosa, che prendiamo a destra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria della Rosa. Questa ospita al suo interno un breve tratto della cinta muraria romana della città. Si esce dalle mura attraverso il baluardo di san Colombiano; si prende quindi il sentiero che costeggia le mura sulla destra, fino a trovarci in corrispondenza della stazione ferroviaria. Vi dobbiamo entrare, e oltrepassarla attraverso un sottopassaggio: sull’altro lato della strada, svoltiamo a sinistra, e dopo un breve tratto ci troviamo, sulla destra, il tempietto – cisterna di San Concordio, il primo elemento architettonico appartenente all’acquedotto Nottolini. Lo si aggira sul lato destro, e si inizia a costeggiare l’acquedotto composto da una serie di arcate in mattoni e pietra, lungo la via del tempietto, un percorso sterrato. Si arriva, procedendo sempre dritti, all’autostrada, che è traversabile tramite passaggio sopraelevato: si può così riprendere la strada dell’acquedotto. Questa permette di attraversare due canali e altrettante strade asfaltate, fino ad arrivare nel borgo di San Quirico, in corrispondenza del quale l’acquedotto ad arcate termina in una seconda cisterna. Qui il percorso, fino ad ora pianeggiante, inizia a salire: si tratta di un sentiero contrassegnato come variante della via Francigena. L’acquedotto diviene interrato, ma è comunque evidente il suo tracciato, essendo intervallato da tombini di ispezione. Si deve tenere come riferimento: ci condurrà in corrispondenza delle Parole d’Oro, vale a dire una distesa, con diverse costruzioni, fra le quali spicca un ponte con incise delle parole dorate (da cui il luogo trae il nome). Le costruzioni appartengono al sistema dell’acquedotto, ormai in disuso: fanno da cornice ad un canale artificiale, la Serra Vespaiata, progettata dall’architetto Nottolini per convogliare le acque. Si segue il percorso della Serra Vespaiata a sinistra, anche quando questa perde il suo carattere artificiale. Il sentiero, identificato da segnaletica, continua a salire. Si giunge così ad una strada più grande, che si percorre per pochi metri, prima di svoltare a destra in corrispondenza di un casale. Arrivati in un punto in cui si incrociano quattro sentieri, si sceglie quello a sinistra. Alla nostra destra, una grande antenna, ai cui piedi un punto panoramico ci permette di godere della vallata di Lucca. Subito sotto, un piccolo osservatorio astronomico: l’osservatorio di Cappanori. Da questo punto in poi si inizia a scendere: si arriva ad una strada asfaltata, e subito si imbocca il sentierino che scende sulla sinistra. Alla nostra sinistra, un uliveto, mentre il sentiero è costeggiato da un muro a secco sulla destra. Dopo un breve tratto, in corrispondenza di una abitazione si imbocca la strada asfaltata, scendendo verso sinistra; quindi, confluendo su una strada asfaltata più grande, la si prende verso sinistra, continuando a scendere, e in breve si entra nel paese di Vorno.

Una delle strutture presso cui è possibile alloggiare è il “Rio di Vorno”, ostello e albergo che offre anche ristorazione.

Da Vorno, si riparte, in direzione Asciano / Pisa, seguendo sempre la strada asfalta, fino a quando non si deve lasciare quest’ultima, per imboccare il sentiero CAI 124 alla nostra sinistra, salendo su una rampa di cemento che conduce ad un cancello: lo si aggira sulla sinistra. Ora il sentiero si stringe e sale: prendiamo come riferimento il fosso, che deve rimanere alla nostra destra. Si sale, fino a quando non ci si ritrova su una piana disboscata: il sentiero si fa più largo, pianeggiante e regolare. Lo si prende verso destra, e in breve diventa sassoso. SI arriva al Campo di Croce, che rappresenta il punto più alto del percorso. Si scende ora mediante la strada sterrata principale, fino a quando non si deve prendere il sentiero 117 sulla destra, in direzione Mirteto. Mantenendo sempre la destra in salita, si arriva al rudere della Casa della Guardia: è in questo punto che prendiamo il sentierino che scende a sinistra. Arriviamo alla Scarpa di Orlando, dove si trova la sorgente più alta che alimenta l’acquedotto mediceo: qui ci si può rifornire di acqua. L’itinerario ufficiale prevede di scendere a sinistra, subito prima del muretto, percorrendo le condutture dell’acquedotto, ma si può proseguire il sentiero verso Mirteto, nel caso in cui la prima alternativa non risulti percorribile.

Si arriva al paese fantasma di Mirteto, convento medievale fortificato, di cui rimangono ruderi di abitazioni e le mura esterne della chiesa. Dopo aver visitato il paese, che offre anche una fontana funzionante, scendiamo lungo la vecchia strada lastricata. A breve, si trova un ponte, che si attraversa, di fronte al quale c’è una fontana all’interno di una casupola: si continua la strada lastricata verso destra, scendendo. In sequenza, ci troviamo una grande struttura, nota come “il Purgatorio”, in quanto si tratta di una vasca di depurazione delle acque, e poi “il Cisternone”, che aveva la funzione di raccogliere l’acqua per conservarla. Dove la strada lastricata lascia il posto a quella asfaltata, ci troviamo la casa del “Fontaniere” alla nostra destra. Siamo entrati nell’abitato di Asciano: si svolta a sinistra, per via Garibaldi, scendendo. All’incrocio, si attraversa e si prosegue dritti, per via dei Possenti. Dopo poco si iniziano a intravedere sulla sinistra le arcate dell’acquedotto mediceo. Si traversa via delle Sorgenti, e si prosegue dritti, per via dei Condotti.

Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata, per imboccare la strada sterrata che costeggia le arcate sulla sinistra. Da adesso in poi, seguiremo sempre le arcate dell’acquedotto, anche quando si dovrà attraversare una strada asfaltata. Dopo circa 6 km, arriviamo alla città di Pisa, dove le arcate si interrompono brevemente: dobbiamo attraversare la strada, e troviamo il proseguimento dell’acquedotto, nell’ambito di un parchetto alberato. Una pista ciclo-pedonale ci conduce fino ad un semaforo: qui attraversiamo, e continuiamo a seguire le arcate tramite un sentiero in un parco. Lasciamo momentaneamente il tracciato dell’acquedotto, in corrispondenza di una rotatoria, attraversando un fossato e ritrovandoci in un piccolo parcheggio: a sinistra, ritroviamo le arcate, che seguiamo, fino a Scarpamondo. Traversando la strada e aggirando Scarpamondo sulla destra, ritroviamo le arcate dell’acquedotto. Entriamo in città per la porta che si apre nelle mura; poi, andiamo verso destra, in via Giardino, e proseguendo nella stessa direzione incontriamo la chiesa di Sant’Andrea Forisportam. Svoltiamo a destra, per via Sant’Andrea, fino ad arrivare alla piazza Alessandro d’Ancona, dove si può ammirare una fontana secentesca. Si prende il vicolo dei Ruschi, sulla sinistra. Per via san Lorenzo, arriviamo in piazza dei Cavalieri. Passando sotto l’arco, percorriamo via Dalmazia e prendiamo, verso destra, via della Faggiola, fino ad incrociare via Capponi. Percorsa via Capponi verso sinistra, arriviamo a piazza Arcivescovado, e quindi al punto finale del percorso, vale a dire la Fontana dei Putti, che è alimentata dalle acque provenienti dal monte Pisano.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Casasco – Magrassi

Un bell’anello, tranquillo, tutto asfalto con traffico quasi nullo nella prima parte e inesistente nella seconda.
Se nei giorni precedenti ha piovuto questo è uno dei percorsi ideali: senza terreno bagnato, ma senza rinunciare al bellissimo paesaggio collinare con, se sereno, la vista delle Alpi e un Monviso che fa bella mostra di sé; la prima parte fra campi coltivati e vigneti, la seconda in rado bosco, poi un percorso di crinale con bei panorami.
Durante l’itinerario non si trovano locali di ristoro, neppure in Casasco: solo una fontanella di acqua potabile a metà percorso.

E’ comunque facile, tornando in val Curone o proseguendo in val Grue, trovare numerose trattorie con cucina locale.
A 8 km da Casasco, in val Grue, la bella cittadina di Garbagna (famosa, in stagione, per le ciliegie con relativa sagra) con vari negozi di antiquariato ed un centro storico antico (era una stazione di posta fra Genova e Milano). Ad una distanza quasi analoga, ma in val Curone, la altrettanto bella cittadina di San Sebastiano Curone con varie manifestazioni artistiche fra cui Artinborgo (http://www.artinborgo.it/ ) e, per i più prosaici, la fiera del tartufo e la produzione del Salame Nobile del Giarone.

Si parte da Casasco dove si arriva percorrendo la provinciale della val Curone e girando poi sulla destra (chiare indicazioni) in salita. Poco dopo si arriva a Casasco, già assaporando con gli occhi i bei paesaggi collinari, selvaggi e boscosi. Si deve attraversare il paese (questione di 100 o 200 metri) per parcheggiare alla pesa (forse ex) pubblica (44.82638 – 9.00522).
Ci si troverà  ad un incrocio: una strada l’abbiamo appena percorsa per arrivare, una volge in discesa verso il panorama, l’altra è quella che faremo al ritorno.
Prendiamo per la discesa ammirando il panorama e i piccoli paesi che si annidano sui fianchi della collina di fronte fra i quali Montemarzino e Segagliate.
Dopo 2 km di discesa si prende una deviazione a sinistra (andando diritto si sbucherebbe sulla provinciale della val Grue) trovandosi a Cascina Romulin. Finita la discesa  inizia, dopo un breve tratto piano, una salita che a dolci tornanti, ci riporterà alla quota iniziale. La strada che andiamo percorrendo è sempre ben asfaltata, ma priva di traffico (ancor meno della precedente!) e consente quindi di respirare a pieni polmoni.
Si sale senza possibilità di errore fino ad arrivare ad un bivio: siamo a 4,25 km dal parcheggio. Suggerisco di prendere a sinistra per entrare nella frazione di Magrassi, piccolo centro abitato, forse anticamente un castello, con poche case di “domenicali” gustosamente ristrutturate. Dalla cima del paese il panorama è particolarmente aperto verso le colline circostanti, le Alpi e la pianura.
Si attraversa il paese e in breve si arriva alla parrocchiale, aperto solo la domenica. A fianco una simpatica area arredata con tavoli, panche, acqua potabile e quadro descrittivo dei sentieri e della fauna del territorio (km 4,7). Più che valido per una merenda e/o un picnic. Si continua ancora un poco per la strada che passa per il crinale: sulla nostra sinistra il paese di Casasco, punto di partenza e arrivo della nostra passeggiata. Circa 300 mt dopo l’area di sosta si prende un bivio sulla sinistra che in falsopiano torna al parcheggio: in totale, meno di 7 km.
Volendo fare pochissima strada in più, all’ultimo bivio, invece di voltare a sinistra, si può andare a diritto per arrivare in circa 300 mt all’Osservatorio di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ).Da lì il panorama è ancora diverso, oltre a poter partecipare, se aperto, a qualche attività divulgativa.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

San Martino al Cimino – Viterbo

Questo percorso è stato realizzato dai ragazzi MSNA per il progetto “Il mio itinerario di viaggio” ed è il secondo di tre. Ricalca per una buona parte la Via Francigena, ma in direzione contraria al suo naturale svolgimento. Attraversa campagne ed incontra molti luoghi panoramici.

Il percorso

Si parte da Piazza Buratti di San Martino al Cimino, verso la cattedrale. Arrivati alla cattedrale si va a sinistra verso l’arco e vi si esce. Usciti anche dal secondo arco si gira a sinistra per Via dei Colli. Giunti al primo bivio si gira a sinistra per l’ospedale Bel Colle. Al bivio successivo andiamo a destra, quindi arriviamo ad un incrocio con un cancello, che va scavalcato. Oltre di esso il nostro sentiero.

Si arriva così ad un grande incrocio con un albero al centro. Noi andremo alla prima a destra, rispetto alla direzione da cui proveniamo. Al bivio successivo giriamo a sinistra in discesa. Dopodiché c’è un cancello, ma poco prima un passaggio sulla destra e imboccare subito a sinistra, quasi nella stessa direzione da cui proveniamo.

Si arriva ad una casa con cancello azzurro e si prende la strada asfaltata, in discesa. La si percorre tutta per qualche chilometro fino ad entrare dentro a Viterbo. Quando ci troviamo Via Monteverdi a destra attraversiamo a sinistra e andiamo verso la Torre San Biele. Arriviamo al Ponte della ferrovia, entriamo dentro Porta Romana e facciamo tutta la via a scendere fino a Piazza del Comune.

Cattedrale San Lorenzo (Viterbo) – Porta Romana (Viterbo)

Giro delle mura di Viterbo

Questo percorso è stato svolto dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Essendo il primo di tre escursioni è stato il più breve e semplice. Interamente nell’area urbana di Viterbo, ne costeggia le mura.

Il percorso

Partenza da Piazza del Duomo di Viterbo, scendiamo a Via San Clemente e giriamo a sinistra. Alla fine di Via San Clemente svoltiamo a destra e poi dopo pochi metri a sinistra per entrare dentro Porta Faul. Seguiamo il marciapiedi. Siamo dentro un giardino e costeggiamo le mura della città. Arrivati ai palazzi marroni continuiamo su marciapiede, dopodiché svoltiamo a sinistra a Via del Carmine per il quartiere di Pianoscarano, sotto la porta. Subito giriamo a destra per Via della Polveriera. Arrivati all’incrocio giriamo a destra e Via dei Giardini. Arriviamo così vicino ad un lavatoio dove in passato le donne venivano a lavare i panni. Si esce da Porta San Pietro e si gira subito a sinistra, Via delle Fortezze.

Sorpassiamo Porta Romana e costeggiamo le mura, tenendoci fuori dall’antico abitato. Passiamo porta della Verità e l’Ospedale, siamo dunque a Porta Sant’Andrea e continuiamo lungo le mura. Entriamo dentro al Parco Melvin Johns, sempre costeggiando le mura. Dopodiché incontriamo Porta Murata e andando sempre avanti arriviamo fino a Porta Fiorentina, dove gireremo a sinistra, per Piazza della Rocca. Dopodiché prendiamo Via Matteotti a scendere (si passa così vicino a Via San Francesco 3, dove è situata la casa famiglia).

Giriamo a destra per Via di San Luca e siamo arrivati a Piazza dei Caduti. Andiamo verso Piazza delle Erbe. Qui andiamo a destra e arriviamo alla Piazza del Comune, dove prenderemo Via San Lorenzo. A Piazza della Morte proseguiamo per Piazza San Lorenzo, nostro punto di partenza e di arrivo.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Merano – Lana di Sotto

Per iniziare il percorso suburbano, prendere a riferimento il centralissimo Ponte di Via Piave che attraversa il Rio Passiria. Questa scelta è dettata dalla praticità del luogo, molto noto ai meranesi e facilmente rintracciabile nei pressi del quale, durante le festività natalizie, ha luogo il noto mercatino della città sul lungo fiume. Il ponte, risulta inoltre equidistante sia dal cuore del centro storico, dal quale poter muovere i primi passi dopo una visita al bel DUOMO DI SAN NICOLO’ e la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, sia dalla stazione ferroviaria ad est, ben servita da mezzi pubblici e attrezzata per l’affitto di biciclette nel caso in cui si voglia spendere mezza giornata pedalando.

Attraversare il ponte, sotto il quale gli abitanti nei mesi più caldi sono soliti sostare per immergersi nelle acque del rio, per poi continuare dritto, superando la grande stazione termale cittadina alla propria sinistra.

Continuare quindi dritto sul marciapiede di Via Piave superando la prima ampia rotonda, per raggiungere, in meno di 1 km, Piazza del Ricovero dalla quale imboccare, girando a destra, Via delle Palade, che costeggia nella sua interezza, sul lato destro, il famoso Ippodromo di Maia sempre molto affollato e vivace.

Giunti alla fine del rettilineo di Via delle Palade, in coincidenza delle stalle dell’ippodromo visibili oltre il muretto di recinzione, raggiungere la piccola fermata ferroviaria di Maia Bassa che sbarra la strada obbligando a girare a destra alla piccola rotonda di fronte. Continuare quindi sulla piccola rampa in salita, ancora su Via delle Palade, per affrontare una curva a gomito a sinistra che attraversa lo svincolo che porta al di là del Fiume Adige, della ferrovia e della rumorosa SS38/Mebo.

Ridiscendere lo svincolo, avendo cura di girare immediatamente sulla piccola Via della Chiesa che s’immette da destra, stradina asfaltata che in pochi passi, inizierà una forte salita su alcune curve fra le prime costruzioni della località d Marlengo. In circa 10 minuti, si guadagnerà così la sommità della collinetta a 350 mt di altitudine, proprio ai piedi del Monte S. Vigilio, nel centro del dell’ampia piazza centrale all’ombra dello svettante edificio sacro che domina la valle dall’alto, sulla citadina di Merano.

Si tratta della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, edificio smaccatamente neogotico del XIX sec. ma dalla torre e con la cappelletta laterale del cimitero risalenti al XIII sec.

Dopo la visita e una pausa sulle numerose panchine della piazza, nei pressi di un fontanile ricco d’acqua fresca, ridiscendere la collina seguendo la via principale SP5/Via Cantina tenendo vigneti e meleti in alternanza alla propria destra in direzione di Cermes e Lana.

Al bivio tenere la destra ricongiungendosi con la SS38/Via Palade e giungere Cermes con altri 2,5 km passeggiando sul comodo marciapiede sempre fra i campi agricoli. Poco dopo l’ingresso in paese, in concomitanza di un bar sulla destra, attraversare la via principale per ridiscendere verso sinistra puntando il campanile della piccola Chiesa di San Sebastiano e percorrendo il Vicolo Seidl, poi Via San Nicolò, per un brevissimo tratto. Seguendo la strada, arrivare ai piedi della chiesetta, appoggiata nell’ombra di un giardinetto dalla folta vegetazione, 30 mt più in alto a destra.

Dallo stesso punto, per proseguire, ridiscendere invece a sinistra su Via Tojen, comoda strada di servizio fra i campi, che in altri 2 km porterà ad attraversare prima Via Max Valier, e subito appresso il letto dell’Adige che ridiscende dalla val Venosta dopo aver attraversato Merano posta alle proprie spalle.

Risalire il corso del fiume per circa 1,5 km percorrendo la ciclopedonale di Via delle Quercie (poi via J.Kravogl dopo l’incrocio con Via Giardini) per entrare nell’abitato di Lana dal settore nord del paese, e con un altro chilometro totale, raggiungere la centrale Via Gries, dopo aver attraversato l’incrocio con Via Madonna del Suffragio. Via Gries, con alcune perpendicolari, costituisce un’area pedonale ricca di attività commerciali, bar e ristoranti, posti sotto dei portichetti di edifici moderni. Percorrerne un breve tratto verso sinistra seguendo la leggera discesa, per giungere alla fine dell’area pedonale proprio di fronte ad un piccolo slargo con fontana, sul lato della bassa e tozza Chiesetta dei Cappuccini.

Imboccare quindi Via dei Cappuccini passando di fronte l’ingresso della chiesa girando a destra e non abbandonarla più, camminando in piano fra piccole abitazioni, e più avanti campi coltivati, per almeno 4 km, tenendo presente che a metà percorso cambierà nome in Via della Chiesa.

Trattandosi di una piccola strada di paese, che non offre grandi mutamenti di paesaggio o punti di riferimento facilmente riconoscibili, avere cura di svoltare a destra in salita sulla piccola Via di Santa Margherita quasi confondibile con l’ingresso di un gruppetto di case private poste ai piedi del pendio. Superarle, e in altri 250 mt, lungo un paio di rampe abbastanza ripide, giungere al piccolo spiazzo di fronte alla defilata CHIESA DI SANTA MARGHERITA piccolo edificio religioso molto antico, noto per l’incredibile ciclo di affreschi che custodisce al suo interno.

Per raggiungere la meta finale, ridiscendere quindi sui propri passi per andare a incorciare nuovamente la via principale sottostante e girare verso destra. A meno di mezzo chilometro, visibile a tratti lungo il percorso, l’alto campanile della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, luogo di culto famoso e importante per la storia della zona e per la rilevanza architettonica ed artistica al quale si accederà, superato un cancelletto, proprio al di sotto della base della torre affrescata, sul lato dell’abside dell’imponente edificio.

Tutto intorno, un vasto e ordinato cimitero, nel quale passeggiare nel silenzio più assoluto.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

Vipiteno – Colle Isarco

Partendo dalla nota torre civica detta “delle dodici” al centro di Vipiteno, iniziare il percorso camminando lungo l’area pedonale nel mezzo della cittadina seguendo via Città nuova in leggera salita, in direzione dell’impianto della funivia di Monte Cavallo e raggiungerla dopo aver superato un grande parcheggi per gli autobus turistici adiacente al campo avventure Skytrek.

Proprio di fronte all’ampio piazzale dell’impianto porsi l’ingresso alle spalle per attraversare la SS12/Via Brennero per poi superare anche il letto del fiume Isarco grazie ad una passerella stradale in legno che conduce fra le quattro abitazioni della località Maibad/Bagni di Maggio.

Tenere quindi la sinistra per passare di fronte alla facciata dell’unico alberghetto in legno e percorsa tutta la lunghezza dell’edificio, continuare sull’altro lato, svoltando di 90° a destra per dirigersi verso il retro di esso.

Parte da questo punto il sentiero n.3°A che, salendo un piccolo pezzo di prato conduce in pochi passi ad un vecchio buio tunnel pedonale al di sotto dei binari della ferrovia finito il quale, il percorso comincerà la costante e leggera salita sui primi pendii ai piedi del complesso montuoso ad est sotto Cima Saun (2.085 mt) e Cima Novale (2.490 mt), inoltrandosi nel bosco e allontanandosi sempre più dalle rotaie, ora in basso a sinistra.

Dopo meno di mezz’ora di cammino, sbucare sul lato basso di un pascolo per costeggiarlo fino al fondo, dove poi svoltare a destra e salire di circa 20 mt per andare ad incrociare la carrareccia sterrata che gli corre sul lato alto.

Seguire quindi la palinatura del sentiero n.21 verso sinistra inoltrandosi nuovamente in un bel bosco di abeti e seguendo per Obberied e Colle Isarco. Dopo circa 600-700 mt abbandonare la carrareccia per seguire le indicazioni della variante sentiero n.21B che scende alla propria sinistra nella pineta che si fa sempre più fitta e ombrosa. Dopo circa 20 minuti di tranquillo cammino senza particolari dislivelli, si raggiungerà nuovamente il cielo aperto nel mezzo di ampi pascoli nei pressi di un piccolo maso. Seguendo a sinistra del maso si scenderebbe alla località Novale di Sotto e verso il fiume Isarco. Preferibile invece, proseguire dritto sull’asfaltata continuando proprio nel mezzo di due curati e ampi pascoli assolati raggiungendo così, in meno di mezz’ora, la località Novale di Sopra e tenendosi, ancora per un po’, lontani dal traffico e dal rumore di fondovalle.

Raggiungere il centro del piccolo borgo dopo aver affrontato due curve a gomito, a sinistra e destra in discesa e, all’incrocio fra le case nei pressi di una piccola croce votiva in legno, girare a destra puntando la bella stalla qualche metro più avanti.

Passarle al di sotto lungo la strada e dopo nemmeno 50 mt svoltare in salita a destra seguendo nuovamente la palinatura del sentiero n.21 e passando proprio al di sotto del ballatoio di una bella casetta alpina.

Salire così sull’asfalto per ancora un centinaio di metri fino a superare l’imponente facciata di un maso storico dall’ampia stalla ristrutturata di recente.

Con altri 400 mt di cammino, scollinato un piccolo promontorio, raggiungere i resti della fortificazione di Castel Strada a 1.146 mt di altezza, che si vede svettare già da lontananza in mezzo al fitto di alcuni alberi. Superata la torre, alle spalle delle rovine, un piccolo e quieto laghetto ai margini dei pascoli, regala una suggestiva vista tipicamente alpina anche se rovinata in parte da alcuni tralicci dell’alta tensione in primo piano.

Raggiungere la fine del prato, sempre sull’asfalto per altri 150 mt, per poi abbandonarlo in coincidenza di un tornante verso destra, dove riparte la traccia in ghiaia del sentiero n.21 appena superata una sbarra in metallo verde che blocca il passaggio alle auto.

Raggiungere quindi, al di fuori della pineta, un lungo tratto di sentiero rettilineo appoggiato alla montagna e leggermente esposto sulla valle con alla propria sinistra, più in alto, il gigantesco viadotto e i piloni in cemento armato dell’autostrada A22 che taglia la valletta in direzione del Brennero.

Terminare il rettilineo per rientrare nel verde del bosco e affrontare l’ultima curva a sinistra appena superato il naturale avvallamento con cascatella di un torrente di montagna.

Ritrovato l’asfalto e iniziare la discesa finale verso l’abitato di Colle Isarco che si comincia a intravedere al di là della vegetazione e dei piloni dell’autostrada.

Puntarli lasciandosi sulla destra un’isolata costruzione alpina dalla particolare guglia appuntita per passare, dopo meno di 5 minuti di cammino, proprio al di sotto della carreggiata dell’autostrada, 35 mt sopra la propria testa.

Seguire poi l’asfalto e, con due rapidi tornanti sinistra-destra, proseguire dritto per raggiungere le prime case del paese, non più lontano di 500 mt, andando in discesa in mezzo ai prati.

Si passerà prima su viale Piazza poi via Posta Vecchia, per andare ad incrociare perpendicolarmente la SS12/Via Roma, alternativa all’autostrada del Brennero e che attraversa i centri abitati della valle. Girare a sinistra e camminare per pochi passi per raggiungere lo slargo alla propria destra, dominato dall’alto dalla CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  edificio barocco dalle forme semplici ma slanciato e longilineo anche grazie alle sue pregievoli vetrate. Il campanile, invece, dalla cupola a cipolla, è precedente, in stile gotico, sopravvissuto agli ammodernamenti e ricostruzioni posteriori dell’edificio sacro.

Salire la bella scala in pietra grigia per raggiungere il lato dell’edificio circondato dal piccolo cimitero cittadino.

Canale Monterano – Manziana

LA VIA DEL CINEMA 

CANALE MONTERANO-QUADRONI-BOSCO MACCHIA GRANDE-MANZIANA

INTRODUZIONE 

La via del cinema segue idealmente  il lungo rapporto intercorso tra l’arte cinematografica e i paesi della nostra zona. Canale Monterano, Manziana, Oriolo, Bracciano; tutte le cittadine protagoniste di questa e delle nostre precedenti mappature hanno ospitato set cinematografici. Grandi registi come: Leone, Monicelli, Corbucci, Bolognini, Alessandrini, hanno usato e apprezzato le nostre scenografie naturali. Tanti i titoli: Pinocchio, Il Marchese del Grillo, La signora delle camelie , Waterloo, Brancaleone alle crociate, Altrimenti ci arrabbiamo, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Ben Hur, Il vangelo secondo Matteo, Il tormento e l’estasi, Django e infiniti  altri.

Il percorso  parte da Canale Monterano, attraversa il versante sud di Monte Sassano (Monte Calvario)  per poi  scendere  al borgo di Quadroni  e dopo un lungo  giro  nel bosco di Macchia Grande,  raggiungere Manziana. I due paesi non distano molto tra loro, circa 3km per via direttissima, ma il seducente tema di questa mappatura ci permette di allungare il tragitto per un totale di 13km circa.  Cammin facendo  assaporiamo paesaggi usati come location di film, serie tv, pubblicità. Una natura ricca, dove emergono  tracce archeologiche di una storia antica, ma  anche i resti di vestigia archeologiche industriali- legate a un recente passato – che, in contrasto con il naturale paesaggio circostante, hanno il sapore di una installazione di arte contemporanea. 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il gelo di questa giornata ci fa trovare la fontana di Piazza del Campo a Canale – da dove partiamo per il nostro percorso-  fiabescamente adornata di stalattiti di ghiaccio. La fontana ottagonale originariamente era posta  sulla piazza di fronte la chiesa di S. Bonanventura  a Monterano dove ora la sostituisce una copia. Oggi non temiamo il freddo e partiamo per il nostro itinerario lasciandoci il comune alla nostra sinistra e prendendo Via Filippo Turati di fronte a noi. La cortissima via si percorre in fretta e giriamo a sinistra, su Via dei Monti. La strada è  in salita, non molto lontano vediamo un crocifisso all’altezza del quale teniamo la destra prendendo Via Cesare Battisti. Sempre in salita costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Come spiegato in una precedente mappatura (vedi mappatura Canale-Oriolo), i castelletti qui a Canale sono dei piccoli insediamenti di case nati per ospitare i coloni. Se si entra nell’aia di questo si può vedere il monumento ai caduti nel tragico bombardamento del 44. Andiamo avanti ancora un poco  fino ad arrivare a Piazza della Riccia. Lasciamo la semplice piazzetta continuando dritti per Via del Fico. La strada di fatto attraversa il versante sud di Monte Sassano, è asfaltata ma non molto trafficata ed è piacevolmente  panoramica. Di fronte a noi vediamo in lontananza il lago di Bracciano e dietro le cime innevate dei monti. Passiamo a fianco ad un piccolo lavatoio e qui, ci racconta un componente del nostro gruppo, veniva da ragazzo per approvvigionarsi d’acqua con un asinello. Un immagine evocativa di altri tempi anche se in realtà non sono passati molti anni. Facciamo pochi passi quando sulla sinistra notiamo due alti pilastri di confine-in muratura di pietra -che delimitano il territorio di Canale da quello di Manziana. Ora scendiamo un poco e ci troviamo  su un tratto  pianeggiante della strada dove  ci sono un gruppo di nuove villette aggrappate sulle pendici del monte. Qui ci fermiamo ad ammirare il bel  panorama che si apre sulla nostra destra Lontano vediamo il mare, coperto solo un po’  dai Monti Ceriti, riconosciamo il borgo del Sasso e l’inconfondibile sagoma di Monte santo e della rocca. Peccato che oggi sia tutto virato al grigio, anche il mare. Infatti qualche fiocco di neve inizia a volteggiare timidamente in aria, ma non interrompe il nostro cammino, anzi ci spinge a andare  avanti. Sotto di noi si distendono  ormai le case dei dintorni di  Manziana e arriviamo passo dopo passo alle prime case del   borgo di Quadroni, una frazione di Manziana costruita coi resti del antico borgo fortificato di Santa Pupa,che nel corso dei secoli fu abbandonato.

I CAPANNARI

Terra Etrusca e poi Romana, a fine medioevo in questa zona di boschi erano rimasti pochi abitanti e alcune capanne di boscaioli. Il ripopolamento avvenne intorno alla seconda metà  del’500, per volontà dei proprietari del tempo, l’Ordine del Arcispedale di Santo Spirito. Ai “capannari” se  ne aggiunsero altri provenienti da Marche ,Umbria, Toscana. Così nacquero i nuovi insediamenti :Manziana,Quadroni. E storia similare è quella di Canale , Oriolo, Montevirginio, paesi nati per ospitare coloni umbro -tosco- marchigiani. 

Ora siamo su Via Viterbo e all’altezza di una fontana addossata su un muro giriamo a destra, rasentiamo un lavatoio e andiamo dritti fino ad arrivare  a Piazza Valentini, la piccola piazzetta del borgo  dove si affaccia la chiesa di S. Maria del Carmine. Lasciamo la chiesa sulla nostra sinistra e giriamo a destra su Via Quadroni con  alcuni negozi. La strada si insinua tra le case  e scende  fino ad arrivare ad uno stop, di fatto usciamo dal borgo.

