Pesariis – Prato Carnico

Non credevo di poter trovare, nel mio cammino di vita, un luogo con così tanti ruscelli di acqua limpida, tra montagne altissime che ti racchiudono in un pugno protettivo e pendii alberati di speranza. Luoghi fino ad ora solo immaginati, che pensavi falsi perché troppo immobili nel tempo e perché avevano colori esagerati da cartolina. Abitati da persone calme, gentili, taciturne. I luoghi più pericolosi della Terra perché vogliono trattenerti a loro per sempre, lusingano l’idea di perfezione che è in te, accarezzano la sensazione di pace che ognuno di noi in fondo cerca, facendoti scordare la violenza che anima il resto del mondo, la stupidità della maggioranza degli uomini e il marciume che scorre nei fiumi. Per questo bisogna partire presto da qui, lasciare finalmente questo paradiso e ritornare a scendere a patti con la vita.

Il percorso

Dalla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Pesariis, guardandola, troviamo una strada brecciata a sinistra che ci conduce al torrente Pesarina, che attraverseremo con il ponte. Dopo di esso si svolta a sinistra e si giunge, dopo poco, ad un bivio, a cui andare a sinistra, sempre costeggiando il torrente.

Giungeremo così ad un secondo ponte e dopo di esso andremo a destra su strada asfaltata, bordeggiata da muretti a secco. In poco si arriva al delizioso abitato di Osais. Qui si prende la strada regionale a destra, inanellando così le frazioni di Pieria (ad accogliervi uno stupendo Ponte Vecchio con la gobba a scendere, da poco ristrutturato)e Prato, dunque arrivando al centro di Prato Carnico.

Casera Tartoi – Forni di Sopra

Il percorso

Dalla Casera Tartoi prendiamo la strada brecciata, abbastanza ampia ed utilizzata anche dalle jeep, che scende verso valle. Dopo il bivio per la Malga Tragonia, a cui andare sempre in discesa, troveremo le indicazioni per un ponte a sinistra, da seguire, che vi farnno saltare il guado e ricongiungere con la strada di prima. Giunti alla Località Puansas con delle belle casere, a 1300 metri di altezza, inizia la strada asfaltata. Ancora avanti in discesa e troviamo una deviazione sulla destra, sempre per Forni, ma andiamo a sinistra, in quanto più rapida. Si entra così a Vico e si arriva alla strada statale Carnica. Praticamente siamo già nel centro di Forni di Sopra.

Soverzene – Codissago

Anche una breve e facile escursione può diventare intensa. Succede quando si arriva in alcuni tragici posti. Sali un tornante, svolti a destra e passi con un ponte sopra ad un torrente, un torrente del tutto simile agli altri mille che hai visto finora. Ma quello non è un torrente qualsiasi, è il torrente Vajont. Alzi lo sguardo e vedi la diga, che serra le pareti di roccia come una mano farebbe con la propria bocca, sconcertata per quel che ha appena fatto. E rimane così, ferma per sempre a chiedere scusa.

Una targa poco più in là riporta quanto segue: “Lo spirito di conquista dell’uomo violò i segreti della natura e divenne strumento di un’immane distruzione”.

Il percorso

Da Soverzene si va, con Via Val Gallina, verso nord. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque ricalca, per questo tratto iniziale, la Monaco – Venezia, ciclabile. Alla vostra destra potete vedere la Cima Calda e lo Spiz Gallina. Si arriva alla rotatoria e si prosegue a destra, sempre su Via Gallina, poi arrivati alla madonnina al centro della strada si va a sinistra in discesa (c’è anche una fontanella). Questa strada si chiama Strada Interpoderale Provagna – Soverzene. Qui troviamo anche le pareti di arrampicata e ci avviciniamo alla Val Gallina. Siamo quasi all’altezza della Piave. Dopo aver superato il torrente Gallina e proprio davanti al cancello della discarica, c’è un sentiero sulla sinistra che potete imboccare facendo una strada alternativa all’asfaltata, almeno per 600 metri circa. Si ritorna quindi sulla strada asfaltata e si va avanti per un buon tratto, poi passato il cavalcavia di Via Provagna c’è una strada subito sulla sinistra che vi fa imboccare una strada brecciata lungo la Piave, per 700 metri circa. Quando la via finisce bisogna scendere lungo l’acciottolato del letto del fiume e percorrerne almeno 200 metri, dunque riprendere il sentiero sulla destra (fare riferimento al gpx e percorrere questo tratto solo nel periodo di secca della Piave, quindi in estate). Il sentiero entra nel bosco, molto bello, e quando diventa strada asfaltata svolta naturalmente a destra e sale su Via Dogna, da prendere a sinistra. In brevissimo siete sopra il torrente Vajont e guardando in alto a destra potete vedere la diga, sfortunatamente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963.

Si continua avanti, si supera la zona produttiva e si sale a destra per Via XX Settembre, che conduce al centro di Codissago.

Limana – Belluno

A Belluno, splendida città, splendente della luce delle Alpi, troviamo dei murales che illustrano la storia e il viaggio che il legname faceva nel passato dal Cadore a Venezia. E’ lo stesso nostro itinerario, ma al contrario. La legna scendeva da Sappada, noi andremo a Sappada. I tronchi venivano trasportati verso la Serenissima, noi veniamo da lì. Siamo dunque degli zattieri controcorrente? E qual è la merce che trasportiamo? Quale serenissima sensazione proveremo mai alla meta?

Il percorso

Dal municipio di Limana, guardandolo, prendiamo Via Roma a destra, girando poi la prima a sinistra, ovvero Via Vivaldi, una strada asfaltata che scende. Dopo breve imbocchiamo a sinistra Via Sampoi, che ci servirà per saltare strade trafficate e fare un giro per la zona residenziale di Limana. Seguendo naturalmente il corso di questa via ci ritroveremo a seguire a sinistra Via La Cal, da lasciare dopo breve a destra per Via Ragazzi del ’99. Al bivio a T, in fondo, andiamo a sinistra e ci troviamo in prossimità del torrente Cicogna, da oltrepassare grazie al ponte di ferro bianco sito dalla parte opposta e parallelo a Via La Cal. Questo vi permetterà di imboccare Via Visome protetti dal guardrail e di andare a sinistra, tramite svincolo, nella frazione stessa di Visome.

Dopo circa 200 metri andiamo a sinistra con Via Augusto Buzzati e poi ancora a sinistra verso la chiesetta della Madonna del Caravaggio, da vedere, dopodiché a destra proprio sull’omonima via.

Passiamo un secondo torrente e svoltiamo a sinistra per Via San Daniele, poi, al bivio in prossimità della frazione di Rivamaor, andiamo a destra e subito si aprirà la vista sulla Schiara e il Monte Serva, mentre a destra sul Visentin. Ancora avanti e avremo una bellissima prospettiva di Belluno.

Esattamente 5 metri prima di intercettare la SP1 andiamo per una strada d’erba tra gli arbusti che ci permetterà di camminare parallelamente alla provinciale, verso Villa Buzzati. Alla fine dello splendido vialetto potato a mo’ di siepe e solo avendo prima chiesto il permesso al B&B Villa Buzzati, potremo attraversare il sentiero di ghiaia che conduce ad un cancelletto sempre aperto e che vi farà arrivare in prossimità della chiesa di San Pellegrino, di colore rosso, con un delizioso piccolo campanile. Altrimenti dovremo fare la strada provinciale (solo 100 metri) e arrivare ugualmente nei pressi della chiesetta. Dalla chiesa usiamo la strada erbosa separata dalla provinciale da un filare di alberi per accedere così al marciapiedi di Via Monte Grappa. Questa via vi condurrà al Ponte della Vittoria, sul Piave, proprio sotto alla città di Belluno. Oltrepassato il ponte fate una svolta a destra per Via Uniera de Zatter per vedere i murales di Marta Farina che illustrano la storia e il viaggio del legname da Sappada, lungo il Cadore e poi a Venezia e dunque anche il lavoro dei zattieri. Tornate sui vostri passi per pochi metri, prendete Via Sottocastello e alle scalette sotto al duomo imboccatele a destra. Ancora a destra e siete al municipio di Belluno.

La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Segagliate-Montemarzino

Un facile e piacevole anello tutto su asfalto con traffico inesistente. La prima parte in salita, dolce e tranquillamente fattibile, la seconda dopo Montemarzino, in discesa altrettanto dolce con strada che percorre un panoramico crinale.
Un tratto della salita attraversa un bosco, per il resto si cammina fra seminativi e frutteti, in particolare pescheti. Nelle giornate serene di vedono le Alpi e uno scenario incantevole di colline alcune con piccoli paesi arroccati sulla cima.

Si parcheggia in val Grue, circa 6,5 km prima di Garbagna venendo da Tortona, poco dopo la frazione Palazzo di Montegioco e Fabbrica.
Il parcheggio, poco dopo Palazzo e Fabbrica, al bivio con via Genova e cartello indicatore per Scrimignano e Montemarzino, approfittando di uno slargo della strada comunque della provinciale della val Grue.
Una volta parcheggiato si torna indietro per circa 300 mt fino ad imboccare sulla destra una strada “quasi” asfaltata e in salita. Davanti a noi si vede l’aguzzo campanile di Segagliate. In breve si tocca la strada asfaltata e si prende a destra in salita. Con un paio di tornanti si arriva a Segagliate e senza entrare in paese, si piega a destra in salita. A circa 1 km dal parcheggio si costeggia il piccolo cimitero (fontanella di fianco) e si continua in salita passando per il borghetto di Castellazzo. Una volta oltrepassato la strada (sempre asfaltata con traffico inesistente) passa attraverso un bosco, ancora in dolce salita.
A circa 3 km dal parcheggio la salita termina ad un incrocio: prendere a destra in direzione di Montemarzino distante circa 500 mt. Conviene salire al piazzale della chiesa utilizzando una scalinata che troviamo subito sulla sinistra, o con la strada poco più avanti.
Da qui il panorama spazia a 180° sulla pianura e le Alpi.
A fianco della chiesa c’è il municipio e il rinomato ristorante “da Giuseppe” locale tempio dei funghi e dei tartufi (0131878135 www.ristorantedagiuseppe.it). Abbiamo percorso circa 4 km dal parcheggio e siamo alla fine delle salite. Ora la strada continua, sempre asfaltata, in discesa fra frutteti e bosco accompagnati da panorami sulle colline  incantevoli percorrendo un tratto di crinale che consente la vista su due lati.
La discesa, sempre dolce, passa dalla frazione di Scrimignano (fontanella d’acqua) avendo  già percorso, senza accorgersene, 6,5 km dal parcheggio.
Appena passata Scrimignano vediamo davanti a noi la val Grue e il parcheggio della provinciale dove si è parcheggiata la macchina.
Una volta arrivati avremo percorso circa 8 piacevolissimi Km.

La val Grue è  insime alle più o meno parallele val Curone e valle Staffora, il paradiso delle passeggiate, dei panorami ma e nondimeno del gusto.
Gli agriturismi e B&B sono molto frequenti e per citare alcune specialità enogastronomiche, basti pensare al salame di Varzi, il Nobile del Giarolo, il singolare formaggio Montebòre, le ciliegie di Garbagna e di Bagnaria. Molte sono anche le fattorie che producono vini fra cui il Cortese, il pregiato Timorasso e la Bonarda spesso offerti anche sfusi.

Pitigliano – Manciano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, con vasti panorami sulla valle del fiume Fiora di cui in alcuni tratti lambisce le rive. Di recente, lungo parte del percorso indicato, è stata collocata della cartellonistica con la denominazione Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.).

Difficoltà: E. Tempo netto 6 ore. Dislivello 535 metri in salita; 425 metri in discesa

Attraversato interamente il centro storico di Pitigliano, 313 m, si imbocca Via di Porta di Sovana su splendida scalinata e si supera la porta sorretta ancora in parte da mura etrusche: al termine delle scale si piega a sinistra e subito dopo a destra in direzione della via cava di Poggio Cani. Sempre scendendo si va ora a destra immettendosi nella via cava, che risente di recenti interventi di consolidamento, arrivando in breve all’asfalto che si segue verso destra per circa 100 metri sino al bivio sulla sinistra, segnalato da un cartello esplicativo, per la via cava di Fratenuti (15 min.).

Si guada con facilità il fosso Meleta, affluente della Lente, che a sua volta confluisce nel fiume Fiora, e subito dopo si imbocca, in lieve salita tra alte pareti di tufo, la via cava di Fratenuti, tra le più spettacolari di tutta l’area. L’origine del nome sembra sia la presenza – nella parte alta della via – di un convento di clausura, e quindi di “frati muti”. Finita la via cava si prosegue su sterrato, con vista sulla valle del fiume Lente, protetti a tratti da una staccionata di legno, si lascia a destra un casolare, si traversa un fossetto con edicola votiva, si passa a fianco di un riparo sottoroccia raggiungendo così una strada asfaltata, 291 m (45 min.).

Si prosegue ora verso destra per lungo tratto su asfalto sino a raggiungere la località Meletello, al termine di una discesa su sterrato, ormai sulla piana del fiume Fiora (1 ora). Si prende quindi a sinistra, passando a fianco di un podere, 165 m; dopo 500 metri di lieve salita, con breve deviazione sulla destra si può raggiungere un gruppo di massi in cima a Poggio Rota, oggetto negli ultimi anni di particolare attenzione da parte di studiosi locali. In breve si raggiunge la SS74 Maremmana in località Pietramora, 247 m (45 min.).

Si prosegue dritto su asfalto attraversando la statale e si lascia a sinistra un podere traversando il fosso Roiana. Si piega ora nettamente a destra e, superato un podere (Casale Selva), ad un primo bivio a sinistra si prosegue dritti piegando subito dopo a destra per scendere nella valle del Fiora riprendendo la SS74 nei pressi della località Mirafiora, vicino ad un ristorante, 170 m (45 min.).

Si traversa su asfalto il ponte stradale sul fiume Fiora (a monte gli imponenti resti del vecchio ponte di origine romana, bombardato dagli Alleati nel 1944); subito dopo si imbocca lo sterrato che sale a sinistra ed al primo bivio si va ancora a sinistra. Qui si lascia il percorso denominato “Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.)” e si va nuovamente a sinistra su buon sterrato in lieve discesa fino ad un bivio a T dove si va ancora a sinistra. Si prosegue con saliscendi lungo la strada sterrata, con il fiume Fiora sulla sinistra, fino ad un bivio: si ignora la strada che sale a destra e si prosegue ancora una volta verso sinistra. In questa zona si trovano una tomba etrusca a dado e massi squadrati e lavorati di grandi dimensioni.

Si prosegue ancora in discesa fino ad arrivare in vista di una grande ansa del fiume Fiora: prima di scendere nei campi occorre imboccare (154 m) un sentiero sulla destra in lieve discesa che dopo aver attraversato boschi e campi ci porta in una grande radura con un ciliegio isolato sulla destra. Si esce dalla radura e si prosegue ora nuovamente su sterrata raggiungendo in breve un bivio, nei pressi della confluenza del fosso Bianco nella Fiora (132 m) (1 ora 10 min.).

Si sale verso destra su agevole carrareccia, si superano in località Lascone diversi casali e case isolate, si traversa la località Secchete (340 m) e si incrocia un’ampia sterrata, purtroppo abitualmente percorsa dalle autovetture (287 m) (1 ora e 20 min.).

Qui ritroviamo il Sentiero 002 della R.E.T..; si va a sinistra ed in breve si raggiunge una biforcazione (20 min.).

Proseguendo dritto si raggiungerebbe poco dopo la SP Farnese – Manciano; il percorso abbandona invece la sterrata e, girando a destra su sentiero in salita, arriva a Manciano, con un ultimo breve tratto su asfalto, (444 m) (30 min.).

Montegiove – Montegabbione

Partenza da Montegiove, con il Castello alle spalle, si prende a destra e si scende verso la strada provinciale che porta a Montegabbione. All’altezza del bivio per Greppolischieto, dietro una chiesina parte il sentiero sulla destra, segnalato con segnavia rossa e bianca M17. Il sentiero è in leggera salita.

Usciti dal bosco si intercetta una carrareccia che si prende nella sua diramazione principale a sinistra e si và sempre dritti sul sentiero segnalato da segnavia rossa e bianca. Giunti ad uno slargo dove c’è un palo della luce, si lascia il sentiero principale e, si svolta a sinistra. Il sentiero, anche qui, è segnalato da segnavia rossa e bianca e segnalazione per mountain bike per Monte Arale. Proseguendo, si arriva ad un bivio, si lascia sulla sinistra il sentiero più evidente e, si prosegue a destra, in salita. In ogni caso, le due piste confluiscono entrambe sulla stessa pista principale più avanti.

Si incrocia un viottolo e si prosegue sempre sulla destra. Si arriva ad un bivio e noi prendiamo a sinistra, al bivio successivo sempre manteniamo la sinistra e, da qui già si vede la cima di Monte Arale. Il sentiero è sempre segnalato da bandierina rossa e bianca e, arrivati al bivio, imbocchiamo il sentiero segnalato a sinistra, che si ricongiunge più avanti sulla pista principale. Dopo alcune brevi rampe in salita, si raggiunge la strada carrabile che sale da Montegabbione (che percorreremo a ritorno, in discesa) e si prende a destra e saliamo fino alla cima del Monte Arale, passando di fronte ai parcheggi per le auto della Baita di vetta, dove è possibile pranzare, dopo aver verificato i giorni e gli orari di apertura durante l’anno. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo sulla cima e possiamo ammirare un bellissimo panorama, sul lago Trasimeno e sui colli del perugino, fino a Monte Subasio e Assisi e, più oltre, l’Appennino.

Si torna indietro per la strada principale per Montegabbione lasciando a destra e sinistra varie diramazioni. In circa un’ora, dalla vetta, si arriva al cimitero di Montegabbione e proseguendo per qualche altro centinaio di metri, si raggiunge il centro abitato.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

Canale Monterano – Manziana

LA VIA DEL CINEMA 

CANALE MONTERANO-QUADRONI-BOSCO MACCHIA GRANDE-MANZIANA

INTRODUZIONE 

La via del cinema segue idealmente  il lungo rapporto intercorso tra l’arte cinematografica e i paesi della nostra zona. Canale Monterano, Manziana, Oriolo, Bracciano; tutte le cittadine protagoniste di questa e delle nostre precedenti mappature hanno ospitato set cinematografici. Grandi registi come: Leone, Monicelli, Corbucci, Bolognini, Alessandrini, hanno usato e apprezzato le nostre scenografie naturali. Tanti i titoli: Pinocchio, Il Marchese del Grillo, La signora delle camelie , Waterloo, Brancaleone alle crociate, Altrimenti ci arrabbiamo, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Ben Hur, Il vangelo secondo Matteo, Il tormento e l’estasi, Django e infiniti  altri.

Il percorso  parte da Canale Monterano, attraversa il versante sud di Monte Sassano (Monte Calvario)  per poi  scendere  al borgo di Quadroni  e dopo un lungo  giro  nel bosco di Macchia Grande,  raggiungere Manziana. I due paesi non distano molto tra loro, circa 3km per via direttissima, ma il seducente tema di questa mappatura ci permette di allungare il tragitto per un totale di 13km circa.  Cammin facendo  assaporiamo paesaggi usati come location di film, serie tv, pubblicità. Una natura ricca, dove emergono  tracce archeologiche di una storia antica, ma  anche i resti di vestigia archeologiche industriali- legate a un recente passato – che, in contrasto con il naturale paesaggio circostante, hanno il sapore di una installazione di arte contemporanea. 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il gelo di questa giornata ci fa trovare la fontana di Piazza del Campo a Canale – da dove partiamo per il nostro percorso-  fiabescamente adornata di stalattiti di ghiaccio. La fontana ottagonale originariamente era posta  sulla piazza di fronte la chiesa di S. Bonanventura  a Monterano dove ora la sostituisce una copia. Oggi non temiamo il freddo e partiamo per il nostro itinerario lasciandoci il comune alla nostra sinistra e prendendo Via Filippo Turati di fronte a noi. La cortissima via si percorre in fretta e giriamo a sinistra, su Via dei Monti. La strada è  in salita, non molto lontano vediamo un crocifisso all’altezza del quale teniamo la destra prendendo Via Cesare Battisti. Sempre in salita costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Come spiegato in una precedente mappatura (vedi mappatura Canale-Oriolo), i castelletti qui a Canale sono dei piccoli insediamenti di case nati per ospitare i coloni. Se si entra nell’aia di questo si può vedere il monumento ai caduti nel tragico bombardamento del 44. Andiamo avanti ancora un poco  fino ad arrivare a Piazza della Riccia. Lasciamo la semplice piazzetta continuando dritti per Via del Fico. La strada di fatto attraversa il versante sud di Monte Sassano, è asfaltata ma non molto trafficata ed è piacevolmente  panoramica. Di fronte a noi vediamo in lontananza il lago di Bracciano e dietro le cime innevate dei monti. Passiamo a fianco ad un piccolo lavatoio e qui, ci racconta un componente del nostro gruppo, veniva da ragazzo per approvvigionarsi d’acqua con un asinello. Un immagine evocativa di altri tempi anche se in realtà non sono passati molti anni. Facciamo pochi passi quando sulla sinistra notiamo due alti pilastri di confine-in muratura di pietra -che delimitano il territorio di Canale da quello di Manziana. Ora scendiamo un poco e ci troviamo  su un tratto  pianeggiante della strada dove  ci sono un gruppo di nuove villette aggrappate sulle pendici del monte. Qui ci fermiamo ad ammirare il bel  panorama che si apre sulla nostra destra Lontano vediamo il mare, coperto solo un po’  dai Monti Ceriti, riconosciamo il borgo del Sasso e l’inconfondibile sagoma di Monte santo e della rocca. Peccato che oggi sia tutto virato al grigio, anche il mare. Infatti qualche fiocco di neve inizia a volteggiare timidamente in aria, ma non interrompe il nostro cammino, anzi ci spinge a andare  avanti. Sotto di noi si distendono  ormai le case dei dintorni di  Manziana e arriviamo passo dopo passo alle prime case del   borgo di Quadroni, una frazione di Manziana costruita coi resti del antico borgo fortificato di Santa Pupa,che nel corso dei secoli fu abbandonato.

I CAPANNARI

Terra Etrusca e poi Romana, a fine medioevo in questa zona di boschi erano rimasti pochi abitanti e alcune capanne di boscaioli. Il ripopolamento avvenne intorno alla seconda metà  del’500, per volontà dei proprietari del tempo, l’Ordine del Arcispedale di Santo Spirito. Ai “capannari” se  ne aggiunsero altri provenienti da Marche ,Umbria, Toscana. Così nacquero i nuovi insediamenti :Manziana,Quadroni. E storia similare è quella di Canale , Oriolo, Montevirginio, paesi nati per ospitare coloni umbro -tosco- marchigiani. 

Ora siamo su Via Viterbo e all’altezza di una fontana addossata su un muro giriamo a destra, rasentiamo un lavatoio e andiamo dritti fino ad arrivare  a Piazza Valentini, la piccola piazzetta del borgo  dove si affaccia la chiesa di S. Maria del Carmine. Lasciamo la chiesa sulla nostra sinistra e giriamo a destra su Via Quadroni con  alcuni negozi. La strada si insinua tra le case  e scende  fino ad arrivare ad uno stop, di fatto usciamo dal borgo.

Attraversiamo Via Canale-la strada che porta a Canale e poi a Tolfa – e continuiamo dritti su Via Poggio della Torre. Andiamo avanti su questa  tranquilla strada fiancheggiando prati e case sempre più rade. Il toponimo di questa via deriva dall’antico villaggio che sorgeva in questa zona, il castrum Poggio della torre,che divenuto  possedimento dei prefetti di Vico-XI sec. prese il nome  di “Sancta Pupae”. Proseguendo, la strada scende e vira a destra. Ormai siamo al limitar del bosco, in fondo vediamo un casale  e sulla nostra destra costeggiamo una rupe dove si aprono una serie di ipogei il più grande dei quali-l’ipogeo di S.Pupa- è protetto da una staccionata in legno .

S.PUPA

La lunga grotta artificiale, leggermente  in salita, è Inizialmente  molto vasta  e  il soffitto scavato nella roccia, è volta bottato. Prende  luce dal cosiddetto”occhialone”, un pozzo aperto sul prato sovrastante. La parte finale della grotta – che in totale misura 130m-è un ambiente più raccolto e nelle pareti ai lati sono state scavate una fila di nicchie .L’uso e la datazione dell’ipogeo non sono stati del tutto chiariti; ma qualche appassionato studioso ipotizza che le nicchie in fondo alla grotta fossero utilizzate come sepolture.

Passato l’ipogeo ci dirigiamo verso il casale dell’Università Agraria recentemente restraurato;”la casetta del guardiano “. Vicino c’è il fontanile della porcareccia. Continuiamo sulla strada – ormai sterrata – e arriviamo a un cancello in ferro,a sinistra. È una delle entrate della Macchia grande di Manziana,l’entrata della “Porcareccia”. Il cancello va  rigorosamente richiuso, nel bosco è consentito il pascolo di bovini. Passiamo un ponticello su un fosso e subito troviamo due sentieri divisi da un largo prato. Un cippo in pietra Manziana (una ricercata pietra del posto) ci dice che siamo a “Larga delle canepine”.Qui un tempo veniva coltivata la canapa, e Larga è un termine gergale per indicare un vasto prato all’interno del bosco. Un pannello esplicativo ci racconta  del tema della nostra mappatura e recita:”Macchia grande nella storia del cinema e della televisione”.Leggiamo così tra le tante, che la Macchia  è stata la location perfetta per tanti spaghetti western. E ci sembra quasi che Clint Eastwood possa uscire dal bosco cavalcando da  un momento all’altro.. ma il resto lo lasciamo leggere e scoprire a chi seguirà la nostra mappatura. Il sentiero a sinistra in salita, porta al prato più bello e conosciuto del bosco”Larga Camillo”ma noi prendiamo il sentiero a destra  segnato anche come sentiero del Bologno ” D ” in rosso. Allunghiamo il passo tra gli alberi ormai spogli; le specie predominanti  sono cerri e farnetti, ma troviamo anche aceri campestri,carpini bianchi,agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 h e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che resta di una selva molto più grande ” Selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. Oltre la flora citata troviamo un sottobosco ricco di felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat:volpi, tassi, scoiattoli, istrici, donnole, moscardini, ghiri, martore. Numerosi gli uccelli:beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri. Il cerambice delle querce,il cervo volante,e la cassandra tra gli invertebrati.  Il bosco ricade nella zona a protezione speciale”Comprensorio Tolfetano Cerite Maziate”ed è proprietà dell’Università Agraria che gestisce i diritti di uso civico.

Sui nostri passi incontriamo un’ edicola  campestre dedicata  alla Madonna della grotta del Sempione. Più  avanti ecco un prezioso punto d’acqua, il Fontanile Larghi della mola. Ora dal fontanile lasciamo il sentiero rosso e proseguiamo dritti sul largo sentiero giallo “B” (il sentiero dei fontanili) fino al limitar del bosco. Ci troviamo ora su un’ampia sterrata- Via della mola – all’altezza di una grande curva, ma noi proseguiamo dritti per qualche decina di metri e poco prima di un ponticello – con una griglia di tubi metallici a terra (cattle grid)  – scendiamo a sinistra lungo il prato(“Larga delle fontanelle”). Costeggiando dei recinti in legno per il bestiame, incontriamo poco più giù un tratto ben conservato di un diverticolo  della via Clodia. L’effetto della antica via posata sul prato è veramente suggestivo. Un pannello esplicativo racconta la storia e qualcosa ora raccontiamo anche noi.

VIA CLODIA E PONTE DEL DIAVOLO 

Questa antica via che attraversava i nostri territori era detta anche “Via delle terme” perché toccava varie località termali ed era usata dalle truppe Romane  proprio per usufruire dei bagni termali- in funzione sanitaria – al rientro  dalle campagne militari. Questo diverticolo infatti si dirigeva verso  le terme di Stigliano dopo aver attraversato il vicino ponte del Diavolo. Per visitare il ponte occorre tornare al ponticello su Via della mola, passarlo e fatte poche decine di metri entrare in un cancello nero (il secondo a dx, generalmente chiuso con fil di ferro .Entrati troviamo un’altro pezzo di strada basolata. Si Percorre tutta e poi  si scende verso il fosso della mola. Tenendoci a destra troviamo i primi resti del ponte,proseguendo si può arrivare sui bordi del fosso e ammirare il ponte dal basso, se la vegetazione lo consente. La struttura ,costruita un età repubblicana (fine II sec. a. C prima metà sec. I a. C,)è una delle opere più maestose di quel periodo:alta 11m, lunga 90, larga 6, costruita con una sola arcata, consentiva di superare il fosso e una piccola vallata. Un ponte- viadotto per facilitare il transito mercantile e militare.

Camminiamo sui basoli come antichi viandanti fino a riprendere Via della Mola. Naturalmente andiamo a destra  sull’ampia strada sterrata che rientra nel bosco. Proseguiamo fino   un cartello -vicino a un cancello verde- a che ci racconta dell’archeologia nella Silva Mantiana. Il sentiero “B” continua  a sinistra  fiancheggiando  una recinzione e affiorano qua e là ancora i basoli  dell’antica via. Spinti da un nevischio ora più insistente arriviamo  al cancello di Via di Mezza macchia. Anche qui  ci attendono dei pannelli esplicativi .Uno del progetto Life ci informa  che se usciamo dal cancello, in direzione sud-est, Via di mezza Macchia ci porta verso il casale delle Pietrische, Pian Curiano  ma anche al Monumento naturale della Caldara. Il cartello dell’Università Agraria  ci spiega “L’utilizzo del legname nella tradizione locale”.Ci troviamo a “larga Incotti” e qui il sentiero “B” si unisce al sentiero “A” (verde/sentiero degli alberi monumentali). Prendiamo quindi Via di mezza macchia in direzione nord-ovest, seguendo i due sentieri fino al Fontanile del Bottaccio.I sentieri si dividono, noi continuiamo dritti sul sentiero “B” che seguita su via di mezza macchia, la strada più conosciuta e frequentata del bosco, un vero corso naturale per podisti, camminatori , bikers, sportivi in genere, cani con i loro amici bipedi.

La neve, leggera, ancora ci accompagna quando arriviamo al bel fontanile Testa di Bovo circondato da una mandria di mucche guidate da un placido toro che non si cura né della neve che cade né dei viandanti. Poco più avanti passiamo sui tubi di ferro della cattle grid, per arrivare alla zona pic nic in prossimità dell’ingresso principale del bosco. Facciamo  ora una deviazione per visitare la zona industriale – mineraria dismessa, quindi entriamo nell’area pic nic  alla nostra destra e l’attraversiamo per seguire un sentiero che ci porta brevemente a un cancello di legno chiuso. Un passaggio al lato ci consente di entrare facilmente e il recente recupero dell’area mineraria ci permette – con le dovute attenzioni – di visitare il singolare sito.

La strada ora scende sulla nostra destra e attraverso gli alberi possiamo scorgere la grande conca del laghetto della solfatara. Passiamo davanti a quel che resta di un grande fabbricato industriale e arriviamo sul bordo del laghetto ormai asciutto. Gli alberi del bosco gli fanno da corolla e al suo interno ammiriamo un’intrigante struttura metallica, che persa la sua funzione di macchinario dell’opificio, si è trasformata nel tempo, così ci sembra, in land art, ovvero in una scultura di arte contemporanea in ambiente naturale. Il velo di neve caduto – qui dove può nevicare una o due volte l’anno – rende tutto un po’ surreale e magico.

Torniamo sui nostri passi, costeggiamo il fabbricato, decorato e colorato da writers della zona e ci colpisce piacevolmente questa curiosa, sinergica complicità, tra street art, archeologia industriale e un’ ambiente naturale così prezioso…

Ci dirigiamo  verso la vecchia ciminiera, totem in mattoni che sfida  in altezza gli alberi vicini e un casale restaurato, ora  sede di eventi. A lato dell’edificio c’è un cancello in legno,ma generalmente è aperto solo in occasione di  feste e eventi  organizzati dall’Università Agraria- l’ente che gestisce le terre comuni, compresa quest’area.

LE TERRE COMUNI E GLI USI CIVICI

La gestione collettiva delle terre fa parte della storia antica dell’umanità. Nelle società primordiali la proprietà individuale era una rarità,l’economia era basata su una forma di proprietà collettiva. Un esempio sono le antiche società matriarcali dove esisteva il diritto di usufruire della terra per lavorarla,ma non di possederla. Nell’economia matriarcale l’immagine-guida è la stessa madre terra e la condivisione e il dono dell’abbondanza erano e sono valori assoluti. Con il tempo e l’evoluzione in società più complesse l’utilizzazione dei beni comuni hanno preso la forma di usi civici -su terre di origine feudale – diritti che spettano a ogni residente come membro della comunità, diversificati in usi specifici:diritto di legnatico, fungatico,semina,pascolo e altro. Nel caso specifico gli usi civici già esistenti aumentarono con l’acquisto – nel 1889- della tenuta della Manziana  -fino a quel momento appartenuta all’ Ordine dell’Arcispedale del Santo Spirito-da parte delle originarie famiglie dei “capannari”  organizzatesi in associazione, l’Università agraria. Questo grazie ad una disposizione di legge che permetteva alla popolazione dell’ex Stato Pontificio l’acquisto delle terre.  

Prendiamo il sentiero a sinistra  del cancello,  che però ci accorgiamo  non essere molto usato, quindi non molto agevole, riusciamo comunque, schivando qualche rovo, a ritornare al cancello con il passo (è consigliabile  ripercorrere la stessa strada dell’andata già dal casale). Riprendiamo il sentiero che porta all’area  pic-nic e all’uscita del bosco. Ora ci troviamo sulla trafficata Braccianese -Claudia, andiamo a sinistra- qui diventa Via dei platani-passiamo davanti ad alcune attività- segnaliamo Il panificio di Manziana e Il Bar dei Platani per una sosta ristoratrice dei viandanti – fino ad arrivare al cimitero del paese. Ora attraversiamo la strada per imboccare Via IV novembre, passiamo davanti al cinema Quantestorie e giriamo a sinistra su Via Tito Salvatori. Ormai ci troviamo nella parte centrale di Manziana, qui caratterizzata da villini e case costruite durante il secolo scorso. La via si immette sul Corso principale del paese, Corso Vittorio Emanuele,giriamo a destra per raggiungere poco più avanti Piazza Tittoni, il punto di arrivo della nostra mappatura.

La piazza, dominata dalla facciata della chiesa di S. Giovanni Battista e da quella di palazzo Tittoni si affaccia, con i suoi giardini, su una vallata boscosa che termina sul lago di Bracciano. La vista spazia sulle colline dei monti Sabatini e l’acqua argentea del lago mentre ancora  qualche fiocco di neve turbina nell’aria e si posa sulle pietre della fontana disegnata dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino. E qui su questa piazza, ai tempi d’oro delle grandi produzioni cinematografiche, si assembravano le aspiranti comparse – generalmente cittadini di Manziana e dei paesi vicini – poiché il punto di appoggio/logistico per le troupe era la “Trattoria da Ottavio”, che diventava nei giorni delle riprese, camerino/mensa/ufficio per il personale della produzione,  il regista  e gli attori più importanti, luogo dove venivano scelte e poi pagate giornalmente le comparse.

E alle tante comparse locali  rimane il ricordo di aver vissuto dall’interno, il magico del mondo della celluloide, come in un sogno dentro un’altro sogno.

Arenzano – Varazze

Il percorso

E’ la prosecuzione del precedente percorso, questa volta ripercorrendo il più fedelmente possibile la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio. Tra Arenzano e Varazze i tratti in questione sono stati riconvertiti a percorso ciclopedonale: sono presenti numerose gallerie e la via, che è stata pavimentata, corre adiacente al mare, regalando paesaggi di insolita bellezza. Nonostante l’interdizione ai mezzi motorizzati, occorre prestare comunque la massima attenzione ad evitare collisioni tra escursionisti e ciclisti! Nel tratto urbano di Cogoleto, la situazione è più complessa, in quanto risulta evidente l’assenza di un percorso ciclabile: infatti la classica “passeggiata lungomare”(sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione) è esclusivamente riservata ai pedoni! Pertanto, per semplificare, agli escursionisti si consiglia di proseguire sul lungomare , mentre al fine di evitare spiacevoli incidenti (e multe!) I ciclisti potranno seguire il percorso qui “tracciato”, che ripercorre più fedelmente possibile la vecchia sede ferroviaria . Le distanze sono simili; occorre prestare attenzione a rispettare la segnaletica stradale in quanto sono presenti sensi unici , che spesso vengono modificati, per cui non è sempre possibile percorrere il tratto urbano di Cogoleto in ambedue i sensi di marcia. La traccia .gpx è stata rimaneggiata in quanto essendo parte del percorso in galleria, non è stata possibile un’accurata registrazione delle coordinate GPS.

Descrizione:

Dal centro ad Arenzano segui (verso ponente) l’evidente tracciato della ex sede ferroviaria percorrendo Via Verdi , Via Domenico Bocca, Piazza allende, sino ad oltrepassare l’edificio della vecchia Stazione, sede della Croce Rossa Italiana (Piazza della vecchia Ferrovia!). Proseguendo ai margini del parcheggio giungi ad attraversare la Via Aurelia nei pressi del varco che conduce al porto turistico. Imbocchi l’evidente percorso ciclopedonale che quasi subito entra in galleria, proseguendo successivamente adiacente al mare. Dopo un panoramico tratto incontri una galleria molto più lunga delle precedenti che termina con una inestetica (…quasi anestetica!) copertura artificiale in cemento che impedisce la vista mare. Al termine del lungo rettilineo incontri gli impianti sportivi e successivamente risali nel punto in cui la Via Aurelia attraversa il Rio Lerone (+ 2.84 km dalla partenza). Il percorso urbano prevede di seguire la passeggiata a mare, oppure di proseguire verso ponente sulla Via Aurelia, successivamente seguendo Via 30 Ottobre 1943, Piazza Maggetti, Piazza Martiri della libertà (Stazione RFI), Via Poggi, Via Carmine, Via Bardina, Via Parasco, Via Vernazza, Via Parenti (Aurelia), Via Arrestra Interna, Via Giusto (attenzione: due buie gallerie testimonianza della presenza dell’antica sede ferroviaria) sino alla Via Aurelia di Ponente, ove, attraversando a lato mare e proseguendo verso Varazze, dopo il ponte sul Torrente Arrestra, (+6 km dalla partenza) inizia il successivo tratto ciclopedonale, più lungo e più spettacolare del precedente. Sono presenti numerose gallerie e, tra queste, qualche piccolo tratto di spiaggia per un bagno estivo. Durante la bella stagione non è difficile trovare punti di ristoro o la possibilità di noleggiare pattini e biciclette. Segui senza possibilità di errore il lungo e piacevole percorso fino all’inizio di Varazze, anticipato da un sottopasso che intercetta la Via aurelia che scende dai Piani di Invrea. Il percorso segue ancora l’ex strada ferrata nel tratto urbano in via Luigi Bruzzone (riconoscibile per la presenza di una brevissima galleria) e termina, per convenzione, in Piazza Santa Caterina

Voltri – Arenzano

Due i principali motivi che ci conducono lungo questo percorso:

1) l’esigenza pratica di trovare una via in gran parte disconnessa dal traffico motorizzato, alternativa alla “passggiata/marciapiede” a lato mare dell’Aurelia, la cui percorrenza diventa sicuramente poco fruibile nei mesi estivi a causa dell’enorme quantità di traffico (e confusione) generato dall’afflusso verso le spiagge.

2) la lettura “storica” del percorso, ideato seguendo il toponimo “Via Romana” presente sulle carte, sfruttando il più possibile la “mezza costa”, garantendo se non altro qualche bello scorcio sulla parte occidentale del golfo di Genova, con vista fino a Capo Noli. Purtroppo non si può non notare la stonatura derivante dai danni creati al territorio sia dall’urbanizzazione che dall’incuria. La presenza dell’autostrada diventa talora “soffocante”; i più esperti potranno, lungo il percorso, anche soffermarsi sulle differenti tecniche costruttive (e relativo inserimento nel paesaggio) di ponti e viadotti, dal medioevo sino agli anni ‘80 del secolo scorso.

La strada percorsa trattasi comunque di una via medioevale, il cui attuale toponimo deriva quasi sicuramente dal termine “romanico” anzichè “romano”. Difatti le principali arterie viarie da e per “Genua” furono costruite a partire dal 160-148 a.c (Via Postumia; successivamente Via Aemilia Scauri/Julia Augusta 100-13 A.C.). Le comunicazioni tra gli insediamenti rivieraschi avvenivano infatti prevalentemente via mare.

Note: prestare attenzione alle difficoltà intrinseche del percorso (attraversamento di corsi d’acqua, frane, mancanza di parapetti) nonchè all’attraversamento di proprietà private, anche se non delimitate (buona norma rimane chiedere permesso: di solito non viene negato). Il presente percorso viene citato già dal sito www.liguriabike.it (2002) e da un interessante libro “La Via della Carta”, SAGEP Ed. 1991

Descrizione:

da Piazza Sebastiano Gaggero volgi verso il bagnasciuga; dopo aver aggirato l’edificio sede delle Poste Italiane (alla tua destra), imbocchi la bella passeggiata “Roberto Bruzzone”, di recente costruzione, che spicca per la piacevole pavimentazione in legno. Procedi sempre adiacente alla spiaggia sino a risalire in largo Dall’Orto, ove incontri la Via Aurelia all’uscita occidentale del centro abitato. Dopo aver attraversato la strada, proseguendo sempre verso ponente, volgi verso monte all’imbocco della Via Romana di Voltri (progr. 800m). Noterai che una scalinata ti permette di evitare il primo tornante. Salendo, procedi sempre lungo la strada principale, ancora asfaltata, fino ad oltrepassare un caratteristico ponte ad arco ribassato, dalle fattezze molto antiche. Una seconda scalinata ti permette di evitare il successivo gomito. Ignori la rampa che sale alla chiesa di Sant’Eugenio; dopo qualche decina di metri la strada prende il nome di “Via Nuova di Crevari”: alla tua sinistra si stacca in piano una deviazione che continua, con il nome di Via Romana di Voltri, tra alcune abitazioni (progr. 1.75 km, 65 mslm). Successivamente diviene uno stradello in parte asfaltato, in parte invaso da sterpaglie, che prosegue tra le due carreggiate dell’autostrada, fino a terminare sottopassando il viadotto della carreggiata “Nord”, per salire con una ripida scalinata in parte inerbita. Al termine, il sentiero prosegue alla sinistra, in lieve salita fino a sorpassare l’imbocco della galleria autostradale. Ancora procedendo lungo un viottolo a “mezza costa”, tra orti e rada vegetazione, si raggiunge il successivo gruppo di case, ove il sentiero termina con alcuni scalini che, sulla sinistra, scendono per incontrare l’asfalto (Via L. Gainotti). Sali sulla prima rampa asfaltata che incontri sulla destra per guadagnare una strada più ampia, che segui alla sinistra (progr. 2.75km, 100 mslm). Oltrepassi un ponte e dopo una breve ma ripida salita scendi mantenendoti alla sinistra: ove termina l’asfalto incontri un viottolo, che scende a fianco della carreggiata autostradale “Sud”, sottopassandola alla sinistra. Inizia un tratto molto panoramico, quanto potenzialmente pericoloso in quanto a strapiombo (circa 70 metri di altitudine sul mare) sulla sottostante Aurelia, lungo il breve promontorio che precede l’insenatura di Vesima. Scendendo su sentiero, giungi infine a reincontrare l’asfalto, per l’appunto in Via Vesima (progr. 3.8 km), nei pressi dell’antico nucleo abitato, collocato un poco più a monte rispetto alla spiaggia. Procedi in salita fino al punto in cui la strada è interrotta da una sbarra: scendi quindi sulla sinistra fino ad attraversare un rio, nei pressi di un antico quanto interessante “scheletro” di una filanda. Sali salla sinistra, ancora su asfalto, fino a passare accanto alla base di un viadotto autostradale, per procedere lungo un tratto sterrato, che con qualche saliscendi, affianca ancora l’autostrada. Ignorando alcune deviazioni secondarie e generalmente sbarrate, prosegui lungo un sentiero fino a scendere per attraversare il rio (fossa Luea) successivo. Questo passaggio molte volte è stato trovato in pessime condizioni o per l’eccesso di acqua o per la presenza di movimenti franosi: occorre prestare estrema attenzione. Giungendo nuovamente su una strada asfaltata è necessario scendere per qualche metro fino ad un bivio sulla destra in salita (progr. 5.4 km, 45 mslm), ove il percorso è chiuso con alcuni blocchi di cemento ma è ben praticabile a piedi o in bici. Segui una ripida salita costituita da rampe cementate che risalgono, con vista “interessante” sui viadotti autostradali, fino ad un pianoro a quota 100 mslm circa, ove trovi uno sterrato sulla sinistra cha affianca una pista da motocross e prosegue in direzione ponente. Reincontri l’asfalto nei pressi delle prime abitazioni, ove svolti a destra per sovrapassare la galleria autostradale, giungendo in loc. Terrarossa di Arenzano. Un tratto rettilineo inferiore al chilometro ti riporta sopra l’ennesima galleria autostradale . In questo punto (progr. 7 km, 90 mslsm), prima dell’inizio della discesa, svolti a destra lungo uno sterrato in salita, tenendo la sinistra dopo pochi metri, su un tratto pianeggiante ed inerbito. Arrivi nei pressi di uno sbancamento (alcuni edifici in costruzione): in questo punto, prima del cantiere, un cartello in legno indica un sentiero “Via Romana” che inizia a scendere tra la vegetazione (necessario prestare attenzione ai successivi bivi, poco evidenti: tenere dapprima la destra, successivamente la sinistra in discesa in un bosco di pini). Giungi nuovamente su asfalto in corrispondenza di una strada in discesa (progr. 7.72 km) che sottopassa nuovamente l’autostrada. Al termine di un breve rettifilo in discesa l’ennesima indicazione “Via Romana di Levante” indica la direzione (destra) da seguire. Un viottolo in discesa conduce presso il Santuario di N.S delle Olivete. Ancora seguendo “Via Romana di Levante” scendi alla destra della chiesa (rispetto all’uscita) su una larga scalinata fino a giungere su una strada asfaltata (Via Torino) nei pressi dell’attuale ferrovia. Seguendo l’itinerario urbano Via Torino – Piazza Servetto – Via Vittorio Veneto – Via Olivete giungi in pieno centro ad Arenzano , nel punto (Via Verdi) che coincide con la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio.

