Grotte Santo Stefano – Montecalvello

Semplice e piacevole escursione che conduce da Grotte Santo Stefano (VT) al delizioso borgo fortificato di Montecalvello, ricco di bellezza e di storia.

Il percorso

Si parte dal Museo di Mineralogia e Petrografia di Grotte Santo Stefano, dove è possibile parcheggiare l’automobile gratuitamente e facilmente. Guardando il Museo prendiamo la strada a destra denominata Via delle Grazie. Percorrendola per intero arriviamo a intercettare Via del Gioco, da imboccare a destra, prestando attenzione alle automobili, almeno nella prima parte. Dopo il secondo semaforo, quando finiscono le case del paese, prendiamo il marciapiedi a destra fino ad una strada sterrata a sinistra, da imboccare. Si chiama Strada Nozzallo. Arriviamo così in breve ad un primo bivio a cui dovremo andare a sinistra in discesa seguendo il cartello per l’Abitato Etrusco e il Santuario San Salvatore (che in questa escursione però non visiteremo). La vista si fa ampia e in alcuni tratti della strada possiamo vedere Celleno, Roccalvecce e Sant’Angelo. A destra i monti umbri. Ci manteniamo sempre sulla via principale anche quando essa svolta bruscamente a destra, puntando sempre le montagne umbre. Ad un tratto la strada incomincia a scendere e dunque bisogna prestare attenzione se dovesse esser piovuto, potrebbe essere fangosa e scivolosa. Arrivata in fondo la via diventa malmessa e assomigliante ad un sentiero, per poi uscire su di una strada più ampia, sempre sterrata, all’altezza di un ponticello. Qui andiamo a destra in salita. Alla fine della salita, questa via che si chiama Via Forco dei Fossi, intercetta la provinciale, da attraversare soltanto e proseguire avanti a noi, verso la cava. Si arriva così davanti al cancello della cava. Qui c’è un incrocio a T, a cui andare a sinistra. In poche decine di metri si passerà vicino ad un bel casale diruto, dopodiché si svolterà alla prima a sinistra, passando accanto ad un maneggio e ad un terreno per l’educazione cinofila. Giunti di nuovo alla provinciale la si imbocca a destra per poche decine di metri e dunque si entra dentro l’arco di Montecalvello, per poi perdersi nelle sue semplici e deliziose vie e piazzette.

Castrocaro Terme – Dovadola

1 — GPS (N 44° 10’ 17,4” – E 11° 56’ 42,4”)
La partenza ha inizio dalla Fortezza di Castrocaro Terme. Si può parcheggiare con facilità e gratuitamente nello spazio libero davanti alla Rocca. L’antica rupe segnava il confine nel tardo medioevo tra i domini bizantini e territori longobardi; da qui la necessità di costruire un baluardo difensivo per proteggere la corte e cittadini. Da qui si lascia la fortezza a piedi e si scende a destra lungo l’unica strada visibile che porta a Porta dell’Olmo l’entrata posta a oriente dell’antica cinta muraria. Porta dell’Olmo è l’incrocio tra Via San Giovanni Alle Murate, Via del Poggio e Via dell’Olmo.

2 – GPS (N 44° 10’ 15,2” – E 11° 56’ 43,9”)
Lasciamo Porta dell’Olmo e giriamo a destra prendendo il sentiero parzialmente asfaltato che prosegue in direzione del crinale collinare e che costeggia le mura della fortezza fino a raggiungere “Via Bagnolo”.

3 – GPS (N 44° 10’ 17,8” – E 11° 56’ 33,0”)
Si incontra alla fine del sentiero Via Bagnolo su strada asfaltata carrabile. Si prende la strada asfaltata in direzione Dovadola verso sud.

4 – GPS (N 44° 10’ 21.2” – E 11° 56’ 23,9”)
Seguendo il cartello “Croce Gloriosa” e “Sepolcro di Cristo” che indica la strada di ghiaia che parte sulla destra si raggiunge la croce del santo dove si gode un’ottima vista su tutta la vallata.
Dopo aver visitato la croce per una breve sosta si riprende la strada asfaltata di Via Bagnolo e si prosegue in direzione Dovadola.

5 – GPS (N 44° 10’ 12,1” – E 11° 54’ 37,7”)
All’Incrocio con via Zanetta si continua tenere la destra e si prosegue quindi per via Bagnolo.

6 – GPS (N 44° 10’ 11,6” – E 11° 54’ 12,7”)
Si raggiunge il crinale della collina in un punto molto panoramico da cui si possono ammirare i calanchi di montepagliaio e in una giornata tersa la pianura circostante. Si lascia l’agriturismo sulla sinistra e si prosegue sempre sulla stessa strada di Via Bagnolo non più asfaltata ma su terreno sterrato.

7 – GPS (N 44° 9’ 47,4” – 11° 53′ 43.5”)
Si prosegue lungo la strada bianca che porta in direzione dell’eremo di Montepaolo. La strada incrocia un’altra mulattiera ma si continua tenendo la destra e proseguendo per Via Bagnolo.

8 – GPS (N 44° 9′ 15,3” – 11° 52’ 48,9”)
Si raggiunge l’Eremo di Montepaolo dove è possibile fare una sosta. Qui soggiornò per un anno intero Sant’Antonio da Padova e qui nel 1629 si manifestò una guarigione miracolosa attribuibile al santo. L’eremeo è dotato di servizi e un’area di sosta. Da qui si prosegue per l’unica strada asfaltata che parte di fronte alla chiesa e scende lungo la montagna per arrivare a valle. Si prosegue per circa venti minuti fino ad arrivare all’inizio del sentiero che attraverso il bosco può raggiungere il centro di Dovadola.

9 – N (44° 8’ 12,7” – E 11° 53’ 14.3”). A lato della strada asfaltata c’è un piccolo spazio di sosta per automezzi. Qui parte una strada di ghiaia segnalato come “Cammino di S. Antonio”. Dopo circa 200 metri la strada di ghiaia diventa un sentiero che prosegue in mezzo al bosco. L’inizio del sentiero in mezzo al bosco è segnalato da un cartello.

10 – GPS (N 44° 7’ 32,1” – E 53° ’ 23,2”)
Il sentiero raggiunge la strada asfaltata Via Nazionale. Attraversiamo la strada asfaltata a raggiungiamo il centro di Dovadola.

11 – GPS (N 44° 7’ 20,2” – 11° 53’ 13,8”)
Dovadola. Abitata sin da epoca romana Dovadola vanta ancora la presenza dell’antica rocca dei Conti Guidi che sovrasta la città costruita su una rupe vicino al guado del fiume.

Pellizzano – Lago dei Caprioli

DESCRIZIONE DEL PERCORSO PELLIZZANO-MALGA BASSA-MALGA ALTA-LAGO DEI CAPRIOLI

Pellizzano deve le sue origini come centro abitato a un lascito Romano ad un suo generale Belisario come ricompensa della gloria apportata a Roma. Dapprima come unico villaggio, poi altri due vicini, Ponte e Ognano, sempre ceduti con le stesse caratteristiche ad altri generali come ricompensa per gli onori verso Roma. Poi più avanti nel tempo i tre villaggi si unirono rimanendo evidenti i segni dei confini e delle distinguo dialettali.

Partiamo da Piazza Santa Maria di Pellizzano, dove c’è anche la sede del Municipio, e ci incamminiamo verso Via Cipriano Vallorsa, lasciandoci alle spalle la chiesa. Proseguiamo diritto per circa 300 metri, incontriamo un cartello che indica Lago dei Caprioli- Località Fazzon. Al termine della strada asfaltata un bivio, a sinistra continua la strada percorsa da auto, a destra si sviluppa l’inizio del sentiero che porta al Lago dei Caprioli. Si abbandona la strada, per prendere il sentiero a destra in salita, inoltrandoci nel fitto verde degli alberi. Il sentiero iniziato si allarga diventando una carrareccia, dopo un po’ si arriva ad un trivio dove dei cartelli in bianco e rosso indicano: Malga Bassa-Malga Alta-Lago dei Caprioli, si prosegue sulla carrareccia centrale in salita. Notiamo che il tratto di sentiero che stiamo percorrendo si può affrontare sia dal lato destro che dal lato sinistro per poi ricongiungersi più avanti, questa è una caratteristica che incontreremo spesso in questa escursione, noi consigliamo quello percorso da noi nel verde e riportato nel Gpx. Dopo si intercetta una carrareccia sul lato destro dove un altro cartello indica la direzione che ci interessa, un ponticello a destra ci invita ad attraversarlo ed il Sentiero Palù si fonde con il Sentiero degli Gnomi, una scritta campeggia la filosofia del camminare: “Camminare in natura nel verde senza fretta, ogni tanto fermarsi, guardarsi attorno vicino e lontano, lasciarsi stupire dai segni del bosco e della montagna, per imparare, riflettere, ritrovarsi. Lungo il sentiero troverai stimoli per farlo”. Attraversato il ponticello dove sotto scorre una cascatella che alimenta il torrente Noce, il sentiero si snoda lungo e tortuoso tra gli alberi, dopo un po’ si incontra un albero con sopra attaccato un disegno con delle ciaspole, ovviamente in periodo nevoso sono attrezzature consigliate. Arrivati ad un trivio diversi cartelli indicatori, noi andiamo a sinistra in salita. Il sentiero degli gnomi che stiamo percorrendo ogni tanto e intervallato da piccoli diversi Totem scolpiti da qualche bravo maestro d’ascia artista. Insieme al colore verde che ci circonda notiamo delle varietà di piante particolari tra cui il Digitale Lanata, un rara pianta medicinale. Dopo un po’ una zona paludosa è attraversata da una lunga passerella che invita gli escursionisti ad una sfilata sopra per evitare il terreno sottostante. Subito dopo prendiamo in salita una scaletta naturale di pietra con dei sostegni in legno, ancora dopo alcuni cartelli indicatori, anche qui ci si può trarre in inganno perché il sentiero si divide per poi unirsi dopo, noi prendiamo quello a sinistra La Via delle Malghe perché ci porta ad un piccolo spiazzo con parapetto dove una vista panoramica allieta la vista. Incontriamo ancora un cartello con tre diverse indicazioni, continuiamo a destra in salita, verso le Malghe e il Lago, lasciandoci quello di sinistra in discesa che indica il Rifugio Alpino Fazzon a 350 metri. Arrivati ad un bivio con diversi cartelli, seguiamo il sentiero di sinistra direzione Lago che dopo si allarga diventando una carrareccia in discesa, poi un altro ponticello ancora con sotto un affluente del noce, si esce su una radura con vista della Malga Bassa di Pellizzano, 1280 m.s.l. Dalla radura una stradina a destra asfaltata va verso il Lago. Dopo circa 10 metri altri cartelli, andiamo a sinistra in salita arrivando poi ad una piccola radura, lasciando la stradina asfaltata prendiamo il Sentiero delle Coste-Malga Alta a sinistra che scende. Dopo pochi metri incontriamo un allevamento di selvaggina vicino ad una rete che limita in montagna il movimento dei Caprioli. L’assurdità voluta dall’uomo è quella di far coesistere insieme l’allevamento per scopi particolari con tratti di territorio libero per gli animali. Diciamo questo perché’ lo sguardo curioso e triste di un possente cervo limitato nel recinto per allevamento della selvaggina ci accompagna fino a che noi scompariamo alla prossima curva verde Proseguiamo fino ad un bivio andiamo a destra in salita Sentiero delle Coste-Malga Alta, dopo 10 metri ancora un bivio, andiamo a destra in salita verso La Malga Alta lungo un sentiero tortuoso, ancora un cartello e si va a destra in salita. Per come dicevamo prima il sentiero è lungo e tortuoso con qualche immissione laterale e si può incorrere in errore, riferimento importante diventano dei cartelli di colore arancione con delle scritte filosofiche che di tanto in tanto si incontrano. Dopo 10 metri ancora un indicazione verso la Malga Alta, rasentiamo a destra in salita un grosso masso che somiglia ad una casetta con camino, incontriamo una piccola vena di acqua e andiamo a destra, seguiamo parallelo per un tratto un ruscelletto prima a sinistra e poi a destra, un paletto bianco e rosso indica che siamo sul giusto percorso. Ad un trivio andiamo avanti in salita verso la Malga Alta, e poi attraversiamo un ponticello dove sotto scorre un rio proveniente dai ghiacciai, ancora un paletto con tinta in bianco e rosso, poi un torrentello a sinistra e lo percorriamo parallelamente, dopo un po’ davanti a noi l’ossatura del Monte Salvat e dello Scavezzi, ad un trivio con parapetto proseguiamo diritto in salita. Seguiamo ancora alla nostra sinistra un altro ruscelletto che ci accompagna in salita fino allo spiazzo che ci accoglie, la Malga Alta m.1548 s.l.m. Dopo la sosta alla Malga Alta e rifocillati con panino speck e birra, prendiamo il sentiero che va verso il Lago dei Caprioli, ripercorrendo un tratto fino ad una deviazione a sinistra che va appunto verso il lago. Incontriamo in discesa un rio seguendolo in parallelo avendolo alla nostra destra fino ad un prossima deviazione che indica La Malga Bassa e il Lago, tutte le altre indicazioni che si incontrano facilitano il percorso per raggiungere la nostra meta in discesa a sinistra…. Al termine del sentiero si esce direttamente sul Lago dei Caprioli… un buon bagno ritempra il fisico dopo la nostra escursione… per chi vuole… l’acqua è fredda ma piacevole.

Pellizzano – Ossana

ANELLO PELLIZZANO-OSSANA-CUSIANO-PELLIZZANO. Km.6.16.

La Val di Sole, oasi verde nel Trentino, è circondata da spettacolari gruppi montuosi: L’Adamello-Presanella, L’Ortles-Cevedale, Le Maddalene e le Dolomiti di Brenta, recentemente riconosciute come Patrimonio Naturale Mondiale dell’Umanità. Autentica perla dell’arco alpino racchiusa al nord nello storico Parco Nazionale dello Stelvio ed a sud nel Parco Naturale Adamello Brenta, la Val di Sole garantisce una permanenza immersa nella natura, con una scelta infinita di escursioni naturalistiche, passeggiate, trekking, nordic walking, mountain bike equitazione e sport fluviali particolarmente emozionanti; particolarmente ricca la presenza di laghi, di diversa grandezza ma tutti deliziosi ed incantevoli, come gemme cadute dal cielo ad impreziosire il territorio sottostante. Tutto il territorio montuoso intorno alla Valle è percorribile attraverso sentieri che collegano le diverse Malghe, vestigia del passato agricolo-montanaro ma fattorie che tuttora salvaguardano la natura e ai camminatori visitatori l’ingresso in una realtà ambientale ancora integra.

Il percorso

Partenza da Piazza S. Maria, località Pellizzano nella Val di Sole, ci dirigiamo leggermente in salita su Via Cipriano Vallorsa, lasciandoci alle spalle la chiesa di S. Maria. Proseguendo si incontrano dei giardinetti pubblici a sinistra e subito dopo giriamo a destra. Prendiamo Via Guarischetti incontrando a destra un buon complesso di scuole e asilo nido. Poi prendiamo Strada per Valtresin sul lato destro, alla nostra sinistra rasentiamo la caserma dei Vigili del Fuoco, da qui si sviluppa il sentiero inizialmente asfaltato che porta al centro abitato di Ossana. Dopo un po’ incontriamo un ponticello in legno dove sotto scorre un torrentello affluente del Fiume Noce. Il percorso si snoda quasi parallelo a questo fiume, dove una piccola deviazione permette di sostare e toccare le fresche acque del torrente. Superato il ponte dopo circa 300 metri, proseguiamo diritti anche se si incontrano ai lati delle deviazioni. Davanti a noi si notano in lontananza i campanili dei centri abitati di Ossana a sinistra e Cusiano a destra. Si arriva ad una biforcazione a sinistra un indicazione di una Azienda Agricola Valtresin, e l’indicazione di un percorso ciclabile e pedonabile, seguiamo la pista ciclabile e pedonabile che si insinua e si immerge nel sottobosco. Al bivio incontriamo una deviazione che a sinistra va verso il campeggio RE TORTA, Gruppo Alpinistico Re Torta, e come continuazione del sentiero n.14, invece proseguiamo sul percorso pedonabile e ciclabile che va a destra. Si arriva ad un ponticello e si supera, sotto scorre un affluente del torrente Noce, Rio Lores, sul versante destro notiamo Cusiano, sul versante sinistro Ossana. Si arriva ad un trivio e proseguiamo sul percorso principale che è pedonabile e ciclabile. Dopo un po’ si arriva ad un bivio su un ponte, sul lato destro si esce verso la Strada Nazionale, noi proseguiamo sul lato sinistro verso Ossana, facendo attenzione per le auto che transitano. Ad un quadrivio proseguiamo diritti in salita per Strada del Fossà come indicazione rasentando al nostro fianco destro una cappelletta religiosa. Andiamo in salita verso il campanile della chiesa di S. Vigilio di Ossana, dove la percorriamo intorno per poi entrare sulla Piazza principale di S. Vigilio.

Lasciando alle spalle Piazza S. Vigilio con la Chiesa, prendiamo la stradina centrale Via Jacopo Acconcio, in discesa verso il Castello S. Michele, passiamo davanti alla Antica Osteria alla nostra destra e si prosegue diritti, incontriamo alcuni cartelli Fucine – Accusiano e prendiamo Via Venezia, poi Via Giovanni Prati in discesa a destra, visibile il Castello di S. Michele a sinistra, con relativo ingresso di Via al Castello, consigliabile piccola sosta con visita. Usciti dal Castello si prosegue in discesa a sinistra arrivando ad un incrocio facendo attenzione al transito di auto, e prendiamo Via di S. Antonio (Strada Provinciale 202) si percorre brevemente fino ad incontrare Via della Croce a destra, stradina asfaltata per un centinaio di metri che poi si sviluppa in sentiero erboso, sentiero tortuoso che taglia accorciando la Strada Provinciale 202. Ovviamente si esce sulla Provinciale e si incontra un cartello che indica che ci si trova a Cusiano. Poi un cartello-paletto sulla destra Cusiano-Pellizzano percorso n.14, dopo circa cento metri imbocchiamo il sentiero sulla destra. Percorrendolo si arriva ad un trivio con chiesetta si va a sinistra, diversi cartelli indicativi indicano diversi percorsi, seguiamo percorso n.14 a sinistra andando verso il ponticello. Prima del ponticello si va a destra, strada asfaltata percorribile a piedi e mountain bike. Costeggiamo il torrente Noce alla nostra sinistra, ad un bivio proseguiamo diritti per il percorso non asfaltato, lasciando a destra quello asfaltato. Si attraversa un ponticello dove sotto scorre un affluente del Noce. Seguendo il sentiero principale si incontrano diverse derivazioni, arrivando ad un ulteriore ponticello con relativo affluente, dove un cartello indica l’ingresso a Pellizzano. Oltrepassando la caserma dei Vigili del Fuoco, si gira a sinistra oltrepassiamo la Pasticceria Ortensia, circa venti metri dopo si va a destra, Via dei Guarischetti, poi ancora a sinistra Via Cipriano Vallorsa fino alla Piazza di S. Maria. Il nostro percorso consigliato è terminato.

Mezzana – Pellizzano

Andar per boschi su sentieri sterrati, al bordo di frutteti o al limite delle nevi, lungo il fiume Noce, silenziosamente: può essere un nuovo modo di assaporare e riscoprire la natura. Molti sentieri permettono di visitare zone di particolare pregio naturalistico e culturale ricevendo elementi conoscitivi e informativi riguardante la storia dei luoghi attraversati e visitando le diverse Malghe dove la storia antica agricola -montanara si fonde con la nuova. Anche la Mountain Bike si sposa decisamente bene con la Val di Sole, la pista ciclo-pedonale si sviluppa quasi per intero lungo il percorso del fiume Noce ed è percorribile da Mostizzolo fino a Cogolo. Il percorso totale è di Km 33. Quando si è stanchi si può usufruire del treno appositamente attrezzato per il trasporto delle biciclette e si ritorna comodamente seduti. Anche con il cavallo oltre alla normale attività di maneggio si possono fare passeggiate e trekking permettendo di visitare e scoprire il territorio circostante, gli usi e costumi della gente della valle e la sua storia.

Il percorso

Si parte da Piazza Trento del paese di Mezzana con alle spalle la chiesa di S. Pietro e Paolo, dirigendoci verso una stradina in discesa sul lato destro, che è Via Roma. Al termine andiamo a sinistra verso la Strada Nazionale, un ampio panorama di verde allieta la vista, con attenzione per il transito auto, si attraversa la strada sulle strisce pedonali. Visibile davanti una stazione dei carabinieri, ci si immette sul marciapiede percorrendolo a destra, subito dopo si imbocca una stradina asfaltata in discesa, incontriamo un ponte costruito in legno e mattoni dove sotto scorre un affluente del fiume Noce, proseguiamo dritto. Al termine della strada asfaltata abbiamo un incrocio, andiamo a sinistra, lasciando la parte destra che esce sulla Via Nazionale. Si supera ancora un ponte in muratura dove sotto scorre il torrente Noce, proseguiamo lasciando la periferia di Mezzana. Dopo circa cento metri si incontra un trivio dove diversi cartelli indicano Pellizzano-Deolasa-Commezzadura, e poi a sinistra un cartello di colore rosso-bianco che indica Tour Lago dei Caprioli-Mountain Bike 709. Si prosegue sulla stradina asfaltata sul lato destro che indica Pellizzano, un poco più avanti un cartello indica Marilleva 1400 stradina in salita, si percorre circondati da un intenso verde degli alberi. Un cartello della Provincia Autonoma di Trento indica che il percorso e transitabile da pedoni, mountain bike, e anche cavalli. Nel percorso si incontrano diversi sentieri che si immettono nel bosco, ma si prosegue diritto, incontriamo a sinistra parallelo a noi un Agriturismo Bontempelli con annesso maneggio di cavalli, si arriva ad un trivio proseguiamo diritto sulla stradina principale. Si supera ancora un ponticello e subito dopo un bivio, proseguiamo a sinistra dove un cartello indica Pozza del Cagnolo (una grande buca a mo’ di piccolo stagno) lasciando la stradina asfaltata per un sentiero sterrato che si dirige all’interno del sottobosco, dopo circa 200 metri si incontra un bivio e si va a destra. Proseguendo si arriva ad un bivio con un sentiero che va’ in discesa sulla destra ed un altro in salita a sinistra, ci troviamo in un centro sportivo di sport invernali, dove con la neve in inverno vengono effettuate gare di lancio con gli sci, andiamo sul sentiero in salita a sinistra fino ad avere la visuale del paese di Pellizzano sul lato destro. Passiamo sotto ad un ponte, dopo un po’ il sentiero va in discesa terminando ad un bivio, noi proseguiamo sul sentiero in discesa, dove in parallelo a noi sul lato sinistro una struttura del Comune di Pellizzano ci indica che è una Centrale di Teleriscaldamento a Biomassa che serve molte strutture pubbliche del centro abitato, proseguiamo un centinaio di metri ancora un bivio dove un cartello indica a sinistra il sentiero che porta verso il Lago dei Caprioli (sentiero che affronteremo tra qualche giorno, visitando nel contempo delle Malghe), Malga Bassa – Malga Alta di Pellizzano e la Via delle Malghe – Sentiero della Lec – Ponte della Gaure, noi scendiamo a destra verso la direzione delle case di Pellizzano, continuando su Via Cipriano Vallorsa verso la piazza principale che è la meta della nostra escursione Piazza di Santa Maria, dove risiede il municipio, ma anche la sede di una antica Chiesa Cimiteriale del 1400-1500 di costruzione architettonica gotico-lombardo con influenza di lavorazione tipica della Val di Sole.

Pontito – Cà Revia

Da Pontito, passando per Croce a Veglia, fino a Cà Revia

L’itinerario si sviluppa nell’area di Croce a Veglia, crocevia di sentieri che conducono ai borghi del comune di Bagni di Lucca (Casabasciana, Crasciana, Casoli, Lucchio e Zato) a cui si accede di norma dalla Statale del Brennero della sovrastante Val di Lima; da Croce a Veglia, inoltre, ci si collega agevolmente al Valleriana Trekking e si raggiungono su sterrato i borghi della Svizzera Pesciatina fino a Collodi Castello oppure si può andare più a nord fino a Pian del Meo e Casa di Monte (nel comune di Piteglio); ci si può spingere anche verso le principali vette situate a sud della Val di Lima: il Balzo Rotondo, il Memoriante, la Penna di Lucchio, il Lischeta, il Granaio, etc…; l’area in questione, in quanto via secondaria della Francigena, nei secoli passati è stata frequentata da pellegrini, soldati e commercianti per recarsi in Val di Lima e poi nel nord Italia (a testimonianza di questo ci sono i ruderi del vicino Spedale).

Questa zona, però, è ricordata anche per quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale; la Linea Gotica, infatti, passava da qui, poco più a nord di Croce a Veglia: da Boveglio e da Foce del Trebbio saliva fino al M. Battifolle, poi passava dal Sargentino (a nord di Stiappa), correva sulle pendici del M. Foggetta e sul M. Lischeta, quindi giungeva poco più a nord di Croce a Veglia (raggiungibile su strada tortuosa 100 metri a nord della Cappellina, verso il Prato del Rosso) e a La Bastia, poi a Casa di Monte e quindi a Margine di Momigno; qui vicino inoltre troviamo la cosiddetta “Strada dei Tedeschi” e il luogo dove nel 1943 cadde un aereo militare germanico con quattro aviatori.

Pontito: (750 m slm; a causa dell’emigrazione gli abitanti adesso sono 50, erano 130 nel 1981 e 600 nel 1950) è il borgo più elevato della Valleriana ed ha una particolare forma a piramide il cui vertice è la chiesa romanica dei SS. Andrea e Lucia; ricordato già nel 900, avrebbe preso il nome da Potito, il santo a cui era intitolata la chiesa del paese, oppure dal ponte costruito dall’imperatore Tito Augusto lungo una delle tante strade edificate dai romani per raggiungere il nord; oppure ancora il nome deriverebbe dalla sua forma appuntita; come i borghi circostanti fu al centro di dispute tra Lucca e Firenze per la posizione strategicamente importante; anche a Pontito, come a Aramo e Medicina, il cartello turistico situato alla porta del paese è illeggibile.

I personaggi illustri nativi di Pontito sono due: Lazzaro Papi (1763 – Lucca 1834, storico e letterato, viaggiatore, abbandonò la carriera ecclesiastica e divenne medico militare; dopo la morte prematura della moglie si imbarcò come chirurgo sulla “Ferdinando III di Toscana” diretta a Calcutta; ebbe poi incarichi di governo sia sotto l’amministrazione napoleonica che lucchese e borbonica; tradusse il Paradiso Perduto di Milton, scrisse la Storia della Rivoluzione Francese e Lettere sulle Indie) e Franco Magnani (pittore, nato nel 1934; nel 1960 abbandona il paese per fare il cuoco sulle navi e poi nel 1965 si stabilisce a San Francisco; da Oltreoceano ha dipinto centinaia di quadri molto realistici del paese natale raffigurando a memoria i paesaggi della gioventù; con la sua “pittura della memoria” e le sue “visioni o flash di ricordi” ha saputo suscitare l’interesse del famoso neurologo e scrittore Oliver Sacks che, dopo aver conosciuto personalmente il Magnani, si è recato a conoscere anche Pontito ed ha ricordato il pittore e il paese in alcuni suoi libri – Un antropologo su Marte e Musicofilia).

Croce a Veglia: 906 m slm; zona collinare a nord di Pontito dove è ancora praticata la pastorizia, rappresenta lo spartiacque tra la Val di Lima e la Valle del Pescia; il nome deriverebbe dalla presenza della croce che vigilava sul viandante; nei pressi del crocevia si trovano la Cappellina (costruita nel 1828 e ristrutturata circa 3 anni fa; in origine riparo per i viaggiatori o per i pastori; vi si trova un tabernacolo con l’immagine della Madonna e sopra la scritta “19FFF24 che significano fame-freddo-fumo cioè quello che doveva sopportare chi usufruiva di questo luogo; vi sono anche due panche, un registro e una prospetto esplicativo con una cartina a cura della Pro Loco Pontito), la Nuova Croce di legno (del 2014, la vecchia andò perduta durante la guerra) e i Ruderi dell’antico Spedale anche detto Spedaletto (si trovano a circa 200 metri più a sud della Cappellina, a lato del vecchio sentiero che saliva da Pontito e che oggi corre parallelo alla strada asfaltata; già menzionato nel 1260, lo Spedale serviva da riparo-rifugio per i viandanti; i ruderi si intravedono tra gli alberi e delle quattro pareti ne è rimasta parzialmente ritta una sola; da qui volgendo lo sguardo indietro si può scorgere il versante occidentale di Pontito con il campanile al vertice).

Cà Revia: 849 m slm, è la punta più a nord del comune di Pescia, situata nella conca tra il monte Lischeta, il Granaio, Croce a veglia, la Bastia e Pian del Meo; è sede di un agriturismo; da qui in 2 km si raggiungono Pian del Meo (950 m slm) e poi La Valle e Casa di Monte.

