Vipiteno – Brennero

Questa antico passaggio dal nord Europa alla penisola italica lo segnarono uomini vecchi di migliaia di anni. Cosa c’era quando vi misero piede per la prima volta? Solo boschi, aquile e vento. Oggi una fila di tir, di macchine, centinaia di treni, decine e decine di bici. La storia è passata di qui: soldati, mercanti, artisti, pellegrini. Tra tutto quel che c’è stato, a me piace contrassegnare il nostro passaggio con le frasi di Goethe e del suo Viaggio in Italia, del 1786, scritte proprio a Brennero: “[…] L’albergatore mi domandò se per avventura io non volessi partire; mi disse che splendeva la luna, che la strada era buona, e tuttochè io sapessi benissimo che abbisognava al mattino per tempo dei cavalli per altra corsa, che desiderava riaverli nella notte, e che pertanto il suo suggerimento non era punto disinteressato, siccome però corrispondeva questo al mio desiderio interno, lo accettai per buono. Il sole era ricomparso sull’orizzonte, il vento era tollerabile; posi in ordine il mio bagaglio, ed alle sette sali in vettura. L’atmosfera era limpida, e la sera bellissima. Il postiglione sonnecchiava, ma la strada era buona, ed i cavalli, assuefatti a percorrerla, correvano rapidamente nella discesa; giunti ad un tratto piano, rallentarono il loro corso. Il postiglione, svegliatosi, ridestò il loro ardore, e camminando a traverso alle rupi, non tardai ad arrivare all’Adige. La luna splendeva; tutti gli oggetti che mi circondavano assumevano proporzioni grandiose. Alcuni molini, i quali sorgevano fra mezzo a vecchie piante di pini sul fiume spumeggiante, erano veri quadri di Everdingen. Allorquando arrivai, verso le nove, a Sterzingen mi si disse che avrei pure potuto continuare il mio viaggio, e quando arrivai al punto di mezzanotte a Mittelwald, trovai tutti addormentati, ad eccezione del postiglione, cosicchè potei proseguire la strada fino a Brixen, e di lì a Colman, dove arrivai sul fare del giorno […]”.

Il percorso

Dalla torre civica “Delle Dodici” di Vipiteno si va verso il Centro Turistico e andando a destra si passa vicino alle scuole, dunque si sale con delle scalette sopra l’argine dell’Isarco e con ponticello lo si supera, svoltando a destra per Via Mulini. Si passa sotto la statale e andando a sinistra si passa sotto la ferrovia, dunque ancora a sinistra e ci sentiamo già fuori da Vipiteno, con una strada che sale. Questa strada dopo breve diventa brecciata, piacevole alle suole del camminatore, arriva ad una sbarra verde e qui andiamo a sinistra, seguendo le indicazioni Colle isarco 1 ora e 20 minuti. Dopo breve troviamo una deviazione a sinistra per un sentiero ancora più piccolo, da prendere. Non troppo e ci troveremo in un punto un po’ strano da decifrare, nel bosco: bisogna andare a destra in salita e poi seguire, all’altezza di una panchina, i segni nero-gialli e bianco-rossi del sentiero 21b. Arriviamo ad un altro incrocio e andiamo a sinistra in discesa seguendo le indicazioni per Colle Isarco. Come dice il buon Pietro Vertamy “si ritorna a vedere la luce all’altezza di un bel maso” e qui andare a destra per asfaltata, giungendo ad una frazione con latteria, dopodiché, sempre seguendo le indicazioni, si passa vicino al Castello di Strada. Dopo nemmeno 100 metri da esso lasciamo l’asfaltata per un sentiero a sinistra nel bosco. Si esce dopo una decina di minuti sulla ciclabile e si va a destra, passando sotto ai giganti piloni dell’autostrada, poi siamo a Colle Isarco.

Dalla chiesa principale del paese andiamo per stradina accanto al cimitero e uscendo da questo andiamo a destra al bivio a T. Pochi metri e andiamo a sinistra, quindi imbocchiamo sentiero a destra per campi. Si esce su strada asfaltata e si va a sinistra, poi ancora a sinistra facendo i tornanti. Un paio di essi e si reintercetta la ciclabile, da prendere a destra, pista che avevamo lasciato a Colle Isarco. Passiamo vicino alla vecchia stazione della Mocucco – Schelleberg, il che significa che siamo su di una vecchia ferrovia dismessa e riconvertita. Ci sono delle gallerie, un tratto lungo e rettilineo, dopodiché prima di Terme di Brennero c’è uno sbarramento (ma i lavori potrebbero finire presto). Noi che siamo a piedi abbiamo fatto finta di nulla e siamo andati avanti fino alle reti, passabili a sinistra, poi dopo la chiesa del paese abbiamo preso la passarella degli operai che supera la ferrovia e siamo usciti dal cantiere passando in un buco sotto la rete. Dunque si riprende la ciclabile e costeggiando un giovane Isarco si giunge, in 4 km, a Brennero.

Fortezza – Vipiteno

Ad un tratto del percorso, scollinando, si apre la vista sulla valle, protetta da due castelli. Non distante scorrono le merci dei tir, incessanti e rumorosi come la società dei consumi. Ma il sentiero ci si allontana e i rumori diventano gradualmente più fiochi. Quel treno ininterrotto di tir adesso sembra irreale, quasi fosse il nastro del tempo che si arrotola verso il passato. Ed infatti entriamo in un luogo remoto, con prati verdi, case di pietra a cinque piani, giganti di roccia a proteggere il passaggio e montagne ricolme di boschi…

Il percorso

Abbiamo provato, dalla Stazione di Fortezza, ad andare a prendere il sentiero 16, come evidenziato dalla bella mappatura di Around The Walk Rio di Puseria – Mezzaselva, ma ad un tratto un cartello sbarra la strada per lavori di cantiere e dunque ci rimane da mappare, almeno in partenza, la pista ciclabile. Essa si prende, guardando la stazione, a destra, ben evidente e segnalata. Si passa l’Isarco con un ponte e ci rendiamo conto di quanto questa valle sia utilizzata per i movimenti umani e di merci. Infatti abbiamo la ferrovia, il fiume, la statale, l’autostrada e la ciclabile. Tutti i mezzi possibili passano da qui.

Dopo circa 1 km dalla stazione sulla destra c’è un sottopasso che ci fa andare dall’altra partedell’autostrada, da prendere attraversando all’altezza di una fermata di autobus poco più avanti. Usciti dal sottopasso prendiamo la strada forestale a sinistra e seguiamo le indicazioni per Vipiteno. Ciononostante questa tratta sia una ciclabile molto utilizzata non è ben tenuta, ci sono frane, vegetazione al centro della via e staccionate rotte, dunque prestare attenzione. Con un ponte sulla statale arriviamo a vedere davanti a noi Mezzaselva e nei pressi di Piazza della Libertà di Mezzaselva svoltiamo a sinistra sempre su ciclabile, entrando così nel piccolo abitato. Si passa la ferrovia e l’autostrada con un sottopasso e s’imbocca a destra, ancora su ciclabile. Giungiamo a Le Cave dopodiché troveremo una zona molto urbanizzata e con lavori in corso, superata la quale, dopo un sottopasso a destra da non prendere, con indicazioni per un bar, andiamo per strada sterrata a sinistra che si allontana dalla ciclabile, salendo. Giunti alla vicina massicciata di pietre ci saliamo sopra con un brevissimo fuori pista trovando così una strada da imboccare a destra, caratterizzata da cippi in cemento sul lato destro.

Si apre la vista sulla Valle dell’Isarco e su Mules, a destra. Giunti ad un bivio andiamo a destra in discesa, ricongiungendoci alla ciclabile, poi si arriva a Fuldres (dentro ad un parco giochi per bambini c’è una fonte di acqua). Quando vediamo Campo di Trens a destra e la ciclabile scende noi prendiamo a sinistra un piacevole sentiero (il 16) che sale e che ci condurrà, accompagnati da una via crucis, alla deliziosa frazione di Stilves in 30 minuti.

A Stilves bisogna prestare attenzione e aver cura di trovare la torre con un’aquila disegnata, magari seguendo il tracciato gps o chiedendo, lasciando quindi la ciclabile. Faremo infatti una via sterrata alternativa, tra campi, che si prende a destra di questa casa torre e che ci condurrà sotto il castello di Reifenstein. A destra invece vediamo, che domina la valle, il Sprechenstein Scholss. Scollinando con questa via, all’altezza di alcune case sulla sinistra, proprio quando vediamo tutti e due i castelli, andiamo per strada brecciata che sembra infilarsi nella valle, dopo un ponticello. La strada vi porterà naturalmente verso una casa di pietra a cinque piani, che è soltanto il preludio ad una frazione molto carina ed amena, dove troverete delle fonti a cui poter abbeverarvi, dopodiché tornerete a farvi un bagno di realtà con alcune grandi strutture in lavorazione, andando verso il castello con la strada asfaltata. Passati sotto al castello, svoltiamo a sinistra poco prima del ponte sull’autostrada, facendo come una panoramica del castello stesso, andando infine a costeggiare l’autostrada. Costeggiamo anche l’Isarco e prendiamo il ponte a destra con le indicazioni per Vipiteno, dopodiché in un chilometro e settecento metri siamo nel centro storico.

Vandoies di Sotto – Fortezza

Dalla Val Pusteria alla Valle dell’Isarco, scavallando una montagna alta 1300 metri. Da lassù, prima della discesa più impervia che esista, a strapiombo sulla valle di 600 metri più bassa, compare tra i rami secchi dei pini una costruzione immensa. Sembra di vederla dal satellite, squadrata, massiccia, potente. Fu costruita nel 1838 dall’Austria al confine con l’Italia e si chiama semplicemente “Il Forte di Fortezza” o “Festung Franzensfeste”, in tedesco. Costò miliardi, fu pensato nei minimi dettagli, doveva rappresentare un limite invalicabile, ma non subì mai nemmeno un attacco. Un guerriero fortissimo che non poté mai dimostrare la propria forza, in attesa per sempre, come una Fortezza Bastiani, di qualcosa che non arriverà mai. Su queste strane creature crescono leggende, come funghi sui rami secchi: l’oro di Hitler, il furto di lingotti della Banca d’Italia da parte del Reich, l’oro jugoslavo ritrovato nelle mani di Licio Gelli. Scendendo subiamo la sua presenza, la sentiamo, una sorta di curvatura dello spazio-tempo, per cui la discesa stessa diventa magica e leggendaria. Laggiù, dove sibilano treni che trasportano merci misteriose, dove è tutto un movimento di ferraglia, noi non ci sentiamo “giunti a destinazione”, ma “atterrati su di un altro pianeta”.

Il percorso

Dalla stazione di Vandoies di Sotto ci dirigiamo a sinistra per Bressanone e con il sottopasso che indica la ciclabile a destra, andando avanti, superiamo il Rienza e andiamo a destra, sempre su ciclabile. Quando arriviamo a vedere il Mühlbacher Klause, bellissimo castello a destra avanti a noi, svoltiamo su ponte a sinistra oltre il Rienza, pedonale, in ferro e assi di legno, e subito dopo di esso andiamo a destra per sentiero che incomincia a salire leggermente nel bosco. Ci manteniamo in quota, coperti dalle fronde di un bosco di abeti, e dunque saliamo su di una asfaltata. Qui svoltiamo a destra per Mulhbach e all’incrocio di strade andiamo a destra in discesa. Si arriva così alla diga e alla strada asfaltata, all’altezza di Rodengo, e qui andiamo su ponte a destra per il centro di Rio Pusteria. Usiamo il sottopasso con passaggio pedonale e ci troviamo nel delizioso centro del paese. Da qui imbocchiamo il sentiero 7 verso Spinga, che è data ad un’ora, percorrendo Via Valles in salita, dopo il

Per il proseguo della nostra descrizione ci avvarremo del lavoro, davvero ben fatto e particolareggiato, di Around The Walk, e della mappatura che in parte ricalca questa stessa, ovvero la Rio di Pusteria – Mezzaselva, fino a Fortezza:

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Brunico – Vandoies di Sotto

Il percorso

Dalla Porta delle Orsoline di Brunico andiamo per la stazione ferroviaria. Da qui scendiamo con il sottopasso per i binari e andiamo oltre la stazione, al piazzale del parcheggio, imboccando facilmente la ciclabile a sinistra lungo il Rienza. Abbiamo un doppio percorso: uno asfaltato per i ciclisti e uno brecciato per i pedoni. Si entra così dentro al ben tenuto San Lorenzo in Sebato e si prosegue facilmente seguendo le indicazioni della ciclabile. Nonostante un bel ponticello sulla destra indicante Castel Badia sia molto invitante noi ci manteniamo sulla sinistra orografica del Rienza, inforcando un bel sentiero nel bosco, con a sinistra rocce a strapiombo. Svoltiamo a destra per il piccolo cimitero Klosternwald e dopo averlo visitato proseguiamo per un poco avidente sentiero che continua a costeggiare il Rienza, uscendo sui binari e dunque trovando a destra in basso un sentiero proprio all’altezza delle rive. Questo tratto è mal tenuto e pieno di vegetazione quindi si consiglia solo ad esperti, sempre ben tenendo conto del tracciato gps per non perdersi. Si esce dopo circa 600 metri su brecciata e si svolta a sinistra in leggera salita sorpassando la ferrovia con un ponte, quindi si incontra un depuratore e poi si svolta a destra su strada asfaltata. Pochi metri e andiamo a sinistra sulla reincontrata pista ciclabile. Si arriva così dopo alcuni chilometri alla stazione ferroviaria di Casteldarne, poi a Chienes (qui ci sono indicazioni che segnano Vandoies 7 km). Si passa anche San Sigismondo, Vandoies di Sopra e si arriva alla deviazione per Vandoies di Sotto, a destra, con ponte sul Rienza e sottopasso della strada statale.

Monguelfo – Brunico

Diffida perfino dei dolori stanziali e prendi con leggerezza i migranti. Quei doloretti che vanno da una parte all’altra del ginocchio, per esempio, scendono lateralmente lambendo i tendini, per poi risalire e infine scomparire, sono appunto i più innocui. Invece tieni in preoccupante considerazione quelli che insistono sempre sullo stesso punto, quelli che rimangono fermi per giorni, quelli che mettono casa. Tutto ciò che si muove, come la vita, fa parte dei normali e sani assestamenti del corpo, mentre quello che mette radici non va da nessuna parte e prima o poi chiede il conto.

Il percorso

Anche in questo caso, come nelle precedenti mappature della Val Pusteria, il percorso è molto semplice da descrivere in quanto ricalca la pista ciclabile che arriva fino a Brunico.

Dal centro di Monguelfo si seguono le indicazioni e si incontra il corso del Rienza da affiancare sulla sua destra orografica. Dopo breve si passa accanto ad un impianto di depurazione e da qui la strada brecciata comincia a seguire anche la ferrovia. Questa pista ciclabile, sicuramente più “selvaggia” delle tratte precedenti di San Candido e Dobbiaco, passa dentro splendidi boschi di abeti e arriva al lago di Valdaora e dunque proprio a Valdaora di Sopra, con il suo caratteristico cimitero color crema. Il paesaggio è ampio e spettacolare, poi arriviamo a Valdaora di Mezzo e di Sotto, scendendo, dunque per Nove Case. Qui la pista è delimitata dal guardrail e si continua a scendere dentro alla profonde gole del Rienza, passando dentro ad alcuni tunnel molto freschi e suggestivi, per poi sbucare proprio alle porte di Brunico, con il castello, la ciminiera e le due belle chiese.

San Candido – Monguelfo

Ci sentiamo turisti come tutti gli altri. Come far capire alle persone da dove veniamo, perché e come? Qui a fondo valle ci sono pochi escursionisti e quelli che incontriamo sono stranieri. “Volete parlare con noi? No? Andate via subito? Abbiamo bisogno di un po’ di contatto umano… raccontare… lasciare che qualcuno ci racconti di lui… come dite? Avete fretta? Ma almeno conoscete qualcuno del sud qui vicino? Dateci un siciliano vi prego!”.

Il percorso

Dal centro di San Candido si raggiunge la stazione della ferrovia e da qui si prosegue con una strada asfaltata costeggiando la ferrovia, comunque segnata come pista ciclabile per Brunico. Di fatti la mappatura qui risulta superflua perché basterebbe dire qualche dato tecnico e di seguire le numerose indicazioni della ciclabile, ma comunque noi daremo qualche informazione aggiuntiva.

Proseguendo si raggiunge una segheria molto grande e si passa per l’antica stazione di Dobbiaco, dunque si apre la vista sulla valle splendida della Croda Rossa. Ad un tratto incontriamo le rive del Rienza, fiume che seguiremo fino all’ultimo e che prosegue in Val Pusteria, costeggiando sempre la ciclabile. Ci distanziamo dalla ferrovia e dal Rienza, guadagniamo quota e dunque possiamo godere di una splendida vista sulla valle, poi entriamo a Villabassa, caratteristico paese tirolese. Per arrivare al centro di Monguelfo ci basterà continuare a seguire la pista cilcabile e svoltare a destra secondo le indicazioni.

Sillian – San Candido

Si rientra in Italia ma il paesaggio non cambia. Qui non c’è una barriera naturale, e forse nemmeno culturale, a sancire il confine. Semplicemente cambia stato e non ce ne accorgiamo. La via è semplice, ovvero una pista ciclabile a fondo valle, asfaltata per le bici e dunque non troppo buona per i piedi, molto usata da ciclisti di tutte le età. Un buon modo per far sperimentare la bicicletta anche a chi non è proprio pratico. Ci sono treni che riportano le bici indietro lungo la via, botteghe per affittarle, soste organizzate ogni chilometro. Non è il luogo ideale per il progetto Ammappalitalia, dall’impostazione più selvaggia e avventurosa, ma bisogna ammettere che qui ognuno si può avvicinare alla Natura senza pericoli.

Il percorso

Dalla stazione ferroviaria di Sillian si prende facilmente la pista ciclabile oltre la Drava, a sinistra, verso Innichen, ovvero San Candido. La via è semplice perché si tratta di seguire sempre le numerose indicazioni della pista ciclabile. Entreremo così dentro l’agglomerato urbano di Arnbach e poi di Prato alla Drava, passando il confine ed entrando in Italia, specificatamente in Alto Adige, laddove c’è la Caserma Generale Turba. La pista ci conduce tra colline e saliscendi, piacevolmente, per poi lasciarci ammirare la vista delle tre cime di Lavaredo, dopodiché un sottopasso a sinistra e siamo nel centro di San Candido.

Rifugio Sorgenti del Piave – Maria Luggau

Percorso dedicato a tutti i migranti del mondo (ovvero a tutti gli uomini in generale perché tutti siamo nomadi, figli di stranieri, stranieri a nostra volta). Questo percorso, cari migranti, conduce nientepopodimeno che in Austria, passando per posti incantevoli e straordinari. Lassù non abbiamo trovato né carri armati, né poliziotti, né dogane… dunque potete andare tranquilli. Il Passo Sesis è ampio, arieggiato e accogliente (se è una bella giornata) e vi condurrà direttamente nel cuore della cattolicissima (e dunque in teoria ospitalissima) Austria. Il paese di destinazione è Maria Luggau, famosa perché ogni anno vi si celebra un pellegrinaggio. Certo la traversata in questione non è pericolosa come la vostra, che parte dal deserto, prosegue su barconi in mezzo alle onde e infine risale terre non proprio amiche… ma che volete farci… ormai gli europei si sono un po’ rammolliti, come dire… sono diventati più stantii, insomma non sono più gli emigranti di una volta. Per farla breve: da qui si passa agevolmente e questo è il piccolo regalo che noi di Ammappalitalia facciamo a voi, viaggiatori per eccellenza, grandi sconfinatori di terre, rinnovatori del genere umano.

Il percorso

Dal Rifugio Sorgenti del Piave, guardando il Monte Peralba, c’è un sentiero con le indicazioni per il Rifugio Pier Fortunato Calvi. Lo imbocchiamo ed entriamo nel bosco e dopo breve vedremo che quasi subito piega verso destra, in salita, fino a raggiungere una brecciata da prendere a sinistra. Si arriva così ad un grande masso con le indicazioni per il Rifugio verso destra, ma anche la strada ampia che stiamo percorrendo conduce allo stesso punto, quindi a voi la scelta (più ripida ma veloce o più ampia e lieve ma più lunga). Giunti al rifugio prendiamo per il Passo Sesis e saliti fino a qui (2300 metri circa), ovvero dove vediamo la statua della Madonna con bambino Gesù, prendiamo il sentiero 132, che sale e poi piega verso destra. In breve saremo ad un bivio con le indicazioni per il Monte Peralba a sinistra e avanti per il Passo dell’Oregone, cioé il confine Italia-Austria, che seguiremo. Quando vediamo un forte di guerra lungo il pendio della montagna lo raggiungeremo e poi andremo a sinistra. In fondo già intravediamo San Lorenzo, in Austria. Dal confine si scende per evidente sentiero, molto impervio, fino al Rifugio Hochweißsteinhaus. Dietro il rifugio il sentiero per la Malga Ingridhalm dove partirà la strada sterrata molto più larga e meno pendente che serve al nostro cammino. Siamo nella Valle Fronthal e il torrente che stiamo costeggiando è il Frontbach.

Si arriva al bivio per Maria Luggau a sinistra e il paesino di Frohn, che raggiungeremo in un’ora, non prima di aver imboccato una piccola strada sterrata a sinistra. A Frohn giriamo a destra seguendo le indicazioni, entriamo in alcuni vicoli erbosi e usciamo su di una panoramicissima collina dove c’è una bianca chiesetta (1323 metri s.l.m.). Da qui imbocchiamo la via erbosa che va a mezza costa e al bivio andiamo avanti per Sterzen, scendendo lentamente. Al bivio successivo andiamo a destra ed entrati a Sterzen seguiamo le indicazioni verso l’ormai evidente Maria Luggau e il suo santuario, avvicinandoci al fiume Gail grazie alle edicole della via crucis. Passiamo un primo ponte e poi andiamo a destra sul ponte del Gail, dunque attenzione subito dopo andiamo a sinistra per sentiero che sale e dopo breve a sinistra ancora per il centro del paese.

Forni Avoltri – Rifugio Sorgenti del Piave

Si parte con un sentiero che ricalca una vecchia via nel bosco, tra faggi, edicole religiose, muretti a secco e rocce verde-grigio, con vista su cime rocciose simili a immense piramidi, per poi seguire il corso del Piave che lentamente scende e si ingrossa, mentre noi saliamo e lo vediamo diventare più giovane, bambino, neonato.

Il percorso

Dal municipio di Forni Avoltri, avendolo alle spalle, andiamo a sinistra fino a che non vediamo il ponte sul Torrente Degano, che imboccheremo. Siamo su Via Belluno che faremo tutta in leggera salita fino a delle scale, da salire. Alla fine di esse andiamo a sinistra su Via Rivoli Bianchi fino a che la strada non diventa strada brecciata ed esce dal paese. Andando sempre avanti si passa sotto ad un ponte e subito dopo svoltando a destra ci si trova sulla strada asfaltata che conduce a Sappada. La si imbocca a destra e dopo circa 200 metri la si lascia a destra imboccando il Sentiero 139 del Cai, che ci porterà a Piani di Luzza, all’altezza di alcune case. Il sentiero è una via erbosa che arriva ad una casetta di legno e poi intercetta una strada asfaltata da prendere a destra (siamo già a Piani di Luzza). Al bivio andiamo a sinistra in discesa verso il laghetto artificiale e subito dopo prendiamo la strada che si stacca dall’asfaltata dove stanno facendo i lavori, mantendendo la sinistra. Ad un tratto noteremo dei piloncini di cemento e un ponte a testimonianza del fatto che stiamo adoperando una antica via ormai non più utilizzata dai mezzi. Dopodiché bisogna prestare molta attenzione perché una frana ha interrotto la strada. C’è solo un sentiero nel fango e tra le rocce, a strapiombo, ma solo per qualche decina di metri, poi riprende la strada cementata, in tutta sicurezza. Usciremo all’altezza di un tornante esattamente sul confine di regione (Friuli-Veneto) e dopo cinquanta metri in salita prenderemo il sentiero a destra, nel bosco. All’altezza di una madonnina situata dentro l’incavo di un tronco con tetto a spiovente c’è un bellissimo muretto a secco sulla sinistra, che ci dice di quanto la strada sia antica.

Arriviamo così a Cima Sappada, alla chiesa, e usando la strada asfaltata principale andiamo verso il Piave, scendendo, usando il marciapiedi laterale a sinistra. Lasciamo la principale al primo tornante e ammiriamo uno splendido mulino avanti a noi, dunque lo costeggiamo mantenendocelo a sinistra e risalendo con l’asfaltata. Prendiamo il Sentiero Naturalistico Piave Val Seis a sinistra, raggiungendo il corso del fiume, usufruendo di molti passaggi in legno e ponticelli. Spesso il sentiero esce sull’asfaltata ma dopo breve la rilascia, salendo di quota e godendo di numerosi scorci eccezionali sul corso del fiume. Giungiamo ai Piani del Cristo e anche qui si seguono facilmente le indicazioni per il sentiero, arrivando così alla baita il Rododendro. Prendiamo il secondo ponte sul Piave e ai bivi successivi ci manteniamo sempre lungo le rive del Piave, sulla destra orografica. Si scende nuovamente sull’asfaltata, ne facciamo qualche centinaio di metri e seguendo le indicazioni la lasciamo ancora. Si arriva ad una casetta bianca, sotto il Peralba, si passa con l’ennesimo ponte il fiume e lo si ripassa. Ora siamo su di una mulattiera, spesso non facile da seguire, che sale. Quando intercetta una strada più ampia svoltiamo a destra e aggirato il colle possiamo vedere il Rifugio Calvi in alto e dunque sulla sinistra le indicazioni per il Rifugio Sorgenti del Piave, raggiungibile in pochi minuti.

Prato Carnico – Forni Avoltri

Quando arriviamo ad una sella, o ad una forcella, o in vetta ad un monte, vediamo questo mare di guglie, questa distesa infinita di onde di roccia alte duemila metri, eternizzate nel momento della cresta marina che ricade, e sappiamo che dovremo passarle tutte, come un peschereccio sa che dovrà aspettare la fine della tempesta e nel frattempo salire e scendere insieme a tutti i flutti che il destino gli parerà dinnanzi.

Il percorso

Dalla caratteristica torre inclinata di Prato Carnico prendiamo una strada a salire proprio davanti ad essa e arrivati a Palazzo Casali ne superiamo il porticato andando a destra in salita. Passiamo vicino alla Chiesa di San Canciano e proseguiamo sempre in salita, costeggiando un torrente, poi prendiamo il Sentiero 226, verso il Rifugio Talm, una via che all’inizio ha il pavimento di acciottolato nel bosco. Saliamo per almeno un’ora fino a sbucare su strada brecciata abbastanza ampia, da prendere a sinistra, dunque si arriva ad un’abitazione e al Rifugio Talm (1100 metri circa). Proseguiamo su strada cementata e continuiamo sempre in salita fino a raggiungere, ad un tornante, un bivio che porterebbe, andando avanti, alla Casera Ruin. Quindi noi andiamo a destra.

Si giunge al bivio per Rigolato e il Monte Talm, ma noi andiamo a sinistra verso la Sella di Talm. Dopo di essa (1600 metri circa) si va per il Rifugio Chiampizzulon. Dopo qualche centinaio di metri prestare attenzione al nostro Sentiero 228 che sale a sinistra lasciando la strada più ampia. Al bivio per il Chiampizzulon noi andiamo a sinistra per la Malga Campiut. Si entra così in uno scneario di massi enormi, rocce e pareti a strapiombo, meraviglioso, e si giunge ad un punto panoramico (Cuel di Ruedo mt. 1700), da dove si vedono tutte le montagne, il Peralba, il Coglians, il Tuglia… All’incrocio successivo andiamo verso la Malga Tuglia (Sentiero 227). Dopo circa 40 minuti di cammino si arriva alla panoramicissima Malga (dove è possibile assaggiare una delle migliori ricotte con miele che io abbia mai assaggiato) e qui si prende il Sentiero 229 che aggira il Tuglia a destra. Si scende con molti tornanti ampi e a 1380 metri circa troviamo una casetta di legno verso cui andare, dunque tagliando i tornanti a scendere. E’ giusto una traccia nell’erba, almeno per la prima parte, e ci porta ad una grande Malga, con un bivio a cui andare a destra per Forni Avoltri (a sinistra è altamente sconsigliato a causa dell’enorme pendenza). Si scende a capofitto fino ad una grande piana, quasi al torrente Degano, e si va a sinistra, vedendo già Forni. Dunque si passa il ponte a destra con Via Firenze e dopo il campo sportivo si arriva in paese.

Sauris di Sopra – Pesariis

La via di oggi incomincia con l’attraversamento di uno splendido bosco di faggi, da cui ogni tanto si può intuire l’acqua cristallina del Lago di Sauris, dopodiché esce allo scoperto, a mezza costa, in leggera salita, e per molti chilometri è come camminare su di un terrazzo, con il Monte Bivera come protagonista. La sua imponenza, il vestito di ghiaia e le nuvole che lo avvolgono a mo’ di sciarpa, dimostrano regalità assoluta. Ma la strada continua e da dietro il Bivera fanno capolino le dolomiti friulane, come denti aguzzi verso il cielo. Un tornante, uno sguardo alle valli di un verde impossibile, punteggiate di abeti e alpeggi, e subito si scende in una piccola gola, da cui improvvisamente si apre la vista sul Monte Cimon, che in un attimo ruba la scena al Bivera. La parete fino ai paesi in fondo alla Val Pesarina, ovvero Pieria, Prato Carnico e Pesariis, è a strapiombo. Più di 1200 metri in pochi chilometri. Dalla parte nostra bisogna farne solo 900, con mille tornanti, eppure la discesa è piacevole perché la vista ha sempre di che ristorarsi. Infine si giunge in paese, dove lo scorrere del torrente è amico, dove mille orologi rintoccano all’unisono e dove le pareti di roccia appena sorpassate, sono ancelle che proteggono e rinfrescano.

Il percorso

Da Sauris di Sopra prendiamo la statale verso Ampezzo e imbocchiamo la prima a sinistra, strada brecciata, segnata come sentiero 2e. Dopo una salita abbastanza ripida il sentiero si mantiene pianeggiante, dopodiché arriva ad un bivio che a destra porta a Sauris di Sotto. Lo imbocchiamo a scendere e dopo breve andiamo a sinistra verso il Rifugio Eimblatribm, distante 2,6 km. Si arriva ad un bivio e qui continuiamo dritti, sempre verso il rifugio, poi rrivati al bivio proprio del rifugio andiamo dritti in piano. Dopo poco incontriamo una deviazione sulla sinistra (sentiero 3a) da prendere. Questo bellissimo sentiero nel bosco che incontra case di legno e viste sulle valli ad un tratto scende su di una strada asfaltata, da prendere a sinistra, dopodiché dopo l’attraversamento di un letto prosciugato di torrente, si prende a sinistra in salita verso la Malga Losa. Si sale e si segue sempre il Sentiero 220, tralasciando le deviazioni laterali, con la vista molto ampia sulle montagne e le valli con alpeggi. Si percorre così questa lunga strada panoramica fino ad aggirare il dorso di un colle ed avvistando la Malga Losa, grande e selvaggia. Da qui si continua sempre in leggera salita, si passa davanti al monumento che ricorda Graziano Morgavi, travolto da una valanga il 12 febbraio del 1963, e si arriva fino ad una Malga, davanti a cui sulla sinistra c’è il sentiero 235 per Piereia, una spaccatura tra la roccia che fa da forcella. Il sentiero si stacca quasi subito dalla principale sulla sinistra e in breve si apre una vista impressionante sul Monte Cimon e i paesi in fondo, che dobbiamo raggiungere. Si arriva ad un rifugio abbandonato e si continua a scendere tramite sentiero, con tornanti nel bosco. Questo fino all’altitudine di 1170 metri circa, dopodiché si lascia il tornante e il sentiero segnato e si va a sinistra, verso Pesariis, mentre andando diversamente si andrebbe a Piereia. Al bivio nel bosco andiamo a sinistra e al secondo bivio si va a sinistra in leggera salita, dunque facciamo una serie di tornanti che passano il letto di un torrente in secca fino ad arrivare ad un incrocio a cui andare avanti. Giunti in fondo, vicini a Pesariis, troviamo un bivioa cui andare a sinistra, dopodiché attraverseremo il ponte e giungeremo alla chiesa di Pesariis, la città degli orologi.

Casera Tortoi – Sauris di Sopra

La montagna, la pioggia, la grandine, i tuoni. Ma un fienile. Poi la luce del sole tra le fronde degli alberi nel bosco. La gioia di essere viventi.

Il percorso

Dalla Casera Tartoi ci dirigiamo in discesa con la strada brecciata percorribile anche dalle jeep. Dopo circa 20 minuti di discesa troviamo sulla sinistra un sentiero che si stacca dalla strada, con debito cartello che indica la Casera Tragonia, nel bosco. Dopo circa cinque minuti si costeggia una bella parete rocciosa sulla sinistra, poi il sentiero ritrova la strada brecciata e la si prende a sinistra a salire. Si arriva così alla Malga Tragonia e si prosegue con il Sentiero 209 verso la Forcella della Croce di Tragonia. Giunti alla Forcella e alla località Risumiera andiamo verso Casera Mediana e in breve si aprirà la vista su Sauris di Sopra e le montagne. Qui c’è anche un’edicola del cammino della fede di Maria Luggau.

In fondo incontriamo una strada brecciata da prendere a sinistra verso Sauris (2 ore e 30 minuti). Poco prima di scendere a destra per la Casera Mediana possiamo ammirare davanti a noi la Creta di Mimoias. Dopo aver girato arriviamo alla casera e qui un bivio a cui andare avanti, non in discesa a sinistra. Dunque entriamo nel bosco di abeti e cominciamo a scendere leggermente, poi, dopo un fienile (che ci ha dato riparo dalla pioggia) in decisa discesa con molti tornanti. Al bivio a T, dopo aver perso molta altitudine, andiamo a sinistra, ancora in discesa. Si guada il Torrente Lumiei e si va a destra dopodiché si guada una seconda volta un affluente e si va a sinistra seguendo le indicazioni per Sauris, su strada cementata. Si esce dal bosco e si arriva ad un bivio a T, a cui andare a sinistra in salita. Dietro di voi la forcella e il paesaggio dal quale arriviamo, davvero incantevole. Sempre avanti e si arriva alle prime case di Sauris di Sopra, poi imbocchiamo la via principale e fatti 500 metri siamo nel centro dell’antico paese.

Rifugio Giaf – Casera Tartoi

Quando in mezzo ad una salita faticosissima o sotto una pioggia fastidiosa il gruppo continua a scherzare e a ridere, a fare battute e a faticare con leggerezza, io credo che si sia raggiunto l’apice della felicità, ma anche della saggezza. Cosa può infatti insegnare il cammino se non a continuare a camminare nonostante le avversità della vita, decisi e severamente costanti nella propria incrollabile spensieratezza?

Il percorso

Dal Rifugio Giaf, uno dei più accoglienti che abbia mai incontrato, prendiamo il Sentiero 341 per il Passo Mauria, come da indicazioni. Salutiamo definitivamente il rifugio passando sopra al Torrente Giaf e andando a mezza costa arriva al primo ghiaione. Ad un tratto sulla destra si apre la vista su Forni di Sopra e abbiamo la visione del grande Monte Clapsavon (che significa la Montagna del Sapone). Entriamo in faggeta e si comincia a scendere verso il torrente Fossiana da guadare facilmente, dopodiché si continua sullo stesso sentiero seguendo le evidenti indicazioni. Ancora avanti e guadiamo agevolmente il secondo torrente, con le stesse caratteristiche del primo. Si arriva dunque al Passo Mauria (1290 s.l.m.) e qui si imbocca la statale a sinistra, facendo solo un paio di tornanti, dunque si va la prima a sinistra, piccola strada asfaltata chiusa al traffico. Incontriamo delle casette di legno e la strada smette di essere asfaltata e diventa una sterrata abbastanza larga. Proseguiamo dunque con questa via nel bosco in direzione Casera Lavazeit e all’altezza di un’antica casa ristrutturata (del 1852) prendiamo il 207 lasciando il 358. A mezzacosta, con sali e scendi, arriviamo al bivio con l’altavia del silenzio a sinistra, ma noi proseguiamo sul 207 avanti. Ad una cascata artificiale guadiamo il torrente grazie ad un passaggio abbastanza agevole proprio sotto alla cascata, lasciando il 207 e provando un sentiero molto impervio a sinistra verso la Casera Lavazeit, non sempre evidente nel bosco, salendo di alcune centinaia di metri di dislivello. Giunti alla deliziosa Casera (1800 metri sul livello del mare) e ponendocela alle spalle riprendiamo il 207 a sinistra e rimanendo a mezza costa possiamo ad un tratto vedere le Tre Cime di Lavaredo a destra, come da cartello. Giungiamo agli impianti di risalita e qui proprio all’altezza della seggiovia andiamo a sinistra con sentiero 211 verso la Casera Tartoi. A questo punto a causa della pioggia abbiamo perso il 211 ma abbiamo preso comunque un sentiero valido, che sale nel bosco, attraversa una frana in sicurezza grazie ad alcune staccionate, e poi ridiscende con delle scale. Ancora avanti in discesa a zig zag nel bosco e ci ricongiungiamo con il 211 da prendere a sinistra. In circa 30 minuti siamo alla Casera Tartoi, posto vero e semplice, da cui si gode di una vista incredibile.

Rifugio Padova – Rifugio Giaf

La forcella non è solo un elemento morfologico della montagna. Essa è, antropologicamente, una Rinascita. Preceduta da un’impervia salita, estenuante, ripida, con lo sguardo fisso a terra sulle rocce, lascia d’un tratto esplodere la vista su di una nuova e sconosciuta valle. E’ una simbolica fuoriuscita nel mondo, un venire di nuovo alla luce dalle strette pareti di Madre Terra.

Il percorso

Partiamo finalmente dal Rifugio Padova e prendendo la strada a salire avendo gli Gli Spalti di Toro avanti a noi arriviamo ad un pannello informativo da cui parte un sentiero, a destra. In breve e subito prima di un capitello religioso svoltiamo a sinistra come da indicazioni per il Giaf (sentiero 346). Al bivio per la Forcella di Forni andiamo invece a sinistra per la Forcella Scodavacca. Il sentiero sale decisamente e alla nostra sinistra possiamo vedere la Tacca, la Torre e il Monte Cridola, insieme al Crodon di Giaf a destra. Giunti alla forcella dopo circa 800 metri di dislivello potrete godere di una vista davvero eccezionale, dunque si ridiscende per il ghiaione.

In fondo alla valle possiamo vedere Forni di Sopra. Siamo in Friuli.

Continuiamo su sentiero sormontati da torrioni di roccia stile fantasy fino a trovare un cartello indicante Rifugio Giaf 40 minuti. Si passa così dentro al Lariceto Puro di Alta Quota (1690 slm). Un’ultima indicazione per l’Anello Bianchi e il Rifugio Giaf, si intravede il Torrente Giaf e si arriva all’omonimo rifugio.

Eremo dei Romiti – Rifugio Padova

Ode al polpaccio e alle sue potenzialità: misconosciuto dalla poesia montanara, dedita solo a picchi e ferrate, lavora rasoterra soffocato dal calzettone e non gode mai del paesaggio come farebbe, che ne so, un avambraccio. Non importa se esile o muscoloso, presta servizio senza esser visto, si allunga silenzioso nell’oscurità, come pompa idraulica che porta acqua alla città. Famoso per gli anta quello di Sebino, oggi fa rima con Paolo Zuccarino.

