Anello di San Secondo e Monte Carbone, da Ventimiglia
Mappato da Compagnia dell’Anello
Vista la positiva esperienza della scorsa settimana torniamo in Valle Roia per provare un anello, proposto dal Cai di Bordighera, che parte da Ventimiglia, sale nel Vallone di San Secondo verso il Monte Carbone e scende passando sul versante Roia, tra le falesie di Roverino presso il santuario della Madonna delle Virtù, per ritornare alla stazione di Ventimiglia.
Con mia moglie Maria Teresa, partiamo da Cuneo con il treno delle 6:41, arriviamo a Ventimiglia alle 9:21 e, zaino in spalla, avvalendoci del sottopassaggio ci dirigiamo, anziché all’uscita principale, a quella posteriore verso la collina che, con un’ampia scala metallica, sale direttamente su Via San Secondo.
Seguiamo questa strada sulla destra fino ad imboccare sulla sinistra Via Maule dove troviamo la Chiesa di San Secondo. Qui svoltiamo subito a sinistra salendo lungo via dei Gerani, quindi attraverso un passaggio pedonale sede dell’antica mulattiera, raggiungiamo Via dei Martinazzi. La seguiamo in salita imboccando poi sulla destra Via del Vallone, sino al termine dell’asfalto.
A questo punto terminano le palazzine del quartiere di San Secondo: sembra impossibile che a pochi metri da una località urbanizzata come Ventimiglia (spesso in maniera piuttosto invasiva) si possano trovare ambienti e vedute come quelli che si incontrano lungo gran parte del tracciato di oggi.
Per intanto cominciamo a goderci la vista e i profumi dei fiori e dei frutti che il meteo della riviera accoglie anche in inverno. Oltre alla maturazione di arance e limoni cominciano a sbocciare i fiori della mimosa e della ginestra.
Proseguiamo su un sentiero pianeggiante che si inoltra nel vallone di San Secondo tra una rigogliosa vegetazione di bosco misto, con a sinistra la parete di conglomerato ove s’intravede ancora l’antico “beodo”, come viene localmente chiamato il canalino dell’acquedotto, ora sostituito da meno belle, ma più pratiche, tubazioni in gomma.
Ci addentriamo nel vallone, tralasciando due tracce che salgono a sinistra e giunti ad un deviazione, svoltiamo a sinistra salendo, tra fasce da tempo non più coltivate e muri a secco, sino alla borgata abbandonata dei Martinazzi (218m), che si attraversa passando sotto una volta.
La località detta Martinazzi, alle falde della collina di Siestro, si trova sul tratto del più importante tra i percorsi dal crinale al mare risalenti alla viabilità romana. L’insediamento era dedicato a San Martino, da cui deriva anche l’agiotoponimo.
Superato Martinazzi tra ulivi e un enorme fico d’india, ci dirigiamo verso Ovest, con alcuni saliscendi, tra terrazzamenti con muri a secco e coltivi ormai abbandonati. In questo tratto troviamo il sentiero sbarrato da una grata in ferro, senza alcuna avviso di motivazione o divieto (sarà per limitare il passaggio delle moto? Boh!), quindi svoltiamo verso Nord (tralasciando la deviazione a sinistra) per raggiungere su terreno roccioso e coperto da arbusti il costone che strapiomba sulla val Roja. Tra cespugli di cisto e lentisco, ed il profumo di timo, mirto e rosmarino, si apre un panorama fantastico sul borgo di Ventimiglia, la foce del Roia e le mura medievali.
Continuiamo verso Nord, abbandonando il costone e risaliamo un valloncello attraversando una macchia alta con pini di Aleppo sino a raggiungere uno sterrato che seguiamo in leggera salita.
Il paesaggio ora è completamente mutato: l’orizzonte a oriente è libero, vediamo ad Est la cima del Caggio, del Bignone e del Ceppo. Il terreno è spoglio, con macchie di lentisco e ginestra bianca e sempre seguendo la strada verso l’Alta Via dei Monti Liguri e Camporosso raggiungiamo il crinale su un colletto a Sud del monte Carbone che si affaccia sulla val Roia e presso il quale si trova un nutrito stanziamento di arnie apiarie.
A questo punto l’itinerario del Cai presupporrebbe di svoltare a sinistra per ridiscendere a Ventimiglia, ma poiché abbiamo tempo sufficiente per il treno di ritorno a Cuneo, decidiamo di fare una puntatina alla vicina cima del Monte Carbone. Ci avviamo quindi sull’evidente traccia che punta ad Est e va ad intercettare una sterrata, risalente dalla sottostante ex strada militare, sulla cresta Sud-Est del Monte Carbone.
