Ca’ Lamari – Malprevisto

Partiamo da Ca’ Lamari (wwoof host) imboccando un sentiero che scende tra la vegetazione a sinistra del cancello. In caso di maltempo questo primo tratto può essere un po’ scivoloso. Sulla destra, dall’alto dei suoi 20 metri e dei suoi 25 milioni di anni, ci osserva il Sasso di Sant’Andrea, solida dimora del falco pellegrino. Continuando a seguire i segnali bianchi e rossi arriviamo nei pressi del Mulino di Livia, a 441 s.l.m. i cui ruderi sulla sinistra, all’ombra di querce e castagni, ancora ci parlano di vite e fatiche non troppo lontane nel tempo. Incontriamo un ponticello di legno su un piccolo torrente, il Rio Grande: senza farci intimorire dal nome lo attraversiamo e proseguiamo seguendo dei cartelli del Parco Regionale dei Sassi di Rocca Malatina verso Montecorone. In primavera, se avrete la fortuna di farvi accompagnare da un esperto di botanica o siete appassionati di erboristeria, fare questo sentiero affincato da boscaglie e calanchi vi richiederà un po’ di tempo in più: sarà come passeggiare in un’enciclopedia delle piante, ed ogni angolo avrà una nuova pagina da sfogliare: in maggio prevalgono i colori violetti: di qua l’orchidea piramidale (Anacamptis pyramidalis), e poi tante tante Poligale (Polygala spp.), ti puoi imbattere poi nell’astragalo (Astragalus spp.), nella simpatica glubularia (Globularia spp.), nell’ottima lupinella (Onobrychis vicifolia). E poi tante graminacee.
Il sentiero comincia a salire, seguendo sempre segnalazioni bianco-rosse: sulla destra, arroccato su un cocuzzolo vediamo l’antico borgo di Montecorone (www.montecorone.it), in cui un gruppo di case e palazzi, come un pugno chiuso, da più di 500 anni sembrano sorreggere la chiesa di Santa Giustina che lo sovrasta. Voltandoci, rivediamo sul versante opposto la fattoria di Pietro, come uno scoglio orgoglioso opposto all’avanzare del tempo. Il percorso, costeggiato di ginestre, sale sino ad incrociare una strada ghiaiata che imbocchiamo a sinistra, in direzione del borgo di Ca’ di Toti, che poco dopo attraversiamo. La strada diventa asfaltata e dopo poco arriviamo al Borgo di Tizzano con un agriturismo (wwoof host) che continua in quella che in queste vallate è stata per secoli la principale attività, la castanicoltura. Incontrando lungo il percorso dei castagni secolari, vediamo nella cura con cui vengono conservati un ringraziamento all’albero generoso che ha sfamato intere generazioni. Dietro di noi si vede tutta la catena del Monte Cimone e del Monte Cusna. Sorpassate delle piantagioni di vecchi ciliegi svoltiamo a destra imboccando Via Lamizze. La strada passa accanto a un agriturismo con ordinate file di lavanda e un curioso allevamenti di bisonti irlandesi, si scende in una conca con larghi prati punteggiati da peri selvatici e noci, poi all’altezza del numero 473 di Via Lamizze giriamo a destra verso Borgo Fontanini (wwoof host, www.borgofontanini.it ) che raggiungiamo poco dopo. Qui c’è come un concentrato di bellezze italiche: come in dipinto, una torre, una casa-torre e una casa fortificata costruite a partire dal ‘400 e ora ben ristrutturate, dominano la campagna, dove ancora la mano dell’uomo lascia spazio al selvatico. Lasciamo Borgo Fontanini girando le spalle all’ingresso della torre e prendendo il sentiero che, a una biforcazione, sale tra un bosco di castagni. Dopo una cinquantina di metri giriamo a destra a un bivio scendendo leggermente. Il sentiero passa quindi in un boschetto di abeti, è ben visibile, ma non molto pulito, attenzione alle ortiche. Sbuchiamo dopo poco su un campo, e giriamo a sinistra, poi attraversiamo l’area cortiliva di un paio di case. Costeggiamo il cimitero e un parco cittadino in cui gli ampi e secolari castagni rinfrescano le estati dei villeggianti saliti qui a Monteombraro dalla pianura. Lasciamo il cimitero sulla sinistra e proseguiamo verso destra sulla strada asfaltata. Arrivati sulla via principale giriamo a destra verso la farmacia. Dopo circa 40 metri giriamo a sinistra, scendendo, ma proseguendo dritto per 20 metri si incontra la fermata del bus 656 e 671 che porta a Bologna. Lasciamo la piscina sulla sinistra e continuiamo sulla strada asfaltata in discesa (Via Fontaneda) per più di un chilometro. Costeggiamo la famosa piscina di Montembraro. La strada poco dopo è ombreggiata da grandi aceri montani. All’altezza del numero 1754 , quando sulla sinistra incontriamo Ca’ di Sancio, voltiamo a destra in una strada bianca e arriviamo dopo pochi metri all’ecovillaggio Consolida (wwoof host). Se vi prenderete il tempo di fare due chiacchere con la famiglia che da vari anni sta animando questo progetto, vi parlerà di sovranità alimentare, permacultura, autosufficienza, condivisione e vi porterete via una visione di mondo più positiva, più giusta, più armonica e, volendo, una quantità di sapere sull’agricoltura non indifferente. I botanici possono ammirare con quanta energia qui intorno prosperano equiseto e valeriana, segni di grande umidità del suolo. Attraversiamo la caotica vitalità dell’aia, con la yurta colorata, e incrociamo subito una carrareccia che imbocchiamo andando a sinistra. Dopo una ventina di metri entriamo, svoltando a destra, in un castagneto. Saliamo per il castagneto e arriviamo in un prato con alberi da frutto e una casa disabitata (la Campola), che oltrepassiamo. Continuiamo in leggera salita lasciandoci sulla destra un capannone e il chiasso delle oche e sulla sinistra l’orto e un laghetto. Terminato il campo, anziché proseguire lungo il sentiero tagliamo sulla destra salendo in maniera più decisa e costeggiando il campo sulla destra. Sorpassato un boschetto arriviamo a Malprevisto. A dispetto del nome, arrivare qui può essere un imprevisto molto piacevole: sulla destra ci accolgono i colori e gli odori del campo di erbe officinali, disposte una accanto all’altra con finta casualità, in un’oasi di biodiversità in cui l’amore e la cura per le piante traspare anche dalla libertà che vien loro concessa di crescere come sanno.

Dal 2006, gli Strulgador (wwoof host) trovano dalla natura in questo angolo di Appennino le risorse per occuparsi di medicina alternativa: quando la scienza e la bellezza si sposano.

Calalzo di Cadore – Eremo dei Romiti

Non capita tutti i giorni di scrivere resoconti di viaggio stando seduti davanti ad una valle a più di 1100 metri di altezza, con le nuvole che si stracciano sui picchi delle montagne e le cime degli abeti a perdita d’occhio. Ma specialmente non capita di farlo dopo che tre amici ti hanno raggiunto all’inizio della tappa e ora ridono e scherzano con te della salita, delle pazzie del tuo cane e di quel che ci aspetta nei prossimi giorni. Di sicuro ogni fatica che verrà non sarà difficile da sopportare, anzi, subito diventerà ricordo e si scolpirà indelebile nel cuore.

Il percorso

Si parte dalla Stazione di Calalzo di Cadore e si va con Via Nazionale verso il Ponte della Molinà, prendendo per un breve tratto Via della Molinà e dunque imboccando il ponte stesso grazie alle scalette. Subito dopo il ponte, all’altezza della bellissima Chiesa della Beata Vergine, si passa sotto il cartello di Domegge e si prende un sentiero che ci trattiene fuori dal guardrail e dal pericolo delle automobili. Purtroppo dopo breve siamo costretti a farne un tratto al di là della protezione e dunque subito a destra per sentiero che scende, con le indicazioni per Vallesella. Ad un tratto si aprirà la vista verso le montagne ed il lago del Centro Cadore e se sbirciamo su di un colle possiamo vedere l’Eremo dei Romiti, nostra meta di oggi.

Quando il sentiero finisce e ricomincia l’asfaltata troviamo un’altra strada brecciata che scende sulla destra, verso la serra. Sempre dritti verso una casera abbandonata e giunti alla fontanella e al bivio a T andiamo a destra, poi verso il ponte sul lago a sinistra. Intercettata la strada asfaltata andiamo a sinistra e dunque la prima a destra per Via Venezia.

Si passa così accanto alla parete di roccia e avanti a noi, tra le fronde, sempre l’Eremo, a ricordarci dei 600 metri di dislivello che ci aspettano. Svoltiamo la prima a destra poco prima del campo sportivo e con la strada costeggiamo il lago. Poi all’altezza della cappella dedicata alla Beata Vergine del Suffragio andiamo a destra imboccando il ponte. Seguendo naturalmente la strada oltre il ponte troviamo alcuni sentieri che partono sulla destra per i rifugi (per il Cercenà e il Padova), ma noi andiamo avanti. Dopo breve infatti le indicazioni sulla destra per l’Eremo. Inizia la salita.

Si passa così un torrente che è possibile guadare se l’acqua è bassa o con un ponte di legno, dunque dopo breve troviamo la deviazione per l’Eremo che è anche una Via Crucis, quindi accompagnata da piccole edicole di legno sugli alberi. Siamo in un bellissimo bosco di abeti. All’altezza della quattordicesima stazione della Via Crucis intercettiamo un sentiero che viene da basso, ma noi proseguiamo a destra in salita. Alla quindicesima stazione siamo al Capitello della Resurrezione e andando sempre in salita per poche decine di metri si arriva all’Eremo dei Romiti, da cui si gode di una bella vista sul paesaggio del Centro Cadore.

Soverzene – Codissago

Anche una breve e facile escursione può diventare intensa. Succede quando si arriva in alcuni tragici posti. Sali un tornante, svolti a destra e passi con un ponte sopra ad un torrente, un torrente del tutto simile agli altri mille che hai visto finora. Ma quello non è un torrente qualsiasi, è il torrente Vajont. Alzi lo sguardo e vedi la diga, che serra le pareti di roccia come una mano farebbe con la propria bocca, sconcertata per quel che ha appena fatto. E rimane così, ferma per sempre a chiedere scusa.

Una targa poco più in là riporta quanto segue: “Lo spirito di conquista dell’uomo violò i segreti della natura e divenne strumento di un’immane distruzione”.

Il percorso

Da Soverzene si va, con Via Val Gallina, verso nord. E’ una strada asfaltata ma poco frequentata e comunque ricalca, per questo tratto iniziale, la Monaco – Venezia, ciclabile. Alla vostra destra potete vedere la Cima Calda e lo Spiz Gallina. Si arriva alla rotatoria e si prosegue a destra, sempre su Via Gallina, poi arrivati alla madonnina al centro della strada si va a sinistra in discesa (c’è anche una fontanella). Questa strada si chiama Strada Interpoderale Provagna – Soverzene. Qui troviamo anche le pareti di arrampicata e ci avviciniamo alla Val Gallina. Siamo quasi all’altezza della Piave. Dopo aver superato il torrente Gallina e proprio davanti al cancello della discarica, c’è un sentiero sulla sinistra che potete imboccare facendo una strada alternativa all’asfaltata, almeno per 600 metri circa. Si ritorna quindi sulla strada asfaltata e si va avanti per un buon tratto, poi passato il cavalcavia di Via Provagna c’è una strada subito sulla sinistra che vi fa imboccare una strada brecciata lungo la Piave, per 700 metri circa. Quando la via finisce bisogna scendere lungo l’acciottolato del letto del fiume e percorrerne almeno 200 metri, dunque riprendere il sentiero sulla destra (fare riferimento al gpx e percorrere questo tratto solo nel periodo di secca della Piave, quindi in estate). Il sentiero entra nel bosco, molto bello, e quando diventa strada asfaltata svolta naturalmente a destra e sale su Via Dogna, da prendere a sinistra. In brevissimo siete sopra il torrente Vajont e guardando in alto a destra potete vedere la diga, sfortunatamente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963.

Si continua avanti, si supera la zona produttiva e si sale a destra per Via XX Settembre, che conduce al centro di Codissago.

La schirata – Limana

Il percorso

Dalla fattoria La Schirata prendete la strada brecciata in salita e all’asfaltata andate a destra in discesa. Si arriva così al Capitello di Santa Rita, nei pressi dell’inzio dell’Itinerario Buzzati, dedicato cioé allo scrittore e al suo capolavoro “I miracoli di Val Morel“. Infatti andando ancora avanti, dopo alcune case di cemento e all’altezza di un tornate che va a sinistra, troviamo l’inizio del sentiero suddetto, verso il basso, a destra.

E’ facile seguire questa via perché il sentiero taglia tutti i tornanti, ciononostante in alcuni tratti le indicazioni sono pensate per chi viene dal basso, dunque prestare attenzione. Ogni tanto si attraversano delle zone abitate, ogni tanto si usano strade asfaltate, fino a raggiungere il villaggio fortificato e la chiesa della Madonna di Parè. Da qui si ha una splendida vista su Belluno e la corona delle montagne, nonché su Limana in basso. Dalla chiesa si prende la Via Crucis a scendere e finita questa si intercetta l’asfaltata da prendere in discesa. Siamo dentro Giaon, come si evince dal murales dedicato ad un Ex Voto ricopiato dal libro di Buzzati, una Grazia Ricevuta ambientata proprio a Giaon. Imboccate dunque Via Salvo D’Acquisto e andando a sinistra su Via Roma sarete al Municipio di Limana.

I boschi del castagno – La schirata

Il percorso

Dalla fattoria I boschi del castagno si prende la piccola strada asfaltata che va verso Valmorel, ma se ne percorrono solo pochi metri perché dopo gli slarghi per il parcheggio delle automobili, alla prima casa di legno a destra, si prende un sentiero che va verso il bosco, in salita, che dopo breve incontra delle cataste di legna a destra e sinistra. Dopo circa 80 metri di questa salita (fare riferimento al tracciato gpx perché il punto non è segnato) si entra nel bosco a destra, lasciando quindi il sentiero e si raggiunge il monumentale castagno di oltre 400 anni che dà il nome alla fattoria. Da qui si segue scrupolosamente il tracciato gpx (in quanto la via non è segnata e siamo in un fuori pista) andando di traverso al pendio della collina, intercettando così un sentiero che sale. Si arriva così in breve a delle rocce affioranti a mo’ di parete. Qui il sentiero svolta con un tornante e a questo punto continuiamo a salire avendo le rocce a destra. Intercetteremo una strada in piano nel bosco, da prendere a sinistra e che dopo non molto diventerà sentiero. Alcuni tratti, specialmente laddove il fondo è più esposto al sole e a seconda delle stagioni, potrebbero risultare molto vegetati, si consiglia dunque sempre di avere la traccia sotto mano. Usciremo così in un prato, saremo già nella località Valpiana e da qui seguiremo idealmente la traiettoria che va verso il Pizzocco ed un tiglio molto grande, arrivando così alla strada asfaltata. Proprio questo tiglio sembra sia il tiglio dove Dino Buzzati era solito recarsi, scrivere e godere dello splendido paesaggio sulle valli e le montagne (riassunte in una tabella proprio all’altezza del tiglio e di alcune sculture di legno).

Prendiamo la strada asfaltata a destra, arrivando dopo non molto alla Baita Alpina – Gruppo Limana, dopodiché la strada svolterà a sinistra in un tornante e ci porterà ai cartelli della fattoria La schirata, raggiungibile con strada brecciata a destra.

Vittorio Veneto – Revine

Il percorso

Da Piazza del Popolo di Vittorio Veneto andiamo per Via della Vittoria verso Serravalle, proseguiamo per Via Cavour e arriviamo a Piazza del Foro Boario. Da qui andiamo sotto l’arco con l’orologio e appena usciti andiamo a destra dunque a sinistra per Via dei Battuti costeggiando il canale molto caratteristico. Si giunge così a Piazza Marcantonio Flaminio e si arriva sotto la bellissima Loggia di Serravalle. Si prende Via Roma e si comincia a salire per una strada selciata e antica che sale verso il Castello. Ancora avanti sotto i portici e usciti da un altro arco andiamo a sinistra verso il pendio del colle che domina Serravalle ad ovest.

Questa strada pavimentata ci porta fuori dalla città, tra le campagne. Quando incontriamo alcune abitazioni andiamo a sinistra in salita e fatto il tornante andiamo avanti su strada selciata al primo bivio. Si entra dentro al bosco, dunque al bivio con un recipiente di cemento per l’acqua si va a sinistra verso la radura, dalla quale si può vedere, voltandosi, il Monte Pizzoc e il Monte Visentin.

Siamo su sentiero e si arriva ad una piccola edicola religiosa, poco dopo della quale andiamo a destra al bivio, in leggera discesa. Pochi metri e ancora un bivio a cui andiamo a destra. Un centinaio di metri e sulla destra partirebbe un sentiero che conduce a Longhere, ma noi andiamo avanti in piano, superiamo alcuni fossi e cominciamo a salire, ma per poco, poi di nuovo in piano.

Giungiamo ad un evidente bivio a cui andare dritti, dopodiché si apre una bellissima vista sulla valle e su Revine. La via è costeggiata da vecchie traversine della ferrovia.

All’altezza di una casa rossa e quando la via diventa cementata con i segni a spina di pesce per maggiore attrito andiamo a destra in discesa, giungendo così alla Località Le Lame dove c’è una bella fontana di acqua potabile. Sempre avanti e siete nel piccolo ma grazioso centro abitato di Revine.

Refrontolo – Vittorio Veneto

Esiste un chilometro magico, per chi cammina, ed è l’ottavo. Oltre di esso, ed almeno per altri otto, entrano in circolo strane sostanze chimico-spirituali e la fatica si trasforma addirittura in ebbrezza. Le gambe vanno senza farsi sentire, si diventa esageratamente ilari e lo sguardo si alza gioioso sul paesaggio circostante. Colline, montagne, nuvole e ruscelli; contadini nei campi, ciclisti che passano, fruscii di misteriosi animali nel bosco; pensieri mai fatti, chiacchiere in libertà e amore per le cose di questo mondo… E’ una droga portentosa e lo spacciatore alcuni dicono si chiami Dio.

Il percorso

Dalla piazza del municipio di Refrontolo prendiamo Via Costa seguendo le indicazioni per il Molinetto della Croda. Questa strada con alcuni tornanti vi porta fuori del paese, in campagna, e arrivati al primo bivio andate avanti, seguendo sempre le indicazioni per il Molinetto. Dopo aver percorso 1300 m arriviamo allo spiazzo con il parcheggio e grazie alle indicazioni molto presenti andiamo sulla destra con uno stradello di ghiaia a visitare il mulino, uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana, esempio di costruzione rurale del XVII secolo. Se la biglietteria è aperta potete, al costo di 2 euro, andare per il percorso delle cascate e intercettare la strada asfaltata poco più su, da prendere a destra, altrimenti dovrete ritornare alla strada asfaltata da cui provenite e andare a destra, in salita. Dopo circa 300 metri troviamo sulla destra un ponte e oltrepassatolo andiamo a sinistra costeggiando il ruscello, su un sentiero che conduce, dopo una impervia salita nel bosco, al Bivacco Marsini, un luogo panoramico e pieno di bellezza.

Proseguiamo sullo stesso sentiero e la stessa direzione. Se invece ci voltiamo a destra la pianura padana. Si passa un grande casale abbandonato con stalla e si va sempre, con sali e scendi panoramici, per la principale. Si entra così con il sentiero dentro un agriturismo e si prosegue avanti in piano, sempre con ampi scenari sulla destra. Dunque la strada si fa asfaltata e all’incrocio a T andiamo a sinistra, poi dopo 30 metri andiamo per la strada a destra in discesa nel bosco. 100 metri e prestiamo attenzione: c’è una deviazione sulla destra con segnato il sentiero 1050, da prendere. Nemmeno 20 metri e andiamo a sinistra, come da vernice sugli alberi e sui sassi. Ecco che il sentiero, molto bello, nel bosco, diventa 1050b. Spesso troviamo delle deviazioni ma noi dobbiamo sempre seguire la vernice, fino a passare una serie di case e arrivare, scendendo, alla Località Vallandrui. Da qui si scende fino a valle e si imbocca a destra la SP 635 per circa 300 metri, dunque si svolta a sinistra per Strada Nogarolo della Località Castellich. Al bivio con Via Costernol andiamo a destra sempre per Località Castellich e dopo il ponte svoltiamo a destra su strada brecciata per il sentiero 1051a. Accanto a noi scorre il torrente Cervano che si supera naturalmente con un ponte. Ammiriamo lo splendido paesaggio di colline e montagne.

Arrivati ad un ponte con l’edicola del Cristo crocifisso andiamo a destra verso il palo del telefono, dunque prestare attenzione perché non c’è da prendere il ponte né costeggiare il torrente avanti. Ad un tratto della salita che ci aspetta entrati nel bosco ritroviamo i segni del 1051a. Quando uscirete dal bosco sarete ad un bivio a T con una strada bianca: andiamo a sinistra e tralasciamo le indicazioni per Vittorio Veneto poco dopo, quindi andiamo avanti sempre sulla stessa strada. Alla località Le Perdonanze troviamo la fontanella dell’Angelo con acqua potabile e la cappella votiva, dove potrete scrivere una piccola memoria del vostro passaggio. Si arriva ad un gruppo di case dopo la chiesetta delle Perdonanze e qui imboccate la strada a sinistra che costeggia il vigneto, non quella che scende asfaltata con alcuni tornanti. Dopo nemmeno 50 metri trovate, alla fine della vigna, una edicola religiosa che può essere utile per capire se siete sulla strada giusta. Dunque proseguite per questo bel sentiero (1042) e passate sotto l’autostrada, dopodiché con un ponticello arriviamo ad una asfaltata da imboccare a destra. Siamo già a Ceneda. Sempre dritti per questa via costeggiata da un muretto fino a che non arriviamo a Piazza XI febbraio. Continuate facilmente nelle vie della città e giungete a Piazza del Popolo di Vittorio Veneto.

Maserada sul Piave – Collalto

Dopo la salita di Colfosco ci siamo voltati e vedendo il territorio dall’alto abbiamo capito che per ben 20 giorni non abbiamo mai avuto uno sguardo d’insieme sul paesaggio. Forse è questo l’elemento più faticoso e allo stesso tempo introspettivo della pianura: ti proietta in te stesso, senza possibilità di fuga. Sei dentro alle strade, o dentro alla calura, o dentro alla nebbia. I campanili dei paesi emergono verticalmente verso l’alto e sfilano al tuo passaggio, ma tu stai piantato a poche decine di centimetri da terra e lì dovrai restare per molto… almeno fino alla prima salita.

Il percorso

Dal municipio di Maserada sul Piave prendiamo Via Caccianiga verso il campanile del paese, dopodiché svoltiamo a destra per Via Roma, poco prima del campanile stesso. Percorriamo il tratto urbano di questa via poi prendiamo a destra Via Lentini (abbastanza trafficata prestare attenzione). Circa 800 metri e svoltiamo a sinistra per Via dei Fanti, subito dopo il cartello indicante Salettuol.

Dopo un tratto la strada diventa brecciata e va percorsa per circa 2 km. Quando ridiventa asfaltata e all’altezza del cartello di precedenza svoltiamo a destra, sempre su asfaltata. Tutto avanti fino ad arrivare ad un incrocio a T dove svoltare a destra verso un passaggio sotto l’autostrada, passato il quale c’è un piccolo memoriale con dei cimeli della Grande Guerra e una fontanella di acqua potabile. Svoltiamo alla prima strada brecciata a destra per intercettare l’argine sul Piave e la pista ciclabile sopra, a sinistra.

Si segue l’argine con una bella vista sul fiume fino ad alcune case, dopo delle quali bisogna continuare sull’argine infilandosi con un’area verde dentro due aree industriali ai lati. Quando si giunge all’incrocio e a destra c’è il cementificio bisogna andare a destra ed entrare così nella vita lavorativa e polverosa dei macchinari, un paesaggio visivo e sonoro molto suggestivo. Al cancello manteniamoci leggermente a destra e poi vedremo che la strada piega naturalmente a sinistra ritornando a bordeggiare il Piave.

Manteniamoci lungo la via principale e sempre lungo il Piave, verso il ponte della ferrovia, che passeremo grazie ad una strada di grandi sassi che vi passa sotto (usare il gpx per trovare la corretta via, più breve). Arriviamo nei pressi del ponte stradale, lo saliamo con delle scalette e lo attraversiamo grazie allo stretto passaggio pedonale, dunque appena finito il ponte andiamo a sinistra sull’argine ciclabile-pedonale, su fondo erboso. Siamo a Ponte della Priula.

Facciamo ben 3 km di questi argini fino a girare a destra per Via Loschi (siamo già dentro Colfosco). Passiamo il monumento sito all’incrocio (dove c’è anche una fontanella) e andiamo dritti verso la chiesa e la statua con le braccia aperte. Facciamo tutta questa via che comincia a salire, fino ad arrivare alla chiesetta di San Danile Tombola. Da qui comincia una breve discesa, dopodiché prendiamo a sinistra la strada brecciata Via per Collalto, una strada bellissima, prevalentemente in pianura, che passa dentro vigneti e boschi, con platani ai lati. 2 km e siamo dentro il piccolo abitato di Collalto.

Jesolo – San Donà di Piave

Tempo fa lungo gli argini di questi fiumi, mi spiega Roberta, c’erano degli uomini che tiravano le barche con delle corde. Le portavano da una parte all’altra, lasciandole scivolare sull’acqua. Così ci sentiamo noi, accompagnati dai nostri amici mentre costeggiamo il fiume e lo risaliamo. E anche se il mare si allontana alle nostre spalle e le Alpi si fanno avanti, noi non abbiamo paura perché la corda che i nostri amici tengono e si passano di mano è buona e  resistente.

Il percorso

Partiamo da Piazza Matteotti di Jesolo e attraversiamo il fiume Sile con il ponte davanti a noi avendo la chiesa della piazza alle spalle. Subito dopo di esso svoltiamo a destra per Via Drago Jesolo, dotata di marciapiedi. Purtroppo dopo il cavalcavia il marciapiedi finisce e bisogna continuare su asfaltata prestando attenzione alle automobili. E’ comunque possibile sfruttare a più riprese i fossi a sinistra, che costeggiano la via.

Arrivati alla Torre del Caigo lasciamo questa strada nonostante prosegua dritta per la nostra direzione e imbocchiamo la ciclabile che costeggia il Sile, brecciata, senz’altro più bella e sicura.

Dopo un buon tratto, ben evidente, troviamo un bivio a cui andare a destra seguendo il cartello delle biciclette. La pista ciclabile intercetta la strada asfaltata di prima, la attraversa e va per l’Argine San Marco, percorso naturalistico. In fondo al vialetto sarà facile, in prossimità di un rialzo in legno per il birdwatching, andare a destra e costeggiare un canale che oltre ha la laguna di Venezia.

Fate tutta questa lunghissima strada, dopodiché svoltate a destra per prendere il ponte di barche che vi porta a Caposile. Oltre il ponte prendete a destra e poi a sinistra per andare di nuovo lungo gli argini del Sile.

A circa 3 km da Caposile, dopo l’edicola con una madonnina, c’è un buon punto per fermarsi, dotato di ombra e panchine, sulla destra. Andate sempre dritti, passate la frazione di Chiesanuova con la sua bella chiesa dall’altra parte della riva, dopodiché all’altezza di alcune staccionate di legno imbocchiamo via Piave Vecchia, sulla sinistra. 500 metri e siamo dentro Musile di Piave. Imbocchiamo a sinistra alla fine della strada e poi subito a destra per Via XXIX aprile. Questa via, in fondo, curva naturalmente a sinistra e ci porta a Via Roma, da prendere a destra.

Dunque prendete il ponte sul Piave e andando sempre dritti siete a Piazza Indipendenza a San Donà di Piave.

Podere Veranello – Terme di Saturnia

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte sull’Albegna  e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca,  si gira a sinistra.

Presto ci si ritrova a scendere verso la valle. In questo tratto la strada è cementata. Presto si incrocia la strada provinciale 159 (in corrispondenza di una casella postale chiamata “catarci”) che va semplicemente attraversata: esattamente di fronte alla strada bianca da cui proveniamo va imboccato un tracciato agricolo che alcuni chiamano “strada della parrina”. Il panorama è molto cinematografico e la strada procede pressoché dritta, in leggera discesa e senza vistose deviazioni né ripari dal sole finché non si arriva al torrente della Stellata, che va guadato.
Arrivati a ridosso del corso d’acqua (segnalato dall’alta vegetazione ripariale) c’è un bivio che può indurre in confusione: non bisogna continuare a procedere dritti ma va seguita fino in fondo la traccia più evidente, curvando leggermente a sinistra.

Il torrente stellata prende acqua sopratutto dalle terme di saturnia e promette di avere un buon carico anche nel periodo estivo. A giugno il guado si è dimostrato molto agevole.

Il sentiero sull’altra sponda non è particolarmente evidente, gli argini vanno risaliti tenendosi in direzione di Saturnia. Oltrepassati i canneti in lontananza si vede un capanno. Raggiuntolo, si tiene la destra e il percorso procede più o meno in parallelo al torrente.

La strada non è altro che un tracciato agricolo poco battuto e privo di ripari. Presto, in corrispondenza di un incrocio, ci si imbatte nella cartellonistica della rete sentieri e ci si immette su questo percorso n°8 montemerano-saturnia. La strada diventa un po’ più pulita e presto c’è di nuovo un po’ di ombra. In corrispondenza di un boschetto, seguendo una traccia sulla destra si può risbucare nuovamente sul torrente stellata, dove c’è una bella spiaggia.

Proseguendo, invece, ci si imbatte presto di nuovo nel cartello bianco e rosso della montemerano-saturnia. È un bivio non molto evidente, ma da lì in poi il sentiero n°8 comincia a salire,verso saturnia, mentre noi dobbiamo continuare a mantenerci in piano, paralleli al fiume, verso le terme. In lontananza è possibile vedere un edificio basso: è la struttura ricettiva “le cascatelle” e si ha da passargli attraverso. L’entrata del complesso (noi si arriva dal retro) è cinta da un cancello. Noi lo si è trovato aperto ma, per loro natura, di solito i cancelli tendono a chiudersi. La recinzione comunque è tanto bassa che quasi non la si vede: la si può scavalcare anche da seduti e sfuggire a un soggiorno coatto presso l’albergo. Adesso la strada è asfaltata e siamo costretti dai muretti e dalle recinzioni a procedere dritto. Ben presto si sbuca sulla strada provinciale 10 e girando a destra si prende subito il percorso pedonale. In pochi metri si è alle terme libere.

Chioggia – Alberoni

Arriviamo dal mare, su strisce di terra sottilissime, con ben tre alternative altrettanto belle da percorrere: lungo la laguna, dentro la via del paese e sulle spiagge dell’Adriatico. Siamo felici di un cammino semplice, indicato naturalmente dalla conformazione delle isole, ricolmi di gratitudine per chi ci accoglie nella sua casa, ma anche per chi ci vede solamente passare e sorride.

Il percorso

Dal limitare della città di Chioggia prendete il traghetto dell’Actv (http://actv.avmspa.it/) che in pochi minuti con la linea 11 vi porterà a Caroman, cioè la prima fermata per l’isola di Pellestrina. Da qui incominciate a camminare verso sinistra, seguendo lo splendido muraglione bianco alto almeno 3 metri e mezzo che vi separa dall’Adriatico. Avete la laguna a sinistra e il camminamento, usato solo da vecchi che passeggiano e pescatori, è qualcosa di straordinario, per chi, come noi, viene dalle montagne appenniniche. Ogni tanto delle scale di pietra vi portano in cima al muraglione, da dove potrete godere del paesaggio marino.

Lentamente il muro alla nostra destra si abbassa ed entriamo in una zona degradata, dopodiché passiamo accanto al cimitero di Pellestrina. Fate tutta l’isola usando la pista ciclabile, o la via interna o il passaggio a destra lungo il mare, tanto è impossibile perdersi. Semmai perdetevi nella bellezza del luogo. Giungerete così a San Pietro in Volta con i resti del suo forte e infine a Santa Maria del Mare, da dove potrete aspettare il traghetto, sempre con la linea 11 (http://actv.avmspa.it/), che vi porterà ad Alberoni in pochi minuti. Appena scesi sulla terraferma prendete la ciclabile a sinistra e in poche decine di minuti siete nel centro del piacevole e pacifico paese di Alberoni.

Comacchio – Oasi di Cannevié

Non c’è nulla di eccezionale in quello che stiamo facendo, non fatevi abbindolare dai numeri: 2400 km, 6 nazioni, migliaia di chilometri di dislivelli. Non c’è nulla di straordinario nemmeno nell’andare a piedi, l’uomo è nomade per natura, lo fa da sei milioni di anni e lo facevano tutti fino all’altro ieri. Non c’è assolutamente niente di incredibile neanche nella bellezza di quello che stiamo vivendo, tutti sanno che andare a piedi ti fa entrare in contatto con il paesaggio e la gente in una maniera più vera. C’è solo una cosa che io, Marina e Bricco stiamo facendo di veramente eroico, che nessuno più riesce a fare oggi: ci stiamo riappropriando del Tempo. Non è la lunghezza dell’itinerario, né l’andare a piedi, né la bellezza dell’Europa la vera novità… la novità è riuscire a dedicarsi a queste cose per un tempo lunghissimo, senza essere milionari o semplici vagabondi!

Il percorso

Dal centro di Comacchio andiamo verso l’ospedale, prendiamo Via Felletti e giriamo a destra per Via Rosario, cioè verso l’abitato di San Giuseppe. Non è una bella strada perché trafficata, ma possiamo usare gli stradelli laterali e andare parallelamente (usate il gpx per maggiori dettagli), sia prima del sottopasso che dopo. Lo scenario è di canali e coltivazioni, dunque cercate di partire presto per non camminare sotto lo scoppio del sole. Questo consiglio varrà per tutta l’escursione, molto esposta in alcuni tratti.

Si arriva così a San Giuseppe dove troviamo un incrocio che andando dritti ci porta, con una pista ciclabile, al Lido di Pomposa. Arrivate fino al mare e prendete a sinistra una strada cementata proprio dentro lo stabilimento Beach Gallanti che passa a circa 20 metri dal mare e che in pochi chilometri, ad un tratto diventando sabbiosa, vi porterà a Lido delle Nazioni. Qui andate sempre verso nord, passate dal Supermercato di Carlo e con Via San Marino arrivate alla pineta, dove un sentiero centrale vi allontana dal centro abitato costeggiando il mare.

La pineta ci fa uscire sulla spiaggia, una bella spiaggia di scogli dove troviamo anche le sculture di legno che il mare ha donato alla riva, di Enrico Menegatti (#natedalmare). Si usano i sentieri e la ciclabile FE per Venezia in modo da andare sempre verso nord e arrivare a Lido di Volano. Qui uscendo dalla pineta si punta il ponte della SP 54 verso Volano e arrivati a questo piccolo paese si prende l’argine superiore a sinistra, dove c’è una pista ciclabile che in 1,5 km ci porta, con delle scalette e un attraversamento sulla destra, all’Oasi di Cannevié.

Lido di Dante – Casal Borsetti

Quattro giorni che camminiamo in questi territori e mai un escursionista, solo ciclisti. E’ un mondo di strade lunghe, dritte, eterne, astratte come la geometria. Qui un ciclista andando piano fa 25 km in un’ora. Noi per farne altrettanti ce ne mettiamo almeno sei. Insomma la sfida è questa: andare a piedi laddove tutti vanno su due ruote. Non ci si può permettere sbagli, costano ore di fatica; non ci si può permettere di non riempire l’acqua alla fontanella, chissà tra quanto ricapiterà; non ci si può permettere di lasciarsi sfuggire una persona che s’incontra e farsi dire se quel ponte è ancora aperto o se c’è il traghetto in funzione, altrimenti si rischia di tornare indietro di 25 km.

Il percorso

Parallelo a Via Marabina, a Lido di Dante, c’è un sentiero, lato mare, che possiamo usare per raggiungere il ponte sui Fiumi Uniti. Subito dopo il ponte prendiamo la ciclabile a destra che ad un tratto curva e diventa lungomare, per poi, con alcuni stradini sabbiosi, farci entrare dentro il Lido di Adriano. Da qui prendiamo la pista ciclabile che costeggia il mare e percorriamo tutto l’abitato. Prendiamo una nuova pista ciclabile, la Adriabike, ovvero la Ravenna – Venezia. Percorrendola tutta usciamo su Via della Fontana e continuiamo sempre dritti, fino a passare accanto agli sbarramenti detti Denti di Drago, un sistema anticarro utilizzato nella seconda guerra mondiale.

Imbocchiamo così Via dell’Ancora che ci conduce alla pineta, facciamo qualche passo a destra e poi rientriamo nella pineta, sempre seguendo la Ravenna – Venezia. Molto caratteristica ad un tratto troviamo la Madonna del Silenzio, ovvero una specie di chiesa a cielo aperto, dove si svolge messa su pance arrangiate con i tronchi d’albero. Troviamo anche dei basamenti d’artiglieria della prima guerra mondiale (Comitato Ricerche Belliche 360 gradi).

Giunti a Marina di Ravenna potete prendere il traghetto che con un euro vi porta ogni 15 minuti a Porto Corsini (info qui: http://www.startromagna.it/servizi/traghetto/). Attraccati di là mantenete la stessa direzione di sempre e prendete la pineta, con il suo stradello centrale. In realtà dovrete fare una specie di C per sorpassare il Villaggio del Sole che vi sbarra la strada. Così avanti per alcuni chilometri fino a quando, dopo molte strade asfaltate incontrate perpendicolarmente, non andiamo a sbattere ad una casa nella pineta. Qui svoltiamo a sinistra e imboccando Viale Italia a destra oltrepassiamo il Fiume Lamone. Oltre di esso, sempre andando dritti, c’è una pista ciclabile asfaltata da usare tutta fino alla nuova pineta e al cartello per il Casello di Borsetti. Sempre avanti e arriviamo a Casal Borsetti, antica dogana.

Montegiove – Cerqueto

Itinerario che collega le due località del Comune di Montegabbione, in una delle zone più selvagge dell’Umbria dove nel silenzio dei fitti boschi l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito la sua “città ideale” (il complesso architettonico detto: “la Scarzuola”)

PERCORSO: Partiamo da sotto la torre campanaria di Montegiove, lasciandoci alle spalle l’ingresso principale del Castello (Il castello, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione: http://www.castellomontegiove.com/italiano/introit.html), scendiamo per via della Chiesa dove incontriamo, a sinistra, subito la Chiesa di San Lorenzo che da il nome alla via (se siete fortunati e la trovate aperta, entrate merita una visita). Si continua a scendere continuando a percorrere quella che ora si chiama Via della Fontana; sulla sinistra incontriamo la ex scuola del paese mentre siamo ancora all’interno dell’abitato di Montegiove.

Continuiamo sempre a percorrere Via della Fontana fino a giungere all’intersezione con la strada provinciale (S.P.57), attraversiamo e imbocchiamo la strada di fronte “Via del Cimitero” (attenzione la targa di indicazione del nome della strada non c’è). Percorriamo tutta la via, in discesa, a tratti anche ripida, lasciandoci sulla sinistra il cimitero e poi proseguendo sullo sterrato, lasciandoci una diramazione sulla destra. In fondo alla discesa intersechiamo nuovamente la S.P. 57, la imbocchiamo e ci teniamo sulla destra e la percorriamo per qualche centinaia di metri lasciandoci sulla destra l’indicazione “Palombella”. Giunti, qualche decina di metri più avanti, al bivio con una strada sterrata, riconoscibile dall’indicazione per la “Scarzuola”, abbandoniamo la provinciale e giriamo a destra. Continuiamo sempre su strada sterrata, passando davanti a un bel casale – Vocabolo Pianacce 51 – proseguiamo sempre dritti. In lontananza davanti a noi si può scorgere il Convento della Scarzuola. Il convento venne edificato alla fine del 1200 in ricordo del passaggio di San Francesco in tale località e dove oggi sorge anche la surreale città buzziana. Arrivati al convento (è obbligatorio prenotare in anticipo la visita, per potervi accedere) proseguiamo, prendendo la diramazione sulla destra con la strada che inizia a salire, per meno di un km, fino ad arrivare ad un bivio dove, se si gira a sinistra si raggiunge la provinciale che collega Parrano con San Venanzo in località Frattaguida, mentre noi invece proseguiamo tenendoci sulla destra, sempre su strada sterrata.

Si prosegue arrivando poi su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo abitato in località Pian di Borgone. Si prosegue sempre dritti, incontrando sulla destra una piccola pieve e passando davanti all’agriturismo “Il Lillo”, fino ad arrivare di nuovo su strada sterrata. Continuiamo ancora a percorrere questa strada principale, lasciandoci sulla destra la diramazione con indicazione “Pianarina”, fino ad arrivare in località “Postangone di sotto” (in lontananza sulla destra possiamo ammirare il borgo di Montegiove). Proseguiamo ancora sempre dritti passando davanti all’indicazione “Pianarina di sopra”, che troviamo alla nostra destra e, sempre sulla destra, incontriamo l’ingresso dell’agriturismo “Cappannare”. Proseguiamo ancora sulla medesima strada superando sulla sinistra l’indicazione tenuta Manziano fino ad arrivare dopo circa 2 ore e mezza alla nostra meta in località Cerqueto.

Cervia – Lido di Dante

Una strada dritta dentro ad una pineta, poi una svolta a perpendicolo ed una strada bianca a perdita d’occhio, sotto lo scoppio del sole. Si esce sulla spiaggia, si percorre la battigia bollente su granchi morti, il fiume sbarra definitivamente il passo. Indietro. Limite Militare Invalicabile. Svolta a gomito come solo Tron saprebbe fare: ancora una strada lunga e infinita, l’orizzonte tremola e si perde oltre la curvatura terrestre. Holly e Benji. 3 km di via erbosa, con il canale affianco, trabucchi a riposo e pescatori fantasma. Arriva Ben, lontano, da un viale stretto come un fuso, poi sparisce dove i pini giocano alle belle statuine, un-due-tre passi, un-due-tre stella con la fine della strada. Qui nel deserto della pianura geometrica non puoi scappare da te stesso. La tua infanzia, che credevi indietro, con tocco allucinato ti raggiunge.

Il percorso

Inizia la nostra mappatura, idealmente, dalla casa di vacanze di Grazia Deledda, sita in Via Mameli, a Cervia. Da qui prendiamo Via Colombo, poi Via Monreale e dunque a destra Via Volturno. Passiamo il ponte levatoio, andiamo a destra e prendiamo a sinistra Via Spallecci. Così entriamo dentro al Parco Spallecci, con la pista ciclabile e la pista da skate, dunque prendiamo una seconda pista ciclabile Michela Fanini, campionessa di ciclismo. Alla fine di questa breve pista svoltiamo a destra e con un ponte entriamo dentro Milano Marittima, tramite Via Milano, nella zona della movida notturna. Giunti a Piazza 1 Maggio andiamo avanti per Via Matteotti e giriamo al canale immissario delle saline, a sinistra. Al primo ponte andiamo a destra, oltrepassiamo la strada delle automobili ed entriamo nella bella pineta, da attraversare interamente grazie al Sentiero del Nespolo.

Usciamo dalla pineta e davanti a noi già Lido di Savio. Prendiamo Via Marina e la lasciamo al primo tornante, imboccando la ciclabile per Ravenna. Sempre dritti e arriviamo a costeggiare il fiume, poi con un ponte abbastanza stretto e pericoloso, lo attraversiamo, entrando in Lido di Classe. Alla fine del lido prendiamo Via Lombardi e poi a destra per Via Pergami verso il Centro Visite Cubo Magico Bevanella. Ma non arriviamo al centro, bensì giriamo a sinistra su sterrata. Dunque a sinistra verso i trabucchi e il ponte sul Bevano. Passiamo il fiume e andiamo a sinistra, dunque passiamo il secondo canale con un altro ponte e costeggiamo la Pineta di Classe. Qui usiamo il Percorso 3 della Pineta, verso l’idrovora. Seguite sempre il percorso numero 3 e superate il Fosso Ghiaia con un ponte e girate a destra verso la foce del Bevano. Quando usciamo da questo percorso andiamo ancora dritti costeggiando sempre il Ghiaia. Lo lasciamo solo alla palafitta per l’avvistamento degli uccelli, girando a sinistra verso il filari di pini ed il casale. Percorriamo tutto il viale e mantenendoci sulla destra alla fine arriviamo a prendere la sterrata che perpendicolarmente punta dritta verso Lido di Dante. Circa 2 km e siete arrivati.

Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Monte Cerignone – Città di San Marino

Con l’arrivo nella Città di San Marino reputiamo conclusa la prima fase del nostro viaggio. Gli Appennini sono ormai alle spalle. Qui infatti, da ben 713 metri di altitudine che affacciano a picco sul Mar Adriatico, possiamo vedere, verso sud, gran parte del cammino appena fatto: 350 km e 9000 metri di dislivello complessivo in salita. Adesso si entra nella fase due: discesa al mare, lungo costa, Valli di Comacchio, Delta del Po, Chioggia, Venezia e risalita del Piave, ovvero pianura, caldo, uccelli, zanzare e mondi traslucidi. Siamo pronti?

Il percorso

Dal Municipio di Monte Cerignone prendiamo Via Leopardi ad uscire, dopo breve svoltiamo a sinistra per il Santuario Beato Domenico, quindi superiamo il fiume Conca e cominciamo a risalire. Andiamo sempre avanti su strada asfaltata fino a passare accanto alla casa di Umberto Eco e al bivio andiamo a destra per Valle Magnone. Giungiamo così alla località Ca’ Chiarino e seguendo la principale arriviamo a Valle Magnone, piccola frazione, e vediamo che la strada diventa brecciata. All’incrocio a T andiamo a destra in leggera discesa, quando siamo in prossimità di una fattoria. Passiamo dentro a Savignano, piccolissima frazione, dopodiché la strada scende per un po’ e ricomincia a salire al bivio per Val Porco, da prendere a destra.

Giunti al bivio per Fonte Cibiana andiamo a destra (dunque non per Fonte Cibiana). Scavalliamo e andando verso l’agriturismo La Cegna subito si apre la vista su San Marino ed il mare, una veduta da godere e assaporare lentamente. Infatti dopo il rifugio del cacciatore e accanto all’antenna siamo nel punto più alto. Da qui, giriamo a destra costeggiando la rete dell’antenna e passiamo la recinzione di legno (troviamo anche un cartello di proprietà privata e di attenti al cane, ma abbiamo parlato con la proprietaria e i camminatori possono passare. Il cane, che si chiama Sam, è buono e chiamato si ammorbidisce ancora di più. Fate attenzione alle mucche e se avete un cane tenetelo al guinzaglio). Oltre la recinzione continuiamo a seguire il filo spinato e puntiamo con un sentiero la città di San Marino, tra pascoli, sul Monte Grillo, con un panorama davvero a 360 gradi. Scavallando recinzioni ulteriori troveremo un palo della luce con i segni bianco-rossi del Cai. Dopo di esso il sentiero piega verso destra e si arriva ad una strada brecciata, da prendere a sinistra, più agevolmente della parte appena passata. Infatti il sentiero nel pascolo è a volte poco evidente e rischia, se non usato, di chiudersi.

Alla località Taverna si incontra la asfaltata da imboccare a destra e percorsi 1000 metri circa, quando la strada curva a destra, prendiamo una strada a sinistra, brecciata, accanto ad un deposito di materiale edile. Qualche centinaio di metri e siamo dentro al territorio di San Marino. La strada diventa asfaltata (via della Selva) e quando sbuca su di una asfaltata più grande giriamo a sinistra per qualche centinaio di metri, poi a destra per strada privata che in breve diventa strada tra i campi che scende. Giunti al fondo valle prendiamo la strada asfaltata che risale verso Fiorentino. Via Corbelli, Via La Rena e la Scala del Crociale per arrivare alla rotatoria, a cui svoltare a sinistra in salita (attenzione alle automobili). Dopo circa 300 metri svoltiamo a destra per Via Widmer (aviatore dei primi del ‘900). Davanti al cancello di una villa andiamo a destra per sentiero, usciamo su di una parte più aperta e proseguiamo dritti nonostante ci siano sentieri sia a destra che a sinistra. Alla quercia nel centro del sentiero svoltiamo a sinistra fino a che non risbuchiamo su strada asfaltata, da imboccare a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra e superato il benzinaio ci godiamo la vista con uno spiazzo subito a destra, da dove partono anche le attività di parapendio. Dunque usiamo i sentieri che salgono dentro al parco e usciamo alla curva del Voltone. Da qui all’altezza di un pannello informativo dei sentieri ci inoltriamo in salita per il bosco delle torri. Infatti con il sentiero a volte erboso a volte pavimentato arriviamo alla terza torre (del Montale) alla seconda (Cesta) e alla prima (Guaita), con il Passo delle Streghe della Città di San Marino. Da qui godete del paesaggio e della fine della vostra splendida escursione.

Sant’Angelo in Vado – Piandimeleto

Io non credo più a nulla: non credo alla Religione, allo Stato o alle Idee. Non credo in nessuna Utopia, né in un mondo migliore e nemmeno in un’epoca d’oro che fu. Non c’è per me alcun Architetto o demiurgo del Creato, e men che meno uno Spirito che tutto permea e provvede. Eppure credo che oggi, alla fine del sentiero più dolce e bello che ci sia al mondo, tra colline leonardesche e colori da sogno, il temporale abbia ritardato quel tanto che basta e non ci abbia investito con la sua potenza, solo grazie a delle piccole preghiere. Le ho sentite con le mie orecchie durante i vespri di ieri: le voci anziane e delicate delle suore di clausura del Convento Serve di Maria, che ci hanno ospitato per due notti e che hanno pregato per noi.

Il percorso

Si parte da Piazza Garibaldi di Sant’Angelo in Vado e si passa con il ponte il fiume Metauro, dopodiché al bivio si svolta a sinistra per Arezzo per poche decine di metri e si prende la prima a destra per Baciuccaro, poco prima del ponte del 1947. Passiamo davanti ad un’edicola votiva e andiamo avanti per questa via poco frequentata da automobili, almeno per 3 km. Dopo un casale, sulla destra, una strada brecciata da imboccare e subito un bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Dopo breve un secondo bivio, a cui andare sempre a sinistra in discesa. Si arriva al fondo della valle con il ruscello che scorre sotto la strada e si riprende a salire mantenendosi sulla sinistra (se è piovuto nei giorni precedenti sicuramente questa via è fangosa e difficile).

Arriviamo così ad un campo, ne percorriamo pochi metri facendone il bordo e riprendiamo la strada a destra che continua a salire. Quando la strada spiana leggermente c’è un bivio a cui andare ancora in salita a sinistra. Così arriviamo ad una zona usata dai cacciatori per la caccia al colombaccio, probabilmente. Se siete fortunati trovate la strada libera altrimenti troverete la via impedita dal taglio degli alberi e buttati lungo la carreggiata. Questa negligenza da parte dei tagliaboschi è una vera difficoltà aggiuntiva per escursionisti, ma per ciclisti o cavalieri può essere un motivo per tornare indietro.

Arrivati alla provinciale la prendiamo a destra per pochi metri e poi svoltiamo a sinistra per Piandimeleto.

Giriamo a destra su strada brecciata all’altezza della madonnina e dell’insegna per l’agriturismo I Palazzi. In breve si arriva a delle case e fattorie e qui si va in salita verso sinistra, da dove si può osservare la bellezza delle colline circostanti. Al primo bivio ci manteniamo sulla sinistra e dopo il cimitero più piccolo del mondo svoltiamo a destra al bivio, in salita. Si scavalla la collina e si arriva all’agriturismo I Palazzi. Da qui si può vedere il caratteristico Monte Simone e il Monte Carpegna.

Dopo aver fatto una discesa e una salita, dopo un casale e bellissime campagne, arriviamo ad un bivio a cui andare a sinistra in salita. Al bivio a T si svolta a sinistra, dopo un boschetto. Si arriva dunque ad una coppia di casaletti diroccati. Da qui si può osservare in lontananza la cima del paese di Peglio, arroccato sopra ad una collina. Dopo la discesa arriviamo ad un incrocio a cui andare a sinistra (c’è un edicola votiva del 1907).

Arrivati alla zona artigianale imbocchiamo l’asfaltata e andiamo a sinistra per Piandimeleto, su Via Garibaldi. 2 km e siamo al castello del paese.

Apecchio – Sant’Angelo in Vado

Il viandante è fragile: affaticato, provato nell’animo, fiducioso di una fiducia infantile. Per lui il mondo è un luogo grandissimo e difficile, ma che si può attraversare con le proprie gambe e il proprio sguardo. A destinazione gli possono accadere due cose: può essere accolto o essere scacciato con diffidenza. A noi, sia ad Apecchio che a Sant’Angelo in Vado, è accaduto di essere ospitati con rispetto e gentilezza. L’accoglienza è un valore inestimabile, che si capisce nel profondo solo quando si è fragili e fiduciosi, proprio come lo è il viandante.

Il percorso

Partenza da via XX Settembre di Apecchio, davanti a Palazzo Ubaldini, dopo aver visitato la Sinagoga del 1600 e aver visto il vicolo più stretto del mondo, ci si dirige verso le scale ed i camminamenti che portano sulla strada di valle. Dunque cercate la via che vi porta al ponte sul Biscubio. Un ponte a schiena d’asino del secolo XIV, lo attraversate (è davvero incantevole) e svoltate a sinistra. Solo qualche decina di metri, poi all’altezza del cartello di Stop imboccate il sentiero che sale sulla destra, che vi permetterà di saltare alcuni chilometri di strada asfaltata. Ci lasciamo a destra un cancello e iniziamo una salita molto ripida. Dopo aver costeggiato una recinzione prendiamo, sempre in salita, una strada ben evidente, sempre in salita.

Intercettiamo una strada asfaltata ma secondaria e la prendiamo a sinistra, verso la località Chipiruzzi. All’altezza di alcune case prendiamo una strada sterrata sulla destra con la catena e il cartello di proprietà privata, ma a piedi è percorribile e ci fa sbucare sulla provinciale. Qui la attraversiamo e prendiamo il sentiero tra un’apertura del filo spinato, avanti a noi. Quando scavalliamo il colle siamo su di un bel prato, elevato, davanti a noi le pale eoliche. Ci manteniamo a sinistra del filo spinato, puntando, con una traccia erbosa che costeggia il campo, Monte Bono, sempre in cresta. Giunti ai piedi del Monte prendiamo a destra una strada sterrata ben evidente e ci manteniamo sulla destra in discesa. Davanti a noi il Monte Nerone.

Quando intercettiamo una strada brecciata più grande la imbocchiamo a sinistra e subito si apre un nuovo paesaggio agli occhi: calanchi e boschi, una torre di avvistamento. Dopo poco troviamo una strada che viene dal basso a destra e s’immette sulla nostra via, che continuiamo a seguire. Al bivio successivo invece andiamo a destra dove c’è una sbarra, ma possiamo passarci affianco. Dopo circa 500 metri, all’altezza di un evidente tornante, andiamo dritti per un sentiero che ci porta ad un casale abbandonato. Qui troviamo i segni bianco/rossi del Cai, tranquillizzanti. Il sentiero infatti è molto bello, ma quasi chiuso dalla vegetazione. Le ginestre ed i ginepri se ne stanno impadronendo di nuovo.

Dopo essere scesi molto e piacevolmente troviamo un bivio a cui andare a sinistra, dopodiché affronteremo un paio di guadi e arriveremo ad una strada sterrata di fondo valle, all’altezza di alcune case. Ci manteniamo ai bivi successivi a sinistra fino ad arrivare all’Agriturismo La Tavola Marche. Da qui, seguendo una sterrata sulla sinistra si imbocca un sentiero segnato che indica Alpe della Luna che, salendo molto di quota, ci fa osservare la valle dei calanchi in tutto il suo splendore e la sua selvatichezza.

Arriviamo dunque alla strada provinciale, ma la attraversiamo semplicemente perché continuiamo a seguire la strada brecciata di rosa avanti a noi, con le indicazioni per la Pieve Graticcioli. Dopo di essa ci manteniamo sempre sulla strada principale e al bivio a T svoltiamo a destra e al bivio successivo ancora a destra. Questa strada ci porterà a passare, sulla destra, due casali di fila, dopodiché incomincerà a scendere notevolmente. Arriviamo dunque ad un altro bivio a T, a cui andare a destra. Sempre dritti e siamo alla Provinciale, da prendere a sinistra. Dopo 3 km circa (poco frequentati da automobili e dunque sicuri) saremo a Sant’Angelo in Vado.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Manziana-Castel Giuliano

Un percorso di grande interesse naturalistico, da percorrere assaporando un paesaggio mutevole e mai noioso. La Natura si manifesta nella sua pienezza con la maestosità del bosco di Macchia Grande e poi, con un cambio di paesaggio spiazzante, con il suggestivo monumento naturale della “Caldara”, dove la grande conca solfurea,circondata in parte da un bosco di betulle, può far pensare, secondo dove si dirige lo sguardo, all’Africa o al Grande Nord. Anche l’acqua modella il paesaggio e la troviamo rappresentata in varie forme: in partenza, che sgorga dalla fontana del Mascherino, in seguito nei fontanili che incontriamo lungo il cammino, ristoro per vacche brade e viandanti e nella Caldara dove allegra fuoriesce dal gaiser solfureo; Acqua che dolcemente  scorre sonora tra sassi del fosso della Caldara e che ci accompagna per un tratto del percorso. Arrivati al borgo di Castel Giuliano, nascosto dalle mura di palazzo Patrizi, un delizioso giardino privato – che parte da un classico Hortus Conclusus e poi trova  ispirazione dai grandi giardini informali inglesi- noto per le sua collezione di rose, idealmente ci attende. Idealmente perché è visitabile solo in Maggio per la Festa delle Rose. In tutti gli altri giorni dell’anno possiamo solo immaginarlo, partendo da quel che si intravede attraverso il cancello dell’imponente palazzo.

“Bosco e giardino”, come la grande giardiniera inglese Gertrude Jekyll teorizzava, si fondono, insieme al paesaggio circostante, per “donare delizia, grata beatitudine e il più  puro tra tutti i piaceri “conferire allo spirito dell’uomo il più giocoso senso di conforto, promuovere allegrezza della mente e richiamare a casa spiriti infranti.” E se consideriamo la Natura come la Madre di tutti noi, la dicotomia tra il giardino addomesticato e il paesaggio naturale si dissolve e ci avvolge, rendendoci parte del Tutto.

Ci troviamo a Piazza Tittoni a Manziana, tra la chiesa e il palazzo baronale. Partiamo dalla fontana centrale, disegnata dall’architetto Ottaviano Mascherino(1536-1606), volgendo un ultimo sguardo verso sud-est dove in lontananza vediamo il lago di Bracciano, attraverso lo squarcio che fende la corolla dei boschi che degrada quasi fino alle sue sponde. Prendiamo Via Roma, sulla destra volgendo le spalle alla chiesa.

Fatti 600m giriamo a destra  su Via Civitavecchia. Passiamo davanti alla storica trattoria “del Sorcetto ” percorriamo questa via essenzialmente residenziale fino alla fine e brevemente ci troviamo nei pressi dell’entrata principale del bosco di Macchia Grande. Attraversiamo con attenzione la trafficata via Braccianese – Claudia, lasciamo  sulla nostra destra il forno di Manziana e ci troviamo di fatto su Largo Salvatori, dove c’è l’entrata del bosco e dove inizia lo stradone principale Via di Mezza Macchia.

Questa bella strada, una fenditura tra gli alberi, molto frequentata da sportivi e viandanti, si percorre con facilità. Facciamo circa 3 km, fino ad arrivare dove termina  il bosco, incontriamo lungo la via il bel fontanile Testa di Bove e il Fontanile del Bottaccio, dove spesso il bestiame brado viene ad abbeverarsi.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 ettari e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che  resta di una selva molto più grande ” selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. 

Le essenze predominanti  sono cerri e farnetti, ma ci sono anche aceri campestri, carpini bianchi, agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico. Sotto gli alberi troviamo un sottobosco riccodi felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat: volpi, tassi, scoiattoli, istrici,donnole, moscardini,ghiri, martore. Non manca una ricca fauna aviaria: beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri,che  volteggiano nel cielo e ci allietano con i loro canti.