Il percorso

Dall’Eremo dei Romiti ci dirigiamo verso il bel dondolo alla cui sinistra c’è una strada ben evidente che scende. In breve si arriva in fondo alla discesa e qui troviamo le indicazioni a destra per il Rifugio Cercenà, nostra tappa intermedia e dopo poco un pannello informativo del Troi dell’Orse. Da qui andiamo per il sentiero in leggera salita accanto alla panchina. Con una discesa a zig-zag arriviamo ad una splendida parete di roccia con una scultura di legno raffigurante un orso, molto bello. Ancora in discesa e si arriva ad una fonte e ad un ponte sul torrente. Il sentiero, davvero incantevole, è accompagnato da tabellazioni in legno con indicazioni di piante, animali e mestieri del posto.

Si giunge dunque alla fine del sentiero in una radura con lo stesso pannello dell’inzio e qui si prosegue passando accanto al fienile in legno, per il sentiero numero 345. Con una salita decisamente ripida si arriva ad una pietra trigonometrica, si apre la vista sul Monte Tudaio ed il Cadore e se sbirciamo tra le fronde possiamo vedere il nostro punto di partenza, l’Eremo dei Romiti.

Giunti al Fienile Dalego troviamo un crocifisso accanto a cui parte un sentiero in piano nel bosco e dopo breve le indicazioni a destra per il Cercenà. Arrivati al Cercenà proseguiamo per l’asfaltata che in poche decine di metri vi porta ad un bivio da imboccare ovviamente in salita a sinistra. All’altezza della località Antarigole (1101 s.l.m) consigliamo di prendere il sentiero a destra per il Padova, in quanto più naturale e bello, lasciando quindi l’asfaltata. Il sentiero si mantiene sempre sulla destra idrografica del Torrente Talagona, poi passa dall’altra parte con un ponte e abbiamo una bellissima vista sugli Spalti di Toro. Sempre avanti per questa salita nel bosco e si arriva al Rifugio Padova, sotto la corona delle montagne.

Revine – I boschi del castagno

Pian delle Femene si trova a 1140 metri di altezza e affaccia sulla laguna. Da lì ho ripensato al nostro arrivo a Venezia, ormai più di 10 giorni fa. Sembrerà presuntuoso dirlo ma mi è sembrato che fosse la stessa Venezia ad essere emozionata di vederci arrivare. Era come se una bellissima donna ci dicesse: “Ogni giorno migliaia di turisti vengono, mi usano e se ne vanno. Scivolano laidamente per le calli, sudati e grassi. Per loro sono solo una merce da fotografare in ogni posa, come una puttana per pervertiti. Godono della mia antica bellezza tutta in una volta, facendone una scorpacciata. Voi invece mi avete corteggiata per mesi, avvicinandovi gradualmente, con delicatezza, un passo alla volta. Mi avete immaginata ogni giorno, ripercorrendo le vie d’acqua che mi raggiungono dal mare. Non siete arrivati col treno o con la macchina, siete arrivati a piedi, facendomi sentire amata veramente, come lo ero una volta”.

Il percorso

Dal centro di Revine, cioè la piazzetta dove c’è il piccolo monumento ai caduti, andiamo verso il centro storico con Via Maestra, in salita. Tramite Via Sommavilla arriviamo al Santuario di San Francesco di Paola e da qui prendiamo la via crucis della chiesa con le stazioni che sono anche cappelle familiari, fino al piazzaletto antistante la facciata, panoramico. Da qui usciamo dal perimetro della chiesa e prendiamo una strada a scendere per pochi metri, poi il sentiero a sinistra. Dopo breve incomincia a distanziarsi dalla strada asfaltata e troveremo una casa a sinistra. Andiamo avanti in salita e poi imbocchiamo il sentiero per Pian delle Femene a destra, con il cartello che indica 2 ore e 10 minuti.

Lungo la salita abbastanza pendente incrociamo due ruderi di case e quando intercettiamo una strada più ampia con una casa sulla destra, continuiamo a seguire il sentiero avanti a noi, leggermente a destra, sempre in salita. Salendo ritroviamo la strada più ampia da prendere a sinistra e superiamo il cartello che indica l’accesso solo ai frontisti (in questo punto lasciamo il sentiero perché la vegetazione lo ha coperto, ma solo per riprenderlo tra breve). Dopo 100 metri circa all’altezza di un tornante svoltiamo sempre in salita a destra, seguendo lo stesso tornante. Percorriamo questa via per altri 300 metri circa e all’altezza di un altro tornante a sinistra prendiamo il sentiero che lo tange. Arriviamo dunque a Castegne Maor (725 metri di altezza) e continuiamo sempre su sentiero.

Intercetteremo più volte la strada brecciata ma proseguiamo sempre per sentiero, dunque arriviamo a Pian delle Femene, dove ci aspetta un piazzale e una strada asfaltata che va verso La Posa, a sinistra. In 200 metri circa infatti siamo ad un bivio: avanti La Posa 2 km, mentre noi andiamo a destra in discesa per strada brecciata.

Si arriva così alla Sorgente del Torrente Limana, sulla destra. Ancora avanti e quando saremo in una grande radura con baita a destra ci stacchiamo dalla strada e prendiamo il sentiero a destra che punta verso il bosco, laddove campeggia il cartello di divieto di circolazione per mezzi motorizzati. Uscendo dal bosco di abeti si spalancherà la vista sulle Alpi, alte e possenti, con la valle e i boschi tutto attorno.

Percorrendo la valle stessa si arriva ad una malga, dietro la quale si prende una strada asfaltata in discesa. Al primo stop andiamo a destra per Via Valmorel e arriveremo al piccolo abitato, appunto, di Valmorel.Da qui già troviamo le indicazioni per I boschi del Castagno. Basterà infatti imboccare Via I Bosch, piccola e vicino alla piazza, e percorrerne circa 1 km, dunque arrivare in fondo alla stessa via e trovare l’azienda Wwoof.

Oasi di Cannevié – Abbazia di Pomposa

C’è un sottobosco di cui ignoravo l’esistenza che attraversiamo segretamente. In molti ci scrivete o ci messaggiate o ci telefonate, per dirci che ci state sognando. E’ da quando ci siamo messi in cammino che accade, così come accade che noi sogniamo voi ogni sera. Ci allontaniamo fisicamente eppure è come se entrassimo nei meandri di un inconscio che ci unisce, parallelamente alla realtà fisica, oltre le classiche e superficiali categorie dell’esistenza.

Il percorso

Partenza dall’Oasi di Cannevié, si attraversa la Strada Provinciale 54 e si prendono immediatamente le scalette che portano all’argine del Po di Volano, dunque si volta a destra su pista ciclabile La Via del Sale. A sinistra la zona umida che possiamo dominare grazie alla posizione rialzata che abbiamo guadagnato e a destra campi coltivati a perdita d’occhio. Dopo qualche chilometro la pista ciclabile si allontana dalla strada provinciale, continuando però sempre lungo gli argini. Quando ci si riavvicina e davanti a voi avete il ponte della Via Romea, scendete all’altezza di un albergo giallo e svoltando a destra prendete la strada brecciata con le indicazioni per Abbazia di Pomposa 1,2 km.

Arrivati alla provinciale l’attraversate e andate dritti per strada sempre brecciata. In brevissimo uscirete dagli alberi e potrete vedere il campanile dell’Abbazia di Pomposa. Basterà seguire la strada per i campi per raggiungerla.

Pitigliano – Manciano

Percorso di facile escursionismo, adatto anche a MTB e cavallo, con vasti panorami sulla valle del fiume Fiora di cui in alcuni tratti lambisce le rive. Di recente, lungo parte del percorso indicato, è stata collocata della cartellonistica con la denominazione Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.).

Difficoltà: E. Tempo netto 6 ore. Dislivello 535 metri in salita; 425 metri in discesa

Attraversato interamente il centro storico di Pitigliano, 313 m, si imbocca Via di Porta di Sovana su splendida scalinata e si supera la porta sorretta ancora in parte da mura etrusche: al termine delle scale si piega a sinistra e subito dopo a destra in direzione della via cava di Poggio Cani. Sempre scendendo si va ora a destra immettendosi nella via cava, che risente di recenti interventi di consolidamento, arrivando in breve all’asfalto che si segue verso destra per circa 100 metri sino al bivio sulla sinistra, segnalato da un cartello esplicativo, per la via cava di Fratenuti (15 min.).

Si guada con facilità il fosso Meleta, affluente della Lente, che a sua volta confluisce nel fiume Fiora, e subito dopo si imbocca, in lieve salita tra alte pareti di tufo, la via cava di Fratenuti, tra le più spettacolari di tutta l’area. L’origine del nome sembra sia la presenza – nella parte alta della via – di un convento di clausura, e quindi di “frati muti”. Finita la via cava si prosegue su sterrato, con vista sulla valle del fiume Lente, protetti a tratti da una staccionata di legno, si lascia a destra un casolare, si traversa un fossetto con edicola votiva, si passa a fianco di un riparo sottoroccia raggiungendo così una strada asfaltata, 291 m (45 min.).

Si prosegue ora verso destra per lungo tratto su asfalto sino a raggiungere la località Meletello, al termine di una discesa su sterrato, ormai sulla piana del fiume Fiora (1 ora). Si prende quindi a sinistra, passando a fianco di un podere, 165 m; dopo 500 metri di lieve salita, con breve deviazione sulla destra si può raggiungere un gruppo di massi in cima a Poggio Rota, oggetto negli ultimi anni di particolare attenzione da parte di studiosi locali. In breve si raggiunge la SS74 Maremmana in località Pietramora, 247 m (45 min.).

Si prosegue dritto su asfalto attraversando la statale e si lascia a sinistra un podere traversando il fosso Roiana. Si piega ora nettamente a destra e, superato un podere (Casale Selva), ad un primo bivio a sinistra si prosegue dritti piegando subito dopo a destra per scendere nella valle del Fiora riprendendo la SS74 nei pressi della località Mirafiora, vicino ad un ristorante, 170 m (45 min.).

Si traversa su asfalto il ponte stradale sul fiume Fiora (a monte gli imponenti resti del vecchio ponte di origine romana, bombardato dagli Alleati nel 1944); subito dopo si imbocca lo sterrato che sale a sinistra ed al primo bivio si va ancora a sinistra. Qui si lascia il percorso denominato “Sentiero 002 Rete Escursionistica Toscana (R.E.T.)” e si va nuovamente a sinistra su buon sterrato in lieve discesa fino ad un bivio a T dove si va ancora a sinistra. Si prosegue con saliscendi lungo la strada sterrata, con il fiume Fiora sulla sinistra, fino ad un bivio: si ignora la strada che sale a destra e si prosegue ancora una volta verso sinistra. In questa zona si trovano una tomba etrusca a dado e massi squadrati e lavorati di grandi dimensioni.

Si prosegue ancora in discesa fino ad arrivare in vista di una grande ansa del fiume Fiora: prima di scendere nei campi occorre imboccare (154 m) un sentiero sulla destra in lieve discesa che dopo aver attraversato boschi e campi ci porta in una grande radura con un ciliegio isolato sulla destra. Si esce dalla radura e si prosegue ora nuovamente su sterrata raggiungendo in breve un bivio, nei pressi della confluenza del fosso Bianco nella Fiora (132 m) (1 ora 10 min.).

Si sale verso destra su agevole carrareccia, si superano in località Lascone diversi casali e case isolate, si traversa la località Secchete (340 m) e si incrocia un’ampia sterrata, purtroppo abitualmente percorsa dalle autovetture (287 m) (1 ora e 20 min.).

Qui ritroviamo il Sentiero 002 della R.E.T..; si va a sinistra ed in breve si raggiunge una biforcazione (20 min.).

Proseguendo dritto si raggiungerebbe poco dopo la SP Farnese – Manciano; il percorso abbandona invece la sterrata e, girando a destra su sentiero in salita, arriva a Manciano, con un ultimo breve tratto su asfalto, (444 m) (30 min.).

Montegiove – Montegabbione

Partenza da Montegiove, con il Castello alle spalle, si prende a destra e si scende verso la strada provinciale che porta a Montegabbione. All’altezza del bivio per Greppolischieto, dietro una chiesina parte il sentiero sulla destra, segnalato con segnavia rossa e bianca M17. Il sentiero è in leggera salita.

Usciti dal bosco si intercetta una carrareccia che si prende nella sua diramazione principale a sinistra e si và sempre dritti sul sentiero segnalato da segnavia rossa e bianca. Giunti ad uno slargo dove c’è un palo della luce, si lascia il sentiero principale e, si svolta a sinistra. Il sentiero, anche qui, è segnalato da segnavia rossa e bianca e segnalazione per mountain bike per Monte Arale. Proseguendo, si arriva ad un bivio, si lascia sulla sinistra il sentiero più evidente e, si prosegue a destra, in salita. In ogni caso, le due piste confluiscono entrambe sulla stessa pista principale più avanti.

Si incrocia un viottolo e si prosegue sempre sulla destra. Si arriva ad un bivio e noi prendiamo a sinistra, al bivio successivo sempre manteniamo la sinistra e, da qui già si vede la cima di Monte Arale. Il sentiero è sempre segnalato da bandierina rossa e bianca e, arrivati al bivio, imbocchiamo il sentiero segnalato a sinistra, che si ricongiunge più avanti sulla pista principale. Dopo alcune brevi rampe in salita, si raggiunge la strada carrabile che sale da Montegabbione (che percorreremo a ritorno, in discesa) e si prende a destra e saliamo fino alla cima del Monte Arale, passando di fronte ai parcheggi per le auto della Baita di vetta, dove è possibile pranzare, dopo aver verificato i giorni e gli orari di apertura durante l’anno. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo sulla cima e possiamo ammirare un bellissimo panorama, sul lago Trasimeno e sui colli del perugino, fino a Monte Subasio e Assisi e, più oltre, l’Appennino.

Si torna indietro per la strada principale per Montegabbione lasciando a destra e sinistra varie diramazioni. In circa un’ora, dalla vetta, si arriva al cimitero di Montegabbione e proseguendo per qualche altro centinaio di metri, si raggiunge il centro abitato.

Pietralunga – Apecchio

La primavera esplode in mille insetti che camminano su foglie e pietre. Ogni foglia è un bosco, ogni pietra una montagna. Tra di loro ce ne sono tre che mi lasciano stupito: uno è bianco e arancio, gli altri due vestiti di tanti colori. Chissà dove vanno, perché, e se sanno che il mondo è molto più grande di loro.

Il percorso

Dalla piazza principale del paese di Pietralunga, con il municipio e la chiesa di Santa Maria, ci infiliamo nei vicoli del borgo usando Corso Matteotti. Si esce da Porta del Cassino, si prendono le scale a sinistra, si gira in discesa sempre a sinistra alla fine delle scale e si arriva alla provinciale da imboccare a sinistra per poche decine di metri, quindi si svolta a destra per Via San Vincenzo con le scalette all’inizio. Appena inizia la salita troviamo le indicazioni per il sentiero 117, ma noi proseguiamo in salita avanti. Arriviamo così ad un grande incrocio con la provinciale. Qui prendiamo il sentiero 117 (nel frattempo reintercettato) verso San Salvatore, una strada brecciata in salita. Dopo circa 300 metri troviamo un bivio a cui andare a destra e arriviamo in località San Salvatore. Qui proseguiamo sempre sul 117 in leggera discesa a sinistra, fino ad arrivare al bivio per la Balucca, dove bisogna andare a destra, in leggera salita, su strada sterrata.

Dopo poche centinaia di metri svoltiamo a sinistra in discesa, al bivio. Giunti al Mulino Maccheroni (510 metri s.l.m.) svoltiamo a sinistra verso il sentiero 118. La strada è asfaltata e ci porta al bivio per Città di Castello, avanti. Dopo breve imbocchiamo a destra per Caimattei sempre su strada asfaltata. Ancora qualche decina di metri e proseguiamo dritti per S.Andrea. Vicino al ruscello ci sono dei casali con rimesse, dopodiché la strada risale. Dopo 700 metri circa lasciamo l’asfaltata andando dritti per strada brecciata, all’altezza di un tornante. Al casale e chiesa di S.Andrea andiamo a destra del forno, puntiamo il casale abbandonato avanti e sopra di noi, lo aggiriamo a destra e ci ritroviamo su di un sentiero che sale. Voltatevi ogni tanto a guardare il panorama splendido dietro di voi e alla vostra destra il Monte Nerone. Giunti nel punto più alto, che è anche quello dove intercettiamo la strada asfaltata da imboccare a sinistra, siamo su Monte delle Trecciole, sito a 813 metri s.l.m.

Arriverete piacevolmente alla Madonna dei 5 Faggi e dopo qualche decina di metri imboccherete alla vostra sinistra una strada sterrata. Siete sul Sentiero Italia. Quasi subito si arriva ad un casale da cui dipartono molte strade: seguite sempre i segni bianco rossi del Sentiero Italia. Giunti alla località i Prati, dopo aver attraversato un paesaggio di argille e boschi tutto attorno, andate davanti fino al grande casale. Qui svoltate a destra su strada brecciata, lasciando il sentiero Italia ed entrando nelle Marche.

Fate molti chilometri di questa strada, con curve e aperture di paesaggi spettacolari, fino ad incontrare una Madonnina dentro un incavo di un legno. Qui lasciate la strada che nel frattempo è diventata asfaltata e imboccate un sentiero laterale a sinistra che sale. Arriva in un posto pieno di stradine laterali, quindi seguite sempre il nord o il gpx, fino a sbucare vicino ad un casale. Percorrete la recinzione svoltando a destra (attenzione ai molti sentieri segnati in questo ultimo tratto), oltrepassate delle capanne di caccia e uscite su di un prato da cui poter vedere Apecchio. Da qui usate il prato e poi puntate due casolari alla cui base c’è una strada che vi porterà, andando a sinistra, alla chiesetta di Apecchio e al filare di tigli che conduce nel borgo vecchio.

Lucca – Pisa

Il sentiero degli acquedotti

L’itinerario parte dalla cattedrale di San Martino a Lucca. Precisamente, è scelta come punto di partenza la fontana in piazza Antelminelli, alimentata in origine dall’acquedotto Nottolini. Attraverso via del Duomo, si arriva alla piazzetta della posta: qui svoltiamo a sinistra, in via dell’arcivescovato. La prima traversa a destra ci conduce in via della Rosa, che prendiamo a destra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria della Rosa. Questa ospita al suo interno un breve tratto della cinta muraria romana della città. Si esce dalle mura attraverso il baluardo di san Colombiano; si prende quindi il sentiero che costeggia le mura sulla destra, fino a trovarci in corrispondenza della stazione ferroviaria. Vi dobbiamo entrare, e oltrepassarla attraverso un sottopassaggio: sull’altro lato della strada, svoltiamo a sinistra, e dopo un breve tratto ci troviamo, sulla destra, il tempietto – cisterna di San Concordio, il primo elemento architettonico appartenente all’acquedotto Nottolini. Lo si aggira sul lato destro, e si inizia a costeggiare l’acquedotto composto da una serie di arcate in mattoni e pietra, lungo la via del tempietto, un percorso sterrato. Si arriva, procedendo sempre dritti, all’autostrada, che è traversabile tramite passaggio sopraelevato: si può così riprendere la strada dell’acquedotto. Questa permette di attraversare due canali e altrettante strade asfaltate, fino ad arrivare nel borgo di San Quirico, in corrispondenza del quale l’acquedotto ad arcate termina in una seconda cisterna. Qui il percorso, fino ad ora pianeggiante, inizia a salire: si tratta di un sentiero contrassegnato come variante della via Francigena. L’acquedotto diviene interrato, ma è comunque evidente il suo tracciato, essendo intervallato da tombini di ispezione. Si deve tenere come riferimento: ci condurrà in corrispondenza delle Parole d’Oro, vale a dire una distesa, con diverse costruzioni, fra le quali spicca un ponte con incise delle parole dorate (da cui il luogo trae il nome). Le costruzioni appartengono al sistema dell’acquedotto, ormai in disuso: fanno da cornice ad un canale artificiale, la Serra Vespaiata, progettata dall’architetto Nottolini per convogliare le acque. Si segue il percorso della Serra Vespaiata a sinistra, anche quando questa perde il suo carattere artificiale. Il sentiero, identificato da segnaletica, continua a salire. Si giunge così ad una strada più grande, che si percorre per pochi metri, prima di svoltare a destra in corrispondenza di un casale. Arrivati in un punto in cui si incrociano quattro sentieri, si sceglie quello a sinistra. Alla nostra destra, una grande antenna, ai cui piedi un punto panoramico ci permette di godere della vallata di Lucca. Subito sotto, un piccolo osservatorio astronomico: l’osservatorio di Cappanori. Da questo punto in poi si inizia a scendere: si arriva ad una strada asfaltata, e subito si imbocca il sentierino che scende sulla sinistra. Alla nostra sinistra, un uliveto, mentre il sentiero è costeggiato da un muro a secco sulla destra. Dopo un breve tratto, in corrispondenza di una abitazione si imbocca la strada asfaltata, scendendo verso sinistra; quindi, confluendo su una strada asfaltata più grande, la si prende verso sinistra, continuando a scendere, e in breve si entra nel paese di Vorno.

Una delle strutture presso cui è possibile alloggiare è il “Rio di Vorno”, ostello e albergo che offre anche ristorazione.

Da Vorno, si riparte, in direzione Asciano / Pisa, seguendo sempre la strada asfalta, fino a quando non si deve lasciare quest’ultima, per imboccare il sentiero CAI 124 alla nostra sinistra, salendo su una rampa di cemento che conduce ad un cancello: lo si aggira sulla sinistra. Ora il sentiero si stringe e sale: prendiamo come riferimento il fosso, che deve rimanere alla nostra destra. Si sale, fino a quando non ci si ritrova su una piana disboscata: il sentiero si fa più largo, pianeggiante e regolare. Lo si prende verso destra, e in breve diventa sassoso. SI arriva al Campo di Croce, che rappresenta il punto più alto del percorso. Si scende ora mediante la strada sterrata principale, fino a quando non si deve prendere il sentiero 117 sulla destra, in direzione Mirteto. Mantenendo sempre la destra in salita, si arriva al rudere della Casa della Guardia: è in questo punto che prendiamo il sentierino che scende a sinistra. Arriviamo alla Scarpa di Orlando, dove si trova la sorgente più alta che alimenta l’acquedotto mediceo: qui ci si può rifornire di acqua. L’itinerario ufficiale prevede di scendere a sinistra, subito prima del muretto, percorrendo le condutture dell’acquedotto, ma si può proseguire il sentiero verso Mirteto, nel caso in cui la prima alternativa non risulti percorribile.

Si arriva al paese fantasma di Mirteto, convento medievale fortificato, di cui rimangono ruderi di abitazioni e le mura esterne della chiesa. Dopo aver visitato il paese, che offre anche una fontana funzionante, scendiamo lungo la vecchia strada lastricata. A breve, si trova un ponte, che si attraversa, di fronte al quale c’è una fontana all’interno di una casupola: si continua la strada lastricata verso destra, scendendo. In sequenza, ci troviamo una grande struttura, nota come “il Purgatorio”, in quanto si tratta di una vasca di depurazione delle acque, e poi “il Cisternone”, che aveva la funzione di raccogliere l’acqua per conservarla. Dove la strada lastricata lascia il posto a quella asfaltata, ci troviamo la casa del “Fontaniere” alla nostra destra. Siamo entrati nell’abitato di Asciano: si svolta a sinistra, per via Garibaldi, scendendo. All’incrocio, si attraversa e si prosegue dritti, per via dei Possenti. Dopo poco si iniziano a intravedere sulla sinistra le arcate dell’acquedotto mediceo. Si traversa via delle Sorgenti, e si prosegue dritti, per via dei Condotti.

Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata, per imboccare la strada sterrata che costeggia le arcate sulla sinistra. Da adesso in poi, seguiremo sempre le arcate dell’acquedotto, anche quando si dovrà attraversare una strada asfaltata. Dopo circa 6 km, arriviamo alla città di Pisa, dove le arcate si interrompono brevemente: dobbiamo attraversare la strada, e troviamo il proseguimento dell’acquedotto, nell’ambito di un parchetto alberato. Una pista ciclo-pedonale ci conduce fino ad un semaforo: qui attraversiamo, e continuiamo a seguire le arcate tramite un sentiero in un parco. Lasciamo momentaneamente il tracciato dell’acquedotto, in corrispondenza di una rotatoria, attraversando un fossato e ritrovandoci in un piccolo parcheggio: a sinistra, ritroviamo le arcate, che seguiamo, fino a Scarpamondo. Traversando la strada e aggirando Scarpamondo sulla destra, ritroviamo le arcate dell’acquedotto. Entriamo in città per la porta che si apre nelle mura; poi, andiamo verso destra, in via Giardino, e proseguendo nella stessa direzione incontriamo la chiesa di Sant’Andrea Forisportam. Svoltiamo a destra, per via Sant’Andrea, fino ad arrivare alla piazza Alessandro d’Ancona, dove si può ammirare una fontana secentesca. Si prende il vicolo dei Ruschi, sulla sinistra. Per via san Lorenzo, arriviamo in piazza dei Cavalieri. Passando sotto l’arco, percorriamo via Dalmazia e prendiamo, verso destra, via della Faggiola, fino ad incrociare via Capponi. Percorsa via Capponi verso sinistra, arriviamo a piazza Arcivescovado, e quindi al punto finale del percorso, vale a dire la Fontana dei Putti, che è alimentata dalle acque provenienti dal monte Pisano.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Gualdo Cattaneo – Collemancio

Oggi è il giorno delle denunce. Non è possibile infatti che una strada bella come quella di oggi sia rovinata da:

  1. la possibilità che ci siano polpette avvelenate lungo il sentiero, usate da cacciatori per strane e private guerre. Il cane dunque, benché il posto sia splendido e perfetto per correre, non può essere sciolto perché troppo rischioso.
  2. Il taglio del bosco scellerato che impedisce, con gli alberi abbattuti proprio lungo il sentiero, il passaggio. Per un tratto di cento metri ridotto a questo modo ci possono volere anche trenta minuti, per non parlare della pericolosità. Noi siamo passati, ma altri riuscirebbero?
  3. i sentieri sono pieni di cartucce… plastica e metallo. Non siamo contro la caccia, né ambientalisti integralisti, ma così è davvero troppo.

Il percorso

Dal comune di Gualdo Cattaneo situato a Piazza Umberto I andiamo verso Piazza Beato Ugolino, prendiamo Via Roma costeggiando il buonissimo forno e poi andiamo a sinistra su Viale Arnaldo Balducci, strada panoramica. Giunti alla rotatoria andiamo a sinistra per Via delle Rimembranze e poi subito a destra in salita per Via del Monte. Dopo poche centinaia di metri superate le scuole elementari svoltiamo a sinistra per Via Col Ventoso all’altezza di un crocifisso posto proprio all’angolo.

La strada diventa sterrata all’altezza di un casale (dovrebbe essere panoramica ma quando l’abbiamo fatta noi eravamo completamente avvolti dalle nebbie). La percorriamo fino a ché non intercettiamo di nuovo la strada asfaltata e la imbocchiamo a sinistra. All’altezza del Km 2, appena spiana, poco prima che risalga, ci sono due sentieri sulla sinistra. Noi prendiamo quello che va in piano a destra.

Giunti ad un incrocio andiamo avanti e al bivio a T successivo andiamo a sinistra. Incontriamo uno spiazzo sulla destra molto panoramico e qui andiamo avanti, non a sinistra. Giunti ad un altro bivio con la recinzione di filo spinato al centro noi ci manteniamo a destra e dopo circa 300 metri prestare attenzione alla deviazione sulla sinistra da imboccare, con freccia rossa su palo di legno. Ancora un bivio a cui ci manteniamo a sinistra in piano.

Arriviamo così dopo una salita a Monte Civitelle da cui si gode di una bella vista. Andiamo sempre avanti per circa 1,2 km e andiamo a destra in discesa all’altezza di una radura. Al bivio a T successivo andiamo a destra e dopo qualche centinaio di metri incontriamo un altro incrocio, a cui andiamo a destra in discesa. Si arriva in questo modo ad un cancello di legno con filo spinato per animali. Oltre di esso, oltrepassabile ai lati, andiamo a sinistra lungo il campo e poi ancora lungo il bordo del campo in discesa e poi in salita, fino a giungere ad un angolo estremo, dove troviamo una strada sulla sinistra (fare riferimento al gps per eventuali dubbi. Ci sono sicuramente altre vie più semplici ma il bosco è un labirinto di vie e questa almeno è sicura). Dopo pochi metri siamo ad un bivio a cui andare a destra e costeggiamo una rete elettrosaldata. Poi, mantenendoci sempre a sinistra, arriveremo ad una strada asfaltata all’altezza di alcune case, da prendere a sinistra per molti minuti.

Dove incontriamo una targa commemorativa della resistenza ci sarebbe un sentiero sulla sinistra oltre un cancello per animali. Ma noi oggi preferiamo andare dritti e farne un’altra, certo più lunga ma altrettanto bella e piacevole, una sterrata nel bosco (Via delle Pianate San Sisto).

Quando Via delle Pianate San Sisto arriva ad un incrocio svoltiamo a sinistra in discesa. Si è intanto aperta la vista su Collemancio, nostra destinazione. Dopo una casa sulla destra incontriamo la provinciale ma è davvero piacevole perché sterrata e dunque la prendiamo a destra. Quando scavalliamo si apre la vista sulla valle sottostante e Cannara, Bastia Umbra e adagiata sul lembo sinistro del Monte Subasio… Assisi.

Quando siamo all’altezza del piccolo cimitero di Collemancio svoltiamo a sinistra e giunti alla chiesetta che fa da rotatoria andiamo naturalmente a sinistra per il bellissimo e incantato borgo di Collemancio.

Barattano – Marcellano

Il nostro obiettivo è collegare i piccoli borghi, ma non sempre le antiche strade sono ancora evidenti. Trovarle, oggi, è stato avventuroso e bello. Ma la speranza più grande è che questo tracciato possa ridiventare, un giorno, una via battuta come lo era una volta.

Il percorso

Partenza dal fortilizio di Barattano. Guardando il paese c’è una strada sulla sinistra che lo aggira e arriva ad alcune rimesse. Da qui andiamo in basso a sinistra per un sentiero contornato di pollai e in breve ancora a sinistra per un sentiero poco evidente. Questo sentiero sbuca su di una strada sterrata da prendere a destra in discesa, all’altezza di un casale. Oltre il casale, a destra, andiamo per il campo e lo attraversiamo scendendo seguendo il tracciato gps. In antichità cera una strada ma adesso è quasi scomparsa.

Alla fine del campo arriviamo ad una strada per i trattori che imbocchiamo per pochissimo a destra. Qui, oltre il fosso, puntiamo il ciuffo di alberi avanti a noi e poi andiamo paralleli agli ulivi sempre in salita, tenendoci la casa ben evidente sulla sinistra. E’ ovvio, viste le indicazioni, che per questo tratto è bene seguire il tracciato gps.

Prendiamo una strada tra le querce e grazie ad essa passiamo una rimessa in lamiera e usciamo su di una strada asfaltata secondaria, da prendere a sinistra.

Facciamo circa 300 metri e andiamo a destra con una bella strada sterrata, alla fine della quale, laddove spiana, scendendo, c’è un bivio a T da prendere a sinistra. Siamo sotto Marcellano che intravediamo tra le fronde delle acacie.

Svoltiamo a destra in discesa verso la carcassa di una polo bordeaux. Qui svoltiamo a sinistra e salendo siamo nel bel paese di Marcellano.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Lugnano in Teverina – Parco Energia Rinnovabile

Esistono delle splendide strade sterrate, nei boschi. Ma alcune di esse hanno degli inconvenienti: quando piove molto si riempiono di acqua e la grande pozza a volte sbarra completamente il passaggio. A destra rovi, a sinistra bosco impenetrabile. Dunque il passo rallenta e ognuna di esse diventa una piccola impresa da superare. Vendono cara la pelle. Bisogna stare in equilibrio e passare sul ciglio fangoso. Di solito sono in sequenza. Noi oggi ne abbiamo incontrate quattro, per poi scoprire che la strada era sbagliata e dovevamo tornare indietro. “Le pozze no!” ha detto uno di noi. E invece le pozze sì…

Il percorso

Partenza da Piazza Santa Maria di Lugnano in Teverina. Sulla destra, guardando la chiesa, troviamo delle scale che scendono. Le imbocchiamo (Via Garibaldi) e arriviamo a Via duca degli Abruzzi che prendiamo a sinistra. Usciamo dalla porta e andiamo a destra, dunque subito a sinistra per delle scalette che scendono e ci portano sotto il borgo. Prendiamo a sinistra Via Roma e andiamo sempre dritti per Via Madonna dei Pini, che inizia a salire. Dopo breve, quando già siamo in quota, la strada diventerà sterrata e incomincia a salire decisamente, passando vicino ad un’area attrezzata per il pic-nic. Siamo già dentro al bosco.

Dopo circa 1,5 km sulla destra troviamo una deviazione che imbocchiamo. In breve la strada arriva in piano e giungiamo ad una radura con due strade. Proseguiamo avanti. Dopo 150 metri circa c’è un bivio a cui andare a sinistra (andando avanti raggiungeremmo semplicemente il traliccio i cui cavi ci sovrastano).

Scendiamo in maniera abbastanza ripida a cui svoltare a sinistra in discesa. Si arriva così ad un bivio a Y e imbocchiamo a destra, in piano. Al bivio successivo a T andiamo a sinistra verso Macchie, prendendo una strada ben più ampia di quella da cui proveniamo. Questa strada diventa asfaltata e arriva sotto il piccolo borgo. Svoltiamo a sinistra al bivio e subito a destra per strada sterrata direzione Le Stalle. Si passa così vicino ad una fattoria e ignorando una strada sulla sinistra meno battuta ci manteniamo sulla principale ben evidente, sterrata.

Si arriva al bivio per Le Stalle che seguiamo a sinistra. Superato il suddetto casale (ovvero Le Stalle) ci manteniamo sempre sulla principale senza tenere in considerazione le deviazioni laterale. Facciamo in questo modo per qualche chilometro fino a che ad un bivio a T la nostra strada scende a destra (a sinistra sale verso alcune staccionate di legno ed un’area sosta). Dopo poche decine di metri svoltiamo a sinistra al bivio (a destra c’è una sbarra verde) e incominciamo a salire, costantemente, fino ad arrivare, ad un crocicchio di sentieri, all’altezza di un piccolo edificio adibito alla cottura alla griglia. Qui svoltiamo a destra (davanti il cartello per Santa Restituta). Arriviamo con questa strada abbastanza larga ed evidente ad un secondo crocicchio. Noncuranti andiamo avanti e così per almeno 4 km e dunque un’ora di cammino. Siamo in cresta e possiamo vedere, quando si aprono gli scorci, Terni e il Monte Soratte.

Sulla sinistra ci troviamo il Parco dell’Energia Rinnovabile.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Rogaudienzo – Rofalco

Il nostro percorso parte dall’imbocco del sentiero 3 della Selva del Lamone, ovvero dall’ Ingresso di Rogaudienzo, Sentiero delle Acque. Possiamo parcheggiare l’automobile poco prima, lungo la strada sterrata, precisamente alle coordinate Lat 42.57171737; Lon 11.7004097.

Siamo su di un sentiero nel bosco costellato di sassi muscosi molto belli, ma anche relativamente scomodi e pericolosi, dunque prestare attenzione. Arriviamo, seguendo i segni bianchi e rossi, ad un primo lacione. I lacioni, come si legge sul cartello, sono “degli stagni temporanei che si formano in alcune depressioni a seguito di abbondanti precipitazioni atmosferiche. La durata dell’idroperiodo varia da lacione a lacione, come la loro estensione e la presenza di associazioni vegetali”. Qui siamo in presenza del lacione della Mignattara.

Bisogna dunque continuare facendo riferimento alla vernice bianco e rossa sopra gli alberi, perché il sentiero è praticamente inesistente, comunque difficilissimo da seguire nel dedalo di rocce e alberi.

Quando troviamo una deviazione andiamo a sinistra per Romannone. Per un tratto seguiamo un muretto che ci manteniamo a sinistra, dopodiché sbuchiamo su di una sterrata da imboccare a destra. La strada si insinua tra colline, spazi aperti e casali abbandonati fino a finire davanti ad un cancello. Qui parte una recinzione che percorriamo sulla sinistra, fino a farne due lati, dunque puntiamo verso il bosco e sulla destra prendiamo il sentiero 15, avendo cura di non lasciarlo subito sulla sinistra e oltre al muretto ma di continuare nel bosco. Si segue sempre il sentiero 15 grazie alle verniciature fino ad arrivare al limitare di una forra sulla sinistra. Qui si aprono scorci meravigliosi sulle campagne. La zona è chiamata I Crini. Giungiamo così alla biforcazione per Rosacrepante che necessita assolutamente di una visita, dopodiché andiamo verso Rofalco, che troveremo dopo breve.

Procedendo e mantenendosi sulla sinistra arriviamo alla strada sterrata che si imbocca a destra. Poi intercettiamo un’altra strada e andiamo a destra e così facciamo al bivio successivo. Si arriva così ad un ultimo bivio dove andiamo a destra. Sempre dritti e troveremo il parcheggio delle nostre automobili.

Riva di Tures – Predoi

Dalla Chiesa di San Volfango ridiscendere la strada asfaltata che conduce verso il fondovalle e l’abitato di Riva Tures.

Dopo nemmeno 10 minuti, raggiungere il primo grande tornante verso destra che si unisce alla SP48 per proseguire invece dritto tenendosi alla destra il letto del torrente e puntando le case di fronte.

Superare le prime abitazioni e alberghi per arrivare nei pressi di un ponticello sul ruscello e girare a sinistra prima di attraversarlo passando di fianco ad una grande casa grigia e puntando il pascolo collinoso a ridosso del paese, iniziando così il percorso lungo il sentiero n.1 in direzione Malga Durra. Dopo 20 minuti di piacevolissimo cammino fra i prati, costeggiando un ruscello dalle acque cristalline, ricongiungersi con una piccola asfaltata andando verso sinistra e raggiungere così un breve tratto dei sentieri 8A e 9.

Tutti e tre i tracciati arrivano as una grande area di parcheggio sterrata proprio all’imbocco di uno degli ingressi del Parco naturale delle Vedrette di Ries-Aurina, la cui ampia carrareccia è da questo punto, interdetta al traffico.

Costeggiato sul lato un pezzo di parcheggio, ignorare le indicazioni per la Malga Knutten che si inoltrano nel parco, ma proseguire alla propria sinistra, sempre sul sentiero n.1 puntando la base delle pareti dello Schwarzespitz (2.863 mt).

Lungo il classico sentiero di montagna ricco di paesaggi e scorci suggestivi sulle cime e sul ghiacciaio di Monte Nevoso (3.358 mt) posto alle proprie spalle lungo la salita, coprire il dislivello che in circa un’ora e venti di cammino porterà a quota 2.095 mt presso la caratteristica ed isolata Malga Durra, dalla quale godere l’incredibile vista sulla valle. La malga, tipica costruzione alpina, offre uno spartano servizio bar e ristornate, risultando essere un buon punto tappa per una sosta seduti ad uno dei diversi grandi tavoli in legno posti al suo esterno.

Proseguire passando ai piedi della malga oppure, nel caso di una sosta, uscendo sul retro del giardino recintato e continuare il tracciato tenendo la propria destra, prendendo a riferimento un gruppo di tre alberi sul piccolo promontorio sporto sulla valle ai piedi del quale, un piccolo acquitrino, funge da abbeveratoio per le bestie al pascolo.

Superato lo specchio d’acqua ignorare le indicazioni del tracciato 1A a mezza costa, ma puntare l’alta valle sempre seguendo il sentiero n.1 in direzione del Passo Bretterscharte (2.517 mt) e guadagnando costantemente quota, raggiungerlo in un’ora e mezzo di cammino di montagna, fra pascoli intonsi, prati e dopo aver toccato superandole alcune pareti brulle di ardesia, a picco sul sentiero alla propria sinistra.

