Piandimeleto – Monte Cerignone

Piandimeleto – Monte Cerignone

21 maggio 2017

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Valfabbrica – Gubbio

Valfabbrica – Gubbio

14 maggio 2017

Questo percorso è un concentrato di tutte le possibili esperienze che il progetto Ammappalitalia propone: esplorazione, nuove mappature, tentativi ed errori, parlare con la gente del luogo, tracciare nuove vie, osservazione del Terzopaesaggio e della bellezza disarmante dell’Italia. Dobbiamo ringraziare Federico Famiani, guida Aigae dell’Umbria, per il supporto che ci ha dato e per esserci stato “accanto” durante la strada, benché lontano fisicamente.

Quello che proponiamo dunque non può essere preso in considerazione per una via da fare, bensì come esempio di perlustrazione e ideazione di nuove vie future. La nostra esigenza non era quella dei pellegrini, che seguono la Via Francigena di San Francesco, ma quella di capire come fare per eliminare i tanti dislivelli che la tappa religiosa propone. Con il cane al seguito e grandi zaino sulle spalle questo era il primo pensiero.

Dopo la bella e piacevole zona della Barcaccia abbiamo imboccato la strada asfaltata. Qualche chilometro e abbiamo provato una nuova alternativa: siamo scesi al cantiere della diga. Qui abbiamo attraversato le grandi colate di cemento della diga, ci siamo infangati i piedi, abbiamo oltrepassato torrenti incanalati e scoperto che le mappature di openstreetmap non sono più valide a causa dei cambiamenti per l’impatto recente delle ruspe. Un’esperienza alienante e forte. Risaliti su Via della Diga e arrivati al cartello di “Strada interrotta” è accaduto qualcosa che spesso accade, sono arrivate le persone giuste al momento giusto: alcuni ciclisti ci hanno suggerito di andare avanti lo stesso, in quanto la strada è interrotta solo per le automobili, non per noi. “In Italia quando le strade si rovinano non si aggiustano, si chiudono” ha sentenziato uno di loro. Siamo dunque entrati in un regno apocalittico, fatto di asfalto crepato e ginestre allungate lungo la carreggiata pronte ad abbracciare la strada in una morsa fatale. Questa strada, nonostante il fondo duro, è bellissima da percorrere e non propone dislivelli. Sembra di viaggiare al di là del tempo, sospesi in un mondo che non c’è mai stato. Il paesaggio circostante, come dice Federico, è forse uno dei più belli che l’Umbria propone.

Scendendo al fiume Chiascio per un sentiero abbozzato s’incontra una strada larga almeno dieci metri, sterrata, utilizzata probabilmente da grandi camion, che costeggia il fiume sulla destra orografica. Qui il caldo di questi giorni e l’ora in cui vi abbiamo camminato, ha reso il tutto un piccolo viaggio nella Mancia Donchisciottesca, fatto di allucinazioni ed incontri rarefatti.

Con l’aiuto della pianificazione a tavolino del giorno prima siamo riusciti a risalire per casali abbandonati e vie boscose, intrecciando vie come abili artigiani, fino a sbucare all’Agriturismo Monte Salce, che ci ha fornito acqua ed indicazioni. Ma proprio all’altezza dell’Agriturismo un fondo chiuso ha reso il nostro cammino ancora incerto e faticoso: una via semplice che ci avrebbe ricondotto sulle orme di San Francesco era sbarrata da una dubbia proprietà privata. Ma confidando in altre alternative siamo andati ancora avanti e superando alberi tagliati lungo sentieri ed entrando questa volta a torto dentro zone abitualmente chiuse, siamo riusciti a sbucare a Ponte D’Assi. Proprio lì abbiamo incontrato un rappresentante del Cai di Gubbio, tale Marcello, che ci ha dato indicazioni sulle vie dei prossimi giorni e ci ha istradato sulla Via Dritta per Gubbio.

Arrivare durante i preparativi della Festa dei Ceri, assaporare l’esaltazione della gente del luogo e sentire la speciale atmosfera, vibrante e tesa, che tutta la città vive, è stato un viaggio nel viaggio, coronamento perfetto della lunga giornata. Una signora, dopo che camminavamo da 12 ore, ci ha fermato dalla finestra e ci ha urlato: “Se siete pellegrini state sbagliando strada, dovete andare a vedere la Vetturina!”. Tutta la romanità che mi ha appartiene, sepolta da anni di lontananza dalla Capitale, è emersa in un istante: “Signò, nun semo pellegrini e comunque stamo a Gubbio due giorni. Nun se preoccupi… la Vetturina l’annamo a vedè… ma adesso annamo solo a riposà”.

Valentano – Poggio del Castagno

Valentano – Poggio del Castagno

9 aprile 2017

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Moleale Alto – Cà del Borgo

4 aprile 2017

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.

Poggio – Casasco

Poggio – Casasco

14 marzo 2017

Un anello sulle colline prospicienti la val Curone, fra Volpedo/ Monleale e Momperone, meno di 9 km, fattibile con un minimo di allenamento, ma solo con terreno asciutto. Possibilità, nel tardo pomeriggio, di avvistare cinghiali e caprioli. Le orme di cinghiale sono ovunque.

Provincia di Alessandria, estremo sud est, quasi al confine con la provincia di Pavia, zona Oltrepò.

Indicazioni del percorso:

Sulla provinciale che costeggia il torrente Curone si trova il bivio per la località Poggio. Si parcheggia proprio sul bivio, in un provvidenziale slargo (44.84236 – 9.01709). Ci si incammina sulla stretta strada, traffico inesistente, in piano che conduce, fiancheggiata dal bosco con tratti di pineta, a Poggio. Si arriva ad una fattoria con recinto per cavalli (2,1 km); al bivio andare diritti per strada sempre asfaltata che in breve diventa in salita. Dopo circa 400 mt dalla fattoria si vede un sentiero sulla destra che trascuriamo (da lì passeremo al ritorno) per continuare con la salita in un agglomerato di pochissime case. Il panorama inizia ad aprirsi: sulla destra, a circa 1 km in linea d’aria, il paese di Casasco. Andiamo sempre a diritto e in breve la strada diventa sentiero sterrato (da fare solo se asciutto). In un km (3,5 dalla partenza) si arriva sulla SP 119 (traffico scarsissimo): si prende a destra in falsopiano. Notevole il panorama sulla destra e sulla sinistra poiché la strada coincide con il crinale. Circa un km dopo (4,3 km) si arriva all’Osservatorio Astronomico di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ). Lì un rubinetto e una panchina possono fare una buona accoglienza. Di fronte all’osservatorio un sentiero, non molto visibile) in discreta discesa porta verso il paese di Casasco. Dopo circa 1,2 km (5,6 km) di arriva alla “periferia” del paese, dove c’è una pesa pubblica. Proprio da lì parte, sulla destra, una strada sterrata in discreta discesa. Prenderla e trascurare il bivio sulla sx che si presenta poco dopo. Tenere la strada in forte discesa per tornare alla frazione Poggio. All’incrocio (6,6 km) abbiamo chiuso l’anello; prendere quindi in discesa e rifare la strada fatta all’inizio fino al parcheggio (circa 8,8 km). In tutto circa tre ore ad una andatura che consenta di fermarsi spesso per ammirare i bellissimi panorami

Rivanazzano Terme – Casalnoceto

Rivanazzano Terme – Casalnoceto

26 febbraio 2017

Giro ad anello con partenza e arrivo a Rivanazzano Terme (PV – Lombardia) – piccolo sconfinamento a Casalnoceto (AL – Piemonte)

Partenza da Rivanazzano Terme con parcheggio libero in piazza Giovanni XXIII dietro ufficio PP.TT. (44.92932 – 9.01701). => Piazza Cornaggia => via Famiglia Gatti => all’incrocio a dx e nuovo incrocio a sx in via Malaspina => al semaforo attraversare e imboccare via E. De Amicis. Inizia la parte di percorso in aperta campagna. A circa 1,1 Km imboccare strada bianca sulla sx (Strada Vallarana). A km 2,1 incrocio prendere a sx Strada Casalnoceto. Dopo 300 mt tenere la dx. A km 3,15 incrocio prendere a sx. A km 4,6 attraversare la SP99 ed entrare in Casalnoceto con via Papa Giovanni. Dopo circa 300 mt si arriva in una piazza (bar e ristorantini) e si gira a sx in via Voghera da percorrere per 300 mt fino a girare a dx per Strada Corta per Rivanazzano. Dopo circa 1 km incrocio con edicola votiva: prendere a sx per Strada Boggione. Circa 1,4 km per arrivare in via Kennedy (termina la parte di percorso in aperta campagna) e prendere a sx. Proseguire (tenendo la dx) fino al semaforo (km 8,1) e lì proseguire in Cso Repubblica per 100 mt fino a girare sulla dx in via Leidi che riporta al parcheggio di partenza

Brignano Frascata – Vallescura

Brignano Frascata – Vallescura

23 febbraio 2017

Partenza da Brignano Frascata, paese lungo la val Curone. Consigliato l’acquisto di salame Nobile del Giarolo. In paese anche una trattoria. Domina la località un castello, purtroppo non visitabile. Amplissima possibilità di parcheggio. Passeggiata di circa 8,5 km tutta su asfalto, con dislivello (quasi tutto all’inizio) di circa 300 mt., adatta a tutti purchè minimamente allenati. Adatta in ogni stagione, tenendo conto che l’itinerario non è ombroso. In primavera la vegetazione, in particolare le ginestre, inondano l’aria di profumi. E’ un itinerario dove è possibile avvistare, specialmente nel pomeriggio, diversi animali selvatici fra cui lepri, volpi, caprioli, cinghiali.

Il percorso (Andata e Ritorno)

Si parte dal paese e lo si attraversa (anche case molto antiche) in salita fino ad incontrare una strada asfaltata, anch’essa in salita. Trascurare una deviazione sulla sx per il castello: è chiuso e lo si ammira meglio lungo il percorso che non da vicino. Si continua su versanti per circa 1,6 km fino ad incontrare un bivio: prendere a sx direzione Ciocale (verso la quale andremo) e Ca’ del Gatto (che trascureremo al prossimo bivio). Alla biforcazione successiva dopo 1,5 Km prendere per Ciocale che si raggiunge in circa 800 mt. Al paese andare sempre dritto (nel senso di seguire la strada asfaltata) per arrivare in altri 800 mt (a 4,9 km) a Vallescura. Il tragitto appena passato, già dal primo bivio, corre sul crinale che separa la val Curone dalla val Grue. I panorami sono piuttosto estesi su boschi e montagne. Sul lato sinistro si vedono i calanchi del monte Vallassa e le tre cupole dell’osservatorio. Il paesaggio è molto selvaggio, con pochissime abitazioni. In alcuni punti si costeggia un vero e proprio muro di ginestre. Arrivati alla graziosa frazione di Vallescura si presenta un bivio. A dx per Garbagna, graziosa cittadina della val Grue famosa per le ciliegie e alcuni negozi antiquari, e a sx per la val Curone. Prenderemo a sx percorrendo per un paio di km una strada asfaltata in forte discesa in mezzo al bosco.

Si giunge alla frazione Madonnina: siamo a 6,9 km. A questo punto si deve piegare a sx per tornare a Brignano Frascata. Occorre ora fare attenzione perchè la strada da percorrere è una provinciale con un poco di traffico, contrariamente al tratto precedente pressoché deserto. Anche facendo attenzione al traffico (camminando in fila indiana) non si può non ammirare l’ambiente circostante e, in particolare, i monti sul lato destro. Il castello che si vede davanti è quello di Brignano Frascata, del XIV secolo (http://www.comune.brignanofrascata.al.it/01-4-luoghidiinteresse.asp)

Vandoies di Sotto-Maranza

Vandoies di Sotto-Maranza

21 febbraio 2017

Uscire dal cimitero che circonda la Chiesa dell’Annunciazione di Maria mettendosi le facciate delle due chiese alle spalle e discendendo i pochi scalini oltre il basso cancelletto in ferro battuto.

Raggiungere via J.A. Zoller percorrendo il breve tratto di vicolo che separa l’edificio sacro dalla via principale ai bordi del paese costeggiata, sul lato destro, da una larga e profonda canalina d’acqua. Seguire quindi la strada puntando la via ad alto scorrimento E66/Via Val Pusteria per passarle al di sotto attraverso il sottopassaggio stradale a destra su Via Priel. Continuare a seguirla anche dopo il cavalcavia per avvicinarsi ai campi coltivati e poi, superato un edificio isolato alla propria destra, seguire il rettilineo con la lunga staccionata per raggiungere il ponte che attraversa il fiume Rienza.

Attraversato il fiume girare a destra in direzione del fondovalle seguendo il corso del fiume in direzione Rio di Pusteria camminando sulla comoda ciclopedonale immersa nel verde della sponda. Dopo circa 600 mt riattraversare nuovamente il corso d’acqua utilizzando una bella passerella coperta in legno di recente costruzione e cambiando quindi sponda. Ignorare il sentiero che continuerebbe dritto che, anche se ancora riportato su diverse mappe e siti web, risulta essere definitivamente chiuso e soltanto usato dagli appassionati di pesca per scendere nelle acque del fiume.

Sull’altra sponda, continuare nella stessa direzione di prima girando a sinistra verso valle e camminando lungo il percorso della bella ciclabile, sempre lungo il fiume, ben segnata e comoda da camminare, sfruttandone dove possibile, anche i prati a lato per non intralciare il traffico delle biciclette che sfrecciano avanti e indietro.

Dopo circa 1,5 km raggiungere un allargamento del fiume dove le acque si quietano in coincidenza di un grande impianto di depurazione alla propria destra, molto vicino alla E66 che corre un po’ più in alto e con già in vista, oltre di essa, i primi resti dell’antica Chiusa di Rio Pusteria.

In questo punto il percorso compie una stretta curva per invertire quasi totalmente il senso di marcia e passare di fronte all’ingresso del depuratore, delimitato da un alto muro in cemento armato decorato da alcune grandi fotografie a colori.

Passare quindi nuovamente al di sotto della E66/Via Val Pusteria per raggiungere i resti dell’imponente chiusa fortificata che bloccava per intero l’accesso alla valle, camminando per un tratto sulla stradina che corre parallela alla strada trafficata dalle automobili.

La chiusa, con le sembianze di un castelletto ormai senza copertura, è costituita da diversi edifici merlati con le passerelle di camminamento per le guardie ben visibili al di sopra dei muri di cinta. I resti sono visitabili soltanto in alcuni giorni della settimana durante i quali, l’ampio parcheggio sterrato di fronte all’ingresso, si riempie di auto e pullman turistici. Raggiunto tale parcheggio aver cura di attraversarlo tagliandolo nel mezzo e puntando il pendio alle spalle dell’edificio fortificato, per andare a seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10 in direzione Mülbach, in salita verso la vegetazione della collina.

Rio di Pusteria si raggiungerà così camminando nel mezzo del bosco per altri 40 minuti, alternando pezzi di sentiero a stradine sterrate ma sempre su un fondo comodo e senza dover affrontare grandi dislivelli.

Percorrere l’ultima rampa in leggera salita per raggiungere perpendicolarmente l’asfaltata SP149/Via Maranza che s’inerpica su per le propaggini meridionali del Monte Cuzzo (2.510 mt). Imboccandola verso destra in salita, si raggiungerebbe quindi la frazione di Maranza intersecando dopo alcune curve il sentiero n.12 alla propria destra.

Il percorso a piedi risulta essere non dei più entusiasmanti anche se offre diversi begli scorci sulla valle, camminando per buona parte su una stretta traccia che mira soprattutto a tagliare i tornanti della provinciale.

La vicinanza al caratteristico paese di Rio di Pusteira, distante non più di 600 mt girando a sinistra in discesa, invece, suggerisce una visita al piccolo centro abitato famoso per i suoi colori la vivacità e ricco di begli edifici storici in stile alpino alternati a palazzine più moderne, che consente anche una visita alla particolare Chiesa di Sant’Elena, sul promontorio nel mezzo al paese, fusione di stili antichi e contemporanei dei più riusciti.

Scendendo quindi lungo la SP149, sarà facile distinguere le cabine della funivia Mülbach-Meransen unire il paese alla sua frazione montana, correndo su è giù per i ripidi pendii boscosi.

Passare proprio di fronte alla minuta stazione di partenza dell’impianto per raggiungerne l’ingresso una volta superato il piccolo parcheggio fra le palazzine, di fronte all’entrata dell’Hotel Leitner e qui optare fra le due due diverse soluzioni: visitare subito la Chiesa di Sant’Elena e perdersi fra le viuzze di Rio Pusteria, oppure rimandare in seguito, dopo la salita e discesa in funivia per la visita all’imperdibile CHIESA DI SAN GIACOMO e DELLE TRE VERGINI

Che si opti per una soluzione piuttosto che per l’altra, la chiesa, risulta assolutamente suggestiva, oltre che per il suo valore artistico, anche per la posizione privilegiata sulla valle che dona al viandate quiete e raccoglimento meditativo. Non a caso la chiesa è intitolata a San Giacomo ed è meta di pellegrinaggio da tutta la regione già dai tempi della sua antica fondazione.

Voltri – Arenzano

Voltri – Arenzano

5 febbraio 2017

Due i principali motivi che ci conducono lungo questo percorso:

1) l’esigenza pratica di trovare una via in gran parte disconnessa dal traffico motorizzato, alternativa alla “passggiata/marciapiede” a lato mare dell’Aurelia, la cui percorrenza diventa sicuramente poco fruibile nei mesi estivi a causa dell’enorme quantità di traffico (e confusione) generato dall’afflusso verso le spiagge.

2) la lettura “storica” del percorso, ideato seguendo il toponimo “Via Romana” presente sulle carte, sfruttando il più possibile la “mezza costa”, garantendo se non altro qualche bello scorcio sulla parte occidentale del golfo di Genova, con vista fino a Capo Noli. Purtroppo non si può non notare la stonatura derivante dai danni creati al territorio sia dall’urbanizzazione che dall’incuria. La presenza dell’autostrada diventa talora “soffocante”; i più esperti potranno, lungo il percorso, anche soffermarsi sulle differenti tecniche costruttive (e relativo inserimento nel paesaggio) di ponti e viadotti, dal medioevo sino agli anni ‘80 del secolo scorso.

La strada percorsa trattasi comunque di una via medioevale, il cui attuale toponimo deriva quasi sicuramente dal termine “romanico” anzichè “romano”. Difatti le principali arterie viarie da e per “Genua” furono costruite a partire dal 160-148 a.c (Via Postumia; successivamente Via Aemilia Scauri/Julia Augusta 100-13 A.C.). Le comunicazioni tra gli insediamenti rivieraschi avvenivano infatti prevalentemente via mare.

Note: prestare attenzione alle difficoltà intrinseche del percorso (attraversamento di corsi d’acqua, frane, mancanza di parapetti) nonchè all’attraversamento di proprietà private, anche se non delimitate (buona norma rimane chiedere permesso: di solito non viene negato). Il presente percorso viene citato già dal sito www.liguriabike.it (2002) e da un interessante libro “La Via della Carta”, SAGEP Ed. 1991

Descrizione:

da Piazza Sebastiano Gaggero volgi verso il bagnasciuga; dopo aver aggirato l’edificio sede delle Poste Italiane (alla tua destra), imbocchi la bella passeggiata “Roberto Bruzzone”, di recente costruzione, che spicca per la piacevole pavimentazione in legno. Procedi sempre adiacente alla spiaggia sino a risalire in largo Dall’Orto, ove incontri la Via Aurelia all’uscita occidentale del centro abitato. Dopo aver attraversato la strada, proseguendo sempre verso ponente, volgi verso monte all’imbocco della Via Romana di Voltri (progr. 800m). Noterai che una scalinata ti permette di evitare il primo tornante. Salendo, procedi sempre lungo la strada principale, ancora asfaltata, fino ad oltrepassare un caratteristico ponte ad arco ribassato, dalle fattezze molto antiche. Una seconda scalinata ti permette di evitare il successivo gomito. Ignori la rampa che sale alla chiesa di Sant’Eugenio; dopo qualche decina di metri la strada prende il nome di “Via Nuova di Crevari”: alla tua sinistra si stacca in piano una deviazione che continua, con il nome di Via Romana di Voltri, tra alcune abitazioni (progr. 1.75 km, 65 mslm). Successivamente diviene uno stradello in parte asfaltato, in parte invaso da sterpaglie, che prosegue tra le due carreggiate dell’autostrada, fino a terminare sottopassando il viadotto della carreggiata “Nord”, per salire con una ripida scalinata in parte inerbita. Al termine, il sentiero prosegue alla sinistra, in lieve salita fino a sorpassare l’imbocco della galleria autostradale. Ancora procedendo lungo un viottolo a “mezza costa”, tra orti e rada vegetazione, si raggiunge il successivo gruppo di case, ove il sentiero termina con alcuni scalini che, sulla sinistra, scendono per incontrare l’asfalto (Via L. Gainotti). Sali sulla prima rampa asfaltata che incontri sulla destra per guadagnare una strada più ampia, che segui alla sinistra (progr. 2.75km, 100 mslm). Oltrepassi un ponte e dopo una breve ma ripida salita scendi mantenendoti alla sinistra: ove termina l’asfalto incontri un viottolo, che scende a fianco della carreggiata autostradale “Sud”, sottopassandola alla sinistra. Inizia un tratto molto panoramico, quanto potenzialmente pericoloso in quanto a strapiombo (circa 70 metri di altitudine sul mare) sulla sottostante Aurelia, lungo il breve promontorio che precede l’insenatura di Vesima. Scendendo su sentiero, giungi infine a reincontrare l’asfalto, per l’appunto in Via Vesima (progr. 3.8 km), nei pressi dell’antico nucleo abitato, collocato un poco più a monte rispetto alla spiaggia. Procedi in salita fino al punto in cui la strada è interrotta da una sbarra: scendi quindi sulla sinistra fino ad attraversare un rio, nei pressi di un antico quanto interessante “scheletro” di una filanda. Sali salla sinistra, ancora su asfalto, fino a passare accanto alla base di un viadotto autostradale, per procedere lungo un tratto sterrato, che con qualche saliscendi, affianca ancora l’autostrada. Ignorando alcune deviazioni secondarie e generalmente sbarrate, prosegui lungo un sentiero fino a scendere per attraversare il rio (fossa Luea) successivo. Questo passaggio molte volte è stato trovato in pessime condizioni o per l’eccesso di acqua o per la presenza di movimenti franosi: occorre prestare estrema attenzione. Giungendo nuovamente su una strada asfaltata è necessario scendere per qualche metro fino ad un bivio sulla destra in salita (progr. 5.4 km, 45 mslm), ove il percorso è chiuso con alcuni blocchi di cemento ma è ben praticabile a piedi o in bici. Segui una ripida salita costituita da rampe cementate che risalgono, con vista “interessante” sui viadotti autostradali, fino ad un pianoro a quota 100 mslm circa, ove trovi uno sterrato sulla sinistra cha affianca una pista da motocross e prosegue in direzione ponente. Reincontri l’asfalto nei pressi delle prime abitazioni, ove svolti a destra per sovrapassare la galleria autostradale, giungendo in loc. Terrarossa di Arenzano. Un tratto rettilineo inferiore al chilometro ti riporta sopra l’ennesima galleria autostradale . In questo punto (progr. 7 km, 90 mslsm), prima dell’inizio della discesa, svolti a destra lungo uno sterrato in salita, tenendo la sinistra dopo pochi metri, su un tratto pianeggiante ed inerbito. Arrivi nei pressi di uno sbancamento (alcuni edifici in costruzione): in questo punto, prima del cantiere, un cartello in legno indica un sentiero “Via Romana” che inizia a scendere tra la vegetazione (necessario prestare attenzione ai successivi bivi, poco evidenti: tenere dapprima la destra, successivamente la sinistra in discesa in un bosco di pini). Giungi nuovamente su asfalto in corrispondenza di una strada in discesa (progr. 7.72 km) che sottopassa nuovamente l’autostrada. Al termine di un breve rettifilo in discesa l’ennesima indicazione “Via Romana di Levante” indica la direzione (destra) da seguire. Un viottolo in discesa conduce presso il Santuario di N.S delle Olivete. Ancora seguendo “Via Romana di Levante” scendi alla destra della chiesa (rispetto all’uscita) su una larga scalinata fino a giungere su una strada asfaltata (Via Torino) nei pressi dell’attuale ferrovia. Seguendo l’itinerario urbano Via Torino – Piazza Servetto – Via Vittorio Veneto – Via Olivete giungi in pieno centro ad Arenzano , nel punto (Via Verdi) che coincide con la sede ferroviaria antica della linea Genova-Nizza, antecedente al raddoppio.

Ferrere – Frazione San Giuseppe

Ferrere – Frazione San Giuseppe

30 gennaio 2017

Il percorso Verde è la dorsale principale della Rete Sentieristica Ferrerese sulla quale poi sono inserite le altre varianti ( 2 più semplici e 2 più impegnative). Volendo percorrere una delle possibili alternative è necessario in ogni caso partire seguendo le indicazioni con frecce grandi per poi continuare sul percorso scelto (contrassegnato da un colore) dove
questo si divide dal principale. Dove non specificato si prosegue sulle indicazioni con frecce grandi. E’ comunque sempre possibile “ritornare sulla dorsale principale” o decidere di “accorciare/allungare” il proprio itinerario in quanto tutti i percorsi si incontrano più volte e ritornano allo stesso punto di partenza.

Il percorso “Anello Rosa”

Questo anello è il più corto di tutta la serie di sentieri permanenti presenti sul territorio comunale di Ferrere.
Come tutti gli altri vede il suo punto di Partenza e Arrivo nella piazza del Castelvecchio (antica residenza dei feudatari di Ferrere) nonché attuale sede del Comune e della biblioteca comunale con accanto la scuola dell’infanzia e primaria.
Sempre nella piazza possiamo notare la foresteria denominata Casa Carolina che è stata ricavata dalla vecchia casa servile del Castello.
Con il Castello alle nostre spalle partiamo quindi per il nostro giro andando subito nella direzione opposta al castello, dove dopo pochi metri di salita troviamo l’antica Chiesa dei Battuti oggi sconsacrata (utilizzata per incontri, convegni, esposizioni…..); la lasciamo sulla nostra destra e proseguendo in salita arriviamo in piazza Roma o piazza della Chiesa a fianco della quale troviamo la canonica ed anche la vecchia sede Comunale (i cui locali sono oggi utilizzati dalle varie associazioni presenti sul territorio). Girando intorno, o passando sotto i portici del “vecchio Comune” troviamo il monumento dedicato ai caduti delle varie guerre e il monumento dedicato al gemellaggio che Ferrere ha con La Francia (in Argentina). La strada sterrata che costeggia il giardino della canonica è quella che dobbiamo percorrere in discesa per un centinaio di metri fino ad incrociare una seconda strada; qui (ormai nel bosco) proseguiremo a sinistra in discesa arrivando in un prato, attraverseremo il Rio della Gherba e arriveremo sull’asfalto.
Svoltiamo a Dx e proseguiremo sull’asfalto per 600m circa fino a trovare le indicazioni a Sx per San Giuseppe. La strada sale subito bruscamente per poi ammorbidirsi e aprirsi a piacevoli scorci panoramici. Arriveremo nella piazzetta della Chiesetta dedicata a San Giuseppe dove una panchina potrebbe servirci per rifiatare, ma meglio continuare perché dopo pochi metri appare alla nostra vista un panorama quasi completo sulla collina di Torino con la vista della Basilica di Superga e del faro del Colle della Maddalena.
Proseguiamo ora in leggera discesa, su strada afaltata ma praticamente senza passaggi di vetture (leggermente più percorsa la domenica per i clienti di un agriturismo presente sul percorso).
Risaliamo leggermente per arrivare al bivio che preso a Dx ci porta alla Collina Margherita (una frazione di San Giuseppe) dove dalla sommità (il percorso devia a Sx leggermente prima su una strada vicinale) il panorama si apre a 360° : da qui si possono ammirare senza interruzioni il Monte Rosa, tutta la catena alpina fino al Monviso e poi sulla Langa…..
Tornando al percorso, presa la strada vicinale di cui prima, la percorriamo per un centinaio di metri poi svoltiamo a DX, attraversiamo il prato, ed entriamo in discesa nel bosco. Lo percorriamo fino ad incrociare la SP19 che attraversiamo in direzione Villafranca, per prendere la prima stradina a Dx direzione Martinetta; 100m e le indicazioni del percorso ( le frecce grandi con la scritta Ferrere che ci hanno accompagnato fin dall’inizio) ci faranno svolatare a Sx in una strada nei prati che ci porterà dopo circa 800m dietro una stalla e successivamente una casa; qui le indicazioni ci faranno svoltare a Sx (gli altri percorsi andranno a Dx), attraversiamo la provinciale che da Ferrere porta aVillafranca e iniziamo la 2° salita del nostro percorso che attraverserà un primo gruppo di case; da qui la pendenza si ammorbidisce fino a spianare in prossimità di un secondo gruppo di case per arrivare ad un bivio dove andremo a Dx. Pochi metri e teniamo a Sx per arrivare su uno dei punti panoramici più caratteristici di Ferrere conosciuto come “la Chiesetta di San Secondo”. All’interno del giardinetto della chiesetta troviamo anche una panca ed un tavolo costruito dai borghigiani dove poter rifiatare e godere del panorama che questa volta spazia non solo sulle montagne lontane ma da una visione completa del paese.
Proseguiremo lasciando la chiesetta alle spalle e ammirando il paese nella valle alla nostra Dx fino a quando dopo una bella discesa in ombra ci troveremo nuovamente sulla SP19 che attraverseremo per proseguire a Dx sul marciapiede che ci ricondurrà in centro paese e da qui al punto di partenza.

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

2 dicembre 2016

Il percorso che segue collega due fattorie Wwoof passando per scenari di campagna, boschi e borghi arroccati, con un occhio sempre al profilo del Monte Soratte, montagna sacra ai romani, dalla sagoma inconfondibile. L’arrivo è il Convento Sant’Andrea, oggi una struttura ricettiva che ospita gruppi, scuole e famiglie per feste e cerimonie, laboratori didattici, corsi di formazione, eventi culturali, ritiri spirituali e vacanze all’insegna della solidarietà (dal sito del convento).

 Il percorso

Avendo alle spalle la casa rossa della fattoria Le Spinose andiamo a destra, prendendo lo spiazzo con le recinzioni per gli animali. Laddove c’è lo steccato di legno lo oltrepassiamo e cominciamo a scendere nel bosco. Giunti in breve al fontanile si prende il sentiero a scendere oltre la staccionata e seguendo la recinzione di rete si arriva ad una apertura, oltre la quale è facile individuare la strada asfaltata verso cui dobbiamo dirigerci. Passiamo così il cancello sempre aperto e imbocchiamo la strada asfaltata a destra per circa 500 metri, fino a svoltare, prima del ponte che supera l’autostrada, per la deviazione a sinistra per Foglia. Saliamo così di quota con alcuni tornanti e poco prima dell’abitato di Foglia svoltiamo a sinistra per la strada sterrata denominata Vocabolo San Sebastiano. La percorriamo tutta senza mai prendere le deviazioni. Alla nostra destra possiamo osservare il Monte Soratte.

Quando giungiamo alla Strada Sabina (asfaltata e abbastanza pericolosa) svoltiamo a destra per 250 metri, dunque arriviamo ad un bar/tabaccaio all’altezza della Casa Cantoniera. C’è anche una chiesetta, a destra della quale possiamo intravedere la strada di erba che dobbiamo imboccare (la strada si imbocca esattamente dietro la fermata dei bus). Quando la strada diventa di nuovo sterrata bisogna prendere a sinistra una strada in leggera salita situata tra un noceto e un noccioleto. Non arrivare all’asfaltata poco più avanti.

Qualche centinaio di metri e siamo nel bosco. Appena inizia quest’ultimo subito ci troviamo sulla destra un sentiero da non prendere. Andiamo dunque dritti e giungiamo ad una piccola radura, dove bisogna tenere la destra. Arriviamo così ad una seconda radura: a destra abbiamo un’apertura in una rete che ci conduce su Via San Prospero. Con questa si giunge facilmente al Convento, nostra meta. Ma in questa escursione noi abbiamo preso la strada a sinistra che scende nuovamente nel bosco. Bisogna tenere in considerazione che se il fango è molto si può appunto prendere Via San Prospero, che è certamente meno bella ma più sicura e semplice. La strada che scende di fatti è pendente e scende rapidamente verso il Fosso Campana.

Si arriva così ad un primo bivio da imboccare a sinistra e ad un secondo da prendere a destra. Questa strada sterrata ci porta a superare con un ponticello il Fosso Campana e ad intercettare la Strada Campana. La prendiamo a destra per 50 metri e all’altezza di una quercia che sovrasta il paesaggio prendiamo una strada per i trattori che sale sulla destra e che passa proprio sotto la bella quercia. Giungiamo ad un casale diroccato e guadagniamo quota. La strada diventa sterrata e lo scenario si apre dietro di noi sempre sul Monte Soratte, a sinistra Otricoli e davanti a noi Calvi dell’Umbria. Quando la strada spiana siamo nei pressi di una fattoria. Dopodiché c’è un bivio a cui girare a sinistra. In cima alla salita troviamo il bivio a sinistra con un fontanile per Cicignano, piccolo e delizioso paesino tutto a visitare.

Ecco dunque che torniamo sui nostri passi e proseguiamo per la strada verso Collevecchio. Dopo aver passato Via San Prospero all’altezza dell’Agriturismo San Giò e avendo proseguito avanti la strada fa una curva a destra e ci immette per la strada per Collevecchio. Al bivio per Tarano/MonteBuono andiamo dritti e dopo poche centinaia di metri troviamo il bivio a sinistra per il Convento Sant’Andrea (subito dopo il cimitero).

Tolfa – Allumiere

Tolfa – Allumiere

2 novembre 2016

Due campanili vicini ma lontani, dal punto di vista delle radici, dei lavori, delle tradizioni. Campanilismi! Ma noi li abbiamo uniti. Le vie uniscono le persone, non solo i luoghi.

Il percorso

Il punto di partenza della Tolfa – Allumiere è situato a Piazza Vittorio Veneto, dove c’è il belvedere e il municipio della città. Da qui prendiamo Via Italia in salita. Percorriamo questa via usando il marciapiedi fino ad incontrare sulla sinistra il Santuario della Madonna della Sughera. Qui a sinistra entriamo nel cimitero (in alternativa, essendo chiuso, possiamo andare ancora avanti e girare la prima a sinistra) e lo percorriamo interamente. Usciti dalla parte opposta del cimitero ci troviamo su Via dei Faggi e qui giriamo a sinistra. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque piacevole. Arrivati all’incrocio a T con Via della Pacifica la imbocchiamo per poche decine di metri per poi svoltare a sinistra in una strada sterrata che scende all’altezza di Via dei Castagni. Dunque arrivati sulla provinciale (Braccianese Claudia) si svolta a sinistra e si passa il ponte. Attenzione a questo tratto, il più pericoloso dell’escursione.

Giunti all’ingresso de Il Faggeto, poco dopo del Campo Sportivo, imbocchiamo questo sentiero che si trova a sinistra e che finalmente ci fa entrare in zone alberate e silenziose, una faggeta depressa di importanza straordinaria. Dopo pochi metri ci troviamo ad un bivio a cui andare a sinistra e poi svoltiamo a destra al cancello. Qui il sentiero si fa ancora più naturale e stretto.

Il Pozzo Gustavo è il prossimo punto d’interesse che troviamo. Qui abbiamo anche una fontanella per rifornirci d’acqua e un’area pic-nic. Proseguiamo avanti e giungiamo ad una seconda area pic-nic dove svoltiamo a destra a scendere (strada asfaltata ma per pedoni) e arriviamo di nuovo alla provinciale con il parcheggio e i semafori. Attraversiamo e prendiamo Via Fontana e poi Via Mertel (siamo già ad Allumiere), fino alla chiesa del centro di Allumiere.

Circo Massimo, Roma – Castel Gandolfo

Circo Massimo, Roma – Castel Gandolfo

9 settembre 2016

Il cammino inizierà a Roma, su Viale Aventino, di fronte al palazzo bianco in stile razionalista della Fao, a fianco dell’entrata Metro Circo Massimo (direzione Laurentina). Guardando in direzione del Colosseo, con l’entrata della metro alla vostra destra, andate dritti per circa 50 metri, costeggiando il palazzo bianco della Fao. Svoltate a destra su Piazza di Porta Capena e proseguite dritti su Largo delle Terme di Caracalla: camminerete su un viale alberato, costeggiando a destra un piccolo stadio di atletica e poi le Terme di Caracalla. Alla fine del rettilineo attraversate le strisce pedonali e finito l’attraversamento iniziate a camminare verso destra sul marciapiede, sempre su Largo delle Terme di Caracalla, fino a passare sotto le Mura Aureliane (passerete sotto degli archi dove transitano gli autoveicoli). A quel punto svoltate a sinistra su Viale di Porta Ardeatina, camminate fino alla Porta San Sebastiano (grande porta romana) e girate a destra su Via Appia Antica, che inizia proprio lì. Proseguite dritti per 800 metri, fino ad un bivio: a destra inizia Via Ardeatina ma voi continuate a camminare nella strada a sinistra che è sempre Via Appia Antica. Sulla vostra destra vedrete il lungo muro di cinta delle Catacombe di San Callisto. Camminate per circa 1900 metri e vi troverete ad un bivio: a sinistra si va su Via Appia Pignatelli ma voi andrete a destra e proseguirete dritti su Via Appia Antica. Dopo 380 metri, vi troverete sulla destra le Catacombe di San Sebastiano. Proseguite dritti e dopo 260 metri vi troverete sulla sinistra l’entrata del Circo di Massenzio. L’entrata al sito archeologico è gratuita. Ancora dritti per circa 300 metri e sulla sinistra vedrete la Tomba di Cecilia Metella.

Andate sempre dritti su Via Appia Antica: dopo 3400 metri, vedrete sulla sinistra la Villa dei Quintili.  La strada che percorrerete sarà composta da pietre vulcaniche piatte, l’originale pavimentazione romana. In alcuni tratti noterete anche i bordi della carreggiata, delle pietre squadrate che delimitano la strada. Potrete anche camminare al lato della strada romana, dove ci sono dei sentieri in terra battuta.

Dovrete camminare sempre dritti e attraverserete alcune strade asfaltate perpendicolari alla Via Appia Antica (1- Via di Tor Carbone/Via Erode Attico; 2- Via di Torricola/Via del Casale Rotondo; 3- Via di Fioranello/Via dell’Aeroscalo; 4- Via Capanne di Marino; 5- Viale della Repubblica, in Località Santa Maria delle Mole).

Dopo aver camminato sempre dritti e attraversato queste strade, arriverete alla località Frattocchie, costeggiando dei cipressi a destra e a sinistra: la Via Appia Antica si interromperà lì (troverete un segnale che indica la fine dell’XI miglio). Adesso inizierete a camminare in una zona edificata, lasciandovi definitivamente alle spalle la parte storica dell’Appia Antica. Andate dritti per 180 metri e arriverete  a Via Nettunense Nuova (è una strada che inizia proprio lì e prosegue verso al vostra destra): là vedrete alla vostra sinistra uno spartitraffico. Attraversate la strada e attraversate lo spartitraffico. Attraversate le strisce pedonali su Via Appia Nuova e finito l’attraversamento andate a destra per 3 metri e girate immediatamente a sinistra su Via del Sassone. Camminate per 200 metri e girate alla prima a destra, Via Costa Rotonda: è una strada che inizia con una curva che gira verso destra. Camminate e costeggiando sulla vostra destra una villa con un muro con delle finestre ovali. Arriverete ad un bivio e lì girate a destra in Via Castagnole di Sotto. Continuate e vedrete che la strada curverà leggermente verso sinistra; andate dritti e girate a destra su una curva a 90 gradi: immediatamente dopo, girate a sinistra in Via Castagnole. Andate sempre dritti, fino a incrociare Via Spinabella: a quel punto girate a destra  e camminate per poi girare nella seconda strada sulla sinistra, Via dei Glicini.

Andate sempre dritti, attraversate Via Due Santi Pascolaro e proseguite dritti sempre su Via dei Glicini.  Attraversate (sempre andando dritti) la Strada Provinciale 140 Dir continuate sempre su Via dei Glicini, che diventerà per un breve tratto una stradina in salita e non asfaltata.  Alla fine della salita girate a destra su Via Arturo Toscanini. E’ una salita: percorretela fino alla fine e al trivio girate a destra, iniziando a percorrere in discesa Via Confini di Castel Gandolfo. Arriverete a Via Appia Nuova. Questo percorso è leggermente più lungo di altri, ma è più sicuro perché potrete camminare sui marciapiedi, assenti su altre strade. Una volta arrivati davanti all’Appia Nuova, dovrete attraversare la strada con attenzione e proseguire verso sinistra sul marciapiede.  Dopo 500 metri circa, dovrete riattraversare la strada per salire su Via di Santa Caterina. E’ una bella salita, se siete ben coperti scopritevi un poco perché potreste sudare. Alla fine della via, girate a sinistra su Via Ercolano e seguite dritti. Appena la strada inizierà a girare verso sinistra, vedrete sulla destra una scalinata sulla quale dovrete salire. Finita la scalinata, andate a sinistra per poi iniziare a salire a destra sulla strada alberata (Via Massimo D’Azeglio) che vi porterà alla piazza principale di Castel Gandolfo (Piazza della Libertà), che vedrete dopo avere attraversato un arco.

Borgia – Chiaravalle Centrale

Borgia – Chiaravalle Centrale

29 agosto 2016

Il percorso

Lasciando la SS384 all’uscita dall’abitato di Borgia si svolta a sx sulla SP57e dopo circa 1.5 KM sulla dx su una strada secondaria che mano a mano si stringe fino a diventare sterrato che si snoda sulla sommità della collina con una splendida vista sul golfo di Squillace. Pochi metri sulla SP89 e si riprende un strada secondaria che porta sulla SS181, svoltando poco dopo a sx sulla SS382  per seguirla un paio di KM. 500 m a sx sulla SP122 e, qui, viene  la parte più bella del tracciato: si svolta a dx tra gli ulivi inizialmente seguendo lo sterrato, poi un sentiero, fino a scomparire del tutto la traccia(qui è stata, per me, indispensabile la rotta GPS). Camminando tra enormi pale eoliche si raggiunge la SP123. Svoltando a dx la si percorre per un centinaio di metri per deviare a sx su una stradina di campagna. Attenzione dopo circa un KM e mezzo la traccia sembra perdersi sulla cima di una collina (panorama spettacolare) ma pochi metri prima svoltando a dx si ritrova al strada (sterrata) che porta alla SP116 e sempre lungo sterrati a vie secondarie alla allaSP120. Attraversata la provinciale si prosegue lungo la via in discesa fino ad incrociare la SP144. Si continua su via Campo (incredibile incontro con un gufo!), via S. Biagio(la mia traccia GPS devia sulla sx, ma la strada si perde dopo poche centinaia di metri) e via Serra Rizza fino ad arrivare alla SS182. Poche centinaia di metri e siete arrivati a Chiaravalle Centrale.

Celzi – Borgo Castello di Forino

Celzi – Borgo Castello di Forino

18 agosto 2016

“Ad locum cui Forinus nomen est” – sui sentieri della battaglia di Forino del 663 tra Longobardi e Bizantini.

Intro: Nell’anno 568 fecero la loro apparizione sul suolo italiano i Longobardi, che scesero fino al meridione, occupando con le armi alcuni territori del napoletano e fondando nel 570 il Ducato di Benevento. Anche Forino passò sotto la dominazione longobarda. (…) il culto di San Nicola non fu abbandonato, anche se erano stati veramente pochi gli anni intercorsi tra la riconquista bizantina e l’invasione longobarda perché si potesse talmente radicare nel territorio il culto del vescovo di Myra. Anzi, a tal proposito, e conoscendo le tradizioni locali, viene da pensare che due comunità in quei tempi ben distinte, riuscissero a coesistere nella vallata forinese. Magari, anzi, sicuramente con il tempo le comunità si saranno frammiste grazie ai matrimoni, ma se riescono a coesistere due culti così remoti, come quello di San Nicola introdotto dai Bizantini e quello di San Michele Arcangelo, protettore delle genti longobarde, si evince che nonostante tutto le popolazioni non furono tra di loro particolarmente bellicose. A sostegno di queste ipotesi vanno due fatti: il primo lo fornisce la storia del Tornatore, che riporta una notizia 586, circa una contesa sorta, il giudice Amato interrogò “etiam Sacerdotem ac Recorem Ecclesiae S. Nicolai propre Furino”.
Altre info http://www.salutidaforino.it/sdForino_0215.htm

Il percorso

Il percorso ad anello parte dalla piana dove storicamente le truppe di Romualdo hanno sconfissero i Bizantini; alla rotonda che incrocia la statale ss 88 dei Due Principati verso il comune di Forini (sp 239) in prossimità della frazione di Celzi; ci si muove in direzione opposta (sud-sud ovest) verso il borgo San Nicola (la chiesa è già visibile dalla strada sul colmo della collina del monte Bufoni – foto 1) .
Il tragitto si muove su una strada asfaltata per 4 tornanti ombreggiati, fino ad arrivare al borgo medioevale di San Nicola (foto 2.x) . Al borgo è consigliabile una breve esplorazione per il paese, oramai spopolato, per poi riprendere il tragitto attraverso un ciottolato ben segnalato verso il santuario (foto 3) dedicato al culto del Santo Bizantino che viene raggiunto attraverso due tornanti(foto 4). Dalla sommità si gode della vista sulla valle e sul monte Faliese (foto 5) che ospita la chiesa dedicata al culto del Santo sincretico dei Longobardi e che ha visto, secoli fa, una delle vittorie chiave per l’affermazione dei Longobardi in Italia del sud a scapito dei Greci Bizantini. Dal piazzale del vecchio castro che ha permesso la costruzione della chiesa , un breve tragitto su sterrato (10 minuti) porta ad una croce installata negli anni 50 e che permette la vista sul complesso del Monte Salto e da qui fino al mare di Salerno. Il percorso verso il Santuario è costellato da cappellette votive e attrezzato per brevi soste con tavole e panche in legno.
Ridiscendendo verso il Borgo sulla medesima via della salita, alla fine del ciotolato, si prende il primo sterrato sulla destra (foto 6). La strada bianca scende per 800 metri per diversi tornanti attreverso cedui di castagno e piccoli appezzamenti coltivati (foto 7) per poi reinnestarsi sulla ss 88 (foto8) in vista della piana di Montoro. Nell’ultimo pezzo prima della ricongiuzione con la statale lo sterrato e dissestato e inerbito (agosto 2016). Sulla strada asfaltata risalendo verso Celzi, pochi centinaia di metri è possibile continuare verso sinistra su sterrato i sentieri del Monte Salto sulla strada verso il mare (Foto 9).