Usciamo dal bosco, ma Via di Mezza Macchia continua ,sempre sterrata, dritta in aperta campagna, in una zona di rade villette. Ci sono i cartelli esplicativi del progetto Life -questo è un percorso segnato che porta  anche al Casale delle Pietriche e a Pian Curiano, zona di tombe etrusche – e continuiamo costeggiando uliveti,un allevamento di cavalli e aree più o meno coltivate.

Arriviamo alla fine della strada dove si incrocia con Via del Condottino.

Andiamo a sinistra su questa strada, ora asfaltata, fino ad arrivare ad uno stop. Facciamo qualche passo verso destra fiancheggiando l’Agriturismo “la Caldara”, per attraversare la strada provinciale Sasso – Manziana con più agio sulle  strisce pedonali e imboccare di fronte a noi Via della Caldara. Percorriamo la strada sterrata fino ad arrivare da li a poco  all’ingresso dell’area del Monumento Naturale.

Ci sono dei pannelli esplicativi e dopo un cancello in legno un’area picnic ci accoglie per una pausa, dopo  aver percorso 6.4km circa dalla partenza. Uno sguardo alla cartina, per constatare che la direzione da seguire per Castel Giuliano è sud-est e ripartiamo accompagnati da una leggera pioggia. Seguiamo il comodo sentiero che a breve ci porta a fiancheggiare – sulla nostra sinistra – l’area della Caldara . Lasciamo lo stradello e ci dirigiamo verso i bordi della conca, per vedere da vicino la polla e ammirare il paesaggio che ci circonda.

MONUMENTO NATURALE DELLA CALDARA 

Il nome ha un’origine probabilmente popolare, visto la similitudine del luogo con un pentolone di acqua bollente. L’area fa parte del Parco Naturale regionale di Bracciano Martignano,si trova a 260m slm ed ha un estensione di circa 90 ettari.

Per i suoi aspetti geologici e vegetazionali è uno dei più importanti biotopi dell’Italia centrale. L’ambiente della conca è paludoso e l’accumulo di sostanze organiche ha dato origine ad una sorta di torbiera. Al centro, una affascinante  polla idrotermale rappresenta l’attività post vulcanica dell’antico complesso Sabatino. L’acqua scorga a circa a 20 gradi, con emissioni di anidride  solforosa e anidride carbonica, questi gas, che continuano a risalire dal profondo, danno origine a quei fenomeni che sembrano far ribollire l’acqua e il fango di polle e laghetti. Oltre alla tipica vegetazione delle zone paludose, una  rara graminacea color giallo pallido – agrostis albula -colonizza l’ambiente paludoso, insieme ad un insolito bosco di betulle che scompare appena si allontana dai terreni acidi e umidi nei pressi della polla, per far spazio a ontani, noccioli, castagni, querce .

La non usuale presenza di un boschetto di betulle, un albero che vive in zone  come la tundra e in alte quote in Europa centro settentrionale o sugli Appennini, ha generato due ipotesi: il boschetto potrebbe essere un relitto post – glaciale oppure che gli alberi siano stati piantati in tempi antichi dall’uomo.

In tutti i casi, favorite  dal micro-clima particolare, le betulle si sono adattate a vivere in un luogo molto lontano dal loro habitat naturale.  

Ora giriamo le spalle alla conca, non torniamo allo stradello, ma facciamo qualche passo fino ad intercettare sulla nostra sinistra il sentiero “Natura”, che si inoltra nel bosco di betulle. Seguiamo la traccia, evidenziata anche da vecchi paletti segnavia, mentre il tronco bianco delle betulle ci dà la sensazione di attraversare un bosco fatato.

Lungo il sentiero abbracciamo uno degli alberi, un consiglio letto su un cartello esplicativo che mettiamo subito in pratica. Il cartello ci dice che questa è una betulla monumentale alta 17mt e con una circonferenza di 192 cm.

Seguitiamo a camminare nel boschetto di betulle, fino alla fine del sentiero Natura che si ricongiunge allo stradello, e andiamo avanti su questa via. A meno di un chilometro dalla Caldara troviamo un bel fontanile-abbeveratoio, particolare nella sua forma e caratterizzato dal verde brillante delle lenticchie d’acqua (Lemna minor) che  galleggiano nell’acqua tranquilla. Passiamo  il fontanile e andiamo avanti senza indugio; la giornata uggiosa e grigia ci spinge a non attardarci.

Il sentiero, ben battuto da bici e cavalli, costeggia il fosso della Caldara. Stiamo ancora all’interno del bosco, ora misto tra betulle, refrigerate dall’acqua del fosso, e le altre essenze tipiche della zona.

Andiamo avanti  cercando il passaggio sul fosso che ci permetta di riprendere la direzione calcolata, lo troviamo sulla nostra sinistra all’altezza di un piccolo cancello con il cartello dell’Università Agraria -queste sono zone di proprietà dell’Ente, le cosiddette terre comuni-quindi attraversiamo il cancello e qualche metro più giù, passiamo il fosso su un ponticello. Dopo il ponticello il sentiero si biforca, prendiamo quello a destra che si insinua nella vegetazione, ora sale ora scende, costeggiando sempre  più o meno il fosso, che ora scorre sulla nostra destra.

Il sentiero è molto suggestivo, ci accompagna la musica dell’acqua che scorre tra i sassi. Lungo la via troviamo alcuni tratti fangosi ma facilmente aggirabili.

Arriviamo ad un vecchio cancelletto, ormai rotto, il sentiero prosegue e si divide, noi andiamo a sinistra, in salita. Lo stradello ora si allarga un pochino, ci stiamo allontanando dal fosso e anche il bosco si dirada un po’. Proseguiamo fino ad arrivare ad una sorta di slargo dove si intrecciano alcune strade forestali. Di fatto stiamo sulla curva di una strada sterrata più grande.  A sinistra abbiamo un cancello al di là del quale c’è una strada forestale, invece a destra la strada ci porterebbe alla storica Fonte del Riccio e al grande complesso ippico della Tenuta di Santa Barbara, questo che stiamo percorrendo ora è uno dei sentieri della tenuta. Ignoriamo ambedue le direzioni e andiamo avanti sulla leggera salita davanti a noi. Dopo circa 500m la sterrata si immette su di un’altra via. Andiamo a destra, ora una sorta di siepe naturale, sulla nostra sinistra, ci accompagna, al dì  là intravediamo dei campi. Percorriamo circa 200m di strada, fino altezza di una grande quercia dove la siepe è stata volutamente aperta, evidentemente  per consentire il transito di bikers, cavalieri e camminatori. Per ora la situazione è questa .Quindi lasciamo la sterrata, passiamo questo pertugio e seguiamo ora le tracce che attraversano un campo aperto. Alla fine del campo davanti a noi c’è l’entrata  dell’Agriturismo “I Lecci” e naturalmente  una strada, ancora sterrata, che prendiamo andando verso destra. Ora che non siamo più riparati dai boschi, un forte vento che proviene dal vicino mare ci accoglie, ma nonostante questa sia una giornata buia e tempestosa, davanti a noi le forme morbide e sinuose  dei monti Ceriti mantengono sempre una grazia leggiadra.

Passiamo sopra una cattle-grid -ovvero una griglia di tubi di ferro che attraversa orizzontalmente la strada e impedisce al bestiame brado di andare oltre- e proseguiamo sulla strada, fino quando non incrocia Via di Mozzoneta. A guardia delle due strade un fontanile ci spinge a fare una sosta. Sono circa 12 i km percorsi, davanti a noi l’entrata dell’Agriturismo “Fosso della Mola” ci dice che ormai siamo vicini alla meta.

Dopo la sosta andiamo a destra su Via di Mozzoneta, lungo la via costeggiamo una bella fila di fichi d’india e un leccio secolare a confine di alcune case di campagna. Più avanti passiamo un’altra cattle-grid e subito dopo la via termina dove incrocia Via  Castel Giuliano – Sambuco. Andiamo a sinistra, la via è asfaltata ma poco trafficata, infatti alcune galline con un impettito gallo ci attraversano la strada con molta tranquillità. La presenza di case inizia a essere costante, il cuore del piccolo borgo non è lontano.

La strada scende, passiamo un alberata di lecci e guardandoci intorno, le piante  che vediamo sono le classiche della macchia mediterranea: corbezzoli, lecci, fichi d’india.

Passiamo ora un grazioso ponticello su un fosso, la stretta strada però ci costringe a stare all’erta; le auto che passano sono poche ma vanno veloci, certamente un pericolo da non sottovalutare per i viandanti.

Affrontiamo l’ultima salita con negli occhi il nostro punto di arrivo, è da un pó che vediamo  palazzo Patrizi, in lontananza, sulla nostra destra. Eccoci arrivati ad incrociare Via di Castel Giuliano, strada che proviene da Bracciano. Andiamo a destra, verso il palazzo che ora si staglia davanti a noi, la visione perde un po’ di efficacia a causa del campanile della chiesa moderna che lo impalla leggermente. Gli ultimi 500m sul marciapiede sono leggeri e arrivare davanti al Palazzo è un  soffio. Arriviamo nella piazzetta del piccolo borgo, stoppiamo la traccia -più o meno 14,5km totali – e ci avviciniamo all’imponente palazzo Patrizi, costruito in più tempi e il cui assetto definitivo è stato portato a termine tra il ‘600 e il ‘700 dall’Architetto Cipriani.

“Rubiamo” tra le grate del cancello il poco che ci è concesso vedere: sicuramente la parete dell’edificio a destra, ricoperta dalle foglie verde intenso delle rose sempreverdi Banksiae, introduce efficacemente la fama del roseto del giardino.

Non ci resta che aspettare maggio per visitarlo. Per tutti gli altri giorni dell’anno poco lontano da qui ci sono le altrettanto note e suggestive cascatelle del Fosso della Mola, lungo il percorso che porta da Castel Giuliano a Cerveteri. Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.

IL GIARDINO DI PALAZZO PATRIZI  

Il parco secolare di Castel Giuliano è situato nella tenuta del Palazzo Patrizi, insediamento etrusco e romano alle pendici dei monti della Tolfa, di proprietà dei marchesi Patrizi sin dal Cinquecento. Grazie a lunghi ed accurati restauri, il complesso del parco, del castello e della chiesa di famiglia hanno ripreso vita dopo secoli di abbandono.

IL GIARDINO

Il giardino, che confina con il bosco, occupa una superficie di 5 ettari, estendendosi con dolci pendii e aree terrazzate, create attorno all’hortus conclusus, ricco di verdure e di molte varietà di fiori. È caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, con erbe aromatiche e arbusti fioriti che crescono alla base di pini domestici (Pinus pinea), querce, cedri del Libano (Cedrus libani), magnolie e aceri .
Sono le rose le protagoniste del giardino, passione della marchesa che ha trasformato Castel Giuliano in uno dei maggiori roseti italiani. Centinaia di rose antiche si arrampicano sulle vecchie mura, molte altre rose formano bordure e siepi, si unisono a digitali (Digitalis spp.), mirti (Myrtus spp.), lavande (Lavandula spp.) e ceanoti (Ceanothus spp.). In onore delle rose, ogni anno, a maggio, viene organizzata una “Festa delle rose”, nell’antico borgo della tenuta e che raduna piante rare provenienti dai più prestigiosi vivai d’Italia.
Il giardino può essere diviso in varie zone: il prato del Paradiso, con rose degli anni trenta; il prato del fagiano dorato, che comprende una collezione di rose inglesi e di digitali; le grotte, con acanti (Acanthus spp.), piante acquatiche e rose rampicanti; le scuderie vecchie, con la vasca dei fior di loto e con gigli (Lilium spp.), iris giapponesi (Iris ensata) e calle; il pozzo delle farfalle, dove crescono erbe mediterranee.

(fonte:Italian botanical heritage )

 

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

Viterbo – Monte Palanzana

Terzo di tre percorsi realizzati dai ragazzi MSNA del progetto “Il mio itinerario di viaggio”. Faticoso ma pieno di soddisfazioni, questo percorso permette di arrivare in cima al monte che sovrasta la città di Viterbo e di godere di uno spettacolare panorama che affaccia sul nord della Tuscia e che arriva fino al mare e alla Toscana.

Il percorso (ad anello)

Da Piazza della Repubblica a Viterbo prendiamo Via Roma fino al teatro, per poi proseguire dritti in salita fino al semaforo. Qui attraversiamo e andiamo in un piccolo sottopasso a destra. Usciamo così a Piazza Genova, prendiamo Via Genova e poi Via Belluno. Girati a sinistra alla rotatoria al bivio si prende la strada di sinistra, strada del Cuculo, al bivio successivo a destra su Strada della Palanzana. Siamo fuori dal caos della città.

Seguite la Strada Palanzana (che è anche ben segnalata) per 2 km fino a raggiungere il cancello verde dell’eremo di S.Antonio alla Palanzana. Qui ci infiliamo a sinistra. Inizia la sterrata e dopo qualche centinaio di metri incontriamo, sulla sinistra, un cartello che ci indica La Croce (attenzione ci sono altre deviazioni sulla sinistra da non prendere).

Incominciamo così a salire vertiginosamente per un sentiero ben evidente, fino ad arrivare alla croce. Qui, dopo aver goduto dello spettacolare panorama, si proseguirà per il sentiero ben evidente che entra nel bosco e mantenendo sempre la destra ai bivi si compirà un cerchio attorno alla Palanzana, che scende e ritorna al cancello verde dell’Eremo. Da qui ripercorrere la strada dell’andata e ritornare al centro di Viterbo.

San Martino al Cimino – Viterbo

Questo percorso è stato realizzato dai ragazzi MSNA per il progetto “Il mio itinerario di viaggio” ed è il secondo di tre. Ricalca per una buona parte la Via Francigena, ma in direzione contraria al suo naturale svolgimento. Attraversa campagne ed incontra molti luoghi panoramici.

Il percorso

Si parte da Piazza Buratti di San Martino al Cimino, verso la cattedrale. Arrivati alla cattedrale si va a sinistra verso l’arco e vi si esce. Usciti anche dal secondo arco si gira a sinistra per Via dei Colli. Giunti al primo bivio si gira a sinistra per l’ospedale Bel Colle. Al bivio successivo andiamo a destra, quindi arriviamo ad un incrocio con un cancello, che va scavalcato. Oltre di esso il nostro sentiero.

Si arriva così ad un grande incrocio con un albero al centro. Noi andremo alla prima a destra, rispetto alla direzione da cui proveniamo. Al bivio successivo giriamo a sinistra in discesa. Dopodiché c’è un cancello, ma poco prima un passaggio sulla destra e imboccare subito a sinistra, quasi nella stessa direzione da cui proveniamo.

Si arriva ad una casa con cancello azzurro e si prende la strada asfaltata, in discesa. La si percorre tutta per qualche chilometro fino ad entrare dentro a Viterbo. Quando ci troviamo Via Monteverdi a destra attraversiamo a sinistra e andiamo verso la Torre San Biele. Arriviamo al Ponte della ferrovia, entriamo dentro Porta Romana e facciamo tutta la via a scendere fino a Piazza del Comune.

Dogana Vecchia – Capranica

Dai ruderi della Dogana Vecchia (Lat,Lon: 42.361465,12.160310) si scende verso il lago e in breve si arriva ad un incrocio da imboccare a destra, verso il Monte Fogliano e la Croce di San Martino, che troveremo, andando sempre dritti, dopo circa 2,7 km di sentiero.

Ci si avvia verso l’incrocio con la strada provinciale  Montefogliano dove si vedono i cartelli  che indicano: Viterbo , Roma,  Lago di Vico;  si attraversa  andando  leggermente verso sinistra dove e’ visibile  l’indicazione del sentiero  103 in bianco e rosso  che porta all’Eremo di San Girolamo. Lungo il cammino una miriade di colori e di verde investe l’escursionista. Il particolare microclima ed il terreno vulcanico  ha permesso lo sviluppo misto di tante diverse varieta’ di   alberi  decidui, come  cornioli, faggi, noccioli  e cerri.

A primavera si potrà godere delle splendide fioriture di gerani blu e bianchi, ginestre, violette e narcisi, in inverno di ciclamini, pungitopo, ed ellebori. Il sentiero va leggermente in salita e subito sulla sinistra si può intravedere il Lago di Vico. Dopo pochi minuti si incontra la strada provinciale s. Martino che si attraversa facendo attenzione alle auto, per prendere la strada forestale di Montefogliano, strada bianca,  e  continuare  il sentiero 103.

Al bivio si continua sulla destra in discesa. Ci si trova quasi subito  davanti ad un cancello in ferro  di colore verde, facilmente superabile  di fianco a sinistra.  Incontrando diverse intersecazioni si deve continuare a percorrere  sempre il sentiero principale  che ad un  certo punto  si allarga diventando una carrareccia  dove a tratti si incontra un antico basolato. Arrivando ad un bivio si procede a sinistra in salita seguendo l’indicazione dell’Eremo di San Girolamo. Al bivio seguente si procede diritto  fino a che il bosco si dirada dando spazio sulla destra ad una piattaforma rocciosa, dove si può vedere il panorama da Vetralla fino al mare con le ciminiere di Civitavecchia e Montalto di Castro.

Riprendendo il cammino si incontrano due bivi in successione, in entrambi i casi si continua su quello principale a sinistra in salita. Da qui in poi, sullo stesso sentiero che si snoda tortuoso,  si segue una  doppia segnaletica:  quella bianca e rossa e quella con una doppia striscia blu.

Si arriva ad un bivio attualmente segnato da cartelli in legno artigianali che indicano un sentiero in salita che porta all’Alcetella  ed una carrareccia ampia a destra che porta all’Eremo, che incontreremo dopo pochi minuti.

Da qui si scende con il sentiero a destra che parte alla fine delle scale di legno e si giunge così, dopo qualche centinaio di metri, alla strada Provinciale di Montefogliano, che va imboccata a sinistra in discesa. Si passa così accanto al Convento Sant’Angelo e dopo una visita si prosegue in discesa fino ad arrivare a vedere il passaggio a livello. Qualche centinaio di metri prima, in prossimità del cartello della fine del territorio di Vetralla, svoltiamo a sinistra prendendo la tratta classica della Via Francigena (presso Località Giardino 42.316258,12.091988).

Qui troviamo una fontanella e l’inizio di un bel bosco di querce. Alla prima deviazione ci manteniamo sulla destra, costeggiando i noccioleti. Si arriverà così ad un incrocio di strade. Noi proseguiamo avanti e arrivati ad un cancello di legno lo sorpassiamo mantenendoci i noccioleti sempre sulla destra. Arriviamo ad intercettare, in un dedalo di stradine, Via Verdi, all’altezza di un agglomerato di case. La prendiamo a salire per un tratto e alla rotatoria prendiamo una strada sterrata sulla sinistra che entra nel bosco del Monte Fogliano. Questa strada, molto larga con dei pali al centro, lentamente svolta a destra fino a che non ci troviamo una strada, sempre sulla destra, da imboccare, che scende. Si arriva così ad un incrocio a T, dove andiamo a destra. La strada è di breccia bianca e si allontana dal bosco. Giunti alla Cassia e prestando attenzione la attraversiamo facendo una quindicina di metri verso destra e poi andiamo a sinistra all’altezza di una chiesetta e di un casale antico, oltrepassando un cancello e dunque rientrando nelle campagne.

Inizia un tratto tra noccioleti, fino a quando non sbattiamo ad una vigna, dove c’è un bivio a T. Il percorso ufficiale gps ci dice di girare a sinistra e poi subito a destra, ma i cartelli indicano di andare ancora avanti di 50 metri e poi svoltare sempre a destra. I cartelli dunque ci fanno allungare, anche se di poco, mentre il tracciato ufficiale ci fa andare per campi. In questa descrizione faremo la via poco più lunga.

Si esce quindi su di una strada sterrata imboccando a destra e all’altezza di un cancello chiuso c’è un passaggio a sinistra per pedoni. Facendo alcuni zig-zag tra noccioleti si arriva ad alcune case e ad una villa, mentre poco dopo siamo nei pressi di due torri, una delle quali è la Torre di Orlando, sotto cui ci si può anche riparare dalla pioggia, nel caso.

Dopo le torri, proseguendo nella stessa direzione da cui siamo giunti, sempre tra noccioleti, si esce su strada asfaltata di Vico Matrino e la si imbocca a sinistra. Poco prima della Cassia svoltiamo a destra per Strada Doganale Oriolese, una bella strada sterrata, lunga e costeggiata da castagni, noccioleti e pini. Finito il lungo rettilineo la strada ricomincia a comportarsi in maniera curvilinea e con un ponte si passa la ferrovia. Prestare attenzione perché dopo qualche centinaio di metri dal ponte troviamo una strada cementata sulla sinistra, da imboccare in discesa, sempre verso la ferrovia. Con un delizioso sottopasso, pieno di scritte d’amore e ribellione, ricomincia la strada sterrata.

Ci si immette dunque su di un’altra strada sterrata, proseguendo sulla sinistra. Con un altro sottopasso ci lasciamo alle spalle la vecchia ferrovia abbandonata e siamo già nella parte nuova di Capranica. Allo stop andiamo ancora avanti e tra palazzine a destra e sinistra giungiamo ad un tornante, da prendere in salita a sinistra. Poco dopo ci troviamo sulla destra la possibilità di fare il percorso esterno della Via Francigena, che salterebbe il centro storico, ma noi in questa descrizione preferiamo vedercelo, dunque andiamo avanti e poi a destra sulla Via Cassia, all’altezza del Parco Pubblico Corrado Nicolini. Entriamo nell’arco di Piazza Garibaldi e con poche decine di metri siamo al secondo arco con la chiesa di San Francesco e l’ospedale civile San Sebastiano, dove termina la nostra tappa.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Poggio del Castagno – Pitigliano

Dalla Fattoria Wwoof Poggio del Castagno prendiamo lo stradello sterrato che esce dalla fattoria e arrivati al bivio a T con la asfaltata giriamo a destra. Dunque si percorrono ben 4 km sempre in questa direzione fino a che non si arriva ad un altro bivio a T, a cui girare a destra. La strada scende verso il Rio Maggiore e lo sorpassa con un ponte, per poi risalire con alcuni tornanti abbastanza ripidi. Purtroppo siamo sempre su strada asfaltata.

Giunti alla strada provinciale Pantano la attraversiamo e andiamo avanti verso il Museo Archeologico all’Aperto Alberto Manzi (c’è un biglietto da pagare). Se non volete vedere lo splendido museo all’aperto dovrete percorrere la strada asfaltata Pantano a sinistra e poi la Maremmana a destra, allungando su asfalto abbastanza pericoloso. Invece,  tramite vie cave e necropoli del Museo (fatevi spiegare bene all’ingresso la via da seguire), giungerete ad un cancello nero e qui svolterete a sinistra andando presso il Ponte della Città di Pitigliano. Qui andando verso l’alto e la Strada Maremmana si fanno un paio di tornanti e poi si prende Via dei Lavatoi sulla sinistra, proprio sotto Pitigliano.

Con alcune scalette poste alla nostra destra giungiamo nell’abitato del paese.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Parrano – Ficulle

Da Parrano e precisamente da Piazza della Repubblica dove ha sede il Comune. Alla nostra sinistra possiamo ammirare il Castello di Parrano.

Spalle al Comune, percorriamo pochi metri in discesa verso l’arco di ingresso al paese. Lo oltrepassiamo e ci dirigiamo verso la strada asfaltata girando quasi subito a destra al bivio che indica Verciano. Ci troviamo ora all’inizio di Via del Mattatoio dove troviamo un’indicazione di sentiero “Tappa Parrano-Orvieto. Prima tappa Casella, 2 ore e mezzo, Orvieto 8 ore e 15”.

Scendendo sulla strada principale troviamo un vecchio lavatoio e, subito accanto, un altro di costruzione relativamente recente.

Percorriamo una leggera salita in cemento dopo la quale inizia la strada sterrata. Sulla nostra destra superiamo un uliveto su un terreno in discesa verso la valle del Chiani. Più in là, percorrendo la strada in discesa, arriviamo ad un belvedere, sul lato destro della strada, dal quale si ha una bellissima vista su Parrano e sul Castello. In fondo si scorge la frazione di Olevole (Ficulle) ed in lontananza, sulla collina ancora dietro, il borgo di Carnaiola.

Sulla nostra destra passiamo ora davanti ad una casa in stile anni ’70 – “Villa Lamberto e Maria”. Proseguiamo sempre sulla strada principale evitando un primo stradello a destra che indica Verciano. Seguiamo invece la seconda indicazione per Verciano scendendo verso destra. Percorriamo ora una strada, parallela a quella cove c’è il cancello, che passa affianco alla casa anni ’70 che si trova ora a mano destra. Trovandoci davanti ad una biforcazione, giriamo a destra in modo da passare sotto la casa e successivamente davanti ad un altro gruppo di case.

Proseguendo sulla strada principale in discesa, costeggiamo un casale ristrutturato di recente a mano destra e, dopo pochi metri, a mano sinistra, una proprietà recintata che affaccia sulla valle del Chiani. La strada prosegue in discesa. A destra troviamo il “Podere Poggitello” e, successivamente, sulla nostra sinistra, un bottino dell’acqua.

Scendiamo verso valle. In lontananza sulla destra, dall’altra parte della valle, scorgiamo il borgo di Chianaiole. Arrivati alla fine della discesa ci troviamo sulla strada sterrata (SP103) che porta all’agriturismo “La Casella”. La percorriamo verso Fabro ossia in direzione opposta.

Lungo la strada, in basso a sinistra, scorre il fiume Chiani. Arriviamo ora ad una biforcazione. Se si prosegue dritto sulla strada principale si arriva alla strada asfaltata (SP104). Attraversandola si arriva alle Tane del Diavolo. Noi proseguiamo invece verso sinistra verso lo stabilimento della Ditta Ceccantoni attraversando l’alveo del fiume, normalmente in secca (qualora dovesse essere in piena bisogna seguire il percorso indicato proco prima e che porta alla SP104).

Dopo aver attraversato l’alveo ci manteniamo sulla destra risalendo verso lo stabilimento. Passiamo davanti all’ingresso, delimitato con un cancello, proseguendo dritto sulla strada principale. Fiancheggiamo lo stabilimento e passiamo affianco ai cipressi di Leyland. Questa parte dell’itinerario è segnalata con due cartelli di cui uno indica “Tappa Fabro scalo-Casella-Tane del Diavolo”. Seguiamo invece l’altro itinerario indicato come “Tappa Casella-Fabro scalo-Muro Grosso-Fabro scalo”. Superiamo ora un varco, delimitato con una catena, che porta al parcheggio della Ditta Ceccantoni. Con lo stabilimento a mano sinistra, lo aggiriamo per arrivare dalla parte opposta e proseguire poi lungo la recinzione ed i cipressi di Leyland. Proseguiamo di fatto sotto la strada asfaltata (SP104) che si trova in alto sulla nostra destra. Arriviamo su un slargo da dove iniziano campi. Proseguiamo dritto lungo una recinzione su una pista interpoderale in mezzo ai campi. Giriamo a sinistra fino ad intercettare la strada asfaltata (Via Monte) che ci porta al ponte di Olevole che passa sopra il Chiani.

Dopo averlo attraversato, proseguiamo in salita sulla strada asfaltata. Dopo varie curve, troviamo, a mano sinistra, un cartello che indica “Badia San Nicolò al Monte Orvietano”. Giriamo dunque a sinistra in direzione della Badia percorrendo ora una strada sterrata. Poco dopo scorgiamo in alto a destra il podere “Casone”. Proseguendo sulla strada principale arriviamo alla Badia, fondata nel 1007 e riordinata da S. Romualdo. E’ stata dimora del fondatore del diritto canonico Monaco Graziano, che scrisse il famoso “Decretum Gratianii” citato anche nel paradiso dantesco.

Lasciandoci la Badia alle nostre spalle sulla sinistra, percorriamo una strada sterrata (ex via Romea) in discesa trovando dopo pochi metri, sulla nostra destra, un vecchio fontanile.

Proseguendo su questa strada arriviamo alla proprietà della ceramista d’arte Paola Biancalana, che è attraversata dal percorso ufficiale della via Romea sulla quale appunto ci troviamo. Dobbiamo passare a sinistra del cancello e davanti ad un porticato. Costeggiamo ora in salita il recinto della proprietà per poi proseguire sul sentiero che troviamo dritto davanti a noi, tralasciando dunque quello che si trova sulla destra.

Percorriamo la strada principale in discesa, ignorando vari accessi a campi, sia a destra che a sinistra. Poco prima di arrivare all’azienda vinicola Movica, che intravediamo poco più in basso sulla nostra sinistra, giriamo a destra. Percorriamo questa strada che inizia con una leggera salita. Se ci giriamo possiamo ammirare uno scorcio di paesaggio con, in alto, Parrano e, nel fondo valle, il borgo di Chianaiole (festosi cani del borgo potrebbero corrervi incontro!). La strada prosegue con una serie di sali e scendi fino ad un tratto in salita un pochino più lungo che ci porta ad un bivio a sinistra con un sentiero tutto in discesa in mezzo al bosco. Percorriamo questo sentiero ignorando, sulla nostra sinistra, vari accessi ad un campo aperto. Dopo aver superato un bottino dell’acqua a mano sinistra, la strada curva verso sinistra in discesa.

Verso la fine del sentiero, scorgiamo sul lato destro un rudere quasi interamente nascosto dalla vegetazione. Gli ultimi metri del sentiero sono quasi sempre fangosi per gran parte dell’anno.

Siamo ora in un campo aperto in pianura e percorriamo una pista che fiancheggia il bosco. Dal lato opposto del prato scorre il fiume Chiani. I sentiero curva ora verso sinistra passando per alcuni metri in mezzo a piante di ginestre, piracanta, finocchiella selvatica ed elicriso. Dopo aver superato una parte fangosa, ci troviamo ad un incrocio di vari sentieri. Prendiamo quello di destra che ci porta all’alveo del fosso di Ficulle che attraversiamo per proseguire il percorso lungo una salita in mezzo al bosco. La sede stradale in questo ultimo tratto è molto dissestata con sassi affioranti. In alcuni periodi dell’anno può essere invasa dalla vegetazione.

Alla fine della salita troviamo il borgo di Rilungo con una prima casa, leggermente in alto a mano sinistra, e due altre case, l’una accanto all’altra, sempre sulla nostra sinistra. Dopo pochi metri passiamo affianco ad una cabina dell’Enel e proseguiamo sulla strada davanti a noi. Al termine di una salita piuttosto ripida, la strada curva a verso sinistra. Alla fine di un’altra salita troviamo, a mano sinistra, una piccola costruzione con un recinto per cani. Sia a destra che a sinistra scorgiamo una serie di cartelli gialli che delimitano una zona per la raccolta di tartufi.

Lungo un tratto in piano, scorgiamo in alto sinistra su una piccola collina una casa di campagna. Fiancheggiamo ora una bella proprietà recintata a mano destra. Proseguendo dritto arriviamo ad un bivio dove troviamo l’indicazione di un vecchio sentiero per Orvieto. Ci manteniamo sulla strada principale che curva verso destra. Fiancheggiamo un uliveto e, ignorando una strada in discesa sulla nostra destra, arriviamo ora ad un gruppo di tre case, la prima delle quali è in realtà una struttura ricettiva, il Bed & Breakfast Rotanselva, che troviamo a mano destra. Dopo un tratto in salita, arriviamo al fontanile di Rotanselva e ad un bivio in discesa verso destra che ignoriamo.

Percorriamo ora una salita lunga e ripida ignorando un bivio sulla nostra sinistra, appena prima di una casa di contadini e di un stalla che scorgiamo in basso a mano destra. Lungo un tratto in pianura troviamo un bivio a gomito che scende verso destra. Noi rimaniamo sulla strada principale ammirando, sulla nostra destra, uno scorcio di Ficulle e superando, a mano sinistra, un recinto con delle mucche a pascolo ed un gruppo di case posizionati leggermente in alto.

Finisce la strada sterrata ed inizia quella asfaltata all’altezza dell’Hotel Rilarosi che superiamo. Prima di girare a destra lungo gli ultimi metri in salita della strada Fontane appena percorsa, vediamo un ultimo fontanile.

Arriviamo alla strada statale SS71. Su questo lato della strada, a mano destra, ammiriamo l’antica chiesa di Santa Maria Vecchia. Di fronte a noi troviamo la bottega di Fabio Fattorini, ceramista specializzato nella produzione di terrecotte decorate secondo la tradizione ficullese. Attraversiamo la strada che percorriamo in discesa passando ora davanti alla bottega della ceramista Paola Biancalana (proprietaria della casa in località Badia), che è anche la sede del Circolo ARCI di Ficulle. Proseguiamo in discesa verso la curva da dove possiamo ammirare il panorama.

Attraversiamo ora la strada per raggiungere Piazza Cesare Battisti dove si trovano il monumento ai Caduti ed il Bar “Da Otello’s – La sosta del motociclista”. Percorriamo Corso Rinascita verso Nord addentrandoci nel borgo. Superiamo a mano destra la piccola chiesa di Santa Vittoria, ristrutturata e riconsacrata nel 2016 poi, a mano sinistra, quella di Santa Maria Nuova.

Dopo aver percorso circa 16 km, arriviamo infine a Piazza della Repubblica, al centro di Ficulle, con la sua scalinata che porta al Municipio.

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

Colfosco – Badia

Dal piazzale di fronte alla Chiesa di San Vigilio, ponendosela alle spalle, imboccare in discesa la piccola Strada Sorà di fronte, che stretta fra le abitazioni, sale verso la chiesa e il punto di partenza del percorso.

All’imbocco di essa, subito ben visibile, la palina del sentiero n.10 in direzione di Corvara in Badia, lontana non più di 2 km da questo punto.

Ridiscendere la strada per raggiungere, in poco meno di 100 mt, un incrocio di vie dal quale si continuerà, sempre su Strada Sorà, tenendo la sinistra e passando al di sotto una passerella sulla carreggiata che funge da ingresso ad un’abitazione privata.

Dopo altri 100 mt, al bivio scendere a destra passando di fronte a due abitazioni private in legno di recentissima costruzione, avendo cura di seguire sempre la palinatura del sentiero ciclopedonale che nel frattempo si sarà fatto stretto e sterrato e che sarà, prima Strada Costa, e poi superate un paio di case, Strada Merscia.

Camminare su di esso per circa 500 mt con il paese di Corvara alla propria destra già ben in vista nella valle che si apre per poi affrontare un ripido tornante verso il basso a destra. Dopo circa 50 mt, abbandonare la strada per tagliare in linea retta un prato scosceso che discende verso l’asfalto di un parcheggio, proprio di fronte a due piccoli alberghetti. Giunti di fronte ad essi (dalle rispettive insegne Garni Gabrieli e Garni Edera), seguire l’asfalto alla propria sinistra e andare ad incrociare un breve tratto sulla destra del sentiero n.4A che conduce verso il centro di Corvara dopo aver superato una solida passerella in legno sopra il Rio Gran Ega, corso d’acqua che si incontrerà nuovamente più avanti durante la giornata di cammino.

Raggiungere la SS243/Strada Siëia che discende dal Passo Gardena, per attraversarla sulle strisce pedonali poste di fronte a un bar. Seguire la statale per un brevissimo tratto girando a destra e andare ad infilare l’imbocco della Strada Brujé alla propria sinistra.

In circa 400 mt di cammino, si supereranno il grande palaghiaccio sulla sinistra della carreggiata e poco più avanti sul lato opposto, l’imponente costruzione in cemento, base della Cabinovia Boe, al fianco di una scuola di sci.

Giungere di fronte alla cabinovia per discendere nel mezzo della piccola pineta posta qualche metro più in basso rispetto alla carreggiata, alla propria sinistra. Si tratta di un giardino pubblico, ben riconoscibile grazie alle numerose panchine sotto i pini e a un’area gioco per bambini oltre che ad alcune soste attrezzate per il pic-nic.

Superrare il parchetto seguendo il sentierino che lo taglia in maniera perpendicolare per poi puntare il ponte sul torrente Rio Chiesa costruito con grossi tronchi di abete chiaro. Una volta superato il ponte, si sarà a pochi passi dal centro di Corvara che si raggiungerà continuando dritto fino ad intersecare in poco più di 100 mt, la centrale Strada Col Alt, ampia via affollata di negozi per turisti, alberghi e ristoranti. Risalirla verso monte camminando sul marciapiede puntando la svolta a gomito a destra posta in cima. In coincidenza della curva, un vistoso negozio a due piani di articoli sportivi dalla facciata in legno scuro, al cui fianco corre un breve tratto di via pedonale. Percorrerla in salita sull’acciottolato, per giungere in cima al piccolo promontorio e per trovarsi proprio di fronte alla facciata della trecentesca CHIESA DI SANTA CATERINA.

Dopo la visita alla chiesa (che custodisce uno dei pochi ritratti integri della Santa d’Alessandria), ripercorrere i propri passi andando a imboccare nuovamente la via centrale del paese ma questa volta per percorrerla interamente per almeno 600 mt in discesa, e tornare così al limitare basso dell’abitato, appena dopo aver superato una serie di lussuosi alberghi di montagna posti sul lato destro della carreggiata.

Continuare dritto senza abbandonare Strada Col Alt fino al punto in cui essa non si ricongiunga con la SS244 e lasciandosi quindi alle spalle il bivio per risalire al passo Val Gardena. Superare quindi in pochi passi l’insegna-scultura in metallo, alla propria sinistra, con la scritta “Corvara” che indica l’inizio del paese.

Percorrere interamente i circa 500 mt, che costeggiano la statale camminando sull’apposito percorso ciclopedonale, e affrontando così il percorso ben segnato e palinato, chiamato Tru do l’Ega. Il sentiero è ideato, infatti per essere una piacevole camminata a bordo fiume, lungo il corso del Rio Ega ricco d’acqua e vegetazione fluviale, discendendo verso valle in bicicletta o a piedi.

Al termine del lungo rettilineo, utilizzare il sottopassaggio in cemento per sbucare dalla parte opposta della carreggiata e iniziare il percorso sulla larga stradina dal fondo di ghiaia fine che si allontana dalla statale, passeggiando sulla riva orografica destra del rio.

Proseguire sul sentiero Tru do L’Ega fino a giungere nei pressi della località Funtanacia, del quale si costeggerà il centro abitato, incontrando alla propria sinistra uno specchio d’acqua artificiale dalla forma rettangolare, le cui rive accessibili risultano ideali per una pausa all’ombra seduti sul prato ben curato, oppure su una delle numerose panchine a bordo dell’acqua.

Continuare poi dritto nella direzione precedente per superare un grande centro sportivo con diversi campi sulla sinistra, e tagliare trasversalmente, poco più avanti, la fine di una pista da sci, passando proprio nel mezzo degli altissimi piloni in acciaio dell’illuminazione elettrica.

Continuare a camminare avendo ora il letto del torrente, sempre più largo e quieto, alla propria destra e non più alla sinistra.

Dopo circa 500 mt, superata un’ampia curva sulla sinistra, puntare il piccolo ponte in mattoni e cemento della SP37 e passarvi sotto per continuare a procedere dritto.

Continuare a camminare sempre lungo fiume fra campi coltivati e pascoli, sul percorso largo e ben segnato, fino a raggiungere l’abitato della località di Badia (e la frazione Pedraces) avendo percorso così circa 9 km da Colfosco in poco meno di tre ore di cammino, e dopo aver attraversato ancora una volta il rio su di un ponticello a meno di un chilometro dall’arrivo.

Giungere di fronte ad un pub posto in un edificio a due piani in coincidenza di una curva a gomito a sinistra che fa ricongiungere la sterrata alla SS244, ma avere cura di continuare a seguire il sentiero Tru do l’Ega, qui mal segnalato, sulla piccola e ripida salita che continua dritta alle spalle del locale. In cima alla salita, a circa 100 mt di distanza, puntare la base della seggiovia, le cui belle sedute arancioni e bianche chiuse sul davanti da un pannello scorrevole, corrono in alto verso destra.

Si tratta della nota e frequentata seggiovia Santa Croce che, in una lunga e spettacolare tratta al di sopra di vasti pascoli alpini, risale le pendici dell’imponente massiccio Santa Croce, puntando le Cima Dieci (3.026 mt) e Monte Cavallo (2.907 mt) ai piedi delle quali si trova il SANTUARIO DELLA SANTA CROCE che, appoggiato a paretoni rocciosi in mezzo a prati verdi, domina la valle offrendo ai numerosi turisti e camminatori giunti fino qui, una vista spettacolare a 360° sulle Dolomiti.

Nel caso in cui si voglia sfruttare l’impianto, bisognerà tener presente che, a circa due terzi di esso, è predisposto un cambio di seggiovia lasciando la prima, più comoda moderna e quattro posti, a favore di una seconda (detta “La Crusc”) per un tratto più scomodo di circa dieci minuti sui classici doppi seggiolini in metallo.

Fra le due, sarà possibile sostare in uno dei due masi, il primo vero e proprio rifugio, e l’altro, ristorante-bar dalla bella area attrezzata per i bambini.

Nel caso in cui, invece si voglia concludere la giornata raggiungendo a piedi il Santuario, posto a 2.045 mt di altitudine, bisognerà mettere in conto altre due ore abbandonati di cammino affrontando un dislivello importante, ma camminando sulla traccia ben leggibile del sentiero n.4 che parte in coincidenza al lato corto del piccolo parcheggio, appena superata la stazione della seggiovia nella frazione di Predaces, e attraversando ancora una volta il Rio Ega, prima di incominciare la salita.

San Giacomo a Ortisei – Colfosco

Il percorso per risalire la Val Gardena, in direzione del Passo Gardena, inizia dalla nota località turistica di Ortisei, famosa per la sua vivace vita estiva ed invernale e per le piste da sci, considerate fra le più belle al mondo, circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti cesellate da pareti e guglie di roccia chiara.

Per praticità, l’inizio del sentiero ha luogo nella piccola frazione di San Giacomo a circa 2,5 km di distanza ad una quota più elevata sulle prime pendici a ridosso del centro cittadino, nel settore nord-orientale. Le poche casette alpine della frazione sono facilmente raggiungibili lungo la costante salita della stradina che le unisce ad Ortisei chiamata Streda Secun.

Nel caso in cui si voglia evitare questo avvicinamento di più di mezz’ora, una pratica navetta copre il servizio di collegamento, correndo su è giù per la stradina ogni quaranta minuti circa, partendo dalle panchine della fermata su Piazza San Durich, proprio a pochi passi del centro informazioni cittadino, ben fornito di mappe e materiale turistico, fra la biblioteca e la Chiesetta di San Ulrico.

Raggiunta le poche case della frazione di San Giacomo, e superato il lungo e basso edificio di un alberghetto dalla splendida vista panoramica sulla Cima Sasso Lungo (3.181 mt), porre attenzione alle indicazioni per la CHIESA DI SAN GIACOMO , in alto verso sinistra. L’edificio è nascosto nella quiete di un boschetto di conifere, e si paleserà soltanto alla fine di una salita fra i prati a pascolo, dopo circa 10 minuti di marcia.

La chiesetta di San Giacomo, dalla sottile guglia color grigio scuro, è stretta da una bassa cinta muraria che circonda il tipico cimitero alpino. Vi si può accedere attraverso un portoncino in legno che si utilizzerà anche per uscirne una volta ammirati gli affreschi all’interno della seguendo nuovamente per pochi passi il sentiero che ha condotto fin qui. Al bivio non ridiscendere quindi per il sentiero verso la frazione, ma tenere quello ben segnato alla propria sinistra, che procede a mezza costa in leggerissima salita lungo il pendio della montagna, sempre all’ombra degli abeti. La palinatura rossa e bianca da seguire è quella del sentiero n.32 per il paese di Santa Cristina Val Gardena. Appena sbucati al sole, di nuovo nel mezzo di alcuni piccoli pascoli alpini, sarà già possibile godere tutta la maestosità delle pareti dolomitiche e in particolare il sempre più vicino sperone del Sasso Lungo e oltre, il paretone smussato sulla cima del Sasso Piatto (2.956 mt), sull’altro versante della valle alla propria destra.

Superare un piccolo maso moderno sulla destra affacciato sul sentiero, e puntare al successivo maso storico, sul lato sinistro, distante non più di 250 mt. Passargli al di sotto, proprio di fronte al malandato ingresso in legno della stalla, per continuare sul percorso in direzione dell’alta valle.

Al bivio seguente, proseguire sulla sinistra sul sentiero n.32, che per un breve tratto coinciderà con il sentiero n.4 e che in 350 mt andrà a riunirsi ad una carrareccia in ghiaia bianca larga poco più di due metri. Percorrerla per almeno 100 mt per poi girare a destra al bivio in direzione di Santa Cristina sempre seguendo la palinatura n.4 e 32. Entrare quindi nel fitto del bosco per tenere nuovamente la destra al bivio che si incontrerà dopo circa 700 mt, e riguadagnare la vista aperta sulla valle e sulle cime, camminando al sole, a mezzacosta.

Il sentiero n.32 supera il paese di Santa Cristina senza ridiscendervi. Nel caso in cui si voglia curiosare fra le case, o fare una piccola sosta, la ben segnalata variante n. 32A permetterà di perdere quota in una deviazione non troppo lunga alla propria destra.

Continuando dritto, invece, sarà facile incontrare un’altra palinatura, quella del sentiero turistico dei Masi tradizionali nato per unire a piedi alcune delle tipiche costruzioni agricole alpine della valle ricche di storia, e dove respirare la particolare atmosfera dell’isolata vita di montagna, bevendo latte fresco o comprando del formaggio di malga.

Giungere quindi a un’ampia strada asfaltata, passando sotto a un piccolo edificio moderno a tre piani bianco. Poco più avanti, quattro masi isolati nel verde dei prati. Non raggiungerli, ma ridiscendere lungo l’asfalto girando a destra in discesa su Strada Plesdinaz, e dopo due-tre ampi tornanti fra i prati, giunti al limitare basso dei pascoli, continuare a seguire l’asfalto il leggera salita verso sinistra, puntando il tetto di una costruzione ancora nascosta dietro il piccolo promontorio. Scollinare e passargli di fronte per iniziare la discesa fra le case della prima periferia di Selva di Val Gardena fino a raggiungere, in poco più di 1,5 km, il grande incrocio con Strada Cisles alla fine di un lungo tratto rettilineo in forte discesa su asfalto.

Proseguire dritto passando fra alcuni alberghetti e inoltrandosi nell’abitato seguendo Strada Raiser che dopo 120 mt piegherà a destra in leggera discesa. Incrociare quindi al fondo, girando a sinistra, la strada principale SS242 che conduce verso il centro di Selva, posto in posizione assolata, in alto su di un piccolo promontorio ai piedi del Passo Gardena.

Prima della salita finale attraversare ancora la piccola località di La Pozza camminando sempre sulla stessa principale, qui Strada La Poza, fino ad andare a incrociare, sulla sinistra ben visibile sul bordo della strada, il curato percorso ciclopedonale che si discosta dalla statale per arrivare, con ampie e larghe curve su un fondo sintetico di color rosso mattone, fino al centro cittadino.

Seguire quindi l’affollata via centrale del paese Strada Meisules, superando alcuni negozi, bar e locali per lasciarsi alle spalle un piccolo super mercato dalle insegne rosse e bianche e andare ad imboccare, 50 mt dopo, Via Nives, alla propria sinistra. In circa di 5 minuti la stradina porterà al largo spiazzo che circonda l’edificio moderno della CHIESA SANTA MARIA DI NIVES, addossato a quello più antico dell’abside.

Dalla chiesa di Santa Maria, la meta successiva è la stazione di partenza della modernissima cabinovia Dantercëpies in direzione del passo Gardena. Nel caso in cui si voglia tornare sui propri passi per inoltrarsi nuovamente nel centro cittadino e fare una sosta a Selva, la cabinovia sarà comunque facilmente raggiungibile perché molto nota e ben segnalata dalla palinatura pubblica. In caso contrario, basterà attraversare il quieto cimitero sulla piazza alle spalle dell’abside, e andare ad imboccare la piccola Strada Cir una volta uscitone. Dopo circa 250 mt fra le case, riunirsi, girando a sinistra, alla più ampia ed omonima Strada Dantercëpies che corre ormai fra isolati alberghetti e pezzi di prato fuori paese. La base della cabinovia apparirà dopo meno di un chilometro, ben riconoscibile alla propria destra nei pressi di un parcheggio, caratterizzata da un’importante architettura contemporanea dai grandi volumi su due livelli, e dalla leggera copertura a pensilina ondiforme bianca.

Sia nel caso che si voglia raggiungere il passo a piedi, sia che si voglia accorciare approfittando di una corsa sulla spettacolare cabinovia, il passaggio sotto la stazione è obbligato.

Il largo e comodo tracciato che sale fra i prati sulle pendici del monte, proprio sul lato sinistro di essa, costituisce il sentiero più comodo per raggiungere la quota finale sopra il passo. Si tratta del sentiero n.12A che coincide con quella che è la strada di servizio all’impianto. Con un costante fondo facilmente camminabile in ghiaia bianca, lungo innumerevoli tornanti a zig-zag in continua salita, esso porterà in poco più di due ore di cammino, a raggiungere il piccolo altopiano affacciato sul valico passo, proprio in coincidenza dell’arrivo dell’impianto, a una quota di ben 2.292 mt. Si può godere da qui, una delle viste più emozionanti sull’intero complesso delle Dolomiti, trovandosi proprio a cavallo della Val Badia sul lato orientale, e della Val Gardena su quello occidentale, con il passo stradale della SS243 molto amato dai motociclisti, lontano 150 mt più in basso. E’ possibile, inoltre, fermarsi sul pianoro, per fare una sosta e bere un caffè, nel nuovo bar costruito in prossimità della cabinovia. Dagli arredi moderni in legno e circondato da ampie terrazze, offre una vetrata panoramica ulteriormente rialzata per godere a pieno della vista mozzafiato tutta intorno, e in particolare, sull’imponente Massiccio del Sella posto proprio in faccia la rifugio.

Lasciare quindi l’altopiano seguendo le diverse tracce in discesa nel prato, lungo la direttrice dell’antiquata seggiovia che da Passo Gardena sale al rifugio proprio sul declivio opposto a quello su cui si è scollinato, puntando il fondo valle e l’asfalto grigio della statale che vi corre nel mezzo.

Non sarà difficile raggiungere la CAPPELLA DI SAN MAURIZIO A PASSO GARDENA, posta a guardia del passo in Val Badia, perché già ben distinguibile nel suo luminoso bianco, isolata sul minuscolo piano che la ospita alla propria destra, scendendo a piedi. In circa 20 minuti, si raggiungerà il piccolo edificio sacro e, in altri 5, le poche costruzioni poste lungo la statale proprio in coincidenza del termine dei tornanti che dalla Val Badia, risalgono al passo per ridiscendere in Val Gardena.

Camminare per la valle in discesa lungo la statale per circa 200 mt, avendo poi cura di raggiungere la ricca palinatura dei diversi sentieri che dalla carreggiata ripartono in leggera salita verso destra.

Interseca in questo punto anche il sentiero n.8 che si seguirà per raggiungere la meta finale della giornata a Colfosco.

Si tratta di un sentiero facile, ben segnato e molto frequentato a riprova della sua straordinaria bellezza. Percorrendolo per quasi tutta la sua interezza e senza dover affrontare grandi dislivelli, si attraverseranno impeccabili pascoli alpini adagiati ai piedi delle imponenti pareti e dei denti rocciosi della grande e della piccola cima del Pizes de Cir, entrando così all’interno del Parco Naturale di Puez-Odle.

Sull’altro lato della valle, le cime frastagliate del complesso del Sella ed in particolare la cima Brunecker Turm che svetta fra le altre.

In meno di 2 ore, raggiungere la Baita Forcelles, dalla bella terrazza panoramica per poi superarla e iniziare la ridiscesa verso valle seguendo il tracciato sterrato di servizio o tagliando per i prati di un ripido impianto da sci. Sul fondovalle, adagiato fra ampi pascoli alpini, il Rifugio Edelweiss a quota 1.850 mt, offre ristoro ai gitanti come agli sciatori nella stagione invernale, trovandosi proprio alla confluenza di diverse piste da sci.

Prendere quindi in discesa la larga via di servizio sterrata che collega il rifugio al sottostante centro abitato, per raggiungere così, in poco più di un chilomentro le prime case di Colfosco, proprio nei pressi della CHIESA DI SAN VIGILIO.

La bella parrocchiale è posta a bordo del paese, nei pressi di un piccolo piazzale dalla grande fontana centrale la cui acqua zampilla fuori da una grossa roccia scura.

San Lorenzo di Sebato – Campo di Tures

La CHIESA DI SAN LORENZO DI SEBATO, si affaccia sulla piazza centrale dell’omonimo paese alle porte della cittadina di Brunico, piazza Franz Hellweger.

Guardando la facciata e mettendosi alle spalle il piccolo museo archeologico, ricco di reperti di epoca romana, passare di fronte al municipio tenendo la sinistra su via della Croce.

Raggiungere il sentiero n.2 palinato rosso e bianco per imboccarlo tenendosi le acque del fiume Rienza alla propria sinistra e seguendo le indicazioni per la città distante poco meno di 5 km. Camminare sul ben segnato lungo fiume attraversando tratti di paesaggio agricolo pianeggiante sul fondovalle, costellato da diversi edifici sia privati che commerciali e, dopo circa 3 km, un’isolata chiesetta color rosso mattone sulla propria destra.

Dopo altri 700 mt, passare al di sotto della campata in cemento di uno svincolo stradale per dirigersi verso il centro di Brunico avendo alla propria destra un campo sportivo e alcuni appezzamenti di terreno coltivati a mais. Continuare a seguire il naturale percorso del fiume sull’ombroso percorso ciclopedonale che, dopo un’ampia e lunga curva sulla destra, arriverà a costeggiare un parcheggio fuori le mura della città, qualche metro più in basso a destra.

Scendere sull’asfalto una volta giunti all’altezza di via San Nicolò e del contiguo ponte sul Rienza, per andare ad imboccare la principale via Stegona incontrando così i primi palazzi e i primi negozi. Percorrerla tutta per 600-700 mt fino a incrociare via del Municipio per salire a destra e passare sotto al bell’arco affrescato sotto le mura cittadine dell’antica Porta di San Floriano, oggi pedonale, dopo aver attraversato il semaforo con strisce pedonali della trafficata via Bastioni.

Proseguendo per qualche metro dritto, lungo lo stretto vicolo San Floriano, e superata una piccola nicchia votiva con una statua del Santo in alto sulla parete di sinistra, giungere nel cuore del centro storico di Brunico, intersecando la vivace e interamente pedonale via Centrale. Imboccarla svoltando verso sinistra e passeggiare così comodamente sul lastricato fra i magnifici palazzi storici che ospitano bar e attività commerciali di tutti i tipi, in un’atmosfera di tipico sapore medievale tirolese. Raggiungere al fondo di Via Centrale, un altro antico punto di accesso alla città attraversando il portico di Porta Ragen (o portico di Unterrainer) decorato da affreschi quattrocenteschi a tema sacro di Friedrich Pacher tra i quali spicca un riccamente incorniciato ritratto del Vescovo Bruno di Bullestantten fondatore della città, del pittore Hans Weber.

Superato l’arco, sulla destra, diverse indicazioni invitano alla salita lungo il vicolo verso il Castello di Brunico, edificio del XIII sec. oggi sede museale del circuito Messner Mountain Museum voluto e creato dall’alpinista alto atesino. Proseguire invece dritto su via Ragen di Sopra per raggiungere l’ampia piazza cittadina circondata da edifici storici con al fondo la vasca di una bel fontanile. Lasciarsela alle spalle per proseguire su via Von Sternbach fino a raggiungere la monumentale facciata della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA dai tre portali a tutto sesto su navata unica al di sotto delle due torri campanarie simmetriche in stile neoromanico, ricostruita a metà ‘800 perché distrutta quasi interamente da un incendio.

Per continuare il tragitto e dirigersi verso la Val di Tures a nord di Brunico, abbandonare il centro storico e uscire dalle mura, ripercorrendo a ritroso esattamente lo stesso percorso fatto fin qui e passando nuovamente sotto i tre affreschi della torre di Porta San Floriano.

Riattraversare il semaforo pedonale di via Bastioni e questa volta procedere dritto su via Municipio che si ridiscenderà per circa 70 mt fino a dover girare a destra lungo un breve tratto di via Lampi e andare ad intersecare la più trafficata SS621/Via Duca Sigismondo che si allontana definitivamente dal centro, girando alla propria sinistra.

Superare il ponte stradale in diagonale a destra attraversando il letto del Rienza e al grande incrocio successivo, in concomitanza di una piccola edicola religiosa dall’alto pinnacolo posta alla sinistra del semaforo, attraversare la strada per poi continuare dritto seguendo la statale che porta ad una grossa rotonda, sul fondo a circa 350 mt di distanza.

Superata la rotonda e a non più di cento passi, seguire l’asfalto della stradina secondaria SP68/Via Villa Santa Caterina che a destra si dirige verso l’omnima località.

Camminare per poco più di 1 km sempre in piano, tagliando nel mezzo un grande e assolato pianoro erboso coltivato e raggiungere le prime case della frazione Villa Santa Caterina appena dopo aver superato un’isolata quercia sul lato sinistro della carreggiata. Entrare in paese continuando a seguire la strada che piegherà dopo pochi passi verso destra, ignorando quindi le indicazioni a sinistra per Gais via Toul, e raggiungere un piccolo slargo con un fontanile sulla sinistra a lato del quale parte un’altra stradina in leggera salita, Via Santa Caterina, in direzione Gais.

Non abbandonarla per almeno altri 1,5 Km camminando in costante salita, con campi di mais a sinistra e pareti boscose a destra, per raggiungere uno slargo in cima al promontorio riconoscibile da alcune panchine all’ombra degli alberi sulla destra.

Ridiscendere la stradina per una cinquantina di passi e imboccare la sterrata che passa sul fianco del bel maso antico dalla grande stalla bianca alla base, abbandonando quindi la palinatura del sentiero n.5 pre la frazione di Gais che è già ben visibile al fondo della valle, circa 2 km più in basso.

Camminare per circa 1 km sullo sterrato di un sentierino nel mezzo di un silenzioso bosco fino ad incrociare una piccola strada di servizio che ridiscende verso sinistra. Di fronte, sul muretto, l’indicazione rossa e bianca del sentiero n 2A verso valle. Seguirla per girare, dopo 70-80 passi, a destra all’incrocio con via Parleiter sempre sul percorso numerato 2A in direzione Muhlbach per andare ad attraversare un ponte in legno sopra al letto di un torrente montano, superato il quale sulla sinistra, incontrare un piccolo slargo con una cappella votiva.

Continuare diritto per pochi passi e porre poi attenzione a salire sulla sterrata alla propria destra, sentiero n.2, leggermente nascosta da una centralina elettrica di color marrone a bordo strada.
Il sentiero n.2, in poco più di 1 km, permetterà di affrontare un dislivello di circa 150 mt alternando fondo sterrato e fondo erboso e camminando sempre nel bel mezzo di pascoli alpini. All’inizio della prima rampa, sulla sinistra, superare un grande edificio in pietra grigia, ex centrale elettrica oggi abitazione circondata da tante bizzarre sculture in legno.

Giunti alla fine della salita, sbucando dall’ultimo tratto erboso, congiungersi con l’asfaltata che corre sul lato alto dei pascoli e imboccarla tenendo la sinistra in direzione di Villa Ottone.

Il paese apparirà a fondo valle dopo nemmeno 1 km di piacevole passeggiata fra i prati assolati seguendo la lingua d’asfalto che procede in leggera ma costante salita.

Giungere all’altezza del primo tornante per infilarsi nel boschetto di fronte sempre seguendo la palinatura rossa e bianca e camminare così per circa 20 minuti in piano fino ad affrontare un breve tratto di discesa che si unisce trasversalmente ad una sterrata sul fondo. Imboccarla seguendo la propria destra e puntare l’asfalto della stradina al fondo distante non più di cento passi.

Imboccarla scendendo verso valle ora totalmente al di fuori del boschetto e percorrere la discesa fino a giungere ad un forte tornante verso sinistra superato il quale, in pochi passi e alla propria destra, seguire la palinatura del sentiero n.4A che passa proprio di fronte l’ingresso di un tipico maso dal grande fienile contiguo.