Il passo, ben visibile già da lontano, scavalla la cresta per ridiscendere verso la Valle Aurina in cima alla quale sorge il piccolo centro abitato di Predoi. Porre la massima attenzione in questo passaggio perché esposto a precipizio appena raggiunta la croce in metallo posta sulla cresta e che ne indica la posizione. Soprattutto i primi tre/quattro tornanti richiedono cautela, camminando su di un sentiero stretto percorribile soltanto con buone calzature da trekking ai piedi e non adattissimo a chi soffra di vertigini.

Superato il punto critico, la discesa si rivelerà molto piacevole tagliano a zig-zag la lunga valle che da brulla e rocciosa nel mezzo di una pietraia, ridiventa verde ed erbosa, man mano che si perde quota.

Giungere quindi al restringimento naturale di essa, per ricongiungersi a una lunga carrareccia sterrata dopo aver superato una larga cascatella alla propria sinistra. Superare i due edifici agricoli di recente costruzione affacciati sulla gola sottostante a sinistra, per i quali la carrareccia funge da servizio.

Camminare così per circa 2 km in leggera e costante discesa per poi porre attenzione ad un piccolo sentiero che sale a destra, circa settanta metri prima del primo deciso tornante che la carrareccia affronta scendendo a sinistra.

Il sentiero n.3 (in questo punto mal indicato) con una serie di veloci zig-zag riguadagna una decina di metri al di sopra della carrareccia non ridiscendendo quindi subito in Valle Aurina ma permettendo invece di camminare ancora a mezza costa in alto, godendo ancora per un po’ dei magnifici paesaggi alpini fatti di pascoli incontaminati.

Il primo tratto, per almeno 30 minuti di marcia in repentino saliscendi, è appoggiato alla montagna proprio al di sotto delle cime Huhnerspiel (2.426 mt) e Hofer Klapf (2.170 mt) e in alcuni punti, risulta essere leggermente esposto ma nel complesso assolutamente piacevole e non pericoloso. Nei punti più impegnativi inoltre, è attrezzato con alcune corde e catene inchiodate alla roccia a mò di corrimano per una totale sicurezza.

Dopo un’altra ora circa di cammino, il sentiero passerà letteralmente nel mezzo del giardino di una piccola baita alpina dai colorati stendardi rossi e bianchi, l’Alprechtalm, superata la quale si raggiungerà con altri 40 minuti lungo una strada sterrata di servizio, la ben più grande e vistosa Malga Steger a quota 1.969 mt, affacciata sulla valle ormai a pochi chilometri dalla meta finale.

Superarla continuando senza abbandonare la strada di servizio che piega verso destra in discesa in direzione di Predoi lasciando in questo punto la traccia n.3 in favore del sentiero n.10. Raggiungere il fondovalle con un’altra comoda ora di cammino e superando diversi tornanti in discesa nel bosco alternati a lunghi rettilinei. Con un’ultima ampia curva verso destra, nei pressi di un grande edificio agricolo, affrontare l’ultimo tratto asfaltato in mezzo ai pascoli assolati, che va a congiungersi con la SS621di fondovalle che corre verso Predoi, ormai a pochi chilometri dal confine austriaco.

Il centro abitato, a circa 500 mt di distanza, sarà raggiungibile camminando sul marciapiede della statale puntando l’altura sopra la quale sorge la tardo gotica Chiesa di San Valentino, che si toccherà affrontando un’ultima ripida rampa di scale ad ingresso del bel cimitero.

All’interno dell’edificio sacro, il mirabile altare maggiore e la nota croce in metallo perforata in tre punti, più di due secoli fa, da dei colpi di fucile.

Con ancora 2,5 km, camminando lungo la tranquilla strada principale, si raggiungerà infine la località di Casere dove poter visitare, dopo una lunga giornata di cammino, la CHIESA DELLO SPIRITO SANTO l’edificio religioso più a nord d’Italia.

Campo Tures – Riva di Tures

Da Campo Tures, si abbandona la Val di Tures (che a nord del paese diventa Valle Aurina) per iniziare la salita verso la secondaria Val di Riva in direzione nord-orientale e per raggiungere l’ampia conca naturale aperta ai piedi delle Cime Dura e di Moia (3.135 e 3.010 mt) sul lato nord occidentale del cammino, di Cima dodici, Monte Nevoso e Monte Covoni (2.516 mt; 3.358 mt; 2.465 mt) su quello meridionale e della Cima di Riva (2.737 mt) a est, attraversando quello che è il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il confine con l’Austria, a pochi chilometri dal piccolo borgo montano di Riva di Tures, è invece raggiungibile attraverso il Passo di Gola continuando verso nord-est, a quasi 2.300 mt di quota ai piedi della Punta Nera.

Dall’abitato di Campo Tures, posto proprio all’imbocco della valle, partire quindi dalla Chiesa di San Maurizio e lasciatosi l’ingresso principale alle spalle, girare a destra seguendo il corso del torrente Aurino in leggera discesa verso un ponticello stradale su via San Maurizio.

Continuare dritto per poi salire sullo stretto sentiero n.2A in coincidenza di una secondaria che scende da sinistra e poi percorrerlo alla sinistra della strada principale, rialzati di qualche metro in mezzo alla vegetazione, sempre risalendo la stretta valletta. Dopo poco meno di 1 km si ricongiungerà con la strada asfaltata nei pressi di alcuni edifici della Locanda Cascate ben visibile e segnalata. Percorre altri 700-800 mt in salita per arrivare a un ampio incrocio di strade (a sinistra la salita asfaltata verso la località di Acereto) proprio di fronte ad un curato edificio privato in stile alpino posto di fronte. Alla sua sinistra, a pochi metri da un grande Cristo in croce ligneo a fianco dell’edificio, seguire la prima ripida rampetta del sentiero n.5 che s’inoltra nel bosco alle spalle della casa.

Il sentiero, seppur nel bosco, ha già le caratteristiche di un sentiero di montagna con il fondo sconnesso e diverse ripide curve verso l’alto e in circa 20 minuti permetterà l’accesso all’area protetta del Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina segnalata da un grande cartello.

Diverse scale in legno e passerelle costruite con tronchi di abeti interi a balzo sulla valle sottostante, permetteranno di guadagnare quota in breve tempo fino a raggiungere i 1.517 mt della baita Kofler zwischen den Wänden dove poter sostare dopo la ripida salita. Intorno alla baita, alcuni edifici e stalle con cavalli e capre brade che pascolano nei dintorni. Continuare quindi verso l’alto seguendo la traccia n.5 per superare un basso e largo cancelletto in legno per poi tenere alla propria destra lungo lo steccato.

Con un’altra mezz’ora di cammino, dopo aver piegato verso sinistra verso l’alto, il tracciato andrà ad unirsi ad una più pratica carrareccia che corre a mezza costa lungo la montagna. Si tratta del sentiero n.10 che s’imboccherà verso l’alta valle tenendo costantemente alla propria destra la sottostante gola percorsa dagl stretti tornanti della statale posta ai piedi delle occaforti rocciose di Monte Quadra (2.887mt), Cima delle Otto (2.667mt) e oltre, di Monte Nevoso (3.558 mt) coperte di nevi perenni.

Dopo circa un’ora di cammino, giungere su di un ampio altipiano erboso, costellato qua e là da alcuni piccoli masi isolati fra loro. Incontrato un gruppetto di costruzioni sulla sinistra, ridiscendere al bivio verso l’ampia conca in direzione di Riva di Tures, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10.

Il paese, ormai visibile in lontananza nel mezzo della conca naturale e incorniciato dalle cime a semicerchio, si raggiungerà in poco meno di un’ora di piacevole cammino sul sentiero ben segnato e comodo scollinando leggermente fra prati alpini e pascoli.

Giungere a un paio di centinaia di metri dall’abitato per seguire la traccia fino all’asfalto, tenendosi sulla sinistra un muretto a secco che delimita un campo leggermente rialzato rispetto alla traccia. Il campanile e l’edificio della CHIESA DI SAN VOLFANGO saranno raggiungibili in pochi passi seguendo l’asfalto verso sinistra tenendo, alla propria destra, prima un grosso capanno agricolo in legno scuro e poi il retro di un moderno albergo affacciato sulla sottostante conca dove sono adagiate le poche di case di Riva di Tures.

Vipiteno – Ridanna

L’imponente edificio religioso della CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PALUDE (Santa Maria in Vibitin) è il più grande dell’Alto Adige. Alta 32 metri, con una navata unica lunga 38 e larga 23, è posta al limitare meridionale del centro cittadino circondata dall’antico cimitero e ben riconoscibile nel suo insieme, nel mezzo del pianoro su cui è adagiata Vipiteno, ai piedi di Monte Cavallo (2.189 Mt).

Lasciandosi la facciata alle spalle superare il cancelletto d’ingresso al luogo sacro per girare a destra lungo via della Commenda (poi via Alta) e seguendo il cartello d’indicazione per il centro sul sentiero n.14, posto proprio di fronte a sè.

Al primo grande bivio girare a destra superando una piccola cappella bianca e percorrere tutta la lunga recinzione della caserma D. Menini tenendosela alla propria sinistra.

Continuare dritto per incominciare a inoltrarsi nelle strette viuzze del centro storico e, dopo circa 300 mt all’incrocio con via Frundsberg, decidere se svoltare a destra per raggiungere e attraversare il centro storico, oppure tagliarlo fuori girando a sinistra e seguendo la strada fino ad arrivare nei pressi della funivia di Monte Cavallo.

Nel caso in cui si scelga di visitare il centro, la via Città Nuova (poi via città Vecchia) si aprirà alla propria sinistra, dopo circa un centinaio di metri. Si tratta di una stretta area pedonale, incastrata fra i magnifici edifici storici del centro e vero cuore della vita cittadina fra negozi, locali commerciali, bar e ristoranti, in quella che è una delle cornici più suggestive e caratteristiche dell’intero Alto Adige.

La torre civica, nota come Torre delle Dodici, segna il confine fra la città vecchia e quella nuova ed è uno degli emblemi più famosi della città insieme alla Chiesa del Santo Spirito che si incontrerà alla propria destra su piazza Città, più o meno a metà dell’area pedonale.

L’edificio religioso custodisce, perfettamente restaurati, gli inestimabili affreschi del maestro Giovanni da Brunico massimo esponente della quattrocentesca scuola di Bressanone, che lavorò in tutta la regione.

Raggiunta la fine dell’area pedonale, continuare dritto su via Città vecchia seguendo le indicazioni per la cabinovia che si raggiungerà dopo aver superato uno stretto e lungo parcheggio per gli autobus e l’ingresso del piccolo campo avventure Skytrek, i cui tracciati fra gli alberi si scorgono dietro una bassa staccionata.

L’uso della funivia permette di raggiungere la meta finale del percorso, camminando qualche ora comodamente in quota, fra magnifici paesaggi alpini, evitando così di percorrere i diversi sentieri che corrono sul fondovalle o a metà costa verso l’imbocco della secondaria Val Ridanna, come ad esempio il sentiero n.4 (da Via Santa Margherita, nel quadrante ovest di Vipiteno, passando per la chiesetta di San Giacomo, poco fuori città).

Nel caso in cui invece si voglia salire verso la cima del Monte Cavallo a piedi, spendendo un paio d’ore in più in costante salita verso quota 2.000 mt, il sentiero n.19 parte proprio alla sinistra dell’impianto della cabinovia e ne segue pressoché l’intero percorso con ampi tornanti a tratti soleggiati e fra magnifici pascoli, coincidendo per una buona parte con il sentiero n.23, che si incontrerà e percorrerà in ogni caso, più avanti.

Raggiunto l’altopiano ai piedi della cima di Monte Cavallo, lasciarsi l’impianto della funivia alle spalle per imboccare (oppure proseguire) sul sentiero n.23 tenendo la propria sinistra verso Ochsenscharte/Telfer/Weissene puntando la cima brulla del monte sotto la quale il sentiero andrà a passare.

In nemmeno 20 minuti di cammino si sarà abbandonato il vociare dei turisti nei pressi degli impianti e del bar/ristorante in quota, per cominciare a camminare nel silenzio più assoluto della bella catena montuosa su di una classica carrareccia di montagna.

Superare così un paio di masi isolati lungo il sentiero, per poi seguire l’andamento del percorso, ancora in salita verso la cima per guadagnare quota 2.100 mt, in un paesaggio che rapidamente muta da pascolo alpino a brulla roccia.

Superato un grosso sbarramento per gli animali, sul quale è stata posta una doppia scaletta a passerella per i viandanti, iniziare la discesa verso Ridanna, avendo camminato per circa un’ora e mezza dalla stazione della cabinovia o tre ore e mezzo da Vipiteno.

Al primo bivio palinato, avere cura di continuare la discesa verso sinistra, abbandonando il sentiero n.23 in favore del sentiero n.7 che, in quasi mezz’ora d’ora di cammino su uno stretto tracciato, andrà a raggiungere una sterrata di servizio. Imboccarla tenendo la propria destra, e al primo tornante verso sinistra, ridiscendere evitando di proseguire dritto. Dopo circa mezz’ora si incontrerà un’altra via di servizio ai masi. Imboccarla tenendo la destra nei pressi di un bell’edificio dall’ampio fienile (Località Rapont) passandovi di fronte per poi andare a superare il robusto cancello in legno aperto per i camminatori.

Dopo aver superato una bella cascatella proprio a ridosso del sentiero, camminare per altri 200 mt e raggiungere due costruzioni, un maso antico affiancato da uno decisamente più moderno.

Passare esattamente al di sotto dei due edifici sempre seguendo la palinatura del sentiero n.7, ma questa volta percorrendo un fondo erboso posto sul limitare alto di un grande pascolo. Da questo punto sarà già visibile di fronte, nel fondovalle, l’abitato di Ridanna e il campanile della parrocchiale a lato del paese, ormai lontano non più di 40 minuti.

Seguendo il tratto erboso entrare in un boschetto e porre attenzione a salire di un metro sulla rampetta a destra che porta a un cancelletto di legno incastrato fra gli alberi in coincidenza di una curva. La segnaletica non è molto leggibile, ma riprova della giustezza del percorso, dopo pochi passi, si dovrà incontrare un avvallamento naturale, con un piccolo guado nel mezzo su di un torrentello il cui gorgogliare si sente già da lontano. Guadare il torrente passando sulle pietre e dopo una breve salita, sempre nel bosco, arrivare ad avvistare il tetto di due masi leggermente più in basso a sinistra (Località Wieslehen). Non sarà quindi difficile intercettare la stradina che gli passa di fronte e che si seguirà in discesa, senza abbandonarla più fino alla meta finale, sempre sul tracciato del sentiero n.7 che nell’ultimo tratto diventerà asfaltato, passando alla sinistra di un isolato alberghetto fra i prati.

Raggiunto il fondo della valle, attraversare il rio Mareta su di una robusta passerella in legno aperta al traffico per puntare l’altura e la chiesa posta proprio di fronte, nel senso di marcia.

Raggiungere un ampio parco giochi per bambini posto ai piedi del promontorio della chiesa per affrontare le ultime due curve, che in rapida salita, portano al cancelletto d’ingresso all’edificio religioso sul lato absidale della CHIESA DI SAN GIUSEPPE.Passando dalla parte della facciata ci si troverà di fronte al portale della navata affacciato nel mezzo del silenzioso cimitero alpino che gode di un panorama mozzafiato su tutta la catena montuosa del confine fra Italia e Austria, appena oltre le cime.

Carezza – Rifugio Pederiva

Il percorso

Muovendo i primi passi dall’ingresso del noto Grand Hotel Carezza, posto lungo la statale n.241 per Bolzano,  dirigersi lungo la parte alta della  valle in direzione del passo Costa Lunga. Dopo circa 45′ di cammino lungo i diversi tracciati che costeggiano la strada principale,  giungere al passo a 1.745 s.lm. e girare a sinistra appena superato il primo bar “Locanda Rosengarten” incontrato sul lato sinistro della strada. Da questo punto sarà ben visibile la palinatura rossa e bianca del sentiero N. 548 che non si abbandonerà più per circa 1h30′-2h a seconda del passo tenuto.

La Baita Marino Pederiva è situata sulla Sella del Ciampaz a quota 2.275 m. s.l.m. nel mezzo del gruppo del Catinaccio. Si trova ai piedi del magro fascio delle Torri Meridionali del Vaiolet emergenti da un gran groviglio di pietre, sassi e rocce.

Meluno – Vandoies di Sotto

DESCRIZIONE:

Il percorso è diviso, per comodità, in due tappe.

Tappa 01 (20 Km per 5h 30’)

Il piccolo centro di Meluno (Milland) è una frazione che si trova nel settore meridionale della città vescovile di Bressanone. Situato a circa 900 mt di altitudine, offre al camminatore una bellissima vista panoramica sulla città, sul Renon a sud e sulle Alpi dello Zittertal a nord, e risulta essere anche un ottimo punto di partenza per l’itinerario, vista la presenza della bellissima CHIESA S.MARIA AM SAND posta in posizione privilegiata, su di un altura isolata ai bordi della frazione, facilmente raggiungibile anche con l’automobile o il bus, a pochi minuti dal centro di Bressanone. Dopo la visita alla chiesa, iniziare quindi la giornata di marcia, discendendo dalla collina sull’unica asfaltata rettilinea (Salita alla chiesa) in mezzo ad un campo di granturco e a uno di mele, puntando l’antico maso 300 mt più in basso, edificio storico dai grandi volumi e con il tetto spiovente a tegole e baldacchini, risalente al XIII sec. la residenza Karlsburg.

Superare l’edificio tenendoselo alla propria sinistra e raggiungere il bivio per imboccare a destra la piccola Via Milland che si seguirà per circa 600 mt, camminando fra piccoli edifici privati fino a congiungersi, più in basso, con la principale Via Plose. Percorrerla verso destra fino a raggiungere con altri 600-700 mt una grossa rotonda dalla quale imboccare Viale Mozart che in pochi passi, attraverserà il Fiume Rienza su di un largo ponte stradale, oppure, continuare dritto alla rotonda ancora per 500 mt su via Plose, fino a raggiungere e attraversare la passerella pedonale del Ponte Widmann. In questo punto, si supererà anche il piccolo istmo finale di terra, incastrato nella congiunzione fra il fiume Isarco e il suo affluente Rienza, ma in entrambi i casi ci si ritroverà sulla riva del centro storico di Bressanone, a pochi passi dal Duomo e dall’area pedonale. Prendendo in entrambi i casi come riferimento la passerella Widmann, imboccare la piccola stradina che alla fine di essa si snoda sulla destra, Via del Seminario, per raggiungere in non più di 500 mt, camminando al di sotto dei primi begli edifici storici del centro cittadino, all’imponente facciata a tempietto color ocra e rosa antico del complesso del Seminario Maggiore di Bressanone. Accedervi, in maniera libera e gratuita, per visitare la CHIESA DELLA SANTA che occupa tutta la parte posteriore del complesso settecentesco, una volta attraversato l’austero cortile quadrato posto nel mezzo. Terminata la visita, uscendo dal seminario a ritroso sui proprio passi, ci si troverà a poca distanza dal vivace centro cittadino, ricco di negozi e locali circondati dalla bella cornice di facciate in classico stile austiraco. Il duomo di Bressanone intitolato a Santa Maria Assunta e San Cassiano merita una deviazione dal percorso per una visita alle belle navate barocche, al chiostro e agli affreschi del maestro Paul Troger. Il duomo è affacciato, insieme al bel municipio, sulla piazza centrale di Bressanone, da sempre, cuore della vita cittadina. Per proseguire e abbandonare Bressanone, percorrere la stretta via ciclopedonale a ridosso del fiume Isarco, proprio alle spalle del seminario, Via della Ghiaia, per poi attraversarlo dopo circa 200 mt (raggiunto l’albergo Golden Adler alla propria sinistra), percorrendo il Ponte Aquila che porta di fronte ad alcuni edifici storici della parte vecchia della cittadina, ai piedi della prima altura da affrontare. Proprio alla fine del ponte, un’antica casa cantoniera, dipinta di bianco e circondata di aiuole fiorite, offre su una parete una serie di indicazioni per i camminatori, alcuni dei quali antichi e scritti a mano. Superarla andando dritto e seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.1 in direzione Elvas affrontando poi alcuni tornanti in salita sull’asfalto, nel mezzo di un sobborgo fatto da silenziose case private e antichi alberghi in legno. Raggiunto dopo circa 300 mt un forte tornante che sale a sinistra, abbandonare la principale per imboccare, poco prima della curva Via Castel Lago sulla destra, stretta ed asfaltata. Dopo altri 250 mt, porre attenzione all’imbocco del sentiero sterrato che con alcuni scalini si alza fra la vegetazione a sinistra, sempre sulla traccia n.1.

Si inizia così la salita lungo le pendici meridionali del colle Pinatz. Dopo circa 15 minuti, raggiungere un piccolo piazzale panoramico con parcheggio alla propria destra nei pressi di un grande crocefisso ligneo nascosto nella siepe di una villa privata per poi continuare sulla sterrata in direzione Elvas /Naz, ignorando la cartellonistica degli altri sentieri verso sinistra. Seguire quindi il sentiero costeggiando alcuni meleti e un curato muretto a secco, fino ad incontrare parti di lastricato prova tangibile dell’antica storia del tratturo, già noto ed utilizzato dalle popolazioni locali in epoca romana e medievale e, secondo alcuni ritrovamenti archeologici, forse addirittura nell’Età del Ferro. Prima di raggiungere la carrabile sterrata che conduce all’isolato borgo di Elvas, perdere qualche minuto per una deviazione a sinistra indicata dal cartello “Coppelle” lungo una stradina nel bosco che, in circa 5 minuti di cammino, porterà nei pressi di un sito archeologico fra i più misteriosi e affascinanti della valle. Si tratta del fenomeno detto delle Coppelle, gruppi di rocce piatte sulle quali, in epoca preistorica, furono scavati innumerevoli fori semisferici uniti da canalette di congiungimento, il cui utilizzo probabilmente a scopo rituale o astrologico, è a tutt’oggi non ancora del tutto chiarito. Tornare sui propri passi fino al sentiero principale e raggiungere quindi il paese di Elvas per attraversarlo fra casette e cascine, puntando la snella guglia rossa di un campanile.

Seguendo l’asfalto e le indicazioni del sentiero per Laugen/Naz, proseguire tenendo la destra in direzione di un paio di antichi alberghi in legno e continuare poi sull’asfalto della SP31/Via Laugen in salita fino a superare un ultimo albergo, più moderno, proprio alla fine del borgo. Subito appresso, in coincidenza di uno spiazzo ricco di cartellonistica e indicazioni, scendere sulla strada a sinistra per superare un praticello con tavoli e panchine e procedere dritto in direzione di un trivio, raggiunto il quale, girare a destra seguendo per Naz sullo sterrato. Tenere la sinistra ai due successivi bivi che s’incontreranno, il secondo del quale porterà in direzione di un bosco d’abeti dove intersecare in breve il sentiero n.10° da seguire sempre in direzione di Naz tenendo la propria destra. Dopo circa 10 minuti di cammino nel bosco silenzioso, attraversando il fitto labirinto di slanciati fusti, riguadagnare la luce del sole nei pressi di alcuni campi coltivati e dopo altri 10 minuti, costeggiare, tenendoselo a destra, uno specchio d’acqua artificiale rettangolare circondato da sponde alte un paio di metri. Raggiunto l’angolo opposto del laghetto, in leggera discesa dove s’incontrano alcuni sentieri, tagliare in obliquo il prato di fronte fra gli alberi di mele per raggiungere la stradina sottostante, SP31. Ben visibile, alla propria sinistra, un grande centro sportivo intorno a dei campi da calcio e isolato nel pianoro dal quale ci si allontanerà, con circa settanta passi a destra sull’asfalto, per poi  riprendere subito la traccia del sentiero che si dirige a sinistra esattamente in direzione opposta, cioè  verso i campi da calcio stessi.

Passarvi nel mezzo per poi sbucare sull’ampia curva a gomito della SP31 che si dirige verso il paesino di Naz, già visibile al fondo non più lontano di 1,5 km. Camminare così fra i meleti di quello che è noto come l’Altopiano delle Mele di Naz-Sciaves che, durante la stagione primaverile, diventa un vera e propria distesa di fiori bianchi che incorniciano i diversi paesini posti lungo il percorso. Seguire quindi il marciapiede dell’ampia strada per nulla trafficata fino a che non diventi Furstnergrasse per raggiungere il centro del paesino e attraversarne la piazza centrale che ospita il bell’edificio neogotico della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dal campanile costruito in quadri di granito e con la guglia a cupola rossa con lanterna.

Continuare dritto su Vicolo Schlosser lasciandosi la chiesa sulla sinistra e l’edificio del museo cittadino sulla destra per incontrare nuovamente la cartellonistica del sentiero n.1 questa volta in direzione Villa, dopo poco più 100 mt di cammino. Con altri 400 mt  si sarà fuori dal paese, di nuovo in mezzo ai meleti, dopo aver superato una piazzetta sulla sinistra posta di fronte ad un moderno auditorium/sala conferenze in vetro e legno. Abbandonare l’asfalto a favore della sterrata in ghiaia bianca che si innesta alla propria sinistra, dove la principale diventa Via St.Magdalena, anche indicata come Sentiero delle Mele in direzione del Biotopo Sommersurs, che si raggiungerà in circa 10 minuti di cammino. Costeggiare quindi, tenendosela sulla sinistra, la lunga staccionata che delimita l’acquitrino fitto di canne che danno riparo a diverse specie di uccelli lacustri, dell’area naturale protetta. Al bivio sul fondo, continuare sulla ghiaia della strada salendo verso destra sempre seguendo le indicazioni per Villa e raggiungere le poche case della frazione di Fiumes, in nemmeno mezzo chilometro di marcia. Giungere nel mezzo dell’abitato per svoltare sulla stradina a sinistra appena superata una pensilina degli autobus con di fronte, sul muro di un’abitazione, il grande affresco di un San Floriano che con la brocca d’acqua spegne l’incendio. Passare quindi ai piedi della collinetta sulla quale svetta la piccola Chiesa di Santa Maddalena, considerata uno dei luoghi di culto più suggestivi dei dintorni per la sua posizione isolata e che merita una breve sosta per una visita.

In pochi passi, seguendo la sterrata, raggiungere l’inizio di un altro bosco entrando così nell’area di Tutela Paesaggistica di Gola di Rienza, camminando poi per almeno 40 minuti nel silenzio più assoluto in mezzo agli altissimi fusti di abeti rossi inondati dalla luce del sole, godendo dell’atmosfera magica del parco. Porre attenzione a camminare gli ultimi 20 minuti nel bosco, dove il sentiero si butterà in forte discesa verso il fondo della gola perdendo 150 mt di quota in un breve tratto a zig-zag fra gli alberi. Giungere quindi alla fine del bosco, spuntando nei pressi di un grande pascolo sulla destra e andando a toccare una minuscola cappella bianca posta all’incrocio fra il sentiero e l’asfalto. Di fronte, sull’altro lato della valle, isolato sulla sommità di uno sperone roccioso a precipizio sulla gola, il Castello di Rodengo, piccolo e tozzo ma elegante fra le sue mura bianche che custodiscono al suo interno un prezioso ciclo di affreschi duecenteschi, tratti dal ciclo di affreschi forse fra i più antichi d’Europa. Girare a destra in discesa superando diversi capanni agricoli in pieno sole e un edificio bianco alla propria destra per poi, continuando a seguire a palinatura rossa e bianca, ridiscendere sempre più in basso su di una larga traccia erbosa fra i campi, che si dirige verso la gola del fiume Rienza, del quale già si sentono gorgogliare le acque nell’alveo roccioso. Giungere alla pedana di legno coperta per attraversare l’impetuoso corso d’acqua e al fondo, svoltare a sinistra sul sentiero in salita ben indicato come sentiero n.7 direttamente con la vernice sul legno del ponte. Coincidendo per un breve tratto con il sentiero n.1, questo percorso salirà per circa 25-30 minuti nel bosco ai piedi del castello, permettendo di riprendere quota fino a sbucare a 30 mt dall’ingresso ad arco della fortezza, preceduto da un ponte in legno.

Sul lato opposto, a sinistra, si apre invece un largo altipiano assolato, dove il profilo della Chiesa di Santa Maria Assunta si staglia in posizione leggermente elevata sulla strada, poco prima dell’ingresso a Rodengo. Continuando il rettilineo, e passando sotto l’isolata chiesa dal tetto spiovente e le facciate color rosa antico, si raggiungerà in circa 200 mt, il primo abitato del comune, quieto centro abitato e piacevole meta turistica, frequentata soprattutto dai motociclisti che si spingono fin qui. Il comune di Rodengo vanta il singolare primato di essere il secondo comune in Italia con la più bassa percentuale di persone che hanno l’italiano come proprio idioma naturale. Rodengo e la contigua frazione Villa, oltre che per il noto castello e la bella parrocchia, risulta essere un punto tappa ideale dove fermarsi per la notte, offrendo al viandante diverse soluzioni sia per il ristoro che il pernottamento. Dalla piazza centrale, poi, alcune linee di bus pubblici, ricollegano il paese con il resto della Val Pusteria e con il centro di Bressanone nel caso in cui si voglia ritornare a Meluno, punto di partenza della gita.

Tappa 02 (10 Km per 2h 30’)

Per il camminatore che invece voglia concludere la giornata presso la meta finale di Vandoies di Sotto, a pochi chilometri dalla più nota Rio Pusteria, basterà proseguire dritto sull’asfalto della via centrale e tagliare tutta la lunghezza del paese passando, più o meno a metà strada, di fronte ad una vistosa stazione dei vigili del fuoco sulla propria destra. Abbandonare quindi la statale che scende verso valle con un’ampia curva, seguendo su per il bivio in salita verso destra in direzione Nauders kirchsteig, ormai già all’ingresso della contigua frazione di Villa. Proseguire fino al curvone finale a destra, posto di fronte ad alcune basse palazzine residenziali, e superato l’Hotel Tirolerhof, abbandonare l’asfalto camminando sul percorso erboso posto proprio di fronte, in forte salita fra i prati.

Dopo circa un quarto d’ora, sempre più in alto su per i pendii, si raggiungerà un’altra frazione dal sapore decisamente più alpino, San Benedetto, e avendone superato i primi edifici, sbucare perpendicolarmente sull’asfalto della via centrale. Percorrerla girando a destra per circa 150 mt e girare poi lungo la prima via a sinistra riconoscibile grazie ad un piccolo fontanile al suo inizio, posto proprio di fronte alla semplice facciata color ocra della Chiesetta di San Benedetto, sull’altro lato della strada. Seguire quindi la strada in discesa incontrando le prime palinature del sentiero n.8A che si seguiranno anche al bivio posto davanti al bel fienile in legno posto al fondo del naturale avvallamento, girando a destra e puntando la salita su per l’assolato pendio coltivato a grano turco, in direzione Tritschboden/Kasserbrücke. Il sentiero passerà proprio nel mezzo del campo coltivato, in costante salita, facendo guadagnare 80-100 mt di dislivello e permettendo allo sguardo di correre sempre più sul sottostante altopiano con le case di Rodengo in primo piano, e il bel castello sullo sfondo, affacciato a sbalzo sul fiume Rienza.

Dopo un tratto di sentiero selvatico e non molto curato, si entrerà nuovamente in un bosco di abeti, sempre sul sentiero n 8A che non si abbandonerà più, per almeno 40 minuti, camminando tranquillamente nel silenzio, fra gli alberi. Raggiungere una carrareccia sterrata per congiungersi al sentiero n.3  che si seguirà tenendo la sinistra per raggiungere, sempre in leggera e costante salita, una quota di 1.200 mt superata la quale inizierà la discesa finale verso la meta della giornata. Porre attenzione ad abbandonare la carrareccia, seguendo la palinatura rossa e bianca (senza numero, ma sempre sul sentiero n.3) della malvisibile traccia che si butta nel fitto del bosco, in ripida discesa a sinistra. Il bivio è mal segnalato e poco evidente di suo e lo s’incontrerà dopo aver superato di qualche passo una caduta d’acqua dalle rocce sulla strada alla propria destra.

Inizia qui la lunga discesa che porta verso il fondovalle. In circa un’ora di cammino lungo un percorso di rettilinei e tornanti alternati nel bosco, si guadagnerà nuovamente la luce del sole, dopo aver perso 300 mt di quota e sbucando su di una stradina asfaltata, proprio di fronte alla curata facciata di un’isolata villetta tipo maso in legno scuro. Procedere per circa 50 passi sull’asfalto a destra, costeggiando lo steccato della casa, e dove finisce, porre nuovamente attenzione ad un passaggio mal segnalato e poco visibile. Continuare infatti sul prato che costeggia il fondo della recinzione svoltando a 90° a sinistra, in discesa. Si passerà così di fianco allo stagno artificiale all’interno della proprietà, e con quattro-cinque passi a scalino, si sarà nuovamente nello bosco sul retro dell’edificio privato. Affrontare seguendo la palinatura, l’ultima ripida discesa, che perdendo ancora 100 mt porterà sul fondovalle in mezzo a dei campi coltivati, ormai a poche centinaia di metri dall’imbocco del ponte stradale sul fiume Rienza. Attraversarlo per avvicinarsi sempre più all’abitato di Vandoies di sotto, posta poco più in alto sull’altra sponda del fiume e ormai distante non più di mezzo chilometro.

Raggiungere quindi il centro cittadino seguendo le indicazioni  e percorrendo l’asfalto di Via Priel. Superare l’alto sottopassaggio stradale che porta ad attraversare la carreggiata della trafficatissima E66/Via Val Pusteria. Seguire la strada per affrontare il rettilineo di Via J.A. Zoller, in leggera salita sul lato di una profonda canalina d’acqua affluente del Rienza, e giungere alle prime case. Tenere il lato destro  della strada e svoltare nel vicoletto a destra sull’angolo di un albergo. Le facciate della doppia CHIESA DELL’ANNUNCIAZIONE DI MARIA saranno visibili tra le basse palazzine una cinquantina di metri più avanti, e bisognerà salire alcuni scalini per raggiungere le chiese accedendo nel cimitero che le circonda.

Molto particolare risulta essere lo sdoppiamento della stessa parrocchia in due distinti edifici sacri contigui fra loro, con il più antico di base romanica, sopravvissuto per intero alla costruzione ex-novo dell’altro, nel 1750. Entrambe  le chiese, seppur di epoche diverse, custodiscono interessanti affreschi: trecenteschi ed attribuiti ai maestri Hans von Bruneck e Leonhard von Brixen quelli della chiesa vecchia a sinistra, e spiccatamente barocchi quelli dell’edificio a destra, del maestro Josef Anton Zoller.

Masseria Facenna – Jazzo abbandonato

Il mondo della transumanza ha plasmato le tradizioni e paesaggi della Puglia. Anche il Gargano è stato interessato da questo fenomeno millenario che vede protagonista il rapporto simbiotico tra uomo e natura.

L’esperienza proposta consiste in un itinerario dalle mille sfaccettature che interessano tutti i sensi umani.
Si comincia nella Masseria Facenna, nel territorio di Carpino, dove sarà possibile assistere (e provare) alla produzione del caciocavallo podolico e della ricotta di capra garganica, entrambi prodotti a presidio SlowFood. Dopo una breve ma intensa colazione si partirà alla volta del tratturo, ancora oggi attraversato da greggi di capre garganiche e mandrie di vacche podoliche. Attraverso i profumi intensi delle erbe spontanee, alla base dell’alimentazione degli erbivori, ci si inerpica dalla piana di Carpino fino a quota 500mt per immergersi in un paesaggio incontaminato e un tempo fulcro vitale ed economico dei piccoli borghi del Gargano. La visione di terrazzamenti e masserie abbandonate si fonde alla vista panoramica che spazia dal Lago di Varano alle Isole Tremiti (fino alla Croazia nelle giornate più terse) creando un mix suggestivo e struggente al tempo stesso.

Il percorso

Il percorso manca di segnalazioni, non è un sentiero turistico insomma, ma è usato dai pastori per cui non ci sono riferimenti precisi a parte macere e pagliai abbandonati (una sorta di trulli). Si consiglia di usare il gpx per orientarsi.

Il primo tratto si sviluppa all’interno di un antico tratturo segnato, ai lati, dalla presenza di “macere”, agli antichi muretti a secco pugliesi.
Una volta terminato il tratto iniziale bisogna scavalcare il muretto a secco e proseguire verso la cima della collina fino a scavallarla. Si aprirà dinanzi a voi uno scenario incredibile. Proseguite ancora in direzione sud sud-ovest fino a giungere a uno “jazzo” abbandonato (abitazione antica dei pastori) con due segnacoli di pietra (“cranii”) che indicano la cima della collina.
Inizia il percorso del ritorno che, essendo la zona quasi del tutto disboscata a causa degli antichi intensi pascoli, seguendo le vie segnate dagli animali, può discostarsi leggermente dal tracciato dell’andata (che deve essere mantenuto a vista).

Laces – Lasa

DESCRIZIONE:

L’itinerario inizia muovendo i primi passi dalla centrale Chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo. Rivolgendo le spalle al portale d’ingresso del cimitero, sul lato della navata, percorrere il marciapiede che segue la Via Centrale/SP90 in direzione della funivia per San Martino. In tre, quattro minuti si passerà ai piedi della Chiesa di Santo Spirito all’Ospedale riconoscibile dal bel portale a sesto acuto in marmo bianco. Continuare a seguire la via principale fino a superare, tenendoselo sulla sinistra, il vistoso edificio in cristallo e acciaio verde di un’azienda privata. Puntare poi in direzione della stazione ferroviaria, distante non più di 400 mt in leggera discesa, per andare a prendere la funivia che unisce la frazione montana di San Martino in Monte al comune di Laces.

Il paese di Lasa, meta dell’itinerario, sarebbe, come ovvio, raggiungibile sfruttando anche gli innumerevoli percorsi a mezza costa che risalgono la Val Venosta, l’utilizzo della funivia permetterà però, di coprire agilmente un dislivello di quasi 1.200 mt, consentendo di camminare per il resto della giornata a una quota intorno ai 1.700 mt, godendo per gran parte del cammino di incantevoli paesaggi di tipo alpino, toccando diversi masi oltre che piccoli e caratteristici centri abitati formati da poche case. La funivia per San Martino, inoltre consente una piccola visita altrimenti esclusa dal percorso: il Santuario di San Martino, del XVI sec. che edificato su una piccola grotta, ne conserva al suo interno l’immagine del Santo. A 1.740 mt di altitudine è una delle più suggestive mete di pellegrinaggio dell’intero Alto Adige con la vista che può correre sulle cime Cevedale e Otles e i loro imponenti ghiacciai dall’altra parte della valle.

Uscendo dalla stazione di arrivo della funivia, proprio di fronte alla porta di ingresso, ecco la stretta via panoramica che porta al santuario mentre, girando a sinistra, si passerà di fronte ad un piccolo bar nello stesso edificio. Tenendoselo sulla sinistra, continuare dritto sulla lingua di asfalto della strada di servizio che si snoda in leggera discesa fra i primi prati alpini privi di vegetazione boschiva. In pochi passi s’incontrerà la palinatura bianca e rossa del sentiero n.14 che si seguirà per un bel tratto lungo la giornata in direzione Silandro. Proseguire quindi su di esso per attraversare, circa mezz’ora dopo, un’alta cascata d’acqua che scende alla propria destra e giungere così al maso Egghof avendo cura di non discendere nel mezzo delle poche costruzioni, ma di passargli a monte, continuando sullo sterrato a destra. Raggiunto un secondo gruppo di edifici, fare lo stesso continuando a tenere la destra, camminando sempre con la vista aperta sulla valle sottostante a sinistra, in cima a ripidi pascoli e con i ghiacciai sullo sfondo. Lasciate le abitazioni circa 300 mt dietro alle proprie spalle, porre attenzione nell’imboccare il piccolo sentierino mal segnalato che, nei pressi di un giovane pino, scende verso sinistra, tagliando lungo il fianco della montagna. Camminando sempre più esposti sul fondovalle sottostante, raggiungere in poco più di 20 minuti di leggera discesa, i resti di alcuni masi in località Laagar a 1.570 mt. Proseguendo sul sentiero n.14, sempre in direzione Silandro, esso porterà ad affrontare un breve tratto in forte discesa fra i pini, per poi raggiungere uno ampio slargo dove poter sostare comodamente e godere del paesaggio, seduti fra i resti della località Zubichl a 1.508 mt di altitudine.

