Santarcangelo di Romagna – Bellaria Igea Marina

Attraversiamo confini ad ogni pie’ sospinto. Ci sono frazioni che si chiamano Dogana, piccoli fiumi che dividevano regni, passi che sanciscono l’ingresso in culture completamente diverse, con dialetti che cambiano e tradizioni differenti. Stati, Granducati, Imperi e limiti invalicabili, come quello del Rubicone. E proprio come il Rubicone ha cambiato nome e corso, così i confini si spostano e migrano, mutano e si confondono.

Gabriele, santarcangiolese doc, dice: “El Marecia l’è come la voita, una volt l’è a destra, una volt l’è a senestra. L’impurtant l’è che vaga verse la foign” (Il Marecchia è come la vita, ogni tanto va a destra ogni tanto va a sinistra. L’importante è che vada verso la fine).

Il percorso

Da Piazza Ganganelli, centro ideale del paese di Santarcangelo di Romagna prendiamo Via Mazzini verso la stazione. Circa un km di viale alberato e siamo appunto alla stazione, dove gireremo a sinistra e usando il marciapiedi di Via de Gasperi arriviamo fino in fondo. Qui gireremo a sinistra per poche decine di metri e poi subito a destra, per Via San Vito. Abbiamo un ottimo passaggio pedonale dall’altra parte della strada che passa sotto alla ferrovia e andando sempre dritti conduce appunto alla frazione di San Vito. Svoltiamo a sinistra per la Via Emilia Antica e arriveremo alla Chiesa di San Vito. Continuando costeggeremo i campi sportivi ed ecco che la vista si aprirà su di un’arcata di un ponte di epoca augustea, troppo imponente e monumentale per non pensare che il luogo fosse sacro. Siamo di fatti nei pressi del Rubicone e di un ponte che in passato doveva avere almeno sette arcate. Benché oggi il nome sia quello di Uso fino al 1930 questo fiume era conosciuto come il Rubicone. Fu Mussolini a destinare il nome Rubicone ad un fiume più a nord per far terminare una vecchia diatriba. Ovviamente la morfologia del vecchio fiume era completamente diversa da quella di oggi. Oggi l’Uso (o il vero Rubicone) è un fiumiciattolo attraversabile con un ponticello (chiamato Ponte Balley) pedonale.

Prendiamo via Emilia Vecchia e arriviamo alla strada più ampia, qui svoltiamo a destra e prima del ponte prendiamo uno stradello che scende verso le rive, che imboccheremo a sinistra. Dopo breve alcune zone agricole ci allontaneranno dalle rive e prenderemo Via Secchia, dunque al bivio a T a destra per Via Uso e subito a destra per Via Lambro. Si passa così sotto l’autostrada adriatica e in fondo si svolta a destra per Via del Fiume. 150 metri e andiamo a sinistra su strada sterrata nei campi. Questa ci porterà ad alcuni campi sportivi e proseguendo dritti arriveremo alla ciclabile dell’Uso, all’altezza di un ponte (da non prendere). Andremo in direzione nord, seguendo la pista e la sinistra orografica del fiume, tagliando le anse. Seguire la pista è abbastanza semplice, tranne in un punto, ovvero quando incontrerete i cartelli Appostamento fisso di caccia con tunnel, qui dovete scendere con un sentierino verso un canale secondario e oltrepassarlo per riprendere le rive dell’Uso.

Si arriva dopo alcuni chilometri al ponte ciclopedonale in legno lamellare, da prendere e alla fine del quale andare a sinistra. Ancora alcune anse e finisce la pista ciclabile. Qui andare dritti per Via Ferrarin. La prima a sinistra e arriviamo di nuovo all’Uso, da costeggiare fino al porto di Bellaria Igea Marina.

Città di San Marino – Santarcangelo di Romagna

Oggi, dopo molti giorni di viaggio, sono venuti a trovarci e a camminare con noi, degli amici. Sono amici di cammino, perché a loro piace chiacchierare con noi, e starci vicino, ma mentre fatichiamo e andiamo alla tappa successiva. Non è facile alzarsi alle 4, fare 3 ore di autostrade, organizzare il pranzo al sacco, la logistica per ritornare a riprendere la macchina… eppure loro lo hanno fatto. Sono amici di cammino, quelli che ti fanno sentire a casa ovunque tu sia, una casa nomade, la migliore che conosco.

Il percorso

Usiamo la funivia di San Marino, situata quasi al punto più alto del Monte Titano, per scendere fino a Borgo Maggiore. Usciti dalla funivia ci manteniamo sulla sinistra e scendendo alcune scalette ci immettiamo nei parcheggi sottostanti, dopodiché prendiamo a sinistra una strada che scende e ci porta al tunnel della vecchia ferrovia. Non lo imbocchiamo ma prendiamo a destra le scalette che ci portano a costeggiare una strada più trafficata, dunque scendiamo sempre sulla sinistra con una strada pedonale, che ci porta ad altri parcheggi e seguiamo le indicazioni per il Sacello del Santo. Dopo breve arriviamo proprio al Sacello, sotto ad una rupe molto alta e imponente. Continuando a scendere costeggiamo la pista da motocross e arrivando alla rotatoria imbocchiamo la via centrale, usando il marciapiedi. Facciamo circa 300 metri di strada e svoltiamo a destra per Via Prato delle Valli, verso la zona produttiva. Andiamo a destra per Via Santolino e prendiamo a destra la prima strada sterrata che scende. Questa strada scende tra materiali rocciosi e lamiere poi oltrepassa una sbarra, costeggiando un ruscello. Alla prima a destra, dopo nemmeno cento metri, andiamo a destra in salita, per strada erbosa. Questa via esce su di un campo diventa asfaltata e dopo breve arriva ad un bivio a T a cui svoltare a sinistra. Usciamo sui tornanti di Via Forfanelletto, ne fate uno e prendiamo a sinistra Via Gacci, poi imbocchiamo dopo poche decine di metri un sentiero dopo una sbarra sulla sinistra, che scende verso una villa. Arrivati alla villa la via diventa asfaltata ma piccola e vi porta, sempre scendendo per alcuni chilometri, a fondo strada, dove con un bivio a T andiamo a destra. Siamo così, in pochi metri, alla rotatoria della Marecchiese, da prendere verso sinistra, ma parallelamente alla principale, ovvero Via Ponte. Attenzione perché la prima parte è davvero pericolosa, poi migliora con marciapiedi. Giunti oltre Ponte Verucchio svoltiamo a sinistra sul ponte e attraversiamo il Marecchia. Siamo nella Bassa Val Marecchia.

Appena finito il ponte svoltiamo a sinistra a Piazzale Marecchia e poi prendiamo Via Palazzo a sinistra in discesa. Qualche decina di metri e prendiamo a sinistra la non troppo evidente pista ciclabile, che a gomito scende quasi alle rive del fiume e inizia a costeggiarlo.

Inutile a questo punto dare indicazioni per questa pista ciclabile, essa è facilmente percorribile e ben indicata. Dopo circa 10 km di questa strada di color bianca, abbastanza frequentata da ciclisti, assolutamente piatta e che passa spesso affianco al fiume, con varie panchine dove fermarsi, svoltiamo a sinistra quando ormai siamo a circa 200 metri dalla SP49. Andiamo dunque a destra su strada asfaltata e andiamo per Via Togliatti. Seguita Via Togliatti anche dopo la rotatoria arriviamo ai piedi di Santarcangelo di Romagna.

Monte Cerignone – Città di San Marino

Con l’arrivo nella Città di San Marino reputiamo conclusa la prima fase del nostro viaggio. Gli Appennini sono ormai alle spalle. Qui infatti, da ben 713 metri di altitudine che affacciano a picco sul Mar Adriatico, possiamo vedere, verso sud, gran parte del cammino appena fatto: 350 km e 9000 metri di dislivello complessivo in salita. Adesso si entra nella fase due: discesa al mare, lungo costa, Valli di Comacchio, Delta del Po, Chioggia, Venezia e risalita del Piave, ovvero pianura, caldo, uccelli, zanzare e mondi traslucidi. Siamo pronti?

Il percorso

Dal Municipio di Monte Cerignone prendiamo Via Leopardi ad uscire, dopo breve svoltiamo a sinistra per il Santuario Beato Domenico, quindi superiamo il fiume Conca e cominciamo a risalire. Andiamo sempre avanti su strada asfaltata fino a passare accanto alla casa di Umberto Eco e al bivio andiamo a destra per Valle Magnone. Giungiamo così alla località Ca’ Chiarino e seguendo la principale arriviamo a Valle Magnone, piccola frazione, e vediamo che la strada diventa brecciata. All’incrocio a T andiamo a destra in leggera discesa, quando siamo in prossimità di una fattoria. Passiamo dentro a Savignano, piccolissima frazione, dopodiché la strada scende per un po’ e ricomincia a salire al bivio per Val Porco, da prendere a destra.

Giunti al bivio per Fonte Cibiana andiamo a destra (dunque non per Fonte Cibiana). Scavalliamo e andando verso l’agriturismo La Cegna subito si apre la vista su San Marino ed il mare, una veduta da godere e assaporare lentamente. Infatti dopo il rifugio del cacciatore e accanto all’antenna siamo nel punto più alto. Da qui, giriamo a destra costeggiando la rete dell’antenna e passiamo la recinzione di legno (troviamo anche un cartello di proprietà privata e di attenti al cane, ma abbiamo parlato con la proprietaria e i camminatori possono passare. Il cane, che si chiama Sam, è buono e chiamato si ammorbidisce ancora di più. Fate attenzione alle mucche e se avete un cane tenetelo al guinzaglio). Oltre la recinzione continuiamo a seguire il filo spinato e puntiamo con un sentiero la città di San Marino, tra pascoli, sul Monte Grillo, con un panorama davvero a 360 gradi. Scavallando recinzioni ulteriori troveremo un palo della luce con i segni bianco-rossi del Cai. Dopo di esso il sentiero piega verso destra e si arriva ad una strada brecciata, da prendere a sinistra, più agevolmente della parte appena passata. Infatti il sentiero nel pascolo è a volte poco evidente e rischia, se non usato, di chiudersi.

Alla località Taverna si incontra la asfaltata da imboccare a destra e percorsi 1000 metri circa, quando la strada curva a destra, prendiamo una strada a sinistra, brecciata, accanto ad un deposito di materiale edile. Qualche centinaio di metri e siamo dentro al territorio di San Marino. La strada diventa asfaltata (via della Selva) e quando sbuca su di una asfaltata più grande giriamo a sinistra per qualche centinaio di metri, poi a destra per strada privata che in breve diventa strada tra i campi che scende. Giunti al fondo valle prendiamo la strada asfaltata che risale verso Fiorentino. Via Corbelli, Via La Rena e la Scala del Crociale per arrivare alla rotatoria, a cui svoltare a sinistra in salita (attenzione alle automobili). Dopo circa 300 metri svoltiamo a destra per Via Widmer (aviatore dei primi del ‘900). Davanti al cancello di una villa andiamo a destra per sentiero, usciamo su di una parte più aperta e proseguiamo dritti nonostante ci siano sentieri sia a destra che a sinistra. Alla quercia nel centro del sentiero svoltiamo a sinistra fino a che non risbuchiamo su strada asfaltata, da imboccare a destra in salita. All’incrocio andiamo a sinistra e superato il benzinaio ci godiamo la vista con uno spiazzo subito a destra, da dove partono anche le attività di parapendio. Dunque usiamo i sentieri che salgono dentro al parco e usciamo alla curva del Voltone. Da qui all’altezza di un pannello informativo dei sentieri ci inoltriamo in salita per il bosco delle torri. Infatti con il sentiero a volte erboso a volte pavimentato arriviamo alla terza torre (del Montale) alla seconda (Cesta) e alla prima (Guaita), con il Passo delle Streghe della Città di San Marino. Da qui godete del paesaggio e della fine della vostra splendida escursione.

Piandimeleto – Monte Cerignone

Chia: da dove siamo partiti; Monte Cerignone: dove siamo arrivati oggi. Chia: 400 abitanti; Monte Cerignone: 674 abitanti. Chia: un paesello dell’Alto Lazio che affaccia sulla Valle del Tevere; Monte Cerignone: un minuscolo borgo nel bel mezzo del Montefeltro. Chia: il luogo che Pasolini scelse per farne la sua dimora e scrivere; Monte Cerignone: il luogo che Umberto Eco scelse per farne la sua dimora e scrivere. Se il nostro cammino è un pellegrinaggio, è di questo tipo.

Il percorso

Partendo dal Castello di Piandimeleto, guardandolo, abbiamo sulla destra una via (Via Garibaldi), asfaltata, che è l’unica breve possibilità per Lunano. La imbocchiamo e stiamo attenti alle automobili. Dopo il tunnel che arriverà dopo circa 2 km svoltiamo a destra per Camino e costeggiamo la zona artigianale di corrugati. Giunti nella frazione andiamo a sinistra per Lunano e superiamo così il fiume Foglia. All’incrocio con la circonvallazione andiamo avanti per Via Roma e poi a sinistra per il Convento del Monte Illuminato. Incomincia così la salita e anche il sentiero Beato Lando. Fatti alcuni tornanti, laddove spiana e a sinistra abbiamo il castello di Lunano, andiamo a destra su strada brecciata, sempre per il Convento. Si apre la vista su Piandimeleto e su Lunano e dunque sul Monte Carpegna e il Sasso Simone, visioni che ci accompagneranno per tutta la tappa di oggi.

Dopo qualche centinaio di metri, dopo il convento, ci troviamo una strada che sopraggiunge da destra, ma non la prendiamo, altrimenti torneremmo indietro. La via è davvero straordinaria: un balcone sul Montefeltro, sui paesi, i monti e le colline. Se guardiamo sulla sinistra il lago di Camiciaro.

Andando sempre avanti giungiamo ad un trivio: ci manteniamo a sinistra, aggirando il colle. Di fatti scendiamo, prendiamo a destra al bivio e dopo breve svoltiamo a destra al bivio del capanno. Poi scavalliamo la collinetta e intercettiamo la strada che viene da destra, per poi lasciarci un rudere sulla destra. Se guardiamo a destra vediamo il Lago di Mercatale. Dopo breve troviamo un cartello sulle Rupi Bianche e il paesaggio che si stende fino a Peglio e oltre.

Proseguiamo sempre su questa piccola strada semi-asfaltata che continua a salire, fino ad una strada leggermente più grande, sempre molto solitaria tra i colli. La seguiamo a destra in discesa e arriviamo ad un bivio a T a cui girare a sinistra. Dunque si arriva ad una casa bianca e ad un incrocio con una madonnina a cui si va a sinistra.

Dopo un casale e una salita troviamo un altro bivio a T a cui svoltare a destra. Davanti a noi il Monte San Marco, Villa Grande e il Monte Montone. In mezzo ai due monti il Passo San Marco.

Andiamo sempre giù ed entriamo nella zona artigianale Prato il ché equivale ad entrare nel territorio di Macerata Feltria. Naturalmente arriviamo a costeggiare i campi da calcetto e il laghetto di pesca sportiva (qui conviene fare una bella pausa al bar e sulle panchine), si supera il torrente, si costeggia l’area archeologica Pitinum Pisaurense e alla provinciale andiamo a sinistra, per poi infine girare a destra per Via Pieve.

Ricomincia la salita: entriamo dentro la frazione di San Teodoro e seguiamo sempre la via principale, fino a ché non diventa brecciata e si arrampica tra le colline davvero stupende che ci sono attorno. Al bivio a T andiamo a sinistra per Ca’ Riccio della Faggiola. Giunti ai piedi del Monte Faggiola c’è un trittico di vie: noi andiamo a sinistra per la principale, ma non prima di aver visto il Mar Adriatico a destra.

Scavalliamo, scendiamo e arrivati alla provinciale la imbocchiamo a destra per circa 1 km, dopodiché svoltiamo a sinistra per Via Pianacci, togliendoci dal traffico. Con questa via sterrata e una svolta a destra siamo a Monte Cerignone.

Sant’Angelo in Vado – Piandimeleto

Io non credo più a nulla: non credo alla Religione, allo Stato o alle Idee. Non credo in nessuna Utopia, né in un mondo migliore e nemmeno in un’epoca d’oro che fu. Non c’è per me alcun Architetto o demiurgo del Creato, e men che meno uno Spirito che tutto permea e provvede. Eppure credo che oggi, alla fine del sentiero più dolce e bello che ci sia al mondo, tra colline leonardesche e colori da sogno, il temporale abbia ritardato quel tanto che basta e non ci abbia investito con la sua potenza, solo grazie a delle piccole preghiere. Le ho sentite con le mie orecchie durante i vespri di ieri: le voci anziane e delicate delle suore di clausura del Convento Serve di Maria, che ci hanno ospitato per due notti e che hanno pregato per noi.

Il percorso

Si parte da Piazza Garibaldi di Sant’Angelo in Vado e si passa con il ponte il fiume Metauro, dopodiché al bivio si svolta a sinistra per Arezzo per poche decine di metri e si prende la prima a destra per Baciuccaro, poco prima del ponte del 1947. Passiamo davanti ad un’edicola votiva e andiamo avanti per questa via poco frequentata da automobili, almeno per 3 km. Dopo un casale, sulla destra, una strada brecciata da imboccare e subito un bivio a cui andare a sinistra, in discesa. Dopo breve un secondo bivio, a cui andare sempre a sinistra in discesa. Si arriva al fondo della valle con il ruscello che scorre sotto la strada e si riprende a salire mantenendosi sulla sinistra (se è piovuto nei giorni precedenti sicuramente questa via è fangosa e difficile).

Arriviamo così ad un campo, ne percorriamo pochi metri facendone il bordo e riprendiamo la strada a destra che continua a salire. Quando la strada spiana leggermente c’è un bivio a cui andare ancora in salita a sinistra. Così arriviamo ad una zona usata dai cacciatori per la caccia al colombaccio, probabilmente. Se siete fortunati trovate la strada libera altrimenti troverete la via impedita dal taglio degli alberi e buttati lungo la carreggiata. Questa negligenza da parte dei tagliaboschi è una vera difficoltà aggiuntiva per escursionisti, ma per ciclisti o cavalieri può essere un motivo per tornare indietro.

Arrivati alla provinciale la prendiamo a destra per pochi metri e poi svoltiamo a sinistra per Piandimeleto.

Giriamo a destra su strada brecciata all’altezza della madonnina e dell’insegna per l’agriturismo I Palazzi. In breve si arriva a delle case e fattorie e qui si va in salita verso sinistra, da dove si può osservare la bellezza delle colline circostanti. Al primo bivio ci manteniamo sulla sinistra e dopo il cimitero più piccolo del mondo svoltiamo a destra al bivio, in salita. Si scavalla la collina e si arriva all’agriturismo I Palazzi. Da qui si può vedere il caratteristico Monte Simone e il Monte Carpegna.

Dopo aver fatto una discesa e una salita, dopo un casale e bellissime campagne, arriviamo ad un bivio a cui andare a sinistra in salita. Al bivio a T si svolta a sinistra, dopo un boschetto. Si arriva dunque ad una coppia di casaletti diroccati. Da qui si può osservare in lontananza la cima del paese di Peglio, arroccato sopra ad una collina. Dopo la discesa arriviamo ad un incrocio a cui andare a sinistra (c’è un edicola votiva del 1907).

Arrivati alla zona artigianale imbocchiamo l’asfaltata e andiamo a sinistra per Piandimeleto, su Via Garibaldi. 2 km e siamo al castello del paese.

Apecchio – Sant’Angelo in Vado

Il viandante è fragile: affaticato, provato nell’animo, fiducioso di una fiducia infantile. Per lui il mondo è un luogo grandissimo e difficile, ma che si può attraversare con le proprie gambe e il proprio sguardo. A destinazione gli possono accadere due cose: può essere accolto o essere scacciato con diffidenza. A noi, sia ad Apecchio che a Sant’Angelo in Vado, è accaduto di essere ospitati con rispetto e gentilezza. L’accoglienza è un valore inestimabile, che si capisce nel profondo solo quando si è fragili e fiduciosi, proprio come lo è il viandante.

Il percorso

Partenza da via XX Settembre di Apecchio, davanti a Palazzo Ubaldini, dopo aver visitato la Sinagoga del 1600 e aver visto il vicolo più stretto del mondo, ci si dirige verso le scale ed i camminamenti che portano sulla strada di valle. Dunque cercate la via che vi porta al ponte sul Biscubio. Un ponte a schiena d’asino del secolo XIV, lo attraversate (è davvero incantevole) e svoltate a sinistra. Solo qualche decina di metri, poi all’altezza del cartello di Stop imboccate il sentiero che sale sulla destra, che vi permetterà di saltare alcuni chilometri di strada asfaltata. Ci lasciamo a destra un cancello e iniziamo una salita molto ripida. Dopo aver costeggiato una recinzione prendiamo, sempre in salita, una strada ben evidente, sempre in salita.

Intercettiamo una strada asfaltata ma secondaria e la prendiamo a sinistra, verso la località Chipiruzzi. All’altezza di alcune case prendiamo una strada sterrata sulla destra con la catena e il cartello di proprietà privata, ma a piedi è percorribile e ci fa sbucare sulla provinciale. Qui la attraversiamo e prendiamo il sentiero tra un’apertura del filo spinato, avanti a noi. Quando scavalliamo il colle siamo su di un bel prato, elevato, davanti a noi le pale eoliche. Ci manteniamo a sinistra del filo spinato, puntando, con una traccia erbosa che costeggia il campo, Monte Bono, sempre in cresta. Giunti ai piedi del Monte prendiamo a destra una strada sterrata ben evidente e ci manteniamo sulla destra in discesa. Davanti a noi il Monte Nerone.

Quando intercettiamo una strada brecciata più grande la imbocchiamo a sinistra e subito si apre un nuovo paesaggio agli occhi: calanchi e boschi, una torre di avvistamento. Dopo poco troviamo una strada che viene dal basso a destra e s’immette sulla nostra via, che continuiamo a seguire. Al bivio successivo invece andiamo a destra dove c’è una sbarra, ma possiamo passarci affianco. Dopo circa 500 metri, all’altezza di un evidente tornante, andiamo dritti per un sentiero che ci porta ad un casale abbandonato. Qui troviamo i segni bianco/rossi del Cai, tranquillizzanti. Il sentiero infatti è molto bello, ma quasi chiuso dalla vegetazione. Le ginestre ed i ginepri se ne stanno impadronendo di nuovo.

Dopo essere scesi molto e piacevolmente troviamo un bivio a cui andare a sinistra, dopodiché affronteremo un paio di guadi e arriveremo ad una strada sterrata di fondo valle, all’altezza di alcune case. Ci manteniamo ai bivi successivi a sinistra fino ad arrivare all’Agriturismo La Tavola Marche. Da qui, seguendo una sterrata sulla sinistra si imbocca un sentiero segnato che indica Alpe della Luna che, salendo molto di quota, ci fa osservare la valle dei calanchi in tutto il suo splendore e la sua selvatichezza.

Arriviamo dunque alla strada provinciale, ma la attraversiamo semplicemente perché continuiamo a seguire la strada brecciata di rosa avanti a noi, con le indicazioni per la Pieve Graticcioli. Dopo di essa ci manteniamo sempre sulla strada principale e al bivio a T svoltiamo a destra e al bivio successivo ancora a destra. Questa strada ci porterà a passare, sulla destra, due casali di fila, dopodiché incomincerà a scendere notevolmente. Arriviamo dunque ad un altro bivio a T, a cui andare a destra. Sempre dritti e siamo alla Provinciale, da prendere a sinistra. Dopo 3 km circa (poco frequentati da automobili e dunque sicuri) saremo a Sant’Angelo in Vado.

Pietralunga – Apecchio

La primavera esplode in mille insetti che camminano su foglie e pietre. Ogni foglia è un bosco, ogni pietra una montagna. Tra di loro ce ne sono tre che mi lasciano stupito: uno è bianco e arancio, gli altri due vestiti di tanti colori. Chissà dove vanno, perché, e se sanno che il mondo è molto più grande di loro.

Il percorso

Dalla piazza principale del paese di Pietralunga, con il municipio e la chiesa di Santa Maria, ci infiliamo nei vicoli del borgo usando Corso Matteotti. Si esce da Porta del Cassino, si prendono le scale a sinistra, si gira in discesa sempre a sinistra alla fine delle scale e si arriva alla provinciale da imboccare a sinistra per poche decine di metri, quindi si svolta a destra per Via San Vincenzo con le scalette all’inizio. Appena inizia la salita troviamo le indicazioni per il sentiero 117, ma noi proseguiamo in salita avanti. Arriviamo così ad un grande incrocio con la provinciale. Qui prendiamo il sentiero 117 (nel frattempo reintercettato) verso San Salvatore, una strada brecciata in salita. Dopo circa 300 metri troviamo un bivio a cui andare a destra e arriviamo in località San Salvatore. Qui proseguiamo sempre sul 117 in leggera discesa a sinistra, fino ad arrivare al bivio per la Balucca, dove bisogna andare a destra, in leggera salita, su strada sterrata.

Dopo poche centinaia di metri svoltiamo a sinistra in discesa, al bivio. Giunti al Mulino Maccheroni (510 metri s.l.m.) svoltiamo a sinistra verso il sentiero 118. La strada è asfaltata e ci porta al bivio per Città di Castello, avanti. Dopo breve imbocchiamo a destra per Caimattei sempre su strada asfaltata. Ancora qualche decina di metri e proseguiamo dritti per S.Andrea. Vicino al ruscello ci sono dei casali con rimesse, dopodiché la strada risale. Dopo 700 metri circa lasciamo l’asfaltata andando dritti per strada brecciata, all’altezza di un tornante. Al casale e chiesa di S.Andrea andiamo a destra del forno, puntiamo il casale abbandonato avanti e sopra di noi, lo aggiriamo a destra e ci ritroviamo su di un sentiero che sale. Voltatevi ogni tanto a guardare il panorama splendido dietro di voi e alla vostra destra il Monte Nerone. Giunti nel punto più alto, che è anche quello dove intercettiamo la strada asfaltata da imboccare a sinistra, siamo su Monte delle Trecciole, sito a 813 metri s.l.m.

Arriverete piacevolmente alla Madonna dei 5 Faggi e dopo qualche decina di metri imboccherete alla vostra sinistra una strada sterrata. Siete sul Sentiero Italia. Quasi subito si arriva ad un casale da cui dipartono molte strade: seguite sempre i segni bianco rossi del Sentiero Italia. Giunti alla località i Prati, dopo aver attraversato un paesaggio di argille e boschi tutto attorno, andate davanti fino al grande casale. Qui svoltate a destra su strada brecciata, lasciando il sentiero Italia ed entrando nelle Marche.

Fate molti chilometri di questa strada, con curve e aperture di paesaggi spettacolari, fino ad incontrare una Madonnina dentro un incavo di un legno. Qui lasciate la strada che nel frattempo è diventata asfaltata e imboccate un sentiero laterale a sinistra che sale. Arriva in un posto pieno di stradine laterali, quindi seguite sempre il nord o il gpx, fino a sbucare vicino ad un casale. Percorrete la recinzione svoltando a destra (attenzione ai molti sentieri segnati in questo ultimo tratto), oltrepassate delle capanne di caccia e uscite su di un prato da cui poter vedere Apecchio. Da qui usate il prato e poi puntate due casolari alla cui base c’è una strada che vi porterà, andando a sinistra, alla chiesetta di Apecchio e al filare di tigli che conduce nel borgo vecchio.

Gubbio – Pietralunga

Lasciata Gubbio e la sua incredibile festa, la tappa di oggi si prospetta lunga e stancante. Eppure.. un verde di paradiso accarezza la nostra vista per tutto l’arco dell’escursione; un piacevole vento, spesso addirittura freddo, ci mantiene vivi e lucidi; penetriamo in un regno ameno e solitario, costellato di casali abbandonati e dolci colline. La via è boscosa e ombreggiata. Molta acqua scorre tra le pieghe delle montagne. Maggio è in fiore… le spighe crescono… le nuvole corrono… la fatica non è mai esistita.

Il percorso

Partiamo da Piazza Grande di Gubbio e ci dirigiamo verso l’anfiteatro romano. Imbocchiamo Via Tifernate, ci lasciamo alla destra il Convento di San Secondo, usando il marciapiedi. A Via Fontevole svoltiamo a sinistra e subito prendiamo a destra usando la pista ciclabile e il marciapiedi. La pista ciclabile ci conduce ad una rotatoria e dunque imbocchiamo per Semonte ed il cementificio. Resistete qualche centinaio di metri su questa brutta strada, dunque svoltate a sinistra su Via Gladioli. Dopo 250 metri, all’altezza di un bivio a T svoltiamo a destra e cominciamo ad andare sempre diritti, inforcando in sequenza Via del Pioppeto, Via dei Tigli, Via della Poggia Nuova e Via della Piaggiola Nuova. Tutto questo per circa trenta minuti di cammino, avendo sempre le montagne eugubine a destra. Al bivio a T successivo, andando a destra, ci ritroviamo sulla Via Francigena di San Francesco, segnata di blu e giallo, che non lasceremo più fino a destinazione. Arrivati al successivo bivio a T andiamo a sinistra, come da indicazioni. Si passa così sulla destra di un bellissimo edificio di pietra, dopodiché si attraversa la strada e si prosegue per Monteleto in leggera salita. Con una deviazione di qualche metro, giunti alla Frazione, visitiamo il Tempio di Diana e poi proseguiamo. All’edicola della Madonna andiamo a sinistra in discesa, su strada asfaltata. Al bivio successivo andiamo a sinistra in discesa incontrando in pochi metri una strada asfaltata da imboccare a sinistra per poco, dunque a destra passando tra rimesse e pollai. Superiamo con un ponte il torrente, proseguiamo per una frazione di case e arriviamo alla Chiesa di Loreto (534 metri s.l.m.).

Andando sempre avanti in salita incontriamo il bivio per le Murcie, ma noi andiamo a destra in salita. Al bivio successivo andiamo ancora in salita! Giungiamo così alla madonna di Montecchi (590 metri s.l.m.).

Entriamo così in un regno isolato ed ameno, lontano dalla valle di Gubbio, ricolmo di verde e bellissimo. Dopo un panoramico agglomerato di case, a 560 metri s.l.m., siamo a Pian d’Arco e imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci condurrà nella parte più alta dell’escursione di oggi. Una breve ma intensa salita e in cima svoltiamo a destra, mantenendola sempre. Siamo tra conifere, in un paesaggio davvero splendido.

Si arriva ad un bivio e si svolta a sinistra in discesa, nonostante il cartello dica a destra per Pietralunga. Oltre il bacino di acqua artificiale, alcuni casali abbandonati e fienili, noi ci manteniamo sempre sulla principale, scendendo molto, fino all’altezza del torrente (Località Cerchiare). Qui svoltiamo a destra su provinciale e oltre il ponte, per risalire dunque su asfaltata. Superiamo la Badia di San Benedetto Vecchio, il Castello e giriamo a destra in salita per l’agriturismo Borgo Vecchio. Dopo pochi metri prendiamo a sinistra e scendiamo per sterrata superando una casa di campagna con cagnetti. Continuando a scendere e dopo la fontanella ed il guado prendiamo a sinistra al bivio a T su asfaltata. Dunque sempre avanti e in nemmeno due chilometri siete a Pietralunga.

Valfabbrica – Gubbio

Questo percorso è un concentrato di tutte le possibili esperienze che il progetto Ammappalitalia propone: esplorazione, nuove mappature, tentativi ed errori, parlare con la gente del luogo, tracciare nuove vie, osservazione del Terzopaesaggio e della bellezza disarmante dell’Italia. Dobbiamo ringraziare Federico Famiani, guida Aigae dell’Umbria, per il supporto che ci ha dato e per esserci stato “accanto” durante la strada, benché lontano fisicamente.

Quello che proponiamo dunque non può essere preso in considerazione per una via da fare, bensì come esempio di perlustrazione e ideazione di nuove vie future. La nostra esigenza non era quella dei pellegrini, che seguono la Via Francigena di San Francesco, ma quella di capire come fare per eliminare i tanti dislivelli che la tappa religiosa propone. Con il cane al seguito e grandi zaino sulle spalle questo era il primo pensiero.

Dopo la bella e piacevole zona della Barcaccia abbiamo imboccato la strada asfaltata. Qualche chilometro e abbiamo provato una nuova alternativa: siamo scesi al cantiere della diga. Qui abbiamo attraversato le grandi colate di cemento della diga, ci siamo infangati i piedi, abbiamo oltrepassato torrenti incanalati e scoperto che le mappature di openstreetmap non sono più valide a causa dei cambiamenti per l’impatto recente delle ruspe. Un’esperienza alienante e forte. Risaliti su Via della Diga e arrivati al cartello di “Strada interrotta” è accaduto qualcosa che spesso accade, sono arrivate le persone giuste al momento giusto: alcuni ciclisti ci hanno suggerito di andare avanti lo stesso, in quanto la strada è interrotta solo per le automobili, non per noi. “In Italia quando le strade si rovinano non si aggiustano, si chiudono” ha sentenziato uno di loro. Siamo dunque entrati in un regno apocalittico, fatto di asfalto crepato e ginestre allungate lungo la carreggiata pronte ad abbracciare la strada in una morsa fatale. Questa strada, nonostante il fondo duro, è bellissima da percorrere e non propone dislivelli. Sembra di viaggiare al di là del tempo, sospesi in un mondo che non c’è mai stato. Il paesaggio circostante, come dice Federico, è forse uno dei più belli che l’Umbria propone.

Scendendo al fiume Chiascio per un sentiero abbozzato s’incontra una strada larga almeno dieci metri, sterrata, utilizzata probabilmente da grandi camion, che costeggia il fiume sulla destra orografica. Qui il caldo di questi giorni e l’ora in cui vi abbiamo camminato, ha reso il tutto un piccolo viaggio nella Mancia Donchisciottesca, fatto di allucinazioni ed incontri rarefatti.

Con l’aiuto della pianificazione a tavolino del giorno prima siamo riusciti a risalire per casali abbandonati e vie boscose, intrecciando vie come abili artigiani, fino a sbucare all’Agriturismo Monte Salce, che ci ha fornito acqua ed indicazioni. Ma proprio all’altezza dell’Agriturismo un fondo chiuso ha reso il nostro cammino ancora incerto e faticoso: una via semplice che ci avrebbe ricondotto sulle orme di San Francesco era sbarrata da una dubbia proprietà privata. Ma confidando in altre alternative siamo andati ancora avanti e superando alberi tagliati lungo sentieri ed entrando questa volta a torto dentro zone abitualmente chiuse, siamo riusciti a sbucare a Ponte D’Assi. Proprio lì abbiamo incontrato un rappresentante del Cai di Gubbio, tale Marcello, che ci ha dato indicazioni sulle vie dei prossimi giorni e ci ha istradato sulla Via Dritta per Gubbio.

Arrivare durante i preparativi della Festa dei Ceri, assaporare l’esaltazione della gente del luogo e sentire la speciale atmosfera, vibrante e tesa, che tutta la città vive, è stato un viaggio nel viaggio, coronamento perfetto della lunga giornata. Una signora, dopo che camminavamo da 12 ore, ci ha fermato dalla finestra e ci ha urlato: “Se siete pellegrini state sbagliando strada, dovete andare a vedere la Vetturina!”. Tutta la romanità che mi ha appartiene, sepolta da anni di lontananza dalla Capitale, è emersa in un istante: “Signò, nun semo pellegrini e comunque stamo a Gubbio due giorni. Nun se preoccupi… la Vetturina l’annamo a vedè… ma adesso annamo solo a riposà”.

Assisi – Valfabbrica

Il nostro corpo nel produrre l’energia che ci fa andare avanti non sa che stiamo su una strada e che raggiungeremo una meta. Ragiona come se si muovesse nel vuoto e l’energia che genera è un’energia circolare, metabolica, non lineare. Il suo riferimento infatti è il passo e ogni passo è un cerchio. Se la mente, che fa parte di questo processo, pensa ad una meta o di rimandare continuamente i propri pensieri ad una forza esterna, inquina ed impedisce il giusto procedere.

Il percorso

Incominciamo il nostro percorso dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, prendendo la stradina laterale destra, guardando proprio la basilica. Si entra dentro l’arco e si esce sul Bosco di San Francesco. Suoniamo la campana della pace e andiamo a sinistra fino al cancello con proprietà privata, dunque andiamo a destra in discesa. All’incrocio con la strada bianca ci manteniamo a destra su sentiero. Superato il muraglione trecentesco (vedere foto per orari di apertura) usiamo un ponticello e proseguiamo sempre su sentiero. Arrivati in fondo, quando sentiamo il rumore delle cascatelle del Tescio, andiamo a sinistra su Ponte dei Galli.

Dopo di esso andiamo a sinistra su strada asfaltata e alla statua di Padre Pio, cioè dopo breve, svoltiamo a destra in salita. Stiamo percorrendo la Via Francigena di San Francesco, segnata di giallo e blu.

Arrivati all’incrocio con Via Padre Pio la imbocchiamo a destra. Arrivati ad un incrocio di sentieri andiamo sempre dritti passando con un ponticello un ruscello. Prendiamo così, ai bivi successivi, per una deviazione sulla sinistra ben evidente, per la Verna – Valfabbrica.

Questa strada vi porta, con una discesa e una salita, ad una strada asfaltata, da prendere a destra. Alla Madonnina e alla fontanella svoltiamo a sinistra, percorriamo un breve tratto e al bivio a Y andiamo a destra. Stessa cosa per il bivio successivo, andando in discesa.

Ci troviamo in un bellissimo bosco e la via è semplice, in discesa, costeggiando un torrente. Dopo qualche chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Andiamo sempre dritti e in un chilometro e mezzo siamo alle porte di Valfabbrica.

Casasco – Magrassi

Un bell’anello, tranquillo, tutto asfalto con traffico quasi nullo nella prima parte e inesistente nella seconda.
Se nei giorni precedenti ha piovuto questo è uno dei percorsi ideali: senza terreno bagnato, ma senza rinunciare al bellissimo paesaggio collinare con, se sereno, la vista delle Alpi e un Monviso che fa bella mostra di sé; la prima parte fra campi coltivati e vigneti, la seconda in rado bosco, poi un percorso di crinale con bei panorami.
Durante l’itinerario non si trovano locali di ristoro, neppure in Casasco: solo una fontanella di acqua potabile a metà percorso.

E’ comunque facile, tornando in val Curone o proseguendo in val Grue, trovare numerose trattorie con cucina locale.
A 8 km da Casasco, in val Grue, la bella cittadina di Garbagna (famosa, in stagione, per le ciliegie con relativa sagra) con vari negozi di antiquariato ed un centro storico antico (era una stazione di posta fra Genova e Milano). Ad una distanza quasi analoga, ma in val Curone, la altrettanto bella cittadina di San Sebastiano Curone con varie manifestazioni artistiche fra cui Artinborgo (http://www.artinborgo.it/ ) e, per i più prosaici, la fiera del tartufo e la produzione del Salame Nobile del Giarone.

Si parte da Casasco dove si arriva percorrendo la provinciale della val Curone e girando poi sulla destra (chiare indicazioni) in salita. Poco dopo si arriva a Casasco, già assaporando con gli occhi i bei paesaggi collinari, selvaggi e boscosi. Si deve attraversare il paese (questione di 100 o 200 metri) per parcheggiare alla pesa (forse ex) pubblica (44.82638 – 9.00522).
Ci si troverà  ad un incrocio: una strada l’abbiamo appena percorsa per arrivare, una volge in discesa verso il panorama, l’altra è quella che faremo al ritorno.
Prendiamo per la discesa ammirando il panorama e i piccoli paesi che si annidano sui fianchi della collina di fronte fra i quali Montemarzino e Segagliate.
Dopo 2 km di discesa si prende una deviazione a sinistra (andando diritto si sbucherebbe sulla provinciale della val Grue) trovandosi a Cascina Romulin. Finita la discesa  inizia, dopo un breve tratto piano, una salita che a dolci tornanti, ci riporterà alla quota iniziale. La strada che andiamo percorrendo è sempre ben asfaltata, ma priva di traffico (ancor meno della precedente!) e consente quindi di respirare a pieni polmoni.
Si sale senza possibilità di errore fino ad arrivare ad un bivio: siamo a 4,25 km dal parcheggio. Suggerisco di prendere a sinistra per entrare nella frazione di Magrassi, piccolo centro abitato, forse anticamente un castello, con poche case di “domenicali” gustosamente ristrutturate. Dalla cima del paese il panorama è particolarmente aperto verso le colline circostanti, le Alpi e la pianura.
Si attraversa il paese e in breve si arriva alla parrocchiale, aperto solo la domenica. A fianco una simpatica area arredata con tavoli, panche, acqua potabile e quadro descrittivo dei sentieri e della fauna del territorio (km 4,7). Più che valido per una merenda e/o un picnic. Si continua ancora un poco per la strada che passa per il crinale: sulla nostra sinistra il paese di Casasco, punto di partenza e arrivo della nostra passeggiata. Circa 300 mt dopo l’area di sosta si prende un bivio sulla sinistra che in falsopiano torna al parcheggio: in totale, meno di 7 km.
Volendo fare pochissima strada in più, all’ultimo bivio, invece di voltare a sinistra, si può andare a diritto per arrivare in circa 300 mt all’Osservatorio di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ).Da lì il panorama è ancora diverso, oltre a poter partecipare, se aperto, a qualche attività divulgativa.

Bastia Umbra – Assisi

Giungere ad Assisi dal basso, camminando per il sentiero lungo il Tescio, ha qualcosa dell’incanto dei tempi che furono. I bastioni si avvicinano gradualmente, la sacra intensità del luogo religioso si sente ad ogni passo, un’emozione rara coglie anche chi non crede. Questo vale fino in fondo alla lunga salita Piagge di San Francesco, che spossa e affatica ma entusiasma, poi si giunge alle porte della città: turisti, botteghini, merci e file. L’incanto sparisce  d’incanto. Lo portavamo dentro mentre andavamo verso qualcosa di misterioso, adesso siamo solo e soltanto dentro una bellissima città imbellettata ad arte.

Il percorso

Partiamo da Piazza Mazzini di Bastia Umbra, prendiamo Via Firenze ad uscire e passiamo il passaggio a livello. Arrivati al cavalcavia ci manteniamo sulla destra e imbocchiamo il sentiero del Percorso Verde, lungo il Tescio. Arrivati al ponticello non lo prendiamo e andando sempre avanti, dopo la fontanella e la rotatoria, imboccheremo il ponticello a sinistra, questa volta da prendere. Dopo di esso a destra.

Quando arriviamo al Parco Giochi la strada diventa asfaltata e ci porta ad un ponte, da attraversare. Dopo di esso andiamo a sinistra e dopo la recinzione arancione messa lì a causa di una piccola frana riprendiamo il sentiero lungo le rive.

Sempre dritti fino alla seconda area giochi, da qui prendiamo a sinistra sempre seguendo le indicazioni del percorso verde di Assisi. Dopo breve la vista che avevamo sempre avuto di Assisi da un’ora a questa parte si aprirà ancora più imponente e sacra ai nostri occhi.

Facciamo il ponticello di legno, svoltiamo a sinistra verso quello di pietra e la strada ci porta naturalmente ad un semaforo. Passiamo e andando a destra si imboccherà Piagge di San Francesco, come prima e ultima salita per Assisi.

Bettona – Bastia Umbra

Abituati ai sentieri di montagna ci sorprendono questi passaggi in valle. La mappatura è storta, sbilenca. Difficile intuire a tavolino se una strada sarà trafficata o meno, il reticolo è astratto e impersonale. Assaggiamo, qui nella Valle Umbra tra Passaggio e Bastia, cosa significherà la Pianura Padana.

Il percorso

Partenza da Piazza Cavour di Bettona. Prendiamo Corso Marconi e usciamo da Porta Romana. Imbocchiamo quindi a sinistra Via Roma seguendo le indicazioni per Foligno – Assisi. Facciamo il primo tornante e dopo 100 metri circa prendiamo Via Corta a destra, che scende. La percorriamo tutta fino ad uscire su asfaltata, dopodiché prendiamo Via Traversa a sinistra. Prendiamo dunque la provinciale a destra per un centinaio di metri e poi andiamo per Via Martiri della Resistenza a sinistra. Dunque usciamo su strada asfaltata e andiamo a sinistra fino a passare con un ponte il Fiume Chiascio. Subito dopo svoltiamo a destra (prestare attenzione alle automobili) e facciamo il rettilineo, poi dopo la curva prendiamo la prima a destra sterrata verso il fiume.

Superiamo l’ambulatorio veterinario e il casotto dell’Enal caccia puntiamo il filare di pioppi che ci porta a costeggiare il torrente in una bella passeggiata ombreggiata. Dopo qualche centinaio di metri il sentiero si perde e si deve semplicemente seguire il bordo delle rive, bagnandosi a causa della rugiada sull’erba. Quando incontriamo un cancelletto sulla destra andiamo a sinistra verso la strada asfaltata, mantenendoci tra due campi.

Giunti alla strada asfaltata andiamo a destra e ne percorriamo poche centinaia di metri, quindi andiamo a sinistra alla prima traversa (Via Sant’Anna), passando una cascina, una chiesetta e alcuni casali abbandonati, tra le campagne della Valle Umbra.

All’incrocio con Via delle Monache andiamo a destra, in leggera discesa. Questa strada a zig-zag passa dentro a fattorie e diventa una specie di pista ciclabile, che svoltando a sinistra ci porta ad imboccare la strada per il ponte a destra. Subito dopo il ponte prendiamo la prima a sinistra, verso il Percorso Verde, che praticamente è un sentiero lungo il Fiume Chiascio. Con un ponte pedonale passiamo per l’ennesima volta il Chiascio e proseguiamo sulla sinistra (a destra il sentiero è troppo tenuto male, abbiamo controllato, erba altissima). Questo sentiero ci porta ad una zona residenziale e ci fa naturalmente prendere Via San Lorenzo, da percorrere tutta fino a Via delle Nazioni, da prendere a destra. Oltre il ponte (da usare la parte sinistra con marciapiedi) una rotatoria, a cui andare a sinistra. Fare dunque la massima attenzione al sottopasso che è il punto più pericoloso del percorso. Andando sempre dritti siamo al centro di Bastia Umbra, che è idealmente Piazza Mazzini.

Collemancio – Bettona

Ci sono boschi dove i pensieri vanno liberi, volando sulle fronde degli alberi; e ci sono boschi dove i pensieri si inoltrano tra le radici del sottobosco. I cinghiali, invisibili, frusciano di paura; cuccioli di donnole vagano cieche tra le foglie; una lepre custodisce un segreto e scappa.

Ma quando giungi in paese il cuore si apre alla gente e i pensieri si disperdono nell’aroma di caffè.

Il percorso

Dalla porta di Collemancio prendiamo la strada sterrata a salire seguendo le indicazioni per l’area archeologica Urbinum Hortense. Passiamo vicino ai resti etruschi e naturalmente andiamo a sinistra e al bivio a sinistra e poi a destra, seguendo le indicazioni per il sentiero M01. In breve si arriva ad una casa di campagna alla cui destra c’è una bella strada tra gli alberi. Al bivio andiamo a sinistra, scendendo, inoltrandoci in un bosco meraviglioso.

Il sentiero incontra una casa diroccata svolta a sinistra e arriva ad un guado. Oltre di esso una strada brecciata da prendere a destra. Siamo ancora dentro una boscaglia silenziosa e bella, accompagnati dal suono del torrente appena passato.

Giunti ad un primo bivio c’è una piccola deviazione per delle cascatelle, dopodiché prendiamo la strada di destra sterrata. Andiamo sempre avanti fino ad incontrare una strada asfaltata da prendere a sinistra. Allo Stop prendiamo a sinistra Via Col di Lodola, verso il cimitero. Si passa così davanti al cimitero e con una bella strada alberata arriviamo ad una fontanella dove è possibile abbeverarsi.

Giunti ad incrociare la provinciale 4013 andiamo naturalmente a sinistra e siamo in breve alla Porta Romana di Bettona.

Gualdo Cattaneo – Collemancio

Oggi è il giorno delle denunce. Non è possibile infatti che una strada bella come quella di oggi sia rovinata da:

  1. la possibilità che ci siano polpette avvelenate lungo il sentiero, usate da cacciatori per strane e private guerre. Il cane dunque, benché il posto sia splendido e perfetto per correre, non può essere sciolto perché troppo rischioso.
  2. Il taglio del bosco scellerato che impedisce, con gli alberi abbattuti proprio lungo il sentiero, il passaggio. Per un tratto di cento metri ridotto a questo modo ci possono volere anche trenta minuti, per non parlare della pericolosità. Noi siamo passati, ma altri riuscirebbero?
  3. i sentieri sono pieni di cartucce… plastica e metallo. Non siamo contro la caccia, né ambientalisti integralisti, ma così è davvero troppo.

Il percorso

Dal comune di Gualdo Cattaneo situato a Piazza Umberto I andiamo verso Piazza Beato Ugolino, prendiamo Via Roma costeggiando il buonissimo forno e poi andiamo a sinistra su Viale Arnaldo Balducci, strada panoramica. Giunti alla rotatoria andiamo a sinistra per Via delle Rimembranze e poi subito a destra in salita per Via del Monte. Dopo poche centinaia di metri superate le scuole elementari svoltiamo a sinistra per Via Col Ventoso all’altezza di un crocifisso posto proprio all’angolo.

La strada diventa sterrata all’altezza di un casale (dovrebbe essere panoramica ma quando l’abbiamo fatta noi eravamo completamente avvolti dalle nebbie). La percorriamo fino a ché non intercettiamo di nuovo la strada asfaltata e la imbocchiamo a sinistra. All’altezza del Km 2, appena spiana, poco prima che risalga, ci sono due sentieri sulla sinistra. Noi prendiamo quello che va in piano a destra.

Giunti ad un incrocio andiamo avanti e al bivio a T successivo andiamo a sinistra. Incontriamo uno spiazzo sulla destra molto panoramico e qui andiamo avanti, non a sinistra. Giunti ad un altro bivio con la recinzione di filo spinato al centro noi ci manteniamo a destra e dopo circa 300 metri prestare attenzione alla deviazione sulla sinistra da imboccare, con freccia rossa su palo di legno. Ancora un bivio a cui ci manteniamo a sinistra in piano.

Arriviamo così dopo una salita a Monte Civitelle da cui si gode di una bella vista. Andiamo sempre avanti per circa 1,2 km e andiamo a destra in discesa all’altezza di una radura. Al bivio a T successivo andiamo a destra e dopo qualche centinaio di metri incontriamo un altro incrocio, a cui andiamo a destra in discesa. Si arriva in questo modo ad un cancello di legno con filo spinato per animali. Oltre di esso, oltrepassabile ai lati, andiamo a sinistra lungo il campo e poi ancora lungo il bordo del campo in discesa e poi in salita, fino a giungere ad un angolo estremo, dove troviamo una strada sulla sinistra (fare riferimento al gps per eventuali dubbi. Ci sono sicuramente altre vie più semplici ma il bosco è un labirinto di vie e questa almeno è sicura). Dopo pochi metri siamo ad un bivio a cui andare a destra e costeggiamo una rete elettrosaldata. Poi, mantenendoci sempre a sinistra, arriveremo ad una strada asfaltata all’altezza di alcune case, da prendere a sinistra per molti minuti.

Dove incontriamo una targa commemorativa della resistenza ci sarebbe un sentiero sulla sinistra oltre un cancello per animali. Ma noi oggi preferiamo andare dritti e farne un’altra, certo più lunga ma altrettanto bella e piacevole, una sterrata nel bosco (Via delle Pianate San Sisto).

Quando Via delle Pianate San Sisto arriva ad un incrocio svoltiamo a sinistra in discesa. Si è intanto aperta la vista su Collemancio, nostra destinazione. Dopo una casa sulla destra incontriamo la provinciale ma è davvero piacevole perché sterrata e dunque la prendiamo a destra. Quando scavalliamo si apre la vista sulla valle sottostante e Cannara, Bastia Umbra e adagiata sul lembo sinistro del Monte Subasio… Assisi.

Quando siamo all’altezza del piccolo cimitero di Collemancio svoltiamo a sinistra e giunti alla chiesetta che fa da rotatoria andiamo naturalmente a sinistra per il bellissimo e incantato borgo di Collemancio.

Marcellano – Gualdo Cattaneo

Ci lasciamo alle spalle i Monti Martani, con il loro verde e con le loro antenne. Solo l’altro ieri erano lontani, avanti a noi. E’ incredibile quanta strada si possa fare un passo alla volta.

Il percorso

Da Marcellano prendiamo la strada che va al cimitero e al bivio andiamo a sinistra per Via Villa Rode. Arriviamo ad un incrocio di strade (ovvero a Collesecco) imbocchiamo per pochi metri a sinistra e poi a destra verso la pasticceria-pizzeria. La strada della pasticceria sembra chiusa ma in realtà può essere percorsa tutta fino a ché un guardrail non la blocca. Oltrepassiamo quest’ultimo e svoltiamo a destra per pochi metri, poi a sinistra su strada abbastanza trafficata.

Dopo la curva scavalliamo la collina e vediamo Gualdo Cattaneo in alto, che domina gli scenari. Sotto alla valle la centrale in fase di smantellamento, che tra poco lambiremo. Quando la strada spiana giriamo a sinistra in discesa, sempre su asfaltata, ma meno trafficata, verso la centrale e il Parco Acquarossa. Dopo di esso, dopo un ponticello e la centrale intercettiamo una strada a scorrimento veloce che prendiamo a destra per circa 400 metri (Via Madonna del Puglia), dopodiché andiamo a sinistra per Via Valle. La percorriamo in salita per circa 2 km ed essa ci porta dritti dritti alle mura di Gualdo Cattaneo.

Barattano – Marcellano

Il nostro obiettivo è collegare i piccoli borghi, ma non sempre le antiche strade sono ancora evidenti. Trovarle, oggi, è stato avventuroso e bello. Ma la speranza più grande è che questo tracciato possa ridiventare, un giorno, una via battuta come lo era una volta.

Il percorso

Partenza dal fortilizio di Barattano. Guardando il paese c’è una strada sulla sinistra che lo aggira e arriva ad alcune rimesse. Da qui andiamo in basso a sinistra per un sentiero contornato di pollai e in breve ancora a sinistra per un sentiero poco evidente. Questo sentiero sbuca su di una strada sterrata da prendere a destra in discesa, all’altezza di un casale. Oltre il casale, a destra, andiamo per il campo e lo attraversiamo scendendo seguendo il tracciato gps. In antichità cera una strada ma adesso è quasi scomparsa.

Alla fine del campo arriviamo ad una strada per i trattori che imbocchiamo per pochissimo a destra. Qui, oltre il fosso, puntiamo il ciuffo di alberi avanti a noi e poi andiamo paralleli agli ulivi sempre in salita, tenendoci la casa ben evidente sulla sinistra. E’ ovvio, viste le indicazioni, che per questo tratto è bene seguire il tracciato gps.

Prendiamo una strada tra le querce e grazie ad essa passiamo una rimessa in lamiera e usciamo su di una strada asfaltata secondaria, da prendere a sinistra.

Facciamo circa 300 metri e andiamo a destra con una bella strada sterrata, alla fine della quale, laddove spiana, scendendo, c’è un bivio a T da prendere a sinistra. Siamo sotto Marcellano che intravediamo tra le fronde delle acacie.

Svoltiamo a destra in discesa verso la carcassa di una polo bordeaux. Qui svoltiamo a sinistra e salendo siamo nel bel paese di Marcellano.

Todi – Barattano

Ci sono delle giornate che hanno un cielo particolare, quello dei quadri di Magritte. Queste giornate possiedono un paesaggio aereo, fatto di innocue e bianche nuvole. Se in giornate così si attraversa un territorio come quello tra Todi e Gualdo Cattaneo, ecco che in basso hai le colline con piccoli paesi dappertutto, mentre nel cielo delle colline di nuvole, con dei pensieri arroccati sopra.