Inoltrarsi nuovamente nel bosco di conifere e, sempre seguendo la traccia, dopo circa 20 minuti, girare a sinistra in discesa fra gli alberi che seguono il naturale corso di un ruscello, fino a raggiungere un ponticello che ne permette l’attraversamento nei pressi di una solitaria panchina ai piedi di un’edicola votiva lignea. Riprendere questa volta in salita lungo l’altra sponda del ruscello (brevissimo tratto di sentiero n.3) e in pochi passi raggiungere la palina in legno ben visibile fra la vegetazione, che porta verso sinistra sul sentiero n.8 in direzione Untergelsbach/Kematen e che non si abbandonerà più fino alla meta finale nei pressi del paese di Campo Tures.

Inizia in questo punto il tratto più impegnativo della giornata che porta ad affrontare, fortunatamente sempre all’ombra, un forte dislivello camminando per almeno un’ora in costante salita nel fitto del bosco. Appena iniziato il sentiero, si passerà proprio al di sotto di alcune grosse conformazioni rocciose che incombono sul sentiero superate le quali, sul fondo sterrato iniziare la salita verso la cima del monte 450 mt più in alto.

Terminata la salita e riguadagnato il sole fra i prati, si godrà una meravigliosa vista aperta sul panorama della Valle Aurina osservando, dall’alto dei pascoli a più di 1500 mt d’altezza, l’infilata di piccoli centri abitati superati durante il cammino sul fondovalle: Villa Ottone, Gais e in lontananza le prime case di Brunico e il suo castello.

Sempre seguendo il sentiero n.8 ridiscendere sulla traccia che punta verso i tetti dell’abitato di Campo Tures, ora ben visibile fra gli alberi, in basso in un’ampia conca naturale.

In circa un’ora di cammino si perderanno nuovamente 500 mt di dislivello fino a giungere ai 1.033 mt della Chiesa di Santa Valburga, isolato e silenziose edificio religioso ai margini del bosco sui primi pendii del monte, dal bel giardinetto panoramico proprio di fronte all’ingresso.

Al suo interno sopra la porta d’ingresso, un particolare affresco raffigurante il Giorno del giudizio.

Superata la chiesa, conn pochi minuti s’incontrerà una minuta canalina gorgogliante d’acqua cristallina seguendo la quale, in discesa, sarà possibile giungere a tre grossi tronchi d’abete posti a formare un arco d’ingresso al di sopra del sentiero con la scritta “St.Waldburg” incisa nel legno e dipinta di rosso acceso.

Raggiunto l’asfalto poco più in basso, girare a destra e continuare dritto fino a raggiungere una larga curva verso sinistra in coincidenza dell’ampio slargo d’ingresso di un’azienda agricola alle cui spalle, un grosso recinto sulla collina, ospita un allevamento di cervi e caprioli in semilibertà. Abbandonare in questo punto l’asfalto avendo cura di continuare a seguire ancora il sentiero n.8, in discesa alla propria destra, fra la vegetazione e in direzione delle prime case del paese di Caminata di Tures. Raggiungere il centro del paese, in non più di 700 mt, lasciandosi un bel fontanile sulla destra appena raggiunto l’asfalto di Via Caminata e puntando il campanile della Chiesa di San Nicolò superata la quale, raggiunto il bivio, girare a sinistra per superare la piazzetta centrale anch’essa con fontanile.

Poco più avanti, già visibile dalla piazza, un ponticello stradale permetterà di attraversare il letto del torrente Aurino, proprio di fronte ad un bar molto frequentato da ciclisti, motociclisti e camminatori praticamente affacciato sull’acqua del torrente.

Superare il ponte per poi seguire il piccolo tratturo che lo risale sulla riva e non abbandonarlo più, per almeno altri 2 km fino all’arrivo nel paese di Campo Tures, camminando costantemente con l’acqua alla propria destra, e superando diverse costruzioni industriali e abitazioni alla propria sinistra

Il piccolo tracciato, addentrandosi sempre più nell’abitato ai bordi del paese, porterà direttamente alla meta della giornata presso la tranquilla Chiesa di San Maurizio riconoscibile dal basso e tozzo campanile ombreggiato dal verde di un bel giardinetto pubblico.

Per il camminatore che voglia ancora affrontare un’altra mezz’ora di passeggiata, seguendo il sentiero che parte dalla fine di Via San Maurizio posta di fronte l’ingresso principale della chiesa, sarà possibile raggiungere le mura del noto Castello di Taufers, altra preziosa meta storico-artistica dal bel museo cittadino che custodisce, oltre agli affreschi di Friedrich Pacher all’interno della cappella, una bella sala delle armi e più di venti ambienti arredati interamente visitabili.

Palazzo- Roncascinate

Itinerario facile, accessibile a chiunque con un minimo di allenamento. Dislivello piuttosto distribuito di circa 200 mt. Leggermente più ripidi alcuni punti in discesa. Fattibile solo con terreno asciutto non fangoso.

Il percorso

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio libero di Palazzo (44.83756 – 8.95348). Di fronte due bar trattoria. Ci si incammina verso il castello (http://www.castellodimontegioco.it/ita/html/castello.htm ) per girare, dopo circa 200 mt, a sx in salita. Dopo circa 400 mt prendere una strada secondaria, per ora asfaltata, sulla sinistra. Si cammina vedendo sulla dx il piccolo paese di Montegioco ( http://www.terredelgiarolo.it/index.php?page=a1_s1_f21). Dopo circa 1,3 km un trivio: prendere a sx in salita. Fino ad ora il paesaggio è stato di vigneto e bosco.

Adesso il panorama inizia ad aprirsi sulla destra verso il paese di Segagliate con un aguzzo campanile. La strada bianca/ sentiero è sempre in salita, in terra battuta e quindi adatta solo se asciutta. E’ facile nella terra asciutta vedere tracce di animali: caprioli, cinghiali e, rare, di lupo (https://www.avventurosamente.it/xf/threads/riconoscere-le-impronte-di-lupo.4104/). Talvolta il percorso procede con strappi in salita, ma sempre compensati dal panorama via via più ampio sulla dx e sulla sx. Si incontra uno “strano” crocifisso fatto di graniglia, materiale normalmente usato per i lavandini, certamente duraturo.

Giunti in un tratto pianeggiante (2,8 km) boscoso, si prende la deviazione sulla dx. Andando a diritto si sarebbe sbucati in breve alla frazione Ca’ del Bruno, piccolo centro agricolo senza punti di ristoro. Girando a dx, invece, si arriva in breve ad un tratto asfaltato che conduce nella minuscola frazione Roncascinate. In una piccolissima piazzetta una fontanella e due panchine consentono una merenda (3,5 km). Si esce dal paese con un sentiero sul lato destro, sentiero che corre sul crinale fra vigneti. Sulla destra si può vedere il percorso precedentemente fatto in salita.

Dopo poco il sentiero inizia ad andare in discreta discesa, stavolta nel bosco. La discesa diventa via via più ripida (ma senza problemi) fino ad incontrare una deviazione poco visibile (4,8 km): apparentemente si dovrebbe andare con il sentiero che piega a sinistra (verso Segagliate), invece si deve prendere a diritto un sentierino più stretto, inizialmente in leggera salita. Si cammina fra due mura di ginestre, pare ambiente preferito dalle lepri. Continuando si vede i paesi di Segagliate e Castellazzo sulla sinistra, sul costone di fronte. Si continua sempre in discesa, che diviene più ripida, in un folto bosco. Si sbuca fra campi con coltivazionio di piante officinali (lavanda, iperico ecc) attraversati dalla strada provinciale della Val Grue. Vi si arriva (6,0 km circa)proprio di fianco al birrificio Montegioco, che non vende a privati (http://www.birrificiomontegioco.com/).

Si volta a dx per percorrere la strada provinciale (fare attenzione, camminare in fila indiana) per circa 200 mt fino a trovare, sulla dx, uno stradello in leggera salita. Lo si prende e si sale (trascurare il cancello sulla sx) per circa 300 mt; poi si piega a sx per un sentiero panoramico sulla val Grue. A circa 500 mt si costeggia una fattoria con capre e cavalli, per arrivare poi subito (7,2 km) alla strada asfaltata percorsa all’inizio. Voltare a sx e si torna al parcheggio (7,5 km).

Trebbiano Nizza – Lumello

Percorso ad anello di meno di 7 km: Trebbiano, Lumello, monte Lumello, Trebbiano Alto, Trebbiano. Quasi tutto sterrato e quindi da evitare con terreno (argilloso) umido. Salvo un breve tratto di salita duretta è tutto fattibile senza problemi per persone con un piccolo allenamento.

Il percorso

Parcheggiare nell’ampio piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87709 – 9.12022) e prendere a sx in discesa fino alla trattoria Marinella, località Prendomino (ottima cucina locale, pizza, cacciagione) esattamente davanti alla quale si apre il sentiero da percorrere, in leggera discesa.  A 1,5 km dal parcheggio prendere deviazione a dx, in discreta salita. Dopo poco si accede ad un pianoro molto panoramico sulla val di Nizza.

Si giunge a Lumello (2,4 km) piccola frazione agricola. Si attraversa e si prende in leggera salita per circa 300 mt. Fino ad arrivare ad un incrocio di sentieri. Davanti il panorama verso la valle Staffora mostra in primo piano il paese di Cecima come una penisola nella campagna. Immediatamente sotto, al di là dei vigneti e di una macchia di bosco, la via Campalbino (si vede l’agriturismo) che conduce alle frazioni di Piumesana e Montegarzano. Siamo a 2,7 km dal parcheggio.

Si prende a dx in salita, prima dolce e poi, per un breve tratto, piuttosto dura quando arriva su sentiero stretto e un poco rovinato dall’acqua e dalle moto. Si costeggia ancora qualche vigneto e poi tutto bosco. Il panorama si apre ancora a sx verso la valle Staffora e a dx verso la val di Nizza.

Stiamo salendo verso la cima del Monte Lumello (579 mt) dal quale il panorama è particolarmente ampio arrivando fino al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, ancora Cecima, Piumesana, San Giovanni e, sereno permettendo, le Alpi.

Si sta camminando sul bordo (fare attenzione, ma assolutamente nessun rischio) sul bordo di una antica e profonda frana/ erosione che amplifica il panorama.

Il sentiero continua, dopo il monte, in falso piano fino ad arrivare, poco visibile sulla dx, ad una biforcazione in discreta discesa: siamo a 4,3 km dal parcheggio. Prendere quindi a dx in discesa che a breve diviene un falsopiano piuttosto variegato, sempre in mezzo al bosco. In circa 1,3 km (5,6 dal parcheggio) si arriva alla micro frazione di Trebbiano Superiore. Ora prendere a dx la strada asfaltata in discesa e percorrerla fino a tornare, sempre in discesa, alla chiesa (visibile durante la discesa) davanti alla quale si è parcheggiato (6,5 km).

Vipiteno – Colle Isarco

Partendo dalla nota torre civica detta “delle dodici” al centro di Vipiteno, iniziare il percorso camminando lungo l’area pedonale nel mezzo della cittadina seguendo via Città nuova in leggera salita, in direzione dell’impianto della funivia di Monte Cavallo e raggiungerla dopo aver superato un grande parcheggi per gli autobus turistici adiacente al campo avventure Skytrek.

Proprio di fronte all’ampio piazzale dell’impianto porsi l’ingresso alle spalle per attraversare la SS12/Via Brennero per poi superare anche il letto del fiume Isarco grazie ad una passerella stradale in legno che conduce fra le quattro abitazioni della località Maibad/Bagni di Maggio.

Tenere quindi la sinistra per passare di fronte alla facciata dell’unico alberghetto in legno e percorsa tutta la lunghezza dell’edificio, continuare sull’altro lato, svoltando di 90° a destra per dirigersi verso il retro di esso.

Parte da questo punto il sentiero n.3°A che, salendo un piccolo pezzo di prato conduce in pochi passi ad un vecchio buio tunnel pedonale al di sotto dei binari della ferrovia finito il quale, il percorso comincerà la costante e leggera salita sui primi pendii ai piedi del complesso montuoso ad est sotto Cima Saun (2.085 mt) e Cima Novale (2.490 mt), inoltrandosi nel bosco e allontanandosi sempre più dalle rotaie, ora in basso a sinistra.

Dopo meno di mezz’ora di cammino, sbucare sul lato basso di un pascolo per costeggiarlo fino al fondo, dove poi svoltare a destra e salire di circa 20 mt per andare ad incrociare la carrareccia sterrata che gli corre sul lato alto.

Seguire quindi la palinatura del sentiero n.21 verso sinistra inoltrandosi nuovamente in un bel bosco di abeti e seguendo per Obberied e Colle Isarco. Dopo circa 600-700 mt abbandonare la carrareccia per seguire le indicazioni della variante sentiero n.21B che scende alla propria sinistra nella pineta che si fa sempre più fitta e ombrosa. Dopo circa 20 minuti di tranquillo cammino senza particolari dislivelli, si raggiungerà nuovamente il cielo aperto nel mezzo di ampi pascoli nei pressi di un piccolo maso. Seguendo a sinistra del maso si scenderebbe alla località Novale di Sotto e verso il fiume Isarco. Preferibile invece, proseguire dritto sull’asfaltata continuando proprio nel mezzo di due curati e ampi pascoli assolati raggiungendo così, in meno di mezz’ora, la località Novale di Sopra e tenendosi, ancora per un po’, lontani dal traffico e dal rumore di fondovalle.

Raggiungere il centro del piccolo borgo dopo aver affrontato due curve a gomito, a sinistra e destra in discesa e, all’incrocio fra le case nei pressi di una piccola croce votiva in legno, girare a destra puntando la bella stalla qualche metro più avanti.

Passarle al di sotto lungo la strada e dopo nemmeno 50 mt svoltare in salita a destra seguendo nuovamente la palinatura del sentiero n.21 e passando proprio al di sotto del ballatoio di una bella casetta alpina.

Salire così sull’asfalto per ancora un centinaio di metri fino a superare l’imponente facciata di un maso storico dall’ampia stalla ristrutturata di recente.

Con altri 400 mt di cammino, scollinato un piccolo promontorio, raggiungere i resti della fortificazione di Castel Strada a 1.146 mt di altezza, che si vede svettare già da lontananza in mezzo al fitto di alcuni alberi. Superata la torre, alle spalle delle rovine, un piccolo e quieto laghetto ai margini dei pascoli, regala una suggestiva vista tipicamente alpina anche se rovinata in parte da alcuni tralicci dell’alta tensione in primo piano.

Raggiungere la fine del prato, sempre sull’asfalto per altri 150 mt, per poi abbandonarlo in coincidenza di un tornante verso destra, dove riparte la traccia in ghiaia del sentiero n.21 appena superata una sbarra in metallo verde che blocca il passaggio alle auto.

Raggiungere quindi, al di fuori della pineta, un lungo tratto di sentiero rettilineo appoggiato alla montagna e leggermente esposto sulla valle con alla propria sinistra, più in alto, il gigantesco viadotto e i piloni in cemento armato dell’autostrada A22 che taglia la valletta in direzione del Brennero.

Terminare il rettilineo per rientrare nel verde del bosco e affrontare l’ultima curva a sinistra appena superato il naturale avvallamento con cascatella di un torrente di montagna.

Ritrovato l’asfalto e iniziare la discesa finale verso l’abitato di Colle Isarco che si comincia a intravedere al di là della vegetazione e dei piloni dell’autostrada.

Puntarli lasciandosi sulla destra un’isolata costruzione alpina dalla particolare guglia appuntita per passare, dopo meno di 5 minuti di cammino, proprio al di sotto della carreggiata dell’autostrada, 35 mt sopra la propria testa.

Seguire poi l’asfalto e, con due rapidi tornanti sinistra-destra, proseguire dritto per raggiungere le prime case del paese, non più lontano di 500 mt, andando in discesa in mezzo ai prati.

Si passerà prima su viale Piazza poi via Posta Vecchia, per andare ad incrociare perpendicolarmente la SS12/Via Roma, alternativa all’autostrada del Brennero e che attraversa i centri abitati della valle. Girare a sinistra e camminare per pochi passi per raggiungere lo slargo alla propria destra, dominato dall’alto dalla CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  edificio barocco dalle forme semplici ma slanciato e longilineo anche grazie alle sue pregievoli vetrate. Il campanile, invece, dalla cupola a cipolla, è precedente, in stile gotico, sopravvissuto agli ammodernamenti e ricostruzioni posteriori dell’edificio sacro.

Salire la bella scala in pietra grigia per raggiungere il lato dell’edificio circondato dal piccolo cimitero cittadino.

Rio di Pusteria – Mezzaselva

Dall’area pedonale nel centro di Rio di Pusteria, nei pressi del moderno municipio e dall’alto del promontorio della Chiesa di Sant’Elena, ridiscendere le scalette a sinistra, per imboccare Via Katarina Lanz e percorrerla in leggera salita a destra per circa 150 mt.

Svoltare quindi alla prima a sinistra sul ponticello di Via Farber per poi proseguire a destra su Via Valles, dopo pochi passi, fra due case, raggiunto un bivio.

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Guardando la facciata della stazione proseguire sull’asfalto alla propria sinistra andando a toccare alcune alte pensiline in muratura gialla. Passarvi di fianco per poi continuare dritto passando su un percorso pedonale alle spalle di alcune palazzine moderne con affaccio sulla statale che corre parallela qualche metro più in basso, alla propria sinistra.

Al fondo, incrociare la stradina in salita verso destra che supera i binari della ferrovia grazie ad un vecchio e malandato sottopassaggio, lungo una settantina di metri e non molto ben illuminato.

Al fondo di esso seguire ancora in leggera salita verso destra andando ad incontrare la segnaletica del sentiero n.16 in direzione di Mezzaselva distante da questo punto ancora 5 Km.

Camminare quindi su quella che è una vecchia e pacifica via di servizio che corre parallela ai binari che tocca in alcuni punti, dal fondo sterrato e dissestato. Aver cura di non perdere il tracciato mal segnalato quando, poco prima del grande cancello arrugginito che blocca una vasta area ferroviaria dismessa con capannoni crollati, la stradina compie uno zig-zag sinistra-destra, per passarvi sul fianco nascosta da alcuni orti.

Dopo aver camminato per quasi la sua interezza nel verde di boschetti alternati a bassa vegetazione, si raggiungerà il centro del paese di Mezzaselva con un’ultima lunga discesa su asfalto percorrendo Via dei Molini che si continuerà a seguire girando a sinistra, appena esser passati al di sotto dell’unico, grande cavalcavia in cemento armato della statale e dell’autostrada per il Brennero.

La CHIESA DI S.MARTINO DI TOURS sarà già ben visibile da lontano, stretta fra le poche case della tranquilla frazione, dove terminare il percorso della giornata con una visita all’austero edificio religioso.

Il Girasole di Rispescia – Centro Riabilitazione Rapaci dell’Oasi di Castel Spineto

Si parte dalla chiesetta dell’Enaoli, vicino alla grande quercia e all’entrata del Girasole di Rispescia. Avendo la chiesa alle spalle ci dirigiamo per il vialetto pedonale a sinistra, costeggiando la struttura. In breve si arriva alla spiazzo dell’Enaoli e sempre costeggiando le mura ci infiliamo tra alcuni pini e aggiriamo la struttura, in modo da arrivarci esattamente dietro. Qui troviamo dei pannelli informativi sugli uccelli e facciamo caso ad un cartello di legno che ci indica un percorso natura, da imboccare. Facciamo pochi metri dentro a questo percorso (che è anche un percorso con delle indicazioni botaniche) dopodiché ci troveremo un ponticello sulla destra, da prendere. Dopo di esso svoltiamo subito a destra per la strada sterrata. Superato un secondo ponticello di traversine ferroviarie ci troviamo ad un bivio a cui andare avanti, verso il filare di cipressi. Arrivati ad essi svoltiamo a destra. Stiamo percorrendo due lati di un grande campo quadrato, costeggiato da cipressi molto belli e suggestivi. Oltrepassata la linea dei cipressi in fondo ci troviamo ad un bivio a T. Qui svoltiamo a sinistra e dopo un ponticello subito a destra, quindi mantenendo la stessa direzione tenuta fino ad ora ma leggermente spostati sulla sinistra. Proseguiamo dritti per qualche centinaio di metri fino a che alla nostra destra non incontreremo un ponticello da attraversare, ma fondamentalmente fino a che non vedremo una torretta dell’Enel, da raggiungere. Sotto di essa un incrocio: a destra una sbarra bianco-rossa. Noi andiamo a sinistra, su strada brecciata. Dopo poco la strada diventa asfaltata e si arriva ad un incrocio, a cui svoltare a sinistra, in prossimità di alcune abitazioni.

Ci manteniamo su questa via per qualche decina di minuti fino ad incontrare la deviazione a sinistra per l’Agriturismo Poggio degli Ulivi. Qui imbocchiamo la strada brecciata avanti a noi. Arrivati alla villa con il numero civico 250 facciamo un fuori pista poco prima di essa, costeggiandone la recinzione metallica verde e oltrepassando un piccolo fosso a bordo strada. Finita la recinzione verde continuiamo dritti per la stessa direzione fino a raggiungere un fosso più grande alla fine del campo. Sulla sinistra c’è un passaggio che ci conduce al campo adiacente. Questo è da attraversare costeggiandone i confini, verso destra. Abbiamo così il fosso a destra e il campo a sinistra fino a che non troviamo sulla destra un passaggio con guado che ci porta verso delle vigne. Usciti dal guado e guardando verso sinistra intravediamo un basso cancelletto di ferro semi-aperto, da oltrepassare. Dopodiché gireremo a destra e dopo poche decine di metri a sinistra al primo bivio a T. Siamo tra vigne e querce camporili. Finita la vigna troviamo un altro fosso con relativo ponticello. Qui non bisogna andare sul ponticello ma andare a sinistra e giungere alla fine del campo. Troveremo una recinzione che in passato poteva essere oltrepassata con uno scalandrino, ma ora i rovi non permettono il passaggio. Dovremo quindi scavalcare la morbida recinzione, alta un metro e mezzo. Oltre la recinzione proseguiamo nella stessa direzione da cui proveniamo. Intercettiamo dunque un ennesimo ponticello che porterebbe ad una fattoria, ma non lo prendiamo e continuiamo a costeggiare il fosso tenendocelo alla nostra destra. Poche centinaia di metri e troveremo un guado sulla destra, da fare. Poi un incrocio con due grandi querce: a destra la strada sterrata che condurrebbe alla fattoria, mentre davanti a noi un sentiero che si infila nella macchia, da prendere. Siete sulla strada giusta se dopo poco incontrerete un piccolo fosso da oltrepassare.

C’è un primo bivio nella macchia, a cui svoltare a destra e dopo breve un passaggio di pallet vi fa attraversare un fosso. Andando avanti il sentiero diventa un piccolo canale scavato e poi ridiventa sentiero, abbastanza evidente. Al secondo bivio nella macchia andiamo a sinistra. Siamo nella sella di queste colline boscose. Giunti al cartello dell’Area Protetta svoltiamo a destra ad un bivio a T, per poi salire e arrivare ad una recinzione di filo spinato a cui svoltare a sinistra. Eccoci dunque al Centro Riabilitazione Rapaci, una bella casetta privata nel bosco, ma dalla funzione pubblica.

Il Girasole di Rispescia – Poggio Rispescia

PERCORSO AD ANELLO – LEGAMBIENTE – ENAOLI (GR)

Il percorso parte da davanti alla chiesa del piazzale ENAOLI e, con la chiesa alle spalle, si procede verso il viale di pini per svoltare immediatamente a sinistra nel vialetto pedonale che costeggia il piazzale stesso, la struttura ricettiva, fino a giungere al piazzale piastrellato e circondato di pini che rimane sul retro, dopo il quale si prosegue dritti mantenendo il piazzale a sinistra (SX) per poi uscirne e camminare sul terreno sottostante ai pini. Proseguendo si scende dal terrapieno e si svolta a sx costeggiando la struttura tra oleandri (sx) e cipressi (dx).

Si attraversa quindi la piccola pineta che ci troviamo davanti per accedere al PERCORSO NATURA indicato al fianco della cartellonistica sugli uccelli. Il percorso prende verso sx e troviamo panchine, cartelloni illustrativi, frecce indicatrici e cartellini con i nomi degli alberi. Si passa affianco ad alcuni serbatoi con il tappo verde e si attraversa un vialetto che scendendo e risalendo, sempre sull’argine di un fossetto, viene indirizzato da una staccionata in legno per sfociare nel prato di un oliveto, nel quale si tiene la destra seguendo lo spazio tra le file degli olivi che ci troviamo davanti.

Dopo il dodicesimo olivo che contiamo sulla dx, si intercetta una sterrata che scende verso sx, la seguiamo per poi svoltare a dx dopo pochi metri e seguendola per poche decine di metri si giunge su una sterrata carrabile. Imbocchiamo la carrabile in salita verso dx e, quando arriviamo in cima alla via visibile fin dall’imbocco, la strada svolta verso dx e prosegue salendo verso Est. Quando si arriva al casotto Ente Maremma dell’Acquedotto del Fiora, voltandosi, lo sguardo si apre sulla vallata e da sx verso dx si osservano i Colli del Parco dell’Uccellina, la piana di Alberese, Principina e Castiglioni, i colli di Tirli e Vetulonia, con Buriano a mezza costa.

Con una grande curva si gira intorno al casotto e proseguiamo perpendicolarmente alla pendenza del versante (verso SW). Dopo una brevissima discesa, si svolta a sx e si riprende a salire. Dopo aver passato più tornanti, quando siamo di nuovo in direzione Est, voltandoci possiamo vedere nitidamente il mare e poco dopo di giunge sulla vetta di Poggio Rispescia, in cui è presente la cisterna di raccolta delle acque.  Dalla cisterna di raccolta delle acque, si procede verso Nord costeggiandola e tenendosela sulla sx, si prosegue dritti fino ad arrivare ad una rete di recinzione dei campi coltivati. Qui possiamo notare che, dopo l’ultimo cipresso, sulla dx, a bordo campo è presente un passaggio sui macigni fiancheggiati da piante di marruca, ginestra e pero selvatico. Si prosegue verso N, discendendo il crinale e camminando sul tappeto erboso naturale presente a bordo campo, con cisti, asparagi, anemoni, lecci, roverelle, olivelli spinosi, ginestre, marruche, sughere, lentischi e calendule selvatiche: una rappresentazione perfetta della macchia mediterranea di Maremma.

Giunti in fondo a questo versante del campo, si valica un passaggio presente nella recinzione e, svoltando a sx, si continua a costeggiare la macchia mediterranea e a scendere lungo il bordo del campo. In questo tratto, dopo aver preso verso NE, quando il boschetto ci costringe a svoltare verso dx, la pendenza diventa molto maggiore e si cammina sul seminato, anche quando, giunti sul fondo del campo, si riprende a camminare in piano con cisti, ginestre e lecci alla nostra sx.

(IN CASO DI PIOGGE ANTECEDENTI, QUESTO TRATTO RISULTA FANGOSO)

Si prosegue ai piedi del campo, fino ad intravedere sulla sx la strada asfaltata e, nel punto in cui è presente un passaggio degli animali selvatici, si passa il piccolo fosso, la rete di recinzione, l’angolo del campo adiacente e la scarpata a bordo strada.

(L’ultima discesa va affrontata sedendosi a terra per poter scendere in sicurezza sulla strada asfaltata.)

Adesso si prende a camminare verso sx, seguendo la strada e passando vicino ad uno stabile in mattoncini rossi. Questo tratto dura circa un chilometro e scende passando in mezzo a boschetti e campi. A bordo strada sono presenti tutte le piante prima citate. Si oltrepassa l’ingresso del Pod. S. Luigi, si costeggia una casa di fronte ad una fila di mandorli (ora -fine febbraio- in fiore) in direzione della Super Strada.

Poco prima della S.S., sulla sx troviamo un cancello verde con un passaggio pedonale di fronte ad un pino e sotto al sesto cipresso sulla sx. Si percorre la strada forestale sotto a lecci, sughere ed Eucalipti e, dopo circa 100 m, su di una curva, a sx della strada forestale, parte una strada carrabile un poco più stretta. Quando questa strada si apre su di in campo, di fianco ad un vigneto, sulla sx vi è una grande postazione di arnie di api da miele.

Si prosegue verso il vigneto e, giunti all’ottavo filare, si svolta a sx salendo il versante ed entrando nell’oliveto. Si costeggia il fossato appena valicato, parallelamente alla sterrata, si attraversa una macchietta di finocchio selvatico e si prosegue salendo finché, non lontano da un altro palo della luce, si raggiunge il piano. A questo punto si svolta a sx entrando tra due file di olivi anche secolari e, salendo lungo la pendenza massima, dopo il sesto olivo, a dx si ritrova la sterrata percorsa precedentemente e la si riprende scendendo verso dx e tornando a dirigerci verso l’ENAOLI.

Quando, alla fine della dritta, si giunge davanti ad alcuni silos cilindrici, si svolta a sx per rientrare nell’oliveto e dopo il primo bivio a sx, che passiamo, si prosegue per 4 olivi ancora, dopo i quali si svolta a sx per attraversare due file di olivi prima di riprendere verso dx e andare quindi incontro alla struttura dell’ENAOLI. Nei pressi della struttura si svolta a dx, costeggiandola, scendendo le scale, passando sotto ad un porticato per poi giungere nuovamente nel piazzale antistante la chiesetta da cui siamo partiti che ci rimane in fondo a dx.

Canale Monterano – Manziana

LA VIA DEL CINEMA 

CANALE MONTERANO-QUADRONI-BOSCO MACCHIA GRANDE-MANZIANA

INTRODUZIONE 

La via del cinema segue idealmente  il lungo rapporto intercorso tra l’arte cinematografica e i paesi della nostra zona. Canale Monterano, Manziana, Oriolo, Bracciano; tutte le cittadine protagoniste di questa e delle nostre precedenti mappature hanno ospitato set cinematografici. Grandi registi come: Leone, Monicelli, Corbucci, Bolognini, Alessandrini, hanno usato e apprezzato le nostre scenografie naturali. Tanti i titoli: Pinocchio, Il Marchese del Grillo, La signora delle camelie , Waterloo, Brancaleone alle crociate, Altrimenti ci arrabbiamo, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Ben Hur, Il vangelo secondo Matteo, Il tormento e l’estasi, Django e infiniti  altri.

Il percorso  parte da Canale Monterano, attraversa il versante sud di Monte Sassano (Monte Calvario)  per poi  scendere  al borgo di Quadroni  e dopo un lungo  giro  nel bosco di Macchia Grande,  raggiungere Manziana. I due paesi non distano molto tra loro, circa 3km per via direttissima, ma il seducente tema di questa mappatura ci permette di allungare il tragitto per un totale di 13km circa.  Cammin facendo  assaporiamo paesaggi usati come location di film, serie tv, pubblicità. Una natura ricca, dove emergono  tracce archeologiche di una storia antica, ma  anche i resti di vestigia archeologiche industriali- legate a un recente passato – che, in contrasto con il naturale paesaggio circostante, hanno il sapore di una installazione di arte contemporanea. 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Il gelo di questa giornata ci fa trovare la fontana di Piazza del Campo a Canale – da dove partiamo per il nostro percorso-  fiabescamente adornata di stalattiti di ghiaccio. La fontana ottagonale originariamente era posta  sulla piazza di fronte la chiesa di S. Bonanventura  a Monterano dove ora la sostituisce una copia. Oggi non temiamo il freddo e partiamo per il nostro itinerario lasciandoci il comune alla nostra sinistra e prendendo Via Filippo Turati di fronte a noi. La cortissima via si percorre in fretta e giriamo a sinistra, su Via dei Monti. La strada è  in salita, non molto lontano vediamo un crocifisso all’altezza del quale teniamo la destra prendendo Via Cesare Battisti. Sempre in salita costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Come spiegato in una precedente mappatura (vedi mappatura Canale-Oriolo), i castelletti qui a Canale sono dei piccoli insediamenti di case nati per ospitare i coloni. Se si entra nell’aia di questo si può vedere il monumento ai caduti nel tragico bombardamento del 44. Andiamo avanti ancora un poco  fino ad arrivare a Piazza della Riccia. Lasciamo la semplice piazzetta continuando dritti per Via del Fico. La strada di fatto attraversa il versante sud di Monte Sassano, è asfaltata ma non molto trafficata ed è piacevolmente  panoramica. Di fronte a noi vediamo in lontananza il lago di Bracciano e dietro le cime innevate dei monti. Passiamo a fianco ad un piccolo lavatoio e qui, ci racconta un componente del nostro gruppo, veniva da ragazzo per approvvigionarsi d’acqua con un asinello. Un immagine evocativa di altri tempi anche se in realtà non sono passati molti anni. Facciamo pochi passi quando sulla sinistra notiamo due alti pilastri di confine-in muratura di pietra -che delimitano il territorio di Canale da quello di Manziana. Ora scendiamo un poco e ci troviamo  su un tratto  pianeggiante della strada dove  ci sono un gruppo di nuove villette aggrappate sulle pendici del monte. Qui ci fermiamo ad ammirare il bel  panorama che si apre sulla nostra destra Lontano vediamo il mare, coperto solo un po’  dai Monti Ceriti, riconosciamo il borgo del Sasso e l’inconfondibile sagoma di Monte santo e della rocca. Peccato che oggi sia tutto virato al grigio, anche il mare. Infatti qualche fiocco di neve inizia a volteggiare timidamente in aria, ma non interrompe il nostro cammino, anzi ci spinge a andare  avanti. Sotto di noi si distendono  ormai le case dei dintorni di  Manziana e arriviamo passo dopo passo alle prime case del   borgo di Quadroni, una frazione di Manziana costruita coi resti del antico borgo fortificato di Santa Pupa,che nel corso dei secoli fu abbandonato.

I CAPANNARI

Terra Etrusca e poi Romana, a fine medioevo in questa zona di boschi erano rimasti pochi abitanti e alcune capanne di boscaioli. Il ripopolamento avvenne intorno alla seconda metà  del’500, per volontà dei proprietari del tempo, l’Ordine del Arcispedale di Santo Spirito. Ai “capannari” se  ne aggiunsero altri provenienti da Marche ,Umbria, Toscana. Così nacquero i nuovi insediamenti :Manziana,Quadroni. E storia similare è quella di Canale , Oriolo, Montevirginio, paesi nati per ospitare coloni umbro -tosco- marchigiani. 

Ora siamo su Via Viterbo e all’altezza di una fontana addossata su un muro giriamo a destra, rasentiamo un lavatoio e andiamo dritti fino ad arrivare  a Piazza Valentini, la piccola piazzetta del borgo  dove si affaccia la chiesa di S. Maria del Carmine. Lasciamo la chiesa sulla nostra sinistra e giriamo a destra su Via Quadroni con  alcuni negozi. La strada si insinua tra le case  e scende  fino ad arrivare ad uno stop, di fatto usciamo dal borgo.

Attraversiamo Via Canale-la strada che porta a Canale e poi a Tolfa – e continuiamo dritti su Via Poggio della Torre. Andiamo avanti su questa  tranquilla strada fiancheggiando prati e case sempre più rade. Il toponimo di questa via deriva dall’antico villaggio che sorgeva in questa zona, il castrum Poggio della torre,che divenuto  possedimento dei prefetti di Vico-XI sec. prese il nome  di “Sancta Pupae”. Proseguendo, la strada scende e vira a destra. Ormai siamo al limitar del bosco, in fondo vediamo un casale  e sulla nostra destra costeggiamo una rupe dove si aprono una serie di ipogei il più grande dei quali-l’ipogeo di S.Pupa- è protetto da una staccionata in legno .

S.PUPA

La lunga grotta artificiale, leggermente  in salita, è Inizialmente  molto vasta  e  il soffitto scavato nella roccia, è volta bottato. Prende  luce dal cosiddetto”occhialone”, un pozzo aperto sul prato sovrastante. La parte finale della grotta – che in totale misura 130m-è un ambiente più raccolto e nelle pareti ai lati sono state scavate una fila di nicchie .L’uso e la datazione dell’ipogeo non sono stati del tutto chiariti; ma qualche appassionato studioso ipotizza che le nicchie in fondo alla grotta fossero utilizzate come sepolture.

Passato l’ipogeo ci dirigiamo verso il casale dell’Università Agraria recentemente restraurato;”la casetta del guardiano “. Vicino c’è il fontanile della porcareccia. Continuiamo sulla strada – ormai sterrata – e arriviamo a un cancello in ferro,a sinistra. È una delle entrate della Macchia grande di Manziana,l’entrata della “Porcareccia”. Il cancello va  rigorosamente richiuso, nel bosco è consentito il pascolo di bovini. Passiamo un ponticello su un fosso e subito troviamo due sentieri divisi da un largo prato. Un cippo in pietra Manziana (una ricercata pietra del posto) ci dice che siamo a “Larga delle canepine”.Qui un tempo veniva coltivata la canapa, e Larga è un termine gergale per indicare un vasto prato all’interno del bosco. Un pannello esplicativo ci racconta  del tema della nostra mappatura e recita:”Macchia grande nella storia del cinema e della televisione”.Leggiamo così tra le tante, che la Macchia  è stata la location perfetta per tanti spaghetti western. E ci sembra quasi che Clint Eastwood possa uscire dal bosco cavalcando da  un momento all’altro.. ma il resto lo lasciamo leggere e scoprire a chi seguirà la nostra mappatura. Il sentiero a sinistra in salita, porta al prato più bello e conosciuto del bosco”Larga Camillo”ma noi prendiamo il sentiero a destra  segnato anche come sentiero del Bologno ” D ” in rosso. Allunghiamo il passo tra gli alberi ormai spogli; le specie predominanti  sono cerri e farnetti, ma troviamo anche aceri campestri,carpini bianchi,agrifogli e arbusti come il nespolo selvatico.

MACCHIA GRANDE 

Il bosco si estende per circa 600 h e si trova  a 350 m slm. In realtà è quel che resta di una selva molto più grande ” Selva Mantiana” che partiva dal territorio di Veio e arrivava ai Monti della Tolfa. Oltre la flora citata troviamo un sottobosco ricco di felci, rose canine, ciclamini, pungitopo, rovi e una fauna tipica di questo habitat:volpi, tassi, scoiattoli, istrici, donnole, moscardini, ghiri, martore. Numerosi gli uccelli:beccacce, picchi, cince, allocchi, ghiandaie, gheppi, sparvieri. Il cerambice delle querce,il cervo volante,e la cassandra tra gli invertebrati.  Il bosco ricade nella zona a protezione speciale”Comprensorio Tolfetano Cerite Maziate”ed è proprietà dell’Università Agraria che gestisce i diritti di uso civico.

Sui nostri passi incontriamo un’ edicola  campestre dedicata  alla Madonna della grotta del Sempione. Più  avanti ecco un prezioso punto d’acqua, il Fontanile Larghi della mola. Ora dal fontanile lasciamo il sentiero rosso e proseguiamo dritti sul largo sentiero giallo “B” (il sentiero dei fontanili) fino al limitar del bosco. Ci troviamo ora su un’ampia sterrata- Via della mola – all’altezza di una grande curva, ma noi proseguiamo dritti per qualche decina di metri e poco prima di un ponticello – con una griglia di tubi metallici a terra (cattle grid)  – scendiamo a sinistra lungo il prato(“Larga delle fontanelle”). Costeggiando dei recinti in legno per il bestiame, incontriamo poco più giù un tratto ben conservato di un diverticolo  della via Clodia. L’effetto della antica via posata sul prato è veramente suggestivo. Un pannello esplicativo racconta la storia e qualcosa ora raccontiamo anche noi.

VIA CLODIA E PONTE DEL DIAVOLO 

Questa antica via che attraversava i nostri territori era detta anche “Via delle terme” perché toccava varie località termali ed era usata dalle truppe Romane  proprio per usufruire dei bagni termali- in funzione sanitaria – al rientro  dalle campagne militari. Questo diverticolo infatti si dirigeva verso  le terme di Stigliano dopo aver attraversato il vicino ponte del Diavolo. Per visitare il ponte occorre tornare al ponticello su Via della mola, passarlo e fatte poche decine di metri entrare in un cancello nero (il secondo a dx, generalmente chiuso con fil di ferro .Entrati troviamo un’altro pezzo di strada basolata. Si Percorre tutta e poi  si scende verso il fosso della mola. Tenendoci a destra troviamo i primi resti del ponte,proseguendo si può arrivare sui bordi del fosso e ammirare il ponte dal basso, se la vegetazione lo consente. La struttura ,costruita un età repubblicana (fine II sec. a. C prima metà sec. I a. C,)è una delle opere più maestose di quel periodo:alta 11m, lunga 90, larga 6, costruita con una sola arcata, consentiva di superare il fosso e una piccola vallata. Un ponte- viadotto per facilitare il transito mercantile e militare.

Camminiamo sui basoli come antichi viandanti fino a riprendere Via della Mola. Naturalmente andiamo a destra  sull’ampia strada sterrata che rientra nel bosco. Proseguiamo fino   un cartello -vicino a un cancello verde- a che ci racconta dell’archeologia nella Silva Mantiana. Il sentiero “B” continua  a sinistra  fiancheggiando  una recinzione e affiorano qua e là ancora i basoli  dell’antica via. Spinti da un nevischio ora più insistente arriviamo  al cancello di Via di Mezza macchia. Anche qui  ci attendono dei pannelli esplicativi .Uno del progetto Life ci informa  che se usciamo dal cancello, in direzione sud-est, Via di mezza Macchia ci porta verso il casale delle Pietrische, Pian Curiano  ma anche al Monumento naturale della Caldara. Il cartello dell’Università Agraria  ci spiega “L’utilizzo del legname nella tradizione locale”.Ci troviamo a “larga Incotti” e qui il sentiero “B” si unisce al sentiero “A” (verde/sentiero degli alberi monumentali). Prendiamo quindi Via di mezza macchia in direzione nord-ovest, seguendo i due sentieri fino al Fontanile del Bottaccio.I sentieri si dividono, noi continuiamo dritti sul sentiero “B” che seguita su via di mezza macchia, la strada più conosciuta e frequentata del bosco, un vero corso naturale per podisti, camminatori , bikers, sportivi in genere, cani con i loro amici bipedi.

La neve, leggera, ancora ci accompagna quando arriviamo al bel fontanile Testa di Bovo circondato da una mandria di mucche guidate da un placido toro che non si cura né della neve che cade né dei viandanti. Poco più avanti passiamo sui tubi di ferro della cattle grid, per arrivare alla zona pic nic in prossimità dell’ingresso principale del bosco. Facciamo  ora una deviazione per visitare la zona industriale – mineraria dismessa, quindi entriamo nell’area pic nic  alla nostra destra e l’attraversiamo per seguire un sentiero che ci porta brevemente a un cancello di legno chiuso. Un passaggio al lato ci consente di entrare facilmente e il recente recupero dell’area mineraria ci permette – con le dovute attenzioni – di visitare il singolare sito.

La strada ora scende sulla nostra destra e attraverso gli alberi possiamo scorgere la grande conca del laghetto della solfatara. Passiamo davanti a quel che resta di un grande fabbricato industriale e arriviamo sul bordo del laghetto ormai asciutto. Gli alberi del bosco gli fanno da corolla e al suo interno ammiriamo un’intrigante struttura metallica, che persa la sua funzione di macchinario dell’opificio, si è trasformata nel tempo, così ci sembra, in land art, ovvero in una scultura di arte contemporanea in ambiente naturale. Il velo di neve caduto – qui dove può nevicare una o due volte l’anno – rende tutto un po’ surreale e magico.

Torniamo sui nostri passi, costeggiamo il fabbricato, decorato e colorato da writers della zona e ci colpisce piacevolmente questa curiosa, sinergica complicità, tra street art, archeologia industriale e un’ ambiente naturale così prezioso…

Ci dirigiamo  verso la vecchia ciminiera, totem in mattoni che sfida  in altezza gli alberi vicini e un casale restaurato, ora  sede di eventi. A lato dell’edificio c’è un cancello in legno,ma generalmente è aperto solo in occasione di  feste e eventi  organizzati dall’Università Agraria- l’ente che gestisce le terre comuni, compresa quest’area.

LE TERRE COMUNI E GLI USI CIVICI

La gestione collettiva delle terre fa parte della storia antica dell’umanità. Nelle società primordiali la proprietà individuale era una rarità,l’economia era basata su una forma di proprietà collettiva. Un esempio sono le antiche società matriarcali dove esisteva il diritto di usufruire della terra per lavorarla,ma non di possederla. Nell’economia matriarcale l’immagine-guida è la stessa madre terra e la condivisione e il dono dell’abbondanza erano e sono valori assoluti. Con il tempo e l’evoluzione in società più complesse l’utilizzazione dei beni comuni hanno preso la forma di usi civici -su terre di origine feudale – diritti che spettano a ogni residente come membro della comunità, diversificati in usi specifici:diritto di legnatico, fungatico,semina,pascolo e altro. Nel caso specifico gli usi civici già esistenti aumentarono con l’acquisto – nel 1889- della tenuta della Manziana  -fino a quel momento appartenuta all’ Ordine dell’Arcispedale del Santo Spirito-da parte delle originarie famiglie dei “capannari”  organizzatesi in associazione, l’Università agraria. Questo grazie ad una disposizione di legge che permetteva alla popolazione dell’ex Stato Pontificio l’acquisto delle terre.  

Prendiamo il sentiero a sinistra  del cancello,  che però ci accorgiamo  non essere molto usato, quindi non molto agevole, riusciamo comunque, schivando qualche rovo, a ritornare al cancello con il passo (è consigliabile  ripercorrere la stessa strada dell’andata già dal casale). Riprendiamo il sentiero che porta all’area  pic-nic e all’uscita del bosco. Ora ci troviamo sulla trafficata Braccianese -Claudia, andiamo a sinistra- qui diventa Via dei platani-passiamo davanti ad alcune attività- segnaliamo Il panificio di Manziana e Il Bar dei Platani per una sosta ristoratrice dei viandanti – fino ad arrivare al cimitero del paese. Ora attraversiamo la strada per imboccare Via IV novembre, passiamo davanti al cinema Quantestorie e giriamo a sinistra su Via Tito Salvatori. Ormai ci troviamo nella parte centrale di Manziana, qui caratterizzata da villini e case costruite durante il secolo scorso. La via si immette sul Corso principale del paese, Corso Vittorio Emanuele,giriamo a destra per raggiungere poco più avanti Piazza Tittoni, il punto di arrivo della nostra mappatura.

La piazza, dominata dalla facciata della chiesa di S. Giovanni Battista e da quella di palazzo Tittoni si affaccia, con i suoi giardini, su una vallata boscosa che termina sul lago di Bracciano. La vista spazia sulle colline dei monti Sabatini e l’acqua argentea del lago mentre ancora  qualche fiocco di neve turbina nell’aria e si posa sulle pietre della fontana disegnata dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino. E qui su questa piazza, ai tempi d’oro delle grandi produzioni cinematografiche, si assembravano le aspiranti comparse – generalmente cittadini di Manziana e dei paesi vicini – poiché il punto di appoggio/logistico per le troupe era la “Trattoria da Ottavio”, che diventava nei giorni delle riprese, camerino/mensa/ufficio per il personale della produzione,  il regista  e gli attori più importanti, luogo dove venivano scelte e poi pagate giornalmente le comparse.

E alle tante comparse locali  rimane il ricordo di aver vissuto dall’interno, il magico del mondo della celluloide, come in un sogno dentro un’altro sogno.

Celzi – Borgo Castello di Forino

Il percorso:

Si parte dalla statale 88 e precisamente dalla frazione Celzi del comune di Forino, andando in direzione sud/sud est si sale verso la collina Castello percorrendo l’unica parte asfaltata.  La strada in salita costeggia una piccola pineta con delle piccole aree picnic (foto1). Appena finita la pineta si può intravedere il piccolo Borgo medievale  ormai abitato da poche famiglie (foto2).
Da questo si può fare un piccolo giro tra le stradine del Borgo.

http://www.salutidaforino.it/sdForino_0073.htm

Ove si comincia da qualche anno a rivalutare le proprie strutture (foto 3,4,5), poche famiglie e una forte attività contadina (foto6). Ed ecco, nella parte più alta del Borgo si sente il rumore  dell’acqua, un acquedotto. Quello romano? No acquedotto Forino Contrada molto più recente, (foto7) finanziato dalla cassa del Mezzogiorno nell’anno 1954. Si riprende il percorso è in direzione Nord/ovest verso il comune di Contrada, la strada è un vecchio percorso comunale in pietra che costeggia il versante Sud del monte Bufoni (foto 8,9,10), è in lieve discesa si giunge al pozzo di controllo dell’acquedotto ma nel comune di Contrada. (foto11)

A questo punto si può scegliere di visitare il paese Contrada che si sviluppa sulla Ss88 usufruendo della stessa statale per ritornare al punto di partenza, altrimenti continuare il percorso che si indirizza verso la cima del monte bufoni. Una cima a portata di mano  e una volta giunti al punto massimo si scorge sia la piana di Forino (foto12) e sia il comune di Contrada (foto13) . Conquistata la cima si scende verso il Borgo Castello sito a poche centinaia di metri è riprendendo nuovamente la strada in pietra, dopo un po’ di fuori pista, si ritorna sullo stesso percorso che si abbandona subito attraversando un grosso Castagneto (foto14) che scende fino a valle incontrando di nuovo la strada asfaltata è la statale 88.

Mirandola – Nonantola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.
Mirandola – (ciclabile Chico Mendez – via Camurana) – Camurana – (via Bruino) – Medolla – (via San Matteo) – Villafranca – (via Campana – via Roncaglio) – Staggia – (via Gallerana – via Prati Livelli – via Carrate) – Solara: 18,5 km – 4 ore
Mirandola è splendidamente collegata a Medolla con una lunga ciclabile intitolata a Chico Mendez realizzata sul tracciato di una vecchia ferrovia. Dopo aver percorso il suo tratto più bello e suggestivo, è possibile deviare verso est sulla via Camurana, dove l’antica pieve (le cui origini affondano all’VIII, sussidiaria dell’Abbazia di Nonantola) purtroppo è chiusa per il sisma, e da questa proseguire a sud verso Medolla. Se invece si prosegue sulla ciclabile si attraversa una zona artigianale non particolarmente bella, ma agevole. Da medolla si punta verso Villafranca, da cui inizia un tratto di circa 10 km fino a Solara, piuttosto bello paesaggisticamente, sostanzialmente privo di ombra e servizi (escluso l’attraversamento di Staggia), e quindi un po’ più impegnativo durante la stagione estiva. Attorno a Staggia, dove è possibile mangiare un boccone, sono presenti alcune ville signorili molto interessanti.
Solara – (Argine Panaro) – Bomporto – (Argine Panaro – via Zamberlane – via Paglierina – via Selvatica – via Gatti – via Prati) – Nonantola: 15 km – 3,5 ore
A Solara è possibile trovare ristoro, e se l’orario lo consente è particolarmente indicata una sosta al ristorante la Lanterna di Diogene, gestito in modo molto interessante da una cooperativa sociale legata ad un centro riabilitativo della zona.
Da qui in avanti si percorre integralmente l’itinerario della via Romea Strata Nonantolana che, proveniente dal nord Europa, si collega fino alla via Francigena e a Roma.
Il percorso sull’argine del Panaro è assolato e privo di fontane fino a Bomporto, quindi è consigliabile un cappellino e dell’acqua fresca. Al contempo attraversa i giardini di svariate e bellissime ville sei-settecentesche, tanto che qualcuno ha ribattezzato un po’ pomposamente questa zona come la “riviera del Brenta modenese”.
A Bomporto è molto interessante il sistema di porte vinciane che collega il canale Naviglio al fiume Panaro, e che permetteva alla città di Modena di avere una Darsena collegata ai traffici marittimi dell’Adriatico.
L’argine del Panaro dopo il ponte di Bomporto si presenta erboso e piuttosto piacevole da percorrere, anche se lo si lascia quasi subito per percorrere un lungo tratto fra aziende agricole e casali.
L’ingresso a Nonantola si svolge fra campi, zone umide e i resti della ferrovia Modena-Ferrara (la via Gatti era il vecchio tracciato dei binari che collegavano le due città estensi), e si entra con la visuale sulle belle absidi romaniche della Pieve di san Michele Arcangelo.
Da qui si raggiunge in breve l’antica e potente Abbazia, fondata nell’VIII secolo d.c., che nell’alto medio evo fu uno dei principali centri della cultura benedettina in Europa al pari di Canterbury e Cluny.

Ostiglia – Mirandola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.

Ostiglia – Revere – (via Cipolline) – Pieve di Coriano – Pelate – (SS12) – Ghisione – (SP36 – via Arginone – via Vignelle – via Borgo – SP 38) – Poggio Rusco: 16 km – 4 ore

Il cammino parte dalla bella città di Ostiglia, dalla quale appena attraversato il Po si raggiunge Revere, presso cui vale la pena fermarsi presso la Chiesa Parrocchiale e Piazza Castello. In breve si raggiunge la Pieve di Coriano, dove è quasi obbligatorio visitare la chiesa del XII secolo fondata dalla Contessa di Canossa. Da qui si riparte tra campi e canali e si raggiunge a metà mattina (dopo un tratto – purtroppo – sulla statale 12) l’oratorio matildico di Ghisione, con annesso bar-trattoria. A Ghisione si può decidere se continuare sulla statale per raggiungere Villa Poma, oppure deviare su stradine in mezzo ai campi in direzione sud (scelta assolutamente consigliata per la sopravvivenza del camminatore, ma anche per il panorama che spazia dalle alpi alla catena appenninica, nelle giornate terse) e raggiungere all’ora di pranzo Poggio Rusco, bel centro abitato con una piazza molto viva, e un bel viale di primo ‘900 in uscita dal paese.
Poggio Rusco – Stropazzara – (via Affittanza – via Argine nuovo) – Quarantoli – (via Punta – via Bruino) – Mirandola: 13 km – 3 ore
Il tratto fino a Quarantoli non presenta particolari emergenze, salvo due aziende agricole molto ben tenute ed organizzate, a ridosso del canale di Burana. Si presenta però come un tratto molto piacevole, in buona parte su strada sterrata (via Argine nuovo) e lontano dal traffico, che ben rende l’idea dei tradizionali percorsi lungo le vie d’acqua della bassa modenese. A Quarantoli finalmente è possibile trovare ristoro e ammirare la splendida e una volta potente pieve matildica, oggi purtroppo ancora gravemente lesionata dal sisma del 2012, e inagibile.
Dopo un altro tratto in campagna, mano a mano che i danni del terremoto si fanno sempre più visibili, si raggiunge finalmente Mirandola, antica e potente città rinascimentale, oggi purtroppo lacerata dal terremoto nel fisico, ma non nello spirito, a giudicare dalla vita del centro cittadino nonostante la presenza di numerosissimi edifici inagibili.

Viterbo – Bagnaia

Descrizione del percorso

Da Piazza del Plebiscito a Viterbo imbocchiamo Via Roma: dopo piazza delle Erbe la via prosegue con il nome di Corso Italia. La percorriamo fino a Piazza Verdi. Lasciandoci sulla destra il Teatro dell’Unione proseguiamo su via Fratelli Rosselli. All’incrocio con Viale Raniero Capocci traversiamo e voltiamo a destra in direzione di un piccolo sottopassaggio ferroviario che sbuca su Via Ferrovia.
Attraversiamo la strada e imbocchiamo via Genova in direzione del Parco dell’Arcionello. Giunti all’incrocio con via Belluno la imbocchiamo e proseguiamo in salita. All’inizio della strada, sulla sinistra – all’altezza del cartello “Miss Pizza” – si trova l’ingresso del Parco dell’Arcionello con un pannello informativo.
Purtroppo la via d’accesso a quest’area naturalistica (ricordiamo che trattasi della Riserva Naturale Regionale “Valle dell’Arcionello” – vedi sito: http://www.parchilazio.it/valledellarcionello) risulta inaccessibile per la cittadinanza da anni e quindi – malgrado la presenza di un sentiero all’interno del Parco, siamo costretti a proseguire in salita sul marciapiede di via Belluno.

Alla rotatoria giriamo a sinistra, Strada della Palanzana.
Al bivio successivo imbocchiamo a destra Strada Monte Pizzo che prosegue in salita. La strada asfaltata prosegue in salita poi, dopo un piccolo tratto sterrato, continua di nuovo asfaltata. Sulla sinistra domina la sagoma del Monte Palanzana (circa 782 m.).
Dopo circa 1,5 km ci troviamo ad un bivio. Imbocchiamo la strada a sinistra, passando sotto la sbarra. Lo sterrato costeggia delle ville e poi prosegue in discesa. La strada si trasforma in un sentiero più naturalistico (bosco misto di latifoglie mesofile). Lungo il cammino, a sinistra, incontriamo un cartello sulla fauna del Parco dell’Arcionello. Lo sterrato diventa poi sentiero e, dopo un tratto in discesa si giunge ad un fosso. La strada prosegue in salita e dopo 5 metri facciamo una deviazione: proseguiamo a sinistra, lungo un sentiero che costeggia il fosso (controllare il gpx del percorso per sicurezza).

Questo sentiero va verso i “Bottini di Fosso Luparo“: si tratta di una vera e propria “cittadella delle acque” creata tra il 1903 e il 1916 per imbrigliare le acque della montagna e convogliarle in un sistema di tagliate, canali, tubature e serbatoi dotati di pompe che smistavano le acque di 2 sorgenti della Palanzana verso Viterbo. Peraltro documenti comunali risalenti al 1200 segnalavano la presenza lungo il Fosso Luparo di manufatti per la captazione e l’irregimentazione delle acque ad uso artigianale (mulini, cartiere, opifici).

Dopo questa deviazione riprendiamo il sentiero principale in leggera salita lungo una piccola tagliata nel pavimento. Ad un bivio a T giriamo a destra lungo la strada che sale dolcemente costeggiando la Palanzana. Dopo una piccola radura troviamo un bivio a T di fronte agli impianti di meleti della “Ciminella”. Voltiamo a sinistra. Dopo 50 metri troviamo un altro bivio: proseguiamo a destra (piccola freccia che indica “verso il Calvario”).
La vegetazione si fa più rada e lo sterrato prosegue in discesa. Sulla destra troviamo un sentiero che va in un bosco: proseguiamo, tralasciandolo. Inizia un tratto in pianura: sulla destra alcune grandi querce isolate. Dopo una ventina di metri troviamo una radura con strada a destra: proseguiamo, tralasciandola.
La nostra strada svolta naturalmente a sinistra e prosegue in direzione Nord-Ovest: sulla destra, tra 2 alberi, scende un sentiero scosceso, indicato da alcune rocce dipinte di rosso, che imbocchiamo. Il primo tratto presenta delle rocce sconnesse e scivolose. Il sentiero poi prosegue nel bosco. Dopo un breve tratto il nostro sentiero si immette su una strada privata: proseguiamo dritti/destra. Intercettiamo così la Strada Romana e proseguiamo su questa a destra in salita (camminando sul lato sinistro per avere più visibilità da parte degli automobilisti).
Percorsi circa 300 metri a sinistra imbocchiamo uno stretto sentiero tra 2 recinzioni, segnalato da un paletto metallico siglato “SR”).
Dopo un sentiero stretto la carraeccia si allarga e si offre davanti a noi un largo panorama su Bagnaia, Viterbo, la vallata sottostante e in lontananza il Monte Amiata, Montefiascone, la valle del Tevere e i monti dell’Umbria. In fondo allo sterrato arriviamo ad una strata asfaltata e proseguiamo in discesa a sinistra (Strada Volpara). In fondo alla lunga discesa – con bel panorama di Bagnaia – giungiamo ad un parcheggio (Piazzale Pietro Callisti). Entriamo a Bagnaia, attraversando i binari della ferrovia, percorrendo in salita un breve tratto della Strada Ortana e terminando la nostra escursione nel centro della cittadina (Piazza XX Settembre) alla base della sua caratteristica torre.

