Torino, dal lungo Po al Colle della Maddalena
Forse la passeggiata più famosa e frequentata della collina torinese, questo itinerario segue il sentiero n. 16 e collega il lungo Po della città di Torino al colle della Maddalena, toccando tre parchi collinari dalle caratteristiche molto diverse fra loro.
Si parte dal ponte Isabella (c.so Dante), buon punto di riferimento che offre sia la possibilità di lasciare l’auto nell’ampio parcheggio lì vicino sia l’avvicinamento a piedi, lungo il parco del Valentino. Attraversato il ponte, si gira a sinistra risalendo C.so Moncalieri in direzione S. Mauro per un centinaio di metri fino a incrociare sulla destra un piccolo slargo che ospita l’ingresso del primo parco da attraversare e il pannello informativo con la mappa e i tempi di percorrenza dell’itinerario 16.
Varcata la cancellata, ci si addentra nel parco Leopardi: la stradina asfaltata sale con convinzione per ampi tornanti, bordati da platani centenari che fanno dimenticare immediatamente la città. Fedelissimo al suo nome, questo è un parco dal carattere romantico e autunnale, che sa dare valore alle giornate umide e nebbiose di Torino. Gli alberi sono maestosi e lungo le curve si trovano vecchie e isolate panchine: mano a mano che si sale si supera l’area giochi e si prosegue fino a quando l’asfalto lascia il posto allo sterrato e ad un’atmosfera sempre più naturale e selvatica. Superata la sommità del parco, si scende in uno stretto passaggio fino a una stradina che risale accanto ad un rigagnolo, fino ad aprirsi nuovamente nell’antica strada di San Vito.
Incrociata l’asfaltata strada di San Vito e Revigliasco, la si segue scendendo per poche decine di metri fino a raggiungere sulla destra l’ingresso del parco di San Vito. Qui, pochi tornanti asfaltati permettono di cambiare completamente ambiente: tanto era uggioso e un po’ decadente il precedente, quanto è verde, estivo e arioso questo secondo parco collinare. San Vito è una grande radura erbosa circondata da vecchi ma radi alberi, che si stende pigra offrendo un bellissimo panorama sulla città e sull’arco alpino. Questo è un posto che, in qualunque stagione, sa di sole, coperte stese, pic-nic e relax.
Giunti in cima e girato a sinistra su viale Seneca, si gira nuovamente a sinistra per percorrere un breve tratto in salita fino a scorgere, seminascosto sulla sinistra (ma ben segnalato), un piccolo cancelletto, dietro al quale si inerpica uno stretto sentierino cui non si darebbero due lire. Addentrandosi nel bosco di Val Salice, lo scenario è completamente mutato. Il sentiero di terra battuta si snoda sottile e in moderata salita, circondato da un bosco fitto e caotico, brulicante di sottobosco lasciato a fagocitare lo spazio e la luce. Non sembra davvero di essere così vicini alla città.
Dopo una ventina di minuti si sbuca di nuovo (e un po’ all’improvviso) su strada di San Vito e Revigliasco e la si costeggia brevemente virando a sinistra fino ad arrivare (tavolini, fontana) all’inizio del parco della Maddalena. Di nuovo si abbandona la strada e di nuovo il paesaggio cambia completamente. La Maddalena è uno dei parchi più vasti di Torino: la strada sterrata è ampia, il bosco è pulito e luminoso, gli alberi grandi e ombrosi. All’interno di esso, la parte sommitale cambia ancora una volta quando inizia il parco della Rimembranza, dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale. A segnare il passaggio contribuisce sicuramente la comparsa di specie arboree non autoctone (oltre 400 specie delle più svariate parti del mondo) e di conifere (fra le poche che noi ignoranti riusciamo a nominare), ma a fugare ogni dubbio sono i paletti commemorativi che bordano i sentieri: ciascuno di essi porta una targa con il nome di un caduto della guerra, uno per ciascuno dei 5000 caduti torinesi. Da qui non si deve perdere tempo a cercare le indicazioni perchè la Rimembranza è un dedalo di stradine e sentieri, con tanto di nomi che riprendono le battaglie, ma basti sapere che qualunque sentiero in salita porta infine al colle della Maddalena e allo slargo che ospita il belvedere e il Faro della Vittoria, statua alata donata da Giovanni Agnelli alla città.
Dopo essersi riposati si può ridiscendere a piedi, dal percorso fatto o scegliendone altri (più lunghi), o scollinare e prendere un autobus per il centro cittadino. Da notare il ristorante della Maddalena, di fronte all’uscita del parco, dove (in tempi non di zona rossa) si può bere una birra nel bicchiere a forma di stivale militare, una pacchianata che merita di essere assaporata almeno una volta nella vita.
Ultima attrattiva della gita: la gente. Trattandosi della camminata più battuta è sicuramente meglio evitarla nel week-end ma, qualora si voglia rischiare, oltre alla varietà dei parchi ci si può godere l’estrema varietà della specie umana: famiglie con bambini, runners, sciami di scavezzacollo in MTB, coppie in completi sportivi ipertecnici, anziani con il cane, gruppi di ragazzini, hipster con la piega e la birra in mano, signori della “Torino bene” in completo elegante, giacca e cardigan etc etc, senza farsi mancare scriteriate solitarie con neonati in fascia come me.
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