Partenza da piazza Lazzaro Papi (coordinate: latitudine 43.99771387099797, longitudine 10.721361823108667): a destra della fontana del paese prendiamo la caratteristica mulattiera in ripida salita che ha un muretto di sassi a sinistra e le case sulla destra; poco dopo un cartello del Valleriana Trekking indica a destra per Lignana e Sorana (sentiero CAI54); proseguiamo invece a diritto e dopo 100 metri troviamo un’indicazione che consiglia di deviare a sinistra per Croce a Veglia e Le Pracchie (sentiero CAI54; si tratta del vecchio sentiero che partiva dal paese e attraversava i folti castagneti di questa zona): questo sentiero purtroppo non risulta percorribile a causa della folta vegetazione, pertanto conviene salire ancora sulla mulattiera verso i lavatoi e il Cimitero; qui troviamo il monumento in ricordo dei caduti di Pontito della Prima e Seconda Guerra Mondiale con un mosaico di sassi a forma di stella; dopo il cimitero inizia l’asfalto in salita e a 15 minuti e 400 metri ci si immette sulla strada asfaltata che riunisce le due vie provenienti da Pontito e da Lanciole; a 25 min e 700 m si giunge alla chiesa Oratorio Madonna delle Grazie presso Pian Maroncelli (coordinate: latitudine 44.001044084250545, longitudine 10.725025720622872) (è del 1700; nelle immediate vicinanze sono stati recuperati pochi metri di mulattiera lastricata facenti parte della vecchia strada che comunque scorre parallela; la tradizione popolare attribuisce alla Madonna delle Grazie due fatti miracolosi: il salvataggio di un anziano a cavallo che stava per cadere in un precipizio in località Serniana e il ritrovamento di un bambino di nome Matteo scomparso); al davanti dell’entrata della chiesa inizia il sentiero che si collega al percorso del Valleriana Trekking e che conduce a La Bastia e a La Valle; continuando a nord verso Croce a Veglia transitando in località Serniana (tra il fosso dei Condotti e il rio dei Fossi); a 40 min e 1,4 km incontriamo la presa dell’acquedotto di Pontito detta “il Cisternino”, si prosegue su ampio sterrato tra gli alti castagni e si arriva a Croce a Veglia a 60 min e 2,0 km (coordinate: latitudine 44.01072881010072, longitudine 10.72272974970638); qui termina anche la vecchia mulattiera che abbiamo provato a percorrere prima del cimitero di Pontito; scopriamo quindi la Cappellina, la Nuova Croce e, al davanti, il Prato del Rosso, ubicato tra il fosso della Frullana e il fosso della Revia; inoltre, percorrendo un sentierino sulla dorsale destra, possiamo recarci ad ammirare i resti dello Spedale circa 200 metri più a sud; si scende poi in direzione nord-est seguendo le indicazioni per La Revia su un ampio sterrato al coperto e in discesa; a 2,8 km superiamo un piccolo rio, la forra Ceca, sempre all’ombra dei castagni e a 80 min e 3,0 km raggiungiamo la presa dell’acquedotto; a 85 min e 3,4 km superiamo un rio più grande, il fosso della Revia e arriviamo in località Cà Revia a 90 min e 3,7 km (coordinate: latitudine 44.01333299846414, longitudine 10.728952474619724): dal prato antistante la struttura turistico-recettiva si possono ammirare, da nord a sud e nel più completo silenzio, la Penna di Lucchio, dal caratteristico profilo, il monte Lischeta e il monte Granaio.

Acqua Carpegna – Pizzo San Michele

Il percorso si svolge tutto in natura. Io sono partito da Acqua Carpegna (foto1) a quota 1100 metri,ma si può partire anche da capo calvanico (foto2). Il monte Toro detto anche pizzo San Michele ha una vetta di 1567slm ed è una montagna della catena dei Monti Picentini. Custodisce il santuario in vetta più alto d’Italia e fa parte del percorso dell’alta Via dei Picentini che dal Monte Mai 1600slm in provincia di Salerno arriva fino al Monte Terminio 1806slm in provincia di Avellino, percorso cui si incontrano ancora mandrie di vacche Podoliche in cerca della erba migliore. Ritornando alla descrizione si parte da Acqua Carpegna una sorgente da cui solito si può far scorta di acqua (foto1) si va subito in salita su una ben visibile mulattiera sterrata (foto3) che percorre tutto il versante nord della montagna attraversando un faggeto fino a pochi metri dalla vetta. Durante l’inverno si trova neve fino a primavera vista l’esposizione nord del percorso.Percorso che è spezzato da piccole aree di sosta attrezzate per la sosta del Santo Michele durante il pellegrinaggio al Santuario (foto4,5). Dopo aver fatto quasi il 95/cento del percorso al fresco dei faggi si apre la vista della vetta (foto6) che ci si arriva in pochi minuti (foto7). Troverete il santuario chiuso ma il rifugio adiacente vi accoglierà in quanto troverete la sua porta sempre aperta e raccogliendo un po’ di legna secca durante il percorso potreste accendere un bel fuoco e trovare ristoro (foto8,9,10).dalla cima si può ammirare i monti del partenio a nord,i monti lattari il Vesuvio e tutto il suo golfo a nord ovest e il golfo di salerno a sud ovest (foto11,12).

Ca’ Lamari – Malprevisto

Partiamo da Ca’ Lamari (wwoof host) imboccando un sentiero che scende tra la vegetazione a sinistra del cancello. In caso di maltempo questo primo tratto può essere un po’ scivoloso. Sulla destra, dall’alto dei suoi 20 metri e dei suoi 25 milioni di anni, ci osserva il Sasso di Sant’Andrea, solida dimora del falco pellegrino. Continuando a seguire i segnali bianchi e rossi arriviamo nei pressi del Mulino di Livia, a 441 s.l.m. i cui ruderi sulla sinistra, all’ombra di querce e castagni, ancora ci parlano di vite e fatiche non troppo lontane nel tempo. Incontriamo un ponticello di legno su un piccolo torrente, il Rio Grande: senza farci intimorire dal nome lo attraversiamo e proseguiamo seguendo dei cartelli del Parco Regionale dei Sassi di Rocca Malatina verso Montecorone. In primavera, se avrete la fortuna di farvi accompagnare da un esperto di botanica o siete appassionati di erboristeria, fare questo sentiero affincato da boscaglie e calanchi vi richiederà un po’ di tempo in più: sarà come passeggiare in un’enciclopedia delle piante, ed ogni angolo avrà una nuova pagina da sfogliare: in maggio prevalgono i colori violetti: di qua l’orchidea piramidale (Anacamptis pyramidalis), e poi tante tante Poligale (Polygala spp.), ti puoi imbattere poi nell’astragalo (Astragalus spp.), nella simpatica glubularia (Globularia spp.), nell’ottima lupinella (Onobrychis vicifolia). E poi tante graminacee.
Il sentiero comincia a salire, seguendo sempre segnalazioni bianco-rosse: sulla destra, arroccato su un cocuzzolo vediamo l’antico borgo di Montecorone (www.montecorone.it), in cui un gruppo di case e palazzi, come un pugno chiuso, da più di 500 anni sembrano sorreggere la chiesa di Santa Giustina che lo sovrasta. Voltandoci, rivediamo sul versante opposto la fattoria di Pietro, come uno scoglio orgoglioso opposto all’avanzare del tempo. Il percorso, costeggiato di ginestre, sale sino ad incrociare una strada ghiaiata che imbocchiamo a sinistra, in direzione del borgo di Ca’ di Toti, che poco dopo attraversiamo. La strada diventa asfaltata e dopo poco arriviamo al Borgo di Tizzano con un agriturismo (wwoof host) che continua in quella che in queste vallate è stata per secoli la principale attività, la castanicoltura. Incontrando lungo il percorso dei castagni secolari, vediamo nella cura con cui vengono conservati un ringraziamento all’albero generoso che ha sfamato intere generazioni. Dietro di noi si vede tutta la catena del Monte Cimone e del Monte Cusna. Sorpassate delle piantagioni di vecchi ciliegi svoltiamo a destra imboccando Via Lamizze. La strada passa accanto a un agriturismo con ordinate file di lavanda e un curioso allevamenti di bisonti irlandesi, si scende in una conca con larghi prati punteggiati da peri selvatici e noci, poi all’altezza del numero 473 di Via Lamizze giriamo a destra verso Borgo Fontanini (wwoof host, www.borgofontanini.it ) che raggiungiamo poco dopo. Qui c’è come un concentrato di bellezze italiche: come in dipinto, una torre, una casa-torre e una casa fortificata costruite a partire dal ‘400 e ora ben ristrutturate, dominano la campagna, dove ancora la mano dell’uomo lascia spazio al selvatico. Lasciamo Borgo Fontanini girando le spalle all’ingresso della torre e prendendo il sentiero che, a una biforcazione, sale tra un bosco di castagni. Dopo una cinquantina di metri giriamo a destra a un bivio scendendo leggermente. Il sentiero passa quindi in un boschetto di abeti, è ben visibile, ma non molto pulito, attenzione alle ortiche. Sbuchiamo dopo poco su un campo, e giriamo a sinistra, poi attraversiamo l’area cortiliva di un paio di case. Costeggiamo il cimitero e un parco cittadino in cui gli ampi e secolari castagni rinfrescano le estati dei villeggianti saliti qui a Monteombraro dalla pianura. Lasciamo il cimitero sulla sinistra e proseguiamo verso destra sulla strada asfaltata. Arrivati sulla via principale giriamo a destra verso la farmacia. Dopo circa 40 metri giriamo a sinistra, scendendo, ma proseguendo dritto per 20 metri si incontra la fermata del bus 656 e 671 che porta a Bologna. Lasciamo la piscina sulla sinistra e continuiamo sulla strada asfaltata in discesa (Via Fontaneda) per più di un chilometro. Costeggiamo la famosa piscina di Montembraro. La strada poco dopo è ombreggiata da grandi aceri montani. All’altezza del numero 1754 , quando sulla sinistra incontriamo Ca’ di Sancio, voltiamo a destra in una strada bianca e arriviamo dopo pochi metri all’ecovillaggio Consolida (wwoof host). Se vi prenderete il tempo di fare due chiacchere con la famiglia che da vari anni sta animando questo progetto, vi parlerà di sovranità alimentare, permacultura, autosufficienza, condivisione e vi porterete via una visione di mondo più positiva, più giusta, più armonica e, volendo, una quantità di sapere sull’agricoltura non indifferente. I botanici possono ammirare con quanta energia qui intorno prosperano equiseto e valeriana, segni di grande umidità del suolo. Attraversiamo la caotica vitalità dell’aia, con la yurta colorata, e incrociamo subito una carrareccia che imbocchiamo andando a sinistra. Dopo una ventina di metri entriamo, svoltando a destra, in un castagneto. Saliamo per il castagneto e arriviamo in un prato con alberi da frutto e una casa disabitata (la Campola), che oltrepassiamo. Continuiamo in leggera salita lasciandoci sulla destra un capannone e il chiasso delle oche e sulla sinistra l’orto e un laghetto. Terminato il campo, anziché proseguire lungo il sentiero tagliamo sulla destra salendo in maniera più decisa e costeggiando il campo sulla destra. Sorpassato un boschetto arriviamo a Malprevisto. A dispetto del nome, arrivare qui può essere un imprevisto molto piacevole: sulla destra ci accolgono i colori e gli odori del campo di erbe officinali, disposte una accanto all’altra con finta casualità, in un’oasi di biodiversità in cui l’amore e la cura per le piante traspare anche dalla libertà che vien loro concessa di crescere come sanno.

Dal 2006, gli Strulgador (wwoof host) trovano dalla natura in questo angolo di Appennino le risorse per occuparsi di medicina alternativa: quando la scienza e la bellezza si sposano.

Finale Ligure – Varigotti

Introduzione: Sono un podista e questo percorso, pur presentando una lunga salita è molto “corribile”. È un rapido tuffo nella macchia mediterranea ligure. Totalmente asfaltato. Percorribile in qualunque stagione.

Descrizione: è il mio percorso preferito quando sono a Finale Ligure. Partendo quindi dall’Hotel Villa Italia (SS1 via Aurelia n°111) in direzione Varigotti. In Finale Pia (prima della galleria sull’Aurelia), si prende a sx per via Santuario e dopo 150 metri si svolta a dx per via Paolo Cappa (che dopo poco diventerà via Manie). Da qui ha inizio la lunga salita, di circa 4 km, sempre su strada asfaltata ma con un traffico veicolare quasi nullo. Tra un tornante e l’altro è possibile ammirare il tratto di costa che porta a Varigotti, con il molo e la Torre dei Saraceni. Si continua a salire ma non essendoci particolari strappi (se non nei tornanti) con un passo costante si sale bene. Dopo circa 3 km dall’inizio della salita inizia un tratto di falso piano in cui si rifiata. Ormai il mare è impossibile a vedersi…. la natura ne ostacola la vista ma la macchia Mediterranea e gli ulivi sono uno spettacolo ancor più bello! Continuando lungo il falsopiano come punti di riferimento vi indico l’Azienda Vinicola Cascina delle Terre Rosse, poi ancora per un paio di ristoranti/trattorie, il camping San Martino. Nel frattempo abbiamo raggiunto il punto più alto del percorso, circa 310 m s.l.m. Proprio all’imbocco della strada per il campeggio San Martino parte un sentiero, immerso nel bosco e diretto a Varigotti per chi volesse accorciare di un paio di km. Io invece proseguo dritto, passo il camping La Foresta ed alla curva successiva ecco il bivio da non saltare. La strada principale curva verso dx e noi prenderemo una strada, sempre asfaltata, che si immette sempre dalla dx. È la Strada di Isasco e finalmente iniziamo la discesa! Ma occhio perché in certi punti è più impegnativa della salita e l’asfalto non è perfettamente integro…. Dopo qualche tornante si rivede nuovamente il mare. Siamo sopra Varigotti. Qui la strada diventa alquanto allegra: ripide discese, tratti in falsopiano, piccole ma ripide salite, tornanti…. Insomma c’è di tutto! E intanto si prosegue fiancheggiando il campo da calcetto e tornando sulla via Aurelia (si sbuca di fronte ai bagni Lido Moderno). Si attraversa la strada in modo da correre sul marciapiede lato mare. A questo punto per chi ne avesse ancora: girando a sx si può puntare verso il Borgo, vedere Piazza Cappello del Prete, ed arrivare fino al Molo. Io lo raccomando…… le vecchie case dei pescatori (con tinte pastello una diversa dalle altre) sono un vero spettacolo, infatti spesso utilizzate per set fotografici e riprese pubblicitarie. Diversamente si gira a dx e si punta in direzione di Finale. Poco dopo si abbandona la bellissima Varigotti e si corre lungo la passeggiata sempre al sicuro dalle automobili. Si prosegue passando il porto e prima dell’imbocco della galleria di Finale si tiene la sx aggirando il promontorio ed iniziando la passeggiata in legno che costeggia i primi stabilimenti balneari. Ormai manca poco…. Lasciando la passeggiata alla nostra sx si tiene la via Aurelia e si arriva all’Hotel da cui eravamo partiti.

Brennero – Matrei am Brenner

Avevo preparato la il cellulare per fotografare il cippo del confine italo-austriaco, ma arrivato lì Bricco ci ha fatto una bella pipì sopra. Dunque per me è stato naturale immortalare quel momento epico, un condensato di notevoli significati politico-sociali, nonché un perfetto riassunto di quel che penso anche io dei confini tra le genti. Ma non è passato nemmeno un istante e la camionetta dei soldati di frontiera (di cui non mi ero accorto) ci ha raggiunto, chiedendoci spiegazioni. “Che colpa ne ho io se il mio cane ha deciso di pisciare proprio lì?” gli ho risposto. Ma loro non si preoccupavano del cippo, bensì della bandiera italiana che sventolava proprio là accanto. “Tranquilli” ho detto, “ha pisciato proprio sulla frontiera, non sullo Stato. E’ ben diverso”.

Il percorso

Da Brennero non sarà difficile trovare il cippo dei confini nazionali italo-austriaci, dunque da qui prenderemo la strada asfaltata e dopo qualche centinaio di metri andremo su strada brecciata a sinistra segnata di bianco e rosso. Dopo qualche decina di metri seguiamo a destra la staccionata, lasciando la brecciata, poi con uno strano fuori pista raggiungiamo il guardrail in basso a destra e andremo a sinistra verso la strada asfaltata. A metà della curva, dopo una strada brecciata che sale a sinistra, troviamo un sentiero che entra nel bosco e che in breve conduce ad uno slargo di servizio delle strade automobilistiche. Qui andiamo a destra e subito a sinistra per un sentiero nel bosco che ci porta piacevolmente a costeggiare le rive del Brennersee. Alla fine del laghetto prendiamo il ponte a destra e andiamo a sinistra su asfaltata, parallela all’autostrada, poi passiamo sotto a quest’ultima. Appena usciamo andiamo a sinistra per sentiero poco visibile. Questo vi farà scendere su di una brecciata. La percorriamo per poche decine di metri e poi puntiamo con un fuori pista la strada di sotto, verso la casa bianca e dunque ancora verso la strada segnata dalle ruote del trattore, accanto al torrente Sill.

Percorrendo la strada asfaltata che naturalmente imboccheremo arriveremo a Gries in pochi chilometri, dunque entriamo a sinistra su strada secondaria, per poi andare a destra per il centro del paese, fino al campanile e la chiesa. 50 metri dopo la chiesa andiamo a sinistra verso la cascata, su sentiero, poi saliamo a zig-zag. Giungiamo ad una casa di legno e qui svoltiamo a sinistra per passare di nuovo sotto l’autostrada in poche centinaia di metri, dunque svoltiamo naturalmente a destra. Quando la strada brecciata curva a sinistra, all’altezza di una panchina, noi andiamo dritti su sentiero, verso Nosslach. Il sentiero in breve si infila in un bosco di abeti, si allontana dai rumori dell’autostrada e arriva ad un incrocio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo dal bosco incontrando una strada asfaltata secondaria, da prendere a destra. Si arriva così, andando dritti, in prossimità dello svincolo autostradale. Ovviamente non lo prendiamo, ma prendiamo la via subito dopo a destra, che costeggia l’autostrada. Quando la principale andrebbe a destra con tunnel noi andiamo dritti con strada brecciata, poi scendiamo a zig-zag fino sotto agli imponenti piloni del ponte dell’autostrada e con sentiero andiamo verso le case in basso. Usciremo all’altezza di una casa e di un ponte, poi andremo qualche metro a destra e subito a sinistra per St. Jodok. Ma subito svoltiamo a sinistra entrando tra le case dello stesso abitato. Si va per questa strada che diventa brecciata e sale passando con un tunnel sotto la ferrovia, poi si svolta a sinistra e si mantiene la direzione della ferrovia stessa per alcune decine di minuti, tra sali e scendi lievi e panoramici. Giunti alla bella reinterpretazione moderna di una classica cappella del posto si scende a sinistra per Steinach am Brenner e si raggiunge intuitivamente la stazione. Da qui si va sempre dritti fino a che un sentiero asfaltato ci indica la strada per Matrei, dunque si va a sinistra per il campo da tennis. Stiamo costeggiando il Sill e non sarà difficile, seguendo le numerose indicazioni per Innsbruck arrivare a Matrei am Brenner, passando da una parte all’altra di quello che quando abbiamo iniziato l’escursione era un torrente e adesso è già un fiume.

Vipiteno – Brennero

Questa antico passaggio dal nord Europa alla penisola italica lo segnarono uomini vecchi di migliaia di anni. Cosa c’era quando vi misero piede per la prima volta? Solo boschi, aquile e vento. Oggi una fila di tir, di macchine, centinaia di treni, decine e decine di bici. La storia è passata di qui: soldati, mercanti, artisti, pellegrini. Tra tutto quel che c’è stato, a me piace contrassegnare il nostro passaggio con le frasi di Goethe e del suo Viaggio in Italia, del 1786, scritte proprio a Brennero: “[…] L’albergatore mi domandò se per avventura io non volessi partire; mi disse che splendeva la luna, che la strada era buona, e tuttochè io sapessi benissimo che abbisognava al mattino per tempo dei cavalli per altra corsa, che desiderava riaverli nella notte, e che pertanto il suo suggerimento non era punto disinteressato, siccome però corrispondeva questo al mio desiderio interno, lo accettai per buono. Il sole era ricomparso sull’orizzonte, il vento era tollerabile; posi in ordine il mio bagaglio, ed alle sette sali in vettura. L’atmosfera era limpida, e la sera bellissima. Il postiglione sonnecchiava, ma la strada era buona, ed i cavalli, assuefatti a percorrerla, correvano rapidamente nella discesa; giunti ad un tratto piano, rallentarono il loro corso. Il postiglione, svegliatosi, ridestò il loro ardore, e camminando a traverso alle rupi, non tardai ad arrivare all’Adige. La luna splendeva; tutti gli oggetti che mi circondavano assumevano proporzioni grandiose. Alcuni molini, i quali sorgevano fra mezzo a vecchie piante di pini sul fiume spumeggiante, erano veri quadri di Everdingen. Allorquando arrivai, verso le nove, a Sterzingen mi si disse che avrei pure potuto continuare il mio viaggio, e quando arrivai al punto di mezzanotte a Mittelwald, trovai tutti addormentati, ad eccezione del postiglione, cosicchè potei proseguire la strada fino a Brixen, e di lì a Colman, dove arrivai sul fare del giorno […]”.

Il percorso

Dalla torre civica “Delle Dodici” di Vipiteno si va verso il Centro Turistico e andando a destra si passa vicino alle scuole, dunque si sale con delle scalette sopra l’argine dell’Isarco e con ponticello lo si supera, svoltando a destra per Via Mulini. Si passa sotto la statale e andando a sinistra si passa sotto la ferrovia, dunque ancora a sinistra e ci sentiamo già fuori da Vipiteno, con una strada che sale. Questa strada dopo breve diventa brecciata, piacevole alle suole del camminatore, arriva ad una sbarra verde e qui andiamo a sinistra, seguendo le indicazioni Colle isarco 1 ora e 20 minuti. Dopo breve troviamo una deviazione a sinistra per un sentiero ancora più piccolo, da prendere. Non troppo e ci troveremo in un punto un po’ strano da decifrare, nel bosco: bisogna andare a destra in salita e poi seguire, all’altezza di una panchina, i segni nero-gialli e bianco-rossi del sentiero 21b. Arriviamo ad un altro incrocio e andiamo a sinistra in discesa seguendo le indicazioni per Colle Isarco. Come dice il buon Pietro Vertamy “si ritorna a vedere la luce all’altezza di un bel maso” e qui andare a destra per asfaltata, giungendo ad una frazione con latteria, dopodiché, sempre seguendo le indicazioni, si passa vicino al Castello di Strada. Dopo nemmeno 100 metri da esso lasciamo l’asfaltata per un sentiero a sinistra nel bosco. Si esce dopo una decina di minuti sulla ciclabile e si va a destra, passando sotto ai giganti piloni dell’autostrada, poi siamo a Colle Isarco.

Dalla chiesa principale del paese andiamo per stradina accanto al cimitero e uscendo da questo andiamo a destra al bivio a T. Pochi metri e andiamo a sinistra, quindi imbocchiamo sentiero a destra per campi. Si esce su strada asfaltata e si va a sinistra, poi ancora a sinistra facendo i tornanti. Un paio di essi e si reintercetta la ciclabile, da prendere a destra, pista che avevamo lasciato a Colle Isarco. Passiamo vicino alla vecchia stazione della Mocucco – Schelleberg, il che significa che siamo su di una vecchia ferrovia dismessa e riconvertita. Ci sono delle gallerie, un tratto lungo e rettilineo, dopodiché prima di Terme di Brennero c’è uno sbarramento (ma i lavori potrebbero finire presto). Noi che siamo a piedi abbiamo fatto finta di nulla e siamo andati avanti fino alle reti, passabili a sinistra, poi dopo la chiesa del paese abbiamo preso la passarella degli operai che supera la ferrovia e siamo usciti dal cantiere passando in un buco sotto la rete. Dunque si riprende la ciclabile e costeggiando un giovane Isarco si giunge, in 4 km, a Brennero.

Fortezza – Vipiteno

Ad un tratto del percorso, scollinando, si apre la vista sulla valle, protetta da due castelli. Non distante scorrono le merci dei tir, incessanti e rumorosi come la società dei consumi. Ma il sentiero ci si allontana e i rumori diventano gradualmente più fiochi. Quel treno ininterrotto di tir adesso sembra irreale, quasi fosse il nastro del tempo che si arrotola verso il passato. Ed infatti entriamo in un luogo remoto, con prati verdi, case di pietra a cinque piani, giganti di roccia a proteggere il passaggio e montagne ricolme di boschi…

Il percorso

Abbiamo provato, dalla Stazione di Fortezza, ad andare a prendere il sentiero 16, come evidenziato dalla bella mappatura di Around The Walk Rio di Puseria – Mezzaselva, ma ad un tratto un cartello sbarra la strada per lavori di cantiere e dunque ci rimane da mappare, almeno in partenza, la pista ciclabile. Essa si prende, guardando la stazione, a destra, ben evidente e segnalata. Si passa l’Isarco con un ponte e ci rendiamo conto di quanto questa valle sia utilizzata per i movimenti umani e di merci. Infatti abbiamo la ferrovia, il fiume, la statale, l’autostrada e la ciclabile. Tutti i mezzi possibili passano da qui.

Dopo circa 1 km dalla stazione sulla destra c’è un sottopasso che ci fa andare dall’altra partedell’autostrada, da prendere attraversando all’altezza di una fermata di autobus poco più avanti. Usciti dal sottopasso prendiamo la strada forestale a sinistra e seguiamo le indicazioni per Vipiteno. Ciononostante questa tratta sia una ciclabile molto utilizzata non è ben tenuta, ci sono frane, vegetazione al centro della via e staccionate rotte, dunque prestare attenzione. Con un ponte sulla statale arriviamo a vedere davanti a noi Mezzaselva e nei pressi di Piazza della Libertà di Mezzaselva svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile, entrando così nel piccolo abitato. Si passa la ferrovia e l’autostrada con un sottopasso e s’imbocca a destra, ancora su ciclabile. Giungiamo a Le Cave dopodiché troveremo una zona molto urbanizzata e con lavori in corso, superata la quale, dopo un sottopasso a destra da non prendere, con indicazioni per un bar, andiamo per strada sterrata a sinistra che si allontana dalla ciclabile, salendo. Giunti alla vicina massicciata di pietre ci saliamo sopra con un brevissimo fuori pista trovando così una strada da imboccare a destra, caratterizzata da cippi in cemento sul lato destro.

Si apre la vista sulla Valle dell’Isarco e su Mules, a destra. Giunti ad un bivio andiamo a destra in discesa, ricongiungendoci alla ciclabile, poi si arriva a Fuldres (dentro ad un parco giochi per bambini c’è una fonte di acqua). Quando vediamo Campo di Trens a destra e la ciclabile scende noi prendiamo a sinistra un piacevole sentiero (il 16) che sale e che ci condurrà, accompagnati da una via crucis, alla deliziosa frazione di Stilves in 30 minuti.

A Stilves bisogna prestare attenzione e aver cura di trovare la torre con un’aquila disegnata, magari seguendo il tracciato gps o chiedendo, lasciando quindi la ciclabile. Faremo infatti una via sterrata alternativa, tra campi, che si prende a destra di questa casa torre e che ci condurrà sotto il castello di Reifenstein. A destra invece vediamo, che domina la valle, il Sprechenstein Scholss. Scollinando con questa via, all’altezza di alcune case sulla sinistra, proprio quando vediamo tutti e due i castelli, andiamo per strada brecciata che sembra infilarsi nella valle, dopo un ponticello. La strada vi porterà naturalmente verso una casa di pietra a cinque piani, che è soltanto il preludio ad una frazione molto carina ed amena, dove troverete delle fonti a cui poter abbeverarvi, dopodiché tornerete a farvi un bagno di realtà con alcune grandi strutture in lavorazione, andando verso il castello con la strada asfaltata. Passati sotto al castello, svoltiamo a sinistra poco prima del ponte sull’autostrada, facendo come una panoramica del castello stesso, andando infine a costeggiare l’autostrada. Costeggiamo anche l’Isarco e prendiamo il ponte a destra con le indicazioni per Vipiteno, dopodiché in un chilometro e settecento metri siamo nel centro storico.

Vandoies di Sotto – Fortezza

Dalla Val Pusteria alla Valle dell’Isarco, scavallando una montagna alta 1300 metri. Da lassù, prima della discesa più impervia che esista, a strapiombo sulla valle di 600 metri più bassa, compare tra i rami secchi dei pini una costruzione immensa. Sembra di vederla dal satellite, squadrata, massiccia, potente. Fu costruita nel 1838 dall’Austria al confine con l’Italia e si chiama semplicemente “Il Forte di Fortezza” o “Festung Franzensfeste”, in tedesco. Costò miliardi, fu pensato nei minimi dettagli, doveva rappresentare un limite invalicabile, ma non subì mai nemmeno un attacco. Un guerriero fortissimo che non poté mai dimostrare la propria forza, in attesa per sempre, come una Fortezza Bastiani, di qualcosa che non arriverà mai. Su queste strane creature crescono leggende, come funghi sui rami secchi: l’oro di Hitler, il furto di lingotti della Banca d’Italia da parte del Reich, l’oro jugoslavo ritrovato nelle mani di Licio Gelli. Scendendo subiamo la sua presenza, la sentiamo, una sorta di curvatura dello spazio-tempo, per cui la discesa stessa diventa magica e leggendaria. Laggiù, dove sibilano treni che trasportano merci misteriose, dove è tutto un movimento di ferraglia, noi non ci sentiamo “giunti a destinazione”, ma “atterrati su di un altro pianeta”.