Attraversiamo Via Canale-la strada che porta a Canale e poi a Tolfa – e continuiamo dritti su Via Poggio della Torre. Andiamo avanti su questa  tranquilla strada fiancheggiando prati e case sempre più rade. Il toponimo di questa via deriva dall’antico villaggio che sorgeva in questa zona, il castrum Poggio della torre,che divenuto  possedimento dei prefetti di Vico-XI sec. prese il nome  di “Sancta Pupae”. Proseguendo, la strada scende e vira a destra. Ormai siamo al limitar del bosco, in fondo vediamo un casale  e sulla nostra destra costeggiamo una rupe dove si aprono una serie di ipogei il più grande dei quali-l’ipogeo di S.Pupa- è protetto da una staccionata in legno .

S.PUPA

La lunga grotta artificiale, leggermente  in salita, è Inizialmente  molto vasta  e  il soffitto scavato nella roccia, è volta bottato. Prende  luce dal cosiddetto”occhialone”, un pozzo aperto sul prato sovrastante. La parte finale della grotta – che in totale misura 130m-è un ambiente più raccolto e nelle pareti ai lati sono state scavate una fila di nicchie .L’uso e la datazione dell’ipogeo non sono stati del tutto chiariti; ma qualche appassionato studioso ipotizza che le nicchie in fondo alla grotta fossero utilizzate come sepolture.

Passato l’ipogeo ci dirigiamo verso il casale dell’Università Agraria recentemente restraurato;”la casetta del guardiano “. Vicino c’è il fontanile della porcareccia. Continuiamo sulla strada – ormai sterrata – e arriviamo a un cancello in ferro,a sinistra. È una delle entrate della Macchia grande di Manziana,l’entrata della “Porcareccia”. Il cancello va  rigorosamente richiuso, nel bosco è consentito il pascolo di bovini. Passiamo un ponticello su un fosso e subito troviamo due sentieri divisi da un largo prato. Un cippo in pietra Manziana (una ricercata pietra del posto) ci dice che siamo a “Larga delle canepine”.Qui un tempo veniva coltivata la canapa, e Larga è un termine gergale per indicare un vasto prato all’interno del bosco. Un pannello esplicativo ci racconta  del tema della nostra mappatura e recita:”Macchia grande nella storia del cinema e della televisione”.Leggiamo così tra le tante, che la Macchia  è stata la location perfetta per tanti spaghetti western. E ci sembra quasi che Clint Eastwood possa uscire dal bosco cavalcando da  un momento all’altro.. ma il resto lo lasciamo leggere e scoprire a chi seguirà la nostra mappatura. Il sentiero a sinistra in salita, porta al prato più bello e conosciuto del bosco”Larga Camillo”ma noi prendiamo il sentiero a destra  segnato anche come sentiero del Bologno ” D ” in rosso. Allunghiamo il passo tra gli alberi ormai spogli; le specie predominanti  sono cerri e farnetti, ma troviamo anche aceri campestri,carpini bianchi,agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 h e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che resta di una selva molto più grande ” Selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. Oltre la flora citata troviamo un sottobosco ricco di felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat:volpi, tassi, scoiattoli, istrici, donnole, moscardini, ghiri, martore. Numerosi gli uccelli:beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri. Il cerambice delle querce,il cervo volante,e la cassandra tra gli invertebrati.  Il bosco ricade nella zona a protezione speciale”Comprensorio Tolfetano Cerite Maziate”ed è proprietà dell’Università Agraria che gestisce i diritti di uso civico.

Sui nostri passi incontriamo un’ edicola  campestre dedicata  alla Madonna della grotta del Sempione. Più  avanti ecco un prezioso punto d’acqua, il Fontanile Larghi della mola. Ora dal fontanile lasciamo il sentiero rosso e proseguiamo dritti sul largo sentiero giallo “B” (il sentiero dei fontanili) fino al limitar del bosco. Ci troviamo ora su un’ampia sterrata- Via della mola – all’altezza di una grande curva, ma noi proseguiamo dritti per qualche decina di metri e poco prima di un ponticello – con una griglia di tubi metallici a terra (cattle grid)  – scendiamo a sinistra lungo il prato(“Larga delle fontanelle”). Costeggiando dei recinti in legno per il bestiame, incontriamo poco più giù un tratto ben conservato di un diverticolo  della via Clodia. L’effetto della antica via posata sul prato è veramente suggestivo. Un pannello esplicativo racconta la storia e qualcosa ora raccontiamo anche noi.

VIA CLODIA E PONTE DEL DIAVOLO 

Questa antica via che attraversava i nostri territori era detta anche “Via delle terme” perché toccava varie località termali ed era usata dalle truppe Romane  proprio per usufruire dei bagni termali- in funzione sanitaria – al rientro  dalle campagne militari. Questo diverticolo infatti si dirigeva verso  le terme di Stigliano dopo aver attraversato il vicino ponte del Diavolo. Per visitare il ponte occorre tornare al ponticello su Via della mola, passarlo e fatte poche decine di metri entrare in un cancello nero (il secondo a dx, generalmente chiuso con fil di ferro .Entrati troviamo un’altro pezzo di strada basolata. Si Percorre tutta e poi  si scende verso il fosso della mola. Tenendoci a destra troviamo i primi resti del ponte,proseguendo si può arrivare sui bordi del fosso e ammirare il ponte dal basso, se la vegetazione lo consente. La struttura ,costruita un età repubblicana (fine II sec. a. C prima metà sec. I a. C,)è una delle opere più maestose di quel periodo:alta 11m, lunga 90, larga 6, costruita con una sola arcata, consentiva di superare il fosso e una piccola vallata. Un ponte- viadotto per facilitare il transito mercantile e militare.

Camminiamo sui basoli come antichi viandanti fino a riprendere Via della Mola. Naturalmente andiamo a destra  sull’ampia strada sterrata che rientra nel bosco. Proseguiamo fino   un cartello -vicino a un cancello verde- a che ci racconta dell’archeologia nella Silva Mantiana. Il sentiero “B” continua  a sinistra  fiancheggiando  una recinzione e affiorano qua e là ancora i basoli  dell’antica via. Spinti da un nevischio ora più insistente arriviamo  al cancello di Via di Mezza macchia. Anche qui  ci attendono dei pannelli esplicativi .Uno del progetto Life ci informa  che se usciamo dal cancello, in direzione sud-est, Via di mezza Macchia ci porta verso il casale delle Pietrische, Pian Curiano  ma anche al Monumento naturale della Caldara. Il cartello dell’Università Agraria  ci spiega “L’utilizzo del legname nella tradizione locale”.Ci troviamo a “larga Incotti” e qui il sentiero “B” si unisce al sentiero “A” (verde/sentiero degli alberi monumentali). Prendiamo quindi Via di mezza macchia in direzione nord-ovest, seguendo i due sentieri fino al Fontanile del Bottaccio.I sentieri si dividono, noi continuiamo dritti sul sentiero “B” che seguita su via di mezza macchia, la strada più conosciuta e frequentata del bosco, un vero corso naturale per podisti, camminatori , bikers, sportivi in genere, cani con i loro amici bipedi.

La neve, leggera, ancora ci accompagna quando arriviamo al bel fontanile Testa di Bovo circondato da una mandria di mucche guidate da un placido toro che non si cura né della neve che cade né dei viandanti. Poco più avanti passiamo sui tubi di ferro della cattle grid, per arrivare alla zona pic nic in prossimità dell’ingresso principale del bosco. Facciamo  ora una deviazione per visitare la zona industriale – mineraria dismessa, quindi entriamo nell’area pic nic  alla nostra destra e l’attraversiamo per seguire un sentiero che ci porta brevemente a un cancello di legno chiuso. Un passaggio al lato ci consente di entrare facilmente e il recente recupero dell’area mineraria ci permette – con le dovute attenzioni – di visitare il singolare sito.

La strada ora scende sulla nostra destra e attraverso gli alberi possiamo scorgere la grande conca del laghetto della solfatara. Passiamo davanti a quel che resta di un grande fabbricato industriale e arriviamo sul bordo del laghetto ormai asciutto. Gli alberi del bosco gli fanno da corolla e al suo interno ammiriamo un’intrigante struttura metallica, che persa la sua funzione di macchinario dell’opificio, si è trasformata nel tempo, così ci sembra, in land art, ovvero in una scultura di arte contemporanea in ambiente naturale. Il velo di neve caduto – qui dove può nevicare una o due volte l’anno – rende tutto un po’ surreale e magico.

Torniamo sui nostri passi, costeggiamo il fabbricato, decorato e colorato da writers della zona e ci colpisce piacevolmente questa curiosa, sinergica complicità, tra street art, archeologia industriale e un’ ambiente naturale così prezioso…

Ci dirigiamo  verso la vecchia ciminiera, totem in mattoni che sfida  in altezza gli alberi vicini e un casale restaurato, ora  sede di eventi. A lato dell’edificio c’è un cancello in legno,ma generalmente è aperto solo in occasione di  feste e eventi  organizzati dall’Università Agraria- l’ente che gestisce le terre comuni, compresa quest’area.

LE TERRE COMUNI E GLI USI CIVICI

La gestione collettiva delle terre fa parte della storia antica dell’umanità. Nelle società primordiali la proprietà individuale era una rarità,l’economia era basata su una forma di proprietà collettiva. Un esempio sono le antiche società matriarcali dove esisteva il diritto di usufruire della terra per lavorarla,ma non di possederla. Nell’economia matriarcale l’immagine-guida è la stessa madre terra e la condivisione e il dono dell’abbondanza erano e sono valori assoluti. Con il tempo e l’evoluzione in società più complesse l’utilizzazione dei beni comuni hanno preso la forma di usi civici -su terre di origine feudale – diritti che spettano a ogni residente come membro della comunità, diversificati in usi specifici:diritto di legnatico, fungatico,semina,pascolo e altro. Nel caso specifico gli usi civici già esistenti aumentarono con l’acquisto – nel 1889- della tenuta della Manziana  -fino a quel momento appartenuta all’ Ordine dell’Arcispedale del Santo Spirito-da parte delle originarie famiglie dei “capannari”  organizzatesi in associazione, l’Università agraria. Questo grazie ad una disposizione di legge che permetteva alla popolazione dell’ex Stato Pontificio l’acquisto delle terre.  

Prendiamo il sentiero a sinistra  del cancello,  che però ci accorgiamo  non essere molto usato, quindi non molto agevole, riusciamo comunque, schivando qualche rovo, a ritornare al cancello con il passo (è consigliabile  ripercorrere la stessa strada dell’andata già dal casale). Riprendiamo il sentiero che porta all’area  pic-nic e all’uscita del bosco. Ora ci troviamo sulla trafficata Braccianese -Claudia, andiamo a sinistra- qui diventa Via dei platani-passiamo davanti ad alcune attività- segnaliamo Il panificio di Manziana e Il Bar dei Platani per una sosta ristoratrice dei viandanti – fino ad arrivare al cimitero del paese. Ora attraversiamo la strada per imboccare Via IV novembre, passiamo davanti al cinema Quantestorie e giriamo a sinistra su Via Tito Salvatori. Ormai ci troviamo nella parte centrale di Manziana, qui caratterizzata da villini e case costruite durante il secolo scorso. La via si immette sul Corso principale del paese, Corso Vittorio Emanuele,giriamo a destra per raggiungere poco più avanti Piazza Tittoni, il punto di arrivo della nostra mappatura.

La piazza, dominata dalla facciata della chiesa di S. Giovanni Battista e da quella di palazzo Tittoni si affaccia, con i suoi giardini, su una vallata boscosa che termina sul lago di Bracciano. La vista spazia sulle colline dei monti Sabatini e l’acqua argentea del lago mentre ancora  qualche fiocco di neve turbina nell’aria e si posa sulle pietre della fontana disegnata dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino. E qui su questa piazza, ai tempi d’oro delle grandi produzioni cinematografiche, si assembravano le aspiranti comparse – generalmente cittadini di Manziana e dei paesi vicini – poiché il punto di appoggio/logistico per le troupe era la “Trattoria da Ottavio”, che diventava nei giorni delle riprese, camerino/mensa/ufficio per il personale della produzione,  il regista  e gli attori più importanti, luogo dove venivano scelte e poi pagate giornalmente le comparse.

E alle tante comparse locali  rimane il ricordo di aver vissuto dall’interno, il magico del mondo della celluloide, come in un sogno dentro un’altro sogno.

Vandoies di Sotto – Rio di Puesteria

Uscire dal cimitero che circonda la Chiesa dell’Annunciazione di Maria mettendosi le facciate delle due chiese alle spalle e discendendo i pochi scalini oltre il basso cancelletto in ferro battuto.

Raggiungere via J.A. Zoller percorrendo il breve tratto di vicolo che separa l’edificio sacro dalla via principale ai bordi del paese costeggiata, sul lato destro, da una larga e profonda canalina d’acqua. Seguire quindi la strada puntando la via ad alto scorrimento E66/Via Val Pusteria per passarle al di sotto attraverso il sottopassaggio stradale a destra su Via Priel. Continuare a seguirla anche dopo il cavalcavia per avvicinarsi ai campi coltivati e poi, superato un edificio isolato alla propria destra, seguire il rettilineo con la lunga staccionata per raggiungere il ponte che attraversa il fiume Rienza.

Attraversato il fiume girare a destra in direzione del fondovalle seguendo il corso del fiume in direzione Rio di Pusteria camminando sulla comoda ciclopedonale immersa nel verde della sponda. Dopo circa 600 mt riattraversare nuovamente il corso d’acqua utilizzando una bella passerella coperta in legno di recente costruzione e cambiando quindi sponda. Ignorare il sentiero che continuerebbe dritto che, anche se ancora riportato su diverse mappe e siti web, risulta essere definitivamente chiuso e soltanto usato dagli appassionati di pesca per scendere nelle acque del fiume.

Sull’altra sponda, continuare nella stessa direzione di prima girando a sinistra verso valle e camminando lungo il percorso della bella ciclabile, sempre lungo il fiume, ben segnata e comoda da camminare, sfruttandone dove possibile, anche i prati a lato per non intralciare il traffico delle biciclette che sfrecciano avanti e indietro.

Dopo circa 1,5 km raggiungere un allargamento del fiume dove le acque si quietano in coincidenza di un grande impianto di depurazione alla propria destra, molto vicino alla E66 che corre un po’ più in alto e con già in vista, oltre di essa, i primi resti dell’antica Chiusa di Rio Pusteria.

In questo punto il percorso compie una stretta curva per invertire quasi totalmente il senso di marcia e passare di fronte all’ingresso del depuratore, delimitato da un alto muro in cemento armato decorato da alcune grandi fotografie a colori.

Passare quindi nuovamente al di sotto della E66/Via Val Pusteria per raggiungere i resti dell’imponente chiusa fortificata che bloccava per intero l’accesso alla valle, camminando per un tratto sulla stradina che corre parallela alla strada trafficata dalle automobili.

La chiusa, con le sembianze di un castelletto ormai senza copertura, è costituita da diversi edifici merlati con le passerelle di camminamento per le guardie ben visibili al di sopra dei muri di cinta. I resti sono visitabili soltanto in alcuni giorni della settimana durante i quali, l’ampio parcheggio sterrato di fronte all’ingresso, si riempie di auto e pullman turistici. Raggiunto tale parcheggio aver cura di attraversarlo tagliandolo nel mezzo e puntando il pendio alle spalle dell’edificio fortificato, per andare a seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10 in direzione Mülbach, in salita verso la vegetazione della collina.

Rio di Pusteria si raggiungerà così camminando nel mezzo del bosco per altri 40 minuti, alternando pezzi di sentiero a stradine sterrate ma sempre su un fondo comodo e senza dover affrontare grandi dislivelli.

Percorrere l’ultima rampa in leggera salita per raggiungere perpendicolarmente l’asfaltata SP149/Via Maranza che s’inerpica su per le propaggini meridionali del Monte Cuzzo (2.510 mt). Imboccandola verso destra in salita, si raggiungerebbe quindi la frazione di Maranza intersecando dopo alcune curve il sentiero n.12 alla propria destra.

Il percorso a piedi risulta essere non dei più entusiasmanti anche se offre diversi begli scorci sulla valle, camminando per buona parte su una stretta traccia che mira soprattutto a tagliare i tornanti della provinciale.

La vicinanza al caratteristico paese di Rio di Pusteira, distante non più di 600 mt girando a sinistra in discesa, invece, suggerisce una visita al piccolo centro abitato famoso per i suoi colori la vivacità e ricco di begli edifici storici in stile alpino alternati a palazzine più moderne, che consente anche una visita alla particolare Chiesa di Sant’Elena, sul promontorio nel mezzo al paese, fusione di stili antichi e contemporanei dei più riusciti.

Scendendo quindi lungo la SP149, sarà facile distinguere le cabine della funivia Mülbach-Meransen unire il paese alla sua frazione montana, correndo su è giù per i ripidi pendii boscosi.

Passare proprio di fronte alla minuta stazione di partenza dell’impianto per raggiungerne l’ingresso una volta superato il piccolo parcheggio fra le palazzine, di fronte all’entrata dell’Hotel Leitner e qui optare fra le due due diverse soluzioni: visitare subito la Chiesa di Sant’Elena e perdersi fra le viuzze di Rio Pusteria, oppure rimandare in seguito, dopo la salita e discesa in funivia per la visita all’imperdibile CHIESA DI SAN GIACOMO e DELLE TRE VERGINI

Che si opti per una soluzione piuttosto che per l’altra, la chiesa, risulta assolutamente suggestiva, oltre che per il suo valore artistico, anche per la posizione privilegiata sulla valle che dona al viandate quiete e raccoglimento meditativo. Non a caso la chiesa è intitolata a San Giacomo ed è meta di pellegrinaggio da tutta la regione già dai tempi della sua antica fondazione.

Arenzano – Varazze

Il percorso

E’ la prosecuzione del precedente percorso, questa volta ripercorrendo il più fedelmente possibile la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio. Tra Arenzano e Varazze i tratti in questione sono stati riconvertiti a percorso ciclopedonale: sono presenti numerose gallerie e la via, che è stata pavimentata, corre adiacente al mare, regalando paesaggi di insolita bellezza. Nonostante l’interdizione ai mezzi motorizzati, occorre prestare comunque la massima attenzione ad evitare collisioni tra escursionisti e ciclisti! Nel tratto urbano di Cogoleto, la situazione è più complessa, in quanto risulta evidente l’assenza di un percorso ciclabile: infatti la classica “passeggiata lungomare”(sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione) è esclusivamente riservata ai pedoni! Pertanto, per semplificare, agli escursionisti si consiglia di proseguire sul lungomare , mentre al fine di evitare spiacevoli incidenti (e multe!) I ciclisti potranno seguire il percorso qui “tracciato”, che ripercorre più fedelmente possibile la vecchia sede ferroviaria . Le distanze sono simili; occorre prestare attenzione a rispettare la segnaletica stradale in quanto sono presenti sensi unici , che spesso vengono modificati, per cui non è sempre possibile percorrere il tratto urbano di Cogoleto in ambedue i sensi di marcia. La traccia .gpx è stata rimaneggiata in quanto essendo parte del percorso in galleria, non è stata possibile un’accurata registrazione delle coordinate GPS.

Descrizione:

Dal centro ad Arenzano segui (verso ponente) l’evidente tracciato della ex sede ferroviaria percorrendo Via Verdi , Via Domenico Bocca, Piazza allende, sino ad oltrepassare l’edificio della vecchia Stazione, sede della Croce Rossa Italiana (Piazza della vecchia Ferrovia!). Proseguendo ai margini del parcheggio giungi ad attraversare la Via Aurelia nei pressi del varco che conduce al porto turistico. Imbocchi l’evidente percorso ciclopedonale che quasi subito entra in galleria, proseguendo successivamente adiacente al mare. Dopo un panoramico tratto incontri una galleria molto più lunga delle precedenti che termina con una inestetica (…quasi anestetica!) copertura artificiale in cemento che impedisce la vista mare. Al termine del lungo rettilineo incontri gli impianti sportivi e successivamente risali nel punto in cui la Via Aurelia attraversa il Rio Lerone (+ 2.84 km dalla partenza). Il percorso urbano prevede di seguire la passeggiata a mare, oppure di proseguire verso ponente sulla Via Aurelia, successivamente seguendo Via 30 Ottobre 1943, Piazza Maggetti, Piazza Martiri della libertà (Stazione RFI), Via Poggi, Via Carmine, Via Bardina, Via Parasco, Via Vernazza, Via Parenti (Aurelia), Via Arrestra Interna, Via Giusto (attenzione: due buie gallerie testimonianza della presenza dell’antica sede ferroviaria) sino alla Via Aurelia di Ponente, ove, attraversando a lato mare e proseguendo verso Varazze, dopo il ponte sul Torrente Arrestra, (+6 km dalla partenza) inizia il successivo tratto ciclopedonale, più lungo e più spettacolare del precedente. Sono presenti numerose gallerie e, tra queste, qualche piccolo tratto di spiaggia per un bagno estivo. Durante la bella stagione non è difficile trovare punti di ristoro o la possibilità di noleggiare pattini e biciclette. Segui senza possibilità di errore il lungo e piacevole percorso fino all’inizio di Varazze, anticipato da un sottopasso che intercetta la Via aurelia che scende dai Piani di Invrea. Il percorso segue ancora l’ex strada ferrata nel tratto urbano in via Luigi Bruzzone (riconoscibile per la presenza di una brevissima galleria) e termina, per convenzione, in Piazza Santa Caterina

Voltri – Arenzano

Due i principali motivi che ci conducono lungo questo percorso:

1) l’esigenza pratica di trovare una via in gran parte disconnessa dal traffico motorizzato, alternativa alla “passggiata/marciapiede” a lato mare dell’Aurelia, la cui percorrenza diventa sicuramente poco fruibile nei mesi estivi a causa dell’enorme quantità di traffico (e confusione) generato dall’afflusso verso le spiagge.

2) la lettura “storica” del percorso, ideato seguendo il toponimo “Via Romana” presente sulle carte, sfruttando il più possibile la “mezza costa”, garantendo se non altro qualche bello scorcio sulla parte occidentale del golfo di Genova, con vista fino a Capo Noli. Purtroppo non si può non notare la stonatura derivante dai danni creati al territorio sia dall’urbanizzazione che dall’incuria. La presenza dell’autostrada diventa talora “soffocante”; i più esperti potranno, lungo il percorso, anche soffermarsi sulle differenti tecniche costruttive (e relativo inserimento nel paesaggio) di ponti e viadotti, dal medioevo sino agli anni ‘80 del secolo scorso.

La strada percorsa trattasi comunque di una via medioevale, il cui attuale toponimo deriva quasi sicuramente dal termine “romanico” anzichè “romano”. Difatti le principali arterie viarie da e per “Genua” furono costruite a partire dal 160-148 a.c (Via Postumia; successivamente Via Aemilia Scauri/Julia Augusta 100-13 A.C.). Le comunicazioni tra gli insediamenti rivieraschi avvenivano infatti prevalentemente via mare.

Note: prestare attenzione alle difficoltà intrinseche del percorso (attraversamento di corsi d’acqua, frane, mancanza di parapetti) nonchè all’attraversamento di proprietà private, anche se non delimitate (buona norma rimane chiedere permesso: di solito non viene negato). Il presente percorso viene citato già dal sito www.liguriabike.it (2002) e da un interessante libro “La Via della Carta”, SAGEP Ed. 1991

Descrizione:

da Piazza Sebastiano Gaggero volgi verso il bagnasciuga; dopo aver aggirato l’edificio sede delle Poste Italiane (alla tua destra), imbocchi la bella passeggiata “Roberto Bruzzone”, di recente costruzione, che spicca per la piacevole pavimentazione in legno. Procedi sempre adiacente alla spiaggia sino a risalire in largo Dall’Orto, ove incontri la Via Aurelia all’uscita occidentale del centro abitato. Dopo aver attraversato la strada, proseguendo sempre verso ponente, volgi verso monte all’imbocco della Via Romana di Voltri (progr. 800m). Noterai che una scalinata ti permette di evitare il primo tornante. Salendo, procedi sempre lungo la strada principale, ancora asfaltata, fino ad oltrepassare un caratteristico ponte ad arco ribassato, dalle fattezze molto antiche. Una seconda scalinata ti permette di evitare il successivo gomito. Ignori la rampa che sale alla chiesa di Sant’Eugenio; dopo qualche decina di metri la strada prende il nome di “Via Nuova di Crevari”: alla tua sinistra si stacca in piano una deviazione che continua, con il nome di Via Romana di Voltri, tra alcune abitazioni (progr. 1.75 km, 65 mslm). Successivamente diviene uno stradello in parte asfaltato, in parte invaso da sterpaglie, che prosegue tra le due carreggiate dell’autostrada, fino a terminare sottopassando il viadotto della carreggiata “Nord”, per salire con una ripida scalinata in parte inerbita. Al termine, il sentiero prosegue alla sinistra, in lieve salita fino a sorpassare l’imbocco della galleria autostradale. Ancora procedendo lungo un viottolo a “mezza costa”, tra orti e rada vegetazione, si raggiunge il successivo gruppo di case, ove il sentiero termina con alcuni scalini che, sulla sinistra, scendono per incontrare l’asfalto (Via L. Gainotti). Sali sulla prima rampa asfaltata che incontri sulla destra per guadagnare una strada più ampia, che segui alla sinistra (progr. 2.75km, 100 mslm). Oltrepassi un ponte e dopo una breve ma ripida salita scendi mantenendoti alla sinistra: ove termina l’asfalto incontri un viottolo, che scende a fianco della carreggiata autostradale “Sud”, sottopassandola alla sinistra. Inizia un tratto molto panoramico, quanto potenzialmente pericoloso in quanto a strapiombo (circa 70 metri di altitudine sul mare) sulla sottostante Aurelia, lungo il breve promontorio che precede l’insenatura di Vesima. Scendendo su sentiero, giungi infine a reincontrare l’asfalto, per l’appunto in Via Vesima (progr. 3.8 km), nei pressi dell’antico nucleo abitato, collocato un poco più a monte rispetto alla spiaggia. Procedi in salita fino al punto in cui la strada è interrotta da una sbarra: scendi quindi sulla sinistra fino ad attraversare un rio, nei pressi di un antico quanto interessante “scheletro” di una filanda. Sali salla sinistra, ancora su asfalto, fino a passare accanto alla base di un viadotto autostradale, per procedere lungo un tratto sterrato, che con qualche saliscendi, affianca ancora l’autostrada. Ignorando alcune deviazioni secondarie e generalmente sbarrate, prosegui lungo un sentiero fino a scendere per attraversare il rio (fossa Luea) successivo. Questo passaggio molte volte è stato trovato in pessime condizioni o per l’eccesso di acqua o per la presenza di movimenti franosi: occorre prestare estrema attenzione. Giungendo nuovamente su una strada asfaltata è necessario scendere per qualche metro fino ad un bivio sulla destra in salita (progr. 5.4 km, 45 mslm), ove il percorso è chiuso con alcuni blocchi di cemento ma è ben praticabile a piedi o in bici. Segui una ripida salita costituita da rampe cementate che risalgono, con vista “interessante” sui viadotti autostradali, fino ad un pianoro a quota 100 mslm circa, ove trovi uno sterrato sulla sinistra cha affianca una pista da motocross e prosegue in direzione ponente. Reincontri l’asfalto nei pressi delle prime abitazioni, ove svolti a destra per sovrapassare la galleria autostradale, giungendo in loc. Terrarossa di Arenzano. Un tratto rettilineo inferiore al chilometro ti riporta sopra l’ennesima galleria autostradale . In questo punto (progr. 7 km, 90 mslsm), prima dell’inizio della discesa, svolti a destra lungo uno sterrato in salita, tenendo la sinistra dopo pochi metri, su un tratto pianeggiante ed inerbito. Arrivi nei pressi di uno sbancamento (alcuni edifici in costruzione): in questo punto, prima del cantiere, un cartello in legno indica un sentiero “Via Romana” che inizia a scendere tra la vegetazione (necessario prestare attenzione ai successivi bivi, poco evidenti: tenere dapprima la destra, successivamente la sinistra in discesa in un bosco di pini). Giungi nuovamente su asfalto in corrispondenza di una strada in discesa (progr. 7.72 km) che sottopassa nuovamente l’autostrada. Al termine di un breve rettifilo in discesa l’ennesima indicazione “Via Romana di Levante” indica la direzione (destra) da seguire. Un viottolo in discesa conduce presso il Santuario di N.S delle Olivete. Ancora seguendo “Via Romana di Levante” scendi alla destra della chiesa (rispetto all’uscita) su una larga scalinata fino a giungere su una strada asfaltata (Via Torino) nei pressi dell’attuale ferrovia. Seguendo l’itinerario urbano Via Torino – Piazza Servetto – Via Vittorio Veneto – Via Olivete giungi in pieno centro ad Arenzano , nel punto (Via Verdi) che coincide con la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio.

Mirandola – Nonantola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.
Mirandola – (ciclabile Chico Mendez – via Camurana) – Camurana – (via Bruino) – Medolla – (via San Matteo) – Villafranca – (via Campana – via Roncaglio) – Staggia – (via Gallerana – via Prati Livelli – via Carrate) – Solara: 18,5 km – 4 ore
Mirandola è splendidamente collegata a Medolla con una lunga ciclabile intitolata a Chico Mendez realizzata sul tracciato di una vecchia ferrovia. Dopo aver percorso il suo tratto più bello e suggestivo, è possibile deviare verso est sulla via Camurana, dove l’antica pieve (le cui origini affondano all’VIII, sussidiaria dell’Abbazia di Nonantola) purtroppo è chiusa per il sisma, e da questa proseguire a sud verso Medolla. Se invece si prosegue sulla ciclabile si attraversa una zona artigianale non particolarmente bella, ma agevole. Da medolla si punta verso Villafranca, da cui inizia un tratto di circa 10 km fino a Solara, piuttosto bello paesaggisticamente, sostanzialmente privo di ombra e servizi (escluso l’attraversamento di Staggia), e quindi un po’ più impegnativo durante la stagione estiva. Attorno a Staggia, dove è possibile mangiare un boccone, sono presenti alcune ville signorili molto interessanti.
Solara – (Argine Panaro) – Bomporto – (Argine Panaro – via Zamberlane – via Paglierina – via Selvatica – via Gatti – via Prati) – Nonantola: 15 km – 3,5 ore
A Solara è possibile trovare ristoro, e se l’orario lo consente è particolarmente indicata una sosta al ristorante la Lanterna di Diogene, gestito in modo molto interessante da una cooperativa sociale legata ad un centro riabilitativo della zona.
Da qui in avanti si percorre integralmente l’itinerario della via Romea Strata Nonantolana che, proveniente dal nord Europa, si collega fino alla via Francigena e a Roma.
Il percorso sull’argine del Panaro è assolato e privo di fontane fino a Bomporto, quindi è consigliabile un cappellino e dell’acqua fresca. Al contempo attraversa i giardini di svariate e bellissime ville sei-settecentesche, tanto che qualcuno ha ribattezzato un po’ pomposamente questa zona come la “riviera del Brenta modenese”.
A Bomporto è molto interessante il sistema di porte vinciane che collega il canale Naviglio al fiume Panaro, e che permetteva alla città di Modena di avere una Darsena collegata ai traffici marittimi dell’Adriatico.
L’argine del Panaro dopo il ponte di Bomporto si presenta erboso e piuttosto piacevole da percorrere, anche se lo si lascia quasi subito per percorrere un lungo tratto fra aziende agricole e casali.
L’ingresso a Nonantola si svolge fra campi, zone umide e i resti della ferrovia Modena-Ferrara (la via Gatti era il vecchio tracciato dei binari che collegavano le due città estensi), e si entra con la visuale sulle belle absidi romaniche della Pieve di san Michele Arcangelo.
Da qui si raggiunge in breve l’antica e potente Abbazia, fondata nell’VIII secolo d.c., che nell’alto medio evo fu uno dei principali centri della cultura benedettina in Europa al pari di Canterbury e Cluny.

