Monte Fantino, dal parcheggio di Via Balma di Prato Nevoso
Mappato da Antonio (Compagnia dell’Anello)
Dall’ormai lontano novembre 2015, ci eravamo ripromessi di ritornare al rifugio Balma per effettuare la salita del Monte Fantino: fu in occasione del concatenamento del Mondolè con la Cima della Brignola, attraverso la Rocca dell’Inferno e la Cima Seirasso, una classica escursione ad anello abbastanza lunga e impegnativa; durante la fase di ritorno al rifugio, dopo aver valicato il Bocchino della Brignola, notammo il fascino attraente di questo monte alto 2094 metri, foggiato caratteristicamente ad erto cono, che si presenta da N con aspetto ardito ed imponente, il cui versante meridionale è costituito da un pendio erboso-roccioso che dà sul vasto altopiano detto Pian Camozzera, di quota 2000 m circa, mentre il lato NO, che guarda la Colla della Balma, precipita con una ripidissima parete di circa 300 m sul vallone del Rio della Brignola.
Siamo sempre pochi (uno in più della scorsa settimana), questo giovedì con le previsioni meteo non molto allettanti ci fa un po’ tentennare – andiamo?, non andiamo? – ma alla fine prevale lo spirito di avventura: andrà tutto sommato bene, anche se Giove Pluvio non ci ha risparmiato anche stavolta le sue bizze (un po’ di pioggia, un po’ di grandine fortunatamente molto sottile, nuvole e nebbie praticamente durante tutta l’escursione). Pazienza, chi va in montagna è consapevole di essere esposto in ogni momento a questo ed altro.
Con l’auto si percorre la strada Chiusa Pesio, Roccaforte e Villanova Mondovì; alla rotatoria per Mondovì, si gira a destra e si va verso Frabosa Sottana e Soprana, dopodiché, al bivio Artesina – Prato Nevoso si prende a sinistra per raggiungere quest’ultima località rinomata per le numerose piste di sci alpino. La strada asfaltata termina alla fine delle case, esattamente in prossimità del Colle del Prel; da qui continua come strada sterrata, purtroppo in cattivo stato a causa delle recenti abbondanti piogge, tanto ché decidiamo di parcheggiare in uno slargo a quota m 1846, esattamente a valle del versante O della Punta Alpet, a circa 1 chilometro e mezzo di distanza dal Rifugio Balma m 1883, che oltrepassiamo fino a giungere, con percorso pianeggiante, nei pressi dell’omonimo Colletto a quota m 1887.
Ora ha inizio una lunga discesa, sempre su strada sterrata; dopo 200 metri circa, esattamente alla quota 1868 m, in concomitanza con l’attraversamento del Rio della Balma, ignorando la sterrata che va verso sinistra, si prosegue lungo le pendici orientali delle Rocche di Seirasso, costituite da verdeggianti prati-pascoli punteggiati da un’abbondante e rigogliosa fioritura di variegate sfumature cromatiche: primule, orchidee, violette, ranuncoli, anemoni, e chi più ne ha, più ne metta, allietano il nostro umore, per il momento abbastanza giù di tono, perché nel frattempo si è messo a piovere.
Decidiamo comunque di proseguire: altro bivio, si prosegue sempre al dritto in discesa, ignorando sulla destra la deviazione per l’Alpe e la Colletta Seirasso; dopo poco si attraversa un altro modesto corso d’acqua, il Rio Seirasso. La discesa ha termine alla depressione a quota m 1768, appena dopo l’ennesimo bivio verso destra, da noi ancora ignorato, che conduce alla Sella, Laghi e Bocchino della Brignola, e l’ennesimo attraversamento di un corso d’acqua, questa volta, tanto per rimanere in tema, il Rio della Brignola.
Ora la sterrata inizia a salire, e dopo un centinaio di metri ci troviamo di fronte ad un ulteriore bivio: si va a sinistra, ci sono subito i modesti caseggiati dell’Alpe Brignola m 1820, si riattraversa il già menzionato omonimo rio, e con pendenza ora più accentuata, immersi in un rado lariceto invaso dal veratro, si raggiunge, a ridosso del Dente della Brignola 1952m, l’omonima Sella m 1933.
Ignoriamo la strada che prosegue in discesa percorrendo il lungo e ripido versante orientale dello spartiacque fino al Ponte Murao nell’alta Valle Corsaglia e imbocchiamo l’inizio di una traccia di sentiero verso sinistra, con palina segnaletica posizionata al rovescio, indicante finalmente il percorso finale per il Monte Fantino.
Dopo l’attraversamento di un largo costone prativo, il sentiero si addentra a saliscendi nella parte alta del lariceto, percorrendo diagonalmente il ripidissimo ed insidioso (soprattutto con terreno bagnato) versante NO della cresta adducente al Piano Camozzera, e quindi alla rampa finale per la vetta.
Con le dovute cautele raggiungiamo il predetto altopiano, sito sul versante opposto (Valle Corsaglia), al fondo del quale spicca un baluardo roccioso, ottimo punto di avvistamento, sulla cui sommità notiamo due giovani camosci, che inconsciamente giustificano la denominazione attribuita al luogo in cui ci troviamo.
Attraversato il lungo altopiano, rimane da affrontare la ripida ma facile rampa terminale, circa 100 metri di dislivello, per giungere alfine alla cima del Monte Fantino m 2094, la cui sommità è caratterizzata dalla sempre più classica croce in metallo.
Purtroppo nuvole e nebbie hanno deciso di accompagnarci senza soluzione di continuità, per cui espletiamo la solita routine fotografica per poi repentinamente retrocedere lungo il cammino della salita, ritenendoci comunque ampiamente soddisfatti per il raggiungimento di questa meta, comunque non banale in considerazione della pericolosità del traverso nel lariceto, reso particolarmente scivoloso oggi a causa della pioggia.
La pausa pranzo, al riparo di una casupola dell’Alpe Brignola (solo Frank rimane fuori ad affrontare a testa alta il fastidioso vento, anche freddino), ancora senza le delizie delle nostre tanto desiderate quote rosa, viene comunque suffragata dal verde digestivo che non manca mai.
Ritorniamo all’automobile lungo la stessa via dell’andata: niente anello quindi, per la seconda settimana consecutiva, anche se per l’odierna escursione, più che Compagnia dell’Anello, avremmo dovuto cambiare denominazione in Compagnia del Muntacala!
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