Il percorso

Dalla stazione di Vandoies di Sotto ci dirigiamo a sinistra per Bressanone e con il sottopasso che indica la ciclabile a destra, andando avanti, superiamo il Rienza e andiamo a destra, sempre su ciclabile. Quando arriviamo a vedere il Mühlbacher Klause, bellissimo castello a destra avanti a noi, svoltiamo su ponte a sinistra oltre il Rienza, pedonale, in ferro e assi di legno, e subito dopo di esso andiamo a destra per sentiero che incomincia a salire leggermente nel bosco. Ci manteniamo in quota, coperti dalle fronde di un bosco di abeti, e dunque saliamo su di una asfaltata. Qui svoltiamo a destra per Mulhbach e all’incrocio di strade andiamo a destra in discesa. Si arriva così alla diga e alla strada asfaltata, all’altezza di Rodengo, e qui andiamo su ponte a destra per il centro di Rio Pusteria. Usiamo il sottopasso con passaggio pedonale e ci troviamo nel delizioso centro del paese. Da qui imbocchiamo il sentiero 7 verso Spinga, che è data ad un’ora, percorrendo Via Valles in salita, dopo il

Per il proseguo della nostra descrizione ci avvarremo del lavoro, davvero ben fatto e particolareggiato, di Around The Walk, e della mappatura che in parte ricalca questa stessa, ovvero la Rio di Pusteria – Mezzaselva, fino a Fortezza:

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Brunico – Vandoies di Sotto

Il percorso

Dalla Porta delle Orsoline di Brunico andiamo per la stazione ferroviaria. Da qui scendiamo con il sottopasso per i binari e andiamo oltre la stazione, al piazzale del parcheggio, imboccando facilmente la ciclabile a sinistra lungo il Rienza. Abbiamo un doppio percorso: uno asfaltato per i ciclisti e uno brecciato per i pedoni. Si entra così dentro al ben tenuto San Lorenzo in Sebato e si prosegue facilmente seguendo le indicazioni della ciclabile. Nonostante un bel ponticello sulla destra indicante Castel Badia sia molto invitante noi ci manteniamo sulla sinistra orografica del Rienza, inforcando un bel sentiero nel bosco, con a sinistra rocce a strapiombo. Svoltiamo a destra per il piccolo cimitero Klosternwald e dopo averlo visitato proseguiamo per un poco avidente sentiero che continua a costeggiare il Rienza, uscendo sui binari e dunque trovando a destra in basso un sentiero proprio all’altezza delle rive. Questo tratto è mal tenuto e pieno di vegetazione quindi si consiglia solo ad esperti, sempre ben tenendo conto del tracciato gps per non perdersi. Si esce dopo circa 600 metri su brecciata e si svolta a sinistra in leggera salita sorpassando la ferrovia con un ponte, quindi si incontra un depuratore e poi si svolta a destra su strada asfaltata. Pochi metri e andiamo a sinistra sulla reincontrata pista ciclabile. Si arriva così dopo alcuni chilometri alla stazione ferroviaria di Casteldarne, poi a Chienes (qui ci sono indicazioni che segnano Vandoies 7 km). Si passa anche San Sigismondo, Vandoies di Sopra e si arriva alla deviazione per Vandoies di Sotto, a destra, con ponte sul Rienza e sottopasso della strada statale.

Monguelfo – Brunico

Diffida perfino dei dolori stanziali e prendi con leggerezza i migranti. Quei doloretti che vanno da una parte all’altra del ginocchio, per esempio, scendono lateralmente lambendo i tendini, per poi risalire e infine scomparire, sono appunto i più innocui. Invece tieni in preoccupante considerazione quelli che insistono sempre sullo stesso punto, quelli che rimangono fermi per giorni, quelli che mettono casa. Tutto ciò che si muove, come la vita, fa parte dei normali e sani assestamenti del corpo, mentre quello che mette radici non va da nessuna parte e prima o poi chiede il conto.

Il percorso

Anche in questo caso, come nelle precedenti mappature della Val Pusteria, il percorso è molto semplice da descrivere in quanto ricalca la pista ciclabile che arriva fino a Brunico.

Dal centro di Monguelfo si seguono le indicazioni e si incontra il corso del Rienza da affiancare sulla sua destra orografica. Dopo breve si passa accanto ad un impianto di depurazione e da qui la strada brecciata comincia a seguire anche la ferrovia. Questa pista ciclabile, sicuramente più “selvaggia” delle tratte precedenti di San Candido e Dobbiaco, passa dentro splendidi boschi di abeti e arriva al lago di Valdaora e dunque proprio a Valdaora di Sopra, con il suo caratteristico cimitero color crema. Il paesaggio è ampio e spettacolare, poi arriviamo a Valdaora di Mezzo e di Sotto, scendendo, dunque per Nove Case. Qui la pista è delimitata dal guardrail e si continua a scendere dentro alla profonde gole del Rienza, passando dentro ad alcuni tunnel molto freschi e suggestivi, per poi sbucare proprio alle porte di Brunico, con il castello, la ciminiera e le due belle chiese.

San Candido – Monguelfo

Ci sentiamo turisti come tutti gli altri. Come far capire alle persone da dove veniamo, perché e come? Qui a fondo valle ci sono pochi escursionisti e quelli che incontriamo sono stranieri. “Volete parlare con noi? No? Andate via subito? Abbiamo bisogno di un po’ di contatto umano… raccontare… lasciare che qualcuno ci racconti di lui… come dite? Avete fretta? Ma almeno conoscete qualcuno del sud qui vicino? Dateci un siciliano vi prego!”.

Il percorso

Dal centro di San Candido si raggiunge la stazione della ferrovia e da qui si prosegue con una strada asfaltata costeggiando la ferrovia, comunque segnata come pista ciclabile per Brunico. Di fatti la mappatura qui risulta superflua perché basterebbe dire qualche dato tecnico e di seguire le numerose indicazioni della ciclabile, ma comunque noi daremo qualche informazione aggiuntiva.

Proseguendo si raggiunge una segheria molto grande e si passa per l’antica stazione di Dobbiaco, dunque si apre la vista sulla valle splendida della Croda Rossa. Ad un tratto incontriamo le rive del Rienza, fiume che seguiremo fino all’ultimo e che prosegue in Val Pusteria, costeggiando sempre la ciclabile. Ci distanziamo dalla ferrovia e dal Rienza, guadagniamo quota e dunque possiamo godere di una splendida vista sulla valle, poi entriamo a Villabassa, caratteristico paese tirolese. Per arrivare al centro di Monguelfo ci basterà continuare a seguire la pista cilcabile e svoltare a destra secondo le indicazioni.

Sillian – San Candido

Si rientra in Italia ma il paesaggio non cambia. Qui non c’è una barriera naturale, e forse nemmeno culturale, a sancire il confine. Semplicemente cambia stato e non ce ne accorgiamo. La via è semplice, ovvero una pista ciclabile a fondo valle, asfaltata per le bici e dunque non troppo buona per i piedi, molto usata da ciclisti di tutte le età. Un buon modo per far sperimentare la bicicletta anche a chi non è proprio pratico. Ci sono treni che riportano le bici indietro lungo la via, botteghe per affittarle, soste organizzate ogni chilometro. Non è il luogo ideale per il progetto Ammappalitalia, dall’impostazione più selvaggia e avventurosa, ma bisogna ammettere che qui ognuno si può avvicinare alla Natura senza pericoli.

Il percorso

Dalla stazione ferroviaria di Sillian si prende facilmente la pista ciclabile oltre la Drava, a sinistra, verso Innichen, ovvero San Candido. La via è semplice perché si tratta di seguire sempre le numerose indicazioni della pista ciclabile. Entreremo così dentro l’agglomerato urbano di Arnbach e poi di Prato alla Drava, passando il confine ed entrando in Italia, specificatamente in Alto Adige, laddove c’è la Caserma Generale Turba. La pista ci conduce tra colline e saliscendi, piacevolmente, per poi lasciarci ammirare la vista delle tre cime di Lavaredo, dopodiché un sottopasso a sinistra e siamo nel centro di San Candido.

Rifugio Sorgenti del Piave – Maria Luggau

Percorso dedicato a tutti i migranti del mondo (ovvero a tutti gli uomini in generale perché tutti siamo nomadi, figli di stranieri, stranieri a nostra volta). Questo percorso, cari migranti, conduce nientepopodimeno che in Austria, passando per posti incantevoli e straordinari. Lassù non abbiamo trovato né carri armati, né poliziotti, né dogane… dunque potete andare tranquilli. Il Passo Sesis è ampio, arieggiato e accogliente (se è una bella giornata) e vi condurrà direttamente nel cuore della cattolicissima (e dunque in teoria ospitalissima) Austria. Il paese di destinazione è Maria Luggau, famosa perché ogni anno vi si celebra un pellegrinaggio. Certo la traversata in questione non è pericolosa come la vostra, che parte dal deserto, prosegue su barconi in mezzo alle onde e infine risale terre non proprio amiche… ma che volete farci… ormai gli europei si sono un po’ rammolliti, come dire… sono diventati più stantii, insomma non sono più gli emigranti di una volta. Per farla breve: da qui si passa agevolmente e questo è il piccolo regalo che noi di Ammappalitalia facciamo a voi, viaggiatori per eccellenza, grandi sconfinatori di terre, rinnovatori del genere umano.

Il percorso

Dal Rifugio Sorgenti del Piave, guardando il Monte Peralba, c’è un sentiero con le indicazioni per il Rifugio Pier Fortunato Calvi. Lo imbocchiamo ed entriamo nel bosco e dopo breve vedremo che quasi subito piega verso destra, in salita, fino a raggiungere una brecciata da prendere a sinistra. Si arriva così ad un grande masso con le indicazioni per il Rifugio verso destra, ma anche la strada ampia che stiamo percorrendo conduce allo stesso punto, quindi a voi la scelta (più ripida ma veloce o più ampia e lieve ma più lunga). Giunti al rifugio prendiamo per il Passo Sesis e saliti fino a qui (2300 metri circa), ovvero dove vediamo la statua della Madonna con bambino Gesù, prendiamo il sentiero 132, che sale e poi piega verso destra. In breve saremo ad un bivio con le indicazioni per il Monte Peralba a sinistra e avanti per il Passo dell’Oregone, cioé il confine Italia-Austria, che seguiremo. Quando vediamo un forte di guerra lungo il pendio della montagna lo raggiungeremo e poi andremo a sinistra. In fondo già intravediamo San Lorenzo, in Austria. Dal confine si scende per evidente sentiero, molto impervio, fino al Rifugio Hochweißsteinhaus. Dietro il rifugio il sentiero per la Malga Ingridhalm dove partirà la strada sterrata molto più larga e meno pendente che serve al nostro cammino. Siamo nella Valle Fronthal e il torrente che stiamo costeggiando è il Frontbach.

Si arriva al bivio per Maria Luggau a sinistra e il paesino di Frohn, che raggiungeremo in un’ora, non prima di aver imboccato una piccola strada sterrata a sinistra. A Frohn giriamo a destra seguendo le indicazioni, entriamo in alcuni vicoli erbosi e usciamo su di una panoramicissima collina dove c’è una bianca chiesetta (1323 metri s.l.m.). Da qui imbocchiamo la via erbosa che va a mezza costa e al bivio andiamo avanti per Sterzen, scendendo lentamente. Al bivio successivo andiamo a destra ed entrati a Sterzen seguiamo le indicazioni verso l’ormai evidente Maria Luggau e il suo santuario, avvicinandoci al fiume Gail grazie alle edicole della via crucis. Passiamo un primo ponte e poi andiamo a destra sul ponte del Gail, dunque attenzione subito dopo andiamo a sinistra per sentiero che sale e dopo breve a sinistra ancora per il centro del paese.

Forni Avoltri – Rifugio Sorgenti del Piave

Si parte con un sentiero che ricalca una vecchia via nel bosco, tra faggi, edicole religiose, muretti a secco e rocce verde-grigio, con vista su cime rocciose simili a immense piramidi, per poi seguire il corso del Piave che lentamente scende e si ingrossa, mentre noi saliamo e lo vediamo diventare più giovane, bambino, neonato.

Il percorso

Dal municipio di Forni Avoltri, avendolo alle spalle, andiamo a sinistra fino a che non vediamo il ponte sul Torrente Degano, che imboccheremo. Siamo su Via Belluno che faremo tutta in leggera salita fino a delle scale, da salire. Alla fine di esse andiamo a sinistra su Via Rivoli Bianchi fino a che la strada non diventa strada brecciata ed esce dal paese. Andando sempre avanti si passa sotto ad un ponte e subito dopo svoltando a destra ci si trova sulla strada asfaltata che conduce a Sappada. La si imbocca a destra e dopo circa 200 metri la si lascia a destra imboccando il Sentiero 139 del Cai, che ci porterà a Piani di Luzza, all’altezza di alcune case. Il sentiero è una via erbosa che arriva ad una casetta di legno e poi intercetta una strada asfaltata da prendere a destra (siamo già a Piani di Luzza). Al bivio andiamo a sinistra in discesa verso il laghetto artificiale e subito dopo prendiamo la strada che si stacca dall’asfaltata dove stanno facendo i lavori, mantendendo la sinistra. Ad un tratto noteremo dei piloncini di cemento e un ponte a testimonianza del fatto che stiamo adoperando una antica via ormai non più utilizzata dai mezzi. Dopodiché bisogna prestare molta attenzione perché una frana ha interrotto la strada. C’è solo un sentiero nel fango e tra le rocce, a strapiombo, ma solo per qualche decina di metri, poi riprende la strada cementata, in tutta sicurezza. Usciremo all’altezza di un tornante esattamente sul confine di regione (Friuli-Veneto) e dopo cinquanta metri in salita prenderemo il sentiero a destra, nel bosco. All’altezza di una madonnina situata dentro l’incavo di un tronco con tetto a spiovente c’è un bellissimo muretto a secco sulla sinistra, che ci dice di quanto la strada sia antica.

Arriviamo così a Cima Sappada, alla chiesa, e usando la strada asfaltata principale andiamo verso il Piave, scendendo, usando il marciapiedi laterale a sinistra. Lasciamo la principale al primo tornante e ammiriamo uno splendido mulino avanti a noi, dunque lo costeggiamo mantenendocelo a sinistra e risalendo con l’asfaltata. Prendiamo il Sentiero Naturalistico Piave Val Seis a sinistra, raggiungendo il corso del fiume, usufruendo di molti passaggi in legno e ponticelli. Spesso il sentiero esce sull’asfaltata ma dopo breve la rilascia, salendo di quota e godendo di numerosi scorci eccezionali sul corso del fiume. Giungiamo ai Piani del Cristo e anche qui si seguono facilmente le indicazioni per il sentiero, arrivando così alla baita il Rododendro. Prendiamo il secondo ponte sul Piave e ai bivi successivi ci manteniamo sempre lungo le rive del Piave, sulla destra orografica. Si scende nuovamente sull’asfaltata, ne facciamo qualche centinaio di metri e seguendo le indicazioni la lasciamo ancora. Si arriva ad una casetta bianca, sotto il Peralba, si passa con l’ennesimo ponte il fiume e lo si ripassa. Ora siamo su di una mulattiera, spesso non facile da seguire, che sale. Quando intercetta una strada più ampia svoltiamo a destra e aggirato il colle possiamo vedere il Rifugio Calvi in alto e dunque sulla sinistra le indicazioni per il Rifugio Sorgenti del Piave, raggiungibile in pochi minuti.

Prato Carnico – Forni Avoltri

Quando arriviamo ad una sella, o ad una forcella, o in vetta ad un monte, vediamo questo mare di guglie, questa distesa infinita di onde di roccia alte duemila metri, eternizzate nel momento della cresta marina che ricade, e sappiamo che dovremo passarle tutte, come un peschereccio sa che dovrà aspettare la fine della tempesta e nel frattempo salire e scendere insieme a tutti i flutti che il destino gli parerà dinnanzi.

Il percorso

Dalla caratteristica torre inclinata di Prato Carnico prendiamo una strada a salire proprio davanti ad essa e arrivati a Palazzo Casali ne superiamo il porticato andando a destra in salita. Passiamo vicino alla Chiesa di San Canciano e proseguiamo sempre in salita, costeggiando un torrente, poi prendiamo il Sentiero 226, verso il Rifugio Talm, una via che all’inizio ha il pavimento di acciottolato nel bosco. Saliamo per almeno un’ora fino a sbucare su strada brecciata abbastanza ampia, da prendere a sinistra, dunque si arriva ad un’abitazione e al Rifugio Talm (1100 metri circa). Proseguiamo su strada cementata e continuiamo sempre in salita fino a raggiungere, ad un tornante, un bivio che porterebbe, andando avanti, alla Casera Ruin. Quindi noi andiamo a destra.

Si giunge al bivio per Rigolato e il Monte Talm, ma noi andiamo a sinistra verso la Sella di Talm. Dopo di essa (1600 metri circa) si va per il Rifugio Chiampizzulon. Dopo qualche centinaio di metri prestare attenzione al nostro Sentiero 228 che sale a sinistra lasciando la strada più ampia. Al bivio per il Chiampizzulon noi andiamo a sinistra per la Malga Campiut. Si entra così in uno scneario di massi enormi, rocce e pareti a strapiombo, meraviglioso, e si giunge ad un punto panoramico (Cuel di Ruedo mt. 1700), da dove si vedono tutte le montagne, il Peralba, il Coglians, il Tuglia… All’incrocio successivo andiamo verso la Malga Tuglia (Sentiero 227). Dopo circa 40 minuti di cammino si arriva alla panoramicissima Malga (dove è possibile assaggiare una delle migliori ricotte con miele che io abbia mai assaggiato) e qui si prende il Sentiero 229 che aggira il Tuglia a destra. Si scende con molti tornanti ampi e a 1380 metri circa troviamo una casetta di legno verso cui andare, dunque tagliando i tornanti a scendere. E’ giusto una traccia nell’erba, almeno per la prima parte, e ci porta ad una grande Malga, con un bivio a cui andare a destra per Forni Avoltri (a sinistra è altamente sconsigliato a causa dell’enorme pendenza). Si scende a capofitto fino ad una grande piana, quasi al torrente Degano, e si va a sinistra, vedendo già Forni. Dunque si passa il ponte a destra con Via Firenze e dopo il campo sportivo si arriva in paese.

Pesariis – Prato Carnico

Non credevo di poter trovare, nel mio cammino di vita, un luogo con così tanti ruscelli di acqua limpida, tra montagne altissime che ti racchiudono in un pugno protettivo e pendii alberati di speranza. Luoghi fino ad ora solo immaginati, che pensavi falsi perché troppo immobili nel tempo e perché avevano colori esagerati da cartolina. Abitati da persone calme, gentili, taciturne. I luoghi più pericolosi della Terra perché vogliono trattenerti a loro per sempre, lusingano l’idea di perfezione che è in te, accarezzano la sensazione di pace che ognuno di noi in fondo cerca, facendoti scordare la violenza che anima il resto del mondo, la stupidità della maggioranza degli uomini e il marciume che scorre nei fiumi. Per questo bisogna partire presto da qui, lasciare finalmente questo paradiso e ritornare a scendere a patti con la vita.

Il percorso

Dalla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Pesariis, guardandola, troviamo una strada brecciata a sinistra che ci conduce al torrente Pesarina, che attraverseremo con il ponte. Dopo di esso si svolta a sinistra e si giunge, dopo poco, ad un bivio, a cui andare a sinistra, sempre costeggiando il torrente.

Giungeremo così ad un secondo ponte e dopo di esso andremo a destra su strada asfaltata, bordeggiata da muretti a secco. In poco si arriva al delizioso abitato di Osais. Qui si prende la strada regionale a destra, inanellando così le frazioni di Pieria (ad accogliervi uno stupendo Ponte Vecchio con la gobba a scendere, da poco ristrutturato)e Prato, dunque arrivando al centro di Prato Carnico.

Sauris di Sopra – Pesariis

La via di oggi incomincia con l’attraversamento di uno splendido bosco di faggi, da cui ogni tanto si può intuire l’acqua cristallina del Lago di Sauris, dopodiché esce allo scoperto, a mezza costa, in leggera salita, e per molti chilometri è come camminare su di un terrazzo, con il Monte Bivera come protagonista. La sua imponenza, il vestito di ghiaia e le nuvole che lo avvolgono a mo’ di sciarpa, dimostrano regalità assoluta. Ma la strada continua e da dietro il Bivera fanno capolino le dolomiti friulane, come denti aguzzi verso il cielo. Un tornante, uno sguardo alle valli di un verde impossibile, punteggiate di abeti e alpeggi, e subito si scende in una piccola gola, da cui improvvisamente si apre la vista sul Monte Cimon, che in un attimo ruba la scena al Bivera. La parete fino ai paesi in fondo alla Val Pesarina, ovvero Pieria, Prato Carnico e Pesariis, è a strapiombo. Più di 1200 metri in pochi chilometri. Dalla parte nostra bisogna farne solo 900, con mille tornanti, eppure la discesa è piacevole perché la vista ha sempre di che ristorarsi. Infine si giunge in paese, dove lo scorrere del torrente è amico, dove mille orologi rintoccano all’unisono e dove le pareti di roccia appena sorpassate, sono ancelle che proteggono e rinfrescano.

Il percorso

Da Sauris di Sopra prendiamo la statale verso Ampezzo e imbocchiamo la prima a sinistra, strada brecciata, segnata come sentiero 2e. Dopo una salita abbastanza ripida il sentiero si mantiene pianeggiante, dopodiché arriva ad un bivio che a destra porta a Sauris di Sotto. Lo imbocchiamo a scendere e dopo breve andiamo a sinistra verso il Rifugio Eimblatribm, distante 2,6 km. Si arriva ad un bivio e qui continuiamo dritti, sempre verso il rifugio, poi rrivati al bivio proprio del rifugio andiamo dritti in piano. Dopo poco incontriamo una deviazione sulla sinistra (sentiero 3a) da prendere. Questo bellissimo sentiero nel bosco che incontra case di legno e viste sulle valli ad un tratto scende su di una strada asfaltata, da prendere a sinistra, dopodiché dopo l’attraversamento di un letto prosciugato di torrente, si prende a sinistra in salita verso la Malga Losa. Si sale e si segue sempre il Sentiero 220, tralasciando le deviazioni laterali, con la vista molto ampia sulle montagne e le valli con alpeggi. Si percorre così questa lunga strada panoramica fino ad aggirare il dorso di un colle ed avvistando la Malga Losa, grande e selvaggia. Da qui si continua sempre in leggera salita, si passa davanti al monumento che ricorda Graziano Morgavi, travolto da una valanga il 12 febbraio del 1963, e si arriva fino ad una Malga, davanti a cui sulla sinistra c’è il sentiero 235 per Piereia, una spaccatura tra la roccia che fa da forcella. Il sentiero si stacca quasi subito dalla principale sulla sinistra e in breve si apre una vista impressionante sul Monte Cimon e i paesi in fondo, che dobbiamo raggiungere. Si arriva ad un rifugio abbandonato e si continua a scendere tramite sentiero, con tornanti nel bosco. Questo fino all’altitudine di 1170 metri circa, dopodiché si lascia il tornante e il sentiero segnato e si va a sinistra, verso Pesariis, mentre andando diversamente si andrebbe a Piereia. Al bivio nel bosco andiamo a sinistra e al secondo bivio si va a sinistra in leggera salita, dunque facciamo una serie di tornanti che passano il letto di un torrente in secca fino ad arrivare ad un incrocio a cui andare avanti. Giunti in fondo, vicini a Pesariis, troviamo un bivioa cui andare a sinistra, dopodiché attraverseremo il ponte e giungeremo alla chiesa di Pesariis, la città degli orologi.

Casera Tortoi – Sauris di Sopra

La montagna, la pioggia, la grandine, i tuoni. Ma un fienile. Poi la luce del sole tra le fronde degli alberi nel bosco. La gioia di essere viventi.

Il percorso

Dalla Casera Tartoi ci dirigiamo in discesa con la strada brecciata percorribile anche dalle jeep. Dopo circa 20 minuti di discesa troviamo sulla sinistra un sentiero che si stacca dalla strada, con debito cartello che indica la Casera Tragonia, nel bosco. Dopo circa cinque minuti si costeggia una bella parete rocciosa sulla sinistra, poi il sentiero ritrova la strada brecciata e la si prende a sinistra a salire. Si arriva così alla Malga Tragonia e si prosegue con il Sentiero 209 verso la Forcella della Croce di Tragonia. Giunti alla Forcella e alla località Risumiera andiamo verso Casera Mediana e in breve si aprirà la vista su Sauris di Sopra e le montagne. Qui c’è anche un’edicola del cammino della fede di Maria Luggau.

In fondo incontriamo una strada brecciata da prendere a sinistra verso Sauris (2 ore e 30 minuti). Poco prima di scendere a destra per la Casera Mediana possiamo ammirare davanti a noi la Creta di Mimoias. Dopo aver girato arriviamo alla casera e qui un bivio a cui andare avanti, non in discesa a sinistra. Dunque entriamo nel bosco di abeti e cominciamo a scendere leggermente, poi, dopo un fienile (che ci ha dato riparo dalla pioggia) in decisa discesa con molti tornanti. Al bivio a T, dopo aver perso molta altitudine, andiamo a sinistra, ancora in discesa. Si guada il Torrente Lumiei e si va a destra dopodiché si guada una seconda volta un affluente e si va a sinistra seguendo le indicazioni per Sauris, su strada cementata. Si esce dal bosco e si arriva ad un bivio a T, a cui andare a sinistra in salita. Dietro di voi la forcella e il paesaggio dal quale arriviamo, davvero incantevole. Sempre avanti e si arriva alle prime case di Sauris di Sopra, poi imbocchiamo la via principale e fatti 500 metri siamo nel centro dell’antico paese.

Casera Tartoi – Forni di Sopra

Il percorso

Dalla Casera Tartoi prendiamo la strada brecciata, abbastanza ampia ed utilizzata anche dalle jeep, che scende verso valle. Dopo il bivio per la Malga Tragonia, a cui andare sempre in discesa, troveremo le indicazioni per un ponte a sinistra, da seguire, che vi farnno saltare il guado e ricongiungere con la strada di prima. Giunti alla Località Puansas con delle belle casere, a 1300 metri di altezza, inizia la strada asfaltata. Ancora avanti in discesa e troviamo una deviazione sulla destra, sempre per Forni, ma andiamo a sinistra, in quanto più rapida. Si entra così a Vico e si arriva alla strada statale Carnica. Praticamente siamo già nel centro di Forni di Sopra.

Rifugio Giaf – Casera Tartoi

Quando in mezzo ad una salita faticosissima o sotto una pioggia fastidiosa il gruppo continua a scherzare e a ridere, a fare battute e a faticare con leggerezza, io credo che si sia raggiunto l’apice della felicità, ma anche della saggezza. Cosa può infatti insegnare il cammino se non a continuare a camminare nonostante le avversità della vita, decisi e severamente costanti nella propria incrollabile spensieratezza?

Il percorso

Dal Rifugio Giaf, uno dei più accoglienti che abbia mai incontrato, prendiamo il Sentiero 341 per il Passo Mauria, come da indicazioni. Salutiamo definitivamente il rifugio passando sopra al Torrente Giaf e andando a mezza costa arriva al primo ghiaione. Ad un tratto sulla destra si apre la vista su Forni di Sopra e abbiamo la visione del grande Monte Clapsavon (che significa la Montagna del Sapone). Entriamo in faggeta e si comincia a scendere verso il torrente Fossiana da guadare facilmente, dopodiché si continua sullo stesso sentiero seguendo le evidenti indicazioni. Ancora avanti e guadiamo agevolmente il secondo torrente, con le stesse caratteristiche del primo. Si arriva dunque al Passo Mauria (1290 s.l.m.) e qui si imbocca la statale a sinistra, facendo solo un paio di tornanti, dunque si va la prima a sinistra, piccola strada asfaltata chiusa al traffico. Incontriamo delle casette di legno e la strada smette di essere asfaltata e diventa una sterrata abbastanza larga. Proseguiamo dunque con questa via nel bosco in direzione Casera Lavazeit e all’altezza di un’antica casa ristrutturata (del 1852) prendiamo il 207 lasciando il 358. A mezzacosta, con sali e scendi, arriviamo al bivio con l’altavia del silenzio a sinistra, ma noi proseguiamo sul 207 avanti. Ad una cascata artificiale guadiamo il torrente grazie ad un passaggio abbastanza agevole proprio sotto alla cascata, lasciando il 207 e provando un sentiero molto impervio a sinistra verso la Casera Lavazeit, non sempre evidente nel bosco, salendo di alcune centinaia di metri di dislivello. Giunti alla deliziosa Casera (1800 metri sul livello del mare) e ponendocela alle spalle riprendiamo il 207 a sinistra e rimanendo a mezza costa possiamo ad un tratto vedere le Tre Cime di Lavaredo a destra, come da cartello. Giungiamo agli impianti di risalita e qui proprio all’altezza della seggiovia andiamo a sinistra con sentiero 211 verso la Casera Tartoi. A questo punto a causa della pioggia abbiamo perso il 211 ma abbiamo preso comunque un sentiero valido, che sale nel bosco, attraversa una frana in sicurezza grazie ad alcune staccionate, e poi ridiscende con delle scale. Ancora avanti in discesa a zig zag nel bosco e ci ricongiungiamo con il 211 da prendere a sinistra. In circa 30 minuti siamo alla Casera Tartoi, posto vero e semplice, da cui si gode di una vista incredibile.

Rifugio Padova – Rifugio Giaf

La forcella non è solo un elemento morfologico della montagna. Essa è, antropologicamente, una Rinascita. Preceduta da un’impervia salita, estenuante, ripida, con lo sguardo fisso a terra sulle rocce, lascia d’un tratto esplodere la vista su di una nuova e sconosciuta valle. E’ una simbolica fuoriuscita nel mondo, un venire di nuovo alla luce dalle strette pareti di Madre Terra.

Il percorso

Partiamo finalmente dal Rifugio Padova e prendendo la strada a salire avendo gli Gli Spalti di Toro avanti a noi arriviamo ad un pannello informativo da cui parte un sentiero, a destra. In breve e subito prima di un capitello religioso svoltiamo a sinistra come da indicazioni per il Giaf (sentiero 346). Al bivio per la Forcella di Forni andiamo invece a sinistra per la Forcella Scodavacca. Il sentiero sale decisamente e alla nostra sinistra possiamo vedere la Tacca, la Torre e il Monte Cridola, insieme al Crodon di Giaf a destra. Giunti alla forcella dopo circa 800 metri di dislivello potrete godere di una vista davvero eccezionale, dunque si ridiscende per il ghiaione.

In fondo alla valle possiamo vedere Forni di Sopra. Siamo in Friuli.

Continuiamo su sentiero sormontati da torrioni di roccia stile fantasy fino a trovare un cartello indicante Rifugio Giaf 40 minuti. Si passa così dentro al Lariceto Puro di Alta Quota (1690 slm). Un’ultima indicazione per l’Anello Bianchi e il Rifugio Giaf, si intravede il Torrente Giaf e si arriva all’omonimo rifugio.

