LA VIA DEGLI ALTIERI
TRAVERSATA ORIOLO – MONTERANO – CANALE MONTERANO
INTRODUZIONE
Questo splendido percorso che si dipana su tranquille strade poco o per nulla trafficate, attraversa due province, quella di Roma e quella di Viterbo ed ha molteplici motivi d’interesse.
Quello naturalistico-paesaggistico: Il territorio,attraversato dal fiume Mignone ,si trova tra i monti Sabatini e i monti della Tolfa,zona di parchi naturali.
Quello storico-artistico: Terra etrusca, Monterano era giá feudo fiorente in alto medioevo, poi nel 1600, sotto gli Altieri, migliorò il suo assetto urbanistico per mano del Bernini,ed infine, nel XVIII sec., fu abbandonato in seguito di un attacco delle truppe francesi e dell’aria insalubre, i suoi abitanti si trasferirono a Canale. Rimangono le rovine incantate fuse ad una natura silvestre di rara bellezza.
Canale fu fondato alla fine del 1500 da coloni umbri e toscani chiamati a disboscare le selve della zona. Deve il suo nome al canale che si formò -da nord a sud- a seguito del disboscamento delle falde di monte Sassano. Ora il canale è il corso principale del paese. Circondato da boschi, anche ad Oriolo arrivarono boscaioli umbri-toscani, chiamati da Giorgio III Santacroce che nel 1562 volle edificare Oriolo come città ideale e felice, secondo le idee del tempo.
E ideale e felice è il nostro cammino, attraverso questa natura che si fa arte.
DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Il percorso inizia dalla piazza principale di Oriolo, piazza Umberto I,decorata dalla bella fontana delle picche e dominata,a nord, da Palazzo Santacroce-Altieri.
Guardando la facciata del palazzo, prendiamo la breve discesa a sinistra. Ci troviamo su largo Santacroce . Alla nostra sinistra c’e il lungo viale alberato delle Olmate (ora Bagolari) che porta al grazioso borgo di Montevirginio,ma noi ci dirigiamo a destra e passiamo sotto gli “archetti ” ovvero il ponte a tre fornici che unisce il palazzo al suo parco-giardino, circondato da alte mura. Appena passati sotto il ponte troviamo a sinistra il grande cancello dell’entrata di parco (visitabile il sabato e la domenica ) mentre dirimpetto domina l’ala lunga del palazzo. Proseguiamo costeggiando il muro del parco, fino ad arrivare all’angolo e continuare a seguire il muro, che ci indica la strada, per il momento ancora asfaltata. Passiamo davanti ad un edificio che ospita il centro di aggregazione giovanile e poco dopo la strada diventa sterrata. Arriviamo in fondo, fino all’altro angolo del muro. Qua, a 500m dalla partenza, lasciamo il muro e giriamo a destra. Fatto qualche passo volgiamo lo sguardo sul bordo sinistro della stradina; c’e un magnifico esemplare di agrifoglio secolare da ammirare. Dall’altra parte ,secondo il periodo dell’anno, un ordinato e rigoglioso orto ci persuade ad esprimere parole di sincera lode per i costanti giardinieri/contadini. Andiamo avanti seguendo questa sterrata in leggera discesa e incassata tra i terreni (in caso di pioggia potrebbe essere un pò fangosa,ma percorribile). Percorriamola tutta e in fondo , in uscita, troviamo a destra strada di Serrale, a sinistra strada della Chiusa. Ignoriamole. Prendiamo, invece piegando leggermente a destra, dritta avanti a noi,la strada della Mola, asfaltata.
E per non sbagliare seguiamo il cartello che indica il parco della Mola .Ora camminiamo in leggera salita, in una zona di case di campagna,e percorsi 500m, la strada asfaltata curva decisamente a sinistra. Prima di curvare guardiamo in lontananza:davanti a noi si staglia l’inconfondibile sagoma di Monte Fogliano.
Continuiamo, seguendo sempre le indicazioni per parco della Mola. Dopo circa un’altro abbondante chilometro di asfalto ,incontriamo di nuovo lo sterrato, quindi seguiamo lo stradone principale che ora decisamente sale. Percorsi 300m ,sulla nostra sinistra troviamo una strada con l’indicazione “isola ecologica”. Prendiamola,a meno che non decidiamo di allungare il percorso(3.6km/A/R), andare dritti e visitare il suggestivo parco della mola sul Mignone . Oggi preferiamo fare il percorso breve e prendiamo la strada a sinistra, in salita, costeggiata da prati. Poco più in alto la strada diventa pianeggiante e dopo aver curvato, passiamo davanti all’isola ecologica. Da questo punto la strada diventa meno evidente, perché meno transitata, ma abbastanza per vedere che gira a sinistra, in leggera salita,fino ad arrivare in cima ad un colle.