Proseguire sul sentiero che porterà in breve ad una breve discesa e risalita per superare un guado su di un piccolo corso d’acqua. Dopo circa 300 mt di piccole curve in salita nel bosco, riguadagnare un breve tratto di piano per andare a incrociare una carrareccia sulla quale si girerà in discesa verso sinistra, e dopo altri 600 mt di cammino, ignorare questa volta la palinatura del sentiero n. 14  che scende fra gli alberi a sinistra, per mantenere il passo sulla carrabile. Ben visibili lungo il percorso, i cartelli del Cammino dell’alta Val Venosta, contraddistinto dal disegno di un’orma di piede stilizzata, in rosso. Camminare quindi sulla sterrata per circa 2 Km accompagnati dal panorama sulla valle che è forse in questo punto il più ampio, completo e spettacolare della giornata, con le cime dell’Otles  e i suo ghiacciai che si avvicinano sempre più ad ogni passo. Giungere a una sbarra che blocca il traffico alle auto, proprio dove la strada si fa asfaltata in coincidenza di un’ampia curva in salita. Proseguire in discesa sull’asfalto percorrendo quindi un breve tratto di quello che è il sentiero n.7, e dopo un paio di tornanti aver cura di continuarlo, questa volta come sentierino sterrato sulla destra interdetto anche alle biciclette da uno stretto cancello in legno, abbandonando quindi la carreggiata. Raggiunta in mezz’ora di forte discesa all’ombra di un boschetto, una seconda asfaltata, sempre seguendo la palinatura sentiero n.7, imboccarla tenendo la destra e puntando delle grosse cataste di legna nei pressi di una curva a gomito, superata la quale in meno di 200 mt, raggiungere le poche case della Località Monte di Silandro, arroccate intorno al  tozzo edificio fortificato del suo castello sulla cima del Montemezzodì, oggi residenza privata dai vistosi restauri moderni fusi alle parti  più antiche dell’edificio.

E’ possibile qui rifocillarsi, trovando acqua presso i masi nei paraggi oppure comprando del latte fresco direttamente da alcune piccole stalle ai piedi dell’ingresso del castello. Guardando l’ingresso, un grosso cancello automatico a sbarre di ferro, imboccare il percorso alla propria destra inidicato in rosso e bianco come sentiero n.5 in direzione Kortsch e Ilzwaal, girando intorno ad un vecchio maso in legno scuro e salendo subito dopo una leggera salita a destra, sul limitare di una proprietà privata. Ridiscendere rapidamente e con stretti tornanti nel bosco fino a incontrare una robusta passerella in legno sulla quale attraversare una cascatella d’acqua. Riparte da questo punto una caratteristica roggia, canalina per l’irrigazione dei campi scavata nella roccia, che accompagnerà il viandante per almeno un altro chilometro e mezzo in un’atmosfera fiabesca fra lecci, acqua cristallina, muschio e macchie di luce nel bosco.

Giungere quindi a un evidente incrocio di sentieri sotto gli alberi. Sulla destra, una grande edicola, con un Cristo dall’importante rosario ligneo al collo. Ignorare la cartellonistica per i sentieri n. 4 e 6 che salgono verso destra, ma continuare dritto nel bosco seguendo il sentiero n. 6 però in direzione Kortsch. Camminando per un altro chilometro o poco più, in piano nel bosco, il sentiero sbucherà proprio alle spalle della Chiesa di Sant’Egidio allo stesso livello della sommità del semplice campanile in calce bianca, che domina la valle e i paesi di Corces e Silandro ai suoi piedi. La chiesa sorge in un luogo di rara suggestione e per raggiungerla, ridiscendere il sentiero aggirando il campanile fino a giungere di fronte all’ingresso ad arco, preceduto da qualche scalino. Dopo una sosta, gustando il panorama seduti sulle panchine appoggiate al muro della navata proprio al di sotto di un affresco con San Cristoforo con il Santo bambino in spalla, riprendere il sentiero continuando a scendere e lasciandosi alle spalle l’arco d’ingresso. Nei pressi di un piccolo slargo, sbucare nei prati di quello che era un impianto di risalita, oggi divenuto  parco giochi per i bambini, riconoscibile da un capanno abbandonato in legno al fondo del prato, in alto a destra, Ridiscendere verso valle camminando sull’erba e tenendo la sinistra per non più di 50 mt per incrociare l’asfaltata al fondo del prato che si seguirà verso destra affrontando un paio di rampe in fortissima salita. Ritornare così a mezza costa fra due ben curati vigneti pienamente esposti al sole.

Riguadagnato il piano ombreggiato del bosco, nuovamente accompagnati dall’acqua cristallina di una roggia,  superare alla propria destra, un mulino in abbandono. Sul muro, ben visibile, la traccia rossa e bianca del sentiero n.6A, con scritta la direzione da seguire per Kortsch e Zaalwaal. Raggiunto il campetto da calcio che sbarra il cammino, girare a sinistra costeggiandolo sul lato corto per scendere, 30 mt più in basso, sulla strada di servizio che si seguirà verso destra fino a raggiungere il sentiero n.15A che inizia dopo aver superato un sgangherato cancello di ferro e rete metallica. E’ questo per l’accesso ad una ampio pascolo in una valletta assolata, ricco di arbusti, ma con pochi alberi, in leggera salita e lungo poco meno di un chilometro, in un graduale mutare di paesaggio. Lasciare il pascolo dopo aver superato un cancello analogo a quello d’ingresso e puntare l’abitato andando dritto su un pezzo di asfalto in salita fino a raggiungere il centro del borghetto montano di Allitz. Seguire la principale girando a sinistra verso valle e continuare in leggera discesa avendo cura di seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.19, ponendo attenzione al bivio in prossimità di una fontana ricca di acqua fresca, ottimo punto per una sosta ristoratrice prima di affrontare l’ultimo tratto, di poco più di un’ora, fino all’arrivo a Lasa.

Sulla sinistra, con qualche centinaio di passi, sarà raggiungibile la pregevole Chiesa della Visitazione, che staglia il suo corto campanile e l’unica navata, sul profilo della valle sottostante. Alla fine della discesa, sempre su asfalto, girare a destra puntando un ponticello stradale nei pressi di una villetta bianca a due piani, in alto sulla destra. Già da sopra il ponte, ben riconoscibile di fronte, la palinatura del sentiero n.19 che indica verso il basso a sinistra. Seguire quindi un pezzo dell’ampia asfaltata, rettilinea e in forte discesa, per almeno 150 mt, per poi continuare a seguire la palinatura rossa e bianca, buttandosi a destra su di uno sterrato in coincidenza dell’accesso ad alcune villette private isolate fra i prati. Continuando a seguire il sentiero n.19 per almeno altri 5 Km, si camminerà piacevolmente, sempre in leggera discesa, superando campi coltivati, alcuni meleti e altre abitazioni private, sotto la costante ombra di una ricca vegetazione ben curata.

Superata una grande abitazione a due piani sulla propria sinistra, con di fronte una panchina incastrata fra i fusti di due maestosi alberi e un edicola religiosa in legno, affrontare l’ultima discesa in direzione del sottopassaggio che consente l’attraversamento della Statale del Brennero, appena superata la quale si incontrerà un’isolata cappelletta alla propria destra. Proseguire quindi dritto su Via F.Tappeiner per almeno altri 350 mt seguendo l’asfalto per addentrarsi nel paese di Lasa, piccolo centro cittadino, famoso in tutta la regione per la sua produzione di marmo pregiato e per le sue cave. Andando a incrociare la principale Via Venosta, cuore della cittadina, ricca di negozietti e bar, girare a destra puntando il massiccio campanile della Chiesa di San Giovanni Battista, punto di arrivo dell’itinerario, circondato dall’ampio, quanto assolato, cimitero cittadino.

Santuario della Benedicta – Mulino Nuovo

Sentiero della Pace

La “Benedicta” (750 circa s.l.m.) appartiene amministrativamente al Comune di Bosio ed è situata nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo. Si può raggiungere con la A26 uscita di Masone, con la A7 uscita di Vignole Borbera o Serravalle Scrivia, oppure con le SS456 o SS35bis.

Il cascinale della Benedicta è stato un convento benedettino nel Medioevo, centro della proprietà terriera degli Spinola in età moderna, per divenire infine la sede del comando partigiano della III Brigata Liguria.

Il percorso

L’itinerario proposto segue un percorso ad anello di circa 5 Km, il Sentiero della Pace. Si inserisce tra i luoghi della memoria della Resistenza alessandrina e italiana. Il percorso è nato per ricordare l’eccidio partigiano e per promuovere la zona monumentale ad esso dedicata. Lungo il Sentiero della Pace sono presenti otto pannelli che cronologicamente (procedere in senso antiorario) spingono alla riflessione sul tema della pace attraverso i secoli. L’inizio del cammino è posto lungo la strada sp165, uscendo dai resti del cascinale Benedicta con direzione Voltaggio, bisogna superare il centro di documentazione (ipogeo in costruzione) e imboccare il sentiero in salita sul lato sinistro della strada. Dopo una decina di metri, subito sulla sinistra è possibile vedere i resti di una neviera, il cui tetto a botte è purtroppo crollato. Durante il tragitto vale la pena osservare i castagni cavi, quelli più grandi nascosero e a volte salvarono la vita ai partigiani che vi trovarono rifugio durante i giorni dell’eccidio. Il primo caseggiato che si incontra è la Cascina Moglioni, al suo interno c’è un ecomuseo. Dopo qualche kilometro troviamo i due Mulini, quello Nuovo (oggi rifugio gestito dal Club Alpino Italiano), e quello Vecchio (ristrutturato ospita l’Ostello del Parco della Pace). Volendo è possibile allungare il percorso con altri 45 minuti di cammino per raggiungere la località Tana del Lupo, dove un gruppo di partigiani trovò rifugio per una sola notte, prima della cattura e della fucilazione.

Una volta completato il cammino conviene ancora sostare al Sacrario, che ricorda tutti i caduti in seguito agli eventi tragici della Benedicta, all’area delle “Fosse dei Martiri”, e ai ruderi della Cascina Benedicta. I partigiani qui catturati durante il rastrellamento del 6 aprile 1944 venivano fatti scendere a gruppi di tre/quattro, fucilati con una mitragliatrice posta dove adesso c’è un piccolo altarino e poi sommariamente sepolti nelle fosse comuni con una manciata di terra sopra. Dopo i nazisti fecero saltare la Benedicta.

Campo Imperatore – Ruderi di Santa Maria del Monte

Facile e breve percorso molto adatto anche per ciaspolate. Portare sempre con sé il gpx su dispositivi mobili perché la piana di Campo Imperatore è alquanto ingannatrice.

Il percorso

Il punto di partenza è uno dei parcheggi di Campo Imperatore (coordinate ). Da qui prendiamo il sentiero che scende nella piana appena vicino al Pannello Informativo di legno, con tutte lo skyline delle montagne disegnate. Non c’è una vera e propria traccia, ci dirigiamo quindi verso sud-est lasciandoci a sinistra le montagne rocciose. Si prosegue in questa direzione fino ad incontrare una strada bianca più ampia e i segni bianco/rossi del CAI. Questo sentiero è il 117. La vetta che abbiamo davanti a noi è Monte Bolza. Dietro il Gran Sasso e la catena del Gran Sasso a sinistra. A contrassegnare il sentiero ci sono dei pali, ma se dovesse esserci molta neve risulterebbero invisibili (fare riferimento al gpx).

A un tratto il sentiero piega verso sud e oltrepassa delle basse collinette, per poi arrivare ad intersecare una strada asfaltata e proseguire oltre. Seguendo il tracciato gpx si arriva al Rifugio Racollo (1600 metri).

Si aggira dunque il rifugio e si prosegue puntando verso ovest sul sentiero 212. si arriva così ai suggestivi ruderi di Santa Maria del Monte, dopo una breve salita.

Rifugio P.F. Calvi – Vetta Monte Peralba

Dal rifugio Calvi, ponendoci davanti ad esso, ci dirigiamo a sinistra verso il sentiero di ghiaia che sale (il numero 132) e ancora in vista del rifugio, dopo essere saliti qualche centinaio di metri,  incontriamo il bivio in prossimità della sella, che a sinistra conduce al sentiero Sartor e a destra al Monte Peralba. Noi, naturalmente, andiamo a destra, e subito dopo incontriamo un secondo bivio a cui andare a sinistra. Dunque arrivati alla madonnina si svolta bruscamente a sinistra e si comincia a salire. Si apre così la vista sull’Austria, un paesino austriaco e un fortino della prima guerra mondiale. Questo sentiero (132) sale tra rocce e a tratti diventa poco evidente, ma comunque fare riferimento ai segni rossi sulle rocce. Stiamo risalendo il Monte Peralba da nord. Si arriva così in un canale di rocce con cavo metallico (ferrata) che ci conduce, infine, a scavalcare il versante e di nuovo, sotto di noi, vediamo il Rifugio Calvi. A questo punto non servirà altro che seguire il sentiero tra le rocce e in qualche decina di minuti arrivare in vetta al Monte Peralba.

Rifugio Lambertenghi Romanin – Rifugio Marinelli

Il sentiero Spinotti

Partiamo dal Rifugio Lambertenghi – Romanin e, spalle al rifugio e all’Austria, ci dirigiamo in discesa verso il Rifugio Tolazzi. Giungiamo dopo circa una decina di minuti al bivio per il Sentiero Spinotti, che ci troviamo sulla sinistra, evidenziato da un cartello. Il sentiero si sviluppa a NE dove attraversa un ghiaione alle pendici del Monte Coglians. Risale poi su un tratto di roccia attrezzato con cavo metallico e una scala in larice in ferro incassata in uno stretto canalino. All’uscita del sentiero diviene più ripida con aspre difficoltà superabili in alcuni tratti con l’ausilio di funi e passamano metallici.

Con logici zig-zag, ben segnati, si raggiunge quota 2140 metri e ci si immette in un ampio anfiteatro al centro del quale, in un tratto di placca umida e particolarmente scivolosa, ci sono gradini in legno fissati nella roccia che consentono di arrivare su terreno asciutto e proseguire sul sentiero che raggiunge il crinale del Costone Stella (2200 metri).

Si prosegue in leggera discesa lungo un’ampia depressione e quindi entra nella Valle del Ploto. Dopo aver incrociato il bivio con il sentiero n°143 si perde repentinamente quota in tratto di marcate doline, dove si incrocia ancora a N il sentiero N°143 e a S traccia di sentiero che percorre in discesa la Valle del Ploto.

Da qui si punta a SE, si attraversa il costone occidentale del Pic Chiadin, si supera un’erbosa sella (2160 metri) e quindi, in leggera discesa, si interseca il sentiero N°143 per infine giungere al Rif. Marinelli.

Rifugio Tolazzi – Rifugio Lambertenghi – Romanin

Il percorso

Dal Rifugio Tolazzi (1350 metri) si prende la carrareccia per il sentiero 143. Ci si immette a sinistra su un’altra carrareccia per circa 300 metri fino a incontrare sulla destra un sentiero che taglia quest’ultima in vari punti e che sale molto più ripido. Siamo in un bosco di pini mughi, larici e abeti. Dopo qualche centinaio di metri in salita possiamo vedere chiaramente la strada più ampia appena lasciata sotto di noi. Attraversiamo così il R. Landri e dopo breve arriviamo al piazzale terminale della strada (Pausa del Mus).

Da qui saliamo per l’evidente mulattiera e dopo 9 tornanti guadagniamo la quota 1760 (Tre Re). Dopo quattro ampi tornanti arriviamo al bivio per il Sentiero Spinotti, che ci troviamo sulla destra. Andiamo dritti e superato l’acquedotto entriamo in un’ampia conca  fino a raggiungere il Rifugio Lambertenghi – Romanin (1955 metri), dal quale si raggiunge in breve tempo il P.so Volaia (confine Italo-Austriaco) sovrastante l’omonimo lago.

San Felice Circeo – Cima Monte Circeo

Questo percorso permette di raggiungere la vetta del Monte Circeo dal paese di San Felice, facendo una prima parte nel bosco e la maggior parte in cresta. La vista è spettacolare e la presenza di paesaggi marini e antropomorfi rende conto della storia di questi luoghi, strettamente interconnessi con la natura e la storia più mitica d’Italia.

Il percorso

La partenza è ubicata da Piazza Vittorio Veneto di San Felice Circeo. Imbocchiamo l’arco che ci conduce al museo e al municipio, dopodiché usciamo dal paese e dalle mura tramite un secondo arco.  Ci troviamo subito delle indicazioni per il monte Circeo e le mura ciclopiche che vanno prese in salita, tramite strada asfaltata. All’altezza di Via Dandrassi sulla destra ci troviamo a sinistra delle scale con l’indicazione Sentiero delle Ceraselle. Lo prendiamo e poco prima del civico 3 troviamo sulla sinistra un sentiero che parte, cosparso di aghi di pino e rocce. Il sentiero non è sempre ben chiaro ma comunque ben riconoscibile. Mantenetevi sempre in salita. Siamo in un bosco di lecci. Dopo breve incontriamo dei gradini più ampi e sbuchiamo sull’asfaltata di prima, poco trafficata. Andiamo in salita a sinistra.

All’altezza del primo tornante c’è un sentiero da prendere, per saltare la curva asfaltata. Questo sentiero infatti sbuca dopo breve di nuovo sull’asfaltata. Nell’ultima parte bisogna usare le mani. Andiamo a destra.

Al tornante successivo andiamo sempre per il sentiero, laddove ci sono scale e tavolo di legno.  Questo sentiero, che si mantiene sempre sulla stessa parte di monte, sbuca sull’asfaltata di servizio delle antenne poco più in alto e andando a destra si incontra subito la centralina dell’elettricità del Monte Circello. Qui, come si vede anche con il segno per terra rosso (vetta 2 ore), ci sta, sulla destra, l’imbocco del nostro sentiero. Se ci giriamo sulla sinistra invece si apre la vista di Ponza e le isole Pontine. Prendendo il sentiero noteremo che va in piano e poi leggermente in discesa. Troveremo ad un tratto anche un sentiero sulla sinistra ma noi proseguiamo e raggiungiamo la cresta del monte in salita. Quindi vediamo che lentamente la vegetazione cambia e diventa a macchia mediterranea. Arriviamo così al Fortino di Pietra Rossa che è una costruzione di pietre calcaree circolare con un’abside verso le isole pontine. Dopo breve, proseguendo, si aprir la vista sul picco e la pianura pontina, Terracina, il parco nazionale del Circeo, Latina, il Lago di Paola e Terracina.

Diventa difficile rendere conto del sentiero e delle sue sinuosità, ciononostante è molto facile seguirlo perché va sempre in cresta ed è segnato di rosso sulle rocce e sugli alberi. La nostra meta è il picco, che si raggiunge accerchiandolo sulla sinistra e facendo alcuni passaggi esposti ma comunque semplici per un escursionista medio. Giunti al crocicchio di sentieri di nuovo in cresta, prendiamo quello di sinistra che ci porta, in breve, alla cima del Monte Circeo.

Casetta dei Mochi – Monastero di Fonte Avellana

Una parte del Sentiero Frassati

La parte di descrizione generale che segue è presa dal sito http://www.pesarotrekking.it/, dove potete trovare altri splendidi percorsi delle Marche, ben descritti e corredati di dati tecnici, mappe e gpx:

I Sentieri Frassati sono una serie di percorsi, uno per ogni regione italiana, dedicati alla figura del beato Pier Giorgio Frassati, ed in particolare quello delle Marche si svolge interamente sul massiccio del Monte Catria.

L’itinerario, molto lungo e ben suddividibile in due o tre tappe da svolgersi in più giornate, conduce da Cagli al monastero di Fonte Avellana, attraversando la montagna con un percorso tutto a mezza costa che tocca angoli suggestivi e solitari, tra cui spicca, oltre al punto d’arrivo, anche il meno noto santuario della Madonna dell’Acquanera, situato in una bella e suggestiva valle circondata da alte pareti.

Oggi noi ne descriveremo solo una parte, quella che va dalla casetta dei Mochi e arriva al Monastero di Fonte Avellana. Per una descrizione più ampia di tutto il percorso fare riferimento sempre al sito di Pesaro Trekking, specificatamente a questo link: http://www.pesarotrekking.it/monte-catria/sentiero-frassati.html

Il percorso

Il nostro percorso parte dalla Casetta dei Mochi, ma bisogna assolutamente andare a vedere il paesaggio che si apre alla Fonte Bocca della Valle, poco distante. Dopodiché ritornate qualche centinaio di metri indietro e dirigetevi in discesa sorpassando appunto la casetta dei Mochi, direzione nord-est. Si arriva in breve ad un bivio: a destra ci indica Cantiano e Monte Catria e a sinistra Frontone. Siamo sormontati dal Monte Acuto. Noi andiamo a sinistra. All’altezza del primo tornante lasciamo la strada sterrata e prendiamo un sentiero  a destra in discesa, abbastanza evidente, che passa nella recinzione di filo spinato. Attraversiamo una splendida faggeta. Il sentiero ci porta fino a delle aree per il pic nic e arriva (tralasciando delle strade brecciate sulla sinistra e seguendo l’andamento della piccola valle) al Rifugio Bocca della Valle.

Dal rifugio, guardandolo, a sinistra c’è il cartello per Fonte Avellana (4 ore). Dopo circa tre  quarti d’ora di passo normale e una serie di saliscendi il sentiero è sempre ben evidente e nell’ultimo tratto diventa anche più ampio. Arriva così ad un bivio dove dobbiamo proseguire a sinistra in discesa. Diventa dunque panoramico. Sulla sinistra abbiamo delle rocce che testimoniano l’antichità della via e si apre a sinistra la vista su Cagli e Acqualagna.

Quando rientriamo nel bosco possiamo comunque vedere tra gli alberi radi e così scorgiamo le Gole del Furlo e i monti Paganuccio e Pietralata. Mentre sulla destra il paese di Frontone e il suo castello, in cima alla collina. Ancora qualche centinaio di metri e si apre la vista del Monte Strega a destra. Giungiamo ad una prima deviazione per la Madonna di Montenera (che non prenderemo) a sinistra, 15 minuti. Proseguiamo per la cresta e lì dove c’è il cartello e la nostra indicazione svoltiamo a destra in discesa. Siamo sul Monte Schioppettino a 980 metri di altezza. Da qui possiamo vedere, voltandoci a destra, la vetta del Monte Catria.

Proseguendo incontriamo la deviazione sulla sinistra per la fonte Avellana e la imbocchiamo. Dunque dopo pochi tornanti fatti a scendere ci troviamo sulla sinistra il sentiero bianco e rosso da prendere. Questo sentiero quando esce dal bosco incrocia una strada sterrata brecciata, da prendere a sinistra a scendere. All’altezza del primo tornate troviamo il nostro sentiero sulla destra (attenzione non è segnato e s’infila praticamente sotto la funivia).

Si arriva ad un bivio a T e qui bisogna andare a sinistra in discesa. Nemmeno 50 metri  e troviamo la deviazione da prendere a destra, con il cartello che ci dice che la Fonte Avellana dista 2 ore e 15 minuti. Arrivati in cima alla salita, abbastanza ripida, andiamo a sinistra verso un antico fontanile ormai prosciugato. Dopo breve la via ritorna a salire. Entriamo così dentro ad una bella faggeta. Ad un tratto, all’altezza di un grande albero davanti a noi, c’è una traccia a sinistra da non prendere. Seguiamo quindi le indicazioni sull’albero. S’incrocia una strada più ampia per le mountain bike, ma noi andiamo avanti per il più piccolo sentiero. Al nuovo cartello che indica Cagli 7 ore e 30 minuti prendiamo il sentiero che scende e non quello che sale sulla destra. Si arriva dunque ad un bivio: a destra abbiamo la Fonte Avellana a 5 minuti e a destra una sorta di traccia che porta alla strada asfaltata. Andiamo a destra in discesa.

Si arriva, con vari zig-zag, alla strada asfaltata. Di fronte abbiamo un sentierino che scende al parcheggio del Monastero di fonte Avellana, dunque siete arrivati.

 

 

Mazzocchio Basso – Blera

Percorso che ripercorre, per una buona parte, il tracciato antico della Via Clodia. Passa anche per zone pianeggianti con ampi panorami e per Grotta Porcina, importante zona archeologica, rimessa in luce nel 1965 dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale. Il nome fa chiaro riferimento all’utilizzazione di tombe etrusche come stalle, ma è uno dei più importanti documenti dall’architettura funeraria etrusca, composto da un grande tumulo di 28 metri di diametro, di tipo ceretano, con tre camere in asse, databile alla prima metà del VI sec. a.C.

Il percorso

Partiamo da Mazzocchio Basso, certamente una località di difficile ubicazione. E’ una frazione di Vetralla. Per raggiungerla è necessario arrivare a piazza della Rocca di Vetralla e da lì prendere Via del borgo vecchio che si trasforma in breve in via dei Pilari. Percorrerla tutta per qualche chilometro (la strada si trasforma in Via Paragosto) e al bivio in fondo girare a destra. Si fa una breve salita e si arriva in una piazzetta, dove è possibile parcheggiare. Dopodiché si ritornerà indietro e all’incrocio con Via Paragosto, sulla destra, noteremo un lavatoio abbandonato, ma ancora funzionante. Alla sua sinistra c’è un sentiero che scende e che dobbiamo prendere. Vediamo che questo sentiero scende e poi sale nel bosco. Troviamo un primo bivio a cui andare a sinistra. Dopo qualche centinaio di metri troviamo un bivio a T, a cui andare a destra, in piano. Dopo 500 metri incontriamo una deviazione sulla sinistra che imbocchiamo. Quindi dopo una bella discesa arriviamo ad incontrare una strada che proviene da sinistra, ma noi continuiamo sulla destra. Finisce così il bosco e arriviamo alla strada sterrata, che va presa a destra e che in breve diventa asfaltata. Siamo nella località Dogane, del comune di Vetralla.

Questa strada (Strada delle Mole) arriva ad un fontanile. A sinistra del fontanile c’è una strada che scende e che dobbiamo prendere. La strada diventa sentiero e passa accanto a dei bei casali. Giunge al torrente e oltrepassatolo risale. Dunque costeggiamo un pascolo (potreste trovare rovi e erba alta in stagione primaverile / estiva). A destra si apre un bellissimo paesaggio verso ovest, quasi di maremma. Dopodiché arriveremo ad un bivio, con un cancello per le pecore a sinistra e uno (forse aperto) avanti. Andiamo avanti. Passiamo così sulla destra delle grotte adibite a rimesse e arriviamo ad una fattoria. Qui, dopo l’albicocco e prima del mulino a vento, andiamo a destra per una strada sterrata (non giungiamo fin dentro alla fattoria), che punta verso nord e poi fa una curva a sinistra, fino a incontrare delle grotte e un tratto antico di strada. Dopo di questo la strada finisce in un campo. Se guardiamo a destra vediamo un capannone e ancora a destra Grotta Porcina. Puntate con un fuori pista il capannone fino a scendere al torrente, guadatelo e risalite per il reperto archeologico.

Dopo la vista ci dirigiamo verso la copertura e prendiamo la strada sterrata subito a destra. Giungiamo così, dopo alcuni noccioleti, ad un bivio a cui andare a sinistra e dopo il ponticello risaliamo. Questa strada ci porta di nuovo alla fattoria di prima. La dobbiamo attraversare. Ci sono dei maremmani ma sono innocui (provare per credere). Abbaiano ma non fanno male, d’altronde can che abbaia… Dopo la fattoria prendiamo la prima a destra, anche se troviamo una rete. Serve per le pecore ma non ci sono altri cani. Costeggiamo così la recinzione (è una strada nel pascolo) fino a raggiungere un cancelletto che oltrepassiamo e continuiamo praticamente per la stessa direzione che avevamo prima. Si aprirà così la vista su Blera e la forra del Biedano. Andiamo verso Blera e scendiamo fino a intercettare un sentiero che si ficca nella forra (anche qui troveremo una rete da oltrepassare). E’ l’antica Via Clodia. Il sentiero costeggia il torrente e arriva alla Necropoli di Pian del Vescovo. Dopodiché c’è un antico ponte che oltrepassiamo e che ci conduce ad una tagliata. Qui, per andare a Blera, possiamo sia andare avanti per la Via Cava sia prendere il sentiero che sale a sinistra dopo il ponte (Via Clodia Urbana). Noi siamo andati per di qua e quindi la descrizione prenderà queste mosse. Salendo troviamo un belvedere sulla destra e continuamo seguendo la recinzione. Dopodiché incontriamo l’Azienda Agricola Piantato Gorziglia e ancora più avanti una strada stretta che conduce a Porta Marina di Blera. Dopo di essa si aprono i vicoli del paese.

Ostello Sassi Turchini – Podere Campo ai Peri

Percorso che sale in vetta al Monte Mar di Capanne, dal quale si gode di una vista eccezionale dell’Isola d’Elba.

Il percorso

Si esce dall’ostello prendendo la strada sterrata in discesa percorrendola fino a che si ricongiunge con la strada asfaltata. Sulla strada asfaltata (una SP) si gira a destra proseguendo in discesa per un centinaio di metri.
Dopo la curva si gira a destra seguendo l’indicazione per il Santuario della Madonna di Monserrato Proseguendo in salita sulla strada da notare a sinistra Nonno Pino, albero secolare (si dice sia stato piantato dagli spagnoli che hanno eretto il santuario).
Circa 300 metri dopo il pino all’altezza di un divieto di transito e prima che la strada compia una curva a gomito, prendere le scalette a sinistra che conducono lungo un fosso con canneto.
Si scende (vedi gpx) e, oltrepassato il fosso, si prosegue lungo il sentiero che si inerpica sulla collina, superando poco dopo una casetta bianca.
Poco più avanti si incontra la Fonte di Vera sulla sinistra.
Il sentiero si inerpica fino ad arrivare ad un bosco di pini che costeggiamo per una decina di metri fino a un bivio che prendiamo a destra lasciando il sentiero principale.
Seguendo i segni rossi si attraversa il bosco di pini e si gira a destra al seguente bivio.  Usciti dal bosco un nuovo bivio conduce a sinistra alla croce da cui si ammira uno splendido panorama (in 10 min circa).
Per proseguire il percorso girare però a destra lungo il sentiero segnato. Dopo aver superato le rocce si arriva fino al limitare di una seconda vetta e al nuovo bivio si prosegue dritto. Arrivati ad una radura si prosegue dritti fino ad incrociare una strada sterrata che si prende girando a sinistra.  Si continua per un buon tratto sulla strada sterrata  (da notare in lontananza a sinistra una cava di caolino)fino a una curva in corrispondenza della quale prenderemo a sinistra una strada sterrata che scende perpendicolarmete  (all’ingresso della strada due massi e una catena).
Dopo pochi metri la strada compie una curva a sinistra per entrare in una proprietà, ma noi proseguiamo dritti lungo una mulattiera che costeggia alcuni vitigni e giunge fino a una casa più in basso.
Arrivati alla casa giriamo a destra lungo il sentiero che costeggia un fosso e prosegue in pianura.

Arriviamo alle case che si scorgono in fondo alla valle. Superate le case si giunge a una strada asfaltata che prenderemo girando a destra. Girare a sinistra dopo pochi metri all’altezza di una casa rossa imboccando via campo ai peri.
Arrivati all’altezza di una casa rosa e di un campo di ulivi girare a destra e subito dopo a sinistra entrando nel borgo. Al successivo bivio, all’interno del borgo, prendere a destra la strada in salita.

Proseguiamo lungo la strada, divenuta una mulattiera inerpicandoci su una collina alla cui sommità troviamo il PODERE CAMPO AI PERI.

Rio Marina – Grillo Brullico

Questo facile e bel percorso ci porta dal porto di Rio Marina fino all’azienda Wwoof Grillo Brullico, passando per splendidi boschi di erica e leccio e avendo sempre la vista sul mare, che accompagna il cammino del viandante. L’Isola d’Elba è meravigliosa per la natura selvaggia e mediterranea, ma anche per la speciale geologia che affiora dalla terra. Salire e scendere per i promontori dell’isola è eccezionale: scogliere, isole, ampi paesaggi che sembrano cambiare continuamente.

Il percorso

Usciti dal traghetto di Rio Marina prendiamo la strada asfaltata del molo (Banchina dei Bultoni) e dopo poche decine di metri, all’altezza dell’ancora monumentale sulla nostra sinistra, ci sono delle scale che salgono (se volete fare un giro del paese, molto bello, come abbiamo fatto noi, l’importante è ritornare a questo punto del percorso, per proseguire). In cima alle scale prendete la strada a sinistra che passa sotto la Torre Appiani, ovvero Lungomare Cignoni. Questa strada asfaltata, leggermente in salita e con vista sul mare, presenta sulla destra delle rocce molto belle e caratteristiche, l’Ilvaite. Dopo qualche centinaio di metri vediamo che si arriva ad un bivio, a cui andare a sinistra. Questa strada benché segnata come transitabile per le automobili è poco trafficata e dopo qualche centinaio di metri diventa sterrata. Troviamo una strada sulla destra che sale e che non prendiamo. Si arriva così ad una sbarra e dopo di essa comincia un bel sentiero panoramico. C’è un pannello informativo: a questa altezza è stato trovato un cristallo raro, il Prasio, colorato di verde, che è presente solo sull’Elba. Dopo aver visto l’isolotto di Ortano (ben riconoscibile) troviamo una salita alla fine della quale c’è un sentiero che gira nettamente a destra, ma noi andiamo a sinistra seguendo il cartello “Ortano”.

Questo sentiero passa dentro a dei boschi di erica e leccio e dappertutto sentiamo il profumo del rosmarino colpito dal deciso sole isolano, dopodiché arriva ad Ortano, un luogo turistico e residenziale. Il sentiero svolta verso il basso facendo dei tornanti e, andando a sinistra, giunge alla spiaggia e al mare. Qui davanti a noi, andando parallelamente alla costa, troviamo delle scalette da salire, dopo circa duecento metri di spiaggia. Dopo le scale andiamo a destra e prendiamo una via in piano e cementata. Attraversiamo le strutture fino alle Ville 8. Qui svoltiamo a sinistra fino al limitare delle case residenziali e svoltando a destra ci troviamo davanti ad un cancello, che va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena), se è chiuso (da inizio giugno dovrebbe essere aperto). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo il cancello prendiamo il sentiero nel bosco e dopo poche centinaia di metri, ci troviamo un cancello sulla destra, alla fine della recinzione. E’ il cancello del Grillo Brullico.

Quarona – Celio

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

2°- Da Quarona e Cellio per il lago di S.Agostino

Bella tappa centrale (anche se e’ stata pubblicata per ultima) dell’itinerario,  la quale permette di inoltrarsi nel cuore del sistema collinare attraversato per giungere al Lago D’Orta. In alcuni tratti si sovrappone all’itinerario denominato “Valli della Fede” per poter toccare un maggior numero di punti d’interesse. Di quest’ultimo articolato sentiero, che merita senz’altro di essere percorso nella sua intierezza se ne trova un’accurata  descrizione su Wikipedia e risulta ben segnalato sul territorio.

Il percorso

Di Quarona si e’ gia’ parlato all’arrivo della tappa precedente. Lasciamo quindi alla scelta del viandante se fare o meno quattro passi in paese, alla ricerca di angoli suggestivi. Se invece “si parte” , occorre un po’ di attenzione per individuare la giusta direzione: il segnavia “624” non e’ facilmente individuabile. Consigliamo quindi di dirigersi verso nord, fino alla zona del campo sportivo, dopodiche’, intuitivamente, puntare alla stretta valletta che pianeggia alle spalle, percorsa da una stradina asfaltata: fuori dal paese si incontra sicuramente il nostro segnavia, proseguendo senza esitazione fino al termine dell’asfalto. Il viottolo termina con uno spiazzo in prossimita’ di una vecchia cava.

La cava dismessa (1). Evidente “ferita” sul fianco della montagna, una cava dismessa si presta, per chi e’ appassionato, a numerose osservazioni in merito a cio’ che gli esperti chiamano “successione ecologica”. Si tratta del processo naturale attraverso il quale un’area nella quale la “vita” e’ assente (come per esempio una cava), viene lentamente ricolonizzata: e’ un processo che avviene per tappe ben precise, la cui “lentezza” fa riflettere sulle modalita’ con le quali l’uomo “interviene” sugli equilibri naturali…

Un evidente sentiero sale ora nella boscaglia con scalinatura irregolare, costituita da grossi gradoni appena sbozzati ed in ambiente che si fa piu’ severo e selvaggio, costellato di grossi massi che celano delle risorgive: e’ la “Bunda Tuppa”, in un ripiano della quale si trova  il lago di S..Agostino.

la “Bunda Tuppa”, il “Saas d’li Strii”, “L’Ava Corna” e il “Saas d’la Baceja”.  Dunque nell’ordine “Valle Buia”, il “Sasso delle Streghe”, l’acqua “Corna”, acqua che sgorga dagl’Inferi, con riferimento alle corna del Diavolo, ed infine il Sasso  del Bacile, sulla cui sommita’ si trovano alcune coppelle (che da queste parti sono spesso associate a sacrifici “druidici” e al sangue). La severita’ del luogo incute un certo timore, timore che e’ stato ben  espresso dai nomi che si sono tramandati nei secoli…e che ci troviamo a confermare pienamente (soprattutto in presenza della bruma autunnale…)

Il lago di S.Agostino(2) e il castello di Arian.  Neppure la presenza di questo specchio d’acqua spezza il sortilegio della “Bunda Tuppa”: lo aggiriamo con circospezione nella speranza di non fare cattivi incontri…In realta’ il lago e’ di grande importanza naturalistica: infatti il terzo plenilunio dell’anno diventa un sito riproduttivo per alcuni anfibi dell’ordine degli Anuri (quindi rane e rospi) che si radunano a migliaia per poi lasciare cordoni di uova da cui nasceranno i girini, che dopo la metamorfosi si disperderanno nell’ambiente circostante in attesa del prossimo plenilunio…

Infine sul crinale affacciato alla riva occidentale del lago si trovano, invisibili dal nostro punto di osservazione, i pochi ruderi del castello di Arian, la cui incerta origine si spinge fino al IV secolo, anche se studi piu’ plausibili ne collocano l’origine nel Tardo Medioevo: questi sono raggiungibili da un esposto sentiero che parte dalla cappella di S.Agostino, sentiero che non ci sentiamo di consigliare per la presenza di tratti assai pericolosi.

 Oltrepassato lo specchio d’acqua si procede in piano fino ad intercettare la bella mulattiera che proviene da Roccapietra, in prossimita’ di un’area pic-nic e della cappella di Sant’Agostino (3). Si tratta di una delle antiche  vie di comunicazione tra Varallo ed il Cusio: seguendola nella direzione della salita si perviene all’asfalto, dove in pochi minuti, sempre in salita si raggiunge l’abitato di Cavaglia Sterna (4), luogo ideale per la sosta pranzo. La tranquillita’ del luogo invita, panino alla mano, a “dare un’occhiata” in giro, scattando qualche foto.

Ma e’ tempo di rimettersi in marcia: a ritroso si supera la mulattiera proveniente da Sant’Agostino fino a imboccare la sterrata che scende a sinistra, all’altezza del bivio per Morondo di Breia. In breve ci si inoltra su evidente mulattiera, che con alcuni strappi dapprima supera una strada privata e poi guadagna nuovamente l’asfalto: e’ con un po’ di attenzione che si individua il sentiero, qualche metro a sinistra, per proseguire salendo nel bosco.