Continuando verso est sempre sulla statale 88 si incontra la frazione di Celzi fine ideali di questo anello che ha complessità minime ed è percorso turistico adatto a famiglie anche con bambini piccoli, e può essere percorso anche MBK.
L’anello può essere percorso in trekking in max 2 ore ma sul tragitto non vi sono punti di acqua.
Nell’abitato di Celzi vi sono due bar ristoro mentre nel comune di Forino e nel Borgo di San Nicola vi sono alcuni ristoranti dedicati alla cucina regionale .

Salorno – Pinzano

Salorno – Pinzano

2 agosto 2016

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Per iniziare il percorso in direzione di Pinzano, uscire dal paese procedendo lungo Via Loreto che costeggia la chiesa di S.Andrea sul suo lato destro, meridionale.

Dopo 500-600 mt si incontrerà una piccola cappella bianca con un fontanile di fronte, superato il quale, in coincidenza con un allargamento della strada, saranno ben visibili i primi cartelli del Sentiero Dürer sulla destra.

Da questo punto è possibile procedere scegliendo due opzioni diverse.

La prima, seguendo la palinatura del Sentiero Dürer  ci porterà a salire fra gli alberi fino a raggiungere la località di Pochi e da qui, volendo continuare a seguire il sentiero fino ad arrivare in poco più di tre ore praticamente sopra il paese di Egna, essere ad un’ora di distanza dalla destinazione finale di Pinzano. E’ da prendere in considerazione, che sulla lunghezza totale del percorso, questa opzione prevede un dislivello maggiore e un tempo totale più lungo di percorrenza.

La seconda opzione, invece, consente di raggiungere la località Laghetti, per poi andare a intercettare il Sentiero Dürer in un secondo momento, camminando così con un bassissimo dislivello, verso il fondovalle, fra meleti e campi coltivati offrendo anche una maggiore diversificazione di paesaggio e vedute.

Procedere quindi dritto sull’asfalto della SP129 ancora per circa dieci minuti per poi svoltare verso i campi al bivio con Via dei Molini che non si abbandonerà più seguendo le indicazioni per Laghetti  e del Sentiero N.3 palinato Bianco e Rosso, e passando di fronte all’officina di un fabbro.

Dopo circa 2 Km si incontrerà sulla destra la Baita Garba con il suo laghetto artificiale lungo la strada, e con poco meno di 3 Km, si arriverà  attraversando i campi coltivati, alle prime case del villaggio, proprio in coincidenza di un piccolo parco giochi.

Dopo pochi passi, sulla destra, con un breve tratto di strada che gli passa di fronte, un tennis club con un contiguo campo da basket e uno per il gioco delle bocce.

Nel caso in cui il club sia aperto, si saliranno i quattro scalini in legno d’ingresso, per poi tirare dritto costeggiando il campo in terra battuta e infilarsi dietro lo stabile di cemento al fondo, dove si potrà vedere salire un piccolo sentiero sulla sinistra. Il passaggio non è molto evidente. In alternativa, ai piedi del club e dei quattro scalini, salire in leggera salita a destra la strada di fronte per continuare seguire la palinatura del Sentiero N.3 e poi quella del Sentiero Dürer, in direzione Egna.

Il Sentiero Dürer percorre tutta la prima montagna a ridosso della valle in mezza costa, raggiungendo il centro abitato di Egna dall’alto attraverso la località Mazzano.

Si tratta di un percorso molto suggestivo, ben segnato, evidente e palinato. che si sviluppa in continuo sali e scendi nella quiete di un grande bosco. Sbucando a tratti tra gli alberi, sulla sinistra si vedrà la Val d’Adige in direzione di Bolzano, sempre più in basso man mano che si sale.

Il sentiero inoltre passerà proprio fra le grandi gambe di diversi tralicci dell’alta tensione, comodissimi piazzali panoramici.

Ci vorranno un paio d’ore per concludere il sentiero sbucando fuori da quello che è il Parco naturale di Monte Corno attraverso un cancello di ferro e rete marroni. Qualche centinaia di metri prima, degno di nota, sulla sinistra del sentiero, una “caldara” antica fornace scavata nel terreno per tre metri di profondità, dove, fino all’inizio del secolo scorso, si cuoceva la calce per l’edilizia tramite  un antichissimo procedimento.

Lasciato alle spalle il parco si sbucherà alla luce fra lunghe distese di vigneti coltivati. In basso a sinistra ben visibile, il centro urbano di Egna. Si è alle porte della località Mazzano. Per raggiungerla, seguire la strada asfaltata che piega a sinistra verso il basso circondata dai vigneti.

Avvistate al fondo del rettilineo le abitazioni della località, una sosta d’obbligo è presso la solitaria chiesetta di San Michele Angelo, della quale si vede spuntare il profilo con il tozzo campanile in pietra, tra le fronde di vite. La piccola deviazione di meno di un minuto, permetterà di godere anche solo dell’esterno affrescato dell’edificio, dove un grande San Cristoforo ben riconoscibile da lontano, guida e da il benvenuto ai pellegrini da più di sei secoli.

Riprendendo l’asfalto sempre in discesa, in circa 150 mt, ci si troverà di fronte ad un bell’edificio antico, oggi cantina, in perfetto stile montano altoatesino, ristrutturato in color ocra. Sulla parete frontale campeggia la scritta nera “Oberingeramhof” in caratteri germanici.

Passare sotto l’edificio girando a destra sulla stradina asfaltata  tenendoselo sulla sinistra. In meno di dieci passi si incontrerà una palina del Sentiero N.15 riportante la corretta direzione per Pinzano. Seguire per dieci minuti le indicazioni bianche e rosse fino ad entrare in un boschetto superando un altro cancello in ferro e rete metallica marroni. In alto a sinistra, fra la fitta vegetazione, le imponenti rovine del castello di Egna, del quale sono ben conservate le merlature. Continuando il sentiero e passando ad un centinaio di metri a valle del castello, si discenderà nel bosco fino a raggiungere un ponte di assi di legno, superato il quale si continuerà sul tracciato principale svoltando a destra. Dopo nemmeno 50 mt, porre attenzione al sentiero poco visibile sulla sinistra che passa proprio alle spalle di un grosso edificio/magazzino agricolo in plastica telata bianca. La palinatura è mal visibile come il sentiero stesso. Si tratta di un piccolo tratturo che corre rettilineo in ripida salita, stretto fra la rete di recinzione del capanno agricolo e della vegetazione cespugliosa sulla destra. Bisognerà percorrerlo per circa quindici minuti per sbucare in un grande e soleggiato prato, già di tipo “alpino” dopo aver superato un ulteriore cancelletto con un generico cartello di Monumento Naturale, non ben riconducibile a che cosa.

Ai piedi del prato, seguire in leggera salita verso destra tagliandolo in diagonale e puntando la continuazione del sentiero poco visibile fra il fitto di un altro boschetto. All’inizio di esso, si ritroverà la palinatura. Camminando ancora per una decina di minuti si giungerà all’ultimo cancello della giornata, da superare per imboccare la sterrata a destra in salita che in poco più di un chilometro porterà ai piedi del paese di Pinzano, riconoscibile da lontano, per lo svettare del campanile di S. Stefano.

La CHIESA DI SANTO STEFANO, è il centro del piccolo gruppo di case lì intorno. Sulle facciate degli edifici circostanti alcuni affreschi di diverse epoche dai più svariati temi, da quelli sacri a quelli di quotidianità contadina. Sulla facciata come dentro la chiesa, invece, tanti piccoli gioielli dell’arte da contemplare con calma, nel silenzio e nella quiete del paesino montano.

Grande risalto e impatto ha il Manto della Madonna sotto il quale si rifugia il genere umano e i S. Cristoforo, S. Stefano, S. Dorotea e S. Volfango.

All’interno, mirabile il coro del maestro Konrad Von Neumarkt e l’incantevole pala a portelle, tardo quattrocentesca, del maestro Hans Klocker, magnificamente conservata e raffigurante la Madonna con bambino affiancata dai Santi  Stefano e Lorenzo.

Si conclude qui, quindi il quarto e penultimo percorso della guida. Pinzano, come quasi tutti i centri della zona offre diverse soluzioni di tipo turistico per il pernottamento, ma è altresì ben collegato con il fondovalle dai mezzi pubblici oltre ad essere a circa mezz’ora a piedi dal più popolato paese di Montagna di cui è frazione.

Bolzano – Monticolo

Bolzano – Monticolo

31 luglio 2016

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

Tappa 01 (ca 15 Km per 5h 30’) Bolzano – Castel Firmiano

Dalla centrale Piazza Walther, superare la statua del poeta per dirigersi a Piazza del Grano e in un centinaio di passi raggiungere Via dei Portici. Girare a destra per seguirla in direzione del grande arco fra i palazzi, passargli sotto e prendere Via Piave che continuando dritto, fra negozi e bar diventerà Via Brennero, seguirla anche dopo aver superato una rotonda.

Poco dopo aver superato una trattoria alla propria sinistra, girare a sinistra sulla ripida Via Santa Maddalena di sotto (palinatura Rossa e Bianca – Sentiero N.6), che in un’unica rampa asfaltata e con un forte dislivello, ci porterà su uno spiazzo dove sarà già ben visibile, sulla destra, il campanile in pietra della piccola chiesetta romanica di S. MADDALENA.

Dopo la visita, tornare sui propri passi per una cinquantina di metri, per salire verso destra, sempre sull’asfalto. Appena superata una casa vacanze dal cortile ricco di piante, proseguire costeggiandola piegando a sinistra seguendo le indicazioni per l’Hotel Eberle.

Giunti all’ingresso dell’Hotel, sarà possibile passarvi davanti superando un cancello chiuso per le auto, ma non per i pedoni, per arrivare proprio di fronte al vistoso quanto ampio dehor posto su una meravigliosa terrazza panoramica aperta sulla città di Bolzano. Alla nostra destra in alto le cabine rosse della funivia per il Renon, corrono su e giù per la valle.

Superare l’hotel continuando diritto e imboccare il Sentiero di S. Osvaldo ben curato fra il verde e in leggera salita. Continuandolo porterebbe al passo di Sant’Osvaldo da cui prende il nome e che è segnalato da cartelli e frecce. Dopo circa venti minuti sotto le piante, fra fichi d’india e formazioni rocciose granitiche, in una rilassante passeggiata con costante vista panoramica sopra la città, si giungerà ad un bivio nei pressi di una piccola area di sosta con delle panchine e una  grande croce votiva sulla destra.

Ridiscendere verso la città tenendo la sinistra e seguendo la palinatura del Sentiero N.2

In meno di cinque minuti, dopo aver superato un cancello che delimita il parco, si incontreranno i primi edifici moderni e residenziali della città, appoggiati al pendio della montagna. Al fondo della strada a ciottoli sconnessi, tornati in piano, svoltare subito a sinistra sull’asfalto di Via Sant’Osvaldo, per poi continuare a scendere girando a destra su Via Monte Tondo distante 50 metri, e tornare così nei pressi del centro città.

Dopo circa 150 metri, a destra, ben visibile il Vicolo di San Giovanni, che piegando quasi subito a destra ci porterà in pochi passi alla silenziosa Chiesa di SAN GIOVANNI IN VALLE aperta al pubblico tutti i sabati mattina e con orari speciali d’estate.

Il vicolo forma un anello intorno alla chiesa per potervi girare intorno ammirandola in tutti i suoi dettagli, e proprio davanti all’ingresso, si trovano due panchine all’ombra del campanile, per una piccola pausa prima della visita ai bellissimi affreschi all’interno.

Riprendendo il vicolo, girando intorno alla chiesa, tenere la destra puntando il passaggio pedonale a portico sotto un palazzo per poi sbucare su Via Andreas Hofer.  Seguirla tenendo la propria destra fin quando non diventerà Via Vintler e al primo grosso bivio, dopo aver superato un giardinetto sulla destra, seguire a sinistra su Via dei Francescani, passando in pochi passi davanti all’ imponente edificio del convento. Superare la caratteristica Piazza delle Erbe, con il suo mercatino e la fontana del Nettuno e prendere la prima via a destra, Via del Museo. Non si abbandonerà più questa via (poi Corso della Libertà) fino all’arrivo alla Vecchia Parrocchiale di Gries.

Via Museo permetterà di attraversare il torrente Talvera nei pressi del Monumento della Vittoria, imponente arco bianco di epoca fascista, con ben riconoscibili, i basso rilievi di Adolfo Wildt.

(In alternativa, per attraversare il torrente, sia sulla destra che sulla sinistra, ben visibili, altri ponti più piccoli ciclopedonali all’interno di un parco pubblico, costeggiante il corso d’acqua)

Si sarà arrivati a Gries, sobborgo/quartiere di Bolzano, quando sarà ben visibile sulla destra l’imponente edificio con cupole del Convento Benedettino di Muri Gries. non avendo percorso più di 2,5 km dal ponte sul torrente.

Seguendo sempre Corso della libertà si supererà una rotonda e piegando leggermente a destra si arriverà ad un semaforo, per continuare diritti su Via Martin Knoller e puntare l’alto campanile della chiesa di fronte a noi.

In nemmeno 300 metri si arriverà all’ingresso del piccolo cimitero che circonda la VECCHIA PARROCCHIALE DI GRIES, intitolata alla Vergine. Le mura della grande chiesa dall’aspetto gotico, in pietra chiara, conservano nell’ala destra, la Pala d’altare raffigurante l’angelo San Michele e il martire San Gerolamo del 1478 d.C. firmata  dal maestro Michael Pacher e dagli allievi della sua scuola. Il retro dell’opera è interamente affrescato ed è senza dubbio una delle pale lignee meglio conservate di tutto l’Alto Adige, caratteristica che la rende ancor più preziosa. Il crocefisso ligneo del 1200, invece, è di probabile provenienza estera, ed è a sua volta, opera di straordinaria importanza artistica.

Uscendo dal retro del cimitero, ridiscendere lungo Via Cologna, fino a giungere all’incrocio con Via Vittorio Veneto, percorrerla a destra per una cinquantina di metri per andare ad imboccare la secondaria Via Eisenkeller attraversando la strada, proprio in prossimità di un piccolo supermercato e di un bar sul lato opposto. Via Eisenkeller, si dirige verso i primi meleti e vigneti alle porte di Bolzano, passando fra edifici residenziali moderni dai bei giardini ricchi di fiori e piante. In concomitanza di un’edicola lignea, girare a sinistra per 150 metri su Via della Vigna, fino ad arrivare ad un suo sdoppiamento. Continuare quindi piegando a sinistra sempre fra le villette fino a giungere ad un piccolo sterrato che s’inoltra in un campo, con vigne a destra e meli a sinistra. Giunti alla fine del campo avere cura di superare il canale d’irrigazione per girare a sinistra fra i meleti puntando un grosso muro di cinta in cemento al fondo, che delimita la stazione dei vigili del fuoco, raggiunto il quale, girare a destra per passare, per circa 100 metri, lungo un grande campo coltivato, al termine del quale si ritroverà l’asfalto di Viale Druso sul quale si girerà a sinistra.

Al fondo, bel visibile, si incrocerà una via urbana trafficata sulla quale si girerà a destra (sempre Viale Druso) per arrivare in cinquanta passi al semaforo dove si girerà a sinistra su Via Resia. che in meno di un km ci porterà ad incrociare sulla destra Via Sassari, appena superato un grosso supermercato. Alla fine di essa, trovandosi ad un trivio, continuare diritto sulla via chiusa al traffico di tipo “consorziale”. Continuando a seguire lo sterrato principale, e ignorando alcune biforcazioni secondarie, si arriverà, nei pressi di un passaggio a livello sulla sinistra, che non si dovrà superare lasciandoselo alle spalle per poi, dopo un paio di svolte di nuovo sull’asfalto, raggiungere il  Ponte ciclo pedonale Adige a campata unica in acciaio ai piedi della rocca di Castel Firmiano che svetta proprio di fronte, in alto, controllando  il passaggio sul fiume.

Superato il ponte, percorrendo circa 80 Mt di via ciclabile (Via Piè di Castello), in prossimità di alcune case di tipica fattura agricola altoatesina, si troverà alla propria sinistra il sentiero per il Lago di Monticolo, palinato in rosso e bianco con la dicitura Sentiero N.1.

In prossimità dell’imbocco del tracciato, una fontanella di acqua potabile per i camminatori e i ciclisti, per sostare qualche minuto all’ombra e rinfrescarsi prima della salita.

Percorrendolo, in leggera salita, attraversando la vegetazioni ai piedi del castello, il sentiero porterà all’ingresso del Museo di Castel Firmiano, parte importante del noto circuito “Messner Mountain Museum” voluto e creato dall’alpinista altoatesino.

La rocca di Castel Firmiano è logisticamente un buon punto per il visitatore che voglia interrompere qui il primo percorso della guida per affrontare il giorno seguente o in un secondo momento, la seconda tappa in direzione del paese di Monticolo e dei suoi due laghi.

Dal castello, nel quadrante sud occidentale di Bolzano, è facilmente raggiungibile il centro cittadino ridiscendendo per una ventina di minuti la strada fatta, per poi raggiungere la stazione ferroviaria urbana di Ponte Adige.

Scendendo invece, lungo la strada asfaltata che porta le automobili al castello, e tagliando per i vigneti in discesa a sinistra nei pressi di una fermata d’autobus isolata, è possibile raggiungere il piccolo centro di Frangarto, dove scegliere fra le diverse soluzioni offerte, per il ristoro e il pernottamento.

Tappa 02 (ca 12 Km per 3h30’ ) Castel Firmiano – Monticolo

Il visitatore che voglia concludere il primo percorso in giornata, sull’asfalto, cinquanta metri sotto l’ingresso del museo proprio in prossimità della sbarra, dovrà continuare a seguire la palinatura N.1 per Monticolo, seguendo la strada in salita per poi imboccare, dopo due leggere curve, il piccolo sterrato, ben visibile sulla destra, all’altezza di un tornante che va verso sinistra.

Si entrerà così nel parco che attraversa il Monte di Mezzo, camminando in un dolce sali e scendi, ormai lontani dal traffico cittadino, fra gli abeti rossi e alcuni tratti di faggeta.

Sbucando dal bosco, ci si troverà su uno stretto pianoro ben riconoscibile grazie alle belle tenute agricole sulla nostra destra circondate da campi curati. Sullo sfondo la Val d’Adige e il paese di Terlano sul lato opposto.

Ritrovato l’asfalto, sulla secondaria e per nulla trafficata Strada del Belvedere, si continuerà a seguire la palinatura bianca e rossa (sempre Sentiero N.1) per raggiungere il piccolo centro di Colterenzio sviluppatosi intono alla chiesetta Heilghkreuz.

Superato il paese ci si immergerà  nuovamente nel bosco di abeti rossi, superando una sbarra che blocca il traffico alle automobili,  ed entrando così nel Parco protetto del Lago di Monticolo.. Il più piccolo dei due laghi, quello più a nord, si raggiungerà in nemmeno quaranta minuti, camminando nel silenzio e incrociando soltanto qualche bagnante a piedi o in bicicletta. Entrambi i laghi, praticamente contigui, sono balneabili, ma i lidi accessibili soltanto pagando una piccola quota di ingresso. Sull’erba della riva, alcuni chioschi con ristorantini-bar e attrezzati di ombrelloni e sdraio in affitto per una sosta rilassante e una nuotata.

Per raggiungere il piccolo centro di Monticolo, a fine giornata, salire verso l’altro seguendo le numeroso indicazioni per il parcheggio, dal quale diversi pullman navetta partono per servire l’intera zona. Lo si attraverserà in diagonale puntando gli sbarramenti di legno che delimitano una stradina asfaltata. Seguendola in discesa, si giungerà direttamente nel centro del villaggio sulla piazzetta della Chiesa dei Re Magi concludendo così il primo percorso in poco meno di 30 km totali di strada percorsa.

Abbazia di Farfa – Acquaviva di Nerola

Abbazia di Farfa – Acquaviva di Nerola

26 giugno 2016

Seconda parte della deviazione della Via di San Francesco.  Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma.

Descrizione percorso:
Attraversata la Strada Provinciale a monte dell’Abbazia, all’altezza di un masso con il segno del tau francescano, si attraversa un cancello e si sale per circa 1 Km lungo un antico sentiero, raggiungendo l’incrocio stradale dei Quattro Venti. Attraversato l’incrocio, si prosegue lungo un altro sentiero attraverso il versante Ovest della collina, in cima alla quale si vede il paese di Fara in Sabina. Superato il paese, si svolta a destra e si continua a scendere lungo Via della Montagna, si attraversa Via Montegrottone e si prosegue per un breve tratto in Via San Cesareo. Si svolta a sinistra in Via Curio Vecchio e si entra a Canneto. Da qui si possono seguire le indicazioni per visitare l’ulivo più grande d’Europa. Si svolta a destra in Via Roma e, all’altezza di Via 25 Aprile, a sinistra e dopo circa 100 m a destra (Via Colle della Noce), si prosegue per 1,5 Km fino a tornare sulla strada asfaltata (Via Roma) che si percorre fino alla frazione di Corese Terra; la strada piega a sinistra, si svolta a destra sulla strada bianca che conduce al piccolo centro abitato di Corese Terra. Uscendo dal paese in direzione Sud, si scavalca la SS 4 “Salaria” e si attraversa la Via Salaria Vecchia, tra Borgo Quinzio e Acquaviva di Nerola. Si prosegue su una stradina che, dopo circa 500 m, termina sulla stradina proveniente da Acquaviva di Nerola, confluendo nel tracciato della tappa “Ponticelli di Scandriglia – Monterotondo“.

Poggio Moiano – Abbazia di Farfa

Poggio Moiano – Abbazia di Farfa

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. E’ una deviazione che conduce dalle Cave di Poggio Moiano all’Abbazia di Farfa. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina. 

Descrizione percorso:
La strada attraverso “La Piana” termina alle pendici del Monte Calvo, in corrispondenza del Vocabolo Pratolungo. Qui il tracciato si biforca: in direzione Sud si sale verso Santo Paolo Alto, proseguendo il cammino verso Ponticelli; in direzione Nord si va verso Farfa. Dopo circa 1,6 Km di strada brecciosa, si gira a sinistra (verso Ovest) su Via delle Cave fino al termine della strada e si arriva in Località Osteria Nuova. Attraversato il ponte sulla SS4 “Salaria”, si prosegue per circa 400 m sulla Via Mirtense e poi, all’altezza della chiesa e della “Grotta dei Massacci”, monumentale tomba risalente al II sec inglobata in un casale, si svolta a sinistra e si percorre per circa 1,8 Km la stradina sterrata/asfaltata che corre quasi parallela alla statale fino a incrociarla all’altezza di un piccolo gruppo di case. Si prosegue lungo un’altra stradina sul lato Sud che corre anch’essa quasi parallelamente alla statale, fino a un sottopassaggio che ci riporta sul lato Nord, immettendosi poi su Via Archipiglione. La imbocchiamo svoltando a sinistra (verso Ovest) percorrendola per circa 4 Km, con il nome di Strada Comunale Carlo Corso fino alla corrispondenza con la Strada Provinciale Farfense nel borgo medievale di Toffia. Si svolta a destra verso il centro storico e subito prima dell’arco di ingresso dentro le mura, si svolta a destra in Via Giacomo Matteotti. La strada scende ripida verso la Strada Comunale Farfense sulla quale ci si immette girando a sinistra (verso Ovest). Si scende ancora fino al fondo della valletta e si attraversa il ponte, proseguendo sul lato opposto del torrentello, lungo la stradina che segue più o meno il percorso della piccola gola. Si passa poi accanto a un campo di calcio, da lasciare alla propria sinistra. Dopo un breve tratto tra gli alberi, la stradina attraversa un campo aperto dove si impone alla vista la suggestiva Abbazia di Farfa, tra i più importanti santuari benedettini d’Italia e d’Europa e tappa della Via Benedicti (www.viabenedicti.it), su un poggio tra le colline a sinistra. Dopo poco si incontra nuovamente il torrentello, che scorre attraverso la pianura praticamente a livello della stradina: lo si può guadare oppure scavalcare grazie a un piccolo ponte in ferro. Si sale ora per l’ultimo tratto di strada che conduce nel borgo di Farfa.

Monterotondo – Montesacro

Monterotondo – Montesacro

23 giugno 2016

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Ripartendo dal Duomo di Monterotondo si attraversa uno dei più tipici e suggestivi tratti dell’agro romano. Si scende per Via Sant’Angelo per poi risalire e quindi ridiscendere verso Valle Ricca, che segna il limite del Comune di Roma. Si entra nel Parco della Marcigliana per Via di Santa Colomba e si svolta poi a sinistra scendendo lungo la strada sterrata. Nel Parco della Marcigliana fu scoperto il sito di Crustumerium, tra le città più antiche del Lazio protostorico. Virgilio la collocava tra le cinque città che costruivano le armi usate dalle popolazioni dell’Italia centrale per combattere Enea. La città latina di Crustumerium sorgeva su delle alture dominanti la pianura del Tevere, a controllo della via Salaria. Già dalla prima Età del Ferro (X-IX sec a.C.) l’insediamento occupava una superficie di 60 ettari costituita da gruppi di capanne. La sua importanza strategica attirò le mire dei Romani che ne tentarono ripetutamente la conquista. Pare che Romolo, assieme alle Sabine, avesse rapito anche donne di Crustumerium, ma la città cadde definitivamente in mani romane solo nel 499 a.C. La Soprintendenza Archeologica di Roma ha realizzato un itinerario archeologico-naturalistico all’interno di una delle necropoli della città, proprio per consentire al visitatore di prendere direttamente contatto con i resti antichi, in particolare con le sepolture e con le riproduzioni degli oggetti di corredo, collocate nel medesimo modo in cui gli originali sono stati rinvenuti. Uscendo dal parco si continua lungo via Tor San Giovanni poi Via della Bufalotta e Viale Adriatico. Si sale poi una breve scalinata sulla sinistra che conduce a Via di Monte Argentario e poi a destra per Via Titano per raggiungere la Chiesa dei SS. Angeli Custodi in Piazza Sempione che rappresenta, per il quartiere di Monte Sacro, una delle opere più caratteristiche, grazie al suo spettacolare impianto che dà quasi un immaginario benvenuto a chi giunge nel quartiere, concludendo alla perfezione, sul lato est, l’altrettanto scenografica Piazza Sempione.

Ponticelli Sabino – Monterotondo

Ponticelli Sabino – Monterotondo

22 giugno 2016

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Lasciata Piazza Madonna delle Grazie a Ponticelli di Scandriglia, si passa vicino a un lavatoio a monte della strada provinciale e si attraversa un gruppo di case e poi un avvallamento per risalire sul lato opposto lungo una strada bianca. Dopo circa 1 km, attraversata la SP 40, si cammina ancora sulla strada bianca, poi asfaltata, fino a raggiungere la frazione di Poggio Corese. Qui si prosegue per un breve tratto sulla provinciale e, superato il bar trattoria, si imbocca un’altra strada bianca sulla sinistra. Attraversato il ponte sul fondo valle si risale per incrociare la strada per Nerola. Interessante qui da visitare il Castello Orsini situato su un ripido sperone dei Monti Lucretili a circa 50 km da Roma. Si procede ora attraverso gli uliveti fino all’abitato di Acquaviva di Nerola. Si imbocca la strada a sinistra (>> dopo circa 600 m sulla destra l’ultimo tratto della deviazione di Farfa) attraverso la campagna scendendo fino al fondo valle per poi risalire verso Montelibretti nel cui centro medievale si incontra Palazzo Barberini. A questo punto del cammino gli uliveti delle colline dell’alta Sabina lasciano il posto a sterminati frutteti. Si esce dal paese per Via Vignacce scendendo verso Selva Grande per poi svoltare a sinistra in Via Nomentana Antica, che si percorre fino a incrociare la Strada della Neve per proseguire verso il Molino e la Torre della Fiora (è prevista la realizzazione di una variazione all’attuale tracciato su asfalto che interessa i comuni di Moricone e Palombara Sabina, lambendo la stazione termale delle Terme di Cretone). Cambia ancora il paesaggio che acquista il colore dell’oro, per le coltivazioni di frumento e foraggio che tappezzano le colline. Superata una collinetta e un fosso si risale verso Via di Grotta Marrozza e poi Via Castelchiodato. Da qui si riprende la Via Salaria per raggiungere Monterotondo, a ovest del quale, sui colli orientali della valle del Tevere, sorge la rocca Orsini Barberini, risalente all’XI-XII sec.

Poggio San Lorenzo – Ponticelli Sabino

Poggio San Lorenzo – Ponticelli Sabino

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Dalla piazza di Poggio San Lorenzo, si scende lungo la provinciale a sud del centro abitato, dove è possibile ammirare i reperti delle antiche mura romane. Si gira a sinistra in Via Lemiconi scendendo fino al fondovalle. Qui si svolta ancora a sinistra sul sentiero che attraversa il fosso e risale il versante opposto. Il paesaggio dei boschi di cerro e querce lascia il posto agli uliveti che ricoprono come un manto color argento le colline. Raggiunto un gruppetto di case vicino alla sommità, da cui si ammira a sud l’abitato di Monteleone Sabino, si scende attraversando il bosco e la provinciale per Torricella in Sabina, ci si addentra in un oliveto e più in là una piantagione di noci e un bosco di querce. Si arriva quindi al fosso che scorre in fondo alla valle. Superato un pittoresco ponte e superato un altro piccolo fosso e i ruderi di un’antica mola ad acqua, si risale attraverso il bosco fino al Cimitero di Monteleone Sabino. Qui il paesaggio assume una particolare bellezza grazie alla contemporanea presenza di monumentali alberi di quercia e all’area archeologica di Trebula Mutuesca e alla Chiesa di Santa Vittoria. Si continua a scendere lunga la strada asfaltata attraverso vigneti e uliveti fino al fondo della valle dove si svolta a sinistra per un sentiero attraverso un bosco che conduce alla Chiesa di San Martino, chiesa rurale del X sec, alla periferia di Poggio Moiano. Si prosegue all’interno del paese fino alla piazza con il palazzo baronale, oggi sede comunale, e la chiesa di San Giovanni Battista, si attraversa l’antico quartiere del Torrione e si scende ancora in fondo alla valletta. Si attraversa un antico borgo rurale e si risale sul versante opposto. Si prosegue ora lungo l’altopiano fino alle pendici del Monte Calvo (>> deviazione per Farfa a questo punto) che si aggira da Sud passando per Santo Paolo Alto e Santo Paolo Basso e si raggiunge il paese di Ponticelli di Scandriglia, sede del Castello Orsini (X sec). Girando intorno al Monte Calvo si può ammirare la vallata ricca di uliveti verso Scandriglia e i Monti Lucretili. La tappa termina in prossimità del Castello Orsini con l’annessa chiesa, con la possibilità di raggiungere a qualche chilometro l’antico Santuario Francescano di S. Maria delle Grazie, tra i più importanti della Provincia di Rieti.

Rieti – Poggio San Lorenzo

Rieti – Poggio San Lorenzo

21 giugno 2016

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

 

DETTAGLIO PERCORSO

La statua bronzea di San Francesco (1927), ai piedi del campanile della Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, in Piazza Mariano Vittori, è il punto di partenza di questa prima tappa. Da qui si scende per via Roma, fino al Ponte Romano sul fiume Velino e a piazza Cavour, dal lato del monumento alla Lira Italiana (2003), proseguendo attraverso il Rione Borgo. Poche centinaia di metri fuori dalla città, c’è il parco delle Terme di Fonte Cottorella. Dopo aver attraversato la passerella pedonale sul fiume Turano si inizia a percorrere il sentiero esclusivo sul tracciato dell’antica Via del Sale che fiancheggia lunghi filari di tigli maestosi fino a Maglianello Basso. Lasciato il viale alberato, il sentiero prosegue lungo l’argine del torrente Ariana fino ad oltrepassare l’abitato di San Giovanni Reatino. Si prosegue poi lungo una stradina fino alla provinciale Turanense che si percorre per poco più di 2 km sempre in direzione Sud (in attesa di realizzazione in banchina di un camminamento fuori dalla sede stradale). Giriamo a destra sulla stradina sterrata che conduce al Ponte Romano del Sambuco, attraversato il quale si risale verso Ornaro Basso (frazione di Torricella in Sabina), dove si gira a sinistra sulla Via Salaria Vecchia (anch’essa oggetto di lavori di messa in sicurezza). Dopo 1 km imbocchiamo la Via Quinzia, che scende in fondo a una valle alle pendici del colle che ospita l’antico e suggestivo borgo di Ornaro Alto, per poi proseguire lungo il sentiero sul tracciato dell’antica via del Sale, attraverso il bosco fino alla strada provinciale. Si continua a salire in direzione di Torricella Sabina fino alla Collina del Sacro Cuore per poi imboccare la stradina bianca sulla destra che ci porta nel centro dell’altro borgo medievale di Poggio San Lorenzo.

Bolsena – Convento di Santa Maria del Giglio

Bolsena – Convento di Santa Maria del Giglio

24 maggio 2016

Questo percorso è stato realizzato dalle seconde medie della scuola di Bolsena per il Progetto Passeggiata Mappante. E’ un lavoro che i ragazzi hanno voluto donare al proprio territorio ed è un anello che partendo dal centro di Bolsena passa per tutti i luoghi più importanti e belli del comune.

Il percorso

Il nostro percorso parte da Piazza Matteotti nel centro di Bolsena. Attraversiamo la piazza e arriviamo a Viale Colesanti. Percorrendo questo lungo viale con platani si arriva al  lago; arrivati alla rotonda andiamo avanti e alla fine andiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti costeggiando il lago e arrivati ad un bivio proseguiamo sempre dritti. Arrivati infine alla spiaggia troviamo una rotonda. Poco più avanti ci sarà una strada sterrata , percorrere quella strada andando sempre dritti. Ad un certo punto si nota un’apertura: la imbocchiamo.

Arriveremo ad un altro bivio a T, svoltiamo a destra e al successivo bivio a sinistra fino ad arrivare alla Cassia. Qui andiamo a sinistra, percorriamo la strada grazie al marciapiede e attraversiamo le strisce pedonali all’altezza di Via Alcide de Gasperi.  La imbocchiamo e raggiungiamo le scuole che ci troviamo sulla destra.

Successivamente salire dritti sulla salita fino ad arrivare ad un bivio con un cartello della Via Francigena a destra quindi svoltare, proseguire fino a che si arriva a un bivio con un torrente e andare sempre dritti lungo la salita fino ad arrivare ad un altro bivio. Questa volta svoltiamo a sinistra dove c’ è un uliveto. Da qui  la strada diventerà  asfaltata e andiamo sempre dritti. Alla fine della strada ci sarà un altro bivio a T. Lo riconosciamo perché davanti ci sarà un affresco raffigurante una madonnina; svoltiamo a destra verso il Convento  di Santa Maria del Giglio.

Nell’antico Convento S.Maria del Giglio in Bolsena (Viterbo), in 4 secoli di storia di sono succedute molte comunita’ di frati francescani. Dal 1997 la struttura e’ custodita e animata da ‘Punti di Vista’, un’Associazione Culturale che promuove lo scambio di conoscenza e culture, uno stile di vita sobrio e rispettoso delle persone e dell’ambiente, anche attraverso turismo per tutti, arte, scambi culturali, seminari, iniziative di solidarietà, condivisione e trasformazione sociale (dal sito del convento).

Costeggiamo il convento e subito dopo giriamo a sinistra. Dopo  aver costeggiato il muro si arriverà ad un incrocio, proseguiamo sempre dritti e superiamo il ponte del diavolo.

Il ponte del diavolo: una volta un principe andò al duomo di Orvieto e la croce di Gesù gli disse “Attento o peccatore”. Il giorno dopo  andò a Bolsena e passando sul ponte gli comparve davanti a sé un diavolo. Lui spaventato scappò e da quel giorno si narrò questa leggenda.

Ci si deve mantenere su una strada sterrata che gira bruscamente  a sinistra (non girare a destra o andare dritti). Arrivati alla chiesetta Madonna dei Cacciatori noi andiamo sempre dritti lungo la strada asfaltata. Arrivati alla Chiesa del Santissimo Salvatore attraversiamo le strisce pedonali e ci troviamo davanti al castello con la piazzetta e la fontana, dopodiché andiamo a sinistra scendendo le scale accanto al castello stesso. Se si vuole si può visitare il castello ma l’ingresso per vedere la torre ed il museo sarà a pagamento.

Prendiamo Via delle Piagge poco più in basso e ci ritroveremo in Piazza San Rocco quindi svoltiamo a sinistra  e andando sempre dritti arriviamo nella piazza principale (Matteotti), da dove siamo partiti.

Formello – Sacrofano

Formello – Sacrofano

23 aprile 2016

Dalla piazza principale di Formello (Piazza San Lorenzo) usciamo dall’arco/porta del borgo vecchio e giriamo a destra in salita (strada delle macchine). Dopo la seconda curva, subito dopo l’edicola, giriamo a sinistra per Via Castelli. Inizia così una strada asfaltata ma che ci conduce attraverso una bella tagliata nel tufo fuori del paese e lontano dal trambusto. Giunti ad un primo bivio proseguiamo dritti.

Dopo breve arriviamo ad un bivio a T, ovvero incrociamo la Formellese, che va presa a sinistra. E’ una strada abbastanza pericolosa per i pedoni ma è dotata sulla sinistra di marciapiede e dunque risulta abbastanza sicura e comoda.

Dopo circa 1 km finisce il marciapiede quindi prestare molta attenzione; sulla destra si incontra il sentiero 209A che tralasciamo. Poco dopo di una curva a sinistra, al km 10,400, troviamo a destra una strada sterrata che ci porta ad un cancello di legno (aprirlo e richiuderlo con l’apposita cordicella). Si entra così nel Parco di Veio e si percorre ora il sentiero 209A segnato con i colori bianco e rosso.

Arriviamo, dopo un tratto nel bosco, ad una radura. Tralasciamo la prima deviazione sulla sinistra delimitata da un cancello con staccionata e dopo circa venti metri troveremo un albero (foto) con delle frecce dipinte sul fusto: seguiamo sempre il sentiero 209A e tralasciamo alla nostra destra il 209B. Potremmo andare sia a destra che a sinistra e raggiungeremmo sempre Sacrofano. In questa mappatura di oggi proseguiamo a sinistra. Il sentiero diventa a tratti più stretto, costeggiato dal bosco.

Prima della radura a sinistra troviamo il sentiero 209C che tralasciamo, giungiamo poi ad una seconda radura e ad una collina da cui si può vedere il panorama (Monte Broccoleto). Sotto la collina a sinistra (poco evidente) c’è una staccionata con i segni rosso e bianco del sentiero da tralasciare e seguire il secondo sentiero a sinistra, il 209A.

Il sentiero scende e la strada ridiventa dopo qualche centinaio di metri prima brecciata e poi asfaltata (Via di Miseria). Al bivio si prosegue dritti, in discesa. Giunti alla strada delle automobili andiamo a destra e dopo qualche tornante e qualche centinaio di metri siamo alle porte del piccolo borgo di Sacrofano.

Fabro Scalo – Fabro

Fabro Scalo – Fabro

11 aprile 2016

Questa breve escursione permette di collegare la stazione di Fabro con il suo municipio ed è possibile usufruire della descrizione in più lingue (francese e tedesco).

Il percorso

Partenza piazzale della stazione ferroviaria di Fabro Scalo. Dopo aver orientato la mappa, ci lasciamo alle spalle la stazione ferroviaria e il parcheggio di fronte e proseguiamo per trenta quaranta metri sulla sinistra fino a raggiungere il sovrappassaggio ferroviario che attraverseremo. La prima parte del percorso per raggiungere Fabro sarà su strada asfaltata, pochissimo trafficata. Giunti dall’altra parte teniamo la sinistra e vediamo di fronte a noi una segheria. Siamo ad un incrocio e proseguiamo a sinistra, costeggiando così la tratta dei binari fino a raggiungere il civico tre di via Kennedy e svoltare a destra, ancora su strada asfaltata, per via Umbria. Siamo circondati da campi coltivati e ci siamo lasciati alle spalle le poche case. Superiamo un primo e un secondo ponte poco distanti tra loro (il primo è il ponte sul Chiani) e proseguiamo sempre dritti. All’orizzonte, se la giornata lo permette, di fronte a noi possiamo godere della vista di Fabro, nostra meta e del monte Cetona; alla nostra destra scorgiamo Monteleone, a sinistra Ficulle e alle nostre spalle il maestoso maniero di Carnaiola con le sue trecentossesantacinque finestre. Superiamo un altro ponte (il Fossalto) lasciandoci sulla sinistra una strada sterrata e un casolare fino a raggiungere un quarto ponticello che attraverseremo proseguendo ancora dritti su strada asfaltata (alla nostra sinistra il depuratore comunale di Fabro).

Superata sulla destra, quella che sarebbe dovuta essere l’area artigianale di Fabro, giriamo a sinistra su un ponticello di ferro proseguendo su strada sterrata, lasciandoci sulla sinistra un’abitazione. Intorno i campi coltivati e, oltre, parallela alla strada su cui ci troviamo, alla nostra destra,  l’autostrada A1; di fronte dritto davanti a noi osserviamo Ficulle. Prima del ponte giriamo a destra per il “sentiero della bonifica”, sempre su strada sterrata e superiamo più avanti il sottopasso dell’A1. Incontriamo alcune abitazioni e alla nostra destra ammiriamo una vigna e un boschetto da tartufaia creato negli anni ’80. Raggiunto il bivio, non proseguiamo dritti per la salita di fronte a noi (che ci ricollega a un altro itinerario-percorso, quello della Ficulle – Fabro) e raggiungere in fretta Fabro, ma prendiamo a sinistra per raggiungere la “Cicaleta”, passeggiata ripida, argillosa molto bella che ci condurrà lo stesso alla nostra meta (che sconsigliamo in caso di pioggia, pure recente). Superato il ponte sulla strada sterrata giriamo a destra e proseguiamo fino a deviare ancora una volta a destra, anziché proseguire fino al casale rosso di fronte a noi, attraversando un tubo di cemento (vedi foto). Alle nostre spalle il podere del prete, un bellissimo casolare in cima a una collinetta verde a primavera. Attraverseremo un uliveto e costeggeremo una vigna decisamente in pendenza. D’altronde godremo ancora del panorama voltandoci mentre arranchiamo, scorgendo borghi vicini e lontani. Arriviamo a San Basilio e giriamo sulla destra fino a incrociare la strada asfaltata: siamo giunti a Fabro, in quella piazzetta dove un tempo sorgeva una Chiesa in seguito demolita. scendiamo giù sulla destra fino a raggiungere piazza Carlo Alberto, sede del municipio e più avanti da visitare consigliamo il borgo del Castello, da cui scorgiamo dall’alto l’itinerario appena percorso. infine per un buon ristoro c’è la trattaria LA TAVERNA! Abbiamo impiegato con molta calma un’ora e mezza all’incirca.

Traduction en Français

Notre point de départ est Piazzale della Stazione où se trouve la gare de chemin de fer de Fabro Scalo. Après avoir orienté notre plan, nous laissons derrière nous la gare et le parking et parcourons les trente/quarante mètres qui nous séparent de la passerelle de la gare que nous empruntons. La première partie de notre parcours jusqu’à Fabro sera sur une route goudronnée avec très peu de circulation. Une fois de l’autre côté de la gare, nous gardons notre gauche et voyons devant nous une scierie. Nous sommes à un carrefour. Nous continuons sur la gauche de manière à longer les quais de la gare jusqu’au numero 3 de Via Kennedy où nous tournons à droite sur Via Umbria. Il s’agit toujours d’une route goudronnée. Nous sommes maintenant entourés de champs cultivés et avons laissé dernière nous quelques maisons. Nous passons un premier pont puis un deuxième (le premier est le pont sur le fleuve Chiani) puis continuons tout droit. A l’horizon, par temps dégagé, nous pouvons voir en face de nous Fabro, notre destination, ainsi que le mont Cetona; au lointain sur notre droite nous voyons Monteleone, sur notre gauche Ficulle et derrière nous le maestueux manoir de Carnaiola avec ses 365 fenêtres. Nous passons un autre pont (le Fossalto) en laissant sur notre gauche un chemin de terre et un mas. Nous arrivons à un quatrième petit pont que nous traversons avant de continuer toujours tout droit sur la route goudronnée (sur notre gauche, l’épurateur de Fabro).