Il percorso

Dal centro di Todi ci dirigiamo in discesa verso Porta Perugina. Usciti dalla porta prendiamo la strada davanti a noi verso il cimitero vecchio di Todi, dunque fatti cento metri giriamo a sinistra e arriviamo al cimitero, appunto. Qui svoltiamo a sinistra e ancora a sinistra per imboccare la discesa sterrata. Al primo bivio a destra e andiamo giù fino al Tevere, dunque prendiamo Via del Tevere Morto a destra.

Proseguiamo per questa strada che costeggia il Tevere (ce ne sono due parallele ma ad un tratto bisogna salire su quella più a destra). Così arriviamo a prendere la strada asfaltata a sinistra per Ponterio e oltrepassare il torrente con il ponte (abbastanza trafficato). Dopodiché prendiamo per Duesanti a destra e sorpassiamo la ferrovia. Poi sotto al tunnel e andiamo a sinistra per San Terenziano. Siamo in una zona urbanizzata e con le macchine che sfrecciano, prestare attenzione. Ne percorriamo un buon tratto fino a superare il Consorzio Agrario e il Museo della Civiltà Contadina, quindi alla rotatoria andiamo dritti in salita. Dietro di noi Todi e a sinistra Monte Castello Vibio. Siamo sulla strada provinciale 417 di Frontignano.

La seconda strada sterrata sulla sinistra, che si chiama Vocabolo Poggiolo Basso, è la via da imboccare. In breve inizia a salire e passa casali abbandonati e case. Per questa via la vista è splendida, sulle colline ed i paesini arroccati, come Cacciano, davanti a noi.

Ritorniamo così sulla provinciale che imbocchiamo a sinistra e inizia un altro buon tratto di asfalto, che ci fa passare dentro Frontignano e che lasciamo solo dopo un castelletto che ci troviamo a sinistra, molto panoramico e delle ville con piscina. Qui ci sono infatti due strade sterrate che partono, noi prendiamo quella di destra e la manteniamo fino ad arrivare praticamente dentro San Terenziano. Se guardiamo a sinistra vediamo Perugia. Avanti a noi prendiamo il viale di pini che ci porta dentro al paese e alla provinciale da prendere, seguendo le indicazioni per Barattano e Torri. Alla nostra destra i Monti Martani. Arriviamo in 2 km circa alla meta, con un’ultima deviazione a sinistra.

Santa Restituta – Todi

Todi, arroccata ad un’altezza maestosa, sembra non arrivare mai. La vedi da lontano e pare ormai vicina, ma è solo un inganno. La sua bellezza è da conquistare. Fiera e sublime come una donna a testa alta, cerca di far desistere coloro che vogliono averla. Noi non siamo tra questi, anche se giunti ai suoi piedi abbiamo nelle gambe ben 27 km di cammino.

Il percorso

Partiamo da Piazza Suor Maria Vincenti a Santa Restituta, facciamo le scale a salire fino all’arco e proseguiamo oltre. Svoltiamo naturalmente a sinistra e quindi andiamo ancora in alto, fino alla croce di ferro. Qui troviamo un bivio a cui andiamo a destra e dopo pochi metri ancora a destra in leggera discesa. Questa bella strada panoramica, che ad un tratto si apre nella vista di Toscolano e la sua forma perfetta, quando arriva ai castagneti trova un bivio a cui andare a sinistra. La via scende con alcuni tornanti e arriva ad una provinciale poco trafficata che ci conduce a Melezzole, saltando quindi Toscolano che ci troveremmo sulla destra.

Arrivati al bivio sulla destra per Melezzole andiamo a prendere un caffè al bar e poi proseguiamo imboccando la strada asfaltata che sale verso Monte Melezzole e l’Ippovia. In circa 700 metri arriviamo al cimitero e dopo di esso una vasca d’acqua per gli animali. Dopo di essa una strada sterrata sulla destra che imbocchiamo.

La via sale, passa vicino ad una fattoria e arriva ad un cancello che va aperto e richiuso, come da cartello. Quando arriviamo ad uno spiazzo panoramico c’è un bivio a cui andiamo a destra per la strada meno battuta. Siamo in un bel bosco di conifere.

Giungiamo così ad un secondo cancello con cui comportarsi alla stessa maniera del primo, dopodiché proseguiamo a destra in discesa e usciamo sulla provinciale, da prendere a sinistra verso Vagli. Superato con un ponte il Rio Grande prendiamo la strada sterrata a destra, verso Vocabolo Cigliano.

Si scende e si sale, dopodiché si arriva ad una strada asfaltata da imboccare a destra e poi subito a sinistra (non seguendo le indicazioni per Vagli).

Giunti alla strada che indica a destra Terni e a sinistra Todi, noi andiamo a sinistra. Dopo circa 400 metri prendiamo la strada bianca sulla sinistra che ci fa saltare i tornanti, altrimenti andare avanti per Camerata.

La via sterrata sale e arriva ad una casa e poi ad un incrocio ma noi andiamo avanti e così facciamo sempre fino a rincontrare la via asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. La lasciamo quando incontriamo la deviazione sulla destra per Torregentile 3 km. In questo modo, sempre andando per la principale, superato un piccolo cimitero, arriviamo in questa deliziosa frazione di Todi, con una bella chiesetta e un Padre Pio ai piedi del quale c’è un’importante e provvidenziale fontanella per abbeverarsi.

Andiamo sempre avanti per questa strada direzione Todi. Giungiamo al bivio per Fiore che non prendiamo, dunque andiamo sempre dritti e imbocchiamo al bivio successivo per Todi. Siamo a Ponte Naia, vicini alla meta, ma ci aspetta ancora la salita.

Superato l’alimentari ed il bar andiamo a sinistra per Via delle Piagge e poi subito la prima a destra, strada sterrata che ci fa saltare il salitone asfaltato dove le macchine sfrecciano. Al bivio in salita andiamo a sinistra e così facciamo anche con il secondo bivio. Dopodiché troverete una catena e il cartello di proprietà privata ma non fatevi ingannare, oltrepassatela (siete a piedi, potete tutto) e in breve sarete nella zona residenziale di Todi. Ancora qualche strada facile in salita e siete a Porta Amerina, l’inizio del vecchio borgo di Todi.

Parco Energia Rinnovabile – Santa Restituta

Un facile percorso, al terzo giorno di cammino, è fondamentale. Per recuperare le prime fatiche, per ponderare bene il tempo che verrà, per rendersi conto di quello che si sta facendo. I primi amici di cammino sono andati via, adesso non rimane che penetrare a fondo nel paesaggio che ci circonda, ampio e luminoso come l’Umbria di primavera, e sentirci finalmente in viaggio…

Il percorso

Inizia il percorso dal Parco dell’Energia Rinnovabile. C’è un’evidente strada brecciata al di fuori dell’area del Parco che imbocchiamo a destra. Dopo circa 25 minuti di cammino arriviamo ad un bivio a cui svoltiamo a sinistra. Dunque si arriva ad un incrocio di sentieri, ma noi non ce ne curiamo e proseguiamo per la principale, fino ad arrivare ad un secondo crocicchio, dove troviamo anche un piccolo edificio per la cottura dei cibi sulla griglia. Qui prendiamo la prima a destra, una strada brecciata che scende, con il cartello un po’ rovinato per Santa Restituta (siamo in località Pian dei Piloni).

Dopo poche centinaia di metri in discesa nel bosco prendiamo la strada a sinistra al bivio, in leggera salita, con le indicazioni dell’Ippovia.

Percorriamo per un chilometro circa questa facile e panoramica strada e raggiungiamo agevolmente il paesino semi-abbandonato ma ben curato di Santa Restituta.

Lugnano in Teverina – Parco Energia Rinnovabile

Esistono delle splendide strade sterrate, nei boschi. Ma alcune di esse hanno degli inconvenienti: quando piove molto si riempiono di acqua e la grande pozza a volte sbarra completamente il passaggio. A destra rovi, a sinistra bosco impenetrabile. Dunque il passo rallenta e ognuna di esse diventa una piccola impresa da superare. Vendono cara la pelle. Bisogna stare in equilibrio e passare sul ciglio fangoso. Di solito sono in sequenza. Noi oggi ne abbiamo incontrate quattro, per poi scoprire che la strada era sbagliata e dovevamo tornare indietro. “Le pozze no!” ha detto uno di noi. E invece le pozze sì…

Il percorso

Partenza da Piazza Santa Maria di Lugnano in Teverina. Sulla destra, guardando la chiesa, troviamo delle scale che scendono. Le imbocchiamo (Via Garibaldi) e arriviamo a Via duca degli Abruzzi che prendiamo a sinistra. Usciamo dalla porta e andiamo a destra, dunque subito a sinistra per delle scalette che scendono e ci portano sotto il borgo. Prendiamo a sinistra Via Roma e andiamo sempre dritti per Via Madonna dei Pini, che inizia a salire. Dopo breve, quando già siamo in quota, la strada diventerà sterrata e incomincia a salire decisamente, passando vicino ad un’area attrezzata per il pic-nic. Siamo già dentro al bosco.

Dopo circa 1,5 km sulla destra troviamo una deviazione che imbocchiamo. In breve la strada arriva in piano e giungiamo ad una radura con due strade. Proseguiamo avanti. Dopo 150 metri circa c’è un bivio a cui andare a sinistra (andando avanti raggiungeremmo semplicemente il traliccio i cui cavi ci sovrastano).

Scendiamo in maniera abbastanza ripida a cui svoltare a sinistra in discesa. Si arriva così ad un bivio a Y e imbocchiamo a destra, in piano. Al bivio successivo a T andiamo a sinistra verso Macchie, prendendo una strada ben più ampia di quella da cui proveniamo. Questa strada diventa asfaltata e arriva sotto il piccolo borgo. Svoltiamo a sinistra al bivio e subito a destra per strada sterrata direzione Le Stalle. Si passa così vicino ad una fattoria e ignorando una strada sulla sinistra meno battuta ci manteniamo sulla principale ben evidente, sterrata.

Si arriva al bivio per Le Stalle che seguiamo a sinistra. Superato il suddetto casale (ovvero Le Stalle) ci manteniamo sempre sulla principale senza tenere in considerazione le deviazioni laterale. Facciamo in questo modo per qualche chilometro fino a che ad un bivio a T la nostra strada scende a destra (a sinistra sale verso alcune staccionate di legno ed un’area sosta). Dopo poche decine di metri svoltiamo a sinistra al bivio (a destra c’è una sbarra verde) e incominciamo a salire, costantemente, fino ad arrivare, ad un crocicchio di sentieri, all’altezza di un piccolo edificio adibito alla cottura alla griglia. Qui svoltiamo a destra (davanti il cartello per Santa Restituta). Arriviamo con questa strada abbastanza larga ed evidente ad un secondo crocicchio. Noncuranti andiamo avanti e così per almeno 4 km e dunque un’ora di cammino. Siamo in cresta e possiamo vedere, quando si aprono gli scorci, Terni e il Monte Soratte.

Sulla sinistra ci troviamo il Parco dell’Energia Rinnovabile.

Torrazza Coste – Genestrello

Torrazza Coste, provincia di Pavia, Lombardia. Le prime colline prospicienti la pianura. Un giro ad anello, facile, senza salite (salvo gli ultimi 100 mt), per poco più di metà su asfalto pressoché privo di traffico ed il resto su comoda strada bianca. Adatto ad una passeggiata nelle mezze stagioni (non è ombroso e in estate potrebbe far caldo), adattissimo alla MB.

Poco più di 8 km fra panorami e vigneti: le fioriture delle belle ville e quelle naturali dei campi fanno innamorare di questo territorio così vicino alla “civiltà” e pur così tranquillo, adattissimo ad una passeggiata “mano nella mano”.

Il percorso

Si parte dopo aver parcheggiato in un ampio piazzale (44.97658 – 9.08829)   in Torrazza Coste, all’inizio di via Riccagioia, a 100 mt dal Municipio.

Ci si avvia verso la chiesa dall’aghiforme campanile e il Municipio. Nella piazzetta si gira a sx costeggiando L’Osteria del Campanile (bar, ma dove è possibile ben pranzare e bere a prezzo fisso http://www.osteriadelcampanile.it/ ). La strada asfaltata inizia una dolce discesa fino a circa 500 mt dal parcheggio: lì un bivio, andare a diritto per la salita che inizia. Dopo un tornante la strada torna in piano, fiancheggiando una torre merlata di ignota origine. A 1,4 km la strada presenta un bivio: andando a diritto in discesa si arriva nella provinciale della val Schizzola, ma noi giriamo a sx per la via Maresco, sempre in asfalto, in piano, ancora zero traffico.

Continuiamo su asfalto ancora per 2 km con vista su vigneti ben curati e, in lontananza, la pianura e le Alpi (con il sereno).

A km 3,4 prendere a sx via della Croce costeggiando una lottizzazione di ville. 200 mt dopo, al bivio, prendere a sx su strada bianca. Dopo altri 200 metri il bivio sulla dx per l’agriturismo Cascina Roveda ( https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2223502-d1479443-Reviews-Agriturismo_La_Roveda-Montebello_della_Battaglia_Province_of_Pavia_Lombardy.html ) che trascuriamo per continuare a diritto per altri 150 mt fino ad un nuovo bivio: siamo a 4 km dal parcheggio e praticamente a metà anello; prendiamo a dx passando a fianco di alcune cascine abbandonate e tanti vigneti in pieno splendore. A km 5,2 giriamo (provvisoriamente) un attimo a dx costeggiando il grande fabbricato della cascina Genetrello per ammirare l’ingresso della villa (non visitabile) Lunati Mazza che ospitò Einstein durante il suo soggiorno pavese, villa circondata da un gran giardino. Torniamo indietro di pochi metri e prendiamo quello stradello che sarebbe stato la svolta a sx al bivio, davanti al fabbricato, a 5,2 km dal parcheggio. Lo stradello diventa in breve un sentiero che porta ad uno dei più piccoli cimiteri esistenti, circa 10m per 10; le tombe sono 2 con iscrizione dei primi del ‘900, di quando la fattoria costituiva, con le numerose maestranze, un vero e proprio paese con tanto di parroco.

Pochi metri dopo il cimiterino ci si immette su una strada ora nuovamente asfaltata (traffico inesistente) prendendo a sx in lievissima salita. Il panorama ci mostra le colline che iniziano e, dietro alle nostre spalle, la pianura con le Alpi.

Andando sempre a diritto si arriva, km 7,2, a Riccagioia, centro di ricerca per l’attività vinicola ( http://www.ersaf.lombardia.it/upload/ersaf/riccagioia/ ).

Non resta che seguire la strada sulla dx, prima in discesa e poi in salita (duretta, ma di soli 100 mt) per entrare nuovamente in Torrazza Coste e ritrovare il parcheggio. Abbiamo percorso 8 km, piacevoli.

Gomo – Chiusani

Un giro un poco faticosetto sui 10 km, per conoscere l’ambiente naturale della val Rile, quella piccola valle cui si accede da Retorbido, prov di Pavia. Paese che si trova lungo la provinciale Bressana Salice.

Il percorso

L’itinerario inizia dalla frazione di Gomo, raggiungibile in auto da Godiasco (prov di Pavia) con una strada asfaltata in ripida salita. Arrivati nella piazzetta sterrata si parcheggia (44.9079 – 9.07032) e, volendo, si può dare un’occhiata alla chiesetta dedicata a San Carlo chiedendo le chiavi alla casa accanto. Il castelletto lì vicino è opera degli ultimi decenni, ma realizzato con cura maniacale tutto con materiali di recupero da cascine e perfino con un trave proveniente dalla ristrutturazione del carcere milanese di San Vittore. Ora ospita eventi e feste private.

Si parte a piedi prendendo la strada bianca che costeggia la chiesetta e che per un tratto corre sul crinale consentendo un amplissimo panorama su Godiasco, Pozzol Groppo, Salice Terme e la pianura (con il sereno anche le Alpi).

A circa 600 mt dal parcheggio si apre un bivio: prendere sulla dx per la strada bianca (molto sassosa) in discesa. Trascurare i bivi secondari. A 1,5 km guardare molto, molto cautamente sulla sx: un orrido di insospettabile profondità testimonia la complessità degli avvenimenti che hanno disegnato questo territorio.

Poco dopo si passa accanto alla cascina Ca’ del Rile (con uno splendido pastore maremmano fortunatamente sempre a catena) e si continua a scendere. In fondo alla discesa (km 2,2) al bivio prendere a sx sulla strada ora asfaltata per circa 300 mt. Si arriva alla provinciale. Girare a dx e circa dopo soli 50 mt prendere il sentiero, stretto ed in salita, di fronte (ovvero sul lato opposto a quello da cui si perviene). Inizia ora la parte più dura del percorso, per una salita piuttosto ripida e costante. Attenua la fatica qualche opportuna sosta per ammirare il panorama: di fronte il piccolo abitato di Buscofà e, sulla montagnola al suo fianco, il tetto della isolata chiesetta della Madonna del Monte (apre solo a Ferragosto, singolarissimi gli interni). Piacevolissime anche le fioriture che si incontrano di maggiociondolo, ginestra, biancospino e, incredibile, numerose orchidee selvatiche (rigidamente protette e comunque con un bulbo molto profondo). Dopo circa 400 mt di salita un leggero pianoro illude che si sia al culmine. Invece si è a una biforcazione: a diritto il sentiero scende (poco dopo delle rocce e sassi rossastri), ma noi prendiamo quello sulla dx, ancora in salita. Dopo circa 700 mt ancora un bivio, andiamo a diritto per trovarne un altro dopo 100 mt: ancora a diritto, ma in solo leggera salita. Arriviamo alla sommità del monte Terso ed abbiamo sulla sx un bosco di castagni e sulla destra dei campi coltivati ed un esteso panorama.

La strada bianca continua ora in discesa fino ad arrivare (km 5,6) ad un bivio: sulla sx il sentiero per Gaminara, sulla destra quella da percorrere per soli 50 mt, dopodichè prendere un sentiero (per pochi metri in cemento) sulla sx, in discreta salita. Continuare sempre su quello, in bel bosco. La salita continua ancora, anche se non impegnativa. Poi un poco di piano e finalmente una corta discesa, con fondo sassoso. Siamo a 7 km dal l’inizio e troviamo ora una strada asfaltata: a sx porta a Susella e alla Rocca de’ Ghislanzoni ( http://www.borgodellarocca.com/ ), a dx alla frazione Chiusani di cui si parlava poc’anzi. Noi ci limitiamo ad attraversarla prendendo la strada bianca dirimpettaia. Poco dopo si costeggia a destra un villino con di fronte un costone di roccia puddinga: salirci con molta attenzione per godere di un esteso panorama sulla valle Ardivestra, sul castello di Montesegale e sulla Rocca de’ Ghislanzoni. Ammirato il panorama, continuare fino ad arrivare all’oratorio di San Rocco (poco prima vi sono ben visibili dei singolari affioramenti rocciosi) del 1600 restaurata di recente. Lì una fontana e panchine consentono il riposo e magari anche una merenda (siamo a 7,8 km dall’inizio). Prendere il sentiero sterrato (il vialetto alberato porta all’interno della frazione Poggio Alemanno, per poi ricongiungersi) che, in falsopiano e poi in discesa, seguiremo per circa 1,2 km. Si presenterà un bivio: tenere la dx per arrivare, dopo breve, all’abitato di Gomo (con fontanella) da cui siamo partiti circa 10 km prima.

Rivanazzano Terme – Cascina Ca’ Demaestri

Un facilissimo percorso ad anello nella collina subito sopra Rivanazzano Terme, Pavia, Lombardia. Quasi tutto sterrato con strada bianca e comodo sentiero. Poca salita, adattissimo alla MB.

Il percorso

Da Rivanazzano si imbocca il viale Flli Kennedy, si passa a fianco del capannone della Cascina Malbosca (in stagione produzione di ottime fragole con coltivazione idroponica) e un centinaio di metri dopo si parcheggia in uno slargo (44.91505 – 9.00885), dove si apre un bivio per la Cascina Magona (che trascuriamo).

Ora a piedi ci si avvia ancora verso la salita, ma dopo circa 300 mt si gira a dx per una strada bianca, via Ca’ del Plinio, in leggera discesa, fra campi. Poco dopo diventa in salita per attraversare una vallecola. A km 1,3 si costeggia sulla sx una fattoriae si prende in piano sulla sx: sempre strada bianca fra campi. Da questo punto, fin quasi alla fine della passeggiata, ci accompagnano, sulla dx e sulla sx, tantissime piante di fragole (in stagione). Sempre in piano si costeggiano case coloniche abbandonate fino a trovare, sulla dx, un tabernacolo con la strada bianca che gira a dx: andare invece a diritto per stretto sentiero in falso piano fino ad arrivare al borgo di Ca’ de Maestri (km 2,45) che ricava il nome dalla famiglia che molti anni addietro l’ha fondato. Ancora un discendente lo abita, assieme ad alcune case ristrutturate da villeggianti (“i milanesi”). Il sentiero continuerebbe a diritto in direzione Pozzol Groppo, ma noi attraversiamo il paesino e torniamo addietro imboccando la strada asfaltata. Dopo 500 mt troviamo sulla dx un sentiero (quello che porterebbe al tabernacolo di poc’anzi. Andiamo ancora avanti per pochi metri costeggiando la siepe di una villa fino a girare a dx come ad entrare nella villa stessa (dal cancello vi saluterà un bel collie): lì in realtà inizia, piegando dopo pochi metri sulla sx, un bel sentiero che andremo a percorrere. Siamo a 3,1 km dal parcheggio. L’itinerario continua fra campi, frutteti e vigneti fino ad arrivare (km 4,4) al borgo Chiericoni dove si trova un rinomato ristorante agrituristico (038392957 prezzi medi). Continuare sempre a diritto per strada sterrata via via in leggera discesa con panorama su Casalnoceto, Monleale Alto e la pianura. Poi la strada, sempre sterrata, diventa in piano e si presenta un bivio asfaltato con un tabernacolo (km 5,8): sulla sx si andrebbe a Casalnoceto, a diritto verso Rivanazzano Terme. Noi prenderemo a dx un sentiero stretto ed erboso che passerà a fianco della Cascina Malbosca e in un km (KM 6,8) porterà sulla strada asfaltata. Là gireremo a dx per arrivare, dopo circa 300 mt, al parcheggio iniziale.

In tutto circa 7,2 km piacevolissimi e facili, fra bosco, campi, vigneti e frutteti. Traffico zero, panorama tanto.

Dogana Vecchia – Capranica

Dai ruderi della Dogana Vecchia (Lat,Lon: 42.361465,12.160310) si scende verso il lago e in breve si arriva ad un incrocio da imboccare a destra, verso il Monte Fogliano e la Croce di San Martino, che troveremo, andando sempre dritti, dopo circa 2,7 km di sentiero.

Ci si avvia verso l’incrocio con la strada provinciale  Montefogliano dove si vedono i cartelli  che indicano: Viterbo , Roma,  Lago di Vico;  si attraversa  andando  leggermente verso sinistra dove e’ visibile  l’indicazione del sentiero  103 in bianco e rosso  che porta all’Eremo di San Girolamo. Lungo il cammino una miriade di colori e di verde investe l’escursionista. Il particolare microclima ed il terreno vulcanico  ha permesso lo sviluppo misto di tante diverse varieta’ di   alberi  decidui, come  cornioli, faggi, noccioli  e cerri.

A primavera si potrà godere delle splendide fioriture di gerani blu e bianchi, ginestre, violette e narcisi, in inverno di ciclamini, pungitopo, ed ellebori. Il sentiero va leggermente in salita e subito sulla sinistra si può intravedere il Lago di Vico. Dopo pochi minuti si incontra la strada provinciale s. Martino che si attraversa facendo attenzione alle auto, per prendere la strada forestale di Montefogliano, strada bianca,  e  continuare  il sentiero 103.

Al bivio si continua sulla destra in discesa. Ci si trova quasi subito  davanti ad un cancello in ferro  di colore verde, facilmente superabile  di fianco a sinistra.  Incontrando diverse intersecazioni si deve continuare a percorrere  sempre il sentiero principale  che ad un  certo punto  si allarga diventando una carrareccia  dove a tratti si incontra un antico basolato. Arrivando ad un bivio si procede a sinistra in salita seguendo l’indicazione dell’Eremo di San Girolamo. Al bivio seguente si procede diritto  fino a che il bosco si dirada dando spazio sulla destra ad una piattaforma rocciosa, dove si può vedere il panorama da Vetralla fino al mare con le ciminiere di Civitavecchia e Montalto di Castro.

Riprendendo il cammino si incontrano due bivi in successione, in entrambi i casi si continua su quello principale a sinistra in salita. Da qui in poi, sullo stesso sentiero che si snoda tortuoso,  si segue una  doppia segnaletica:  quella bianca e rossa e quella con una doppia striscia blu.

Si arriva ad un bivio attualmente segnato da cartelli in legno artigianali che indicano un sentiero in salita che porta all’Alcetella  ed una carrareccia ampia a destra che porta all’Eremo, che incontreremo dopo pochi minuti.

Da qui si scende con il sentiero a destra che parte alla fine delle scale di legno e si giunge così, dopo qualche centinaio di metri, alla strada Provinciale di Montefogliano, che va imboccata a sinistra in discesa. Si passa così accanto al Convento Sant’Angelo e dopo una visita si prosegue in discesa fino ad arrivare a vedere il passaggio a livello. Qualche centinaio di metri prima, in prossimità del cartello della fine del territorio di Vetralla, svoltiamo a sinistra prendendo la tratta classica della Via Francigena (presso Località Giardino 42.316258,12.091988).

Qui troviamo una fontanella e l’inizio di un bel bosco di querce. Alla prima deviazione ci manteniamo sulla destra, costeggiando i noccioleti. Si arriverà così ad un incrocio di strade. Noi proseguiamo avanti e arrivati ad un cancello di legno lo sorpassiamo mantenendoci i noccioleti sempre sulla destra. Arriviamo ad intercettare, in un dedalo di stradine, Via Verdi, all’altezza di un agglomerato di case. La prendiamo a salire per un tratto e alla rotatoria prendiamo una strada sterrata sulla sinistra che entra nel bosco del Monte Fogliano. Questa strada, molto larga con dei pali al centro, lentamente svolta a destra fino a che non ci troviamo una strada, sempre sulla destra, da imboccare, che scende. Si arriva così ad un incrocio a T, dove andiamo a destra. La strada è di breccia bianca e si allontana dal bosco. Giunti alla Cassia e prestando attenzione la attraversiamo facendo una quindicina di metri verso destra e poi andiamo a sinistra all’altezza di una chiesetta e di un casale antico, oltrepassando un cancello e dunque rientrando nelle campagne.

Inizia un tratto tra noccioleti, fino a quando non sbattiamo ad una vigna, dove c’è un bivio a T. Il percorso ufficiale gps ci dice di girare a sinistra e poi subito a destra, ma i cartelli indicano di andare ancora avanti di 50 metri e poi svoltare sempre a destra. I cartelli dunque ci fanno allungare, anche se di poco, mentre il tracciato ufficiale ci fa andare per campi. In questa descrizione faremo la via poco più lunga.

Si esce quindi su di una strada sterrata imboccando a destra e all’altezza di un cancello chiuso c’è un passaggio a sinistra per pedoni. Facendo alcuni zig-zag tra noccioleti si arriva ad alcune case e ad una villa, mentre poco dopo siamo nei pressi di due torri, una delle quali è la Torre di Orlando, sotto cui ci si può anche riparare dalla pioggia, nel caso.

Dopo le torri, proseguendo nella stessa direzione da cui siamo giunti, sempre tra noccioleti, si esce su strada asfaltata di Vico Matrino e la si imbocca a sinistra. Poco prima della Cassia svoltiamo a destra per Strada Doganale Oriolese, una bella strada sterrata, lunga e costeggiata da castagni, noccioleti e pini. Finito il lungo rettilineo la strada ricomincia a comportarsi in maniera curvilinea e con un ponte si passa la ferrovia. Prestare attenzione perché dopo qualche centinaio di metri dal ponte troviamo una strada cementata sulla sinistra, da imboccare in discesa, sempre verso la ferrovia. Con un delizioso sottopasso, pieno di scritte d’amore e ribellione, ricomincia la strada sterrata.

Ci si immette dunque su di un’altra strada sterrata, proseguendo sulla sinistra. Con un altro sottopasso ci lasciamo alle spalle la vecchia ferrovia abbandonata e siamo già nella parte nuova di Capranica. Allo stop andiamo ancora avanti e tra palazzine a destra e sinistra giungiamo ad un tornante, da prendere in salita a sinistra. Poco dopo ci troviamo sulla destra la possibilità di fare il percorso esterno della Via Francigena, che salterebbe il centro storico, ma noi in questa descrizione preferiamo vedercelo, dunque andiamo avanti e poi a destra sulla Via Cassia, all’altezza del Parco Pubblico Corrado Nicolini. Entriamo nell’arco di Piazza Garibaldi e con poche decine di metri siamo al secondo arco con la chiesa di San Francesco e l’ospedale civile San Sebastiano, dove termina la nostra tappa.

San Martino al Cimino – Ronciglione

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Nazionale di San Martino al Cimino.  A sinistra imbocchiamo via del Colle. Al bivio prendiamo a destra su Strada Montagna. Proseguiamo dritti in direzione Ospedale Belcolle.
Imbocchiamo Strada Valle Mora. A sinistra proseguiamo su Strada S. Maria. Proseguiamo per un tratto su strada asfaltata.
Inizia un tratto sterrato. Incrociamo la Strada Provinciale Montefogliano al km. 12,00. Attraversiamo la strada e prendiamo lo sterrato di fronte. La carrareccia prosegue in salita accanto a dei tralicci per elettricità. Arriviamo alla Strada Romana vicino a Poggio Nibbio. Giriamo a sinistra seguendo i tralicci.
Superiamo una staccionata e, dopo 50 metri, usciamo dal cancello della Società agricola Giovannelli (Az. Agr. Biologica “La montagna vecchia”). Ci concediamo una piccola pausa per osservare il panorama da una radura a qualche decina di metri sulla sinistra (in direzione delle antenne di Poggio Nibbio), in prossimità di un cartello segnaletico dei sentieri CAI. Si osserva da lì la valle sottostante con vista su Viterbo, Monefiascone, il lago di Bolsena, il monte Amiata, Radicofani, il Cetona, la valle del Tevere e il massiccio del Terminillo. Attraversiamo la strada asfaltata (Strada Provinciale Montefogliano) e procediamo verso sinistra. Dopo circa 40 metri imbochiamo a dx il sentiero CAI 100 M che scende verso località Canale (distante secondo la segnaletica 45 minuti) ed il lago di Vico. Tale sentiero è inoltre segnalato su un paletto come facente parte della Via Francigena (del resto visibile in tratti di basolato con segni di ruote di carri).
Lo seguiamo, soffermandoci qualche minuto intorno ai ruderi della Dogana Vecchia. Seguendo le indicazioni del sentiero CAI LH6 che scende verso il lago di Vico, raggiungiamo la località Canale dove sostiamo nell’area attrezzata ripartendo intorno alle ore 13,42.
Dopo aver percorso in piano circa 200 metri giriamo a dx, seguendo le indicazioni fornite dal CAI verso la Variante “di montagna” della Francigena (come descritta nella segnaletica delle “Strade dei Parchi” presente in loco).
Ci inoltriamo in un bosco di faggi secolari seguendo i paletti predisposti con il simbolo della Francigena, uscendone poi per attraversare in discesa un castagneto. Giunti sul fondo valle, camminiamo costeggiando il Monte Venere, sul fondo sabbioso di un fosso coperto di foglie per un lungo tratto che poi prosegue lungo le recinzioni di alcuni noccioleti. Ad un certo punto incontriamo una interessante formazione geologica che presenta strati sovrapposti di sabbia, argille e prodotti piroclastici di origine vulcanica. Giungiamo ad un cartello di legno (che indica varie aree attrezzate) e proseguendo ad una cabina elettrica alla cui base sono due cartelli segnaletici indicanti entrambi la via Francigena. Noi optiamo per il percorso avanti a noi, in direzione Ronciglione.
Percorriamo circa 4 km di questa strada (Via Santa Lucia) che si innesta con la S.S. Cassia Cimina. La attraversiamo e di fronte riprendiamo il percorso della Via Francigena segnalato
da un paletto. Il percorso scende verso Ronciglione lungo il corso del Rio Vicano utilizzato un tempo per alimentare alcune attività industriali (cartiere e ferriere). Un’antica ferriera risalente in origine al Quattrocento è stata oggetto di recupero e svolge oggi una funzione didattica a testimonianza di come, ai primi del ‘900, si svolgeva la lavorazione del ferro e dei mestieri ed oggetti legati alla sua produzione.
Proseguendo in discesa ci inoltriamo nel paese di Ronciglione giungendo sulla piazza centrale.

Biagasco – Monastero di Pozzol Groppo

Anello da Biagasco al Monastero di Pozzol Groppo e ritorno.

L’itinerario di cui si parla è un piacevole anello in cui la salita è fattibile in due diverse modalità per quanto riguarda la prima parte: una con meno asfalto, un poco più corta, ma con salita più ripida; l’altra un poco più lunga e con un poco di asfalto in più (sempre comunque con traffico inesistente). Data la pronunciata salita della “prima versione” le MB dovrebbero fare solo l’altra alternativa, salvo campionissimi. La parte in salita è tutta bosco, poi in cima si percorre un breve anello per vedere bei panorami sulla parallela val Curone (la valle da cui si sale e poi si ridiscende è la valle Staffora), per poi affrontare la discesa fra campi e prati con panorami sul colle del castello e sulla sottostante valle.

Il percorso

L’itinerario inizia al parcheggio (44.86644 – 9.06484) di Biagasco, raggiungibile attraversando il torrente Staffora con un ponte distante circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

  • Descrizione prima variante, quella con la salita più ripida:

Si entra in paese e, dopo circa 400 mt, giunti di fronte alla Antica Locanda del Groppo (unica trattoria in zona, anche con pranzo a prezzo fisso) si piega, sempre su asfalto, sulla dx in leggera discesa e poi salita. Dopo circa 200 mt la strada asfaltata piega decisa a dx: prendere invece quella sterrata a sx. Dopo circa altri 200 mt si prende il bivio sulla dx che diviene, in breve, in discreta salita. Seguire la direzione principale per circa 600 mt finché si arriva (1,4 km dal parcheggio) ad un bivio: prendere a sx (da questo punto le due versioni si unificano).

  • Descrizione della seconda variante, quella con la salita meno ripida:

Appena usciti dal parcheggio si prende verso il paese (lasciando alle spalle la chiesa), ma dopo soli 100 mt si piega a dx su asfalto. A 700 mt dal parcheggio si incontra sulla sx un bivio per Fracchio e Groppo. Prendere di lì in salita su strada asfaltata. Dopo circa 700 mt di salita, su una curva a gomito, addentrarsi per poco in un sentiero sulla sx: porta ad un punto molto panoramico sulla valle e sul torrente che vi scorre. Tornare sulla strada e continuare la salita; si attraversa il minuscolo abitato del Groppo con case restaurate con gusto. Alla fine dell’asfalto siamo a 1,7 km dal parcheggio e dopo pochi metri si arriva al punto di congiunzione fra le due varianti (da questo punto le due versioni si unificano).

Descrizione del restante itinerario (il kilometraggio è considerato dal punto di congiunzione fra le due varianti che hanno già percorso 1,4 e 1,7 km dal parcheggio): Si prosegue ancora un poco in salita su sentiero comodo per circa 1 km per arrivare alla frazione di Monastero del comune di Pozzol Groppo (AL). Si prende a sx su asfalto per poco meno di 300 metri e al quadrivio si prende un’altra strada, praticamente di fronte, inizialmente asfaltata, in discesa. Dopo poco si gira a sx per strada sterrata e la si percorre, prima in piano, poi in salita (costeggiando una bella villa con piscina) fino ad arrivare ad una piazza proprio sotto al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, purtroppo non visitabile (2 km dal punto di congiunzione delle due varianti).

Ora si prende la strada in discesa per circa 300 mt fino a riprendere la strada di Monastero, quella percorsa poc’anzi, che si apre sulla dx. Si attraversa la frazione e si imbocca una strada sterrata sulla dx un attimo prima di un villino leggermente “fuori” dall’abitato, circa 400 mt dopo aver preso il bivio per entrare in Monastero e a 2,8 km dalla congiunzione. Il sentiero è in discesa ed offre bei panorami a dx sul bosco che abbiamo percorso durante la salita, con il castello che occhieggia dall’alto, e davanti su Godiasco e altre frazioni. Si scende su sentiero sempre fra campi e panorami diversi. Dopo poco meno di un km (3,7 dalla congiunzione) ad un bivio si prende a dx per un sentiero più inerbato rispetto a quello che si lascia. Si prosegue fino ad arrivare sul retro delle case della frazione Fracchio che avevamo attraversato prima in salita. Prendere a sx per arrivare sull’asfalto della strada comunale e, all’incrocio, a dx. Il altri circa 700 mt si arriva al parcheggio.

Merano – Lana di Sotto

Per iniziare il percorso suburbano, prendere a riferimento il centralissimo Ponte di Via Piave che attraversa il Rio Passiria. Questa scelta è dettata dalla praticità del luogo, molto noto ai meranesi e facilmente rintracciabile nei pressi del quale, durante le festività natalizie, ha luogo il noto mercatino della città sul lungo fiume. Il ponte, risulta inoltre equidistante sia dal cuore del centro storico, dal quale poter muovere i primi passi dopo una visita al bel DUOMO DI SAN NICOLO’ e la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, sia dalla stazione ferroviaria ad est, ben servita da mezzi pubblici e attrezzata per l’affitto di biciclette nel caso in cui si voglia spendere mezza giornata pedalando.

Attraversare il ponte, sotto il quale gli abitanti nei mesi più caldi sono soliti sostare per immergersi nelle acque del rio, per poi continuare dritto, superando la grande stazione termale cittadina alla propria sinistra.

Continuare quindi dritto sul marciapiede di Via Piave superando la prima ampia rotonda, per raggiungere, in meno di 1 km, Piazza del Ricovero dalla quale imboccare, girando a destra, Via delle Palade, che costeggia nella sua interezza, sul lato destro, il famoso Ippodromo di Maia sempre molto affollato e vivace.

Giunti alla fine del rettilineo di Via delle Palade, in coincidenza delle stalle dell’ippodromo visibili oltre il muretto di recinzione, raggiungere la piccola fermata ferroviaria di Maia Bassa che sbarra la strada obbligando a girare a destra alla piccola rotonda di fronte. Continuare quindi sulla piccola rampa in salita, ancora su Via delle Palade, per affrontare una curva a gomito a sinistra che attraversa lo svincolo che porta al di là del Fiume Adige, della ferrovia e della rumorosa SS38/Mebo.

Ridiscendere lo svincolo, avendo cura di girare immediatamente sulla piccola Via della Chiesa che s’immette da destra, stradina asfaltata che in pochi passi, inizierà una forte salita su alcune curve fra le prime costruzioni della località d Marlengo. In circa 10 minuti, si guadagnerà così la sommità della collinetta a 350 mt di altitudine, proprio ai piedi del Monte S. Vigilio, nel centro del dell’ampia piazza centrale all’ombra dello svettante edificio sacro che domina la valle dall’alto, sulla citadina di Merano.

Si tratta della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, edificio smaccatamente neogotico del XIX sec. ma dalla torre e con la cappelletta laterale del cimitero risalenti al XIII sec.

Dopo la visita e una pausa sulle numerose panchine della piazza, nei pressi di un fontanile ricco d’acqua fresca, ridiscendere la collina seguendo la via principale SP5/Via Cantina tenendo vigneti e meleti in alternanza alla propria destra in direzione di Cermes e Lana.

Al bivio tenere la destra ricongiungendosi con la SS38/Via Palade e giungere Cermes con altri 2,5 km passeggiando sul comodo marciapiede sempre fra i campi agricoli. Poco dopo l’ingresso in paese, in concomitanza di un bar sulla destra, attraversare la via principale per ridiscendere verso sinistra puntando il campanile della piccola Chiesa di San Sebastiano e percorrendo il Vicolo Seidl, poi Via San Nicolò, per un brevissimo tratto. Seguendo la strada, arrivare ai piedi della chiesetta, appoggiata nell’ombra di un giardinetto dalla folta vegetazione, 30 mt più in alto a destra.

Dallo stesso punto, per proseguire, ridiscendere invece a sinistra su Via Tojen, comoda strada di servizio fra i campi, che in altri 2 km porterà ad attraversare prima Via Max Valier, e subito appresso il letto dell’Adige che ridiscende dalla val Venosta dopo aver attraversato Merano posta alle proprie spalle.

Risalire il corso del fiume per circa 1,5 km percorrendo la ciclopedonale di Via delle Quercie (poi via J.Kravogl dopo l’incrocio con Via Giardini) per entrare nell’abitato di Lana dal settore nord del paese, e con un altro chilometro totale, raggiungere la centrale Via Gries, dopo aver attraversato l’incrocio con Via Madonna del Suffragio. Via Gries, con alcune perpendicolari, costituisce un’area pedonale ricca di attività commerciali, bar e ristoranti, posti sotto dei portichetti di edifici moderni. Percorrerne un breve tratto verso sinistra seguendo la leggera discesa, per giungere alla fine dell’area pedonale proprio di fronte ad un piccolo slargo con fontana, sul lato della bassa e tozza Chiesetta dei Cappuccini.

Imboccare quindi Via dei Cappuccini passando di fronte l’ingresso della chiesa girando a destra e non abbandonarla più, camminando in piano fra piccole abitazioni, e più avanti campi coltivati, per almeno 4 km, tenendo presente che a metà percorso cambierà nome in Via della Chiesa.

Trattandosi di una piccola strada di paese, che non offre grandi mutamenti di paesaggio o punti di riferimento facilmente riconoscibili, avere cura di svoltare a destra in salita sulla piccola Via di Santa Margherita quasi confondibile con l’ingresso di un gruppetto di case private poste ai piedi del pendio. Superarle, e in altri 250 mt, lungo un paio di rampe abbastanza ripide, giungere al piccolo spiazzo di fronte alla defilata CHIESA DI SANTA MARGHERITA piccolo edificio religioso molto antico, noto per l’incredibile ciclo di affreschi che custodisce al suo interno.

Per raggiungere la meta finale, ridiscendere quindi sui propri passi per andare a incorciare nuovamente la via principale sottostante e girare verso destra. A meno di mezzo chilometro, visibile a tratti lungo il percorso, l’alto campanile della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA, luogo di culto famoso e importante per la storia della zona e per la rilevanza architettonica ed artistica al quale si accederà, superato un cancelletto, proprio al di sotto della base della torre affrescata, sul lato dell’abside dell’imponente edificio.

Tutto intorno, un vasto e ordinato cimitero, nel quale passeggiare nel silenzio più assoluto.

Poggio del Castagno – Pitigliano

Dalla Fattoria Wwoof Poggio del Castagno prendiamo lo stradello sterrato che esce dalla fattoria e arrivati al bivio a T con la asfaltata giriamo a destra. Dunque si percorrono ben 4 km sempre in questa direzione fino a che non si arriva ad un altro bivio a T, a cui girare a destra. La strada scende verso il Rio Maggiore e lo sorpassa con un ponte, per poi risalire con alcuni tornanti abbastanza ripidi. Purtroppo siamo sempre su strada asfaltata.

Giunti alla strada provinciale Pantano la attraversiamo e andiamo avanti verso il Museo Archeologico all’Aperto Alberto Manzi (c’è un biglietto da pagare). Se non volete vedere lo splendido museo all’aperto dovrete percorrere la strada asfaltata Pantano a sinistra e poi la Maremmana a destra, allungando su asfalto abbastanza pericoloso. Invece,  tramite vie cave e necropoli del Museo (fatevi spiegare bene all’ingresso la via da seguire), giungerete ad un cancello nero e qui svolterete a sinistra andando presso il Ponte della Città di Pitigliano. Qui andando verso l’alto e la Strada Maremmana si fanno un paio di tornanti e poi si prende Via dei Lavatoi sulla sinistra, proprio sotto Pitigliano.

Con alcune scalette poste alla nostra destra giungiamo nell’abitato del paese.

Valentano – Poggio del Castagno

Dalla piazza principale di Valentano, dove è ubicato il Municipio (piazza Cavour), andiamo in discesa verso la porta del paese antico (Via Roma). La superiamo e arrivati alla rotatoria prendiamo la strada a destra e poi ancora la prima a destra che ci porta fuori del paese, verso il lago di Mezzano. Questa strada, lunga e dritta, si abbassa gradualmente verso la piana con dei tornanti e dopo due chilometri circa interseca la strada che porta a Latera e Farnese. A questo bivio noi dobbiamo proseguire avanti, per la strada sterrata che risale . La seconda strada bianca a sinistra ci porterebbe alla Sorgente detta del Francese, ma a tutt’oggi sembra non esserci più. E’ bene comunque annotarla per una ricognizione futura.

Troveremo dunque, lungo la strada principale, un evidente bivio: a destra le indicazioni dicono Agriturismo Fra Viaco. Noi invece andiamo a sinistra in salita. Questa strada, bellissima e panoramica, va seguita sempre dritta, passando proprio sopra al lago di Mezzano che si può intravedere tra le fronde delle querce. Ci sono alcune deviazioni sulla destra che scendendo ripidamente ci conducono alle sue rive. Noi abbiamo preso la seconda che ha il vantaggio di condurre, in breve, ad uno slargo proprio sul lago, dove è possibile riposarsi e godere del bel panorama.

Torniamo così sulla strada al punto da cui ci siamo distaccati e proseguiamo. Quando uscite dal bosco e il lago ormai non si vede più ci arriva da destra una strada sterrata. Noi proseguiamo a sinistra. Dopo un lungo tratto di strada con un paesaggio collinare arriverete ad un incrocio e la strada si fa asfaltata. Qui dovete proseguire dritti fino ad arrivare ad un bivio dove svoltiamo a sinistra. percorriamo questa strada lunga e dritta, poi troveremo le indicazioni sulla destra per Poggio del Castagno, nostra meta.

Biagasco – Colletta

Un bell’anello fra Biagasco (prov Alessandria, Piemonte), Oasi di Masterone, Colletta, Biagasco.

8 Km abbondanti con una discreta salita (mountain bike a spinta?), ma ripagati da bellissimi ambienti panoramici e boschivi. Fattibile con solo un minimo di allenamento. Itinerario fattibile anche a cavallo, se si ha la pazienza di portare il van  in zona.

Si parte da Biagasco, sulla riva sinistra del torrente Staffora, raggiungibile con ponticello a circa 4 km da Godiasco in direzione Varzi.

Descrizione itinerario:

Parcheggio ampio a fianco del giardinetti pubblici, fra la chiesa e il paese (44.86641  9.06488). Si inizia in direzione del paese e, giunti davanti al Antica Locanda del Groppo, piegare a dx sempre su asfalto, in leggera discesa. Seguire la strada che diventa ora, tortuosa, in salita. A circa 600 mt dal parcheggio un villini semi isolato consente una deviazione su strada bianca sulla sx. Prendere di lì per strada inizialmente fra vigneti con vista sui boschi che andremo a percorrere. Dopo circa 500 mt (1,1 km dal parcheggio) si attraversa un antico agglomerato ora disabitato. Andare sempre dritti trascurando i pochi bivi sulla destra. La strada diviene in salita, piuttosto accentuata. Per riprendere fiato basta voltarsi e guardare il panorama sui boschi e sul castello di Pozzol Groppo che domina. Fare attenzione a circa 2 km dal parcheggio un poco evidente sentiero sulla dx (poco evidente l’inizio, ma poi si distingue bene) che corre, ripeto poco visibile, sul bordo di un prato. Prendere di lì per constatare che poco dopo il sentiero diviene netto e porta, in falso piano, all’ingresso della Tenuta di Masterone (non visitabile), con tanto di cancello sovrastato da due aquile (km 2,9). Si continua su asfalto con panorami sulla val Curone, trascurando due bivi sulla destra. Una corta salitella porta al piccolo abitato di Colletta (km 4) con simpatica chiesetta su un vicinissimo cocuzzolo. Girare subito sulla sx sempre su asfalto gustando il panorama che ora si apre sulla valle Ardivestra, sulla lontana Pizzocorno e sul colle con l’abbazia di Sant’Alberto di Butrio (che tuttavia non è visibile da questa posizione). Si continua per circa 800 mt per prendere una corta e ripida salita sterrata. In cima prendere a sx e continuare, su strada bianca, in discesa in mezzo al bosco. A circa 6,2 km ad un bivio prendere a dx in evidente discesa e da lì si torna al parcheggio. O in trattoria.

L’itinerario è per oltre il 90% in mezzo alla natura, prevalentemente boscosa. Il fondo è in buona parte sterrato e quindi poco praticabile (specie la parte della salita) con terreno umido.

San Gervasio – Poggio Alemanno

Anello in val Rile (comune di Retorbido), provincia di Pavia, Lombardia.

Da San Gervasio, Oratorio San Rocco, Poggio Alemanno, Gomo, parcheggio. Circa 7 km, pochi su strada bianca, il resto su sentiero. Una salita tranquilla adatta a chiunque con un minimo di allenamento, tutto il percorso adatto alle MB. Per il cavallo necessita la pazienza di arrivare in loco con il van.

Il percorso

 

L’anello inizia parcheggiando a poco meno di 5 km dopo Retorbido, in direzione Rocca Susella, approfittando di un ampio spiazzo sterrato (44.91954 – 9.07488). Si prosegue a piedi sulla stretta strada asfaltata appena imboccata per il parcheggio, trascurando il bivio sulla destra, in direzione della frazione di San Gervasio che si attraversa. Siamo a circa 900 mt dal parcheggio: inizia lo sterrato che via via diventa in salita, ma mai ripida. Dopo breve entra nel bosco. Per un breve tratto di circa 100 mt si perde la traccia del sentiero, ma lo si ritrova andando a diritto attraverso il prato. A quel punto il cammino si inoltra nel bosco misto castagno noccioli e altro. Trascurando delle improbabili piccole deviazioni si arriva ad uscire dal bosco e ad avere della costruzioni davanti: è l’agglomerato di Poggio Alemanno. Prendere a sx per giungere in breve all’oratorio di San Rocco di seicentesca fattura (restaurato nel 1995). Piacevole sosta con ampio panorama, panchine e fontana (km 2,6). Si riparte in direzione della frazione Poggio Alemanno e la si attraversa  entrando fra le ville fino a trovare un sentiero sulla dx che riporta sul posto di quando, poco prima, si era deviato verso l’oratorio. Questa volta si gira a sx (in direzione quindi contraria a prima) godendo di ampi panorami sulla valle Staffora e la dirimpettaia Pozzol Groppo con il suo castello.

Andando sempre a diritto in falso piano (più discesa che salita) si arriva alla frazione Gomo con un curioso palazzo/ castello di recente costruzione, ma tutto con materiale di recupero, fra cui architravi in legno provenienti da una ristrutturazione del milanese San Vittore. Nella piazzetta di Gomo sorge una cappelletta dedicata a San Carlo (Km 4,7 dal parcheggio) e una fontana. Girare a dx attorno alla cappella per la comoda strada bianca: il panorama sulla sx è per la valle Staffora, Pozzol Groppo, la rocca di Montalfeo, Salice Terme e la lontana Monleale (e le Alpi con le giornate serene), sulla dx è per la valle del Rile da cui siamo partiti e stiamo facendo ritorno. Dopo circa 600 mt si prende una strada bianca sassosa in discesa sulla dx e la si segue passando dalla fattoria Ca’ del Rile (Km 6,4). Circa 200 mt prima della fattoria si può vedere un interessante, profondissimo orrido sulla propria sx. Circa 500 mt dopo la fattoria, sempre in discesa, si ritrova il tratto asfaltato fatto all’inizio del percorso. Girare quindi a sx per tornare alle auto parcheggiate.

Moleale Alto – Cà del Borgo

Anello da Monleale Alto (cimitero), Cadeborgo, Chiesa, Monleale Alto. Val Curone, provincia di Alessandria, Piemonte.

Un facile anello, per metà su asfalto (traffico quasi inesistente) e per metà sentiero fattibile anche un solo giorno dopo la pioggia. Adatto anche per MB, ricalca in parte il sentiero 152 della provincia di Alessandria, poco meno di 7 km.

Si parcheggia agevolmente davanti al cimitero di Monleale Alto (circa 700 mt dalla piazza) e ci si avvia in direzione contraria a Monleale Alto, con strada che diverrà in leggera salita. Alle nostre spalle il panorama sulla pianura e sulla valle Curone. La collina di fronte (sulla sx) è il colle di Brienzone con il paese ed il castello malaspiniano di Pozzol Groppo. Continuare fino al cartello di Caborgo (o Ca’ del Borgo) che precede un piccolo bivio: prendere a dx entrando nella frazione. Dopo un centinaio di metri si deve scegliere se andare a sx o dx. Andare a destra. Siamo a circa 2,2 km dalla partenza. Il paese che si vede davanti quando si è al bivio è Montemarzino che toccheremo in altri itinerari. Come detto al bivio, nella “periferia” del paese di Ca’ del Borgo, si prende a dx e si continua fino ad un nuovo bivio circa 300 mt dopo. Andare a diritto (ovvero prendendo la parte a dx) continuando sull’asfalto. Ora la strada costeggia per un discreto tratto boschi alternati a curati vigneti. Dopo circa 500 mt dal bivio precedente, la strada percorre un crinale molto panoramico. Lì, a circa 3,1 km dall’inizio, si vede sulla dx un sentiero sterrato chiuso da una sbarra rossa: imboccarlo. Procede in falso piano fino ad arrivare ad una costruzione dell’acquedotto. Da lì si apre un nuovo panorama, diverso dai precedenti. In giornate serene le Alpi sono tutte lì, a portata di mano. Il sentiero in discesa diviene ora un poco più ripido costeggiando un campo, fino a sbucare (km 4) in un altro sentiero. Prendere a dx e si arriva alla frazione Chiesa (il sentiero si chiama “strada vicinale Cappelletti”) che si attraversa rapidamente con la strada che diviene in discesa. Finite le costruzioni (km 4,6), si gira subito a dx per una strada bianca che, prima in discesa e poi in dolce salita, passando fra pescheti e prati, si ritorna (km 5,6) alla strada asfaltata fatta alla partenza. Voltare quindi a sx per raggiungere il parcheggio davanti al cimitero di Monleale Alto, km 6,3.

Restegassi – Solarolo

Anello Restegassi, Solarolo, Poggio, Restegassi. Provincia di Alessandria, val Curone, Piemonte. Km 7 circa.

Un facile itinerario ad anello in alta val Curone, poco dopo San Sebastiano Curone.

Sentiero piacevole da percorrersi a piedi o in mountain bike (la parte in salita) solo per gli irriducibili. Fattibile anche a cavallo considerando tuttavia che 1/3 dell’itinerario (la parte in salita) è sterrata, 1/3 è strada bianca e 1/3 è asfalto. Comunque si cammina sempre in mezzo alla natura ricca di alberi autoctoni e fioriture, in stagione, di primule e violette.

Itinerario molto poco ombroso con belle visioni di costoni boscosi e di roccia “puddinga”.

Durata a piedi circa 2 ore e mezza, senza incontrare un’auto.

Circa 7 km con inizio in salita per sentiero a tratti umido (forse una piccola sorgente sotterranea): camminare sulla parte erbosa e comunque evitare se nei giorni precedenti ha piovuto.

Parcheggiare alla base della frazione Restegassi (44.77120 – 9.07355) nei pochi spazi disponibili.

Un attimo prima una curiosa formazione rocciosa dimostra le immense forze di cui dispone la Natura nel piegare la roccia.

