Petralia Sottana – Gangi

Il percorso che segue ci è stato gentilmente mandato da Santo Mazzarisi, coordinatore de La Via dei Frati, che trovate, con informazioni aggiuntive  ed esaustive sulla storia, i luoghi, le credenziali,  la rassegna stampa e l’ospitalità etc, a questo link. 

I percorsi pubblicati su questo sito sono dotati di preciso gps e di una generica descrizione, per cui si consiglia di procedere al cammino solo se ben pratici di orientamento satellitare. Ciononostante la Via è segnata per l’intero percorso tramite frecce gialle e simboli bianco/rossi e tramite frecce adesive gialle con la dicitura “Via dei Frati”. Sul sito https://laviadeifrati.wordpress.com/ è possibile recuperare le indicazioni sui luoghi di sosta, sia con donativo, sia commerciali. Sempre sul sito è possibile scaricare la credenziale da stampare, documento di viaggio del pellegrino.

Cogliamo dunque l’occasione per esortare i camminatori a percorrere questo splendido itinerario e allo stesso tempo a produrre una descrizione dettagliata.

V Tappa: Petralia Sottana- Gangi, Tappa più corta rispetto alle precedenti.  Si attraversano i luoghi dei due scultori petralesi, Umile e Innocenzo, con tracce mirabili nelle chiese dei due borghi. Suggestiva la discesa verso la contrada Salinella, dove opera la miniera di Sale dell’Italkali, luogo che parla di fatica umana nelle viscere della terra. Il percorso da lì è tutto in salita fino a giungere alla visione di Gangi distesa sulla sua collina e del Santuario dello Spirito Santo. Il Santuario attira pellegrini dai paesi vicini il lunedì dopo Pentecoste, quando si festeggia lo Spirito Santo con una processione suggestiva con circa 40 statue di Santi. Breve tratto di asfalto, strada lastricata con pietra, sentiero di campagna. La tratta è in comune con La Via Francigena delle Madonie con cui condivide la direzione di marcia della segnaletica.

Aiello del friuli – San Giorgio di Nogaro

Questo incredibile itinerario ci è stato mandato da Andrea Vitiello. Ben 900 km che vanno da Aquileia a Genova, attraversando orizzontalmente il Nord Italia per creare un collegamento con  il Cammino di Santiago.

Per qualsiasi informazione consultare il sito web: www.viapostumia.eu . Facebook Gruppo e pagina : Amici della Via Postumia. Twitter:  Via Postumia. Instagram: Viapostumia77

Mail: info.viapostumia@gmail.com o andreavitiello@libero.it , Cell. 3470570777.

Da Via Genova Cavalleria, con la meridiana davanti a noi, continuare diritto in via Nievo, alla fine della via uno sterrato a lato di coltivi, percorrerlo tutto e alla fine della coltura girare a sinistra verso il cimitero; passato questo continuare nel campo diritto fino a incrociare Via Garibaldi, raggiungere la chiesa di Sant’Agnese, girare a destra in via L. Da Vinci, svoltare a destra alla seconda traversa a destra, inizia subito un bel sentiero, continuare su questo; ai 2 bivi tenere la sinistra e arrivare sulla sp65, girare a destra e continuare in parallelo all’autostrada fino a trovare sulla destra dopo ingresso a Privano, una via che ci porta sul cavalcavia. Passare il cavalcavia e continuare su sterrato davanti. Alla fine dello sterrato, girare a sinistra, altro sterrato che porta in via Matteotti, all’esterno delle mura di Palmanova, girare a destra e entrare nel primo sentiero a sinistra, delle mura esterne, passare a sinistra su sentiero mura interne e andare a destra verso porta di ingresso paese. Entriamo a Palmanova da Borgo Cividale (km 8), attraversiamo la piazza ed usciamo dal paese da Borgo Udine. Lasciata alle spalle la porta prendiamo primo sentiero a sinistra, lo percorriamo fino ad arrivare al cimitero Austro- Ungarico (a prima vista non sembra un cimitero), andare davanti al cancello del cimitero, girare a destra e subito a sinistra, tenendo il muro del cimitero a sinistra, fino a ricollegarci in Via Palmada, girare a destra e proseguire diritto. Seguire Via Palmada, dopo ponticello diventa Via Palmanova, continuare diritto fino alla chiesa di San Giorgio, attraversare e andare diritto a lato della chiesa(km 6). Proseguire su Via Vaat, farla tutta, proseguire su Via Madonna della Salute, dopo ponticello svoltare a sinistra e continuare finché la strada diventa sterrata, girare al primo bivio a sinistra , andare Avanti 1 km e svoltare a sinistra (km 7 ), arrivare sulla sp113, svoltare a destra e continuare fino a Porpetto e San Giorgio di Nogaro (sulla sinistra della strada si cammina quasi sempre nei campo senza problemi).

Polizzi Generosa – Petralia Sottana

Il percorso che segue ci è stato gentilmente mandato da Santo Mazzarisi, coordinatore de La Via dei Frati, che trovate, con informazioni aggiuntive  ed esaustive sulla storia, i luoghi, le credenziali,  la rassegna stampa e l’ospitalità etc, a questo link. 

I percorsi pubblicati su questo sito sono dotati di preciso gps e di una generica descrizione, per cui si consiglia di procedere al cammino solo se ben pratici di orientamento satellitare. Ciononostante la Via è segnata per l’intero percorso tramite frecce gialle e simboli bianco/rossi e tramite frecce adesive gialle con la dicitura “Via dei Frati”. Sul sito https://laviadeifrati.wordpress.com/ è possibile recuperare le indicazioni sui luoghi di sosta, sia con donativo, sia commerciali. Sempre sul sito è possibile scaricare la credenziale da stampare, documento di viaggio del pellegrino.

Cogliamo dunque l’occasione per esortare i camminatori a percorrere questo splendido itinerario e allo stesso tempo a produrre una descrizione dettagliata.

IV Tappa: Polizzi Generosa – Petralia Sottana: Tappa montana: salita e discesa dal Monte Alto. Sentiero piacevole in salita, tratti di pietraia in discesa, lungo la Via dei Pellegrini, il Sentiero Italia che conduce verso Petralia Sottana. Si attraversa l’area pic nic di “Bivio Sanguisughe” e si inizia la salita in mezzo al bosco. La zona è famosa per la presenza degli Abies Nebrodensis , abete autoctono delle Madonie e in particolare dell’area nei pressi Polizzi Generosa. La tappa prevede un guadagno e una perdita di quota di 1000 metri. La Madonna dell’Alto è uno dei Santuari Mariani più alti d’Italia ed è meta di pellegrinaggio in particolare nella prima metà di Agosto, fino al 15 del mese, giorno della Festa della Madonna.

Aquileia – Aiello del Friuli

Questo incredibile itinerario ci è stato mandato da Andrea Vitiello. Ben 900 km che vanno da Aquileia a Genova, attraversando orizzontalmente il Nord Italia per creare un collegamento con  il Cammino di Santiago.

Per qualsiasi informazione consultare il sito web: www.viapostumia.eu . Facebook Gruppo e pagina : Amici della Via Postumia. Twitter:  Via Postumia. Instagram: Viapostumia77

Mail: info.viapostumia@gmail.com o andreavitiello@libero.it , Cell. 3470570777.

Come arrivare dalla stazione di Cervignano Del Friuli alla Basilica di Aquileia (inizio cammino):

Usciti dalla stazione girare a destra in Viale Stazione, continuare diritto in Via Roma fino ad arrivare al semaforo in Piazza Unità D’italia, in centro storico, a destra si va a vedere il fiume e il porticciolo, invece a sinistra si va in via aquileia e la si segue tutta sulla ciclabile. Diventa dopo la rotonda via giulia augusta, la si continua fino al ponte in ferro di terzo di aquileia, passato il fiume si svolta a destra sempre sulla ciclabile fino alla basilica di aquileia passando davanti al foro romano, dopo di questo la ciclabile continua verso sinistra, noi andiamo invece diritto nella via sacra, strada sterrata in direzione del campanile e della sua basilica. Buona strada a tutti o buone pedalate.

Il percorso

La prima freccia si trova davanti all’ostello Domus Augusta, procediamo verso destra in Via Roma fino al semaforo. Attraversiamo la strada e svoltiamo a sinistra in direzione della basilica (freccia gialla lato destro su pietra per terra all’inizio della Via Sacra). Seguendo le frecce gialle proseguiamo verso il porto fluviale (aperto dalle ore 8.30, al quale si arriva oltrepassando la ciclabile andando diritto). Arrivati alla porta attraversiamo la strada e continuiamo su Via Salvemini. Svoltiamo a destra verso il Museo Paleocristiano (Piazza Pirano), giriamo a sinistra entrando in fondo alla via nel sentiero lungo il vigneto, aggirandolo (sulla destra), fino a salire sull’argine (a sinistra ). Seguiamo tutto l’argine fino al ponticello e all’asfalto, svoltiamo a sinistra e proseguiamo sulla strada fino al bivio (freccia su palo della corrente a destra ). Svoltiamo a destra su strada sterrata e proseguiamo su sentiero fino a ritrovarci davanti a casetta, giriamo a sinistra e continuiamo fino all’ingresso del paese Terzo Di Aquileia (km 5), in Via Della Stazione. Al semaforo andiamo diritto (attraversiamo fiume sul ponte) e continuare verso la municipio in Via 2 Giugno. Passata la parrocchia di san biagio all’angolo troveremo un ortofrutta , attraverseremo la strada Arrivando in piazza europa che seguiremo fino a via curiel. Il cammino prosegue verso destra ( Alimentari e bar nella via ) fino ad arrivare a via kennedy, svoltiamo a sinistra e e allo stop Svoltiamo a destra in via della fontana. Arrivati al guard rail ( alberi a sinistra ) seguiremo il Sentiero sterrato, arrivati ad una recinzione troverete un bivio, seguiremo a destra. Continueremo diritto fino a passare il parco scout, la strada curva a sinistra e procede diritto sul ponte. Proseguiremo su Via Predicort fino alla svolta a sinistra in Via Volta, la faremo tutta e allo stop svolteremo a sinistra in via Capoia. Al primo incrocio a destra in Via della Badia, la percorriamo tutta, all’incrocio con Via Mercato (dopo stabile AUSER a sinistra) a sinistra e alla seconda a destra in Via Gorgo ( prima del civico 6 ). Giunti al fiume a destra e seguiremo l’argine fino al Ponte (km 6). Siamo a Cervignano del Friuli. Dopo il ponte girare a sinistra in Via XXIV Maggio verso Via Martiri della Libertà e a destra in Via Sarcinelli. Girare a destra In Via Demanio e poi a sinistra in Via Molinaris per andare al sottopasso, continuare su Via Galilei e poi a destra in Via Malignani, qui iniziare la ciclabile e seguirla tutta fino ad arrivare in Via Julia Augusta a Strassoldo, girare a destra ed andare fino al castello. Entrare in Via dei Castelli e continuare fino ad arrivare davanti al mulino sulla SP108 (via Gradisca). Girare a destra e continuare sulla statale facendo attenzione qualche chilometro, al cartello località Novacco, a destra e poi continuare diritto, seguire il sentiero fino al bivio, continuare diritto. In fondo al sentiero troviamo una svolta a sinistra ed arriviamo in Via Antonini, poi Via Petrarca, svoltare a sinistra in Via Cavour e proseguire diritto fino alla chiesa di Aiello, che è anche un alloggio (km 9).

Resuttano – Polizzi Generosa

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III Tappa: Resuttano – Polizzi: Si lascia definitivamente la provincia di Caltanissetta e si entra in quella di Palermo. Resuttano è un paese che emerge in una ampia vallata, posto su una collina in direzione sud, tanto da meritarsi l’appellativo del paese del Sole! Saliti sulla parte più alta del paese si svalica a nord e si scende verso la valle del fiume Imera che sarà guadato nel periodo primaverile e che si attraverserà in periodo estivo. In Inverno una variazione del percorso ci permetterà di raggiungere il Castello di Resuttano, fortificazione sulla vallata di cui rimangono evidenti tracce. La salita non è impegnativa e ci conduce al Santuario della Madonna dell’Olio,così detta dalla fonte miracolosa ancora attiva. In seguito si costeggia l’abitato di Blufi e si attraversa il ponte sull’Imera salendo verso Castellana Sicula.  Si costeggia il parco delle Madonie, e si giunge attraverso uno stretto valico a vedere la rocca di Polizzi Generosa, cittadina ricca di storia e di testimonianze artistiche di epoche diverse, dal medioevo all’epoca barocca.

Marianopoli – Resuttano

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Cogliamo dunque l’occasione per esortare i camminatori a percorrere questo splendido itinerario e allo stesso tempo a produrre una descrizione dettagliata.

II Tappa: Marianopoli- Resuttano: Tappa simile alla precedente con un paesaggio che inizia a tratti a diventare più ruvido con la vicinanza del massiccio montano delle Madonie. Degno di nota il Santuario campestre di Belici, luogo di fede per molti paesi dell’area madonita e della provincia nissena, dove si conserva un Cristo alla Croce di mirabile fattura attribuito a Frate Innocenzo di Petralia. La zona vive ancora di una agricoltura varia, dalla cerealicoltura alla viticoltura alla coltivazione dell’ulivo. Si attraversa il borgo costruito nel Ventennio fascista di Vicaretto e l’antico Feudo Tudia, grande area produttiva che attirava nei secoli intere famiglie di coloni per il lavoro della terra. La zona adesso ha conservato la capacità attrattiva declinandola a zona di relax e riposo, con la presenza di numerosi agriturismi e case vacanze.

Caltanissetta – Marianopoli

Il percorso che segue ci è stato gentilmente mandato da Santo Mazzarisi, coordinatore de La Via dei Frati, che trovate, con informazioni aggiuntive  ed esaustive sulla storia, i luoghi, le credenziali,  la rassegna stampa e l’ospitalità etc, a questo link. 

I percorsi pubblicati su questo sito sono dotati di preciso gps e di una generica descrizione, per cui si consiglia di procedere al cammino solo se ben pratici di orientamento satellitare. Ciononostante la Via è segnata per l’intero percorso tramite frecce gialle e simboli bianco/rossi e tramite frecce adesive gialle con la dicitura “Via dei Frati”. Sul sito https://laviadeifrati.wordpress.com/ è possibile recuperare le indicazioni sui luoghi di sosta, sia con donativo, sia commerciali. Sempre sul sito è possibile scaricare la credenziale da stampare, documento di viaggio del pellegrino.

Cogliamo dunque l’occasione per esortare i camminatori a percorrere questo splendido itinerario e allo stesso tempo a produrre una descrizione dettagliata.

I Tappa: Caltanissetta – Marianopoli: tappa per buona parte su asfalto con inserti di stradine di campagna e ultimo tratto verso Marianopoli in decisa salita. Il paesaggio è caratterizzato da campi prevalentemente coltivati a cereali e a pascolo. Distese di campi accompagno lo sguardo fino all’orizzonte caratterizzato nei primi chilometri dalla sagoma del Monte San Giuliano di Caltanissetta, dove si trova l’immagine gigantesca del Redentore, memoria del Giubileo del 1900, e l’antenna della radio rai ormai in disuso. In fondo l’acropoli di Enna si staglia tra le valli per lasciare in fondo la sagoma dell’Etna, innevato fino alla primavera inoltrata, e sempre con un filo di fumo che esce dal suo cratere. Arrivati all’imbocco della Galleria di Mimiani si sale attraverso un uliveto secolare che nasconde un bevaio artistico e il feudo che prende il nome della zona. L’ultima salita sfiora un campo eolico e porta al paese di Marianopoli.

Oriolo Romano – Trevignano Romano

L’antica Via del Vero Amore: dal borgo dei boscaioli al borgo dei pescatori

INTRODUZIONE

Un percorso dall’alto valore contemplativo e rigenerativo in quanto attraversiamo un tempio naturale, un luminoso giardino di tronchi qual è la corolla di boschi che circondano a nord il Lago di Bracciano. In prevalenza costituite da faggi, queste foreste vetuste crescono a quote non usuali per questa essenza. La preziosità è stata riconosciuta a livello mondiale e una parte di esse è divenuto sito patrimonio dell’umanità UNESCO. Partiamo dal borgo nato nel tardo ‘500 per ospitare i taglialegna e,  usciti dai boschi, ci dirigiamo verso il borgo lacustre- di origine medievale ma con presenze fin dal tempo degli etruschi- passando da un’ altipiano dove con un colpo d’occhio incantevole abbracciamo tutto il lago coi suoi tre paesi.

Infine percorriamo tutto il bel  lungolago del borgo dei pescatori-ora fiorente cittadina residenziale/turistica –  e similmente ai boschi, le tranquille acque lacustri ci inducono a sentimenti di riflessione e serenità.

Ci piace pensare che anticamente questa via fosse percorsa reciprocamente dagli abitanti di questi due borghi alla ricerca di legna e cibo, ma anche di relazioni amicali e amorose e, a contatto con la Natura profonda, di interrelazioni e armonia con tutti gli esseri viventi.

Come recita lo stemma di Oriolo : “In questo consiste il Vero Amore”. Che, per naturale estensione diventa; Amore per la Bellezza, Amore per la Natura, Amore per la Terra e la sua ricchezza di Vita.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il cammino inizia da Piazza Umberto I. Il lato settentrionale è dominato dal monumentale Palazzo Santacroce-Altieri che protegge dai venti freddi la parte più alta del paese, il cosiddetto  “Poggio”, costituito da tre vie parallele.

ORIOLO E LA SUA URBANISTICA

L’urbanistica è ispirata dagli ideali umanistici  del “principe illuminato” quale era  Giorgio III Santacroce che fondò Oriolo nel 1562, per permettere ai “capannari” – tagliatori di boschi che venivano in gran parte dall’Umbria e dalla Toscana- di edificare case salubri e coltivare le terre seguendo lo schema di un borgo felice. ” Che queste habbino almeno due parti in cui si possano aprire le finestre per poter sentire il sole e li venti che la purgano..”.

Strade larghe riparate dai venti, giardini sul retro delle case, diritti civici che agevolano il benessere degli abitanti; tutto per governare il proprio feudo con saggezza equilibrio e autonomia.

Le mura castellane si aprono verso est, scendiamo le scalette che le attraversano e passata la trafficata Via Claudia, ci dirigiamo verso la Chiesa- volutamente edificata fuori le mura per separare il potere civile dal potere ecclesiastico. Prendiamo la strada a sinistra della chiesa, Via Borgo Garibaldi; questa zona del paese è conosciuta semplicemente come “Borgo”; probabilmente le prime case dei  boscaioli vennero edificate qui, nella parte bassa del paese.

La strada, caratterizzata da case basse a schiera, è significamente orientata a nord-est in modo da mirare perfettamente Monte Raschio e la Faggeta. La percorriamo tutta, notando a mezza via, una appariscente grande volto di donna raffigurato su una grande vetrata di una casa; casa il cui numero civico contiene un otto, che, come ci racconta un membro del nostro gruppo -esperta sinologa- è un numero fortunato secondo la tradizione cinese. Lo prendiamo come un buon segno per proseguire.

Andando avanti attraversiamo anche la piccola Piazza Garibaldi e proseguiamo dritti; ora la strada scende, le case si diradano, la campagna prende il sopravvento. In cinque minuti siamo in località “Ponte”, un ampia radura in pendenza, anticamente usata per l’imposto del legname e ora usata in parte a pascolo e in parte come parcheggio.

Siamo alle porte della Faggeta, prendiamo la strada sterrata a destra, in salita, indicata anche dai cartelli della sentieristica CAI come sentiero 260 direzione Trevignano. Fatti circa 350m troviamo sx delle scalette in legno che ci introducono nell’area di sosta della Cerrattina- un bel fontanile con acqua potabile e tavoli- un bosco di Quercus cerri che aiutano a mantenere il microclima indispensabile alla Faggeta.

LA FAGGETA DI ORIOLO

Dal cartello posto in cima a Monte Raschio (542m)- sito UNESCO dal 7  luglio 2017- in occasione del riconoscimento a patrimonio mondiale dell’umanità di alcune delle foreste di faggio europee: “Monte Raschio è uno dei siti residui in ambiente mediterraneo da cui il faggio europeo si è diffuso dopo l’ultima era glaciale: un processo millenario tuttora in corso. Questa faggeta vetusta, con alberi maestosi di oltre 1m di diametro e 30 m di altezza, si estende per circa 80 ettari tra 400 e 550m s.l.m., a quote eccezionalmente basse rispetto alle faggete appenniniche. La sua presenza è resa possibile dal delicato equilibrio realizzato fra i fertili suoli vulcanici e l’umidità proveniente dal vicino lago di Bracciano e dal mar Tirreno  e,  grazie alla volontà di conservazione delle popolazioni locali.” 

Le faggete attraversate dal nostro percorso, che a noi sembra un unica foresta, sono in realtà tre siti appartenenti a tre soggetti diversi: La Faggeta di Oriolo, dell’ente che gestisce le terre comuni, Università Agraria Oriolo Romano; la Faggeta di Monte Raschio, della Regione Lazio; la Faggeta di Monte Termine, dell’ Università Agraria Bassano Romano. Tutte ricadono nel territorio e nella tutela del Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano.  

Come molti alberi anche il faggio era considerato il simbolo dell’Albero cosmico che unisce cielo terra e inferi e sostiene e nutre il cosmo.

In epoca romana sull’Esquilino un bosco sacro di faggi era dedicato a Juppiter Fagutalis, segno del grande potere evocativo di questa  particolare essenza.

Proseguiamo superando il fontanile e attraversando la cerrattina; questo sentiero interno un tempo era conosciuto come “La strada degli asini”, in quanto per gli animali caricati con la soma era più difficile- sopratutto in caso di pioggia e fango- percorrere la ripida pendenza sullo stradone forestale parallelo.

Ma ecco, finita la salita, i primi faggi e a dx il Grande Cerro, che, come un custode, ci introduce alla parte del bosco dominata dai faggi. Il sentiero, ben battuto, cammina parallelo alla strada forestale, al di là della quale si intravedono i castagni della confinante Tenuta Odescalchi. Continuando non ci vuole molto a incrociare un altro stradone, che, perpendicolarmente al nostro sentiero, attraversa la faggeta, proprio davanti al cancello della tenuta.

I RAGAZZINI DEI BOSCHI

Fino agli anni 60/70 per i ragazzini del paese questa zona era una delle “aree di gioco” campestri, ma non solo gioco: a maggio venivano attirati da un grande albero di ciliege nella confinante tenuta; poi durante le vacanze estive raccoglievano i “Piccasorci”, ovvero i Pungitopo (Ruscus aculeatus L. ora specie protetta), per venderli e racimolare qualche soldo; attività che continuava a settembre /ottobre con la raccolta dei funghi, prevalentemente porcini, che venivano acquistati dai romani che raggiungevano Oriolo in treno.

Soldini preziosi per i ragazzi di quel tempo, quando non c’erano tante possibilità. 

Ora andiamo a sx sulla strada sterrata- un incantevole viale tra i faggi- per circa 400 mt, percorsi i quali, a dx, all’altezza di un faggio con una freccia verde verniciata, vediamo un avvallamento- qui in futuro saranno messi i cartelli CAI- e di fronte a noi notiamo un sentiero che va in salita; è l’inizio del sentiero 260a CAI/ Faggeta Unesco di Monteraschio. Il sentiero che scende, invece, va in direzione di un antico fontanile, Fonte Petrella( 1,2 km): da qui passerà il futuro sentiero 260 CAI per Trevignano, ma in questo momento siamo in fase di lavori i corso.

Quindi oggi facciamo un percorso alternativo e prendiamo quello che sembra un terzo sentiero che costeggia lo stradone. Di fatto torniamo indietro di alcuni metri e poi iniziamo a scendere tra i faggi. Non c’è un vero sentiero ma sono percepibili le tracce più usate per scendere, più o meno in direzione est. La discesa è breve e continuando a percorrere per alcune centinaia di metri questo cuneo di faggeta, arriviamo ad uno spiazzo dove converge anche la strada forestale parallela alla tenuta. Di fronte a noi la recinzione di un’altra Tenuta, quella di Vicarello, e una strada, che ignoriamo.

In lontananza vediamo la Faggeta di Bassano con le cime di Poggio Stracciacappello e Monte Termine. Andiamo a sx, attraversando una castagneta appena tagliata; passiamo su una traccia creata dal passaggio dei bikers, camminando tra i classici arbusti che crescono dopo un taglio boschivo. Da notare, appena si gira, il  cosiddetto Carpino ritorto- sulla nostra dx – un albero simbolo per chi frequenta questo bosco, albero che con la sua spettrale deformità si erge apotropaicamente a guardiano protettore di tutto il bosco.

Non ci vuole molto ad attraversare i 400mt di castagneta e camminare di nuovo in faggeta. Andiamo avanti tra i grigi e luminosi tronchi seguendo facilmente la traccia di sentiero per altri 600mt.

Ci troviamo ora all’imbocco di un fosso in un punto particolare del nostro percorso: sulla nostra dx la recinzione della tenuta di Vicarello, nel territorio di Bracciano; davanti il fosso che va in direzione di Fonte Vitabbia, in territorio di Bassano. Un punto dove convergono i confini di tre paesi e due province.

E qui che la nostra traccia si ricongiunge con il futuro sentiero Cai che arriverà da Fonte Petrella. Scendiamo nel fosso, intimo e suggestivo, con gli alberi a fare da tetto.

Secondo i periodi dell’anno può esserci presenza di acqua che però difficilmente disturba il cammino. Fatti pochi passi, sulla nostra sx, una roccia tufacea tagliata- forse dalle mani dell’uomo- conosciuta come “Il Trono”.

Proseguiamo seguendo sinuosamente la traccia obbligata fino ad arrivare ad una spalletta in un punto dove converge anche un’altro fosso.

Breve e ripida, ci inerpichiamo seguendo i segni del sentiero CAI che addolcisce la salita. Superata la spalletta ci troviamo ufficialmente nel bosco di Bassano.

LA FORESTA VETUSTA DI BASSANO ROMANO 

La Faggeta di Monte Termine  dista circa 4 km dal paese, e proprio da questa zona sorgono le prime acque di quello che più a valle- nell’evocativa Valle Nobile- diventerà il fiume Mignone. Molto frequentata l’area attrezzata di Stracciacappello, un piacevole rifugio tra i faggi, con tavoli, barbecue in muratura, e la  Vecchia Fonte di Salvo e Igeo poco più in basso. Questi boschi sono popolati da molte specie di mammiferi, tra cui il gatto selvatico, l’istrice, la martora, il tasso, la volpe, il cinghiale; è probabile anche la ricomparsa del Lupo. È possibile vedere volteggiare rapaci come la poiana, e sentire di notte il verso dell’allocco e della civetta; di giorno il ticchettio del picchio verde sui tronchi e i tanti richiami di numerose altre specie di uccelli tipiche di questo habitat boschivo.

Ora andiamo a dx seguendo lo stradello formato dai tanti passaggi.

Lungo il sentiero notiamo un notevole esemplare di agrifoglio vicino a un maestoso faggio; una coppia che si distingue tra tutti gli altri alberi.

Poco dopo il sentiero si divide; prediamo la traccia a dx che scende un poco. È chiaro che seguire il percorso nel bosco con la traccia gps rende tutto più semplice.

Seguitiamo per circa 500 mt finché il sentiero finisce per immettersi sulla strada forestale principale. Si procede verso dx, direzione Trevignano. Dalla parte opposta si va in direzione Oriolo-Bassano, naturalmente. Camminiamo tranquillamente su questo asse forestale; poco più giù incrociamo una strada in salita che va a Poggio Stracciacappello, non ce ne curiamo e andiamo oltre. La nostra via ora scende larga e tortuosa  e il tappeto di foglie secche in terra, con le varie sfumature di marrone virato in arancio, ci ricorda i colori di un film appena visto: ” La ruota delle Meraviglie”.E meravigliosamente, in fondo, troviamo Fonte Chiappino, un delizioso piccolo fontanile in uno slargo tra gli alberi. Questa fonte ospita in alcuni periodi dell’anno i tritoni punteggiati, piccoli anfibi che vivono parte del loro ciclo biologico in acqua, come spiega bene il cartello esplicativo vicino.

Proseguiamo sulla strada; con gli alberi spogli la vista spazia dai casali sotto di noi al lago e, andando avanti, vediamo in lontananza anche Trevignano e il monte che lo domina: Rocca Romana. Cerri, castagni e aceri ora prevalgono in questo tratto di bosco, piacevole da attraversare anche in estate per cercare un po’ di refrigerio. Oggi, non richiesta, ci rinfresca la pioggia, che ora cade leggera e ci costringe a coprirci. Lungo il cammino notiamo una poiana posata su un ramo alto sopra di noi; ci osserva curiosa e poi vola via.

All’altezza di uno slargo incrociamo il ripido e panoramico sentiero che scende da Poggio Stracciacappello e più avanti i ruderi di una piccola casa in pietra la cui antica funzione non ci è chiara.

Infine eccoci alla sbarra che chiude la strada nel bosco per precludere il transito ai mezzi a motore; lasciamo la foresta alle nostre spalle e andiamo avanti per circa 600mt sulla strada che serve anche aziende e case di campagna.

Troviamo uno dei pochi cartelli rimasti della “Ciclovia dei Boschi”; secondo il cartello potremmo arrivare a Trevignano proseguendo sulla bella strada sterrata, ma noi preferiamo seguire le indicazioni per Vicarello e prendiamo la più stretta e sconnessa sterrata che scende a dx: Via Bassano di Sutri. Scendendo costeggiamo una fattoria con dei cavalli; nel frattempo cessa anche la pioggia, il sole squarcia le nuvole e le foglie in terra brillano, mentre scendiamo ormai sicuri verso il lago.

Le piogge copiose dei giorni scorsi rendono la strada fangosa, ma siamo ben attrezzati e non ci crea particolari problemi. Poco più avanti la stradina diventa di fatto un corridoio tra le due recinzioni della Tenuta di Vicarello, che la via attraversa.

Se non curato, questo sentiero tende a chiudersi con la vigorosa vegetazione spontanea che esplode soprattutto in primavera. La nostra vista ora si apre su un altipiano con sinuosi prati verdi, decorati da alberi solitari e come sfondo, sulla destra, poggi boscosi. Sopra di noi, nel cielo ora azzurro, galleggiano grandi cumuli bianchi e grigi, tipiche nuvole da tempo variabile.

Un vento teso che viene dal lago ci accoglie mentre ci dirigiamo verso la piccola altura davanti a noi, dove svettano un gruppo di grandi verdi alberi -Cedri del libano- e dove abbiamo deciso di fare una pausa. Qui la veduta ci riempie gli occhi: il tondo del lago sotto di noi- le cui acque un po’ mosse dal  vento sbriluccicano – vicinissimo, a sinistra Monte Rocca Romana, con Trevignano adagiato ai suoi piedi e le case del borgo che lambiscono il lago. A destra, arroccato in alto, Bracciano e il suo castello, dietro, in fondo, Anguillara. Sono quattro ore che camminiamo e davanti a questa vista decidiamo di fare una pausa, solo una manciata di minuti, il vento tagliente non ci permette di farla più lunga. Proseguiamo così sul sentiero che ora scende decisamente, scendendo incrociamo una signora a spasso con il suo cane, segno che ci stiamo avvicinando alla zona residenziale, ma dobbiamo superare il tratto più fangoso del percorso prima di raggiungerla. Infine ecco la prima casa, il cemento prende il posto della sterrata e presto si trasforma in asfalto. La strada scende sinuosa e costeggiamo orti e uliveti, case di campagna e ville; passiamo davanti al bel b&b “Poggio degli Ulivi” e a cavalli paciosi che pascolano in vari poderi, sempre con il lago negli occhi. Sulla dx, in lontananza, notiamo i grandi edifici del borgo di Vicarello.

Il BORGO  DI VICARELLO E LE TERME ROMANE

Sito di notevole interesse storico, conosciuto per le sue acque termali sin dall’antichità; dagli etruschi prima, e poi dai romani, che vi edificarono degli edifici termali: le Aquae Apollinares, i cui resti sono ancora visibili all’interno della tenuta poco più a monte dei sei-settecenteschi edifici del borgo. È probabile che il sito abbia avuto anche una vocazione agricola fin dai tempi antichi. Alcuni ritengono che il nome derivi da Vicus Aurelii, dal nome del presunto prestigioso proprietario, Marco Aurelio. 

Gli archeologi ci parlano anche di una grandiosa villa romana- sui suoi resti fu edificato un casino di caccia, intorno al XVI sec. -e di una fila di arcate dell’acquedotto di Traiano.

In seguito divenne territorio del Collegio Germanico Ungarico, che oltre a sviluppare l’azienda con un ampio uliveto, costruì uno stabilimento termale che occupava parte dei grandi edifici che vediamo in lontananza, attraversati ora dalla strada provinciale che gira intorno al lago. Cambiata nel tempo la proprietà, ora le terme sono in disuso, ma la fattoria è ancora dedita alle attività di gestione dei boschi, dell’uliveto, di semina e di allevamento.  

Eccoci arrivati in fondo alla via, ci troviamo ora sulla provinciale che gira intorno al lago. Andiamo a sx, rigorosamente in fila indiana sui bordi della strada- rispettando il C.d.S.- per circa 200 mt.

Ora, dall’altro lato, una Via con tanto di cartelli che ci indicano il lago. Attraversiamo e prendiamo la strada che si insinua tra le recenti villette fino ad arrivare in breve al lungolago.

Davanti a noi ora si apre la vista magnifica del lago, inusualmente mosso, illuminato da un sole che si fa spazio tra le nuvole grigie; la pioggerellina sottile portata dal vento teso rende tutto piacevolmente dinamico e vitale.

Con il lago alla nostra dx ci incamminiamo sul bel lungolago, veramente lungo, percorriamo quasi due km per arrivare al centro. Lungo la strada incontriamo windsurfisti in muta e scalzi, mentre altri in acqua approfittano del vento per disegnare sul lago i loro invisibili e personali sentieri.

In prossimità del loro circolo velico un palo con vari cartelli; un totem che centra nel mondo questo preciso punto informandoci della distanza da luoghi lontani ed evocativi.  Camminando sul bordo non possiamo far a meno di notare quanto il  lago si sia ritirato in questo ultimo periodo; una forte siccità e la captazione delle acque da parte della capitale ha prodotto questi preoccupanti risultati.

Il nostro sguardo abbraccia la conca lacustre e le località affacciate sulle sue acque: Bracciano, Vigna di Valle, Anguillara. La piacevolezza della passeggiata, famosa in tutto il circondario, è data dalla presenza di numerosi alberi e piante; le case e le parecchie attività- vocate ad un turismo estivo, ma non solo-  sono discretamente affacciate sul lungolago senza essere invasive.

Sculture moderne e panchine per riposarsi e contemplare il panorama lacustre, completano la gradevolezza del luogo.

Siamo ormai in prossimità del centro, passiamo davanti allo “Chalet del lago”, chiosco storico -noto per il gelato- e poco più il là il pontile; dall’altra parte il Comune, il grazioso Museo, l’entrata al borgo antico -dove svetta il campanile della chiesa- e il  ” Bar Ermete”, considerata una delle migliori pasticceri della zona.

Questa bella traversata di 16km si conclude entrando un po’ infangati nella mitica pasticceria e le dolci prelibatezze ci inteneriscono il cuore tanto da ispirarci il titolo di questa traversata. Ma è tempo di prendere il bus del Cotral che ci riporterà a casa. Un bus che si chiama desiderio perché lo attendiamo in vano, infreddolendoci e controllando l’orologio in continuazione.

Ma magicamente, come in una fiaba, il nostro autobus si trasforma in taxi – ci soccorre Fabrizio, un taxista che passa davanti alla fermata rientrando dal lavoro nella capitale- i viandanti si trasformano in principi e principesse e, come nelle migliori fiabe- in questo caso una favola d’amore per i luoghi attraversati- possiamo chiudere con la formula:

“…e tutti vissero felici e contenti”.

TREVIGNANO ROMANO

Adagiato sulla riva settentrionale del lago, il borgo medievale sorge nei pressi dell’antico abitato etrusco di Sabate. La vasta necropoli alle spalle del paese ha arricchito il Museo Civico di interessanti reperti, tra cui un grande flabello in bronzo cesellato a sbalzo con motivi geometrici e la sepoltura intatta di un guerriero del VIII Sec. a. c, con il corredo delle armi. Sede di numerose ville patrizie in epoca romana, per alcuni sembra che il cambio di nome in “Trebonianum” derivi dal nome di una famiglia patrizia -Gens Trebonia -proprietaria di una delle dimore.

  Nel medioevo il feudo fu dominato dalla famiglia Di Vico a cui seguirono gli Orsini, che comprarono il feudo all’asta nel 1393 per 7000 Fiorini. Segno del loro dominio è l’edificazione della Rocca Orsini -su un punto alto e strategico- che però fu distrutta a fine ‘400 dall’esercito papale comandato da Giovanni Borgia. Seguirono, poi, i duchi del Grillo, i Torlonia, i Conti, la principessa del Drago. Ora è una fiorente cittadina turistica, sede di circoli velici, di numerose attività legate al turismo e del celebre piccolo e accogliente “Cinema Palma” attivo sin dal 1939 referente di tanto cinema di qualità e di importanti manifestazioni .

La pesca è da sempre un’importante fonte di sostentamento, e le varie specie ittiche lacustri – dal coregone al luccio, dal lattarino al persico reale- si possono trovare nei menù dei tanti ristoranti del posto.   

Agriturismo la Caprarbia – Il Giardino degli angeli

Descrizione del percorso : Tra 2 fattorie WWOOF : Agriturismo la Caprarbia e il Giardino degli angeli o tra la Caprarbia e la fermata bus che si trova nella stessa frazione che il Giardino degli angeli. Questo bel percorso, 300m di dislivello attraversa boschi di castagni seguendo antiche mulattiere. Qui, pochissime persone usano ancora questo sentiero che è pure ben segnato (2 tratti rossi).

Punto di partenza : Agriturismo la Caprarbia
Punto di arrivo : il Giardino degli angeli / Fermata bus

Si parte dal campeggio della Caprarbia. Imboccando la strada sterrata che parte dietro la casa di pietra, si scende in mezzo al bosco di castagni che, in autunno, ci regala di funghi e di castagne, se passiamo prima dei cinghiali ! Durante il percorso, si potrebbe incrociarne uno o anche dei caprioli.
Alla fine della prima parte della discesa, si vedono le case di Montebello sulla destra. Si lascia a destra una stradina (Foto 623 Primo bivio). Eccoci al bivio a T (Foto 617 L’arrivo sul bivio). Si prende a sinistra lungo un tratto pianeggiante (Foto 610 Tratto pianeggiante). Dopo alcuni centinai di metri, la strada, che non è per noi, sale a destra. Noi, scendiamo a destra (‘indietro’) su un sentiero (Foto 608 bivio a destra ‘indietro’) tra gli alberi che dopo poco diventa più ripido. Si arriva al torrente, raramente completamente asciutto, però spesso basta un passo per attraversarlo. Dal torrente si segue il sentiero che dopo poco prosegue lungo una piccola vallata boscosa.
La frazione di Castagnola si segnala dalle rudere d’una casetta, poi dagli olivetti, delle mura.
La prima casa sulla destra del sentiero è il Giardino degli angeli.
Proseguendo dritto, ci si arriva alla fermata del bus, sulla strada provinciale.

Joppolo Giancaxio – Agrigento

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione della tappa
Percorso tratta: 55% sterrato 45% asfalto
Pendenza massima: 22,7%

Tappa finale che si diparte dal piccolo centro agricolo di Joppolo Giancaxio, 1230 abitanti, fondato sul finire del XVII sec., con licenza populandi, il procedimento di legge per poter costituire dei nuovi centri urbani, dal barone Calogero Gabriele Colonna, Duca di Cesarò, sui feudi di Realturco e Giancaxio. Di sicuro i casali su cui viene costituito ricordano, nel nome, l’origine araba: Rahal, villaggio-casale dei turchi; jan + qasr, castello di Jan. Autonomo dal 1927, fu coinvolto nelle vicende per l’autonomia della terra per i contadini siciliani che rivendicarono strenuamente la terra anche senza poterla ottenere.

