Marina di Belmonte – Belmonte Calabro

Il percorso inizia a Belmonte Calabro Marina, provincia di Cosenza a livello del mare, la partenza può essere identificata al parco giochi dei bambini, proseguendo in direzione Belmonte Calabro centro storico, salendo per via Ruffo, all’altezze del ponte di Cervella ( nei pressi dell’anfiteatro) è possibile incamminarsi per il percorso CAI 815 (arriva fino a Monte Cocuzzo, percorrenza circa 20 km), la salita taglia la pineta, dove è possibile ammirare il panorama con affaccio sul mare e sul Torrente Veri, incontrando una piccola cupola di preghiera con all’interno una statuetta di San Francesco di Paola, arrivando al Monumento Michele Bianchi. Superato il Monumento inizia una mulattiera abbastanza ripida che termina alla porta del centro storico “Porta di Mare”. Viene attraversato il centro storico percorrendo vico IV, che taglia in due il borgo (u Mancu e u Diastru), potendo ammirare le bellezze del patrimonio storico. Il percorso continua oltre il centro storico passando attraverso la porta di Terra (oggi inesistente), all’altezza della chiesa dell’Assunta, inizia una salita ripida (calella) utilizzata in passato dai frati Cappuccini, arrivati nei pressi del cimitero, siamo al punto più alto del percorso, inizia la discesa, che ci porta attraverso ad una strada interna nei pressi del convento del Carmine. Continuando la discesa in località Serre, raggiungiamo il bivio ed un percorso che ci porta alla fontana Vecchia ( una volta utilizzata per lavare la biancheria e approvvigionamento di acqua). Continuando la discesa (Oliveto/Parte) si arriva a toccare l’alveo del fiume Veri, passando vicino alcuni mulini oggi in disuso. Da qui si continua in direzione marina su strada asfaltata, tornando al punto di partenza.

Bettona – Bastia Umbra

Abituati ai sentieri di montagna ci sorprendono questi passaggi in valle. La mappatura è storta, sbilenca. Difficile intuire a tavolino se una strada sarà trafficata o meno, il reticolo è astratto e impersonale. Assaggiamo, qui nella Valle Umbra tra Passaggio e Bastia, cosa significherà la Pianura Padana.

Il percorso

Partenza da Piazza Cavour di Bettona. Prendiamo Corso Marconi e usciamo da Porta Romana. Imbocchiamo quindi a sinistra Via Roma seguendo le indicazioni per Foligno – Assisi. Facciamo il primo tornante e dopo 100 metri circa prendiamo Via Corta a destra, che scende. La percorriamo tutta fino ad uscire su asfaltata, dopodiché prendiamo Via Traversa a sinistra. Prendiamo dunque la provinciale a destra per un centinaio di metri e poi andiamo per Via Martiri della Resistenza a sinistra. Dunque usciamo su strada asfaltata e andiamo a sinistra fino a passare con un ponte il Fiume Chiascio. Subito dopo svoltiamo a destra (prestare attenzione alle automobili) e facciamo il rettilineo, poi dopo la curva prendiamo la prima a destra sterrata verso il fiume.

Superiamo l’ambulatorio veterinario e il casotto dell’Enal caccia puntiamo il filare di pioppi che ci porta a costeggiare il torrente in una bella passeggiata ombreggiata. Dopo qualche centinaio di metri il sentiero si perde e si deve semplicemente seguire il bordo delle rive, bagnandosi a causa della rugiada sull’erba. Quando incontriamo un cancelletto sulla destra andiamo a sinistra verso la strada asfaltata, mantenendoci tra due campi.

Giunti alla strada asfaltata andiamo a destra e ne percorriamo poche centinaia di metri, quindi andiamo a sinistra alla prima traversa (Via Sant’Anna), passando una cascina, una chiesetta e alcuni casali abbandonati, tra le campagne della Valle Umbra.

All’incrocio con Via delle Monache andiamo a destra, in leggera discesa. Questa strada a zig-zag passa dentro a fattorie e diventa una specie di pista ciclabile, che svoltando a sinistra ci porta ad imboccare la strada per il ponte a destra. Subito dopo il ponte prendiamo la prima a sinistra, verso il Percorso Verde, che praticamente è un sentiero lungo il Fiume Chiascio. Con un ponte pedonale passiamo per l’ennesima volta il Chiascio e proseguiamo sulla sinistra (a destra il sentiero è troppo tenuto male, abbiamo controllato, erba altissima). Questo sentiero ci porta ad una zona residenziale e ci fa naturalmente prendere Via San Lorenzo, da percorrere tutta fino a Via delle Nazioni, da prendere a destra. Oltre il ponte (da usare la parte sinistra con marciapiedi) una rotatoria, a cui andare a sinistra. Fare dunque la massima attenzione al sottopasso che è il punto più pericoloso del percorso. Andando sempre dritti siamo al centro di Bastia Umbra, che è idealmente Piazza Mazzini.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Codevilla – Mondondone

Codevilla, Mondondone, Piana, Codevilla – Oltrepò Pavese, Pavia, Lombardia.

Una facile passeggiata (T) ad anello, tutta asfalto da Codevilla a Mondondone e discesa passando dalla frazione Piana. La caratteristica della passeggiata è di essere sulla prima collina dalla pianura e quindi di costituire, nelle giornate serene, un balcone con una vista prodigiosa dal Monviso al Resegone.

Il percorso

A Codevilla il parcheggio non è difficile anche nella piazza dove sorge il comune. Un parcheggio solitamente vuoto è reperibile a 44.96300 9.05717. Dalla piazza del municipio si prende via Vittorio Emanuele e, al termine, si gira a sx per via  Mondondone. In circa 2 km si arriva alla frazione Casareggio che, con Mondondone, la tradizione vuole essere la località dove il re longobardo Alboino si recava per sfuggire alla calura pavese e dove sono collocate le sue avventure con Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, come narrato da Giulio Cesare Croce nel 1600. Si continua sempre in salita per passare (km 2,6) davanti alla fattoria La Rocchetta dove è possibile (avvisando, 3339864833) fare una merenda e assaggiare/ acquistare i vini prodotti nei vigneti attorno. La strada è costeggiata da piante di ulivo che testimoniano la particolare mitezza del clima. A km 3 si entra in Mondondone, il cui “centro” storico è un cocuzzolo ammantato di cipressi dove anticamente sorgeva un castello. Dalla chiesa (km 3,3), raggiungibile con la seconda deviazione sulla sx, un formidabile panorama, peraltro godibile in seguito per tutta la strada in discesa. Per continuare occorre tornare di pochissimo in basso per prendere la strada delimitata dal bosco, girando sulla sinistra. A breve inizia una pronunciata discesa, sempre su asfalto, con estesissimo panorama. A km 4 la cascina Gazzaro, agriturismo. Km 4,5 la frazione Piana con, inserito in una abitazione, la chiesetta di San Rocco. Di fronte una edicola con bassorilievo del 1400. Si giunge ad un piccolo giardinetto con fontana. Prendere a sx sempre in panoramica discesa fino a rientrare in Codevilla e tornare al parcheggio (km 6,5).

Arenzano – Varazze

Il percorso

E’ la prosecuzione del precedente percorso, questa volta ripercorrendo il più fedelmente possibile la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio. Tra Arenzano e Varazze i tratti in questione sono stati riconvertiti a percorso ciclopedonale: sono presenti numerose gallerie e la via, che è stata pavimentata, corre adiacente al mare, regalando paesaggi di insolita bellezza. Nonostante l’interdizione ai mezzi motorizzati, occorre prestare comunque la massima attenzione ad evitare collisioni tra escursionisti e ciclisti! Nel tratto urbano di Cogoleto, la situazione è più complessa, in quanto risulta evidente l’assenza di un percorso ciclabile: infatti la classica “passeggiata lungomare”(sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione) è esclusivamente riservata ai pedoni! Pertanto, per semplificare, agli escursionisti si consiglia di proseguire sul lungomare , mentre al fine di evitare spiacevoli incidenti (e multe!) I ciclisti potranno seguire il percorso qui “tracciato”, che ripercorre più fedelmente possibile la vecchia sede ferroviaria . Le distanze sono simili; occorre prestare attenzione a rispettare la segnaletica stradale in quanto sono presenti sensi unici , che spesso vengono modificati, per cui non è sempre possibile percorrere il tratto urbano di Cogoleto in ambedue i sensi di marcia. La traccia .gpx è stata rimaneggiata in quanto essendo parte del percorso in galleria, non è stata possibile un’accurata registrazione delle coordinate GPS.

Descrizione:

Dal centro ad Arenzano segui (verso ponente) l’evidente tracciato della ex sede ferroviaria percorrendo Via Verdi , Via Domenico Bocca, Piazza allende, sino ad oltrepassare l’edificio della vecchia Stazione, sede della Croce Rossa Italiana (Piazza della vecchia Ferrovia!). Proseguendo ai margini del parcheggio giungi ad attraversare la Via Aurelia nei pressi del varco che conduce al porto turistico. Imbocchi l’evidente percorso ciclopedonale che quasi subito entra in galleria, proseguendo successivamente adiacente al mare. Dopo un panoramico tratto incontri una galleria molto più lunga delle precedenti che termina con una inestetica (…quasi anestetica!) copertura artificiale in cemento che impedisce la vista mare. Al termine del lungo rettilineo incontri gli impianti sportivi e successivamente risali nel punto in cui la Via Aurelia attraversa il Rio Lerone (+ 2.84 km dalla partenza). Il percorso urbano prevede di seguire la passeggiata a mare, oppure di proseguire verso ponente sulla Via Aurelia, successivamente seguendo Via 30 Ottobre 1943, Piazza Maggetti, Piazza Martiri della libertà (Stazione RFI), Via Poggi, Via Carmine, Via Bardina, Via Parasco, Via Vernazza, Via Parenti (Aurelia), Via Arrestra Interna, Via Giusto (attenzione: due buie gallerie testimonianza della presenza dell’antica sede ferroviaria) sino alla Via Aurelia di Ponente, ove, attraversando a lato mare e proseguendo verso Varazze, dopo il ponte sul Torrente Arrestra, (+6 km dalla partenza) inizia il successivo tratto ciclopedonale, più lungo e più spettacolare del precedente. Sono presenti numerose gallerie e, tra queste, qualche piccolo tratto di spiaggia per un bagno estivo. Durante la bella stagione non è difficile trovare punti di ristoro o la possibilità di noleggiare pattini e biciclette. Segui senza possibilità di errore il lungo e piacevole percorso fino all’inizio di Varazze, anticipato da un sottopasso che intercetta la Via aurelia che scende dai Piani di Invrea. Il percorso segue ancora l’ex strada ferrata nel tratto urbano in via Luigi Bruzzone (riconoscibile per la presenza di una brevissima galleria) e termina, per convenzione, in Piazza Santa Caterina

Stazione FS Civita Castellana – Le Spinose

Breve percorso di collegamento che dalla stazione di Civita Castellana arriva alla fattoria Wwoof Le Spinose. Questa fattoria “in applicazione del principio del ciclo chiuso, utilizza quasi esclusivamente i prodotti della propria terra. Inoltre l’azienda punta sulla sostenibilità, l’autonomia energetica, il ripristino della biodiversità, il benessere degli animali, il rispetto della stagionalità e la salvaguardia dei prodotti locali” (dal sito della fattoria). Il percorso si sviluppa perlopiù su strade asfaltate ma riserva comunque piacevoli sorprese al camminatore.

Il percorso

Si inizia dalla Stazione di Civita Castellana. Avendocela alle spalle imbocchiamo a sinistra la strada asfaltata davanti a noi, costeggiando la ferrovia. Dopo circa 600 metri arriviamo ad un parcheggio, che poi altro non sarebbe che uno dei parcheggi della stazione. Poco prima prendiamo la strada a destra, asfaltata, che oltrepassa poco più avanti, con un sottopasso, la ferrovia direttissima. Questa strada costeggia il fiume Tevere, che ci troviamo a sinistra. Si giunge così alla Flaminia all’altezza di Ponte Felice. Bisognerà attraversare la Flaminia e passare il ponte tenendoci sul lato destro, tra la vecchia balaustra e il guardrail. Qui non è possibile fare altrimenti, sarebbe molto pericoloso. Si apre lo scenario sul Monte Soratte. Non andate via prima di aver contemplato le varie interessanti targhe commemorative del ponte, situate nella parte iniziale a sinistra, ben nascoste dalla vegetazione.

Subito dopo il Ponte svoltiamo a destra verso Casperia/Torri in Sabina, prendendo la Strada Sabina SR657. Dopo il caseificio potete usare i campi a sinistra per evitare una curva pericolosa. Ritornati sulla strada asfaltata proseguite sempre dritto fino a salire sul sovrappasso che oltrepassa l’autostrada (come si evince dal gpx abbiamo provato a prendere sia la strada a destra che a sinistra del sovrappasso ma sono entrambe a vicolo cieco) . Andando sempre dritti e facendo attenzione alle macchine che sfrecciano troverete la deviazione per Foglia sulla destra, da non prendere. Dunque fate 500 metri circa e si arriva ad un cancello sulla sinistra sempre aperto. Entriamo e andiamo verso la recinzione che vediamo sulla destra. Qui troveremo, magari cercando un pochino, un’apertura della rete, oltre la quale imboccheremo un sentiero a salire sulla sinistra, che costeggia la recinzione. In breve saremo ad una recinzione in legno, da scavalcare, oltre la quale c’è un fontanile abbeveratoio. Siamo già nel terreno della Fattoria Le Spinose. Svoltiamo a destra e saliamo verso la casa, che ci troveremo davanti dopo le rimesse agricole. E’ opportuno chiamare prima di arrivare alla fattoria, dal momento che ci sono cani pastori che circolano, buoni ma comunque protettivi del territorio.

Naturno – Laces

DESCRIZIONE:

Poste le spalle al moderno municipio del comune di Naturno, dal centro cittadino, puntare Via Principale che si snoda attraverso esso. Imboccarla tenendo la destra fino ad andare a raggiungere sull’altro lato della carreggiata, Via della Stazione in non più di 150 mt di cammino. Allontanarsi quindi dal centro camminando fra i negozi, alcuni supermercati e bar, sempre seguendo le indicazioni per la stazione, che però non si raggiungerà, svoltando prima, sulla destra (all’angolo, il ristorante Zollwies) su Via Kellerbach, avendo percorso in tutto poco meno di 1 km dal centro. Seguire questa asfaltata secondaria, poco trafficata, camminando fra vasti meleti e non abbandonarla fino a raggiungere le prime case della località di Cirlano dopo aver percorso un altro chilometro e, con altri 500 mt, attraversarne l’abitato per giungere alla Chiesa di Sant’Osvaldo dalla bella guglia slanciata rossa.

Uscire dal piccolo giardino e dal piccolo cimitero che circonda la chiesa e continuare nella direzione di prima, sempre sulla via principale. Dopo circa 150 mt, al bivio, piegare a sinistra sulla stradina che punta in mezzo a due grandi edifici privati, e all’incrocio successivo continuare dritto fino a che la strada non pieghi a gomito a sinistra per arrivare così di fronte ad un grande meleto con la strada che continuerebbe a costeggiarlo verso sinistra. Imboccare, invece sulla propria destra, in prossimità di un grosso albero isolato, la traccia di un percorso di servizio che permette di tagliare per i campi, camminando fra i filari. In non più di un quarto d’ora di cammino, raggiungere Via dell’argine, ampia asfaltata poco trafficata che corre fra i meleti. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere in poco meno di 1 km la località di Strava, poche case strette intorno ad un ponte sull’Adige, proprio al di sotto del noto Castel Juvale, visibile in alto, sede di un museo del circuito Messner Mountain Museum e residenza estiva dell’alpinista altoatesino.