Ostiglia – Mirandola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.

Ostiglia – Revere – (via Cipolline) – Pieve di Coriano – Pelate – (SS12) – Ghisione – (SP36 – via Arginone – via Vignelle – via Borgo – SP 38) – Poggio Rusco: 16 km – 4 ore

Il cammino parte dalla bella città di Ostiglia, dalla quale appena attraversato il Po si raggiunge Revere, presso cui vale la pena fermarsi presso la Chiesa Parrocchiale e Piazza Castello. In breve si raggiunge la Pieve di Coriano, dove è quasi obbligatorio visitare la chiesa del XII secolo fondata dalla Contessa di Canossa. Da qui si riparte tra campi e canali e si raggiunge a metà mattina (dopo un tratto – purtroppo – sulla statale 12) l’oratorio matildico di Ghisione, con annesso bar-trattoria. A Ghisione si può decidere se continuare sulla statale per raggiungere Villa Poma, oppure deviare su stradine in mezzo ai campi in direzione sud (scelta assolutamente consigliata per la sopravvivenza del camminatore, ma anche per il panorama che spazia dalle alpi alla catena appenninica, nelle giornate terse) e raggiungere all’ora di pranzo Poggio Rusco, bel centro abitato con una piazza molto viva, e un bel viale di primo ‘900 in uscita dal paese.
Poggio Rusco – Stropazzara – (via Affittanza – via Argine nuovo) – Quarantoli – (via Punta – via Bruino) – Mirandola: 13 km – 3 ore
Il tratto fino a Quarantoli non presenta particolari emergenze, salvo due aziende agricole molto ben tenute ed organizzate, a ridosso del canale di Burana. Si presenta però come un tratto molto piacevole, in buona parte su strada sterrata (via Argine nuovo) e lontano dal traffico, che ben rende l’idea dei tradizionali percorsi lungo le vie d’acqua della bassa modenese. A Quarantoli finalmente è possibile trovare ristoro e ammirare la splendida e una volta potente pieve matildica, oggi purtroppo ancora gravemente lesionata dal sisma del 2012, e inagibile.
Dopo un altro tratto in campagna, mano a mano che i danni del terremoto si fanno sempre più visibili, si raggiunge finalmente Mirandola, antica e potente città rinascimentale, oggi purtroppo lacerata dal terremoto nel fisico, ma non nello spirito, a giudicare dalla vita del centro cittadino nonostante la presenza di numerosissimi edifici inagibili.

Viterbo – Bagnaia

Descrizione del percorso

Da Piazza del Plebiscito a Viterbo imbocchiamo Via Roma: dopo piazza delle Erbe la via prosegue con il nome di Corso Italia. La percorriamo fino a Piazza Verdi. Lasciandoci sulla destra il Teatro dell’Unione proseguiamo su via Fratelli Rosselli. All’incrocio con Viale Raniero Capocci traversiamo e voltiamo a destra in direzione di un piccolo sottopassaggio ferroviario che sbuca su Via Ferrovia.
Attraversiamo la strada e imbocchiamo via Genova in direzione del Parco dell’Arcionello. Giunti all’incrocio con via Belluno la imbocchiamo e proseguiamo in salita. All’inizio della strada, sulla sinistra – all’altezza del cartello “Miss Pizza” – si trova l’ingresso del Parco dell’Arcionello con un pannello informativo.
Purtroppo la via d’accesso a quest’area naturalistica (ricordiamo che trattasi della Riserva Naturale Regionale “Valle dell’Arcionello” – vedi sito: http://www.parchilazio.it/valledellarcionello) risulta inaccessibile per la cittadinanza da anni e quindi – malgrado la presenza di un sentiero all’interno del Parco, siamo costretti a proseguire in salita sul marciapiede di via Belluno.

Alla rotatoria giriamo a sinistra, Strada della Palanzana.
Al bivio successivo imbocchiamo a destra Strada Monte Pizzo che prosegue in salita. La strada asfaltata prosegue in salita poi, dopo un piccolo tratto sterrato, continua di nuovo asfaltata. Sulla sinistra domina la sagoma del Monte Palanzana (circa 782 m.).
Dopo circa 1,5 km ci troviamo ad un bivio. Imbocchiamo la strada a sinistra, passando sotto la sbarra. Lo sterrato costeggia delle ville e poi prosegue in discesa. La strada si trasforma in un sentiero più naturalistico (bosco misto di latifoglie mesofile). Lungo il cammino, a sinistra, incontriamo un cartello sulla fauna del Parco dell’Arcionello. Lo sterrato diventa poi sentiero e, dopo un tratto in discesa si giunge ad un fosso. La strada prosegue in salita e dopo 5 metri facciamo una deviazione: proseguiamo a sinistra, lungo un sentiero che costeggia il fosso (controllare il gpx del percorso per sicurezza).

Questo sentiero va verso i “Bottini di Fosso Luparo“: si tratta di una vera e propria “cittadella delle acque” creata tra il 1903 e il 1916 per imbrigliare le acque della montagna e convogliarle in un sistema di tagliate, canali, tubature e serbatoi dotati di pompe che smistavano le acque di 2 sorgenti della Palanzana verso Viterbo. Peraltro documenti comunali risalenti al 1200 segnalavano la presenza lungo il Fosso Luparo di manufatti per la captazione e l’irregimentazione delle acque ad uso artigianale (mulini, cartiere, opifici).

Dopo questa deviazione riprendiamo il sentiero principale in leggera salita lungo una piccola tagliata nel pavimento. Ad un bivio a T giriamo a destra lungo la strada che sale dolcemente costeggiando la Palanzana. Dopo una piccola radura troviamo un bivio a T di fronte agli impianti di meleti della “Ciminella”. Voltiamo a sinistra. Dopo 50 metri troviamo un altro bivio: proseguiamo a destra (piccola freccia che indica “verso il Calvario”).
La vegetazione si fa più rada e lo sterrato prosegue in discesa. Sulla destra troviamo un sentiero che va in un bosco: proseguiamo, tralasciandolo. Inizia un tratto in pianura: sulla destra alcune grandi querce isolate. Dopo una ventina di metri troviamo una radura con strada a destra: proseguiamo, tralasciandola.
La nostra strada svolta naturalmente a sinistra e prosegue in direzione Nord-Ovest: sulla destra, tra 2 alberi, scende un sentiero scosceso, indicato da alcune rocce dipinte di rosso, che imbocchiamo. Il primo tratto presenta delle rocce sconnesse e scivolose. Il sentiero poi prosegue nel bosco. Dopo un breve tratto il nostro sentiero si immette su una strada privata: proseguiamo dritti/destra. Intercettiamo così la Strada Romana e proseguiamo su questa a destra in salita (camminando sul lato sinistro per avere più visibilità da parte degli automobilisti).
Percorsi circa 300 metri a sinistra imbocchiamo uno stretto sentiero tra 2 recinzioni, segnalato da un paletto metallico siglato “SR”).
Dopo un sentiero stretto la carraeccia si allarga e si offre davanti a noi un largo panorama su Bagnaia, Viterbo, la vallata sottostante e in lontananza il Monte Amiata, Montefiascone, la valle del Tevere e i monti dell’Umbria. In fondo allo sterrato arriviamo ad una strata asfaltata e proseguiamo in discesa a sinistra (Strada Volpara). In fondo alla lunga discesa – con bel panorama di Bagnaia – giungiamo ad un parcheggio (Piazzale Pietro Callisti). Entriamo a Bagnaia, attraversando i binari della ferrovia, percorrendo in salita un breve tratto della Strada Ortana e terminando la nostra escursione nel centro della cittadina (Piazza XX Settembre) alla base della sua caratteristica torre.

Monte Romano – Luni sul Mignone

A pochi chilometri dalla costa Tarquiniese e dall’entroterra Viterbese, lontano dall’inquinamento industriale e dallo stress cittadino, sorge un piccolo borgo dall’aspetto sei- settecentesco che forse per troppo tempo ha nascosto la bellezza della propria terra: memoria di storie importanti e di grandi civiltà, etrusca e romana, custode di importanti testimonianze, medioevali e rinascimentali, il tutto immerso in contesti ambientali che contribuiscono a creare luoghi di grande pregio e bellezza. L’itinerario – escursione che proponiamo si svolge all’interno di questo territorio ed inizia proprio dal centro storico del paese di Monte Romano. Questo paese nel corso della storia si è andato sviluppando intorno ad una strada che è l’attuale Aurelia Bis, e immerso in una valle posta ai piedi della Rotonda (dove all’interno si trova il Poggio della Rotonda, di proprietà dell’Università Agraria di Monte Romano), che è una collina che presenta un aspetto inconfondibile nel paesaggio, per la sua cima formata da querce secolari disposte a corona.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Lasciando alle spalle il centro storico e da Piazza del Plebiscito ci incamminiamo lasciando il palazzetto del comune e il teatro comunale alla nostra sinistra, proseguiamo verso Piazza XXIV Maggio, andiamo a sinistra imboccando Via IV novembre.   Proseguendo in salita, ci troviamo di fronte ad un palazzetto caratteristico con una torre e un campanile, noi prendiamo la strada di destra in salita.   Proseguendo per la via, dopo poco prendiamo Via Marconi, che è una strada in discesa asfaltata e che apre in prospettiva all’improvviso, ad una ampia e gradevole visuale di vegetazione.   Proseguendo per Via Marconi, incontriamo un sentiero non asfaltato (carrareccia), incontriamo un cancello verde e lo attraversiamo continuando.   Dopo un po’ proseguendo sulla strada sterrata incontriamo a destra un gruppetto di 4 alberi con intorno un recinto di legno e sempre in quella direzione abbiamo la visuale dei Monti della Tolfa, la ciminiera della centrale di Civitavecchia e in fondo se non c’è foschia si vede la linea del mare.   Lasciamo la strada principale sterrata, e ne imbocchiamo un ‘altra sulla destra verso un cancello di legno, che si trova subito dopo l’abbeveratoio che si vede a destra.   Poco prima del cancello troviamo sempre sulla destra un altro cancello di ferro, l’oltrepassiamo e proseguiamo sempre sulla strada sterrata in leggera salita, facendo attenzione perché’ ci troviamo in una zona dove pascolano mucche e tori e richiudendo il cancello che si attraversa.

Alla fine di questa strada in discesa, dove troviamo una recinzione con un cancello in legno e filo spinato, dobbiamo prendere il sentiero che va in discesa alla nostra sinistra.  Dopo qualche decina di metri, nei pressi di un bivio a T prendiamo a sinistra.   Dopo aver percorso circa 700-800 metri sempre sulla strada sterrata, si arriva ad un certo punto su una stradina laterale a sinistra. Per indicare quello che vediamo come possibili punti di riferimento, ci troviamo davanti in discesa La Valle del Mignone, sulla destra una collinetta verde, e sulla sinistra il sentiero in discesa che dobbiamo prendere (se si è insicuri di questo bivio fare riferimento al gpx). All’inizio di questo sentiero, un albero sul lato destro e dopo pochi metri una grossa roccia sul lato sinistro.   Proseguendo in discesa sulla strada sterrata si arriva ad un bivio a T, davanti si trova il Fiume Mignone, noi proseguiamo a sinistra in discesa.   Proseguendo diritto, incontriamo ad un bivio, un cartello indicatore di caduta massi, proseguiamo sul sentiero a destra, si arriva così ad un bivio a V, qui si prosegue avanti diritti risalendo la corrente del Fiume Mignone avendolo sul nostro lato destro.   Dopo aver percorso una decina di metri, incontriamo un cancello di legno. Appena superato è visibile un ampio fosso fangoso, reso così per via dell’acqua piovana.   Oltrepassato il fosso e proseguendo la via,  seguiamo in parallelo un affluente del Mignone, incontriamo un bivio, e si prosegue sul lato destro.

Costeggiando l’affluente del Mignone che si trova alla nostra destra, incontriamo un bivio che è formato dal percorso dove in passato vi erano montati i binari della ferrovia, intravvedendo davanti a noi la Vecchia Stazione di Monte Romano, ovviamente oggi in disuso e ridotta in condizioni disastrose. Proseguiamo sulla destra in direzione del Ponte Ferroviario, ed è visibile un grande serbatoio dell’acqua in cemento.

Prima del ponte ferroviario, e subito dopo il grande serbatoio, troviamo a sinistra un sentierino che scende costeggiando un costone. Proseguendo su questo sentierino attraverso le rocce, si percorre risalendo con qualche piccola arrampicata e aiutati anche da una scala di ferro montata apposta per aiutare gli escursionisti che vogliono visitare la residenza monumentale dell’età del bronzo, nella zona archeologica denominata Luni sul Mignone, nostra meta.   Arrivando a questa antica residenza ne possiamo osservare la remota bellezza e la specifica spiegazione che così recita:

“E’ IL PIU’ ANTICO EDIFICIO MONUMENTALE DELL’ITALIA CENTRALE (XII SECOLO a.C.), PROBABILE ABITAZIONE DEL CAPO DEL VILLAGGIO, LA MONUMENTALE CAPANNA CHE MISURA 17×9 metri, VENNE RICAVATO IN PARTE DA UN BANCO TUFACEO, SCAVATO FINO AD UNA PROFONDITA’ DI 6 METRI, MA DOVETTE ESSERE COMPLETATO IN ELEVATO CON BLOCCHI DI TUFO, E COPERTO CON UN TETTO LIGNEO”. 

E’ interessante da visitare, sia per chi ama la storia degli uomini che a chi interessa l’archeologia.

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

Il percorso che segue collega due fattorie Wwoof passando per scenari di campagna, boschi e borghi arroccati, con un occhio sempre al profilo del Monte Soratte, montagna sacra ai romani, dalla sagoma inconfondibile. L’arrivo è il Convento Sant’Andrea, oggi una struttura ricettiva che ospita gruppi, scuole e famiglie per feste e cerimonie, laboratori didattici, corsi di formazione, eventi culturali, ritiri spirituali e vacanze all’insegna della solidarietà (dal sito del convento).

 Il percorso

Avendo alle spalle la casa rossa della fattoria Le Spinose andiamo a destra, prendendo lo spiazzo con le recinzioni per gli animali. Laddove c’è lo steccato di legno lo oltrepassiamo e cominciamo a scendere nel bosco. Giunti in breve al fontanile si prende il sentiero a scendere oltre la staccionata e seguendo la recinzione di rete si arriva ad una apertura, oltre la quale è facile individuare la strada asfaltata verso cui dobbiamo dirigerci. Passiamo così il cancello sempre aperto e imbocchiamo la strada asfaltata a destra per circa 500 metri, fino a svoltare, prima del ponte che supera l’autostrada, per la deviazione a sinistra per Foglia. Saliamo così di quota con alcuni tornanti e poco prima dell’abitato di Foglia svoltiamo a sinistra per la strada sterrata denominata Vocabolo San Sebastiano. La percorriamo tutta senza mai prendere le deviazioni. Alla nostra destra possiamo osservare il Monte Soratte.

Quando giungiamo alla Strada Sabina (asfaltata e abbastanza pericolosa) svoltiamo a destra per 250 metri, dunque arriviamo ad un bar/tabaccaio all’altezza della Casa Cantoniera. C’è anche una chiesetta, a destra della quale possiamo intravedere la strada di erba che dobbiamo imboccare (la strada si imbocca esattamente dietro la fermata dei bus). Quando la strada diventa di nuovo sterrata bisogna prendere a sinistra una strada in leggera salita situata tra un noceto e un noccioleto. Non arrivare all’asfaltata poco più avanti.

Qualche centinaio di metri e siamo nel bosco. Appena inizia quest’ultimo subito ci troviamo sulla destra un sentiero da non prendere. Andiamo dunque dritti e giungiamo ad una piccola radura, dove bisogna tenere la destra. Arriviamo così ad una seconda radura: a destra abbiamo un’apertura in una rete che ci conduce su Via San Prospero. Con questa si giunge facilmente al Convento, nostra meta. Ma in questa escursione noi abbiamo preso la strada a sinistra che scende nuovamente nel bosco. Bisogna tenere in considerazione che se il fango è molto si può appunto prendere Via San Prospero, che è certamente meno bella ma più sicura e semplice. La strada che scende di fatti è pendente e scende rapidamente verso il Fosso Campana.

Si arriva così ad un primo bivio da imboccare a sinistra e ad un secondo da prendere a destra. Questa strada sterrata ci porta a superare con un ponticello il Fosso Campana e ad intercettare la Strada Campana. La prendiamo a destra per 50 metri e all’altezza di una quercia che sovrasta il paesaggio prendiamo una strada per i trattori che sale sulla destra e che passa proprio sotto la bella quercia. Giungiamo ad un casale diroccato e guadagniamo quota. La strada diventa sterrata e lo scenario si apre dietro di noi sempre sul Monte Soratte, a sinistra Otricoli e davanti a noi Calvi dell’Umbria. Quando la strada spiana siamo nei pressi di una fattoria. Dopodiché c’è un bivio a cui girare a sinistra. In cima alla salita troviamo il bivio a sinistra con un fontanile per Cicignano, piccolo e delizioso paesino tutto a visitare.

Ecco dunque che torniamo sui nostri passi e proseguiamo per la strada verso Collevecchio. Dopo aver passato Via San Prospero all’altezza dell’Agriturismo San Giò e avendo proseguito avanti la strada fa una curva a destra e ci immette per la strada per Collevecchio. Al bivio per Tarano/MonteBuono andiamo dritti e dopo poche centinaia di metri troviamo il bivio a sinistra per il Convento Sant’Andrea (subito dopo il cimitero).

Stazione FS Civita Castellana – Le Spinose

Breve percorso di collegamento che dalla stazione di Civita Castellana arriva alla fattoria Wwoof Le Spinose. Questa fattoria “in applicazione del principio del ciclo chiuso, utilizza quasi esclusivamente i prodotti della propria terra. Inoltre l’azienda punta sulla sostenibilità, l’autonomia energetica, il ripristino della biodiversità, il benessere degli animali, il rispetto della stagionalità e la salvaguardia dei prodotti locali” (dal sito della fattoria). Il percorso si sviluppa perlopiù su strade asfaltate ma riserva comunque piacevoli sorprese al camminatore.

Il percorso

Si inizia dalla Stazione di Civita Castellana. Avendocela alle spalle imbocchiamo a sinistra la strada asfaltata davanti a noi, costeggiando la ferrovia. Dopo circa 600 metri arriviamo ad un parcheggio, che poi altro non sarebbe che uno dei parcheggi della stazione. Poco prima prendiamo la strada a destra, asfaltata, che oltrepassa poco più avanti, con un sottopasso, la ferrovia direttissima. Questa strada costeggia il fiume Tevere, che ci troviamo a sinistra. Si giunge così alla Flaminia all’altezza di Ponte Felice. Bisognerà attraversare la Flaminia e passare il ponte tenendoci sul lato destro, tra la vecchia balaustra e il guardrail. Qui non è possibile fare altrimenti, sarebbe molto pericoloso. Si apre lo scenario sul Monte Soratte. Non andate via prima di aver contemplato le varie interessanti targhe commemorative del ponte, situate nella parte iniziale a sinistra, ben nascoste dalla vegetazione.

Subito dopo il Ponte svoltiamo a destra verso Casperia/Torri in Sabina, prendendo la Strada Sabina SR657. Dopo il caseificio potete usare i campi a sinistra per evitare una curva pericolosa. Ritornati sulla strada asfaltata proseguite sempre dritto fino a salire sul sovrappasso che oltrepassa l’autostrada (come si evince dal gpx abbiamo provato a prendere sia la strada a destra che a sinistra del sovrappasso ma sono entrambe a vicolo cieco) . Andando sempre dritti e facendo attenzione alle macchine che sfrecciano troverete la deviazione per Foglia sulla destra, da non prendere. Dunque fate 500 metri circa e si arriva ad un cancello sulla sinistra sempre aperto. Entriamo e andiamo verso la recinzione che vediamo sulla destra. Qui troveremo, magari cercando un pochino, un’apertura della rete, oltre la quale imboccheremo un sentiero a salire sulla sinistra, che costeggia la recinzione. In breve saremo ad una recinzione in legno, da scavalcare, oltre la quale c’è un fontanile abbeveratoio. Siamo già nel terreno della Fattoria Le Spinose. Svoltiamo a destra e saliamo verso la casa, che ci troveremo davanti dopo le rimesse agricole. E’ opportuno chiamare prima di arrivare alla fattoria, dal momento che ci sono cani pastori che circolano, buoni ma comunque protettivi del territorio.

Naturno – Laces

DESCRIZIONE:

Poste le spalle al moderno municipio del comune di Naturno, dal centro cittadino, puntare Via Principale che si snoda attraverso esso. Imboccarla tenendo la destra fino ad andare a raggiungere sull’altro lato della carreggiata, Via della Stazione in non più di 150 mt di cammino. Allontanarsi quindi dal centro camminando fra i negozi, alcuni supermercati e bar, sempre seguendo le indicazioni per la stazione, che però non si raggiungerà, svoltando prima, sulla destra (all’angolo, il ristorante Zollwies) su Via Kellerbach, avendo percorso in tutto poco meno di 1 km dal centro. Seguire questa asfaltata secondaria, poco trafficata, camminando fra vasti meleti e non abbandonarla fino a raggiungere le prime case della località di Cirlano dopo aver percorso un altro chilometro e, con altri 500 mt, attraversarne l’abitato per giungere alla Chiesa di Sant’Osvaldo dalla bella guglia slanciata rossa.

Uscire dal piccolo giardino e dal piccolo cimitero che circonda la chiesa e continuare nella direzione di prima, sempre sulla via principale. Dopo circa 150 mt, al bivio, piegare a sinistra sulla stradina che punta in mezzo a due grandi edifici privati, e all’incrocio successivo continuare dritto fino a che la strada non pieghi a gomito a sinistra per arrivare così di fronte ad un grande meleto con la strada che continuerebbe a costeggiarlo verso sinistra. Imboccare, invece sulla propria destra, in prossimità di un grosso albero isolato, la traccia di un percorso di servizio che permette di tagliare per i campi, camminando fra i filari. In non più di un quarto d’ora di cammino, raggiungere Via dell’argine, ampia asfaltata poco trafficata che corre fra i meleti. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere in poco meno di 1 km la località di Strava, poche case strette intorno ad un ponte sull’Adige, proprio al di sotto del noto Castel Juvale, visibile in alto, sede di un museo del circuito Messner Mountain Museum e residenza estiva dell’alpinista altoatesino.

Porre il ponte alle spalle e imboccare la strada di fronte che passa in mezzo alle case. Dopo meno di 150 mt, svoltare a destra su Via Predui che si dirige nuovamente fra i campi di mele. Si camminerà così, immersi nella pace dei campi agricoli per quasi 2 km fino a dover svoltare a sinistra su Via Steinach, ignorando il passaggio a livello nei pressi una casa, al fondo sulla destra. Superare un gruppo di poche case su entrambi i lati della strada e, dove Via Steinbach comincia  a sviluppare un’ampia curva sulla sinistra, abbandonarla a favore del tracciato di servizio ben visibile fra i campi, dritto davanti a sé. Non abbandonarlo più fin quando non si arriverà nei pressi di un grande canale di irrigazione molto lungo e totalmente rettilineo. Aver cura di attraversarlo all’inizio, passando il ponticello nei pressi di una piccola costruzione in cemento tipo magazzino. Passargli di fronte e proseguire quindi lungo la riva del canale puntando dritto sul rettilineo.

Al fondo di esso, dopo almeno 3 km di cammino, dove il tracciato si interrompe obbligando ad una svolta a destra o sinistra, girare a sinistra per affrontare in meno di 200 mt, una curva a gomito verso destra. Dopo altri 200 mt, abbandonare la stradina, per passare sotto un isolato gruppo di alberi e vegetazione scendendo a destra per ricongiungersi con un altro percorso di servizio/stradina fra i meleti. Si tratta di Via Romana, anche se il tracciato sembra più quello di un sentiero che quello di una vera e propria strada. Dopo poco, ricongiungendosi alla più riconoscibile Via della Rena, scendere nuovamente verso destra per andare a raggiungere la riva del fiume Adige, qui costeggiato dalla linea ferroviaria. Giungere al passaggio a livello puntando il ponte che fa guadagnare l’altra riva.

Una volta superato, imboccare il percorso ciclopedonale risalendo il fiume, e in meno di 2 Km raggiungere l’abitato del paese di Castelbello, dopo aver superato, sulla destra, una vasta area industriale per lo stoccaggio delle mele ben riconoscibile dalle torri alte anche 20 mt, fatte di cassoni di plastica verde accatastate all’esterno dei magazzini. Castelbello, è una piccola località, ben attrezzata e ottimale per una sosta. Dall’alto sul centro, domina il piccolo castello fortificato con due torri circolari e delle belle merlature in pietra utili al controllo della valle. Per visitarlo, continuare dritto fino a raggiungerne l’ingresso principale. In caso contrario, girare a sinistra su Via Maragno, per giungere in pochi passi a riattraversare, prima il fiume Adige e poi, la ferrovia, a breve distanza dalla stazione ferroviaria del paese.

Attraversato il passaggio a livello, tenendo di fronte a sè la bella costruzione di un antico maso bianco, continuare per almeno 300 mt su Via Maragno nella direzione opposta a quella in cui si è proceduto fino ad ora. E’ un passaggio obbligato per andare ad imboccare, in leggera salita sulla destra, la tranquilla Strada Vecchia, ormai quasi in disuso, che collega il paese di Montebello a quello di Laces. Escludendo un piccolo dislivello da affrontare all’inizio di essa, la strada si sviluppa per la sua interezza, in piano, sempre circondata da vasti e silenziosi meleti e, coprendo circa 5 Km di distanza, porterà direttamente al primo abitato di Laces, meta finale dell’itinerario. La Strada Vecchia, si ricongiunge con la SP90, ormai a meno di 1 km dal centro storico del paese, nei pressi di un ben riconoscibile edificio moderno a forma di cubo in cristallo e acciaio verde. Tutto intorno ad esso, uno specchio d’acqua artificiale e una scultura a forma di pianeta, sempre in acciaio. Sulla destra, 500 mt più in basso lungo la provinciale, la stazione ferroviaria in concomitanza del piccolo impianto della funivia di San Martino le cui cabine rosse corrono su e giù per il ripido pendio a collegare la frazione montana di San Martino sul Monte Sole, alle pendici della Punta di Vermoi  (2.929 mt) e della Cima Cermigna (3.109 mt), nella Catena di Mastaun delle Alpi Venoste.

Girando a sinistra, invece, in direzione dell’abitato, puntando i diversi campanili che svettano sui tetti di Laces, si incontrerà sulla propria sinistra l’austero edificio della Chiesa di Nostra Signora, defilata e solitaria rispetto il resto del paese, e proseguendo, dopo altri 300 mt, sul lato opposto della strada, il bel portale a tutto sesto in marmo della piccola CHIESA DI SANTO SPIRITO ALL’OSPEDALE.

Sul retro dell’edificio religioso, uscendo nello stretto cimitero all’ombra delle mura di cinta, sarà ben riconoscibile, una moderna casa di cura a testimonianza, ancor oggi, dell’antica vocazione ospedaliera del luogo sacro. All’interno della chiesetta, diversi cicli di affreschi di diverse epoche, colorano e illustrano le pareti con le più disparate scene d’ispirazione religiosa. Il vero gioiello custodito all’interno della chiesa è però l’altare ligneo del maestro Jorg Lederer, preziosa testimonianza, incredibilmente ben conservata, dell’arte tardogotica della regione.

Campo Imperatore – Ruderi di Santa Maria del Monte

Facile e breve percorso molto adatto anche per ciaspolate. Portare sempre con sé il gpx su dispositivi mobili perché la piana di Campo Imperatore è alquanto ingannatrice.

Il percorso

Il punto di partenza è uno dei parcheggi di Campo Imperatore (coordinate ). Da qui prendiamo il sentiero che scende nella piana appena vicino al Pannello Informativo di legno, con tutte lo skyline delle montagne disegnate. Non c’è una vera e propria traccia, ci dirigiamo quindi verso sud-est lasciandoci a sinistra le montagne rocciose. Si prosegue in questa direzione fino ad incontrare una strada bianca più ampia e i segni bianco/rossi del CAI. Questo sentiero è il 117. La vetta che abbiamo davanti a noi è Monte Bolza. Dietro il Gran Sasso e la catena del Gran Sasso a sinistra. A contrassegnare il sentiero ci sono dei pali, ma se dovesse esserci molta neve risulterebbero invisibili (fare riferimento al gpx).

A un tratto il sentiero piega verso sud e oltrepassa delle basse collinette, per poi arrivare ad intersecare una strada asfaltata e proseguire oltre. Seguendo il tracciato gpx si arriva al Rifugio Racollo (1600 metri).

Si aggira dunque il rifugio e si prosegue puntando verso ovest sul sentiero 212. si arriva così ai suggestivi ruderi di Santa Maria del Monte, dopo una breve salita.

Borgia – Chiaravalle Centrale

Il percorso

Lasciando la SS384 all’uscita dall’abitato di Borgia si svolta a sx sulla SP57e dopo circa 1.5 KM sulla dx su una strada secondaria che mano a mano si stringe fino a diventare sterrato che si snoda sulla sommità della collina con una splendida vista sul golfo di Squillace. Pochi metri sulla SP89 e si riprende un strada secondaria che porta sulla SS181, svoltando poco dopo a sx sulla SS382  per seguirla un paio di KM. 500 m a sx sulla SP122 e, qui, viene  la parte più bella del tracciato: si svolta a dx tra gli ulivi inizialmente seguendo lo sterrato, poi un sentiero, fino a scomparire del tutto la traccia(qui è stata, per me, indispensabile la rotta GPS). Camminando tra enormi pale eoliche si raggiunge la SP123. Svoltando a dx la si percorre per un centinaio di metri per deviare a sx su una stradina di campagna. Attenzione dopo circa un KM e mezzo la traccia sembra perdersi sulla cima di una collina (panorama spettacolare) ma pochi metri prima svoltando a dx si ritrova al strada (sterrata) che porta alla SP116 e sempre lungo sterrati a vie secondarie alla allaSP120. Attraversata la provinciale si prosegue lungo la via in discesa fino ad incrociare la SP144. Si continua su via Campo (incredibile incontro con un gufo!), via S. Biagio(la mia traccia GPS devia sulla sx, ma la strada si perde dopo poche centinaia di metri) e via Serra Rizza fino ad arrivare alla SS182. Poche centinaia di metri e siete arrivati a Chiaravalle Centrale.

Pinzano – Nova Ponente

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Tappa 01 (ca 12 Km per 5h 30’)

La partenza del percorso si trova proprio di fronte all’ingresso principale della Chiesa di S. Stefano, sotto gli affreschi, con a lato il piccolo cimitero del paese.

Ridiscendere le scale alla destra per giungere nella contigua Piazzetta S. Stefano. Un bel fontanile permette di rifornirsi di acqua fresca per il cammino. E’ consigliato prevederne una scorta maggiore del solito, visto il forte dislivello che si andrà ad affrontare, con il seguente punto di rifornimento distante, nei pressi del paesino di Aldino.

Dalle scale, attraversando la piccola piazza piegare a destra seguendo la strada e  il cartello di palinatura Rosso e Bianco Sentiero N.1B in direzione Montagna, a nemmeno mezz’ora di cammino da lì.

Seguire la piccola asfaltata ciclabile, ma aperta al traffico locale, fino a raggiungere la bella residenza Hof (1408), ristrutturata in color giallo/arancione.