Dal paese dell’agrigentino la via procede in direzione sud/sud-est in modo abbastanza lineare, tra campi coltivati e terreni agricoli d’altura, fino all’incrocio tra la SS118 e la SP1. Qui la via imbocca la Provinciale fino a trovare il sentiero che, tagliando sulla sinistra verso il torrente Akragas, ci porta all’ingresso di Agrigento, fin sotto la Rocca della Cattedrale. Il profumo del mare comincia a riempire l’aria e l’ultima salita, nel parco suburbano della Cattedrale, porta in via Duomo, dove la Cattedra di San Gerlando e San Giacomo protegge e sorveglia la città sin dall’arrivo dei Conti Normanni. Il diploma di fondazione della Diocesi affida nelle mani del cluniacense Gerlando una nuova realtà cristiana. Con la vista del mar Mediterraneo e delle lunghe spiagge pirandelliane ed un imprescindibile visita della Cattedrale e del suo torrione, come alla Valle dei Templi – Bene UNESCO si conclude il percorso della Magna Via Francigena, 180 km tra storia e natura in compagnia dei propri passi.

Racalmuto – Joppolo Giancaxio

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione della tappa
Percorso tratta: 65% sterrato 35% asfalto
Pendenza massima: 26,5 %

Pochi chilometri separano Racalmuto dal centro di Grotte, abitato agricolo carico di storie che dal 1500 vengono scritte nei manuali di storia siciliana, dalla “Baronessa di Carini” alla Petra usata come necropoli e luogo di culto. Dalla cittadina dell’agrigentino dove la sosta è gradita e l’accoglienza è viva e genuina, la via prosegue lungo una Provinciale fino al sito della Petra di Calathansuderj, un sito archeologico che conserva il toponimo arabo. Una roccia di 30 metri di altezza, piena di fori di sepoltura e di grotte al suo interno. Dal periodo neolitico abbastanza ben attestato si passa ai secoli in cui la Sicilia apparteneva a Bisanzio, quando la Petra diventa una fitta rete di cunicoli su più livelli, tale da farla considerare un sito di controllo della viabilità che va e viene da e per Agrigento, funzione che si mantiene in periodo musulmano, poi normanno e svevo. Superato il sito, si inizia una salita che raggiunge quota 570mt e che porta sulla cima del colle che sovrasta il paese di Comitini. Ci accoglie l’osservatorio astronomico e il distretto minerario con le sue miniere a vista, cariche di storia, di gioie e sofferenze per le centinaia di zolfatari che qui hanno scritto pagine importanti del lavoro italiano. Si raggiunge il centro dove è possibile visitare le chiese e ricaricare acqua o decidere la sosta. Da qui, la via prosegue fino alla SS 189, che si attraversa superandola con attenzione e superando anche la ferrovia grazie ad un sottopasso, si inizia la salita verso Aragona, centro più grande e, sebbene non nel progetto, necessario per ricaricare acqua e cibo o per interrompere la marcia e visitare le chiese barocche. Pregevoli infatti i monumenti sacri e civili, da osservare mentre ci si avvia verso la Provinciale che ci porta, attraverso i campi a perdita d’occhio, alla trazzera che arriva a Joppolo Giancaxio, ultima centro del cammino prima della meta finale.

Sutera – Racalmuto

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione della tappa

Percorso tratta: 80% sterrato 20% asfalto bassa percorrenza
Pendenza: 32,1%

La tappa più lunga dell’intero percorso, circa 22 km, è anche l’unica che attraversa molti centri urbani che fanno parte del progetto Magna Via Francigena. Lasciata Sutera, i suoi monumenti e la sua rocca maestosa che controlla la Valle del Platani e guarda verso Aragona, la via prende una direzione particolare. Scavi recenti hanno messo in luce l’assetto della trazzera che conduceva al fiume Gallo d’Oro che lambisce il territorio comunale e segna il confine con l’abitato di Milena. I resti di un ponte utilizzato fino allo scorso secolo, sono ancora visibili lungo la valle e testimoniano l’andamento della viabilità principale.

Il geografo al Idrisi nel suo racconto, proprio in questa zona dice che “Sutera è centro trafficato dove i viaggiatori fanno avanti e indietro”, molto probabilmente in direzione Palermo/Agrigento. L’antica strada è percorribile ed agibile nei mesi estivi, in direzione del fiume e della Riserva di Monte Conca. Durante i mesi invernali si risolve il problema percorrendo la strada provinciale che, lasciato il centro di Campofranco, prosegue verso il ponte moderno sul Gallo d’Oro (Scarica QUI il KML invernale).

Attraversatolo si segue obbligatoriamente la SP24 fino ad una fonte che segna il punto di ricongiunzione delle varianti che permette di ricaricare l’acqua e in breve tempo si entra a Milena, secondo centro della tappa. Qui, come in ogni centro del percorso, è possibile spezzare la tappa, trovando ospitalità e rifornirsi di acqua e cibo. L’antica Milocca e i suoi casali oggi sono un accogliente centro agricolo adagiato sulle sue colline floride e la via in breve tempo raggiunge l’insediamento di Serra del Palco con le aree archeologiche dell’età del Bronzo e di periodo bizantino e altomedievale.

Superatele si fa ingresso nell’area demaniale boschiva di “Bosco Zellante” dalla quale si imbocca il sentiero che conduce a Racalmuto, luogo di nascita di Leonardo Sciascia e per questo inserita lungo la Via degli Scrittori. Un castello chiaramontano, la fontana di “Novi Cannola”, la Chiesa Madre e quella di San Francesco sono solo degli spunti per una visita pomeridiana.

San Giovanni Gemini – Sutera

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione della tappa

Percorso tratta: 75% sterrato 25% asfalto bassa percorrenza
Pendenza: 25,8%

Dal paese di San Giovanni Gemini, una strada interpoderale permette di uscire dal centro abitato e di imboccare la trazzera che scende giù verso il fiume. La tappa verso Sutera può facilmente trovare una sosta nelle strutture ricettive del territorio che forniscono accoglienza e ristoro al viandante e da qui proseguire lungo la vecchia Nazionale per circa 2 km e poi superare la ferrovia e la SS 189, in un tratto di rettilineo in cui è più semplice attraversare mantenendo alta l’attenzione. Ha inizio una trazzera che si inerpica per circa 1,5 km e giunge al cimitero e all’abitato di Acquaviva Platani, dove è possibile riposare e ricaricare l’acqua. Da qui una ex provinciale in disuso ci porta lungo le trazzere che camminano in cresta alle colline che avvolgono Sutera e la Rocca di San Paolino. Paesaggi incantevoli in ogni stagione dell’anno che fanno da quinta scenica alle masserie lungo il percorso, come l’ultima prima di Sutera che conserva al suo interno le origini medievali dell’abitato. Gli ultimi chilometri portano all’abitato ed alla sua imponente rocca, sito sacro visitabile e forse fortificato nel periodo medievale. Immancabile una visita al paese e alle sue piccole perle preziose: il ràbato che conserva ancora l’impianto urbano di tipo arabo, fatto di piccole vie e di case costruite una a ridosso dell’altra, l’antico spitale di San Simone, la chiesa madre dedicata all’Assunta e il museo etnoantropologico comunale che si trova nell’ex convento dei Carmelitani, la collina di Santa Croce e il palazzo di Francesco Salamone, uno dei 13 condottieri italiani che disputò la famosa Disfida di Barletta.

Castronovo di Sicilia – San Giovanni Gemini

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

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Descrizione della tappa
Percorso tratta: Asfalto 35% Sterarto 65%
Pendenza massima: 24,3%;

Il cuore della Magna Via Francigena è proprio tra la Rocca di San Vitale con i suoi ruderi normanni e le sue chiese e il pianoro del Kassar sul monte da cui scende la via. Una visita a tutto il centro del paesino dei Sicani permette di capirne meglio la genuinità dell’accoglienza. La via prosegue lungo una trazzera ottocentesca che tagliando i moderni tornanti, supera il campo sportivo, la pista d’emergenza per l’elisoccorso e il cimitero e giunge all’incrocio delle provinciali che portano verso lo scorrimento veloce. Da qui, 400 m dopo l’incrocio si incontra la svolta per il sentiero che porta all’Azienda Colle San Vitale che custodisce all’interno dei suoi terreni le preziose testimonianze archeologiche della Necropoli di Capelvenere: una grande roccia scavata per la disposizione delle sepolture e riusata nel corso dei secoli anche a fini abitativi. Superato il sito, si attraversa il Platani lungo un passaggio che d’inverno è sconsigliato per la portata delle acque ma che in primavera e in estate permette il piacere di un refrigerante bagno ai piedi. Superato il fiume si giunge al sito di controllo più imponente della Magna Via, il Casale di San Pietro, che probabilmente conserva nel sottosuolo la memoria dell’insediamento islamico che sorgeva attorno al casale citato dai diplomi normanni. Gli scavi della Soprintendenza Archeologica di Palermo e le missioni dell’Università di Roma Tor Vergata e di York stanno portando alla luce nuove scoperte che chiariranno meglio la storia di questo luogo che da sempre vede il passaggio delle genti da nord a sud. Lasciato il Casale alle spalle si raggiunge un fontanile e da qui si comincia a salire la trazzera che segue il corso dell’affluente del Platani, il torrente Saracena, fino ad arrivare in vista di Cammarata e del suo castello. L’ingresso in paese consente di rifornirsi di viveri e acqua e di continuare lungo la traccia verso il limitrofo comune di San Giovanni Gemini.

Prizzi – Castronovo di Sicilia

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione della tappa

Percorso tratta: 65% sterrato, 35% asfalto
Pendenza: 17,8%

La tappa inizia al centro storico del paese dei Sicani, in prossimità della chiesa madre e del Municipio, sede della “Universitas Prixiensis”. Si lascia il paese seguendo la trazzera pubblica che si diparte dal fontanile posto all’entrata del borgo e ci si dirige verso sud est, costeggiando il plesso scolastico appena fuori paese. La trazzera prosegue fin quasi la frazione di Filaga, e prosegue verso est in direzione delle Riserve Naturali Monte Carcaci e dell’area attrezzata Santa Caterina, polmoni verdi del Parco dei Monti Sicani, tra le distese coltivate a grano e frumento, dove si ha la possibilità di effettuare soste per ricaricare acqua e approfittare dei punti fuoco del Demanio Forestale.

Si continua a camminare i chilometri che si affrontano lungo la trazzera acciottolata chiamata “via militare” per l’utilizzo che ne fu fatto nell’Ottocento come via di collegamento veloce per le armate che hanno attraversato la zona, fino ad arrivare al Borgo Riena, villaggio di contadini abbandonato negli anni 80 del secolo scorso che offre al camminatore l’idea dei numerosi borghi agricoli del secolo scorso, ormai abbandonati.

Strade sterrate e boschi alberati e tratti sulla provinciale a basso scorrimento
Gli ultimi chilometri permettono di giungere lungo il percorso che porta sull’altopiano del Kassar, zona archeologica di primaria importanza, che sta regalando nelle ultime campagne di scavo, organizzate dalle Università di York e Roma Tor Vergata, preziosi frammenti ricostruttivi delle fasi bizantine del luogo.

Il pianoro fortificato protegge dall’alto il borgo e la via, scendendo lungo un nuovo sentiero costruito dalla Forestale all’interno del Bosco Comuni, con i caratteristici pagliai contadini, finendo la sua corsa presso la piazza del Municipio sotto l’insegna della Magna Via Francigena.

Corleone – Prizzi

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione del percorso

Possibile sosta al Santuario Tagliavia a km 12,9

Percorso tratta: 65% sterrato trazzerale 35% asfalto bassa percorrenza
Pendenza. 23,9%

Corleone e le sue cento chiese barocche, Corleone e le sue cascate, Corleone e la bellezza dura e sincera della sua gente che vuole superare i clichè che vuole parlare di sé stessa e non solo della cronaca nera che ha spesso coinvolto la politica e la vita di un comune difficile. Anche Corleone pur non essendo partner di progetto, apre le sue braccia a chi cammina e con lo spirito siculo che contraddistingue queste zone, accoglie il pellegrino. D’obbligo la visita in paese al Museo Archeologico per visitare il miliarius della via consolare romana e a seguire, d’obbligo la visita al CIDMA, il Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia del Movimento Antimafia. Il passato e il presente di questa terra ricca di storia e di lacrime. La via segue da qui la regia trazzera RT 80 lungo il piano della Scala fino ad incontrare i ruderi della chiesa di S. Maria della Scala che si trovano lungo la via: chiudendo gli occhi si possono ancora sentire i rumori dei carri e delle persone. Si supera un altro sito di controllo, C.zo Spolentino e la sua portella a 905m e seguendo il viale delle Sorgenti, si percorre trazzera che ci porta alla Masseria Imbriaca e alla sua portella e si scollina verso il lago artificiale di Prizzi, che si percorre dal lato nord. L’abitato appare nitido e la salita, tosta, ci porta a colmare i 400 m di dislivello che ci portano in paese.

Stazione di Tre Croci – Eremo di San Girolamo

STAZIONE TRE CROCI – EREMO S.GIROLAMO – MONTEFOGLIANO – TRE CROCI

Questa escursione nasce per favorire tutti quegli utenti che amanti della natura e del verde nel fine settimana si propongono un attività all’aria aperta, usando una linea ferroviaria, all’insegna della cultura, natura, archeologia, storia, e perché no amicizia e tranquillità. Questo percorso offre la possibilità sia per i camminatori di conoscere ed esplorare una porzione di territorio, che per gli amanti della bici per una mobilità che rende più belli e vivibili sentieri, strade e città. Contemporaneamente ci si prefigge con questa escursione al pubblico di sollecitare le varie amministrazioni locali di sviluppare un impegno di uso quotidiano verso la creazione di un turismo sostenibile, attraverso la creazione di strumenti strutturali, per questo abbiamo preso nel nostro piccolo in considerazione la linea ferroviaria: F.S. ROMA-CAPRANICA-VITERBO – affinché questa tratta possa acquisire un ruolo che oltre a trasportare lavoratori pendolari, diventi strumento attivo al pubblico come linea ferroviaria regionale che, oltre a collegare paesi sul percorso, possono trasportare escursionisti e biciclette, rendendo operativa la Legge Quadro sulla mobilità ciclistica approvata al Senato il 21 Dicembre 2017.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Uscendo dalla Stazione di Tre Croci si prende la strada principale La Via del Bosco che va diritta in salita verso il Monte Fogliano, in questa via è possibile acquistare in negozietti alimentari panini con prodotti locali.  Incontrando un incrocio si prosegue diritto, la strada cambia nome in Via Solferino, la strada asfaltata termina proseguendo come sentiero, ci si inoltra nel verde bosco, visibile sugli alberi la segnaletica bianca e rossa che seguirà per quasi tutto il percorso per gli escursionisti, insieme a alla segnaletica a tratti dei paletti per gli escursionisti in bici-mountain-bike.  La segnaletica i percorsi ciclabili e i corsi sono curati dalla Associazione Sportiva MonteFogliano e Vittorio Bike.  Incontrando delle immissioni laterali, si prosegue diritto fino ad un bivio e svoltiamo a destra, il sentiero si allarga terminando ad un trivio, si prosegue andando a destra, un cartello indica la vicinanza di una Saracinesca Cisterna Romana, si prende il sentierino per visitare l’antico reperto archeologico, dove è consigliata una breve sosta.  Si prosegue avanti per rimettersi sul sentiero, dove dopo circa cento metri si arriva ad un bivio a T e si va a destra, un paletto cartello n. 92 indica un percorso di mountain-bike.  Dopo aver percorso circa 200 metri, incontrando un trivio si prosegue diritto, un altro paletto mtbk n.94.  Dopo circa 200 metri incontrando un bivio si va a sinistra in salita, un paletto mtbk n.95.  Si prosegue per circa 100 metri non curandosi di un immissione laterale, un altro paletto n. 96, si esce su un’ampia radura attraversata da una carrareccia, si va a sinistra, pezzi di un antico basolato romano attirano l’attenzione, questo percorso è parte della variante Francigena.  Dopo 300 metri un bivio a T e si va a destra, un altro paletto a sinistra n.77, indica un immissione laterale da non tenere in considerazione, diritto avanti ancora un paletto n.76 A, ancora 300 metri sulla carrareccia, dopo una leggera svolta si esce su una strada asfaltata, Strada Provinciale Montefogliano, dove a sinistra un inatteso e gradevole tavolo di pic-nic invita ad una piccola sosta.  Sulla Strada Provinciale ci si incammina a destra facendo attenzione alle poche auto che passano.  Dopo 600 metri si incontra sul lato sinistro il sentiero con relativo cartello che indica la direzione dell’Eremo di S. Girolamo.  E’ importante notare che il sentiero che si percorre in salita è lungo 1 chilometro ed è parallelo ad un fosso, e che la banda bianca e rossa sugli alberi accompagna gli escursionisti.  Arrivati all’Eremo salendo le scale in legno si arriva ad uno spiazzo dove è possibile sostare, e dove inizia il sentiero di ritorno.  Questo comincia in leggera discesa avendo al fianco del lato destro, un altarino artigianale con un crocifisso sopra.  Scendendo, il sentiero si allarga snodandosi leggermente a destra, incontrando un paletto n. 41, dopo un po’ un altro n.43, andando leggermente a sinistra dopo circa 300 metri si arriva ad un bivio e si va a sinistra in discesa, sempre diritto si esce dinnanzi al cartello in legno iniziale del percorso, e sulla Strada Provinciale, che prendiamo a sinistra.  Dopo aver percorso 50 metri ci si immette su un sentierino a destra non molto visibile all’inizio, lasciando la provinciale, questo si snoda a sinistra parallelo ad un fosso che sta a destra, che non è altro la continuazione in discesa dell’altro precedentemente percorso in salita, diviso in mezzo dalla provinciale.  Dopo circa 500 metri si arriva ad una discesetta dove dall’alto si nota il sentiero da prendere sul lato destro e in salita, qualche minuto di cammino arrivando ad un bivio si prosegue diritto, un paletto n. 103 e proseguendo due grandi cartelli del comune di Vetralla posti su due grandi alberi fanno da ingresso ad un sentiero che si percorre, arrivando ad un bivio con un paletto n.58, si prosegue diritto in leggera salita.  Dopo circa 300 metri si arriva ad un bivio a T, due cartelli 101 e 57, si va a sinistra in discesa, si prosegue non curandosi di un immissione a sinistra, fino ad un incrocio con un fosso percorribile a destra.  Al termine ci si immette in una carrareccia larga andando a destra.  Dopo 600 metri si esce su una radura che abbiamo precedentemente incontrato sul percorso di andata, ma che adesso rivediamo nel percorso di ritorno ad anello. Un grandissimo albero patriarca si trova al centro, si va a sinistra, ancora un paletto n.97, si imbocca l’ingresso di un sentiero al centro di un recinto, lasciando dietro il patriarca la carrareccia e un sentiero sul lato destro.  Dopo circa 500 metri si prosegue diritto incontrando un immissione laterale, si esce dal sentiero del bosco immettendosi sulle prime case del centro abitato di Tre Croci, a destra su Via della Noce, poi Via S. Martino, Via Montello a destra, Via Solferino a sinistra, più avanti la Stazione Tre Croci della Tratta F.S. Roma–Capranica-Viterbo.  Saremmo contenti se questo lavoro di mappatura verrebbe apprezzato e usato dai lavoratori pendolari nei loro fine settimana, usando in modo alternativo la tratta ferroviaria alla ricerca di momenti di svago.

Santa Cristina Gela – Corleone

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione del percorso

La Magna Via esce dall’abitato di Santa Cristina Gela seguendo il percorso della Regia Trazzera (RT) 28, che corre lungo la valle per raggiungere il M.te Giuhai e attraverso la Portella Sant’Agata, scollinare. In questo punto, in prossimità della Masseria Sant’Agata è stata rinvenuta dagli archeologi una necropoli di età ellenistico-romana con presenze di ceramica che arrivano fino all’età bizantina. Il valico è da sempre un punto privilegiato di controllo della strada e la salita attraverso l’area bosco che si estende fino al lago, permette la vista di panorami speciali e inaspettati. La via, superata la Masseria Sant’Agata, prosegue diritta lungo la trazzera ancora oggi usata dai pastori per la transumanza. Si superano diverse masserie fino al bivio Catagnano da cui la via devia verso il Santuario di Maria S.S. del Rosario di Tagliavia, luogo di preghiera e romitaggio che nel corso dei secoli ha sempre ospitato pellegrini e viandanti di passaggio. Oggi una comunità mariana religiosa, Le Cinque Pietre, la custodisce e ne anima il culto. Superato il santuario e la torre di avvistamento del Cozzo Saladino, la via intercetta la SS118 e il fiume Belice sinistro da dove continua girando a sinistra per intercettare la ciclabile del lato opposto della strada ed arrivare alle alture di P.zo Nicolosi e di Rocca Argenteria, oggi pianori ottimi per osservazione natura e analisi geologiche ma un tempo insediamenti a controllo di questo passo, della via greco-romana. Lungo la ciclabile al km 17,5, si incontra la deviazione (3,2 km a/r dalla traccia base)  per il sistema naturalistico del Gorgo del Drago, una seria di laghetti e salti di roccia scavati dall’affluente del fiume Belìce Sinistro. Da qui la RT28 ci porta dritti verso Corleone tra campi infiniti, masserie che si perdono nel tempo, salitela affrontare tra le più impegnative di tutto il percorso e per le quali concentrazione e tecnica sono d’obbligo e lo spettacolare miliario romano che testimonia la presenza della via fatta costruire dal console romano Aurelius Cotta durante la I Guerra Punica e che oggi fa bella mostra di sè al Museo Archeologico di Corleone.

Torri – Mentone

Dopo il paese di Torri, procedere lungo il torrente Bevera in direzione sud. Al ponte, prendere la strada sulla destra per 100 metri e seguire ancora a destra il sentiero a scale in salita indicato come via Terché. L’itinerario passa a fianco a delle proprietà coltivate prima di entrare nel sottobosco.

Dopo qualche minuto un bivio indica il sentiero Balcon Villatella. Raggiungere il borgo di Villatella e proseguire in salita in direzione Grammondo.

Il territorio del Sito di Interesse Comunitario (SIC) del Monte Grammondo – Torrente Bevera è caratterizzato dalla presenza di calcari dolomitici giurassici nella parte superiore, e calcari marnosi, marne e argilliti nella parte inferiore. L’elemento morfologico di maggior pregio è costituito dai calcari dolomitici sommitali, caratterizzati da rocce bianchissime, che si estendono dalla Croce Longoira passano la vetta del Monte Grammondo e proseguono fino al Monte Butetta. Dal punto di vista floristico, il sito si caratterizza per la presenza di habitat mediterranei fino a quote relativamente elevate. Tra le specie da segnalare vi sono la peonia (Peonia officinalis subsp. villosa), la genziana ligure (Gentiana ligustica), il giglio pomponio (Lilium pomponium), oltre alle numerose specie di orchidee selvatiche.

Si arriva quindi sulla cima Corna (1050 metri s.l.m.), prima di raggiungere la cresta di confine e il versante francese, seguendo a sinistra il GR52.

Il sentiero sale ripido raggiungendo una bellissima pineta in prossimità del Col du Berceau (1090 m, 0:40 – 0:45 ore dal Passo del Cornà – Foto 1 Roberto Pockaj), splendida sella prativa tra Cima Longoira (Cime de Restaud) e  Roc de l’Ormea.

Oltre il colle si scende tendendo la destra orografica di un incassato valloncello, per poi spostarsi verso il centro e discenderlo interamente con ripidi e stretti tornanti. Avanzando tra una fitta, ma non invadente vegetazione arbustiva si raggiunge un bivio: si tralascia a destra il sentiero per Castellar e si continua innanzi per Menton e il Monte Carpano. Un piacevole mezzacosta in piano porta prima al Plan du Lion (Plan de Lion secondo alcuna cartografia, 722 m, 0:40 – 0:45 ore dal Col du Berceau), vero balcone affacciato sul Mediterraneo (Foto 2 – Roberto Pockaj), poi ad attraversare il Plan de Leuze.

Dopo una breve risalita si trascura a sinistra il bivio per il Monte Carpano e si continua innanzi per Menton. Ad un primo breve traverso segue un tratto ripido su fondo fortemente eroso; il sentiero riprende poi il traverso a mezzacosta verso sud-est tra pini, ginestre e altra vegetazione arbustiva ed infine incomincia una lunga ed assai ripida discesa con alcuni brevi tratti tra roccette affioranti. Il sentiero sfiora l’ingresso di una grotta e giunge ad immettersi su una pista sterrata, presso una sorta di crocevia, in località Granges Saint-Paul: si percorrono pochi metri verso destra, quindi si svolta a sinistra su un’altra pista; pochi metri e si ignora la diramazione che prosegue diritta, svoltando verso destra verso un rudere in pietra. Qui si stacca a sinistra della strada il sentiero che, dopo aver nuovamente lambito poco più in basso la pista sterrata, riprende la ripidissima discesa su Menton all’interno di una pineta.

Quando si esce dal bosco ci si trova su una strada asfaltata, la Piste de la Giraude, che si deve solo attraversare per riprendere il sentiero. In breve si giunge nuovamente su una strada asfaltata, il Chemin Bella Vista, che si segue verso destra per un centinaio di metri, arrivando ad immettersi su un’altra strada asfaltata, la Route de Super Garavan. Abbandonando il segnavia GR52, si prende ancora a destra fino alla successiva biforcazione: qui ci si tiene a sinistra sulla Route de Super Garavan, che sottopassa l’autostrada. In circa mezzo chilometro si giunge ad un bivio, dove si imbocca a sinistra il Chemin de la Colle Supérieure.

Dopo qualche saliscendi, la stretta viuzza diventa pedonale e si cala ripida fino alla Place du Cimetieres, crocevia e bel punto panoramico. Qui si prosegue per Rue du Vieux Chateau, addentrandosi nel bellissimo centro storico di Menton fino alla Place Saint Michel, ove si affaccia la Basilique Saint Michel Archange 15. Sul lato est della piazza, dal bel fondo a mosaico alla genovese, una imponente scalinata a più rampe consente di scendere su Quai Bonaparte ed infine, con una scala poco sulla destra, fin sulla Plage des Sablettes (0 m, 1:40 – 1:55 ore dal Plan du Lion).

Rocchetta Nervina – Torri

Questa tappa difficoltosa è caratterizzata da un tratto compreso tra le valli della Nervia e della Roya, a cavallo tra due linee di dorsali.L’escursione passa vicino a numerosi borghi nascosti fra le colline un tempo coltivate, caratterizzate da muretti a secco che ospitano ancora oggi l’olivo, pianta che ha contribuito alla prosperità economica di queste zone.

Si segue il sentiero in direzione Bassa d’Abellio. La salita è relativamente severa e attraverso il bosco si raggiunge una pista forestale. La si segue a destra per circa 500 metri fino a raggiungere il tornante. All’altezza dello stesso si prende a sinistra il sentiero in direzione Bassa d’Abellio – Col des deux Abeilles.

In caso di maltempo e forti piogge non è conveniente seguire il sentiero. Per raggiungere Airole continuare  l’Alta Via dei Monti Liguri seguendo in salita la pista forestale fino alla deviazione in direzione «Croce de Sapalea»,  posta a quota 835 metri s.l.m. Seguire a sinistra in discesa per raggiungere poi Case Sorvan (633 metri s.l.m.) e continuare sul sentiero per raggiungere Airole.

In caso di tempo favorevole oltre la Bassa d’Abellio un secondo cartello indica la direzione per Airole. Proseguire sempre seguendo il sentiero. Dopo una traversata sul fianco della montagna, il sentiero risale per passare intorno a una piccola zona di frana, che richiede un po’ di attenzione. L’itinerario prosegue in discesa fra gli ulivi e arriva all’ingresso del paese di Airole. Attraversare il paese scendendo le scale e raggiungendo la piazza principale. Procedere a sinistra dietro la fontana e prendere la strada principale che passa davanti al monumento commemorativo e continua a destra, sempre in discesa. Dopo circa 200 metri, prendere a sinistra via Biancheri, via che passa sopra la stazione ferroviaria e raggiunge la parte bassa del paese. Attraversare la strada e riprendere il sentiero, sempre marcato con tacche rosse e bianche. Girare infine a destra per la stradina in direzione di Collabassa.

Dopo aver attraversato il ponte sulla Roya, a destra si trova il punto di partenza del sentiero Collabassa -Torri.  Il sentiero nella prima parte è esposto e senza protezione: si raccomanda la massima attenzione.

Seguire a sinistra in direzione Collabassa. Attraversare il borgo prendendo per qualche metro la strada asfaltata (l’itinerario è segnato con tacche gialle). Al primo incrocio un cartello indica Sentiero Balcone Torri. Al secondo incrocio ben segnalato, continuare a seguire la pista in direzione di Torri. Per raggiungere il fondo della valle l’itinerario passa in discesa fra alcune proprietà private.

Rifugio Gola di Gouta – Rocchetta Nervina

Dal Passo di Gouta, attraverso l’antica strada militare sterrata seguire le indicazioni dell’ AVML Variante Bassa in direzione Rifugio Pau (1150 metri s.l.m. – chiuso). Raggiunto il rifugio, in corrispondenza della deviazione, prendere il sentiero a sinistra in direzione Rocchetta Nervina. Il sentiero scende ripido nel vallone del Rio Barbaria, fino al suggestivo ponte medioevale (560 metri s.l.m.) incassato attraverso le falesie calcaree scavate dal limpido torrente, oggi frequentato dai canyonisti.

In prossimità del Ponte, lungo il letto del torrente, è possibile vedere le “marmitte dei giganti”, profonde depressioni a forma di pozzo nelle rocce, che nascono dall’erosione fluviale nelle località che erano ricoperte da ghiacciai. Il sentiero è caratterizzato dal Leccio (Quercus ilex), dall’Ulivo (Olea europaea) e dagli arbusti della tipica vegetazione di macchia mediterranea. Sulle rocce è possibile osservare la rara Campanula di Savona (Campanula sabatia) e la Moehringia di Lebrun (Moehringia lebrunii). Seguire il sentiero fino al borgo di Rocchetta Nervina.

Rifugio Allavena – Rifugio Gola di Gouta

Rifugio Allavena – Passo dell’Incisa – Passo del Corvo – Passo Muratone – Rifugio Gola di Gouta

Si raccomanda di verificare la percorribilità del versante italiano del Sentiero degli Alpini al Rifugio

Se si vuole evitare l’impegnativo tratto del Sentiero degli Alpini, è possibile utilizzare l’itinerario alternativo sul versante francese. 

Si percorre a ritroso la tappa precedente, imboccando a destra il sentiero per il Monte Grai. Giunti sulla rotabile ex militare la si segue verso sinistra fino ad incontrare, dopo 400 metri circa, una diramazione a destra chiusa da una sbarra in metallo. Si sale allora a destra sull’ampia mulattiera che raggiunge la vicina Sella d’Agnaira (1687 m) e quindi il Passo della Valletta (1908 m). Da qui, su sentiero, si seguono le indicazioni che conducono al Passo dell’Incisa (1684 m).  Non si attraversa il valico (si finirebbe sul Sentiero degli Alpini lungo il tracciato principale della tappa), ma ci si tiene sul versante francese, proseguendo a lungo su un aereo sentiero a mezzacosta fino alla Fonte Dragurina e al vicino Passo di Fonte Dragurina (o Passo della Dragurina). Superato un brevissimo e non particolarmente impegnativo tratto esposto attrezzato con funi, si scende a lunghi tornanti con un comodo sentiero sulle prative pendici meridionali del Monte Toraggio. In breve si raggiunge il bivio con il sentiero proveniente dal Rifugio Allavena via Sentiero degli Alpini. Si svolta a destra e ci si trova nuovamente sul tracciato principale della tappa (Dislivello: +521/-419 m; Tempo: 2:40 – 3:05 ore; Difficoltà: E; Distanza: 7243 m dal Rifugio Allavena).

Dal sito www.alpicuneesi.it

Dal Rifugio Allavena si procede seguendo la strada asfaltata in salita in direzione nord. La strada diventa sterrata e raggiunge la vecchia Fontana Italo poco distante dal rifugio, in prossimità di un tornante. Qui parte il sentiero di collegamento al Sentiero degli Alpini. Seguendo il piccolo sentiero accanto alla fontana, a mezzacosta si raggiunge e si attraversa il lariceto: in corrispondenza di una deviazione si tiene la sinistra in direzione Gola dell’Incisa (Foto 1 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

 Si raccomanda la massima attenzione (anche nel fare le fotografie) perché il sentiero è molto esposto e senza protezione!

Il sentiero vero e proprio si rivela dopo un tornante (Foto 2/3 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) ed in questo tratto è scavato nella roccia, presentando diversi tratti in semigalleria e punti in cui bisogna prestare la massima attenzione. Si percorre il versante orientale del Monte Pietravecchia, incontrando una piccola fonte e successivamente un brevissimo tratto in galleria.

Nei prati sotto questo tratto sono presenti degli esemplari di ginepro turifero (Juniperus thurifera), specie tipicamente mediterranea.

Il contesto paesaggistico è unico e il sentiero scavato nella roccia percorre ripidi pendii rocciosi. Il versante meridionale del Monte Pietravecchia è invece il tratto più impegnativo del percorso ed è sede di numerosi passaggi franati, attrezzato con cavi d’acciaio nei tratti più esposti.

 Sulle rocce calcaree delle pareti a strapiombo sono presenti la sassifraga alpina (Saxifraga paniculata), la sassifraga meridionale (Saxifraga callosa – Foto 4 Archivio Ente Parco Alpi Marittime) e la campanula della Riviera (Campanula macrorrhyza).

Il tratto verso il Passo dell’Incisa è caratterizzato da un sentierino che risale i tornanti franati della vecchia mulattiera.

Sulle rocce calcaree poste a sinistra poco sotto la Gola è possibile fotografare il rarissimo raponzolo delle Alpi Marittime (Phyteuma cordatum – Foto 5 Archivio Ente Parco Alpi Marittime), più frequente sulle rocce della parete nord-est del Monte Toraggio ma anche la rarissima moehringia di Lebrun (Moehringia lebrunii – Foto 6 Archivio Ente Parco Alpi Marittime) endemica esclusiva delle Alpi Liguri e Marittime.

Raggiunto il Passo dell’Incisa (1675 metri s.l.m.) il percorso continua sul lato francese del monte Toraggio in quanto il lato italiano è in condizioni molto precarie. Dal versante francese si raggiungono le praterie della parete SSE del Monte Toraggio, in prossimità di Fonte Dragurina.

Lungo il percorso, nelle radure del lariceto è possibile fotografare l’aquilegia di Bertoloni (Aquilegia bertolonii – Foto 7 Archivio Ente Parco Alpi Marittime), rarissima endemica ligure provenzale, protetta dalla legislazione italiana ed europea (allegati B e D della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”). In prossimità della prateria sono presenti il fiordaliso di Trionfetti (Centaurea montana subsp. triumfetti – Foto 8 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) ed il fiordaliso di Bicknell (Rhaponticum heleleniifolium subsp. bicknellii), la bellissima campanula spigata (Campanula spicata) e la rara peonia selvatica (Paeonia officinalis subsp. huthii – Foto 9 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) con i suoi grandi fiori rosa.

La discesa prosegue con una serie di tornanti fino ad incontrare il bivio che a destra indica la direzione per Passo del Corvo – Passo Muratone. Si segue a destra e grazie a un percorso semicircolare si attraversa a mezzacosta la gola del Corvo e si arriva a Passo del Corvo (Col du Corbeau, 1404 metri s.l.m.).

Lungo il percorso si incontrano i terreni erbosi semi-naturali e le facies arbustive su substrato calcareo che ospitano il cardo pallottola (Echinops ritro), il cardo-pallottola maggiore (Echinops sphaerocephalum – Foto 10 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), la campanula tosca (Campanula medium), la campanula della riviera (Campanula macrorrhyza),il laserpitium odoroso (Laserpitium gallicum), la meleagride piemontese (Fritillaria involucrata), l’orchide dei pascoli (Traunsteinera globosa) e l’orchide militare (Orchis militaris).

Dal Passo del Corvo (Col du Corbeau, 1404 metri s.l.m.) c’è la possibilità di seguire il più fresco sentiero sul versante francese verso il Col Sandérau (1309 metri s.l.m.), che offre dei bellissimi scorci sul vallone della Bendola e che arriva al Passo Muratone (Col de Muraton, 1157 m). In alternativa si può proseguire sul versante italiano (AVML) dove il sentiero diventa prima mulattiera e successivamente strada sterrata (Foto 11 –  Archivio Ente Parco Alpi Marittime). Dal Passo Muratone proseguendo dritto si arriva alla Colla Scarassan. Qui si continua prendendo il sentiero a sinistra raggiungendo il Rifugio Gola di Gouta (1212 metri s.l.m.).

La foresta di Gouta è la foresta più estesa della Liguria ed è costituita da un bosco misto a dominanza di abete bianco (Abies alba) su pino silvestre (Pinus sylvestris), acero di monte (Acer pseudoplatanus) e salicone (Salix caprea), associazione tipica degli ambienti montani freddi che, in questo caso, vegeta a pochi chilometri dal mare.
 Tra le specie erbacee si possono osservare la belladonna (Atropa belladonna), lo zafferano della Riviera (Crocus versicolor), il dente di cane (Erythronium dens-canis), la genziana ligure (Gentiana ligustica), il narciso trombone (Narcissus pseudonarcissus), l’orchidea maschio (Orchis mascula) e l’orchidea sambucina (Orchis sambucina).

Realdo – Rifugio Allavena  

Realdo (o Rifugio Sanremo) – Bassa di Sanson – Colle della Melosa – Rifugio Allavena 

Dal Rifugio Sanremo: si percorre a ritroso la strada fino al Passo di Tanarello e dopo la statua del Redentore si segue l’Alta Via dei Monti Liguri (AVML) ovvero il sentiero panoramico a sinistra che scende tra i larici verso il Passo di Collardente (1617 metri s.l.m.) e la Bassa di Sanson (1694 metri s.l.m.).

Da Realdo (Foto 1 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) a piedi seguire in salita il sentiero fino al piccolo borgo di Borniga e proseguire verso la località Il Pin. Il sentiero taglia la strada di tanto in tanto raggiungendo la Bassa di Sanson (1694 metri s.l.m.) in poco più 2 ore.

Il sentiero attraversa  il comprensorio montuoso più elevato della Liguria, territorio occupato dalla vastissima formazione del Flysch ad Elmintoidi, potente sequenza sedimentaria di calcari marnosi, marne, arenarie e argilliti, dalla posizione marginale rispetto alla vicina catena alpina, che ha favorito la conservazione di numerose peculiarità in campo geomorfologico, faunistico e floristico che presenta un alto numero di endemiti e di relitti glaciali.

Il sentiero a monte di Realdo nelle esposizioni più calde è caratterizzato dalla presenza di ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) e ginestra cinerea (Genista cinerea) tipiche specie mediterranee.

Attraverso castagneti e boschi di faggio si raggiungono nella sua parte alta boschi di larice e pino silvestre, con sottobosco caratterizzato da rododendro (Rhododendron ferrugineum).

Seguendo l’Alta Via dei Monti Liguri (AVML) dalla Bassa di Sanson (1684 metri s.l.m.) si prosegue  lungo la strada ex-militare fino all’ampia Bassa di Marta (1956 metri s.l.m.).Tenendo la sinistra si continua in direzione Col Bertrand (1953 metri s.l.m.), dove si incontra il sentiero che a destra indica il Passo dell’Incisa e il Monte Toraggio.

