Nicolosi Ragalna

Il primo tratto del percorso attraversa la colata lavica che, in seguito all’eruzione del 1669, devastò Nicolosi e molti altri centri etnei, giungendo fino al mare in corrispondenza di dove oggi si trovano i quartieri occidentali di Catania, costruiti proprio su questa colata. Il paesaggio sembra quasi lunare, dominato dai colori nero, grigio e rossastro della roccia lavica che ricopre tutto. Il Mungibeddu si staglia in tutta la sua maestosità davanti a noi e accompagna tutta la tappa.

Il percorso

Dalla piazza del municipio imbocchiamo a destra la Via Etnea, in salita.  Poco dopo giriamo a destra in Via Capuana e poi a sinistra in Via Leopardi. Percorriamo per intero questa via fino a incontrare davanti a noi una cappella che custodisce tre icone sacre (“I tre altarelli”). Da qui andiamo a sinistra e subito a destra, prendendo il sentiero in salita. Poco più avanti incroceremo una stradina asfaltata, la attraversiamo e proseguiamo

Ammappato il 24 novembre 2015

Ammappato da: Michele Mondello

Altro da sapere

La leggenda dello “Sferracavallu”, l’erba d’oro

La leggenda narra che sopra il borgo di Nicolosi, lungo i fianchi del vulcano, cresca un’erba favolosa, tutta d’oro. Secondo la leggenda, un monaco, giunto in Sicilia da un paese nordico, mentre raccoglieva delle erbe sull’Etna, si ritrovò le mani piene di polvere d’oro. Il monaco fu però il primo e l’unico ad aver raccolto l’erba d’oro perché, talmente preso dalla meraviglia, corse subito a casa senza aver segnato il punto preciso del ritrovamento. Tornato al suo paese, il vecchio monaco raccontò del prodigioso ritrovamento ai suoi connazionali e così, ben presto, moltissimi stranieri accorsero sulle pendici dell’Etna per dare la caccia all’erba d’oro.

La leggenda vuole, però, che lo sferracavallu (così venne in seguito chiamata l’erba dai contadini etnei) sia invisibile e soltanto i tordi possano avvistarlo per costruire il loro nido, che a sua volta diventa invisibile. Solo il fato potrà quindi far ritrovare al fortunato cercatore l’erba tutta d’oro…

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