Eremo dei Romiti – Rifugio Padova

Ode al polpaccio e alle sue potenzialità: misconosciuto dalla poesia montanara, dedita solo a picchi e ferrate, lavora rasoterra soffocato dal calzettone e non gode mai del paesaggio come farebbe, che ne so, un avambraccio. Non importa se esile o muscoloso, presta servizio senza esser visto, si allunga silenzioso nell’oscurità, come pompa idraulica che porta acqua alla città. Famoso per gli anta quello di Sebino, oggi fa rima con Paolo Zuccarino.

Il percorso

Dall’Eremo dei Romiti ci dirigiamo verso il bel dondolo alla cui sinistra c’è una strada ben evidente che scende. In breve si arriva in fondo alla discesa e qui troviamo le indicazioni a destra per il Rifugio Cercenà, nostra tappa intermedia e dopo poco un pannello informativo del Troi dell’Orse. Da qui andiamo per il sentiero in leggera salita accanto alla panchina. Con una discesa a zig-zag arriviamo ad una splendida parete di roccia con una scultura di legno raffigurante un orso, molto bello. Ancora in discesa e si arriva ad una fonte e ad un ponte sul torrente. Il sentiero, davvero incantevole, è accompagnato da tabellazioni in legno con indicazioni di piante, animali e mestieri del posto.

Si giunge dunque alla fine del sentiero in una radura con lo stesso pannello dell’inzio e qui si prosegue passando accanto al fienile in legno, per il sentiero numero 345. Con una salita decisamente ripida si arriva ad una pietra trigonometrica, si apre la vista sul Monte Tudaio ed il Cadore e se sbirciamo tra le fronde possiamo vedere il nostro punto di partenza, l’Eremo dei Romiti.

Giunti al Fienile Dalego troviamo un crocifisso accanto a cui parte un sentiero in piano nel bosco e dopo breve le indicazioni a destra per il Cercenà. Arrivati al Cercenà proseguiamo per l’asfaltata che in poche decine di metri vi porta ad un bivio da imboccare ovviamente in salita a sinistra. All’altezza della località Antarigole (1101 s.l.m) consigliamo di prendere il sentiero a destra per il Padova, in quanto più naturale e bello, lasciando quindi l’asfaltata. Il sentiero si mantiene sempre sulla destra idrografica del Torrente Talagona, poi passa dall’altra parte con un ponte e abbiamo una bellissima vista sugli Spalti di Toro. Sempre avanti per questa salita nel bosco e si arriva al Rifugio Padova, sotto la corona delle montagne.

Calalzo di Cadore – Eremo dei Romiti

Non capita tutti i giorni di scrivere resoconti di viaggio stando seduti davanti ad una valle a più di 1100 metri di altezza, con le nuvole che si stracciano sui picchi delle montagne e le cime degli abeti a perdita d’occhio. Ma specialmente non capita di farlo dopo che tre amici ti hanno raggiunto all’inizio della tappa e ora ridono e scherzano con te della salita, delle pazzie del tuo cane e di quel che ci aspetta nei prossimi giorni. Di sicuro ogni fatica che verrà non sarà difficile da sopportare, anzi, subito diventerà ricordo e si scolpirà indelebile nel cuore.

Il percorso

Si parte dalla Stazione di Calalzo di Cadore e si va con Via Nazionale verso il Ponte della Molinà, prendendo per un breve tratto Via della Molinà e dunque imboccando il ponte stesso grazie alle scalette. Subito dopo il ponte, all’altezza della bellissima Chiesa della Beata Vergine, si passa sotto il cartello di Domegge e si prende un sentiero che ci trattiene fuori dal guardrail e dal pericolo delle automobili. Purtroppo dopo breve siamo costretti a farne un tratto al di là della protezione e dunque subito a destra per sentiero che scende, con le indicazioni per Vallesella. Ad un tratto si aprirà la vista verso le montagne ed il lago del Centro Cadore e se sbirciamo su di un colle possiamo vedere l’Eremo dei Romiti, nostra meta di oggi.

Quando il sentiero finisce e ricomincia l’asfaltata troviamo un’altra strada brecciata che scende sulla destra, verso la serra. Sempre dritti verso una casera abbandonata e giunti alla fontanella e al bivio a T andiamo a destra, poi verso il ponte sul lago a sinistra. Intercettata la strada asfaltata andiamo a sinistra e dunque la prima a destra per Via Venezia.

Si passa così accanto alla parete di roccia e avanti a noi, tra le fronde, sempre l’Eremo, a ricordarci dei 600 metri di dislivello che ci aspettano. Svoltiamo la prima a destra poco prima del campo sportivo e con la strada costeggiamo il lago. Poi all’altezza della cappella dedicata alla Beata Vergine del Suffragio andiamo a destra imboccando il ponte. Seguendo naturalmente la strada oltre il ponte troviamo alcuni sentieri che partono sulla destra per i rifugi (per il Cercenà e il Padova), ma noi andiamo avanti. Dopo breve infatti le indicazioni sulla destra per l’Eremo. Inizia la salita.

Si passa così un torrente che è possibile guadare se l’acqua è bassa o con un ponte di legno, dunque dopo breve troviamo la deviazione per l’Eremo che è anche una Via Crucis, quindi accompagnata da piccole edicole di legno sugli alberi. Siamo in un bellissimo bosco di abeti. All’altezza della quattordicesima stazione della Via Crucis intercettiamo un sentiero che viene da basso, ma noi proseguiamo a destra in salita. Alla quindicesima stazione siamo al Capitello della Resurrezione e andando sempre in salita per poche decine di metri si arriva all’Eremo dei Romiti, da cui si gode di una bella vista sul paesaggio del Centro Cadore.

Perarolo di Cadore – Calalzo di Cadore

Ad un tratto, giunti a Pieve, si apre la vista sul Lago di Centro Cadore, sul Monte Antelao e sul Monte Tudaio, con le cime spesso vestite di nubi. Acqua, terra e aria.

Il percorso

Sotto la Croda Cuz, laddove il fiume Boite incontra il Piave là c’è Perarolo, una volta paese molto ricco, paese del cidolo, dove gli zattieri lavoravano alacremente.

Dal Municipio prendiamo il ponte sul Boite e subito appena passato questo si prendono le scalette a salire a sinistra le quali portano ad alcune abitazioni. Basterà seguire le indicazioni della vernice giallo/rossa per orientarsi in questa salita abbastanza ripida. Ad un tratto il sentiero spiana e si apre la vista su Perarolo. Qui bisogna seguire delle strane gettate di cemento e andare verso una baracca e da qui prendere la strada sterrata dissestata a destra, che ci porterà in poche decine di metri alla SS 51 di Alemagna, da prendere a sinistra in salita. All’altezza di alcun rocce sporgenti possiamo vedere a destra il paesino di Caralte e a sinistra una targa che narra della costruzione di questa importante strada. Ancora avanti e superiamo con un tornante una madonnina in un’edicola bianca, proprio quando il ponte della superstrada si fa più vicino e rumoroso, dopodiché passiamo Santa Maria del Cadore e la Casa Cantoniera abbandonata. Dopo di questa andate a destra seguendo le indicazioni per la ciclabile e Cortina. Quando finisce la pista ciclabile andiamo a destra per Sottocastello. Visto che l’escursione è breve e facile facciamo un salto a Pieve di Cadore, andando verso il suo centro, passando per la chiesetta di San Lorenzo e sempre salendo sarete davanti alla casa di Tiziano. Da qui visitate il centro e poi andate per il punto panoramico del Parco Rocolo con i giochi per bambini (casa di Babbo Natale e Biblioteca degli Gnomi). Una splendida vista si aprirà ai vostri occhi sul Lago di Centro Cadore, Calalzo, Domegge e il Monte Tudaio, nonché il Monte Antelao. Da questo balcone panoramico, poco prima dei giochi, c’è un sentiero che scende e che ci riunisce alla ciclopista, da imboccare a sinistra. Sempre avanti seguendo le indicazioni della pista e godendo di una bellissima vista arriverete a Calalzo di Cadore, in pochi chilometri.

Ospitale di Cadore – Perarolo di Cadore

Qui ci sono strade asfaltate super panoramiche, di quelle che quando passi in macchina vorresti che ci fosse qualcun altro a guidare per sporgerti dal finestrino. Farle a piedi è bellissimo anche perché godono dello spostamento del traffico su quelle più veloci e di recente costruzione. Sono deserte, passa una macchina ogni ora, mentre una volta erano impraticabili per chi camminava. Ci sono solo ciclisti che scendono da Monaco e che ti salutano, corvi che volano, il Piave che scorre in fondo e l’erba che cresce negli interstizi del catrame. Sarà così bello attraversare il mondo quando finirà il petrolio?

Il percorso

Dalla piazza di Ospitale di Cadore, presso il Bar dello Sport e la segheria, facciamo Via Roma in salita verso la chiesetta del paese, passando davanti al Comune. Giunti alla chiesa in cima al paese, ex ospizio per i viandanti che dà nome al paese, proseguiamo alla sua sinistra e alla fontanella con le indicazioni per la Via dei Papi, svoltiamo a destra. La strada diventa una sterrata nel bosco, sale fino ad un tornante panoramico che affaccia sulla valle che andremo ad attraversare (con panchina) e qui incontra un sentiero che scende a destra, da imboccare. Andremo così a costeggiare la ferrovia e sulla destra troveremo anche un caratteristico passaggio pedonale sui binari (vedi foto), che non prenderemo però. Dunque arriveremo ad una casa e sulla destra un tunnel che ci fa passare la ferrovia e giungeremo così a Rivalgo. Da Rivalgo prenderemo la asfaltata a sinistra, poco usata da automobili a causa dello spostamento di tutto il traffico sulla strada più ampia di recente costruzione.

Arrivati allo svincolo/rotatoria ci teniamo ovviamente sulla sinistra. Si continua su questa strada panoramica e poco trafficata (2 macchine in un’ora) fino a Macchietto, dove c’è la bella Chiesa della Madonna della Salute (qui c’è un’indicazione per Perarolo che scende a destra, su sentiero, ma gli abitanti del luogo ci hanno detto che non va a destinazione, dunque non ci avventuriamo). Sempre avanti, sotto al cavalcavia e ancora avanti e siamo alla stazione ferroviaria di Perarolo, dunque un chilometro e mezzo e siamo a Perarolo di Cadore.

Codissago – Ospitale di Cadore

Le pareti di roccia si stringono sempre più al passaggio, il Piave scende verso le profondità della gola, mentre parallelamente le montagne si alzano verso le nuvole.  Linee immaginarie nella mente di chi cammina, uno spartito su cui si compongono i pensieri più alti.

Il percorso

Da Codissago prendiamo Via XX Settembre verso Castellavazzo, passando davanti al Museo Etnografico degli Zattieri del Piave. Immediatamente dopo il ponte sul Piave, sulla destra, c’è una strada che sale nel bosco che dopo breve vi fa uscire sulla asfaltata. Qui bisogna andare per l’evidente pista ciclabile a destra, sempre ombreggiata. Lasciandoci dietro Castellavazzo senza esserci passati entriamo in un paesaggio stupendo, dentro a gole rocciose e sotto montagne altissime. La strada si riavvicina alla statale all’altezza di un acquedotto e si rinnesta su di una strada utilizzata dalle automobili, seguendo le indicazioni della ciclabile e dell’E1 sempre a destra. Dopo nemmeno 1,5 km arriviamo a Termine di Cadore, piccolo e delizioso paese e qui troviamo anche una buona fontanella, proprio davanti alla scuola elementare. Continuiamo e dopo breve andiamo a sinistra per il cimitero in salita e subito dopo troviamo un passaggio a livello. Oltrepassatolo vediamo che la strada diventa brecciata, nel bosco e siamo sulla Claudia – Augusta. Ad un tratto sulla destra si apre una deviazione che va in piano, lasciando la brecciata fatta fin qui. Siamo sempre sulla Via Claudia – Augusta – Altinate. Questo bel sentiero ad un certo punto scende vertiginosamente verso destra con dei corrimano ferrati da poter usare in tutta sicurezza, giungendo ai piedi del ponte della ferrovia, in un tratto molto suggestivo.

Si prende a sinistra la asfaltata (trafficata) e ad un tratto, poco prima della stazione, si trova sulla sinistra un sentiero ricavato nel terrapieno che ci fa saltare alcune centinaia di metri di asfaltata e vi porta alla stazione stessa. Con delle scalette e una deviazione a sinistra si giunge a Ospitale di Cadore.

Soverzene – Codissago

Anche una breve e facile escursione può diventare intensa. Succede quando si arriva in alcuni tragici posti. Sali un tornante, svolti a destra e passi con un ponte sopra ad un torrente, un torrente del tutto simile agli altri mille che hai visto finora. Ma quello non è un torrente qualsiasi, è il torrente Vajont. Alzi lo sguardo e vedi la diga, che serra le pareti di roccia come una mano farebbe con la propria bocca, sconcertata per quel che ha appena fatto. E rimane così, ferma per sempre a chiedere scusa.

Una targa poco più in là riporta quanto segue: “Lo spirito di conquista dell’uomo violò i segreti della natura e divenne strumento di un’immane distruzione”.

Il percorso

Da Soverzene si va, con Via Val Gallina, verso nord. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque ricalca, per questo tratto iniziale, la Monaco – Venezia, ciclabile. Alla vostra destra potete vedere la Cima Calda e lo Spiz Gallina. Si arriva alla rotatoria e si prosegue a destra, sempre su Via Gallina, poi arrivati alla madonnina al centro della strada si va a sinistra in discesa (c’è anche una fontanella). Questa strada si chiama Strada Interpoderale Provagna – Soverzene. Qui troviamo anche le pareti di arrampicata e ci avviciniamo alla Val Gallina. Siamo quasi all’altezza della Piave. Dopo aver superato il torrente Gallina e proprio davanti al cancello della discarica, c’è un sentiero sulla sinistra che potete imboccare facendo una strada alternativa all’asfaltata, almeno per 600 metri circa. Si ritorna quindi sulla strada asfaltata e si va avanti per un buon tratto, poi passato il cavalcavia di Via Provagna c’è una strada subito sulla sinistra che vi fa imboccare una strada brecciata lungo la Piave, per 700 metri circa. Quando la via finisce bisogna scendere lungo l’acciottolato del letto del fiume e percorrerne almeno 200 metri, dunque riprendere il sentiero sulla destra (fare riferimento al gpx e percorrere questo tratto solo nel periodo di secca della Piave, quindi in estate). Il sentiero entra nel bosco, molto bello, e quando diventa strada asfaltata svolta naturalmente a destra e sale su Via Dogna, da prendere a sinistra. In brevissimo siete sopra il torrente Vajont e guardando in alto a destra potete vedere la diga, sfortunatamente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963.

Si continua avanti, si supera la zona produttiva e si sale a destra per Via XX Settembre, che conduce al centro di Codissago.

Belluno – Soverzene

Il percorso

Dalla piazza del comune di Belluno andiamo per il Museo Civico e per Piazza del Mercato. Da qui prendiamo Via Mezzaterra fino a Via Roma da prendere a destra il ché ci condurrà a imboccare a destra Via Rivizzola e ancora a destra le scalette che arrivano all’altezza del torrente Ardo, da passare con ponte. Siamo a Borgo Pra e andiamo in salita per Via Sant’Antonio, dunque ancora a destra in salita e arrivariamo a Via Alpago Novello, da prendere a destra. Sempre dritti e alla chiesetta bianca andiamo naturalmente a sinistra prendendo il viale di gelsi. Alla rotatoria andiamo avanti per Via Mameli, giungendo a Cusighe e prendendo a destra la ciclabile. Al supermercato andiamo a sinistra verso il passaggio a livello e sorpassato questo andiamo a destra per Via Sargnano. Si passa dentro la frazione Fiammoi (qui c’è un parco con la fontanella) e salendo per Via Fontanelle a sinistra si prenderà per strada brecciata a destra. Dopo poche decine di metri troviamo i cartelli della Digressione M del Cammino delle Dolomiti che ci porterà fino a Ponte nelle Alpi. Queste indicazioni ci faranno scendere a destra verso un crocicchio di sentieri. Noi andremo con quello in piano, avanti a noi. Si arriva così ad una grande casera e alla sua sinistra si riprende il sentiero e poi dopo breve andiamo a destra in discesa. Dunque si arriva a costeggiare la ferrovia e con un piccolo tunnel sulla destra si va per l’osservazione della Villa Montalban, ma poi si torna sulla strada che costeggia la fattoria, verso la Chiesa di Santa Lucia. Dopo di essa svoltiamo a sinistra (ma potremmo anche andare avanti e raggiungeremmo più brevemente la ciclabile) e poco prima di una casa si prende a sinistra il sentiero, come da indicazioni. All’altezza di alcuni pali della luce andiamo a destra (ma anche qui saremmo potuti andare a sinistra in salita) e in breve, tra coltivazioni, ci riuniamo alla ciclabile, da prendere a sinistra. Davanti a noi le imponenti montagne che sovrastano il Cadore.

Finita la ciclabile inizia la strada asfaltata e al primo bivio andiamo a sinistra, arrivando alla Chiesa della Madonna di Vedoja. Anche qui potete scegliere: andare alla sua sinistra (più breve) o andare per il centro di Polpet a destra. Noi in questo caso siamo andati a destra, costeggiando il campo sportivo e prendendo Via Belluno a sinistra. Dopo la piazza la via si chiama Via Fiori e quando arriva ad un incrocio noi andiamo avanti, nonostante ci sia scritto che la via è senza uscita. Infatti, giunti in fondo, si va per strada brecciata (qui le macchine non possono passare) e si costeggia la ferrovia, fino ad arrivare di nuovo alla ciclabile da prendere a destra all’altezza di una casa bianca.

Si arriva dopo 500 metri ad un ponte e subito dopo di esso si svolta a destra, dunque poco prima di un cancello si va a destra per sentiero e si passa sotto la ferrovia con un caratteristico e delizioso tunnel. Usciti svoltiamo a destra e dopo pochi metri a sinistra scendendo sotto il cavalcavia dell’autostrada. Appena passato prendiamo il sentiero che scende a destra verso la Piave. Facciamo un guado, una breve salita e al bivio a T andiamo a sinistra, passando l’autostrada, poi andiamo avanti fino a passare di nuovo il torrente, svoltando naturalmente verso sinistra e andando verso la provinciale. La si prende a destra con salita e si giunge al semaforo. Oltre di esso un lungo rettilineo asfaltato che ci porta piacevolmente a sormontare la diga, il fiume e gli impianti della centrale idroelettrica “Achille Gaggia”. Dopo di essa si va a destra in salita al bivio e con delle scalette a sinistra si saltano i tornanti, il ché ci farà accedere al paese di Soverzene.

Limana – Belluno

A Belluno, splendida città, splendente della luce delle Alpi, troviamo dei murales che illustrano la storia e il viaggio che il legname faceva nel passato dal Cadore a Venezia. E’ lo stesso nostro itinerario, ma al contrario. La legna scendeva da Sappada, noi andremo a Sappada. I tronchi venivano trasportati verso la Serenissima, noi veniamo da lì. Siamo dunque degli zattieri controcorrente? E qual è la merce che trasportiamo? Quale serenissima sensazione proveremo mai alla meta?

Il percorso

Dal municipio di Limana, guardandolo, prendiamo Via Roma a destra, girando poi la prima a sinistra, ovvero Via Vivaldi, una strada asfaltata che scende. Dopo breve imbocchiamo a sinistra Via Sampoi, che ci servirà per saltare strade trafficate e fare un giro per la zona residenziale di Limana. Seguendo naturalmente il corso di questa via ci ritroveremo a seguire a sinistra Via La Cal, da lasciare dopo breve a destra per Via Ragazzi del ’99. Al bivio a T, in fondo, andiamo a sinistra e ci troviamo in prossimità del torrente Cicogna, da oltrepassare grazie al ponte di ferro bianco sito dalla parte opposta e parallelo a Via La Cal. Questo vi permetterà di imboccare Via Visome protetti dal guardrail e di andare a sinistra, tramite svincolo, nella frazione stessa di Visome.

Dopo circa 200 metri andiamo a sinistra con Via Augusto Buzzati e poi ancora a sinistra verso la chiesetta della Madonna del Caravaggio, da vedere, dopodiché a destra proprio sull’omonima via.

Passiamo un secondo torrente e svoltiamo a sinistra per Via San Daniele, poi, al bivio in prossimità della frazione di Rivamaor, andiamo a destra e subito si aprirà la vista sulla Schiara e il Monte Serva, mentre a destra sul Visentin. Ancora avanti e avremo una bellissima prospettiva di Belluno.

Esattamente 5 metri prima di intercettare la SP1 andiamo per una strada d’erba tra gli arbusti che ci permetterà di camminare parallelamente alla provinciale, verso Villa Buzzati. Alla fine dello splendido vialetto potato a mo’ di siepe e solo avendo prima chiesto il permesso al B&B Villa Buzzati, potremo attraversare il sentiero di ghiaia che conduce ad un cancelletto sempre aperto e che vi farà arrivare in prossimità della chiesa di San Pellegrino, di colore rosso, con un delizioso piccolo campanile. Altrimenti dovremo fare la strada provinciale (solo 100 metri) e arrivare ugualmente nei pressi della chiesetta. Dalla chiesa usiamo la strada erbosa separata dalla provinciale da un filare di alberi per accedere così al marciapiedi di Via Monte Grappa. Questa via vi condurrà al Ponte della Vittoria, sul Piave, proprio sotto alla città di Belluno. Oltrepassato il ponte fate una svolta a destra per Via Uniera de Zatter per vedere i murales di Marta Farina che illustrano la storia e il viaggio del legname da Sappada, lungo il Cadore e poi a Venezia e dunque anche il lavoro dei zattieri. Tornate sui vostri passi per pochi metri, prendete Via Sottocastello e alle scalette sotto al duomo imboccatele a destra. Ancora a destra e siete al municipio di Belluno.

La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

I boschi del castagno – La schirata

Il percorso

Dalla fattoria I boschi del castagno si prende la piccola strada asfaltata che va verso Valmorel, ma se ne percorrono solo pochi metri perché dopo gli slarghi per il parcheggio delle automobili, alla prima casa di legno a destra, si prende un sentiero che va verso il bosco, in salita, che dopo breve incontra delle cataste di legna a destra e sinistra. Dopo circa 80 metri di questa salita (fare riferimento al tracciato gpx perché il punto non è segnato) si entra nel bosco a destra, lasciando quindi il sentiero e si raggiunge il monumentale castagno di oltre 400 anni che dà il nome alla fattoria. Da qui si segue scrupolosamente il tracciato gpx (in quanto la via non è segnata e siamo in un fuori pista) andando di traverso al pendio della collina, intercettando così un sentiero che sale. Si arriva così in breve a delle rocce affioranti a mo’ di parete. Qui il sentiero svolta con un tornante e a questo punto continuiamo a salire avendo le rocce a destra. Intercetteremo una strada in piano nel bosco, da prendere a sinistra e che dopo non molto diventerà sentiero. Alcuni tratti, specialmente laddove il fondo è più esposto al sole e a seconda delle stagioni, potrebbero risultare molto vegetati, si consiglia dunque sempre di avere la traccia sotto mano. Usciremo così in un prato, saremo già nella località Valpiana e da qui seguiremo idealmente la traiettoria che va verso il Pizzocco ed un tiglio molto grande, arrivando così alla strada asfaltata. Proprio questo tiglio sembra sia il tiglio dove Dino Buzzati era solito recarsi, scrivere e godere dello splendido paesaggio sulle valli e le montagne (riassunte in una tabella proprio all’altezza del tiglio e di alcune sculture di legno).

Prendiamo la strada asfaltata a destra, arrivando dopo non molto alla Baita Alpina – Gruppo Limana, dopodiché la strada svolterà a sinistra in un tornante e ci porterà ai cartelli della fattoria La schirata, raggiungibile con strada brecciata a destra.

Revine – I boschi del castagno

Pian delle Femene si trova a 1140 metri di altezza e affaccia sulla laguna. Da lì ho ripensato al nostro arrivo a Venezia, ormai più di 10 giorni fa. Sembrerà presuntuoso dirlo ma mi è sembrato che fosse la stessa Venezia ad essere emozionata di vederci arrivare. Era come se una bellissima donna ci dicesse: “Ogni giorno migliaia di turisti vengono, mi usano e se ne vanno. Scivolano laidamente per le calli, sudati e grassi. Per loro sono solo una merce da fotografare in ogni posa, come una puttana per pervertiti. Godono della mia antica bellezza tutta in una volta, facendone una scorpacciata. Voi invece mi avete corteggiata per mesi, avvicinandovi gradualmente, con delicatezza, un passo alla volta. Mi avete immaginata ogni giorno, ripercorrendo le vie d’acqua che mi raggiungono dal mare. Non siete arrivati col treno o con la macchina, siete arrivati a piedi, facendomi sentire amata veramente, come lo ero una volta”.

Il percorso

Dal centro di Revine, cioè la piazzetta dove c’è il piccolo monumento ai caduti, andiamo verso il centro storico con Via Maestra, in salita. Tramite Via Sommavilla arriviamo al Santuario di San Francesco di Paola e da qui prendiamo la via crucis della chiesa con le stazioni che sono anche cappelle familiari, fino al piazzaletto antistante la facciata, panoramico. Da qui usciamo dal perimetro della chiesa e prendiamo una strada a scendere per pochi metri, poi il sentiero a sinistra. Dopo breve incomincia a distanziarsi dalla strada asfaltata e troveremo una casa a sinistra. Andiamo avanti in salita e poi imbocchiamo il sentiero per Pian delle Femene a destra, con il cartello che indica 2 ore e 10 minuti.

Lungo la salita abbastanza pendente incrociamo due ruderi di case e quando intercettiamo una strada più ampia con una casa sulla destra, continuiamo a seguire il sentiero avanti a noi, leggermente a destra, sempre in salita. Salendo ritroviamo la strada più ampia da prendere a sinistra e superiamo il cartello che indica l’accesso solo ai frontisti (in questo punto lasciamo il sentiero perché la vegetazione lo ha coperto, ma solo per riprenderlo tra breve). Dopo 100 metri circa all’altezza di un tornante svoltiamo sempre in salita a destra, seguendo lo stesso tornante. Percorriamo questa via per altri 300 metri circa e all’altezza di un altro tornante a sinistra prendiamo il sentiero che lo tange. Arriviamo dunque a Castegne Maor (725 metri di altezza) e continuiamo sempre su sentiero.

Intercetteremo più volte la strada brecciata ma proseguiamo sempre per sentiero, dunque arriviamo a Pian delle Femene, dove ci aspetta un piazzale e una strada asfaltata che va verso La Posa, a sinistra. In 200 metri circa infatti siamo ad un bivio: avanti La Posa 2 km, mentre noi andiamo a destra in discesa per strada brecciata.

Si arriva così alla Sorgente del Torrente Limana, sulla destra. Ancora avanti e quando saremo in una grande radura con baita a destra ci stacchiamo dalla strada e prendiamo il sentiero a destra che punta verso il bosco, laddove campeggia il cartello di divieto di circolazione per mezzi motorizzati. Uscendo dal bosco di abeti si spalancherà la vista sulle Alpi, alte e possenti, con la valle e i boschi tutto attorno.

Percorrendo la valle stessa si arriva ad una malga, dietro la quale si prende una strada asfaltata in discesa. Al primo stop andiamo a destra per Via Valmorel e arriveremo al piccolo abitato, appunto, di Valmorel.Da qui già troviamo le indicazioni per I boschi del Castagno. Basterà infatti imboccare Via I Bosch, piccola e vicino alla piazza, e percorrerne circa 1 km, dunque arrivare in fondo alla stessa via e trovare l’azienda Wwoof.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Refrontolo – Vittorio Veneto

Esiste un chilometro magico, per chi cammina, ed è l’ottavo. Oltre di esso, ed almeno per altri otto, entrano in circolo strane sostanze chimico-spirituali e la fatica si trasforma addirittura in ebbrezza. Le gambe vanno senza farsi sentire, si diventa esageratamente ilari e lo sguardo si alza gioioso sul paesaggio circostante. Colline, montagne, nuvole e ruscelli; contadini nei campi, ciclisti che passano, fruscii di misteriosi animali nel bosco; pensieri mai fatti, chiacchiere in libertà e amore per le cose di questo mondo… E’ una droga portentosa e lo spacciatore alcuni dicono si chiami Dio.

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Refrontolo prendiamo Via Costa seguendo le indicazioni per il Molinetto della Croda. Questa strada con alcuni tornanti vi porta fuori del paese, in campagna, e arrivati al primo bivio andate avanti, seguendo sempre le indicazioni per il Molinetto. Dopo aver percorso 1300 m arriviamo allo spiazzo con il parcheggio e grazie alle indicazioni molto presenti andiamo sulla destra con uno stradello di ghiaia a visitare il mulino, uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana, esempio di costruzione rurale del XVII secolo. Se la biglietteria è aperta potete, al costo di 2 euro, andare per il percorso delle cascate e intercettare la strada asfaltata poco più su, da prendere a destra, altrimenti dovrete ritornare alla strada asfaltata da cui provenite e andare a destra, in salita. Dopo circa 300 metri troviamo sulla destra un ponte e oltrepassatolo andiamo a sinistra costeggiando il ruscello, su un sentiero che conduce, dopo una impervia salita nel bosco, al Bivacco Marsini, un luogo panoramico e pieno di bellezza.