Salendo su questa traccia in breve arriviamo sulla cima del Monte Carbone (440m) dove ci attende uno strepitoso panorama a 360 gradi dalla Costa Azzurra e dalla Riviera dei Fiori fino alle vicine alture delle Alpi Liguri e alle lontane cime innevate delle Alpi Marittime francesi e italiane.
Nel frattempo il sole, che in mattinata aveva giocato un po’ a nascondino con le nuvole, ora risplende allo zenit donando piacevole tepore. Cosa volere di meglio per una prolungata e piacevole sosta pranzo?!
Con l’aiuto delle moderne applicazioni che oggi gli smartphone sono in grado di offrire ci divertiamo anche a localizzare i nomi delle innumerevoli cime che ci circondano e che ci ricordano le escursioni già fatte o ci danno lo spunto per nuovi percorsi.
Ma giunge il momento in cui , seppur a malincuore, bisogna iniziare la discesa per il ritorno.
Ridiscendiamo quindi al colletto delle arnie e da lì, passando tra due piloni di un vecchio cancello, imbocchiamo un ripido sterrato, molto rovinato, che scende in direzione della foce del Roia. Il versante ben soleggiato offre ospitalità a numerosi cespugli e arbusti di mimosa e ginestra diffondendo un “immenso profumo”, come ama definirlo mia moglie!
Continuiamo a scendere ora su cemento spaccato e cosparso di pietrisco sino a che la carrareccia diventa un sentiero che inizialmente scende rapido e poi, svoltando decisamente a sinistra, raggiunge in piano la strada asfaltata che porta al Santuario Madonna delle Virtù.
In verità, salendo la strada che lo raggiunge, resta difficile capire dove si trova questa cappella-santuario scavata nella roccia della falesia di Roverino, poiché si vede unicamente un grande palazzo in costruzione contro la roccia, con tanto di gru. Avvicinandoci ci rendiamo conto che tale bruttura è un fabbricato in corso di costruzione, da parecchi anni in stato di abbandono insieme ai macchinari usati per i lavori. Da ricerche sul Web non è dato sapere nulla di più. Viene da pensare a chi ha avuto la folle idea per una simile opera e a chi ha autorizzato un tale scempio!
Troviamo comunque, nascosto dietro a questo grigio e triste manufatto, l’antico Santuario Madonna delle Virtù (231m) risalente al XIV secolo, molto singolare perché ricavato all’interno di una cavità naturale della falesia ove nel 1520 i frati Agostiniani edificarono una cappella dedicata alla Vergine delle Virtù, per conservare un ritratto della Madonna. La cappella fu poi ampliata nel corso dei secoli, fino a divenire il Santuario che vediamo oggi.(*)
Dopo la visita all’esterno del luogo di culto, proseguiamo in discesa lungo l’asfalto per un tratto ed alla prima curva andiamo diritti lungo la strada sterrata su cui sono disposte, lungo il percorso che porta al Santuario, 15 cappellette votive dedicate ai misteri del Santo Rosario.
Proseguiamo la discesa affiancando belle serre, ove stanno iniziando la fioritura magnifici esemplari di anemoni multicolori, e ci immettiamo sulla ripida Via Bandette che termina in Via San Secondo proprio di fronte all’ingresso della scalinata di discesa verso la stazione ove saliamo sul treno delle 16:20 che ci riporterà a Cuneo in compagnia di numerosi sciatori liguri diretti per il week-end a Limone Piemonte.
Curiosità: sapete da cosa deriva il nome Ventimiglia? Non ha nulla a che fare con la misura di una distanza. L’equivoco è sorto a causa della toponomastica poco accurata di certi cartelli stradali, che ne abbreviavano arbitrariamente il nome in “XXmiglia”, anche perché effettivamente, per una curiosa coincidenza, l’abitato di Ventimiglia dista circa 20 miglia nautiche dalla vicina città francese di Nizza, alla cui contea Ventimiglia è stata storicamente legata. Tuttavia tale teoria popolare sull’origine del nome non ha alcun fondamento storico. Il toponimo Ventimiglia deriva infatti dalla parola ligure Albom “città capoluogo” e dal nome etnico Intemeliom, quindi “città capoluogo dei Liguri Intemeli“, che poi nei secoli si trasformò e giunse alla forma Vintimilium che nel medioevo divenne infine Vintimili.(**)
(*) Cai di Bordighera
(**) Comune di Ventimiglia
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