Porre il ponte alle spalle e imboccare la strada di fronte che passa in mezzo alle case. Dopo meno di 150 mt, svoltare a destra su Via Predui che si dirige nuovamente fra i campi di mele. Si camminerà così, immersi nella pace dei campi agricoli per quasi 2 km fino a dover svoltare a sinistra su Via Steinach, ignorando il passaggio a livello nei pressi una casa, al fondo sulla destra. Superare un gruppo di poche case su entrambi i lati della strada e, dove Via Steinbach comincia  a sviluppare un’ampia curva sulla sinistra, abbandonarla a favore del tracciato di servizio ben visibile fra i campi, dritto davanti a sé. Non abbandonarlo più fin quando non si arriverà nei pressi di un grande canale di irrigazione molto lungo e totalmente rettilineo. Aver cura di attraversarlo all’inizio, passando il ponticello nei pressi di una piccola costruzione in cemento tipo magazzino. Passargli di fronte e proseguire quindi lungo la riva del canale puntando dritto sul rettilineo.

Al fondo di esso, dopo almeno 3 km di cammino, dove il tracciato si interrompe obbligando ad una svolta a destra o sinistra, girare a sinistra per affrontare in meno di 200 mt, una curva a gomito verso destra. Dopo altri 200 mt, abbandonare la stradina, per passare sotto un isolato gruppo di alberi e vegetazione scendendo a destra per ricongiungersi con un altro percorso di servizio/stradina fra i meleti. Si tratta di Via Romana, anche se il tracciato sembra più quello di un sentiero che quello di una vera e propria strada. Dopo poco, ricongiungendosi alla più riconoscibile Via della Rena, scendere nuovamente verso destra per andare a raggiungere la riva del fiume Adige, qui costeggiato dalla linea ferroviaria. Giungere al passaggio a livello puntando il ponte che fa guadagnare l’altra riva.

Una volta superato, imboccare il percorso ciclopedonale risalendo il fiume, e in meno di 2 Km raggiungere l’abitato del paese di Castelbello, dopo aver superato, sulla destra, una vasta area industriale per lo stoccaggio delle mele ben riconoscibile dalle torri alte anche 20 mt, fatte di cassoni di plastica verde accatastate all’esterno dei magazzini. Castelbello, è una piccola località, ben attrezzata e ottimale per una sosta. Dall’alto sul centro, domina il piccolo castello fortificato con due torri circolari e delle belle merlature in pietra utili al controllo della valle. Per visitarlo, continuare dritto fino a raggiungerne l’ingresso principale. In caso contrario, girare a sinistra su Via Maragno, per giungere in pochi passi a riattraversare, prima il fiume Adige e poi, la ferrovia, a breve distanza dalla stazione ferroviaria del paese.

Attraversato il passaggio a livello, tenendo di fronte a sè la bella costruzione di un antico maso bianco, continuare per almeno 300 mt su Via Maragno nella direzione opposta a quella in cui si è proceduto fino ad ora. E’ un passaggio obbligato per andare ad imboccare, in leggera salita sulla destra, la tranquilla Strada Vecchia, ormai quasi in disuso, che collega il paese di Montebello a quello di Laces. Escludendo un piccolo dislivello da affrontare all’inizio di essa, la strada si sviluppa per la sua interezza, in piano, sempre circondata da vasti e silenziosi meleti e, coprendo circa 5 Km di distanza, porterà direttamente al primo abitato di Laces, meta finale dell’itinerario. La Strada Vecchia, si ricongiunge con la SP90, ormai a meno di 1 km dal centro storico del paese, nei pressi di un ben riconoscibile edificio moderno a forma di cubo in cristallo e acciaio verde. Tutto intorno ad esso, uno specchio d’acqua artificiale e una scultura a forma di pianeta, sempre in acciaio. Sulla destra, 500 mt più in basso lungo la provinciale, la stazione ferroviaria in concomitanza del piccolo impianto della funivia di San Martino le cui cabine rosse corrono su e giù per il ripido pendio a collegare la frazione montana di San Martino sul Monte Sole, alle pendici della Punta di Vermoi  (2.929 mt) e della Cima Cermigna (3.109 mt), nella Catena di Mastaun delle Alpi Venoste.

Girando a sinistra, invece, in direzione dell’abitato, puntando i diversi campanili che svettano sui tetti di Laces, si incontrerà sulla propria sinistra l’austero edificio della Chiesa di Nostra Signora, defilata e solitaria rispetto il resto del paese, e proseguendo, dopo altri 300 mt, sul lato opposto della strada, il bel portale a tutto sesto in marmo della piccola CHIESA DI SANTO SPIRITO ALL’OSPEDALE.

Sul retro dell’edificio religioso, uscendo nello stretto cimitero all’ombra delle mura di cinta, sarà ben riconoscibile, una moderna casa di cura a testimonianza, ancor oggi, dell’antica vocazione ospedaliera del luogo sacro. All’interno della chiesetta, diversi cicli di affreschi di diverse epoche, colorano e illustrano le pareti con le più disparate scene d’ispirazione religiosa. Il vero gioiello custodito all’interno della chiesa è però l’altare ligneo del maestro Jorg Lederer, preziosa testimonianza, incredibilmente ben conservata, dell’arte tardogotica della regione.

Magrè – Salorno

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Partire dalla centrale Piazza S. Gertrude, lasciandosi alle spalle la fontana all’ombra del bel tiglio percorrendo Via Karl Anrather che procedendo, diritto superando l’incrocio con il semaforo, in concomitanza della cappelletta ottagonale della Madonna sulla sinistra, diventerà SP20/Via della stazione.

Dopo nemmeno 250 mt svoltare a destra seguendo un ampio rettilineo in direzione dei campi coltivati. Si tratta della Strada del Vino/SP14, per nulla trafficata e del tutto simile ad una strada di servizio agricola.

Continuando sul rettilineo, oppure tagliando fra i bei filari di mele a sinistra, con l’ausilio di una cartina e/o della traccia Gpx, andare ad incrociare la perpendicolare SP19. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere il paese di Cortina sulla Strada del Vino seguendo le indicazioni stradali e andando diritto a un grosso bivio che a sinistra porterebbe in direzione dell’autostrada per il Brennero A22 che si incontrerà dopo circa 300 mt.

In meno di venti minuti si sarà al centro del paese di Cortina, caratterizzato da un ampia piazza proprio di fronte alla facciata della Parrocchia di San Martino. In mezzo alla piazza un antico pozzo di pietra bianca. E’ qui possibile trovare ristoro in bar e ristoranti, oltre ad una banca, un piccolo supermercato e un tabaccaio.

Uscire dalla piazza sempre seguendo la principale SP19 fino a raggiungere un sottopassaggio della ferrovia, stradale e pedonale. In mezzo alla vegetazione sulla destra, partirà il percorso pedonale che permetterà di passare sotto il ponte e che, poi piegando a destra riporterà in mezzo ai meleti. Seguire questa traccia fino al punto in cui svolta a sinistra verso la fine di un campo delimitato da una piccola massicciata erbosa, sopra la quale si vedrà scorrere la SP19.

Facilmente confondibile con una via ciclabile, questa grande asfaltata per nulla trafficata, è comunque a tutti gli effetti, una strada aperta al traffico e richiede quindi un minimo di attenzione nel percorrerla. Imboccandola verso il fondo valle, e proseguendo il lunghissimo rettilineo, porterà in circa 3 Km alla piccola Stazione ferroviaria di Salorno. Sulla sinistra, in alcuni tratti sarà possibile intravedere fra le piante l’autostrada per il Brennero e subito oltre lo scorrere del fiume Adige.

Giunti all’altezza della stazione di Salorno attraversare il grande ponte che va a superare autostrada e fiume in una sola campata, arrivando così alle prime case del centro abitato di Salorno.

Sulla sinistra un piccolo bar fa da sosta per i ciclisti lunga la famosa ciclabile dell’Adige, offrendo anche la possibilità di affittare biciclette. Superandolo tenendoselo sulla sinistra andando dritto, si arriverà in circa dieci minuti sull’ampia piazza centrale del paese.

Sulla sinistra, innalzata su qualche scalino, l’imponente facciata della CHIESA DI SANT’ANDREA con il suo slanciato campanile tardo gotico, la cui sommità (più moderna, 1854) è stata ricostruita dopo essere stata distrutta da un incendio. Proprio di fronte, sull’altro lato, un bell’edificio barocco, già residenza Vilas, acquistato dal comune nel 1858 per ospitare scuola e canonica. Il terzo lato, di fronte arrivando, è occupato dal Municipio stesso.

Volendo, per concludere la breve gita, passando davanti alla chiesa in leggera slaita, si arriverà proprio ai piedi della cascata di Salorno, bel monumento naturale, dove poter rifocillarsi al fresco seduti su delle panchine all’ombra di alcuni abeti.

Grotte di Castro – Chiesa dell’Annunziata

Siamo in piazza Giacomo Matteotti,luogo simbolico del centro del paese,davanti abbiamo il museo civita,se noi ci mettiamo di spalle troviamo una discesa sulla sinistra e la prendiamo e tra le case si può intravedere il lago di Bolsena.

Poi prendiamo la via del Santuario e scendiamo. Dopo aver fatti questi pochi metri,sulla destra si trova via del Frabello dove vi sono molti fiori e la prendiamo con delle scalette. Qui dopo pochi metri c’è un Belvedere e per andare all’Annunziata bisogna prendere per la strada a destra. Dopo aver fatto la discesa si prende la prima deviazione a sinistra. Dopo aver fatto la discesa girare subito a destra e vi è u palo della luce e da qui girare a sinistra dove c’è una stradina e si arriva a una strada cementata che si prende a sinistra,però la stradina è in stato di degrado ed è presente erba alta,rovi e molta sporcizia. Fatta la discesa andiamo a sinistra.
Abbiamo sceso la discesa,siamo arrivati a un bivio e andiamo a sinistra. Dopo aver passato il ponticello arriviamo a un bivio e giriamo a destra che ci porta alla chiesa dell’Annunziata.
Dopo aver percorso un sentiero in campagna,siamo arrivati davanti alla chiesa,risalente al secolo XV,la chiesa si presenta in stato di degrado anche se è evidente un restauro in facciata.
Arrivati alla chiesa dell’Annunziata,si torna indietro e si ritorna sulla strada asfaltata e la imbocchiamo a destra. Si fa qualche centinaio di metri poi si gira a sinistra lasciando la strada asfaltata per quella sterrata. Costeggiamo una rupe e arrivati alla fine c’è una grotta dove la strada finisce,ma se si torna indietro si apre una piccola stradina sulla destra. Siamo saliti da un sentiero ripido,poi siamo arrivati in cima e svoltiamo a destra. Dopo aver fatto pochi metri sulla strada prendiamo una strada a destra che è a zig zag e scende.
Facciamo qualche metro e prendiamo la strada a sinistra e poi ancora a sinistra per risalire in paese. Con delle scalette prendiamo via Del Progresso e la percorriamo tutta. Percorrendo la via si ritorna a Piazza Giacomo Matteotti da cui siamo partiti.

Ragalna – Paternò

Lasciamo Ragalna prendendo la Via Paternò, in discesa. La percorriamo fino a incrociare Via S. Maria di Licodia e giriamo a destra. Ci manteniamo su questa via, che poco dopo diventa una stradina di campagna fiancheggiata da pistacchieti e uliveti, per circa 3 km fino a giungere sulla strada provinciale, ignorando le deviazioni che incontreremo e andando a sinistra all’incrocio con la Strada Mancusi Sottana. Attraversiamo la provinciale e, oltrepassato di poco il ponte della Statale sopra di noi, giriamo a sinistra su una stradella in discesa. Al primo incrocio, dopo 150 metri, proseguiamo dritto sulla strada sterrata che, in discesa, ci porterà a incrociare la linea ferroviaria. Qui prendiamo la strada asfaltata a destra, facciamo 500 metri e alla rotonda andiamo a sinistra, immettendoci sulla Strada Provinciale. (Da questo punto, percorrendo qualche chilometro verso destra si può raggiungere il centro di Santa Maria di Licodia). La strada, tutta in discesa, ci porterà all’ingresso di Paternò dopo un paio di chilometri. Quando arriviamo in Via delle Arti e dei Mestieri, proseguiamo dritto oltrepassiamo la prima rotonda, all’incrocio con la Strada Statale, e alla seconda rotonda più piccola andiamo a destra. Proseguiamo dritto, passando accanto al Museo della Civiltà Contadina, e costeggiamo il velodromo fino a raggiungere, poco più avanti, le Salinelle dei Cappuccini, affascinanti fenomeni naturali legati all’attività dell’Etna e punto di arrivo di questa tappa.

Viagrande – Pedara

Breve percorso che segue una strada asfaltata secondaria, lungo la quale si può comunque camminare con tranquillità, e che attraversa il paese di Trecastagni (da visitare sono l’ex convento francescano e il forte/mulino a vento) e i luoghi dove il Verga ambientò alcune delle sue opere (Nedda, Storia di una Capinera).

Il percorso

Lasciamo la Terra di Bò (che si trova poco fuori del paese di Viagrande) svoltando a sinistra sulla strada asfaltata. Percorriamo 300 metri e giriamo a destra su Via Dietro Serra. Lungo questa strada, poco più avanti  del Museo, incroceremo la via “Nedda a Varannisa”, nome della protagonista dell’omonima novella di Giovanni Verga, ambientata proprio in questi luoghi. Proseguiamo su via Dietro Serra fino ad incrociare a T la via S. Agata, in prossimità di Sant’Alfio. Qui andiamo a sinistra e, poco più avanti, a destra risalendo la via Assisi. All’incrocio successivo giriamo a destra e poi a sinistra su via Muri Antichi che percorriamo fino a ritrovarci in Piazza S. Alfio, di fronte alla chiesa. Imbocchiamo la stradina a sinistra del santuario, all’incrocio a T giriamo a sinistra e subito dopo a destra, prendendo la via Federico de Roberto. Ci manteniamo su questa strada per circa 1,5 chilometri fino a raggiungere l’ingresso di Pedara. Al centro del paese si possono ammirare la Basilica di S. Caterina (foto7), splendido esempio di “chiesa nera” dell’Etna, e il Palazzo don Diego Pappalardo (foto8).

FS Fiumefreddo di Sicilia – Azienda Agricola Bagolaro

Il percorso unisce la stazione ferroviaria di Fiumefreddo di Sicilia, situato sulla linea Messina-Catania, all’azienda Bagolaro che invece si trova nel territorio di Piedimonte Etneo. Nella prima parte si svolge su strada asfaltata ma poi ci porta dentro la campagna attraversando il tipico paesaggio agricolo di questa zona con i giardini di agrumi e i vicoli fiancheggiati dai muretti a secco in pietra lavica. Si va in salita verso il vulcano fino a raggiungere la fattoria da dove la vista abbraccia tutta la zona costiera, da Taormina al porto di Riposto.