Après avoir dépassé, sur notre droite, ce qui aurait dû être la zone artisanale de Fabro, nous tournons à gauche sur un petit pont en fer et continuons sur un chemin de terre après avoir laissé une maison sur notre gauche. Nous voyons autour de nous des champs cultivés et au delà, sur notre droite, parallèle au chemin que nous sommes en train de parcourir, l’autoroute A1; en face de nous nous apercevons Ficulle. Avant le prochain pont, nous tournons à droite sur le “sentiero della bonifica”, (également un chemin de terre) et un peu plus loin nous empruntons le tunnel qui passe sous l’autoroute A1. Nous dépassons quelques maisons puis, sur notre droite, un vignoble et un bosquet truffier qui ont été créés dans les années 80. Une fois arrivés au croisement, nous ne continuons pas tout droit vers la montée (comme le prévoit par exemple un autre itinéraire, celui de Ficulle à Fabro) ce qui nous permettrait d’atteindre rapidement Fabro. Nous prenons en revanche à gauche vers la “Cicaleta”, un chemin en pente sur terrain argileux qui nous conduira également à destination (ce chemin est toutefois déconseillé par temps de pluie ou lorsqu’il a plu depuis peu). Une fois que nous avons dépassé le pont sur le chemin de terre, nous tournons à droite jusqu’à dévier à nouveau vers la droite, au lieu de continuer vers le mas rouge. Nous passons ensuite au dessus d’une canalisation en ciment (voir photo). Derrière nous on peut admirer le “podere del prete”, un très beau mas au sommet d’une colline verdoyante au printemps. Nous traversons une oliveraie puis longeons un vignoble sur un terrain particulièrement pentu. Alors que nous progressons lentement sur la pente, nous nous retournons à plusieurs reprises pour admirer le panorama et de petits bourgs près de nous et au loin. Nous arrivons à San Basilio et tournons à droite jusqu’à ce que nous atteignions la route goudronnée. Nous sommes arrivés à Fabro, plus exactement sur la petite place où surgissait dans le temps une église qui par la suite a été détruite. Nous descendons sur notre droite et atteignons Piazza Carlo Alberto où se trouve la Mairie de Fabro. Nous conseillons de visiter un peu plus loin le “borgo del Castello” d’où l’on peut voir d’en haut le parcours que nous avons à peine effectué. Pour une agréable pause déjeuner, nous conseillons la Trattoria “La Taverna”.

En prenant relativement notre temps, il nous a fallu environ une heure et demie pour nous rendre de Fabro Scalo à Fabro.

Uebersetzung in Deutsch

Beginn vor dem Bahnhofsplatz Fabro Scalo.
Wir nehmen die Landkarte, lassen den Bahnhof mit Parkplatz hinter uns, biegen nach 30 bis 40 Meter links ab und ueberqueren die Gleise. Anfangs ist der Weg nach Fabro asfaltiert, jedoch kaum befahren. Wir gehen weiter, halten uns links, bis wir vor uns eine Saegerei sehen. Wir sind an einer Kreuzung, halten uns links entlang der Gleise bis Via Kennedy Nummer 3. Biegen rechts, weiter Asphaltstrasse, in Via Umbria. Um uns Felder, lassen wir die letzten Haeuser hinter uns. Wir ueberqueren 2 Bruecken (die ersten ueberquert den Fluss Chiana) und gehen weiter geradeaus. Bei klarem Wetter sehen wir vor uns unser Ziel Fabro, den Berg von Cetona, links Ficulle, rechts Monteleone und hinter uns das majestaetische Schloss mit seinen 365 Fenstern. Wir ueberqueren eine weitere Bruecke (il Fossalto), vorbei links an einer Sandstrasse und einem Haus, bis wir die 4. Bruecke ueberquert haben. Weiter geradeaus die Asfaltstrasse (links Klaeranlage der Gemeinde Fabro).
Weiter geradeaus (non da traducibile e non da comprendere per stranieri,) links ueber eine kleine Eisenbruecke, weiter die Sandstrasse, links vorbei an einem Haus. Weiter zwischen Feldern. Parallel zur Autobahn A1; vor uns sehen wir Ficulle.
Vor der Bruecke biegen wir rechts ab. “sentiero della bonifica”. Die Strasse weiter, unter der Autobahn durch. Vorbei an ein paar Haeusern sehen wir vor uns einen Weinberg und eine Trueffelproduktion, die seit den 80-ger Jahren existiert. An der naechsten Kreuzung nicht geradeaus den Berg hinauf, der direkte Weg nach Fabro (der uns zur Verbindung Fabro-Ficulle bringen wuerde), sondern gehen links und erreichen “la Cicaeta”. Ein rascher Spazierweg, lehmig und huebsch, der uns auch ans Ziel bringt. Nicht zu empfehlen, bei Regen. Eine Bruecke ueberqueren, rechts halten, weiter, nochmals rechts bis zu einem roten Haus vor uns. Wir ueberqueren ein Zementrohr (siehe Foto). Vor uns Wir das Casa del Prete, ein wunderschoenes Bauernhaus am Huegel, im Fruehling gruen. Wir durchqueren einen Olivenhain und gehen einem Weinberg entlang.
Ein schoenes Panorama mit verschiedenen Orten, waehrend wir weiterwandern. An der Kirche San Basilio rechts abbiegen und eine Asfaltstrasse ueberqueren: wir sind in Fabro, am Platz, wo es einst eine Kirche gab, die aber abgerissen wurde. Weiter Wir rechts hinunter kommen wir zur Piazza Alberto mit Rathaus. Wir empfehlen, die Schlossanlage zu besichtigen. Von dort aus kann man unseren Weg sehen. Die Trattoria LA TAVERNA wird emfohlen!
Wir haben den Weg in 1 ½ Stunden zurueckgelegt, ohne Eile.

Viterbo – San Martino al Cimino

Viterbo – San Martino al Cimino

25 febbraio 2016

Piacevolissima escursione di 2 ore e 30 minuti, panoramica, che unisce Viterbo ad una delle sue più belle e importanti frazioni.

Il percorso

Da Piazza Plebiscito di Viterbo prendiamo Via Cavour, arriviamo a Piazza Fontana grande e continuiamo in salita per Porta Romana. Usciti dalla porta attraversiamo e andiamo sul ponte della ferrovia. Appena oltrepassatolo troviamo sulla destra Via San Biele. La strada costeggia la ferrovia e dopo essere passati sotto la Porta-Torre San Biele, incrociamo Via della Groticella e la prendiamo a destra. Sulla sinistra troviamo il marciapiedi per non essere travolti dalle automobili. Dopo 400 metri circa troviamo sulla sinistra uno slargo con la Chiesa di Santa Maria della Grotticella. Dopo la visita proseguiamo dritti, sempre per via della Grotticella e dopo aver passato il vecchio acquedotto sulla destra troviamo un bivio. Qui andiamo dritti per Strada Roncone.

Andando sempre avanti su questa strada asfaltata (ma comunque poco frequentata) arriviamo alla vecchia cartiera. Sulla destra c’è una chiesetta e un torrentello. Proseguiamo dritti fino a che non finisca l’asfalto. Qui incomincia un sentiero sulla destra. E’ un’antica strada romana, che imbocchiamo in leggera salita. Si arriva così ad un bivio con a destra un passaggio che va preso per poi andare immediatamente a sinistra (seguendo le indicazioni della Francigena). Dopo 100 metri svoltiamo a destra al bivio. Il sentiero dopo un po’ incomincia a scendere e poi risale, per poi uscire su di una spianata con vari sentieri. Noi prendiamo quello tutto a sinistra, in salita.

Il sentiero nel bosco, arrivato in piano, costeggia una recinzione e incominciano le prime ville. Quando finisce il sentiero scavalchiamo una staccionata e proseguiamo in discesa avanti, su asfalto. Si arriva così su di una strada più ampia a cui svoltare a sinistra, non verso Viterbo. Allo stop giriamo a destra e siamo praticamente arrivati a San Martino al Cimino.

Montefiascone – Bolsena

Montefiascone – Bolsena

20 febbraio 2016

Montefiascone – Bolsena

Questo percorso fa parte del progetto “La Francigena Laica”, cioè la via Francigena ma fatta al contrario, verso nord. Questo per constatare se le indicazioni ci sono e sono attendibili, per creare delle descrizioni adeguate anche per chi vuole fare il percorso non nel senso del classico pellegrinaggio.

Il percorso

Dai giardini della Rocca dei Papi di Montefiascone prendiamo i vicoli del paese fino a scendere in Piazza Vittorio Emanuele, con la caratteristica fontana al centro. Da qui prendiamo il corso a scendere verso l’arco che si trova nelle mura del paese. Uscendo dall’arco si imbocca una strada avanti a noi, in decisa discesa, direzione San Flaviano, la chiesa che troviamo in fondo a questa via, a sinistra, quando incrociamo la Cassia. Prendiamo poi quest’ultima a sinistra, ma non prima di aver visitato la splendida chiesa. Dopo il benzinaio si gira sulla sinistra seguendo le indicazioni Bolsena 15 km. Al bivio, come da indicazioni, a destra per Bolsena. Arrivati al bivio che a destra andrebbe alla Coop andiamo avanti su sentierino adiacente al guardrail e allo stop giriamo a destra. Al tornante si segue sempre la Cassia su marciapiede. Dunque si passa davanti alla Chiesa di San Pancrazio. Le indicazioni dicono che, se andassimo verso Roma, mancherebbero 100 km. Proseguiamo avanti e proprio all’altezza del cartello della fine di Montefiascone c’è una strada che sale, da prendere. Qui i cartelli sono ben evidenti per chi scende verso Roma, ma non per noi: prestare attenzione. Dopo nemmeno 400 metri, sulla destra, troviamo una strada bianca da imboccare (Via Asinello): attenzione anche in questo caso non esistono i cartelli.

Arriviamo ad una grande Villa con il numero civico 56 dopodiché svoltate a sinistra per una strada asfaltata. Si passa così davanti alla Fonte del Sambuco. Dopo non molto la strada diventa sterrata e siamo nelle campagne di Montefiascone. Si arriva così ad un bivio a Y, dove andare a sinistra, che poi sarebbe la principale. Arrivati ad un secondo bivio a Y ci manteniamo sulla destra in piano. Giunti alla Via Cassia la si prende a destra, usando il passaggio tra il guardrail e l’uliveto. Finita la protezione andiamo a sinistra, strada sterrata. Si passa, con un ponte medievale su tracciato romano, un fosso e si attraversa la Cassia andando per pochi metri a destra e poi a sinistra in salita. Ancora pochi metri e imbocchiamo il sentiero a sinistra. Siamo dentro a delle rimesse, delle abitazioni e dei terreni agricoli.

All’incrocio di strade sterrate andiamo dritti e dopo breve andiamo sempre dritti. Fatti 50 metri troviamo una strada bianca a sinistra da prendere. Andando sempre avanti, in prossimità di un ruscello con un vecchio mulino, attraversiamo il corso d’acqua con il ponticello di legno (oppure con le corde) e proseguiamo con il sentiero. Stiamo costeggiando il ruscello e ogni tanto vediamo varie cascatelle sulla sinistra. Troveremo poi sulla sinistra delle scritte con una deviazione della Francigena: non prendetele, proseguite dritti.

Arrivati ad uno slargo con panchine e bivio a T svoltiamo a destra, giungendo così al Parco di Turona. Dopo l’acquedotto svoltiamo a sinistra. All’incrocio con la strada asfaltata giriamo a sinistra in discesa. Prestare attenzione: non adeguatamente segnato, ad un tratto della discesa, all’altezza di un palo della luce e di una pietra di travertino della Francigena, bisogna svoltare a destra in salita. La strada arriva in un punto molto panoramico con un casale e aggira la collina sulla sinistra. Ad un tratto c’è una deviazione sulla sinistra che andrebbe al ruscello ma non ce ne curiamo. Oltrepassata la recinzione per le pecore andiamo a sinistra e incominciamo a scendere, sempre con vista panoramica sul lago. Si arriva così ad una strada asfaltata che costeggia delle ville e poi ad un bivio a T a cui si va a destra e immediatamente a sinistra (non per la Tana  dell’orso). Superando un antico lavatoio si prosegue costeggiando recinzioni di ville. Dopo aver passato una serie di pollai si arriva ad una strada cementata ad un incrocio: andiamo a destra in salita.

Dopo pochissimi metri si svolta a sinistra al bivio, costeggiando il recinto di una villa. Dopo il ruscelletto da guadare si prosegue a sinistra e si scende per il sentiero, che diventa asfalto e arriva alle scuole di Bolsena. Qui svoltiamo a destra e ad uno slargo a sinistra. Prendiamo Via IV Novembre che ci porta all’Arco e al centro di Bolsena.

Bolzano – Terlano

Bolzano – Terlano

19 febbraio 2016

La tappa (la prima del percorso che da Bolzano risale la media Val d’Adige in direzione di Merano) risulta essere molto affascinante dal punto di vista del paesaggio e delle bellezze artistiche disseminate lungo il cammino. La sua semplicità, data da uno scarso dislivello da affrontare unito ad un generale buon fondo per il cammino, la rendono un’ottima passeggiata, adatta anche a chiunque voglia scappare dalla frenesia cittadina per spendere qualche ora fra castelli medioevali, vigneti, chiese e belle vedute sulla città.

La val d’Adige, ben servita in generale per quel che riguarda i mezzi pubblici, è anche di facile gestione per quel che riguarda la logistica. Si può infatti ritornare molto agilmente e in giornata, nel centro storico di Bolzano, grazie a diverse linee di autobus o tramite la linea ferroviaria che corre  a fondovalle parallelamente alla statale Merano-Bolzano.

D’obbligo una sosta a Castel Firmiano, che domina dall’alto l’imbocco della valle e la conca di Bolzano. Posto a Sud Ovest rispetto ad essa e a strapiombo sulla riva destra dell’Adige, ospita dal Giugno 2006, la sede principale del circuito museale chiamato Messner Mountain Museum, voluto e progettato dal famoso scalatore altoatesino.

Il percorso

La storica Piazza Walther Von Der Vogelweide rappresenta il centro topografico e storico della città. Posta alle spalle della Cattedrale di Bolzano intitolata a S.M. Assunta, all’ombra delle guglie del campanile, dista 250 mt dalla Chiesa dei Domenicani dal suo incantevole chiostro e dall’antistante Piazza Domenicani.

La piazza è raggiungibile in linea retta, ponendo le spalle all’austera statua del poeta altoatesino Walther, che domina la piazza, e imboccando la via sulla nostra destra. E’ consigliato però, perdersi qualche minuto nel centro cittadino allungando il tragitto, ma godendosi prima la piccola Piazza del Grano, per raggiungere da lì la centralissima Via dei Portici, (passando per il vicolo della pesa) cuore del commercio e del passeggio domenicale, impreziosito dalle belle facciate signorili affrescate. Raggiungere quindi la piazza dei Domenicani, svoltando a sinistra su via Obstmark appena raggiunta la Piazza delle Erbe che ospita in pianta stabile un colorato mercatino dove poter trovare generi di tutti i tipi, dai prodotti alimentari tipici a variopinti mazzi di fiori di stagione.

Da Piazza Domenicani, piegare a sinistra e attraversare L.go Adolph Kolping per imboccare poi Via dell’Ospedale, raggiungere il moderno Museo di arte contemporanea Museion e attraversare il torrente Talvera alle spalle di esso mediante una delle due passerelle ciclopedonali.

Giunti alla fine della passerella, raggiungere Via Orazio attraversando la fitta rete di vicoli pedonali di fronte a noi che attraversano delle basse villette di diverse epoche.

Al fondo, via Orazio, si apre sull’ampia Piazza del Tribunale riconoscibile dalla grande scalinata e dall’imponente colonnato bianco in stile fascista del Palazzo degli Uffici Finanziari.

Seguendo C.so Italia tenendo la sinistra, dopo un centinaio di metri, si incontra la parrocchia di Cristo Re e dopo altri duecento metri si incrocia la trafficata via Druso. Girare a destra al semaforo per poi andare a cercare -sul lato sinistro della strada- una piccola via pedonale chiamata della Visitazione che inizia pochi metri dopo il semaforo con via Gaismar. Percorrerla tutta (attenzione: continua anche dopo l’incrocio con Via Dalmazia/Viale Europa sfalsata di 70 Mt sulla destra) per poi imboccare, al  bivio a sinistra, Via Belluno e dopo aver attraversato dei giardinetti far i palazzi, andare ad incrociare Via Cagliari. Girando a destra e poi subito alla prima sinistra si raggiunge via Bari che attraversa il Quartiere delle Semirurali, particolare zona divisa in lotti costruiti a partire dagli anni ’30 in poi, in pura ottica abitativa operaia. E’ consigliato spendere qualche minuto, perdendosi, fra questi curiosi cortili, giardinetti e piccole vie interne, circondati da diverse architetture di diversi decenni del ‘900.

Raggiunto il fiume, all’altezza di una pista di pattinaggio outdoor, posta sotto la massicciata dell’argine dell’Isarco, è possibile salire sulla pista ciclopedonale. Da qui, oltre alla vista sul fiume è possibile osservare le cime che si stagliano alla nostra destra, indicando la giusta direzione di marcia e l’imbocco della Val d’Adige.

Seguendo la pista ciclabile lungo il fiume Isarco, passare sotto il viadotto autostradale e, lasciato sulla destra lo stabilimento di depurazione delle acque pubbliche, svoltare a destra all’altezza di una piccola area di sosta con panchine e fontanella (acqua potabile) per andare a seguire la pista ciclabile sulla destra che corre parallela al fiume Adige e che ci porta proprio sotto la rocca di Castel Firmiano già ben visibile con la sua torre circolare in alto a sinistra.

Dopo circa un chilometro, attraversare il ponte di ferro ad uso ciclopedonale ben riconoscibile sulla sinistra, all’altezza di alcune costruzioni tipiche altotesine dall’altra parte del fiume in località Ponte Adige/Sigmundskorn

Dopo appena 70 mt sulla sinistra si può incrociare il ripido sentiero che sale al castello, palinato con segnaletica rossa e bianca “01” in direzione Lago di Monticolo/Montiggler See (2h)

Dopo la visita a Castel Firmiano, uno dei più antichi e importanti castelli dell’Alto Adige, le cui prime testimonianze risalgono addirittura al 945 d.C., raggiungere la località di Fragarto passando attraverso un’incantevole sentiero tra i vigneti di Lagrein. Per imboccarlo basta seguire, in discesa dal castello, un breve tratto di strada asfaltata in direzione dei tetti sottostanti. Sulla destra una magnifica costruzione immersa nelle vigne, si disegna nitida sullo spettacolare sfondo del Castel Firmiano, da qui visibile in tutta la sua interezza.

Ricongiungendosi con la sottostante Weinstrasse, girando sulla destra, dopo pochi passi e subito superata una pensilina dei pullmann imboccare lo stretto sentierino che scende ripido a sinistra verso le vigne. E’ facilmente riconoscibile anche grazie ad un grazioso archetto vegetale sopra un cancelletto aperto.

Seguire la strada lastricata in discesa che offre una meravigliosa vista sul cimitero della località di Fragarto letteralmente immerso fra le vigne. Raggiunto il centro del paese, si può sostare all’ombra della parrocchia di S. Giuseppe, dove poter anche consultare diversi dettagliati cartelloni municipali riportanti le varie mappe della zona e indicanti i nomi delle cime circostanti e dei sentieri più battuti.

Lasciandosi alla spalle la piazzetta, proseguire in discesa fino a ricongiungersi con Via Bolzano per imboccarla in salita a sinistra, Dopo nemmeno 400 mt, sul lato destro della strada, in concomitanza di una bella abitazione privata, attraversare il cancello di rete verde per scendere lungo un sentiero fra i campi coltivati a mele. Puntare il grosso traliccio elettrico ben visibile dall’alto, per passarci esattamente sotto, camminando su di un’ampia strada di servizio fra gli alberi.

Raggiunto il canale di fronte a noi, dopo nemmeno 300 metri, superarlo con il ponticello alla nostra sinistra distante un centinaio di passi e continuare fra i campi sempre dritto. Di fronte a noi è ben riconoscibile un piccolo cavalcavia della Ss42 usato per  attraversare un corso d’acqua incanalato fra sponde di cemento oblique. Per passare sotto il cavalcavia, bisogna porre una minima attenzione vista la forte inclinazione del terreno. I camminatori più alti, potrebbero anche dover chinare la testa! Il passaggio non è dei più pratici, ma assolutamente percorribile in totale sicurezza e non è più lungo di 30 mt.

Sbucati da sotto il cavalcavia, di fronte, imboccare il lungo rettilineo di Via Maso Pill che non si abbandonerà più per almeno 2,5Km, con a sinistra un canale e a destra campi di mele, fino a raggiungere le prime case e i magazzini industriali della località Riva di Sotto. Girare a sinistra sulla Sp54 e dopo circa 200 Mt, al bivio, girare a destra sulla via secondaria chiamata Strada Riva di Sotto.

Questa località, è un buon punto di sosta, sia per rifornirsi di acqua che di cibo, nel caso in cui non si abbia il pranzo al sacco. Ci sono infatti a breve distanza dal bivio, un ristorante, una pizzeria e una vineria.

In alto, sulla sinistra sono ben riconoscibili le rovine del Castel d’Appiano. Per visitare il sito, si può allungare ulteriormente la gita di 45 minuti andando a incrociare a sinistra (dopo circa 0,5 km sulla strada Riva di Sotto) il sentiero in forte salita fra la vegetazione proprio al di sotto delle imponenti pareti rocciose, che è palinato con segnaletica rossa e bianca “2b. Missiano-Andriano” in direzione di Missiano.

In caso contrario continuare diritto sulla stradina secondaria tenendosi sempre sulla sinistra le pareti rocciose e superando dopo circa 1 Km un campo da golf in mezzo ai vigneti, sulla destra.

Giunti alla fine della strada girare a destra in direzione del paese di Andriano ormai distante non più di 500 mt. Il sentiero di fronte, invece, non è percorribile e porta all’interno di una cava.

Il centro di Andriano si sviluppa intorno alla P.zza Sant’Urbano sita proprio di fronte al caratteristico all’albergo Schwarzer Adler distinguibile dalla particolare tettoia a padiglione sostenuta da una colonna rotonda. Da visitare, anche la parrocchia di San Valentino -a 100 mt dalla piazza- con la bella pala d’altare del XVII sec. raffigurante il santo che cura i malati.

Per raggiungere il paese di Terlano posto sull’altro lato della val d’Adige, ben visibile a circa 3 km di distanza, imboccare l’ampia strada del Sole, che in discesa, collega il paese alla Ss38 MeBo di fondovalle. Superarla passando un cavalcavia (marciapiede sul lato destro di marcia) e alla fine della discesa, superata sia la statale sia il fiume Adige, piegare a destra per girare di 180° e andare a prendere la ciclopedonale (ben segnalata) dell’Adige, passando questa volta sotto il cavalcavia che si è appena attraversato, puntando la cima della valle. 100 Mt dopo, ben visibile fra i campi di meli, prendere una stradina sulla destra, asfaltata prima, sterrata poi, che in nemmeno dieci minuti porta al passaggio pedonale che attraversa i binari in concomitanza della piccola, ma ben attrezzata, stazione ferroviaria di Terlano.

A pochi passi dalla stazione, si può concludere la tappa visitando la duecentesca chiesa di S. Maria Assunta, ben riconoscibile al centro della piazza grazie allo slanciato campanile, al tetto di tegole colorate e, sulla facciata, il gigantesco affresco di San Cristoforo che da il benvenuto ai viandanti.

Il Girasole di Rispescia – Stazione Grosseto FS

Il Girasole di Rispescia – Stazione Grosseto FS

18 febbraio 2016

Lasciandoci la porta d’ingresso della cappellina dell’ENAOLI (Foto01) alle spalle, percorriamo per intero il viale (verso W-NW) di pini domestici (Pinus pinea) (Foto02) che ci troviamo di fronte. Giunti al termine scendiamo la scalinata (Foto03) che ci troviamo sulla sx, al termine della quale svoltiamo a dx per passare sotto alla Super Strada (SS1 via Aurelia) e successivamente proseguiamo verso dx (Foto04) (verso NE), percorrendo Viale S.Maria Goretti fino in fondo, per attraversare tutto il paese, fino a giungere sul retro di un distributore di benzina, in prossimità della SS. Qui la strada svolta a sx (Foto05) e la percorriamo (verso N) fino a raggiungere il termine di un oliveto sulla nostra dx, in prossimità di un filare di vecchi cipressi.
Imbocchiamo la strada sterrata (verso E-NE) (Foto06) costeggiata da questi cipressi e proseguiamo dritti fino al cipresso (Foto07) posto proprio sul limite della SS. Svoltiamo a sx (verso N) costeggiando la SS stessa, fino al sottopassaggio che percorriamo e dopo il quale, passando tra le canne (Arundo donax) (Foto08), si arriva in prossimità di un ponticello. Svoltiamo a sx (verso NE) passando sopra a tale ponte e proseguendo lungo la strada che diviene sterrata. Al termine, in corrispondenza di alcuni cassonetti, ci troviamo nelle vicinanze di uno svincolo della SS, sulla Strada Provinciale che porta a Montiano. La attraversiamo per intraprendere la strada sterrata sottostante ai pini e agli eucalipti che si trovano sull’altro lato (Foto09). Manteniamo la dx e intraprendiamo la strada che diviene un tratturo (verso NE), oltrepassando il piccolo gruppo di case iniziali e un filare rado di cipressi che delimita un confine (Foto10), per poi costeggiare un filare di olivi (a sx) a bordo di un campo coltivato (a dx).
Ci troviamo ora in corrispondenza di un allevamento di cani, proseguiamo la strada, oltrepassiamo la casa (Ex Pod. Melosella) (Foto11), percorriamo la strada sterrata tra eucalipti e olivi e arriviamo sulla Strada Comunale Grancia. (Foto12) Svoltiamo a sx (verso NW) e proseguiamo dritti, mantenendo la sx per 2,4 km circa, seguendo le indicazioni verso Grosseto (Foto13), fino ad arrivare al sottopassaggio della SS in Loc.Spadino (Foto14). Lo oltrepassiamo e ci troviamo in corrispondenza di un grande svincolo. Teniamo la dx e attraversiamo la Strada Prov.le Sante Mariae: dovremo dirigerci verso il ponte (Foto15) che vediamo alla nostra sx (Ponte Mussolini) (verso W) per poter attraversare il fiume Ombrone. Giunti in cima alla strada, siamo sull’Aurelia vecchia.
Svoltiamo verso dx (verso NW) facendo molta attenzione al traffico: non c’è lo spazio dedicato ai pedoni. Oltrepassato il ponte, si apre uno slargo alla nostra dx che ci permette, oltrepassando sulla sx il cancello (Foto16), di percorrere l’argine del Fiume Ombrone (verso N-NW). Proseguiamo sull’argine per 1,7 Km circa e siamo a Grosseto.
In corrispondenza del centro commerciale Le Palme, sulla sx (verso NW), si trova la discesa dall’argine (Foto17), mentre a dx siamo nel punto più vicino al Fiume. Imbocchiamo la discesa a NW e percorriamo via De Barberi, che ci sta di fronte, fino alla rotonda di P.za della Libertà, la oltrepassiamo e proseguiamo nella stessa direzione, su via De Barberi, verso le Mura della città. Giunti al termine della via, siamo in Piazza Stefano De Maria, la piazza del Mercato settimanale di Grosseto. Ci dirigiamo verso la Porta Vecchia delle Mura Medicee (Foto18) che abbiamo davanti e, subito dopo averla attraversata ci teniamo sulla sx (verso NW) ed entriamo nella Piazza del Sale.
Costeggiando gli edifici che ci troviamo sulla sx troviamo la scalinata (Foto19) che ci permette di accedere (verso SE) al camminamento sulle Mura e la imbocchiamo. Una volta saliti ci troviamo sul Bastione Cavallerizza, il Bastione più a Sud di tutta la cinta muraria. Svoltiamo a dx (verso NW) e proseguiamo costeggiando il parco pubblico Renato Pollini e arrivando al Bastione Mulino a vento (detto “del cinghialino” per la statua postavi al centro) con una sistemazione a verde molto ricca. Si prosegue (verso N) sullo stesso percorso fiancheggiando i campi da tennis e la pista polivalente, fino ad arrivare sul Bastione Garibaldi, dove si trova la statua del Generale e il Disco-Club Eden, storico locale di Grosseto recentemente ristrutturato.
Qui la cinta muraria si interrompe e dobbiamo scendere (verso E) mantenendo la destra e seguendo la discesa a scivolo che ci porta, lungo via Mazzini, fin sul Corso G.Carducci. Svoltiamo a sx (verso N) e attraversiamo il trafficato incrocio tra via Porciatti, via Manetti e via IV Novembre, dirigendoci verso l’antistante P.za F.lli Rosselli (detta “Piazza della Vasca”) (Foto20) sulla quale affacciano molti imponenti ed importanti edifici.
Giunti sulla piazza, svoltiamo a dx (verso NE) entrando in via G.Oberdan e la percorriamo, sul lato sx, fino a giungere al quinto incrocio, quello con via Aquileia. Qui svoltiamo a sx (verso N-NW), esattamente in direzione della Basilica del Sacro Cuore di Gesù, caratterizzata dai suoi tetti in rame, celesti per via dell’ossido che li ricopre. Percorriamo tutta via Aquileia passando davanti anche all’Alimentari Cinzia, al numero 77, dove possiamo rifocillarci con pane di farine di grani antichi, salumi e formaggi del territorio. Giunti su via della Pace, svoltiamo a sx (verso NW) e proseguiamo dritti fino alla rotonda dove svoltiamo a sx (verso W-SW) su via Emilia. La percorriamo, oltrepassiamo la rotonda di P.za Istria e proseguiamo dritti su via Trieste fino ad arrivare nel piazzale della Stazione FS di Grosseto.

Località Ottava Zona – Il Girasole di Rispescia

Località Ottava Zona – Il Girasole di Rispescia

Lasciamo la Strada Comunale Grancia, in prossimità dell’Agriturismo San Giorgino, svoltando (verso SW) (Foto01) in corrispondenza del numero 35. Seguiamo questa strada camminando tra eucalipti e olivi, fiancheggiamo una casa (Ex Pod. Melosella) e un allevamento di cani, percorrendo il tratturo posto tra un campo coltivato (a sx) e un filare di olivi (a dx). Si oltrepassa un rado filare di cipressi (Foto02) che funge da limite del campo e si prosegue fino ad arrivare ad un piccolo gruppo di case che ci lasciamo sulla dx per giungere sulla Strada Provinciale di Montiano.

Ci troviamo ora in prossimità di uno svincolo della Super Strada (SS1 via Aurelia) e attraversiamo la strada asfaltata per immetterci in quella sterrata che già si osserva dalla parte opposta (Foto03). Si procede (verso S) su tale strada costeggiando la SS finché, in corrispondenza di un ponticello, non diviene asfaltata. Immediatamente dopo tale ponte si svolta a dx (Foto04) (verso W) tra le canne (Arundo donax) per passare sotto alla stessa SS mediante un sottopassaggio (Foto05), dopo il quale si svolta a sx (verso SW) passando tra la SS e un oliveto.
Al termine dell’oliveto, in corrispondenza di un cipresso, seguiamo il tratturo che stiamo percorrendo, svoltando a dx (Foto06) (verso W-SW) per uscire dall’oliveto, passando una sbarra e giungendo, attraverso una strada sterrata fiancheggiata da vecchi cipressi, alla strada asfaltata di Viale S.Maria Goretti (Foto07). Siamo a Rispescia.
Svoltiamo all’ora verso sx (verso S) e proseguiamo fino a giungere in prossimità della SS. Seguiamo la strada e quindi svoltiamo a dx (verso SW) e procediamo dritti fino ad uscire dal paese (Foto08), dove si svolta a sx (verso E), passando nuovamente sotto alla SS.
Non appena passato il sottopassaggio, saliamo la scalinata che ci troviamo sulla sx (Foto09) e che ci evita di transitare sullo svincolo e sotto al sole, per immetterci nel lungo viale di pini domestici (Foto10) (Pinus pinea) che ci conduce dritti fino alla nostra destinazione (Foto11): l’ENAOLI (Ente Nazionale per Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani) (Foto12), vicino al quale si trova la fattoria Il Girasole di Rispescia.

Stazione Grosseto FS – Monte Bottigli

Stazione Grosseto FS – Monte Bottigli

4 febbraio 2016

Una tranquilla passeggiata che attraversa il centro di Grosseto percorrendo le antiche mura Medicee dirigendosi poi in direzione sud verso le colline della Maremma grossetana e raggiungendo i boschi selvaggi di Monte Bottigli.

Il percorso

Ci si lascia la stazione ferroviaria di Grosseto alle spalle e si imbocca via Trieste di fronte, si prosegue attraversando piazza Istria e percorsa via Emilia si svolta a destra su via della Pace. Alla nostra sinistra la Parrocchia del Sacro Cuore, percorsi alcuni centinaia di metri si imbocca sulla destra via Aquileia ed a metà della stessa, al numero 77, troviamo “Alimentari Cinzia”, una piccola bottega gestita dalla simpatica e gentile Cinzia, dove potrete rifocillarvi con del pane di farine di grani antichi e salumi e formaggi del territorio. Alla fine della via si svolta a destra in via Oberdan, percorsa la quale si giunge in piazza Rossetti (alla destra potete notare l’edificio di epoca fascista dove hanno sede le Poste), si prende a sinistra per viale IV Novembre. Dopo un centinaio di metri sulla destra si imbocca via Mazzini e subito si sale sempre a destra verso una zona alberata; state camminando sulle antiche mura Medicee (XVI secolo) della città, adibite a parco cittadino. Il percorso sopraelevato prosegue a sinistra in direzione del primo bastione, superato il quale si prosegue sempre a sinistra fino ad un altro bastione  per poi scendere dalla passeggiata sulle mura ed uscire dal centro storico; si accede a piazza Stefano de Maria, parte del mercato cittadino fuori le mura, e si prosegue diritti imboccando via de Barberi. Si oltrepassa piazza della Libertà e si prosegue diritti per la via cui sopra. Percorrendo il lungo rettilineo costellato di cipressi toscani, si fiancheggia l’imponente complesso scolastico degli Istituti di Scuola Superiore grossetani ; alla fine della strada troviamo una sbarra che possiamo superare (a piedi o in bicicletta) risalendo sull’alzaia del fiume Ombrone. Svoltiamo a destra e percorriamo la strada sterrata pedonale –ciclabile per circa 1 km fino a raggiungere la SP 154 e imboccando la stessa verso sinistra; subito oltrepassiamo l’Ombrone percorrendo il Ponte Mussolini (inaugurato nel 1929) (Attenzione la SP non ha spazio per i pedoni ed è molto trafficata!!) ( +5km).

Dopo circa 200 mt (siamo in prossimità dell’uscita Grosseto Sud della E80) si gira a sinistra, mantenendo un vecchio casolare situato al centro dello svincolo sulla destra, quasi subito si sottopassa la superstrada imboccando la Strada Comunale Grancia. Si mantiene questa strada per 2,5 km ed in prossimità di un incrocio a T si svolta a sinistra verso l’agriturismo L’Albatro (Prima di questa svolta, al numero civico 35, in prossimità dell’agriturismo San Giorgino, è possibile lasciare questo percorso e dirigersi verso Il Girasole di Rispescia, ma per farlo seguire le indicazioni di quest’altro percorso qui); la strada risale leggermente e ci si mantiene sulla sinistra evitando di entrare nell’ agriturismo. La strada diventa sterrata (si passa di fianco all’Agriturismo Il Cantiniere) e costellata di bellissime querce (gli scorci sulle colline attorno sono magnifici), si segue per 1,7 km e raggiunta di nuovo l’asfalto si gira a destra sulla Strada Grillese 1.

Dopo 1 km si svolta a sinistra imboccando la Strada di Monte Bottigli, bella strada bianca; superato l’ingresso per Podere Castellaccia, si gira per la prima strada che si incontra a sinistra (+ 1km). Si segue la strada per alcune centinaia di metri e quando comincia a scendere si svolta a destra risalendo tra i vigneti, si raggiunge una casa sulla collina e si prosegue lungo la strada che fa una serpentina tra gli uliveti di fronte a noi. Alla fine dell’uliveto a destra, la strada prosegue a sinistra, qui bisogna risalire per il ripido sterrato che porta alla sommità del colle, lo si segue e mantenendosi a sinistra si giunge ad un campo e ad un cancello, lo si oltrepassa e si svolta a destra sulla strada sterrata (Strada delle Campore) risalendo verso i boschi di Monte Bottigli.

Da qui si prosegue per 4,5 km mantenendosi sulla strada principale, prima in salita e poi con alcuni sali e scendi, fino a raggiungere, dove la strada si allarga notevolmente, la croce di Monte Bottigli, siete arrivati! (percorsi circa 16 km)

Torre della Scaffa – Marina di Capitana

Torre della Scaffa – Marina di Capitana

30 gennaio 2016

Il Cammino 100 Torri è un’avventura fantastica. E’ il sogno di alcuni sardi che si sono messi in cammino e hanno mappato un anello, o periplo, che passa per le 100 torri di avvistamento che si incontrano lungo la costa della Sardegna. Come sono soliti dire loro: “E’ il sogno di ogni sardo”. Noi di Ammappalitalia siamo felici di ospitare il loro tragitto e rimandiamo con piacere, per la completezza delle informazioni sul progetto, direttamente al sito cliccando qui. Sul sito infatti potrete trovare le informazioni su chi ha percorso l’anello, sui luoghi dove alloggiare e su molte altre informazioni importanti.

Il percorso

Iniziamo la tappa dalla “Quarta Regia“, da Sa Scaffa. La torre della Quarta Regia anche se ha subito svariati restauri. Non è al massimo delle sue condizioni architettoniche, anzi. È in pessime condizioni; si è pensato nei decenni passati ad adibirla a svariati usi: da museo a sede di associazioni. Ma ora il suo stato è davvero di abbandono. È la torre costiera che sta più vicina al centro di Cagliari. Ed è la meno conosciuta. Continuando il viaggio attraversiamo il vecchio ponte in ferro che si usava per andare a Pula, (appunto via Pula). arrivati alla strada principale (via riva di ponente) , strada larga a 4 corsie si cammina sul lato porto dove si cammina comodamente grazie al marciapiede. si cammina tutto lungo il porto sorpassando dogana e molo rinascita si arriva in vai roma. si può proseguire tutto lato porto fino ad arrivare alla sede della capitaneria di porto. si passa davanti alla loro sede andando verso il molo Ichinusa. e si percorre la nuova passeggiata lato mare. e si arriva a su siccu. All’altezza della Cattedrale di Bonaria. Procedere per altri 200 metri nella pista ciclabile svoltare a sinistra sotto l’asse mediano (cavalcavia) e andare in direzione fiera. Svoltare a destra direzione coni. il passaggio è un marciapiede protetto con guardrail alto. si arriva al parcheggio CONI e si sale sul ponte pedonale. Per attraversare canale ed asse mediano. arrivati al piazzale dello stadio sant’Elia scendere per le scale e procedere in direzione mare. dopo il chiosco (sulla destra) procedere dritti fino al mare alla vostra sinistra troverete il nuovo lungo mare sant’Elia. si procede dritti attraversando il ponte dei pescatori e si arriva al piazzale del lazzaretto si gira a sinistra percorrendo la pista ciclabile attorno al campo di calcio e si arriva allo sterrato. Dove si intravede la seconda torre : torre del prezzemolo. oltrepassata al torre all’altezza del cartello segnaletico di inizio sentiero proseguire per il sentiero in direzione del Faro. arrivati al Faro si scende lungo la strada asfaltata all’incrocio si gira a sinistra , prendendo la prima strada a destra non asfaltata, affianco alla struttura per l’addestramento dei cani (cinofili). si prosegue fino ad arrivare ad un viale di olivi tra le due caserme militari. lo si percorre arrivando al parcheggio di marina piccola. si prende la nuova passeggiata e si arriva ad incontrare la torre di mezza spiaggia. si oltrepassa l’ospedale marino. e si arriva dopo 10 km alla rotonda del margine rosso. si prosegue oltrepassando il distributore lungo la strada fino ad arrivare al parcheggio (via alisei) che ci permette di riprendere la spiaggia arrivati in spiaggia si prosegue oltrepassando anche un guado. si incontra l’altra torre: torre di Foxi.

Allo slargo successivo purtroppo per sicurezza si svolta a sinistra fino ad arrivare alla strada asfaltata si gira a destra e si procede percorrendo via s’oru de mari. si prosegue fino ad incontrare la torre di sant’Andrea. oramai inesistente fatta saltare in aria, ora dopo la demolizione dell’abitazione si sta recuperndo anche la villa romana.  si svolta in via Bellaria e poi si va verso il mare attraversando il parcheggio. si prosegue per circa 2,5 km attraversando il fiume. si arriva vino a Sighientu.

Al porto turistico. si procede verso la strada statale dove alla propria destra direzione Villasimius ci son slarghi per poter camminare lungo la statale ( in primavera si può camminare lungo la riva) si procede lungo il ciglio della strada. é preferibile attraversare nelle strisce del benzinaio, la viuzza parallela alla statale è molto più larga. si arriva al villaggio pini e mari.

Castel Giorgio – Bolsena

Castel Giorgio – Bolsena

12 gennaio 2016

Itinerario che attraversa la bella campagna dell’altopiano dell’Alfina, con ampi panorami sul lago di Bolsena, il Monte Amiata, il Monte Cetona e il Monte Peglia.
Con esso si collegano i due grandi anelli del giro dei comuni della Provincia di Terni e quello dei comuni della Provincia di Viterbo, consentendo dunque di passare da uno all’altro, in maniera semplice e diretta.
Il presente percorso è stato mappato da Riccardo Schiavo, Guida Ambientale Escursionistica ed Educatore della Terra. Qui potete trovare il suo blog Passi Avanti

 

Il percorso

Dallo slargo davanti al municipio di Castel Giorgio, si imbocca Via Guglielmo Marconi in uscita dal paese, in direzione di San Lorenzo Nuovo. Si percorre tutta la via e si raggiunge Piazza Giorgio della Rovere, dove, continuando sulla via principale e svoltando a sinistra (Via dei Carrari), in breve si raggiunge l’incrocio con la SP Maremmana, che si attraversa imboccando immediatamente di fronte la strada asfaltata che porta ai campi sportivi comunali e alla pineta (Via Montiolo), passando a destra di un edificio.

Si percorre un lungo rettilineo, si supera il campo sportivo e, dopo una curva a destra, si lascia a sinistra una prima diramazione (che raggiunge una casa) e si prosegue sulla via principale, con un po’ di attenzione dato che è percorsa anche dalle auto.

Dopo poco, si giunge nei pressi di una ulteriore diramazione a sinistra (che si tralascia), nei pressi della pineta, luogo di ricreazione degli abitanti locali, che si costeggia sulla destra, sempre su asfalto. In pochi metri siamo di fronte all’accesso vero e proprio della piccola pineta, con ulteriore diramazione a sinistra, che non deve essere presa, come la successiva che si incontra più avanti, rispetto alla quale è indicato anche il divieto di transito.

Qualche decina di metri più avanti, a destra, una strada sterrata un po’ fangosa e scivolosa dopo le piogge, si inoltra tra gli alberi e un zona di taglio di legname e raggiunge in poco meno di un paio di km il Castello di Montalfina, antico presidio delle campagne dell’altopiano dell’Alfina. Trattasi di una interessante deviazione (che non è stata percorsa in questo caso), a parte il primo tratto nella mal tenuta area di competenza dell’impresa boschiva, che peraltro consente di godere sulle prime aperture panoramiche che si incontrano sul lago di Bolsena, i monti Amiata e Cetona.

Si prosegue sulla via principale, si scende un poco e poi si risale, raggiungendo il punto dove termina l’asfalto, corrispondente al confine di regione tra Umbria e Lazio, in una posizione molto panoramica oltre che sul lago e sui monti toscani, anche sul paese di Radicofani, sulla campagna circostante, il castello di Montalfina e la piccola catena del Monte Peglia verso nord.

Si è nei pressi del punto più alto dell’itinerario e di un quadrivio, che si supera imboccando il viottolo sterrato che scende davanti a noi in direzione del lago, con ampie e belle vedute sul lago stesso.

(In periodo di caccia aperta, questa zona può essere interessata dalla presenza di squadre per la battuta di caccia al cinghiale:attenzione!).