Monte Romano – Luni sul Mignone

A pochi chilometri dalla costa Tarquiniese e dall’entroterra Viterbese, lontano dall’inquinamento industriale e dallo stress cittadino, sorge un piccolo borgo dall’aspetto sei- settecentesco che forse per troppo tempo ha nascosto la bellezza della propria terra: memoria di storie importanti e di grandi civiltà, etrusca e romana, custode di importanti testimonianze, medioevali e rinascimentali, il tutto immerso in contesti ambientali che contribuiscono a creare luoghi di grande pregio e bellezza. L’itinerario – escursione che proponiamo si svolge all’interno di questo territorio ed inizia proprio dal centro storico del paese di Monte Romano. Questo paese nel corso della storia si è andato sviluppando intorno ad una strada che è l’attuale Aurelia Bis, e immerso in una valle posta ai piedi della Rotonda (dove all’interno si trova il Poggio della Rotonda, di proprietà dell’Università Agraria di Monte Romano), che è una collina che presenta un aspetto inconfondibile nel paesaggio, per la sua cima formata da querce secolari disposte a corona.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Lasciando alle spalle il centro storico e da Piazza del Plebiscito ci incamminiamo lasciando il palazzetto del comune e il teatro comunale alla nostra sinistra, proseguiamo verso Piazza XXIV Maggio, andiamo a sinistra imboccando Via IV novembre.   Proseguendo in salita, ci troviamo di fronte ad un palazzetto caratteristico con una torre e un campanile, noi prendiamo la strada di destra in salita.   Proseguendo per la via, dopo poco prendiamo Via Marconi, che è una strada in discesa asfaltata e che apre in prospettiva all’improvviso, ad una ampia e gradevole visuale di vegetazione.   Proseguendo per Via Marconi, incontriamo un sentiero non asfaltato (carrareccia), incontriamo un cancello verde e lo attraversiamo continuando.   Dopo un po’ proseguendo sulla strada sterrata incontriamo a destra un gruppetto di 4 alberi con intorno un recinto di legno e sempre in quella direzione abbiamo la visuale dei Monti della Tolfa, la ciminiera della centrale di Civitavecchia e in fondo se non c’è foschia si vede la linea del mare.   Lasciamo la strada principale sterrata, e ne imbocchiamo un ‘altra sulla destra verso un cancello di legno, che si trova subito dopo l’abbeveratoio che si vede a destra.   Poco prima del cancello troviamo sempre sulla destra un altro cancello di ferro, l’oltrepassiamo e proseguiamo sempre sulla strada sterrata in leggera salita, facendo attenzione perché’ ci troviamo in una zona dove pascolano mucche e tori e richiudendo il cancello che si attraversa.

Alla fine di questa strada in discesa, dove troviamo una recinzione con un cancello in legno e filo spinato, dobbiamo prendere il sentiero che va in discesa alla nostra sinistra.  Dopo qualche decina di metri, nei pressi di un bivio a T prendiamo a sinistra.   Dopo aver percorso circa 700-800 metri sempre sulla strada sterrata, si arriva ad un certo punto su una stradina laterale a sinistra. Per indicare quello che vediamo come possibili punti di riferimento, ci troviamo davanti in discesa La Valle del Mignone, sulla destra una collinetta verde, e sulla sinistra il sentiero in discesa che dobbiamo prendere (se si è insicuri di questo bivio fare riferimento al gpx). All’inizio di questo sentiero, un albero sul lato destro e dopo pochi metri una grossa roccia sul lato sinistro.   Proseguendo in discesa sulla strada sterrata si arriva ad un bivio a T, davanti si trova il Fiume Mignone, noi proseguiamo a sinistra in discesa.   Proseguendo diritto, incontriamo ad un bivio, un cartello indicatore di caduta massi, proseguiamo sul sentiero a destra, si arriva così ad un bivio a V, qui si prosegue avanti diritti risalendo la corrente del Fiume Mignone avendolo sul nostro lato destro.   Dopo aver percorso una decina di metri, incontriamo un cancello di legno. Appena superato è visibile un ampio fosso fangoso, reso così per via dell’acqua piovana.   Oltrepassato il fosso e proseguendo la via,  seguiamo in parallelo un affluente del Mignone, incontriamo un bivio, e si prosegue sul lato destro.

Costeggiando l’affluente del Mignone che si trova alla nostra destra, incontriamo un bivio che è formato dal percorso dove in passato vi erano montati i binari della ferrovia, intravvedendo davanti a noi la Vecchia Stazione di Monte Romano, ovviamente oggi in disuso e ridotta in condizioni disastrose. Proseguiamo sulla destra in direzione del Ponte Ferroviario, ed è visibile un grande serbatoio dell’acqua in cemento.

Prima del ponte ferroviario, e subito dopo il grande serbatoio, troviamo a sinistra un sentierino che scende costeggiando un costone. Proseguendo su questo sentierino attraverso le rocce, si percorre risalendo con qualche piccola arrampicata e aiutati anche da una scala di ferro montata apposta per aiutare gli escursionisti che vogliono visitare la residenza monumentale dell’età del bronzo, nella zona archeologica denominata Luni sul Mignone, nostra meta.   Arrivando a questa antica residenza ne possiamo osservare la remota bellezza e la specifica spiegazione che così recita:

“E’ IL PIU’ ANTICO EDIFICIO MONUMENTALE DELL’ITALIA CENTRALE (XII SECOLO a.C.), PROBABILE ABITAZIONE DEL CAPO DEL VILLAGGIO, LA MONUMENTALE CAPANNA CHE MISURA 17×9 metri, VENNE RICAVATO IN PARTE DA UN BANCO TUFACEO, SCAVATO FINO AD UNA PROFONDITA’ DI 6 METRI, MA DOVETTE ESSERE COMPLETATO IN ELEVATO CON BLOCCHI DI TUFO, E COPERTO CON UN TETTO LIGNEO”. 

E’ interessante da visitare, sia per chi ama la storia degli uomini che a chi interessa l’archeologia.

Malles Venosta – Curon Venosta

DESCRIZIONE:

L’ABAZIA BENEDETTINA DI MONTE MARIA rappresenta senza dubbio, uno dei punti di riferimento per la vita religiosa di tutta la regione, ma anche oltre i suoi confini, fin dalla sua fondazione. Ben riconoscibile già da lontano, caratterizzata da importanti mura bianche, è adagiata sul pendio del Monte Maria e dista non più di 3 km dal centro del paese di Malles Venosta elevata di poche centinaia di metri dal sottostante paese di Burgusio. Per raggiungerla, partendo dall’esterno della cinta muraria della Chiesa di San Benedettotenere la destra su Via San Benedetto per incrociare, 200 mt più avanti, la larga SS40/Via Nazionale e seguirla a destra verso Burgusio. Raggiungere il paese seguendo questa principale comodamente percorribile lungo il marciapiede o sul bordo dei campi agricoli, oppure, dopo 250 mt, prima di una curva a gomito verso sinistra, tagliare per i prati sulla piccola via di servizio agricola sempre a sinistra, puntando il campanile del paese e il piccolo castello Fürstenburg, all’ingresso di esso.

Salire verso l’Abazia, passando attraverso alcune case ormai in prossimità del centro di Burgusio, continuando sulla strada principale SP22 e dopo aver abbandonato, 500 mt indietro, la statale che continua in direzione dell’alta valle e del passo di Resia. Superata la discesa a sinistra che porta all’ingresso dell’edificio fortificato, continuare dritto puntando l’Abazia visibile in alto anche se a tratti nascosta dalla fitta vegetazione. Camminare per non più di 150 mt per poi abbandonare l’asfalto in favore di un sentierino che dalla carreggiata s’innalza a destra nel bosco, una volta superato di 30 mt il primo grosso tornante della SP22. In circa cinque minuti, incrociare il più ampio sentiero n.2 che si imboccherà, tenendo la sinistra, seguendo la palinatura rossa e bianca in direzione Kloster Marienberg e Plant Aprsch-hütte. Dopo pochi passi, sarà possibile incontrare anche altra segnaletica: la Via di San Giacomo (giallo e blu con la conchiglia), la Via di San Benedetto e Il Sentiero del sole, a testimonianza dell’importante ruolo ricoperto nei secoli dall’Abazia, nell’ambito dei pellegrinaggi religiosi o devozionali.

Raggiungere così, in altri 5 minuti di cammino, il piccolo portoncino d’ingresso incastrato nel muro di cinta dell’Abazia, entrando nell’ampia corte dal lato opposto rispetto a quello principale, più ampio, utilizzato da turisti e visitatori presso il parcheggio delle automobili. Sulla sinistra, la facciata della Chiesa dedicata a Maria al di sotto della quale, previa prenotazione e in gruppo di almeno otto persone, l’incantevole cripta affrescata nel 1170 in toni di azzurro e blu sui quali si stagliano corti di angeli. A destra invece, la biglietteria e l’ingresso del bel museo dedicato alla vita e ai reperti del luogo sacro, ristrutturato al suo interno con un elegante impianto moderno a passerelle sovrapposte, integrate nelle antiche mura dell’edificio. Dopo la visita, proseguire ripercorrendo i propri passi e lasciandosi l’ingresso secondario alle spalle. Seguire il sentiero fino a incontrate la palinatura rossa e bianca del sentiero n.19 di nuovo in direzione Burgusio. Dopo aver superato una bella piazzola panoramica aperta sul paese, sul castello Furstenburg, la valle e con al fondo il paese di Malles Venosta e seguito da quello più lontano di Glorenza, proseguire dritto lasciandosi  alla sinistra una bizzarra scultura in legno dedicata alla leggenda locale dello gnomo di Burgusio. Giungere a un bivio nel bosco per ridiscendere nuovamente per circa 350 mt in forte discesa, sulla via più ampia e a cielo aperto, verso il centro storico di Burgusio, avendo sempre lo slanciato campanile della chiesa parrocchiale alla propria destra. Giungere sulla piazzetta principale proprio nei pressi di una bella fontana ricca d’acqua, sovrastata da una statua di San Michele con la spada sguainata e una bilancia in mano. Salire lungo la via principale acciottolata in porfido e distante pochi passi, tenendo la sinistra e superando un piccolo edificio antico, mirabilmente decorato con motivi floreali, sulla propria destra. Nei pressi del vistoso Caffè Gerda, proseguire sul bivio a sinistra, sempre in salita ma sull’asfalto, prendendo a riferimento la segnaletica marrone per Bergsee, e dopo circa 50 mt, sempre a sinistra, imboccare la ripida salita con segnaletica sentiero n.3 in direzione Plantapatsch-hütte e Watles. La salita, dopo poco meno di 200 mt su di un fondo a sassi sconnessi, termina su di un incrocio di sentieri nuovamente in piano. Girare quindi a destra seguendo il sentiero n.4, e dopo 5 minuti di cammino, giungere ad un cancelletto in legno che sbarra il passo verso ripida discesa che si ricollega alla sottostante statale. Non superarlo ma girare di 180° lungo la traccia alle proprie spalle per salire verso un piccolo boschetto di pini che, in salita per 10 minuti e all’ombra, porterà a sbucare al sole, in mezzo ad un vasto pascolo erboso. Alla propria sinistra, ben riconoscibile a circa 50 mt di distanza, una bella staccionata in legno delimita il laghetto alpino Bergsee, con un’area di sosta attrezzata con panchine e barbecue in muratura, ideale per una sosta o un pic-nic.

Andando in direzione opposta, invece, affrontare un lungo tratto sul fondo erboso, di almeno 2 Km, che in salita fra i pascoli alpini, porterà a guadagnare circa 300 mt di dislivello, permettendo di far correre lo sguardo su tutta la valle alla propria destra. Sul fondovalle, sarà riconoscibile, sempre più in lontananza, la lingua di asfalto grigio della SS40 che sale verso il passo. Al termine degli assolati pascoli, superare un altro cancello in legno, in cima all’ultima ripida rampa, per riguadagnare l’ombra della vegetazione. Camminare quindi per un breve tratto sul sentiero n.3 e, dopo altri 10 minuti ancora in salita, raggiungere un piccolo maso con stalla, nascosto nella fitta vegetazione in basso a destra. Superarlo continuando dritto, sul sentiero che si fa stradina sterrata e raggiungere un gruppo di case sulla destra, strette intorno ad una minuscola chiesetta di montagna, distaccate circa 100 mt dalla carreggiata e appoggiate su di bel un declivio erboso ben esposto al sole. Proseguire ancora dritto e, dopo 200 mt al bivio, discendere a destra, seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.5 in direzione Bruggeralm. Raggiungere così ad un laghetto sul lato destro al quale accedere, volendo prendersi una pausa ristoratrice, passando per un piccola area di sosta erbosa attrezzata proprio sulla riva. Superato il piccolo specchio d’acqua e continuando dritto sulla sterrata, porre attenzione a ridiscendere nel fitto del bosco dopo circa 120 mt lungo la traccia ben palinata sul lato destro della carreggiata. In circa un quarto d’ora, passeggiando fra grandi abeti in costante discesa, si raggiungerà la sponda occidentale del Lago di Muta dopo aver attraversato un’isolata stradina asfaltata  proprio nei pressi della solida passerella di legni sospesa a filo dell’acqua fra la vegetazione lacustre, che ne permette l’attraversamento.

Sull’altra sponda il percorso continua a svilupparsi, rialzato di un metro sull’acqua ancora sull’ampia passerella, in una gradevolissima passeggiata lungo lago fra i giunchi fino a raggiungere, con altri 4 Km, il paese di S. Valentino alla Muta, distinguibile già da lontano nel pianoro ai piedi della grande diga artificiale posta alle sue spalle, ricoperta da manto erboso, e che funge da sbarramento al vasto Lago di Resia 30 mt più alto. Raggiunto il centro del paese, sempre seguendo la passeggiata lungo lago disseminata di panchine dove godere delle cime che si riflettono nelle acqua placide, attraversarlo passando sotto i cavi di un impianto di cabinovia e passando proprio di fronte all’ingresso della stazione di partenza. Tenere la sinistra su Via della Chiesa per andare a ricongiungersi, in circa 400 mt, alla principale Via Veneto. Continuare tenendo la sinistra e imboccare, dopo pochi passi, il lungo rettilineo interdetto al traffico che punta proprio alle pareti della diga. Dopo circa 20 minuti, fra i prati, raggiungerne la base e guadagnarne la sommità continuando sul tracciato, che piegherà prima a destra in leggera salita, e poi a sinistra sulla riva dove lo sbarramento ha inizio.

La diga è camminabile nella sua interezza ed è aperta sia ai pedoni che alle biciclette, in una sorta di insolita passeggiata bordo lago, con panchine e lampioni da dove poter contemplare con calma il paesaggio sul vicino Lago di Muta, scattare fotografie o semplicemente riposarsi. Per raggiungere il fondo del lago, e quindi la meta della giornata, ancora 5 Km totalmente privi di dislivello, con le acque blu costantemente alla propria sinistra. Si tratta di un percorso ciclopedonale molto frequentato da turisti e famiglie che alterna piccoli pezzi di sterrato fra la vegetazione cespugliosa ad alcuni tratti più curati. Il quarto chilometro invece, si sviluppa interamente camminando su di un ingombrante percorso in cemento armato sospeso sulle acque del lago, alla sinistra della statale che corre sotto delle protezioni antifrana in cemento dalle innumerevoli colonne, terminato il quale, il paese di Curon Venosta sarà facilmente raggiungibile continuando dritto e seguendo la traccia del lungo lago. Per avvistare il famoso campanile sommerso, la cui guglia sbuca dalle acque, bisognerà attendere gli ultimi 500 mt piegando nell’ansa del lago in cui esso sprofondato. Proprio di fronte al campanile, sul prato, diverse panchine sull’erba dove sostare e godere dell’insolita vista. Alla propria destra, invece, un grande parcheggio all’inizio di una galleria stradale, ospita i capolinea delle diverse linee di pullman che corrono su e giù per la Val Venosta dove trovare il mezzo adatto per tornare al paese di Malles, punto di partenza della giornata, 20 km più a valle.

Lasa – Malles Venosta

DESCRIZIONE:

Con le spalle rivolte all’abside della chiesa di San Giovanni Battista, iniziare l’itinerario percorrendo un breve tratto della frontale Via della chiesa in direzione del stretto tratturo incastrato fra due case, 30 mt più avanti. Al fondo, giunti di fronte ad un muretto di recinzione, continuare sul sentierino girando a destra e tenendosi il muretto sulla sinistra per circa 40 mt. (di nuovo Via della Chiesa). Al fondo, incrociare il sentiero di ghiaia, Via Felius, girando a sinistra in direzione di San Sisinio e camminando fra due siepi e qualche piccolo melo. Superato un’area residenziale di recente costruzione, fra palazzetti moderni, raggiungere il grande parcheggio della piscina comunale per superarla tenendosela sulla sinistra e tagliando per il praticello che ne costeggia la recinzione e che, dopo poco più di 100 mt, diventerà sentiero in leggera salita. Camminare così costeggiando la strada statale in direzione del passo di Resia, 50 mt più in là nascosta dalla vegetazione alla propria destra, e raggiungere in meno di cinque minuti, l’isolata Chiesetta di S. Sisinio, adagiata in una radura fra il verde e circondata da un muro di cinta in pietra grigia, con due accessi ad arco sul lato della facciata e su quello dell’abside.

Dopo aver girato intorno all’edificio, uscire sul lato opposto, camminando nel mezzo di uno stretto percorso erboso, per ridiscendere in pochi minuti sulla sottostante strada asfaltata, Via Venosta, che si seguirà tenendo la destra. Camminando lungo l’apposito percorso pedonale per circa 200 mt, giungere nei pressi della trafficata SS38/Strada della Val Venosta, e piegare a destra per andare a imboccare il sottopassaggio che ne permette l’attraversamento. Sbucare sull’altro lato e ridiscendere a sinistra per almeno 150 mt (sempre su asfalto) sul piccolo svincolo stradale e, ponendo la massima attenzione, raggiungere una carrareccia che sale a destra poco prima di una brutta discoteca arancione, con tanto di torrette merlate e piramide di cristallo sulla copertura. Seguire quindi la palinatura bianca e rossa del sentiero n.20 che porterà in nemmeno 300 Mt a raggiungere una sbarra verde e bianca, ingresso di quella che è nota come Area del Bosco di Protezione “Helvetia” per il ripopolamento dell’abete nero. Camminare così nella quiete del bosco sempre in leggera salita, e dopo circa 1 Km, al bivio, scegliere il percorso basso, sempre palinato come sentiero n.20, seguendo la direzione per Eyrs. Raggiunta la fine del bosco, dopo aver camminato un po’ più di 2 kme lasciato il folto del bosco, rimboccare l’asfalto della stradina asfaltata Via Tanas posta di fronte, per superare una copiosa cascatella che passa proprio sotto la carreggiata e lasciando così il sentiero n.20 a favore del sentiero n.25 che si percorrerà per un brevissimo tratto. Dopo circa 150 mt in forte discesa, in direzione dell’abitato di Eyrs, non raggiungerlo, ma porre attenzione a girare sul breve tratto (anch’esso Via Tanas) che gira a destra e che, in poche centinaia di passi, porterà al di sotto  della facciata in vetro di un lungo e basso edificio residenziale, posto di faccia ad un meleto. Continuando dritto per meno di 50 mt, camminando sul limitare del meleto che piega leggermente a sinistra, seguire ora le indicazioni del sentiero n.22 che si inoltrerà nuovamente in un boschetto, su un percorso ben tracciato alto a mezza costa sulla valle e la statale, 40 mt più in basso. Non abbandonare il tracciato per circa un’ora di cammino avvicinandosi gradualmente sempre più alla statale che prima dell’arrivo alla località di Spondigna si affiancherà, guardandola dall’alto del sentiero. Dopo aver raggiunto un piccolo cimitero militare dedicato ai caduti austriaci della grande guerra, lasciarselo alla propria destra e inoltrarsi nel fitto della vegetazione continuando dritto a percorrere l’ultimo tratto di 500 mt per Spondigna su un tratturo scomodo e mal segnalato.

Alla fine di esso giungere nei pressi del grande albergo abbandonato ben visibile lungo la statale, appena dopo una rotonda. Alle spalle dell’albergo ben visibile, la stazioncina ferroviaria di Spondigna ma, senza raggiungerla e  non attraversando la statale, iniziare il percorso che inizia in salita con alcuni gradini, proprio all’altezza dell’inizio del piazzale antistante sull’altro lato della strada. Una palinatura riporta la dicitura “Sentiero del Sole” . Nel primo tratto di meno di 1 Km esso porterà ad affrontare la salita più dura della giornata. Camminando in un bosco di abeti, infatti, venticinque ripidi tornanti portano ad affrontare un dislivello di più di un centinaio di metri, innalzandosi sempre più sulle belle acque blu del laghetto artificiale di Spondigna. Alle sue spalle, ben riconoscibile, il Rio Solda e poco più in là, i tetti del paese di Prato allo Stelvio, lungo la strada per l’omonimo passo. Raggiunta la cima del sentiero, continuare a seguirlo in direzione di Sluderno. Dopo poco meno di 4 Km, si raggiungerà una strada asfalta proprio in coincidenza di un ampio tornante che sale verso i pascoli. Ridiscendere quindi lungo la comoda Via Crossfeld, fra gli assolati pascoli e diversi appezzamenti agricoli, per cominciare ad avvistare il profilo dell’imponente CASTELLO DI COIRA che si raggiungerà in circa 20 minuti di piacevole cammino. Dopo la visita al castello, lasciandosi alle spalle l’alto mastio e gli innumerevoli affreschi che ne decorano la corte interna, ridiscendere ancora 150 mt in direzione dei tetti di Sluderno sull’acciottolato del Vicolo Churburg. Al termine del lungo muro di cinta alla propria sinistra, svoltare a gomito seguendo ancora il muro, lungo un piccolo percorso che con qualche scaletta in discesa, conduce verso il centro del paese. Superare il ponticello in muratura per raggiungere l’ampia piazza principale del paese per poi prendere Via parroco Pali per arrivare in pochi passi all’ombra della bella costruzione tardo gotica della Chiesa di Santa Caterina addossata alla più piccola e suggestiva Cappella di San Michele al cimitero, a pochi metri  da essa sul lato nord-orientale.

Con le due facciate alle spalle, prendere Via Andreas Hofer e imboccare la prima traversa a sinistra, Via della Scuola, seguendo le indicazioni per la stazione ferroviaria, che si raggiungerà con qualche minuto dopo aver attraversato l’abitato e la SS40/Via Val Venosta. Seguirne un breve tratto tenendo la destra, e puntando un isolato bar con parcheggio di fronte. Alle spalle di esso, un tunnel circolare dipinto di nero e bianco, funge da sottopassaggio per l’attraversamento dei binari, ricollegandosi alla poco trafficata SP106/Via dei Prati che si percorrerà tenendo la propria sinistra, appena finito il tunnel. In meno di cento passi, un bivio sulla destra permetterà di camminare lungo Via campo d’aviazione, dirigendosi così nel mezzo di pianeggianti prati verdi, sul fondovalle, usati per l’appunto per l’attività di volo turistico. In coincidenza di un’ampia curva a sinistra, abbandonare Via campo d’aviazione in favore del percorso ciclopedonale che s’innesta sulla destra. Sempre in piano, si potrà decidere se camminare lungo la lingua d’asfalto che si srotola nel mezzo del pianoro, oppure sull’erba dei prati appena di fianco alla piccola carreggiata.

Puntando l’alto filare sul fondo nel senso di marcia, raggiungerlo per prendere poi a sinistra sulla più ampia sterrata quando giunti di fronte ad un largo canale artificiale in cemento armato per l’acqua. In circa 300 mt, raggiungere un bacino d’acqua, anch’esso artificiale, e superarlo seguendo la strada per rincontrare il letto del fiume Adige girando poi a destra. In meno di 40 minunti, camminando a lato della Ciclabile Via Claudia Augusta, si raggiungeranno le prime case del piccolo gioiello fortificato di Glorenza, stretta tra le mura e dalle numerose torri perfettamente conservate, già ben visibili da lontano alla propria destra. Raggiunto l’ingresso della città, incrociando la SS41, nei pressi di una grande torre unita alle mura tramite una passerella in legno sospesa, risalire una cinquantina di metri nella direzione opposta al centro, ancora fuori dalle mura cittadine, per andare a visitare l’interno della Chiesa di San Pancrazio dal bel campanile in blocchi di tufo con cuspide a cipolla barocca, e decorato con l’enorme affresco del Giudizio Universale su un lato.

Tornare indietro sui propri passi per entrare quindi in paese, direttamente sulla centrale piazza Stadtplatz, passando al di sotto della passerella in legno fra torrione e mura di cinta. Per raggiungere la meta finale e il centro del paese di Malles Venosta distante ormai 2,5 Km, proseguire dritto sulla SP85/Via Malles. Non c’è alternativa a questo percorso asfaltato che, seppur tutto in leggera salita, non risulta troppo impegnativo essendo comodamente camminabile sul marciapiede di quella che è una provinciale secondaria, non troppo trafficata. Giungere ai piedi del paese per abbandonare la provinciale, girando a destra su di un passaggio che porta verso la stazione ferroviaria e seguendo alcuni binari in disuso rimasti sul terreno. Imboccare quindi il percorso pedonale a sinistra che porta verso il centro e ad attraversare nuovamente la provinciale più a monte, diventando poi Via Pardelles. Continuare dritto e in non più di 10 minuti totali, attraversare sulle strisce pedonali la trafficata SS40/Via Nazionale, per continuare ancora dritto infilandosi nei primi stretti vicoli del paese su Via Conciapelle.

All’incrocio con Via dell’Ospedale, girare a destra e dopo meno di 200 Mt a sinistra sulla centrale Via della Stazione. Superare un parcheggio sulla sinistra per poi girare ancora a sinistra per passare alle spalle di alcuni palazzi su Via S. Benedetto. Proseguire dritto su di essa, e con altri 300 mt, giungere a destinazione, ai piedi dell’isoalta CHIESA DI SAN BENEDETTO antico edificio religioso risalente all’VIII secolo, dalle forme semplici ma che conserva al suo interno preziosi affreschi medievali e stucchi carolingi che la rendono di valore inestimabile nel suo impianto decorativo.

Merano – Naturno

DESCRIZIONE:

Il percorso ha inizio dal centro storico della cittadina di Merano, chiuso al traffico ma facilmente raggiungibile e ben servito dai mezzi pubblici. Raggiungere il maestoso DUOMO DI SAN NICOLO’, intitolato al patrono, per una visita prima della partenza, non dimenticandosi di includere, proprio alle spalle dell’edificio religioso, la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, dove una volta sorgeva il cimitero cittadino, ormai totalmente scomparso.

Partire dalla piazza antistante l’ingresso dell’edificio tenendosi sulla sinistra una statua moderna (1997) raffigurante il Santo con la mitra, e proseguire quindi lungo il lato meridionale in direzione del campanile passandovi proprio al di sotto. La torre del duomo, alta 83 mt, poggia su un bel portichetto romanico affrescato in pietra grigia, superato il quale, in non più di cento passi, apparirà, a sinistra nella piazzetta, la bella facciata della cappelletta.

Alla propria sinistra, pochi metri più in là del piccolo slargo incastrato fra l’abside del duomo e la cappella, salire lungo la scala, all’imbocco della quale è ben visibile la segnaletica azzurra della passeggiata Tappeiner. Raggiunta la cima, girare a sinistra sul piccolo sterrato che passa di fronte ad un tipico biergarten in legno. Seguire la cartellonistica in direzione Quarazze  passando così, in meno di n centinaio di passi, sotto una seggiovia, funzionante seppur antiquata.

La passeggiata Tappeiner non si abbandonerà per almeno 45 minuti camminando al fresco delle molte piante ben curate, in una sorta di orto botanico appoggiato sulle pendici del Monte Benedetto che offre ampie viste e splendidi panorami sull’imbocco della Val Venosta. Camminando lungo il sentiero, farà compagnia al viandante, la sagoma ben riconoscibile in alto di Castel Tirolo, davanti a sè nel senso di marcia, a difesa della valle e dell’abitato sottostante. Ritornare sull’asfalto, nei pressi di un largo tornante ricco di cartellonistica turistica, e imboccare quindi in direzione San Pietro, continuando dritto sulla Via Laurin in leggera salita.

Sorpassare, dopo circa 300 mt una moderna passerella di cavi d’acciaio sospesa su una piccola gola con cascatelle posta sulla sinistra, e proseguire dritto sui tornanti d’asfalto sempre in direzione San Pietro. La strada, per quanto non entusiasmante dal punto di vista naturalistico non è molto trafficata ed è la più diretta per affrontare il dislivello che porta ai pendii dove, sullo stesso pianoro, si incontreranno prima la chiesetta di San Pietro e poi, 700 mt dopo, Castel Tirolo. In circa 30 minuti giungere quindi di fronte al grande cancello in legno di Castel Thurstein, oggi ristorante, per poi  imboccare gli scalini sulla destra che portano a tagliare gli ultimi tornanti. In cima al piccolo tratturo, piegare a destra di nuovo sulla principale, puntando il piccolo campanile della CHIESA DI SAN PIETRO.

La silenziosa chiesetta bianca, affrescata all’esterno, poggia sul pendio a sinistra della strada e offre un bellissimo panorama sulla sottostante Merano e su Castel Tirolo, lontano non più di 700 mt sullo sperone di terra alla propria sinistra, guardando la valle. Nel caso in cui si voglia visitare l’interessante  museo storico all’interno di esso,  bisognerà quindi allungare il percorso fin lì, per poi ritornare indietro sui propri passi e ripassando sotto la chiesa di San Pietro.

Per continuare l’itinerario della giornata, tornare sui propri passi uscendo dalla chiesa e girando a destra in piano sull’asfalto. Raggiungere nuovamente il tratturo che ridiscende verso Castel Thurstein, e ignorarlo per continuare (questa volta dritti per circa 300 mt) sempre sull’asfalto, e raggiungere l’imbocco di una strada che va dritto in coincidenza con il forte tornante in discesa verso sinistra, in direzione della torre. Si sta quindi percorrendo parte del cosiddetto Sentiero delle Acque Meranesi, percorso ideato in otto gite da una giornata, che unisce e segue le caratteristiche “roggie” (antiche canaline per l’acqua ancora in uso) che caratterizzano la zona di Merano e dei suoi dintorni.

Seguire quindi la cartellonistica da escursione per Lagundo/Algund  ancora sull’asfalto di una secondaria per circa 400 mt che diventerà sterrata dopo esser passati sotto una pergola d’uva, in concomitanza di un vecchio maso sulla destra. Dopo circa 100 mt in forte discesa su un percorso di sassi sconnessi, girare a sinistra per raggiungere in pochi metri un bivio all’ombra di alcuni alberi in coincidenza di un grosso cartellone di informazioni turistiche. Girare a destra seguendo Algunder Waalweg e continuare altri 100 mt per andare a iniziare un sentierino sterrato che segue il corso di una canalina d’acqua in cemento sulla propria destra, parte ammodernata di un’antica roggia.

Al termine di esso, al bivio, continuare a seguire Algunder Waalweg sempre camminando sullo sterrato in mezzo alle vigne, ben in alto sulla valle, sopra Lagundo. Proseguire dritto senza mai abbandonare il percorso per quasi 2 km nel bosco accompagnati dal gorgogliare dall’acqua della roggia, per giungere proprio di fronte ad un ristorante dalle mura bianche con tre enormi botti di legno di fronte, dopo aver percorso gli ultimi 150 mt di rettilineo sotto una curata e ombrosa pergola di uva.

Dal ristorante, non seguire l’asfalto in discesa, ma porre attenzione al sentierino dritto che passa sotto il ristorante sempre seguendo la roggia. Sulla sinistra un antico maso ben riconoscibile grazie un’alta e snella palma posta di fronte. Dopo 200 mt incrociare l’asfalto per attraversarlo e continuare dritto lungo lo stretto passaggio camminabile incastrato tra un meleto a sinistra, e il muro di cinta di un vistoso hotel in legno, cemento e pietra nera.

Dopo circa venti minuti fra i meleti, senza abbandonare il percorso, giungere nei pressi di un parcheggio camminando l’ultimo tratto pedonale lungo la statale, leggermente in basso alla propria sinistra. L’area di sosta è riconoscibile anche grazie ad un piccolo chiosco di biciclette a nolo. Girando a destra all’inizio del parcheggio, si seguirebbe il ben segnalato percorso delle acque meranesi in direzione di Pierces, ed è qui doveroso, indicare anche la possibile variante sul noto Sentiero Panoramico del Monte Sole. Allungando il chilometraggio totale della giornata e il grado di dislivello da affrontare, esso conduce a sua volta presso la meta di Naturno percorrendo però, il lato versante sinistro della valle ad una quota più elevata. Pur non essendo estremamente impegnativo,  sa regalare magnifici paesaggi a chi abbia tempo, voglia e allenamento per preferirlo al più semplice percorso proposto su fondovalle.

Continuare invece lungo la statale per circa 70 mt, e imboccare la ciclopedonale dell’Adige che si seguirà  fino a giungere nei pressi delle prime case della località di Töll. Qui una grossa chiusa controlla una rapida dell’Adige raccogliendone le acque. Nel caso in cui sia aperta, una nuvola di di schizzi freschi, saranno un’ottima alternativa per una sosta rinfrescante sia per camminatori che per i ciclisti che infatti vi si fermano in gran numero per fare fotografie e riprendere fiato.

Continuare lungo la ciclopedonale per circa 10-15 minuti lungo il fiume per poi  essere costretti ad abbandonarla lasciando il passo alle sole biciclette, attraversando a sinistra un ponte e superato il quale girare  a destra, sempre risalendo l’Adige ma sulla riva opposta alla pista ciclabile. Dopo circa 500 mt di marciapiede su una tranquilla asfaltata, raggiungere la stazione ferroviaria di Töll per lasciarsela alle spalle tenendosela sulla destra proseguendo dritto.

Con pochi passi superare l’ingresso dell’eccentrico museo di cultura tirolese chiamato K.u.K., Museo dei Bagni di Egart. Poco prima dell’ingresso, sulla sinistra, merita comunque perdere qualche minuto, se non nella visita completa del museo, almeno dell’interno della minuscola e variopinta cappella piena dei più strani cimeli di tema religioso. Continuare dritto sull’asfalto fino a che non diventerà uno sterrato che prosegue nel bosco per circa 1 km di dolce sali e scendi. A circa metà del percorso, ben visibile sulla sinistra, il sentiero che, seguendo nuovamente la cartellonistica del Sentiero delle acque meranesi, porterebbe alla località Plaus. La meta finale, sarebbe raggiungibile anche con questa variante tenendo quindi la sponda orografica destra dell’Adige, ma allungando di molto il chilometraggio e il dislivello totale dell’itinerario.

Preferibile, quindi, al termine del bosco seguendo l’asfaltata, ridiscendere verso l’abitato alla propria destra verso le quattro case della località Sarling, percorrendo Via Sarling. Lasciata sulla sinistra la base di partenza della funivia Aschbach, puntare il ponte che attraversa nuovamente l’Adige in direzione della località Rablà, mezzo chilometro al di là di esso. Cambiata riva del fiume, sulla sinistra si troveranno alcune panchine e una bella fontana di acqua potabile intagliata nel legno. Si tratta di una delle molte aree attrezzate per i ciclisti che, sfrecciando lontani dal traffico, salgono e scendono la valle sulla via ciclabile dell’Adige. Anche se destinata alle biciclette, la pista, offre nei suoi quasi 7 Km di distanza da Naturno, comodi tratti percorribili anche a piedi. Si tratta di una lunga lingua di asfalto curata e molto ombreggiata, facile da seguire e camminare tenendosi il fiume sulla sinistra. Dopo meno di due ore di piacevole camminata, totalmente pianeggiante, si arriverà ad uno sdoppiamento su due livelli proprio alle porte dell’abitato di Naturno, già ben distinguibile oltre la vegetazione alla propria destra. Prendere il percorso più basso che termina con una curva a gomito a destra nei pressi di alcuni magazzini.

In circa 600 mt di rettilineo su Via Flora Gustav, superare una rotonda che incrocia la Via Principale e raggiungere così la CHIESA DI SAN PROCOLO ben visibile, semplice ed austera, isolata fra i meleti, con sullo sfondo il castello di Naturno, posto sui primi pendii a ridosso della cittadina.

Sori – Teriasca

DESCRIZIONE

PERCORSO LUNGO AD ANELLO

Partenza da Ponte della Madonnetta. Ponte zona Pedonale.

Tratto stradale: dal ponte si svolta subito a sn. per Via XX Settembre (facendo attenzione alle aiuole), oltrepassando il ponte della ferrovia e proseguendo per via Roma a fianco del fiume. All’altezza del distributore si gira a sn. (355 m.) e si risale per via N. Sauro sino in prossimità della banca Carige (13 m Q.), da dove con una svolta a 180° imbocchiamo Via Solimano, continuando per salita che poi spiana leggermente, sino a giungere ad un tornante (31 m Q.), dove procediamo dritti per Via Teriasca. Si continua a salire leggermente, ma in modo abbastanza costante sino ad arrivare all’altezza del pilone dell’autostrada lungo, (1,6 km, 72 m Q.) da dove prendiamo a sn una rampa cementata (Via Privata Allario).

Tratto Pedonale: Effettuata una curva a sn. proseguiamo per sterrata evidente in lieve salita sino a quando dopo un centinaio di metri troviamo una evidente deviazione sulla dx.

Si continua per ripidi tornanti lungo una stretta sterrata che presto si trasforma in mulattiera che con alcuni tratti scalinati e vari tornanti in mezzo alla macchia mediterranea, oltrepassa in altezza l’autostrada e raggiunge, alcune antenne televisive. Si prosegue ora in forte salita nel bosco per giungere in breve

Poco oltre si gira a sn. per un evidente passo presso un ometto (2,35 km, 216 m Q.). SBARRARE a dx.

Si procede con dolci saliscendi su stretta traccia fino a incrociare una cementata sotto alcune serre che ci porta con breve risalita ad incrociare con svolta a 180 l’asfaltata di via Teriasca Madonnetta del Maggiolo (3,25 km,211 Q.), acqua. Si prosegue per strada asfaltata panoramica sino al cosiddetto “Tornante dei Pini” (3,52 km, 233 m Q. )

Si scende per ripida scalinata cementata per proseguire su evidente mulattiera con alcuni saliscendi sino ad arrivare presso il cartello indicante loc. I Campi (Cartello Corri con Giulia), dove svoltiamo a sn. prima in salita SBARRARE A DESTRA poi in piano per la Vicinale della Piaggia (curve e tratti segnalati) sino ad incrociare la mulattiera comunale per S. Croce presso palo segnaletico del Corri con Giulia.  (4,38 km, 296 m Q+) dove svoltiamo a dx. lungo la strada per S. Croce sull’evidente mulattiera sino ad arrivare presso il cosiddetto cisternone della Costa,(4,48 km, 322 m Q+) superato il quale , poco dopo si svolta leggermente a dx. per continuare lungo l’evidente mulattiera per S. Croce a sn. Si procede dapprima in salita per traccia smossa sul crinale orientale del monte con tratti panoramici sino a giungere in una tratto più ampio ed aperto nonché meno pendente (i cumùn) poco prima di una fitta pineta (pineta nuova). Si oltrepassa la pineta e si giunge superando una vecchia e malandata pineta sotto l’erta finale che con alcuni ripidi tornanti ci porta alla sommità del Monte S. Croce (518 m Q.). Scendiamo facendo attenzione a un piccolo salto roccioso su percorso panoramico fiancheggiato dalle croci della Via Crucis sino ad una selletta dove ilpercorso Fie segnalato due quadrati rossi gira sul lato dx. (5,61 km, 488 m Q+). Dopo poco si giunge ai ruderi di una piccola costruzione (i Cramoiexi)(5,88 km, 460 m Q+). Si continua a dx. Si giunge sino al bivio basso sotto i Cramoiexi (6,1 km, 435 m Q+), sino ad un ingranaggio metallico di una antica teleferica, dove il percorso prosegue dritto in discesa lungo l’evidente percorso della mulattiera comunale S. Bernardo Teriasca, ignorando la mulattiera che a dx. va a Pieve.

Si supera in discesa su mulattiera la Cappella di San Rocco (6,8 km, 3,52 m Q.+), per arrivare poco dopo a una sorgente, acqua, 7,5 km, 334 m Q+). Si procede in discesa con alcuni tratti ripidi su mulattiera IN CASO DI UMIDITA’ UNAPERSONA PER RALLENTARE sino ad incrociare presso Teriasca la mulattiera Pieve Teriasca (7,55 km, 286 m Q+) che va seguita a sn. per una cementata che in salita porta al piazzale selciato della chiesa di S. Lorenzokm 7,7, 295 m Q+, acqua. Si continua prima in lieve salita poi in discesa per cementata e poi mulattiera evidente (comunale vecchia Sori Teriasca) per giungere poi su asfaltata presso un bivio (cappella Madonna della Guardia) (8,7 km, 249 m Q+), rif. Idrico autogestito, da dove a sn. in salita, lungo asfaltata per comunale Teriasca Canepa (Via Cortino) . Si prosegue sino al termine della stretta asfaltata (km. 8,9, 260 d+), da dove bruscamente a sn. per stretto stradello. Si prosegue poi per vicinale per Cortino sino al suo termine presso una casa isolata sino ad un bivio con cartello in legno.(9,2 km, 262 d+). Dapprima a sn. per mulattiera e poi subito dopo a sn. presso cartello indicante Levà- da non seguire! Seguire indicazioni Sori Torriglia. Si prosegue dapprima in salita, poi orizzontalmente, sino a raggiungere e superare un rudere presso il crinale attraversato dal metanodotto (10,7, 515 m Q+). Si prosegue ulteriormente per un buon tratto stretto (single track) lungo il bosco con tratti dove prestare attenzione, superando 2 guadi e oltre con alcuni tratti in discesa accidentati. Passato un rudere/cascinale (grosso masso in mezzo al sentiero), arriviamo ad un bivio, per Passo Croci (12,2 k, 465 m Q+) dove noi teniamo la dx per scendere verso Levà. Si scende per ripida e stretta cementata sino a raggiungere la Chiesa di Levà.

A Levà Chiesa (12,5 km, 384 m Q+), si prosegue ora in salita a sinistra su strada asfaltata Via Alpini d’Italia per circa 600 m, sino ad incrociare sulla sn. la scalinata che dà accesso alla Mulattiera per case Becco (comunale Osteria del Becco)(13,1 km, 421 m Q+). Si risale lungamente per percorso ampiamente panoramico e in dura salita sino a case Becco. (14,6 km, 714 d+), da dove si attraversa la strada e si imbocca il sentiero Colombiano e poi lo storico all’osteria Becco che con andamento pressoché pianeggiante porta al Parcheggio del Pozzuolo (16,7 km, 726 m Q+). Inizia il lungo percorso di discesa che parte dalla sbarra a lato est del parcheggio. Si prende il sentiero contrassegnato inizialmente con due quadrati rossi (comunale di Monte Pozzuolo), che percorre il lato dx. del crinale in discesa sino a a Pussa da Colla (17,7 km, 564 m Q+) e poi in lieve discesa sino a bivio tra sentiero due quadrati rossi a sn. e punto linea a dx. in discesa (18 km, 535 m Q+). Proseguendo per quest’ultimo giungiamo sino ad un ulteriore bivio, dove procediamo dritti (sulla antica mulattiera comunale succitata) evitando il percorso a dx. Giungiamo dopo un buon tratto poco sotto il cosiddetto Riundo di Martinello presso i resti di una teleferica (19,5 km, 380 m Q+) dove il nostro sentiero incrocia una cementata.

Si prende marcatamente a sinistra in lieve discesa, trascurando la cementata principale che porterebbe a San Bernardo, per proseguire su stradello sterrato che fiancheggia una recinzione; dopo poco lo stradello diventa sentiero e poi incrocia alla fine una traccia che con alcuni tornanti porta presso la loc. Migone lungo la mulattiera comunale da Pieve Ligure per S. Bernardo (20,24, 227 m Q+). Si procede a sn. per evidente mulattiera dritti superando il caratteristico crosino tra le case (rif. idrico autogestito) per procedere poi lungo la stretta asfaltata Via S. Bernardo in lieve discesa. Si giunge sino all’incrocio con la scalinata di Via Consiglietto, da dove a sn. in salita (20 km, 190 m Q+).

Si sale per la scalinata e si procede per un breve tratto in salita estremamente panoramico per tagliare poi a destra presso un rivo (Cian de Terrì) ( 220 m Q+) lungo una creuza che attraversa un fossato e diventando asfaltata carrabile scende, via Michele Massone, fino a incrociare, superato il Ristorante La Cucina di Gianpaolo, via Teriasca, che prendiamo a destra per scendere dietro al cimitero (21,4 km, 175 m Q.).

Si scende sino in prossimità dei muri del cimitero e si svolta a sn. su asfaltata e poi poco dopo a sn. presso il magazzino comunale (21,5 km, 170 Q.). Si continua poi nella medesima direzione per la pedonale di via Chiossa che seguiamo per bella e panoramica mattonata con alcuni su e giù sino a individuare sulla dx. la comunale Scialla (21,8 km, 157 m Q) che in discesa su scalinata panoramica, ci porta all’incrocio delle 4 strade ( 22,1 km, 116 m Q) da dove a sn. In discesa per panoramica lastricata (Via Priaruggia). Si scende per  un buon tratto  (22,5 km, 76 m Q) da dove a dx. per breve scalinata sino all’altezza dell’ascensore e poi sempre in piano per mattonata e in fine scalinata giungendo dove via Priaruggia incrocia la stradale Via Solimano all’altezza del termine della pedonale di via S.Gaetano (presidio n. 29, più persone) (22,8 km, 49 m Q). Si continua a dx. e subito dopo lungo l’Aurelia sul lato sn. fiancheggiando il magazzino di materiali edili sino ad attraversare sulle strisce (23 km, 35 m Q) per portarsi sul lato a mare. Si scende sino ad individuare sulla dx. la pedonale che porta all’ ingresso del cimitero (che si evita) (23,1 k, 28 m Q.) proseguendo a sn. in discesa lungo la passeggiata mare molto panoramica girando per giungere in breve sul ponte pedonale.

 

Rifugio Sorgenti del Piave – Rifugio P. F. Calvi

Ferrata del costone Eynard

Dal Rifugio Sorgenti del Piave a Rifugio Calvi passando per una bella ferrata che affaccia sul Monte Chiadin e una valle spettacolare.

Il percorso

Si parte dal Rifugio Sorgenti del Piave, dove è possibile parcheggiare la macchina e godere dello zampillare e del mormorio del fiume Piave, appena esce dalla terra. Si prende la strada asfaltata a scendere, poco trafficata e comunque usata da sportivi e camminatori. Dopo 10 minuti si giunge all’imbocco della strada bianca che a sinistra ci condurrebbe al Rifugio Calvi, ma per una via più breve e facile di quella che oggi abbiamo deciso di fare. Si può comunque usare in discesa per ritornare al punto di partenza. Si prosegue dunque ancora per qualche centinaio di metri.

Troviamo un ulteriore deviazione sulla sinistra che ci indica il Rifugio Calvi a 3h. Il sentiero va imboccato ma il tempo non si riferisce al nostro percorso. Siamo sul percorso dei fortini della prima guerra mondiale e del Monte Chiadenis. Superiamo un torrentello. Ci troviamo in un bosco di conifere e il sentiero 173. Arriviamo ad un bivio, con una mulattiera sulla destra ma noi proseguiamo lungo il sentiero 173. Si arriva così in breve ad un incrocio. Davanti a noi prosegue il passo Cacciatori 173. Noi svoltiamo a sinistra in salita.

C’è dunque un bel dislivello a zig-zag che passa sotto alle pareti di roccia del Chiadenis. A quota 1900 metri circa il sentiero piega a ovest e si apre un paesaggio molto ampio e bello. Si segue dunque la traccia che aggira lo sperone e si arriva all’imbocco della ferrata Eynard, con corrimano e cengia.  La ferrata nella parte finale si infila dentro a due pareti di roccia e diventa più impervia. Subito dopo vediamo in cima la sella e i resti di un fortino di guerra. Dopodiché raggiunta la sella e affacciandoci possiamo vedere il Rifugio Calvi e il Monte Peralba, mentre alla nostra destra un tunnel scavato nella roccia. Con dei comodi sentieri ben evidenti possiamo raggiungere la nostra meta.

Pinzano – Nova Ponente

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Tappa 01 (ca 12 Km per 5h 30’)

La partenza del percorso si trova proprio di fronte all’ingresso principale della Chiesa di S. Stefano, sotto gli affreschi, con a lato il piccolo cimitero del paese.

Ridiscendere le scale alla destra per giungere nella contigua Piazzetta S. Stefano. Un bel fontanile permette di rifornirsi di acqua fresca per il cammino. E’ consigliato prevederne una scorta maggiore del solito, visto il forte dislivello che si andrà ad affrontare, con il seguente punto di rifornimento distante, nei pressi del paesino di Aldino.

Dalle scale, attraversando la piccola piazza piegare a destra seguendo la strada e  il cartello di palinatura Rosso e Bianco Sentiero N.1B in direzione Montagna, a nemmeno mezz’ora di cammino da lì.

Seguire la piccola asfaltata ciclabile, ma aperta al traffico locale, fino a raggiungere la bella residenza Hof (1408), ristrutturata in color giallo/arancione.

Una salita di circa 400 mt porterà nel centro del paese di Montagna, dove sulla destra, innalzata rispetto alla piazza, sarà visitabile l’antica Chiesa romanica di San Bartolomeo, di cui ben poco resta dell’ammodernamento tardo gotico, quasi del tutto sparito dopo i rifacimenti del 1875-1881.

Uscire dal paese, in discesa, discendendo per Via Campo Santo fino ad arrivare ad un piccolo sottopassaggio ciclo pedonale che permetterà di attraversare in sicurezza la trafficata e tortuosa SS48.

Superata la statale, lasciandosi il cimitero a destra, continuare sull’asfaltata secondaria in forte discesa fra gli alberi per circa un chilometro fino a imboccare, ben visibile sulla destra della carreggiata, il Sentiero N.3, nel fitto di un bosco.

Inizia qui il tratto più impegnativo dal punto di vista del cammino dell’intero 2° Itinerario Iter Artis, ma forse anche uno dei più suggestivi dal punto di vista naturalistico.

Il sentiero 3, infatti, in circa mezz’ora di cammino, porterà a compiere un fortissimo dislivello. Seguendo le palinature nel bosco, si percorreranno diverse curve strette oltre a lunghe ripide scalinate, fino a giungere al fondo valle, sbucando in uno stretto tracciato stretto fra un muro e la cinzione di una vecchia piscina abbandonata. Al fondo un parco giochi anch’esso abbandonato. Sbucati sullo spiazzo, leggermente a destra, sarà ben riconoscibile una passerella pedonale sopra un rumoroso torrente di montagna. Si tratta delle Gole del Rio Nero, proprio alle porte del paese di Ora, raggiungibile, ove necessario, in pochi minuti seguendo l’unica asfaltata Via della Cascata. A sinistra invece, lungo il corso del torrente, facilmente raggiungibile in svariati modi, alcuni piccoli prati assolati con aree di sosta, dove poter immergersi nella gelida acqua o fare un pic-nic.

Superata la passerella, salire la piccola scalinata e piegare a destra sul cemento seguendo il corrimano da tenere alla propria destra e la palinatura Rossa e Bianca dei Sentieri N.1 e 2 che per buona parte del tracciato coincideranno.

Armandosi, di buone gambe e di tanto fiato, si affrontare la scalinata nella vegetazione che per almeno un’ora si inerpicherà lungo la stretta gola del torrente. Lungo tutto il percorso, a tratti si supereranno grosse condutture dell’acqua interrate, e ogni cinque minuti, su piccole piazzole, sarà possibile sostare per godere del paesaggio mozzafiato, salendo sempre più in alto. Sul lato destro, nel senso di marcia, ponendo la massima attenzione, ci si potrà anche avvicinare allo strapiombo della gola con le sue cascate d’acqua cristallina decine di metri sotto.

Giunti alla cima della scalinata, il sentiero continuerà nel bosco sempre in salita, ma affrontando dislivelli decisamente meno impegnativi, fino a sbucare in una piccola radura riconoscibile da un muro di cinta di una proprietà privata sulla propria destra. Senza continuare dritto sulla via più visibile e carrabile, imboccare il sentierino che costeggia il muro di cinta e che in circa 15 minuti porterà ad un malconcio cancello sulla destra in prossimità di un grosso fienile in legno scuro. Imboccare la strada in salita verso la sinistra continuando a seguire la palinatura che in breve ci porterà sulla silenziosa e isolata asfaltata di Località Eich.

Sempre in salita si giungerà in meno di mezz’ora ad un gruppo di case circondate da orti e campi coltivati, ma senza superarle, girare subito sulla strada a sinistra e dopo pochi passi a destra lungo un prato in salita, in coincidenza della palinatura, per lasciarsi le costruzioni in basso sulla destra.

Dopo appena dieci minuti, percorrendo uno stretto passaggio fra piccoli meli si giungerà ad un cancelletto di legno non più alto di un metro. Delimita un edificio privato, ma è aperto ai viandanti. Ben visibile oltre il cancello, una salvifica fontanella sulla sinistra con acqua potabile dove poter rifocillarsi e rifornirsi per il resto del percorso. Continuando dritto oltre la fontanella, in altri 5/10 minuti di marcia, si sbucherà dalla vegetazione, proprio nei pressi di un largo tornante della SP72. Dall’altra parte il vecchio Hotel Stella, con di fronte due pensiline dei bus per e da Egna e Ora.

Seguire l’asfalto in salita e tagliare diversi tornanti seguendo la palinatura che ormai riporta le indicazioni per il paese di Aldino, distante non più di 40 minuti.

Di nuovo sulla Provinciale, nei pressi del cartello “tornante n.3”, seguire i cartelli al bivio girando a destra sempre sull’asfalto e puntando un’isolata villetta color ocra, superata la quale basterà seguire il Sentiero N.1 per salire tra boschetti, prati e pascoli verso il paese.

Superato l’ultimo di una serie di sbarramenti in legno per gli animali, si ritornerà sull’asfalto ormai ai piedi del paese. Seguire tenendo la destra fino a raggiungere un grande campo da calcio in erba sintetica che si affaccia sulle montagne e la valle, nei pressi di un centro sportivo. Raggiunte le prime case del paese, con di fronte il muro di cinta di alcune villette che obbliga ad una svolta, decidere di salire verso sinistra sempre seguendo il Sentiero N.1. Con un ampia curva, si giungerà in circa 300 mt ad un grosso incrocio di più strade proprio nei pressi di un parco giochi all’ombra di grossi abeti. Costeggiarlo per giungere il centro in non più di 250 mt di salita.

Il paese di Aldino è un buon punto tappa per il visitatore che voglia fermarsi qui e non raggiungere la successiva Nova Ponente. Oltre ad essere ben servito dai mezzi pubblici, con bus per il fondovalle e la stazione ferroviaria di Egna, offre alcuni negozi, un piccolo supermercato, una banca e diverse soluzioni per la notte. Un piccolo infopoint sulla piazza, può fornire tutte le indicazioni necessarie.

Inoltre la Chiesa dei Santi Elena e Giacomo, merita una visita per godere del suo bel coro, della fonte battesimale trecentesca in pietra, e della vecchia pala d’altare ottocentesca con l’incoronazione di Maria e dei Santi del masetro Kaspar Jehle. Il cimitero alle spalle dell’edificio sacro, infine gode di una vista privilegiata sul verde della valle e le montagne sopra Bolzano e Merano.

Tappa 02 (ca 12 Km per 4h 30’)

Per il camminatore che voglia concludere la gita a Nove Ponente, invece, bisognerà tener presente almeno altre quattro ore e mezza di cammino, includendo una breve visita al Santuario di Pietralba, proprio lungo il percorso.

Ridiscendere dall’alto della chiesa, lasciandosela alle spalle, lungo un sentiero asfaltato che punta alla sottostante SP72, raggiunta la quale attraversarla e tenendo la destra, raggiungere in nemmeno 30 Mt la bella stradina asfaltata, Via Thal che si dirige in mezzo al verde di due dolci colline.

Camminando lungo una robusta staccionata in legno si giungerà ad un bivio per girare a destra. La palinatura riporterà la doppia dicitura Sentiero N.10 e Sentiero A Petersberg. Dopo non meno di 15 minuti camminando con campi coltivati a sinistra e un curato boschetto di abeti sulla destra si riguadagnerà l’asfalto proprio nei pressi di un edificio privato a due piani bianco. Attraversare la strada e dirigersi verso sinistra, in direzione di un ampio spiazzo ricco di cartellonistica.

Continuare quindi a seguire il Sentiero N.10 in direzione Weissenstein/Wallfasweghrt, camminando su una piccola asfaltata di servizio che si inoltra all’interno di un’area protetta. Anche se poi diventerà sterrata, non si abbandonerà più questa traccia fin quasi all’arrivo al Santuario trovando indicazioni sempre più precise per Weissenstein/Pietralba-Schmiederalm e ignorando le diverse indicazioni per altri sentieri come il N.6 e 7.

La strada diventerà una carrabile di montagna dopo essere passati nel mezzo di un piccolo gruppo di case in semiabbandono, iniziando a salire decisamente nel bosco e attraversando diversi pascoli alpini.

Circa 500 mt dopo aver superato un ben riconoscibile capanno in legno isolato sul lato destro di marcia, al limitare dei pascoli e tornati all’ombra degli abeti, aver cura di girare a sinistra e poi immediatamente a destra sulla forte discesa che in meno di 15 minuti porterà nei pressi del Santuario della Madonna di Pietralba. L’edificio apparirà nel senso di marcia con la sua imponente facciata bianca a tempietto e quattro torri, fra gli ultimi alberi del parco. Si tratta del primo esempio compiuto di arte rinascimentale altoatesina, oltre ad essere la meta di pellegrinaggio più frequentata nella regione, legato alla leggenda del ritrovamento di una piccola statua della Pietà da parte del contadino Leonhard Weissensteiner che diede origine alla prima cappelleta votiva nel 1553.

Dopo la visita, superato il grande edificio, lasciandoselo sulla sinistra, si attraverserà il parcheggio in prossimità di un negozietto di souvenir per andare ad intercettare il sentiero che si butta in basso verso i pascoli sulla destra, prendendo da guida la palinatura con le indicazioni per Nova Ponente.

A questo punto, si è a circa un’ora e mezza di cammino dal punto di arrivo del percorso, che procederà sempre in dolce discesa o in piano attraversando un bosco di altissimi abeti rossi.

Sbucando nuovamente sull’asfalto, il paese, con il suo campanile sarà già ben riconoscibile da lontano. Continuare quindi a seguire la palinatura fino ad arrivare ad attraversare per l’ultima volta la SP72. Scendere in basso sotto la strada per poi andare a imboccare una ripida scalinata di una cinquantina di metri che porterà in mezzo ai primi edifici del paese, a meno di 400 metri dall’arrivo proprio di fronte all’ingresso della CHIESA PARROCCHIALE DI S. BENEDETTO.

Monticolo – Magrè

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Ponendosi proprio di fronte il piccolo ingresso della chiesetta dei Re Magi nel centro del paese, iniziare l’itinerario, seguendo la piccola stradina asfaltata sulla destra. Già dal centro della piazza sarà ben visibile sul muretto di fronte, la palinatura Rossa e Bianca del Sentiero N.5 e una freccia scolorita riportante la dicitura Kalter.

La stretta e silenziosa asfaltata si allontana da Monticolo in leggera discesa, attraversando piccoli campi di meli ben assolati. Dopo nemmeno un chilometro, superata una residenza agricola sulla sinistra, si troverà una sbarra e un cartello a segnare l’inizio della Strada Forestale, che si seguirà andando diritto secondo la palinatura ora diventata del Sentiero N.5A con frecce in direzione Lago di Caldaro/Kaltersee.

Dopo nemmeno cinque minuti, ancora sull’asfalto, la stradina piegherà di 90° a sinistra in forte discesa per diventare sterrata e inoltrarsi ulteriormente nel fitto della vegetazione.

Camminando nella più totale quiete dell’ombreggiato e silenzioso bosco, dopo circa una ventina di minuti, si giungerà ad incrociare perpendicolarmente una piccola asfaltata di servizio all’interno del parco. Seguendo l’asfalto, in salita verso sinistra, il Sentiero N.19, mentre di fronte a noi il Sentiero N. 20  in leggera discesa e sterrato. Anche se entrambe le palinature riportano l’indicazione per il Lago di Caldaro, è suggerito preferire il secondo percorso, decisamente più selvatico e suggestivo, oltre che comodo, discendendo una lunga e ripida scalinata di legni in mezzo al  bosco.