Le praterie calcicole alpine e subalpine che si incontrano nella parte alta sono caratterizzate tra le altre specie da astro alpino (Aster alpinus), campanula a corolla stretta (Campanula stenocodon), sparviere lanoso (Hieracium tomentosum – Foto 2 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) e garofano forcato (Dianthus furcatus). Nelle fessure delle rocce calcaree è possibile vedere l’endemica (Campanula macrorrhyza – Foto 3 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), l’issopo delle Alpi Marittime (Micromeria marginata), la silene campanula (Silene campanula) e la sassifraga meridionale (Saxifraga callosa). Nei detriti calcarei si possono riconoscere l’endemico aglio dai fiori di Narciso (Allium narcissiflorum) e la rarissima genziana ligure (Gentiana ligustica – Foto 4 – Francesco Tommasinelli – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Si prosegue a sinistra sulla strada sterrata fino a raggiungere il sentiero che scende diretto e ripido al Rifugio Allavena (1545 m – Foto 5 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime ).

Lungo il tratto di avvicinamento al rifugio è possibile vedere il rarissimo giglio pomponio (Lilium pomponium – Foto 6 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), l’eliantemo di Bertero (Helianthemum nummularium subsp. berterianum), il giglio martagone (Lilium martagon), la genziana maggiore (Gentiana lutea) la campanula tosca (Campanula medium – Foto 7 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), la campanula spigata (Campanula spicata – Foto 8 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) e la calcetreppola spina-argentata (Eryngium spinalba – Foto 9 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Stazione Fs San Giovanni Valdarno – Area protetta Le Balze

Questa passeggiata di poco meno di 20 km nasce con l’intento di esplorare l’incantevole “area naturale protetta di interesse locale Le Balze” in una tranquilla giornata di cammino.  Sebbene all’interno del parco siano noti e segnalati diversi sentieri del Cai e di altre associazioni e istituzioni locali, questo percorso vuole essere un’alternativa “più selvaggia” ed esplorativa della zona, almeno nella sua prima consistente parte, lontano dai classici itinerari. Un modo per scoprire le bizzarre conformazioni argillose delle balze createsi grazie ad un particolare processo erosivo del tutto simile a quello dei calanchi, e che donano a questa parte di Valdarno vedute e paesaggi fra i più suggestivi che da secoli ispirano poeti, artisti e camminatori. Anche se mai del tutto storicamente accertato, basti pensare alla celebre “Gioconda” di Leonardo Da Vinci. Un’ipotesi fra le più accreditate vorrebbe proprio le balze alle spalle di Monnalisa sullo sfondo, come anche in due altre due celebri opere di Leonardo: “La Vergine delle rocce” e “Sant’Anna”.

Uscire dalla stazione di San Giovanni Valdarno per proseguire dritto oltre la rotonda sul piazzale. Tenendo il lato destro della strada arrivare al primo incrocio in prossimità di un grande bar pasticceria e girare a destra sul pedonale Corso Italia, via centrale del paese di San Giovanni.

Raggiungere la sede del Museo delle Terre Nuove sito in una bella palazzina cinquecentesca sulle le cui pareti sono ricoperte di targhe e bassorilievi e che apparirà alla propria destra sullo slargo della piazza centrale del paese, dopo circa 300 metri.

Proseguire dritto fino a raggiungere l’incrocio con semaforo con Viale Vittorio Emanuele. Svoltare a sinistra seguendo il percorso del canale.

Raggiunta la rotonda in prossimità del ponte Ipazia d’Alessandria, attraversare l’Arno per poi continuare dritto puntando il grosso supermercato sul fondo.

Aggirarlo passando alla sua sinistra percorrendo il secondario Viale Giotto che dopo circa 150 metri proseguirà in una curva a gomito a destra. In prossimità della curva continuare invece dritto incontrando il primo sterrato della giornata, superando un cancello verde che permette di camminare fra gli orti tenendosi un canaletto d’acqua in basso alla propria sinistra.

Finito lo sterrato ricongiungersi all’asfalto di Viale della Resistenza per passare sotto l’autostrada A1 prima, e poi sotto la SP11 tenendo il lato sinistro dove c’è più spazio per camminare.

Si raggiungerà così la località Ville Madrigale (Fraz.Terranova Bracciolini) camminando lungo l’asfalto su di una strada stretta e senza marciapiede. Raggiunto il grosso bivio attraversare per tenere la destra della strada evitando di salire sul rettilineo che sale verso le colline alla propria sinistra fra le ville private.

Seguire Via delle ville per circa 300 mt e superata una palazzina bianca a due piani sulla sinistra,  girare in salita a sinistra alle sue spalle seguendo l’indicazione “strada interna”. Dopo nemmeno 50 metri, imboccare a destra la prima strada che si incrocia nei pressi di un piccolo parco giochi con il  cartello “strada privata”. Si tratta di una tranquilla carrareccia che non presenta alcun pericolo e che in pochi passi permetterà di raggiungere un piccolo altipiano fra i campi godendo dei primi paesaggi collinari della valdarno. La strada è di collegamento per l’isolata villa che si raggiungerà dopo circa dieci minuti di cammino dopo aver superato (alla propria sinistra) un rudere senza tetto e un paio di rimesse agricole in vendita. Guardando il cancello grigio della villa 20 metri più avanti, scendere sulla via sterrata alla propria sinistra che si butta fra la vegetazione.

Poco dopo aver superato una serie di pollai privati alla propria destra, ci si ricongiungerà con una grossa strada sterrata, continuazione della strada interna abbandonata all’altezza del parco giochi. Imboccarla andando verso destra e camminare per quasi 1 km fra i campi coltivati incontrando diverse ville di un bel giallo accesso alla propria sinistra.

Raggiunto il bivio con un sentiero che scende da sinistra si potrà scegliere fra due opzioni.

Il bivio è riconoscibile grazie ad una palina CAI rossa e bianca con doppia freccia che indica in entrambe le direzioni.

Se si vuole optare per una soluzione più avventurosa, imboccare il sentierino, seguendo la freccia in salita verso sinistra, buttandosi fra la vegetazione boschiva. In tal caso risulterà molto utile la traccia Gps mappata per questo percorso.

La seconda opzione invece, più pratica e agevole, è quella di continuare dritto per un altro chilometro sul lungo sterrato per andare ad incrociare la SP6 verso sinistra. Da lì ci si potrà poi ricongiungere con il resto del percorso più avanti.

Salire quindi lungo il sentierino per circa 300 metri e abbandonarlo poi nel momento in cui piega a gomito verso sinistra. Affrontare il bel campo di alberi che si apre in quel punto tenendo la propria destra.

Percorre tutto il campo sul lato corto fino al fondo per poi seguire l’andamento naturale della collina che obbliga verso la propria destra. Percorrere il campo anche in tutta la sua ampiezza e con l’ausilio del Gps, seguire fra la vegetazione la traccia di un sentiero quasi del tutto scomparso.

Dopo qualche curva fra la fitta vegetazione, risalito il crinale, si incontrerà dopo un centinaio di metri di rettilineo, la rete metallica di una proprietà che sbarra il passo. Proseguire a sinistra lungo la rete sullo stretto sentierino praticato dai cacciatori di questa zona. La vegetazione fitta di peri selvatici pruni e ginestre, renderà qualche passaggio poco agevole, ma si potrà comunque, con un minimo di attenzione aggirare tutta la proprietà privata tenendosela a destra.

E’ questo anche il modo per godere del primo paesaggio aperto sulle famose balze visibili dall’altra parte della valle fra i rami degli alberi. Si tratta di bizzarre conformazioni di color ocra dovute all’erosione del terreno.

Concluso il secondo lato della proprietà, camminando sempre sullo stretto sentierino, scendere a sinistra nel bosco, in prossimità di un piccolo slargo qualche passo più in basso. Continuando a seguire la traccia poco leggibile dei cacciatori ci si ritroverà nel pieno del bosco per poi affrontare un percorso che scende dritto in una valletta ombrosa e umida. Dopo nemmeno 300 metri, si riguadagnerà la luce del sole sbucando in un prato proprio ai piedi di una piccola balza posta in alto alla propria destra. Con pochi passi in salita si potrà raggiungerla per vederla da vicino.

Continuando invece a seguire l’andamento della valletta, su un percorso decisamente più leggibile e in discesa, si sbucherà ai piedi di una collina dominata da un altro grosso complesso di balze. Ai piedi della terra erosa un filare di ulivi.

Seguire ai piedi della collina puntando i tetti di case che si vedono sullo sfondo. In prossimità delle costruzioni si ritroverà una stretta carrareccia bianca che gli passa proprio di fronte.

Continuare su di essa per meno di un chilometro tenendo la destra fra i campi assolati per poi intersecare la SP7.

Anche se priva di marciapiedi, si tratta di una provinciale non troppo trafficata e quindi non particolarmente pericolosa. Si potrà comunque percorrerla (girando verso destra) camminando nel mezzo dei campi che la costeggiano. Giunti al primo bivio, la SP7 continua verso sinistra risalendo le colline in direzione Persignano. Continuare invece dritto su quella che diventa SP6

Dopo circa 400 metri -sempre fra i campi- si incontrerà una piccola sterrata alla propria sinistra ben riconoscibile per la presenza di una centralina elettrica color ocra sostata dalla provinciale che si punterà per passarvi al di sotto. A questo bivio si incontrerà anche un altro cartello del CAI (decisamente più leggibile del precedente) riportante l’indicazione del sentiero n.35.

(E’ questo il punto in cui si riprenderà la via giusta di questo percorso nel caso in cui si sia scelta l’opzione di andare dritti in precedenza)

In circa 500 metri di sterrato, passare di fronte ad una grossa casa colonica in stato di abbandono con un pozzo di fronte. Proseguire dritto tenendosela a sinistra per raggiungere poi un bivio che a sinistra sale verso una vigna. (Abbandonare così la palinatura del sentiero n.35) Un grosso rettilineo di servizio l’attraversa nella sua interezza. Giunti in cima al vigneto piegare a destra seguendo il sentiero che si butta nuovamente fra boscaglia e camminare così su una comoda sterrata ombrosa che in circa un quarto d’ora sbucherà nei pressi di un grosso edificio ristrutturato dalla bella piscina affacciata sulle colline di fronte.

La sterrata porterà proprio di fronte all’ingresso del lussuoso B&b in località Antico Borgo Poggitanzi sull’asfalto.

Superare il lungo edificio con circa 50 metri per poi abbandonare subito l’asfalto scendendo a sinistra lungo il sentiero che passa in mezzo agli ulivi.

Dopo circa 300 mt si sbucherà nuovamente sulla SP Setteponti proprio ai piedi di un piccolo ponte stradale.

Girando in salita sulla tranquilla provinciale di collina si raggiungerà la frazione di La Malva camminando comodamente fra gli uliveti che la costeggiano. Alcuni passaggi sull’asfalto saranno comunque obbligati. La strada è tortuosa e in alcuni punti richiede attenzione cambiando lato a seconda dei casi, ma offre bei paesaggi sulle colline in direzione di San Giovanni Valdarno correndo lungo un lungo crinale.

Non abbandonare più l’asfalto per circa 1,5 km fino a raggiungere il bivio che scende a sinistra in direzione del borgo di Piantravigne. Si tratta di una quieta secondaria in discesa fra gli ulivi. Dopo aver superato un grosso, alto e grigio edificio residenziale in mezzo stato di abbandono si raggiungerà il piccolo borgo. Alla propria destra si aprirà la veduta incantevole sul luogo più suggestivo dell’Area naturale protetta di interesse locale Le Balze, ben distinguibili sul fondo.

Poco prima della strettoia che entra in paese si segnala quindi un sentierino che permette di inoltrarsi nel parco in discesa, palinato in rosso e bianco come sentiero n.51.

Per tornare invece a San Giovanni Valdarno per concludere la gita basterà continuare in discesa fra le strane conformazioni argillose a forma di torrette e ricongiungersi a valle (dopo circa 4 Km) con la grossa strada principale che passa proprio di fronte ad una vasta isola ecologica sulla collina.

Seguire il percorso del torrente borro Riofi fino a raggiungere il piccolo ponticello che lo attraversa a sinistra in località Badiola per poi puntare verso il centro paese.

Superare la ferrovia e l’autostrada passandovi al di sotto e poi camminare sulla ciclabile del lungarno Sette Fratelli Cervi fino a raggiungere il ponte Sandro Pertini.

Girare a sinistra camminando sulle rive dell’Arno sul lungarno Don Giovanni Minzoni per poi attraversare la grossa strada e inoltrarsi nel paese di San Giovanni Valdarno.

La stazione Fs sarà facilmente raggiungibile tagliando per le stradine a ridosso del centro, seguendo le indicazioni stradali per la stazione.

Rifugio Don Barbera – Realdo

Bellissima tappa, non impegnativa, in cui praterie, rododendri e larici fanno da sfondo a paesaggi meravigliosi.

Dal rifugio Don Barbera il sentiero sale verso il Colle del Signori (2111 metri s.l.m.) e attraversa la strada sterrata (strada ex-militare che collega Monesi al colle di Tenda). Si prosegue in direzione del panoramico colle delle Selle Vecchie (Col de la Celle Vielle, 2099 metri s.l.m.) dove si ignora la traccia che scende a sinistra per Upega, sulla sottostante rotabile ex-militare, e si continua dritto (Foto 1/2 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

In questo tratto si incontra la vegetazione alpina delle formazioni erbose calcicole e tra le numerose specie è possibile riconoscere il camedrio alpino (Dryas octopetala – Foto 3 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), il ranuncolo di Séguer (Ranunculus seguierii), la piccola petrocallide dei Pirenei (Petrocallis pyrenaica – Foto 4 – Noemie Fort – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), l’astragalo di Gaudin (Oxytropis helvetica), la pedicolare di Allioni (Pedicularis allionii – Foto 5 – Noemie Fort – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) e la gentiana primaverile (Gentiana verna – Foto 6 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Proseguendo dritto si raggiunge la Colla del Vescovo (Col de l’Evêque, 2158 metri s.l.m.) per poi risalire nuovamente fra i larici e raggiungere i ruderi di vecchi baraccamenti militari (2260 metri s.l.m.). Si lascia a destra il sentiero che scende al piccolo borgo di Morignole, frazione di La Brigue e proseguendo lungo lo spartiacque si raggiungono prima Cima di Velega (2386 metri s.l.m.) e, dopo una corta discesa, le pendici di Monte Bertrand (2481 metri s.l.m. – Foto 7 – Roberto Pockaj – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Si tiene la sinistra sul versante italiano (a destra il sentiero raggiunge la vetta del monte Bertrand) seguendo il sentiero che perde quota grazie ad alcuni tornanti per aggirare un salto di roccia, fino a raggiungere il pianoro di Colla Rossa (2175 metri s.l.m. – Foto 8 –  Roberto Pockaj – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), caratterizzato dalla presenza di fini detriti di argilliti rossastre.

In questo tratto il sentiero attraversa la parte alta del Bosco delle Navette  (Foto 9 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), caratterizzato da larice (Larix decidua), abete bianco (Abies alba) e da popolamenti di rododendro (Rododendron ferrugineum). A Colla Rossa è presente una delle stazioni più importanti del senecio di Persoon (Senecio persoonii – Foto 10 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) entità endemica esclusiva delle Alpi Liguri, presente in sole 5 stazioni al mondo.

Sul valico si prosegua dritto, ignorando la traccia a destra per Morignole e la traccia a sinistra per il Poggio del Lagone e Upega. Il sentiero prosegue sul versante italiano, lungo lo spartiacque che attraversa le pendici di cima Missun (2356 metri s.l.m.) e che raggiunge il Passo di Tanarello (Pas du Tanarel, 2040 metri s.l.m. – Foto 11 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime)  dove si trovano alcuni ruderi militari e un alpeggio.

Rifugio Piero Garelli – Rifugio Don Barbera

Dal Rifugio alpino Piero Garelli, in alta valle Pesio, il sentiero risale fra grandi massi morenici, costeggiando le pareti quarzitiche dei Rastelli di Sestrera fino a raggiungere l’omonimo colle chiamato anche Porta Sestrera  (2225 metri s.l.m.), spartiacque tra valle Pesio e valle Ellero.

L’ambiente è rappresentato da praterie e pascoli caratterizzati dal nardo (Nardus stricta), una piccola graminacea a foglie rigide e sottili non apprezzata dal bestiame. Risalendo i grossi blocchi silicei si incontrano specie erbacee comuni come la felcetta crespa (Criptogramma crispa), l’astragalo spinoso (Astragalus sempervirens), la cariofillata montana (Geum montanum) insieme ad arbusti come il rododendro (Rhododendro ferrugineum) ed il fior di stecco (Daphne mezereum). Vicino le sorgenti o i rivoli d’acqua sono presenti la piccola draba gialla (Draba aizoides), la sassifraga stellata (Micranthes engleri) e la carice fosca (Carex nigra) dalle glume verdi e nere.

Oltre Porta Sestrera (Foto 1 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) il paesaggio cambia: senza grossi saliscendi grazie ad una morfologia più dolce si procede tra praterie d’alta quota e puntando a Colle del Pas. In lieve discesa tra i pascoli si incontra il bivio del sentiero per rifugio Havis de Giorgio-Mondovì. Tenendo la destra si procede a mezza costa  seguendo l’indicazione per il Colle del Pas.

L’itinerario raggiunge il laghetto di Rataira (Foto 2 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), circondato dalla tipica vegetazione delle zone umide d’alta quota caratterizzata dai bianchissimi eriofori (è presente il raro Eriophorum scheuchzeri) lungo le sponde e, in acqua, dalle foglie nastriformi dello sparganio a foglie strette (Sparganium angustifolium). Continuando il sentiero raggiunge il panoramico Colle del Pas (2340 metri s.l.m.  Foto 3 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), spartiacque tra l’alta valle Ellero e l’alta Val Tanaro. Oltre il colle, si scende alla Conca di Piaggiabella e si raggiunge un bivio: a destra  una stretta valletta sale verso il Colle Palù (2485 metri s.l.m.) e segna la via per raggiungere la vetta del Marguareis (2651 metri s.l.m.), la più elevata delle Alpi Liguri.

 Per gli escursionisti che desiderano recarsi direttamente al rifugio Don Barbera, evitando così la salita al Marguareis, è necessario proseguire dritto seguendo il sentiero. Si raggiunge un secondo bivio indicante a sinistra il Passo delle Mastrelle. Si tiene la destra procedendo a mezza costa fino alla sella in prossimità del Dente di Framalgal (2100 metri s.l.m.) e continuando fra i prati si raggiunge la vecchia mulattiera proveniente da Carnino superiore (2000 metri s.l.m.). Continuando a tenere la destra si arriva in leggera salita al Rifugio Don Barbera (2079 metri s.l.m.).

Questa parte dell’itinerario offre la possibilità di osservare le bellissime fioriture delle praterie calcifile di alta quota caratterizzate dalla presenza della stella alpina (Leontopodium alpinum), dell’astro alpino (Aster alpinus), della genziana delle Liguria (Gentiana ligustica) e della bartsia delle Alpi (Bartsia alpina).

 In condizioni di tempo favorevoli è fortemente consigliata la salita al Marguareis, seguendo il sentiero che a destra rispetto al bivio, risale il Canalone delle Capre (Foto 4 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) fino al Colle Palù (2485 metri s.l.m.). Dal passo si prosegue a mezza costa  fino al Colle dei Torinesi (2448 metri s.l.m.) dove è presente il bivio (2500 metri s.l.m.) che ci indica a sinistra il Colle della Gaina e che porta al Rifugio Don Barbera.

In luglio queste praterie ospitano delle splendide fioriture multicolori. Si possono osservare tra le tante presenti l’anemone dai fiori di narciso (Anemonastrum narcissiflorum), il senecione capitato (Tephroseris integrifolia subsp. capitata – Foto 5 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime), la genzianella di primavera (Gentiana verna); sulle rocce calcaree sono presenti la sassifraga delle rocce (Saxifraga paniculata), la primula impolverata (Primula marginata) e le vedovelle minori (Globularia repens – Foto 6 – Brenton Lemesurier – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Si segue dritto verso la cima del Marguareis.

Alla base della salita, sui detriti calcarei, si possono osservare la splendida campanula di Allioni (Campanula alpestris – Foto 7 – Ivan Pace- Archivio Ente Parco Alpi Marittime) e l’aglio dai fiori di narciso (Allium narcissiflorum – Foto 8 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) mentre sulle rocce è presente l’assenzio rupestre (Artemisia umbelliformis subsp. eriantha). Tra le entità vegetali che si incontrano salendo verso la vetta si segnalano la sassifraga meridionale (Saxifraga callosa), la stella alpina (Leontopodium alpinum), il ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris), la valeriana saliunca, la potentilla di Valdieri (Potentilla valderia), l’achillea erba rotta e il caglio del colle di Tenda (Galium tendae).

Il sentiero sale tra rocce e detriti e raggiunge Punta Marguareis (2651 metri s.l.m.) dove è presente una grande croce metallica. Nelle giornate di bel tempo dalla cima è possibile ammirare le principali montagne dell’arco alpino occidentale tra cui il gruppo del Monte Rosa, il Gran Paradiso, il Monviso. Volgendo lo sguardo a sud spesso si arrivano a vedere le montagne della Corsica, distanti circa 200 km.

Dopo aver goduto della splendida vista si prosegue scendendo lungo il sentiero già percorso in salita fino al bivio alla base dei detriti calcarei. Si segue a destra in direzione colle della Gaina (2358 metri s.l.m. – Foto 9 – Ivan Pace – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Dal Colle della Gaina la discesa prosegue  fino al Rifugio Don Barbera (2079 metri s.l.m. – Foto 10 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Rifugio Pian delle Gorre – Rifugio Piero Garelli

Dal Rifugio Pian delle Gorre (località Certosa, 12013 Chiusa Di Pesio CN, 1032 metri s.l.m.), seguire le indicazioni per Rifugio Garelli: seguendo un tratto della carrareccia ex-militare, in circa 20 minuti a piedi in leggera salita si raggiunge la località Saut,  ben visibile e posta vicino al rifugio.

Salendo l’ambiente è caratterizzato dal bosco misto di latifoglie, tipico dei luoghi più freschi ed ombrosi, vicini ai corsi d’acqua. Il bosco, tutelato dalle direttive comunitarie come habitat prioritario (Direttiva 92/43/CEE “Habitat”), ospita una biodiversità vegetale molto elevata ed è costituito prevalentemente da aceri, olmi, tigli, frassini e ciliegi selvatici. Dalla seconda metà di luglio ai primi di agosto è possibile ammirare tra le specie erbacee la fioritura della bellissima campanula maggiore (Campanula latifolia – Foto 1 – Giorgio Pallavicini – Archivio Ente Parco Alpi Marittime).

Raggiunto lo spiazzo del Saut, se si continua dritto per pochi metri  seguendo la strada sterrata si raggiungono le spettacolari Cascate del Saut (1184 metri s.l.m. – Foto 2 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) che danno il nome all’intero vallone. La parola “saut” in dialetto piemontese significa salto, ed è riferita al suggestivo salto d’acqua della cascata.

Tornando allo spiazzo del Saut si seguono le indicazioni in direzione del Rifugio Piero Garelli, prendendo la mulattiera che sale (in destra orografica) attraverso il bosco di abete bianco e faggio, fino alla grande passerella in legno sul Rio Sestrera, per raggiungere in circa 20 minuti la radura di Gias sottano di Sestrera (1331 metri s.l.m.).

In prossimità del gias è possibile vedere come la vegetazione sia composta prevalentemente da specie vegetali nitrofile, tolleranti alte concentrazioni di composti azotati. Tra le specie presenti si riconoscono il romice alpino (Rumex alpinus), lo spinacio selvatico (Blitum bonus-henricus), il ranuncolo a foglie di platano (Ranunculus platanifolius) e un po’ più a monte lo spinoso cardo personata (Carduus personata subsp. personata) e l’angelica selvatica (Angelica sylvestris).

Presso la fontana del gias la mulattiera si biforca,  mostrando a destra il sentiero che scende dal vallone del Marguareis. Si prosegue dritto e ci si inoltra nuovamente nell’abetina (Foto 3 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime)  salendo nel bosco fino a si raggiungere un nuovo bivio (1500 metri s.l.m.), questa volta per il Gias della Costa . Si prosegue sulla destra per il Rifugio Piero Garelli.

In questo tratto il bosco lascia gradatamente spazio gli arbusti nani come il ginepro nano (Juniperus communis), il rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum), il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) ed il falso mirtillo (Vaccinium uliginosum subsp. microphyllum) insieme alle praterie d’alta quota che ospitano, tra le altre specie l’erba serpentina (Bistorta officinalis), l’arnica (Arnica montana subsp. montana) e la verga d’oro comune (Solidago virgaurea subsp. virgaurea).

Si raggiunge il Gias soprano di Sestrera (1842 metri s.l.m.) posto su un pianoro erboso a dominare la valle.

Il sentiero raggiunge infine il Pian del Lupo, pianoro su cui è situato il Rifugio alpino Piero Garelli (1970 metri s.l.m. – Foto  4/5 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime). A fine maggio, subito dopo lo scioglimento della neve, è facile imbattersi nella stupenda fioritura della fritillaria di Moggridge (Fritillaria tubiformis subsp. moggridgei – Foto 6 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) entità endemica delle Alpi sudoccidentali. Sulla piccola collina accanto al rifugio è situata la prima delle due Stazioni botaniche alpine del Parco naturale del Marguareis, la Stazione «E. Burnat – C. Bicknell». Essa custodisce in pochi metri quadrati moltissime specie delle Alpi Liguri e Marittime, in aiuole organizzate per ambienti, andando a costituire la più numerosa collezione vivente di flora piemontese d’alta quota. Al suo interno crescono spontaneamente diverse specie di orchidee (Leucorchis albida, Dactylorhiza sambucina, Dactylorhiza maculata) insieme al botton d’oro (Trollius europaeus) ed alla calta palustre (Caltha palustris). L’area umida naturale (Foto 7 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime) ospita una delle poche stazioni in cui vegeta il rarissimo tricoforo alpino (Trichophorum alpinum).

L’altra stazione botanica del Parco, la Stazione “Danilo Re” è posta alla base del Canalone dei Genovesi, in un contesto paesaggistico meraviglioso, raggiungibile in 15 minuti seguendo il sentiero in direzione Laghetto del Marguareis (1980 metri s.l.m. – Foto 8/9 – Archivio Ente Parco Alpi Marittime). La Stazione botanica ospita molte delle specie endemiche e/o rare delle Alpi Liguri e Marittime, veri e propri “gioielli botanici” esclusivi della nostra flora.

Alviano Scalo – Alviano

Partiamo dalla Stazione di Alviano, ad Alviano Scalo. Avendo la stazione alle spalle ci troviamo davanti una via dritta che è perpendicolare alla stazione, a sinistra del bar, denominata Vocabolo Stazione Ferroviaria. Arrivati, dopo poche decine di metri, all’incrocio, proseguiamo dritti e anche se troviamo il cartello di Proprietà Privata non ce ne preoccupiamo e andiamo per la via sterrata nei campi. Abbiamo chiesto e le persone del posto ci hanno assicurato di poter passare, che è una via usata dai locali, l’importante è andare a piedi. Passeremo i pannelli fotovoltaici e dopo il grande capannone la strada diventerà più esile e sterrata. Giunti all’Agriturismo Campagna Amica si sale sull’asfaltata e si gira a destra per poche centinaia di metri, dunque si svolta a sinistra seguendo le indicazioni dell’Ippovia Regionale e andando per una strada sterrata.

In breve si arriva ad un bivio che a sinistra si manterrebbe per la sterrata salendo e andando verso Guardea, mentre a destra ci porta sulla strada asfaltata. Prendiamo quest’ultima e andiamo a sinistra sull’asfaltata (prestare attenzione alle automobili) e alla prima strada a destra andiamo in salita, sempre su asfaltata (pendenza del 20%).

Alla fine della salita troviamo un bivio a T a cui andiamo a sinistra. Questa via è comunque poco trafficata ma prestare attenzione lo stesso. Si arriva ad un altro bivio a cui bisogna andare a sinistra in salita, avvicinandoci sempre più ad Alviano, ben visibile. La strada scende, fa alcuni tornanti e risale verso il paese. La nostra mappatura finisce a Piazza Bartolomeo D’Alviano, nel centro storico.

Palermo – Santa Cristina Gela

Il percorso che segue è tratto dal sito internet ufficiale della Magna Via Francigena, visitabile a questo link (http://www.magnaviafrancigena.it/) dove potrete trovare molte più informazioni, come la storia dei paesi incontrati, i servizi e le strutture ricettive lungo la via. Un sito ed un progetto davvero ben realizzati. Per qualsiasi informazione non esitate a contattare l’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia a questa mailcamminifrancigenidisicilia@gmail.com

Qui potete consultare la tappa sul sito ufficiale.

Descrizione del percorso

La prima tappa della Magna Via Francigena inizia dopo la visita della Cattedrale di Palermo, eretta dai Normanni si pensa su un preesistente luogo di culto musulmano. Non lontano si possono visitare i migliori esempi dell’architettura palermitana di periodo medievale, che mescolano le influenza bizantine, le maestranze musulmane e la cultura francese dei Normanni: la chiesa dell’Ammiraglio, San Cataldo, il ponte dell’Ammiraglio, la Cappella Palatina e Palazzo dei Normanni.

La via si incammina oltrepassando Porta Nuova, lungo Corso Calatafimi e prosegue per diversi chilometri costeggiando la zona sud-ovest della città in leggera pendenza per raggiungere dopo circa 7 km, le pendici di Monreale, la Cattedrale istituita dal Re Guglielmo II il Buono come diocesi regia. Lungo il percorso si ha la possibilità di deviare al km 5,6 per visitare la chiesa di Santa Ciriaca, l’antico luogo di culto che ospitò il vescovo di Palermo durante il periodo musulmano. Lo splendido chiostro e i mosaici dell’interno tolgono il fiato al viandante. Da qui l’asfalto fa compagnia al camminatore per molti dei suoi passi. L’uscita da una grande città comporta, ahimè questa condizione da affrontare. Una serie di tornanti attraverso una vecchia trazzera permette di scendere lungo la valle e di raggiungere il fondovalle per cominciare la risalita che conduce alle porte di Altofonte, il Parco di caccia dei sovrani normanni. Si intercetta la Via Ferrovia Est, antica traccia della rotabile che portava verso Corleone ormai diventata una via carrabile. Inizia qui un sentiero di servizio di una vecchia cava abbandonata che permette di scollinare più rapidamente e raggiungere C.da Brigna sulla SP5 costeggiando il bosco. Si supera così Cozzo Rebuttone, cortina montuosa che chiude la Conca d’Oro e si segue la traccia verso la collina che protegge l’abitato di Santa Cristina Gela, scollinando dall’antica trazzera testimoniata ancora oggi dal toponimo della via Altofonte.

Bagnoregio – Civita di Bagnoregio

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Questo percorso è il prodotto di una escursione-esplorazione portata avanti da alcuni camminatori, per ritrovare parti di un percorso che già esisteva, ricreandone una unità percorribile, che la continua erosione del suolo ha sconvolto. Nel contempo l’amministrazione locale motivando per la sicurezza pubblica ha chiuso e vietato parti del sentiero. Per chi affronterà in futuro questo percorso si consiglia che venga applicata molta attenzione, di avere un po’ di dimestichezza con l’orientamento del paesaggio, e in particolare affrontandolo seguendo l’indicazione della traccia del GPX, in quanto l’erosione continua modifica il sentiero e il paesaggio.

CIVITA DI BAGNOREGIO

CIVITA venne fondata circa 2500 anni fa dagli Etruschi, si trova nella Valle dei Calanchi, un’area che si trova tra il Lago di Bolsena ad ovest e la Valle del Tevere ad est, nel Comune di Bagnoregio. E’ costituita da due valli principali: Il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. Questi luoghi in antichità erano attraversati da una strada che collegava la Valle del Tevere con il Lago di Bolsena.

La morfologia di questa area è stata formata dalla continua erosione e dalle frane. Quella argillosa che è la più antica è di origine marina, e costituisce lo strato di base particolarmente soggetta all’erosione; mentre gli strati superiori sono invece formati da materiale lavico e tufaceo. La veloce erosione è dovuta all’opera dei diversi torrenti, dagli agenti atmosferici, ma anche dal disboscamento per opera della mano dell’uomo.

La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante che ha dato vita alle tipiche forme dei Calanchi, rischiando così di far sparire il paese, per questo viene definito: il Paese che muore o la Città che muore.

Il percorso

Parcheggio auto a Piazza Esterzili, ci si dirige a destra prendendo Via Trento e Trieste in salita verso il grande arco di ingresso di Bagnoregio che si trova in Piazza Trento e Trieste.  Attraversandolo si prende Via Roma, strada principale del Paese che seguendola diritta porterà a Civita.  Imbocchiamo Via Roma, Viale Alfonso e Giovanni Agosti, Piazza Alberto Ricci con parcheggio auto a pagamento, ingresso al Belvedere, un accogliente bar, e una stupenda vista panoramica di Civita e Calanchi.  Dal Belvedere con dietro Civita a sinistra una scaletta, al termine di questa una strada asfaltata, la si percorre a sinistra, al termine incontriamo le case della periferia di Bagnoregio, si continua diritto in discesa.

Si cammina fuori dal Ponte a sinistra in discesa, si vede un parcheggio sotto; dopo pochi metri al lato del ponte a sinistra si imbocca un sentiero, lo si percorre in discesa come a tornare indietro, arrivando ad una piccola staccionata e si va a destra.  Andando avanti si vede a sinistra una serie di terrazzamenti in cemento idonei per evitare lo scivolamento della terra verso il basso.  Bisogna considerare che tutto il sentiero che si sta percorrendo è lungo e tortuoso e con il terreno in periodo invernale molto scivoloso perché cretoso.  Si arriva percorrendo in discesa ad un torrentello, lo si attraversa andando di seguito in salita e poi a destra in discesa.  Dopo pochi minuti si intravede in alto il lungo ponte di Civita, il sentiero si trasforma in carrareccia, si prosegue in parallelo ad un torrentello che si trova a destra, dopo un po’ una cascatella a sinistra attira l’attenzione, proseguendo diritto in salita si esce su un piccolo spiazzo dove è situato un cartello con scritto la Via Romea, proseguendo all’inverso dell’indicazione del cartello, sul sentiero un cancello di legno che chiude un recinto di mucche, si attraversa richiudendolo, si prosegue avendo il torrentello sul lato destro.  Ancora si incontra una piccola cascatella a destra, dopo una leggera salita un trivio, si va a destra, si percorrono circa duecento metri tra salite e discese.  Ancora un torrentello che bisogna attraversare per andare in salita a sinistra, percorso sempre tortuoso fino ad un Fosso a sinistra dove un torrentello fa da guida per un buon tratto.  I due torrentelli che sono stati attraversati precedentemente sono il Rio Chiaro e il Rio Torbido.  Si esce su una radura dove alcuni cartelli indicano località come Montisone – Lubriano – Pianale, si prosegue sulla destra dal cartello che indica Montijone, su questo lungo sentiero si incontrano a tratti una serie di cartelli di colore rosso con sopra scritto Pianale pl collocati all’inverso del senso di marcia, si prosegue a sinistra in salita, dopo pochi minuti le prime case di Civita; una cordina bianca fissata su alcuni tondini piantati per terra indicano la possibilità di un sentiero che si percorre con una piccola difficoltà, iniziando il sentiero dei calanchi.  Dal lato destro si vede il Torrione di Civita, si prosegue scendendo a sinistra dal crinale di un Calanco percorrendone la parete per circa duecento metri per poi risalire su un sentiero a sinistra, il quale percorso porta al termine a delle scale in tufo di ingresso secondario a Civita, poi in Via Porta della Maestà, Via Madonna della Maestà, Piazza S. Donato proseguendo fino alla grande porta principale di Civita.  E’ consigliabile una sosta in loco per riposarsi e rifocillarsi scegliendo una delle trattorie del paese, visitare la parte storico-culturale antica per poi riprendere il percorso di ritorno sul lungo ponte che porta a Bagnoregio.  Per tornare indietro a Bagnoregio dal Belvedere è disponibile per chi ne vuole fare uso una navetta-bus.  Usciti dal Belvedere si prosegue sempre diritto lungo il Viale Alfonso e Giovanni Agosti, che abbiamo percorso inizialmente, dirigendoci verso il parcheggio auto sito in Piazza Esterzili di Bagnoregio.

San Quirico di Vitozza – Pitigliano

Ci troviamo nella piazza principale di San Quirico, Piazza della Repubblica.Prendiamo, all’ incrocio conVia di Vitozza, un passaggio pedonale cementato con un corrimano che sale,ovvero la stradinacon i cartelli “Parco Archeologico Città del Tufo” e un albero di nespolo affianco. Una volta salite le scale si attraversa la strada con il passaggio pedonale e si arriva in via delle Povere e la si imbocca.Continuando lungo la strada non si prende la prima biforcazione a Y che sale in alto, ma si continua sulla strada cementata sempre mantenendo la sinistra.Si lascia la strada asfaltata per trovare una strada sterrata costeggiata da bellissime querce e anche da un boschetto coltivato delle medesime.

Durante questa strada si costeggiano dei prati coltivati e delle vigne per poi arrivare in un boschetto di pini che circonda una casa e davanti questa casa un prato dove ci sono delle arnie per fare il miele. In prossimità della casa si incontra un incrocio.Questo incrocio è all’ incirca a un chilometro da San Quirico e bisogna andare dritti. Dopo 200 metri circa la strada comincia a scendere. Dopo breve troverete 2 colonne con scritto “Proprietà privata”, non vi preoccupate: continuate e troverete l’entrata della fattoria “Giorgetto”. Qui continuate per la strada che costeggia la fattoria a sinistra. Proseguendo troverete un capannone dell’ azienda fattoria” Giorgietto” sulla propria destra . La strada  che si percorre presenta un viale dove hanno piantato dei giovani allori e in lontananza si possono vedere  le montagne del territorio toscano. E’ bene sapere che se ha piovuto tanto il terreno può diventare molto fangoso in questo tratto. Il paesaggio circostante è bellissimo, ci sono pini marittimi  e grandi campi  e in lontananza delle vigne. Continuando per la strada, sulla sinistra, ci sarà e vi accompagnerà per  un bel tratto una grande coltivazione di giovani ciliegi. Dopo la piantagione di ciliegi   sui lati della strada si troveranno delle fratte di rovi ,  ma la strada sarà sempre comoda da percorrere . Il percorso presenterà  un piccolo ponticello con un fosso sotto , lo si attraversa ,subito dopo si vedrà sulla destra una bellissima quercia  solitaria  in un campo coltivato e continuando per circa 50 metri sulla sinistra  troviamo un casale adibito alla rimessa del fieno. Si oltrepassa  il capanno e si continua sulla strada sterrata. Dopo circa 200 metri la strada comincia a scendere un pochino costeggiata da piccole  querce giovani . La strada sterrata cambierà e  ci immettiamo in una strada di ghiaia  bianca dove c’e una  villa con l’insegna “ Airone” circondata da una bella coltivazione di Ulivi . La campagna circostante cambia con la coltivazione di ulivi e ci lasciamo alle spalle così   villa “Airone” e un’altra casa in fase di costruzione . Possiamo trovare inoltre sulla strada di ghiaia bianca  una ruolotte sulla propria sinistra come un punto di riferimento.