Al termine della discesa si raggiunge un incrocio a T nei pressi di un casale, intercettando quella che è la Via Francigena. Si prosegue quindi su di essa a sinistra, in discesa, verso Bolsena. Scendendo lungo la via, si incontra a sinistra la diramazione che punta verso l’Ostello Gazzetta (antica e ottima opportunità di alloggio in caso di cammini di più giorni sulla Francigena) e più avanti, questa volta a destra, la diramazione per l’agriturismo Belvedere. Si tralasciano entrambe e si prosegue dritti, tra campi coltivati e pareti di roccia vulcanica, per giungere, circa un km dopo, a un ulteriore incrocio a T, nei pressi di una edicola sacra. Qui si prende ancora a sinistra, per entrare nel paese di Bolsena dal castello e il centro storico, altrimenti è possibile svoltare anche a destra, per raggiungere il paese e la via Cassia senza passare per il pittoresco borgo.

In breve lo stradello si congiunge con la SP Bolsenese, che si prende, facendo attenzione perché non c’è marciapiede in questo tratto, a destra in discesa, seguendo i segnavia comunque presenti della Francigena. (NB: salendo sulla provinciale a sinistra, dopo il tornante, a sinistra, si dirama il viottolo del percorso Bolsena-Orvieto, percorso di origini antiche e di importanza storica, molto bello, segnato al piano di calpestio).

Fatte alcune decine di metri con bella vista sul lago e sulle torri del castello di Bolsena, si raggiunge un’area di parcheggio a sinistra, nei pressi di una curva, in cui si entra puntando verso un piccolo e caratteristico fontanile, adiacente all’inizio di una stradina che entra tra le case. La si  imbocca e si sbuca di fronte a una piccola e antica pieve di campagna su un quadrivio; qui si scende ancora sulla destra, si incrocia di nuovo la provinciale di fronte al castello, la si attraversa e si entra nel borgo, passando alla sinistra del castello stesso e raggiungendo così Piazza della Rocca.

Qui si può scegliere di varcare l’arco sulla sinistra per godersi il bell’affaccio sui tetti del paese e sul lago. Nel caso, tornando indietro, appena poco prima dell’arco, si prende Via delle Piagge e seguendola si giunge in Piazza San Rocco, nel cuore del borgo. Si imbocca a sinistra Via Cavour e alla fine di questa si supera l’arco e si raggiunge la piazza del Comune di Bolsena, termine dell’itinerario.

Stazione di Potenza – Bioagrisalute

Stazione di Potenza – Bioagrisalute

11 gennaio 2016

Il percorso ci porta dalla stazione ferroviaria di Potenza superiore all’agriturismo Bioagrisalute, a Cancellara. Dalla città si passa velocemente in una campagna aperta, di dolci ondulazioni, per piccoli borghi, attraverso i resti di tratturi ancora perlopiù percorribili. Pochi i tratti acclivi. La parte iniziale e finale sono su strada asfaltata, ma non trafficata.

Il percorso

Sarò sincero: dalla stazione di Potenza superiore io sono giunto con un passaggio in auto tra palazzi, scuole, università, ospedale, in direzione Macchia Romana, anche per strade non proprio adatte per i pedoni, davanti al Campo Scuola abbandonato, e da lì sono partito a piedi.

Vi consiglio quindi di procurarvi una mappa di Potenza o chiedere ai passanti per giungere dove mi hanno lasciato, oppure chiedete un passaggio in auto!

Dal Campo Scuola ho continuato tra grandi e brutti palazzi e sulla sinistra ho preso una ripida salita asfaltata, Via Giorgio La Pira. Iniziamo a trovarci fuori dalla città, orti e ripetitori e pale eoliche. In cima una piccola rotonda e un’indicazione: Piani del mattino. Continuiamo dritto seguendo l’indicazione. In fondo a sinistra nel paesaggio spicca la nuova statale che porta verso la Potenza Melfi. I Piani del mattino sono un appena ondulato cereali e campagna punteggiati da masserie e piccoli borghi. Dobbiamo attraversarli sulla piccola strada asfaltata ignorando tutti gli incroci (Via Fontana del Cerro, Via Ponte Sant’Antonio, Via Fonte della Spina, Via delle mattine, Via di Contrada Cavalieri con la madonnina contornata da una siepe di bosso e la posta della Via Crucis).

Dopo poco più di 4 km dalla partenza al Campo Scuola giungiamo a Masseria Colucci, dove possiamo rinfrescarci al lavatoio. Il tratturo principale si prende da sopra Masseria Colucci, continuando sulla strada principale. Io invece sono sceso per un sentiero lungo i campi e tra gli arbusti abbastanza percorribile, indicatomi da una locale. Sono arrivato al torrente Tiera che ho guadato saltando su alcune pietre (per fortuna non c’era molta acqua con la mancanza di pioggia della fine del 2015). Ho seguito il sentiero parallelo alla Strada Statale Via Appia, che poi scivola sotto i pilastri per sbucare dall’altro lato, da dove si profila una ripida salita in cima alla quale si vede il campanile della chiesina di San Michele. C’è un’atmosfera di abbandono, un paesaggio picchiettato di ruderi. Scoprirò poi che a San Michele c’è stata una frana diversi anni fa.

In cima di fianco alla chiesina si dipartono due sentieri, ho preso quello sulla destra indicatomi da locali. Salita un poco ripida di circa 1 km e ritroviamo sulla sinistra l’incrocio con il tratturo principale, che si presenta nell’ultima parte completamente invaso dagli arbusti.

Il tratturo che seguo è invece ben percorribile, e costeggia un monticello tutto roverella, il Cozzo Piano Grande, dietro cui si stagliano le prime pale eoliche.

Avvicinandoci alle pale eoliche il tratturo si presenta per tratti invaso dai prugnoli e poi si perde nei campi, ma seguendo i bordi di questi lo si ritrova dopo un centinaio di metri di nuovo percorribile, e ci porta alla strada ghiaiata che serve le pale eoliche, che è indicata nelle carte precedenti alla costruzione di queste come tratturo di Occhio. Da qui possiamo spaziare sul paesaggio montano lucano, con Pietragalla che si staglia su una dorsale verso nord.

Dopo i pannelli fotovoltaici io ho provato a ritrovare il tratturo Potenza – Cancellara, ma questo si perde nei campi. Meglio farete a seguire la strada ghiaiata. All’incrocio con la strada del “biscione” ci sono due possibilità per giungere all’agriturismo Bioagrisalute: o prendere verso est la vecchia strada asfaltata, che può è più volte tagliata da un tratturo, o prendere verso nord la nuova strada asfaltata.

Io ho preso verso nord. Il paesaggio è dominato da Acerenza, e dietro Acerenza si vede solo con il binocolo un piccolo e lontano villaggio bianco, Palazzo San Gervasio.

Dopo 1 km di cammino appena passata una curva ecco far capolino Cancellara, con il campanile, il castello e le case del quartiere U Lammard ammucchiate sotto.

A un’ultima curva a fianco di un filare di querce lasciamo la strada asfaltata per un sentiero sulla destra che ci porta verso la fiumara, che guadiamo poco prima del vecchio ponte abbandonato. Saliamo decisi per la ripida Costa del Carpine, ammirando il paese appena alla nostra sinistra. Giungiamo alla strada asfaltata, saliamo passando accanto allo stadio, in emblematico stato di abbandono. Incrociamo la strada che proviene dal paese e attraversiamola per salire per il boschetto di frassini, in cima al quale ci troviamo sulla carreggiabile che porta all’agriturismo.

Bioagrisalute vi accoglierà di un affetto immenso, e vi ritroverete in un vortice di incontri incredibili, ve lo assicuro!

Marzamemi – Capo Passero

Marzamemi – Capo Passero

30 dicembre 2015

Il percorso

Si esce da Marzamemi seguendo una striscia pedonale di colore azzurro fino alla fine del paese. Arrivati all’altezza dello “Yachting Club” si lascia la strada asfaltata e si segue la linea di costa. I sentieri non sono segnati e bisogna quindi cercare la via più agevole; il fondo è uno sterrato naturale selvaggio alternato da scogli, solo a tratti si vedono tracce di terreno calpestato; si segue quindi la riva del mare che corre parallela alla SP 84 da Marzamemi a Portopalo. Lungo la riva si incontra prima una spiaggia attrezzata con cabine e ombrelloni (foto 1), e poi altre due spiagge libere e deserte; a tratti la riva è molto vicina alla SP 84, si vede in lontananza l’isola di Capo Passero con il castello-Museo detto di Carlo V (foto 2). Si passa attraverso un piccolo borgo chiamato Borghella, fatto di alcune villette per residenza estiva; attaccata al borgo c’è una spiaggia attrezzata con ombrelloni e sdraio. Dopo questa spiaggia si prosegue su un piccolo viottolo sterrato, che è segnato e che quindi facilita la via del percorso verso Capo Passero. Si incontrano piccole insenature con poca sabbia e molti sassi, e più avanti uno sperone roccioso alto circa 10 mt sul mare (foto 3), il che obbliga a rientrare sulla SP 84 per un breve tratto di circa 200 mt. dopodicchè si può riprendere lo sterrato fino al prossimo sperone roccioso che va giù a strapiombo sul mare (foto 4) e che quindi obbliga di nuovo a riprendere la SP 84 per circa un km. Dopo una curva a destra si apre la vista del castello Tafuri (foto 5) e del faro di Portopalo. Il castello è costruito su una roccia a picco sul mare adiacente ad un vecchio villaggio di pescatori della vecchia tonnara di Portopalo (foto 6). Il villaggio è abbandonato ed in precarie condizioni, il castello è recintato come proprietà privata; bisogna quindi superarlo continuando sulla provinciale fino a quando sarà possibile rientrare sullo sterrato finale che conduce al piazzale di Portopalo (foto 7). Su questo sterrato si passa davanti ad una fila di case colorate appartenute probabilmente ai pescatori della tonnara, che sono state riadattate a residenze turistiche. Arriviamo infine alla destinazione finale, che è il piazzale di Portopalo, da cui si vede l’isola di Capo Passero con il castello-Museo di Carlo V (foto 8) e sullo sfondo il mare del canale di Sicilia con a vista in lontananza attrezzature di pescicoltura. Dietro il piazzale c’è il paese di Portopalo, dove ha termine il nostro percorso della Via del Mito.

Canicattini Bagni – Noto

Canicattini Bagni – Noto

23 dicembre 2015

Il percorso

Da Canicattini Bagni, in fondo a via Vittorio Emanuele, prendiamo a sinistra per la via del Seminario, passiamo sotto al ponte della SS 287   (detta la Mare-Monti) e ci dirigiamo per la contrada Cugni Stallaini; ignoriamo il primo bivio, che porta verso proprietà private, al secondo bivio che incontriamo proseguiamo diritto e continuiamo fino ad incontrare un altro bivio che verso destra ritorna sulla Mare-Monti e verso sinistra sale su una trazzera che diventa sterrata e ci conduce in cima ad un colle da cui si domina un bel panorama. Dopo la cima del colle la trazzera diventa un viottolo molto stretto, (circa 1,5 mt), pieno di sterpaglie e cespugli di timo (foto 1); più avanti il viottolo si allarga, diventa sterrato e incrocia la SP 73   che va in contrada Stallaini. Dopo circa 2 km si incontra un bivio che andando diritto conduce a Stallaini-Cassibile e a destra porta in contrada Petracca e verso il fiume Manghisi. Prendiamo quest’ultima strada a destra che per un tratto è asfaltata, poi diventa sterrata e ci introduce in un piccolo bosco di macchia mediterranea; proseguendo su questo sterrato roccioso si scende lungo le pendici della Cava Grande del Cassibile fino ad incontrare il fiume Manghisi (foto 2). Dopo aver guadato il fiume ci si immette in un bosco di macchia mediterranea fatto di querce, lecci, ulivi e carrubi selvatici di basso medio fusto. Alla fine di questa trazzera si arriva ad un bivio che, a sinistra porta verso la SS 287 e a destra va verso il fiume Manghisi. Seguiamo lo sterrato a destra e lo percorriamo fino ad arrivare alla cava dove si vede il fiume Manghisi che forma un laghetto (foto 3) nei pressi di una grande costruzione in muratura; guadiamo il fiume in due punti su delle passerelle in assi di legno e arriviamo alla fine della trazzera, oltre una barra in ferro, nei pressi del ponte della SS 287 sul fiume Manghisi. Prendiamo a sinistra la strada asfaltata percorrendo due tornanti per circa 300 metri e ci immettiamo subito a destra su una trazzera sterrata che attraversa le campagne; lo sterrato diventa poi una trazzera a fondo pietroso e roccioso. Superiamo due cancelli per le vacche, aprendoli e richiudendoli, e arriviamo, in fondo a questa trazzera interpoderale, sulla SP 64 nei pressi di un tornante a gomito e di un cancello che chiude una proprietà privata. Proseguiamo fino al bivio Noto Antica–Testa dell’Acqua e prendiamo per Noto Antica. Costeggiamo sulla destra una area attrezzata per pic-nic con sedili in pietra e postazioni per barbecue, che sta all’interno di un bosco di cipressi e pini. Scendiamo verso la Porta della Montagna, che era uno degli ingressi principali al Borgo di Noto Antica, distrutto dal tremendo terremoto del 1693. Oggi di questo Borgo esistono solo le macerie perché la nuova città di Noto non fu ricostruita nello stesso posto di prima, ma spostata più in basso e vicino al mare nella sua attuale posizione.

Entrati attraverso la Porta della Montagna seguiamo la strada sterrata che era una delle vie principali della vecchia città e sulla quale si affacciavano il palazzo Landolina (foto 4) e il convento dei Gesuiti (foto 5), fino ad arrivare al quadrivio della Piazza Maggiore, dove c’è una stele intitolata a S.M. della Provvidenza (foto 6); proseguendo diritto andiamo verso l’Eremo e la chiesa di S.M. della Provvidenza, da cui si gode un bellissimo panorama sulla valle del Durbo (foto 7). Torniamo indietro fino alla stele e prendiamo la strada che va in direzione della Chiesa del Carmine; oltrepassiamo le grosse mura della città (foto 8), scendiamo verso la valle del Durbo, che è un affluente del fiume Asinaro. Guadiamo il torrente Durbo (foto 9), che ha qui nel periodo secco estivo una profondità di qualche centimetro, e troviamo più avanti un altro affluente del fiume Asinaro. La strada passa davanti agli Agriturismi “La Fiumara” e “La Valle degli Dei”, fino ad arrivare al grande incrocio di Via Italo Svevo e alla rotonda in cui inizia la Via Roma, che porta verso il centro della città di Noto.

Facciamo sosta a Noto per visitare la città e passare la notte.

Stra – Dolo

Stra – Dolo

14 dicembre 2015

Da Stra a Dolo, provincia di Venezia, percorso turistico della durata di circa 2 ore e 30. Completamente pianeggiante, facile.

Il percorso

Dalla piazza di Stra ci muoviamo in direzione Venezia sul marciapiede che costeggia la strada statale. Dopo poche centinaia di metri incontriamo un ponte: ci troviamo sopra ad un canale artificiale che collega il fiume Tergola con il Naviglio del Brenta. Andando verso Venezia abbiamo il canale del Tergola sulla nostra sinistra e vediamo il Naviglio sulla nostra destra. Il Naviglio è a sua volta un canale artificiale, ricavato dal fiume Brenta, scavato ai tempi della Serenissima per collegare via nave Padova e Venezia. Siamo in una zona in cui i corsi d’acqua naturali sono stati collegati da un sistema di canali artificiali al fine di essere navigati e di controllarne meglio il regime  delle acque. Una fitta rete di canali e di dighe viene utilizzata tuttora a scopo agricolo, come vedremo dopo quando saremo in mezzo alla campagna. Dal ponte, sulla nostra destra, possiamo anche vedere lungo il canale un piccolo spiazzo in cui un tempo si trovava il mercato del pesce di Stra. Purtroppo non rimane più niente dei banchi di pietra su cui fino a venti anni fa avveniva il mercato del pesce, quella che veniva chiamata “la pescheria”. Superiamo il ponte e ci conviene attraversare la strada per raggiungere una piccola zona verde lungo il Naviglio, così pur costeggiando la strada statale possiamo camminare su un percorso sterrato. Se scendiamo fino al naviglio possiamo vedere un piccolo molo di legno: questo è un attracco in cui anticamente si fermava il battello che collegava Padova a Venezia: Il Burchiello. Adesso il Burchiello è diventato un’attrazione turistica e compie percorsi panoramici lungo il Naviglio, così anche il piccolo molo di legno è rimasto a scopo turistico. Continuiamo il nostro percorso procedendo in direzione Venezia, mentre su lato opposto della strada possiamo osservare una serie di ville antiche. Sono ville di campagna che i nobili veneziani hanno fatto costruire secoli fa lungo il Naviglio, rendendo questo corso d’acqua una sorta di continuazione ideale del Canal Grande di Venezia. Questa zona è conosciuta come Riviera del Brenta. Dobbiamo nuovamente attraversare la strada statale quando vediamo che sul lato opposto comincia un grande muro di cinta fatto di mattoni di terracotta. Si tratta del muro di cinta di Villa Pisani, la più grande ed importante delle ville che costeggiano il Naviglio, appartenuta alla famiglia dei dogi Pisani. Lungo il muro della villa abbiamo la possibilità di camminare sempre sullo sterrato. Dopo un centinaio di metri arriviamo alla porta d’ingresso della Villa. Vale la pena prendersi un paio di ore di tempo per visitarla tutta: la struttura palladiana con affreschi del Tiepolo e un bellissimo parco in cui si trova uno dei più grandi labirinti d’Europa, fatto interamente di siepi viventi.

Procediamo lungo il muro di cinta fino a quando dobbiamo svoltare a sinistra per continuare a costeggiarlo. Ora per qualche centinaio di metri dobbiamo percorrere strade asfaltate. Sulla sinistra abbiamo sempre il muro della villa e sulla destra possiamo vedere qualche abitazione antica semplice in stile veneziano. Pochi passi più avanti e anche sulla sinistra, lungo l’enorme muro di cinta della villa, possiamo vedere altre interessanti abitazioni antiche  in stile contadino e nobiliare. Procediamo fino a quando sulla destra vediamo il cartello di via Fiessetto e lì svoltiamo e prendiamo quella strada. Procediamo sempre sulla strada asfaltata e poi seguiamo a sinistra in direzione della piscina comunale. Dal parcheggio della piscina possiamo raggiungere l’argine di un corso d’acqua: è di nuovo il canale Tergola che abbiamo attraversato nel centro del paese. Guardando il canale con il parcheggio della piscina alle nostre spalle giriamo verso destra e seguiamo il canale. Finalmente possiamo tornare a camminare sullo sterrato, anche se comunque procediamo lungo una strada secondaria. Procediamo fino ad arrivare al ponte, qui attraversiamo la strada e continuiamo a camminare sempre sullo stesso lato del canale. Finalmente entriamo in una strada completamente sterrata e ci addentriamo in uno degli ultimi scorci di campagna rimasti in questa zona. Proprio vicino al ponte c’è un cartello che ci ricorda che siamo lungo il Cammino di Sant’Antonio.

Procediamo lungo al canale fino a quando arriviamo ad un incrocio di corsi d’acqua: oltre al canale che abbiamo seguito fino ad ora ci sono il fiume Tergola vero e proprio e il Serraglio. Di fronte a noi c’è una magnifica costruzione antica in cui un tempo viveva un addetto del Magistrato delle Acque per gestire le chiuse che regolano i corsi d’acqua. Si vedono ancora le chiuse che collegano i fiumi con i fossi che circondano i terreni agricoli; queste chiuse possono essere aperte per irrigare i campi o per disperdere l’acqua in eccesso. Il Magistrato delle Acque era un’istituzione importantissima ai tempi della Serenissima e si occupava di mantenere i corsi d’acqua navigabili, dell’irrigazione dei terreni agricoli e di preservare Venezia dalle eventuali piene dei fiumi che sfociano nella Laguna.

Proseguiamo seguendo il Serraglio a destra. Arriviamo ad un ponte e dobbiamo attraversare la strada Barbariga facendo molta attenzione alle macchine. Entriamo nel comune di Fiesso d’Artico e sulla sinistra c’è un cartello che ci indica che siamo lungo il confine tra la Provincia di Padova e quella di Venezia. Seguendo per la Provincia di Padova si entra nel comune di Vigonza dove la campagna è organizzata da un antichissimo reticolato romano. Noi invece continuiamo a seguire il corso d’acqua andando dritti. Purtroppo ora il panorama è quello della zona industriale di Fiesso. Nonostante la feroce industrializzazione cominciata negli anni ’70-‘80 sopravvive lo spirito contadino degli abitanti di questa zona e tra i capannoni industriali possiamo vedere pittoreschi orti, pollai e perfino una stalla con degli asini. Arriviamo ad un altro ponte. Un cartello ci indica che girando a destra sulla strada asfaltata si raggiunge il centro di Fiesso d’Artico. Noi invece attraversiamo il ponte e procediamo lungo l’altro lato del fiume. Il ponte successivo bisogna nuovamente attraversare il fiume e procedere camminando lungo l’altro versante. In lontananza comincia a vedersi il campanile della chiesa di Dolo.

Arrivati al campo sportivo di Fiesso d’artico c’è un altro cartello che ci indica la possibilità di raggiungere il centro del paese svoltando a destra. Per Dolo invece continuiamo ad andare dritti ed arriviamo ad un altro ponte. Qui possiamo attraversare la strada asfaltata oppure utilizzare un piccolo sottopassaggio. Continuiamo a camminare sempre sullo stesso lato del fiume. Al ponte successivo siamo arrivati a Dolo. Per raggiungere il centro dobbiamo procedere su una strada pedonale e costeggiare la strada asfaltata. Troviamo un altro ponte e d’ora in poi non seguiamo più il corso del fiume Serraglio che gira a sinistra ma andiamo dritti. Siamo al campo sportivo di Dolo e Vicino all’ospedale. Alla rotonda seguiamo le indicazioni per il centro. Quando arriviamo al centro di Dolo siamo di nuovo lungo il Naviglio su cui si affacciano diverse ville antiche. Nel centro storico di Dolo ci sono alcuni scorci caratteristici e sembra di trovarsi in una piccola Venezia. C’è un antico mulino ad acqua trasformato in osteria, che esternamente presenta ancora la ruota funzionante e c’è un antico squero, ovvero una grande tettoia che veniva utilizzata per rimettere le barche fuori dall’acqua e per eseguire lavori di manutenzione sulle imbarcazioni.

Casa delle Acque – Motta Sant’Anastasia

Casa delle Acque – Motta Sant’Anastasia

3 dicembre 2015

Questa tappa si svolge quasi per intero lungo le sponde del fiume Simeto, che chiude la “parte vulcanica” della via del mito e ci conduce verso nuovi paesaggi (l’altopiano degli Iblei e le oasi naturalistiche lungo la costa). Il percorso non presenta difficoltà e, dopo aver attraversato l’Oasi di Ponte Barca sul Simeto, ci conduce a Motta S. Anastasia che, con il castello fatto erigere dal Gran Conte Ruggero, sorge su quello che la tradizione popolare definisce “l’ombelico dell’Etna” (una enorme rupe basaltica, frutto di un cratere spento).

Il percorso

Uscendo dal cancello principale della Casa delle Acque prendiamo la stradina asfaltata a sinistra. Ne seguiamo i tornanti in discesa, attraversando i numerosi giardini di aranci, fino ad incontrare un bivio che ha sulla destra una strada sterrata chiusa con un cancello; noi proseguiamo sulla strada sterrata che sta davanti a noi. Poco più avanti incontreremo un trivio, prendiamo la strada sterrata di destra e la seguiamo per un breve tratto che ci porterà sulla riva del fiume Simeto. Qui andiamo a sinistra, in direzione dell’Oasi di Ponte Barca, la costeggiamo e quando raggiungiamo la grande diga risaliamo sulla Strada Provinciale 139. Giriamo a destra, attraversiamo il Ponte Barca e percorriamo circa 200 metri in salita sulla strada provinciale 29. Quando incontriamo un caseggiato sulla sinistra, imbocchiamo la stradina asfaltata in discesa, attraversiamo il cancello subito a sinistra e ci immettiamo sul viottolo che ci porterà sulla riva destra del fiume (foto 2 e 3).  Seguiamo il sentiero lungo l’argine e, dopo un breve tratto, ci spostiamo sulla strada sterrata poco più in alto. Ci manteniamo su questa strada per almeno 4 km, fino ad incontrare il  primo ponte sul fiume. Lo attraversiamo e, quando ci troviamo sulla riva sinistra, andiamo a destra; superata una grande masseria, imbocchiamo, 200 metri più avanti, una stradella interpoderale alla nostra sinistra. Attraversiamo l’aranceto e poco dopo ci troveremo su una stradina di campagna asfaltata (Strada di Bonifica 28). Dopo circa 7 Km questa strada ci porterà al centro di Motta S. Anastasìa.

Zafferana Etnea – Viagrande

Zafferana Etnea – Viagrande

19 novembre 2015

Da Piazza Duomo, con la piazza alle nostre spalle, ci immettiamo sulla strada principale del paese e la percorriamo in direzione Sarro, verso destra. Dopo circa 1 chilometro svoltiamo a destra su una strada in salita. Arrivati di fronte all’ingresso dell’agriturismo sulla destra, imbocchiamo la strada a sinistra continuando a salire e passando accanto a delle case isolate. Poco dopo la strada asfaltata si conclude e incrocia una strada dissestata più stretta che prendiamo, girando a sinistra. Percorse alcune centinaia di metri proseguiamo sul sentiero di sassi e sabbia e quando incontriamo un bivio imbocchiamo il sentiero di sinistra (foto1). In questo tratto il percorso è molto tortuoso, andiamo avanti fino a incrociare la strada asfaltata, incontrando una serie di piccole aree attrezzate poco prima. Giunti all’incrocio con la strada asfaltata giriamo a sinistra, seguiamo la curva e subito prima che inizi il rettilineo rientriamo nuovamente nel bosco imboccando la strada sterrata a sinistra. Ci manteniamo sempre sulla sinistra e poco dopo incontreremo un cancello rosso (foto 6), lo oltrepassiamo, percorriamo circa 300 metri e sulla sinistra incroceremo un sentiero che, compiendo una deviazione dal percorso principale, ci porta alla “Grotta del Gatto” (foto 7), una delle tante cavità create dalle colate laviche. Visitata la grotta, torniamo indietro sulla strada che stavamo percorrendo e cento metri dopo imbocchiamo il sentiero in discesa a sinistra (foto 8). Lo seguiamo fino a incrociarne un altro a T e qui andiamo a sinistra. Quando incontriamo una stradina asfaltata davanti a noi  giriamo a destra mantenendoci sullo sterrato (foto 10). Passiamo accanto ad un rudere in pietra sulla destra e quando arriviamo in un piccolo spiazzo andiamo a destra sul sentiero in salita (foto 11), ignorando quello a sinistra che è sbarrato da una grossa catena. Dopo un breve tratto in salita, si inizia a scendere verso valle, lasciando alle nostre spalle l’ambiente boschivo. Quando il sentiero termina proseguiamo sulla larga strada asfaltata di fronte a noi, che percorreremo per circa 3 km godendo del paesaggio circostante fatto di estesi vigneti, antichi palmenti e brevi scorci sulla parte sommitale del vulcano. Quando incrociamo Via Botticelli la imbocchiamo, girando a sinistra e continuando a scendere. All’incrocio con la strada provinciale andiamo a destra, percorriamo circa un chilometro e al quarto incrocio giriamo a sinistra su una stradina che passa in mezzo ad alcune ville private. Poco dopo la strada diventa uno stretto viottolo di campagna, passa su un piccolo torrente e prosegue fino a congiungersi con un’altra strada asfaltata. Qui andiamo a scendere, passiamo accanto al Museo dell’Etna e proseguiamo fino alla strada provinciale.  Arrivati all’incrocio, andando a destra si raggiunge il paese di Viagrande, mentre verso sinistra, dopo circa 300 metri, si raggiunge la Terra di Bò, dove potremo riposare soggiornando nella splendida Villa Di Bella alle falde dell’Etna.

Sant’Alfio – Zafferana Etnea

Sant’Alfio – Zafferana Etnea

12 novembre 2015

Dal piazzale belvedere antistante la chiesa madre di Sant’Alfio a Milo il percorso segue, per circa un’ora di cammino, una vecchia strada asfaltata che attualmente è bloccata al transito a causa di una frana e che va imboccata percorrendo 200 metri in direzione Zafferana. Arrivati a Milo, dalla piazza municipale andiamo a destra e subito dopo la chiesa giriamo ancora a destra sulla strada in salita. Dopo circa 200 metri svoltiamo a sinistra seguendo i cartelli che ci indicano la direzione per raggiungere l’Ilici di Carrinu. Imbocchiamo subito a destra il sentiero segnalato per MTB e all’incrocio con la strada asfaltata giriamo a sinistra. Al primo bivio che incontriamo andiamo a destra e al successivo invece a sinistra. Percorriamo circa 250 metri e imbocchiamo a sinistra il sentiero sterrato, seguendo ancora le indicazioni per l’Ilice secolare. Poco dopo giriamo a destra imboccando il sassoso sentiero in salita. Proseguiamo sempre dritto per circa un chilometro fino a incontrare davanti a noi il maestoso e plurisecolare leccio. La luce che timidamente filtra tra le enormi fronde rende l’atmosfera quasi fiabesca. Continuiamo il nostro cammino sullo stretto sentiero di sinistra, con l’albero di fronte a noi. Dopo pochi metri incrociamo un sentiero più largo e giriamo a sinistra in discesa. In questo tratto il sentiero è molto sassoso e il fondo sdrucciolevole, bisogna quindi procedere con la massima attenzione. Percorse alcune centinaia di metri la vista si apre e sotto di noi possiamo osservare già il borgo di Zafferana. Continuiamo a scendere fino a quando il sentiero si conclude e lascia il posto a una strada asfaltata. La seguiamo fino a incontrare un trivio, e qui prendiamo la strada di destra. Costeggiamo la frazione di Ballo e ci manteniamo sulla strada di destra che ci condurrà al centro del paese.

Piedimonte Etneo – Sant’Alfio

Piedimonte Etneo – Sant’Alfio

10 novembre 2015

Questa tappa segna l’ingresso nel territorio etneo. Il paesaggio cambia radicalmente: lasciate le valli e terminati i saliscendi tra le creste peloritane, il cammino prosegue per circa 100 km alle pendici dell’Etna. Qui i colori dominanti sono il nero, il grigio e il rossastro della pietra lavica. Il percorso odierno incrocia e attraversa diverse colate laviche e, poco prima di raggiungere il centro di Sant’Alfio, passa davanti al leggendario e millenario castagno dei cento cavalli (vedi approfondimento).  

Il percorso

Partendo dalla piazza della Chiesa Madre attraversiamo il Corso Vittorio Emanuele e imbocchiamo a sinistra Via Umberto. Giriamo poi a destra e subito a sinistra in Via Castagneto Vecchio, passando di fronte alla chiesa dell’Immacolata. Giunti all’incrocio giriamo a destra e poco dopo a sinistra in Via Grotte di Nicodemo. Proseguiamo sempre dritto su questa stradina di campagna per circa 3 km fino ad incontrare, proprio davanti a noi, un cancello grande in ferro. Qui bisogna imboccare il sentiero in salita alla nostra sinistra (foto 1). Superato un primo gruppo di ruderi in pietra, il sentiero si allaccia a una stradina asfaltata ma dopo circa 50 metri prosegue sulla nostra destra, accanto al muro di contenimento in cemento (foto 2). Poco più in alto incontriamo un altro rudere e qui giriamo a destra sulla strada in cemento che costeggia il castagneto. Proseguiamo in salita fino a incrociare la strada asfaltata e qui giriamo a sinistra. Restiamo su questa strada per circa 1 km, superiamo l’incrocio dove i cartelli stradali indicano direzione “Presa/Piedimonte” e poco dopo svoltiamo a destra sulla strada in pavet di basalto che si inoltra nel bosco (foto 3). Qui ha inizio un lungo tratto abbastanza impegnativo e tutto in salita. Proseguiamo dritto fino a quando non avrà inizio uno stretto e tortuoso sentiero di montagna che percorreremo per intero facendoci largo tra la vegetazione che parzialmente lo ingombra. Quando il sentiero si allarga e incontra una pista forestale, continuiamo ad andare dritto, ignorando la deviazione sulla destra (foto 5). Circa 300 metri più avanti la pista si biforca e ci immettiamo sul sentiero di sinistra. In questo breve tratto la vegetazione è molto folta e il percorso da seguire può non risultare del tutto chiaro. E’ conveniente quindi aiutarsi con la mappa e il tracciato gpx.   Ci manteniamo sulla sinistra fino a incrociare nuovamente la pista forestale. Il paesaggio alterna fitti boschi, in prevalenza di castagno, e zone in cui la vegetazione quasi scompare e affiorano le colate laviche. Qualche chilometro più avanti, subito dopo l’incrocio con un’altra pista sulla destra, ha inizio la discesa, che imbocchiamo proseguendo dritto (foto 9). Al termine della discesa il bosco si apre, camminiamo per circa 200 metri, superiamo la deviazione a sinistra e imbocchiamo davanti a noi il sentiero che risale la colata lavica e passa accanto alle bocche vulcaniche del 1928 (foto 10). Poco dopo il sentiero si inoltra nuovamente nel bosco e inizia a scendere. Lo percorriamo per intero, attraversando ampi noccioleti, fino a incrociare la strada asfaltata, in prossimità di una chiesetta isolata (foto 11). Giriamo a sinistra e arrivati all’incrocio a T svoltiamo a destra e percorriamo circa 700 metri della strada asfaltata. Quando questa compie una decisa curva a sinistra noi proseguiamo dritto imboccando la stradina davanti a noi. Ignoriamo la prima strada a destra in salita e andiamo ancora dritto seguendo questa strada che ci porterà alla “Casa di Paglia Felcerossa” (la incontreremo sulla nostra sinistra), dove si può pernottare e riposare prima di arrivare a Sant’Alfio. Dalla Casa scendiamo a sinistra sul viottolo fino ad arrivare sulla strada asfaltata, svoltiamo  a sinistra e la percorriamo per circa 1,5 km. Quando incontriamo un incrocio con un’aiuola spartitraffico al centro giriamo a destra e percorriamo sempre dritto la stradina asfaltata in ripida discesa che ci condurrà al leggendario castagno “dei cento cavalli” (foto 14). Dopo una breve pausa, continuiamo a scendere, oltrepassiamo il chioschetto a sinistra e all’incrocio andiamo a destra. Percorriamo 400 metri e giriamo a sinistra su “Via Marca”. All’incrocio successivo andiamo a sinistra e subito a destra continuando a scendere fino a incrociare “Via Catania”. Qui giriamo a sinistra e seguiamo la strada che ci porterò al centro di Sant’Alfio.

Canale – Botto

Canale – Botto

3 novembre 2015

Partenza dalla piazza centrale di Canale. Direzione Bagnoregio, SP12. Dopo 1 km girare a sinistra,direzione Botto. La strada asfaltata prosegue attraversando pascoli e vigneti. A 4 km si arriva ad un bivio,andando a destra si prosegue per il Botto. Noi abbiamo preso a sinistra per ricongiungerci alla strada iniziale. La strada prosegue per altri 2 km costeggiando ville immerse nei boschi. Il percorso é di 8,3 km totali ma semplici da percorrere oltre che affascinanti grazie al panorama e ai profumi.

Matera – Montescaglioso

Matera – Montescaglioso

29 ottobre 2015

Per uscire da Matera, da Piazza Vittorio Veneto (punto panoramico sui sassi) procedere lungo via Lucana come da traccia Gpx. (Questa é la via più semplice e veloce ma la meno “spettacolare” e che esclude il percorso attraverso i Sassi. In alternativa dal centro, si può scendere per i tratturi che costeggiano il fiume tenendo presente che in alcuni punti non sono sicuri e abbastanza esposti a valle. Si sbucherà su contrada Agna in forte salita).

Seguire la via che diventa via dei Cappuccini tenendosi il liceo artistico in alto sulla sinistra. Al primo bivio imboccare contrada Agna per poi imboccare Contrada delle Piane a destra in discesa su asfalto. Dopo circa un km, la grotta dei pipistrelli sulla sinistra. Alla sbarra rossa e bianca con divieto di accesso (sempre aperta) imboccare la strada privata sterrata fino a giungere a delle case. Prima dell’edificio principale continuare svoltando sulla strada sterrata in forte discesa sulla destra. Dove inizia un sentiero poco battuto a sinistra fra la macchia imboccarlo e seguirlo fin quando non diventi una strada di grossi sassi bianchi, ex linea ferroviaria, passando sopra un ponticello, lasciandosi a destra un piccolo edificio. Seguire i sassi bianchi nella vegetazione fino ad arrivare ad una casa cantoniera abitata (attenzione: due cani pastore ma innoqui) e dopo nemmeno un km giungere ad una grande masseria abbandonata. Seguire il sentiero fino a raggiungere la strada asfaltata ss175. Seguirla per meno di un km e svoltare a sinistra passando davanti ad un grosso casello ferroviario abbandonato su strada asfaltata. Camminando in mezzo ai campi si arriva ad rincontrare la stessa linea ferroviaria in disuso proprio in coincidenza con la ss175. Percorrerla tutta fino a ritrovare la strada statale matera Montescaglioso all’altezza di grosse cave di tufo sulla sinistra e i ruderi della stazione di Montescaglioso. Sono visibili sulla sinistra le vecchie protezioni ferroviarie in cemento. Seguire la statale poco trafficata e al bivio con Montescaglioso Scalo proseguire dritti verso un lungo viale alberato. (In alternativa passare per lo scalo su via Messapica allungano di almeno tre km) Arrivare alle porte del paese lungo tornanti in forte salita in mezzo al bosco. Giunti sotto la madonnina in alto a destra sulla cima a destra della strada si può imboccare via Alcide de Gasperi per raggiungere il centro del paese e la chiesa madre seguendo le indicazioni per il centro oppure passare di fronte l’autocarrozzeria sulla stradina in forte salita a sinistra e seguire le viuzze interne. Da non perdere il panorama da via Balconi Sottani.

Otricoli – Narni

Otricoli – Narni

23 ottobre 2015

Cammini per chilometri e chilometri, dentro campagne deserte e sperdute, e già il tempo diventa relativo, qualcosa di impalpabile. Da quanto siamo in viaggio? Tre ore o tre anni? Dopodiché decidi, al bivio più lontano dal mondo che esista, di entrare dentro ad un bar-trattoria dal nome improbabile: Madonna Scoperta. E lì trovi un’umanità anacronistica: cacciatori con jeans strappati, pastori cotti dal sole, ragazzetti che comprano una caramella ed escono, pensionati che guardano il nostro cane con tenerezza . Quando usciamo, dopo una birra che stronca le gambe e fa girare la testa, ci sembra di vivere ancora negli anni ’70.

Il percorso

Da Piazza Giovanni XXII di Orticoli prendiamo via Luigi Strurzo a destra, dopodiché svoltiamo subito a sinistra e poi ancora a destra per ritrovarci sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra per vari tornanti, circa 1 km. Svoltiamo a sinistra per Narni e Poggio di Otricoli, sempre su strada asfaltata. Dopo 600 metri circa sulla sinistra troviamo una strada che sale e che va presa e che in breve diventa bianca. Noterete ad un tratto della salita che la strada sembra proseguire dentro i vigneti, in realtà svolta leggermente a sinistra e li costeggia. Questo percorso si mantiene, per adesso, sempre in cresta, mantenendo la principale. A destra possiamo vedere Monte San Pancrazio e Poggio di Otricoli. All’altezza dell’Isola del Bene la nostra strada ritorna cementata ed entra dentro un agglomerato di case. Dopo circa 200 metri da queste case troviamo sulla destra Via di Valle Orza, da non prendere, dopodiché la prima strada bianca a sinistra in discesa va imboccata. In prossimità di una casa c’è un bivio a cui andare dritto in salita.

La strada diventa asfaltata e andando a sinistra siamo dentro l’abitato di Schifanoia. Giunti alle prime case, laddove c’è una croce di cemento, andiamo a destra in salita, per Strada di Fongalle. Troviamo sulla sinistra le indicazioni per La Chiesa di San Michele Arcangelo e le indicazioni per il cammino dei Protomartiri, mentre noi andiamo avanti fino allo stop, a cui andiamo a sinistra. Dopo pochi metri andiamo ancora a sinistra. Vedrete che questa via passa accanto alla ASD 2000 e la strada diventa sterrata, entrando in un bosco. Al bivio per il Parco Granaccioli andiamo avanti. Questo bosco potrebbe essere molto bello ma risulta inquinato e sporco, è un vero peccato.

Andiamo sempre dritti fino ad intercettare una strada asfaltata più ampia, da prendere a destra fino alla Flaminia. Davanti a noi un impianto industriale e la forma del paese di Borgaria. Prendiamo la Flaminia a destra dunque per poche decine di metri  e poi andiamo ancora a destra in salita. Attenzione: questa strada è molto pericolosa, passano molte macchine e bisogna farla concentrati e svelti. Bisogna andare avanti per 400 metri circa, dopodiché prendere un sentiero sulla sinistra che si infila nel bosco e che viene usato per la caccia al colombaccio. Pochi metri e arriviamo ad una radura a cui andare a destra. Questo stretto sentiero va in salita e poi diventa piano, fino a trovare sulla sinistra la deviazione per il metanodotto. Noi andiamo avanti. Giungiamo così ad una radura dove bisogna tenere la destra e puntare con un fuoripista di pochi metri la strada asfaltata, da prendere a destra. Arrivati al bivio e al Bar Trattoria Madonna Scoperta (ci fermiamo per una sosta in questo splendido baretto) facciamo pochi metri e prendiamo a sinistra per Itieli.

Dopo 1100 metri di questa strada troviamo sulla sinistra un cancello grigio, subito dopo prendiamo un sentiero sulla sinistra. Ci porta ad un crocicchio di strade. Tre strade bianche e la asfaltata dalla quale provenivamo. Andiamo alla seconda strada bianca, che scende leggermente. Dopo 1,5 km circa c’è un primo evidente bivio a cui svoltare a destra. La via diventa di terra. Arriviamo così ad un trivio: prendiamo la prima a sinistra. Questa sentiero è immerso nel bosco ma ogni tanto si possono vedere dagli scorci i panorami aprirsi, dove è possibile scorgere Miranda, Stroncone, Terni. Si arriva così ad una piccola radura da cui si dipartono due sentieri: andiamo a sinistra. Giungiamo così alla Rocca di Narni, prendiamo a destra a scendere (via panoramica) dopodiché il secondo vicolo a destra, quello con le scale al centro, vi conduce fin dentro il borgo di Narni.

Montefranco – Ferentillo

Montefranco – Ferentillo

18 ottobre 2015

Questo percorso è stato rifatto perché il giorno dell’escursione durante “Umbria: passaggi a sud-ovest” abbiamo sbagliato proprio all’inizio, all’imbocco di un sentiero che in realtà era più alto. La soluzione trovata successivamente è molto bella e panoramica.

Il percorso

La partenza è situata al Belvedere Andrea Lucidi di Montefranco, da cui è possibile vedere la nostra meta: Ferentillo. Si va verso la fontanella, alla nostra sinistra affacciandoci dal belvedere. Quindi si prende a destra della Fontana Via del Carmine, si prosegue dritti per il viale alberato fino al parco giochi e in prossimità della Chiesa della Madonna del Carmine si prende alla sua destra , dove c’è la Strada delle Colline, che passerà vicino al cimitero e uscirà dal paese. Si prosegue così su strada brecciata fino ad arrivare ad un’edicola della Madonna. Dopo di essa un bivio a cui andare a destra in salita e non per Strada Comunale del Varcone. Arrivati ad un piccolo agglomerato di case c’è un H di strade. Prendiamo a destra e subito dopo alla chiesetta ancora a destra. Qualche centinaio di metri e ad un trivio andiamo per la strada centrale, che diventa immediatamente bianca. Andiamo sempre dritti per questa panoramica strada, sempre in leggera discesa noncuranti delle deviazioni, e si arriverà ad un punto in cui ci sta una sbarra a sinistra (bianca e rossa) e una a destra (gialla e rossa). Voi andate naturalmente avanti per la principale. Si giunge in Località Valle Menardo e dopo qualche centinaio di metri si giunge sulla strada asfaltata e al cartello d’ingresso di Ferentillo.Qui prendiamo a sinistra la parallela della statale che ci porta a Ferentillo paese.

Terni – Montefranco

Terni – Montefranco

17 ottobre 2015

Per uscire da Terni abbiamo trovato una via che costeggia la Thyssenkrupp e che, miracolosamente, ha un marciapiedi alberato, tra un canale punteggiato di attraversamenti e la strada per le macchine. Passeggiare lì, accanto all’enorme acciaieria e annusare l’odore del metallo trattato, ci ha fatto sentire dei lavoratori d’altri tempi, usciti di fabbrica. Infatti quel passaggio e quegli attraversamenti servivano agli operai per raggiungere il posto di lavoro, quando ancora lo si raggiungeva a piedi o in bicicletta. A noi oggi servono per guadagnare la campagna e allontanarci dal centro cittadino.