Per un lungo, bellissimo tratto si cammina tra boschi incantati e silenziosi casolari abbandonati (5), fino a raggiungere la Colla di S.Bernardo (857m slm) (6), che rappresenta la quota maggiore della camminata di oggi e dove, sulla strada asfaltata convergono  un gran numero di piste e stradelli.

I “taragn” (5). Prima di giungere al San Bernardo avremo incontrato i resti di alcuni edifici rurali caratterizzati da tetti in lamiera assai spioventi: sono cio’ che resta dei vecchi “taragn”. La pendenza del tetto e’ dovuta al fatto che la copertura originale (che veniva rinnovata ogni anno) era costituita da fasci di paglia di segale, sapientemente collocata in modo da far scorrere velocemente l’acqua piovana ed impedire alla neve di accumularsi. Gli ultimi taragn abbastanza integri sono ancora osservabili a Sorzano, nel vicino Parco Naturale del Monte Fenera, custoditi fino a qualche anno fa da Enrico Viotti, che vi risiedeva.

Trascuriamo la strada e, piegando a sinistra, prima in piano e poi in discesa raggiungiamo Breia (7), dove e’ possibile ammirare alcuni pregevoli affreschi in esterno e qualche misteriosa scritta murale, in particolare presso la chiesa di San Giovanni Battista.  Uno sguardo alla mappa ci permette di giungere all’ennesima chiesetta (S.Rocco, questa volta…), da cui si stacca il sentiero che, con qualche tratto malagevole, discende a Cellio, dove si conclude la tappa…

…ma naturalmente le chiesette non sono finite : appartato su di un dosso, a pochi metri dal sentiero che stiamo percorrendo si puo’ raggiungere un piccolo edificio…

“S.Jacu Pittu”,  il minuscolo oratorio che custodisce pregevoli affreschi da’ il suo nome al “Maestro di S.Jacu Pittu”, con il quale si identifica un “misterioso pittore” attivo in zona nel XV secolo, e, supponiamo, autore dei succitati affreschi.

Scarica qui il pdf dettagliato della scheda tecnica

Castel Sant’Elia – Nepi

Ambientazione ariostesca, bellezze naturali e storiche, lo scorrere del ruscello che ci accompagna sempre. E una cascata alta e dal getto imponente. Che altro serve per prendere le scarpe da trekking e andare a fare questa escursione?

Il percorso

Dalla porta con l’orologio di Castel Sant’Elia possiamo andare a sinistra e girare la prima a destra verso la Basilica di Castel Sant’Elia, in discesa. Alla Basilica troviamo sulla destra una sbarra rossa e una strada oltre di essa, che scende. La prendiamo, arriviamo ad un primo bivio a cui andare avanti, giungiamo al fontanile e dopo di esso al ponte a schiena d’asino. Oltrepassatolo svoltiamo subito a destra per il sentiero naturalistico.

Questo sentiero costeggia il ruscello in un’atmosfera e un ambiente fantastico. Bisogna seguire sempre il terreno più battuto e andare per la via principale (ci sono delle deviazioni). Quando arriviamo, dopo circa un chilometro, a vedere in alto a destra il Convento di Nepi, troveremo uno spiazzo più ampio con un possibile acquitrino. Subito dopo una deviazione sulla destra in discesa ci porterà in breve ad un altro bivio a cui andare a destra per la Cascata del Picchio.  A sinistra invece si arriva a Nepi e sarà la strada che dovremo prendere dopo, ma non prima di aver visto la splendida cascata.

Deviazione per la cascata:

Subito dopo aver girato a destra troveremo un divertente passaggio con corde e passarelle sul torrente e dopo di questo andremo a sinistra seguendo il sentiero per trovare un secondo passaggio, questa volta su tronco d’albero (potremmo anche andare avanti e passare subito con un ponte di tronchi e poi svoltare a sinistra, ma è più difficile). Dopo il tronco si svolta a sinistra e dopo qualche centinaio di metri si arriva alla bella Cascata del Picchio. Dopodiché torniamo al bivio di cui sopra.

Tornati al bivio andiamo avanti per Nepi. Dopo breve il sentiero svolta bruscamente a sinistra salendo ripidamente e in cima ci troviamo una strada a destra da prendere. Si arriva così ad un altro bivio: a destra delle staccionate, a sinistra una salita. Noi andiamo a destra. Questo bellissimo sentiero costeggia il ruscello, passa accanto alla Sorgente del Tasso (da visitare) e in un’ambientazione ariostesca giunge ad un ponte a cui andare a destra. Si sale e andando sempre dritti si esce su strada asfaltata da prendere a destra. Si supera il largo con la fontanella e si passa sotto l’arco. Si imbocca il secondo arco e si è dentro il borgo di Nepi.

Nepi – Castel Sant’Elia

Uno dei più bei percorsi che è possibile trovare in Tuscia. Cascate, Vie Cave, Sentieri naturalistici, Ponti antichi. Altamente consigliata…

Il percorso

Dalla piazza del Comune di Nepi ci dirigiamo con Via delle Scalette nei vicoli del paese. Arrivati in fondo a Via delle Scalette giriamo a destra al bivio a T (Via Termo Larte). In fondo troviamo un palo che sta al centro della strada e il castello di Nepi. Qui giriamo a sinistra e passiamo sotto l’arco. Usciti svoltiamo a destra passando vicino alla sorgente e dunque ancora sotto per uscire davanti alla cascata che si trovava alla nostra sinistra. Con il sentiero usciamo sulla strada e giriamo a sinistra passando sotto il secondo arco e arrivando a Largo dei Bersaglieri.

Andiamo dritti e giunti a Via del Cardinale svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni dei Sentieri Naturalistici. Poco dopo c’è un bivio a cui andare a destra. Incomincia la discesa che diventa sentiero, arriva al torrente (Rio Falisco) e lo supera con un ponticello. Dopo il ponte invece di proseguire a sinistra andiamo in alto avanti, prendendo la via cava. Subito troviamo un bivio dentro la via cava dove bisogna andare a sinistra (a destra ci sono le indicazioni per la Via Amerina). Dopo la bella tagliata troviamo un altro bivio a cui andare a destra come da cartello e subito dopo a sinistra, quando arriviamo in piano. Si supera un filo spinato e si va costeggiando i campi seguendo un percorso abbastanza evidente. Alla nostra sinistra Nepi e la forra.

Questo sentiero, che costeggia la rupe, arriva ad una spianata con un bivio. Noi giriamo a sinistra, sempre seguendo il bordo della forra. Al bivio successivo, laddove c’è il cartello dei sentieri non lo seguiamo bensì andiamo avanti. Seguendo sempre il sentiero nel bosco si arriva a dover andare leggermente a destra e poi a sinistra per imboccare su di un ampio prato senza sentiero. Qui puntiamo il bel casale abbandonato (il Soratte davanti a noi) con mimose che vediamo e arrivati lì imbocchiamo il sentiero che va a destra con i filari di cipressi. La via gira a sinistra naturalmente e arriva ad un cancello. Oltrepassato il cancello andiamo a sinistra. Sempre dritti e giungiamo al limitare della forra, poi incominciamo a scendere vertiginosamente. Scendiamo a zig zag verso il letto del torrente, incontrando grotte naturali. In fondo si trova il Ponte della Mola, splendido esempio di ponte a schiena d’asino. Lo usiamo per oltrepassare il torrente e riprendiamo il sentiero dall’altra parte, che sale e passa vicino al fontanile. Arrivati alla piazza con la Basilica di Sant’Elia sarebbe bene visitarla perché è davvero bella e dopo la visita riprendere a salire per la strada asfaltata che ci conduce al centro storico di Castel Sant’Elia, che ci troviamo sulla sinistra.

Lanca di Motta Visconti – Ponte della Becca

Per info su canoa e precauzioni vedere il tragitto precedente porto di Marano – lanca di Motta ViscontiPercorso completo un giorno e mezzo.

Durata di questo tragitto, mezza giornata in base alla portata del Ticino lunghezza circa 30 km. Per info portata acqua www.laghi.net

Il percorso

Usciti dalla morta della lanca la corrente  vi sveglierà improvvisamente portandovi la punta repentinamente a sud . Dopo un’ ora circa vi troverete al cospetto del ponte di barche di Bereguardo. L’originale struttura è transitabile solo sulle arcate di destra che sono rialzate. Il resto del ponte è sorretto da barche e la luce è poco più di un metro , per cui si rischia di battere il capo e non è possibile vedere se vi sono residui. Se doveste fermarvi in sponda sinistra, ricordatevi di fare il traghetto per rimettervi in sponda destra altrimenti andreste a sbattere portati dalla corrente come è capitato al sottoscritto in una dei primi tragitti.

Il fiume ritorna in un unico braccio e la corrente diminuisce la sua velocità. Siamo ormai in pianura e ci avviciniamo al Po che frena l’entrata dell’acqua. Dopo il ponte dell’autostrada che non presenta difficoltà il fiume fa diverse virate secche con sponde alte che tenta inesorabilmente di erodere. Troveremo anche ampie spiagge di sabbie e ciottoli senza anima viva se non uccelli. In particolare aironi e garzette sono compagni durante il viaggio, ma non mancano cormorani, germani e gabbiani.

Il ponte della statale annuncia Pavia, che attraverseremo al completo passando anche sotto il magnifico ponte coperto.

Se siete fortunati potreste imbattervi anche nelle periodiche gare organizzate dalla canottieri tra “barchin”. Le tipiche imbarcazioni di fiume, che avevano la possibilità anche di risalire con lo spuntone che spinge sul fondo. Nota interessante le gare finiscono con mangiate nella sede sopra il fiume in cui è facile essere invitati come appartenenti al popolo del fiume.

Il Ticino perde la sua parte selvaggia della parte nord, per diventare più amichevole e abitato da persone che lo frequentano più assiduamente parlandone come di un grande amico .

In questa parte di fiume sempre più presenti oltre alle imbarcazioni a motore (purtroppo ) anche le case galleggianti ormeggiate.

Ve ne sono alcune che sono diventate anche posti di ritrovo . Una su sponda sinistra dopo Pavia ad esempio l’abbiamo frequentata per anni. Animata da un’allegra combriccola di vecchietti è un posto che migra a seconda dei capricci del fiume. La prima volta che l’abbiamo scoperta era in mezzo ad un bosco a circa 5 metri sopra di noi adagiati sulla superficie del fiume. Infatti il Ticino in una delle sue piene periodiche l’aveva alzata sopra l’argine e l’aveva depositata in un pioppeto a decine di metri dal suo corso.

Qualche stagione dopo l’avrebbe riportata e cullata con le proprie acque. Questo movimento a pendolo è ovviamente tema di discussione per tutti i vecchietti della “barca nel bosco”.

Se vi capita fermatevi ,che un bicchiere non ve lo negheranno assolutamente assieme a qualche storia di fiume.

Le sponde in quest’ultimo tratto vedono la presenza più di fango che sabbia e in questo il Ticino comincia a contaminarsi con il fratello maggiore Po.

L’ultimo rettilineo che ormai dovete fare a braccia in quanto la corrente vi ha abbandonato vi permette di vedere il ponte della Becca che mette in comunicazione la Lombardia con l’Emilia e di vedere il lontananza il profilo delle colline appenniniche.

Il Ticino a quel punto vira verso est portandosi quasi parallelo al Po e vuol farvi vedere la differenza delle sue acque azzurre con quelle limacciose (e inquinate) del Po. Per diverso tempo rimarranno parallele come un ghiacciolo bicolore per poi infine fondersi in unico che porta al mare.

Per cui avrete già superato la Becca e vi toccherà tornare indietro, sognando  però la prossima volta in cui prenderete coraggio e vi dirigerete verso il mare seguendo il Po, che non è selvaggio come il Ticino ma il suo fascino lo mantiene.

Porto di Marano Ticino – Lanca di Motta Visconti

Itinerario lungo il Ticino in canoa/kayak di una giornata. Il tempo impiegato varia ovviamente in base alla portata del fiume. Il periodo migliore è la tarda primavera quando il fiume è gonfio delle piogge e delle nevi sciolte dell’inverno, evitando comunque le piene eccessive. Da evitare i periodi di magra, altrimenti più che navigare c’è da scarpinare. A questo proposito un discorso a parte andrebbe fatto per il mantenimento del flusso minimo vitale . Infatti il Ticino è regolato tramite le dighe di Porto della Torre e del Panperduto all’uscita dal Lago Maggiore. Essendo che l’acqua è diventata e sempre più lo sarà, un bene prezioso, questa viene contesa, tra i rivieraschi del lago e i risicoltori della bassa. Il risultato è che rischia di rimanere senza acqua la flora e la fauna del fiume.

Il percorso

Il luogo di partenza di questa escursione è situato in riva al Ticino dopo la prima grande ansa in cui il fiume ritorna verso nord come in un tentativo di riimmettersi nel Lago maggiore da dove è da poco uscito. La  località si chiama Porto di Marano Ticino. Il luogo, ricorda nel toponimo la possibilità di approdo e l’antico guado . Alcune fonti riporterebbero addirittura la presenza di un ponte romano. Come testimoniato è luogo di passaggio dell’antica via che portava da Novara a Como , passando per il monastero al di là del fiume di Castelnovate. Più recentemente,  vi era un ponte poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale , dopodiché vi è stato  un imbarcadero collegato con una fune che trasportava a pagamento le genti da una sponda all’altra . Lì vicino in riva al fiume si può ora ammirare l’antica dogana sabauda ora residenza privata.

Il luogo permette il posteggio dell’eventuale auto e il facile accesso al fiume. Il percorso si snoda in un panorama selvaggio. Le zone in cui si intravvede la presenza antropica sono veramente poche e limitate alle immediate vicinanze dei ponti che attraversano il fiume . La navigabilità è abbastanza agevole in genere sono presenti rapide di secondo grado e quindi abbordabili anche da principianti.

Il Ticino, come tutti i fiumi prevede un buona dimestichezza con l’acqua . La possibilità di ribaltarsi è sempre presente, soprattutto per la presenza di rami e tronchi e ostacoli improvvisi. L’importante è mantenere la calma e raggiungere la riva. E’ ovviamente consigliabile non essere da soli e avere con sé l’attrezzatura minima di sicurezza. Per chi fosse abituato al lago o il mare, il fiume è abbastanza diverso, soprattutto perché bisogna anticipare i cambi di direzione, perché la corrente ci porta in un attimo contro l’ostacolo che vedevamo in lontananza. Il nostro apparato percettivo non ci permette di valutare la velocità in quanto percepiamo solo quella relativa all’acqua. In realtà l’acqua si muove ben veloce alle volte anche troppo. Solo osservando la riva ce ne accorgiamo o quando … siamo caduti in acqua !

Posso testimoniare dopo aver fatto questo giro innumerevoli volte in 15 anni , che è sempre diverso. Il fiume ad ogni piena cambia il proprio corso, per cui ogni volta va prestata attenzione e nei punti critici, merita un momento di sosta e verifica dalla riva per valutare il percorso più idoneo, soprattutto in prossimità dei ponti dove si creano rapide , mulinelli e la presenza di massi può creare situazioni spiacevoli.

Tutto è comunque superabile e affascinante. Personalmente ho iniziato a girare per il Ticino senza nessuna preparazione tecnica utilizzando una canoa a due posti gonfiabile. Ma ho visto scendere persone con gli attrezzi più improbabili.

Dopo la doverosa premessa entriamo nei dettagli de viaggio. Lasciato il porto di Marano, si incontrano diverse anse del fiume contornate da fitti boschi dopo un ora circa si arriva al ponte di ferro di Oleggio. Si tiene la destra . Dopo il ponte , lo spuntone alle volte sommerso “La Paladella” ,  permette la partenza del canale industriale , che va ad alimentare il naviglio grande e porta a Milano. Non percorribile.

Sempre sulla destra vi è una spiaggia d’estate molto affollata con la possibilità di un caffè al chiosco lì presente.

Dopo un’altra oretta, si arriva alla filarola che permette l’uscita del canale Langosco sulla destra. Poco prima c’è una spiaggia attrezzata con bar attiguo. Conviene fare sosta e valutare la situazione. Se c’è acqua, in genere non vi sono problemi perché la filarola è sommersa e al limiti si tratta di fare una salto in corrente diritta. Con poca acqua ho provato a vedere una scarpata di 5 mt di dislivello, con un rigagnolo che usciva ai piedi della diga. In queste condizioni, o anche se si vuole fare un giro alternativo , conviene prendere il Langosco. Il largo canale si immerge nella foresta con le liane che spesso toccano il pelo dell’acqua e gli alberi che fanno da soffitto della galleria. L’acqua veloce, ma silente grazie alle sponde diritte, vi porta in poco tempo allo sbarramento della centrale idroelettrica. Sbarcare a sinistra e bisogna portarsi a spalla il mezzo per un centinaio di metri. Ci si immette nel Treccione. Che con buona corrente si riimmette nel Ticino in prossimità del ponte di ferro di Turbigo.

Se non avete preso il Langosco, ne giro di una mezz’ora vi troverete comunque nei pressi del ponte di Turbigo, dopo aver costeggiato qualche isola di ciottoli che il fiume crea ogni anno con forme diverse.

Anche questo ponte in genere non crea problemi è un altro posto molto frequentato in estate. In genere è comunque preferibile tenere le campate di destra. Il Ticino continua in un unico braccio sino ad arrivare ai ponti affiancati di Magenta. Qui conviene prendere il canale che diparte parallelo sulla destra e che formando un by-pass porta dopo un chilometro nell’alveo del fiume. Si possono fare anche le arcate, ma bisogna verificare bene le condizioni.

Dopo un po’ il Ticino inizia a dividersi in braccia di fiume che si intrecciano, si fondono e si dividono ogni volta in modo diverso e in base alla portata d’acqua. E’ divertente cercare di prendere quello più veloce, ma molte volte si scopre che quello che all’apparenza ha più portata poi si riduce a scapito di altri. Soprattutto se si è più imbarcazioni diviene un gioco e una sfida che spesso finisce con gavettoni e gente a mollo.

Purtroppo comincerete a vedere della schiuma sulla superficie ed è dovuto all’entrata dello scolmatore dell’Olona. Il canale dovrebbe portare le acque putride soprattutto in caso di piena, ma di fatto lo fa costantemente portando ad un peggioramento visibile della qualità delle acque.

Al successivo ponte quello di Abbiategrasso in genere conviene tenere la prima campata di destra. Una sosta prima del ponte per un sopralluogo conviene. Spesso le luci delle arcate possono esse ostruite da tronchi e massi.

Mi ricordo ancora la prima volta che ho attraversato il ponte . Un sinistro rumore di cascata aumentava di volume al nostro avvicinarsi ed essendo noi a 50 cm dalla superficie, la visuale era praticamente nulla , per cui mi ricordava molto i cartoni animati con paperino che precipitava in una immensa cascata senza fine. Il desiderio era di pagaiare indietro per allontanarci, ma la corrente inesorabile, ci portava al nostro destino. Per fortuna il salto non era più di un metro e dopo aver imbarcato la nostra dose d’acqua ci siamo fermati a ridere per la nostra impreparazione agli eventi .

Poco dopo in sponda sinistra si trova una lanca (profonda insenatura o braccio morto del fiume) dove è possibile attraccare e bere qualche cosa. Vi è anche una struttura ricettiva in cui si può dormire e mangiare:

Colonia Enrichetta http://milano.corriere.it/milano/sport-benessere/490_scheda.shtml?refresh_ce-cp

Ancora un paio d’ore di navigazione e si arriva nei pressi della lanca di Motta Visconti. Bisogna prestare attenzione, perché l’entrata  non è sempre facilmente visibile sul lato sinistro , nascosta spesso da isolotti di ciottoli. Conviene chiedere ai pescatori che troverete sul tragitto che sapranno indicarvi, essendo il luogo dove tengono la propria imbarcazione .

La lanca molto profonda, presenta acqua quasi ferma e verso il fondo  alcuni locali. In genere ci fermiamo nell’ultimo , dove è possibile ormeggiare e la signora della Trattoria San Rossore, permette di piazzare la tenda nel prato antistante il ristorante. Sappiate che le zanzare sono assicurate . Il menù in qualsiasi stagione è a base di polenta, selvaggina e affini. Prezzo modico e apprezzerete la morbida erbetta sotto la schiena dopo una giornata in cui le spalle hanno lavorato.

Il tragitto è abbastanza lungo circa 60 km per cui si arriva giusto per cena .

Ponte di Paderno d’Adda – Fattoria Amici Cavalli

Partendo dal Ponte di Paderno d’Adda costruito a fine ‘800, che collega la provincia di Lecco a quella di Bergamo, si scende fino a raggiungere il fiume e ci s’incammina verso nord, risalendo la corrente del fiume.>
Si arriva ad ammirare la prima chiusa dell’Adda, commissionata da Ludovico il Moro a Leonardo da Vinci a fine ‘400. Si prosegue immersi nel verde del parco Adda Nord, che tutela la ricca biodiversità di flora e fauna. Si possono vedere cigni, folaghe e germani ma anche svassi e moriglioni. Il verde della flora e i cinguettii ci accompagnano per tutto il cammino, dopo aver superato Robbiate si giunge a Imbersago dove il traghetto di Leonardo porta i turisti (volendo con l’auto) dall’altra parte del fiume, solamente grazie al tiro di una fune. Lasciando Imbersago si passa da Arlate a Brivio, dove se si presta attenzione non è difficile vedere i cormorani che pescano, o i tuffetti che giocano ma ancor più bello è vedere la garzaia degli aironi dove vivono stabili 20-30 coppie, subito dopo questo sito, segnalato da un cartellone, si giunge nella località del Toffo, questa è una pozza di acqua bassa dove in estate i briviesi fanno il bagno. Quando lo sterrato si trasforma in asfalto, in prossimità delle due case rosa, si abbandona il fiume per girare a sinistra in una vietta sotto un porticato, in cui nidificano le rondini. Si sale fino a ritrovarsi nel cortile di una cascina, si gira a destra e si salgono gli scalini che ti portano sulla strada provinciale, dove dall’altra parte si trova la fattoria Amici Cavalli in cui vi accoglieremo con piacere!

Montecasoli – Grotte Santo Stefano

La partenza di questa escursione è situata davanti alla chiesa di Montecasoli, ovvero la Chiesa di Santa Maria Assunta. Spalle alla chiesa abbiamo la possibilità, andando in discesa e subito a destra, di visitare Montecasoli, zona archeologica e naturalistica di notevole interesse. Avremo cura di uscire dalla visita alla zona archeologica per la strada sterrata, molto evidente, che scende verso il torrente Vezza. Qui troveremo sulla sinistra un ponte che lo oltrepassa e lo imboccheremo. La strada sale e arriva ad un incrocio, a cui andare dritti. Saliamo per qualche chilometro circondati da un bosco di cerri, dopodiché la strada diventa piana e incominciano le coltivazioni di ulivi e noccioli a destra e sinistra. Si arriva così ad incontrare una strada asfaltata che va semplicemente superata. Diventa infatti bianca. Superiamo la ferrovia con il passaggio a livello e andiamo sempre dritti fino a incrociare la strada asfaltata all’altezza di un allevamento di polli. Qui andiamo a sinistra (prestiamo attenzione alle automobili) e costeggiamo la recinzione. Ma solo per qualche decina di metri perché appena essa finisce andiamo a destra con un fuori pista, che subito intercetta la strada di servizio dell’allevamento. Seguendola giungiamo in uno spiazzo con un bivio. Ma davanti a noi c’è una radura e un sentiero che si getta a zig-zag nella forra, da prendere. Fate attenzione perché qui potrebbero esserci delle pecore con il cane. In realtà è una strada percorribile e noi non abbiamo mai incontrato problemi, ma sempre meglio procedere con cautela. La strada sterrata scende fino al fosso e lo supera con un ponticello fatto di un tubo dentro cui passa l’acqua e comincia a risalire. Quando ritorniamo in superficie la via costeggia un’antica torre di avvistamento e prosegue in piano tra campi e allevamenti. Continuiamo fino ad arrivare ad un incrocio a T con Via dei Pianali, a cui svoltiamo a destra. Al bivio con Strada Danzera imbocchiamo quest’ultima a destra. Giungiamo così a Borgo Le Case. Appena la via si fa asfaltata giriamo a destra, oltrepassiamo il piccolo borgo e giriamo a sinistra al bivio successivo. La via si fa sentiero, scende e risale fino alle grotte da cui il paese prende il nome. Proprio all’altezza della prima, sulla sinistra, troviamo una scala di legno che sale e che ci porta ad un bivio, da imboccare a sinistra. In breve siamo nel centro del paese di Grotte Santo Stefano dove è possibile visitare lo splendido Eco-Museo della Tuscia, ubicato proprio nella piazza centrale.

Noto – Marzamemi

Si esce da Noto prendendo via Roma e via Confalonieri, fino ad incrociare la SP 19, dove si volta a destra fino alla rotonda; qui si prende a sinistra per la SP 34 e si continua sulla via per Calabernardo. Dopo aver percorso circa 1,5 km sulla SP Noto-Calabernardo, si incrocia sulla destra una stradina interpoderale alla altezza dell’Hotel Villa Fiorita. Si prende questa stradina, che attraversa bei mandorleti con villette e case coloniche, e la si segue fino ad incrociare una SP, che passa sotto la autostrada A18, e la costeggia per un tratto. Si continua su questa SP in direzione Eloro, si vede sulla sinistra la colonna della “Pizzuta” (foto 1), la si supera e si va avanti su sentieri sterrati, seguendo le indicazioni per la direzione Eloro, fino ad arrivare all’ingresso della Riserva di Vendicari. Si fa un tratto di spiaggia fino alla foce del fiume Tellaro (foto 2), che ha una profondità molto bassa ed è quindi facilmente guadabile, poi si percorre tutta la Riserva su fondo sterrato passando, dopo Eloro, dalle spiagge di Marianelli e di Calamosche; si passa poi dalla Torre Sveva (foto 3) e dal Centro Visitatori, si costeggia il Pantano Grande fino alla uscita di Cittadella (foto 4). Dopo l’ uscita dalla Riserva si segue tutta la linea di costa attraversando i Lidi di San Lorenzo e di Spinazza, che è la spiaggia di Marzamemi, dove si arriva nella piazza centrale (foto 5) e al porto (foto 6).

Si fa sosta a Marzamemi per la visita del Borgo marinaro e per passare la notte.

Monginevro – Brianzone

MONTGENEVRE (1860 MT S.L.M.) – BRIANCON (1300 MT S.L.M)

Descrizione: dal valico alpino di Montgenevre, appena oltre il confine Italo-Francese, si scende verso la città di Briancon utilizzando sentieri e strade militari, su un percorso che è fortunatamente rimasto integro e completamente svincolato dalla trafficata viabilità stradale. Ottimo percorso d’estate per la mountain bike e d’inverno per ciaspole e sci fondo/escursionismo. Per ragioni pratiche è stato descritto il percorso più semplice, intuitivo e ciclabile, ma sono possibili numerose varianti. Attenzione ad evitare lo sconfinamento d’estate nel campo da golf e d’inverno nelle piste da sci.

Il percorso: dal piccolo centro (incrocio Rue d’Italie / Rue de la Praya) procedi in direzione degli impianti sciistici (seggiovia Prarial) fino a giungere sopra la galleria artificiale della Route National 94. Procedi sulla destra lungo una balconata con panchine e scendi alla tua sinistra nei pressi dell’edificio della “Ecole de Ski”. Una stradina affianca la D94 (ora alla tua destra) e giunge, dopo un sottopasso, nei pressi dell’ovo-seggiovia “Chalmettes”. La superi, risali qualche centinaio di metri lungo la pista che affianca il centro benessere “Durancia” (sulla tua destra), fino ad incrociare lo skilift “durance”. Noterai in questo punto una strada sterrata che procede in piano, sulla tua destra, nel fitto bosco di conifere (+880mt dalla partenza, cartelli indicatori gialli, segnavia giallo, indicazioni Les alberts/Brincon). Procedi su una sterrata ampia, dal fondo buono, ignorando il primo bivio a sinistra in salita, dopo 250 metri, e le restanti diramazioni minori. Il percorso è molto intuitivo, procede quasi in piano fino ad un punto panoramico, dopodiché inizia a scendere; dopo cinque tornanti, incontri un quadrivio (5.7 km dalla partenza): procedi a sinistra in discesa, direzione Briancon (incontri il segnavia bianco rosso GR). Segui in discesa fino ad un piccolo guado: ti immetti in una strada più ampia, sempre sterrata, e procedi sulla destra in discesa (7.1 km dalla partenza). Sempre seguendo la strada principale, arrivi ad un incrocio più complesso nei pressi del “Torrent du Vallon”: ignori due sentieri secondari che salgono sulla sinistra agli “Chalets du Vallon”, prosegui brevemente in discesa (a sinistra al bivio successivo) sulla traccia che affianca il piccolo corso d’acqua e lo supera con un ponticello di legno (7.9 km dalla partenza). Subito dopo procedi in leggera salita ignorando la deviazione in discesa sulla destra (che conduce a La Vachette). Ti inoltri lungo la sinistra orografica del fiume “Durance”, notando sulla sponda opposta, ma a quota minore, la statale D94. Incontri un piccolo ricovero militare in buone condizioni e giungi ad un importante bivio a 9.3 km dalla partenza, in cui devi svoltare a destra in discesa, seguendo il segnavia bianco-rosso (procedendo dritti si arriva comunque a Briancon con facilità). Sempre in discesa, ora su mulattiera (ma sempre ben ciclabile) scendi sempre seguendo i segnali (attenzione, all’incrocio successivo vai sempre in discesa mantenendo la direzione) fino ad uscire dal bosco e giungere a L’Envers de Fontenil (10.4 km dalla partenza). Evitando di scendere fino al fiume, a quota 1318 noterai che il segnavia ti conduce a sinistra, tra i campi. Dopo 400 metri ignori un bivio sulla destra, procedendo innanzi (attenzione al segnavia sugli arbusti: il sentiero costeggia un campo e può non essere sempre ben evidente) e ritornando nel bosco nei pressi di una ripida rampa in salita. Dopo qualche centinaio di metri incontri la sterrata che scende dal Fort de Tetes/Fort Christianne. Scendendo sulla destra incontri uno dei manufatti più spettacolari di tutto il percorso, l’imponente Pont d’Asfeld, che attraversi per risalire sulla sponda opposta e giungere a Briancon, nei pressi della “Porte de La Durance”; segui la Rue du Pont d’Asfeld e giungi nella via principale del centro storico, la “Grande Rue”.

Calcata Vecchia – Mazzano Romano

La sede Parco Valle del Treja si trova a Calcata e lì potete trovare delle cartine con indicati diversi sentieri all’interno del parco che sono numerati. Le cartine sono scaricabili come poco maneggiabili pdf dal sito del parco. Mi riferirò quando possibile ai numeri dei sentieri definiti dal parco.

Il percorso

Da Calcata paese andate a destra e prendete la strada a sinistra del bar da Peppa.  Verso la fine della prima curva trovate sulla sinistra un sentiero in discesa (Foto 1) sulla vostra sinistra. Attraversato un ponte sul Treja  (attenzione alle assi mancanti!) arriverete a un bivio (Foto 2). Svoltando a destra si prende la seconda deviazione del percorso che vi porterà alle rovine di Santa Maria di Castelvecchio. Il luogo merita la deviazione: è molto ben tenuto e si godono delle belle viste.

Torniamo indietro e, superato il bivio di cui sopra, si inizia la parte forse più bella del percorso, lungo la riva sinistra del Treja (Foto 3) fino ad arrivare a traversare nuovamente la provinciale (Foto 4). La prendete verso destra, attraversandola troverete dopo pochi metri un sentiero sulla sinistra (Foto 5) che prosegue lungo la riva del Treja.. Si arriva così, passando anche in un boschetto di betulle (foto 6) a Mazzano Romano, presso il lavatoio (foto 7). A sinistra si raggiunge il paese.

Mazzano Romano – Calcata Vecchia

Passeggiata nel Parco Valle del Treja da Mazzano Romano a Calcata.

La sede Parco Valle del Treja si trova a Calcata e lì potete trovare delle cartine con indicati diversi sentieri all’interno del parco che sono numerati. Le cartine sono scaricabili come poco maneggiabili pdf dal sito del parco. Mi riferirò quando possibile ai numeri dei sentieri definiti dal parco.

Qui descrivo una bella passeggiata, di poco più di 5 km, da Mazzano Romano a Calcata prevalentemente lungo il fosso della mola di Magliano, con ritorno in gran parte lungo la riva sinistra del Treja. Quest’ultima è forse la parte più bella come paesaggio.

Il percorso

Ci muoviamo da Mazzano Romano. Quando si arriva al centro medioevale, si scende sulla destra (foto 1, oltre il furgone rosso) e si prende il sentiero 005 , si attraversa il Treja su un ponte e si va a sinistra, in salita lasciandoci dietro il fiume. Dopo circa 600 metri, il bosco si dirada e si raggiunge una carrozzabile verso sinistra (foto 2). Dopo 650 metri di questa carrozzabile si prende a destra attraversando un cancello (foto 3) lungo il sentiero 011. Dopo poco, ci  si trova a camminare in un bell’ambiente lungo un torrente che scorre nel fosso della mola di Magliano.  Il sentiero finisce sulla provinciale, che va attraversata e di fronte si prende il sentiero 014 (foto 4). Dopo pochi metri sulla sinistra è possibile fare una deviazione che sale verso Narce (sentiero 015, foto 5), dove si trovano pochi resti di un abitato dei Falisci. Dal sentiero bella vista su Calcata (Foto 6). Ridiscesi  sul sentiero 014 giriamo a sinistra per proseguire il percorso principale lungo il fosso della mola che ad un certo punto attraverseremo sul un ponte sotto Calcata (foto 7). Salendo per Calcata si osservano resti etruschi e qualche curiosa scultura rupestre (Foto 8).

 

Podere Buriano – Poggio alle Mandorlaie

Siamo nel comune di Scansano (Grosseto) al limitare del territorio della Maremma Grossetana. Il territorio è caratterizzato dalle vallate scavate dai numerosi torrenti; al pascoli bradi si alternano aree coltivate a olivi e cereali a boschi di querce (lecci e sughere) e arbusteto (eriche e corbezzoli). 

Il percorso

Da Podere Buriano si imbocca il sentiero che scende di fianco alla casa verso il fondovalle. Si supera una recinzione, ci si tiene alla sinistra di una baracca e subito dopo si gira a sinistra iniziando a scendere paralleli alla valle. Raggiunto l’uliveto si scende sulla destra sul bordo dello stesso, si entra nella macchia percorrendo il sentiero che va leggermente in diagonale sulla sinistra. Lo si segue fino aggiungere in prossimità del torrente e nel punto in cui si incrocia un piccolo affluente che scende alla nostra sinistra, si guada e si risale diritti dalla parte opposta fiancheggiando una recinzione. Tenendo a destra la recinzione si risale fino al raggiungimento della sommità della collina, in prossimità dei campi coltivati.

Tenendosi con i campi coltivati sulla sinistra e con il limitare del bosco sulla destra si scende per circa 1,5km fino a raggiungere una strada che si imbocca sulla destra. Scendendo si arriva a fondovalle  dove si guada il torrente e si prosegue dritti per una strada in forte salita. Si raggiungono dei campi coltivati e all’altezza di un’azienda agricola, se ne costeggia la recinzione mantenendola sulla sinistra.

Proseguendo verso la strada asfaltata, la si costeggia fino a raggiungere un cancello con uno calandrino che si supera. Si svolta a sinistra, percorriamo 200m sulla strada asfaltata e all’altezza dell’indicazione Il Fontanile, si imbocca la strada bianca sulla destra. Si prosegue dritto fino alla casa e in prossimità della stalla si svolta a destra per un tratturo. Si supera il cancello, entrando in un pascolo e si prosegue sul crinale. Dopo circa 1km in prossimità di due grandi querce, si supera uno scalandrino. Si mantiene la destra costeggiando la recinzione fino a raggiungere il torrente in prossimità di due grandi pioppi. Si guada il torrente e si segue il sentiero che sale in direzione delle case fino a raggiungerle. Si raggiunge una strada bianca, la si attraversa e si scende dalla parte opposta dove si vedono dei pannelli fotovoltaici che si mantengono a sinistra. Si scende attraverso i campi mantenendo come punto di riferimento le vigne di fronte a noi sull’altro versante della collina. Si raggiunge il torrente che si guada e si prosegue dritti salendo fino al raggiungimento dei vigneti alla nostra destra.

Si raggiunge un secondo torrente che si guada e si risale dalla parte opposta mantenendosi alla sinistra della siepe fino ad arrivare alla sommità del campo dove si trova un cancello di rete che si supera. Immessi sulla strada, si prosegua a sinistra per circa 300m fino a raggiungere Poggio Le Mandorlaie. Siete arrivati.

Abbiamo percorso 9 km.

 

Podere Veranello – Podere Mortelletto

Si sa quando si parte ma non quando si arriva, sopratutto perchè i passaggi fra la macchia abbandonata sono molto intricati.

Il percorso

Si lascia la fattoria Veranello in discesa verso il laghetto che si costeggia poi dalla parte sinistra. Si segue il sentiero (traccia) erboso che passa alla parte sinistra della collinetta e che dirige verso il filare di alberi che porta al torrente Mozzapiedi. Si trova un passaggio nella recinzione e superato direttamente il torrente si prosegue poi verso il boschetto dalla parte opposta del prato. Ora si tiene la destra e poi si risale, si arriva velocemente alla strada sterrata che si segue verso sinistra. Si procede incrociando più tardi l’asfalto ma si continua con la stessa direzione. Troviamo presto un altro bivio e si prende la strada in salita a sinistra, che a breve diventa sterrata. Successivamente si trova una strada proveniente da destra, ma si prosegue dritto e si attraversa un ponticello per arrivare ad una zona abitata con un capannone. Qui al bivio svoltiamo a sinistra, lasciando la strada principale. Si procede per 450m e poi si devia da questa strada (che va verso una casa) per prendere la strada di terra e salire sul colle. Dopo un po’ ci si trova a costeggiare una recinzione alla sinistra fino alla sommità. Arrivati in cima, si trova un incrocio su strada sterrata e si prosegue verso sinistra su falsopiano e  in seguito lievi saliscendi.

Ora il nostro tracciato di andata è da rivedere con due opzioni:

1-Dopo circa 10 minuti e aver iniziato una leggera discesa, si trova sulla destra un cancello in ferro con la scritta divieto di accesso, si entra nel prato e si passa dietro la casa abbandonata. La meta è di raggiungere la parte opposta dove si notano delle praterie. Si segue in direzione del traliccio dell’alta tensione e si scende. Da qui con grande difficoltà in mezzo ai rovi si arriva al fiume. Dopodichè si risale ancora fra la macchia anche se più chiara, fino a sbucare nei prati che portano a delle case. Si risale  fino alla strada, si trova subito dalla parte opposta e sulla destra un cancello in legno che entra nella proprietà. Si scende un po’ e seguendo i vari cancelli, si passa a fianco del laghetto e si arriva alla casa.

2- si prosegue per la stessa strada sterrata per circa 20 minuti fino a trovare una grande fattoria sulla sinistra, a fronte c’è un cancello in ferro che entra in un campo. Qui ci si mantiene sulla sinistra a bordo campo e si aggira fino a trovare una stradina che scende ad un altro campo.

Ora si aggira dalla parte destra e si scende fino in fondo, qui si trova un sentiero che porta ad un ruscello. Subito si attraversa e svoltando a destra si arriva ad un altro ruscello in sasso e si supera continuando dritti su un sentiero. Questo porta ad un prato che si risale verso l’altro bordo, trovato il varco si passa nel campo successivo e da qui si risale giungendo a trovare una strada sterrata. Si prosegue per la strada girando verso destra. Dopo un po’ l’asfalto finisce e si percorre l’asfalto per circa 1,5 km. Si deve trovare alla sinistra un grande ma semplice cancello con una ruota.