Proseguiamo sullo stesso sentiero e la stessa direzione. Se invece ci voltiamo a destra la pianura padana. Si passa un grande casale abbandonato con stalla e si va sempre, con sali e scendi panoramici, per la principale. Si entra così con il sentiero dentro un agriturismo e si prosegue avanti in piano, sempre con ampi scenari sulla destra. Dunque la strada si fa asfaltata e all’incrocio a T andiamo a sinistra, poi dopo 30 metri andiamo per la strada a destra in discesa nel bosco. 100 metri e prestiamo attenzione: c’è una deviazione sulla destra con segnato il sentiero 1050, da prendere. Nemmeno 20 metri e andiamo a sinistra, come da vernice sugli alberi e sui sassi. Ecco che il sentiero, molto bello, nel bosco, diventa 1050b. Spesso troviamo delle deviazioni ma noi dobbiamo sempre seguire la vernice, fino a passare una serie di case e arrivare, scendendo, alla Località Vallandrui. Da qui si scende fino a valle e si imbocca a destra la SP 635 per circa 300 metri, dunque si svolta a sinistra per Strada Nogarolo della Località Castellich. Al bivio con Via Costernol andiamo a destra sempre per Località Castellich e dopo il ponte svoltiamo a destra su strada brecciata per il sentiero 1051a. Accanto a noi scorre il torrente Cervano che si supera naturalmente con un ponte. Ammiriamo lo splendido paesaggio di colline e montagne.

Arrivati ad un ponte con l’edicola del Cristo crocifisso andiamo a destra verso il palo del telefono, dunque prestare attenzione perché non c’è da prendere il ponte né costeggiare il torrente avanti. Ad un tratto della salita che ci aspetta entrati nel bosco ritroviamo i segni del 1051a. Quando uscirete dal bosco sarete ad un bivio a T con una strada bianca: andiamo a sinistra e tralasciamo le indicazioni per Vittorio Veneto poco dopo, quindi andiamo avanti sempre sulla stessa strada. Alla località Le Perdonanze troviamo la fontanella dell’Angelo con acqua potabile e la cappella votiva, dove potrete scrivere una piccola memoria del vostro passaggio. Si arriva ad un gruppo di case dopo la chiesetta delle Perdonanze e qui imboccate la strada a sinistra che costeggia il vigneto, non quella che scende asfaltata con alcuni tornanti. Dopo nemmeno 50 metri trovate, alla fine della vigna, una edicola religiosa che può essere utile per capire se siete sulla strada giusta. Dunque proseguite per questo bel sentiero (1042) e passate sotto l’autostrada, dopodiché con un ponticello arriviamo ad una asfaltata da imboccare a destra. Siamo già a Ceneda. Sempre dritti per questa via costeggiata da un muretto fino a che non arriviamo a Piazza XI febbraio. Continuate facilmente nelle vie della città e giungete a Piazza del Popolo di Vittorio Veneto.

Collalto – Refrontolo

Nel misterioso bosco di oggi abbiamo perso qualcosa, ma tornando sui nostri passi lo abbiamo ritrovato. E’ una sorta di sacrilegio perché il bosco non trattiene mai nulla senza un motivo. Dunque abbiamo sentito la necessità di donare un oggetto del nostro zaino, non uno qualsiasi, ma uno importante, e lasciarlo a chi passerà dopo di noi, come pegno del passaggio e come ringraziamento, per non attirare su di noi cattivi presagi.

Il percorso

Laddove parte Via Collalto Centro che porta all’arco del paese, con la vista sulla torre e il campanile, c’è una via pedonale che sale sulla destra, che conduce al cimitero. Giunti dopo breve al cimitero si svolta a sinistra su strada asfaltata, in salita.

Si percorre questa via fino a che non scollina e comincia a scendere, dopodiché si prende la prima strada sterrata a sinistra e in breve si oltrepassa una catena per i motocicli. Questa strada brecciata vi porta ad un bel casale aggirato il quale si va verso il vigneto e poi lo si costeggia con la strada di servizio per i trattori sulla destra. Dunque avremo la vigna a sinistra e il bosco a destra, dopodiché la via entrerà come sentiero dentro un bel bosco. Lo si percorre tutto (ogni tanto ci sono aree ristoro) fino a intercettare il torrente Lierza, che si passerà con un ponte cementato. Dopo di esso si mantiene la sinistra e si esce dal bosco ad un bivio a cui andare a destra, su strada asfaltata (Via Rivandelle), nella zona residenziale di Barbisano.

Arrivati allo stop andiamo a destra per Pieve di Soligo. Dopo qualche centinaio di metri andiamo a destra per Via Toti dal Monte. Sempre dritti per qualche chilometro fino ad imbatterci nella SP 38. Bisogna passare sotto di essa e andare parallelamente a destra con Via Tessere. Poi la strada svolterà a sinistra e dopo la salita andremo a sinistra al bivio per Via Federa. Incroceremo, in fondo, una strada più ampia e al bivio andremo a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra per Via della Liberazione e in circa 2 km siamo dentro all’abitato di Refrontolo.

Maserada sul Piave – Collalto

Dopo la salita di Colfosco ci siamo voltati e vedendo il territorio dall’alto abbiamo capito che per ben 20 giorni non abbiamo mai avuto uno sguardo d’insieme sul paesaggio. Forse è questo l’elemento più faticoso e allo stesso tempo introspettivo della pianura: ti proietta in te stesso, senza possibilità di fuga. Sei dentro alle strade, o dentro alla calura, o dentro alla nebbia. I campanili dei paesi emergono verticalmente verso l’alto e sfilano al tuo passaggio, ma tu stai piantato a poche decine di centimetri da terra e lì dovrai restare per molto… almeno fino alla prima salita.

Il percorso

Dal municipio di Maserada sul Piave prendiamo Via Caccianiga verso il campanile del paese, dopodiché svoltiamo a destra per Via Roma, poco prima del campanile stesso. Percorriamo il tratto urbano di questa via poi prendiamo a destra Via Lentini (abbastanza trafficata prestare attenzione). Circa 800 metri e svoltiamo a sinistra per Via dei Fanti, subito dopo il cartello indicante Salettuol.

Dopo un tratto la strada diventa brecciata e va percorsa per circa 2 km. Quando ridiventa asfaltata e all’altezza del cartello di precedenza svoltiamo a destra, sempre su asfaltata. Tutto avanti fino ad arrivare ad un incrocio a T dove svoltare a destra verso un passaggio sotto l’autostrada, passato il quale c’è un piccolo memoriale con dei cimeli della Grande Guerra e una fontanella di acqua potabile. Svoltiamo alla prima strada brecciata a destra per intercettare l’argine sul Piave e la pista ciclabile sopra, a sinistra.

Si segue l’argine con una bella vista sul fiume fino ad alcune case, dopo delle quali bisogna continuare sull’argine infilandosi con un’area verde dentro due aree industriali ai lati. Quando si giunge all’incrocio e a destra c’è il cementificio bisogna andare a destra ed entrare così nella vita lavorativa e polverosa dei macchinari, un paesaggio visivo e sonoro molto suggestivo. Al cancello manteniamoci leggermente a destra e poi vedremo che la strada piega naturalmente a sinistra ritornando a bordeggiare il Piave.

Manteniamoci lungo la via principale e sempre lungo il Piave, verso il ponte della ferrovia, che passeremo grazie ad una strada di grandi sassi che vi passa sotto (usare il gpx per trovare la corretta via, più breve). Arriviamo nei pressi del ponte stradale, lo saliamo con delle scalette e lo attraversiamo grazie allo stretto passaggio pedonale, dunque appena finito il ponte andiamo a sinistra sull’argine ciclabile-pedonale, su fondo erboso. Siamo a Ponte della Priula.

Facciamo ben 3 km di questi argini fino a girare a destra per Via Loschi (siamo già dentro Colfosco). Passiamo il monumento sito all’incrocio (dove c’è anche una fontanella) e andiamo dritti verso la chiesa e la statua con le braccia aperte. Facciamo tutta questa via che comincia a salire, fino ad arrivare alla chiesetta di San Danile Tombola. Da qui comincia una breve discesa, dopodiché prendiamo a sinistra la strada brecciata Via per Collalto, una strada bellissima, prevalentemente in pianura, che passa dentro vigneti e boschi, con platani ai lati. 2 km e siamo dentro il piccolo abitato di Collalto.

Fagarè della Battaglia – Maserada sul Piave

Finalmente si torna a mappare seriamente! La via evidenziata dalla Monaco-Venezia era molto trafficata, dunque pericolosa, solo per ciclisti. Ma io e i miei compagni di viaggio, caparbiamente, ci siamo infilati per sentieri, strade sconosciute, vie boscose e fresche, ed abbiamo regalato a questo territorio (e a noi stessi) una nuovissima mappatura, esclusivamente per escursionisti.

Il percorso

Dalla piccolissima stazione di Fagarè della Battaglia ci dirigiamo verso Via Postumia e con il sotto passo andiamo sotto la ferrovia, per Via Montello, che ci porta a Via Argine. Dal momento che quest’ultima è molto trafficata e pericolosa potete, seguendo scrupolosamente il gpx, lasciarla scendendo sulla destra all’altezza di un casaletto e proseguire parallelamente sull’erba fino ad una casa, qui infilarvi a destra e seguire un tracciato erboso. In breve un’uscita tra le frasche farà sì che vi troviate in un campo e che a 50 metri da voi ci sia una bella strada sterrata da imboccare a destra, verso una costruzione di archeologia industriale molto alta. Arriviamo al Piave e continuiamo a seguire un piccolo torrente subito dopo e quando una strada più evidente si dirige verso l’asfaltata noi ne facciamo un breve tratto per poi andare a destra lungo i vigneti e alcune case. Si passa così un piccolo fosso dopo del quale si arriva alle case di cui sopra. La via imboccata si chiama Via Molina Sega e a destra facciamo assolutamente una visita al monumento che ricorda il sacrificio dei ragazzi del 1899 i quali, ad appena 18 anni, si immolarono qui in una battaglia estenuante che fermò l’avanzata austro-ungarica durante la Grande Guerra.

Riprendiamo Via Molino Sega e la imbocchiamo a destra senza raggiungere la strada delle macchine perché grazie ai campi paralleli possiamo uscire su di una via sterrata da imboccare poco dopo e che va a destra, dopo un piccolo salto di un fosso. Alle ville poco distanti, dopo un ponticello, andiamo a destra (avanti è proprietà privata) costeggiando un ruscello e dopo 50 metri circa a sinistra costeggiando il bosco. Troverete un piccolo bosco di bambù il ché vi dirà che siete sulla via giusta, poi continuate a seguire il bosco avendolo sulla destra. Avanti a sinistra il campanile di Saletto sul Piave. Bisogna quindi intercettare una strada bianca, con i cartelli del Bosco Planiziale di Saletto di Piave e andare verso destra.

All’altezza di una costruzione di cemento riprendiamo una strada asfaltata che va verso sinistra ma la lasciamo subito per una strada erbosa a destra con delle pietre miliari a mo’ di cancello. Dunque prendiamo Via dei Casoni (strada asfaltata) e andiamo sempre avanti fino ad arrivare ad un bivio a T, a cui svoltare a destra per Via Medaglie d’Oro, dunque subito a sinistra per Via delle Sorgenti.

Andate sempre avanti fino alla rotatoria. Qui non andate sulla rotatoria ma usando uno stradello a destra raggiungiamo le chiuse di un canale e poi ancora avanti per la provinciale. La attraversiamo, facciamo qualche metro a sinistra e prendiamo a destra per Maserada sul Piave. Sempre avanti per questa via e siete nel centro abitato.

San Donà di Piave – Fagarè della Battaglia

La strada era ancora lunga e sulle rive del Piave faceva molto caldo così alla prima ombra ci siamo fermati a riposare. Ho sognato che il soldato Hemingway mi veniva incontro in bicicletta, con un dispaccio su cui c’era scritto: “La guerra è ancora lunga e per vincerla bisogna avere capisaldi resistenti, ma specialmente un fronte elastico che si modifichi all’occorrenza”. Poi mi sono svegliato, ho preso il messaggio e l’ho messo nello zaino.

Il percorso

Da Piazza Indipendenza di San Donà di Piave prendiamo Corso Trentin con la pista ciclabile e attraversiamo il Piave, grazie al ponte azzurro. Usate dunque i passaggi pedonali per passare sotto il ponte e imboccare la pista ciclabile brecciata sulla destra orografica del fiume, risalendo lo scorrere delle acque. Per un buon tratto, almeno fino a dopo il ponte della ferrovia, abbiamo la copertura degli alberi. Dopodiché risaliamo sugli argini e dopo una madonnina di legno svoltando a destra possiamo vedere il campanile di Fossalta di Piave. Dopo una parte esposta al sole e una pista ciclabile più ampia che sopraggiunge da sinistra arriviamo ad un bivio a cui girare a sinistra, verso un gruppo di case, che ci farà tagliare l’ansa del Piave. La strada diventa asfaltata e con una salitella ci reintroduciamo sulla ciclabile e sugli argini.

Arriviamo così a vedere sulla destra il ponte di barche a pedaggio (privato) da raggiungere con una discesa sterrata. Da qui non andiamo per il ponte ma per la ciclabile sterrata lungo le rive.

Passate sotto la torretta di cemento con la gigantografia di Hemingway e infilatevi nel boschetto. Dopo breve il sentiero diventa difficile da percorrere in bici perché la vegetazione e specialmente le grandi ortiche ostruiscono alcuni tratti. Fatevi strada e abbiate fiducia perché sono tratti brevi. Tra le fronde alla vostra destra, sempre il Piave ma anche il campanile di Noventa sul Piave.

Ad un tratto (meglio controllare il gps) dovrete ritornare all’interno e intercettare, dopo una sbarra bianco-rossa una via asfaltata, da prendere a destra. Sempre dritti fino a che non troverete una strada sterrata a destra e una che va avanti, con il cartello “Sommità non transitabile”. Ebbene voi dovete andare proprio di lì e passare sotto all’autostrada Serenissima grazie ad un argine rialzato e dritto. Poi riprenderete la ciclabile Monaco – Venezia a sinistra.

Ad un tratto arriverete ad un trivio: andate avanti in posizione rialzata (a sinistra ci siamo avvicinati ad una strada a scorrimento veloce). Quando arriverete in prossimità di Zenson di Piave, all’altezza del distributore di benzina, svoltate a sinistra ed entrate nell’abitato. Da qui prendete Via dell’Isola e andiamo sempre avanti per qualche chilometro fino a ché la via naturalmente non finisce ad un incrocio a T su Via Argine XXIV Maggio, da imboccare a sinistra. Passerete così dopo 2 km accanto a Sant’Andrea di Barbarana. Proseguendo per altri 2 km e incrociando Via Postumia svoltiamo a sinistra. Ancora avanti e siamo nella frazione di Bocca Collalta, cioè nella località di Fagaré della Battaglia, dove c’è il maestoso memoriale ai caduti del Piave.

Jesolo – San Donà di Piave

Tempo fa lungo gli argini di questi fiumi, mi spiega Roberta, c’erano degli uomini che tiravano le barche con delle corde. Le portavano da una parte all’altra, lasciandole scivolare sull’acqua. Così ci sentiamo noi, accompagnati dai nostri amici mentre costeggiamo il fiume e lo risaliamo. E anche se il mare si allontana alle nostre spalle e le Alpi si fanno avanti, noi non abbiamo paura perché la corda che i nostri amici tengono e si passano di mano è buona e  resistente.

Il percorso

Partiamo da Piazza Matteotti di Jesolo e attraversiamo il fiume Sile con il ponte davanti a noi avendo la chiesa della piazza alle spalle. Subito dopo di esso svoltiamo a destra per Via Drago Jesolo, dotata di marciapiedi. Purtroppo dopo il cavalcavia il marciapiedi finisce e bisogna continuare su asfaltata prestando attenzione alle automobili. E’ comunque possibile sfruttare a più riprese i fossi a sinistra, che costeggiano la via.

Arrivati alla Torre del Caigo lasciamo questa strada nonostante prosegua dritta per la nostra direzione e imbocchiamo la ciclabile che costeggia il Sile, brecciata, senz’altro più bella e sicura.

Dopo un buon tratto, ben evidente, troviamo un bivio a cui andare a destra seguendo il cartello delle biciclette. La pista ciclabile intercetta la strada asfaltata di prima, la attraversa e va per l’Argine San Marco, percorso naturalistico. In fondo al vialetto sarà facile, in prossimità di un rialzo in legno per il birdwatching, andare a destra e costeggiare un canale che oltre ha la laguna di Venezia.

Fate tutta questa lunghissima strada, dopodiché svoltate a destra per prendere il ponte di barche che vi porta a Caposile. Oltre il ponte prendete a destra e poi a sinistra per andare di nuovo lungo gli argini del Sile.

A circa 3 km da Caposile, dopo l’edicola con una madonnina, c’è un buon punto per fermarsi, dotato di ombra e panchine, sulla destra. Andate sempre dritti, passate la frazione di Chiesanuova con la sua bella chiesa dall’altra parte della riva, dopodiché all’altezza di alcune staccionate di legno imbocchiamo via Piave Vecchia, sulla sinistra. 500 metri e siamo dentro Musile di Piave. Imbocchiamo a sinistra alla fine della strada e poi subito a destra per Via XXIX aprile. Questa via, in fondo, curva naturalmente a sinistra e ci porta a Via Roma, da prendere a destra.

Dunque prendete il ponte sul Piave e andando sempre dritti siete a Piazza Indipendenza a San Donà di Piave.

Venezia -Jesolo

Non è una via facile per chi cammina. C’è una tratta da fare su traghetto, una lunghissima strada da percorrere fino in fondo e sempre dritti, una zona residenziale anonima come un limbo, un ponte trafficato e ostile, una zona turistica con muraglioni di hotel a destra e sinistra e infine una interminabile-ciclabile che conduce a Jesolo paese. Una prova di nervi e resistenza. Ma andare a piedi è anche questo: avere il coraggio e la pazienza di attraversare le Terre di Mezzo.

Il percorso

Partenza da San Marco di Venezia, percorrete Riva degli Schiavoni fino alla fermata del traghetto sita a San’Elena e qui imbarcatevi per Punta Sabbioni. Il traghetto impiegherà circa 30 minuti. Quando siete scesi è facile imboccare Via Fausta, alberata e dotata di pista ciclabile. Siete sulla Monaco – Venezia e così abbiamo provato a fare anche noi, per un tratto, tranne poi lasciare questa tracciatura, perché adatta solo a biciclette. Ma ogni cosa a suo tempo…

Dopo circa 900 metri prendiamo Via Brenta, una strada sterrata a destra di un canale. Via Brenta d un tratto, all’altezza di un ponte, continua con strada asfaltata. Superata la Batteria Pisani arriverete ad una rotatoria e qui prenderete Via delle Batterie a destra. Fate tutta questa via che costeggia i campeggi (attenzione alle automobili) e arrivati in fondo dovrete per forza svoltare a sinistra e vi ricongiungerà a Via Fausta. Da qui ci rendiamo conto che la Monaco – Venezia è pensata per bici e non per pedoni, almeno in questa tratta, perché andrebbe avanti e avanti è una strada asfaltata e piccola, ma frequentata. Chiedendo alle persone del luogo ci rendiamo conto che la mappatura proposta è pericolosa per camminatori, dunque decidiamo di prendere Via Fausta a destra, così come forse avremmo dovuto fare sin dall’inizio (e come potete fare voi).

Qualche chilometro fin quando non incontrerete Corso Europa a sinistra, da imboccare. Questo Corso ci riporta a Via Fausta, che va imboccata a sinistra. Alla rotatoria svoltiamo a destra per Via Baracca (pista ciclabile I3). Molta strada dritti fin quando non arriverete alla rotatoria con al centro i cilindri di cemento. Qui svoltate a sinistra sempre su Via Baracca e con essa arriverete al ponte sul Fiume Sile, da attraversare prestando attenzione (c’è solo un marciapiedino di mezzo metro). Dopo il ponte vi dovete reimmettere sulla pista ciclabile e poi andare a destra per Via Anna Frank. Dunque a sinistra per Via Padania. Pochi metri e dovrete infilarvi per il parco a destra e con esso uscire su Via Uso di Mare che vi condurrà o al mare o a Via dei Mille da prendere entrambe a sinistra. Da qui infatti inizierà un ampio tratto urbano, in realtà caratteristico, che potrete fare lungo le vie del corso molto servite e ombreggiate, o lungo la passarella parallela al mare, più panoramica. A Piazza Mazzini potrete anche refrigerarvi con gli spruzzi che escono dal pavimento.

Poco prima di Piazza Marconi andiamo a sinistra Via delle Meduse e andiamo a Piazza Drago. Da qui prendiamo Via Mameli e alla fine di essa sbuchiamo a Via Roma destra, da prendere naturalmente a… destra. Arrivati alle rive del Fiume Sile andiamo per Via Sauro, per poi attraversare a destra all’altezza di Piazza Matteotti, nel centro di Jesolo.

Alberoni – Venezia

Scrivo sempre di strade, dell’andare e delle impressioni dei territori che incontriamo. Oggi invece voglio parlare della pubblicazione on line del percorso, la stessa che state leggendo adesso. Capita di farla nei posti più strani e improbabili: dentro scuole abbandonate, foresterie senza corrente, in bar col wi-fi gratuito, su scrivanie di legno dentro monasteri. Spesso si sta seduti comodamente, altre volte a terra, altre in piedi o col pc sulle ginocchia. Ricordo tutti i posti in cui ho pubblicato i percorsi, sono speciali quanto un sentiero o un paesaggio. Ma allora perché voglio parlarne proprio oggi? Perché oggi pubblichiamo da Campo Santo Stefano, nel cuore di Venezia. Siamo in mezzo a turisti che provengono da tutto il mondo e in essi ci confondiamo, ma noi siamo giunti qui a piedi… e a piedi è diverso, come è diversa la pubblicazione di questo percorso.

Il percorso

Dal centro di Alberoni, posto nei pressi di una piazzetta con caffè, prendiamo l’unica via ad uscire, denominata Via Alberoni, usando la piacevole banchina dal lato della laguna. Già a sinistra possiamo vedere Venezia, Porto Marghera e se la visibilità è buona anche le Alpi sullo sfondo. La passeggiata è piacevole e ombreggiata grazie ai pini lungo la via. Passiamo l’ospedale, il vivaio, una casa verde e la fermata dell’autobus. Subito dopo quest’ultima prendiamo una stradina a destra che tra canneti ai lati ci porta sugli argini che danno sull’Adriatico. Li imbocchiamo a sinistra e li lasciamo a piacimento per ritornare sulla laguna e la zona di Malamocco. A questo punto potete scegliere liberamente come proseguire, se più ombreggiati, ovvero verso la laguna o più ventilati ma esposti, ovvero verso la riva del mare. Difficile perdersi. Attraversando il Lido però cercate di recarvi sulla Riva di Corinto dove c’è la vista su Venezia che si avvicina, sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni e il Lazzaretto Vecchio.

Giunti alla fermata del traghetto prendete la linea 1 (info: http://actv.avmspa.it/) per Sant’Elena e arrivati alla terra ferma perdetevi tra le calli di Venezia fino a San Marco.

Podere Veranello – Terme di Saturnia

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte sull’Albegna  e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca,  si gira a sinistra.

Presto ci si ritrova a scendere verso la valle. In questo tratto la strada è cementata. Presto si incrocia la strada provinciale 159 (in corrispondenza di una casella postale chiamata “catarci”) che va semplicemente attraversata: esattamente di fronte alla strada bianca da cui proveniamo va imboccato un tracciato agricolo che alcuni chiamano “strada della parrina”. Il panorama è molto cinematografico e la strada procede pressoché dritta, in leggera discesa e senza vistose deviazioni né ripari dal sole finché non si arriva al torrente della Stellata, che va guadato.
Arrivati a ridosso del corso d’acqua (segnalato dall’alta vegetazione ripariale) c’è un bivio che può indurre in confusione: non bisogna continuare a procedere dritti ma va seguita fino in fondo la traccia più evidente, curvando leggermente a sinistra.

Il torrente stellata prende acqua sopratutto dalle terme di saturnia e promette di avere un buon carico anche nel periodo estivo. A giugno il guado si è dimostrato molto agevole.

Il sentiero sull’altra sponda non è particolarmente evidente, gli argini vanno risaliti tenendosi in direzione di Saturnia. Oltrepassati i canneti in lontananza si vede un capanno. Raggiuntolo, si tiene la destra e il percorso procede più o meno in parallelo al torrente.

La strada non è altro che un tracciato agricolo poco battuto e privo di ripari. Presto, in corrispondenza di un incrocio, ci si imbatte nella cartellonistica della rete sentieri e ci si immette su questo percorso n°8 montemerano-saturnia. La strada diventa un po’ più pulita e presto c’è di nuovo un po’ di ombra. In corrispondenza di un boschetto, seguendo una traccia sulla destra si può risbucare nuovamente sul torrente stellata, dove c’è una bella spiaggia.

Proseguendo, invece, ci si imbatte presto di nuovo nel cartello bianco e rosso della montemerano-saturnia. È un bivio non molto evidente, ma da lì in poi il sentiero n°8 comincia a salire,verso saturnia, mentre noi dobbiamo continuare a mantenerci in piano, paralleli al fiume, verso le terme. In lontananza è possibile vedere un edificio basso: è la struttura ricettiva “le cascatelle” e si ha da passargli attraverso. L’entrata del complesso (noi si arriva dal retro) è cinta da un cancello. Noi lo si è trovato aperto ma, per loro natura, di solito i cancelli tendono a chiudersi. La recinzione comunque è tanto bassa che quasi non la si vede: la si può scavalcare anche da seduti e sfuggire a un soggiorno coatto presso l’albergo. Adesso la strada è asfaltata e siamo costretti dai muretti e dalle recinzioni a procedere dritto. Ben presto si sbuca sulla strada provinciale 10 e girando a destra si prende subito il percorso pedonale. In pochi metri si è alle terme libere.

Chioggia – Alberoni

Arriviamo dal mare, su strisce di terra sottilissime, con ben tre alternative altrettanto belle da percorrere: lungo la laguna, dentro la via del paese e sulle spiagge dell’Adriatico. Siamo felici di un cammino semplice, indicato naturalmente dalla conformazione delle isole, ricolmi di gratitudine per chi ci accoglie nella sua casa, ma anche per chi ci vede solamente passare e sorride.

Il percorso

Dal limitare della città di Chioggia prendete il traghetto dell’Actv (http://actv.avmspa.it/) che in pochi minuti con la linea 11 vi porterà a Caroman, cioè la prima fermata per l’isola di Pellestrina. Da qui incominciate a camminare verso sinistra, seguendo lo splendido muraglione bianco alto almeno 3 metri e mezzo che vi separa dall’Adriatico. Avete la laguna a sinistra e il camminamento, usato solo da vecchi che passeggiano e pescatori, è qualcosa di straordinario, per chi, come noi, viene dalle montagne appenniniche. Ogni tanto delle scale di pietra vi portano in cima al muraglione, da dove potrete godere del paesaggio marino.

Lentamente il muro alla nostra destra si abbassa ed entriamo in una zona degradata, dopodiché passiamo accanto al cimitero di Pellestrina. Fate tutta l’isola usando la pista ciclabile, o la via interna o il passaggio a destra lungo il mare, tanto è impossibile perdersi. Semmai perdetevi nella bellezza del luogo. Giungerete così a San Pietro in Volta con i resti del suo forte e infine a Santa Maria del Mare, da dove potrete aspettare il traghetto, sempre con la linea 11 (http://actv.avmspa.it/), che vi porterà ad Alberoni in pochi minuti. Appena scesi sulla terraferma prendete la ciclabile a sinistra e in poche decine di minuti siete nel centro del piacevole e pacifico paese di Alberoni.

Porto Viro – Chioggia

Ci sono 30 km e 30 km. Se spira un vento leggero e l’aria si è rinfrescata, se vai su strade belle e non trafficate, ma specialmente se hai trovato delle persone come Antonio Pozzato e Alice Soncin, che per giorni ti hanno assistito e infine aiutato portandoti lo zaino a destinazione, in modo che tu possa riempire l’altro rimasto con molta acqua per il cane affaticato… allora anche dei lunghissimi 30 km non pesano affatto e ti fanno apprezzare ancora di più la gioia del camminare. Grazie Antonio, grazie Alice… se in ogni territorio trovassimo persone ospitali e volenterose come voi il nostro viaggio sarebbe migliore.

Il percorso

Da Piazza della Repubblica di Contarina, sita nel comune di Porto Viro, andiamo per Via Giuseppe Mazzini fino a prendere Via Roma a sinistra e dunque Via Corridoni a destra. Alla fine di questa via svoltate a destra e immettetevi sulla sinistra su Via Mantovana (SP 8). Questa vi fa passare il Po di Levante e all’altezza delle “Costruzioni tende da sole” andiamo a destra per strada sterrata che ci immette a sinistra sulla ciclabile, proprio sul Po di Levante. Ad un tratto non si costeggia più il Po di Levante ma un canale molto lungo e dritto. Si passa sotto ad un ponte stradale e ad uno della ferrovia, per poi passare all’altra sponda grazie al terzo ponte, piccolo e quasi pedonale. Ci sono le scalette di pietra che ci fanno salire sul terrapieno, molto comode e utili. Giunti dall’altra parte svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile (più selvaggia e ombreggiata).

All’altezza delle chiuse del canale, laddove sbocca sull’Adige, andiamo a destra costeggiando quest’ultimo fiume. Sorpassiamo il ponte ferroviario e imbocchiamo il Ponte della Romea a sinistra, dunque prendiamo il Lungo Adige a sinistra. Arrivati al Ridotto Cavanella d’Adige (punto più meridionale del campo trincerato della dominazione austriaca (1814-1866)), svoltiamo a destra e con le scalette entriamo a Cavanella d’Adige.

Da qui prendiamo Via Canal di Valle, stretta, lunghissima e asfaltata, che costeggia un altro canale per almeno 7 km. Vedrete che seguendo l’ansa del canale andrete verso destra e arriverete sulle sponde del Brenta. Sorpassiamo il ponte ferroviario, imbocchiamo il ponte (con passaggio laterale per pedoni) e facendo attenzione attraversiamo per prendere Via Venturini, che ci porta già dentro il territorio di Brondolo. Andando sempre dritti arriveremo all’ospedale, da qui imbocchiamo Strada Madonna Marina e la lasceremo a sinistra seguendo le indicazioni per le scuole medie Nicolò De Conti. Vicino le scuole c’è il ponte di legno e passandolo si apre la vista su Chioggia. Da qui è semplice, dovete fare le rive pedonali avendo la laguna a destra e alla fine imboccando Ponte Cavanis che vi conduce al centro di Chioggia.