Il percorso

Salire per asfalto al paese con simpatica chiesetta e alcune case. Continuare la strada che poco dopo (km 0,7) diviene sentiero, a tratti umido. Sempre in salita si trova, a circa 1,2 km, una deviazione sulla dx abbastanza evidente (anche perchè non ve ne sono altre prima). Sempre in salita (ma ora con terreno asciutto, si cammina in mezzo ad una vegetazione bassa con bei panorami sulla valle e sul dirimpettaio paese di Dernice con i resti del panoramicissimo castello alla sommità (una frazione di Dernice, Montebore, è la località di produzione del famoso e squisito formaggio Montebore, dalla caratteristica forma http://www.formaggio.it/formaggio/montebore-p-a-t/ ). Poco dopo si arriva (km 1,8) alla minuscola frazione di Solarolo. Si continua sulla strada che volge leggermente a dx in iniziale discesa (arrivati a Solarolo la salita è praticamente finita). Dopo breve si arriva ad un doppio bivio: ammirare il panorama sulle colline dirimpettaie, ma tenere la dx per la strada sterrata, in direzione Poggio. La strada corre in falsopiano panoramico sulla dx, con scorci sull’ormai lontano, e in basso, paesino di Restegassi. Si entra nel paese Poggio (km 3,4) di fianco alla chiesetta (normalmente chiusa) con una strada in discesa che, superate le poche case (alcune belle in pietra), torna verso l’inizio del percorso. La strada ora è in asfalto, a tornanti, con panorami assai vasti nella valle punteggiata di microscopiche frazioni. Costeggiando in alcuni punti il torrente Arzola si torna ai piedi di Restegassi dove si era parcheggiata l’auto (km 6,6 circa).

Poche centinaia di metri dopo il parcheggio, in direzione San Sebastiano, un accogliente agriturismo con specialità di formaggi (e allevamento di mucche).

A San Sebastiano Curone, graziosa cittadina di impronta genovese, varie possibilità di ristoro, alcune anche di una certa ricercatezza in piazza Roma, piazza da visitare per le caratteristiche colorazioni e decori dei palazzi. In periferia un ristorante pizzeria (con piscina in stagione) che vanta a menù 200 tipi diversi di pizza. In paese anche un notevole castello visconteo non visitabile e altre simpatiche occasioni  ( http://www.comunesansebastianocurone.it/index.php?page=14 ).

San Sebastiano è cittadina molto viva con una importante fiera del tartufo in novembre (gli abitanti sostengono che Alba si rifornisca in questi luoghi dei preziosi tuberi), la Mostra mercato dell’artigianato artistico a fine settembre e Artinborgo a giugno/luglio ( http://www.artinborgo.it/)

La val Curone, che si percorre per arrivare all’inizio dell’itinerario, è piena di frutteti; in particolare vengono prodotte pesche, fra cui quelle famosissime di Volpedo e Monleale

Rogaudienzo – Rofalco

Il nostro percorso parte dall’imbocco del sentiero 3 della Selva del Lamone, ovvero dall’ Ingresso di Rogaudienzo, Sentiero delle Acque. Possiamo parcheggiare l’automobile poco prima, lungo la strada sterrata, precisamente alle coordinate Lat 42.57171737; Lon 11.7004097.

Siamo su di un sentiero nel bosco costellato di sassi muscosi molto belli, ma anche relativamente scomodi e pericolosi, dunque prestare attenzione. Arriviamo, seguendo i segni bianchi e rossi, ad un primo lacione. I lacioni, come si legge sul cartello, sono “degli stagni temporanei che si formano in alcune depressioni a seguito di abbondanti precipitazioni atmosferiche. La durata dell’idroperiodo varia da lacione a lacione, come la loro estensione e la presenza di associazioni vegetali”. Qui siamo in presenza del lacione della Mignattara.

Bisogna dunque continuare facendo riferimento alla vernice bianco e rossa sopra gli alberi, perché il sentiero è praticamente inesistente, comunque difficilissimo da seguire nel dedalo di rocce e alberi.

Quando troviamo una deviazione andiamo a sinistra per Romannone. Per un tratto seguiamo un muretto che ci manteniamo a sinistra, dopodiché sbuchiamo su di una sterrata da imboccare a destra. La strada si insinua tra colline, spazi aperti e casali abbandonati fino a finire davanti ad un cancello. Qui parte una recinzione che percorriamo sulla sinistra, fino a farne due lati, dunque puntiamo verso il bosco e sulla destra prendiamo il sentiero 15, avendo cura di non lasciarlo subito sulla sinistra e oltre al muretto ma di continuare nel bosco. Si segue sempre il sentiero 15 grazie alle verniciature fino ad arrivare al limitare di una forra sulla sinistra. Qui si aprono scorci meravigliosi sulle campagne. La zona è chiamata I Crini. Giungiamo così alla biforcazione per Rosacrepante che necessita assolutamente di una visita, dopodiché andiamo verso Rofalco, che troveremo dopo breve.

Procedendo e mantenendosi sulla sinistra arriviamo alla strada sterrata che si imbocca a destra. Poi intercettiamo un’altra strada e andiamo a destra e così facciamo al bivio successivo. Si arriva così ad un ultimo bivio dove andiamo a destra. Sempre dritti e troveremo il parcheggio delle nostre automobili.

Trebbiano – Il Castello

Partenza da Trebbiano, frazione del comune di Val di Nizza, PV, Lombardia. Anello quasi interamente nel bosco. Zona particolarmente interessante per l’aspetto naturalistico e storico.

Percorso senza difficoltà, adatto anche per mountain bike (buone gambe) e cavallo (ma arrivarci con il van non è comodo). Da farsi solo con terreno asciutto in quanto quasi totalmente (90%) su sentiero sterrato nel bosco.

Il percorso

Parcheggio comodo nel piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87712 – 9,12016).

Avviarsi sulla dx in salita dino ad un crocevia con cappelletta sulla destra (800 mt). Prendere a sx strada “quasi” asfaltata. Sulla destra panorama aperto e un castello (novecentesco). A km 1,25 imboccare per pochi metri un sentiero a dx per ammirare il panorama sulla valle Ardivestra: a sinistra l’abitato di Cerreto, davanti Sanguignano e, sul colle di fronte, Rocca Susella con la Rocca de’ Ghislanzioni appena intuibile ( http://www.borgodellarocca.com/ ). Gustato il panorama, si riprende il sentiero che piegava a sx in salita, costeggiando una ampia villa normalmente vuota. Stiamo percorrendo la strada bianca (strada???) del monte Calcinbera, in salita. Poco dopo, ad una costruzione per l’acquedotto, si piega decisamente a dx (andando a diritto si arriverebbe in breve a Trebbiano di Sopra e quindi al parcheggio) km 1,55. Sempre seguendo la strada (è su di un crinale: salendo la scarpata si può vedere Trebbiano dall’alto) e trascurando i bivi si giunge ad un castagneto con una capanna (2,8 km). Stiamo aggirando il monte Calcinera. In vista della capanna tenere la sx in leggera discesa, in mezzo al bosco. A km 3,5 prendere (provvisoriamente) la dx per circa 300 mt e salire nel prato alla sinistra per godere dell’esteso panorama. Sotto le frazioni di Piumesana, Più avanti Cecima e in lontananza il castello di Pozzol Groppo (sulla dx), Serra del Monte (sx) e  San Giovanni; più lontana Salice Terme. In quel punto panoramico conviene salire sulla vicinissima cimetta a dx per un panorama ancora più aperto.

Tornare quindi indietro e prendere la prima deviazione sulla dx (km 3,7 circa) in buona discesa. Dopo circa 400 mt si apre un altro punto panoramico sul ciglio di un orrido (fare attenzione). Ammirato il panorama (sulla dx in alto il colle su cui eravamo prima) si torna leggermente indietro per prendere una deviazione poco visibile sulla dx (l’unica che c’è, in discesa accentuata) e siamo a km 4,5 circa. Per circa 200 metri la discesa continua piuttosto repentina, poi volta a sx nel bosco in un falso piano che porta, al km 5,7, a Trebbiano Superiore. Lì prendere subito sulla dx e già si vede la chiesa davanti alla quale si è parcheggiato (km 6,5).

 

Colfosco – Badia

Dal piazzale di fronte alla Chiesa di San Vigilio, ponendosela alle spalle, imboccare in discesa la piccola Strada Sorà di fronte, che stretta fra le abitazioni, sale verso la chiesa e il punto di partenza del percorso.

All’imbocco di essa, subito ben visibile, la palina del sentiero n.10 in direzione di Corvara in Badia, lontana non più di 2 km da questo punto.

Ridiscendere la strada per raggiungere, in poco meno di 100 mt, un incrocio di vie dal quale si continuerà, sempre su Strada Sorà, tenendo la sinistra e passando al di sotto una passerella sulla carreggiata che funge da ingresso ad un’abitazione privata.

Dopo altri 100 mt, al bivio scendere a destra passando di fronte a due abitazioni private in legno di recentissima costruzione, avendo cura di seguire sempre la palinatura del sentiero ciclopedonale che nel frattempo si sarà fatto stretto e sterrato e che sarà, prima Strada Costa, e poi superate un paio di case, Strada Merscia.

Camminare su di esso per circa 500 mt con il paese di Corvara alla propria destra già ben in vista nella valle che si apre per poi affrontare un ripido tornante verso il basso a destra. Dopo circa 50 mt, abbandonare la strada per tagliare in linea retta un prato scosceso che discende verso l’asfalto di un parcheggio, proprio di fronte a due piccoli alberghetti. Giunti di fronte ad essi (dalle rispettive insegne Garni Gabrieli e Garni Edera), seguire l’asfalto alla propria sinistra e andare ad incrociare un breve tratto sulla destra del sentiero n.4A che conduce verso il centro di Corvara dopo aver superato una solida passerella in legno sopra il Rio Gran Ega, corso d’acqua che si incontrerà nuovamente più avanti durante la giornata di cammino.

Raggiungere la SS243/Strada Siëia che discende dal Passo Gardena, per attraversarla sulle strisce pedonali poste di fronte a un bar. Seguire la statale per un brevissimo tratto girando a destra e andare ad infilare l’imbocco della Strada Brujé alla propria sinistra.

In circa 400 mt di cammino, si supereranno il grande palaghiaccio sulla sinistra della carreggiata e poco più avanti sul lato opposto, l’imponente costruzione in cemento, base della Cabinovia Boe, al fianco di una scuola di sci.

Giungere di fronte alla cabinovia per discendere nel mezzo della piccola pineta posta qualche metro più in basso rispetto alla carreggiata, alla propria sinistra. Si tratta di un giardino pubblico, ben riconoscibile grazie alle numerose panchine sotto i pini e a un’area gioco per bambini oltre che ad alcune soste attrezzate per il pic-nic.

Superrare il parchetto seguendo il sentierino che lo taglia in maniera perpendicolare per poi puntare il ponte sul torrente Rio Chiesa costruito con grossi tronchi di abete chiaro. Una volta superato il ponte, si sarà a pochi passi dal centro di Corvara che si raggiungerà continuando dritto fino ad intersecare in poco più di 100 mt, la centrale Strada Col Alt, ampia via affollata di negozi per turisti, alberghi e ristoranti. Risalirla verso monte camminando sul marciapiede puntando la svolta a gomito a destra posta in cima. In coincidenza della curva, un vistoso negozio a due piani di articoli sportivi dalla facciata in legno scuro, al cui fianco corre un breve tratto di via pedonale. Percorrerla in salita sull’acciottolato, per giungere in cima al piccolo promontorio e per trovarsi proprio di fronte alla facciata della trecentesca CHIESA DI SANTA CATERINA.

Dopo la visita alla chiesa (che custodisce uno dei pochi ritratti integri della Santa d’Alessandria), ripercorrere i propri passi andando a imboccare nuovamente la via centrale del paese ma questa volta per percorrerla interamente per almeno 600 mt in discesa, e tornare così al limitare basso dell’abitato, appena dopo aver superato una serie di lussuosi alberghi di montagna posti sul lato destro della carreggiata.

Continuare dritto senza abbandonare Strada Col Alt fino al punto in cui essa non si ricongiunga con la SS244 e lasciandosi quindi alle spalle il bivio per risalire al passo Val Gardena. Superare quindi in pochi passi l’insegna-scultura in metallo, alla propria sinistra, con la scritta “Corvara” che indica l’inizio del paese.

Percorrere interamente i circa 500 mt, che costeggiano la statale camminando sull’apposito percorso ciclopedonale, e affrontando così il percorso ben segnato e palinato, chiamato Tru do l’Ega. Il sentiero è ideato, infatti per essere una piacevole camminata a bordo fiume, lungo il corso del Rio Ega ricco d’acqua e vegetazione fluviale, discendendo verso valle in bicicletta o a piedi.

Al termine del lungo rettilineo, utilizzare il sottopassaggio in cemento per sbucare dalla parte opposta della carreggiata e iniziare il percorso sulla larga stradina dal fondo di ghiaia fine che si allontana dalla statale, passeggiando sulla riva orografica destra del rio.

Proseguire sul sentiero Tru do L’Ega fino a giungere nei pressi della località Funtanacia, del quale si costeggerà il centro abitato, incontrando alla propria sinistra uno specchio d’acqua artificiale dalla forma rettangolare, le cui rive accessibili risultano ideali per una pausa all’ombra seduti sul prato ben curato, oppure su una delle numerose panchine a bordo dell’acqua.

Continuare poi dritto nella direzione precedente per superare un grande centro sportivo con diversi campi sulla sinistra, e tagliare trasversalmente, poco più avanti, la fine di una pista da sci, passando proprio nel mezzo degli altissimi piloni in acciaio dell’illuminazione elettrica.

Continuare a camminare avendo ora il letto del torrente, sempre più largo e quieto, alla propria destra e non più alla sinistra.

Dopo circa 500 mt, superata un’ampia curva sulla sinistra, puntare il piccolo ponte in mattoni e cemento della SP37 e passarvi sotto per continuare a procedere dritto.

Continuare a camminare sempre lungo fiume fra campi coltivati e pascoli, sul percorso largo e ben segnato, fino a raggiungere l’abitato della località di Badia (e la frazione Pedraces) avendo percorso così circa 9 km da Colfosco in poco meno di tre ore di cammino, e dopo aver attraversato ancora una volta il rio su di un ponticello a meno di un chilometro dall’arrivo.

Giungere di fronte ad un pub posto in un edificio a due piani in coincidenza di una curva a gomito a sinistra che fa ricongiungere la sterrata alla SS244, ma avere cura di continuare a seguire il sentiero Tru do l’Ega, qui mal segnalato, sulla piccola e ripida salita che continua dritta alle spalle del locale. In cima alla salita, a circa 100 mt di distanza, puntare la base della seggiovia, le cui belle sedute arancioni e bianche chiuse sul davanti da un pannello scorrevole, corrono in alto verso destra.

Si tratta della nota e frequentata seggiovia Santa Croce che, in una lunga e spettacolare tratta al di sopra di vasti pascoli alpini, risale le pendici dell’imponente massiccio Santa Croce, puntando le Cima Dieci (3.026 mt) e Monte Cavallo (2.907 mt) ai piedi delle quali si trova il SANTUARIO DELLA SANTA CROCE che, appoggiato a paretoni rocciosi in mezzo a prati verdi, domina la valle offrendo ai numerosi turisti e camminatori giunti fino qui, una vista spettacolare a 360° sulle Dolomiti.

Nel caso in cui si voglia sfruttare l’impianto, bisognerà tener presente che, a circa due terzi di esso, è predisposto un cambio di seggiovia lasciando la prima, più comoda moderna e quattro posti, a favore di una seconda (detta “La Crusc”) per un tratto più scomodo di circa dieci minuti sui classici doppi seggiolini in metallo.

Fra le due, sarà possibile sostare in uno dei due masi, il primo vero e proprio rifugio, e l’altro, ristorante-bar dalla bella area attrezzata per i bambini.

Nel caso in cui, invece si voglia concludere la giornata raggiungendo a piedi il Santuario, posto a 2.045 mt di altitudine, bisognerà mettere in conto altre due ore abbandonati di cammino affrontando un dislivello importante, ma camminando sulla traccia ben leggibile del sentiero n.4 che parte in coincidenza al lato corto del piccolo parcheggio, appena superata la stazione della seggiovia nella frazione di Predaces, e attraversando ancora una volta il Rio Ega, prima di incominciare la salita.

San Giacomo a Ortisei – Colfosco

Il percorso per risalire la Val Gardena, in direzione del Passo Gardena, inizia dalla nota località turistica di Ortisei, famosa per la sua vivace vita estiva ed invernale e per le piste da sci, considerate fra le più belle al mondo, circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti cesellate da pareti e guglie di roccia chiara.

Per praticità, l’inizio del sentiero ha luogo nella piccola frazione di San Giacomo a circa 2,5 km di distanza ad una quota più elevata sulle prime pendici a ridosso del centro cittadino, nel settore nord-orientale. Le poche casette alpine della frazione sono facilmente raggiungibili lungo la costante salita della stradina che le unisce ad Ortisei chiamata Streda Secun.

Nel caso in cui si voglia evitare questo avvicinamento di più di mezz’ora, una pratica navetta copre il servizio di collegamento, correndo su è giù per la stradina ogni quaranta minuti circa, partendo dalle panchine della fermata su Piazza San Durich, proprio a pochi passi del centro informazioni cittadino, ben fornito di mappe e materiale turistico, fra la biblioteca e la Chiesetta di San Ulrico.

Raggiunta le poche case della frazione di San Giacomo, e superato il lungo e basso edificio di un alberghetto dalla splendida vista panoramica sulla Cima Sasso Lungo (3.181 mt), porre attenzione alle indicazioni per la CHIESA DI SAN GIACOMO , in alto verso sinistra. L’edificio è nascosto nella quiete di un boschetto di conifere, e si paleserà soltanto alla fine di una salita fra i prati a pascolo, dopo circa 10 minuti di marcia.

La chiesetta di San Giacomo, dalla sottile guglia color grigio scuro, è stretta da una bassa cinta muraria che circonda il tipico cimitero alpino. Vi si può accedere attraverso un portoncino in legno che si utilizzerà anche per uscirne una volta ammirati gli affreschi all’interno della seguendo nuovamente per pochi passi il sentiero che ha condotto fin qui. Al bivio non ridiscendere quindi per il sentiero verso la frazione, ma tenere quello ben segnato alla propria sinistra, che procede a mezza costa in leggerissima salita lungo il pendio della montagna, sempre all’ombra degli abeti. La palinatura rossa e bianca da seguire è quella del sentiero n.32 per il paese di Santa Cristina Val Gardena. Appena sbucati al sole, di nuovo nel mezzo di alcuni piccoli pascoli alpini, sarà già possibile godere tutta la maestosità delle pareti dolomitiche e in particolare il sempre più vicino sperone del Sasso Lungo e oltre, il paretone smussato sulla cima del Sasso Piatto (2.956 mt), sull’altro versante della valle alla propria destra.

Superare un piccolo maso moderno sulla destra affacciato sul sentiero, e puntare al successivo maso storico, sul lato sinistro, distante non più di 250 mt. Passargli al di sotto, proprio di fronte al malandato ingresso in legno della stalla, per continuare sul percorso in direzione dell’alta valle.

Al bivio seguente, proseguire sulla sinistra sul sentiero n.32, che per un breve tratto coinciderà con il sentiero n.4 e che in 350 mt andrà a riunirsi ad una carrareccia in ghiaia bianca larga poco più di due metri. Percorrerla per almeno 100 mt per poi girare a destra al bivio in direzione di Santa Cristina sempre seguendo la palinatura n.4 e 32. Entrare quindi nel fitto del bosco per tenere nuovamente la destra al bivio che si incontrerà dopo circa 700 mt, e riguadagnare la vista aperta sulla valle e sulle cime, camminando al sole, a mezzacosta.

Il sentiero n.32 supera il paese di Santa Cristina senza ridiscendervi. Nel caso in cui si voglia curiosare fra le case, o fare una piccola sosta, la ben segnalata variante n. 32A permetterà di perdere quota in una deviazione non troppo lunga alla propria destra.

Continuando dritto, invece, sarà facile incontrare un’altra palinatura, quella del sentiero turistico dei Masi tradizionali nato per unire a piedi alcune delle tipiche costruzioni agricole alpine della valle ricche di storia, e dove respirare la particolare atmosfera dell’isolata vita di montagna, bevendo latte fresco o comprando del formaggio di malga.

Giungere quindi a un’ampia strada asfaltata, passando sotto a un piccolo edificio moderno a tre piani bianco. Poco più avanti, quattro masi isolati nel verde dei prati. Non raggiungerli, ma ridiscendere lungo l’asfalto girando a destra in discesa su Strada Plesdinaz, e dopo due-tre ampi tornanti fra i prati, giunti al limitare basso dei pascoli, continuare a seguire l’asfalto il leggera salita verso sinistra, puntando il tetto di una costruzione ancora nascosta dietro il piccolo promontorio. Scollinare e passargli di fronte per iniziare la discesa fra le case della prima periferia di Selva di Val Gardena fino a raggiungere, in poco più di 1,5 km, il grande incrocio con Strada Cisles alla fine di un lungo tratto rettilineo in forte discesa su asfalto.

Proseguire dritto passando fra alcuni alberghetti e inoltrandosi nell’abitato seguendo Strada Raiser che dopo 120 mt piegherà a destra in leggera discesa. Incrociare quindi al fondo, girando a sinistra, la strada principale SS242 che conduce verso il centro di Selva, posto in posizione assolata, in alto su di un piccolo promontorio ai piedi del Passo Gardena.

Prima della salita finale attraversare ancora la piccola località di La Pozza camminando sempre sulla stessa principale, qui Strada La Poza, fino ad andare a incrociare, sulla sinistra ben visibile sul bordo della strada, il curato percorso ciclopedonale che si discosta dalla statale per arrivare, con ampie e larghe curve su un fondo sintetico di color rosso mattone, fino al centro cittadino.

Seguire quindi l’affollata via centrale del paese Strada Meisules, superando alcuni negozi, bar e locali per lasciarsi alle spalle un piccolo super mercato dalle insegne rosse e bianche e andare ad imboccare, 50 mt dopo, Via Nives, alla propria sinistra. In circa di 5 minuti la stradina porterà al largo spiazzo che circonda l’edificio moderno della CHIESA SANTA MARIA DI NIVES, addossato a quello più antico dell’abside.

Dalla chiesa di Santa Maria, la meta successiva è la stazione di partenza della modernissima cabinovia Dantercëpies in direzione del passo Gardena. Nel caso in cui si voglia tornare sui propri passi per inoltrarsi nuovamente nel centro cittadino e fare una sosta a Selva, la cabinovia sarà comunque facilmente raggiungibile perché molto nota e ben segnalata dalla palinatura pubblica. In caso contrario, basterà attraversare il quieto cimitero sulla piazza alle spalle dell’abside, e andare ad imboccare la piccola Strada Cir una volta uscitone. Dopo circa 250 mt fra le case, riunirsi, girando a sinistra, alla più ampia ed omonima Strada Dantercëpies che corre ormai fra isolati alberghetti e pezzi di prato fuori paese. La base della cabinovia apparirà dopo meno di un chilometro, ben riconoscibile alla propria destra nei pressi di un parcheggio, caratterizzata da un’importante architettura contemporanea dai grandi volumi su due livelli, e dalla leggera copertura a pensilina ondiforme bianca.

Sia nel caso che si voglia raggiungere il passo a piedi, sia che si voglia accorciare approfittando di una corsa sulla spettacolare cabinovia, il passaggio sotto la stazione è obbligato.

Il largo e comodo tracciato che sale fra i prati sulle pendici del monte, proprio sul lato sinistro di essa, costituisce il sentiero più comodo per raggiungere la quota finale sopra il passo. Si tratta del sentiero n.12A che coincide con quella che è la strada di servizio all’impianto. Con un costante fondo facilmente camminabile in ghiaia bianca, lungo innumerevoli tornanti a zig-zag in continua salita, esso porterà in poco più di due ore di cammino, a raggiungere il piccolo altopiano affacciato sul valico passo, proprio in coincidenza dell’arrivo dell’impianto, a una quota di ben 2.292 mt. Si può godere da qui, una delle viste più emozionanti sull’intero complesso delle Dolomiti, trovandosi proprio a cavallo della Val Badia sul lato orientale, e della Val Gardena su quello occidentale, con il passo stradale della SS243 molto amato dai motociclisti, lontano 150 mt più in basso. E’ possibile, inoltre, fermarsi sul pianoro, per fare una sosta e bere un caffè, nel nuovo bar costruito in prossimità della cabinovia. Dagli arredi moderni in legno e circondato da ampie terrazze, offre una vetrata panoramica ulteriormente rialzata per godere a pieno della vista mozzafiato tutta intorno, e in particolare, sull’imponente Massiccio del Sella posto proprio in faccia la rifugio.

Lasciare quindi l’altopiano seguendo le diverse tracce in discesa nel prato, lungo la direttrice dell’antiquata seggiovia che da Passo Gardena sale al rifugio proprio sul declivio opposto a quello su cui si è scollinato, puntando il fondo valle e l’asfalto grigio della statale che vi corre nel mezzo.

Non sarà difficile raggiungere la CAPPELLA DI SAN MAURIZIO A PASSO GARDENA, posta a guardia del passo in Val Badia, perché già ben distinguibile nel suo luminoso bianco, isolata sul minuscolo piano che la ospita alla propria destra, scendendo a piedi. In circa 20 minuti, si raggiungerà il piccolo edificio sacro e, in altri 5, le poche costruzioni poste lungo la statale proprio in coincidenza del termine dei tornanti che dalla Val Badia, risalgono al passo per ridiscendere in Val Gardena.

Camminare per la valle in discesa lungo la statale per circa 200 mt, avendo poi cura di raggiungere la ricca palinatura dei diversi sentieri che dalla carreggiata ripartono in leggera salita verso destra.

Interseca in questo punto anche il sentiero n.8 che si seguirà per raggiungere la meta finale della giornata a Colfosco.

Si tratta di un sentiero facile, ben segnato e molto frequentato a riprova della sua straordinaria bellezza. Percorrendolo per quasi tutta la sua interezza e senza dover affrontare grandi dislivelli, si attraverseranno impeccabili pascoli alpini adagiati ai piedi delle imponenti pareti e dei denti rocciosi della grande e della piccola cima del Pizes de Cir, entrando così all’interno del Parco Naturale di Puez-Odle.

Sull’altro lato della valle, le cime frastagliate del complesso del Sella ed in particolare la cima Brunecker Turm che svetta fra le altre.

In meno di 2 ore, raggiungere la Baita Forcelles, dalla bella terrazza panoramica per poi superarla e iniziare la ridiscesa verso valle seguendo il tracciato sterrato di servizio o tagliando per i prati di un ripido impianto da sci. Sul fondovalle, adagiato fra ampi pascoli alpini, il Rifugio Edelweiss a quota 1.850 mt, offre ristoro ai gitanti come agli sciatori nella stagione invernale, trovandosi proprio alla confluenza di diverse piste da sci.

Prendere quindi in discesa la larga via di servizio sterrata che collega il rifugio al sottostante centro abitato, per raggiungere così, in poco più di un chilomentro le prime case di Colfosco, proprio nei pressi della CHIESA DI SAN VIGILIO.

La bella parrocchiale è posta a bordo del paese, nei pressi di un piccolo piazzale dalla grande fontana centrale la cui acqua zampilla fuori da una grossa roccia scura.

Riva di Tures – Predoi

Dalla Chiesa di San Volfango ridiscendere la strada asfaltata che conduce verso il fondovalle e l’abitato di Riva Tures.

Dopo nemmeno 10 minuti, raggiungere il primo grande tornante verso destra che si unisce alla SP48 per proseguire invece dritto tenendosi alla destra il letto del torrente e puntando le case di fronte.

Superare le prime abitazioni e alberghi per arrivare nei pressi di un ponticello sul ruscello e girare a sinistra prima di attraversarlo passando di fianco ad una grande casa grigia e puntando il pascolo collinoso a ridosso del paese, iniziando così il percorso lungo il sentiero n.1 in direzione Malga Durra. Dopo 20 minuti di piacevolissimo cammino fra i prati, costeggiando un ruscello dalle acque cristalline, ricongiungersi con una piccola asfaltata andando verso sinistra e raggiungere così un breve tratto dei sentieri 8A e 9.

Tutti e tre i tracciati arrivano as una grande area di parcheggio sterrata proprio all’imbocco di uno degli ingressi del Parco naturale delle Vedrette di Ries-Aurina, la cui ampia carrareccia è da questo punto, interdetta al traffico.

Costeggiato sul lato un pezzo di parcheggio, ignorare le indicazioni per la Malga Knutten che si inoltrano nel parco, ma proseguire alla propria sinistra, sempre sul sentiero n.1 puntando la base delle pareti dello Schwarzespitz (2.863 mt).

Lungo il classico sentiero di montagna ricco di paesaggi e scorci suggestivi sulle cime e sul ghiacciaio di Monte Nevoso (3.358 mt) posto alle proprie spalle lungo la salita, coprire il dislivello che in circa un’ora e venti di cammino porterà a quota 2.095 mt presso la caratteristica ed isolata Malga Durra, dalla quale godere l’incredibile vista sulla valle. La malga, tipica costruzione alpina, offre uno spartano servizio bar e ristornate, risultando essere un buon punto tappa per una sosta seduti ad uno dei diversi grandi tavoli in legno posti al suo esterno.

Proseguire passando ai piedi della malga oppure, nel caso di una sosta, uscendo sul retro del giardino recintato e continuare il tracciato tenendo la propria destra, prendendo a riferimento un gruppo di tre alberi sul piccolo promontorio sporto sulla valle ai piedi del quale, un piccolo acquitrino, funge da abbeveratoio per le bestie al pascolo.

Superato lo specchio d’acqua ignorare le indicazioni del tracciato 1A a mezza costa, ma puntare l’alta valle sempre seguendo il sentiero n.1 in direzione del Passo Bretterscharte (2.517 mt) e guadagnando costantemente quota, raggiungerlo in un’ora e mezzo di cammino di montagna, fra pascoli intonsi, prati e dopo aver toccato superandole alcune pareti brulle di ardesia, a picco sul sentiero alla propria sinistra.

Il passo, ben visibile già da lontano, scavalla la cresta per ridiscendere verso la Valle Aurina in cima alla quale sorge il piccolo centro abitato di Predoi. Porre la massima attenzione in questo passaggio perché esposto a precipizio appena raggiunta la croce in metallo posta sulla cresta e che ne indica la posizione. Soprattutto i primi tre/quattro tornanti richiedono cautela, camminando su di un sentiero stretto percorribile soltanto con buone calzature da trekking ai piedi e non adattissimo a chi soffra di vertigini.

Superato il punto critico, la discesa si rivelerà molto piacevole tagliano a zig-zag la lunga valle che da brulla e rocciosa nel mezzo di una pietraia, ridiventa verde ed erbosa, man mano che si perde quota.

Giungere quindi al restringimento naturale di essa, per ricongiungersi a una lunga carrareccia sterrata dopo aver superato una larga cascatella alla propria sinistra. Superare i due edifici agricoli di recente costruzione affacciati sulla gola sottostante a sinistra, per i quali la carrareccia funge da servizio.

Camminare così per circa 2 km in leggera e costante discesa per poi porre attenzione ad un piccolo sentiero che sale a destra, circa settanta metri prima del primo deciso tornante che la carrareccia affronta scendendo a sinistra.

Il sentiero n.3 (in questo punto mal indicato) con una serie di veloci zig-zag riguadagna una decina di metri al di sopra della carrareccia non ridiscendendo quindi subito in Valle Aurina ma permettendo invece di camminare ancora a mezza costa in alto, godendo ancora per un po’ dei magnifici paesaggi alpini fatti di pascoli incontaminati.

Il primo tratto, per almeno 30 minuti di marcia in repentino saliscendi, è appoggiato alla montagna proprio al di sotto delle cime Huhnerspiel (2.426 mt) e Hofer Klapf (2.170 mt) e in alcuni punti, risulta essere leggermente esposto ma nel complesso assolutamente piacevole e non pericoloso. Nei punti più impegnativi inoltre, è attrezzato con alcune corde e catene inchiodate alla roccia a mò di corrimano per una totale sicurezza.

Dopo un’altra ora circa di cammino, il sentiero passerà letteralmente nel mezzo del giardino di una piccola baita alpina dai colorati stendardi rossi e bianchi, l’Alprechtalm, superata la quale si raggiungerà con altri 40 minuti lungo una strada sterrata di servizio, la ben più grande e vistosa Malga Steger a quota 1.969 mt, affacciata sulla valle ormai a pochi chilometri dalla meta finale.

Superarla continuando senza abbandonare la strada di servizio che piega verso destra in discesa in direzione di Predoi lasciando in questo punto la traccia n.3 in favore del sentiero n.10. Raggiungere il fondovalle con un’altra comoda ora di cammino e superando diversi tornanti in discesa nel bosco alternati a lunghi rettilinei. Con un’ultima ampia curva verso destra, nei pressi di un grande edificio agricolo, affrontare l’ultimo tratto asfaltato in mezzo ai pascoli assolati, che va a congiungersi con la SS621di fondovalle che corre verso Predoi, ormai a pochi chilometri dal confine austriaco.

Il centro abitato, a circa 500 mt di distanza, sarà raggiungibile camminando sul marciapiede della statale puntando l’altura sopra la quale sorge la tardo gotica Chiesa di San Valentino, che si toccherà affrontando un’ultima ripida rampa di scale ad ingresso del bel cimitero.

All’interno dell’edificio sacro, il mirabile altare maggiore e la nota croce in metallo perforata in tre punti, più di due secoli fa, da dei colpi di fucile.

Con ancora 2,5 km, camminando lungo la tranquilla strada principale, si raggiungerà infine la località di Casere dove poter visitare, dopo una lunga giornata di cammino, la CHIESA DELLO SPIRITO SANTO l’edificio religioso più a nord d’Italia.

Campo Tures – Riva di Tures

Da Campo Tures, si abbandona la Val di Tures (che a nord del paese diventa Valle Aurina) per iniziare la salita verso la secondaria Val di Riva in direzione nord-orientale e per raggiungere l’ampia conca naturale aperta ai piedi delle Cime Dura e di Moia (3.135 e 3.010 mt) sul lato nord occidentale del cammino, di Cima dodici, Monte Nevoso e Monte Covoni (2.516 mt; 3.358 mt; 2.465 mt) su quello meridionale e della Cima di Riva (2.737 mt) a est, attraversando quello che è il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il confine con l’Austria, a pochi chilometri dal piccolo borgo montano di Riva di Tures, è invece raggiungibile attraverso il Passo di Gola continuando verso nord-est, a quasi 2.300 mt di quota ai piedi della Punta Nera.

Dall’abitato di Campo Tures, posto proprio all’imbocco della valle, partire quindi dalla Chiesa di San Maurizio e lasciatosi l’ingresso principale alle spalle, girare a destra seguendo il corso del torrente Aurino in leggera discesa verso un ponticello stradale su via San Maurizio.

Continuare dritto per poi salire sullo stretto sentiero n.2A in coincidenza di una secondaria che scende da sinistra e poi percorrerlo alla sinistra della strada principale, rialzati di qualche metro in mezzo alla vegetazione, sempre risalendo la stretta valletta. Dopo poco meno di 1 km si ricongiungerà con la strada asfaltata nei pressi di alcuni edifici della Locanda Cascate ben visibile e segnalata. Percorre altri 700-800 mt in salita per arrivare a un ampio incrocio di strade (a sinistra la salita asfaltata verso la località di Acereto) proprio di fronte ad un curato edificio privato in stile alpino posto di fronte. Alla sua sinistra, a pochi metri da un grande Cristo in croce ligneo a fianco dell’edificio, seguire la prima ripida rampetta del sentiero n.5 che s’inoltra nel bosco alle spalle della casa.

Il sentiero, seppur nel bosco, ha già le caratteristiche di un sentiero di montagna con il fondo sconnesso e diverse ripide curve verso l’alto e in circa 20 minuti permetterà l’accesso all’area protetta del Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina segnalata da un grande cartello.

Diverse scale in legno e passerelle costruite con tronchi di abeti interi a balzo sulla valle sottostante, permetteranno di guadagnare quota in breve tempo fino a raggiungere i 1.517 mt della baita Kofler zwischen den Wänden dove poter sostare dopo la ripida salita. Intorno alla baita, alcuni edifici e stalle con cavalli e capre brade che pascolano nei dintorni. Continuare quindi verso l’alto seguendo la traccia n.5 per superare un basso e largo cancelletto in legno per poi tenere alla propria destra lungo lo steccato.

Con un’altra mezz’ora di cammino, dopo aver piegato verso sinistra verso l’alto, il tracciato andrà ad unirsi ad una più pratica carrareccia che corre a mezza costa lungo la montagna. Si tratta del sentiero n.10 che s’imboccherà verso l’alta valle tenendo costantemente alla propria destra la sottostante gola percorsa dagl stretti tornanti della statale posta ai piedi delle occaforti rocciose di Monte Quadra (2.887mt), Cima delle Otto (2.667mt) e oltre, di Monte Nevoso (3.558 mt) coperte di nevi perenni.

Dopo circa un’ora di cammino, giungere su di un ampio altipiano erboso, costellato qua e là da alcuni piccoli masi isolati fra loro. Incontrato un gruppetto di costruzioni sulla sinistra, ridiscendere al bivio verso l’ampia conca in direzione di Riva di Tures, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10.

Il paese, ormai visibile in lontananza nel mezzo della conca naturale e incorniciato dalle cime a semicerchio, si raggiungerà in poco meno di un’ora di piacevole cammino sul sentiero ben segnato e comodo scollinando leggermente fra prati alpini e pascoli.

Giungere a un paio di centinaia di metri dall’abitato per seguire la traccia fino all’asfalto, tenendosi sulla sinistra un muretto a secco che delimita un campo leggermente rialzato rispetto alla traccia. Il campanile e l’edificio della CHIESA DI SAN VOLFANGO saranno raggiungibili in pochi passi seguendo l’asfalto verso sinistra tenendo, alla propria destra, prima un grosso capanno agricolo in legno scuro e poi il retro di un moderno albergo affacciato sulla sottostante conca dove sono adagiate le poche di case di Riva di Tures.

San Lorenzo di Sebato – Campo di Tures

La CHIESA DI SAN LORENZO DI SEBATO, si affaccia sulla piazza centrale dell’omonimo paese alle porte della cittadina di Brunico, piazza Franz Hellweger.

Guardando la facciata e mettendosi alle spalle il piccolo museo archeologico, ricco di reperti di epoca romana, passare di fronte al municipio tenendo la sinistra su via della Croce.

Raggiungere il sentiero n.2 palinato rosso e bianco per imboccarlo tenendosi le acque del fiume Rienza alla propria sinistra e seguendo le indicazioni per la città distante poco meno di 5 km. Camminare sul ben segnato lungo fiume attraversando tratti di paesaggio agricolo pianeggiante sul fondovalle, costellato da diversi edifici sia privati che commerciali e, dopo circa 3 km, un’isolata chiesetta color rosso mattone sulla propria destra.

Dopo altri 700 mt, passare al di sotto della campata in cemento di uno svincolo stradale per dirigersi verso il centro di Brunico avendo alla propria destra un campo sportivo e alcuni appezzamenti di terreno coltivati a mais. Continuare a seguire il naturale percorso del fiume sull’ombroso percorso ciclopedonale che, dopo un’ampia e lunga curva sulla destra, arriverà a costeggiare un parcheggio fuori le mura della città, qualche metro più in basso a destra.

Scendere sull’asfalto una volta giunti all’altezza di via San Nicolò e del contiguo ponte sul Rienza, per andare ad imboccare la principale via Stegona incontrando così i primi palazzi e i primi negozi. Percorrerla tutta per 600-700 mt fino a incrociare via del Municipio per salire a destra e passare sotto al bell’arco affrescato sotto le mura cittadine dell’antica Porta di San Floriano, oggi pedonale, dopo aver attraversato il semaforo con strisce pedonali della trafficata via Bastioni.

Proseguendo per qualche metro dritto, lungo lo stretto vicolo San Floriano, e superata una piccola nicchia votiva con una statua del Santo in alto sulla parete di sinistra, giungere nel cuore del centro storico di Brunico, intersecando la vivace e interamente pedonale via Centrale. Imboccarla svoltando verso sinistra e passeggiare così comodamente sul lastricato fra i magnifici palazzi storici che ospitano bar e attività commerciali di tutti i tipi, in un’atmosfera di tipico sapore medievale tirolese. Raggiungere al fondo di Via Centrale, un altro antico punto di accesso alla città attraversando il portico di Porta Ragen (o portico di Unterrainer) decorato da affreschi quattrocenteschi a tema sacro di Friedrich Pacher tra i quali spicca un riccamente incorniciato ritratto del Vescovo Bruno di Bullestantten fondatore della città, del pittore Hans Weber.

Superato l’arco, sulla destra, diverse indicazioni invitano alla salita lungo il vicolo verso il Castello di Brunico, edificio del XIII sec. oggi sede museale del circuito Messner Mountain Museum voluto e creato dall’alpinista alto atesino. Proseguire invece dritto su via Ragen di Sopra per raggiungere l’ampia piazza cittadina circondata da edifici storici con al fondo la vasca di una bel fontanile. Lasciarsela alle spalle per proseguire su via Von Sternbach fino a raggiungere la monumentale facciata della CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA dai tre portali a tutto sesto su navata unica al di sotto delle due torri campanarie simmetriche in stile neoromanico, ricostruita a metà ‘800 perché distrutta quasi interamente da un incendio.

Per continuare il tragitto e dirigersi verso la Val di Tures a nord di Brunico, abbandonare il centro storico e uscire dalle mura, ripercorrendo a ritroso esattamente lo stesso percorso fatto fin qui e passando nuovamente sotto i tre affreschi della torre di Porta San Floriano.

Riattraversare il semaforo pedonale di via Bastioni e questa volta procedere dritto su via Municipio che si ridiscenderà per circa 70 mt fino a dover girare a destra lungo un breve tratto di via Lampi e andare ad intersecare la più trafficata SS621/Via Duca Sigismondo che si allontana definitivamente dal centro, girando alla propria sinistra.

Superare il ponte stradale in diagonale a destra attraversando il letto del Rienza e al grande incrocio successivo, in concomitanza di una piccola edicola religiosa dall’alto pinnacolo posta alla sinistra del semaforo, attraversare la strada per poi continuare dritto seguendo la statale che porta ad una grossa rotonda, sul fondo a circa 350 mt di distanza.

Superata la rotonda e a non più di cento passi, seguire l’asfalto della stradina secondaria SP68/Via Villa Santa Caterina che a destra si dirige verso l’omnima località.

Camminare per poco più di 1 km sempre in piano, tagliando nel mezzo un grande e assolato pianoro erboso coltivato e raggiungere le prime case della frazione Villa Santa Caterina appena dopo aver superato un’isolata quercia sul lato sinistro della carreggiata. Entrare in paese continuando a seguire la strada che piegherà dopo pochi passi verso destra, ignorando quindi le indicazioni a sinistra per Gais via Toul, e raggiungere un piccolo slargo con un fontanile sulla sinistra a lato del quale parte un’altra stradina in leggera salita, Via Santa Caterina, in direzione Gais.

Non abbandonarla per almeno altri 1,5 Km camminando in costante salita, con campi di mais a sinistra e pareti boscose a destra, per raggiungere uno slargo in cima al promontorio riconoscibile da alcune panchine all’ombra degli alberi sulla destra.

Ridiscendere la stradina per una cinquantina di passi e imboccare la sterrata che passa sul fianco del bel maso antico dalla grande stalla bianca alla base, abbandonando quindi la palinatura del sentiero n.5 pre la frazione di Gais che è già ben visibile al fondo della valle, circa 2 km più in basso.

Camminare per circa 1 km sullo sterrato di un sentierino nel mezzo di un silenzioso bosco fino ad incrociare una piccola strada di servizio che ridiscende verso sinistra. Di fronte, sul muretto, l’indicazione rossa e bianca del sentiero n 2A verso valle. Seguirla per girare, dopo 70-80 passi, a destra all’incrocio con via Parleiter sempre sul percorso numerato 2A in direzione Muhlbach per andare ad attraversare un ponte in legno sopra al letto di un torrente montano, superato il quale sulla sinistra, incontrare un piccolo slargo con una cappella votiva.

Continuare diritto per pochi passi e porre poi attenzione a salire sulla sterrata alla propria destra, sentiero n.2, leggermente nascosta da una centralina elettrica di color marrone a bordo strada.
Il sentiero n.2, in poco più di 1 km, permetterà di affrontare un dislivello di circa 150 mt alternando fondo sterrato e fondo erboso e camminando sempre nel bel mezzo di pascoli alpini. All’inizio della prima rampa, sulla sinistra, superare un grande edificio in pietra grigia, ex centrale elettrica oggi abitazione circondata da tante bizzarre sculture in legno.

Giunti alla fine della salita, sbucando dall’ultimo tratto erboso, congiungersi con l’asfaltata che corre sul lato alto dei pascoli e imboccarla tenendo la sinistra in direzione di Villa Ottone.

Il paese apparirà a fondo valle dopo nemmeno 1 km di piacevole passeggiata fra i prati assolati seguendo la lingua d’asfalto che procede in leggera ma costante salita.

Giungere all’altezza del primo tornante per infilarsi nel boschetto di fronte sempre seguendo la palinatura rossa e bianca e camminare così per circa 20 minuti in piano fino ad affrontare un breve tratto di discesa che si unisce trasversalmente ad una sterrata sul fondo. Imboccarla seguendo la propria destra e puntare l’asfalto della stradina al fondo distante non più di cento passi.

Imboccarla scendendo verso valle ora totalmente al di fuori del boschetto e percorrere la discesa fino a giungere ad un forte tornante verso sinistra superato il quale, in pochi passi e alla propria destra, seguire la palinatura del sentiero n.4A che passa proprio di fronte l’ingresso di un tipico maso dal grande fienile contiguo.

Inoltrarsi nuovamente nel bosco di conifere e, sempre seguendo la traccia, dopo circa 20 minuti, girare a sinistra in discesa fra gli alberi che seguono il naturale corso di un ruscello, fino a raggiungere un ponticello che ne permette l’attraversamento nei pressi di una solitaria panchina ai piedi di un’edicola votiva lignea. Riprendere questa volta in salita lungo l’altra sponda del ruscello (brevissimo tratto di sentiero n.3) e in pochi passi raggiungere la palina in legno ben visibile fra la vegetazione, che porta verso sinistra sul sentiero n.8 in direzione Untergelsbach/Kematen e che non si abbandonerà più fino alla meta finale nei pressi del paese di Campo Tures.

Inizia in questo punto il tratto più impegnativo della giornata che porta ad affrontare, fortunatamente sempre all’ombra, un forte dislivello camminando per almeno un’ora in costante salita nel fitto del bosco. Appena iniziato il sentiero, si passerà proprio al di sotto di alcune grosse conformazioni rocciose che incombono sul sentiero superate le quali, sul fondo sterrato iniziare la salita verso la cima del monte 450 mt più in alto.

Terminata la salita e riguadagnato il sole fra i prati, si godrà una meravigliosa vista aperta sul panorama della Valle Aurina osservando, dall’alto dei pascoli a più di 1500 mt d’altezza, l’infilata di piccoli centri abitati superati durante il cammino sul fondovalle: Villa Ottone, Gais e in lontananza le prime case di Brunico e il suo castello.

Sempre seguendo il sentiero n.8 ridiscendere sulla traccia che punta verso i tetti dell’abitato di Campo Tures, ora ben visibile fra gli alberi, in basso in un’ampia conca naturale.

In circa un’ora di cammino si perderanno nuovamente 500 mt di dislivello fino a giungere ai 1.033 mt della Chiesa di Santa Valburga, isolato e silenziose edificio religioso ai margini del bosco sui primi pendii del monte, dal bel giardinetto panoramico proprio di fronte all’ingresso.

Al suo interno sopra la porta d’ingresso, un particolare affresco raffigurante il Giorno del giudizio.

Superata la chiesa, conn pochi minuti s’incontrerà una minuta canalina gorgogliante d’acqua cristallina seguendo la quale, in discesa, sarà possibile giungere a tre grossi tronchi d’abete posti a formare un arco d’ingresso al di sopra del sentiero con la scritta “St.Waldburg” incisa nel legno e dipinta di rosso acceso.

Raggiunto l’asfalto poco più in basso, girare a destra e continuare dritto fino a raggiungere una larga curva verso sinistra in coincidenza dell’ampio slargo d’ingresso di un’azienda agricola alle cui spalle, un grosso recinto sulla collina, ospita un allevamento di cervi e caprioli in semilibertà. Abbandonare in questo punto l’asfalto avendo cura di continuare a seguire ancora il sentiero n.8, in discesa alla propria destra, fra la vegetazione e in direzione delle prime case del paese di Caminata di Tures. Raggiungere il centro del paese, in non più di 700 mt, lasciandosi un bel fontanile sulla destra appena raggiunto l’asfalto di Via Caminata e puntando il campanile della Chiesa di San Nicolò superata la quale, raggiunto il bivio, girare a sinistra per superare la piazzetta centrale anch’essa con fontanile.

Poco più avanti, già visibile dalla piazza, un ponticello stradale permetterà di attraversare il letto del torrente Aurino, proprio di fronte ad un bar molto frequentato da ciclisti, motociclisti e camminatori praticamente affacciato sull’acqua del torrente.

Superare il ponte per poi seguire il piccolo tratturo che lo risale sulla riva e non abbandonarlo più, per almeno altri 2 km fino all’arrivo nel paese di Campo Tures, camminando costantemente con l’acqua alla propria destra, e superando diverse costruzioni industriali e abitazioni alla propria sinistra

Il piccolo tracciato, addentrandosi sempre più nell’abitato ai bordi del paese, porterà direttamente alla meta della giornata presso la tranquilla Chiesa di San Maurizio riconoscibile dal basso e tozzo campanile ombreggiato dal verde di un bel giardinetto pubblico.

Per il camminatore che voglia ancora affrontare un’altra mezz’ora di passeggiata, seguendo il sentiero che parte dalla fine di Via San Maurizio posta di fronte l’ingresso principale della chiesa, sarà possibile raggiungere le mura del noto Castello di Taufers, altra preziosa meta storico-artistica dal bel museo cittadino che custodisce, oltre agli affreschi di Friedrich Pacher all’interno della cappella, una bella sala delle armi e più di venti ambienti arredati interamente visitabili.

Poggio – Casasco

Un anello sulle colline prospicienti la val Curone, fra Volpedo/ Monleale e Momperone, meno di 9 km, fattibile con un minimo di allenamento, ma solo con terreno asciutto. Possibilità, nel tardo pomeriggio, di avvistare cinghiali e caprioli. Le orme di cinghiale sono ovunque.

Provincia di Alessandria, estremo sud est, quasi al confine con la provincia di Pavia, zona Oltrepò.

Indicazioni del percorso:

Sulla provinciale che costeggia il torrente Curone si trova il bivio per la località Poggio. Si parcheggia proprio sul bivio, in un provvidenziale slargo (44.84236 – 9.01709). Ci si incammina sulla stretta strada, traffico inesistente, in piano che conduce, fiancheggiata dal bosco con tratti di pineta, a Poggio. Si arriva ad una fattoria con recinto per cavalli (2,1 km); al bivio andare diritti per strada sempre asfaltata che in breve diventa in salita. Dopo circa 400 mt dalla fattoria si vede un sentiero sulla destra che trascuriamo (da lì passeremo al ritorno) per continuare con la salita in un agglomerato di pochissime case. Il panorama inizia ad aprirsi: sulla destra, a circa 1 km in linea d’aria, il paese di Casasco. Andiamo sempre a diritto e in breve la strada diventa sentiero sterrato (da fare solo se asciutto). In un km (3,5 dalla partenza) si arriva sulla SP 119 (traffico scarsissimo): si prende a destra in falsopiano. Notevole il panorama sulla destra e sulla sinistra poiché la strada coincide con il crinale. Circa un km dopo (4,3 km) si arriva all’Osservatorio Astronomico di Casasco ( http://www.astroambiente.org/ ). Lì un rubinetto e una panchina possono fare una buona accoglienza. Di fronte all’osservatorio un sentiero, non molto visibile) in discreta discesa porta verso il paese di Casasco. Dopo circa 1,2 km (5,6 km) di arriva alla “periferia” del paese, dove c’è una pesa pubblica. Proprio da lì parte, sulla destra, una strada sterrata in discreta discesa. Prenderla e trascurare il bivio sulla sx che si presenta poco dopo. Tenere la strada in forte discesa per tornare alla frazione Poggio. All’incrocio (6,6 km) abbiamo chiuso l’anello; prendere quindi in discesa e rifare la strada fatta all’inizio fino al parcheggio (circa 8,8 km). In tutto circa tre ore ad una andatura che consenta di fermarsi spesso per ammirare i bellissimi panorami

Codevilla – Mondondone

Codevilla, Mondondone, Piana, Codevilla – Oltrepò Pavese, Pavia, Lombardia.

Una facile passeggiata (T) ad anello, tutta asfalto da Codevilla a Mondondone e discesa passando dalla frazione Piana. La caratteristica della passeggiata è di essere sulla prima collina dalla pianura e quindi di costituire, nelle giornate serene, un balcone con una vista prodigiosa dal Monviso al Resegone.

Il percorso

A Codevilla il parcheggio non è difficile anche nella piazza dove sorge il comune. Un parcheggio solitamente vuoto è reperibile a 44.96300 9.05717. Dalla piazza del municipio si prende via Vittorio Emanuele e, al termine, si gira a sx per via  Mondondone. In circa 2 km si arriva alla frazione Casareggio che, con Mondondone, la tradizione vuole essere la località dove il re longobardo Alboino si recava per sfuggire alla calura pavese e dove sono collocate le sue avventure con Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, come narrato da Giulio Cesare Croce nel 1600. Si continua sempre in salita per passare (km 2,6) davanti alla fattoria La Rocchetta dove è possibile (avvisando, 3339864833) fare una merenda e assaggiare/ acquistare i vini prodotti nei vigneti attorno. La strada è costeggiata da piante di ulivo che testimoniano la particolare mitezza del clima. A km 3 si entra in Mondondone, il cui “centro” storico è un cocuzzolo ammantato di cipressi dove anticamente sorgeva un castello. Dalla chiesa (km 3,3), raggiungibile con la seconda deviazione sulla sx, un formidabile panorama, peraltro godibile in seguito per tutta la strada in discesa. Per continuare occorre tornare di pochissimo in basso per prendere la strada delimitata dal bosco, girando sulla sinistra. A breve inizia una pronunciata discesa, sempre su asfalto, con estesissimo panorama. A km 4 la cascina Gazzaro, agriturismo. Km 4,5 la frazione Piana con, inserito in una abitazione, la chiesetta di San Rocco. Di fronte una edicola con bassorilievo del 1400. Si giunge ad un piccolo giardinetto con fontana. Prendere a sx sempre in panoramica discesa fino a rientrare in Codevilla e tornare al parcheggio (km 6,5).

Palazzo- Roncascinate

Itinerario facile, accessibile a chiunque con un minimo di allenamento. Dislivello piuttosto distribuito di circa 200 mt. Leggermente più ripidi alcuni punti in discesa. Fattibile solo con terreno asciutto non fangoso.

Il percorso

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio libero di Palazzo (44.83756 – 8.95348). Di fronte due bar trattoria. Ci si incammina verso il castello (http://www.castellodimontegioco.it/ita/html/castello.htm ) per girare, dopo circa 200 mt, a sx in salita. Dopo circa 400 mt prendere una strada secondaria, per ora asfaltata, sulla sinistra. Si cammina vedendo sulla dx il piccolo paese di Montegioco ( http://www.terredelgiarolo.it/index.php?page=a1_s1_f21). Dopo circa 1,3 km un trivio: prendere a sx in salita. Fino ad ora il paesaggio è stato di vigneto e bosco.