Campo Imperatore – Ruderi di Santa Maria del Monte

Facile e breve percorso molto adatto anche per ciaspolate. Portare sempre con sé il gpx su dispositivi mobili perché la piana di Campo Imperatore è alquanto ingannatrice.

Il percorso

Il punto di partenza è uno dei parcheggi di Campo Imperatore (coordinate ). Da qui prendiamo il sentiero che scende nella piana appena vicino al Pannello Informativo di legno, con tutte lo skyline delle montagne disegnate. Non c’è una vera e propria traccia, ci dirigiamo quindi verso sud-est lasciandoci a sinistra le montagne rocciose. Si prosegue in questa direzione fino ad incontrare una strada bianca più ampia e i segni bianco/rossi del CAI. Questo sentiero è il 117. La vetta che abbiamo davanti a noi è Monte Bolza. Dietro il Gran Sasso e la catena del Gran Sasso a sinistra. A contrassegnare il sentiero ci sono dei pali, ma se dovesse esserci molta neve risulterebbero invisibili (fare riferimento al gpx).

A un tratto il sentiero piega verso sud e oltrepassa delle basse collinette, per poi arrivare ad intersecare una strada asfaltata e proseguire oltre. Seguendo il tracciato gpx si arriva al Rifugio Racollo (1600 metri).

Si aggira dunque il rifugio e si prosegue puntando verso ovest sul sentiero 212. si arriva così ai suggestivi ruderi di Santa Maria del Monte, dopo una breve salita.

Oriolo Romano – Bracciano

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

INTRODUZIONE
Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie,residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti  un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.

Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti  e  strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo  un vecchio acquedotto, il  piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec,  è il filo antropico, da noi scelto, che  idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri,   passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due,via dei Bastioni ( la tabella la troviamo dietro l’angolo).
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa.
Continuiamo lungo la breve via fino alla fine e allo stop andiamo a sinistra. Passiamo la porta delle mura e  sulle strisce pedonali attraversiamo Via Claudia. Sul marciapiede andiamo ancora a sinistra, facciamo pochi metri e prendiamo via della Fontanavecchia.
Alcuni pannelli esplicativi ci ricordano che da qui inizia la Ciclovia dei Boschi, poco meno di 17km tra le faggete di Oriolo e Bassano fino  ai campi sportivi di Trevignano.
La strada scende ripida, costeggia un parcheggio – dietro vediamo S .Giorgio, la chiesa principale del paese – e diventa poco dopo una sterrata.
Scendiamo ancora  fino ad arrivare all’ampio spazio  della Fontanavecchia, recentemente ripulita da un appassionato volontario.
Il fontanile, antecedente alla creazione di Oriolo, probabilmente fu un luogo di sosta su  un diverticolo della via Clodia.
Ora la Ciclovia dei Boschi procede dritta e passa nel tunnel sotto la ferrovia, noi invece  seguendo  la nuova  staccionata che protegge la fontana,  prendiamo la stradina  a destra  che si dipana, sinuosa, in un castagneto. In realtà troviamo una biforcazione con due stradine, ma quella  di destra che va in salita non va presa in considerazione, noi seguiamo quella  più evidente a sinistra e in leggera pendenza. In caso di pioggia può essere, in alcuni punti, fangosa.
Se non si usa la traccia gps, in questo tratto del percorso bisogna fare molta attenzione e seguire bene le nostre indicazioni, ci sono tanti viottoli che si insinuano nella macchia  e possono confondere.
Percorriamo circa 300m quando troviamo la prima biforcazione. Andiamo a destra, dopo qualche decina di metri si biforca nuovamente e andiamo a sinistra. La strada, inizialmente in leggera salita,  adesso scende, quindi  non possiamo sbagliare, le  altre due da evitare sono in salita. Finita la discesa troviamo un breve tratto pianeggiante e un incrocio di stradelli, ignoriamo sia quello a destra-che porta ad un luogo dal toponimo tristemente evocativo”la Croce dell’Impiccato” –  che quello a sinistra- che va ad una vecchia e storica  sorgente,”l’Acquarella”-ci dicono ora non più agibile- e proseguiamo dritti, in salita. A breve ci troviamo a camminare su un tratto pianeggiante,  ma la strada prosegue  con un andamento vario, e di fatto stiamo costeggiando – sulla nostra  sinistra- la ferrovia Roma – Viterbo, che corre ben sotto di noi, nella forra che divide la castagneta di Oriolo da quella della tenuta Odescalchi di Bracciano. A tratti, tra i monti della tenuta, scorci del  lago. Continuiamo sulla strada, ormai senza bivi, ombreggiata d’estate e piacevolmente esposta a sud d’inverno, fino a che scende, esce dal bosco  e sbuca su una strada asfaltata. La prediamo girando a sinistra, in discesa, pochi metri e  troviamo il passaggio a livello della ferrovia Roma- Viterbo. Riusciamo ad attraversare  i binari  prima che le sbarre si chiudano per il passaggio del treno delle 9.30, quindi giriamo sullo stradone a destra -Via Olmata Tre Cancelli. La strada di fronte -Via della Fiora-ci porterebbe invece alla macchia della fiora del principe Odescalchi.
Camminiamo verso sud su questo stradone ancora sterrato che costeggia delle grandi tenute:a destra l’azienda agricola del “Palombaro”,coltivata adolivi, noci, nocciole, castagne gentili; a sinistra ci accompagnano ancora i castagni per la produzione di legname della Tenuta Odescalchi, che ombreggiano piacevolmente il nostro percorso.
Andiamo avanti fino ad arrivare nei pressi di una torretta  dell’enel gialla,sulla nostra sinistra. Qui merita  fare una breve deviazione per visitare le suggestive arcate  di un vecchio acquedotto.
La descrizione su come arrivarci si trova  sulle note in fondo. Per noi oggi niente archi di Boccalupo, quindi passiamo il ponticello sul fosso Renara, superiamo la torretta Enel  e continuiamo sulla strada,  che ora è asfaltata. Buttiamo comunque un’ occhio sulla nostra destra, gli archi s’intravedono. Come  poco prima  si vedevano ,in lontananza,le case della vicina Manziana.
Andiamo avanti sulla strada,sempre  gradevolmente alberata e usata essenzialmente  solo dai residenti delle case di campagna e dai proprietari terrieri  . Ora passiamo davanti ad un piccolo fontanile e continuiamo a scendere  lungo il viale fino ad incontrare a sinistra,  dopo poco più di 6km dalla partenza, in una zona di villini di recente costruzione, una strada con lo  stop .È Via del lavatoio e siamo ormai  giunti nel borgo di Pisciarelli. Un grande muro di contenimento in cemento, abbellito da una cascata di edere, caratterizza l’inizio  della strada che, scende ripidamente ,arriva al fosso, altrettanto ripidamente  risale  e  porta proprio davanti alla facciata barocca della Chiesa  del  paesino, dedicata al padrono della zona ,S. Lorenzo  .Anche la contea di Pisciarelli insieme al ducato di Bracciano fu proprietà degli Orsini e poi ceduta per debiti agli Odescalchi verso la fine del ‘600. Lasciamo la chiesa sulla sinistra e continuiamo, in salita su via Pisciarelli, fino a girare alla prima strada a sinistra, via della Cisterna. Se non bastasse,un crocifisso e l’indicazione dell’agriturismo “La Gismonda” ci indicano la direzione. Via della Cisterna è una tranquilla e non tanto larga, strada  asfaltata in una zona agricola e residenziale. Circondata dal  verde, gli alberi ci deliziano ancora con la loro ombra, scende in direzione sud est verso il lago. La percorriamo  fino in fondo dove giunge   sulla provinciale  che da Bracciano va verso Trevignano, la Settevene Palo. Ora ci fermiamo un momento, sia perché  ci troviamo su un punto pericoloso, dietro  ad una curva – e prima di attraversare bisogna accertarsi che non ci siano macchine in transito – sia per la  bella vista  del lago dall’alto, che improvvisamente ci appare. Sulla sponda opposta vediamo, in lontananza,  Trevignano e  l’inconfondibile sagoma di Monte di Rocca Romana. E tra noi e Trevignano le acque lacustri risplendono riscaldate dal sole di questa  giornata tiepida di primavera.
Ora, con cautela attraversiamo e ci dirigiamo a destra,verso Bracciano. Pochi passi e imbocchiamo la strada che scende – Strada Vicinale della Cisterna. Tra gli alberi intravediamo la mole del castello. Scendendo attraversiamo una tagliata e più avanti, arrivati al cospetto di grande portale con il cancello di una villa, giriamo a destra su via della Catena, una strada sterrata dove sorgono le rovine degli opifici anticamente alimentati dall’acquedotto Orsini – Odescalchi. Il luogo è veramente suggestivo, dietro i ruderi, recentemente ripuliti, il lago e la corolla verde dei boschi che lo circonda fa da sfondo mozzafiato, il Castello di lato aumenta l’aspetto fiabesco del luogo .Qui sorgevano, alimentate dall’energia delle pale ad acqua, una cartiera (una delle più importanti del regno pontificio), sei ferriere e per il popolo del ducato, una mola per il grano e una per l’olio.
I resti della grande cisterna che raccoglieva le acque, giustifica il toponimo della strada, che ora
continuiamo a percorrere, di nuovo ombreggiata da alberi.
Non dista molto un archetto che incornicia la via, affiancato da un antico grande casale restaurato. Passato l’arco – siamo di nuovo sull’asfalto-costeggiamo ora il tratto finale dell’acquedotto e dalla parte opposta ancora una magnifica vista del lago e  degli orti ben curati. Mentre continuiamo a camminare, passa con una vecchia vespa, salutandoci, il proprietario dell’orto,tra le gambe il cesto con il raccolto quotidiano.

Via della Cisterna finisce poco più in là  e s’immette sulla strada che scende al lago. Noi puntiamo il  centro storico, quindi andiamo a destra e in salita prediamo Via delle Ferriere. Dai giardini delle case sporgono rami carichi di ciliege mature e , almeno in foto, ne rubiamo un pò.  Pochi metri e  montiamo sullo stretto marciapiede  della trafficata via, che piú avanti si sposta sul lato sinistro. Affrontiamo decisi la salita, passiamo davanti all’auditorium comunale e poco dopo, al suo termine, ci troviamo nei pressi del cancello di entrata del Castello e dei suoi giardini, di fatto al centro della cittadina. Entriamo nel giardino, il Castello  s’innalza  imponente circondato dalle case del centro storico. Edificato a partire dalla metà del ‘400, simbolo militare e civile della potenza del feudo Orsini,fu poi acquistato nel 1696 dalla famiglia Odescalchi che ne è ancora proprietaria.
Costeggiamo  una bella fila  di tigli – dalla parte opposta c’è la biglietteria, il castello è normalmente aperto alle visite – e salendo, arriviamo ad un  belvedere. Ed ecco ancora un incantevole  panorama sulla caldera  del grande vulcano divenuto lago. Prima di ritornare sui nostri passi, ammiriamo un enorme ippocastano di lato alla terrazza. Usciamo dal cancello e prendiamo via della Praterina che corre parallela all’ingresso. Dopo una breve salita gira a destra,diventa pedonale e ci fa passare sotto un archetto. Arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio  di Palazzo Santacroce – Altieri.
Adesso ci dirigiamo  dalla parte opposta della piazza. La strada a sinistra porta al nucleo storico di Bracciano, noi  invece giriamo a destra su Via Umberto I, passiamo davanti alla Chiesa di S.Maria Novella – nel suo bel chiostro ora c’è il Museo Civico – e arriviamo a Piazza Primo maggio. Non ci rimane che attraversare  la piazza verso  destra e salire le ampie scale che ci portano  al chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto sulla grande piazza del Municipio di Bracciano .Al cospetto della fontana stoppiamo la traccia gps .Ora ci meritiamo una buona tazza di tè e dolcetti, riposando nella bella sala da tè del Caffè Grand’ Italia,  a nostro giudizio  il migliore della zona (proprio dirimpetto al comune).
Perché  è buona abitudine  terminare  un viaggio a piedi, lungo o corto che sia, con  qualcosa di caldo che ristori il viandante, dopo che il cammino  gli ha scaldato il cuore.
(Ma va bene anche una birra, se il cuore si è scaldato troppo! )

San Lorenzo Nuovo – Lago di Bolsena

Questo percorso parte da San Lorenzo Nuovo, che domina il lago dall’alto e, passando per chiese, tombe etrusche, campi di orzo e splendidi casali, arriva alle rive del lago stesso.

Il percorso

Siamo a Piazza Europa, nel centro di San Lorenzo Nuovo. Mettendoci la chiesa alle spalle davanti a noi abbiamo una strada, che imbocchiamo. E’ Via Umberto I. Dopo qualche centinaio i metri giriamo a sinistra a Largo Campo della Fiera. Arrivati alla madonnina svoltiamo a destra su strada asfaltata, prendendo Via Torano. Arrivati ad un incrocio di strade prendiamo la prima a destra, ovvero continuiamo su Via Torano. Giunti ad una fontana andiamo a sinistra e pochi metri dopo andiamo, ad un bivio, avanti. Dopo un lungo percorso e un casale troviamo un bivio: qui andiamo dritti fino alla chiesa, denominata del Torano. Passata la chiesa incomincia la strada sterrata, in discesa. Qualche metro e alla nostra destra troviamo la Tomba della Colonna, del V secolo avanti Cristo.

Dopo la tomba pochi metri e troviamo un bivio a cui andare a destra. In cima alla salita c’è un ulteriore bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Percorsa questa strada ci troviamo sulla destra un cartello che indica una proprietà privata. Davanti a noi un sentiero che va verso un casale, da prendere. Giungeremo ad un cancello ma lo possiamo oltrepassare a destra e riprendere la strada che passerà vicino al casale e andrà avanti. Se capitate di primavera potreste trovare l’erba molto alta, ai lati campi di orzo. Si giunge così ad un secondo cancello, che aggiriamo sulla sinistra e prendiamo successivamente sempre il sentiero.

Dopo 20 metri ad un bivio andiamo a destra, per il sentiero che scende. In fondo al sentiero incontriamo un bivio a T e qui andiamo a sinistra. Passiamo con un ponticello un esile ruscello e andiamo a sinistra al bivio. a T. Arrivati alla strada asfaltata giriamo a destra e dopo 50 metri subito la prima a sinistra. Si arriva così ad un altro bivio a T: giriamo a sinistra. Ennesimo bivio a T: andiamo a destra. Giungiamo alle rive del lago, nostra meta.

Allumiere – Santa Marinella

Come in un quadro dei Macchiaioli

INTRODUZIONE
Ecco un percorso che ci porta dai monti al mare. I monti sono quelli della Tolfa  con la loro selvaggia bellezza. Partiamo da Allumiere e ci incamminiamo verso il  monte  della Tolfaccia, – la   cima conserva i resti dell’abitato  medievale  di Tulfa Nova – e attraversando i pascoli allumieraschi -patria del bue Maremmano del Cavallo Tolfetano – Maremmano e dell’ Asino allumierasco – arriviamo a Santa Marinella  nota stazione balneare a a nord di Roma.
Sono 21 km di strada in parte asfaltata e in parte sterrata, ma togliendo l’inizio e la fine urbani, la maggior parte del percorso è una tranquilla attraversata in mezzo ad un vasto ambiente naturale  ricco di biodiversità, in perfetta armonia con le attività umane. Incontriamo lungo la via colorati fiori spontanei, placidi  animali al pascolo antichi fontanili e numerose specie di uccelli. E con la sensazione di entrare in un  bucolico quadro di un  maestro macchiaiolo, ci immergiamo in uno dei luoghi più belli della Maremma Laziale.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Il nostro punto di partenza è  Piazza della Repubblica.
Su questa piazza  troviamo gli edifici storici di Allumiere: Palazzo Camerale,  edificato intorno al 1580 come sede della direzione delle miniere di allume, e ora museo archeologico naturalistico,  la chiesa, dedicata a Maria Assunta in cielo e il Municipio. Non possiamo fare a meno di notare  , come una stonatura, un palazzo moderno e con il pensiero che nei secoli non è facile mantenere un’armonia urbanistica, iniziamo il nostro cammino su via Roma, corso principale del paese. Lo prendiamo lasciandoci alle spalle il disarmonico palazzo e  passando a destra del municipio. Poco dopo ci fermiamo davanti al forno storico “Pistola”, entriamo e chiediamo la “pizza brodosa”, dolce tipico fatto con zucchero, cannella, ricotta e uvetta. Dopo la dolce pausa seguitiamo a camminare sulla  la strada principale che  arriva ad una piazzetta alberata e gira a destra. Lungo la via ci attira una indicazione a destra che recita”largo stabilimento allume”. Pochi passi e ci troviamo in una piccola piazzetta con una statua in bronzo di un minatore, simbolo delle comunità che nei secoli hanno lavorato nelle cave di alunite, da cui si ricava l’allume di rocca, minerale importante nella lavorazione delle pelli e dei tessuti. Curiosa è la storia di come furono scoperte le cave. Nel 1460 il commissario pontificio Giovanni di Castro, identificò delle piante di Agrifoglio sui Monti della Tolfa. Questa pianta segnalava sotto le sue radici presenza del minerale. Il ritrovamento di frammenti di alunite dopo piccoli scavi, confermarono la sua tesi appresa in Oriente.
Ora riprendiamo il  nostro cammino in uscita dal paese, seguiamo la strada  obbligata fino ad arrivare ad uno stop.
Qui finisce il marciapiede, ormai siamo fuori dal centro abitato.
Andiamo dritti e camminiamo in fila indiana sul bordo della provinciale  prestando la massima attenzione, questo è il tratto pericoloso del percorso. La direzione è sud ovest, sopra di noi, a sinistra, il Faggeto di Allumiere e a destra sotto di noi, in lontananza, il mare. Anche  se oggi c’è foschia vediamo Civitavecchia e la pianura circostante.
Dopo circa 1,300km dalla partenza incontriamo un bivio. Seguiamo le indicazioni per la Bianca, frazione di Allumiere, a sinistra, a salire.
Camminiamo ancora sulla strada asfaltata, dal bivio altri 300m, e arriviamo ad uno
slargo. A sinistra si va a La Bianca, ma noi andiamo a destra, verso via della Fontanaccia ( utile seguire il cartello “Trattoria la Fontanaccia”). Passiamo davanti un tabernacolo significativamente dedicato a S. Antonio Abate, patrono degli animali, visto che ci stiamo inoltrando in una zona di allevamento di Vacche e Cavalli Maremmani, ma anche di Asini. Allumiere è nota anche per un famoso palio -il palio delle Contrade -tradizionalmente corso da “Sumari”(Asini) la prima domenica dopo ferragosto.
Ora imbocchiamo via della Fontanaccia, asfaltata, ma il traffico che incontriamo è solo quello degli allevatori e dei proprietari terrieri, dunque quasi inesistente e possiamo camminare tranquillamente,  senza stress. Incontriamo anche butteri a cavallo e tanti mountain  bikers. I percorsi di questa zona sono molto popolari tra i ciclisti.  La strada si svolge per qualche chilometro costeggiando colli  e pascoli. Piacevolmente panoramica, a destra a tratti vediamo il mare.
In questo periodo i bordi della strada sono colorati da Malve, Borraggini, Asfodeli,Trifogli  e altre infiorescenze d’Aprile. Percorriamo un paio di chilometri abbondanti e dopo aver attraversato una  griglia di tubi metallici a terra ( cattle grid), che impedisce all’eventuale bestiame brado di passare al di là della strada, ci troviamo ad una biforcazione. A destra c’è una strada, anche  questa porta a Santa Marinella, ma il nostro percorso è un’altro e continuiamo dritti. Ora se volgiamo lo sguardo a sinistra- direzione nord est-  vediamo in  chiaramente Tolfa e la sua rocca, e dietro, lontano,oggi  un  po’  nascosto dalla foschia, Monte Fogliano .Ogni tanto qualche rapace svolazza sulla nostra testa, questo è loro territorio. Strada facendo ci deliziano Anemoni e Ciclamini che  crescono sulle spallette   delle collinette boschive  che ora costeggiamo  e ci nascondono  a singhiozzo la vista del mare.
Abbiamo percorso circa 6.2km dalla partenza quando a sinistra vediamo un cancello. Non lo notiamo subito, bisogna un po’  girarsi indietro. Da lì arriva il sentiero che viene da Tolfa e attraversa la vallata sottostante. Un bel percorso caldamente consigliato.  Ma ora andiamo avanti  fino  ad un bel prato fiorito dove un cartello esplicativo del progetto Life-Monti della Tolfa – ci dice che la strada sterrata  che vediamo a destra è  il “Sentiero di colle di mezzo” , sentiero  che  si ricongiunge con la strada che percorreremo in seguito con la possibilità di fare un’ anello. Ma noi continuiamo sulla strada asfaltata, ormai abbiamo il monte della Tolfaccia davanti. Bastano 700 metri per  arrivare alla “Fontanaccia”il  fontanile  sotto il monte a quota 454m. Ci fermiamo per una pausa tè  e conversiamo amabilmente con dei bikers che  si fermano a riempire le borracce dopo la lunga salita che viene da S.Marinella. Il panorama è notevole:sotto di noi il mare in lontananza brilla intenso. Da qua, prendendo la stradina a sinistra che passa davanti ad un pollaio e  inerpicandosi poi attraverso il folto boschetto,  si può salire sulla cima, una delle più alte dei monti della Tolfa  (579 m).  E qui, oltre al panorama che va dai  Monti Cimini al mare, si trovano i resti dell’antico abitato di Tulfa Nova (XI. Sec .), distrutta dalle truppe pontificie di papa Paolo II (XV sec.) a causa delle feroci dispute per lo sfruttamento della cave di allume. Tra la vegetazione i  ruderi delle mura, della chiesa,della rocca, di un grande forno-mulino e poco altro, è quel che rimane.
Oggi non andiamo in cima ma, dopo aver salutato i ciclisti, ci avviamo sulla strada asfaltata che decisamente scende e passa davanti ai ruderi di una villa romana. La strada diventa poco  dopo  una larga sterrata che scende tra i pascoli recintati dell’università agraria di Allumiere. Per inciso, le università agrarie sono antiche forme associative,esistenti tuttora in varie parti d’Italia, Enti che gestiscono le Terre Collettive.
Ignoriamo una strada che va diritta  davanti a noi (strada che permette un anello intorno alla Tolfaccia e si congiunge al sentiero per Tolfa ) e continuiamo a scendere; a indicarci la via anche un  cartello con scritto “località poggio volpina” e i paletti segnavia arancioni in punta del progetto life.
Lo splendido panorama non ci abbandona e tori e vacche maremmane pascolano placidamente sui bei prati.
La strada risale e poi diventa pianeggiante, a sinistra  in lontananza in riva al mare notiamo una cittadina , con il binocolo riconosciamo il castello, è Santa Severa.
Più avanti  a destra un grande e bel fontanile attira la nostra attenzione. È da  qui,attraversando la macchia, che ci si può ricongiungere al sentiero di Colle di Mezzo, ci dicono altri ciclisti.
Andando avanti, sul lato destro,per un lungo tratto di strada ci accompagna  un bel bosco misto. Prevalgono aceri campestri e cerri declivi verso il fosso, mentre a sinistra numerosi cavalli e asini pascolano sui prati che invece scendono verso il  mare.
Un Airone Guardabuoi passa sopra di noi mentre   lasciamo il bosco alle nostre spalle e scendiamo tra le verdi colline, siamo circa a metà del nostro percorso.
Facciamo qualche altro passo e ci fermiamo per la pausa pranzo su un poggetto sassoso vista mare, tra asfodeli  e pruni selvatici.
Mentre mangiamo un gruppetto di escursionisti esce da un cancello dirimpetto  a noi,ci dicono che vengono dalla strada che da S. Severa va a Tolfa da dove partono alcuni  sentieri  escursionistici.
Ripartiamo ,il mare si avvicina sempre di più,barche a vela lontane  veleggiano placide sull’acqua.
Scendiamo fino ad arrivare ad un grande cancello di ferro bianco che delimita la zona del pascolaro allumierasco. Lo apriamo e facciamo attenzione a richiuderlo per bene, è un attenzione indispensabile nelle zone di pascolo.La strada si restringe subito e mentre  osserviamo le colline circostanti ci colpiscono delle vistose macchie viola. Sono Cercis Siliquastrum, meglio noti come Alberi di Giuda, i cui fiori sbocciano in aprile prima della nascita delle foglie. Una leggenda narra che Giuda s’impiccò proprio a quest’albero, ma in alcuni paesi invece è considerato simbolo di buona sorte. In Spagna tradizione vuole che gli innamorati debbano baciarsi sotto la sua chioma fiorita per propiziare la fortuna.
“Siliquastro, siliqua silvestre, arbor di Giuda, arbor d’Amore” dice Castore (durante medico e botanico umbro del XVIsec.).
Camminando, arriviamo nei pressi di un’ altra griglia (cattle grid), l’attraversiamo e ci dirigiamo verso dei vecchi casali che ci sembrano abbandonati. Abbiamo percorso fino ad ora 15km.C’è un gran  movimento, scopriamo che  di fronte al grande  casale c’è un campo da motocross e i crossisti sono in piena attività.
Passiamo, sovrastati dal rumore delle moto, tra crossodromo e casale (e infatti si chiama  “crossodromo il casale” ) e andiamo avanti sulla strada bianca. Dopo 300m dal casale la strada  diventa asfaltata e attraversa una verde  altura dove dominano le fioriture blu della borraggine. Fiori che sono ottimi in frittata e in insalata  .
Ormai vicini al mare,vediamo sullo sfondo il porticciolo di Santa Marinella  e ancora le tante vele bianche delle barche uscite in questo  sabato pomeriggio.
Dopo più o meno un altro chilometro la strada finisce davanti ad un giardino. Scopriamo che è il giardino  esterno di un  Residenza Sanitaria gestita da suore.
Prendiamo a sinistra la strada che scende, le case sono ancora rare, ma ci stiamo avvicinando al centro abitato. Seguitiamo sempre su  questa via-via suore ancelle della visitazione-fino  arrivare al sottopasso dell’autostrada A12  e poco dopo,costeggiare il muro del cimitero. Ora che siamo arrivati a quota mare sentiamo tutto il caldo di questa giornata primaverile. Questo ci fa pensare che il percorso è meglio sconsigliarlo in giornate molto calde.
Passiamo davanti all’entrata principale del Cimitero, fino ad arrivare ad uno  stop  dove andiamo a  destra, verso il sottopassaggio della linea ferroviaria. Lo passiamo, ancora pochi passi e siamo sull’Aurelia. Ora andiamo ancora a destra , direzione centro, camminando sul marciapiede.
Santa Marinella è una cittadina balneare che nel tempo si è sviluppata lungo la strada consolare partendo dal nucleo storico del porto e del castello Odescalchi.
Per gli etruschi la rada dove sorge il castello era un’ approdo per le merci provenienti da Cartagine; in epoca romana vi fu edificata una grande villa marittima dal politico-giurista Ulpiano.
Nel XII sec. fu eretta la torre normanna (ancora esistente) come difesa dalle scorrerie piratesche. In seguito la torre fu circondata da muri collegati da torrette e prese l’aspetto di un vero e proprio castello. Passato prima  ai Barberini poi all’Arcispedale di santo spirito,nel 1887 fu acquistato dal principe Baldassarre Odescalchi, con l’idea di trasformare il piccolo abitato,all’epoca poche case di braccianti e pescatori, in una delle prime stazioni balneari d’elite ,in virtù dell’ottimale esposizione  con la protezione dei Monti della Tolfa a creare un clima mite in tutte le stagioni.
Ora camminiamo sul marciapiede per 2 km costeggiando case e villini, la vista del mare è praticamente nascosta dagli edifici. Arriviamo al punto dove finisce il marciapiede e attraversando la statale si può prendere la strada per il vicino porto turistico, ma il nostro obiettivo è Piazza Civitavecchia, 300m  più avanti sull’Aurelia. Continuiamo dritti e a destra , dietro una siepe, c’è un viottolo che costeggia la consolare e ci evita di passare sulla trafficata via.
Eccoci arrivati sulla piazza dove c’è un chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto la fermata del bus Cotral  che passando da Civitavecchia ci riporterà ad Allumiere. Qui stoppiamo la nostra traccia,ma  se si attraversa la piazza e si seguono le indicazioni ci si può dirigere verso il  porto  e il Castello. A noi, soddisfatti di aver percorso questa mezza maratona, non resta che aspettare il bus che in 50min ci riporterà al punto di partenza, immersi, dopo la tranquillità dei pascoli, nel caos del sabato del villaggio.

Sulmona – Campo di Giove

Partendo dal liceo Scientifico Enrico Fermi, raggiungere in dieci minuti il centro seguendo le indicazioni stradali.
Da Piazza XX Settembre, centro storico della cittadina di Sulmona, svoltare alla propria sinistra, guardando il monumento, e imboccare Corso Ovidio. Dopo 250 Mt sulla nostra sinistra sarà ben visibile l’acquedotto romano che nasconde la vista sulla grande e bella piazza Garibaldi  con al centro una fontana. Lungo Corso Ovidio raggiungere Porta Napoli ben riconoscibile dall’arco sotto cui si può passare a piedi. Continuare su Via Mazzini che piegando leggermente a sinistra ci porterà al bivio con via Alcide De Gasperi, che imboccata la quale, diventerà dopo quasi 1 Km, la secondaria Va Vecchia di Cansano dopo l’incorcio con la Statale dell’appennino Appulo-Sannitico-Abruzzese e poi Via Aroto Lasciandosi Sulmona alle spalle continuare fra campi e orti fino
a raggiungere un bivio ben visibile dopo circa 45 min di cammino. Sulla sinistra si devono lasciare, qualche passo indietro, i resti di una specie di cava con dei piccoli edifici in disuso. Imboccare al bivio a sinistra su una stradina secondaria in leggera salita e non lasciarla per almeno altri 20-30 minuti fino a riaggiungere e incorciare la grossa asfaltata SR487. Si tratta di un buon punto di sosta con alcune panchine alla nostra sinistra dove poter riprendere
fiato. Seguendo poi l’asfaltata (ma poco trafficata) SR 487 tenendo la  propria destra, dopo circa 300 mt sul lato opposto a quello di marcia e in coincidenza di un curvone, imboccare lo stretto sentiero che sale verso i monti a sinistra indicato da alcuni segni colorati. Si tratta di un tratturo di agile percorribilità che comincia a salire verso la cresta. Dopo 15 minuti circa alla nostra sinistra, sarà ben distinguibile il resto di una piccola abitazione cubica in pietra. Non abbandonare mail sentiero, comodo e bene segnato che tra ginestre e macchia, sale non troppo velocemente verso l’alto. Alla nostra destra avremo il fondo valle e dopo un paio di Km e qualche curva apparirà dall’altra parte della valle, ben distinguibile, il paese di Cansano.

Continuando a seguire il sentiero, si raggiungerà una piccola radura dove esso piega a sinistra e poi a destra. Si è a circa un’ora dall’arrivo in Campo di Giove. Il sentiero diventa Strada Comunale da Sulmona a campo di Giove e e ci avvicina alle prime case mezze abbandonate del paese sulla sinistra per poi  portare direttamente sull’asfaltata SP12a Viale Sulmona proprio in coincidenza di una pineta sulla sinistra e dei campi da gioco sulla destra. Continuare dritto sull’asfalto per nemmeno 1 Km per raggiungere direttamente sulla Via San Matteo, il centro del paese e la bella piazzetta alberata con fontana sulla quale si affaccia il palazzo cinquecentesco Casa Nanni.

Città delle Pieve – Fabro

Partiamo alle 15 e 20 da piazza 19 giugno a Città della Pieve: spalle al palazzo del Municipio e prendiamo via Garibaldi. La percorriamo fino a svoltare sulla destra quando ci troviamo di fronte al Palazzo della Corgna e sulla sinistra la Biblioteca Comunale. Percorriamo ancora alcune piccole viuzze asfaltate dentro il centro storico fino a raggiungere l’ospedale appena fuori la cittadina: svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra; sbuchiamo su via Manni e giriamo a sinistra; la percorriamo fino in fondo e poi giriamo a destra, passiamo sotto l’arco e proseguiamo dritti su via Beato Giacomo Villa. Costeggiamo l’ospedale alla nostra sinistra che dopo una trentina di metri ci lasciamo alle spalle per prendere sulla destra in discesa la Strada del Cavacchione che ci porterà a Ponticelli. Alla nostra destra scorgiamo il monte Cetona e dopo pochi metri, passati sotto un ponte, siamo su strada sterrata poco trafficata e dove riconosciamo il passaggio del PaleoTevere. All’incrocio con località Volpara manteniamo la sinistra. Continuando a scendere sulla sinistra è possibile scorgere Ficulle, mentre sulla destra vediamo Cetona paese e Sarteano e più in lontananza anche Chianciano; non meno ammirevole Città della Pieve così come ce la stiamo lasciando alle spalle. Arriviamo a un bivio, mentre prestiamo sempre attenzione alle macchine di passaggio, e proseguiamo dritti sulla destra e superiamo prima podere Poggio Sirolo  e poi località Volpara sempre alla nostra destra.

All’altezza di una grossa curva incontriamo l’antica e affascinante Chiesa di Santa Maria in mattoncini rossi, che offre lo spazio per una breve e piacevole sosta.  Più avanti riprendendo il cammino in discesa supereremo un’abitazione, un campo da calcetto e un piccolo ippodromo. Di fronte a noi vediamo ora la ferrovia e sulla destra Ponticelli. Giunti al bivio (questo piccolo tratto è asfaltato) proseguiamo dritti passando sotto il ponte  della ferrovia; ci teniamo sulla sinistra e ripassiamo sotto il ponte della ferrovia per continuare dritti sulla strada sterrata che passa in mezzo alla nuova e la vecchia linea ferroviaria. Lungo il bellissimo viale alberato, superiamo un piccolo ponticello, e proseguendo, a un tratto, godiamo della vista di una maestosa quercia sulla nostra destra. Di fronte sulla sinistra scorgiamo già Monteleone d’Orvieto e ci lasciamo sempre sulla sinistra anche la piccola strada che porta ad una cava e per questo percorsa da autotreni; e sempre sulla sinistra su una collina in  prossimità di un bivio è possibile vedere un sito di scavi archeologici, attivo da novembre 2015, in cui sono stati rinvenuti reperti di tombe etrusche. Al bivio per San Giovino proseguiamo dritti: superiamo il ponte, lasciandoci alle spalle il vecchio podere di Poggiovalle, attraversiamo la strada asfaltata provinciale e prendiamo la strada sterrata dritta davanti a noi, circondata da campi coltivati, che ci porta su fino a Salci. Superiamo un primo e un secondo ponte che ci permettono di superare rispettivamente l’autostrada e la linea ferroviaria. Ci troviamo su strada asfaltata sulla quale proseguiamo sempre dritti su questa. Alle nostre spalle in lontananza Monteleone D’Orvieto.  Dopo un po’ siamo nuovamente su strada sterrata pochissimo trafficata e superiamo alla nostra destra una piccola deviazione per il cimitero di Salci; alla nostra sinistra abbiamo sempre la ferroviaria e l’autostrada e già possiamo scorgere il piccolo e oramai disabitato borgo di Salci. Giunti al bivio per l’azienda agricola Poggiovalle, continuiamo a tenerci a sinistra proseguendo sulla strada sterrata e superiamo un ponte sopra un fosso, e poco dopo ha inizio la salita verso Salci. Una volta raggiunto il borgo, proseguiamo dritti su un viale, lasciandoci il castello sulla destra. Scorgiamo città delle pieve alla nostra sinistra. Alla fine del viale ci troviamo di fronte la piccola Chiesa di San Pio e sulla sinistra quella che un tempo era la scuola di Salci: proseguiamo sulla destra. Cominciamo a scendere verso la Colonnetta e già intravediamo sulla sinistra Fabro Paese, la nostra meta. Continuiamo in discesa ora su strada asfaltata: ad un certo punto superiamo un allevamento di bestiame sulla nostra destra e passiamo sotto il ponte della ferrovia e proseguiamo tenendoci sulla destra fino a riprendere la strada sterrata. Oltrepassiamo il ponticello sul fosso dell’Argento proseguendo dritti fino ad un bivio dove andiamo dritti e in cui la strada si rifà asfaltata e stavolta trafficata. Ci teniamo quindi sulla sinistra e dopo circa 300 metri svoltiamo in salita sulla destra per Contrada Salci Capretta per raggiungere Fabro. Salendo scorgiamo alle nostre spalle monte gabbione, Monteleone e Fabro Scalo. Più avanti superiamo sulla destra un gruppetto di case chiamato Catelluccio o le Giambrine. Ad un certo punto, all’altezza di un grosso curvone a destra, anziché proseguire sull’asfalto, imbocchiamo a sinistra una piccola stradina o sentiero nel bosco sempre in salita fino a sboccare sull’asfalto e proseguiamo sulla sinistra in mezzo a un gruppo di case. Superando un’altra grossa curva scorgiamo alla nostra destra Allerona. E un po’ più avanti sempre all’orizzonte sulla destra scorgiamo il monte Cimino e ancora più avanti Ficulle. Proseguiamo sulla strada asfaltata in discesa e siamo ormai arrivati a Fabro. Abbiamo impiegato all’incirca quattro ore.

Castellazzo Bormida – Santuario Madonna delle Rocche

CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.) – MADONNA DELLE ROCCHE, frazione di MOLARE (230 MT S.L.M)

Introduzione: Percorso di collegamento tra la periferia di Alessandria e l’Appennino Ligure. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi (almeno due giorni) o a cavallo in considerazione del bassissimo tasso di traffico automobilistico; si rileva la presenza di qualche tratto asfaltato, comunque accettabile in considerazione del territorio attraversato, che si presenta molto antropizzato. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango.

Il percorso

Il percorso inizia convenzionalmente dall’inizio dell’argine demaniale nei pressi dell’intersezione tra la SP 183 e la “via Santuario”. L’argine può essere ugualmente raggiunto passando dietro al Cimitero Comunale o dalla strada che collega Castellazzo Bormida a Cantalupo. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Inizi a percorrere l’argine demaniale con l’autostrada A26 alle tue spalle: il fondo è ottimo ed il tracciato in  rilevato ti offre un insolito panorama di Castellazzo Bormida, che aggiri alla tua sinistra. Sullo sfondo l’Appennino Ligure con (nei mesi invernali) le vette innevate, tra cui  ben riconoscibile il Monte Tobbio. Facendo attenzione all’attraversamento della SP 181 (Via Madonnina dei Centauri), continui a procedere sempre intuitivamente lungo l’argine, fino a  3.8 km dalla partenza. Qui è necessario “scendere” sulla destra (strada Raviaro) in direzione del fiume Bormida, a cui ti avvicini procedendo verso sud parallelamente ad esso, sempre sulla strada principale, ignorando un primo ed un secondo bivio a sinistra (dopo rispettivamente 500 ed 850 metri). La sterrata va proseguita in direzione sud fino a quando questa piega “ a gomito” a sinistra per giungere ad un quadrivio (strada Marietta, 6.6 km dalla partenza) nei pressi di una grossa cascina (sulla destra). Procedi dritto, facendo attenzione alla prossime intersezioni: dopo 850 metri in un punto ove incontri l’asfalto svolti a destra oltrepassando un fosso e procedi su una pista più piccola, ma sempre bene evidente, che si dirige verso i campi circostanti. Al termine di un rettilineo pieghi a destra e con una larga curva di avvicini nuovamente al corso del fiume, in un punto in cui è presente peraltro qualche albero da fusto. Ignorando un bivio sulla sinistra che ti porterebbe sulla riva, procedi, spesso su fondo fangoso e dopo un altro rettilineo convergi su una strada che proviene dalla tua sinistra che quasi subito diviene asfaltata. Sei alla periferia di Sezzadio: arrivato di fronte al fosso del Rio Stanavasso svolti a sinistra fino al ponte sulla strada che proviene da Castelspina (10.2 km dalla partenza). Procedi a destra entrando in Sezzadio: merita sicuramente una visita il santuario “della Madonnina” protettrice dei Centauri. Il percorso interno al paese segue alcune strette vie: Via Retta, Via Remota; al termine di quest’ultima svolti a destra e procedi dritto all’incrocio successivo, abbandonando la strada principale che piega a destra a 90°. Costeggiando il fosso (sulla sinistra) fino a via Roncarino, al bivio successivo “ad Y” procedi a destra, abbandonando ben presto l’asfalto, in leggera salita; alla tua sinistra una linea elettrica. Senza possibilità di errore giungi in un punto (12.8 km dalla partenza) ove la tua sterrata termina in un incrocio. A destra ti immetti in un’altra sterrata, dalle caratteristiche particolari: essa procede in rilevato e si sviluppa con un rettilineo  lungo alcuni chilometri; si tratta della strada Romana Via Emilia Scauri che metteva in comunicazione Acqui Terme (Acquae Statiellae) con Tortona (Derthona, precisamente l’Abbazia di Rivalta Scrivia). Questo manufatto, sebbene non sia stato lastricato, è rimasto praticamente inalterato ed in ottime condizioni. Dopo 4.3 km (attenzione nell’attraversare la SP “dei boschi”  Sezzadio-Mantovana) si giunge ad un incrocio nei pressi di una cappelletta (sulla sinistra), a 17.1 km dalla partenza.

Le possibilità sono almeno due: qui viene elencata quella più lunga ma ciclabile; successivamente verrà presa in considerazione un’alternativa più escursionistica e meno ciclabile, che è la più diretta

Dall’edicola prendi la strada inghiaiata sulla tua sinistra, che procede in salita, per circa 670 metri, ove al bivio svolti a destra, sempre in salita piuttosto decisa. La strada prosegue tra i campi e qualche tratto boscoso fino a 1.2 km dall’edicola, ove è necessario svoltare a destra e seguire la traccia erbosa (o fangosa a seconda della stagione), che con andamento un po’ tortuoso costeggia una proprietà privata sulla destra. Dopo un primo gomito a destra ed un successivo sulla sinistra termini, a circa 2 km dall’edicola su una  sterrata proveniente dalla tua sinistra che converge subito in una strada asfaltata (alla tua destra). Prosegui in salita, sempre su asfalto con qualche curva, fino a rimontare sopra al piccolo altipiano alla tua sinistra. Ove finisce la salita, ignori il bivio che si diparte alla tua sinistra (sbarra) e procedi a destra, per circa 220 metri, sino ad arrivare nei pressi di una tenuta (20.4 km dalla partenza). La presenza del segnavia bianco-rosso CAI ti costringe a deviare sulla destra per evitare di passare dentro la tenuta: inizia un altro lungo rettifilo, molto caratteristico per il paesaggio, che converge su una strada più ampia, in parte incementata. All’intersezione svolti a sinistra e procedi per circa 700 metri (ora su asfalto) fino ad un successivo incrocio ove svolti a sinistra (indicazioni cascina Lupa).