Si Arriva così all’ abitazione la “buca dei fiori” dove una volta davanti dobbiamo svoltare a sinistra per la strada  che poi diventa asfaltata e scende.  Continuiamo così per una bella discesa  dove troverete ad un certo punto una staccionata di legno che la delimita, dobbiamo fare attenzione che questa strada   può essere molto trafficata. Sul lato sinistro della strada asfaltata scorre un bel fiumiciattolo e si vede che è una strada antica per la presenza di tagliate di tufo etrusche .  Finita la discesa si passa sopra un ponticello e dopo 20  metri si trova il cartello indicazioni turistiche  villa Relais “ORIENTINA” e si prosegue costeggiando villa relais “Orientina”  sulla destra . Continuando la strada si arriva davanti ad un palazzetto in fase di costruzione dove si oltrepassa e si continua  sulla sinistra. La strada che percorriamo si inoltra nel bosco costeggiata sempre dal  fiumiciattolo e passa all interno dell’  antica  forra. Il fiumiciattolo che ci accompagnerà è il Prochio. Passeremo per un piccolo prato arriveremo su un ponticello in legno e lo attraversiamo. Ci sono visibili cartelli per le vie trekking . La strada del bosco prosegue e arriveremo al torrente Prochio che scorre ora più forte sulla vostra sinistra .All’ altezza di un muretto a secco troverete le indicazioni su un albero e su un tronco  di vie  trekking,  quindi dobbiamo cominciare a salire per il sentiero in alto. Il sentiero continua in alto ,il prato rimane sempre sulla nostra sinistra mentre sulla nostra destra il muretto e il bosco. Il sentiero praticamente che stiamo percorrendo costeggia una tagliata di tufo e prosegue per un bel pezzo al disopra del prato e del torrente Prochio entrambi sulla sinistra, si arriva  davanti ad un cancelletto in ferro che si può aprire e proseguire diritti  scendendo in basso sulla propria sinistra.  Dopo una quindicina di metri troveremo un altro cancello con scritto  “chiudere per favore  animali liberi al pascolo”. Questo non ci ostacola la strada ma si può aprire e richiudere  e possiamo proseguire diritti. Incontreremo lungo il sentiero sulla nostra  destra un antico rudere di una casa color giallo ocra situato in un prato dove troveremo una roccia a un certo punto con indicazioni per il trekking dove la strada scavallerà in  un piccolo dosso, proseguiamo scendendo dopo il dosso e arriveremo quindi ad un passo sopra il torrente e riprendiamo  la strada che risale. Passando un altro prato dove ce la possibilità di vacche al pascolo incontriamo un cancelletto di pietra,legno e ferro , lo superiamo, e seguiamo il sentiero  che passa  in mezzo ad un grande prato in mezzo alle due forre. La strada comincia a scendere.  Si arriva ad un guado del fiume Prochio, si oltrepassa  e si ritorna in un altro prato. Si attraversa il prato, si troverà sulla vostra destra un sentiero segnalato dalle vie trekking su una radice e lo si imbocca .Si continua lungo il sentiero in salita dove troveremo sulla destra delle antiche e bellissime  grotte etrusche . Si incominciano a vedere le prime case moderne  di Pitigliano in alto sulla propria  destra . Arriveremo ad un certo punto sopra un ponte  di cemento, si oltrepassa e dopo circa 100 metri tra le case di Pitigliano si arriva a via Santa Chiara, la si prende a sinistra  e si scende davanti al civico 297 proprio davanti alla Croce Oro di Pitigliano.

Si percorre la strada dove a destra il panorama di Pitigliano e a sinistra il paese che svetta in alto, e dopo  una decina di minuti di camminata per la via del bel vedere si arriva  all’ entrata  di Porta Sovana per il centro storico di  Pitigliano. Prendendo l’antica scalinata medievale si trova  via Aldobrandeschi e praticamente si è entrati nel bellissimo centro storico del paese. Percorrendo il centro storico di Pitigliano si arriva fino alla piazza principale del paese, piazza della Repubblica , dove come segno distintivo c è un asino in ferro davanti al bel vedere.

Siamo così giunti a destinazione.

Manciano – Saturnia

Percorso di facile escursionismo che si svolge interamente nel comune di Manciano in un contesto collinare dai vasti panorami, in gran parte su strade sterrate. Fa parte del più lungo itinerario Vetta Mare (dall’Amiata all’Argentario) di cui sono presenti cartelli segnaletici; resistono alcuni segnavia della Provincia di Grosseto.

Saturnia è la città di arrivo dell’antica via Clodia di cui il percorso qui descritto rappresenta l’ultima tappa. In un lavoro, che è al momento in avanzata fase di lavorazione, verrà descritto diviso per tappe un itinerario oggi percorribile a piedi da Roma a Saturnia ricalcando – nei limiti del possibile –  l’antica via Clodia.

Difficoltà: E. Tempo netto 4 ore e dieci minuti. Distanza: km 14,5. Dislivello 250 metri in salita; 380 metri in discesa. 50% natura

Dal centro di Manciano (444 m) si imbocca la strada provinciale per Montemerano passando davanti al nuovo edificio della Coop ed alla pompa di benzina della Kaloroil. Dopo circa 500 metri si va a destra per viale Europa in lieve salita su asfalto sino alla stazione di stoccaggio del GPL dell’Eni ed alla caserma dei VVFF. Qui finisce l’asfalto (30 minuti).

Si prosegue, dapprima ancora in leggera salita e poi in discesa, con belle viste sulla valle dell’Albegna e sull’Amiata. Si raggiunge senza possibilità di errore l’incrocio con una piccola asfaltata con cartelli stradali per Manciano e Montemerano (40 minuti).

Si prosegue dritto per la sterrata in discesa con vista sui paesi di Saturnia e Montemerano cui si perviene dopo aver incrociato la provinciale che va percorsa verso destra per un breve tratto fino a giungere al cartello stradale che indica in salita a sinistra il centro storico (40 minuti).

Si seguono le indicazioni e si sale giungendo alla porta di ingresso del delizioso borgo di Montemerano, chiuso al traffico veicolare. Si supera la porta e dopo pochi metri si va (ancora in salita!) a destra per raggiungere la piazza del Castello, la si attraversa e si scende sulla sinistra fino alla chiesa di san Giorgio, posta nei pressi dell’altra porta di accesso al paese. Di qui in discesa, a tratti ripida, tenendosi a destra al primo bivio, si raggiunge la SP Scansanese che viene percorsa verso destra per 100 metri fino al bivio con la provinciale (SP 10 Follonata) che porta a Saturnia (30 minuti).

Si va quindi a sinistra per la SP Follonata per 1,2 km girando poi a sinistra su una sterrata (cartelli). Dopo circa 30 minuti, subito prima di un podere rosso sulla sinistra e in corrispondenza di un vigneto si piega leggermente a destra su un pratino (un recente cartello leva ogni incertezza!), bordato da alberi sulla destra. Si prosegue seguendo un viottolo in discesa che con marcate svolte porta al guado del torrente Stellata (di solito è necessario bagnarsi i piedi, l’acqua è ancora tiepida avendo raccolto 2 km a monte le acque dei Bagni di Saturnia; di recente è stata messa una precaria passerella in legno) (60 minuti).

Si risale sull’altra riva proseguendo per campi, sempre seguendo i cartelli, mano a mano alzandosi verso il paese di Saturnia, ormai vicino, con belle viste. Si lascia sulla sinistra la discesa verso il guado dell’Albegna ed in breve si giunge a Saturnia (294 m) (50 minuti).

Sorano – Castell’Ottieri

Percorso di facile escursionismo che assicura un rapido collegamento tra Sorano ed il borgo di Castell’Ottieri, con castello di origine medievale. Dopo i vicoli di Sorano e la discesa fino al fondovalle, si percorre la bella e poco conosciuta via cava di san Valentino (altrimenti detta di san Carlo) e poi si prosegue su sterrate con brevi tratti di asfalto. Lungo il percorso occorre superare due guadi, che in condizioni normali sono decisamente agevoli. Lungo il percorso si incontra segnaletica verticale (targhe e cartelli) sia della provincia di Grosseto che della nuova RET, Rete Escursionistica Toscana.

Distanza: km 8. Dislivello 230 metri in salita; 160 metri in discesa. 

Dalla piazza Pietro Busatti di Sorano, realizzata in epoca risorgimentale (360 m), si entra nel centro storico per la porta ad arco (bella vista a sinistra sul poggio di san Rocco); al primo bivio si va a destra in lieve salita e poi, subito dopo la chiesa parrocchiale, si segue la strada che piega a destra; si lascia sulla sinistra il Masso Leopoldino e, al successivo bivio, di nuovo a destra in marcata discesa fino a lasciare il paese attraversando la Porta dei Merli. Continuando a scendere si raggiunge il fondovalle, si volta a sinistra e si supera il ponte sul fiume Lente, con vista scenografica su tutto il paese di Sorano (20 minuti).

Subito dopo il ponte si va a sinistra e poco dopo si supera un ponticello sull’affluente Castel Sereno. E’ possibile una deviazione proseguendo dritti, in salita inizialmente lieve, raggiungendo la rinomata via cava di san Rocco.

Seguendo invece il nostro itinerario si piega a destra (pannello esplicativo), si ignora un sentiero che si apre verso sinistra (un cartello indica la via cava di Laterini), si supera un altro piccolo ponte e si imbocca la via cava di san Valentino (o di san Carlo). Si prosegue quindi in salita, a tratti ripidamente, lungo la sinuosa via cava senza possibilità di errore (a circa metà possibile deviazione per visitare l’antico abitato di san Carlo). Allo sbocco della via troviamo un altro pannello ed un podere sulla destra (20 minuti). Qui il percorso diventa meno ripido e il sentiero si trasforma in una sterrata (belle viste sulla valle del torrente Castel Sereno); si raggiunge un bivio (440 m), ormai quasi in piano, e si prosegue dritti lasciando a sinistra l’accesso ad un fondo privato.

Siamo ormai in vista della frazione di san Valentino; ad un primo bivio si va dritti su asfalto in lieve salita, si trascura un successivo bivio a sinistra che porta all’abitato per continuare dritti nuovamente su sterrato (via c.s. Casa Cardinale) (35 minuti). Si prosegue ora in piano sino ad intercettare la strada provinciale, qui si va a destra su asfalto fino al fontanile dei Mulini posto sulla sinistra della strada (20 minuti); si imbocca la sterrata a fianco dell’ex mulino (segni bianco rossi, che poi proseguono – poco frequenti – lungo il percorso) e dopo un lungo tratto si passa accanto ad una caratteristica ripa in tufo, si guada due volte il torrente e, con breve salita, si raggiunge la strada provinciale (targa segnaletica prov. Gr, 440 m) (25 minuti).

Di qui si va a sinistra su asfalto in lieve salita per 800 metri, dopo di che si imbocca uno stradello sulla sinistra che supera un ponticello sul torrente (segno bianco rosso sul muro di fronte), si va a destra e si raggiunge la parte bassa del paese. Su asfalto si prende Via del Borgo ed in breve si raggiunge la Rocca con il borgo vecchio di Castell’Ottieri, all’interno di poderose mura (470 m) (30 minuti).

Sorano – Pitigliano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, che segue in gran parte l’itinerario denominato “Primitivo” che mountain bikers della zona tengono fruibile; è presente una buona segnaletica verticale, carente in alcuni tratti per chi volesse percorrere l’itinerario nella direzione opposta. Viene percorsa dapprima la valle del fiume Lente (che sbocca nella Fiora) e del suo affluente Caleno e, successivamente, al di là della strada provinciale, la valle del torrente Prochio che si getta nella Lente con una bella cascata sotto il paese di Pitigliano.

Difficoltà: E. Tempo netto 3 ore e 20 minuti. Distanza: km 10,5. Dislivello 340 metri in salita; 435 metri in discesa

Dalla piazza risorgimentale di Sorano (360 m) si procede in direzione S verso la piazza del Comune; si prende poi a destra, in direzione del paese nuovo, la via Giuseppe Mazzini fino a Largo Gramsci con splendida vista sulla valle del fiume Lente.  Di qui si va a sinistra traversando via Garibaldi e poco dopo, sullo stradello che scende verso orti e grotticelle, si incontra un cartello che indica “Primitivo 1 Antea”, difficoltà Alta. Tale classificazione non deve spaventare in quanto è riferita alle biciclette. Lo stradello è dapprima in piano e poi, andando a sinistra ad un bivio, a tratti in ripida discesa con svolte verso un piccolo torrente (che si getta poi nel Caleno) che viene costeggiato in un bel bosco di ontani, carpini e castagni fino ad un piccolo slargo; qui si va a destra. Una possibile breve deviazione verso sinistra ci porterebbe, una volta superato un agevole guado, ad una fornace medievale di calce. Il nostro sentiero prosegue quindi costeggiando il torrente Caleno, che viene superato ad un guado, e raggiungendo un bivio.

E’ consigliabile effettuare una deviazione (40 minuti A/R) prendendo lo stradello verso destra e raggiungendo agevolmente il fiume Lente in un magnifico scenario tra alti rupi e volteggiare di poiane.

Dal bivio si va dritti in ripida salita, su carrareccia; ad una curva possibile deviazione sula sinistra fino ad un bel fontanile, ora secco. Si prosegue fino ad una recinzione nei pressi di una fattoria dove si trova il cartello Primitivo indica la località Fonterosa; si va quindi a destra e, in saliscendi, si gira una prima volta a sinistra e poi a destra, raggiungendo così un campo. Qui occorre fare attenzione e seguire con attenzione i cartelli sino ad uno stradello vicino ad una vigna in località Conatelle, toponimo riportato sui cartelli: si va a sinistra, nei pressi di una casa nuovamente a sinistra sino ad intercettare la strada provinciale che collega Sorano a Pitigliano (1 ora e 50 minuti, 380 m).

Si attraversa la strada e, lasciando sulla destra un agriturismo, si scende verso il torrente Prochio, tenendosi a sinistra ai bivi. Si raggiunge così un’ampia radura (davanti a noi, al di là della radura, un guado con cartelli che porta a Valle Orientina ed al “bagno degli ebrei”), si piega a destra e, seguendo i cartelli che indicano “sentiero del Prochio”, lasciando sempre sulla sinistra le radure che costeggiano il torrente, si raggiunge agevolmente la sopra citata provinciale nei pressi del vecchio mattatoio e del deposito degli autobus del trasporto locale.

Ora – su asfalto – si va a sinistra in lieve salita sino alla curva a gomito della strada, qui a destra e dopo pochi metri si raggiunge la monumentale porta di accesso al paese di Pitigliano (313 m).

Monteriggioni – Siena

Il nostro percorso parte da piazza Roma, al centro del caratteristico borgo medievale di Monteriggioni. Usciamo dal paese, da porta Romana, seguendo le indicazioni per la Francigena. Si incrocia per due volte la strada asfaltata, passando attraverso un parcheggio. Si scende la gola, lasciandoci alle spalle il borgo (che si può ammirare nell’armonia della sua forma), e si risale attraverso una strada di campagna, che ci conduce nel bosco. Il sentiero passa all’interno del bosco, e attraversa ad un certo punto un fosso mediante un ponticello. Si arriva ad una radura, che lascia intravedere i campi sulla sinistra e un piccolo stagno fra gli alberi, e poco dopo incontriamo, sulla nostra destra, un casale; il sentiero sale nuovamente, seguendo il tracciato del metanodotto, fino ad arrivare ad un pianoro, sul quale si trova un maneggio, oltre che qualche abitazione rurale. Si entra ora nuovamente nel bosco, fin quando un cartello non indica una svolta a destra, che, facendoci uscire dall’area boschiva, ci fa attraversare i campi, nell’ambito di un paesaggio, tipicamente toscano, caratterizzato da colline, casali e dalla caratteristica argilla color “terra di Siena”. Saliamo su una collina, scavalcandola, fino ad arrivare ad un casale ristrutturato: intravediamo sulla sinistra una torre medievale in lontananza, oltre a varie ville site sulla sommità delle colline circostanti. Scendendo, svoltiamo a sinistra, incontrando una grossa quercia secolare. Il sentiero continua a snodarsi, e ci porta in prossimità del “castello della Chiocciola”, testimonianza delle contese medievali fra senesi e fiorentini: il nome deriva dalla scala a chiocciola sita all’interno della torre circolare, elemento che spicca sulla struttura. Proseguiamo, costeggiando il muro in pietra, fino a quando, seguendo le indicazioni, si deve girare a sinistra, lungo una strada asfaltata, verso un’altra struttura castellare, detto “castello di Villa”: poco prima, una fontana ci permette di dissetarci. Il sentiero, dopo il castello, si fa più scosceso, scendendo fino a una nuova svolta a sinistra. Traversiamo un campo, mediante uno stretto sentierino che lo taglia, e, in corrispondenza di un quadrivio, giriamo a destra. Il sentiero, che continua a passare per campi, è lambito da un fossato sul lato destro: a mezza via, un ponticello in mattoni. Arriviamo alla strada asfaltata, che prendiamo verso destra, aggirando quello che, fra poco, scopriremo essere il bacino di un antico lago. Dobbiamo ora dirigerci verso l’eremo di San Leonardo al Lago, seguendo le indicazioni, continuando a girare a sinistra (dapprima su strada asfaltata, poi abbandonando quest’ultima): dopo un tratto di sterrata pianeggiante, deviamo sulla destra, salendo, e subito si mostra a noi la struttura della chiesa in pietra grigia. Visitiamo l’eremo, poi scendiamo, questa volta andando verso sinistra lungo una strada ciottolata: siamo ora consapevoli di star aggirando quello che era nel medioevo un lago. Intercettiamo la strada asfaltata in corrispondenza di una struttura detta “Ostericaccia”, un tempo un’osteria, per poi lasciarla sulla sinistra, scendendo. Qui la pianura un tempo occupata dal lago si definisce alla nostra vista, fin quando non incontriamo un monumento, eretto da Leopoldo I in occasione della realizzazione del canale di deflusso delle acque del lago: la galleria attraverso cui defluivano le acque si può visitare (e anche percorrere, se si ha tempo e voglia, per la sua intera lunghezza di due Km) scendendo una scalinata sulla sinistra. Riprendiamo il sentiero, salendo, fino a giungere ad una spianata, con dei casolari: si taglia la strada asfaltata nelle vicinanze di località “il Palazzo”, per poi continuare il sentiero sterrato. Questo ci porta dentro a un castagneto, che lascia il posto a un bosco di pioppi: in autunno, il letto di foglie dorate di offre uno spettacolo senza pari. Dopo il bosco, una strada sterrata lambisce una sorta di circo, un ginestreto , per finire in corrispondenza di un piccolo cimitero. Subito dopo il cimitero, giriamo a sinistra, su strada asfaltata, terminando con una breve salita: in corrispondenza di un gruppo di case, si gira a destra, lungo via delle Coste. La strada asfaltata prosegue fra le case, per poi aggirare una collina, scendendo sulla destra, verso il lago delle Coste: si attraversa il torrente Tessa, poi si sale lungo una strada che lambisce una profonda gola. Poco dopo, un cartello ci indica che stiamo entrando nella città di Siena. Seguiamo sempre via delle Coste, che ci porta in un’area sempre più urbanizzata: ad un certo punto, questa confluisce in via Milanesi, che si prende verso destra: è tempo di salire, attraverso una salita breve, ma intensa, che ci conduce sulla sommità di una collina: davanti a noi si apre la vista sulla città di Siena, di cui si distingue anche il duomo in lontananza. Continuiamo a seguire le indicazioni della Francigena, lungo la strada di Marciano, che ci conducono attraverso le varie vie del centro abitato. Percorrendo dapprima via Cavour, poi Vittorio Emanuele, arriviamo all’antiporta Camollia: dopo di questa, si entra definitivamente nel centro storico per porta Camollia. Seguendo tutta via Camollia, giungiamo finalmente a piazza del Campo, meta del nostro percorso.

Grotte Santo Stefano – Montecalvello

Semplice e piacevole escursione che conduce da Grotte Santo Stefano (VT) al delizioso borgo fortificato di Montecalvello, ricco di bellezza e di storia.

Il percorso

Si parte dal Museo di Mineralogia e Petrografia di Grotte Santo Stefano, dove è possibile parcheggiare l’automobile gratuitamente e facilmente. Guardando il Museo prendiamo la strada a destra denominata Via delle Grazie. Percorrendola per intero arriviamo a intercettare Via del Gioco, da imboccare a destra, prestando attenzione alle automobili, almeno nella prima parte. Dopo il secondo semaforo, quando finiscono le case del paese, prendiamo il marciapiedi a destra fino ad una strada sterrata a sinistra, da imboccare. Si chiama Strada Nozzallo. Arriviamo così in breve ad un primo bivio a cui dovremo andare a sinistra in discesa seguendo il cartello per l’Abitato Etrusco e il Santuario San Salvatore (che in questa escursione però non visiteremo). La vista si fa ampia e in alcuni tratti della strada possiamo vedere Celleno, Roccalvecce e Sant’Angelo. A destra i monti umbri. Ci manteniamo sempre sulla via principale anche quando essa svolta bruscamente a destra, puntando sempre le montagne umbre. Ad un tratto la strada incomincia a scendere e dunque bisogna prestare attenzione se dovesse esser piovuto, potrebbe essere fangosa e scivolosa. Arrivata in fondo la via diventa malmessa e assomigliante ad un sentiero, per poi uscire su di una strada più ampia, sempre sterrata, all’altezza di un ponticello. Qui andiamo a destra in salita. Alla fine della salita, questa via che si chiama Via Forco dei Fossi, intercetta la provinciale, da attraversare soltanto e proseguire avanti a noi, verso la cava. Si arriva così davanti al cancello della cava. Qui c’è un incrocio a T, a cui andare a sinistra. In poche decine di metri si passerà vicino ad un bel casale diruto, dopodiché si svolterà alla prima a sinistra, passando accanto ad un maneggio e ad un terreno per l’educazione cinofila. Giunti di nuovo alla provinciale la si imbocca a destra per poche decine di metri e dunque si entra dentro l’arco di Montecalvello, per poi perdersi nelle sue semplici e deliziose vie e piazzette.

Castrocaro Terme – Dovadola

1 — GPS (N 44° 10’ 17,4” – E 11° 56’ 42,4”)
La partenza ha inizio dalla Fortezza di Castrocaro Terme. Si può parcheggiare con facilità e gratuitamente nello spazio libero davanti alla Rocca. L’antica rupe segnava il confine nel tardo medioevo tra i domini bizantini e territori longobardi; da qui la necessità di costruire un baluardo difensivo per proteggere la corte e cittadini. Da qui si lascia la fortezza a piedi e si scende a destra lungo l’unica strada visibile che porta a Porta dell’Olmo l’entrata posta a oriente dell’antica cinta muraria. Porta dell’Olmo è l’incrocio tra Via San Giovanni Alle Murate, Via del Poggio e Via dell’Olmo.

2 – GPS (N 44° 10’ 15,2” – E 11° 56’ 43,9”)
Lasciamo Porta dell’Olmo e giriamo a destra prendendo il sentiero parzialmente asfaltato che prosegue in direzione del crinale collinare e che costeggia le mura della fortezza fino a raggiungere “Via Bagnolo”.

3 – GPS (N 44° 10’ 17,8” – E 11° 56’ 33,0”)
Si incontra alla fine del sentiero Via Bagnolo su strada asfaltata carrabile. Si prende la strada asfaltata in direzione Dovadola verso sud.

4 – GPS (N 44° 10’ 21.2” – E 11° 56’ 23,9”)
Seguendo il cartello “Croce Gloriosa” e “Sepolcro di Cristo” che indica la strada di ghiaia che parte sulla destra si raggiunge la croce del santo dove si gode un’ottima vista su tutta la vallata.
Dopo aver visitato la croce per una breve sosta si riprende la strada asfaltata di Via Bagnolo e si prosegue in direzione Dovadola.

5 – GPS (N 44° 10’ 12,1” – E 11° 54’ 37,7”)
All’Incrocio con via Zanetta si continua tenere la destra e si prosegue quindi per via Bagnolo.

6 – GPS (N 44° 10’ 11,6” – E 11° 54’ 12,7”)
Si raggiunge il crinale della collina in un punto molto panoramico da cui si possono ammirare i calanchi di montepagliaio e in una giornata tersa la pianura circostante. Si lascia l’agriturismo sulla sinistra e si prosegue sempre sulla stessa strada di Via Bagnolo non più asfaltata ma su terreno sterrato.

7 – GPS (N 44° 9’ 47,4” – 11° 53′ 43.5”)
Si prosegue lungo la strada bianca che porta in direzione dell’eremo di Montepaolo. La strada incrocia un’altra mulattiera ma si continua tenendo la destra e proseguendo per Via Bagnolo.

8 – GPS (N 44° 9′ 15,3” – 11° 52’ 48,9”)
Si raggiunge l’Eremo di Montepaolo dove è possibile fare una sosta. Qui soggiornò per un anno intero Sant’Antonio da Padova e qui nel 1629 si manifestò una guarigione miracolosa attribuibile al santo. L’eremeo è dotato di servizi e un’area di sosta. Da qui si prosegue per l’unica strada asfaltata che parte di fronte alla chiesa e scende lungo la montagna per arrivare a valle. Si prosegue per circa venti minuti fino ad arrivare all’inizio del sentiero che attraverso il bosco può raggiungere il centro di Dovadola.

9 – N (44° 8’ 12,7” – E 11° 53’ 14.3”). A lato della strada asfaltata c’è un piccolo spazio di sosta per automezzi. Qui parte una strada di ghiaia segnalato come “Cammino di S. Antonio”. Dopo circa 200 metri la strada di ghiaia diventa un sentiero che prosegue in mezzo al bosco. L’inizio del sentiero in mezzo al bosco è segnalato da un cartello.

10 – GPS (N 44° 7’ 32,1” – E 53° ’ 23,2”)
Il sentiero raggiunge la strada asfaltata Via Nazionale. Attraversiamo la strada asfaltata a raggiungiamo il centro di Dovadola.

11 – GPS (N 44° 7’ 20,2” – 11° 53’ 13,8”)
Dovadola. Abitata sin da epoca romana Dovadola vanta ancora la presenza dell’antica rocca dei Conti Guidi che sovrasta la città costruita su una rupe vicino al guado del fiume.

Pellizzano – Lago dei Caprioli

DESCRIZIONE DEL PERCORSO PELLIZZANO-MALGA BASSA-MALGA ALTA-LAGO DEI CAPRIOLI

Pellizzano deve le sue origini come centro abitato a un lascito Romano ad un suo generale Belisario come ricompensa della gloria apportata a Roma. Dapprima come unico villaggio, poi altri due vicini, Ponte e Ognano, sempre ceduti con le stesse caratteristiche ad altri generali come ricompensa per gli onori verso Roma. Poi più avanti nel tempo i tre villaggi si unirono rimanendo evidenti i segni dei confini e delle distinguo dialettali.

Partiamo da Piazza Santa Maria di Pellizzano, dove c’è anche la sede del Municipio, e ci incamminiamo verso Via Cipriano Vallorsa, lasciandoci alle spalle la chiesa. Proseguiamo diritto per circa 300 metri, incontriamo un cartello che indica Lago dei Caprioli- Località Fazzon. Al termine della strada asfaltata un bivio, a sinistra continua la strada percorsa da auto, a destra si sviluppa l’inizio del sentiero che porta al Lago dei Caprioli. Si abbandona la strada, per prendere il sentiero a destra in salita, inoltrandoci nel fitto verde degli alberi. Il sentiero iniziato si allarga diventando una carrareccia, dopo un po’ si arriva ad un trivio dove dei cartelli in bianco e rosso indicano: Malga Bassa-Malga Alta-Lago dei Caprioli, si prosegue sulla carrareccia centrale in salita. Notiamo che il tratto di sentiero che stiamo percorrendo si può affrontare sia dal lato destro che dal lato sinistro per poi ricongiungersi più avanti, questa è una caratteristica che incontreremo spesso in questa escursione, noi consigliamo quello percorso da noi nel verde e riportato nel Gpx. Dopo si intercetta una carrareccia sul lato destro dove un altro cartello indica la direzione che ci interessa, un ponticello a destra ci invita ad attraversarlo ed il Sentiero Palù si fonde con il Sentiero degli Gnomi, una scritta campeggia la filosofia del camminare: “Camminare in natura nel verde senza fretta, ogni tanto fermarsi, guardarsi attorno vicino e lontano, lasciarsi stupire dai segni del bosco e della montagna, per imparare, riflettere, ritrovarsi. Lungo il sentiero troverai stimoli per farlo”. Attraversato il ponticello dove sotto scorre una cascatella che alimenta il torrente Noce, il sentiero si snoda lungo e tortuoso tra gli alberi, dopo un po’ si incontra un albero con sopra attaccato un disegno con delle ciaspole, ovviamente in periodo nevoso sono attrezzature consigliate. Arrivati ad un trivio diversi cartelli indicatori, noi andiamo a sinistra in salita. Il sentiero degli gnomi che stiamo percorrendo ogni tanto e intervallato da piccoli diversi Totem scolpiti da qualche bravo maestro d’ascia artista. Insieme al colore verde che ci circonda notiamo delle varietà di piante particolari tra cui il Digitale Lanata, un rara pianta medicinale. Dopo un po’ una zona paludosa è attraversata da una lunga passerella che invita gli escursionisti ad una sfilata sopra per evitare il terreno sottostante. Subito dopo prendiamo in salita una scaletta naturale di pietra con dei sostegni in legno, ancora dopo alcuni cartelli indicatori, anche qui ci si può trarre in inganno perché il sentiero si divide per poi unirsi dopo, noi prendiamo quello a sinistra La Via delle Malghe perché ci porta ad un piccolo spiazzo con parapetto dove una vista panoramica allieta la vista. Incontriamo ancora un cartello con tre diverse indicazioni, continuiamo a destra in salita, verso le Malghe e il Lago, lasciandoci quello di sinistra in discesa che indica il Rifugio Alpino Fazzon a 350 metri. Arrivati ad un bivio con diversi cartelli, seguiamo il sentiero di sinistra direzione Lago che dopo si allarga diventando una carrareccia in discesa, poi un altro ponticello ancora con sotto un affluente del noce, si esce su una radura con vista della Malga Bassa di Pellizzano, 1280 m.s.l. Dalla radura una stradina a destra asfaltata va verso il Lago. Dopo circa 10 metri altri cartelli, andiamo a sinistra in salita arrivando poi ad una piccola radura, lasciando la stradina asfaltata prendiamo il Sentiero delle Coste-Malga Alta a sinistra che scende. Dopo pochi metri incontriamo un allevamento di selvaggina vicino ad una rete che limita in montagna il movimento dei Caprioli. L’assurdità voluta dall’uomo è quella di far coesistere insieme l’allevamento per scopi particolari con tratti di territorio libero per gli animali. Diciamo questo perché’ lo sguardo curioso e triste di un possente cervo limitato nel recinto per allevamento della selvaggina ci accompagna fino a che noi scompariamo alla prossima curva verde Proseguiamo fino ad un bivio andiamo a destra in salita Sentiero delle Coste-Malga Alta, dopo 10 metri ancora un bivio, andiamo a destra in salita verso La Malga Alta lungo un sentiero tortuoso, ancora un cartello e si va a destra in salita. Per come dicevamo prima il sentiero è lungo e tortuoso con qualche immissione laterale e si può incorrere in errore, riferimento importante diventano dei cartelli di colore arancione con delle scritte filosofiche che di tanto in tanto si incontrano. Dopo 10 metri ancora un indicazione verso la Malga Alta, rasentiamo a destra in salita un grosso masso che somiglia ad una casetta con camino, incontriamo una piccola vena di acqua e andiamo a destra, seguiamo parallelo per un tratto un ruscelletto prima a sinistra e poi a destra, un paletto bianco e rosso indica che siamo sul giusto percorso. Ad un trivio andiamo avanti in salita verso la Malga Alta, e poi attraversiamo un ponticello dove sotto scorre un rio proveniente dai ghiacciai, ancora un paletto con tinta in bianco e rosso, poi un torrentello a sinistra e lo percorriamo parallelamente, dopo un po’ davanti a noi l’ossatura del Monte Salvat e dello Scavezzi, ad un trivio con parapetto proseguiamo diritto in salita. Seguiamo ancora alla nostra sinistra un altro ruscelletto che ci accompagna in salita fino allo spiazzo che ci accoglie, la Malga Alta m.1548 s.l.m. Dopo la sosta alla Malga Alta e rifocillati con panino speck e birra, prendiamo il sentiero che va verso il Lago dei Caprioli, ripercorrendo un tratto fino ad una deviazione a sinistra che va appunto verso il lago. Incontriamo in discesa un rio seguendolo in parallelo avendolo alla nostra destra fino ad un prossima deviazione che indica La Malga Bassa e il Lago, tutte le altre indicazioni che si incontrano facilitano il percorso per raggiungere la nostra meta in discesa a sinistra…. Al termine del sentiero si esce direttamente sul Lago dei Caprioli… un buon bagno ritempra il fisico dopo la nostra escursione… per chi vuole… l’acqua è fredda ma piacevole.

Pellizzano – Ossana

ANELLO PELLIZZANO-OSSANA-CUSIANO-PELLIZZANO. Km.6.16.

La Val di Sole, oasi verde nel Trentino, è circondata da spettacolari gruppi montuosi: L’Adamello-Presanella, L’Ortles-Cevedale, Le Maddalene e le Dolomiti di Brenta, recentemente riconosciute come Patrimonio Naturale Mondiale dell’Umanità. Autentica perla dell’arco alpino racchiusa al nord nello storico Parco Nazionale dello Stelvio ed a sud nel Parco Naturale Adamello Brenta, la Val di Sole garantisce una permanenza immersa nella natura, con una scelta infinita di escursioni naturalistiche, passeggiate, trekking, nordic walking, mountain bike equitazione e sport fluviali particolarmente emozionanti; particolarmente ricca la presenza di laghi, di diversa grandezza ma tutti deliziosi ed incantevoli, come gemme cadute dal cielo ad impreziosire il territorio sottostante. Tutto il territorio montuoso intorno alla Valle è percorribile attraverso sentieri che collegano le diverse Malghe, vestigia del passato agricolo-montanaro ma fattorie che tuttora salvaguardano la natura e ai camminatori visitatori l’ingresso in una realtà ambientale ancora integra.

Il percorso

Partenza da Piazza S. Maria, località Pellizzano nella Val di Sole, ci dirigiamo leggermente in salita su Via Cipriano Vallorsa, lasciandoci alle spalle la chiesa di S. Maria. Proseguendo si incontrano dei giardinetti pubblici a sinistra e subito dopo giriamo a destra. Prendiamo Via Guarischetti incontrando a destra un buon complesso di scuole e asilo nido. Poi prendiamo Strada per Valtresin sul lato destro, alla nostra sinistra rasentiamo la caserma dei Vigili del Fuoco, da qui si sviluppa il sentiero inizialmente asfaltato che porta al centro abitato di Ossana. Dopo un po’ incontriamo un ponticello in legno dove sotto scorre un torrentello affluente del Fiume Noce. Il percorso si snoda quasi parallelo a questo fiume, dove una piccola deviazione permette di sostare e toccare le fresche acque del torrente. Superato il ponte dopo circa 300 metri, proseguiamo diritti anche se si incontrano ai lati delle deviazioni. Davanti a noi si notano in lontananza i campanili dei centri abitati di Ossana a sinistra e Cusiano a destra. Si arriva ad una biforcazione a sinistra un indicazione di una Azienda Agricola Valtresin, e l’indicazione di un percorso ciclabile e pedonabile, seguiamo la pista ciclabile e pedonabile che si insinua e si immerge nel sottobosco. Al bivio incontriamo una deviazione che a sinistra va verso il campeggio RE TORTA, Gruppo Alpinistico Re Torta, e come continuazione del sentiero n.14, invece proseguiamo sul percorso pedonabile e ciclabile che va a destra. Si arriva ad un ponticello e si supera, sotto scorre un affluente del torrente Noce, Rio Lores, sul versante destro notiamo Cusiano, sul versante sinistro Ossana. Si arriva ad un trivio e proseguiamo sul percorso principale che è pedonabile e ciclabile. Dopo un po’ si arriva ad un bivio su un ponte, sul lato destro si esce verso la Strada Nazionale, noi proseguiamo sul lato sinistro verso Ossana, facendo attenzione per le auto che transitano. Ad un quadrivio proseguiamo diritti in salita per Strada del Fossà come indicazione rasentando al nostro fianco destro una cappelletta religiosa. Andiamo in salita verso il campanile della chiesa di S. Vigilio di Ossana, dove la percorriamo intorno per poi entrare sulla Piazza principale di S. Vigilio.

Lasciando alle spalle Piazza S. Vigilio con la Chiesa, prendiamo la stradina centrale Via Jacopo Acconcio, in discesa verso il Castello S. Michele, passiamo davanti alla Antica Osteria alla nostra destra e si prosegue diritti, incontriamo alcuni cartelli Fucine – Accusiano e prendiamo Via Venezia, poi Via Giovanni Prati in discesa a destra, visibile il Castello di S. Michele a sinistra, con relativo ingresso di Via al Castello, consigliabile piccola sosta con visita. Usciti dal Castello si prosegue in discesa a sinistra arrivando ad un incrocio facendo attenzione al transito di auto, e prendiamo Via di S. Antonio (Strada Provinciale 202) si percorre brevemente fino ad incontrare Via della Croce a destra, stradina asfaltata per un centinaio di metri che poi si sviluppa in sentiero erboso, sentiero tortuoso che taglia accorciando la Strada Provinciale 202. Ovviamente si esce sulla Provinciale e si incontra un cartello che indica che ci si trova a Cusiano. Poi un cartello-paletto sulla destra Cusiano-Pellizzano percorso n.14, dopo circa cento metri imbocchiamo il sentiero sulla destra. Percorrendolo si arriva ad un trivio con chiesetta si va a sinistra, diversi cartelli indicativi indicano diversi percorsi, seguiamo percorso n.14 a sinistra andando verso il ponticello. Prima del ponticello si va a destra, strada asfaltata percorribile a piedi e mountain bike. Costeggiamo il torrente Noce alla nostra sinistra, ad un bivio proseguiamo diritti per il percorso non asfaltato, lasciando a destra quello asfaltato. Si attraversa un ponticello dove sotto scorre un affluente del Noce. Seguendo il sentiero principale si incontrano diverse derivazioni, arrivando ad un ulteriore ponticello con relativo affluente, dove un cartello indica l’ingresso a Pellizzano. Oltrepassando la caserma dei Vigili del Fuoco, si gira a sinistra oltrepassiamo la Pasticceria Ortensia, circa venti metri dopo si va a destra, Via dei Guarischetti, poi ancora a sinistra Via Cipriano Vallorsa fino alla Piazza di S. Maria. Il nostro percorso consigliato è terminato.

Mezzana – Pellizzano

Andar per boschi su sentieri sterrati, al bordo di frutteti o al limite delle nevi, lungo il fiume Noce, silenziosamente: può essere un nuovo modo di assaporare e riscoprire la natura. Molti sentieri permettono di visitare zone di particolare pregio naturalistico e culturale ricevendo elementi conoscitivi e informativi riguardante la storia dei luoghi attraversati e visitando le diverse Malghe dove la storia antica agricola -montanara si fonde con la nuova. Anche la Mountain Bike si sposa decisamente bene con la Val di Sole, la pista ciclo-pedonale si sviluppa quasi per intero lungo il percorso del fiume Noce ed è percorribile da Mostizzolo fino a Cogolo. Il percorso totale è di Km 33. Quando si è stanchi si può usufruire del treno appositamente attrezzato per il trasporto delle biciclette e si ritorna comodamente seduti. Anche con il cavallo oltre alla normale attività di maneggio si possono fare passeggiate e trekking permettendo di visitare e scoprire il territorio circostante, gli usi e costumi della gente della valle e la sua storia.