Una salita di circa 400 mt porterà nel centro del paese di Montagna, dove sulla destra, innalzata rispetto alla piazza, sarà visitabile l’antica Chiesa romanica di San Bartolomeo, di cui ben poco resta dell’ammodernamento tardo gotico, quasi del tutto sparito dopo i rifacimenti del 1875-1881.

Uscire dal paese, in discesa, discendendo per Via Campo Santo fino ad arrivare ad un piccolo sottopassaggio ciclo pedonale che permetterà di attraversare in sicurezza la trafficata e tortuosa SS48.

Superata la statale, lasciandosi il cimitero a destra, continuare sull’asfaltata secondaria in forte discesa fra gli alberi per circa un chilometro fino a imboccare, ben visibile sulla destra della carreggiata, il Sentiero N.3, nel fitto di un bosco.

Inizia qui il tratto più impegnativo dal punto di vista del cammino dell’intero 2° Itinerario Iter Artis, ma forse anche uno dei più suggestivi dal punto di vista naturalistico.

Il sentiero 3, infatti, in circa mezz’ora di cammino, porterà a compiere un fortissimo dislivello. Seguendo le palinature nel bosco, si percorreranno diverse curve strette oltre a lunghe ripide scalinate, fino a giungere al fondo valle, sbucando in uno stretto tracciato stretto fra un muro e la cinzione di una vecchia piscina abbandonata. Al fondo un parco giochi anch’esso abbandonato. Sbucati sullo spiazzo, leggermente a destra, sarà ben riconoscibile una passerella pedonale sopra un rumoroso torrente di montagna. Si tratta delle Gole del Rio Nero, proprio alle porte del paese di Ora, raggiungibile, ove necessario, in pochi minuti seguendo l’unica asfaltata Via della Cascata. A sinistra invece, lungo il corso del torrente, facilmente raggiungibile in svariati modi, alcuni piccoli prati assolati con aree di sosta, dove poter immergersi nella gelida acqua o fare un pic-nic.

Superata la passerella, salire la piccola scalinata e piegare a destra sul cemento seguendo il corrimano da tenere alla propria destra e la palinatura Rossa e Bianca dei Sentieri N.1 e 2 che per buona parte del tracciato coincideranno.

Armandosi, di buone gambe e di tanto fiato, si affrontare la scalinata nella vegetazione che per almeno un’ora si inerpicherà lungo la stretta gola del torrente. Lungo tutto il percorso, a tratti si supereranno grosse condutture dell’acqua interrate, e ogni cinque minuti, su piccole piazzole, sarà possibile sostare per godere del paesaggio mozzafiato, salendo sempre più in alto. Sul lato destro, nel senso di marcia, ponendo la massima attenzione, ci si potrà anche avvicinare allo strapiombo della gola con le sue cascate d’acqua cristallina decine di metri sotto.

Giunti alla cima della scalinata, il sentiero continuerà nel bosco sempre in salita, ma affrontando dislivelli decisamente meno impegnativi, fino a sbucare in una piccola radura riconoscibile da un muro di cinta di una proprietà privata sulla propria destra. Senza continuare dritto sulla via più visibile e carrabile, imboccare il sentierino che costeggia il muro di cinta e che in circa 15 minuti porterà ad un malconcio cancello sulla destra in prossimità di un grosso fienile in legno scuro. Imboccare la strada in salita verso la sinistra continuando a seguire la palinatura che in breve ci porterà sulla silenziosa e isolata asfaltata di Località Eich.

Sempre in salita si giungerà in meno di mezz’ora ad un gruppo di case circondate da orti e campi coltivati, ma senza superarle, girare subito sulla strada a sinistra e dopo pochi passi a destra lungo un prato in salita, in coincidenza della palinatura, per lasciarsi le costruzioni in basso sulla destra.

Dopo appena dieci minuti, percorrendo uno stretto passaggio fra piccoli meli si giungerà ad un cancelletto di legno non più alto di un metro. Delimita un edificio privato, ma è aperto ai viandanti. Ben visibile oltre il cancello, una salvifica fontanella sulla sinistra con acqua potabile dove poter rifocillarsi e rifornirsi per il resto del percorso. Continuando dritto oltre la fontanella, in altri 5/10 minuti di marcia, si sbucherà dalla vegetazione, proprio nei pressi di un largo tornante della SP72. Dall’altra parte il vecchio Hotel Stella, con di fronte due pensiline dei bus per e da Egna e Ora.

Seguire l’asfalto in salita e tagliare diversi tornanti seguendo la palinatura che ormai riporta le indicazioni per il paese di Aldino, distante non più di 40 minuti.

Di nuovo sulla Provinciale, nei pressi del cartello “tornante n.3”, seguire i cartelli al bivio girando a destra sempre sull’asfalto e puntando un’isolata villetta color ocra, superata la quale basterà seguire il Sentiero N.1 per salire tra boschetti, prati e pascoli verso il paese.

Superato l’ultimo di una serie di sbarramenti in legno per gli animali, si ritornerà sull’asfalto ormai ai piedi del paese. Seguire tenendo la destra fino a raggiungere un grande campo da calcio in erba sintetica che si affaccia sulle montagne e la valle, nei pressi di un centro sportivo. Raggiunte le prime case del paese, con di fronte il muro di cinta di alcune villette che obbliga ad una svolta, decidere di salire verso sinistra sempre seguendo il Sentiero N.1. Con un ampia curva, si giungerà in circa 300 mt ad un grosso incrocio di più strade proprio nei pressi di un parco giochi all’ombra di grossi abeti. Costeggiarlo per giungere il centro in non più di 250 mt di salita.

Il paese di Aldino è un buon punto tappa per il visitatore che voglia fermarsi qui e non raggiungere la successiva Nova Ponente. Oltre ad essere ben servito dai mezzi pubblici, con bus per il fondovalle e la stazione ferroviaria di Egna, offre alcuni negozi, un piccolo supermercato, una banca e diverse soluzioni per la notte. Un piccolo infopoint sulla piazza, può fornire tutte le indicazioni necessarie.

Inoltre la Chiesa dei Santi Elena e Giacomo, merita una visita per godere del suo bel coro, della fonte battesimale trecentesca in pietra, e della vecchia pala d’altare ottocentesca con l’incoronazione di Maria e dei Santi del masetro Kaspar Jehle. Il cimitero alle spalle dell’edificio sacro, infine gode di una vista privilegiata sul verde della valle e le montagne sopra Bolzano e Merano.

Tappa 02 (ca 12 Km per 4h 30’)

Per il camminatore che voglia concludere la gita a Nove Ponente, invece, bisognerà tener presente almeno altre quattro ore e mezza di cammino, includendo una breve visita al Santuario di Pietralba, proprio lungo il percorso.

Ridiscendere dall’alto della chiesa, lasciandosela alle spalle, lungo un sentiero asfaltato che punta alla sottostante SP72, raggiunta la quale attraversarla e tenendo la destra, raggiungere in nemmeno 30 Mt la bella stradina asfaltata, Via Thal che si dirige in mezzo al verde di due dolci colline.

Camminando lungo una robusta staccionata in legno si giungerà ad un bivio per girare a destra. La palinatura riporterà la doppia dicitura Sentiero N.10 e Sentiero A Petersberg. Dopo non meno di 15 minuti camminando con campi coltivati a sinistra e un curato boschetto di abeti sulla destra si riguadagnerà l’asfalto proprio nei pressi di un edificio privato a due piani bianco. Attraversare la strada e dirigersi verso sinistra, in direzione di un ampio spiazzo ricco di cartellonistica.

Continuare quindi a seguire il Sentiero N.10 in direzione Weissenstein/Wallfasweghrt, camminando su una piccola asfaltata di servizio che si inoltra all’interno di un’area protetta. Anche se poi diventerà sterrata, non si abbandonerà più questa traccia fin quasi all’arrivo al Santuario trovando indicazioni sempre più precise per Weissenstein/Pietralba-Schmiederalm e ignorando le diverse indicazioni per altri sentieri come il N.6 e 7.

La strada diventerà una carrabile di montagna dopo essere passati nel mezzo di un piccolo gruppo di case in semiabbandono, iniziando a salire decisamente nel bosco e attraversando diversi pascoli alpini.

Circa 500 mt dopo aver superato un ben riconoscibile capanno in legno isolato sul lato destro di marcia, al limitare dei pascoli e tornati all’ombra degli abeti, aver cura di girare a sinistra e poi immediatamente a destra sulla forte discesa che in meno di 15 minuti porterà nei pressi del Santuario della Madonna di Pietralba. L’edificio apparirà nel senso di marcia con la sua imponente facciata bianca a tempietto e quattro torri, fra gli ultimi alberi del parco. Si tratta del primo esempio compiuto di arte rinascimentale altoatesina, oltre ad essere la meta di pellegrinaggio più frequentata nella regione, legato alla leggenda del ritrovamento di una piccola statua della Pietà da parte del contadino Leonhard Weissensteiner che diede origine alla prima cappelleta votiva nel 1553.

Dopo la visita, superato il grande edificio, lasciandoselo sulla sinistra, si attraverserà il parcheggio in prossimità di un negozietto di souvenir per andare ad intercettare il sentiero che si butta in basso verso i pascoli sulla destra, prendendo da guida la palinatura con le indicazioni per Nova Ponente.

A questo punto, si è a circa un’ora e mezza di cammino dal punto di arrivo del percorso, che procederà sempre in dolce discesa o in piano attraversando un bosco di altissimi abeti rossi.

Sbucando nuovamente sull’asfalto, il paese, con il suo campanile sarà già ben riconoscibile da lontano. Continuare quindi a seguire la palinatura fino ad arrivare ad attraversare per l’ultima volta la SP72. Scendere in basso sotto la strada per poi andare a imboccare una ripida scalinata di una cinquantina di metri che porterà in mezzo ai primi edifici del paese, a meno di 400 metri dall’arrivo proprio di fronte all’ingresso della CHIESA PARROCCHIALE DI S. BENEDETTO.

Salorno – Pinzano

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Per iniziare il percorso in direzione di Pinzano, uscire dal paese procedendo lungo Via Loreto che costeggia la chiesa di S.Andrea sul suo lato destro, meridionale.

Dopo 500-600 mt si incontrerà una piccola cappella bianca con un fontanile di fronte, superato il quale, in coincidenza con un allargamento della strada, saranno ben visibili i primi cartelli del Sentiero Dürer sulla destra.

Da questo punto è possibile procedere scegliendo due opzioni diverse.

La prima, seguendo la palinatura del Sentiero Dürer  ci porterà a salire fra gli alberi fino a raggiungere la località di Pochi e da qui, volendo continuare a seguire il sentiero fino ad arrivare in poco più di tre ore praticamente sopra il paese di Egna, essere ad un’ora di distanza dalla destinazione finale di Pinzano. E’ da prendere in considerazione, che sulla lunghezza totale del percorso, questa opzione prevede un dislivello maggiore e un tempo totale più lungo di percorrenza.

La seconda opzione, invece, consente di raggiungere la località Laghetti, per poi andare a intercettare il Sentiero Dürer in un secondo momento, camminando così con un bassissimo dislivello, verso il fondovalle, fra meleti e campi coltivati offrendo anche una maggiore diversificazione di paesaggio e vedute.

Procedere quindi dritto sull’asfalto della SP129 ancora per circa dieci minuti per poi svoltare verso i campi al bivio con Via dei Molini che non si abbandonerà più seguendo le indicazioni per Laghetti  e del Sentiero N.3 palinato Bianco e Rosso, e passando di fronte all’officina di un fabbro.

Dopo circa 2 Km si incontrerà sulla destra la Baita Garba con il suo laghetto artificiale lungo la strada, e con poco meno di 3 Km, si arriverà  attraversando i campi coltivati, alle prime case del villaggio, proprio in coincidenza di un piccolo parco giochi.

Dopo pochi passi, sulla destra, con un breve tratto di strada che gli passa di fronte, un tennis club con un contiguo campo da basket e uno per il gioco delle bocce.

Nel caso in cui il club sia aperto, si saliranno i quattro scalini in legno d’ingresso, per poi tirare dritto costeggiando il campo in terra battuta e infilarsi dietro lo stabile di cemento al fondo, dove si potrà vedere salire un piccolo sentiero sulla sinistra. Il passaggio non è molto evidente. In alternativa, ai piedi del club e dei quattro scalini, salire in leggera salita a destra la strada di fronte per continuare seguire la palinatura del Sentiero N.3 e poi quella del Sentiero Dürer, in direzione Egna.

Il Sentiero Dürer percorre tutta la prima montagna a ridosso della valle in mezza costa, raggiungendo il centro abitato di Egna dall’alto attraverso la località Mazzano.

Si tratta di un percorso molto suggestivo, ben segnato, evidente e palinato. che si sviluppa in continuo sali e scendi nella quiete di un grande bosco. Sbucando a tratti tra gli alberi, sulla sinistra si vedrà la Val d’Adige in direzione di Bolzano, sempre più in basso man mano che si sale.

Il sentiero inoltre passerà proprio fra le grandi gambe di diversi tralicci dell’alta tensione, comodissimi piazzali panoramici.

Ci vorranno un paio d’ore per concludere il sentiero sbucando fuori da quello che è il Parco naturale di Monte Corno attraverso un cancello di ferro e rete marroni. Qualche centinaia di metri prima, degno di nota, sulla sinistra del sentiero, una “caldara” antica fornace scavata nel terreno per tre metri di profondità, dove, fino all’inizio del secolo scorso, si cuoceva la calce per l’edilizia tramite  un antichissimo procedimento.

Lasciato alle spalle il parco si sbucherà alla luce fra lunghe distese di vigneti coltivati. In basso a sinistra ben visibile, il centro urbano di Egna. Si è alle porte della località Mazzano. Per raggiungerla, seguire la strada asfaltata che piega a sinistra verso il basso circondata dai vigneti.

Avvistate al fondo del rettilineo le abitazioni della località, una sosta d’obbligo è presso la solitaria chiesetta di San Michele Angelo, della quale si vede spuntare il profilo con il tozzo campanile in pietra, tra le fronde di vite. La piccola deviazione di meno di un minuto, permetterà di godere anche solo dell’esterno affrescato dell’edificio, dove un grande San Cristoforo ben riconoscibile da lontano, guida e da il benvenuto ai pellegrini da più di sei secoli.

Riprendendo l’asfalto sempre in discesa, in circa 150 mt, ci si troverà di fronte ad un bell’edificio antico, oggi cantina, in perfetto stile montano altoatesino, ristrutturato in color ocra. Sulla parete frontale campeggia la scritta nera “Oberingeramhof” in caratteri germanici.

Passare sotto l’edificio girando a destra sulla stradina asfaltata  tenendoselo sulla sinistra. In meno di dieci passi si incontrerà una palina del Sentiero N.15 riportante la corretta direzione per Pinzano. Seguire per dieci minuti le indicazioni bianche e rosse fino ad entrare in un boschetto superando un altro cancello in ferro e rete metallica marroni. In alto a sinistra, fra la fitta vegetazione, le imponenti rovine del castello di Egna, del quale sono ben conservate le merlature. Continuando il sentiero e passando ad un centinaio di metri a valle del castello, si discenderà nel bosco fino a raggiungere un ponte di assi di legno, superato il quale si continuerà sul tracciato principale svoltando a destra. Dopo nemmeno 50 mt, porre attenzione al sentiero poco visibile sulla sinistra che passa proprio alle spalle di un grosso edificio/magazzino agricolo in plastica telata bianca. La palinatura è mal visibile come il sentiero stesso. Si tratta di un piccolo tratturo che corre rettilineo in ripida salita, stretto fra la rete di recinzione del capanno agricolo e della vegetazione cespugliosa sulla destra. Bisognerà percorrerlo per circa quindici minuti per sbucare in un grande e soleggiato prato, già di tipo “alpino” dopo aver superato un ulteriore cancelletto con un generico cartello di Monumento Naturale, non ben riconducibile a che cosa.

Ai piedi del prato, seguire in leggera salita verso destra tagliandolo in diagonale e puntando la continuazione del sentiero poco visibile fra il fitto di un altro boschetto. All’inizio di esso, si ritroverà la palinatura. Camminando ancora per una decina di minuti si giungerà all’ultimo cancello della giornata, da superare per imboccare la sterrata a destra in salita che in poco più di un chilometro porterà ai piedi del paese di Pinzano, riconoscibile da lontano, per lo svettare del campanile di S. Stefano.

La CHIESA DI SANTO STEFANO, è il centro del piccolo gruppo di case lì intorno. Sulle facciate degli edifici circostanti alcuni affreschi di diverse epoche dai più svariati temi, da quelli sacri a quelli di quotidianità contadina. Sulla facciata come dentro la chiesa, invece, tanti piccoli gioielli dell’arte da contemplare con calma, nel silenzio e nella quiete del paesino montano.

Grande risalto e impatto ha il Manto della Madonna sotto il quale si rifugia il genere umano e i S. Cristoforo, S. Stefano, S. Dorotea e S. Volfango.

All’interno, mirabile il coro del maestro Konrad Von Neumarkt e l’incantevole pala a portelle, tardo quattrocentesca, del maestro Hans Klocker, magnificamente conservata e raffigurante la Madonna con bambino affiancata dai Santi  Stefano e Lorenzo.

Si conclude qui, quindi il quarto e penultimo percorso della guida. Pinzano, come quasi tutti i centri della zona offre diverse soluzioni di tipo turistico per il pernottamento, ma è altresì ben collegato con il fondovalle dai mezzi pubblici oltre ad essere a circa mezz’ora a piedi dal più popolato paese di Montagna di cui è frazione.

Magrè – Salorno

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Partire dalla centrale Piazza S. Gertrude, lasciandosi alle spalle la fontana all’ombra del bel tiglio percorrendo Via Karl Anrather che procedendo, diritto superando l’incrocio con il semaforo, in concomitanza della cappelletta ottagonale della Madonna sulla sinistra, diventerà SP20/Via della stazione.

Dopo nemmeno 250 mt svoltare a destra seguendo un ampio rettilineo in direzione dei campi coltivati. Si tratta della Strada del Vino/SP14, per nulla trafficata e del tutto simile ad una strada di servizio agricola.

Continuando sul rettilineo, oppure tagliando fra i bei filari di mele a sinistra, con l’ausilio di una cartina e/o della traccia Gpx, andare ad incrociare la perpendicolare SP19. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere il paese di Cortina sulla Strada del Vino seguendo le indicazioni stradali e andando diritto a un grosso bivio che a sinistra porterebbe in direzione dell’autostrada per il Brennero A22 che si incontrerà dopo circa 300 mt.

In meno di venti minuti si sarà al centro del paese di Cortina, caratterizzato da un ampia piazza proprio di fronte alla facciata della Parrocchia di San Martino. In mezzo alla piazza un antico pozzo di pietra bianca. E’ qui possibile trovare ristoro in bar e ristoranti, oltre ad una banca, un piccolo supermercato e un tabaccaio.

Uscire dalla piazza sempre seguendo la principale SP19 fino a raggiungere un sottopassaggio della ferrovia, stradale e pedonale. In mezzo alla vegetazione sulla destra, partirà il percorso pedonale che permetterà di passare sotto il ponte e che, poi piegando a destra riporterà in mezzo ai meleti. Seguire questa traccia fino al punto in cui svolta a sinistra verso la fine di un campo delimitato da una piccola massicciata erbosa, sopra la quale si vedrà scorrere la SP19.

Facilmente confondibile con una via ciclabile, questa grande asfaltata per nulla trafficata, è comunque a tutti gli effetti, una strada aperta al traffico e richiede quindi un minimo di attenzione nel percorrerla. Imboccandola verso il fondo valle, e proseguendo il lunghissimo rettilineo, porterà in circa 3 Km alla piccola Stazione ferroviaria di Salorno. Sulla sinistra, in alcuni tratti sarà possibile intravedere fra le piante l’autostrada per il Brennero e subito oltre lo scorrere del fiume Adige.

Giunti all’altezza della stazione di Salorno attraversare il grande ponte che va a superare autostrada e fiume in una sola campata, arrivando così alle prime case del centro abitato di Salorno.

Sulla sinistra un piccolo bar fa da sosta per i ciclisti lunga la famosa ciclabile dell’Adige, offrendo anche la possibilità di affittare biciclette. Superandolo tenendoselo sulla sinistra andando dritto, si arriverà in circa dieci minuti sull’ampia piazza centrale del paese.

Sulla sinistra, innalzata su qualche scalino, l’imponente facciata della CHIESA DI SANT’ANDREA con il suo slanciato campanile tardo gotico, la cui sommità (più moderna, 1854) è stata ricostruita dopo essere stata distrutta da un incendio. Proprio di fronte, sull’altro lato, un bell’edificio barocco, già residenza Vilas, acquistato dal comune nel 1858 per ospitare scuola e canonica. Il terzo lato, di fronte arrivando, è occupato dal Municipio stesso.

Volendo, per concludere la breve gita, passando davanti alla chiesa in leggera slaita, si arriverà proprio ai piedi della cascata di Salorno, bel monumento naturale, dove poter rifocillarsi al fresco seduti su delle panchine all’ombra di alcuni abeti.

Monticolo – Magrè

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Ponendosi proprio di fronte il piccolo ingresso della chiesetta dei Re Magi nel centro del paese, iniziare l’itinerario, seguendo la piccola stradina asfaltata sulla destra. Già dal centro della piazza sarà ben visibile sul muretto di fronte, la palinatura Rossa e Bianca del Sentiero N.5 e una freccia scolorita riportante la dicitura Kalter.

La stretta e silenziosa asfaltata si allontana da Monticolo in leggera discesa, attraversando piccoli campi di meli ben assolati. Dopo nemmeno un chilometro, superata una residenza agricola sulla sinistra, si troverà una sbarra e un cartello a segnare l’inizio della Strada Forestale, che si seguirà andando diritto secondo la palinatura ora diventata del Sentiero N.5A con frecce in direzione Lago di Caldaro/Kaltersee.

Dopo nemmeno cinque minuti, ancora sull’asfalto, la stradina piegherà di 90° a sinistra in forte discesa per diventare sterrata e inoltrarsi ulteriormente nel fitto della vegetazione.

Camminando nella più totale quiete dell’ombreggiato e silenzioso bosco, dopo circa una ventina di minuti, si giungerà ad incrociare perpendicolarmente una piccola asfaltata di servizio all’interno del parco. Seguendo l’asfalto, in salita verso sinistra, il Sentiero N.19, mentre di fronte a noi il Sentiero N. 20  in leggera discesa e sterrato. Anche se entrambe le palinature riportano l’indicazione per il Lago di Caldaro, è suggerito preferire il secondo percorso, decisamente più selvatico e suggestivo, oltre che comodo, discendendo una lunga e ripida scalinata di legni in mezzo al  bosco.

Giunti ad un bivio ben segnato, salire tenendo la sinistra continuando sul Sentiero N.20 e dopo un centinaio di metri scegliere come raggiungere il lago in prossimità di un leggero tracciato che scende a destra. In discesa fra gli alberi si sbucherà su una via bianca assolata in mezzo ai campi di una radura, per giungere al lago seguendo il fondovalle. Entrambi i sentieri sono palinati in Bianco e Rosso, ma senza numero identificativo, trattandosi di due alternative dello stesso Sentiero n. 20. Continuando diritto sull’ampia sterrata invece, si proseguirà per poco più di 2 km nel bosco in maniera più comoda, fino a raggiungere la strada asfaltata Campi al Lago dove godere finalmente la bella vista che si apre sul lago di Caldaro. In questo punto tra l’altro è facile rincontrare il sentiero N.19, che scende alle spalle sul lato sinistro, alternativo al N.20 e che si è lasciato indietro, circa un’ora prima, scegliendo di proseguire andando diritti sul sentiero N.20 stesso.

Raggiunto l’asfalto, piegare a destra in discesa per una cinquantina di metri per giungere ad un ben riconoscibile bivio. Da qui, sulla sinistra partono due strade asfaltate. Scegliere la più piccola (non la Via Serrundung), più in basso, seguendo il Sentiero N.3 in direzione Seewanderweg. Nella stessa direzione si possono notare anche alcuni adesivi blu e gialli indicanti l’antico percorso della Via Romea.

Seguire in fondovalle, il Sentiero N.3, molto ben segnato, comodo e illuminato anche di notte, fino ad arrivare alla riva del lago di fronte ad uno stabilimento con bar, piscina e pedalò in affitto sulla sinistra. (Ingresso 7 euro). Girare a destra e poi subito a sinistra per imboccare, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca, una comoda ciclabile che fra i campi di mele segue la riva del lago ad una cinquantina di metri di distanza più in basso. La ciclabile sbuca sulla strada SP14/Strada del Vino,  proprio in prossimità della bella chiesetta color giallo ocra di San Giuseppe al Lago, riconoscibile anche dal piccolissimo cimitero ai suoi piedi.

Seguire la statale (non molto trafficata e con marciapiede sul lato destro) in direzione di Termeno, le cui prime case sono già visibili guardando verso sinistra oltre lo scollinamento. Dopo due curve lungo la provinciale in circa 700 mt, imboccare il tracciato ben visibile sulla destra proprio di fronte all’ingresso del campeggio S.Josef.

Da questo punto ci troverà a circa quattro km di distanza dal paese di Termeno sulla strada del vino che si può raggiungere in diversi modi, tagliando per i campi e sfruttando le numerose strade di servizio agricole, ma sempre in salita. La via più pratica e diretta è quella che segue Via del Lago di Caldaro in direzione centro. Anche se asfaltata, si tratta di una strada poco trafficata con dislivello costante, che porta al centro del paese diventando Via Hans Feur.  Ben visibile, entrando in paese, sopra il centro, in alto a destra, la sagoma con campanile della romanica e gotica SAN GIACOMO A CASTELLAZ custode di un imperdibile ciclo di affreschi dal sapore misterioso, a tratti magico. Per raggiungerla, proprio di fronte ad un bar gelateria sulla sinistra scendendo verso il centro, imboccare la ripida viuzza sulla destra. Dopo nemmeno dieci minuti di salita, inerpicandosi per una scalinata color porfido, si arriva alla chiesetta, circondata di lavanda dove gustare, oltre ai particolari affreschi, il vasto paesaggio su tutta la valle, sia in direzione sud che nord.

Per raggiungere il successivo paese di Cortaccia sulla Strada del Vino e poi con altri 4 km in sali e scendi fra boschetti e vigne, quello di Magrè sulla Strada del Vino, ridiscendere la scalinata e piegare a destra verso la piazza centrale. Il paese di Termeno è un piccolo centro ben attrezzato, dove poter pensare di fare una sosta per il pranzo. Non mancano le attività commerciali e sulla bella piazza, una banca, un info-point  distante un centinaio di metri e una fontana ombreggiata per rifocillarsi.

Superata la piazza, imboccare Via Schneckenthaler in leggera salita a destra, seguendo le frecce stradali per la Casa di riposo., raggiunta la quale in circa 400 mt, salendo verso sinistra, partirà il sentiero per Cortaccia. Il primo tratto è ben segnato e riconoscibile dai tabernacoli di una Via Crucis nel bosco. Seguire la palinatura per Kurtatsch salendo un dislivello di almeno 200 mt per raggiungere la mezza cresta, sempre nel bosco, su una strada di ghiaia bianca, ampia e comoda. Dopo meno di 4 km, in circa 45/50 minuti di cammino, si troverà una piccola e isolata area pic-nic sulla sinistra da dove inizierà la lenta discesa verso il paese godendo di un vastissimo paesaggio verso la parte meridionale della valle. Raggiunto l’asfalto si arriverà al centro di Cortaccia in meno di 15 minuti nei pressi di un info-point turistico e di una farmacia passando di fronte ad alcuni bar ed a un ristorante. Già dalla piazza, ben visibile ad un centinaio di metri di distanza sul fondo, la facciata e il campanile romanico con tre ordini di finestre ad arco della Chiesa di S. Vigilio, meta di pellegrinaggio a partire dal 1733 d.C.. Al suo interno è infatti custodito il dipinto della Mater Dolorosa, non particolarmente rilevante dal punto di vista artistico, ma venerato per gli eventi miracolosi ad essa legati.

Per il visitatore che voglia continuare questo percorso, e concludere la giornata nel paese successivo di Magrè sulla Strada del Vino, si conti ancora un’ora e mezza di cammino, molto suggestivo.

Seguire l’asfalto della strada principale in discesa lasciandosi la chiesa alle spalle. Proprio sotto di essa, un comodo percorso pedonale al limitare di una vigna, eviterà il breve tratto di marciapiede.

Al termine di esso raggiungere l’imbocco di Via Angela Nikoletti, sulla destra, a pochi passi da lì. Da questo punto si noti, come s’incontreranno lungo il restante il cammino, diversi cartelli detti della “Manona”. La sagoma di una mano con le dita distese indica infatti la strada verso le vigne in direzione di Magrè. Si tratta dell’antico simbolo di ricnoscimento dei “Saltari”, guardiani dei vigneti fino al XIX sec.

Questo percorso, fino alla meta, non è lungo più di 3,5 Km, ma bisogna mettere in conto, soprattutto nella parte iniziale alcune rampe faticose, soprattutto giunti a questo punto della giornata, ma davvero bellissime. Si passerà fra curatissimi vigneti che regaleranno vedute preziose sulla valle sia in direzione di Cortaccia che in quella di Magrè. Si incontrerà una ricca cartellonistica legata al mondo dell’uva e del vino con spiegazioni dettagliate sui diversi vitigni lungo il tracciato, oltre che della flora e fauna locali. Si incontrerà anche, la singolare iniziativa del Percorso degli odori. Termitato il primo tratto di salita, il più impegnativo, superato un ponticello sul Monumento naturalistico Cascata Breitbach, si raggiungerà la cima di un vigneto con un rapido zig zag destra-sinistra, per poi imboccare a sinistra, sul limitare alto del campo, un percorso erboso. Porre attenzione a questo passaggio, perché le paline al bivio sono mal visibili, nascoste dalla vegetazione.

Il sentiero è riconoscibile, perché segnato da pali di legno, ai quali sono appese piccole anfore di terra cotta, contenenti gli aromi dei diversi vitigni. Ogni tipo d’uva è associato ad una scheda esplicativa  illustrata, che ne descrive le caratteristiche e le qualità.

Raggiungere il fitto del bosco per piegare decisamente sulla destra, ignorando il sentiero in discesa a sinistra. Si raggiungerà una scalinata fra gli alberi e un caratteristico passaggio su una passerella di legno, proprio sopra una rumorosa cascatella d’acqua. Grazie ad alcuni scalini verso l’alto, si guadagnerà nuovamente l’asfalto, proprio di fronte la facciata bianca di un’abitazione privata.

Scendere l’asfalto verso sinistra puntando il cartello di Stop alla fine della strada. Incrociata Via Franz Von Fenner, ridiscenderla seguendo per un breve tratto il Sentiero N.7.

Dopo un paio di tornanti e in forte dislivello verso il basso su un rettilineo asfaltato, si giungerà ad un bivio, nei pressi di un’antica abitazione ristrutturata. Ben visibile il cartello indicante la strada a destra per Magrè con palinatura Sentiero N.3A e gli adesivi blu della Via Romea che si andrà a seguire. Nell’altra direzione invece, il segno della Manona che si va ad abbandonare.

Scendendo fra i vigneti in quasi un chilomentro di cammino si raggiungeranno le prime case del paese, fra le quali, ben visibile e segnata, la Via Alberti sulla destra, che in meno di 400 mt e attraversando un piccolo ponticello su un canale, porterà proprio sotto il campanile della CHIESA PARROCCHIALE DI S.GELTRUDE.

L’edificio sacro è ben riconoscibile per la particolare caratteristica di avere il corpo principale a tre navate distaccato dal fusto del campanile romanico posto sul lato occidentale, divisi da una stradina che vi passa in mezzo. La base del campanile, di epoca romanica, è formata da quattro archi in pietra grigia sotto i quali poter passare a mò di portico.