Da qui si può già notare al di sotto la casa situata nella prateria. Podere Mortelleto.

Morano Calabro – Viggianello

Siamo distanti ma prendo verso casa, direzione Veneto. Il tragitto ha sicuramente una sua storia da raccontare, ma qui oggi è la natura che mi ha accompagnato. La si apprezza nelle sue variazioni di altitudine e di conformazione.

Il percorso

Si parte dalla Calabria, precisamente dalla tabella del paese di Morano Calabro, provenienza Castrovillari. Il borgo di Morano si trova sulla sinistra coprendo completamente con le sue case, un intricato sistema di viottoli e stradine la primordiale collina. Salendo la strada che porta al paese dopo qualche centinaio di metri la staccionata in legno a destra lascia un passaggio e con gli scalini si può scendere alla stradina sottostante. Ci si trova nella parte piana, si prosegue per la stessa direzione e giunti allo stop si va a destra verso il ponte in legno che si attraversa. Ora la direzione è quella dei monti che si dovranno poi attraversare, si continua a costeggiare dal basso il paese con prospettive in evoluzione. Giunti ad un incrocio si svolta a sinistra passando a fianco alla vecchia stazione dei treni, passata si supera  nuovamente un ponte e ci si trova su strada asfaltata e si gira a destra. Si prosegue e al bivio successivo si va a sinistra e poi subito a destra e si continua a mantenere la direzione seguendo le indicazioni dell’agriturismo Colloreto.

Dopo circa un’ora dalla nostra partenza  ci si trova oramai a ridosso delle montagne. Si è passata la piana abitata e coltivata con olivi, viti, cereali o semplici orti. Si entra in strada sterrata che si allarga costeggiando il sistema irriguo di canalette e giunti alla sbarra si segue a destra l’agriturismo. Ora si sale su tornanti in cemento e si trovano i primi segni del sentiero CAI. Giunti all’agriturismo si prosegue dritti sulla strada con un cancello in ferro, passiamo dietro ad un’altra casa e poco dopo si arriva nei paraggi dell’autostrada. Tenendo la sinistra si prosegue sul sentiero avendo sotto i nostri piedi la galleria e ci si ritrova dalla parte opposta.

A sinistra si seguono le indicazioni CAI e ci si trova all’interno del vecchio convento di Colloreto che con i pochi resti mantiene il suo fascino. Proseguendo dritti si passano le ghiaie e poi il sentiero entra nel bosco. La zona è ricca di sorgenti e torrenti, passato il torrente principale si entra nella gola e si continua a costeggiarlo dalla parte destra in forte salita. Ci si allontana poi dal fondo per salire sulla destra fra qualche roccia dove si apre il paesaggio sul territorio appena passato, la piccola pianura ed il paese di Morano avvolti dalle montagne.  Costeggiando si ritorna nella sede della valle, ma ora è più ampio e sale dolcemente fino ad uscire dal bosco e entrare nei pascoli alti, precisamente alla grande fontana di passo Gaudino, 1675mls. Qui si trovano le tabelle per i vari percorsi, si possono salire le varie cime o a sinistra leggermente più in alto si può sostare nel bivacco provvisto di focolare, sedie e tavola. Inoltre si può andare alla ricerca dell’interessante pino loricato.

Da qui si prende la direzione di Colle Impiso e passando sotto al bivacco si scende tra i prati e si giunge ad una strada sterrata segnata CAI che poi si segue in discesa passando i due piani del Vacquarro. Il secondo più lungo e piano è solcato da un gran letto di un torrente in secca ma che fa capire la potenza che può avere durante le piogge o al disgelo. Quando questo entra a destra in una stretta vallata il sentiero segue dritto e sale inizialmente tra le rocce, poi scende all’interno di un gran bosco di faggi mantenendo la stradina. I segni CAI si seguono fino a trovarsi in un pianoro con una vecchia fontana ora senz’acqua. Da qui si trovano le tracce a sinistra di un strada carrozzabile per jeep o trattori. Si continua per circa 30 minuti con queste caratteristiche tenendo il monte a sinistra, si giunge ad un prato e si continua a sinistra e al successivo prato verde ricco di arbusti di rosa canina le tracce più marcate proseguono sempre a sinistra ma, ora si sale dritti su tracce meno evidenti.

Alla sommità del piccolo crinale ci si guarda attorno e poi si tiene la sinistra, ecco che a breve si mettono i piedi su una stradina di asfalto, la civiltà. Scendendo brevemente a destra e costeggiando i pascoli da ambe le parti si arriva ad un tornante che curva verso destra, qui a fronte si nota un crinale di roccia misto erba dove parte il sentiero segnalato CAI 912. Si sale un po’ e poi si continua su questo crinale dove le caratteristiche morfologiche del terreno non consentono di mantenere un passo spedito e costante, ma bisogna passare o saltellare fra gli affioramenti di roccia. (per qualcuno può essere divertente)

Ci vogliono un paio di ore per attraversare questa parte di territorio a volte salendo e poi scendendo  i vari dossi spaziando la vista su tutto il paesaggio attorno a noi. Quando ci si rende conto che il crinale sta finendo, il sentiero segue a sinistra con segni poco evidenti fra la prateria andando comunque verso la discesa e giunti sul bordo si nota proprio sotto il borgo di Viggianello. Prima di scendere bisogna assicurarsi di seguire i segni biancorossi del sentiero che si mantiene a sinistra, nel caso contrario ritornare indietro ad incontrarli. Il sentiero ovviamente è in ripida discesa all’interno di un basso bosco di Leccio ma in meno di un’ora si dovrebbe arrivare in fondo dove attraversando la strada asfaltata con un ultimo pezzo di bel sentiero in piano si giunge a Viggianello, Basilicata.

Eccoci nell’altro Borgo, e prima di conoscerlo dall’interno si può salire sul piazzale del castello ed ammirarne la posizione. A piedi, abbiamo attraversato il Pollino e collegato due regioni italiane con i suoi bellissimi borghi.

Giove – Attigliano

Tornare è ricordare il tempo immobile della partenza. La casa ha le sue chiavi sul tavolo, lasciate un mese prima. Le carte in più del portafogli messe sulla credenza. I propri libri sul comodino, rimasti perché troppo pesanti. L’appendiabiti  e quella giacca, sospesa nella stessa posizione. Ogni cosa è rimasta al suo posto, ferma nel tempo, mentre noi ci siamo spostati per 503 km, insieme con lo sguardo e l’anima. Quando torni capisci che casa diventa veramente casa quando è un perno su cui girare, che sta lì dove l’hai lasciata.

Il percorso

Dal belvedere di Giove, ovvero Largo Giudici Falcone e Borsellino, avendo l’arco alla spalle ci troviamo una strada a destra che costeggia il castello, due davanti e una a sinistra che conduce con delle scalette in basso. Prendiamo la prima a sinistra delle asfaltate, denominata Via Nuova. Entriamo così in Vocabolo Martinozzi. Ci troviamo, dopo poco, un lavatoio di cemento sulla destra. Andiamo sempre dritti e la strada da asfaltata si fa bianca. Laddove la principale curva a gomito, davanti al cartello per la località Girella, c’è una strada sulla sinistra da non prendere. Giriamo invece a gomito a destra con la principale.

Questa bella strada fa delle svolte ampie, attraversa campi dedicati al pascolo e zone con i pannelli fotovoltaici, dopodiché arriva con una salita alla strada attigliano-porchiano, da prendere a sinistra. Poi dobbiamo girare a destra per un sentiero dopo 350 metri. Praticamente è la seconda a destra, prima che la strada diventi bianca. Subito ci si presenta un bivio nel bosco a cui andare a destra.

Entriamo ancora più addentro al bosco con il sentiero e manteniamo la principale nonostante alcune deviazioni e varie radure, finché non arriveremo ad un uliveto e qui si aprirà la vista su Attigliano, ormai vicinissima. Ancora qualche centinaio di metri e arriviamo ad un bivio a T, davanti abbiamo la ferrovia. Giriamo a sinistra per la strada asfaltata e andiamo sempre dritti. Vedrete che la strada passa sotto alla ferrovia con un sottopasso e arriva ad un bivio. Qui svoltiamo a destra e poi subito la seconda a sinistra. Facciamo questa strada che già ci immette nelle prime case, ville e palazzine di Attigliano, dopodiché arrivati davanti al bottino dell’acqua svoltiamo a destra e poi a sinistra, per Via Monserrato. Passiamo la chiesa, le scuole e arriviamo alla fontana. Qui svoltiamo a sinistra e siamo nel centro simbolico del paese di Attigliano.

Polino – Buonacquisto

Quando alla partenza piove e c’è la nebbia ti prende un certo scoramento ai primi passi e con malumore nel cuore ti metti in cammino. Eppure dopo breve capisci che quella che poteva sembrare una sfortuna è in realtà una grande opportunità: nei boschi la nebbia crea atmosfere da fiaba, gli alberi diventano incantati e la pioggia non bagna così tanto, protetti come siamo dalle chiome. L’autunno irrompe coi suoi colori opachi e s’impadronisce di te una straordinaria voglia di vivere.

Il percorso

Dalla piazza di Polino dove c’è la splendida fontana prendiamo Via IV Novembre a salire, strada asfaltata. Vedremo che iniziano una serie di tornanti. All’altezza del gomito del terzo tornante c’è una strada bianca che si diparte da destra e che in breve ci fa trovare una catena con un divieto di passaggio. Ma è solo per le automobili, quindi la oltrepassiamo, stando però attenti, come dice il cartello, a non raccogliere fossili e a non uscire dal bordo stradale. Arriviamo dopo poche centinaia di metri ad uno spiazzo dove c’è un bivio di sentieri: andiamo a sinistra in salita. Qualche metro prima della salita c’è, sulla sinistra, una fonte, da visitare assolutamente. Dunque prendiamo il sentiero, che in realtà è una mulattiera e che passa tra i boschi. Se avrete la fortuna, come noi, di fare questa via con l’acquerugiola e le nebbie, potrete goderne appieno la bellezza incantata, con le sagome degli alberi che man mano che si allontanano da noi diventano più opache e fantastiche.

Qualche chilometro sempre così in salita e giungiamo ad una strada più ampia, che va presa a destra e mantenuta sempre per diversi chilometri, nonostante le molte deviazioni laterali. Spesso è asfaltata, spesso bianca, altre volte cementata, fino ad un bivio con un’altra strada asfaltata ma di un nero più intenso, laddove c’è il cimitero e la chiesa dedicata a San Venanzio, patrono del paese. Qui prendiamo a destra e dopo 600 metri siamo nella piazza di Buonacquisto.

Ferentillo – Polino

Arrivati a Polino troviamo una possente, rinfrescante e saporita fonte di acqua pura, proprio nella piazza del paese, come non ne esistono più, che ci disseta dalla fatica di una strada lunghissima e spettacolare: 21 km e 900 metri di dislivello.

Il percorso

Da Via della Vittoria di Ferentillo andiamo verso l’alto attraversando il paese e scendiamo a destra per Via Roma. Giunti in fondo, facciamo una curva, oltrepassiamo la statale e con un ponte superiamo il Nera. Dopodiché svoltiamo a destra per il borgo, mantenendoci a sinistra e arrivando a delle scale che ci conducono ad una piazzetta con una strada a sinistra che sale, asfaltata. Questa strada ci porta alle pareti dell’arrampicata e poi ad un bar. Proseguiamo in salita, passando dentro due tagli di roccia molto suggestivi. Entriamo così dentro l’abitato di Monterivoso, che svetta alto a sinistra e svoltiamo a destra per Via della Forca, che con un ponticello ci fa superare il torrente. Si passa dentro ad una zona con alcune case e si comincia a salire decisamente. Arriveremo così ad un primo bivio (c’è anche un sentiero a destra): andiamo dritti per la casa gialla. Dopo il primo tornante e il primo rettilineo troviamo una strada che va dritto e una a sinistra in leggera salita. Andiamo a sinistra. Pochi metri dopo troviamo un tornante con un bivio e una strada che va a destra. Mentre la nostra via è avanti. All’altezza del quarto tornante trovate un sentiero che va a destra in piano che porterebbe ad Arrone. Noi andiamo a sinistra per la principale.

Dopo molti chilometri di strada bianca, seguendo sempre la principale, si arriva ad uno spiazzo con alcune vie che dipartono. Noi andiamo a sinistra e qualche decina di metri dopo, ad un altro crocicchio, andiamo per la strada che si immette dentro le recinzioni di filo spinato. Da questo momento in poi seguite sempre la principale. Ci sono molte deviazioni, ma non curatevene. Circa tre chilometri da quando avete preso la strada dentro la recinzione di filo spinato, laddove iniziano alcuni pascoli, prima di arrivare alla provinciale, davanti ad un cancello nero, fate attenzione sulla destra c’è un sentiero con il cartello del Cai che indica per Polino. Prendetelo e dovreste trovare, lungo la via, anche il cartello Green Way del Nera. Dopo circa 500 metri al crocicchio di sentieri girate a sinistra, per la strada più ampia. Si arriva dunque sulla provinciale e si svolta a destra . Vediamo attorno a noi un bosco di faggi. Dopo il cartello per la Cava dell’Oro e aver percorso 1,5 km di strada asfaltata svoltiamo a destra per un sentiero contrassegnato dal cartello del Cai “Eremo di Sant’antonio- Polino”. Questo bel sentiero, molto scosceso e roccioso, ci porta, mantenendo la sinistra, ad avere una bellissima vista su Polino e poi proprio dentro al paese.

Montecastrilli – San Gemini

Una strada meravigliosa che sale e che scende fra le colline e si vanta di essere panoramica. Un piccola opera d’arte dell’escursionismo che siamo fieri di aver trovato e mappato.

Il percorso

Dalla chiesetta centrale di Montecastrilli prendiamo Via Vittorio Emanuele e dopo l’arco, alla fontana al centro della rotatoria, prendiamo a destra. Svoltiamo quasi subito a sinistra per Via del Mattatoio e arrivati in fondo alle villette svoltiamo a destra per la provinciale. Oltre di essa c’è una strada cementata che sale tra gli alberi e che dobbiamo prendere. Arrivati in cima andiamo a destra al bivio a T. La strada diventa bianca e si può osservare la sagoma di Montecastrilli. Dopo un casale e alcuni pollai si incrocia una strada che va presa a sinistra. Dopo 650 metri circa sulla destra c’è una strada di erba che avanza verso una grande quercia e poi risale tra gli ulivi, dunque arriva ad un bivio a cui andare a destra verso un abbeveratoio e quindi a sinistra sull’asfaltata. Questa è una strada panoramica che ci fa vedere Castel Todino, Acquasparta e dietro di essa Castel del Monte.

In prossimità di un blocco di case-palazzine bianche la nostra strada va avanti e diventa cementata bianca e si apre una vista sulla valle di Acquasparta, su San Gemini e sulla Valle di Terni con Narni lontana tra le gole del Nera. Incominciamo a scendere e arriviamo al Torrente Caldaro che viene costeggiato. Esso va oltrepassato con un ponticello di ferro. Dopodiché la strada risale.

Giunti più o meno in cima, prima del casolare di mattoncini, andiamo a sinistra per un sentiero che va verso un fienile. Dopo una casa nelle campagne si arriva davanti ad un boschetto. Qui andiamo a sinistra e subito prendiamo una deviazione a destra che entra nel bosco. Arrivati alla catena svoltiamo a destra per pochi metri e poi a sinistra così da ricongiungerci con una strada asfaltata, che va presa a sinistra. Superato il canile prendiamo la terza deviazione sulla destra che si chiama Località Misciano. Con questa strada vediamo Cesi sulla sinistra, Terni e San Gemini vicina. Andando sempre dritti questa strada bianca diventa una strada costeggiata da querce e poi un sentiero sgarrupato che scende tra calcinacci. Al piazzaletto erboso con un bivio andiamo a sinistra e cominciamo a scendere fino a oltrepassare un torrente con un ponticello e risalendo prendiamo a destra una strada bianca. Trovate un fontanile e subito dopo un sentiero nel bosco a sinistra che sale ripidissimo. Fate tutto il bosco a zig zag in salita e poi arrivate alla strada asfaltata che va presa a destra. Davanti a voi la farmacia e la porta della città di San Gemini, o a sinistra Via del Poggiame che vi porta in alto sulla sommità del borgo. Decidete voi.

Acquasparta – Avigliano Umbro

Uno dei più grandi piaceri del camminatore è vedere la faccia che fanno le persone quando gli viene detto il punto di partenza dal quale si viene. “Sei partito da Torino e sei arrivato fino a qui?! 500 km a piedi! Complimenti”. Questo piacere, per noi che giriamo in tondo nella provincia più sperduta, ci è precluso. “Da dove siete  partiti? Da Attigliano? Ma sta qua dietro! E quanto ci avete messo? 20 giorni? Come siete lenti!”. Sì è vero, il nostro punto di partenza sta qua dietro, perché tutto il nostro viaggio è un girare in tondo sempre negli stessi luoghi, ma anche noi ne facciamo di chilometri!Eccome!

Il percorso

Da Via Roma, che costeggia le mura dell’antico borgo di Acquasparta, prendiamo, scendendo, a destra Via Nenni. Questa strada asfaltata, laddove diventa Strada di Scarpone, diventa meno trafficata. All’altezza con un incrocio andiamo avanti e la strada sotto i nostri piedi diventa bianca. Giunti sulla provinciale la imbocchiamo a sinistra per 100 metri e la lasciamo a destra per Strada delle Pelornie. Dopo qualche centinaio di metri la strada entra dentro al bosco. In prossimità di alcuni pali la strada svolta a destra. Seguiamo la via principale, non curanti delle deviazioni, fino ad uscire dal boschetto e a trovarci davanti un casale abbandonato. La nostra via costeggia il bosco e passa alla destra del casale. Lasciatoci il casale alle spalle andiamo a destra, ma non scendendo dalla collina, bensì seguendo la principale. Da questa strada la vista è ampia e bella: Todi, Rosaro, Montenero, Montecastrilli. Giunti ai resti di metallo del capannone divelto svoltiamo a destra e ai pannelli solari qualche centinaio di metri avanti andiamo dritti. Superiamo l’incrocio e andiamo per Collesecco, che si trova ad 1 km.

Passato Collesecco vedrete che dopo una curva la strada diventa bianca e costeggia un bosco, quindi troverete una strada sulla sinistra che scende e che si chiama Strada delle Bandite. Oltrepassato il Torrente Arnata comincia a salire. Sempre dritto, per qualche chilometro, e siete a Dunarobba. A Dunarobba giungete davanti ad una chiesetta, svoltate a destra, passate acanto alla chiesa di San Giuseppe Lavoratore ed entrate nel borgo. Giunti al Bar Capriccio, subito dopo, c’è una strada bianca a sinistra che dopo 20 metri supera l’asfaltata e ridiventa bianca. La prendiamo e dopo 350 metri troviamo una deviazione sulla sinistra che non va presa. All’altezza di una sbarra svoltiamo a destra puntando Avigliano Umbro, ben visibile, sia con le nuove case che con l’antico borgo. Dopo circa 1 km svoltiamo a sinistra e subito la strada riprende la direzione che tenevamo prima. Dopo 150 metri troviamo davanti a noi una via di terra che va verso una quercia, lasciando la bianca che va verso un cancello privato. Dunque questa via all’altezza di una vigna gira a destra e sale, sale fino ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Poi all’asfaltata giriamo a sinistra e con alcune salite e svolte, semplici, siamo nel centro di Avigliano Umbro.

Todi – Acquasparta

Le strade che più ci cono utili, quelle secondarie  e sterrate che si allontanano dai centri abitati e si inoltrano nelle campagne, spesso passano per i cimiteri.

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Todi prendiamo Via Cavour a scendere, superiamo Porta Marzia e imbocchiamo a destra Via Santa Maria in Camuccia. Superiamo porta Aurea e svoltiamo a sinistra per Via di Mezzo Muro, dopodiché prendiamo alcune scalette a scendere. Prendiamo Via di San Giuseppe e alla fine andiamo a sinistra fino a Porta Amerina. Oltre la porta, imocchiamo Via delle Piagge, in discesa. Percorriamo tutta Via delle Piagge per un chilometro e passa, fino ad un bivio a T, dove andiamo a destra per Ponte Naia. Superato il torrente Naia vi trovate dentro l’abitato di Ponte Naia e proseguite costeggiando il campo sportivo. Dopo di esso svoltiamo a destra per Fiore, sempre su strada asfaltata e la percorriamo per un chilometro e trecento metri, poi la lasciamo a sinistra per una strada sterrata, contrassegnata dalle indicazioni La Torricella, Il Patio.

Arrivati ad una sorta di centralina recintata nel bosco andiamo al bivio a dritto, dopodiché la strada diventa asfaltata e intercetta la provinciale che va presa a destra per 200 metri. Giriamo dunque per la strada sterrata a sinistra denominata  Vocabolo Poderetto, quando siamo dentro la frazione di Vasciano. Circa 800 metri da qui troviamo una deviazione sulla destra che non va presa e dopo circa 150 metri giungiamo ad un bivio all’altezza della pietra miliare del Poderetto, e qui svoltiamo a destra per una strada di terra, molto lunga e panoramica. Dietro di noi Todi, davanti le colline e l’altura di Rosaro, dove passeremo.

La nostra strada costeggia sempre il Torrente Naia e così si mantiene, senza deviazioni, facendo 5 km da Vasciano. Così al bivio a T si gira a destra e si arriva ad un incrocio a cui svoltare a sinistra, dopo una salita. Al casale abbandonato troviamo un incrocio e noi andiamo a destra verso Rosaro. In prossimità di una casa di campagna troveremo una deviazione a sinistra che ci porta, con un tornante e una salita interessate nel bosco, ad un lavatoio, dove ci sono delle scale che ci portano dentro l’abitato di Rosaro. Lo visitiamo e usciamo laddove ci sono i ripetitori e il parco giochi per i bimbi. Tra i ripetitori e il campo da tennis c’è una strada bianca che va presa e che dopo un casaletto abbandonato ci porta ad una strada asfaltata che va presa a sinistra. Un tornante, un cimitero e giungiamo a Casigliano, con il suo castello del XV secolo. Dopo aver fatto il tornante che lo costeggia sulla destra troviamo una strada degradata che porta ad un lavatoio (che non è la nostra) e subito dopo un’altra che va nei campi (che è la nostra). In fondo troviamo un bivio a cui giriamo a destra per la fontana di Casigliano. Questa strada, dopo la fontana e qualche centinaio di metri per i campi, entra dentro un boschetto e subito vi trovate un sentiero che parte sulla destra, da non prendere. Ci manteniamo sulla principale. Dopo il boschetto svoltiamo a sinistra, facciamo un tornante e prendiamo la strada che sale a sinistra nel bosco. Si passa così dentro ad un casolare abbandonato e la strada prosegue entrando dentro l’ennesimo boschetto, fino ad uscire su di una strada bianca da prendere a destra. Davanti a voi alte montagne e a sinistra un bel fortilizio. All’incrocio andate dritti per Strada Vecchia di Configni. Al successivo incrocio andiamo ancora dritto e siamo nella zona nuova di Acquasparta. Proseguiamo e giungiamo in un parco (asfaltato). Se notate sulla sinistra c’è una strada che sale e che diventa Via San Francesco, che ci conduce al Grande Albergo Amerino. Svoltiamo a destra e siamo alle porte del borgo vecchio di Acquasparta.

Ospedaletto – San Venanzo

Il percorso

 Dal vecchio palazzo delle Poste di Ospedaletto prendiamo la strada asfaltata che va in leggera salita verso San Venanzo. Dopo il cartello della fine della frazione facciamo qualche centinaio di metri e troviamo sulla destra una casa di pietra dall’affaccio mozzafiato. Qui anche un sentiero che indica San Venanzo 4 ore e 45 minuti (noi faremo una strada più corta). Lo prendiamo e troviamo subito un bivio a cui andare a destra in discesa. Questa larga e bella strada bianca scende tra boschi e ci fa godere della vista delle colline di Montecastello di Vibio e di Todi. Dunque si arriva ad un ponticello che ci lascia superare un fosso e si riprende a salire. All’altezza del cartello del Fondo Europeo troviamo un bivio a cui andare dritto. Tra gli alberi c’è anche un cartello che indica Laghetto Poggi. Dopo non molto si arriva ad un bivio a cui andare a sinistra, lasciando il sentiero 7b che passerebbe per il laghetto (se volete allungare potete comunque fare questa strada). Si arriva così ad un incrocio di strade bianche. Qui bisogna andare a destra e fare la curva a U.

Si entrerà così dentro ai possedimenti di un grande casale, con vigna e capannone (Podere Vaiano). Potrete tranquillamente farlo e oltrepassare con la strada tutta l’ampia area adibita alla produzione agricola. Non ci sono cani e i proprietari sono gentili. Si arriva così ad incontrare, che arriva da destra, il sentiero 7b che abbiamo lasciato. Proseguendo dritti si arriva ad una strada bianca, in piano. Andiamo verso San Venanzo che incominciamo a vedere alla nostra sinistra. All’altezza di una madonnina si passa l’Azienda Agricola I Poggi. Questa strada inizia a scendere e oltrepassato un torrente con un ponte riprende a salire con dei tornanti. Quando la strada diventa asfaltata prendiamo la seconda a destra verso l’Officina Meccanica Mariani. Giunti all’officina la si costeggia a sinistra e si prende il sentiero che passa vicino ai pollai, tra gli alberi. Siamo dentro al Parco Vulcanologico.

Questo sentiero, dopo alcune svolte, diventa strada asfaltata e vi porta all’ingresso del Parco. Sempre dritti in salita fino ad intercettare la strada provinciale. Qui svoltiamo a destra e arriviamo a San Venanzo.

Montegabbione – Parrano

“Se sentite degli spari non sono i cacciatori, ma il cannoncino scaccia-lupi, che difatti spara a intervalli regolari. Dunque attraversando questo sentiero non abbiate paura di essere presi dai fucili dei cacciatori, ma semmai di essere predati da un branco di lupi”.

Il percorso

Dal centro di Montegabbione prendiamo Via Achille Lemmi fino ad incrociare Via Perugia che prendiamo a sinistra. Dunque giriamo a destra dopo 100 metri per delle scalette che scendono e che ci fanno tagliare molte curve di Via Perugia. Arrivati in fondo prendiamo il marciapiedi e andiamo a sinistra fino all’incrocio e qui andiamo verso La Scarzuola e Montegiove.  La strada è asfaltata e dunque bisogna prestare attenzione. Facciamo un chilometro, un rettilineo e una curva a destra e c’è un sentiero sulla destra che indica Castel di Fiori 45 minuti. Lo prendiamo e incominciamo a scendere a zig zag. Scenderemo così fino al fosso, facile da guadare, poi faremo 50 metri a destra dentro un boschetto di noci piantati e vedremo che il sentiero ricomincia a salire. A circa 250 metri dal guado c’è un bivio nel bosco a cui dobbiamo andare dritto in piano. C’è dunque un secondo piccolissimo guado, dunque la strada riprende a salire decisamente verso Castel di Fiori. Man mano che sale il sentiero diventa sempre più ampio fino a incrociare la strada provinciale che va presa a destra in discesa. In breve diventa sterrata e 250 metri dopo prendiamo a sinistra per una strada bianca che sale.

Se ci affacciamo sulla destra possiamo vedere Monteleone, Montegabbione e Castel di Fiori tutti in una volta. In cima troviamo un incrocio di sentieri e qui a destra la Necropoli di Montegabbione. Il sentiero che dobbiamo seguire è avanti a noi, che scende nel bosco. Se sentite degli spari non sono i cacciatori, ma il cannoncino scaccia-lupi, che difatti spara a intervalli regolari. Dunque non abbiate paura di essere presi dai fucili dei cacciatori, ma semmai di essere predati da un branco di lupi.

Orientatevi con il sud e seguendo il gpx del percorso dentro il bosco fino a intercettare una strada bianca che va presa a destra per poche centinaia di metri e quindi a sinistra per la strada contrassegnata dal cartello Parrano 2 ore. Lungo questa strada bianca troveremo spesso delle deviazioni a destra e sinistra per dei casolari, ma noi dobbiamo sempre seguire la principale, fino ad arrivare al Cartello Comune di Parrano Piano di Sviluppo Agricolo. Qui svoltiamo a destra. Il sentiero, bellissimo, nei boschi, scende fino alla Tomba di Brenda Carlo e dopo breve guada il Torrente Bagno, dopodiché risale.

Arrivati al bivio del sentiero del Brenda noi andiamo in salita a sinistra. La via diventa asfaltata e al bivio con la provinciale svoltiamo a sinistra e siamo a Parrano.

Allerona – Ficulle

“…più in là un antipatico pastore ha pensato bene di chiudere la strada pubblica mettendoci di guardia un bel cane maremmano che non abbiamo osato sfidare…”

Il percorso

Guardando l’arco d’ingresso della porta di Allerona prendiamo la strada a destra che si chiama Via Marconi. Dunque svoltate a destra per Via Madonna dell’Acqua. A circa 100 metri dalla chiesetta c’è una strada a sinistra che scende e che va presa. Dopo un tornante si arriverà ad un bivio con la strada che scende che diventa di terra e che va imboccata. Dopo 50 metri in discesa prendiamo una strada cementata che scende contraddistinta da una cementificazione a lisca di pesce. Arrivati in fondo c’è una stradina che vi porta al fosso e un’altra che va a destra costeggiandolo. Seguiamo quest’ultima per circa 350 metri fino ad arrivare all’altezza di un casaletto usato per i macchinari dove c’è una strada a sinistra che entra nel fosso. Vi entriamo e lo percorriamo a destra per circa 30 metri, poi facendo attenzione individuiamo un sentiero a sinistra che esce dal letto del ruscello e si infila nel boschetto stranamente simmetrico di querce. Alla nostra destra il fosso. Si arriva ad un vigneto il quale va mantenuto a sinistra. Continuiamo dritti e puntiamo una fattoria che sta davanti a noi. Usciti dal vigneto troveremo  una strada battuta dai trattori con cui orientarsi facilmente. All’altezza di alcune querce e di un sentiero che porterebbe a sinistra alle vigne prendiamo a destra e passiamo di nuovo il fosso per poi prendere a sinistra ricominciando a costeggiare il fosso, ma dalla parte opposta. Nei pressi di un’abitazione e quindi di un incrocio di strade sterrate svoltiamo a sinistra, passiamo per la terza volta il Fosso Rivarcale e giriamo a sinistra per una strada che ci conduce ad una strada asfaltata. Essa ci porta a superare con un ponte la ferrovia dell’Alta Velocità, poi svolta naturalmente a destra e si immette nelle colline. La prima a sinistra sale e si alza su queste stesse colline. Dietro di noi Allerona, ben visibile. Al bivio successivo giriamo a sinistra e puntiamo una fattoria che aggireremo a sinistra. Siamo in un paesaggio di calanchi e davanti a noi Ficulle. Quindi il sentiero trova un bivio a cui girare a destra. In realtà siamo andati a sinistra  e questa sarebbe la via giusta ma più in là un pastore ha pensato bene di chiudere la strada che sarebbe pubblica e ci ha messo a guardia un bel maremmano che non abbiamo pensato di sfidare… (come si evince dal gpx)

Comunque:  questo sentiero di argille, che si mantiene sulla cresta di calanchi, finisce sul picco di una collinetta e da qui bisogna costeggiare il boschetto a sinistra fino a trovare un passaggio che vi porterà in basso, quasi all’altezza del Rio Torto. Si arriva infatti ad una radura che costeggiata a destra porta ad un passaggio che ci fa guadare il rio e che prosegue con un sentiero che esce su di un prato. Da qui puntate il bellissimo ponte della ferrovia, che bisognerà passare sotto. Dopo il ponte c’è una strada bianca che va presa a sinistra e seguita sempre costeggiando l’autostrada. Qualche chilometro e si arriva ad un evidente sotto passo per l’A1 che riprende come sentiero subito dopo. Seguite sempre questa strada bianca, noncuranti delle deviazioni che ci sono, fino ad arrivare ad incontrare una strada asfaltata che va imboccata a destra. In cima in cima troviamo il borgo di Ficulle.

Fattoria Il Secondo Altipiano – Castel Giorgio

Questo percorso (e quello precedente) è stato realizzato in collaborazione con Four SeasonsAssociazione Majorana di Orvieto, Polisportiva di Caste Giorgio e Associazione Acqua di Porano. E’ stata una giornata piena di incontri e belle sensazioni. Io, Marina e Bricco vogliamo ringraziare tutti i partecipanti e in particolar modo coloro che l’hanno organizzata, ovvero Riccardo Schiavo, Filippo Belisario e Mirko Pacioni.

Il percorso

Dalla Fattoria Il Secondo Altopiano prendiamo l’unica strada per uscire dal suo possedimento e arrivati alla strada sterrata andiamo a sinistra. Proseguiamo per questa strada e vedremo che essa diventa un bel sentiero pianeggiante che si infila nei campi punteggiati da querce camporili di rara bellezza. Troveremo così un bivio a cui girare a destra verso i boschi. La strada farà un ampio giro e diventerà un bel rettilineo alberato che vi porta dritti verso una villa. Qui, alla villa, giriamo a destra e dopo qualche centinaio di metri svoltiamo a sinistra seguendo la direzione del “cartello zebrato”. Dopo nemmeno cento metri svoltiamo a sinistra passando a destra della chiesetta. Dopo non molto cammino il sentiero si immette su di una strada più grande da imboccare a sinistra. Si arriva così ad un bivio a cui la strada principale svolta a destra. Incominciamo a vedere i casolari di Castel Giorgio. Arriveremo all’ennesimo bivio contrassegnato dalla scritta “Rione Dimenticato” a cui girare a sinistra per la strada asfaltata. Costeggiando il fontanile e superato il ponticello, sempre dritto e siete dentro Castel Giorgio.

Montecchio – Baschi

Quattro ore di pioggia e vento, eppure è bello andare osservando panorami con nubi e alberi ondeggianti. Fango sotto le scarpe che diventano più pesanti, quasi impossibili da sollevare, eppure è curioso andare e divertirsi di questi tacchi alla campagnola. Le giacche impermeabili ci stringono, fanno sudare, lasciano uno spiraglio che è solo un periscopio sul mondo d’acqua là fuori, eppure è bello camminare in quel mondo nuovo di luci opache e gocce, un mondo che altrimenti sarebbe inosservabile.

Il percorso

Dal municipio di Montecchio prendiamo a scendere Via Cavour, passiamo davanti alla caserma dei carabinieri e arriviamo ad una strada che va presa a sinistra per poche decine di metri, dopodiché imbocchiamo Via dell’Oro a destra. Arriveremo così in breve ad un incrocio e davanti a noi la strada bianca da prendere e che seguiremo per un buon tratto. Noncuranti delle deviazioni giungiamo ad un ponticello e ad un casolare, subito dopo dei quali c’è l’indicazione a sinistra per la Necropoli di San Lorenzo. Si arriva così ai cartelli per la visita che va iniziata a sinistra superando un guado e poi seguendo i segni della Via di San Francesco (bianco-azzurri). Vedremo così alcune rocce molto caratteristiche con dei passaggi e un ponticello di legno, dopodiché si tornerà sulla strada bianca che va presa a sinistra. Al bivio successivo andiamo dritti fino al cancello, lo aggiriamo e proseguiamo fino ad arrivare alla Necropoli e dopo la visita torniamo indietro all’ultimo bivio, da prendere a sinistra in salita. Si giunge così all’agriturismo Roiano e qui si gira a sinistra fra i campi, iniziando così un sentiero panoramico su Montecchio e le campagne circostanti. In cima alla salita c’è un bivio a cui girare a destra, seguendo sempre la Via di San Francesco. Quindi questa strada (che punta Civitella del Lago) arriva alla provinciale che comunque è una strada bianca anche se con guardrail e manutenzione, e che va imboccata a sinistra. Al bivio, lì dove ridiventa asfaltata, giriamo a sinistra e poco dopo vedremo aprirsi la vista sul Lago di Corbara. In località La Sbarra, che è contraddistinta da alcune belle case di pietra, giriamo a destra per una strada più piccola, con l’indicazione Macchie. Questa strada va lasciata alla prima a sinistra, per un sentiero che è ben riconoscibile da un’abitazione con cancello di legno (vedi foto). Questo sentiero, tra sali e scendi, andando sempre dritti, conduce ad un bivio in prossimità di una fattoria. Qui dobbiamo entrare insieme alla strada a sinistra per il piccolo agglomerato  di case e arrivare così ad una strada asfaltata che va presa in salita a sinistra. Sempre dritti e arriviamo al cimitero di Baschi. Qui svoltare a destra in discesa ed entrare nel nuovo abitato di Baschi, fino al bar e alla strada in salita che conduce al centro storico.

Fiumedinisi – Mandanici

Il cammino che unisce Fiumedinisi a Mandanici continua a essere, come le tappe precedenti, un saliscendi tra le verdi vallate e le creste spoglie e solitarie dei Peloritani. Si parte dall’antica Flumen Dionisyi, toponimo che riporta al culto di Dioniso, a lungo venerato in questi luoghi dopo la colonizzazione greca. La leggenda narra, inoltre, che qui visse il mitico marinaio Faone di Lesbo, di cui era follemente innamorata Saffo. Dopo essere stata abbandonata dal fascinoso nocchiero, che decise di trasferirsi in Sicilia per seguire una giovane e bella ragazza nisana,  la poetessa greca dedica queste parole al suo amato, prima di togliersi la vita gettandosi dalla rupe di Leucade: “E dal momento che tu oggi sei nella lontana Sicilia, guarda nel cratere dell’Etna e capirai come mai il mio fuoco non ha nulla da invidiare a quello di Tifeo…Non ti chiedo di amarmi ma di lasciarti amare” (Heroides, XV).

Proseguendo il cammino, dopo aver attraversato il torrente Lecandro, si risale fino alla località Brunno, da dove si riesce a vedere Monte Scuderi, alle nostre spalle, e l’Etna davanti a noi. Da qui si scende lungo la vallata fino a Mandanici, piccolo borgo dalle antiche tradizioni  e popolato da gente allegra e ospitale, pronta ad accogliere calorosamente il viandante.

Il percorso

Attenzione: tratto percorribile solo in assenza di forti piogge

Dalla piazza della cattedrale imbocchiamo la stradina in salita a destra della chiesa, percorriamo la via Lambesi e, prima di arrivare al ponte, giriamo a sinistra e risaliamo la strada con i tornanti. Al primo bivio, dove incontreremo i cartelli stradali di fronte a noi, andiamo a destra seguendo la strada asfaltata che prima va in salita e poi scende fino ad incrociare il torrente. Oltrepassiamo il ponte, andiamo a sinistra e poi seguiamo il tornante a destra in salita, tralasciando il sentiero sterrato di fronte. Circa quattrocento metri dopo svoltiamo a sinistra in direzione C.da Ercia/C.da Paluci (foto 2). Proseguiamo su questa strada di campagna per un buon tratto, lungo il quale incontreremo un ruscelletto in corrispondenza di un tornante a sinistra. Circa trecento metri più avanti, dopo un deciso e ripido tornante a destra in salita, svoltiamo a U sulla sinistra imboccando una stradina sterrata (foto 4). La strada sale per un breve tratto e poi inizia a scendere verso valle, passando accanto a una casa. Poco più avanti ha inizio uno stretto sentiero che ci condurrà sulla sponda del fiume. Circa duecento metri dopo, sulla sinistra del sentiero, è presente una strettissima e ripida mulattiera che arriva direttamente sul fiume (foto 7). La percorriamo con estrema attenzione e quando giungiamo sul greto del torrente lo attraversiamo e ci immettiamo sulla strada in ghiaia dall’altro lato. La risaliamo, allontanandoci dal fiume, fino a incontrare un cancello in ferro che indica l’inizio di una pista forestale (foto 9). Da qui in poi ha inizio un tratto impegnativo tutto in salita. Ci manteniamo sulla pista principale, ignorando le possibili deviazioni. Risalendo la montagna incontreremo dapprima, sulla sinistra, una sorgente in un tabernacolo (foto 10) e poi, quasi vicino alla cima, un rifugio su un pianoro quasi interamente piantumato a gelsi. (foto 14) Qui ci si può riposare all’ombra degli alberi e se il periodo è giusto assaggiare i succosi frutti rossi. Dopo un tratto di saliscendi sul crinale ha inizio la vera discesa. Circa un chilometro più avanti, alla prima deviazione andiamo a sinistra e continuiamo a scendere verso valle, passando accanto a un rifugio di pastori e attraverso un cancelletto temporaneo. Da qui in poi la strada torna ad essere asfaltata e attraversa boschi di castagni, uliveti e giardini più in basso, fino ad arrivare a Mandanici circa tre chilometri dopo.