Il percorso

Dalla stazione di Terni prendiamo Via Curio Dentato fino alla rotatoria e qui a sinistra per Via Eugenio Chiesa. Questa strada diventa Via Romagna e noi la seguiamo andando insieme alle indicazioni per Spoleto. Dopo circa 400 metri svoltiamo a destra verso la Thyssenkrupp, prendendo una strada che si chiama Via Ponte dell’Oro. Giunti davanti all’acciaieria prendiamo il ponte di ferro bianco e svoltiamo a sinistra per il marciapiedi alberato che costeggia l’enorme parallelepipedo della Thyssenkrupp. Lì dove questa lunga e dritta strada fa una curva il marciapiedi diventa un sentiero tra gli argini del canale a sinistra e il guardrail a destra e vi sembrerà strano camminare in un sentiero eppure stare accanto a così tanta modernità. Cercate di respirare il meno possibile perché nell’aria c’è odore di metalli lavorati, che senz’altro non fanno bene. Giunti ai due ponti ce li lasciamo a sinistra e prendiamo avanti, senza camminarci sopra, per una strada a sinistra di una vecchia casa, che si chiama Via delle Officine. Fatti circa 150 metri prendiamo delle scalette a sinistra che ci fanno scendere nel fosso Tescino e che è camminabile. Se non volete o è piovuto e il fosso ha l’acqua che scorre, rimanete sulla via e fatene circa 1 km. Dal fosso invece superato il ponte della superstrada, dopo 50 metri, prendete le scalette che vi riportano alla strada, che va presa a sinistra, naturalmente. Sempre dritti fino all’incrocio con Strada di Santanfano, qui andiamo avanti fino alla passarela di ferro e legno che ci porta con una strada asfaltata a San Carlo. Svoltiamo a destra sulla strada più ampia e raggiungiamo il ristorante Lu Fussu. Facciamo 150 metri di Flaminia e andiamo a destra per una strada bianca. Attenzione a non prendere la prima deviazione verso una casa arancione, non è la nostra via.

Superato il torrente troviamo alcune strade: noi prendiamo quella che sale e che in breve passa accanto ad alcune case. Poi diventa una bellissima strada nei boschi. Mantenendo sempre la strada principale si arriva così ad una casa con un cancello che blocca il passaggio. Ma noi possiamo costeggiare la recinzione a sinistra, anche se il sentiero non è molto curato. Oltre la casa proseguiamo in salita e dopo circa 50 metri troviamo una casetta di lamiere: qui andiamo a sinistra. Da questa strada si apre una bellissima vista su Terni e la sua valle. Diventando asfaltata vediamo che la strada ne incrocia un’altra. Noi andiamo a destra. Giunti al crocicchio di strade con l’edicola della Madonna noi svoltiamo a sinistra per Strada di Spodiore. Al bivio successivo andiamo a destra per Via di Colle Palone. Scavalliamo il versante e vediamo Collestatte e Torreorsina in fondo, bellissimi. Una deviazione sulla destra da non prendere e arriviamo ad incrociare una strada asfaltata da imboccare per pochi metri, poi andiamo a sinistra per Via di Colle Paese. Dopo 1 km di questa via, in prossimità di un tornante che scende a destra e di una via che va avanti, noi scendiamo per il tornante in discesa. Dunque arriviamo ad una strada asfaltata più ampia da prendere per circa 500 metri a sinistra. Alla curva dove c’è il cartello Dimora Todini andiamo a destra e ancora a destra per la strada bianca che costeggia la recinzione. Su questa bella via troviamo una biforcazione, ma possiamo prendere sia l’una che l’altra tanto si ricongiungono. Al bivio successivo invece andiamo a destra in discesa e dopo circa 200 metri troviamo una strada sulla sinistra e poco più avanti un bivio a Y da prendere a sinistra. All’ennesimo bivio nel bosco, laddove un tornante svolta decisamente a sinistra e scende, noi andiamo dritti.

Usciamo così su di una strada cementata da prendere a sinistra in discesa. Passiamo così dentro alcuni terreni di  case (se vogliamo c’è una strada dentro un boschetto che ci fa oltrepassare una casa e la sua proprietà), dopodiché arriviamo ad incrociare una strada asfaltata che va presa a destra. Dopo poco prendiamo il sentiero che a sinistra si erge su di alcuni muretti e taglia per alcune rimesse e pollai. Giunti al bivio dove a sinistra c’è l’indicazione per il convento, noi andiamo dritti. Si arriva nella parte bassa di Montefranco, si oltrepassano le scuole e si va verso la rotatoria con al centro una strana scultura. Qui si svolta a sinistra e dopo 50 metri si prende ancora a sinistra per Via Racognano, una bella e antica scorciatoia che ci porta dritta dritta, e in salita in salita, nel borgo di Montefranco.

Faro Superiore – Castanea delle Furie

Faro Superiore – Castanea delle Furie

11 settembre 2015

Il Casale (villaggio) di Faro Superiore sorge, nel territorio di Messina, sul promontorio di Capo Peloro. Seconda la tradizione il toponimo Peloro deriva dal nome di un gigante che in tempi antichi abitava queste terre. Da qui al toponimo Peloro venne assegnato il significato di immane, gigantesco. Così dovevano percepirlo i navigatori di un tempo che, varcando lo Stretto, improvvisamente si trovavano stretti tra Capo Peloro e la sponda calabra.

Alcuni storici antichi affermano invece che il toponimo Peloro abbia avuto origine dal nome del nocchiero di Annibale, che venne ucciso dal generale cartaginese per sospetto di tradimento quando questi, giunto in prossimità dello Stretto, pensò di essere stato condotto in trappola, in un golfo senza uscita. Quando più tardi Annibale si accorse dell’errore fece erigere una statua in onore della sua vittima e gli intitolò il promontorio. Questa tesi viene però smentita dal fatto che Aristotele e Tucidide, vissuti in epoca precedente, chiamavano il promontorio con il nome Peloro, e che già nel VI sec. A. C. in questa zona veniva praticato il culto della ninfa Pelorias.

Il percorso

Dalla piazzetta antistante la chiesa dell’Immacolata, con la chiesa alle nostre spalle, percorriamo verso sinistra la via Regina Elena per circa 600 metri. Dopo il curvone, incontriamo, sulla sinistra, una stradina asfaltata in discesa (Via Contrada Feo), la imbocchiamo e la seguiamo fino ad incrociare la fiumara di Tono. Giunti in prossimità della fiumara, percorriamo circa cento metri del sentiero sterrato alla nostra sinistra, guadiamo il torrente e imbocchiamo sulla destra una ripida mulattiera il cui ingresso è delimitato da due muretti di contenimento in cemento. (foto2) Lo stretto e ripido sentiero, alternando ghiaia e pavet, risale il fianco della collina e ci conduce verso la cima, dove incontreremo una piccola radura. Proseguiamo dritto davanti a noi sul sentiero sterrato che, poco dopo, si allaccia ad una stradina di campagna in cemento. Seguiamo questa strada senza fare deviazioni fino a raggiungere la frazione di Massa S. Lucia, dove è possibile fare rifornimento di acqua potabile alla fontanella presente di fronte alla chiesa. Usciamo dall’abitato imboccando la strada a destra della fontanella e proseguiamo fino a incrociare la Strada Provinciale 45 delle Quattro Masse. All’incrocio andiamo a destra e proseguiamo sulla provinciale fino a raggiungere la frazione di Massa S. Giorgio. Dalla piazzetta S. Giorgio, dove si incrociano la Strada Provinciale 50 di Castanea delle Furie e la Strada Provinciale 45 delle Quattro Masse, imbocchiamo, dopo aver percorso circa venti metri sulla provinciale 45, una stradina asfaltata sulla sinistra (Contrada Traina) che ci conduce sulla provinciale 50. Al bivio andiamo a destra, percorriamo circa duecento metri e svoltiamo ancora a destra, in corrispondenza di una cabina dell’alta tensione. (foto7) Seguiamo la strada asfaltata che, dopo una serie di tornanti, si inerpica sulla collina e attraversa un bosco di pini. Giunti in cima, possiamo osservare in lontananza sulla sinistra i piccoli borghi di Massa S. Giovanni e Massa S. Nicola, e davanti a noi quello di Castanea delle Furie. Proseguendo sulla strada che ci ha portato in cima alla collina, al primo bivio che incontriamo andiamo a sinistra, oltrepassiamo il cimitero di Castanea e continuiamo dritto in discesa lungo questa strada, che poco dopo ci condurrà al centro di Castanea delle Furie.

Vetralla – Azienda Agricola Iob

Vetralla – Azienda Agricola Iob

22 agosto 2015

Dalla piazza principale di Vetralla, ossia dove si trovano Duomo e Comune, tenendo la chiesa alle spalle ed il comune alla sinistra, percorrere il corso principale fino ad un ponticello. Dopo poco il ponte si trovano delle scale in discesa che tagliano verso la Cassia.

Arrivati sulla Cassia cioè la strada statale, prendere la destra e poi seguire le indicazioni Viterbo-Tuscania verso sinistra.

Si segue la strada, purtroppo trafficata, ed all’incrocio dopo l’uscita da Vetralla (cartello Vetralla sbarrato) con indicazioni Tre Croci a destra, Viterbo dritto, prendere la piccola stradina cementata sulla sinistra che si tiene alla destra la casa cantoniera e costeggia una abitazione.

Proseguire dritto e….

benvenuti da Mauro Iob!

Monesi di Triora – Arma di Taggia

Monesi di Triora – Arma di Taggia

17 luglio 2015

Da Monesi (locanda) si prosegue sulla Strada Provinciale 1 fino al Colle di San Bernardo. Qui si imbocca una strada strada sterrata che giunge al Colle del Garezzo. Di qui si scende, con percorso molto panoramico, al Colle della Guardia, e successivamente al bellissimo abitato medievale di Triora. A questo punto non resta che imboccare la Statale 543 che in 27 km circa giunge ad Arma di Taggia. Parte del traffico è evitabile imboccando a destra, subito a valle del paese di Agaggio, il vecchio tracciato della statale, che si ricongiunge a quello principale a Desteglio.
Da Arma è possibile rientrare a Limone con il treno attraverso la Val Roja (Francia).

FS Camucia Cortona – CS376

FS Camucia Cortona – CS376

2 luglio 2015

Breve e piacevole passeggiata che collega la stazione di Camucia Cortona all’host Wwoof CS376. Il percorso passa prevalentemente su strade secondarie, con una salita panoramica e una discesa dove prestare attenzione alle automobili.

Usciti dalla stazione di Camucia Cortona, guardando avanti a noi, troveremo una strada sulla sinistra, Via Domenico Boccadoro, che va presa. Dopo una naturale curva a destra prendiamo a sinistra Via del Campino. Giungiamo così ad un incrocio a T, giriamo a destra per pochi metri e poi subito a sinistra seguendo le indicazioni per il centro estetico Rossella. Superato il centro estetico ci troviamo ad un incrocio a T, che va preso a destra. La strada diventa sterrata e davanti a noi, in alto, Cortona. La strada dopo una curva giunge ad uno stop. Qui si va dritti per Via Piero Gobetti. Percorsa tutta questa via con un marciapiede arriviamo ad una strada più ampia e trafficata. Precisamente davanti, nella stessa direzione di Via Piero Gobetti, un campo incolto con una recinzione di ferro verde. Ecco noi dobbiamo costeggiare questa recinzione per qualche decina di metri, oltrepassare un piccolo fosso e spuntare dall’altra parte, sempre in un campo. Noterete che sulla destra ci sono delle case gialle, villette; dobbiamo, sempre con un piccolissimo fuoripista, raggiungerle e prendere la strada asfaltata tra di esse. Al bivio a T giriamo a destra e arrivati alla strada regionale svoltiamo a sinistra. Ma solo per qualche decina di metri, dopodiché prendere la strada a destra che sale per le campagne. Continuiamo a salire costantemente, una bella strada che prende quota e costeggia muretti, ville e fichi d’India. Abbiamo a sinistra la vista sulla valle. In cima ci troviamo ad una strada asfaltata che va presa a sinistra. Davanti a noi l’edicola della Madonna delle Grazie.

Percorriamo questa strada facendo attenzione alle automobili per circa un chilometro. Allo stop andiamo a sinistra. Dopo circa 200 metri e aver sorpassato un ponte svoltiamo a sinistra per San Martino a Bocena. Qui troviamo già le indicazioni per CS376. Incontriamo dopo breve un ponticello sulla sinistra che non dobbiamo prendere, proseguendo fino al secondo ponte di pietra sul torrente Loreto. Proseguiamo dritti oltre il ponte fino ad un bivio che dobbiamo proseguire a destra, all’altezza di una croce di legno. C’è poi una seconda deviazione per Il Falconiere ma noi proseguiamo ancora dritti, siamo quasi arrivati. Di fatti dopo una salitella, 200 metri e sulla sinistraci troviamo il cartello per CS376. La strada che entra in un cancello è sterrata e conduce a destinazione (il casale sulla destra).

Sapri – Tana dei Ghiri

Sapri – Tana dei Ghiri

1 giugno 2015

Il giorno prima, al telefono i ragazzi della BAM!, oltre alla ospitalità mi avevano proposto di sfruttare la serata per raccontare del mio viaggio e dei progetti a cui ho partecipato, per cui: Ammappalitalia e Viewwoof. Una bella idea e, con un buon numero di persone è stata un’occasione per raccontarmi prima della odierna tappa finale.

 Il percorso

Come riferimento di Sapri prendiamo la BAM (Bottega Artistico Musicale)

Siamo in via Josè Ortega, davanti a noi c’è la BAM e a fianco il murales con uno scheletro spremuto dai soliti “calzaturieri”per fare uscire gli ultimi risparmi. Bene, costeggiamo lo sfruttamento e si passa sotto la ferrovia. Quando la via finisce si svolta a sinistra e poi subito a destra su marciapiede fino appena prima del largo Marinella (5min). Si entra a sinistra per via Brizzi che torna per un po’ nel senso opposto ed esce in uno slargo, mantenendo la sinistra ci si trova nel lungo parcheggio con a vista un ponte e dietro il mare. Si passa sotto il ponte e si tocca la sabbia della spiaggia, svoltando a destra si sale sul ponte e si attraversa in direzione del porto. Si procede su strada e quando ci si trova sopra al porto si prende una lunga scalinata in sasso che scende al molo. Guardando a sinistra si nota sul fondo un’altra scalinata che porta all’antico sentiero d’avvistamento Saraceno, poi divenuto sentiero di scambio ed ora sentiero dell’amore. Apprezzami l’asino è il nome più diffuso, scorre sopra il mare e sotto la strada. È ben fatto anche se esiste il pericolo di caduta massi nei canaloni dove durante le piogge scorre molta acqua una parte forse incanalata anche dalla strada. Durante il mio passaggio ho ripulito dai massi due passerelle grazie anche all’aiuto di Lorenzo.

Ho continuato fin prima del profondo canale di Mezzanotte che divide la Campania dalla Basilicata perché da qui il sentiero non è più agibile. Sono uscito risalendo la strada che lascia alla destra il sentiero che continua chiudendosi; ho passato il cancello in cima e sono ritornato in strada al Km220. Arrivati ad Acquafredda, verso la fine delle case c’è il tornante che scende, ma svoltando a sinistra si segue la stradina asfaltata che più tardi si ricollega. Tutta la strada è sempre a vista sul mare blu e spumoso che si frange sulle rocce e anche se stretta si percorre rilassati perché non è particolarmente trafficata (luglio-agosto?). Passa per Cerruta e poi Ogliastro dove appare il grande Cristo sulla montagna. Fiumicello resta sotto e mancano ora 2Km per Maratea centro. Son passato a fianco della discesa che porta alla stazione dei treni da dove comunque si  può risalire al paese.

Poco dopo dalla strada principale si svolta a sinistra verso il centro, a breve sulla destra c’è una lunga scalinata che sale. Finita si va a sinistra e si supera la strada e dritti si riprende a salire. Allo spiazzo Europa (zona pullman) si prende per il vicolo a destra che diventa scalinata di 26 scalini fino all’arco, poi con altri 60 si arriva alla via Pietra del pesce e a sinistra in piazza Giovanni Miraglia, centro storico. Proseguendo dritti si arriva ad un’altra piazza con una grande fontana e il Municipio. Si prende la via più a destra entrando in un lungo parcheggio e alla fine,sul tornante andiamo dritti verso la scalinata. Finita si prosegue passando a fianco alla locanda delle Monache e dopo 50 metri svoltiamo a sinistra, via Santicelli, su scalinata. La scalinata diventa strada asfaltata fino ad un tornante, appena usciti si vedono e poi si salgono le scale a sinistra e da qui parte un bel tratto di sentiero a costa molto panoramico. Finisce alle case dove girandosi, in alto vediamo i super tornanti della strada e dietro il Cristo. Continuando in salita su asfalto arriviamo ad un tornante, si va a sinistra e al cartello “Santa Caterina” svoltiamo a destra  e si scende. Alla vista in lontananza di una cappella con a fianco la scritta “Massa”  si svolta a sinistra in salita per Brefaro, prima dell’incrocio.

Si sale dolcemente e poi si cammina per un po’ su pianoro con le montagne spoglie a sinistra e altre a destra più verdi sul mare. Dopo, al bivio si mantiene la sinistra e passate le prime case di Brefaro si arriva alla chiesa con la piazza (dove arriva l’autobus), poi la strada comincia a scendere e a stringersi fra le case. All’unico bivio si mantiene la destra su cemento gustando la vista sulla casa di color rosa posta sul poggio detta Tana dei Ghiri.

Questa era la meta immaginata della Prima dorsale Viewwoof, il luogo dove si era tenuto il “congresso” di conoscenza del progetto.

Az. agr. La Sega, Molino Sega (Savigno) – Arvaia, Villa Bernaroli (Borgo Panigale)

Az. agr. La Sega, Molino Sega (Savigno) – Arvaia, Villa Bernaroli (Borgo Panigale)

15 maggio 2015

5a e ultima tappa (ufficiale) del “Sentiero degli Antidei”, che unisce il Molino Sega, sede delle aziende “La Sega” e “Barbara Casoni”, con la Cooperativa agricola Arvaia, in pianura a ridosso della città di Bologna. Attraversiamo le colline argillose a sud ovest di Bologna, dove le fontane sono rare e d’estate il sole picchia: fate scorta d’acqua! Le argille calanchifere sono pericolose quando bagnate: attenzione alla pioggia. Il percorso segue in parte dei sentieri segnati CAI, in parte strade asfaltate, e qualche breve tratto fuori sentiero, cercando di mantenersi il più possibile in cresta, ma cedendo dove i calanchi e i rovi rendono il passaggio impossibile. A Zola Predosa saremo dei pedoni nel traffico di rotonde e zone industriali: fate attenzione.

Il percorso

Partiamo dalla località “Molino Sega”, a poco più di un kilometro a sud di Savigno, dove hanno sede le aziende consorelle “La Sega” di Michele Caravita e “Barbara Casoni”, due aziende orticole biologiche di grande esperienza, dove si respira professionalità e umanità, a partire dalla collaborazione che le accumuna dalla nascita. Il terreno è pianeggiante, nel fondovalle del Samoggia, e viene spontanea la voglia di vedere il fiume e i terreni dall’alto delle colline calanchifere che ci circondano. Così, invece di seguire il Sentiero Samoggia (probabilmente anche poco praticabile stante la mancata manutenzione), o la strada asfaltata che ci porterebbero verso il sentiero 207 e il 209 e con una tappa un poco più breve passante da Monte San Pietro, decido di salire subito per il sentiero 219, che si inerpica sui calanchi di Monte Specchio oltre il ponte sul Samoggia in località Tintoria, seguendo l’indicazione Mongiorgio.

Seguiamo il sentiero stretto sulla linea spartiacque dei calanchi di crinale. Tra i prati riarsi e le argille dure e crepacciate si apre imprevisto un piccolo laghetto invaso dalla Stiancia, e sebbene non  sia ancora in fioritura, le foglie e l’altezza mi fanno pensare a Typha minima, una certa rarità, ma da confermare. Ben 5 poiane si librano sempre più in alto sfruttando le correnti ascensionali della calda giornata. Il crinale ha dei lunghi tratti percorsi da siepi, insperate leccornie estive di mirabolani e sorbi domestici (ancora un po’ allappanti in agosto).

Il sentiero scende quindi dal crinale allargandosi a mulattiera, poi si incontra un breve tratto di asfalto, ma si piega a destra subito su una strada ghiaiata. Si scende a Badia (visitare il complesso religioso del XII-XIII secolo), si prosegue su strada asfaltata superando la frazione di Oca, e sulla destra troviamo una stradina asfaltata che si inerpica ripidamente verso il crinale, segnavia CAI 209. Seguiamo la stradina asfaltata in direzione nord-ovest lungo il crinale, tra medicai, vigneti e ville, e sbucheranno sulla nostra destra una serie impressionante di calanchi, oltre i quali c’è il verde Monte San Michele. Noi vogliamo arrivare lì, deviando verso nord rispetto a tutti i sentieri segnati che seguono i crinali che hanno direzione nord-ovest. Le vecchie carte topografiche dell’Istituto Geografico Militare segnano dei sentieri che passano tra i primi calanchi che troviamo, ma i rovi sbarrano il passaggio e le creste dei calanchi sono pericolosamente strette e instabili. Basta salire ancora un kilometro circa e troviamo un sentiero non segnato e non molto battuto che fa per noi.

Oltre il Monte San Michele il sentiero CAI 211 si mantiene sulla displuviale, passando per seminativi, qualche vigneto, e poi si addentra in un filare di grandi alberi per 2 km, fino a che sbuca davanti alla deliziosa chiesina di Amola. Verso nord in Via Amola troviamo a La Casazza un pozzo dove rinfrescarsi, e quindi si scende seguendo il crinale fin verso Rivabella, dove il Torrente Landa confluisce nel Torrente Lavino. Giungiamo a Rivabella da un parco pubblico, dove troviamo una fontana, sbuchiamo in un quartiere residenziale, superiamo il torrente Landa per il passo del quartiere, e giriamo verso destra in direzione del centro. Poco prima del centro e di una grande curva giriamo a sinistra per una stradina, Via Piave, che diventa di lì a breve ghiaiata, e passiamo a fianco della vendita diretta di un’azienda agricola. Ci ritroviamo a breve tra le campagne distese ai margini delle colline, in un’ampia distesa che digrada verso il torrente, e ci ritroviamo nel sentiero 209 del CAI all’altezza di un grande complesso di cave.

Poco avanti risuperiamo il Torrente Lavino, e in località Gessi un cippo ricorda l’uccisione di Don Mauro Fornasari, prete partigiano ucciso dai fascisti. Il sentiero si fa frequentato da podisti e ciclisi e arriviamo a Zola Predosa. Qui cerchiamo la via più breve per uscire dal paese. Il problema è passare il muro della Bazzanese, dell’Autostrada e della zona industriale a nord del centro, senza ritrovarsi imbottigliati nel traffico e nelle rotonde cercando di schivare camion non abituati a trovarsi fra le ruote dei pedoni! La via più breve e migliore, con una sola rotonda, credo che sia Via Roma. Dopo poco più di 2 km incrociamo Via Felicina che prendiamo sulla nostra sinistra, e sulla nostra destra si apre la campagna del “Parco Città Campagna”, un parco previsto per valorizzare un pezzo di campagna rimasto tra la zona industriale di Zola Predosa e Borgo Panigale, con ville storiche e molte attività associative che si stanno mettendo in rete. Percorriamo per 800 metri circa Via Felicina e sulla nostra destra incrociamo la stretta Via Morazzo. In fondo alla via la Scuola Steineriana di Bologna, Davanti ad essa Villa Bernaroli e i suoi orti sociali. Dietro ad essa la sede della Cooperativa sociale Baobab che si occupa di giardinaggio, e tutto intorno i campi coltivati a mille ortaggi diversi della Cooperativa Arvaia, prima esperienza italiana di Comunità che supporta l’Agricoltura (CSA), ma secondo me sarebbe più adatto chiamarla ASC: “Agricoltura che supporta la Comunità”. http://www.arvaia.it/

A meno di 2 km dai campi di Arvaia, seguendo Via Olmetola e scendendo subito a sinistra appena oltre il cavalcavia sull’autostrada c’è la stazione ferroviaria di Casteldebole, da cui con i treni possiamo arrivare agevolmente alla stazione centrale di Bologna.

F.S. di Paestum – Fattoria Cavallo

F.S. di Paestum – Fattoria Cavallo

14 maggio 2015

Da Calvanico al mattino alle ore 7 un bus parte in direzione Salerno. Il bus si riempie velocemente e passando per il grande campus universitario si arriva poi in città.Scendo alla stazione FS dove prendo il treno per Paestum .

Usciti dalla stazione dei treni di Paestum ci si trova a fronte l’arco con le mura, si percorre il lungo rettilineo che porta davanti agli scavi archeologi Greci-Lucani-Romani.

A destra si trova l’ufficio informazione e l’accesso al sito, mentre svoltando a sinistra si costeggia una parte degli scavi passando davanti anche a due grandi templi.

Alla fine della zona recintata si arriva ad un incrocio con semaforo e si prosegue dritti. Si supera più tardi la ferrovia (qui,svoltando a sx si può fare una modifica) e dopo circa un chilometro si sottopassa la superstrada, subito dopo si svolta a sinistra uscendo dalla strada principale e ci si mantiene sulla strada più a destra passando a fianco alle case. Passati di 500 metri l’Hotel, a destra si entra per strada sterrata. Su questa stradina si continua praticamente dritti fino ad incrociare la strada asfaltata dove si prosegue a destra per via Spinazzo. Il paesaggio ancora di aperta campagna continua per un paio di chilometri lungo la strada poco trafficata e giunti all’incrocio con via Gaiarda, dove si attraversa anche un piccolo canale si prosegue dritti per la stradina a fronte. Si prosegue per un po’ e al primo incrocio si svolta a destra per via Tempa di lepre. (altro…)

Avellino – Residenza Rurale Incartata

Avellino – Residenza Rurale Incartata

7 maggio 2015

La linea Benevento-Avellino è un’opera d’arte oramai antica, un patrimonio da mantenere e promuovere nel futuro. Passa piccole stazioni e in 42 minuti siamo già in una nuova città.

Usciti dalla stazione dei treni si va a sinistra, si cammina su marciapiede che passa fra le case lungo la via che porta al centro. Dopo 10 minuti si entra nel corso Umberto I e si comincia a salire, dopo un po’ una bella fontana alla destra dove salendo per la scale si entra nella parte più vecchia. Continuando dritti si giunge subito ad un incrocio con una statua e a sinistra per via Giuseppe Nappi si arriva alla piazza della Libertà, qui davanti parte il largo corso dedicato a Vittorio Emanuele II. Noi svoltiamo a sinistra per via due Principati, passato il ponte si svolta a sinistra.Si va verso la località san Tommaso passando prima un semaforo e ci manteniamo sulla strada principale trovando le indicazioni per Contrada, si passa il ponte e si sale. Si cammina lungo la frazione di Bellizzi e poi si costeggiano i noccioli.

Tutto sommato, su strada e marciapiede si giunge senza problemi a Contrada. Prima del paese, alla rotatoria si gira a sinistra in forte salita per via Antonio Ammaturo e mantenendo la sinistra si arriva al borgo di Ospedaletto.Alla piazzetta con la piccola chiesa si passa l’arco di sinistra e si prosegue poi a destra in salita.

Dopo, la strada si mantiene piana e costeggiando il monte si arriva a Balzano, si percorre il centro e alla fine tenendo la destra si va verso Montoro. Da qui si può già vedere la montagna che bisognerà superare passando vicino la chiesa che si nota a metà. Prima dei tornanti troviamo una piccola deviazione e usciti si entra direttamente nell’altra che passa fra gli ulivi e risale poi nella principale, si passano pure dei binari e si arriva velocemente in fondo. Passato il fiume si fiancheggia un campo sportivo, si passa l’autostrada e si gira a destra. Prima del Municipio a sinistra si sale per via Nicola Spinello e all’incrocio continuiamo dritti. In circa 20 minuti di buona salita si arriva al monastero dei frati, appena prima c’è acqua. Passato il monastero, al primo tornante si nota sul guardrail il segno bianco rosso del CAI e scendendo leggermente a destra si parte sul bel sentiero che a mezzacosta aggira il monte. Il sentiero poi si allarga e devia a sinistra ritornando stretto e si seguono sempre i segni, dopo un po’ passiamo un ponte in legno.

Ora il bosco si dirada, dopo un po’ si svalica arrivando ad un bivio di una strada, si va a sinistra in salita costeggiando un filo spinato tenuto a destra; si ritorna nel bosco e ad uno spiazzo si sale ancora a destra su sentiero giungendo a breve sulla strada carrozzabile.

Qui si svolta a sinistra e in discesa si continua mantenendo la stessa linea con il panorama che si apre sulla valle arrivando dopo un po’ all’altra chiesa. Questo è chiamato anche il sentiero del prete, il quale negli anni passati lo percorreva per andare a celebrare la messa. Da qui parte l’asfalto, dopo forse 500 metri, al primo vero tornante si svolta a sinistra per una strada sterrata che costeggia e scende passando a grandi spazi di castagno che si intersecano anche con l’ulivo e poi i noccioli. Senza deviazioni, si vede verso la fine la chiesa di Calvanico, si scende sulla strada e risalendo si raggiunge. La passiamo dalla parte destra e salendo la strada della via Crucis troviamo poco dopo l’insegna in legno della Residenza Rurale Incartata. Svoltiamo a sinistra e siamo arrivati.

Caserta – Rucasa

Caserta – Rucasa

27 aprile 2015

Dalla stazione FS di Caserta camminando dritti nei giardini si arriva fin sotto alla Reggia , da qui svoltando a destra si percorre corso Trieste.Si entra in centro passando una piccola piazza circolare e in circa dieci minuti ci si trova di fronte al grande omaggio ai caduti di guerra, si svolta a sinistra e poi subito a destra sul grande viale con piante di palme, viale Medaglia d’oro.Si passa a fianco allo stadio da calcio, si prosegue dritti puntando al monte con i grandi scavi e al bivio si trovano le indicazioni per Maddaloni* dove ho seguito su strada principale per 15 minuti fino ad incontrare un semaforo dove ho svoltato a sinistra per via Giovanni Gentile. Alla fine della via a destra e subito sinistra per arrivare su via Galatina e alla frazione di S. Clemente.

*Si può evitare questa strada entrando invece per via Francesco Petrarca che porta a largo S. Giuseppe prendendo poi via E. Ruggiero. Questa dopo un po’ diviene via Galatina entrando nel frazione di S. Clemente; qui la vita di paese è discussa seduti sulle sedie lungo la strada. Probabilmente oggi io con lo zaino siamo stati argomento di discussione e questo spero sia un bel ricordo per entrambe le parti.

(altro…)

Villa Falerna – Mondragone [A/R]

Villa Falerna – Mondragone [A/R]

Avevo curiosità di conoscere la zona di Latina e della sua bonifica, dei veneti. Pure qui, come la pianura padana le coltivazioni sono intensive ed è vuota di aziende wwoof. È stato molto interessante ma ora mi ritrovo inguaiato. Piove dalla partenza, sono a fianco alla spiaggia dove con difficoltà si riesce a trovare un passaggio per entrare, privatum.  Si avanza lentamente, la pioggia è fine ma continua. Qual è il mio traguardo per la notte? Non so. Dalla spiaggia intravedo una luce, la seguo e arrivo ad un distributore dove chiedo informazioni. La scelta è fatta, prendo il treno che mi porta a Mondragone dove Elio e famiglia mi accolgono. Un paio di giorni assieme per riorganizzarmi e nel frattempo mappiamo Mondragone-Villa Falerna a/r.

Da villa Falerna si ha una vista completa del mare e in parte sulla città di Mondragone.

Usciti dal cancello si scende su strada cementata fiancheggiando il monte Petrino. Al bivio svoltiamo a sinistra giungendo a breve alla base del monte dove si nota chiaramente l’ex cava con alcuni resti di macchinari. In fondo troviamo la strada principale, svoltiamo a sinistra passando davanti ad una piccola cappella dedicata alla Madonna Incaldana, protettrice di Mondragone. (https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_Incaldana)

Ora si cammina sull’asfalto, con a destra una vista sulla città e a sinistra in alto i resti dell’antico castello Rocca Montis Dragonis. Dopo circa un km si entra nella città di Mondragone incontrando le prime case. Al bivio seguiamo la direzione del centro, andando dritti, alla svolta manteniamo la destra per via Torre. Finita la via giriamo a sinistra e troviamo subito la fermata dell’autobus ATC (per la stazione FS) e dietro il palazzo Ducale. Continuando lungo il palazzo entriamo in via XI febbraio, passato l’alimentari sulla sinistra e giunti alla curva arriviamo a casa di Elio, l’entrata è un portone in ferro e difronte lavora un fabbro.

Per arrivare a Villa Falerna:

Dal palazzo Ducale di Mondragone dove si trova la fermata dell’autobus svoltiamo a destra per via Torre. Manteniamo la sinistra arrivando all’incrocio e proseguiamo dritti per via Appia antica. Dopo più di un km a sinistra troviamo la piccola cappella dedicata alla Madonna Incaldana, subito dopo sulla destra imbocchiamo la strada e iniziamo a salire. Si passa affianco alla cava, alla curva passiamo sopra un torrente e all’incrocio svoltiamo a destra seguendo l’indicazione località Colombrello. Salendo per circa dieci minuti a sinistra si nota un cancello con due colonne e la tabella villa Falerna. La casa si trova in fondo alla via.

Sabbioneta – Casalmaggiore

Sabbioneta – Casalmaggiore

25 aprile 2015

Partendo da piazza Ducale, piazza principale del piccolo borgo di Sabbioneta, prendiamo via Scamozzi costeggiando il Teatro all’Antica progettato alla fine del ‘500 dall’architetto Vincenzo Scamozzi per Vespasiano Gonzaga. Alla fine della suddetta via giriamo a sinistra su via Vespasiano Gonzaga poi a destra per via Giulia,uscendo dalle caratteristiche mura della cittadna in direzione Casal Maggiore. Si prosegue sempre dritti costeggiando filari di pioppi e capannoni in lontananza fino ad intercettare la pista ciclabile sulla quale ci immetteremo. Continuiamo sempre sulla pista ciclabile passando per Vigoreto (frazione di Sabbioneta) costeggiando un’edicola votiva dedicata alla madonna di Loreto e una chiesetta con particolari arredi creati da ebanisti francescani. Dopo aver superato la chiesetta si arriva ad un bivio, noi proseguiremo a destra. Continuando incontriamo un viottolo in terra battuta sulla sinistra che ci porterà alla chiesa di San Giorgio, visibile dalla strada grazie all’alta torre campanaria. Passiamo così per la frazione di Ponteterra, dando le spalle alla chiesa imbocchiamo via Vitruvio direzione cimitero. Riintercettiamo la pista ciclabile che prenderemo per circa 200m fino all’arginello, qui, senza andare sulla strada asfaltata, si va a sinistra, costeggiando i campi coltivati. Si arriva quindi a Motta San Fermo e si prosegue sempre dritto arrivando al santuario della fontana per proseguire poi sulla ciclovia. Superiamo un altro cimitero e la ferrovia e siamo già nella periferia di Casalmaggiore. Arrivati alla rotatoria proseguiamo dritti per via Matteotti passando davanti la chiesa di San Francesco. La strada ora prenderà il nome di via Cavour e ci condurrà sempre dritto a piazza Garibaldi sede del municipio di Casalmaggiore.

Vallerano – Soriano nel Cimino

Vallerano – Soriano nel Cimino

13 aprile 2015

Il percorso collega due borghi della Tuscia: Vallerano e Soriano. L’orografia del territorio è caratterizzata da rilievi di natura vulcanica; la strada perciò per alcuni tratti scenderà a valle incontrando o superando un rio, attraverserà i campi coltivati con maestosi castagni o cangianti ulivi, per poi raggiungere le sommità del pianoro da cui si potranno ammirare bellissimi panorami, per poi scendere di nuovo… La camminata è agevole, procede su strade per lo più brecciate, e si arricchisce di emergenze storiche e naturalistiche, come tombe etrusche, chiese romaniche, fontanili e cascate.

Il percorso

Il percorso inizia da piazza della Repubblica a Vallerano; prenderemo come nostro riferimento il Torrione delle mura del paese. Sul lato ovest della piazza prendiamo una strada asfaltata in discesa: via Fontana Nuova, passando sotto una casaponte e subito dopo un ponte pedonale. Giungiamo così davanti uno slargo e proseguiamo seguendo la strada che curva a destra. Osserviamo in alto, sulla rupe tufacea, alcune tombe etrusche (zona Ex Mattatoio) . Proseguendo, oltrepassiamo un ponte in cemento su un piccolo ruscello ,Rio della Ferriera, che ci seguirà per un breve tratto sulla nostra destra, mentre camminiamo fra noccioleti, una delle specie, insieme ai castagni e agli ulivi, che maggiormente troveremo lungo il percorso. Guardando in alto a destra, possiamo ammirare il centro storico arroccato sul pianoro tufaceo. Dopo una curva a destra la strada volge decisamente verso est, passa davanti ad un grazioso fontanile in tufo che rimane sulla destra e scorre sotto al ponte della ferrovia Roma Viterbo. Proseguiamo per la stessa strada, che ora ha il fondo cementato, e prosegue in salita, fino a quando incontreremo un bivio. Prendiamo la strada sulla sinistra che sale in direzione nord ovest con indicazione Canepina. Ora il fondo si alterna fra asfalto e cemento e da essa si ha una bella prospettiva sul paese appena lasciato. Sulla destra, nella roccia, possiamo osservare alcune piante di rosmarino e fichi d’india. La strada taglia campi coltivati ad olivi ed altri a noccioli, fino ad un punto in cui i castagni prendono il posto di questi ultimi e il fondo diventa breccioso. Giunti ad un incrocio a T, prendiamo a destra in leggera discesa su una strada brecciata che scende tra i noccioli prima in direzione nord ovest e poi piegando, dopo un tornante, in direzione nord est. Proseguiamo fino a giungere a un bivio a V. Prendiamo la strada asfaltata a destra, proseguendo in discesa fino a incontrare un tornantino, oltrepassiamo un ponticello fino a quando non vediamo sulla destra una strada sterrata in direzione sud est che percorreremo per un centinaio di metri. Notiamo un bosco di querce a destra in direzione sud ovest, lo attraversiamo con un fuoripista (controllare il gpx) guidati dal rumore dell’acqua. Potremo in breve osservare lo spettacolo delle “Cascatelle del Bottagone”.
Torniamo sui nostri passi e svoltiamo a sinistra verso il ponticello, oltrepassato in precedenza. A destra, dopo poche decine di metri in salita, notiamo una stradina sterrata che in breve attraverserà un torrente che è percorribile solo se questo non è in piena (estate, in caso contrario vedi nota in fondo). Dopo il guado la nostra strada continua in direzione nord est in decisa salita, su fondo tufaceo, e poi torna piana in mezzo agli ulivi fino a quando non incontriamo una strada principale con fondo brecciato che imbocchiamo svoltando a destra in direzione nord est. Percorrendo quest’ultima si ha una bella visione del Terminillo davanti a noi, e più tardi dei Cimini alla nostra sinistra.La strada si alterna tra saliscendi con fondo di breccia o asfalto. Arrivati ad un evidente quadrivio, proseguiamo dritti lasciando via Frusta Romiti dalla quale proveniamo ed entrando in via Poggio Leone osservando il paese di Soriano e l’inconfondibile castello che lo caratterizza, avanti a noi.
A questo punto, la strada è sempre asfaltata e dopo essere passata nuovamente sotto al ponte della ferrovia la costeggia in alcuni punti salendo fino a raggiungere Soriano, la meta del nostro percorso. A un certo punto incontriamo un bivio a T all’altezza di una piccola chiesa, svoltiamo a sinistra percorrendo una lunga salita. Proseguiamo verso l’arrivo, prendendo una salita sulla sinistra che si addentra nel centro storico, diventando poi scalinata.

Giungiamo in un punto panoramico da cui possiamo osservare le campagne vicino Soriano. Sulla nostra sinistra possiamo notare la chiesa collegiata di San Nicola di Bari sita nel punto del nostro traguardo.

 

Nota: Nel caso del torrente in piena sarà necessario fare una deviazione poco dopo del ponticello a sinistra, sulla costa, sempre in mezzo ai noccioli, e sempre in direzione nord ovest. Costeggiamo il torrente fino a quando non intercettiamo la mulattiera che va presa a destra in salita.

Arezzo FS – Upacchi

Arezzo FS – Upacchi

11 aprile 2015

Dalla splendida Arezzo, città dalla storia molto antica che merita sicuramente una visita, si sale tra le colline in direzione di Anghiari per raggiungere la frazione di Upacchi con il suo ecovillaggio.

Percorso

Ci lasciamo la stazione alle spalle ed imbocchiamo viale Guido Romano di fronte a noi; alla rotonda proseguiamo diritti e dopo un centinaio di  metri svoltiamo a destra addentrandoci nel centro storico. Seguiamo la strada diritta fino a raggiungere un semaforo dove proseguiamo verso la periferia della città in direzione Staggiano; evitiamo uno svincolo a destra e percorso circa un km alla fine del rettilineo giriamo a sinistra in direzione Pomaio.

Nota: precedentemente, superato di poco il semaforo era possibile imboccare una via in direzione  di Villa Severi ed imboccare il sentiero CAI 531 che porta sempre al Pomaio; oppure in alternativa un centinaio di metri dopo la svolta a sinistra è possibile, sempre svoltando a sinistra, prendere lo stesso sentiero 531 che risale (percorso tipo ad anello) la valle dalla parte opposta congiungendosi con la via da me tracciata, anch’esso in prossimità del Pomaio.

Percorriamo la strada per 1,5 km ed al bivio ci teniamo a sinistra sempre verso Pomaio, ora in salita. Dopo un paio di km di strada, a tratti piuttosto ripida, raggiungiamo una croce in prossimità della Fraternità di San Lorenzo e proseguiamo a sinistra per un altro tratto, sempre in salita. Percorso circa mezzo km in prossimità di un grosso casolare al strada diventa sterrata; risaliamo per un centinaio di metri e superato l’ingresso del vivaio forestale imbocchiamo una mulattiera, a destra, che sale attraverso  il bosco. Percorso circa un km sbuchiamo in una strada carrozzabile più ampia, prendiamo a sinistra e dopo 50 mt svoltiamo a destra in leggera discesa (percorsi fin qui circa 7 km).

Seguiamo la Strada che scende a mezza costa, evitando alcune deviazioni) per circa 1,5 km fino a raggiungere un vecchio casolare; in prossimità dello stesso imbocchiamo una strada che scende a sinistra. Quasi subito giunti ad uno slargo scendiamo a destra per una traccia di mulattiera attraverso il bosco che ci porta in breve al torrente che guadiamo proseguendo sul versante opposto. Fate attenzione perché il guado e il sentiero che risale oltre sono inizialmente poco visibili; purtroppo l’abbandono e la desolazione di questi luoghi sono pressoché totali. Risaliamo quindi per lo stradino a tornanti, mantenendoci sulla sinistra ad una specie di bivio; dopo un breve tratto pianeggiante risale ripida e dopo una curva incontra una strada più grande proseguendo in salita verso destra. Dopo un breve tratto  ad un bivio ci manteniamo diritti e continuiamo la risalita per un altro km fino a raggiungere il crinale (qui passa il sentiero CAI 50); prendiamo a destra in leggera discesa e dopo alcune centinaia di metri troviamo a sinistra una mulattiera che scende verso il bosco, la imbocchiamo.

Camminiamo per una mezz’ora fino a raggiungere un gruppo di case, il Poggiolo, e proseguendo sulla bella strada carrozzabile scendiamo alla frazione sottostante, Upacchi; siamo arrivati a destinazione e abbiamo percorso circa 15 km.

Nota: L’ ecovillaggio Upacchi fu fondato nel 1990 come Cooperativa Agricola, oggi sciolta. Il borgo consiste di 17 unità abitative attorniate da 70 ettari di terreno, di cui 50 di bosco; è fornito di un sistema di fitodepurazione delle acque di scarico comune. Gli abitanti provengono dal’Italia, Svizzera, Germania, Austria e Gran Bretagna, e svolgono attività proprie, alcune a carattere “verde”, come coltivazione di erbe, comunicazione ecologica, costruzione di stufe a legna; si sono mantenuti alcuni spazi e piccole attività comunitarie.

Nemi, Hotel Artemis – Cisterna di Latina

Nemi, Hotel Artemis – Cisterna di Latina

2 aprile 2015

Per dormire, come nel gioco dell’oca sono retrocesso di una casella (Km), ma ho guadagnato  la possibilità di andare a visitare il Lago di Nemi.

Il percorso

Usciti dal cancello di sinistra del parco dell’Hotel Artemis, si svolta in discesa per via dell’Acquedotto e si trova una fontana a destra con acqua leggermente ferruginosa (effervescente).

Si mantiene la sinistra e per via delle Rose poi, con tornante ci riporta alla strada e si scende con marciapiede fino alla fine del canyon. Si passa sotto al ponte e poi dritti si arriva al belvedere sul lago di origine vulcanica, a destra invece si entra nel  piccolo centro del paese di Nemi. Il microclima del luogo permette la coltivazione di fiori ma sopratutto delle tipiche fragoline di Nemi che vengono proposte in varie ricette.