Adesso il panorama inizia ad aprirsi sulla destra verso il paese di Segagliate con un aguzzo campanile. La strada bianca/ sentiero è sempre in salita, in terra battuta e quindi adatta solo se asciutta. E’ facile nella terra asciutta vedere tracce di animali: caprioli, cinghiali e, rare, di lupo (https://www.avventurosamente.it/xf/threads/riconoscere-le-impronte-di-lupo.4104/). Talvolta il percorso procede con strappi in salita, ma sempre compensati dal panorama via via più ampio sulla dx e sulla sx. Si incontra uno “strano” crocifisso fatto di graniglia, materiale normalmente usato per i lavandini, certamente duraturo.

Giunti in un tratto pianeggiante (2,8 km) boscoso, si prende la deviazione sulla dx. Andando a diritto si sarebbe sbucati in breve alla frazione Ca’ del Bruno, piccolo centro agricolo senza punti di ristoro. Girando a dx, invece, si arriva in breve ad un tratto asfaltato che conduce nella minuscola frazione Roncascinate. In una piccolissima piazzetta una fontanella e due panchine consentono una merenda (3,5 km). Si esce dal paese con un sentiero sul lato destro, sentiero che corre sul crinale fra vigneti. Sulla destra si può vedere il percorso precedentemente fatto in salita.

Dopo poco il sentiero inizia ad andare in discreta discesa, stavolta nel bosco. La discesa diventa via via più ripida (ma senza problemi) fino ad incontrare una deviazione poco visibile (4,8 km): apparentemente si dovrebbe andare con il sentiero che piega a sinistra (verso Segagliate), invece si deve prendere a diritto un sentierino più stretto, inizialmente in leggera salita. Si cammina fra due mura di ginestre, pare ambiente preferito dalle lepri. Continuando si vede i paesi di Segagliate e Castellazzo sulla sinistra, sul costone di fronte. Si continua sempre in discesa, che diviene più ripida, in un folto bosco. Si sbuca fra campi con coltivazionio di piante officinali (lavanda, iperico ecc) attraversati dalla strada provinciale della Val Grue. Vi si arriva (6,0 km circa)proprio di fianco al birrificio Montegioco, che non vende a privati (http://www.birrificiomontegioco.com/).

Si volta a dx per percorrere la strada provinciale (fare attenzione, camminare in fila indiana) per circa 200 mt fino a trovare, sulla dx, uno stradello in leggera salita. Lo si prende e si sale (trascurare il cancello sulla sx) per circa 300 mt; poi si piega a sx per un sentiero panoramico sulla val Grue. A circa 500 mt si costeggia una fattoria con capre e cavalli, per arrivare poi subito (7,2 km) alla strada asfaltata percorsa all’inizio. Voltare a sx e si torna al parcheggio (7,5 km).

Trebbiano Nizza – Lumello

Percorso ad anello di meno di 7 km: Trebbiano, Lumello, monte Lumello, Trebbiano Alto, Trebbiano. Quasi tutto sterrato e quindi da evitare con terreno (argilloso) umido. Salvo un breve tratto di salita duretta è tutto fattibile senza problemi per persone con un piccolo allenamento.

Il percorso

Parcheggiare nell’ampio piazzale della chiesa di Trebbiano (44.87709 – 9.12022) e prendere a sx in discesa fino alla trattoria Marinella, località Prendomino (ottima cucina locale, pizza, cacciagione) esattamente davanti alla quale si apre il sentiero da percorrere, in leggera discesa.  A 1,5 km dal parcheggio prendere deviazione a dx, in discreta salita. Dopo poco si accede ad un pianoro molto panoramico sulla val di Nizza.

Si giunge a Lumello (2,4 km) piccola frazione agricola. Si attraversa e si prende in leggera salita per circa 300 mt. Fino ad arrivare ad un incrocio di sentieri. Davanti il panorama verso la valle Staffora mostra in primo piano il paese di Cecima come una penisola nella campagna. Immediatamente sotto, al di là dei vigneti e di una macchia di bosco, la via Campalbino (si vede l’agriturismo) che conduce alle frazioni di Piumesana e Montegarzano. Siamo a 2,7 km dal parcheggio.

Si prende a dx in salita, prima dolce e poi, per un breve tratto, piuttosto dura quando arriva su sentiero stretto e un poco rovinato dall’acqua e dalle moto. Si costeggia ancora qualche vigneto e poi tutto bosco. Il panorama si apre ancora a sx verso la valle Staffora e a dx verso la val di Nizza.

Stiamo salendo verso la cima del Monte Lumello (579 mt) dal quale il panorama è particolarmente ampio arrivando fino al castello malaspiniano di Pozzol Groppo, ancora Cecima, Piumesana, San Giovanni e, sereno permettendo, le Alpi.

Si sta camminando sul bordo (fare attenzione, ma assolutamente nessun rischio) sul bordo di una antica e profonda frana/ erosione che amplifica il panorama.

Il sentiero continua, dopo il monte, in falso piano fino ad arrivare, poco visibile sulla dx, ad una biforcazione in discreta discesa: siamo a 4,3 km dal parcheggio. Prendere quindi a dx in discesa che a breve diviene un falsopiano piuttosto variegato, sempre in mezzo al bosco. In circa 1,3 km (5,6 dal parcheggio) si arriva alla micro frazione di Trebbiano Superiore. Ora prendere a dx la strada asfaltata in discesa e percorrerla fino a tornare, sempre in discesa, alla chiesa (visibile durante la discesa) davanti alla quale si è parcheggiato (6,5 km).

Rivanazzano Terme – Casalnoceto

Giro ad anello con partenza e arrivo a Rivanazzano Terme (PV – Lombardia) – piccolo sconfinamento a Casalnoceto (AL – Piemonte)

Partenza da Rivanazzano Terme con parcheggio libero in piazza Giovanni XXIII dietro ufficio PP.TT. (44.92932 – 9.01701). => Piazza Cornaggia => via Famiglia Gatti => all’incrocio a dx e nuovo incrocio a sx in via Malaspina => al semaforo attraversare e imboccare via E. De Amicis. Inizia la parte di percorso in aperta campagna. A circa 1,1 Km imboccare strada bianca sulla sx (Strada Vallarana). A km 2,1 incrocio prendere a sx Strada Casalnoceto. Dopo 300 mt tenere la dx. A km 3,15 incrocio prendere a sx. A km 4,6 attraversare la SP99 ed entrare in Casalnoceto con via Papa Giovanni. Dopo circa 300 mt si arriva in una piazza (bar e ristorantini) e si gira a sx in via Voghera da percorrere per 300 mt fino a girare a dx per Strada Corta per Rivanazzano. Dopo circa 1 km incrocio con edicola votiva: prendere a sx per Strada Boggione. Circa 1,4 km per arrivare in via Kennedy (termina la parte di percorso in aperta campagna) e prendere a sx. Proseguire (tenendo la dx) fino al semaforo (km 8,1) e lì proseguire in Cso Repubblica per 100 mt fino a girare sulla dx in via Leidi che riporta al parcheggio di partenza

Vipiteno – Colle Isarco

Partendo dalla nota torre civica detta “delle dodici” al centro di Vipiteno, iniziare il percorso camminando lungo l’area pedonale nel mezzo della cittadina seguendo via Città nuova in leggera salita, in direzione dell’impianto della funivia di Monte Cavallo e raggiungerla dopo aver superato un grande parcheggi per gli autobus turistici adiacente al campo avventure Skytrek.

Proprio di fronte all’ampio piazzale dell’impianto porsi l’ingresso alle spalle per attraversare la SS12/Via Brennero per poi superare anche il letto del fiume Isarco grazie ad una passerella stradale in legno che conduce fra le quattro abitazioni della località Maibad/Bagni di Maggio.

Tenere quindi la sinistra per passare di fronte alla facciata dell’unico alberghetto in legno e percorsa tutta la lunghezza dell’edificio, continuare sull’altro lato, svoltando di 90° a destra per dirigersi verso il retro di esso.

Parte da questo punto il sentiero n.3°A che, salendo un piccolo pezzo di prato conduce in pochi passi ad un vecchio buio tunnel pedonale al di sotto dei binari della ferrovia finito il quale, il percorso comincerà la costante e leggera salita sui primi pendii ai piedi del complesso montuoso ad est sotto Cima Saun (2.085 mt) e Cima Novale (2.490 mt), inoltrandosi nel bosco e allontanandosi sempre più dalle rotaie, ora in basso a sinistra.

Dopo meno di mezz’ora di cammino, sbucare sul lato basso di un pascolo per costeggiarlo fino al fondo, dove poi svoltare a destra e salire di circa 20 mt per andare ad incrociare la carrareccia sterrata che gli corre sul lato alto.

Seguire quindi la palinatura del sentiero n.21 verso sinistra inoltrandosi nuovamente in un bel bosco di abeti e seguendo per Obberied e Colle Isarco. Dopo circa 600-700 mt abbandonare la carrareccia per seguire le indicazioni della variante sentiero n.21B che scende alla propria sinistra nella pineta che si fa sempre più fitta e ombrosa. Dopo circa 20 minuti di tranquillo cammino senza particolari dislivelli, si raggiungerà nuovamente il cielo aperto nel mezzo di ampi pascoli nei pressi di un piccolo maso. Seguendo a sinistra del maso si scenderebbe alla località Novale di Sotto e verso il fiume Isarco. Preferibile invece, proseguire dritto sull’asfaltata continuando proprio nel mezzo di due curati e ampi pascoli assolati raggiungendo così, in meno di mezz’ora, la località Novale di Sopra e tenendosi, ancora per un po’, lontani dal traffico e dal rumore di fondovalle.

Raggiungere il centro del piccolo borgo dopo aver affrontato due curve a gomito, a sinistra e destra in discesa e, all’incrocio fra le case nei pressi di una piccola croce votiva in legno, girare a destra puntando la bella stalla qualche metro più avanti.

Passarle al di sotto lungo la strada e dopo nemmeno 50 mt svoltare in salita a destra seguendo nuovamente la palinatura del sentiero n.21 e passando proprio al di sotto del ballatoio di una bella casetta alpina.

Salire così sull’asfalto per ancora un centinaio di metri fino a superare l’imponente facciata di un maso storico dall’ampia stalla ristrutturata di recente.

Con altri 400 mt di cammino, scollinato un piccolo promontorio, raggiungere i resti della fortificazione di Castel Strada a 1.146 mt di altezza, che si vede svettare già da lontananza in mezzo al fitto di alcuni alberi. Superata la torre, alle spalle delle rovine, un piccolo e quieto laghetto ai margini dei pascoli, regala una suggestiva vista tipicamente alpina anche se rovinata in parte da alcuni tralicci dell’alta tensione in primo piano.

Raggiungere la fine del prato, sempre sull’asfalto per altri 150 mt, per poi abbandonarlo in coincidenza di un tornante verso destra, dove riparte la traccia in ghiaia del sentiero n.21 appena superata una sbarra in metallo verde che blocca il passaggio alle auto.

Raggiungere quindi, al di fuori della pineta, un lungo tratto di sentiero rettilineo appoggiato alla montagna e leggermente esposto sulla valle con alla propria sinistra, più in alto, il gigantesco viadotto e i piloni in cemento armato dell’autostrada A22 che taglia la valletta in direzione del Brennero.

Terminare il rettilineo per rientrare nel verde del bosco e affrontare l’ultima curva a sinistra appena superato il naturale avvallamento con cascatella di un torrente di montagna.

Ritrovato l’asfalto e iniziare la discesa finale verso l’abitato di Colle Isarco che si comincia a intravedere al di là della vegetazione e dei piloni dell’autostrada.

Puntarli lasciandosi sulla destra un’isolata costruzione alpina dalla particolare guglia appuntita per passare, dopo meno di 5 minuti di cammino, proprio al di sotto della carreggiata dell’autostrada, 35 mt sopra la propria testa.

Seguire poi l’asfalto e, con due rapidi tornanti sinistra-destra, proseguire dritto per raggiungere le prime case del paese, non più lontano di 500 mt, andando in discesa in mezzo ai prati.

Si passerà prima su viale Piazza poi via Posta Vecchia, per andare ad incrociare perpendicolarmente la SS12/Via Roma, alternativa all’autostrada del Brennero e che attraversa i centri abitati della valle. Girare a sinistra e camminare per pochi passi per raggiungere lo slargo alla propria destra, dominato dall’alto dalla CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  edificio barocco dalle forme semplici ma slanciato e longilineo anche grazie alle sue pregievoli vetrate. Il campanile, invece, dalla cupola a cipolla, è precedente, in stile gotico, sopravvissuto agli ammodernamenti e ricostruzioni posteriori dell’edificio sacro.

Salire la bella scala in pietra grigia per raggiungere il lato dell’edificio circondato dal piccolo cimitero cittadino.

Vipiteno – Ridanna

L’imponente edificio religioso della CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PALUDE (Santa Maria in Vibitin) è il più grande dell’Alto Adige. Alta 32 metri, con una navata unica lunga 38 e larga 23, è posta al limitare meridionale del centro cittadino circondata dall’antico cimitero e ben riconoscibile nel suo insieme, nel mezzo del pianoro su cui è adagiata Vipiteno, ai piedi di Monte Cavallo (2.189 Mt).

Lasciandosi la facciata alle spalle superare il cancelletto d’ingresso al luogo sacro per girare a destra lungo via della Commenda (poi via Alta) e seguendo il cartello d’indicazione per il centro sul sentiero n.14, posto proprio di fronte a sè.

Al primo grande bivio girare a destra superando una piccola cappella bianca e percorrere tutta la lunga recinzione della caserma D. Menini tenendosela alla propria sinistra.

Continuare dritto per incominciare a inoltrarsi nelle strette viuzze del centro storico e, dopo circa 300 mt all’incrocio con via Frundsberg, decidere se svoltare a destra per raggiungere e attraversare il centro storico, oppure tagliarlo fuori girando a sinistra e seguendo la strada fino ad arrivare nei pressi della funivia di Monte Cavallo.

Nel caso in cui si scelga di visitare il centro, la via Città Nuova (poi via città Vecchia) si aprirà alla propria sinistra, dopo circa un centinaio di metri. Si tratta di una stretta area pedonale, incastrata fra i magnifici edifici storici del centro e vero cuore della vita cittadina fra negozi, locali commerciali, bar e ristoranti, in quella che è una delle cornici più suggestive e caratteristiche dell’intero Alto Adige.

La torre civica, nota come Torre delle Dodici, segna il confine fra la città vecchia e quella nuova ed è uno degli emblemi più famosi della città insieme alla Chiesa del Santo Spirito che si incontrerà alla propria destra su piazza Città, più o meno a metà dell’area pedonale.

L’edificio religioso custodisce, perfettamente restaurati, gli inestimabili affreschi del maestro Giovanni da Brunico massimo esponente della quattrocentesca scuola di Bressanone, che lavorò in tutta la regione.

Raggiunta la fine dell’area pedonale, continuare dritto su via Città vecchia seguendo le indicazioni per la cabinovia che si raggiungerà dopo aver superato uno stretto e lungo parcheggio per gli autobus e l’ingresso del piccolo campo avventure Skytrek, i cui tracciati fra gli alberi si scorgono dietro una bassa staccionata.

L’uso della funivia permette di raggiungere la meta finale del percorso, camminando qualche ora comodamente in quota, fra magnifici paesaggi alpini, evitando così di percorrere i diversi sentieri che corrono sul fondovalle o a metà costa verso l’imbocco della secondaria Val Ridanna, come ad esempio il sentiero n.4 (da Via Santa Margherita, nel quadrante ovest di Vipiteno, passando per la chiesetta di San Giacomo, poco fuori città).

Nel caso in cui invece si voglia salire verso la cima del Monte Cavallo a piedi, spendendo un paio d’ore in più in costante salita verso quota 2.000 mt, il sentiero n.19 parte proprio alla sinistra dell’impianto della cabinovia e ne segue pressoché l’intero percorso con ampi tornanti a tratti soleggiati e fra magnifici pascoli, coincidendo per una buona parte con il sentiero n.23, che si incontrerà e percorrerà in ogni caso, più avanti.

Raggiunto l’altopiano ai piedi della cima di Monte Cavallo, lasciarsi l’impianto della funivia alle spalle per imboccare (oppure proseguire) sul sentiero n.23 tenendo la propria sinistra verso Ochsenscharte/Telfer/Weissene puntando la cima brulla del monte sotto la quale il sentiero andrà a passare.

In nemmeno 20 minuti di cammino si sarà abbandonato il vociare dei turisti nei pressi degli impianti e del bar/ristorante in quota, per cominciare a camminare nel silenzio più assoluto della bella catena montuosa su di una classica carrareccia di montagna.

Superare così un paio di masi isolati lungo il sentiero, per poi seguire l’andamento del percorso, ancora in salita verso la cima per guadagnare quota 2.100 mt, in un paesaggio che rapidamente muta da pascolo alpino a brulla roccia.

Superato un grosso sbarramento per gli animali, sul quale è stata posta una doppia scaletta a passerella per i viandanti, iniziare la discesa verso Ridanna, avendo camminato per circa un’ora e mezza dalla stazione della cabinovia o tre ore e mezzo da Vipiteno.

Al primo bivio palinato, avere cura di continuare la discesa verso sinistra, abbandonando il sentiero n.23 in favore del sentiero n.7 che, in quasi mezz’ora d’ora di cammino su uno stretto tracciato, andrà a raggiungere una sterrata di servizio. Imboccarla tenendo la propria destra, e al primo tornante verso sinistra, ridiscendere evitando di proseguire dritto. Dopo circa mezz’ora si incontrerà un’altra via di servizio ai masi. Imboccarla tenendo la destra nei pressi di un bell’edificio dall’ampio fienile (Località Rapont) passandovi di fronte per poi andare a superare il robusto cancello in legno aperto per i camminatori.

Dopo aver superato una bella cascatella proprio a ridosso del sentiero, camminare per altri 200 mt e raggiungere due costruzioni, un maso antico affiancato da uno decisamente più moderno.

Passare esattamente al di sotto dei due edifici sempre seguendo la palinatura del sentiero n.7, ma questa volta percorrendo un fondo erboso posto sul limitare alto di un grande pascolo. Da questo punto sarà già visibile di fronte, nel fondovalle, l’abitato di Ridanna e il campanile della parrocchiale a lato del paese, ormai lontano non più di 40 minuti.

Seguendo il tratto erboso entrare in un boschetto e porre attenzione a salire di un metro sulla rampetta a destra che porta a un cancelletto di legno incastrato fra gli alberi in coincidenza di una curva. La segnaletica non è molto leggibile, ma riprova della giustezza del percorso, dopo pochi passi, si dovrà incontrare un avvallamento naturale, con un piccolo guado nel mezzo su di un torrentello il cui gorgogliare si sente già da lontano. Guadare il torrente passando sulle pietre e dopo una breve salita, sempre nel bosco, arrivare ad avvistare il tetto di due masi leggermente più in basso a sinistra (Località Wieslehen). Non sarà quindi difficile intercettare la stradina che gli passa di fronte e che si seguirà in discesa, senza abbandonarla più fino alla meta finale, sempre sul tracciato del sentiero n.7 che nell’ultimo tratto diventerà asfaltato, passando alla sinistra di un isolato alberghetto fra i prati.

Raggiunto il fondo della valle, attraversare il rio Mareta su di una robusta passerella in legno aperta al traffico per puntare l’altura e la chiesa posta proprio di fronte, nel senso di marcia.

Raggiungere un ampio parco giochi per bambini posto ai piedi del promontorio della chiesa per affrontare le ultime due curve, che in rapida salita, portano al cancelletto d’ingresso all’edificio religioso sul lato absidale della CHIESA DI SAN GIUSEPPE.Passando dalla parte della facciata ci si troverà di fronte al portale della navata affacciato nel mezzo del silenzioso cimitero alpino che gode di un panorama mozzafiato su tutta la catena montuosa del confine fra Italia e Austria, appena oltre le cime.

Rio di Pusteria – Mezzaselva

Dall’area pedonale nel centro di Rio di Pusteria, nei pressi del moderno municipio e dall’alto del promontorio della Chiesa di Sant’Elena, ridiscendere le scalette a sinistra, per imboccare Via Katarina Lanz e percorrerla in leggera salita a destra per circa 150 mt.

Svoltare quindi alla prima a sinistra sul ponticello di Via Farber per poi proseguire a destra su Via Valles, dopo pochi passi, fra due case, raggiunto un bivio.

Già all’inizio della via, seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.7 in direzione Spinges, che in breve salirà a lato della carreggiata passando subito tangente al grande muraglione in cemento armato di contenimento a Via Schießstrand.

Il sentierino raggiungerà la via asfaltata poco più avanti e, camminando su di essa, proseguire in salita puntando le ultime case del paese, già una trentina di metri al di sopra del centro storico di Rio di Pusteria e della chiesa parrocchiale. Dopo circa 70 mt, poco prima dell’imbocco di un’ampia via di servizio sterrata di fronte, salire per la curvetta verso destra, seguendo nuovamente le indicazioni del sentiero n.7 per Spinges. Si camminerà così piacevolmente in un boschetto guadagnando sempre più quota fino a coprire un dislivello di quasi 300 mt in 2 km di cammino.

Arrivare quindi a incrociare una carrareccia erbosa che si attraverserà per continuare dritto lungo il prato posto ai piedi di un isolato maso appoggiato in cima ad un pendio in posizione panoramica sulla valle Isarco e Bressanone verso sud.

Passare al fianco del maso tenendoselo a sinistra, e seguendo la traccia del sentiero per ancora un quarto d’ora in salita, raggiungere alcuni edifici rustici ai piedi del promontorio sul quale svetta a quota 1.100 mt la Chiesa di San Ruperto, camminando l’ultimo tratto su di una larga strada sterrata in ghiaia.

La chiesa, circondata da una bella merlatura in pietra grigia e caratterizzata da un bizzarro arco d’ingresso rosso orientaleggiante, è il cuore dell’antica frazione di Spinga, ricordata soprattutto per l’omonima battaglia (Schlacht von Spinges) del 2 aprile 1797, quando le truppe napoleoniche si scontrarono contro gli Schützen tirolesi dell’Inntal, a difesa dell’alta Valle Isarco.

Passando sul lato della chiesa, a pochi passi dall’ingresso, continuare in salita nuovamente sull’asfalto per andare dritto sulla traccia n.7 questa volta in direzione di Franzesfeste.

Piegare a destra sulla via principale per raggiungere in trenta passi la facciata della chiesa, proprio al di sotto del campanile per poi lasciarseli alle spalle salendo la ripida Via Georg Stocker, passando con pochi passi sul fianco di un alberghetto dal bel color giallo acceso.

In cima alla salita, avendo di fronte una tipica abitazione alpina dal grande ballatoio ricoperto di piante, girare a sinistra sullo stretto rettilineo asfaltato di Vicolo Junker che taglia a mezza costa il monte, affacciato su dei curati pascoli verso la valle alla propria sinistra.

Percorrerlo per circa 250 mt con la magnifica vista aperta su tutto il circondario fino a raggiungere, al fondo del rettilineo, un incrocio posto ai piedi di una minuscola cappelletta in calce bianca.

Continuare dritto sul sentierino passandovi sulla destra per rincontrare, con un centinaio di passi, l’asfalto di Via Montana che si seguirà in salita per circa 120 mt fino ad affrontare un forte tornante verso sinistra, proprio nei pressi di alcune villette moderne e dell’alberghetto Schönblick.

Continuare anche dopo il tornante a seguire il sentiero n.7 che qui riporta l’indicazione per Arranterhof camminando per altri 700-800 mt in salita sull’asfalto. La strada è priva di marciapiede, ma comunque larga e comoda, ed essendo di montagna, poco trafficata.

Raggiungere quindi il tornante successivo che piega rapido verso destra per continuare dritto sulla bella sterrata di fronte che si immette sulla principale in quel punto, inoltrandosi nel fitto del bosco di abeti. Continuare a camminare così nel silenzio più totale fra i giochi di luce che dall’alto inonda tratti di percorso per almeno 2 km guadagnando quota 1.300 mt e avendo cura di seguire la palinatura e i segni di vernice rossa e bianca, anche quando il sentiero si butterà verso il basso in direzione di uno strapiombo fra gli alaberi.

Dopo circa 200 mt, camminando a pochi metri dal ciglio del balzo, si distinguerà molto bene sul fondovalle ben 400 mt più in basso, la sagoma irregolare del Lago di Fortezza, bacino artificiale dalle acquea azzurro-bianche, nei pressi della imponente fortificazione che bloccava e controllava l’accesso alla valle, tagliandola per intero trasversalmente. Poco oltre il lago, verso la parte alta della valle, sarà anche ben visibile l’importante stazione ferroviaria, intrico di binari destinati allo stoccaggio e scambio merci su rotaia, circondata da grandi edifici, principalmente lunghi e alti magazzini.

Porre attenzione al tratto di sentiero successivo. Il sentiero n.7 infatti, permetterà la ripida discesa in direzione di Fortezza, sempre camminando fra gli slanciati fusti degli abeti rossi, ma affrontando molteplici passaggi davvero disagevoli e poco pratici. Sono assolutamente consigliabili quindi, oltre a calzature adatte al trekking, l’ausilio di bastoncini da camminata, per aiutarsi nel non perdere l’equilibrio sul ripido fondo sdrucciolevole di aghi di pino ghiaia e pigne. Questo tratto, seppur non lunghissimo in senso assoluto, richiederà almeno un’ora e mezza di cammino impegnativo, per raggiungere nuovamente la luce del sole sbucando dal bosco su di una piccola piazzola sterrata, a pochi passi da un traliccio dell’alta tensione.

Seguire quindi a sinistra per superarlo puntando il tornante che scende verso destra, camminando ancora su di un fondo scomodo e sconnesso. La strada migliorerà dopo poco più di 250 mt diventando di servizio e raggiungendo un grosso muro di cemento armato con sbarre di ferro, sulla destra, posto in loco per frenare torrenti d’acqua e fango che minaccerebbero l’abitato e la statale sottostanti.

Superato il muro di pochi passi, girare a sinistra sulla stradina in basso puntando una grande e bella abitazione privata a due piani in legno all’ombra di alcuni alberi. Passarle davanti continuando sulla strada che la unisce alla SS12/Statale del Brennero 150 mt più avanti, ormai sul fondovalle a livello del fiume. Giunti all’incrocio con l’asfalto, proprio all’inizio di un ponte a sinistra sul fiume, si potrà notare alle proprie spalle, leggermente ribassata, l’antica Via Romana in direzione della parte bassa della valle e di Bressanone in alcuni punti ancora lastricata con grandi pezzi di basalto.

Girare invece sul ponte stradale per attraversarlo percorrendo un brevissimo tratto di statale, per poi andare sull’altro lato della carreggiata e passare al di sotto del grande edificio rosso e verde, ex ufficio postale oggi Hotel Post Reiser, che affaccia il proprio giardinetto proprio sul piazzale della lunga stazione ferroviaria di Fortezza, ristrutturata di recente in bel legno scuro.

Guardando la facciata della stazione proseguire sull’asfalto alla propria sinistra andando a toccare alcune alte pensiline in muratura gialla. Passarvi di fianco per poi continuare dritto passando su un percorso pedonale alle spalle di alcune palazzine moderne con affaccio sulla statale che corre parallela qualche metro più in basso, alla propria sinistra.

Al fondo, incrociare la stradina in salita verso destra che supera i binari della ferrovia grazie ad un vecchio e malandato sottopassaggio, lungo una settantina di metri e non molto ben illuminato.

Al fondo di esso seguire ancora in leggera salita verso destra andando ad incontrare la segnaletica del sentiero n.16 in direzione di Mezzaselva distante da questo punto ancora 5 Km.

Camminare quindi su quella che è una vecchia e pacifica via di servizio che corre parallela ai binari che tocca in alcuni punti, dal fondo sterrato e dissestato. Aver cura di non perdere il tracciato mal segnalato quando, poco prima del grande cancello arrugginito che blocca una vasta area ferroviaria dismessa con capannoni crollati, la stradina compie uno zig-zag sinistra-destra, per passarvi sul fianco nascosta da alcuni orti.

Dopo aver camminato per quasi la sua interezza nel verde di boschetti alternati a bassa vegetazione, si raggiungerà il centro del paese di Mezzaselva con un’ultima lunga discesa su asfalto percorrendo Via dei Molini che si continuerà a seguire girando a sinistra, appena esser passati al di sotto dell’unico, grande cavalcavia in cemento armato della statale e dell’autostrada per il Brennero.

La CHIESA DI S.MARTINO DI TOURS sarà già ben visibile da lontano, stretta fra le poche case della tranquilla frazione, dove terminare il percorso della giornata con una visita all’austero edificio religioso.

Il Girasole di Rispescia – Centro Riabilitazione Rapaci dell’Oasi di Castel Spineto

Si parte dalla chiesetta dell’Enaoli, vicino alla grande quercia e all’entrata del Girasole di Rispescia. Avendo la chiesa alle spalle ci dirigiamo per il vialetto pedonale a sinistra, costeggiando la struttura. In breve si arriva alla spiazzo dell’Enaoli e sempre costeggiando le mura ci infiliamo tra alcuni pini e aggiriamo la struttura, in modo da arrivarci esattamente dietro. Qui troviamo dei pannelli informativi sugli uccelli e facciamo caso ad un cartello di legno che ci indica un percorso natura, da imboccare. Facciamo pochi metri dentro a questo percorso (che è anche un percorso con delle indicazioni botaniche) dopodiché ci troveremo un ponticello sulla destra, da prendere. Dopo di esso svoltiamo subito a destra per la strada sterrata. Superato un secondo ponticello di traversine ferroviarie ci troviamo ad un bivio a cui andare avanti, verso il filare di cipressi. Arrivati ad essi svoltiamo a destra. Stiamo percorrendo due lati di un grande campo quadrato, costeggiato da cipressi molto belli e suggestivi. Oltrepassata la linea dei cipressi in fondo ci troviamo ad un bivio a T. Qui svoltiamo a sinistra e dopo un ponticello subito a destra, quindi mantenendo la stessa direzione tenuta fino ad ora ma leggermente spostati sulla sinistra. Proseguiamo dritti per qualche centinaio di metri fino a che alla nostra destra non incontreremo un ponticello da attraversare, ma fondamentalmente fino a che non vedremo una torretta dell’Enel, da raggiungere. Sotto di essa un incrocio: a destra una sbarra bianco-rossa. Noi andiamo a sinistra, su strada brecciata. Dopo poco la strada diventa asfaltata e si arriva ad un incrocio, a cui svoltare a sinistra, in prossimità di alcune abitazioni.

Ci manteniamo su questa via per qualche decina di minuti fino ad incontrare la deviazione a sinistra per l’Agriturismo Poggio degli Ulivi. Qui imbocchiamo la strada brecciata avanti a noi. Arrivati alla villa con il numero civico 250 facciamo un fuori pista poco prima di essa, costeggiandone la recinzione metallica verde e oltrepassando un piccolo fosso a bordo strada. Finita la recinzione verde continuiamo dritti per la stessa direzione fino a raggiungere un fosso più grande alla fine del campo. Sulla sinistra c’è un passaggio che ci conduce al campo adiacente. Questo è da attraversare costeggiandone i confini, verso destra. Abbiamo così il fosso a destra e il campo a sinistra fino a che non troviamo sulla destra un passaggio con guado che ci porta verso delle vigne. Usciti dal guado e guardando verso sinistra intravediamo un basso cancelletto di ferro semi-aperto, da oltrepassare. Dopodiché gireremo a destra e dopo poche decine di metri a sinistra al primo bivio a T. Siamo tra vigne e querce camporili. Finita la vigna troviamo un altro fosso con relativo ponticello. Qui non bisogna andare sul ponticello ma andare a sinistra e giungere alla fine del campo. Troveremo una recinzione che in passato poteva essere oltrepassata con uno scalandrino, ma ora i rovi non permettono il passaggio. Dovremo quindi scavalcare la morbida recinzione, alta un metro e mezzo. Oltre la recinzione proseguiamo nella stessa direzione da cui proveniamo. Intercettiamo dunque un ennesimo ponticello che porterebbe ad una fattoria, ma non lo prendiamo e continuiamo a costeggiare il fosso tenendocelo alla nostra destra. Poche centinaia di metri e troveremo un guado sulla destra, da fare. Poi un incrocio con due grandi querce: a destra la strada sterrata che condurrebbe alla fattoria, mentre davanti a noi un sentiero che si infila nella macchia, da prendere. Siete sulla strada giusta se dopo poco incontrerete un piccolo fosso da oltrepassare.

C’è un primo bivio nella macchia, a cui svoltare a destra e dopo breve un passaggio di pallet vi fa attraversare un fosso. Andando avanti il sentiero diventa un piccolo canale scavato e poi ridiventa sentiero, abbastanza evidente. Al secondo bivio nella macchia andiamo a sinistra. Siamo nella sella di queste colline boscose. Giunti al cartello dell’Area Protetta svoltiamo a destra ad un bivio a T, per poi salire e arrivare ad una recinzione di filo spinato a cui svoltare a sinistra. Eccoci dunque al Centro Riabilitazione Rapaci, una bella casetta privata nel bosco, ma dalla funzione pubblica.

Il Girasole di Rispescia – Poggio Rispescia

PERCORSO AD ANELLO – LEGAMBIENTE – ENAOLI (GR)

Il percorso parte da davanti alla chiesa del piazzale ENAOLI e, con la chiesa alle spalle, si procede verso il viale di pini per svoltare immediatamente a sinistra nel vialetto pedonale che costeggia il piazzale stesso, la struttura ricettiva, fino a giungere al piazzale piastrellato e circondato di pini che rimane sul retro, dopo il quale si prosegue dritti mantenendo il piazzale a sinistra (SX) per poi uscirne e camminare sul terreno sottostante ai pini. Proseguendo si scende dal terrapieno e si svolta a sx costeggiando la struttura tra oleandri (sx) e cipressi (dx).

Si attraversa quindi la piccola pineta che ci troviamo davanti per accedere al PERCORSO NATURA indicato al fianco della cartellonistica sugli uccelli. Il percorso prende verso sx e troviamo panchine, cartelloni illustrativi, frecce indicatrici e cartellini con i nomi degli alberi. Si passa affianco ad alcuni serbatoi con il tappo verde e si attraversa un vialetto che scendendo e risalendo, sempre sull’argine di un fossetto, viene indirizzato da una staccionata in legno per sfociare nel prato di un oliveto, nel quale si tiene la destra seguendo lo spazio tra le file degli olivi che ci troviamo davanti.

Dopo il dodicesimo olivo che contiamo sulla dx, si intercetta una sterrata che scende verso sx, la seguiamo per poi svoltare a dx dopo pochi metri e seguendola per poche decine di metri si giunge su una sterrata carrabile. Imbocchiamo la carrabile in salita verso dx e, quando arriviamo in cima alla via visibile fin dall’imbocco, la strada svolta verso dx e prosegue salendo verso Est. Quando si arriva al casotto Ente Maremma dell’Acquedotto del Fiora, voltandosi, lo sguardo si apre sulla vallata e da sx verso dx si osservano i Colli del Parco dell’Uccellina, la piana di Alberese, Principina e Castiglioni, i colli di Tirli e Vetulonia, con Buriano a mezza costa.

Con una grande curva si gira intorno al casotto e proseguiamo perpendicolarmente alla pendenza del versante (verso SW). Dopo una brevissima discesa, si svolta a sx e si riprende a salire. Dopo aver passato più tornanti, quando siamo di nuovo in direzione Est, voltandoci possiamo vedere nitidamente il mare e poco dopo di giunge sulla vetta di Poggio Rispescia, in cui è presente la cisterna di raccolta delle acque.  Dalla cisterna di raccolta delle acque, si procede verso Nord costeggiandola e tenendosela sulla sx, si prosegue dritti fino ad arrivare ad una rete di recinzione dei campi coltivati. Qui possiamo notare che, dopo l’ultimo cipresso, sulla dx, a bordo campo è presente un passaggio sui macigni fiancheggiati da piante di marruca, ginestra e pero selvatico. Si prosegue verso N, discendendo il crinale e camminando sul tappeto erboso naturale presente a bordo campo, con cisti, asparagi, anemoni, lecci, roverelle, olivelli spinosi, ginestre, marruche, sughere, lentischi e calendule selvatiche: una rappresentazione perfetta della macchia mediterranea di Maremma.

Giunti in fondo a questo versante del campo, si valica un passaggio presente nella recinzione e, svoltando a sx, si continua a costeggiare la macchia mediterranea e a scendere lungo il bordo del campo. In questo tratto, dopo aver preso verso NE, quando il boschetto ci costringe a svoltare verso dx, la pendenza diventa molto maggiore e si cammina sul seminato, anche quando, giunti sul fondo del campo, si riprende a camminare in piano con cisti, ginestre e lecci alla nostra sx.

(IN CASO DI PIOGGE ANTECEDENTI, QUESTO TRATTO RISULTA FANGOSO)

Si prosegue ai piedi del campo, fino ad intravedere sulla sx la strada asfaltata e, nel punto in cui è presente un passaggio degli animali selvatici, si passa il piccolo fosso, la rete di recinzione, l’angolo del campo adiacente e la scarpata a bordo strada.

(L’ultima discesa va affrontata sedendosi a terra per poter scendere in sicurezza sulla strada asfaltata.)

Adesso si prende a camminare verso sx, seguendo la strada e passando vicino ad uno stabile in mattoncini rossi. Questo tratto dura circa un chilometro e scende passando in mezzo a boschetti e campi. A bordo strada sono presenti tutte le piante prima citate. Si oltrepassa l’ingresso del Pod. S. Luigi, si costeggia una casa di fronte ad una fila di mandorli (ora -fine febbraio- in fiore) in direzione della Super Strada.

Poco prima della S.S., sulla sx troviamo un cancello verde con un passaggio pedonale di fronte ad un pino e sotto al sesto cipresso sulla sx. Si percorre la strada forestale sotto a lecci, sughere ed Eucalipti e, dopo circa 100 m, su di una curva, a sx della strada forestale, parte una strada carrabile un poco più stretta. Quando questa strada si apre su di in campo, di fianco ad un vigneto, sulla sx vi è una grande postazione di arnie di api da miele.

Si prosegue verso il vigneto e, giunti all’ottavo filare, si svolta a sx salendo il versante ed entrando nell’oliveto. Si costeggia il fossato appena valicato, parallelamente alla sterrata, si attraversa una macchietta di finocchio selvatico e si prosegue salendo finché, non lontano da un altro palo della luce, si raggiunge il piano. A questo punto si svolta a sx entrando tra due file di olivi anche secolari e, salendo lungo la pendenza massima, dopo il sesto olivo, a dx si ritrova la sterrata percorsa precedentemente e la si riprende scendendo verso dx e tornando a dirigerci verso l’ENAOLI.

Quando, alla fine della dritta, si giunge davanti ad alcuni silos cilindrici, si svolta a sx per rientrare nell’oliveto e dopo il primo bivio a sx, che passiamo, si prosegue per 4 olivi ancora, dopo i quali si svolta a sx per attraversare due file di olivi prima di riprendere verso dx e andare quindi incontro alla struttura dell’ENAOLI. Nei pressi della struttura si svolta a dx, costeggiandola, scendendo le scale, passando sotto ad un porticato per poi giungere nuovamente nel piazzale antistante la chiesetta da cui siamo partiti che ci rimane in fondo a dx.

Brignano Frascata – Vallescura

Partenza da Brignano Frascata, paese lungo la val Curone. Consigliato l’acquisto di salame Nobile del Giarolo. In paese anche una trattoria. Domina la località un castello, purtroppo non visitabile. Amplissima possibilità di parcheggio. Passeggiata di circa 8,5 km tutta su asfalto, con dislivello (quasi tutto all’inizio) di circa 300 mt., adatta a tutti purchè minimamente allenati. Adatta in ogni stagione, tenendo conto che l’itinerario non è ombroso. In primavera la vegetazione, in particolare le ginestre, inondano l’aria di profumi. E’ un itinerario dove è possibile avvistare, specialmente nel pomeriggio, diversi animali selvatici fra cui lepri, volpi, caprioli, cinghiali.

Il percorso (Andata e Ritorno)

Si parte dal paese e lo si attraversa (anche case molto antiche) in salita fino ad incontrare una strada asfaltata, anch’essa in salita. Trascurare una deviazione sulla sx per il castello: è chiuso e lo si ammira meglio lungo il percorso che non da vicino. Si continua su versanti per circa 1,6 km fino ad incontrare un bivio: prendere a sx direzione Ciocale (verso la quale andremo) e Ca’ del Gatto (che trascureremo al prossimo bivio). Alla biforcazione successiva dopo 1,5 Km prendere per Ciocale che si raggiunge in circa 800 mt. Al paese andare sempre dritto (nel senso di seguire la strada asfaltata) per arrivare in altri 800 mt (a 4,9 km) a Vallescura. Il tragitto appena passato, già dal primo bivio, corre sul crinale che separa la val Curone dalla val Grue. I panorami sono piuttosto estesi su boschi e montagne. Sul lato sinistro si vedono i calanchi del monte Vallassa e le tre cupole dell’osservatorio. Il paesaggio è molto selvaggio, con pochissime abitazioni. In alcuni punti si costeggia un vero e proprio muro di ginestre. Arrivati alla graziosa frazione di Vallescura si presenta un bivio. A dx per Garbagna, graziosa cittadina della val Grue famosa per le ciliegie e alcuni negozi antiquari, e a sx per la val Curone. Prenderemo a sx percorrendo per un paio di km una strada asfaltata in forte discesa in mezzo al bosco.

Si giunge alla frazione Madonnina: siamo a 6,9 km. A questo punto si deve piegare a sx per tornare a Brignano Frascata. Occorre ora fare attenzione perchè la strada da percorrere è una provinciale con un poco di traffico, contrariamente al tratto precedente pressoché deserto. Anche facendo attenzione al traffico (camminando in fila indiana) non si può non ammirare l’ambiente circostante e, in particolare, i monti sul lato destro. Il castello che si vede davanti è quello di Brignano Frascata, del XIV secolo (http://www.comune.brignanofrascata.al.it/01-4-luoghidiinteresse.asp)

Vandoies di Sotto-Maranza

Uscire dal cimitero che circonda la Chiesa dell’Annunciazione di Maria mettendosi le facciate delle due chiese alle spalle e discendendo i pochi scalini oltre il basso cancelletto in ferro battuto.

Raggiungere via J.A. Zoller percorrendo il breve tratto di vicolo che separa l’edificio sacro dalla via principale ai bordi del paese costeggiata, sul lato destro, da una larga e profonda canalina d’acqua. Seguire quindi la strada puntando la via ad alto scorrimento E66/Via Val Pusteria per passarle al di sotto attraverso il sottopassaggio stradale a destra su Via Priel. Continuare a seguirla anche dopo il cavalcavia per avvicinarsi ai campi coltivati e poi, superato un edificio isolato alla propria destra, seguire il rettilineo con la lunga staccionata per raggiungere il ponte che attraversa il fiume Rienza.

Attraversato il fiume girare a destra in direzione del fondovalle seguendo il corso del fiume in direzione Rio di Pusteria camminando sulla comoda ciclopedonale immersa nel verde della sponda. Dopo circa 600 mt riattraversare nuovamente il corso d’acqua utilizzando una bella passerella coperta in legno di recente costruzione e cambiando quindi sponda. Ignorare il sentiero che continuerebbe dritto che, anche se ancora riportato su diverse mappe e siti web, risulta essere definitivamente chiuso e soltanto usato dagli appassionati di pesca per scendere nelle acque del fiume.

Sull’altra sponda, continuare nella stessa direzione di prima girando a sinistra verso valle e camminando lungo il percorso della bella ciclabile, sempre lungo il fiume, ben segnata e comoda da camminare, sfruttandone dove possibile, anche i prati a lato per non intralciare il traffico delle biciclette che sfrecciano avanti e indietro.

Dopo circa 1,5 km raggiungere un allargamento del fiume dove le acque si quietano in coincidenza di un grande impianto di depurazione alla propria destra, molto vicino alla E66 che corre un po’ più in alto e con già in vista, oltre di essa, i primi resti dell’antica Chiusa di Rio Pusteria.

In questo punto il percorso compie una stretta curva per invertire quasi totalmente il senso di marcia e passare di fronte all’ingresso del depuratore, delimitato da un alto muro in cemento armato decorato da alcune grandi fotografie a colori.

Passare quindi nuovamente al di sotto della E66/Via Val Pusteria per raggiungere i resti dell’imponente chiusa fortificata che bloccava per intero l’accesso alla valle, camminando per un tratto sulla stradina che corre parallela alla strada trafficata dalle automobili.

La chiusa, con le sembianze di un castelletto ormai senza copertura, è costituita da diversi edifici merlati con le passerelle di camminamento per le guardie ben visibili al di sopra dei muri di cinta. I resti sono visitabili soltanto in alcuni giorni della settimana durante i quali, l’ampio parcheggio sterrato di fronte all’ingresso, si riempie di auto e pullman turistici. Raggiunto tale parcheggio aver cura di attraversarlo tagliandolo nel mezzo e puntando il pendio alle spalle dell’edificio fortificato, per andare a seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.10 in direzione Mülbach, in salita verso la vegetazione della collina.

Rio di Pusteria si raggiungerà così camminando nel mezzo del bosco per altri 40 minuti, alternando pezzi di sentiero a stradine sterrate ma sempre su un fondo comodo e senza dover affrontare grandi dislivelli.

Percorrere l’ultima rampa in leggera salita per raggiungere perpendicolarmente l’asfaltata SP149/Via Maranza che s’inerpica su per le propaggini meridionali del Monte Cuzzo (2.510 mt). Imboccandola verso destra in salita, si raggiungerebbe quindi la frazione di Maranza intersecando dopo alcune curve il sentiero n.12 alla propria destra.

Il percorso a piedi risulta essere non dei più entusiasmanti anche se offre diversi begli scorci sulla valle, camminando per buona parte su una stretta traccia che mira soprattutto a tagliare i tornanti della provinciale.

La vicinanza al caratteristico paese di Rio di Pusteira, distante non più di 600 mt girando a sinistra in discesa, invece, suggerisce una visita al piccolo centro abitato famoso per i suoi colori la vivacità e ricco di begli edifici storici in stile alpino alternati a palazzine più moderne, che consente anche una visita alla particolare Chiesa di Sant’Elena, sul promontorio nel mezzo al paese, fusione di stili antichi e contemporanei dei più riusciti.

Scendendo quindi lungo la SP149, sarà facile distinguere le cabine della funivia Mülbach-Meransen unire il paese alla sua frazione montana, correndo su è giù per i ripidi pendii boscosi.

Passare proprio di fronte alla minuta stazione di partenza dell’impianto per raggiungerne l’ingresso una volta superato il piccolo parcheggio fra le palazzine, di fronte all’entrata dell’Hotel Leitner e qui optare fra le due due diverse soluzioni: visitare subito la Chiesa di Sant’Elena e perdersi fra le viuzze di Rio Pusteria, oppure rimandare in seguito, dopo la salita e discesa in funivia per la visita all’imperdibile CHIESA DI SAN GIACOMO e DELLE TRE VERGINI

Che si opti per una soluzione piuttosto che per l’altra, la chiesa, risulta assolutamente suggestiva, oltre che per il suo valore artistico, anche per la posizione privilegiata sulla valle che dona al viandate quiete e raccoglimento meditativo. Non a caso la chiesa è intitolata a San Giacomo ed è meta di pellegrinaggio da tutta la regione già dai tempi della sua antica fondazione.

Meluno – Vandoies di Sotto

DESCRIZIONE:

Il percorso è diviso, per comodità, in due tappe.

Tappa 01 (20 Km per 5h 30’)

Il piccolo centro di Meluno (Milland) è una frazione che si trova nel settore meridionale della città vescovile di Bressanone. Situato a circa 900 mt di altitudine, offre al camminatore una bellissima vista panoramica sulla città, sul Renon a sud e sulle Alpi dello Zittertal a nord, e risulta essere anche un ottimo punto di partenza per l’itinerario, vista la presenza della bellissima CHIESA S.MARIA AM SAND posta in posizione privilegiata, su di un altura isolata ai bordi della frazione, facilmente raggiungibile anche con l’automobile o il bus, a pochi minuti dal centro di Bressanone. Dopo la visita alla chiesa, iniziare quindi la giornata di marcia, discendendo dalla collina sull’unica asfaltata rettilinea (Salita alla chiesa) in mezzo ad un campo di granturco e a uno di mele, puntando l’antico maso 300 mt più in basso, edificio storico dai grandi volumi e con il tetto spiovente a tegole e baldacchini, risalente al XIII sec. la residenza Karlsburg.

Superare l’edificio tenendoselo alla propria sinistra e raggiungere il bivio per imboccare a destra la piccola Via Milland che si seguirà per circa 600 mt, camminando fra piccoli edifici privati fino a congiungersi, più in basso, con la principale Via Plose. Percorrerla verso destra fino a raggiungere con altri 600-700 mt una grossa rotonda dalla quale imboccare Viale Mozart che in pochi passi, attraverserà il Fiume Rienza su di un largo ponte stradale, oppure, continuare dritto alla rotonda ancora per 500 mt su via Plose, fino a raggiungere e attraversare la passerella pedonale del Ponte Widmann. In questo punto, si supererà anche il piccolo istmo finale di terra, incastrato nella congiunzione fra il fiume Isarco e il suo affluente Rienza, ma in entrambi i casi ci si ritroverà sulla riva del centro storico di Bressanone, a pochi passi dal Duomo e dall’area pedonale. Prendendo in entrambi i casi come riferimento la passerella Widmann, imboccare la piccola stradina che alla fine di essa si snoda sulla destra, Via del Seminario, per raggiungere in non più di 500 mt, camminando al di sotto dei primi begli edifici storici del centro cittadino, all’imponente facciata a tempietto color ocra e rosa antico del complesso del Seminario Maggiore di Bressanone. Accedervi, in maniera libera e gratuita, per visitare la CHIESA DELLA SANTA che occupa tutta la parte posteriore del complesso settecentesco, una volta attraversato l’austero cortile quadrato posto nel mezzo. Terminata la visita, uscendo dal seminario a ritroso sui proprio passi, ci si troverà a poca distanza dal vivace centro cittadino, ricco di negozi e locali circondati dalla bella cornice di facciate in classico stile austiraco. Il duomo di Bressanone intitolato a Santa Maria Assunta e San Cassiano merita una deviazione dal percorso per una visita alle belle navate barocche, al chiostro e agli affreschi del maestro Paul Troger. Il duomo è affacciato, insieme al bel municipio, sulla piazza centrale di Bressanone, da sempre, cuore della vita cittadina. Per proseguire e abbandonare Bressanone, percorrere la stretta via ciclopedonale a ridosso del fiume Isarco, proprio alle spalle del seminario, Via della Ghiaia, per poi attraversarlo dopo circa 200 mt (raggiunto l’albergo Golden Adler alla propria sinistra), percorrendo il Ponte Aquila che porta di fronte ad alcuni edifici storici della parte vecchia della cittadina, ai piedi della prima altura da affrontare. Proprio alla fine del ponte, un’antica casa cantoniera, dipinta di bianco e circondata di aiuole fiorite, offre su una parete una serie di indicazioni per i camminatori, alcuni dei quali antichi e scritti a mano. Superarla andando dritto e seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.1 in direzione Elvas affrontando poi alcuni tornanti in salita sull’asfalto, nel mezzo di un sobborgo fatto da silenziose case private e antichi alberghi in legno. Raggiunto dopo circa 300 mt un forte tornante che sale a sinistra, abbandonare la principale per imboccare, poco prima della curva Via Castel Lago sulla destra, stretta ed asfaltata. Dopo altri 250 mt, porre attenzione all’imbocco del sentiero sterrato che con alcuni scalini si alza fra la vegetazione a sinistra, sempre sulla traccia n.1.

Si inizia così la salita lungo le pendici meridionali del colle Pinatz. Dopo circa 15 minuti, raggiungere un piccolo piazzale panoramico con parcheggio alla propria destra nei pressi di un grande crocefisso ligneo nascosto nella siepe di una villa privata per poi continuare sulla sterrata in direzione Elvas /Naz, ignorando la cartellonistica degli altri sentieri verso sinistra. Seguire quindi il sentiero costeggiando alcuni meleti e un curato muretto a secco, fino ad incontrare parti di lastricato prova tangibile dell’antica storia del tratturo, già noto ed utilizzato dalle popolazioni locali in epoca romana e medievale e, secondo alcuni ritrovamenti archeologici, forse addirittura nell’Età del Ferro. Prima di raggiungere la carrabile sterrata che conduce all’isolato borgo di Elvas, perdere qualche minuto per una deviazione a sinistra indicata dal cartello “Coppelle” lungo una stradina nel bosco che, in circa 5 minuti di cammino, porterà nei pressi di un sito archeologico fra i più misteriosi e affascinanti della valle. Si tratta del fenomeno detto delle Coppelle, gruppi di rocce piatte sulle quali, in epoca preistorica, furono scavati innumerevoli fori semisferici uniti da canalette di congiungimento, il cui utilizzo probabilmente a scopo rituale o astrologico, è a tutt’oggi non ancora del tutto chiarito. Tornare sui propri passi fino al sentiero principale e raggiungere quindi il paese di Elvas per attraversarlo fra casette e cascine, puntando la snella guglia rossa di un campanile.

Seguendo l’asfalto e le indicazioni del sentiero per Laugen/Naz, proseguire tenendo la destra in direzione di un paio di antichi alberghi in legno e continuare poi sull’asfalto della SP31/Via Laugen in salita fino a superare un ultimo albergo, più moderno, proprio alla fine del borgo. Subito appresso, in coincidenza di uno spiazzo ricco di cartellonistica e indicazioni, scendere sulla strada a sinistra per superare un praticello con tavoli e panchine e procedere dritto in direzione di un trivio, raggiunto il quale, girare a destra seguendo per Naz sullo sterrato. Tenere la sinistra ai due successivi bivi che s’incontreranno, il secondo del quale porterà in direzione di un bosco d’abeti dove intersecare in breve il sentiero n.10° da seguire sempre in direzione di Naz tenendo la propria destra. Dopo circa 10 minuti di cammino nel bosco silenzioso, attraversando il fitto labirinto di slanciati fusti, riguadagnare la luce del sole nei pressi di alcuni campi coltivati e dopo altri 10 minuti, costeggiare, tenendoselo a destra, uno specchio d’acqua artificiale rettangolare circondato da sponde alte un paio di metri. Raggiunto l’angolo opposto del laghetto, in leggera discesa dove s’incontrano alcuni sentieri, tagliare in obliquo il prato di fronte fra gli alberi di mele per raggiungere la stradina sottostante, SP31. Ben visibile, alla propria sinistra, un grande centro sportivo intorno a dei campi da calcio e isolato nel pianoro dal quale ci si allontanerà, con circa settanta passi a destra sull’asfalto, per poi  riprendere subito la traccia del sentiero che si dirige a sinistra esattamente in direzione opposta, cioè  verso i campi da calcio stessi.

Passarvi nel mezzo per poi sbucare sull’ampia curva a gomito della SP31 che si dirige verso il paesino di Naz, già visibile al fondo non più lontano di 1,5 km. Camminare così fra i meleti di quello che è noto come l’Altopiano delle Mele di Naz-Sciaves che, durante la stagione primaverile, diventa un vera e propria distesa di fiori bianchi che incorniciano i diversi paesini posti lungo il percorso. Seguire quindi il marciapiede dell’ampia strada per nulla trafficata fino a che non diventi Furstnergrasse per raggiungere il centro del paesino e attraversarne la piazza centrale che ospita il bell’edificio neogotico della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dal campanile costruito in quadri di granito e con la guglia a cupola rossa con lanterna.

