LA VIA DEGLI ALTIERI – IL RITORNO
CANALE MONTERANO – EREMO – MONTEVIRGINIO – ORIOLO ROMANO
INTRODUZIONE
Chiudiamo l’anello della via degli Altieri con un tranquillo e, per alcuni versi, mistico percorso,che va da Canale Monterano ad Oriolo Romano. Mistico perché attraversiamo un monte sacro.
Parliamo dell’antico Mons Saxanus o Monte Sassano, o Monte Calvario per le carte IGM (due cime 545m e 541m) o semplicemente il Monte dell’Eremo per gli abitanti del posto.
Monte “Sacro “-non abitabile-di un’antica divinità femminile, la Bona Dea, fin dall’età augustea e verosimilmente di ascendenza etrusca. Il culto della Dea, ai cui riti potevano accedere solo le donne, è probabilmente riconducibile alla venerazione delle primordiali Dee Madri, genitrici delle origini, legate alla terra, ai ritmi della natura. La Sacralità del monte passa in mano maschile, quando, nel XVII sec.gli Orsini consentirono ai Carmelitani Scalzi di erigere il loro
” Sacro Deserto”, convento di carattere eremitico – contemplativo. Eremo che incontriamo sulla nostra strada dopo l’attraversamento della selva della tenuta. Si scende poi verso Montevirginio, borgo che deve il nome a Virginio Orsini -frate Carmelitano -e infine il lungo e piacevole viale delle Olmate ci riporta ad Oriolo.
DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Iniziamo il nostro cammino dalla piazza del municipio di Canale Monterano, Piazza del campo. Guardando il comune prendiamo Via Filippo Turati sulla nostra destra e poi giriamo subito a sinistra su Via dei Monti, in salita. Poco dopo, all’altezza di un crocifisso, teniamo la destra, ci troviamo ora su via Cesare Battisti. La salita continua,costeggiamo recenti villini e antichi casali. Passiamo davanti al Castelletto del Castagno. Qui a Canale sono chiamati “Castelletti” dei piccoli insediamenti nati per ospitare i coloni, sparsi sulle pendici di monte Sassano. Ora sono dei quartieri del paese. Arriviamo ad una piazzetta, Piazza della Riccia.
Prendiamo a sinistra Via della Patera, sempre in salita. Le case ora si diradano, la strada si dirige verso nord-ovest e attraversa una castagneta. Camminiamo fino ad arrivare a Via Monte della Rosetta, che troviamo sulla nostra destra. La prendiamo, dall’ asfalto passiamo al cemento. Alla fine della ripida salita, lunga nemmeno 300m, troviamo a destra un’altro castelletto storico – Monte della Rosetta- e di fronte a noi la sagoma ravvicinata di Monte Sassano. Prendiamo la strada a sinistra che costeggia un giardinetto recintato con un grande noce. La strada si restringe poco dopo, e diventa un sentiero che si inoltra in un bosco di castagni. Lungo questo sentiero, pianeggiante,
incontriamo un’alta palizzata in legno, una sorte di fortino, sempre immerso nel bosco. Si intravedono all’interno delle capanne sparse. È il semplice, recente romitorio dei frati Carmelitani scalzi. Lo passiamo e poco dopo arriviamo in uno spiazzo con le antenne del progresso (telefonia) , come dice ironicamente qualcuno del gruppo, e manufatti dell’acquedotto comunale.
Da qui, ignoriamo la strada che scende e prendiamo lo stradello a destra, in leggera salita. C’è anche un cartello, un po’ coperto dalla vegetazione, che indica “bosco di monte alto”. In fondo c’è un cancello nero, da lì la strada sterrata diventa un sentiero e costeggia delle proprietà .Stiamo sempre salendo nella castagneta, il sentiero è abbastanza frequentato, quindi basta seguirne la traccia. Tutt’al più, a secondo dei periodi dell’anno, ci si può impigliare in qualche rovo. Ora passiamo accanto ad un’area privata, attrezzata per mangiare all’aperto. Andiamo avanti sul sentiero, sempre in salita, più o meno verso est, sempre fra gli alberi. A breve arriviamo ad una breccia nell’ antico muro che circondava la tenuta dei frati. Il muro è alto un paio di metri, ed è ormai in rovina. Passiamo attraverso la breccia e siamo all’interno della tenuta dei Padri Carmelitani Scalzi. Il transito è tollerato, l’importante è rispettare il luogo .C’è una strada sterrata dopo il muro, la prediamo in discesa,costeggiando il muro a sinistra e il bosco che sale ripido a destra. Bosco che ha appena subito il taglio di dirado, ma, tra i castagni superstiti troviamo: agrifogli, pungitopo, qualche abete.
Nella tradizione dei Deserti era importante che questi luoghi fossero immersi in una macchia boschiva, sia per il suo valore paesaggistico- contemplativo, sia come risorsa economica per la comunità.