Giunti ad un bivio ben segnato, salire tenendo la sinistra continuando sul Sentiero N.20 e dopo un centinaio di metri scegliere come raggiungere il lago in prossimità di un leggero tracciato che scende a destra. In discesa fra gli alberi si sbucherà su una via bianca assolata in mezzo ai campi di una radura, per giungere al lago seguendo il fondovalle. Entrambi i sentieri sono palinati in Bianco e Rosso, ma senza numero identificativo, trattandosi di due alternative dello stesso Sentiero n. 20. Continuando diritto sull’ampia sterrata invece, si proseguirà per poco più di 2 km nel bosco in maniera più comoda, fino a raggiungere la strada asfaltata Campi al Lago dove godere finalmente la bella vista che si apre sul lago di Caldaro. In questo punto tra l’altro è facile rincontrare il sentiero N.19, che scende alle spalle sul lato sinistro, alternativo al N.20 e che si è lasciato indietro, circa un’ora prima, scegliendo di proseguire andando diritti sul sentiero N.20 stesso.

Raggiunto l’asfalto, piegare a destra in discesa per una cinquantina di metri per giungere ad un ben riconoscibile bivio. Da qui, sulla sinistra partono due strade asfaltate. Scegliere la più piccola (non la Via Serrundung), più in basso, seguendo il Sentiero N.3 in direzione Seewanderweg. Nella stessa direzione si possono notare anche alcuni adesivi blu e gialli indicanti l’antico percorso della Via Romea.

Seguire in fondovalle, il Sentiero N.3, molto ben segnato, comodo e illuminato anche di notte, fino ad arrivare alla riva del lago di fronte ad uno stabilimento con bar, piscina e pedalò in affitto sulla sinistra. (Ingresso 7 euro). Girare a destra e poi subito a sinistra per imboccare, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca, una comoda ciclabile che fra i campi di mele segue la riva del lago ad una cinquantina di metri di distanza più in basso. La ciclabile sbuca sulla strada SP14/Strada del Vino,  proprio in prossimità della bella chiesetta color giallo ocra di San Giuseppe al Lago, riconoscibile anche dal piccolissimo cimitero ai suoi piedi.

Seguire la statale (non molto trafficata e con marciapiede sul lato destro) in direzione di Termeno, le cui prime case sono già visibili guardando verso sinistra oltre lo scollinamento. Dopo due curve lungo la provinciale in circa 700 mt, imboccare il tracciato ben visibile sulla destra proprio di fronte all’ingresso del campeggio S.Josef.

Da questo punto ci troverà a circa quattro km di distanza dal paese di Termeno sulla strada del vino che si può raggiungere in diversi modi, tagliando per i campi e sfruttando le numerose strade di servizio agricole, ma sempre in salita. La via più pratica e diretta è quella che segue Via del Lago di Caldaro in direzione centro. Anche se asfaltata, si tratta di una strada poco trafficata con dislivello costante, che porta al centro del paese diventando Via Hans Feur.  Ben visibile, entrando in paese, sopra il centro, in alto a destra, la sagoma con campanile della romanica e gotica SAN GIACOMO A CASTELLAZ custode di un imperdibile ciclo di affreschi dal sapore misterioso, a tratti magico. Per raggiungerla, proprio di fronte ad un bar gelateria sulla sinistra scendendo verso il centro, imboccare la ripida viuzza sulla destra. Dopo nemmeno dieci minuti di salita, inerpicandosi per una scalinata color porfido, si arriva alla chiesetta, circondata di lavanda dove gustare, oltre ai particolari affreschi, il vasto paesaggio su tutta la valle, sia in direzione sud che nord.

Per raggiungere il successivo paese di Cortaccia sulla Strada del Vino e poi con altri 4 km in sali e scendi fra boschetti e vigne, quello di Magrè sulla Strada del Vino, ridiscendere la scalinata e piegare a destra verso la piazza centrale. Il paese di Termeno è un piccolo centro ben attrezzato, dove poter pensare di fare una sosta per il pranzo. Non mancano le attività commerciali e sulla bella piazza, una banca, un info-point  distante un centinaio di metri e una fontana ombreggiata per rifocillarsi.

Superata la piazza, imboccare Via Schneckenthaler in leggera salita a destra, seguendo le frecce stradali per la Casa di riposo., raggiunta la quale in circa 400 mt, salendo verso sinistra, partirà il sentiero per Cortaccia. Il primo tratto è ben segnato e riconoscibile dai tabernacoli di una Via Crucis nel bosco. Seguire la palinatura per Kurtatsch salendo un dislivello di almeno 200 mt per raggiungere la mezza cresta, sempre nel bosco, su una strada di ghiaia bianca, ampia e comoda. Dopo meno di 4 km, in circa 45/50 minuti di cammino, si troverà una piccola e isolata area pic-nic sulla sinistra da dove inizierà la lenta discesa verso il paese godendo di un vastissimo paesaggio verso la parte meridionale della valle. Raggiunto l’asfalto si arriverà al centro di Cortaccia in meno di 15 minuti nei pressi di un info-point turistico e di una farmacia passando di fronte ad alcuni bar ed a un ristorante. Già dalla piazza, ben visibile ad un centinaio di metri di distanza sul fondo, la facciata e il campanile romanico con tre ordini di finestre ad arco della Chiesa di S. Vigilio, meta di pellegrinaggio a partire dal 1733 d.C.. Al suo interno è infatti custodito il dipinto della Mater Dolorosa, non particolarmente rilevante dal punto di vista artistico, ma venerato per gli eventi miracolosi ad essa legati.

Per il visitatore che voglia continuare questo percorso, e concludere la giornata nel paese successivo di Magrè sulla Strada del Vino, si conti ancora un’ora e mezza di cammino, molto suggestivo.

Seguire l’asfalto della strada principale in discesa lasciandosi la chiesa alle spalle. Proprio sotto di essa, un comodo percorso pedonale al limitare di una vigna, eviterà il breve tratto di marciapiede.

Al termine di esso raggiungere l’imbocco di Via Angela Nikoletti, sulla destra, a pochi passi da lì. Da questo punto si noti, come s’incontreranno lungo il restante il cammino, diversi cartelli detti della “Manona”. La sagoma di una mano con le dita distese indica infatti la strada verso le vigne in direzione di Magrè. Si tratta dell’antico simbolo di ricnoscimento dei “Saltari”, guardiani dei vigneti fino al XIX sec.

Questo percorso, fino alla meta, non è lungo più di 3,5 Km, ma bisogna mettere in conto, soprattutto nella parte iniziale alcune rampe faticose, soprattutto giunti a questo punto della giornata, ma davvero bellissime. Si passerà fra curatissimi vigneti che regaleranno vedute preziose sulla valle sia in direzione di Cortaccia che in quella di Magrè. Si incontrerà una ricca cartellonistica legata al mondo dell’uva e del vino con spiegazioni dettagliate sui diversi vitigni lungo il tracciato, oltre che della flora e fauna locali. Si incontrerà anche, la singolare iniziativa del Percorso degli odori. Termitato il primo tratto di salita, il più impegnativo, superato un ponticello sul Monumento naturalistico Cascata Breitbach, si raggiungerà la cima di un vigneto con un rapido zig zag destra-sinistra, per poi imboccare a sinistra, sul limitare alto del campo, un percorso erboso. Porre attenzione a questo passaggio, perché le paline al bivio sono mal visibili, nascoste dalla vegetazione.

Il sentiero è riconoscibile, perché segnato da pali di legno, ai quali sono appese piccole anfore di terra cotta, contenenti gli aromi dei diversi vitigni. Ogni tipo d’uva è associato ad una scheda esplicativa  illustrata, che ne descrive le caratteristiche e le qualità.

Raggiungere il fitto del bosco per piegare decisamente sulla destra, ignorando il sentiero in discesa a sinistra. Si raggiungerà una scalinata fra gli alberi e un caratteristico passaggio su una passerella di legno, proprio sopra una rumorosa cascatella d’acqua. Grazie ad alcuni scalini verso l’alto, si guadagnerà nuovamente l’asfalto, proprio di fronte la facciata bianca di un’abitazione privata.

Scendere l’asfalto verso sinistra puntando il cartello di Stop alla fine della strada. Incrociata Via Franz Von Fenner, ridiscenderla seguendo per un breve tratto il Sentiero N.7.

Dopo un paio di tornanti e in forte dislivello verso il basso su un rettilineo asfaltato, si giungerà ad un bivio, nei pressi di un’antica abitazione ristrutturata. Ben visibile il cartello indicante la strada a destra per Magrè con palinatura Sentiero N.3A e gli adesivi blu della Via Romea che si andrà a seguire. Nell’altra direzione invece, il segno della Manona che si va ad abbandonare.

Scendendo fra i vigneti in quasi un chilomentro di cammino si raggiungeranno le prime case del paese, fra le quali, ben visibile e segnata, la Via Alberti sulla destra, che in meno di 400 mt e attraversando un piccolo ponticello su un canale, porterà proprio sotto il campanile della CHIESA PARROCCHIALE DI S.GELTRUDE.

L’edificio sacro è ben riconoscibile per la particolare caratteristica di avere il corpo principale a tre navate distaccato dal fusto del campanile romanico posto sul lato occidentale, divisi da una stradina che vi passa in mezzo. La base del campanile, di epoca romanica, è formata da quattro archi in pietra grigia sotto i quali poter passare a mò di portico.

Oriolo Romano – Bracciano

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

INTRODUZIONE
Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie,residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti  un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.

Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti  e  strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo  un vecchio acquedotto, il  piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec,  è il filo antropico, da noi scelto, che  idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri,   passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due,via dei Bastioni ( la tabella la troviamo dietro l’angolo).
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa.
Continuiamo lungo la breve via fino alla fine e allo stop andiamo a sinistra. Passiamo la porta delle mura e  sulle strisce pedonali attraversiamo Via Claudia. Sul marciapiede andiamo ancora a sinistra, facciamo pochi metri e prendiamo via della Fontanavecchia.
Alcuni pannelli esplicativi ci ricordano che da qui inizia la Ciclovia dei Boschi, poco meno di 17km tra le faggete di Oriolo e Bassano fino  ai campi sportivi di Trevignano.
La strada scende ripida, costeggia un parcheggio – dietro vediamo S .Giorgio, la chiesa principale del paese – e diventa poco dopo una sterrata.
Scendiamo ancora  fino ad arrivare all’ampio spazio  della Fontanavecchia, recentemente ripulita da un appassionato volontario.
Il fontanile, antecedente alla creazione di Oriolo, probabilmente fu un luogo di sosta su  un diverticolo della via Clodia.
Ora la Ciclovia dei Boschi procede dritta e passa nel tunnel sotto la ferrovia, noi invece  seguendo  la nuova  staccionata che protegge la fontana,  prendiamo la stradina  a destra  che si dipana, sinuosa, in un castagneto. In realtà troviamo una biforcazione con due stradine, ma quella  di destra che va in salita non va presa in considerazione, noi seguiamo quella  più evidente a sinistra e in leggera pendenza. In caso di pioggia può essere, in alcuni punti, fangosa.
Se non si usa la traccia gps, in questo tratto del percorso bisogna fare molta attenzione e seguire bene le nostre indicazioni, ci sono tanti viottoli che si insinuano nella macchia  e possono confondere.
Percorriamo circa 300m quando troviamo la prima biforcazione. Andiamo a destra, dopo qualche decina di metri si biforca nuovamente e andiamo a sinistra. La strada, inizialmente in leggera salita,  adesso scende, quindi  non possiamo sbagliare, le  altre due da evitare sono in salita. Finita la discesa troviamo un breve tratto pianeggiante e un incrocio di stradelli, ignoriamo sia quello a destra-che porta ad un luogo dal toponimo tristemente evocativo”la Croce dell’Impiccato” –  che quello a sinistra- che va ad una vecchia e storica  sorgente,”l’Acquarella”-ci dicono ora non più agibile- e proseguiamo dritti, in salita. A breve ci troviamo a camminare su un tratto pianeggiante,  ma la strada prosegue  con un andamento vario, e di fatto stiamo costeggiando – sulla nostra  sinistra- la ferrovia Roma – Viterbo, che corre ben sotto di noi, nella forra che divide la castagneta di Oriolo da quella della tenuta Odescalchi di Bracciano. A tratti, tra i monti della tenuta, scorci del  lago. Continuiamo sulla strada, ormai senza bivi, ombreggiata d’estate e piacevolmente esposta a sud d’inverno, fino a che scende, esce dal bosco  e sbuca su una strada asfaltata. La prediamo girando a sinistra, in discesa, pochi metri e  troviamo il passaggio a livello della ferrovia Roma- Viterbo. Riusciamo ad attraversare  i binari  prima che le sbarre si chiudano per il passaggio del treno delle 9.30, quindi giriamo sullo stradone a destra -Via Olmata Tre Cancelli. La strada di fronte -Via della Fiora-ci porterebbe invece alla macchia della fiora del principe Odescalchi.
Camminiamo verso sud su questo stradone ancora sterrato che costeggia delle grandi tenute:a destra l’azienda agricola del “Palombaro”,coltivata adolivi, noci, nocciole, castagne gentili; a sinistra ci accompagnano ancora i castagni per la produzione di legname della Tenuta Odescalchi, che ombreggiano piacevolmente il nostro percorso.
Andiamo avanti fino ad arrivare nei pressi di una torretta  dell’enel gialla,sulla nostra sinistra. Qui merita  fare una breve deviazione per visitare le suggestive arcate  di un vecchio acquedotto.
La descrizione su come arrivarci si trova  sulle note in fondo. Per noi oggi niente archi di Boccalupo, quindi passiamo il ponticello sul fosso Renara, superiamo la torretta Enel  e continuiamo sulla strada,  che ora è asfaltata. Buttiamo comunque un’ occhio sulla nostra destra, gli archi s’intravedono. Come  poco prima  si vedevano ,in lontananza,le case della vicina Manziana.
Andiamo avanti sulla strada,sempre  gradevolmente alberata e usata essenzialmente  solo dai residenti delle case di campagna e dai proprietari terrieri  . Ora passiamo davanti ad un piccolo fontanile e continuiamo a scendere  lungo il viale fino ad incontrare a sinistra,  dopo poco più di 6km dalla partenza, in una zona di villini di recente costruzione, una strada con lo  stop .È Via del lavatoio e siamo ormai  giunti nel borgo di Pisciarelli. Un grande muro di contenimento in cemento, abbellito da una cascata di edere, caratterizza l’inizio  della strada che, scende ripidamente ,arriva al fosso, altrettanto ripidamente  risale  e  porta proprio davanti alla facciata barocca della Chiesa  del  paesino, dedicata al padrono della zona ,S. Lorenzo  .Anche la contea di Pisciarelli insieme al ducato di Bracciano fu proprietà degli Orsini e poi ceduta per debiti agli Odescalchi verso la fine del ‘600. Lasciamo la chiesa sulla sinistra e continuiamo, in salita su via Pisciarelli, fino a girare alla prima strada a sinistra, via della Cisterna. Se non bastasse,un crocifisso e l’indicazione dell’agriturismo “La Gismonda” ci indicano la direzione. Via della Cisterna è una tranquilla e non tanto larga, strada  asfaltata in una zona agricola e residenziale. Circondata dal  verde, gli alberi ci deliziano ancora con la loro ombra, scende in direzione sud est verso il lago. La percorriamo  fino in fondo dove giunge   sulla provinciale  che da Bracciano va verso Trevignano, la Settevene Palo. Ora ci fermiamo un momento, sia perché  ci troviamo su un punto pericoloso, dietro  ad una curva – e prima di attraversare bisogna accertarsi che non ci siano macchine in transito – sia per la  bella vista  del lago dall’alto, che improvvisamente ci appare. Sulla sponda opposta vediamo, in lontananza,  Trevignano e  l’inconfondibile sagoma di Monte di Rocca Romana. E tra noi e Trevignano le acque lacustri risplendono riscaldate dal sole di questa  giornata tiepida di primavera.
Ora, con cautela attraversiamo e ci dirigiamo a destra,verso Bracciano. Pochi passi e imbocchiamo la strada che scende – Strada Vicinale della Cisterna. Tra gli alberi intravediamo la mole del castello. Scendendo attraversiamo una tagliata e più avanti, arrivati al cospetto di grande portale con il cancello di una villa, giriamo a destra su via della Catena, una strada sterrata dove sorgono le rovine degli opifici anticamente alimentati dall’acquedotto Orsini – Odescalchi. Il luogo è veramente suggestivo, dietro i ruderi, recentemente ripuliti, il lago e la corolla verde dei boschi che lo circonda fa da sfondo mozzafiato, il Castello di lato aumenta l’aspetto fiabesco del luogo .Qui sorgevano, alimentate dall’energia delle pale ad acqua, una cartiera (una delle più importanti del regno pontificio), sei ferriere e per il popolo del ducato, una mola per il grano e una per l’olio.
I resti della grande cisterna che raccoglieva le acque, giustifica il toponimo della strada, che ora
continuiamo a percorrere, di nuovo ombreggiata da alberi.
Non dista molto un archetto che incornicia la via, affiancato da un antico grande casale restaurato. Passato l’arco – siamo di nuovo sull’asfalto-costeggiamo ora il tratto finale dell’acquedotto e dalla parte opposta ancora una magnifica vista del lago e  degli orti ben curati. Mentre continuiamo a camminare, passa con una vecchia vespa, salutandoci, il proprietario dell’orto,tra le gambe il cesto con il raccolto quotidiano.

Via della Cisterna finisce poco più in là  e s’immette sulla strada che scende al lago. Noi puntiamo il  centro storico, quindi andiamo a destra e in salita prediamo Via delle Ferriere. Dai giardini delle case sporgono rami carichi di ciliege mature e , almeno in foto, ne rubiamo un pò.  Pochi metri e  montiamo sullo stretto marciapiede  della trafficata via, che piú avanti si sposta sul lato sinistro. Affrontiamo decisi la salita, passiamo davanti all’auditorium comunale e poco dopo, al suo termine, ci troviamo nei pressi del cancello di entrata del Castello e dei suoi giardini, di fatto al centro della cittadina. Entriamo nel giardino, il Castello  s’innalza  imponente circondato dalle case del centro storico. Edificato a partire dalla metà del ‘400, simbolo militare e civile della potenza del feudo Orsini,fu poi acquistato nel 1696 dalla famiglia Odescalchi che ne è ancora proprietaria.
Costeggiamo  una bella fila  di tigli – dalla parte opposta c’è la biglietteria, il castello è normalmente aperto alle visite – e salendo, arriviamo ad un  belvedere. Ed ecco ancora un incantevole  panorama sulla caldera  del grande vulcano divenuto lago. Prima di ritornare sui nostri passi, ammiriamo un enorme ippocastano di lato alla terrazza. Usciamo dal cancello e prendiamo via della Praterina che corre parallela all’ingresso. Dopo una breve salita gira a destra,diventa pedonale e ci fa passare sotto un archetto. Arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio  di Palazzo Santacroce – Altieri.
Adesso ci dirigiamo  dalla parte opposta della piazza. La strada a sinistra porta al nucleo storico di Bracciano, noi  invece giriamo a destra su Via Umberto I, passiamo davanti alla Chiesa di S.Maria Novella – nel suo bel chiostro ora c’è il Museo Civico – e arriviamo a Piazza Primo maggio. Non ci rimane che attraversare  la piazza verso  destra e salire le ampie scale che ci portano  al chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto sulla grande piazza del Municipio di Bracciano .Al cospetto della fontana stoppiamo la traccia gps .Ora ci meritiamo una buona tazza di tè e dolcetti, riposando nella bella sala da tè del Caffè Grand’ Italia,  a nostro giudizio  il migliore della zona (proprio dirimpetto al comune).
Perché  è buona abitudine  terminare  un viaggio a piedi, lungo o corto che sia, con  qualcosa di caldo che ristori il viandante, dopo che il cammino  gli ha scaldato il cuore.
(Ma va bene anche una birra, se il cuore si è scaldato troppo! )

San Lorenzo Nuovo – Lago di Bolsena

Questo percorso parte da San Lorenzo Nuovo, che domina il lago dall’alto e, passando per chiese, tombe etrusche, campi di orzo e splendidi casali, arriva alle rive del lago stesso.

Il percorso

Siamo a Piazza Europa, nel centro di San Lorenzo Nuovo. Mettendoci la chiesa alle spalle davanti a noi abbiamo una strada, che imbocchiamo. E’ Via Umberto I. Dopo qualche centinaio i metri giriamo a sinistra a Largo Campo della Fiera. Arrivati alla madonnina svoltiamo a destra su strada asfaltata, prendendo Via Torano. Arrivati ad un incrocio di strade prendiamo la prima a destra, ovvero continuiamo su Via Torano. Giunti ad una fontana andiamo a sinistra e pochi metri dopo andiamo, ad un bivio, avanti. Dopo un lungo percorso e un casale troviamo un bivio: qui andiamo dritti fino alla chiesa, denominata del Torano. Passata la chiesa incomincia la strada sterrata, in discesa. Qualche metro e alla nostra destra troviamo la Tomba della Colonna, del V secolo avanti Cristo.

Dopo la tomba pochi metri e troviamo un bivio a cui andare a destra. In cima alla salita c’è un ulteriore bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Percorsa questa strada ci troviamo sulla destra un cartello che indica una proprietà privata. Davanti a noi un sentiero che va verso un casale, da prendere. Giungeremo ad un cancello ma lo possiamo oltrepassare a destra e riprendere la strada che passerà vicino al casale e andrà avanti. Se capitate di primavera potreste trovare l’erba molto alta, ai lati campi di orzo. Si giunge così ad un secondo cancello, che aggiriamo sulla sinistra e prendiamo successivamente sempre il sentiero.

Dopo 20 metri ad un bivio andiamo a destra, per il sentiero che scende. In fondo al sentiero incontriamo un bivio a T e qui andiamo a sinistra. Passiamo con un ponticello un esile ruscello e andiamo a sinistra al bivio. a T. Arrivati alla strada asfaltata giriamo a destra e dopo 50 metri subito la prima a sinistra. Si arriva così ad un altro bivio a T: giriamo a sinistra. Ennesimo bivio a T: andiamo a destra. Giungiamo alle rive del lago, nostra meta.

Stazione di Ozzano – Cooperativa Dulcamara

Dalla stazione di Ozzano andiamo verso ovest seguendo la pista ciclabile parallela alla ferrovia. Dopo 200 metri svoltiamo a sinistra costeggiando un piccolo rivo (il Rio Centonara), proseguiamo sull’argine alberato senza passare sul ponticello e mantenendoci sulla destra. Passiamo la via Emilia dopo aver attraversato via Marconi, la fermata dell’autobus 94 e 101 è a 200 m. sulla destra. Svoltiamo a sinistra seguendo la ciclabile sotto un bel viale alberato di tigli. Arrivati alle cabine dell’Enel prendiamo a sinistra un sentiero erboso tenendo sempre sulla nostra sinistra il Rio Centonara. Sulla nostra destra passiamo dopo un centinaio di metri il parcheggio del centro commerciale per poi reimmetterci sul sentiero. Entriamo nel Parco degli Alpini dove è possibile rifornirsi di acqua o fare pic-nic. Arriviamo al Centro sportivo Rosario Preziosi e costeggiamo la recinzione sulla destra al limite di un campo coltivato. Finita la recinzione andiamo dritto in direzione dell’azienda agricola dell’Università di fronte a noi. Dopo poco usciamo dal campo, costeggiamo un laghetto sulla sinistra e imbocchiamo una strada sterrata sulla destra. Attraversiamo il Rio Centonara e continuiamo a costeggiarlo sulla destra. Attraversiamo una strada asfaltata e dopo poco ci discostiamo dal Centonara imboccando un sentiero verso est in salita. Incrociamo via Tolara ma senza attraversarla la costeggiamo sulla destra. Attraversiamo via Tolara e prendiamo una strada sterrata carrabile sulla sinistra all’altezza del numero 77 che ci porta fino all’Azienda Agricola La Ronza. Prima di oltrepassare il cancello d’ingresso all’azienda agricola scendiamo sulla destra attraverso i ciliegi fino ad un fosso dove voltiamo verso sinistra. Finita la vigna ci portiamo al di là del fosso e imbocchiamo un sentiero alberato verso sinistra e dopo poco saliamo attraverso un viale di ippocastani. Finito il viale ci immettiamo su una strada carrabile bianca in direzione del Borgo di San Pietro. Lasciamo il Borgo di San Pietro con la sua chiesa e la sua taverna sulla sinistra e proseguiamo salendo verso sud lungo Via delle Armi. Quando raggiungiamo un piccolo condominio la strada svolta a destra. Dopo 200 m si gira a sinistra poi ancora a sinistra fino a raggiungere una cavedagna tra i campi che noi imbocchiamo a destra. Dopo circa 200 m svolta a destra e porta su una strada bianca che noi imbocchiamo sulla sinistra. Questa strada bianca ci porta alla proprietà di Villa la Favorita (proprietà privata). Lì svoltiamo a sinistra poi imbocchiamo un’altra strada bianca a destra. Questa dopo un centinaio di metri diventa una cavedagna tra i campi che porta a Via degli Ulivi, che dopo poco svolta decisamente sulla destra e poi si incrocia con Via Tolara. Anziché prendere la strada asfaltata prendiamo un sentiero sulla sinistra che la costeggia fino a deviare decisamente a destra. Quando torniamo vicino alla strada asfaltata possiamo costeggiarla sulla sinistra o immetterci direttamente su Via Tolara, cosa che comunque faremo dopo qualche centinaia di metri. Seguiamo a questo punto Via Tolara fino all’azienda wwoof Cooperativa Dulcamara.

Castel San Vincenzo – Scapoli

Percorso Castel San Vincenzo – Rocchetta Alta – Scapoli (seguendo il fiume Volturno), Isernia, Molise.

La piazza del luogo che i paesani chiamano ‘il colle’ è la prima piazza che si incontra venendo su dal lago, il suo bar si chiama Jolly ed è anche un alimentari, intorno alla piazza ci trovano case basse, segni di una ricostruzione recente e lo scheletro di uno stabile/albergo abbandonato  (visibile anche dalla strada del lago) idea di turismo che non ha messo radici. Da lì comincia la nostra camminata. Lasciamo la piazza andando verso il paese per l’unica strada, via il colle, che porta al centro, percorriamo circa 250 metri e arriviamo in Piazza Umberto I.

La piazza si apre subito alla vista dopo il percorso tra le case, è ampia, sulla destra c’è una lunga ringhiera che permette una vista meravigliosa sul lago, il Monte della Rocchetta e la valle dove scorre il fiume Volturno. La nostra camminata è già sotto i nostri occhi. La piazza ha anche una chiesina piccola che notiamo dopo perché entrando la lasciamo alle spalle, solo arrivando alla balconata o ai bar sul lato opposto della piazza ce ne accorgiamo. Non è grande ché comunque è fuori dal paese (a lato dei bar si vede la porta che annuncia il paese vero e proprio) ma ha un aspetto particolare che gli conferisce una certa intimità nel contatto col sacro… Alla fine della ringhiera si apre un passaggio e si scoprono delle scale, è il vecchio passaggio per la piana, lo troviamo semi abbandonato per il poco uso è breve ma a tratti sembra quasi chiuso al passaggio, poi si apre, troviamo qualche campo coltivato e un casa che lasciamo alla nostra sinistra, di lì si vede già la strada che porta al lago.

Arriviamo sulla strada principale per il lago e andiamo a destra dopo averla traversata, andando contromano al senso delle auto. Camminiamo per 100 metri e troviamo subito una strada asfaltata che scende a sinistra. La stradina è poco frequentata ma l’asfalto ci indica che le auto possono transitare facilmente quindi fare attenzione. Arriviamo al primo bivio: a destra il Sentiero Natura ‘scorciatoia’ verso le sorgenti, a sinistra la strada asfaltata.

Prendiamo a sinistra, piantagioni di ulivi ci accompagnano e dopo 100 metri ci troviamo al 2° bivio.

Il bivio è tra una carrareccia e la strada asfaltata, noi continuiamo sull’asfalto  sempre leggermente in discesa. Ci troviamo un ruscello che scorre prima a sinistra e poi passa a destra, forma una sorta di acquitrino e prosegue insieme a noi. La strada si snoda con un po’ curve per 800 metri. Passeremo sotto i cavi dell’alta tensione, ci indicheranno il 4° bivio. Lasceremo la strada asfaltata e prendendo a destra dove si passa sul ruscello su di un manufatto in cemento. Ci troviamo di fronte una strada dal fondo naturale che svolta subito a sinistra; a riprova della corretta direzione si trova dopo pochi metri sulla sinistra, seminascosto dagli arbusti, un cartello per il divieto della pesca che ha un indicazione verde di un ciclo-percorso.

Preso la carrareccia ci muoviamo all’ombra e al fresco, ché il percorso è coperto dagli alberi. Lasciamo un’altra carrareccia sulla destra che serve dei campi e camminiamo tenendo la sinistra. Se abbiamo la curiosità di guardarci dietro possiamo cominciare ad ammirare lo spettacolo di Castel San Vincenzo appollaiato sulla roccia, ci seguirà per tutta la mattinata sorprendendoci sempre un po’ per la bellissima posizione e il panorama tutt’attorno.  Proseguendo troviamo dei residui di calcare di fiume, a sinistra un arco di pietra dello stesso materiale, vestigia di una costruzione antica, a destra su di una roccia possiamo scorgere un vecchio segno CAI, indicazione che il percorso ha visto altri passaggi. Dopo poco possiamo fare il primo incontro col fiume Volturno, che seguire ci offrirà uno slargo per mettere i piedi in acqua. Altri 100 metri e troveremo degli scavi archeologici sanniti/romani/medioevali da poter visitare. Oltre il fiume emerge visibile sopra il tetto degli alberi la punta del campanile della chiesa, sarà la nostra rotta per raggiungerla. Così proseguendo si attraversa il ponte sul Volturno e si va a sinistra sulla strada asfaltata tenendo la sinistra, attraversando poco dopo a destra per accedere ad uno slargo che funge da parcheggio della Abbazia di San Vincenzo Nuovo. Sempre sulla destra troveremo un passaggio sterrato che ci porterà di fronte alla chiesa.

Il tracciato ci porta davanti ad una fila di archi: la struttura del chiostro della vecchia abbazia, come dicono i disegni. Dietro gli archi la chiesa nuova è in bella mostra. A destra, dietro le mura, i ruderi del convento annesso alla vecchia abbazia. Affissi sui muri si possono trovare dei pannelli esplicativi del luogo, c’è anche interessante stele in marmo con un pensiero di don Luigi Giussani. La fontanella sul viale non eroga acqua. Proseguiamo per il viale indicato da due cipressi, davanti agli archi e arriviamo alla strada asfaltata che serve la chiesa. Prendiamo a destra e poi subito a sinistra traversiamo il secondo ponte sul fiume, ci immettiamo su di una carrareccia che costeggia il fiume e ci porterà fino alle Sorgenti del Volturno. Il percorso è tranquillo il fondo regolare, lo sguardo spazia sul prato fino al monticello che sotto il Monte della Rocchetta ci copre il paese da dove siamo partiti. Salici tra noi e il fiume, sonori di vento, ci fanno ombra e compagnia. Sulla destra troviamo segnavia con le indicazioni del ciclo-percorso. Alcune deviazioni a destra mostrano passaggi verso il monticello (Colle della Torre). C’è un momento in cui ci appare davanti Rocchetta Alta, si scorgono le case sul finire del crinale del Monte della Rocchetta. Attraverseremo di nuovo il fiume su di un ponte che non ha parapetti.

Arriviamo su via del Mulino e proseguiamo per via delle sorgenti del Volturno, il calpestio è asfaltato ma la circolazione è quasi inesistente. Ci accompagna sulla destra un muro di cinta e poi una recinzione che mostra tutto l’invaso delle sorgenti. Ci sono uccelli e molte folaghe con la loro fronte bianca. Arrivati allo spiazzo davanti alla centrale dell’Enel troviamo un’area pic-nic, un bel fontanile (l’unica fonte d’acqua trovata nel percorso) e anche il cartello informazioni sul ciclo-percorso del Volturno che qui ha inizio.

Il sentiero si prende andando sulla destra della centrale, passato uno slargo verdeggiante, si prosegue in salendo.  La salita è costante, per un tratto impegnativa, passiamo accanto a piante di ginestra dal giallo vivo. Interamente immerso nel verde il sentiero ci fa procedere lentamente senza poter vedere nulla di quel che abbiamo intorno…

Il sentiero placa la sua salita e ci porta ad una curva stretta in cui non si vede quel che viene dopo… l’angolo della curva è uno sperone di roccia viva che sale in diagonale per diversi metri dal sentiero alla montagna… superato l’angolo abbiamo di fronte… i ruderi di Rocchetta Alta splendida, ci sovrasta dall’alto, sopra di lei solo cielo. La parete di roccia è attrezzata per fare arrampicate. Il sentiero finisce su di una carrareccia che sulla destra sale verso la città abbandonata, mentre a sinistra si va nella direzione che prenderemo dopo la visita al borgo antico per proseguire il percorso. Dopo due tornanti si arriva all’ingresso del paese. Fare attenzione che le case sono soggette a crollo. Per tempo, posizione panoramica e la sensazione che sia il posto dove sedersi un po’ e respirarne l’aria decidiamo che ci fermiamo a mangiare qui.

Ripercorriamo i nostri passi fino ritrovare il sentiero per la Sorgente, di lì proseguiremo sulla carrareccia verso la parte abitata, arriviamo su di una strada asfaltata al centro di una curva che salendo ci porta all’ingresso ‘ufficiale ‘ del paese vecchio. Il transito è vietato per lavori ma è visibile dalla piazzetta un edificio con la scritta Municipio, ‘opera balilla’.

Dalla piazzetta scendiamo a sinistra, arrivando davanti ad una croce, (notiamo la presenza di segni CAI) proseguiamo per la carrareccia che individuiamo a destra della croce e che procede in discesa dopo l’angolo della casa che l’inizia. Il fondo è cementato, sulla destra ci accompagna la vista di Scapoli. Finisce la strada cementata arrivando ad un bivio: a sinistra si va verso il campo sportivo del paese, noi si prosegue a destra sempre in discesa, su carrareccia.

Il tracciato principale, senza deviare nelle varie sterrate che portano a campi coltivati, ci porta prima a destra e poi a sinistra, fino ad arrivare dopo una curva a gomito a un quadrivio.

A destra la strada torna a Rocchetta, davanti si va verso campi coltivati, il nostro percorso prende a sinistra. Poco dopo la strada si fa asfaltata e leggermente in salita, qui troviamo a destra la deviazione su di una carrareccia che ci interessa.

Lasciamo la strada, che si è fatta asfaltata (punto A), prendendo una carrareccia sulla destra che procede in discesa, curviamo un po’ a destra, troviamo una grande quercia sulla sinistra di fronte ad un rudere, il percorso si fa tutto ombreggiato con una bella sensazione di fresco. Lo stupore prende quando l’ombra finisce, e ci appare davanti Scapoli, sembra quasi si possa toccare, è lì davanti a noi. A destra e sinistra ci sono campi di olivi curati ma prima di continuare sulla carrareccia visibile davanti a noi andiamo a sinistra a monte degli ulivi e iniziamo un percorso ‘senza traccia’,  giriamo intorno alla piantagione fino a vedere sulla nostra sinistra delle arnie, le raggiungiamo e, oltre un campo di noci molto giovani, possiamo vedere la strada sterrata che ci riporta alla carrareccia principale. Il percorso in tutto è solo di 200 metri e privo di ostacoli. Arrivati su di una strada a fondo naturale si va a sinistra e poi a destra quando incontreremo una strada asfaltata. Costeggeremo una casa sulla sinistra, scendendo e curvando sulla sinistra verso la strada principale per Scapoli. In alternativa prima della quercia (punto A) possiamo NON lasciare la strada asfaltata e proseguire sulla via principale arrivando a un altro bivio ben marcato, qui andiamo a destra, faremo un’ampia curva sulla destra poi un tornante e un’altra ampia curva a sinistra. Continueremo dritti, lasciando una strada alla nostra sinistra, poi la carrareccia che troveremo a destra è il raccordo con il percorso ‘senza traccia’, di qui dritti in discesa fino alla strada asfaltata per Scapoli.

All’incrocio, a destra, troviamo un cartello informativo della Chiesa madonna delle Groppe, andiamo quindi dritti fino alla prima curva a destra. NOTA: se il guado non permettesse l’attraversamento, è da questo punto che proseguendo sulla strada asfaltata si arriva alla strada principale che ci porta a Scapoli passando sopra un comodo ponte.

Il percorso sterrato ci porta alla chiesa nascosta e allo spiazzo verde davanti. C’è un cartello informativo e alla sinistra in segno del sentiero per il guado e Scapoli.

Il sentiero finisce su di una carrareccia, prendiamo a destra.

Poco dopo troviamo un bivio e visibile a sinistra il guado da passare.

Passato il ruscello, la carrareccia prosegue facendo una curva e cambiano direzione, s’impenna considerevolmente procedendo tra alberi da frutta fino ad arrivare ad un’aia, alla cui destra c’è una casa padronale, andando verso la casa, a sinistra, troviamo un piccolo svincolo in discesa che ci porta sulla strada asfaltata. La seguiamo a destra arrivando a una rotonda intorno ad una casa.

Attraversiamo la strada principale, prendiamo la strada di fronte asfaltata che curva a sinistra e subito a destra troviamo una carrareccia che prendiamo in salita. Arriviamo ancora sulla strada principale, la attraversiamo e prendiamo la strada di fronte, via dell’Annunziata. La percorriamo tutta fino a riprendere la strada principale, la facciamo per pochi metri e ci troviamo un bivio sulla strada principale con Scapoli a sinistra e Castelnuovo a destra, andiamo a sinistra e subito a destra per una salita che ci porterà alla piazza del municipio.

Scapoli è sede l’unico Museo della Zampogna.

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Allumiere – Santa Marinella

Come in un quadro dei Macchiaioli

INTRODUZIONE
Ecco un percorso che ci porta dai monti al mare. I monti sono quelli della Tolfa  con la loro selvaggia bellezza. Partiamo da Allumiere e ci incamminiamo verso il  monte  della Tolfaccia, – la   cima conserva i resti dell’abitato  medievale  di Tulfa Nova – e attraversando i pascoli allumieraschi -patria del bue Maremmano del Cavallo Tolfetano – Maremmano e dell’ Asino allumierasco – arriviamo a Santa Marinella  nota stazione balneare a a nord di Roma.
Sono 21 km di strada in parte asfaltata e in parte sterrata, ma togliendo l’inizio e la fine urbani, la maggior parte del percorso è una tranquilla attraversata in mezzo ad un vasto ambiente naturale  ricco di biodiversità, in perfetta armonia con le attività umane. Incontriamo lungo la via colorati fiori spontanei, placidi  animali al pascolo antichi fontanili e numerose specie di uccelli. E con la sensazione di entrare in un  bucolico quadro di un  maestro macchiaiolo, ci immergiamo in uno dei luoghi più belli della Maremma Laziale.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Il nostro punto di partenza è  Piazza della Repubblica.
Su questa piazza  troviamo gli edifici storici di Allumiere: Palazzo Camerale,  edificato intorno al 1580 come sede della direzione delle miniere di allume, e ora museo archeologico naturalistico,  la chiesa, dedicata a Maria Assunta in cielo e il Municipio. Non possiamo fare a meno di notare  , come una stonatura, un palazzo moderno e con il pensiero che nei secoli non è facile mantenere un’armonia urbanistica, iniziamo il nostro cammino su via Roma, corso principale del paese. Lo prendiamo lasciandoci alle spalle il disarmonico palazzo e  passando a destra del municipio. Poco dopo ci fermiamo davanti al forno storico “Pistola”, entriamo e chiediamo la “pizza brodosa”, dolce tipico fatto con zucchero, cannella, ricotta e uvetta. Dopo la dolce pausa seguitiamo a camminare sulla  la strada principale che  arriva ad una piazzetta alberata e gira a destra. Lungo la via ci attira una indicazione a destra che recita”largo stabilimento allume”. Pochi passi e ci troviamo in una piccola piazzetta con una statua in bronzo di un minatore, simbolo delle comunità che nei secoli hanno lavorato nelle cave di alunite, da cui si ricava l’allume di rocca, minerale importante nella lavorazione delle pelli e dei tessuti. Curiosa è la storia di come furono scoperte le cave. Nel 1460 il commissario pontificio Giovanni di Castro, identificò delle piante di Agrifoglio sui Monti della Tolfa. Questa pianta segnalava sotto le sue radici presenza del minerale. Il ritrovamento di frammenti di alunite dopo piccoli scavi, confermarono la sua tesi appresa in Oriente.
Ora riprendiamo il  nostro cammino in uscita dal paese, seguiamo la strada  obbligata fino ad arrivare ad uno stop.
Qui finisce il marciapiede, ormai siamo fuori dal centro abitato.
Andiamo dritti e camminiamo in fila indiana sul bordo della provinciale  prestando la massima attenzione, questo è il tratto pericoloso del percorso. La direzione è sud ovest, sopra di noi, a sinistra, il Faggeto di Allumiere e a destra sotto di noi, in lontananza, il mare. Anche  se oggi c’è foschia vediamo Civitavecchia e la pianura circostante.
Dopo circa 1,300km dalla partenza incontriamo un bivio. Seguiamo le indicazioni per la Bianca, frazione di Allumiere, a sinistra, a salire.
Camminiamo ancora sulla strada asfaltata, dal bivio altri 300m, e arriviamo ad uno
slargo. A sinistra si va a La Bianca, ma noi andiamo a destra, verso via della Fontanaccia ( utile seguire il cartello “Trattoria la Fontanaccia”). Passiamo davanti un tabernacolo significativamente dedicato a S. Antonio Abate, patrono degli animali, visto che ci stiamo inoltrando in una zona di allevamento di Vacche e Cavalli Maremmani, ma anche di Asini. Allumiere è nota anche per un famoso palio -il palio delle Contrade -tradizionalmente corso da “Sumari”(Asini) la prima domenica dopo ferragosto.
Ora imbocchiamo via della Fontanaccia, asfaltata, ma il traffico che incontriamo è solo quello degli allevatori e dei proprietari terrieri, dunque quasi inesistente e possiamo camminare tranquillamente,  senza stress. Incontriamo anche butteri a cavallo e tanti mountain  bikers. I percorsi di questa zona sono molto popolari tra i ciclisti.  La strada si svolge per qualche chilometro costeggiando colli  e pascoli. Piacevolmente panoramica, a destra a tratti vediamo il mare.
In questo periodo i bordi della strada sono colorati da Malve, Borraggini, Asfodeli,Trifogli  e altre infiorescenze d’Aprile. Percorriamo un paio di chilometri abbondanti e dopo aver attraversato una  griglia di tubi metallici a terra ( cattle grid), che impedisce all’eventuale bestiame brado di passare al di là della strada, ci troviamo ad una biforcazione. A destra c’è una strada, anche  questa porta a Santa Marinella, ma il nostro percorso è un’altro e continuiamo dritti. Ora se volgiamo lo sguardo a sinistra- direzione nord est-  vediamo in  chiaramente Tolfa e la sua rocca, e dietro, lontano,oggi  un  po’  nascosto dalla foschia, Monte Fogliano .Ogni tanto qualche rapace svolazza sulla nostra testa, questo è loro territorio. Strada facendo ci deliziano Anemoni e Ciclamini che  crescono sulle spallette   delle collinette boschive  che ora costeggiamo  e ci nascondono  a singhiozzo la vista del mare.
Abbiamo percorso circa 6.2km dalla partenza quando a sinistra vediamo un cancello. Non lo notiamo subito, bisogna un po’  girarsi indietro. Da lì arriva il sentiero che viene da Tolfa e attraversa la vallata sottostante. Un bel percorso caldamente consigliato.  Ma ora andiamo avanti  fino  ad un bel prato fiorito dove un cartello esplicativo del progetto Life-Monti della Tolfa – ci dice che la strada sterrata  che vediamo a destra è  il “Sentiero di colle di mezzo” , sentiero  che  si ricongiunge con la strada che percorreremo in seguito con la possibilità di fare un’ anello. Ma noi continuiamo sulla strada asfaltata, ormai abbiamo il monte della Tolfaccia davanti. Bastano 700 metri per  arrivare alla “Fontanaccia”il  fontanile  sotto il monte a quota 454m. Ci fermiamo per una pausa tè  e conversiamo amabilmente con dei bikers che  si fermano a riempire le borracce dopo la lunga salita che viene da S.Marinella. Il panorama è notevole:sotto di noi il mare in lontananza brilla intenso. Da qua, prendendo la stradina a sinistra che passa davanti ad un pollaio e  inerpicandosi poi attraverso il folto boschetto,  si può salire sulla cima, una delle più alte dei monti della Tolfa  (579 m).  E qui, oltre al panorama che va dai  Monti Cimini al mare, si trovano i resti dell’antico abitato di Tulfa Nova (XI. Sec .), distrutta dalle truppe pontificie di papa Paolo II (XV sec.) a causa delle feroci dispute per lo sfruttamento della cave di allume. Tra la vegetazione i  ruderi delle mura, della chiesa,della rocca, di un grande forno-mulino e poco altro, è quel che rimane.
Oggi non andiamo in cima ma, dopo aver salutato i ciclisti, ci avviamo sulla strada asfaltata che decisamente scende e passa davanti ai ruderi di una villa romana. La strada diventa poco  dopo  una larga sterrata che scende tra i pascoli recintati dell’università agraria di Allumiere. Per inciso, le università agrarie sono antiche forme associative,esistenti tuttora in varie parti d’Italia, Enti che gestiscono le Terre Collettive.
Ignoriamo una strada che va diritta  davanti a noi (strada che permette un anello intorno alla Tolfaccia e si congiunge al sentiero per Tolfa ) e continuiamo a scendere; a indicarci la via anche un  cartello con scritto “località poggio volpina” e i paletti segnavia arancioni in punta del progetto life.
Lo splendido panorama non ci abbandona e tori e vacche maremmane pascolano placidamente sui bei prati.
La strada risale e poi diventa pianeggiante, a sinistra  in lontananza in riva al mare notiamo una cittadina , con il binocolo riconosciamo il castello, è Santa Severa.
Più avanti  a destra un grande e bel fontanile attira la nostra attenzione. È da  qui,attraversando la macchia, che ci si può ricongiungere al sentiero di Colle di Mezzo, ci dicono altri ciclisti.
Andando avanti, sul lato destro,per un lungo tratto di strada ci accompagna  un bel bosco misto. Prevalgono aceri campestri e cerri declivi verso il fosso, mentre a sinistra numerosi cavalli e asini pascolano sui prati che invece scendono verso il  mare.
Un Airone Guardabuoi passa sopra di noi mentre   lasciamo il bosco alle nostre spalle e scendiamo tra le verdi colline, siamo circa a metà del nostro percorso.
Facciamo qualche altro passo e ci fermiamo per la pausa pranzo su un poggetto sassoso vista mare, tra asfodeli  e pruni selvatici.
Mentre mangiamo un gruppetto di escursionisti esce da un cancello dirimpetto  a noi,ci dicono che vengono dalla strada che da S. Severa va a Tolfa da dove partono alcuni  sentieri  escursionistici.
Ripartiamo ,il mare si avvicina sempre di più,barche a vela lontane  veleggiano placide sull’acqua.
Scendiamo fino ad arrivare ad un grande cancello di ferro bianco che delimita la zona del pascolaro allumierasco. Lo apriamo e facciamo attenzione a richiuderlo per bene, è un attenzione indispensabile nelle zone di pascolo.La strada si restringe subito e mentre  osserviamo le colline circostanti ci colpiscono delle vistose macchie viola. Sono Cercis Siliquastrum, meglio noti come Alberi di Giuda, i cui fiori sbocciano in aprile prima della nascita delle foglie. Una leggenda narra che Giuda s’impiccò proprio a quest’albero, ma in alcuni paesi invece è considerato simbolo di buona sorte. In Spagna tradizione vuole che gli innamorati debbano baciarsi sotto la sua chioma fiorita per propiziare la fortuna.
“Siliquastro, siliqua silvestre, arbor di Giuda, arbor d’Amore” dice Castore (durante medico e botanico umbro del XVIsec.).
Camminando, arriviamo nei pressi di un’ altra griglia (cattle grid), l’attraversiamo e ci dirigiamo verso dei vecchi casali che ci sembrano abbandonati. Abbiamo percorso fino ad ora 15km.C’è un gran  movimento, scopriamo che  di fronte al grande  casale c’è un campo da motocross e i crossisti sono in piena attività.
Passiamo, sovrastati dal rumore delle moto, tra crossodromo e casale (e infatti si chiama  “crossodromo il casale” ) e andiamo avanti sulla strada bianca. Dopo 300m dal casale la strada  diventa asfaltata e attraversa una verde  altura dove dominano le fioriture blu della borraggine. Fiori che sono ottimi in frittata e in insalata  .
Ormai vicini al mare,vediamo sullo sfondo il porticciolo di Santa Marinella  e ancora le tante vele bianche delle barche uscite in questo  sabato pomeriggio.
Dopo più o meno un altro chilometro la strada finisce davanti ad un giardino. Scopriamo che è il giardino  esterno di un  Residenza Sanitaria gestita da suore.
Prendiamo a sinistra la strada che scende, le case sono ancora rare, ma ci stiamo avvicinando al centro abitato. Seguitiamo sempre su  questa via-via suore ancelle della visitazione-fino  arrivare al sottopasso dell’autostrada A12  e poco dopo,costeggiare il muro del cimitero. Ora che siamo arrivati a quota mare sentiamo tutto il caldo di questa giornata primaverile. Questo ci fa pensare che il percorso è meglio sconsigliarlo in giornate molto calde.
Passiamo davanti all’entrata principale del Cimitero, fino ad arrivare ad uno  stop  dove andiamo a  destra, verso il sottopassaggio della linea ferroviaria. Lo passiamo, ancora pochi passi e siamo sull’Aurelia. Ora andiamo ancora a destra , direzione centro, camminando sul marciapiede.
Santa Marinella è una cittadina balneare che nel tempo si è sviluppata lungo la strada consolare partendo dal nucleo storico del porto e del castello Odescalchi.
Per gli etruschi la rada dove sorge il castello era un’ approdo per le merci provenienti da Cartagine; in epoca romana vi fu edificata una grande villa marittima dal politico-giurista Ulpiano.
Nel XII sec. fu eretta la torre normanna (ancora esistente) come difesa dalle scorrerie piratesche. In seguito la torre fu circondata da muri collegati da torrette e prese l’aspetto di un vero e proprio castello. Passato prima  ai Barberini poi all’Arcispedale di santo spirito,nel 1887 fu acquistato dal principe Baldassarre Odescalchi, con l’idea di trasformare il piccolo abitato,all’epoca poche case di braccianti e pescatori, in una delle prime stazioni balneari d’elite ,in virtù dell’ottimale esposizione  con la protezione dei Monti della Tolfa a creare un clima mite in tutte le stagioni.
Ora camminiamo sul marciapiede per 2 km costeggiando case e villini, la vista del mare è praticamente nascosta dagli edifici. Arriviamo al punto dove finisce il marciapiede e attraversando la statale si può prendere la strada per il vicino porto turistico, ma il nostro obiettivo è Piazza Civitavecchia, 300m  più avanti sull’Aurelia. Continuiamo dritti e a destra , dietro una siepe, c’è un viottolo che costeggia la consolare e ci evita di passare sulla trafficata via.
Eccoci arrivati sulla piazza dove c’è un chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto la fermata del bus Cotral  che passando da Civitavecchia ci riporterà ad Allumiere. Qui stoppiamo la nostra traccia,ma  se si attraversa la piazza e si seguono le indicazioni ci si può dirigere verso il  porto  e il Castello. A noi, soddisfatti di aver percorso questa mezza maratona, non resta che aspettare il bus che in 50min ci riporterà al punto di partenza, immersi, dopo la tranquillità dei pascoli, nel caos del sabato del villaggio.

Podere Campo ai Peri – Orti di Mare

Lasciando alle spalle il Podere imbocchiamo la strada in discesa. Dopo pochi metri, in prossimità di una curva, si prende un piccolo sentiero (poco visibile) che sale a destra. Dopo una prima salita piuttosto impegnativa e superata una radura da cui si vedono entrambi i golfi, il sentiero sbocca su una strada più grande che costeggia la pineta. Si continua in salita. Al primo bivio giriamo a sinistra entrando nella pineta e al successivo bivio continuiamo sempre a sinistra lunga la strada che scende. Si percorre il sentiero principale fino in fondo e superata una centralina elettrica, si giunge a una prima casa.

Girare a destra subito dopo la casa (civico 1083). Il sentiero attraversa i campi e a una prima deviazione si gira a destra e immediatamente dopo a sinistra continuando a scendere.

Sbucati su una strada sterrata giriamo a sinistra in discesa e arriviamo fino ad una strada asfaltata. Girare a sinistra e successivamente, incrociata la strada provinciale, girare a destra. Al primo bivio proseguire dritto fino alla rotonda da cui prenderemo la strada a sinistra (di fronte al minimarket). Pochi metri dopo prendere la strada a sinistra seguendo l’indicazione diving center. Proseguendo dritti si arriva fino a una casetta prefabbricata in legno
siete arrivati dalla Pastora di Lacona.
Per il campeggio Orti di mare, prima di arrivare alla casetta, girare a destra per il sentiero e proseguire sempre dritto per un centinaio di metri.

Grillo Brullico – Ostello Sassi Turchini

Dalla valle dell’Ortano alla baia di Porto Azzurro passando per boschi, miniere, resti di archeologia industriale e laghetti dall’acqua luminosa, sempre avendo il mare ben in vista e rassicurante. Si aprono vari paesaggi alla vista e l’Isola d’Elba si manifesta in tutta la sua naturale bellezza, selvaggia e accogliente allo stesso tempo.

Il percorso

Usciti dal cancello del Grillo Brullico, si gira subito a sinistra, costeggiando la recinzione, fino ad arrivare ad un cancello verde che ci sbarra la strada (da giugno in poi dovrebbe essere aperto). Il cancello va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo la pirma casa si svolta a sinistra e alla prima a destra (siamo nella zona residenziale), per poi prendere una strada cementata e piana che porterebbe al mare. Ma noi, al primo slargo/parcheggio delle automobili che si trova dopo un centinaio di metri, andiamo dentro al bosco, in diagonale sulla destra (fare riferimento al tracciato gps) in modo da intercettare un sentiero che sale. Se arrivate al mare siete andati troppo avanti. Questo sentiero, a zig-zag, sale in maniera abbastanza decisa e dopo breve troviamo una recinzione col filo spinato, che va seguita in alto, mantenendola sulla destra. Vediamo poi dal basso sopraggiungere una strada più grande sterrata. La prendiamo facendo la curva a gomito, a sinistra. Lungo questa larga strada (assolata) troviamo una serie di deviazioni, ma noi ci manteniamo sempre in piano, andando avanti. Laddove c’è un cumulo di terra rossa fate una deviazione per vedere una miniera, seguendo il gps. Tornati al punto della deviazione proseguiamo in avanti fino ad arrivare ad una sbarra verde, oltre la quale c’è un bivio a cui andare avanti. Troverete così una seconda miniera e una cava di marmo sulla destra (vedi foto).

Andando sempre dritti si arriva ad una strada asfaltata che prendiamo a destra, in leggera salita. Dopo poche decine di metri troviamo sempre una strada asfaltata sulla sinistra, ma proseguiamo dritti in salita. Si arriva così ad una casetta bianca e verde dove bisogna andare avanti verso il cancello verde dopo del quale svoltare a sinistra per il sentiero che scende. Questo bel sentiero, panoramico, che apre un nuovo versante alla vista, arriva ad un tornante che gira nettamente a destra. Ma a sinistra c’è il nostro sentiero. Davanti a noi il paese di Capolivari e a destra Monte Mar di Capanne con l’inconfondibile croce. Si arriva poi ad un bivio a T, a cui si gira a destra. In questo modo vediamo sotto di noi una baia e un laghetto artificiale. La via è punteggiata di sughere molto grandi e arriva ad un piccolo slargo alla cui sinistra c’è un sentiero che scende (c’è il divieto ma non ce ne curiamo).

Giunti alla lingua di terra che separa il laghetto dal mare andiamo avanti tenendoci il mare a sinistra e arrivando, alla fine della spiaggia, ad alcune scalette. Le saliamo e andiamo subito a destra, passando vicino a dei resti di archeologia industriale. Poi ci infiliamo in una sorta di piccola gola mantenendoci sulla destra. Ai chioschi sulla spiaggia andiamo, alla rotatoria, a destra, in salita (fare attenzione alle automobili in questo tratto). In cima c’è un bivio, con le indicazioni (avanti a sinistra) per l’ostello. Poche decine di metri e sulla destra c’è l’ostello Sassi Turchini.

Borgo di Cesano – Anguillara Sabazia

Le colline intorno al lago di Bracciano sono tra le più varie e sorprendenti del lazio, ma hanno risentito notevolmente, negli ultimi anni, di una forte antropizzazione del territorio. L’origine vulcanica  di queste zone si intuisce dalla forma rotondeggiante dei due vasti bacini (caldere) che ospitano i laghi di Bracciano e Martignano. A 64 metri sul livello del mare, il lago di Bracciano è il secondo per superficie (dopo il lago di Bolsena) del Lazio. L’unico emissario del bacino è l’Arrone, fin dal tempo dell’imperatore Traiano le acque del lago di Bracciano vennero convogliate verso Roma con L’acquedotto appunto di Traiano. Le sponde del lago sono dolci verso sud in corrispondenza del centro abitato rivierasco di Anguillara, più ripide verso la riva settentrionale tra Trevignano e Oriolo. Salendo da questo lato si culmina con l’appuntito cono vulcanico del monte Rocca Romana (612 mt. ) che a largo raggio è ben visibile, sia dai monti Sabini, ma anche dal Gianicolo a Roma.  Al lago di Bracciano si affiancano ad est il bacino del lago di Martignano mentre a nord est quello  del lago Monterosi. Altra caldera vulcanica, poco conosciuta, situata anch’essa ad est di Martignano, occupata un tempo da altri bacini lacustri, oggi ormai asciutti a causa di bonifiche passate, è quella del Baccano, dove appunto erano il lago del Baccano e quello di Stracciacappe. Degno di nota e di una visita è anche il borgo storico di Cesano che è appunto il nostro punto partenza nonchè quello più imponente di Anguillara che è quello di arrivo.      