Il percorso

Usciti dalla stazione di Fiumefreddo andiamo a sinistra fino a incontrare la via Feudogrande. Giriamo a destra e seguiamo questa strada per un buon tratto, oltrepassando il ponte sull’autostrada. Dopo aver percorso qualche chilometro in salita, voltandosi si potrà osservare dall’alto l’intero abitato di Fiumefreddo, con la marina poco più in basso e, verso sinistra in lontananza, i borghi di Castelmola e Taormina appollaiati sulla rocca. Dopo aver affrontato alcuni tornanti e un breve tratto di rettilineo, ci troveremo di fronte a un bivio a T. Giriamo a destra e cira 500 metri dopo imbocchiamo a sinistra, dall’altro lato, una stradina in salita denominata “Via Gebbia di S. Basile”. Poco dopo la strada incrocia la linea ferroviaria “Circumetnea”, attraversiamo il passaggio a livello e imbocchiamo la strada fiancheggiata dai muri a secco in pietra lavica. Percorriamo per un po’ questa strada e, subito dopo una curva a gomito sulla sinistra, la lasciamo per imboccare a destra “Via S. Basile Presa”, una stradina in cemento ripidissima, che ci porterà su una strada asfaltata principale. All’incrocio percorriamo circa 20 metri davanti a noi e giriamo subito a sinistra su un’altra stradina di campagna. Poco più avanti l’asfalto si interrompe e inizia un tratto dal fondo sconnesso. Lo seguiamo, scendiamo sul torrente, lo guadiamo, passiamo davanti all’ovile e andiamo dritto davanti a noi. Quando incrociamo una stradina asfaltata, andiamo a sinistra, percorriamo circa 500 metri e giriamo ancora a sinistra su una strada dal fondo dissestato, in parte sterrato e in parte sassoso. Poco più avanti incontreremo il cancello di ingresso di Bagolarea, lo attraversiamo e ci dirigiamo in discesa verso la casa.

Bernalda – Metaponto Lido

BERNALDA-METAPONTO LIDO, 21 km

Questa tappa prevede un lungo tratto su asfalto e prima di raggiungerlo un guado nel fiume Basento un po’ impervio e “da inventare” a seconda della stagione e della quantità d’acqua. È bene tener presente che bisognerà quindi togliersi le scarpe. Inoltre, si dovrà percorrere cinquecento metri lungo i binari della ferrovia ai piedi di Bernalda, che non sono pericolosi ma richiedono comunque la massima attenzione.

Il percorso

Dal centro, partendo dal castello quattrocentesco di Bernalda andare ad incrociare via nuova Camarda. Seguirla per uscire dal paese. È una strada asfaltata a grosso scorrimento in discesa. Dopo una serie di tornanti, sulla sinistra (vedi Gpx), si può imboccare un sentiero sterrato che si va a ricongiungere con l’asfalto due centinaia di metri prima di un grosso svincolo con la E847, oppure continuare sull’asfalto per arrivare nel medesimo punto.

Con la massima attenzione attraversare il sottopassaggio del cavalcavia seguendo il senso di marca delle macchine. Subito dopo lo sbocco, sulla destra si può imboccare una piccola strada carrabile, poco visibile, in curva dietro il guardrail. Un cordino indica la proprietà privata. Si può attraversare il campo e raggiungere la ferrovia dritta in faccia.

Seguire la linea ferroviaria in direzione destra. C’è spazio sufficiente per camminare nell’erba lungo i binari evitando quindi la massicciata. Giunti in prossimità di un grosso edificio incompiuto dall’altra parte dei binari, ci si trova un basso muretto bianco alla propria sinistra che da su una piccola strada asfaltata. Scavalcare il muretto e seguire questa strada tenendosi il muretto bianco sulla destra. Dopo un centinaio di metri, raggiunto un incrocio di diverse strade (sottopassaggio stradale della stazione sulla destra), imboccare la strada carraia alla nostra sinistra che piega dopo pochi metri fra i giunchi, all’altezza di un cancello blu/verde.

Da qui seguire la traccia gpx fra campi di prugne, agrumi e ulivi fino a raggiungere, dopo aver attraversato un grande prato, le sponde rialzate del fiume Basento. Sempre seguendo il Gpx guadare il fiume e risalire verso la strada asfaltata SP154 che corre in alto. (Tagliare per i campi e guadare in questo punto, permette di evitare un grosso semicerchio che la SP 154 compie più a Ovest, risparmiando cosi tempo e circa quattro km di asfalto. In alternativa dopo aver scavalcato il muretto della ferrovia, si può imboccare la provinciale direttamente cinquecento metri dopo seguendo la strada asfaltata)

Seguire la provinciale fino ad arrivare ad un grande bivio con indicazioni per Metaponto, svoltare a sinistra su strada Provinciale Destra Basento e continuare fino a passare sotto il cavalcavia di una grossa strada abbandonata con gli svincoli chiusi che indicano il paese di Marconia. Superarlo e continuare sempre dritto.

La provinciale é molto ampia ma poco trafficata, le poche macchine, però, sfrecciano a velocità sostenuta, trattandosi di un rettilineo di km, è quindi prudente camminare nel senso opposto di marcia.

Giunti al bivio a destra per il paese di Marconia, si può optare per imboccare questa strada oppure continuare sulla SP154. Nel caso in cui si voglia salire verso il paese, si allungherà di circa quattro km passando, però, su strade secondarie e di campagna, dopo aver affrontato una serie di tornanti in ombra ma in salita. Alla fine di essi seguire il bivio a sinistra su vicolo dell’Olivastreto che si riunirà con la provinciale più a valle.

Seguire la SP154 fino alle porte Metaponto (circa 5 km verso il mare). In prossimità del grosso svincolo rialzato sulla SS106 entrare nel campo alla nostra sinistra. L’imbocco è largo e ben visibile subito sotto la strada a grande scorrimento. Aiutandosi con il gpx superare un piccolo pezzo di macchia per entrare in un agrumeto abbandonato. Superarlo, camminare nell’erba alta per raggiungere la campata di un ponte abbandonato, grigia e ben visibile. L’accesso al ponte è bloccato da un grande cespuglio di bosso, ma ci si passa rasentando il parapetto. Il ponte abbandonato da trent’anni è pieno di fichi d’india e piccoli alberelli. Il passaggio è bello, ampio e sicuro. Il ponte attraversa il ponte costeggiando quello nuovo sul Basento della SS106 distante una ventina di metri in linea d’aria.

Continuare diritto su sentiero sterrato fino a raggiungere una strada di servizio in senso opposto a quello d marcia della 106. Sulla sinistra si possono vedere chiaramente gli scivoli del parco acquatico “acquazzura”. In prossimità del grande parcheggio senza sbocco al fondo della strada, attraversare con attenzione la linea ferroviaria, piegare a destra e passare sotto il cavalcavia della SS106. Subito sulla sinistra attraversare un grande campo di girasoli puntando il tetto di una casa abbandonata. dall’altra parte imboccare davanti ad essa la strada asfaltata provinciale Bernalda-Metaponto. Lasciarsi sulla sinistra un enorme magazzino abbandonato e continuare dritto fino a raggiungere una grossa rotonda prima di un cavalcavia. Andando dritto su esso, dopo nemmeno tre km, si può raggiungere il lido di Metaponto, con alberghi, bar, stabilimenti e campeggi. Sulla destra invece, si può fare una piccola deviazione davanti una bellissima masseria abbandonata e, in fondo, la stazione ferroviaria di Metaponto, dove poter trovare un bar e una fontanella.

San Gemini – Terni

Camminando passiamo accanto a centinaia di case o villette sperdute per la campagna. Molte sono seconde case o case abitate ma da una piccola famiglia, senza orto e lontane da tutto. Come riescono a vivere? Grazie all’automobile, simbolo della nostra era. Ma qualsiasi era non è eterna e se un giorno il petrolio dovesse finire con esso finirebbe anche il senso di queste isolate abitazioni, che diventerebbero ruderi senz’anima, santuari di un’epoca passata.

Il percorso

Da Piazza San Francesco di San Gemini prendiamo Via Venezia fino ad oltrepassare la porta, prendiamo a scendere Via I Maggio e poi dopo qualche centinaio di metri Via Piave sulla destra che scende decisa. Al primo bivio prendiamo Località San Gemine. Quindi si gira a destra puntando la superstrada e la si supera con un sottopasso. Dunque usciti dal sottopasso proseguiamo dritto per il laghetto artificiale e superiamo il Fosso Tarquinio. Dopo il torrente prendiamo la strada bianca in salita e vedrete che 250 metri c’è una deviazione sulla destra da non prendere. Bisogna andare verso la casa bianca. Giunti alla fine del viale di pini svoltiamo a destra in diagonale verso Cesi. Questa via ci porta adiacenti alla ferrovia che costeggiamo sulla destra. Al ponticello sulla ferrovia svoltiamo a destra e dopo 50 metri ci manteniamo sulla sinistra. La strada prende la stessa direzione della ferrovia anche se ci si discosta leggermente. Benché asfaltata questa via è praticamente senza automobili. Sulla destra possiamo vedere Narni e più a sinistra Terni. Arrivati al secondo ponticello andiamo a sinistra sotto la ferrovia e imbocchiamo a destra per Via di Mazzamorello. Fate caso ai segni bianco e rossi con un omino al centro disegnato, con tanto di bastone: è il Cammino dei Protomartiri, ben segnato, che oggi ci accompagnerà a Terni. Come da indicazioni, giunti al ponte di ferro, noi proseguiamo dritti.

Alla stazione di Cesi la sorpassiamo, svoltiamo a destra e prendiamo Via Giovanni Ecchio. Questa via si insinua tra ville e case e diventa bianca, dopodiché arriva ad un bivio a T, a cui bisogna andare a destra in discesa. Si passa così sotto alla ferrovia e la strada ridiventa asfaltata. Entriamo dentro al quartiere Gabelletta di Terni. Alcuni cubi di cemento abitati si trovano alla vostra sinistra dopodiché incrociamo Via delle Terre Arnolfe, che va presa a sinistra andando sul comodo marciapiede. Prima dell’edicola, dopo 600 metri, andiamo a sinistra in salita. Se siete arrivati al distributore Erg siete andati troppo avanti. Si arriva dunque al campo di calcio che va costeggiato a sinistra, sotto gli spalti. Si arriva con un sentiero alla stazione di Fosso Canale e si passa dall’altra parte della ferrovia con un tunnell. Alla strada asfaltata andiamo a destra, per qualche chilometro.

Allo stop proseguiamo dritto per Via Pietro Mascagni e alla rotatoria prendiamo Via delle Cinque Strade. Al bivio a T giriamo a destra in discesa e ci troviamo su di una strada cementata grezzamente con delle querce ai lati. Seguendola si arriva ad un bivio andiamo a sinistra in salita. 40 metri e andiamo a destra, il ché ci porta a superare con un ponte la superstrada. Fatto qualche centinaio di metri al bivio andiamo a sinistra e subito a destra, prendendo per Santa Maria dell’Oro. Ancora a destra e si passa così davanti alla chiesetta e davanti a noi il sentiero che scende sulla destra e che dopo qualche decina di metri svolta a 90 gradi sulla sinistra, all’altezza di un cancello. Ma qui c’è anche un sentiero che avanti a noi costeggia la recinzione. Prendiamo e usciremo con delle scalette su una strada asfaltata che va presa a sinistra in discesa e poi a destra. Ci si immette su di una strada pericolosa a causa delle automobili e che va presa a destra in discesa. Arrivati in fondo si svolta a sinistra e si passa la ferrovia con il soprapasso “marciapiedato”. Oltre la ferrovia siete praticamente a Terni, basterà andare verso destra per essere alla stazione.

Parrano – San Venanzo

Questo lungo viaggio nella provincia di Terni è come un grande sopralluogo. Vediamo i luoghi e le strade per la prima volta dal vivo. Fino ad oggi li conoscevamo insomma o per sentito dire o dalle mappe o dal satellitare. Ma andare di persona è tutta un’altra cosa. E’ per questo motivo che da Parrano a San Venanzo abbiamo preferito fare una lunga strada asfaltata ma sicura, comunque poco frequentata, anche se solo qualche anno fa era tutto sterrato. Lo abbiamo fatto perché non potevamo rischiare di stare un giorno in più e così far saltare tutto il programma. Ma questa tratta andrebbe svolta in due tappe, come potrete leggere nella sezione “Il percorso ottimale da fare”, che un giorno mapperemo.

Il percorso che abbiamo fatto

Dal belvedere di Parrano prendiamo la via centrale che attraversa il bel borgo antico, fino ad arrivare alla porta, oltre la quale c’è una strada che scende e una che sale. Prendiamo a destra in salita, passando per le case nuove del paese. Giunti a Via Alboratello sulla destra la prendiamo e vediamo come in breve diventa bianca e ci porta ad osservare il Monte Cetona, il Monte Amiata, Parrano, Ficulle e Torre Alfina. Si arriva così ad un agriturismo e ad un fontanile, poi ci si ritrova sulla provinciale che va presa a destra. Arrivati alla deviazione per Frattaguida giriamo a sinistra. Proseguite per molti chilometri su questa strada asfaltata (ma poco frequentata). Dopo circa 5 km dopo Frattaguida, all’altezza di una leggera salita (confrontare gpx e foto) c’è una deviazione sulla sinistra che va presa se vogliamo risparmiarci un po’ di strada asfaltata. La strada bianca ci conduce ad un fosso e poi risale. C’è un bivio a cui andare a destra in salita, per poi ritornare, appunto, sulla provinciale, che va presa a sinistra. All’incrocio per la Statale svoltate a sinistra e percorretela per 7 km, magari ogni tanto tagliando le curve come potete vedere dal gpx. Si apre un nuovo scenario, quello sulla provincia di Perugia e in fondo all’orizzonte Assisi. Al bivio per Pornello e Fabro prendiamo una strada a destra del ristorante bar Bivio del Moro, una strada bianca che si immette nella pineta e ci fa risparmiare alcuni tratti di asfalto. Dopo lo stadio comunale si arriva a San Venanzo, sempre per l’asfaltata. Alla chiesetta a sinistra per Via Principe Umberto e siete dentro il centro storico.

Il percorso ottimale da fare

Da Parrano bisognerebbe seguire la provinciale fino a Frattaguida e qui prendere una sterrata per Palazzo Bovarino. Dunque continuare per Ospedaletto e magari qui fermarsi a dormire. Poi il giorno dopo proseguire per Ripalvella e infine San Venanzo.

Monteleone d’Orvieto – Montegabbione

Amiamo i pensieri corti e semplici.

Il percorso

Dal Municipio di Monteleone attraversiamo tutto il paese e usciamo dalla porta nord e già possiamo osservare la nostra meta, Montegabbione, dal belvedere subito a destra. Prendiamo la strada a destra e, dopo le scuole e il bar, prendiamo la strada per Montegabbione alla rotatoria, andando cioè verso il distributore EWA. Alla seconda rotatoria andiamo alla terza uscita, ovvero verso Montegabbione 3,5 km.

Questa strada scende, con un ponte oltrepassa il fosso all’altezza di un’antica casa e comincia a risalire. Arrivati in prossimità del bivio con lo stop, dove c’è un maneggio, svoltiamo a destra. Ci sono due strade sterrate. Prendiamo quella più a destra, che si tiene il maneggio a sinistra. Finita la stradina, se proseguite ancora dritti arriverete ad una chiesetta deliziosa. Dopodiché continuate in salita costeggiando il muretto a secco e arriverete ad una strada asfaltata. Qui svoltiamo a sinistra e in cima ancora a sinistra. 15 metri e prendiamo a destra in salita Via Nenni che ci porta al centro di Montegabbione.