Fermiamoci. Qui abbiamo una visuale a 360° . In una giornata splendida come questa possiamo vedere, partendo da sud e girando verso ovest:Monte Sassano (o monte Calvario ) con il suo Eremo dei Carmelitani Scalzi, il territorio di Canale con in lontananza parte dei monti Ceriti e i monti della Tolfa. Ad ovest troviamo la bandita di Canale con monte Cuoco, poi una sella- l’Ara del Marmo, passaggio per arrivare a Civitella Cesi, e di seguito i monti diVejano.
A nord, parzialmente coperto da dei vicini abeti, intravediamo in lontananza Monte Fogliano, poi ancora un pò coperto il territorio di Bassano, e ora senza ostacoli i suoi boschi, ad est troviamo Monte Raschio e la sua Faggeta con il territorio di Oriolo ai suoi piedi, e ancora la castagneta della tenuta Odescalchi di Bracciano, fino, più vicino a noi,alle verdi colline tra Oriolo e Montevirginio per chiudere il cerchio. Ora riprendiamo il cammino sulla strada parzialmente inerbita, che fa una esse, gira a destra , scende, segue l’andamento delle colline coltivate, fino ad intersecare una stradina. Giriamo a sinistra e proseguiamo dritti. Anche qua nei periodi di pioggia è possibile trovare fango,in qualche modo bypassabile. Arrivati in fondo al rettilineo, fate attenzione a non andare diritti ma seguite la strada che va a destra. Ora stiamo attraversando una zona parzialmente boschiva .Continuiamo a fino ad incontrare una casa, i cani nel recinto al nostro passaggio, spezzano la loro tranquilla noia, abbaiano, e ci lasciano passare. Andiamo avanti ora sulla bella strada alberata, e scorgiamo una poiana che volteggia nel cielo, libera di bearsi della tiepida giornata invernale. Camminiamo ancora per un pò fino ad arrivare a costeggiare, a destra lungo una discesa, una vecchia cava. Subito dopo ci troviamo ad un incrocio di strade. NON andiamo a sinistra, torneremo ad Oriolo passando da Montevirginio. NON prendiamo la prima alla nostra destra, in discesa con un cancello di legno – che porta alla mola Ceccarelli e a ponte antico, un passaggio sul fiume Mignone. Prendiamo invece quella seguente a questa, con le indicazioni per l’antica città di Monterano e i cartelli dell’ippovia. La strada è in salita e attraversa una tagliata in tufo, rigogliosa di vegetazione. Riconosciamo pungitopo, felci, aurum italicum, muschi, agrifogli, ginestre. Ora possiamo proseguire tranquillamente lungo questa piacevole strada apparentemente sterrata, ma in realtà in cemento.
Cammin facendo se volgiamo lo sguardo a sinistra, si svela, non molto lontano, Canale,disteso sulle pendici di monte Sassano.Notiamo anche , lungo la via,dei resti di tombe etrusche nascoste dalla vegetazione e un vecchio portale,entrata di un’antica tenuta una volta coltivata a vigna. Ma la coltivazione egemone che osserviamo in questa parte del percorso sono dei magnifici uliveti. Poco dopo il portale se volgiamo il nostro sguardo a destra, lontano davanti a noi, possiamo intravedere Tolfa. Continuiamo fino ad arrivare ad uno slargo, dove incrociano quattro strade. Difronte a noi due strade biforcano, prendiamo quella a sinistra sempre con le indicazioni per Monterano. Percorsi 600m di questa strada ancora piacevolmente alberata, troviamo sulla nostra destra il cancello dell’antico Casale Persi e subito dopo lo spiazzo con il parcheggio della Riserva Monterano. Superati i pannelli esplicativi, entriamo dal cancelletto pedonale in legno nell’area del parco. Scendiamo lungo lo stradone, passiamo davanti a degli ipogei ovoidali probabilmente etruschi, e percorsi 800m dal cancello, arriviamo al cospetto delle prime rovine dominate dall’acquedotto. Per accedere all’antica città vi consigliamo di NON prendere lo stradone principale ma il sentiero a destra che passa sotto l’ultimo arco a sinistra dell’acquedotto e si inerpica verso le rovine di Palazzo Altieri. Il sentiero,che passa inizialmente tra le rocce tufacee, ad un certo punto si divide , non andiamo dritti ,ma saliamo i gradoni in legno a sinistra,finiti i gradoni prendiamo il sentiero a destra leggermente in salita. Aggiriamo le rovine della chiesa di S.Rocco e ci troviamo innanzi alla facciata diroccata del palazzo ducale ,decorata dalla magnifica Fontana del Leone,opera del Bernini .