Mesola – Porto Viro

Il ponte sul fiume Po è un’esperienza mistica: a destra il guardrail alto due metri, in metallo, con tir e macchine che vi sfrecciano oltre, invisibili ma assordanti; a sinistra la distesa verde del titanico fiume, figlio di Oceano e della ninfa Teti. In mezzo, stretto su di una passarella di cemento di mezzo metro che nemmeno lo zaino ci passa, ci sei tu, che calpesti vestigia di un immondezzaio dimenticato: bottiglie, lattine, occhiali, un paraurti gigante, una settimana enigmistica… addirittura una scopa di saggina. Si cammina tra due mondi infinitamente distanti ed alieni e ci si sente come l’astronauta di “2001 Odissea nello spazio”, quando attraversa una via stretta tra due pareti di luci indecifrabili, oltre le barriere della percezione sensoriale…

Il percorso

Dal Castello di Mesola prendiamo Via Biverare verso la Romea, vi saliamo sopra grazie alla rampa a sinistra e incominciamo a camminare pericolosamente verso il ponte dove troveremo, per fortuna, una passaggio tra guardrail e balaustra. In realtà basterebbe creare una scala dalla ciclabile sugli argini lungo il terrapieno che conduca fino al ponte vero e proprio della Romea perché il passaggio sia fatto in tutta sicurezza. Giunti oltre il Po di Goro e quindi in Veneto vale la stessa considerazione di prima, ma siccome le scalette non esistono bisogna arrivare al distributore e andare a sinistra verso il fungo di cemento, per togliersi dalla pericolosità della strada statale. In poche decine di metri arriviamo alla Vecchia Romea da imboccare a destra. E’ una strada che ci accompagnerà per almeno 7 km passando i piccoli centri di Rivà, Monti e Piano.

Arrivati a Taglio di Po riprende la ciclabile che ci aveva abbandonato a Rivà. Qui svoltiamo a destra su Via Kennedy che ci porterà di nuovo sulla rampa a sinistra per prendere la Romea e passare il Po. Anche in questo caso vale la considerazione fatta prima.

Al distributore sulla Romea andiamo a sinistra e grazie ad una stradina secondaria arriviamo dentro Porto Viro. Andiamo a sinistra e alla Chiesa di San Bartolomeo a destra.

Abbazia di Pomposa – Mesola

Il percorso

Dietro l’Abbazia di Pomposa c’è un mercatino turistico dal quale parte Via Giralda Centrale, verso il mare, asfaltata. Potete però costeggiarla grazie alle strade laterali per i trattori, facendo attenzione a ritornare in tempo sull’asfaltata a causa dei canali. Svoltate dunque dopo circa 1,2 km a sinistra per Via Starne. Per fortuna questa via, che dovrete tenere per 5 km, è una via alberata, platani per la precisione.

Arrivati in fondo andiamo a destra per 800 metri, dopodiché andiamo a sinistra per Località Lovara. In fondo arriviamo ad un bivio a T, ma noi andiamo leggermente avanti verso Effelle, dopo il ponticello e da qui andiamo a destra sull’erba fino ad uscire ad un parco con dei pini e dei tavoli di legno (anche una fontanella caratteristica). Prendete un ponte di legno e imboccate il sentiero nella pineta, direzione nord. Questo sentiero ad un tratto esce su di una strada asfaltata poco trafficata che va imboccata a sinistra. Vedrete che la strada diventa sterrata e arriva a sbattere alla Via Romea. Non andiamo verso l’invitante via di destra ma verso sinistra, sulla Romea, per 50 metri circa, dunque l’attraversiamo e prendiamo un ponte, oltre il quale imbocchiamo a destra la strada asfaltata secondaria. Dopo nemmeno 200 metri prendiamo un altro ponticello che arriva all’inizio dei sentieri dei bunker di Mesola (linea di difesa Gengis Khan). Costeggiamo il canale per qualche decina di metri e poi ci inoltriamo nella pineta con il sentiero, fino ad arrivare ad un pannello informativo. Qui andiamo a sinistra e al primissimo bivio a destra. Seguite il sentiero e al primo vero bivio vi mantenete sulla destra. Giunti al muro e a destra in prossimità della Romea, ce ne allontaniamo coscienziosamente e andiamo verso sinistra.

Il sentiero esce su di una strada sabbiosa e svoltiamo verso destra. In breve si arriva al cimitero e andando sempre avanti si passa un incrocio e il Canale Bianco, dunque andando a destra e percorrendo circa 300 metri si è presso la piazza del Comune e il Castello di Mesola.

Oasi di Cannevié – Abbazia di Pomposa

C’è un sottobosco di cui ignoravo l’esistenza che attraversiamo segretamente. In molti ci scrivete o ci messaggiate o ci telefonate, per dirci che ci state sognando. E’ da quando ci siamo messi in cammino che accade, così come accade che noi sogniamo voi ogni sera. Ci allontaniamo fisicamente eppure è come se entrassimo nei meandri di un inconscio che ci unisce, parallelamente alla realtà fisica, oltre le classiche e superficiali categorie dell’esistenza.

Il percorso

Partenza dall’Oasi di Cannevié, si attraversa la Strada Provinciale 54 e si prendono immediatamente le scalette che portano all’argine del Po di Volano, dunque si volta a destra su pista ciclabile La Via del Sale. A sinistra la zona umida che possiamo dominare grazie alla posizione rialzata che abbiamo guadagnato e a destra campi coltivati a perdita d’occhio. Dopo qualche chilometro la pista ciclabile si allontana dalla strada provinciale, continuando però sempre lungo gli argini. Quando ci si riavvicina e davanti a voi avete il ponte della Via Romea, scendete all’altezza di un albergo giallo e svoltando a destra prendete la strada brecciata con le indicazioni per Abbazia di Pomposa 1,2 km.

Arrivati alla provinciale l’attraversate e andate dritti per strada sempre brecciata. In brevissimo uscirete dagli alberi e potrete vedere il campanile dell’Abbazia di Pomposa. Basterà seguire la strada per i campi per raggiungerla.

Comacchio – Oasi di Cannevié

Non c’è nulla di eccezionale in quello che stiamo facendo, non fatevi abbindolare dai numeri: 2400 km, 6 nazioni, migliaia di chilometri di dislivelli. Non c’è nulla di straordinario nemmeno nell’andare a piedi, l’uomo è nomade per natura, lo fa da sei milioni di anni e lo facevano tutti fino all’altro ieri. Non c’è assolutamente niente di incredibile neanche nella bellezza di quello che stiamo vivendo, tutti sanno che andare a piedi ti fa entrare in contatto con il paesaggio e la gente in una maniera più vera. C’è solo una cosa che io, Marina e Bricco stiamo facendo di veramente eroico, che nessuno più riesce a fare oggi: ci stiamo riappropriando del Tempo. Non è la lunghezza dell’itinerario, né l’andare a piedi, né la bellezza dell’Europa la vera novità… la novità è riuscire a dedicarsi a queste cose per un tempo lunghissimo, senza essere milionari o semplici vagabondi!

Il percorso

Dal centro di Comacchio andiamo verso l’ospedale, prendiamo Via Felletti e giriamo a destra per Via Rosario, cioè verso l’abitato di San Giuseppe. Non è una bella strada perché trafficata, ma possiamo usare gli stradelli laterali e andare parallelamente (usate il gpx per maggiori dettagli), sia prima del sottopasso che dopo. Lo scenario è di canali e coltivazioni, dunque cercate di partire presto per non camminare sotto lo scoppio del sole. Questo consiglio varrà per tutta l’escursione, molto esposta in alcuni tratti.

Si arriva così a San Giuseppe dove troviamo un incrocio che andando dritti ci porta, con una pista ciclabile, al Lido di Pomposa. Arrivate fino al mare e prendete a sinistra una strada cementata proprio dentro lo stabilimento Beach Gallanti che passa a circa 20 metri dal mare e che in pochi chilometri, ad un tratto diventando sabbiosa, vi porterà a Lido delle Nazioni. Qui andate sempre verso nord, passate dal Supermercato di Carlo e con Via San Marino arrivate alla pineta, dove un sentiero centrale vi allontana dal centro abitato costeggiando il mare.

La pineta ci fa uscire sulla spiaggia, una bella spiaggia di scogli dove troviamo anche le sculture di legno che il mare ha donato alla riva, di Enrico Menegatti (#natedalmare). Si usano i sentieri e la ciclabile FE per Venezia in modo da andare sempre verso nord e arrivare a Lido di Volano. Qui uscendo dalla pineta si punta il ponte della SP 54 verso Volano e arrivati a questo piccolo paese si prende l’argine superiore a sinistra, dove c’è una pista ciclabile che in 1,5 km ci porta, con delle scalette e un attraversamento sulla destra, all’Oasi di Cannevié.

Casal Borsetti – Comacchio

Fate qualcosa per la Romea in questo tratto… che ne so… autovelox con limite a 50 all’ora; dissuasori ogni 200 metri; pista ciclabile pagata dall’Europa al lato del guardrail; servizio navetta per pellegrini; divieto di circolazione assoluta per camion con autisti distratti al cellulare; tunnel sotterranei con tetti in vetro che passino sotto le Valli di Comacchio; teletrasporto gratuito per chi ha la carta del viaggiatore; talismani blocca sfortuna pagati dalla Regione Emilia-Romagna; alieni che si muovono a compassione e scendono a bloccare il traffico… ma fate qualcosa per la Romea in questo tratto…

Il percorso

Da Casal Borsetti prendiamo Via Spalazzi con la pista ciclabile in asfalto, ad uscire, verso nord. Dopo circa 1 km, laddove finisce la ciclabile e dunque il marciapiedi, prendiamo a destra lo stradello dentro alla pineta, che è una via parallela alla nostra. In realtà dopo breve entreremo in una zona militare, anche se solo ai confini, quindi se non volete fare questa infrazione continuate dritti su asfaltata. Se invece andate nel bosco arriverete ad una recinzione da costeggiare a sinistra. Il paesaggio è solitario e marino. All’altezza di alcune case bianche sulla spiaggia svoltiamo a sinistra e oltrepassato un muretto andiamo nuovamente su asfaltata, avanti a noi, uscendo dalla zona militare, poi in poche decine di metri andiamo avanti per Venezia-Ferrara.

Un centinaio di metri prima della Romea (che vediamo davanti come fila di camion che sfrecciano), svoltiamo a destra come da indicazioni della pista ciclabile Ravenna – Venezia, su strada sterrata, alla fine della quale naturalmente svolteremo a sinistra. Passiamo dunque sotto al ponte della Romea, giriamo a sinistra sempre sulla ciclabile (direzione S. Alberto) e con un sentiero all’altezza di una quercia e di un cartello con scritto Acquedotto, saliamo sul ponte (c’è la protezione del guardrail). Subito alla fine del ponte prendiamo un analogo sentiero a sinistra, scendiamo lungo le rive del Reno e poi svoltiamo a destra per l’Osteria Primaro. Da qui in avanti, benché ci siano le strade per evitare la Romea risulta impossibile non prenderla perché sono tutte zone private o militari. Abbiamo chiesto ad almeno 5 persone e tutte ci hanno detto che è impossibile passare in maniera alternativa. Dunque mettetevi l’anima in pace e fatevi questi 6 km di Via Romea, brutta e pericolosa…

Quando passerete il fiume Bellocchio e sarete entrati nella provincia di Ferrara potete, se trovate il cancello aperto, entrare a sinistra nella zona del Parco del Delta del Po e con una strada parallela saltare almeno 1,5 km di Romea (arrivare ai pali del telefono e svoltare a destra, dunque seguire la strada bianca) . Uscirete di nuovo su di essa a Via della Ussarola e la farete a sinistra per 500 metri, dunque a destra per Lido di Spina, che raggiungerete in 700 metri circa andando a sinistra.

Raggiungete così, tramite i caratteristici viali curvi del triste Lido di Spina, Lido degli Estensi e non mancate di farvi Via Carducci, la super kitsch Via Carducci, in modo da arrivare a prendere il traghetto (per info vedi foto).

Dopo essere passati con il traghetto dalla parte di Porto Garibaldi prendete la ciclabile a sinistra che, andando sempre dritti, vi porterà in 5 km circa, al centro di Comacchio (riuscite a trovare i graffiti del grande Blue lungo la via?).

Segagliate-Montemarzino

Un facile e piacevole anello tutto su asfalto con traffico inesistente. La prima parte in salita, dolce e tranquillamente fattibile, la seconda dopo Montemarzino, in discesa altrettanto dolce con strada che percorre un panoramico crinale.
Un tratto della salita attraversa un bosco, per il resto si cammina fra seminativi e frutteti, in particolare pescheti. Nelle giornate serene di vedono le Alpi e uno scenario incantevole di colline alcune con piccoli paesi arroccati sulla cima.

Si parcheggia in val Grue, circa 6,5 km prima di Garbagna venendo da Tortona, poco dopo la frazione Palazzo di Montegioco e Fabbrica.
Il parcheggio, poco dopo Palazzo e Fabbrica, al bivio con via Genova e cartello indicatore per Scrimignano e Montemarzino, approfittando di uno slargo della strada comunque della provinciale della val Grue.
Una volta parcheggiato si torna indietro per circa 300 mt fino ad imboccare sulla destra una strada “quasi” asfaltata e in salita. Davanti a noi si vede l’aguzzo campanile di Segagliate. In breve si tocca la strada asfaltata e si prende a destra in salita. Con un paio di tornanti si arriva a Segagliate e senza entrare in paese, si piega a destra in salita. A circa 1 km dal parcheggio si costeggia il piccolo cimitero (fontanella di fianco) e si continua in salita passando per il borghetto di Castellazzo. Una volta oltrepassato la strada (sempre asfaltata con traffico inesistente) passa attraverso un bosco, ancora in dolce salita.
A circa 3 km dal parcheggio la salita termina ad un incrocio: prendere a destra in direzione di Montemarzino distante circa 500 mt. Conviene salire al piazzale della chiesa utilizzando una scalinata che troviamo subito sulla sinistra, o con la strada poco più avanti.
Da qui il panorama spazia a 180° sulla pianura e le Alpi.
A fianco della chiesa c’è il municipio e il rinomato ristorante “da Giuseppe” locale tempio dei funghi e dei tartufi (0131878135 www.ristorantedagiuseppe.it). Abbiamo percorso circa 4 km dal parcheggio e siamo alla fine delle salite. Ora la strada continua, sempre asfaltata, in discesa fra frutteti e bosco accompagnati da panorami sulle colline  incantevoli percorrendo un tratto di crinale che consente la vista su due lati.
La discesa, sempre dolce, passa dalla frazione di Scrimignano (fontanella d’acqua) avendo  già percorso, senza accorgersene, 6,5 km dal parcheggio.
Appena passata Scrimignano vediamo davanti a noi la val Grue e il parcheggio della provinciale dove si è parcheggiata la macchina.
Una volta arrivati avremo percorso circa 8 piacevolissimi Km.

La val Grue è  insime alle più o meno parallele val Curone e valle Staffora, il paradiso delle passeggiate, dei panorami ma e nondimeno del gusto.
Gli agriturismi e B&B sono molto frequenti e per citare alcune specialità enogastronomiche, basti pensare al salame di Varzi, il Nobile del Giarolo, il singolare formaggio Montebòre, le ciliegie di Garbagna e di Bagnaria. Molte sono anche le fattorie che producono vini fra cui il Cortese, il pregiato Timorasso e la Bonarda spesso offerti anche sfusi.

Lido di Dante – Casal Borsetti

Quattro giorni che camminiamo in questi territori e mai un escursionista, solo ciclisti. E’ un mondo di strade lunghe, dritte, eterne, astratte come la geometria. Qui un ciclista andando piano fa 25 km in un’ora. Noi per farne altrettanti ce ne mettiamo almeno sei. Insomma la sfida è questa: andare a piedi laddove tutti vanno su due ruote. Non ci si può permettere sbagli, costano ore di fatica; non ci si può permettere di non riempire l’acqua alla fontanella, chissà tra quanto ricapiterà; non ci si può permettere di lasciarsi sfuggire una persona che s’incontra e farsi dire se quel ponte è ancora aperto o se c’è il traghetto in funzione, altrimenti si rischia di tornare indietro di 25 km.

Il percorso

Parallelo a Via Marabina, a Lido di Dante, c’è un sentiero, lato mare, che possiamo usare per raggiungere il ponte sui Fiumi Uniti. Subito dopo il ponte prendiamo la ciclabile a destra che ad un tratto curva e diventa lungomare, per poi, con alcuni stradini sabbiosi, farci entrare dentro il Lido di Adriano. Da qui prendiamo la pista ciclabile che costeggia il mare e percorriamo tutto l’abitato. Prendiamo una nuova pista ciclabile, la Adriabike, ovvero la Ravenna – Venezia. Percorrendola tutta usciamo su Via della Fontana e continuiamo sempre dritti, fino a passare accanto agli sbarramenti detti Denti di Drago, un sistema anticarro utilizzato nella seconda guerra mondiale.

Imbocchiamo così Via dell’Ancora che ci conduce alla pineta, facciamo qualche passo a destra e poi rientriamo nella pineta, sempre seguendo la Ravenna – Venezia. Molto caratteristica ad un tratto troviamo la Madonna del Silenzio, ovvero una specie di chiesa a cielo aperto, dove si svolge messa su pance arrangiate con i tronchi d’albero. Troviamo anche dei basamenti d’artiglieria della prima guerra mondiale (Comitato Ricerche Belliche 360 gradi).

Giunti a Marina di Ravenna potete prendere il traghetto che con un euro vi porta ogni 15 minuti a Porto Corsini (info qui: http://www.startromagna.it/servizi/traghetto/). Attraccati di là mantenete la stessa direzione di sempre e prendete la pineta, con il suo stradello centrale. In realtà dovrete fare una specie di C per sorpassare il Villaggio del Sole che vi sbarra la strada. Così avanti per alcuni chilometri fino a quando, dopo molte strade asfaltate incontrate perpendicolarmente, non andiamo a sbattere ad una casa nella pineta. Qui svoltiamo a sinistra e imboccando Viale Italia a destra oltrepassiamo il Fiume Lamone. Oltre di esso, sempre andando dritti, c’è una pista ciclabile asfaltata da usare tutta fino alla nuova pineta e al cartello per il Casello di Borsetti. Sempre avanti e arriviamo a Casal Borsetti, antica dogana.

Pitigliano – Manciano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, con vasti panorami sulla valle del fiume Fiora di cui in alcuni tratti lambisce le rive. Di recente, lungo parte del percorso indicato, è stata collocata della cartellonistica con la denominazione Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.).

Difficoltà: E. Tempo netto 6 ore. Dislivello 535 metri in salita; 425 metri in discesa

Attraversato interamente il centro storico di Pitigliano, 313 m, si imbocca Via di Porta di Sovana su splendida scalinata e si supera la porta sorretta ancora in parte da mura etrusche: al termine delle scale si piega a sinistra e subito dopo a destra in direzione della via cava di Poggio Cani. Sempre scendendo si va ora a destra immettendosi nella via cava, che risente di recenti interventi di consolidamento, arrivando in breve all’asfalto che si segue verso destra per circa 100 metri sino al bivio sulla sinistra, segnalato da un cartello esplicativo, per la via cava di Fratenuti (15 min.).

Si guada con facilità il fosso Meleta, affluente della Lente, che a sua volta confluisce nel fiume Fiora, e subito dopo si imbocca, in lieve salita tra alte pareti di tufo, la via cava di Fratenuti, tra le più spettacolari di tutta l’area. L’origine del nome sembra sia la presenza – nella parte alta della via – di un convento di clausura, e quindi di “frati muti”. Finita la via cava si prosegue su sterrato, con vista sulla valle del fiume Lente, protetti a tratti da una staccionata di legno, si lascia a destra un casolare, si traversa un fossetto con edicola votiva, si passa a fianco di un riparo sottoroccia raggiungendo così una strada asfaltata, 291 m (45 min.).

Si prosegue ora verso destra per lungo tratto su asfalto sino a raggiungere la località Meletello, al termine di una discesa su sterrato, ormai sulla piana del fiume Fiora (1 ora). Si prende quindi a sinistra, passando a fianco di un podere, 165 m; dopo 500 metri di lieve salita, con breve deviazione sulla destra si può raggiungere un gruppo di massi in cima a Poggio Rota, oggetto negli ultimi anni di particolare attenzione da parte di studiosi locali. In breve si raggiunge la SS74 Maremmana in località Pietramora, 247 m (45 min.).

Si prosegue dritto su asfalto attraversando la statale e si lascia a sinistra un podere traversando il fosso Roiana. Si piega ora nettamente a destra e, superato un podere (Casale Selva), ad un primo bivio a sinistra si prosegue dritti piegando subito dopo a destra per scendere nella valle del Fiora riprendendo la SS74 nei pressi della località Mirafiora, vicino ad un ristorante, 170 m (45 min.).

Si traversa su asfalto il ponte stradale sul fiume Fiora (a monte gli imponenti resti del vecchio ponte di origine romana, bombardato dagli Alleati nel 1944); subito dopo si imbocca lo sterrato che sale a sinistra ed al primo bivio si va ancora a sinistra. Qui si lascia il percorso denominato “Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.)” e si va nuovamente a sinistra su buon sterrato in lieve discesa fino ad un bivio a T dove si va ancora a sinistra. Si prosegue con saliscendi lungo la strada sterrata, con il fiume Fiora sulla sinistra, fino ad un bivio: si ignora la strada che sale a destra e si prosegue ancora una volta verso sinistra. In questa zona si trovano una tomba etrusca a dado e massi squadrati e lavorati di grandi dimensioni.

Si prosegue ancora in discesa fino ad arrivare in vista di una grande ansa del fiume Fiora: prima di scendere nei campi occorre imboccare (154 m) un sentiero sulla destra in lieve discesa che dopo aver attraversato boschi e campi ci porta in una grande radura con un ciliegio isolato sulla destra. Si esce dalla radura e si prosegue ora nuovamente su sterrata raggiungendo in breve un bivio, nei pressi della confluenza del fosso Bianco nella Fiora (132 m) (1 ora 10 min.).

Si sale verso destra su agevole carrareccia, si superano in località Lascone diversi casali e case isolate, si traversa la località Secchete (340 m) e si incrocia un’ampia sterrata, purtroppo abitualmente percorsa dalle autovetture (287 m) (1 ora e 20 min.).

Qui ritroviamo il Sentiero 002 della R.E.T..; si va a sinistra ed in breve si raggiunge una biforcazione (20 min.).

Proseguendo dritto si raggiungerebbe poco dopo la SP Farnese – Manciano; il percorso abbandona invece la sterrata e, girando a destra su sentiero in salita, arriva a Manciano, con un ultimo breve tratto su asfalto, (444 m) (30 min.).

Montegiove – Montegabbione

Partenza da Montegiove, con il Castello alle spalle, si prende a destra e si scende verso la strada provinciale che porta a Montegabbione. All’altezza del bivio per Greppolischieto, dietro una chiesina parte il sentiero sulla destra, segnalato con segnavia rossa e bianca M17. Il sentiero è in leggera salita.

Usciti dal bosco si intercetta una carrareccia che si prende nella sua diramazione principale a sinistra e si và sempre dritti sul sentiero segnalato da segnavia rossa e bianca. Giunti ad uno slargo dove c’è un palo della luce, si lascia il sentiero principale e, si svolta a sinistra. Il sentiero, anche qui, è segnalato da segnavia rossa e bianca e segnalazione per mountain bike per Monte Arale. Proseguendo, si arriva ad un bivio, si lascia sulla sinistra il sentiero più evidente e, si prosegue a destra, in salita. In ogni caso, le due piste confluiscono entrambe sulla stessa pista principale più avanti.

Si incrocia un viottolo e si prosegue sempre sulla destra. Si arriva ad un bivio e noi prendiamo a sinistra, al bivio successivo sempre manteniamo la sinistra e, da qui già si vede la cima di Monte Arale. Il sentiero è sempre segnalato da bandierina rossa e bianca e, arrivati al bivio, imbocchiamo il sentiero segnalato a sinistra, che si ricongiunge più avanti sulla pista principale. Dopo alcune brevi rampe in salita, si raggiunge la strada carrabile che sale da Montegabbione (che percorreremo a ritorno, in discesa) e si prende a destra e saliamo fino alla cima del Monte Arale, passando di fronte ai parcheggi per le auto della Baita di vetta, dove è possibile pranzare, dopo aver verificato i giorni e gli orari di apertura durante l’anno. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo sulla cima e possiamo ammirare un bellissimo panorama, sul lago Trasimeno e sui colli del perugino, fino a Monte Subasio e Assisi e, più oltre, l’Appennino.

Si torna indietro per la strada principale per Montegabbione lasciando a destra e sinistra varie diramazioni. In circa un’ora, dalla vetta, si arriva al cimitero di Montegabbione e proseguendo per qualche altro centinaio di metri, si raggiunge il centro abitato.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Cervia – Lido di Dante

Una strada dritta dentro ad una pineta, poi una svolta a perpendicolo ed una strada bianca a perdita d’occhio, sotto lo scoppio del sole. Si esce sulla spiaggia, si percorre la battigia bollente su granchi morti, il fiume sbarra definitivamente il passo. Indietro. Limite Militare Invalicabile. Svolta a gomito come solo Tron saprebbe fare: ancora una strada lunga e infinita, l’orizzonte tremola e si perde oltre la curvatura terrestre. Holly e Benji. 3 km di via erbosa, con il canale affianco, trabucchi a riposo e pescatori fantasma. Arriva Ben, lontano, da un viale stretto come un fuso, poi sparisce dove i pini giocano alle belle statuine, un-due-tre passi, un-due-tre stella con la fine della strada. Qui nel deserto della pianura geometrica non puoi scappare da te stesso. La tua infanzia, che credevi indietro, con tocco allucinato ti raggiunge.

Il percorso

Inizia la nostra mappatura, idealmente, dalla casa di vacanze di Grazia Deledda, sita in Via Mameli, a Cervia. Da qui prendiamo Via Colombo, poi Via Monreale e dunque a destra Via Volturno. Passiamo il ponte levatoio, andiamo a destra e prendiamo a sinistra Via Spallecci. Così entriamo dentro al Parco Spallecci, con la pista ciclabile e la pista da skate, dunque prendiamo una seconda pista ciclabile Michela Fanini, campionessa di ciclismo. Alla fine di questa breve pista svoltiamo a destra e con un ponte entriamo dentro Milano Marittima, tramite Via Milano, nella zona della movida notturna. Giunti a Piazza 1 Maggio andiamo avanti per Via Matteotti e giriamo al canale immissario delle saline, a sinistra. Al primo ponte andiamo a destra, oltrepassiamo la strada delle automobili ed entriamo nella bella pineta, da attraversare interamente grazie al Sentiero del Nespolo.

Usciamo dalla pineta e davanti a noi già Lido di Savio. Prendiamo Via Marina e la lasciamo al primo tornante, imboccando la ciclabile per Ravenna. Sempre dritti e arriviamo a costeggiare il fiume, poi con un ponte abbastanza stretto e pericoloso, lo attraversiamo, entrando in Lido di Classe. Alla fine del lido prendiamo Via Lombardi e poi a destra per Via Pergami verso il Centro Visite Cubo Magico Bevanella. Ma non arriviamo al centro, bensì giriamo a sinistra su sterrata. Dunque a sinistra verso i trabucchi e il ponte sul Bevano. Passiamo il fiume e andiamo a sinistra, dunque passiamo il secondo canale con un altro ponte e costeggiamo la Pineta di Classe. Qui usiamo il Percorso 3 della Pineta, verso l’idrovora. Seguite sempre il percorso numero 3 e superate il Fosso Ghiaia con un ponte e girate a destra verso la foce del Bevano. Quando usciamo da questo percorso andiamo ancora dritti costeggiando sempre il Ghiaia. Lo lasciamo solo alla palafitta per l’avvistamento degli uccelli, girando a sinistra verso il filari di pini ed il casale. Percorriamo tutto il viale e mantenendoci sulla destra alla fine arriviamo a prendere la sterrata che perpendicolarmente punta dritta verso Lido di Dante. Circa 2 km e siete arrivati.

Bellaria Igea Marina – Cervia

Dal punto di vista della mappatura questo territorio è totalmente diverso da tutti quelli affrontati finora. Qui non si cerca più di capire se una strada uscirà dalla valle o scollinerà, qui si cerca di capire qual è il modo per passare da un ponte all’altro, perché sono i fiumi e i canali le vere barriere naturali. In mezzo a vie squadrate e facili da seguire la vera sfida è usare solo zone verdi, passaggi pedonali, piste ciclabili e di inanellare in questa via posti storicamente importanti e belli da visitare.

Il percorso

Partenza dal porto di Bellaria Igea Marina, vicino alla Colonia, vestigia fascista, con il palazzo a forma di M. Andiamo verso l’Uso, lo risaliamo per qualche centinaio di metri e passiamo dall’altra parte con il ponte, dunque svoltiamo a destra e torniamo ad imboccare il lungomare a sinistra. Dopo aver percorso un buon tratto del lungomare svoltiamo a sinistra per Via Pascoli e prendiamo a destra lungo la ferrovia (ad un unico binario, davvero eccezionale), una via parallela che ci porterà a passare accanto alla Casa Rossa dello scrittore Alfredo Panzini. Dopodiché si girerà a destra per Via Levante e si tornerà al mare, dentro San Mauro a Mare.

Dopo il Parco Benelli sbattiamo addosso al Rubicone, da passare a sinistra tramite ponte lamellare in legno (col busto di Cesare). Poi ci si mantiene sulla destra e quando si è di nuovo al mare si svolta a sinistra per Via Gramsci (passaggio pedonale azzurro). Alla fine di Via Gramsci prendiamo Via Euclide, un viale alberato. Entriamo dentro Valverde e la strada diventa Via Bernini.