Bolzano – Monticolo

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

Tappa 01 (ca 15 Km per 5h 30’) Bolzano – Castel Firmiano

Dalla centrale Piazza Walther, superare la statua del poeta per dirigersi a Piazza del Grano e in un centinaio di passi raggiungere Via dei Portici. Girare a destra per seguirla in direzione del grande arco fra i palazzi, passargli sotto e prendere Via Piave che continuando dritto, fra negozi e bar diventerà Via Brennero, seguirla anche dopo aver superato una rotonda.

Poco dopo aver superato una trattoria alla propria sinistra, girare a sinistra sulla ripida Via Santa Maddalena di sotto (palinatura Rossa e Bianca – Sentiero N.6), che in un’unica rampa asfaltata e con un forte dislivello, ci porterà su uno spiazzo dove sarà già ben visibile, sulla destra, il campanile in pietra della piccola chiesetta romanica di S. MADDALENA.

Dopo la visita, tornare sui propri passi per una cinquantina di metri, per salire verso destra, sempre sull’asfalto. Appena superata una casa vacanze dal cortile ricco di piante, proseguire costeggiandola piegando a sinistra seguendo le indicazioni per l’Hotel Eberle.

Giunti all’ingresso dell’Hotel, sarà possibile passarvi davanti superando un cancello chiuso per le auto, ma non per i pedoni, per arrivare proprio di fronte al vistoso quanto ampio dehor posto su una meravigliosa terrazza panoramica aperta sulla città di Bolzano. Alla nostra destra in alto le cabine rosse della funivia per il Renon, corrono su e giù per la valle.

Superare l’hotel continuando diritto e imboccare il Sentiero di S. Osvaldo ben curato fra il verde e in leggera salita. Continuandolo porterebbe al passo di Sant’Osvaldo da cui prende il nome e che è segnalato da cartelli e frecce. Dopo circa venti minuti sotto le piante, fra fichi d’india e formazioni rocciose granitiche, in una rilassante passeggiata con costante vista panoramica sopra la città, si giungerà ad un bivio nei pressi di una piccola area di sosta con delle panchine e una  grande croce votiva sulla destra.

Ridiscendere verso la città tenendo la sinistra e seguendo la palinatura del Sentiero N.2

In meno di cinque minuti, dopo aver superato un cancello che delimita il parco, si incontreranno i primi edifici moderni e residenziali della città, appoggiati al pendio della montagna. Al fondo della strada a ciottoli sconnessi, tornati in piano, svoltare subito a sinistra sull’asfalto di Via Sant’Osvaldo, per poi continuare a scendere girando a destra su Via Monte Tondo distante 50 metri, e tornare così nei pressi del centro città.

Dopo circa 150 metri, a destra, ben visibile il Vicolo di San Giovanni, che piegando quasi subito a destra ci porterà in pochi passi alla silenziosa Chiesa di SAN GIOVANNI IN VALLE aperta al pubblico tutti i sabati mattina e con orari speciali d’estate.

Il vicolo forma un anello intorno alla chiesa per potervi girare intorno ammirandola in tutti i suoi dettagli, e proprio davanti all’ingresso, si trovano due panchine all’ombra del campanile, per una piccola pausa prima della visita ai bellissimi affreschi all’interno.

Riprendendo il vicolo, girando intorno alla chiesa, tenere la destra puntando il passaggio pedonale a portico sotto un palazzo per poi sbucare su Via Andreas Hofer.  Seguirla tenendo la propria destra fin quando non diventerà Via Vintler e al primo grosso bivio, dopo aver superato un giardinetto sulla destra, seguire a sinistra su Via dei Francescani, passando in pochi passi davanti all’ imponente edificio del convento. Superare la caratteristica Piazza delle Erbe, con il suo mercatino e la fontana del Nettuno e prendere la prima via a destra, Via del Museo. Non si abbandonerà più questa via (poi Corso della Libertà) fino all’arrivo alla Vecchia Parrocchiale di Gries.

Via Museo permetterà di attraversare il torrente Talvera nei pressi del Monumento della Vittoria, imponente arco bianco di epoca fascista, con ben riconoscibili, i basso rilievi di Adolfo Wildt.

(In alternativa, per attraversare il torrente, sia sulla destra che sulla sinistra, ben visibili, altri ponti più piccoli ciclopedonali all’interno di un parco pubblico, costeggiante il corso d’acqua)

Si sarà arrivati a Gries, sobborgo/quartiere di Bolzano, quando sarà ben visibile sulla destra l’imponente edificio con cupole del Convento Benedettino di Muri Gries. non avendo percorso più di 2,5 km dal ponte sul torrente.

Seguendo sempre Corso della libertà si supererà una rotonda e piegando leggermente a destra si arriverà ad un semaforo, per continuare diritti su Via Martin Knoller e puntare l’alto campanile della chiesa di fronte a noi.

In nemmeno 300 metri si arriverà all’ingresso del piccolo cimitero che circonda la VECCHIA PARROCCHIALE DI GRIES, intitolata alla Vergine. Le mura della grande chiesa dall’aspetto gotico, in pietra chiara, conservano nell’ala destra, la Pala d’altare raffigurante l’angelo San Michele e il martire San Gerolamo del 1478 d.C. firmata  dal maestro Michael Pacher e dagli allievi della sua scuola. Il retro dell’opera è interamente affrescato ed è senza dubbio una delle pale lignee meglio conservate di tutto l’Alto Adige, caratteristica che la rende ancor più preziosa. Il crocefisso ligneo del 1200, invece, è di probabile provenienza estera, ed è a sua volta, opera di straordinaria importanza artistica.

Uscendo dal retro del cimitero, ridiscendere lungo Via Cologna, fino a giungere all’incrocio con Via Vittorio Veneto, percorrerla a destra per una cinquantina di metri per andare ad imboccare la secondaria Via Eisenkeller attraversando la strada, proprio in prossimità di un piccolo supermercato e di un bar sul lato opposto. Via Eisenkeller, si dirige verso i primi meleti e vigneti alle porte di Bolzano, passando fra edifici residenziali moderni dai bei giardini ricchi di fiori e piante. In concomitanza di un’edicola lignea, girare a sinistra per 150 metri su Via della Vigna, fino ad arrivare ad un suo sdoppiamento. Continuare quindi piegando a sinistra sempre fra le villette fino a giungere ad un piccolo sterrato che s’inoltra in un campo, con vigne a destra e meli a sinistra. Giunti alla fine del campo avere cura di superare il canale d’irrigazione per girare a sinistra fra i meleti puntando un grosso muro di cinta in cemento al fondo, che delimita la stazione dei vigili del fuoco, raggiunto il quale, girare a destra per passare, per circa 100 metri, lungo un grande campo coltivato, al termine del quale si ritroverà l’asfalto di Viale Druso sul quale si girerà a sinistra.

Al fondo, bel visibile, si incrocerà una via urbana trafficata sulla quale si girerà a destra (sempre Viale Druso) per arrivare in cinquanta passi al semaforo dove si girerà a sinistra su Via Resia. che in meno di un km ci porterà ad incrociare sulla destra Via Sassari, appena superato un grosso supermercato. Alla fine di essa, trovandosi ad un trivio, continuare diritto sulla via chiusa al traffico di tipo “consorziale”. Continuando a seguire lo sterrato principale, e ignorando alcune biforcazioni secondarie, si arriverà, nei pressi di un passaggio a livello sulla sinistra, che non si dovrà superare lasciandoselo alle spalle per poi, dopo un paio di svolte di nuovo sull’asfalto, raggiungere il  Ponte ciclo pedonale Adige a campata unica in acciaio ai piedi della rocca di Castel Firmiano che svetta proprio di fronte, in alto, controllando  il passaggio sul fiume.

Superato il ponte, percorrendo circa 80 Mt di via ciclabile (Via Piè di Castello), in prossimità di alcune case di tipica fattura agricola altoatesina, si troverà alla propria sinistra il sentiero per il Lago di Monticolo, palinato in rosso e bianco con la dicitura Sentiero N.1.

In prossimità dell’imbocco del tracciato, una fontanella di acqua potabile per i camminatori e i ciclisti, per sostare qualche minuto all’ombra e rinfrescarsi prima della salita.

Percorrendolo, in leggera salita, attraversando la vegetazioni ai piedi del castello, il sentiero porterà all’ingresso del Museo di Castel Firmiano, parte importante del noto circuito “Messner Mountain Museum” voluto e creato dall’alpinista altoatesino.

La rocca di Castel Firmiano è logisticamente un buon punto per il visitatore che voglia interrompere qui il primo percorso della guida per affrontare il giorno seguente o in un secondo momento, la seconda tappa in direzione del paese di Monticolo e dei suoi due laghi.

Dal castello, nel quadrante sud occidentale di Bolzano, è facilmente raggiungibile il centro cittadino ridiscendendo per una ventina di minuti la strada fatta, per poi raggiungere la stazione ferroviaria urbana di Ponte Adige.

Scendendo invece, lungo la strada asfaltata che porta le automobili al castello, e tagliando per i vigneti in discesa a sinistra nei pressi di una fermata d’autobus isolata, è possibile raggiungere il piccolo centro di Frangarto, dove scegliere fra le diverse soluzioni offerte, per il ristoro e il pernottamento.

Tappa 02 (ca 12 Km per 3h30’ ) Castel Firmiano – Monticolo

Il visitatore che voglia concludere il primo percorso in giornata, sull’asfalto, cinquanta metri sotto l’ingresso del museo proprio in prossimità della sbarra, dovrà continuare a seguire la palinatura N.1 per Monticolo, seguendo la strada in salita per poi imboccare, dopo due leggere curve, il piccolo sterrato, ben visibile sulla destra, all’altezza di un tornante che va verso sinistra.

Si entrerà così nel parco che attraversa il Monte di Mezzo, camminando in un dolce sali e scendi, ormai lontani dal traffico cittadino, fra gli abeti rossi e alcuni tratti di faggeta.

Sbucando dal bosco, ci si troverà su uno stretto pianoro ben riconoscibile grazie alle belle tenute agricole sulla nostra destra circondate da campi curati. Sullo sfondo la Val d’Adige e il paese di Terlano sul lato opposto.

Ritrovato l’asfalto, sulla secondaria e per nulla trafficata Strada del Belvedere, si continuerà a seguire la palinatura bianca e rossa (sempre Sentiero N.1) per raggiungere il piccolo centro di Colterenzio sviluppatosi intono alla chiesetta Heilghkreuz.

Superato il paese ci si immergerà  nuovamente nel bosco di abeti rossi, superando una sbarra che blocca il traffico alle automobili,  ed entrando così nel Parco protetto del Lago di Monticolo.. Il più piccolo dei due laghi, quello più a nord, si raggiungerà in nemmeno quaranta minuti, camminando nel silenzio e incrociando soltanto qualche bagnante a piedi o in bicicletta. Entrambi i laghi, praticamente contigui, sono balneabili, ma i lidi accessibili soltanto pagando una piccola quota di ingresso. Sull’erba della riva, alcuni chioschi con ristorantini-bar e attrezzati di ombrelloni e sdraio in affitto per una sosta rilassante e una nuotata.

Per raggiungere il piccolo centro di Monticolo, a fine giornata, salire verso l’altro seguendo le numeroso indicazioni per il parcheggio, dal quale diversi pullman navetta partono per servire l’intera zona. Lo si attraverserà in diagonale puntando gli sbarramenti di legno che delimitano una stradina asfaltata. Seguendola in discesa, si giungerà direttamente nel centro del villaggio sulla piazzetta della Chiesa dei Re Magi concludendo così il primo percorso in poco meno di 30 km totali di strada percorsa.

Monte Sacro, Quartiere di Roma – Basilica di San Pietro, Roma

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO
Si lascia Piazza Sempione dirigendosi verso il centro percorrendo Via Nomentana. Subito dopo il ponte sull’Aniene, si svolta a destra in Via Valsolda e si imbocca la pista ciclo-pedonale che segue il corso del fiume. Attraversata la Via Salaria all’altezza dell’incrocio con Viale Somalia, si prosegue lungo la pista tra la Via Olimpica e Monte Antenne, per raggiungere Via della Moschea e Viale Maresciallo Pilsudski; si passa poi vicino all’Auditorium “Parco della Musica” e al Palazzetto dello Sport, svoltando quindi a destra per Viale Tiziano fino a raggiungere e attraversare Ponte Milvio, uno dei più antichi (IV-III secolo a.C.) e importanti ponti dell’Urbe, presso cui confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. Era inizialmente di legno; poi fu rifatto ex-novo e prese il nome del magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura, tale Molvius, donde Molvio e quindi Milvio. La pista prosegue lungo la riva destra del Tevere. All’altezza di Ponte Sant’Angelo la si lascia e si sale la scala che conduce al livello stradale, di fronte a Via della Conciliazione, in fondo alla quale si staglia in tutta la sua imponenza la Basilica di San Pietro, sotto il cui altare centrale, poco distante dal luogo in cui sorgeva il Circo di Nerone, è stata ritrovata la Tomba di Pietro, l’apostolo a cui Gesù affidò il compito di guidare la Chiesa. Raggiunta la Piazza e l’ufficio dell’Opera Romana Pellegrinaggi possiamo finalmente ritirare il nostro Testimonium.

Via Pisoniano – Via Costanzo Cloro

Fotoleggendo Walk 2016 è un itinerario urbano (o meglio sarebbe dire sub-urbano) che passa per tutti gli spazi espositivi di Fotoleggendo a Roma, intercettando zone residuali, parchi abbandonati, sporche pinete, quartieri periferici; attraversando la Stazione Tiburtina, il cimitero del Verano, il deposito dell’Atac, il Parco della Caffarella; passando per la Via Appia, i quartieri di Garbatella e Piramide. Un grande e impegnativo viaggio nel Terzo Paesaggio. Un manifesto camminante della Città Capitale d’Italia.

Il percorso

La partenza del nostro percorso è situata a Via Pisoniano 9, davanti alla galleria 001. All’angolo tra Viale della Venezia Giulia e Via della Stazione Prenestina c’è un muretto. Qui si diparte un sentiero che entra nella pineta del Parco Pier Paolo Pasolini e che lo attraversa in diagonale (bisogna salire sul muretto). Dunque con il sentiero scendiamo su Via Attilio Hortis, una strada a doppio senso che va verso la Stazione Prenestina. Facciamo giusto 40 metri a sinistra e subito prendiamo sulla destra un sentierino che va per zone degradate e sporche. Questo sentiero con erba alta arriva ad un muro con graffiti, qui giriamo a destra e lo aggiriamo, andando quindi a sinistra per vedere gli orti urbani, gestiti dal condominio che vediamo davanti a noi. Dopodiché scendiamo per la strada verso Villa Gordiani e Via Tolmezzo, che prendiamo a sinistra. In fondo alla via giriamo a destra per Via Montona.

Arrivati  di nuovo a Viale della Venezia Giulia la imbocchiamo a sinistra per 30 metri e giriamo subito alla prima a sinistra. Vediamo delle strane costruzioni al centro della strada, probabilmente degli edifici adibiti a negozi, in passato. Giunti a Largo delle Terme Giordane ci si infila con una strada tra i palazzi e la ringhiera (Via Albona) che costeggia la ferrovia. La percorriamo tutta refrigerati dall’ombra dei platani. Arrivati a Via Rovigno d’Istria entriamo, davanti a noi, nel cancelletto verde che ci fa visitare i cortili dei palazzi, fino ad uscire a Via Lussimpiccolo, dall’altra parte, parallela. La prendiamo a sinistra per pochi metri e poi andiamo a destra verso le scale che portano sul cavalcavia di Via della Serenissima. La prendiamo a sinistra per qualche centinaio di metri, facendo attenzione a due vie che la intersecano e che dobbiamo attraversare, molto trafficate. Si gira dunque a sinistra laddove una ringhiera si apre e ci conduce ad un sentiero, sempre a sinistra, abbastanza battuto, che entra nell’incolto. Costeggiamo in questo modo una strada a destra e un ampio paesaggio a sinistra, fino a quando un cancelletto (da aprire e chiudere) non ci fa uscire sulla strada a destra. Andiamo dritti passando attraverso roulotte e mercati fino ad arrivare a Largo Balsamo Crivelli. Qui attraversiamo la strada e andiamo a sinistra (Via Alberto Bergamini), costeggiando il muretto rosa/azzurro. Arrivati ad un parco urbano lo si attraversa mantenendosi sulla destra e giunti alla Conad si svolta a destra per Via Facchinetti. Al semaforo si svolta a sinistra a Via Giuseppe Donati – Giornalista. In fondo alla strada si svolta a destra su Via di Casal Bruciato e ci si infila in un parchetto al cancello a sinistra. Si attraversa il parco (Parco Casal Bruciato) fino ad uscire a Via dei Cluniacensi, che va imboccata a destra. Si sbuca così sulla Tiburtina che va presa a sinistra fino a Via Dei Durantini, che costeggia il Tiburtina Shopping Center. Ad un tratto, sulla sinistra, dopo 500 metri circa dalla Tiburtina, si apre un sentiero che scende, tra gli alberi. Lo prendiamo e dopo pochi metri, ad un bivio, giriamo a sinistra, entrando così in un quartiere molto caratteristico. Andando sempre dritti si arriva a Officinenove, uno degli spazi espositivi di Fotoleggendo.

Da Officine Nove si prosegue su strada brecciata che ci conduce a Via dei Monti di Pietralata che arriva in una zona transitabile solo a piedi (sbarrata da grandi massi di cemento). Alla nostra sinistra la Stazione Tiburtina.  Si percorre così questa lunga strada costellata da attività artigianali per poi arrivare ad una rotatoria a cui svoltare  a sinistra e poi ancora a sinistra sul marciapiedi. Ci si dirige così verso la Stazione, ci si entra dentro e la si attraversa per intero usando scale mobili e lunghi e ampi corridoi. Uscendo dalla Stazione (laddove ci sono le fermate degli autobus) e passando sotto al cavalcavia della tangenziale si va verso la stazione dei pullman. Fuori dal parcheggio si arriva davanti al Cimitero del Verano, grazie ad un passaggio pedonale sulla Tiburtina. Siamo ad una entrata/uscita secondaria del cimitero e dovremo percorrerlo tutto in direzione sud-ovest fino ad uscire alla Basilica di San Lorenzo Fuori le mura. Il cimitero è stupendo ed è consigliabile perdercisi dentro per una buona oretta.

Dalla Basilica prendiamo la Tiburtina verso la Stazione Termini, orientandoci con la torre piezometrica bianca con le scale a spirale. Al numero 149/151 troviamo la seconda tappa della nostra escursione urbana, ovvero la galleria Matèria. Da qui si torna indietro per poche decine di metri e si prende la prima a destra Via degli Ausoni. Qui troviamo l’ISFCI, terza tappa del nostro cammino. Usciti dall’ISFCI prendiamo Via degli Ausoni, poi piazza dei Sanniti e ancora Via degli Ausoni, dunque si gira a destra per Via dei Sabelli e la percorriamo tutta, il che ci permette di attraversare interamente il quartiere di San Lorenzo, fino a raggiungere le mura. Qui andiamo a sinistra e le costeggiamo. Si arriva a Via Scalo di San Lorenzo, andiamo a destra e passiamo sotto la ferrovia, dopodiché a Piazza di Porta Maggiore giriamo a sinistra e ripassiamo sotto la ferrovia andando per Via Prenestina. Giunti al deposito dell’ATAC (Piazza Cavallini) andiamo per Via del Pigneto. Attraversiamo la strada al semaforo e siamo dentro all’area pedonale del Pigneto. Svoltiamo a Via Campobasso e alla fine della via (che diventa Via Avellino) sulla destra ci troviamo Interzone.

Da qui torniamo indietro e svoltiamo a destra a Via del Pigneto, dopodiché passiamo il ponte sulla ferrovia e andiamo avanti (passando accanto alla stazione della metro). Giriamo a sinistra per Via Brancaleone e poi a destra per Via Gentile da Mogliano. Poi prendiamo Via Ettore Giovenale. Qui si trova lo spazio espositivo Microprisma. Torniamo indietro e andiamo sempre avanti. Si passa così vicino al vicolo dove era la casa di Accattone del film di Pier Paolo Pasolini; al bivio a T si gira a destra e siamo di nuovo a Via del Pigneto. Poi si gira subito a sinistra per Via Baldi per arrivare all’incrocio e girare a Via Ignazio Danti. Ignazio Danti esce sulla Casilina che prendiamo a destra per qualche centinaio di metri, poi sorpassando la ferrovia e andando per delle scalette a sinistra si arriva a Via del Mandrione (passando nuovamente sotto la ferrovia). Prima dell’arco antico si svolta a sinistra sempre per Via del Mandrione. Sulla destra, dopo poco, ci troviamo un’apertura (il passetto) che con delle tegole dipinte a mò di cartello stradale ci indica Via Assisi. Entriamo così in alcuni vicoli stretti e caratteristici  fino ad uscire a Via Assisi con una rampa. Facciamo tutta Via Assisi. Incrociamo la Tuscolana e proseguiamo sempre dritti per Via Veturia. Si arriva a Via Appia Nuova e qui sempre dritti per Via Gino Capponi. Giunti in fondo a Via Colletta si svolta a sinistra e si arriva a Via Latina. Facciamo pochi metri a destra e prendiamo a sinistra Via Ughelli. Da qui prendiamo Via Coppi e ci dirigiamo verso il Parco della Caffarella. Alla fine di Via Coppi infatti troviamo il cancello del parco. Entriamo e prendiamo il sentiero che scende ad un ponticello, dopodiché andiamo verso destra (si apre la vista sui castelli romani). Sorpassiamo con un ponte un ruscello e ci si presenta un trivio a cui andare dritti. Dopo una salitella troviamo un bivio e qui andiamo a destra entrando così in un boschetto. All’incrocio a T andiamo a destra e usciamo dal Parco (Via della Caffarella). La strada diventa asfaltata e anche obbligata. A destra e sinistra case e ville, fino ad uscire sull’Appia, che prendiamo a destra. Facciamo questo pezzo di Appia Antica fino all’Ardeatina e qui svoltiamo a destra. Percorriamo circa 350 metri e giriamo a sinistra per Via della Travicella, fatta di sanpietrini. Andando sempre dritti sbuchiamo su di una strada asfaltata con guardrail, passiamo sotto alla recinzione di ferro e andiamo a destra passando sotto alla Cristoforo Colombo. Questa via si chiama Via Bartolomeo Diaz e arriva a incrociare Via Giovanni da Verrazzano, da prendere a destra verso Eataly, che vediamo. Arrivati a Eataly e Rocco Balocco prendiamo il sottopasso per la metro B e facciamo un buon tratto sotto terra fino ad arrivare a Via delle Cave Ardeatine (davanti all’ACEA). Qui svoltiamo a sinistra verso la Piramide. Alla metro ci manteniamo a sinistra e passata la stazione per il Lido di Ostia andiamo a sinistra per Via Ostiense. Qui la prima a sinistra e ci troviamo al Parco Museo Ferroviario.

Riprendiamo Via Ostiense direzione Basilica di San Paolo e arrivati alla Circonvallazione Ostiense andiamo a sinistra, puntando il ponte nuovo dedicato a Settimia Spizzichino. Ma andiamo leggermente a destra della via che porta al ponte, per poi salire con delle scale al ponte della metro, dove c’è una galleria fotografica all’aperto. Alla metro andiamo a destra e con una salita sempre a destra andiamo in un parcheggio. Alla fine del parcheggio ci sono delle scalette da prendere, che ci portano a Piazza Giancarlo Vallauri. Qui prendiamo a destra per un tunnel “artistico” e fotografico. Con delle scale arriviamo in uno spiazzo e la prima a sinistra è Via Libetta dove c’è Officine Fotografiche.

Da qui continuiamo ancora per Via Libetta e giriamo a sinistra per Via Giulio Rocco, dopodiché ancora a sinistra (in leggera salita). Alla fine troviamo un bivio a T e andiamo a destra per Via Cialdi. Finita questa andiamo a destra per Via delle Sette Chiese e subito a sinistra per Via Leonardo da Vinci. Fatti circa 300 metri si arriva a Via Costanzo Cloro e la si imbocca a sinistra. Poche decine di metri e siamo a WSP Photografy, destinazione finale del nostro itinerario il Fotoleggendo Walk 2016.

Oriolo Romano – Bracciano

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

INTRODUZIONE
Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie,residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti  un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.

Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti  e  strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo  un vecchio acquedotto, il  piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec,  è il filo antropico, da noi scelto, che  idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri,   passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due,via dei Bastioni ( la tabella la troviamo dietro l’angolo).
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa.
Continuiamo lungo la breve via fino alla fine e allo stop andiamo a sinistra. Passiamo la porta delle mura e  sulle strisce pedonali attraversiamo Via Claudia. Sul marciapiede andiamo ancora a sinistra, facciamo pochi metri e prendiamo via della Fontanavecchia.
Alcuni pannelli esplicativi ci ricordano che da qui inizia la Ciclovia dei Boschi, poco meno di 17km tra le faggete di Oriolo e Bassano fino  ai campi sportivi di Trevignano.
La strada scende ripida, costeggia un parcheggio – dietro vediamo S .Giorgio, la chiesa principale del paese – e diventa poco dopo una sterrata.
Scendiamo ancora  fino ad arrivare all’ampio spazio  della Fontanavecchia, recentemente ripulita da un appassionato volontario.
Il fontanile, antecedente alla creazione di Oriolo, probabilmente fu un luogo di sosta su  un diverticolo della via Clodia.
Ora la Ciclovia dei Boschi procede dritta e passa nel tunnel sotto la ferrovia, noi invece  seguendo  la nuova  staccionata che protegge la fontana,  prendiamo la stradina  a destra  che si dipana, sinuosa, in un castagneto. In realtà troviamo una biforcazione con due stradine, ma quella  di destra che va in salita non va presa in considerazione, noi seguiamo quella  più evidente a sinistra e in leggera pendenza. In caso di pioggia può essere, in alcuni punti, fangosa.
Se non si usa la traccia gps, in questo tratto del percorso bisogna fare molta attenzione e seguire bene le nostre indicazioni, ci sono tanti viottoli che si insinuano nella macchia  e possono confondere.
Percorriamo circa 300m quando troviamo la prima biforcazione. Andiamo a destra, dopo qualche decina di metri si biforca nuovamente e andiamo a sinistra. La strada, inizialmente in leggera salita,  adesso scende, quindi  non possiamo sbagliare, le  altre due da evitare sono in salita. Finita la discesa troviamo un breve tratto pianeggiante e un incrocio di stradelli, ignoriamo sia quello a destra-che porta ad un luogo dal toponimo tristemente evocativo”la Croce dell’Impiccato” –  che quello a sinistra- che va ad una vecchia e storica  sorgente,”l’Acquarella”-ci dicono ora non più agibile- e proseguiamo dritti, in salita. A breve ci troviamo a camminare su un tratto pianeggiante,  ma la strada prosegue  con un andamento vario, e di fatto stiamo costeggiando – sulla nostra  sinistra- la ferrovia Roma – Viterbo, che corre ben sotto di noi, nella forra che divide la castagneta di Oriolo da quella della tenuta Odescalchi di Bracciano. A tratti, tra i monti della tenuta, scorci del  lago. Continuiamo sulla strada, ormai senza bivi, ombreggiata d’estate e piacevolmente esposta a sud d’inverno, fino a che scende, esce dal bosco  e sbuca su una strada asfaltata. La prediamo girando a sinistra, in discesa, pochi metri e  troviamo il passaggio a livello della ferrovia Roma- Viterbo. Riusciamo ad attraversare  i binari  prima che le sbarre si chiudano per il passaggio del treno delle 9.30, quindi giriamo sullo stradone a destra -Via Olmata Tre Cancelli. La strada di fronte -Via della Fiora-ci porterebbe invece alla macchia della fiora del principe Odescalchi.
Camminiamo verso sud su questo stradone ancora sterrato che costeggia delle grandi tenute:a destra l’azienda agricola del “Palombaro”,coltivata adolivi, noci, nocciole, castagne gentili; a sinistra ci accompagnano ancora i castagni per la produzione di legname della Tenuta Odescalchi, che ombreggiano piacevolmente il nostro percorso.
Andiamo avanti fino ad arrivare nei pressi di una torretta  dell’enel gialla,sulla nostra sinistra. Qui merita  fare una breve deviazione per visitare le suggestive arcate  di un vecchio acquedotto.
La descrizione su come arrivarci si trova  sulle note in fondo. Per noi oggi niente archi di Boccalupo, quindi passiamo il ponticello sul fosso Renara, superiamo la torretta Enel  e continuiamo sulla strada,  che ora è asfaltata. Buttiamo comunque un’ occhio sulla nostra destra, gli archi s’intravedono. Come  poco prima  si vedevano ,in lontananza,le case della vicina Manziana.
Andiamo avanti sulla strada,sempre  gradevolmente alberata e usata essenzialmente  solo dai residenti delle case di campagna e dai proprietari terrieri  . Ora passiamo davanti ad un piccolo fontanile e continuiamo a scendere  lungo il viale fino ad incontrare a sinistra,  dopo poco più di 6km dalla partenza, in una zona di villini di recente costruzione, una strada con lo  stop .È Via del lavatoio e siamo ormai  giunti nel borgo di Pisciarelli. Un grande muro di contenimento in cemento, abbellito da una cascata di edere, caratterizza l’inizio  della strada che, scende ripidamente ,arriva al fosso, altrettanto ripidamente  risale  e  porta proprio davanti alla facciata barocca della Chiesa  del  paesino, dedicata al padrono della zona ,S. Lorenzo  .Anche la contea di Pisciarelli insieme al ducato di Bracciano fu proprietà degli Orsini e poi ceduta per debiti agli Odescalchi verso la fine del ‘600. Lasciamo la chiesa sulla sinistra e continuiamo, in salita su via Pisciarelli, fino a girare alla prima strada a sinistra, via della Cisterna. Se non bastasse,un crocifisso e l’indicazione dell’agriturismo “La Gismonda” ci indicano la direzione. Via della Cisterna è una tranquilla e non tanto larga, strada  asfaltata in una zona agricola e residenziale. Circondata dal  verde, gli alberi ci deliziano ancora con la loro ombra, scende in direzione sud est verso il lago. La percorriamo  fino in fondo dove giunge   sulla provinciale  che da Bracciano va verso Trevignano, la Settevene Palo. Ora ci fermiamo un momento, sia perché  ci troviamo su un punto pericoloso, dietro  ad una curva – e prima di attraversare bisogna accertarsi che non ci siano macchine in transito – sia per la  bella vista  del lago dall’alto, che improvvisamente ci appare. Sulla sponda opposta vediamo, in lontananza,  Trevignano e  l’inconfondibile sagoma di Monte di Rocca Romana. E tra noi e Trevignano le acque lacustri risplendono riscaldate dal sole di questa  giornata tiepida di primavera.
Ora, con cautela attraversiamo e ci dirigiamo a destra,verso Bracciano. Pochi passi e imbocchiamo la strada che scende – Strada Vicinale della Cisterna. Tra gli alberi intravediamo la mole del castello. Scendendo attraversiamo una tagliata e più avanti, arrivati al cospetto di grande portale con il cancello di una villa, giriamo a destra su via della Catena, una strada sterrata dove sorgono le rovine degli opifici anticamente alimentati dall’acquedotto Orsini – Odescalchi. Il luogo è veramente suggestivo, dietro i ruderi, recentemente ripuliti, il lago e la corolla verde dei boschi che lo circonda fa da sfondo mozzafiato, il Castello di lato aumenta l’aspetto fiabesco del luogo .Qui sorgevano, alimentate dall’energia delle pale ad acqua, una cartiera (una delle più importanti del regno pontificio), sei ferriere e per il popolo del ducato, una mola per il grano e una per l’olio.
I resti della grande cisterna che raccoglieva le acque, giustifica il toponimo della strada, che ora
continuiamo a percorrere, di nuovo ombreggiata da alberi.
Non dista molto un archetto che incornicia la via, affiancato da un antico grande casale restaurato. Passato l’arco – siamo di nuovo sull’asfalto-costeggiamo ora il tratto finale dell’acquedotto e dalla parte opposta ancora una magnifica vista del lago e  degli orti ben curati. Mentre continuiamo a camminare, passa con una vecchia vespa, salutandoci, il proprietario dell’orto,tra le gambe il cesto con il raccolto quotidiano.