Torre Faro – Faro Superiore

Il nostro viaggio ha inizio da Capo Faro, una delle tre punte dell’antica Trinacria, luogo seducente, sempre immerso in una luce straordinaria, dove terra e acqua si confondono. Capo Faro, insieme allo Stretto di Messina, è un luogo senza confine, oltre confine. E lì dove il confine svanisce si insinua il mito, destabilizzando lo sguardo del viaggiatore e spingendolo oltre la realtà, nel dominio dell’immaginazione. Così, in piedi su questo estremo lembo di terra della Sicilia Nord-Orientale, tenuto a galla dal valoroso e prodigioso nuotatore Colapesce, si possono ascoltare gli spaventosi e cupi muggiti del mostro Cariddi che tre volte al giorno inghiotte le acque del mare e tre volte le rigetta o, ancora, sulla riva del mare, ammirare il magnifico e ingannevole spettacolo messo in scena dalla Fata Morgana. I molti miti che incontreremo lungo il viaggio verso Capo Passero sono il simbolo della necessità del viaggiatore di andare oltre ciò che è noto, di dare sfogo all’irrequietezza che alimenta la sua anima. E allora partiamo, mettiamoci in cammino sulla Via del Mito!

Il percorso

Il percorso prende il via dalla piazzola di parcheggio antistante la Torre degli Inglesi, l’antica lanterna del faro che venne fortificata dall’esercito inglese tra il 1806 e il 1815, e il parco letterario Horcynus Orca. Da qui, lasciandoci alle spalle il parco e svoltando a sinistra, imbocchiamo Via della Lanterna e la percorriamo fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria della Sacra Lettera. Appena oltrepassata la chiesa, giriamo a destra su Via Nuova che seguiamo fino al suo termine, assaporando l’aria salmastra che si mescola ai profumi provenienti dai piccoli orti domestici sparsi per tutto il borgo. La Via Nuova costeggia il Lago Faro, o Pantano Piccolo, (foto2) che, insieme al Lago di Ganzirri, o Pantano Grande, forma la Riserva Naturale di Capo Peloro. La riserva si trova lungo la rotta di volo di numerosi uccelli migratori che sostano qui per rifocillarsi  durante il lungo viaggio di ritorno verso le calde terre africane. Possiamo quindi soffermarci a osservare esemplari di gru, aironi, oche e anatre selvagge ma anche falchi pescatori, gabbiani e sterne. La tradizione narra che in tempi antichi, nella posizione in cui oggi si trova il lago Faro, sorgesse una città chiamata Risa, che venne misteriosamente sommersa dalle acque come la leggendaria Atlantide. Si dice che i rintocchi dell’antico campanile sommerso risuonino ancora nel borgo. Un tempo, in Contrada Margi, tra i due laghi della riserva ne esisteva un terzo dove, secondo la leggenda, gli antichi costruirono un tempio dedicato al dio Nettuno. Si narra che le colonne in granito che fino al 1908 sostenevano le navate del duomo di Messina provenissero da questo tempio pagano. Proseguendo il nostro cammino, al termine di Via Nuova, incrociamo la SS 113, la attraversiamo, percorriamo circa 50 metri verso destra e imbocchiamo a sinistra una stradina stretta e in ripida salita (foto 4). Poco dopo il cimitero di Granatari la strada si biforca. Tralasciamo la strada grande a due corsie (Strada Panoramica dello Stretto) e andiamo a destra, continuando a salire (foto 6). Arrivati in cima, dopo un tratto  sterrato e superato il ripetitore, si apre una splendida vista sui due versanti del promontorio di Capo Peloro. Da un lato lo Stretto di Messina e i laghetti della riserva, dall’altro la costa tirrenica con sullo sfondo l’arcipelago delle Isole Eolie. Proseguiamo dritto e attraversiamo la località di Serri. Alla fine della frazione, in corrispondenza del cartello, imbocchiamo a destra una stradella che subito si trasforma in un sentiero sterrato che si affaccia sulla costa. Dopo circa 500 metri, in corrispondenza di un complesso residenziale, riprendiamo la strada asfaltata sulla nostra sinistra.  Proseguiamo dritto fino al quadrivio e svoltiamo a destra su via Vittorini. Seguiamo questa strada, sempre in salita, fino a incontrare un bivio a T e giriamo a sinistra. Dopo circa 500 metri raggiungiamo la località di Faro Superiore. Nella piazzetta del paese, sulla destra, è presente una fontana di acqua potabile dove ci si può rinfrescare e fare rifornimento.

Piansano – Tessennano

Dalla Piazza del municipio di Piansano prendiamo Via della Chiesa che scende e arriva fino in fondo al paese. Incrocia la strada a scorrimento veloce delle macchine. Qui giriamo a sinistra per circa 50 metri e poi prendiamo a destra per una strada oltre un ponticello. Questa strada si chiama, appunto, Via Tessennano. Dopo una salita diventa molto pianeggiante e si comincia a vedere il paesaggio caratteristico di questa passeggiata: le pale eoliche e davanti a noi l’inizio della Maremma. Bisogna stare attenti alle automobili perché, benché non troppo trafficata, è asfaltata e spesso le automobili non si aspettano dei camminatori. Dietro di noi Montefiascone, e poi da sinistra a destra, la caldera del lago di Vico, Viterbo, San Martino al Cimino, i monti della Tolfa, la centrale di Civitavecchia, il mare e la centrale di Montalto di Castro. La strada è lunga, dritta, semplice e, in settembre, piena di rovi ricolmi di more. Dopo qualche chilometro si arriva alle prime case popolari e con una discesa alle case antiche di Tessennano con il caratteristico arco con l’orologio.

Lodola – Molino Sega

Quarta cortissima tappa del “Sentiero degli Antidei” sul fondovalle del Samoggia. Il Sentiero Samoggia, che segue l’alveo del fiume purtroppo, per mancanza di manutenzione, risulta impraticabile, quindi mi sono visto costretto a seguire le strade asfaltate. Parto da un’azienda agrituristica, La Lodola, al momento non host Wwoof, con la particolarità di avere una struttura che fa ospitalità prevalentemente a gruppi, per giungere in un’azieda agricola, anzi in due aziende agricole, che nascono e collaborano insieme, La Sega e Barbara Casoni, entrambi erano o sono host Wwoof.

 

Il mio progetto originale era di un vero sentiero VieWwoof, tra l’azienda host wwoof Ragas di Amore di Vergato e le aziende host wwoof La Sega e Barbara Casoni a Savigno, per 17 km e 1200 m di dislivelli. Ma la zona tra Tolé e Savigno è un fiorire di esperienze che stanno al cuore del mondo dell’economia solidale e della sovranità alimentare di questa parte di Emilia, e ricca di mie relazioni personali, e percorrerla in una sola tappa sarebbe stato un peccato.

Da La Lodola a La Sega/Barbara Casoni salendo da San Prospero sono solo circa 7 km e 600 metri di dislivelli, ma ho voluto allungare per incrociare due luoghi e due storie.

Da La Lodola quindi sono sceso per i sentieri tra i campi, a fianco del grande orto sinergico, sono spuntato in Via Archettina prendendola sulla sinistra scendendo verso il borgo omonimo, poi Case Priori, per giungere infine, dopo circa 1 km e mezzo, a Ca’ Battistini. Alcune case ristrutturate e vive tutto l’anno, e vicino notiamo la campagna a orto e frutteti, e se non sono troppo presi dai mille lavori in campagna ci verranno incontro Carlo o Germana, che insieme a vari collaboratori, fanno fiorire questa terra argillosa e ne portano i frutti, quelli reali e quelli ideali, nei mercati di Bologna di Campi Aperti (http://www.campiaperti.org/), associazione di agricoltori e consumatori che sostiene l’agricoltura biologica e contadina.

Ho percorso il sentiero a fianco dell’orto fino a giungere nuovamente sull’asfalto, in Via del Segaticcio, dove scendiamo verso il torrente Samoggia, che nasce proprio dal monte Pigna, dove siamo partiti nella tappa precedente, e scorre fino al Reno dove sfocia tra Castello d’Argile e San Matteo della Decima, vicino a dove questo sentiero degli Antidei ha la pretesa di portarmi saltando tra aziende host wwoof.

Vi propongo di superare il Samoggia e salire il versante opposto, per vedere da lassù i posti di dove siamo scesi. C’è una strada che arriva al Molino del Cozzo di sotto chiusa da un cancello da una proprietà privata, ma ben prima, da Via del Segaticcio, dopo appena 600 metri da quando abbiamo ripreso la strada asfaltata, c’è un sentiero, che è il vecchio sentiero, non segnalato ma ben visibile, che scende nel bosco e arriva a un vecchio ponte, oltre il quale arriviamo al Molino del Cozzo di sopra. Di qui saliamo a sinistra a margine del bosco lungo i resti di una mulattiera, che ci porta verso i prati de La Penna, invasi dalle chiazze di Brachipodium pinnatum, dalla vitalba e dall’Inula viscosa, segno di abbandono, ma ancora la presenza di Arrhenatherum elatius e di varie festuche è segno di bontà del prato, che difatti era stato scelto come luogo per un progetto di allevamento ovino con un insediamento agricolo promosso dall’associazione bolognese “Accesso alla Terra” (http://www.accessoallaterra.org/). Di qui possiamo vedere sul versante opposto La Lodola, di dove siamo partiti in questa tappa.

Scendiamo a ritroso il percorso fatto e riprendiamo Via del Segaticcio, fino al ponte de La Goccia. Di qui ho provato a rintracciare il Sentiero Samoggia, ma risulta impraticabile, quindi ho ripreso l’asfalto.

A La Goccia sosta nel negozietto, per rinfocillarsi e farsi raccontare da Lella le mille storie della vecchia osteria dei suoi genitori, lì dove oggi c’è il negozietto.

Riprendo la strada asfaltata, si passa accanto a dei capannoni, e dopo poco più di un km consiglio di riattraversare sul ponte alla nostra destra il Samoggia, in direzione di Savigno, perché a fianco della via asfaltata c’è un percorso ciclabile che da la vista sul torrente. Attraversiamo Savigno, nuovamente riattraversiamo il Samoggia, e dal ponte abbiamo ancora 1 km di panorami di torrente, colline seminate e vignate e calanchi, fino alle aziende agricole La Sega e Barbara Casoni, una appresso all’altra nel fondovalle confinanti con il torrente. Entrambe sono state o sono host Wwoof. Ortaggi, cereali, e i maiali. La località è Molino Sega: un molino che azionava una lavorazione di legname qui aveva sede.

 

 

Stazione F.S Benevento – Az. La Carrucola

 Dalla stazione di Dugenta si sale su di un treno a gasolio. L’unica carrozza viaggia fra natura, molte 
viti, supera qualche fiume e in un’ora si arriva a Benevento.La famiglia che oggi mi ospita non fa
parte del wwoof ma, anche loro fanno parte dell’Italia che cambia ed è stato un bel incontro.

 

Si esce dalla stazione di Benevento, con a fronte il negozio dello storico marchio di liquori “Strega” si va a destra camminando subito su marciapiede. Poco dopo si entra a destra e si passa sotto a due ponti e poi si gira a sinistra, si scende dalle scalette e si oltrepassa la strada in direzione del distributore. Giunti si va a destra e si arriva subito ad una enorme rotatoria che porta anche a Pietralcina, al centro l’ alta statua robotica di Padre Pio.Qui comunque si svolta alla prima a sinistra, alla prossima deviazione teniamo la destra verso Cautano. Ora senza marciapiede si passa sopra alla ferrovia e la si costeggia fino alla curva: Qui si svolta a sinistra verso Pantano e poi alla biforcazione si mantiene la destra.Dopo un po’ seguendo la strada si passa sotto il ponte e poi si va a sinistra, un chilometro dopo si passa a destra una casa gialla e poi a sinistra c’è l’entrata alla pista ciclabile. La sede della pista non ancora del tutto ultimata è la vecchia linea ferroviaria. Oltrepassata ci si trova a fronte un cancello di ferro e legno, qui troviamo la Carrucola. Una famiglia con semplici progetti/idee alla portata di quelli che cercano un nuovo e graduale tipo di sviluppo.

Borgo San Donato – Terracina

Qui il mondo è squadrato e le strade tutte trafficate, sembra incredibile ma la soluzione migliore è la strada Pontinia, unica che possiede uno spazio buono per camminare o per muoversi senza macchina; molto raro.

Il percorso

Si parte dalla Migliara 47 di Borgo san Donato in direzione Terracina sulla strada Pontinia con due careggiate e entrambe con corsia d’emergenza. Si cammina a lato fino alla migliara 51, qui svoltando a destra su strada sterrata si arriva dopo un po’ alla casa forestale Cerasella sulla sinistra.
Siamo nel Parco del Circeo, durante la bonifica agro-pontina questa zona è stata mantenuta appositamente selvaggia mentre tutto attorno è stato reso coltivabile. Entrando nell’area si passa sulla sinistra dei recinti con daini e cinghiali trovando un sentiero a fianco di una tabella detto “giro della Madonnella”. Si esce dal giro nello sterrato e si svolta a sinistra fino all’incrocio dove c’e’ anche una casetta, qui si gira a destra e subito dopo a sinistra sempre su strada finchè dopo circa un chilometro si arriva ad una sbarra. Passata si supera la migliara che incrocia e si entra dirimpetto nel tratto di bosco successivo. Subito dopo al bivio si va a sinistra fiancheggiando a destra una recinzione. Da qui si continua sulla stessa linea, anche quando la recinzione finisce. Arrivati alla migliara 54 il parco finisce e di fronte appaiono le coltivazioni in serra. Si gira a sinistra e alla rotatoria si riprende la Pontinia sempre con le stesse caratteristiche. Dopo al bivio mancano 10 Km, si passa il borgo Hermada, si passa pure un bel canale che sbocca sul mare, entrati nella zona Terracina conviene camminare sulla destra. Appena possibile svoltando a destra si può mettere i piedi in ammollo nel mare.

 

Cisterna di Latina – Borgo San Donato

Si parte alla scoperta della Bonifica AgroPontina. Si ritorna in casa veneta.

Il percorso

Per via del Corso si lascia la città di Cisterna in direzione Latina proseguendo dritti ad entrambe le rotatorie ancora per un po’ su marciapiede. In questo tratto di normalissimo e funzionale marciapiede si sta lavorando per trasformarlo in una tabellatissima pista ciclabile. Ci si trova sulla SP Piave-Borgo Cisterna, passando la seconda rotatoria dove svoltando a sinistra si potrebbe andare in visita ai Giardini di Ninfa, luogo di natura incantevole ricavato sui resti di una vecchia città medioevale. Continuando invece si passa un piccolo canale e si attraversa il Borgo Podgora. Passato si svolta a sinistra per via della Cava e si entra ora in una zona più tranquilla. Si può qui meglio valorizzare il lavoro di bonifica fatto per lo più da migranti veneti ed emiliani, che negli anni trenta del secolo scorso hanno ricreato ad immagine e somiglianza la pianura padana; la pianura padano-pontina.

Al bivio, sulla curva, si svolta a destra su un lungo rettilineo alberato fino alla fine, qui si attraversa  e si entra in via del Saraceno per un paio di chilometri fino al semaforo dove si va a destra. Si incrociano delle vie che riportano come in un dizionario la spiegazione della parola, si supera  poi un canale appena prima del cartello Latina. Anche questa città è nata durante gli anni della bonifica.