Continuare dritto su Vicolo Schlosser lasciandosi la chiesa sulla sinistra e l’edificio del museo cittadino sulla destra per incontrare nuovamente la cartellonistica del sentiero n.1 questa volta in direzione Villa, dopo poco più 100 mt di cammino. Con altri 400 mt  si sarà fuori dal paese, di nuovo in mezzo ai meleti, dopo aver superato una piazzetta sulla sinistra posta di fronte ad un moderno auditorium/sala conferenze in vetro e legno. Abbandonare l’asfalto a favore della sterrata in ghiaia bianca che si innesta alla propria sinistra, dove la principale diventa Via St.Magdalena, anche indicata come Sentiero delle Mele in direzione del Biotopo Sommersurs, che si raggiungerà in circa 10 minuti di cammino. Costeggiare quindi, tenendosela sulla sinistra, la lunga staccionata che delimita l’acquitrino fitto di canne che danno riparo a diverse specie di uccelli lacustri, dell’area naturale protetta. Al bivio sul fondo, continuare sulla ghiaia della strada salendo verso destra sempre seguendo le indicazioni per Villa e raggiungere le poche case della frazione di Fiumes, in nemmeno mezzo chilometro di marcia. Giungere nel mezzo dell’abitato per svoltare sulla stradina a sinistra appena superata una pensilina degli autobus con di fronte, sul muro di un’abitazione, il grande affresco di un San Floriano che con la brocca d’acqua spegne l’incendio. Passare quindi ai piedi della collinetta sulla quale svetta la piccola Chiesa di Santa Maddalena, considerata uno dei luoghi di culto più suggestivi dei dintorni per la sua posizione isolata e che merita una breve sosta per una visita.

In pochi passi, seguendo la sterrata, raggiungere l’inizio di un altro bosco entrando così nell’area di Tutela Paesaggistica di Gola di Rienza, camminando poi per almeno 40 minuti nel silenzio più assoluto in mezzo agli altissimi fusti di abeti rossi inondati dalla luce del sole, godendo dell’atmosfera magica del parco. Porre attenzione a camminare gli ultimi 20 minuti nel bosco, dove il sentiero si butterà in forte discesa verso il fondo della gola perdendo 150 mt di quota in un breve tratto a zig-zag fra gli alberi. Giungere quindi alla fine del bosco, spuntando nei pressi di un grande pascolo sulla destra e andando a toccare una minuscola cappella bianca posta all’incrocio fra il sentiero e l’asfalto. Di fronte, sull’altro lato della valle, isolato sulla sommità di uno sperone roccioso a precipizio sulla gola, il Castello di Rodengo, piccolo e tozzo ma elegante fra le sue mura bianche che custodiscono al suo interno un prezioso ciclo di affreschi duecenteschi, tratti dal ciclo di affreschi forse fra i più antichi d’Europa. Girare a destra in discesa superando diversi capanni agricoli in pieno sole e un edificio bianco alla propria destra per poi, continuando a seguire a palinatura rossa e bianca, ridiscendere sempre più in basso su di una larga traccia erbosa fra i campi, che si dirige verso la gola del fiume Rienza, del quale già si sentono gorgogliare le acque nell’alveo roccioso. Giungere alla pedana di legno coperta per attraversare l’impetuoso corso d’acqua e al fondo, svoltare a sinistra sul sentiero in salita ben indicato come sentiero n.7 direttamente con la vernice sul legno del ponte. Coincidendo per un breve tratto con il sentiero n.1, questo percorso salirà per circa 25-30 minuti nel bosco ai piedi del castello, permettendo di riprendere quota fino a sbucare a 30 mt dall’ingresso ad arco della fortezza, preceduto da un ponte in legno.

Sul lato opposto, a sinistra, si apre invece un largo altipiano assolato, dove il profilo della Chiesa di Santa Maria Assunta si staglia in posizione leggermente elevata sulla strada, poco prima dell’ingresso a Rodengo. Continuando il rettilineo, e passando sotto l’isolata chiesa dal tetto spiovente e le facciate color rosa antico, si raggiungerà in circa 200 mt, il primo abitato del comune, quieto centro abitato e piacevole meta turistica, frequentata soprattutto dai motociclisti che si spingono fin qui. Il comune di Rodengo vanta il singolare primato di essere il secondo comune in Italia con la più bassa percentuale di persone che hanno l’italiano come proprio idioma naturale. Rodengo e la contigua frazione Villa, oltre che per il noto castello e la bella parrocchia, risulta essere un punto tappa ideale dove fermarsi per la notte, offrendo al viandante diverse soluzioni sia per il ristoro che il pernottamento. Dalla piazza centrale, poi, alcune linee di bus pubblici, ricollegano il paese con il resto della Val Pusteria e con il centro di Bressanone nel caso in cui si voglia ritornare a Meluno, punto di partenza della gita.

Tappa 02 (10 Km per 2h 30’)

Per il camminatore che invece voglia concludere la giornata presso la meta finale di Vandoies di Sotto, a pochi chilometri dalla più nota Rio Pusteria, basterà proseguire dritto sull’asfalto della via centrale e tagliare tutta la lunghezza del paese passando, più o meno a metà strada, di fronte ad una vistosa stazione dei vigili del fuoco sulla propria destra. Abbandonare quindi la statale che scende verso valle con un’ampia curva, seguendo su per il bivio in salita verso destra in direzione Nauders kirchsteig, ormai già all’ingresso della contigua frazione di Villa. Proseguire fino al curvone finale a destra, posto di fronte ad alcune basse palazzine residenziali, e superato l’Hotel Tirolerhof, abbandonare l’asfalto camminando sul percorso erboso posto proprio di fronte, in forte salita fra i prati.

Dopo circa un quarto d’ora, sempre più in alto su per i pendii, si raggiungerà un’altra frazione dal sapore decisamente più alpino, San Benedetto, e avendone superato i primi edifici, sbucare perpendicolarmente sull’asfalto della via centrale. Percorrerla girando a destra per circa 150 mt e girare poi lungo la prima via a sinistra riconoscibile grazie ad un piccolo fontanile al suo inizio, posto proprio di fronte alla semplice facciata color ocra della Chiesetta di San Benedetto, sull’altro lato della strada. Seguire quindi la strada in discesa incontrando le prime palinature del sentiero n.8A che si seguiranno anche al bivio posto davanti al bel fienile in legno posto al fondo del naturale avvallamento, girando a destra e puntando la salita su per l’assolato pendio coltivato a grano turco, in direzione Tritschboden/Kasserbrücke. Il sentiero passerà proprio nel mezzo del campo coltivato, in costante salita, facendo guadagnare 80-100 mt di dislivello e permettendo allo sguardo di correre sempre più sul sottostante altopiano con le case di Rodengo in primo piano, e il bel castello sullo sfondo, affacciato a sbalzo sul fiume Rienza.

Dopo un tratto di sentiero selvatico e non molto curato, si entrerà nuovamente in un bosco di abeti, sempre sul sentiero n 8A che non si abbandonerà più, per almeno 40 minuti, camminando tranquillamente nel silenzio, fra gli alberi. Raggiungere una carrareccia sterrata per congiungersi al sentiero n.3  che si seguirà tenendo la sinistra per raggiungere, sempre in leggera e costante salita, una quota di 1.200 mt superata la quale inizierà la discesa finale verso la meta della giornata. Porre attenzione ad abbandonare la carrareccia, seguendo la palinatura rossa e bianca (senza numero, ma sempre sul sentiero n.3) della malvisibile traccia che si butta nel fitto del bosco, in ripida discesa a sinistra. Il bivio è mal segnalato e poco evidente di suo e lo s’incontrerà dopo aver superato di qualche passo una caduta d’acqua dalle rocce sulla strada alla propria destra.

Inizia qui la lunga discesa che porta verso il fondovalle. In circa un’ora di cammino lungo un percorso di rettilinei e tornanti alternati nel bosco, si guadagnerà nuovamente la luce del sole, dopo aver perso 300 mt di quota e sbucando su di una stradina asfaltata, proprio di fronte alla curata facciata di un’isolata villetta tipo maso in legno scuro. Procedere per circa 50 passi sull’asfalto a destra, costeggiando lo steccato della casa, e dove finisce, porre nuovamente attenzione ad un passaggio mal segnalato e poco visibile. Continuare infatti sul prato che costeggia il fondo della recinzione svoltando a 90° a sinistra, in discesa. Si passerà così di fianco allo stagno artificiale all’interno della proprietà, e con quattro-cinque passi a scalino, si sarà nuovamente nello bosco sul retro dell’edificio privato. Affrontare seguendo la palinatura, l’ultima ripida discesa, che perdendo ancora 100 mt porterà sul fondovalle in mezzo a dei campi coltivati, ormai a poche centinaia di metri dall’imbocco del ponte stradale sul fiume Rienza. Attraversarlo per avvicinarsi sempre più all’abitato di Vandoies di sotto, posta poco più in alto sull’altra sponda del fiume e ormai distante non più di mezzo chilometro.

Raggiungere quindi il centro cittadino seguendo le indicazioni  e percorrendo l’asfalto di Via Priel. Superare l’alto sottopassaggio stradale che porta ad attraversare la carreggiata della trafficatissima E66/Via Val Pusteria. Seguire la strada per affrontare il rettilineo di Via J.A. Zoller, in leggera salita sul lato di una profonda canalina d’acqua affluente del Rienza, e giungere alle prime case. Tenere il lato destro  della strada e svoltare nel vicoletto a destra sull’angolo di un albergo. Le facciate della doppia CHIESA DELL’ANNUNCIAZIONE DI MARIA saranno visibili tra le basse palazzine una cinquantina di metri più avanti, e bisognerà salire alcuni scalini per raggiungere le chiese accedendo nel cimitero che le circonda.

Molto particolare risulta essere lo sdoppiamento della stessa parrocchia in due distinti edifici sacri contigui fra loro, con il più antico di base romanica, sopravvissuto per intero alla costruzione ex-novo dell’altro, nel 1750. Entrambe  le chiese, seppur di epoche diverse, custodiscono interessanti affreschi: trecenteschi ed attribuiti ai maestri Hans von Bruneck e Leonhard von Brixen quelli della chiesa vecchia a sinistra, e spiccatamente barocchi quelli dell’edificio a destra, del maestro Josef Anton Zoller.

Mirandola – Nonantola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.
Mirandola – (ciclabile Chico Mendez – via Camurana) – Camurana – (via Bruino) – Medolla – (via San Matteo) – Villafranca – (via Campana – via Roncaglio) – Staggia – (via Gallerana – via Prati Livelli – via Carrate) – Solara: 18,5 km – 4 ore
Mirandola è splendidamente collegata a Medolla con una lunga ciclabile intitolata a Chico Mendez realizzata sul tracciato di una vecchia ferrovia. Dopo aver percorso il suo tratto più bello e suggestivo, è possibile deviare verso est sulla via Camurana, dove l’antica pieve (le cui origini affondano all’VIII, sussidiaria dell’Abbazia di Nonantola) purtroppo è chiusa per il sisma, e da questa proseguire a sud verso Medolla. Se invece si prosegue sulla ciclabile si attraversa una zona artigianale non particolarmente bella, ma agevole. Da medolla si punta verso Villafranca, da cui inizia un tratto di circa 10 km fino a Solara, piuttosto bello paesaggisticamente, sostanzialmente privo di ombra e servizi (escluso l’attraversamento di Staggia), e quindi un po’ più impegnativo durante la stagione estiva. Attorno a Staggia, dove è possibile mangiare un boccone, sono presenti alcune ville signorili molto interessanti.
Solara – (Argine Panaro) – Bomporto – (Argine Panaro – via Zamberlane – via Paglierina – via Selvatica – via Gatti – via Prati) – Nonantola: 15 km – 3,5 ore
A Solara è possibile trovare ristoro, e se l’orario lo consente è particolarmente indicata una sosta al ristorante la Lanterna di Diogene, gestito in modo molto interessante da una cooperativa sociale legata ad un centro riabilitativo della zona.
Da qui in avanti si percorre integralmente l’itinerario della via Romea Strata Nonantolana che, proveniente dal nord Europa, si collega fino alla via Francigena e a Roma.
Il percorso sull’argine del Panaro è assolato e privo di fontane fino a Bomporto, quindi è consigliabile un cappellino e dell’acqua fresca. Al contempo attraversa i giardini di svariate e bellissime ville sei-settecentesche, tanto che qualcuno ha ribattezzato un po’ pomposamente questa zona come la “riviera del Brenta modenese”.
A Bomporto è molto interessante il sistema di porte vinciane che collega il canale Naviglio al fiume Panaro, e che permetteva alla città di Modena di avere una Darsena collegata ai traffici marittimi dell’Adriatico.
L’argine del Panaro dopo il ponte di Bomporto si presenta erboso e piuttosto piacevole da percorrere, anche se lo si lascia quasi subito per percorrere un lungo tratto fra aziende agricole e casali.
L’ingresso a Nonantola si svolge fra campi, zone umide e i resti della ferrovia Modena-Ferrara (la via Gatti era il vecchio tracciato dei binari che collegavano le due città estensi), e si entra con la visuale sulle belle absidi romaniche della Pieve di san Michele Arcangelo.
Da qui si raggiunge in breve l’antica e potente Abbazia, fondata nell’VIII secolo d.c., che nell’alto medio evo fu uno dei principali centri della cultura benedettina in Europa al pari di Canterbury e Cluny.

Ostiglia – Mirandola

L’itinerario Ostiglia – Nonantola si svolge su circa 60 km, e pertanto può essere svolto agevolmente in tre giorni (con pernotto a Quarantoli e a Staggia), oppure in due (pernotto a Mirandola) per chi ha un passo più spedito. Quarantoli e Staggia sono due frazioncine rispettivamente dei comuni di Mirandola e San Prospero, e sono pertanto meno interessanti per trascorrervi la serata. Mirandola offre decisamente di più per il riposo e lo svago, rispetto alle due piccole frazioni indicate. Il tratto mantovano è tutto su asfalto, e si svolge con alcuni zig-zag a cavallo della SS 12 (e purtroppo con alcuni brevi tratti lungo la SS12). Il tratto Mirandola-Nonantola è facilmente percorribile e sviluppato in buona parte su piste ciclabili, stradelli poco trafficati, e un lungo e piacevole tratto sull’argine del fiume Panaro.

Ostiglia – Revere – (via Cipolline) – Pieve di Coriano – Pelate – (SS12) – Ghisione – (SP36 – via Arginone – via Vignelle – via Borgo – SP 38) – Poggio Rusco: 16 km – 4 ore

Il cammino parte dalla bella città di Ostiglia, dalla quale appena attraversato il Po si raggiunge Revere, presso cui vale la pena fermarsi presso la Chiesa Parrocchiale e Piazza Castello. In breve si raggiunge la Pieve di Coriano, dove è quasi obbligatorio visitare la chiesa del XII secolo fondata dalla Contessa di Canossa. Da qui si riparte tra campi e canali e si raggiunge a metà mattina (dopo un tratto – purtroppo – sulla statale 12) l’oratorio matildico di Ghisione, con annesso bar-trattoria. A Ghisione si può decidere se continuare sulla statale per raggiungere Villa Poma, oppure deviare su stradine in mezzo ai campi in direzione sud (scelta assolutamente consigliata per la sopravvivenza del camminatore, ma anche per il panorama che spazia dalle alpi alla catena appenninica, nelle giornate terse) e raggiungere all’ora di pranzo Poggio Rusco, bel centro abitato con una piazza molto viva, e un bel viale di primo ‘900 in uscita dal paese.
Poggio Rusco – Stropazzara – (via Affittanza – via Argine nuovo) – Quarantoli – (via Punta – via Bruino) – Mirandola: 13 km – 3 ore
Il tratto fino a Quarantoli non presenta particolari emergenze, salvo due aziende agricole molto ben tenute ed organizzate, a ridosso del canale di Burana. Si presenta però come un tratto molto piacevole, in buona parte su strada sterrata (via Argine nuovo) e lontano dal traffico, che ben rende l’idea dei tradizionali percorsi lungo le vie d’acqua della bassa modenese. A Quarantoli finalmente è possibile trovare ristoro e ammirare la splendida e una volta potente pieve matildica, oggi purtroppo ancora gravemente lesionata dal sisma del 2012, e inagibile.
Dopo un altro tratto in campagna, mano a mano che i danni del terremoto si fanno sempre più visibili, si raggiunge finalmente Mirandola, antica e potente città rinascimentale, oggi purtroppo lacerata dal terremoto nel fisico, ma non nello spirito, a giudicare dalla vita del centro cittadino nonostante la presenza di numerosissimi edifici inagibili.

Le Spinose – Convento Sant’Andrea

Il percorso che segue collega due fattorie Wwoof passando per scenari di campagna, boschi e borghi arroccati, con un occhio sempre al profilo del Monte Soratte, montagna sacra ai romani, dalla sagoma inconfondibile. L’arrivo è il Convento Sant’Andrea, oggi una struttura ricettiva che ospita gruppi, scuole e famiglie per feste e cerimonie, laboratori didattici, corsi di formazione, eventi culturali, ritiri spirituali e vacanze all’insegna della solidarietà (dal sito del convento).

 Il percorso

Avendo alle spalle la casa rossa della fattoria Le Spinose andiamo a destra, prendendo lo spiazzo con le recinzioni per gli animali. Laddove c’è lo steccato di legno lo oltrepassiamo e cominciamo a scendere nel bosco. Giunti in breve al fontanile si prende il sentiero a scendere oltre la staccionata e seguendo la recinzione di rete si arriva ad una apertura, oltre la quale è facile individuare la strada asfaltata verso cui dobbiamo dirigerci. Passiamo così il cancello sempre aperto e imbocchiamo la strada asfaltata a destra per circa 500 metri, fino a svoltare, prima del ponte che supera l’autostrada, per la deviazione a sinistra per Foglia. Saliamo così di quota con alcuni tornanti e poco prima dell’abitato di Foglia svoltiamo a sinistra per la strada sterrata denominata Vocabolo San Sebastiano. La percorriamo tutta senza mai prendere le deviazioni. Alla nostra destra possiamo osservare il Monte Soratte.

Quando giungiamo alla Strada Sabina (asfaltata e abbastanza pericolosa) svoltiamo a destra per 250 metri, dunque arriviamo ad un bar/tabaccaio all’altezza della Casa Cantoniera. C’è anche una chiesetta, a destra della quale possiamo intravedere la strada di erba che dobbiamo imboccare (la strada si imbocca esattamente dietro la fermata dei bus). Quando la strada diventa di nuovo sterrata bisogna prendere a sinistra una strada in leggera salita situata tra un noceto e un noccioleto. Non arrivare all’asfaltata poco più avanti.

Qualche centinaio di metri e siamo nel bosco. Appena inizia quest’ultimo subito ci troviamo sulla destra un sentiero da non prendere. Andiamo dunque dritti e giungiamo ad una piccola radura, dove bisogna tenere la destra. Arriviamo così ad una seconda radura: a destra abbiamo un’apertura in una rete che ci conduce su Via San Prospero. Con questa si giunge facilmente al Convento, nostra meta. Ma in questa escursione noi abbiamo preso la strada a sinistra che scende nuovamente nel bosco. Bisogna tenere in considerazione che se il fango è molto si può appunto prendere Via San Prospero, che è certamente meno bella ma più sicura e semplice. La strada che scende di fatti è pendente e scende rapidamente verso il Fosso Campana.

Si arriva così ad un primo bivio da imboccare a sinistra e ad un secondo da prendere a destra. Questa strada sterrata ci porta a superare con un ponticello il Fosso Campana e ad intercettare la Strada Campana. La prendiamo a destra per 50 metri e all’altezza di una quercia che sovrasta il paesaggio prendiamo una strada per i trattori che sale sulla destra e che passa proprio sotto la bella quercia. Giungiamo ad un casale diroccato e guadagniamo quota. La strada diventa sterrata e lo scenario si apre dietro di noi sempre sul Monte Soratte, a sinistra Otricoli e davanti a noi Calvi dell’Umbria. Quando la strada spiana siamo nei pressi di una fattoria. Dopodiché c’è un bivio a cui girare a sinistra. In cima alla salita troviamo il bivio a sinistra con un fontanile per Cicignano, piccolo e delizioso paesino tutto a visitare.

Ecco dunque che torniamo sui nostri passi e proseguiamo per la strada verso Collevecchio. Dopo aver passato Via San Prospero all’altezza dell’Agriturismo San Giò e avendo proseguito avanti la strada fa una curva a destra e ci immette per la strada per Collevecchio. Al bivio per Tarano/MonteBuono andiamo dritti e dopo poche centinaia di metri troviamo il bivio a sinistra per il Convento Sant’Andrea (subito dopo il cimitero).

Stazione FS Civita Castellana – Le Spinose

Breve percorso di collegamento che dalla stazione di Civita Castellana arriva alla fattoria Wwoof Le Spinose. Questa fattoria “in applicazione del principio del ciclo chiuso, utilizza quasi esclusivamente i prodotti della propria terra. Inoltre l’azienda punta sulla sostenibilità, l’autonomia energetica, il ripristino della biodiversità, il benessere degli animali, il rispetto della stagionalità e la salvaguardia dei prodotti locali” (dal sito della fattoria). Il percorso si sviluppa perlopiù su strade asfaltate ma riserva comunque piacevoli sorprese al camminatore.

Il percorso

Si inizia dalla Stazione di Civita Castellana. Avendocela alle spalle imbocchiamo a sinistra la strada asfaltata davanti a noi, costeggiando la ferrovia. Dopo circa 600 metri arriviamo ad un parcheggio, che poi altro non sarebbe che uno dei parcheggi della stazione. Poco prima prendiamo la strada a destra, asfaltata, che oltrepassa poco più avanti, con un sottopasso, la ferrovia direttissima. Questa strada costeggia il fiume Tevere, che ci troviamo a sinistra. Si giunge così alla Flaminia all’altezza di Ponte Felice. Bisognerà attraversare la Flaminia e passare il ponte tenendoci sul lato destro, tra la vecchia balaustra e il guardrail. Qui non è possibile fare altrimenti, sarebbe molto pericoloso. Si apre lo scenario sul Monte Soratte. Non andate via prima di aver contemplato le varie interessanti targhe commemorative del ponte, situate nella parte iniziale a sinistra, ben nascoste dalla vegetazione.

Subito dopo il Ponte svoltiamo a destra verso Casperia/Torri in Sabina, prendendo la Strada Sabina SR657. Dopo il caseificio potete usare i campi a sinistra per evitare una curva pericolosa. Ritornati sulla strada asfaltata proseguite sempre dritto fino a salire sul sovrappasso che oltrepassa l’autostrada (come si evince dal gpx abbiamo provato a prendere sia la strada a destra che a sinistra del sovrappasso ma sono entrambe a vicolo cieco) . Andando sempre dritti e facendo attenzione alle macchine che sfrecciano troverete la deviazione per Foglia sulla destra, da non prendere. Dunque fate 500 metri circa e si arriva ad un cancello sulla sinistra sempre aperto. Entriamo e andiamo verso la recinzione che vediamo sulla destra. Qui troveremo, magari cercando un pochino, un’apertura della rete, oltre la quale imboccheremo un sentiero a salire sulla sinistra, che costeggia la recinzione. In breve saremo ad una recinzione in legno, da scavalcare, oltre la quale c’è un fontanile abbeveratoio. Siamo già nel terreno della Fattoria Le Spinose. Svoltiamo a destra e saliamo verso la casa, che ci troveremo davanti dopo le rimesse agricole. E’ opportuno chiamare prima di arrivare alla fattoria, dal momento che ci sono cani pastori che circolano, buoni ma comunque protettivi del territorio.

Malles Venosta – Curon Venosta

DESCRIZIONE:

L’ABAZIA BENEDETTINA DI MONTE MARIA rappresenta senza dubbio, uno dei punti di riferimento per la vita religiosa di tutta la regione, ma anche oltre i suoi confini, fin dalla sua fondazione. Ben riconoscibile già da lontano, caratterizzata da importanti mura bianche, è adagiata sul pendio del Monte Maria e dista non più di 3 km dal centro del paese di Malles Venosta elevata di poche centinaia di metri dal sottostante paese di Burgusio. Per raggiungerla, partendo dall’esterno della cinta muraria della Chiesa di San Benedettotenere la destra su Via San Benedetto per incrociare, 200 mt più avanti, la larga SS40/Via Nazionale e seguirla a destra verso Burgusio. Raggiungere il paese seguendo questa principale comodamente percorribile lungo il marciapiede o sul bordo dei campi agricoli, oppure, dopo 250 mt, prima di una curva a gomito verso sinistra, tagliare per i prati sulla piccola via di servizio agricola sempre a sinistra, puntando il campanile del paese e il piccolo castello Fürstenburg, all’ingresso di esso.

Salire verso l’Abazia, passando attraverso alcune case ormai in prossimità del centro di Burgusio, continuando sulla strada principale SP22 e dopo aver abbandonato, 500 mt indietro, la statale che continua in direzione dell’alta valle e del passo di Resia. Superata la discesa a sinistra che porta all’ingresso dell’edificio fortificato, continuare dritto puntando l’Abazia visibile in alto anche se a tratti nascosta dalla fitta vegetazione. Camminare per non più di 150 mt per poi abbandonare l’asfalto in favore di un sentierino che dalla carreggiata s’innalza a destra nel bosco, una volta superato di 30 mt il primo grosso tornante della SP22. In circa cinque minuti, incrociare il più ampio sentiero n.2 che si imboccherà, tenendo la sinistra, seguendo la palinatura rossa e bianca in direzione Kloster Marienberg e Plant Aprsch-hütte. Dopo pochi passi, sarà possibile incontrare anche altra segnaletica: la Via di San Giacomo (giallo e blu con la conchiglia), la Via di San Benedetto e Il Sentiero del sole, a testimonianza dell’importante ruolo ricoperto nei secoli dall’Abazia, nell’ambito dei pellegrinaggi religiosi o devozionali.

Raggiungere così, in altri 5 minuti di cammino, il piccolo portoncino d’ingresso incastrato nel muro di cinta dell’Abazia, entrando nell’ampia corte dal lato opposto rispetto a quello principale, più ampio, utilizzato da turisti e visitatori presso il parcheggio delle automobili. Sulla sinistra, la facciata della Chiesa dedicata a Maria al di sotto della quale, previa prenotazione e in gruppo di almeno otto persone, l’incantevole cripta affrescata nel 1170 in toni di azzurro e blu sui quali si stagliano corti di angeli. A destra invece, la biglietteria e l’ingresso del bel museo dedicato alla vita e ai reperti del luogo sacro, ristrutturato al suo interno con un elegante impianto moderno a passerelle sovrapposte, integrate nelle antiche mura dell’edificio. Dopo la visita, proseguire ripercorrendo i propri passi e lasciandosi l’ingresso secondario alle spalle. Seguire il sentiero fino a incontrate la palinatura rossa e bianca del sentiero n.19 di nuovo in direzione Burgusio. Dopo aver superato una bella piazzola panoramica aperta sul paese, sul castello Furstenburg, la valle e con al fondo il paese di Malles Venosta e seguito da quello più lontano di Glorenza, proseguire dritto lasciandosi  alla sinistra una bizzarra scultura in legno dedicata alla leggenda locale dello gnomo di Burgusio. Giungere a un bivio nel bosco per ridiscendere nuovamente per circa 350 mt in forte discesa, sulla via più ampia e a cielo aperto, verso il centro storico di Burgusio, avendo sempre lo slanciato campanile della chiesa parrocchiale alla propria destra. Giungere sulla piazzetta principale proprio nei pressi di una bella fontana ricca d’acqua, sovrastata da una statua di San Michele con la spada sguainata e una bilancia in mano. Salire lungo la via principale acciottolata in porfido e distante pochi passi, tenendo la sinistra e superando un piccolo edificio antico, mirabilmente decorato con motivi floreali, sulla propria destra. Nei pressi del vistoso Caffè Gerda, proseguire sul bivio a sinistra, sempre in salita ma sull’asfalto, prendendo a riferimento la segnaletica marrone per Bergsee, e dopo circa 50 mt, sempre a sinistra, imboccare la ripida salita con segnaletica sentiero n.3 in direzione Plantapatsch-hütte e Watles. La salita, dopo poco meno di 200 mt su di un fondo a sassi sconnessi, termina su di un incrocio di sentieri nuovamente in piano. Girare quindi a destra seguendo il sentiero n.4, e dopo 5 minuti di cammino, giungere ad un cancelletto in legno che sbarra il passo verso ripida discesa che si ricollega alla sottostante statale. Non superarlo ma girare di 180° lungo la traccia alle proprie spalle per salire verso un piccolo boschetto di pini che, in salita per 10 minuti e all’ombra, porterà a sbucare al sole, in mezzo ad un vasto pascolo erboso. Alla propria sinistra, ben riconoscibile a circa 50 mt di distanza, una bella staccionata in legno delimita il laghetto alpino Bergsee, con un’area di sosta attrezzata con panchine e barbecue in muratura, ideale per una sosta o un pic-nic.

Andando in direzione opposta, invece, affrontare un lungo tratto sul fondo erboso, di almeno 2 Km, che in salita fra i pascoli alpini, porterà a guadagnare circa 300 mt di dislivello, permettendo di far correre lo sguardo su tutta la valle alla propria destra. Sul fondovalle, sarà riconoscibile, sempre più in lontananza, la lingua di asfalto grigio della SS40 che sale verso il passo. Al termine degli assolati pascoli, superare un altro cancello in legno, in cima all’ultima ripida rampa, per riguadagnare l’ombra della vegetazione. Camminare quindi per un breve tratto sul sentiero n.3 e, dopo altri 10 minuti ancora in salita, raggiungere un piccolo maso con stalla, nascosto nella fitta vegetazione in basso a destra. Superarlo continuando dritto, sul sentiero che si fa stradina sterrata e raggiungere un gruppo di case sulla destra, strette intorno ad una minuscola chiesetta di montagna, distaccate circa 100 mt dalla carreggiata e appoggiate su di bel un declivio erboso ben esposto al sole. Proseguire ancora dritto e, dopo 200 mt al bivio, discendere a destra, seguendo la palinatura rossa e bianca del sentiero n.5 in direzione Bruggeralm. Raggiungere così ad un laghetto sul lato destro al quale accedere, volendo prendersi una pausa ristoratrice, passando per un piccola area di sosta erbosa attrezzata proprio sulla riva. Superato il piccolo specchio d’acqua e continuando dritto sulla sterrata, porre attenzione a ridiscendere nel fitto del bosco dopo circa 120 mt lungo la traccia ben palinata sul lato destro della carreggiata. In circa un quarto d’ora, passeggiando fra grandi abeti in costante discesa, si raggiungerà la sponda occidentale del Lago di Muta dopo aver attraversato un’isolata stradina asfaltata  proprio nei pressi della solida passerella di legni sospesa a filo dell’acqua fra la vegetazione lacustre, che ne permette l’attraversamento.

Sull’altra sponda il percorso continua a svilupparsi, rialzato di un metro sull’acqua ancora sull’ampia passerella, in una gradevolissima passeggiata lungo lago fra i giunchi fino a raggiungere, con altri 4 Km, il paese di S. Valentino alla Muta, distinguibile già da lontano nel pianoro ai piedi della grande diga artificiale posta alle sue spalle, ricoperta da manto erboso, e che funge da sbarramento al vasto Lago di Resia 30 mt più alto. Raggiunto il centro del paese, sempre seguendo la passeggiata lungo lago disseminata di panchine dove godere delle cime che si riflettono nelle acqua placide, attraversarlo passando sotto i cavi di un impianto di cabinovia e passando proprio di fronte all’ingresso della stazione di partenza. Tenere la sinistra su Via della Chiesa per andare a ricongiungersi, in circa 400 mt, alla principale Via Veneto. Continuare tenendo la sinistra e imboccare, dopo pochi passi, il lungo rettilineo interdetto al traffico che punta proprio alle pareti della diga. Dopo circa 20 minuti, fra i prati, raggiungerne la base e guadagnarne la sommità continuando sul tracciato, che piegherà prima a destra in leggera salita, e poi a sinistra sulla riva dove lo sbarramento ha inizio.

La diga è camminabile nella sua interezza ed è aperta sia ai pedoni che alle biciclette, in una sorta di insolita passeggiata bordo lago, con panchine e lampioni da dove poter contemplare con calma il paesaggio sul vicino Lago di Muta, scattare fotografie o semplicemente riposarsi. Per raggiungere il fondo del lago, e quindi la meta della giornata, ancora 5 Km totalmente privi di dislivello, con le acque blu costantemente alla propria sinistra. Si tratta di un percorso ciclopedonale molto frequentato da turisti e famiglie che alterna piccoli pezzi di sterrato fra la vegetazione cespugliosa ad alcuni tratti più curati. Il quarto chilometro invece, si sviluppa interamente camminando su di un ingombrante percorso in cemento armato sospeso sulle acque del lago, alla sinistra della statale che corre sotto delle protezioni antifrana in cemento dalle innumerevoli colonne, terminato il quale, il paese di Curon Venosta sarà facilmente raggiungibile continuando dritto e seguendo la traccia del lungo lago. Per avvistare il famoso campanile sommerso, la cui guglia sbuca dalle acque, bisognerà attendere gli ultimi 500 mt piegando nell’ansa del lago in cui esso sprofondato. Proprio di fronte al campanile, sul prato, diverse panchine sull’erba dove sostare e godere dell’insolita vista. Alla propria destra, invece, un grande parcheggio all’inizio di una galleria stradale, ospita i capolinea delle diverse linee di pullman che corrono su e giù per la Val Venosta dove trovare il mezzo adatto per tornare al paese di Malles, punto di partenza della giornata, 20 km più a valle.

Lasa – Malles Venosta

DESCRIZIONE:

Con le spalle rivolte all’abside della chiesa di San Giovanni Battista, iniziare l’itinerario percorrendo un breve tratto della frontale Via della chiesa in direzione del stretto tratturo incastrato fra due case, 30 mt più avanti. Al fondo, giunti di fronte ad un muretto di recinzione, continuare sul sentierino girando a destra e tenendosi il muretto sulla sinistra per circa 40 mt. (di nuovo Via della Chiesa). Al fondo, incrociare il sentiero di ghiaia, Via Felius, girando a sinistra in direzione di San Sisinio e camminando fra due siepi e qualche piccolo melo. Superato un’area residenziale di recente costruzione, fra palazzetti moderni, raggiungere il grande parcheggio della piscina comunale per superarla tenendosela sulla sinistra e tagliando per il praticello che ne costeggia la recinzione e che, dopo poco più di 100 mt, diventerà sentiero in leggera salita. Camminare così costeggiando la strada statale in direzione del passo di Resia, 50 mt più in là nascosta dalla vegetazione alla propria destra, e raggiungere in meno di cinque minuti, l’isolata Chiesetta di S. Sisinio, adagiata in una radura fra il verde e circondata da un muro di cinta in pietra grigia, con due accessi ad arco sul lato della facciata e su quello dell’abside.

Dopo aver girato intorno all’edificio, uscire sul lato opposto, camminando nel mezzo di uno stretto percorso erboso, per ridiscendere in pochi minuti sulla sottostante strada asfaltata, Via Venosta, che si seguirà tenendo la destra. Camminando lungo l’apposito percorso pedonale per circa 200 mt, giungere nei pressi della trafficata SS38/Strada della Val Venosta, e piegare a destra per andare a imboccare il sottopassaggio che ne permette l’attraversamento. Sbucare sull’altro lato e ridiscendere a sinistra per almeno 150 mt (sempre su asfalto) sul piccolo svincolo stradale e, ponendo la massima attenzione, raggiungere una carrareccia che sale a destra poco prima di una brutta discoteca arancione, con tanto di torrette merlate e piramide di cristallo sulla copertura. Seguire quindi la palinatura bianca e rossa del sentiero n.20 che porterà in nemmeno 300 Mt a raggiungere una sbarra verde e bianca, ingresso di quella che è nota come Area del Bosco di Protezione “Helvetia” per il ripopolamento dell’abete nero. Camminare così nella quiete del bosco sempre in leggera salita, e dopo circa 1 Km, al bivio, scegliere il percorso basso, sempre palinato come sentiero n.20, seguendo la direzione per Eyrs. Raggiunta la fine del bosco, dopo aver camminato un po’ più di 2 kme lasciato il folto del bosco, rimboccare l’asfalto della stradina asfaltata Via Tanas posta di fronte, per superare una copiosa cascatella che passa proprio sotto la carreggiata e lasciando così il sentiero n.20 a favore del sentiero n.25 che si percorrerà per un brevissimo tratto. Dopo circa 150 mt in forte discesa, in direzione dell’abitato di Eyrs, non raggiungerlo, ma porre attenzione a girare sul breve tratto (anch’esso Via Tanas) che gira a destra e che, in poche centinaia di passi, porterà al di sotto  della facciata in vetro di un lungo e basso edificio residenziale, posto di faccia ad un meleto. Continuando dritto per meno di 50 mt, camminando sul limitare del meleto che piega leggermente a sinistra, seguire ora le indicazioni del sentiero n.22 che si inoltrerà nuovamente in un boschetto, su un percorso ben tracciato alto a mezza costa sulla valle e la statale, 40 mt più in basso. Non abbandonare il tracciato per circa un’ora di cammino avvicinandosi gradualmente sempre più alla statale che prima dell’arrivo alla località di Spondigna si affiancherà, guardandola dall’alto del sentiero. Dopo aver raggiunto un piccolo cimitero militare dedicato ai caduti austriaci della grande guerra, lasciarselo alla propria destra e inoltrarsi nel fitto della vegetazione continuando dritto a percorrere l’ultimo tratto di 500 mt per Spondigna su un tratturo scomodo e mal segnalato.

Alla fine di esso giungere nei pressi del grande albergo abbandonato ben visibile lungo la statale, appena dopo una rotonda. Alle spalle dell’albergo ben visibile, la stazioncina ferroviaria di Spondigna ma, senza raggiungerla e  non attraversando la statale, iniziare il percorso che inizia in salita con alcuni gradini, proprio all’altezza dell’inizio del piazzale antistante sull’altro lato della strada. Una palinatura riporta la dicitura “Sentiero del Sole” . Nel primo tratto di meno di 1 Km esso porterà ad affrontare la salita più dura della giornata. Camminando in un bosco di abeti, infatti, venticinque ripidi tornanti portano ad affrontare un dislivello di più di un centinaio di metri, innalzandosi sempre più sulle belle acque blu del laghetto artificiale di Spondigna. Alle sue spalle, ben riconoscibile, il Rio Solda e poco più in là, i tetti del paese di Prato allo Stelvio, lungo la strada per l’omonimo passo. Raggiunta la cima del sentiero, continuare a seguirlo in direzione di Sluderno. Dopo poco meno di 4 Km, si raggiungerà una strada asfalta proprio in coincidenza di un ampio tornante che sale verso i pascoli. Ridiscendere quindi lungo la comoda Via Crossfeld, fra gli assolati pascoli e diversi appezzamenti agricoli, per cominciare ad avvistare il profilo dell’imponente CASTELLO DI COIRA che si raggiungerà in circa 20 minuti di piacevole cammino. Dopo la visita al castello, lasciandosi alle spalle l’alto mastio e gli innumerevoli affreschi che ne decorano la corte interna, ridiscendere ancora 150 mt in direzione dei tetti di Sluderno sull’acciottolato del Vicolo Churburg. Al termine del lungo muro di cinta alla propria sinistra, svoltare a gomito seguendo ancora il muro, lungo un piccolo percorso che con qualche scaletta in discesa, conduce verso il centro del paese. Superare il ponticello in muratura per raggiungere l’ampia piazza principale del paese per poi prendere Via parroco Pali per arrivare in pochi passi all’ombra della bella costruzione tardo gotica della Chiesa di Santa Caterina addossata alla più piccola e suggestiva Cappella di San Michele al cimitero, a pochi metri  da essa sul lato nord-orientale.

Con le due facciate alle spalle, prendere Via Andreas Hofer e imboccare la prima traversa a sinistra, Via della Scuola, seguendo le indicazioni per la stazione ferroviaria, che si raggiungerà con qualche minuto dopo aver attraversato l’abitato e la SS40/Via Val Venosta. Seguirne un breve tratto tenendo la destra, e puntando un isolato bar con parcheggio di fronte. Alle spalle di esso, un tunnel circolare dipinto di nero e bianco, funge da sottopassaggio per l’attraversamento dei binari, ricollegandosi alla poco trafficata SP106/Via dei Prati che si percorrerà tenendo la propria sinistra, appena finito il tunnel. In meno di cento passi, un bivio sulla destra permetterà di camminare lungo Via campo d’aviazione, dirigendosi così nel mezzo di pianeggianti prati verdi, sul fondovalle, usati per l’appunto per l’attività di volo turistico. In coincidenza di un’ampia curva a sinistra, abbandonare Via campo d’aviazione in favore del percorso ciclopedonale che s’innesta sulla destra. Sempre in piano, si potrà decidere se camminare lungo la lingua d’asfalto che si srotola nel mezzo del pianoro, oppure sull’erba dei prati appena di fianco alla piccola carreggiata.

Puntando l’alto filare sul fondo nel senso di marcia, raggiungerlo per prendere poi a sinistra sulla più ampia sterrata quando giunti di fronte ad un largo canale artificiale in cemento armato per l’acqua. In circa 300 mt, raggiungere un bacino d’acqua, anch’esso artificiale, e superarlo seguendo la strada per rincontrare il letto del fiume Adige girando poi a destra. In meno di 40 minunti, camminando a lato della Ciclabile Via Claudia Augusta, si raggiungeranno le prime case del piccolo gioiello fortificato di Glorenza, stretta tra le mura e dalle numerose torri perfettamente conservate, già ben visibili da lontano alla propria destra. Raggiunto l’ingresso della città, incrociando la SS41, nei pressi di una grande torre unita alle mura tramite una passerella in legno sospesa, risalire una cinquantina di metri nella direzione opposta al centro, ancora fuori dalle mura cittadine, per andare a visitare l’interno della Chiesa di San Pancrazio dal bel campanile in blocchi di tufo con cuspide a cipolla barocca, e decorato con l’enorme affresco del Giudizio Universale su un lato.

Tornare indietro sui propri passi per entrare quindi in paese, direttamente sulla centrale piazza Stadtplatz, passando al di sotto della passerella in legno fra torrione e mura di cinta. Per raggiungere la meta finale e il centro del paese di Malles Venosta distante ormai 2,5 Km, proseguire dritto sulla SP85/Via Malles. Non c’è alternativa a questo percorso asfaltato che, seppur tutto in leggera salita, non risulta troppo impegnativo essendo comodamente camminabile sul marciapiede di quella che è una provinciale secondaria, non troppo trafficata. Giungere ai piedi del paese per abbandonare la provinciale, girando a destra su di un passaggio che porta verso la stazione ferroviaria e seguendo alcuni binari in disuso rimasti sul terreno. Imboccare quindi il percorso pedonale a sinistra che porta verso il centro e ad attraversare nuovamente la provinciale più a monte, diventando poi Via Pardelles. Continuare dritto e in non più di 10 minuti totali, attraversare sulle strisce pedonali la trafficata SS40/Via Nazionale, per continuare ancora dritto infilandosi nei primi stretti vicoli del paese su Via Conciapelle.

All’incrocio con Via dell’Ospedale, girare a destra e dopo meno di 200 Mt a sinistra sulla centrale Via della Stazione. Superare un parcheggio sulla sinistra per poi girare ancora a sinistra per passare alle spalle di alcuni palazzi su Via S. Benedetto. Proseguire dritto su di essa, e con altri 300 mt, giungere a destinazione, ai piedi dell’isoalta CHIESA DI SAN BENEDETTO antico edificio religioso risalente all’VIII secolo, dalle forme semplici ma che conserva al suo interno preziosi affreschi medievali e stucchi carolingi che la rendono di valore inestimabile nel suo impianto decorativo.

Laces – Lasa

DESCRIZIONE:

L’itinerario inizia muovendo i primi passi dalla centrale Chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo. Rivolgendo le spalle al portale d’ingresso del cimitero, sul lato della navata, percorrere il marciapiede che segue la Via Centrale/SP90 in direzione della funivia per San Martino. In tre, quattro minuti si passerà ai piedi della Chiesa di Santo Spirito all’Ospedale riconoscibile dal bel portale a sesto acuto in marmo bianco. Continuare a seguire la via principale fino a superare, tenendoselo sulla sinistra, il vistoso edificio in cristallo e acciaio verde di un’azienda privata. Puntare poi in direzione della stazione ferroviaria, distante non più di 400 mt in leggera discesa, per andare a prendere la funivia che unisce la frazione montana di San Martino in Monte al comune di Laces.

Il paese di Lasa, meta dell’itinerario, sarebbe, come ovvio, raggiungibile sfruttando anche gli innumerevoli percorsi a mezza costa che risalgono la Val Venosta, l’utilizzo della funivia permetterà però, di coprire agilmente un dislivello di quasi 1.200 mt, consentendo di camminare per il resto della giornata a una quota intorno ai 1.700 mt, godendo per gran parte del cammino di incantevoli paesaggi di tipo alpino, toccando diversi masi oltre che piccoli e caratteristici centri abitati formati da poche case. La funivia per San Martino, inoltre consente una piccola visita altrimenti esclusa dal percorso: il Santuario di San Martino, del XVI sec. che edificato su una piccola grotta, ne conserva al suo interno l’immagine del Santo. A 1.740 mt di altitudine è una delle più suggestive mete di pellegrinaggio dell’intero Alto Adige con la vista che può correre sulle cime Cevedale e Otles e i loro imponenti ghiacciai dall’altra parte della valle.

Uscendo dalla stazione di arrivo della funivia, proprio di fronte alla porta di ingresso, ecco la stretta via panoramica che porta al santuario mentre, girando a sinistra, si passerà di fronte ad un piccolo bar nello stesso edificio. Tenendoselo sulla sinistra, continuare dritto sulla lingua di asfalto della strada di servizio che si snoda in leggera discesa fra i primi prati alpini privi di vegetazione boschiva. In pochi passi s’incontrerà la palinatura bianca e rossa del sentiero n.14 che si seguirà per un bel tratto lungo la giornata in direzione Silandro. Proseguire quindi su di esso per attraversare, circa mezz’ora dopo, un’alta cascata d’acqua che scende alla propria destra e giungere così al maso Egghof avendo cura di non discendere nel mezzo delle poche costruzioni, ma di passargli a monte, continuando sullo sterrato a destra. Raggiunto un secondo gruppo di edifici, fare lo stesso continuando a tenere la destra, camminando sempre con la vista aperta sulla valle sottostante a sinistra, in cima a ripidi pascoli e con i ghiacciai sullo sfondo. Lasciate le abitazioni circa 300 mt dietro alle proprie spalle, porre attenzione nell’imboccare il piccolo sentierino mal segnalato che, nei pressi di un giovane pino, scende verso sinistra, tagliando lungo il fianco della montagna. Camminando sempre più esposti sul fondovalle sottostante, raggiungere in poco più di 20 minuti di leggera discesa, i resti di alcuni masi in località Laagar a 1.570 mt. Proseguendo sul sentiero n.14, sempre in direzione Silandro, esso porterà ad affrontare un breve tratto in forte discesa fra i pini, per poi raggiungere uno ampio slargo dove poter sostare comodamente e godere del paesaggio, seduti fra i resti della località Zubichl a 1.508 mt di altitudine.

Proseguire sul sentiero che porterà in breve ad una breve discesa e risalita per superare un guado su di un piccolo corso d’acqua. Dopo circa 300 mt di piccole curve in salita nel bosco, riguadagnare un breve tratto di piano per andare a incrociare una carrareccia sulla quale si girerà in discesa verso sinistra, e dopo altri 600 mt di cammino, ignorare questa volta la palinatura del sentiero n. 14  che scende fra gli alberi a sinistra, per mantenere il passo sulla carrabile. Ben visibili lungo il percorso, i cartelli del Cammino dell’alta Val Venosta, contraddistinto dal disegno di un’orma di piede stilizzata, in rosso. Camminare quindi sulla sterrata per circa 2 Km accompagnati dal panorama sulla valle che è forse in questo punto il più ampio, completo e spettacolare della giornata, con le cime dell’Otles  e i suo ghiacciai che si avvicinano sempre più ad ogni passo. Giungere a una sbarra che blocca il traffico alle auto, proprio dove la strada si fa asfaltata in coincidenza di un’ampia curva in salita. Proseguire in discesa sull’asfalto percorrendo quindi un breve tratto di quello che è il sentiero n.7, e dopo un paio di tornanti aver cura di continuarlo, questa volta come sentierino sterrato sulla destra interdetto anche alle biciclette da uno stretto cancello in legno, abbandonando quindi la carreggiata. Raggiunta in mezz’ora di forte discesa all’ombra di un boschetto, una seconda asfaltata, sempre seguendo la palinatura sentiero n.7, imboccarla tenendo la destra e puntando delle grosse cataste di legna nei pressi di una curva a gomito, superata la quale in meno di 200 mt, raggiungere le poche case della Località Monte di Silandro, arroccate intorno al  tozzo edificio fortificato del suo castello sulla cima del Montemezzodì, oggi residenza privata dai vistosi restauri moderni fusi alle parti  più antiche dell’edificio.

E’ possibile qui rifocillarsi, trovando acqua presso i masi nei paraggi oppure comprando del latte fresco direttamente da alcune piccole stalle ai piedi dell’ingresso del castello. Guardando l’ingresso, un grosso cancello automatico a sbarre di ferro, imboccare il percorso alla propria destra inidicato in rosso e bianco come sentiero n.5 in direzione Kortsch e Ilzwaal, girando intorno ad un vecchio maso in legno scuro e salendo subito dopo una leggera salita a destra, sul limitare di una proprietà privata. Ridiscendere rapidamente e con stretti tornanti nel bosco fino a incontrare una robusta passerella in legno sulla quale attraversare una cascatella d’acqua. Riparte da questo punto una caratteristica roggia, canalina per l’irrigazione dei campi scavata nella roccia, che accompagnerà il viandante per almeno un altro chilometro e mezzo in un’atmosfera fiabesca fra lecci, acqua cristallina, muschio e macchie di luce nel bosco.

Giungere quindi a un evidente incrocio di sentieri sotto gli alberi. Sulla destra, una grande edicola, con un Cristo dall’importante rosario ligneo al collo. Ignorare la cartellonistica per i sentieri n. 4 e 6 che salgono verso destra, ma continuare dritto nel bosco seguendo il sentiero n. 6 però in direzione Kortsch. Camminando per un altro chilometro o poco più, in piano nel bosco, il sentiero sbucherà proprio alle spalle della Chiesa di Sant’Egidio allo stesso livello della sommità del semplice campanile in calce bianca, che domina la valle e i paesi di Corces e Silandro ai suoi piedi. La chiesa sorge in un luogo di rara suggestione e per raggiungerla, ridiscendere il sentiero aggirando il campanile fino a giungere di fronte all’ingresso ad arco, preceduto da qualche scalino. Dopo una sosta, gustando il panorama seduti sulle panchine appoggiate al muro della navata proprio al di sotto di un affresco con San Cristoforo con il Santo bambino in spalla, riprendere il sentiero continuando a scendere e lasciandosi alle spalle l’arco d’ingresso. Nei pressi di un piccolo slargo, sbucare nei prati di quello che era un impianto di risalita, oggi divenuto  parco giochi per i bambini, riconoscibile da un capanno abbandonato in legno al fondo del prato, in alto a destra, Ridiscendere verso valle camminando sull’erba e tenendo la sinistra per non più di 50 mt per incrociare l’asfaltata al fondo del prato che si seguirà verso destra affrontando un paio di rampe in fortissima salita. Ritornare così a mezza costa fra due ben curati vigneti pienamente esposti al sole.

Riguadagnato il piano ombreggiato del bosco, nuovamente accompagnati dall’acqua cristallina di una roggia,  superare alla propria destra, un mulino in abbandono. Sul muro, ben visibile, la traccia rossa e bianca del sentiero n.6A, con scritta la direzione da seguire per Kortsch e Zaalwaal. Raggiunto il campetto da calcio che sbarra il cammino, girare a sinistra costeggiandolo sul lato corto per scendere, 30 mt più in basso, sulla strada di servizio che si seguirà verso destra fino a raggiungere il sentiero n.15A che inizia dopo aver superato un sgangherato cancello di ferro e rete metallica. E’ questo per l’accesso ad una ampio pascolo in una valletta assolata, ricco di arbusti, ma con pochi alberi, in leggera salita e lungo poco meno di un chilometro, in un graduale mutare di paesaggio. Lasciare il pascolo dopo aver superato un cancello analogo a quello d’ingresso e puntare l’abitato andando dritto su un pezzo di asfalto in salita fino a raggiungere il centro del borghetto montano di Allitz. Seguire la principale girando a sinistra verso valle e continuare in leggera discesa avendo cura di seguire la palinatura rossa e bianca del sentiero n.19, ponendo attenzione al bivio in prossimità di una fontana ricca di acqua fresca, ottimo punto per una sosta ristoratrice prima di affrontare l’ultimo tratto, di poco più di un’ora, fino all’arrivo a Lasa.

Sulla sinistra, con qualche centinaio di passi, sarà raggiungibile la pregevole Chiesa della Visitazione, che staglia il suo corto campanile e l’unica navata, sul profilo della valle sottostante. Alla fine della discesa, sempre su asfalto, girare a destra puntando un ponticello stradale nei pressi di una villetta bianca a due piani, in alto sulla destra. Già da sopra il ponte, ben riconoscibile di fronte, la palinatura del sentiero n.19 che indica verso il basso a sinistra. Seguire quindi un pezzo dell’ampia asfaltata, rettilinea e in forte discesa, per almeno 150 mt, per poi continuare a seguire la palinatura rossa e bianca, buttandosi a destra su di uno sterrato in coincidenza dell’accesso ad alcune villette private isolate fra i prati. Continuando a seguire il sentiero n.19 per almeno altri 5 Km, si camminerà piacevolmente, sempre in leggera discesa, superando campi coltivati, alcuni meleti e altre abitazioni private, sotto la costante ombra di una ricca vegetazione ben curata.

Superata una grande abitazione a due piani sulla propria sinistra, con di fronte una panchina incastrata fra i fusti di due maestosi alberi e un edicola religiosa in legno, affrontare l’ultima discesa in direzione del sottopassaggio che consente l’attraversamento della Statale del Brennero, appena superata la quale si incontrerà un’isolata cappelletta alla propria destra. Proseguire quindi dritto su Via F.Tappeiner per almeno altri 350 mt seguendo l’asfalto per addentrarsi nel paese di Lasa, piccolo centro cittadino, famoso in tutta la regione per la sua produzione di marmo pregiato e per le sue cave. Andando a incrociare la principale Via Venosta, cuore della cittadina, ricca di negozietti e bar, girare a destra puntando il massiccio campanile della Chiesa di San Giovanni Battista, punto di arrivo dell’itinerario, circondato dall’ampio, quanto assolato, cimitero cittadino.

Naturno – Laces

DESCRIZIONE:

Poste le spalle al moderno municipio del comune di Naturno, dal centro cittadino, puntare Via Principale che si snoda attraverso esso. Imboccarla tenendo la destra fino ad andare a raggiungere sull’altro lato della carreggiata, Via della Stazione in non più di 150 mt di cammino. Allontanarsi quindi dal centro camminando fra i negozi, alcuni supermercati e bar, sempre seguendo le indicazioni per la stazione, che però non si raggiungerà, svoltando prima, sulla destra (all’angolo, il ristorante Zollwies) su Via Kellerbach, avendo percorso in tutto poco meno di 1 km dal centro. Seguire questa asfaltata secondaria, poco trafficata, camminando fra vasti meleti e non abbandonarla fino a raggiungere le prime case della località di Cirlano dopo aver percorso un altro chilometro e, con altri 500 mt, attraversarne l’abitato per giungere alla Chiesa di Sant’Osvaldo dalla bella guglia slanciata rossa.

