ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO
INTRODUZIONE
Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie,residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.
Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti e strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo un vecchio acquedotto, il piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec, è il filo antropico, da noi scelto, che idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.
DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri, passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due,via dei Bastioni ( la tabella la troviamo dietro l’angolo).
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa.
Continuiamo lungo la breve via fino alla fine e allo stop andiamo a sinistra. Passiamo la porta delle mura e sulle strisce pedonali attraversiamo Via Claudia. Sul marciapiede andiamo ancora a sinistra, facciamo pochi metri e prendiamo via della Fontanavecchia.
Alcuni pannelli esplicativi ci ricordano che da qui inizia la Ciclovia dei Boschi, poco meno di 17km tra le faggete di Oriolo e Bassano fino ai campi sportivi di Trevignano.
La strada scende ripida, costeggia un parcheggio – dietro vediamo S .Giorgio, la chiesa principale del paese – e diventa poco dopo una sterrata.
Scendiamo ancora fino ad arrivare all’ampio spazio della Fontanavecchia, recentemente ripulita da un appassionato volontario.
Il fontanile, antecedente alla creazione di Oriolo, probabilmente fu un luogo di sosta su un diverticolo della via Clodia.
Ora la Ciclovia dei Boschi procede dritta e passa nel tunnel sotto la ferrovia, noi invece seguendo la nuova staccionata che protegge la fontana, prendiamo la stradina a destra che si dipana, sinuosa, in un castagneto. In realtà troviamo una biforcazione con due stradine, ma quella di destra che va in salita non va presa in considerazione, noi seguiamo quella più evidente a sinistra e in leggera pendenza. In caso di pioggia può essere, in alcuni punti, fangosa.
Se non si usa la traccia gps, in questo tratto del percorso bisogna fare molta attenzione e seguire bene le nostre indicazioni, ci sono tanti viottoli che si insinuano nella macchia e possono confondere.
Percorriamo circa 300m quando troviamo la prima biforcazione. Andiamo a destra, dopo qualche decina di metri si biforca nuovamente e andiamo a sinistra. La strada, inizialmente in leggera salita, adesso scende, quindi non possiamo sbagliare, le altre due da evitare sono in salita. Finita la discesa troviamo un breve tratto pianeggiante e un incrocio di stradelli, ignoriamo sia quello a destra-che porta ad un luogo dal toponimo tristemente evocativo”la Croce dell’Impiccato” – che quello a sinistra- che va ad una vecchia e storica sorgente,”l’Acquarella”-ci dicono ora non più agibile- e proseguiamo dritti, in salita. A breve ci troviamo a camminare su un tratto pianeggiante, ma la strada prosegue con un andamento vario, e di fatto stiamo costeggiando – sulla nostra sinistra- la ferrovia Roma – Viterbo, che corre ben sotto di noi, nella forra che divide la castagneta di Oriolo da quella della tenuta Odescalchi di Bracciano. A tratti, tra i monti della tenuta, scorci del lago. Continuiamo sulla strada, ormai senza bivi, ombreggiata d’estate e piacevolmente esposta a sud d’inverno, fino a che scende, esce dal bosco e sbuca su una strada asfaltata. La prediamo girando a sinistra, in discesa, pochi metri e troviamo il passaggio a livello della ferrovia Roma- Viterbo. Riusciamo ad attraversare i binari prima che le sbarre si chiudano per il passaggio del treno delle 9.30, quindi giriamo sullo stradone a destra -Via Olmata Tre Cancelli. La strada di fronte -Via della Fiora-ci porterebbe invece alla macchia della fiora del principe Odescalchi.
Camminiamo verso sud su questo stradone ancora sterrato che costeggia delle grandi tenute:a destra l’azienda agricola del “Palombaro”,coltivata adolivi, noci, nocciole, castagne gentili; a sinistra ci accompagnano ancora i castagni per la produzione di legname della Tenuta Odescalchi, che ombreggiano piacevolmente il nostro percorso.
Andiamo avanti fino ad arrivare nei pressi di una torretta dell’enel gialla,sulla nostra sinistra. Qui merita fare una breve deviazione per visitare le suggestive arcate di un vecchio acquedotto.
La descrizione su come arrivarci si trova sulle note in fondo. Per noi oggi niente archi di Boccalupo, quindi passiamo il ponticello sul fosso Renara, superiamo la torretta Enel e continuiamo sulla strada, che ora è asfaltata. Buttiamo comunque un’ occhio sulla nostra destra, gli archi s’intravedono. Come poco prima si vedevano ,in lontananza,le case della vicina Manziana.