Ora c’è il marciapiede anche se creato con alti scalini che ne rendono scomodo l’uso. Al semaforo si svolta a sinistra e per la via Romagnoli si arriva alla Piazza del Popolo. Dalla piazza si prende via A. Diaz, si attraversano i giardini e per viale C. Augusto in direzione Borgo San Michele Km4. Camminando sulla strada Appia con tratti tranquilli, si giunge alla piccola e carina piazza del borgo e prendiamo a destra. Qui ci troviamo alla Migliara 43 e si prosegue fino alla grande rotatoria sulla Pontinia. Questo è il sistema stradale adottato per la bonifica: strade perpendicolari che tagliano i prati coltivati e che formando una rete uniscono la via Appia alla strada Litoranea con al centro appunto la via Pontinia. Una miglia romana equivale a 1478,50 metri.

Ora si va a sinistra sulla trafficatissima strada che resta comunque la più sicura per i pedoni perché negli anni  hanno creato una corsia d’emergenza per cui esiste uno spazio disponibile per camminare.  Si passano 2 rotatorie e alla terza si va a destra nel Borgo san Donato, Migliara 47 piccolo paese con varie case sparse. L’ospitalità oggi mi è data da parenti emigrati tanti anni fa e che io non avevo ancora conosciuto. Qui si parla il dialetto veneto e al bar si discute di polenta.

Capre Diem – Poggio Pratelli

Lungo percorso che partendo dal Casentino, attraversando il Valdarno, giunge sulle colline che confinano con il Chianti. Poco dopo la partenza passiamo da uno dei “Borghi più belli d’Italia”, Loro Ciuffenna, per salire in collina e ripercorrere antiche strade basolate, ridiscendendo poi verso l’Arno attraverso formazioni rocciose di un fascino incommensurabile e risalendo tra gli uliveti alla ricerca di antichi poderi e strade già percorse dagli etruschi.

Pur essendo in un contesto di antropizzazione agricola e non prettamente urbana, la quantità di asfalto è notevole ed è risultato difficile trovare molte vie sterrate, anche se per lunghi tratti il traffico è pressoché inesistente. Il percorso risulta quindi facilmente ciclabile per tutta la sua lunghezza.

Continuo a denunciare l’incuria e l’abbandono delle vecchie strade e dei sentieri da parte delle popolazioni locali (e anche della sentieristica CAI in molte occasioni) e la totale assenza di aggiornamento della cartografia.

Percorso

Partiti dall’azienda Capre Diem ci incamminiamo per la strada asfaltata che da Chiassaia scende verso Loro Ciuffenna; percorsi 6 km arriviamo in prossimità dell’abitato di Loro e alla rotonda proseguiamo diritti. Dopo alcune centinaia di metri arriviamo nel centro del paese e svoltiamo a destra in direzione Firenze, attraversiamo la piazza e proseguiamo verso il ponte sul torrente Loro, che attraversiamo; oltre il ponte seguiamo la strada a sinistra per circa 3-400 mt fino a raggiungere il cimitero, oltrepassato il quale prendiamo la strada a destra in direzione Uliveto (troviamo le indicazioni del sentiero CAI 33) (percorsi 7km).

La strada risale la collina per circa un paio di km fino alla frazione Uliveto, in prossimità della quale imbocchiamo una strada che prosegue a sinistra in direzione Querceto; questa diventa subito sterrata e in alcuni tratti possiamo notare l’antica basolatura del fondo stradale. Seguiamo la strada pianeggiante, oltrepassando Querceto, e dopo 3,5 km incrociamo una strada asfaltata che scende alla nostra sinistra, la imbocchiamo. Scendiamo per circa 2km fino a raggiungere la provinciale; giriamo a destra e dopo 50 mt, in prossimità di una lapide commemorativa, prendiamo una stradina sterrata che scende a sinistra attraverso gli uliveti; in breve raggiungiamo alcune case e proseguiamo diritto fino all’asfalto (+8km).

Giriamo a sinistra sulla strada asfaltata, in leggera discesa, e percorse alcune centinaia di metri, in prossimità di una fonte, prendiamo il sentiero CAI 51 che scende in direzione delle formazioni rocciose alla nostra destra, le Balze.

Nota: le Balze del Valdarno, conosciute a Montevarchi anche come Smotte, sono un geotopo caratteristico, costituite da sabbie, argille e ghiaie stratificate, alte fino a un centinaio di metri, di forme diversificate, intercalate da profonde gole. Queste sono il risultato dell’erosione dei sedimenti pliocenici lacustri del Valdarno Superiore da parte degli agenti atmosferici e dei corsi d’acqua.

Inizialmente strada erbosa, diventa poi un sentiero ben segnalato per mezzo km fino ad un torrente dove si svolta a sinistra su bella strada carrabile. Seguiamo la strada sterrata che costeggia il ruscello per un paio di km fino a raggiungere la strada provinciale (poco prima abbandoniamo il sentiero 51 che risale alla nostra destra); svoltiamo a destra e percorso un km circa sulla SP prendiamo la strada che sale  a sinistra in direzione Poggi. Risaliamo i tornanti e allo stop giriamo a destra; dopo un breve tratto imbocchiamo la sterrata a sinistra in direzione Agriturismo Cascina Renai e la seguiamo per circa un km. Al bivio ci manteniamo sulla destra e raggiungiamo una casa isolata dove la strada prosegue erbosa nel prato di fronte a noi; alla fine del prato la via ritorna più definita e la seguiamo per un altro km in piano fino ad un bivio proseguendo ancora a destra. Continuiamo per un km fino a raggiungere la strada asfaltata; di fronte a noi il paese di Faella (+ 7 km).

Svoltiamo a sinistra e seguiamo la provinciale, piuttosto trafficata, per 5 km in direzione Figline Valdarno; raggiunta una grossa rotatoria prendiamo a sinistra e passati sotto al viadotto ferroviario e alla superstrada sorpassiamo il fiume Arno entrando in Figline. Alla rotonda proseguiamo diritti e dopo cento metri giriamo a sinistra e poi all’incrocio successivo a destra; passata la ferrovia svoltiamo a sinistra e seguiamo le mura cittadine in direzione ospedale. Raggiunto l’incrocio giriamo a destra e ci inoltriamo nel centro storico; proseguiamo diritti attraversando tutta la piazza e l’abitato fino a dirigerci in periferia per circa un km. Raggiunto uno svincolo in prossimità di una chiesetta continuiamo diritti e subito dopo il ponte sul canale svoltiamo a sinistra. Percorsi 300 mt, in prossimità del cimitero, alla rotonda proseguiamo diritti (seconda uscita) imboccando la stradina che si dirige verso le colline costeggiando una roggia (+ 7km).

La strada, inizialmente pianeggiante, risale poi verso gli uliveti per 3 km; al bivio giriamo a destra in direzione Agriturismo Casanuova. Percorriamo altri 3 km tra uliveti e casolari con una splendida vista sul Valdarno alla nostra destra fino ad incontrare una strada più grande ; svoltiamo a sinistra e ritorniamo a salire, verso Brollo. Dopo circa due km, in prossimità del quinto km della SP, la strada compie una curva decisa a sinistra e alla nostra destra troviamo uno slargo; imbocchiamo la strada sterrata in direzione le Celle. Ci teniamo a sinistra al primo ed al secondo bivio e seguiamo la carrozzabile che scende verso il torrente e risale sull’altro versante; dopo un km circa ci troviamo di fronte il cancello di un antica abitazione e prendiamo il sentiero che costeggia la proprietà alla nostra destra. Dopo cento metri giriamo a sinistra e risaliamo per qualche minuto fino a raggiungere la bellissima abitazione, e nostra meta, di Poggio Pratelli ( percorsi circa 40

Donoratico FS – Poderino Le Catre

Lasciando la stazione di Donoratico (Foto n. 1-Piazza Stazione.jpg) si attraversa la via Aurelia e si continua a diritto per via della Repubblica e si prosegue fino in fondo attraversando tre strade , poi si gira a sinistra e subito a destra, ci troviamo di fronte al parco (Foto n. 2-entrata del parco.jpg), lo attraversiamo con direzione Nord-Est, imbocchiamo il Viale Giuseppe di Vittorio fino alla Rotonda e prendiamo, a destra, via della Libertà, fino al chiosco dei giornali, (Foto n. 3-Chiosco dei giornali.jpg) poi giriamo a destra imboccando via del Fosso, passiamo accanto ai campi sportivi e attraversiamo la zona industriale fino a via del Casone Ugolino (Foto n. 4-Via Casone Ugolino.jpg) che imbocchiamo verso sinistra. Attraversiamo la strada provinciale 329 ed imbocchiamo la strada comunale della Badia (Foto n. 5-Imbocco di via della Badia.jpg). Percorrendo questa strada ci troviamo in aperta campagna, sulla vostra destra c’è un campo di olivi, tra i quali si intravede il paese di Castagneto Carducci  posto su una collina (Foto n. 6-Oliveto con Castagneto.jpg) . Dopo circa 500 metri ci troviamo in prossimità della seconda strada a destra , chiamata strada comunale delle Fornacelle (Foto n. 7-in prossimità di via delle Fornacelle.jpg). Percorrendo questa strada vediamo il Castiglioncello di Bolgheri sulla sinistra (Foto n. 8-vista del Castiglioncello di Bolgheri.jpg e 9-Castiglioncello di Bolgheri dai campi.jpg). Dopo circa mezz’ora di cammino tra i campi dobbiamo attraversare la strada provinciale Bolgherese, per imboccare via del Lamentano (Foto n. 10-Imbocco di via del Lamentano.jpg e 11-Inizio via Lamentano.jpg). Percorsi circa 500 metri vediamo di fronte a noi il Crocifisso di Sant’Agata (Foto n. 13- crocifisso.jpg), ed imbocchiamo  verso sinistra il secondo tratto di via del Lamentano (Foto n. 12-Secondo tratto di via del Lamentano.jpg). Dopo circa duecento metri prendiamo a destra la strada vicinale di Sant’Agata (Foto n. 14-Sant’Agata.jpg), che sale sulla collina. Incontriamo la azienda Wwoof di Maya Beltrame denominata “Mirto e rosmarino” (Foto n. 15 – Mirto e Rosmarino.jpg). Proseguiamo in salita (foto n. 16 Castagneto da Santa Agata.jpg & 17 – vista mare.jpg) fino ad arrivare alla strada comunale Colline di Segalari, sul crinale della collina (Foto n. 18 – Collina di Segalari.jpg). Se la percorriamo verso destra, dopo circa un chilometro troviamo l’azienda Wwoof Agricamping La Gallinella. Invece noi dobbiamo  attraversare la strada Colline di Segalari e imbocchiamo la strada vicinale Mulini di Segalari che troviamo di fronte, e cominciamo a scendere fino a fondo valle dove troviamo il Ranch Luna (Foto n. 19 – Ranch Luna.jpg). A sinistra la strada prosegue verso l’azienda Wwoof Mulini di Segalari, produttori di vino, mentre noi proseguiamo verso destra, per circa duecento metri, attraversiamo un ponte sul torrente chiamato Botro della Valle, sulla sinistra vediamo l’antico mulino Pantani, proseguiamo seguendo la strada che gira verso destra e arriviamo al sentiero (Foto n. 20 – sentiero per Bridget.jpg) sulla  sinistra, che porta alla azienda Wwoof Le Catre (Foto n. 21 -Le Catre.jpg).

Ecoturismo Tevere Farfa – Monterotondo, Hotel Valery

Da qui, se chiedi a chiunque come si possa arrivare a piedi a Roma, la risposta è sempre la stessa: Tiberina o Salaria, per non sbagliare le percorriamo tutte e due.

Il percorso 

Partiti in direzione Roma dall’ecoturismo Tevere-Farfa si attraversa la riserva naturale. All’uscita e giunti all’asfalto saliamo a destra verso la strada Tiberina al km 28 e si procede verso sinistra. La strada (oggi non trafficata) dopo un paio di km si allarga lasciando un buon spazio a pedoni e bici. Si continua attraverso un bel paesaggio per qualche km, poi la strada svolta a destra sottopassando due cavalcavia, ora si può procedere sulla pista ciclabile di destra. Alla rotatoria si prende la seconda uscita in salita su via Milano, passata l’autostrada si svolta a sinistra sempre su via Milano e si continua fra le case del paese di Fiano Romano. Alla rotatoria del centro commerciale, dove il traffico diventa intenso, si continua dritti per Roma e poi alla seconda a sinistra. Ora il paesaggio è un susseguirsi di pascoli e centri commerciali passando per Capena (città d’arte). Si tralascia la prima deviazione per la via Salaria (SS4) e si continua.

Alla destra poi le indicazioni danno per Morlupo, dove si trova un’altra azienda wwoof. Si lascia a sinistra l’ultimo centro commerciale, alla rotatoria ci manteniamo sulla destra e alla successiva  si sottopassa a sinistra prendendo la Traversa del Grillo per Monterotondo. Il primo tratto, anche se cosparso di immondizia, è su pista ciclabile che pian pianino è ristretta dalla vegetazione diventando un’affascinante sentiero di campagna. Finisce dopo quasi 2 km e ora si è costretti a camminare su una strada alberata che permette refrigerio nel periodo estivo, ma con poco spazio ai margini.

Comunque dopo un altro km si arriva ad una rotatoria, si prosegue dritti e alla seconda si segue per Monterotondo Scalo a destra entrando nella via Salaria. Su pista ciclabile, in un paio di km, si arriva al paese. Si mantiene la strada e sulla sinistra troviamo dopo un po’ l’Hotel Residence Valery.

Stazione FS Maratea – Tana dei Ghiri

Introduzione generale:

Il percorso dalla stazione FS di Maratea (66m s.l.m.) a Brefaro, piccola frazione sita tra le montagne Marateote, inizia dalle storiche scalinate che si arrampicano fino al centro storico della città detta “delle 44 chiese”, continuando lungo un gradevole sentiero a fondo naturale grazie al quale è possibile ammirare le suggestive coste rocciose (prima Lucane, poi Calabresi e Campane) che si tuffano nel Mar Tirreno. Gli ultimi chilometri sono caratterizzati da una strada asfaltata, poco trafficata, che termina proprio a Brefaro, dove non sarà difficile trovare “La Tana dei Ghiri” (514m s.l.m.) sita in una vallata, ai piedi di due monti, dove lupi, pecore, capre, vacche, cavalli, ghiri, scoiattoli e svariati uccelli conducono la loro vita indisturbati.

Il percorso:

Uscendo dalla stazione FS di Maratea saremo obbligati ad immetterci  sull’unica strada presente che, dopo una curva a gomito, scende diritta (foto 1) costeggiata da un alto muraglione. Dopo qualche decina di metri, superato un incrocio,  continueremo (foto 2) percorrendo tutto il viale parallelo a binari presenti sulla nostra destra; ancora qualche centinaio di metri e vedremo i binari, sempre alla nostra destra, scomparire in una galleria e a questo punto, quindi, svolteremo a sinistra (foto 3) su una ripida salita in cemento caratterizzata da alberi di frutta e muri con “pietre a vista”.

La salita termina incrociando una strada asfaltata abbastanza trafficata, che attraverseremo proseguendo lungo una stradina di fronte a noi immersa tra varie abitazioni (foto 4).

Percorsa anche quest’ultima, fino alla fine, incroceremo di nuovo la strada asfaltata che nuovamente attraverseremo imboccando la lunga scalinata di fronte a noi (foto 5); questa termina ad una grande chiesa, che ci terremo sulla destra, quindi continuando lungo la pedonale dopo qualche metro ci immetteremo nuovamente sulla strada asfaltata (foto 6). Attraverseremo questa e la percorreremo per qualche decina di metri, prima di una curva a destra ci troveremo una stradina asfaltata che sale sempre di fronte a noi; ci sposteremo su questa continuando quindi a salire (foto 7).