Uscire dal piccolo giardino e dal piccolo cimitero che circonda la chiesa e continuare nella direzione di prima, sempre sulla via principale. Dopo circa 150 mt, al bivio, piegare a sinistra sulla stradina che punta in mezzo a due grandi edifici privati, e all’incrocio successivo continuare dritto fino a che la strada non pieghi a gomito a sinistra per arrivare così di fronte ad un grande meleto con la strada che continuerebbe a costeggiarlo verso sinistra. Imboccare, invece sulla propria destra, in prossimità di un grosso albero isolato, la traccia di un percorso di servizio che permette di tagliare per i campi, camminando fra i filari. In non più di un quarto d’ora di cammino, raggiungere Via dell’argine, ampia asfaltata poco trafficata che corre fra i meleti. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere in poco meno di 1 km la località di Strava, poche case strette intorno ad un ponte sull’Adige, proprio al di sotto del noto Castel Juvale, visibile in alto, sede di un museo del circuito Messner Mountain Museum e residenza estiva dell’alpinista altoatesino.

Porre il ponte alle spalle e imboccare la strada di fronte che passa in mezzo alle case. Dopo meno di 150 mt, svoltare a destra su Via Predui che si dirige nuovamente fra i campi di mele. Si camminerà così, immersi nella pace dei campi agricoli per quasi 2 km fino a dover svoltare a sinistra su Via Steinach, ignorando il passaggio a livello nei pressi una casa, al fondo sulla destra. Superare un gruppo di poche case su entrambi i lati della strada e, dove Via Steinbach comincia  a sviluppare un’ampia curva sulla sinistra, abbandonarla a favore del tracciato di servizio ben visibile fra i campi, dritto davanti a sé. Non abbandonarlo più fin quando non si arriverà nei pressi di un grande canale di irrigazione molto lungo e totalmente rettilineo. Aver cura di attraversarlo all’inizio, passando il ponticello nei pressi di una piccola costruzione in cemento tipo magazzino. Passargli di fronte e proseguire quindi lungo la riva del canale puntando dritto sul rettilineo.

Al fondo di esso, dopo almeno 3 km di cammino, dove il tracciato si interrompe obbligando ad una svolta a destra o sinistra, girare a sinistra per affrontare in meno di 200 mt, una curva a gomito verso destra. Dopo altri 200 mt, abbandonare la stradina, per passare sotto un isolato gruppo di alberi e vegetazione scendendo a destra per ricongiungersi con un altro percorso di servizio/stradina fra i meleti. Si tratta di Via Romana, anche se il tracciato sembra più quello di un sentiero che quello di una vera e propria strada. Dopo poco, ricongiungendosi alla più riconoscibile Via della Rena, scendere nuovamente verso destra per andare a raggiungere la riva del fiume Adige, qui costeggiato dalla linea ferroviaria. Giungere al passaggio a livello puntando il ponte che fa guadagnare l’altra riva.

Una volta superato, imboccare il percorso ciclopedonale risalendo il fiume, e in meno di 2 Km raggiungere l’abitato del paese di Castelbello, dopo aver superato, sulla destra, una vasta area industriale per lo stoccaggio delle mele ben riconoscibile dalle torri alte anche 20 mt, fatte di cassoni di plastica verde accatastate all’esterno dei magazzini. Castelbello, è una piccola località, ben attrezzata e ottimale per una sosta. Dall’alto sul centro, domina il piccolo castello fortificato con due torri circolari e delle belle merlature in pietra utili al controllo della valle. Per visitarlo, continuare dritto fino a raggiungerne l’ingresso principale. In caso contrario, girare a sinistra su Via Maragno, per giungere in pochi passi a riattraversare, prima il fiume Adige e poi, la ferrovia, a breve distanza dalla stazione ferroviaria del paese.

Attraversato il passaggio a livello, tenendo di fronte a sè la bella costruzione di un antico maso bianco, continuare per almeno 300 mt su Via Maragno nella direzione opposta a quella in cui si è proceduto fino ad ora. E’ un passaggio obbligato per andare ad imboccare, in leggera salita sulla destra, la tranquilla Strada Vecchia, ormai quasi in disuso, che collega il paese di Montebello a quello di Laces. Escludendo un piccolo dislivello da affrontare all’inizio di essa, la strada si sviluppa per la sua interezza, in piano, sempre circondata da vasti e silenziosi meleti e, coprendo circa 5 Km di distanza, porterà direttamente al primo abitato di Laces, meta finale dell’itinerario. La Strada Vecchia, si ricongiunge con la SP90, ormai a meno di 1 km dal centro storico del paese, nei pressi di un ben riconoscibile edificio moderno a forma di cubo in cristallo e acciaio verde. Tutto intorno ad esso, uno specchio d’acqua artificiale e una scultura a forma di pianeta, sempre in acciaio. Sulla destra, 500 mt più in basso lungo la provinciale, la stazione ferroviaria in concomitanza del piccolo impianto della funivia di San Martino le cui cabine rosse corrono su e giù per il ripido pendio a collegare la frazione montana di San Martino sul Monte Sole, alle pendici della Punta di Vermoi  (2.929 mt) e della Cima Cermigna (3.109 mt), nella Catena di Mastaun delle Alpi Venoste.

Girando a sinistra, invece, in direzione dell’abitato, puntando i diversi campanili che svettano sui tetti di Laces, si incontrerà sulla propria sinistra l’austero edificio della Chiesa di Nostra Signora, defilata e solitaria rispetto il resto del paese, e proseguendo, dopo altri 300 mt, sul lato opposto della strada, il bel portale a tutto sesto in marmo della piccola CHIESA DI SANTO SPIRITO ALL’OSPEDALE.

Sul retro dell’edificio religioso, uscendo nello stretto cimitero all’ombra delle mura di cinta, sarà ben riconoscibile, una moderna casa di cura a testimonianza, ancor oggi, dell’antica vocazione ospedaliera del luogo sacro. All’interno della chiesetta, diversi cicli di affreschi di diverse epoche, colorano e illustrano le pareti con le più disparate scene d’ispirazione religiosa. Il vero gioiello custodito all’interno della chiesa è però l’altare ligneo del maestro Jorg Lederer, preziosa testimonianza, incredibilmente ben conservata, dell’arte tardogotica della regione.

Merano – Naturno

DESCRIZIONE:

Il percorso ha inizio dal centro storico della cittadina di Merano, chiuso al traffico ma facilmente raggiungibile e ben servito dai mezzi pubblici. Raggiungere il maestoso DUOMO DI SAN NICOLO’, intitolato al patrono, per una visita prima della partenza, non dimenticandosi di includere, proprio alle spalle dell’edificio religioso, la CAPPELLA DI SANTA BARBARA, dove una volta sorgeva il cimitero cittadino, ormai totalmente scomparso.

Partire dalla piazza antistante l’ingresso dell’edificio tenendosi sulla sinistra una statua moderna (1997) raffigurante il Santo con la mitra, e proseguire quindi lungo il lato meridionale in direzione del campanile passandovi proprio al di sotto. La torre del duomo, alta 83 mt, poggia su un bel portichetto romanico affrescato in pietra grigia, superato il quale, in non più di cento passi, apparirà, a sinistra nella piazzetta, la bella facciata della cappelletta.

Alla propria sinistra, pochi metri più in là del piccolo slargo incastrato fra l’abside del duomo e la cappella, salire lungo la scala, all’imbocco della quale è ben visibile la segnaletica azzurra della passeggiata Tappeiner. Raggiunta la cima, girare a sinistra sul piccolo sterrato che passa di fronte ad un tipico biergarten in legno. Seguire la cartellonistica in direzione Quarazze  passando così, in meno di n centinaio di passi, sotto una seggiovia, funzionante seppur antiquata.

La passeggiata Tappeiner non si abbandonerà per almeno 45 minuti camminando al fresco delle molte piante ben curate, in una sorta di orto botanico appoggiato sulle pendici del Monte Benedetto che offre ampie viste e splendidi panorami sull’imbocco della Val Venosta. Camminando lungo il sentiero, farà compagnia al viandante, la sagoma ben riconoscibile in alto di Castel Tirolo, davanti a sè nel senso di marcia, a difesa della valle e dell’abitato sottostante. Ritornare sull’asfalto, nei pressi di un largo tornante ricco di cartellonistica turistica, e imboccare quindi in direzione San Pietro, continuando dritto sulla Via Laurin in leggera salita.

Sorpassare, dopo circa 300 mt una moderna passerella di cavi d’acciaio sospesa su una piccola gola con cascatelle posta sulla sinistra, e proseguire dritto sui tornanti d’asfalto sempre in direzione San Pietro. La strada, per quanto non entusiasmante dal punto di vista naturalistico non è molto trafficata ed è la più diretta per affrontare il dislivello che porta ai pendii dove, sullo stesso pianoro, si incontreranno prima la chiesetta di San Pietro e poi, 700 mt dopo, Castel Tirolo. In circa 30 minuti giungere quindi di fronte al grande cancello in legno di Castel Thurstein, oggi ristorante, per poi  imboccare gli scalini sulla destra che portano a tagliare gli ultimi tornanti. In cima al piccolo tratturo, piegare a destra di nuovo sulla principale, puntando il piccolo campanile della CHIESA DI SAN PIETRO.

La silenziosa chiesetta bianca, affrescata all’esterno, poggia sul pendio a sinistra della strada e offre un bellissimo panorama sulla sottostante Merano e su Castel Tirolo, lontano non più di 700 mt sullo sperone di terra alla propria sinistra, guardando la valle. Nel caso in cui si voglia visitare l’interessante  museo storico all’interno di esso,  bisognerà quindi allungare il percorso fin lì, per poi ritornare indietro sui propri passi e ripassando sotto la chiesa di San Pietro.

Per continuare l’itinerario della giornata, tornare sui propri passi uscendo dalla chiesa e girando a destra in piano sull’asfalto. Raggiungere nuovamente il tratturo che ridiscende verso Castel Thurstein, e ignorarlo per continuare (questa volta dritti per circa 300 mt) sempre sull’asfalto, e raggiungere l’imbocco di una strada che va dritto in coincidenza con il forte tornante in discesa verso sinistra, in direzione della torre. Si sta quindi percorrendo parte del cosiddetto Sentiero delle Acque Meranesi, percorso ideato in otto gite da una giornata, che unisce e segue le caratteristiche “roggie” (antiche canaline per l’acqua ancora in uso) che caratterizzano la zona di Merano e dei suoi dintorni.

Seguire quindi la cartellonistica da escursione per Lagundo/Algund  ancora sull’asfalto di una secondaria per circa 400 mt che diventerà sterrata dopo esser passati sotto una pergola d’uva, in concomitanza di un vecchio maso sulla destra. Dopo circa 100 mt in forte discesa su un percorso di sassi sconnessi, girare a sinistra per raggiungere in pochi metri un bivio all’ombra di alcuni alberi in coincidenza di un grosso cartellone di informazioni turistiche. Girare a destra seguendo Algunder Waalweg e continuare altri 100 mt per andare a iniziare un sentierino sterrato che segue il corso di una canalina d’acqua in cemento sulla propria destra, parte ammodernata di un’antica roggia.

Al termine di esso, al bivio, continuare a seguire Algunder Waalweg sempre camminando sullo sterrato in mezzo alle vigne, ben in alto sulla valle, sopra Lagundo. Proseguire dritto senza mai abbandonare il percorso per quasi 2 km nel bosco accompagnati dal gorgogliare dall’acqua della roggia, per giungere proprio di fronte ad un ristorante dalle mura bianche con tre enormi botti di legno di fronte, dopo aver percorso gli ultimi 150 mt di rettilineo sotto una curata e ombrosa pergola di uva.

Dal ristorante, non seguire l’asfalto in discesa, ma porre attenzione al sentierino dritto che passa sotto il ristorante sempre seguendo la roggia. Sulla sinistra un antico maso ben riconoscibile grazie un’alta e snella palma posta di fronte. Dopo 200 mt incrociare l’asfalto per attraversarlo e continuare dritto lungo lo stretto passaggio camminabile incastrato tra un meleto a sinistra, e il muro di cinta di un vistoso hotel in legno, cemento e pietra nera.

Dopo circa venti minuti fra i meleti, senza abbandonare il percorso, giungere nei pressi di un parcheggio camminando l’ultimo tratto pedonale lungo la statale, leggermente in basso alla propria sinistra. L’area di sosta è riconoscibile anche grazie ad un piccolo chiosco di biciclette a nolo. Girando a destra all’inizio del parcheggio, si seguirebbe il ben segnalato percorso delle acque meranesi in direzione di Pierces, ed è qui doveroso, indicare anche la possibile variante sul noto Sentiero Panoramico del Monte Sole. Allungando il chilometraggio totale della giornata e il grado di dislivello da affrontare, esso conduce a sua volta presso la meta di Naturno percorrendo però, il lato versante sinistro della valle ad una quota più elevata. Pur non essendo estremamente impegnativo,  sa regalare magnifici paesaggi a chi abbia tempo, voglia e allenamento per preferirlo al più semplice percorso proposto su fondovalle.

Continuare invece lungo la statale per circa 70 mt, e imboccare la ciclopedonale dell’Adige che si seguirà  fino a giungere nei pressi delle prime case della località di Töll. Qui una grossa chiusa controlla una rapida dell’Adige raccogliendone le acque. Nel caso in cui sia aperta, una nuvola di di schizzi freschi, saranno un’ottima alternativa per una sosta rinfrescante sia per camminatori che per i ciclisti che infatti vi si fermano in gran numero per fare fotografie e riprendere fiato.

Continuare lungo la ciclopedonale per circa 10-15 minuti lungo il fiume per poi  essere costretti ad abbandonarla lasciando il passo alle sole biciclette, attraversando a sinistra un ponte e superato il quale girare  a destra, sempre risalendo l’Adige ma sulla riva opposta alla pista ciclabile. Dopo circa 500 mt di marciapiede su una tranquilla asfaltata, raggiungere la stazione ferroviaria di Töll per lasciarsela alle spalle tenendosela sulla destra proseguendo dritto.

Con pochi passi superare l’ingresso dell’eccentrico museo di cultura tirolese chiamato K.u.K., Museo dei Bagni di Egart. Poco prima dell’ingresso, sulla sinistra, merita comunque perdere qualche minuto, se non nella visita completa del museo, almeno dell’interno della minuscola e variopinta cappella piena dei più strani cimeli di tema religioso. Continuare dritto sull’asfalto fino a che non diventerà uno sterrato che prosegue nel bosco per circa 1 km di dolce sali e scendi. A circa metà del percorso, ben visibile sulla sinistra, il sentiero che, seguendo nuovamente la cartellonistica del Sentiero delle acque meranesi, porterebbe alla località Plaus. La meta finale, sarebbe raggiungibile anche con questa variante tenendo quindi la sponda orografica destra dell’Adige, ma allungando di molto il chilometraggio e il dislivello totale dell’itinerario.

Preferibile, quindi, al termine del bosco seguendo l’asfaltata, ridiscendere verso l’abitato alla propria destra verso le quattro case della località Sarling, percorrendo Via Sarling. Lasciata sulla sinistra la base di partenza della funivia Aschbach, puntare il ponte che attraversa nuovamente l’Adige in direzione della località Rablà, mezzo chilometro al di là di esso. Cambiata riva del fiume, sulla sinistra si troveranno alcune panchine e una bella fontana di acqua potabile intagliata nel legno. Si tratta di una delle molte aree attrezzate per i ciclisti che, sfrecciando lontani dal traffico, salgono e scendono la valle sulla via ciclabile dell’Adige. Anche se destinata alle biciclette, la pista, offre nei suoi quasi 7 Km di distanza da Naturno, comodi tratti percorribili anche a piedi. Si tratta di una lunga lingua di asfalto curata e molto ombreggiata, facile da seguire e camminare tenendosi il fiume sulla sinistra. Dopo meno di due ore di piacevole camminata, totalmente pianeggiante, si arriverà ad uno sdoppiamento su due livelli proprio alle porte dell’abitato di Naturno, già ben distinguibile oltre la vegetazione alla propria destra. Prendere il percorso più basso che termina con una curva a gomito a destra nei pressi di alcuni magazzini.

In circa 600 mt di rettilineo su Via Flora Gustav, superare una rotonda che incrocia la Via Principale e raggiungere così la CHIESA DI SAN PROCOLO ben visibile, semplice ed austera, isolata fra i meleti, con sullo sfondo il castello di Naturno, posto sui primi pendii a ridosso della cittadina.

Campo Imperatore – Ruderi di Santa Maria del Monte

Facile e breve percorso molto adatto anche per ciaspolate. Portare sempre con sé il gpx su dispositivi mobili perché la piana di Campo Imperatore è alquanto ingannatrice.

Il percorso

Il punto di partenza è uno dei parcheggi di Campo Imperatore (coordinate ). Da qui prendiamo il sentiero che scende nella piana appena vicino al Pannello Informativo di legno, con tutte lo skyline delle montagne disegnate. Non c’è una vera e propria traccia, ci dirigiamo quindi verso sud-est lasciandoci a sinistra le montagne rocciose. Si prosegue in questa direzione fino ad incontrare una strada bianca più ampia e i segni bianco/rossi del CAI. Questo sentiero è il 117. La vetta che abbiamo davanti a noi è Monte Bolza. Dietro il Gran Sasso e la catena del Gran Sasso a sinistra. A contrassegnare il sentiero ci sono dei pali, ma se dovesse esserci molta neve risulterebbero invisibili (fare riferimento al gpx).

A un tratto il sentiero piega verso sud e oltrepassa delle basse collinette, per poi arrivare ad intersecare una strada asfaltata e proseguire oltre. Seguendo il tracciato gpx si arriva al Rifugio Racollo (1600 metri).

Si aggira dunque il rifugio e si prosegue puntando verso ovest sul sentiero 212. si arriva così ai suggestivi ruderi di Santa Maria del Monte, dopo una breve salita.

Rifugio P.F. Calvi – Vetta Monte Peralba

Dal rifugio Calvi, ponendoci davanti ad esso, ci dirigiamo a sinistra verso il sentiero di ghiaia che sale (il numero 132) e ancora in vista del rifugio, dopo essere saliti qualche centinaio di metri,  incontriamo il bivio in prossimità della sella, che a sinistra conduce al sentiero Sartor e a destra al Monte Peralba. Noi, naturalmente, andiamo a destra, e subito dopo incontriamo un secondo bivio a cui andare a sinistra. Dunque arrivati alla madonnina si svolta bruscamente a sinistra e si comincia a salire. Si apre così la vista sull’Austria, un paesino austriaco e un fortino della prima guerra mondiale. Questo sentiero (132) sale tra rocce e a tratti diventa poco evidente, ma comunque fare riferimento ai segni rossi sulle rocce. Stiamo risalendo il Monte Peralba da nord. Si arriva così in un canale di rocce con cavo metallico (ferrata) che ci conduce, infine, a scavalcare il versante e di nuovo, sotto di noi, vediamo il Rifugio Calvi. A questo punto non servirà altro che seguire il sentiero tra le rocce e in qualche decina di minuti arrivare in vetta al Monte Peralba.

Rifugio Lambertenghi Romanin – Rifugio Marinelli

Il sentiero Spinotti

Partiamo dal Rifugio Lambertenghi – Romanin e, spalle al rifugio e all’Austria, ci dirigiamo in discesa verso il Rifugio Tolazzi. Giungiamo dopo circa una decina di minuti al bivio per il Sentiero Spinotti, che ci troviamo sulla sinistra, evidenziato da un cartello. Il sentiero si sviluppa a NE dove attraversa un ghiaione alle pendici del Monte Coglians. Risale poi su un tratto di roccia attrezzato con cavo metallico e una scala in larice in ferro incassata in uno stretto canalino. All’uscita del sentiero diviene più ripida con aspre difficoltà superabili in alcuni tratti con l’ausilio di funi e passamano metallici.

Con logici zig-zag, ben segnati, si raggiunge quota 2140 metri e ci si immette in un ampio anfiteatro al centro del quale, in un tratto di placca umida e particolarmente scivolosa, ci sono gradini in legno fissati nella roccia che consentono di arrivare su terreno asciutto e proseguire sul sentiero che raggiunge il crinale del Costone Stella (2200 metri).

Si prosegue in leggera discesa lungo un’ampia depressione e quindi entra nella Valle del Ploto. Dopo aver incrociato il bivio con il sentiero n°143 si perde repentinamente quota in tratto di marcate doline, dove si incrocia ancora a N il sentiero N°143 e a S traccia di sentiero che percorre in discesa la Valle del Ploto.

Da qui si punta a SE, si attraversa il costone occidentale del Pic Chiadin, si supera un’erbosa sella (2160 metri) e quindi, in leggera discesa, si interseca il sentiero N°143 per infine giungere al Rif. Marinelli.

Rifugio Tolazzi – Rifugio Lambertenghi – Romanin

Il percorso

Dal Rifugio Tolazzi (1350 metri) si prende la carrareccia per il sentiero 143. Ci si immette a sinistra su un’altra carrareccia per circa 300 metri fino a incontrare sulla destra un sentiero che taglia quest’ultima in vari punti e che sale molto più ripido. Siamo in un bosco di pini mughi, larici e abeti. Dopo qualche centinaio di metri in salita possiamo vedere chiaramente la strada più ampia appena lasciata sotto di noi. Attraversiamo così il R. Landri e dopo breve arriviamo al piazzale terminale della strada (Pausa del Mus).

Da qui saliamo per l’evidente mulattiera e dopo 9 tornanti guadagniamo la quota 1760 (Tre Re). Dopo quattro ampi tornanti arriviamo al bivio per il Sentiero Spinotti, che ci troviamo sulla destra. Andiamo dritti e superato l’acquedotto entriamo in un’ampia conca  fino a raggiungere il Rifugio Lambertenghi – Romanin (1955 metri), dal quale si raggiunge in breve tempo il P.so Volaia (confine Italo-Austriaco) sovrastante l’omonimo lago.

Rifugio Sorgenti del Piave – Rifugio P. F. Calvi

Ferrata del costone Eynard

Dal Rifugio Sorgenti del Piave a Rifugio Calvi passando per una bella ferrata che affaccia sul Monte Chiadin e una valle spettacolare.

Il percorso

Si parte dal Rifugio Sorgenti del Piave, dove è possibile parcheggiare la macchina e godere dello zampillare e del mormorio del fiume Piave, appena esce dalla terra. Si prende la strada asfaltata a scendere, poco trafficata e comunque usata da sportivi e camminatori. Dopo 10 minuti si giunge all’imbocco della strada bianca che a sinistra ci condurrebbe al Rifugio Calvi, ma per una via più breve e facile di quella che oggi abbiamo deciso di fare. Si può comunque usare in discesa per ritornare al punto di partenza. Si prosegue dunque ancora per qualche centinaio di metri.

Troviamo un ulteriore deviazione sulla sinistra che ci indica il Rifugio Calvi a 3h. Il sentiero va imboccato ma il tempo non si riferisce al nostro percorso. Siamo sul percorso dei fortini della prima guerra mondiale e del Monte Chiadenis. Superiamo un torrentello. Ci troviamo in un bosco di conifere e il sentiero 173. Arriviamo ad un bivio, con una mulattiera sulla destra ma noi proseguiamo lungo il sentiero 173. Si arriva così in breve ad un incrocio. Davanti a noi prosegue il passo Cacciatori 173. Noi svoltiamo a sinistra in salita.

C’è dunque un bel dislivello a zig-zag che passa sotto alle pareti di roccia del Chiadenis. A quota 1900 metri circa il sentiero piega a ovest e si apre un paesaggio molto ampio e bello. Si segue dunque la traccia che aggira lo sperone e si arriva all’imbocco della ferrata Eynard, con corrimano e cengia.  La ferrata nella parte finale si infila dentro a due pareti di roccia e diventa più impervia. Subito dopo vediamo in cima la sella e i resti di un fortino di guerra. Dopodiché raggiunta la sella e affacciandoci possiamo vedere il Rifugio Calvi e il Monte Peralba, mentre alla nostra destra un tunnel scavato nella roccia. Con dei comodi sentieri ben evidenti possiamo raggiungere la nostra meta.

Pinzano – Nova Ponente

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Tappa 01 (ca 12 Km per 5h 30’)

La partenza del percorso si trova proprio di fronte all’ingresso principale della Chiesa di S. Stefano, sotto gli affreschi, con a lato il piccolo cimitero del paese.

Ridiscendere le scale alla destra per giungere nella contigua Piazzetta S. Stefano. Un bel fontanile permette di rifornirsi di acqua fresca per il cammino. E’ consigliato prevederne una scorta maggiore del solito, visto il forte dislivello che si andrà ad affrontare, con il seguente punto di rifornimento distante, nei pressi del paesino di Aldino.

Dalle scale, attraversando la piccola piazza piegare a destra seguendo la strada e  il cartello di palinatura Rosso e Bianco Sentiero N.1B in direzione Montagna, a nemmeno mezz’ora di cammino da lì.

Seguire la piccola asfaltata ciclabile, ma aperta al traffico locale, fino a raggiungere la bella residenza Hof (1408), ristrutturata in color giallo/arancione.

Una salita di circa 400 mt porterà nel centro del paese di Montagna, dove sulla destra, innalzata rispetto alla piazza, sarà visitabile l’antica Chiesa romanica di San Bartolomeo, di cui ben poco resta dell’ammodernamento tardo gotico, quasi del tutto sparito dopo i rifacimenti del 1875-1881.

Uscire dal paese, in discesa, discendendo per Via Campo Santo fino ad arrivare ad un piccolo sottopassaggio ciclo pedonale che permetterà di attraversare in sicurezza la trafficata e tortuosa SS48.

Superata la statale, lasciandosi il cimitero a destra, continuare sull’asfaltata secondaria in forte discesa fra gli alberi per circa un chilometro fino a imboccare, ben visibile sulla destra della carreggiata, il Sentiero N.3, nel fitto di un bosco.

Inizia qui il tratto più impegnativo dal punto di vista del cammino dell’intero 2° Itinerario Iter Artis, ma forse anche uno dei più suggestivi dal punto di vista naturalistico.

Il sentiero 3, infatti, in circa mezz’ora di cammino, porterà a compiere un fortissimo dislivello. Seguendo le palinature nel bosco, si percorreranno diverse curve strette oltre a lunghe ripide scalinate, fino a giungere al fondo valle, sbucando in uno stretto tracciato stretto fra un muro e la cinzione di una vecchia piscina abbandonata. Al fondo un parco giochi anch’esso abbandonato. Sbucati sullo spiazzo, leggermente a destra, sarà ben riconoscibile una passerella pedonale sopra un rumoroso torrente di montagna. Si tratta delle Gole del Rio Nero, proprio alle porte del paese di Ora, raggiungibile, ove necessario, in pochi minuti seguendo l’unica asfaltata Via della Cascata. A sinistra invece, lungo il corso del torrente, facilmente raggiungibile in svariati modi, alcuni piccoli prati assolati con aree di sosta, dove poter immergersi nella gelida acqua o fare un pic-nic.

Superata la passerella, salire la piccola scalinata e piegare a destra sul cemento seguendo il corrimano da tenere alla propria destra e la palinatura Rossa e Bianca dei Sentieri N.1 e 2 che per buona parte del tracciato coincideranno.

Armandosi, di buone gambe e di tanto fiato, si affrontare la scalinata nella vegetazione che per almeno un’ora si inerpicherà lungo la stretta gola del torrente. Lungo tutto il percorso, a tratti si supereranno grosse condutture dell’acqua interrate, e ogni cinque minuti, su piccole piazzole, sarà possibile sostare per godere del paesaggio mozzafiato, salendo sempre più in alto. Sul lato destro, nel senso di marcia, ponendo la massima attenzione, ci si potrà anche avvicinare allo strapiombo della gola con le sue cascate d’acqua cristallina decine di metri sotto.

Giunti alla cima della scalinata, il sentiero continuerà nel bosco sempre in salita, ma affrontando dislivelli decisamente meno impegnativi, fino a sbucare in una piccola radura riconoscibile da un muro di cinta di una proprietà privata sulla propria destra. Senza continuare dritto sulla via più visibile e carrabile, imboccare il sentierino che costeggia il muro di cinta e che in circa 15 minuti porterà ad un malconcio cancello sulla destra in prossimità di un grosso fienile in legno scuro. Imboccare la strada in salita verso la sinistra continuando a seguire la palinatura che in breve ci porterà sulla silenziosa e isolata asfaltata di Località Eich.

Sempre in salita si giungerà in meno di mezz’ora ad un gruppo di case circondate da orti e campi coltivati, ma senza superarle, girare subito sulla strada a sinistra e dopo pochi passi a destra lungo un prato in salita, in coincidenza della palinatura, per lasciarsi le costruzioni in basso sulla destra.

Dopo appena dieci minuti, percorrendo uno stretto passaggio fra piccoli meli si giungerà ad un cancelletto di legno non più alto di un metro. Delimita un edificio privato, ma è aperto ai viandanti. Ben visibile oltre il cancello, una salvifica fontanella sulla sinistra con acqua potabile dove poter rifocillarsi e rifornirsi per il resto del percorso. Continuando dritto oltre la fontanella, in altri 5/10 minuti di marcia, si sbucherà dalla vegetazione, proprio nei pressi di un largo tornante della SP72. Dall’altra parte il vecchio Hotel Stella, con di fronte due pensiline dei bus per e da Egna e Ora.

Seguire l’asfalto in salita e tagliare diversi tornanti seguendo la palinatura che ormai riporta le indicazioni per il paese di Aldino, distante non più di 40 minuti.

Di nuovo sulla Provinciale, nei pressi del cartello “tornante n.3”, seguire i cartelli al bivio girando a destra sempre sull’asfalto e puntando un’isolata villetta color ocra, superata la quale basterà seguire il Sentiero N.1 per salire tra boschetti, prati e pascoli verso il paese.

Superato l’ultimo di una serie di sbarramenti in legno per gli animali, si ritornerà sull’asfalto ormai ai piedi del paese. Seguire tenendo la destra fino a raggiungere un grande campo da calcio in erba sintetica che si affaccia sulle montagne e la valle, nei pressi di un centro sportivo. Raggiunte le prime case del paese, con di fronte il muro di cinta di alcune villette che obbliga ad una svolta, decidere di salire verso sinistra sempre seguendo il Sentiero N.1. Con un ampia curva, si giungerà in circa 300 mt ad un grosso incrocio di più strade proprio nei pressi di un parco giochi all’ombra di grossi abeti. Costeggiarlo per giungere il centro in non più di 250 mt di salita.

Il paese di Aldino è un buon punto tappa per il visitatore che voglia fermarsi qui e non raggiungere la successiva Nova Ponente. Oltre ad essere ben servito dai mezzi pubblici, con bus per il fondovalle e la stazione ferroviaria di Egna, offre alcuni negozi, un piccolo supermercato, una banca e diverse soluzioni per la notte. Un piccolo infopoint sulla piazza, può fornire tutte le indicazioni necessarie.

Inoltre la Chiesa dei Santi Elena e Giacomo, merita una visita per godere del suo bel coro, della fonte battesimale trecentesca in pietra, e della vecchia pala d’altare ottocentesca con l’incoronazione di Maria e dei Santi del masetro Kaspar Jehle. Il cimitero alle spalle dell’edificio sacro, infine gode di una vista privilegiata sul verde della valle e le montagne sopra Bolzano e Merano.

Tappa 02 (ca 12 Km per 4h 30’)

Per il camminatore che voglia concludere la gita a Nove Ponente, invece, bisognerà tener presente almeno altre quattro ore e mezza di cammino, includendo una breve visita al Santuario di Pietralba, proprio lungo il percorso.

Ridiscendere dall’alto della chiesa, lasciandosela alle spalle, lungo un sentiero asfaltato che punta alla sottostante SP72, raggiunta la quale attraversarla e tenendo la destra, raggiungere in nemmeno 30 Mt la bella stradina asfaltata, Via Thal che si dirige in mezzo al verde di due dolci colline.

Camminando lungo una robusta staccionata in legno si giungerà ad un bivio per girare a destra. La palinatura riporterà la doppia dicitura Sentiero N.10 e Sentiero A Petersberg. Dopo non meno di 15 minuti camminando con campi coltivati a sinistra e un curato boschetto di abeti sulla destra si riguadagnerà l’asfalto proprio nei pressi di un edificio privato a due piani bianco. Attraversare la strada e dirigersi verso sinistra, in direzione di un ampio spiazzo ricco di cartellonistica.

Continuare quindi a seguire il Sentiero N.10 in direzione Weissenstein/Wallfasweghrt, camminando su una piccola asfaltata di servizio che si inoltra all’interno di un’area protetta. Anche se poi diventerà sterrata, non si abbandonerà più questa traccia fin quasi all’arrivo al Santuario trovando indicazioni sempre più precise per Weissenstein/Pietralba-Schmiederalm e ignorando le diverse indicazioni per altri sentieri come il N.6 e 7.

La strada diventerà una carrabile di montagna dopo essere passati nel mezzo di un piccolo gruppo di case in semiabbandono, iniziando a salire decisamente nel bosco e attraversando diversi pascoli alpini.

Circa 500 mt dopo aver superato un ben riconoscibile capanno in legno isolato sul lato destro di marcia, al limitare dei pascoli e tornati all’ombra degli abeti, aver cura di girare a sinistra e poi immediatamente a destra sulla forte discesa che in meno di 15 minuti porterà nei pressi del Santuario della Madonna di Pietralba. L’edificio apparirà nel senso di marcia con la sua imponente facciata bianca a tempietto e quattro torri, fra gli ultimi alberi del parco. Si tratta del primo esempio compiuto di arte rinascimentale altoatesina, oltre ad essere la meta di pellegrinaggio più frequentata nella regione, legato alla leggenda del ritrovamento di una piccola statua della Pietà da parte del contadino Leonhard Weissensteiner che diede origine alla prima cappelleta votiva nel 1553.

Dopo la visita, superato il grande edificio, lasciandoselo sulla sinistra, si attraverserà il parcheggio in prossimità di un negozietto di souvenir per andare ad intercettare il sentiero che si butta in basso verso i pascoli sulla destra, prendendo da guida la palinatura con le indicazioni per Nova Ponente.

A questo punto, si è a circa un’ora e mezza di cammino dal punto di arrivo del percorso, che procederà sempre in dolce discesa o in piano attraversando un bosco di altissimi abeti rossi.

Sbucando nuovamente sull’asfalto, il paese, con il suo campanile sarà già ben riconoscibile da lontano. Continuare quindi a seguire la palinatura fino ad arrivare ad attraversare per l’ultima volta la SP72. Scendere in basso sotto la strada per poi andare a imboccare una ripida scalinata di una cinquantina di metri che porterà in mezzo ai primi edifici del paese, a meno di 400 metri dall’arrivo proprio di fronte all’ingresso della CHIESA PARROCCHIALE DI S. BENEDETTO.

Salorno – Pinzano

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Per iniziare il percorso in direzione di Pinzano, uscire dal paese procedendo lungo Via Loreto che costeggia la chiesa di S.Andrea sul suo lato destro, meridionale.

Dopo 500-600 mt si incontrerà una piccola cappella bianca con un fontanile di fronte, superato il quale, in coincidenza con un allargamento della strada, saranno ben visibili i primi cartelli del Sentiero Dürer sulla destra.

Da questo punto è possibile procedere scegliendo due opzioni diverse.

La prima, seguendo la palinatura del Sentiero Dürer  ci porterà a salire fra gli alberi fino a raggiungere la località di Pochi e da qui, volendo continuare a seguire il sentiero fino ad arrivare in poco più di tre ore praticamente sopra il paese di Egna, essere ad un’ora di distanza dalla destinazione finale di Pinzano. E’ da prendere in considerazione, che sulla lunghezza totale del percorso, questa opzione prevede un dislivello maggiore e un tempo totale più lungo di percorrenza.

La seconda opzione, invece, consente di raggiungere la località Laghetti, per poi andare a intercettare il Sentiero Dürer in un secondo momento, camminando così con un bassissimo dislivello, verso il fondovalle, fra meleti e campi coltivati offrendo anche una maggiore diversificazione di paesaggio e vedute.

Procedere quindi dritto sull’asfalto della SP129 ancora per circa dieci minuti per poi svoltare verso i campi al bivio con Via dei Molini che non si abbandonerà più seguendo le indicazioni per Laghetti  e del Sentiero N.3 palinato Bianco e Rosso, e passando di fronte all’officina di un fabbro.

Dopo circa 2 Km si incontrerà sulla destra la Baita Garba con il suo laghetto artificiale lungo la strada, e con poco meno di 3 Km, si arriverà  attraversando i campi coltivati, alle prime case del villaggio, proprio in coincidenza di un piccolo parco giochi.

Dopo pochi passi, sulla destra, con un breve tratto di strada che gli passa di fronte, un tennis club con un contiguo campo da basket e uno per il gioco delle bocce.

Nel caso in cui il club sia aperto, si saliranno i quattro scalini in legno d’ingresso, per poi tirare dritto costeggiando il campo in terra battuta e infilarsi dietro lo stabile di cemento al fondo, dove si potrà vedere salire un piccolo sentiero sulla sinistra. Il passaggio non è molto evidente. In alternativa, ai piedi del club e dei quattro scalini, salire in leggera salita a destra la strada di fronte per continuare seguire la palinatura del Sentiero N.3 e poi quella del Sentiero Dürer, in direzione Egna.

Il Sentiero Dürer percorre tutta la prima montagna a ridosso della valle in mezza costa, raggiungendo il centro abitato di Egna dall’alto attraverso la località Mazzano.

Si tratta di un percorso molto suggestivo, ben segnato, evidente e palinato. che si sviluppa in continuo sali e scendi nella quiete di un grande bosco. Sbucando a tratti tra gli alberi, sulla sinistra si vedrà la Val d’Adige in direzione di Bolzano, sempre più in basso man mano che si sale.

Il sentiero inoltre passerà proprio fra le grandi gambe di diversi tralicci dell’alta tensione, comodissimi piazzali panoramici.

Ci vorranno un paio d’ore per concludere il sentiero sbucando fuori da quello che è il Parco naturale di Monte Corno attraverso un cancello di ferro e rete marroni. Qualche centinaia di metri prima, degno di nota, sulla sinistra del sentiero, una “caldara” antica fornace scavata nel terreno per tre metri di profondità, dove, fino all’inizio del secolo scorso, si cuoceva la calce per l’edilizia tramite  un antichissimo procedimento.

Lasciato alle spalle il parco si sbucherà alla luce fra lunghe distese di vigneti coltivati. In basso a sinistra ben visibile, il centro urbano di Egna. Si è alle porte della località Mazzano. Per raggiungerla, seguire la strada asfaltata che piega a sinistra verso il basso circondata dai vigneti.

Avvistate al fondo del rettilineo le abitazioni della località, una sosta d’obbligo è presso la solitaria chiesetta di San Michele Angelo, della quale si vede spuntare il profilo con il tozzo campanile in pietra, tra le fronde di vite. La piccola deviazione di meno di un minuto, permetterà di godere anche solo dell’esterno affrescato dell’edificio, dove un grande San Cristoforo ben riconoscibile da lontano, guida e da il benvenuto ai pellegrini da più di sei secoli.

Riprendendo l’asfalto sempre in discesa, in circa 150 mt, ci si troverà di fronte ad un bell’edificio antico, oggi cantina, in perfetto stile montano altoatesino, ristrutturato in color ocra. Sulla parete frontale campeggia la scritta nera “Oberingeramhof” in caratteri germanici.

Passare sotto l’edificio girando a destra sulla stradina asfaltata  tenendoselo sulla sinistra. In meno di dieci passi si incontrerà una palina del Sentiero N.15 riportante la corretta direzione per Pinzano. Seguire per dieci minuti le indicazioni bianche e rosse fino ad entrare in un boschetto superando un altro cancello in ferro e rete metallica marroni. In alto a sinistra, fra la fitta vegetazione, le imponenti rovine del castello di Egna, del quale sono ben conservate le merlature. Continuando il sentiero e passando ad un centinaio di metri a valle del castello, si discenderà nel bosco fino a raggiungere un ponte di assi di legno, superato il quale si continuerà sul tracciato principale svoltando a destra. Dopo nemmeno 50 mt, porre attenzione al sentiero poco visibile sulla sinistra che passa proprio alle spalle di un grosso edificio/magazzino agricolo in plastica telata bianca. La palinatura è mal visibile come il sentiero stesso. Si tratta di un piccolo tratturo che corre rettilineo in ripida salita, stretto fra la rete di recinzione del capanno agricolo e della vegetazione cespugliosa sulla destra. Bisognerà percorrerlo per circa quindici minuti per sbucare in un grande e soleggiato prato, già di tipo “alpino” dopo aver superato un ulteriore cancelletto con un generico cartello di Monumento Naturale, non ben riconducibile a che cosa.

Ai piedi del prato, seguire in leggera salita verso destra tagliandolo in diagonale e puntando la continuazione del sentiero poco visibile fra il fitto di un altro boschetto. All’inizio di esso, si ritroverà la palinatura. Camminando ancora per una decina di minuti si giungerà all’ultimo cancello della giornata, da superare per imboccare la sterrata a destra in salita che in poco più di un chilometro porterà ai piedi del paese di Pinzano, riconoscibile da lontano, per lo svettare del campanile di S. Stefano.

La CHIESA DI SANTO STEFANO, è il centro del piccolo gruppo di case lì intorno. Sulle facciate degli edifici circostanti alcuni affreschi di diverse epoche dai più svariati temi, da quelli sacri a quelli di quotidianità contadina. Sulla facciata come dentro la chiesa, invece, tanti piccoli gioielli dell’arte da contemplare con calma, nel silenzio e nella quiete del paesino montano.

Grande risalto e impatto ha il Manto della Madonna sotto il quale si rifugia il genere umano e i S. Cristoforo, S. Stefano, S. Dorotea e S. Volfango.

All’interno, mirabile il coro del maestro Konrad Von Neumarkt e l’incantevole pala a portelle, tardo quattrocentesca, del maestro Hans Klocker, magnificamente conservata e raffigurante la Madonna con bambino affiancata dai Santi  Stefano e Lorenzo.

Si conclude qui, quindi il quarto e penultimo percorso della guida. Pinzano, come quasi tutti i centri della zona offre diverse soluzioni di tipo turistico per il pernottamento, ma è altresì ben collegato con il fondovalle dai mezzi pubblici oltre ad essere a circa mezz’ora a piedi dal più popolato paese di Montagna di cui è frazione.

Magrè – Salorno

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Partire dalla centrale Piazza S. Gertrude, lasciandosi alle spalle la fontana all’ombra del bel tiglio percorrendo Via Karl Anrather che procedendo, diritto superando l’incrocio con il semaforo, in concomitanza della cappelletta ottagonale della Madonna sulla sinistra, diventerà SP20/Via della stazione.

Dopo nemmeno 250 mt svoltare a destra seguendo un ampio rettilineo in direzione dei campi coltivati. Si tratta della Strada del Vino/SP14, per nulla trafficata e del tutto simile ad una strada di servizio agricola.

Continuando sul rettilineo, oppure tagliando fra i bei filari di mele a sinistra, con l’ausilio di una cartina e/o della traccia Gpx, andare ad incrociare la perpendicolare SP19. Imboccarla tenendo la sinistra e raggiungere il paese di Cortina sulla Strada del Vino seguendo le indicazioni stradali e andando diritto a un grosso bivio che a sinistra porterebbe in direzione dell’autostrada per il Brennero A22 che si incontrerà dopo circa 300 mt.

In meno di venti minuti si sarà al centro del paese di Cortina, caratterizzato da un ampia piazza proprio di fronte alla facciata della Parrocchia di San Martino. In mezzo alla piazza un antico pozzo di pietra bianca. E’ qui possibile trovare ristoro in bar e ristoranti, oltre ad una banca, un piccolo supermercato e un tabaccaio.

Uscire dalla piazza sempre seguendo la principale SP19 fino a raggiungere un sottopassaggio della ferrovia, stradale e pedonale. In mezzo alla vegetazione sulla destra, partirà il percorso pedonale che permetterà di passare sotto il ponte e che, poi piegando a destra riporterà in mezzo ai meleti. Seguire questa traccia fino al punto in cui svolta a sinistra verso la fine di un campo delimitato da una piccola massicciata erbosa, sopra la quale si vedrà scorrere la SP19.

Facilmente confondibile con una via ciclabile, questa grande asfaltata per nulla trafficata, è comunque a tutti gli effetti, una strada aperta al traffico e richiede quindi un minimo di attenzione nel percorrerla. Imboccandola verso il fondo valle, e proseguendo il lunghissimo rettilineo, porterà in circa 3 Km alla piccola Stazione ferroviaria di Salorno. Sulla sinistra, in alcuni tratti sarà possibile intravedere fra le piante l’autostrada per il Brennero e subito oltre lo scorrere del fiume Adige.

Giunti all’altezza della stazione di Salorno attraversare il grande ponte che va a superare autostrada e fiume in una sola campata, arrivando così alle prime case del centro abitato di Salorno.

Sulla sinistra un piccolo bar fa da sosta per i ciclisti lunga la famosa ciclabile dell’Adige, offrendo anche la possibilità di affittare biciclette. Superandolo tenendoselo sulla sinistra andando dritto, si arriverà in circa dieci minuti sull’ampia piazza centrale del paese.

Sulla sinistra, innalzata su qualche scalino, l’imponente facciata della CHIESA DI SANT’ANDREA con il suo slanciato campanile tardo gotico, la cui sommità (più moderna, 1854) è stata ricostruita dopo essere stata distrutta da un incendio. Proprio di fronte, sull’altro lato, un bell’edificio barocco, già residenza Vilas, acquistato dal comune nel 1858 per ospitare scuola e canonica. Il terzo lato, di fronte arrivando, è occupato dal Municipio stesso.

Volendo, per concludere la breve gita, passando davanti alla chiesa in leggera slaita, si arriverà proprio ai piedi della cascata di Salorno, bel monumento naturale, dove poter rifocillarsi al fresco seduti su delle panchine all’ombra di alcuni abeti.

Monticolo – Magrè

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

DESCRIZIONE:

Ponendosi proprio di fronte il piccolo ingresso della chiesetta dei Re Magi nel centro del paese, iniziare l’itinerario, seguendo la piccola stradina asfaltata sulla destra. Già dal centro della piazza sarà ben visibile sul muretto di fronte, la palinatura Rossa e Bianca del Sentiero N.5 e una freccia scolorita riportante la dicitura Kalter.

La stretta e silenziosa asfaltata si allontana da Monticolo in leggera discesa, attraversando piccoli campi di meli ben assolati. Dopo nemmeno un chilometro, superata una residenza agricola sulla sinistra, si troverà una sbarra e un cartello a segnare l’inizio della Strada Forestale, che si seguirà andando diritto secondo la palinatura ora diventata del Sentiero N.5A con frecce in direzione Lago di Caldaro/Kaltersee.

Dopo nemmeno cinque minuti, ancora sull’asfalto, la stradina piegherà di 90° a sinistra in forte discesa per diventare sterrata e inoltrarsi ulteriormente nel fitto della vegetazione.

Camminando nella più totale quiete dell’ombreggiato e silenzioso bosco, dopo circa una ventina di minuti, si giungerà ad incrociare perpendicolarmente una piccola asfaltata di servizio all’interno del parco. Seguendo l’asfalto, in salita verso sinistra, il Sentiero N.19, mentre di fronte a noi il Sentiero N. 20  in leggera discesa e sterrato. Anche se entrambe le palinature riportano l’indicazione per il Lago di Caldaro, è suggerito preferire il secondo percorso, decisamente più selvatico e suggestivo, oltre che comodo, discendendo una lunga e ripida scalinata di legni in mezzo al  bosco.

Giunti ad un bivio ben segnato, salire tenendo la sinistra continuando sul Sentiero N.20 e dopo un centinaio di metri scegliere come raggiungere il lago in prossimità di un leggero tracciato che scende a destra. In discesa fra gli alberi si sbucherà su una via bianca assolata in mezzo ai campi di una radura, per giungere al lago seguendo il fondovalle. Entrambi i sentieri sono palinati in Bianco e Rosso, ma senza numero identificativo, trattandosi di due alternative dello stesso Sentiero n. 20. Continuando diritto sull’ampia sterrata invece, si proseguirà per poco più di 2 km nel bosco in maniera più comoda, fino a raggiungere la strada asfaltata Campi al Lago dove godere finalmente la bella vista che si apre sul lago di Caldaro. In questo punto tra l’altro è facile rincontrare il sentiero N.19, che scende alle spalle sul lato sinistro, alternativo al N.20 e che si è lasciato indietro, circa un’ora prima, scegliendo di proseguire andando diritti sul sentiero N.20 stesso.

Raggiunto l’asfalto, piegare a destra in discesa per una cinquantina di metri per giungere ad un ben riconoscibile bivio. Da qui, sulla sinistra partono due strade asfaltate. Scegliere la più piccola (non la Via Serrundung), più in basso, seguendo il Sentiero N.3 in direzione Seewanderweg. Nella stessa direzione si possono notare anche alcuni adesivi blu e gialli indicanti l’antico percorso della Via Romea.

Seguire in fondovalle, il Sentiero N.3, molto ben segnato, comodo e illuminato anche di notte, fino ad arrivare alla riva del lago di fronte ad uno stabilimento con bar, piscina e pedalò in affitto sulla sinistra. (Ingresso 7 euro). Girare a destra e poi subito a sinistra per imboccare, sempre seguendo la palinatura rossa e bianca, una comoda ciclabile che fra i campi di mele segue la riva del lago ad una cinquantina di metri di distanza più in basso. La ciclabile sbuca sulla strada SP14/Strada del Vino,  proprio in prossimità della bella chiesetta color giallo ocra di San Giuseppe al Lago, riconoscibile anche dal piccolissimo cimitero ai suoi piedi.

Seguire la statale (non molto trafficata e con marciapiede sul lato destro) in direzione di Termeno, le cui prime case sono già visibili guardando verso sinistra oltre lo scollinamento. Dopo due curve lungo la provinciale in circa 700 mt, imboccare il tracciato ben visibile sulla destra proprio di fronte all’ingresso del campeggio S.Josef.

Da questo punto ci troverà a circa quattro km di distanza dal paese di Termeno sulla strada del vino che si può raggiungere in diversi modi, tagliando per i campi e sfruttando le numerose strade di servizio agricole, ma sempre in salita. La via più pratica e diretta è quella che segue Via del Lago di Caldaro in direzione centro. Anche se asfaltata, si tratta di una strada poco trafficata con dislivello costante, che porta al centro del paese diventando Via Hans Feur.  Ben visibile, entrando in paese, sopra il centro, in alto a destra, la sagoma con campanile della romanica e gotica SAN GIACOMO A CASTELLAZ custode di un imperdibile ciclo di affreschi dal sapore misterioso, a tratti magico. Per raggiungerla, proprio di fronte ad un bar gelateria sulla sinistra scendendo verso il centro, imboccare la ripida viuzza sulla destra. Dopo nemmeno dieci minuti di salita, inerpicandosi per una scalinata color porfido, si arriva alla chiesetta, circondata di lavanda dove gustare, oltre ai particolari affreschi, il vasto paesaggio su tutta la valle, sia in direzione sud che nord.

Per raggiungere il successivo paese di Cortaccia sulla Strada del Vino e poi con altri 4 km in sali e scendi fra boschetti e vigne, quello di Magrè sulla Strada del Vino, ridiscendere la scalinata e piegare a destra verso la piazza centrale. Il paese di Termeno è un piccolo centro ben attrezzato, dove poter pensare di fare una sosta per il pranzo. Non mancano le attività commerciali e sulla bella piazza, una banca, un info-point  distante un centinaio di metri e una fontana ombreggiata per rifocillarsi.

Superata la piazza, imboccare Via Schneckenthaler in leggera salita a destra, seguendo le frecce stradali per la Casa di riposo., raggiunta la quale in circa 400 mt, salendo verso sinistra, partirà il sentiero per Cortaccia. Il primo tratto è ben segnato e riconoscibile dai tabernacoli di una Via Crucis nel bosco. Seguire la palinatura per Kurtatsch salendo un dislivello di almeno 200 mt per raggiungere la mezza cresta, sempre nel bosco, su una strada di ghiaia bianca, ampia e comoda. Dopo meno di 4 km, in circa 45/50 minuti di cammino, si troverà una piccola e isolata area pic-nic sulla sinistra da dove inizierà la lenta discesa verso il paese godendo di un vastissimo paesaggio verso la parte meridionale della valle. Raggiunto l’asfalto si arriverà al centro di Cortaccia in meno di 15 minuti nei pressi di un info-point turistico e di una farmacia passando di fronte ad alcuni bar ed a un ristorante. Già dalla piazza, ben visibile ad un centinaio di metri di distanza sul fondo, la facciata e il campanile romanico con tre ordini di finestre ad arco della Chiesa di S. Vigilio, meta di pellegrinaggio a partire dal 1733 d.C.. Al suo interno è infatti custodito il dipinto della Mater Dolorosa, non particolarmente rilevante dal punto di vista artistico, ma venerato per gli eventi miracolosi ad essa legati.

Per il visitatore che voglia continuare questo percorso, e concludere la giornata nel paese successivo di Magrè sulla Strada del Vino, si conti ancora un’ora e mezza di cammino, molto suggestivo.

Seguire l’asfalto della strada principale in discesa lasciandosi la chiesa alle spalle. Proprio sotto di essa, un comodo percorso pedonale al limitare di una vigna, eviterà il breve tratto di marciapiede.

Al termine di esso raggiungere l’imbocco di Via Angela Nikoletti, sulla destra, a pochi passi da lì. Da questo punto si noti, come s’incontreranno lungo il restante il cammino, diversi cartelli detti della “Manona”. La sagoma di una mano con le dita distese indica infatti la strada verso le vigne in direzione di Magrè. Si tratta dell’antico simbolo di ricnoscimento dei “Saltari”, guardiani dei vigneti fino al XIX sec.

Questo percorso, fino alla meta, non è lungo più di 3,5 Km, ma bisogna mettere in conto, soprattutto nella parte iniziale alcune rampe faticose, soprattutto giunti a questo punto della giornata, ma davvero bellissime. Si passerà fra curatissimi vigneti che regaleranno vedute preziose sulla valle sia in direzione di Cortaccia che in quella di Magrè. Si incontrerà una ricca cartellonistica legata al mondo dell’uva e del vino con spiegazioni dettagliate sui diversi vitigni lungo il tracciato, oltre che della flora e fauna locali. Si incontrerà anche, la singolare iniziativa del Percorso degli odori. Termitato il primo tratto di salita, il più impegnativo, superato un ponticello sul Monumento naturalistico Cascata Breitbach, si raggiungerà la cima di un vigneto con un rapido zig zag destra-sinistra, per poi imboccare a sinistra, sul limitare alto del campo, un percorso erboso. Porre attenzione a questo passaggio, perché le paline al bivio sono mal visibili, nascoste dalla vegetazione.

Il sentiero è riconoscibile, perché segnato da pali di legno, ai quali sono appese piccole anfore di terra cotta, contenenti gli aromi dei diversi vitigni. Ogni tipo d’uva è associato ad una scheda esplicativa  illustrata, che ne descrive le caratteristiche e le qualità.

Raggiungere il fitto del bosco per piegare decisamente sulla destra, ignorando il sentiero in discesa a sinistra. Si raggiungerà una scalinata fra gli alberi e un caratteristico passaggio su una passerella di legno, proprio sopra una rumorosa cascatella d’acqua. Grazie ad alcuni scalini verso l’alto, si guadagnerà nuovamente l’asfalto, proprio di fronte la facciata bianca di un’abitazione privata.

Scendere l’asfalto verso sinistra puntando il cartello di Stop alla fine della strada. Incrociata Via Franz Von Fenner, ridiscenderla seguendo per un breve tratto il Sentiero N.7.

Dopo un paio di tornanti e in forte dislivello verso il basso su un rettilineo asfaltato, si giungerà ad un bivio, nei pressi di un’antica abitazione ristrutturata. Ben visibile il cartello indicante la strada a destra per Magrè con palinatura Sentiero N.3A e gli adesivi blu della Via Romea che si andrà a seguire. Nell’altra direzione invece, il segno della Manona che si va ad abbandonare.

