Anello della Rocca dell’Ula (L’Enziso), da Monterosso Grana
Mappato da Compagnia dell’Anello
L’Ensizo o Rocca dell’Ula era una méta in programma da qualche tempo e oggi la Compagnia dell’Anello si accinge a raggiungerla con la piacevole sorpresa che, nel frattempo, i soliti noti, cioè gli instancabili volontari di Monterosso Grana, hanno provveduto a pulire e segnalare in modo encomiabile, un nuovo sentiero che permette un invitante giro ad anello nel Vallone di Ollasca raggiungendo le cime di Rocca Rossa e Rocca dell’Ula.
La nostra escursione parte da Monterosso Grana (Montross in piemontese, Bourgat in occitano), comune al centro della Valle Grana dove in alto vi sono ottimi pascoli utilizzati dalle mandrie che producono il latte per il formaggio Castelmagno DOP.
Dopo aver parcheggiato l’auto nel piazzale antistante il campeggio Roccastella, zaino in spalla, attraversiamo la provinciale e imbocchiamo sulla destra Via Vecchia Valgrana andando dopo la curva a costeggiare il torrente Grana, poco più avanti attraversato dal Ponte dell’Angelo, pregevole manufatto di origine medievale ad unica campata. Qui abbiamo la piacevole sorpresa di poter ammirare il suggestivo “Presepe sull’acqua” con le sagome ad altezza naturale dei personaggi caratteristici della rappresentazione della natività, ivi compresi gli armigeri romani, qui in difesa del castello del conte.
Oltrepassato il ponte e lasciato sulla destra il castello risalente al XVII secolo dei Conti di Monterosso /ora di proprietà privata), vestigia di antiche fortificazioni di cui oggi rimane in alto unicamente una torre diroccata, ci avviamo sull’asfalto della strada che sale alla borgata Colletto. Scopriremo poi solo al ritorno che è possibile usufruire, fino alla borgata La Rossa, di un bellissimo sentiero-scorciatoia.
Poco più in alto ci raggiungono i raggi del sole di una splendente giornata invernale che impongono uno strato in meno di vestiario e proseguiamo in salita superando le deviazioni per Podio, Andrio e Viano.
Costeggiamo l’abitato del Teit di Lupot (tetto dei lupetti) e giungiamo alla bella borgata Colletto, ben ristrutturata e dotata di forno comunitario continuando ora il nostro cammino su sterrato pianeggiante fino ad una fontanella alla base di una roccia sormontata da una croce superata la quale troviamo l’indicazione sulla sinistra per la Rocca dell’Ula.
Il sentiero segnalato molto bene con tacche bianco-rosse sale in ombra con un lungo traversone nella faggeta fino all’impluvio acquitrinoso del Rio Cialancia ove svolta deciso verso Sud fino a raggiungere il crinale divisorio con la Valle Grana.
Qui si torna al sole e al bosco di Pino silvestre che colonizza il versante meridionale mentre il sentiero sale ripido con traversi a volte un po’ aerei in tratti prativi e radure che sono indicati con apposita segnaletica come località “L’Ireto Dal Gip Belvedere Basso e Belvedere Alto”. Si tratta di quello che sulle mappe viene chiamata Rocca Rossa (1271m) e che localmente è conosciuto come L’Ireto dal Gip.
Per capirne il significato c’è voluto l’indispensabile e prezioso aiuto del prof. Giovanni Martini e pertanto risulta che “ireto” deriva dal provenzale “ièro, iréto” per significare uno slargo circondato da boschi e “Gip”, dal provenzale significa rocca da gesso.
Comunque il belvedere da questa postazione verso la Valle Grana è strepitoso mentre sopra di noi un rapace fa il suo giro per capire chi sta arrivando nel suo territorio…
Ora la traccia dal versante ove c’è lo spuntone della Rocca Rossa punta decisa verso il crinale che seguiremo fino alla vetta dell’Ensizo o Rocca dell’Ula (1397m) camminando nei pochi metri che dividono nettamente i due versanti: a destra tutti faggi, a sinistra tutti pini.
Il significato del nome di questa cima è più semplice, almeno per quanto riguarda il termine “Ula”. Siamo nel Vallone di Ollasca il cui nome deriva dal piemontese “Ola”, pignatta, che equivale a Ula (chi non conosce l’ula al furn!). Più difficile il significato del termine “Ensizo” e qui è tornato necessario l’aiuto del prof. Martini ,secondo cui deriverebbe dal latino “assigno”, assegnare, e dunque pare che sul territorio di questo monte, in epoca medievale, venissero assegnati piccoli appezzamenti in proprietà ai più bisognosi
Foto di rito, con la visuale che qui si amplia a 360°, e sosta pranzo al tiepido sole di fine dicembre, dopodiché bisogna pensare al ritorno. Un utile cartello segnala le alternative (e i tempi presumibili) per il ritorno a Monterosso: 1^ ritorno sul percorso di salita, 2^ anello con discesa nel Vallone di Ollasca.
Come Compagnia dell’Anello non possiamo aver dubbi e scendiamo quindi nel bosco sul versante Nord. Nel primo tratto di discesa ci sono pochi metri molto ripidi, dove ci si può aiutare con una catena, che in caso di terreno bagnato o ghiacciato possono essere molto difficoltosi.
In ogni caso occorre scendere con attenzione e man mano che si scende il pendio diventa meno ostico, anzi più in basso bisogna fare un po’ di risalita per raggiungere il Colle Ollasca (1357m).
Dal colle, incontrando qualche rimasuglio di neve, seguiamo la mulattiera molto dissestata che scende nel centro del vallone e su fondo che va migliorando giungiamo alla diruta Ollasca Soprana (1120m). Da qui si può seguire la strada, ma alla fine della borgata è possibile imboccare una scorciatoia sulla destra, con un pilone votivo all’inizio, che scende alla curata borgata Tetti di Stie (991m).
Ora seguiamo la sterrata semi pianeggiante che in breve ci porta alla chiusura dell’anello poco prima della borgata Colletto e di qui seguiamo il tragitto di salita salvo l’ultima parte dove individuiamo una traccia che passa all’interno della borgata La Rossa dopodiché con alcune serpentine scende nel bosco con ottimi scorci sul sottostante paese e principalmente sui resti della torre duecentesca che, secondo la leggenda, pare appartenessero al Castello di Flora, bellissima principessa di Monterosso. Sposa del rozzo signore di Pradleves, Balduino, la giovane principessa si innamora però di un bel cavaliere, Corrado di Narbona. Balduino, accecato dalla gelosia, uccide Flora. Il fantasma di lei allora appare a Balduino, ringraziandolo di averla uccisa e averla ricongiunta così al suo amato, morto nel mentre in battaglia. In preda all’ira, Balduino si lancia verso il fantasma brandendo la spada, lo attraversa e precipita oltre la balaustra nel fossato del castello.(*)
E dopo il ricordo di questa antica leggenda, di cui la Valle Grana è ricca, andiamo a concludere la nostra gratificante escursione ad anello ritornando a Monterosso e all’auto.
(*) https://www.alpicuneesi.it/
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