3° GIORNO: LA FARNESIANA-CIVITAVECCHIA
Uscendo dall’ingresso principale della tenuta La Farnesiana imboccare lo sterrato tenendo la sinistra e passando proprio al di sotto della facciata della chiesetta. Continuare dritto sulla comoda carrareccia avendo di fronte a sè e alla propria destra il vasto paesaggio di colline disabitate dei monti della Tolfa e di Allumiere. Sullo sfondo, ben distinguibile, il Mar Tirreno il Monte Argentario e l’isola del Giglio.
Con qualche curva in discesa e un quarto d’ora di cammino circa, si arriverà a superare dall’alto il tracciato della vecchia ferrovia per Civitavecchia, che sbuca da fuori una galleria. Continuare a seguire la carrareccia per altri 25 minuti fino ad arrivare ad un vasto slargo con un crocicchio di strade. Alla propria destra, un edificio abbandonato e chiuso. Alle spalle di esso, ben riconoscibile in alto, le rovine del borgo medievale di Cencelle del IX sec. Seppur la via di accesso sia impedita da alcuni legni, sarà facile trovare un passaggio per inerpicarsi in mezzo ai pascoli fino al ricco sito archeologico poco noto e del tutto inaspettato.
Dopo la visita, ridiscendere e continuare sulla larga carrareccia in leggera salita tenendo quindi la propria sinistra e non ridiscendere verso valle sulla stessa strada a destra.
In circa 500 mt si raggiungerà la località di Ripa Maiala nota ai climber per la sua grande offerta di vie per l’arrampicata sportiva. Essa è interdetta però durante buona parte dell’anno a tutela dell’area di nidificazione di diversi rapaci fra i quali il falco pellegrino e quello grillaio. Continuare sullo sterrato superando un isolato cartellone di informazioni naturalistiche. Alla propria destra, ampi prati in leggera discesa e il mare sempre sullo sfondo.
Superare un’isolata azienda agricola alla propria sinistra dall’ampia stalla, e continuando dritto, puntare un’altra isolata costruzione posta sulla cima di un’altura. Ben visibile il divieto di accesso, continuando sull’ampia carrareccia che le passa di fronte. Piegare invece a sinistra lungo la rete metallica che delimita la proprietà, fino a superare un’altra abitazione solitaria sulla propria sinistra.
Continuare a seguire la traccia che si fa più sottile fra il verde e che poi ridiscende verso sinistra permettendo di distinguere chiaramente un ponte della ferrovia dismessa.
Una volta raggiunto, attraversarlo ponendo attenzione a causa dei bassi parapetti.
Senza abbandonare la traccia proseguire sul percorso della ferrovia per altri 45 minuti fino a raggiungere un incrocio sull’asfalto in prossimità di un grande slargo e di un’abitazione. A causa di una vecchia frana ormai irriconoscibile, il percorso sarà per qualche centinaio di metri poco visibile, ma l’ostacolo è facilmente aggirabile passandogli sulla destra.
Punture quindi la strada asfaltata ben distinguibile a meno di cento metri dallo slargo sul quale si è giunti. Alla propria sinistra è ben distinguibile un edificio isolato.
La strada asfaltata è ben riconoscibile grazie a due filare di alberi sia imboccandola verso destra che verso sinistra.
Scegliere la sinistra passando proprio sopra un ponte rosso che supera nuovamente il tracciato ben leggibile della ferrovia dismessa. Bisognerà imboccarla facendo cento passi e poi superando in un punto qualunque la vecchia rete che delimita una proprietà abbandonata sul fondo. Attraversare in diagonale il pascolo e rimettersi sul vecchio percorso in prossimità di un cancello rotto e aperto. Tenere la propria sinistra ormai a pochi chilometri da Civitavecchia evitamdo quindi di passare sotto al ponte rosso che si è attraversato due minuti prima.
Parte da qui l’ultimo tratto di ferrovia Orte-Civitavecchia che è il peggio mantenuto e il più inselvatichito.
Il tracciato é comunque leggibile perché passa spesso in basso fra le tipiche sponde ferroviarie. Inoltre, si incontreranno altri due bei ponti in pietra a piu campate tipici delle linee su rotaia, oltre che diversi resti di traversine nascoste a terra fra la vegetazione. A primavera il passaggio può essere poco agile proprio a causa di essa. Sono consigliate quindi buone scarpe chiuse e pantaloni lunghi. Un bastone potrà tornare utile per smuovere l’erba e non mettere il piede in fallo.
Dopo poco più di un’ora si raggiungerà la periferia di Civitavecchia in località Aurelia su via Licinio Refuce alla quale si accede passando al di sotto dell’imponente viadotto del raccordo autostradale Civitavecchia-Viterbo, e superando dei cancelletti improvvisati fatti di reti. Sotto il viadotto alla propria destra trovano riparo alcune greggi in una proprietà privata recintata e custodita da cani. Poco dopo, sempre a destra la triste casa circondariale di Civitavecchia e qualche passo dopo a sinistra l’ultima stazione ferroviaria della linea dismessa che corre lì di fianco che ora ospita una scuola di musica. Superarla e continuare dritto al bivio con via Bonaventura Somma, seguire la principale e dopo un piccolo zig zag sinistra destra rimboccare l’ultimo pezzo di ferrovia abbandonata parallela a via Claudio Monteverdi.
Seguirla fino a raggiungere il centro città. È da tenere presente che le indicazioni sono pressoché assenti e che il percorso pedonale non è quindi prevista o indicato una fine precisa. Sta quindi al camminatore, con l’aiuto di una mappa o di un gps decidere a che altezza abbandonate la ferrovia. Via Mario Diottasi può essere un buon punto per arrivare ad attraversare subito la trafficatissima e pericolosa Via Mediana, e puntare la secondaria e semi abbandonata Via Angelo Molinari dall’altra parte della carreggiata, ribassata rispetto il viadotto li vicino. Si tratta di una via divenuta discarica a cielo aperto nella prima periferia della città. Fra magazzini abbandonati ed edifici abusivi, porterà però nella massima tranquillità ad imboccare a sinistra la più grossa via Vigna Turci, che in dieci minuti e passando sotto un cavalcavia alla propria destra si unirà alla Ss1 Aurelia.
A questo punto sarà facile imboccarla a sinistra per raggiungere il centro città e la stazione ferroviaria dove riprendere un treno per Roma, lasciandosi il vecchio porto fortificato alla propria destra affacciato sul Tirreno.
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