Il percorso

Si parte da Piazza Trento del paese di Mezzana con alle spalle la chiesa di S. Pietro e Paolo, dirigendoci verso una stradina in discesa sul lato destro, che è Via Roma. Al termine andiamo a sinistra verso la Strada Nazionale, un ampio panorama di verde allieta la vista, con attenzione per il transito auto, si attraversa la strada sulle strisce pedonali. Visibile davanti una stazione dei carabinieri, ci si immette sul marciapiede percorrendolo a destra, subito dopo si imbocca una stradina asfaltata in discesa, incontriamo un ponte costruito in legno e mattoni dove sotto scorre un affluente del fiume Noce, proseguiamo dritto. Al termine della strada asfaltata abbiamo un incrocio, andiamo a sinistra, lasciando la parte destra che esce sulla Via Nazionale. Si supera ancora un ponte in muratura dove sotto scorre il torrente Noce, proseguiamo lasciando la periferia di Mezzana. Dopo circa cento metri si incontra un trivio dove diversi cartelli indicano Pellizzano-Deolasa-Commezzadura, e poi a sinistra un cartello di colore rosso-bianco che indica Tour Lago dei Caprioli-Mountain Bike 709. Si prosegue sulla stradina asfaltata sul lato destro che indica Pellizzano, un poco più avanti un cartello indica Marilleva 1400 stradina in salita, si percorre circondati da un intenso verde degli alberi. Un cartello della Provincia Autonoma di Trento indica che il percorso e transitabile da pedoni, mountain bike, e anche cavalli. Nel percorso si incontrano diversi sentieri che si immettono nel bosco, ma si prosegue diritto, incontriamo a sinistra parallelo a noi un Agriturismo Bontempelli con annesso maneggio di cavalli, si arriva ad un trivio proseguiamo diritto sulla stradina principale. Si supera ancora un ponticello e subito dopo un bivio, proseguiamo a sinistra dove un cartello indica Pozza del Cagnolo (una grande buca a mo’ di piccolo stagno) lasciando la stradina asfaltata per un sentiero sterrato che si dirige all’interno del sottobosco, dopo circa 200 metri si incontra un bivio e si va a destra. Proseguendo si arriva ad un bivio con un sentiero che va’ in discesa sulla destra ed un altro in salita a sinistra, ci troviamo in un centro sportivo di sport invernali, dove con la neve in inverno vengono effettuate gare di lancio con gli sci, andiamo sul sentiero in salita a sinistra fino ad avere la visuale del paese di Pellizzano sul lato destro. Passiamo sotto ad un ponte, dopo un po’ il sentiero va in discesa terminando ad un bivio, noi proseguiamo sul sentiero in discesa, dove in parallelo a noi sul lato sinistro una struttura del Comune di Pellizzano ci indica che è una Centrale di Teleriscaldamento a Biomassa che serve molte strutture pubbliche del centro abitato, proseguiamo un centinaio di metri ancora un bivio dove un cartello indica a sinistra il sentiero che porta verso il Lago dei Caprioli (sentiero che affronteremo tra qualche giorno, visitando nel contempo delle Malghe), Malga Bassa – Malga Alta di Pellizzano e la Via delle Malghe – Sentiero della Lec – Ponte della Gaure, noi scendiamo a destra verso la direzione delle case di Pellizzano, continuando su Via Cipriano Vallorsa verso la piazza principale che è la meta della nostra escursione Piazza di Santa Maria, dove risiede il municipio, ma anche la sede di una antica Chiesa Cimiteriale del 1400-1500 di costruzione architettonica gotico-lombardo con influenza di lavorazione tipica della Val di Sole.

Pontito – Cà Revia

Da Pontito, passando per Croce a Veglia, fino a Cà Revia

L’itinerario si sviluppa nell’area di Croce a Veglia, crocevia di sentieri che conducono ai borghi del comune di Bagni di Lucca (Casabasciana, Crasciana, Casoli, Lucchio e Zato) a cui si accede di norma dalla Statale del Brennero della sovrastante Val di Lima; da Croce a Veglia, inoltre, ci si collega agevolmente al Valleriana Trekking e si raggiungono su sterrato i borghi della Svizzera Pesciatina fino a Collodi Castello oppure si può andare più a nord fino a Pian del Meo e Casa di Monte (nel comune di Piteglio); ci si può spingere anche verso le principali vette situate a sud della Val di Lima: il Balzo Rotondo, il Memoriante, la Penna di Lucchio, il Lischeta, il Granaio, etc…; l’area in questione, in quanto via secondaria della Francigena, nei secoli passati è stata frequentata da pellegrini, soldati e commercianti per recarsi in Val di Lima e poi nel nord Italia (a testimonianza di questo ci sono i ruderi del vicino Spedale).

Questa zona, però, è ricordata anche per quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale; la Linea Gotica, infatti, passava da qui, poco più a nord di Croce a Veglia: da Boveglio e da Foce del Trebbio saliva fino al M. Battifolle, poi passava dal Sargentino (a nord di Stiappa), correva sulle pendici del M. Foggetta e sul M. Lischeta, quindi giungeva poco più a nord di Croce a Veglia (raggiungibile su strada tortuosa 100 metri a nord della Cappellina, verso il Prato del Rosso) e a La Bastia, poi a Casa di Monte e quindi a Margine di Momigno; qui vicino inoltre troviamo la cosiddetta “Strada dei Tedeschi” e il luogo dove nel 1943 cadde un aereo militare germanico con quattro aviatori.

Pontito: (750 m slm; a causa dell’emigrazione gli abitanti adesso sono 50, erano 130 nel 1981 e 600 nel 1950) è il borgo più elevato della Valleriana ed ha una particolare forma a piramide il cui vertice è la chiesa romanica dei SS. Andrea e Lucia; ricordato già nel 900, avrebbe preso il nome da Potito, il santo a cui era intitolata la chiesa del paese, oppure dal ponte costruito dall’imperatore Tito Augusto lungo una delle tante strade edificate dai romani per raggiungere il nord; oppure ancora il nome deriverebbe dalla sua forma appuntita; come i borghi circostanti fu al centro di dispute tra Lucca e Firenze per la posizione strategicamente importante; anche a Pontito, come a Aramo e Medicina, il cartello turistico situato alla porta del paese è illeggibile.

I personaggi illustri nativi di Pontito sono due: Lazzaro Papi (1763 – Lucca 1834, storico e letterato, viaggiatore, abbandonò la carriera ecclesiastica e divenne medico militare; dopo la morte prematura della moglie si imbarcò come chirurgo sulla “Ferdinando III di Toscana” diretta a Calcutta; ebbe poi incarichi di governo sia sotto l’amministrazione napoleonica che lucchese e borbonica; tradusse il Paradiso Perduto di Milton, scrisse la Storia della Rivoluzione Francese e Lettere sulle Indie) e Franco Magnani (pittore, nato nel 1934; nel 1960 abbandona il paese per fare il cuoco sulle navi e poi nel 1965 si stabilisce a San Francisco; da Oltreoceano ha dipinto centinaia di quadri molto realistici del paese natale raffigurando a memoria i paesaggi della gioventù; con la sua “pittura della memoria” e le sue “visioni o flash di ricordi” ha saputo suscitare l’interesse del famoso neurologo e scrittore Oliver Sacks che, dopo aver conosciuto personalmente il Magnani, si è recato a conoscere anche Pontito ed ha ricordato il pittore e il paese in alcuni suoi libri – Un antropologo su Marte e Musicofilia).

Croce a Veglia: 906 m slm; zona collinare a nord di Pontito dove è ancora praticata la pastorizia, rappresenta lo spartiacque tra la Val di Lima e la Valle del Pescia; il nome deriverebbe dalla presenza della croce che vigilava sul viandante; nei pressi del crocevia si trovano la Cappellina (costruita nel 1828 e ristrutturata circa 3 anni fa; in origine riparo per i viaggiatori o per i pastori; vi si trova un tabernacolo con l’immagine della Madonna e sopra la scritta “19FFF24 che significano fame-freddo-fumo cioè quello che doveva sopportare chi usufruiva di questo luogo; vi sono anche due panche, un registro e una prospetto esplicativo con una cartina a cura della Pro Loco Pontito), la Nuova Croce di legno (del 2014, la vecchia andò perduta durante la guerra) e i Ruderi dell’antico Spedale anche detto Spedaletto (si trovano a circa 200 metri più a sud della Cappellina, a lato del vecchio sentiero che saliva da Pontito e che oggi corre parallelo alla strada asfaltata; già menzionato nel 1260, lo Spedale serviva da riparo-rifugio per i viandanti; i ruderi si intravedono tra gli alberi e delle quattro pareti ne è rimasta parzialmente ritta una sola; da qui volgendo lo sguardo indietro si può scorgere il versante occidentale di Pontito con il campanile al vertice).

Cà Revia: 849 m slm, è la punta più a nord del comune di Pescia, situata nella conca tra il monte Lischeta, il Granaio, Croce a veglia, la Bastia e Pian del Meo; è sede di un agriturismo; da qui in 2 km si raggiungono Pian del Meo (950 m slm) e poi La Valle e Casa di Monte.

Partenza da piazza Lazzaro Papi (coordinate: latitudine 43.99771387099797, longitudine 10.721361823108667): a destra della fontana del paese prendiamo la caratteristica mulattiera in ripida salita che ha un muretto di sassi a sinistra e le case sulla destra; poco dopo un cartello del Valleriana Trekking indica a destra per Lignana e Sorana (sentiero CAI54); proseguiamo invece a diritto e dopo 100 metri troviamo un’indicazione che consiglia di deviare a sinistra per Croce a Veglia e Le Pracchie (sentiero CAI54; si tratta del vecchio sentiero che partiva dal paese e attraversava i folti castagneti di questa zona): questo sentiero purtroppo non risulta percorribile a causa della folta vegetazione, pertanto conviene salire ancora sulla mulattiera verso i lavatoi e il Cimitero; qui troviamo il monumento in ricordo dei caduti di Pontito della Prima e Seconda Guerra Mondiale con un mosaico di sassi a forma di stella; dopo il cimitero inizia l’asfalto in salita e a 15 minuti e 400 metri ci si immette sulla strada asfaltata che riunisce le due vie provenienti da Pontito e da Lanciole; a 25 min e 700 m si giunge alla chiesa Oratorio Madonna delle Grazie presso Pian Maroncelli (coordinate: latitudine 44.001044084250545, longitudine 10.725025720622872) (è del 1700; nelle immediate vicinanze sono stati recuperati pochi metri di mulattiera lastricata facenti parte della vecchia strada che comunque scorre parallela; la tradizione popolare attribuisce alla Madonna delle Grazie due fatti miracolosi: il salvataggio di un anziano a cavallo che stava per cadere in un precipizio in località Serniana e il ritrovamento di un bambino di nome Matteo scomparso); al davanti dell’entrata della chiesa inizia il sentiero che si collega al percorso del Valleriana Trekking e che conduce a La Bastia e a La Valle; continuando a nord verso Croce a Veglia transitando in località Serniana (tra il fosso dei Condotti e il rio dei Fossi); a 40 min e 1,4 km incontriamo la presa dell’acquedotto di Pontito detta “il Cisternino”, si prosegue su ampio sterrato tra gli alti castagni e si arriva a Croce a Veglia a 60 min e 2,0 km (coordinate: latitudine 44.01072881010072, longitudine 10.72272974970638); qui termina anche la vecchia mulattiera che abbiamo provato a percorrere prima del cimitero di Pontito; scopriamo quindi la Cappellina, la Nuova Croce e, al davanti, il Prato del Rosso, ubicato tra il fosso della Frullana e il fosso della Revia; inoltre, percorrendo un sentierino sulla dorsale destra, possiamo recarci ad ammirare i resti dello Spedale circa 200 metri più a sud; si scende poi in direzione nord-est seguendo le indicazioni per La Revia su un ampio sterrato al coperto e in discesa; a 2,8 km superiamo un piccolo rio, la forra Ceca, sempre all’ombra dei castagni e a 80 min e 3,0 km raggiungiamo la presa dell’acquedotto; a 85 min e 3,4 km superiamo un rio più grande, il fosso della Revia e arriviamo in località Cà Revia a 90 min e 3,7 km (coordinate: latitudine 44.01333299846414, longitudine 10.728952474619724): dal prato antistante la struttura turistico-recettiva si possono ammirare, da nord a sud e nel più completo silenzio, la Penna di Lucchio, dal caratteristico profilo, il monte Lischeta e il monte Granaio.

Acqua Carpegna – Pizzo San Michele

Il percorso si svolge tutto in natura. Io sono partito da Acqua Carpegna (foto1) a quota 1100 metri,ma si può partire anche da capo calvanico (foto2). Il monte Toro detto anche pizzo San Michele ha una vetta di 1567slm ed è una montagna della catena dei Monti Picentini. Custodisce il santuario in vetta più alto d’Italia e fa parte del percorso dell’alta Via dei Picentini che dal Monte Mai 1600slm in provincia di Salerno arriva fino al Monte Terminio 1806slm in provincia di Avellino, percorso cui si incontrano ancora mandrie di vacche Podoliche in cerca della erba migliore. Ritornando alla descrizione si parte da Acqua Carpegna una sorgente da cui solito si può far scorta di acqua (foto1) si va subito in salita su una ben visibile mulattiera sterrata (foto3) che percorre tutto il versante nord della montagna attraversando un faggeto fino a pochi metri dalla vetta. Durante l’inverno si trova neve fino a primavera vista l’esposizione nord del percorso.Percorso che è spezzato da piccole aree di sosta attrezzate per la sosta del Santo Michele durante il pellegrinaggio al Santuario (foto4,5). Dopo aver fatto quasi il 95/cento del percorso al fresco dei faggi si apre la vista della vetta (foto6) che ci si arriva in pochi minuti (foto7). Troverete il santuario chiuso ma il rifugio adiacente vi accoglierà in quanto troverete la sua porta sempre aperta e raccogliendo un po’ di legna secca durante il percorso potreste accendere un bel fuoco e trovare ristoro (foto8,9,10).dalla cima si può ammirare i monti del partenio a nord,i monti lattari il Vesuvio e tutto il suo golfo a nord ovest e il golfo di salerno a sud ovest (foto11,12).

Ca’ Lamari – Malprevisto

Partiamo da Ca’ Lamari (wwoof host) imboccando un sentiero che scende tra la vegetazione a sinistra del cancello. In caso di maltempo questo primo tratto può essere un po’ scivoloso. Sulla destra, dall’alto dei suoi 20 metri e dei suoi 25 milioni di anni, ci osserva il Sasso di Sant’Andrea, solida dimora del falco pellegrino. Continuando a seguire i segnali bianchi e rossi arriviamo nei pressi del Mulino di Livia, a 441 s.l.m. i cui ruderi sulla sinistra, all’ombra di querce e castagni, ancora ci parlano di vite e fatiche non troppo lontane nel tempo. Incontriamo un ponticello di legno su un piccolo torrente, il Rio Grande: senza farci intimorire dal nome lo attraversiamo e proseguiamo seguendo dei cartelli del Parco Regionale dei Sassi di Rocca Malatina verso Montecorone. In primavera, se avrete la fortuna di farvi accompagnare da un esperto di botanica o siete appassionati di erboristeria, fare questo sentiero affincato da boscaglie e calanchi vi richiederà un po’ di tempo in più: sarà come passeggiare in un’enciclopedia delle piante, ed ogni angolo avrà una nuova pagina da sfogliare: in maggio prevalgono i colori violetti: di qua l’orchidea piramidale (Anacamptis pyramidalis), e poi tante tante Poligale (Polygala spp.), ti puoi imbattere poi nell’astragalo (Astragalus spp.), nella simpatica glubularia (Globularia spp.), nell’ottima lupinella (Onobrychis vicifolia). E poi tante graminacee.
Il sentiero comincia a salire, seguendo sempre segnalazioni bianco-rosse: sulla destra, arroccato su un cocuzzolo vediamo l’antico borgo di Montecorone (www.montecorone.it), in cui un gruppo di case e palazzi, come un pugno chiuso, da più di 500 anni sembrano sorreggere la chiesa di Santa Giustina che lo sovrasta. Voltandoci, rivediamo sul versante opposto la fattoria di Pietro, come uno scoglio orgoglioso opposto all’avanzare del tempo. Il percorso, costeggiato di ginestre, sale sino ad incrociare una strada ghiaiata che imbocchiamo a sinistra, in direzione del borgo di Ca’ di Toti, che poco dopo attraversiamo. La strada diventa asfaltata e dopo poco arriviamo al Borgo di Tizzano con un agriturismo (wwoof host) che continua in quella che in queste vallate è stata per secoli la principale attività, la castanicoltura. Incontrando lungo il percorso dei castagni secolari, vediamo nella cura con cui vengono conservati un ringraziamento all’albero generoso che ha sfamato intere generazioni. Dietro di noi si vede tutta la catena del Monte Cimone e del Monte Cusna. Sorpassate delle piantagioni di vecchi ciliegi svoltiamo a destra imboccando Via Lamizze. La strada passa accanto a un agriturismo con ordinate file di lavanda e un curioso allevamenti di bisonti irlandesi, si scende in una conca con larghi prati punteggiati da peri selvatici e noci, poi all’altezza del numero 473 di Via Lamizze giriamo a destra verso Borgo Fontanini (wwoof host, www.borgofontanini.it ) che raggiungiamo poco dopo. Qui c’è come un concentrato di bellezze italiche: come in dipinto, una torre, una casa-torre e una casa fortificata costruite a partire dal ‘400 e ora ben ristrutturate, dominano la campagna, dove ancora la mano dell’uomo lascia spazio al selvatico. Lasciamo Borgo Fontanini girando le spalle all’ingresso della torre e prendendo il sentiero che, a una biforcazione, sale tra un bosco di castagni. Dopo una cinquantina di metri giriamo a destra a un bivio scendendo leggermente. Il sentiero passa quindi in un boschetto di abeti, è ben visibile, ma non molto pulito, attenzione alle ortiche. Sbuchiamo dopo poco su un campo, e giriamo a sinistra, poi attraversiamo l’area cortiliva di un paio di case. Costeggiamo il cimitero e un parco cittadino in cui gli ampi e secolari castagni rinfrescano le estati dei villeggianti saliti qui a Monteombraro dalla pianura. Lasciamo il cimitero sulla sinistra e proseguiamo verso destra sulla strada asfaltata. Arrivati sulla via principale giriamo a destra verso la farmacia. Dopo circa 40 metri giriamo a sinistra, scendendo, ma proseguendo dritto per 20 metri si incontra la fermata del bus 656 e 671 che porta a Bologna. Lasciamo la piscina sulla sinistra e continuiamo sulla strada asfaltata in discesa (Via Fontaneda) per più di un chilometro. Costeggiamo la famosa piscina di Montembraro. La strada poco dopo è ombreggiata da grandi aceri montani. All’altezza del numero 1754 , quando sulla sinistra incontriamo Ca’ di Sancio, voltiamo a destra in una strada bianca e arriviamo dopo pochi metri all’ecovillaggio Consolida (wwoof host). Se vi prenderete il tempo di fare due chiacchere con la famiglia che da vari anni sta animando questo progetto, vi parlerà di sovranità alimentare, permacultura, autosufficienza, condivisione e vi porterete via una visione di mondo più positiva, più giusta, più armonica e, volendo, una quantità di sapere sull’agricoltura non indifferente. I botanici possono ammirare con quanta energia qui intorno prosperano equiseto e valeriana, segni di grande umidità del suolo. Attraversiamo la caotica vitalità dell’aia, con la yurta colorata, e incrociamo subito una carrareccia che imbocchiamo andando a sinistra. Dopo una ventina di metri entriamo, svoltando a destra, in un castagneto. Saliamo per il castagneto e arriviamo in un prato con alberi da frutto e una casa disabitata (la Campola), che oltrepassiamo. Continuiamo in leggera salita lasciandoci sulla destra un capannone e il chiasso delle oche e sulla sinistra l’orto e un laghetto. Terminato il campo, anziché proseguire lungo il sentiero tagliamo sulla destra salendo in maniera più decisa e costeggiando il campo sulla destra. Sorpassato un boschetto arriviamo a Malprevisto. A dispetto del nome, arrivare qui può essere un imprevisto molto piacevole: sulla destra ci accolgono i colori e gli odori del campo di erbe officinali, disposte una accanto all’altra con finta casualità, in un’oasi di biodiversità in cui l’amore e la cura per le piante traspare anche dalla libertà che vien loro concessa di crescere come sanno.

Dal 2006, gli Strulgador (wwoof host) trovano dalla natura in questo angolo di Appennino le risorse per occuparsi di medicina alternativa: quando la scienza e la bellezza si sposano.

Finale Ligure – Varigotti

Introduzione: Sono un podista e questo percorso, pur presentando una lunga salita è molto “corribile”. È un rapido tuffo nella macchia mediterranea ligure. Totalmente asfaltato. Percorribile in qualunque stagione.

Descrizione: è il mio percorso preferito quando sono a Finale Ligure. Partendo quindi dall’Hotel Villa Italia (SS1 via Aurelia n°111) in direzione Varigotti. In Finale Pia (prima della galleria sull’Aurelia), si prende a sx per via Santuario e dopo 150 metri si svolta a dx per via Paolo Cappa (che dopo poco diventerà via Manie). Da qui ha inizio la lunga salita, di circa 4 km, sempre su strada asfaltata ma con un traffico veicolare quasi nullo. Tra un tornante e l’altro è possibile ammirare il tratto di costa che porta a Varigotti, con il molo e la Torre dei Saraceni. Si continua a salire ma non essendoci particolari strappi (se non nei tornanti) con un passo costante si sale bene. Dopo circa 3 km dall’inizio della salita inizia un tratto di falso piano in cui si rifiata. Ormai il mare è impossibile a vedersi…. la natura ne ostacola la vista ma la macchia Mediterranea e gli ulivi sono uno spettacolo ancor più bello! Continuando lungo il falsopiano come punti di riferimento vi indico l’Azienda Vinicola Cascina delle Terre Rosse, poi ancora per un paio di ristoranti/trattorie, il camping San Martino. Nel frattempo abbiamo raggiunto il punto più alto del percorso, circa 310 m s.l.m. Proprio all’imbocco della strada per il campeggio San Martino parte un sentiero, immerso nel bosco e diretto a Varigotti per chi volesse accorciare di un paio di km. Io invece proseguo dritto, passo il camping La Foresta ed alla curva successiva ecco il bivio da non saltare. La strada principale curva verso dx e noi prenderemo una strada, sempre asfaltata, che si immette sempre dalla dx. È la Strada di Isasco e finalmente iniziamo la discesa! Ma occhio perché in certi punti è più impegnativa della salita e l’asfalto non è perfettamente integro…. Dopo qualche tornante si rivede nuovamente il mare. Siamo sopra Varigotti. Qui la strada diventa alquanto allegra: ripide discese, tratti in falsopiano, piccole ma ripide salite, tornanti…. Insomma c’è di tutto! E intanto si prosegue fiancheggiando il campo da calcetto e tornando sulla via Aurelia (si sbuca di fronte ai bagni Lido Moderno). Si attraversa la strada in modo da correre sul marciapiede lato mare. A questo punto per chi ne avesse ancora: girando a sx si può puntare verso il Borgo, vedere Piazza Cappello del Prete, ed arrivare fino al Molo. Io lo raccomando…… le vecchie case dei pescatori (con tinte pastello una diversa dalle altre) sono un vero spettacolo, infatti spesso utilizzate per set fotografici e riprese pubblicitarie. Diversamente si gira a dx e si punta in direzione di Finale. Poco dopo si abbandona la bellissima Varigotti e si corre lungo la passeggiata sempre al sicuro dalle automobili. Si prosegue passando il porto e prima dell’imbocco della galleria di Finale si tiene la sx aggirando il promontorio ed iniziando la passeggiata in legno che costeggia i primi stabilimenti balneari. Ormai manca poco…. Lasciando la passeggiata alla nostra sx si tiene la via Aurelia e si arriva all’Hotel da cui eravamo partiti.

Brennero – Matrei am Brenner

Avevo preparato la il cellulare per fotografare il cippo del confine italo-austriaco, ma arrivato lì Bricco ci ha fatto una bella pipì sopra. Dunque per me è stato naturale immortalare quel momento epico, un condensato di notevoli significati politico-sociali, nonché un perfetto riassunto di quel che penso anche io dei confini tra le genti. Ma non è passato nemmeno un istante e la camionetta dei soldati di frontiera (di cui non mi ero accorto) ci ha raggiunto, chiedendoci spiegazioni. “Che colpa ne ho io se il mio cane ha deciso di pisciare proprio lì?” gli ho risposto. Ma loro non si preoccupavano del cippo, bensì della bandiera italiana che sventolava proprio là accanto. “Tranquilli” ho detto, “ha pisciato proprio sulla frontiera, non sullo Stato. E’ ben diverso”.

Il percorso

Da Brennero non sarà difficile trovare il cippo dei confini nazionali italo-austriaci, dunque da qui prenderemo la strada asfaltata e dopo qualche centinaio di metri andremo su strada brecciata a sinistra segnata di bianco e rosso. Dopo qualche decina di metri seguiamo a destra la staccionata, lasciando la brecciata, poi con uno strano fuori pista raggiungiamo il guardrail in basso a destra e andremo a sinistra verso la strada asfaltata. A metà della curva, dopo una strada brecciata che sale a sinistra, troviamo un sentiero che entra nel bosco e che in breve conduce ad uno slargo di servizio delle strade automobilistiche. Qui andiamo a destra e subito a sinistra per un sentiero nel bosco che ci porta piacevolmente a costeggiare le rive del Brennersee. Alla fine del laghetto prendiamo il ponte a destra e andiamo a sinistra su asfaltata, parallela all’autostrada, poi passiamo sotto a quest’ultima. Appena usciamo andiamo a sinistra per sentiero poco visibile. Questo vi farà scendere su di una brecciata. La percorriamo per poche decine di metri e poi puntiamo con un fuori pista la strada di sotto, verso la casa bianca e dunque ancora verso la strada segnata dalle ruote del trattore, accanto al torrente Sill.

Percorrendo la strada asfaltata che naturalmente imboccheremo arriveremo a Gries in pochi chilometri, dunque entriamo a sinistra su strada secondaria, per poi andare a destra per il centro del paese, fino al campanile e la chiesa. 50 metri dopo la chiesa andiamo a sinistra verso la cascata, su sentiero, poi saliamo a zig-zag. Giungiamo ad una casa di legno e qui svoltiamo a sinistra per passare di nuovo sotto l’autostrada in poche centinaia di metri, dunque svoltiamo naturalmente a destra. Quando la strada brecciata curva a sinistra, all’altezza di una panchina, noi andiamo dritti su sentiero, verso Nosslach. Il sentiero in breve si infila in un bosco di abeti, si allontana dai rumori dell’autostrada e arriva ad un incrocio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo dal bosco incontrando una strada asfaltata secondaria, da prendere a destra. Si arriva così, andando dritti, in prossimità dello svincolo autostradale. Ovviamente non lo prendiamo, ma prendiamo la via subito dopo a destra, che costeggia l’autostrada. Quando la principale andrebbe a destra con tunnel noi andiamo dritti con strada brecciata, poi scendiamo a zig-zag fino sotto agli imponenti piloni del ponte dell’autostrada e con sentiero andiamo verso le case in basso. Usciremo all’altezza di una casa e di un ponte, poi andremo qualche metro a destra e subito a sinistra per St. Jodok. Ma subito svoltiamo a sinistra entrando tra le case dello stesso abitato. Si va per questa strada che diventa brecciata e sale passando con un tunnel sotto la ferrovia, poi si svolta a sinistra e si mantiene la direzione della ferrovia stessa per alcune decine di minuti, tra sali e scendi lievi e panoramici. Giunti alla bella reinterpretazione moderna di una classica cappella del posto si scende a sinistra per Steinach am Brenner e si raggiunge intuitivamente la stazione. Da qui si va sempre dritti fino a che un sentiero asfaltato ci indica la strada per Matrei, dunque si va a sinistra per il campo da tennis. Stiamo costeggiando il Sill e non sarà difficile, seguendo le numerose indicazioni per Innsbruck arrivare a Matrei am Brenner, passando da una parte all’altra di quello che quando abbiamo iniziato l’escursione era un torrente e adesso è già un fiume.

Vipiteno – Brennero

Questa antico passaggio dal nord Europa alla penisola italica lo segnarono uomini vecchi di migliaia di anni. Cosa c’era quando vi misero piede per la prima volta? Solo boschi, aquile e vento. Oggi una fila di tir, di macchine, centinaia di treni, decine e decine di bici. La storia è passata di qui: soldati, mercanti, artisti, pellegrini. Tra tutto quel che c’è stato, a me piace contrassegnare il nostro passaggio con le frasi di Goethe e del suo Viaggio in Italia, del 1786, scritte proprio a Brennero: “[…] L’albergatore mi domandò se per avventura io non volessi partire; mi disse che splendeva la luna, che la strada era buona, e tuttochè io sapessi benissimo che abbisognava al mattino per tempo dei cavalli per altra corsa, che desiderava riaverli nella notte, e che pertanto il suo suggerimento non era punto disinteressato, siccome però corrispondeva questo al mio desiderio interno, lo accettai per buono. Il sole era ricomparso sull’orizzonte, il vento era tollerabile; posi in ordine il mio bagaglio, ed alle sette sali in vettura. L’atmosfera era limpida, e la sera bellissima. Il postiglione sonnecchiava, ma la strada era buona, ed i cavalli, assuefatti a percorrerla, correvano rapidamente nella discesa; giunti ad un tratto piano, rallentarono il loro corso. Il postiglione, svegliatosi, ridestò il loro ardore, e camminando a traverso alle rupi, non tardai ad arrivare all’Adige. La luna splendeva; tutti gli oggetti che mi circondavano assumevano proporzioni grandiose. Alcuni molini, i quali sorgevano fra mezzo a vecchie piante di pini sul fiume spumeggiante, erano veri quadri di Everdingen. Allorquando arrivai, verso le nove, a Sterzingen mi si disse che avrei pure potuto continuare il mio viaggio, e quando arrivai al punto di mezzanotte a Mittelwald, trovai tutti addormentati, ad eccezione del postiglione, cosicchè potei proseguire la strada fino a Brixen, e di lì a Colman, dove arrivai sul fare del giorno […]”.

Il percorso

Dalla torre civica “Delle Dodici” di Vipiteno si va verso il Centro Turistico e andando a destra si passa vicino alle scuole, dunque si sale con delle scalette sopra l’argine dell’Isarco e con ponticello lo si supera, svoltando a destra per Via Mulini. Si passa sotto la statale e andando a sinistra si passa sotto la ferrovia, dunque ancora a sinistra e ci sentiamo già fuori da Vipiteno, con una strada che sale. Questa strada dopo breve diventa brecciata, piacevole alle suole del camminatore, arriva ad una sbarra verde e qui andiamo a sinistra, seguendo le indicazioni Colle isarco 1 ora e 20 minuti. Dopo breve troviamo una deviazione a sinistra per un sentiero ancora più piccolo, da prendere. Non troppo e ci troveremo in un punto un po’ strano da decifrare, nel bosco: bisogna andare a destra in salita e poi seguire, all’altezza di una panchina, i segni nero-gialli e bianco-rossi del sentiero 21b. Arriviamo ad un altro incrocio e andiamo a sinistra in discesa seguendo le indicazioni per Colle Isarco. Come dice il buon Pietro Vertamy “si ritorna a vedere la luce all’altezza di un bel maso” e qui andare a destra per asfaltata, giungendo ad una frazione con latteria, dopodiché, sempre seguendo le indicazioni, si passa vicino al Castello di Strada. Dopo nemmeno 100 metri da esso lasciamo l’asfaltata per un sentiero a sinistra nel bosco. Si esce dopo una decina di minuti sulla ciclabile e si va a destra, passando sotto ai giganti piloni dell’autostrada, poi siamo a Colle Isarco.

Dalla chiesa principale del paese andiamo per stradina accanto al cimitero e uscendo da questo andiamo a destra al bivio a T. Pochi metri e andiamo a sinistra, quindi imbocchiamo sentiero a destra per campi. Si esce su strada asfaltata e si va a sinistra, poi ancora a sinistra facendo i tornanti. Un paio di essi e si reintercetta la ciclabile, da prendere a destra, pista che avevamo lasciato a Colle Isarco. Passiamo vicino alla vecchia stazione della Mocucco – Schelleberg, il che significa che siamo su di una vecchia ferrovia dismessa e riconvertita. Ci sono delle gallerie, un tratto lungo e rettilineo, dopodiché prima di Terme di Brennero c’è uno sbarramento (ma i lavori potrebbero finire presto). Noi che siamo a piedi abbiamo fatto finta di nulla e siamo andati avanti fino alle reti, passabili a sinistra, poi dopo la chiesa del paese abbiamo preso la passarella degli operai che supera la ferrovia e siamo usciti dal cantiere passando in un buco sotto la rete. Dunque si riprende la ciclabile e costeggiando un giovane Isarco si giunge, in 4 km, a Brennero.

Fortezza – Vipiteno

Ad un tratto del percorso, scollinando, si apre la vista sulla valle, protetta da due castelli. Non distante scorrono le merci dei tir, incessanti e rumorosi come la società dei consumi. Ma il sentiero ci si allontana e i rumori diventano gradualmente più fiochi. Quel treno ininterrotto di tir adesso sembra irreale, quasi fosse il nastro del tempo che si arrotola verso il passato. Ed infatti entriamo in un luogo remoto, con prati verdi, case di pietra a cinque piani, giganti di roccia a proteggere il passaggio e montagne ricolme di boschi…

Il percorso

Abbiamo provato, dalla Stazione di Fortezza, ad andare a prendere il sentiero 16, come evidenziato dalla bella mappatura di Around The Walk Rio di Puseria – Mezzaselva, ma ad un tratto un cartello sbarra la strada per lavori di cantiere e dunque ci rimane da mappare, almeno in partenza, la pista ciclabile. Essa si prende, guardando la stazione, a destra, ben evidente e segnalata. Si passa l’Isarco con un ponte e ci rendiamo conto di quanto questa valle sia utilizzata per i movimenti umani e di merci. Infatti abbiamo la ferrovia, il fiume, la statale, l’autostrada e la ciclabile. Tutti i mezzi possibili passano da qui.

Dopo circa 1 km dalla stazione sulla destra c’è un sottopasso che ci fa andare dall’altra partedell’autostrada, da prendere attraversando all’altezza di una fermata di autobus poco più avanti. Usciti dal sottopasso prendiamo la strada forestale a sinistra e seguiamo le indicazioni per Vipiteno. Ciononostante questa tratta sia una ciclabile molto utilizzata non è ben tenuta, ci sono frane, vegetazione al centro della via e staccionate rotte, dunque prestare attenzione. Con un ponte sulla statale arriviamo a vedere davanti a noi Mezzaselva e nei pressi di Piazza della Libertà di Mezzaselva svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile, entrando così nel piccolo abitato. Si passa la ferrovia e l’autostrada con un sottopasso e s’imbocca a destra, ancora su ciclabile. Giungiamo a Le Cave dopodiché troveremo una zona molto urbanizzata e con lavori in corso, superata la quale, dopo un sottopasso a destra da non prendere, con indicazioni per un bar, andiamo per strada sterrata a sinistra che si allontana dalla ciclabile, salendo. Giunti alla vicina massicciata di pietre ci saliamo sopra con un brevissimo fuori pista trovando così una strada da imboccare a destra, caratterizzata da cippi in cemento sul lato destro.

Si apre la vista sulla Valle dell’Isarco e su Mules, a destra. Giunti ad un bivio andiamo a destra in discesa, ricongiungendoci alla ciclabile, poi si arriva a Fuldres (dentro ad un parco giochi per bambini c’è una fonte di acqua). Quando vediamo Campo di Trens a destra e la ciclabile scende noi prendiamo a sinistra un piacevole sentiero (il 16) che sale e che ci condurrà, accompagnati da una via crucis, alla deliziosa frazione di Stilves in 30 minuti.

A Stilves bisogna prestare attenzione e aver cura di trovare la torre con un’aquila disegnata, magari seguendo il tracciato gps o chiedendo, lasciando quindi la ciclabile. Faremo infatti una via sterrata alternativa, tra campi, che si prende a destra di questa casa torre e che ci condurrà sotto il castello di Reifenstein. A destra invece vediamo, che domina la valle, il Sprechenstein Scholss. Scollinando con questa via, all’altezza di alcune case sulla sinistra, proprio quando vediamo tutti e due i castelli, andiamo per strada brecciata che sembra infilarsi nella valle, dopo un ponticello. La strada vi porterà naturalmente verso una casa di pietra a cinque piani, che è soltanto il preludio ad una frazione molto carina ed amena, dove troverete delle fonti a cui poter abbeverarvi, dopodiché tornerete a farvi un bagno di realtà con alcune grandi strutture in lavorazione, andando verso il castello con la strada asfaltata. Passati sotto al castello, svoltiamo a sinistra poco prima del ponte sull’autostrada, facendo come una panoramica del castello stesso, andando infine a costeggiare l’autostrada. Costeggiamo anche l’Isarco e prendiamo il ponte a destra con le indicazioni per Vipiteno, dopodiché in un chilometro e settecento metri siamo nel centro storico.

Vandoies di Sotto – Fortezza

Dalla Val Pusteria alla Valle dell’Isarco, scavallando una montagna alta 1300 metri. Da lassù, prima della discesa più impervia che esista, a strapiombo sulla valle di 600 metri più bassa, compare tra i rami secchi dei pini una costruzione immensa. Sembra di vederla dal satellite, squadrata, massiccia, potente. Fu costruita nel 1838 dall’Austria al confine con l’Italia e si chiama semplicemente “Il Forte di Fortezza” o “Festung Franzensfeste”, in tedesco. Costò miliardi, fu pensato nei minimi dettagli, doveva rappresentare un limite invalicabile, ma non subì mai nemmeno un attacco. Un guerriero fortissimo che non poté mai dimostrare la propria forza, in attesa per sempre, come una Fortezza Bastiani, di qualcosa che non arriverà mai. Su queste strane creature crescono leggende, come funghi sui rami secchi: l’oro di Hitler, il furto di lingotti della Banca d’Italia da parte del Reich, l’oro jugoslavo ritrovato nelle mani di Licio Gelli. Scendendo subiamo la sua presenza, la sentiamo, una sorta di curvatura dello spazio-tempo, per cui la discesa stessa diventa magica e leggendaria. Laggiù, dove sibilano treni che trasportano merci misteriose, dove è tutto un movimento di ferraglia, noi non ci sentiamo “giunti a destinazione”, ma “atterrati su di un altro pianeta”.

Il percorso

Dalla stazione di Vandoies di Sotto ci dirigiamo a sinistra per Bressanone e con il sottopasso che indica la ciclabile a destra, andando avanti, superiamo il Rienza e andiamo a destra, sempre su ciclabile. Quando arriviamo a vedere il Mühlbacher Klause, bellissimo castello a destra avanti a noi, svoltiamo su ponte a sinistra oltre il Rienza, pedonale, in ferro e assi di legno, e subito dopo di esso andiamo a destra per sentiero che incomincia a salire leggermente nel bosco. Ci manteniamo in quota, coperti dalle fronde di un bosco di abeti, e dunque saliamo su di una asfaltata. Qui svoltiamo a destra per Mulhbach e all’incrocio di strade andiamo a destra in discesa. Si arriva così alla diga e alla strada asfaltata, all’altezza di Rodengo, e qui andiamo su ponte a destra per il centro di Rio Pusteria. Usiamo il sottopasso con passaggio pedonale e ci troviamo nel delizioso centro del paese. Da qui imbocchiamo il sentiero 7 verso Spinga, che è data ad un’ora, percorrendo Via Valles in salita, dopo il

Per il proseguo della nostra descrizione ci avvarremo del lavoro, davvero ben fatto e particolareggiato, di Around The Walk, e della mappatura che in parte ricalca questa stessa, ovvero la Rio di Pusteria – Mezzaselva, fino a Fortezza:

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Brunico – Vandoies di Sotto

Il percorso

Dalla Porta delle Orsoline di Brunico andiamo per la stazione ferroviaria. Da qui scendiamo con il sottopasso per i binari e andiamo oltre la stazione, al piazzale del parcheggio, imboccando facilmente la ciclabile a sinistra lungo il Rienza. Abbiamo un doppio percorso: uno asfaltato per i ciclisti e uno brecciato per i pedoni. Si entra così dentro al ben tenuto San Lorenzo in Sebato e si prosegue facilmente seguendo le indicazioni della ciclabile. Nonostante un bel ponticello sulla destra indicante Castel Badia sia molto invitante noi ci manteniamo sulla sinistra orografica del Rienza, inforcando un bel sentiero nel bosco, con a sinistra rocce a strapiombo. Svoltiamo a destra per il piccolo cimitero Klosternwald e dopo averlo visitato proseguiamo per un poco avidente sentiero che continua a costeggiare il Rienza, uscendo sui binari e dunque trovando a destra in basso un sentiero proprio all’altezza delle rive. Questo tratto è mal tenuto e pieno di vegetazione quindi si consiglia solo ad esperti, sempre ben tenendo conto del tracciato gps per non perdersi. Si esce dopo circa 600 metri su brecciata e si svolta a sinistra in leggera salita sorpassando la ferrovia con un ponte, quindi si incontra un depuratore e poi si svolta a destra su strada asfaltata. Pochi metri e andiamo a sinistra sulla reincontrata pista ciclabile. Si arriva così dopo alcuni chilometri alla stazione ferroviaria di Casteldarne, poi a Chienes (qui ci sono indicazioni che segnano Vandoies 7 km). Si passa anche San Sigismondo, Vandoies di Sopra e si arriva alla deviazione per Vandoies di Sotto, a destra, con ponte sul Rienza e sottopasso della strada statale.