Pannelli esplicativi vi aiuteranno ad identificare gli altri edifici. Spiccano i resti di un campanile romanico. Continuiamo oltre lungo la via che leggermente scende tra i ruderi delle case.
Arriviamo così alla vasta spianata , dominata dalla magnifica chiesa di S.Bonaventura e ornata da una fontana ottagonale(copia). Fin qui abbiamo percorso 9km dalla partenza. Alcuni tavoli da pic nic ci inducono a fare una sosta e gioire della brezza che sulla rupe arriva dal mare, non molto lontano.
Ora, volgendo le spalle alla facciata della chiesa, scendiamo per lo stradone a destra che passa nella parte bassa dell’antica città e torniamo verso l’acquedotto. Poco dopo, in uscita, all’altezza degli ipogei etruschi, prendiamo a destra il sentiero del Bicione (segnavia rossi) indicato con il cartello “cascata della Diosilla”. Scendendo ,passiamo davanti al”Cavone”, la Tagliata Etrusca ,ora parzialmente crollata, che era l’antica entrata della città. Arrivati in fondo , due gialle farfalle svolazzano allegre vicino al ponticello in legno su un torrente .Lo attraversiamo e giriamo sullo stradone a sinistra. Prima di girare guardiamo verso destra; di fronte a noi noteremo che la parete di roccia disegna quello che ricorda il profilo di un indiano. Siamo ora nei pressi della solfatara. In fondo a sinistra possiamo vedere la polla solfurea, e vari torrenti intorno,ma noi lasciamo la strada prima di arrivare alla polla e attraversiamo a destra una zona di rocce rese biancastre dalle incrostazioni solfuree. Superiamo il ponticello in legno e ci inerpichiamo lungo l’incantevole sentiero che prosegue nella forra scavata dal torrente Bicione – affluente del Mignone.
Il Bicione crea cascatelle e giochi d’acqua e i passaggi tra le rocce di tufo e la vegetazione tipica della forra- tra querce, felci rare,capelvenere, edere, rende il luogo fatato. Superiamo alcuni ponticelli fino ad arrivare alla cascata di Diosilla. Ci sono versioni più o meno romantiche del perché si chiama così. Ma la versione più accreditata ci dice che, nei primi dell’800 una ragazza del posto (Diesella) ci cadde mentre si scavavano delle gallerie di drenaggio per le vicine miniere di zolfo. Dopo aver ammirato la cascata torniamo un poco indietro e saliamo le ripide scalette, poi facciamo pochi metri in salita e ci troviamo nei pressi del parcheggio Diosilla. Continuiamo in salita e alla biforcazione ci dirigiamo sulla strada asfaltata a sinistra, seguendo anche i cartelli dell’ippovia che indicano Canale Monterano. La strada prosegue in salita fino ad intersecare Via Palombara. Ignoriamo i vari cartelli,e giriamo a sinistra. Percorriamo un tratto della via fino ad incrociare a sinistra via Casali di Merenda, dove c ‘è un agriturismo che produce un ottimo formaggio e a destra via di Monterano. Prendiamo quest’ultima, in salita. Ormai siamo nell’abitato di Canale, nel rione Casenove, percorriamo tutta la via fino ad arrivare a Vicolo Sciale .Lo prendiamo e passiamo dietro la chiesa S.Maria dell’Assunta. Subito dopo giriamo a destra e ci troviamo sul corso principale del paese. Sul corso ci dirigiamo a sinistra e poco dopo incontriamo via Primo Maggio, a destra La breve salita ci conduce alla fine del percorso, Piazza del Campo , dove troviamo il municipio di Canale e l’autentica fontana ottagonale, originariamente posta a Monterano. E anche la scultura originale della Fontana del Leone è custodita all’interno del palazzo comunale. La traversata finisce qui .E da qui potremmo ripartire per la traversata Canale- Oriolo attraversando monte Sassano e la tenuta dell’Eremo. Ma questa è un’altra storia.
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