A questo punto, alzando lo sguardo, potremo già ammirare la maestosa statua del Cristo Redentore che, con la Basilica di San Biagio, dominano la montagna; percorsa tutta la salita fino alla fine svolteremo a destra immettendoci su larghe scalinate che passano sotto un alto porticato in pietra (foto 8) (una targhetta lì presente indica la strada con il nome “Salita Aspromonte”).

La scalinata termina di fronte ad una chiesa, quindi svolteremo a sinistra (foto 9) e ci immetteremo su quello che è il viale principale del centro storico; lo percorreremo superando dopo qualche decina di metri una piazzetta occupata da tavoli e sedie dei diversi bar e arriveremo, poco più avanti, in Piazza Biagio Vitolo (caratterizzata da una grande fontana, dove una bella sirena in pietra solleva lo stemma della città).

Quindi svolteremo, imboccando la prima strada a destra (foto 10) e dopo qualche centinaia di metri, all’altezza del primo tornante, troveremo delle scalinate sulla nostra destra costeggiate a sinistra da un parcheggio (foto 11), le seguiremo evitando svariati tornanti e trovandoci sulla stessa strada poco più in cima.

Continueremo a salire lungo la strada asfaltata e superata la” Locanda delle Donne Monache”, dopo qualche decina di metri, ci troveremo una scalinata a sinistra con il nome di “Via Santicelli” (foto 12); la percorreremo tutta fino a sbucare su una strada asfaltata al centro di un tornante, quindi lo risaliremo per qualche metro e imboccheremo altre scalinate sulla sinistra (foto 13) che ci immetteranno su di un largo sentiero che si chiama  “Via Matteo Maccacaro”.

Dopo i primi metri percorsi si apre davanti a noi un panorama unico: di qui infatti si potrà ammirare l’intero ed unico lembo di terra Lucana bagnato dal Mar Tirreno; poi, voltandoci a Nord, la Campania con il Golfo di Policastro e, percorsi ancora qualche decina di metri,  a sud la Calabria con Praia a Mare e l’isola di Dino. Questa parte di cammino è sicuramente la più piacevole e termina nella località di S.Caterina dove lo sterrato incontra una piccola strada asfaltata che imboccheremo svoltando a destra (foto 14) e quindi scenderemo attraversando il piccolo abitato.

Al primo incrocio continueremo a scendere immettendoci su quella che è la strada principale arrivando poi ad uno più grosso (foto 15), con una grande cappella a cupola di fronte a noi, qui svolteremo subito a sinistra seguendo le indicazioni per Brefaro.

Percorreremo, per diversi chilometri, una strada asfaltata poco trafficata e molto panoramica che non presenta alcun incrocio fino all’entrata di Brefaro, indicata da un grande cartello (foto 16). Scenderemo lungo la strada principale, che arriva ad una piazzetta con una chiesa e la fermata del bus (foto 17), l’attraverseremo tutta continuando a scendere fino ad arrivare ad un bivio dove, tenendo la destra (foto 18), continueremo fino alla fine della stessa che termina a valle di fronte una bella casa color rosa pastello (foto 19) (nostra meta finale, qui conosciuta come la casa di “Francesco o’ francese ” o “La Tana dei Ghiri”).

Trecenta – Pascoletto

L’alba ha accentuato la maestosità di questo tratto di Pianura che come il mare sembra senza confini.

Il percorso 

Lasciata alle spalle la grande piazza di Trecenta proseguiamo dritti in direzione Ficarolo per via A: Azzi e in località Spalletti continuiamo dritti per ponte Molinara. Qui troviamo un pezzo di bosco semiselvaggio e poi la grande distesa pianeggiante che ci gustiamo per un bel pò finchè, alla destra compare una coltivazione di pere dove finalmente si svolta a sinistra. Si trova il cartello del paese Cora e all’incrocio si svolta a destra verso Ficarolo 5km per via Convento. Si prosegue e alla curva si tiene la destra, si attraversa la strada principale e si va verso il centro notando l’alto campanile che in questo momento è avvolto da impalcature. Si entra in centro oltrepassando le mura e la via principale fa notare in fondo l’argine verde del fiume Po.

Si sale grazie a una scalinata e dopo la grande visione, non del tutto positiva, si va a sinistra verso il ponte. Qui ci sono delle scale in ferro che permettono di salirci e attraverso uno stretto passaggio (non credo che si riesca con la bici) si arriva nella regione Emilia Romagna. Prima della fine del ponte altre scale in ferro permettono di scenderlo e giunti sull’asfalto si va a sinistra camminando lungo l’argine fino ad una grande chiusa dove si tiene la destra. Ignorando il ponte a sinistra si prosegue dritti passando poi davanti alla Bonifica di Burana. Il progetto di Bonifica Burana-Volano comprende un territorio enorme  racchiuso dai fiumi Secchia a ovest, Panaro e Reno a sud, Po a nord e dal mare Adriatico ad est. Opera sia per uso irriguo che di salvaguardia idraulica.

Finita la via si arriva alla strada principale, su strada erbosa  che in qualche periodo potrebbe essere alta, si prosegue per un bel po con il canale a sinistra e la strada asfaltata a destra. Si passa la ferrovia, si mantiene la sinistra e non si attraversa il ponte, ma si prosegue dritti per via Anima Condotti prima su asfalto e poi su sterrato. Arrivati alla fine della via si va a destra sulla strada principale camminando senza marciapiede fino a Burana, poi passato il ponte alla sinistra su strada meno trafficata si seguono le indicazioni di Az. biologica Pascoletto. Si segue la strada principale, si svolta a destra per Gavello e dopo circa un chilometro si notano sul lato destro delle palle di paglia che segnalano l’entrata.

Az. Altaura – Trecenta

Viaggio interessante nella pianura Padana di ieri, oggi e….. Oggi Giovanni, agricoltore da tre generazioni ha detto che ha iniziato il progetto di mantenere 6 metri di margine non coltivato ogni ettaro per la Biodiversità, forse la pianura cambierà volto…..domani!

Finora l’unica Biodiversità era rappresentata dai Parchi Fotovoltaici.

Il percorso

Si lasciano i cancelli di Altaura alle spalle per 50 m e si svolta a sinistra per via Altaura-Valrana. Si prosegue dritti fino a Valrana e si gira a destra, si prosegue non svoltando sulla strada sterrata che si incontra poi a sinistra ma si continua su quella asfaltata. Si arriva a una deviazione e si prende a sinistra su un ponte di mattoni rossi, dopo circa un km all’incrocio si va dritti e passate le Minotte, si prosegue per via Argine Vecchio.

Giunti ad una provinciale si svolta a sinistra per via Stradona, passiamo il fiume Fratta e dopo 300 m ancora a sinistra. All’incrocio con a sinistra una strada bianca si svolta a destra per Borgo Storto notando un vigneto. Arrivati ad un bel vecchio pozzo con pompa manuale vicino alla strada principale si svolta a sinistra su pista ciclabile finchè alla SP91 si svolta a destra per Badia Polesine 1 km. Passate le case del paese si sale sulla stretta rampa che porta al ponte per attraversare il fiume Adige passando poi nella provincia di Rovigo. Qui e’ inspiegabile come il ponte sull’Adige di proprietà della provincia di Padova sia al tempo stato costruito con due ampi passaggi laterali per i pedoni ma la rampa di accesso sia ancora oggi praticamente priva di un tratto sicuro, non solo per il turismo ma sopratutto per le persone che abitualmente devono o vorrebbero percorrere il tragitto.

Appena di là è meglio tralasciare la strada e scendere le scale a sinistra che portano ad una stradina tranquilla che conduce al caratteristico centro di Badia. Giunti alla piazza principale si gira a destra per via Don Minzoni e passato il canale Adigetto si prosegue dritti lungo via XX settembre. Dopo si va a sinistra per via Alighieri, poi destra per via Petrarca, sinistra per via Alessandro Manzoni e infine a destra per Cà del Fiume fino all’incrocio. Qui si attraversa la strada principale e si prosegue dritti su via Vallazza. Questa stradina poco trafficata si continua per meno di un km e si svolta a destra per via Masetti Bassi. Oltrepassato il passaggio a livello si prosegue dritti e alla fine della via si svolta a sinistra per Crocetta salendo su un cavalcavia. Appena dopo si gira a destra arrivando alla chiesa attualmente in fine restauro. Da qui si volta a sinistra in direzione Trecenta sempre dritti passando fra grandi coltivazioni di kiwi e piccoli paesi semifantasma come Pissatola.

Per arrivare al centro di Trecenta bisogna ancora attraversare prima il canale Fossona Maestra e poi il fiume Tartaro. Da qui partono piste ciclabili e percorsi natura per i famosi gorghi di Trecenta. Si giunge facilmente alla grande piazza dove si può trovare ristoro e riposo.

Az. Canton Alberto – Bastia

Questo tracciato è abbastanza semplice e quasi sempre su strade asfaltate ma poco trafficate. E’ strano quel 20% di natura perche’ in realta’ si cammina quasi sempre al fianco dei campi. Per le bici l’unico passaggio difficile e’ quello del sentiero fra la vegetazione che comunque si risolve seguendo la curva e poi svoltando a dx sulla strada principale o chissa’ che venga pulito.

Il percorso 

Partiti dall’Azienda Apicoltura Alberto Canton e usciti dalla via San Daniele 49 – 73 prendiamo a sinistra senza marciapiede e si procede sempre dritto finchè si giunge al bar trattoria Antico Mancamento. Qui si svolta a destra su strada trafficata seguendo per Grisignano, si passa sopra la ferrovia e si taglia sulla destra seguendo per Barbano. Dopo un po di cammino si arriva ad un incrocio, si va a sinistra fiancheggiando i muri di una vecchia villa e arrivati alla via IV novembre si svolta a destra. Arrivati al bivio andiamo a sinistra, la strada si snoda con poche macchine, fra qualche casa e i prati coltivati della pianura. Dopo un rettilineo si incontra un gruppo di case sulla dx e la strada che curva a sx. Si passa il ponte di mattoni rossi e si fiancheggia a destra una casa gialla.

Qui inizia un sentiero con uno stretto passaggio fra la vegetazione che ci porta su un’altra stradina asfaltata (in questo tratto è consigliato l’uso di pantaloni e maniche lunghe). Si gira a sx, si giunge alla strada principale e si prende la dx. Il primo pezzo è sprovvisto di marciapiede che comunque inizia poco dopo. Si arriva a una rotonda, si continua trovando la chiesa alla destra giungendo nel centro del paese di Montegalda. Si svolta a destra e poi a sinistra passando sopra il ponte sul Bacchiglione. Entriamo nel comune di Montegaldella e alla rotatoria si gira a dx su piccolo sterrato che porta all’indicazione per S.M.Maddalena. Il rettilineo porta ad una deviazione a T con a fronte un vigneto, si svolta a sx, allo stop a dx e poi nuovamente a sx  per Bastia.

Si prosegue su strada senza marciapiede ma poco trafficata per via Campanella che finisce dopo qualche chilometro,svoltiamo a sinistra verso Bastia 1 km e seguendo poi la destra si arriva alla piazza con chiesa comune e biblioteca. Bastia-Rovolon e’ posto all’inizio (nord) dei colli Euganei.

Az. Agr. Cortiana – Az. Canton Alberto

Questo tragitto ci fa conoscere un territorio, dove le vie dei campi non sempre con sbocco o chiuse da autostrade ferrovia e fossati ci costringono ad usare le vecchie  vie di comunicazione, poi nel tempo diventate strade prive di un passaggio decente per le persone.

E’ strano quel 30% di natura perche’ in realta’ si cammina quasi sempre al fianco dei campi ma l’asfalto e le macchine tolgono la poesia.

Il percorso

Partendo dall’ azienda agricola Cortiana,per prima cosa si esce dalle Scovizze, ci si trova nella strada principale e si svolta a destra. Al cartello Villaverla prendiamo a destra su viale alberato di strada sterrata, si segue fino a una rotatoria e poi dritti per Caldogno centro, dove si segue su pista ciclabile e giunti al semaforo si svolta a sinistra su via Timonchio. Dopo una curva a S si passa sopra il Timonchio e, attraversato, si prende a dx camminando sull’argine, dopo un po’ si discende ma si continua su tracciato ben visibile attraverso campi coltivati e alberi. Alla curva del fiume sulla sinistra si può notare un traliccio, dietro al traliccio si passa sul ponte verde e  andiamo a sinistra verso il gruppo di case. Qui siamo all’interno delle RISORGIVE (posto da conoscere meglio), forse il luogo piu’ grande d’Europa, in cui l’acqua trova sbocco dopo il percorso sotterraneo partito dalle montagne piu’ a nord.

Alla seconda contrada si prosegue sopra un ponte a destra, dopo un po’ la strada bianca finisce e si passa un’altro ponte alla sx, la strada comincia asfaltata. C’e’ la possibilità poi,’ a 20 metri prima del capitello bianco e una casa di prendere a dx su piccolo argine verde tenendo le risorgive a destra e continuare finche’ si incontra il fiume Bacchiglione e poi scendere verso Vivaro. Noi al capitello andiamo verso una biforcazione e proseguiamo diritti con le case a destra e a sinistra i campi coltivati, camminando poi su marciapiede attraverso le prime case di Vivaro. Qui si giunge ad una rotatoria con a sx una villa circondata da acqua e proseguiamo sempre diritti e senza marciapiede arrivando ad un’altra villa e qui si svolta dx verso Vicenza.

Alla fine del rettilineo e della vecchia proprieta’ della villa (si puo’ riconoscere ancora dalle colonne erette) si trova ora una grande rotatoria dove si segue per Cavazzale e al primo incrocio si svolta a destra giungendo alla chiesa. Da qui si prosegue a sx e poi a dx per una ciclabile costeggiando la ferrovia per un bel pezzo diventando poi una stradina e ammirando in lontananza la Basilica di Monte Berico posta sui colli. Si attraversano i binari del treno sulla sinistra in via Camaldolesi e giunti alla strada principale si volta a sx lungo il paese camminando su  pista ciclabile su viale Anconetta e poi Postumia trovando prima una  rotatoria con vigna e svoltando poi alla micro rotatoria successiva verso villa Garzotti, strada Ospedaletto. La strada si fa ora stretta  fra due fossati e con poco margine per i pedoni, si passa il ponte sulla ferrovia con un marciapiede largo mezzo metro e poi scende verso il piccolo boschetto e con calma si giunge ad un incrocio. Qui si svolta a sinistra e s’incontra vicino al campanile una piccola rotatoria e noi proseguiamo per via Bertesina. Dopo il solito rettilineo incontriamo una curva a destra, proseguiamo giungendo  ad una deviazione a Y e svoltiamo verso Marola sulla destra. Giunti al cartello Marola svoltiamo a sinistra seguendo per Camisano,ora si può camminare con più sicurezza per la ciclabile attraversando poi il ponte sul fiume Tesina. Sulla sinistra notiamo la piazza di Marola e noi andiamo dritti lungo la strada con marciapiede che porta alla rotatoria di Lerino vicino alla stazione dei treni. Si svolta a sinistra verso Camisano, si arriva al centro di Lerino con la chiesa alla sinistra, qui il marciapiede finisce e si prosegue lungo la strada camminando sempre in direzione opposta alle macchine.