Descrizione del percorso

Si parte dal borgo storico di Cesano, da piazza Francesco Caraffa,  una visita, la merita la chiesa dell’XI secolo di San Nicola, che, di fronte al palazzo medioevale forma una curiosa strettoia all’ingresso del borgo. Il centro è di antichissime origini, pare sia stato fondato dagli Etruschi, sono stati infatti ritrovate urne cinerarie risalenti al periodo etrusco. La presenza invece degli antichi romani, successivamente, è dimostrata dai ruderi di alcune ville sparse nei dintorni di Cesano. Si pensa questo, sia il territorio dell’antico Cesarianum appartenuto alla gens Caesia. Da  piazza Francesco Caraffa si piega in via dei Tinelli e la si prosegue fino ad incontrare via Cesanense, che proseguiamo dritti per 300 mt. circa, fino ad un trafficato incrocio da dove prende origine a sinistra via Guido Miotto, noi però proseguiamo a destra  leggermente in salita sempre per via Cesanense. Per altri 300 metri, proseguiamo via Cesanense, questo tratto è molto trafficato, prestare molta attenzione ai veicoli transitanti, disporsi, se si è in gruppo, nella cosiddetta “fila indiana” . Ignoriamo quindi un primo incrocio sulla destra “Vicolo Cesanese” che riporta  indicazioni stradali Bracciano – Anguillara, ma pieghiamo subito dopo ad un secondo incrocio sempre sulla destra per via Monte Pineta, a scongiurare qualsiasi dubbio troviamo anche un grosso cartello indicante l’agriturismo “La Melazza”. Via Monte Pineta, si presenta come una strada asfaltata in cattive condizioni a tratti sterrata, la seguiamo dritti per circa 1,6 km e in corrispondenza di un grosso allevamento bovino sulla destra,  incrociamo la “Strada Valle del Baccano” che prendiamo a sinistra. Questa la percorriamo per circa 30 metri e giriamo quindi a destra per “Stradone Lungo”, detto anche sulle carte, “Strada Lungo”. La seguiamo dritti, superando su di un piccolo ponte, un canale di drenaggio delle acque che un tempo impantanavano la zona. Questi terreni, erano occupati in passato dall’antico Lago del Baccano, prosciugato in tempi passati dalla famiglia Chigi, proprietaria dei luoghi. Dal canale di drenaggio andiamo ancora avanti per circa 30 metri, giriamo quindi a sinistra per una sterrata con indicazioni “Strada degli Orticheti” per circa 700 metri, questa, in breve diventa uno stretto  sentiero a tratti ingombro da vegetazione invadente. Superiamo quindi a destra e a sinistra ampi pascoli pianegginti, fino ad incrociare di nuovo la “Strada Valle del Baccano” già prima incontrata. La prendiamo a sinistra per circa 300 metri fino ad avvistare sulla destra un grosso cancello in ferro di colore verde che scavalchiamo se lo troviamo chiuso. Siamo però, dentro un terreno privato, nessun problema per il sabato e la domenica, negli altri giorni però meglio farsi autorizzare per il transito a piedi. Seguiamo quindi la sterrata in salita fino ad immetterci in curva su di una grossa carrareccia che sempre in forte salita seguiamo a destra. Arrivati in breve sul crinale sommitale che separa il bacino di Martignano con quello del pianoro del Baccano, ci troviamo ormai in vista dell’azzurro lago di Martignano. Siamo a quota  338 metri slm, è il  punto più alto toccato dalla nostra escursione, entriamo così, nella zona tutelata dalla riserva detta di “Martignanello”, un grosso cartello su fondo giallo lo attesta chiaramente. Sempre calcando la nostra carrareccia,  proseguiamo, ormai in discesa, sull’altro versante, in direzione del lago di Martignano che vediamo a tratti tra gli alberi. Andiamo quindi avanti per almeno 400 metri dopo aver notato il cartello prima citato e facendo attenzione,  poco evidente sulla sinistra tra la fitta vegetazione, avvistiamo la traccia di un  sentiero che si inoltra per un breve tratto nel bosco. Se per qualche motivo si supera l’imbocco poco evidente del sentiero, nessun problema, si può, anche girare avanti a sinistra in qualsiasi accenno di traccia di sentiero.  Questo,  servirà  a superare il breve tratto di bosco e ci farà accedere ad un ampio pratone  digradante, in leggera pendenza, verso il lago. Da qui, comunque sia andata,  riguadagniamo il nostro sentiero che è l’unico che percorre in alto il pratone lambendo il bosco sulla sinistra.  Seguiamo senza ombra di dubbio, la traccia  evidente in terra battuta di questo sentiero,  che in breve rientra di nuovo nel bosco avvicinandosi di molto alle rive lago sulla nostra destra. Seguiamo sempre il sentiero che si snoda ad andamento serpentino nella fitta vegetazione,  quando però  diventa  rettilineo, ed iniziamo a percorrere in decisa salita un bosco ad alto fusto, facciamo molta attenzione ad una chiara traccia di sentiero che si stacca in discesa sulla nostra destra. Imbocchiamolo, facendo ancora attenzione, stavolta, dopo eventuali piogge, al terreno in discesa molto scivoloso. Seguiamo in un continuo saliscendi questo nuovo sentiero fino ad incontrare  nascosta tra la vegetazione una curiosa cavità ad altezza umana. Siamo di fronte all’ingresso dell’antico acquedotto Alsietino.  Nel  2  a.C. per volere dell’Imperatore Augusto  ebbe inizio la realizzazione dell’acquedotto Alsietino, una notevole opera idraulica che portava le acque del lago di Martignano, lungo un percorso di 33 km, fino alla città di Roma, all’altezza dell’odierna zona di Trastevere. Le acque del lago, considerate dai romani poco salubri, raramente venivano utilizzate nelle cucine o per berle, venivano impiegate invece in agricoltura  per  l’irrigazione dei numerosi orti presenti in città. Dalla cavità dell’acquedotto, continuiamo sempre a seguire il nostro sentiero nel bosco, che in breve, circa 10 minuti, esce all’aperto nella zona balneale e più turistica  del lago, il sentiero è diventato ormai una carrareccia che scorre tra gli impianti balneali, piccoli ristori e noleggiatori di canoe. Sempre avanti, la carrareccia piega a sinistra e punta decisamente in salita, sulla sommità del crinale, portandoci così fuori, dalla vista del lago di Martignano. Ci troviamo nell’area di un parcheggio auto, ora non più utilizzato, (esiste un servizio di bus-navetta con un parcheggio situato più in basso). Questo  è  un punto molto panoramico nonostante la modesta altitudine di 270 metri slm, la vista spazia a largo raggio e in lontananza avvistiamo chiaramente il centro abitato di Anguillara. Prendiamo quindi  in discesa quello che troviamo  indicato come il “sentiero S.Biagio”,  in breve, circa 10 minuti, ormai in piano, il sentiero stesso diventa una carrareccia sterrata, che confluisce dopo 300 metri in un’altra  carrareccia sterrata provieniete da Anguillara, questa sulle carte è identificata come “Strada Comunale di Cesano”, la  prendiamo a destra.   Proseguiamo per circa 600 metri fino a confluire in “Via della Mola Vecchia”, questa strada, ormai asfaltata è  molto trafficata dai veicoli in transito, fare attenzione, noi  la prendiamo a destra. La seguiamo, disponendoci se siamo in gruppo, in “fila indiana”, fino ad un antico fontanile a lato di un crocevia. Qui, possiamo sederci riposare un poco, dissetarci, e visitare quello descritto come il “giardino sensoriale”, una piacevole raccolta di piante ornamentali e aromatiche, queste, sono dettaglitamente descritte da cartelli completi di belle illustrazioni, che sono posti nei pressi delle piante trattate. Riprendendo il nostro percorso, sempre restando su “Via della Mola”, adiacente al “giardino sensoriale”, superiamo su di un ponte stradale il fiume Arrone, unico emissario del lago di Bracciano. Proseguiamo avanti dritti per circa 500 metri dal ponte,  siamo ormai  in vista dei caseggiati di Anguillara, (sempre tenendoci sul lato sinistro della carreggiata per la nostra sicurezza),  in corrispodenza di un antico fontanile realizzato in mattoni  sulla destra,  e una piacevole chiesetta sulla sinistra  ad angolo, ci immettiamo a destra nella “Via Anguillarese strada provinciale 5/b”, questa,  proviene chilometri indietro, dalla “Strada Braccianese Claudia” località “Casaccia”. Seguiamo la via Anguillarese, su un comodo marciapiede,  superiamo successivamente a destra un  parcheggio in terra battuta,  un distributore di carburanti della IP, e un grosso supermercato (Carrefour). Incontriamo quindi sulla destra la “strada provinciale 12/b” con indicazioni “Trevignano”, la ignoriamo e proseguiamo dritti in leggera discesa, avvistiamo tra gli spigoli delle case, il lago di Bracciano ormai vicinissimo. Sempre avanti, ormai in netta discesa, superiamo sulla destra, in alto, i giardini comunali di Anguillara e in breve arriviamo al livello del lago in piazza del molo. Del lago di Bracciano, possiamo ammirare meglio la sua vastità, se ci rechiamo sul molo di attracco, questo nei mesi estivi, viene utilizzato come imbarcadero dalla motonave Sabazia, che per i turisti propone il giro del lago toccando gli altri centri rivieraschi di Trevignano e Bracciano. Qui possiamo concludere stanchi ma felici la nostra escursione!

Sulmona – Campo di Giove

Partendo dal liceo Scientifico Enrico Fermi, raggiungere in dieci minuti il centro seguendo le indicazioni stradali.
Da Piazza XX Settembre, centro storico della cittadina di Sulmona, svoltare alla propria sinistra, guardando il monumento, e imboccare Corso Ovidio. Dopo 250 Mt sulla nostra sinistra sarà ben visibile l’acquedotto romano che nasconde la vista sulla grande e bella piazza Garibaldi  con al centro una fontana. Lungo Corso Ovidio raggiungere Porta Napoli ben riconoscibile dall’arco sotto cui si può passare a piedi. Continuare su Via Mazzini che piegando leggermente a sinistra ci porterà al bivio con via Alcide De Gasperi, che imboccata la quale, diventerà dopo quasi 1 Km, la secondaria Va Vecchia di Cansano dopo l’incorcio con la Statale dell’appennino Appulo-Sannitico-Abruzzese e poi Via Aroto Lasciandosi Sulmona alle spalle continuare fra campi e orti fino
a raggiungere un bivio ben visibile dopo circa 45 min di cammino. Sulla sinistra si devono lasciare, qualche passo indietro, i resti di una specie di cava con dei piccoli edifici in disuso. Imboccare al bivio a sinistra su una stradina secondaria in leggera salita e non lasciarla per almeno altri 20-30 minuti fino a riaggiungere e incorciare la grossa asfaltata SR487. Si tratta di un buon punto di sosta con alcune panchine alla nostra sinistra dove poter riprendere
fiato. Seguendo poi l’asfaltata (ma poco trafficata) SR 487 tenendo la  propria destra, dopo circa 300 mt sul lato opposto a quello di marcia e in coincidenza di un curvone, imboccare lo stretto sentiero che sale verso i monti a sinistra indicato da alcuni segni colorati. Si tratta di un tratturo di agile percorribilità che comincia a salire verso la cresta. Dopo 15 minuti circa alla nostra sinistra, sarà ben distinguibile il resto di una piccola abitazione cubica in pietra. Non abbandonare mail sentiero, comodo e bene segnato che tra ginestre e macchia, sale non troppo velocemente verso l’alto. Alla nostra destra avremo il fondo valle e dopo un paio di Km e qualche curva apparirà dall’altra parte della valle, ben distinguibile, il paese di Cansano.

Continuando a seguire il sentiero, si raggiungerà una piccola radura dove esso piega a sinistra e poi a destra. Si è a circa un’ora dall’arrivo in Campo di Giove. Il sentiero diventa Strada Comunale da Sulmona a campo di Giove e e ci avvicina alle prime case mezze abbandonate del paese sulla sinistra per poi  portare direttamente sull’asfaltata SP12a Viale Sulmona proprio in coincidenza di una pineta sulla sinistra e dei campi da gioco sulla destra. Continuare dritto sull’asfalto per nemmeno 1 Km per raggiungere direttamente sulla Via San Matteo, il centro del paese e la bella piazzetta alberata con fontana sulla quale si affaccia il palazzo cinquecentesco Casa Nanni.

Formello – Isola Farnese

Questo itinerario si svolge in un ambiente vario e piacevole, quasi interamente su strade sterrate  in gran parte comprese nel territorio del parco di Veio.  Si percorre interamente la penultima tappa dell’antica via Francigena, l’ultima è quella che porterà direttamente a Roma. Entrati nel parco, operando piccole deviazioni dal  tracciato del nostro itinerario, è possibile visitare numerosi siti archeologici etruschi, tra questi spiccano alcune opere funerarie come il colombario e le famose tombe, come quella detta dei Leoni Ruggenti, la Tomba Campana, la Tomba delle Anatre. È altresì possibile visitare e anche percorrere all’interno, muniti di stivali in gomma, il cosiddetto Ponte Sodo. Questo per l’epoca, è una notevole opera idraulica etrusca; una galleria scavata interamente nel tufo lunga oltre 70 metri, realizzata dagli ingegneri etruschi, per migliorare il deflusso, la successiva canalizzazione delle acque, ed evitare soprattutto,l’impaludamento del torrente Cremera. Un’opera simile  la possiamo trovare ad Ansedonia in Toscana, qui in effetti si tratta di una tagliata ma la funzione era simile, principalmente quella di drenare le acque del fiume Cosa  che impaludava la pianura circostante. Quasi al termine della traversata,  si passa accanto a quel che rimane dell’antica e importante città etrusca di Veio, purtroppo ebbe la sventura di porsi in conflitto con la nascente potenza di Roma, quel che resta sono i suoi ruderi sparsi in largo raggio, questi, racchiusi da una vasta recinzione metallica non sono quindi visitabili. Nei pressi dell’antica Veio, ma avanti verso Isola Farnese, un bel colpo d’occhio lo meritano le spettacolari cascate della Mola, il vecchio mulino medioevale e lo stesso borgo storico di Isola Farnese.   

Descrizione del percorso

Si parte dal centro storico di Formello, da “piazza S. Lorenzo” e con alle spalle lo storico Palazzo Chigi (merita una visita), si avvista chiaramente il cartello indicante la via Francigena, si prende quindi in leggera discesa “via Venti Settembre”, e si prosegue fino alle scalette di “via Salita della porta da piedi”, queste, si discendono fino alla strada asfaltata, che prendiamo a destra in discesa fino ad incontrare nei pressi di un parcheggio,  “via Fontana Rutola”. Questa all’inizio è cementata, poi diventa sterrata,  la si percorre costeggiando il fosso Rosciolo e ad un primo bivio si piega a destra ignorando la strada comunale di Meconi, senza dubbio di sorta si seguono sempre le puntuali indicazioni della via Francigena  e si va avanti. Si supera una barriera metallica di colore verde che indica l’ingresso nel territorio del parco di Veio, quindi ad un secondo bivio si piega a sinistra in netta salita;  qui il percorso diventa un sentiero, proseguendo, si supera  un cancello in legno che va richiuso dopo il passaggio. Questo tratto del percorso, è lungamente costeggiato da una staccionata in legno a tratti fatiscente. Proseguendo, il sentiero diventa di nuovo una sterrata, attraversa alcuni pascoli e  ritorna a costeggiare il fosso Rosciolo delimitato da folti canneti. Superiamo quindi un altro  cancello, questa volta però in ferro e poco più avanti in alto a sinistra possiamo notare un ampio costone tufaceo compreso nella proprietà di  una villa signorile. In corrispondenza del simbolo del pellegrino, impresso sulla pavimentazione cementata che contrassegna in più tratti la via Francigena, incontriamo  via dei Pantanicci, strada  asfaltata  che  seguiamo a sinistra in salita, fare attenzione alle auto che transitano numerose.  A fine salita, ad un incrocio più avanti, giriamo a destra per una sterrata in leggera discesa (questa è via della Pietrarella di monte Aguzzo). Questa la seguiamo e ad un incrocio giriamo nuovamente a destra, per via della Pietrara, seguire sempre le indicazioni della via Francigena, si prosegue dritti, ignorando sulla destra la strada che conduce al bed end breakfast “Antica Pietrara” (grosso cartello in metallo sulla destra), giungiamo così attraverso una piccola rampa in salita, costeggiata da una staccionata in legno su via di Santa Cornelia. Facendo attenzione alle auto, poco più avanti la attraversiamo prendendo via della Selvotta. Chiaro ed  evidente il cartello con sfondo marrone indicante che siamo sempre sul tracciato  della via Francigena. Costeggiamo sulla destra i campi sportivi della S.S. Lazio, superiamo la sottostante via Cassia Bis sopra ad un cavalcavia, ed ad un bivio, ormai sterrata,  lasciamo via della Selvotta e pieghiamo a destra per via Monte dell’Ara, anch’essa sterrata, che in breve risulta in salita e molto sconnessa. Più avanti ad un incrocio giriamo a sinistra per via “Monte Michele” e proseguiamo lungamente sulla sterrata seguendo i chiari segnavia  della via Francigena, che poi piegano nettamente a destra in un bosco alla fine di una salita, qui tra l’altro sono presenti anche dei segnavia a fondo azzurro indicanti la via Romea.  Si entra quindi nel bosco, lungo un battuto sentiero sempre costellato dai segnavia bianchi e rossi, intuitivamente, diversi  piccoli sentieri  laterali non segnati, portano a visitare alcune tombe etrusche, tra cui le più importanti sono quelle dei Leoni Ruggenti, la tomba delle Anatre e la Tomba Campana. Si prosegue poi, dopo aver superato un modesto corso d’acqua su un piccolo ponticello di legno, tra ampi pascoli e coltivi. Costeggiando dall’alto il torrente  Cremera e protetti da una lunga staccionata in legno si arriva nei pressi di Ponte Sodo. Individuare questa meraviglia dell’ingegneria antica tra la fitta vegetazione non è facile, ci si può affacciare a tratti  e cercare intuitivamente piccoli tracciati che scendono al torrente. Se fortunati si riesce ad individuare un modesto tracciato che ci conduce in breve ad una piccola scaletta incisa nel terreno e un corrimano che scendono all’uscita della galleria attraverso la quale scorre il torrente. Questa opera idraulica etrusca chiamata impropriamente  “ponte”  consiste essenzialmente in una lunga galleria oltre 70 metri scavata nel tufo,  serviva principalmente a far defluire verso Veio e non fare impaludare il torrente Cremera. Probabilmente si era intuito che le zone paludose erano insalubri, già prima di conoscere la zanzara anofele come portatrice della malaria. Guadagnato di nuovo il tracciato della via Francigena, proseguiamo lungamente tra gli ampi pianori fino ad incrociare una grossa carrareccia, pieghiamo a destra, proseguiamo per un breve tratto, poi in corrispondenza di sbarramento di colore verde  per autoveicoli, giriamo a sinistra aggirandolo. Siamo ormai sopra  l’ampio pianoro di Veio, in parte coltivato, in parte lasciato al pascolo, chiaramente e senza ombra di dubbio in lontananza avvistiamo il borgo storico di Isola Farnese. Senza problemi di orientamento, seguiamo lungamente l’ampia sterrata sempre costellata dai segnavia bianchi e rossi e in circa 20 minuti arriviamo  al cospetto delle rovine dell’antica Veio, purtroppo non visitabili  perchè  recintate. Discendiamo quindi per una scaletta cementata attraverso una suggestiva rupe tufacea, fino a sentire il rumoreggiare della cascata della Mola, che in breve avvistiamo dall’alto di un ponticello di legno, questo, scavalca il torrente  Cremera e ci conduce al vecchio mulino medioevale. Qua e la sono presenti numerose macine in pietra alcune integre, altre spezzate e logore  dal lavoro svolto nei secoli passati. Proseguendo e superando sulla destra, un parcheggio prima e un cimitero poi; salendo per la strada asfaltata arriviamo in breve al borgo storico di Isola Farnese che merita anch’esso una visita accurata, dove si conclude la nostra piacevole escursione.

Seconda descrizione:

Partendo da Palazzo Chigi, sito in Piazza San Lorenzo a Formello, percorriamo via XX settembre fino alla fine e scendiamo giù a sinistra per una scalinata al termine della quale girando a destra ci troviamo difronte ad un bivio, una strada che sale sulla destra (via del Rosciolo) ed una che scende sulla sinistra con indicazione “via Francigena”. Seguendo la strada a sinistra ci inoltriamo sulla via Francigena e proseguiamo su una strada sterrata per circa 500 m finché ci troviamo dinanzi ad un bivio, una strada che sale a sinistra (strada comunale via Meconi) ed una che scende a destra con indicazione “Via Francigena”. Noi ci manteniamo a destra e proseguiamo in direzione sulla francigena per un sentiero sterrato lungo la quale incontriamo un cancello verde sempre aperto; siamo a circa 1Km da Formello e allontanandoci dal paese la vegetazione comincia ad arricchirsi. Arriviamo ad un bivio, una strada sterrata che prosegue sulla destra ed una che sale a sinistra con l’indicazione “via Francigena”, noi proseguiamo salendo a sinistra e dopo circa 100 m la strada sterrata diventa sentiero circondato da una fitta vegetazione ed è possibile notare, subito dopo la curva a destra, dei pali che disegnano un capanno; si tratta di un progetto di Fattoria Didattica interrotto. Proseguendo sul sentiero incontriamo un cancello in legno, sempre aperto, utilizzato per il pascolo, oltre il quale poco dopo costeggiamo sulla destra un canneto e un torrentello finché arriviamo ad un altro cancello in ferro, anche questo sempre aperto e adibito a tenere chiusi gli animali in questa zona. Camminando sulla strada sterrata troviamo alla nostra sinistra una cava di tufo peperino sormontata da una staccionata in legno; la strada sterrata termina con un bivio su strada asfaltata noi giriamo a sinistra seguendo l’indicazione “via Francigena” e camminiamo finché la strada (via dei Pantanicci) incontra altre tre strade (un trivio). Difronte abbiamo un campo di fiori e giriamo a destra sulla strada sterrata (via della Pietrarella di Monte Aguzzo), la percorriamo finché arriviamo ad un incrocio dove giriamo a destra su via del Prataccio, una strada asfaltata che scende e che percorriamo dritto anche superando una strada che si immette sulla destra. Proseguendo sulla strada asfalta ci troviamo ad attraversare un ponte subito dopo il quale troviamo via Casal dei Ceveri che scende a sinistra e noi proseguiamo su Via della Selvotta con indicazione “Via Francigena”. Alla fine del sentiero sterrato siamo difronte ad un bivio e noi giriamo a destra seguendo la freccetta del pellegrino, ci troviamo così a camminare su una strada asfaltata (via Monte dell’Ara) e arrivati ad un incrocio prendiamo la strada a sinistra che è via Monte Michele. Lungo la strada troviamo una deviazione a sinistra e poco dopo uno slargo con una recinzione probabilmente per gli animali, poco prima dello slargo sulla destra c’è un sentiero che si immette nel bosco, è qui che lasciamo la francigena – attenzione affissa su tronchi e piante è possibile trovare la segnaletica bianca e rossa, forse abusiva, che segnala quella come “via francigena”, in realtà è una variante – e ci inoltriamo verso Isola Farnese. Finito il sentiero nel bosco ci troviamo in uno slargo con una staccionata alla nostra sinistra e una cava alla nostra destra costeggiata da un sentiero che sale e che conduce ad una tomba etrusca che vale la pena andare a vedere per poi tornare sul punto in cui si è lasciato il percorso. Camminando sul sentiero arriviamo ad un largo spazio e sulla sinistra scorgiamo un ponte in legno che attraversiamo e al termine del quale giriamo a sinistra facendo come un’inversione a U. Continuiamo su una strada sterrata e costeggiando il Cremera Etrusco, alla nostra sinistra abbiamo una staccionata in legno che si interrompe in corrispondenza dell’inizio del Tunnel, poco più avanti è presente un’altra staccionata sulla destra; tra la fine della staccionata di sinistra e l’inizio della staccionata di destra (o se vogliamo in corrispondenza dell’inizio del tunnel) sulla destra si apre un sentiero in mezzo al campo; seguendolo e inoltrandosi nel bosco a destra si giunge in riva al Cremera e ai piedi di Ponte Sodo. Si tratta di una deviazione che suggeriamo al termine del quale occorre ritornare lì dove abbiamo lasciato il percorso, in corrispondenza dell’inizio del Tunnel e delle staccionate in legno (data l’inaffidabilità dei punti di riferimento dati – vedi staccionate in legno la cui collocazione può essere provvisoria –  in questo caso è utile fare riferimento al GPS). Lungo a strada sterrata che ci troviamo a percorrere incontriamo un bivio a T dove giriamo a destra seguendo l’indicazione “via Francigena sentiero alternativo), proseguendo c’è una prima deviazione a sinistra e ancora oltre una seconda sempre a sinistra con una cancellata verde in ferro e un accesso pedonale e l’indicazione “via francigena sentiero alternativo” che seguiamo. La strada sterrata che percorriamo ad un certo punto si sdoppia in due percorsi paralleli che si ricongiungono alla fine, delle scale che scendono sulla destra, la strada che prosegue diritto; scendiamo giù per le scale e al termine andiamo a destra verso le cascate e il Mulino.

Alessandria – Castellazzo Bormida

ALESSANDRIA (88 MT S.L.M)- CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.)

Descrizione: Percorso di collegamento tra la Stazione FFSS di Alessandria e Castellazzo Bormida. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi in quanto si alternato tratti di asfalto ad argini o strade inerbite. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango o erba alta. Il percorso termina convenzionalmente presso il Cimitero Comunale di Castellazzo Bormida, in modo da poter seguire il  successivo(direzione Santuario NS delle Rocche) senza entrare ed uscire dal paese. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Il percorso

Uscito dalla Stazione Ferroviaria, costeggi gli edifici alla tua sinistra e prosegui sul marciapiede ciclopedonale che corre tra il parcheggio e Spalto Borgoglio. Appena prima del ponte stradale sul fiume Tanaro, di fronte a te, scendi la rampa alla tua sinistra e segui Via vecchia dei Bagliani (Attenzione!! Questo tratto è vietato in bicicletta in quanto  contromano: pertanto bisogna aggirare il senso unico attraversando lo Spalto e raggiungendo il Lungo Tanaro San Martino). Dopo il sottopasso ferroviario segui un marciapiede rilevato alla tua sinistra, oltrepassando prima il circolo canottieri e successivamente un circolo ippico. In corrispondenza di quest’ultimo (1.5 km dalla partenza) prendi uno sterrato alla tua destra, inerbito, che rappresenta l’inizio dell’argine sul Tanaro. Lo segui per 1.6 km: dopo una curva a gomito a sinistra, trovi un rettilineo che sembra terminare in un orto-frutteto; in questo punto alla tua destra si apre un passaggio che, procedendo dietro una cascina (alla tua sinistra), ti riporta sull’argine. Ignori una diramazione alla tua destra, passi sotto un elettrodotto e prosegui ancora per 900 metri, fino ad immetterti su una sterrata più ampia, in corrispondenza di un sottopassaggio dell’autostrada A26. Svolti a destra e segui nuovamente l’argine, attraversi il Canale Carlo Alberto su un ponticello, sottopassi un altro elettrodotto per arrivare nei pressi dei ruderi del Castello di Casalbagliano, a 5.7 km dalla partenza (alla tua sinistra). Segui sulla sinistra via CasalBagliano per qualche centinaio di metri, al semaforo svolti a destra in Via Tagliata. Inizi un tratto piuttosto lungo di asfalto (traffico quasi inesistente, prestare comunque attenzione in quanto la strada è stretta), seguendo la via principale, fino ad incontrare Via della Rosta. Svolti a sinistra ed all’incrocio successivo procedi rettilineo, fino ad oltrepassare un cavalcavia sull’autostrada A26 e giungere a Cabannette (9 km dalla partenza). Ri-attraversi il canale Carlo Alberto e svolti a destra sulla SP 244 per 170 metri. Alla tua sinistra svolti in strada Cascinette ed oltrepassi un passaggio a livello. Segui la strada principale sotto passando per ben due volte l’autostrada. Dopo il secondo sottopassaggio il percorso si dirama: segui a sinistra su traccia erbosa per circa 250 metri (giungi in corrispondenza di una struttura di depurazione). Procedi oltre, sempre su traccia erbosa, mantenendoti parallelo ed avvicinandoti progressivamente alla SS30 (in rilevato, alla tua destra). Ti immetti su una sterrata più ampia in corrispondenza di una leggera curva a destra: dopo 960 metri (dal “depuratore”) svolti all’incrocio a sinistra e mantieni la direzione per 750 metri, punto ove sottopassi la SS30 (alla tua sinistra) e, risalendo sull’argine demaniale, giungi sulla strada provinciale Cantalupo-Castellazzo. Segui alla tua sinistra l’asfalto, attraversando quindi il Fiume Bormida utilizzando l’unico tratto di strada ove il traffico è di una certa consistenza. Dopo circa 350 metri dal termine del ponte uno sterrato alla tua sinistra ti riporta sull’argine opposto. Svoltando a sinistra segui l’argine per 650 metri, fino ad incontrare sulla tua destra la diramazione per il cimitero.

Canale Monterano – Oriolo Romano

LA VIA DEGLI ALTIERI   – IL RITORNO
CANALE MONTERANO – EREMO – MONTEVIRGINIO – ORIOLO ROMANO

INTRODUZIONE

Chiudiamo l’anello della via degli Altieri con  un  tranquillo e, per alcuni versi, mistico percorso,che va da Canale Monterano ad Oriolo Romano. Mistico perché  attraversiamo un monte sacro.
Parliamo dell’antico  Mons Saxanus o Monte Sassano,  o Monte Calvario per le carte IGM (due cime 545m e 541m)  o semplicemente il Monte dell’Eremo per gli abitanti del posto.

Monte “Sacro “-non abitabile-di un’antica divinità femminile, la Bona Dea, fin dall’età augustea e  verosimilmente  di  ascendenza etrusca. Il culto della Dea, ai cui riti potevano accedere solo le donne, è probabilmente riconducibile alla venerazione delle primordiali Dee  Madri, genitrici delle origini,  legate alla terra, ai ritmi della natura. La Sacralità del monte  passa in mano maschile, quando, nel XVII sec.gli Orsini consentirono ai Carmelitani Scalzi di erigere il loro
  ” Sacro Deserto”, convento di carattere eremitico – contemplativo. Eremo che incontriamo sulla nostra strada dopo l’attraversamento della selva della tenuta. Si scende poi verso Montevirginio, borgo che deve il nome a Virginio Orsini -frate Carmelitano -e infine il lungo e piacevole viale delle Olmate ci riporta ad Oriolo. 

DESCRIZIONE   DEL PERCORSO

Iniziamo il nostro cammino dalla piazza del municipio di Canale Monterano, Piazza del campo. Guardando il comune prendiamo Via Filippo Turati sulla nostra destra e poi giriamo subito a sinistra su Via dei  Monti, in salita. Poco dopo, all’altezza di un crocifisso, teniamo la destra, ci troviamo ora su via Cesare  Battisti. La salita continua,costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Qui a Canale sono chiamati  “Castelletti” dei piccoli insediamenti nati per ospitare i coloni, sparsi sulle pendici di monte Sassano. Ora sono dei quartieri del paese. Arriviamo ad una piazzetta, Piazza della Riccia.
Prendiamo a sinistra Via della  Patera, sempre in salita. Le case ora si diradano, la strada si dirige  verso nord-ovest e attraversa una castagneta. Camminiamo fino ad arrivare a Via  Monte della Rosetta, che troviamo sulla nostra destra. La prendiamo, dall’ asfalto passiamo  al cemento. Alla fine della ripida salita, lunga nemmeno 300m, troviamo  a destra un’altro castelletto storico – Monte della Rosetta- e di fronte a noi la sagoma ravvicinata di  Monte Sassano. Prendiamo la strada a sinistra che costeggia un giardinetto recintato con un grande noce. La strada si restringe poco dopo, e diventa un sentiero che si inoltra in un bosco di castagni. Lungo questo sentiero, pianeggiante,
incontriamo un’alta palizzata in legno, una sorte di fortino, sempre immerso nel bosco. Si intravedono all’interno delle capanne sparse. È  il semplice, recente  romitorio dei frati Carmelitani scalzi. Lo passiamo e poco dopo arriviamo in uno spiazzo con le antenne del progresso (telefonia) , come dice  ironicamente qualcuno del gruppo, e   manufatti dell’acquedotto comunale.
Da qui, ignoriamo la strada che scende e prendiamo lo stradello a destra, in leggera salita. C’è anche un cartello, un po’  coperto dalla vegetazione, che indica “bosco di monte alto”. In fondo c’è un cancello nero, da lì la strada sterrata diventa  un sentiero e costeggia delle proprietà .Stiamo sempre salendo nella  castagneta, il sentiero è abbastanza frequentato, quindi basta seguirne la traccia. Tutt’al più, a secondo dei periodi dell’anno, ci si può impigliare in qualche rovo. Ora passiamo accanto ad un’area privata, attrezzata per mangiare all’aperto. Andiamo avanti  sul sentiero, sempre  in salita, più o meno verso est, sempre fra gli alberi. A breve  arriviamo ad una breccia nell’ antico muro che circondava la tenuta dei frati. Il muro è alto un paio di metri, ed è ormai in rovina. Passiamo attraverso la breccia e siamo all’interno della tenuta dei Padri Carmelitani Scalzi. Il transito è tollerato, l’importante è  rispettare il luogo .C’è una strada sterrata dopo il muro, la prediamo in discesa,costeggiando il muro a sinistra e il bosco che sale ripido a destra. Bosco che ha appena subito il taglio di dirado, ma,  tra i castagni superstiti troviamo: agrifogli, pungitopo, qualche abete.

Nella tradizione dei  Deserti era importante che questi luoghi fossero immersi in una macchia boschiva, sia per il suo valore paesaggistico- contemplativo, sia come risorsa economica per la comunità.

Scendiamo lungo questa strada forestale, abbellita in questo periodo da primule e anemoni, fino ad arrivare ad una biforcazione .La strada a sinistra va in discesa, noi invece rimaniamo sulla  destra in leggerissima salita e poco dopo arriviamo ad un piccolo edificio, il Romitorio S.Carlo, uno dei piccoli romitori sparsi nella tenuta. Continuiamo brevemente sulla strada in parte inerbita e arriviamo all’inizio di un viale  di pini. Prima di prenderlo, guardiamo il panorama verso nord -est:sotto di noi c’è il borgo di Montevirginio, a seguire Oriolo, sullo sfondo la faggeta di Monte Raschio e le castagnete della tenuta Odescalchi.  Prendiamo il viale alberato da pini e poi lecci, in discesa. Al termine incrociamo l’asse principale di entrata della tenuta. Difatti,  sulla nostra destra, dietro un magnifico leccio secolare,  c’è il cancello che si affaccia sulla piazzetta del convento dalla parte della chiesa. Se  aperto si può passare da là. Se è chiuso, come può capitare, giriamo invece a sinistra ,come abbiamo fatto noi con questa mappatura. In fondo troviamo una costruzione con una singolare facciata aperta. All’interno c’e la fonte di S. Elia. Una volta visitata – purtroppo l’edificio avrebbe bisogno di un restauro –  torniamo sui nostri passi  e proseguiamo sulla strada  che passa oltre  la fonte e  va verso una croce in ferro.

Mentre andiamo verso la croce guardiamo  il panorama che si apre sulla bandita di Canale e i monti di Vejano. Alla croce la strada curva a U, scende, e va verso un cancello grigio. Noi però  vogliamo tornare sulla piazzetta del Convento,quindi  non arriviamo al cancello, ma ci inerpichiamo sulla spalletta alla nostra destra in mezzo a  dei noci e andiamo verso un leccio. Adesso costeggiamo la bassa recinzione  e ci dirigiamo a destra  verso la piazzetta del convento. Qui  si trova il portone  di accesso e si può  visitare la piccola Chiesa  e il vasto Chiostro all’interno del convento.
Per continuare  il nostro percorso, invece, rimaniamo sulla strada costeggiando a destra il muro dell’Eremo fino ad una Madonnina. Qui possiamo scendere le scale a sinistra  o  girare l’angolo e passare dallo  slargo davanti alla facciata nord del convento, abbellito da una fila di agrifogli formati ad  alberello. Significativa la presenza dell’agrifoglio sia spontaneo, nella macchia, che qua , domato dall’arte topiaria.

Infatti nella simbologia cristiana le foglie dell’agrifoglio ricordano la corona di spine che Gesù fu costretto a portare e le bacche il suo sangue. I fiori bianchi invece la purezza della Madonna. Ma il simbolismo nasce  ai tempi dei Romani, quando  l’agrifoglio era considerato un talismano per allontanare i malefici, e usato durante la festa dei Saturnali del solstizio d’inverno. Festa ora sostituita  dal Natale. Lasciamo lo slargo continuando a scendere verso un bel viale di cipressi, mentre costeggiamo-a destra- un noccioleto ben tenuto. Ora la strada è asfaltata. Finito il viale di cipressi  usciamo definitivamente dalla tenuta del Convento. Sulla strada, che prosegue dritta, ci sono alcune case di campagna con orti e vigneti, pochi metri e giriamo a destra su Via degli Ulivi di Castel Donato. Passiamo davanti ad un borghetto, subito dopo la strada diventa una stretta sterrata , scende tra gli alberi fino a incrociare uno stradone più grande che  arriva alla Cappellina di S . Teresa e alla  Portineria esterna dell’Eremo, ormai in disuso, il tutto  sulla nostra destra, coperto da vegetazione spontanea. Noi procediamo con il  nostro cammino e andiamo a sinistra lungo il viale in discesa. Qualche centinaio di metri per arrivare in fondo,p assare davanti ad una croce in ferro e   arrivare su una strada asfaltata.  Siamo in Via XXV  Aprile, zona residenziale di Montevirginio, di recente costruzione.
Andiamo a destra  e percorsi circa 200m incontriamo la cappella  della Madonna delle Grazie  (XIXsec.). Difronte  via Giacomo Matteotti,che prendiamo. Se invece si ha  passione per l’archeologia, da qui parte una deviazione del percorso,  circa km 2,5 A/R ,che porta al cosiddetto Altarone, un grosso masso squadrato legato al culto della Bona dea. Questa deviazione  la raccontiamo a parte. Noi oggi non andiamo all’Altarone, ma proseguiamo la nostra mappatura su via Matteotti  che ci porta dritti davanti alla chiesa di S. Egidio ( finita nel1679, radicalmente trasformata nel 1900)  nel borgo Montevirginio, nato dal sodalizio tra i frati Carmelitani e la famiglia Orsini .C’è un grazioso antico lavatoio a fianco la chiesa, ma noi senza nemmeno attraversare la strada provinciale ci dirigiamo a destra verso la piazza trapezoidale  del piccolo paese dove si attesta il lungo viale delle Olmate.
Passiamo davanti  “La Tavernetta”, Ristorante Pizzeria che vi  consigliamoe arriviamo in fondo alla graziosa piazzetta. Ora attraversiamo la provinciale. Siamo su piazza delle Olmate. Di fronte a noi la  diritta via, alberata da Bagolari che  hanno sostituito gli Olmi dopo una pandemia . Camminiamo sul bel viale,lungo 1500m, interrotto da  uno slargo sterrato-Piazza Siena- che divide le Olmate di Montevirginio da quelle di Oriolo e fa da confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Andiamo avanti e poco dopo intravediamo  la fine del viale e lo sperone di Palazzo Altieri.   Arrivati sotto lo sperone ci giriamo per vedere il suggestivo  effetto visivo che le Olmate creano, partendo da palazzo Altieri traguardando Montevirginio e orientandosi verso la chiesa dell’Eremo.
Pochi passi e siamo sulla piazza di Oriolo al cospetto della bella facciata di Palazzo Altieri.

E chiudiamo l’anello in bellezza.

Città delle Pieve – Fabro

Partiamo alle 15 e 20 da piazza 19 giugno a Città della Pieve: spalle al palazzo del Municipio e prendiamo via Garibaldi. La percorriamo fino a svoltare sulla destra quando ci troviamo di fronte al Palazzo della Corgna e sulla sinistra la Biblioteca Comunale. Percorriamo ancora alcune piccole viuzze asfaltate dentro il centro storico fino a raggiungere l’ospedale appena fuori la cittadina: svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra; sbuchiamo su via Manni e giriamo a sinistra; la percorriamo fino in fondo e poi giriamo a destra, passiamo sotto l’arco e proseguiamo dritti su via Beato Giacomo Villa. Costeggiamo l’ospedale alla nostra sinistra che dopo una trentina di metri ci lasciamo alle spalle per prendere sulla destra in discesa la Strada del Cavacchione che ci porterà a Ponticelli. Alla nostra destra scorgiamo il monte Cetona e dopo pochi metri, passati sotto un ponte, siamo su strada sterrata poco trafficata e dove riconosciamo il passaggio del PaleoTevere. All’incrocio con località Volpara manteniamo la sinistra. Continuando a scendere sulla sinistra è possibile scorgere Ficulle, mentre sulla destra vediamo Cetona paese e Sarteano e più in lontananza anche Chianciano; non meno ammirevole Città della Pieve così come ce la stiamo lasciando alle spalle. Arriviamo a un bivio, mentre prestiamo sempre attenzione alle macchine di passaggio, e proseguiamo dritti sulla destra e superiamo prima podere Poggio Sirolo  e poi località Volpara sempre alla nostra destra.

All’altezza di una grossa curva incontriamo l’antica e affascinante Chiesa di Santa Maria in mattoncini rossi, che offre lo spazio per una breve e piacevole sosta.  Più avanti riprendendo il cammino in discesa supereremo un’abitazione, un campo da calcetto e un piccolo ippodromo. Di fronte a noi vediamo ora la ferrovia e sulla destra Ponticelli. Giunti al bivio (questo piccolo tratto è asfaltato) proseguiamo dritti passando sotto il ponte  della ferrovia; ci teniamo sulla sinistra e ripassiamo sotto il ponte della ferrovia per continuare dritti sulla strada sterrata che passa in mezzo alla nuova e la vecchia linea ferroviaria. Lungo il bellissimo viale alberato, superiamo un piccolo ponticello, e proseguendo, a un tratto, godiamo della vista di una maestosa quercia sulla nostra destra. Di fronte sulla sinistra scorgiamo già Monteleone d’Orvieto e ci lasciamo sempre sulla sinistra anche la piccola strada che porta ad una cava e per questo percorsa da autotreni; e sempre sulla sinistra su una collina in  prossimità di un bivio è possibile vedere un sito di scavi archeologici, attivo da novembre 2015, in cui sono stati rinvenuti reperti di tombe etrusche. Al bivio per San Giovino proseguiamo dritti: superiamo il ponte, lasciandoci alle spalle il vecchio podere di Poggiovalle, attraversiamo la strada asfaltata provinciale e prendiamo la strada sterrata dritta davanti a noi, circondata da campi coltivati, che ci porta su fino a Salci. Superiamo un primo e un secondo ponte che ci permettono di superare rispettivamente l’autostrada e la linea ferroviaria. Ci troviamo su strada asfaltata sulla quale proseguiamo sempre dritti su questa. Alle nostre spalle in lontananza Monteleone D’Orvieto.  Dopo un po’ siamo nuovamente su strada sterrata pochissimo trafficata e superiamo alla nostra destra una piccola deviazione per il cimitero di Salci; alla nostra sinistra abbiamo sempre la ferroviaria e l’autostrada e già possiamo scorgere il piccolo e oramai disabitato borgo di Salci. Giunti al bivio per l’azienda agricola Poggiovalle, continuiamo a tenerci a sinistra proseguendo sulla strada sterrata e superiamo un ponte sopra un fosso, e poco dopo ha inizio la salita verso Salci. Una volta raggiunto il borgo, proseguiamo dritti su un viale, lasciandoci il castello sulla destra. Scorgiamo città delle pieve alla nostra sinistra. Alla fine del viale ci troviamo di fronte la piccola Chiesa di San Pio e sulla sinistra quella che un tempo era la scuola di Salci: proseguiamo sulla destra. Cominciamo a scendere verso la Colonnetta e già intravediamo sulla sinistra Fabro Paese, la nostra meta. Continuiamo in discesa ora su strada asfaltata: ad un certo punto superiamo un allevamento di bestiame sulla nostra destra e passiamo sotto il ponte della ferrovia e proseguiamo tenendoci sulla destra fino a riprendere la strada sterrata. Oltrepassiamo il ponticello sul fosso dell’Argento proseguendo dritti fino ad un bivio dove andiamo dritti e in cui la strada si rifà asfaltata e stavolta trafficata. Ci teniamo quindi sulla sinistra e dopo circa 300 metri svoltiamo in salita sulla destra per Contrada Salci Capretta per raggiungere Fabro. Salendo scorgiamo alle nostre spalle monte gabbione, Monteleone e Fabro Scalo. Più avanti superiamo sulla destra un gruppetto di case chiamato Catelluccio o le Giambrine. Ad un certo punto, all’altezza di un grosso curvone a destra, anziché proseguire sull’asfalto, imbocchiamo a sinistra una piccola stradina o sentiero nel bosco sempre in salita fino a sboccare sull’asfalto e proseguiamo sulla sinistra in mezzo a un gruppo di case. Superando un’altra grossa curva scorgiamo alla nostra destra Allerona. E un po’ più avanti sempre all’orizzonte sulla destra scorgiamo il monte Cimino e ancora più avanti Ficulle. Proseguiamo sulla strada asfaltata in discesa e siamo ormai arrivati a Fabro. Abbiamo impiegato all’incirca quattro ore.

Cellio – Madonna del Sasso

I SENTIERI DEL GRANITO

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

3°- Da Cellio a Madonna del Sasso per il passo di Cambocciolo

 Interessante tappa conclusiva dell’itinerario, che prevede lo scollinamento dalla Valsesia al Cusio, con lo spettacolare arrivo alla rupe della Madonna del Sasso, dalla quale si puo’ godere del grandioso panorama sull’intero lago d’Orta, quasi in verticale sulla giustamente famosa isola di S.Giulio con il paese di Orta San Giulio sullo sfondo.

Il percorso

Basta un rapido colpo d’occhio e, a Cellio,  cio’ che non si puo’ far a meno di notare e’ che, a dispetto delle ridotte dimensioni dell’abitato, svetta con indubbia autorita’ il campanile: in effetti e’ uno dei campanili valsesiani di maggiore  altezza. Ma la reale prerogativa di questo manufatto consiste soprattutto nel suono delle sue campane, che si puo’ udire praticamente in tutta la valle e incredibilmente anche su “YouTube”. Tutto cio’, naturalmente, non e’ il frutto di una tendenza alla megalomania  del curato di Cellio, ma risiede in precise ragioni storiche: fin dal XV secolo nella zona si fabbricavano le campane (ora invece i rubinetti, come si puo’ intuire passando da Valduggia), e questa attivita’ per qualche secolo fu una vera e propria specializzazione.

A ribadire la memoria di questa inusuale vocazione, nella zona non sono rari i riferimenti a S.Agata “patrona dei fonditori di campane”.

Le Campane di Cellio. Documentatissima la loro storia, brevemente riassunta sul sito del Comune, che parte dal 1486, anno nel quale fu fuso il “ciuchin” (campanello), il cui suono ancora oggi risuona per la valle. Il “campanone” del 1597, invece si ruppe e venne sostituito, assieme alla “campana vecchia” ed alla “campana nuova” tra il 1747 ed il 1748. Ci furono poi altre sostituzioni e nel 1920 si fece un ultimo rimpiazzo che tuttavia risparmio’ la piu’ antica: il “ciuchin”.

Bene: calzati ora gli scarponcini non resta che partire alla volta della nostra meta. Un breve tratto su asfalto ci porta a raggiungere la minuscola Baltegora, che con i suoi strettissimi vicoletti pare da sempre immerso in un grande silenzio: solo a tratti si puo’ udire qualche voce giungere dalle poche case ancora abitate. Attraversatola rapidamente, ed individuato l’immancabile segnavia ci si inoltra nel bosco attraversando un gradevole tratto di collegamento con la prossima Cadarafagno. Anche qui piccole case non prive di una certa signorilita’ ed un grande silenzio tra i vicoli. Sicuramente a questo punto avremo gia’ potuto udire il suono delle campane di cui tanto si e’ parlato poco fa.

Si entra ora nel bosco (segnavia!) perdendo gradatamente quota e contornando alcune piccole valli con alcuni saliscendi, mentre il bosco, gradatamente vira a faggeta, regalando begli scorci della vallata. Un’ultima discesa, infine, conduce ad un ponticello per scavalcare il rio Strona (sono pero’ numerosi i corsi d’acqua in zona ad avere questo nome).

Il mulino Rosa.  Giungendo al suddetto ponticello risultano ben visibili i ruderi del mulino Rosa: appoggiata ad una parete si puo’ osservare una macina, mentre un occhio attento puo’ identificare altri particolari costruttivi tipici del mulino (tra cui, a monte, la gora di adduzione dell’acqua alla ruota, che a dire il vero non siamo riusciti ad individuare). La presenza  di altri mulini a valle, sullo stesso corso d’acqua (il mulino Benvenuto ed il mulino Medana, entrambi decisamente in condizioni migliori), nonche’ del mulino Venuto nei pressi di Cellio, quest’ultimo dotato di stemma sul portale), fanno intuire l’importanza dell’attivita’ molitoria nell’ambito di un’economia di sussistenza, quale si praticava in queste valli. Un’ultima considerazione sulla durezza della vita quotidiana in altri tempi viene spontanea osservando dove erano costruiti i mulini: spesso al fondo di valli anguste e chiuse, dove il soleggiamento era minimo e l’umidita permanente.

Superato il rio si risale sui resti di una vecchia mulattiera, purtroppo fortemente degradata dagli sconsiderati passaggi di moto da trial, fino ad uscire ai margini di Piana dei Monti. Attraversando la frazione (che amministrativamente appartiene alla provincia di Verbania, con non poco disagio per i residenti), si puo’ facilmente notare sia una certa cura costruttiva dei “palazzotti” che si affacciano sulla via, sia il fatto che il paese non dia una sensazione di abbandono come altri borghi che abbiamo attraversato: e’ anzi attivo un piccolo circolo Arci che funge da trattoria e, in altro periodo, ci e’ capitato di incappare anche in una “fagiolata” carnevalesca…

…purtroppo non possiamo cedere a queste tentazioni: ci aspetta ancora parecchia strada…

Individuato il segnavia (il recente aggiornamento della numerazione della segnaletica, unito al fatto che abbiamo cambiato provincia crea qualche dubbio in proposito) ci portiamo dalla piazzetta ad imboccare un evidente stradino in salita, che passando sotto la chiesa, in breve porta in pieno bosco. Ora basta seguire il percorso principale, trascurando alcune diramazioni secondarie, per raggiungere prima la brutta ed enorme cappella del Turlo (che con la sua presenza ci dice che ci troviamo comunque su di una vecchia via di comunicazione tra Bassa Valsesia e Verbano) e poi, sempre mantenendoci sul percorso principale, al passo di Cambocciolo (m 942), punto piu’ elevato dell’intero itinerario, posto nei pressi dell’omonimo alpeggio abbandonato.

Il toponimo “Cambocciolo”.Sulle carte escursionistiche relative al Verbano al Cusio (la zona del lago d’Orta) ed all’Alto Vergante (tra lago d’Orta e lago Maggiore) non e’ infrequente imbattersi in toponimi che inglobano il termine “bocciolo” (a memoria ci sovviene l’alpe Boccioli). Questo gentile termine ci fa immaginare prati in precoce primavera, siepi fiorite, profumi bucolici: nulla di tutto cio’ (o perlomeno nulla di piu’ che in qualsiasi altro luogo della zona). Infatti “bocciolo” e’ una un po’ arbitraria traslazione, ad uso cartografico, del termine dialettale “bosciul”, mutuato dalla vicina Lombardia, il cui significato e’ essenzialmente “rovo”, “spina”…

Si prosegue seguendo sempre lo stesso segnavia (il passo e’ un autentico crocevia: tra piste e sentieri sono ben sei le vie che vi convergono) e si comincia a scendere abbastanza bruscamente. A dispetto della quota modesta in questo tratto non e’ infrequente incontrare abbondante neve residua, quindi se decideste di intraprendere la traversata ad inizio primavera non dimenticate le ghette.

Si prosegue in discesa tra bei faggi e qualche vecchia cascina in rovina, mentre la pista gradualmente si allarga fino a divenire una sterrata percorribile con automezzi. Giunti al bivio a quota 790m si sceglie la via di sinistra ed in breve si perviene all’asfalto in prossimita’ di una grossa cappelletta, che tra l’altro riporta le indicazioni direzionali per Cellio e Varallo (a conferma della supposizione fatta alla cappella de Turlo). Si raggiunge  in breve un ampio pianoro prativo al cui termine si stacca a destra la carrozzabile per Boleto e per il Santuario della Madonna del Sasso.

Ma prima di concludere l’itinerario, proseguendo in discesa si puo’ raggiungere Arto’, fino al 1928 sede comunale: una breve perlustrazione dell’ordinato borgo e’ senz’altro raccomandabile anche solo per bere alla fontanella del lavatoio, inserita nel progetto “Itinerari letterari del lago d’Orta e Mottarone” che, tramite le citazioni di luoghi da parte alcuni autori piu’ o meno noti, si propone di creare un filo conduttore per una visita in zona.

“Passarono vicino alle fontane; un bell’arco di acqua viva precipitava gorgogliando nel troglo colmo, riboccando e travasando in cascatelle e stillicidi argentei; in terra un guazzo viscido, che fra gli interstizi dei ciottoli lucenti rispecchiava il cielo.
Gaudenzio volle bere una sorsata, ma quel mestolone di ferro arrugginito gli faceva ripunianza, e preferì il metodo più spiccio. Mise la mano sotto la bocchetta dell’acqua, e vi accostò le labbra; ma nell’incurvarsi, la mano si piegò, e giù nella manica un torrente di acqua gelida.”. Dal romanzo “Alpinisti ciabattoni” del vercellese  Achille Giovanni Cagna, edito nel 1888.

Risaliti al bivio si raggiunge in breve Boleto, attuale sede comunale, che merita anch’esso una breve visita, dopodiche’, per via del Santuario si raggiunge la Madonna del Sasso, che dalla sua panoramicissima rupe rocciosa permette di ammirare l’intero lago d’Orta,, con l’sola di S.Giulio in bella evidenza, i paesi sulla riva, il Mottarone e piu’ lontano, i monti del Parco Nazionale della Val Grande, come degna conclusione di questo “I sentieri del granito”.

Anche questo luogo ha radici antiche, che per questa volta lasciamo raccontare al tabellone sul retro della chiesa, da cui ci siamo permessi di riprodurre la cartolina con la vista della rupe per chi fa una visita al Lago d’Orta…ma questa e’ gia’ una nuova storia…

A presto per la seconda tappa (che per varie ragioni verra’ pubblicata per ultima…abbiate pazienza!).

Per consultare il pdf del percorso clicca qui.

Castellazzo Bormida – Santuario Madonna delle Rocche

CASTELLAZZO BORMIDA ( 100 MT S.L.M.) – MADONNA DELLE ROCCHE, frazione di MOLARE (230 MT S.L.M)

Introduzione: Percorso di collegamento tra la periferia di Alessandria e l’Appennino Ligure. Ideale per la mountain bike, ma anche percorribile a piedi (almeno due giorni) o a cavallo in considerazione del bassissimo tasso di traffico automobilistico; si rileva la presenza di qualche tratto asfaltato, comunque accettabile in considerazione del territorio attraversato, che si presenta molto antropizzato. Ove non è presente asfalto, è assai probabile trovare invece molto fango.

Il percorso

Il percorso inizia convenzionalmente dall’inizio dell’argine demaniale nei pressi dell’intersezione tra la SP 183 e la “via Santuario”. L’argine può essere ugualmente raggiunto passando dietro al Cimitero Comunale o dalla strada che collega Castellazzo Bormida a Cantalupo. Durante il tragitto, sebbene non sia esplicitamente vietato, è probabile transitare in proprietà private: a tal proposito si raccomandano massima attenzione ed educazione. Capita infatti molto raramente che, chiedendo permesso, al ciclista o all’escursionista venga negato il passaggio. Si ricorda comunque che la descrizione del presente percorso è puramente indicativa: chi lo percorre è responsabile della propria ed altrui incolumità, nonché dell’osservanza di norme, leggi e regolamenti. A titolo informativo, il segnale stradale di “divieto di accesso” (pallina bianca con bordo rosso), salvo diversamente specificato, consente comunque il passaggio ai pedoni.

Inizi a percorrere l’argine demaniale con l’autostrada A26 alle tue spalle: il fondo è ottimo ed il tracciato in  rilevato ti offre un insolito panorama di Castellazzo Bormida, che aggiri alla tua sinistra. Sullo sfondo l’Appennino Ligure con (nei mesi invernali) le vette innevate, tra cui  ben riconoscibile il Monte Tobbio. Facendo attenzione all’attraversamento della SP 181 (Via Madonnina dei Centauri), continui a procedere sempre intuitivamente lungo l’argine, fino a  3.8 km dalla partenza. Qui è necessario “scendere” sulla destra (strada Raviaro) in direzione del fiume Bormida, a cui ti avvicini procedendo verso sud parallelamente ad esso, sempre sulla strada principale, ignorando un primo ed un secondo bivio a sinistra (dopo rispettivamente 500 ed 850 metri). La sterrata va proseguita in direzione sud fino a quando questa piega “ a gomito” a sinistra per giungere ad un quadrivio (strada Marietta, 6.6 km dalla partenza) nei pressi di una grossa cascina (sulla destra). Procedi dritto, facendo attenzione alla prossime intersezioni: dopo 850 metri in un punto ove incontri l’asfalto svolti a destra oltrepassando un fosso e procedi su una pista più piccola, ma sempre bene evidente, che si dirige verso i campi circostanti. Al termine di un rettilineo pieghi a destra e con una larga curva di avvicini nuovamente al corso del fiume, in un punto in cui è presente peraltro qualche albero da fusto. Ignorando un bivio sulla sinistra che ti porterebbe sulla riva, procedi, spesso su fondo fangoso e dopo un altro rettilineo convergi su una strada che proviene dalla tua sinistra che quasi subito diviene asfaltata. Sei alla periferia di Sezzadio: arrivato di fronte al fosso del Rio Stanavasso svolti a sinistra fino al ponte sulla strada che proviene da Castelspina (10.2 km dalla partenza). Procedi a destra entrando in Sezzadio: merita sicuramente una visita il santuario “della Madonnina” protettrice dei Centauri. Il percorso interno al paese segue alcune strette vie: Via Retta, Via Remota; al termine di quest’ultima svolti a destra e procedi dritto all’incrocio successivo, abbandonando la strada principale che piega a destra a 90°. Costeggiando il fosso (sulla sinistra) fino a via Roncarino, al bivio successivo “ad Y” procedi a destra, abbandonando ben presto l’asfalto, in leggera salita; alla tua sinistra una linea elettrica. Senza possibilità di errore giungi in un punto (12.8 km dalla partenza) ove la tua sterrata termina in un incrocio. A destra ti immetti in un’altra sterrata, dalle caratteristiche particolari: essa procede in rilevato e si sviluppa con un rettilineo  lungo alcuni chilometri; si tratta della strada Romana Via Emilia Scauri che metteva in comunicazione Acqui Terme (Acquae Statiellae) con Tortona (Derthona, precisamente l’Abbazia di Rivalta Scrivia). Questo manufatto, sebbene non sia stato lastricato, è rimasto praticamente inalterato ed in ottime condizioni. Dopo 4.3 km (attenzione nell’attraversare la SP “dei boschi”  Sezzadio-Mantovana) si giunge ad un incrocio nei pressi di una cappelletta (sulla sinistra), a 17.1 km dalla partenza.

Le possibilità sono almeno due: qui viene elencata quella più lunga ma ciclabile; successivamente verrà presa in considerazione un’alternativa più escursionistica e meno ciclabile, che è la più diretta

Dall’edicola prendi la strada inghiaiata sulla tua sinistra, che procede in salita, per circa 670 metri, ove al bivio svolti a destra, sempre in salita piuttosto decisa. La strada prosegue tra i campi e qualche tratto boscoso fino a 1.2 km dall’edicola, ove è necessario svoltare a destra e seguire la traccia erbosa (o fangosa a seconda della stagione), che con andamento un po’ tortuoso costeggia una proprietà privata sulla destra. Dopo un primo gomito a destra ed un successivo sulla sinistra termini, a circa 2 km dall’edicola su una  sterrata proveniente dalla tua sinistra che converge subito in una strada asfaltata (alla tua destra). Prosegui in salita, sempre su asfalto con qualche curva, fino a rimontare sopra al piccolo altipiano alla tua sinistra. Ove finisce la salita, ignori il bivio che si diparte alla tua sinistra (sbarra) e procedi a destra, per circa 220 metri, sino ad arrivare nei pressi di una tenuta (20.4 km dalla partenza). La presenza del segnavia bianco-rosso CAI ti costringe a deviare sulla destra per evitare di passare dentro la tenuta: inizia un altro lungo rettifilo, molto caratteristico per il paesaggio, che converge su una strada più ampia, in parte incementata. All’intersezione svolti a sinistra e procedi per circa 700 metri (ora su asfalto) fino ad un successivo incrocio ove svolti a sinistra (indicazioni cascina Lupa).