Monguelfo – Brunico

Diffida perfino dei dolori stanziali e prendi con leggerezza i migranti. Quei doloretti che vanno da una parte all’altra del ginocchio, per esempio, scendono lateralmente lambendo i tendini, per poi risalire e infine scomparire, sono appunto i più innocui. Invece tieni in preoccupante considerazione quelli che insistono sempre sullo stesso punto, quelli che rimangono fermi per giorni, quelli che mettono casa. Tutto ciò che si muove, come la vita, fa parte dei normali e sani assestamenti del corpo, mentre quello che mette radici non va da nessuna parte e prima o poi chiede il conto.

Il percorso

Anche in questo caso, come nelle precedenti mappature della Val Pusteria, il percorso è molto semplice da descrivere in quanto ricalca la pista ciclabile che arriva fino a Brunico.

Dal centro di Monguelfo si seguono le indicazioni e si incontra il corso del Rienza da affiancare sulla sua destra orografica. Dopo breve si passa accanto ad un impianto di depurazione e da qui la strada brecciata comincia a seguire anche la ferrovia. Questa pista ciclabile, sicuramente più “selvaggia” delle tratte precedenti di San Candido e Dobbiaco, passa dentro splendidi boschi di abeti e arriva al lago di Valdaora e dunque proprio a Valdaora di Sopra, con il suo caratteristico cimitero color crema. Il paesaggio è ampio e spettacolare, poi arriviamo a Valdaora di Mezzo e di Sotto, scendendo, dunque per Nove Case. Qui la pista è delimitata dal guardrail e si continua a scendere dentro alla profonde gole del Rienza, passando dentro ad alcuni tunnel molto freschi e suggestivi, per poi sbucare proprio alle porte di Brunico, con il castello, la ciminiera e le due belle chiese.

San Candido – Monguelfo

Ci sentiamo turisti come tutti gli altri. Come far capire alle persone da dove veniamo, perché e come? Qui a fondo valle ci sono pochi escursionisti e quelli che incontriamo sono stranieri. “Volete parlare con noi? No? Andate via subito? Abbiamo bisogno di un po’ di contatto umano… raccontare… lasciare che qualcuno ci racconti di lui… come dite? Avete fretta? Ma almeno conoscete qualcuno del sud qui vicino? Dateci un siciliano vi prego!”.

Il percorso

Dal centro di San Candido si raggiunge la stazione della ferrovia e da qui si prosegue con una strada asfaltata costeggiando la ferrovia, comunque segnata come pista ciclabile per Brunico. Di fatti la mappatura qui risulta superflua perché basterebbe dire qualche dato tecnico e di seguire le numerose indicazioni della ciclabile, ma comunque noi daremo qualche informazione aggiuntiva.

Proseguendo si raggiunge una segheria molto grande e si passa per l’antica stazione di Dobbiaco, dunque si apre la vista sulla valle splendida della Croda Rossa. Ad un tratto incontriamo le rive del Rienza, fiume che seguiremo fino all’ultimo e che prosegue in Val Pusteria, costeggiando sempre la ciclabile. Ci distanziamo dalla ferrovia e dal Rienza, guadagniamo quota e dunque possiamo godere di una splendida vista sulla valle, poi entriamo a Villabassa, caratteristico paese tirolese. Per arrivare al centro di Monguelfo ci basterà continuare a seguire la pista cilcabile e svoltare a destra secondo le indicazioni.

Sillian – San Candido

Si rientra in Italia ma il paesaggio non cambia. Qui non c’è una barriera naturale, e forse nemmeno culturale, a sancire il confine. Semplicemente cambia stato e non ce ne accorgiamo. La via è semplice, ovvero una pista ciclabile a fondo valle, asfaltata per le bici e dunque non troppo buona per i piedi, molto usata da ciclisti di tutte le età. Un buon modo per far sperimentare la bicicletta anche a chi non è proprio pratico. Ci sono treni che riportano le bici indietro lungo la via, botteghe per affittarle, soste organizzate ogni chilometro. Non è il luogo ideale per il progetto Ammappalitalia, dall’impostazione più selvaggia e avventurosa, ma bisogna ammettere che qui ognuno si può avvicinare alla Natura senza pericoli.

Il percorso

Dalla stazione ferroviaria di Sillian si prende facilmente la pista ciclabile oltre la Drava, a sinistra, verso Innichen, ovvero San Candido. La via è semplice perché si tratta di seguire sempre le numerose indicazioni della pista ciclabile. Entreremo così dentro l’agglomerato urbano di Arnbach e poi di Prato alla Drava, passando il confine ed entrando in Italia, specificatamente in Alto Adige, laddove c’è la Caserma Generale Turba. La pista ci conduce tra colline e saliscendi, piacevolmente, per poi lasciarci ammirare la vista delle tre cime di Lavaredo, dopodiché un sottopasso a sinistra e siamo nel centro di San Candido.

Rifugio Sorgenti del Piave – Maria Luggau

Percorso dedicato a tutti i migranti del mondo (ovvero a tutti gli uomini in generale perché tutti siamo nomadi, figli di stranieri, stranieri a nostra volta). Questo percorso, cari migranti, conduce nientepopodimeno che in Austria, passando per posti incantevoli e straordinari. Lassù non abbiamo trovato né carri armati, né poliziotti, né dogane… dunque potete andare tranquilli. Il Passo Sesis è ampio, arieggiato e accogliente (se è una bella giornata) e vi condurrà direttamente nel cuore della cattolicissima (e dunque in teoria ospitalissima) Austria. Il paese di destinazione è Maria Luggau, famosa perché ogni anno vi si celebra un pellegrinaggio. Certo la traversata in questione non è pericolosa come la vostra, che parte dal deserto, prosegue su barconi in mezzo alle onde e infine risale terre non proprio amiche… ma che volete farci… ormai gli europei si sono un po’ rammolliti, come dire… sono diventati più stantii, insomma non sono più gli emigranti di una volta. Per farla breve: da qui si passa agevolmente e questo è il piccolo regalo che noi di Ammappalitalia facciamo a voi, viaggiatori per eccellenza, grandi sconfinatori di terre, rinnovatori del genere umano.

Il percorso

Dal Rifugio Sorgenti del Piave, guardando il Monte Peralba, c’è un sentiero con le indicazioni per il Rifugio Pier Fortunato Calvi. Lo imbocchiamo ed entriamo nel bosco e dopo breve vedremo che quasi subito piega verso destra, in salita, fino a raggiungere una brecciata da prendere a sinistra. Si arriva così ad un grande masso con le indicazioni per il Rifugio verso destra, ma anche la strada ampia che stiamo percorrendo conduce allo stesso punto, quindi a voi la scelta (più ripida ma veloce o più ampia e lieve ma più lunga). Giunti al rifugio prendiamo per il Passo Sesis e saliti fino a qui (2300 metri circa), ovvero dove vediamo la statua della Madonna con bambino Gesù, prendiamo il sentiero 132, che sale e poi piega verso destra. In breve saremo ad un bivio con le indicazioni per il Monte Peralba a sinistra e avanti per il Passo dell’Oregone, cioé il confine Italia-Austria, che seguiremo. Quando vediamo un forte di guerra lungo il pendio della montagna lo raggiungeremo e poi andremo a sinistra. In fondo già intravediamo San Lorenzo, in Austria. Dal confine si scende per evidente sentiero, molto impervio, fino al Rifugio Hochweißsteinhaus. Dietro il rifugio il sentiero per la Malga Ingridhalm dove partirà la strada sterrata molto più larga e meno pendente che serve al nostro cammino. Siamo nella Valle Fronthal e il torrente che stiamo costeggiando è il Frontbach.

Si arriva al bivio per Maria Luggau a sinistra e il paesino di Frohn, che raggiungeremo in un’ora, non prima di aver imboccato una piccola strada sterrata a sinistra. A Frohn giriamo a destra seguendo le indicazioni, entriamo in alcuni vicoli erbosi e usciamo su di una panoramicissima collina dove c’è una bianca chiesetta (1323 metri s.l.m.). Da qui imbocchiamo la via erbosa che va a mezza costa e al bivio andiamo avanti per Sterzen, scendendo lentamente. Al bivio successivo andiamo a destra ed entrati a Sterzen seguiamo le indicazioni verso l’ormai evidente Maria Luggau e il suo santuario, avvicinandoci al fiume Gail grazie alle edicole della via crucis. Passiamo un primo ponte e poi andiamo a destra sul ponte del Gail, dunque attenzione subito dopo andiamo a sinistra per sentiero che sale e dopo breve a sinistra ancora per il centro del paese.

Forni Avoltri – Rifugio Sorgenti del Piave

Si parte con un sentiero che ricalca una vecchia via nel bosco, tra faggi, edicole religiose, muretti a secco e rocce verde-grigio, con vista su cime rocciose simili a immense piramidi, per poi seguire il corso del Piave che lentamente scende e si ingrossa, mentre noi saliamo e lo vediamo diventare più giovane, bambino, neonato.

Il percorso

Dal municipio di Forni Avoltri, avendolo alle spalle, andiamo a sinistra fino a che non vediamo il ponte sul Torrente Degano, che imboccheremo. Siamo su Via Belluno che faremo tutta in leggera salita fino a delle scale, da salire. Alla fine di esse andiamo a sinistra su Via Rivoli Bianchi fino a che la strada non diventa strada brecciata ed esce dal paese. Andando sempre avanti si passa sotto ad un ponte e subito dopo svoltando a destra ci si trova sulla strada asfaltata che conduce a Sappada. La si imbocca a destra e dopo circa 200 metri la si lascia a destra imboccando il Sentiero 139 del Cai, che ci porterà a Piani di Luzza, all’altezza di alcune case. Il sentiero è una via erbosa che arriva ad una casetta di legno e poi intercetta una strada asfaltata da prendere a destra (siamo già a Piani di Luzza). Al bivio andiamo a sinistra in discesa verso il laghetto artificiale e subito dopo prendiamo la strada che si stacca dall’asfaltata dove stanno facendo i lavori, mantendendo la sinistra. Ad un tratto noteremo dei piloncini di cemento e un ponte a testimonianza del fatto che stiamo adoperando una antica via ormai non più utilizzata dai mezzi. Dopodiché bisogna prestare molta attenzione perché una frana ha interrotto la strada. C’è solo un sentiero nel fango e tra le rocce, a strapiombo, ma solo per qualche decina di metri, poi riprende la strada cementata, in tutta sicurezza. Usciremo all’altezza di un tornante esattamente sul confine di regione (Friuli-Veneto) e dopo cinquanta metri in salita prenderemo il sentiero a destra, nel bosco. All’altezza di una madonnina situata dentro l’incavo di un tronco con tetto a spiovente c’è un bellissimo muretto a secco sulla sinistra, che ci dice di quanto la strada sia antica.

Arriviamo così a Cima Sappada, alla chiesa, e usando la strada asfaltata principale andiamo verso il Piave, scendendo, usando il marciapiedi laterale a sinistra. Lasciamo la principale al primo tornante e ammiriamo uno splendido mulino avanti a noi, dunque lo costeggiamo mantenendocelo a sinistra e risalendo con l’asfaltata. Prendiamo il Sentiero Naturalistico Piave Val Seis a sinistra, raggiungendo il corso del fiume, usufruendo di molti passaggi in legno e ponticelli. Spesso il sentiero esce sull’asfaltata ma dopo breve la rilascia, salendo di quota e godendo di numerosi scorci eccezionali sul corso del fiume. Giungiamo ai Piani del Cristo e anche qui si seguono facilmente le indicazioni per il sentiero, arrivando così alla baita il Rododendro. Prendiamo il secondo ponte sul Piave e ai bivi successivi ci manteniamo sempre lungo le rive del Piave, sulla destra orografica. Si scende nuovamente sull’asfaltata, ne facciamo qualche centinaio di metri e seguendo le indicazioni la lasciamo ancora. Si arriva ad una casetta bianca, sotto il Peralba, si passa con l’ennesimo ponte il fiume e lo si ripassa. Ora siamo su di una mulattiera, spesso non facile da seguire, che sale. Quando intercetta una strada più ampia svoltiamo a destra e aggirato il colle possiamo vedere il Rifugio Calvi in alto e dunque sulla sinistra le indicazioni per il Rifugio Sorgenti del Piave, raggiungibile in pochi minuti.

Prato Carnico – Forni Avoltri

Quando arriviamo ad una sella, o ad una forcella, o in vetta ad un monte, vediamo questo mare di guglie, questa distesa infinita di onde di roccia alte duemila metri, eternizzate nel momento della cresta marina che ricade, e sappiamo che dovremo passarle tutte, come un peschereccio sa che dovrà aspettare la fine della tempesta e nel frattempo salire e scendere insieme a tutti i flutti che il destino gli parerà dinnanzi.

Il percorso

Dalla caratteristica torre inclinata di Prato Carnico prendiamo una strada a salire proprio davanti ad essa e arrivati a Palazzo Casali ne superiamo il porticato andando a destra in salita. Passiamo vicino alla Chiesa di San Canciano e proseguiamo sempre in salita, costeggiando un torrente, poi prendiamo il Sentiero 226, verso il Rifugio Talm, una via che all’inizio ha il pavimento di acciottolato nel bosco. Saliamo per almeno un’ora fino a sbucare su strada brecciata abbastanza ampia, da prendere a sinistra, dunque si arriva ad un’abitazione e al Rifugio Talm (1100 metri circa). Proseguiamo su strada cementata e continuiamo sempre in salita fino a raggiungere, ad un tornante, un bivio che porterebbe, andando avanti, alla Casera Ruin. Quindi noi andiamo a destra.

Si giunge al bivio per Rigolato e il Monte Talm, ma noi andiamo a sinistra verso la Sella di Talm. Dopo di essa (1600 metri circa) si va per il Rifugio Chiampizzulon. Dopo qualche centinaio di metri prestare attenzione al nostro Sentiero 228 che sale a sinistra lasciando la strada più ampia. Al bivio per il Chiampizzulon noi andiamo a sinistra per la Malga Campiut. Si entra così in uno scneario di massi enormi, rocce e pareti a strapiombo, meraviglioso, e si giunge ad un punto panoramico (Cuel di Ruedo mt. 1700), da dove si vedono tutte le montagne, il Peralba, il Coglians, il Tuglia… All’incrocio successivo andiamo verso la Malga Tuglia (Sentiero 227). Dopo circa 40 minuti di cammino si arriva alla panoramicissima Malga (dove è possibile assaggiare una delle migliori ricotte con miele che io abbia mai assaggiato) e qui si prende il Sentiero 229 che aggira il Tuglia a destra. Si scende con molti tornanti ampi e a 1380 metri circa troviamo una casetta di legno verso cui andare, dunque tagliando i tornanti a scendere. E’ giusto una traccia nell’erba, almeno per la prima parte, e ci porta ad una grande Malga, con un bivio a cui andare a destra per Forni Avoltri (a sinistra è altamente sconsigliato a causa dell’enorme pendenza). Si scende a capofitto fino ad una grande piana, quasi al torrente Degano, e si va a sinistra, vedendo già Forni. Dunque si passa il ponte a destra con Via Firenze e dopo il campo sportivo si arriva in paese.

Pesariis – Prato Carnico

Non credevo di poter trovare, nel mio cammino di vita, un luogo con così tanti ruscelli di acqua limpida, tra montagne altissime che ti racchiudono in un pugno protettivo e pendii alberati di speranza. Luoghi fino ad ora solo immaginati, che pensavi falsi perché troppo immobili nel tempo e perché avevano colori esagerati da cartolina. Abitati da persone calme, gentili, taciturne. I luoghi più pericolosi della Terra perché vogliono trattenerti a loro per sempre, lusingano l’idea di perfezione che è in te, accarezzano la sensazione di pace che ognuno di noi in fondo cerca, facendoti scordare la violenza che anima il resto del mondo, la stupidità della maggioranza degli uomini e il marciume che scorre nei fiumi. Per questo bisogna partire presto da qui, lasciare finalmente questo paradiso e ritornare a scendere a patti con la vita.

Il percorso

Dalla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Pesariis, guardandola, troviamo una strada brecciata a sinistra che ci conduce al torrente Pesarina, che attraverseremo con il ponte. Dopo di esso si svolta a sinistra e si giunge, dopo poco, ad un bivio, a cui andare a sinistra, sempre costeggiando il torrente.

Giungeremo così ad un secondo ponte e dopo di esso andremo a destra su strada asfaltata, bordeggiata da muretti a secco. In poco si arriva al delizioso abitato di Osais. Qui si prende la strada regionale a destra, inanellando così le frazioni di Pieria (ad accogliervi uno stupendo Ponte Vecchio con la gobba a scendere, da poco ristrutturato)e Prato, dunque arrivando al centro di Prato Carnico.

Sauris di Sopra – Pesariis

La via di oggi incomincia con l’attraversamento di uno splendido bosco di faggi, da cui ogni tanto si può intuire l’acqua cristallina del Lago di Sauris, dopodiché esce allo scoperto, a mezza costa, in leggera salita, e per molti chilometri è come camminare su di un terrazzo, con il Monte Bivera come protagonista. La sua imponenza, il vestito di ghiaia e le nuvole che lo avvolgono a mo’ di sciarpa, dimostrano regalità assoluta. Ma la strada continua e da dietro il Bivera fanno capolino le dolomiti friulane, come denti aguzzi verso il cielo. Un tornante, uno sguardo alle valli di un verde impossibile, punteggiate di abeti e alpeggi, e subito si scende in una piccola gola, da cui improvvisamente si apre la vista sul Monte Cimon, che in un attimo ruba la scena al Bivera. La parete fino ai paesi in fondo alla Val Pesarina, ovvero Pieria, Prato Carnico e Pesariis, è a strapiombo. Più di 1200 metri in pochi chilometri. Dalla parte nostra bisogna farne solo 900, con mille tornanti, eppure la discesa è piacevole perché la vista ha sempre di che ristorarsi. Infine si giunge in paese, dove lo scorrere del torrente è amico, dove mille orologi rintoccano all’unisono e dove le pareti di roccia appena sorpassate, sono ancelle che proteggono e rinfrescano.

Il percorso

Da Sauris di Sopra prendiamo la statale verso Ampezzo e imbocchiamo la prima a sinistra, strada brecciata, segnata come sentiero 2e. Dopo una salita abbastanza ripida il sentiero si mantiene pianeggiante, dopodiché arriva ad un bivio che a destra porta a Sauris di Sotto. Lo imbocchiamo a scendere e dopo breve andiamo a sinistra verso il Rifugio Eimblatribm, distante 2,6 km. Si arriva ad un bivio e qui continuiamo dritti, sempre verso il rifugio, poi rrivati al bivio proprio del rifugio andiamo dritti in piano. Dopo poco incontriamo una deviazione sulla sinistra (sentiero 3a) da prendere. Questo bellissimo sentiero nel bosco che incontra case di legno e viste sulle valli ad un tratto scende su di una strada asfaltata, da prendere a sinistra, dopodiché dopo l’attraversamento di un letto prosciugato di torrente, si prende a sinistra in salita verso la Malga Losa. Si sale e si segue sempre il Sentiero 220, tralasciando le deviazioni laterali, con la vista molto ampia sulle montagne e le valli con alpeggi. Si percorre così questa lunga strada panoramica fino ad aggirare il dorso di un colle ed avvistando la Malga Losa, grande e selvaggia. Da qui si continua sempre in leggera salita, si passa davanti al monumento che ricorda Graziano Morgavi, travolto da una valanga il 12 febbraio del 1963, e si arriva fino ad una Malga, davanti a cui sulla sinistra c’è il sentiero 235 per Piereia, una spaccatura tra la roccia che fa da forcella. Il sentiero si stacca quasi subito dalla principale sulla sinistra e in breve si apre una vista impressionante sul Monte Cimon e i paesi in fondo, che dobbiamo raggiungere. Si arriva ad un rifugio abbandonato e si continua a scendere tramite sentiero, con tornanti nel bosco. Questo fino all’altitudine di 1170 metri circa, dopodiché si lascia il tornante e il sentiero segnato e si va a sinistra, verso Pesariis, mentre andando diversamente si andrebbe a Piereia. Al bivio nel bosco andiamo a sinistra e al secondo bivio si va a sinistra in leggera salita, dunque facciamo una serie di tornanti che passano il letto di un torrente in secca fino ad arrivare ad un incrocio a cui andare avanti. Giunti in fondo, vicini a Pesariis, troviamo un bivioa cui andare a sinistra, dopodiché attraverseremo il ponte e giungeremo alla chiesa di Pesariis, la città degli orologi.

Casera Tortoi – Sauris di Sopra

La montagna, la pioggia, la grandine, i tuoni. Ma un fienile. Poi la luce del sole tra le fronde degli alberi nel bosco. La gioia di essere viventi.

Il percorso

Dalla Casera Tartoi ci dirigiamo in discesa con la strada brecciata percorribile anche dalle jeep. Dopo circa 20 minuti di discesa troviamo sulla sinistra un sentiero che si stacca dalla strada, con debito cartello che indica la Casera Tragonia, nel bosco. Dopo circa cinque minuti si costeggia una bella parete rocciosa sulla sinistra, poi il sentiero ritrova la strada brecciata e la si prende a sinistra a salire. Si arriva così alla Malga Tragonia e si prosegue con il Sentiero 209 verso la Forcella della Croce di Tragonia. Giunti alla Forcella e alla località Risumiera andiamo verso Casera Mediana e in breve si aprirà la vista su Sauris di Sopra e le montagne. Qui c’è anche un’edicola del cammino della fede di Maria Luggau.

In fondo incontriamo una strada brecciata da prendere a sinistra verso Sauris (2 ore e 30 minuti). Poco prima di scendere a destra per la Casera Mediana possiamo ammirare davanti a noi la Creta di Mimoias. Dopo aver girato arriviamo alla casera e qui un bivio a cui andare avanti, non in discesa a sinistra. Dunque entriamo nel bosco di abeti e cominciamo a scendere leggermente, poi, dopo un fienile (che ci ha dato riparo dalla pioggia) in decisa discesa con molti tornanti. Al bivio a T, dopo aver perso molta altitudine, andiamo a sinistra, ancora in discesa. Si guada il Torrente Lumiei e si va a destra dopodiché si guada una seconda volta un affluente e si va a sinistra seguendo le indicazioni per Sauris, su strada cementata. Si esce dal bosco e si arriva ad un bivio a T, a cui andare a sinistra in salita. Dietro di voi la forcella e il paesaggio dal quale arriviamo, davvero incantevole. Sempre avanti e si arriva alle prime case di Sauris di Sopra, poi imbocchiamo la via principale e fatti 500 metri siamo nel centro dell’antico paese.

Casera Tartoi – Forni di Sopra

Il percorso

Dalla Casera Tartoi prendiamo la strada brecciata, abbastanza ampia ed utilizzata anche dalle jeep, che scende verso valle. Dopo il bivio per la Malga Tragonia, a cui andare sempre in discesa, troveremo le indicazioni per un ponte a sinistra, da seguire, che vi farnno saltare il guado e ricongiungere con la strada di prima. Giunti alla Località Puansas con delle belle casere, a 1300 metri di altezza, inizia la strada asfaltata. Ancora avanti in discesa e troviamo una deviazione sulla destra, sempre per Forni, ma andiamo a sinistra, in quanto più rapida. Si entra così a Vico e si arriva alla strada statale Carnica. Praticamente siamo già nel centro di Forni di Sopra.

Rifugio Giaf – Casera Tartoi

Quando in mezzo ad una salita faticosissima o sotto una pioggia fastidiosa il gruppo continua a scherzare e a ridere, a fare battute e a faticare con leggerezza, io credo che si sia raggiunto l’apice della felicità, ma anche della saggezza. Cosa può infatti insegnare il cammino se non a continuare a camminare nonostante le avversità della vita, decisi e severamente costanti nella propria incrollabile spensieratezza?

Il percorso

Dal Rifugio Giaf, uno dei più accoglienti che abbia mai incontrato, prendiamo il Sentiero 341 per il Passo Mauria, come da indicazioni. Salutiamo definitivamente il rifugio passando sopra al Torrente Giaf e andando a mezza costa arriva al primo ghiaione. Ad un tratto sulla destra si apre la vista su Forni di Sopra e abbiamo la visione del grande Monte Clapsavon (che significa la Montagna del Sapone). Entriamo in faggeta e si comincia a scendere verso il torrente Fossiana da guadare facilmente, dopodiché si continua sullo stesso sentiero seguendo le evidenti indicazioni. Ancora avanti e guadiamo agevolmente il secondo torrente, con le stesse caratteristiche del primo. Si arriva dunque al Passo Mauria (1290 s.l.m.) e qui si imbocca la statale a sinistra, facendo solo un paio di tornanti, dunque si va la prima a sinistra, piccola strada asfaltata chiusa al traffico. Incontriamo delle casette di legno e la strada smette di essere asfaltata e diventa una sterrata abbastanza larga. Proseguiamo dunque con questa via nel bosco in direzione Casera Lavazeit e all’altezza di un’antica casa ristrutturata (del 1852) prendiamo il 207 lasciando il 358. A mezzacosta, con sali e scendi, arriviamo al bivio con l’altavia del silenzio a sinistra, ma noi proseguiamo sul 207 avanti. Ad una cascata artificiale guadiamo il torrente grazie ad un passaggio abbastanza agevole proprio sotto alla cascata, lasciando il 207 e provando un sentiero molto impervio a sinistra verso la Casera Lavazeit, non sempre evidente nel bosco, salendo di alcune centinaia di metri di dislivello. Giunti alla deliziosa Casera (1800 metri sul livello del mare) e ponendocela alle spalle riprendiamo il 207 a sinistra e rimanendo a mezza costa possiamo ad un tratto vedere le Tre Cime di Lavaredo a destra, come da cartello. Giungiamo agli impianti di risalita e qui proprio all’altezza della seggiovia andiamo a sinistra con sentiero 211 verso la Casera Tartoi. A questo punto a causa della pioggia abbiamo perso il 211 ma abbiamo preso comunque un sentiero valido, che sale nel bosco, attraversa una frana in sicurezza grazie ad alcune staccionate, e poi ridiscende con delle scale. Ancora avanti in discesa a zig zag nel bosco e ci ricongiungiamo con il 211 da prendere a sinistra. In circa 30 minuti siamo alla Casera Tartoi, posto vero e semplice, da cui si gode di una vista incredibile.

Rifugio Padova – Rifugio Giaf

La forcella non è solo un elemento morfologico della montagna. Essa è, antropologicamente, una Rinascita. Preceduta da un’impervia salita, estenuante, ripida, con lo sguardo fisso a terra sulle rocce, lascia d’un tratto esplodere la vista su di una nuova e sconosciuta valle. E’ una simbolica fuoriuscita nel mondo, un venire di nuovo alla luce dalle strette pareti di Madre Terra.

Il percorso

Partiamo finalmente dal Rifugio Padova e prendendo la strada a salire avendo gli Gli Spalti di Toro avanti a noi arriviamo ad un pannello informativo da cui parte un sentiero, a destra. In breve e subito prima di un capitello religioso svoltiamo a sinistra come da indicazioni per il Giaf (sentiero 346). Al bivio per la Forcella di Forni andiamo invece a sinistra per la Forcella Scodavacca. Il sentiero sale decisamente e alla nostra sinistra possiamo vedere la Tacca, la Torre e il Monte Cridola, insieme al Crodon di Giaf a destra. Giunti alla forcella dopo circa 800 metri di dislivello potrete godere di una vista davvero eccezionale, dunque si ridiscende per il ghiaione.

In fondo alla valle possiamo vedere Forni di Sopra. Siamo in Friuli.

Continuiamo su sentiero sormontati da torrioni di roccia stile fantasy fino a trovare un cartello indicante Rifugio Giaf 40 minuti. Si passa così dentro al Lariceto Puro di Alta Quota (1690 slm). Un’ultima indicazione per l’Anello Bianchi e il Rifugio Giaf, si intravede il Torrente Giaf e si arriva all’omonimo rifugio.

Eremo dei Romiti – Rifugio Padova

Ode al polpaccio e alle sue potenzialità: misconosciuto dalla poesia montanara, dedita solo a picchi e ferrate, lavora rasoterra soffocato dal calzettone e non gode mai del paesaggio come farebbe, che ne so, un avambraccio. Non importa se esile o muscoloso, presta servizio senza esser visto, si allunga silenzioso nell’oscurità, come pompa idraulica che porta acqua alla città. Famoso per gli anta quello di Sebino, oggi fa rima con Paolo Zuccarino.

Il percorso

Dall’Eremo dei Romiti ci dirigiamo verso il bel dondolo alla cui sinistra c’è una strada ben evidente che scende. In breve si arriva in fondo alla discesa e qui troviamo le indicazioni a destra per il Rifugio Cercenà, nostra tappa intermedia e dopo poco un pannello informativo del Troi dell’Orse. Da qui andiamo per il sentiero in leggera salita accanto alla panchina. Con una discesa a zig-zag arriviamo ad una splendida parete di roccia con una scultura di legno raffigurante un orso, molto bello. Ancora in discesa e si arriva ad una fonte e ad un ponte sul torrente. Il sentiero, davvero incantevole, è accompagnato da tabellazioni in legno con indicazioni di piante, animali e mestieri del posto.

Si giunge dunque alla fine del sentiero in una radura con lo stesso pannello dell’inzio e qui si prosegue passando accanto al fienile in legno, per il sentiero numero 345. Con una salita decisamente ripida si arriva ad una pietra trigonometrica, si apre la vista sul Monte Tudaio ed il Cadore e se sbirciamo tra le fronde possiamo vedere il nostro punto di partenza, l’Eremo dei Romiti.

Giunti al Fienile Dalego troviamo un crocifisso accanto a cui parte un sentiero in piano nel bosco e dopo breve le indicazioni a destra per il Cercenà. Arrivati al Cercenà proseguiamo per l’asfaltata che in poche decine di metri vi porta ad un bivio da imboccare ovviamente in salita a sinistra. All’altezza della località Antarigole (1101 s.l.m) consigliamo di prendere il sentiero a destra per il Padova, in quanto più naturale e bello, lasciando quindi l’asfaltata. Il sentiero si mantiene sempre sulla destra idrografica del Torrente Talagona, poi passa dall’altra parte con un ponte e abbiamo una bellissima vista sugli Spalti di Toro. Sempre avanti per questa salita nel bosco e si arriva al Rifugio Padova, sotto la corona delle montagne.

Calalzo di Cadore – Eremo dei Romiti

Non capita tutti i giorni di scrivere resoconti di viaggio stando seduti davanti ad una valle a più di 1100 metri di altezza, con le nuvole che si stracciano sui picchi delle montagne e le cime degli abeti a perdita d’occhio. Ma specialmente non capita di farlo dopo che tre amici ti hanno raggiunto all’inizio della tappa e ora ridono e scherzano con te della salita, delle pazzie del tuo cane e di quel che ci aspetta nei prossimi giorni. Di sicuro ogni fatica che verrà non sarà difficile da sopportare, anzi, subito diventerà ricordo e si scolpirà indelebile nel cuore.

Il percorso

Si parte dalla Stazione di Calalzo di Cadore e si va con Via Nazionale verso il Ponte della Molinà, prendendo per un breve tratto Via della Molinà e dunque imboccando il ponte stesso grazie alle scalette. Subito dopo il ponte, all’altezza della bellissima Chiesa della Beata Vergine, si passa sotto il cartello di Domegge e si prende un sentiero che ci trattiene fuori dal guardrail e dal pericolo delle automobili. Purtroppo dopo breve siamo costretti a farne un tratto al di là della protezione e dunque subito a destra per sentiero che scende, con le indicazioni per Vallesella. Ad un tratto si aprirà la vista verso le montagne ed il lago del Centro Cadore e se sbirciamo su di un colle possiamo vedere l’Eremo dei Romiti, nostra meta di oggi.

Quando il sentiero finisce e ricomincia l’asfaltata troviamo un’altra strada brecciata che scende sulla destra, verso la serra. Sempre dritti verso una casera abbandonata e giunti alla fontanella e al bivio a T andiamo a destra, poi verso il ponte sul lago a sinistra. Intercettata la strada asfaltata andiamo a sinistra e dunque la prima a destra per Via Venezia.

Si passa così accanto alla parete di roccia e avanti a noi, tra le fronde, sempre l’Eremo, a ricordarci dei 600 metri di dislivello che ci aspettano. Svoltiamo la prima a destra poco prima del campo sportivo e con la strada costeggiamo il lago. Poi all’altezza della cappella dedicata alla Beata Vergine del Suffragio andiamo a destra imboccando il ponte. Seguendo naturalmente la strada oltre il ponte troviamo alcuni sentieri che partono sulla destra per i rifugi (per il Cercenà e il Padova), ma noi andiamo avanti. Dopo breve infatti le indicazioni sulla destra per l’Eremo. Inizia la salita.

Si passa così un torrente che è possibile guadare se l’acqua è bassa o con un ponte di legno, dunque dopo breve troviamo la deviazione per l’Eremo che è anche una Via Crucis, quindi accompagnata da piccole edicole di legno sugli alberi. Siamo in un bellissimo bosco di abeti. All’altezza della quattordicesima stazione della Via Crucis intercettiamo un sentiero che viene da basso, ma noi proseguiamo a destra in salita. Alla quindicesima stazione siamo al Capitello della Resurrezione e andando sempre in salita per poche decine di metri si arriva all’Eremo dei Romiti, da cui si gode di una bella vista sul paesaggio del Centro Cadore.

Perarolo di Cadore – Calalzo di Cadore

Ad un tratto, giunti a Pieve, si apre la vista sul Lago di Centro Cadore, sul Monte Antelao e sul Monte Tudaio, con le cime spesso vestite di nubi. Acqua, terra e aria.

Il percorso

Sotto la Croda Cuz, laddove il fiume Boite incontra il Piave là c’è Perarolo, una volta paese molto ricco, paese del cidolo, dove gli zattieri lavoravano alacremente.

Dal Municipio prendiamo il ponte sul Boite e subito appena passato questo si prendono le scalette a salire a sinistra le quali portano ad alcune abitazioni. Basterà seguire le indicazioni della vernice giallo/rossa per orientarsi in questa salita abbastanza ripida. Ad un tratto il sentiero spiana e si apre la vista su Perarolo. Qui bisogna seguire delle strane gettate di cemento e andare verso una baracca e da qui prendere la strada sterrata dissestata a destra, che ci porterà in poche decine di metri alla SS 51 di Alemagna, da prendere a sinistra in salita. All’altezza di alcun rocce sporgenti possiamo vedere a destra il paesino di Caralte e a sinistra una targa che narra della costruzione di questa importante strada. Ancora avanti e superiamo con un tornante una madonnina in un’edicola bianca, proprio quando il ponte della superstrada si fa più vicino e rumoroso, dopodiché passiamo Santa Maria del Cadore e la Casa Cantoniera abbandonata. Dopo di questa andate a destra seguendo le indicazioni per la ciclabile e Cortina. Quando finisce la pista ciclabile andiamo a destra per Sottocastello. Visto che l’escursione è breve e facile facciamo un salto a Pieve di Cadore, andando verso il suo centro, passando per la chiesetta di San Lorenzo e sempre salendo sarete davanti alla casa di Tiziano. Da qui visitate il centro e poi andate per il punto panoramico del Parco Rocolo con i giochi per bambini (casa di Babbo Natale e Biblioteca degli Gnomi). Una splendida vista si aprirà ai vostri occhi sul Lago di Centro Cadore, Calalzo, Domegge e il Monte Tudaio, nonché il Monte Antelao. Da questo balcone panoramico, poco prima dei giochi, c’è un sentiero che scende e che ci riunisce alla ciclopista, da imboccare a sinistra. Sempre avanti seguendo le indicazioni della pista e godendo di una bellissima vista arriverete a Calalzo di Cadore, in pochi chilometri.

Ospitale di Cadore – Perarolo di Cadore

Qui ci sono strade asfaltate super panoramiche, di quelle che quando passi in macchina vorresti che ci fosse qualcun altro a guidare per sporgerti dal finestrino. Farle a piedi è bellissimo anche perché godono dello spostamento del traffico su quelle più veloci e di recente costruzione. Sono deserte, passa una macchina ogni ora, mentre una volta erano impraticabili per chi camminava. Ci sono solo ciclisti che scendono da Monaco e che ti salutano, corvi che volano, il Piave che scorre in fondo e l’erba che cresce negli interstizi del catrame. Sarà così bello attraversare il mondo quando finirà il petrolio?

Il percorso

Dalla piazza di Ospitale di Cadore, presso il Bar dello Sport e la segheria, facciamo Via Roma in salita verso la chiesetta del paese, passando davanti al Comune. Giunti alla chiesa in cima al paese, ex ospizio per i viandanti che dà nome al paese, proseguiamo alla sua sinistra e alla fontanella con le indicazioni per la Via dei Papi, svoltiamo a destra. La strada diventa una sterrata nel bosco, sale fino ad un tornante panoramico che affaccia sulla valle che andremo ad attraversare (con panchina) e qui incontra un sentiero che scende a destra, da imboccare. Andremo così a costeggiare la ferrovia e sulla destra troveremo anche un caratteristico passaggio pedonale sui binari (vedi foto), che non prenderemo però. Dunque arriveremo ad una casa e sulla destra un tunnel che ci fa passare la ferrovia e giungeremo così a Rivalgo. Da Rivalgo prenderemo la asfaltata a sinistra, poco usata da automobili a causa dello spostamento di tutto il traffico sulla strada più ampia di recente costruzione.

Arrivati allo svincolo/rotatoria ci teniamo ovviamente sulla sinistra. Si continua su questa strada panoramica e poco trafficata (2 macchine in un’ora) fino a Macchietto, dove c’è la bella Chiesa della Madonna della Salute (qui c’è un’indicazione per Perarolo che scende a destra, su sentiero, ma gli abitanti del luogo ci hanno detto che non va a destinazione, dunque non ci avventuriamo). Sempre avanti, sotto al cavalcavia e ancora avanti e siamo alla stazione ferroviaria di Perarolo, dunque un chilometro e mezzo e siamo a Perarolo di Cadore.

Codissago – Ospitale di Cadore

Le pareti di roccia si stringono sempre più al passaggio, il Piave scende verso le profondità della gola, mentre parallelamente le montagne si alzano verso le nuvole.  Linee immaginarie nella mente di chi cammina, uno spartito su cui si compongono i pensieri più alti.