Dalla chiesa sul belvedere si prende la strada che scende mantenendo il lago dalla parte destra e con vista sul paese di Genzano si cammina su stretti ma utilissimi marciapiedi. Dopo quasi  2Km, nei pressi del cimitero si prende la strada che sale a sinistra. A breve si arriva alla sbarra e si supera continuando dritti su quella più marcata tralasciando le deviazioni. In questo tratto si sta percorrendo la via Francigena all’incontrario, il sentiero continua tra il bosco per una mezzora fino ad incrociare la Strada dei Laghi. Giunti bisogna prendere a destra in leggera salita per 1Km facendo attenzione alle macchine e dopo aver scollinato, al Km17, si prende a sinistra la prima strada sterrata che sale.

La strada svolta a destra e sale rapida su sassi di basalto rovinata da profondi canali che mostrano il continuo abbandono delle aree boschive. Si restringe in sentiero, si continua per un po’ dritti senza deviazioni fino ad un pianoro che ci porta ad un bivio. Presa la strada di destra in discesa con la vista sul territorio si continua fino all’asfalto, si svolta a destra per via del Gigliolo e in discesa con qualche chilometro si arriva all’incrocio con la strada principale e si svolta a destra. Si supera Largo Unità d’Italia e si sale sulla destra. Si circumnaviga la rotatoria successiva dalla parte destra e poi a sinistra si sale verso il centro per il corso della Repubblica e sempre dritti si entra nella zona pedonale. Arrivati al campanile, salendo e seguendo la via si arriva al grande palazzo del Comune di Velletri con vista panoramica.

Per la stazione dei treni invece si scende a sinistra verso la Cattedrale, alla piazza della Chiesa di San Martino si prende la destra e si arriva ad un’altra piazza con fontana.*

Si mantiene la sinistra fino a trovarsi alla vista del chiostro e ancora a sinistra su viale alberato si arriva al benzinaio. Alla  sua sinistra una scalinata porta alla strada sottostante che scende e poi svoltando a destra si arriva in stazione.

*Per proseguire invece, giunti alla piazza con fontana si continua a sinistra per corso della Repubblica fino alla Porta Napoletana che ci immette su via Oberdan. Questa continua su marciapiede fino a divenire Appia al Km8. Dopo un chilometro si può passare sul lato destro dove, per un pezzo lo spazio permette una maggiore sicurezza. Quando la strada si divide entriamo a sinistra per Cisterna Nord e dopo un paio di chilometri arriviamo nella piazza principale di Cisterna di Latina con una grande fontana nel centro.

Ortoingiro – Ass. Maniecuore

Ortoingiro – Ass. Maniecuore

27 marzo 2015

Provincia di Perugia, da Gallano ad Armenzano passando per Valtopina. Fulcro del percorso il Fosso dell’Anna, piccolo torrente che discende dalle venature del monte Subasio, caratterizzato da acque limpide che scorrono sulla roccia viva (numerose le cascatelle e le pozze dove rinfrescarsi d’estate) e dalla presenza di alcuni mulini, che utilizzano le sue acque attraverso una serie di perfette canalizzazioni, talvolta ancora in attività. 

Il percorso è ciclabile (mtb) fino al mulino di Buccilli ove si consiglia di salire per la strada carrabile verso San Giovanni e poi Armenzano.

Percorso

Scendiamo dal casolare di Ortoingiro e raggiunto l’asfalto prendiamo a destra; dopo circa mezzo km all’incrocio sempre a destra. Dopo altri 500 mt al bivio svoltiamo a destra verso Valtopina, siamo sull’ “itinerario prodotti tipici e territori”.

Subito imbocchiamo una strada sterrata che sale alla nostra destra la quale in breve raggiunge un casotto diruto; proseguiamo sulla sinistra in falso piano per alcune centinaia di metri (la strada è ormai in grave stato di abbandono, è poco più che una traccia ma riconoscibile) e incrociando un’altra traccia di strada erbosa scendiamo a sinistra. Raggiungiamo una bella carrabile che sale verso la casa alla nostra destra, la oltrepassiamo e proseguiamo diritti in discesa; dopo circa 200 mt incrociamo la strada che costeggia la ferrovia e svoltando a destra la seguiamo attraverso il bosco. Costeggiamo la ferrovia per una decina di minuti; la strada si allontana per un breve tratto da essa per poi scendere verso sinistra diventando un sentiero che costeggia un orto privato. Superato il coltivo passiamo per un cunicolo che alla nostra sinistra sottopassa la ferrovia e sbuchiamo sulla provinciale; prendiamo a destra verso Valtopina. Costeggiamo il fiume Topina e la ferrovia, superiamo il ponte sul fiume ed al bivio proseguiamo a destra verso il paese.

Dopo 1 km, in prossimità del grande ponte verde, proseguiamo diritti addentrandoci nell’abitato e passati altri 500 mt, in prossimità della chiesa, svoltiamo a sinistra per Via Subasio. In breve usciamo da Valtopina (siamo sulla SP 249 di Spello – tronco Valtopina) e incontriamo alcuni segnavia i quali ci indicano che andiamo a percorrere il tratto pedocollinare dell’Itinerario del Fosso dell’Anna.

Proseguendo in piano lungo il torrente incontriamo alcune cascatelle e i resti (ormai poco riconoscibili) delle antiche carbonaie. Dopo circa 2,5 km, risalendo la stretta valle verso il Subasio, al bivio prendiamo la ripida strada a destra verso il Mulino di Buccilli / Vallemare; risaliamo fino ad un gruppo di case e imbocchiamo la stradina in leggera discesa verso il mulino.

Dopo mezzo km nei pressi dello stesso incontriamo alcuni segnavia della rete CAI locale e prendiamo per il sentiero 59 che parte alla nostra destra in direzione Armenzano. Ritorniamo subito a fiancheggiare il torrente qualche metro più in alto lungo un canalino secondario che provvede al funzionamento del mulino. Lungo il percorso possiamo notare alcuni bellissimi calanchi a destra. Quando finisce il canale continuiamo a risalire il torrente seguendo i segnavia bianco-rossi, si risale brevemente per poi tornare a ridosso dell’acqua; il sentiero risulta abbandonato e le sterpaglie stanno prendendo il sopravvento, non desistiamo, il torrente ha scavato un bellissimo percorso nella roccia che vale la fatica. Dopo una mezz’ora circa dal mulino, attraversando svariate volte il fosso, il sentiero (seguendo le indicazioni CAI) risale per una stradina a sinistra nel bosco abbandonando il torrente; subito però prendiamo un sentiero che risale ripido parallelamente alla strada il quale ci porta in breve su di una bella strada carrozzabile.

Proseguiamo in salita e costeggiamo un area giochi in località Cerquegrosse sempre sulla carrabile. Dopo un paio di km incontriamo uno stradino che scende alla nostra destra, un piccolo cartello indica Pian dell’Abate; lo imbocchiamo ed in un paio di minuti raggiungiamo la nostra destinazione, Associazione Maniecuore (percorsi circa 15 km).

Campidoglio, Roma – Scuderia Montefiore

Campidoglio, Roma – Scuderia Montefiore

25 marzo 2015

Lo stralcio della prima parte della dorsale ViaWwoof ( la Felce-Roma Campidoglio) e’ appena conclusa, ora dal medesimo posto si parte per la seconda. Usciti  dall’Appia Antica verso i castelli Romani si trova l’unico esempio finora visto di strade asfaltate con buona parte anche di marciapiedi di collegamento fra i paesi.

Guardando il cavallo della Piazza del Campidoglio si scende sulla destra per l’omonima via ammirando subito i sottostanti fori romani. Giunti alla garrita si prosegue costeggiando le recinzioni per via del Foro Romano fino ad un incrocio con semaforo, dove a sinistra si prende la Via dei Cerchi. Si cammina ora al fianco del Circo Massimo, si tiene la sinistra per superare il grande incrocio e per schivare il traffico entriamo sempre sulla sinistra per via delle Cammelle. La strada alberata ritorna all’altra e puntando ora verso la garrita  si prende poi la strada di destra, Via Porta di San Sebastiano. E’ subito un cambio d’epoca ed è suggestivo entrare in questa via. Alla fine passando l’arco si esce dalle mura e si entra nell’Appia Antica, qui però il primo tratto è ancora trafficato.

Quando poi diventa zona a traffico limitato si cambia pure la percezione delle cose e può finalmente meritare il fregio di Appia Antica con tratti di carreggiata massicciata. Si può ora godere per  Km di un paesaggio curioso-antico con resti di strutture integre o meglio ancora pezzi di costruzioni, che non sapendo decifrare lasciano un piacevole senso di mistero sul  loro possibile utilizzo nel passato Dopo esattamente 9 km dal Campidoglio la strada si interseca con via Erode Attico, l‘Appia mantiene una precedenza al passaggio anche rispetto alle nuove strade più trafficate.

Anche alla prossima intersezione mantiene la precedenza fino a che finisce la parte restaurata. L’Appia antica finisce sull’incrocio con via di Fioranello a destra e dell’Aereoscalo a sinistra, sempre dritti si continua per la strada antica solo che ora diventa un sentiero. Si prosegue comunque ancora un po’ fino all’incrocio con una sterrata e mantenendo la sinistra, si trova un passaggio sul cancello e  poi si ritorna nella moderna civiltà. A breve si giunge alla rotatoria e qui dritti si entra nella Via dei Laghi passando a lato dell’aereoporto Ciampino, si passano i binari con la piccola stazione FS di Casabianca. Si continua su marciapiede, si trovano le indicazioni a sinistra per Ciampino e stazione FS.

Manteniamo la direzione per i Castelli Romani, finisce per un po’ il marciapiede che ritroviamo dopo la curva a destra fino alla Stazione di Sassone. Si continua ora sulla strada fin dopo un distributore e a sinistra si entra per via Quasimodo. All’incrocio si va a destra in salita fino al paese/città di Marino dove ad Ottobre c’è la festa del vino e della Ciambella al mosto. Si arriva ad un parco con scalinata la quale porta ad una prima piazza, alla stazione FS e qui si trova anche un ostello. Tenendo il palazzo comunale sulla destra si entra in via Cavour, Piazza Matteotti e poi in direzione  sinistra per Grottaferrata. Dopo un paio di chilometri, alla rotatoria si prende la terza strada in salita per Rocca Priora 10Km. Ancora su marciapiede si svolta dopo a destra, ci manteniamo sulla strada principale  e dopo un po’ il marciapiede finisce e bisogna ora camminare sul lato della strada per pochi chilometri fino a trovare vari ristoranti. Più avanti sulla sinistra  la salita porta verso Rocca Priora (gemellato con Maratea), si continua però dritti con il paese che per un po’ ci fa compagnia dall’alto.

Ancora alcuni chilometri e appena prima del Km32, si svolta a sinistra per la Scuderia Montefiore dove già si notano le strutture che con breve salita si raggiungono.

Ass. Maniecuore – Ortoingiro

Ass. Maniecuore – Ortoingiro

18 marzo 2015

Partenza da Armenzano (comune di Assisi), siamo ai piedi del monte Subasio e nel mezzo dell’omonimo parco (istituito nel 1995) dove la natura la fa da padrona; arrivo nei pressi di Gallano.

Se vi trovate in zona risulta d’obbligo una visita alla più turistica ma affascinante Assisi con le sue basiliche e gli eremi nei dintorni ed alla più accogliente e silenziosa Spello.

Il tracciato è ciclabile (mtb) fino a Valtopina dove si consiglia di seguire la strada provinciale che porta verso Gallano.

Percorso

Partiti da Pian dell’Abate (dove si trova l’Associazione Maniecuore) risaliamo la sterrata e ci immettiamo tenendoci a destra sulla principale; dopo qualche centinaio di metri al bivio svoltiamo a destra e dopo qualche metro di asfalto imbocchiamo la stradina sterrata che scende alla nostra destra a fianco di una cappelletta votiva (troviamo le indicazioni bianco-rosse CAI). Scendiamo e subito il percorso risale sull’altro versante della valle lungo la costa con alcuni sali e scendi e attraversando anche un torrente che d’estate potrebbe essere in secca; alla nostra destra ci fa compagnia il monte Subasio.

Nota: il monte Subasio (1290 mt) è ricco di storia, di culti e di leggende; viene anche citato da Dante nella Divina Commedia. I numerosi sentieri che percorrono il parco permettono di visitarlo interamente a piedi; Assisi, l’Eremo delle carceri, il colle di San Rufino, i pascoli in altura con i misteriosi “mortari”.

Dopo circa 1,5 km, evitando eventuali deviazioni, raggiungiamo la strada asfaltata e prendiamo a sinistra percorrendo circa un altro km di strada ora pianeggiante; al bivio ancora a sinistra e superato un gruppo di case ricomincia lo sterrato. Superiamo diritti un bivio e seguiamo la carrabile per circa 1,5 km con un bellissimo panorama sulla vallata fino a raggiungere alcune case e l’asfalto; proseguiamo diritti e cominciamo a scendere.

Al primo bivio ci manteniamo sulla destra continuando la discesa; evitiamo una deviazione a destra per Rotundolo Basso e dopo un paio di km al bivio successivo giriamo a destra. Passati altri 500 mt in prossimità di una curva decisa a sinistra notiamo una traccia di sentiero che scende a destra tra gli alberi; la imbocchiamo e subito notiamo alcuni segnavia bianco-rossi (siamo sul sentiero 55 del Cai di Foligno). Scendiamo per il bosco e ad un piccolo bivio giriamo a destra abbandonando il percorso segnato; in breve raggiungiamo la strada asfaltata in prossimità del cartello del paese di Valtopina. Svoltiamo a destra lasciandoci il cartello alle spalle e dopo 200 mt giriamo a sinistra sullo sterrato verso Rancole; a 50 mt, in prossimità del ponte, imbocchiamo un piccolo sentiero a sinistra che costeggia il Fosso dell’Anna in direzione del paese. Costeggiamo il torrente e le case, passiamo sotto ad un ponte ed alla ferrovia, raggiungiamo un’area pic-nic e svoltiamo a sinistra seguendo il percorso; costeggiamo il fiume Topina per un centinaio di metri e prendiamo il ponte che lo attraversa passando sull’altra sponda. Finisce l’area pedonale e si costeggia il fiume passando accanto al centro sportivo. Rimaniamo alla sinistra del Topina e dopo circa quattrocento metri passiamo sotto al viadotto della superstrada alla nostra sinistra imboccando la strada che sale verso la costa di fronte a noi.

Risaliamo per la strada asfaltata per un paio di km mantenendoci sulla destra fino a che questa spiana e in prossimità di un antenna ridiscende verso un gruppo di case poco più avanti. Al bivio proseguiamo diritti verso le abitazioni, le attraversiamo (troviamo il B&B Casa Lisetta) e la strada diventa sterrata verso i campi; dopo 100 mt in prossimità di una fonte la strada curva a sinistra e sale. Poco oltre imbocchiamo la strada pianeggiante sulla destra e la seguiamo; questa finisce in un campo, che costeggiamo e oltrepassiamo tenendoci sulla sinistra. Raggiunto il bordo del bosco siamo obbligati a scendere diritti tra gli alberi (alla sinistra di una grossa roccia) senza un sentiero vero e proprio.

Nota: purtroppo la zona è ricca di antiche strade e sentieri che sono oramai abbandonati da decenni e mi è risultato d’obbligo, per non allungare (e comunque senza essere certo di trovare un altro percorso non asfaltato agevole) il percorso di parecchi km, tagliare attraverso il bosco seguendo solo alcune tracce percorse dalla selvaggina. Si consiglia pertanto, se vi creasse problema dover superare alcuni rovi, di seguire da Valtopina la provinciale per Foligno e svoltare poi verso Gallano e raggiungere più agevolmente la destinazione.

Non disperiamo ed in qualche modo raggiungiamo in breve l’asfalto dove prendiamo a sinistra in piano. Al primo bivio che incontriamo giriamo a sinistra verso S. Cristina; dopo circa mezzo km sulla sinistra troviamo un cancello che porta ad un bellissimo podere di poco rialzato  rispetto a noi. Siamo arrivati alla fattoria Ortoingiro e abbiamo percorso circa 14 km totali.

 

Mulini di Segalari – Poggio Lamentano

Mulini di Segalari – Poggio Lamentano

3 marzo 2015

Dalla azienda WWOOF Mulini di Segalari (Foto n. 1) si percorre la stradella del podere (Foto n. 2) fino ad imboccare la strada vicinale Delle Catre, girando verso  destra, attraversando il corso d’acqua (foto n. 3); la strada sale verso la collina e salendo si vedono le bellissime colline poste dietro Castagneto Carducci e Bolgheri (Foto n. 4). Proseguendo la strada, sempre sulla destra, si vede in lontananza il Castiglioncello di Bolgheri, posto in cima ad un colle (Foto n. 5). Arrivati in cima, ci troviamo al bivio della vicinale di Grattamacco (Foto n. 6) che imbocchiamo a destra (Foto n. 7); si prosegue a diritto fino all’ingresso di una villa, dove la strada piega a sinistra, per poi riprendere la destra, lungo questo tratto, guardando a sinistra, si vede il mare (Foto n. 8) e nelle giornate più limpide si può vedere l’isola di Capraia, a volte la Corsica e verso nord il promontorio di Livorno e dietro questo in lontananza le Alpi Apuane. La strada continua verso destra  e poi verso sinistra dove possiamo vedere il Castiglioncello di Bolgheri dai vigneti di Grattamacco (Foto n. 9). La strada prosegue  (Foto n. 10) accanto ai vigneti, poi piega verso destra mentre noi dobbiamo imboccare la stradella  a sinistra  (Foto n. 11 e 12 ) che porta alla azienda WWOOF Poggio Lamentano (Foto n. 13).

Poderino Le Catre – Mulini di Segalari

Poderino Le Catre – Mulini di Segalari

2 marzo 2015

Dalla casa di Bridget (Azienda WWOOF Le Catre) (Foto n. 0) si vede la collina di Segalari (Foto n. 1), con un sentiero verso sinistra si scende prendendo a destra la strada vicinale denominata Le Catre (Foto n. 2). La strada gira a sinistra in corrispondenza dell’antico Mulino Pantani (Foto n. 3), prosegue su un ponte e gira verso destra, proseguendo per circa 100 metri si arrivia al bivio con la Vicinale di Mulini di Segalari (Foto n. 4) e si prosegue a diritto fino ad un corso d’acqua che dobbiamo attraversare (Foto n. 5) . Appena passato il corso d’acqua si prende a destra la seconda stradina, con degli olivi (Foto n. 6), che conduce alla azienda WWOOF Mulini di Segalari (Foto n. 7).

I segreti delle erbe – Cascina Bolumera

I segreti delle erbe – Cascina Bolumera

20 febbraio 2015

Questa tappa dell’itinerario è forse quello meno degna di nota dal punto di vista storico – culturale valligiano, vale quindi la pena approfittarne per una visita alla città di Biella (se ancora non l’avete fatto); numerose sono le testimonianze storiche e artistiche del suo passato (battistero, cattedrale, campanile di Santo Stefano, ville e palazzi) e merita sicuramente una visita il Borgo medioevale del Piazzo, parte alta e cuore della città .

Il percorso è completamente ciclabile (mtb) tranne un centinaio di metri di sentiero ove conviene portare la bici a mano.

Percorso

Usciamo dall’azienda “I segreti delle erbe” e prendiamo a destra per  la strada sterrata che si addentra nel bosco e dopo circa 1 km sbuchiamo sulla strada asfaltata la quale ci porta nell’abitato di Vagliumina, che attraversiamo e, in prossimità della chiesa ci teniamo sulla sinistra in direzione Graglia centro. Seguiamo la strada provinciale per 1 km evitando poco dopo il ponte una deviazione a destra per frazione Molino e dopo 150 mt, in prossimità di una cappelletta, imbocchiamo la grossa strada sterrata che scende alla nostra destra tralasciando altre possibili deviazioni.

Camminiamo attraverso prati e boschi per 1,5 km, incontriamo un bivio e ci manteniamo a sinistra, fino a giungere ad un gruppo di case dove la strada ritorna asfaltata; proseguiamo diritti affiancando un vecchio lavatoio (evitiamo svolta a destra) e dopo un breve tratto tra le case (la strada comincia a scendere) imbocchiamo una strada sterrata a sinistra che si addentra nel bosco lungo un bel filare di alberi; qui troviamo le indicazioni della Grande Traversata del Biellese (GTB) direzione Cortiglia.

Quasi subito riprendiamo lo sterrato (le montagne sono alla nostra sinistra) e proseguiamo diritti; per un tratto attraversiamo un prato, ritornando nel bosco ci teniamo a destra al bivio e proseguiamo, la strada diventa erbosa attraversando un prato e giunge ad un piccolo guado (un gruppo di cascine sopra di noi a sinistra). Risaliamo a sinistra il torrente seguendo una vecchia traccia che dopo 50 mt sale sulla destra fino ad una cascina e ci incamminiamo a sinistra (indicazioni percorso mtb n.5), in piano , ricomincia l’asfalto (circa 5km dalla partenza).

Al primo incrocio giriamo a destra e arrivati sulla provinciale per Muzzano ci dirigiamo a sinistra verso il paese sulla stessa; dopo 100 mt svoltiamo a destra seguendo le indicazioni GTB per Occhieppo e ci manteniamo sulla stradina al bordo dell’abitato ( alla nostra destra si apre la visuale verso la pianura e le fabbriche) fino ad incrociare la stradina asfaltata che ci porta in discesa (a destra); in prossimità delle cascine ritorna sterrata e ridiscende fino al fiume dove attraversiamo il ponte sul torrente Elvo (7,5 km percorsi).

Giriamo subito a destra camminando tra il fiume e le fabbriche; la strada curva a sinistra in prossimità di un laghetto per la pesca sportiva (ora asfaltata) e dopo 100 mt svolta bruscamente a destra risalendo tra le case verso il paese, siamo in Occhieppo Superiore. Giunti alla rotonda proseguiamo diritti ed alla rotonda successiva prendiamo la strada che risale di fronte a noi (via Castellazzo) lasciando il campo sportivo ed un impianto fotovoltaico alla nostra destra. Risaliamo per qualche centinaio di metri, quando la salita va scemando e la strada curva decisa a sinistra, imbocchiamo uno stradino sterrato a destra che scende verso il bosco. In prossimità di un tornante a sinistra prendiamo una traccia di sentiero (era la vecchia strada) che seguiamo fino a sbucare sulla provinciale per Biella che risaliamo per circa 200 mt a sinistra (attenzione molto trafficata) fino ad imboccare la strada a destra che sale in direzione Barazzetto – Vandorno.

Nota: Continuando per la strada provinciale si giunge a Pollone dove  si trova la Riserva naturale speciale del Parco Burcina – Felice Piacenza, area boschiva protetta famosa in tutto il mondo per la bellissima conca dei rododendri e specie esotiche e non di età secolare.

In prossimità delle prime case la strada prosegue a sinistra mentre noi imbocchiamo una rampetta in discesa davanti a noi (Strada Cantoni Masserano e Calaria) e subito a destra in piano. Alla fine delle case (sulla sinistra) la strada diventa sterrata e scende fino al torrente (ultimi 50 mt di asfalto) che guadiamo (non c’è un vero e proprio accesso al torrente) e risaliamo la stradina erbosa dall’altra parte fino alle abitazioni; proseguiamo attraverso le case e ci manteniamo poi a sinistra costeggiando un complesso industriale (rimane alla nostra destra) fino a sbucare sulla trafficatissima via Ivrea. Svoltiamo a sinistra (teniamo la Città Studi di Biella a destra) e dopo 400 mt prendiamo a sinistra per Via ai Monti che risaliamo per circa 800mt; l’ultima casa alla nostra sinistra è la Cascina Bolumera (abbiamo percorso 14 km).

Stazione FS Biella – I segreti delle erbe

Stazione FS Biella – I segreti delle erbe

19 febbraio 2015

Prima tappa di un itinerario che idealmente attraversa l’arco collinare – prealpino della provincia di Biella utilizzando come riferimenti sei delle sette aziende Wwoof del territorio biellese. Il percorso si snoda attraverso le valli Viona, Elvo, Oropa, la Valle Cervo, Valle Mosso e la Val Sessera, in un crocevia di esperienze industriali, agricole, storiche, filantropiche, spirituali e politiche. Si incontrano qui la Via Francigena, il Sentiero di San Carlo, il percorso Valli della Fede, la Gran Traversata del Biellese ed innumerevoli tracciature di interesse culturale o ambientale realizzate dai comuni biellesi.

Facendo una deviazione durante questo primo tracciato è possibile addentrarsi nella Riserva Naturale Speciale della Bessa, sito che fu in origine miniera aurifera dei Romani, e portarsi verso la Serra Morenica di Ivrea, un rilievo morenico di origine glaciale risalente al periodo quaternario, il più grande del suo genere in Europa.

Il percorso è ciclabile al 95% (mtb); in alcuni tratti, brevi, si può portare la bici a mano e riprendere oltre a pedalare.

Percorso

Ci si lascia la stazione di Biella San Paolo alle spalle e si imbocca viale Roma, si prosegue diritti per 2,5 km fino a raggiungere il cimitero della città; lungo il percorso alcune rotonde, lo stadio, il bocciodromo, palazzo Boglietti, il campo da rugby. Si entra nel parcheggio del cimitero e lo si costeggia alla sua destra, una stradina ci porta sulla provinciale SP400a che attraversiamo e proseguiamo diritti in direzione Case sparse San Biagio.

Attraversato il piccolo ponte, poco oltre imbocchiamo la strada sterrata alla nostra sinistra, siamo ora in aperta campagna. Attraversiamo le  cascine Barazzone su breve tratto di asfalto e finito l’abitato ricomincia lo sterrato; proseguiamo in linea retta per 1,5 km fino a raggiungere la provinciale per Mongrando che attraversiamo. La strada, asfaltata, fa una curva a destra e dopo circa 500 mt svolta a sinistra per Via alle Cascine (ex via Maghetto) ove un cartello informativo ci indica il percorso da seguire. Stiamo fiancheggiando il fiume Elvo; in alto alla nostra destra notiamo la chiesetta di San Lorenzo che ci fa da riferimento per alcuni km. Seguiamo la strada (sempre asfaltata) per circa 1 km pressoché diritta e prendiamo quindi a destra attraversando il ponte sull’Elvo; dopo altri 1,5 km, la strada sinuosa tra i campi costeggia il torrente Viona, al bivio prendiamo a sinistra attraversando un ponte e giunti alla rotonda prendiamo la stradina davanti a noi che affiancando alcune case a schiera si addentra nell’abitato di Ceresane.

Nota: in prossimità di Ceresane, imboccando la strada per frazione Tana, si può prendere la strada sterrata che costeggia il torrente Viona e seguendo il corso dello stesso prima a destra poi a sinistra in un paio d’ore si può raggiungere la cascina Mojette altro host Wwoof. La valle del Viona è interessante per la presenza di molini e altre attività che si sviluppavano nel passato lungo i torrenti, di cui è possibile vedere ormai solo alcuni ruderi abbandonati.

A Sala Biellese è possibile trovare ospitalità nel Rifugio escursionistico e Centro di educazione ambientale di Legambiente “Andirivieni

Al primo bivio, a sinistra per via Lamarmora, quasi subito a destra Via Matteotti, sbuchiamo sulla SS338 (sempre nel paese) giriamo a destra e dopo 100 mt diritti (leggermente a sinistra) per via Favre; proseguiamo su questa, attraversiamo diritti uno stop e imbocchiamo la strada sterrata che affianca il cimitero e prosegue in piano fuori dal paese. Incontriamo alcuni segnavia S26, ci manteniamo sulla sinistra al bordo del bosco pressoché in falsopiano evitando alcune deviazioni che ci riportano verso alcune case, costeggiando il torrente Ingagna e a alcune fabbriche. Continuiamo a risalire lungo il torrente e la strada diventa un sentiero, pressoché abbandonato, fino a giungere agli impianti della diga dell’Ingagna. Risalire la strada asfaltata mantenendosi sul fianco sinistro e giunti all’altezza del lago allontanarsi da esso (sempre a sinistra) per 200 mt ed imboccare uno stradino che sale alla vostra destra; risalendo mantenersi a destra, lo stradino diventa un sentiero che attraverso il bosco scende immediatamente al lago; prendiamo a sinistra sulla strada sterrata che costeggia il lago (fino a qui abbiamo percorso 10,5 km).

Dopo 2 km camminando alcune decine di metri sopra la riva del lago, attraversiamo il ponte che ci porta sull’altro versante della valle cominciando la risalita verso la frazione Colla di Netro. La strada presenta fondi diversi, si attraversano alcune cascine e la salita si fa impegnativa fino a giungere al paesino; lo attraversiamo ed in prossimità della chiesetta prendiamo a destra, attraversiamo il ponte ed al bivio ci teniamo sulla destra verso Trivero-Renecco.

Giunti alla frazione seguiamo le indicazioni a sinistra per Arbonino e la strada si fa subito sterrata addentrandosi nel bosco in discesa. Al bivio troviamo il cartello de “I segreti delle erbe” e prendiamo a sinistra in salita affiancati da bellissime alberature; seguiamo la strada ed in prossimità di alcune coltivazioni di erbe officinali (fin qui circa 15 km percorsi), notiamo una casa violetta alla nostra destra, siamo giunti a destinazione all’ “Azienda Agricola I sentieri delle erbe”.

Bagnoregio – Chia

Bagnoregio – Chia

29 gennaio 2015

Qui siamo nella Tuscia, terra esplorativa di Marco Saverio. Non restava che mappare la via più breve e veloce.

 Il percorso

Si parte dal centro di Bagnoregio seguendo le indicazioni per Viterbo che girano a sinistra. La SP6 tiene sulla sinistra il paese di Lubriano e anche la famosa Civita di Bagnoregio. Ci si mantiene in posizione panoramica per un po’, le prime indicazioni a sinistra verso Civitella d’Agliano danno la possibilità di passare per un’altra azienda Wwoof  “Il Molinaccio”, ma noi per motivi tecnici proseguiamo dritti. Dopo un po’ si arriva a Pratoleva dove troviamo una piccola pompa di benzina, un bar e un piccolo negozio di alimentari. Arrivati a Celleno si prosegue dritti per altri 4 km svoltando a sinistra verso Grotte di S. Stefano, strada delle Grottane. In questo tratto si passa sopra inconsapevolmente, al grande metanodotto che porta il gas in Italia. Giunti all’accogliente paese di Grotte si svolta al primo semaforo verso destra, al bivio teniamo la sinistra su via Sardegna e usciti dritti per via Piemonte. All’incrocio si va a destra passando sotto la ferrovia entrando nella strada del Vitorchiano, piana e panoramica. La strada inizia a scendere avvicinandosi alle rocce e su un tornante dove prima si costeggiano i paramassi in ferro entriamo dritti su una strada sterrata nera detta “del Morello”. Da qui parte una piacevole passeggiata per una mezz’oretta e poi in discesa cementata si scende, si attraversa il fiume e poi si risale. Sempre su cemento, tralasciando la prima deviazione di ghiaia si continua passando fra enormi sassi di Basalto(forse no), nel bosco una piccola salita su ciottolato e poi ancora cemento su ripido. Ci si trova ad un crocevia, qui bisogna mantenere la strada di destra che inizialmente corre sulla roccia viva, questa zona è in via di allestimento picnic e quindi potrebbero esserci maggiori informazioni. Per ora si continua seguendo per  parcheggio per circa 15 min incontrando un fiume che taglia la strada, per superarlo si può prima saltare il ruscello di destra e poi camminare sulle rocce stando attenti a non scivolare, ma non è difficile. La strada è sterrata bianca e sale lievemente, ci si mantiene su questa che poi svolta a destra e continua per questa direzione per una ventina di minuti incontrando alcune case. Al bivio ci si trova sulla vecchia Ortana dove svoltando a sinistra si procede per Chia alla quale mancano circa 6 km. La strada non particolarmente trafficata continua prima fra prati avvicinandosi gradualmente ad altre arterie stradali. Si passa una rotatoria e troviamo ad un certo punto la deviazione a sinistra per Chia che si raggiunge velocemente.

La piccola fattoria di Chia si trova scendendo nella piazza principale.

Posaragnolo – Bagnoregio

Posaragnolo – Bagnoregio

Oggi ci siam trovati come Dante sotto le Ruine a meditar sull’Inferno, ma noi viaggiatori del 2000 eravamo nella SS205 intrappolati tra l’autostrada e la ferrovia.

Il percorso

Per scendere dal Posaragnolo verso Orvieto Scalo bisogna prima camminare su strada sterrata, poi su asfalto raggiungere una principale e da questa scendere e attraversare Ciconia con tre rotatorie in fila sulla stessa linea. Si attraversa il fiume Paglia, affluente del Tevere, e alla rotatoria si svolta a sinistra in direzione della Ferrovia e dell’autostrada che corre verso Roma. Oggi siamo senza una meta precisa, inizia a piovere. Ci si trova sulla SS205 al Km 49 dopo aver passato gli ultimi negozi. La strada passa sotto alla montagna con più curve e il Tevere si vede in basso sulla sinistra. Con un  piccolo cartello, visibile solo da immaginari pedoni (NOI), viene poi specificato che ci troviamo sul “Parco fluviale del Tevere”.

Comunque:

Verso il Km 46 è meglio uscire per Civitella d’Agliano, dopo un po’ troviamo i segni bianco-celesti della via di San Francesco e svoltiamo a sinistra e si scende verso l’abbandonata stazione di Baschi. Si  supera e mentre i segni svoltano sotto la ferrovia, noi andiamo dritti e dopo un po’ ci si trova in un campo, si sale nel bosco fino all’asfalto, un paio di case e poi su fino alla principale e si svolta a sinistra. Siamo oramai al confine con il Lazio. Si sale e continua poi piana costeggiata da ulivi, dopo alcuni chilometri ci si trova ad un incrocio e si va dritti per Lubriano. Da qui mancano circa 5 km per arrivare al paese costruito sui calanchi della Tuscia. Per arrivare a Bagnoregio si seguono le indicazioni sulla destra e si percorrono circa 3 km  di strada asfaltata fra il bosco.

All’arrivo nella zona industriale si svolta a destra e alla fine del primo capannone a sinistra in salita per via dei Monaci. Ora siamo nel centro storico del paese.

Acquasanta – Casa della Stella, Badia 8

Acquasanta – Casa della Stella, Badia 8

23 gennaio 2015

Il percorso è gradevole partendo da una località isolata, ci si ritrova poi alla fine a riprendere una strada che sfugge nuovamente dalla civiltà.

Il percorso

Prima di tutto si scende la bella strada sterrata fra i boschi e le coltivazioni fino l’asfalto. Ora si svolta a sinistra fino alla grande corte delle prime case che troviamo e si prende la strada di destra che scende fino alla strada principale. Si prosegue a sinistra per circa un km fino alla località/ristorante “Il Fornello”, di fronte si guada il fiume e si continua sulla strada di campagna sulla sinistra (ci possono essere dei cancelli da aprire e chiudere). Si procede mantenendo il fiume sulla sinistra anche se in lontananza, dopo un po’ si curva a destra e si vede una grande fattoria sulla sinistra e si continua dritti fra le praterie. Trovata una strada sterrata che sale a sinistra, si segue con decisione fino alle case e qui si svolta a destra. Ora ci si può rilassare camminando in piano e godendosi la vista sul lago Trasimeno alla destra e della Città della Pieve a sinistra arrivando  con calma all’asfalto. Da qui si mantiene sempre la sinistra alle varie deviazioni trovando anche un marciapiede che ci porta ad un distributore di benzina. Ancora a sinistra si arriva all’entrata della Città della Pieve costruita prevalentemente con mattoni rossi. Qui passa anche la via Romea.

Dal centro della città seguendo le indicazioni per Perugia si esce da un’altra porta, svoltando poi a destra e subito a sinistra per Monteleone. Ora siamo sulla strada principale ma subito, salendo a sinistra un viale di cipressi si scollina evitandone così un pezzo. All’uscita passiamo a fianco alla chiesa della Madonna della Sanità e in salita troviamo le indicazioni per Monteleone che si raggiunge in km 6. Il centro storico del paese resta a destra ma continuando su questa strada arriviamo alla rotatoria dove a destra si prende per Fabro Scalo. Dopo un paio di km si attraversa la frazione di S. Lorenzo e a Santa Maria la strada diventa piana in direzione di Ficulle a sinistra. Si può poi scegliere di camminare sul sentiero “artistico” che scorre parallelo per circa un km alla strada principale. Quando si arriva a Fabro Scalo si procede dritti alla rotatoria verso Orvieto, si entra in paese trovando a destra la stazione FS di Fabro-Ficulle.

Uscendo dalla stazione svoltiamo a destra e subito a sinistra verso Parano in salita. Dopo 300 m svoltando a destra si segue per Olevole. Poi, dopo circa 2km, alla vista di un cartello artigianale (Olevole) appeso ad una pianta, dove a sinistra ci sono anche i cassonetti della differenziata svoltiamo a destra su strada sterrata che si avvicina al monte. Passato il ponte si svolta a sinistra e tra un sali e scendi ritorniamo così nell’asfalto, dove a sinistra si nota l’altro ponte chiuso dopo esser stato travolto dal torrente in piena di qualche anno fa. Salendo da qui dopo circa un km, su un tornante, troviamo varie indicazioni per una strada che entra sterrata a sinistra tra cui quelle di Badia di San Nicola. Mantenendo lo sterrato principale ignorando le altre deviazioni si giunge alla Badia e proseguendo ora su strada più sconnessa si arriva alla casa della Stella, Badia 8.

Il Cuore Verde – Santuario NS delle Rocche

Il Cuore Verde – Santuario NS delle Rocche

21 gennaio 2015

 PRIMA TAPPA DELL’ITINERARIO “IL CUORE VERDE (MORSASCO) – AZIENDA AGRICOLA CARRENO (GENOVA VESIMA)”

Lunghezza totale = 53 km. Il percorso non va necessariamente inteso come la via più breve o la via “più comoda” tra i due host, ma semplicemente è il percorso che nella fase di ideazione e di rilievo si è rivelato il più interessante da un punto di vista storico (es. transito per Badia di Tiglieto, antiche mulattiere e vie del sale), paesaggistico (es. la Valle dell’Orba), storico  e naturalistico (es. attraversamento del Parco del Beigua: vedi www.parcobeigua.it ). E’ stato diviso in tre parti, in ordine crescente per difficoltà e complessità in modo tale da poter essere svolte anche singolarmente. Da un punto di vista logistico per  chi volesse seguire tutto il percorso (per buoni camminatori fattibile in due giorni) si consiglia di  pernottare a Tiglieto (unico paese ove esistano strutture ricettive e negozi www.tiglieto.it ), grossomodo a metà strada. Nei mesi estivi una alternativa possibile è il campeggio libero, che è consentito o vietato a seconda del Comune interessato (necessario informarsi preventivamente). Il posto tappa AV offre servizio di ristoro/rifugio e dovrebbe essere aperto tutto l’anno (www.lanuvolasulmare.com consigliabile telefonare in anticipo per verifica). I mezzi di trasporto pubblici sono carenti, si segnalano alcune  connessioni di potenziale utilità:

–          Autobus Acqui Terme -Morsasco-Trisobbio  www.saamo.it

–          Autobus Ovada-Molare-Santuario NS delle Rocche – Cassinelle www.saamo.it

–          Autobus Tiglieto – Rossiglione – Masone – Genova Voltri www.atpesercizio.it

–          Linea RFI-Trenitalia tratto Genova Voltri- Genova Sampierdarena

–          Linea RFI-Trenitalia tratto Genova Sampierdarena-Ovada-Molare-Acqui Terme

La località Genova Vesima è raggiungibile da Genova Voltri in circa 30 minuti di cammino, seguendo le numerose vie e sentieri (o in alternativa utilizzando il marciapiede a mare della SS Aurelia). La difficoltà del percorso è espressa secondo la classificazione del Club Alpino Italiano.

Descrizione della Prima tappa: dal “Cuore Verde”, cascinale situato in una piccola valle tra i paesi di Morsasco e Trisobbio risali su strada asfaltata per circa 1.3 km  fino a Via Rissa, che costituisce la strada costiera che collega Cremolino con Morsasco. Svolti quindi a sinistra ed incontri la chiesetta campestre di San Vito,nei pressi della quale ignori una deviazione a sinistra, procedendo innanzi. Al bivio successivo ignori la deviazione a destra per “valle Luvia” e ti mantieni sulla strada principale, dapprima in falsopiano, successivamente in decisa salita fino ad un culmine nei pressi di un edificio dell’acquedotto. Da questo punto godi di un ampio panorama sulle colline dell’Alto Monferrato Ovadese ed i paesi di Morsasco, Trisobbio e Montaldo Bormida. Proseguendo con qualche saliscendi e tenendoti sempre sulla strada principale, arrivi nei pressi di Cremolino ad un quadrivio (+3.9km, 5.2 km dalla partenza) ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere verso il Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle (+2.7 km, 7.9 km dalla partenza). Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle (+3.1 km, 11 km dalla partenza). Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul Torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario. (+2 km, 13 km dalla partenza)

Il filo di paglia – Acquasanta

Il filo di paglia – Acquasanta

14 gennaio 2015

Oggi si è provato a seguire una mappa, ma nel tempo le stradine sono divenute qualcos’altro. E’ interessante prima di Bertoni notare le coltivazioni dei vari tipi di conifere.

Il percorso

Usciti dall’Az. Il filo di paglia si svolta a sinistra e dopo circa un km ancora a sinistra verso Piana. Si passa Bertoni, si arriva a Piana e continuando per via della libertà si trovano indicazioni per Castiglione sul lago. Giunti in proosimità di un centro commerciale si passa la strada e si prende il sottopassaggio, si svolta subito dopo a destra e si arriva alla stazione dei treni (circa 2 ore). Proseguendo dritti si ritrova un altro sottopassaggio, superato si svolta alla prima sterrata a sinistra.

Passato il podere abbandonato si va via dritti superando anche una strada che incrocia, questa dopo una curva a destra resta sul margine fra il bosco e le coltivazioni finché il passaggio diventa sempre più stretto trovando comunque poi uno sbocco a destra davanti ad un piccolo capitello.

Mantenendo la stessa direzione si supera un’altra strada sterrata rientrando in una carrareccia erbosa. Questa a breve si divide in due e si svolta a sinistra, dopo un po’ la strada finisce e su un prato erboso si punta alle piante sul fondo.  (qui era segnata una stradina che ora non c’è) Giunti alle piante e tenendo la destra si riesce a notare un passaggio con un’altra strada posta aldilà del fosso con acqua dove un salto non basta per evitare di bagnarsi o di togliersi le scarpe.

Si attraversa e si sale verso Ranciano, ora in piano e su strada asfaltata si può godere della vista sul lago Trasimeno, arrivati alla Madonnina si segue a sinistra per Sanfatucchio. Al centro del paese si scende per via Campo Boario e giunti allo Stop si va a destra. Questa strada costeggia la ferrovia per diversi km diventando mano a mano sempre meno trafficata fino a diventare sterrata dopo il “laghetto della Trincea”. Trovate le indicazioni per Canincola si svolta a sinistra su strada alberata puntando il paese di Moiano. Si passa un sottopassaggio e un ponte, si entra in via G. Mazzini arrivando all’ SR71.

Qui a destra si prendono poi le indicazioni per  l’agriturismo Malagronda poste 200 m dopo sul lato sinistro. Passato il ponte si svolta a destra verso Perugia  uscendo dal paese di Moiano. Si tralasciano le prime indicazioni per Malagronda, ma si seguono poi quelle a sinistra per Casatoldo. Da qui a breve su un muro d’edera e una fontana troviamo una tabella in legno che indica a sinistra la direzione per Acquasanta. Su sterrata in piano si supera un ponte e al bivio si tiene la destra seguendo sempre per il residence. Piccola salita e si ritrovano le indicazione per Acquasanta entrando poi nella proprietà superata la sbarra. Da qui in 5 min si arriva a destinazione.

CS 376 – Il filo di paglia

CS 376 – Il filo di paglia

10 gennaio 2015

Qui è natoViewwoof, prima in pensiero, poi coinvolgendo più persone che hanno insieme ammappato la prima via con Ristonchia N6. Praticamente si riparte dalla storia, e visto che tutte le viewwoof portano a Cortona, non ci resta che collegarla ora con ROMA.  

Il percorso

Usciti dai cancelli del CS376 si svolta a sinistra, subito si trova un bivio e si tiene la destra. Giunti alla Madonnina si svolta a destra su strada sterrata che scende e dopo 200 m al bivio, si tiene la destra mantenendo la quota.

All’asfalto si prende a destra e poi subito a sinistra per lo sterrato notando in alto la città di Cortona. Da qui si scende a valle e si oltrepassa il fiume Loreto grazie a un bel ponte a schiena d’asino e dopo un po’, tornati sull’asfalto si sale a sinistra. Ora mantenendo la destra si punta il colle e a breve si arriva ad un incrocio con strada di ghiaia alla quale si svolta ancora a destra e subito si arriva alla strada principale.

Ora si sale al centro della città entrando dalla porta in via Roma. Qui la visita alla città è d’obbligo passando senza fretta fra la storia della città e della gente……….