Itala – Alì

Tutto il percorso è dominato dalla imponente presenza del Monte Scuderi, luogo misterioso e affascinante. Nell’antica cartografia siciliana Monte Scuderi è legato al toponimo “Mons Saturnius”. La leggenda narra infatti che nelle viscere del monte si nasconda la tomba del dio Saturno. L’utilizzo del toponimo Mons Saturnius può essere collegato al fatto che questo luogo costituiva il punto di riferimento del distretto minerario Alì-Fiumedinisi grazie alla straordinaria ricchezza dei filoni metalliferi. Un altro toponimo da cui può prendere origine il Monte Scuderi è quello di “Monte Spreviero” o “Monte Sparviero” per la quantità di questi rapaci che popolavano la zona ma anche per la forma della cima della montagna che ricorda proprio uno sparviero. Geologicamente è costituito da un blocco di calcare bianco che gli fa assumere l’aspetto dei monti carsici. La montagna è inoltre ricca di cunicoli sotterranei che si intrecciano sotto il pianoro sommitale. Furono sicuramente questi anfratti misteriosi a far fiorire numerose leggende. La più famosa e suggestiva è quella della “Truvatura di Monte Scuderi” (vedi approfondimento). Gran parte delle leggende sulle Truvature, molto diffuse in questa zona della Sicilia, deriverebbe dal timore, conseguente all’arrivo dell’ondata musulmana, che spinse i siciliani a nascondere i loro tesori. Queste leggende vengono definite plutoniche, perché parlano di tesori nascosti sotto terra e protetti da gnomi e folletti. Gli gnomi a difesa dei tesori vengono definiti pircanti, perché stanno lì fermi e immobili. Così, in Sicilia, di uno che rimanga imbambolato si dice che è rimasto pircantato oppure che “pari u pircanti supra a truvatura”.

Il percorso

Partendo dal centro del borgo di Itala, con la chiesa di S. Maria del Piliero alle spalle, imbocchiamo sulla destra il percorso pedonale segnalato per raggiungere l’antica e bella chiesa arabo-normanna dei SS. Pietro e Paolo, a cui un tempo era annesso il monastero basiliano (Foto2). Raggiunta la chiesa torniamo sui nostri passi per circa duecento metri, saliamo, sulla sinistra, le scalette che ci conducono alla strada asfaltata e giriamo a destra, ritornando verso il borgo. Oltrepassato il ponte, giriamo subito a sinistra sulla stradina asfaltata che segue il corso del torrente (foto 4). Poco dopo attraversiamo un altro ponte, spostandoci sul lato sinistro del torrente e continuando a salire sulla stradina asfaltata che attraversa variopinti giardini e frutteti. Più avanti la strada asfaltata lascia il posto a un sentiero in brecciato.  Percorso un buon tratto, durante il quale possiamo osservare, in alto sulla nostra destra, il Monte Scuderi e, in basso, il borgo di Itala incastonato nella vallata, incontriamo un incrocio a T (foto7) con di fronte a noi un cancello in ferro di una proprietà privata. Giriamo a destra sulla stradella asfaltata e la percorriamo fino a incontrare il cartello che indica l’inizio della Riserva Naturale Orientata di Monte Scuderi e Fiumedinisi. Qui svoltiamo a sinistra sul sentiero sterrato (foto 8). In questo tratto i giardini di aranci  e i frutteti lasciano il posto a boschi di castagni e querce. Continuiamo a camminare in salita in mezzo al bosco, godendo dei brevi ma suggestivi scorci sullo Stretto e la zona costiera. Percorso un buon tratto in ripida salita, poco dopo un’alta rupe, in località Portella Spiria (675 m), il sentiero incrocia a T un’altra stradina asfaltata. (foto 10). Qui la vista si apre su tutta la vallata scavata dal torrente Alì e sulla fascia costiera, fino a Capo S. Alessio. In lontananza l’Etna attende maestoso e sbuffante il nostro passaggio. Svoltiamo a sinistra e iniziamo a scendere verso il paese di Alì. Dopo circa due chilometri incontriamo un altro bivio, andiamo a destra sulla stradina di campagna in discesa (foto 11). Terminata la discesa, giriamo a destra sulla strada asfaltata e subito dopo a sinistra, entrando nel borgo di Alì.

Pezzolo – Itala

Il percorso che conduce da Pezzolo a Itala è tra i più lunghi e impegnativi dell’itinerario. La bellezza dei paesaggi e dell’intorno naturale, però, ripaga con gli interessi ogni briciola di fatica. I giochi di luce dentro i fitti boschi, i torrenti che scavano bianchi solchi nelle verdi e profonde vallate, le creste rocciose e frastagliate, e le antiche e solitarie stradine che si perdono sullo sfondo del mare alleggeriscono il cammino e rendono questi 25 km “una passeggiata” che libera mente e anima.

Sicuramente furono questi luoghi quasi selvaggi a fare da teatro al leggendario  scontro tra Dioniso, arrivato in Sicilia durante uno dei suoi tanti viaggi, e il terribile gigante Alpo.  Al termine di una furiosa lotta, dopo essersi scagliati alberi sradicati ed enormi macigni, il dio greco infilzò a morte il suo rivale con il sacro Tirso, liberando queste terre e facendogli dono della vite.

Il percorso

Lasciamo Pezzolo percorrendo circa 400 metri sulla Strada Provinciale 35 di Pezzolo. Giunti all’inizio dell’abitato, prima del ponte, giriamo a sinistra sulla strada in salita. Al terzo tornante che incontriamo lasciamo questa strada e imbocchiamo a sinistra una trazzera in salita (foto 1). Saliamo per qualche chilometro e alla prima deviazione andiamo a destra (foto 3). Proseguiamo per un lungo tratto su questa strada, delimitata da una recinzione fatta di pali di legno e filo di ferro, scegliendo sempre la direzione destra ai bivi che incontreremo (foto 5). Superato un cancello temporaneo, usato per limitare il passaggio degli animali, che richiuderemo dopo il nostro passaggio, il sentiero si restringe a causa di alcune frane. In questo tratto incontreremo prima una deviazione-tornante a sinistra, che tralasciamo continuando a camminare sul sentiero a destra (foto 8), e poi, poco dopo, in prossimità di un ponticello in cemento sul torrente, una ripida mulattiera sulla destra. Tralasciamo anche questa deviazione, oltrepassiamo il ponte e costeggiamo il torrente per un breve tratto (foto 10). Giunti in località “Contrada Jaddizzi”, dove è presente un vecchio rifugio in pietra, un tempo usato dai pastori del luogo (foto 11), ha inizio un impegnativo tratto in salita, con una serie di tornanti in rapida successione. Superati i tornanti, alla fine di un breve rettilineo e poco prima di una rupe sulla destra, svoltiamo a U sulla sinistra (foto 13). Per un lungo tratto non sono presenti deviazioni. Attraversiamo il cancello in ferro (foto 15) e seguiamo il sentiero godendo del silenzio e della frescura del bosco. Circa un chilometro dopo aver incontrato una piccola area attrezzata sulla nostra destra troviamo un bivio e andiamo a sinistra (foto 17). Facciamo rifornimento di acqua alla sorgente presente poco più avanti e proseguiamo fino alla Portella Salice. Da qui, guardando indietro, si gode di una spettacolare vista: sorvolando tutti i Monti Peloritani e l’intera città di Messina, con la sua falce gettata in mare da Saturno dopo l’orrendo parricidio, lo sguardo spazia fino a Capo Peloro, da dove siamo partiti. Dopo aver attraversato il cancello in ferro posto sotto un’alta rupe, ci ritroviamo di fronte al pianoro sommitale del Monte Scuderi e il sentiero si divide. A destra, seguendo la segnaletica del CAI, conduce a Monte Scuderi, invece noi andiamo a sinistra imboccando la strada in discesa. La vegetazione quasi scompare e la discesa è una lunga serpentina di sassi e sabbia. Percorsi altri 3 km circa, incontriamo un altro bivio e andiamo a destra, continuando a scendere (foto 22). Poco dopo il fondo stradale diventa asfaltato e la vegetazione riprende a essere folta. Percorso un altro chilometro e mezzo, incontriamo di fronte a noi un sentiero sterrato, lo ignoriamo e continuiamo a scendere sulla stradina asfaltata seguendo il tornante a destra. Superate alcune aziende agricole e un’icona votiva posta sulla destra della strada,  troviamo il cartello che indica l’inizio della Riserva Orientata di Monte Scuderi e Fiumedinisi. Proseguiamo sulla sinistra (foto 24), camminiamo per altri 500 metri e, quando incontriamo il cancello di una proprietà privata sulla destra, giriamo a sinistra su una stradina sterrata che ci condurrà, senza più deviazioni, a Itala.

Passo Xomo – Rifugio Papa

La strada delle 52 gallerie (o strada della Prima Armata) è una mulattiera militare costruita durante la prima guerra mondiale sul massiccio del Pasubio. La strada si snoda fra Bocchetta Campiglia (1.216 m) e le porte del Pasubio (1.934 m) attraversando il versante meridionale del monte, situato al riparo dal tiro dell’artiglieria austro-ungarica, caratterizzato da guglie, gole profonde e pareti rocciose a perpendicolo (da wikipedia).

Il sentiero delle 52 gallerie

Si fanno pochi passi in salita dal Passo Xomo fino a intercettare il sentiero 366 che conduce al Rifugio Papa. Il sentiero, in decisa salita e nel bosco, giunge ad un incrocio di strade. Noi dobbiamo andare in discesa verso la strada asfaltata che va imboccata a destra. Si apre la vista sulla Val d’Agno e le Piccole Dolomiti. Si arriva dunque a Bocchetta di Campiglia, con il caratteristico cuneo di cemento che immette nel Sentiero delle 52 gallerie. Dopo una serie di tornanti iniziano le gallerie scavate nella roccia, alcune corte, altre decisamente lunghe e a spirale. Bellissime. Incredibile pensare al lavoro dei soldati, all’ingegneria necessaria, alla fatica e alla costanza che una simile opera ha comportato. Il tragitto è costellato di pannelli informativi e ogni galleria ha un nome che deriva dalla storia della guerra. Si dispiega nelle montagne. Unico problema è constatare come gli anfratti delle gallerie siano usati come bagni pubblici. Si passa dunque attraverso una ventina di gallerie molto pendenti, dopodiché ci sono dei punti più aperti, da dove si gode di un paesaggio a picco sul paese di Sant’Antonio e sulla valle. Ad un tratto troverete la deviazione per caduta massi che non va presa. Bisogna andare dritti perché la situazione è così da molti anni e non c’è pericolo. Ciononostante se lo farete è sotto la vostra responsabilità come lo è stato per noi. All’uscita della galleria 52, sulla destra, vi troverete a destinazione: il Rifugio Papa.

Piobbico – Pieia

L’itinerario proposto collega il borgo di Piobbico, importante stazione climatica marchigiana caratterizzata dall’imponente mole del Castello Brancaleoni con il piccolo borgo rurale di Pieia, situato sull’altro versante del Monte Nerone, che viene interamente attraversato da un percorso piuttosto lungo ed impegnativo (6-7 ore) ma appagante per la qualità dei paesaggi incontrati.

Il percorso

La partenza si trova all’interno del paese, non lontano dal parco pubblico delle Acque Minerali, ed il percorso inizialmente coincide con il sentiero CAI n.3 e consiste in una comoda risalita, quasi tutta su strada (dapprima asfaltata e poi sbrecciata), che conduce ai ruderi dei Muracci, un tempo antica residenza dei signori di Piobbico, i Brancaleoni.

Raggiunti i ruderi (quota 700m) si svolta a sinistra sul sentiero n.2 e si inizia la parte più difficile della salita, che attraversa un paio di ampi prati scoscesi intervallati dal caratteristico “Passo della Madonna”, fino a giungere al Rifugio Corsini, che nella stagione invernale è a servizio degli impianti di risalita, spesso aperto anche in estate con la possibilità di gustarne la buona cucina composta da piatti tipici locali.

Oltrepassato il rifugio si imbocca il tratto finale del sentiero n.1, risalendo con notevole pendenza proprio sotto il tracciato dello skilift, attraversando quindi un boschetto fino a giungere, mediante uno stretto passaggio, sui prati sommitali del Monte Nerone, con la sua inconfondibile vetta occupata dalle antenne dell’impianto RAI.

Si oltrepassa quindi la strada asfaltata che conduce all’inaccessibile cima nei pressi di un punto di sosta con panchine e tavoli, per poi iniziare a scendere sull’altro versante lungo il Sentiero Italia, inizialmente con leggera pendenza fino a raggiungere un altro rifugio attrezzato, La Cupa, superato il quale si prosegue per alcune centinaia di metri lungo la strada asfaltata che conduce a Cerreto, che si abbandona nei pressi di un prato (fare attenzione alla segnaletica posta in terra che potrebbe essere coperta dalla vegetazione soprattutto in primavera-estate) iniziando a scendere repentinamente all’interno del bosco.

Il sentiero prosegue quindi, sempre in discesa, lungo il versante sud del Nerone, incrociando più volte la vecchia strada sbrecciata un tempo di servizio ad una vicina cava ed oggi in disuso, fino al punto in cui si effettua un taglio nel bosco, si superano dei gradini di roccia che formano quasi delle “scalette”, e si affronta, infine, un ripido ghiaione in cui si perdono rapidamente più di 100 metri di quota, piombando letteralmente dall’alto sul caratteristico abitato di Pieia.

A poca distanza dal paese merita una visita lo splendido arco naturale di Fondarca, raggiungibile in circa 15 minuti di cammino seguendo il sentiero n. 20, principale attrattiva di questa impervia zona.

San Giacomo di Entracque – Lago del Vei del Bouc

Descrizione:

Prima di entrare nella frazione di San Giacomo di Entracque (Cn) svoltare a sinistra sul ponte, attraversare il torrente Gesso e dopo qualche centinaio di metri di stretta strada asfaltata parcheggiare ai piedi delle vecchie palazzine ex reali, oggi colonie estive.
Imboccare l’unico sentiero fra le case all’altezza del cancello con la scritta “don Bosco“.

Superare il fontanile e continuare a camminare in leggera salita fino a che la valle non si apre sull’ampia conca del “Pra Rasour“.
Al Fondo, all altezza della palina segnaletica seguire le
Indicazioni verso sinistra per il lago e il colle “del vei del bouc
Seguire il sentiero a zig zag e una volta superata la cascata sulla destra si è a venti minuti dal lago che si stende su un avvallamento verde ricco di fauna selvatica

Nera Montoro – Stifone

Una passeggiata di un’ora e mezzo che ci porta dentro le gole del Nera, costeggiando il fiume cristallino, dopo essere passati in alcuni luoghi strani ed improbabili, aperti e visibili solo ai camminatori!

Il percorso

Dalla chiesa di Nera Montoro si imbocca la strada asfaltata alla sua destra e arrivati in fondo, ovvero dove la strada a sinistra scende, noi andiamo a destra al bivio. Vedremo che la strada diventa sterrata e svolta a destra proprio quando si vede una bella prospettiva di Montoro sopra di noi. Proseguiamo sulla strada bianca fino ad arrivare ad un bivio. Una strada scende e una va a destra. Noi andiamo a sinistra in discesa fino ad arrivare ad un ponte superato il quale c’è uno slargo con alcune zone artigianali. Qui bisogna andare in salita a sinistra oltre la sbarra. Fatte poche centinaia di metri si arriva ad un bivio dove bisogna andare a destra imboccando una strada in piano. Una discesa e siamo ad alcune case, proprio in concomitanza della strada delle automobili, visibile davanti a noi. Arrivati in fondo però dobbiamo andare a sinistra per la strada cementata che dopo qualche centinaio di metri diventerà un bel sentiero. Questo sentiero si inoltra nel bosco e arriva ad una piccola radura. Davanti a noi c’è un sentiero e a sinistra un altro sentiero meno evidente. Andiamo dritti in discesa e facciamo questo sentiero per qualche decina di minuti fino ad un bivio. Qui andiamo in discesa a destra fino a raggiungere il vecchio tracciato della ferrovia, oggi grande e semplice strada bianca che costeggia il Nera. Andiamo a sinistra e godiamoci le acque cristalline del fiume. In prossimità del ponte (che vediamo come da un belvedere) ci rechiamo sulla parte sinistra della strada e vedremo che una discesa ci porta di sotto e poi sullo stesso ponte. Oltrepassiamolo e siamo nelle belle e antiche case di Stifone.

"Palazzo-dei-Papi-Viterbo2013a" di Ben Skála, Benfoto - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons -

Soriano nel Cimino – Viterbo

Nella piazza principale di “Soriano nel Cimino”, con alle spalle la porta delle mura antiche e alla destra il Duomo, si osservano due strade in fronte a noi: si prende la più piccola delle due a destra in direzione “autostrada, Viterbo, Vitorchiano, Bagnaia, municipio”. Si prosegue per circa 300m e, dopo aver curvato a destra, si prende a sinistra una piccola strada asfaltata che si tiene alla sinistra un benzinaio; la stradina sale costeggiando un muro di pietra a sinistra e regalando una splendida vista sul paese di Soriano alla destra. Si prosegue salendo e si prende la terza via sulla sinistra, “via G. di Vittorio”, dopo aver superato, sulla destra, il cancello di una grossa villa.

Via di Vittorio prosegue in salita diventando dopo poco sterrata e recando come indicazioni “Monte Cimino, sentiero 103, poggio Nibbio, Francigena”: si prosegue sullo sterrato. Il sentiero 103 è segnato con bandierina bianco-rossa, prosegue alternando tratti sterrati a tratti cementati e sbuca infine in una strada asfaltata davanti ad un edificio abbandonato. Qui sarà possibile decidere se proseguire lungo il sentiero 103, ossia salendo alla destra dell’edificio, oppure se proseguire, sempre in salita, lungo la strada asfaltata. Io proseguo su asfalto. Dopo circa 45 minuti di cammino ci si trova davanti all’ingresso della faggeta, con annesso parcheggio e area ristoro. Da qui si segue sempre il sentiero 103 che sale fino alla cima del monte in corrispondenza di una antica torre, oltre la quale il sentiero comincia lentamente a scendere. Dopo poco ci si trova ad un trivio con, da destra verso sinistra: un primo sentiero (che sarà quello da prendere) che tiene la stessa direzione dalla quale siamo appena venuti ma mantenendosi un pò più basso ed in discesa, un altro sentiero a 90° rispetto alla nostra direzione ed infine uno dritto davanti a noi. Si prende il primo a destra facendo attenzione ad un bastone di segnalazione con bandiera bianca-rossa, posizionato per terra vicino al sentiero ma decisamente poco visibile. Si segue questa strada (percorsa anche da mezzi di trasporto tronchi) tenendosi la cima del monte a destra e attraversando ampie aree disboscate. Lungo il tragitto si incontrerà un primo incrocio a V dove si terrà la destra lungo la strada che si mantiene in quota sul crinale, mentre al successivo incrocio a T si tiene la sinistra in discesa. Dopo un centinaio di metri di discesa si incontra un altro bivio, si tiene la destra sempre in discesa e si sbuca in un ampio spiazzo di manovra automezzi; qui si attraversa tutto lo spiazzo per prendere la strada in discesa davanti a noi, lasciando la strada da cui siamo venuti ed una altra strada in salita alle nostre spalle.

Si prosegue in discesa, si costeggia una segheria e si sbuca su strada asfaltata; qui si svolta a destra per poi riprendere a sinistra, dopo pochi passi, di nuovo la strada sterrata che costeggia la segheria a destra e che risulta segnata come sentiero 103 con bandierina bianco-rossa. Si sbuca su asfalto dove si prende la sinistra e, dopo una cinquantina di metri, al limite della recinzione di una casa, si riprende a destra lo sterrato con indicazioni “sentiero 103 bianco-rosso, poggio nibbio, monte fogliano, francigena”. Dopo poche decine di metri si tiene la sinistra ignorando un piccolo sentiero alla destra. Da qui ancora poco per incontrare un bivio vero e proprio al quale si tiene la destra abbandonando quindi il sentiero 103 che, invece, prosegue a sinistra; la strada fiancheggia per poco un boschetto sulla destra, prosegue nella macchia per poi addentrarsi in un altro boschetto.

Si incontreranno quindi una serie di incroci a tre ai quali si procede sempre dritto per qualche chilometro finché la strada si stringe diventando sentiero ed anche la vegetazione circostante cambia visibilmente rispetto a quella incontrata poco prima. Si continua sempre dritto per diversi chilometri fino ad un largo piazzale dove il sentiero si allarga: si prende la via a destra che va costeggiando il monte Palanzana, sulla sinistra, mentre a destra è visibile qualche abitazione. La strada prosegue in discesa per diversi chilometri diventando ad un certo punto a fondo ghiaioso e terminando in fronte ad un cancello (aperto o chiuso ma comunque superabile) oltre il quale ci si trova su strada asfaltata. Appena in strada, volgendo lo sguardo a sinistra, è possibile osservare il cartello “strada Palanzana” ma la direzione da seguire sarà la destra.

Al primo grosso incrocio si tiene la sinistra e alla rotonda successiva la prima a destra. Si segue via Belluno, che curva leggermente a destra diventando via Genova, e all’incrocio si prende a sinistra seguendo le indicazioni per Viterbo centro.

Bassano in Teverina – Soriano nel Cimino

Nel paese di Bassano in Teverina, in corrispondenza del bottino dell’acqua o torre piezometrica alla destra, prendere la strada dritto a voi leggermente a destra chiamata “via della Torre” e recante indicazioni “Fosso del Mandrione” ed “Itinerario storico-naturalistico”. Dopo circa 100m, al primo bivio, mantenere la sinistra rimanendo su “via della Torre”.

Si prosegue lungo “via della Torre” (strada con alberi sulla sinistra) e si supera il ponte sulla super-strada, dopo il quale la strada di lì a poco diventa sterrata. Si prosegue dritto incontrando in successione un pannello illustrativo con indicazioni “Fosso del Mandrione” ed una antica torre, entrambi alla propria sinistra. Al bivio successivo la torre si tiene la destra seguendo per “Strada del Bucone” e “Contrada Pantane”. Dopo circa 200m si tiene la destra al bivio, dove la strada di sinistra dovrebbe essere sbarrata da un cancello.

Dopo non molto la strada ritorna asfaltata costeggiando una villetta sulla sinistra, in corrispondenza della quale, al bivio, si segue la sinistra. Si prosegue lungo l’asfalto con ai lati numerosi campi coltivati senza prendere nessuna deviazione dalla strada principale. Dopo circa 1km dal bivio precedente si trova una strada che si immette da sinistra alle vostre spalle, si mantiene la propria direzione mantenendo la destra. La strada resta asfaltata e prosegue tra gruppi di case e noccioleti, si continua dritto superando le indicazioni “Strada del Convento” sulla sinistra e costeggiando un lungo muro di pietra sempre a sinistra. Di lì a poco la strada curva presentando in fronte a noi leggermente a sinistra l’ingresso del convento, si prosegue superando il ponte e si entra nel paese di Sant’ Eutizio.

Si attraversa per circa 200m il paese fino ad una strada a scorrimento veloce che taglia la nostra direzione di marcia; si supera la strada e si prosegue in fronte a noi, alla destra del “caffè della piazzetta”, lungo una stradina sempre asfaltata per circa 1,5km. Lungo il percorso sarà possibile osservare dritto davanti a noi lo stupendo “Monte Cimino” ed il paese di “Soriano nel Cimino” alle sue pendici. La strada si immette quindi in una strada asfaltata più grande dove si tiene la destra sempre in direzione del monte e del paese. Arrivati nel paese la strada sale facendo alcune curve; fare attenzione in corrispondenza di una curva a destra a notare una rampa di scale sulla sinistra che taglia verso la piazza principale del paese. Terminate le scale girare a sinistra, dopo poche decine di metri ci si trova in uno spiazzo con parcheggio: qui si prende la strada a destra in salita che parte dal lato opposto della strada rispetto al quale ci troviamo e che sbuca in un belvedere sulla destra.

Alla sinistra si trova la piazza principale del paese.

Colleponte – Umbriano

Piacevolissima passeggiata di poche decine di minuti, che da valle, accanto al Fiume Nera, sale al paese abbandonato di Umbriano, da cui è possibile godere di una splendida vista sulla Valnerina.

Si parte dalla località Colleponte, proprio sotto Macenano, da Largo Pompeo Santini, dove c’è una fontana. Scorre a due passi il fiume Nera, limpido e rapido. Andiamo verso la salita e le indicazioni “Via di Roma – Via di San Francesco”. Dopo poche decine di metri si prende a destra per un ponte, seguendo le indicazioni per Umbriano, la nostra meta. Si passa così davanti ad una palazzina e la strada da asfaltata diventa brecciata. Giunti ad un “forcone di strade” (una deviazione a tre raggi) bisogna seguire la strada di sinistra (cementata), che prosegue in ripida salita. Si giunge così ad un bivio a cui bisogna andare dritti. Qui da cementatala strada diventa strada bianca. Dopo nemmeno venti metri e aver costeggiato dei cancelli alla nostra sinistra la strada diventa un sentiero che si inoltra nel bosco. Dunque si arriva ad un bivio a cui bisogna andare a destra in piano. Dopo una piacevole passeggiata di circa venti minuti troviamo le mura e le vecchie abitazioni di Umbriano, con la sua torre d’avvistamento che domina la valle.

Mugnano – Attigliano

Il percorso tra Mugnano e Attigliano è breve ma tra i due paesi si frappongono il Tevere, due ferrovie, un confine di regione e l’autostrada. La domanda è: si riuscirà a passare senza rischiare la vita? La risposta è…

Il percorso

Dalla piazza principale di Mugnano, ovvero Piazza Vittorio Emanuele III, scendiamo per Via Mameli verso il monumento di Mugnano ai suoi caduti e prendiamo la strada principale che ci porta fuori dal paese. Questa strada ci porta ad incontrare sulla destra la bella torre rotonda. Continuando sempre dritto arriviamo ad un primo bivio (la strada è asfaltata): a destra si scende e dritto si va per il cimitero. Noi andiamo in discesa a destra. Fatti un paio di tornanti con la strada asfaltata e laddove la strada diventa piana ci troviamo una  strada sterrata sulla destra, che passa sotto la rupe del paese di Mugnano. Si vede già davanti a noi il bottino dell’acqua di Attigliano, l’Umbria e le case di Attigliano nuova. Ad un tratto, nemmeno dopo cinque minuti di cammino, troviamo un bel gelso in concomitanza con un bivio. Noi dobbiamo andare dritti, puntando Giove. Ci stiamo avvicinando al Tevere. Voltandoci scorgiamo l’arroccamento di Mugnano.

Dopo aver superato un fosso la strada svolta naturalmente a sinistra; facciamo qualche centinaio di metri massimo (c’è una roulotte che dà l’idea di stare lì da molto tempo e di rimanerci) e arrivati ad un palo giallo del metanodotto lo superate per dieci metri, dopodiché svoltate a 90 gradi a destra e fate un bel fuoripista avendo davanti a voi sempre Giove per 300 metri. Questo fuoripista (controllate bene il gpx) vi permetterà di arrivare ad una strada dove vedete i pioppi. Tenete conto che questo fuoripista potrebbe essere impegnativo se fatto in stagioni piovose o in stagioni in cui l’erba è alta. Noi l’abbiamo fatto ad Agosto e a sinistra abbiamo un bellissimo campo di girasoli ormai spenti ed il terreno è abbastanza agevole, fatto di sterpi.

Dopo questi trecento metri arriviamo alla strada che va presa a sinistra. Davanti a voi un sentierino che imboccato per al massimo dieci metri ci porta alla vista del biondo Tevere. Dunque la strada sterrata vi porta ad incrociare quella delle automobili, che va presa a destra. Subito c’è il ponte sul fiume percorribile facilmente grazie al passaggio pedonale. Arrivati alla fine del ponte a destra c’è una strada che ci porta a gomito a passare sotto al ponte stesso e arrivati al traliccio dove c’è un bivio andate a destra costeggiando la strada delle automobili da poco lasciata. Si percorre così un rettilineo di strada bianca e si giunge ad un bivio che va preso a sinistra; a destra si andrebbe sotto la strada asfaltata. Si trova così in breve un sottopasso dell’alta velocità, che passiamo. Usciti svoltiamo subito e obbligatoriamente a sinistra e costeggiamo proprio l’alta velocità, tra orti e rimesse. Arrivati alla strada bianca si svolta a destra e ci si avvicina all’autostrada. Quando siamo praticamente davanti all’autostrada troveremo una salita sulla destra con una ringhiera di ferro. Questa strada ci porta con un sottopasso ad oltrepassare la rumorosa autostrada, Appena si esce dal sottopasso bisogna prendere il sentiero a destra che sale e che tra degrado e canne ci porta proprio sotto Attigliano. Prendiamo la prima a sinistra e in qualche modo giungiamo, salendo, ad una torre con delle scale. Esse conducono proprio alla piazza principale del borgo vecchio, con l’affaccio sulla valle del Tevere.

Campo dell’Osso – Monte Autore

Si parte dal parcheggio di Campo dell’Osso in una domenica focosa che richiama da questa parti migliaia e migliaia di persone in cerca di rinfresco. La quota di Campo dell’Osso è di 1550 m.s.l. che permette di avere 10-12 gradi in meno della pianura. Purtroppo l’affollamento si riflette sulla qualità della camminata, almeno nella prima tratta. La passeggiata si svolge comunque in un ambiente molto bello e con panorami affascinanti.

Ci muoviamo sulla destra della strada asfaltata che prosegue per alcune centinaia di metri, seguendo più o meno le indicazioni bianche e rosse del CAI. Dopo aver attraversato aree picnic e avendo avuto sulla destra campi di calcio e tennis, arriviamo alla base degli impianti di risalita, fermi vista la stagione. Seguiamo quindi il sentiero che si allontana un poco dalla strada, che nel frattempo diventa non asfaltata, fino a raggiungere il cartelli in fotografia 2. Qui, puntiamo in direzione area sosta, verso la strada sterrata. Dopo pochi metri, ci accorgiamo dell’errore fatto, visto che, ahinoi, ci sono diverse automobili che percorrono la stessa. Deviamo quindi a destra verso il bosco di faggi ma riusciamo ad arrivare alla strada solo poco più in là. Prendiamo dunque la strada, in salita, e raggiungiamo il punto panoramico delle Vedute. Qui, ari-ahinoi, diverse automobili sostano disturbando non poco il luogo. Da questo momento in poi, però, ci lasciamo dietro strada sterrata e automobili che non incontreremo più fino al ritorno al parcheggio.

Dalla terrazza delle Vedute, sulla sinistra si intravedono due sentieri: uno sulla sinistra che sale nel bosco, e che prendiamo, e uno di costa in piano dal quale torneremo dopo l’anello del Monte Autore.

Saliamo dunque nel bosco, fino a che un albero caduto interrompe il sentiero, sempre ben visibile. A quel punto la cima del Monte Autore è ben visibile. Tagliamo dunque dritti verso di essa. Dalla cima (ca. 1850 m, 300 m dunque del punto di partenza) si gode un panorama a 360°, fotografie 4 e 5. In giornate limpide è visibile il Gran Sasso.

Proseguiamo quindi verso nord e poi, dopo alcune decine di metri in discesa  a destra, verso est, seguendo i segni bianchi e rossi sulle pietre.  Scendiamo dunque lungo un sentiero in discesa che ad un certo punto diventa una pietraia che richiede una qualche attenzione, alla fine della quale (Foto 6, presa dal basso) si arriva ad una terrazza sulla quale è una delle tante croci che disseminano buona parte del percorso fatto. Alla fine della discesa svoltiamo a destra, su un sentiero ben visibile e segnato da un marchio giallo e uno rosso (foto 7). Questo sentiero, che va di costa, porta alla sua fine alla terrazza delle Vedute dove, nel frattempo, è aumentato il numero delle automobili. L’attraversiamo velocemente e, lasciataci la strada sulla destra, infiliamo un sentiero (651) che di costa si avvia verso sud. Questo sentiero, in parte di costa (ma senza indurre vertigini a me che ne soffro acutamente), in parte nel bosco, fa un largo giro che permette di aggirare la parte alta degli impianti di risalita (che non si incontrano). Il sentiero è quasi sempre ben visibile e comunque sempre ben segnato. Quando entra definitivamente nella faggeta comincia a scendere ripidamente verso Campo dell’Osso ricongiungendosi con la primissima parte del percorso fatto in salita.

Abbazia di Vallombrosa – Pratomagno

Il percorso è stato mappato durante la “Marcia del Sole”.

Con l’abbazia alle spalle si prende la strada asfaltata in salita sulla sinistra, via San Giovanni Gualberto. All’incrocio continuiamo sulla strada principale asfaltata seguendo le indicazioni per Reggello – Saltino. Continuando sulla strada principale si incontra un bar-trattoria e dopo qualche centinaio di metri un ristorante chiamato Ristorante Santa Caterina.
Subito dopo il ristorante si trova un bivio e noi proseguiamo sulla sinistra imboccando la strada sterrata in salita che si inoltra nel bosco, con indicazioni per Secchieta – Macinaia (sentiero CAI).
Arrivati ad un bivio si tiene la destra seguendo per la strada sterrata in discesa.

La strada poi diventa asfaltata e noi si continua sulla strada principale evitando i vari accessi alle proprietà private. Sorpassato il gruppo di case si arriva ad un bivio dove si trovano dei cancelli di ingresso privati e si continua sulla strada asfaltata in salita sulla sinistra. Proseguendo sulla strada principale (non più asfaltata ma sterrata) si arriva ad un grande slargo dove si tiene la sinistra seguendo su un sentiero sterrato. Al bivio si continua tenendo la sinistra seguendo il sentiero in salita. Seguendo sulla strada principale che attraversa il bosco si arriva ad uno spiazzo dove si trova una casa e delle indicazioni per Croce al Cardeto (sentiero CAI); qui si trova anche una fontana di acqua potabile. Dallo spiazzo si prosegue tenendo la destra sul sentiero ciottolato di discesa.

Arrivati ad un bivio si segue per Capanne delle guardie – Croce al Cardeto, scendendo nel bosco e abbandonando il sentiero ciottolato. Si trovano altre indicazioni per Croce al Cardeto e noi continuiamo a seguirle mantenendosi sul sentiero principale. Si arriva ad un bellissimo spiazzo erboso e noi seguiamo tenendo la sinistra sul sentiero sterrato che sale su per la montagna.
Il cammino continua seguendo il sentiero lungo il crinale della montagna. Salendo sul crinale si arriva ad un punto dove sulla sinistra troviamo un impianto del metanodotto con relativi cartelli segnaletici e dei pannelli solari; noi proseguiamo sulla destra continuando a salire sul sentiero. Dopo una salita, si vedrà sulla sinistra il così detto “omo di sasso”, una costruzione di pietre (di cui adesso ne è rimasta solo una piccola parte) situata in cima alla collina come punto di riferimento. Arrivati alla costruzione dell'”omo di sasso” si scende lungo il sentiero e proprio davanti a noi possiamo vedere in lontananza la croce del Pratomagno.

Si continua sullo stesso sentiero che ad un tratto costeggia un recinto sulla sinistra, mentre sulla destra si apre una magnifica vista sulla vallata e davanti a noi la croce del Pratomagno diventa sempre più grande. Dopo una salita noteremo che nel recinto sulla nostra sinistra si trova un’apertura, in cui noi entriamo e continuiamo sul sentiero adesso in discesa. Si trova poi un cartello con le indicazioni per la croce del Pratomagno e noi continuiamo sul sentiero. Si prosegue fino a trovare un cancello di legno (ricordarsi di chiuderlo una volta passati) e si continua a salire; sulla destra e sulla sinistra si possono vedere due strade sterrate per le autovetture. Continuiamo a salire sul sentiero. Arrivo al Pratomagno.

Fattoria Roico – Montiglio Monferrato

Durante l’incontro di vieWwoof Piemonte abbiamo composto questa breve mappatura: Agriturismo Fattoria Roico-Montiglio Monferrato / Km 6 andata e ritorno a/r. Chi siamo: Gabriele, Claudio,Giancarlo,Dino,Giorgio,Francesca,Luca, Silvia,Mattia (Antonella e Ilaria-ritirate per motivi tecnici). Materiale: 2 gps (uno in lingua tedesca), registratore vocale, macchine fotografiche.

Il percorso

La fattoria Roico è posta a mezza collina nella zona del Monferrato con alle spalle il borgo di Montiglio e a fronte su un’altra collina quello di Cunico. Scendendo su sterrato si giunge velocemente all’asfalto e si svolta a sinistra. (CLAUDIO) dopo 5 minuti di cammino si svolta a sinistra su strada di terra mezza erbosa in prossimità di un capanno. (GIORGIO) Si segue in piano un rettilineo e dopo la curva a destra abbiamo 2 scelte comunque ininfluenti in termini di lunghezza. Se si prosegue dritti si continua ancora in piano e si costeggia la collina avvicinandosi ai vecchi binari. Questa si ricollega poi con la stessa stradina che sale a sinistra  e che noi, vista la giornata limpida, si preferisce imboccare portandoci a breve sul crinale. (TUTTI) da qui si nota già il paese di Montiglio davanti a noi ma siamo principalmente attratti dalla  panoramica che si apre sulla corona alpina con a sinistra la piramide del Monviso e più a fronte il Monte Rosa, in questi giorni invernali bianchi sino alla base. (SILVIA) Una volta conclusa la discesa che dal crinale ci ha accompagnato verso il paese si passa su asfalto fiancheggiando le prime case e si prosegue sempre dritti. (Applausi) si passa a fianco di una meridiana dipinta sul fianco di una casa (LUCA) abbiamo proseguito su strada asfaltata con le case moderne che ci fiancheggiavano da ambi lati ed ora, giunti ad un incrocio in leggera salita si continua dritti. (SIGNORA incontrata) io sono veneta e in questa casa ho vissuto e lavorato a tenere il giardino, poi mio marito ha costruito quest’altra casa e mio cognato vive in quella. Ogni anno un altro cognato percorreva a piedi la strada da Treviso a qui per venirci a trovare (anni 60).(DINO)  Dopo un breve tratto si converge con una strada asfaltata che si unisce dalla destra con una  Y. Si continua fra le case che si rendono più fitte in direzione del campanile di fronte a noi. (GABRIELE) siamo ora giunti a piazza Regina Margherita che si trova sulla sinistra prima di imboccare in salita le vie del borgo antico che salgono al castello. (GIANCARLO) nella piazza Regina Margherita abbiamo a destra come riferimento un bar con all’interno vecchi affreschi e una signora con una solarità incredibile. Il paese di Montiglio Monferrato è famoso per il numero cospicuo di Meridiane e in questa piazza possiamo notarne due.

RITORNO

Alla sinistra di piazza Regina Margherita e con le spalle al borgo antico si imbocca via Padre Carpignano, al bivio dopo circa 300 metri teniamo la destra. Proseguendo diritti incrociamo altre strade, una delle quali svolta a sinistra sul sentiero CAI 204 che poi convergerebbe comunque con la strada che noi continuiamo sempre dritti. Si lascia l’asfalto continuando fra i prati seguendo come direzione la alte antenne per le telecomunicazioni. Si continua in crinale sul tratturo e dopo un vigneto prima della discesa si può già notare in basso sulla destra l’edificio di Fattoria Roico. Scesi in piano si svolta a destra mentre dalla sinistra giunge il sentiero CAI 204. Da li a poco si giunge su una strada asfaltata, presa la destra per circa 5 minuti si trovano le indicazioni e si sale sempre a destra su sterrato il quale porta a destinazione.