Via della Cisterna finisce poco più in là  e s’immette sulla strada che scende al lago. Noi puntiamo il  centro storico, quindi andiamo a destra e in salita prediamo Via delle Ferriere. Dai giardini delle case sporgono rami carichi di ciliege mature e , almeno in foto, ne rubiamo un pò.  Pochi metri e  montiamo sullo stretto marciapiede  della trafficata via, che piú avanti si sposta sul lato sinistro. Affrontiamo decisi la salita, passiamo davanti all’auditorium comunale e poco dopo, al suo termine, ci troviamo nei pressi del cancello di entrata del Castello e dei suoi giardini, di fatto al centro della cittadina. Entriamo nel giardino, il Castello  s’innalza  imponente circondato dalle case del centro storico. Edificato a partire dalla metà del ‘400, simbolo militare e civile della potenza del feudo Orsini,fu poi acquistato nel 1696 dalla famiglia Odescalchi che ne è ancora proprietaria.
Costeggiamo  una bella fila  di tigli – dalla parte opposta c’è la biglietteria, il castello è normalmente aperto alle visite – e salendo, arriviamo ad un  belvedere. Ed ecco ancora un incantevole  panorama sulla caldera  del grande vulcano divenuto lago. Prima di ritornare sui nostri passi, ammiriamo un enorme ippocastano di lato alla terrazza. Usciamo dal cancello e prendiamo via della Praterina che corre parallela all’ingresso. Dopo una breve salita gira a destra,diventa pedonale e ci fa passare sotto un archetto. Arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio  di Palazzo Santacroce – Altieri.
Adesso ci dirigiamo  dalla parte opposta della piazza. La strada a sinistra porta al nucleo storico di Bracciano, noi  invece giriamo a destra su Via Umberto I, passiamo davanti alla Chiesa di S.Maria Novella – nel suo bel chiostro ora c’è il Museo Civico – e arriviamo a Piazza Primo maggio. Non ci rimane che attraversare  la piazza verso  destra e salire le ampie scale che ci portano  al chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto sulla grande piazza del Municipio di Bracciano .Al cospetto della fontana stoppiamo la traccia gps .Ora ci meritiamo una buona tazza di tè e dolcetti, riposando nella bella sala da tè del Caffè Grand’ Italia,  a nostro giudizio  il migliore della zona (proprio dirimpetto al comune).
Perché  è buona abitudine  terminare  un viaggio a piedi, lungo o corto che sia, con  qualcosa di caldo che ristori il viandante, dopo che il cammino  gli ha scaldato il cuore.
(Ma va bene anche una birra, se il cuore si è scaldato troppo! )

San Lorenzo Nuovo – Lago di Bolsena

Questo percorso parte da San Lorenzo Nuovo, che domina il lago dall’alto e, passando per chiese, tombe etrusche, campi di orzo e splendidi casali, arriva alle rive del lago stesso.

Il percorso

Siamo a Piazza Europa, nel centro di San Lorenzo Nuovo. Mettendoci la chiesa alle spalle davanti a noi abbiamo una strada, che imbocchiamo. E’ Via Umberto I. Dopo qualche centinaio i metri giriamo a sinistra a Largo Campo della Fiera. Arrivati alla madonnina svoltiamo a destra su strada asfaltata, prendendo Via Torano. Arrivati ad un incrocio di strade prendiamo la prima a destra, ovvero continuiamo su Via Torano. Giunti ad una fontana andiamo a sinistra e pochi metri dopo andiamo, ad un bivio, avanti. Dopo un lungo percorso e un casale troviamo un bivio: qui andiamo dritti fino alla chiesa, denominata del Torano. Passata la chiesa incomincia la strada sterrata, in discesa. Qualche metro e alla nostra destra troviamo la Tomba della Colonna, del V secolo avanti Cristo.

Dopo la tomba pochi metri e troviamo un bivio a cui andare a destra. In cima alla salita c’è un ulteriore bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Percorsa questa strada ci troviamo sulla destra un cartello che indica una proprietà privata. Davanti a noi un sentiero che va verso un casale, da prendere. Giungeremo ad un cancello ma lo possiamo oltrepassare a destra e riprendere la strada che passerà vicino al casale e andrà avanti. Se capitate di primavera potreste trovare l’erba molto alta, ai lati campi di orzo. Si giunge così ad un secondo cancello, che aggiriamo sulla sinistra e prendiamo successivamente sempre il sentiero.

Dopo 20 metri ad un bivio andiamo a destra, per il sentiero che scende. In fondo al sentiero incontriamo un bivio a T e qui andiamo a sinistra. Passiamo con un ponticello un esile ruscello e andiamo a sinistra al bivio. a T. Arrivati alla strada asfaltata giriamo a destra e dopo 50 metri subito la prima a sinistra. Si arriva così ad un altro bivio a T: giriamo a sinistra. Ennesimo bivio a T: andiamo a destra. Giungiamo alle rive del lago, nostra meta.

Bolsena – Convento di Santa Maria del Giglio

Questo percorso è stato realizzato dalle seconde medie della scuola di Bolsena per il Progetto Passeggiata Mappante. E’ un lavoro che i ragazzi hanno voluto donare al proprio territorio ed è un anello che partendo dal centro di Bolsena passa per tutti i luoghi più importanti e belli del comune.

Il percorso

Il nostro percorso parte da Piazza Matteotti nel centro di Bolsena. Attraversiamo la piazza e arriviamo a Viale Colesanti. Percorrendo questo lungo viale con platani si arriva al  lago; arrivati alla rotonda andiamo avanti e alla fine andiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti costeggiando il lago e arrivati ad un bivio proseguiamo sempre dritti. Arrivati infine alla spiaggia troviamo una rotonda. Poco più avanti ci sarà una strada sterrata , percorrere quella strada andando sempre dritti. Ad un certo punto si nota un’apertura: la imbocchiamo.

Arriveremo ad un altro bivio a T, svoltiamo a destra e al successivo bivio a sinistra fino ad arrivare alla Cassia. Qui andiamo a sinistra, percorriamo la strada grazie al marciapiede e attraversiamo le strisce pedonali all’altezza di Via Alcide de Gasperi.  La imbocchiamo e raggiungiamo le scuole che ci troviamo sulla destra.

Successivamente salire dritti sulla salita fino ad arrivare ad un bivio con un cartello della Via Francigena a destra quindi svoltare, proseguire fino a che si arriva a un bivio con un torrente e andare sempre dritti lungo la salita fino ad arrivare ad un altro bivio. Questa volta svoltiamo a sinistra dove c’ è un uliveto. Da qui  la strada diventerà  asfaltata e andiamo sempre dritti. Alla fine della strada ci sarà un altro bivio a T. Lo riconosciamo perché davanti ci sarà un affresco raffigurante una madonnina; svoltiamo a destra verso il Convento  di Santa Maria del Giglio.

Nell’antico Convento S.Maria del Giglio in Bolsena (Viterbo), in 4 secoli di storia di sono succedute molte comunita’ di frati francescani. Dal 1997 la struttura e’ custodita e animata da ‘Punti di Vista’, un’Associazione Culturale che promuove lo scambio di conoscenza e culture, uno stile di vita sobrio e rispettoso delle persone e dell’ambiente, anche attraverso turismo per tutti, arte, scambi culturali, seminari, iniziative di solidarietà, condivisione e trasformazione sociale (dal sito del convento).

Costeggiamo il convento e subito dopo giriamo a sinistra. Dopo  aver costeggiato il muro si arriverà ad un incrocio, proseguiamo sempre dritti e superiamo il ponte del diavolo.

Il ponte del diavolo: una volta un principe andò al duomo di Orvieto e la croce di Gesù gli disse “Attento o peccatore”. Il giorno dopo  andò a Bolsena e passando sul ponte gli comparve davanti a sé un diavolo. Lui spaventato scappò e da quel giorno si narrò questa leggenda.

Ci si deve mantenere su una strada sterrata che gira bruscamente  a sinistra (non girare a destra o andare dritti). Arrivati alla chiesetta Madonna dei Cacciatori noi andiamo sempre dritti lungo la strada asfaltata. Arrivati alla Chiesa del Santissimo Salvatore attraversiamo le strisce pedonali e ci troviamo davanti al castello con la piazzetta e la fontana, dopodiché andiamo a sinistra scendendo le scale accanto al castello stesso. Se si vuole si può visitare il castello ma l’ingresso per vedere la torre ed il museo sarà a pagamento.

Prendiamo Via delle Piagge poco più in basso e ci ritroveremo in Piazza San Rocco quindi svoltiamo a sinistra  e andando sempre dritti arriviamo nella piazza principale (Matteotti), da dove siamo partiti.

Allumiere – Santa Marinella

Come in un quadro dei Macchiaioli

INTRODUZIONE
Ecco un percorso che ci porta dai monti al mare. I monti sono quelli della Tolfa  con la loro selvaggia bellezza. Partiamo da Allumiere e ci incamminiamo verso il  monte  della Tolfaccia, – la   cima conserva i resti dell’abitato  medievale  di Tulfa Nova – e attraversando i pascoli allumieraschi -patria del bue Maremmano del Cavallo Tolfetano – Maremmano e dell’ Asino allumierasco – arriviamo a Santa Marinella  nota stazione balneare a a nord di Roma.
Sono 21 km di strada in parte asfaltata e in parte sterrata, ma togliendo l’inizio e la fine urbani, la maggior parte del percorso è una tranquilla attraversata in mezzo ad un vasto ambiente naturale  ricco di biodiversità, in perfetta armonia con le attività umane. Incontriamo lungo la via colorati fiori spontanei, placidi  animali al pascolo antichi fontanili e numerose specie di uccelli. E con la sensazione di entrare in un  bucolico quadro di un  maestro macchiaiolo, ci immergiamo in uno dei luoghi più belli della Maremma Laziale.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Il nostro punto di partenza è  Piazza della Repubblica.
Su questa piazza  troviamo gli edifici storici di Allumiere: Palazzo Camerale,  edificato intorno al 1580 come sede della direzione delle miniere di allume, e ora museo archeologico naturalistico,  la chiesa, dedicata a Maria Assunta in cielo e il Municipio. Non possiamo fare a meno di notare  , come una stonatura, un palazzo moderno e con il pensiero che nei secoli non è facile mantenere un’armonia urbanistica, iniziamo il nostro cammino su via Roma, corso principale del paese. Lo prendiamo lasciandoci alle spalle il disarmonico palazzo e  passando a destra del municipio. Poco dopo ci fermiamo davanti al forno storico “Pistola”, entriamo e chiediamo la “pizza brodosa”, dolce tipico fatto con zucchero, cannella, ricotta e uvetta. Dopo la dolce pausa seguitiamo a camminare sulla  la strada principale che  arriva ad una piazzetta alberata e gira a destra. Lungo la via ci attira una indicazione a destra che recita”largo stabilimento allume”. Pochi passi e ci troviamo in una piccola piazzetta con una statua in bronzo di un minatore, simbolo delle comunità che nei secoli hanno lavorato nelle cave di alunite, da cui si ricava l’allume di rocca, minerale importante nella lavorazione delle pelli e dei tessuti. Curiosa è la storia di come furono scoperte le cave. Nel 1460 il commissario pontificio Giovanni di Castro, identificò delle piante di Agrifoglio sui Monti della Tolfa. Questa pianta segnalava sotto le sue radici presenza del minerale. Il ritrovamento di frammenti di alunite dopo piccoli scavi, confermarono la sua tesi appresa in Oriente.
Ora riprendiamo il  nostro cammino in uscita dal paese, seguiamo la strada  obbligata fino ad arrivare ad uno stop.
Qui finisce il marciapiede, ormai siamo fuori dal centro abitato.
Andiamo dritti e camminiamo in fila indiana sul bordo della provinciale  prestando la massima attenzione, questo è il tratto pericoloso del percorso. La direzione è sud ovest, sopra di noi, a sinistra, il Faggeto di Allumiere e a destra sotto di noi, in lontananza, il mare. Anche  se oggi c’è foschia vediamo Civitavecchia e la pianura circostante.
Dopo circa 1,300km dalla partenza incontriamo un bivio. Seguiamo le indicazioni per la Bianca, frazione di Allumiere, a sinistra, a salire.
Camminiamo ancora sulla strada asfaltata, dal bivio altri 300m, e arriviamo ad uno
slargo. A sinistra si va a La Bianca, ma noi andiamo a destra, verso via della Fontanaccia ( utile seguire il cartello “Trattoria la Fontanaccia”). Passiamo davanti un tabernacolo significativamente dedicato a S. Antonio Abate, patrono degli animali, visto che ci stiamo inoltrando in una zona di allevamento di Vacche e Cavalli Maremmani, ma anche di Asini. Allumiere è nota anche per un famoso palio -il palio delle Contrade -tradizionalmente corso da “Sumari”(Asini) la prima domenica dopo ferragosto.
Ora imbocchiamo via della Fontanaccia, asfaltata, ma il traffico che incontriamo è solo quello degli allevatori e dei proprietari terrieri, dunque quasi inesistente e possiamo camminare tranquillamente,  senza stress. Incontriamo anche butteri a cavallo e tanti mountain  bikers. I percorsi di questa zona sono molto popolari tra i ciclisti.  La strada si svolge per qualche chilometro costeggiando colli  e pascoli. Piacevolmente panoramica, a destra a tratti vediamo il mare.
In questo periodo i bordi della strada sono colorati da Malve, Borraggini, Asfodeli,Trifogli  e altre infiorescenze d’Aprile. Percorriamo un paio di chilometri abbondanti e dopo aver attraversato una  griglia di tubi metallici a terra ( cattle grid), che impedisce all’eventuale bestiame brado di passare al di là della strada, ci troviamo ad una biforcazione. A destra c’è una strada, anche  questa porta a Santa Marinella, ma il nostro percorso è un’altro e continuiamo dritti. Ora se volgiamo lo sguardo a sinistra- direzione nord est-  vediamo in  chiaramente Tolfa e la sua rocca, e dietro, lontano,oggi  un  po’  nascosto dalla foschia, Monte Fogliano .Ogni tanto qualche rapace svolazza sulla nostra testa, questo è loro territorio. Strada facendo ci deliziano Anemoni e Ciclamini che  crescono sulle spallette   delle collinette boschive  che ora costeggiamo  e ci nascondono  a singhiozzo la vista del mare.
Abbiamo percorso circa 6.2km dalla partenza quando a sinistra vediamo un cancello. Non lo notiamo subito, bisogna un po’  girarsi indietro. Da lì arriva il sentiero che viene da Tolfa e attraversa la vallata sottostante. Un bel percorso caldamente consigliato.  Ma ora andiamo avanti  fino  ad un bel prato fiorito dove un cartello esplicativo del progetto Life-Monti della Tolfa – ci dice che la strada sterrata  che vediamo a destra è  il “Sentiero di colle di mezzo” , sentiero  che  si ricongiunge con la strada che percorreremo in seguito con la possibilità di fare un’ anello. Ma noi continuiamo sulla strada asfaltata, ormai abbiamo il monte della Tolfaccia davanti. Bastano 700 metri per  arrivare alla “Fontanaccia”il  fontanile  sotto il monte a quota 454m. Ci fermiamo per una pausa tè  e conversiamo amabilmente con dei bikers che  si fermano a riempire le borracce dopo la lunga salita che viene da S.Marinella. Il panorama è notevole:sotto di noi il mare in lontananza brilla intenso. Da qua, prendendo la stradina a sinistra che passa davanti ad un pollaio e  inerpicandosi poi attraverso il folto boschetto,  si può salire sulla cima, una delle più alte dei monti della Tolfa  (579 m).  E qui, oltre al panorama che va dai  Monti Cimini al mare, si trovano i resti dell’antico abitato di Tulfa Nova (XI. Sec .), distrutta dalle truppe pontificie di papa Paolo II (XV sec.) a causa delle feroci dispute per lo sfruttamento della cave di allume. Tra la vegetazione i  ruderi delle mura, della chiesa,della rocca, di un grande forno-mulino e poco altro, è quel che rimane.
Oggi non andiamo in cima ma, dopo aver salutato i ciclisti, ci avviamo sulla strada asfaltata che decisamente scende e passa davanti ai ruderi di una villa romana. La strada diventa poco  dopo  una larga sterrata che scende tra i pascoli recintati dell’università agraria di Allumiere. Per inciso, le università agrarie sono antiche forme associative,esistenti tuttora in varie parti d’Italia, Enti che gestiscono le Terre Collettive.
Ignoriamo una strada che va diritta  davanti a noi (strada che permette un anello intorno alla Tolfaccia e si congiunge al sentiero per Tolfa ) e continuiamo a scendere; a indicarci la via anche un  cartello con scritto “località poggio volpina” e i paletti segnavia arancioni in punta del progetto life.
Lo splendido panorama non ci abbandona e tori e vacche maremmane pascolano placidamente sui bei prati.
La strada risale e poi diventa pianeggiante, a sinistra  in lontananza in riva al mare notiamo una cittadina , con il binocolo riconosciamo il castello, è Santa Severa.
Più avanti  a destra un grande e bel fontanile attira la nostra attenzione. È da  qui,attraversando la macchia, che ci si può ricongiungere al sentiero di Colle di Mezzo, ci dicono altri ciclisti.
Andando avanti, sul lato destro,per un lungo tratto di strada ci accompagna  un bel bosco misto. Prevalgono aceri campestri e cerri declivi verso il fosso, mentre a sinistra numerosi cavalli e asini pascolano sui prati che invece scendono verso il  mare.
Un Airone Guardabuoi passa sopra di noi mentre   lasciamo il bosco alle nostre spalle e scendiamo tra le verdi colline, siamo circa a metà del nostro percorso.
Facciamo qualche altro passo e ci fermiamo per la pausa pranzo su un poggetto sassoso vista mare, tra asfodeli  e pruni selvatici.
Mentre mangiamo un gruppetto di escursionisti esce da un cancello dirimpetto  a noi,ci dicono che vengono dalla strada che da S. Severa va a Tolfa da dove partono alcuni  sentieri  escursionistici.
Ripartiamo ,il mare si avvicina sempre di più,barche a vela lontane  veleggiano placide sull’acqua.
Scendiamo fino ad arrivare ad un grande cancello di ferro bianco che delimita la zona del pascolaro allumierasco. Lo apriamo e facciamo attenzione a richiuderlo per bene, è un attenzione indispensabile nelle zone di pascolo.La strada si restringe subito e mentre  osserviamo le colline circostanti ci colpiscono delle vistose macchie viola. Sono Cercis Siliquastrum, meglio noti come Alberi di Giuda, i cui fiori sbocciano in aprile prima della nascita delle foglie. Una leggenda narra che Giuda s’impiccò proprio a quest’albero, ma in alcuni paesi invece è considerato simbolo di buona sorte. In Spagna tradizione vuole che gli innamorati debbano baciarsi sotto la sua chioma fiorita per propiziare la fortuna.
“Siliquastro, siliqua silvestre, arbor di Giuda, arbor d’Amore” dice Castore (durante medico e botanico umbro del XVIsec.).
Camminando, arriviamo nei pressi di un’ altra griglia (cattle grid), l’attraversiamo e ci dirigiamo verso dei vecchi casali che ci sembrano abbandonati. Abbiamo percorso fino ad ora 15km.C’è un gran  movimento, scopriamo che  di fronte al grande  casale c’è un campo da motocross e i crossisti sono in piena attività.
Passiamo, sovrastati dal rumore delle moto, tra crossodromo e casale (e infatti si chiama  “crossodromo il casale” ) e andiamo avanti sulla strada bianca. Dopo 300m dal casale la strada  diventa asfaltata e attraversa una verde  altura dove dominano le fioriture blu della borraggine. Fiori che sono ottimi in frittata e in insalata  .
Ormai vicini al mare,vediamo sullo sfondo il porticciolo di Santa Marinella  e ancora le tante vele bianche delle barche uscite in questo  sabato pomeriggio.
Dopo più o meno un altro chilometro la strada finisce davanti ad un giardino. Scopriamo che è il giardino  esterno di un  Residenza Sanitaria gestita da suore.
Prendiamo a sinistra la strada che scende, le case sono ancora rare, ma ci stiamo avvicinando al centro abitato. Seguitiamo sempre su  questa via-via suore ancelle della visitazione-fino  arrivare al sottopasso dell’autostrada A12  e poco dopo,costeggiare il muro del cimitero. Ora che siamo arrivati a quota mare sentiamo tutto il caldo di questa giornata primaverile. Questo ci fa pensare che il percorso è meglio sconsigliarlo in giornate molto calde.
Passiamo davanti all’entrata principale del Cimitero, fino ad arrivare ad uno  stop  dove andiamo a  destra, verso il sottopassaggio della linea ferroviaria. Lo passiamo, ancora pochi passi e siamo sull’Aurelia. Ora andiamo ancora a destra , direzione centro, camminando sul marciapiede.
Santa Marinella è una cittadina balneare che nel tempo si è sviluppata lungo la strada consolare partendo dal nucleo storico del porto e del castello Odescalchi.
Per gli etruschi la rada dove sorge il castello era un’ approdo per le merci provenienti da Cartagine; in epoca romana vi fu edificata una grande villa marittima dal politico-giurista Ulpiano.
Nel XII sec. fu eretta la torre normanna (ancora esistente) come difesa dalle scorrerie piratesche. In seguito la torre fu circondata da muri collegati da torrette e prese l’aspetto di un vero e proprio castello. Passato prima  ai Barberini poi all’Arcispedale di santo spirito,nel 1887 fu acquistato dal principe Baldassarre Odescalchi, con l’idea di trasformare il piccolo abitato,all’epoca poche case di braccianti e pescatori, in una delle prime stazioni balneari d’elite ,in virtù dell’ottimale esposizione  con la protezione dei Monti della Tolfa a creare un clima mite in tutte le stagioni.
Ora camminiamo sul marciapiede per 2 km costeggiando case e villini, la vista del mare è praticamente nascosta dagli edifici. Arriviamo al punto dove finisce il marciapiede e attraversando la statale si può prendere la strada per il vicino porto turistico, ma il nostro obiettivo è Piazza Civitavecchia, 300m  più avanti sull’Aurelia. Continuiamo dritti e a destra , dietro una siepe, c’è un viottolo che costeggia la consolare e ci evita di passare sulla trafficata via.
Eccoci arrivati sulla piazza dove c’è un chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto la fermata del bus Cotral  che passando da Civitavecchia ci riporterà ad Allumiere. Qui stoppiamo la nostra traccia,ma  se si attraversa la piazza e si seguono le indicazioni ci si può dirigere verso il  porto  e il Castello. A noi, soddisfatti di aver percorso questa mezza maratona, non resta che aspettare il bus che in 50min ci riporterà al punto di partenza, immersi, dopo la tranquillità dei pascoli, nel caos del sabato del villaggio.

Grillo Brullico – Ostello Sassi Turchini

Dalla valle dell’Ortano alla baia di Porto Azzurro passando per boschi, miniere, resti di archeologia industriale e laghetti dall’acqua luminosa, sempre avendo il mare ben in vista e rassicurante. Si aprono vari paesaggi alla vista e l’Isola d’Elba si manifesta in tutta la sua naturale bellezza, selvaggia e accogliente allo stesso tempo.

Il percorso

Usciti dal cancello del Grillo Brullico, si gira subito a sinistra, costeggiando la recinzione, fino ad arrivare ad un cancello verde che ci sbarra la strada (da giugno in poi dovrebbe essere aperto). Il cancello va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo la pirma casa si svolta a sinistra e alla prima a destra (siamo nella zona residenziale), per poi prendere una strada cementata e piana che porterebbe al mare. Ma noi, al primo slargo/parcheggio delle automobili che si trova dopo un centinaio di metri, andiamo dentro al bosco, in diagonale sulla destra (fare riferimento al tracciato gps) in modo da intercettare un sentiero che sale. Se arrivate al mare siete andati troppo avanti. Questo sentiero, a zig-zag, sale in maniera abbastanza decisa e dopo breve troviamo una recinzione col filo spinato, che va seguita in alto, mantenendola sulla destra. Vediamo poi dal basso sopraggiungere una strada più grande sterrata. La prendiamo facendo la curva a gomito, a sinistra. Lungo questa larga strada (assolata) troviamo una serie di deviazioni, ma noi ci manteniamo sempre in piano, andando avanti. Laddove c’è un cumulo di terra rossa fate una deviazione per vedere una miniera, seguendo il gps. Tornati al punto della deviazione proseguiamo in avanti fino ad arrivare ad una sbarra verde, oltre la quale c’è un bivio a cui andare avanti. Troverete così una seconda miniera e una cava di marmo sulla destra (vedi foto).

Andando sempre dritti si arriva ad una strada asfaltata che prendiamo a destra, in leggera salita. Dopo poche decine di metri troviamo sempre una strada asfaltata sulla sinistra, ma proseguiamo dritti in salita. Si arriva così ad una casetta bianca e verde dove bisogna andare avanti verso il cancello verde dopo del quale svoltare a sinistra per il sentiero che scende. Questo bel sentiero, panoramico, che apre un nuovo versante alla vista, arriva ad un tornante che gira nettamente a destra. Ma a sinistra c’è il nostro sentiero. Davanti a noi il paese di Capolivari e a destra Monte Mar di Capanne con l’inconfondibile croce. Si arriva poi ad un bivio a T, a cui si gira a destra. In questo modo vediamo sotto di noi una baia e un laghetto artificiale. La via è punteggiata di sughere molto grandi e arriva ad un piccolo slargo alla cui sinistra c’è un sentiero che scende (c’è il divieto ma non ce ne curiamo).

Giunti alla lingua di terra che separa il laghetto dal mare andiamo avanti tenendoci il mare a sinistra e arrivando, alla fine della spiaggia, ad alcune scalette. Le saliamo e andiamo subito a destra, passando vicino a dei resti di archeologia industriale. Poi ci infiliamo in una sorta di piccola gola mantenendoci sulla destra. Ai chioschi sulla spiaggia andiamo, alla rotatoria, a destra, in salita (fare attenzione alle automobili in questo tratto). In cima c’è un bivio, con le indicazioni (avanti a sinistra) per l’ostello. Poche decine di metri e sulla destra c’è l’ostello Sassi Turchini.

Borgo di Cesano – Anguillara Sabazia

Le colline intorno al lago di Bracciano sono tra le più varie e sorprendenti del lazio, ma hanno risentito notevolmente, negli ultimi anni, di una forte antropizzazione del territorio. L’origine vulcanica  di queste zone si intuisce dalla forma rotondeggiante dei due vasti bacini (caldere) che ospitano i laghi di Bracciano e Martignano. A 64 metri sul livello del mare, il lago di Bracciano è il secondo per superficie (dopo il lago di Bolsena) del Lazio. L’unico emissario del bacino è l’Arrone, fin dal tempo dell’imperatore Traiano le acque del lago di Bracciano vennero convogliate verso Roma con L’acquedotto appunto di Traiano. Le sponde del lago sono dolci verso sud in corrispondenza del centro abitato rivierasco di Anguillara, più ripide verso la riva settentrionale tra Trevignano e Oriolo. Salendo da questo lato si culmina con l’appuntito cono vulcanico del monte Rocca Romana (612 mt. ) che a largo raggio è ben visibile, sia dai monti Sabini, ma anche dal Gianicolo a Roma.  Al lago di Bracciano si affiancano ad est il bacino del lago di Martignano mentre a nord est quello  del lago Monterosi. Altra caldera vulcanica, poco conosciuta, situata anch’essa ad est di Martignano, occupata un tempo da altri bacini lacustri, oggi ormai asciutti a causa di bonifiche passate, è quella del Baccano, dove appunto erano il lago del Baccano e quello di Stracciacappe. Degno di nota e di una visita è anche il borgo storico di Cesano che è appunto il nostro punto partenza nonchè quello più imponente di Anguillara che è quello di arrivo.      