Andiamo avanti sulla strada,sempre gradevolmente alberata e usata essenzialmente solo dai residenti delle case di campagna e dai proprietari terrieri . Ora passiamo davanti ad un piccolo fontanile e continuiamo a scendere lungo il viale fino ad incontrare a sinistra, dopo poco più di 6km dalla partenza, in una zona di villini di recente costruzione, una strada con lo stop .È Via del lavatoio e siamo ormai giunti nel borgo di Pisciarelli. Un grande muro di contenimento in cemento, abbellito da una cascata di edere, caratterizza l’inizio della strada che, scende ripidamente ,arriva al fosso, altrettanto ripidamente risale e porta proprio davanti alla facciata barocca della Chiesa del paesino, dedicata al padrono della zona ,S. Lorenzo .Anche la contea di Pisciarelli insieme al ducato di Bracciano fu proprietà degli Orsini e poi ceduta per debiti agli Odescalchi verso la fine del ‘600. Lasciamo la chiesa sulla sinistra e continuiamo, in salita su via Pisciarelli, fino a girare alla prima strada a sinistra, via della Cisterna. Se non bastasse,un crocifisso e l’indicazione dell’agriturismo “La Gismonda” ci indicano la direzione. Via della Cisterna è una tranquilla e non tanto larga, strada asfaltata in una zona agricola e residenziale. Circondata dal verde, gli alberi ci deliziano ancora con la loro ombra, scende in direzione sud est verso il lago. La percorriamo fino in fondo dove giunge sulla provinciale che da Bracciano va verso Trevignano, la Settevene Palo. Ora ci fermiamo un momento, sia perché ci troviamo su un punto pericoloso, dietro ad una curva – e prima di attraversare bisogna accertarsi che non ci siano macchine in transito – sia per la bella vista del lago dall’alto, che improvvisamente ci appare. Sulla sponda opposta vediamo, in lontananza, Trevignano e l’inconfondibile sagoma di Monte di Rocca Romana. E tra noi e Trevignano le acque lacustri risplendono riscaldate dal sole di questa giornata tiepida di primavera.
Ora, con cautela attraversiamo e ci dirigiamo a destra,verso Bracciano. Pochi passi e imbocchiamo la strada che scende – Strada Vicinale della Cisterna. Tra gli alberi intravediamo la mole del castello. Scendendo attraversiamo una tagliata e più avanti, arrivati al cospetto di grande portale con il cancello di una villa, giriamo a destra su via della Catena, una strada sterrata dove sorgono le rovine degli opifici anticamente alimentati dall’acquedotto Orsini – Odescalchi. Il luogo è veramente suggestivo, dietro i ruderi, recentemente ripuliti, il lago e la corolla verde dei boschi che lo circonda fa da sfondo mozzafiato, il Castello di lato aumenta l’aspetto fiabesco del luogo .Qui sorgevano, alimentate dall’energia delle pale ad acqua, una cartiera (una delle più importanti del regno pontificio), sei ferriere e per il popolo del ducato, una mola per il grano e una per l’olio.
I resti della grande cisterna che raccoglieva le acque, giustifica il toponimo della strada, che ora
continuiamo a percorrere, di nuovo ombreggiata da alberi.
Non dista molto un archetto che incornicia la via, affiancato da un antico grande casale restaurato. Passato l’arco – siamo di nuovo sull’asfalto-costeggiamo ora il tratto finale dell’acquedotto e dalla parte opposta ancora una magnifica vista del lago e degli orti ben curati. Mentre continuiamo a camminare, passa con una vecchia vespa, salutandoci, il proprietario dell’orto,tra le gambe il cesto con il raccolto quotidiano.
Via della Cisterna finisce poco più in là e s’immette sulla strada che scende al lago. Noi puntiamo il centro storico, quindi andiamo a destra e in salita prediamo Via delle Ferriere. Dai giardini delle case sporgono rami carichi di ciliege mature e , almeno in foto, ne rubiamo un pò. Pochi metri e montiamo sullo stretto marciapiede della trafficata via, che piú avanti si sposta sul lato sinistro. Affrontiamo decisi la salita, passiamo davanti all’auditorium comunale e poco dopo, al suo termine, ci troviamo nei pressi del cancello di entrata del Castello e dei suoi giardini, di fatto al centro della cittadina. Entriamo nel giardino, il Castello s’innalza imponente circondato dalle case del centro storico. Edificato a partire dalla metà del ‘400, simbolo militare e civile della potenza del feudo Orsini,fu poi acquistato nel 1696 dalla famiglia Odescalchi che ne è ancora proprietaria.
Costeggiamo una bella fila di tigli – dalla parte opposta c’è la biglietteria, il castello è normalmente aperto alle visite – e salendo, arriviamo ad un belvedere. Ed ecco ancora un incantevole panorama sulla caldera del grande vulcano divenuto lago. Prima di ritornare sui nostri passi, ammiriamo un enorme ippocastano di lato alla terrazza. Usciamo dal cancello e prendiamo via della Praterina che corre parallela all’ingresso. Dopo una breve salita gira a destra,diventa pedonale e ci fa passare sotto un archetto. Arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio di Palazzo Santacroce – Altieri.
Adesso ci dirigiamo dalla parte opposta della piazza. La strada a sinistra porta al nucleo storico di Bracciano, noi invece giriamo a destra su Via Umberto I, passiamo davanti alla Chiesa di S.Maria Novella – nel suo bel chiostro ora c’è il Museo Civico – e arriviamo a Piazza Primo maggio. Non ci rimane che attraversare la piazza verso destra e salire le ampie scale che ci portano al chiosco dell’ufficio informazioni e soprattutto sulla grande piazza del Municipio di Bracciano .Al cospetto della fontana stoppiamo la traccia gps .Ora ci meritiamo una buona tazza di tè e dolcetti, riposando nella bella sala da tè del Caffè Grand’ Italia, a nostro giudizio il migliore della zona (proprio dirimpetto al comune).
Perché è buona abitudine terminare un viaggio a piedi, lungo o corto che sia, con qualcosa di caldo che ristori il viandante, dopo che il cammino gli ha scaldato il cuore.
(Ma va bene anche una birra, se il cuore si è scaldato troppo! )
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