Segui l’asfalto che ben presto diventa sterrato in corrispondenza della cascina, che ha l’aspetto di un maniero fortificato, con tanto di campanile. La strada procede in leggera discesa lungo un ampio avvallamento, fino a incontrare nuovamente la strada provinciale “dei boschi”, nei pressi di una lapide (vedi foto); prosegui a destra per 1 km, fino ad incontrare il bivio per Gaggina-Montaldo Bormida; ignori quest’ultimo e prendi il successivo sulla destra (26.7 km dalla partenza) appena dopo il ponticello sul rio Stanavasso. Dopo un breve tratto in piano attraversi nuovamente il rio ed affronti un breve strappo di salita ancora asfaltata, al termine della quale nei pressi di un’abitazione (sulla destra) la strada ridiventa sterrata e prosegue, in falso piano, tra campi, vigne e qualche boschetto di roveri. La strada è piacevole e la segui senza difficoltà, ignorando le diramazioni a destra ed a sinistra; reincontri l’asfalto avvicinandoti ad una zona più urbanizzata, fino a quando (30.5 km dalla partenza) la strada termina in una più grande, nei pressi di un gomito: scendi per circa 1.2 km, fino ad attraversare nuovamente il Rio Stanavasso e svoltare sulla destra in una pista fangosa che, senza significative diramazioni, segue la sponda destra del corso d’acqua fino ad incontrare nuovamente una strada asfaltata, che proviene da Carpeneto, a 34 km dalla partenza (alla tua sinistra). Questo tratto sebbene risulti d’estate invaso dalla vegetazione o nei mesi invernali molto fangoso è abbastanza caratteristico in quanto è sempre stato “snobbato” dalle vie di comunicazione che sono state costruite sui crinali circostanti: all’epoca della progettazione della ferrovia Ovada – Alessandria, uno degli elaborati prevedeva il passaggio della strada ferrata lungo questa valle, per servire il maggior numero possibile dei tanti centri arroccati sulle colline vicine (Mantovana, Trisobbio, Carpeneto, Montaldo Bormida). Svoltando a destra su asfalto, segui 200 metri di rettilineo, attraversando nuovamente il rio, prendendo la prima sterrata sulla sinistra, che continua a seguire l’amena valle, passando accanto ad un maneggio. Senza considerare deviazioni sulla sinistra (in salita) procedi pressoché in piano fino ad arrivare, a 35.7 km dalla partenza, di nuovo su asfalto, nei pressi della Cantina Tre Castelli di Montaldo Bormida. Attraversi la provinciale che, sulla destra sale a Montaldo Bormida, per passare a sinistra dello stabile della cantina, salendo su una stretta asfaltata per giungere ad un colletto dopo 600 metri. Anziché seguire l’asfalto in discesa (sulla rocca alla tua destra puoi ammirare il “lato” migliore di Montaldo Bormida), prosegui in leggera salita su una strada sterrata che segue il crinale con qualche saliscendi e ben presto ritorna asfaltata.  Dopo una breve discesa, evitando di scendere nel fondovalle,  trovi un ultimo strappo, sempre su strada (discutibilmente asfaltata), fino alla chiesetta di San Rocco di Trisobbio, in corrispondenza di un’altra strada che proviene, più bassa, dalla destra. Segue una “passeggiata” in piano fino ad arrivare presso il centro di Trisobbio, forse il più caratteristico dei circostanti, dominato dal castello. Per attraversare il borgo concentrico consiglio di di vagare un poco per le strette viuzze che circondano il castello. Giunto dalla parte opposta del paese (Via Roma), incontri la SP 200 (Ovada-Rivalta Bormida) a  circa 39 km dalla partenza. La segui per 100 metri, svoltando sulla sinistra in direzione del cimitero; passato accanto a questo, scendi a destra su sterrato, svoltando a sinistra al bivio successivo fino a immetterti nella strada Stanavasso, che origina dalle “Piscine”. Prosegui in salita sulla destra per 350 metri, fino ad una evidente diramazione sulla destra, sempre in salita; ancora a sinistra dopo 50 metri, seguendo una strada che diviene sterrata e  più pianeggiante; giungendo ad aggirare sulla destra un’abitazione; oltrepassata quaest’ultima si ignora un sentiero che scende a destra, riprendendo a salire (piuttosto impegnativo, in sella) nel bosco fino ad un colletto, ove si incontra una stradella che, seguita, ben presto si immette su unìaltr, asfaltata (proveniente dalla sinistra, da un fondo privato). Un altro breve strappo ti porta sulla strada “costiera” tra Morsasco e Cremolino (Via Rissa, 41.8 km dalla partenza). Segui sulla sinistra l’asfalto per circa 1 km, fin nei pressi di Cremolino ad un quadrivio ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere al Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle. Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle. Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario.

Pietra Montecorvino – Castelnuovo della Daunia

Piacevole e breve escursione che attraversa le campagne e il parco eolico dei paesi. Spettacolare panorama per tutto l’arco della passeggiata.

Il percorso

Spalle al Comune di Pietra Montecorvino prendiamo la strada a destra che, dopo aver superato il Caffè Dylan (prendete un caffè, ne vale la pena), arriva ad una rotatoria. Qui giriamo a sinistra per Via Giuseppe Verdi. Arriviamo così ad un bivio a T, giriamo a destra e dopo pochi metri prendiamo la strada sterrata a sinistra caratterizzata dal cartello “Strada dissestata” (vedi foto). Questa strada, fangosa se è piovuto, si mantiene a mezza costa della collina. Molto bella e panoramica sulla piana, sulla torre di Motta e le pale eoliche che stanno sulle creste.

Giunti ad un bivio Y (attenzione pochi metri prima c’è un’altra strada a sinistra ma è per i campi coltivati) giriamo a destra in discesa. Dunque questa bella strada sterrata vi porta accanto ad un casaletto abbandonato. Andando avanti se la giornata è buona potrete vedere Torremaggiore e San Severo.

Al bivio a T giriamo a destra. Poco dopo ci sarà un altro bivio con una strada più grande, da prendere a sinistra. Teniamo questa strada per qualche chilometro. Vedrete che la strada gira attorno alla collina e comincia a salire, passando dentro al Parco Eolico. Davanti a noi, dopo la salita, vediamo già la nostra meta. Troveremo poi un bivio a cui andare a destra e quando la strada diventerà di asfalto andiamo avanti al bivio successivo. Costeggiamo il cimitero (che ci troveremo sulla destra) e arrivati ad incrociare una strada asfaltata andiamo a sinistra in salita. C’è un marciapiedi che ci conduce dentro alle case di Castelnuovo della Daunia.

Oriolo Romano – Canale Monterano

LA VIA DEGLI ALTIERI
TRAVERSATA ORIOLO – MONTERANO – CANALE MONTERANO

INTRODUZIONE

Questo splendido percorso che si dipana su tranquille strade poco o per nulla trafficate, attraversa due province, quella di Roma e  quella di Viterbo ed ha molteplici motivi d’interesse.
Quello naturalistico-paesaggistico: Il territorio,attraversato dal fiume Mignone ,si trova tra i monti Sabatini e i monti della Tolfa,zona di parchi naturali.
Quello storico-artistico: Terra etrusca, Monterano era  giá feudo fiorente in alto medioevo,  poi  nel 1600, sotto gli  Altieri, migliorò il suo assetto urbanistico per mano del Bernini,ed infine, nel XVIII sec.,  fu abbandonato  in seguito di un attacco delle truppe francesi e dell’aria insalubre, i suoi abitanti si trasferirono a Canale. Rimangono le rovine incantate fuse ad una natura silvestre di rara bellezza.

Canale  fu fondato alla fine del 1500 da coloni umbri e toscani chiamati a disboscare le selve della zona. Deve il suo nome al canale che si formò -da nord a sud- a seguito del disboscamento delle falde di  monte Sassano. Ora il canale è il corso principale del paese. Circondato da boschi,  anche  ad Oriolo  arrivarono boscaioli  umbri-toscani,  chiamati da Giorgio III Santacroce che nel 1562 volle edificare  Oriolo come città ideale e felice, secondo le idee del tempo. 
E ideale e felice è  il nostro cammino, attraverso questa natura che si fa arte.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Il percorso inizia dalla piazza principale di Oriolo, piazza Umberto I,decorata dalla bella fontana delle picche e dominata,a nord, da Palazzo Santacroce-Altieri.
Guardando la facciata del  palazzo, prendiamo la breve discesa a sinistra. Ci troviamo su largo Santacroce . Alla nostra  sinistra c’e il lungo viale alberato delle Olmate (ora Bagolari)  che porta al grazioso borgo di Montevirginio,ma noi ci dirigiamo  a destra e passiamo sotto gli “archetti ” ovvero  il ponte a tre fornici che unisce il palazzo al  suo parco-giardino, circondato da alte mura. Appena passati sotto il ponte troviamo a sinistra il grande cancello dell’entrata di parco (visitabile  il sabato e la domenica ) mentre dirimpetto  domina l’ala lunga del palazzo. Proseguiamo costeggiando il muro del parco, fino ad arrivare all’angolo e continuare a seguire il muro, che ci indica la strada, per il momento ancora asfaltata. Passiamo davanti ad un edificio che ospita il centro di aggregazione giovanile e poco dopo la strada diventa sterrata. Arriviamo in fondo, fino all’altro angolo del muro. Qua, a 500m dalla partenza, lasciamo il muro e giriamo a destra. Fatto qualche passo volgiamo  lo sguardo sul bordo sinistro della stradina; c’e un magnifico esemplare  di agrifoglio secolare da ammirare. Dall’altra parte ,secondo il periodo dell’anno, un ordinato e rigoglioso orto ci persuade ad esprimere parole di sincera lode per i costanti giardinieri/contadini.  Andiamo avanti seguendo questa sterrata in leggera discesa e incassata tra i terreni (in caso di pioggia potrebbe essere un pò  fangosa,ma percorribile). Percorriamola tutta e in fondo , in uscita, troviamo a destra strada  di Serrale, a sinistra  strada della Chiusa. Ignoriamole. Prendiamo, invece piegando leggermente a destra, dritta avanti a noi,la strada della Mola, asfaltata.
E per non sbagliare seguiamo il cartello  che indica il parco della Mola .Ora camminiamo in leggera salita, in una zona di case di campagna,e percorsi 500m, la strada  asfaltata curva decisamente a sinistra. Prima di curvare  guardiamo in lontananza:davanti a noi  si staglia l’inconfondibile sagoma di  Monte Fogliano.
Continuiamo, seguendo sempre le indicazioni per parco della Mola. Dopo circa un’altro  abbondante chilometro   di asfalto ,incontriamo di nuovo lo sterrato, quindi seguiamo lo stradone principale che  ora decisamente sale. Percorsi 300m ,sulla nostra sinistra troviamo una strada con l’indicazione “isola ecologica”. Prendiamola,a meno che non  decidiamo di allungare  il percorso(3.6km/A/R), andare dritti  e visitare  il  suggestivo parco della mola sul Mignone . Oggi preferiamo fare il percorso breve e prendiamo la strada a sinistra, in salita, costeggiata da prati. Poco più in alto  la strada diventa pianeggiante e dopo aver curvato, passiamo davanti all’isola ecologica. Da questo punto la strada diventa meno evidente, perché  meno transitata, ma abbastanza per vedere che gira a sinistra, in leggera salita,fino ad arrivare in cima ad un colle.

Fermiamoci. Qui abbiamo una visuale a 360° . In una giornata splendida come questa possiamo vedere, partendo da sud e girando verso ovest:Monte Sassano (o monte Calvario ) con il suo Eremo dei Carmelitani Scalzi, il territorio di Canale con in lontananza parte dei monti Ceriti e i monti della Tolfa. Ad ovest troviamo  la bandita di Canale con monte Cuoco,  poi una sella- l’Ara del Marmo, passaggio per arrivare a Civitella Cesi, e di seguito  i monti diVejano.

A nord,  parzialmente coperto  da dei vicini abeti, intravediamo in lontananza Monte Fogliano, poi ancora un pò coperto il territorio di Bassano,   e ora senza ostacoli i suoi boschi, ad est troviamo Monte Raschio e la sua Faggeta con il territorio di Oriolo ai suoi piedi,  e  ancora la castagneta della tenuta Odescalchi di Bracciano, fino, più vicino a noi,alle verdi colline tra Oriolo e  Montevirginio  per chiudere il cerchio. Ora riprendiamo il cammino  sulla strada  parzialmente inerbita, che fa una esse,  gira a destra , scende, segue l’andamento delle colline coltivate, fino ad intersecare una stradina. Giriamo a sinistra e proseguiamo dritti. Anche qua  nei periodi di pioggia è possibile trovare fango,in qualche modo bypassabile. Arrivati in fondo al rettilineo, fate attenzione a non andare diritti ma seguite la strada che va a destra. Ora stiamo attraversando una zona parzialmente boschiva .Continuiamo a  fino ad incontrare una casa, i cani  nel recinto al nostro passaggio, spezzano la loro tranquilla noia, abbaiano, e ci lasciano passare. Andiamo avanti ora  sulla bella strada alberata, e scorgiamo una poiana  che volteggia nel cielo, libera di bearsi della tiepida giornata invernale. Camminiamo ancora per un pò fino ad arrivare  a costeggiare,  a destra lungo una discesa,  una vecchia cava. Subito dopo ci troviamo ad un incrocio di strade. NON andiamo a sinistra, torneremo ad Oriolo passando da Montevirginio. NON prendiamo la prima alla nostra destra, in discesa con un cancello di legno – che porta alla mola Ceccarelli  e a ponte antico, un passaggio sul fiume Mignone. Prendiamo  invece quella seguente a questa, con le indicazioni per l’antica città di Monterano e i cartelli dell’ippovia.  La strada è  in salita e attraversa una tagliata in tufo, rigogliosa di vegetazione. Riconosciamo pungitopo, felci, aurum italicum, muschi, agrifogli, ginestre. Ora possiamo proseguire tranquillamente lungo questa piacevole strada apparentemente  sterrata, ma in realtà in cemento.
Cammin facendo se volgiamo lo sguardo a sinistra, si svela, non molto lontano, Canale,disteso sulle pendici di monte Sassano.Notiamo anche , lungo la via,dei resti di tombe etrusche nascoste dalla vegetazione e un vecchio portale,entrata di un’antica tenuta una volta coltivata a vigna. Ma la coltivazione egemone che osserviamo  in questa parte del percorso sono dei magnifici uliveti. Poco dopo il portale se volgiamo il nostro sguardo a destra, lontano davanti a noi, possiamo intravedere Tolfa. Continuiamo fino ad arrivare ad uno slargo, dove incrociano quattro strade. Difronte a noi   due strade biforcano, prendiamo quella a sinistra sempre con le indicazioni per Monterano. Percorsi 600m di questa strada  ancora piacevolmente alberata, troviamo sulla nostra destra il cancello dell’antico Casale Persi e subito dopo lo spiazzo con il parcheggio della Riserva Monterano. Superati i pannelli esplicativi, entriamo dal cancelletto pedonale in legno nell’area del parco. Scendiamo lungo lo stradone, passiamo davanti a degli ipogei ovoidali probabilmente etruschi, e percorsi 800m dal cancello, arriviamo al cospetto delle prime rovine dominate dall’acquedotto. Per accedere all’antica città vi consigliamo di NON prendere lo stradone principale ma il sentiero a destra  che passa sotto l’ultimo  arco a sinistra dell’acquedotto e  si inerpica verso le rovine di Palazzo Altieri. Il sentiero,che passa inizialmente tra le  rocce tufacee, ad un certo punto si divide , non andiamo dritti ,ma  saliamo i  gradoni in legno a sinistra,finiti i gradoni prendiamo  il sentiero a destra leggermente in salita. Aggiriamo le rovine  della chiesa di S.Rocco e ci  troviamo  innanzi alla facciata diroccata del palazzo ducale ,decorata dalla magnifica Fontana del Leone,opera del Bernini .
Pannelli esplicativi vi aiuteranno ad identificare gli altri edifici. Spiccano i resti di un campanile  romanico. Continuiamo oltre lungo la via che leggermente  scende tra i ruderi delle case.
Arriviamo così alla vasta spianata , dominata dalla magnifica  chiesa  di S.Bonaventura e ornata da una fontana ottagonale(copia). Fin qui abbiamo percorso 9km dalla partenza. Alcuni tavoli da pic nic ci inducono a fare una sosta e gioire della brezza che sulla rupe arriva dal  mare, non molto lontano.
Ora, volgendo le spalle alla facciata della chiesa, scendiamo per lo stradone a destra che passa nella parte bassa dell’antica città e torniamo verso l’acquedotto. Poco dopo, in uscita, all’altezza degli ipogei etruschi, prendiamo a destra il sentiero del Bicione (segnavia  rossi)  indicato con il cartello “cascata della Diosilla”. Scendendo ,passiamo davanti al”Cavone”, la Tagliata Etrusca ,ora parzialmente crollata, che era l’antica entrata della città. Arrivati in fondo , due gialle farfalle svolazzano allegre vicino al ponticello in legno su un torrente .Lo attraversiamo e giriamo  sullo stradone a sinistra. Prima di girare  guardiamo verso destra; di fronte a noi noteremo che la parete di roccia disegna  quello che ricorda il profilo di un indiano. Siamo ora nei pressi della solfatara. In fondo a sinistra possiamo vedere la polla solfurea, e vari torrenti  intorno,ma noi lasciamo la strada prima  di arrivare  alla polla e attraversiamo a destra  una zona di   rocce rese biancastre  dalle incrostazioni solfuree. Superiamo  il  ponticello  in legno e ci inerpichiamo lungo l’incantevole  sentiero che prosegue nella forra scavata dal torrente Bicione – affluente del Mignone.
Il Bicione crea cascatelle e giochi d’acqua e i passaggi tra le rocce di tufo e  la vegetazione tipica della forra- tra querce, felci rare,capelvenere, edere, rende il luogo fatato. Superiamo alcuni ponticelli  fino ad arrivare alla cascata di Diosilla. Ci sono versioni più o meno romantiche del perché si chiama così. Ma la versione più accreditata ci dice che, nei primi dell’800 una ragazza del posto (Diesella) ci cadde mentre si scavavano delle gallerie  di drenaggio per le vicine miniere  di zolfo. Dopo aver ammirato la   cascata torniamo un poco indietro e saliamo le ripide scalette, poi   facciamo pochi metri in salita e ci troviamo nei pressi del parcheggio Diosilla. Continuiamo in salita e alla biforcazione ci dirigiamo sulla strada asfaltata a sinistra, seguendo  anche i cartelli dell’ippovia che indicano Canale Monterano. La strada prosegue in salita fino ad intersecare Via Palombara. Ignoriamo i vari cartelli,e giriamo a sinistra. Percorriamo un tratto della via fino ad incrociare  a sinistra via Casali di Merenda, dove c ‘è un agriturismo che produce un ottimo formaggio e a destra  via di Monterano. Prendiamo quest’ultima, in salita.  Ormai siamo nell’abitato di Canale, nel rione Casenove, percorriamo tutta la via fino ad arrivare a Vicolo Sciale .Lo prendiamo e passiamo dietro la chiesa S.Maria dell’Assunta. Subito dopo giriamo a destra e ci troviamo sul corso principale del paese.   Sul corso ci dirigiamo a sinistra e poco dopo incontriamo via Primo Maggio, a destra  La breve salita ci conduce alla  fine del percorso, Piazza del Campo , dove troviamo il municipio di Canale  e l’autentica fontana ottagonale, originariamente posta a Monterano. E anche la scultura originale della Fontana del Leone è custodita all’interno del  palazzo comunale.  La traversata  finisce qui .E da qui potremmo ripartire per la traversata Canale- Oriolo attraversando monte Sassano e la tenuta dell’Eremo. Ma questa è un’altra storia.

Porano – Lubriano

Questo itinerario – che attraversa il delizioso ambiente campestre al confine tra Umbria e Lazio – insieme alla traversata Castel Giorgio-Bolsena, consente di collegare agevolmente i due grandi anelli relativi al giro dei Comuni della Provincia di Terni e quelli della Provincia di Viterbo, trovandosi nel tratto, al confine tra le due Regioni, in cui questi sono più prossimi.
A Porano, interessante la presenza di Castel Rubello e di Villa Paolina; a Lubriano, affascinante la presenza della vicina Civita di Bagnoregio.

Il percorso

Da Piazza Garibaldi in Porano, dal belvedere con splendida vista sui campi al di sotto del paese, da cui spunta maestoso il Duomo di Orvieto, si attraversa l’arco e si entra nel centro storico percorrendo Via del Municipio e lasciandosi sulla sinistra la bella Piazza Carlo Alberto. Con pochi passi si raggiunge il piccolo Corso Vittorio Emanuele II, dove si trova l’Ufficio Postale, da cui si piega a sinistra in un vicolo che scende sotto un altro arco, passa davanti a ristorante, svolta di nuovo a sinistra e sbuca di nuovo fuori dal piccolo borgo, in posizione panoramica sui vicini Monti Amerini e, più fondo, Monte Terminillo (destra) e Monte Vettore (sinistra).

Si scende verso la strada provinciale, che collega il paese a Orvieto, la si attraversa dove ci si ricongiunge con essa in corrispondenza di Piazza Indipendenza e si imbocca la strada che scende a destra tra alcune case, parallelamente alla provinciale stessa.

Si percorre la stradina, teoricamente vietata al transito delle auto, si lascia una diramazione a sinistra (peraltro indicata da alcuni recenti segnavia escursionistici ad opera del recentemente istituito Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi) e si sale leggermente, sempre su asfalto, costeggiando alcuni campi, in posizione panoramica.

Si cammina per alcuni minuti, si incontrano di nuovo altre case, fino a quando si giunge nei pressi della zona detta “Cunicchio”, di fronte a una chiesetta al centro di una residenziale. Qui si piega a destra e si imbocca Via Madonna delle Grazie, arrivando in breve a incrociare Via Marconi, dinnanzi al parco della storica Villa Paolina, il cui cancello di ingresso si trova qualche decina di metri a destra e in cui si consiglia di entrare per un giro, nel caso fosse il periodo di apertura del parco.

Altrimenti, si piega a sinistra e pochi metri dopo si imbocca una stradina a destra, di fronte al piccolo supermarket del paese. Si percorre tutta la stradina che attraversa un ambiente campestre, tralasciando alcune diramazioni sia a destra che a sinistra, che conducono ad abitazioni private. Giunti in fondo, la stradina termina in una zona prativa e si fa pista erbosa, che si segue per alcune  poche altre decine di metri nella medesima direzione, fino all’altezza del vecchio casale che sorge sulla destra. Da qui, si svolta a sinistra di circa 90° (presenti alcune tracce erbose della diramazione), si lascia la pista e ci si inoltra tra due file di siepi percorrendo tutta la piccola radura che racchiudono, fino a quando si arriva nei pressi del boschetto, dal quale appare sulla destra l’attacco di un viottolo che lo attraversa sotto gli alberi. Lo si imbocca e, in leggera salita, si esce in breve dalla parte opposta (si può arrivare nel medesimo punto senza passare nel boschetto bensì costeggiandolo sulla destra, al limitare del campo con cui confina).

Seguendo la pista, si piega a sinistra e si incrocia una strada asfaltata che raggiunge il piccolo borgo di Radice. La si segue a destra in discesa, si supera l’isola ecologica comunale e si prosegue, raggiungendo in 1 km abbondante, il borgo di Radice. Lo si attraversa e si prosegue, superando una ripida rampa in salita nei pressi di un bel casale e si raggiunge la parte alta dell’altopiano vulcanico che digrada verso il vicino lago di Bolsena.

Si è ad un bivio, si gira a sinistra e da qui inizia un bel tratto tra la tipica campagna di questo angolo di territorio al confine tra Umbria e Lazio, che nulla ha da invidiare alla più rinomata, vicina, campagna toscana.

Si prosegue lasciando a sinistra una diramazione e si giunge a un ulteriore bivio. Qui si è sul punto di confine tra le due Regioni. Si svolta dunque nettamente a sinistra (sulla destra si raggiungerebbe Torre San Severo, frazione di Orvieto, e, da lì, Bolsena) e si punta in direzione di Lubriano, percorrendo un bel tratto di strada sterrata tra i campi, intervallati solo da un brutto impianto di pannelli fotovoltaici. Si raggiunge in breve un curva, in cui si immette sulla sinistra un viottolo, marcato con segnavia della “Via Romea”: è una soluzione, più corta e meno suggestiva, che si può prendere all’altezza dell’isola ecologica passata in precedenza, svoltando a sinistra.

Lo si tralascia e si prosegue seguendo la strada principale, dopo un’ulteriore curva della quale, percorrendo un lungo rettileneo, si raggiunge l’intersezione con la provinciale Bagnorese.

La si prende a sinistra e si svolta immediatamente dopo subito a destra su una stradina asfaltata secondaria nel comune di Lubriano (attenzione alle auto, anche se rare), che attraversa ina zona di campagna, fino a giungere nei pressi di una fattoria e il campo sportivo del paese. Qui si piega a destra, puntando verso sud, si attraversa la strada comunale per Castiglione in Teverina, si prosegue sempre sulla direttrice principale, fino a giungere, dopo un breve tratto di discesa, all’incrocio con la provinciale 55. Si è ormai nei pressi del paese. La si prende a destra, su marciapiede, si supera il ponte sul fosso che un tempo “isolava” Lubriano e, in breve, si raggiunge Piazza Col di Lana, con splendido affaccio sul borgo di Civita di Bagnoregio.

Porto di Marano Ticino – Riserva della Fagiana

Itinerario Escursionistico di circa 30 chilometri, per cui ci va tutto il giorno circa 8 ore a piedi. Può essere  affrontato con biciclette per sterrato o a cavallo. Può essere inserito in un percorso ben più lungo sia in direzione nord che sud.   Quasi interamente su strade sterrate sempre agevoli. Percorre un tratto dei parchi del Ticino , la prima metà su sponda sinistra in Piemonte e la restante metà su sponda destra e quindi il Lombardia. Una  buon parte è boschiva per cui si può fare anche in stagione calda. Vi è sempre la possibilità di una pausa rinfrescante nel fiume e soprattutto nei molti affluenti con acqua fredda. Possibilità di vedere animali, da uccelli con buona presenza di trampolieri, martin pescatore, picchi, corvidi, falchi e poiane. All’imbrunire soprattutto, conigli , fagiani e con un po ‘ di fortuna volpi e cinghiali, in base alla stagione. I parchi regionali del Ticino , rappresentano l’unico corridoio naturalistico , che permette di mettere in comunicazione le aree montane con gli appennini passando per la pianura padana.

Il percorso

Il luogo di partenza è situato in riva al Ticino dopo la prima grande ansa in cui il fiume ritorna verso nord come in un tentativo di riimmettersi nel Lago maggiore da dove è da poco uscito. La  località si chiama Porto di Marano Ticino. Il luogo, ricorda nel toponimo la possibilità di approdo e l’antico guado . Alcune fonti riporterebbero addirittura la presenza di un ponte romano. Come testimoniato è luogo di passaggio dell’antica via che portava da Novara a Como , passando per il monastero al di là del fiume di Castelnovate. Più recentemente,  vi era un ponte poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale , dopodiché vi è stato  un imbarcadero collegato con una fune che trasportava a pagamento le genti da una sponda all’altra . Lì vicino in riva al fiume si può ora ammirare l’antica dogana sabauda ora residenza privata.

Ci si incammina verso sud e si tiene la strada asfaltata per circa un chilometro, finchè si imbocca lo sterrato che costeggia il sedime di una fabbrica chimica detta dai locali  “chimica del Ticino” ora della multinazionale americana Belchem. Questa astronave , se vi capita di osservarla di notte , sembra arrivata da un altro universo illumina e sbuffa con sinistri rumori.

Percorrendo la strada asfaltata, costeggerete sulla destra un allevamento ittico e se osservate sui prati a sinistra vedrete una schiera di aironi cinerini, intervallati dalle bianche garzette in attesa di poter approfittare degli ospiti delle vasche d’allevamento.

Si tiene sempre l’indicazione del sentiero E1 , che costeggiando il Ticino , è un tratto del percorso europeo che da Capo Nord in Norvegia, arriva in Umbria e vi è il progetto di prolungarlo sino a Capo Passero in Sicilia.

Il percorso sempre su sterrato, costeggia una serie di antichi mulini e anche per un buon tratto l’antica roggia molinara. Dop o circa 5 km si passa vicino al ristoro il Bartin e si arriva alla strada statale 527.

Si prende a sinistra, prestare attenzione perché è trafficata anche da mezzi pesanti, per circa 300 mt, sino a prendere la ciclabile che si diparte a destra. La strada con fondo asfaltato è vietata a mezzi motorizzati tranne i residenti. Si passa tra campi e ci si immette poi in splendidi boschi di Carpini. Si costeggia dopo qualche chilometro il Ticino e si arriva in una zona di casette alcune abbandonate.

A poche centinai di metri, merita una sosta il mulino vecchio di Bellinzago. Struttura rimasta integra e con tutti i macchinari tutt’ora in funzione in legno. E’ gestito dall’ente parco e spesso vi sono esposte mostre fotografiche a tema naturalistico. Informarsi per gli orari di apertura che variano stagionalmente.

Si riprendeil cammino verso sud su carrabile e dopo circa 2,5 km , costeggiando il fiume si arriva alla deviazione del canale Langosco. Qui si trova anche una spiaggia attrezzata e la possibilità di una gradevole sosta.

Il Langosco, porta acqua ad una centrale elettrica per poi rientrare nell’alveo del fiume . Naturalisticamente è molto bello . Chi vuole lo può costeggiare sino alla centrale per circa un km seguendo tracce di pescatori.

Altrimenti si lascia il ristorante la quercia, prendendo la strada asfaltata che si diparte verso ovest nel bosco. E’ una zona molto umida ricca di sorgive. La strada dopo un chilometro si alza per raggiungere il primo pianoro della valle e costeggia il canale e poi il fiume dall’alto.

Anche il bosco cambia divenendo ricco di pini e più arioso. Circa 3 km e si arriva ad incrociare la sp 341, che seguendola a destra sinistra in discesa, ci porterà ad attraversare il Ticino sull’antico ponte in ferro di Turbigo (1887).

Passato il ponte , si prende il primo sterrato a destra e si continua verso sud lungo la sponda destra lombarda del Ticino. Considerate che a questo punto mancano ancora una quindicina di chilometri e si è quindi a metà strada.

Si costeggia il fiume in facili sterrati con indicazioni del parco e dopo 5-6 chilometri si incontra prima i ristori di castelletto di Cuggiono poi si arriva alla lanca di Bernate che si attraversa su un ponte in legno . Il posto è gradevole e merita anche un tuffo se la stagione lo permette. Lungo il percorso si passerà poi sotto i ponti dell’autostrada Milano – Torino e quelli appaiati della statale e ferrovia, ben più antichi. Lungo la sponda è facile imbattersi in pescatori, anche sulle classiche barche in ferro da fiume.

Verso sera sarete arrivati in vista della riserva della Fagiana. Posto veramente notevole dove potete trovare tra l’altro un centro Lipu per i soccorso di uccelli feriti . Area di circa 500 ettari incontaminata e attrezzata per la visita. http://ente.parcoticino.it/visita-il-parco/i-centri-parco/centro-parco-la-fagiana/

Per il pernottamento e la cena ho sperimentato l’agriturismo cascina bullona, che è anche fattoria didattica. Camere accoglienti, personale gentile e si mangia bene cucina classica lombarda. www.agriturismobullona.it

Castel Giorgio – Bolsena

Itinerario che attraversa la bella campagna dell’altopiano dell’Alfina, con ampi panorami sul lago di Bolsena, il Monte Amiata, il Monte Cetona e il Monte Peglia.
Con esso si collegano i due grandi anelli del giro dei comuni della Provincia di Terni e quello dei comuni della Provincia di Viterbo, consentendo dunque di passare da uno all’altro, in maniera semplice e diretta.
Il presente percorso è stato mappato da Riccardo Schiavo, Guida Ambientale Escursionistica ed Educatore della Terra. Qui potete trovare il suo blog Passi Avanti

 

Il percorso

Dallo slargo davanti al municipio di Castel Giorgio, si imbocca Via Guglielmo Marconi in uscita dal paese, in direzione di San Lorenzo Nuovo. Si percorre tutta la via e si raggiunge Piazza Giorgio della Rovere, dove, continuando sulla via principale e svoltando a sinistra (Via dei Carrari), in breve si raggiunge l’incrocio con la SP Maremmana, che si attraversa imboccando immediatamente di fronte la strada asfaltata che porta ai campi sportivi comunali e alla pineta (Via Montiolo), passando a destra di un edificio.

Si percorre un lungo rettilineo, si supera il campo sportivo e, dopo una curva a destra, si lascia a sinistra una prima diramazione (che raggiunge una casa) e si prosegue sulla via principale, con un po’ di attenzione dato che è percorsa anche dalle auto.

Dopo poco, si giunge nei pressi di una ulteriore diramazione a sinistra (che si tralascia), nei pressi della pineta, luogo di ricreazione degli abitanti locali, che si costeggia sulla destra, sempre su asfalto. In pochi metri siamo di fronte all’accesso vero e proprio della piccola pineta, con ulteriore diramazione a sinistra, che non deve essere presa, come la successiva che si incontra più avanti, rispetto alla quale è indicato anche il divieto di transito.

Qualche decina di metri più avanti, a destra, una strada sterrata un po’ fangosa e scivolosa dopo le piogge, si inoltra tra gli alberi e un zona di taglio di legname e raggiunge in poco meno di un paio di km il Castello di Montalfina, antico presidio delle campagne dell’altopiano dell’Alfina. Trattasi di una interessante deviazione (che non è stata percorsa in questo caso), a parte il primo tratto nella mal tenuta area di competenza dell’impresa boschiva, che peraltro consente di godere sulle prime aperture panoramiche che si incontrano sul lago di Bolsena, i monti Amiata e Cetona.

Si prosegue sulla via principale, si scende un poco e poi si risale, raggiungendo il punto dove termina l’asfalto, corrispondente al confine di regione tra Umbria e Lazio, in una posizione molto panoramica oltre che sul lago e sui monti toscani, anche sul paese di Radicofani, sulla campagna circostante, il castello di Montalfina e la piccola catena del Monte Peglia verso nord.

Si è nei pressi del punto più alto dell’itinerario e di un quadrivio, che si supera imboccando il viottolo sterrato che scende davanti a noi in direzione del lago, con ampie e belle vedute sul lago stesso.

(In periodo di caccia aperta, questa zona può essere interessata dalla presenza di squadre per la battuta di caccia al cinghiale:attenzione!).

Al termine della discesa si raggiunge un incrocio a T nei pressi di un casale, intercettando quella che è la Via Francigena. Si prosegue quindi su di essa a sinistra, in discesa, verso Bolsena. Scendendo lungo la via, si incontra a sinistra la diramazione che punta verso l’Ostello Gazzetta (antica e ottima opportunità di alloggio in caso di cammini di più giorni sulla Francigena) e più avanti, questa volta a destra, la diramazione per l’agriturismo Belvedere. Si tralasciano entrambe e si prosegue dritti, tra campi coltivati e pareti di roccia vulcanica, per giungere, circa un km dopo, a un ulteriore incrocio a T, nei pressi di una edicola sacra. Qui si prende ancora a sinistra, per entrare nel paese di Bolsena dal castello e il centro storico, altrimenti è possibile svoltare anche a destra, per raggiungere il paese e la via Cassia senza passare per il pittoresco borgo.

In breve lo stradello si congiunge con la SP Bolsenese, che si prende, facendo attenzione perché non c’è marciapiede in questo tratto, a destra in discesa, seguendo i segnavia comunque presenti della Francigena. (NB: salendo sulla provinciale a sinistra, dopo il tornante, a sinistra, si dirama il viottolo del percorso Bolsena-Orvieto, percorso di origini antiche e di importanza storica, molto bello, segnato al piano di calpestio).

Fatte alcune decine di metri con bella vista sul lago e sulle torri del castello di Bolsena, si raggiunge un’area di parcheggio a sinistra, nei pressi di una curva, in cui si entra puntando verso un piccolo e caratteristico fontanile, adiacente all’inizio di una stradina che entra tra le case. La si  imbocca e si sbuca di fronte a una piccola e antica pieve di campagna su un quadrivio; qui si scende ancora sulla destra, si incrocia di nuovo la provinciale di fronte al castello, la si attraversa e si entra nel borgo, passando alla sinistra del castello stesso e raggiungendo così Piazza della Rocca.

Qui si può scegliere di varcare l’arco sulla sinistra per godersi il bell’affaccio sui tetti del paese e sul lago. Nel caso, tornando indietro, appena poco prima dell’arco, si prende Via delle Piagge e seguendola si giunge in Piazza San Rocco, nel cuore del borgo. Si imbocca a sinistra Via Cavour e alla fine di questa si supera l’arco e si raggiunge la piazza del Comune di Bolsena, termine dell’itinerario.

Montecasoli – Grotte Santo Stefano

La partenza di questa escursione è situata davanti alla chiesa di Montecasoli, ovvero la Chiesa di Santa Maria Assunta. Spalle alla chiesa abbiamo la possibilità, andando in discesa e subito a destra, di visitare Montecasoli, zona archeologica e naturalistica di notevole interesse. Avremo cura di uscire dalla visita alla zona archeologica per la strada sterrata, molto evidente, che scende verso il torrente Vezza. Qui troveremo sulla sinistra un ponte che lo oltrepassa e lo imboccheremo. La strada sale e arriva ad un incrocio, a cui andare dritti. Saliamo per qualche chilometro circondati da un bosco di cerri, dopodiché la strada diventa piana e incominciano le coltivazioni di ulivi e noccioli a destra e sinistra. Si arriva così ad incontrare una strada asfaltata che va semplicemente superata. Diventa infatti bianca. Superiamo la ferrovia con il passaggio a livello e andiamo sempre dritti fino a incrociare la strada asfaltata all’altezza di un allevamento di polli. Qui andiamo a sinistra (prestiamo attenzione alle automobili) e costeggiamo la recinzione. Ma solo per qualche decina di metri perché appena essa finisce andiamo a destra con un fuori pista, che subito intercetta la strada di servizio dell’allevamento. Seguendola giungiamo in uno spiazzo con un bivio. Ma davanti a noi c’è una radura e un sentiero che si getta a zig-zag nella forra, da prendere. Fate attenzione perché qui potrebbero esserci delle pecore con il cane. In realtà è una strada percorribile e noi non abbiamo mai incontrato problemi, ma sempre meglio procedere con cautela. La strada sterrata scende fino al fosso e lo supera con un ponticello fatto di un tubo dentro cui passa l’acqua e comincia a risalire. Quando ritorniamo in superficie la via costeggia un’antica torre di avvistamento e prosegue in piano tra campi e allevamenti. Continuiamo fino ad arrivare ad un incrocio a T con Via dei Pianali, a cui svoltiamo a destra. Al bivio con Strada Danzera imbocchiamo quest’ultima a destra. Giungiamo così a Borgo Le Case. Appena la via si fa asfaltata giriamo a destra, oltrepassiamo il piccolo borgo e giriamo a sinistra al bivio successivo. La via si fa sentiero, scende e risale fino alle grotte da cui il paese prende il nome. Proprio all’altezza della prima, sulla sinistra, troviamo una scala di legno che sale e che ci porta ad un bivio, da imboccare a sinistra. In breve siamo nel centro del paese di Grotte Santo Stefano dove è possibile visitare lo splendido Eco-Museo della Tuscia, ubicato proprio nella piazza centrale.

Podere Veranello – Montemerano

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte sull’Albegna  e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca, proseguire diritti. Passato un agriturismo e una casa la stradina svolta a sinistra, non prendere dritto perché si va in un uliveto.

Ci troviamo in un sentiero. Il sentiero scende fino al torrente Rattaiolo, quindi lo guada agevolmente. Prosegue in salita, costeggiando un bel muretto a secco. Allo sbocco del sentiero, davanti alle prime case del paese, andiamo a sinistra e dopo la seconda casa imbocchiamo la strada a destra. La strada diventa asfaltata, si continua in salita per poi in cima svoltare a destra, sempre in salita, e poi subito a sinistra . Proseguire un po’ a zig zag, ma sempre in salita sino a entrare nel paese vecchio.

Abbadia Lariana – Lierna

ABBADIA LARIANA ( 204 MT S.L.M.) – LIERNA ( centro: 202 MT S.L.M)

Descrizione: è il tratto iniziale del Sentiero del Viandante, antica via di comunicazione sulla sponda orientale del lago di Como, che era percorsa da una serie di  mulattiere che mettevano in comunicazione Milano con i passi alpini ed il Cantone dei Grigioni. Tale via di comunicazione dovrebbe essere considerata più come una rete di sentieri, in quanto era possibile percorrere molte varianti o “sdoppiamenti”, alcune delle quali procedevano lungo le valli laterali raggiungendo i numerosi insediamenti anche assai lontani dalla riva; non dimentichiamo infatti che la via di comunicazione privilegiata tra i  borghi rivieraschi è stata per secoli la navigazione lacustre. Nei primi decenni dell’800 l’apertura di una strada militare diretta sia al Passo dello Spluga che al passo dello Stelvio (non banale per l’epoca il superamento in galleria dei tratti di parete verticale che si affacciano sul lago)  provocò una rivoluzione nel sistema viario causando il progressivo abbandono di questi tracciati. L’itinerario è descritto nella sua completezza da molte pubblicazioni, tra cui “Il sentiero del Viandante” di A. Marcarini (Lyasis ed.) ed è contraddistinto dal sapiente equilibrio (salvo qualche moderna stonatura visibile qua e là) tra attività umana e natura; lungo la via si incontrano  agglomerati di case rustiche in pietra, ruderi di vecchi mulini, castelli, torri, innumerevoli cappelle e chiesette montane, terrazzi coltivati a vigna ed addirittura a ulivo. E’ sempre presente un segnavia (cartelli arancioni); il primo tratto, fino a Lierna non presenta particolari difficoltà e può essere percorso praticamente in tutte le stagioni.

Il percorso: l’inizio dell’itinerario si trova presso la Chiesetta di San Martino, che raggiungi mediante una scaletta posta al termine dello svincolo di Abbadia Lariana della SS36 (provenendo da Lecco in auto). Superando la linea ferroviaria su una passerella pedonale rimonti il contrafforte del monte di Borbino, in un susseguirsi di viottoli sempre contrassegnati con il segnavia arancione. Se provieni invece dalla stazione ferroviaria, anziché raggiungere il punto di inizio sulla trafficata strada lungolago, è preferibile invece imboccare via Onedo, che andrà seguita fino al termine, ovvero fino ad incontrare il segnavia (punto di inizio della registrazione GPS per il calcolo delle distanze successive). In alcuni punti il sentiero è una lingua acciottolata stretta tra le case della frazione Borbino (a sinistra) e gli scoscesi pendii del monte omonimo (alla destra). Tralasciando sulla destra il sentiero che sale al Monte, prosegui in leggera salita su tratti di viottolo alternati ad asfalto, superando il Torrente Zerbo. Giungi innanzi alla Cappella della Madonna di Caravaggio; il sentiero si allarga e procede tra costruzioni vecchie e nuove, fino alla Chiesa di San Bartolomeo e della collina di Castello. Prosegui alla frazione Novegolo, scendi su asfalto fino a sotto passare la superstrada, imboccando un sentiero erboso sulla destra, al termine del sottopasso; da questo punto procedi per lungo tratto in falsopiano, a quota 230 metri circa, tra olivi, prati ed alberi da frutto. Una bella strada lastricata sale fino alla chiesa di San Giorgio (2.1 km dalla partenza). L’edificio è posto su una rupe che sovrasta l’estremità meridionale di Mandello del Lario: è considerata uno degli edifici religiosi più pregevoli, risalente al Duecento, con all’interno una serie di affreschi Quattrocenteschi rappresentanti l’Inferno, il Limbo ed il Paradiso. Il sentiero prosegue sulla destra, in salita acciottolata tra alcuni cipressi lungo il “sentiero per Maggiana” ed oltrepassa nuovamente la superstrada, giungendo nei pressi del piccolo cimitero di Zana. Guadagnata la carrozzabile, svolti a sinistra in piano e, svoltando a destra dopo circa  duecento metri, entri nella frazione Maggiana, in cui merita una visita la torre “del Barbarossa”, del XII secolo. Proseguendo lungo via Vittorio Veneto esci all’estremità opposta del borgo su sentiero acciottolato, salendo di quota fino ad un sentierino che si dirama sulla sinistra e guadagna il bosco procedendo nel poggio che separa Rongio da Maggiana. Giungi a lato della Chiesa seicentesca di San Giacomo di Rongio (4.7 km dalla partenza, 409 m slm), in una bella piazza con lavatoio e contornata da edifici antichi. Procedendo oltre superi Piazza Sant’ Antonio (Parcheggio) e scendi la ripida strada asfaltata (sulla destra) che si dirige nei pressi del Ristorante “Al Verde”; prima di quest’edificio scendi il sentiero che ti porta ad attraversare su un ponte naturale in pietra il torrente della Valle Meria (330 m slm, unico punto del percorso, a mio avviso il più spettacolare, in cui occorre prestare un minimo di attenzione). Risalendo nel bosco, incroci il sentiero che proviene dalla Chiesa di Santa Maria, che vedi arroccata sulla rupe alla tua destra, un tempo posto tappa per chi si dirigeva in Valassina. Svoltando a sinistra, procedi in falsopiano fino ad immetterti in un tornante (cappelletta con Madonna e Santi) della strada asfaltata che sale da Mandello. Sali in via Contrada di Sonvico, che diventa strettissima e prosegui , sulla destra, lungo strada San Bernardo che, diventata sentiero, passa alle spalle del cimitero di Somana. Il percorso prosegue in costa su strada asfaltata, con bella vista del lago e del sottostante abitato di Olcio, fino al termine della stessa, a circa 450 m.slm di quota,  ove è necessario scendere alla sinistra. Il sentiero dapprima stretto, progressivamente si amplia, procedendo tra cascinali fino ad un quadrivio (Cappella del Signore, 1918), in località Saioli. Successivamente costeggi per un lungo tratto la superstrada (attenzione, è necessario controllare il segnavia ai numerosi incroci), per poi scendere verso Olcio, fino ad oltrepassare il torrente Valle Buria (9.2 km dall’inizio). Da questo punto inizia il tratto a mezza costa che sovrasta l’abitato di Lierna. Per chi necessita di scendere in paese o alla Stazione Ferroviaria è sufficiente imboccare e seguire la sottostante Via della Libertà o qualsiasi dei viottoli che scendono sulla sinistra.