Si esce poi da via Gino Severini, si va a sinistra in discesa verso Campaccio costeggiando i muri di recinzione e arrivati alla strada principale si svolta a sinistra. Passate poche case si segue per Ossaia alla destra. Da qui parte un rettilineo lungo circa 3 km chiamato “La via Etrusca”, si procede oltrepassando a metà il fiume Esse di Cortona. Si arriva poi al paese di Ossaia. Passate le prime case si svolta a destra in discesa verso la statale, si prosegue per il mattatoio e dopo aver costeggiato una vite a spalliera si svolta a sinistra notando anche  le indicazioni su un cartello di un negozio di  macchine agricole. Passato il concessionario agricolo si prosegue dritti per una carrareccia erbosa  in direzione della ferrovia. Dopo un po’ lo sterrato finisce (Perchè?) e bisogna proseguire dritti costeggiando le coltivazioni per almeno 300 m trovando a destra il sottopassaggio. Giunti dall’altra parte si continua a seguire la ferrovia, deviando un po’ e diventando erbosa si arriva ad un capitello.

Da qui si ripunta verso i binari, si passa un piccolo scolo d’acqua, si va a destra costeggiando un vigneto e alla fine si svolta a sinistra  verso delle baracche tornando in qualche modo su strada sterrata. Si continua dritti fino ad arrivare al sottopassaggio della stazione Terontola–Cortona. Scendendo ancora lungo i binari e lasciando il sottopasso stradale si prende la strada di ghiaia che si allontana, ma continua nella medesima direzione. Dopo circa 15 min si attraversa una strada asfaltata, si prosegue dritti e dopo un po’ la strada porta di fronte ad un grande parco fotovoltaico. Per uscire da qui bisogna costeggiare la rete di recinzione attraverso il poco spazio rimasto arrivando poi ad una strada asfaltata, si svolta a sinistra e ancora lungo la ferrovia si arriva a un sottopassaggio, ma si svolta a destra. La strada in asfalto porta in 30 min al paese di Ferretto e alla vista della chiesa si svolta a sinistra verso Piana. Da qui si costeggia una recinzione e a breve si trova a sinistra l’ingresso dell’az. Il filo di paglia.

I Pianali – Ristonchia

I Pianali – Ristonchia

2 gennaio 2015

Qualche parola sulle indicazioni Chilometriche: al bar di Monte San Savino davano -20km a Castiglion, dopo 300m le indicazioni stradali -15, dopo circa 1Km davano -11 e subito dopo altre ripetevano -11. Bene, saranno giuste queste….

….dopo una bella ora di cammino -10.5, adesso ho capito, si parla in Miglia.

Il percorso

Si sale dal giardino de I Pianali lasciando la casa alle spalle entrando immediatamente in una mulattiera sassosa. Ora si punta la cima della montagna evitando le deviazioni e al bivio si tiene la sinistra trovando le indicazioni per la Cornia. Ora si possono ammirare e assaggiare i famosi corbezzoli rossi allo stato selvatico. Mantenendoci sulla strada più battuta si giunge al crinale incrociando la sterrata. Si svolta a sinistra e poi subito a destra per via della Cornia che scende. Si giunge in questa località segnalata con cartello stradale marrone e giunti alle case si entra dritti, finito il cemento si svolta subito a sinistra per il sentiero CAI. Mantenendo la quota il sentiero attraversa un bosco e rispunta su un’altra sterrata che si prende scendendo. Nella parte più ripida la strada è a tratti cementata fino all’asfalto. Al primo incrocio si svolta a sinistra, si passa un ponte e ancora a sinistra giungendo ad una strada più importante segnalata anche CAI 113. Da qui, per circa 5 km, si giunge in piano a Monte S. Savino.

Al semaforo si prosegue dritti seguendo Vertighe e dopo poco troviamo pure indicazioni per Castiglion Fiorentino. Ora parte l’attraversata della val di Chiana che non è una vera e propria pianura ma è intervallata da alcuni dossi di cui uno ci tiene per parecchi km sopraelevati gustandosi le grandi estensioni. L’unica deviazione si trova prima di Cesa Valdichiana. Da qui mancano ancora 9 km a Castiglion Fiorentino. La strada principale si lascia solo all’inizio del paese proseguendo dritti ad una curva che svolta a sinistra. Si entra nelle vie, mantenendo la destra si fiancheggia la ferrovia e grazie al sottopassaggio si arriva alla stazione FS di Castiglion Fiorentino.

Da qui si va dritti fino a una rotatoria dove si svolta a destra verso Cortona. Dopo circa un km su strada inizialmente con marciapiede, si svolta a sinistra al primo semaforo per la valle del Chio. Proseguendo dritti su questa strada si trova poi il convento dei frati Cappuccini proprio di fronte e alla destra una strada asfaltata segnalata CAI con un cartello illustrativo. Su questa strada piana si supera un ponte e al bivio si svolta a sinistra passando attraverso delle case. Ora la strada in salita diventa sterrata passando attraverso coltivazioni di ulivo fino ad un primo incrocio dove si tiene la sinistra evitando l’asfalto a destra. La strada diventa più sterra e meno agevole fra salite e qualche piano finchè svolta a destra e in discesa portando ad un grande spiazzo sterrato. Prendendo la strada di destra si scende lentamente giungendo a breve alla frazione di Ristonchia.

Capre Diem – I Pianali

Capre Diem – I Pianali

26 dicembre 2014

Piccolo ma grande errore: si possono evitare 5km in più e di strada pericolosa prendendo direttamente una sterrata che parte alle spalle di Ponticino per congiungersi prima dell’asfalto che porta a Civitella. Ma non sempre si indovina!

Il percorso

Partendo da Chiassaia in salita su strada asfaltata e passando a fianco al seccatoio di castagne ancora in uso si arriva a breve sul dosso svoltando a destra su strada sterrata. Questa scende per parecchi km fino ad incrociarsi con una asfaltata dove si procede a sinistra passando subito per il borgo di Faeto e poi per quello di Pratovalle fino a giungere al paese di San Giustino Valdarno. Arrivati alla strada principale si svolta a sinistra fino a una rotatoria seguendo per Borro prima a destra e dopo un po’ a sinistra. Giunti al paese ristrutturato, si scende per trovarsi poi su strada sterrata che continua in piano per un po’ fino a giungere a un maneggio. La strada sterrata finisce, ma si continua dritti su una mulattiera costeggiando inizialmente una staccionata bianca.

Dopo aver passato un piccolo ponte ammiriamo il grande cavalcavia ferroviario (quando si è sotto provate a parlare) e a breve si arriva sull’asfalto. Dopo 300 m si svolta a sinistra salendo nel centro storico di Laterina e dopo una sosta si scende praticamente nel lato opposto del paese. Giunti all’incrocio si prosegue per Ponticino  su un rettilineo passando prima della salita il fiume Arno (Arnold x gli amici). Si passa l’autostrada e la ferrovia, si segue la strada che porta a Firenze arrivando poi al vero centro dove c’è anche la stazione dei treni e una fonte. Si esce dal paese seguendo sempre per Firenze su strada trafficata e senza protezioni fino al bivio per Pergine Valdarno 2km.  Arrivati in paese si entra nel centro storico e si esce dall’arco svoltando prima della caserma dei carabinieri a sinistra e subito a destra costeggiando il parco giochi.

Passate le ultime case del paese la strada sale e diventa sterrata, dopo 5km si arriva all’agriturismo Montelucci e si prosegue per altri 6 fino a che la strada si divide in due e si prende a destra sull’asfalto. All’incrocio ci si trova sotto al paese di Civitella in Valchiana che si può raggiungere con un altro km di strada. Per raggiungere la destinazione si volta a destra in discesa per circa 4 km su strada senza protezioni fino a costeggiare una casa in sasso e dopo un po’ si vede il cartello “I Pianali” sulla sinistra. Da qui si sale un altro km trovando nell’unica casa la meta.

Agriturismo Il Bellini – Capre Diem

Agriturismo Il Bellini – Capre Diem

12 dicembre 2014

Il percorso

Scendendo dall’agriturismo Il Bellini si svolta a sinistra sulla strada dei Sette Ponti e superato di circa 300 m il ponte in legno si svolta a sinistra verso Caspi. Dopo un po’ di salita con qualche tornante si torna in piano ignorando le indicazioni per Caspi. Ancora qualche salita fino a deviare a destra per il sentiero 33 posto subito dopo una casa in sassi con giardino. In breve si esce in una strada sterrata che si segue a destra e poi superando a dritta una strada asfaltata. Su questa strada di ghiaia che  costeggia il monte si arriva alla chiesa di Santa Maria a Querceto del ‘XV secolo. Dopo qualche km la strada diventa asfaltata e scende ripidamente verso Loro Ciuffenna intravedendo le prime case. Alla prima strada asfaltata che svolta a sinistra si prende verso il centro del paese trovando nel tornante una breve scorciatoia con delle scale che portano davanti al ponte.

Dopo una visita al paese, ripartendo dalla piazza principale, si segue per il cartello marrone “Frazioni Montane”.  Alla rotatoria si prende la strada che sale a sinistra (*) per un paio di chilometri e poi alla biforcazione si tiene la destra. Si continua salendo non troppo ripidamente fino alle indicazioni a destra per Chiassaia-PratoMagno. Questa nel giro di qualche Km porta direttamente alla frazione di Chiassaia posta lungo la strada, qui senza problemi potete trovare gli amici del Capre Diem.

(*)Ci dovrebbe essere pure un sentiero che sale verso Chiassaia e si prende svoltando per  la chiesa di Badia a destra appena dopo la rotatoria. 

Casa Cares – Agriturismo Il Bellini

Casa Cares – Agriturismo Il Bellini

9 dicembre 2014

Casa Cares consiglia di fare un appunto sul metodo di cammino. La regola fissa di camminare sempre nella direzione opposta alle macchine qui non vale, ci vuole un po’ di buon senso e mettersi nei panni di chi è al volante. In strade strette di collina si consiglia di camminare nel lato a valle dove c’è più spazio per camminare e dove nelle curve è più facile essere visti. Consigli e buonsenso.

Il percorso

Si lascia Casa Cares e giunti alla strada principale si prende a sinistra giungendo a breve a Pietrapiana. In 3 km su strada poco trafficata, camminando sempre sul lato a valle, si arriva nel comune di Reggello. Dalla piazza del municipio parte la via dei Sette Ponti che continua costeggiando la collina con poco disturbo delle macchine, incrociando piuttosto corridori e ciclisti.

Dopo 7 km si arriva a Pian di Scò, da qui si segue per Castelfranco di Sopra sulla stessa strada con le medesime caratteristiche. Fra olivi e una magnifica vista sulla valle si prosegue fino ad un ponte in legno. Qui appena prima si svolta a sinistra in salita per meno di un km fino a trovare il cartello “Agriturismo Il Bellini” alla destra.

Fontassenzio – Casa Cares

Fontassenzio – Casa Cares

4 dicembre 2014

Il percorso, anche se quasi tutto su asfalto non è male. Si può accorciarlo sia nella prima parte dopo S. Brigida scendendo subito in valle, sia poi proseguendo dopo Pontassieve fino alla deviazione per Donnini. Oppure allungarlo con i sentieri posti sulla montagna.

La parte centrale trafficata non è certamente bella, ma noi fortunatamente siamo di passaggio, gli ulivi, le viti e tutto il resto ci vivono. 

Il percorso

Si lascia Fontassenzio a sinistra e si va diritti fra l’erba fino al pannello informativo scendendo ripidamente a destra fra Ginestre dei Carbonai, erica “scopina”, qualche rara cerrosughera e il Cisto Laurino, fiore molto protetto. Si arriva in uno spiazzo dove a sinistra si giunge in breve ad un’altra burraia e a destra verso Santa Brigida. Lungo questo sentiero si trova una fontana. Arrivati in centro si svolta a sinistra, si scende leggermente lungo via Piana superando poi un ponte. Da qui si segue dolcemente in costa per alcuni chilometri, prima per Fornello e poi più in salita per Doccia arrivando dopo ad un vecchio mulino a vento restaurato, ma non in funzione.

Passato il mulino e proseguendo dritti si prende per Pontassieve km 6 (ignorando Pontassieve km 7 alla destra). Su una piccola stradina  sempre asfaltata si inizia a scendere e dopo aver passato un tornante con una croce in ferro si trovano poi alla sinistra le indicazioni CAI per Pontassieve 1,30 h. Giunti nuovamente in strada si abbandonano le indicazioni CAI e si segue la strada asfaltata in discesa fino a giungere a Pontassieve ( 30 min). In fondo alla discesa si svolta a destra verso il centro e alla prima via (via P. Palagi), si costeggia il fiume fino a giungere al ponte Mediceo, formato da due archi in mattoni rossi. Dal ponte si prosegue dritti e alla rotonda ancora dritti verso Pelago.

Qui ci troviamo in una strada molto trafficata e camminando sul margine sinistro si svolta dopo un po’ a sinistra tenendo per Pelago. La strada rimane comunque trafficata e pericolosa. Giunti a Pelaie un sentiero CAI porta a Pelago in due ore, ma vista la lunghezza del percorso noi preferiamo continuare sulla strada asfaltata che poi devia a destra con meno traffico arrivando a Pelago in un’ora. Superato il paese la salita continua verso Paterno e pian piano il paesaggio torna più selvaggio fino a scollinare nel paese di Tosi dove anche qui si può trovare ristoro. Ora inizia la discesa verso Donnini (circa 4 km). Arrivati si entra nella piccola piazza e si prende la strada in discesa con all’angolo una fontana, subito dopo a destra verso il cimitero dove inizia una leggera salita. Ora mancano circa 4 km per trovare la tabella sulla sinistra di Casa Cares che si trova un po’ prima della località di Pietrapiana.

 

Podere Vallari – Podere Le Serre

Podere Vallari – Podere Le Serre

3 dicembre 2014

Questo percorso, molto corto, tiene conto nella sua descrizione, del minutaggio impiegato per percorrerlo.

Il percorso

Avendo la casa principale di Podere Vallari alle spalle si gira destra seguendo la strada consortile “Sorbugnano”.
05′: arrivati ad un incrocio si lascia la strada consortile, proseguendo a destra su una strada poderale, passando una stalla per bovini, dopo pochi minuti si vede un sughero impressionante secolare con un bel panorama della Val di Cecina verso Cecina ed il mare
12′: la strada poderale finisce (a destra si vede un annesso agricolo), si entra nella macchia seguendo un sentiero in discesa.
19′: il sentiero gira a sinistra (la destra è bloccata da un tronco di un albero per impedire alle mountain bike di sbagliare strada), in leggerissima salita per 20 m per scendere di nuovo nel “Far Ovest” in un passaggio breve molto particolare che per i nostri figli aveva il fascino del “Gran Canyon”: terra rossa, canaloni erosi, difficile per 5 m – che per bambini era molto.

25′: uscita dal “Far Ovest” all´aperto, a destra un campo incolto, a sinistra una vigna vecchia. Si scende diritto finché il sentiero incontra una strada poderale traversale e si gira a sinistra (verso est)
33′: si raggiunge la strada provinciale 13 (SP 13). Dopo aver passato alcune case/agriturismi, si gira a destra, verso sud.
38′: si arriva alla rotatoria di San Martino della SS 68 e la SP 13 , si gira a sinistra (direzione Volterra) per pochi metri dopo 50 m si gira a sinistra seguendo il segnale “Le Serre” e “San Martino” su strada asfaltata.
42′: vedendo i cancelli di San Martino si segue a sinistra le indicazioni per “Le Serre” su strada cementata e quasi subito sterrata.
50′: in salita leggera si arriva al Podere “Le Serre”.

Firenzuola – Podere Badia

Firenzuola – Podere Badia

22 novembre 2014

La strada che segue il tracciato é la più semplice perche’ il territorio del Mugello è parecchio intricato e ci è stato consigliato di seguire la strada. Si possono trovare alternative, sopratutto per la discesa. Comunque la salita è costante e piacevole con un susseguirsi di paesaggi e vegetazioni di diverso tipo fino a trovare il Faggio verso quota 700.

Il percorso

Usciti dal centro storico di Firenzuola alla volta di Firenze, si prosegue dritti per “passo del Giogo” su strada asfaltata. Qui si sale piano piano fino a quota 800 slm per circa 13 km attraversando alcune frazioni e trovando l’unico locale aperto in cima al passo. Da qui svoltando a sinistra si possono trovare dei sentieri segnalati che scendono.

Se invece si segue la strada principale bisogna scendere per 4 km passando prima l’osteria Nardone a destra e dopo 300 m si svolta a sinistra per loc. Paretaio. Si continua a scendere per poi risalire sopra un dosso, si prende ora l’unica strada sterrata in discesa posta praticamente di fronte.

Scendendo e seguendo le indicazioni “B&B Podere Badia” si giunge a breve a destinazione.

Bologna – Az. Pimpinella

Bologna – Az. Pimpinella

10 novembre 2014

Dalla città alla vita di campagna, attraverso il selvaggio lungo Reno è questione di poco, ma ci vuole sempre una dose di Buona volontà.

Il percorso

Usciti in città dalla stazione centrale di Bologna si attraversano le strisce pedonali passando dall’altra parte della strada, si svolta a destra e subito a sinistra per via Amendola proseguendo sotto i porticati. Si arriva ad una grande rotatoria e proseguendo dritti si continua per via G. Marconi. Più avanti si svolta a destra per via del Reno notando una piccola chiesa che poi si tiene sulla destra, alla rotatoria verde sempre avanti per la stessa via. Giunti ad una piazzetta si svolta a destra per via San Felice. Porta San Felice si trova all’incrocio con viale Giovanni Vicini al quale, si svolta a sinistra su marciapiede in direzione di Porta Isaia e qui a destra per via A. Costa. In questa lunga via si prosegue per un bel po’ passando anche a fianco dello stadio Dall’Ara e alla fine si incontra il locale “cremeria funivia” posto sotto la collina. Da qui si può evitare di camminare lungo la Porrettana girando sulla destra per via Giuseppe Donati fino a giungere a un parco, qui si svolta a sinistra tenendo un canale alla destra. Si attraversa una stradina, si rientra in pista ciclabile per via san Mauro che continua fino all’incrocio con un muro di mattoni e una ringhiera. Qui a sinistra si ritorna sulla strada principale e si passa nell’altro lato fino alla curva che svoltando a destra porta nel centro di Casalecchio. Ora invece in salita per vicolo De Santis si entra nel parco della Chiusa.

All’interno del parco, fra indicazioni botaniche e fonti d’acqua, si continua su sali/scendi per strada asfaltata o sentieri fino all’indicazione “passerella sul Reno” dove si scende verso il fiume. Ignoriamo il ponte e proseguiamo dritti per uno stretto sentiero comunque segnalato dal C.A.I. Questo tratto è in ambiente selvaggio, piacevole anche se si possono trovare delle pozze di fango, quindi sconsigliato alle biciclette. Continuando nel bosco si arriva a un crocevia e da qui si mantiene la strada sterrata più piana che dopo poco diventa asfaltata. Proseguendo si arriva all’indicazione per Sasso Marconi a sinistra fino all’altra indicazione dove si va a destra per alcuni chilometri. Passando sotto il cavalcavia della Porrettana e della A1 si giunge poi al ponte che porta al paese. Oltrepassati i binari si svolta a sinistra per viale della Stazione che porta al centro. Lasciata la piazza con ufficio informazioni, a sinistra si cammina lungo la strada e attraversato il ponte si sale per via Rupe alla destra. Qui fra ripidi tornati si sale di quota velocemente, si spiana e si prosegue fino a svoltare a destra sul sentiero 120 posto appena dopo aver fiancheggiato una grande mura con una casa.

Anche il sentiero prosegue in salita fra castagni e querce, poi su un tornante si incrocia anche il 116. Da qui spiana e alla vista della casa posta su un poggio teniamo la sinistra fino ad arrivare in strada asfaltata. Appare una chiesetta e si svolta a sinistra in località Lagune, anche da qui con una salita impegnativa si arriva al castello di Medelana dove fra un “scendi poco e sali tanto” si arriva ad una trattoria prendendo a sinistra. Seguendo sempre via Medelana e trascurando le altre indicazioni si scende fino a notare dall’alto una casa con bandierine tibetane.

Un altro po’ e si arriva all’entrata dell’azienda con tanto di cartello e a destra su sterrato si entra.

Biononno – Bologna

Biononno – Bologna

7 novembre 2014

La passeggiata sull’argine verde del Reno, permette di godere al meglio le caratteristiche del territorio e alle gambe di non subire le contrazioni tipiche dell’asfalto. Per l’uso della bici è sicuramente un discorso inverso. Chissà quale sarà il progetto?

Il ponte sul Reno, con passaggio da ambe le parti per i pedoni è stato costruito con pareti di legno più alte della vista di un essere umano medio non permettendo durante il passaggio di godere il fiume. Perchè?

Il percorso

Usciti dall’agriturismo Biononno a sinistra su strada sterrata si arriva a via Mulinazzo, asfaltata, e si svolta a sinistra. Alla fine della strada troviamo a sinistra il castello della Giovannina, superiamo la statale e continuiamo dritti verso Cento. Al cartello “Cento” si  continua su pista ciclabile alla destra, giunti al semaforo si prosegue per via Matteotti e si cammina sotto i portici del centro. Si attraversa l’arco di via Vittorio Veneto e si mantiene la destra fino a porta Pieve, poi a sinistra per via Ponte Vecchio si supera il Reno e appena dopo si prende l’argine verde tenendo il fiume alla destra. Da qui il percorso attraversa un bel paesaggio fatto di coltivazioni, golene e ancora i resti dei vecchi maceri per la lavorazione della canapa. Si arriva alla vista di un gran ponte con dei murales e si può superarlo passandoci sotto tenendo il piccolo argine che si abbassa sulla destra.

Dopo alcuni km se abbiamo sete si può trovare dell’acqua sulla sinistra all’interno di un piccolo parco con al centro una chiesetta. Subito dopo l’argine si allarga compiendo un ampio giro (golena) e si segue svoltando però alla prima stradina che porta dall’altra parte toccando appena l’asfalto e ritornando nuovamente sull’argine verde. Giunti ad una biforcazione si tiene l’argine di sinistra ignorando l’altro che porta in proprietà privata arrivando a breve nel paese di Malacappa. Per chi vuole qui c’è ristoro.

Ancora sull’argine ricompare il fiume Reno ora un pò più fragoroso. Alla vista di un ponte si scende sulla strada asfaltata e si risale subito dopo, strada facendo i cartelli stradali indicano che si entra nel comune di Castelmaggiore. Per un breve tratto la vegetazione di cannetti potrebbe occludere il passaggio. Ora l’argine si avvicina nuovamente al fiume abbandonando la strada e fiancheggiando inizialmente una cava. A breve si entra in un boschetto e alla biforcazione si tiene la destra scendendo, si prosegue per la vegetazione e dopo un po si risale intravedendo le prime case di Trebbo di Reno. Scavalcato l’argine si mantiene la destra sul marciapiede della strada che porta a Bologna.

Alla rotatoria manteniamo la destra e poi senza marciapiede diretti fino al cartello “Bologna”. Ritrovato il marciapiede continuiamo dritti fino alla rotatoria dove si svolta a sinistra per via Francesco Zanardi, passati sotto l’autostrada e alla ferrovia si attraversano dei binari. Dopo un po’ ritroviamo un’altro sottopassaggio ferroviario, ma prendiamo appena prima a sinistra per via dè Carracci. Proseguendo dritti dopo un po ci troviamo sul lato dietro della stazione FS di Bologna che in questo periodo è in via di ristrutturazione.

Anche oggi guidati e istruiti!

Pascoletto – Biononno

Pascoletto – Biononno

6 novembre 2014

Dalla partenza in poi, chi più chi meno, ha avuto problemi con il terremoto di due anni fa. Le chiese quasi tutte fuori uso, i centri storici da risistemare e poi sicuramente tanto altro ancora.

Il percorso

Usciti dall’azienda Pascoletto si svolta a sinistra per circa un km fino ad arrivare ad un incrocio dove si prende a destra seguendo per Finale Emilia. All’incrocio successivo manteniamo la destra e proseguendo si passa nella provincia di Modena.

Più avanti si passa al Ponte Quattrina il canale Burana, arrivando in località Obici, alla rotatoria andiamo dritti per via Rovere e si trova il cartello “Finale Emilia”. Si prosegue per la pista ciclabile alla sinistra entrando in un paese  purtroppo ancora puntellato e pieno di impalcature.

Prendiamo per via Monte Grappa alla sinistra e si continua fino alla piccola piazzetta, ancora a sinistra si trova un’altra piazza circolare, Piazza Baccarini, a lato della quale di trovava la torre con l’orologio, detta dei modenesi, divenuta uno dei simboli del sisma del maggio 2012, crollata dopo 1 giorno di resistenza . Da qui si va ancora dritti finchè si svolta a destra per via Cesare Battisti notando la torre dell’acquedotto sullo sfondo. Proprio dietro alla torre si supera il fiume Panaro e si svolta a destra su strada asfaltata continuando poi a seguire un canale che resta sulla destra. La traccia gps ritorna sull’argine del Panaro allungando il percorso, dove abbiam camminato per un bel tratto su una pista ciclabile in via di costruzione. Si consiglia quindi di proseguire lungo il canale Foscaglia che comunque sembra percorribile su manto erboso  fino ad arrivare al paese di Palata Pepoli.

Qui si svolta a sinistra e dopo un bel po’ a destra verso Cento km 8. Avanti si trova un canale, l’Emissario delle Acque Basse, e passato entriamo nella frazione di Bevilacqua. Arrivati in centro si svolta a sinistra fiancheggiando la chiesa, subito si svolta a destra per via Renazzo e più avanti ancora a destra per via Maestra Monca.

Qui siamo all’interno dell’antico sistema delle Partecipanze Agrarie (vedi foto), ancora oggi in uso, forma di proprietà collettiva risalente al XII secolo: i terreni sono suddivisi in campi detti morelli, ed in questa parte di partecipanza su ogni morello si trova una Ca’ Ciappadora, una casa rurale, di proprietà del conduttore del fondo che gli è dato in concessione dalla Partecipanza, un ente di diritto pubblico.

Al primo incrocio si va dritti e arrivati alla fine della strada su via Lunga si svolta a sinistra e poi la prima a destra su sterrata. L’agriturismo Biononno si trova dopo circa un km a sinistra, all’interno di una corte recintata con dietro un grande frutteto.

Bastia – Az. Altaura

Bastia – Az. Altaura

24 ottobre 2014

Questo percorso è piuttosto duro non in quanto difficolta’, ma per la sua lunghezza. Questo tratto di pista ciclabile Euganea è molto bella per 2 motivi:

–    c’è la possibilita’ di notare il complesso sistema di canali d’acqua della pianura.

–    Dall’alto dei vari argini la vista arriva lontano.

Il percorso

Lasciamo la piazza di Bastia a destra e seguiamo le indicazione per Carbonare entrando immediatamente su una strada stretta e senza marciapiede giungendo a una rotatoria. Si punta al passaggio che c’è al centro, si prende il marciapiede sulla destra della strada arrivando alle strisce pedonali che finalmente portano in pista ciclabile (E2). La pista scende sul lato destro del canal Fossona costeggiando i colli Euganei. Il primo paese che si incontra é Lovertino, posto in un crocevia di canali con un piccolo alimentari. Poi si passa per la bella piazza di Vo’ Vecchio e si continua notando che due canali si uniscono cambiando il nome da Fossona a Leona. Da qui la pista ciclabile è anche usata dai residenti per arrivare a casa.

Arrivati al ponte di ferro si svolta a sinistra puntando ai colli Euganei, si passa in mezzo fra il colle isolato alla desta e gli Euganei alla sinistra arrivando a Lozzo Atesino. Anche qui ricco di canali per l’irrigazione dei campi sottostanti. Si nota che in questo tratto il colore della terra è più scura. Circa 4 km prima di Este si passa una strada trafficata e dopo un po’ abbandoniamo la pista ciclabile svoltando a destra in direzione delle chiuse de fiume Frassine che si notano con i loro marchingegni di ferro. Passiamo il fiume e lo teniamo sulla sinistra arrivando alla statale dove svoltiamo a destra. Qui allo scoperto svoltiamo alla prima strada a sinistra (sp 91 “Moceniga”). Si passa sotto la ferrovia e sempre allo scoperto arriviamo ad una rotatoria seguendo per Ponso. Finita via Madonnetta manteniamo la sinistra fino al bivio poi a destra e subito a sinistra dopo 50 m per via Mandolare.

Costeggiamo la ferrovia e la oltrepassiamo svoltando a destra al primo passaggio. Seguiamo questa strada che ci porta a quella principale. Andiamo verso sinistra  per circa un km si arriva ad un incrocio e si segue per Bresega 1 km. Entriamo nella statale provinciale della Scodosia che dopo un po diventa meno trafficata. Arriviamo alla chiesa di Santa Margherita d’Adige e andiamo a sinistra proseguendo dritti camminando sempre sul bordo opposto all’andamento delle auto. Dopo alcuni km svoltiamo a destra all’incrocio e subito a sinistra seguendo le indicazione per Casale di Scodosia.

Entrati in paese troviamo una pista ciclabile e dopo un po svoltiamo a sinistra su via Correr seguendo per l’agriturismo Altaura. In fondo alla via troviamo l’Azienda agrituristica Altaura a sinistra all’interno di un edificio e un cancello costruito con mattoni rossi, un’oasi per animali e piante all’interno della grande pianura.

Dernice – Volpara

Dernice – Volpara

16 giugno 2014

Itinerario che segue il crinale orografico destro della val Borbera fino a Borgo Adorno (notevole il castello). Da qui, tramite alcune varianti più o meno ciclabili, anziché salire sulla balconata Monte Giarolo- Monte Ebro cerca di aggirarne le cime mantenendosi a mezza costa, incontrando numerosi piccoli nuclei ancora abitati, vere e proprie “perle” incastonate tra il susseguirsi di contrafforti ed i solchi vallivi (Vendersi, Volpara, proseguendo: Figino, Pobbio, Piuzzo).

Sono possibili alcune varianti:

  • Per chi proviene da Villalvernia (vedi itinerario Villalvernia – Dernice) un volta giunti all’incrocio Bocchetta Barilaro- Costa Merlassino è possibile scendere e seguire il sentiero “CAI 200” a mezza costa (itinerario pedonale, ma si evita l’asfalto) fino a ricongiungersi con il percorso descritto.
  • Da Borgo Adorno è possibile seguire una variante che anziché passare per Vendersi rimonta la pendice del Monte Giarolo per poi mantenersi leggermente più alta rispetto al percorso descritto

Da Dernice (603 mt s.l.m. Bar-Alimentari, fontana) prendi uno stradello rivolto verso Sud, in decisa salita che passa in mezzo ad alcune case e vicino ad una cappelletta. Ignorando la deviazione sulla destra (strada proveniente da Vigoponzo, contrassegnata da segnavia CAI 139, sentiero Avolasca – Monte Giarolo), si prosegue abbastanza facilmente sulla costa, su strada asfaltata con qualche saliscendi. Bello il panorama, alla tua destra la Val Borbera, alla tua sinistra le Valli Grue e Curone. Nei pressi di Cavigino abbandoni la strada principale per seguire uno sterrato sulla sinistra, che mantiene la quota (trovi il sentiero CAI 200 proveniente dalla tua destra). Ignorando qualche deviazione secondaria, senza grossi problemi di orientamento giungi ad un allevamento di capre. Su asfalto raggiungi la strada provinciale assai poco trafficata che, piegando a destra, ti conduce a Borgo Adorno (il Castello e la corte meritano una sosta). Da qui prendi in salita (asfalto, indicazioni per Vendersi) fino a scollinare sul contrafforte più meridionale del Monte Giarolo, di cui vedi la cima. Scendi a Vendersi, imboccando la “via inferiore” e segui dapprima in piano, uno sterrato che si diparte la un piazzale, sulla sinistra (infatti la strada asfaltata scende verso Albera Ligure). Annunciata da qualche breve rampa, proseguendo la salita si fa sempre più impegnativa ed il fondo piuttosto sconnesso. Ignori una prima deviazione sulla sinistra (in salita) e sali, seguendo la valle sottostante, fino a terminare su uno stradello dal fondo migliore, che proviene dalla tua sinistra. Svoltando a destra, scendi con attenzione fino ad affrontare un piccolo guado; il panorama e l’ambiente circostante si distinguono per la loro bellezza ed amenità, mai penseresti di essere a 15 km in linea d’aria dall’ Outlet di Serravalle Scrivia! Arrivi in un campo sotto al paese di Volpara (942 mt s.l.m., fontana), non appena incontri le prime case svolti a sinistra su salita assai impegnativa, in parte con fondo in cemento, fino ad entrare nel cuore del paese (frazione di Albera Ligure) nei pressi della chiesa.

Vignole Borbera- Persi

Vignole Borbera- Persi

Itinerario particolarmente adatto per mountain bike, sebbene con prevalenza di strade asfaltate  secondarie, in quanto ha il pregio di collegare il centro di Vignole Borbera con Persi, da cui si può proseguire su sentiero verso l’alta valle oppure imboccare il canyon delle “Strette di Pertuso”, luogo di notevole rilevanza paesaggistica ma soprattutto rinomata località “balneare” dell’Appennino Ligure. D’estate è possibile infatti risalire l’intera gola fino a Pertuso in circa 2-3 ore, procedendo nel letto del torrente senza particolari difficoltà (è possibile procedere con zaino al seguito in quanto è sempre possibile aggirare i laghetti con acqua alta, sono consigliabili scarpette in gomma “da scoglio”).

Dal parcheggio antistante Via Mazzini (Vignole Borbera, 248 mt s.l.m.) procedi verso Piazza Figini, sulla tua sinistra, e successivamente Viale Vochieri e Via Pascoli. Procedendo fino al termine, incroci la trafficata Strada Provinciale Arquata-Cabella, e procedi sul lato opposto lungo uno stradello asfaltato che si dirige verso i primi contrafforti della valle, sulla tua destra. Dopo un edificio “industriale” procedi solitario fino ad incontrare lo sterrato, in leggera salita, mai troppo faticosa. Sempre seguendo la valle, incroci una strada che attraversi (svoltando subito a destra e dopo qualche decina di metri a sinistra), per proseguire in salita e giungere nei pressi di una residenza, ove svolterai a sinistra lungo una traccia tra i campi. Giungi a Variano Superiore e quando incontri le prime case svolti a destra su una pista tra i campi, a volte un po’ sconnessa. Reincontri l’asfalto dopo neppure un chilometro, procedi a destra su strada secondaria (che purtroppo è stata recentemente asfaltata); ignorando deviazioni secondarie procedi per qualche chilometro, incontrando un tratto boschivo a strapiombo sul torrente Borbera (bellissimo scorcio), giungendo infine a Castel Ratti, Liveto, ed infine Cerreto Ratti. Nei pressi di quest’ultima località la strada scende decisamente verso il Torrente (alla fine di un discesa svoltare a sinistra, verso il cimitero), per attraversarlo su una spettacolare passerella ciclopedonale. Sull’altra sponda, percorsi circa 200 metri, salendo sulla destra arrivi nei pressi del sentiero per Molo Borbera (termine della traccia GPS), mentre salendo sulla sinistra alla frazione Persi di Borghetto Borbera (307 mt s.l.m. Bar, Alimentari, Fermata Autobus).

Ronciglione – Caprarola

Ronciglione – Caprarola

20 aprile 2014

Ciò che non mi manca sono i paesaggi naturali. In questi cinquanta giorni ne ho visti e attraversati tanti, cambiando sguardo e lasciandomi cambiare dal loro modo di essere guardati. Invece, come un assetato, vado in cerca di paesaggi umani, rari in queste terre abbandonate a se stesse, dove un giorno intero passa incontrando al massimo qualche contadino o pastore. Ed è stato così che arrivando a Ronciglione e vedendo i miei nuovi compagni di viaggio, i camminatori del progetto “Reimmaginare la Via Francigena”, mi sono sentito euforico e col passare del tempo i loro volti sono diventati cari e sempre più profondi, arricchendosi del tempo passato lungo la via. Ma poi, come ogni cosa per uno che passa e va, li ho dovuti salutare e non dimenticherò mai la sensazione di guardarli negli occhi e di provare quell’intensa voglia di continuare a camminare con loro e vedere come sarebbe cambiato il loro volto oggi, domani, dopodomani…

Il percorso

Dalla piazza principale di Ronciglione prendiamo in salita Via Solferino e arrivati alla piazza con la fontana prendiamo in fondo a destra per Via Farnesiana, verso il cimitero. Dopo aver oltrepassato il ponte giriamo a sinistra per la Strada Vasiano che sarà la via che ci condurrà direttamente alle prime case di Caprarola, nostra meta, attraverso alcuni tornanti e saliscendi e alternando paesaggi agricoli diversi: noccioleti, castagneti, baracche di lamiera e boschi cedui.

Giunti dopo circa 5 km alle case nuove di Caprarola incroceremo la strada delle automobili, che va imboccata a destra e al subitaneo bivio successivo andiamo a sinistra in salita. Dirigetevi così verso il borgo vecchio evidente alla vostra destra. Difficile perdersi. Ciononostante utilizzate un passaggio pedonale che scende verso destra e in breve sarete ai piedi delle scuderie di Palazzo Farnese e a Palazzo Farnese stesso, centro simbolico e reale di Caprarola.

Montalto di Castro – Montalto Marina

Montalto di Castro – Montalto Marina

1 aprile 2014

Quando ho visto il mare ho avuto un sussulto e solo in quel momento ho capito davvero l’entità del mio cammino fino ad adesso… Serve un orizzonte che sfugge, un limite senza limite, per comprendere ciò che è.

Il percorso

Dalla piazza del Municipio di Montalto di Castro scendiamo e passiamo sotto l’arco del paese. Siamo così ad una prima rotatoria, dalla quale prendiamo la strada che porta alla fontana (e ad una seconda rotatoria). Qui ci dirigiamo verso le Poste (via adriatico), oltrepassate le quali passiamo sotto un cavalcavia e subito imbocchiamo a destra la pista ciclabile (foto) che si allontana tra campi dal centro abitato.

Passiamo così sotto un fungo di cemento (foto) e arrivati alla stazione elettrica e alla ferrovia costeggiamo quest’ultima a sinistra fino al sottopasso (foto). Oltre il sottopasso facciamo pochi metri e troviamo una svolta a sinistra (sempre strada di asfalto) che ci conduce alle prime villette di Montalto Marina. A Via Litoranea giriamo a sinistra e poi la prima a destra, sotto il ripetitore. Siamo dunque su Via delle Spugne. La percorriamo fino al ristorante Le Vele. Qui giriamo a sinistra fino alla pineta. Ci inoltriamo e troviamo un sentierino (di cui siamo sempre ghiotti), che va preso a destra.

Troviamo così una stradina asfaltata che imboccata a sinistra vi porterà prima ad una cappelletta semi-abbandonata e poi, finalmente, al mare…

Acquapendente – Proceno

Acquapendente – Proceno

16 marzo 2014

Non serve passeggiare per ore ed ore affinché un percorso sia soddisfacente. Bastano pochi chilometri, che in sé racchiudono tutto, perfetti. Il tempo allora si dilata e insieme allo spazio sembrano correre lontano irraggiungibili. Ogni passo si trasforma in un ricordo, in un particolare, in un viaggio intero.

Ho percorso la Acquapendente Proceno in poco più di un ora e mezza, tra prati verdi, ruscelli e bombi che suggevano dai fiori già primaverili lungo il cammino,eppure una vita intera è passata… forse perché Proceno è il primo giro di boa del Giro della Tuscia…

Il percorso

Dalla piazza del Comune di Acquapendente (Girolamo Fabrizi) ci dirigiamo verso la Porta della Ripa, che oltrepassiamo e seguiamo nella breve discesa costeggiata da capannelli e gabbie per gli animali. Subito sulla sinistra parte una staccionata con il percorso che dobbiamo seguire attraverso rimesse e orti. Arriviamo così sotto al Ristorante Albergo Aquila d’Oro e imbocchiamo la strada delle macchine verso destra, per poi lasciarla subito alla prima a sinistra che si mantiene in piano rispetto alla strada asfaltata che scende. Arrivati poco prima del ponte svoltiamo a sinistra per Proceno come da indicazioni della Francigena. Incroceremo così dopo circa 10 minuti una strada a sinistra che indica il Sentiero dei Briganti, ma noi dobbiamo proseguire dritti. Passeremo così un bel fontanile con la cannella che è un serpente che sputa acqua (foto) e subito dopo il ponte sullo Stridolone (foto) gireremo a sinistra per un sentierino che scende lungo le rive del torrente e che lo costeggia. Se arrivate al Mulino siete andati troppo avanti. Dopo aver lasciato dietro di noi il ruscello il sentierino diventa davvero fatato e incomincia a salire, passando vicino alla Fontana della Pace. Arrivati in cima giriamo a destra e poi la prima a sinistra, che vi condurrà nel centro di Proceno.

Grotte Santo Stefano – Montefiascone

Grotte Santo Stefano – Montefiascone

4 marzo 2014

Montefiascone è come un’idea fissa di gran parte del territorio viterbese. Alzando gli occhi all’orizzonte lo trovi che si staglia e che sembra dirti: -Io sono qui, alto custode del lago. Il lago prende il nome da un altro paese, ma non mi offendo certo per questo. So il fatto mio…-”.

La strada che unisce Grotte Santo Stefano a Montefiascone è un lento e inesorabile salire, fino al ciglio della caldera del vulcano ormai spento, dove vive il paese antico. Si attraversano scenari poetici ed ampi, come nel tratto finale che mostra colline e casali abbandonati, querce camporili e aziende agricole; ma anche nascoste solfatare e boschetti ricolmi di ginestre. Una strada lunga 16 km che in passato veniva percorsa dagli abitanti di Montefiascone per raggiungere il Tevere.

Il percorso

Dalla piazza principale di Grotte Santo Stefano (Piazza dell’Unità) imboccare a sinistra per Via della Stazione e arrivati all’altezza della Madonna delle Grazie girare a destra per Via Sardegna. Arrivati al semaforo giriamo a sinistra per 500 metri e prendiamo Via Ferento.

Finalmente ci troviamo in un paesaggio più agricolo e meno trafficato, che oltrepassa la ferrovia. Proseguiamo lasciandoci una prima deviazione a destra e trovandocene una seconda che si inserisce da sinistra dopo qualche minuto. Noi proseguiamo sempre dritti, alla nostra sinistra il Monte Cimino. Dopo circa 15 minuti la strada scende e dopo un’azienda agricola sulla destra ci troviamo in prossimità di un cartello (foto) che ci indica l’avvicinarsi di una solfatara. Dopo circa 100 metri troviamo una deviazione a destra che dobbiamo imboccare, per arrivare, dopo circa 10 minuti di cammino, alla solfatara (foto), tra arbusti. Qui è possibile vedere e ascoltare il ribollire dell’acqua che viene dalla terra e sentire l’odore dello zolfo. Rispetto alla stessa direzione da cui proveniamo c’è il proseguo della strada che si inoltra in un bosco di alberelli e ginestre.

Il sentiero incomincia a salire e quando si giunge ad un incrocio si deve svoltare a sinistra. Così proseguendo si arriva ad un’azienda agricola (foto) che va attraversata per giungere infine alla sommità della collina e ritrovarsi sulla strada Teverina, per le macchine. Dobbiamo seguirla a sinistra per circa 300 metri (fare attenzione alle macchine che vanno a velocità elevata). Proprio davanti al B&B La Mucca e il Gallo c’è una stradina molto piccola che sale a destra. Dopo nemmeno cinquanta metri troviamo la Vecchia Teverina, una specie di “Strada Fantasma” che costeggia quella più nuova e ampia. Dobbiamo andare per un tratto fino ad arrivare ad una deviazione a destra, che va imboccata, all’altezza di un cartello che indica l’addestramento cani. Benissimo, da qui in avanti la strada è sempre dritta e dunque semplicissima. Davanti a voi potete già ammirare Montefiascone che svetta e che vi darà sempre la direzione. Oltrepasserete di nuovo la ferrovia e potrete godere di una costante e piacevole passeggiata. Casali abbandonati, alberi solitari, colline morbide, paesi che si adagiano lontano. Ad un tratto, verso sinistra, Viterbo. Dopodiché entrerete in una zona di ville incompiute e attività agricole, che preannunciano l’avvicinarsi del paese, che vi accoglierà con la Via Cassia, che va presa per 50 metri a destra. All’altezza di San Flaviano (foto) prendete la salita a sinistra che vi conduce alla porta del paese.

San Marco la Catola – Pietracatella

San Marco la Catola – Pietracatella

31 gennaio 2014

Questo percorso è il terzo di cinque che compongono l’itinerario Tr@tturo coast to coast: II cammino – Sulle orme dei Sanniti, del sito http://www.tratturocoast2coast.org/ (Il quarto percorso, ovvero Pietracatella-Campodipietra non è presente su Ammappalitalia perché è composto solo da una mappa con waypoint, che però puoi trovare direttamente sul sito originale cliccando qui).