Descrizione del percorso

Si parte dal borgo storico di Cesano, da piazza Francesco Caraffa,  una visita, la merita la chiesa dell’XI secolo di San Nicola, che, di fronte al palazzo medioevale forma una curiosa strettoia all’ingresso del borgo. Il centro è di antichissime origini, pare sia stato fondato dagli Etruschi, sono stati infatti ritrovate urne cinerarie risalenti al periodo etrusco. La presenza invece degli antichi romani, successivamente, è dimostrata dai ruderi di alcune ville sparse nei dintorni di Cesano. Si pensa questo, sia il territorio dell’antico Cesarianum appartenuto alla gens Caesia. Da  piazza Francesco Caraffa si piega in via dei Tinelli e la si prosegue fino ad incontrare via Cesanense, che proseguiamo dritti per 300 mt. circa, fino ad un trafficato incrocio da dove prende origine a sinistra via Guido Miotto, noi però proseguiamo a destra  leggermente in salita sempre per via Cesanense. Per altri 300 metri, proseguiamo via Cesanense, questo tratto è molto trafficato, prestare molta attenzione ai veicoli transitanti, disporsi, se si è in gruppo, nella cosiddetta “fila indiana” . Ignoriamo quindi un primo incrocio sulla destra “Vicolo Cesanese” che riporta  indicazioni stradali Bracciano – Anguillara, ma pieghiamo subito dopo ad un secondo incrocio sempre sulla destra per via Monte Pineta, a scongiurare qualsiasi dubbio troviamo anche un grosso cartello indicante l’agriturismo “La Melazza”. Via Monte Pineta, si presenta come una strada asfaltata in cattive condizioni a tratti sterrata, la seguiamo dritti per circa 1,6 km e in corrispondenza di un grosso allevamento bovino sulla destra,  incrociamo la “Strada Valle del Baccano” che prendiamo a sinistra. Questa la percorriamo per circa 30 metri e giriamo quindi a destra per “Stradone Lungo”, detto anche sulle carte, “Strada Lungo”. La seguiamo dritti, superando su di un piccolo ponte, un canale di drenaggio delle acque che un tempo impantanavano la zona. Questi terreni, erano occupati in passato dall’antico Lago del Baccano, prosciugato in tempi passati dalla famiglia Chigi, proprietaria dei luoghi. Dal canale di drenaggio andiamo ancora avanti per circa 30 metri, giriamo quindi a sinistra per una sterrata con indicazioni “Strada degli Orticheti” per circa 700 metri, questa, in breve diventa uno stretto  sentiero a tratti ingombro da vegetazione invadente. Superiamo quindi a destra e a sinistra ampi pascoli pianegginti, fino ad incrociare di nuovo la “Strada Valle del Baccano” già prima incontrata. La prendiamo a sinistra per circa 300 metri fino ad avvistare sulla destra un grosso cancello in ferro di colore verde che scavalchiamo se lo troviamo chiuso. Siamo però, dentro un terreno privato, nessun problema per il sabato e la domenica, negli altri giorni però meglio farsi autorizzare per il transito a piedi. Seguiamo quindi la sterrata in salita fino ad immetterci in curva su di una grossa carrareccia che sempre in forte salita seguiamo a destra. Arrivati in breve sul crinale sommitale che separa il bacino di Martignano con quello del pianoro del Baccano, ci troviamo ormai in vista dell’azzurro lago di Martignano. Siamo a quota  338 metri slm, è il  punto più alto toccato dalla nostra escursione, entriamo così, nella zona tutelata dalla riserva detta di “Martignanello”, un grosso cartello su fondo giallo lo attesta chiaramente. Sempre calcando la nostra carrareccia,  proseguiamo, ormai in discesa, sull’altro versante, in direzione del lago di Martignano che vediamo a tratti tra gli alberi. Andiamo quindi avanti per almeno 400 metri dopo aver notato il cartello prima citato e facendo attenzione,  poco evidente sulla sinistra tra la fitta vegetazione, avvistiamo la traccia di un  sentiero che si inoltra per un breve tratto nel bosco. Se per qualche motivo si supera l’imbocco poco evidente del sentiero, nessun problema, si può, anche girare avanti a sinistra in qualsiasi accenno di traccia di sentiero.  Questo,  servirà  a superare il breve tratto di bosco e ci farà accedere ad un ampio pratone  digradante, in leggera pendenza, verso il lago. Da qui, comunque sia andata,  riguadagniamo il nostro sentiero che è l’unico che percorre in alto il pratone lambendo il bosco sulla sinistra.  Seguiamo senza ombra di dubbio, la traccia  evidente in terra battuta di questo sentiero,  che in breve rientra di nuovo nel bosco avvicinandosi di molto alle rive lago sulla nostra destra. Seguiamo sempre il sentiero che si snoda ad andamento serpentino nella fitta vegetazione,  quando però  diventa  rettilineo, ed iniziamo a percorrere in decisa salita un bosco ad alto fusto, facciamo molta attenzione ad una chiara traccia di sentiero che si stacca in discesa sulla nostra destra. Imbocchiamolo, facendo ancora attenzione, stavolta, dopo eventuali piogge, al terreno in discesa molto scivoloso. Seguiamo in un continuo saliscendi questo nuovo sentiero fino ad incontrare  nascosta tra la vegetazione una curiosa cavità ad altezza umana. Siamo di fronte all’ingresso dell’antico acquedotto Alsietino.  Nel  2  a.C. per volere dell’Imperatore Augusto  ebbe inizio la realizzazione dell’acquedotto Alsietino, una notevole opera idraulica che portava le acque del lago di Martignano, lungo un percorso di 33 km, fino alla città di Roma, all’altezza dell’odierna zona di Trastevere. Le acque del lago, considerate dai romani poco salubri, raramente venivano utilizzate nelle cucine o per berle, venivano impiegate invece in agricoltura  per  l’irrigazione dei numerosi orti presenti in città. Dalla cavità dell’acquedotto, continuiamo sempre a seguire il nostro sentiero nel bosco, che in breve, circa 10 minuti, esce all’aperto nella zona balneale e più turistica  del lago, il sentiero è diventato ormai una carrareccia che scorre tra gli impianti balneali, piccoli ristori e noleggiatori di canoe. Sempre avanti, la carrareccia piega a sinistra e punta decisamente in salita, sulla sommità del crinale, portandoci così fuori, dalla vista del lago di Martignano. Ci troviamo nell’area di un parcheggio auto, ora non più utilizzato, (esiste un servizio di bus-navetta con un parcheggio situato più in basso). Questo  è  un punto molto panoramico nonostante la modesta altitudine di 270 metri slm, la vista spazia a largo raggio e in lontananza avvistiamo chiaramente il centro abitato di Anguillara. Prendiamo quindi  in discesa quello che troviamo  indicato come il “sentiero S.Biagio”,  in breve, circa 10 minuti, ormai in piano, il sentiero stesso diventa una carrareccia sterrata, che confluisce dopo 300 metri in un’altra  carrareccia sterrata provieniete da Anguillara, questa sulle carte è identificata come “Strada Comunale di Cesano”, la  prendiamo a destra.   Proseguiamo per circa 600 metri fino a confluire in “Via della Mola Vecchia”, questa strada, ormai asfaltata è  molto trafficata dai veicoli in transito, fare attenzione, noi  la prendiamo a destra. La seguiamo, disponendoci se siamo in gruppo, in “fila indiana”, fino ad un antico fontanile a lato di un crocevia. Qui, possiamo sederci riposare un poco, dissetarci, e visitare quello descritto come il “giardino sensoriale”, una piacevole raccolta di piante ornamentali e aromatiche, queste, sono dettaglitamente descritte da cartelli completi di belle illustrazioni, che sono posti nei pressi delle piante trattate. Riprendendo il nostro percorso, sempre restando su “Via della Mola”, adiacente al “giardino sensoriale”, superiamo su di un ponte stradale il fiume Arrone, unico emissario del lago di Bracciano. Proseguiamo avanti dritti per circa 500 metri dal ponte,  siamo ormai  in vista dei caseggiati di Anguillara, (sempre tenendoci sul lato sinistro della carreggiata per la nostra sicurezza),  in corrispodenza di un antico fontanile realizzato in mattoni  sulla destra,  e una piacevole chiesetta sulla sinistra  ad angolo, ci immettiamo a destra nella “Via Anguillarese strada provinciale 5/b”, questa,  proviene chilometri indietro, dalla “Strada Braccianese Claudia” località “Casaccia”. Seguiamo la via Anguillarese, su un comodo marciapiede,  superiamo successivamente a destra un  parcheggio in terra battuta,  un distributore di carburanti della IP, e un grosso supermercato (Carrefour). Incontriamo quindi sulla destra la “strada provinciale 12/b” con indicazioni “Trevignano”, la ignoriamo e proseguiamo dritti in leggera discesa, avvistiamo tra gli spigoli delle case, il lago di Bracciano ormai vicinissimo. Sempre avanti, ormai in netta discesa, superiamo sulla destra, in alto, i giardini comunali di Anguillara e in breve arriviamo al livello del lago in piazza del molo. Del lago di Bracciano, possiamo ammirare meglio la sua vastità, se ci rechiamo sul molo di attracco, questo nei mesi estivi, viene utilizzato come imbarcadero dalla motonave Sabazia, che per i turisti propone il giro del lago toccando gli altri centri rivieraschi di Trevignano e Bracciano. Qui possiamo concludere stanchi ma felici la nostra escursione!

Sulmona – Campo di Giove

Partendo dal liceo Scientifico Enrico Fermi, raggiungere in dieci minuti il centro seguendo le indicazioni stradali.
Da Piazza XX Settembre, centro storico della cittadina di Sulmona, svoltare alla propria sinistra, guardando il monumento, e imboccare Corso Ovidio. Dopo 250 Mt sulla nostra sinistra sarà ben visibile l’acquedotto romano che nasconde la vista sulla grande e bella piazza Garibaldi  con al centro una fontana. Lungo Corso Ovidio raggiungere Porta Napoli ben riconoscibile dall’arco sotto cui si può passare a piedi. Continuare su Via Mazzini che piegando leggermente a sinistra ci porterà al bivio con via Alcide De Gasperi, che imboccata la quale, diventerà dopo quasi 1 Km, la secondaria Va Vecchia di Cansano dopo l’incorcio con la Statale dell’appennino Appulo-Sannitico-Abruzzese e poi Via Aroto Lasciandosi Sulmona alle spalle continuare fra campi e orti fino
a raggiungere un bivio ben visibile dopo circa 45 min di cammino. Sulla sinistra si devono lasciare, qualche passo indietro, i resti di una specie di cava con dei piccoli edifici in disuso. Imboccare al bivio a sinistra su una stradina secondaria in leggera salita e non lasciarla per almeno altri 20-30 minuti fino a riaggiungere e incorciare la grossa asfaltata SR487. Si tratta di un buon punto di sosta con alcune panchine alla nostra sinistra dove poter riprendere
fiato. Seguendo poi l’asfaltata (ma poco trafficata) SR 487 tenendo la  propria destra, dopo circa 300 mt sul lato opposto a quello di marcia e in coincidenza di un curvone, imboccare lo stretto sentiero che sale verso i monti a sinistra indicato da alcuni segni colorati. Si tratta di un tratturo di agile percorribilità che comincia a salire verso la cresta. Dopo 15 minuti circa alla nostra sinistra, sarà ben distinguibile il resto di una piccola abitazione cubica in pietra. Non abbandonare mail sentiero, comodo e bene segnato che tra ginestre e macchia, sale non troppo velocemente verso l’alto. Alla nostra destra avremo il fondo valle e dopo un paio di Km e qualche curva apparirà dall’altra parte della valle, ben distinguibile, il paese di Cansano.

Continuando a seguire il sentiero, si raggiungerà una piccola radura dove esso piega a sinistra e poi a destra. Si è a circa un’ora dall’arrivo in Campo di Giove. Il sentiero diventa Strada Comunale da Sulmona a campo di Giove e e ci avvicina alle prime case mezze abbandonate del paese sulla sinistra per poi  portare direttamente sull’asfaltata SP12a Viale Sulmona proprio in coincidenza di una pineta sulla sinistra e dei campi da gioco sulla destra. Continuare dritto sull’asfalto per nemmeno 1 Km per raggiungere direttamente sulla Via San Matteo, il centro del paese e la bella piazzetta alberata con fontana sulla quale si affaccia il palazzo cinquecentesco Casa Nanni.

Formello – Isola Farnese

Questo itinerario si svolge in un ambiente vario e piacevole, quasi interamente su strade sterrate  in gran parte comprese nel territorio del parco di Veio.  Si percorre interamente la penultima tappa dell’antica via Francigena, l’ultima è quella che porterà direttamente a Roma. Entrati nel parco, operando piccole deviazioni dal  tracciato del nostro itinerario, è possibile visitare numerosi siti archeologici etruschi, tra questi spiccano alcune opere funerarie come il colombario e le famose tombe, come quella detta dei Leoni Ruggenti, la Tomba Campana, la Tomba delle Anatre. È altresì possibile visitare e anche percorrere all’interno, muniti di stivali in gomma, il cosiddetto Ponte Sodo. Questo per l’epoca, è una notevole opera idraulica etrusca; una galleria scavata interamente nel tufo lunga oltre 70 metri, realizzata dagli ingegneri etruschi, per migliorare il deflusso, la successiva canalizzazione delle acque, ed evitare soprattutto,l’impaludamento del torrente Cremera. Un’opera simile  la possiamo trovare ad Ansedonia in Toscana, qui in effetti si tratta di una tagliata ma la funzione era simile, principalmente quella di drenare le acque del fiume Cosa  che impaludava la pianura circostante. Quasi al termine della traversata,  si passa accanto a quel che rimane dell’antica e importante città etrusca di Veio, purtroppo ebbe la sventura di porsi in conflitto con la nascente potenza di Roma, quel che resta sono i suoi ruderi sparsi in largo raggio, questi, racchiusi da una vasta recinzione metallica non sono quindi visitabili. Nei pressi dell’antica Veio, ma avanti verso Isola Farnese, un bel colpo d’occhio lo meritano le spettacolari cascate della Mola, il vecchio mulino medioevale e lo stesso borgo storico di Isola Farnese.   

Descrizione del percorso

Si parte dal centro storico di Formello, da “piazza S. Lorenzo” e con alle spalle lo storico Palazzo Chigi (merita una visita), si avvista chiaramente il cartello indicante la via Francigena, si prende quindi in leggera discesa “via Venti Settembre”, e si prosegue fino alle scalette di “via Salita della porta da piedi”, queste, si discendono fino alla strada asfaltata, che prendiamo a destra in discesa fino ad incontrare nei pressi di un parcheggio,  “via Fontana Rutola”. Questa all’inizio è cementata, poi diventa sterrata,  la si percorre costeggiando il fosso Rosciolo e ad un primo bivio si piega a destra ignorando la strada comunale di Meconi, senza dubbio di sorta si seguono sempre le puntuali indicazioni della via Francigena  e si va avanti. Si supera una barriera metallica di colore verde che indica l’ingresso nel territorio del parco di Veio, quindi ad un secondo bivio si piega a sinistra in netta salita;  qui il percorso diventa un sentiero, proseguendo, si supera  un cancello in legno che va richiuso dopo il passaggio. Questo tratto del percorso, è lungamente costeggiato da una staccionata in legno a tratti fatiscente. Proseguendo, il sentiero diventa di nuovo una sterrata, attraversa alcuni pascoli e  ritorna a costeggiare il fosso Rosciolo delimitato da folti canneti. Superiamo quindi un altro  cancello, questa volta però in ferro e poco più avanti in alto a sinistra possiamo notare un ampio costone tufaceo compreso nella proprietà di  una villa signorile. In corrispondenza del simbolo del pellegrino, impresso sulla pavimentazione cementata che contrassegna in più tratti la via Francigena, incontriamo  via dei Pantanicci, strada  asfaltata  che  seguiamo a sinistra in salita, fare attenzione alle auto che transitano numerose.  A fine salita, ad un incrocio più avanti, giriamo a destra per una sterrata in leggera discesa (questa è via della Pietrarella di monte Aguzzo). Questa la seguiamo e ad un incrocio giriamo nuovamente a destra, per via della Pietrara, seguire sempre le indicazioni della via Francigena, si prosegue dritti, ignorando sulla destra la strada che conduce al bed end breakfast “Antica Pietrara” (grosso cartello in metallo sulla destra), giungiamo così attraverso una piccola rampa in salita, costeggiata da una staccionata in legno su via di Santa Cornelia. Facendo attenzione alle auto, poco più avanti la attraversiamo prendendo via della Selvotta. Chiaro ed  evidente il cartello con sfondo marrone indicante che siamo sempre sul tracciato  della via Francigena. Costeggiamo sulla destra i campi sportivi della S.S. Lazio, superiamo la sottostante via Cassia Bis sopra ad un cavalcavia, ed ad un bivio, ormai sterrata,  lasciamo via della Selvotta e pieghiamo a destra per via Monte dell’Ara, anch’essa sterrata, che in breve risulta in salita e molto sconnessa. Più avanti ad un incrocio giriamo a sinistra per via “Monte Michele” e proseguiamo lungamente sulla sterrata seguendo i chiari segnavia  della via Francigena, che poi piegano nettamente a destra in un bosco alla fine di una salita, qui tra l’altro sono presenti anche dei segnavia a fondo azzurro indicanti la via Romea.  Si entra quindi nel bosco, lungo un battuto sentiero sempre costellato dai segnavia bianchi e rossi, intuitivamente, diversi  piccoli sentieri  laterali non segnati, portano a visitare alcune tombe etrusche, tra cui le più importanti sono quelle dei Leoni Ruggenti, la tomba delle Anatre e la Tomba Campana. Si prosegue poi, dopo aver superato un modesto corso d’acqua su un piccolo ponticello di legno, tra ampi pascoli e coltivi. Costeggiando dall’alto il torrente  Cremera e protetti da una lunga staccionata in legno si arriva nei pressi di Ponte Sodo. Individuare questa meraviglia dell’ingegneria antica tra la fitta vegetazione non è facile, ci si può affacciare a tratti  e cercare intuitivamente piccoli tracciati che scendono al torrente. Se fortunati si riesce ad individuare un modesto tracciato che ci conduce in breve ad una piccola scaletta incisa nel terreno e un corrimano che scendono all’uscita della galleria attraverso la quale scorre il torrente. Questa opera idraulica etrusca chiamata impropriamente  “ponte”  consiste essenzialmente in una lunga galleria oltre 70 metri scavata nel tufo,  serviva principalmente a far defluire verso Veio e non fare impaludare il torrente Cremera. Probabilmente si era intuito che le zone paludose erano insalubri, già prima di conoscere la zanzara anofele come portatrice della malaria. Guadagnato di nuovo il tracciato della via Francigena, proseguiamo lungamente tra gli ampi pianori fino ad incrociare una grossa carrareccia, pieghiamo a destra, proseguiamo per un breve tratto, poi in corrispondenza di sbarramento di colore verde  per autoveicoli, giriamo a sinistra aggirandolo. Siamo ormai sopra  l’ampio pianoro di Veio, in parte coltivato, in parte lasciato al pascolo, chiaramente e senza ombra di dubbio in lontananza avvistiamo il borgo storico di Isola Farnese. Senza problemi di orientamento, seguiamo lungamente l’ampia sterrata sempre costellata dai segnavia bianchi e rossi e in circa 20 minuti arriviamo  al cospetto delle rovine dell’antica Veio, purtroppo non visitabili  perchè  recintate. Discendiamo quindi per una scaletta cementata attraverso una suggestiva rupe tufacea, fino a sentire il rumoreggiare della cascata della Mola, che in breve avvistiamo dall’alto di un ponticello di legno, questo, scavalca il torrente  Cremera e ci conduce al vecchio mulino medioevale. Qua e la sono presenti numerose macine in pietra alcune integre, altre spezzate e logore  dal lavoro svolto nei secoli passati. Proseguendo e superando sulla destra, un parcheggio prima e un cimitero poi; salendo per la strada asfaltata arriviamo in breve al borgo storico di Isola Farnese che merita anch’esso una visita accurata, dove si conclude la nostra piacevole escursione.

Seconda descrizione:

Partendo da Palazzo Chigi, sito in Piazza San Lorenzo a Formello, percorriamo via XX settembre fino alla fine e scendiamo giù a sinistra per una scalinata al termine della quale girando a destra ci troviamo difronte ad un bivio, una strada che sale sulla destra (via del Rosciolo) ed una che scende sulla sinistra con indicazione “via Francigena”. Seguendo la strada a sinistra ci inoltriamo sulla via Francigena e proseguiamo su una strada sterrata per circa 500 m finché ci troviamo dinanzi ad un bivio, una strada che sale a sinistra (strada comunale via Meconi) ed una che scende a destra con indicazione “Via Francigena”. Noi ci manteniamo a destra e proseguiamo in direzione sulla francigena per un sentiero sterrato lungo la quale incontriamo un cancello verde sempre aperto; siamo a circa 1Km da Formello e allontanandoci dal paese la vegetazione comincia ad arricchirsi. Arriviamo ad un bivio, una strada sterrata che prosegue sulla destra ed una che sale a sinistra con l’indicazione “via Francigena”, noi proseguiamo salendo a sinistra e dopo circa 100 m la strada sterrata diventa sentiero circondato da una fitta vegetazione ed è possibile notare, subito dopo la curva a destra, dei pali che disegnano un capanno; si tratta di un progetto di Fattoria Didattica interrotto. Proseguendo sul sentiero incontriamo un cancello in legno, sempre aperto, utilizzato per il pascolo, oltre il quale poco dopo costeggiamo sulla destra un canneto e un torrentello finché arriviamo ad un altro cancello in ferro, anche questo sempre aperto e adibito a tenere chiusi gli animali in questa zona. Camminando sulla strada sterrata troviamo alla nostra sinistra una cava di tufo peperino sormontata da una staccionata in legno; la strada sterrata termina con un bivio su strada asfaltata noi giriamo a sinistra seguendo l’indicazione “via Francigena” e camminiamo finché la strada (via dei Pantanicci) incontra altre tre strade (un trivio). Difronte abbiamo un campo di fiori e giriamo a destra sulla strada sterrata (via della Pietrarella di Monte Aguzzo), la percorriamo finché arriviamo ad un incrocio dove giriamo a destra su via del Prataccio, una strada asfaltata che scende e che percorriamo dritto anche superando una strada che si immette sulla destra. Proseguendo sulla strada asfalta ci troviamo ad attraversare un ponte subito dopo il quale troviamo via Casal dei Ceveri che scende a sinistra e noi proseguiamo su Via della Selvotta con indicazione “Via Francigena”. Alla fine del sentiero sterrato siamo difronte ad un bivio e noi giriamo a destra seguendo la freccetta del pellegrino, ci troviamo così a camminare su una strada asfaltata (via Monte dell’Ara) e arrivati ad un incrocio prendiamo la strada a sinistra che è via Monte Michele. Lungo la strada troviamo una deviazione a sinistra e poco dopo uno slargo con una recinzione probabilmente per gli animali, poco prima dello slargo sulla destra c’è un sentiero che si immette nel bosco, è qui che lasciamo la francigena – attenzione affissa su tronchi e piante è possibile trovare la segnaletica bianca e rossa, forse abusiva, che segnala quella come “via francigena”, in realtà è una variante – e ci inoltriamo verso Isola Farnese. Finito il sentiero nel bosco ci troviamo in uno slargo con una staccionata alla nostra sinistra e una cava alla nostra destra costeggiata da un sentiero che sale e che conduce ad una tomba etrusca che vale la pena andare a vedere per poi tornare sul punto in cui si è lasciato il percorso. Camminando sul sentiero arriviamo ad un largo spazio e sulla sinistra scorgiamo un ponte in legno che attraversiamo e al termine del quale giriamo a sinistra facendo come un’inversione a U. Continuiamo su una strada sterrata e costeggiando il Cremera Etrusco, alla nostra sinistra abbiamo una staccionata in legno che si interrompe in corrispondenza dell’inizio del Tunnel, poco più avanti è presente un’altra staccionata sulla destra; tra la fine della staccionata di sinistra e l’inizio della staccionata di destra (o se vogliamo in corrispondenza dell’inizio del tunnel) sulla destra si apre un sentiero in mezzo al campo; seguendolo e inoltrandosi nel bosco a destra si giunge in riva al Cremera e ai piedi di Ponte Sodo. Si tratta di una deviazione che suggeriamo al termine del quale occorre ritornare lì dove abbiamo lasciato il percorso, in corrispondenza dell’inizio del Tunnel e delle staccionate in legno (data l’inaffidabilità dei punti di riferimento dati – vedi staccionate in legno la cui collocazione può essere provvisoria –  in questo caso è utile fare riferimento al GPS). Lungo a strada sterrata che ci troviamo a percorrere incontriamo un bivio a T dove giriamo a destra seguendo l’indicazione “via Francigena sentiero alternativo), proseguendo c’è una prima deviazione a sinistra e ancora oltre una seconda sempre a sinistra con una cancellata verde in ferro e un accesso pedonale e l’indicazione “via francigena sentiero alternativo” che seguiamo. La strada sterrata che percorriamo ad un certo punto si sdoppia in due percorsi paralleli che si ricongiungono alla fine, delle scale che scendono sulla destra, la strada che prosegue diritto; scendiamo giù per le scale e al termine andiamo a destra verso le cascate e il Mulino.

Alessandria – Castellazzo Bormida

ALESSANDRIA (88 MT S.L.M)- CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.)

Descrizione: Percorso di collegamento tra la Stazione FFSS di Alessandria e Castellazzo Bormida. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi in quanto si alternato tratti di asfalto ad argini o strade inerbite. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango o erba alta. Il percorso termina convenzionalmente presso il Cimitero Comunale di Castellazzo Bormida, in modo da poter seguire il  successivo(direzione Santuario NS delle Rocche) senza entrare ed uscire dal paese. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Il percorso

Uscito dalla Stazione Ferroviaria, costeggi gli edifici alla tua sinistra e prosegui sul marciapiede ciclopedonale che corre tra il parcheggio e Spalto Borgoglio. Appena prima del ponte stradale sul fiume Tanaro, di fronte a te, scendi la rampa alla tua sinistra e segui Via vecchia dei Bagliani (Attenzione!! Questo tratto è vietato in bicicletta in quanto  contromano: pertanto bisogna aggirare il senso unico attraversando lo Spalto e raggiungendo il Lungo Tanaro San Martino). Dopo il sottopasso ferroviario segui un marciapiede rilevato alla tua sinistra, oltrepassando prima il circolo canottieri e successivamente un circolo ippico. In corrispondenza di quest’ultimo (1.5 km dalla partenza) prendi uno sterrato alla tua destra, inerbito, che rappresenta l’inizio dell’argine sul Tanaro. Lo segui per 1.6 km: dopo una curva a gomito a sinistra, trovi un rettilineo che sembra terminare in un orto-frutteto; in questo punto alla tua destra si apre un passaggio che, procedendo dietro una cascina (alla tua sinistra), ti riporta sull’argine. Ignori una diramazione alla tua destra, passi sotto un elettrodotto e prosegui ancora per 900 metri, fino ad immetterti su una sterrata più ampia, in corrispondenza di un sottopassaggio dell’autostrada A26. Svolti a destra e segui nuovamente l’argine, attraversi il Canale Carlo Alberto su un ponticello, sottopassi un altro elettrodotto per arrivare nei pressi dei ruderi del Castello di Casalbagliano, a 5.7 km dalla partenza (alla tua sinistra). Segui sulla sinistra via CasalBagliano per qualche centinaio di metri, al semaforo svolti a destra in Via Tagliata. Inizi un tratto piuttosto lungo di asfalto (traffico quasi inesistente, prestare comunque attenzione in quanto la strada è stretta), seguendo la via principale, fino ad incontrare Via della Rosta. Svolti a sinistra ed all’incrocio successivo procedi rettilineo, fino ad oltrepassare un cavalcavia sull’autostrada A26 e giungere a Cabannette (9 km dalla partenza). Ri-attraversi il canale Carlo Alberto e svolti a destra sulla SP 244 per 170 metri. Alla tua sinistra svolti in strada Cascinette ed oltrepassi un passaggio a livello. Segui la strada principale sotto passando per ben due volte l’autostrada. Dopo il secondo sottopassaggio il percorso si dirama: segui a sinistra su traccia erbosa per circa 250 metri (giungi in corrispondenza di una struttura di depurazione). Procedi oltre, sempre su traccia erbosa, mantenendoti parallelo ed avvicinandoti progressivamente alla SS30 (in rilevato, alla tua destra). Ti immetti su una sterrata più ampia in corrispondenza di una leggera curva a destra: dopo 960 metri (dal “depuratore”) svolti all’incrocio a sinistra e mantieni la direzione per 750 metri, punto ove sottopassi la SS30 (alla tua sinistra) e, risalendo sull’argine demaniale, giungi sulla strada provinciale Cantalupo-Castellazzo. Segui alla tua sinistra l’asfalto, attraversando quindi il Fiume Bormida utilizzando l’unico tratto di strada ove il traffico è di una certa consistenza. Dopo circa 350 metri dal termine del ponte uno sterrato alla tua sinistra ti riporta sull’argine opposto. Svoltando a sinistra segui l’argine per 650 metri, fino ad incontrare sulla tua destra la diramazione per il cimitero.

Formello – Sacrofano

Dalla piazza principale di Formello (Piazza San Lorenzo) usciamo dall’arco/porta del borgo vecchio e giriamo a destra in salita (strada delle macchine). Dopo la seconda curva, subito dopo l’edicola, giriamo a sinistra per Via Castelli. Inizia così una strada asfaltata ma che ci conduce attraverso una bella tagliata nel tufo fuori del paese e lontano dal trambusto. Giunti ad un primo bivio proseguiamo dritti.

Dopo breve arriviamo ad un bivio a T, ovvero incrociamo la Formellese, che va presa a sinistra. E’ una strada abbastanza pericolosa per i pedoni ma è dotata sulla sinistra di marciapiede e dunque risulta abbastanza sicura e comoda.

Dopo circa 1 km finisce il marciapiede quindi prestare molta attenzione; sulla destra si incontra il sentiero 209A che tralasciamo. Poco dopo di una curva a sinistra, al km 10,400, troviamo a destra una strada sterrata che ci porta ad un cancello di legno (aprirlo e richiuderlo con l’apposita cordicella). Si entra così nel Parco di Veio e si percorre ora il sentiero 209A segnato con i colori bianco e rosso.

Arriviamo, dopo un tratto nel bosco, ad una radura. Tralasciamo la prima deviazione sulla sinistra delimitata da un cancello con staccionata e dopo circa venti metri troveremo un albero (foto) con delle frecce dipinte sul fusto: seguiamo sempre il sentiero 209A e tralasciamo alla nostra destra il 209B. Potremmo andare sia a destra che a sinistra e raggiungeremmo sempre Sacrofano. In questa mappatura di oggi proseguiamo a sinistra. Il sentiero diventa a tratti più stretto, costeggiato dal bosco.

Prima della radura a sinistra troviamo il sentiero 209C che tralasciamo, giungiamo poi ad una seconda radura e ad una collina da cui si può vedere il panorama (Monte Broccoleto). Sotto la collina a sinistra (poco evidente) c’è una staccionata con i segni rosso e bianco del sentiero da tralasciare e seguire il secondo sentiero a sinistra, il 209A.

Il sentiero scende e la strada ridiventa dopo qualche centinaio di metri prima brecciata e poi asfaltata (Via di Miseria). Al bivio si prosegue dritti, in discesa. Giunti alla strada delle automobili andiamo a destra e dopo qualche tornante e qualche centinaio di metri siamo alle porte del piccolo borgo di Sacrofano.

Città delle Pieve – Fabro

Partiamo alle 15 e 20 da piazza 19 giugno a Città della Pieve: spalle al palazzo del Municipio e prendiamo via Garibaldi. La percorriamo fino a svoltare sulla destra quando ci troviamo di fronte al Palazzo della Corgna e sulla sinistra la Biblioteca Comunale. Percorriamo ancora alcune piccole viuzze asfaltate dentro il centro storico fino a raggiungere l’ospedale appena fuori la cittadina: svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra; sbuchiamo su via Manni e giriamo a sinistra; la percorriamo fino in fondo e poi giriamo a destra, passiamo sotto l’arco e proseguiamo dritti su via Beato Giacomo Villa. Costeggiamo l’ospedale alla nostra sinistra che dopo una trentina di metri ci lasciamo alle spalle per prendere sulla destra in discesa la Strada del Cavacchione che ci porterà a Ponticelli. Alla nostra destra scorgiamo il monte Cetona e dopo pochi metri, passati sotto un ponte, siamo su strada sterrata poco trafficata e dove riconosciamo il passaggio del PaleoTevere. All’incrocio con località Volpara manteniamo la sinistra. Continuando a scendere sulla sinistra è possibile scorgere Ficulle, mentre sulla destra vediamo Cetona paese e Sarteano e più in lontananza anche Chianciano; non meno ammirevole Città della Pieve così come ce la stiamo lasciando alle spalle. Arriviamo a un bivio, mentre prestiamo sempre attenzione alle macchine di passaggio, e proseguiamo dritti sulla destra e superiamo prima podere Poggio Sirolo  e poi località Volpara sempre alla nostra destra.