Monginevro – Brianzone

MONTGENEVRE (1860 MT S.L.M.) – BRIANCON (1300 MT S.L.M)

Descrizione: dal valico alpino di Montgenevre, appena oltre il confine Italo-Francese, si scende verso la città di Briancon utilizzando sentieri e strade militari, su un percorso che è fortunatamente rimasto integro e completamente svincolato dalla trafficata viabilità stradale. Ottimo percorso d’estate per la mountain bike e d’inverno per ciaspole e sci fondo/escursionismo. Per ragioni pratiche è stato descritto il percorso più semplice, intuitivo e ciclabile, ma sono possibili numerose varianti. Attenzione ad evitare lo sconfinamento d’estate nel campo da golf e d’inverno nelle piste da sci.

Il percorso: dal piccolo centro (incrocio Rue d’Italie / Rue de la Praya) procedi in direzione degli impianti sciistici (seggiovia Prarial) fino a giungere sopra la galleria artificiale della Route National 94. Procedi sulla destra lungo una balconata con panchine e scendi alla tua sinistra nei pressi dell’edificio della “Ecole de Ski”. Una stradina affianca la D94 (ora alla tua destra) e giunge, dopo un sottopasso, nei pressi dell’ovo-seggiovia “Chalmettes”. La superi, risali qualche centinaio di metri lungo la pista che affianca il centro benessere “Durancia” (sulla tua destra), fino ad incrociare lo skilift “durance”. Noterai in questo punto una strada sterrata che procede in piano, sulla tua destra, nel fitto bosco di conifere (+880mt dalla partenza, cartelli indicatori gialli, segnavia giallo, indicazioni Les alberts/Brincon). Procedi su una sterrata ampia, dal fondo buono, ignorando il primo bivio a sinistra in salita, dopo 250 metri, e le restanti diramazioni minori. Il percorso è molto intuitivo, procede quasi in piano fino ad un punto panoramico, dopodiché inizia a scendere; dopo cinque tornanti, incontri un quadrivio (5.7 km dalla partenza): procedi a sinistra in discesa, direzione Briancon (incontri il segnavia bianco rosso GR). Segui in discesa fino ad un piccolo guado: ti immetti in una strada più ampia, sempre sterrata, e procedi sulla destra in discesa (7.1 km dalla partenza). Sempre seguendo la strada principale, arrivi ad un incrocio più complesso nei pressi del “Torrent du Vallon”: ignori due sentieri secondari che salgono sulla sinistra agli “Chalets du Vallon”, prosegui brevemente in discesa (a sinistra al bivio successivo) sulla traccia che affianca il piccolo corso d’acqua e lo supera con un ponticello di legno (7.9 km dalla partenza). Subito dopo procedi in leggera salita ignorando la deviazione in discesa sulla destra (che conduce a La Vachette). Ti inoltri lungo la sinistra orografica del fiume “Durance”, notando sulla sponda opposta, ma a quota minore, la statale D94. Incontri un piccolo ricovero militare in buone condizioni e giungi ad un importante bivio a 9.3 km dalla partenza, in cui devi svoltare a destra in discesa, seguendo il segnavia bianco-rosso (procedendo dritti si arriva comunque a Briancon con facilità). Sempre in discesa, ora su mulattiera (ma sempre ben ciclabile) scendi sempre seguendo i segnali (attenzione, all’incrocio successivo vai sempre in discesa mantenendo la direzione) fino ad uscire dal bosco e giungere a L’Envers de Fontenil (10.4 km dalla partenza). Evitando di scendere fino al fiume, a quota 1318 noterai che il segnavia ti conduce a sinistra, tra i campi. Dopo 400 metri ignori un bivio sulla destra, procedendo innanzi (attenzione al segnavia sugli arbusti: il sentiero costeggia un campo e può non essere sempre ben evidente) e ritornando nel bosco nei pressi di una ripida rampa in salita. Dopo qualche centinaio di metri incontri la sterrata che scende dal Fort de Tetes/Fort Christianne. Scendendo sulla destra incontri uno dei manufatti più spettacolari di tutto il percorso, l’imponente Pont d’Asfeld, che attraversi per risalire sulla sponda opposta e giungere a Briancon, nei pressi della “Porte de La Durance”; segui la Rue du Pont d’Asfeld e giungi nella via principale del centro storico, la “Grande Rue”.

Montemerano – Podere Veranello

Il percorso

Da piazza Castello prendiamo vicolo della Libertà, facciamo una serie di vicoli fino ad uscire davanti all’asilo, si arriva in breve ad un bivio a T davanti a noi un piccolo parcheggio delle automobili, svoltiamo a destra , dopo neanche 15 m giriamo a sinistra. Al bivio con il dare precedenza si svolta a destra. Dopo nemmeno 40m si svolta a sinistra seguendo le indicazioni Chiesa della Madonna del Cavalluccio, dopo breve la strada da asfaltata diventa acciottolata.

A sinistra di alcune palazzine troviamo una strada bianca ed un sentiero, sulla sinistra, quest’ultimo da imboccare. Ci troviamo in un sentiero costeggiato da un muretto a secco caratteristico e su selciato, pur ora in modo sconnesso, il sentiero scende fino al torrente Rattaiolo, quindi lo guada agevolmente. Prosegue in salita. Il sentiero sbocca su una strada bianca più ampia da prendere a destra. Si arriva ad un bivio, in cui si continua la strada principale sulla sinistra, per poi incontrarne un secondo, all’entrata di un uliveto , da imboccare a destra. Questa strada bianca sale, svolta a destra ed entra fra gli edifici di un’antico casale, quindi si scende.

Arrivati sulla strada provinciale prendere a sinistra non potendo passare il fiume direttamente. A fianco del ponte si può scendere nel greto del fiume e togliendosi le scarpe attraversare a piedi o in alternativa si può usare il ponte. Proseguire lungo la strada asfaltata dopo circa 200 metri prendere la strada bianca svoltando a destra.

Dopo circa 800 metri svoltare al primo bivio a sinistra in un’altra strada più piccola. Arrivati all’incrocio a T andiamo a destra. Proseguiamo dritti alla prima deviazione sulla destra e fatto circa 1 km ci troviamo ad un altro evidente bivio, a cui andare a sinistra. Si passa così un ponte e si arriva ad incrociare la strada asfaltata, da imboccare a sinistra in discesa. Dopo 3km circa di strada asfaltata, ma comunque poco frequentata, si arriva al Podere Veranello.

 

 

Metaponto Lido – Marconia

METAPONTO LIDO-MARCONIA, 17 km

Dal Lido tornare verso la stazione ferroviaria di Metaponto percorrendo la stessa strada del giorno prima a ritroso. Imboccare la strada secondaria che passa di fronte ad un magazzino abbandonato e subito dopo, ad un edificio moderno con la scritta Hotel rotta. Camminare su asfalto per una mezz’ora, la strada è praticamente in disuso. Con l’aiuto del Gpx seguire le strade di servizio fra i campi per raggiungere nuovamente il ponte abbandonato, giungendovi questa volta da sotto, tenendosi il fiume Basento in basso sulla sinistra. Passando sotto la campata del ponte della SS106 e poi di quella del ponte abbandonato, piegare a destra, costeggiarlo e salirvi comodamente passando per il tracciato del giorno prima. Percorrere a ritroso il campo di agrumi abbandonato e il campo incolto per risbucare alla congiunzione fra SP154 e SS 106. Imboccare lo svincolo in salita davanti a noi leggermente alla nostra sinistra che piegherà subito in discesa a destra. Si tratta di una grande strada asfaltata di servizio non utilizzata anche se aperta al traffico. Percorrerla tutta per almeno tre km (tenendosi la SS106 alla propria sinistra nello stesso senso di marcia) e salire in salita a destra sull’unica viuzza privata che si incontra. C’è una sbarra bianca e rossa ben visibile. Continuare su questa strada fino a raggiungere un casa sulla destra, dopo pochi passi imboccare il grosso rettilineo sterrato sulla nostra sinistra che ha il traffico automobilistico interdetto da un grande cancello di metallo grigio.

Camminando fra aziende agricole e campi di fragole, è visibile al fondo la strada per San Teodoro sulla quale si girerà a destra. Questo tratto è aperto ai pedoni e non si incontrano cani sciolti, ma trattandosi di aziende agricole, muoversi con la cautela dovuta al caso. Camminando lungo la strada per San Teodoro, raggiungere sulla sinistra l’imbocco della Contrada Casinello che facendo un grosso “ferro di cavallo” fra casette e campi, va a ricongiungersi sulla strada per San Teodoro dopo almeno sei km di cammino pianeggiante. A questo incrocio girare a destra e a l primo che si incontra dopo cinquecento metri girare a sinistra sulla strada che si chiama “per San Teodoro” a sua volta.

Percorrerla tutta per almeno tre km poi piegare all’incrocio sulla destra e andare ad imboccare dopo duecento metri la grande strada dei quattro caselli che porta direttamente al centro del paese di Marconia in nemmeno due km di cammino.

Canale – Botto

Partenza dalla piazza centrale di Canale. Direzione Bagnoregio, SP12. Dopo 1 km girare a sinistra,direzione Botto. La strada asfaltata prosegue attraversando pascoli e vigneti. A 4 km si arriva ad un bivio,andando a destra si prosegue per il Botto. Noi abbiamo preso a sinistra per ricongiungerci alla strada iniziale. La strada prosegue per altri 2 km costeggiando ville immerse nei boschi. Il percorso é di 8,3 km totali ma semplici da percorrere oltre che affascinanti grazie al panorama e ai profumi.

FS Fiumefreddo di Sicilia – Azienda Agricola Bagolaro

Il percorso unisce la stazione ferroviaria di Fiumefreddo di Sicilia, situato sulla linea Messina-Catania, all’azienda Bagolaro che invece si trova nel territorio di Piedimonte Etneo. Nella prima parte si svolge su strada asfaltata ma poi ci porta dentro la campagna attraversando il tipico paesaggio agricolo di questa zona con i giardini di agrumi e i vicoli fiancheggiati dai muretti a secco in pietra lavica. Si va in salita verso il vulcano fino a raggiungere la fattoria da dove la vista abbraccia tutta la zona costiera, da Taormina al porto di Riposto.

Il percorso

Usciti dalla stazione di Fiumefreddo andiamo a sinistra fino a incontrare la via Feudogrande. Giriamo a destra e seguiamo questa strada per un buon tratto, oltrepassando il ponte sull’autostrada. Dopo aver percorso qualche chilometro in salita, voltandosi si potrà osservare dall’alto l’intero abitato di Fiumefreddo, con la marina poco più in basso e, verso sinistra in lontananza, i borghi di Castelmola e Taormina appollaiati sulla rocca. Dopo aver affrontato alcuni tornanti e un breve tratto di rettilineo, ci troveremo di fronte a un bivio a T. Giriamo a destra e cira 500 metri dopo imbocchiamo a sinistra, dall’altro lato, una stradina in salita denominata “Via Gebbia di S. Basile”. Poco dopo la strada incrocia la linea ferroviaria “Circumetnea”, attraversiamo il passaggio a livello e imbocchiamo la strada fiancheggiata dai muri a secco in pietra lavica. Percorriamo per un po’ questa strada e, subito dopo una curva a gomito sulla sinistra, la lasciamo per imboccare a destra “Via S. Basile Presa”, una stradina in cemento ripidissima, che ci porterà su una strada asfaltata principale. All’incrocio percorriamo circa 20 metri davanti a noi e giriamo subito a sinistra su un’altra stradina di campagna. Poco più avanti l’asfalto si interrompe e inizia un tratto dal fondo sconnesso. Lo seguiamo, scendiamo sul torrente, lo guadiamo, passiamo davanti all’ovile e andiamo dritto davanti a noi. Quando incrociamo una stradina asfaltata, andiamo a sinistra, percorriamo circa 500 metri e giriamo ancora a sinistra su una strada dal fondo dissestato, in parte sterrato e in parte sassoso. Poco più avanti incontreremo il cancello di ingresso di Bagolarea, lo attraversiamo e ci dirigiamo in discesa verso la casa.

Bernalda – Metaponto Lido

BERNALDA-METAPONTO LIDO, 21 km

Questa tappa prevede un lungo tratto su asfalto e prima di raggiungerlo un guado nel fiume Basento un po’ impervio e “da inventare” a seconda della stagione e della quantità d’acqua. È bene tener presente che bisognerà quindi togliersi le scarpe. Inoltre, si dovrà percorrere cinquecento metri lungo i binari della ferrovia ai piedi di Bernalda, che non sono pericolosi ma richiedono comunque la massima attenzione.

Il percorso

Dal centro, partendo dal castello quattrocentesco di Bernalda andare ad incrociare via nuova Camarda. Seguirla per uscire dal paese. È una strada asfaltata a grosso scorrimento in discesa. Dopo una serie di tornanti, sulla sinistra (vedi Gpx), si può imboccare un sentiero sterrato che si va a ricongiungere con l’asfalto due centinaia di metri prima di un grosso svincolo con la E847, oppure continuare sull’asfalto per arrivare nel medesimo punto.

Con la massima attenzione attraversare il sottopassaggio del cavalcavia seguendo il senso di marca delle macchine. Subito dopo lo sbocco, sulla destra si può imboccare una piccola strada carrabile, poco visibile, in curva dietro il guardrail. Un cordino indica la proprietà privata. Si può attraversare il campo e raggiungere la ferrovia dritta in faccia.

Seguire la linea ferroviaria in direzione destra. C’è spazio sufficiente per camminare nell’erba lungo i binari evitando quindi la massicciata. Giunti in prossimità di un grosso edificio incompiuto dall’altra parte dei binari, ci si trova un basso muretto bianco alla propria sinistra che da su una piccola strada asfaltata. Scavalcare il muretto e seguire questa strada tenendosi il muretto bianco sulla destra. Dopo un centinaio di metri, raggiunto un incrocio di diverse strade (sottopassaggio stradale della stazione sulla destra), imboccare la strada carraia alla nostra sinistra che piega dopo pochi metri fra i giunchi, all’altezza di un cancello blu/verde.

Da qui seguire la traccia gpx fra campi di prugne, agrumi e ulivi fino a raggiungere, dopo aver attraversato un grande prato, le sponde rialzate del fiume Basento. Sempre seguendo il Gpx guadare il fiume e risalire verso la strada asfaltata SP154 che corre in alto. (Tagliare per i campi e guadare in questo punto, permette di evitare un grosso semicerchio che la SP 154 compie più a Ovest, risparmiando cosi tempo e circa quattro km di asfalto. In alternativa dopo aver scavalcato il muretto della ferrovia, si può imboccare la provinciale direttamente cinquecento metri dopo seguendo la strada asfaltata)

Seguire la provinciale fino ad arrivare ad un grande bivio con indicazioni per Metaponto, svoltare a sinistra su strada Provinciale Destra Basento e continuare fino a passare sotto il cavalcavia di una grossa strada abbandonata con gli svincoli chiusi che indicano il paese di Marconia. Superarlo e continuare sempre dritto.

La provinciale é molto ampia ma poco trafficata, le poche macchine, però, sfrecciano a velocità sostenuta, trattandosi di un rettilineo di km, è quindi prudente camminare nel senso opposto di marcia.

Giunti al bivio a destra per il paese di Marconia, si può optare per imboccare questa strada oppure continuare sulla SP154. Nel caso in cui si voglia salire verso il paese, si allungherà di circa quattro km passando, però, su strade secondarie e di campagna, dopo aver affrontato una serie di tornanti in ombra ma in salita. Alla fine di essi seguire il bivio a sinistra su vicolo dell’Olivastreto che si riunirà con la provinciale più a valle.

Seguire la SP154 fino alle porte Metaponto (circa 5 km verso il mare). In prossimità del grosso svincolo rialzato sulla SS106 entrare nel campo alla nostra sinistra. L’imbocco è largo e ben visibile subito sotto la strada a grande scorrimento. Aiutandosi con il gpx superare un piccolo pezzo di macchia per entrare in un agrumeto abbandonato. Superarlo, camminare nell’erba alta per raggiungere la campata di un ponte abbandonato, grigia e ben visibile. L’accesso al ponte è bloccato da un grande cespuglio di bosso, ma ci si passa rasentando il parapetto. Il ponte abbandonato da trent’anni è pieno di fichi d’india e piccoli alberelli. Il passaggio è bello, ampio e sicuro. Il ponte attraversa il ponte costeggiando quello nuovo sul Basento della SS106 distante una ventina di metri in linea d’aria.

Continuare diritto su sentiero sterrato fino a raggiungere una strada di servizio in senso opposto a quello d marcia della 106. Sulla sinistra si possono vedere chiaramente gli scivoli del parco acquatico “acquazzura”. In prossimità del grande parcheggio senza sbocco al fondo della strada, attraversare con attenzione la linea ferroviaria, piegare a destra e passare sotto il cavalcavia della SS106. Subito sulla sinistra attraversare un grande campo di girasoli puntando il tetto di una casa abbandonata. dall’altra parte imboccare davanti ad essa la strada asfaltata provinciale Bernalda-Metaponto. Lasciarsi sulla sinistra un enorme magazzino abbandonato e continuare dritto fino a raggiungere una grossa rotonda prima di un cavalcavia. Andando dritto su esso, dopo nemmeno tre km, si può raggiungere il lido di Metaponto, con alberghi, bar, stabilimenti e campeggi. Sulla destra invece, si può fare una piccola deviazione davanti una bellissima masseria abbandonata e, in fondo, la stazione ferroviaria di Metaponto, dove poter trovare un bar e una fontanella.

Montescaglioso – Bernalda

MONTESCAGLIOSO-BERNALDA, 25 km

Partendo dalla centrale piazza Roma di Montescaglioso scendere in discesa su via Garibaldi e svoltare a destra lungo via d’Alessio (poi Tagliamento,poi Indipendenza) seguendola fino in fondo dove al bivio si seguirà a destra fino ad incrociare via G.Novello e quindi la strada provinciale Montescaglioso-Piani.

Passato il nuovo cimitero comunale sulla destra procedere in forte discesa sulla grossa provinciale. Non è molto trafficata e c’è posto per camminare. Dopo circa cinquecento metri imboccare la via abbandonata (“strada sbarrata”) e continuare in discesa su un lungo tratto di asfalto divelto fra macerie e piante. Al fondo della valle si ricongiungerà con la provinciale SP175 Continuare dritto costeggiando i grandi campi di angurie e ulivi. Superare un stretto ponte e giunti in prossimità della provinciale 380 svoltare a sinistra su di essa. Questo pezzo si può provare a passarlo tagliando in diagonale per i campi per sbucare direttamente sulla SP380 ma è probabile trovare un tracciato non comodo fra sterpi, canaline e acqua.

Percorrere circa 300 mt sulla SP380 in senso contrario di marcia per poi attraversare la carreggiata e seguire la traccia gpx sulle stradine secondarie (prive di nominazione) che portano verso le colline e le pale eoliche ben in vista. Si scollina per mezz’ora e si lascia una grossa collina recintata (area di ripetitori o simili) sulla sinistra. Giunti ad un bivio, si svolta a destra in prossimità di una casa nascosta da gradi fichi d’india, orti e alberi da frutta, puntando una salita sterrata su strada davvero ripida che porta ad una pineta prima,e poi continuando dritto e cn dopo varie curve, ad una grossa casa colonica in cima le colline. Di fronte un piccolo lago artificiale di raccolta delle acque. Continuare in salita la strada bianca alle spalle della casa fino a raggiungere la cresta dove la strada torna ad essere asfaltata ma per nulla trafficata ad uso della manutenzione delle pale. Queste due ore di cammino sono davvero dure ed è impossibile rifornirsi di acqua. Anche l’ombra scarseggia ed è quindi consigliato munirsi di almeno tre/quattro litri d’acqua a testa. Continuando sull’asfalto si superano diverse pale e dopo aver superato,la più vicina alla strada, dopo mezzo km piegare a destra lungo il sentiero che costeggia la rete di un laghetto di raccolta acqua. Seguire il sentiero fra la macchia e ricongiungersi con l’asfalto più a valle. Si vede in fondo sulla destra la grande torre piezometrica a forma di fungo del paese di Bernalda. Seguire l’asfalto e raggiungere il paese dopo un lunghissimo rettilineo in mezzo ai campi di cerca tre km. Raggiunta una casa colonica ben visibile sulla strada sulla sinistra si è a circa tre km dal centro del paese.

Matera – Montescaglioso

Per uscire da Matera, da Piazza Vittorio Veneto (punto panoramico sui sassi) procedere lungo via Lucana come da traccia Gpx. (Questa é la via più semplice e veloce ma la meno “spettacolare” e che esclude il percorso attraverso i Sassi. In alternativa dal centro, si può scendere per i tratturi che costeggiano il fiume tenendo presente che in alcuni punti non sono sicuri e abbastanza esposti a valle. Si sbucherà su contrada Agna in forte salita).

Seguire la via che diventa via dei Cappuccini tenendosi il liceo artistico in alto sulla sinistra. Al primo bivio imboccare contrada Agna per poi imboccare Contrada delle Piane a destra in discesa su asfalto. Dopo circa un km, la grotta dei pipistrelli sulla sinistra. Alla sbarra rossa e bianca con divieto di accesso (sempre aperta) imboccare la strada privata sterrata fino a giungere a delle case. Prima dell’edificio principale continuare svoltando sulla strada sterrata in forte discesa sulla destra. Dove inizia un sentiero poco battuto a sinistra fra la macchia imboccarlo e seguirlo fin quando non diventi una strada di grossi sassi bianchi, ex linea ferroviaria, passando sopra un ponticello, lasciandosi a destra un piccolo edificio. Seguire i sassi bianchi nella vegetazione fino ad arrivare ad una casa cantoniera abitata (attenzione: due cani pastore ma innoqui) e dopo nemmeno un km giungere ad una grande masseria abbandonata. Seguire il sentiero fino a raggiungere la strada asfaltata ss175. Seguirla per meno di un km e svoltare a sinistra passando davanti ad un grosso casello ferroviario abbandonato su strada asfaltata. Camminando in mezzo ai campi si arriva ad rincontrare la stessa linea ferroviaria in disuso proprio in coincidenza con la ss175. Percorrerla tutta fino a ritrovare la strada statale matera Montescaglioso all’altezza di grosse cave di tufo sulla sinistra e i ruderi della stazione di Montescaglioso. Sono visibili sulla sinistra le vecchie protezioni ferroviarie in cemento. Seguire la statale poco trafficata e al bivio con Montescaglioso Scalo proseguire dritti verso un lungo viale alberato. (In alternativa passare per lo scalo su via Messapica allungano di almeno tre km) Arrivare alle porte del paese lungo tornanti in forte salita in mezzo al bosco. Giunti sotto la madonnina in alto a destra sulla cima a destra della strada si può imboccare via Alcide de Gasperi per raggiungere il centro del paese e la chiesa madre seguendo le indicazioni per il centro oppure passare di fronte l’autocarrozzeria sulla stradina in forte salita a sinistra e seguire le viuzze interne. Da non perdere il panorama da via Balconi Sottani.

Giove – Attigliano

Tornare è ricordare il tempo immobile della partenza. La casa ha le sue chiavi sul tavolo, lasciate un mese prima. Le carte in più del portafogli messe sulla credenza. I propri libri sul comodino, rimasti perché troppo pesanti. L’appendiabiti  e quella giacca, sospesa nella stessa posizione. Ogni cosa è rimasta al suo posto, ferma nel tempo, mentre noi ci siamo spostati per 503 km, insieme con lo sguardo e l’anima. Quando torni capisci che casa diventa veramente casa quando è un perno su cui girare, che sta lì dove l’hai lasciata.

Il percorso

Dal belvedere di Giove, ovvero Largo Giudici Falcone e Borsellino, avendo l’arco alla spalle ci troviamo una strada a destra che costeggia il castello, due davanti e una a sinistra che conduce con delle scalette in basso. Prendiamo la prima a sinistra delle asfaltate, denominata Via Nuova. Entriamo così in Vocabolo Martinozzi. Ci troviamo, dopo poco, un lavatoio di cemento sulla destra. Andiamo sempre dritti e la strada da asfaltata si fa bianca. Laddove la principale curva a gomito, davanti al cartello per la località Girella, c’è una strada sulla sinistra da non prendere. Giriamo invece a gomito a destra con la principale.

Questa bella strada fa delle svolte ampie, attraversa campi dedicati al pascolo e zone con i pannelli fotovoltaici, dopodiché arriva con una salita alla strada attigliano-porchiano, da prendere a sinistra. Poi dobbiamo girare a destra per un sentiero dopo 350 metri. Praticamente è la seconda a destra, prima che la strada diventi bianca. Subito ci si presenta un bivio nel bosco a cui andare a destra.

Entriamo ancora più addentro al bosco con il sentiero e manteniamo la principale nonostante alcune deviazioni e varie radure, finché non arriveremo ad un uliveto e qui si aprirà la vista su Attigliano, ormai vicinissima. Ancora qualche centinaio di metri e arriviamo ad un bivio a T, davanti abbiamo la ferrovia. Giriamo a sinistra per la strada asfaltata e andiamo sempre dritti. Vedrete che la strada passa sotto alla ferrovia con un sottopasso e arriva ad un bivio. Qui svoltiamo a destra e poi subito la seconda a sinistra. Facciamo questa strada che già ci immette nelle prime case, ville e palazzine di Attigliano, dopodiché arrivati davanti al bottino dell’acqua svoltiamo a destra e poi a sinistra, per Via Monserrato. Passiamo la chiesa, le scuole e arriviamo alla fontana. Qui svoltiamo a sinistra e siamo nel centro simbolico del paese di Attigliano.

Montecastrilli – San Gemini

Una strada meravigliosa che sale e che scende fra le colline e si vanta di essere panoramica. Un piccola opera d’arte dell’escursionismo che siamo fieri di aver trovato e mappato.

Il percorso

Dalla chiesetta centrale di Montecastrilli prendiamo Via Vittorio Emanuele e dopo l’arco, alla fontana al centro della rotatoria, prendiamo a destra. Svoltiamo quasi subito a sinistra per Via del Mattatoio e arrivati in fondo alle villette svoltiamo a destra per la provinciale. Oltre di essa c’è una strada cementata che sale tra gli alberi e che dobbiamo prendere. Arrivati in cima andiamo a destra al bivio a T. La strada diventa bianca e si può osservare la sagoma di Montecastrilli. Dopo un casale e alcuni pollai si incrocia una strada che va presa a sinistra. Dopo 650 metri circa sulla destra c’è una strada di erba che avanza verso una grande quercia e poi risale tra gli ulivi, dunque arriva ad un bivio a cui andare a destra verso un abbeveratoio e quindi a sinistra sull’asfaltata. Questa è una strada panoramica che ci fa vedere Castel Todino, Acquasparta e dietro di essa Castel del Monte.

In prossimità di un blocco di case-palazzine bianche la nostra strada va avanti e diventa cementata bianca e si apre una vista sulla valle di Acquasparta, su San Gemini e sulla Valle di Terni con Narni lontana tra le gole del Nera. Incominciamo a scendere e arriviamo al Torrente Caldaro che viene costeggiato. Esso va oltrepassato con un ponticello di ferro. Dopodiché la strada risale.

Giunti più o meno in cima, prima del casolare di mattoncini, andiamo a sinistra per un sentiero che va verso un fienile. Dopo una casa nelle campagne si arriva davanti ad un boschetto. Qui andiamo a sinistra e subito prendiamo una deviazione a destra che entra nel bosco. Arrivati alla catena svoltiamo a destra per pochi metri e poi a sinistra così da ricongiungerci con una strada asfaltata, che va presa a sinistra. Superato il canile prendiamo la terza deviazione sulla destra che si chiama Località Misciano. Con questa strada vediamo Cesi sulla sinistra, Terni e San Gemini vicina. Andando sempre dritti questa strada bianca diventa una strada costeggiata da querce e poi un sentiero sgarrupato che scende tra calcinacci. Al piazzaletto erboso con un bivio andiamo a sinistra e cominciamo a scendere fino a oltrepassare un torrente con un ponticello e risalendo prendiamo a destra una strada bianca. Trovate un fontanile e subito dopo un sentiero nel bosco a sinistra che sale ripidissimo. Fate tutto il bosco a zig zag in salita e poi arrivate alla strada asfaltata che va presa a destra. Davanti a voi la farmacia e la porta della città di San Gemini, o a sinistra Via del Poggiame che vi porta in alto sulla sommità del borgo. Decidete voi.

Acquasparta – Avigliano Umbro

Uno dei più grandi piaceri del camminatore è vedere la faccia che fanno le persone quando gli viene detto il punto di partenza dal quale si viene. “Sei partito da Torino e sei arrivato fino a qui?! 500 km a piedi! Complimenti”. Questo piacere, per noi che giriamo in tondo nella provincia più sperduta, ci è precluso. “Da dove siete  partiti? Da Attigliano? Ma sta qua dietro! E quanto ci avete messo? 20 giorni? Come siete lenti!”. Sì è vero, il nostro punto di partenza sta qua dietro, perché tutto il nostro viaggio è un girare in tondo sempre negli stessi luoghi, ma anche noi ne facciamo di chilometri!Eccome!

Il percorso

Da Via Roma, che costeggia le mura dell’antico borgo di Acquasparta, prendiamo, scendendo, a destra Via Nenni. Questa strada asfaltata, laddove diventa Strada di Scarpone, diventa meno trafficata. All’altezza con un incrocio andiamo avanti e la strada sotto i nostri piedi diventa bianca. Giunti sulla provinciale la imbocchiamo a sinistra per 100 metri e la lasciamo a destra per Strada delle Pelornie. Dopo qualche centinaio di metri la strada entra dentro al bosco. In prossimità di alcuni pali la strada svolta a destra. Seguiamo la via principale, non curanti delle deviazioni, fino ad uscire dal boschetto e a trovarci davanti un casale abbandonato. La nostra via costeggia il bosco e passa alla destra del casale. Lasciatoci il casale alle spalle andiamo a destra, ma non scendendo dalla collina, bensì seguendo la principale. Da questa strada la vista è ampia e bella: Todi, Rosaro, Montenero, Montecastrilli. Giunti ai resti di metallo del capannone divelto svoltiamo a destra e ai pannelli solari qualche centinaio di metri avanti andiamo dritti. Superiamo l’incrocio e andiamo per Collesecco, che si trova ad 1 km.

Passato Collesecco vedrete che dopo una curva la strada diventa bianca e costeggia un bosco, quindi troverete una strada sulla sinistra che scende e che si chiama Strada delle Bandite. Oltrepassato il Torrente Arnata comincia a salire. Sempre dritto, per qualche chilometro, e siete a Dunarobba. A Dunarobba giungete davanti ad una chiesetta, svoltate a destra, passate acanto alla chiesa di San Giuseppe Lavoratore ed entrate nel borgo. Giunti al Bar Capriccio, subito dopo, c’è una strada bianca a sinistra che dopo 20 metri supera l’asfaltata e ridiventa bianca. La prendiamo e dopo 350 metri troviamo una deviazione sulla sinistra che non va presa. All’altezza di una sbarra svoltiamo a destra puntando Avigliano Umbro, ben visibile, sia con le nuove case che con l’antico borgo. Dopo circa 1 km svoltiamo a sinistra e subito la strada riprende la direzione che tenevamo prima. Dopo 150 metri troviamo davanti a noi una via di terra che va verso una quercia, lasciando la bianca che va verso un cancello privato. Dunque questa via all’altezza di una vigna gira a destra e sale, sale fino ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Poi all’asfaltata giriamo a sinistra e con alcune salite e svolte, semplici, siamo nel centro di Avigliano Umbro.

Todi – Acquasparta

Le strade che più ci cono utili, quelle secondarie  e sterrate che si allontanano dai centri abitati e si inoltrano nelle campagne, spesso passano per i cimiteri.

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Todi prendiamo Via Cavour a scendere, superiamo Porta Marzia e imbocchiamo a destra Via Santa Maria in Camuccia. Superiamo porta Aurea e svoltiamo a sinistra per Via di Mezzo Muro, dopodiché prendiamo alcune scalette a scendere. Prendiamo Via di San Giuseppe e alla fine andiamo a sinistra fino a Porta Amerina. Oltre la porta, imocchiamo Via delle Piagge, in discesa. Percorriamo tutta Via delle Piagge per un chilometro e passa, fino ad un bivio a T, dove andiamo a destra per Ponte Naia. Superato il torrente Naia vi trovate dentro l’abitato di Ponte Naia e proseguite costeggiando il campo sportivo. Dopo di esso svoltiamo a destra per Fiore, sempre su strada asfaltata e la percorriamo per un chilometro e trecento metri, poi la lasciamo a sinistra per una strada sterrata, contrassegnata dalle indicazioni La Torricella, Il Patio.

Arrivati ad una sorta di centralina recintata nel bosco andiamo al bivio a dritto, dopodiché la strada diventa asfaltata e intercetta la provinciale che va presa a destra per 200 metri. Giriamo dunque per la strada sterrata a sinistra denominata  Vocabolo Poderetto, quando siamo dentro la frazione di Vasciano. Circa 800 metri da qui troviamo una deviazione sulla destra che non va presa e dopo circa 150 metri giungiamo ad un bivio all’altezza della pietra miliare del Poderetto, e qui svoltiamo a destra per una strada di terra, molto lunga e panoramica. Dietro di noi Todi, davanti le colline e l’altura di Rosaro, dove passeremo.

La nostra strada costeggia sempre il Torrente Naia e così si mantiene, senza deviazioni, facendo 5 km da Vasciano. Così al bivio a T si gira a destra e si arriva ad un incrocio a cui svoltare a sinistra, dopo una salita. Al casale abbandonato troviamo un incrocio e noi andiamo a destra verso Rosaro. In prossimità di una casa di campagna troveremo una deviazione a sinistra che ci porta, con un tornante e una salita interessate nel bosco, ad un lavatoio, dove ci sono delle scale che ci portano dentro l’abitato di Rosaro. Lo visitiamo e usciamo laddove ci sono i ripetitori e il parco giochi per i bimbi. Tra i ripetitori e il campo da tennis c’è una strada bianca che va presa e che dopo un casaletto abbandonato ci porta ad una strada asfaltata che va presa a sinistra. Un tornante, un cimitero e giungiamo a Casigliano, con il suo castello del XV secolo. Dopo aver fatto il tornante che lo costeggia sulla destra troviamo una strada degradata che porta ad un lavatoio (che non è la nostra) e subito dopo un’altra che va nei campi (che è la nostra). In fondo troviamo un bivio a cui giriamo a destra per la fontana di Casigliano. Questa strada, dopo la fontana e qualche centinaio di metri per i campi, entra dentro un boschetto e subito vi trovate un sentiero che parte sulla destra, da non prendere. Ci manteniamo sulla principale. Dopo il boschetto svoltiamo a sinistra, facciamo un tornante e prendiamo la strada che sale a sinistra nel bosco. Si passa così dentro ad un casolare abbandonato e la strada prosegue entrando dentro l’ennesimo boschetto, fino ad uscire su di una strada bianca da prendere a destra. Davanti a voi alte montagne e a sinistra un bel fortilizio. All’incrocio andate dritti per Strada Vecchia di Configni. Al successivo incrocio andiamo ancora dritto e siamo nella zona nuova di Acquasparta. Proseguiamo e giungiamo in un parco (asfaltato). Se notate sulla sinistra c’è una strada che sale e che diventa Via San Francesco, che ci conduce al Grande Albergo Amerino. Svoltiamo a destra e siamo alle porte del borgo vecchio di Acquasparta.

Ospedaletto – San Venanzo

Il percorso

 Dal vecchio palazzo delle Poste di Ospedaletto prendiamo la strada asfaltata che va in leggera salita verso San Venanzo. Dopo il cartello della fine della frazione facciamo qualche centinaio di metri e troviamo sulla destra una casa di pietra dall’affaccio mozzafiato. Qui anche un sentiero che indica San Venanzo 4 ore e 45 minuti (noi faremo una strada più corta). Lo prendiamo e troviamo subito un bivio a cui andare a destra in discesa. Questa larga e bella strada bianca scende tra boschi e ci fa godere della vista delle colline di Montecastello di Vibio e di Todi. Dunque si arriva ad un ponticello che ci lascia superare un fosso e si riprende a salire. All’altezza del cartello del Fondo Europeo troviamo un bivio a cui andare dritto. Tra gli alberi c’è anche un cartello che indica Laghetto Poggi. Dopo non molto si arriva ad un bivio a cui andare a sinistra, lasciando il sentiero 7b che passerebbe per il laghetto (se volete allungare potete comunque fare questa strada). Si arriva così ad un incrocio di strade bianche. Qui bisogna andare a destra e fare la curva a U.

Si entrerà così dentro ai possedimenti di un grande casale, con vigna e capannone (Podere Vaiano). Potrete tranquillamente farlo e oltrepassare con la strada tutta l’ampia area adibita alla produzione agricola. Non ci sono cani e i proprietari sono gentili. Si arriva così ad incontrare, che arriva da destra, il sentiero 7b che abbiamo lasciato. Proseguendo dritti si arriva ad una strada bianca, in piano. Andiamo verso San Venanzo che incominciamo a vedere alla nostra sinistra. All’altezza di una madonnina si passa l’Azienda Agricola I Poggi. Questa strada inizia a scendere e oltrepassato un torrente con un ponte riprende a salire con dei tornanti. Quando la strada diventa asfaltata prendiamo la seconda a destra verso l’Officina Meccanica Mariani. Giunti all’officina la si costeggia a sinistra e si prende il sentiero che passa vicino ai pollai, tra gli alberi. Siamo dentro al Parco Vulcanologico.

Questo sentiero, dopo alcune svolte, diventa strada asfaltata e vi porta all’ingresso del Parco. Sempre dritti in salita fino ad intercettare la strada provinciale. Qui svoltiamo a destra e arriviamo a San Venanzo.

Parrano – Ospedaletto

Questo lungo viaggio nella provincia di Terni è come un grande sopralluogo. Vediamo i luoghi e le strade per la prima volta dal vivo. Fino ad oggi li conoscevamo insomma o per sentito dire o dalle mappe o dal satellitare. Ma andare di persona è tutta un’altra cosa. E’ per questo motivo che da Parrano a San Venanzo abbiamo fatto una lunga strada asfaltata, comunque poco frequentata, anche se solo qualche anno fa era tutto sterrato. Lo abbiamo fatto perché non potevamo rischiare di stare un giorno in più e così far saltare tutto il programma. Ma successivamente siamo tornati e l’abbiamo spezzata in due tappe: la prima da Parrano a Ospedaletto e la seconda da Ospedaletto a San Venanzo. La soluzione trovata è sicuramente migliore della prima. Passa per boschi magnifici, per l’antico abitato di Palazzo Bovarino e ci lascia ammirare paesaggi dolci e sterminati. La prima soluzione è comunque presente sul sito ed è preferibile farla in bicicletta.

 Il percorso

Dal belvedere di Parrano prendiamo la via centrale che attraversa il bel borgo antico, fino ad arrivare alla porta, oltre la quale c’è una strada che scende e una che sale. Prendiamo a destra in salita, passando per le case nuove del paese. Giunti a Via Alboratello sulla destra la prendiamo e vediamo come in breve diventa bianca e ci porta ad osservare il Monte Cetona, il Monte Amiata, Parrano, Ficulle e Torre Alfina. Si arriva così ad un agriturismo e ad un fontanile, poi ci si ritrova sulla provinciale che va presa a destra. Arrivati alla deviazione per Frattaguida giriamo a sinistra. Proseguite per molti chilometri su questa strada asfaltata (ma poco frequentata) fino a incontrare un bel casale con chiesetta annessa e una locomotiva nascosta tra gli alberi, dopodiché, poco prima dell’abitato di Frattaguida, svoltate a destra per strada bianca, seguendo le indicazioni per Orvieto-San Marino. Questa strada comincia a scendere, oltrepassa il fosso Migliari e risale. Fate qualche chilometro e poi quando la strada ridiscende troverete una deviazione sulla destra e pochi metri dopo una sulla sinistra. Imbocchiamo quest’ultima. Si arriva così all’altezza di un tornante e di un cartello del Fondo Europeo. Qui c’è una strada sulla sinistra da prendere, lasciando quindi la principale che sale a destra. Alcuni tornanti e costeggiamo un bellissimo e piccolissimo cimitero, che ci preannuncia l’arrivo a Palazzo Bovarino. Da qui c’è una strada che sale e che in qualche chilometro vi porta alle prime case di Ospedaletto. Attenzione ai cani pastori anti-lupo lungo questa salita: non dovrebbero dirvi nulla, ma non fate questo pezzo con un cane al seguito, nemmeno al guinzaglio. Alla strada asfaltata giriamo a sinistra e siamo già dentro il piccolo agglomerato della nostra meta.

Parrano – San Venanzo

Questo lungo viaggio nella provincia di Terni è come un grande sopralluogo. Vediamo i luoghi e le strade per la prima volta dal vivo. Fino ad oggi li conoscevamo insomma o per sentito dire o dalle mappe o dal satellitare. Ma andare di persona è tutta un’altra cosa. E’ per questo motivo che da Parrano a San Venanzo abbiamo preferito fare una lunga strada asfaltata ma sicura, comunque poco frequentata, anche se solo qualche anno fa era tutto sterrato. Lo abbiamo fatto perché non potevamo rischiare di stare un giorno in più e così far saltare tutto il programma. Ma questa tratta andrebbe svolta in due tappe, come potrete leggere nella sezione “Il percorso ottimale da fare”, che un giorno mapperemo.

Il percorso che abbiamo fatto

Dal belvedere di Parrano prendiamo la via centrale che attraversa il bel borgo antico, fino ad arrivare alla porta, oltre la quale c’è una strada che scende e una che sale. Prendiamo a destra in salita, passando per le case nuove del paese. Giunti a Via Alboratello sulla destra la prendiamo e vediamo come in breve diventa bianca e ci porta ad osservare il Monte Cetona, il Monte Amiata, Parrano, Ficulle e Torre Alfina. Si arriva così ad un agriturismo e ad un fontanile, poi ci si ritrova sulla provinciale che va presa a destra. Arrivati alla deviazione per Frattaguida giriamo a sinistra. Proseguite per molti chilometri su questa strada asfaltata (ma poco frequentata). Dopo circa 5 km dopo Frattaguida, all’altezza di una leggera salita (confrontare gpx e foto) c’è una deviazione sulla sinistra che va presa se vogliamo risparmiarci un po’ di strada asfaltata. La strada bianca ci conduce ad un fosso e poi risale. C’è un bivio a cui andare a destra in salita, per poi ritornare, appunto, sulla provinciale, che va presa a sinistra. All’incrocio per la Statale svoltate a sinistra e percorretela per 7 km, magari ogni tanto tagliando le curve come potete vedere dal gpx. Si apre un nuovo scenario, quello sulla provincia di Perugia e in fondo all’orizzonte Assisi. Al bivio per Pornello e Fabro prendiamo una strada a destra del ristorante bar Bivio del Moro, una strada bianca che si immette nella pineta e ci fa risparmiare alcuni tratti di asfalto. Dopo lo stadio comunale si arriva a San Venanzo, sempre per l’asfaltata. Alla chiesetta a sinistra per Via Principe Umberto e siete dentro il centro storico.

Il percorso ottimale da fare

Da Parrano bisognerebbe seguire la provinciale fino a Frattaguida e qui prendere una sterrata per Palazzo Bovarino. Dunque continuare per Ospedaletto e magari qui fermarsi a dormire. Poi il giorno dopo proseguire per Ripalvella e infine San Venanzo.

Monteleone d’Orvieto – Montegabbione

Amiamo i pensieri corti e semplici.

Il percorso

Dal Municipio di Monteleone attraversiamo tutto il paese e usciamo dalla porta nord e già possiamo osservare la nostra meta, Montegabbione, dal belvedere subito a destra. Prendiamo la strada a destra e, dopo le scuole e il bar, prendiamo la strada per Montegabbione alla rotatoria, andando cioè verso il distributore EWA. Alla seconda rotatoria andiamo alla terza uscita, ovvero verso Montegabbione 3,5 km.

Questa strada scende, con un ponte oltrepassa il fosso all’altezza di un’antica casa e comincia a risalire. Arrivati in prossimità del bivio con lo stop, dove c’è un maneggio, svoltiamo a destra. Ci sono due strade sterrate. Prendiamo quella più a destra, che si tiene il maneggio a sinistra. Finita la stradina, se proseguite ancora dritti arriverete ad una chiesetta deliziosa. Dopodiché continuate in salita costeggiando il muretto a secco e arriverete ad una strada asfaltata. Qui svoltiamo a sinistra e in cima ancora a sinistra. 15 metri e prendiamo a destra in salita Via Nenni che ci porta al centro di Montegabbione.

Fattoria Il Secondo Altipiano – Castel Giorgio

Questo percorso (e quello precedente) è stato realizzato in collaborazione con Four SeasonsAssociazione Majorana di Orvieto, Polisportiva di Caste Giorgio e Associazione Acqua di Porano. E’ stata una giornata piena di incontri e belle sensazioni. Io, Marina e Bricco vogliamo ringraziare tutti i partecipanti e in particolar modo coloro che l’hanno organizzata, ovvero Riccardo Schiavo, Filippo Belisario e Mirko Pacioni.

