Traversata Airole, Bossaré, Olivetta San Michele
Mappato da Compagnia dell’Anello
Proseguendo le nostre incursioni in Valle Roia, approfittiamo di una bella giornata d’inizio febbraio e, prendendo spunto da un itinerario recensito dal CAI di Bordighera, raggiungiamo con il “treno delle meraviglie” la stazione di Airole da cui inizia il nostro giro tra la Valle Roia e la Valle Bèvera che attraversa il colle della Pagliurà, scende sul versante opposto fino al ponte di Avaudorin e risale la riva orografica destra lungo gli stretti meandri del torrente Bèvera fino a raggiungere Olivetta San Michele e la sua stazione, localizzata in basso vicino alla statale del Colle di Tenda.
Da Airole (121m) – localmente ‘Aira’, con nome derivante dal tardo latino ‘ayrola’, (provenzale ‘airâl’), e significato di corte, piazzale – zaino in spalla, imbocchiamo il viottolo verso la sottostante carrozzabile trovando subito la palina del “Sentiero balcone del Mediterraneo” che si dirige per un breve tratto sulla provinciale per Collabassa, oltrepassando il fiume Roia di uno spettacolare colore azzurro, dopodiché si inerpica verso il Passo della Pagliurà (286m), ove intersechiamo la traccia dell’Anello del Grammondo, proveniente da Olivetta San Michele.
Da qui, fatti pochi passi verso sinistra imbocchiamo sulla destra (non ci sono paline) l’evidente
vecchia mulattiera trasformata ora in malandato sentiero segnalato con macchie gialle e tacche giallo-rosso.
Sarà la tempesta Alex, sarà il grufolamento dei cinghiali o, più semplicemente, l’assoluta mancanza di manutenzione, sarà quel che sarà, ma questo sentiero, di per sé facile, è pericoloso per la presenza di alcune frane con evidenti rocce e massi tuttora instabili. C’è da chiedersi perché nei sentieri della Valle Roia in territorio francese, che hanno avuto identici problemi, abbiamo trovato un’accurata manutenzione e messa in sicurezza…
Con la dovuta attenzione scendiamo comunque verso il fondo del vallone tra ulivi da tempo abbandonati, ma che si ostinano a produrre i loro preziosi frutti, e scorci panoramici sul serpeggiante torrente Bèvera, raggiungendo lo scenografico Ponte dell’Avaudorin (o Avaudurin, dal nome del bosco che lo sovrasta sul versante Nord-Ovest del contrafforte più basso del Monte Grammondo) di fattura ottocentesca che ci traghetta sulla sponda opposta (destra orografica del torrente Bèvera).
Attorno all’elegante ponte sono visibili ampie pozze di acqua di un magnifico color verde azzurro e poco più a monte i resti di un vecchio ponte che non ha resistito alla furia dell’acqua.
Seguiamo verso destra la traccia di sentiero proveniente da Torri, contraddistinto da tacche bianco-verde, che in continuo saliscendi risale la vallata seguendo il tortuoso e incassato corso d’acqua che ha scavato le rocce creando paesaggi aspri di gole, forre e canyon.
Da qui a Bossarè si cammina in ambiente adatto agli amanti del “wilderness” (selvaggio, primitivo), pur consapevoli che questi luoghi nascosti, nel corso del tempo, abbiano visto susseguirsi vari gruppi di persone, da sette religiose, ad esuli di guerra, ad audaci contrabbandieri…
Il sentiero non è difficile, ma valgono le considerazioni fatte precedentemente riguardo alla mancata manutenzione: di conseguenza la natura si sta riappropriando di ogni spazio libero colonizzandolo con edera, rovi e la terribile salsapariglia (Smilax aspera), nota anche col nome di “stracciabraghe”, senza contare la caduta di piante di alto fusto di traverso sul sentiero che obbligano a superare certi punti strisciando sul terreno. Insomma una serie di elementi negativi che non rendono piacevole questo tratto del percorso.
Continuiamo il cammino seguendo il corridoio d’acqua cinto dal bosco ripariale composto da ontani neri, salici e pioppi mentre sulla riva sinistra emergono dalla vegetazione antichi casoni in pietra oramai abbandonati e semisommersi dalla vegetazione e, su entrambi i lati della valle, si intravedono ancora i terrazzamenti ed i muretti in pietra che risalgono le pendici, resto di secoli di fatica.
Raggiungiamo il villaggio di Bossarè con i suoi suggestivi casoni in pietra, alcuni abbandonati ed altri ristrutturati principalmente da parte di turisti stranieri (olandesi, svedesi, tedeschi) rimasti incantati dalla bellezza di questo luogo
Da Bossarè un sentiero che costeggia il torrente Bevera ci conduce al Ponte della Stretta, e quindi su strada asfaltata incontro alle borgate di Ciantri e di Torre. Poi proseguendo lungo la via dei canali e dei frantoi arriviamo a Pilun, la zona centrale di Olivetta San Michele.
L’anello originario prevederebbe da qui d’imboccare il sentiero di cresta passante sotto la Testa di Giaume, raggiungere il Passo di Pagliurà e ritornare ad Airole, ma le difficoltà incontrate sul sentiero hanno allungato i tempi e, per non rischiare di perdere il treno per tornare a Cuneo, visitato il villaggio, scendiamo direttamente alla stazione di San Michele tramite un sentiero che costeggia il rio Tron.
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