All’altezza di una grossa curva incontriamo l’antica e affascinante Chiesa di Santa Maria in mattoncini rossi, che offre lo spazio per una breve e piacevole sosta.  Più avanti riprendendo il cammino in discesa supereremo un’abitazione, un campo da calcetto e un piccolo ippodromo. Di fronte a noi vediamo ora la ferrovia e sulla destra Ponticelli. Giunti al bivio (questo piccolo tratto è asfaltato) proseguiamo dritti passando sotto il ponte  della ferrovia; ci teniamo sulla sinistra e ripassiamo sotto il ponte della ferrovia per continuare dritti sulla strada sterrata che passa in mezzo alla nuova e la vecchia linea ferroviaria. Lungo il bellissimo viale alberato, superiamo un piccolo ponticello, e proseguendo, a un tratto, godiamo della vista di una maestosa quercia sulla nostra destra. Di fronte sulla sinistra scorgiamo già Monteleone d’Orvieto e ci lasciamo sempre sulla sinistra anche la piccola strada che porta ad una cava e per questo percorsa da autotreni; e sempre sulla sinistra su una collina in  prossimità di un bivio è possibile vedere un sito di scavi archeologici, attivo da novembre 2015, in cui sono stati rinvenuti reperti di tombe etrusche. Al bivio per San Giovino proseguiamo dritti: superiamo il ponte, lasciandoci alle spalle il vecchio podere di Poggiovalle, attraversiamo la strada asfaltata provinciale e prendiamo la strada sterrata dritta davanti a noi, circondata da campi coltivati, che ci porta su fino a Salci. Superiamo un primo e un secondo ponte che ci permettono di superare rispettivamente l’autostrada e la linea ferroviaria. Ci troviamo su strada asfaltata sulla quale proseguiamo sempre dritti su questa. Alle nostre spalle in lontananza Monteleone D’Orvieto.  Dopo un po’ siamo nuovamente su strada sterrata pochissimo trafficata e superiamo alla nostra destra una piccola deviazione per il cimitero di Salci; alla nostra sinistra abbiamo sempre la ferroviaria e l’autostrada e già possiamo scorgere il piccolo e oramai disabitato borgo di Salci. Giunti al bivio per l’azienda agricola Poggiovalle, continuiamo a tenerci a sinistra proseguendo sulla strada sterrata e superiamo un ponte sopra un fosso, e poco dopo ha inizio la salita verso Salci. Una volta raggiunto il borgo, proseguiamo dritti su un viale, lasciandoci il castello sulla destra. Scorgiamo città delle pieve alla nostra sinistra. Alla fine del viale ci troviamo di fronte la piccola Chiesa di San Pio e sulla sinistra quella che un tempo era la scuola di Salci: proseguiamo sulla destra. Cominciamo a scendere verso la Colonnetta e già intravediamo sulla sinistra Fabro Paese, la nostra meta. Continuiamo in discesa ora su strada asfaltata: ad un certo punto superiamo un allevamento di bestiame sulla nostra destra e passiamo sotto il ponte della ferrovia e proseguiamo tenendoci sulla destra fino a riprendere la strada sterrata. Oltrepassiamo il ponticello sul fosso dell’Argento proseguendo dritti fino ad un bivio dove andiamo dritti e in cui la strada si rifà asfaltata e stavolta trafficata. Ci teniamo quindi sulla sinistra e dopo circa 300 metri svoltiamo in salita sulla destra per Contrada Salci Capretta per raggiungere Fabro. Salendo scorgiamo alle nostre spalle monte gabbione, Monteleone e Fabro Scalo. Più avanti superiamo sulla destra un gruppetto di case chiamato Catelluccio o le Giambrine. Ad un certo punto, all’altezza di un grosso curvone a destra, anziché proseguire sull’asfalto, imbocchiamo a sinistra una piccola stradina o sentiero nel bosco sempre in salita fino a sboccare sull’asfalto e proseguiamo sulla sinistra in mezzo a un gruppo di case. Superando un’altra grossa curva scorgiamo alla nostra destra Allerona. E un po’ più avanti sempre all’orizzonte sulla destra scorgiamo il monte Cimino e ancora più avanti Ficulle. Proseguiamo sulla strada asfaltata in discesa e siamo ormai arrivati a Fabro. Abbiamo impiegato all’incirca quattro ore.

Castellazzo Bormida – Santuario Madonna delle Rocche

CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.) – MADONNA DELLE ROCCHE, frazione di MOLARE (230 MT S.L.M)

Introduzione: Percorso di collegamento tra la periferia di Alessandria e l’Appennino Ligure. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi (almeno due giorni) o a cavallo in considerazione del bassissimo tasso di traffico automobilistico; si rileva la presenza di qualche tratto asfaltato, comunque accettabile in considerazione del territorio attraversato, che si presenta molto antropizzato. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango.

Il percorso

Il percorso inizia convenzionalmente dall’inizio dell’argine demaniale nei pressi dell’intersezione tra la SP 183 e la “via Santuario”. L’argine può essere ugualmente raggiunto passando dietro al Cimitero Comunale o dalla strada che collega Castellazzo Bormida a Cantalupo. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Inizi a percorrere l’argine demaniale con l’autostrada A26 alle tue spalle: il fondo è ottimo ed il tracciato in  rilevato ti offre un insolito panorama di Castellazzo Bormida, che aggiri alla tua sinistra. Sullo sfondo l’Appennino Ligure con (nei mesi invernali) le vette innevate, tra cui  ben riconoscibile il Monte Tobbio. Facendo attenzione all’attraversamento della SP 181 (Via Madonnina dei Centauri), continui a procedere sempre intuitivamente lungo l’argine, fino a  3.8 km dalla partenza. Qui è necessario “scendere” sulla destra (strada Raviaro) in direzione del fiume Bormida, a cui ti avvicini procedendo verso sud parallelamente ad esso, sempre sulla strada principale, ignorando un primo ed un secondo bivio a sinistra (dopo rispettivamente 500 ed 850 metri). La sterrata va proseguita in direzione sud fino a quando questa piega “ a gomito” a sinistra per giungere ad un quadrivio (strada Marietta, 6.6 km dalla partenza) nei pressi di una grossa cascina (sulla destra). Procedi dritto, facendo attenzione alla prossime intersezioni: dopo 850 metri in un punto ove incontri l’asfalto svolti a destra oltrepassando un fosso e procedi su una pista più piccola, ma sempre bene evidente, che si dirige verso i campi circostanti. Al termine di un rettilineo pieghi a destra e con una larga curva di avvicini nuovamente al corso del fiume, in un punto in cui è presente peraltro qualche albero da fusto. Ignorando un bivio sulla sinistra che ti porterebbe sulla riva, procedi, spesso su fondo fangoso e dopo un altro rettilineo convergi su una strada che proviene dalla tua sinistra che quasi subito diviene asfaltata. Sei alla periferia di Sezzadio: arrivato di fronte al fosso del Rio Stanavasso svolti a sinistra fino al ponte sulla strada che proviene da Castelspina (10.2 km dalla partenza). Procedi a destra entrando in Sezzadio: merita sicuramente una visita il santuario “della Madonnina” protettrice dei Centauri. Il percorso interno al paese segue alcune strette vie: Via Retta, Via Remota; al termine di quest’ultima svolti a destra e procedi dritto all’incrocio successivo, abbandonando la strada principale che piega a destra a 90°. Costeggiando il fosso (sulla sinistra) fino a via Roncarino, al bivio successivo “ad Y” procedi a destra, abbandonando ben presto l’asfalto, in leggera salita; alla tua sinistra una linea elettrica. Senza possibilità di errore giungi in un punto (12.8 km dalla partenza) ove la tua sterrata termina in un incrocio. A destra ti immetti in un’altra sterrata, dalle caratteristiche particolari: essa procede in rilevato e si sviluppa con un rettilineo  lungo alcuni chilometri; si tratta della strada Romana Via Emilia Scauri che metteva in comunicazione Acqui Terme (Acquae Statiellae) con Tortona (Derthona, precisamente l’Abbazia di Rivalta Scrivia). Questo manufatto, sebbene non sia stato lastricato, è rimasto praticamente inalterato ed in ottime condizioni. Dopo 4.3 km (attenzione nell’attraversare la SP “dei boschi”  Sezzadio-Mantovana) si giunge ad un incrocio nei pressi di una cappelletta (sulla sinistra), a 17.1 km dalla partenza.

Le possibilità sono almeno due: qui viene elencata quella più lunga ma ciclabile; successivamente verrà presa in considerazione un’alternativa più escursionistica e meno ciclabile, che è la più diretta

Dall’edicola prendi la strada inghiaiata sulla tua sinistra, che procede in salita, per circa 670 metri, ove al bivio svolti a destra, sempre in salita piuttosto decisa. La strada prosegue tra i campi e qualche tratto boscoso fino a 1.2 km dall’edicola, ove è necessario svoltare a destra e seguire la traccia erbosa (o fangosa a seconda della stagione), che con andamento un po’ tortuoso costeggia una proprietà privata sulla destra. Dopo un primo gomito a destra ed un successivo sulla sinistra termini, a circa 2 km dall’edicola su una  sterrata proveniente dalla tua sinistra che converge subito in una strada asfaltata (alla tua destra). Prosegui in salita, sempre su asfalto con qualche curva, fino a rimontare sopra al piccolo altipiano alla tua sinistra. Ove finisce la salita, ignori il bivio che si diparte alla tua sinistra (sbarra) e procedi a destra, per circa 220 metri, sino ad arrivare nei pressi di una tenuta (20.4 km dalla partenza). La presenza del segnavia bianco-rosso CAI ti costringe a deviare sulla destra per evitare di passare dentro la tenuta: inizia un altro lungo rettifilo, molto caratteristico per il paesaggio, che converge su una strada più ampia, in parte incementata. All’intersezione svolti a sinistra e procedi per circa 700 metri (ora su asfalto) fino ad un successivo incrocio ove svolti a sinistra (indicazioni cascina Lupa).

Segui l’asfalto che ben presto diventa sterrato in corrispondenza della cascina, che ha l’aspetto di un maniero fortificato, con tanto di campanile. La strada procede in leggera discesa lungo un ampio avvallamento, fino a incontrare nuovamente la strada provinciale “dei boschi”, nei pressi di una lapide (vedi foto); prosegui a destra per 1 km, fino ad incontrare il bivio per Gaggina-Montaldo Bormida; ignori quest’ultimo e prendi il successivo sulla destra (26.7 km dalla partenza) appena dopo il ponticello sul rio Stanavasso. Dopo un breve tratto in piano attraversi nuovamente il rio ed affronti un breve strappo di salita ancora asfaltata, al termine della quale nei pressi di un’abitazione (sulla destra) la strada ridiventa sterrata e prosegue, in falso piano, tra campi, vigne e qualche boschetto di roveri. La strada è piacevole e la segui senza difficoltà, ignorando le diramazioni a destra ed a sinistra; reincontri l’asfalto avvicinandoti ad una zona più urbanizzata, fino a quando (30.5 km dalla partenza) la strada termina in una più grande, nei pressi di un gomito: scendi per circa 1.2 km, fino ad attraversare nuovamente il Rio Stanavasso e svoltare sulla destra in una pista fangosa che, senza significative diramazioni, segue la sponda destra del corso d’acqua fino ad incontrare nuovamente una strada asfaltata, che proviene da Carpeneto, a 34 km dalla partenza (alla tua sinistra). Questo tratto sebbene risulti d’estate invaso dalla vegetazione o nei mesi invernali molto fangoso è abbastanza caratteristico in quanto è sempre stato “snobbato” dalle vie di comunicazione che sono state costruite sui crinali circostanti: all’epoca della progettazione della ferrovia Ovada – Alessandria, uno degli elaborati prevedeva il passaggio della strada ferrata lungo questa valle, per servire il maggior numero possibile dei tanti centri arroccati sulle colline vicine (Mantovana, Trisobbio, Carpeneto, Montaldo Bormida). Svoltando a destra su asfalto, segui 200 metri di rettilineo, attraversando nuovamente il rio, prendendo la prima sterrata sulla sinistra, che continua a seguire l’amena valle, passando accanto ad un maneggio. Senza considerare deviazioni sulla sinistra (in salita) procedi pressoché in piano fino ad arrivare, a 35.7 km dalla partenza, di nuovo su asfalto, nei pressi della Cantina Tre Castelli di Montaldo Bormida. Attraversi la provinciale che, sulla destra sale a Montaldo Bormida, per passare a sinistra dello stabile della cantina, salendo su una stretta asfaltata per giungere ad un colletto dopo 600 metri. Anziché seguire l’asfalto in discesa (sulla rocca alla tua destra puoi ammirare il “lato” migliore di Montaldo Bormida), prosegui in leggera salita su una strada sterrata che segue il crinale con qualche saliscendi e ben presto ritorna asfaltata.  Dopo una breve discesa, evitando di scendere nel fondovalle,  trovi un ultimo strappo, sempre su strada (discutibilmente asfaltata), fino alla chiesetta di San Rocco di Trisobbio, in corrispondenza di un’altra strada che proviene, più bassa, dalla destra. Segue una “passeggiata” in piano fino ad arrivare presso il centro di Trisobbio, forse il più caratteristico dei circostanti, dominato dal castello. Per attraversare il borgo concentrico consiglio di di vagare un poco per le strette viuzze che circondano il castello. Giunto dalla parte opposta del paese (Via Roma), incontri la SP 200 (Ovada-Rivalta Bormida) a  circa 39 km dalla partenza. La segui per 100 metri, svoltando sulla sinistra in direzione del cimitero; passato accanto a questo, scendi a destra su sterrato, svoltando a sinistra al bivio successivo fino a immetterti nella strada Stanavasso, che origina dalle “Piscine”. Prosegui in salita sulla destra per 350 metri, fino ad una evidente diramazione sulla destra, sempre in salita; ancora a sinistra dopo 50 metri, seguendo una strada che diviene sterrata e  più pianeggiante; giungendo ad aggirare sulla destra un’abitazione; oltrepassata quaest’ultima si ignora un sentiero che scende a destra, riprendendo a salire (piuttosto impegnativo, in sella) nel bosco fino ad un colletto, ove si incontra una stradella che, seguita, ben presto si immette su unìaltr, asfaltata (proveniente dalla sinistra, da un fondo privato). Un altro breve strappo ti porta sulla strada “costiera” tra Morsasco e Cremolino (Via Rissa, 41.8 km dalla partenza). Segui sulla sinistra l’asfalto per circa 1 km, fin nei pressi di Cremolino ad un quadrivio ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere al Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle. Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle. Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario.

La Comune di Bagnaia – Casa Rosi

Si esce da Bagnaia per la strada principale e si camminano i 5/10min verso la strada provinciale. Giunti alla provinciale si gira a destra e si prende, dopo 50 m, la prima strada sterrata a destra in direzione Cetinale. La strada è prima pianeggiante e poi in salita, si attraversa un abitato (villa del Cetinale sulla sinistra) e si prosegue sulla strada che si inoltra in un bosco di lecci . Poco dopo l’inizio della salita si prende la strada sulla sinistra con l’indicazione di Cerbaia ed un segnale blu per strada privata. Dopo circa 200m si arriva alla Cerbaia  di fronte a cui parte l’antica strada lastricata che porta al Romitorio, luogo di vita e preghiera dei monaci, che dipendevano dalla villa dei Chigi.

La imbocchiamo passando attraverso due colonnine in mattoni fino a giungere al Romitorio   da cui si gode una  splendida vista sulla Montagnola  Senese e sulla villa del Cetinale. Tornati sulla strada  si prosegue per  circa 100m e, trovando sulla nostra destra  un sentiero con segnavia bianco-rosso del CAI, lo imbocchiamo .  Si attraversa un po’ di bosco e di boscaglia di ginestre e dopo pochi minuti si arriva a un piccolo cimitero da cui si vede un po’ più in alto la bella pieve romanica di Pernina. Si raggiunge la chiesa e si prende la strada carrabile sterrata sulla destra. Si percorre questa strada per circa un chilometro,  passando  oltre l’agriturismo La Taverna e si giunge su strada asfaltata dove si gira a destra. Si percorre questa strada per circa 1/2km , poi si svolta a sinistra sulla strada di Sortoiano verso  Casa Rosi .

Pietra Montecorvino – Castelnuovo della Daunia

Piacevole e breve escursione che attraversa le campagne e il parco eolico dei paesi. Spettacolare panorama per tutto l’arco della passeggiata.

Il percorso

Spalle al Comune di Pietra Montecorvino prendiamo la strada a destra che, dopo aver superato il Caffè Dylan (prendete un caffè, ne vale la pena), arriva ad una rotatoria. Qui giriamo a sinistra per Via Giuseppe Verdi. Arriviamo così ad un bivio a T, giriamo a destra e dopo pochi metri prendiamo la strada sterrata a sinistra caratterizzata dal cartello “Strada dissestata” (vedi foto). Questa strada, fangosa se è piovuto, si mantiene a mezza costa della collina. Molto bella e panoramica sulla piana, sulla torre di Motta e le pale eoliche che stanno sulle creste.

Giunti ad un bivio Y (attenzione pochi metri prima c’è un’altra strada a sinistra ma è per i campi coltivati) giriamo a destra in discesa. Dunque questa bella strada sterrata vi porta accanto ad un casaletto abbandonato. Andando avanti se la giornata è buona potrete vedere Torremaggiore e San Severo.

Al bivio a T giriamo a destra. Poco dopo ci sarà un altro bivio con una strada più grande, da prendere a sinistra. Teniamo questa strada per qualche chilometro. Vedrete che la strada gira attorno alla collina e comincia a salire, passando dentro al Parco Eolico. Davanti a noi, dopo la salita, vediamo già la nostra meta. Troveremo poi un bivio a cui andare a destra e quando la strada diventerà di asfalto andiamo avanti al bivio successivo. Costeggiamo il cimitero (che ci troveremo sulla destra) e arrivati ad incrociare una strada asfaltata andiamo a sinistra in salita. C’è un marciapiedi che ci conduce dentro alle case di Castelnuovo della Daunia.

Oriolo Romano – Canale Monterano

LA VIA DEGLI ALTIERI
TRAVERSATA ORIOLO – MONTERANO – CANALE MONTERANO

INTRODUZIONE

Questo splendido percorso che si dipana su tranquille strade poco o per nulla trafficate, attraversa due province, quella di Roma e  quella di Viterbo ed ha molteplici motivi d’interesse.
Quello naturalistico-paesaggistico: Il territorio,attraversato dal fiume Mignone ,si trova tra i monti Sabatini e i monti della Tolfa,zona di parchi naturali.
Quello storico-artistico: Terra etrusca, Monterano era  giá feudo fiorente in alto medioevo,  poi  nel 1600, sotto gli  Altieri, migliorò il suo assetto urbanistico per mano del Bernini,ed infine, nel XVIII sec.,  fu abbandonato  in seguito di un attacco delle truppe francesi e dell’aria insalubre, i suoi abitanti si trasferirono a Canale. Rimangono le rovine incantate fuse ad una natura silvestre di rara bellezza.

Canale  fu fondato alla fine del 1500 da coloni umbri e toscani chiamati a disboscare le selve della zona. Deve il suo nome al canale che si formò -da nord a sud- a seguito del disboscamento delle falde di  monte Sassano. Ora il canale è il corso principale del paese. Circondato da boschi,  anche  ad Oriolo  arrivarono boscaioli  umbri-toscani,  chiamati da Giorgio III Santacroce che nel 1562 volle edificare  Oriolo come città ideale e felice, secondo le idee del tempo. 
E ideale e felice è  il nostro cammino, attraverso questa natura che si fa arte.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Il percorso inizia dalla piazza principale di Oriolo, piazza Umberto I,decorata dalla bella fontana delle picche e dominata,a nord, da Palazzo Santacroce-Altieri.
Guardando la facciata del  palazzo, prendiamo la breve discesa a sinistra. Ci troviamo su largo Santacroce . Alla nostra  sinistra c’e il lungo viale alberato delle Olmate (ora Bagolari)  che porta al grazioso borgo di Montevirginio,ma noi ci dirigiamo  a destra e passiamo sotto gli “archetti ” ovvero  il ponte a tre fornici che unisce il palazzo al  suo parco-giardino, circondato da alte mura. Appena passati sotto il ponte troviamo a sinistra il grande cancello dell’entrata di parco (visitabile  il sabato e la domenica ) mentre dirimpetto  domina l’ala lunga del palazzo. Proseguiamo costeggiando il muro del parco, fino ad arrivare all’angolo e continuare a seguire il muro, che ci indica la strada, per il momento ancora asfaltata. Passiamo davanti ad un edificio che ospita il centro di aggregazione giovanile e poco dopo la strada diventa sterrata. Arriviamo in fondo, fino all’altro angolo del muro. Qua, a 500m dalla partenza, lasciamo il muro e giriamo a destra. Fatto qualche passo volgiamo  lo sguardo sul bordo sinistro della stradina; c’e un magnifico esemplare  di agrifoglio secolare da ammirare. Dall’altra parte ,secondo il periodo dell’anno, un ordinato e rigoglioso orto ci persuade ad esprimere parole di sincera lode per i costanti giardinieri/contadini.  Andiamo avanti seguendo questa sterrata in leggera discesa e incassata tra i terreni (in caso di pioggia potrebbe essere un pò  fangosa,ma percorribile). Percorriamola tutta e in fondo , in uscita, troviamo a destra strada  di Serrale, a sinistra  strada della Chiusa. Ignoriamole. Prendiamo, invece piegando leggermente a destra, dritta avanti a noi,la strada della Mola, asfaltata.
E per non sbagliare seguiamo il cartello  che indica il parco della Mola .Ora camminiamo in leggera salita, in una zona di case di campagna,e percorsi 500m, la strada  asfaltata curva decisamente a sinistra. Prima di curvare  guardiamo in lontananza:davanti a noi  si staglia l’inconfondibile sagoma di  Monte Fogliano.
Continuiamo, seguendo sempre le indicazioni per parco della Mola. Dopo circa un’altro  abbondante chilometro   di asfalto ,incontriamo di nuovo lo sterrato, quindi seguiamo lo stradone principale che  ora decisamente sale. Percorsi 300m ,sulla nostra sinistra troviamo una strada con l’indicazione “isola ecologica”. Prendiamola,a meno che non  decidiamo di allungare  il percorso(3.6km/A/R), andare dritti  e visitare  il  suggestivo parco della mola sul Mignone . Oggi preferiamo fare il percorso breve e prendiamo la strada a sinistra, in salita, costeggiata da prati. Poco più in alto  la strada diventa pianeggiante e dopo aver curvato, passiamo davanti all’isola ecologica. Da questo punto la strada diventa meno evidente, perché  meno transitata, ma abbastanza per vedere che gira a sinistra, in leggera salita,fino ad arrivare in cima ad un colle.

Fermiamoci. Qui abbiamo una visuale a 360° . In una giornata splendida come questa possiamo vedere, partendo da sud e girando verso ovest:Monte Sassano (o monte Calvario ) con il suo Eremo dei Carmelitani Scalzi, il territorio di Canale con in lontananza parte dei monti Ceriti e i monti della Tolfa. Ad ovest troviamo  la bandita di Canale con monte Cuoco,  poi una sella- l’Ara del Marmo, passaggio per arrivare a Civitella Cesi, e di seguito  i monti diVejano.

A nord,  parzialmente coperto  da dei vicini abeti, intravediamo in lontananza Monte Fogliano, poi ancora un pò coperto il territorio di Bassano,   e ora senza ostacoli i suoi boschi, ad est troviamo Monte Raschio e la sua Faggeta con il territorio di Oriolo ai suoi piedi,  e  ancora la castagneta della tenuta Odescalchi di Bracciano, fino, più vicino a noi,alle verdi colline tra Oriolo e  Montevirginio  per chiudere il cerchio. Ora riprendiamo il cammino  sulla strada  parzialmente inerbita, che fa una esse,  gira a destra , scende, segue l’andamento delle colline coltivate, fino ad intersecare una stradina. Giriamo a sinistra e proseguiamo dritti. Anche qua  nei periodi di pioggia è possibile trovare fango,in qualche modo bypassabile. Arrivati in fondo al rettilineo, fate attenzione a non andare diritti ma seguite la strada che va a destra. Ora stiamo attraversando una zona parzialmente boschiva .Continuiamo a  fino ad incontrare una casa, i cani  nel recinto al nostro passaggio, spezzano la loro tranquilla noia, abbaiano, e ci lasciano passare. Andiamo avanti ora  sulla bella strada alberata, e scorgiamo una poiana  che volteggia nel cielo, libera di bearsi della tiepida giornata invernale. Camminiamo ancora per un pò fino ad arrivare  a costeggiare,  a destra lungo una discesa,  una vecchia cava. Subito dopo ci troviamo ad un incrocio di strade. NON andiamo a sinistra, torneremo ad Oriolo passando da Montevirginio. NON prendiamo la prima alla nostra destra, in discesa con un cancello di legno – che porta alla mola Ceccarelli  e a ponte antico, un passaggio sul fiume Mignone. Prendiamo  invece quella seguente a questa, con le indicazioni per l’antica città di Monterano e i cartelli dell’ippovia.  La strada è  in salita e attraversa una tagliata in tufo, rigogliosa di vegetazione. Riconosciamo pungitopo, felci, aurum italicum, muschi, agrifogli, ginestre. Ora possiamo proseguire tranquillamente lungo questa piacevole strada apparentemente  sterrata, ma in realtà in cemento.
Cammin facendo se volgiamo lo sguardo a sinistra, si svela, non molto lontano, Canale,disteso sulle pendici di monte Sassano.Notiamo anche , lungo la via,dei resti di tombe etrusche nascoste dalla vegetazione e un vecchio portale,entrata di un’antica tenuta una volta coltivata a vigna. Ma la coltivazione egemone che osserviamo  in questa parte del percorso sono dei magnifici uliveti. Poco dopo il portale se volgiamo il nostro sguardo a destra, lontano davanti a noi, possiamo intravedere Tolfa. Continuiamo fino ad arrivare ad uno slargo, dove incrociano quattro strade. Difronte a noi   due strade biforcano, prendiamo quella a sinistra sempre con le indicazioni per Monterano. Percorsi 600m di questa strada  ancora piacevolmente alberata, troviamo sulla nostra destra il cancello dell’antico Casale Persi e subito dopo lo spiazzo con il parcheggio della Riserva Monterano. Superati i pannelli esplicativi, entriamo dal cancelletto pedonale in legno nell’area del parco. Scendiamo lungo lo stradone, passiamo davanti a degli ipogei ovoidali probabilmente etruschi, e percorsi 800m dal cancello, arriviamo al cospetto delle prime rovine dominate dall’acquedotto. Per accedere all’antica città vi consigliamo di NON prendere lo stradone principale ma il sentiero a destra  che passa sotto l’ultimo  arco a sinistra dell’acquedotto e  si inerpica verso le rovine di Palazzo Altieri. Il sentiero,che passa inizialmente tra le  rocce tufacee, ad un certo punto si divide , non andiamo dritti ,ma  saliamo i  gradoni in legno a sinistra,finiti i gradoni prendiamo  il sentiero a destra leggermente in salita. Aggiriamo le rovine  della chiesa di S.Rocco e ci  troviamo  innanzi alla facciata diroccata del palazzo ducale ,decorata dalla magnifica Fontana del Leone,opera del Bernini .
Pannelli esplicativi vi aiuteranno ad identificare gli altri edifici. Spiccano i resti di un campanile  romanico. Continuiamo oltre lungo la via che leggermente  scende tra i ruderi delle case.
Arriviamo così alla vasta spianata , dominata dalla magnifica  chiesa  di S.Bonaventura e ornata da una fontana ottagonale(copia). Fin qui abbiamo percorso 9km dalla partenza. Alcuni tavoli da pic nic ci inducono a fare una sosta e gioire della brezza che sulla rupe arriva dal  mare, non molto lontano.
Ora, volgendo le spalle alla facciata della chiesa, scendiamo per lo stradone a destra che passa nella parte bassa dell’antica città e torniamo verso l’acquedotto. Poco dopo, in uscita, all’altezza degli ipogei etruschi, prendiamo a destra il sentiero del Bicione (segnavia  rossi)  indicato con il cartello “cascata della Diosilla”. Scendendo ,passiamo davanti al”Cavone”, la Tagliata Etrusca ,ora parzialmente crollata, che era l’antica entrata della città. Arrivati in fondo , due gialle farfalle svolazzano allegre vicino al ponticello in legno su un torrente .Lo attraversiamo e giriamo  sullo stradone a sinistra. Prima di girare  guardiamo verso destra; di fronte a noi noteremo che la parete di roccia disegna  quello che ricorda il profilo di un indiano. Siamo ora nei pressi della solfatara. In fondo a sinistra possiamo vedere la polla solfurea, e vari torrenti  intorno,ma noi lasciamo la strada prima  di arrivare  alla polla e attraversiamo a destra  una zona di   rocce rese biancastre  dalle incrostazioni solfuree. Superiamo  il  ponticello  in legno e ci inerpichiamo lungo l’incantevole  sentiero che prosegue nella forra scavata dal torrente Bicione – affluente del Mignone.
Il Bicione crea cascatelle e giochi d’acqua e i passaggi tra le rocce di tufo e  la vegetazione tipica della forra- tra querce, felci rare,capelvenere, edere, rende il luogo fatato. Superiamo alcuni ponticelli  fino ad arrivare alla cascata di Diosilla. Ci sono versioni più o meno romantiche del perché si chiama così. Ma la versione più accreditata ci dice che, nei primi dell’800 una ragazza del posto (Diesella) ci cadde mentre si scavavano delle gallerie  di drenaggio per le vicine miniere  di zolfo. Dopo aver ammirato la   cascata torniamo un poco indietro e saliamo le ripide scalette, poi   facciamo pochi metri in salita e ci troviamo nei pressi del parcheggio Diosilla. Continuiamo in salita e alla biforcazione ci dirigiamo sulla strada asfaltata a sinistra, seguendo  anche i cartelli dell’ippovia che indicano Canale Monterano. La strada prosegue in salita fino ad intersecare Via Palombara. Ignoriamo i vari cartelli,e giriamo a sinistra. Percorriamo un tratto della via fino ad incrociare  a sinistra via Casali di Merenda, dove c ‘è un agriturismo che produce un ottimo formaggio e a destra  via di Monterano. Prendiamo quest’ultima, in salita.  Ormai siamo nell’abitato di Canale, nel rione Casenove, percorriamo tutta la via fino ad arrivare a Vicolo Sciale .Lo prendiamo e passiamo dietro la chiesa S.Maria dell’Assunta. Subito dopo giriamo a destra e ci troviamo sul corso principale del paese.   Sul corso ci dirigiamo a sinistra e poco dopo incontriamo via Primo Maggio, a destra  La breve salita ci conduce alla  fine del percorso, Piazza del Campo , dove troviamo il municipio di Canale  e l’autentica fontana ottagonale, originariamente posta a Monterano. E anche la scultura originale della Fontana del Leone è custodita all’interno del  palazzo comunale.  La traversata  finisce qui .E da qui potremmo ripartire per la traversata Canale- Oriolo attraversando monte Sassano e la tenuta dell’Eremo. Ma questa è un’altra storia.

Viterbo – San Martino al Cimino

Piacevolissima escursione di 2 ore e 30 minuti, panoramica, che unisce Viterbo ad una delle sue più belle e importanti frazioni.

Il percorso

Da Piazza Plebiscito di Viterbo prendiamo Via Cavour, arriviamo a Piazza Fontana grande e continuiamo in salita per Porta Romana. Usciti dalla porta attraversiamo e andiamo sul ponte della ferrovia. Appena oltrepassatolo troviamo sulla destra Via San Biele. La strada costeggia la ferrovia e dopo essere passati sotto la Porta-Torre San Biele, incrociamo Via della Groticella e la prendiamo a destra. Sulla sinistra troviamo il marciapiedi per non essere travolti dalle automobili. Dopo 400 metri circa troviamo sulla sinistra uno slargo con la Chiesa di Santa Maria della Grotticella. Dopo la visita proseguiamo dritti, sempre per via della Grotticella e dopo aver passato il vecchio acquedotto sulla destra troviamo un bivio. Qui andiamo dritti per Strada Roncone.

Andando sempre avanti su questa strada asfaltata (ma comunque poco frequentata) arriviamo alla vecchia cartiera. Sulla destra c’è una chiesetta e un torrentello. Proseguiamo dritti fino a che non finisca l’asfalto. Qui incomincia un sentiero sulla destra. E’ un’antica strada romana, che imbocchiamo in leggera salita. Si arriva così ad un bivio con a destra un passaggio che va preso per poi andare immediatamente a sinistra (seguendo le indicazioni della Francigena). Dopo 100 metri svoltiamo a destra al bivio. Il sentiero dopo un po’ incomincia a scendere e poi risale, per poi uscire su di una spianata con vari sentieri. Noi prendiamo quello tutto a sinistra, in salita.

Il sentiero nel bosco, arrivato in piano, costeggia una recinzione e incominciano le prime ville. Quando finisce il sentiero scavalchiamo una staccionata e proseguiamo in discesa avanti, su asfalto. Si arriva così su di una strada più ampia a cui svoltare a sinistra, non verso Viterbo. Allo stop giriamo a destra e siamo praticamente arrivati a San Martino al Cimino.