Il percorso

Dalla Fattoria Il Secondo Altopiano prendiamo l’unica strada per uscire dal suo possedimento e arrivati alla strada sterrata andiamo a sinistra. Proseguiamo per questa strada e vedremo che essa diventa un bel sentiero pianeggiante che si infila nei campi punteggiati da querce camporili di rara bellezza. Troveremo così un bivio a cui girare a destra verso i boschi. La strada farà un ampio giro e diventerà un bel rettilineo alberato che vi porta dritti verso una villa. Qui, alla villa, giriamo a destra e dopo qualche centinaio di metri svoltiamo a sinistra seguendo la direzione del “cartello zebrato”. Dopo nemmeno cento metri svoltiamo a sinistra passando a destra della chiesetta. Dopo non molto cammino il sentiero si immette su di una strada più grande da imboccare a sinistra. Si arriva così ad un bivio a cui la strada principale svolta a destra. Incominciamo a vedere i casolari di Castel Giorgio. Arriveremo all’ennesimo bivio contrassegnato dalla scritta “Rione Dimenticato” a cui girare a sinistra per la strada asfaltata. Costeggiando il fontanile e superato il ponticello, sempre dritto e siete dentro Castel Giorgio.

Montecchio – Baschi

Quattro ore di pioggia e vento, eppure è bello andare osservando panorami con nubi e alberi ondeggianti. Fango sotto le scarpe che diventano più pesanti, quasi impossibili da sollevare, eppure è curioso andare e divertirsi di questi tacchi alla campagnola. Le giacche impermeabili ci stringono, fanno sudare, lasciano uno spiraglio che è solo un periscopio sul mondo d’acqua là fuori, eppure è bello camminare in quel mondo nuovo di luci opache e gocce, un mondo che altrimenti sarebbe inosservabile.

Il percorso

Dal municipio di Montecchio prendiamo a scendere Via Cavour, passiamo davanti alla caserma dei carabinieri e arriviamo ad una strada che va presa a sinistra per poche decine di metri, dopodiché imbocchiamo Via dell’Oro a destra. Arriveremo così in breve ad un incrocio e davanti a noi la strada bianca da prendere e che seguiremo per un buon tratto. Noncuranti delle deviazioni giungiamo ad un ponticello e ad un casolare, subito dopo dei quali c’è l’indicazione a sinistra per la Necropoli di San Lorenzo. Si arriva così ai cartelli per la visita che va iniziata a sinistra superando un guado e poi seguendo i segni della Via di San Francesco (bianco-azzurri). Vedremo così alcune rocce molto caratteristiche con dei passaggi e un ponticello di legno, dopodiché si tornerà sulla strada bianca che va presa a sinistra. Al bivio successivo andiamo dritti fino al cancello, lo aggiriamo e proseguiamo fino ad arrivare alla Necropoli e dopo la visita torniamo indietro all’ultimo bivio, da prendere a sinistra in salita. Si giunge così all’agriturismo Roiano e qui si gira a sinistra fra i campi, iniziando così un sentiero panoramico su Montecchio e le campagne circostanti. In cima alla salita c’è un bivio a cui girare a destra, seguendo sempre la Via di San Francesco. Quindi questa strada (che punta Civitella del Lago) arriva alla provinciale che comunque è una strada bianca anche se con guardrail e manutenzione, e che va imboccata a sinistra. Al bivio, lì dove ridiventa asfaltata, giriamo a sinistra e poco dopo vedremo aprirsi la vista sul Lago di Corbara. In località La Sbarra, che è contraddistinta da alcune belle case di pietra, giriamo a destra per una strada più piccola, con l’indicazione Macchie. Questa strada va lasciata alla prima a sinistra, per un sentiero che è ben riconoscibile da un’abitazione con cancello di legno (vedi foto). Questo sentiero, tra sali e scendi, andando sempre dritti, conduce ad un bivio in prossimità di una fattoria. Qui dobbiamo entrare insieme alla strada a sinistra per il piccolo agglomerato  di case e arrivare così ad una strada asfaltata che va presa in salita a sinistra. Sempre dritti e arriviamo al cimitero di Baschi. Qui svoltare a destra in discesa ed entrare nel nuovo abitato di Baschi, fino al bar e alla strada in salita che conduce al centro storico.

Guardea – Montecchio

Questa sfilza di paesi che stiamo inanellando giorno dopo giorno si trovano tutti alla stessa altezza e lungo una direttiva che è quella della Valle del Tevere. Camminare qui significa passeggiare su un balcone altissimo, da cui osservare l’Alta Tuscia, fino a che non si vede Orvieto in lontananza, con la sua maestosità e bellezza, come ci è successo arrivando a Montecchio.

Il percorso

Si parte dal municipio di Guardea, avendolo alle spalle. Andiamo a destra fino a raggiungere il monumento ai caduti, che si trova a Largo Bartolomeo di Alviano, e qui svoltiamo a destra per il Parco e il Campo sportivo.  Arrivati al cimitero svoltiamo a sinistra per una strada asfaltata che sale. Alla nostra sinistra Poggio Vecchio, una delle nostre tappe intermedie. Dopo circa 250 metri dal cimitero troviamo una stradina bianca che si stacca e che va imboccata. Essa costeggia alcune case con dei cani molto insistenti e tra ulivi e rimesse arriva ad un bivio a cui proseguire a sinistra in discesa e non avanti e nel bosco. Si arriva così ad una stradina piccola e asfaltata costeggiata da staccionate in legno che va presa a destra fino ad una croce di ferro. Se alla croce andiamo dritti arriveremo ad una chiesa e poi svoltando a sinistra a Poggio Vecchio, ma noi consigliamo di andare per un sentiero a sinistra che avanza tra gli ulivi e che, con un fuoripista di poche decine di metri, ci porta ugualmente sotto le mura della fortificazione. Questo posto, ricco di storia e di fascinazione, è stato visitato da personaggi illustri come Galileo Galilei, Federico Barbarossa e Steinbeck. Proseguiamo per  la strada bianca e alla chiesetta (Chiesa della Madonna delle Grazie) prendiamo il sentiero alla sua sinistra, con le indicazioni della Via di San Francesco (bianco-azzurre). Dopodiché troveremo subito un bivio a cui andare a sinistra nel bosco, adibito alla caccia alla beccaccia, quindi prestare attenzione al periodo in cui lo attraversate. Troveremo così un secondo bivio a cui andare dritti e non a sinistra in discesa con le indicazioni dell’EcoTrail. Arrivati al cartello dell’Unione Europea girare a destra in discesa e dopo poche centinaia di metri al bivio successivo andiamo dritti. Questo sentiero nel bosco ad un tratto si apre grazie al taglio dovuto alla caccia e ci fa vedere un bel casale con un filare di cipressi. Si arriva ad un incrocio a T a cui girare a sinistra, per poi, dopo circa un chilometro, giungere ad una strada bianca che va presa a sinistra e che ci porta a Tenaglie, dove c’è la piccola e carina chiesa di San Rocco con i suoi innumerevoli gatti. Venti metri dopo  la chiesetta si svolta a destra in discesa e si prende Via del Monastero. Al primo tornante troverete un’indicazione per il monastero, ma noi che abbiamo seguito quel sentiero vi diciamo che è pieno di rovi e impraticabile. Continuate quindi sulla strada asfaltata, oltrepassate un ponte e salite fino al cartello che indica la località Carnano (di cui è stato possibile vedere le rovine del castello poco prima) e dopo trenta  metri dal cartello in direzione Pranzuto prendiamo una strada bianca che scende a sinistra. Mantenendoci sulla destra arriveremo ad una grande e bellissima farnia, che alla sua sinistra ha il nostro sentiero che scende. Qui c’è un tratto pieno di rovi che possiamo comunque oltrepassare passando poco sopra nei campi a destra, fino a superare la casa del carabiniere. Proprio a questa altezza c’è una roverella caduta che però è facile sorpassare. Dopodiché s’intercetta una stradina bianca che diventa una decisa salita (Via del Polverino) che arriva dentro il centro di Montecchio.

Alviano – Guardea

Molti ci hanno detto,prima di partire, che siamo un po’ incoscienti a viaggiare a piedi ad ottobre, che le giornate si fanno brutte. In realtà ottobre è l’analogo di maggio e se tutte le giornate fossero come quella di oggi sarebbe un viaggio attraverso un tempo di paradiso: sole che scalda ma non brucia, vento fresco, visibilità infinita e alberi che cominciano ad ingiallire le foglie.

Il percorso

Avendo il Castello di Alviano alle spalle ci dirigiamo dritti per l’unica via davanti a noi. Superiamo la farmacia e le poste, il benzinaio e il campo sportivo, il cimitero e alcuni tornanti. La strada scende e al quarto tornante sulla destra c’è una strada bianca che si immette nei calanchi. Davanti a noi l’antica dimora di Poggio Vecchio che sta proprio sopra Guardea. Questa bella strada bianca non va mai lasciata e arriva, dopo circa 3 km, ad una strada asfaltata in cima ad una salita. Prendiamo a destra e cominciamo a salire ancora di più, vedendo aprire al nostro sguardo gli scenari dell’alta Tuscia e dell’Umbria. La strada, benché asfaltata, è poco frequentata. Dobbiamo girare a destra per la Località Fossato, come da cartello. All’incrocio proseguire dritti sempre per Via del Fossato e superato il lavatoio si arriverà proprio al centro di Guardea.

Lugnano in Teverina – Alviano

Il percorso

Partiamo dalla Collegiata di Santa Maria Assunta. Guardandola a destra c’è Via Garibaldi che è fatta di scale. Le percorriamo tutte e ci troviamo a sinistra l’arco. Sorpassatolo giriamo a destra e arrivati allo stop andiamo a sinistra. Al secondo stop giriamo ancora a sinistra costeggiando gli impianti sportivi e avendo a destra un bel muro. Al primo bivio, dopo breve, giriamo a destra e percorriamo una strada asfaltata ma poco frequentata che ci conduce alla provinciale. La prendiamo per soli 20 metri a sinistra e poi la lasciamo fortunatamente subito per un sentiero che scende a sinistra, prima di un casolare (questa via è segnata con i colori della via di San Francesco). Il sentiero intercetta una strada bianca e la nostra direzione è a sinistra. Quindi si arriva ad un bivio a cui andare a dritto. Siamo su una strada bianca molto bella e a tratti panoramica, con leggeri saliscendi, che ci lascia vedere il Monte cimino alla sinistra. Il bivio successivo vede una strada a sinistra che scende che non dobbiamo prendere. Essa ci porterebbe alla Grotta del Vento. Noi andiamo a destra invece e arriveremo ad un altro bivio a cui andare a destra in salita perché andando dritti entreremmo in una proprietà privata. In cima alla salita si gode di un bel panorama e si vede anche il paese da cui proveniamo, cioè Lugnano. Alla fine della salitella c’è anche un crocicchio di sentieri. Qui dobbiamo andare a sinistra.

Questa strada sterrata arriva ad una strada asfaltata che va imboccata a destra e dopo alcuni tornanti in salita (fate attenzione alle automobili) ci porta proprio dentro il borgo di Alviano con il suo castello.

Attigliano – Lugnano in Teverina

Abbiamo preso lo zaino, io Marina e Bricco e abbiamo attraversato lo scenario che vediamo dalla finestra di casa. Siamo entrati nel nostro orizzonte visivo, con le scarpe e la fatica, con la spensieratezza della prima tappa. In cima alla salita dei calanchi di Lugnano ci siamo voltati indietro, abbiamo visto proprio la nostra casa e l’abbiamo salutata.

Il percorso

Partenza dal municipio di Attigliano. Guardando il municipio a sinistra troviamo una strada che si chiama Via Roma. La prendiamo e la percorriamo fino a quando non incrociamo Via Trieste sulla sinistra. Svoltiamo dunque a sinistra e dopo nemmeno cento metri prendiamo sempre a sinistra Via della Valle. Troveremo spesso lungo la Via dei segni azzurro-bianchi che rappresentano un buon modo per orientarsi e che a volte seguiremo. Sono i segni che contraddistinguono la Via di San Francesco (VSF). Questa strada asfaltata, piccola e poco frequentata, spazia dalla Valle del Tevere al Monte Cimino, che ci lasciamo alle spalle insieme ad Attigliano. Arrivati lì dove andando dritti la strada diventerebbe sterrata noi andiamo in salita a destra, seguendo sempre i segni azzurro-bianchi. Alla fine della salita, all’altezza di un traliccio, c’è una strada bianca a sinistra che prendiamo e che dopo circa 300 metri, arrivati ad un palo della luce, lasciamo andando dritti, con un sentiero tra i campi, non seguendo cioè la strada bianca che ci porterebbe ad un’abitazione. Vedrete che questo sentiero passa accanto ad un casale e intercetta una strada bianca che va presa a destra. Intravediamo i calanchi che tra poco raggiungeremo. Si passa sotto alla ferrovia e si arriva alla strada provinciale all’altezza di un lavatoio e di un’edicola della Madonna. La strada provinciale va presa a sinistra per circa un chilometro e lasciata solo dopo aver oltrepassato una deviazione a sinistra per un frantoio. Dopo il frantoio appunto, si fanno ancora duecento metri, e si prende un sentiero a destra che passa immediatamente accanto a dei casali antichi e poi incomincia a salire decisamente. Anche qui troviamo le indicazioni azzurro-bianche da seguire.

Questa splendida strada si alza dalla Valle del Tevere attraversando i calanchi, passando accanto al Castello di Ramici. Da qui spaziando con la vista possiamo vedere Civitella d’Agliano, Montefiascone, Civita di Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Mugnano, Bomarzo, Sipicciano… insomma tutta i paesi della valle del Tevere in un unico sguardo. Dopo il castello di Ramici troverete una deviazione che giunge da destra: non dobbiamo curarcene e proseguire dritto. Stessa cosa per una seconda strada che sopraggiunge da sinistra: andiamo dritti verso Lugnano che si vede lontano, seguendo i segni azzurro-bianco. La strada ci conduce così a Querce Loscie, un piccolo agglomerato di case e poi ad un fontanile. Bisogna prendere la strada a sinistra del fontanile, superare così Poggio del Bolognino e un altro fontanile. Giunti alla croce con scritto “Anno Santo 1975” svoltiamo a sinistra e dopo circa 50 metri a sinistra per un sentiero. In realtà a sinistra troviamo due sentieri; prenderemo il secondo visto che il primo conduce ad un casale. Al primo incrocio andiamo a sinistra e all’altezza di una fontanella svoltiamo a destra per un sentiero stretto. Questo sentiero conduce ad una scuola dall’architettura abbastanza audace e ad una chiesa, accanto alla quale c’è una strada asfaltata che va presa a sinistra e che, passando per il Mattatoio e vicino ad alcuni impianti sportivi, ci porta, andando sempre a destra, alle porte di Lugnano in Teverina. Prendiamo le scale ed entriamo nell’arco che custodisce il borgo.

Lorenzana – Orciano Pisano

L’anello delle colline

Si parte da Lorenzana, davanti al monumento ai caduti in Via O Chiesa, e si scende lungo via Gramsci, poi Via Ciangherotti, fino all’incrocio con la SP21, dove si procede verso destra in località I Greppioli. Qui la strada scende dalla collina fino ad arrivare nel piano, all’incrocio successivo, in località Le Colombaie, si tiene la sinistra e poi dopo pochi metri, si tiene nuovamente la sinistra. La strada inizia ad inoltrarsi nei campi, si lascia sulla destra uno spiazzo con una serie di pagliai e dopo 50 metri si intravede sulla destra un ponticello ed una strada sterrata fiancheggiata da cipressi che sale su una collina. Siete in località Toraglia, percorrete la strada sterrata, comincia il meglio del percorso. Lo sterrato si inoltra tra le colline coltivate, per circa 30 minuti di cammino, in un tipico panorama toscano, fino ad arrivare ad una casa colonica fiancheggiata da cipressi. Sulla sinistra si intravvede un vecchio segnale CAI, voi proseguite diritti, per 150 metri fino a che sulla destra vedrete un sentiero più piccolo diramarsi dallo sterrato principale. imboccate il sentiero. Dopo circa 1KM incontrerete le rovine di una casa colonica, proseguite sullo sterrato fino ad incontrare le prime case di Orciano Pisano, lo stradello di campagna sfocia sulla strada provinciale SP43, percorretela fino all’incrocio nel centro dell’abitato. Qui girate a destra, oltrepassate la chiesa parrocchiale e continuate fino ad uscire dal paese, proseguite sulla strada asfaltata per circa 2KM, fino ad arrivare alla località Pozzavilla. Qui seguite le indicazioni per Poggio Pinzuti, sulla destra si dirama una strada bianca, tenete sempre la destra anche al successivo incrocio ed arrivate ad una fattoria che sarà alla vostra sinistra sul sentiero. Dopo pochi metri ecco il Poggio Pinzuti alla vostra sinistra, si tratta di una lieve collinetta coronata da un girotondo di cipressi. Il luogo è magico e merita una breve deviazione per godere del panorama. Tornati sul sentiero, questo curva lievemente a destra e poi a sinistra e si passa oltre la collina, lasciando alle spalle Poggio Pinzuti. Proseguendo per 50mt si arriva ad un incrocio, girate a sinistra e proseguite, il sentiero gira lievemente a destra e poi prosegue, alla vostra destra potrete vedere un laghetto artificiale e poi si arriva ad un’azienda agricola semi-abbandonata, in Località Pagliana. Attraversata Pagliana, la strada scende dalla collina con un paio di tornanti fiancheggiati da cipressi. Arrivati ad un incrocio si gira a destra, lo sterrato sale e poi fa una curva ad angolo retto a sinistra. Si prosegue, attraversando un uliveto, fino ad una madonnina sulla sinistra, qui si incontra un bivio, prendete a destra, il sentiero inizierà a scendere, costeggiando un vigneto sulla destra ed una casa colonica sul lato opposto. La strada ora si inoltra tra la vegetazione, e ne esce dopo poco per trovarsi in una vallata, siamo in località Vallitri. All’incrocio tenete la sinistra, lo sterrato curverà a destra e dopo pochi metri si incontra un altro bivio. Proseguite diritti, la strada si inoltra nel bosco ed inizia a salire, al successivo incrocio, svoltate decisamente a sinistra, costeggiando il muro di recinzione di una villa sulla destra. Dopo pochi metri arriverete ad uno spiazzo, di fronte a voi ci sono tre strade, prendete quella dritta davanti a voi che scende dalla collina, siete in vista dell’arrivo a Lorenzana, il paese vi appare di fronte, aggrappato alla collina opposta a quella su cui vi trovate. Continuate fino ad arrivare ad incrociare la SP43, in corrispondenza del ristorante La Fattoria. Girate a destra, e dopo pochi metri sulla statale, sulla vostra sinistra parte uno sterrato che sale verso Lorenzana. Questo sentiero intercetta la strada asfaltata, Via di selvapiana che porta finalmente al borgo, siete ormai arrivati a chiudere l’anello.

Barbarano Romano – Civitella Cesi

Dalla porta di Barbarano Romano ci dirigiamo per la strada asfaltata verso la chiesa e il cimitero. Superata la chiesa svoltiamo la prima a destra, lì dove il cartello del Parco ci indica l’ingresso a Marturanum. Prima di entrare nella zona recintata passeremo sotto una ferrovia dismessa (che sarebbe un’altra maniera di raggiungere Vejano) e dopo qualche centinaio di metri ci troviamo al primo bivio, che va preso a sinistra in discesa, con l’indicazione Valle Fragola.  Vedremo che la strada incomincia a scendere ed arriva ad un bel fontanile. Subito dopo un ponticello c’è un bivio, a cui bisogna andare a destra, dove continua la strada brecciata bianca. Continuate sempre per la strada bianca e giungeremo ad un secondo fontanile.

Si arriva dunque, dopo qualche chilometro ad un bivio a T. Qui bisogna girare a sinistra. Il posto è davvero molto bello e se siete fortunati troverete delle bestie al pascolo (asini, mucche, cavalli). Essendo un sentiero abbastanza esposto al sole è consigliabile munirsi di cappello e molta acqua nel periodo estivo.

Arrivati in cima alla salita troveremo sulla destra un cancello di legno che va oltrepassato (apritelo e chiudetelo) e oltre il quale parte una discesa sempre sterrata, da percorrere. Ad 800 metri da questo cancello sulla destra c’è una deviazione da prendere, con il cartello “Percorso Turistico”. Troverete poi un bivio a cui andare a sinistra in piano, per giungere così ad un fontanile coperto subito dopo del quale c’è un ponte. Superato il ponte girate a destra per venti metri a poi a sinistra per la strada asfaltata che sale e che in pochi tornanti vi conduce a Civitella Cesi.

San Liberato – Montoro

“Abbi la forza e continua anche quando è dura, quando hai paura, in mezzo alla natura, di notte, di giorno, il coraggio cambia il mondo. ”

Il percorso

Il percorso da noi mappato inizia dalla torre di avvistamento, tenendo la torre sulla destra e la chiesa alle spalle si parte dritti. Proseguendo per la strada in salita, dopo circa 100 metri dalla torre, si incontrerà sulla destra strada di colle oliveto anche essa in salita sulla quale si dovrà svoltare. La prima parte di questo percorso sarà accompagnata, sulla sinistra, dal panorama della Valle del Nera e il lago di San Liberato. Dopo pochi metri troveremo il cartello che segnerà l’uscita dal paese. Continuando su questa strada in salita sulla destra si troverà il cimitero di San Liberato.

Rimanendo sempre sulla strada principale si arriverà ad un bivio ad Y e si dovrà prendere la strada di sinistra. Andando sempre dritti sulla strada bianca in salita, dopo circa venti minuti, si arriverà ad un bivio con più biforcazioni, con un albero. Tralasciando la strada di sinistra caseggiati, si prosegue sempre a destra. Arrivati a questo punto bisogna continuare sempre sulla strada bianca principale ignorando le deviazioni laterali. Camminando per circa un kilometro si arriverà ad un incrocio, dove sulla sinistra possiamo trovare un edificio di mattoni, mentre al centro del incrocio un albero molto grande e più avanti sulla destra una casa di cemento. Si dovrà proseguire tenendo sempre sulla destra la casa di cemento, più la strada più ripida a sinistra. Sulla sommità della salita, si avrà un’ulteriore conferma di aver preso la strada giusta nel trovare le cabine della centrale fotovoltaica, inoltre da qui la strada cambierà da bianca a sterrata. La strada sterrata è una strada di campagna, dove in ambo i lati, ci sono vigneti secolari, e più lontano sulla destra possiamo notare la zona industriale di Montoro, mentre sulla sinistra si può godere della vista di un tipico paesaggio agro-collinare italiano.

Sempre sulla strada principale, a circa trenta minuti dalla partenza, vi troverete di fronte ad un bivio Y, proseguire sulla strada più visibile di sinistra, che inizia con una leggera discesa e termina con una ripida salita. Alla fine della salita si avrà un incrocio a T e dovrete continuare mantenendosi sulla destra. Dopo pochi minuti dal precedente incrocio ci sarà un biforcazione sulla quale vi terrete alla destra. Avremo di fronte ad i nostri occhi l’ultimo incrocio di questo percorso e rimanendo sempre sulla sinistra e quindi rimanendo sempre dritti dopo qualche chilometro la strada da bianca diverrà asfaltata, il che indicherà l’ingresso nel territorio di Montoro. Da lì a poco ci troveremo sulla sinistra il cimitero di Montoro.

Monesi di Triora – Arma di Taggia

Da Monesi (locanda) si prosegue sulla Strada Provinciale 1 fino al Colle di San Bernardo. Qui si imbocca una strada strada sterrata che giunge al Colle del Garezzo. Di qui si scende, con percorso molto panoramico, al Colle della Guardia, e successivamente al bellissimo abitato medievale di Triora. A questo punto non resta che imboccare la Statale 543 che in 27 km circa giunge ad Arma di Taggia. Parte del traffico è evitabile imboccando a destra, subito a valle del paese di Agaggio, il vecchio tracciato della statale, che si ricongiunge a quello principale a Desteglio.
Da Arma è possibile rientrare a Limone con il treno attraverso la Val Roja (Francia).

Fattoria Tuttindacia – Az. Agricola L’Ortino

Da Pozzallo (950 m slm) a Molino San Pietro (500 m slm) passando per il Monte Alpe (1200 m slm)

Uscendo dalla fattoria Tuttindacia (950 m slm) si attraversa la fraz. di Pozzallo e dopo il primo tornante si prende il sentiero sulla destra con segnavia bianco e rosso, in corrispondenza di un edificio in pietra. Si risale seguendo il sentiero che in circa 20 minuti porta alla strada asfaltata, passando poco prima attraverso la frazione Ca’ Borrone. Usciti sull’asfaltata si può scegliere se prendere la stradina sterrata che parte davanti all’Hotel Penice lasciandoselo sulla destra oppure seguire la strada asfaltata dirigendosi a destra verso Casa Matti.

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Se non si è forniti di acqua meglio farlo adesso appoggiandosi all’Hotel (dopo non ci saranno più punti di rifornimento acqua). Nel primo caso dopo circa 50 metri si deve prendere la mulattiera che piega a destra con angolo retto, mulattiera che poi dovrebbe puntare a sinistra risalendo verso i Tre Passi attraverso i campi. E’ facile perdere le tracce (come è successo a noi!) ma non arrivare alla meta, in quanto il valico Tre Passi da raggiungere è davanti a noi e basta salire puntando nella sua direzione (ovest). Quasi in cima si incrocia l’asfaltata su un tornante, pochi metri avanti il sentiero riprende e porta ai Tre passi (1 ora dalla partenza). Nel secondo caso si prosegue verso Casa Matti e lasciando il paese sulla destra si imbocca il sentiero che parte sul ciglio destro della strada, risale il versante e sbuca sulla strada asfaltata; percorrendola porta al tornante del primo caso, dove parte l’ultimo breve tratto di sentiero che arriva ai Tre Passi (1100 m slm) (1 ora dalla partenza). Ai Tre Passi si prende il sentiero indicato dal cartello giallo “Proloco Romagnese sentieri 1,5,3”, cominciando così la sterrata che sale al Monte Alpe. Lungo la sterrata sono evidenti i sentieri che tagliano i tornanti della sterrata e che sono un’alternativa alla strada sterrata che sale più dolce. Arrivati al punto più alto (Monte Alpe 1250 m slm), la strada scende molto gradualmente. Prestare attenzione ai frequenti (ahimé) motociclisti, anticipati dal rombare dei motori. Non prendere una deviazione a sinistra per Piano Margarino, seguire la via principale e al bivio successivo tenere la sinistra, indicata come Strada Costa d’Alpe. Si prosegue ancora per 20 minuti giungendo a una zona riparata con tavoli per pranzo al sacco. Non sono presenti fonti d’acqua. Si prosegue e al bivio successivo si tiene la sinistra verso Praglasso (2 ore 30 minuti dalla partenza). Lungo la Costa Praghelassi, dopo circa 20 minuti dal bivio, prendere a sinistra un sentiero che scende ripido e, in corrispondenza di una croce in ferro, porta alla strada asfaltata che collega Collegio con Praglasso. Svoltare a destra sull’asfalto e percorsi qualche centinaio di metri prendere un sentiero a sinistra che scende verso San Pietro Casasco.

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Sulla destra vediamo senza dubbio la Quercia di Praglasso. Quasi subito il sentiero scende molto ripido e rimane tale per i successivi 30 minuti, fino allo sbocco sulla strada asfaltata che a destra ci porta verso l’abitato di Giarola. Prendiamo la strada a sinistra verso Giarola Bassa, entrati in paese svoltiamo a destra tra le case.

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Poco dopo si arriva al paese di San Pietro Casasco (650 m slm), che si riconosce perché ha due campanili. Non salire alle due chiese, ma girare a sinistra in una strada sempre asfaltata che dolcemente tende a scendere sulla nostra sinistra (si vede un capannone con ricoverati dei mezzi agricoli e delle balle di fieno). Continuando a scendere per due o tre chilometri, sempre su strada asfaltata, si arriva ad alcune case sparse; sotto di noi si vede il ponte blu di Molino San Pietro. Proseguire sulla strada fino ad arrivare sopra la strada principale. Qui proseguire sulla sterrata che è il naturale prolungamento dell’asfalto. Salire al secondo bivio sulla destra che si trova dopo 50 m, e svoltare ancora a destra dopo poche decine di metri. Arriviamo così a L’Ortino (500 m slm) (4 ore dalla partenza)

FotoOrtino

 

Fattoria Piedinterra – Fattoria Tuttindacia

Dal Bersanino (524 m slm) sullo Staffora a Pozzallo (950 m slm) passando per i Tre Passi (1100 m slm).

.Usciti dalla sterrata di ingresso della Fattoria Piedinterra, saliamo a sinistra per un sentiero, tenendo la destra poco oltre, e proseguiamo fino a incrociare una strada asfaltata in corrispondenza della fraz. Moiasse. Attraversiamo la strada asfaltata e proseguiamo imboccando davanti a noi una stradina lastricata che si infila tra le case (attenzione: potrebbe sembrare una strada privata).

foto 1 

Seguendo la strada, in pochi minuti si giunge all’imbocco di un sentiero erboso sulla destra, che si segue, lasciando l’asfalto che invece piega a sinistra.

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Si prosegue fino a Costa Montemartino, dove si attraversa l’abitato con possibilità di rifornirsi di acqua da una fontana e si giunge a un bivio in corrispondenza del cartello della frazione adiacente Montemartino (senza Costa), dove si tiene la sinistra. Poco dopo si incontra un’edicola votiva: prendere la sterrata a sinistra (20 minuti dalla partenza). Lungo la sterrata, traguardando a sinistra (nord), si profila la Costa dell’Alpe (vd tappa Da fattoria Tuttindacia ad az. agr. L’Ortino) su cui spicca la chioma della quercia di Praglasso, che rimarrà visibile per buona parte del percorso.

 foto “quercia praglasso”

Poche centinaia di metri e la sterrata si biforca: seguire per Menconico (non per il Penice). Ai due bivi successivi tenere prima la destra e poi la sinistra. Non è raro vedere caprioli che si aggirano tra gli alberi. Proseguiamo tenendo la sterrata principale (vale a dire la sinistra in caso di diramazioni) fino a una sommità, dove sulla destra vediamo un capanno verde mimetizzato da rami e fronde, evidente postazione di caccia. Le gabbie in prossimità pare servano da esca per i cinghiali maschi, attirati dalla femmina preventivamente lì rinchiusa. Proseguendo si scende fino a incrociare, in corrispondenza di una casa in pietra con segnavia, un primo bivio che sale per il Penice e che ci lasciamo sulla destra; appena dopo fare invece attenzione a imboccare un bivio sulla destra, poco visibile, che scende per un sentiero nel bosco.

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Il sentiero scende (tenere la sinistra in caso di diramazioni) fino a un guado, attraversato il quale si sale giungendo a Menconico (1 ora dalla partenza). A Menconico si prosegue risalendo la strada principale (presenza di fontanella), che curvando a destra affianca l’osteria La Frasca e lì si dirama: tenere la sinistra. Proseguire sull’asfaltata per meno di un km e imboccare la sterrata che sale a destra (100 m prima di un pannello informativo di legno e una fontana).

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Seguire la sterrata tenendo la destra al primo bivio, inoltrandosi così nel bosco in ripida salita. Dopo un quarto d’ora circa, il percorso si addolcisce e da sinistra notiamo che si innesta nel nostro un altro sentiero, proseguiamo intravedendo poco dopo l’abitato di Varsaia. A Varsaia, fronte alla chiesetta, si procede a sinistra per 50 m, dove un pannello di legno segnala l’imbocco della sterrata da prendere.

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Dopo un piccolo guado si trova un bivio: tenere la destra che sale. Mantenere la destra e in un quarto d’ora si esce sulla strada asfaltata; continuare a salire tenendosi sulla strada (poco frequentata) per un altro quarto d’ora, fino ai Tre Passi (1100 m slm, 2 ore dalla partenza). Ai Tre Passi, attraversata la strada asfaltata, si imbocca quella per Casa Matti (notare un cartello arrugginito con l’indicazione: Pozzallo 1 ora). Sul primo tornante, sulla sinistra, si vede un segnavia bianco e rosso a cui però non corrisponde una traccia ben definita, preribile tagliare attraverso il prato raggiungendo di nuovo l’asfalto. Poche decine di metri e si imbocca a destra il sentiero erboso poco visibile che scende

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L’imbocco si trova sul ciglio opposto rispetto a una strada privata chiusa da catena. Si prosegue in discesa fino all’asfaltata che porta all’abitato di Casa Matti. Qui si può entrare nel paesino seguendo i segnavia, prendersi un caffè al bar, e tornare sulla principale ritornando verso l’ingresso del paese (a destra). 300 metri e si raggiunge un bivio dove teniamo la sinistra, quindi ancora 200 metri e, in corrispondenza dell’Hotel Penice sulla destra, prendiamo il sentiero a sinistra.

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A questo punto si segue il sentiero, che tra l’altro passa da un gruppo di case (frazione Ca’ Borrone), e ci porta in circa 20 minuti alla frazione di Pozzallo. Qui seguire il cartello di legno “Dacia”, i cani della fattoria daranno il benvenuto (3 ore dalla partenza).

foto Dacia

Vignanello – Vasanello

Il percorso collega due borghi della Tuscia: Vignanello e Vasanello. Il paesaggio è molto eterogeneo: percorrerete strade brecciate costeggiate da campi coltivati, ammirerete maestosi boschi di querce per poi addentrarvici. Infine, scoprirete la zona archeologica di Vasanello, passeggiando tra speroni tufacei incontrerete tombe rupestri, necropoli medievali, antichi ruderi dell’antica zona “Palazzolo”. Magnifica avventura!

Il percorso

Il percorso inizia da piazza della Repubblica a Vignanello e si dirige verso est girando intorno all’imponente mole del castello Ruspoli e proseguendo in corso Garibaldi. Superata sulla sinistra una interessante fontana barocca del Seicento, si prosegue costeggiando un alto muro di cinta in mattoni di tufo, sopra il quale spuntano le chiome degli alberi all’interno del retrostante giardino del castello. Sulla sinistra possiamo invece osservare il panorama della valle sottostante con la chiesa della Madonna del Pianto. Dopo qualche centinaio di metri svoltiamo a sinistra in via Costa dei Frati, in discesa, passando davanti all’ex ospedale Ruspoli. Proseguiamo poi dritti ed in piano incuranti di alcune strade sulla sinistra (via Valle Maggiore, strada Puliano, ecc.) e al primo bivio a Y si prende a sinistra in salita in strada Piancesale, con fondo inizialmente cementato. Dopo circa un chilometro e quattrocento metri dalla partenza, la strada diventa brecciata e proseguiamo fino ad un altro bivio ad Y in cui prenderemo a destra in strada Pareti, con direzione nord/est, tra campi coltivati a noccioleti, come troveremo in gran parte del nostro percorso. Incontreremo a due chilometri e settecento metri dalla partenza la provinciale 33 di Sant’Eutizio, che imboccheremo per pochi metri a sinistra per poi abbandonarla subito entrando nella prima sterrata a destra, via Fila dei Cerri. E’ importante prestare molta attenzione alle auto attraversando la provinciale.

A circa tre chilometri e duecentocinquanta metri dalla partenza, interessante vista su Soriano del Cimino. Al quadrivio successivo proseguiamo dritti, seguendo la strada principale che a quattro chilometri e trecentosessanta metri circa dalla partenza piega a sinistra (incuranti di una strada davanti a noi che penetra nel bosco dopo una sbarra di ferro).  Andiamo avanti passando sotto i cavi dell’alta tensione e giunti a cinque chilometri e novecento metri circa dalla partenza, abbandoniamo la strada principale entrando a destra in un visibile sentierino che penetra all’interno di un bosco ceduo oltrepassando una sbarra di ferro in località Pian della Mora – San Quirico. Questo sentierino sbocca poi nuovamente in una strada brecciata nei pressi di un quadrivio, dopo circa sei chilometri e seicento metri dalla partenza. Imbocchiamo la strada a sinistra, in direzione nord/ovest e poco dopo la seguiamo a destra in direzione nord/est incuranti di una deviazione sulla sinistra. Dopo circa otto chilometri alla partenza ad un quadrivio proseguiamo dritti (sulla destra ci sono le indicazioni per il poligono). La strada è tutta pianeggiante in mezzo ai campi coltivati e talvolta presenta dei bei panorami sui monti circostanti. A circa nove chilometri e quattrocentosettanta metri dalla partenza, dopo aver oltrepassato una pista da motocross sulla sinistra, la strada passa attraverso una interessante zona archeologica, nella quale si possono osservare sulla destra, in mezzo agli alberi, i resti della necropoli medievale dei Morticelli e una grotta tufacea a sinistra. Poco dopo, i resti della zona di Palazzolo, lì dove un tempo passava l’antica via Amerina (della quale più avanti, sulla destra, si osserverà la Torricella, un’antica torre di avvistamento). A circa dieci chilometri e trecentonovanta metri dalla partenza, è interessante visitare i resti di un antico molino sulla sinistra, al quale vi si può accedere prestando molta attenzione alla ripida discesa e alla possibile caduta di mattoni. La strada poi prosegue tra tornanti in salita, passa davanti ad una piccola edicola votiva e giunge ben presto a Vasanello.

Vallerano – Carbognano

Da piazza della Repubblica a Vallerano ci si dirige verso sud imboccando via Antonio Gramsci in leggera salita, e lasciando alle nostre spalle il torrione. Si attraversa piazza Xerry De Caro e si prosegue in via del Ruscello in discesa. Dopo essere passati a fianco del Santuario della Madonna del Ruscello, la strada riprende più decisamente a salire e la percorriamo ancora per qualche centinaio di metri, tutta su asfalto, finché non vediamo sulla destra le indicazioni per gli impianti sportivi, che dovremo seguire. Questa strada passa subito sotto ad un cavalcavia e poi prosegue fra noccioli e castagni in direzione sud ovest. Superiamo due bivi tralasciando le deviazioni e proseguendo diritti. La strada alterna fondo asfaltato e brecciato e prosegue fra salite e discese non impegnative. Da segnalare numerosi esemplari di castagno secolari. Giunti ad un incrocio a T, prendiamo a destra la strada asfaltata che percorriamo per pochi metri fino a quando, giunti ad un successivo quadrivio, svoltiamo a sinistra in direzione est. Al bivio successivo prendiamo a destra in direzione sud ovest fino a quando non incrociamo una strada asfaltata che prendiamo nuovamente a destra in leggera discesa. Al successivo incrocio giriamo a sinistra in direzione sud est su strada brecciata che poi diventa via via meno visibile fino a terminare in mezzo ai campi. A questo punto però possiamo vedere tra la vegetazione una vecchia strada che scende ripidamente sulla destra, in direzione di un vecchio molino. Giunti nei pressi dell’edificio, gli giriamo intorno in senso antiorario e oltrepassiamo un ruscello per risalire sull’altro versante, là dove il sentiero ritorna ad essere una comoda brecciata. Questa confluisce su un’altra brecciata, denominata “Strada vicinale di Condotti – Strada di Rozzo” che imbocchiamo a sinistra e che in breve ci porta su una strada asfaltata che in salita ci porta al centro del paese di Carbognano.

Vallerano – Soriano nel Cimino

Il percorso collega due borghi della Tuscia: Vallerano e Soriano. L’orografia del territorio è caratterizzata da rilievi di natura vulcanica; la strada perciò per alcuni tratti scenderà a valle incontrando o superando un rio, attraverserà i campi coltivati con maestosi castagni o cangianti ulivi, per poi raggiungere le sommità del pianoro da cui si potranno ammirare bellissimi panorami, per poi scendere di nuovo… La camminata è agevole, procede su strade per lo più brecciate, e si arricchisce di emergenze storiche e naturalistiche, come tombe etrusche, chiese romaniche, fontanili e cascate.

Il percorso

Il percorso inizia da piazza della Repubblica a Vallerano; prenderemo come nostro riferimento il Torrione delle mura del paese. Sul lato ovest della piazza prendiamo una strada asfaltata in discesa: via Fontana Nuova, passando sotto una casaponte e subito dopo un ponte pedonale. Giungiamo così davanti uno slargo e proseguiamo seguendo la strada che curva a destra. Osserviamo in alto, sulla rupe tufacea, alcune tombe etrusche (zona Ex Mattatoio) . Proseguendo, oltrepassiamo un ponte in cemento su un piccolo ruscello ,Rio della Ferriera, che ci seguirà per un breve tratto sulla nostra destra, mentre camminiamo fra noccioleti, una delle specie, insieme ai castagni e agli ulivi, che maggiormente troveremo lungo il percorso. Guardando in alto a destra, possiamo ammirare il centro storico arroccato sul pianoro tufaceo. Dopo una curva a destra la strada volge decisamente verso est, passa davanti ad un grazioso fontanile in tufo che rimane sulla destra e scorre sotto al ponte della ferrovia Roma Viterbo. Proseguiamo per la stessa strada, che ora ha il fondo cementato, e prosegue in salita, fino a quando incontreremo un bivio. Prendiamo la strada sulla sinistra che sale in direzione nord ovest con indicazione Canepina. Ora il fondo si alterna fra asfalto e cemento e da essa si ha una bella prospettiva sul paese appena lasciato. Sulla destra, nella roccia, possiamo osservare alcune piante di rosmarino e fichi d’india. La strada taglia campi coltivati ad olivi ed altri a noccioli, fino ad un punto in cui i castagni prendono il posto di questi ultimi e il fondo diventa breccioso. Giunti ad un incrocio a T, prendiamo a destra in leggera discesa su una strada brecciata che scende tra i noccioli prima in direzione nord ovest e poi piegando, dopo un tornante, in direzione nord est. Proseguiamo fino a giungere a un bivio a V. Prendiamo la strada asfaltata a destra, proseguendo in discesa fino a incontrare un tornantino, oltrepassiamo un ponticello fino a quando non vediamo sulla destra una strada sterrata in direzione sud est che percorreremo per un centinaio di metri. Notiamo un bosco di querce a destra in direzione sud ovest, lo attraversiamo con un fuoripista (controllare il gpx) guidati dal rumore dell’acqua. Potremo in breve osservare lo spettacolo delle “Cascatelle del Bottagone”.
Torniamo sui nostri passi e svoltiamo a sinistra verso il ponticello, oltrepassato in precedenza. A destra, dopo poche decine di metri in salita, notiamo una stradina sterrata che in breve attraverserà un torrente che è percorribile solo se questo non è in piena (estate, in caso contrario vedi nota in fondo). Dopo il guado la nostra strada continua in direzione nord est in decisa salita, su fondo tufaceo, e poi torna piana in mezzo agli ulivi fino a quando non incontriamo una strada principale con fondo brecciato che imbocchiamo svoltando a destra in direzione nord est. Percorrendo quest’ultima si ha una bella visione del Terminillo davanti a noi, e più tardi dei Cimini alla nostra sinistra.La strada si alterna tra saliscendi con fondo di breccia o asfalto. Arrivati ad un evidente quadrivio, proseguiamo dritti lasciando via Frusta Romiti dalla quale proveniamo ed entrando in via Poggio Leone osservando il paese di Soriano e l’inconfondibile castello che lo caratterizza, avanti a noi.
A questo punto, la strada è sempre asfaltata e dopo essere passata nuovamente sotto al ponte della ferrovia la costeggia in alcuni punti salendo fino a raggiungere Soriano, la meta del nostro percorso. A un certo punto incontriamo un bivio a T all’altezza di una piccola chiesa, svoltiamo a sinistra percorrendo una lunga salita. Proseguiamo verso l’arrivo, prendendo una salita sulla sinistra che si addentra nel centro storico, diventando poi scalinata.

Giungiamo in un punto panoramico da cui possiamo osservare le campagne vicino Soriano. Sulla nostra sinistra possiamo notare la chiesa collegiata di San Nicola di Bari sita nel punto del nostro traguardo.

 

Nota: Nel caso del torrente in piena sarà necessario fare una deviazione poco dopo del ponticello a sinistra, sulla costa, sempre in mezzo ai noccioli, e sempre in direzione nord ovest. Costeggiamo il torrente fino a quando non intercettiamo la mulattiera che va presa a destra in salita.

La Villa – Capre Diem

Siamo in provincia di Arezzo tra le montagne della Toscana; partenza dalla località La Villa (Faltona) a sud della catena del Pratomagno fino al paese di Chiassaia, a nord-ovest del monte. Il percorso è interamente immerso nella natura e si può percorrere senza, o quasi, toccare strade asfaltate; numerosi i punti panoramici sulle diverse vallate che si diramano dal crinale.

Interamente ciclabile (mtb) e facilmente percorribile vista la buona qualità delle strade.

Percorso

Lasciatisi alle spalle l’ Azienda Agraria “Mulin di Faltona”, si percorre la bella strada carrozzabile che risale per un km verso l’abitato di La Villa; raggiunta la strada asfaltata si prosegue diritti attraversando le case e si giunge alla strada principale. Prendiamo a destra in salita e subito dopo il primo tornate imbocchiamo la strada sterrata che sale decisa alla nostra destra (indicazioni CAI sentiero 40). Dopo un centinaio di metri ci teniamo sulla destra e la strada continua a salire, a tratti piuttosto ripida, attraverso boschi di castagno e antiche marronete; evitiamo una deviazione sulla destra e in una decina di minuti raggiungiamo un piccolo casale dove la stradina si fa sentiero. Costeggiamo e superiamo la casa e proseguiamo attraverso il bosco; dopo qualche centinaio di metri il sentiero sbuca in una stradina che seguiamo, svoltando a destra, in salita (sempre segnavia bianco-rossi). Continuiamo la risalita fino a raggiungere l’abitato di Castelnuovo e la strada asfaltata; proseguiamo a sinistra in piano evitando una deviazione verso il basso ed aggirando le case, dopo alcune centinaia di metri quando la strada svolta bruscamente a destra, imbocchiamo lo sterrato (sempre sentiero 40) a sinistra che si dirige verso alcuni orti privati (2,5 km percorsi).

