Possiamo definire questo un percorso “storico-naturalistico” perché rievoca la storia della attuale città di Noto. Noto Antica è la città precedente alla attuale, che fu distrutta, insieme a molte altre città della Sicilia Sud-orientale, da un devastante terremoto verificatosi l’11 gennaio del 1693. Di quella città rimangono soltanto i ruderi che si vedono oggi nella località chiamata appunto Noto Antica. Questo borgo era stato costruito, come molte città medievali, in cima ad una altura di difficile accesso, circondata da valli in cui scorrevano fiumi, in modo da avere una difesa naturale contro gli assalitori nemici. Dopo il terremoto i notabili dell’epoca decisero di ricostruire la nuova città non nello stesso sito, ma in un sito diverso, più a bassa quota e più vicino al mare e scelsero la posizione attuale dato che, dopo la scoperta della polvere da sparo e delle armi da fuoco, non c’era più la necessità di avere una difesa naturale.
Il percorso
Partiamo dall’inizio del Corso Vittorio Emanuele, che è la via principale della città, dove sorge la Porta Ferdinandea o Porta Reale. La prima chiesa che incontriamo è la chiesa di S. Francesco alla Immacolata consacrata nel 1750 (Foto 1), alla cui sinistra vediamo il convento della chiesa del SS. Salvatore con le sue eleganti finestre decorate in stile barocco (Foto 2). Proseguendo sul corso abbiamo a sinistra la chiesa di Santa Chiara del 1748 e il palazzo Ducezio (Foto 3) che è la sede di rappresentanza del Comune di Noto. Di fronte al Palazzo Ducezio c’è la bellissima Cattedrale intitolata a S. Nicolò (Foto 4), restaurata nel 2007. Prendiamo a destra la vicina via Nicolaci per ammirare la maestosa facciata barocca dell’omonimo palazzo, oggi di proprietà del Comune di Noto (Foto 5). Procedendo sul corso Vittorio Emanuele troviamo sulla sinistra la chiesa di S. Carlo con facciata concava (Foto 6) e un’altra bella facciata barocca, quella del Convitto Ragusa con portale e balconata. Arrivati nella prossima piazza ammiriamo sulla sinistra il palazzo ottocentesco del Teatro comunale e sulla destra la bellissima chiesa del settecento intitolata a S. Domenico (Foto 7). Alla fine del corso Vittorio Emanuele, in piazza Nino Bixio, voltiamo a sinistra sulla circonvallazione fino alla prossima rotatoria semaforizzata, dove seguiamo le indicazioni a destra per la “Valle degli Dei”. Al prossimo incrocio semaforizzato prendiamo, in discesa a sinistra, la SP 64 che ci porterà fino a Noto Antica. Dopo circa due chilometri dall’inizio della SP 64 c’è un bivio con una piccola strada asfaltata a destra che corre lungo il fianco della valle del Tortorone e ci porta fino alla proprietà di Massimo e Janne, che è la fattoria “Valle del Tortorone”. Tutta la valle ha una vegetazione rigogliosa, spicca il verde degli agrumi e dei canneti, è fiancheggiata da colline per tutta la sua lunghezza ed è chiusa in fondo da alti contrafforti ad anfiteatro che sprofondano ripidamente in fondo alla valle (Foto 8). La casa di Massimo e Janne si trova alla fine della strada che percorre la valle (Foto 9). Torniamo indietro lungo la stessa strada fino all’incrocio con la SP 64 e al bivio giriamo a destra per proseguire fino alla “Casa del Durbo”. Il paesaggio è molto rilassante, abbiamo alla nostra sinistra il grande canalone della “Fiumara”, quasi interamente piantumato ad agrumi, alla nostra destra si susseguono una serie di colline, intercalate da altrettante valli che intersecano trasversalmente il canalone della Fiumara (Foto 10) che ospita nel suo letto il fiume Asinaro. Dopo aver superato due viadotti scendiamo nel fondo valle della Fiumara, dove scorre l’Asinaro; guadiamo a piedi questo fiume che ha una bassa portata ed è profondo in questo punto solo pochi centimetri. Una volta attraversato il fiume, troviamo alla nostra destra il canalone della Fiumara, che si immette nella valle del Durbo e vediamo in lontananza la rocca di Noto Antica, che è il monte Alveria, con sulla sua sommità l’Eremo (Foto 11). Proseguendo incontriamo più avanti il ruscello del Durbo, anche esso profondo pochi centimetri e lo guadiamo facilmente. La strada prosegue in leggera salita e lascia alla sua sinistra la rocca del monte Alveria. Arriviamo all’ingresso della Casa del Durbo di Giancarlo e Vittoria (Foto 12), che si trova giù in fondo alla valle circondata da una foresta di alberi e sovrastata da una montagna che viene giù a picco dentro la valle (Foto 13). Proseguiamo sulla strada che inanella una serie di tornanti in salita e cambia il fondo passando da asfaltata a basolata per circa un chilometro. Arriviamo alla cinta muraria dell’ingresso secondario di Noto Antica; l’ingresso principale si trova, come vedremo, dall’altra parte del borgo. Questo ingresso si riconosce dai grossi blocchi in pietra posti sulla roccia; siamo quindi all’interno di Noto Antica. Dopo pochi metri da questa porta finisce il basolato e riprende lo sterrato, proseguiamo fino ad un bivio che si biforca in due strade, una a destra e una a sinistra. Prendiamo la strada di sinistra fino ad arrivare ad uno spiazzo che è l’Area Maggiore, il centro di Noto Antica, dove nel XVIII secolo è stata posta una stele dedicata a Santa Maria della Provvidenza (Foto 14). Guardando la stele di fronte, vediamo tre strade: quella davanti porta alla Cava Carosello, che è una delle cave che circondano il monte Alveria, quella di sinistra porta all’Eremo di Santa Maria della Provvidenza e quella di destra porta all’ingresso principale del borgo di Noto Antica, che è chiamato “Porta della Montagna”. Prendiamo quest’ultima strada e incontriamo alcune importanti costruzioni, ormai ridotte a ruderi dal terremoto. La prima è il Collegio dei Gesuiti (Foto 15), che ha di fronte il palazzo Landolina (Foto 16), poi vediamo sulla sinistra scendendo, le mura del Castello col suo grande torrione (Foto 17), in parte costruito da Carlo V, e infine arriviamo alla “Porta della Montagna” (Foto 18), che è la meta del nostro percorso. Sulla via del ritorno andiamo a visitare l’Eremo di Santa Maria della Provvidenza (Foto 19), che è l’Eremo che vedevamo dal basso della valle del Durbo e che è ancora integro perché è stato costruito nel 1709, dopo il terremoto, in memoria delle vittime del sisma. Da qui si gode una splendida vista sulla valle del Durbo (Foto 20).
Possiamo definire questo un percorso “storico-naturalistico” perché rievoca la storia della attuale città di Noto. Noto Antica è la città precedente alla attuale, che fu distrutta, insieme a molte altre città della Sicilia Sud-orientale, da un devastante terremoto verificatosi l’11 gennaio del 1693. Di quella città rimangono soltanto i ruderi che si vedono oggi nella località chiamata appunto Noto Antica. Questo borgo era stato costruito, come molte città medievali, in cima ad una altura di difficile accesso, circondata da valli…
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