Scendendo fra i vigneti in quasi un chilomentro di cammino si raggiungeranno le prime case del paese, fra le quali, ben visibile e segnata, la Via Alberti sulla destra, che in meno di 400 mt e attraversando un piccolo ponticello su un canale, porterà proprio sotto il campanile della CHIESA PARROCCHIALE DI S.GELTRUDE.

L’edificio sacro è ben riconoscibile per la particolare caratteristica di avere il corpo principale a tre navate distaccato dal fusto del campanile romanico posto sul lato occidentale, divisi da una stradina che vi passa in mezzo. La base del campanile, di epoca romanica, è formata da quattro archi in pietra grigia sotto i quali poter passare a mò di portico.

Bolzano – Monticolo

L’itinerario Iter Artis di cui questo percorso fa parte è  stato ideato e sviluppato da Around The Walk per la creazione del 2° volume della collana “Iter Artis – Cammini dell’arte Sacra in Alto Adige” per conto dell’ufficio di soggiorno e della diocesi della provincia autonoma di Bolzano.
Iter Artis è un progetto dedicato alla memoria della Prof. Gioia Conta, docente e geografa del mondo antico, massima esperta di Arte Sacra della regione Alto Adige.

Tappa 01 (ca 15 Km per 5h 30’) Bolzano – Castel Firmiano

Dalla centrale Piazza Walther, superare la statua del poeta per dirigersi a Piazza del Grano e in un centinaio di passi raggiungere Via dei Portici. Girare a destra per seguirla in direzione del grande arco fra i palazzi, passargli sotto e prendere Via Piave che continuando dritto, fra negozi e bar diventerà Via Brennero, seguirla anche dopo aver superato una rotonda.

Poco dopo aver superato una trattoria alla propria sinistra, girare a sinistra sulla ripida Via Santa Maddalena di sotto (palinatura Rossa e Bianca – Sentiero N.6), che in un’unica rampa asfaltata e con un forte dislivello, ci porterà su uno spiazzo dove sarà già ben visibile, sulla destra, il campanile in pietra della piccola chiesetta romanica di S. MADDALENA.

Dopo la visita, tornare sui propri passi per una cinquantina di metri, per salire verso destra, sempre sull’asfalto. Appena superata una casa vacanze dal cortile ricco di piante, proseguire costeggiandola piegando a sinistra seguendo le indicazioni per l’Hotel Eberle.

Giunti all’ingresso dell’Hotel, sarà possibile passarvi davanti superando un cancello chiuso per le auto, ma non per i pedoni, per arrivare proprio di fronte al vistoso quanto ampio dehor posto su una meravigliosa terrazza panoramica aperta sulla città di Bolzano. Alla nostra destra in alto le cabine rosse della funivia per il Renon, corrono su e giù per la valle.

Superare l’hotel continuando diritto e imboccare il Sentiero di S. Osvaldo ben curato fra il verde e in leggera salita. Continuandolo porterebbe al passo di Sant’Osvaldo da cui prende il nome e che è segnalato da cartelli e frecce. Dopo circa venti minuti sotto le piante, fra fichi d’india e formazioni rocciose granitiche, in una rilassante passeggiata con costante vista panoramica sopra la città, si giungerà ad un bivio nei pressi di una piccola area di sosta con delle panchine e una  grande croce votiva sulla destra.

Ridiscendere verso la città tenendo la sinistra e seguendo la palinatura del Sentiero N.2

In meno di cinque minuti, dopo aver superato un cancello che delimita il parco, si incontreranno i primi edifici moderni e residenziali della città, appoggiati al pendio della montagna. Al fondo della strada a ciottoli sconnessi, tornati in piano, svoltare subito a sinistra sull’asfalto di Via Sant’Osvaldo, per poi continuare a scendere girando a destra su Via Monte Tondo distante 50 metri, e tornare così nei pressi del centro città.

Dopo circa 150 metri, a destra, ben visibile il Vicolo di San Giovanni, che piegando quasi subito a destra ci porterà in pochi passi alla silenziosa Chiesa di SAN GIOVANNI IN VALLE aperta al pubblico tutti i sabati mattina e con orari speciali d’estate.

Il vicolo forma un anello intorno alla chiesa per potervi girare intorno ammirandola in tutti i suoi dettagli, e proprio davanti all’ingresso, si trovano due panchine all’ombra del campanile, per una piccola pausa prima della visita ai bellissimi affreschi all’interno.

Riprendendo il vicolo, girando intorno alla chiesa, tenere la destra puntando il passaggio pedonale a portico sotto un palazzo per poi sbucare su Via Andreas Hofer.  Seguirla tenendo la propria destra fin quando non diventerà Via Vintler e al primo grosso bivio, dopo aver superato un giardinetto sulla destra, seguire a sinistra su Via dei Francescani, passando in pochi passi davanti all’ imponente edificio del convento. Superare la caratteristica Piazza delle Erbe, con il suo mercatino e la fontana del Nettuno e prendere la prima via a destra, Via del Museo. Non si abbandonerà più questa via (poi Corso della Libertà) fino all’arrivo alla Vecchia Parrocchiale di Gries.

Via Museo permetterà di attraversare il torrente Talvera nei pressi del Monumento della Vittoria, imponente arco bianco di epoca fascista, con ben riconoscibili, i basso rilievi di Adolfo Wildt.

(In alternativa, per attraversare il torrente, sia sulla destra che sulla sinistra, ben visibili, altri ponti più piccoli ciclopedonali all’interno di un parco pubblico, costeggiante il corso d’acqua)

Si sarà arrivati a Gries, sobborgo/quartiere di Bolzano, quando sarà ben visibile sulla destra l’imponente edificio con cupole del Convento Benedettino di Muri Gries. non avendo percorso più di 2,5 km dal ponte sul torrente.

Seguendo sempre Corso della libertà si supererà una rotonda e piegando leggermente a destra si arriverà ad un semaforo, per continuare diritti su Via Martin Knoller e puntare l’alto campanile della chiesa di fronte a noi.

In nemmeno 300 metri si arriverà all’ingresso del piccolo cimitero che circonda la VECCHIA PARROCCHIALE DI GRIES, intitolata alla Vergine. Le mura della grande chiesa dall’aspetto gotico, in pietra chiara, conservano nell’ala destra, la Pala d’altare raffigurante l’angelo San Michele e il martire San Gerolamo del 1478 d.C. firmata  dal maestro Michael Pacher e dagli allievi della sua scuola. Il retro dell’opera è interamente affrescato ed è senza dubbio una delle pale lignee meglio conservate di tutto l’Alto Adige, caratteristica che la rende ancor più preziosa. Il crocefisso ligneo del 1200, invece, è di probabile provenienza estera, ed è a sua volta, opera di straordinaria importanza artistica.

Uscendo dal retro del cimitero, ridiscendere lungo Via Cologna, fino a giungere all’incrocio con Via Vittorio Veneto, percorrerla a destra per una cinquantina di metri per andare ad imboccare la secondaria Via Eisenkeller attraversando la strada, proprio in prossimità di un piccolo supermercato e di un bar sul lato opposto. Via Eisenkeller, si dirige verso i primi meleti e vigneti alle porte di Bolzano, passando fra edifici residenziali moderni dai bei giardini ricchi di fiori e piante. In concomitanza di un’edicola lignea, girare a sinistra per 150 metri su Via della Vigna, fino ad arrivare ad un suo sdoppiamento. Continuare quindi piegando a sinistra sempre fra le villette fino a giungere ad un piccolo sterrato che s’inoltra in un campo, con vigne a destra e meli a sinistra. Giunti alla fine del campo avere cura di superare il canale d’irrigazione per girare a sinistra fra i meleti puntando un grosso muro di cinta in cemento al fondo, che delimita la stazione dei vigili del fuoco, raggiunto il quale, girare a destra per passare, per circa 100 metri, lungo un grande campo coltivato, al termine del quale si ritroverà l’asfalto di Viale Druso sul quale si girerà a sinistra.

Al fondo, bel visibile, si incrocerà una via urbana trafficata sulla quale si girerà a destra (sempre Viale Druso) per arrivare in cinquanta passi al semaforo dove si girerà a sinistra su Via Resia. che in meno di un km ci porterà ad incrociare sulla destra Via Sassari, appena superato un grosso supermercato. Alla fine di essa, trovandosi ad un trivio, continuare diritto sulla via chiusa al traffico di tipo “consorziale”. Continuando a seguire lo sterrato principale, e ignorando alcune biforcazioni secondarie, si arriverà, nei pressi di un passaggio a livello sulla sinistra, che non si dovrà superare lasciandoselo alle spalle per poi, dopo un paio di svolte di nuovo sull’asfalto, raggiungere il  Ponte ciclo pedonale Adige a campata unica in acciaio ai piedi della rocca di Castel Firmiano che svetta proprio di fronte, in alto, controllando  il passaggio sul fiume.

Superato il ponte, percorrendo circa 80 Mt di via ciclabile (Via Piè di Castello), in prossimità di alcune case di tipica fattura agricola altoatesina, si troverà alla propria sinistra il sentiero per il Lago di Monticolo, palinato in rosso e bianco con la dicitura Sentiero N.1.

In prossimità dell’imbocco del tracciato, una fontanella di acqua potabile per i camminatori e i ciclisti, per sostare qualche minuto all’ombra e rinfrescarsi prima della salita.

Percorrendolo, in leggera salita, attraversando la vegetazioni ai piedi del castello, il sentiero porterà all’ingresso del Museo di Castel Firmiano, parte importante del noto circuito “Messner Mountain Museum” voluto e creato dall’alpinista altoatesino.

La rocca di Castel Firmiano è logisticamente un buon punto per il visitatore che voglia interrompere qui il primo percorso della guida per affrontare il giorno seguente o in un secondo momento, la seconda tappa in direzione del paese di Monticolo e dei suoi due laghi.

Dal castello, nel quadrante sud occidentale di Bolzano, è facilmente raggiungibile il centro cittadino ridiscendendo per una ventina di minuti la strada fatta, per poi raggiungere la stazione ferroviaria urbana di Ponte Adige.

Scendendo invece, lungo la strada asfaltata che porta le automobili al castello, e tagliando per i vigneti in discesa a sinistra nei pressi di una fermata d’autobus isolata, è possibile raggiungere il piccolo centro di Frangarto, dove scegliere fra le diverse soluzioni offerte, per il ristoro e il pernottamento.

Tappa 02 (ca 12 Km per 3h30’ ) Castel Firmiano – Monticolo

Il visitatore che voglia concludere il primo percorso in giornata, sull’asfalto, cinquanta metri sotto l’ingresso del museo proprio in prossimità della sbarra, dovrà continuare a seguire la palinatura N.1 per Monticolo, seguendo la strada in salita per poi imboccare, dopo due leggere curve, il piccolo sterrato, ben visibile sulla destra, all’altezza di un tornante che va verso sinistra.

Si entrerà così nel parco che attraversa il Monte di Mezzo, camminando in un dolce sali e scendi, ormai lontani dal traffico cittadino, fra gli abeti rossi e alcuni tratti di faggeta.

Sbucando dal bosco, ci si troverà su uno stretto pianoro ben riconoscibile grazie alle belle tenute agricole sulla nostra destra circondate da campi curati. Sullo sfondo la Val d’Adige e il paese di Terlano sul lato opposto.

Ritrovato l’asfalto, sulla secondaria e per nulla trafficata Strada del Belvedere, si continuerà a seguire la palinatura bianca e rossa (sempre Sentiero N.1) per raggiungere il piccolo centro di Colterenzio sviluppatosi intono alla chiesetta Heilghkreuz.

Superato il paese ci si immergerà  nuovamente nel bosco di abeti rossi, superando una sbarra che blocca il traffico alle automobili,  ed entrando così nel Parco protetto del Lago di Monticolo.. Il più piccolo dei due laghi, quello più a nord, si raggiungerà in nemmeno quaranta minuti, camminando nel silenzio e incrociando soltanto qualche bagnante a piedi o in bicicletta. Entrambi i laghi, praticamente contigui, sono balneabili, ma i lidi accessibili soltanto pagando una piccola quota di ingresso. Sull’erba della riva, alcuni chioschi con ristorantini-bar e attrezzati di ombrelloni e sdraio in affitto per una sosta rilassante e una nuotata.

Per raggiungere il piccolo centro di Monticolo, a fine giornata, salire verso l’altro seguendo le numeroso indicazioni per il parcheggio, dal quale diversi pullman navetta partono per servire l’intera zona. Lo si attraverserà in diagonale puntando gli sbarramenti di legno che delimitano una stradina asfaltata. Seguendola in discesa, si giungerà direttamente nel centro del villaggio sulla piazzetta della Chiesa dei Re Magi concludendo così il primo percorso in poco meno di 30 km totali di strada percorsa.

Abbazia di Farfa – Acquaviva di Nerola

Seconda parte della deviazione della Via di San Francesco.  Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma.

Descrizione percorso:
Attraversata la Strada Provinciale a monte dell’Abbazia, all’altezza di un masso con il segno del tau francescano, si attraversa un cancello e si sale per circa 1 Km lungo un antico sentiero, raggiungendo l’incrocio stradale dei Quattro Venti. Attraversato l’incrocio, si prosegue lungo un altro sentiero attraverso il versante Ovest della collina, in cima alla quale si vede il paese di Fara in Sabina. Superato il paese, si svolta a destra e si continua a scendere lungo Via della Montagna, si attraversa Via Montegrottone e si prosegue per un breve tratto in Via San Cesareo. Si svolta a sinistra in Via Curio Vecchio e si entra a Canneto. Da qui si possono seguire le indicazioni per visitare l’ulivo più grande d’Europa. Si svolta a destra in Via Roma e, all’altezza di Via 25 Aprile, a sinistra e dopo circa 100 m a destra (Via Colle della Noce), si prosegue per 1,5 Km fino a tornare sulla strada asfaltata (Via Roma) che si percorre fino alla frazione di Corese Terra; la strada piega a sinistra, si svolta a destra sulla strada bianca che conduce al piccolo centro abitato di Corese Terra. Uscendo dal paese in direzione Sud, si scavalca la SS 4 “Salaria” e si attraversa la Via Salaria Vecchia, tra Borgo Quinzio e Acquaviva di Nerola. Si prosegue su una stradina che, dopo circa 500 m, termina sulla stradina proveniente da Acquaviva di Nerola, confluendo nel tracciato della tappa “Ponticelli di Scandriglia – Monterotondo“.

Poggio Moiano – Abbazia di Farfa

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. E’ una deviazione che conduce dalle Cave di Poggio Moiano all’Abbazia di Farfa. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina. 

Descrizione percorso:
La strada attraverso “La Piana” termina alle pendici del Monte Calvo, in corrispondenza del Vocabolo Pratolungo. Qui il tracciato si biforca: in direzione Sud si sale verso Santo Paolo Alto, proseguendo il cammino verso Ponticelli; in direzione Nord si va verso Farfa. Dopo circa 1,6 Km di strada brecciosa, si gira a sinistra (verso Ovest) su Via delle Cave fino al termine della strada e si arriva in Località Osteria Nuova. Attraversato il ponte sulla SS4 “Salaria”, si prosegue per circa 400 m sulla Via Mirtense e poi, all’altezza della chiesa e della “Grotta dei Massacci”, monumentale tomba risalente al II sec inglobata in un casale, si svolta a sinistra e si percorre per circa 1,8 Km la stradina sterrata/asfaltata che corre quasi parallela alla statale fino a incrociarla all’altezza di un piccolo gruppo di case. Si prosegue lungo un’altra stradina sul lato Sud che corre anch’essa quasi parallelamente alla statale, fino a un sottopassaggio che ci riporta sul lato Nord, immettendosi poi su Via Archipiglione. La imbocchiamo svoltando a sinistra (verso Ovest) percorrendola per circa 4 Km, con il nome di Strada Comunale Carlo Corso fino alla corrispondenza con la Strada Provinciale Farfense nel borgo medievale di Toffia. Si svolta a destra verso il centro storico e subito prima dell’arco di ingresso dentro le mura, si svolta a destra in Via Giacomo Matteotti. La strada scende ripida verso la Strada Comunale Farfense sulla quale ci si immette girando a sinistra (verso Ovest). Si scende ancora fino al fondo della valletta e si attraversa il ponte, proseguendo sul lato opposto del torrentello, lungo la stradina che segue più o meno il percorso della piccola gola. Si passa poi accanto a un campo di calcio, da lasciare alla propria sinistra. Dopo un breve tratto tra gli alberi, la stradina attraversa un campo aperto dove si impone alla vista la suggestiva Abbazia di Farfa, tra i più importanti santuari benedettini d’Italia e d’Europa e tappa della Via Benedicti (www.viabenedicti.it), su un poggio tra le colline a sinistra. Dopo poco si incontra nuovamente il torrentello, che scorre attraverso la pianura praticamente a livello della stradina: lo si può guadare oppure scavalcare grazie a un piccolo ponte in ferro. Si sale ora per l’ultimo tratto di strada che conduce nel borgo di Farfa.

Monte Sacro, Quartiere di Roma – Basilica di San Pietro, Roma

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO
Si lascia Piazza Sempione dirigendosi verso il centro percorrendo Via Nomentana. Subito dopo il ponte sull’Aniene, si svolta a destra in Via Valsolda e si imbocca la pista ciclo-pedonale che segue il corso del fiume. Attraversata la Via Salaria all’altezza dell’incrocio con Viale Somalia, si prosegue lungo la pista tra la Via Olimpica e Monte Antenne, per raggiungere Via della Moschea e Viale Maresciallo Pilsudski; si passa poi vicino all’Auditorium “Parco della Musica” e al Palazzetto dello Sport, svoltando quindi a destra per Viale Tiziano fino a raggiungere e attraversare Ponte Milvio, uno dei più antichi (IV-III secolo a.C.) e importanti ponti dell’Urbe, presso cui confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. Era inizialmente di legno; poi fu rifatto ex-novo e prese il nome del magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura, tale Molvius, donde Molvio e quindi Milvio. La pista prosegue lungo la riva destra del Tevere. All’altezza di Ponte Sant’Angelo la si lascia e si sale la scala che conduce al livello stradale, di fronte a Via della Conciliazione, in fondo alla quale si staglia in tutta la sua imponenza la Basilica di San Pietro, sotto il cui altare centrale, poco distante dal luogo in cui sorgeva il Circo di Nerone, è stata ritrovata la Tomba di Pietro, l’apostolo a cui Gesù affidò il compito di guidare la Chiesa. Raggiunta la Piazza e l’ufficio dell’Opera Romana Pellegrinaggi possiamo finalmente ritirare il nostro Testimonium.

Monterotondo – Montesacro

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Ripartendo dal Duomo di Monterotondo si attraversa uno dei più tipici e suggestivi tratti dell’agro romano. Si scende per Via Sant’Angelo per poi risalire e quindi ridiscendere verso Valle Ricca, che segna il limite del Comune di Roma. Si entra nel Parco della Marcigliana per Via di Santa Colomba e si svolta poi a sinistra scendendo lungo la strada sterrata. Nel Parco della Marcigliana fu scoperto il sito di Crustumerium, tra le città più antiche del Lazio protostorico. Virgilio la collocava tra le cinque città che costruivano le armi usate dalle popolazioni dell’Italia centrale per combattere Enea. La città latina di Crustumerium sorgeva su delle alture dominanti la pianura del Tevere, a controllo della via Salaria. Già dalla prima Età del Ferro (X-IX sec a.C.) l’insediamento occupava una superficie di 60 ettari costituita da gruppi di capanne. La sua importanza strategica attirò le mire dei Romani che ne tentarono ripetutamente la conquista. Pare che Romolo, assieme alle Sabine, avesse rapito anche donne di Crustumerium, ma la città cadde definitivamente in mani romane solo nel 499 a.C. La Soprintendenza Archeologica di Roma ha realizzato un itinerario archeologico-naturalistico all’interno di una delle necropoli della città, proprio per consentire al visitatore di prendere direttamente contatto con i resti antichi, in particolare con le sepolture e con le riproduzioni degli oggetti di corredo, collocate nel medesimo modo in cui gli originali sono stati rinvenuti. Uscendo dal parco si continua lungo via Tor San Giovanni poi Via della Bufalotta e Viale Adriatico. Si sale poi una breve scalinata sulla sinistra che conduce a Via di Monte Argentario e poi a destra per Via Titano per raggiungere la Chiesa dei SS. Angeli Custodi in Piazza Sempione che rappresenta, per il quartiere di Monte Sacro, una delle opere più caratteristiche, grazie al suo spettacolare impianto che dà quasi un immaginario benvenuto a chi giunge nel quartiere, concludendo alla perfezione, sul lato est, l’altrettanto scenografica Piazza Sempione.

Ponticelli Sabino – Monterotondo

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Lasciata Piazza Madonna delle Grazie a Ponticelli di Scandriglia, si passa vicino a un lavatoio a monte della strada provinciale e si attraversa un gruppo di case e poi un avvallamento per risalire sul lato opposto lungo una strada bianca. Dopo circa 1 km, attraversata la SP 40, si cammina ancora sulla strada bianca, poi asfaltata, fino a raggiungere la frazione di Poggio Corese. Qui si prosegue per un breve tratto sulla provinciale e, superato il bar trattoria, si imbocca un’altra strada bianca sulla sinistra. Attraversato il ponte sul fondo valle si risale per incrociare la strada per Nerola. Interessante qui da visitare il Castello Orsini situato su un ripido sperone dei Monti Lucretili a circa 50 km da Roma. Si procede ora attraverso gli uliveti fino all’abitato di Acquaviva di Nerola. Si imbocca la strada a sinistra (>> dopo circa 600 m sulla destra l’ultimo tratto della deviazione di Farfa) attraverso la campagna scendendo fino al fondo valle per poi risalire verso Montelibretti nel cui centro medievale si incontra Palazzo Barberini. A questo punto del cammino gli uliveti delle colline dell’alta Sabina lasciano il posto a sterminati frutteti. Si esce dal paese per Via Vignacce scendendo verso Selva Grande per poi svoltare a sinistra in Via Nomentana Antica, che si percorre fino a incrociare la Strada della Neve per proseguire verso il Molino e la Torre della Fiora (è prevista la realizzazione di una variazione all’attuale tracciato su asfalto che interessa i comuni di Moricone e Palombara Sabina, lambendo la stazione termale delle Terme di Cretone). Cambia ancora il paesaggio che acquista il colore dell’oro, per le coltivazioni di frumento e foraggio che tappezzano le colline. Superata una collinetta e un fosso si risale verso Via di Grotta Marrozza e poi Via Castelchiodato. Da qui si riprende la Via Salaria per raggiungere Monterotondo, a ovest del quale, sui colli orientali della valle del Tevere, sorge la rocca Orsini Barberini, risalente all’XI-XII sec.

Poggio San Lorenzo – Ponticelli Sabino

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

DETTAGLIO PERCORSO

Dalla piazza di Poggio San Lorenzo, si scende lungo la provinciale a sud del centro abitato, dove è possibile ammirare i reperti delle antiche mura romane. Si gira a sinistra in Via Lemiconi scendendo fino al fondovalle. Qui si svolta ancora a sinistra sul sentiero che attraversa il fosso e risale il versante opposto. Il paesaggio dei boschi di cerro e querce lascia il posto agli uliveti che ricoprono come un manto color argento le colline. Raggiunto un gruppetto di case vicino alla sommità, da cui si ammira a sud l’abitato di Monteleone Sabino, si scende attraversando il bosco e la provinciale per Torricella in Sabina, ci si addentra in un oliveto e più in là una piantagione di noci e un bosco di querce. Si arriva quindi al fosso che scorre in fondo alla valle. Superato un pittoresco ponte e superato un altro piccolo fosso e i ruderi di un’antica mola ad acqua, si risale attraverso il bosco fino al Cimitero di Monteleone Sabino. Qui il paesaggio assume una particolare bellezza grazie alla contemporanea presenza di monumentali alberi di quercia e all’area archeologica di Trebula Mutuesca e alla Chiesa di Santa Vittoria. Si continua a scendere lunga la strada asfaltata attraverso vigneti e uliveti fino al fondo della valle dove si svolta a sinistra per un sentiero attraverso un bosco che conduce alla Chiesa di San Martino, chiesa rurale del X sec, alla periferia di Poggio Moiano. Si prosegue all’interno del paese fino alla piazza con il palazzo baronale, oggi sede comunale, e la chiesa di San Giovanni Battista, si attraversa l’antico quartiere del Torrione e si scende ancora in fondo alla valletta. Si attraversa un antico borgo rurale e si risale sul versante opposto. Si prosegue ora lungo l’altopiano fino alle pendici del Monte Calvo (>> deviazione per Farfa a questo punto) che si aggira da Sud passando per Santo Paolo Alto e Santo Paolo Basso e si raggiunge il paese di Ponticelli di Scandriglia, sede del Castello Orsini (X sec). Girando intorno al Monte Calvo si può ammirare la vallata ricca di uliveti verso Scandriglia e i Monti Lucretili. La tappa termina in prossimità del Castello Orsini con l’annessa chiesa, con la possibilità di raggiungere a qualche chilometro l’antico Santuario Francescano di S. Maria delle Grazie, tra i più importanti della Provincia di Rieti.

Rieti – Poggio San Lorenzo

Questo percorso è stato mappato dal progetto Slow Sabina e fa parte dell’itinerario denominato Via di Francesco, che va da Assisi a Roma. A questo link potete visitare la tappa nel sito di Slow Sabina.

 

DETTAGLIO PERCORSO

La statua bronzea di San Francesco (1927), ai piedi del campanile della Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, in Piazza Mariano Vittori, è il punto di partenza di questa prima tappa. Da qui si scende per via Roma, fino al Ponte Romano sul fiume Velino e a piazza Cavour, dal lato del monumento alla Lira Italiana (2003), proseguendo attraverso il Rione Borgo. Poche centinaia di metri fuori dalla città, c’è il parco delle Terme di Fonte Cottorella. Dopo aver attraversato la passerella pedonale sul fiume Turano si inizia a percorrere il sentiero esclusivo sul tracciato dell’antica Via del Sale che fiancheggia lunghi filari di tigli maestosi fino a Maglianello Basso. Lasciato il viale alberato, il sentiero prosegue lungo l’argine del torrente Ariana fino ad oltrepassare l’abitato di San Giovanni Reatino. Si prosegue poi lungo una stradina fino alla provinciale Turanense che si percorre per poco più di 2 km sempre in direzione Sud (in attesa di realizzazione in banchina di un camminamento fuori dalla sede stradale). Giriamo a destra sulla stradina sterrata che conduce al Ponte Romano del Sambuco, attraversato il quale si risale verso Ornaro Basso (frazione di Torricella in Sabina), dove si gira a sinistra sulla Via Salaria Vecchia (anch’essa oggetto di lavori di messa in sicurezza). Dopo 1 km imbocchiamo la Via Quinzia, che scende in fondo a una valle alle pendici del colle che ospita l’antico e suggestivo borgo di Ornaro Alto, per poi proseguire lungo il sentiero sul tracciato dell’antica via del Sale, attraverso il bosco fino alla strada provinciale. Si continua a salire in direzione di Torricella Sabina fino alla Collina del Sacro Cuore per poi imboccare la stradina bianca sulla destra che ci porta nel centro dell’altro borgo medievale di Poggio San Lorenzo.

Stazione di Ozzano – Cooperativa Dulcamara

Dalla stazione di Ozzano andiamo verso ovest seguendo la pista ciclabile parallela alla ferrovia. Dopo 200 metri svoltiamo a sinistra costeggiando un piccolo rivo (il Rio Centonara), proseguiamo sull’argine alberato senza passare sul ponticello e mantenendoci sulla destra. Passiamo la via Emilia dopo aver attraversato via Marconi, la fermata dell’autobus 94 e 101 è a 200 m. sulla destra. Svoltiamo a sinistra seguendo la ciclabile sotto un bel viale alberato di tigli. Arrivati alle cabine dell’Enel prendiamo a sinistra un sentiero erboso tenendo sempre sulla nostra sinistra il Rio Centonara. Sulla nostra destra passiamo dopo un centinaio di metri il parcheggio del centro commerciale per poi reimmetterci sul sentiero. Entriamo nel Parco degli Alpini dove è possibile rifornirsi di acqua o fare pic-nic. Arriviamo al Centro sportivo Rosario Preziosi e costeggiamo la recinzione sulla destra al limite di un campo coltivato. Finita la recinzione andiamo dritto in direzione dell’azienda agricola dell’Università di fronte a noi. Dopo poco usciamo dal campo, costeggiamo un laghetto sulla sinistra e imbocchiamo una strada sterrata sulla destra. Attraversiamo il Rio Centonara e continuiamo a costeggiarlo sulla destra. Attraversiamo una strada asfaltata e dopo poco ci discostiamo dal Centonara imboccando un sentiero verso est in salita. Incrociamo via Tolara ma senza attraversarla la costeggiamo sulla destra. Attraversiamo via Tolara e prendiamo una strada sterrata carrabile sulla sinistra all’altezza del numero 77 che ci porta fino all’Azienda Agricola La Ronza. Prima di oltrepassare il cancello d’ingresso all’azienda agricola scendiamo sulla destra attraverso i ciliegi fino ad un fosso dove voltiamo verso sinistra. Finita la vigna ci portiamo al di là del fosso e imbocchiamo un sentiero alberato verso sinistra e dopo poco saliamo attraverso un viale di ippocastani. Finito il viale ci immettiamo su una strada carrabile bianca in direzione del Borgo di San Pietro. Lasciamo il Borgo di San Pietro con la sua chiesa e la sua taverna sulla sinistra e proseguiamo salendo verso sud lungo Via delle Armi. Quando raggiungiamo un piccolo condominio la strada svolta a destra. Dopo 200 m si gira a sinistra poi ancora a sinistra fino a raggiungere una cavedagna tra i campi che noi imbocchiamo a destra. Dopo circa 200 m svolta a destra e porta su una strada bianca che noi imbocchiamo sulla sinistra. Questa strada bianca ci porta alla proprietà di Villa la Favorita (proprietà privata). Lì svoltiamo a sinistra poi imbocchiamo un’altra strada bianca a destra. Questa dopo un centinaio di metri diventa una cavedagna tra i campi che porta a Via degli Ulivi, che dopo poco svolta decisamente sulla destra e poi si incrocia con Via Tolara. Anziché prendere la strada asfaltata prendiamo un sentiero sulla sinistra che la costeggia fino a deviare decisamente a destra. Quando torniamo vicino alla strada asfaltata possiamo costeggiarla sulla sinistra o immetterci direttamente su Via Tolara, cosa che comunque faremo dopo qualche centinaia di metri. Seguiamo a questo punto Via Tolara fino all’azienda wwoof Cooperativa Dulcamara.

Podere Campo ai Peri – Orti di Mare

Lasciando alle spalle il Podere imbocchiamo la strada in discesa. Dopo pochi metri, in prossimità di una curva, si prende un piccolo sentiero (poco visibile) che sale a destra. Dopo una prima salita piuttosto impegnativa e superata una radura da cui si vedono entrambi i golfi, il sentiero sbocca su una strada più grande che costeggia la pineta. Si continua in salita. Al primo bivio giriamo a sinistra entrando nella pineta e al successivo bivio continuiamo sempre a sinistra lunga la strada che scende. Si percorre il sentiero principale fino in fondo e superata una centralina elettrica, si giunge a una prima casa.

Girare a destra subito dopo la casa (civico 1083). Il sentiero attraversa i campi e a una prima deviazione si gira a destra e immediatamente dopo a sinistra continuando a scendere.

Sbucati su una strada sterrata giriamo a sinistra in discesa e arriviamo fino ad una strada asfaltata. Girare a sinistra e successivamente, incrociata la strada provinciale, girare a destra. Al primo bivio proseguire dritto fino alla rotonda da cui prenderemo la strada a sinistra (di fronte al minimarket). Pochi metri dopo prendere la strada a sinistra seguendo l’indicazione diving center. Proseguendo dritti si arriva fino a una casetta prefabbricata in legno
siete arrivati dalla Pastora di Lacona.
Per il campeggio Orti di mare, prima di arrivare alla casetta, girare a destra per il sentiero e proseguire sempre dritto per un centinaio di metri.

Ostello Sassi Turchini – Podere Campo ai Peri

Percorso che sale in vetta al Monte Mar di Capanne, dal quale si gode di una vista eccezionale dell’Isola d’Elba.

Il percorso

Si esce dall’ostello prendendo la strada sterrata in discesa percorrendola fino a che si ricongiunge con la strada asfaltata. Sulla strada asfaltata (una SP) si gira a destra proseguendo in discesa per un centinaio di metri.
Dopo la curva si gira a destra seguendo l’indicazione per il Santuario della Madonna di Monserrato Proseguendo in salita sulla strada da notare a sinistra Nonno Pino, albero secolare (si dice sia stato piantato dagli spagnoli che hanno eretto il santuario).
Circa 300 metri dopo il pino all’altezza di un divieto di transito e prima che la strada compia una curva a gomito, prendere le scalette a sinistra che conducono lungo un fosso con canneto.
Si scende (vedi gpx) e, oltrepassato il fosso, si prosegue lungo il sentiero che si inerpica sulla collina, superando poco dopo una casetta bianca.
Poco più avanti si incontra la Fonte di Vera sulla sinistra.
Il sentiero si inerpica fino ad arrivare ad un bosco di pini che costeggiamo per una decina di metri fino a un bivio che prendiamo a destra lasciando il sentiero principale.
Seguendo i segni rossi si attraversa il bosco di pini e si gira a destra al seguente bivio.  Usciti dal bosco un nuovo bivio conduce a sinistra alla croce da cui si ammira uno splendido panorama (in 10 min circa).
Per proseguire il percorso girare però a destra lungo il sentiero segnato. Dopo aver superato le rocce si arriva fino al limitare di una seconda vetta e al nuovo bivio si prosegue dritto. Arrivati ad una radura si prosegue dritti fino ad incrociare una strada sterrata che si prende girando a sinistra.  Si continua per un buon tratto sulla strada sterrata  (da notare in lontananza a sinistra una cava di caolino)fino a una curva in corrispondenza della quale prenderemo a sinistra una strada sterrata che scende perpendicolarmete  (all’ingresso della strada due massi e una catena).
Dopo pochi metri la strada compie una curva a sinistra per entrare in una proprietà, ma noi proseguiamo dritti lungo una mulattiera che costeggia alcuni vitigni e giunge fino a una casa più in basso.
Arrivati alla casa giriamo a destra lungo il sentiero che costeggia un fosso e prosegue in pianura.

Arriviamo alle case che si scorgono in fondo alla valle. Superate le case si giunge a una strada asfaltata che prenderemo girando a destra. Girare a sinistra dopo pochi metri all’altezza di una casa rossa imboccando via campo ai peri.
Arrivati all’altezza di una casa rosa e di un campo di ulivi girare a destra e subito dopo a sinistra entrando nel borgo. Al successivo bivio, all’interno del borgo, prendere a destra la strada in salita.

Proseguiamo lungo la strada, divenuta una mulattiera inerpicandoci su una collina alla cui sommità troviamo il PODERE CAMPO AI PERI.

Grillo Brullico – Ostello Sassi Turchini

Dalla valle dell’Ortano alla baia di Porto Azzurro passando per boschi, miniere, resti di archeologia industriale e laghetti dall’acqua luminosa, sempre avendo il mare ben in vista e rassicurante. Si aprono vari paesaggi alla vista e l’Isola d’Elba si manifesta in tutta la sua naturale bellezza, selvaggia e accogliente allo stesso tempo.

Il percorso

Usciti dal cancello del Grillo Brullico, si gira subito a sinistra, costeggiando la recinzione, fino ad arrivare ad un cancello verde che ci sbarra la strada (da giugno in poi dovrebbe essere aperto). Il cancello va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo la pirma casa si svolta a sinistra e alla prima a destra (siamo nella zona residenziale), per poi prendere una strada cementata e piana che porterebbe al mare. Ma noi, al primo slargo/parcheggio delle automobili che si trova dopo un centinaio di metri, andiamo dentro al bosco, in diagonale sulla destra (fare riferimento al tracciato gps) in modo da intercettare un sentiero che sale. Se arrivate al mare siete andati troppo avanti. Questo sentiero, a zig-zag, sale in maniera abbastanza decisa e dopo breve troviamo una recinzione col filo spinato, che va seguita in alto, mantenendola sulla destra. Vediamo poi dal basso sopraggiungere una strada più grande sterrata. La prendiamo facendo la curva a gomito, a sinistra. Lungo questa larga strada (assolata) troviamo una serie di deviazioni, ma noi ci manteniamo sempre in piano, andando avanti. Laddove c’è un cumulo di terra rossa fate una deviazione per vedere una miniera, seguendo il gps. Tornati al punto della deviazione proseguiamo in avanti fino ad arrivare ad una sbarra verde, oltre la quale c’è un bivio a cui andare avanti. Troverete così una seconda miniera e una cava di marmo sulla destra (vedi foto).

Andando sempre dritti si arriva ad una strada asfaltata che prendiamo a destra, in leggera salita. Dopo poche decine di metri troviamo sempre una strada asfaltata sulla sinistra, ma proseguiamo dritti in salita. Si arriva così ad una casetta bianca e verde dove bisogna andare avanti verso il cancello verde dopo del quale svoltare a sinistra per il sentiero che scende. Questo bel sentiero, panoramico, che apre un nuovo versante alla vista, arriva ad un tornante che gira nettamente a destra. Ma a sinistra c’è il nostro sentiero. Davanti a noi il paese di Capolivari e a destra Monte Mar di Capanne con l’inconfondibile croce. Si arriva poi ad un bivio a T, a cui si gira a destra. In questo modo vediamo sotto di noi una baia e un laghetto artificiale. La via è punteggiata di sughere molto grandi e arriva ad un piccolo slargo alla cui sinistra c’è un sentiero che scende (c’è il divieto ma non ce ne curiamo).

Giunti alla lingua di terra che separa il laghetto dal mare andiamo avanti tenendoci il mare a sinistra e arrivando, alla fine della spiaggia, ad alcune scalette. Le saliamo e andiamo subito a destra, passando vicino a dei resti di archeologia industriale. Poi ci infiliamo in una sorta di piccola gola mantenendoci sulla destra. Ai chioschi sulla spiaggia andiamo, alla rotatoria, a destra, in salita (fare attenzione alle automobili in questo tratto). In cima c’è un bivio, con le indicazioni (avanti a sinistra) per l’ostello. Poche decine di metri e sulla destra c’è l’ostello Sassi Turchini.

Rio Marina – Grillo Brullico

Questo facile e bel percorso ci porta dal porto di Rio Marina fino all’azienda Wwoof Grillo Brullico, passando per splendidi boschi di erica e leccio e avendo sempre la vista sul mare, che accompagna il cammino del viandante. L’Isola d’Elba è meravigliosa per la natura selvaggia e mediterranea, ma anche per la speciale geologia che affiora dalla terra. Salire e scendere per i promontori dell’isola è eccezionale: scogliere, isole, ampi paesaggi che sembrano cambiare continuamente.

Il percorso

Usciti dal traghetto di Rio Marina prendiamo la strada asfaltata del molo (Banchina dei Bultoni) e dopo poche decine di metri, all’altezza dell’ancora monumentale sulla nostra sinistra, ci sono delle scale che salgono (se volete fare un giro del paese, molto bello, come abbiamo fatto noi, l’importante è ritornare a questo punto del percorso, per proseguire). In cima alle scale prendete la strada a sinistra che passa sotto la Torre Appiani, ovvero Lungomare Cignoni. Questa strada asfaltata, leggermente in salita e con vista sul mare, presenta sulla destra delle rocce molto belle e caratteristiche, l’Ilvaite. Dopo qualche centinaio di metri vediamo che si arriva ad un bivio, a cui andare a sinistra. Questa strada benché segnata come transitabile per le automobili è poco trafficata e dopo qualche centinaio di metri diventa sterrata. Troviamo una strada sulla destra che sale e che non prendiamo. Si arriva così ad una sbarra e dopo di essa comincia un bel sentiero panoramico. C’è un pannello informativo: a questa altezza è stato trovato un cristallo raro, il Prasio, colorato di verde, che è presente solo sull’Elba. Dopo aver visto l’isolotto di Ortano (ben riconoscibile) troviamo una salita alla fine della quale c’è un sentiero che gira nettamente a destra, ma noi andiamo a sinistra seguendo il cartello “Ortano”.

Questo sentiero passa dentro a dei boschi di erica e leccio e dappertutto sentiamo il profumo del rosmarino colpito dal deciso sole isolano, dopodiché arriva ad Ortano, un luogo turistico e residenziale. Il sentiero svolta verso il basso facendo dei tornanti e, andando a sinistra, giunge alla spiaggia e al mare. Qui davanti a noi, andando parallelamente alla costa, troviamo delle scalette da salire, dopo circa duecento metri di spiaggia. Dopo le scale andiamo a destra e prendiamo una via in piano e cementata. Attraversiamo le strutture fino alle Ville 8. Qui svoltiamo a sinistra fino al limitare delle case residenziali e svoltando a destra ci troviamo davanti ad un cancello, che va passato scavalcandolo (o passando nell’interstizio formato dalla lunghezza della catena), se è chiuso (da inizio giugno dovrebbe essere aperto). Questo cancello, ci dicono gli abitanti del luogo, è un abuso che impedisce il passaggio naturale. Dopo il cancello prendiamo il sentiero nel bosco e dopo poche centinaia di metri, ci troviamo un cancello sulla destra, alla fine della recinzione. E’ il cancello del Grillo Brullico.

Formello – Isola Farnese

Questo itinerario si svolge in un ambiente vario e piacevole, quasi interamente su strade sterrate  in gran parte comprese nel territorio del parco di Veio.  Si percorre interamente la penultima tappa dell’antica via Francigena, l’ultima è quella che porterà direttamente a Roma. Entrati nel parco, operando piccole deviazioni dal  tracciato del nostro itinerario, è possibile visitare numerosi siti archeologici etruschi, tra questi spiccano alcune opere funerarie come il colombario e le famose tombe, come quella detta dei Leoni Ruggenti, la Tomba Campana, la Tomba delle Anatre. È altresì possibile visitare e anche percorrere all’interno, muniti di stivali in gomma, il cosiddetto Ponte Sodo. Questo per l’epoca, è una notevole opera idraulica etrusca; una galleria scavata interamente nel tufo lunga oltre 70 metri, realizzata dagli ingegneri etruschi, per migliorare il deflusso, la successiva canalizzazione delle acque, ed evitare soprattutto,l’impaludamento del torrente Cremera. Un’opera simile  la possiamo trovare ad Ansedonia in Toscana, qui in effetti si tratta di una tagliata ma la funzione era simile, principalmente quella di drenare le acque del fiume Cosa  che impaludava la pianura circostante. Quasi al termine della traversata,  si passa accanto a quel che rimane dell’antica e importante città etrusca di Veio, purtroppo ebbe la sventura di porsi in conflitto con la nascente potenza di Roma, quel che resta sono i suoi ruderi sparsi in largo raggio, questi, racchiusi da una vasta recinzione metallica non sono quindi visitabili. Nei pressi dell’antica Veio, ma avanti verso Isola Farnese, un bel colpo d’occhio lo meritano le spettacolari cascate della Mola, il vecchio mulino medioevale e lo stesso borgo storico di Isola Farnese.   

Descrizione del percorso

Si parte dal centro storico di Formello, da “piazza S. Lorenzo” e con alle spalle lo storico Palazzo Chigi (merita una visita), si avvista chiaramente il cartello indicante la via Francigena, si prende quindi in leggera discesa “via Venti Settembre”, e si prosegue fino alle scalette di “via Salita della porta da piedi”, queste, si discendono fino alla strada asfaltata, che prendiamo a destra in discesa fino ad incontrare nei pressi di un parcheggio,  “via Fontana Rutola”. Questa all’inizio è cementata, poi diventa sterrata,  la si percorre costeggiando il fosso Rosciolo e ad un primo bivio si piega a destra ignorando la strada comunale di Meconi, senza dubbio di sorta si seguono sempre le puntuali indicazioni della via Francigena  e si va avanti. Si supera una barriera metallica di colore verde che indica l’ingresso nel territorio del parco di Veio, quindi ad un secondo bivio si piega a sinistra in netta salita;  qui il percorso diventa un sentiero, proseguendo, si supera  un cancello in legno che va richiuso dopo il passaggio. Questo tratto del percorso, è lungamente costeggiato da una staccionata in legno a tratti fatiscente. Proseguendo, il sentiero diventa di nuovo una sterrata, attraversa alcuni pascoli e  ritorna a costeggiare il fosso Rosciolo delimitato da folti canneti. Superiamo quindi un altro  cancello, questa volta però in ferro e poco più avanti in alto a sinistra possiamo notare un ampio costone tufaceo compreso nella proprietà di  una villa signorile. In corrispondenza del simbolo del pellegrino, impresso sulla pavimentazione cementata che contrassegna in più tratti la via Francigena, incontriamo  via dei Pantanicci, strada  asfaltata  che  seguiamo a sinistra in salita, fare attenzione alle auto che transitano numerose.  A fine salita, ad un incrocio più avanti, giriamo a destra per una sterrata in leggera discesa (questa è via della Pietrarella di monte Aguzzo). Questa la seguiamo e ad un incrocio giriamo nuovamente a destra, per via della Pietrara, seguire sempre le indicazioni della via Francigena, si prosegue dritti, ignorando sulla destra la strada che conduce al bed end breakfast “Antica Pietrara” (grosso cartello in metallo sulla destra), giungiamo così attraverso una piccola rampa in salita, costeggiata da una staccionata in legno su via di Santa Cornelia. Facendo attenzione alle auto, poco più avanti la attraversiamo prendendo via della Selvotta. Chiaro ed  evidente il cartello con sfondo marrone indicante che siamo sempre sul tracciato  della via Francigena. Costeggiamo sulla destra i campi sportivi della S.S. Lazio, superiamo la sottostante via Cassia Bis sopra ad un cavalcavia, ed ad un bivio, ormai sterrata,  lasciamo via della Selvotta e pieghiamo a destra per via Monte dell’Ara, anch’essa sterrata, che in breve risulta in salita e molto sconnessa. Più avanti ad un incrocio giriamo a sinistra per via “Monte Michele” e proseguiamo lungamente sulla sterrata seguendo i chiari segnavia  della via Francigena, che poi piegano nettamente a destra in un bosco alla fine di una salita, qui tra l’altro sono presenti anche dei segnavia a fondo azzurro indicanti la via Romea.  Si entra quindi nel bosco, lungo un battuto sentiero sempre costellato dai segnavia bianchi e rossi, intuitivamente, diversi  piccoli sentieri  laterali non segnati, portano a visitare alcune tombe etrusche, tra cui le più importanti sono quelle dei Leoni Ruggenti, la tomba delle Anatre e la Tomba Campana. Si prosegue poi, dopo aver superato un modesto corso d’acqua su un piccolo ponticello di legno, tra ampi pascoli e coltivi. Costeggiando dall’alto il torrente  Cremera e protetti da una lunga staccionata in legno si arriva nei pressi di Ponte Sodo. Individuare questa meraviglia dell’ingegneria antica tra la fitta vegetazione non è facile, ci si può affacciare a tratti  e cercare intuitivamente piccoli tracciati che scendono al torrente. Se fortunati si riesce ad individuare un modesto tracciato che ci conduce in breve ad una piccola scaletta incisa nel terreno e un corrimano che scendono all’uscita della galleria attraverso la quale scorre il torrente. Questa opera idraulica etrusca chiamata impropriamente  “ponte”  consiste essenzialmente in una lunga galleria oltre 70 metri scavata nel tufo,  serviva principalmente a far defluire verso Veio e non fare impaludare il torrente Cremera. Probabilmente si era intuito che le zone paludose erano insalubri, già prima di conoscere la zanzara anofele come portatrice della malaria. Guadagnato di nuovo il tracciato della via Francigena, proseguiamo lungamente tra gli ampi pianori fino ad incrociare una grossa carrareccia, pieghiamo a destra, proseguiamo per un breve tratto, poi in corrispondenza di sbarramento di colore verde  per autoveicoli, giriamo a sinistra aggirandolo. Siamo ormai sopra  l’ampio pianoro di Veio, in parte coltivato, in parte lasciato al pascolo, chiaramente e senza ombra di dubbio in lontananza avvistiamo il borgo storico di Isola Farnese. Senza problemi di orientamento, seguiamo lungamente l’ampia sterrata sempre costellata dai segnavia bianchi e rossi e in circa 20 minuti arriviamo  al cospetto delle rovine dell’antica Veio, purtroppo non visitabili  perchè  recintate. Discendiamo quindi per una scaletta cementata attraverso una suggestiva rupe tufacea, fino a sentire il rumoreggiare della cascata della Mola, che in breve avvistiamo dall’alto di un ponticello di legno, questo, scavalca il torrente  Cremera e ci conduce al vecchio mulino medioevale. Qua e la sono presenti numerose macine in pietra alcune integre, altre spezzate e logore  dal lavoro svolto nei secoli passati. Proseguendo e superando sulla destra, un parcheggio prima e un cimitero poi; salendo per la strada asfaltata arriviamo in breve al borgo storico di Isola Farnese che merita anch’esso una visita accurata, dove si conclude la nostra piacevole escursione.

Seconda descrizione:

Partendo da Palazzo Chigi, sito in Piazza San Lorenzo a Formello, percorriamo via XX settembre fino alla fine e scendiamo giù a sinistra per una scalinata al termine della quale girando a destra ci troviamo difronte ad un bivio, una strada che sale sulla destra (via del Rosciolo) ed una che scende sulla sinistra con indicazione “via Francigena”. Seguendo la strada a sinistra ci inoltriamo sulla via Francigena e proseguiamo su una strada sterrata per circa 500 m finché ci troviamo dinanzi ad un bivio, una strada che sale a sinistra (strada comunale via Meconi) ed una che scende a destra con indicazione “Via Francigena”. Noi ci manteniamo a destra e proseguiamo in direzione sulla francigena per un sentiero sterrato lungo la quale incontriamo un cancello verde sempre aperto; siamo a circa 1Km da Formello e allontanandoci dal paese la vegetazione comincia ad arricchirsi. Arriviamo ad un bivio, una strada sterrata che prosegue sulla destra ed una che sale a sinistra con l’indicazione “via Francigena”, noi proseguiamo salendo a sinistra e dopo circa 100 m la strada sterrata diventa sentiero circondato da una fitta vegetazione ed è possibile notare, subito dopo la curva a destra, dei pali che disegnano un capanno; si tratta di un progetto di Fattoria Didattica interrotto. Proseguendo sul sentiero incontriamo un cancello in legno, sempre aperto, utilizzato per il pascolo, oltre il quale poco dopo costeggiamo sulla destra un canneto e un torrentello finché arriviamo ad un altro cancello in ferro, anche questo sempre aperto e adibito a tenere chiusi gli animali in questa zona. Camminando sulla strada sterrata troviamo alla nostra sinistra una cava di tufo peperino sormontata da una staccionata in legno; la strada sterrata termina con un bivio su strada asfaltata noi giriamo a sinistra seguendo l’indicazione “via Francigena” e camminiamo finché la strada (via dei Pantanicci) incontra altre tre strade (un trivio). Difronte abbiamo un campo di fiori e giriamo a destra sulla strada sterrata (via della Pietrarella di Monte Aguzzo), la percorriamo finché arriviamo ad un incrocio dove giriamo a destra su via del Prataccio, una strada asfaltata che scende e che percorriamo dritto anche superando una strada che si immette sulla destra. Proseguendo sulla strada asfalta ci troviamo ad attraversare un ponte subito dopo il quale troviamo via Casal dei Ceveri che scende a sinistra e noi proseguiamo su Via della Selvotta con indicazione “Via Francigena”. Alla fine del sentiero sterrato siamo difronte ad un bivio e noi giriamo a destra seguendo la freccetta del pellegrino, ci troviamo così a camminare su una strada asfaltata (via Monte dell’Ara) e arrivati ad un incrocio prendiamo la strada a sinistra che è via Monte Michele. Lungo la strada troviamo una deviazione a sinistra e poco dopo uno slargo con una recinzione probabilmente per gli animali, poco prima dello slargo sulla destra c’è un sentiero che si immette nel bosco, è qui che lasciamo la francigena – attenzione affissa su tronchi e piante è possibile trovare la segnaletica bianca e rossa, forse abusiva, che segnala quella come “via francigena”, in realtà è una variante – e ci inoltriamo verso Isola Farnese. Finito il sentiero nel bosco ci troviamo in uno slargo con una staccionata alla nostra sinistra e una cava alla nostra destra costeggiata da un sentiero che sale e che conduce ad una tomba etrusca che vale la pena andare a vedere per poi tornare sul punto in cui si è lasciato il percorso. Camminando sul sentiero arriviamo ad un largo spazio e sulla sinistra scorgiamo un ponte in legno che attraversiamo e al termine del quale giriamo a sinistra facendo come un’inversione a U. Continuiamo su una strada sterrata e costeggiando il Cremera Etrusco, alla nostra sinistra abbiamo una staccionata in legno che si interrompe in corrispondenza dell’inizio del Tunnel, poco più avanti è presente un’altra staccionata sulla destra; tra la fine della staccionata di sinistra e l’inizio della staccionata di destra (o se vogliamo in corrispondenza dell’inizio del tunnel) sulla destra si apre un sentiero in mezzo al campo; seguendolo e inoltrandosi nel bosco a destra si giunge in riva al Cremera e ai piedi di Ponte Sodo. Si tratta di una deviazione che suggeriamo al termine del quale occorre ritornare lì dove abbiamo lasciato il percorso, in corrispondenza dell’inizio del Tunnel e delle staccionate in legno (data l’inaffidabilità dei punti di riferimento dati – vedi staccionate in legno la cui collocazione può essere provvisoria –  in questo caso è utile fare riferimento al GPS). Lungo a strada sterrata che ci troviamo a percorrere incontriamo un bivio a T dove giriamo a destra seguendo l’indicazione “via Francigena sentiero alternativo), proseguendo c’è una prima deviazione a sinistra e ancora oltre una seconda sempre a sinistra con una cancellata verde in ferro e un accesso pedonale e l’indicazione “via francigena sentiero alternativo” che seguiamo. La strada sterrata che percorriamo ad un certo punto si sdoppia in due percorsi paralleli che si ricongiungono alla fine, delle scale che scendono sulla destra, la strada che prosegue diritto; scendiamo giù per le scale e al termine andiamo a destra verso le cascate e il Mulino.

Quarona – Celio

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

2°- Da Quarona e Cellio per il lago di S.Agostino

Bella tappa centrale (anche se e’ stata pubblicata per ultima) dell’itinerario,  la quale permette di inoltrarsi nel cuore del sistema collinare attraversato per giungere al Lago D’Orta. In alcuni tratti si sovrappone all’itinerario denominato “Valli della Fede” per poter toccare un maggior numero di punti d’interesse. Di quest’ultimo articolato sentiero, che merita senz’altro di essere percorso nella sua intierezza se ne trova un’accurata  descrizione su Wikipedia e risulta ben segnalato sul territorio.

Il percorso

Di Quarona si e’ gia’ parlato all’arrivo della tappa precedente. Lasciamo quindi alla scelta del viandante se fare o meno quattro passi in paese, alla ricerca di angoli suggestivi. Se invece “si parte” , occorre un po’ di attenzione per individuare la giusta direzione: il segnavia “624” non e’ facilmente individuabile. Consigliamo quindi di dirigersi verso nord, fino alla zona del campo sportivo, dopodiche’, intuitivamente, puntare alla stretta valletta che pianeggia alle spalle, percorsa da una stradina asfaltata: fuori dal paese si incontra sicuramente il nostro segnavia, proseguendo senza esitazione fino al termine dell’asfalto. Il viottolo termina con uno spiazzo in prossimita’ di una vecchia cava.