Il percorso

Da Codissago prendiamo Via XX Settembre verso Castellavazzo, passando davanti al Museo Etnografico degli Zattieri del Piave. Immediatamente dopo il ponte sul Piave, sulla destra, c’è una strada che sale nel bosco che dopo breve vi fa uscire sulla asfaltata. Qui bisogna andare per l’evidente pista ciclabile a destra, sempre ombreggiata. Lasciandoci dietro Castellavazzo senza esserci passati entriamo in un paesaggio stupendo, dentro a gole rocciose e sotto montagne altissime. La strada si riavvicina alla statale all’altezza di un acquedotto e si rinnesta su di una strada utilizzata dalle automobili, seguendo le indicazioni della ciclabile e dell’E1 sempre a destra. Dopo nemmeno 1,5 km arriviamo a Termine di Cadore, piccolo e delizioso paese e qui troviamo anche una buona fontanella, proprio davanti alla scuola elementare. Continuiamo e dopo breve andiamo a sinistra per il cimitero in salita e subito dopo troviamo un passaggio a livello. Oltrepassatolo vediamo che la strada diventa brecciata, nel bosco e siamo sulla Claudia – Augusta. Ad un tratto sulla destra si apre una deviazione che va in piano, lasciando la brecciata fatta fin qui. Siamo sempre sulla Via Claudia – Augusta – Altinate. Questo bel sentiero ad un certo punto scende vertiginosamente verso destra con dei corrimano ferrati da poter usare in tutta sicurezza, giungendo ai piedi del ponte della ferrovia, in un tratto molto suggestivo.

Si prende a sinistra la asfaltata (trafficata) e ad un tratto, poco prima della stazione, si trova sulla sinistra un sentiero ricavato nel terrapieno che ci fa saltare alcune centinaia di metri di asfaltata e vi porta alla stazione stessa. Con delle scalette e una deviazione a sinistra si giunge a Ospitale di Cadore.

Soverzene – Codissago

Anche una breve e facile escursione può diventare intensa. Succede quando si arriva in alcuni tragici posti. Sali un tornante, svolti a destra e passi con un ponte sopra ad un torrente, un torrente del tutto simile agli altri mille che hai visto finora. Ma quello non è un torrente qualsiasi, è il torrente Vajont. Alzi lo sguardo e vedi la diga, che serra le pareti di roccia come una mano farebbe con la propria bocca, sconcertata per quel che ha appena fatto. E rimane così, ferma per sempre a chiedere scusa.

Una targa poco più in là riporta quanto segue: “Lo spirito di conquista dell’uomo violò i segreti della natura e divenne strumento di un’immane distruzione”.

Il percorso

Da Soverzene si va, con Via Val Gallina, verso nord. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque ricalca, per questo tratto iniziale, la Monaco – Venezia, ciclabile. Alla vostra destra potete vedere la Cima Calda e lo Spiz Gallina. Si arriva alla rotatoria e si prosegue a destra, sempre su Via Gallina, poi arrivati alla madonnina al centro della strada si va a sinistra in discesa (c’è anche una fontanella). Questa strada si chiama Strada Interpoderale Provagna – Soverzene. Qui troviamo anche le pareti di arrampicata e ci avviciniamo alla Val Gallina. Siamo quasi all’altezza della Piave. Dopo aver superato il torrente Gallina e proprio davanti al cancello della discarica, c’è un sentiero sulla sinistra che potete imboccare facendo una strada alternativa all’asfaltata, almeno per 600 metri circa. Si ritorna quindi sulla strada asfaltata e si va avanti per un buon tratto, poi passato il cavalcavia di Via Provagna c’è una strada subito sulla sinistra che vi fa imboccare una strada brecciata lungo la Piave, per 700 metri circa. Quando la via finisce bisogna scendere lungo l’acciottolato del letto del fiume e percorrerne almeno 200 metri, dunque riprendere il sentiero sulla destra (fare riferimento al gpx e percorrere questo tratto solo nel periodo di secca della Piave, quindi in estate). Il sentiero entra nel bosco, molto bello, e quando diventa strada asfaltata svolta naturalmente a destra e sale su Via Dogna, da prendere a sinistra. In brevissimo siete sopra il torrente Vajont e guardando in alto a destra potete vedere la diga, sfortunatamente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963.

Si continua avanti, si supera la zona produttiva e si sale a destra per Via XX Settembre, che conduce al centro di Codissago.

Belluno – Soverzene

Il percorso

Dalla piazza del comune di Belluno andiamo per il Museo Civico e per Piazza del Mercato. Da qui prendiamo Via Mezzaterra fino a Via Roma da prendere a destra il ché ci condurrà a imboccare a destra Via Rivizzola e ancora a destra le scalette che arrivano all’altezza del torrente Ardo, da passare con ponte. Siamo a Borgo Pra e andiamo in salita per Via Sant’Antonio, dunque ancora a destra in salita e arrivariamo a Via Alpago Novello, da prendere a destra. Sempre dritti e alla chiesetta bianca andiamo naturalmente a sinistra prendendo il viale di gelsi. Alla rotatoria andiamo avanti per Via Mameli, giungendo a Cusighe e prendendo a destra la ciclabile. Al supermercato andiamo a sinistra verso il passaggio a livello e sorpassato questo andiamo a destra per Via Sargnano. Si passa dentro la frazione Fiammoi (qui c’è un parco con la fontanella) e salendo per Via Fontanelle a sinistra si prenderà per strada brecciata a destra. Dopo poche decine di metri troviamo i cartelli della Digressione M del Cammino delle Dolomiti che ci porterà fino a Ponte nelle Alpi. Queste indicazioni ci faranno scendere a destra verso un crocicchio di sentieri. Noi andremo con quello in piano, avanti a noi. Si arriva così ad una grande casera e alla sua sinistra si riprende il sentiero e poi dopo breve andiamo a destra in discesa. Dunque si arriva a costeggiare la ferrovia e con un piccolo tunnel sulla destra si va per l’osservazione della Villa Montalban, ma poi si torna sulla strada che costeggia la fattoria, verso la Chiesa di Santa Lucia. Dopo di essa svoltiamo a sinistra (ma potremmo anche andare avanti e raggiungeremmo più brevemente la ciclabile) e poco prima di una casa si prende a sinistra il sentiero, come da indicazioni. All’altezza di alcuni pali della luce andiamo a destra (ma anche qui saremmo potuti andare a sinistra in salita) e in breve, tra coltivazioni, ci riuniamo alla ciclabile, da prendere a sinistra. Davanti a noi le imponenti montagne che sovrastano il Cadore.

Finita la ciclabile inizia la strada asfaltata e al primo bivio andiamo a sinistra, arrivando alla Chiesa della Madonna di Vedoja. Anche qui potete scegliere: andare alla sua sinistra (più breve) o andare per il centro di Polpet a destra. Noi in questo caso siamo andati a destra, costeggiando il campo sportivo e prendendo Via Belluno a sinistra. Dopo la piazza la via si chiama Via Fiori e quando arriva ad un incrocio noi andiamo avanti, nonostante ci sia scritto che la via è senza uscita. Infatti, giunti in fondo, si va per strada brecciata (qui le macchine non possono passare) e si costeggia la ferrovia, fino ad arrivare di nuovo alla ciclabile da prendere a destra all’altezza di una casa bianca.

Si arriva dopo 500 metri ad un ponte e subito dopo di esso si svolta a destra, dunque poco prima di un cancello si va a destra per sentiero e si passa sotto la ferrovia con un caratteristico e delizioso tunnel. Usciti svoltiamo a destra e dopo pochi metri a sinistra scendendo sotto il cavalcavia dell’autostrada. Appena passato prendiamo il sentiero che scende a destra verso la Piave. Facciamo un guado, una breve salita e al bivio a T andiamo a sinistra, passando l’autostrada, poi andiamo avanti fino a passare di nuovo il torrente, svoltando naturalmente verso sinistra e andando verso la provinciale. La si prende a destra con salita e si giunge al semaforo. Oltre di esso un lungo rettilineo asfaltato che ci porta piacevolmente a sormontare la diga, il fiume e gli impianti della centrale idroelettrica “Achille Gaggia”. Dopo di essa si va a destra in salita al bivio e con delle scalette a sinistra si saltano i tornanti, il ché ci farà accedere al paese di Soverzene.

Limana – Belluno

A Belluno, splendida città, splendente della luce delle Alpi, troviamo dei murales che illustrano la storia e il viaggio che il legname faceva nel passato dal Cadore a Venezia. E’ lo stesso nostro itinerario, ma al contrario. La legna scendeva da Sappada, noi andremo a Sappada. I tronchi venivano trasportati verso la Serenissima, noi veniamo da lì. Siamo dunque degli zattieri controcorrente? E qual è la merce che trasportiamo? Quale serenissima sensazione proveremo mai alla meta?

Il percorso

Dal municipio di Limana, guardandolo, prendiamo Via Roma a destra, girando poi la prima a sinistra, ovvero Via Vivaldi, una strada asfaltata che scende. Dopo breve imbocchiamo a sinistra Via Sampoi, che ci servirà per saltare strade trafficate e fare un giro per la zona residenziale di Limana. Seguendo naturalmente il corso di questa via ci ritroveremo a seguire a sinistra Via La Cal, da lasciare dopo breve a destra per Via Ragazzi del ’99. Al bivio a T, in fondo, andiamo a sinistra e ci troviamo in prossimità del torrente Cicogna, da oltrepassare grazie al ponte di ferro bianco sito dalla parte opposta e parallelo a Via La Cal. Questo vi permetterà di imboccare Via Visome protetti dal guardrail e di andare a sinistra, tramite svincolo, nella frazione stessa di Visome.

Dopo circa 200 metri andiamo a sinistra con Via Augusto Buzzati e poi ancora a sinistra verso la chiesetta della Madonna del Caravaggio, da vedere, dopodiché a destra proprio sull’omonima via.

Passiamo un secondo torrente e svoltiamo a sinistra per Via San Daniele, poi, al bivio in prossimità della frazione di Rivamaor, andiamo a destra e subito si aprirà la vista sulla Schiara e il Monte Serva, mentre a destra sul Visentin. Ancora avanti e avremo una bellissima prospettiva di Belluno.

Esattamente 5 metri prima di intercettare la SP1 andiamo per una strada d’erba tra gli arbusti che ci permetterà di camminare parallelamente alla provinciale, verso Villa Buzzati. Alla fine dello splendido vialetto potato a mo’ di siepe e solo avendo prima chiesto il permesso al B&B Villa Buzzati, potremo attraversare il sentiero di ghiaia che conduce ad un cancelletto sempre aperto e che vi farà arrivare in prossimità della chiesa di San Pellegrino, di colore rosso, con un delizioso piccolo campanile. Altrimenti dovremo fare la strada provinciale (solo 100 metri) e arrivare ugualmente nei pressi della chiesetta. Dalla chiesa usiamo la strada erbosa separata dalla provinciale da un filare di alberi per accedere così al marciapiedi di Via Monte Grappa. Questa via vi condurrà al Ponte della Vittoria, sul Piave, proprio sotto alla città di Belluno. Oltrepassato il ponte fate una svolta a destra per Via Uniera de Zatter per vedere i murales di Marta Farina che illustrano la storia e il viaggio del legname da Sappada, lungo il Cadore e poi a Venezia e dunque anche il lavoro dei zattieri. Tornate sui vostri passi per pochi metri, prendete Via Sottocastello e alle scalette sotto al duomo imboccatele a destra. Ancora a destra e siete al municipio di Belluno.

La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

I boschi del castagno – La schirata

Il percorso

Dalla fattoria I boschi del castagno si prende la piccola strada asfaltata che va verso Valmorel, ma se ne percorrono solo pochi metri perché dopo gli slarghi per il parcheggio delle automobili, alla prima casa di legno a destra, si prende un sentiero che va verso il bosco, in salita, che dopo breve incontra delle cataste di legna a destra e sinistra. Dopo circa 80 metri di questa salita (fare riferimento al tracciato gpx perché il punto non è segnato) si entra nel bosco a destra, lasciando quindi il sentiero e si raggiunge il monumentale castagno di oltre 400 anni che dà il nome alla fattoria. Da qui si segue scrupolosamente il tracciato gpx (in quanto la via non è segnata e siamo in un fuori pista) andando di traverso al pendio della collina, intercettando così un sentiero che sale. Si arriva così in breve a delle rocce affioranti a mo’ di parete. Qui il sentiero svolta con un tornante e a questo punto continuiamo a salire avendo le rocce a destra. Intercetteremo una strada in piano nel bosco, da prendere a sinistra e che dopo non molto diventerà sentiero. Alcuni tratti, specialmente laddove il fondo è più esposto al sole e a seconda delle stagioni, potrebbero risultare molto vegetati, si consiglia dunque sempre di avere la traccia sotto mano. Usciremo così in un prato, saremo già nella località Valpiana e da qui seguiremo idealmente la traiettoria che va verso il Pizzocco ed un tiglio molto grande, arrivando così alla strada asfaltata. Proprio questo tiglio sembra sia il tiglio dove Dino Buzzati era solito recarsi, scrivere e godere dello splendido paesaggio sulle valli e le montagne (riassunte in una tabella proprio all’altezza del tiglio e di alcune sculture di legno).

Prendiamo la strada asfaltata a destra, arrivando dopo non molto alla Baita Alpina – Gruppo Limana, dopodiché la strada svolterà a sinistra in un tornante e ci porterà ai cartelli della fattoria La schirata, raggiungibile con strada brecciata a destra.

Revine – I boschi del castagno

Pian delle Femene si trova a 1140 metri di altezza e affaccia sulla laguna. Da lì ho ripensato al nostro arrivo a Venezia, ormai più di 10 giorni fa. Sembrerà presuntuoso dirlo ma mi è sembrato che fosse la stessa Venezia ad essere emozionata di vederci arrivare. Era come se una bellissima donna ci dicesse: “Ogni giorno migliaia di turisti vengono, mi usano e se ne vanno. Scivolano laidamente per le calli, sudati e grassi. Per loro sono solo una merce da fotografare in ogni posa, come una puttana per pervertiti. Godono della mia antica bellezza tutta in una volta, facendone una scorpacciata. Voi invece mi avete corteggiata per mesi, avvicinandovi gradualmente, con delicatezza, un passo alla volta. Mi avete immaginata ogni giorno, ripercorrendo le vie d’acqua che mi raggiungono dal mare. Non siete arrivati col treno o con la macchina, siete arrivati a piedi, facendomi sentire amata veramente, come lo ero una volta”.

Il percorso

Dal centro di Revine, cioè la piazzetta dove c’è il piccolo monumento ai caduti, andiamo verso il centro storico con Via Maestra, in salita. Tramite Via Sommavilla arriviamo al Santuario di San Francesco di Paola e da qui prendiamo la via crucis della chiesa con le stazioni che sono anche cappelle familiari, fino al piazzaletto antistante la facciata, panoramico. Da qui usciamo dal perimetro della chiesa e prendiamo una strada a scendere per pochi metri, poi il sentiero a sinistra. Dopo breve incomincia a distanziarsi dalla strada asfaltata e troveremo una casa a sinistra. Andiamo avanti in salita e poi imbocchiamo il sentiero per Pian delle Femene a destra, con il cartello che indica 2 ore e 10 minuti.

Lungo la salita abbastanza pendente incrociamo due ruderi di case e quando intercettiamo una strada più ampia con una casa sulla destra, continuiamo a seguire il sentiero avanti a noi, leggermente a destra, sempre in salita. Salendo ritroviamo la strada più ampia da prendere a sinistra e superiamo il cartello che indica l’accesso solo ai frontisti (in questo punto lasciamo il sentiero perché la vegetazione lo ha coperto, ma solo per riprenderlo tra breve). Dopo 100 metri circa all’altezza di un tornante svoltiamo sempre in salita a destra, seguendo lo stesso tornante. Percorriamo questa via per altri 300 metri circa e all’altezza di un altro tornante a sinistra prendiamo il sentiero che lo tange. Arriviamo dunque a Castegne Maor (725 metri di altezza) e continuiamo sempre su sentiero.

Intercetteremo più volte la strada brecciata ma proseguiamo sempre per sentiero, dunque arriviamo a Pian delle Femene, dove ci aspetta un piazzale e una strada asfaltata che va verso La Posa, a sinistra. In 200 metri circa infatti siamo ad un bivio: avanti La Posa 2 km, mentre noi andiamo a destra in discesa per strada brecciata.

Si arriva così alla Sorgente del Torrente Limana, sulla destra. Ancora avanti e quando saremo in una grande radura con baita a destra ci stacchiamo dalla strada e prendiamo il sentiero a destra che punta verso il bosco, laddove campeggia il cartello di divieto di circolazione per mezzi motorizzati. Uscendo dal bosco di abeti si spalancherà la vista sulle Alpi, alte e possenti, con la valle e i boschi tutto attorno.

Percorrendo la valle stessa si arriva ad una malga, dietro la quale si prende una strada asfaltata in discesa. Al primo stop andiamo a destra per Via Valmorel e arriveremo al piccolo abitato, appunto, di Valmorel.Da qui già troviamo le indicazioni per I boschi del Castagno. Basterà infatti imboccare Via I Bosch, piccola e vicino alla piazza, e percorrerne circa 1 km, dunque arrivare in fondo alla stessa via e trovare l’azienda Wwoof.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Refrontolo – Vittorio Veneto

Esiste un chilometro magico, per chi cammina, ed è l’ottavo. Oltre di esso, ed almeno per altri otto, entrano in circolo strane sostanze chimico-spirituali e la fatica si trasforma addirittura in ebbrezza. Le gambe vanno senza farsi sentire, si diventa esageratamente ilari e lo sguardo si alza gioioso sul paesaggio circostante. Colline, montagne, nuvole e ruscelli; contadini nei campi, ciclisti che passano, fruscii di misteriosi animali nel bosco; pensieri mai fatti, chiacchiere in libertà e amore per le cose di questo mondo… E’ una droga portentosa e lo spacciatore alcuni dicono si chiami Dio.

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Refrontolo prendiamo Via Costa seguendo le indicazioni per il Molinetto della Croda. Questa strada con alcuni tornanti vi porta fuori del paese, in campagna, e arrivati al primo bivio andate avanti, seguendo sempre le indicazioni per il Molinetto. Dopo aver percorso 1300 m arriviamo allo spiazzo con il parcheggio e grazie alle indicazioni molto presenti andiamo sulla destra con uno stradello di ghiaia a visitare il mulino, uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana, esempio di costruzione rurale del XVII secolo. Se la biglietteria è aperta potete, al costo di 2 euro, andare per il percorso delle cascate e intercettare la strada asfaltata poco più su, da prendere a destra, altrimenti dovrete ritornare alla strada asfaltata da cui provenite e andare a destra, in salita. Dopo circa 300 metri troviamo sulla destra un ponte e oltrepassatolo andiamo a sinistra costeggiando il ruscello, su un sentiero che conduce, dopo una impervia salita nel bosco, al Bivacco Marsini, un luogo panoramico e pieno di bellezza.

Proseguiamo sullo stesso sentiero e la stessa direzione. Se invece ci voltiamo a destra la pianura padana. Si passa un grande casale abbandonato con stalla e si va sempre, con sali e scendi panoramici, per la principale. Si entra così con il sentiero dentro un agriturismo e si prosegue avanti in piano, sempre con ampi scenari sulla destra. Dunque la strada si fa asfaltata e all’incrocio a T andiamo a sinistra, poi dopo 30 metri andiamo per la strada a destra in discesa nel bosco. 100 metri e prestiamo attenzione: c’è una deviazione sulla destra con segnato il sentiero 1050, da prendere. Nemmeno 20 metri e andiamo a sinistra, come da vernice sugli alberi e sui sassi. Ecco che il sentiero, molto bello, nel bosco, diventa 1050b. Spesso troviamo delle deviazioni ma noi dobbiamo sempre seguire la vernice, fino a passare una serie di case e arrivare, scendendo, alla Località Vallandrui. Da qui si scende fino a valle e si imbocca a destra la SP 635 per circa 300 metri, dunque si svolta a sinistra per Strada Nogarolo della Località Castellich. Al bivio con Via Costernol andiamo a destra sempre per Località Castellich e dopo il ponte svoltiamo a destra su strada brecciata per il sentiero 1051a. Accanto a noi scorre il torrente Cervano che si supera naturalmente con un ponte. Ammiriamo lo splendido paesaggio di colline e montagne.

Arrivati ad un ponte con l’edicola del Cristo crocifisso andiamo a destra verso il palo del telefono, dunque prestare attenzione perché non c’è da prendere il ponte né costeggiare il torrente avanti. Ad un tratto della salita che ci aspetta entrati nel bosco ritroviamo i segni del 1051a. Quando uscirete dal bosco sarete ad un bivio a T con una strada bianca: andiamo a sinistra e tralasciamo le indicazioni per Vittorio Veneto poco dopo, quindi andiamo avanti sempre sulla stessa strada. Alla località Le Perdonanze troviamo la fontanella dell’Angelo con acqua potabile e la cappella votiva, dove potrete scrivere una piccola memoria del vostro passaggio. Si arriva ad un gruppo di case dopo la chiesetta delle Perdonanze e qui imboccate la strada a sinistra che costeggia il vigneto, non quella che scende asfaltata con alcuni tornanti. Dopo nemmeno 50 metri trovate, alla fine della vigna, una edicola religiosa che può essere utile per capire se siete sulla strada giusta. Dunque proseguite per questo bel sentiero (1042) e passate sotto l’autostrada, dopodiché con un ponticello arriviamo ad una asfaltata da imboccare a destra. Siamo già a Ceneda. Sempre dritti per questa via costeggiata da un muretto fino a che non arriviamo a Piazza XI febbraio. Continuate facilmente nelle vie della città e giungete a Piazza del Popolo di Vittorio Veneto.

Collalto – Refrontolo

Nel misterioso bosco di oggi abbiamo perso qualcosa, ma tornando sui nostri passi lo abbiamo ritrovato. E’ una sorta di sacrilegio perché il bosco non trattiene mai nulla senza un motivo. Dunque abbiamo sentito la necessità di donare un oggetto del nostro zaino, non uno qualsiasi, ma uno importante, e lasciarlo a chi passerà dopo di noi, come pegno del passaggio e come ringraziamento, per non attirare su di noi cattivi presagi.

Il percorso

Laddove parte Via Collalto Centro che porta all’arco del paese, con la vista sulla torre e il campanile, c’è una via pedonale che sale sulla destra, che conduce al cimitero. Giunti dopo breve al cimitero si svolta a sinistra su strada asfaltata, in salita.

Si percorre questa via fino a che non scollina e comincia a scendere, dopodiché si prende la prima strada sterrata a sinistra e in breve si oltrepassa una catena per i motocicli. Questa strada brecciata vi porta ad un bel casale aggirato il quale si va verso il vigneto e poi lo si costeggia con la strada di servizio per i trattori sulla destra. Dunque avremo la vigna a sinistra e il bosco a destra, dopodiché la via entrerà come sentiero dentro un bel bosco. Lo si percorre tutto (ogni tanto ci sono aree ristoro) fino a intercettare il torrente Lierza, che si passerà con un ponte cementato. Dopo di esso si mantiene la sinistra e si esce dal bosco ad un bivio a cui andare a destra, su strada asfaltata (Via Rivandelle), nella zona residenziale di Barbisano.

Arrivati allo stop andiamo a destra per Pieve di Soligo. Dopo qualche centinaio di metri andiamo a destra per Via Toti dal Monte. Sempre dritti per qualche chilometro fino ad imbatterci nella SP 38. Bisogna passare sotto di essa e andare parallelamente a destra con Via Tessere. Poi la strada svolterà a sinistra e dopo la salita andremo a sinistra al bivio per Via Federa. Incroceremo, in fondo, una strada più ampia e al bivio andremo a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra per Via della Liberazione e in circa 2 km siamo dentro all’abitato di Refrontolo.

Maserada sul Piave – Collalto

Dopo la salita di Colfosco ci siamo voltati e vedendo il territorio dall’alto abbiamo capito che per ben 20 giorni non abbiamo mai avuto uno sguardo d’insieme sul paesaggio. Forse è questo l’elemento più faticoso e allo stesso tempo introspettivo della pianura: ti proietta in te stesso, senza possibilità di fuga. Sei dentro alle strade, o dentro alla calura, o dentro alla nebbia. I campanili dei paesi emergono verticalmente verso l’alto e sfilano al tuo passaggio, ma tu stai piantato a poche decine di centimetri da terra e lì dovrai restare per molto… almeno fino alla prima salita.

Il percorso

Dal municipio di Maserada sul Piave prendiamo Via Caccianiga verso il campanile del paese, dopodiché svoltiamo a destra per Via Roma, poco prima del campanile stesso. Percorriamo il tratto urbano di questa via poi prendiamo a destra Via Lentini (abbastanza trafficata prestare attenzione). Circa 800 metri e svoltiamo a sinistra per Via dei Fanti, subito dopo il cartello indicante Salettuol.

Dopo un tratto la strada diventa brecciata e va percorsa per circa 2 km. Quando ridiventa asfaltata e all’altezza del cartello di precedenza svoltiamo a destra, sempre su asfaltata. Tutto avanti fino ad arrivare ad un incrocio a T dove svoltare a destra verso un passaggio sotto l’autostrada, passato il quale c’è un piccolo memoriale con dei cimeli della Grande Guerra e una fontanella di acqua potabile. Svoltiamo alla prima strada brecciata a destra per intercettare l’argine sul Piave e la pista ciclabile sopra, a sinistra.

Si segue l’argine con una bella vista sul fiume fino ad alcune case, dopo delle quali bisogna continuare sull’argine infilandosi con un’area verde dentro due aree industriali ai lati. Quando si giunge all’incrocio e a destra c’è il cementificio bisogna andare a destra ed entrare così nella vita lavorativa e polverosa dei macchinari, un paesaggio visivo e sonoro molto suggestivo. Al cancello manteniamoci leggermente a destra e poi vedremo che la strada piega naturalmente a sinistra ritornando a bordeggiare il Piave.

Manteniamoci lungo la via principale e sempre lungo il Piave, verso il ponte della ferrovia, che passeremo grazie ad una strada di grandi sassi che vi passa sotto (usare il gpx per trovare la corretta via, più breve). Arriviamo nei pressi del ponte stradale, lo saliamo con delle scalette e lo attraversiamo grazie allo stretto passaggio pedonale, dunque appena finito il ponte andiamo a sinistra sull’argine ciclabile-pedonale, su fondo erboso. Siamo a Ponte della Priula.

Facciamo ben 3 km di questi argini fino a girare a destra per Via Loschi (siamo già dentro Colfosco). Passiamo il monumento sito all’incrocio (dove c’è anche una fontanella) e andiamo dritti verso la chiesa e la statua con le braccia aperte. Facciamo tutta questa via che comincia a salire, fino ad arrivare alla chiesetta di San Danile Tombola. Da qui comincia una breve discesa, dopodiché prendiamo a sinistra la strada brecciata Via per Collalto, una strada bellissima, prevalentemente in pianura, che passa dentro vigneti e boschi, con platani ai lati. 2 km e siamo dentro il piccolo abitato di Collalto.

Fagarè della Battaglia – Maserada sul Piave

Finalmente si torna a mappare seriamente! La via evidenziata dalla Monaco-Venezia era molto trafficata, dunque pericolosa, solo per ciclisti. Ma io e i miei compagni di viaggio, caparbiamente, ci siamo infilati per sentieri, strade sconosciute, vie boscose e fresche, ed abbiamo regalato a questo territorio (e a noi stessi) una nuovissima mappatura, esclusivamente per escursionisti.

Il percorso

Dalla piccolissima stazione di Fagarè della Battaglia ci dirigiamo verso Via Postumia e con il sotto passo andiamo sotto la ferrovia, per Via Montello, che ci porta a Via Argine. Dal momento che quest’ultima è molto trafficata e pericolosa potete, seguendo scrupolosamente il gpx, lasciarla scendendo sulla destra all’altezza di un casaletto e proseguire parallelamente sull’erba fino ad una casa, qui infilarvi a destra e seguire un tracciato erboso. In breve un’uscita tra le frasche farà sì che vi troviate in un campo e che a 50 metri da voi ci sia una bella strada sterrata da imboccare a destra, verso una costruzione di archeologia industriale molto alta. Arriviamo al Piave e continuiamo a seguire un piccolo torrente subito dopo e quando una strada più evidente si dirige verso l’asfaltata noi ne facciamo un breve tratto per poi andare a destra lungo i vigneti e alcune case. Si passa così un piccolo fosso dopo del quale si arriva alle case di cui sopra. La via imboccata si chiama Via Molina Sega e a destra facciamo assolutamente una visita al monumento che ricorda il sacrificio dei ragazzi del 1899 i quali, ad appena 18 anni, si immolarono qui in una battaglia estenuante che fermò l’avanzata austro-ungarica durante la Grande Guerra.

Riprendiamo Via Molino Sega e la imbocchiamo a destra senza raggiungere la strada delle macchine perché grazie ai campi paralleli possiamo uscire su di una via sterrata da imboccare poco dopo e che va a destra, dopo un piccolo salto di un fosso. Alle ville poco distanti, dopo un ponticello, andiamo a destra (avanti è proprietà privata) costeggiando un ruscello e dopo 50 metri circa a sinistra costeggiando il bosco. Troverete un piccolo bosco di bambù il ché vi dirà che siete sulla via giusta, poi continuate a seguire il bosco avendolo sulla destra. Avanti a sinistra il campanile di Saletto sul Piave. Bisogna quindi intercettare una strada bianca, con i cartelli del Bosco Planiziale di Saletto di Piave e andare verso destra.

All’altezza di una costruzione di cemento riprendiamo una strada asfaltata che va verso sinistra ma la lasciamo subito per una strada erbosa a destra con delle pietre miliari a mo’ di cancello. Dunque prendiamo Via dei Casoni (strada asfaltata) e andiamo sempre avanti fino ad arrivare ad un bivio a T, a cui svoltare a destra per Via Medaglie d’Oro, dunque subito a sinistra per Via delle Sorgenti.

Andate sempre avanti fino alla rotatoria. Qui non andate sulla rotatoria ma usando uno stradello a destra raggiungiamo le chiuse di un canale e poi ancora avanti per la provinciale. La attraversiamo, facciamo qualche metro a sinistra e prendiamo a destra per Maserada sul Piave. Sempre avanti per questa via e siete nel centro abitato.

San Donà di Piave – Fagarè della Battaglia

La strada era ancora lunga e sulle rive del Piave faceva molto caldo così alla prima ombra ci siamo fermati a riposare. Ho sognato che il soldato Hemingway mi veniva incontro in bicicletta, con un dispaccio su cui c’era scritto: “La guerra è ancora lunga e per vincerla bisogna avere capisaldi resistenti, ma specialmente un fronte elastico che si modifichi all’occorrenza”. Poi mi sono svegliato, ho preso il messaggio e l’ho messo nello zaino.

Il percorso

Da Piazza Indipendenza di San Donà di Piave prendiamo Corso Trentin con la pista ciclabile e attraversiamo il Piave, grazie al ponte azzurro. Usate dunque i passaggi pedonali per passare sotto il ponte e imboccare la pista ciclabile brecciata sulla destra orografica del fiume, risalendo lo scorrere delle acque. Per un buon tratto, almeno fino a dopo il ponte della ferrovia, abbiamo la copertura degli alberi. Dopodiché risaliamo sugli argini e dopo una madonnina di legno svoltando a destra possiamo vedere il campanile di Fossalta di Piave. Dopo una parte esposta al sole e una pista ciclabile più ampia che sopraggiunge da sinistra arriviamo ad un bivio a cui girare a sinistra, verso un gruppo di case, che ci farà tagliare l’ansa del Piave. La strada diventa asfaltata e con una salitella ci reintroduciamo sulla ciclabile e sugli argini.

Arriviamo così a vedere sulla destra il ponte di barche a pedaggio (privato) da raggiungere con una discesa sterrata. Da qui non andiamo per il ponte ma per la ciclabile sterrata lungo le rive.

Passate sotto la torretta di cemento con la gigantografia di Hemingway e infilatevi nel boschetto. Dopo breve il sentiero diventa difficile da percorrere in bici perché la vegetazione e specialmente le grandi ortiche ostruiscono alcuni tratti. Fatevi strada e abbiate fiducia perché sono tratti brevi. Tra le fronde alla vostra destra, sempre il Piave ma anche il campanile di Noventa sul Piave.

Ad un tratto (meglio controllare il gps) dovrete ritornare all’interno e intercettare, dopo una sbarra bianco-rossa una via asfaltata, da prendere a destra. Sempre dritti fino a che non troverete una strada sterrata a destra e una che va avanti, con il cartello “Sommità non transitabile”. Ebbene voi dovete andare proprio di lì e passare sotto all’autostrada Serenissima grazie ad un argine rialzato e dritto. Poi riprenderete la ciclabile Monaco – Venezia a sinistra.

Ad un tratto arriverete ad un trivio: andate avanti in posizione rialzata (a sinistra ci siamo avvicinati ad una strada a scorrimento veloce). Quando arriverete in prossimità di Zenson di Piave, all’altezza del distributore di benzina, svoltate a sinistra ed entrate nell’abitato. Da qui prendete Via dell’Isola e andiamo sempre avanti per qualche chilometro fino a ché la via naturalmente non finisce ad un incrocio a T su Via Argine XXIV Maggio, da imboccare a sinistra. Passerete così dopo 2 km accanto a Sant’Andrea di Barbarana. Proseguendo per altri 2 km e incrociando Via Postumia svoltiamo a sinistra. Ancora avanti e siamo nella frazione di Bocca Collalta, cioè nella località di Fagaré della Battaglia, dove c’è il maestoso memoriale ai caduti del Piave.

Jesolo – San Donà di Piave

Tempo fa lungo gli argini di questi fiumi, mi spiega Roberta, c’erano degli uomini che tiravano le barche con delle corde. Le portavano da una parte all’altra, lasciandole scivolare sull’acqua. Così ci sentiamo noi, accompagnati dai nostri amici mentre costeggiamo il fiume e lo risaliamo. E anche se il mare si allontana alle nostre spalle e le Alpi si fanno avanti, noi non abbiamo paura perché la corda che i nostri amici tengono e si passano di mano è buona e  resistente.

Il percorso

Partiamo da Piazza Matteotti di Jesolo e attraversiamo il fiume Sile con il ponte davanti a noi avendo la chiesa della piazza alle spalle. Subito dopo di esso svoltiamo a destra per Via Drago Jesolo, dotata di marciapiedi. Purtroppo dopo il cavalcavia il marciapiedi finisce e bisogna continuare su asfaltata prestando attenzione alle automobili. E’ comunque possibile sfruttare a più riprese i fossi a sinistra, che costeggiano la via.

Arrivati alla Torre del Caigo lasciamo questa strada nonostante prosegua dritta per la nostra direzione e imbocchiamo la ciclabile che costeggia il Sile, brecciata, senz’altro più bella e sicura.

Dopo un buon tratto, ben evidente, troviamo un bivio a cui andare a destra seguendo il cartello delle biciclette. La pista ciclabile intercetta la strada asfaltata di prima, la attraversa e va per l’Argine San Marco, percorso naturalistico. In fondo al vialetto sarà facile, in prossimità di un rialzo in legno per il birdwatching, andare a destra e costeggiare un canale che oltre ha la laguna di Venezia.

Fate tutta questa lunghissima strada, dopodiché svoltate a destra per prendere il ponte di barche che vi porta a Caposile. Oltre il ponte prendete a destra e poi a sinistra per andare di nuovo lungo gli argini del Sile.

A circa 3 km da Caposile, dopo l’edicola con una madonnina, c’è un buon punto per fermarsi, dotato di ombra e panchine, sulla destra. Andate sempre dritti, passate la frazione di Chiesanuova con la sua bella chiesa dall’altra parte della riva, dopodiché all’altezza di alcune staccionate di legno imbocchiamo via Piave Vecchia, sulla sinistra. 500 metri e siamo dentro Musile di Piave. Imbocchiamo a sinistra alla fine della strada e poi subito a destra per Via XXIX aprile. Questa via, in fondo, curva naturalmente a sinistra e ci porta a Via Roma, da prendere a destra.

Dunque prendete il ponte sul Piave e andando sempre dritti siete a Piazza Indipendenza a San Donà di Piave.

Venezia -Jesolo

Non è una via facile per chi cammina. C’è una tratta da fare su traghetto, una lunghissima strada da percorrere fino in fondo e sempre dritti, una zona residenziale anonima come un limbo, un ponte trafficato e ostile, una zona turistica con muraglioni di hotel a destra e sinistra e infine una interminabile-ciclabile che conduce a Jesolo paese. Una prova di nervi e resistenza. Ma andare a piedi è anche questo: avere il coraggio e la pazienza di attraversare le Terre di Mezzo.

Il percorso

Partenza da San Marco di Venezia, percorrete Riva degli Schiavoni fino alla fermata del traghetto sita a San’Elena e qui imbarcatevi per Punta Sabbioni. Il traghetto impiegherà circa 30 minuti. Quando siete scesi è facile imboccare Via Fausta, alberata e dotata di pista ciclabile. Siete sulla Monaco – Venezia e così abbiamo provato a fare anche noi, per un tratto, tranne poi lasciare questa tracciatura, perché adatta solo a biciclette. Ma ogni cosa a suo tempo…

Dopo circa 900 metri prendiamo Via Brenta, una strada sterrata a destra di un canale. Via Brenta d un tratto, all’altezza di un ponte, continua con strada asfaltata. Superata la Batteria Pisani arriverete ad una rotatoria e qui prenderete Via delle Batterie a destra. Fate tutta questa via che costeggia i campeggi (attenzione alle automobili) e arrivati in fondo dovrete per forza svoltare a sinistra e vi ricongiungerà a Via Fausta. Da qui ci rendiamo conto che la Monaco – Venezia è pensata per bici e non per pedoni, almeno in questa tratta, perché andrebbe avanti e avanti è una strada asfaltata e piccola, ma frequentata. Chiedendo alle persone del luogo ci rendiamo conto che la mappatura proposta è pericolosa per camminatori, dunque decidiamo di prendere Via Fausta a destra, così come forse avremmo dovuto fare sin dall’inizio (e come potete fare voi).

Qualche chilometro fin quando non incontrerete Corso Europa a sinistra, da imboccare. Questo Corso ci riporta a Via Fausta, che va imboccata a sinistra. Alla rotatoria svoltiamo a destra per Via Baracca (pista ciclabile I3). Molta strada dritti fin quando non arriverete alla rotatoria con al centro i cilindri di cemento. Qui svoltate a sinistra sempre su Via Baracca e con essa arriverete al ponte sul Fiume Sile, da attraversare prestando attenzione (c’è solo un marciapiedino di mezzo metro). Dopo il ponte vi dovete reimmettere sulla pista ciclabile e poi andare a destra per Via Anna Frank. Dunque a sinistra per Via Padania. Pochi metri e dovrete infilarvi per il parco a destra e con esso uscire su Via Uso di Mare che vi condurrà o al mare o a Via dei Mille da prendere entrambe a sinistra. Da qui infatti inizierà un ampio tratto urbano, in realtà caratteristico, che potrete fare lungo le vie del corso molto servite e ombreggiate, o lungo la passarella parallela al mare, più panoramica. A Piazza Mazzini potrete anche refrigerarvi con gli spruzzi che escono dal pavimento.

Poco prima di Piazza Marconi andiamo a sinistra Via delle Meduse e andiamo a Piazza Drago. Da qui prendiamo Via Mameli e alla fine di essa sbuchiamo a Via Roma destra, da prendere naturalmente a… destra. Arrivati alle rive del Fiume Sile andiamo per Via Sauro, per poi attraversare a destra all’altezza di Piazza Matteotti, nel centro di Jesolo.

Alberoni – Venezia

Scrivo sempre di strade, dell’andare e delle impressioni dei territori che incontriamo. Oggi invece voglio parlare della pubblicazione on line del percorso, la stessa che state leggendo adesso. Capita di farla nei posti più strani e improbabili: dentro scuole abbandonate, foresterie senza corrente, in bar col wi-fi gratuito, su scrivanie di legno dentro monasteri. Spesso si sta seduti comodamente, altre volte a terra, altre in piedi o col pc sulle ginocchia. Ricordo tutti i posti in cui ho pubblicato i percorsi, sono speciali quanto un sentiero o un paesaggio. Ma allora perché voglio parlarne proprio oggi? Perché oggi pubblichiamo da Campo Santo Stefano, nel cuore di Venezia. Siamo in mezzo a turisti che provengono da tutto il mondo e in essi ci confondiamo, ma noi siamo giunti qui a piedi… e a piedi è diverso, come è diversa la pubblicazione di questo percorso.