Si entra poi nel territorio di Grumulo delle Abbadesse, terra di risaie, qui si puo’ camminare su un piccolo marciapiede sulla destra e poi niente,si cammina a fianco della strada dove se c’e’ l’erba tagliata e’ più agevole. Alla rotatoria si segue via Vicenza, all’altra c’e’ il Consorzio Agrario sulla sx (in questi giorni il piazzale e’ coperto di mucchi di mais), qui tagliare a dx per la zona industriale. Ancora una rotatoria, dritti, finche’ troviamo la deviazione sulla sx per via San Daniele numero 49-73, si passano le prime case e una curva a S. Alla pianta sulla sinistra che fa angolo con una stradina si vede, fra le piante, la casa wwoof dell’Az. Canton Alberto.

Noto – Noto Antica

Possiamo definire questo un percorso “storico-naturalistico” perché rievoca la storia della attuale città di Noto. Noto Antica è la città precedente alla attuale, che fu distrutta, insieme a molte altre città della Sicilia Sud-orientale, da un devastante terremoto verificatosi l’11 gennaio del 1693. Di quella città rimangono soltanto i ruderi che si vedono oggi nella località chiamata appunto Noto Antica. Questo borgo era stato costruito, come molte città medievali, in cima ad una altura di difficile accesso, circondata da valli in cui scorrevano fiumi, in modo da avere una difesa naturale contro gli assalitori nemici. Dopo il terremoto i notabili dell’epoca decisero di ricostruire la nuova città non nello stesso sito, ma in un sito diverso, più a bassa quota e più vicino al mare e scelsero la posizione attuale dato che, dopo la scoperta della polvere da sparo e delle armi da fuoco, non c’era più la necessità di avere una difesa naturale.

Il percorso

Partiamo dall’inizio del Corso Vittorio Emanuele, che è la via principale della città, dove sorge la  Porta Ferdinandea o Porta Reale. La prima chiesa che incontriamo è la chiesa di S. Francesco alla Immacolata consacrata nel 1750 (Foto 1), alla cui sinistra vediamo il convento della chiesa del SS. Salvatore con le sue eleganti finestre decorate in stile barocco (Foto 2). Proseguendo sul corso abbiamo a sinistra la chiesa di Santa Chiara del 1748 e il palazzo Ducezio (Foto 3) che è la sede di rappresentanza del Comune di Noto. Di fronte al Palazzo Ducezio c’è la bellissima Cattedrale intitolata a S. Nicolò (Foto 4), restaurata nel 2007. Prendiamo a destra la vicina via Nicolaci per ammirare la maestosa facciata barocca dell’omonimo palazzo, oggi di proprietà del Comune di Noto (Foto 5). Procedendo sul corso Vittorio Emanuele troviamo sulla sinistra la chiesa di S. Carlo con facciata concava (Foto 6) e un’altra bella facciata barocca, quella del Convitto Ragusa con portale e balconata. Arrivati nella prossima piazza ammiriamo sulla sinistra il palazzo ottocentesco del Teatro comunale e sulla destra la bellissima chiesa del settecento intitolata a S. Domenico (Foto 7). Alla fine del corso Vittorio Emanuele, in piazza Nino Bixio, voltiamo a sinistra sulla circonvallazione fino alla prossima rotatoria semaforizzata, dove seguiamo le indicazioni a destra per la “Valle degli Dei”. Al prossimo incrocio semaforizzato prendiamo, in discesa a sinistra, la SP 64 che ci porterà fino a Noto Antica. Dopo circa due chilometri dall’inizio della SP 64 c’è un bivio con una piccola strada asfaltata a destra che corre lungo il fianco della valle del Tortorone e ci porta fino alla proprietà di Massimo e Janne, che è la fattoria “Valle del Tortorone”. Tutta la valle ha una vegetazione rigogliosa, spicca il verde degli agrumi e dei canneti, è fiancheggiata da colline per tutta la sua lunghezza ed è chiusa in fondo da alti contrafforti ad anfiteatro che sprofondano ripidamente in fondo alla valle (Foto 8). La casa di Massimo e Janne si trova alla fine della strada che percorre la valle (Foto 9). Torniamo indietro lungo la stessa strada fino all’incrocio con la SP 64 e al bivio giriamo a destra per proseguire fino alla “Casa del Durbo”. Il paesaggio è molto rilassante, abbiamo alla nostra sinistra il grande canalone della “Fiumara”, quasi interamente piantumato ad agrumi, alla nostra destra si susseguono una serie di colline, intercalate da altrettante valli che intersecano trasversalmente il canalone della Fiumara (Foto 10) che ospita nel suo letto il fiume Asinaro. Dopo aver superato due viadotti scendiamo nel fondo valle della Fiumara, dove scorre l’Asinaro; guadiamo a piedi questo fiume che ha una bassa portata ed è profondo in questo punto solo pochi centimetri. Una volta attraversato il fiume, troviamo alla nostra destra il canalone della Fiumara, che si immette nella valle del Durbo e vediamo in lontananza la rocca di Noto Antica, che è il monte Alveria, con sulla sua sommità l’Eremo (Foto 11). Proseguendo incontriamo più avanti il ruscello del Durbo, anche esso profondo pochi centimetri e lo guadiamo facilmente. La strada prosegue in leggera salita e lascia alla sua sinistra la rocca del monte Alveria. Arriviamo all’ingresso della Casa del Durbo di Giancarlo e Vittoria (Foto 12), che si trova giù in fondo alla valle circondata da una foresta di alberi e sovrastata da una montagna che viene giù a picco dentro la valle (Foto 13). Proseguiamo sulla strada che inanella una serie di tornanti in salita e cambia il fondo passando da asfaltata a basolata per circa un chilometro. Arriviamo alla cinta muraria dell’ingresso secondario di Noto Antica; l’ingresso principale si trova, come vedremo, dall’altra parte del borgo. Questo ingresso si riconosce dai grossi blocchi in pietra posti sulla roccia; siamo quindi all’interno di Noto Antica. Dopo pochi metri da questa porta finisce il basolato e riprende lo sterrato, proseguiamo fino ad un bivio che si biforca in due strade, una a destra e una a sinistra. Prendiamo la strada di sinistra fino ad arrivare ad uno spiazzo che è l’Area Maggiore, il centro di Noto Antica, dove nel XVIII secolo è stata posta una stele dedicata a Santa Maria della Provvidenza (Foto 14). Guardando la stele di fronte, vediamo tre strade: quella davanti porta alla Cava Carosello, che è una delle cave che circondano il monte Alveria, quella di sinistra porta all’Eremo di Santa Maria della Provvidenza e quella di destra porta all’ingresso principale del borgo di Noto Antica, che è chiamato “Porta della Montagna”. Prendiamo quest’ultima strada e incontriamo alcune importanti costruzioni, ormai ridotte a ruderi dal terremoto. La prima è il Collegio dei Gesuiti (Foto 15), che ha di fronte il palazzo Landolina (Foto 16), poi vediamo sulla sinistra scendendo, le mura del Castello col suo grande torrione (Foto 17), in parte costruito da Carlo V, e infine arriviamo alla “Porta della Montagna” (Foto 18), che è la meta del nostro percorso. Sulla via del ritorno andiamo a visitare l’Eremo di Santa Maria della Provvidenza (Foto 19), che è l’Eremo che vedevamo dal basso della valle del Durbo e che è ancora integro perché è stato costruito nel 1709, dopo il terremoto, in memoria delle vittime del sisma. Da qui si gode una splendida vista sulla valle del Durbo (Foto 20).

Stazione FS Romagnano-Vietri-Salvitelle – Az. Agr. di Laura Indaco

Introduzione generale:

Questo percorso permette di raggiungere dalla stazione FS Romagnano-Vietri-Salvitelle l’azienda agricola di Laura Indaco (host WWOOF), nonostante andremo a percorrere solo strade asfaltate attraverseremo molteplici alberi da frutta e campi seminativi che renderanno il nostro viaggio piacevole e sempre immerso nella tipica Flora di queste zone, famose per l’ottima qualità di ulivi e paesaggi unici.

Percorso che prende in considerazione il progetto di collaborazione da poco aperto con la rete WWOOF italia, denominato “VieWWOOF: Vie senza motori per unire la rete di fattorie”. Il progetto si propone di individuare e quindi mappare percorsi, che diventeranno un bene comune, per collegare le fattorie WWOOF italiane, creando una rete di vie di comunicazione da percorrere a piedi, in bici, con animali ed eventualmente mezzi pubblici, trovando ospitalità nelle soste o mete del viaggio.

Il percorso:

Uscendo dalla stazione FS di Romagnano-Vietri-Salvitelle (217m s.l.m.) ci troviamo di fronte a noi una strada, quindi la imboccheremo girando a destra seguendo i cartelli che indicano “Vietri” –FOTO 1-. Superato il passaggio a livello prima e lo storico ponte in cemento a seguire (con lo stemma fascista in cima), incontriamo un incrocio dove svolteremo a sinistra seguendo l’indicazione “strada Botte” –FOTO 2-. Appena imboccata la via, ci troveremo di fronte a noi l’imponente superstrada e subito dietro potremo ammirare il Paese di Romagnano al monte, conosciuto come il “paese fantasma” dopo essere stato distrutto dal terremoto del 1980 e da allora disabitato, proseguiamo quindi per la nostra strada asfaltata e subito la nostra attenzione verrà catturata dai molteplici profumi e alberi da frutto come fichi, ulivi, more, vigneti, meli, e tante piante di fichi d’india. Dopo 2,7 km totali incontriamo una strada che sale verso sinistra, ma noi continuiamo dritti su strada Botte fino al prossimo incrocio a 4 vie dove svolteremo a destra –FOTO 3-. Fatte poche centinaia di metri inizia l’abitato di Mosileo, incontriamo quindi un bivio con una strada sterrata sulla sinistra –FOTO 4– che imbocchiamo, dopo qualche decina di metri continuiamo sempre sulla sinistra salendo sulla stessa strada sterrata costeggiata da una ringhiera –FOTO 5-. La strada torna ad essere asfaltata e continuiamo dritti attraversando quello che sembra un vecchio parcheggio abbandonato, quindi lo percorriamo tutto, ignorando sulla nostra destra una strada che scende verso l’abitato,  fino a trovarci di fronte una piccola stazione elettrica che ci obbligherà a proseguire a sinistra dove la strada inizia nuovamente a salire –FOTO 6– per poi incontrare una nuova asfaltata che imboccheremo proseguendo a destra –FOTO 7-. Arriviamo ad un incrocio a quattro vie dove svolteremo a sinistra –FOTO 8-, quindi per la strada che procede in salita, che non abbandoneremo fino ad arrivare ad un incrocio a tre vie dove svolteremo a destra seguendo l’indicazione “strada Malde” –FOTO 9-. Proseguiamo fino ad arrivare ad un altro incrocio dove svolteremo a destra seguendo l’indicazione “strada pietra sant’angelo” –FOTO 10-, la strada inizia a scendere offrendoci una spettacolare panoramica del Comune di Vietri di Potenza, quindi continuiamo la discesa superando a sinistra una piccola centrale elettrica e dopo 200m, sempre a sinistra, svolteremo su di una strada asfaltata visibilmente in disuso visto il manto rovinato e ricoperto di vegetazione –FOTO 11-. Percorrendo questa stradina ci troveremo a scavalcare un paio di recinzioni basse ed evitare gli svariati cani da guardia delle abitazioni sulla nostra sinistra, ci immetteremo poi su di una piccola asfaltata che percorrendola tutta ci porterà su di una strada a due corsie visibilmente più trafficata, quindi svolteremo a destra in direzione di Vietri. Procediamo lungo la discesa fino ad incontrare un bivio, riconoscibile da delle cassette postali rosse –FOTO 12-, dove svolteremo a sinistra su di una strada sterrata che subito torna ad essere asfaltata. A questo punto riusciremo a distinguere di fronte a noi il campo sportivo, con un grosso cupolone bianco, che sarà il nostro punto di riferimento, quindi proseguiamo fino a raggiungerlo. Ci troveremo ad un incrocio –FOTO 13-, quindi svoltiamo a destra portandoci praticamente il cupolone sul nostro fianco destro e di fronte a noi una rotonda dove svolteremo a sinistra –FOTO 14-. Percorriamo quindi la strada che ci porta a costeggiare i campi da calcio e dopo circa 200m, all’incrocio con annesso “stop”, svolteremo a sinistra seguendo l’indicazioni per “strada belvedere” –FOTO 15-. Salendo scopriremo che la stessa strada, dopo solo due abitazioni, cambierà il nome in C.da Carito quindi ci basterà proseguire sulla stessa fino a raggiungere sulla sinistra il civico 7, nonché l’azienda agricola di Laura Indaco (438m s.l.m.) nostra meta finale.

Capitignano – Lago di Campotosto

Descrizione del percorso:

Questo percorso parte dalla piazza principale di Capitignano, salendo sulla montagna che si osserva, mettendosi alle spalle il palazzo del Comune, sulla sinistra. Si sale un dislivello di circa 400 metri seguendo una serie di tornanti e arrivando, dopo l’ultima curva, ad ammirare uno spettacolo splendido del Lago di Campotosto.

Dopodiché si scende facilmente per la stessa strada e si raggiungono, con un piccolo fuori-pista, le rive del lago.

Le Carcarelle – San Martino al Cimino

Questo percorso è il secondo di tre che partono dal Borgo Le Carcarelle e che nei giorni 14, 15 e 16 agosto 2014 Ammappalitalia ha mappato insieme al “B&B Le Carcarelle”, situato nel centro del borgo stesso.

Il Percorso

Dalla piazza principale del Borgo Le Carcarelle, accanto al fontanile, andiamo verso la Strada Provinciale Le Carcarelle. Arrivati alla strada provinciale svoltiamo a destra e facendo attenzione alle macchine ne percorriamo un tratto di circa 500 metri, fino alla seconda a destra, denominata Strada del Diavolo (Foto). Inizia così una bella salita asfaltata, costante, esposta e a tratti abbastanza pendente. Quando la strada si fa più pianeggiante, dopo un tornante a sinistra, c’è una deviazione sulla destra che non va presa. Continuiamo dunque avanti, tra alcuni sali/scendi.

Si gira quando s’incontra a destra la strada denominata Case Nuove, in salita. Quasi subito troviamo, all’altezza di un castagneto, una deviazione a destra che non va presa. Noi continuiamo dritti. Questa bella e panoramica strada (da Montefiascone alle pale eoliche di Piansano a Tuscania), dopo una serie di curve pianeggianti, giunge alle prime abitazioni di San Martino al Cimino (foto). Ancora avanti si trova la strada delle automobili che va presa a destra (strada Chiesa Nuova) e dopo breve ci manteniamo dritti/sinistra per giungere proprio sotto le mura del borgo e alla porta sud (foto).

Canino – Montalto di Castro

Il percorso Bonaparte

Il percorso che va da Canino a Montalto di Castro potrebbe essere intitolato “La via di Bonaparte” perché come sappiamo Luciano visse molti anni a Canino, fu principe di Musignano e si adoperò per gli scavi archeologici di Vulci, tutti luoghi toccati dal cammino descritto di seguito. Ma si può definire Bonaparte anche perché esso è percorribile davvero in “buona parte”, mentre per un’altra metà assolutamente no, proprio come nella famosa barzelletta sui francesi…

Il tracciato infatti presenta vari spezzoni che nel nostro sopralluogo non è stato possibile collegare adeguatamente tra loro. In attesa di un aiuto istituzionale quindi consigliamo di fare solo i seguenti percorsi: Attorno a Canino e Da Musignano a Vulci. Ciononostante vi descriveremo anche i raccordi tra queste parti da noi effettuati.