Capaccio – Tempa del Fico

La lunghissima tappa ci porta nell’entroterra del Cilento, qui tutto è natura, l’uomo,l’asfalto,i paesi le mucche e gli eventuali cani.     

Il percorso

Ci troviamo di fronte al convento di Capaccio, si scende e dopo un po’ prendiamo le scalette a destra che portano alla panoramica di piazza Tempone. Da qui a sinistra per via Vittorio Emanuele ci incamminiamo verso Trentinara, la strada si interseca con altre ma si mantiene la direzione. Durante la salita a sinistra troviamo l’azienda Fattoria Cavallo e arrivati al dosso con il cartello “Trentinara” si svolta a destra e poi subito a sinistra su sterrata per un bel po’. Quando la strada spiana e comincia a diventare erbosa, si svolta a destra passando un bel ponticino in pietra segnalato dai segni bianco-rossi del CAI. Dall’altra parte si sale fra i sassi in mezzo alla macchia vegetativa di pascolo senza difficoltà. Sul crinale teniamo la sinistra  notando ancora i segni bianco-rossi, l’importante comunque è puntare il paese passando anche una parte di bosco e risalire. Si passa sotto il paese allontanandosi verso destra per poi ritornare con l’ultima parte che si percorre su scalini con staccionata. Svoltando a destra si va alla vista panoramica sul Cilento e poi si ritorna tra le vie del paese sulla via principale che resta in quota. Si continua la linea anche quando si incontra con il curvone della strada.

Mantenendo il crinale mancano ora Km10 a Monteforte. Da qui si parte per il lungo tragitto che porta nell’entroterra del Cilento. La strada piana e tranquilla immersa nel verde costeggia il monte con un ampio panorama. Passato Monteforte si arriva presto a Capizze e si continua passando sotto alle rocce. Passato Magliano si arriva al primo bivio della giornata, si va a sinistra verso Laurino che è praticamente il paese che si vede sullo sfondo, fra le montagne. Scendendo si passa subito a fianco di una grande parete di roccia alla sinistra.

Sul tornante ho provato a prendere la stradina sterrata che scende. Si trasforma in sentiero e con varie deviazioni sono arrivato al greto secco del fiume Calore. Ho dovuto risalire e l’ho costeggiato in alto verso destra fino al ponte.

Rivedendolo si potrebbe trovare una bella variante. Per il momento consiglio di continuare la strada asfaltata per alcuni chilometri arrivando al ponte, si passa e si continua per altri 5 Km per arrivare sotto al paese di Laurino. Prima del paese, a destra parte verso Pruno di Laurino la grande salita per superare il valico oltre i 1000metri. Si parte trovandosi in mezzo ad una gola e poi con alcuni tornanti ci si alza a sinistra. La stradina stretta e in forte salita appare come un sentiero di montagna asfaltato; lo scenario è vario e si trovano le mucche che pascolano nel bosco, se ci sono anche i cani pastori mi è stato consigliato di stare attenti. La salita comunque non è la parte conclusiva, infatti il sali scendi in quota fra i boschi è molto lungo. Manteniamo sempre la strada principale, passiamo a fianco ad una fontana con lo stabile restaurato. Ancora un bel paesaggio di pascolo, rocce e acqua fino al trivio. Qui prendiamo la centrale per Pruno di Laurino ed ora comincia la discesa.

Almeno 5km per passare le prime case e trovare il disegno della Tempa del fico sulla destra. Svoltando a sinistra si sale qualche centinaio di metri su sterrato e ancora a sinistra si svolta alla volta della casa. Son trascorsi 50KM.

Monteflavio – Monte Pellecchia

L’anello di Monte Pellecchia da Monte Flavio

Questo è un percorso che si trova in molte descrizioni, su carta o web. Generalmente l’anello è descritto in senso orario. Qui lo troverete invece in senso antiorario: salita un pochino più dolce e conseguentemente discesa più ripida. Il dislivello nominale è di circa 560 m, quello totale circa 720 m, a causa di alcuni saliscendi. Il sentiero è quasi sempre ben visibile e, comunque, sempre ben segnato. Bellissima vista a 360° dalle cime del Pizzo Pellecchia e del Monte Pellecchia, con vista sul Terminillo a NNE e, a seguire in senso orario, il Velino, i Simbruini, Monte Gennaro, il mar Tirreno e il Soratte. Oltre alle belle viste, il percorso offre anche l’attraversamento di bellissimi prati riccamente fioriti in questo maggio.

Il percorso

Il percorso parte da Monte Flavio, in Sabina, a 820 m s.l.m, paese posto sul confine del parco dei Monti Lucretili, all’interno del quale si svolge interamente la passeggiata.

Si prende con la macchina via di Monte Pellecchia, nei pressi del bar e dell’ufficio postale, fino a che la strada diventa sterrata, dopo poche centinaia di metri. In uno spiazzo sulla sinistra si può comodamente parcheggiare.

Si prenda quindi la carrareccia in salita. Dopo poco più di un chilometro sulla sinistra si diparte un sentiero segnato sulla sinistra (Foto 1). Sarà il sentiero da cui si tornerà alla fine della passeggiata. Si prosegue sulla carrareccia che dopo alcune centinaia di metri si stringe in un sentiero visibilissimo che prosegue in leggera discesa. Si offrono bellissimi panorami (Foto 2)

Dopo circa 2,3 km dalla partenza il sentiero comincia a salire (42,09599°, 12,85269°).

Arrivati al fosso del Cerreto, 910 m s.l.m., prendete il sentiero a sinistra, indicato dalla freccia (Foto 3) verso la Casa del Pastore.

Dopo un po’ uscirete su una bella radura fiorita, la Valle del Prete, (Foto 4) dove scorgerete una carrareccia sulla vostra sinistra. Prendete invece a destra verso Sella Pizzo di Pellecchia (Foto 5) passando a fianco di una piccola staccionata.

Dopo breve,  nel bosco (42,09744°, 12,8571°) presso una curva vi imbatterete nei resti dell’aereo militare (Foto 6) che cadde sul Pellecchia nel 1960 (lapide in cima).

A circa 4 km dalla partenza arrivate a Collaccio di Farello, a 1010 m, dove troverete l’insegna del sentiero 312A (Foto 7) verso il Pizzo e il Monte Pellecchia.

A quota 1065 troverete il cartello della Valle Lopa in una piccola radura molto bella, con indicazione di diversi sentieri. Proseguite  seguendo la direzione del cartello relativo al sentiero 312A verso il Pizzo, in una direzione dal sentiero qui meno visibile, ma sempre segnato. A ore 11 circa rispetto alla direzione da cui arrivate.

Si prosegue con del filo spinato sulla destra, in mezzo ad una vegetazione qualche volta di ostacolo. Si arriva infine a un cancello (Foto 8) che immette su una carrareccia.

Bisogna però prendere subito a sinistra il percorso 312B in decisa salita lungo una palizzata (Foto 9), lasciando la carrareccia in basso.

La salita prosegue, ripida e ben segnata, fino al Pizzo Pellecchia, (1320 m 2h25’ dalla partenza), con immancabile croce. Da qui splendido panorama (Foto 10).

Dopo una pausa pranzo, ripartiamo dal Pizzo lungo la cresta in direzione nord tra bellissimi prati fioriti (nella foto 11 degli nontiscordardime), e dopo un paio di saliscendi tra picchi secondari si arriva infine sul Monte Pellecchia, a 1370 m s.l.m., segnato da croce e cumulo di pietre (Foto 12). Vicino alla croce, è la lapide ai militari lì deceduti.

Sempre in cresta proseguiamo verso nord, troviamo una discesa in un boschetto e risalita sul sentiero poco visibile ma segnato. Verso la fine della salita, ci teniamo sul lato ovest della cresta per poi arrivare a un trivio Prendete a sinistra (segno su un cumulo di pietre, Foto 13).

Il sentiero si inoltra in una faggeta e scende ripido, sempre molto ben visibile, fino a incontrare una carrareccia all’altezza del rifugio della Casa del Pastore. In una giornata calda, come la nostra, spererete invano di trovarci bevande fresche. Ci sono però alcuni tavoli con panche e una griglia.

Prendete a sinistra lungo la carrareccia. Dopo aver passato il punto di incontro a gomiti rovesciati(di anticrossing, per chi apprezza il termine) con il percorso di andata alla Valle del Prete, proseguite sulla carrareccia con curva a destra in salita, l’ultima. Dopo 600 m, la strada, con una curva a destra si immette in un lungo rettilineo. All’inizio di questo rettilineo, sulla sinistra una piccola staccionata (Foto 14) immette sul sentiero in discesa che dopo 500 m incontra la carrareccia che avevamo preso all’inizio della passeggiata. Si volta a destra e, dopo poco più di 1 km in discesa, si arriva al parcheggio.

Nel paese, a destra di Via di Monte Pellecchia c’è un bar e poco sopra, sotto la mappa della zona, c’è una fontanella, resa poco visibile dalle automobili parcheggiate.

Vignanello – Vasanello

Il percorso collega due borghi della Tuscia: Vignanello e Vasanello. Il paesaggio è molto eterogeneo: percorrerete strade brecciate costeggiate da campi coltivati, ammirerete maestosi boschi di querce per poi addentrarvici. Infine, scoprirete la zona archeologica di Vasanello, passeggiando tra speroni tufacei incontrerete tombe rupestri, necropoli medievali, antichi ruderi dell’antica zona “Palazzolo”. Magnifica avventura!

Il percorso

Il percorso inizia da piazza della Repubblica a Vignanello e si dirige verso est girando intorno all’imponente mole del castello Ruspoli e proseguendo in corso Garibaldi. Superata sulla sinistra una interessante fontana barocca del Seicento, si prosegue costeggiando un alto muro di cinta in mattoni di tufo, sopra il quale spuntano le chiome degli alberi all’interno del retrostante giardino del castello. Sulla sinistra possiamo invece osservare il panorama della valle sottostante con la chiesa della Madonna del Pianto. Dopo qualche centinaio di metri svoltiamo a sinistra in via Costa dei Frati, in discesa, passando davanti all’ex ospedale Ruspoli. Proseguiamo poi dritti ed in piano incuranti di alcune strade sulla sinistra (via Valle Maggiore, strada Puliano, ecc.) e al primo bivio a Y si prende a sinistra in salita in strada Piancesale, con fondo inizialmente cementato. Dopo circa un chilometro e quattrocento metri dalla partenza, la strada diventa brecciata e proseguiamo fino ad un altro bivio ad Y in cui prenderemo a destra in strada Pareti, con direzione nord/est, tra campi coltivati a noccioleti, come troveremo in gran parte del nostro percorso. Incontreremo a due chilometri e settecento metri dalla partenza la provinciale 33 di Sant’Eutizio, che imboccheremo per pochi metri a sinistra per poi abbandonarla subito entrando nella prima sterrata a destra, via Fila dei Cerri. E’ importante prestare molta attenzione alle auto attraversando la provinciale.

A circa tre chilometri e duecentocinquanta metri dalla partenza, interessante vista su Soriano del Cimino. Al quadrivio successivo proseguiamo dritti, seguendo la strada principale che a quattro chilometri e trecentosessanta metri circa dalla partenza piega a sinistra (incuranti di una strada davanti a noi che penetra nel bosco dopo una sbarra di ferro).  Andiamo avanti passando sotto i cavi dell’alta tensione e giunti a cinque chilometri e novecento metri circa dalla partenza, abbandoniamo la strada principale entrando a destra in un visibile sentierino che penetra all’interno di un bosco ceduo oltrepassando una sbarra di ferro in località Pian della Mora – San Quirico. Questo sentierino sbocca poi nuovamente in una strada brecciata nei pressi di un quadrivio, dopo circa sei chilometri e seicento metri dalla partenza. Imbocchiamo la strada a sinistra, in direzione nord/ovest e poco dopo la seguiamo a destra in direzione nord/est incuranti di una deviazione sulla sinistra. Dopo circa otto chilometri alla partenza ad un quadrivio proseguiamo dritti (sulla destra ci sono le indicazioni per il poligono). La strada è tutta pianeggiante in mezzo ai campi coltivati e talvolta presenta dei bei panorami sui monti circostanti. A circa nove chilometri e quattrocentosettanta metri dalla partenza, dopo aver oltrepassato una pista da motocross sulla sinistra, la strada passa attraverso una interessante zona archeologica, nella quale si possono osservare sulla destra, in mezzo agli alberi, i resti della necropoli medievale dei Morticelli e una grotta tufacea a sinistra. Poco dopo, i resti della zona di Palazzolo, lì dove un tempo passava l’antica via Amerina (della quale più avanti, sulla destra, si osserverà la Torricella, un’antica torre di avvistamento). A circa dieci chilometri e trecentonovanta metri dalla partenza, è interessante visitare i resti di un antico molino sulla sinistra, al quale vi si può accedere prestando molta attenzione alla ripida discesa e alla possibile caduta di mattoni. La strada poi prosegue tra tornanti in salita, passa davanti ad una piccola edicola votiva e giunge ben presto a Vasanello.

Pian delle Lame – Santa Lina

Il nostro gruppo (foto 1). Arrivati a Pomarance (Foto 2) provenienti da Saline di Volterra si prosegue in direzione Larderello. Percorsi circa 2 km si trova una stazione di benzina IP (foto 3) ; poco dopo sempre sulla destra vicino ad un grande pino al bordo della strada si trova un grande parcheggio (foto 4) dove si può lasciare la macchina e proseguire a piedi perché la distanza dal podere è di circa 3km. Dopo 200 metri si trova un bivio (foto 5) e curvando a sinistra (foto 6) si prosegue seguendo i cartelli indicatori raggiungendo il podere Santa Lina (foto 7), 2 km dal podere  (foto 8) deviazione  a destra  (foto 9) frana girare a destra  (foto 10) podere in lontananza (foto 11 ) arrivo in Santa Lina, è il  termine anche della strada.

Roccantica – Catino

Dalla piazza San Valentino di Roccantica si prende la stradina a sinistra della chiesetta con campanile ed orologio per imboccare il sentiero 354, da subito molto panoramico costeggia a sinistra una rupe e a destra si affaccia sui boschi. Dopo circa 350m, poco prima del guard-rail, bisogna prendere la deviazione sulla destra ben segnalata (sentiero 354b) da una S con freccia finale. Si prosegue sempre dritto già all’interno del bosco fino a giungere presso un torrente, secco per la maggior parte dell’anno, che attraverseremo. Proseguendo ora dall’altra parte della valle incontreremo una prima deviazione a destra che non va imboccata, continueremo quindi tenendoci sulla sinistra e costeggiando un’antica carbonaia. Si giungerà così ad un secondo bivio evidente a V e noi imboccheremo la strada a sinistra per l’eremo seguendo l’indicazione a S con freccia. Dopo circa 10min di cammino si incontrerà un nuovo bivio ma questa volta si dovrà prendere la strada a destra in discesa. Dopo pochissimo si giungerà ad uno sperone e costeggiando la parete di roccia a sinistra (vi è un bivio) finalmente all’ eremo di San Leonardo. Dopo aver visitato l’eremo torniamo indietro non tornando a destra sui nostri passi ma proseguendo dritto. Il sentiero prosegue a zig zag fino ad arrivare nei pressi di un vecchio mulino lungo un torrente che dovrà essere guadato proprio sotto il mulino. Giunti dall’altra parte proseguiremo per un sentiero in salita (a seconda del periodo dell’anno agevolato dall’intervento dei taglia legna!). Si arriverà così ad un altro bivio molto simile ai precedenti con una strada a destra in discesa e una a sinistra in salita, noi prenderemo quella a sinistra dalla quale si aprirà una splendida vista su Roccantica e Cantalupo. Se siete fortunati incontrerete anche dei muli che vengono utilizzati su quel sentiero per trasportare la legna. Al prossimo bivio girare a destra mantenendoci in piano, dopo circa 150m meno evidente ne incontreremo un altro che imboccheremo a sinistra per deviare ed andare a vedere l’ abisso del Revotano (gigantesca voragine carsica!) per giungere al quale dovremmo oltrepassare un altro incrocio procedendo dritti e poi subito a destra per arrivare su di una roccia panoramica.

Dopo aver goduto della splendida vista sul cratere si tornerà indietro e all’incrocio questa volta si prenderà a sinistra direzione Poggio Catino. Si giungerà così ad un nuovo bivio nei pressi di un laghetto-pozzanghera che dovremo costeggiare e prendere quindi la strada a sinistra proseguendo sempre tenendo la sinistra del sentiero. Dopo non molto si aprirà la vista su Poggio Catino, procediamo verso sud fino ad incrociare una strada bianca ampia e ben evidente che va imboccata a sinistra. Costeggiando un fontanile di acqua salubre proseguiamo dritto per la strada asfaltata che porta direttamente al centro del paese e a piazza della Libertà. Da qui si procede per la strada principale asfaltata e dopo 500m si giungerà al caratteristico borgo di Catino.

Zermatt – Cresta Hornli

Da Zermatt si prende la funivia fino a Schwarzsee (2583 m s.l.m.) dove inizia il sentiero ben segnato che conduce fino al rifugio Hornli-hutte.

L´ampio sentiero, sempre abbastanza affollato, risale a tornanti un dosso erboso per poi costeggiare su passerelle e scalette metalliche una parete scoscesa, giungendo infine sulla pianeggiante cresta. La si percorre sino alla base di un pendio di sfasciumi, superato il quale si arriva alla terazza su cui si trova la Hornlihutte, un rifugio posto alla base dell’omonima cresta Hornly del Cervino, suggestivo e panoramico luogo proprio alla base della montagna ormai simbolo della Svizzera.

Il ritorno è attraverso il percorso di andata fino alla cabinovia che riconduce a Zermatt.

Rif. Teodulo – Zermatt

Dal rifugio si prende in discesa sul ghiacciaio seguendo il sentiero n. 15 che porta a Trockener Steg (2939 m s.l.m.), una stazione della funivia che sale da Zermatt e collegamento tra il Cervino e il Breithorn, nella parte bassa del ghiacciaio del Teodulo.

Da qui si devia a destra seguendo le indicazioni per Zermatt e percorrendo la lunga discesa che passando per i due abitati di Furi e Zum See conduce alla rinomata cittadina Svizzera.

Rif. Ferraro – Rif. Teodulo

Dal rifugio Ferraro si scende fino a Pian di Verra seguendo il sentiero 8b. Da qui si devia a sinistra proseguendo sul sentiero 8e, in questo tratto poco segnalato, salendo leggermente fino ad incontrare una traccia molto più marcata che introduce nel bellissimo Vallone di Courtod, scavato e modellato dal ghiaccio e attraversato dal torrente che placido disegna docili curve tra pascoli e sassi.

Da qui si possono ammirare sulla sinistra il Gran Tournalin e la Roisetta, di fronte le vette delle Cime Bianche e sulla destra il ghiacciaio del Ventina.

Continuando a salire si giunge ad un alpeggio e poco dopo, seguendo il sentiero n.6, si giunge al Gran Lago con il lago del Ventina più in alto sulla destra.

Lasciandosi il Gran Lago sulla destra si inizia a salire e in circa una mezz’ora si raggiunge il Colle delle Cime Bianche a 2.982 m s.l.m. dove se si è fortunati, si può ammirare il Cervino con la sua maestosa eleganza, con i suoi inconfondibili spigoli taglienti e le sue pareti verticali, scenario di tante imprese che hanno fatto sognare gli appassionati di alpinismo.

Dal colle delle Cime Bianche si inizia la discesa nella parte alta della Valtournenche, nella zona di  Breuil-Cervinia. Si scende fino ai laghi delle Cime Bianche, con le loro acque dal colore turchese, e da qui si prosegue in salita fino all’attacco del ghiacciaio, percorrendo gli ultimi metri di dislivello fino al rif. Del Teodulo a quota 3317 m s.l.m.

Rif. Gabiet – Rif. Ferraro

Dal rifugio Gabiet si scende seguendo il sentiero 7a che attraverso un bosco di larici e delle radure più a valle porta in breve a Stafall a ridosso di un ampio parcheggio. Da qui si oltrepassa il torrente Lys e seguendo in successione il sentiero n.8 e il n.8a ci si avvia in salita verso il passo Rothorn.  E’ consigliata una piccola deviazione fino rif. Sitten,  un punto panoramico a visuale libera verso il massiccio del Rosa. Dal Sitten si possono ammirare l’imponente naso del Lyskamm e più in alto il Lyskamm orientale, il Lyskamm occidentale, il Castore e la piramide Vincent.

Il passo del Rothorn  (2.689 m s.l.m.) è punto di collegamento tra la Valle di Gressoney e la Val D’Ayas, dal rif. Sitten si ridiscende leggermente e si abbandona la sterrata prendendo a destra il sentiero 8a.  che percorrendo un panoramico traverso raggiunge una spalla dove attraversato un torrentello che scende dai laghi il sentiero tende a risalire verso ovest sino a raggiungere il primo lago del Salero e di li a poco il secondo a quota 2627m. Superato questo sulla dx si sale un ultimo balzo che porta al colle del Rothorn. Sono circa quattrocento metri di dislivello che solo in un paio di punti fanno riprendere il respiro.

Arrivato al passo si prosegue tra i sassi fino alla sottostante pista da sci e da li, in leggera salita, fino al lago Ciarciero, oltre il quale inizia la discesa che porta in località Resy dove si trova il rif. Ferraro.

Rif. Pastore – Rif. Gabiet

Dal rifugio Pastore si prende il sentiero 6a che sale verso la parte alta della valle e attraversando una zona prima boscosa e poi erbosa si giunge all’Alpe Casera Lunga (1.644 metri). Si prosegue seguendo il sentiero fino a superare il ponticello sul Torrente Bors e pochi passi dopo troviamo un bivio dove si procede a sinistra sul sentiero (10) che in questo tratto diventa più ripido e fa guadagnare rapidamente quota grazie ad alcune svolte gradinate in pietra. Quando poi il sentiero diventa pianeggiante si è ormai arrivati all’Alpe Bors, dove si trovano un gruppo di vecchie costruzioni, l’ultima delle quali è il Rifugio Anna Crespi Calderini.

Siamo nel Parco Naturale della Alta Val Sesia, una zona molto selvaggia e poco frequentata ma di incredibile bellezza. Dopo il rifugio Crespi il sentiero si perde nel pascolo e la segnaletica non è molto visibile.  Si può decidere di cercare il sentiero n. 10 oppure puntare dritti alla base della cascata che si scorge di fronte. Si tratta della cascata delle Pisse che si trova sul sentiero n.10.

Poco più in alto, nei pressi della cascata, appare sulla sinistra la stazione di una funivia, è la funivia delle Bocch. d. Pisse che si raggiunge attraversando il torrente e risalendo il versante opposto della valle. Da qui si riprende a salire seguendo il 10C che porta in alto verso la zona delle miniere. Si passa vicino ad un vecchio casolare semidistrutto e deviando poco più avanti sulla sinistra si apre inaspettata una bellissima e ampia radura caratterizzata da torrenti e pascoli d’altura.

Qui di nuovo il sentiero si perde ma proseguendo verso la parte alta della valle dopo breve si trova ben segnata su una roccia una freccia con l’indicazione 10b, il sentiero che conduce al Colle di Cimalegna (2832 m s.l.m). I segnali sulle rocce sono ben visibili ma la salita tra le rocce, per i 300 m di dislivello, è tiratissima. Dal colle si prosegue in direzione del rif. Vigevano attraversando una conca glaciale, ai piedi del Col d’Olen, e dove tempo e ghiaccio hanno disegnato morbide curve sulle rocce, regalandoci un gioco fascinoso di linee e colori.

Giunti al rifugio Vigevano, si prende in salita la strada alle spalle della struttura dove un sentiero non numerato ma ben segnato conduce in breve al Passo dei Salati a quota 2970 m s.l.m., punto di passaggio tra il V.ne d’Olen e alla Valle di Gressoney. Da passo si prende la strada che scende a valle fino a un bivio dove inizia il breve sentiero che porta al rifugio Gabiet e all’omonimo lago.

Alagna – Rifugio Pastore

Alagna (1.190 m s.l.m.) è un paesino dell’alta Valsesia in pieno territorio Walser, una popolazione di lingua alemanna proveniente dall’alto Vallese che, tra il X e XIII secolo, si stabilì in diverse zone dell’arco alpino caratterizzando in maniera profonda la cultura e l’aspetto di questi territori.

Da Alagna si prende la strada dell’Acqua Bianca fino alla chiesa di S.Antonio ed al ponte sul Sesia, quindi per mulattiera, superando l’alpeggio di in d’Stigu, in circa un’ora si giunge agevolmente al rifugio Pastore (1.575 m s.l.m.), nel mezzo del Parco Naturale dall’alta Val Sesia in località Alpe di Pile.

Il bellissimo rifugio è posizionato su un verde pianoro  al centro di un anfiteatro naturale, antica sede del ghiacciaio del Sesia. E’ uno dei punti panoramici più importanti sulla parete sud del Monte Rosa

Piccola Fattoria di Chia – Gallese

Siamo partiti dalla città di Ammappalitalia con 3 descrizioni per raggiungere Gallese. La Orte-Bassano in Teverina (seguita all’incontrario). La Orte-Orte/scalo. La Orte/Scalo-Gallese. Tutti e 3 descritti dal Gruppo Ammappatori di Orte. Ringraziamo per le belle e utili descrizioni. Per la nostra descrizione abbiamo preso i vari pezzi e incrociati li abbiamo incollati. Al passaggio sui binari, da conservare solo con piccoli ritocchi sulla vegetazione, FAVOLOSO. Noi abbiamo trovato la strada ostruita e usciti, non abbiamo ritrovato i punti. 

Il percorso

Salendo fra i vicoli di Chia si giunge sopra al paese e all’asfalto si prende a sinistra, subito dopo si svolta a sinistra su sterrato per via della Vaschiuzza. Fiancheggiando le recinzioni si arriva ad un bivio al quale si scende camminando su tufo, si cammina anche su un ponte nascosto e si risale fino ad una piccola radura. La strada comincia sterrata e piana risalendo leggermente, si continua dritti fino ad un bivio con una casa gialla a fronte, si va a destra e nel prossimo a sinistra su asfalto. Dopo un po’ si arriva a Bassano in Teverina. Si attraversa il paese e si imbocca la discesa che ne esce, gettandosi nella valle. Parte così una strada (vedi gpx) che porta direttamente alla valle del Tevere. Al bivio si gira a destra e si va sempre dritto.

La strada dritta continua e diventa asfaltata, si seguono alla fine le frecce arancioni che svoltano a sinistra risalendo su un’altra strada e si supera la ferrovia. Scendendo dal cavalcavia si notano subito due torri medioevali, passata la seconda si svolta a sinistra sul ponte e superato subito a destra passando vicino ad una terza torre (mattatoio).

Prima di un piccolo ponte, con una grande quercia si taglia a destra su un piccolo sentiero fra la vegetazione, si oltrepassa su delle traversine in legno il fossato e si sale camminando a fianco della ferrovia. Si vedono le gallerie della ferrovia e con il sentiero ci passiamo sopra arrivando dal lato opposto, si svolta a sinistra e in forte salita si raggiunge la strada principale, che va imboccata a destra.

Si nota un distributore con a fronte il “Cucca bar” di colore bianco e nero dove a fianco, imboccando il vialetto di un giardino pubblico scendiamo.

Dopo ca. 100 m, prima di un parco giochi, giriamo a destra. La strada fatta con la breccia fina, scende rapida (ca. 20%). A destra (più meno 80 m dalla strada) vediamo la ferrovia. Arrivati a fondo della discesa svoltiamo a destra a gomito. Si passa sopra la ferrovia attraversando un ponticello di cemento. Dopo 50 m troviamo il piccolo ponte sul Rio Paranza (detto Fosso delle Mole). Al di là del ponticello a “gobba d’asino” c’è un antico mulino che un tempo sfruttava l’acqua del fiume per macinare il grano e produrre farina. L’edificio è mal conservato. Vediamo appoggiata la vecchia mola in peperino che riposa dopo decine di anni di lavoro.

Lasciandoci il mulino a sinistra, percorriamo il viottolo che sale a sinistra verso il colle, tra orti e recinzioni. Sulla sinistra possiamo ammirare la rupe di Orte e l’acquedotto. A un certo punto del percorso ci troviamo davanti una sbarra/cancelletto di ferro. Lo superiamo e continuiamo dritti lungo la strada di campagna. All’altezza di uno slargo continuiamo a salire a sinistra. Al bivio seguiamo la strada asfaltata che va in salita. Prima della salita, sulla destra, in lontananza scorgiamo Villa Nuzi (detta “Villa della principessa”) e il “Buco della Strega”.

Noi saliamo per questa strada finché non arriviamo al cavalcavia della superstrada Orte – Viterbo. La nostra strada asfaltata sorpassa il ponte e dopo breve arriva ad un bivio. Lì giriamo a sinistra verso il Centro Agrituristico “Bagnolese”. A sinistra e a destra abbiamo i campi  e dietro di noi la bella vista panoramica verso Orte. Sulla sinistra troviamo, dopo qualche decina di metri, un piazzale da dove si può godere di una meravigliosa veduta: si vede il convento di San Bernardino, Orte ”vecchia”, l’interporto e più lontano i paesi della Umbria. A destra della strada, un po’ più su, si trova la villa Alberti, con la data di realizzazione sulle colonne del cancello :1702. A sinistra abbiamo lontana la valle del Tevere, dove passa “l’autostrada del sole” e le colline umbre. A destra della strada salgono i campi.

Siamo in Località Piagge Alte. Proseguiamo su questa strada asfaltata ma poco frequentata, per circa 15 minuti fino ad arrivare all’area picnic e al casaletto The Grove, ben visibile lungo il margine della strada a destra. Ca. 150 m dopo arriviamo ad un bivio. Si può scendere e svoltiamo a sinistra per la strada sterrata. La strada scende giù nel bosco. Dopo ca. 60 m possiamo girare a sinistra e fare altri 40 m per arrivare ad un vecchio fontanile, denominata Fontana del Galletto : qui ci si potrà rifornire di acqua. Dopo su quella asfaltata: la si deve prendere in direzione Castel Bagnolo (segnalata da un cartello). Dopo circa 300 metri si arriverà nuovamente ad una confluenza con una strada asfaltata (strada bagnolese): la si percorre verso Castel Bagnolo (verso sinistra), sempre seguendo i cartelli di segnalazione. Lungo la via, si potrà vedere sulla destra la centrale a biogas (della quale spiccano le due cupole bianche): in corrispondenza di tale tratto, sulla sinistra, si dirama una strada che scende a valle, e che non deve essere percorsa. Piuttosto, si deve proseguire verso l’Agriturismo Bagnolese, segnalato da cartelli gialli lungo il percorso. Poco dopo, sulla sinistra compare un viale alberato, molto lungo e diritto: a questa altezza si abbandona la strada bagnolese per percorrere questa via, costeggiando un campo di pannelli fotovoltaici. Poco dopo, sulla vostra destra, affacciandosi sui campi, potrete osservare la sagoma del Monte Soratte. Detta strada arriva in corrispondenza di una villa con un’alta recinzione in ferro e un ampio cancello, e poco dopo inizia a scendere, venendo ad essere affiancata da un muro di rocce a secco. Alla fine della discesa, si incontrano due grosse querce, circondate, alla loro base, da aiuole in tufo circolari: si prosegue sempre diritti. Si svolta a destra laddove si incontra una strada privata, delimitata da una sbarra: la si prende e la si percorre senza problemi. Si ignora una diramazione a sinistra, che si incontra poco dopo. Il riferimento è costituito ora dai pali della luce, che costeggiano la via. Si prosegue fino a quando si incontra nuovamente una sbarra, che si può oltrepassare, svoltando poi a sinistra. Subito dopo, un cancello verde delimita una riserva di raccolta di funghi e asparagi: si entra a destra e si percorre una via dritta, lambita a destra da un fossato di scolo molto pronunciato. In corrispondenza di una svolta a destra,  ci si trova di fronte ad un cancello chiuso: lo si apre e si entra, percorrendo la strada che passa fra capanne inutilizzate e recinti: tale strada assume le fattezze di un sentiero boschivo, scendendo. Dopo un cancello giallo, si arriva ad una ferrovia abbandonata: la Orte-Civitavecchia , che si percorre verso destra per un breve tratto. A causa della folta vegetazione il passaggio attraverso la ferrovia potrebbe presentarsi difficoltoso (o addirittura non possibile durante la stagione primaverile ed estiva). Si supera l’alto ponte ferroviario che scavalca una profonda gola, all’interno della quale scorre un fiumiciattolo;

Ecco, noi siamo usciti poco dopo sulla sinistra, abbiamo fiancheggiato le rotaie fra il bosco  e siamo giunti ad un vecchio passaggio a livello. Avanti per altri 300mt circa e poi ritornati al passaggio a livello.Poi da qui abbiamo preso la direzione del monte, grazie anche alla foto.

dopo un breve tratto, in corrispondenza di una casupola ferroviaria diroccata  sulla destra, si esce dal percorso ferroviario a sinistra, laddove un sentiero campestre sale verso l’alto, costeggiando la ferrovia. Si prosegue tale sentiero, sul ciglio della ferrovia (che si vede scendere verso il basso). Il sentiero poco dopo svolta a sinistra: si continua a seguirlo, e una panoramica si apre sulla valle del Tevere (foto 12 e 13); la stessa strada inizierà a declinare verso valle, e si continua a percorrerla. Una sbarra verde e bianca corrisponde alla confluenza del sentiero che si è fin qui percorso in un’altra strada, che sale e che si deve seguire verso sinistra; si incontra un fontanile sul lato sinistro, sotto alla strada, con un abbeveratoio, e si scende verso la gola. Una volta scesi al livello della gola, sulla sinistra vi sono le rovine delle antiche fornaci (foto14): qui, si giunge ad un trivio, del quale si sceglie la via sulla destra, che scende e che davanti a sé vede un colle con tre grossi pini marittimi sulla sommità, molto caratteristico.

Si giunge poco dopo nuovamente ad un bivio, con un ponte che scavalca un fiumiciattolo: si svolta a sinistra, traversando detto ponte. A destra si incontra l’ingresso del convento di San Francesco, luogo bello da visitare. Si prosegue per la strada asfaltata, a ridosso di una rupe tufacea, sulla quale si aprono varie cavità, sia naturali che artificiali, fin quando la strada si innesta in una piccola tagliata di tufo. Quindi, un alto ponte sovrasta una profonda gola, nella quale scende una lunga e sottile cascata d’acqua. La cittadina diGallese è ora finalmente visibile: si entra in un parcheggio, sopra il quale è realizzato un parco sotto la rocca. Costeggiamo la rocca sulla destra, scendendo lungo la strada asfaltata, fino a risalire sulla rampa che conduce alla porta monumentale del paesino. Entrati nel paese, ci si trova in un piazzale, lo si attraversa verso sinistra, fino ad imboccare via Garibaldi sulla destra: ci si ritrova facilmente nella piazza centrale dell’abitato.

Saorge – Airole

Escursione impegnativa per lunghezza e dislivello, nonostante si proceda verso valle, essendo presenti continui saliscendi; l’itinerario segue diversi sentieri, che sono sempre segnati: convenzionalmente il “tratto giallo” per i sentieri di minore importanza, “tratto bianco rosso” per i sentieri GR “Grand Randonnee”, nello specifico GR 52 A. Il fondo è generalmente buono e non sono presenti tratti esposti; si possono incontrare alcune criticità nei guadi dei torrenti affluenti del Roya, soprattutto dopo precipitazioni; alcuni tratti di sentiero possono essere infrascati (soprattutto a valle di Saorge, ove nei mesi caldi la vegetazione cresce rigogliosa), ma comunque sempre ben percorribili. Il percorso può essere spezzato in più tappe. Tutti i paesi  citati sono validi punti di appoggio e dotati di negozi e stazione ferroviaria; tra un paese  e l’altro, invece, le vie di fuga sono rare e poco praticabili, in quanto l’itinerario prevalentemente si eleva a mezza costa. Indispensabili scarponi da trekking ed equipaggiamento escursionistico adeguato. Notevole la rilevanza paesaggistica e  storico-architettonica (mulattiere antiche, ponti in pietra). Da un punto di vista  ambientale la valle del  fiume Roya viene seguita per quasi tutto il suo corso, passando da un ambiente strettamente alpino ad uno tipicamente mediterraneo-provenzale. Tra le costruzioni di maggiore rilevanza la  ferrovia Cuneo-Nizza-Ventimiglia, che con arditi viadotti e gallerie elicoidali segue tutto il corso della valle, regalando panorami indimenticabili.

Il percorso

Descrizione: Dal centro del bellissimo paese prendi un sentiero  (segnavia tratto giallo) che scende verso il fiume, che in questo tratto è chiuso in una stretta gola (Gorges de Saorge). Giunto a l fondovalle, il tuo percorso prevede l’attraversamento del torrente Bendola  tramite guado, in quanto la passerella è recentemente crollata. Non puoi non notare un antico ponte in pietra un centinaio di metri a monte del guado, così ardito che sembra essere sospeso nell’aria, ma purtroppo impraticabile. Prosegui un tratto di sentiero impegnativo, sia per la vegetazione rigogliosa che per i continui saliscendi , con le Gorges sempre alla tua destra. Dopo un po’ di cammino reincontri il sentiero GR 52 A, che hai lasciato a Saorge e che proviene dalla tua sinistra. Sempre con impegnativi saliscendi arrivi al nucleo rurale di Orneglia, da cui un sentiero in decisa discesa ti porta verso l’abitato di Breil-sur-Roya. Incontri una sterrata, che abbandoni successivamente per seguire in discesa il segnavia, con il sentiero che si mantiene sulla sinistra orografica scendendo fino al fiume (bel colpo d’occhio) e passando a strapiombo sullo stesso (antica mulattiera con tanto di paracarri) fino a giungere nei pressi del piu recente ponte stradale. Senza mai attraversare il corso d’acqua guadagni il centro del paese, per uscire sempre su sentiero in uno spettacolare tratto a sbalzo sul torrente (attraversi l’antica “porta Genova”) e successivamente un bel ponte in pietra sul Vallon Carleva. Dopo essere risalito sul contrafforte opposto raggiungi uno spiazzo, da cui segui una sterrata che si mantiene a mezza costa, e successivamente un sentiero, che si diparte a sinistra della stessa, fino all’abitato di Libre. Da qui segui l’asfalto (a sinistra, prima di entrare nella piazza principale, con chiesa sullo sfondo)  fino ad una deviazione in discesa sulla destra (tra un bellissimo coltivo di olivi) e dopo qualche centinaio di metri nuovamente su sentiero che scende sulla sinistra nei pressi di una svolta della sterrata. Il cammino è agevole: attraversi ancora la valletta del Torrente Rouisseau (bel ponte in pietra), incontri l’ennesimo sentiero che proviene alla tua sinistra (da Dreje) ed attraversi, quasi senza accorgertene il confine di Stato (cippo ai lati del sentiero) per giungere in breve a Fanghetto, piccolo borgo arroccato sulla riva sinistra del Roya. Sempre seguendo gli spettacolari meandri del corso d’acqua senza ormai più grossi dislivelli, il sentiero procede sempre linearmente, affrontando ancora qualche insenatura sulla sinistra ororgrafica della Roya, fino ad Airole (segnavia bianco rosso), arrivando nei pressi della chiesa. In paese, dopo un’opportuna visita al centro ed ai suoi numerosi vicoli, merita sicuramente una pausa ristoratrice presso la Pizzeria Stuzzicheria Passatempo (Via Repubblica 22, 18030 Airole (IM) 0184/200518).