La strada risale verso il Poggio Pratolino, di fronte a noi, per poi mantenersi sulla sinistra dello stesso a mezza costa. Saliamo per una mezz’ora fino a sbucare in un’altra strada, che risale verso il monte, e scendiamo a sinistra; dopo cento metri rimaniamo sulla sinistra sulla larga strada pianeggiante che segue il crinale (+ 2km). Dopo circa mezzo km in prossimità di uno slargo giriamo a sinistra e poi subito a destra  per una larga strada con fondo ghiaioso; seguiamo quest’ultima che prosegue sul crinale in piano per poi salire bruscamente per un breve tratto sulla destra e ritornare pianeggiante. Percorso circa un km ad un bivio proseguiamo diritti (verso Poggio Gancheri). Proseguendo per un altro km si giunge a Passo la Forca e si imbocca il sentiero che scende sulla sinistra in direzione Badia Santa Trinità. Scendiamo per una decina di minuti attraverso l’affascinante pineta e giungiamo alla Badia (+3,5 km).

Nota: la Badia della Santa Trinità, fondata tra il 950 e il 961 da due eremiti tedeschi, Pietro ed Eriprando, un tempo la Badia è stata un fiorente monastero benedettino. Sorge in una zona crocevia di importanti vie di comunicazione, che all’epoca la ponevano in un importante posizione strategica. Nel 1425, oramai al suo tramonto, venne affidata ai frati vallombrosani. Già dal XVII secolo questa splendida costruzione si trova in totale stato di abbandono; purtroppo della struttura originale rimane un grosso rudere anche se è possibile identificarne la struttura e le caratteristiche architettoniche.

Costeggiando il rudere si prosegue il sentiero che arriva al torrente e ad un bivio; proseguiamo in salita sulla destra in direzione Fonte allo Squarto (sentiero CAI 32) e dopo un centinaio di metri ci teniamo a sinistra. Seguiamo la strada, pressoché pianeggiante, ed evitando una deviazione a sinistra proseguiamo diritti; ora la strada ritorna a salire ed in breve sbuca su di una via più grande che imbocchiamo proseguendo a sinistra sempre costeggiando il torrente, che in breve raggiungiamo, continuando la risalita sull’altro versante della valle. Dopo una ventina di minuti di cammino, la strada si fa più pianeggiante e troviamo alla nostra sinistra il piccolo campeggio “Fonte allo sguardo”; proseguiamo ancora fino a raggiungere in breve il Varco dell’Anciolina, in prossimità di un grosso bivio (+ 3km).

Nota: da qui è possibile percorrere una via alternativa (svoltando a destra  e proseguendo lungo il crinale) che permette di evitare alcuni km di strada asfaltata ma al momento della mappatura è pressoché impraticabile date le centinaia di alberi caduti con il forte vento di inizio mese; inoltre i boscaioli al momento sono al lavoro per pulire le strade dalle stesse. Prendiamo quindi la strada asfaltata di fronte a noi e scendiamo per un km fino ad un bivio dove giriamo a destra sul piano in direzione Pratomagno.

Nota: il Pratomagno è una dorsale appenninica che divide il Valdarno Superiore dal Casentino; la vetta più alta raggiunge i 1592 mt. Il massiccio principale come si evince dal nome è caratterizzato da ampi pascoli che si estendono lungo il crinale; il complesso è ricco di sorgenti d’acqua e fontanili.

Seguiamo la strada pianeggiante per un paio di km (incontrando alcune fonti lungo il percorso) ed al bivio ci manteniamo a destra in leggera salita. Dopo alcune centinaia di metri alla sinistra troviamo uno slargo con una strada sterrata (+3km); subito alla destra della stessa scendono due sentieri, tenersi su quello più a destra. Il sentiero scende inizialmente attraverso una magnifica pineta e poi un castagneto, in prossimità del quale, si svolta bruscamente a sinistra e la via diventa una mulattiera che prosegue ancora per circa mezzo km fino alla strada asfaltata (+2km). Proseguiamo in discesa per l’asfalto e subito ci teniamo sulla destra; dopo circa un km raggiungiamo il paese di fronte a noi, Chiassaia, dove ha sede l’Azienda Capre Diem, destinazione del nostro viaggio (percorsi circa 17 km totali).

Ortoingiro – Ass. Maniecuore

Provincia di Perugia, da Gallano ad Armenzano passando per Valtopina. Fulcro del percorso il Fosso dell’Anna, piccolo torrente che discende dalle venature del monte Subasio, caratterizzato da acque limpide che scorrono sulla roccia viva (numerose le cascatelle e le pozze dove rinfrescarsi d’estate) e dalla presenza di alcuni mulini, che utilizzano le sue acque attraverso una serie di perfette canalizzazioni, talvolta ancora in attività. 

Il percorso è ciclabile (mtb) fino al mulino di Buccilli ove si consiglia di salire per la strada carrabile verso San Giovanni e poi Armenzano.

Percorso

Scendiamo dal casolare di Ortoingiro e raggiunto l’asfalto prendiamo a destra; dopo circa mezzo km all’incrocio sempre a destra. Dopo altri 500 mt al bivio svoltiamo a destra verso Valtopina, siamo sull’ “itinerario prodotti tipici e territori”.

Subito imbocchiamo una strada sterrata che sale alla nostra destra la quale in breve raggiunge un casotto diruto; proseguiamo sulla sinistra in falso piano per alcune centinaia di metri (la strada è ormai in grave stato di abbandono, è poco più che una traccia ma riconoscibile) e incrociando un’altra traccia di strada erbosa scendiamo a sinistra. Raggiungiamo una bella carrabile che sale verso la casa alla nostra destra, la oltrepassiamo e proseguiamo diritti in discesa; dopo circa 200 mt incrociamo la strada che costeggia la ferrovia e svoltando a destra la seguiamo attraverso il bosco. Costeggiamo la ferrovia per una decina di minuti; la strada si allontana per un breve tratto da essa per poi scendere verso sinistra diventando un sentiero che costeggia un orto privato. Superato il coltivo passiamo per un cunicolo che alla nostra sinistra sottopassa la ferrovia e sbuchiamo sulla provinciale; prendiamo a destra verso Valtopina. Costeggiamo il fiume Topina e la ferrovia, superiamo il ponte sul fiume ed al bivio proseguiamo a destra verso il paese.

Dopo 1 km, in prossimità del grande ponte verde, proseguiamo diritti addentrandoci nell’abitato e passati altri 500 mt, in prossimità della chiesa, svoltiamo a sinistra per Via Subasio. In breve usciamo da Valtopina (siamo sulla SP 249 di Spello – tronco Valtopina) e incontriamo alcuni segnavia i quali ci indicano che andiamo a percorrere il tratto pedocollinare dell’Itinerario del Fosso dell’Anna.

Proseguendo in piano lungo il torrente incontriamo alcune cascatelle e i resti (ormai poco riconoscibili) delle antiche carbonaie. Dopo circa 2,5 km, risalendo la stretta valle verso il Subasio, al bivio prendiamo la ripida strada a destra verso il Mulino di Buccilli / Vallemare; risaliamo fino ad un gruppo di case e imbocchiamo la stradina in leggera discesa verso il mulino.

Dopo mezzo km nei pressi dello stesso incontriamo alcuni segnavia della rete CAI locale e prendiamo per il sentiero 59 che parte alla nostra destra in direzione Armenzano. Ritorniamo subito a fiancheggiare il torrente qualche metro più in alto lungo un canalino secondario che provvede al funzionamento del mulino. Lungo il percorso possiamo notare alcuni bellissimi calanchi a destra. Quando finisce il canale continuiamo a risalire il torrente seguendo i segnavia bianco-rossi, si risale brevemente per poi tornare a ridosso dell’acqua; il sentiero risulta abbandonato e le sterpaglie stanno prendendo il sopravvento, non desistiamo, il torrente ha scavato un bellissimo percorso nella roccia che vale la fatica. Dopo una mezz’ora circa dal mulino, attraversando svariate volte il fosso, il sentiero (seguendo le indicazioni CAI) risale per una stradina a sinistra nel bosco abbandonando il torrente; subito però prendiamo un sentiero che risale ripido parallelamente alla strada il quale ci porta in breve su di una bella strada carrozzabile.

Proseguiamo in salita e costeggiamo un area giochi in località Cerquegrosse sempre sulla carrabile. Dopo un paio di km incontriamo uno stradino che scende alla nostra destra, un piccolo cartello indica Pian dell’Abate; lo imbocchiamo ed in un paio di minuti raggiungiamo la nostra destinazione, Associazione Maniecuore (percorsi circa 15 km).

Ass. Maniecuore – Ortoingiro

Partenza da Armenzano (comune di Assisi), siamo ai piedi del monte Subasio e nel mezzo dell’omonimo parco (istituito nel 1995) dove la natura la fa da padrona; arrivo nei pressi di Gallano.

Se vi trovate in zona risulta d’obbligo una visita alla più turistica ma affascinante Assisi con le sue basiliche e gli eremi nei dintorni ed alla più accogliente e silenziosa Spello.

Il tracciato è ciclabile (mtb) fino a Valtopina dove si consiglia di seguire la strada provinciale che porta verso Gallano.

Percorso

Partiti da Pian dell’Abate (dove si trova l’Associazione Maniecuore) risaliamo la sterrata e ci immettiamo tenendoci a destra sulla principale; dopo qualche centinaio di metri al bivio svoltiamo a destra e dopo qualche metro di asfalto imbocchiamo la stradina sterrata che scende alla nostra destra a fianco di una cappelletta votiva (troviamo le indicazioni bianco-rosse CAI). Scendiamo e subito il percorso risale sull’altro versante della valle lungo la costa con alcuni sali e scendi e attraversando anche un torrente che d’estate potrebbe essere in secca; alla nostra destra ci fa compagnia il monte Subasio.

Nota: il monte Subasio (1290 mt) è ricco di storia, di culti e di leggende; viene anche citato da Dante nella Divina Commedia. I numerosi sentieri che percorrono il parco permettono di visitarlo interamente a piedi; Assisi, l’Eremo delle carceri, il colle di San Rufino, i pascoli in altura con i misteriosi “mortari”.

Dopo circa 1,5 km, evitando eventuali deviazioni, raggiungiamo la strada asfaltata e prendiamo a sinistra percorrendo circa un altro km di strada ora pianeggiante; al bivio ancora a sinistra e superato un gruppo di case ricomincia lo sterrato. Superiamo diritti un bivio e seguiamo la carrabile per circa 1,5 km con un bellissimo panorama sulla vallata fino a raggiungere alcune case e l’asfalto; proseguiamo diritti e cominciamo a scendere.

Al primo bivio ci manteniamo sulla destra continuando la discesa; evitiamo una deviazione a destra per Rotundolo Basso e dopo un paio di km al bivio successivo giriamo a destra. Passati altri 500 mt in prossimità di una curva decisa a sinistra notiamo una traccia di sentiero che scende a destra tra gli alberi; la imbocchiamo e subito notiamo alcuni segnavia bianco-rossi (siamo sul sentiero 55 del Cai di Foligno). Scendiamo per il bosco e ad un piccolo bivio giriamo a destra abbandonando il percorso segnato; in breve raggiungiamo la strada asfaltata in prossimità del cartello del paese di Valtopina. Svoltiamo a destra lasciandoci il cartello alle spalle e dopo 200 mt giriamo a sinistra sullo sterrato verso Rancole; a 50 mt, in prossimità del ponte, imbocchiamo un piccolo sentiero a sinistra che costeggia il Fosso dell’Anna in direzione del paese. Costeggiamo il torrente e le case, passiamo sotto ad un ponte ed alla ferrovia, raggiungiamo un’area pic-nic e svoltiamo a sinistra seguendo il percorso; costeggiamo il fiume Topina per un centinaio di metri e prendiamo il ponte che lo attraversa passando sull’altra sponda. Finisce l’area pedonale e si costeggia il fiume passando accanto al centro sportivo. Rimaniamo alla sinistra del Topina e dopo circa quattrocento metri passiamo sotto al viadotto della superstrada alla nostra sinistra imboccando la strada che sale verso la costa di fronte a noi.

Risaliamo per la strada asfaltata per un paio di km mantenendoci sulla destra fino a che questa spiana e in prossimità di un antenna ridiscende verso un gruppo di case poco più avanti. Al bivio proseguiamo diritti verso le abitazioni, le attraversiamo (troviamo il B&B Casa Lisetta) e la strada diventa sterrata verso i campi; dopo 100 mt in prossimità di una fonte la strada curva a sinistra e sale. Poco oltre imbocchiamo la strada pianeggiante sulla destra e la seguiamo; questa finisce in un campo, che costeggiamo e oltrepassiamo tenendoci sulla sinistra. Raggiunto il bordo del bosco siamo obbligati a scendere diritti tra gli alberi (alla sinistra di una grossa roccia) senza un sentiero vero e proprio.

Nota: purtroppo la zona è ricca di antiche strade e sentieri che sono oramai abbandonati da decenni e mi è risultato d’obbligo, per non allungare (e comunque senza essere certo di trovare un altro percorso non asfaltato agevole) il percorso di parecchi km, tagliare attraverso il bosco seguendo solo alcune tracce percorse dalla selvaggina. Si consiglia pertanto, se vi creasse problema dover superare alcuni rovi, di seguire da Valtopina la provinciale per Foligno e svoltare poi verso Gallano e raggiungere più agevolmente la destinazione.

Non disperiamo ed in qualche modo raggiungiamo in breve l’asfalto dove prendiamo a sinistra in piano. Al primo bivio che incontriamo giriamo a sinistra verso S. Cristina; dopo circa mezzo km sulla sinistra troviamo un cancello che porta ad un bellissimo podere di poco rialzato  rispetto a noi. Siamo arrivati alla fattoria Ortoingiro e abbiamo percorso circa 14 km totali.

 

Andora – Cervo

Descrizione: siamo al confine tra le province di Savona ed Imperia, in un territorio contraddistinto da un continuo susseguirsi di valli e crinali che dalla costa conducono verso l’interno, ove i rilievi montuosi, benché posti più a sud della catena appenninica, appartengono geograficamente Alle Alpi Liguri. La profonda valle del Torrente Merula scorre per il suo tratto terminale con andamento parallelo alla linea di costa e fin dall’antichità è stata utilizzata come via di comunicazione preferenziale verso Albenga ed Alassio in alternativa al passaggio per il promontorio di capo Mele. Il crinale posto alla sua destra orografica invece, in considerazione della relativa carenza di asperità,  permetteva ai pastori e commercianti  provenienti da Cervo un transito piuttosto agevole e sicuro fino al Colle di San Bartolomeo ed a Pieve di Teco. L’itinerario segue alcune di queste antiche vie di comunicazione; attraversa la stretta fascia alluvionale del torrente Merula (orti e coltivi) per inerpicarsi sul crinale contraddistinto da vegetazione spoglia, alternato a coltivazioni di ulivi, boschi (sul versante esposto a nord-est) e pascoli. Nella zona sono presenti molti edifici religiosi. Il percorso inizia nei pressi della spalla orientale del ponte sul Torrente Merula, (a circa 200 metri dallo svincolo autostradale), erroneamente definito “romano”, ma di epoca medioevale, costituito da dieci arcate di cui tre più ampie, a schiena d’asino (questa asimmetria costruttiva, tipica per l’appunto del periodo medioevale, potrebbe far presupporre che anticamente il torrente fosse navigabile).

Procedi lungo l’antico manufatto in direzione ovest, attraversi la strada di fondovalle (Via Merula) e prosegui, a fianco del cimitero. Alla tua sinistra, seminascosta da alcune serre, la Chiesa di San Giovanni Battista. Dopo 400 metri dalla partenza, nei pressi di una curva a sinistra, svolti a destra su uno sterrato che passa in mezzo ad alcune case, procedendo verso nord, sulla destra orografica del Torrente Merula, parallelamente ad esso. Il territorio è non eccessivamente urbanizzato in quanto sono presenti in prevalenza zone coltivate. Sebbene non esita un segnavia, sono presenti indicazioni (cartelli di legno) per “ S1 – Conna”; dopo aver incrociato ed oltrepassato un viale (di accesso alla villa che puoi vedere sul colle alla tua sinitra), procedi innanzi e raggiungi una strada asfaltata, che proviene dalla tua sinistra. Seguendola, passi tra alcune case di recente costruzione, al termine impegni un viottolo a sinistra, in salita, che ti porta ad aggirare una proprietà recintata (sulla tua destra), passando in un boschetto. Scendi sempre sul viottolo principale e, dopo aver attraversato un piccolo corso d’acqua ritrovi l’asfalto in loc. Ferraia. Ad 1.9 km dalla partenza, dopo aver oltrepassato una chiesetta alla tua sinistra, devi seguire l’asfalto in salita, in corrispondenza di una curva(presente una “macina” e frecce indicatrici). Nei pressi di una linea elettrica, dopo circa 200 metri, procedi a destra in salita su sterrato, fino a risalire nei pressi di una casa, ove svolti a sinistra in salita, ed al bivio successivo giungi nei pressi di uno stradello asfaltato, che segui a destra in falsopiano. Giungi sulla strada comunale di Conna, nei pressi di una curva a gomito, che seguirai in salita fino al tornante successivo (2.7 km dalla partenza). In questo punto sulla destra si dipartono due sterrate: segui quella più a sinistra, che procede in salita, proseguendo, alla successiva deviazione, a destra in discesa. Ignori una successiva deviazione in discesa sulla destra (per Chiesa di San Pietro), oltrepassi un rio e risali, con molte curve, tra gli ulivi, sempre in salita. In questo tratto sono presenti alcune deviazioni che conducono a fondi provati, ma con un po’ di attenzione la strada principale è sempre ben individuabile; continui a salire, con molti tornanti, su fondo a tratti cementato, in un contesto molto suggestivo. Al termine della salita giungi su un pianoro nei pressi di una casa: svolti a sinistra e raggiungi poco dopo la strada asfaltata nei pressi di un tornante; procedi in salita e giungi al nucleo più inferiore di Conna. Nei pressi della fontana e di una chiesetta (alla tua sinistra, a 4.7 km dalla partenza) imbocchi uno stradello in salita, che ben presto abbandoni per seguire un sentiero “ a gradoni “ alla tua destra, che sale tra gli ulivi. Procedendo innanzi, il fondo diventa migliore, e ti conduce nuovamente sull’asfalto nei pressi del nucleo superiore di Conna. Prosegui in salita per qualche centinaio di metri su una strada a bassissimo traffico veicolare, fino a raggiungere la chiesa, a 5.6 km dalla partenza. Dopo un’opportuna sosta, prosegui individuando un sentiero in salita, sulla sinistra (indicazioni per Tovo Faraldi – Pizzo d’Evigno). Sali nel bosco: al primo incrocio  tieni la sinistra fino ad incontrare sulla destra, un sentiero che si diparte in salita (indicazione  in legno, che rinnova le indicazioni precedenti). Sali, incrociando ed attraversando un’altra sterrata (che origina comunque da una precedente biforcazione) e prosegui in salita, su sentiero a tratti ripido e sconnesso, fino a guadagnare il crinale tra Andora e San Bartolomeo al mare, nei pressi di un colletto a quota 528 (San Sebastiano) ove è presente un edificio diroccato (6.6 km). Di fronte a te un altro sentiero scende a Tovo Faraldi. Da questo punto il sentiero di crinale è contraddistinto dal segnavia giallo – rosso (Comunità Montana).

Dal colletto segui in senso opposto (verso sud-est) il sentiero che proviene dal Pizzo d’Evigno (che intravedi, coronato dalle Alpi Marittime sullo sfondo) che procede con qualche ondulazione; seguendo il crinale principale incontri alcune deviazioni minori (da non seguire) che scedono ai lati, ed  ignori (a 7.4 km) una sterrata che proviene dalla tua sinistra sempre da Conna;  risali la sommità del M. Chiappa (542 m) per scendere fino a quota 384 m nei pressi di un colletto (a 9.4 km) ove incontri più diramazioni, rispettivamente sulla sinistra per “San Giovanni” e sulla destra per “Chiappa”. (presenza di pannello con indicazioni). Il sentiero procede ancora verso sud in leggera salita (è presente uno sdoppiamento, in quanto due tracce corrono parallele, una sul crinale e l’altra a quota lievemente inferiore) fino alla sommità del colle Mea (401m). Sempre seguendo il segnavia (indicazioni Cervo) si prosegue fino ad un crocevia a quota 340 m (11 km dalla partenza): da questo punto occorre fare attenzione ai segni ed alla traccia GPS in quanto si diramano numerosissime intersezioni e, sebbene conducano tutte verso Cervo o le frazioni vicine, è molto facile sbagliare strada.

Dal crocevia, nei pressi di una costruzione semicircolare, ignori le prime due deviazioni sulla destra (in discesa) e prendi la terza, che passando accanto alla costruzione, scende nel bosco (sentiero). Giungi su una traccia più ampia che proviene in discesa dalla tua sinistra e trovi una  strada sterrata che sale con una curva sempre alla tua sinistra (strada Morene), nei pressi di un piccolo piazzale . All’incrocio innanzi a te ignori le prime due deviazioni sulla destra e prendi la sterrata sulla sinistra che sale verso il colle di Cervo, contraddistinto da postazioni ricetrasmittenti; dopo poche decine di metri prendi un sentiero sulla destra che procedendo nel bosco aggira il colle stesso, scendendo nuovamente. Da questo punto in avanti il percorso segue il crinale che digrada verso al parte superiore dell’abitato di Cervo ed il terreno è letteralmente disseminato di tracce che si dipartono sia a destra che a sinistra, in quanto la zona è sede di attiva frequentazione da parte di mountain bikers. E’ pertanto indispensabile seguire il segnavia o la traccia GPS, sebbene in condizioni sufficienti di visibilità non sussistano particolari problemi di orientamento. A 12,5 km, oltrepassata una costruzione in cemento (acquedotto) arrivi nei pressi di un tornante ove svolti a sinistra in discesa, ignorando le prime due deviazioni sulla destra (che conducono alla frazione “San Bernardo”); dopo circa 100 metri  abbandoni la sterrata per scendere a destra su sentiero, aggirando il Colle Castellareto alla destra e scendendo su una sterrata più ampia ed inghiaiata, che segui alla destra (13 km). Giungi nel parco urbano di Cervo  e, sempre su percorso bene segnato dopo una prima svolta a sinistra (13.5 km) ed una successiva a destra, scendi tra orti e coltivi fino a guadare un ruscelletto su strada cementata. Risalendo con una breve salita giungi sulla strada Consorziale San Berrnardo nei pressi di un piccolo parcheggio posto all’estremità superiore di Cervo. Svoltando a sinistra raggiungi il borgo in poche centinaia di metri.

CS376 – Pantarei

Da una frazione di Cortona (Arezzo) in Val di Chiana il percorso sale verso il crinale per andare ad immettersi nel Sentiero 50, il quale scende dal santuario di La Verna ricalcando una delle numerose “Vie di San Francesco”, per poi discendere in terra umbra verso il lago Trasimeno a Passignano.

Il tracciato è interamente ciclabile (mtb); la prima parte fino a Portole è consigliata ai più esperti.

Il vento forte del giorno precedente al nostro passaggio ha abbattuto centinaia di alberi che hanno reso difficoltoso percorrere i sentieri almeno per metà del tracciato; è comunque fattibile e speriamo che chi di dovere provvederà a rendere più agibili i percorsi accidentati.

Percorso

Uscendo da CS 376 si svolta a sinistra imboccando la strada asfaltata che seguiamo per qualche centinaio di metri mantenendoci sulla destra; al bivio girare a destra su strada sterrata e tenere sempre la destra fino al prossimo bivio dove si prende a sinistra la strada che comincia a salire. Si sale per circa 500mt evitando alcune deviazioni fino ad uno slargo dove bisogna salire a sinistra ed imboccare subito un piccolo sentiero che prosegue verso Le Celle (piccola freccia poco visibile); subito si incontra una cappelletta e proseguendo, dopo una decina di minuti, si raggiunge il bellissimo monastero del XIII secolo.

Nota: Il convento de “Le Celle” costituisce uno dei primi insediamenti francescani scelto e voluto da Francesco di Assisi. Ancora oggi è abitato e continua a svolgere il suo ruolo.

Sorpassate Le Celle si imbocca la strada asfaltata verso Cortona e dopo un centinaio di metri si sale per una stradina a sinistra (sentiero CAI 563) che diventa subito sterrata attraversando alcune case; risaliamo seguendo le indicazioni bianco-rosse e ci inoltriamo nella boscaglia seguendo il sentiero che compie svariati tornanti. Ad un piccolo bivio ci manteniamo a sinistra sempre seguendo il 563. Dopo una mezz’ora di cammino il sentiero torna ad essere una stradina di bosco ed in breve si immette su di una carrozzabile molto ampia; prendiamo a destra e seguiamo la strada attraverso gli antichi castagneti ormai in stato di deterioramento. Risalendo alcuni tornanti imbocchiamo un sentiero che sale a sinistra (CAI 561; un cartello ci informa che andiamo a percorrere un tratto dell’antica strada basolata romana), il quale in breve ci porta in prossimità dell’Eremo di Sant’Egidio sbucando sulla strada asfaltata.

Nota: dell’ Eremo Benedettino – Camaldolese dell’ anno mille e del successivo impianto trecentesco non rimangono che labili tracce, di quello del XVIII secolo una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, una capace foresteria e sei celle degli eremiti. Il panorama tra i boschi è stupendo, il luogo è circondato da una mistica pace.

Dopo circa 50mt di asfalto prendiamo il sentiero alla nostra destra che va pianeggiante in direzione di un antenna (le indicazioni CAI ci dicono che siamo ora sul Sentiero 50). Proseguiamo in piano e ci addentriamo nel bosco continuando a seguire i segnavia bianco-rossi lungo il crinale e ad un grosso bivio ci manteniamo a sinistra sul sentiero; dopo un ora di cammino circa giungiamo in località Portole nei pressi del rinomato ristorante omonimo.

Giunti all’asfalto prendiamo a sinistra e saliamo per il sentiero che si trova nel mezzo del bivio tra le due vie asfaltate che si dirige verso il monte di fronte a noi (sempre sentiero 50); risaliamo fino in cima attraverso la pineta e ci manteniamo a destra per ridiscendere verso il passo della Cerventosa. Sbucati sulla strada asfaltata proseguiamo per un breve tratto fino al passo e imbocchiamo la sterrata carrozzabile che sale alla nostra destra; dopo qualche centinaio di metri i segnavia ci indicano di salire per uno stradino-sentiero a sinistra e continuare la risalita. Il percorso sale e scende diritto per un’ora buona di cammino seguendo il crinale del monte Ginezzo per poi incontrare una strada carrozzabile (sempre diritti seguendo i bollini CAI) e discendere fino alla strada asfaltata.

Percorriamo 50 mt di asfalto a destra e imbocchiamo uno stradino erboso che in breve ci porta ad  attraversare la strada asfaltata e proseguire diritti attraverso la strada nel bosco e lungo un viale campestre di cipressi. Al bivio ci manteniamo a sinistra e saliamo fino a scollinare nei pressi di una villa isolata sul colmo della collina; scendiamo lungo la bella strada dalla parte opposta e facciamo attenzione ad imboccare poco dopo un sentiero sulla sinistra (bollini bianco-rossi) il quale ci conduce in una decina di minuti in Località Gosparini (nel caso non trovaste il sentiero una volta raggiunto l’asfalto salite a sinistra per qualche minuto fino all’abitato).

Attraversiamo diritti la strada asfaltata e ci teniamo sulla sinistra continuando a seguire le indicazioni del sentiero 50 (attenzione ci sono almeno altri 4-5 sentieri segnalati che creano confusione); la strada dapprima sale per alcuni tornanti e quando spiana imbocchiamo quella che continua a salire alla nostra sinistra. Saliamo verso il bosco, la strada diventa sterrata. Giunti ad un bivio svoltiamo a destra e proseguiamo diritti su di un’ampia strada carrozzabile; scolliniamo in prossimità di una villa isolata nel bosco e continuiamo a seguire lo sterrato in discesa. Raggiungiamo dopo una decina di minuti un grosso bivio e proseguiamo diritti leggermente a destra, in piano, passando di fianco ad una casetta e continuando ad inoltrarci nella boscaglia. Finito il bosco si apre un bellissimo panorama sul Trasimeno, prendiamo la strada in discesa ed al bivio successivo a sinistra. La strada si fa via via più ampia, proseguiamo in leggera discesa; sbuchiamo su di una strada sempre carrozzabile e proseguiamo diritti. Scendiamo fino ad un grosso quadrivio, giriamo a sinistra sulla strada grande che sale dolcemente. Al primo bivio ci teniamo a sinistra ed al successivo a destra; scendiamo per un breve tratto e, superata una grossa villa sulla destra, il cancello alla nostra sinistra ci porta al centro Pantarei, siamo giunti a destinazione (percorsi in tutto 32 km).

Cavaglià – Magnano

“Lasciando la piazza di Cavaglia’, sfodero la mia cartina, cercando di trovare la giusta strada. L’intenzione e’ di fare una bella sgambata, godermi una specie di anticipo dell’agognata primavera e di percorrere la bellissima zona dei vigneti di Piverone nel tardo pomeriggio, accelerando il passo in modo da ritornare a Cavaglia’ prima dell’oscurita’: un dettagliato programma da perfetto escursionista… ma la solitudine della marcia, la quiete che accompagna l’ingresso del bosco, la sagoma del pellegrino che si staglia sui segnavia della Via Francigena, trasforma rapidamente la mia velleita’ da escursionista in una vaga sensazione, che lentamente si definisce, passo dopo passo..dunque giungendo a Magnano mi rendo conto di essermi trasformato in un viandante. Scendendo verso Piverone rifletto su come fare per trasformare questa mia escursione in un gesto diverso. In effetti: perche’, una volta giunti a Magnano, non fermarsi a vivere con lentezza la bellezza del luogo? Per poi proseguire il giorno successivo nel proprio cammino con lo spirito rinnovato, oltre, piu’ avanti, fino ad Andrate.

Ma questa e’ una storia che vedremo piu’ avanti: ora e’ meglio tornare verso Cavaglia’, si sta facendo tardi e le giornate sono ancora così brevi.”

Inquadramento generale della zona: La Serra D’Ivrea e’ l’imponente baluardo naturale che delimita a NE l’Anfiteatro Morenico del Balteo, una tra le piu’ importanti testimonianze geomorfologiche delle glaciazioni che hanno interessato il continente europeo e quindi la Catena Alpina. L’intero anfiteatro e’ stato originato, a partire dal Pleistocene (2 milioni di anni fa), fino al recente Olocene (circa 10.000 anni fa) e costituisce il deposito dei materiali trasportati dal ghiacciaio proveniente dalla Valle D’Aosta attraverso fasi successive di espansione e contrazione.

La Serra, aspetto piu’ evidente del fenomeno, e’ costituita da una serie di cordoni piu’ o meno paralleli che si sviluppano per una lunghezza di circa 20 Km e si elevano anche di 600m rispetto alla piana sottostante, toccando nel punto piu’ elevato i 900m.

Numerose testimonianze archeologiche evidenziano che la zona fu abitata fin dalla preistoria (sul lago di Viverone sono stati ritrovati i resti di un imponente villaggio palafitticolo), mentre in epoche piu’ recenti la zona ha conosciuto la frequentazione romana (Ivrea e le “aurifodinae” della Bessa) dapprima e degli insediamenti di epoca medievale successivamente. Di questi ultimi (di cui incontreremo alcune tracce nel corso delle escursioni proposte) ne sono testimonianza sia le numerose chiesette sparse sulle pendici delle colline, che i ricetti turriti che si ergono in posizione dominante rispetto agli attuali insediamenti. Caratteristico e’ anche “l’incontro” con i numerosi massi erratici che costellano la zona, alcuni di dimensioni ragguardevoli, altri con un loro nome ed una loro storia che spesso sfuma in oscure leggende…

Caratteristiche delle escursioni: I percorsi descritti si svolgono su strade a fondo naturale, carrarecce e sentieri senza particolari difficolta’ tecniche. Sono percorribili anche in MTB e a cavallo durante tutto l’anno, ad eccezione dei pochi giorni successivi alle rare abbondanti nevicate che si verificano in zona (non si consiglia piu’ di tanto l’uso delle ciaspole: si rischierebbe di toglierle e rimetterle un infinita’ di volte…). Nei periodi piu’ caldi forse e’ piu’ gratificante l’uso della MTB. I tratti su asfalto a bassa densita’ di traffico sono stati stimati intorno al 15%.Un consiglio: non dimenticate a casa la carta topografica: quella necessaria per le escursioni descritte, edita dalla Provincia di Biella e’ disponibile gratuitamente presso i punti I.A.T. dell’Agenzia Promozione Turistica. Se ne possono anche scaricare delle porzioni dal sito ufficiale della Provincia stessa.

IL PERCORSO

Per ottenere le informazioni necessarie e complete per il percorso scarica qui la descrizione in pdf

Cascina Zandert – Az. Agr. Biginelli Anna

Sesta ed ultima tappa, la più lunga dell’itinerario. Il percorso risale attraverso paesi dipinti, si addentra in valle Mosso e risale fino alla grande storia piemontese dei Sella e ai santuari minori della provincia, si inerpica attraverso una valle di rododendri e ridiscende in valle Sessera alla ricerca della storia dell’industria italiana, circondato da un pregnante spirito “rivoluzionario”.

E’ possibile superare i tratti difficili per le bici allungando di poco la strada su asfalto.

A cavallo richiede una certa esperienza.

Percorso

Partiamo dalla cascina Zandert ed imbocchiamo la strada asfaltata SP 205, a sinistra, in direzione di Bioglio. Passiamo la frazione Migliario e giunti in frazione Sanguinetti al bivio prendiamo a sinistra sempre verso Bioglio (2 km dalla partenza); subito attraversiamo Castagnolio e ci manteniamo a destra (SP 208) e dopo circa 50 mt imbocchiamo una stradina che si arrampica sulla sinistra in direzione della chiesa del paese; dopo 150 mt al parcheggio, saliamo per un sentiero erboso alla nostra sinistra di fianco ad una casa che ci porta alla chiesa tagliando la strada a tornanti. Giunti alla chiesa prendiamo a sinistra e subito seguiamo la strada con fondo in sanpietrini, che curva a destra, passando tra le case dipinte ed uscendo dall’abitato e raggiungendo il cimitero; dopo circa mezzo km raggiungiamo una frazione e tra le case imbocchiamo la strada a destra mantenendoci leggermente a sinistra in salita per Frazione Belvedere/Rio.

Risaliamo per 1 km verso Belvedere; quando finiscono le case e troviamo un pannello informativo svoltiamo a sinistra sempre in salita fino ad un bivio. Prendiamo la strada, ora sterrata, che scende alla destra della cappelletta di fronte a noi e cominciamo a scendere per il bosco verso Valle Mosso  (+ 3,5km).

Seguiamo la strada per circa 2 km evitando alcune deviazioni per accessi privati; nei pressi di un’altra bacheca della sentieristica locale ritorna asfaltata e continuiamo a seguirla fino a raggiungere il ponte sul torrente Strona e un grosso complesso industriale abbandonato (+ 3km). Oltrepassiamo il ponte e prendiamo a sinistra via Batur che seguiamo fino a sbucare sulla strada principale nel centro paese; giriamo a sinistra e dopo 150 mt la strada curva a sinistra e noi imbocchiamo a destra via Cavalieri di Vittorio Veneto in direzione del cimitero. Risaliamo per la strada asfaltata, a tratti anche piuttosto ripida, per un paio di km evitando eventuali deviazioni per le frazioni limitrofe e sbucati sulla strada principale prendiamo a sinistra in piano per un centinaio di metri; imbocchiamo la SP 109 a destra per Sella/Bulliano e proseguiamo fino all’abitato di Sella (paese natale di Quintino sella, esploratore, alpinista, scienziato, fondò il Club Alpino Italiano CAI, ministro del Regno d’Italia) (+ 3,5km).

Superiamo palazzo Sella e la chiesa proseguendo diritti leggermente in salita e dopo 150mt, dietro ad una curva, saliamo a sinistra per un ripido sentiero in direzione Brughiera/San Bernardo. Saliamo attraverso il bosco per una decina di minuti e arriviamo al Santuario della Brughiera.

Nota: la Madonna della Brughiera, assieme al santuario di Banchette, presso Bioglio, al santuario del Mazzucco, (Camandona), e al santuario della Brugarola, ad Ailoche, fa parte del gruppo di santuari minori del biellese che si snodano lungo l’itinerario escursionistico “Le Valli della Fede“. Da segnalare anche la Madonna di Novaleia, un santuario mariano – dedicato alla Madonna delle Grazie – situato all’imbocco della Valsessera nel comune di Portula, a circa 750 metri di altitudine, in una cornice di boschi.

Proseguiamo diritti costeggiando una cappella affrescata e imbocchiamo la strada ciottolata in salita; dopo 100 mt lasciamo questa e saliamo diritti per un sentiero che costeggia alcune case e prosegue in salita per una bellissima via (siamo sulla GTB) a gradoni affiancata da muretti a secco fino ad incrociare la strada asfaltata, giriamo a destra. Proseguiamo quasi in piano (si apre una vista magnifica sul biellese) per mezzo km; quando la strada curva a destra in leggera discesa imbocchiamo un sentiero sulla sinistra (GTB) che costeggia l’asfalto per 50 mt per poi svoltare bruscamente a sinistra scendendo per il bosco (+ 1,5km).

Seguiamo le tracce GTB fino ad incrociare una stradina che scende in direzione di Lora, giriamo a sinistra e risaliamo lungo la GTB G13; dopo il ponticello saliamo a sinistra e subito dopo a destra verso il Villaggio Residenziale. Lasciamo il bosco e sbuchiamo sulla strada, che ritorna asfaltata; proseguiamo diritti fino a raggiungere i tornanti che salgono verso la Panoramica Zegna (+ 2km). Di fronte a noi, sulla sinistra, troviamo le indicazioni dei sentieri dell’ Oasi; saliamo per il sentiero a gradini, superiamo la scultura in vetro di Dan Graham, e ci dirigiamo man mano verso destra per ritrovare le indicazioni GTB.

Nota: l’Oasi Zegna è un’ area naturalistica fondata da Ermenegildo Zegna, imprenditore di fama mondiale, e centro di ricerca permanente. Caratteristiche sono le pinete, le vallette dei Rododendri e la Panoramica a cui si accede risalendo fino a Bielmonte. Tra queste montagne si svolse l’ultima e tragica fase della storia di Fra Dolcino, il quale quivi si rifugiò con i suoi seguaci; tutti, lui compreso, vennero catturati e messi a morte nel 1309.

Attraversiamo la strada a tornanti e imbocchiamo uno stradino che risale lungo una pineta costeggiando un muro in sasso (sempre G13) per circa mezzo km fino ad arrivare in un parcheggio dove troviamo un pannello informativo. Ci manteniamo sulla destra e in prossimità di una sbarra prendiamo un sentiero in discesa attraverso il bosco (GTB); raggiunta una villa passiamo oltre e seguiamo il sentiero che scende fino al paese di Castagnea. Usciamo dal bosco e raggiunto l’asfalto ci addentriamo nel paese seguendo le indicazioni GTB in direzione della chiesa; tra le vie del paese, ciottolate, vediamo dei bellissimi murales alle pareti delle case. Raggiunto il complesso parrocchiale proseguiamo oltre per 50 mt su asfalto e prendiamo in discesa a sinistra seguendo le indicazioni dei sentieri (siamo nel territorio di Portula, la porta tra Valle di Mosso e Valle Sessera).

Dopo qualche centinaio di metri la strada finisce ed il sentiero prosegue diritto verso il bosco; continuiamo a seguire le indicazioni G13; sbuchiamo su di una stradina sterrata, teniamo la destra e subito scendiamo a sinistra proseguendo il sentiero. Poco oltre proseguiamo diritti in discesa lasciando la GTB; il sentiero diventa poi strada sterrata che discende verso Granero. Raggiunto l’asfalto alla nostra destra notiamo un sentiero che scende tra le case; prendiamo poi a destra  fino al ponte sulla Sessera che attraversiamo, risaliamo per 50 mt la strada (siamo a Coggiola). Al bivio svoltiamo a destra direzione Pray, costeggiamo la chiesa e imbocchiamo a sinistra tra le case via Lamarmora; seguiamo la via (sanpietrini) e dove ricomincia l’asfalto giriamo a sinistra (via IV Novembre) e poi subito a destra in salita per Piletta/Fervazzo (+ 5km).

Nota: nel comune di Pray si trova la Fabbrica della Ruota che costituisce uno dei maggiori esempi di archeologia industriale in Italia; fa parte dell’Ecomuseo del biellese.

Risaliamo per circa 1km; raggiunte le case imbocchiamo un sentiero che risale fino alla chiesetta. Proseguiamo in piano, al bivio ci teniamo a sinistra, fino a Fervazzo dove in prossimità della chiesa svoltiamo a sinistra. Tralasciamo la deviazione per il Santuario e proseguiamo diritti, la strada diventa sterrata e si addentra nel bosco. Manteniamo la strada principale per circa 1,5km in falso piano; raggiunto l’abitato di Persica imbocchiamo il sentiero a sinistra che passa dietro le case fino alla chiesetta. Proseguiamo diritti sulla strada asfaltata e scendiamo per qualche centinaio di metri; incontriamo un gruppo di case, siamo in frazione Riale, l’ “Azienda Agricola Biginelli Anna” è di fronte a noi (percorsi 24km).

Az. Agr. Michele Ratti – Cascina Zandert

Quinta tappa della GTWB, la più breve, che può essere unita ad un’altra, seppur valga la pena di prendersi un giorno di relax e godersi il panorama che offre il vicino paese di Pettinengo oppure visitare Villa Piazzo a Livera.

Sono possibili almeno tre varianti per collegare Miniggio alla località Zandert, tutte abbastanza ciclabili (mtb).

Percorso breve

Dietro all’ azienda di Michele Ratti prendiamo un sentiero che ci porta alla cascina vicino, che aggiriamo e proseguiamo fino ad una casetta in mattoni rossi dove incrociamo il percorso lungo.

Percorso medio

Seguiamo la strada che esce dall’ azienda Ratti ed imbocchiamo la mulattiera con fondo ciottolato in discesa fino alla frazione Miniggio; risaliamo a destra la strada asfaltata (via Zumaglia) e dopo 200 mt, superata la curva, prendiamo il sentiero segnalato alla nostra sinistra (rete sentieristica della Comunità montana Valle Mosso) che scende per la vallata e risale poi fino al cimitero del paese San Francesco dove ci ricongiungiamo con il percorso lungo. Durante il percorso incontriamo i resti di architettura industriale di una antica filanda, caratteristiche del biellese, abbondata da decenni.

Percorso lungo

Usciamo dall’azienda agricola Michele Ratti, svoltiamo a destra ed imbocchiamo la mulattiera ciottolata risalendo per una decina di minuti fino alla strada asfaltata. Alla nostra destra troviamo una chiesetta a fianco della quale un cancello ci segnala l’entrata del parco di Villa Piazzo.

Nota: la villa è sede dell’associazione “Pacefuturo”, oasi europea culturale, laboratorio di pace; vengono organizzate anche conferenze e concerti. Se proseguiamo diritti sulla provinciale raggiungiamo Pettinengo, chiamato il Belvedere del Biellese, dove è possibile ammirare uno splendido panorama sulla provincia biellese e oltre.

Imbocchiamo subito a destra via Duca d’Aosta e ridiscendiamo la strada asfaltata per qualche centinaio di metri fino ad affiancare una chiesetta e svoltare immediatamente a destra tra le case per un sentiero che scende verso il bosco. Raggiungiamo in breve una casetta di mattoni rossi e giriamo a sinistra seguendo il sentiero in discesa (il sentiero che giunge da destra è il percorso breve) fino a raggiungere il crinale della valletta dove il sentiero incrocia una traccia di strada che scende verso valle; ci teniamo leggermente sulla sinistra, sorpassiamo un paio di piccole cascine dirute e giriamo a sinistra su strada pressoché pianeggiante addentrandoci nella valletta. Dopo una decina di minuti in prossimità delle prime case la strada torna asfaltata e proseguiamo fino ad imboccare la provinciale che porta, svoltando a destra, a San Francesco; siamo in prossimità del cimitero e troviamo alcuni pannelli informativi della sentieristica locale (ci congiungiamo con il percorso medio). Raggiungiamo il paese e scendiamo a sinistra per un sentiero che porta alla chiesa e all’ incrocio subito sotto; al bivio giriamo a destra in direzione Ternengo. Percorso qualche centinaio di metri superiamo un gruppo di case e dopo altri 200 mt imbocchiamo uno stradino sterrato che scende nel bosco alla nostra sinistra; camminiamo per 5 minuti fino ad un cancellino che oltrepassiamo e siamo a destinazione, “Cascina Zandert” (circa 3,5 km totali). In alternativa è possibile proseguire per la strada asfaltata fino a Tenengo dove svoltiamo subito a sinistra e dopo 300 mt la località Zandert è alla nostra sinistra.

Az. Agr. Rondanella – Az. Agr. Michele Ratti

Con la quarta tappa si scende al Cervo e si risale il versante opposto ritornando verso il capoluogo; il percorso risulta più interessante dal punto di vista naturalistico con ampie aperture di visuale sulla vallata.

Completamente ciclabile (mtb)  a parte alcuni brevi tratti ove bisogna portare la bici a mano.