Entriamo così dentro il Parco di Levante e usando i sentieri ne usciamo dall’altra parte. Usando i viali di Cesenatico arriviamo nella bella Piazza Pisacane dopodiché oltrepassiamo il fiume con il ponte e andiamo avanti con Viale Mazzini. Prendiamo Via Cremona e arrivati in fondo giriamo a sinistra per Via Amerigo Vespucci. Giunti al canale andiamo verso il mare e oltrepassiamo il canale all’altezza del Bagno 94 Camping Cesenatico. Prendiamo dunque la Pineta Pinarella – Tagliata e ne imbocchiamo lo stradello centrale, che costeggia meravigliosamente il mare a debita distanza, in posizione ombreggiata. Percorriamo questo miracolo della testardaggine delle amministrazioni di Cervia per ben 3,5 km, dunque usciremo sul lungomare Grazia Deledda. La nostra mappatura finisce idealmente davanti alla casa di villeggiatura della scrittrice, sita in Via Goffredo Mameli.

Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Monte Cerignone – Città di San Marino

Con l’arrivo nella Città di San Marino reputiamo conclusa la prima fase del nostro viaggio. Gli Appennini sono ormai alle spalle. Qui infatti, da ben 713 metri di altitudine che affacciano a picco sul Mar Adriatico, possiamo vedere, verso sud, gran parte del cammino appena fatto: 350 km e 9000 metri di dislivello complessivo in salita. Adesso si entra nella fase due: discesa al mare, lungo costa, Valli di Comacchio, Delta del Po, Chioggia, Venezia e risalita del Piave, ovvero pianura, caldo, uccelli, zanzare e mondi traslucidi. Siamo pronti?

Il percorso

Dal Municipio di Monte Cerignone prendiamo Via Leopardi ad uscire, dopo breve svoltiamo a sinistra per il Santuario Beato Domenico, quindi superiamo il fiume Conca e cominciamo a risalire. Andiamo sempre avanti su strada asfaltata fino a passare accanto alla casa di Umberto Eco e al bivio andiamo a destra per Valle Magnone. Giungiamo così alla località Ca’ Chiarino e seguendo la principale arriviamo a Valle Magnone, piccola frazione, e vediamo che la strada diventa brecciata. All’incrocio a T andiamo a destra in leggera discesa, quando siamo in prossimità di una fattoria. Passiamo dentro a Savignano, piccolissima frazione, dopodiché la strada scende per un po’ e ricomincia a salire al bivio per Val Porco, da prendere a destra.

Giunti al bivio per Fonte Cibiana andiamo a destra (dunque non per Fonte Cibiana). Scavalliamo e andando verso l’agriturismo La Cegna subito si apre la vista su San Marino ed il mare, una veduta da godere e assaporare lentamente. Infatti dopo il rifugio del cacciatore e accanto all’antenna siamo nel punto più alto. Da qui, giriamo a destra costeggiando la rete dell’antenna e passiamo la recinzione di legno (troviamo anche un cartello di proprietà privata e di attenti al cane, ma abbiamo parlato con la proprietaria e i camminatori possono passare. Il cane, che si chiama Sam, è buono e chiamato si ammorbidisce ancora di più. Fate attenzione alle mucche e se avete un cane tenetelo al guinzaglio). Oltre la recinzione continuiamo a seguire il filo spinato e puntiamo con un sentiero la città di San Marino, tra pascoli, sul Monte Grillo, con un panorama davvero a 360 gradi. Scavallando recinzioni ulteriori troveremo un palo della luce con i segni bianco-rossi del Cai. Dopo di esso il sentiero piega verso destra e si arriva ad una strada brecciata, da prendere a sinistra, più agevolmente della parte appena passata. Infatti il sentiero nel pascolo è a volte poco evidente e rischia, se non usato, di chiudersi.

Alla località Taverna si incontra la asfaltata da imboccare a destra e percorsi 1000 metri circa, quando la strada curva a destra, prendiamo una strada a sinistra, brecciata, accanto ad un deposito di materiale edile. Qualche centinaio di metri e siamo dentro al territorio di San Marino. La strada diventa asfaltata (via della Selva) e quando sbuca su di una asfaltata più grande giriamo a sinistra per qualche centinaio di metri, poi a destra per strada privata che in breve diventa strada tra i campi che scende. Giunti al fondo valle prendiamo la strada asfaltata che risale verso Fiorentino. Via Corbelli, Via La Rena e la Scala del Crociale per arrivare alla rotatoria, a cui svoltare a sinistra in salita (attenzione alle automobili). Dopo circa 300 metri svoltiamo a destra per Via Widmer (aviatore dei primi del ‘900). Davanti al cancello di una villa andiamo a destra per sentiero, usciamo su di una parte più aperta e proseguiamo dritti nonostante ci siano sentieri sia a destra che a sinistra. Alla quercia nel centro del sentiero svoltiamo a sinistra fino a che non risbuchiamo su strada asfaltata, da imboccare a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra e superato il benzinaio ci godiamo la vista con uno spiazzo subito a destra, da dove partono anche le attività di parapendio. Dunque usiamo i sentieri che salgono dentro al parco e usciamo alla curva del Voltone. Da qui all’altezza di un pannello informativo dei sentieri ci inoltriamo in salita per il bosco delle torri. Infatti con il sentiero a volte erboso a volte pavimentato arriviamo alla terza torre (del Montale) alla seconda (Cesta) e alla prima (Guaita), con il Passo delle Streghe della Città di San Marino. Da qui godete del paesaggio e della fine della vostra splendida escursione.

Piandimeleto – Monte Cerignone

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Sant’Angelo in Vado – Piandimeleto

Io non credo più a nulla: non credo alla Religione, allo Stato o alle Idee. Non credo in nessuna Utopia, né in un mondo migliore e nemmeno in un’epoca d’oro che fu. Non c’è per me alcun Architetto o demiurgo del Creato, e men che meno uno Spirito che tutto permea e provvede. Eppure credo che oggi, alla fine del sentiero più dolce e bello che ci sia al mondo, tra colline leonardesche e colori da sogno, il temporale abbia ritardato quel tanto che basta e non ci abbia investito con la sua potenza, solo grazie a delle piccole preghiere. Le ho sentite con le mie orecchie durante i vespri di ieri: le voci anziane e delicate delle suore di clausura del Convento Serve di Maria, che ci hanno ospitato per due notti e che hanno pregato per noi.

Il percorso

Si parte da Piazza Garibaldi di Sant’Angelo in Vado e si passa con il ponte il fiume Metauro, dopodiché al bivio si svolta a sinistra per Arezzo per poche decine di metri e si prende la prima a destra per Baciuccaro, poco prima del ponte del 1947. Passiamo davanti ad un’edicola votiva e andiamo avanti per questa via poco frequentata da automobili, almeno per 3 km. Dopo un casale, sulla destra, una strada brecciata da imboccare e subito un bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Dopo breve un secondo bivio, a cui andare sempre a sinistra in discesa. Si arriva al fondo della valle con il ruscello che scorre sotto la strada e si riprende a salire mantenendosi sulla sinistra (se è piovuto nei giorni precedenti sicuramente questa via è fangosa e difficile).

Arriviamo così ad un campo, ne percorriamo pochi metri facendone il bordo e riprendiamo la strada a destra che continua a salire. Quando la strada spiana leggermente c’è un bivio a cui andare ancora in salita a sinistra. Così arriviamo ad una zona usata dai cacciatori per la caccia al colombaccio, probabilmente. Se siete fortunati trovate la strada libera altrimenti troverete la via impedita dal taglio degli alberi e buttati lungo la carreggiata. Questa negligenza da parte dei tagliaboschi è una vera difficoltà aggiuntiva per escursionisti, ma per ciclisti o cavalieri può essere un motivo per tornare indietro.

Arrivati alla provinciale la prendiamo a destra per pochi metri e poi svoltiamo a sinistra per Piandimeleto.

Giriamo a destra su strada brecciata all’altezza della madonnina e dell’insegna per l’agriturismo I Palazzi. In breve si arriva a delle case e fattorie e qui si va in salita verso sinistra, da dove si può osservare la bellezza delle colline circostanti. Al primo bivio ci manteniamo sulla sinistra e dopo il cimitero più piccolo del mondo svoltiamo a destra al bivio, in salita. Si scavalla la collina e si arriva all’agriturismo I Palazzi. Da qui si può vedere il caratteristico Monte Simone e il Monte Carpegna.

Dopo aver fatto una discesa e una salita, dopo un casale e bellissime campagne, arriviamo ad un bivio a cui andare a sinistra in salita. Al bivio a T si svolta a sinistra, dopo un boschetto. Si arriva dunque ad una coppia di casaletti diroccati. Da qui si può osservare in lontananza la cima del paese di Peglio, arroccato sopra ad una collina. Dopo la discesa arriviamo ad un incrocio a cui andare a sinistra (c’è un edicola votiva del 1907).

Arrivati alla zona artigianale imbocchiamo l’asfaltata e andiamo a sinistra per Piandimeleto, su Via Garibaldi. 2 km e siamo al castello del paese.

Apecchio – Sant’Angelo in Vado

Il viandante è fragile: affaticato, provato nell’animo, fiducioso di una fiducia infantile. Per lui il mondo è un luogo grandissimo e difficile, ma che si può attraversare con le proprie gambe e il proprio sguardo. A destinazione gli possono accadere due cose: può essere accolto o essere scacciato con diffidenza. A noi, sia ad Apecchio che a Sant’Angelo in Vado, è accaduto di essere ospitati con rispetto e gentilezza. L’accoglienza è un valore inestimabile, che si capisce nel profondo solo quando si è fragili e fiduciosi, proprio come lo è il viandante.

Il percorso

Partenza da via XX Settembre di Apecchio, davanti a Palazzo Ubaldini, dopo aver visitato la Sinagoga del 1600 e aver visto il vicolo più stretto del mondo, ci si dirige verso le scale ed i camminamenti che portano sulla strada di valle. Dunque cercate la via che vi porta al ponte sul Biscubio. Un ponte a schiena d’asino del secolo XIV, lo attraversate (è davvero incantevole) e svoltate a sinistra. Solo qualche decina di metri, poi all’altezza del cartello di Stop imboccate il sentiero che sale sulla destra, che vi permetterà di saltare alcuni chilometri di strada asfaltata. Ci lasciamo a destra un cancello e iniziamo una salita molto ripida. Dopo aver costeggiato una recinzione prendiamo, sempre in salita, una strada ben evidente, sempre in salita.

Intercettiamo una strada asfaltata ma secondaria e la prendiamo a sinistra, verso la località Chipiruzzi. All’altezza di alcune case prendiamo una strada sterrata sulla destra con la catena e il cartello di proprietà privata, ma a piedi è percorribile e ci fa sbucare sulla provinciale. Qui la attraversiamo e prendiamo il sentiero tra un’apertura del filo spinato, avanti a noi. Quando scavalliamo il colle siamo su di un bel prato, elevato, davanti a noi le pale eoliche. Ci manteniamo a sinistra del filo spinato, puntando, con una traccia erbosa che costeggia il campo, Monte Bono, sempre in cresta. Giunti ai piedi del Monte prendiamo a destra una strada sterrata ben evidente e ci manteniamo sulla destra in discesa. Davanti a noi il Monte Nerone.

Quando intercettiamo una strada brecciata più grande la imbocchiamo a sinistra e subito si apre un nuovo paesaggio agli occhi: calanchi e boschi, una torre di avvistamento. Dopo poco troviamo una strada che viene dal basso a destra e s’immette sulla nostra via, che continuiamo a seguire. Al bivio successivo invece andiamo a destra dove c’è una sbarra, ma possiamo passarci affianco. Dopo circa 500 metri, all’altezza di un evidente tornante, andiamo dritti per un sentiero che ci porta ad un casale abbandonato. Qui troviamo i segni bianco/rossi del Cai, tranquillizzanti. Il sentiero infatti è molto bello, ma quasi chiuso dalla vegetazione. Le ginestre ed i ginepri se ne stanno impadronendo di nuovo.

Dopo essere scesi molto e piacevolmente troviamo un bivio a cui andare a sinistra, dopodiché affronteremo un paio di guadi e arriveremo ad una strada sterrata di fondo valle, all’altezza di alcune case. Ci manteniamo ai bivi successivi a sinistra fino ad arrivare all’Agriturismo La Tavola Marche. Da qui, seguendo una sterrata sulla sinistra si imbocca un sentiero segnato che indica Alpe della Luna che, salendo molto di quota, ci fa osservare la valle dei calanchi in tutto il suo splendore e la sua selvatichezza.

Arriviamo dunque alla strada provinciale, ma la attraversiamo semplicemente perché continuiamo a seguire la strada brecciata di rosa avanti a noi, con le indicazioni per la Pieve Graticcioli. Dopo di essa ci manteniamo sempre sulla strada principale e al bivio a T svoltiamo a destra e al bivio successivo ancora a destra. Questa strada ci porterà a passare, sulla destra, due casali di fila, dopodiché incomincerà a scendere notevolmente. Arriviamo dunque ad un altro bivio a T, a cui andare a destra. Sempre dritti e siamo alla Provinciale, da prendere a sinistra. Dopo 3 km circa (poco frequentati da automobili e dunque sicuri) saremo a Sant’Angelo in Vado.

Pietralunga – Apecchio

La primavera esplode in mille insetti che camminano su foglie e pietre. Ogni foglia è un bosco, ogni pietra una montagna. Tra di loro ce ne sono tre che mi lasciano stupito: uno è bianco e arancio, gli altri due vestiti di tanti colori. Chissà dove vanno, perché, e se sanno che il mondo è molto più grande di loro.

Il percorso

Dalla piazza principale del paese di Pietralunga, con il municipio e la chiesa di Santa Maria, ci infiliamo nei vicoli del borgo usando Corso Matteotti. Si esce da Porta del Cassino, si prendono le scale a sinistra, si gira in discesa sempre a sinistra alla fine delle scale e si arriva alla provinciale da imboccare a sinistra per poche decine di metri, quindi si svolta a destra per Via San Vincenzo con le scalette all’inizio. Appena inizia la salita troviamo le indicazioni per il sentiero 117, ma noi proseguiamo in salita avanti. Arriviamo così ad un grande incrocio con la provinciale. Qui prendiamo il sentiero 117 (nel frattempo reintercettato) verso San Salvatore, una strada brecciata in salita. Dopo circa 300 metri troviamo un bivio a cui andare a destra e arriviamo in località San Salvatore. Qui proseguiamo sempre sul 117 in leggera discesa a sinistra, fino ad arrivare al bivio per la Balucca, dove bisogna andare a destra, in leggera salita, su strada sterrata.

Dopo poche centinaia di metri svoltiamo a sinistra in discesa, al bivio. Giunti al Mulino Maccheroni (510 metri s.l.m.) svoltiamo a sinistra verso il sentiero 118. La strada è asfaltata e ci porta al bivio per Città di Castello, avanti. Dopo breve imbocchiamo a destra per Caimattei sempre su strada asfaltata. Ancora qualche decina di metri e proseguiamo dritti per S.Andrea. Vicino al ruscello ci sono dei casali con rimesse, dopodiché la strada risale. Dopo 700 metri circa lasciamo l’asfaltata andando dritti per strada brecciata, all’altezza di un tornante. Al casale e chiesa di S.Andrea andiamo a destra del forno, puntiamo il casale abbandonato avanti e sopra di noi, lo aggiriamo a destra e ci ritroviamo su di un sentiero che sale. Voltatevi ogni tanto a guardare il panorama splendido dietro di voi e alla vostra destra il Monte Nerone. Giunti nel punto più alto, che è anche quello dove intercettiamo la strada asfaltata da imboccare a sinistra, siamo su Monte delle Trecciole, sito a 813 metri s.l.m.

Arriverete piacevolmente alla Madonna dei 5 Faggi e dopo qualche decina di metri imboccherete alla vostra sinistra una strada sterrata. Siete sul Sentiero Italia. Quasi subito si arriva ad un casale da cui dipartono molte strade: seguite sempre i segni bianco rossi del Sentiero Italia. Giunti alla località i Prati, dopo aver attraversato un paesaggio di argille e boschi tutto attorno, andate davanti fino al grande casale. Qui svoltate a destra su strada brecciata, lasciando il sentiero Italia ed entrando nelle Marche.

Fate molti chilometri di questa strada, con curve e aperture di paesaggi spettacolari, fino ad incontrare una Madonnina dentro un incavo di un legno. Qui lasciate la strada che nel frattempo è diventata asfaltata e imboccate un sentiero laterale a sinistra che sale. Arriva in un posto pieno di stradine laterali, quindi seguite sempre il nord o il gpx, fino a sbucare vicino ad un casale. Percorrete la recinzione svoltando a destra (attenzione ai molti sentieri segnati in questo ultimo tratto), oltrepassate delle capanne di caccia e uscite su di un prato da cui poter vedere Apecchio. Da qui usate il prato e poi puntate due casolari alla cui base c’è una strada che vi porterà, andando a sinistra, alla chiesetta di Apecchio e al filare di tigli che conduce nel borgo vecchio.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Valfabbrica – Gubbio

Questo percorso è un concentrato di tutte le possibili esperienze che il progetto Ammappalitalia propone: esplorazione, nuove mappature, tentativi ed errori, parlare con la gente del luogo, tracciare nuove vie, osservazione del Terzopaesaggio e della bellezza disarmante dell’Italia. Dobbiamo ringraziare Federico Famiani, guida Aigae dell’Umbria, per il supporto che ci ha dato e per esserci stato “accanto” durante la strada, benché lontano fisicamente.

Quello che proponiamo dunque non può essere preso in considerazione per una via da fare, bensì come esempio di perlustrazione e ideazione di nuove vie future. La nostra esigenza non era quella dei pellegrini, che seguono la Via Francigena di San Francesco, ma quella di capire come fare per eliminare i tanti dislivelli che la tappa religiosa propone. Con il cane al seguito e grandi zaino sulle spalle questo era il primo pensiero.

Dopo la bella e piacevole zona della Barcaccia abbiamo imboccato la strada asfaltata. Qualche chilometro e abbiamo provato una nuova alternativa: siamo scesi al cantiere della diga. Qui abbiamo attraversato le grandi colate di cemento della diga, ci siamo infangati i piedi, abbiamo oltrepassato torrenti incanalati e scoperto che le mappature di openstreetmap non sono più valide a causa dei cambiamenti per l’impatto recente delle ruspe. Un’esperienza alienante e forte. Risaliti su Via della Diga e arrivati al cartello di “Strada interrotta” è accaduto qualcosa che spesso accade, sono arrivate le persone giuste al momento giusto: alcuni ciclisti ci hanno suggerito di andare avanti lo stesso, in quanto la strada è interrotta solo per le automobili, non per noi. “In Italia quando le strade si rovinano non si aggiustano, si chiudono” ha sentenziato uno di loro. Siamo dunque entrati in un regno apocalittico, fatto di asfalto crepato e ginestre allungate lungo la carreggiata pronte ad abbracciare la strada in una morsa fatale. Questa strada, nonostante il fondo duro, è bellissima da percorrere e non propone dislivelli. Sembra di viaggiare al di là del tempo, sospesi in un mondo che non c’è mai stato. Il paesaggio circostante, come dice Federico, è forse uno dei più belli che l’Umbria propone.

Scendendo al fiume Chiascio per un sentiero abbozzato s’incontra una strada larga almeno dieci metri, sterrata, utilizzata probabilmente da grandi camion, che costeggia il fiume sulla destra orografica. Qui il caldo di questi giorni e l’ora in cui vi abbiamo camminato, ha reso il tutto un piccolo viaggio nella Mancia Donchisciottesca, fatto di allucinazioni ed incontri rarefatti.

Con l’aiuto della pianificazione a tavolino del giorno prima siamo riusciti a risalire per casali abbandonati e vie boscose, intrecciando vie come abili artigiani, fino a sbucare all’Agriturismo Monte Salce, che ci ha fornito acqua ed indicazioni. Ma proprio all’altezza dell’Agriturismo un fondo chiuso ha reso il nostro cammino ancora incerto e faticoso: una via semplice che ci avrebbe ricondotto sulle orme di San Francesco era sbarrata da una dubbia proprietà privata. Ma confidando in altre alternative siamo andati ancora avanti e superando alberi tagliati lungo sentieri ed entrando questa volta a torto dentro zone abitualmente chiuse, siamo riusciti a sbucare a Ponte D’Assi. Proprio lì abbiamo incontrato un rappresentante del Cai di Gubbio, tale Marcello, che ci ha dato indicazioni sulle vie dei prossimi giorni e ci ha istradato sulla Via Dritta per Gubbio.

Arrivare durante i preparativi della Festa dei Ceri, assaporare l’esaltazione della gente del luogo e sentire la speciale atmosfera, vibrante e tesa, che tutta la città vive, è stato un viaggio nel viaggio, coronamento perfetto della lunga giornata. Una signora, dopo che camminavamo da 12 ore, ci ha fermato dalla finestra e ci ha urlato: “Se siete pellegrini state sbagliando strada, dovete andare a vedere la Vetturina!”. Tutta la romanità che mi ha appartiene, sepolta da anni di lontananza dalla Capitale, è emersa in un istante: “Signò, nun semo pellegrini e comunque stamo a Gubbio due giorni. Nun se preoccupi… la Vetturina l’annamo a vedè… ma adesso annamo solo a riposà”.

Lucca – Pisa

Il sentiero degli acquedotti

L’itinerario parte dalla cattedrale di San Martino a Lucca. Precisamente, è scelta come punto di partenza la fontana in piazza Antelminelli, alimentata in origine dall’acquedotto Nottolini. Attraverso via del Duomo, si arriva alla piazzetta della posta: qui svoltiamo a sinistra, in via dell’arcivescovato. La prima traversa a destra ci conduce in via della Rosa, che prendiamo a destra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria della Rosa. Questa ospita al suo interno un breve tratto della cinta muraria romana della città. Si esce dalle mura attraverso il baluardo di san Colombiano; si prende quindi il sentiero che costeggia le mura sulla destra, fino a trovarci in corrispondenza della stazione ferroviaria. Vi dobbiamo entrare, e oltrepassarla attraverso un sottopassaggio: sull’altro lato della strada, svoltiamo a sinistra, e dopo un breve tratto ci troviamo, sulla destra, il tempietto – cisterna di San Concordio, il primo elemento architettonico appartenente all’acquedotto Nottolini. Lo si aggira sul lato destro, e si inizia a costeggiare l’acquedotto composto da una serie di arcate in mattoni e pietra, lungo la via del tempietto, un percorso sterrato. Si arriva, procedendo sempre dritti, all’autostrada, che è traversabile tramite passaggio sopraelevato: si può così riprendere la strada dell’acquedotto. Questa permette di attraversare due canali e altrettante strade asfaltate, fino ad arrivare nel borgo di San Quirico, in corrispondenza del quale l’acquedotto ad arcate termina in una seconda cisterna. Qui il percorso, fino ad ora pianeggiante, inizia a salire: si tratta di un sentiero contrassegnato come variante della via Francigena. L’acquedotto diviene interrato, ma è comunque evidente il suo tracciato, essendo intervallato da tombini di ispezione. Si deve tenere come riferimento: ci condurrà in corrispondenza delle Parole d’Oro, vale a dire una distesa, con diverse costruzioni, fra le quali spicca un ponte con incise delle parole dorate (da cui il luogo trae il nome). Le costruzioni appartengono al sistema dell’acquedotto, ormai in disuso: fanno da cornice ad un canale artificiale, la Serra Vespaiata, progettata dall’architetto Nottolini per convogliare le acque. Si segue il percorso della Serra Vespaiata a sinistra, anche quando questa perde il suo carattere artificiale. Il sentiero, identificato da segnaletica, continua a salire. Si giunge così ad una strada più grande, che si percorre per pochi metri, prima di svoltare a destra in corrispondenza di un casale. Arrivati in un punto in cui si incrociano quattro sentieri, si sceglie quello a sinistra. Alla nostra destra, una grande antenna, ai cui piedi un punto panoramico ci permette di godere della vallata di Lucca. Subito sotto, un piccolo osservatorio astronomico: l’osservatorio di Cappanori. Da questo punto in poi si inizia a scendere: si arriva ad una strada asfaltata, e subito si imbocca il sentierino che scende sulla sinistra. Alla nostra sinistra, un uliveto, mentre il sentiero è costeggiato da un muro a secco sulla destra. Dopo un breve tratto, in corrispondenza di una abitazione si imbocca la strada asfaltata, scendendo verso sinistra; quindi, confluendo su una strada asfaltata più grande, la si prende verso sinistra, continuando a scendere, e in breve si entra nel paese di Vorno.

Una delle strutture presso cui è possibile alloggiare è il “Rio di Vorno”, ostello e albergo che offre anche ristorazione.

Da Vorno, si riparte, in direzione Asciano / Pisa, seguendo sempre la strada asfalta, fino a quando non si deve lasciare quest’ultima, per imboccare il sentiero CAI 124 alla nostra sinistra, salendo su una rampa di cemento che conduce ad un cancello: lo si aggira sulla sinistra. Ora il sentiero si stringe e sale: prendiamo come riferimento il fosso, che deve rimanere alla nostra destra. Si sale, fino a quando non ci si ritrova su una piana disboscata: il sentiero si fa più largo, pianeggiante e regolare. Lo si prende verso destra, e in breve diventa sassoso. SI arriva al Campo di Croce, che rappresenta il punto più alto del percorso. Si scende ora mediante la strada sterrata principale, fino a quando non si deve prendere il sentiero 117 sulla destra, in direzione Mirteto. Mantenendo sempre la destra in salita, si arriva al rudere della Casa della Guardia: è in questo punto che prendiamo il sentierino che scende a sinistra. Arriviamo alla Scarpa di Orlando, dove si trova la sorgente più alta che alimenta l’acquedotto mediceo: qui ci si può rifornire di acqua. L’itinerario ufficiale prevede di scendere a sinistra, subito prima del muretto, percorrendo le condutture dell’acquedotto, ma si può proseguire il sentiero verso Mirteto, nel caso in cui la prima alternativa non risulti percorribile.

Si arriva al paese fantasma di Mirteto, convento medievale fortificato, di cui rimangono ruderi di abitazioni e le mura esterne della chiesa. Dopo aver visitato il paese, che offre anche una fontana funzionante, scendiamo lungo la vecchia strada lastricata. A breve, si trova un ponte, che si attraversa, di fronte al quale c’è una fontana all’interno di una casupola: si continua la strada lastricata verso destra, scendendo. In sequenza, ci troviamo una grande struttura, nota come “il Purgatorio”, in quanto si tratta di una vasca di depurazione delle acque, e poi “il Cisternone”, che aveva la funzione di raccogliere l’acqua per conservarla. Dove la strada lastricata lascia il posto a quella asfaltata, ci troviamo la casa del “Fontaniere” alla nostra destra. Siamo entrati nell’abitato di Asciano: si svolta a sinistra, per via Garibaldi, scendendo. All’incrocio, si attraversa e si prosegue dritti, per via dei Possenti. Dopo poco si iniziano a intravedere sulla sinistra le arcate dell’acquedotto mediceo. Si traversa via delle Sorgenti, e si prosegue dritti, per via dei Condotti.

Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata, per imboccare la strada sterrata che costeggia le arcate sulla sinistra. Da adesso in poi, seguiremo sempre le arcate dell’acquedotto, anche quando si dovrà attraversare una strada asfaltata. Dopo circa 6 km, arriviamo alla città di Pisa, dove le arcate si interrompono brevemente: dobbiamo attraversare la strada, e troviamo il proseguimento dell’acquedotto, nell’ambito di un parchetto alberato. Una pista ciclo-pedonale ci conduce fino ad un semaforo: qui attraversiamo, e continuiamo a seguire le arcate tramite un sentiero in un parco. Lasciamo momentaneamente il tracciato dell’acquedotto, in corrispondenza di una rotatoria, attraversando un fossato e ritrovandoci in un piccolo parcheggio: a sinistra, ritroviamo le arcate, che seguiamo, fino a Scarpamondo. Traversando la strada e aggirando Scarpamondo sulla destra, ritroviamo le arcate dell’acquedotto. Entriamo in città per la porta che si apre nelle mura; poi, andiamo verso destra, in via Giardino, e proseguendo nella stessa direzione incontriamo la chiesa di Sant’Andrea Forisportam. Svoltiamo a destra, per via Sant’Andrea, fino ad arrivare alla piazza Alessandro d’Ancona, dove si può ammirare una fontana secentesca. Si prende il vicolo dei Ruschi, sulla sinistra. Per via san Lorenzo, arriviamo in piazza dei Cavalieri. Passando sotto l’arco, percorriamo via Dalmazia e prendiamo, verso destra, via della Faggiola, fino ad incrociare via Capponi. Percorsa via Capponi verso sinistra, arriviamo a piazza Arcivescovado, e quindi al punto finale del percorso, vale a dire la Fontana dei Putti, che è alimentata dalle acque provenienti dal monte Pisano.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Casasco – Magrassi

Un bell’anello, tranquillo, tutto asfalto con traffico quasi nullo nella prima parte e inesistente nella seconda.
Se nei giorni precedenti ha piovuto questo è uno dei percorsi ideali: senza terreno bagnato, ma senza rinunciare al bellissimo paesaggio collinare con, se sereno, la vista delle Alpi e un Monviso che fa bella mostra di sé; la prima parte fra campi coltivati e vigneti, la seconda in rado bosco, poi un percorso di crinale con bei panorami.
Durante l’itinerario non si trovano locali di ristoro, neppure in Casasco: solo una fontanella di acqua potabile a metà percorso.

E’ comunque facile, tornando in val Curone o proseguendo in val Grue, trovare numerose trattorie con cucina locale.
A 8 km da Casasco, in val Grue, la bella cittadina di Garbagna (famosa, in stagione, per le ciliegie con relativa sagra) con vari negozi di antiquariato ed un centro storico antico (era una stazione di posta fra Genova e Milano). Ad una distanza quasi analoga, ma in val Curone, la altrettanto bella cittadina di San Sebastiano Curone con varie manifestazioni artistiche fra cui Artinborgo (http://www.artinborgo.it/ ) e, per i più prosaici, la fiera del tartufo e la produzione del Salame Nobile del Giarone.