Attorno a Canino

Dal Municipio di Canino prendiamo una strada che scende (Via Ischia) seguendo le indicazioni per Castellardo. Arrivati in fondo c’è un bivio che prendiamo a sinistra, passando accanto all’Officina delle Arti. Stiamo praticamente costeggiando un affluente del Timone. Arrivati al cementificio (foto) giriamo a destra su di un ponte e possiamo osservare a sinistra un rudere di archeologia industriale (un’ipotetica ferriera, vedi foto). Facciamo nemmeno 200 metri e all’altezza di un tornante imbocchiamo a sinistra e poi dopo breve ancora a sinistra. Il sentiero pianeggiante, ben evidente, arriva nei pressi di un antico mulino e di una gora, allontanandosi dalle strade asfaltate e rumorose. Giungeremo così ad un lago artificiale con una diga (foto), dove è possibile osservare numerosi uccelli, come gli aironi.

Il raccordo per Musignano (sconsigliato a causa del traffico automobilistico)

A questo punto dobbiamo tornare al cementificio e prendere a destra dopo il ponte, in quanto iniziano i territori dei Torlonia, privati, sorvegliati e dunque inaccessibili, purtroppo. Questa strada ci porterà alla statale che va imboccata a destra fino a Musignano.

Da Musignano a Vulci

All’altezza del Castello di Musignano prendiamo a destra e scendiamo attorno alla rupe. Oltrepassiamo un ponticello e prendiamo la prima a sinistra, lungo un viale di cipressi. Troviamo così un secondo ponticello superato il quale c’è un bivio a cui dobbiamo girare a sinistra. Dopodiché si arriva alla strada asfaltata che va presa a destra (provinciale). Questa lunga strada va abbandonata all’altezza di un ponticello, dopo un edificio in rovina, andando a sinistra, sempre su strada asfaltata ma piacevole e poco trafficata. Questa lunga e dritta strada (foto) scollina e ci lascia vedere in lontananza la Centrale di Montalto e il mare. Noi dobbiamo andare sempre avanti fino alla provinciale (alcuni chilometri), dopodiché proseguire ancora dritti per la strada sterrata che prosegue. Ancora qualche chilometro e arriveremo ad un incrocio con dei cartelli informativi per i turisti. Siamo infatti nei pressi dell’area archeologica di Vulci. Noi dobbiamo andare a destra per Museo Etrusco – Ponte della Badia (foto). Ci riallacceremo così alla provinciale e facendone solo qualche centinaio di metri a sinistra saremo in uno dei posti più belli e suggestivi dell’intera Tuscia, il Castello di Vulci, con le gole sul Fiora e il ponte a schiena d’asino (foto).

Il Castello di Vulci, situato nel territorio di Canino, venne edificato a ridosso di un ponte, ponte dell’arcobaleno, costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche, per attraversare una gola dove passa il Fiume Fiora, che oggi divide i territori di Canino e Montalto di Castro.

Il castello venne edificato nel XII sec. dai monaci cistercensi, su quella che nel IX sec. era un’abbazia dedicata a San Mamiliano, distrutta dalle incursioni dei saraceni. Il castello divenne dal XIII sec. un importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini e fu per mezzo secolo gestito in collaborazione con i cavalieri del Tempio, i cosiddetti Templari.

Nel XVI sec. passò nelle proprietà di Alessandro Farnese, Papa Paolo III, che vi operò alcuni restauri. Successivamente fu utilizzata quale dogana dello Stato Pontificio, perché il castello era situato ai confini con il Granducato di Toscana. Passò poi ai Bonaparte, nel1859 ai Torlonia e infine fu acquistato dallo Stato Italiano” (da wikipedia).

Da Vulci a Montalto di Castro(altamente sconsigliato a causa del traffico automobilistico)

Detto in parole povere: è davvero uno scandalo che non esista un percorso a piedi (o per ciclisti) che colleghi l’area archeologica di Vulci (e il Castello) al centro abitato di Montalto di Castro, senza passare per le strade pericolose della statale e della provinciale. Come vedete dal tracciato gpx infatti l’unica strada fattibile è quella che ritorna indietro, al bivio con i cartelli turistici prosegue in avanti, arriva alla vecchia cartiera (foto), passa per la rotatoria, torna qualche centinaio di metri verso Tuscania e prende una strada secondaria per il Casalino dei Francesi che comunque ci riporta sulla statale. Da qui si svolta a sinistra e al cimitero si prende la strada parallela per pedoni fino al centro di Montalto. E’ una strada lunga, stretta e molto pericolosa. Le macchine sfrecciano e non si curano di chi va a piedi, quindi la sconsigliamo altamente, in attesa che i comuni di riferimento facciano qualcosa per chi vuole andare a piedi senza essere investito. Sarebbe un percorso stupendo, che passerebbe accanto alla già citata cartiera con la sua grotta e all’acquedotto settecentesco (foto), dove oggi è possibile incontrare carcasse di automobili abbandonate e discariche a cielo aperto (foto). Un vero peccato…

Ringrazio di cuore Marco Scataglini per aver condiviso con me quest’avventura di 31 km…

Ischia di Castro – Cellere

A volte camminare vuol dire fare un esercizio di umiltà. Significa rinunciare a fare l’eroe e mettersi sulla strada più semplice. Oggi era brutto tempo, ero molto stanco delle giornate passate, non avevo cartografia adeguata, neanche quella on-line di openstreetmap era soddisfacente e, infine, le persone del luogo non erano poi troppo certe della praticabilità delle strade di campagna che avevo intenzione di fare. Dunque ho deciso di fare una strada alternativa rispetto ai programmi, buona e corta, che forse non è la più bella tra Ischia e Cellere, ma che comunque dà ottime sensazioni e ti porta sicuramente a destinazione.

Il percorso

Usciti da Ischia di Castro per la strada che passa accanto all’ex mattatoio facciamo un tornante a destra e troviamo una chiesetta (foto) all’altezza di un bivio. Qui giriamo a sinistra per una strada asfaltata e andiamo sempre dritti fino a raggiungere la strada delle automobili, la provinciale che collega Ischia a Cellere (con una statua di Sant’Antonio che ci protegge, foto). Svoltiamo a destra e percorriamo questa strada per circa 3 km fino a superare un ponte alla fine di una discesa. Subito dopo la strada ricomincia a salire e all’altezza di un capannone giallo (foto) svoltiamo a sinistra e ci inoltriamo in un saliscendi che ci condurrà fino a Cellere. Infatti questa strada, sempre andando avanti, porta ad un ponte (accanto ne troviamo un altro più antico) e a un bivio che va imboccato a sinistra. Siamo quasi giunti a Cellere che compare con le sue case sulla rupe, ma prima di raggiungerle svoltiamo a destra per la Chiesa della Madonna delle Grazie, presso cui c’è un altro ponte molto bello (foto). Dopo la breve visita alla chiesa torniamo sulla strada asfaltata e andando a destra visitiamo la splendida Chiesa di Sant’Egidio realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1515. Siamo praticamente accanto al centro storico.

Civitella d’Agliano – Sermugnano

La passeggiata che unisce Civitella d’Agliano a Sermugnano, sulla carta, sembra semplice e senza alcuna difficoltà, ma nasconde piccole insidie. Innanzitutto una serie di saliscendi e in secondo luogo l’apparente vicinanza tra i due borghi, che man mano che passa il tempo della camminata si dimostra, appunto, ben più distante di quanto sembra. Ciononostante può essere annoverata tra le tranquille e turistiche passeggiate, da fare in poche ore (4), che attraversa scenari meravigliosi e quasi incontaminati. Benché la maggior parte del percorso sia su strada asfaltata, quest’ultima è poco frequentata e dà la possibilità al camminatore di godere appieno e senza pericolo del tragitto e del panorama.

Il percorso

Usciti dalla porta della piazzetta principale del borgo antico di Civitella d’Agliano, giriamo a sinistra in discesa. Alla prima a sinistra svoltiamo e ci immettiamo così sulla strada sterrata che costeggia la rupe dove è arroccato il borgo. Dopo breve incontreremo una deviazione: una strada a sinistra prosegue in salita e una a destra scende a valle. Noi dobbiamo andare a destra.

Arrivati in fondo c’è un poco evidente ponticello che supera il fosso, dopodiché la strada risale e svolta a sinistra, arrivando in poco tempo, ad una grotta e un fontanile. A quest’altezza dobbiamo svoltare a sinistra e costeggiare l’oliveto, lasciando la strada principale. Arrivati al cancello di una casa (che ci troviamo a destra) scendiamo obbligatoriamente a sinistra per il sentiero brecciato.

Si arriva così ad un piccolo guado (foto). Oltrepassatolo ci dirigiamo sempre dritti fino ad arrivare alla strada asfaltata (all’altezza di un cartello informativo), che va imboccata a destra per un lungo tratto, fino a Vaiano. In realtà ci sarebbe un vecchio sentiero che girando a sinistra svolta poi la prima a destra per la Località Il Sasseto, ma arrivati in cima al colle oggi la strada non è più percorribile. Andrebbe quindi evidenziata la possibilità di riaprire questa strada sterrata che condurrebbe a Vaiano ugualmente, senza passare per quella asfaltata.

Tornando alla nostra strada. Il proseguo è semplice: si alza di quota attraverso una serie di tornanti a gomito, passa accanto a bellissime costruzioni e casali e va seguita a sinistra (cartello Vaiano delle macchine) al primo bivio.

Dopo una breve visita a Vaiano andiamo in direzione Sermugnano, a sinistra. Proseguiamo per un lungo tratto su strada asfaltata e alla nostra sinistra si apre la valle dei calanchi e la sagoma inconfondibile di Civita di Bagnoregio.

Da qui è semplice: seguire le indicazioni per Sermugnano. Dopo alcune svolte a sinistra, un saliscendi e un paio di tornanti eccoci a destinazione.

Casarsa della Delizia – Versuta

“Cominciò così il nostro esodo da Casarsa a Versuta, dove io fin dall’ottobre del ’43, avevo affittato una specie di granaio, che già aveva fornito rifugio ai miei libri. […] Infine, sfuggiti al memorabile rastrellamento dei primi di ottobre, e appunto in seguito a questo, decidemmo senz’altro di partire da Casarsa; io trasportai tutto quello che mi fu possibile con una carriola da Casarsa a Versuta, attraverso i campi stillanti e odorosi, sotto quel cielo…” (P. P. Pasolini, Un paese di temporali e di primule, a cura di Nico Naldini, Ed. Guanda p. 145 “Quello lì è il mio padrone”)

Voglio iniziare così, con le parole di Pier Paolo Pasolini, la descrizione di questo breve sentiero che attraversa una piccola parte di Friuli, collegando Casarsa a Versuta. Un sentiero breve e molto semplice, quasi un sentiero da nulla, però…è stato così bello camminare in mezzo ai vigneti, immaginando come doveva essere un tempo quella strada (ora per la maggior parte asfaltata), e ripercorrendo forse lo stesso tragitto che fu percorso a piedi, nell’ottobre di cinquant’anni fa, da Pasolini. Una passeggiata dolce di circa mezz’ora, attraverso i “campi stillanti e odorosi”, che parte dal centro di Casarsa e arriva proprio accanto alla chiesetta rosa e alla fontana citate da Pasolini nei suoi scritti. Vigneti, meleti, campi arati e all’orizzonte le meravigliose montagne innevate sul cielo nitido di un bel pomeriggio di novembre, a far da pizzo alla veste semplice della campagna.

“Io abitavo nella casa dei B. (due giovani sposi con due figlioletti) presso cui avevo preso in affitto una camera fin dall’autunno del 1943, subito dopo l’armistizio, prevedendo non tanto la gravità dei bombardamenti quanto quella della ritirata tedesca; ma non ci stabilimmo laggiù che nell’ottobre dell’anno successivo. Una ventina di giorni dopo cominciammo a far scuola ai ragazzi di Viluta, due dozzine in tutto. Io avevo dai nove ai dodici scolari (i più grandi), tra cui Gianni, sfollato coi suoi da Castiglione, nella nostra stessa casa, e tenevo le mie lezioni nella povera stanza che ci serviva da cucina e da camera da letto. Non credo di essermi mai comportato con tanta dedizione come con quei fanciulli, che del resto mi erano assai grati per questo; li introdussi ad una specie di gergo, di clan, fatto di rivelazioni poetiche e di suggerimenti morali – forse un po’ troppo spregiudicati: finii col divertirmi sommamente perfino durante le lezioni di grammatica. Non parlo poi del reciproco entusiasmo alle letture di poesia; mi arrischiai a insegnare loro, e le capirono benissimo, liriche di Ungaretti, di Montale, di Betocchi.”

Partiamo dal cuore di Casarsa, la chiesa di Santa Croce e Beata Vergine del Rosario in via Risorgimento (foto 1). (In questo video si può ascoltare il suono delle campane della chiesa e vederne alcune immagini). Lasciandosi la chiesa sulla sinistra proseguiamo a dritto per Piazza Italia fino a imboccare a sinistra via XXIV maggio. Alla fine della strada, vi troverete di fronte, dall’altra parte della strada, la cantina dei Vini della Delizia (foto 2), dove vi consiglio di acquistare, al ritorno, alcune bottiglie di buon vino per brindare alla poesia delle campagne friulane. Attraversate la strada e proseguite dunque a sinistra su viale Udine e poi sulla prima a destra (via Aguzze), costeggiando la cantina. In breve vi troverete ad attraversare il sottopassaggio della ferrovia (foto 3). Attenzione alle macchine! Proseguite su questa strada, allontanandovi pian piano dal centro abitato e cominciando gustare il diradarsi delle case che lasciano spazio ai campi e ampiezza allo sguardo (foto 4). Dopo circa 400 metri vi troverete a un bivio: prendete a sinistra per via delle Armentarezze, dove alla vostra destra troverete anche un buffo cartello blu (foto 5). Dopo nemmeno 100 metri girate a destra per via Spinis, inoltrandovi tra i meravigliosi vigneti friulani (foto 6). Cammina cammina, incontrerete un meleto sulla vostra sinistra, e dopo un po’, sulla destra, una stradina sterrata con un cartello di stop all’inizio e costeggiata da un filare di alberi sul lato (foto 7). Alla vostra destra potrete godere della meravigliosa vista delle alpi (foto 8): respirate e ispiratevi! Dopo circa 100 metri troverete una biforcazione nel sentiero: prendete a sinistra, dirigendovi verso le prime case del paese (foto 10). Ecco che dopo poco vi troverete ad incrociare la strada principale di Versuta, e sulla sinistra potrete vedere la chiesetta rosa (foto 9) dove Pasolini con i suoi studenti tirò fuori i vecchi affreschi che erano stati intonacati. Dall’altra parte della strade, lo sgorgare d’acqua di una fontana vi richiamerà per dissetarvi generosamente ed accogliervi a Versuta. Si sa che i poeti cantano spesso le piccole cose, onorandone con le parole la bellezza segreta; anche questa fonte può specchiarsi in versi che gli rendono onore, e che voglio trascrivere qui, per farvela conoscere un poco:

Fontana di aga dal me país.
A no è aga pí fres-cia che tal me país.
Fontana di rustic amòur.
(P.P. Pasolini, Poesia a Casarsa, 1941-43)