Percorso

Dalla Rondanella imbocchiamo il sentiero che scende alle case sottostanti dove proseguiamo a destra seguendo le indicazioni GTB e ci addentriamo nel bosco. Seguiamo il sentiero a mezza costa che poi scende diventando carrozzabile fino alla frazione Driagno; raggiunto l’asfalto prendiamo a sinistra e dopo circa 50 mt in prossimità di alcuni garage imbocchiamo una stradina che scende alla destra di questi ultimi. La strada scende sterrata fino al torrente Cervo dove diventa asfaltata ed in breve raggiunge il ponte, che attraversiamo; svoltiamo a destra tra le case della Balma (attenzione la strada è piuttosto trafficata) e dopo circa 200 mt, poco dopo la chiesetta, alla nostra sinistra un viottolo si apre tra le case e sale verso il monte (2 km dalla partenza).

Stiamo percorrendo un bellissimo sentiero che risale nel bosco e dopo alcune cascine dirute ad un bivio ci teniamo a destra sul sentiero che prosegue in piano; in breve raggiungiamo un torrente che guadiamo e risaliamo per il sentiero fino al paese di Rialmosso. Raggiunta la strada giriamo a destra e subito dopo di fronte alla chiesa saliamo a sinistra per uno stradino che subito spiana a destra e si dirige nuovamente verso il bosco diventando una strada carrozzabile. Risaliamo per circa 1 km ed in prossimità del terzo tornante imbocchiamo la strada a destra che ridiscende diventando un sentiero segnalato dalla GTB che prosegue più o meno in piano fino a sbucare su di una strada che discendiamo. Quando la strada si fa pianeggiante, ad un bivio, ci teniamo sulla sinistra in salita e subito oltre svoltiamo a sinistra sempre risalendo verso monte per alcuni tornanti, passando a fianco di una cappelletta ( la valle Cervo si apre di fianco a noi), per poi imboccare la prima strada che incontriamo a destra, in discesa, fino a raggiungere una sbarra e l’asfalto appena sotto l’abitato di Falletti (percorsi 6 km).

Scendiamo sulla provinciale per cinque tornanti (+ 1km) ed imbocchiamo una strada a sinistra, direzione località Ucciso; la strada asfaltata finisce e notiamo uno stradino sterrato che scende bruscamente alla nostra destra , fino ad un ponte, oltre il quale un sentiero a destra risale leggermente per diventare una bella carrozzabile che incontra diverse baite fino al paese di Selle. Raggiunte le case risaliamo a sinistra e subito (c’è una fontana) svoltiamo a destra in piano fino ad uscire dal paese e sbucare sulla strada asfaltata che risaliamo per circa 1km. Al bivio prendiamo a destra e scendiamo attraverso l’abitato di Tavigliano fino a raggiungere la chiesa ( 10 km dalla partenza), dove giriamo a sinistra (via Italo Meliga); proseguiamo per un breve tratto sempre su asfalto fino a Causso e svoltiamo a sinistra in direzione frazione Vincio per una stradina in salita. Passiamo sotto ad un arco e giriamo a destra; dopo un centinaio di metri prendiamo a sinistra e subito a destra per un sentiero ciottolato tra le case che ci porta ad un ponticello e prosegue verso il bosco. Subito risale leggermente a sinistra; ci manteniamo, salendo dolcemente, sulla traccia più a destra quasi in piano fino ad incrociare una strada che risale dal paese che imbocchiamo in discesa. Raggiunte le case ricomincia l’asfalto e ci avviamo verso il paese; al bivio svoltiamo a sinistra e subito a destra fino ad uno stop sulla provinciale che attraversiamo, proseguendo diritti su via Molinaro, in direzione Locato Inferiore. Al prossimo bivio giriamo a sinistra (via Tripoli) fiancheggiando la chiesetta e proseguiamo in piano fino alla fine dell’asfalto dove la strada si fa sterrata e abbandona l’abitato verso il bosco.

Seguiamo la strada ed al bivio prendiamo a sinistra risalendo fino ad un altro bivio dove prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Oratorio S. Maria degli Eremiti / Quadretto; dopo cento metri, in prossimità di una baita, giriamo a destra risalendo un sentiero scavato dall’acqua attraverso la pineta (vale la pena allungare il percorso e passare per S. Maria degli Eremiti, piccolo gioiello ormai quasi dimenticato). Il sentiero spiana e diventa una stradina (evitiamo una deviazione a sinistra) fino a raggiungere un grosso bivio (+ 4km) dove proseguiamo diritti  e dopo 100 mt raggiungiamo la strada asfaltata (stiamo entrando nel comune di Pettinengo, considerato il Belvedere del Biellese, e nella Comunità montana Valle Mosso). Evitiamo la deviazione per Vaglio/Colma e proseguiamo diritti.

Nota: la frazione di Colma è stata molto importante durante la Seconda Guerra Mondiale per la forte presenza partigiana della Resistenza. Nel vicino abitato di Quadretto fu invece firmato, sempre nello stesso periodo, il “Contratto della Montagna” tra le forze partigiane.

Dopo altri 100 mt, in prossimità di un pannello informativo, prendiamo la strada sterrata a destra in direzione Zumaglia. Seguiamo la strada per circa mezzo km in discesa ed in prossimità di un bivio la abbandoniamo scendendo attraverso il bosco alla nostra sinistra (una traccia di sentiero quasi invisibile) e subito sbuchiamo ad una cascina e scendiamo sulla strada asfaltata; proseguiamo verso destra per qualche centinaio di metri. Imbocchiamo uno stradino che rientra a sinistra in direzione Frazione Miniggio (via Zumaglia). Giunti alle case imbocchiamo una stradina a sinistra che aggira alcune abitazioni e risale a fianco della chiesetta lasciando l’abitato e diventando una bellissima mulattiera con fondo ciottolato ; saliamo ripidi per circa 200 mt e prendiamo a destra in piano. Dopo 100 mt ( e circa 17 km percorsi) la casa di fronte a noi è la nostra destinazione, “Azienda Agricola Michele Ratti”.

Cascina Bolumera – Azienda Agricola Rondanella

La terza tappa dell’itinerario biellese si fa più impegnativa, non tanto per la lunghezza ma per il dislivello complessivo. La prima parte è molto panoramica mentre la seconda si addentra nella  Valle Cervo risalendo il versante meno esposto e più riservato, seppur di notevole bellezza. Importanti per la storia della filatura valligiana sono tuttora la filiera della lana e dei cappelli, di rilievo mondiale. La valle è avvolta da un alone di spiritualità, potere e mistero molto affascinante; da non perdere una visita al paese di Rosazza (da Federico Rosazza, senatore del Regno d’Italia) , ricco di elementi legati alla massoneria e paese di Francesco Bider, attivista, pacifista e poeta italiano.

Luca, il titolare dell’ azienda Rondanella è un attento riscopritore e conservatore delle tradizioni agricole della valle oltreché appassionato e valida guida per scoprire la storia e la cultura locale.

Il percorso è ciclabile per biker con molta esperienza in sentieri e tratturi difficili ove bisogna portare la bici a spalla per alcuni tratti.

Percorso

Lasciamo la “Bolumera” e ci avviamo per la strada verso la città; in prossimità delle prime case imbocchiamo la stradina erbosa a sinistra che porta al torrente, attraversiamo il ponte, e risaliamo sull’altra sponda per un breve tratto; la stradina si fa pianeggiante e cominciamo a risalire la valle costeggiando il torrente che rimane alla nostra sinistra (alcuni segnavia bianco-rossi ci aiutano a seguire il percorso). Il sentiero è abbastanza curato, troviamo alcuni ponticelli in legno lungo il cammino.

Dopo circa 1km in prossimità di un laghetto per la pesca sportiva il sentiero sale leggermente a destra (affianchiamo un canneto di bambù) e attraversa un frutteto privato fino a sbucare sulla strada asfaltata; attraversiamo e proseguiamo diritti, il sentiero prosegue lungo il torrente passando quasi subito sull’altra sponda. Questo tratto è molto suggestivo. Percorso un altro km il sentiero risale ripido a sinistra (sempre segnavia CAI) fino ad incontrare l’asfalto dove troviamo un bivio e prendiamo la prima a destra (strada San Giovanni SP504) che seguiamo per circa 1km fino all’abitato di Cossila San Giovanni dove allo stop prendiamo a destra e subito dopo a sinistra in direzione Tollegno – Pralungo SP509. Percorsi 50mt imbocchiamo alla nostra destra un sentiero che scende per il bosco (a sinistra una ciminiera in disuso in mattoni) fino al torrente Oropa, attraversiamo il ponte e proseguiamo diritti salendo verso Pralungo; in prossima di una pineta il sentiero sbuca sulla strada asfaltata (6km dalla partenza).

Nota: dalla frazione Cossila san Giovanni è possibile risalire la SP 144 che porta al magnifico Sacro Monte di Oropa (patrimonio Unesco) dove a sede il Santuario della Madonna Nera, meta di pellegrinaggio da tutto il mondo.

Dopo 50mt al semaforo svoltiamo a sinistra attraverso il paese lungo via Gramsci, costellata di antichi lavatoi con bellissimi murales sulle pareti. Giunti ad un bivio proseguiamo diritti leggermente a sinistra in salita, direzione S. Eurosia – Lago solitario; continuiamo a salire fino a Sant’Eurosia (+1,5 km circa) dove la strada diventa quasi pianeggiante. Uscendo dal paese ci manteniamo a destra continuando a salire in direzione di Bose (segnaletica GTB D46); dopo una breve rampa la strada svolta a destra in leggera discesa (sempre direzione Bose su asfalto) fino ad una sbarra dove diventa sterrata (a sinistra della sbarra / +2 km); scendiamo al ruscello e risaliamo dall’altra parte fino alle case e la strada asfaltata. Svoltiamo a sinistra e seguiamo su asfalto per circa 1km fino ad un bivio dove giriamo a destra in direzione Case Code; nonostante siamo su asfalto non incontriamo macchine e possiamo godere della quiete del posto.

Giunti alla frazione ci troviamo ad un grosso bivio, ci manteniamo a sinistra aggirando le case e la strada riprende a salire; dopo circa 1km di salita a tratti piuttosto ripida nel bosco (fondo di cemento, asfalto e sterrato), dove la strada compie un tornante secco a sinistra, prendiamo a destra una stradina sterrata secondaria che prosegue in piano per qualche centinaio di metri fino ad un alpeggio dove diventa un sentiero; attraversiamo la baita e proseguiamo in piano sulla traccia attraversando una seconda casetta fino ad arrivare in prossimità di un pilone della luce dove si incrocia il sentiero GTB E5, quindi prendiamo a destra in discesa costeggiando e poi attraversando un bellissimo castagneto da produzione fino a giungere alle case della frazione Oneglie. Giunti all’asfalto prendere a sinistra per 100mt ed imboccare la stradina sterrata pianeggiante sulla sinistra (GTB E7) (13 km circa dalla partenza) in direzione Riabella.

Addentrandosi nel bosco la strada dapprima sale ripida fino ad una deviazione in piano sulla destra, poco dopo alcune baite, che imbocchiamo; proseguiamo a mezza costa e incontrando un cascinale proseguiamo diritti sempre in piano fino a raggiungere Riabella (+ 1,5 km). In prossimità delle case teniamo il viottolo di destra e attraversiamo il paesino fino alla strada asfaltata; scendiamo per 50 mt e imbocchiamo il sentiero a sinistra in piano (GTB/Sentiero dji Arbo) che ad un certo punto si inerpica tra le rocce per poi ridiscendere in una pineta, finita la quale al bivio andiamo a sinistra GTB E20 fino a Driagno. Attraversiamo la frazione, imbocchiamo l’asfalto e scendiamo oltre la chiesetta per un centinaio di metri; a sinistra indicazioni GTB e una freccia indica la direzione per Bariola. Risaliamo per lo sterrato fino a che la strada spiana e il sentiero guada un torrente per poi giungere al paesino, saliamo a sinistra una scala in sasso e seguiamo il sentiero per 50 mt; finiti i gradini la casa davanti a noi è l’abitazione del titolare dell’ “Azienda Agricola Rondanella” (18 km circa dalla partenza).

Il Cuore Verde – Santuario NS delle Rocche

 PRIMA TAPPA DELL’ITINERARIO “IL CUORE VERDE (MORSASCO) – AZIENDA AGRICOLA CARRENO (GENOVA VESIMA)”

Lunghezza totale = 53 km. Il percorso non va necessariamente inteso come la via più breve o la via “più comoda” tra i due host, ma semplicemente è il percorso che nella fase di ideazione e di rilievo si è rivelato il più interessante da un punto di vista storico (es. transito per Badia di Tiglieto, antiche mulattiere e vie del sale), paesaggistico (es. la Valle dell’Orba), storico  e naturalistico (es. attraversamento del Parco del Beigua: vedi www.parcobeigua.it ). E’ stato diviso in tre parti, in ordine crescente per difficoltà e complessità in modo tale da poter essere svolte anche singolarmente. Da un punto di vista logistico per  chi volesse seguire tutto il percorso (per buoni camminatori fattibile in due giorni) si consiglia di  pernottare a Tiglieto (unico paese ove esistano strutture ricettive e negozi www.tiglieto.it ), grossomodo a metà strada. Nei mesi estivi una alternativa possibile è il campeggio libero, che è consentito o vietato a seconda del Comune interessato (necessario informarsi preventivamente). Il posto tappa AV offre servizio di ristoro/rifugio e dovrebbe essere aperto tutto l’anno (www.lanuvolasulmare.com consigliabile telefonare in anticipo per verifica). I mezzi di trasporto pubblici sono carenti, si segnalano alcune  connessioni di potenziale utilità:

–          Autobus Acqui Terme -Morsasco-Trisobbio  www.saamo.it

–          Autobus Ovada-Molare-Santuario NS delle Rocche – Cassinelle www.saamo.it

–          Autobus Tiglieto – Rossiglione – Masone – Genova Voltri www.atpesercizio.it

–          Linea RFI-Trenitalia tratto Genova Voltri- Genova Sampierdarena

–          Linea RFI-Trenitalia tratto Genova Sampierdarena-Ovada-Molare-Acqui Terme

La località Genova Vesima è raggiungibile da Genova Voltri in circa 30 minuti di cammino, seguendo le numerose vie e sentieri (o in alternativa utilizzando il marciapiede a mare della SS Aurelia). La difficoltà del percorso è espressa secondo la classificazione del Club Alpino Italiano.

Descrizione della Prima tappa: dal “Cuore Verde”, cascinale situato in una piccola valle tra i paesi di Morsasco e Trisobbio risali su strada asfaltata per circa 1.3 km  fino a Via Rissa, che costituisce la strada costiera che collega Cremolino con Morsasco. Svolti quindi a sinistra ed incontri la chiesetta campestre di San Vito,nei pressi della quale ignori una deviazione a sinistra, procedendo innanzi. Al bivio successivo ignori la deviazione a destra per “valle Luvia” e ti mantieni sulla strada principale, dapprima in falsopiano, successivamente in decisa salita fino ad un culmine nei pressi di un edificio dell’acquedotto. Da questo punto godi di un ampio panorama sulle colline dell’Alto Monferrato Ovadese ed i paesi di Morsasco, Trisobbio e Montaldo Bormida. Proseguendo con qualche saliscendi e tenendoti sempre sulla strada principale, arrivi nei pressi di Cremolino ad un quadrivio (+3.9km, 5.2 km dalla partenza) ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere verso il Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle (+2.7 km, 7.9 km dalla partenza). Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle (+3.1 km, 11 km dalla partenza). Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul Torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario. (+2 km, 13 km dalla partenza)

Stazione FS Maratea – Tana dei Ghiri

Introduzione generale:

Il percorso dalla stazione FS di Maratea (66m s.l.m.) a Brefaro, piccola frazione sita tra le montagne Marateote, inizia dalle storiche scalinate che si arrampicano fino al centro storico della città detta “delle 44 chiese”, continuando lungo un gradevole sentiero a fondo naturale grazie al quale è possibile ammirare le suggestive coste rocciose (prima Lucane, poi Calabresi e Campane) che si tuffano nel Mar Tirreno. Gli ultimi chilometri sono caratterizzati da una strada asfaltata, poco trafficata, che termina proprio a Brefaro, dove non sarà difficile trovare “La Tana dei Ghiri” (514m s.l.m.) sita in una vallata, ai piedi di due monti, dove lupi, pecore, capre, vacche, cavalli, ghiri, scoiattoli e svariati uccelli conducono la loro vita indisturbati.

Il percorso:

Uscendo dalla stazione FS di Maratea saremo obbligati ad immetterci  sull’unica strada presente che, dopo una curva a gomito, scende diritta (foto 1) costeggiata da un alto muraglione. Dopo qualche decina di metri, superato un incrocio,  continueremo (foto 2) percorrendo tutto il viale parallelo a binari presenti sulla nostra destra; ancora qualche centinaio di metri e vedremo i binari, sempre alla nostra destra, scomparire in una galleria e a questo punto, quindi, svolteremo a sinistra (foto 3) su una ripida salita in cemento caratterizzata da alberi di frutta e muri con “pietre a vista”.

La salita termina incrociando una strada asfaltata abbastanza trafficata, che attraverseremo proseguendo lungo una stradina di fronte a noi immersa tra varie abitazioni (foto 4).

Percorsa anche quest’ultima, fino alla fine, incroceremo di nuovo la strada asfaltata che nuovamente attraverseremo imboccando la lunga scalinata di fronte a noi (foto 5); questa termina ad una grande chiesa, che ci terremo sulla destra, quindi continuando lungo la pedonale dopo qualche metro ci immetteremo nuovamente sulla strada asfaltata (foto 6). Attraverseremo questa e la percorreremo per qualche decina di metri, prima di una curva a destra ci troveremo una stradina asfaltata che sale sempre di fronte a noi; ci sposteremo su questa continuando quindi a salire (foto 7).

A questo punto, alzando lo sguardo, potremo già ammirare la maestosa statua del Cristo Redentore che, con la Basilica di San Biagio, dominano la montagna; percorsa tutta la salita fino alla fine svolteremo a destra immettendoci su larghe scalinate che passano sotto un alto porticato in pietra (foto 8) (una targhetta lì presente indica la strada con il nome “Salita Aspromonte”).

La scalinata termina di fronte ad una chiesa, quindi svolteremo a sinistra (foto 9) e ci immetteremo su quello che è il viale principale del centro storico; lo percorreremo superando dopo qualche decina di metri una piazzetta occupata da tavoli e sedie dei diversi bar e arriveremo, poco più avanti, in Piazza Biagio Vitolo (caratterizzata da una grande fontana, dove una bella sirena in pietra solleva lo stemma della città).

Quindi svolteremo, imboccando la prima strada a destra (foto 10) e dopo qualche centinaia di metri, all’altezza del primo tornante, troveremo delle scalinate sulla nostra destra costeggiate a sinistra da un parcheggio (foto 11), le seguiremo evitando svariati tornanti e trovandoci sulla stessa strada poco più in cima.

Continueremo a salire lungo la strada asfaltata e superata la” Locanda delle Donne Monache”, dopo qualche decina di metri, ci troveremo una scalinata a sinistra con il nome di “Via Santicelli” (foto 12); la percorreremo tutta fino a sbucare su una strada asfaltata al centro di un tornante, quindi lo risaliremo per qualche metro e imboccheremo altre scalinate sulla sinistra (foto 13) che ci immetteranno su di un largo sentiero che si chiama  “Via Matteo Maccacaro”.

Dopo i primi metri percorsi si apre davanti a noi un panorama unico: di qui infatti si potrà ammirare l’intero ed unico lembo di terra Lucana bagnato dal Mar Tirreno; poi, voltandoci a Nord, la Campania con il Golfo di Policastro e, percorsi ancora qualche decina di metri,  a sud la Calabria con Praia a Mare e l’isola di Dino. Questa parte di cammino è sicuramente la più piacevole e termina nella località di S.Caterina dove lo sterrato incontra una piccola strada asfaltata che imboccheremo svoltando a destra (foto 14) e quindi scenderemo attraversando il piccolo abitato.

Al primo incrocio continueremo a scendere immettendoci su quella che è la strada principale arrivando poi ad uno più grosso (foto 15), con una grande cappella a cupola di fronte a noi, qui svolteremo subito a sinistra seguendo le indicazioni per Brefaro.

Percorreremo, per diversi chilometri, una strada asfaltata poco trafficata e molto panoramica che non presenta alcun incrocio fino all’entrata di Brefaro, indicata da un grande cartello (foto 16). Scenderemo lungo la strada principale, che arriva ad una piazzetta con una chiesa e la fermata del bus (foto 17), l’attraverseremo tutta continuando a scendere fino ad arrivare ad un bivio dove, tenendo la destra (foto 18), continueremo fino alla fine della stessa che termina a valle di fronte una bella casa color rosa pastello (foto 19) (nostra meta finale, qui conosciuta come la casa di “Francesco o’ francese ” o “La Tana dei Ghiri”).

Castel dell’Aquila – Santa Restituta

Piacevole passeggiata di due-tre ore che unisce due splendidi borghi umbri attraverso un sentiero tra boschi di querce, passando tra lievi pendii montuosi. Interessante notare come il dedalo di sentieri permetta vari altri percorsi da fare, verso Frattuccia, Collicello, Macchie o Amelia. In alcuni punti si snodano addirittura sei sentieri che danno l’idea di una estrema percorribilità a piedi del territorio.

Questo percorso inizia da Piazza Indipendenza di Castel dell’Aquila, dove si trovano le poste e una piccola chiesetta. Subito dopo l’ufficio postale, con la chiesetta alle spalle, si trova un arco antico che va imboccato. Oltrepassato l’arco, con Frattuccia ben visibile davanti a noi, si svolta a destra costeggiando le mura e superando il monumento ai caduti a sinistra e un parco giochi a destra. Proseguendo dritti in discesa, con le scuole alla nostra destra, svoltiamo la prima a sinistra che è Via Don Vincenzo Luchetti, una strada asfaltata che ci proietta con la vista alle montagne che andremo ad attraversare. Poco prima del cartello che indica la fine del comune di Castel dell’Aquila, svoltare a sinistra per una via in leggera salita. Continuando sempre dritti e oltrepassando un ponticello di cemento, che ne ricalca uno più antico di pietra, si giungerà all’interno di un piccolo agglomerato abitativo, alla fine del quale la strada asfaltata diventa sterrata. Proseguendo quindi su questa strada, con Frattuccia ora alla nostra sinistra, incontreremo due deviazioni a destra da non prendere in considerazione, si procede dritti per la strada più larga. Si giunge così ad un altro bivio più evidente e mantenendo la sinistra si arriverà ad un piccolo guado, praticabile anche nelle stagioni avverse. Subito dopo il guado troviamo un incrocio di strade, prendiamo a destra e dopo soli 20m in prossimità di un secondo bivio svoltiamo a sinistra (direzione della bussola 230°). Entrati nel bosco, dopo appena 200m, svolteremo per un bivio a destra in salita. Questo sentiero incrocerà diverse possibili deviazioni ma noi dovremo mantenerci su quello principale in salita per almeno 2,5Km.

Si arriva così ad un incrocio con un cartello con la scritta “Appostamento Fisso al Colombaccio” e qui giriamo a sinistra (direzione della bussola 250°). Si proseguirà ora sempre in salita e sempre lungo il sentiero più evidente all’interno della riserva di caccia fino ad intersecare un’ampia strada bianca che fa parte di un incrocio di 6 vie: quella da cui veniamo, un sentierino subito sulla sinistra, un altro sentiero che si butta tra le boscaglie, la strada bianca a sinistra e a destra e un altro piccolo sentiero sulla destra. Prenderemo la strada bianca in salita alla nostra destra che, andando avanti nel percorso, ci mostrerà a sinistra una splendida vista panoramica su Macchie ,frazione di Amelia, e la stessa Amelia col Soratte in lontananza. Arriveremo così ad un altro crocicchio di strade con un’area attrezzata per pic-nic  e barbeque, qui imboccheremo la strada in discesa a destra con l’indicazione, un po’ malridotta, per Santa Restituta. Dopo circa 500m arrivati ad un nuovo bivio opteremo per la strada in piano a sinistra; si giungerà così, dopo circa 800m, ad un altro bivio al quale dovremo andare a destra in discesa. Camminando su questo sentiero, all’interno di un castagneto, ci troveremo ad uno spiazzo con uno stagno dal quale imboccheremo un piccolo sentiero a sinistra che a zig zag scende verso Santa Restituta già visibile attraverso le querce in lontananza. Al bivio successivo svoltare a destra, dopo 20m proseguire sempre a destra in prossimità di un cancello di legno. Incontriamo, quando compare la strada asfaltata, un bivio a T che imboccheremo a destra e alla strada asfaltata andremo a sinistra. Proseguendo per poche centinaia di metri giungeremo alla chiesa di Santa Restituta che si trova alla sommità del graziosissimo borgo di Santa Restituta.

Camposanto – Palata Pepoli

Escursione breve, prevalentemente sull’argine destro del fiume Panaro, panoramico sulla pianura circostante. Siamo a cavallo tra le province di Modena e Bologna. Dall’estate 2014 sono in corso dei lavori per una ciclabile in ghiaia battuta, per cui l’argine sarà facilmente percorribile senza timore dell’erba alta. Qui in pianura le estati sono calde ed afose e gli inverni nebbiosi, per cui si consiglia la passeggiata in primavera o in settembre-ottobre.

Il percorso

Partiamo dalla nuova stazione ferroviaria di Camposanto, o meglio sarebbe dire da sotto la stazione, perché la ferrovia, la tratta Bologna-Verona, arriva direttamente dal ponte sul fiume Panaro, e non avendo lo spazio ed il tempo di scendere, è rimasta lassù, e la stazione è stata appoggiata su dei grandi pilastri metallici alti molti metri sopra la nostra testa, dipinti con dei grandi graffiti. Con la costruzione della nuova linea ferroviaria hanno demolito la vecchia stazione, sopra l’argine, la pizzeria “Da Ferruccio”, ottime pizze alte alla napoletana, ed il ponte della vecchia ferrovia sopra la provinciale. Tutto questo ben prima del terremoto del 2012, che ha comportato ben altre demolizioni in paese. Proprio un camposanto di edifici, viene da pensare!

La stazione di Camposanto è secondaria, tanto che vi fermano solo i treni da e per Poggio Rusco. Gli altri da e per Verona o il Brennero o Bolzano sfrecciano senza sosta.

Attraversiamo la strada e saliamo sull’argine, percorso da piste ciclabili. A fianco al nuovo ponte ferroviario è ancora presente il vecchio ponte ferroviario senza più rotaie, ma ne è vietato il transito anche a piedi, perciò ci dirigiamo verso il paese ed il ponte sul fiume, e passiamo sull’argine destro secondo la corrente. Dopo breve reincontreremo i due ponti ferroviari, il nuovo e quello dismesso.

Dall’alto dell’argine ai nostri sguardi si apre una campagna tagliata in parte da grandi filari di olmi e pioppi, che rimandano un poco al paesaggio delle viti maritate alle alberate, che dividevano i campi fino al boom industriale, ai trattori, alla monocultura.

Casa di campagna inagibile dal terremoto e dall’abbandono. E subito dopo il paesaggio comune della campagna della pianura da queste parti: grandi distese senza alberi, alternate a grandi distese di alberi da frutto.

Caselle, frazione del comune di Crevalcore, lambisce l’argine con il vociare di ragazzini cinesi ed arabi che si rincorrono, e pensionati al circolo a giocare a briscola.

Lo sguardo si infila lungo una striscia di noci che bordeggia la stradina che porta a Caselle.

Ogni tanto rischio di inciampare nei rovi, che invadono la sommità dell’argine, mentre il pendio interno è colonizzato dalla cannuccia di palude, dal falso indaco, la vitalba, ed il Sycios angulatus. Ma non daranno fastidio quando la ciclabile sull’argine, che per ora è in via di costruzione a partire da poco oltre caselle, verrà terminata.

Incontriamo in ordine Casoni sopra e Casoni sotto, luoghi appartati nella campagna annebbiata, ghetti rurali di cinesi, nordafricani, indiani, panni stesi e minimi servizi in questo lembo della provincia di Modena e del comune di Camposanto al di là del fiume.

Grandi lembi di frutteti e il grande ripetitore di Cadecoppi che si scorge di là dal Panaro, smorzano la sensazione di abbandono.

Attenzione che tra Casoni sopra e Casoni sotto si passa sotto di pochi metri all’alta tensione.

L’argine compie due grandi anse, e nella campagna delimitata dalla seconda un grande fabbricato con torre circondato da frutteti: siamo arrivati alla Ca’ Bianca, e al sottile ponte che ha sostituito modernamente un vecchio passo di barche. Al di là del fiume Panaro, verso ovest, si scorgono il polo industriale ceramico di Finale Emilia e l’agricenter, centro di stoccaggio dei cereali, bianco e verde.

Di qui scendiamo dall’argine seguendo la strada e raggiungiamo in fondo la via Selvabella. Giriamo a destra e poi dopo circa 500 m di nuovo a destra verso Palata Pepoli, che deve il nome alla famiglia nobile bolognese dei Pepoli, con il castello risalente al 1540, a cui manca l’ultima parte della torre, crollata con il sisma.

Contrada Da Monaci – Rotonda di Monte Marmo

Introduzione generale:

Dalla croce di ferro su base di pietra che domina la vetta della Rotonda di Monte Marmo si gode di una vista unica, a 360°, che offre una panoramica vastissima capace, in condizioni climatiche ottimali, di farci scorgere perfino il Mar Tirreno a Ovest e Pignola con le montagne che coprono la città di Potenza ad Est, oltre i molteplici paesi della provincia che ci circondano quasi sembrano spiarci dai rispettivi promontori.

Il percorso:

L’inizio del  percorso è in C.da Monaci 2, che, pur essendo comune di Balvano, raggiungiamo rapidamente venendo da Vietri di Potenza. Subito dopo il civico 2 (riconoscibile da una villetta bianca e rossa in stile “svizzero” con ringhiere in legno – FOTO 1-) troviamo uno spiazzo sulla sinistra dove eventualmente lasciare l’auto –FOTO 2-.

Fatti quindi pochi metri sulla strada asfaltata, prima della curva a sinistra, giriamo a destra imboccando il tratturo –FOTO 3- che percorreremo per soli 150m prima di incontrare una recinzione con cartello “divieto di accesso” che ci lasceremo alla nostra sinistra imboccando un piccola strada sterrata chiusa solo da un filo –FOTO 4-.

Percorsi 300m lungo quest’ultima, che da sterrata si trasforma in terreno seminativo,  svolteremo a sinistra imboccando una mulattiera che inizia visibilmente a salire verso la montagna –FOTO 5-. Iniziamo quindi a salire e scopriamo subito che quello che era una bella mulattiera presto diventa una stretta traccia mantenuta in vita dal passaggio del bestiame, ma senza grandi difficoltà si sale ancora per poche decine di metri fino ad incontrare una recinzione che ci porterà a svoltare a sinistra –FOTO 6-.

A questo punto già si apre avanti a noi un panorama suggestivo: di fronte vediamo la montagna che rapidamente sale, sulla destra la suggestiva vallata con la cava di pietra sotto i nostri piedi, e alle nostre spalle si scorgono in lontananza le imponenti pale eoliche e il paesino di Salvitelle (SA)  riconoscibile dalla sua posizione arroccata sulla cima di un monte. Proseguiamo quindi per il tratturo di fronte che sale a “esse” verso la cresta –FOTO 7– per poi lasciarlo dopo soli 250m imboccando una piccola mulattiera a destra poco evidente –FOTO 8-, quindi per non sbagliarci ci dirigiamo lungo la cresta del promontorio tenendo sempre la vallata alla nostra destra –FOTO 9-.

Superata la prima ed unica cima di fronte a noi possiamo finalmente ammirare la vetta “della Rotonda” (come viene chiamato da molti locali) –FOTO 10– che sarà il nostro punto di riferimento continuando sempre a proseguire dritto. Continuando per qualche centinaio di metri lungo la cresta ritroveremo una traccia di sentiero che passa in un boschetto –FOTO 11-, appena terminato ci porterà ad avere “La Rotonda” alla nostra sinistra e di fronte a noi sarà visibile un altro promontorio che fa parte del Monte Vetrice, questo è riconoscibile grazie ad una ripida parete rocciosa che affaccia sulla vallata –FOTO 12-. Ci dirigiamo verso quest’ultimo e sfruttando gli ardui tracciati lasciati dalle capre saliamo fino in cima –FOTO 13-.

Una volta sopra (1126m s.l.m.), dopo 3,5 km percorsi in totale, avremo  “la Rotonda” alle nostre spalle, la fantastica vallata con il comune di Vietri sotto i nostri occhi e a sinistra, a poche centinaia di metri, la vetta del Monte Vetrice –FOTO 14– che però risulta scomoda raggiungere da questo versante a causa della fitta vegetazione e la mancanza di sentieri.

Recuperate le energie e goduto del fantastico paesaggio non resta che voltarsi e scendere per lo stesso ripido percorso di andata; una volta raggiunta la sella che divide il promontorio appena lasciato alle spalle dalla “Rotonda” ricominciamo a salire, questa volta tenendo il Monte Vetrice alle spalle, una piccola cava in disuso alla nostra destra e la vetta, obbiettivo finale, sempre davanti a noi –FOTO 15-.

Vista la mancanza di sentieri e le pendenze che si fanno impegnative impiegheremo circa 30 minuti per raggiungere la vetta, nonché la croce in ferro su base di pietra che rappresenta il punto più alto (1250m s.l.m.) –FOTO 16-. Una sosta è obbligatoria, anche per poter godere del paesaggio mozzafiato attorno a noi oltre ai molteplici profumi di erbe e fiori selvatici che rendono questo posto unico.

Iniziamo quindi la discesa, utilizzando lo stesso percorso che abbiamo fatto salendo, tenendo la croce sempre alle nostre spalle fino a ritrovarci di nuovo sulla sella dei due monti, qui girando a destra ci dirigiamo verso ovest, ma questa volta invece di camminare lungo la cresta del promontorio come all’andata imboccheremo un tratturo che si trova lungo il valico tra “la Rotonda”  alla nostra destra e la cresta, utilizzata all’andata, alla nostra sinistra –FOTO 17-.

Continuando a scendere potremo scorgere di fronte a noi le pale eoliche in lontananza e quando avremo ormai “la Rotonda” quasi alle nostre spalle sbucherà davanti i nostri occhi una grossa cava di pietra; quindi continueremo a scendere lungo il tratturo che, salvo poche decine di metri in cui diventa meno visibile, sarà impossibile confondere –FOTO 18-.

Lungo la discesa incontreremo altre mulattiere a destra ma noi non abbandoniamo il nostro tratturo; troveremo dopo circa 6 km complessivi un grande cancello di ferro sulla sinistra al di là del quale si trova una vecchia fontana dell’epoca fascista che però potrebbe essere chiusa con un lucchetto –FOTO 19-.

Continuiamo a scendere fino ad incontrare un cancello per il bestiame che una volta chiuso alle nostre spalle ci immette in una strada asfaltata che imboccheremo a destra, continuando sempre a scendere –FOTO 20-.

Dopo qualche centinaio di metri tra tornanti asfaltati troveremo un incrocio –FOTO 21-, quindi gireremo a sinistra imboccando C.da Monaci che percorreremo per un paio di chilometri fino a ritrovarci al nostro punto di partenza e quindi di arrivo.

Stazione FS Romagnano-Vietri-Salvitelle – Az. Agr. di Laura Indaco

Introduzione generale:

Questo percorso permette di raggiungere dalla stazione FS Romagnano-Vietri-Salvitelle l’azienda agricola di Laura Indaco (host WWOOF), nonostante andremo a percorrere solo strade asfaltate attraverseremo molteplici alberi da frutta e campi seminativi che renderanno il nostro viaggio piacevole e sempre immerso nella tipica Flora di queste zone, famose per l’ottima qualità di ulivi e paesaggi unici.

Percorso che prende in considerazione il progetto di collaborazione da poco aperto con la rete WWOOF italia, denominato “VieWWOOF: Vie senza motori per unire la rete di fattorie”. Il progetto si propone di individuare e quindi mappare percorsi, che diventeranno un bene comune, per collegare le fattorie WWOOF italiane, creando una rete di vie di comunicazione da percorrere a piedi, in bici, con animali ed eventualmente mezzi pubblici, trovando ospitalità nelle soste o mete del viaggio.

Il percorso:

Uscendo dalla stazione FS di Romagnano-Vietri-Salvitelle (217m s.l.m.) ci troviamo di fronte a noi una strada, quindi la imboccheremo girando a destra seguendo i cartelli che indicano “Vietri” –FOTO 1-. Superato il passaggio a livello prima e lo storico ponte in cemento a seguire (con lo stemma fascista in cima), incontriamo un incrocio dove svolteremo a sinistra seguendo l’indicazione “strada Botte” –FOTO 2-. Appena imboccata la via, ci troveremo di fronte a noi l’imponente superstrada e subito dietro potremo ammirare il Paese di Romagnano al monte, conosciuto come il “paese fantasma” dopo essere stato distrutto dal terremoto del 1980 e da allora disabitato, proseguiamo quindi per la nostra strada asfaltata e subito la nostra attenzione verrà catturata dai molteplici profumi e alberi da frutto come fichi, ulivi, more, vigneti, meli, e tante piante di fichi d’india. Dopo 2,7 km totali incontriamo una strada che sale verso sinistra, ma noi continuiamo dritti su strada Botte fino al prossimo incrocio a 4 vie dove svolteremo a destra –FOTO 3-. Fatte poche centinaia di metri inizia l’abitato di Mosileo, incontriamo quindi un bivio con una strada sterrata sulla sinistra –FOTO 4– che imbocchiamo, dopo qualche decina di metri continuiamo sempre sulla sinistra salendo sulla stessa strada sterrata costeggiata da una ringhiera –FOTO 5-. La strada torna ad essere asfaltata e continuiamo dritti attraversando quello che sembra un vecchio parcheggio abbandonato, quindi lo percorriamo tutto, ignorando sulla nostra destra una strada che scende verso l’abitato,  fino a trovarci di fronte una piccola stazione elettrica che ci obbligherà a proseguire a sinistra dove la strada inizia nuovamente a salire –FOTO 6– per poi incontrare una nuova asfaltata che imboccheremo proseguendo a destra –FOTO 7-. Arriviamo ad un incrocio a quattro vie dove svolteremo a sinistra –FOTO 8-, quindi per la strada che procede in salita, che non abbandoneremo fino ad arrivare ad un incrocio a tre vie dove svolteremo a destra seguendo l’indicazione “strada Malde” –FOTO 9-. Proseguiamo fino ad arrivare ad un altro incrocio dove svolteremo a destra seguendo l’indicazione “strada pietra sant’angelo” –FOTO 10-, la strada inizia a scendere offrendoci una spettacolare panoramica del Comune di Vietri di Potenza, quindi continuiamo la discesa superando a sinistra una piccola centrale elettrica e dopo 200m, sempre a sinistra, svolteremo su di una strada asfaltata visibilmente in disuso visto il manto rovinato e ricoperto di vegetazione –FOTO 11-. Percorrendo questa stradina ci troveremo a scavalcare un paio di recinzioni basse ed evitare gli svariati cani da guardia delle abitazioni sulla nostra sinistra, ci immetteremo poi su di una piccola asfaltata che percorrendola tutta ci porterà su di una strada a due corsie visibilmente più trafficata, quindi svolteremo a destra in direzione di Vietri. Procediamo lungo la discesa fino ad incontrare un bivio, riconoscibile da delle cassette postali rosse –FOTO 12-, dove svolteremo a sinistra su di una strada sterrata che subito torna ad essere asfaltata. A questo punto riusciremo a distinguere di fronte a noi il campo sportivo, con un grosso cupolone bianco, che sarà il nostro punto di riferimento, quindi proseguiamo fino a raggiungerlo. Ci troveremo ad un incrocio –FOTO 13-, quindi svoltiamo a destra portandoci praticamente il cupolone sul nostro fianco destro e di fronte a noi una rotonda dove svolteremo a sinistra –FOTO 14-. Percorriamo quindi la strada che ci porta a costeggiare i campi da calcio e dopo circa 200m, all’incrocio con annesso “stop”, svolteremo a sinistra seguendo l’indicazioni per “strada belvedere” –FOTO 15-. Salendo scopriremo che la stessa strada, dopo solo due abitazioni, cambierà il nome in C.da Carito quindi ci basterà proseguire sulla stessa fino a raggiungere sulla sinistra il civico 7, nonché l’azienda agricola di Laura Indaco (438m s.l.m.) nostra meta finale.

CS376 – La Ripa

LEGENDA
Proprietà privata = PP
Destra = DX
Sinistra = SX
Strada Asfaltata = SA
Strada Sterrata = SS
Strada Principale = SP

Partendo dal cancello d’ingresso del podere CS376 (alle spalle) salire lungo la SA a DX.
Al primo bivio dopo 50m tenere la DX.
Attraversare piccolo ponte seguendo la SA.
Dopo 50m si trova un’edicola sacra: scendere lungo la SS a DX e proseguire sulla SP mantenendo la DX.
Troviamo poi alcuni gruppi di case, così seguiamo evitando gli accessi alle PP tenendo la SX.

Arrivati ad un incrocio con SA si svolta a DX e dopo qualche decina di metri a SX su sentiero di SS.
Continuare la discesa ed attraversare un ponte antico.
Proseguire sulla SS principale per 100m circa: saliamo la salita mantenendosi sulla SX.
Quando la strada si fa più pianeggiante seguiamo il cammino tenendo la DX e trovato un bivio dopo
qualche centinaio di metri svoltiamo SX.

Continuare per 500m su SS e, dopo aver passato un piccolo lago sulla SX, svoltare a DX salendo su SA.
Si sale passando alcune case e arrivati ad un bivio si gira a DX su SS.
Dopo qualche centinaio di metri si trova una fonte.
Percorrere 50m su SA e poi svoltare a SX su SS.
Seguire tenendo la DX attraversando un complesso di case.
Continuare lungo la SS in salita.

Arrivati ad un bivio ad Y girare bruscamente a SX costeggiando la villa “Il Bacchino”.
Continuare salendo e giunti ad un bivio girare a DX.
Arrivati ad uno TOP seguire su SA ampia in salita sulla SX.
Dopo circa 100m siamo arrivati a Torreone.

Entrando nella SP che porta al paese si arriva ad un bar che fa angolo; da qui scendere sulla SA
alla SX del bar.
Dopo circa 500m seguire su una piccola strada sulla SX e giunti ad un bivio mantenere la SX.
Evitare gli accessi alle PP.
Arrivati ad un incrocio dove si trova una cappella svoltare a DX.

Si continua fino ad un bivio con delle case dove si svolta a SX su una piccola SS.
Passare una casa e, lasciandosi alle spalle il piazzale del parcheggio privato, seguire su un piccolo
sentiero (non molto visibile) dietro una mimosa, dove si trova anche un grande palo della luce.
Seguendo in discesa si attraversa un piccolo ruscello e poi si sale tenendo la DX.
Continuare la SS fino ad un piccolo spiazzo con un recinto e ulivi; seguire tenendo la SX.

Arrivati all’angolo del recinto si svolta a DX costeggiando un filare di ulivi fino ad arrivare ad una SS.
Con il recinto alle spalle si segue la SS in salita verso DX.
Continuare la strada in salita mantenendo la DX.
Arrivati ad una villa, tenersi sulla SX.

Salendo la strada bianca si arriva ad un incrocio con una strada taglia fuoco segnalata da cartelli.
Si prosegue sulla SS in discesa sulla DX.
Percorrere la SP per alcune centinaia di metri e arrivati ad un incrocio segnalato da cartelli (uguali
ai precedenti) si scende a DX.

Sorpassata una villa si continua sulla SP tenendo la SX.
Continuando sulla SP costeggiamo il podere “La Ripa” (ha lo stesso nome ma non è il nostro).
Tenendo la SX arriviamo ad un incrocio dove si trova un’antica stele scolpita.
Da lì proseguire sulla SP in discesa a diritto, continuando a costeggiare il podere.

Arrivati ad un incrocio svoltare a SX seguendo le indicazioni per “Madonne del bagno”.
Dopo circa 50m, sulla DX, al numero civico 700, si trova il nostro podere “La Ripa”.