Segui l’asfalto che ben presto diventa sterrato in corrispondenza della cascina, che ha l’aspetto di un maniero fortificato, con tanto di campanile. La strada procede in leggera discesa lungo un ampio avvallamento, fino a incontrare nuovamente la strada provinciale “dei boschi”, nei pressi di una lapide (vedi foto); prosegui a destra per 1 km, fino ad incontrare il bivio per Gaggina-Montaldo Bormida; ignori quest’ultimo e prendi il successivo sulla destra (26.7 km dalla partenza) appena dopo il ponticello sul rio Stanavasso. Dopo un breve tratto in piano attraversi nuovamente il rio ed affronti un breve strappo di salita ancora asfaltata, al termine della quale nei pressi di un’abitazione (sulla destra) la strada ridiventa sterrata e prosegue, in falso piano, tra campi, vigne e qualche boschetto di roveri. La strada è piacevole e la segui senza difficoltà, ignorando le diramazioni a destra ed a sinistra; reincontri l’asfalto avvicinandoti ad una zona più urbanizzata, fino a quando (30.5 km dalla partenza) la strada termina in una più grande, nei pressi di un gomito: scendi per circa 1.2 km, fino ad attraversare nuovamente il Rio Stanavasso e svoltare sulla destra in una pista fangosa che, senza significative diramazioni, segue la sponda destra del corso d’acqua fino ad incontrare nuovamente una strada asfaltata, che proviene da Carpeneto, a 34 km dalla partenza (alla tua sinistra). Questo tratto sebbene risulti d’estate invaso dalla vegetazione o nei mesi invernali molto fangoso è abbastanza caratteristico in quanto è sempre stato “snobbato” dalle vie di comunicazione che sono state costruite sui crinali circostanti: all’epoca della progettazione della ferrovia Ovada – Alessandria, uno degli elaborati prevedeva il passaggio della strada ferrata lungo questa valle, per servire il maggior numero possibile dei tanti centri arroccati sulle colline vicine (Mantovana, Trisobbio, Carpeneto, Montaldo Bormida). Svoltando a destra su asfalto, segui 200 metri di rettilineo, attraversando nuovamente il rio, prendendo la prima sterrata sulla sinistra, che continua a seguire l’amena valle, passando accanto ad un maneggio. Senza considerare deviazioni sulla sinistra (in salita) procedi pressoché in piano fino ad arrivare, a 35.7 km dalla partenza, di nuovo su asfalto, nei pressi della Cantina Tre Castelli di Montaldo Bormida. Attraversi la provinciale che, sulla destra sale a Montaldo Bormida, per passare a sinistra dello stabile della cantina, salendo su una stretta asfaltata per giungere ad un colletto dopo 600 metri. Anziché seguire l’asfalto in discesa (sulla rocca alla tua destra puoi ammirare il “lato” migliore di Montaldo Bormida), prosegui in leggera salita su una strada sterrata che segue il crinale con qualche saliscendi e ben presto ritorna asfaltata.  Dopo una breve discesa, evitando di scendere nel fondovalle,  trovi un ultimo strappo, sempre su strada (discutibilmente asfaltata), fino alla chiesetta di San Rocco di Trisobbio, in corrispondenza di un’altra strada che proviene, più bassa, dalla destra. Segue una “passeggiata” in piano fino ad arrivare presso il centro di Trisobbio, forse il più caratteristico dei circostanti, dominato dal castello. Per attraversare il borgo concentrico consiglio di di vagare un poco per le strette viuzze che circondano il castello. Giunto dalla parte opposta del paese (Via Roma), incontri la SP 200 (Ovada-Rivalta Bormida) a  circa 39 km dalla partenza. La segui per 100 metri, svoltando sulla sinistra in direzione del cimitero; passato accanto a questo, scendi a destra su sterrato, svoltando a sinistra al bivio successivo fino a immetterti nella strada Stanavasso, che origina dalle “Piscine”. Prosegui in salita sulla destra per 350 metri, fino ad una evidente diramazione sulla destra, sempre in salita; ancora a sinistra dopo 50 metri, seguendo una strada che diviene sterrata e  più pianeggiante; giungendo ad aggirare sulla destra un’abitazione; oltrepassata quaest’ultima si ignora un sentiero che scende a destra, riprendendo a salire (piuttosto impegnativo, in sella) nel bosco fino ad un colletto, ove si incontra una stradella che, seguita, ben presto si immette su unìaltr, asfaltata (proveniente dalla sinistra, da un fondo privato). Un altro breve strappo ti porta sulla strada “costiera” tra Morsasco e Cremolino (Via Rissa, 41.8 km dalla partenza). Segui sulla sinistra l’asfalto per circa 1 km, fin nei pressi di Cremolino ad un quadrivio ove svolti a destra in discesa. Attraversi (con attenzione) la SS 456 e procedi sempre in discesa dalla parte opposta, sempre su strada asfaltata. Scendi in un avvallamento (con un lago artificiale alla tua sinistra ) e risali sul colle opposto, svoltando a sinistra al termine della salita. Incontri, innanzi ad una casa, un sentiero che scende sulla destra nel bosco, fino a scendere al Rio Pobiano. Questo tratto, sebbene in una zona piuttosto urbanizzata,  è particolarmente selvaggio e  molto suggestivo: in mezzo alla vegetazione compare infatti una ciminiera in mattoni che non è altro che lo sfiatatoio della galleria “Cremolino” della linea ferroviaria Genova-Acqui Terme, costruita nel 1894. Dopo aver guadato il Rio Pobiano risali la sponda opposta costeggiando su traccia erbosa alcuni campi, fino ad arrivare, nei pressi di una recinzione, sulla strada asfaltata Cremolino – Cassinelle. Svolti a sinistra e procedi su asfalto per circa 500 metri, ove nei pressi di una curva, trovi una pista sterrata che scende sulla destra, rimanendo nella vallata e passando tra i campi. La segui con attenzione (dopo qualche centinaio di metri incontri una brusca curva a sinistra in salita e  successivamente dopo circa 60 metri una successiva a destra). Riattraversi il Rio su un ponticello e trovi l’asfalto: la strada procede in piano lungo un rettilineo, al termine del quale, nei pressi di un bivio, svolti a sinistra in lieve salita. Giungi sulla Strada Provinciale 205 tra Molare e Cassinelle e svolti a destra in salita (facendo attenzione al traffico veicolare, seppure scarso). Dopo 550 metri, ove la salita diviene meno pendente, incontri una strada sterrata alla sinistra, contrassegnata da una sbarra, che risale un piccolo colle. Dalla sommità è notevole il panorama sulla Valle dell’Orba, il Santuario di NS delle Rocche e la Piana del Cerreto. Scendi assecondando la carrareccia, passando in un punto suggestivo ove la strada passa tra alcune querce e scende su alcune terrazze di tufo. Dopo l’ennesimo edificio dell’acquedotto scendi decisamente in vista della frazione Terio, con un ultima svolta a sinistra procedi tra gli orti e le case. Raggiunto l’asfalto, svolti a destra e sempre in discesa raggiungi la Strada Provinciale 207 Molare- Olbicella. Svoltando a destra oltrepassi il ponte sul torrente Amione e guadagni il piazzale sottostante al Santuario.

La Comune di Bagnaia – Casa Rosi

Si esce da Bagnaia per la strada principale e si camminano i 5/10min verso la strada provinciale. Giunti alla provinciale si gira a destra e si prende, dopo 50 m, la prima strada sterrata a destra in direzione Cetinale. La strada è prima pianeggiante e poi in salita, si attraversa un abitato (villa del Cetinale sulla sinistra) e si prosegue sulla strada che si inoltra in un bosco di lecci . Poco dopo l’inizio della salita si prende la strada sulla sinistra con l’indicazione di Cerbaia ed un segnale blu per strada privata. Dopo circa 200m si arriva alla Cerbaia  di fronte a cui parte l’antica strada lastricata che porta al Romitorio, luogo di vita e preghiera dei monaci, che dipendevano dalla villa dei Chigi.

La imbocchiamo passando attraverso due colonnine in mattoni fino a giungere al Romitorio   da cui si gode una  splendida vista sulla Montagnola  Senese e sulla villa del Cetinale. Tornati sulla strada  si prosegue per  circa 100m e, trovando sulla nostra destra  un sentiero con segnavia bianco-rosso del CAI, lo imbocchiamo .  Si attraversa un po’ di bosco e di boscaglia di ginestre e dopo pochi minuti si arriva a un piccolo cimitero da cui si vede un po’ più in alto la bella pieve romanica di Pernina. Si raggiunge la chiesa e si prende la strada carrabile sterrata sulla destra. Si percorre questa strada per circa un chilometro,  passando  oltre l’agriturismo La Taverna e si giunge su strada asfaltata dove si gira a destra. Si percorre questa strada per circa 1/2km , poi si svolta a sinistra sulla strada di Sortoiano verso  Casa Rosi .

Canale Monterano – Tolfa

Canale Monterano – Antica Monterano – Tolfa

Attenzione: questa escursione è solo per esperti ed avventurieri. Ci sono dei punti non segnati, dei passaggi pericolosi e altri in cui è necessario saper seguire un tracciato gps. Inoltre, in più punti, si debbono scavalcare delle recinzioni oltre le quali è possibile trovare vacche maremmane che proteggono i propri vitellini. Se è piovuto da poco risulta molto fangosa e se fatta d’estate è sicuramente molto calda. Infine attenzione alle zecche! Se non vi siete spaventati di tutto ciò e avete deciso di prendervi le vostre responsabilità allora ecco a voi una bella tratta mozzafiato che attraversa campi sterminati e selvaggi, antichi paesi abbandonati, torrenti cristallini e colline ondulate.

Il percorso

Partenza dalla chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo di Canale Monterano. Si va, guardando la chiesa, nella strada a sinistra che scende, ovvero Via Monterano, seguendo i cartelli della Riserva Naturale di Monterano. In breve si arriva a Largo Aldo Moro e qui si prende in discesa seguendo sempre le indicazioni per la Riserva. Arrivati laddove ad un incrocio avanti andremmo a Via Casale di Merenda e a destra a Via Palombara noi andiamo a sinistra, verso la Cascata della Diosilla. Svoltiamo a destra sempre seguendo il cartello della cascata, dopo circa dopo 250 metri. Si arriva al parcheggio della Riserva e prendiamo la naturale strada avanti a noi, dopodiché scendiamo alla cascata con le scalette a sinistra, per visitarla. Da qui, non risalendo per le scalette, ma andando avanti seguiamo il sentiero segnato che ci porterà alla città abbandonata, allo stesso modo di come avrebbe fatto la strada più ampia da poco lasciata.

Questo bel sentiero, da poco risistemato, si snoda tra ponticelli, passaggi sotto a rocce, aree didattiche e ci porterà gradualmente alla solfatara, non senza essere passati per il bosco dedicato alla memoria di Carlo Cassi. Alla solfatara prendiamo a sinistra sulla strada e oltrepassato il torrente con il ponte di legno andiamo subito a destra seguendo le indicazioni per Monterano. Quindi si passa davanti al Cavone, ovvero una via cava, e si continua a salire, fino ad arrivare agli ipogei ovoidali, dove andiamo a sinistra su strada brecciata.

Siamo così sotto la vecchia Monterano. Il cartello dice di andare a sinistra ma noi, esperti conoscitori del luogo, andiamo con il sentiero che si trova sotto l’acquedotto e saliamo fino ai ruderi. Dopo la libera visita a questa parte di città abbandonata, avendo la statua del leone davanti, andiamo a sinistra per la strada che conduce alla chiesa dove fu girata una scena del Marchese del Grillo, nonché il cortometraggio di Marco Bartolomucci “Lacrisi”.

A questo punto, guardando la chiesa, andiamo alla sua destra e vi passiamo dietro. Qui troveremo un sentiero che si allontana e che arriva sul pizzo della rupe. Troviamo il cartello “Sentiero Chiuso”,ma siamo avventurieri e andiamo avanti. Seguire il tracciato per non perdersi. Altrimenti, meno avventurosi, ritorniamo alla solfatara e andiamo a destra fino al ponte sul Mignone.

Scendendo dalla rupe ci troveremo accanto ad una recinzione per il pascolo e qui andremo a sinistra per poi andare  a destra la bivio a T, proprio in concomitanza con il ponte sul Mignone. Dopo il ponte giriamo a sinistra al bivio seguendole indicazioni verde-giallo su paletti. Questa strada vi porta ad un’area pic-nic e qui bisogna girare a sinistra per la Diga. Vi troverete subito un guado da fare. E’ un affluente del Mignone che ci troviamo subito a sinistra e che cominciamo a seguire. In fondo c’è un cancello (ci avverte di animali allo stato brado) oltre il quale sulla sinistra, dopo poche decine di metri, troviamo il passaggio stretto per il ponte di ferro sul fiume. Lo passiamo e andiamo verso sinistra (siamo nella zona della diga). Se il cancello della diga davanti a voi è chiuso potete uscire sulla strada usando un passaggio a sinistra aperto dai camminatori o dai cacciatori nella rete. Da qui si va verso la Mercareccia, avanti. Troverete una serie di bivi, ma bisogna andare sempre dritti, in leggera salita. Si arriva così a costeggiare gli stagni della Mercareccia dove è possibile, con una deviazione di poche decine di metri, arrivare ad un punto panoramico della zona umida dove osservare uccelli e paesaggi. Torniamo sulla nostra strada e proseguiamo dritti fino ad arrivare sulla provinciale (all’altezza delle Terme di Stigliano) da prendere a destra per circa 1100 metri. Quando la strada fa un tornante a destra e davanti a noi vediamo due strade parallele e sterrate, dobbiamo prendere la strada sterrata a sinistra, più nascosta, che prima va in piano e poi scende. Si giunge così ad una recinzione. Prestare attenzione adesso perché entriamo nella zona dei pascoli. Scavalchiamo la recinzione di legno e ci teniamo sulla destra a scendere. Vedrete che si arriva al torrente. Alla sua destra c’è una mulattiera che lo costeggia e che arriva ad una recinzione sul torrente stesso, usata per non far andare oltre il bestiame e che può essere usata per guadare (vedi foto). Oltre il torrente saliamo sulle rive e andiamo a destra, fino a giungere all’ennesima recinzione. Qui la seguite a sinistra fino a intercettare la strada che va presa a destra. Superato un altro cancello ci si trova in prossimità di altri pascoli e di una collina. Noi, seguendo assolutamente il gps, andiamo sulla collina e riprendiamo la strada sterrata che intanto era sparita. Dopo qualche centinaio di metri si arriva ad una rimessa con un capannone. Qui c’è un cancello di legno da scavalcare e poi andare a destra. Seguendo la strada si arriva d un piccolo guado (potrebbe non esserci) e due cancelli. Apriamo e chiudiamo alle nostre spalle quello di sinistra.

Questa strada porta ad un crocicchio: prendiamo la seconda partendo da sinistra, ovvero il Sentiero del Monte Castagno, dopodiché, quando si aprirà la vista di Tolfa, c’è una altro bivio a cui andare a destra. Quasi subito c’è un altro bivio a V: svoltiamo a destra per la principale. Arriverete così, dopo un chilometro circa ad un ruscello da oltrepassare. Dopo breve andiamo avanti all’incrocio (non per il Sentiero del Monte Castagno). Si segue la strada verso sinistra e al bivio andiamo a sinistra oltrepassando il torrente Virginese e proseguiamo avanti.

La nostra strada sale e scollinando vediamo la città di Tolfa con la rocca. Siamo in mezzo a campi bellissimi. Dunque si arriva ad un altro incrocio a cui andare a destra. La strada diventa cementata e rimanendoci sempre, non curanti delle deviazioni, arriviamo a costeggiare la proprietà di un bel casale, che ci manteniamo sulla destra. Passiamo per l’antico lavatoio e andando sempre avanti, su strada asfaltata, siamo praticamente nelle prime case di Tolfa.

Pietra Montecorvino – Castelnuovo della Daunia

Piacevole e breve escursione che attraversa le campagne e il parco eolico dei paesi. Spettacolare panorama per tutto l’arco della passeggiata.

Il percorso

Spalle al Comune di Pietra Montecorvino prendiamo la strada a destra che, dopo aver superato il Caffè Dylan (prendete un caffè, ne vale la pena), arriva ad una rotatoria. Qui giriamo a sinistra per Via Giuseppe Verdi. Arriviamo così ad un bivio a T, giriamo a destra e dopo pochi metri prendiamo la strada sterrata a sinistra caratterizzata dal cartello “Strada dissestata” (vedi foto). Questa strada, fangosa se è piovuto, si mantiene a mezza costa della collina. Molto bella e panoramica sulla piana, sulla torre di Motta e le pale eoliche che stanno sulle creste.

Giunti ad un bivio Y (attenzione pochi metri prima c’è un’altra strada a sinistra ma è per i campi coltivati) giriamo a destra in discesa. Dunque questa bella strada sterrata vi porta accanto ad un casaletto abbandonato. Andando avanti se la giornata è buona potrete vedere Torremaggiore e San Severo.

Al bivio a T giriamo a destra. Poco dopo ci sarà un altro bivio con una strada più grande, da prendere a sinistra. Teniamo questa strada per qualche chilometro. Vedrete che la strada gira attorno alla collina e comincia a salire, passando dentro al Parco Eolico. Davanti a noi, dopo la salita, vediamo già la nostra meta. Troveremo poi un bivio a cui andare a destra e quando la strada diventerà di asfalto andiamo avanti al bivio successivo. Costeggiamo il cimitero (che ci troveremo sulla destra) e arrivati ad incrociare una strada asfaltata andiamo a sinistra in salita. C’è un marciapiedi che ci conduce dentro alle case di Castelnuovo della Daunia.

Oriolo Romano – Canale Monterano

LA VIA DEGLI ALTIERI
TRAVERSATA ORIOLO – MONTERANO – CANALE MONTERANO

INTRODUZIONE

Questo splendido percorso che si dipana su tranquille strade poco o per nulla trafficate, attraversa due province, quella di Roma e  quella di Viterbo ed ha molteplici motivi d’interesse.
Quello naturalistico-paesaggistico: Il territorio,attraversato dal fiume Mignone ,si trova tra i monti Sabatini e i monti della Tolfa,zona di parchi naturali.
Quello storico-artistico: Terra etrusca, Monterano era  giá feudo fiorente in alto medioevo,  poi  nel 1600, sotto gli  Altieri, migliorò il suo assetto urbanistico per mano del Bernini,ed infine, nel XVIII sec.,  fu abbandonato  in seguito di un attacco delle truppe francesi e dell’aria insalubre, i suoi abitanti si trasferirono a Canale. Rimangono le rovine incantate fuse ad una natura silvestre di rara bellezza.

Canale  fu fondato alla fine del 1500 da coloni umbri e toscani chiamati a disboscare le selve della zona. Deve il suo nome al canale che si formò -da nord a sud- a seguito del disboscamento delle falde di  monte Sassano. Ora il canale è il corso principale del paese. Circondato da boschi,  anche  ad Oriolo  arrivarono boscaioli  umbri-toscani,  chiamati da Giorgio III Santacroce che nel 1562 volle edificare  Oriolo come città ideale e felice, secondo le idee del tempo. 
E ideale e felice è  il nostro cammino, attraverso questa natura che si fa arte.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Il percorso inizia dalla piazza principale di Oriolo, piazza Umberto I,decorata dalla bella fontana delle picche e dominata,a nord, da Palazzo Santacroce-Altieri.
Guardando la facciata del  palazzo, prendiamo la breve discesa a sinistra. Ci troviamo su largo Santacroce . Alla nostra  sinistra c’e il lungo viale alberato delle Olmate (ora Bagolari)  che porta al grazioso borgo di Montevirginio,ma noi ci dirigiamo  a destra e passiamo sotto gli “archetti ” ovvero  il ponte a tre fornici che unisce il palazzo al  suo parco-giardino, circondato da alte mura. Appena passati sotto il ponte troviamo a sinistra il grande cancello dell’entrata di parco (visitabile  il sabato e la domenica ) mentre dirimpetto  domina l’ala lunga del palazzo. Proseguiamo costeggiando il muro del parco, fino ad arrivare all’angolo e continuare a seguire il muro, che ci indica la strada, per il momento ancora asfaltata. Passiamo davanti ad un edificio che ospita il centro di aggregazione giovanile e poco dopo la strada diventa sterrata. Arriviamo in fondo, fino all’altro angolo del muro. Qua, a 500m dalla partenza, lasciamo il muro e giriamo a destra. Fatto qualche passo volgiamo  lo sguardo sul bordo sinistro della stradina; c’e un magnifico esemplare  di agrifoglio secolare da ammirare. Dall’altra parte ,secondo il periodo dell’anno, un ordinato e rigoglioso orto ci persuade ad esprimere parole di sincera lode per i costanti giardinieri/contadini.  Andiamo avanti seguendo questa sterrata in leggera discesa e incassata tra i terreni (in caso di pioggia potrebbe essere un pò  fangosa,ma percorribile). Percorriamola tutta e in fondo , in uscita, troviamo a destra strada  di Serrale, a sinistra  strada della Chiusa. Ignoriamole. Prendiamo, invece piegando leggermente a destra, dritta avanti a noi,la strada della Mola, asfaltata.
E per non sbagliare seguiamo il cartello  che indica il parco della Mola .Ora camminiamo in leggera salita, in una zona di case di campagna,e percorsi 500m, la strada  asfaltata curva decisamente a sinistra. Prima di curvare  guardiamo in lontananza:davanti a noi  si staglia l’inconfondibile sagoma di  Monte Fogliano.
Continuiamo, seguendo sempre le indicazioni per parco della Mola. Dopo circa un’altro  abbondante chilometro   di asfalto ,incontriamo di nuovo lo sterrato, quindi seguiamo lo stradone principale che  ora decisamente sale. Percorsi 300m ,sulla nostra sinistra troviamo una strada con l’indicazione “isola ecologica”. Prendiamola,a meno che non  decidiamo di allungare  il percorso(3.6km/A/R), andare dritti  e visitare  il  suggestivo parco della mola sul Mignone . Oggi preferiamo fare il percorso breve e prendiamo la strada a sinistra, in salita, costeggiata da prati. Poco più in alto  la strada diventa pianeggiante e dopo aver curvato, passiamo davanti all’isola ecologica. Da questo punto la strada diventa meno evidente, perché  meno transitata, ma abbastanza per vedere che gira a sinistra, in leggera salita,fino ad arrivare in cima ad un colle.

Fermiamoci. Qui abbiamo una visuale a 360° . In una giornata splendida come questa possiamo vedere, partendo da sud e girando verso ovest:Monte Sassano (o monte Calvario ) con il suo Eremo dei Carmelitani Scalzi, il territorio di Canale con in lontananza parte dei monti Ceriti e i monti della Tolfa. Ad ovest troviamo  la bandita di Canale con monte Cuoco,  poi una sella- l’Ara del Marmo, passaggio per arrivare a Civitella Cesi, e di seguito  i monti diVejano.

A nord,  parzialmente coperto  da dei vicini abeti, intravediamo in lontananza Monte Fogliano, poi ancora un pò coperto il territorio di Bassano,   e ora senza ostacoli i suoi boschi, ad est troviamo Monte Raschio e la sua Faggeta con il territorio di Oriolo ai suoi piedi,  e  ancora la castagneta della tenuta Odescalchi di Bracciano, fino, più vicino a noi,alle verdi colline tra Oriolo e  Montevirginio  per chiudere il cerchio. Ora riprendiamo il cammino  sulla strada  parzialmente inerbita, che fa una esse,  gira a destra , scende, segue l’andamento delle colline coltivate, fino ad intersecare una stradina. Giriamo a sinistra e proseguiamo dritti. Anche qua  nei periodi di pioggia è possibile trovare fango,in qualche modo bypassabile. Arrivati in fondo al rettilineo, fate attenzione a non andare diritti ma seguite la strada che va a destra. Ora stiamo attraversando una zona parzialmente boschiva .Continuiamo a  fino ad incontrare una casa, i cani  nel recinto al nostro passaggio, spezzano la loro tranquilla noia, abbaiano, e ci lasciano passare. Andiamo avanti ora  sulla bella strada alberata, e scorgiamo una poiana  che volteggia nel cielo, libera di bearsi della tiepida giornata invernale. Camminiamo ancora per un pò fino ad arrivare  a costeggiare,  a destra lungo una discesa,  una vecchia cava. Subito dopo ci troviamo ad un incrocio di strade. NON andiamo a sinistra, torneremo ad Oriolo passando da Montevirginio. NON prendiamo la prima alla nostra destra, in discesa con un cancello di legno – che porta alla mola Ceccarelli  e a ponte antico, un passaggio sul fiume Mignone. Prendiamo  invece quella seguente a questa, con le indicazioni per l’antica città di Monterano e i cartelli dell’ippovia.  La strada è  in salita e attraversa una tagliata in tufo, rigogliosa di vegetazione. Riconosciamo pungitopo, felci, aurum italicum, muschi, agrifogli, ginestre. Ora possiamo proseguire tranquillamente lungo questa piacevole strada apparentemente  sterrata, ma in realtà in cemento.
Cammin facendo se volgiamo lo sguardo a sinistra, si svela, non molto lontano, Canale,disteso sulle pendici di monte Sassano.Notiamo anche , lungo la via,dei resti di tombe etrusche nascoste dalla vegetazione e un vecchio portale,entrata di un’antica tenuta una volta coltivata a vigna. Ma la coltivazione egemone che osserviamo  in questa parte del percorso sono dei magnifici uliveti. Poco dopo il portale se volgiamo il nostro sguardo a destra, lontano davanti a noi, possiamo intravedere Tolfa. Continuiamo fino ad arrivare ad uno slargo, dove incrociano quattro strade. Difronte a noi   due strade biforcano, prendiamo quella a sinistra sempre con le indicazioni per Monterano. Percorsi 600m di questa strada  ancora piacevolmente alberata, troviamo sulla nostra destra il cancello dell’antico Casale Persi e subito dopo lo spiazzo con il parcheggio della Riserva Monterano. Superati i pannelli esplicativi, entriamo dal cancelletto pedonale in legno nell’area del parco. Scendiamo lungo lo stradone, passiamo davanti a degli ipogei ovoidali probabilmente etruschi, e percorsi 800m dal cancello, arriviamo al cospetto delle prime rovine dominate dall’acquedotto. Per accedere all’antica città vi consigliamo di NON prendere lo stradone principale ma il sentiero a destra  che passa sotto l’ultimo  arco a sinistra dell’acquedotto e  si inerpica verso le rovine di Palazzo Altieri. Il sentiero,che passa inizialmente tra le  rocce tufacee, ad un certo punto si divide , non andiamo dritti ,ma  saliamo i  gradoni in legno a sinistra,finiti i gradoni prendiamo  il sentiero a destra leggermente in salita. Aggiriamo le rovine  della chiesa di S.Rocco e ci  troviamo  innanzi alla facciata diroccata del palazzo ducale ,decorata dalla magnifica Fontana del Leone,opera del Bernini .
Pannelli esplicativi vi aiuteranno ad identificare gli altri edifici. Spiccano i resti di un campanile  romanico. Continuiamo oltre lungo la via che leggermente  scende tra i ruderi delle case.
Arriviamo così alla vasta spianata , dominata dalla magnifica  chiesa  di S.Bonaventura e ornata da una fontana ottagonale(copia). Fin qui abbiamo percorso 9km dalla partenza. Alcuni tavoli da pic nic ci inducono a fare una sosta e gioire della brezza che sulla rupe arriva dal  mare, non molto lontano.
Ora, volgendo le spalle alla facciata della chiesa, scendiamo per lo stradone a destra che passa nella parte bassa dell’antica città e torniamo verso l’acquedotto. Poco dopo, in uscita, all’altezza degli ipogei etruschi, prendiamo a destra il sentiero del Bicione (segnavia  rossi)  indicato con il cartello “cascata della Diosilla”. Scendendo ,passiamo davanti al”Cavone”, la Tagliata Etrusca ,ora parzialmente crollata, che era l’antica entrata della città. Arrivati in fondo , due gialle farfalle svolazzano allegre vicino al ponticello in legno su un torrente .Lo attraversiamo e giriamo  sullo stradone a sinistra. Prima di girare  guardiamo verso destra; di fronte a noi noteremo che la parete di roccia disegna  quello che ricorda il profilo di un indiano. Siamo ora nei pressi della solfatara. In fondo a sinistra possiamo vedere la polla solfurea, e vari torrenti  intorno,ma noi lasciamo la strada prima  di arrivare  alla polla e attraversiamo a destra  una zona di   rocce rese biancastre  dalle incrostazioni solfuree. Superiamo  il  ponticello  in legno e ci inerpichiamo lungo l’incantevole  sentiero che prosegue nella forra scavata dal torrente Bicione – affluente del Mignone.
Il Bicione crea cascatelle e giochi d’acqua e i passaggi tra le rocce di tufo e  la vegetazione tipica della forra- tra querce, felci rare,capelvenere, edere, rende il luogo fatato. Superiamo alcuni ponticelli  fino ad arrivare alla cascata di Diosilla. Ci sono versioni più o meno romantiche del perché si chiama così. Ma la versione più accreditata ci dice che, nei primi dell’800 una ragazza del posto (Diesella) ci cadde mentre si scavavano delle gallerie  di drenaggio per le vicine miniere  di zolfo. Dopo aver ammirato la   cascata torniamo un poco indietro e saliamo le ripide scalette, poi   facciamo pochi metri in salita e ci troviamo nei pressi del parcheggio Diosilla. Continuiamo in salita e alla biforcazione ci dirigiamo sulla strada asfaltata a sinistra, seguendo  anche i cartelli dell’ippovia che indicano Canale Monterano. La strada prosegue in salita fino ad intersecare Via Palombara. Ignoriamo i vari cartelli,e giriamo a sinistra. Percorriamo un tratto della via fino ad incrociare  a sinistra via Casali di Merenda, dove c ‘è un agriturismo che produce un ottimo formaggio e a destra  via di Monterano. Prendiamo quest’ultima, in salita.  Ormai siamo nell’abitato di Canale, nel rione Casenove, percorriamo tutta la via fino ad arrivare a Vicolo Sciale .Lo prendiamo e passiamo dietro la chiesa S.Maria dell’Assunta. Subito dopo giriamo a destra e ci troviamo sul corso principale del paese.   Sul corso ci dirigiamo a sinistra e poco dopo incontriamo via Primo Maggio, a destra  La breve salita ci conduce alla  fine del percorso, Piazza del Campo , dove troviamo il municipio di Canale  e l’autentica fontana ottagonale, originariamente posta a Monterano. E anche la scultura originale della Fontana del Leone è custodita all’interno del  palazzo comunale.  La traversata  finisce qui .E da qui potremmo ripartire per la traversata Canale- Oriolo attraversando monte Sassano e la tenuta dell’Eremo. Ma questa è un’altra storia.

Borgosesia – Quarona

I SENTIERI DEL GRANITO

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

Caratteristiche generali dei percorsi : I percorsi descritti si svolgono raramente su strade asfaltate (comunque a basso traffico veicolare) e a carrarecce, piu’ spesso su mulattiere e sentieri senza particolari difficolta’ tecniche. Sono percorribili anche  a cavallo durante tutto l’anno, con l’eccezione del tratto Cellio-Madonna del Sasso (3° tappa dell’itinerario) nel quale l’innevamento sul versante del Cusio spesso pernane fino a meta’ marzo.

Per quanto la zona si presti anche all’uso della MTB, per l’esatto itinerario proposto non la consigliamo esplicitamente: sarebbe necessario predisporre molte varianti, ma se siete appassionati del mezzo potete “scoprire” personalmente le possibili alternative.

Infine e’ opportuno segnalare che l’intera zona e’ stata ottimamente segnata dal CAI di Varallo. Vista l’affidabilita’ riscontrata sul terreno durante i sopralluoghi, nelle indicazioni di percorso faremo riferimento ad essa. Nel caso abbiate previsto il pernottamento consigliamo di consultare preventivamente sia i siti ufficiali dei comuni di Quarona, Cellio e della vicina Breia o di richiedere informazioni telefoniche prima di mettersi in viaggio: con l’eccezione di Borgosesia e Varallo, la zona infatti non e’ molto ricca di strutture ricettive. Infine, utile il sito dell’agenzia di promozione turistica che copre il territorio dove si svolgono le  escursione: www.atlvalsesiavercelli.it

1°- Da Borgosesia a Quarona attraversando i “Graniti di Roccapietra” (gli altri percorsi saranno pubblicati a breve)

Abbiamo incluso nell’itinerario questa tappa, che in forma “diretta” risulterebbe forse un po’ breve  (circa 2 ore) soprattutto per le interessanti digressioni che essa permette, digressioni naturalmente del tutto facoltative, ma che consentono di toccare alcuni punti di grande interesse panoramico e storico e che risulterebbe arduo collegare in un percorso lineare.

Il percorso

Cartiglia, che pare lontanissima dalla citta’, e’ una delle tante solatie frazioncine di Borgosesia, cittadina vivace, ma nell’insieme piuttosto anonima (non me ne vogliano i borgosesiani). I rumori del fondovalle sono un brusio a volte sovrastato dal suono del Sesia in piena. Un luogo, insomma, dove immaginare una graziosa casetta ed un orticello per dimenticare la frenesia della “modernita”.

Partiti, il percorso e’ facilmente individuabile: si marcia dapprima tra i faggi, insediatisi relativamente a bassa quota sulla morena sinistra del Sesia traccia delle antiche glaciazioni pleistoceniche (vagando tra le frazioni di Borgosesia se ne possono individuare piu’ cordoni). Tendenzialmente in leggera discesa la piacevole via, poi racchiusa tra muretti a secco, si dirige verso Vanzone A1A, che si raggiunge rapidamente con un breve tratto  di ripida scalinata. Uno sguardo alla tranquilla borgata, e usciti dalle case (attenzione ai segnavia) si giunge rapidamente al bivio per S.Maria, imboccando la mulattiera in salita: e’ la prima delle due digressioni proposte.

Il Santuario: Vale davvero la pena affrontare questa “Via Crucis” per raggiungere  il panoramico sito che ospita il rustico complesso: la chiesetta, edificata tra il 1400 ed il 1477 sul preesistente castello dei Biandrate (bellicosi signorotti locali perennemente in guerra con i loro vicini, come si usava a quei tempi…e non solo), ospita degli interessanti affreschi purtroppo difficilmente accessibili, mentre all’interno dell’edificio di fronte e’ invece ben visibile un altro dipinto murale, forse l’unico in Valsesia risalente al Medioevo feudale, che rappresenta S.Gregorio Magno nell’atto di officiare la Messa e nel momento in cui Cristo versa il suo sangue. Infine uno sguardo ai monti circostanti, con l’arcigno Monte Fenera in bella mostra non puo’ che farci apprezzare la sosta…ma ora bisogna scendere…tacendo pero’ dell’inavvistabile  Spaturno…

Ritornati al bivio, si supera contornandola, la chiesetta del Pontetto, proseguendo quasi in piano verso sinistra. Il luogo e’ ameno ed appartato: giunti alla testata della valletta salendo tra massi e detriti (sempre attenzione al segnavia bianco-rosso)A3A, tra risorgive e pareti incombenti, si entra finalmente nel mondo dei graniti di Roccapietra. Purtroppo non siamo gli unici ad esserci inoltrati tra di essi: numerosi sono i segni di cave antiche e recenti, alcune ancora attive e noi, risalita l’erta china, dobbiamo inevitabilmente attraversarne una.

Per fortuna il bosco e’ pronto a riaccoglierci: si procede in bellissimo ambiente, quasi un giardino ricco di ruscelli e piccoli pianori, come Pra’ Carlo, forse usati come ricovero per le greggi, come lasciano intuire i numerosi manufatti in pietra che s’incontrano. Poco piu’ avanti sono segnalati i resti di un’antica cava (la “Prijera”, “prija”,”pera” o “peira” in Piemonte indicano la pietra), con alcune pietre con i segni di sbozzatura. Ora il sentiero scende verso Quarona, lasciando intravedere tra gli alberi inusuali scorci quasi “a volo d’uccello” di cio’ che resta delle antiche manifatture, per giungere infine in paese nei pressi della chiesetta di S.Rocco.

Quarona: Qua e là per le vie del paese fanno capolino, ormai inglobati in edifici piu’ moderni, dei particolari di un un passato che attesterebbe una certa rilevanza alla localita’: probabilmente un occhio attento ed esperto riuscira’ a vederne parecchi. Noi invece siamo rimasti colpiti dai resti, quasi ombre dipinte, di vecchie insegne o scritte che vanno scomparendo: se vi capita di voler visitare la parrocchiale (che sarebbe il punto in cui facciamo terminare il percorso odierno), fateci caso, così come fate caso alle lapidi che costituiscono il sagrato della chiesa, a ricordare come una volta le chiese accogliessero anche le “spoglie mortali”.

S.Giovanni al Monte e la Beata Panacea.  Come gia’ detto una visita all’antica parrocchiale di Quarona, edificata su una costruzione romana del V secolo, e’ vivamente consigliata, sia per la bella posizione, con panorama esteso verso Varallo che per gli affreschi, alcuni di origine medievale, in essa contenuti (considerati tra i piu’ belli dell’intera Valsesia, peraltro terra di importanti pittori piemontesi, come Gaudenzio Ferrari e Tanzio da Varallo). Particolare e’ quello rappresentante il martirio di Panacea, il cui culto e’ localmente ancora molto sentito dai quaronesi, martirio che avvenne il 1°Maggio del 1383. Per la consigliatissima visita alla chiesa  e’ necessario appoggiarsi al locale “Comitato S.Giovanni e Beata Panacea”.

Proseguendo sulla mulattiera, preceduta da alcune piu’ recenti cappellette che ne raffigurano episodi della vita, si raggiunge infatti una seconda chiesetta, questa dedicata alla Beata e poi volendo la panoramica sommita’ del Monte Tucri (il toponimo significa “tombe”), da dove si ha un vertiginoso colpo d’occhio a giustificare la scelta del nome “I sentieri del granito.

Si ritorna a Quarona per la medesima via della salita.

Per consultare il file Pdf del percorso clicca qui.

Porano – Lubriano

Questo itinerario – che attraversa il delizioso ambiente campestre al confine tra Umbria e Lazio – insieme alla traversata Castel Giorgio-Bolsena, consente di collegare agevolmente i due grandi anelli relativi al giro dei Comuni della Provincia di Terni e quelli della Provincia di Viterbo, trovandosi nel tratto, al confine tra le due Regioni, in cui questi sono più prossimi.
A Porano, interessante la presenza di Castel Rubello e di Villa Paolina; a Lubriano, affascinante la presenza della vicina Civita di Bagnoregio.

Il percorso

Da Piazza Garibaldi in Porano, dal belvedere con splendida vista sui campi al di sotto del paese, da cui spunta maestoso il Duomo di Orvieto, si attraversa l’arco e si entra nel centro storico percorrendo Via del Municipio e lasciandosi sulla sinistra la bella Piazza Carlo Alberto. Con pochi passi si raggiunge il piccolo Corso Vittorio Emanuele II, dove si trova l’Ufficio Postale, da cui si piega a sinistra in un vicolo che scende sotto un altro arco, passa davanti a ristorante, svolta di nuovo a sinistra e sbuca di nuovo fuori dal piccolo borgo, in posizione panoramica sui vicini Monti Amerini e, più fondo, Monte Terminillo (destra) e Monte Vettore (sinistra).

Si scende verso la strada provinciale, che collega il paese a Orvieto, la si attraversa dove ci si ricongiunge con essa in corrispondenza di Piazza Indipendenza e si imbocca la strada che scende a destra tra alcune case, parallelamente alla provinciale stessa.

Si percorre la stradina, teoricamente vietata al transito delle auto, si lascia una diramazione a sinistra (peraltro indicata da alcuni recenti segnavia escursionistici ad opera del recentemente istituito Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi) e si sale leggermente, sempre su asfalto, costeggiando alcuni campi, in posizione panoramica.

Si cammina per alcuni minuti, si incontrano di nuovo altre case, fino a quando si giunge nei pressi della zona detta “Cunicchio”, di fronte a una chiesetta al centro di una residenziale. Qui si piega a destra e si imbocca Via Madonna delle Grazie, arrivando in breve a incrociare Via Marconi, dinnanzi al parco della storica Villa Paolina, il cui cancello di ingresso si trova qualche decina di metri a destra e in cui si consiglia di entrare per un giro, nel caso fosse il periodo di apertura del parco.

Altrimenti, si piega a sinistra e pochi metri dopo si imbocca una stradina a destra, di fronte al piccolo supermarket del paese. Si percorre tutta la stradina che attraversa un ambiente campestre, tralasciando alcune diramazioni sia a destra che a sinistra, che conducono ad abitazioni private. Giunti in fondo, la stradina termina in una zona prativa e si fa pista erbosa, che si segue per alcune  poche altre decine di metri nella medesima direzione, fino all’altezza del vecchio casale che sorge sulla destra. Da qui, si svolta a sinistra di circa 90° (presenti alcune tracce erbose della diramazione), si lascia la pista e ci si inoltra tra due file di siepi percorrendo tutta la piccola radura che racchiudono, fino a quando si arriva nei pressi del boschetto, dal quale appare sulla destra l’attacco di un viottolo che lo attraversa sotto gli alberi. Lo si imbocca e, in leggera salita, si esce in breve dalla parte opposta (si può arrivare nel medesimo punto senza passare nel boschetto bensì costeggiandolo sulla destra, al limitare del campo con cui confina).

Seguendo la pista, si piega a sinistra e si incrocia una strada asfaltata che raggiunge il piccolo borgo di Radice. La si segue a destra in discesa, si supera l’isola ecologica comunale e si prosegue, raggiungendo in 1 km abbondante, il borgo di Radice. Lo si attraversa e si prosegue, superando una ripida rampa in salita nei pressi di un bel casale e si raggiunge la parte alta dell’altopiano vulcanico che digrada verso il vicino lago di Bolsena.

Si è ad un bivio, si gira a sinistra e da qui inizia un bel tratto tra la tipica campagna di questo angolo di territorio al confine tra Umbria e Lazio, che nulla ha da invidiare alla più rinomata, vicina, campagna toscana.

Si prosegue lasciando a sinistra una diramazione e si giunge a un ulteriore bivio. Qui si è sul punto di confine tra le due Regioni. Si svolta dunque nettamente a sinistra (sulla destra si raggiungerebbe Torre San Severo, frazione di Orvieto, e, da lì, Bolsena) e si punta in direzione di Lubriano, percorrendo un bel tratto di strada sterrata tra i campi, intervallati solo da un brutto impianto di pannelli fotovoltaici. Si raggiunge in breve un curva, in cui si immette sulla sinistra un viottolo, marcato con segnavia della “Via Romea”: è una soluzione, più corta e meno suggestiva, che si può prendere all’altezza dell’isola ecologica passata in precedenza, svoltando a sinistra.

Lo si tralascia e si prosegue seguendo la strada principale, dopo un’ulteriore curva della quale, percorrendo un lungo rettileneo, si raggiunge l’intersezione con la provinciale Bagnorese.

La si prende a sinistra e si svolta immediatamente dopo subito a destra su una stradina asfaltata secondaria nel comune di Lubriano (attenzione alle auto, anche se rare), che attraversa ina zona di campagna, fino a giungere nei pressi di una fattoria e il campo sportivo del paese. Qui si piega a destra, puntando verso sud, si attraversa la strada comunale per Castiglione in Teverina, si prosegue sempre sulla direttrice principale, fino a giungere, dopo un breve tratto di discesa, all’incrocio con la provinciale 55. Si è ormai nei pressi del paese. La si prende a destra, su marciapiede, si supera il ponte sul fosso che un tempo “isolava” Lubriano e, in breve, si raggiunge Piazza Col di Lana, con splendido affaccio sul borgo di Civita di Bagnoregio.

Porto di Marano Ticino – Riserva della Fagiana

Itinerario Escursionistico di circa 30 chilometri, per cui ci va tutto il giorno circa 8 ore a piedi. Può essere  affrontato con biciclette per sterrato o a cavallo. Può essere inserito in un percorso ben più lungo sia in direzione nord che sud.   Quasi interamente su strade sterrate sempre agevoli. Percorre un tratto dei parchi del Ticino , la prima metà su sponda sinistra in Piemonte e la restante metà su sponda destra e quindi il Lombardia. Una  buon parte è boschiva per cui si può fare anche in stagione calda. Vi è sempre la possibilità di una pausa rinfrescante nel fiume e soprattutto nei molti affluenti con acqua fredda. Possibilità di vedere animali, da uccelli con buona presenza di trampolieri, martin pescatore, picchi, corvidi, falchi e poiane. All’imbrunire soprattutto, conigli , fagiani e con un po ‘ di fortuna volpi e cinghiali, in base alla stagione. I parchi regionali del Ticino , rappresentano l’unico corridoio naturalistico , che permette di mettere in comunicazione le aree montane con gli appennini passando per la pianura padana.

Il percorso

Il luogo di partenza è situato in riva al Ticino dopo la prima grande ansa in cui il fiume ritorna verso nord come in un tentativo di riimmettersi nel Lago maggiore da dove è da poco uscito. La  località si chiama Porto di Marano Ticino. Il luogo, ricorda nel toponimo la possibilità di approdo e l’antico guado . Alcune fonti riporterebbero addirittura la presenza di un ponte romano. Come testimoniato è luogo di passaggio dell’antica via che portava da Novara a Como , passando per il monastero al di là del fiume di Castelnovate. Più recentemente,  vi era un ponte poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale , dopodiché vi è stato  un imbarcadero collegato con una fune che trasportava a pagamento le genti da una sponda all’altra . Lì vicino in riva al fiume si può ora ammirare l’antica dogana sabauda ora residenza privata.

Ci si incammina verso sud e si tiene la strada asfaltata per circa un chilometro, finchè si imbocca lo sterrato che costeggia il sedime di una fabbrica chimica detta dai locali  “chimica del Ticino” ora della multinazionale americana Belchem. Questa astronave , se vi capita di osservarla di notte , sembra arrivata da un altro universo illumina e sbuffa con sinistri rumori.

Percorrendo la strada asfaltata, costeggerete sulla destra un allevamento ittico e se osservate sui prati a sinistra vedrete una schiera di aironi cinerini, intervallati dalle bianche garzette in attesa di poter approfittare degli ospiti delle vasche d’allevamento.

Si tiene sempre l’indicazione del sentiero E1 , che costeggiando il Ticino , è un tratto del percorso europeo che da Capo Nord in Norvegia, arriva in Umbria e vi è il progetto di prolungarlo sino a Capo Passero in Sicilia.

Il percorso sempre su sterrato, costeggia una serie di antichi mulini e anche per un buon tratto l’antica roggia molinara. Dop o circa 5 km si passa vicino al ristoro il Bartin e si arriva alla strada statale 527.

Si prende a sinistra, prestare attenzione perché è trafficata anche da mezzi pesanti, per circa 300 mt, sino a prendere la ciclabile che si diparte a destra. La strada con fondo asfaltato è vietata a mezzi motorizzati tranne i residenti. Si passa tra campi e ci si immette poi in splendidi boschi di Carpini. Si costeggia dopo qualche chilometro il Ticino e si arriva in una zona di casette alcune abbandonate.

A poche centinai di metri, merita una sosta il mulino vecchio di Bellinzago. Struttura rimasta integra e con tutti i macchinari tutt’ora in funzione in legno. E’ gestito dall’ente parco e spesso vi sono esposte mostre fotografiche a tema naturalistico. Informarsi per gli orari di apertura che variano stagionalmente.

Si riprendeil cammino verso sud su carrabile e dopo circa 2,5 km , costeggiando il fiume si arriva alla deviazione del canale Langosco. Qui si trova anche una spiaggia attrezzata e la possibilità di una gradevole sosta.

Il Langosco, porta acqua ad una centrale elettrica per poi rientrare nell’alveo del fiume . Naturalisticamente è molto bello . Chi vuole lo può costeggiare sino alla centrale per circa un km seguendo tracce di pescatori.

Altrimenti si lascia il ristorante la quercia, prendendo la strada asfaltata che si diparte verso ovest nel bosco. E’ una zona molto umida ricca di sorgive. La strada dopo un chilometro si alza per raggiungere il primo pianoro della valle e costeggia il canale e poi il fiume dall’alto.

Anche il bosco cambia divenendo ricco di pini e più arioso. Circa 3 km e si arriva ad incrociare la sp 341, che seguendola a destra sinistra in discesa, ci porterà ad attraversare il Ticino sull’antico ponte in ferro di Turbigo (1887).

Passato il ponte , si prende il primo sterrato a destra e si continua verso sud lungo la sponda destra lombarda del Ticino. Considerate che a questo punto mancano ancora una quindicina di chilometri e si è quindi a metà strada.

Si costeggia il fiume in facili sterrati con indicazioni del parco e dopo 5-6 chilometri si incontra prima i ristori di castelletto di Cuggiono poi si arriva alla lanca di Bernate che si attraversa su un ponte in legno . Il posto è gradevole e merita anche un tuffo se la stagione lo permette. Lungo il percorso si passerà poi sotto i ponti dell’autostrada Milano – Torino e quelli appaiati della statale e ferrovia, ben più antichi. Lungo la sponda è facile imbattersi in pescatori, anche sulle classiche barche in ferro da fiume.

Verso sera sarete arrivati in vista della riserva della Fagiana. Posto veramente notevole dove potete trovare tra l’altro un centro Lipu per i soccorso di uccelli feriti . Area di circa 500 ettari incontaminata e attrezzata per la visita. http://ente.parcoticino.it/visita-il-parco/i-centri-parco/centro-parco-la-fagiana/

Per il pernottamento e la cena ho sperimentato l’agriturismo cascina bullona, che è anche fattoria didattica. Camere accoglienti, personale gentile e si mangia bene cucina classica lombarda. www.agriturismobullona.it

Agropoli – Santa Maria di Castellabate

Il percorso

Quella di oggi potrebbe essere la prima puntata di una (ri)scoperta a piedi del Cilento costiero. Non è la prima volta che intraprendo questo piacevole sentiero e come sempre ne approfitto per godermene i frutti. Il mio “campo base” è il porto di Agropoli. Non è particolarmente vicino alla stazione ferroviaria ma è il miglior punto di partenza per dirigersi verso sud preferendo la costa alla strada regionale (ex SS267), che soprattutto d’estate è trafficatissima. Avendo il mare di fronte ed alla mia destra la spiaggia su cui dalla rupe si affaccia il centro storico dell’antica Akropolis, mi dirigo alla mia sinistra; alla rotonda svolto ancora a sinistra e percorro la strada che sale lungo la collina, seguendo le chiare indicazioni per la Baia di Trentova. In pochi minuti sono su Via S.  Francesco, panoramicissima. Da qui, anche in condizioni climatiche non ottimali, la costa d’Amalfi, i monti Picentini, la piana del Sele, ed i più vicini monti Soprano e Sottano riservano uno spettacolo mozzafiato. Lungo la panoramica incrocio prima un’antica torre d’avvistamento medievale (barbaramente ristrutturata ed abitata da privati) e poi lo scoglio su cui il santo di Assisi avrebbe predicato ai pesci, dice la legenda, estenuato dalla cocciutagine degli agropolesi…

La strada, panoramicissima e piacevole, prosegue fino ad affacciarsi sulla Baia di Trentova, dove di frequente mi è capitato di campeggiare, approfittando della magnifica baia come punto di partenza per escursioni sul Monte Tresino, quello che costeggerò anche oggi. Alla mia destra la breve strada che conduce alla spiaggia. Qui le possibilità sono due: scendere, facendo un breve tratto via spiaggia, o proseguire innestandosi subito sullo sterrato. Importante: nel caso si preferisca la prima opzione, tornare sul percorso principale è facilissimo; è necessario prendendo uno dei brevi sentieri che ascendendo dalla spiaggia reincrociano il sentiero maestro più avanti. Io preferisco la seconda delle due opzioni, dunque avanzo di una ventina di metri e prendo lo sterrato alla mia destra, facilmente riconoscibile perché si trova tra una viale alberato evidentemente privato (a destra) ed un ampio spazio sterrato (a sinistra) utilizzato come parcheggio libero, soprattutto nei mesi estivi. Io stesso ci ho dimorato in camper, in carovana con altri amici fricchettoni!

La strada sterrata in questione si chiama ufficialmente “strada interpoderale Sauco-Pastena-Tresinoa”, nome sconosciuto ai più; per l’ente Parco del Cilento è classificata come Sentiero di Trentova (lungo la baia) e Sentiero dei Trezeni nella parte successiva. Da qui in poi seguo con facilità lo sterrato lungo la costa rocciosa; qui, anche se non ne approfitto, è possibile di fare il bagno nel noto “Vallone”, poco amato dalle famiglie, adorato dagli amanti della pace. Non che le famiglie non amino la pace ma qui parliamo di una pace differente. Lungo il percorso il panorama è rasserenante, la macchia mediterranea è divina e padrona, le piante aromatiche esplicitano ignare la loro presenza; è possibile anche cogliere del mirto: bacche per fare l’infuso, foglie da utilizzare come spezia. Una nota importante: attenzione ai cinghiali. Nelle stagioni opportune se ne possono incontrare o udire e, com’è noto, l’incontro con un cinghiale può essere potenzialmente pericoloso. Superata abbondantemente la prima metà del percorso su sterrato, l’itinerario attraversa l’azienda agricola San Giovanni. Qui mi rinfresco approfittando della fresca fontana e della gentilezza dei fattori. All’uscita dall’azienda il percorso è meglio battuto -qui transitano i mezzi dei fattori- e molto rapidamente raggiungo di nuovo l’alto della costa rocciosa da cui mi affaccio sull’altro versante del monte Tresino, quello che dà sulla frazione Lago del Comune di Castellabate. La strada punta decisamente verso il basso ed in pochi minuti sono di su strada asfaltata, in una zona a vocazione evidentemente balneare ma piuttosto tranquilla. Anche in questo caso non devo fare altro che proseguire lungo la strada maestra, fra pochi piccoli lidi, qualche negozio d’alimentari ed una manciata di rozze villette.

A questo punto è necessario prestare massima attenzione poiché c’è una deviazione, si trova in corrispondenza del Lido dal Pincio che è davvero poco segnalato. Svolto a destra per Piazzale dei Rocchi proprio in direzione del lido e giunto alla spiaggia vado verso sinistra ed attraverso una breve passerella fino ad incrociare una nuova strada asfaltata, Via Lungomare Bracale. Qui comincia ufficialmente la frazione Santa Maria di Castellabate. Proseguo dritto, alla rotonda mi tengo a destra, passo tra la “gru” (a destra) ed il “molo” (a sinistra) del minuscolo cantiere navale e poi ancora ancora dritto sul lungomare. Al primo incrocio (con possibilità di svolta a sinistra) è possibile scegliere se proseguire lungo il mare o dirigersi verso il corso. Qualora si scelga di andare verso il corso è necessario svoltare a sinistra e percorrere la strada finché, nell’impossibilità di andare dritto si svolta a destra e si prosegue nuovamente dritto in direzione del Corso Matarazzo. Io, essendo un “abitué” della zona, stavolta preferisco seguire il lungomare: non devo fare altro che continuare dritto lungo il largo marciapiede che costeggia la scogliera. Camminando sul lato rigorosamente pedonale si  aggiunge la piccola darsena su cui affacciano le arcate de Le Gatte oltrepassate le quali si giunge alla bella spiaggia su cui affacciano il piccolo borgo sorto attorno al Santuario di Santa Maria a Mare, alcuni palazzi storici ed una medievale torre di vedetta.

Da qui, via spiaggia, raggiungere la frazione San Marco è questione di dieci minuti. Da lì poi è possibile prendere il sentiero che al pari di quello appena concluso, cince il promontori di Monte Licosa, passando per l’omonima punta (e isolotto con faro annesso) e raggiungere la località di Ogliastro Marina, nota per la famosa spiaggia delle tartarughe.

Fattoria Amici Cavalli – Lecco

Partendo da Amici Cavalli si prende il sentiero sul retro che porta nel bosco e si percorre verso nord in direzione del paese di Brivio, al primo bivio s’incrocia una strada asfaltata, si prosegue dritto, al secondo bivio si tiene la sinistra scendendo, si prende poi la destra e ci si trova in paese e poi sul fiume Adda.
Seguendo il fiume verso sud si può arrivare fino ai navigli di Milano, mentre svoltando a sinistra verso nord si va verso Lecco.
La strada pedonale inizia dal ristorante La Bella Venezia, il percorso è salvaguardato dal Parco Adda Nord, bisogna quindi attenersi alle norme indicate dal parco per tutelare flora e fauna. Passeggiando si vedono cigni e germani ma anche cormorani che si asciugano le ali al sole, stormi di folaghe e diverse coppie di aironi cenerini. Gli alberi sono maestosi, ontani e platani dove i picchi fanno buchi ma anche tanti cespugli e arbusti dove si nascondono fringuelli e usignoli di fiume.
Si percorrono i primi 500m del parco con a sinistra campi coltivati per poi entrare nel bosco, qui ponticelli di legno e di pietra permettono di attraversare fossi e ruscelli senza difficoltà. Si passa da Airuno e poi si supera il nuovo ponte di Olginate e due ponti della ferrovia, uno in uso mentre l’altro trasformato in pedonale porta a Calolziocorte dove si può visitare il Monastero del Lavello. Proseguendo si trova un percorso vita attrezzato, dove il fiume si apre sul lago di Garlate con un bellissimo paesaggio citato dal Manzoni, sullo sfonda appare il monte Resegone e la Grigna.
Continuando si attraversa un parco giochi con punto ristoro per poi ritrovarsi affiancati alla strada provinciale, dopo Garlate s’incontra Pescate e si arriva al ponte Azzone Visconti, lo si attraversa prendendo la sinistra per raggiungere il lungolago di Lecco oppure sulla destra si visita Pescarenico, antico borgo dove Renzo de “I promessi sposi” incontra Lucia.

Giove – Lugnano in Teverina

12 km di camminata che uniscono due splendidi borghi umbri, passando per il Sentiero di Palliccio, aperto e mantenuto da un gruppo di appassionati.

“Siamo un gruppo di volontari accomunati dalla passione per la natura e impegnati nella difesa dell’ambiente. Nel tempo libero manteniamo pulito il sentiero, facciamo manutenzione alla cartellonistica presente, e organizziamo iniziative di vario genere per l’educazione e la divulgazione ambientale, rivolte sia agli adulti, sia ai bambini. Alcuni di noi posseggono titoli specifici per svolgere visite guidate lungo il percorso” (dal sito dedicato al Sentiero). 

Il sentiero di Palliccio è una piccola area naturalistica situata nel sud dell’Umbria, attrezzata con cartellonistica dedicata a specie animali e vegetali ed è dedicato all’amico Paolo Vannutelli.

Il percorso

Dal belvedere di Giove andiamo per Via Guglielmo Marconi e prendiamo, immediatamente, la prima a sinistra, una strada cementata che scende. Dopo poche centinaia di metri arriviamo ad un primo bivio che prendiamo a sinistra in discesa. Dopo circa 1 km, proseguendo sempre sulla principale, la strada diventa bianca. Svoltiamo a destra all’altezza di un guardrail e poi subito ancora a destra in salita. Qualche centinaio di metri svoltiamo al bivio successivo a sinistra in discesa. Si percorre così questa lunga strada bianca in discesa fino a quando non arriviamo in piano. Subito dopo un ponte e all’altezza dei pannelli fotovoltaici svoltiamo a destra in salita. Dietro di noi la sagoma di Giove ormai alle nostre spalle.

Bisogna percorrere per qualche centinaia di metri la strada prima di giungere ad un ponticello e ad una  vigna sulla destra. Accanto alla vigna c’è l’inizio del Sentiero di Palliccio, con il cartello e la staccionata per l’ingresso. Da qui, invece di andare per la strada bianca evidente a sinistra, andiamo seguendo i cartelli e le indicazioni del sentiero.