La cava dismessa (1). Evidente “ferita” sul fianco della montagna, una cava dismessa si presta, per chi e’ appassionato, a numerose osservazioni in merito a cio’ che gli esperti chiamano “successione ecologica”. Si tratta del processo naturale attraverso il quale un’area nella quale la “vita” e’ assente (come per esempio una cava), viene lentamente ricolonizzata: e’ un processo che avviene per tappe ben precise, la cui “lentezza” fa riflettere sulle modalita’ con le quali l’uomo “interviene” sugli equilibri naturali…

Un evidente sentiero sale ora nella boscaglia con scalinatura irregolare, costituita da grossi gradoni appena sbozzati ed in ambiente che si fa piu’ severo e selvaggio, costellato di grossi massi che celano delle risorgive: e’ la “Bunda Tuppa”, in un ripiano della quale si trova  il lago di S..Agostino.

la “Bunda Tuppa”, il “Saas d’li Strii”, “L’Ava Corna” e il “Saas d’la Baceja”.  Dunque nell’ordine “Valle Buia”, il “Sasso delle Streghe”, l’acqua “Corna”, acqua che sgorga dagl’Inferi, con riferimento alle corna del Diavolo, ed infine il Sasso  del Bacile, sulla cui sommita’ si trovano alcune coppelle (che da queste parti sono spesso associate a sacrifici “druidici” e al sangue). La severita’ del luogo incute un certo timore, timore che e’ stato ben  espresso dai nomi che si sono tramandati nei secoli…e che ci troviamo a confermare pienamente (soprattutto in presenza della bruma autunnale…)

Il lago di S.Agostino(2) e il castello di Arian.  Neppure la presenza di questo specchio d’acqua spezza il sortilegio della “Bunda Tuppa”: lo aggiriamo con circospezione nella speranza di non fare cattivi incontri…In realta’ il lago e’ di grande importanza naturalistica: infatti il terzo plenilunio dell’anno diventa un sito riproduttivo per alcuni anfibi dell’ordine degli Anuri (quindi rane e rospi) che si radunano a migliaia per poi lasciare cordoni di uova da cui nasceranno i girini, che dopo la metamorfosi si disperderanno nell’ambiente circostante in attesa del prossimo plenilunio…

Infine sul crinale affacciato alla riva occidentale del lago si trovano, invisibili dal nostro punto di osservazione, i pochi ruderi del castello di Arian, la cui incerta origine si spinge fino al IV secolo, anche se studi piu’ plausibili ne collocano l’origine nel Tardo Medioevo: questi sono raggiungibili da un esposto sentiero che parte dalla cappella di S.Agostino, sentiero che non ci sentiamo di consigliare per la presenza di tratti assai pericolosi.

 Oltrepassato lo specchio d’acqua si procede in piano fino ad intercettare la bella mulattiera che proviene da Roccapietra, in prossimita’ di un’area pic-nic e della cappella di Sant’Agostino (3). Si tratta di una delle antiche  vie di comunicazione tra Varallo ed il Cusio: seguendola nella direzione della salita si perviene all’asfalto, dove in pochi minuti, sempre in salita si raggiunge l’abitato di Cavaglia Sterna (4), luogo ideale per la sosta pranzo. La tranquillita’ del luogo invita, panino alla mano, a “dare un’occhiata” in giro, scattando qualche foto.

Ma e’ tempo di rimettersi in marcia: a ritroso si supera la mulattiera proveniente da Sant’Agostino fino a imboccare la sterrata che scende a sinistra, all’altezza del bivio per Morondo di Breia. In breve ci si inoltra su evidente mulattiera, che con alcuni strappi dapprima supera una strada privata e poi guadagna nuovamente l’asfalto: e’ con un po’ di attenzione che si individua il sentiero, qualche metro a sinistra, per proseguire salendo nel bosco.

Per un lungo, bellissimo tratto si cammina tra boschi incantati e silenziosi casolari abbandonati (5), fino a raggiungere la Colla di S.Bernardo (857m slm) (6), che rappresenta la quota maggiore della camminata di oggi e dove, sulla strada asfaltata convergono  un gran numero di piste e stradelli.

I “taragn” (5). Prima di giungere al San Bernardo avremo incontrato i resti di alcuni edifici rurali caratterizzati da tetti in lamiera assai spioventi: sono cio’ che resta dei vecchi “taragn”. La pendenza del tetto e’ dovuta al fatto che la copertura originale (che veniva rinnovata ogni anno) era costituita da fasci di paglia di segale, sapientemente collocata in modo da far scorrere velocemente l’acqua piovana ed impedire alla neve di accumularsi. Gli ultimi taragn abbastanza integri sono ancora osservabili a Sorzano, nel vicino Parco Naturale del Monte Fenera, custoditi fino a qualche anno fa da Enrico Viotti, che vi risiedeva.

Trascuriamo la strada e, piegando a sinistra, prima in piano e poi in discesa raggiungiamo Breia (7), dove e’ possibile ammirare alcuni pregevoli affreschi in esterno e qualche misteriosa scritta murale, in particolare presso la chiesa di San Giovanni Battista.  Uno sguardo alla mappa ci permette di giungere all’ennesima chiesetta (S.Rocco, questa volta…), da cui si stacca il sentiero che, con qualche tratto malagevole, discende a Cellio, dove si conclude la tappa…

…ma naturalmente le chiesette non sono finite : appartato su di un dosso, a pochi metri dal sentiero che stiamo percorrendo si puo’ raggiungere un piccolo edificio…

“S.Jacu Pittu”,  il minuscolo oratorio che custodisce pregevoli affreschi da’ il suo nome al “Maestro di S.Jacu Pittu”, con il quale si identifica un “misterioso pittore” attivo in zona nel XV secolo, e, supponiamo, autore dei succitati affreschi.

Scarica qui il pdf dettagliato della scheda tecnica

Cellio – Madonna del Sasso

I SENTIERI DEL GRANITO

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

3°- Da Cellio a Madonna del Sasso per il passo di Cambocciolo

 Interessante tappa conclusiva dell’itinerario, che prevede lo scollinamento dalla Valsesia al Cusio, con lo spettacolare arrivo alla rupe della Madonna del Sasso, dalla quale si puo’ godere del grandioso panorama sull’intero lago d’Orta, quasi in verticale sulla giustamente famosa isola di S.Giulio con il paese di Orta San Giulio sullo sfondo.

Il percorso

Basta un rapido colpo d’occhio e, a Cellio,  cio’ che non si puo’ far a meno di notare e’ che, a dispetto delle ridotte dimensioni dell’abitato, svetta con indubbia autorita’ il campanile: in effetti e’ uno dei campanili valsesiani di maggiore  altezza. Ma la reale prerogativa di questo manufatto consiste soprattutto nel suono delle sue campane, che si puo’ udire praticamente in tutta la valle e incredibilmente anche su “YouTube”. Tutto cio’, naturalmente, non e’ il frutto di una tendenza alla megalomania  del curato di Cellio, ma risiede in precise ragioni storiche: fin dal XV secolo nella zona si fabbricavano le campane (ora invece i rubinetti, come si puo’ intuire passando da Valduggia), e questa attivita’ per qualche secolo fu una vera e propria specializzazione.

A ribadire la memoria di questa inusuale vocazione, nella zona non sono rari i riferimenti a S.Agata “patrona dei fonditori di campane”.

Le Campane di Cellio. Documentatissima la loro storia, brevemente riassunta sul sito del Comune, che parte dal 1486, anno nel quale fu fuso il “ciuchin” (campanello), il cui suono ancora oggi risuona per la valle. Il “campanone” del 1597, invece si ruppe e venne sostituito, assieme alla “campana vecchia” ed alla “campana nuova” tra il 1747 ed il 1748. Ci furono poi altre sostituzioni e nel 1920 si fece un ultimo rimpiazzo che tuttavia risparmio’ la piu’ antica: il “ciuchin”.

Bene: calzati ora gli scarponcini non resta che partire alla volta della nostra meta. Un breve tratto su asfalto ci porta a raggiungere la minuscola Baltegora, che con i suoi strettissimi vicoletti pare da sempre immerso in un grande silenzio: solo a tratti si puo’ udire qualche voce giungere dalle poche case ancora abitate. Attraversatola rapidamente, ed individuato l’immancabile segnavia ci si inoltra nel bosco attraversando un gradevole tratto di collegamento con la prossima Cadarafagno. Anche qui piccole case non prive di una certa signorilita’ ed un grande silenzio tra i vicoli. Sicuramente a questo punto avremo gia’ potuto udire il suono delle campane di cui tanto si e’ parlato poco fa.

Si entra ora nel bosco (segnavia!) perdendo gradatamente quota e contornando alcune piccole valli con alcuni saliscendi, mentre il bosco, gradatamente vira a faggeta, regalando begli scorci della vallata. Un’ultima discesa, infine, conduce ad un ponticello per scavalcare il rio Strona (sono pero’ numerosi i corsi d’acqua in zona ad avere questo nome).

Il mulino Rosa.  Giungendo al suddetto ponticello risultano ben visibili i ruderi del mulino Rosa: appoggiata ad una parete si puo’ osservare una macina, mentre un occhio attento puo’ identificare altri particolari costruttivi tipici del mulino (tra cui, a monte, la gora di adduzione dell’acqua alla ruota, che a dire il vero non siamo riusciti ad individuare). La presenza  di altri mulini a valle, sullo stesso corso d’acqua (il mulino Benvenuto ed il mulino Medana, entrambi decisamente in condizioni migliori), nonche’ del mulino Venuto nei pressi di Cellio, quest’ultimo dotato di stemma sul portale), fanno intuire l’importanza dell’attivita’ molitoria nell’ambito di un’economia di sussistenza, quale si praticava in queste valli. Un’ultima considerazione sulla durezza della vita quotidiana in altri tempi viene spontanea osservando dove erano costruiti i mulini: spesso al fondo di valli anguste e chiuse, dove il soleggiamento era minimo e l’umidita permanente.

Superato il rio si risale sui resti di una vecchia mulattiera, purtroppo fortemente degradata dagli sconsiderati passaggi di moto da trial, fino ad uscire ai margini di Piana dei Monti. Attraversando la frazione (che amministrativamente appartiene alla provincia di Verbania, con non poco disagio per i residenti), si puo’ facilmente notare sia una certa cura costruttiva dei “palazzotti” che si affacciano sulla via, sia il fatto che il paese non dia una sensazione di abbandono come altri borghi che abbiamo attraversato: e’ anzi attivo un piccolo circolo Arci che funge da trattoria e, in altro periodo, ci e’ capitato di incappare anche in una “fagiolata” carnevalesca…

…purtroppo non possiamo cedere a queste tentazioni: ci aspetta ancora parecchia strada…

Individuato il segnavia (il recente aggiornamento della numerazione della segnaletica, unito al fatto che abbiamo cambiato provincia crea qualche dubbio in proposito) ci portiamo dalla piazzetta ad imboccare un evidente stradino in salita, che passando sotto la chiesa, in breve porta in pieno bosco. Ora basta seguire il percorso principale, trascurando alcune diramazioni secondarie, per raggiungere prima la brutta ed enorme cappella del Turlo (che con la sua presenza ci dice che ci troviamo comunque su di una vecchia via di comunicazione tra Bassa Valsesia e Verbano) e poi, sempre mantenendoci sul percorso principale, al passo di Cambocciolo (m 942), punto piu’ elevato dell’intero itinerario, posto nei pressi dell’omonimo alpeggio abbandonato.

Il toponimo “Cambocciolo”.Sulle carte escursionistiche relative al Verbano al Cusio (la zona del lago d’Orta) ed all’Alto Vergante (tra lago d’Orta e lago Maggiore) non e’ infrequente imbattersi in toponimi che inglobano il termine “bocciolo” (a memoria ci sovviene l’alpe Boccioli). Questo gentile termine ci fa immaginare prati in precoce primavera, siepi fiorite, profumi bucolici: nulla di tutto cio’ (o perlomeno nulla di piu’ che in qualsiasi altro luogo della zona). Infatti “bocciolo” e’ una un po’ arbitraria traslazione, ad uso cartografico, del termine dialettale “bosciul”, mutuato dalla vicina Lombardia, il cui significato e’ essenzialmente “rovo”, “spina”…

Si prosegue seguendo sempre lo stesso segnavia (il passo e’ un autentico crocevia: tra piste e sentieri sono ben sei le vie che vi convergono) e si comincia a scendere abbastanza bruscamente. A dispetto della quota modesta in questo tratto non e’ infrequente incontrare abbondante neve residua, quindi se decideste di intraprendere la traversata ad inizio primavera non dimenticate le ghette.

Si prosegue in discesa tra bei faggi e qualche vecchia cascina in rovina, mentre la pista gradualmente si allarga fino a divenire una sterrata percorribile con automezzi. Giunti al bivio a quota 790m si sceglie la via di sinistra ed in breve si perviene all’asfalto in prossimita’ di una grossa cappelletta, che tra l’altro riporta le indicazioni direzionali per Cellio e Varallo (a conferma della supposizione fatta alla cappella de Turlo). Si raggiunge  in breve un ampio pianoro prativo al cui termine si stacca a destra la carrozzabile per Boleto e per il Santuario della Madonna del Sasso.

Ma prima di concludere l’itinerario, proseguendo in discesa si puo’ raggiungere Arto’, fino al 1928 sede comunale: una breve perlustrazione dell’ordinato borgo e’ senz’altro raccomandabile anche solo per bere alla fontanella del lavatoio, inserita nel progetto “Itinerari letterari del lago d’Orta e Mottarone” che, tramite le citazioni di luoghi da parte alcuni autori piu’ o meno noti, si propone di creare un filo conduttore per una visita in zona.

“Passarono vicino alle fontane; un bell’arco di acqua viva precipitava gorgogliando nel troglo colmo, riboccando e travasando in cascatelle e stillicidi argentei; in terra un guazzo viscido, che fra gli interstizi dei ciottoli lucenti rispecchiava il cielo.
Gaudenzio volle bere una sorsata, ma quel mestolone di ferro arrugginito gli faceva ripunianza, e preferì il metodo più spiccio. Mise la mano sotto la bocchetta dell’acqua, e vi accostò le labbra; ma nell’incurvarsi, la mano si piegò, e giù nella manica un torrente di acqua gelida.”. Dal romanzo “Alpinisti ciabattoni” del vercellese  Achille Giovanni Cagna, edito nel 1888.

Risaliti al bivio si raggiunge in breve Boleto, attuale sede comunale, che merita anch’esso una breve visita, dopodiche’, per via del Santuario si raggiunge la Madonna del Sasso, che dalla sua panoramicissima rupe rocciosa permette di ammirare l’intero lago d’Orta,, con l’sola di S.Giulio in bella evidenza, i paesi sulla riva, il Mottarone e piu’ lontano, i monti del Parco Nazionale della Val Grande, come degna conclusione di questo “I sentieri del granito”.

Anche questo luogo ha radici antiche, che per questa volta lasciamo raccontare al tabellone sul retro della chiesa, da cui ci siamo permessi di riprodurre la cartolina con la vista della rupe per chi fa una visita al Lago d’Orta…ma questa e’ gia’ una nuova storia…

A presto per la seconda tappa (che per varie ragioni verra’ pubblicata per ultima…abbiate pazienza!).

Per consultare il pdf del percorso clicca qui.

La Comune di Bagnaia – Casa Rosi

Si esce da Bagnaia per la strada principale e si camminano i 5/10min verso la strada provinciale. Giunti alla provinciale si gira a destra e si prende, dopo 50 m, la prima strada sterrata a destra in direzione Cetinale. La strada è prima pianeggiante e poi in salita, si attraversa un abitato (villa del Cetinale sulla sinistra) e si prosegue sulla strada che si inoltra in un bosco di lecci . Poco dopo l’inizio della salita si prende la strada sulla sinistra con l’indicazione di Cerbaia ed un segnale blu per strada privata. Dopo circa 200m si arriva alla Cerbaia  di fronte a cui parte l’antica strada lastricata che porta al Romitorio, luogo di vita e preghiera dei monaci, che dipendevano dalla villa dei Chigi.

La imbocchiamo passando attraverso due colonnine in mattoni fino a giungere al Romitorio   da cui si gode una  splendida vista sulla Montagnola  Senese e sulla villa del Cetinale. Tornati sulla strada  si prosegue per  circa 100m e, trovando sulla nostra destra  un sentiero con segnavia bianco-rosso del CAI, lo imbocchiamo .  Si attraversa un po’ di bosco e di boscaglia di ginestre e dopo pochi minuti si arriva a un piccolo cimitero da cui si vede un po’ più in alto la bella pieve romanica di Pernina. Si raggiunge la chiesa e si prende la strada carrabile sterrata sulla destra. Si percorre questa strada per circa un chilometro,  passando  oltre l’agriturismo La Taverna e si giunge su strada asfaltata dove si gira a destra. Si percorre questa strada per circa 1/2km , poi si svolta a sinistra sulla strada di Sortoiano verso  Casa Rosi .

Borgosesia – Quarona

I SENTIERI DEL GRANITO

Tre percorsi tra Bassa Valsesia e Cusio, per affacciarsi sul Lago D’Orta

Caratteristiche generali dei percorsi : I percorsi descritti si svolgono raramente su strade asfaltate (comunque a basso traffico veicolare) e a carrarecce, piu’ spesso su mulattiere e sentieri senza particolari difficolta’ tecniche. Sono percorribili anche  a cavallo durante tutto l’anno, con l’eccezione del tratto Cellio-Madonna del Sasso (3° tappa dell’itinerario) nel quale l’innevamento sul versante del Cusio spesso pernane fino a meta’ marzo.

Per quanto la zona si presti anche all’uso della MTB, per l’esatto itinerario proposto non la consigliamo esplicitamente: sarebbe necessario predisporre molte varianti, ma se siete appassionati del mezzo potete “scoprire” personalmente le possibili alternative.

Infine e’ opportuno segnalare che l’intera zona e’ stata ottimamente segnata dal CAI di Varallo. Vista l’affidabilita’ riscontrata sul terreno durante i sopralluoghi, nelle indicazioni di percorso faremo riferimento ad essa. Nel caso abbiate previsto il pernottamento consigliamo di consultare preventivamente sia i siti ufficiali dei comuni di Quarona, Cellio e della vicina Breia o di richiedere informazioni telefoniche prima di mettersi in viaggio: con l’eccezione di Borgosesia e Varallo, la zona infatti non e’ molto ricca di strutture ricettive. Infine, utile il sito dell’agenzia di promozione turistica che copre il territorio dove si svolgono le  escursione: www.atlvalsesiavercelli.it

1°- Da Borgosesia a Quarona attraversando i “Graniti di Roccapietra” (gli altri percorsi saranno pubblicati a breve)

Abbiamo incluso nell’itinerario questa tappa, che in forma “diretta” risulterebbe forse un po’ breve  (circa 2 ore) soprattutto per le interessanti digressioni che essa permette, digressioni naturalmente del tutto facoltative, ma che consentono di toccare alcuni punti di grande interesse panoramico e storico e che risulterebbe arduo collegare in un percorso lineare.

Il percorso

Cartiglia, che pare lontanissima dalla citta’, e’ una delle tante solatie frazioncine di Borgosesia, cittadina vivace, ma nell’insieme piuttosto anonima (non me ne vogliano i borgosesiani). I rumori del fondovalle sono un brusio a volte sovrastato dal suono del Sesia in piena. Un luogo, insomma, dove immaginare una graziosa casetta ed un orticello per dimenticare la frenesia della “modernita”.

Partiti, il percorso e’ facilmente individuabile: si marcia dapprima tra i faggi, insediatisi relativamente a bassa quota sulla morena sinistra del Sesia traccia delle antiche glaciazioni pleistoceniche (vagando tra le frazioni di Borgosesia se ne possono individuare piu’ cordoni). Tendenzialmente in leggera discesa la piacevole via, poi racchiusa tra muretti a secco, si dirige verso Vanzone A1A, che si raggiunge rapidamente con un breve tratto  di ripida scalinata. Uno sguardo alla tranquilla borgata, e usciti dalle case (attenzione ai segnavia) si giunge rapidamente al bivio per S.Maria, imboccando la mulattiera in salita: e’ la prima delle due digressioni proposte.

Il Santuario: Vale davvero la pena affrontare questa “Via Crucis” per raggiungere  il panoramico sito che ospita il rustico complesso: la chiesetta, edificata tra il 1400 ed il 1477 sul preesistente castello dei Biandrate (bellicosi signorotti locali perennemente in guerra con i loro vicini, come si usava a quei tempi…e non solo), ospita degli interessanti affreschi purtroppo difficilmente accessibili, mentre all’interno dell’edificio di fronte e’ invece ben visibile un altro dipinto murale, forse l’unico in Valsesia risalente al Medioevo feudale, che rappresenta S.Gregorio Magno nell’atto di officiare la Messa e nel momento in cui Cristo versa il suo sangue. Infine uno sguardo ai monti circostanti, con l’arcigno Monte Fenera in bella mostra non puo’ che farci apprezzare la sosta…ma ora bisogna scendere…tacendo pero’ dell’inavvistabile  Spaturno…

Ritornati al bivio, si supera contornandola, la chiesetta del Pontetto, proseguendo quasi in piano verso sinistra. Il luogo e’ ameno ed appartato: giunti alla testata della valletta salendo tra massi e detriti (sempre attenzione al segnavia bianco-rosso)A3A, tra risorgive e pareti incombenti, si entra finalmente nel mondo dei graniti di Roccapietra. Purtroppo non siamo gli unici ad esserci inoltrati tra di essi: numerosi sono i segni di cave antiche e recenti, alcune ancora attive e noi, risalita l’erta china, dobbiamo inevitabilmente attraversarne una.

Per fortuna il bosco e’ pronto a riaccoglierci: si procede in bellissimo ambiente, quasi un giardino ricco di ruscelli e piccoli pianori, come Pra’ Carlo, forse usati come ricovero per le greggi, come lasciano intuire i numerosi manufatti in pietra che s’incontrano. Poco piu’ avanti sono segnalati i resti di un’antica cava (la “Prijera”, “prija”,”pera” o “peira” in Piemonte indicano la pietra), con alcune pietre con i segni di sbozzatura. Ora il sentiero scende verso Quarona, lasciando intravedere tra gli alberi inusuali scorci quasi “a volo d’uccello” di cio’ che resta delle antiche manifatture, per giungere infine in paese nei pressi della chiesetta di S.Rocco.

Quarona: Qua e là per le vie del paese fanno capolino, ormai inglobati in edifici piu’ moderni, dei particolari di un un passato che attesterebbe una certa rilevanza alla localita’: probabilmente un occhio attento ed esperto riuscira’ a vederne parecchi. Noi invece siamo rimasti colpiti dai resti, quasi ombre dipinte, di vecchie insegne o scritte che vanno scomparendo: se vi capita di voler visitare la parrocchiale (che sarebbe il punto in cui facciamo terminare il percorso odierno), fateci caso, così come fate caso alle lapidi che costituiscono il sagrato della chiesa, a ricordare come una volta le chiese accogliessero anche le “spoglie mortali”.

S.Giovanni al Monte e la Beata Panacea.  Come gia’ detto una visita all’antica parrocchiale di Quarona, edificata su una costruzione romana del V secolo, e’ vivamente consigliata, sia per la bella posizione, con panorama esteso verso Varallo che per gli affreschi, alcuni di origine medievale, in essa contenuti (considerati tra i piu’ belli dell’intera Valsesia, peraltro terra di importanti pittori piemontesi, come Gaudenzio Ferrari e Tanzio da Varallo). Particolare e’ quello rappresentante il martirio di Panacea, il cui culto e’ localmente ancora molto sentito dai quaronesi, martirio che avvenne il 1°Maggio del 1383. Per la consigliatissima visita alla chiesa  e’ necessario appoggiarsi al locale “Comitato S.Giovanni e Beata Panacea”.

Proseguendo sulla mulattiera, preceduta da alcune piu’ recenti cappellette che ne raffigurano episodi della vita, si raggiunge infatti una seconda chiesetta, questa dedicata alla Beata e poi volendo la panoramica sommita’ del Monte Tucri (il toponimo significa “tombe”), da dove si ha un vertiginoso colpo d’occhio a giustificare la scelta del nome “I sentieri del granito.

Si ritorna a Quarona per la medesima via della salita.

Per consultare il file Pdf del percorso clicca qui.

Montefiascone – Bolsena

Montefiascone – Bolsena

Questo percorso fa parte del progetto “La Francigena Laica”, cioè la via Francigena ma fatta al contrario, verso nord. Questo per constatare se le indicazioni ci sono e sono attendibili, per creare delle descrizioni adeguate anche per chi vuole fare il percorso non nel senso del classico pellegrinaggio.

Il percorso

Dai giardini della Rocca dei Papi di Montefiascone prendiamo i vicoli del paese fino a scendere in Piazza Vittorio Emanuele, con la caratteristica fontana al centro. Da qui prendiamo il corso a scendere verso l’arco che si trova nelle mura del paese. Uscendo dall’arco si imbocca una strada avanti a noi, in decisa discesa, direzione San Flaviano, la chiesa che troviamo in fondo a questa via, a sinistra, quando incrociamo la Cassia. Prendiamo poi quest’ultima a sinistra, ma non prima di aver visitato la splendida chiesa. Dopo il benzinaio si gira sulla sinistra seguendo le indicazioni Bolsena 15 km. Al bivio, come da indicazioni, a destra per Bolsena. Arrivati al bivio che a destra andrebbe alla Coop andiamo avanti su sentierino adiacente al guardrail e allo stop giriamo a destra. Al tornante si segue sempre la Cassia su marciapiede. Dunque si passa davanti alla Chiesa di San Pancrazio. Le indicazioni dicono che, se andassimo verso Roma, mancherebbero 100 km. Proseguiamo avanti e proprio all’altezza del cartello della fine di Montefiascone c’è una strada che sale, da prendere. Qui i cartelli sono ben evidenti per chi scende verso Roma, ma non per noi: prestare attenzione. Dopo nemmeno 400 metri, sulla destra, troviamo una strada bianca da imboccare (Via Asinello): attenzione anche in questo caso non esistono i cartelli.

Arriviamo ad una grande Villa con il numero civico 56 dopodiché svoltate a sinistra per una strada asfaltata. Si passa così davanti alla Fonte del Sambuco. Dopo non molto la strada diventa sterrata e siamo nelle campagne di Montefiascone. Si arriva così ad un bivio a Y, dove andare a sinistra, che poi sarebbe la principale. Arrivati ad un secondo bivio a Y ci manteniamo sulla destra in piano. Giunti alla Via Cassia la si prende a destra, usando il passaggio tra il guardrail e l’uliveto. Finita la protezione andiamo a sinistra, strada sterrata. Si passa, con un ponte medievale su tracciato romano, un fosso e si attraversa la Cassia andando per pochi metri a destra e poi a sinistra in salita. Ancora pochi metri e imbocchiamo il sentiero a sinistra. Siamo dentro a delle rimesse, delle abitazioni e dei terreni agricoli.

All’incrocio di strade sterrate andiamo dritti e dopo breve andiamo sempre dritti. Fatti 50 metri troviamo una strada bianca a sinistra da prendere. Andando sempre avanti, in prossimità di un ruscello con un vecchio mulino, attraversiamo il corso d’acqua con il ponticello di legno (oppure con le corde) e proseguiamo con il sentiero. Stiamo costeggiando il ruscello e ogni tanto vediamo varie cascatelle sulla sinistra. Troveremo poi sulla sinistra delle scritte con una deviazione della Francigena: non prendetele, proseguite dritti.

Arrivati ad uno slargo con panchine e bivio a T svoltiamo a destra, giungendo così al Parco di Turona. Dopo l’acquedotto svoltiamo a sinistra. All’incrocio con la strada asfaltata giriamo a sinistra in discesa. Prestare attenzione: non adeguatamente segnato, ad un tratto della discesa, all’altezza di un palo della luce e di una pietra di travertino della Francigena, bisogna svoltare a destra in salita. La strada arriva in un punto molto panoramico con un casale e aggira la collina sulla sinistra. Ad un tratto c’è una deviazione sulla sinistra che andrebbe al ruscello ma non ce ne curiamo. Oltrepassata la recinzione per le pecore andiamo a sinistra e incominciamo a scendere, sempre con vista panoramica sul lago. Si arriva così ad una strada asfaltata che costeggia delle ville e poi ad un bivio a T a cui si va a destra e immediatamente a sinistra (non per la Tana  dell’orso). Superando un antico lavatoio si prosegue costeggiando recinzioni di ville. Dopo aver passato una serie di pollai si arriva ad una strada cementata ad un incrocio: andiamo a destra in salita.

Dopo pochissimi metri si svolta a sinistra al bivio, costeggiando il recinto di una villa. Dopo il ruscelletto da guadare si prosegue a sinistra e si scende per il sentiero, che diventa asfalto e arriva alle scuole di Bolsena. Qui svoltiamo a destra e ad uno slargo a sinistra. Prendiamo Via IV Novembre che ci porta all’Arco e al centro di Bolsena.

Il Girasole di Rispescia – Stazione Grosseto FS

Lasciandoci la porta d’ingresso della cappellina dell’ENAOLI (Foto01) alle spalle, percorriamo per intero il viale (verso W-NW) di pini domestici (Pinus pinea) (Foto02) che ci troviamo di fronte. Giunti al termine scendiamo la scalinata (Foto03) che ci troviamo sulla sx, al termine della quale svoltiamo a dx per passare sotto alla Super Strada (SS1 via Aurelia) e successivamente proseguiamo verso dx (Foto04) (verso NE), percorrendo Viale S.Maria Goretti fino in fondo, per attraversare tutto il paese, fino a giungere sul retro di un distributore di benzina, in prossimità della SS. Qui la strada svolta a sx (Foto05) e la percorriamo (verso N) fino a raggiungere il termine di un oliveto sulla nostra dx, in prossimità di un filare di vecchi cipressi.
Imbocchiamo la strada sterrata (verso E-NE) (Foto06) costeggiata da questi cipressi e proseguiamo dritti fino al cipresso (Foto07) posto proprio sul limite della SS. Svoltiamo a sx (verso N) costeggiando la SS stessa, fino al sottopassaggio che percorriamo e dopo il quale, passando tra le canne (Arundo donax) (Foto08), si arriva in prossimità di un ponticello. Svoltiamo a sx (verso NE) passando sopra a tale ponte e proseguendo lungo la strada che diviene sterrata. Al termine, in corrispondenza di alcuni cassonetti, ci troviamo nelle vicinanze di uno svincolo della SS, sulla Strada Provinciale che porta a Montiano. La attraversiamo per intraprendere la strada sterrata sottostante ai pini e agli eucalipti che si trovano sull’altro lato (Foto09). Manteniamo la dx e intraprendiamo la strada che diviene un tratturo (verso NE), oltrepassando il piccolo gruppo di case iniziali e un filare rado di cipressi che delimita un confine (Foto10), per poi costeggiare un filare di olivi (a sx) a bordo di un campo coltivato (a dx).
Ci troviamo ora in corrispondenza di un allevamento di cani, proseguiamo la strada, oltrepassiamo la casa (Ex Pod. Melosella) (Foto11), percorriamo la strada sterrata tra eucalipti e olivi e arriviamo sulla Strada Comunale Grancia. (Foto12) Svoltiamo a sx (verso NW) e proseguiamo dritti, mantenendo la sx per 2,4 km circa, seguendo le indicazioni verso Grosseto (Foto13), fino ad arrivare al sottopassaggio della SS in Loc.Spadino (Foto14). Lo oltrepassiamo e ci troviamo in corrispondenza di un grande svincolo. Teniamo la dx e attraversiamo la Strada Prov.le Sante Mariae: dovremo dirigerci verso il ponte (Foto15) che vediamo alla nostra sx (Ponte Mussolini) (verso W) per poter attraversare il fiume Ombrone. Giunti in cima alla strada, siamo sull’Aurelia vecchia.
Svoltiamo verso dx (verso NW) facendo molta attenzione al traffico: non c’è lo spazio dedicato ai pedoni. Oltrepassato il ponte, si apre uno slargo alla nostra dx che ci permette, oltrepassando sulla sx il cancello (Foto16), di percorrere l’argine del Fiume Ombrone (verso N-NW). Proseguiamo sull’argine per 1,7 Km circa e siamo a Grosseto.
In corrispondenza del centro commerciale Le Palme, sulla sx (verso NW), si trova la discesa dall’argine (Foto17), mentre a dx siamo nel punto più vicino al Fiume. Imbocchiamo la discesa a NW e percorriamo via De Barberi, che ci sta di fronte, fino alla rotonda di P.za della Libertà, la oltrepassiamo e proseguiamo nella stessa direzione, su via De Barberi, verso le Mura della città. Giunti al termine della via, siamo in Piazza Stefano De Maria, la piazza del Mercato settimanale di Grosseto. Ci dirigiamo verso la Porta Vecchia delle Mura Medicee (Foto18) che abbiamo davanti e, subito dopo averla attraversata ci teniamo sulla sx (verso NW) ed entriamo nella Piazza del Sale.
Costeggiando gli edifici che ci troviamo sulla sx troviamo la scalinata (Foto19) che ci permette di accedere (verso SE) al camminamento sulle Mura e la imbocchiamo. Una volta saliti ci troviamo sul Bastione Cavallerizza, il Bastione più a Sud di tutta la cinta muraria. Svoltiamo a dx (verso NW) e proseguiamo costeggiando il parco pubblico Renato Pollini e arrivando al Bastione Mulino a vento (detto “del cinghialino” per la statua postavi al centro) con una sistemazione a verde molto ricca. Si prosegue (verso N) sullo stesso percorso fiancheggiando i campi da tennis e la pista polivalente, fino ad arrivare sul Bastione Garibaldi, dove si trova la statua del Generale e il Disco-Club Eden, storico locale di Grosseto recentemente ristrutturato.
Qui la cinta muraria si interrompe e dobbiamo scendere (verso E) mantenendo la destra e seguendo la discesa a scivolo che ci porta, lungo via Mazzini, fin sul Corso G.Carducci. Svoltiamo a sx (verso N) e attraversiamo il trafficato incrocio tra via Porciatti, via Manetti e via IV Novembre, dirigendoci verso l’antistante P.za F.lli Rosselli (detta “Piazza della Vasca”) (Foto20) sulla quale affacciano molti imponenti ed importanti edifici.
Giunti sulla piazza, svoltiamo a dx (verso NE) entrando in via G.Oberdan e la percorriamo, sul lato sx, fino a giungere al quinto incrocio, quello con via Aquileia. Qui svoltiamo a sx (verso N-NW), esattamente in direzione della Basilica del Sacro Cuore di Gesù, caratterizzata dai suoi tetti in rame, celesti per via dell’ossido che li ricopre. Percorriamo tutta via Aquileia passando davanti anche all’Alimentari Cinzia, al numero 77, dove possiamo rifocillarci con pane di farine di grani antichi, salumi e formaggi del territorio. Giunti su via della Pace, svoltiamo a sx (verso NW) e proseguiamo dritti fino alla rotonda dove svoltiamo a sx (verso W-SW) su via Emilia. La percorriamo, oltrepassiamo la rotonda di P.za Istria e proseguiamo dritti su via Trieste fino ad arrivare nel piazzale della Stazione FS di Grosseto.

Località Ottava Zona – Il Girasole di Rispescia

Lasciamo la Strada Comunale Grancia, in prossimità dell’Agriturismo San Giorgino, svoltando (verso SW) (Foto01) in corrispondenza del numero 35. Seguiamo questa strada camminando tra eucalipti e olivi, fiancheggiamo una casa (Ex Pod. Melosella) e un allevamento di cani, percorrendo il tratturo posto tra un campo coltivato (a sx) e un filare di olivi (a dx). Si oltrepassa un rado filare di cipressi (Foto02) che funge da limite del campo e si prosegue fino ad arrivare ad un piccolo gruppo di case che ci lasciamo sulla dx per giungere sulla Strada Provinciale di Montiano.

Ci troviamo ora in prossimità di uno svincolo della Super Strada (SS1 via Aurelia) e attraversiamo la strada asfaltata per immetterci in quella sterrata che già si osserva dalla parte opposta (Foto03). Si procede (verso S) su tale strada costeggiando la SS finché, in corrispondenza di un ponticello, non diviene asfaltata. Immediatamente dopo tale ponte si svolta a dx (Foto04) (verso W) tra le canne (Arundo donax) per passare sotto alla stessa SS mediante un sottopassaggio (Foto05), dopo il quale si svolta a sx (verso SW) passando tra la SS e un oliveto.
Al termine dell’oliveto, in corrispondenza di un cipresso, seguiamo il tratturo che stiamo percorrendo, svoltando a dx (Foto06) (verso W-SW) per uscire dall’oliveto, passando una sbarra e giungendo, attraverso una strada sterrata fiancheggiata da vecchi cipressi, alla strada asfaltata di Viale S.Maria Goretti (Foto07). Siamo a Rispescia.
Svoltiamo all’ora verso sx (verso S) e proseguiamo fino a giungere in prossimità della SS. Seguiamo la strada e quindi svoltiamo a dx (verso SW) e procediamo dritti fino ad uscire dal paese (Foto08), dove si svolta a sx (verso E), passando nuovamente sotto alla SS.
Non appena passato il sottopassaggio, saliamo la scalinata che ci troviamo sulla sx (Foto09) e che ci evita di transitare sullo svincolo e sotto al sole, per immetterci nel lungo viale di pini domestici (Foto10) (Pinus pinea) che ci conduce dritti fino alla nostra destinazione (Foto11): l’ENAOLI (Ente Nazionale per Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani) (Foto12), vicino al quale si trova la fattoria Il Girasole di Rispescia.

Torre della Scaffa – Marina di Capitana

Il Cammino 100 Torri è un’avventura fantastica. E’ il sogno di alcuni sardi che si sono messi in cammino e hanno mappato un anello, o periplo, che passa per le 100 torri di avvistamento che si incontrano lungo la costa della Sardegna. Come sono soliti dire loro: “E’ il sogno di ogni sardo”. Noi di Ammappalitalia siamo felici di ospitare il loro tragitto e rimandiamo con piacere, per la completezza delle informazioni sul progetto, direttamente al sito cliccando qui. Sul sito infatti potrete trovare le informazioni su chi ha percorso l’anello, sui luoghi dove alloggiare e su molte altre informazioni importanti.

Il percorso

Iniziamo la tappa dalla “Quarta Regia“, da Sa Scaffa. La torre della Quarta Regia anche se ha subito svariati restauri. Non è al massimo delle sue condizioni architettoniche, anzi. È in pessime condizioni; si è pensato nei decenni passati ad adibirla a svariati usi: da museo a sede di associazioni. Ma ora il suo stato è davvero di abbandono. È la torre costiera che sta più vicina al centro di Cagliari. Ed è la meno conosciuta. Continuando il viaggio attraversiamo il vecchio ponte in ferro che si usava per andare a Pula, (appunto via Pula). arrivati alla strada principale (via riva di ponente) , strada larga a 4 corsie si cammina sul lato porto dove si cammina comodamente grazie al marciapiede. si cammina tutto lungo il porto sorpassando dogana e molo rinascita si arriva in vai roma. si può proseguire tutto lato porto fino ad arrivare alla sede della capitaneria di porto. si passa davanti alla loro sede andando verso il molo Ichinusa. e si percorre la nuova passeggiata lato mare. e si arriva a su siccu. All’altezza della Cattedrale di Bonaria. Procedere per altri 200 metri nella pista ciclabile svoltare a sinistra sotto l’asse mediano (cavalcavia) e andare in direzione fiera. Svoltare a destra direzione coni. il passaggio è un marciapiede protetto con guardrail alto. si arriva al parcheggio CONI e si sale sul ponte pedonale. Per attraversare canale ed asse mediano. arrivati al piazzale dello stadio sant’Elia scendere per le scale e procedere in direzione mare. dopo il chiosco (sulla destra) procedere dritti fino al mare alla vostra sinistra troverete il nuovo lungo mare sant’Elia. si procede dritti attraversando il ponte dei pescatori e si arriva al piazzale del lazzaretto si gira a sinistra percorrendo la pista ciclabile attorno al campo di calcio e si arriva allo sterrato. Dove si intravede la seconda torre : torre del prezzemolo. oltrepassata al torre all’altezza del cartello segnaletico di inizio sentiero proseguire per il sentiero in direzione del Faro. arrivati al Faro si scende lungo la strada asfaltata all’incrocio si gira a sinistra , prendendo la prima strada a destra non asfaltata, affianco alla struttura per l’addestramento dei cani (cinofili). si prosegue fino ad arrivare ad un viale di olivi tra le due caserme militari. lo si percorre arrivando al parcheggio di marina piccola. si prende la nuova passeggiata e si arriva ad incontrare la torre di mezza spiaggia. si oltrepassa l’ospedale marino. e si arriva dopo 10 km alla rotonda del margine rosso. si prosegue oltrepassando il distributore lungo la strada fino ad arrivare al parcheggio (via alisei) che ci permette di riprendere la spiaggia arrivati in spiaggia si prosegue oltrepassando anche un guado. si incontra l’altra torre: torre di Foxi.

Allo slargo successivo purtroppo per sicurezza si svolta a sinistra fino ad arrivare alla strada asfaltata si gira a destra e si procede percorrendo via s’oru de mari. si prosegue fino ad incontrare la torre di sant’Andrea. oramai inesistente fatta saltare in aria, ora dopo la demolizione dell’abitazione si sta recuperndo anche la villa romana.  si svolta in via Bellaria e poi si va verso il mare attraversando il parcheggio. si prosegue per circa 2,5 km attraversando il fiume. si arriva vino a Sighientu.

Al porto turistico. si procede verso la strada statale dove alla propria destra direzione Villasimius ci son slarghi per poter camminare lungo la statale ( in primavera si può camminare lungo la riva) si procede lungo il ciglio della strada. é preferibile attraversare nelle strisce del benzinaio, la viuzza parallela alla statale è molto più larga. si arriva al villaggio pini e mari.

Ponte di Paderno d’Adda – Fattoria Amici Cavalli

Partendo dal Ponte di Paderno d’Adda costruito a fine ‘800, che collega la provincia di Lecco a quella di Bergamo, si scende fino a raggiungere il fiume e ci s’incammina verso nord, risalendo la corrente del fiume.>
Si arriva ad ammirare la prima chiusa dell’Adda, commissionata da Ludovico il Moro a Leonardo da Vinci a fine ‘400. Si prosegue immersi nel verde del parco Adda Nord, che tutela la ricca biodiversità di flora e fauna. Si possono vedere cigni, folaghe e germani ma anche svassi e moriglioni. Il verde della flora e i cinguettii ci accompagnano per tutto il cammino, dopo aver superato Robbiate si giunge a Imbersago dove il traghetto di Leonardo porta i turisti (volendo con l’auto) dall’altra parte del fiume, solamente grazie al tiro di una fune. Lasciando Imbersago si passa da Arlate a Brivio, dove se si presta attenzione non è difficile vedere i cormorani che pescano, o i tuffetti che giocano ma ancor più bello è vedere la garzaia degli aironi dove vivono stabili 20-30 coppie, subito dopo questo sito, segnalato da un cartellone, si giunge nella località del Toffo, questa è una pozza di acqua bassa dove in estate i briviesi fanno il bagno. Quando lo sterrato si trasforma in asfalto, in prossimità delle due case rosa, si abbandona il fiume per girare a sinistra in una vietta sotto un porticato, in cui nidificano le rondini. Si sale fino a ritrovarsi nel cortile di una cascina, si gira a destra e si salgono gli scalini che ti portano sulla strada provinciale, dove dall’altra parte si trova la fattoria Amici Cavalli in cui vi accoglieremo con piacere!

Fattoria Amici Cavalli – Lecco

Partendo da Amici Cavalli si prende il sentiero sul retro che porta nel bosco e si percorre verso nord in direzione del paese di Brivio, al primo bivio s’incrocia una strada asfaltata, si prosegue dritto, al secondo bivio si tiene la sinistra scendendo, si prende poi la destra e ci si trova in paese e poi sul fiume Adda.
Seguendo il fiume verso sud si può arrivare fino ai navigli di Milano, mentre svoltando a sinistra verso nord si va verso Lecco.
La strada pedonale inizia dal ristorante La Bella Venezia, il percorso è salvaguardato dal Parco Adda Nord, bisogna quindi attenersi alle norme indicate dal parco per tutelare flora e fauna. Passeggiando si vedono cigni e germani ma anche cormorani che si asciugano le ali al sole, stormi di folaghe e diverse coppie di aironi cenerini. Gli alberi sono maestosi, ontani e platani dove i picchi fanno buchi ma anche tanti cespugli e arbusti dove si nascondono fringuelli e usignoli di fiume.
Si percorrono i primi 500m del parco con a sinistra campi coltivati per poi entrare nel bosco, qui ponticelli di legno e di pietra permettono di attraversare fossi e ruscelli senza difficoltà. Si passa da Airuno e poi si supera il nuovo ponte di Olginate e due ponti della ferrovia, uno in uso mentre l’altro trasformato in pedonale porta a Calolziocorte dove si può visitare il Monastero del Lavello. Proseguendo si trova un percorso vita attrezzato, dove il fiume si apre sul lago di Garlate con un bellissimo paesaggio citato dal Manzoni, sullo sfonda appare il monte Resegone e la Grigna.
Continuando si attraversa un parco giochi con punto ristoro per poi ritrovarsi affiancati alla strada provinciale, dopo Garlate s’incontra Pescate e si arriva al ponte Azzone Visconti, lo si attraversa prendendo la sinistra per raggiungere il lungolago di Lecco oppure sulla destra si visita Pescarenico, antico borgo dove Renzo de “I promessi sposi” incontra Lucia.

Giove – Lugnano in Teverina

12 km di camminata che uniscono due splendidi borghi umbri, passando per il Sentiero di Palliccio, aperto e mantenuto da un gruppo di appassionati.

“Siamo un gruppo di volontari accomunati dalla passione per la natura e impegnati nella difesa dell’ambiente. Nel tempo libero manteniamo pulito il sentiero, facciamo manutenzione alla cartellonistica presente, e organizziamo iniziative di vario genere per l’educazione e la divulgazione ambientale, rivolte sia agli adulti, sia ai bambini. Alcuni di noi posseggono titoli specifici per svolgere visite guidate lungo il percorso” (dal sito dedicato al Sentiero). 

Il sentiero di Palliccio è una piccola area naturalistica situata nel sud dell’Umbria, attrezzata con cartellonistica dedicata a specie animali e vegetali ed è dedicato all’amico Paolo Vannutelli.

Il percorso

Dal belvedere di Giove andiamo per Via Guglielmo Marconi e prendiamo, immediatamente, la prima a sinistra, una strada cementata che scende. Dopo poche centinaia di metri arriviamo ad un primo bivio che prendiamo a sinistra in discesa. Dopo circa 1 km, proseguendo sempre sulla principale, la strada diventa bianca. Svoltiamo a destra all’altezza di un guardrail e poi subito ancora a destra in salita. Qualche centinaio di metri svoltiamo al bivio successivo a sinistra in discesa. Si percorre così questa lunga strada bianca in discesa fino a quando non arriviamo in piano. Subito dopo un ponte e all’altezza dei pannelli fotovoltaici svoltiamo a destra in salita. Dietro di noi la sagoma di Giove ormai alle nostre spalle.

Bisogna percorrere per qualche centinaia di metri la strada prima di giungere ad un ponticello e ad una  vigna sulla destra. Accanto alla vigna c’è l’inizio del Sentiero di Palliccio, con il cartello e la staccionata per l’ingresso. Da qui, invece di andare per la strada bianca evidente a sinistra, andiamo seguendo i cartelli e le indicazioni del sentiero.

Il sentiero ci conduce facilmente per il bosco e adiacenti al ruscello dopodiché sale per uno spiazzo con l’indicazione “Punto di Ascolto e Osservazione”. Da qui saliamo a sinistra e intercettiamo la strada bianca che va presa a destra. Questa strada ci porta con una deviazione a sinistra, di qualche decina di metri, alla Fattoria Wwoof Sentiero del Palliccio. Si ritorna dunque alla strada bianca e si continua fino a intercettare la strada asfaltata Porchiano – Attigliano, che va presa a destra. Dopo duecento metri si svolta alla prima a sinistra, all’altezza di un lavatoio, e si prende una strada bianca che sale, che poi diventa un largo sentiero. Si intercetta così una strada asfaltata da prendere a sinistra per poco, infatti fatti nemmeno 50 metri, in prossimità dei pali della luce, quando vediamo Porchiano davanti a noi e Lugnano a sinistra, infiliamo un sentiero a sinistra. Dunque seguiamo, in una specie di fuoripista, i pali di legno della luce camminando per prati panoramici e ventosi. In questo modo si arriva ad una strada bianca da prendere a sinistra. Laddove la strada bianca svolta decisamente a destra noi invece andiamo dritti per un sentiero, che comincia a scendere e intercetta una strada bianca da prendere a destra. Si supera dunque un ponticello e si svolta successivamente a destra al bivio a T. Al bivio successivo andiamo a destra seguendo il cartello del sentiero 201. Si intercetta una strada più ampia, bianca, da prendere a destra fino al lavatoio. Qui si svolta a sinistra e subito ancora a sinistra per una sorta di tagliata, molto bella.

Camminiamo per rimesse, casali abbandonati e pollai, fino a giungere ad una strada asfaltata da prendere a destra; siamo quasi a destinazione. Infatti, qualche decina di metri dopo, svoltiamo a destra (Strada di Vagli) e poi ancora a destra. Siamo sotto al centro storico, ci basterà salire a sinistra, prendere le scale, sorpassare l’arco e perderci nei vicoli di Lugnano in Teverina.

Stazione di Potenza – Bioagrisalute

Il percorso ci porta dalla stazione ferroviaria di Potenza superiore all’agriturismo Bioagrisalute, a Cancellara. Dalla città si passa velocemente in una campagna aperta, di dolci ondulazioni, per piccoli borghi, attraverso i resti di tratturi ancora perlopiù percorribili. Pochi i tratti acclivi. La parte iniziale e finale sono su strada asfaltata, ma non trafficata.

Il percorso

Sarò sincero: dalla stazione di Potenza superiore io sono giunto con un passaggio in auto tra palazzi, scuole, università, ospedale, in direzione Macchia Romana, anche per strade non proprio adatte per i pedoni, davanti al Campo Scuola abbandonato, e da lì sono partito a piedi.

Vi consiglio quindi di procurarvi una mappa di Potenza o chiedere ai passanti per giungere dove mi hanno lasciato, oppure chiedete un passaggio in auto!

Dal Campo Scuola ho continuato tra grandi e brutti palazzi e sulla sinistra ho preso una ripida salita asfaltata, Via Giorgio La Pira. Iniziamo a trovarci fuori dalla città, orti e ripetitori e pale eoliche. In cima una piccola rotonda e un’indicazione: Piani del mattino. Continuiamo dritto seguendo l’indicazione. In fondo a sinistra nel paesaggio spicca la nuova statale che porta verso la Potenza Melfi. I Piani del mattino sono un appena ondulato cereali e campagna punteggiati da masserie e piccoli borghi. Dobbiamo attraversarli sulla piccola strada asfaltata ignorando tutti gli incroci (Via Fontana del Cerro, Via Ponte Sant’Antonio, Via Fonte della Spina, Via delle mattine, Via di Contrada Cavalieri con la madonnina contornata da una siepe di bosso e la posta della Via Crucis).

Dopo poco più di 4 km dalla partenza al Campo Scuola giungiamo a Masseria Colucci, dove possiamo rinfrescarci al lavatoio. Il tratturo principale si prende da sopra Masseria Colucci, continuando sulla strada principale. Io invece sono sceso per un sentiero lungo i campi e tra gli arbusti abbastanza percorribile, indicatomi da una locale. Sono arrivato al torrente Tiera che ho guadato saltando su alcune pietre (per fortuna non c’era molta acqua con la mancanza di pioggia della fine del 2015). Ho seguito il sentiero parallelo alla Strada Statale Via Appia, che poi scivola sotto i pilastri per sbucare dall’altro lato, da dove si profila una ripida salita in cima alla quale si vede il campanile della chiesina di San Michele. C’è un’atmosfera di abbandono, un paesaggio picchiettato di ruderi. Scoprirò poi che a San Michele c’è stata una frana diversi anni fa.

In cima di fianco alla chiesina si dipartono due sentieri, ho preso quello sulla destra indicatomi da locali. Salita un poco ripida di circa 1 km e ritroviamo sulla sinistra l’incrocio con il tratturo principale, che si presenta nell’ultima parte completamente invaso dagli arbusti.

Il tratturo che seguo è invece ben percorribile, e costeggia un monticello tutto roverella, il Cozzo Piano Grande, dietro cui si stagliano le prime pale eoliche.

Avvicinandoci alle pale eoliche il tratturo si presenta per tratti invaso dai prugnoli e poi si perde nei campi, ma seguendo i bordi di questi lo si ritrova dopo un centinaio di metri di nuovo percorribile, e ci porta alla strada ghiaiata che serve le pale eoliche, che è indicata nelle carte precedenti alla costruzione di queste come tratturo di Occhio. Da qui possiamo spaziare sul paesaggio montano lucano, con Pietragalla che si staglia su una dorsale verso nord.

Dopo i pannelli fotovoltaici io ho provato a ritrovare il tratturo Potenza – Cancellara, ma questo si perde nei campi. Meglio farete a seguire la strada ghiaiata. All’incrocio con la strada del “biscione” ci sono due possibilità per giungere all’agriturismo Bioagrisalute: o prendere verso est la vecchia strada asfaltata, che può è più volte tagliata da un tratturo, o prendere verso nord la nuova strada asfaltata.

Io ho preso verso nord. Il paesaggio è dominato da Acerenza, e dietro Acerenza si vede solo con il binocolo un piccolo e lontano villaggio bianco, Palazzo San Gervasio.

Dopo 1 km di cammino appena passata una curva ecco far capolino Cancellara, con il campanile, il castello e le case del quartiere U Lammard ammucchiate sotto.

A un’ultima curva a fianco di un filare di querce lasciamo la strada asfaltata per un sentiero sulla destra che ci porta verso la fiumara, che guadiamo poco prima del vecchio ponte abbandonato. Saliamo decisi per la ripida Costa del Carpine, ammirando il paese appena alla nostra sinistra. Giungiamo alla strada asfaltata, saliamo passando accanto allo stadio, in emblematico stato di abbandono. Incrociamo la strada che proviene dal paese e attraversiamola per salire per il boschetto di frassini, in cima al quale ci troviamo sulla carreggiabile che porta all’agriturismo.

Bioagrisalute vi accoglierà di un affetto immenso, e vi ritroverete in un vortice di incontri incredibili, ve lo assicuro!

Manciano – Azienda Agricola Guido Romagnoli

Dal municipio di Manciano scendiamo fino à intercettare la Circonvallazione Sud che prendiamo a destra, per poi girare a sinistra in discesa per Via delle Fonti. Quindi troviamo un primo bivio a cui girare a destra seguendo la strada principale, poi un secondo bivio a cui girare a sinistra, e dopo qualche centinaio di metri un terzo a cui andare a sinistra per strada asfaltata.
Quando si trova a sinistra il cartello per l’agriturismo “Il Laghetto” proseguire diritti sulla strada principale, che diventa bianca.
Dopo il Lago Scuro (sulla nostra sinistra) si trova un bivio e si prende a sinistra. Poi la prima a destra, cioè una strada bianca costeggiata da recinzioni e subito dopo il filare (qualche centinaio di metri) di alberi andiamo a sinistra per campi seguendo la recinzione. Alla fine del campo troviamo uno scalandrino (scaletta per sorpassare le reti). Lo scavalchiamo e ci troviamo in un secondo campo. Ancora dritti fino all’estremità opposta, dove troviamo un secondo scalandrino, da superare. Ci troviamo sulla provinciale, che percorreremo per 150 per arrivare infine alla strada bianca sulla destra che conduce alla nostra meta, ovvero la Fattoria di Guido Romagnoli.