Brefaro – Massa

Questo percorso è stato tracciato dal gruppo di partecipanti al secondo incontro VieWwoof che si è tenuto dal 24 al 26 settembre 2014 a Maratea, presso la Tana dei Ghiri. Dopo una serata introduttiva e di approfondimento teorico, il giorno 25 si è proceduto con la vera e propria mappatura del percorso che unisce due frazioni, il cui risultato è il seguente:

Il percorso

Il percorso panoramico che unisce le frazioni di Brefaro e Massa parte dalla chiesa di Brefaro (vedi foto) tenendo l’ingresso di fronte. Ci incamminiamo per la strada asfaltata che procede in leggera salita a sinistra della chiesa. E’ possibile anche prendere delle scalette alla destra ricongiungendosi quasi subito alla strada asfaltata. Dopo circa 200 metri incontriamo una deviazione a sinistra, la imbocchiamo in discesa, sempre asfaltata, per circa 100 metri fino a quando all’altezza di un abbeveratoio e di un ripetitore troviamo un cancello spinato per animali. Lo superiamo e scegliamo la mulattiera a destra che si mantiene a mezza costa aggirando il Monte Rotondella. Si apre uno scenario ampio che spazia fino a Maratea. All’altezza di alcuni arbusti disposti in fila che salgono verso la sella tra il Monte Rotondella e il Monte Rotonda li seguiamo in decisa salita, in direzione est, con alle spalle la statua del Cristo Redentore. Scavallata la sella continuiamo nella stessa direzione verso valle fin quando non incontriamo, sulla sinistra, una recinzione di filo spinato che terremo sempre alla nostra sinistra per un buon tratto. Il percorso in questa parte è poco evidente e accidentato, con alcuni arbusti spinosi per cui è consigliabile un vestiario adatto (pantaloni lunghi e scarpe da trekking). Il filo spinato ad un tratto prosegue ripido in discesa, mentre noi ci manteniamo nella stessa direzione e sempre a mezza costa, seguendo con lo sguardo l’Isola di Dino davanti a noi. Si passa così dentro un boschetto e appena usciti ci si ritrova ad una radura dalla quale si riesce a vedere il fondo valle e l’ansa di un fiume. Si  scende decisamente verso valle e si arriva ad una masseria (Masseria Serangeli). Alla masseria si imbocca un sentiero sulla destra costeggiato da un filo spinato. Si superano due cancelletti e si giunge ad un pianoro con un cancello più grande oltre il quale parte una evidente e larga strada da imboccare. Qui lo sguardo spazia da Praia a Mare a Maratea. Superiamo un secondo cancello all’altezza di un ghiaione e poi, scendendo, un ponticello in cemento. Dopo non molto troviamo un guado oltre il quale la strada sale e si arriva ad un bivio, che va imboccato a destra in salita. In questo luogo troviamo una porcilaia sulla sinistra. Uscendo da questa strada se ne incrocia una più ampia asfaltata nei pressi di un capannone con delle lamiere rosse. Qui si svolta a sinistra e subito a destra per una sterrata accanto ad un capannone edile. La strada diventa asfaltata, incontra una più ampia e ci conduce alla chiesetta di Massa, luogo di arrivo della nostra escursione.

Bruggi – M. Boglelio

Suggestivo itinerario di collegamento tra la testata della Val Curone ed il Monte Boglelio sulla cui cima transita la via del sale, antica carovaniera di collegamento tra le valli dell’Oltrepo Pavese e la riviera ligure di levante. La prima parte è molto suggestiva perché ricalca antiche mulattiere che procedendo più o meno a mezza costa, collegavano efficacemente tutte le frazioni presenti in zona, fortunatamente ancora abitate (Salogni, Bruggi, Lunassi, Forotondo, Selvapiana). Itinerario particolarmente adatto per mountain bike nel tratto Forotondo – Monte Boglelio, sebbene anche la prima parte pur in presenza di qualche rampa “tecnica” e con alcune varianti, sia altresì pedalabile.

Il percorso

Dalla chiesa di Bruggi (sulla tua destra) procedi innanzi fino ad una fontanella, da cui sali a sinistra lungo alcuni viottoli in ottime condizioni e guadagni il centro del piccolo abitato. Il sentiero in questa parte è contrassegnato dal segnavia bianco-rosso CAI 109-111. All’estremità superiore del paese incontri una strada asfaltata in salita, che attraversi per proseguire dal lato opposto, su sentiero ben evidente ed in ottime condizioni. Incontri una sterrata proveniente dalla tua destra (originata dalla asfaltata che hai lasciato in precedenza) e prosegui in falsopiano sulla sinistra. Ti trovi sulla destra orografica della Val Curone e procedi in parte tra prati e in parte tra bosco di latifoglie, sempre a mezza costa. Oltrepassi Costa Preghelle ed il Rio Sassone e procedi sempre, con qualche saliscendi, fino ad incontrare, dopo un tratto in discesa, un bivio (a sinistra sentiero 109 per Lunassi, che ignori). Procedi a destra in salita e guadagni definitivamente il bosco (Piano del Vaglio). In questo tratto occorre prestare attenzione al segnavia, in alcuni punti presente in maniera caotica, o in alternativa usare il GPS: sono infatti presenti alcune intersezioni sia sulla sinistra che sulla destra ed il decorso del sentiero è molto tortuoso con punti di riferimento carenti. Nei pressi di una piccola radura incontri nuovamente una diramazione proveniente da Lunassi (alla tua sinistra) e svolti a destra. Successivamente esci dal bosco presso uno scollinamento ove troverai sulla tua destra un sentiero (110) verso il Colle della Seppa, ed a sinistra il segnavia 111: ignorando entrambi procedi di fronte a te in discesa piuttosto ripida, rientrando nel bosco, abbastanza fitto, fino a giungere in una strada forestale, ove reincontri il segnavia 111 e svolti a destra. Il percorso, dopo un facile guado si mantiene in discesa fino al successivo guado (Rio Grande), ove incontrerai una area di sosta ed una fontana che ti annunciano l’imminente comparsa della fraz. Forotondo (Ca dei Caldini). Appena incontri l’asfalto procedi a sinistra in discesa per qualche centinaio di metri fino ad arrivare nel centro abitato, nei pressi della Chiesa. Prima di quest’ultima svolti a destra in salita verso Ca Marchesi (al successivo bivio puoi procedere indifferentemente a destra che a sinistra), procedi fino al termine dell’asfalto a 940 mt slm e prosegui su una sterrata dal fondo ottimo che con numerosi tornanti penetra nella faggeta e risale la pendice del monte Boglelio fino ad incontrare i primi pascoli (una malga a quota 1350 mt) e giungere finalmente sullo sterrato di crinale (la Via del sale, tratto Varzi-Monte Chiappo), punto convenzionale di arrivo. A sinistra seguendo la sterrata (che proviene da Casanova Staffora) in poche centinaia di metri si guadagna la cima del monte Boglelio, coperta di conifere; a destra, invece è possibile proseguire verso il Monte Bagnolo (bivacco), il Colle della Seppa ed il Monte Chiappo

Trieste – Ospo

Itinerario particolarmente adatto per mountain bike, ma percorribile anche a piedi in giornata; trattasi di un collegamento tra la pista ciclopedonale “Giordano Cottur”, che ricalca il tracciato della linea ferroviaria Trieste – Draga S. Elia – Erpelle, alla pista ciclopedonale “Parenzana” costruita sulla dismessa strada ferrata Trieste-Porec. Il percorso si insinua tra gli imponenti bastioni calcarei della destra orografica della Val Rosandra (un vero paradiso naturale, meta molto frequentata dai triestini amanti dell’ outdoor: assolutamente meritevoli di una visita la frazione Bottazzo, posta lungo una “via del sale” proprio sul confine di stato, nonché la cascata e la chiesa di S. Maria in Siaris, sul lato opposto della valle), proseguendo poi con qualche saliscendi nel carso tra Italia e Slovenia, per ritornare verso il mare scendendo nel vallone di Ospo. Di importanza rilevante il passaggio per il paese di Prebenico ed il castello di Socerb, in quanto da queste località è stato descritto da Paolo Rumiz un itinerario escursionistico che conduce all’estremità meridionale dell’Istria; la pubblicazione “ La strada degli ulivi: a piedi da Trieste a Capo Promontore” , edita da Il Piccolo/CAI XXX Ottobre (2011) è assolutamente imperdibile!

Purtroppo allo stato attuale non esistono dei collegamenti ciclopedonali in senso stretto (salvo qualche marciapiede o tratto di asfalto “pitturati” per dar l’idea di pista ciclabile) tra la stazione di Trieste Centrale e l’inizio del percorso descritto: per i pedoni si consiglia pertanto di procedere per il primo tratto nel lungomare, successivamente è possibile risalire per vie poco trafficate nella zona del centro storico/Teatro Romano (a titolo esemplificativo Via Einaudi – Via Del Ponte – scalinate fino al Castello – poi scala G.G.Winckelmann – scala Stendhal –via Frausin ) fino a  via Gramsci ove al termine della stessa, sulla destra, una rampa in discesa conduce all’inizio del percorso vero e proprio.

Descrizione: l’inizio della pista ciclabile consiste in un sottopassaggio in “stile” (ferroviario…)  seguito da un inquietante “info point” turistico che assomiglia ad un casello per il pagamento del pedaggio! Dopo aver realizzato che la tua unica spesa saranno il sudore e la fatica, inizi a pedalare su fondo pavimentato, ben contraddistinto dalla segnaletica orizzontale e verticale del percorso ciclopedonale. Ti accompagna una costante ma pedalabile salita che dal centro cittadino ti porta verso la periferia in direzione nord est: il percorso è molto intuitivo in quanto ricalca quasi completamente l’ex strada ferrata, con tanto di sottopassi ed alcuni viadotti splendidamente conservati; facendo attenzione ad alcuni incroci a raso procedi sempre in salita, sulla tua destra si apre il panorama sul golfo di Trieste. Dopo aver oltrepassato le varie circonvallazioni “a monte” della cittadina, in corrispondenza di un sovrappasso, termina l’asfalto: prosegui su sterrata su percorso sempre ben evidente, ed incontri una prima galleria dotata di una suggestiva illuminazione a pavimento. Guadagni progressivamente il costone roccioso della destra orografica del torrente Rosandra, giungi presso uno slargo erboso (che intuisci essere stato un tratto a doppio binario) ove la pendenza si attenua in quanto passi accanto all’ex stazione di Sant ‘Antonio Moccò (usata come abitazione privata). Proseguendo, il tracciato si fa via via più ardito, nonché paesaggisticamente interessante in quanto incassato nel costone roccioso, con brevi gallerie (da notare i portali assai massicci) e lo strapiombo sulla tua destra. Una deviazione (con segnavia) che si diparte alla tua destra ti permette di scendere alla frazione Bottazzo di San Dorligo della Valle – Dolina (trattoria, assolutamente da non perdere), nonché nel fondovalle vero e proprio, ove procedendo verso il mare puoi incontrare una cascata. Procedendo giungi a Draga S. Elia e successivamente oltrepassi il confine di stato, annunciato da inquietanti cartelli bianchi. Il percorso procede sempre a mezza costa, ti rendi conto che in pochi chilometri hai raggiunto una quota altimetrica di tutto rispetto (460 mt s.l.m.). La sterrata termina nei pressi di uno svincolo autostradale, in territorio sloveno. Segui l’asfalto sulla tua destra (facendo attenzione a non finire in autostrada..!) e dopo qualche centinaio di metri in discesa incontri una sterrata che scende verso il torrente e sottopassa la strada asfaltata. Entri nella frazione di Klanec pri kozini, proseguendo dapprima dritto e successivamente a destra (nei pressi di una biforcazione a Y). Mantieni la direzione ignorando alcune deviazioni e rincontri lo sterrato (controlla la traccia gps!). Giungi nei pressi di una strada asfaltata che attraversi, piegando successivamente a sinistra, entrando nel paese di Ocizla. Nei pressi di una grossa fontana abbeveratoio pieghi a sinistra in discesa e subito a destra. Segui una sterrata in discesa che dopo alcuni tornanti ti porta ad un ponticello. Segui la sterrata principale in leggera salita facendo attenzione alle numerose intersezioni (necessaria la visualizzazione della traccia gps). Ti trovi in una zona boschiva ricca di strade forestali, tutte in buone condizioni, per cui è necessario che tu faccia attenzione ad ogni incrocio. Guadagni un pianoro ove la vegetazione dirada a causa degli importanti fenomeni carsici (la zona è costellata di grotte e doline) fino a rincontrare l’asfalto nei pressi di una curva “ a gomito”. Segui l’asfato alla tua destra ed al termine di una breve salita arrivi presso il castello di Socerb, splendido il panorama sul golfo di Trieste e la costa istriana. Scendi per una mulattiera a ridosso dell’entrata del castello (che sembra sospeso per aria come il castello errante di Howl..) per giungere al borgo sottostante. Guadagni nuovamente l’asfalto e scendi a sinistra, per incontrare dopo qualche centinaio di metri una strada più importante. Svolti a destra e subito dopo alla tua sinistra noterai una sterrata – un po’ sconnessa – che ti conduce (rientrando in Italia) a Prebenico evitando un bel po’ di tornanti asfaltati. Arrivato nei pressi della chiesa, nei pressi di una curva in discesa, ti dirigi a sinistra imboccando una strada ad uso agro-silvo-pastorale, sterrata ma in ottime condizioni. Dopo una decisa discesa, sempre ignorando le eventuali deviazioni secondarie (contrassegnate da sbarre o segnali di proprietà privata) arrivi nel fondovalle del torrente Osp (nei pressi di Crociata). Attraversi la strada principale e proseguendo innanzi passi sulla sinistra orografica del torrente, seguendo lo stesso verso valle (è presente inizialmente uno “sdoppiamento” del percorso, ma mantenendoti sempre nel fondovalle sinistro del torrente (evitando le deviazioni in salita, tanto per intenderci), il percorso è sempre bene evidente e nel complesso, agevole. Dopo un lungo tratto nel bosco (costeggiando peraltro la zona dei laghetti delle Noghere, con tanto di sentiero di accesso), rincontri l’asfalto ed istantaneamente si materializza una pista ciclabile, ricavata a bordo strada, che ti conduce nei pressi della frontiera Italo-slovena di Rabuiese. Prima di una rotonda la pista ciclabile devia decisamente a destra fino a raggiungere il T. Ospo nei pressi di una strada dal nome altisonante (Via Flavia di Stramare); attraversi questa , procedi per 50 metri alla sinistra e subito a destra, in Via di Farnei. Sottopassi l’autostrada e nei pressi di un ulteriore complicato incrocio rincontri la pista ciclabile, che seguirai a sinistra. La stessa procede per quasi 100 metri a fianco ad una strada molto trafficata, dopodiché la attraversa e ritorna indietro sul lato opposto della strada. Hai raggiunto la tua meta: ben presto incontri cartelli di pista ciclabile con indicazioni “Slovenia- Parenzana” (segnavia D-8); svoltando a sinistra e successivamente ancora a sinistra imbocchi una strada secondaria che passa nel centro di Rabuiese. Da qui una deviazione a destra in salita ti conduce al percorso originale dell’ ex strada ferrata. Il presente percorso termina nei pressi del  confine di stato.

Dernice – Volpara

Itinerario che segue il crinale orografico destro della val Borbera fino a Borgo Adorno (notevole il castello). Da qui, tramite alcune varianti più o meno ciclabili, anziché salire sulla balconata Monte Giarolo- Monte Ebro cerca di aggirarne le cime mantenendosi a mezza costa, incontrando numerosi piccoli nuclei ancora abitati, vere e proprie “perle” incastonate tra il susseguirsi di contrafforti ed i solchi vallivi (Vendersi, Volpara, proseguendo: Figino, Pobbio, Piuzzo).

Sono possibili alcune varianti:

  • Per chi proviene da Villalvernia (vedi itinerario Villalvernia – Dernice) un volta giunti all’incrocio Bocchetta Barilaro- Costa Merlassino è possibile scendere e seguire il sentiero “CAI 200” a mezza costa (itinerario pedonale, ma si evita l’asfalto) fino a ricongiungersi con il percorso descritto.
  • Da Borgo Adorno è possibile seguire una variante che anziché passare per Vendersi rimonta la pendice del Monte Giarolo per poi mantenersi leggermente più alta rispetto al percorso descritto

Da Dernice (603 mt s.l.m. Bar-Alimentari, fontana) prendi uno stradello rivolto verso Sud, in decisa salita che passa in mezzo ad alcune case e vicino ad una cappelletta. Ignorando la deviazione sulla destra (strada proveniente da Vigoponzo, contrassegnata da segnavia CAI 139, sentiero Avolasca – Monte Giarolo), si prosegue abbastanza facilmente sulla costa, su strada asfaltata con qualche saliscendi. Bello il panorama, alla tua destra la Val Borbera, alla tua sinistra le Valli Grue e Curone. Nei pressi di Cavigino abbandoni la strada principale per seguire uno sterrato sulla sinistra, che mantiene la quota (trovi il sentiero CAI 200 proveniente dalla tua destra). Ignorando qualche deviazione secondaria, senza grossi problemi di orientamento giungi ad un allevamento di capre. Su asfalto raggiungi la strada provinciale assai poco trafficata che, piegando a destra, ti conduce a Borgo Adorno (il Castello e la corte meritano una sosta). Da qui prendi in salita (asfalto, indicazioni per Vendersi) fino a scollinare sul contrafforte più meridionale del Monte Giarolo, di cui vedi la cima. Scendi a Vendersi, imboccando la “via inferiore” e segui dapprima in piano, uno sterrato che si diparte la un piazzale, sulla sinistra (infatti la strada asfaltata scende verso Albera Ligure). Annunciata da qualche breve rampa, proseguendo la salita si fa sempre più impegnativa ed il fondo piuttosto sconnesso. Ignori una prima deviazione sulla sinistra (in salita) e sali, seguendo la valle sottostante, fino a terminare su uno stradello dal fondo migliore, che proviene dalla tua sinistra. Svoltando a destra, scendi con attenzione fino ad affrontare un piccolo guado; il panorama e l’ambiente circostante si distinguono per la loro bellezza ed amenità, mai penseresti di essere a 15 km in linea d’aria dall’ Outlet di Serravalle Scrivia! Arrivi in un campo sotto al paese di Volpara (942 mt s.l.m., fontana), non appena incontri le prime case svolti a sinistra su salita assai impegnativa, in parte con fondo in cemento, fino ad entrare nel cuore del paese (frazione di Albera Ligure) nei pressi della chiesa.

Vignole Borbera- Persi

Itinerario particolarmente adatto per mountain bike, sebbene con prevalenza di strade asfaltate  secondarie, in quanto ha il pregio di collegare il centro di Vignole Borbera con Persi, da cui si può proseguire su sentiero verso l’alta valle oppure imboccare il canyon delle “Strette di Pertuso”, luogo di notevole rilevanza paesaggistica ma soprattutto rinomata località “balneare” dell’Appennino Ligure. D’estate è possibile infatti risalire l’intera gola fino a Pertuso in circa 2-3 ore, procedendo nel letto del torrente senza particolari difficoltà (è possibile procedere con zaino al seguito in quanto è sempre possibile aggirare i laghetti con acqua alta, sono consigliabili scarpette in gomma “da scoglio”).

Dal parcheggio antistante Via Mazzini (Vignole Borbera, 248 mt s.l.m.) procedi verso Piazza Figini, sulla tua sinistra, e successivamente Viale Vochieri e Via Pascoli. Procedendo fino al termine, incroci la trafficata Strada Provinciale Arquata-Cabella, e procedi sul lato opposto lungo uno stradello asfaltato che si dirige verso i primi contrafforti della valle, sulla tua destra. Dopo un edificio “industriale” procedi solitario fino ad incontrare lo sterrato, in leggera salita, mai troppo faticosa. Sempre seguendo la valle, incroci una strada che attraversi (svoltando subito a destra e dopo qualche decina di metri a sinistra), per proseguire in salita e giungere nei pressi di una residenza, ove svolterai a sinistra lungo una traccia tra i campi. Giungi a Variano Superiore e quando incontri le prime case svolti a destra su una pista tra i campi, a volte un po’ sconnessa. Reincontri l’asfalto dopo neppure un chilometro, procedi a destra su strada secondaria (che purtroppo è stata recentemente asfaltata); ignorando deviazioni secondarie procedi per qualche chilometro, incontrando un tratto boschivo a strapiombo sul torrente Borbera (bellissimo scorcio), giungendo infine a Castel Ratti, Liveto, ed infine Cerreto Ratti. Nei pressi di quest’ultima località la strada scende decisamente verso il Torrente (alla fine di un discesa svoltare a sinistra, verso il cimitero), per attraversarlo su una spettacolare passerella ciclopedonale. Sull’altra sponda, percorsi circa 200 metri, salendo sulla destra arrivi nei pressi del sentiero per Molo Borbera (termine della traccia GPS), mentre salendo sulla sinistra alla frazione Persi di Borghetto Borbera (307 mt s.l.m. Bar, Alimentari, Fermata Autobus).

Caprarola – Carbognano

Sono una staffetta umana, ormai me ne sono reso conto con assoluta certezza. Mi sento consegnato al paese successivo da quello precedente e alla gente del posto successivo da quella del posto di prima. Molte volte le persone in questione non se ne accorgono nemmeno, ma io, che passo di mano in mano si, e la cosa è bellissima. Avvolto da un gruppo per un dato periodo, migro e passo al gruppo successivo come un bambino in fasce. Stessa cosa coi paesaggi, che mi consegnano a destinazione con calma e dolcezza. Mai un passaggio brusco, mai una svista, bensì attraversamenti cadenzati e buoni, che segnano il passo dell’anima al ritmo di quello dei piedi. Un valzer, una culla, un verso di uccello nella notte.

Il percorso

Da Palazzo Farnese a Caprarola andiamo in discesa per Via Nicolai e poi alla chiesa (foto) svoltate a sinistra per Via Madonna delle Grazie. Dopo un paio di tornanti e aver lasciato sfilare Caprarola alla nostra destra, prendiamo Via Antonio Tossini a sinistra, che sale. Alla fine della salita proseguiamo dritti al bivio che incontriamo, tra campi di noccioleti. Dunque tornerete alla strada delle macchine che imboccherete a sinistra e dopo un tornante prenderete la prima a destra (foto), tra bellissimi castagneti.

Dopo circa 2 km troverete una strada sterrata a sinistra che dovrete prendere. Dritti si proseguirebbe per Falerii Novi. Dopo un fosso e alcuni tornanti arriverete alla strada delle macchine. Sempre dritti fino al cartello di Carbognano (foto) e prima dei carabinieri: qui c’è una strada che scende a destra e che vi fa passare accanto ad alcune cantine caratteristiche e che vi porta davanti al castello di Carbognano.

Santuario di Graglia – Oropa

Seconda tappa dell’Itinerario a piedi di due giorni che, partendo da Ivrea, attraversa l’omonima Serra (gigantesca morena di origine glaciale) e permette di raggiungere due tra i più famosi Santuari del Piemonte, quello di Graglia e quello di Oropa, entrambi dedicati alla Madonna Nera. Ad Oropa, di fianco al Santuario, si trova il Sacro Monte, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Vedi la prima tappa: Ivrea – Santuario di Graglia.

Il percorso

Lasciato il Santuario di Graglia, non si segue più la segnaletica della Grande Traversata del Biellese, che scende sull’abitato di Sordevolo obbligando poi ad una grande risalita. Si sale invece il Colle San Carlo, che nel progetto originario avrebbe dovuto essere il culmine del Sacro Monte, superando alcuni ruderi di cappelle e raggiungendo la già citata Cappella San Carlo, unica rimasta agibile (foto 18 e 19).
Dietro la cappella imbocchiamo la SP512, nota come Tracciolino, che seguiremo fino ad Oropa. Si tratta di una strada asfaltata secondaria, aperta al traffico ma con molto poco transito veicolare (molto percorsa dai ciclisti, infatti), che mantenendosi in quota passa alle pendici dei monti Mombarone e Mucrone, costituendo un fantastico balcone su tutto il Biellese. Si cammina attraversando prati scoscesi, dominando a destra la pianura, mentre a sinistra, in alto, si aprono paesaggi alpini, nonostante la moderata altezza dei rilievi (foto 20).
Durante il tragitto si possono effettuare due brevi deviazioni verso altrettanti Ecomusei.
Il primo, poco dopo Graglia, è l’Ecomuseo della Civiltà Montanara di Bagneri (http://cultura.biella.it/on-line/Welcomepage/EcomuseodelBiellese/Celluleeistituzioni/EcomuseodellaCiviltaMontanara-BagneriMuzzano.html), un’antica borgata da poco ristrutturata che ospita tra l’altro alcune strutture per attività con bambini e ragazzi, un piccolo spaccio di prodotti locali e, in un prossimo futuro, anche delle strutture di accoglienza (foto 21-25).
Più avanti si trova l’Ecomuseo della Tradizione Costruttiva della Trappa (http://cultura.biella.it/on-line/Welcomepage/EcomuseodelBiellese/Celluleeistituzioni/EcomuseodellaTradizioneCostruttiva-TrappaSordevolo.html), un’imponente edificio in pietra che fu dimora di una comunit di monaci trappisti tra fine Settecento ed i primi anni dell’Ottocento (foto 26).
Dopo circa cinque ore di cammino da Graglia si giunge finalmente al Santuario di Oropa (http://www.santuariodioropa.it/db/it/), grandioso complesso dedicato alla Madonna Nera locale. La struttura, nella sua imponenza, si inserisce perfettamente nel paesaggio alpino circostante. A fianco del Santuario, è visitabile il famoso Sacro Monte, inserito, insieme ad altri otto simili complessi sparsi tra Piemonte e Lombardia, nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO (http://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte_di_Oropa).

Presso il Santuario vi sono numerosi punti di ristoro. Da qui, con taxi o mezzi pubblici, si raggiunge facilmente la stazione ferroviaria di Biella.

Chiaverano – Santuario di Graglia

Itinerario a piedi di due giorni che, partendo da Ivrea, attraversa l’omonima Serra (gigantesca morena di origine glaciale) e permette di raggiungere due tra i più famosi Santuari del Piemonte, quello di Graglia e quello di Oropa, entrambi dedicati alla Madonna Nera. Ad Oropa, di fianco al Santuario, si trova il Sacro Monte, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Vedi qui la terza tappa: Santuario di Graglia – Oropa.

La seconda parte del Primo Giorno

Attraversato il paese di Chiaverano, siamo ormai ai piedi del rilievo morenico della Serra di Ivrea, che si sale sfruttando una strada forestale, inizialmente lastricata. Camminiamo nel mezzo di un bel bosco di castagni, con ampie viste su Ivrea e la zona dei laghi (foto 1 e 2). Fino a questo punto è opportuno prestare attenzione alla cartina o al GPS, poiché non è presente segnaletica che evidenzi chiaramente quale diramazione della strada nel bosco sia opportuno seguire.
Giunti sulla cresta della Serra, si scende verso l’alveo del torrente Viona. Circa 1 km dopo lo scollinamento, in località Scalveis di Donato, si attraversa una strada asfaltata e l’orientamento diventa più facile, visto che da questo punto in poi, per il resto della giornata, seguiremo il tracciato della Grande Traversata del Biellese (http://www.atl.biella.it/gtb-itinerario), ottimamente segnalato da segnavia bianco-rossi in campo giallo.
Imboccato il sentiero in direzione di Donato e continuando la discesa, in breve si attraversa il torrente su un ponte e si risale al paese. Di fronte alla costruzione del Municipio, di un giallo allegro (foto 3), c’è una fresca fontana con delle panchine, all’ombra di un incavo nella roccia, ideale per una sosta.
A questo punto, si può continuare seguendo le indicazioni della Grande Traversata del Biellese, oppure, con una deviazione di alcune centinaia di metri, raggiungere la parrocchiale di Donato, in posizione panoramica (foto 4), a cui si accede percorrendo il viale dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale (foto 5 – il tracciato GPS qui caricato si riferisce a questa variante).
In ogni caso, anche avendo scelto la deviazione, ci si riallaccia alla Grande Traversata in località Casale. Da qui, il percorso continua per boschi, ampi pascoli e casali sparsi (foto 6 e 7). Si scende verso il paese di Netro e, ai limiti dell’abitato, si risale infine in circa tre quarti d’ora al Santuario di Graglia (http://www.santuariodigraglia.it/) dove, previa prenotazione, è possibile pernottare. Le camere sono dotate di bagno ed alcune di cucinino interno. Di fianco al Santuario è anche attivo un bar/ristorante per i pasti.
Nei progetti iniziali del Seicento, Graglia avrebbe dovuto essere un grandioso Sacro Monte di oltre cento cappelle. Di questa idea, mai realizzata, rimangono quattro cappelle inglobate nel Santuario dedicato alla Madonna Nera di Loreto (foto 8-9), più una quinta dedicata a San Carlo sull’omonimo rilievo sopra il Santuario stesso.

Ivrea – Chiaverano

Itinerario a piedi di due giorni che, partendo da Ivrea, attraversa l’omonima Serra (gigantesca morena di origine glaciale) e permette di raggiungere due tra i più famosi Santuari del Piemonte, quello di Graglia e quello di Oropa, entrambi dedicati alla Madonna Nera. Ad Oropa, di fianco al Santuario, si trova il Sacro Monte, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Vedi qui la seconda tappa: Chiaverano – Santuario di Graglia.

La prima parte del Primo Giorno

Dalla stazione di Ivrea ci si incammina verso il centro cittadino, oltrepassando la Dora Baltea e passando accanto al ponte ferroviario, reso famoso dal colpo di mano della Resistenza del dicembre 1944. Il ponte fu distrutto, evitando così il previsto bombardamento della città da parte dell’aviazione Alleata (foto 1).
Da qui si sale nella parte alta di Ivrea, dove è possibile ammirare il Castello dalla Rosse Torri ed il Duomo di Ivrea (foto 2), di cui è stata recentemente restaurata la cripta con gli affreschi medievali (foto 4 e 5). Si scende quindi verso la parte Est del centro cittadino, dove si imbocca la SS 26 (marciapiede) verso Nord, lasciandola dopo poche centinaia di metri e avviandosi a destra lungo Viale Monte Stella, che si inoltra nella zona dei laghi a Nord di Ivrea e conduce al lago Sirio (foto 6), immerso nel verde.
Si percorre la riva del lago utilizzando la passeggiata pedonale, raggiungendo quindi il paese di Chiaverano, appartenente alla rete delle città slow, dominato dallo slanciato campanile della parrocchiale (foto 7).

Oriolo Romano – Monterosi

Il percorso

Da Piazza Umberto I di Oriolo Romano scendiamo le scalinate e ci troviamo lungo la via delle automobili (foto). Da qui imbocchiamo Via San Rocco e la percorriamo tutta, verso la chiesa sullo sfondo, appunto la Chiesa di San Rocco. Aggirandola a sinistra la strada prosegue asfaltata con alcuni bivi che non vanno presi, dopodiché troverete una deviazione: Via di Monte Racchio. Anche qui dobbiamo andare avanti e dopo breve la via diventerà sterrata. Incontreremo sulla destra una deviazione nel bosco che sale e dopo breve un altro bivio che va preso a destra, seguendo le indicazioni della “Ciclovia dei boschi”, direzione Trevignano Romano. Molta parte del nostro percorso di oggi ricalcherà questa ciclovia, quindi potremo seguire tranquillamente le sue indicazioni, abbastanza frequenti e precise.

Dopo Via dei Valloni c’è un bivio a cui dobbiamo girare a destra ed entreremo così nel pieno del bosco, veramente suggestivo, composto da querce. Dopo qualche chilometro diventerà una stupenda faggeta e se gli alberi saranno spogli potrete intravedere il Lago di Bracciano in lontananza e tra i rami.

Usciti dal cancello del bosco la strada diventa bianca e vi troverete ad un trivio: dovrete andare dritti. Ci sono poi due deviazioni che non vanno prese, mentre la terza, all’altezza di un grande traliccio, va presa a destra. E’ facilmente riconoscibile perché è un bel rettilineo che punta verso un’altura pronunciata: Monte Rocca Romano. La strada diventa asfaltata dopo alcune curve e dopo neanche un centinaio di metri dobbiamo prendere un sentiero sulla destra, che si inoltra nel bosco. Dopo breve c’è un bivio a cui dobbiamo andare a destra e quando giungeremo all’area pic-nic con la vista sul lago troveremo un altro bivio. A destra scende e a sinistra sale. Andiamo a sinistra. Per questo sentiero si arriva ai campi sportivi che in breve vi conducono alla strada delle automobili (qui finisce la ciclovia), che va presa a sinistra per un centinaio di metri, percorribili a sinistra tramite prato non pericoloso. Troveremo dunque un masso (vedi foto) all’altezza del quale parte una strada sterrata a destra che in breve ci conduce ad un fontanile e ad incrociare una strada asfaltata. A questo incrocio andiamo dritti per Via della Fontanella, da percorrere per un buon tratto. Dopo qualche chilometro la strada diventa sterrata e arrivati ad un incrocio andiamo dritti, per Via delle Madonnelle. Attraverseremo dunque una strada sterrata usata come discarica abusiva, finché non ridiventa asfaltata e scollinando ci mostra un paesaggio del tutto nuovo, che abbraccia da sinistra a destra la vista di Ronciglione, Caprarola, Nepi, il Monte Lucchette e il Monte Soratte.

Andando sempre dritti passeremo accanto ad una zona residenziale inquietante, immensa ma poco popolata, un vero e proprio mostro urbanistico dell’età contemporanea. Sarete dunque costretti ad aggirarlo sulla destra con la strada asfaltata e dopo un altro paio di chilometri giungerete nel centro di Monterosi.

Vejano – Oriolo Romano

Osservando i paesi antichi ti rendi conto che erano pensati come una grande casa e la famiglia era tutta la comunità. L’ingresso era la porta del paese; c’era la stanza dove fare i panni tutti insieme, ovvero il lavatoio; c’era il salotto dove ci si incontrava e si chiacchierava, cioè la piazza; le stanze da letto degli abitanti erano costituite dalle semplici e piccole case usate solamente, appunto, di notte. E si lavorava fuori casa, cioè nei campi, per poi tornare a sera tutti insieme a vivere stretti e arroccati sulla cima dello sperone di tufo, come un’unica famiglia, con i pro e con i contro…

Il percorso

Uscendo da Vejano per la strada delle macchine (verso Oriolo) fate la curva, visitate il bel lavatoio e girate la prima a destra verso il secondo lavatoio e la Chiesa di Sant’Orsio. Prenderete così una strada sterrata che si inoltra nelle campagne. Al primo evidente bivio andiamo a sinistra verso la torretta dell’Enel e il ponticello. Vedrete dunque che la strada incomincia a salire e non curanti delle strade secondarie continuate sempre dritti. La strada a tratti diventa asfaltata e a tratti ritorna sterrata. Al successivo bivio a Y (davanti a noi un colle e un casolare) girate a destra (strada asfaltata) e arriverete così ad un cancello grigio con dei muretti di pietra presso il quale c’è un altro bivio, che bisogna imboccare a destra. Quando la salita finisce e arrivate a scollinare c’è un cancello (foto) e una deviazione a sinistra. Dovrete aprire il cancello e proseguire dritti in discesa. Altre zone si aprono ai nostri occhi, che possono spaziare verso un orizzonte lontano e rilassante. Alla fine della discesa c’è un altro cancello dopodiché un bivio che va preso a sinistra e che si inoltra nella valle scavata da fiume Mignone. Giungerete così alla località Fontiloro e ad un tratto incontrerete un campo scout sulla destra. Dopo circa un chilometro arriviamo al guado del Mignone (foto) che si può effettuare tranquillamente, ma a patto di togliersi le scarpe o bagnarsele del tutto…

Dopo il guado la strada sale e arriva ad un trivio: girate a destra per la strada principale. Dopo nemmeno 500 metri troverete un altro cancello sulla destra (foto). Dovrete aprirlo e andare per la strada sterrata che sale. Vi condurrà ad un bellissimo percorso che conduce al Parco della Mola, dunque di nuovo al Mignone, attraverso campi edenici e boschi incontaminati. A metà circa dovrete aprire e richiudere un cancello per gli animali. Quando arriverete al bosco giriamo a destra finché il sentiero non vi entra dentro e in breve sarete nell’area pic-nic, alla sorgente solforosa e al mulino, nonché alla splendida diga con cascatella sul Mignone (foto).

Tornate dunque presso l’area pic-nic e prendete la strada più grande (sulla destra) in salita: siete su di un diverticolo della Via Clodia (foto).

Giunti in cima alla salita una strada si immette da destra, mentre noi proseguiamo a sinistra. Andate sempre avanti per questa strada per qualche chilometro senza voltare mai (passerete accanto all’Associazione CEMEA del Lazio), solo alla fine, quando sarete presso Oriolo Romano e le sue villette, svoltate a destra proseguendo sulla Strada della Mola (ad un incrocio).

Siete quasi arrivati a destinazione. Al bivio successivo andiamo avanti per la sterrata che vi conduce a costeggiare un muro abbastanza alto di tufo (Villa Altieri) e che girando a sinistra vi conduce dietro la piazza principale del paese.

Colle della Speranza – Sori

Descrizione: interessante percorso che seguendo la miriade di antiche mulattiere collega la Val Bisagno con la Riviera, attraversando il borgo di Pannesi e passando per la “storica” stazione di posta di Case Cornua. Da non sottovalutare in caso di avverse condizioni meteo, che possono creare problematiche di orientamento o rendere il terreno particolarmente scivoloso.

Lasci alle tue spalle la postazione rice-trasmittente per uso aeronautico, hai davanti a te uno stradello asfaltato che scende sulla sinistra. Lo ignori rimontando il piccolo rilievo che si eleva di fronte a te, scendendo successivamente su pascolo alla sinistra, puntando nuovamente alla strada asfaltata, nei pressi di un tabellone con cartografia del luogo (Colle della Speranza “vero”). Alla tua destra la profonda vallata del torrente Cisiano, di fronte a te un ulteriore rilievo con cippo e croce sulla sommità (monte di Traso, 908 mt s.l.m.). Abbandonando definitivamente l’asfalto alla tua sinistra rimonti una traccia piegando subito a mezza costa, con la sommità alla tua destra; senza particolari variazioni di quota raggiungi un’altra sella (incontri alla tua destra un piccolo orto, devi attraversare un cancello in quanto stai entrando in una zona adibita a pascolo) che ti conduce al “pian della Speranza”. Nei pressi di una piccola baracca e di un ulteriore cancelletto procedi sulla tua destra, aggirando l’imponente monte croce dei Fo’ (973 mt) sulla destra. In questo tratto troverai molti sentieri , alcuni segnati ed altri non, che salgono e scendono: devi rimanere sostanzialmente alla stessa quota fino a girare attorno al monte sulla tua sinistra (piccola selletta a quota 882 m s.l.m con a sinistra diramazione per la vetta e a destra sentiero in discesa verso Cisiano). Scendi dolcemente verso il Colle del Bado (780 m.s.l.m.) punto panoramico spettacolare. Noti alcune teleferiche che scendono verso Pannesi, tua prossima meta. Alla tua destra il solco vallivo di Cisiano, di fronte a te il Monte Bado. Giunto al colle, trovi sulla sinistra, affacciata sul dirupo sottostante, una mulattiera (attenzione! Alcuni tratti esposti) che scende con qualche svolta; alla tua sinistra panorama sulla Val Fontanabuona. Nei pressi di un’abitazione ignori una deviazione a sinistra e procedi abbastanza “incassato”. Giunto ad incrociare uno sterrato, la attraversi, per arrivare nei pressi del campo sportivo di Pannesi e successivamente nei pressi della Chiesa. Scendi un viottolo sulla destra (di fronte al cimitero) e guadagni una strada asfaltata, svolti a destra. Raggiungi dopo qualche centinaio di metri uno spiazzo-parcheggio ed imbocchi una stradina asfaltata che sale sulla destra. Dopo aver passato un ruscelletto una evidente mulattiera, molto ben conservata, sale alla tua destra, portandoti senza possibilità di errore all’ Osteria Case Cornua (610 mt s.l.m.), antica stazione di “posta” lungo le mulattiere che collegavano la costa con l’entroterra. Procedendo su asfalto in direzione “Uscio”, dopo qualche centinaio di metri trovi la “cappelletta degli alpini” (alla tua destra) e successivamente (sempre all tua destra) il sentiero che, seguendo l’evidente crinale, conduce alla frazione Sant’Apiollinare di Sori. Prosegui in falsopiano e successivamente in discesa, ignorando le molte deviazioni (a sinistra per Testana, a destra per Sussisa). Proseguendo sul crinale, talora aggirando i rilievi alla tua destra o sinistra (sono presenti degli “sdoppiamenti” del sentiero) scendi fino al Monte Castelletto (566 mt s.l.m.) che puoi rimontare o aggirare sulla destra. Giungi nei pressi di una selletta (alla tua sinistra sentiero che scende a Recco) e successivamente alla Cappelletta di Snt’Uberto, sormontata da un pilone con statua, pertanto visibile da lontano. Prosegui in decisa discesa (facendo attenzione ad un ulteriore “sdoppiamento” : a destra percorso più ripido ma più breve, fino a giungere alla stupenda chiesa di Sant’Apollinare, in prossimità di Sori. Scendendo su uno stradello cementato (ma chiuso al traffico) plani letteralmente sullo stupendo borgo, sormontato dal caratteristico campanile. Giungi con una scalinata sulla S.S. Aurelia proprio nei pressi della stazione ferroviaria.

Latera – Valentano

A volte ci lasciamo condurre semplicemente dalla geografia del luogo. Sappiamo che dobbiamo andare verso il ciuffo di pini sul monte, o verso il chiarore del lago, o verso la sagoma del paese. Le strade allora non sono più le protagoniste, ma un mezzo dal quale distogliamo lo sguardo per far volare la mente da un luogo ad un altro, senza fatica, amando il paesaggio come mai, perché è lui che ci conduce alla meta.

 

Il percorso

Dalla piazza principale di Latera scendiamo verso valle al Museo della Terra e qui prendiamo una strada a destra che costeggia quella asfaltata delle macchine e che passa accanto ad alcune chiese, tra cui San Rocco. Dopodiché prendiamo una strada a destra in salita verso la Chiesa della Madonna delle Cave. Dopo la chiesa la strada prosegue incrociandone un’altra che proviene da sinistra. Noi andiamo dritti e giungiamo così ad un ponte asfaltato, poco prima del quale c’è un ponte etrusco, chiamato Ponte di Quercerota (foto). Qui c’è anche un bivio che va preso a destra. Camminando trovate dunque una strada a destra che non va imboccata . Noi dobbiamo proseguire dritti per il Sentiero dei Briganti, verso una collina con dei pini marittimi sulla sommità molto evidenti (Monte Calveglio). Sempre dritti anche alla deviazione successiva. Al bivio successivo giriamo a destra (anche a sinistra può andare bene ed è anzi più corta). Quando la strada diventa costeggiata da una siepe c’è una strada agricola a sinistra che dobbiamo inforcare e costeggiare così le coltivazioni, avendo sempre come riferimento il Monte Calveglio e i suoi caratteristici pini. Sulla sinistra ad un tratto si aprirà il chiarore delle acque del Lago di Mezzano, nostra tappa intermedia. Arrivati alla strada sterrata e ad un bivio a T (il monte Calveglio è a destra vicino), noi giriamo a sinistra e quando giungiamo ad un bivio con una grande quercia andiamo a destra. In breve siete ai pannelli informativi, con una strada sterrata dopo una sbarra rossa. Facciamo pochi metri e siamo alle suggestive rive del laghetto, magico e placido, dove sostare almeno una mezzora.

Ritornati alla strada con i pannelli proseguiamo dritti e all’altezza di un podere giriamo a destra per una strada bianca che va seguita senza mai deviare per un buon tratto e che ci condurrà sopra un colle e poi a vedere la sagoma di Valentano sullo sfondo.

Giunti alla strada asfaltata che a destra conduce a Farnese e a sinistra a Latera giriamo per 30 metri a destra e poi subito a sinistra per una strada sterrata. Proseguendo dritti questa strada diventa un viottolo fangoso, e dopo breve ci accorgiamo del perché: siamo su di un terreno termale e quindi su una vera e propria strada termale, una vera rarità (munirsi di scarpe alte).

Questa incredibile strada arriva ad un bivio a T che va preso a sinistra e quando interseca nuovamente la strada asfaltata all’altezza di un ponte, va presa a destra. Davanti a noi Valentano. Percorriamo tutta la strada e siamo nel suo centro.

Acquapendente – Proceno

Non serve passeggiare per ore ed ore affinché un percorso sia soddisfacente. Bastano pochi chilometri, che in sé racchiudono tutto, perfetti. Il tempo allora si dilata e insieme allo spazio sembrano correre lontano irraggiungibili. Ogni passo si trasforma in un ricordo, in un particolare, in un viaggio intero.

Ho percorso la Acquapendente Proceno in poco più di un ora e mezza, tra prati verdi, ruscelli e bombi che suggevano dai fiori già primaverili lungo il cammino,eppure una vita intera è passata… forse perché Proceno è il primo giro di boa del Giro della Tuscia…

Il percorso

Dalla piazza del Comune di Acquapendente (Girolamo Fabrizi) ci dirigiamo verso la Porta della Ripa, che oltrepassiamo e seguiamo nella breve discesa costeggiata da capannelli e gabbie per gli animali. Subito sulla sinistra parte una staccionata con il percorso che dobbiamo seguire attraverso rimesse e orti. Arriviamo così sotto al Ristorante Albergo Aquila d’Oro e imbocchiamo la strada delle macchine verso destra, per poi lasciarla subito alla prima a sinistra che si mantiene in piano rispetto alla strada asfaltata che scende. Arrivati poco prima del ponte svoltiamo a sinistra per Proceno come da indicazioni della Francigena. Incroceremo così dopo circa 10 minuti una strada a sinistra che indica il Sentiero dei Briganti, ma noi dobbiamo proseguire dritti. Passeremo così un bel fontanile con la cannella che è un serpente che sputa acqua (foto) e subito dopo il ponte sullo Stridolone (foto) gireremo a sinistra per un sentierino che scende lungo le rive del torrente e che lo costeggia. Se arrivate al Mulino siete andati troppo avanti. Dopo aver lasciato dietro di noi il ruscello il sentierino diventa davvero fatato e incomincia a salire, passando vicino alla Fontana della Pace. Arrivati in cima giriamo a destra e poi la prima a sinistra, che vi condurrà nel centro di Proceno.