Il percorso

Dal centro di Alberoni, posto nei pressi di una piazzetta con caffè, prendiamo l’unica via ad uscire, denominata Via Alberoni, usando la piacevole banchina dal lato della laguna. Già a sinistra possiamo vedere Venezia, Porto Marghera e se la visibilità è buona anche le Alpi sullo sfondo. La passeggiata è piacevole e ombreggiata grazie ai pini lungo la via. Passiamo l’ospedale, il vivaio, una casa verde e la fermata dell’autobus. Subito dopo quest’ultima prendiamo una stradina a destra che tra canneti ai lati ci porta sugli argini che danno sull’Adriatico. Li imbocchiamo a sinistra e li lasciamo a piacimento per ritornare sulla laguna e la zona di Malamocco. A questo punto potete scegliere liberamente come proseguire, se più ombreggiati, ovvero verso la laguna o più ventilati ma esposti, ovvero verso la riva del mare. Difficile perdersi. Attraversando il Lido però cercate di recarvi sulla Riva di Corinto dove c’è la vista su Venezia che si avvicina, sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni e il Lazzaretto Vecchio.

Giunti alla fermata del traghetto prendete la linea 1 (info: http://actv.avmspa.it/) per Sant’Elena e arrivati alla terra ferma perdetevi tra le calli di Venezia fino a San Marco.

Podere Veranello – Terme di Saturnia

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte sull’Albegna  e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca,  si gira a sinistra.

Presto ci si ritrova a scendere verso la valle. In questo tratto la strada è cementata. Presto si incrocia la strada provinciale 159 (in corrispondenza di una casella postale chiamata “catarci”) che va semplicemente attraversata: esattamente di fronte alla strada bianca da cui proveniamo va imboccato un tracciato agricolo che alcuni chiamano “strada della parrina”. Il panorama è molto cinematografico e la strada procede pressoché dritta, in leggera discesa e senza vistose deviazioni né ripari dal sole finché non si arriva al torrente della Stellata, che va guadato.
Arrivati a ridosso del corso d’acqua (segnalato dall’alta vegetazione ripariale) c’è un bivio che può indurre in confusione: non bisogna continuare a procedere dritti ma va seguita fino in fondo la traccia più evidente, curvando leggermente a sinistra.

Il torrente stellata prende acqua sopratutto dalle terme di saturnia e promette di avere un buon carico anche nel periodo estivo. A giugno il guado si è dimostrato molto agevole.

Il sentiero sull’altra sponda non è particolarmente evidente, gli argini vanno risaliti tenendosi in direzione di Saturnia. Oltrepassati i canneti in lontananza si vede un capanno. Raggiuntolo, si tiene la destra e il percorso procede più o meno in parallelo al torrente.

La strada non è altro che un tracciato agricolo poco battuto e privo di ripari. Presto, in corrispondenza di un incrocio, ci si imbatte nella cartellonistica della rete sentieri e ci si immette su questo percorso n°8 montemerano-saturnia. La strada diventa un po’ più pulita e presto c’è di nuovo un po’ di ombra. In corrispondenza di un boschetto, seguendo una traccia sulla destra si può risbucare nuovamente sul torrente stellata, dove c’è una bella spiaggia.

Proseguendo, invece, ci si imbatte presto di nuovo nel cartello bianco e rosso della montemerano-saturnia. È un bivio non molto evidente, ma da lì in poi il sentiero n°8 comincia a salire,verso saturnia, mentre noi dobbiamo continuare a mantenerci in piano, paralleli al fiume, verso le terme. In lontananza è possibile vedere un edificio basso: è la struttura ricettiva “le cascatelle” e si ha da passargli attraverso. L’entrata del complesso (noi si arriva dal retro) è cinta da un cancello. Noi lo si è trovato aperto ma, per loro natura, di solito i cancelli tendono a chiudersi. La recinzione comunque è tanto bassa che quasi non la si vede: la si può scavalcare anche da seduti e sfuggire a un soggiorno coatto presso l’albergo. Adesso la strada è asfaltata e siamo costretti dai muretti e dalle recinzioni a procedere dritto. Ben presto si sbuca sulla strada provinciale 10 e girando a destra si prende subito il percorso pedonale. In pochi metri si è alle terme libere.

Chioggia – Alberoni

Arriviamo dal mare, su strisce di terra sottilissime, con ben tre alternative altrettanto belle da percorrere: lungo la laguna, dentro la via del paese e sulle spiagge dell’Adriatico. Siamo felici di un cammino semplice, indicato naturalmente dalla conformazione delle isole, ricolmi di gratitudine per chi ci accoglie nella sua casa, ma anche per chi ci vede solamente passare e sorride.

Il percorso

Dal limitare della città di Chioggia prendete il traghetto dell’Actv (http://actv.avmspa.it/) che in pochi minuti con la linea 11 vi porterà a Caroman, cioè la prima fermata per l’isola di Pellestrina. Da qui incominciate a camminare verso sinistra, seguendo lo splendido muraglione bianco alto almeno 3 metri e mezzo che vi separa dall’Adriatico. Avete la laguna a sinistra e il camminamento, usato solo da vecchi che passeggiano e pescatori, è qualcosa di straordinario, per chi, come noi, viene dalle montagne appenniniche. Ogni tanto delle scale di pietra vi portano in cima al muraglione, da dove potrete godere del paesaggio marino.

Lentamente il muro alla nostra destra si abbassa ed entriamo in una zona degradata, dopodiché passiamo accanto al cimitero di Pellestrina. Fate tutta l’isola usando la pista ciclabile, o la via interna o il passaggio a destra lungo il mare, tanto è impossibile perdersi. Semmai perdetevi nella bellezza del luogo. Giungerete così a San Pietro in Volta con i resti del suo forte e infine a Santa Maria del Mare, da dove potrete aspettare il traghetto, sempre con la linea 11 (http://actv.avmspa.it/), che vi porterà ad Alberoni in pochi minuti. Appena scesi sulla terraferma prendete la ciclabile a sinistra e in poche decine di minuti siete nel centro del piacevole e pacifico paese di Alberoni.

Porto Viro – Chioggia

Ci sono 30 km e 30 km. Se spira un vento leggero e l’aria si è rinfrescata, se vai su strade belle e non trafficate, ma specialmente se hai trovato delle persone come Antonio Pozzato e Alice Soncin, che per giorni ti hanno assistito e infine aiutato portandoti lo zaino a destinazione, in modo che tu possa riempire l’altro rimasto con molta acqua per il cane affaticato… allora anche dei lunghissimi 30 km non pesano affatto e ti fanno apprezzare ancora di più la gioia del camminare. Grazie Antonio, grazie Alice… se in ogni territorio trovassimo persone ospitali e volenterose come voi il nostro viaggio sarebbe migliore.

Il percorso

Da Piazza della Repubblica di Contarina, sita nel comune di Porto Viro, andiamo per Via Giuseppe Mazzini fino a prendere Via Roma a sinistra e dunque Via Corridoni a destra. Alla fine di questa via svoltate a destra e immettetevi sulla sinistra su Via Mantovana (SP 8). Questa vi fa passare il Po di Levante e all’altezza delle “Costruzioni tende da sole” andiamo a destra per strada sterrata che ci immette a sinistra sulla ciclabile, proprio sul Po di Levante. Ad un tratto non si costeggia più il Po di Levante ma un canale molto lungo e dritto. Si passa sotto ad un ponte stradale e ad uno della ferrovia, per poi passare all’altra sponda grazie al terzo ponte, piccolo e quasi pedonale. Ci sono le scalette di pietra che ci fanno salire sul terrapieno, molto comode e utili. Giunti dall’altra parte svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile (più selvaggia e ombreggiata).

All’altezza delle chiuse del canale, laddove sbocca sull’Adige, andiamo a destra costeggiando quest’ultimo fiume. Sorpassiamo il ponte ferroviario e imbocchiamo il Ponte della Romea a sinistra, dunque prendiamo il Lungo Adige a sinistra. Arrivati al Ridotto Cavanella d’Adige (punto più meridionale del campo trincerato della dominazione austriaca (1814-1866)), svoltiamo a destra e con le scalette entriamo a Cavanella d’Adige.

Da qui prendiamo Via Canal di Valle, stretta, lunghissima e asfaltata, che costeggia un altro canale per almeno 7 km. Vedrete che seguendo l’ansa del canale andrete verso destra e arriverete sulle sponde del Brenta. Sorpassiamo il ponte ferroviario, imbocchiamo il ponte (con passaggio laterale per pedoni) e facendo attenzione attraversiamo per prendere Via Venturini, che ci porta già dentro il territorio di Brondolo. Andando sempre dritti arriveremo all’ospedale, da qui imbocchiamo Strada Madonna Marina e la lasceremo a sinistra seguendo le indicazioni per le scuole medie Nicolò De Conti. Vicino le scuole c’è il ponte di legno e passandolo si apre la vista su Chioggia. Da qui è semplice, dovete fare le rive pedonali avendo la laguna a destra e alla fine imboccando Ponte Cavanis che vi conduce al centro di Chioggia.

Mesola – Porto Viro

Il ponte sul fiume Po è un’esperienza mistica: a destra il guardrail alto due metri, in metallo, con tir e macchine che vi sfrecciano oltre, invisibili ma assordanti; a sinistra la distesa verde del titanico fiume, figlio di Oceano e della ninfa Teti. In mezzo, stretto su di una passarella di cemento di mezzo metro che nemmeno lo zaino ci passa, ci sei tu, che calpesti vestigia di un immondezzaio dimenticato: bottiglie, lattine, occhiali, un paraurti gigante, una settimana enigmistica… addirittura una scopa di saggina. Si cammina tra due mondi infinitamente distanti ed alieni e ci si sente come l’astronauta di “2001 Odissea nello spazio”, quando attraversa una via stretta tra due pareti di luci indecifrabili, oltre le barriere della percezione sensoriale…

Il percorso

Dal Castello di Mesola prendiamo Via Biverare verso la Romea, vi saliamo sopra grazie alla rampa a sinistra e incominciamo a camminare pericolosamente verso il ponte dove troveremo, per fortuna, una passaggio tra guardrail e balaustra. In realtà basterebbe creare una scala dalla ciclabile sugli argini lungo il terrapieno che conduca fino al ponte vero e proprio della Romea perché il passaggio sia fatto in tutta sicurezza. Giunti oltre il Po di Goro e quindi in Veneto vale la stessa considerazione di prima, ma siccome le scalette non esistono bisogna arrivare al distributore e andare a sinistra verso il fungo di cemento, per togliersi dalla pericolosità della strada statale. In poche decine di metri arriviamo alla Vecchia Romea da imboccare a destra. E’ una strada che ci accompagnerà per almeno 7 km passando i piccoli centri di Rivà, Monti e Piano.

Arrivati a Taglio di Po riprende la ciclabile che ci aveva abbandonato a Rivà. Qui svoltiamo a destra su Via Kennedy che ci porterà di nuovo sulla rampa a sinistra per prendere la Romea e passare il Po. Anche in questo caso vale la considerazione fatta prima.

Al distributore sulla Romea andiamo a sinistra e grazie ad una stradina secondaria arriviamo dentro Porto Viro. Andiamo a sinistra e alla Chiesa di San Bartolomeo a destra.

Abbazia di Pomposa – Mesola

Il percorso

Dietro l’Abbazia di Pomposa c’è un mercatino turistico dal quale parte Via Giralda Centrale, verso il mare, asfaltata. Potete però costeggiarla grazie alle strade laterali per i trattori, facendo attenzione a ritornare in tempo sull’asfaltata a causa dei canali. Svoltate dunque dopo circa 1,2 km a sinistra per Via Starne. Per fortuna questa via, che dovrete tenere per 5 km, è una via alberata, platani per la precisione.

Arrivati in fondo andiamo a destra per 800 metri, dopodiché andiamo a sinistra per Località Lovara. In fondo arriviamo ad un bivio a T, ma noi andiamo leggermente avanti verso Effelle, dopo il ponticello e da qui andiamo a destra sull’erba fino ad uscire ad un parco con dei pini e dei tavoli di legno (anche una fontanella caratteristica). Prendete un ponte di legno e imboccate il sentiero nella pineta, direzione nord. Questo sentiero ad un tratto esce su di una strada asfaltata poco trafficata che va imboccata a sinistra. Vedrete che la strada diventa sterrata e arriva a sbattere alla Via Romea. Non andiamo verso l’invitante via di destra ma verso sinistra, sulla Romea, per 50 metri circa, dunque l’attraversiamo e prendiamo un ponte, oltre il quale imbocchiamo a destra la strada asfaltata secondaria. Dopo nemmeno 200 metri prendiamo un altro ponticello che arriva all’inizio dei sentieri dei bunker di Mesola (linea di difesa Gengis Khan). Costeggiamo il canale per qualche decina di metri e poi ci inoltriamo nella pineta con il sentiero, fino ad arrivare ad un pannello informativo. Qui andiamo a sinistra e al primissimo bivio a destra. Seguite il sentiero e al primo vero bivio vi mantenete sulla destra. Giunti al muro e a destra in prossimità della Romea, ce ne allontaniamo coscienziosamente e andiamo verso sinistra.

Il sentiero esce su di una strada sabbiosa e svoltiamo verso destra. In breve si arriva al cimitero e andando sempre avanti si passa un incrocio e il Canale Bianco, dunque andando a destra e percorrendo circa 300 metri si è presso la piazza del Comune e il Castello di Mesola.

Oasi di Cannevié – Abbazia di Pomposa

C’è un sottobosco di cui ignoravo l’esistenza che attraversiamo segretamente. In molti ci scrivete o ci messaggiate o ci telefonate, per dirci che ci state sognando. E’ da quando ci siamo messi in cammino che accade, così come accade che noi sogniamo voi ogni sera. Ci allontaniamo fisicamente eppure è come se entrassimo nei meandri di un inconscio che ci unisce, parallelamente alla realtà fisica, oltre le classiche e superficiali categorie dell’esistenza.

Il percorso

Partenza dall’Oasi di Cannevié, si attraversa la Strada Provinciale 54 e si prendono immediatamente le scalette che portano all’argine del Po di Volano, dunque si volta a destra su pista ciclabile La Via del Sale. A sinistra la zona umida che possiamo dominare grazie alla posizione rialzata che abbiamo guadagnato e a destra campi coltivati a perdita d’occhio. Dopo qualche chilometro la pista ciclabile si allontana dalla strada provinciale, continuando però sempre lungo gli argini. Quando ci si riavvicina e davanti a voi avete il ponte della Via Romea, scendete all’altezza di un albergo giallo e svoltando a destra prendete la strada brecciata con le indicazioni per Abbazia di Pomposa 1,2 km.

Arrivati alla provinciale l’attraversate e andate dritti per strada sempre brecciata. In brevissimo uscirete dagli alberi e potrete vedere il campanile dell’Abbazia di Pomposa. Basterà seguire la strada per i campi per raggiungerla.

Comacchio – Oasi di Cannevié

Non c’è nulla di eccezionale in quello che stiamo facendo, non fatevi abbindolare dai numeri: 2400 km, 6 nazioni, migliaia di chilometri di dislivelli. Non c’è nulla di straordinario nemmeno nell’andare a piedi, l’uomo è nomade per natura, lo fa da sei milioni di anni e lo facevano tutti fino all’altro ieri. Non c’è assolutamente niente di incredibile neanche nella bellezza di quello che stiamo vivendo, tutti sanno che andare a piedi ti fa entrare in contatto con il paesaggio e la gente in una maniera più vera. C’è solo una cosa che io, Marina e Bricco stiamo facendo di veramente eroico, che nessuno più riesce a fare oggi: ci stiamo riappropriando del Tempo. Non è la lunghezza dell’itinerario, né l’andare a piedi, né la bellezza dell’Europa la vera novità… la novità è riuscire a dedicarsi a queste cose per un tempo lunghissimo, senza essere milionari o semplici vagabondi!

Il percorso

Dal centro di Comacchio andiamo verso l’ospedale, prendiamo Via Felletti e giriamo a destra per Via Rosario, cioè verso l’abitato di San Giuseppe. Non è una bella strada perché trafficata, ma possiamo usare gli stradelli laterali e andare parallelamente (usate il gpx per maggiori dettagli), sia prima del sottopasso che dopo. Lo scenario è di canali e coltivazioni, dunque cercate di partire presto per non camminare sotto lo scoppio del sole. Questo consiglio varrà per tutta l’escursione, molto esposta in alcuni tratti.

Si arriva così a San Giuseppe dove troviamo un incrocio che andando dritti ci porta, con una pista ciclabile, al Lido di Pomposa. Arrivate fino al mare e prendete a sinistra una strada cementata proprio dentro lo stabilimento Beach Gallanti che passa a circa 20 metri dal mare e che in pochi chilometri, ad un tratto diventando sabbiosa, vi porterà a Lido delle Nazioni. Qui andate sempre verso nord, passate dal Supermercato di Carlo e con Via San Marino arrivate alla pineta, dove un sentiero centrale vi allontana dal centro abitato costeggiando il mare.

La pineta ci fa uscire sulla spiaggia, una bella spiaggia di scogli dove troviamo anche le sculture di legno che il mare ha donato alla riva, di Enrico Menegatti (#natedalmare). Si usano i sentieri e la ciclabile FE per Venezia in modo da andare sempre verso nord e arrivare a Lido di Volano. Qui uscendo dalla pineta si punta il ponte della SP 54 verso Volano e arrivati a questo piccolo paese si prende l’argine superiore a sinistra, dove c’è una pista ciclabile che in 1,5 km ci porta, con delle scalette e un attraversamento sulla destra, all’Oasi di Cannevié.

Casal Borsetti – Comacchio

Fate qualcosa per la Romea in questo tratto… che ne so… autovelox con limite a 50 all’ora; dissuasori ogni 200 metri; pista ciclabile pagata dall’Europa al lato del guardrail; servizio navetta per pellegrini; divieto di circolazione assoluta per camion con autisti distratti al cellulare; tunnel sotterranei con tetti in vetro che passino sotto le Valli di Comacchio; teletrasporto gratuito per chi ha la carta del viaggiatore; talismani blocca sfortuna pagati dalla Regione Emilia-Romagna; alieni che si muovono a compassione e scendono a bloccare il traffico… ma fate qualcosa per la Romea in questo tratto…

Il percorso

Da Casal Borsetti prendiamo Via Spalazzi con la pista ciclabile in asfalto, ad uscire, verso nord. Dopo circa 1 km, laddove finisce la ciclabile e dunque il marciapiedi, prendiamo a destra lo stradello dentro alla pineta, che è una via parallela alla nostra. In realtà dopo breve entreremo in una zona militare, anche se solo ai confini, quindi se non volete fare questa infrazione continuate dritti su asfaltata. Se invece andate nel bosco arriverete ad una recinzione da costeggiare a sinistra. Il paesaggio è solitario e marino. All’altezza di alcune case bianche sulla spiaggia svoltiamo a sinistra e oltrepassato un muretto andiamo nuovamente su asfaltata, avanti a noi, uscendo dalla zona militare, poi in poche decine di metri andiamo avanti per Venezia-Ferrara.

Un centinaio di metri prima della Romea (che vediamo davanti come fila di camion che sfrecciano), svoltiamo a destra come da indicazioni della pista ciclabile Ravenna – Venezia, su strada sterrata, alla fine della quale naturalmente svolteremo a sinistra. Passiamo dunque sotto al ponte della Romea, giriamo a sinistra sempre sulla ciclabile (direzione S. Alberto) e con un sentiero all’altezza di una quercia e di un cartello con scritto Acquedotto, saliamo sul ponte (c’è la protezione del guardrail). Subito alla fine del ponte prendiamo un analogo sentiero a sinistra, scendiamo lungo le rive del Reno e poi svoltiamo a destra per l’Osteria Primaro. Da qui in avanti, benché ci siano le strade per evitare la Romea risulta impossibile non prenderla perché sono tutte zone private o militari. Abbiamo chiesto ad almeno 5 persone e tutte ci hanno detto che è impossibile passare in maniera alternativa. Dunque mettetevi l’anima in pace e fatevi questi 6 km di Via Romea, brutta e pericolosa…

Quando passerete il fiume Bellocchio e sarete entrati nella provincia di Ferrara potete, se trovate il cancello aperto, entrare a sinistra nella zona del Parco del Delta del Po e con una strada parallela saltare almeno 1,5 km di Romea (arrivare ai pali del telefono e svoltare a destra, dunque seguire la strada bianca) . Uscirete di nuovo su di essa a Via della Ussarola e la farete a sinistra per 500 metri, dunque a destra per Lido di Spina, che raggiungerete in 700 metri circa andando a sinistra.

Raggiungete così, tramite i caratteristici viali curvi del triste Lido di Spina, Lido degli Estensi e non mancate di farvi Via Carducci, la super kitsch Via Carducci, in modo da arrivare a prendere il traghetto (per info vedi foto).

Dopo essere passati con il traghetto dalla parte di Porto Garibaldi prendete la ciclabile a sinistra che, andando sempre dritti, vi porterà in 5 km circa, al centro di Comacchio (riuscite a trovare i graffiti del grande Blue lungo la via?).

Segagliate-Montemarzino

Un facile e piacevole anello tutto su asfalto con traffico inesistente. La prima parte in salita, dolce e tranquillamente fattibile, la seconda dopo Montemarzino, in discesa altrettanto dolce con strada che percorre un panoramico crinale.
Un tratto della salita attraversa un bosco, per il resto si cammina fra seminativi e frutteti, in particolare pescheti. Nelle giornate serene di vedono le Alpi e uno scenario incantevole di colline alcune con piccoli paesi arroccati sulla cima.

Si parcheggia in val Grue, circa 6,5 km prima di Garbagna venendo da Tortona, poco dopo la frazione Palazzo di Montegioco e Fabbrica.
Il parcheggio, poco dopo Palazzo e Fabbrica, al bivio con via Genova e cartello indicatore per Scrimignano e Montemarzino, approfittando di uno slargo della strada comunque della provinciale della val Grue.
Una volta parcheggiato si torna indietro per circa 300 mt fino ad imboccare sulla destra una strada “quasi” asfaltata e in salita. Davanti a noi si vede l’aguzzo campanile di Segagliate. In breve si tocca la strada asfaltata e si prende a destra in salita. Con un paio di tornanti si arriva a Segagliate e senza entrare in paese, si piega a destra in salita. A circa 1 km dal parcheggio si costeggia il piccolo cimitero (fontanella di fianco) e si continua in salita passando per il borghetto di Castellazzo. Una volta oltrepassato la strada (sempre asfaltata con traffico inesistente) passa attraverso un bosco, ancora in dolce salita.
A circa 3 km dal parcheggio la salita termina ad un incrocio: prendere a destra in direzione di Montemarzino distante circa 500 mt. Conviene salire al piazzale della chiesa utilizzando una scalinata che troviamo subito sulla sinistra, o con la strada poco più avanti.
Da qui il panorama spazia a 180° sulla pianura e le Alpi.
A fianco della chiesa c’è il municipio e il rinomato ristorante “da Giuseppe” locale tempio dei funghi e dei tartufi (0131878135 www.ristorantedagiuseppe.it). Abbiamo percorso circa 4 km dal parcheggio e siamo alla fine delle salite. Ora la strada continua, sempre asfaltata, in discesa fra frutteti e bosco accompagnati da panorami sulle colline  incantevoli percorrendo un tratto di crinale che consente la vista su due lati.
La discesa, sempre dolce, passa dalla frazione di Scrimignano (fontanella d’acqua) avendo  già percorso, senza accorgersene, 6,5 km dal parcheggio.
Appena passata Scrimignano vediamo davanti a noi la val Grue e il parcheggio della provinciale dove si è parcheggiata la macchina.
Una volta arrivati avremo percorso circa 8 piacevolissimi Km.

La val Grue è  insime alle più o meno parallele val Curone e valle Staffora, il paradiso delle passeggiate, dei panorami ma e nondimeno del gusto.
Gli agriturismi e B&B sono molto frequenti e per citare alcune specialità enogastronomiche, basti pensare al salame di Varzi, il Nobile del Giarolo, il singolare formaggio Montebòre, le ciliegie di Garbagna e di Bagnaria. Molte sono anche le fattorie che producono vini fra cui il Cortese, il pregiato Timorasso e la Bonarda spesso offerti anche sfusi.

Lido di Dante – Casal Borsetti

Quattro giorni che camminiamo in questi territori e mai un escursionista, solo ciclisti. E’ un mondo di strade lunghe, dritte, eterne, astratte come la geometria. Qui un ciclista andando piano fa 25 km in un’ora. Noi per farne altrettanti ce ne mettiamo almeno sei. Insomma la sfida è questa: andare a piedi laddove tutti vanno su due ruote. Non ci si può permettere sbagli, costano ore di fatica; non ci si può permettere di non riempire l’acqua alla fontanella, chissà tra quanto ricapiterà; non ci si può permettere di lasciarsi sfuggire una persona che s’incontra e farsi dire se quel ponte è ancora aperto o se c’è il traghetto in funzione, altrimenti si rischia di tornare indietro di 25 km.

Il percorso

Parallelo a Via Marabina, a Lido di Dante, c’è un sentiero, lato mare, che possiamo usare per raggiungere il ponte sui Fiumi Uniti. Subito dopo il ponte prendiamo la ciclabile a destra che ad un tratto curva e diventa lungomare, per poi, con alcuni stradini sabbiosi, farci entrare dentro il Lido di Adriano. Da qui prendiamo la pista ciclabile che costeggia il mare e percorriamo tutto l’abitato. Prendiamo una nuova pista ciclabile, la Adriabike, ovvero la Ravenna – Venezia. Percorrendola tutta usciamo su Via della Fontana e continuiamo sempre dritti, fino a passare accanto agli sbarramenti detti Denti di Drago, un sistema anticarro utilizzato nella seconda guerra mondiale.

Imbocchiamo così Via dell’Ancora che ci conduce alla pineta, facciamo qualche passo a destra e poi rientriamo nella pineta, sempre seguendo la Ravenna – Venezia. Molto caratteristica ad un tratto troviamo la Madonna del Silenzio, ovvero una specie di chiesa a cielo aperto, dove si svolge messa su pance arrangiate con i tronchi d’albero. Troviamo anche dei basamenti d’artiglieria della prima guerra mondiale (Comitato Ricerche Belliche 360 gradi).

Giunti a Marina di Ravenna potete prendere il traghetto che con un euro vi porta ogni 15 minuti a Porto Corsini (info qui: http://www.startromagna.it/servizi/traghetto/). Attraccati di là mantenete la stessa direzione di sempre e prendete la pineta, con il suo stradello centrale. In realtà dovrete fare una specie di C per sorpassare il Villaggio del Sole che vi sbarra la strada. Così avanti per alcuni chilometri fino a quando, dopo molte strade asfaltate incontrate perpendicolarmente, non andiamo a sbattere ad una casa nella pineta. Qui svoltiamo a sinistra e imboccando Viale Italia a destra oltrepassiamo il Fiume Lamone. Oltre di esso, sempre andando dritti, c’è una pista ciclabile asfaltata da usare tutta fino alla nuova pineta e al cartello per il Casello di Borsetti. Sempre avanti e arriviamo a Casal Borsetti, antica dogana.

Pitigliano – Manciano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, con vasti panorami sulla valle del fiume Fiora di cui in alcuni tratti lambisce le rive. Di recente, lungo parte del percorso indicato, è stata collocata della cartellonistica con la denominazione Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.).

Difficoltà: E. Tempo netto 6 ore. Dislivello 535 metri in salita; 425 metri in discesa

Attraversato interamente il centro storico di Pitigliano, 313 m, si imbocca Via di Porta di Sovana su splendida scalinata e si supera la porta sorretta ancora in parte da mura etrusche: al termine delle scale si piega a sinistra e subito dopo a destra in direzione della via cava di Poggio Cani. Sempre scendendo si va ora a destra immettendosi nella via cava, che risente di recenti interventi di consolidamento, arrivando in breve all’asfalto che si segue verso destra per circa 100 metri sino al bivio sulla sinistra, segnalato da un cartello esplicativo, per la via cava di Fratenuti (15 min.).

Si guada con facilità il fosso Meleta, affluente della Lente, che a sua volta confluisce nel fiume Fiora, e subito dopo si imbocca, in lieve salita tra alte pareti di tufo, la via cava di Fratenuti, tra le più spettacolari di tutta l’area. L’origine del nome sembra sia la presenza – nella parte alta della via – di un convento di clausura, e quindi di “frati muti”. Finita la via cava si prosegue su sterrato, con vista sulla valle del fiume Lente, protetti a tratti da una staccionata di legno, si lascia a destra un casolare, si traversa un fossetto con edicola votiva, si passa a fianco di un riparo sottoroccia raggiungendo così una strada asfaltata, 291 m (45 min.).

Si prosegue ora verso destra per lungo tratto su asfalto sino a raggiungere la località Meletello, al termine di una discesa su sterrato, ormai sulla piana del fiume Fiora (1 ora). Si prende quindi a sinistra, passando a fianco di un podere, 165 m; dopo 500 metri di lieve salita, con breve deviazione sulla destra si può raggiungere un gruppo di massi in cima a Poggio Rota, oggetto negli ultimi anni di particolare attenzione da parte di studiosi locali. In breve si raggiunge la SS74 Maremmana in località Pietramora, 247 m (45 min.).

Si prosegue dritto su asfalto attraversando la statale e si lascia a sinistra un podere traversando il fosso Roiana. Si piega ora nettamente a destra e, superato un podere (Casale Selva), ad un primo bivio a sinistra si prosegue dritti piegando subito dopo a destra per scendere nella valle del Fiora riprendendo la SS74 nei pressi della località Mirafiora, vicino ad un ristorante, 170 m (45 min.).

Si traversa su asfalto il ponte stradale sul fiume Fiora (a monte gli imponenti resti del vecchio ponte di origine romana, bombardato dagli Alleati nel 1944); subito dopo si imbocca lo sterrato che sale a sinistra ed al primo bivio si va ancora a sinistra. Qui si lascia il percorso denominato “Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.)” e si va nuovamente a sinistra su buon sterrato in lieve discesa fino ad un bivio a T dove si va ancora a sinistra. Si prosegue con saliscendi lungo la strada sterrata, con il fiume Fiora sulla sinistra, fino ad un bivio: si ignora la strada che sale a destra e si prosegue ancora una volta verso sinistra. In questa zona si trovano una tomba etrusca a dado e massi squadrati e lavorati di grandi dimensioni.

Si prosegue ancora in discesa fino ad arrivare in vista di una grande ansa del fiume Fiora: prima di scendere nei campi occorre imboccare (154 m) un sentiero sulla destra in lieve discesa che dopo aver attraversato boschi e campi ci porta in una grande radura con un ciliegio isolato sulla destra. Si esce dalla radura e si prosegue ora nuovamente su sterrata raggiungendo in breve un bivio, nei pressi della confluenza del fosso Bianco nella Fiora (132 m) (1 ora 10 min.).

Si sale verso destra su agevole carrareccia, si superano in località Lascone diversi casali e case isolate, si traversa la località Secchete (340 m) e si incrocia un’ampia sterrata, purtroppo abitualmente percorsa dalle autovetture (287 m) (1 ora e 20 min.).

Qui ritroviamo il Sentiero 002 della R.E.T..; si va a sinistra ed in breve si raggiunge una biforcazione (20 min.).

Proseguendo dritto si raggiungerebbe poco dopo la SP Farnese – Manciano; il percorso abbandona invece la sterrata e, girando a destra su sentiero in salita, arriva a Manciano, con un ultimo breve tratto su asfalto, (444 m) (30 min.).

Montegiove – Montegabbione

Partenza da Montegiove, con il Castello alle spalle, si prende a destra e si scende verso la strada provinciale che porta a Montegabbione. All’altezza del bivio per Greppolischieto, dietro una chiesina parte il sentiero sulla destra, segnalato con segnavia rossa e bianca M17. Il sentiero è in leggera salita.

Usciti dal bosco si intercetta una carrareccia che si prende nella sua diramazione principale a sinistra e si và sempre dritti sul sentiero segnalato da segnavia rossa e bianca. Giunti ad uno slargo dove c’è un palo della luce, si lascia il sentiero principale e, si svolta a sinistra. Il sentiero, anche qui, è segnalato da segnavia rossa e bianca e segnalazione per mountain bike per Monte Arale. Proseguendo, si arriva ad un bivio, si lascia sulla sinistra il sentiero più evidente e, si prosegue a destra, in salita. In ogni caso, le due piste confluiscono entrambe sulla stessa pista principale più avanti.

Si incrocia un viottolo e si prosegue sempre sulla destra. Si arriva ad un bivio e noi prendiamo a sinistra, al bivio successivo sempre manteniamo la sinistra e, da qui già si vede la cima di Monte Arale. Il sentiero è sempre segnalato da bandierina rossa e bianca e, arrivati al bivio, imbocchiamo il sentiero segnalato a sinistra, che si ricongiunge più avanti sulla pista principale. Dopo alcune brevi rampe in salita, si raggiunge la strada carrabile che sale da Montegabbione (che percorreremo a ritorno, in discesa) e si prende a destra e saliamo fino alla cima del Monte Arale, passando di fronte ai parcheggi per le auto della Baita di vetta, dove è possibile pranzare, dopo aver verificato i giorni e gli orari di apertura durante l’anno. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo sulla cima e possiamo ammirare un bellissimo panorama, sul lago Trasimeno e sui colli del perugino, fino a Monte Subasio e Assisi e, più oltre, l’Appennino.

Si torna indietro per la strada principale per Montegabbione lasciando a destra e sinistra varie diramazioni. In circa un’ora, dalla vetta, si arriva al cimitero di Montegabbione e proseguendo per qualche altro centinaio di metri, si raggiunge il centro abitato.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Cervia – Lido di Dante

Una strada dritta dentro ad una pineta, poi una svolta a perpendicolo ed una strada bianca a perdita d’occhio, sotto lo scoppio del sole. Si esce sulla spiaggia, si percorre la battigia bollente su granchi morti, il fiume sbarra definitivamente il passo. Indietro. Limite Militare Invalicabile. Svolta a gomito come solo Tron saprebbe fare: ancora una strada lunga e infinita, l’orizzonte tremola e si perde oltre la curvatura terrestre. Holly e Benji. 3 km di via erbosa, con il canale affianco, trabucchi a riposo e pescatori fantasma. Arriva Ben, lontano, da un viale stretto come un fuso, poi sparisce dove i pini giocano alle belle statuine, un-due-tre passi, un-due-tre stella con la fine della strada. Qui nel deserto della pianura geometrica non puoi scappare da te stesso. La tua infanzia, che credevi indietro, con tocco allucinato ti raggiunge.

Il percorso

Inizia la nostra mappatura, idealmente, dalla casa di vacanze di Grazia Deledda, sita in Via Mameli, a Cervia. Da qui prendiamo Via Colombo, poi Via Monreale e dunque a destra Via Volturno. Passiamo il ponte levatoio, andiamo a destra e prendiamo a sinistra Via Spallecci. Così entriamo dentro al Parco Spallecci, con la pista ciclabile e la pista da skate, dunque prendiamo una seconda pista ciclabile Michela Fanini, campionessa di ciclismo. Alla fine di questa breve pista svoltiamo a destra e con un ponte entriamo dentro Milano Marittima, tramite Via Milano, nella zona della movida notturna. Giunti a Piazza 1 Maggio andiamo avanti per Via Matteotti e giriamo al canale immissario delle saline, a sinistra. Al primo ponte andiamo a destra, oltrepassiamo la strada delle automobili ed entriamo nella bella pineta, da attraversare interamente grazie al Sentiero del Nespolo.

Usciamo dalla pineta e davanti a noi già Lido di Savio. Prendiamo Via Marina e la lasciamo al primo tornante, imboccando la ciclabile per Ravenna. Sempre dritti e arriviamo a costeggiare il fiume, poi con un ponte abbastanza stretto e pericoloso, lo attraversiamo, entrando in Lido di Classe. Alla fine del lido prendiamo Via Lombardi e poi a destra per Via Pergami verso il Centro Visite Cubo Magico Bevanella. Ma non arriviamo al centro, bensì giriamo a sinistra su sterrata. Dunque a sinistra verso i trabucchi e il ponte sul Bevano. Passiamo il fiume e andiamo a sinistra, dunque passiamo il secondo canale con un altro ponte e costeggiamo la Pineta di Classe. Qui usiamo il Percorso 3 della Pineta, verso l’idrovora. Seguite sempre il percorso numero 3 e superate il Fosso Ghiaia con un ponte e girate a destra verso la foce del Bevano. Quando usciamo da questo percorso andiamo ancora dritti costeggiando sempre il Ghiaia. Lo lasciamo solo alla palafitta per l’avvistamento degli uccelli, girando a sinistra verso il filari di pini ed il casale. Percorriamo tutto il viale e mantenendoci sulla destra alla fine arriviamo a prendere la sterrata che perpendicolarmente punta dritta verso Lido di Dante. Circa 2 km e siete arrivati.

Bellaria Igea Marina – Cervia

Dal punto di vista della mappatura questo territorio è totalmente diverso da tutti quelli affrontati finora. Qui non si cerca più di capire se una strada uscirà dalla valle o scollinerà, qui si cerca di capire qual è il modo per passare da un ponte all’altro, perché sono i fiumi e i canali le vere barriere naturali. In mezzo a vie squadrate e facili da seguire la vera sfida è usare solo zone verdi, passaggi pedonali, piste ciclabili e di inanellare in questa via posti storicamente importanti e belli da visitare.

Il percorso

Partenza dal porto di Bellaria Igea Marina, vicino alla Colonia, vestigia fascista, con il palazzo a forma di M. Andiamo verso l’Uso, lo risaliamo per qualche centinaio di metri e passiamo dall’altra parte con il ponte, dunque svoltiamo a destra e torniamo ad imboccare il lungomare a sinistra. Dopo aver percorso un buon tratto del lungomare svoltiamo a sinistra per Via Pascoli e prendiamo a destra lungo la ferrovia (ad un unico binario, davvero eccezionale), una via parallela che ci porterà a passare accanto alla Casa Rossa dello scrittore Alfredo Panzini. Dopodiché si girerà a destra per Via Levante e si tornerà al mare, dentro San Mauro a Mare.

Dopo il Parco Benelli sbattiamo addosso al Rubicone, da passare a sinistra tramite ponte lamellare in legno (col busto di Cesare). Poi ci si mantiene sulla destra e quando si è di nuovo al mare si svolta a sinistra per Via Gramsci (passaggio pedonale azzurro). Alla fine di Via Gramsci prendiamo Via Euclide, un viale alberato. Entriamo dentro Valverde e la strada diventa Via Bernini.

Entriamo così dentro il Parco di Levante e usando i sentieri ne usciamo dall’altra parte. Usando i viali di Cesenatico arriviamo nella bella Piazza Pisacane dopodiché oltrepassiamo il fiume con il ponte e andiamo avanti con Viale Mazzini. Prendiamo Via Cremona e arrivati in fondo giriamo a sinistra per Via Amerigo Vespucci. Giunti al canale andiamo verso il mare e oltrepassiamo il canale all’altezza del Bagno 94 Camping Cesenatico. Prendiamo dunque la Pineta Pinarella – Tagliata e ne imbocchiamo lo stradello centrale, che costeggia meravigliosamente il mare a debita distanza, in posizione ombreggiata. Percorriamo questo miracolo della testardaggine delle amministrazioni di Cervia per ben 3,5 km, dunque usciremo sul lungomare Grazia Deledda. La nostra mappatura finisce idealmente davanti alla casa di villeggiatura della scrittrice, sita in Via Goffredo Mameli.

Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.