Questo percorso ci è stato gentilmente concesso da Albano Marcarini, urbanista, cartografo, viaggiatore a piedi e in bicicletta. Appassionato compilatore di guide di viaggio, si è dedicato fin dalla più tenera età all’esplorazione geografica (cit. dal sito dell’autore). Marcarini fa parte della giuria del concorso per la migliore ammappatura e ha dato ad Ammappa l’Italia la disponibilità a pubblicare alcuni percorsi presi dal suo sito: www.sentieridautore.it.
Questo percorso è anche utile per tutti coloro i quali volessero trarre esempio di come si descrive idealmente un percorso per ammappalitalia (Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA, dicembre 2003. Aggiornato il 15.12.2009.):
Al fiordo di Furore
Il fiordo è una lunga e stretta insenatura del mare. È un fenomeno tipico delle coste scandinave. Ma anche in Italia esiste un fiordo, molto più piccolo ma allo stesso modo suggestivo, nella Costiera Amalfitana, a Furore.
In questo anfratto di alte rocce, bagnato dalle onde, i pescatori mettevano al riparo le barche e depositavano i loro attrezzi in piccoli magazzini a forma di cubo – i ‘monazzeni’ – aggrappati uno sull’altro. Poco più all’interno c’era una vera cittadella paleo-industriale: mulini, una calchera e alcune cartiere, alimentate dal torrente che finiva in mare. Negli anni ‘50 del secolo scorso la bellezza del luogo ispirò Rossellini per un suo film e sedusse la protagonista Anna Magnani che volle vivere in una casetta di Furore durante un appassionato rapporto sentimentale con il regista.
In auto il fiordo appare e scompare in un baleno, il tempo di passare sul ponte. A piedi lo si apprezza di più. Si visita l’ecomuseo che ricostruisce le vicende di questo piccolo insediamento e si raggiungono le attrattive più nascoste lungo un bel sentiero.
Si deve partire da Furore anche se è difficile individuare il paese come centro perché la sua caratteristica geografica è di disporsi in modo sparso lungo la rotabile che da Agerola porta ad Amalfi. Bisogna puntare verso la contrada S. Elia scendendo a precipizio per scalinatelle e ‘petingoli’ (un’espressione locale per definire i percorsi fra una contrada e l’altra) avendo come sfondo la vasta platea azzurra del Tirreno. Dopo la chiesuola intitolata al santo profeta, s’imbocca il percorso pedonale per il fiordo. Oggi è stato ribattezzato ‘Sentiero della volpe pescatrice’, per via di una volpe che sapendo ogni giorno l’ora in cui i pescatori facevano ritorno al fiordo s’aggirava guardinga ma pronta a catturare qualche pesce abbandonato sulla riva.
Dopo aver lambito la diruta villa dei Maccaroni (soprannome attribuito ai vecchi proprietari, industriali della pasta) il sentiero supera un rio e aggira una rupe fra le ‘chiazze’, ovvero i terrazzini pianeggianti dove, con enorme fatica, i contadini potevano mettere a coltura qualche pianticella.
Poi ci si affaccia al fiordo. Sul fondo si arriva per due vie: una passa fra le casette, l’altra s’avvicina al ponte. Infine si arriva al piccolo bar dove, puntualmente, ogni giorno, l’Uomo del Fiordo, ovvero Pietro Cavaliere, dispensa ai turisti pillole di memorie e di vita vissuta.
Con passo lento e calcolato ci si può poi avviare per l’altro sentiero, che risale l’opposto versante. Questo si chiama ‘Sentiero dei pipistrelli impazziti’ perché, a una certa ora del giorno, nugoli di questi animali volteggiano vorticosamente lungo le pareti della gola. Gradino dopo gradino si osserva una felce rarissima, un relitto dell’era terziaria amante dei climi caldi: Woodwardia radicans. Si possono anche vedere due altri mulini, molto antichi, che per accellerare la caduta della poca acqua disponibile usavano degli ingegnosi pozzi ‘a vortice’.
Giunti sulla soglia alta del vallone, in località Punta Tavola, si segue la strada asfaltata che pianeggiando tocca le varie contrade di Conca dei Marini. L’itinerario si chiude all’incrocio con la statale 366, a fianco dell’ex-convento di S. Rosa, abbarbicato sulla rupe a grande altezza sul mare. Alle monache del convento si attribuisce l’invenzione della ‘sfogliatella’, un dolce, croccante rivestimento di pasta sfoglia con un morbido ripieno di ricotta e canditi.
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Il percorso sulla mappa disegnata…
Si può iniziare il percorso dalla Contrada Meco di Furore, nei pressi dell’albergo Bacco, o dalla Contrada Mola, dov’è il municipio, puntando verso la chiesa di S. Elia. A fianco della chiesa inizia il Sentiero della Volpe Pescatrice. Da S. Elia un altro bel sentiero porta a Marina di Praia (punto 1 nel disegno).
Negli ex-edifici industrali del fiordo di Furore sono allocati l’Ecomuseo del tempo e dello spazio, un Centro di Educazione Ambientale e una Sala convegni. In futuro sarà recuperata e riarredata la casa abitata da Anna Magnani (punto 3 nel disegno).
Le case vecchie di Conca nicchiano in un’insenatura della costa. Dalla nostra strada, fra piantagioni di limoni, ulivi e carrube, si gode il panorama sulla torre saracena del XVI sec. La chiesa di S.Antonio, che si lambisce, ha un bel campanile in maioliche. L’arrivo è all’ex-convento di S.Rosa (punto 4 nel disegno), lungo la strada costiera. Qui un bus riporta in breve tempo a Furore .
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