Scendiamo lungo questa strada forestale, abbellita in questo periodo da primule e anemoni, fino ad arrivare ad una biforcazione .La strada a sinistra va in discesa, noi invece rimaniamo sulla destra in leggerissima salita e poco dopo arriviamo ad un piccolo edificio, il Romitorio S.Carlo, uno dei piccoli romitori sparsi nella tenuta. Continuiamo brevemente sulla strada in parte inerbita e arriviamo all’inizio di un viale di pini. Prima di prenderlo, guardiamo il panorama verso nord -est:sotto di noi c’è il borgo di Montevirginio, a seguire Oriolo, sullo sfondo la faggeta di Monte Raschio e le castagnete della tenuta Odescalchi. Prendiamo il viale alberato da pini e poi lecci, in discesa. Al termine incrociamo l’asse principale di entrata della tenuta. Difatti, sulla nostra destra, dietro un magnifico leccio secolare, c’è il cancello che si affaccia sulla piazzetta del convento dalla parte della chiesa. Se aperto si può passare da là. Se è chiuso, come può capitare, giriamo invece a sinistra ,come abbiamo fatto noi con questa mappatura. In fondo troviamo una costruzione con una singolare facciata aperta. All’interno c’e la fonte di S. Elia. Una volta visitata – purtroppo l’edificio avrebbe bisogno di un restauro – torniamo sui nostri passi e proseguiamo sulla strada che passa oltre la fonte e va verso una croce in ferro.
Mentre andiamo verso la croce guardiamo il panorama che si apre sulla bandita di Canale e i monti di Vejano. Alla croce la strada curva a U, scende, e va verso un cancello grigio. Noi però vogliamo tornare sulla piazzetta del Convento,quindi non arriviamo al cancello, ma ci inerpichiamo sulla spalletta alla nostra destra in mezzo a dei noci e andiamo verso un leccio. Adesso costeggiamo la bassa recinzione e ci dirigiamo a destra verso la piazzetta del convento. Qui si trova il portone di accesso e si può visitare la piccola Chiesa e il vasto Chiostro all’interno del convento.
Per continuare il nostro percorso, invece, rimaniamo sulla strada costeggiando a destra il muro dell’Eremo fino ad una Madonnina. Qui possiamo scendere le scale a sinistra o girare l’angolo e passare dallo slargo davanti alla facciata nord del convento, abbellito da una fila di agrifogli formati ad alberello. Significativa la presenza dell’agrifoglio sia spontaneo, nella macchia, che qua , domato dall’arte topiaria.
Infatti nella simbologia cristiana le foglie dell’agrifoglio ricordano la corona di spine che Gesù fu costretto a portare e le bacche il suo sangue. I fiori bianchi invece la purezza della Madonna. Ma il simbolismo nasce ai tempi dei Romani, quando l’agrifoglio era considerato un talismano per allontanare i malefici, e usato durante la festa dei Saturnali del solstizio d’inverno. Festa ora sostituita dal Natale. Lasciamo lo slargo continuando a scendere verso un bel viale di cipressi, mentre costeggiamo-a destra- un noccioleto ben tenuto. Ora la strada è asfaltata. Finito il viale di cipressi usciamo definitivamente dalla tenuta del Convento. Sulla strada, che prosegue dritta, ci sono alcune case di campagna con orti e vigneti, pochi metri e giriamo a destra su Via degli Ulivi di Castel Donato. Passiamo davanti ad un borghetto, subito dopo la strada diventa una stretta sterrata , scende tra gli alberi fino a incrociare uno stradone più grande che arriva alla Cappellina di S . Teresa e alla Portineria esterna dell’Eremo, ormai in disuso, il tutto sulla nostra destra, coperto da vegetazione spontanea. Noi procediamo con il nostro cammino e andiamo a sinistra lungo il viale in discesa. Qualche centinaio di metri per arrivare in fondo,p assare davanti ad una croce in ferro e arrivare su una strada asfaltata. Siamo in Via XXV Aprile, zona residenziale di Montevirginio, di recente costruzione.
Andiamo a destra e percorsi circa 200m incontriamo la cappella della Madonna delle Grazie (XIXsec.). Difronte via Giacomo Matteotti,che prendiamo. Se invece si ha passione per l’archeologia, da qui parte una deviazione del percorso, circa km 2,5 A/R ,che porta al cosiddetto Altarone, un grosso masso squadrato legato al culto della Bona dea. Questa deviazione la raccontiamo a parte. Noi oggi non andiamo all’Altarone, ma proseguiamo la nostra mappatura su via Matteotti che ci porta dritti davanti alla chiesa di S. Egidio ( finita nel1679, radicalmente trasformata nel 1900) nel borgo Montevirginio, nato dal sodalizio tra i frati Carmelitani e la famiglia Orsini .C’è un grazioso antico lavatoio a fianco la chiesa, ma noi senza nemmeno attraversare la strada provinciale ci dirigiamo a destra verso la piazza trapezoidale del piccolo paese dove si attesta il lungo viale delle Olmate.
Passiamo davanti “La Tavernetta”, Ristorante Pizzeria che vi consigliamoe arriviamo in fondo alla graziosa piazzetta. Ora attraversiamo la provinciale. Siamo su piazza delle Olmate. Di fronte a noi la diritta via, alberata da Bagolari che hanno sostituito gli Olmi dopo una pandemia . Camminiamo sul bel viale,lungo 1500m, interrotto da uno slargo sterrato-Piazza Siena- che divide le Olmate di Montevirginio da quelle di Oriolo e fa da confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Andiamo avanti e poco dopo intravediamo la fine del viale e lo sperone di Palazzo Altieri. Arrivati sotto lo sperone ci giriamo per vedere il suggestivo effetto visivo che le Olmate creano, partendo da palazzo Altieri traguardando Montevirginio e orientandosi verso la chiesa dell’Eremo.
Pochi passi e siamo sulla piazza di Oriolo al cospetto della bella facciata di Palazzo Altieri.
E chiudiamo l’anello in bellezza.
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