Si parte da Casasco dove si arriva percorrendo la provinciale della val Curone e girando poi sulla destra (chiare indicazioni) in salita. Poco dopo si arriva a Casasco, già assaporando con gli occhi i bei paesaggi collinari, selvaggi e boscosi. Si deve attraversare il paese (questione di 100 o 200 metri) per parcheggiare alla pesa (forse ex) pubblica (44.82638 – 9.00522).
Ci si troverà  ad un incrocio: una strada l’abbiamo appena percorsa per arrivare, una volge in discesa verso il panorama, l’altra è quella che faremo al ritorno.
Prendiamo per la discesa ammirando il panorama e i piccoli paesi che si annidano sui fianchi della collina di fronte fra i quali Montemarzino e Segagliate.
Dopo 2 km di discesa si prende una deviazione a sinistra (andando diritto si sbucherebbe sulla provinciale della val Grue) trovandosi a Cascina Romulin. Finita la discesa  inizia, dopo un breve tratto piano, una salita che a dolci tornanti, ci riporterà alla quota iniziale. La strada che andiamo percorrendo è sempre ben asfaltata, ma priva di traffico (ancor meno della precedente!) e consente quindi di respirare a pieni polmoni.
Si sale senza possibilità di errore fino ad arrivare ad un bivio: siamo a 4,25 km dal parcheggio. Suggerisco di prendere a sinistra per entrare nella frazione di Magrassi, piccolo centro abitato, forse anticamente un castello, con poche case di “domenicali” gustosamente ristrutturate. Dalla cima del paese il panorama è particolarmente aperto verso le colline circostanti, le Alpi e la pianura.
Si attraversa il paese e in breve si arriva alla parrocchiale, aperto solo la domenica. A fianco una simpatica area arredata con tavoli, panche, acqua potabile e quadro descrittivo dei sentieri e della fauna del territorio (km 4,7). Più che valido per una merenda e/o un picnic. Si continua ancora un poco per la strada che passa per il crinale: sulla nostra sinistra il paese di Casasco, punto di partenza e arrivo della nostra passeggiata. Circa 300 mt dopo l’area di sosta si prende un bivio sulla sinistra che in falsopiano torna al parcheggio: in totale, meno di 7 km.
Volendo fare pochissima strada in più, all’ultimo bivio, invece di voltare a sinistra, si può andare a diritto per arrivare in circa 300 mt all’Osservatorio di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ).Da lì il panorama è ancora diverso, oltre a poter partecipare, se aperto, a qualche attività divulgativa.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Bettona – Bastia Umbra

Abituati ai sentieri di montagna ci sorprendono questi passaggi in valle. La mappatura è storta, sbilenca. Difficile intuire a tavolino se una strada sarà trafficata o meno, il reticolo è astratto e impersonale. Assaggiamo, qui nella Valle Umbra tra Passaggio e Bastia, cosa significherà la Pianura Padana.

Il percorso

Partenza da Piazza Cavour di Bettona. Prendiamo Corso Marconi e usciamo da Porta Romana. Imbocchiamo quindi a sinistra Via Roma seguendo le indicazioni per Foligno – Assisi. Facciamo il primo tornante e dopo 100 metri circa prendiamo Via Corta a destra, che scende. La percorriamo tutta fino ad uscire su asfaltata, dopodiché prendiamo Via Traversa a sinistra. Prendiamo dunque la provinciale a destra per un centinaio di metri e poi andiamo per Via Martiri della Resistenza a sinistra. Dunque usciamo su strada asfaltata e andiamo a sinistra fino a passare con un ponte il Fiume Chiascio. Subito dopo svoltiamo a destra (prestare attenzione alle automobili) e facciamo il rettilineo, poi dopo la curva prendiamo la prima a destra sterrata verso il fiume.

Superiamo l’ambulatorio veterinario e il casotto dell’Enal caccia puntiamo il filare di pioppi che ci porta a costeggiare il torrente in una bella passeggiata ombreggiata. Dopo qualche centinaio di metri il sentiero si perde e si deve semplicemente seguire il bordo delle rive, bagnandosi a causa della rugiada sull’erba. Quando incontriamo un cancelletto sulla destra andiamo a sinistra verso la strada asfaltata, mantenendoci tra due campi.

Giunti alla strada asfaltata andiamo a destra e ne percorriamo poche centinaia di metri, quindi andiamo a sinistra alla prima traversa (Via Sant’Anna), passando una cascina, una chiesetta e alcuni casali abbandonati, tra le campagne della Valle Umbra.

All’incrocio con Via delle Monache andiamo a destra, in leggera discesa. Questa strada a zig-zag passa dentro a fattorie e diventa una specie di pista ciclabile, che svoltando a sinistra ci porta ad imboccare la strada per il ponte a destra. Subito dopo il ponte prendiamo la prima a sinistra, verso il Percorso Verde, che praticamente è un sentiero lungo il Fiume Chiascio. Con un ponte pedonale passiamo per l’ennesima volta il Chiascio e proseguiamo sulla sinistra (a destra il sentiero è troppo tenuto male, abbiamo controllato, erba altissima). Questo sentiero ci porta ad una zona residenziale e ci fa naturalmente prendere Via San Lorenzo, da percorrere tutta fino a Via delle Nazioni, da prendere a destra. Oltre il ponte (da usare la parte sinistra con marciapiedi) una rotatoria, a cui andare a sinistra. Fare dunque la massima attenzione al sottopasso che è il punto più pericoloso del percorso. Andando sempre dritti siamo al centro di Bastia Umbra, che è idealmente Piazza Mazzini.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Barattano – Marcellano

Il nostro obiettivo è collegare i piccoli borghi, ma non sempre le antiche strade sono ancora evidenti. Trovarle, oggi, è stato avventuroso e bello. Ma la speranza più grande è che questo tracciato possa ridiventare, un giorno, una via battuta come lo era una volta.

Il percorso

Partenza dal fortilizio di Barattano. Guardando il paese c’è una strada sulla sinistra che lo aggira e arriva ad alcune rimesse. Da qui andiamo in basso a sinistra per un sentiero contornato di pollai e in breve ancora a sinistra per un sentiero poco evidente. Questo sentiero sbuca su di una strada sterrata da prendere a destra in discesa, all’altezza di un casale. Oltre il casale, a destra, andiamo per il campo e lo attraversiamo scendendo seguendo il tracciato gps. In antichità cera una strada ma adesso è quasi scomparsa.

Alla fine del campo arriviamo ad una strada per i trattori che imbocchiamo per pochissimo a destra. Qui, oltre il fosso, puntiamo il ciuffo di alberi avanti a noi e poi andiamo paralleli agli ulivi sempre in salita, tenendoci la casa ben evidente sulla sinistra. E’ ovvio, viste le indicazioni, che per questo tratto è bene seguire il tracciato gps.

Prendiamo una strada tra le querce e grazie ad essa passiamo una rimessa in lamiera e usciamo su di una strada asfaltata secondaria, da prendere a sinistra.

Facciamo circa 300 metri e andiamo a destra con una bella strada sterrata, alla fine della quale, laddove spiana, scendendo, c’è un bivio a T da prendere a sinistra. Siamo sotto Marcellano che intravediamo tra le fronde delle acacie.

Svoltiamo a destra in discesa verso la carcassa di una polo bordeaux. Qui svoltiamo a sinistra e salendo siamo nel bel paese di Marcellano.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Lugnano in Teverina – Parco Energia Rinnovabile

Esistono delle splendide strade sterrate, nei boschi. Ma alcune di esse hanno degli inconvenienti: quando piove molto si riempiono di acqua e la grande pozza a volte sbarra completamente il passaggio. A destra rovi, a sinistra bosco impenetrabile. Dunque il passo rallenta e ognuna di esse diventa una piccola impresa da superare. Vendono cara la pelle. Bisogna stare in equilibrio e passare sul ciglio fangoso. Di solito sono in sequenza. Noi oggi ne abbiamo incontrate quattro, per poi scoprire che la strada era sbagliata e dovevamo tornare indietro. “Le pozze no!” ha detto uno di noi. E invece le pozze sì…

Il percorso

Partenza da Piazza Santa Maria di Lugnano in Teverina. Sulla destra, guardando la chiesa, troviamo delle scale che scendono. Le imbocchiamo (Via Garibaldi) e arriviamo a Via duca degli Abruzzi che prendiamo a sinistra. Usciamo dalla porta e andiamo a destra, dunque subito a sinistra per delle scalette che scendono e ci portano sotto il borgo. Prendiamo a sinistra Via Roma e andiamo sempre dritti per Via Madonna dei Pini, che inizia a salire. Dopo breve, quando già siamo in quota, la strada diventerà sterrata e incomincia a salire decisamente, passando vicino ad un’area attrezzata per il pic-nic. Siamo già dentro al bosco.

Dopo circa 1,5 km sulla destra troviamo una deviazione che imbocchiamo. In breve la strada arriva in piano e giungiamo ad una radura con due strade. Proseguiamo avanti. Dopo 150 metri circa c’è un bivio a cui andare a sinistra (andando avanti raggiungeremmo semplicemente il traliccio i cui cavi ci sovrastano).

Scendiamo in maniera abbastanza ripida a cui svoltare a sinistra in discesa. Si arriva così ad un bivio a Y e imbocchiamo a destra, in piano. Al bivio successivo a T andiamo a sinistra verso Macchie, prendendo una strada ben più ampia di quella da cui proveniamo. Questa strada diventa asfaltata e arriva sotto il piccolo borgo. Svoltiamo a sinistra al bivio e subito a destra per strada sterrata direzione Le Stalle. Si passa così vicino ad una fattoria e ignorando una strada sulla sinistra meno battuta ci manteniamo sulla principale ben evidente, sterrata.

Si arriva al bivio per Le Stalle che seguiamo a sinistra. Superato il suddetto casale (ovvero Le Stalle) ci manteniamo sempre sulla principale senza tenere in considerazione le deviazioni laterale. Facciamo in questo modo per qualche chilometro fino a che ad un bivio a T la nostra strada scende a destra (a sinistra sale verso alcune staccionate di legno ed un’area sosta). Dopo poche decine di metri svoltiamo a sinistra al bivio (a destra c’è una sbarra verde) e incominciamo a salire, costantemente, fino ad arrivare, ad un crocicchio di sentieri, all’altezza di un piccolo edificio adibito alla cottura alla griglia. Qui svoltiamo a destra (davanti il cartello per Santa Restituta). Arriviamo con questa strada abbastanza larga ed evidente ad un secondo crocicchio. Noncuranti andiamo avanti e così per almeno 4 km e dunque un’ora di cammino. Siamo in cresta e possiamo vedere, quando si aprono gli scorci, Terni e il Monte Soratte.

Sulla sinistra ci troviamo il Parco dell’Energia Rinnovabile.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

Viterbo – Monte Palanzana

Terzo di tre percorsi realizzati dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Faticoso ma pieno di soddisfazioni, questo percorso permette di arrivare in cima al monte che sovrasta la città di Viterbo e di godere di uno spettacolare panorama che affaccia sul nord della Tuscia e che arriva fino al mare e alla Toscana.

Il percorso (ad anello)

Da Piazza della Repubblica a Viterbo prendiamo Via Roma fino al teatro, per poi proseguire dritti in salita fino al semaforo. Qui attraversiamo e andiamo in un piccolo sottopasso a destra. Usciamo così a Piazza Genova, prendiamo Via Genova e poi Via Belluno. Girati a sinistra alla rotatoria al bivio si prende la strada di sinistra, strada del Cuculo, al bivio successivo a destra su Strada della Palanzana. Siamo fuori dal caos della città.

Seguite la Strada Palanzana (che è anche ben segnalata) per 2 km fino a raggiungere il cancello verde dell’eremo di S.Antonio alla Palanzana. Qui ci infiliamo a sinistra. Inizia la sterrata e dopo qualche centinaio di metri incontriamo, sulla sinistra, un cartello che ci indica La Croce (attenzione ci sono altre deviazioni sulla sinistra da non prendere).

Incominciamo così a salire vertiginosamente per un sentiero ben evidente, fino ad arrivare alla croce. Qui, dopo aver goduto dello spettacolare panorama, si proseguirà per il sentiero ben evidente che entra nel bosco e mantenendo sempre la destra ai bivi si compirà un cerchio attorno alla Palanzana, che scende e ritorna al cancello verde dell’Eremo. Da qui ripercorrere la strada dell’andata e ritornare al centro di Viterbo.

San Martino al Cimino – Viterbo

Questo percorso è stato realizzato dai ragazzi MSNA per il progetto “Il mio itinerario di viaggio” ed è il secondo di tre. Ricalca per una buona parte la Via Francigena, ma in direzione contraria al suo naturale svolgimento. Attraversa campagne ed incontra molti luoghi panoramici.

Il percorso

Si parte da Piazza Buratti di San Martino al Cimino, verso la cattedrale. Arrivati alla cattedrale si va a sinistra verso l’arco e vi si esce. Usciti anche dal secondo arco si gira a sinistra per Via dei Colli. Giunti al primo bivio si gira a sinistra per l’ospedale Bel Colle. Al bivio successivo andiamo a destra, quindi arriviamo ad un incrocio con un cancello, che va scavalcato. Oltre di esso il nostro sentiero.

Si arriva così ad un grande incrocio con un albero al centro. Noi andremo alla prima a destra, rispetto alla direzione da cui proveniamo. Al bivio successivo giriamo a sinistra in discesa. Dopodiché c’è un cancello, ma poco prima un passaggio sulla destra e imboccare subito a sinistra, quasi nella stessa direzione da cui proveniamo.

Si arriva ad una casa con cancello azzurro e si prende la strada asfaltata, in discesa. La si percorre tutta per qualche chilometro fino ad entrare dentro a Viterbo. Quando ci troviamo Via Monteverdi a destra attraversiamo a sinistra e andiamo verso la Torre San Biele. Arriviamo al Ponte della ferrovia, entriamo dentro Porta Romana e facciamo tutta la via a scendere fino a Piazza del Comune.

Cattedrale San Lorenzo (Viterbo) – Porta Romana (Viterbo)

Giro delle mura di Viterbo

Questo percorso è stato svolto dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Essendo il primo di tre escursioni è stato il più breve e semplice. Interamente nell’area urbana di Viterbo, ne costeggia le mura.

Il percorso

Partenza da Piazza del Duomo di Viterbo, scendiamo a Via San Clemente e giriamo a sinistra. Alla fine di Via San Clemente svoltiamo a destra e poi dopo pochi metri a sinistra per entrare dentro Porta Faul. Seguiamo il marciapiedi. Siamo dentro un giardino e costeggiamo le mura della città. Arrivati ai palazzi marroni continuiamo su marciapiede, dopodiché svoltiamo a sinistra a Via del Carmine per il quartiere di Pianoscarano, sotto la porta. Subito giriamo a destra per Via della Polveriera. Arrivati all’incrocio giriamo a destra e Via dei Giardini. Arriviamo così vicino ad un lavatoio dove in passato le donne venivano a lavare i panni. Si esce da Porta San Pietro e si gira subito a sinistra, Via delle Fortezze.

Sorpassiamo Porta Romana e costeggiamo le mura, tenendoci fuori dall’antico abitato. Passiamo porta della Verità e l’Ospedale, siamo dunque a Porta Sant’Andrea e continuiamo lungo le mura. Entriamo dentro al Parco Melvin Johns, sempre costeggiando le mura. Dopodiché incontriamo Porta Murata e andando sempre avanti arriviamo fino a Porta Fiorentina, dove gireremo a sinistra, per Piazza della Rocca. Dopodiché prendiamo Via Matteotti a scendere (si passa così vicino a Via San Francesco 3, dove è situata la casa famiglia).

Giriamo a destra per Via di San Luca e siamo arrivati a Piazza dei Caduti. Andiamo verso Piazza delle Erbe. Qui andiamo a destra e arriviamo alla Piazza del Comune, dove prenderemo Via San Lorenzo. A Piazza della Morte proseguiamo per Piazza San Lorenzo, nostro punto di partenza e di arrivo.

Dogana Vecchia – Capranica

Dai ruderi della Dogana Vecchia (Lat,Lon: 42.361465,12.160310) si scende verso il lago e in breve si arriva ad un incrocio da imboccare a destra, verso il Monte Fogliano e la Croce di San Martino, che troveremo, andando sempre dritti, dopo circa 2,7 km di sentiero.

Ci si avvia verso l’incrocio con la strada provinciale  Montefogliano dove si vedono i cartelli  che indicano: Viterbo , Roma,  Lago di Vico;  si attraversa  andando  leggermente verso sinistra dove e’ visibile  l’indicazione del sentiero  103 in bianco e rosso  che porta all’Eremo di San Girolamo. Lungo il cammino una miriade di colori e di verde investe l’escursionista. Il particolare microclima ed il terreno vulcanico  ha permesso lo sviluppo misto di tante diverse varieta’ di   alberi  decidui, come  cornioli, faggi, noccioli  e cerri.

A primavera si potrà godere delle splendide fioriture di gerani blu e bianchi, ginestre, violette e narcisi, in inverno di ciclamini, pungitopo, ed ellebori. Il sentiero va leggermente in salita e subito sulla sinistra si può intravedere il Lago di Vico. Dopo pochi minuti si incontra la strada provinciale s. Martino che si attraversa facendo attenzione alle auto, per prendere la strada forestale di Montefogliano, strada bianca,  e  continuare  il sentiero 103.

Al bivio si continua sulla destra in discesa. Ci si trova quasi subito  davanti ad un cancello in ferro  di colore verde, facilmente superabile  di fianco a sinistra.  Incontrando diverse intersecazioni si deve continuare a percorrere  sempre il sentiero principale  che ad un  certo punto  si allarga diventando una carrareccia  dove a tratti si incontra un antico basolato. Arrivando ad un bivio si procede a sinistra in salita seguendo l’indicazione dell’Eremo di San Girolamo. Al bivio seguente si procede diritto  fino a che il bosco si dirada dando spazio sulla destra ad una piattaforma rocciosa, dove si può vedere il panorama da Vetralla fino al mare con le ciminiere di Civitavecchia e Montalto di Castro.

Riprendendo il cammino si incontrano due bivi in successione, in entrambi i casi si continua su quello principale a sinistra in salita. Da qui in poi, sullo stesso sentiero che si snoda tortuoso,  si segue una  doppia segnaletica:  quella bianca e rossa e quella con una doppia striscia blu.

Si arriva ad un bivio attualmente segnato da cartelli in legno artigianali che indicano un sentiero in salita che porta all’Alcetella  ed una carrareccia ampia a destra che porta all’Eremo, che incontreremo dopo pochi minuti.

Da qui si scende con il sentiero a destra che parte alla fine delle scale di legno e si giunge così, dopo qualche centinaio di metri, alla strada Provinciale di Montefogliano, che va imboccata a sinistra in discesa. Si passa così accanto al Convento Sant’Angelo e dopo una visita si prosegue in discesa fino ad arrivare a vedere il passaggio a livello. Qualche centinaio di metri prima, in prossimità del cartello della fine del territorio di Vetralla, svoltiamo a sinistra prendendo la tratta classica della Via Francigena (presso Località Giardino 42.316258,12.091988).

Qui troviamo una fontanella e l’inizio di un bel bosco di querce. Alla prima deviazione ci manteniamo sulla destra, costeggiando i noccioleti. Si arriverà così ad un incrocio di strade. Noi proseguiamo avanti e arrivati ad un cancello di legno lo sorpassiamo mantenendoci i noccioleti sempre sulla destra. Arriviamo ad intercettare, in un dedalo di stradine, Via Verdi, all’altezza di un agglomerato di case. La prendiamo a salire per un tratto e alla rotatoria prendiamo una strada sterrata sulla sinistra che entra nel bosco del Monte Fogliano. Questa strada, molto larga con dei pali al centro, lentamente svolta a destra fino a che non ci troviamo una strada, sempre sulla destra, da imboccare, che scende. Si arriva così ad un incrocio a T, dove andiamo a destra. La strada è di breccia bianca e si allontana dal bosco. Giunti alla Cassia e prestando attenzione la attraversiamo facendo una quindicina di metri verso destra e poi andiamo a sinistra all’altezza di una chiesetta e di un casale antico, oltrepassando un cancello e dunque rientrando nelle campagne.

Inizia un tratto tra noccioleti, fino a quando non sbattiamo ad una vigna, dove c’è un bivio a T. Il percorso ufficiale gps ci dice di girare a sinistra e poi subito a destra, ma i cartelli indicano di andare ancora avanti di 50 metri e poi svoltare sempre a destra. I cartelli dunque ci fanno allungare, anche se di poco, mentre il tracciato ufficiale ci fa andare per campi. In questa descrizione faremo la via poco più lunga.

Si esce quindi su di una strada sterrata imboccando a destra e all’altezza di un cancello chiuso c’è un passaggio a sinistra per pedoni. Facendo alcuni zig-zag tra noccioleti si arriva ad alcune case e ad una villa, mentre poco dopo siamo nei pressi di due torri, una delle quali è la Torre di Orlando, sotto cui ci si può anche riparare dalla pioggia, nel caso.

Dopo le torri, proseguendo nella stessa direzione da cui siamo giunti, sempre tra noccioleti, si esce su strada asfaltata di Vico Matrino e la si imbocca a sinistra. Poco prima della Cassia svoltiamo a destra per Strada Doganale Oriolese, una bella strada sterrata, lunga e costeggiata da castagni, noccioleti e pini. Finito il lungo rettilineo la strada ricomincia a comportarsi in maniera curvilinea e con un ponte si passa la ferrovia. Prestare attenzione perché dopo qualche centinaio di metri dal ponte troviamo una strada cementata sulla sinistra, da imboccare in discesa, sempre verso la ferrovia. Con un delizioso sottopasso, pieno di scritte d’amore e ribellione, ricomincia la strada sterrata.

Ci si immette dunque su di un’altra strada sterrata, proseguendo sulla sinistra. Con un altro sottopasso ci lasciamo alle spalle la vecchia ferrovia abbandonata e siamo già nella parte nuova di Capranica. Allo stop andiamo ancora avanti e tra palazzine a destra e sinistra giungiamo ad un tornante, da prendere in salita a sinistra. Poco dopo ci troviamo sulla destra la possibilità di fare il percorso esterno della Via Francigena, che salterebbe il centro storico, ma noi in questa descrizione preferiamo vedercelo, dunque andiamo avanti e poi a destra sulla Via Cassia, all’altezza del Parco Pubblico Corrado Nicolini. Entriamo nell’arco di Piazza Garibaldi e con poche decine di metri siamo al secondo arco con la chiesa di San Francesco e l’ospedale civile San Sebastiano, dove termina la nostra tappa.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Merano – Lana di Sotto

Per iniziare il percorso suburbano, prendere a riferimento il centralissimo Ponte di Via Piave che attraversa il Rio Passiria. Questa scelta è dettata dalla praticità del luogo, molto noto ai meranesi e facilmente rintracciabile nei pressi del quale, durante le festività natalizie, ha luogo il noto mercatino della città sul lungo fiume. Il ponte, risulta inoltre equidistante sia dal cuore del centro storico, dal quale poter muovere i primi passi dopo una visita al bel DUOMO DI SAN NICOLO’ e la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, sia dalla stazione ferroviaria ad est, ben servita da mezzi pubblici e attrezzata per l’affitto di biciclette nel caso in cui si voglia spendere mezza giornata pedalando.

Attraversare il ponte, sotto il quale gli abitanti nei mesi più caldi sono soliti sostare per immergersi nelle acque del rio, per poi continuare dritto, superando la grande stazione termale cittadina alla propria sinistra.

Continuare quindi dritto sul marciapiede di Via Piave superando la prima ampia rotonda, per raggiungere, in meno di 1 km, Piazza del Ricovero dalla quale imboccare, girando a destra, Via delle Palade, che costeggia nella sua interezza, sul lato destro, il famoso Ippodromo di Maia sempre molto affollato e vivace.

Giunti alla fine del rettilineo di Via delle Palade, in coincidenza delle stalle dell’ippodromo visibili oltre il muretto di recinzione, raggiungere la piccola fermata ferroviaria di Maia Bassa che sbarra la strada obbligando a girare a destra alla piccola rotonda di fronte. Continuare quindi sulla piccola rampa in salita, ancora su Via delle Palade, per affrontare una curva a gomito a sinistra che attraversa lo svincolo che porta al di là del Fiume Adige, della ferrovia e della rumorosa SS38/Mebo.

Ridiscendere lo svincolo, avendo cura di girare immediatamente sulla piccola Via della Chiesa che s’immette da destra, stradina asfaltata che in pochi passi, inizierà una forte salita su alcune curve fra le prime costruzioni della località d Marlengo. In circa 10 minuti, si guadagnerà così la sommità della collinetta a 350 mt di altitudine, proprio ai piedi del Monte S. Vigilio, nel centro del dell’ampia piazza centrale all’ombra dello svettante edificio sacro che domina la valle dall’alto, sulla citadina di Merano.

Si tratta della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, edificio smaccatamente neogotico del XIX sec. ma dalla torre e con la cappelletta laterale del cimitero risalenti al XIII sec.

Dopo la visita e una pausa sulle numerose panchine della piazza, nei pressi di un fontanile ricco d’acqua fresca, ridiscendere la collina seguendo la via principale SP5/Via Cantina tenendo vigneti e meleti in alternanza alla propria destra in direzione di Cermes e Lana.

Al bivio tenere la destra ricongiungendosi con la SS38/Via Palade e giungere Cermes con altri 2,5 km passeggiando sul comodo marciapiede sempre fra i campi agricoli. Poco dopo l’ingresso in paese, in concomitanza di un bar sulla destra, attraversare la via principale per ridiscendere verso sinistra puntando il campanile della piccola Chiesa di San Sebastiano e percorrendo il Vicolo Seidl, poi Via San Nicolò, per un brevissimo tratto. Seguendo la strada, arrivare ai piedi della chiesetta, appoggiata nell’ombra di un giardinetto dalla folta vegetazione, 30 mt più in alto a destra.

Dallo stesso punto, per proseguire, ridiscendere invece a sinistra su Via Tojen, comoda strada di servizio fra i campi, che in altri 2 km porterà ad attraversare prima Via Max Valier, e subito appresso il letto dell’Adige che ridiscende dalla val Venosta dopo aver attraversato Merano posta alle proprie spalle.

Risalire il corso del fiume per circa 1,5 km percorrendo la ciclopedonale di Via delle Quercie (poi via J.Kravogl dopo l’incrocio con Via Giardini) per entrare nell’abitato di Lana dal settore nord del paese, e con un altro chilometro totale, raggiungere la centrale Via Gries, dopo aver attraversato l’incrocio con Via Madonna del Suffragio. Via Gries, con alcune perpendicolari, costituisce un’area pedonale ricca di attività commerciali, bar e ristoranti, posti sotto dei portichetti di edifici moderni. Percorrerne un breve tratto verso sinistra seguendo la leggera discesa, per giungere alla fine dell’area pedonale proprio di fronte ad un piccolo slargo con fontana, sul lato della bassa e tozza Chiesetta dei Cappuccini.

Imboccare quindi Via dei Cappuccini passando di fronte l’ingresso della chiesa girando a destra e non abbandonarla più, camminando in piano fra piccole abitazioni, e più avanti campi coltivati, per almeno 4 km, tenendo presente che a metà percorso cambierà nome in Via della Chiesa.

Trattandosi di una piccola strada di paese, che non offre grandi mutamenti di paesaggio o punti di riferimento facilmente riconoscibili, avere cura di svoltare a destra in salita sulla piccola Via di Santa Margherita quasi confondibile con l’ingresso di un gruppetto di case private poste ai piedi del pendio. Superarle, e in altri 250 mt, lungo un paio di rampe abbastanza ripide, giungere al piccolo spiazzo di fronte alla defilata CHIESA DI SANTA MARGHERITA piccolo edificio religioso molto antico, noto per l’incredibile ciclo di affreschi che custodisce al suo interno.

Per raggiungere la meta finale, ridiscendere quindi sui propri passi per andare a incorciare nuovamente la via principale sottostante e girare verso destra. A meno di mezzo chilometro, visibile a tratti lungo il percorso, l’alto campanile della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, luogo di culto famoso e importante per la storia della zona e per la rilevanza architettonica ed artistica al quale si accederà, superato un cancelletto, proprio al di sotto della base della torre affrescata, sul lato dell’abside dell’imponente edificio.

Tutto intorno, un vasto e ordinato cimitero, nel quale passeggiare nel silenzio più assoluto.

Poggio del Castagno – Pitigliano

Dalla Fattoria Wwoof Poggio del Castagno prendiamo lo stradello sterrato che esce dalla fattoria e arrivati al bivio a T con la asfaltata giriamo a destra. Dunque si percorrono ben 4 km sempre in questa direzione fino a che non si arriva ad un altro bivio a T, a cui girare a destra. La strada scende verso il Rio Maggiore e lo sorpassa con un ponte, per poi risalire con alcuni tornanti abbastanza ripidi. Purtroppo siamo sempre su strada asfaltata.

Giunti alla strada provinciale Pantano la attraversiamo e andiamo avanti verso il Museo Archeologico all’Aperto Alberto Manzi (c’è un biglietto da pagare). Se non volete vedere lo splendido museo all’aperto dovrete percorrere la strada asfaltata Pantano a sinistra e poi la Maremmana a destra, allungando su asfalto abbastanza pericoloso. Invece,  tramite vie cave e necropoli del Museo (fatevi spiegare bene all’ingresso la via da seguire), giungerete ad un cancello nero e qui svolterete a sinistra andando presso il Ponte della Città di Pitigliano. Qui andando verso l’alto e la Strada Maremmana si fanno un paio di tornanti e poi si prende Via dei Lavatoi sulla sinistra, proprio sotto Pitigliano.

Con alcune scalette poste alla nostra destra giungiamo nell’abitato del paese.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.