Reutte – Immenstadt

Ovvero: “Ogni teoria è grigia e verde è il magnifico albero della vita” Goethe

Passo molto tempo sulle mappe, ho una specie di mania. Possono essere quelle cartacee come quelle on-line, ma anche cartelloni turistici. Appena ne vedo una mi fisso a guardarla per capire quale strada intraprendere il giorno dopo. Ipotizzo, progetto, traccio percorsi e immagino i luoghi che quelle mappe rappresentano. Quello che puntualmente scopro è che c’è un enorme scarto tra l’immaginazione e le cose come stanno realmente. Come dice Bateson: “La mappa non è il territorio”. Quest’ultimo è sempre più bello, grande, ricco di irrappresentabili particolari. Quando entro nel paesaggio non rimane nemmeno il ricordo di quello che avevo per così tanto tempo immaginato. La realtà è potente ed ingombrante. Schiaccia la fantasia, si fa strada con irruenza cancellando le ipotesi. Riportare alla memoria l’idea di Baviera che avevo, adesso che siamo in Baviera, mi è impossibile. Le uniche cose che mi vengono in mente sono le colline viste ieri, i boschi verde scuro attraversati veramente e i paesini coi campanili visti dall’alto per tutto il giorno.

Allo stesso modo mi sarebbe stato impossibile immaginare il contesto del famoso castello Neuschwanstein prima di arrivarci. Per raggiungerlo abbiamo valicato il confine austro-tedesco in un dolce passo poco faticoso. Una vecchia dogana abbandonata, una sbarra, il cartello con lo stemma germanico e la scritta: “Bundesrepublik Deutschland”. Dopodiché una discesa morbida presso le rive dell’Alpsee, un laghetto smeraldino incastonato tra le montagne. Ma arrivati al paese sotto ai castelli abbiamo trovato una massa rumorosa e inquietante di turisti. E’ stato un po’ come voltare un angolo e trovarsi di fronte uno sciame di insetti minacciosi. Prima il silenzio, la pace e la sensazione della scoperta, poi il baccano e l’idea che i luoghi siano come merci, da visitare, fotografare, consumare e poi via, in hotel a russare. Siamo innervositi da tutto questo e cerchiamo strade alternative, ma perfino i pullman sono minacciosi, fanno manovra come elefanti che si muovano su di un formicaio. Ci sono file per ogni cosa: per la pipì, per il biglietto, per un caffè, per il bancomat, per ritrovare la propria pazienza. Scartiamo di lato, ma è tutto inutile, hanno occupato ogni anfratto, come l’acqua di una lenta esondazione. Dunque scappiamo definitivamente da lì, anche perché il Neuschwanstein alla fine è solo un fotogenico castello senza sostanza, palestrato e rifatto, lontano migliaia di chilometri dalla bellezza sgarrupata dei nostri castelli in rovina.

Bene, siamo salvi, almeno per ora, ma in realtà tutto questo è solo una premessa, qualcosa per sostenere la riflessione che segue, un po’ come i postulati in un teorema: io e i miei compagni di viaggio siamo diversi, né migliori né peggiori, ma diversi. Diverso è il nostro viaggio, così lungo e a piedi. Le nostre esigenze sono altre rispetto a quelle di tutti i turisti animano questi luoghi in questo periodo. Dunque troviamo gente impreparata alle nostre necessità, che non riesce a comprendere cosa voglia dire essere piantati a terra da uno zaino di 15 kg, sotto al sole e alla pioggia, con un cane e per mesi, che poi è anche il peso della condizione ancestrale dell’uomo, solo con il suo cammino. Siamo mosche bianche e ci scontriamo con un mondo che è andato nella direzione opposta, con persone che ragionano secondo schemi rigidi difficili da scardinare. Non è cattiveria, semmai una sorta di pigrizia, e comunque abitudine a vivere in un paese dove le regole ci sono, funzionano e sono utili. Ma noi esuliamo da questi schemi abitudinari e abbiamo bisogno, molto spesso, di elasticità. Abbiamo bisogno di persone che ci rispondano anche se non parliamo un tedesco perfetto, di commesse che non ci chiudano le porte in faccia esattamente all’orario di chiusura, di proprietari che lascino dormire il cane per una notte nella loro pensione anche se di solito non è permesso. Insomma abbiamo bisogno di persone che facciano vincere la realtà piuttosto che la mappa astratta delle regole, che ragionino sui fatti in loro stessi e non come fossero casi generali di un modello sulla carta già perfetto. Questo per noi significa molto di più che per gli altri e non vuol dire, superficialmente, che vogliamo dei privilegi. Spesso un’indicazione in più ci risparmia ore di cammino, una commessa gentile ci risolve un pasto per Bricco e un albergatore elastico ci permette di dormire al caldo e non nel mezzo di un bosco con la tenda. Di persone così ne incontriamo ogni giorno. Sono di meno delle altre, sicuramente, ma sono loro che ci riempiono il cuore. Sono i nostri veri compagni di viaggio, spiriti affini che non scorderemo mai, come la signora che, dopo ore e ore in cerca di un posto dove dormire a Fussen (vicino al Neuschwanstein dove nemmeno nei campeggi c’era più posto!) ci ha permesso di dormire tutti e tre in una stanza singola. Sembra poco, ma per noi e per un tedesco non lo è. A lei come a tutti gli altri va il nostro grazie. E non solo… perché il giorno dopo, al momento di pagare, quando ci siamo resi conto che ci stava facendo un prezzo più basso del dovuto, non abbiamo fatto vagamente gli “italiani” dilenguandoci alla chetichella, bensì le abbiamo fatto notare subito che le dovevamo molto di più.

Reutte – Immenstadt

Commenta con Facebook

Commenti