Forse una delle tappe più belle ma più intense di tutto il cammino, quale che sia il verso di percorrenza, dovendo raggiungere due punti omologhi per quota all’interno dell’ampia valle del Fortore e confluenza Fiume Tappino. I panorami sono mozzafiato e guardano da ambo i lati il grande lago di Occhito, il secondo lago artificiale di europa. Nel complesso la tappa è caratterizzata da una salita e una discesa molto intense intermezzate da un tratto di pianura costeggiato sul lato SW dalla strada statale. Quest’area può presentare delle complessità in tutti i periodi dell’anno per cui vale la pena informarsi sulle condizioni di percorribilità dalla nostra guida locale Mimi (mail e telefono in alto nella pagina). In estate il problema è l’intenso caldo e umidità (soprattutto se non ancora falciata l’erba), per cui si consiglia di non affrontarla nelle ore più calde; di inverno invece il problema potrebbe essere l’acqua, a formare un vero e proprio pantano essendo questa l’area di confluenza di due fiumi e soprattutto la coda meridionale del lago di Occhito dal quale subisce le variazioni di livello idrometrico. In pratica potrebbe essere inondata o quasi. In questo caso utilizzare la strada SS17 che corre parallela al tracciato. Il lungo camminare sarà ricompensato dalla bellezza dei paesaggi e dai borghi belli ed ospitali.

Descrizione del percorso

Dopo aver percorso a ritroso l’ultimo centinaio di metri della seconda tappa, arrivati al bivio, manteniamo la sinistra, direzione nord. Prendiamo la strada che dolcemente sale verso il centro abitato, al km 0,5 manteniamo la sinistra, continuando a spostarci in direzione del centro abitato che rimarrà sulla nostra destra. Al km 1.1, manteniamo la destra e percorsi da qui circa 100 metri manteniamo nuovamente la destra, direzione nord (waypoint1).

A breve abbandoneremo il centro abitato e in prossimità del cimitero, km 1.7, waypoint2, facciamo attenzione, perché dovremo prendere la prima carrareccia sulla nostra sinistra, direzione nord-ovest, che costeggia un filare di alberi e poi un bosco rado, iniziamo a scendere.

Ci spostiamo in direzione della località Casino del Monte e al km 2.2, waypoint3, manteniamo la sinistra al bivio, prendendo la carrareccia che attraversa i coltivi.

Al km 2.4, waypoint4, prestiamo attenzione (quadrivio), prendendo la carrareccia delimitata da un filare di alberi, sulla nostra destra, direzione nord, che ci porterà verso la località Valle dell’Olivo.

Al km 3.3, waypoint5, al bivio proseguiamo dritto, direzione ovest, costeggiando il bosco. Al km 3.7, scorgiamo sulla destra una carrareccia, proseguiamo dritto, mantenendoci sulla pista principale.

Percorsi poco meno di una cinquantina di metri (limite del bosco) al bivio, waypoint6, proseguiamo dritto, direzione nord-ovest, prendendo la pista che si spinge verso i coltivi, la giusta direzione sarà confermata dalla presenza di un rudere sulla destra.

Al km 4.2, waypoint7, al bivio proseguiamo dritto, comunque entrambe le piste portano a Masseria Fascia.

Arrivati in prossimità dei ruderi della grossa masseria (waypoint8), sulla nostra sinistra, prendiamo la pista che scende in direzione sud.

Al km 4.9, waypoint9, al bivio manteniamo la destra, direzione ovest, spostandoci verso Masseria Valva e costeggiando il bosco.

Mantenendoci sulla pista principale ci spostiamo verso l’evidente SS17, che raggiungeremo al km 6.4, waypoint10. Al bivio con la Strada Statale giriamo a destra, direzione ovest, prendendo la strada asfaltata che costeggia la statale (un’unica carreggiata separata da un guardrail). Percorriamo questa strada che affianca la statale fino al km 6.7, km dal quale la strada si allontana pian piano.

Al Km 7.5, waypoint11, al bivio manteniamo la destra, direzione ovest, percorsi 500 metri al successivo bivio, waypoint12, proseguiamo dritto, spostandoci verso il ponte sul Fiume Fortore e lo svincolo della SS17. Prestiamo attenzione perché a breve saremo costretti ad un attraversamento sulla SS17.

In prossimità dello svincolo con molta attenzione ci spostiamo verso la prima isola di traffico, direzione sud-ovest, arrivati qui ci spostiamo in direzione sud-est verso una seconda isola di traffico, da dove si intercetterà la carrareccia, che inizia con un breve tratto asfaltato (waypoint13) e che, passando sotto lo svincolo e sotto al ponte, ci porterà verso il pianoro in prossimità del Torrente Catola. Abbandoniamo sì la SS17, ma continuiamo a costeggiarla, dapprima rimanendo a circa una cinquantina di metri, percorrendo una pista non molto evidente e costeggiando una piccola area in rilievo posta sulla nostra sinistra in prossimità della curva della statale, poi ci avvicineremo alla statale su una pista che attraversa i coltivi e che si sviluppa a ridosso della SS17.

Al km 9.9, waypoint14, al bivio, prendiamo la pista che si spinge verso il Torrente Tappino, direzione ovest, la pista si sviluppa in prossimità della sponda idrografica destra.

Al km 11, la pista intercetta un coltivo e attraversandolo arriveremo in prossimità del ponte sul Torrente Tappino, km 11.2, waypoint15.

Mantenendo la destra, attraversiamo il ponte e al km 11.3, waypoint16, giriamo a destra, direzione est, prendendo lo sterrato che si sviluppa sulla sinistra idrografica del torrente.

Proseguiamo dritto al bivio al km 11.6 (direzione est, waypoint17), 11.8 (direzione sud-est, waypoint18) e 12.1 (direzione sud-est, waypoint19) e proseguiamo sulla pista principale.

Al km 12.3, waypoint20, al bivio svoltiamo sulla destra iniziando la salita che culminerà in prossimità di Masseria Zingarelli. Giunti alla masseria ci si sposterà verso la strada asfaltata che sale dolcemente, waypoint21, km 13.9 e proseguiamo sulla nostra destra, direzione nord. Al Km 14.6, rimaniamo sulla strada asfaltata, superando una serie di bivi sulla nostra destra.

Al km 14.9, waypoint22, in prossimità della sella, prendiamo sulla nostra sinistra una pista che sale in direzione di un traliccio. Varrebbe la penna riposarsi qualche minuto e scattare una foto al meraviglioso scenario, a cui partecipa il Lago di Occhito. Giungendo in prossimità di Masseria Gianmarco, km 15.9, rimaniamo sulla pista principale superando una serie di accessi ad abitazioni e piste sulla nostra destra, la pista pian piano inizia a scendere. Al km 17, sulla sinistra scorgiamo un grossa stalla e percorsi pochi metri da essa superiamo una serie di accessi sulla nostra destra, rimanendo sulla pista principale che segue in direzione nord-ovest.

Al km 17.2, waypoint23, al bivio manteniamo la destra, rimanendo sulla strada principale che sale. Al Km 17.8, la strada bianca lascia il posto all’asfalto.

In prossimità di Piana dei Santi, km 18.1, al bivio, waypoint24, proseguiamo dritto, direzione nord-ovest sulla strada asfaltata, con la quale si arriverà ad intercettare senza nessuna difficoltà la SS212.

Al km 19.7, waypoint25, al bivio svoltiamo sulla sinistra, direzione ovest, e percorsi circa cinquanta metri al bivio svoltiamo sulla destra, direzione nord-ovest, prendendo la SS212 – Strada Statale Valle del Fortore che sale.

Al Km 20.3, waypoint26, al bivio proseguiamo sulla sinistra, seguendo le indicazioni per Pietracatella.

Al km 21.1, waypoint27, proseguiamo dritto, continuando a salire, al km 21.3, waypoint28, prendiamo sulla destra, direzione nord-ovest, una pista che costeggia una serie di case (sulla nostra destra), pista che ci permetterà di ridurre il percorso su asfalto e che taglia, attraversandola a tratti, la SS612 fino alla località Masseria Ferrara, km 22.2, waypoint29. Percorreremo da qui circa 300 metri prendendo sulla nostra sinistra una piccola strada asfaltata che collega alle prime case di Pietracatella, per poi proseguire verso Via Roma ed il centro del paese.

 Scarica la taballa dei Waypoint della Tappa

Motta Montecorvino – San Marco la Catola

Motta Montecorvino – San Marco la Catola

30 gennaio 2014

Questo percorso è il secondo di cinque che compongono l’itinerario Tr@tturo coast to coast: II cammino – Sulle orme dei Sanniti, del sito http://www.tratturocoast2coast.org/

Descrizione del percorso

Da Piazza Aldo Moro, dopo aver scattato una foto alla stupenda quercia secolare di San Luca, che da tempo memorabile, come dava il benvenuto ai pastori oggi lo dà agli escursionisti, ci spostiamo sulla strada principale direzione ovest.

Superato il nuovo campo da calcetto, dopo aver percorso all’incirca trecento metri, waypoint 1, prendiamo la pista sulla nostra sinistra, che ci permetterà a breve di intercettare il Tratturo.

La pista sul tratturo attraversa una vecchia area in frana, costeggia la Masseria Lepore sulla nostra sinistra, per poi spingersi verso i rimboschimenti evidenti (km 1.7, waypoint 2).

Si attraversa il rimboschimento fino a raggiungere il bivio al km 2.1 (waypoint 3), proseguendo sulla destra, direzione nord-ovest.

La pista sul Tratturo costeggia ampie zone coltivate e al km 2.5, waypoint 4, intercetta una fonte (località Brignano).

Al bivio nelle immediate vicinanze della fonte proseguiamo dritto, direzione sud-ovest, prendendo la piccola pista delimitata da una vecchia staccionata in legno che ci porterà fino a raggiungere la località Crocella di Motta, km 3.4, waypoint  5, stiamo lasciando il Tratturo per raggiungere San Marco la Catola.

Facciamo attenzione al bivio (SS369) e proseguiamo sulla strada bianca e verso il parco eolico (direzione nord).

Percorriamo l’evidente carrareccia fino al km 4.1, waypoint 6, dove proseguiremo dritto, direzione nord, sulla pista meno evidente (si dovrà superare una breve salita al culmine della quale sulla nostra sinistra troveremo una struttura del comune, località Coppa San Pietro).

La carrareccia, che costeggia un boschetto di Roverella, termina al km 5, waypoint 7, intercettando una piccola strada asfaltata, Strada Comunale Volturara.

Al bivio proseguiamo dritto sulla asfaltata (direzione nord), al km 5.7, waypoint 8, facciamo attenzione intercettando la carrareccia poco evidente sulla nostra sinistra, direzione nord-ovest, percorsi pochi metri potremo notare sulla nostra destra una piccola casa.

Ci spostiamo sulla pista direzione nord, avendo come riferimento il waypoint 9, facciamo attenzione (incroci con piste e strade principali) e prendiamo la carrareccia più evidente, la conferma della giusta direzione ci è data dalla presenza a circa 300 metri da una fontana.

Il percorso in questo tratto è caratterizzato da discese intervallate da brevi tratti in salita.

Proseguiamo sulla carrareccia, raggiungiamo il Toppo Cicutella e continuando a scendere fino a raggiungere al km 8.2, waypoint 10, un bivio al quale proseguiamo dritto direzione nord, rimanendo sulla carrareccia più evidente.

Al km 9.6, waypoint 11, facciamo particolare attenzione perché dobbiamo abbandonare la carrareccia evidente per prendere la pista sulla nostra sinistra, direzione sud-ovest che ci permetterà di raggiungere la località Macchia Rossa (tratto in discesa), km 10.8, waypoint 12 da dove si intercetterà un bivio con una piccola strada asfalta.

Da qui proseguiamo sulla nostra destra, direzione ovest, rimanendo sempre sulla strada asfaltata (superiamo il waypoint 13), che dalla Masseria Petrilli (km 12.6) prende il nome di Strada Vicinale Codacchio Sterparo Alto e successivamente Strada Vicinale Paradiso.

La strada comunale dapprima scende poi sale dolcemente per intercettare al km 15, waypoint 14, la Strada Provinciale Cupello San Marco la Catola, in prossimità di Casino Pizzutello.

Al bivio proseguiamo sulla sinistra, direzione nord-ovest, continuando a salire dolcemente fino al km 16.3, waypoint 15, da dove, rimanendo sulla strada principale, dopo un ultimo strappo si arriva al centro abitato. Si seguiranno le indicazioni per il Centro Storico e poi per il Convento dei Cappuccini, antica e ben tenuta struttura immersa nel verde.

Scarica qui i waypoint della tappa

Lucera – Motta Montecorvino

Lucera – Motta Montecorvino

Questo percorso è il primo di cinque che compongono l’itinerario Tr@tturo coast to coast: II cammino – Sulle orme dei Sanniti, del sito http://www.tratturocoast2coast.org/

Prima o ultima tappa del lungo viaggio sulle Orme dei Sanniti, a seconda se si parta dalla Puglia o dall’Abruzzo. La tappa è molto lunga e richiede l’intera giornata di percorrenza a passo sostenuto. Nel complesso quasi tutta pianeggiante ha una forte e intensa impennata in direzione di Motta Montecorvino nei pressi dell’abitato. Il paesaggio è uniforme e di pianura ma variamente articolato dalle coltivazioni in particolare dal grano che a Giugno splende d’oro in tutta la pianura, a ricordare il grande granaio che è la Capitanata . Un volta invece queste terre erano immensi prati recintati, adibiti allo stazzo delle pecore che “svernavano”  in attesa del rientro di maggio verso i pascoli montani: la Transumanza! La larghezza del Tratturo in queste zone è ridimensionata a carrarecce e strade asfaltate, l’antico fasto è solo percepibile grazie ai tanti ruderi di edifici e taverne disseminati per il tracciato. I panorami spaziano lontano, specialmente quando si percorre una delle tante “Defense” ,antichi terrazzi alluvionali pleistocenici, che permettono lo sguardo verso Lucera e il suo Castello o verso i Monti della Daunia che si avvicinano lentamente fino ad arrivare all’ospitale Motta Montecorvino che, con la sua Quercia Secolare, ha visto passare miliardi di animali e ascoltato infinite storie di uomini, di passione di dolore e di speranza.

Descrizione del percorso

Dall’incantevole piazza, dove sorge la Cattedrale di Santa Maria Assunta, prende piede l’antico viaggio, che, passo dopo passo, ripercorrerà gli spostamenti di pastori e pellegrini in terre incontaminate e a misura d’uomo. Sebbene il Tratturo Castel di Sangro – Lucera termini o inizi nelle vicinanze della località Seggi, posta nella periferia sud-est di Lucera, si è preferito optare per un breve percorso alternativo, in modo da baipassare i passaggi, oggi violati, sul demanio tratturale.

In prossimità della Cattedrale, guardando verso sud, si intravede un piccolo vicolo,Via Vincenzo Amicarelli, waypoint 1, lo si prende e ci si sposterà fino ad intercettare Via Antonio Gramsci, waypoint 2, e successivamente Corso Manfredi, percorsi circa 300 metri, ci si ritrova presso il centro di Piazza del Popolo (waypoint 3), passando per la suggestiva Porta Troia.

Da qui continuiamo a spostarci verso sud percorrendo il Viale della Stazione (stazione waypoint 4), si supererà l’attraversamento ferroviario (waypoint 5) immettendoci sula Via degli Aviatori. Ci immettiamo sulla Strada Statale 16 facendo attenzione, passeremo al di sotto di un viadotto (Strada Statale 17) e percorriamo la SS16 fino al km 3.7, costeggiando antichi uliveti e vigneti.

Al bivio, waypoint 6, prendiamo la carrareccia sulla nostra destra, Strada Coppa Castagne, che costeggia da entrambi i lati gli imponenti ulivi.

In prossimità del Casino Curiale, al bivio, waypoint 7, proseguiamo dritto (direzione ovest) abbandonando la carrareccia e immettendoci su asfalto, sulla SP133-SP130. Al Km 6.5, al bivio, rimaniamo sulla strada asfaltata che fa una decisa curva, e ci spingiamo verso la località Podere S. Anna.

Prestiamo attenzione al Km 8.4 dove proseguiamo sulla destra sulla SS18, waypoint 8, la conferma della giusta direzione c’è data dal piccolo nucleo di case sulla sinistra e da una chiesetta abbandonata.

Continuiamo su questa strada fino al Km 8.9, waypoint 9, dove scorgiamo, sulla nostra sinistra e terminata la curva, la pista che imboccheremo e che ci porterà in prossimità del Podere San Costanzo.

Continuiamo sulla pista che si sviluppa lungo il Tratturo intercettando al Km 11.8 un simpatico rilievo che rimarrà sulla nostra destra. Facendo molta attenzione al Km 12.1, waypoint 10, manteniamo la sinistra, spostandoci per circa 70 metri verso sud-ovest (dall’ultimo bivio, waypoint 10), al successivo bivio ci manteniamo sulla destra, direzione nord percorrendo circa 60 metri; spostandoci verso il Torrente Salsola e la prima Pala Eolica nelle nostre vicinanze.

Manteniamo la sinistra continuando sulla pista che ci porterà a guadare il Torrente Salsola (waypoint y11) e a imboccare al Km 13.4 la carrareccia evidente, nuova viabilità realizzata per il Parco Eolico.

Al Km 14.4, waypoint 12, manteniamo la sinistra, spostandoci verso ovest, in direzione della Masseria Ruggiero, al successivo bivio, Km 15, proseguiamo dritto costeggiando il sinuoso torrente Fara Cacciafumo.

Al Km 16.3 la carrareccia diviene strada asfaltata, anche se per un breve tratto, e al Km 16.3 passiamo in prossimità dei Ruderi della Taverna dello Spagnolo.

Al Km 17.3, waypoint 13, al bivio, proseguiamo dritto, abbandonando la strada asfaltata per la carrareccia che ci porterà a guadare il Torrente Marano (waypoint 14), prestare attenzione perché il passaggio può essere difficoltoso, poiché spesso il torrente in piena riduce il passaggio ad una buca.

In prossimità di Masseria Santacroce, Km 19.2, la pista diviene evidente e al Km 19.7, proseguendo dritto al bivio, la carrareccia lascia il posto all’asfalto che ci guiderà fino al Ponte sul Tratturo, Km 20.7, waypoint 15.

In lontananza si scorge il viadotto della SS17, dovremmo passarci sotto.

Continuiamo su asfalto attraversando tutta la località Ciglie, al Km 21.8 al bivio proseguiamo dritto e, percorsi da quest’ultimo bivio circa 650 metri, proseguiamo sulla destra al bivio, spingendoci sul ponte sul Torrente Radicosa, waypoint 16.

Superato il ponte la strada asfaltata lascia pian piano il posto a una carrareccia-pista che ci permetterà di ammirare lo skyline di Motta Montecorvino e attraversare i campi dorati di grano che ci accompagneranno fin quasi all’inizio del centro abitato.

Pertanto dal ponte proseguiamo dritto, direzione Motta Montecorvino e del vistoso viadotto che intercettiamo al Km 22.9, a breve inizierà la salita veloce per Motta Montecorvino.

Al Km 23 al bivio, waypoint 17, proseguiamo sulla nostra sinistra in direzione nord-ovest, si attraversa Piana del Mulino e al successivo bivio, Km 24.1, waypoint 18, proseguiamo dritto, continuiamo sulla strada bianca e raggiunto il depuratore, waypoint 19, proseguiamo sulla nostra sinistra prendendo la strada a tratti asfaltata che ci accompagnerà fino a Piazza Aldo Moro, una volta superato il bivio, waypoint 20, e proseguendo dritto.

Scarica la tabella dei waypoint della prima tappa

Limone Piemonte – Monesi di Triora

Limone Piemonte – Monesi di Triora

16 dicembre 2013

Via del Sale

Descrizione

Si tratta di una delle tante Vie del Sale, i percorsi utilizzati nel passato per portare il sale da Liguria e Provenza verso il Piemonte. Di questa tratta esistono numerose varianti, qui se ne riporta una delle più facilmente percorribili.

Da Limone Piemonte si segue la strada statale 20 verso il traforo del Tenda. Poco prima del tunnel, si imbocca a destra (indicazioni Hotel 3 Amis) la vecchia strada asfaltata, che con molti tornanti ma pendenza moderata conduce al Colle di Tenda (circa 800 m di dislivello dal Limone). Invece della strada, comunque poco trafficata, si può seguire uno dei sentieri (segnati) che salgono al Colle. Poco prima di raggiungere il Colle, presso il rifugio Le Marmotte, si svolta a sinistra su una strada sterrata. Qui comincia il lungo percorso che, sfruttando la rete di antiche mulattiere militari e diversi saliscendi, fa transitare attraverso il Colle della Boaria, Colle dei Signori e il passo di Framagal, scendendo quindi a Monesi dopo circa 40 km. L’unico punto di appoggio in questo tratto è il Rifugio Don Barbera, presso il Colle dei Signori.

Lavis – Lago di Toblino

Lavis – Lago di Toblino

13 dicembre 2013

Questo percorso è stato mappato il giorno 7 novembre 2013 dalla batteria psicoatletica clandestina “Reno Coypus” di Bologna. E’ stata la prima di 4 tappe per collegare Lavis (TN) con Peschiera del Garda (VR).

Raggiunta Lavis via treno, partiamo verso le 8 di mattina dalla stazione, una volta usciti  imbocchiamo via Filos, alla rotonda proseguiamo a destra e scavalchiamo la ferrovia. Giù dal ponte teniamo la destra e imbocchiamo via Alcide De Gasperi, la percorriamo tutta fino a girare a sinistra su Don Luigi Sturzo.

Scavalchiamo prima la A22 del Brennero e quindi il Fiume Adige, all’incrocio con la provinciale 90 andiamo a sinistra fino ad attraversare il torrente Noce. Seguendo per via Trento si arriva al
borghetto di Zambana Vecchia, si raggiunge la meravigliosa chiesetta appoggiata alle pareti rocciose, fin qui tutto asfalto.

Qui parte la salita nel bosco e il sentiero tabellato CAI. La prima parte è impegnativa, non tanto per il sentiero che è in ghiaia grossa e rocce ed è abbastanza ben segnalato (seguire le indicazioni per il Lago di Lamar), il problema è invece la pendenza che è forte per almeno un’ora di cammino.
Si attraversano 3 o 4 piccoli ruscelli facilmente scavalcabili, si sale in fretta restando sempre sul versante che guarda la valle dell’Adige, con un panorama notevole, si passano un paio di bivi
(seguire sempre Lago di Lamar) man mano che si prosegue la pendenza diminuisce finchè il sentiero diventa strada forestale sterrata. Questo tratto è invece nel bosco, molto rilassante e piacevole e porta fino al meraviglioso Lago di Lamar racchiuso in una conca incantevole.
Qui c’è il primo punto ristoro possibile che però in novembre era chiuso, è comunque un ottimo posto per fermarsi a riposare, mangiare panini ecc.

Finito lo spuntino si riparte passando lungo il Lago Santo, si segue la strada dei laghi di Lamar, si oltrepassa il borgo di Vallene e si gira a sinistra su via per Ariol. Una volta giunti al paese di  Covelo  ci facciamo ingannare dalle indicazioni del sentiero 612 che ci porta troppo a ovest, quindi improvisiamo tagliando per il bosco fino a riallacciarci con il sentiero 627 (fare attenzione se usate la nostra traccia GPS!).

Restiamo nel bosco fino a Ciago, imbocchiamo via San Rocco, Via al Belvedere e strada di  Pedegaza fino al borgo di Lon dove imbocchiamo via ai Piai e poi via san Bartolomeo, tutte stradine molto panoramiche!

La discesa ci porta fino al lago di Santa Massenza in un contesto molto pittoresco con orti montagne e uliveti, sul ponte che divide il Lago di Santa Massenza dal Lago di Toblino. Ci aspetta l’hotel Miralaghi, con pizzeria annessa, molto pulito, nuovo ed ordinato!

Orte – Orte Scalo

Orte – Orte Scalo

5 dicembre 2013

Questo percorso è stato mappato il giorno 1 dicembre  2013 dal gruppo di “Ammappatori” del corso di Orte. E’ stata la terza di 5 uscite. Ecco il resoconto della giornata, che per la prima parte è identica a quella del Giro del Baciocio:

Il gruppo parte da Piazza della Libertà di Orte e si dirige in direzione nord, imboccando Via Gramsci. Attraversa le stradine medievali del borgo, percorrendo la Contrada San Sebastiano, fino a fermarsi in corrispondenza dell’uscita di Orte Sotterranea, vicino all’arco del Vascellaro.

Passiamo sotto l’arco, svoltiamo a destra, poi a sinistra, costeggiando Palazzo Alberti. Procediamo in direzione nord verso l’antico acquedotto. A sinistra costeggiamo un giardino (ex proprietà Manni).

Arriviamo al limitare del paese e percorriamo la discesa che porta ai resti dell’acquedotto. Lungo la discesa, sulla destra, affacciandoci sulla valle del Tevere, possiamo ammirare i resti del ponte romano di Augusto.

Dopo ca. 100 m arriviamo sotto gli archi dell’acquedotto, su cui resti cresce la passiflora. Qui troviamo un bivio e giriamo a sinistra per Via della Rocca. A destra lasciamo via G. Marconi. Arrivati in fondo a Via della Rocca attraversiamo Via Le Piane sulle strisce pedonali e, all’altezza del Bar River (Cucca Bar) giriamo a sinistra, imboccando il vialetto di un giardino pubblico. Scendiamo e dopo ca. 100 m, prima di un parco giochi, giriamo a destra. La strada fatta con la breccia fina, scende rapida (ca. 20%). A destra (più meno 80 m dalla strada) vediamo la ferrovia. Arrivati a fondo della discesa svoltiamo a destra a gomito. Si passa sopra la ferrovia attraversando un ponticello di cemento. Dopo 50 m troviamo il piccolo ponte sul Rio Paranza (detto Fosso delle Mole). Al di là del ponticello a “gobba d’asino” c’è un antico mulino che un tempo sfruttava l’acqua del fiume per macinare il grano e produrre farina. L’edificio è mal conservato. Vediamo appoggiata la vecchia mola in peperino che riposa dopo decine di anni di lavoro.

Lasciandoci il mulino a sinistra, percorriamo il viottolo che sale a sinistra verso il colle, tra orti e recinzioni. Sulla sinistra possiamo ammirare la rupe di Orte e l’acquedotto. A un certo punto del percorso ci troviamo davanti una sbarra/cancelletto di ferro. Lo superiamo e continuiamo dritti lungo la strada di campagna. All’altezza di uno slargo continuiamo a salire a sinistra. Al bivio seguiamo la strada asfaltata che va in salita. Prima della salita, sulla destra, in lontananza scorgiamo Villa Nuzi (detta “Villa della principessa”) e il “Buco della Strega”.

Noi saliamo per questa strada (Foto 1)  finché non arriviamo al cavalcavia della superstrada Orte – Viterbo. La nostra strada asfaltata sorpassa il ponte e dopo breve arriva ad un bivio. Lì giriamo a sinistra verso il Centro Agrituristico “Bagnolese”. A sinistra e a destra abbiamo i campi (Foto 2) e dietro di noi la bella vista panoramica verso Orte (Foto 3). Sulla sinistra troviamo, dopo qualche decina di metri, un piazzale da dove si può godere di una meravigliosa veduta: si vede il convento di San Bernardino, Orte ”vecchia”, l’interporto e più lontano i paesi della Umbria. A destra della strada, un po’ più su, si trova la villa Alberti (Foto 4), con la data di realizzazione sulle colonne del cancello :1702. A sinistra abbiamo lontana la valle del Tevere, dove passa “l’autostrada del sole” e le colline umbre. A destra della strada salgono i campi.

Siamo in Località Piagge Alte. Proseguiamo su questa strada asfaltata ma poco frequentata, per circa 15 minuti fino ad arrivare all’area pic-nic e al casaletto The Grove, ben visibile lungo il margine della strada a destra.

Ca. 150 m dopo arriviamo ad un bivio, dove lasciamo la strada asfaltata e svoltiamo a sinistra per la strada sterrata. La strada scende giù nel bosco (foto 5). Dopo ca. 60 m possiamo girare a sinistra e fare altri 40 m per arrivare ad un vecchio fontanile, denominata Fontana del Galletto (Foto 6). Tornando indietro proseguiamo a sinistra. La strada attraversando il bosco assume un carattere più silvestre. Ad un certo punto il bosco si dirada e si apre la vista  sui campi e su un gruppo delle case.

Subito dopo una villa (Foto 7) sulla destra possiamo scorgere un arco in pietra su un fosso (Foto 8). Dopo 40 m inizia un tratto di strada cementata. All’altezza della casa successiva ci troviamo in un punto a cui prestare attenzione per non perdersi. Infatti il sentiero per Orte Scalo prosegue per qualche metro nella proprietà privata della casa attraverso gli ulivi. Non si deve dunque proseguire verso il basso seguendo la strada cementata, ma girare a destra poco prima del tornante più evidente, con una catenella che chiude apparentemente l’accesso. Dopo breve la strada ritorna nel bosco. Si prosegue in direzione obbligata per circa 10 minuti, scendendo lentamnente verso valle. Siamo quasi a Orte Scalo. La strada incontra così quella asfaltata che imbocchiamo a sinistra. Da qui si vede il nodo autostradale, il fiume Nera, Montoro.

Arriviamo così alle prime case di Orte Scalo e scendendo la collina ci dirigiamo senza possibilità di pèrdersi verso la Stazione Ferroviaria di Orte Scalo, nostra meta della giornata, ben visibile anche dall’alto.

Pineto – Torre Cerrano

Pineto – Torre Cerrano

30 novembre 2013

Il seguente percorso è stato inviato da “NOI CERRANO”, blog sul territorio di Cerrano: natura, storia, cultura, divulgazione scientifica ed ecoturismo (www.noicerrano.com)

IL CAMMINO DEL CERRANO

Dal centro cittadino di Pineto a Torre Cerrano, passando per le verdi colline che dominano il mare

La partenza di questa escursione non può essere più comoda ed eco friendly per chi vuole rinunciare all’automobile e servirsi dei treni: la stazione ferroviaria Pineto-Atri. Dal piazzale della stazione, fornito anche di un ampio parcheggio gratuito sulla sinistra, si percorre il breve corso, oggi arredato a moderno salotto cittadino, e si raggiunge l’elegante Villa Filiani a compimento del primo asse viario di quella che fino al 1927 era conosciuta come “località Villa Filiani” di Mutignano, oggi Pineto dalla celebre poesia “La pioggia nel Pineto” di Gabriele D’Annunzio. Attraversato il bel cortile della villa, si svolta a sinistra lungo via Gramsci per pochi metri e poi subito a destra in direzione delle colline che, verdi, si intravvedono oltre gli ultimi fabbricati sportivi, tra cui la palestra e un campo da tennis. Costeggiando quest’ultimo, sul lato destro della strada, si raggiunge l’ingresso di un sovrappasso ciclopedonale a spirale, concepito in quella forma per rendere più agevole l’ascesa di pedoni e ciclisti. Il cavalcavia consente di oltrepassare in assoluta sicurezza la cosiddetta “variante”, strada fatta realizzare per dirottare il traffico di veicoli pesanti della Strada Statale 16 fuori dal centro di Pineto.

Il ponte in legno immette direttamente nel Parco Filiani, mirabile opera di ingegneria naturalistica realizzata negli anni ‘20 del secolo scorso da Luigi Corrado Filiani, possidente illuminato, che fu tra i primi a capire l’immenso valore della natura per la difesa del territorio. Entrati nel parco, che consta di tre livelli, bisogna girare a destra fino alla tabella con la mappa dell’area verde e poi salire a sinistra lungo il sentiero brecciato fino al primo terrazzamento, un’ampia spianata caratterizzata da un “cottage” in legno purtroppo oggetto di raid vandalici e, soprattutto, maestosi esemplari arborei di varie specie: pini domestici, cipressi, cedri dell’Atlante, lecci e roveri. Continuando lungo il sentiero ci si trova davanti due tabelle: la prima, sulla destra, narra la storia del parco, mentre la seconda, una trentina di metri dopo sulla sinistra, mostra alcune specie animali e vegetali che si trovano nell’area verde. Anziché salire sulla destra verso il “Castelluccio” (una visita minuziosa al parco è sempre consigliata, ma esula dall’itinerario qui proposto), si prosegue sulla stradina pianeggiante, da noi chiamata “via delle spezie” per i cespi di piante aromatiche che l’adornano. Una curva con diverse ginestre annuncia la salita al secondo livello, dal quale si apre la vista sulla città di Pineto. Dopo essersi addentrati nel secondo terrazzo per una cinquantina di metri, si sale al terzo livello, prendendo sulla sinistra sempre seguendo il sentiero. Oltrepassata la canalizzazione di cemento escogitata da Filiani per drenare l’acqua piovana e prevenire il dissesto idrogeologico della collina, si entra in una zona boschiva particolarmente suggestiva che si estende in piano per circa cinquanta metri. Poi il sentiero piega a destra e inizia a degradare fino al secondo terrazzo, all’estremo opposto da dove si era entrati. Ci si ferma qualche minuto ad ammirare due maestosi cipressi di Monterey sulla destra, poi si continua a scendere fino a un bell’alberello di sorbo, contrassegnato da vernice rossa, che segnala l’ingresso a una piccola deviazione del sentiero dove solo l’erba abbassata dal passaggio delle Guide del Cerrano e di qualche cercatore di asparagi segna il cammino. Ci si trova dunque in una radura con pochi alberelli sui due lati del percorso. Continuando in diagonale verso destra si arriva a un olivo incolto a una ventina di metri dall’imbocco del percorso. Qui si devia a sinistra infilandosi nell’ombra di una piccola macchia e, attraverso alcuni gradini rudimentali ma efficaci di legno e terra, si raggiunge la strada provinciale per Mutignano.

Si continua a salire sulla sinistra procedendo sul ciglio della strada asfaltata per diversi tornanti fino a un casolare di campagna sempre sulla sinistra, da cui parte una carrareccia che scende dalla collina alla valle del torrente Foggetta, con il cavalcavia dell’autostrada A14 sulla destra, mentre dall’altro lato la vista si perde nel verde dei campi, se non arati, con l’azzurro del cielo e del mare sullo sfondo. Più in basso si scorge uno stagno artificiale per l’irrigazione. La carrareccia termina nella strada Foggetta. All’incrocio si gira a sinistra fino a un ponticello sul torrente omonimo. Girando a destra lo si attraversa salendo lungo una strada brecciata che si inerpica sulla collina di fronte a quella appena discesa. Dopo circa un chilometro di ascesa, il sentiero s’immette in una carrareccia più ampia della precedente. Si comincia lievemente a scendere sulla sinistra, ma è solo un’illusione. Infatti, a breve la strada volge a destra verso la cima delle colline che dominano la Statale 16, la ferrovia adriatica, la verde pineta litoranea e il mare. Sempre salendo, si giunge al Bed&Breakfast “Le valli del Cerrano”, a monte dell’antico fortilizio cinquecentesco di Torre Cerrano. Si continua a salire fino a immettersi sulla strada comunale Colle Cretone, asfaltata. Tenendosi sulla destra, si procede per circa centocinquanta metri e si giunge ad un bivio. Qui si prende la strada a destra (strada comunale Castelluccio) con la quale si giunge sul crinale della collina. Si procede sulla sinistra per circa novecento metri fino a un bivio nei pressi di un edificio in costruzione, probabilmente abbandonato, circondato da reti metalliche.

La strada comincia a scendere fino ad arrivare a un pianoro dove si trova la “Comunità Terapeutica La Torre”. Un po’ più in basso, sempre in discesa, si ergono delle querce maestose che ombreggiano il cammino. Superato un casolare di campagna appena restaurato sulla sinistra, si scende in maniera quasi vertiginosa per quasi mezzo chilometro fino al fondovalle del torrente Cerrano. Attraversato un ponticello di cemento sul corso d’acqua, si raggiunge una strada brecciata. Si volta a sinistra verso il mare e si costeggia l’argine destro del torrente finché la strada non diventa asfaltata e si arriva alla Statale 16. Tenendosi sul margine sinistro di questa arteria ad alta percorrenza, si supera il ponte sul Cerrano e si scende sulla sinistra, attraverso scalette perfettamente visibili, sul suo argine. Passando sotto il ponte della statale adriatica e quello della ferrovia, si costeggia il corso d’acqua per un sentiero di terra battuta che termina nei pressi della pineta di Silvi. Girando a sinistra, si può scegliere di percorrere tutta la pineta o la riva del mare in direzione nord fino al Lido Itaca. Risalendo sulla stradina che dal sottopasso della ferrovia conduce allo stabilimento balneare, si prosegue a destra fino a una sbarra tipo passaggio a livello. Si può tranquillamente aggirarla se a piedi o in bicicletta e giungere così al cortile della Torre. La visita dell’edificio storico è consentita in occasione delle iniziative dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, pubblicizzate sul sito dell’ente (www.torredelcerrano.it).

Ritorno al punto di partenza

Attraverso il cancello del Giardino Mediterraneo, sul retro della Torre, si può accedere alla pineta litoranea di Pineto e scegliere di proseguire all’ombra dei pini per circa 3 chilometri fino alla stazione di Pineto-Atri, punto di partenza dell’escursione, oppure godersi il sole camminando sulla battigia.

Prima di prendere il treno o altri mezzi di trasporto per tornare a casa, ci si può fermare, a seconda della stagione, presso gli ottimi ristoranti o trattorie di Pineto.

Varese – Sesto Calende

Varese – Sesto Calende

11 novembre 2013

Il percorso che segue ci è stato mandato da Pierangelo Resnati, del progetto GMPbike. La Varese-Sesto Calende è la terza di tre tappe che il gruppo ha denominato La trilogia dei laghi. Le altre due tappe, presenti anche su Ammappalitalia sono: Lecco-Como e Como-Varese. Le informazioni generali sulla durata e la difficoltà sono calcolate in biclicletta e non a piedi. Chi volesse quindi fare a piedi questi lunghi tracciati deve calcolare bene la difficoltà e l’impegno dell’impresa.

La stazione di Varese Nord è stata il nostro punto di arrivo della seconda tappa della Trilogia dei Laghi ed è il punto di partenza del terzo ed ultimo tratto. Arriviamo a Varese il mattino ancora presto ed infatti la stazione è piena di gente che corre per prendere i mezzi chi per andare al lavoro chi invece per andare a scuola.
Usciamo sul piazzale e dopo aver acceso i nostri GPS e caricato la terza parte del percorso partiamo. Imbocchiamo subito la  SS233  che attraversiamo per proseguire in via Cavour e successivamente, tenendo la destra, su via Vittorio Veneto.  All’angolo di via G. Bagaini  teniamo la sinistra e passiamo su via Magatti per incrociare la centrale Via A. Volta che attraversiamo per portarci nella piccola piazzetta e girare a destra per via G. Bernascone.
Quando alla nostra destra ci troviamo piazza Monte Grappa giriamo ancora a sinistra ed entriamo in via Carrobbio ed alla successiva piazzetta proseguiamo diritto, in leggera salita, su via Montalbano passando a fianco della bellissima Chiesa di Sant’Antonio.
Usciti su viale Sant’Antonio teniamo la sinistra e proseguiamo fino al grande incrocio dove giriamo a destra per via San Martino che percorriamo fino all’incrocio con via Copelli dove giriamo a sinistra su via Monviso percorrendo il lungo rettilineo fino ad incrociare nuovamente via Sant’Antonio. La attraversiamo e proseguiamo sempre diritto su via Maroni e oltrepassiamo sul ponte la ferrovia e successivamente con un sottopasso la tangenziale.
La strada in questo tratto è tutta in discesa e ben presto l’asfalto lascia spazio allo sterrato seguendo via Maneggio tenendosi al di fuori del boschetto alla nostra destra. Una serie di curve e controcurve ci fa arrivare in via Gualtino e dopo una curva a sinistra c’è ancora un tratto di sterrato poi quasi inspiegabilmente la traccia GPS caricata ci segnala di proseguire sempre diritto ma davanti a noi solo boschi che non lasciano alcuno spiraglio di sentiero al loro interno.
Sempre controllando i nostri GPS decidiamo di girare a destra a proseguire su un tratto dove il sentiero è quasi sparito sempre diritto perchè la nostra traccia ad un certo punto la ritroveremo sicuramente davanti a noi. Così facciamo e superata questo nuova parte del tracciato raggiungiamo la sterrata che poi in breve tempo ci riporta sul tracciato originario.
Siamo giunti nel frattempo nei pressi di Capolago e ritroviamo la strada asfaltata su via del Porticciolo. Giriamo a sinistra e passiamo tra le casette del piccolo borgo dove con una leggera salita andiamo ad incrociare sotto un ponte la provinciale  SP1 . Proseguiamo su via per Buguggiate e poco dopo attraversiamo la  SP36  e ci immettiamo sulla ciclabile del lago di Varese andando in direzione di Galliate Lombardo.
La green-way la percorriamo per circa 10 km passando per Cazzago Brabbia e la lasciamo quando arriviamo a Cassinetta Rizzone. Una leggera salita sulla provinciale  SP18  per poche centinaia di metri prima di girare a sinistra su via Vittorio Veneto e proseguire i leggera salita nella stradina che attraversa un piccolo nucleo di villette. Al termine delle case la strada diventa sterrata e qui inizia il primo strappo della giornata subito dopo aver oltrepassato sul ponte la linea ferroviaria. Andiamo su una stradina in località Faraona e la strada è pedalabile fino quando non incrociamo la provinciale  SP6  .
Giriamo a sinistra e solo con la coda dell’occhio di Mimmo riesce a vedere il piccolo single trail che a sinistra sale in mezzo al bosco. Il sentierino è tutto pieno di rovi e quindi lo seguiamo con le nostre mountain bike alla mano per non incorrere in forature che possono compromettere più mezzi e anche quando termina questa parte un’altra bella salita tra le radici, piante e grossi sassi sul fondo mette a dura prova e sia noi che i nostri mezzi.
Ritroviamo alla nostra sinistra una stradina asfaltata (nei pressi di una casetta) e la seguiamo in discesa intravedendo in fondo le acque del lago di Monate ed infatti poco dopo arriviamo nella periferia di Travedona. Il seguente rettilineo, in discesa, di 400 mt ci porta all’incrocio con via Bosco delle Piane dove giriamo a destra e percorriamo anche questa stradina solo per 300 metri prima di girare a sinistra per riprendere ancora una sterrata che ancora in salita si immette in mezzo al bosco.
Una salita di circa 800 mt, anche questa abbastanza dura, che ci fa scollinare nei pressi della Miniera di Santa Marta (dove sentiamo che stanno facendo brillare alcune mine) per poi scendere in direzione di Ternate sfiorando la località Pacit. La discesa in mezzo al bosco, bellissima, ci porta prima alla periferia del paese e successivamente, incrociando la provinciale  SP33  proseguiamo diritto su via Roma percorrendone un lungo tratto prima di prendere a destra un’altra green-way quella che ci porta sulle sponde del lago di Comabbio.
Ne percorriamo solo 1,5 km e quando terminano le case di Varano Borghi  attraversiamo la provinciale  SP18  e in leggera salita passiamo per via Como, Via Roma e Via Boffalora che dopo 1 km attraversa sopra il ponte la ferrovia e subito dopo inizia la lunga salita verso il Monte San Giacomo. La pendenza media per i primi 2,5 km è intorno al 5,8% ma diventa impegnativa subito dopo aver ritrovato la strada asfaltata. Qui giriamo a destra per l’ultimo e più impegnativo tratto dove le pendenze arrivano, in alcuni punti, anche il 20%.
Terminata la salita ci attende a questo punto una bella discesa, dove troviamo alcuni punti attrezzati per  Down Hill che non utilizziamo perchè siamo troppo impegnati nel vedere dove mettiamo le gomme delle nostre mountain bike.
La discesa, quindi, impegnativa ci porta a Corgeno sbucando sulla  SP18  dove giriamo a sinistra proseguendo per 100 mt sulla provinciale per girare poi a destra nella piccola stradina che va in direzione di via Fratelli Rosselli.
Giriamo a destra e la percorriamo fino al trivio dove giriamo a sinistra per via Broli che poco dopo diventa sterrata e dove raggiungiamo la ciclopedonale del Lago di Comabbio. Il tratto sterrato è bellissimo e in breve arriviamo al sottopasso della statale  SS629  (strada statale del lago di Monate) prendendo la rotonda a destra su via Bagaglio per arrivare su via Mattaini che percorriamo, girando a sinistra, solo per una cinquantina di metri prima di girare a sinistra su via Roma.
Al trivio con via Conce giriamo a destra e poco dopo la strada da asfaltata diventa sterrata e con un continuo saliscendi va in direzione del Poggio d’Oriano e qui il bellissimo tratto in single trail ci fa davvero divertire parecchio. La bellissima sterrata che segue ci porta in discesa su via della Piana e raggiungiamo così la strada provinciale  SP49 , tenendo sempre la sinistra, ne percorriamo circa 1 km prima di prendere a sinistra per via Catatoria e seguiamo un’altro single trail che sempre in discesa arriva tra i boschi alla frazione San Giorgio di Sesto Calende.
Da qui in avanti sarà solo discesa e in breve arriviamo a Sesto Calende passando prima per la frazione Oca e una volta arrivati sulle sponde del fiume Ticino, che in questo punto esce dal Lago Maggiore, ne costeggiamo la sponda  per un bel tratto e poi risaliamo poi verso la stazione ferroviaria e dove termina il nostro trittico della Trilogia dei Laghi.