Il sentiero ci conduce facilmente per il bosco e adiacenti al ruscello dopodiché sale per uno spiazzo con l’indicazione “Punto di Ascolto e Osservazione”. Da qui saliamo a sinistra e intercettiamo la strada bianca che va presa a destra. Questa strada ci porta con una deviazione a sinistra, di qualche decina di metri, alla Fattoria Wwoof Sentiero del Palliccio. Si ritorna dunque alla strada bianca e si continua fino a intercettare la strada asfaltata Porchiano – Attigliano, che va presa a destra. Dopo duecento metri si svolta alla prima a sinistra, all’altezza di un lavatoio, e si prende una strada bianca che sale, che poi diventa un largo sentiero. Si intercetta così una strada asfaltata da prendere a sinistra per poco, infatti fatti nemmeno 50 metri, in prossimità dei pali della luce, quando vediamo Porchiano davanti a noi e Lugnano a sinistra, infiliamo un sentiero a sinistra. Dunque seguiamo, in una specie di fuoripista, i pali di legno della luce camminando per prati panoramici e ventosi. In questo modo si arriva ad una strada bianca da prendere a sinistra. Laddove la strada bianca svolta decisamente a destra noi invece andiamo dritti per un sentiero, che comincia a scendere e intercetta una strada bianca da prendere a destra. Si supera dunque un ponticello e si svolta successivamente a destra al bivio a T. Al bivio successivo andiamo a destra seguendo il cartello del sentiero 201. Si intercetta una strada più ampia, bianca, da prendere a destra fino al lavatoio. Qui si svolta a sinistra e subito ancora a sinistra per una sorta di tagliata, molto bella.

Camminiamo per rimesse, casali abbandonati e pollai, fino a giungere ad una strada asfaltata da prendere a destra; siamo quasi a destinazione. Infatti, qualche decina di metri dopo, svoltiamo a destra (Strada di Vagli) e poi ancora a destra. Siamo sotto al centro storico, ci basterà salire a sinistra, prendere le scale, sorpassare l’arco e perderci nei vicoli di Lugnano in Teverina.

Manciano – Azienda Agricola Guido Romagnoli

Dal municipio di Manciano scendiamo fino à intercettare la Circonvallazione Sud che prendiamo a destra, per poi girare a sinistra in discesa per Via delle Fonti. Quindi troviamo un primo bivio a cui girare a destra seguendo la strada principale, poi un secondo bivio a cui girare a sinistra, e dopo qualche centinaio di metri un terzo a cui andare a sinistra per strada asfaltata.
Quando si trova a sinistra il cartello per l’agriturismo “Il Laghetto” proseguire diritti sulla strada principale, che diventa bianca.
Dopo il Lago Scuro (sulla nostra sinistra) si trova un bivio e si prende a sinistra. Poi la prima a destra, cioè una strada bianca costeggiata da recinzioni e subito dopo il filare (qualche centinaio di metri) di alberi andiamo a sinistra per campi seguendo la recinzione. Alla fine del campo troviamo uno scalandrino (scaletta per sorpassare le reti). Lo scavalchiamo e ci troviamo in un secondo campo. Ancora dritti fino all’estremità opposta, dove troviamo un secondo scalandrino, da superare. Ci troviamo sulla provinciale, che percorreremo per 150 per arrivare infine alla strada bianca sulla destra che conduce alla nostra meta, ovvero la Fattoria di Guido Romagnoli.

Montemerano – Manciano

Usciti dall’Arco di Via Italia a Montemerano proseguiamo in discesa per la principale. Scendendo girare a sinistra in direzione Manciano, come da cartelli. In fondo alla discesa imboccare la strada piana verso destra, asfaltata, sempre direzione Manciano.
Lasciando il cimitero sulla sinistra, dopo un campo di ulivi, si imbocca la strada cementata che scende a sinistra. Questo 300 metri dopo aver imboccato la strada asfaltata. La via diventa un sentiero.

Dove c’è il cartello dell’ agriturismo “Il platano” si attraversa la strada asfaltata e si procede dritto, andando sempre in questa direzione per qualche decina di minuti.
Arrivati alla rotatoria prendiamo la direzione per il centro storico e siamo arrivati a Manciano.

Troviamo a sinistra lo storico “Bar Arlecchino“. Per andare al municipio, che si trova nel centro storico con la sua interessante torre, si prende a destra di fronte al bar Via Minzoni.

Podere Veranello – Montemerano

Partiamo da Podere Veranello e prendiamo la strada provinciale Ragnaie adiacente al podere, svoltando a destra. Dopo circa 3 km di asfalto e un tornante in salita si trova sulla destra un’ampia piazzola dove si dirama una strada sulla destra, da imboccare. Si passa così un ponte. Arrivati a un bivio a T (a destra sale l’asfalto) noi prendiamo a sinistra in piano. Arrivati a un altro incrocio a T prendiamo a destra, siamo sempre su strade bianche. Dopo breve proseguire diritto evitando una svolta a sinistra in prossimità di una casa. Arriviamo così ad un ulteriore e svoltiamo a sinistra per la grande strada bianca.
Proseguiamo dritti evitando il bivio a sinistra. Si passano delle case e poco dopo si arriva ad un altro incrocio a T con dei bidoni delle immondizie, un segno di girasole, e lì si imbocca la destra vedendo Montemerano davanti a sé.
Si arriva alla strada provinciale con un altro incrocio a T e si svolta a sinistra, si passa il ponte sull’Albegna  e dopo circa 250 metri si prende la prima a destra in salita. Incontrando un grosso bivio a sinistra, sempre di strada bianca, proseguire diritti. Passato un agriturismo e una casa la stradina svolta a sinistra, non prendere dritto perché si va in un uliveto.

Ci troviamo in un sentiero. Il sentiero scende fino al torrente Rattaiolo, quindi lo guada agevolmente. Prosegue in salita, costeggiando un bel muretto a secco. Allo sbocco del sentiero, davanti alle prime case del paese, andiamo a sinistra e dopo la seconda casa imbocchiamo la strada a destra. La strada diventa asfaltata, si continua in salita per poi in cima svoltare a destra, sempre in salita, e poi subito a sinistra . Proseguire un po’ a zig zag, ma sempre in salita sino a entrare nel paese vecchio.

Abbadia Lariana – Lierna

ABBADIA LARIANA ( 204 MT S.L.M.) – LIERNA ( centro: 202 MT S.L.M)

Descrizione: è il tratto iniziale del Sentiero del Viandante, antica via di comunicazione sulla sponda orientale del lago di Como, che era percorsa da una serie di  mulattiere che mettevano in comunicazione Milano con i passi alpini ed il Cantone dei Grigioni. Tale via di comunicazione dovrebbe essere considerata più come una rete di sentieri, in quanto era possibile percorrere molte varianti o “sdoppiamenti”, alcune delle quali procedevano lungo le valli laterali raggiungendo i numerosi insediamenti anche assai lontani dalla riva; non dimentichiamo infatti che la via di comunicazione privilegiata tra i  borghi rivieraschi è stata per secoli la navigazione lacustre. Nei primi decenni dell’800 l’apertura di una strada militare diretta sia al Passo dello Spluga che al passo dello Stelvio (non banale per l’epoca il superamento in galleria dei tratti di parete verticale che si affacciano sul lago)  provocò una rivoluzione nel sistema viario causando il progressivo abbandono di questi tracciati. L’itinerario è descritto nella sua completezza da molte pubblicazioni, tra cui “Il sentiero del Viandante” di A. Marcarini (Lyasis ed.) ed è contraddistinto dal sapiente equilibrio (salvo qualche moderna stonatura visibile qua e là) tra attività umana e natura; lungo la via si incontrano  agglomerati di case rustiche in pietra, ruderi di vecchi mulini, castelli, torri, innumerevoli cappelle e chiesette montane, terrazzi coltivati a vigna ed addirittura a ulivo. E’ sempre presente un segnavia (cartelli arancioni); il primo tratto, fino a Lierna non presenta particolari difficoltà e può essere percorso praticamente in tutte le stagioni.

Il percorso: l’inizio dell’itinerario si trova presso la Chiesetta di San Martino, che raggiungi mediante una scaletta posta al termine dello svincolo di Abbadia Lariana della SS36 (provenendo da Lecco in auto). Superando la linea ferroviaria su una passerella pedonale rimonti il contrafforte del monte di Borbino, in un susseguirsi di viottoli sempre contrassegnati con il segnavia arancione. Se provieni invece dalla stazione ferroviaria, anziché raggiungere il punto di inizio sulla trafficata strada lungolago, è preferibile invece imboccare via Onedo, che andrà seguita fino al termine, ovvero fino ad incontrare il segnavia (punto di inizio della registrazione GPS per il calcolo delle distanze successive). In alcuni punti il sentiero è una lingua acciottolata stretta tra le case della frazione Borbino (a sinistra) e gli scoscesi pendii del monte omonimo (alla destra). Tralasciando sulla destra il sentiero che sale al Monte, prosegui in leggera salita su tratti di viottolo alternati ad asfalto, superando il Torrente Zerbo. Giungi innanzi alla Cappella della Madonna di Caravaggio; il sentiero si allarga e procede tra costruzioni vecchie e nuove, fino alla Chiesa di San Bartolomeo e della collina di Castello. Prosegui alla frazione Novegolo, scendi su asfalto fino a sotto passare la superstrada, imboccando un sentiero erboso sulla destra, al termine del sottopasso; da questo punto procedi per lungo tratto in falsopiano, a quota 230 metri circa, tra olivi, prati ed alberi da frutto. Una bella strada lastricata sale fino alla chiesa di San Giorgio (2.1 km dalla partenza). L’edificio è posto su una rupe che sovrasta l’estremità meridionale di Mandello del Lario: è considerata uno degli edifici religiosi più pregevoli, risalente al Duecento, con all’interno una serie di affreschi Quattrocenteschi rappresentanti l’Inferno, il Limbo ed il Paradiso. Il sentiero prosegue sulla destra, in salita acciottolata tra alcuni cipressi lungo il “sentiero per Maggiana” ed oltrepassa nuovamente la superstrada, giungendo nei pressi del piccolo cimitero di Zana. Guadagnata la carrozzabile, svolti a sinistra in piano e, svoltando a destra dopo circa  duecento metri, entri nella frazione Maggiana, in cui merita una visita la torre “del Barbarossa”, del XII secolo. Proseguendo lungo via Vittorio Veneto esci all’estremità opposta del borgo su sentiero acciottolato, salendo di quota fino ad un sentierino che si dirama sulla sinistra e guadagna il bosco procedendo nel poggio che separa Rongio da Maggiana. Giungi a lato della Chiesa seicentesca di San Giacomo di Rongio (4.7 km dalla partenza, 409 m slm), in una bella piazza con lavatoio e contornata da edifici antichi. Procedendo oltre superi Piazza Sant’ Antonio (Parcheggio) e scendi la ripida strada asfaltata (sulla destra) che si dirige nei pressi del Ristorante “Al Verde”; prima di quest’edificio scendi il sentiero che ti porta ad attraversare su un ponte naturale in pietra il torrente della Valle Meria (330 m slm, unico punto del percorso, a mio avviso il più spettacolare, in cui occorre prestare un minimo di attenzione). Risalendo nel bosco, incroci il sentiero che proviene dalla Chiesa di Santa Maria, che vedi arroccata sulla rupe alla tua destra, un tempo posto tappa per chi si dirigeva in Valassina. Svoltando a sinistra, procedi in falsopiano fino ad immetterti in un tornante (cappelletta con Madonna e Santi) della strada asfaltata che sale da Mandello. Sali in via Contrada di Sonvico, che diventa strettissima e prosegui , sulla destra, lungo strada San Bernardo che, diventata sentiero, passa alle spalle del cimitero di Somana. Il percorso prosegue in costa su strada asfaltata, con bella vista del lago e del sottostante abitato di Olcio, fino al termine della stessa, a circa 450 m.slm di quota,  ove è necessario scendere alla sinistra. Il sentiero dapprima stretto, progressivamente si amplia, procedendo tra cascinali fino ad un quadrivio (Cappella del Signore, 1918), in località Saioli. Successivamente costeggi per un lungo tratto la superstrada (attenzione, è necessario controllare il segnavia ai numerosi incroci), per poi scendere verso Olcio, fino ad oltrepassare il torrente Valle Buria (9.2 km dall’inizio). Da questo punto inizia il tratto a mezza costa che sovrasta l’abitato di Lierna. Per chi necessita di scendere in paese o alla Stazione Ferroviaria è sufficiente imboccare e seguire la sottostante Via della Libertà o qualsiasi dei viottoli che scendono sulla sinistra.

Podere Veranello – Podere Collefagiano

Lasciamo il podere Veranello, imboccando la strada asfaltata delle Ragnaie a destra (verso N). Seguiamo questa strada fino al punto culmine (Poggio San Pellegrino) e poco dopo incontriamo, sulla destra, nel punto più basso della vallata, un’abitazione isolata in pietra. Centocinquanta metri dopo, appena risale la strada, si incrocia un tratturo erboso che va imboccato a sinistra (verso W) e che ha, di fronte, la propria prosecuzione sul lato destro della strada asfaltata. Più avanti la strada si inoltra nella vegetazione e inizia a scendere verso un piccolo torrente (Fosso del Sanguinaio), lo guadiamo e proseguiamo avanti fino ad un altro torrente (Fosso della Fonte). Si guada anche questo e si continua a camminare in salita, fino a quando la vegetazione si apre e ci ritroviamo di fronte ad un uliveto recintato. Tenendo la destra (verso NW), superiamo il cancello di rete (Foto01b) e manteniamo l’uliveto sulla sinistra, dirigendoci verso l’abitazione più in alto. Raggiunto il culmine, in corrispondenza della casa, teniamo la destra dirigendoci verso il cancello d’entrata. Da qui si procede dritto (verso NW), senza deviazioni, sulla strada a fondo ghiaioso, dalla quale si vede, sulla sinistra (verso W), il paese di Scansano sull’altro versante. Si supera l’azienda agricola biologica sulla destra, fino a immettersi su una strada più grande (Strada di Poggio Mengone), dove bisogna proseguire dritto (zona Mortulicci). Da questo punto percorriamo circa 2km fino a incrociare la strada asfaltata di Via del Cervaiolo che iniziamo a percorrere svoltando a sinistra (verso W), in direzione di Poggio Ferro che raggiungeremo poco dopo. Proseguendo dritto si arriva davanti all’ingresso della chiesa di Santa Croce.

Da davanti all’ingresso della chiesa di Santa Croce di Poggioferro, prendendo a sinistra (verso NE) percorriamo la via del Poggio. Attraversiamo tutto il paese fino alla piazzetta (Il Poggio) dalla quale prendiamo la discesa che ci porta sulla strada Amiatina. Svoltiamo a destra e, dopo circa 100 metri, incontriamo un bar sulla destra (l’Appalto) e poco più avanti, al Pianello, la fermata del bus. Un centinaio di metri dopo lasciamo la strada statale e imbocchiamo la stradina in salita sulla destra (verso N), via della Torre, costeggiamo la casa e ci immettiamo sul sentiero a sinistra che attraversa il bosco (Foto02b). Percorriamo circa 600 metri, valicando Poggio Perucci 528 m., fino ad incrociare di nuovo la strada Amiatina, la attraversiamo e riprendiamo il sentiero di fronte a noi fino ad incontrare le colonne che segnano l’ingresso alla grande tenuta (Foto03b). Proseguiamo a destra, fiancheggiando il Poggio della Trincea, andando paralleli alla strada statale, sulla quale rientriamo poco più avanti, per poi tenere la sinistra, subito prima della curva, per rientrare nel bosco e abbandonare l’asfalto (verso NW). Al primo bivio (Foto04b) andiamo a sinistra, attraversiamo lo spiazzo più avanti e al secondo bivio teniamo ancora la sinistra andando in discesa. Al bivio successivo (Foto05b) andiamo invece a destra (verso NW), camminiamo in mezzo al bosco fino a raggiungere una casa in pietra che rimane sulla destra (Podere Bartolini) ed una successiva più piccola, al centro del sentiero, che bisogna aggirare per poter proseguire (località Il Malloco). Rientrati nel bosco teniamo la sinistra (verso N-NW) fino a sbucare in un campo con una grande quercia al centro (Foto06b). Tagliamo tutto il campo fino ad incontrare, dal lato opposto, la prosecuzione del sentiero che attraversa una siepe alberata. Proseguiamo per circa 300 metri
costeggiando una siepe di contenimento del campo superiore e quando incontriamo la strada bianca che scende da destra, prendiamo a sinistra (verso N-NW). Dopo 350 metri, in corrispondenza di una curva a gomito, lasciamo questa strada e imbocchiamo un tratturo a sinistra (verso NW) (Foto07b).
Scendiamo fino al fosso Senna, ignorando la curva a destra poco prima. Appena dopo il guado la strada sale e manteniamo la sinistra fino al secondo bivio (Foto08b) che prenderemo a destra (verso
N-NW) rimanendo nel bosco. Saliamo per un buon tratto e costeggiamo tutto il grande vigneto che si trova più avanti sulla sinistra. Terminato il vigneto continuiamo ad andare dritto imboccando il sentiero (verso N-NW) che ci porta all’ingresso del castello di Montepò. Poco più avanti incontriamo uno slargo con a destra una torretta in pietra dell’alta tensione e di fronte alcuni
caseggiati. Proseguiamo (verso NW) tenendo la torretta alle spalle e i caseggiati alla sinistra. Da qui in poi, per circa 5,5 Km, ci manteniamo su questa strada (Strada Montepò) fino a raggiungere la località di Polveraia. Prima di arrivare al vecchio Borgo però vi sono alcuni bivi da passare: lasciato alle spalle il castello di Montepò, si prosegue dritti sulla strada principale, finché non ci si trova ad
un grande incrocio di tre strade con alberi sull’altro lato dell’incrocio e un campo coltivato sulla destra, qui si svolta a sinistra (verso N), continuando a costeggiare la siepe alberata; immediatamente dopo, si affronta un bivio proprio adiacente al suddetto incrocio e si tiene ancora la sinistra (verso NW); dopo circa 250 metri, al bivio, si svolta invece a destra (verso N) e poi si prosegue sempre dritti, ignorando tutte le strade che si immettono sia da sinistra, sia da destra, per
raggiungere Polveraia dopo circa 3Km. Raggiunto il borgo, all’incrocio, svoltiamo a sinistra in discesa (verso SW), percorriamo per circa 1,5 Km la strada asfaltata della Polveraia, fino a
incontrare un bivio sulla destra (verso S-SW) (Foto09b) in corrispondenza di una grande casa, Podere Ponte della Guardia. Qui andiamo a destra imboccando la strada asfaltata più stretta (Strada
S. Giorgio), la percorriamo per 1,5 Km circa e, quando incontriamo la prima casa sulla curva a gomito, lasciamo la strada asfaltata per imboccare quella in terra battuta (verso N) immediatamente
alla sinistra di quest’ultima. Dopo 100 metri incontreremo sulla destra l’ingresso al podere Collefagiano celato da una siepe di cipressi.

Podere Collefagiano – Podere Veranello

Usciti dalla strada in terra battuta che ci porta sull’asfalto, in corrispondenza della curva a gomito, prendiamo verso sinistra (verso S-SE) e proseguiamo per 1,5 Km fino a raggiungere il punto in cui la strada San Giorgio si immette sulla Strada della Polveraia in corrispondenza del Podere Ponte della Guardia che rimane sulla sinistra. Svoltiamo a destra (verso S-SW) prendendo a salire verso Scansano fino a raggiungere la prima curva dove, sulla sinistra, si trova un cancello (Foto01c) che ci immette nella vegetazione. Prendendo il sentiero che va verso destra (verso S), si sale dolcemente mantenendo sempre la sinistra, fino ad arrivare in una radura con un terrazzamento in fronte a noi che costeggiamo (verso N), lasciandocelo alla destra, per poi rientrare nel bosco (Foto02c). Proseguiamo finché non ci troviamo davanti ad una rete che oltrepassiamo grazie allo scalandrino (scaletta). Da qui il sentiero sale verso destra (verso E-SE) con una serie di tornanti che ci portano fin sotto alle abitazioni poste sulla cima del colle. Si oltrepassa nuovamente la recinzione mediante scalandrino e ci si dirige verso la casa che abbiamo di fronte, salendo il muretto del terrazzamento, per poi tenerla a sinistra e imboccare la strada a fondo ghiaioso. Poco dopo, al bivio, prendiamo la strada a sinistra (verso NE) (Foto03c) che dirige verso una seconda abitazione che teniamo a sinistra, per poi passare di fianco alla piscina ed uscire dalla proprietà privata passando il cancello di legno posto nell’angolo sulla destra. Da qui si ridiscende il colle lungo un tratturo sassoso (verso N), nella vegetazione, fiancheggiato da muretti a secco e si oltrepassa (richiudendolo) un secondo cancello in legno. Si prosegue in discesa per poche decine di metri fino ad uscire dal fondo sassoso e al bivio teniamo la sinistra, per poi, pochi passi dopo, ritrovarci davanti ad una grande quercia con dei grossi massi sottostanti. Si prende a destra (verso E), risalendo appena (Foto04c), per poi passare lungo uno stradello stretto nella vegetazione e arrivare ad un prato tenendo il colle sulla destra; questo è posto in salita e lo si costeggia sul lato sinistro raggiungendo un cancello di legno (Foto05c). Appena oltre prendiamo la sinistra (verso E) e la manteniamo anche al successivo bivio. Costeggiamo la proprietà privata, mantenendola a destra, e proseguiamo nella vegetazione (verso E) fino ad uscire dal bosco, attraverso un altro cancello in legno, sulla sommità di un campo aperto con visuale su tutta la vallata (Foto06c). Imbocchiamo la strada verso destra (verso SE) scendendo dolcemente per circa 350 metri dove, al bivio, teniamo la destra (verso E) e proseguiamo ignorando la strada che, dopo qualche centinaio di metri, si immette da destra (da W) (Foto07c). Risaliamo verso una casa, costeggiamo la recinzione mantenendocela sulla destra e, giunti sul davanti, abbandoniamo la recinzione per scendere verso sinistra (verso SE) lungo un tratturo (Foto08c) che si interrompe ad un campo coltivato. Costeggiamo quest’ultimo sulla destra per giungere dalla parte opposta, dove oltrepassiamo la recinzione scavalcando lo scalandrino (scaletta), per poi imboccare un piccolo sentiero che ci porta su un secondo campo. Costeggiamo anche questo sulla destra (verso SE) e riprendiamo il sentiero per un tratto in discesa abbastanza impegnativo che ci porterà a sbucare nei pressi di un’abitazione. Da qui ci teniamo la casa sulla destra e continuiamo a discendere lungo la strada sterrata che sbocca sulla Strada Montepò. Si prosegue verso destra (verso S), con visuale sul Castello di Montepò, per circa 2 Km fino a raggiungere un quadrivio in corrispondenza di un’abitazione sulla destra e di una torretta dell’alta tensione in fronte a noi. Tenendoci la torretta sulla sinistra proseguiamo sulla strada (verso SE) fino a giungere davanti al cancello d’ingresso del Castello. Oltrepassiamo il cancello in legno e riprendiamo a scendere, mantenendo il castello sulla destra, fino ad uscire dalla vegetazione in corrispondenza di un vigneto e proseguiamo (verso SE) costeggiandolo tutto alla sua sinistra. Si continua a scendere per un buon tratto, si entra nel bosco (verso S) e al primo bivio teniamo la sinistra (verso E) rimanendo nella vegetazione e ignorando l’apertura che si affaccia su un campo coltivato sulla destra, per poi
ignorare il successivo sulla sinistra. Guadiamo il fosso Senna (Foto09c) e, subito dopo una quercia isolata, ci immettiamo in una strada sterrata (verso E-SE), procedendo dritto e mantenendo la
destra, come al successivo bivio (verso SE) con una strada bianca che troviamo in corrispondenza di una curva a gomito. Dopo circa 350 metri in salita, dove la strada curva, prendiamo il tratturo a
destra (verso W) (Foto10c) che percorriamo per circa 300 metri costeggiando una siepe di contenimento. Oltrepassiamo la siepe boscata nel punto di passaggio che ci immette in un grande
campo (verso S) con una quercia al centro e che noi ci terremo sulla sinistra. Proseguendo entriamo nuovamente nel bosco mantenendo sempre la destra fino ad uscirne dalla parte opposta. Poco dopo
si raggiunge un’abitazione (Podere Bartolini) (Foto11c) in località Il Malloco, che oltrepassiamo tenendolo a sinistra e rientrando nel bosco (verso SW). Al primo bivio teniamo la sinistra e saliamo
fino ad uno successivo al quale invece teniamo la destra (verso E). Continuando a salire, dopo una radura, proseguiamo sempre tenendo la destra, fino ad arrivare alla strada asfaltata in
corrispondenza di una curva. Qui si mantiene la destra (verso S) e, dopo pochi metri, ci si reimmette nella vegetazione costeggiando la S. Statale Amiatina, fiancheggiando il Poggio della Trincea. Da
qui si raggiungono le colonne che segnano, a destra, l’ingresso di una grande tenuta e che ci lasciamo alle spalle, proseguendo verso sinistra fino a ritornare sulla S.Statale. La attraversiamo
(verso E) e percorriamo il sentiero per circa 600 metri, valicando Poggio Perucci (528 m). Usciti dalla vegetazione, in corrispondenza di una abitazione, teniamo la destra e scendiamo (verso S)
ricongiungendoci nuovamente alla S.Statale. Svoltiamo a sinistra, superiamo la fermata del bus dopo un centinaio di metri e poi il bar (L’Appalto), proseguiamo poi per un altro centinaio di metri
circa fino a trovare una salita ripida sulla sinistra (Foto12c). La imbocchiamo percorrendo via del Poggio, sempre mantenendo la destra, fino a raggiungere la facciata della chiesa di Santa Croce.
Poggioferro – Podere Veranello Da davanti la facciata della chiesa di Santa Croce prendiamo a camminare (verso SE) lungo via del
Cervaiolo che la costeggia sulla destra. Percorriamo questa strada proseguendo dritti e ignorando primo bivio (Foto13c) proseguendo fino a che il fondo stradale non diviene sterrato. Qui ci troviamo a un secondo bivio a “V” (Foto14c) al quale svoltiamo a destra e proseguiamo (verso SE) per circa 2 Km sulla SS322, in direzione dell’azienda agricola biologica. Proseguiamo sempre dritti
(zona Mortulicci), lungo la Strada di Poggio Mengone, fino a trovare un altro bivio dove lasciamo la strada principale per immetterci in una molto più stretta tenendo la sinistra in una strada costeggiata da oliveti su entrambi i lati, sempre in direzione della suddetta azienda agricola.
Continuando a costeggiare l’oliveto, poco dopo, si supera l’azienda passandole sulla destra. Si inizia a vedere Scansano in lontananza sulla destra e si prosegue dritti fino a giungere al cancello di una
seconda azienda (Foto15c). Una volta entrati teniamo l’abitazione sulla destra, scendiamo costeggiando un altro oliveto (verso SE) e oltrepassiamo un cancello fatto di rete. Tenendo la sinistra e costeggiando una siepe alberata, ci addentriamo nella vegetazione scendendo a guadare il Fosso della Fonte, oltre il quale si prosegue fino al guado del successivo Fosso del Sanguinaio e quindi risalendo fino a raggiungere la strada asfaltata delle Ragnaie. Qui si può notare, circa 150 metri sulla destra, un’abitazione isolata in pietra dall’altra parte della strada. Prendiamo a percorrere tale strada verso destra (verso S), salendo in direzione di Poggio San Pellegrino (il punto culmine) e si prosegue per circa 1 Km fino a raggiungere, sulla sinistra, il Podere Veranello.

Motta Sant’Anastasia – Foce Simeto

Partiamo da Motta S.A. all’incrocio tra il corso Sicilia e la via Terre Nere. Percorriamo quest’ultima via per intero fino ad uscire dal paese. La strada continua ad essere asfaltata e attraversa un territorio collinoso per lo più piantumato ad ulivi (foto 1); guardando a NO si vede il profilo dell’Etna (foto 2). Andando avanti il terreno si fa più pianeggiante e diventano più frequenti i campi coltivati ad arance e talvolta anche a pesche. Dopo aver attraversato la SP77 continuiamo diritto sulla Strada di Bonifica 28 fino ad incontrare un bivio da cui si diramano due strade che portano entrambe alla riva sinistra del Simeto; scegliamo la strada sterrata a sinistra, che è la più breve, e passiamo attraverso un gruppo di 3 case coloniche; svoltiamo qui a destra e attraversiamo un terreno coltivato ad aranci, fino a raggiungere l’argine sinistro del Simeto, che è soprelevato di circa 2 mt rispetto al terreno coltivato ad aranci. Il fiume non si vede perché il suo letto è largo circa mezzo km ed è coperto da vegetazione fatta da erbe spontanee ed arbusti (foto 3). Ci sono due livelli di argini, uno sopraelevato di circa due mt sopra il livello dell’acqua e un altro sopraelevato di altri 2 mt. E’ consigliabile seguire il percorso sterrato dell’argine superiore, che è recintato da un filo di ferro alimentato da corrente elettrica (attenzione alla scossa) (foto 4). Il paesaggio è piatto, con la sagoma dell’Etna che si vede ad Ovest (foto 5) e con vegetazione bassa, ad eccezione di qualche canneto e di piccoli boschi di eucaliptus che si trovano sulle sponde del fiume (foto 6). Passiamo sotto la autostrada A19 Palermo – Catania e più avanti incrociamo un ponte che unisce i sentieri dei due argini. Dopo circa 2 km incrociamo un ponte ferroviario e subito dopo la SS192 della Valle del Dittaino. Ci sono alcuni punti in cui si intravede il fiume tra la vegetazione e si può scendere sulla riva, ma per la gran parte del percorso il sentiero sterrato dell’argine sta a distanza di qualche centinaio di mt dalla riva (foto 7). Proseguendo sempre sul lato sinistro del fiume, dopo circa 4 km dalla SS192, incontriamo un cancello chiuso che bisogna superare in qualche modo per percorrere circa 50 mt su una stradina asfaltata e rientrare subito dopo a destra, attraversando un altro cancello chiuso, che ha però un passaggio stretto sul lato sinistro. Facendo questo loop si rientra nello sterrato dell’argine sinistro del fiume e si prosegue oltre fino a passare sotto la SS417, che è la strada statale di Caltagirone; subito dopo questa strada inizia l’Oasi del Simeto, che prosegue fino alla foce. Lungo il percorso si incontrano case coloniche in cattivo stato di manutenzione, alcune sono abbandonate, altre registrano la presenza di animali come cani, pecore, oche, ma mai la presenza di persone che abitano nelle case; si incontrano però talvolta mandrie di pecore o vacche con pastori (foto 8). Dopo circa 7 km passiamo sotto un ponte ferroviario e un km più avanti incontriamo la Stradale Ponte Impero e la autostrada Catania – Siracusa. Dopo circa 4 km incrociamo il ponte Primosole che porta la SS114 (orientale sicula); da questo ponte mancano poco più di 2 km per raggiungere la foce del Simeto. La foce nel punto più stretto misura circa 5 – 6 mt, (foto 9), ma non è consigliabile attraversarla a piedi, la spiaggia (foto 10) prosegue poi a Sud verso Agnone Bagni che dista dal Simeto circa 10 km.

Podere Veranello – Podere Collefagiano

Lasciamo il podere Veranello, imboccando la strada asfaltata delle Ragnaie a destra (verso N). Seguiamo questa strada fino al punto culmine (Poggio San Pellegrino) e poco dopo incontriamo, sulla destra, nel punto più basso della vallata, un’abitazione isolata in pietra. Centocinquanta metri dopo, appena risale la strada, si incrocia un tratturo erboso che va imboccato a sinistra (verso W) e che ha, di fronte, la propria prosecuzione sul lato destro della strada asfaltata. Più avanti la strada si inoltra nella vegetazione e inizia a scendere verso un piccolo torrente (Fosso del Sanguinaio), lo guadiamo e proseguiamo avanti fino ad un altro torrente (Fosso della Fonte). Si guada anche questo e si continua a camminare in salita, fino a quando la vegetazione si apre e ci ritroviamo di fronte ad un uliveto recintato. Tenendo la destra (verso NW), superiamo il cancello di rete (Foto01a) e manteniamo l’uliveto sulla sinistra, dirigendoci verso l’abitazione più in alto. Raggiunto il culmine, in corrispondenza della casa, teniamo la destra dirigendoci verso il cancello d’entrata. Da qui si procede dritto (verso NW), senza deviazioni, sulla strada a fondo ghiaioso, dalla quale si vede, sulla sinistra (verso W), il paese di Scansano sull’altro versante. Si supera l’azienda agricola biologica sulla destra, fino a immettersi su una strada più grande (Strada di Poggio Mengone), dove bisogna proseguire dritto (zona Mortulicci). Da questo punto percorriamo circa 2km fino a incrociare la strada asfaltata di Via del Cervaiolo che iniziamo a percorrere svoltando a sinistra (verso W), in direzione di Poggio Ferro che raggiungeremo poco dopo. Proseguendo dritto si arriva davanti all’ingresso della chiesa di Santa Croce.

Da davanti all’ingresso della chiesa di Santa Croce di Poggioferro, prendendo a sinistra (verso NE) percorriamo la via del Poggio. Attraversiamo tutto il paese fino alla piazzetta (Il Poggio) dalla quale prendiamo la discesa che ci porta sulla strada Amiatina. Svoltiamo a destra e, dopo circa 100 metri, incontriamo un bar sulla destra (l’Appalto) e poco più avanti, al Pianello, la fermata del bus. Un centinaio di metri dopo lasciamo la strada statale e imbocchiamo la stradina in salita sulla destra (verso N), via della Torre, costeggiamo la casa e ci immettiamo sul sentiero a sinistra che attraversa il bosco (Foto02a). Percorriamo circa 600 metri, valicando Poggio Perucci 528 m., fino ad incrociare di nuovo la strada Amiatina, la attraversiamo e riprendiamo il sentiero di fronte a noi fino ad incontrare le colonne che segnano l’ingresso alla grande tenuta (Foto03a). Proseguiamo a destra, fiancheggiando il Poggio della Trincea, andando paralleli alla strada statale, sulla quale rientriamo poco più avanti, per poi tenere la sinistra, subito prima della curva, per rientrare nel bosco e abbandonare l’asfalto (verso NW). Al primo bivio (Foto04a) andiamo a sinistra, attraversiamo lo spiazzo più avanti e al secondo bivio teniamo ancora la sinistra andando in discesa. Al bivio successivo (Foto05a) andiamo invece a destra (verso NW), camminiamo in mezzo al bosco fino a raggiungere una casa in pietra che rimane sulla destra (Podere Bartolini) ed una successiva più piccola, al centro del sentiero, che bisogna aggirare per poter proseguire (località Il Malloco). Rientrati nel bosco teniamo la sinistra (verso N-NW) fino a sbucare in un campo con una grande quercia al centro (Foto06a). Tagliamo tutto il campo fino ad incontrare, dal lato opposto, la prosecuzione del sentiero che attraversa una siepe alberata. Proseguiamo per circa 300 metri
costeggiando una siepe di contenimento del campo superiore e quando incontriamo la strada bianca che scende da destra, prendiamo a sinistra (verso N-NW). Dopo 350 metri, in corrispondenza di una curva a gomito, lasciamo questa strada e imbocchiamo un tratturo a sinistra (verso NW) (Foto07a).
Scendiamo fino al fosso Senna, ignorando la curva a destra poco prima. Appena dopo il guado la strada sale e manteniamo la sinistra fino al secondo bivio (Foto08a) che prenderemo a destra (verso
N-NW) rimanendo nel bosco. Saliamo per un buon tratto e costeggiamo tutto il grande vigneto che si trova più avanti sulla sinistra. Terminato il vigneto continuiamo ad andare dritto imboccando il sentiero (verso N-NW) che ci porta all’ingresso del castello di Montepò. Poco più avanti incontriamo uno slargo con a destra una torretta in pietra dell’alta tensione e di fronte alcuni
caseggiati. Imbocchiamo verso destra (verso NW) la strada bianca che ci troviamo di fronte,tenendo la torretta alle spalle e i caseggiati alla sinistra. Proseguiamo in discesa sulla strada per circa 2 Km. Quando incontriamo una strada che sale a sinistra verso una casa (Foto09a), la imbocchiamo (verso W), passiamo a monte di questa e subito dopo attraversiamo il cancello (Foto10a) affrontando la salita verso destra (verso N). Da qui inizia un tratto abbastanza impegnativo che ci porterà a sbucare in un campo aperto in cima al colle, da dove la visuale sulla vallata del Torrente Trasubbie, dominata dall’alto dal Castello di Montepò, dal parco eolico di Scansano, dai colli di Cana e dal massiccio del Monte Amiata sullo sfondo con il Parco Faunistico del Monte Labro. Costeggiamo l’intero campo mantenendoci a sinistra (verso NW) e, quando incontriamo una formazione rocciosa affiorante (Foto11a), ci dirigiamo verso il prossimo campo svoltando nel sentierino a sinistra (verso W). Scavalcato lo scalandrino (scaletta) per varcare la
recinzione, ci manteniamo a sinistra costeggiando il campo per giungere dalla parte opposta, dove seguiamo il sentiero in direzione di un’abitazione poco sopra di noi. Giunti ai piedi dell’abitazione,
costeggiamo la recinzione di quest’ultima, mantenendocela sulla sinistra. Giunti sul retro, abbandoniamo la recinzione per scendere verso destra (verso N) lungo una strada sterrata.
Proseguiamo su questa, ignorando le deviazioni a sinistra e a destra per circa 350 metri, fino ad incontrare un nuovo bivio al quale teniamo la sinistra riprendendo a salire leggermente (Foto12a).
Dopo meno di 1Km, arriveremo di fronte a un muretto e lì, superato un cancello di legno, imboccheremo la vecchia strada con fondo pietroso che sale alla nostra sinistra (verso SW). Proseguendo su questa strada attraverseremo il terreno di una abitazione, ben visibile sulla sinistra, e giungeremo al cancello di uscita della proprietà. Lo attraversiamo e incontriamo immediatamente
dopo a destra un secondo cancello in legno. Superato anche questo ci troviamo in una radura che costeggeremo (verso N) fino ad incontrare un piccolo sentiero, esattamente dall’altra parte, che ci
condurrà in una seconda radura più piccola, tenendoci il colle sulla sinistra. Nei pressi di una grossa quercia, con grossi massi ai suoi piedi, sulla sinistra troveremo un’antica strada sterrata con fondo in
pietra che percorreremo in salita (verso SW) e che, passato un primo cancello, ci porterà di fronte alla recinzione di una proprietà composta da più casali. Siamo alle case della Rustica che godono di
un bellissimo panorama. Un piccolo cancello di fronte a noi ci permette l’ingresso. Lo superiamo e percorriamo la stradina in ghiaia, fiancheggiata da olivi, che troviamo di fronte all’aia del primo
casale. Dopo poche decine di metri giriamo a destra (verso NW) alla prima svolta, dirigendoci verso un altro casale del complesso. Ci lasciamo il casale alle spalle e, dopo esser discesi dalla terrazza
posta di fronte ad esso, camminiamo (verso W) fino ad arrivare alla recinzione di confine.
Scavalchiamo la recinzione in corrispondenza di uno scalandrino e imbocchiamo una strada a tornanti che scende il versante del colle addentrandosi nel bosco. Superato un secondo scalandrino,
attraversiamo una radura (verso SW) e proseguiamo poi in discesa lungo il sentiero, fino alla strada asfaltata della Polveraia. Svoltiamo verso destra (verso NE) e dopo una cinquantina di metri troviamo una casa sulla sinistra, Podere Ponte della Guardia, qui svoltiamo a sinistra (verso S-SW) su un’altra strada asfaltata (Foto13a) (Strada S. Giorgio). Percorriamo quest’ultima per circa 1,5Km e, quando incontriamo la prima casa, sulla curva a gomito, lasciamo la strada asfaltata e imbocchiamo quella in terra battuta (verso N) alla sinistra di quest’ultima. Dopo 100 metri incontreremo sulla destra l’ingresso al podere Collefagiano celato da una siepe di cipressi.

Podere Mortelletto – Podere Veranello

Questa prima parte è una variazione del tragitto di andata (punto2), trova comunque anche qui l’evidente abbandono del territorio ma comunque è più accessibile.

Il percorso

Si esce dalla strada principale del podere Mortelleto e, dopo il cancello, si segue verso destra su strada asfaltata in salita, a tratti pianeggiante, inizialmente aperta, più avanti ombreggiata. Dopo meno di due chilometri dal cancello la strada diventa sterrata. Si prosegue per circa 500 metri prestando molta attenzione per trovare la deviazione. Bisogna individuare un tombino in cemento dell’acquedotto sulla destra ed aprire una recinzione appena dopo in filo di ferro sulla sinistra per entrare nel campo. (se si giunge ad un grande cancello in ferro sulla parte destra significa che si è passata la deviazione) Appena entrati nel campo si mantiene la destra, si raggiunge la siepe, si scende una cinquantina di metri e si trova un passaggio evidente sulla destra. Si passa dall’altra parte del campo, si attraversa il prato e si trova un altro passaggio tra la siepe poco sotto il palo della luce. Subito dopo questo passaggio si trova una carreggiata sulla sinistra che scende verso la valle. Giunti alla valle, si attraversa un greto in sasso e si prosegue per circa 30m lungo l’altro torrente. Lo si attraversa quando si nota una strada che sale dalla parte opposta. La salita porta a breve su un prato.

Si sale verso la quercia a sinistra e poi si gira verso destra a bordo del bosco e si trova presto un evidente sentiero sulla sinistra. Usciti in un altro campo coltivato, si tiene la destra per evitare il seminativo e poi si sale costeggiando il campo. Aggirandolo si giunge alla recinzione e si esce aprendo (e chiudendo) il cancello in ferro. Sulla strada sterrata con a fronte la fattoria si gira a sinistra.

La strada continua in piano e piccoli saliscendi per una ventina di minuti. Giunti a una curva verso sinistra troviamo un cartello ed una recinzione (foto4)e lì prendiamo la destra in un largo sentiero nel bosco. La strada va in discesa costeggiando per un lungo tratto un’altra rete metallica sulla destra. Alla fine della discesa la strada devia sulla sinistra, ma noi continuiamo dritti verso l’abitato, per immetterci presto su strada sterrata. Arriviamo a un bivio con capannone davanti a noi, un po’ sulla destra, e prendiamo sulla destra su strada pianeggiante. Si scende ad un ponticello e al bivio si prende la strada in salita a destra. All’incrocio con la strada asfaltata si svolta su strada asfaltata in salita a sinistra. Dopo poco, all’altezza dei segnali “Saturnia country club” e “agriturismo Mondo nuovo” sulla sinistra, si svolta a destra su strada sterrata. La strada è pianeggiante e diritta.

 

Si continua con alcune curve che portano ad un altro rettilineo con alcune case. Superate la strada comincia a scendere e qui si presta attenzione per la deviazione. Poco dopo l’inizio della discesa si trova una curva verso sinistra. Qui si entra nella boscaglia per raggiungere il campo sottostante. Arrivati al campo, si svolta verso destra fino a raggiungere il gruppo di alberi nella prateria. Più o meno all’altezza di questi alberi si raggiunge il torrente e si attraversa, trovando dall’altra parte un passaggio nella recinzione. Da lì si procede dritti  in direzione di una cisterna che si vede in lontananza in alto, mantenendo il dosso della collinetta sulla sinistra. Dopo qualche minuto si trova sentiero di trattura che porta prima ad un laghetto e si risale fino alla casa del podere Veranello.

Podere Stabbiati – Podere Mortelletto

Questo è un semplice, bello e tranquillo collegamento. C’è l’interesse da parte delle due aziende di trovare un’alternativa da percorrere anche con gli asini senza passare per Murci.

Il percorso

Si lascia il podere Stabbiati alle spalle, si scende e si esce dal cancello principale. Presto si supera un ponticello in cemento e dopo 50 metri si svolta a sinistra su sentiero/strada di campagna. Qui si prosegue in piano con una recinzione dalla parte sinistra e si giunge ad un ruscello, attraversato si sale verso destra. Su strada ripida e sconnessa si raggiungono le prime case di Murci e si prosegue dritti passando la piazza con alimentari. Arrivati alla chiesa (fermata autobus) si prende verso sinistra. Al bivio, con le caratteristiche cassette della posta, si va a destra seguendo per il Fantone. Per un po’ si continua su misto sterrato/asfalto. In discesa su asfalto ci si trova un bivio e si prosegue sulla strada di sinistra (Fantone).

Quando si trova il l’agriturismo Fantone sulla destra si prosegue dritti. Sempre in discesa, al bivio, si lascia l’asfalto e si scende per la strada sterrata a destra. Si continua su questa strada tralasciando alcune deviazioni. Ancora in discesa si lascia la strada principale sterrata e si va a destra su uno sterrato meno marcato che prosegue in piano.  Dopo questo bel tratto di piano la strada ridiscende su cemento e si lascia subito andando ancora verso destra su sterrato. Un po’ di piano e alla fine della discesa in cemento si trova a fronte un palo del telefono e un piccolo spiazzo a destra.(vedi foto6) Proprio qui si entra a destra sul sentiero. Su evidente sentiero battuto si continua, ma si deve prestare attenzione e svoltare dopo 200/300 metri a destra. (fra la vegetazione c’è un passaggio, attualmente si trova un pezzo di cemento rotto). Ora si passa sotto ad una grande quercia, il sentiero non troppo marcato e in leggera discesa porta poi ad una seconda quercia, si continua e in alto sulla sinistra,fra i pascoli, si può ora notare il podere Mortelletto. Ancora alcune querce fino ad arrivare ad uno spiazzo in erba.

Si gira decisamente verso sinistra in diagonale prima su erba e poi su terra fino a raggiungere il greto del torrente in sasso. Superato non si va dritti ma si fiancheggia il torrente per alcuni metri a destra e si trova un sentiero battuto sul prato. Ci si tiene vicino alle piante sulla parte bassa e si scorge un cancello in legno. Aperto e poi richiuso si entra in una prateria più ampia e si segue la quercia di fronte e poi si va a sinistra e si passa a fianco ad un laghetto. Si sale lentamente in diagonale e si arriva alla casa.

Podere Veranello – Podere Buriano

Il percorso si sviluppa tra le colline della Maremma grossetana, nel comune di Scansano; ai dolci declivi dei vigneti del famoso vino Morellino di Scansano si alternano ripidi borri scavati dai numerosi torrenti che si incontrano lungo il tragitto, ricoperti da boschi di querce e arbusti mediterranei e pascoli per gli animali.

Il percorso

Lasciato Podere Veranello alle nostre spalle, si sale verso la strada asfaltata prendendo la destra. Si prosegue per 2km lungo la provinciale e prima di una curva verso destra incrociamo la vecchia dogana (strada sterrata) che collegava Scansano a Saturnia, svoltiamo a sinistra e la imbocchiamo. Si scende fino al raggiungimento di un torrente che guadiamo; proseguendo diritti si giunge in breve ad un altro guado e proseguiamo di nuovo diritti evitando alcune deviazioni, mantenendoci sulla strada principale.

Risalendo in direzione dell’abitazione soprastante ci si mantiene sulla destra del campo costeggiando la siepe fino al raggiungimento del cancello e della strada bianca alla nostra destra che imbocchiamo.

Si oltrepassa l’azienda Le Sorgenti, si giunge al bivio e si svolta a sinistra, sulla destra poco più avanti si può notare un impianto fotovoltaico. Percorso 1,5km, la strada comincia a scendere più decisa e a compiere una serie di curve, giunti in prossimità dell’entrata di un vigneto sulla destra e al cancello di un’abitazione privata si nota sulla destra l’imbocco di una vecchia strada ormai in disuso. La imbocchiamo rimanendo al bordo del campo coltivato, scendendo verso il fondovalle.  Raggiunto il torrente si guada e si prosegue diritti sulla strada che sale attraverso il bosco fino al raggiungimento della strada provinciale (SP 159)

Si svolta a destra e poi subito a sinistra per una stradina sterrata che ci permette di tagliare un breve tratto di provinciale fuoriuscendo poco dopo sulla stessa.

Si prosegue per la strada provinciale per circa 2km e superato di poco Podere Carbone,  si incontra uno stradino che scende sulla sinistra.

 Nota: Da qui è possibile scegliere se continuare per il paese di Scansano per la strada provinciale, raggiunto il quale, mantenendosi sulla sinistra è possibile ridiscendere lungo la SP dei Salaioli fino al bivio per  Macchiapiana (*)oppure scendere sulla sinistra imboccando lo stradino sterrato dove per un tratto non c’è una traccia da seguire (noi abbiamo optato per la seconda scelta).

Scendendo nel campo sottostante la strada scompare; da qui bisogna tenere come riferimento l’azienda situata sul crinale di fronte a noi dall’altra parte della valle quindi è necessario proseguire in discesa attraverso i campi e la macchia fino a raggiungere il torrente e una volta oltrepassato, risalire il versante opposto sempre attraverso i campi. Raggiunta la strada bianca si svolta a destra sulla stessa. Superato l’agriturismo Macchiapiana (*) si prosegue fino al raggiungimento della strada asfaltata, si svolta a destra e dopo 20 m a sinistra in salita abbandonando la strada  provinciale. Si risale evitando alcune deviazioni per abitazioni private per circa 1km; al bivio a T svoltiamo a destra e dopo 100m svoltiamo a sinistra in direzione Buriano. Dopo 50m sulla destra troviamo l’accesso di Podere Buriano. Siamo arrivati a destinazione, percorsi circa 13km.

Montemerano – Podere Veranello

Il percorso

Da piazza Castello prendiamo vicolo della Libertà, facciamo una serie di vicoli fino ad uscire davanti all’asilo, si arriva in breve ad un bivio a T davanti a noi un piccolo parcheggio delle automobili, svoltiamo a destra , dopo neanche 15 m giriamo a sinistra. Al bivio con il dare precedenza si svolta a destra. Dopo nemmeno 40m si svolta a sinistra seguendo le indicazioni Chiesa della Madonna del Cavalluccio, dopo breve la strada da asfaltata diventa acciottolata.

A sinistra di alcune palazzine troviamo una strada bianca ed un sentiero, sulla sinistra, quest’ultimo da imboccare. Ci troviamo in un sentiero costeggiato da un muretto a secco caratteristico e su selciato, pur ora in modo sconnesso, il sentiero scende fino al torrente Rattaiolo, quindi lo guada agevolmente. Prosegue in salita. Il sentiero sbocca su una strada bianca più ampia da prendere a destra. Si arriva ad un bivio, in cui si continua la strada principale sulla sinistra, per poi incontrarne un secondo, all’entrata di un uliveto , da imboccare a destra. Questa strada bianca sale, svolta a destra ed entra fra gli edifici di un’antico casale, quindi si scende.

Arrivati sulla strada provinciale prendere a sinistra non potendo passare il fiume direttamente. A fianco del ponte si può scendere nel greto del fiume e togliendosi le scarpe attraversare a piedi o in alternativa si può usare il ponte. Proseguire lungo la strada asfaltata dopo circa 200 metri prendere la strada bianca svoltando a destra.

Dopo circa 800 metri svoltare al primo bivio a sinistra in un’altra strada più piccola. Arrivati all’incrocio a T andiamo a destra. Proseguiamo dritti alla prima deviazione sulla destra e fatto circa 1 km ci troviamo ad un altro evidente bivio, a cui andare a sinistra. Si passa così un ponte e si arriva ad incrociare la strada asfaltata, da imboccare a sinistra in discesa. Dopo 3km circa di strada asfaltata, ma comunque poco frequentata, si arriva al Podere Veranello.

 

 

Nicolosi – Ragalna

Il primo tratto del percorso attraversa la colata lavica che, in seguito all’eruzione del 1669, devastò Nicolosi e molti altri centri etnei, giungendo fino al mare in corrispondenza di dove oggi si trovano i quartieri occidentali di Catania, costruiti proprio su questa colata. Il paesaggio sembra quasi lunare, dominato dai colori nero, grigio e rossastro della roccia lavica che ricopre tutto. Il Mungibeddu si staglia in tutta la sua maestosità davanti a noi e accompagna tutta la tappa.

Il percorso

Dalla piazza del municipio imbocchiamo a destra la Via Etnea, in salita.  Poco dopo giriamo a destra in Via Capuana e poi a sinistra in Via Leopardi. Percorriamo per intero questa via fino a incontrare davanti a noi una cappella che custodisce tre icone sacre (“I tre altarelli”). Da qui andiamo a sinistra e subito a destra, prendendo il sentiero in salita. Poco più avanti incroceremo una stradina asfaltata, la attraversiamo e proseguiamo dritto sulla strada sterrata. Quando incrociamo la strada asfaltata, svoltiamo a sinistra, percorriamo qualche centinaia di metri e all’incrocio successivo con la Via Etna attraversiamo la strada, risaliamo 20 metri sulla destra e imbocchiamo il sentiero alla nostra sinistra, attraversando il cancello. Aggiriamo sulla destra il rudere che incontriamo poco più avanti e proseguiamo fino a incontrare una trazzera fiancheggiata da alti muri a secco in basalto e giriamo a sinistra. Poco dopo ha inizio un viottolo, lo seguiamo, mantenendoci sulla destra quando arriviamo a un piccolo spiazzo, e costeggiamo il muretto accanto al rudere. Quando questo si conclude imbocchiamo subito a sinistra il sentiero in discesa. Circa 700 metri dopo, quando il fondo stradale diventa asfaltato e subito dopo un incrocio a sinistra, giriamo a destra prendendo la stradina che costeggia una casa. Attraversiamo la strada asfaltata che incontriamo poco dopo e ci immettiamo su un altro viottolo di campagna, aggirando la sbarra in ferro che ne segna l’ingresso. Proseguiamo dritto su questa trazzera per un buon tratto, fino a quando incontreremo una stradina alla nostra sinistra, che ha inizio non appena si conclude l’alto muro di recinzione di una villa. Dopo pochi metri incroceremo il sentiero del CAI 786 “M. Manfrè”. Giriamo a destra e seguiamo il sentiero guidato fino a incontrare la segnaletica che indica la deviazione verso la “Grotta dell’Angela”. Svoltiamo a sinistra su questo nuovo sentiero e lo seguiamo fino a incontrare la strada asfaltata. Continuiamo ad andare dritto su questa strada che ci porterà nella parte alta di Ragalna.

Manciano – Montemerano

Il percorso

Lasciando il Municipio di Manciano ( Piazza Magenta) alle spalle, prendere la discesa a sinistra ( Via Cavallotti) e proseguire diritti, dopodiché imboccare Via San Martino fino ad uscire da Porta Fiorella e svoltare a destra in discesa. Dopo la Trattoria Torre in Cantina girare a sinistra, percorrendo una strada cementata zigrinata. Dopodichè prendere la prima a destra che porta a Via Marsala da imboccare a sinistra fino alla rotatoria e qui andare in direzione Saturnia.

Arrivati alla rotatoria si prende la strada a sinistra Via Pascucci, passando davanti la Coop e la casa di Paride Pascucci . Dopo il distributore imbocchiamo la strada in salita sulla destra, da non confondere con Via Italia. Dopo la discarica la strada diventa bianca e sulla destra si avrà un bel panorama con il Monte Amiata sullo sfondo, le colline e ancora più a destra Pitigliano.

Dopo aver scollinato si apre sulla sinistra una veduta sul mare; si intravede anche Montemerano e sulla cime di alcune montagne Scansano. Si arriva a Poderi, avendo di fronte l’agriturismo il Platano, e sulla destra si imbocca un sentiero che conduce a Poderi di Sotto. Sulla sinistra ci si trova una strada che porterebbe sulla provinciale, mentre andando diritti si imbocca un sentiero che porta a Montemerano.

Il sentiero si trasforma in una strada bianca e si continua dritti senza considerare le deviazioni laterali, fino a raggiungere una strada asfaltata che si imbocca sulla destra in direzione di Montemerano, che già si intravede. Arrivati nei pressi del centro si sale una scalinata che attraversando un arco conduce a Piazza Castello, che è veramente bella.

Podere Mortelletto – Podere Stabbiati

Questo è un semplice, bello e tranquillo collegamento. C’è l’interesse da parte delle due aziende di trovare un’alternativa da percorrere anche con gli asini senza passare per Murci.

Il percorso

Usciti dal cancello della casa del podere Mortelleto si prende verso destra e si scende verso valle. Seguendo la traccia più evidente si arriva al laghetto e si passa la recinzione aprendo e chiudendo il cancello e si scende al ruscello sassoso. Per risalire si tiene la sinistra prima fra i prati e poi su terra e poco dopo, giunti ad uno spiazzo, si entra verso  destra sul sentiero nel bosco.

Il sentiero stretto passa sotto a due grandi querce e conduce in salita ad una strada. Si prende verso sinistra in salita sul fondo di cemento. La strada continua su sterrato e successivamente si cammina su asfalto. In circa mezzora si incrocia l’agriturismo “il Fantone” e si prosegue dritti. Ancora salita alternati da asfalto e sterrato portano senza deviazioni all’abitato di Murci. Giunti alla chiesa si svolta a destra dove subito si trova la fermata dell’autobus. Da qui si scende arrivando presto alla piazza (fermata bus) e si prosegue diritti costeggiando le piccole case fino ad arrivare allo sterrato.

Subito si fa la curva verso destra e si prosegue in discesa nel bosco, al bivio si tiene la sinistra e si giunge al ruscello. Qui si attraversa e subito si tiene la strada verso destra, si prosegue con la collina dalla parte sinistra e i prati alla destra e dopo poco si giunge alla strada sterrata. Si va verso destra e si arriva al cancello del podere Stabbiati, aperto e poi chiuso il cancello si arriva velocemente alla casa.

Podere Buriano – Podere Veranello

Il percorso prevede una breve parte in cui non vi è una vera e propria traccia da seguire; non è un passaggio particolarmente disagevole, ma è anche possibile percorrere una strada alternativa, tutta su asfalto e più lunga. In questo caso raggiunta la SP dei Salaioli (*) si svolta a sinistra e si risale fino al paese di Scansano, si tiene la destra e si lascia l’abitato scendendo per la SP 159 fino all’indicazione chilometrica VII/81 (**) dove si riprende il percorso tracciato.

Il percorso

Lasciandosi Podere Buriano alle spalle ci si immette nella strada bianca (verso sinistra) e si risale per un centinaio di metri giungendo al bivio dove si svolta a destra sulla strada asfaltata in direzione Ripacci. La strada diventa in breve sterrata; percorsi tre-quattrocento metri si imbocca una stradina secondaria sulla sinistra. Seguiamo quest’ultima, che scende attraverso il bosco (alla nostra sinistra si apre una splendida vista sulla valle, sovrastata dall’abitato di Scansano), evitando alcune deviazioni di accessi privati, per circa un km fino a giungere sulla strada asfaltata (SP dei Salaioli 103)(*).

Svoltiamo a destra sulla stessa e dopo una cinquantina di metri imbocchiamo la strada bianca sulla sinistra in direzione Agriturismo Macchiapiana; percorso circa mezzo km la strada finisce in prossimità di una fattoria. Uno stradino a sinistra ci porta subito ad un cancello di pascolo, che possiamo superare, oltrepassato il quale si scende  mantenendosi sulla destra; si prosegue diritti in discesa attraversando i pascoli (possibile trovare delle mucche) fino a raggiungere il torrente sottostante. ATTENZIONE! Guadato quest’ultimo non vi è una vera e propria traccia da seguire per cui bisogna, costeggiando campi e terreni privati, risalire il versante fino a raggiungere la strada asfaltata (qualche centinaio di metri più su) tenendo come riferimento le abitazioni di fronte a noi.

Raggiunte le case ci si mantiene sulla destra e si sbuca nella strada provinciale 159 giriamo a destra; (**) imbocchiamo subito ( sulla destra notiamo l’indicazione chilometrica VII/81 )una stradina meno visibile, a sinistra, che comincia a scendere, fiancheggiata dalle recinzioni dei pascoli, per giungere dopo qualche centinaia di metri ad un guado. Attraversato il torrente si risale diritti il pendio di fronte mantenendosi al bordo del campo e si raggiunge una bella strada bianca brecciata dove si svolta a sinistra.

Si percorre la strada sterrata, leggermente in salita, per un km fino a raggiungere un bivio ove si svolta a destra verso l’azienda Le Sorgenti. La strada finisce in prossimità di una proprietà privata; oltrepassato il cancello si prosegue scendendo sulla sinistra lungo il margine del prato e subito si trova la traccia di una strada che prosegue in discesa. Questa continua a seguire il bordo del podere per addentrarsi poi diritta attraverso il bosco; si incontra un primo guado e dopo un centinaio di metri un secondo oltrepassato il quale la strada ritorna a salire fino alla strada asfaltata (SP Ragnaie). La imbocchiamo girando a destra, in discesa; dopo 2km sulla sinistra, al civico 69,troviamo Podere Veranello. Percorsi in totale circa 11 km.